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Antonella Pautasso Marina Albertocchi

Nothing to do with trade? Vasi configurati, statuette e merci dimenticate tra Oriente e Occidente
Nella lunga storia del viaggio di oggetti e merci tra Oriente e Occidente, la ceramica pi di ogni altra classe di materiale riveste il ruolo di indicatore privilegiato. Tuttavia, categorie diverse di materiali, generalmente meno considerate, possono risultare utili per proporre alcuni spunti di approfondimento relativi alle modalit di diffusione e di circolazione di manufatti differenti dalla ceramica. In particolare, nel presente contributo, si intende puntare lattenzione sulla coroplastica e sullapporto che lo studio di tale materiale pu offrire alla ricostruzione dei traffici commerciali nel Mediterraneo in epoca arcaica1. A questo scopo, si prenderanno in considerazione i votivi fittili provenienti da due tra i pi importanti complessi votivi della Sicilia greca, la stipe di Piazza San Francesco a Catania2 e quella del santuario di Bitalemi a Gela3, il cui studio, svolto in parallelo e secondo un approccio comparativo, ha offerto lopportunit di sviluppare alcune osservazioni relative in particolare alle dinamiche di diffusione e recezione delle terrecotte dimportazione e alle problematiche ad esse connesse4. In linea con il tema principale di questo convegno, allinterno del nucleo di materiale importato, presente in entrambi i contesti in esame, abbiamo selezionato alcune specifiche tipologie coroplastiche che offrono dati di un certo interesse sui quali puntare lattenzione, e cio le statuette di fabbrica greco-orientale e i vasi configurati, tra cui sono compresi quelli realizzati nella tecnica couleurs lustres e quelli in tecnica terrecuite, secondo la terminologia e la classificazione del Ducat5. forse opportuno riassumere brevemente quanto sappiamo circa la provenienza di questi manufatti, in modo da inquadrare il problema. ormai superata la tradizionale attribuzione a fabbrica rodia di gran parte di queste terrecotte, attribuzione che risale ai lavori del Ducat e dellHiggins6. Studi meno influenzati dal ruolo di Rodi e analisi archeometriche condotte sino ad oggi hanno messo in evidenza la significativa componente di altre fabbriche della Ionia del Sud nella produzione coroplastica di epoca arcaica, con particolare riferimento allarea di Mileto ma anche di altri centri produttori, da localizzare sempre nellarea centro-meridionale e insulare dellAsia Minore, come Efeso e Samo7. Per quanto riguarda i depositi votivi occidentali che presentano un numero considerevole di esemplari dimportazione greco-orientale, stata condotta finora solo unosservazione macroscopica delle argille, che ha consentito tuttavia di isolare chiaramente gruppi distinti di impasti. Cos, ad esempio, nella stipe di Piazza San Francesco a Catania, accanto alle importazioni generalmente ritenute milesie e caratterizzate dalla inconfondibile argilla beige-rosata, depurata, morbida e ricca di mica dorata, emerge un nucleo assai cospicuo di terrecotte plasmate in unargilla simile alla precedente ma
1 2 3 Il tema, relativamente alle modalit di trasporto delle terrecotte di fabbrica corinzia in Occidente, stato brevemente affrontato in UHLENBROCK 1985. Per la stipe di Piazza San Francesco a Catania si vedano: RIZZA 1960; RIZZA 1996; RIZZA 2008; PAUTASSO 2009; PAUTASSO 2010. Dello scavo dellarea sacra, indagata in modo estensivo negli anni Sessanta, sono state presentate finora solo delle relazioni preliminari: ORLANDINI 1966; ORLANDINI 1967; ORLANDINI 2003; ORLANDINI 2008. Il pi antico livello di frequentazione del santuario (strato 5) copre un range cronologico che va dalla met circa del VII secolo al 550-540 a.C.: tale livello stato per diversi anni in corso di studio da parte di unquipe sotto la guida del compianto Piero Orlandini, e lampio progetto di pubblicazione, che comprende la redazione catalogica di tutti i depositi votivi venuti alla luce, ora in fase conclusiva. I dati qui presentati anticipano dunque quanto sar presentato in modo esaustivo nella pubblicazione in corso. Il contributo che presentiamo nasce infatti da un progetto multidisciplinare di studio comparato sulla coroplastica arcaica dei due grandi complessi votivi sicelioti: quello di Piazza San Francesco a Catania, per quanto attiene Antonella Pautasso, e quello di Bitalemi a Gela, per quanto attiene Marina Albertocchi che nella ricerca si avvalsa della collaborazione di Silvia Bertesago, sua allieva presso lUniversit Ca Foscari di Venezia, e che qui ringraziamo per aver messo a disposizione i dati del suo lavoro di tesi sui vasi configurati di importazione greco-orientale del santuario. DUCAT 1966. Sulla coroplastica greco-orientale: MAXIMOVA 1927; DUCAT 1966; HIGGINS 1967, pp. 29-37; BOLDRINI 1994, pp. 23-74; CROISSANT 2000; ISIK 2000; PAUTASSO 2007 (in breve); PAUTASSO 2009b, p. 41 ss. Per la coroplastica da questi centri si vedano in particolare MUSS 2007 (per Efeso, con bibliografia); JAROSCH 1994 (per Samo); VON GRAEVE 2007 e VON GRAEVE cds per Mileto.

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pi rossastra, morbida anchessa e micacea, presente con un range di toni che va dal rosa-arancio al rosso-mattone. possibile che le differenze tra i gruppi, che paiono essere fondamentalmente cromatiche, possano dipendere da fattori legati alle modalit di cottura del manufatto, ma ancora presto per definirlo con certezza. Allo stesso modo, tra gli esemplari di importazione presenti tra i votivi fittili dedicati nel santuario di Bitalemi a Gela, il gruppo milesio sembra minoritario rispetto a quello caratterizzato da un impasto di colore pi deciso, assimilabile al gruppo D della Boldrini e da lei attribuito a fabbriche samie sulla base dellesame autoptico e del confronto interno con alcuni materiali ceramici8. Delineato questo quadro assolutamente preliminare su quanto sappiamo per ora riguardo alle provenienze, veniamo a considerare quali specifiche informazioni possiamo trarre da questi materiali. Il primo dato da cui partire riguarda le percentuali di importazioni greco-orientali interne ai due contesti in esame9. Per quanto riguarda Bitalemi, ad eccezione di un piccolo lotto di terrecotte di fabbrica peloponnesiaca, la maggior parte dei fittili provenienti dallo strato 5 (fine VII-met VI sec. a.C.) comprende statuette e vasi configurati importati dallarea micrasiatica: si tratta di circa 400 esemplari, provenienti in massima parte dal livello pi superficiale dello strato e dallinterfaccia con lo strato 4 (550/540-405 a.C.). Un numero molto ridotto di figurine si qualifica come fedele imitazione locale di tipi importati, a differenza di quanto possibile osservare nel livello successivo alla met del VI sec. a.C. I tipi attestati (fig. 1) comprendono in primo luogo il tipo delle figure femminili assise in trono, sia con capo coperto da polos che da velo (esso interessa circa il 53% del complesso delle importazioni); seguono i vasi configurati, in massima parte rappresentati da korai stanti, sia con che senza offerta (essi coprono il 38% del totale). Solo il 2% del complesso riguarda le figure maschili, le coppie, i recumbenti e le statuette inginocchiate. Alcune protomi, statuette di demoni panciuti e animaletti completano il quadro delle importazioni (6% delle importazioni). Anche nel caso del deposito di Piazza San Francesco a Catania possiamo delineare un quadro grosso modo simile: le statuette di importazione (escluse le protomi) sono circa 480: di queste, circa il 41,5% sono statuette sedute con o senza polos, 1,4% sono coppie, 2% banchettanti, 15,6% demoni panciuti; 22,9% circa sono korai, kouroi stanti e sirene (e di questi poco pi del 16,6% sono vasi configurati), 5,4% sono vasi configurati di soggetto vario, 0,8% gli alabastra di cosiddetto tipo rodio-cipriota, 12,5% i vasi configurati ad uccellino (figg. 2 e 3)10. Una prima revisione del materiale coroplastico greco-orientale nei due contesti ha dunque messo in evidenza la presenza di unalta percentuale, pressoch analoga, di vasi configurati in rapporto alle statuette. In questo senso, possibile proporre un significativo confronto con i dati editi da S. Boldrini per il santuario di Gravisca, dove la studiosa riscontrava un numero elevato di vasi configurati11. Tale osservazione assume una particolare rilevanza allinterno del discorso che qui ci interessa, poich pone il problema del rapporto tra contenitore e contenuto, ossia riflette un aspetto spesso trascurato del commercio arcaico, quello relativo alle sostanze profumate (unguenti e profumi). In questo settore, la Grecia orientale gioca un ruolo importante gi dal VII sec. a.C. e, come sottolinea M. Gras12, si distingue nettamente nel corso del VI secolo dalla produzione corinzia, pi corrente e non dlite, anzi di massa13. I beni non segnatamente comuni (come i profumi contenuti in raffinati vasi configurati)14, da considerare come exotica in quanto provenienti da ambiti geografici lontani, erano senza dubbio visti come beni di prestigio, del tutto adeguati ad essere dedicati in una significativa occasione rituale, in un santuario o in un contesto funerario. Essi rientrano a pieno titolo negli habr, in un sistema di valori specificamente aristocratici (con chiare allusioni alla sfera erotica ma anche a quella simpotica), nellambito dei quali laspetto della cura corporea e della raffinatezza riveste una notevole importanza, e trova il suo riferimento in usi e comportamenti che rimandano allarea ionica ed eolica della grecit, come ci inse-

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BOLDRINI 1994, pp. 33; 144; 229 ss. I risultati di alcune analisi condotte pochi anni fa con il metodo dellattivazione neutronica su alcuni frammenti di coroplastica dalla stipe di Catania, e che rientrano in questo secondo gruppo, hanno dato ora i primi risultati che puntano decisamente verso un centro di produzione della Ionia meridionale: cfr. KERSCHNER MOMMSEN, in PAUTASSO 2009b, p. 125 ss. e p. 150). Ulteriori analisi, sempre in collaborazione con Hans Mommsen e Michael Kerschner, sono tuttora in corso su un numero pi esteso di esemplari e in relazione ad analoghi materiali provenienti da siti della Ionia meridionale allo scopo di definire in modo pi preciso il luogo (o i luoghi) di produzione. Per quanto riguarda i materiali geloi, va inoltre rilevato che a fianco dei due gruppi pi consistenti stato possibile isolare, attraverso losservazione macroscopica dellargilla, un ristretto numero di esemplari caratterizzati da un impasto diverso, che potrebbe rimandare ad un centro di produzione sito in area sud-ionica (Efeso?). Di estremo interesse sarebbe poter disporre dei dati relativi anche allaltro grande complesso votivo siceliota, quello della Malophoros a Selinunte; la coroplastica di importazione ionica e le sue imitazioni locali, provenienti dalla seconda fase del santuario (590/580-550/540 a.C.) sono ora in corso di studio da parte di L.Gasparri. Alcune anticipazioni in GASPARRI cds. Per una valutazione comparativa dei fittili dei due complessi, basata sulledito, BERTESAGO 2009, pp. 59-61. Nella stipe di Catania lalto numero dei frammenti conservati, spesso pertinenti a parti diverse del corpo, ha posto il problema delleffettivo numero degli esemplari esistenti. stato perci scelto un metodo di calcolo statistico che prende in considerazione solo le basi delle statuette: la base, infatti, essendo la parte pi spessa e pesante, quella che si conserva pi frequentemente. Per un confronto con il quadro delle importazioni nel santuario di Gravisca si veda BOLDRINI 1994, grafici 1 e 2. GRAS 2000, in part. pp. 150-155. Sui profumi nellantichit in generale FAURE 1987 e DE ROMANIS 1996. Le fabbriche corinzie, come noto, utilizzavano per il trasporto delle essenze profumate esclusivamente gli aryballoi e gli alabastra, generalmente di fattura standardizzata, presenti in grandi quantit nella prima met del VI sec. a.C. in tutto il bacino del Mediterraneo. I piccoli contenitori in terracotta sono certamente da considerarsi beni di semilusso, poich per la maggior parte dei casi imitano manufatti simili in materiale pi pregiato. Per alcune osservazioni sullargomento, VICKERS GILL 1994, pp. 185-186; 200-202 ; VICKERS 2007; in breve anche PAUTASSO cds.

gnano sia la lirica arcaica sia gli storici15. Daltra parte, le sostanze pi rinomate provenivano proprio da questa zona, come la smyrn da Smirne o il megaleion da Ephesos; gran parte dei preziosi aromi giungeva inoltre dalla Lidia, che aveva nei maggiori porti greci dellAsia Minore il suo sbocco sul mare16. In questo quadro sinserisce lampia circolazione di contenitori di pregio e di sostanze profumate nei grandi santuari femminili del Mediterraneo vicini alla costa ed esterni allambito propriamente urbano, come lAphrodision a Mileto, lHeraion a Samo, lAphrodision di Naucrati e quello di Gravisca, i santuari lungo le coste della Sicilia e della Magna Grecia, ma anche del Nord Africa (Tocra e Cirene). Lesame del materiale coroplastico greco-orientale dai due contesti siciliani propone dunque, seppure in via preliminare, alcuni spunti di approfondimento che investono settori pi ampi di ricerca tra loro strettamente connessi. Generalmente, questi materiali vengono datati in blocco al 560-550 a.C. secondo datazioni standard, basate sul confronto stilistico con la scultura e lassociazione con la ceramica corinzia in contesti chiusi come quelli funerari17. La metodologia di studio del materiale coroplastico basata sul calcolo delle misure e delle generazioni di matrici pu tuttavia fornire un contributo significativo alla definizione di una articolazione cronologica, nel tentativo di individuare con maggiore precisione il lasso di tempo entro il quale si collocano queste importazioni. Ci particolarmente utile per tracciare una storia della produzione, ed eventualmente per definire momenti e dinamiche della diffusione delle terrecotte greco-orientali in Sicilia. Per quanto concerne la storia della produzione, percepibile gi ad un primo esame (e daltro canto era stato osservato dalla Boldrini nel caso di Gravisca)18, che il livello qualitativo della produzione di terrecotte greco-orientali si va gradatamente abbassando nel corso del VI sec. a.C. Se nella prima met del secolo giungono in Occidente vasi configurati e statuette di alto standard qualitativo (palese soprattutto nellaccuratezza delle rifiniture tecniche, anche allinterno del pezzo), a partire dalla met del secolo si assiste ad uno scadimento della qualit, evidente nel graduale abbandono della produzione dei vasi configurati rispetto alle statuette, nella minore cura dellaspetto tecnico, nellesaurirsi della creativit e nella tendenza alla riproduzione seriale che conduce alla progressiva miniaturizzazione dei manufatti. Lemergere di nuovi concorrenti (tra i quali andrebbe indagato in modo pi approfondito il ruolo svolto da Atene) nella produzione e commercializzazione di contenitori per unguenti ed eventi storici relativi allarea micrasiatica (la conquista persiana della Lidia e delle poleis greche dAsia) possono essere considerati fattori concomitanti sullo sfondo dei quali inserire lesaurirsi della circolazione di prodotti coroplastici greco-orientali in Occidente, senza tuttavia trascurare leffetto che lavvio di una produzione locale di terrecotte figurate ha avuto sui meccanismi di domanda e offerta19. Nella definizione di una articolazione cronologica del consistente nucleo di importazioni fittili greco-orientali in Sicilia, si sta rivelando utile il calcolo interno delle generazioni di matrici e il confronto dellaltezza dei vasi configurati e delle statuette da Bitalemi e Catania con quella di esemplari provenienti da altri contesti, in particolare da contesti funerari datanti. Abbiamo infatti potuto riscontrare in primo luogo che, in entrambi i complessi in esame, gran parte delle tipologie importate presente con esemplari della stessa generazione, o, in alcuni casi (seppure raramente a Catania) di due generazioni successive. Tra i materiali del santuario di Bitalemi stato possibile riconoscere tre generazioni di matrici solo nel caso delle korai con colomba, il tipo maggiormente rappresentato tra i vasi configurati20. Questo dato sembra indicare che le diverse tipologie di materiale sono giunte sullisola a blocchi unitari. Sulla base dei confronti istituibili tra le statuette di Catania di korai con o senza colomba e di kouroi, la cui altezza raggiunge i 25,5 e i 26,5 cm (fig. 4), e gli esemplari editi da contesti tombali (ad esempio Megara Iblea)21, possibile affermare inoltre che le importazioni pi antiche si collocano negli anni attorno al 575-570 a.C.22 Analogo il quadro presentato da Bitalemi, dove le statuette di korai e kouroi stanti appartenenti agli stessi tipi si attestano tra i 27 e i 24 cm di altezza (fig. 5). Nel caso di questultimo santuario, per di pi, i dati di scavo relativi al livello di provenienza di queste terracotte confermano che lintervallo di tempo in cui possono essere datate le importazioni ioniche compreso in gran parte fra il 560 e il 530 a.C., con alcuni tipi pi antichi prodotti gi attorno al 570 a.C.23 Dimensioni simili sembrano presentare anche gli esemplari interi da Gravisca, che la Boldrini data su base stilisti-

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Non questa la sede per riprendere la questione della habrosyne e della diffusione e recezione di stili e comportamenti in determinati livelli delle societ del Mediterraneo arcaico; rimandiamo in proposito al contributo di LOMBARDO 1983, con bibliografia precedente, e a KURKE 1992. Sullimportanza della Lidia nella produzione di sostanze profumate, in breve, DE LA GENIRE 1984; GRAS 2000, pp. 150-151. Non vanno tuttavia dimenticati altri importanti centri di provenienza delle materie prime per la produzione dei profumi, quali larea illirica o quella corinzia: si veda in proposito REGER 2005, p. 256, anche se per epoche pi recenti. Tale datazione risulta sia da un approccio di studio storico-artistico, seguito da studiosi come JENKINS 1940, pp. 249-251; HIGGINS 1967, pp. 32-36; ISIK 2000; CROISSANT 2005, ma anche dallassociazione con la ceramica corinzia sia nelle tombe rodie che in ambito colonia le: DUCAT 1966, pp. 83-89. BOLDRINI 1994, p. 38. Su tale problematica si veda in particolare CROISSANT 2000. Per una presentazione dei tipi di vasi configurati attestati nel santuario si veda ora BERTESAGO cds. ORSI 1889, p. 834, tomba LXXII (alt. cm 25). Per uno studio diacronico della tipologia del kouros greco-orientale, con particolare attenzione alle misure nella restituzione di una articolazione della produzione: HUYSECOM 2000. Su osservazioni cronologiche relative ai vasi configurati nuovamente BERTESAGO cds.

Fig. 1 - Grafico delle classi di coroplastica greco-orientale dal santuario di Bitalemi (Gela)

Fig . 2 - Grafico delle classi di coroplastica greco-orientale dalla stipe di Piazza San Francesco (Catania)

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Fig . 3 - Grafico delle diverse percentuali dei vasi configurati dalla stipe di Piazza San Francesco (Catania)

ca in un momento di poco successivo24. Una datazione pi bassa, tra il 560540 a.C. sino ad arrivare allo scorcio del secolo, invece da supporre per altre classi, come i demoni panciuti, gli uccellini, le statuette di dimensioni minori ed un ristretto gruppo di queste da considerare dei votivi miniaturistici25. Larrivo dei vasi configurati in Sicilia risale dunque ai primi decenni del VI sec. a.C., come testimonia lassociazione di alcuni di essi, nella tecnica couleurs lustres, a ceramiche del CA26. La pubblicazione del corredo funerario della tomba 164 di Monte San Mauro da parte di M. Frasca aggiunge un tassello importante a questo quadro, fornendoci la datazione di un contesto chiuso che presenta lassociazione di oggetti di provenienza greco-orientale con ceramiche corinzie del 580-570 a.C.27 Come gi rilevato da M. Gras, il periodo comprendente i primi decenni del VI sec. a.C. rappresenta infatti un momento di fondamentale importanza nei rapporti tra Oriente e Occidente28, e non pare un caso che questo sia proprio il periodo in cui il Marmor Parium pone lesilio di Saffo a Siracusa29. Una periodizzazione pi coerente degli esemplari importati senzaltro utile ad inquadrare la coroplastica nel quadro dei traffici commerciali greco-orientali in Occidente. Il materiale coroplastico che abbiamo preso in esame proviene, come abbiamo detto, dalla Ionia meridionale e probabilmente per una buona parte dallarea milesia30. Cronologicamente, abbiamo visto che le prime presenze sono da ascrivere ai primi decenni del VI sec. a.C. e che la documentazione arriva sino alla tarda seconda met del secolo, come ci attestano le associazioni con materiale del CA per gli esemplari pi tardi e del CM-CR per quelli pi tardi. La diffusione dei vasi configurati e delle statuette avviene tuttavia in un momento in cui la ceramica fine di produzione milesia, della fase del MileAII e delliniziale stile di Fikellura, non trova particolare sbocco in Occidente, dove invece hanno grande successo i materiali provenienti dalla Ionia del Nord, sia i vasi del LWGS, sia altre classi come ad esempio i piatti con meandro uncinato e decorazione floreale31. I nuovi ritrovamenti di Mileto e lo studio condotto da U. Schlotzhauer sulla ceramica milesia hanno tuttavia dimostrato la continuit della produzione ceramica nel periodo tra il MWGS e lo stile di Fikellura (fig. 6)32. In particolare, negli anni compresi tra il 580 e il 570 a.C., si colloca una produzione di vasi bilingui, cosiddetti perch combinano tratti stilistici del periodo precedente e nuovi elementi33. Di conseguenza, su questa base, la tesi secondo la quale linterruzione dellesportazione della ceramica fine milesia nei mercati coloniali sarebbe stata leffetto di un periodo di recessione della citt ionica stata riconsiderata sotto unottica diversa. Linterruzione delle esportazioni di vasi dello stile MileAII e la scarsa presenza in Occidente di ceramica di Fikellura sembra dovuta pi propriamente allincapacit degli ateliers milesii di adattarsi alla fabbricazione in serie seguita invece dagli ateliers della Ionia del Nord. Nella prima met del VI sec. a.C., infatti, le esportazioni delle anfore

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Fig . 4 - Kouros greco-orientale dalla stipe di Piazza San Francesco (Catania) (Inv. n. K 394; foto A. Pautasso)

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BOLDRINI 1994, pp. 47-48, n. 24: kore con colomba alta cm 26, datata dalla studiosa al 560550 a.C. Nel caso di Bitalemi si tratta di una decina di statuette sedute con altezza inferiore ai 10 cm. Nel caso di Catania, la percentuale leggermente maggiore, soprattutto per quanto riguarda le figurine femminili sedute e i demoni panciuti. Si veda il vasetto a testa elmata dalla necropoli del Fusco in DUCAT 1966, p. 8, n. 8, e la melagrana dalla tomba 77 dalla necropoli di Gela: ORSI 1906, cc. 186-187. FRASCA 2001. GRAS 2000, pp. 128-129. Marmor Parium A 36. Una carrellata della coroplastica milesia arcaica stata recentemente presentata da VON GRAEVE cds. Sulla produzione ceramica della Ionia del Nord in particolare KERSCHNER 2002. SCHLOTZHAUER 2006. La definizione di questa fase oggi resa possibile dai ritrovamenti di ceramica che vengono dai nuovi scavi di Mileto, mentre precedentemente la conoscenza della ceramica milesia era affidata essenzialmente alle esportazioni. Recente e fondamentale la sintesi di SCHLOTZHAUER 2006.

Fig . 5 - Kore greco-orientale dal santuario di Bitalemi (Gela) (Inv. n. 24373; da BERTESAGO 2009, tav. II, fig. 8)

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commerciali di Mileto continuano normalmente e anzi aumentano in tutto il bacino del Mediterraneo, documentando la vitalit commerciale della citt34. Potrebbe allora essere suggestivo pensare che larea della Ionia meridionale, in cui Mileto gioca indubbiamente il ruolo di maggiore centro produttore, abbia cercato, almeno per la prima met del VI secolo e per alcune determinate aree tra le quali lOccidente, una specializzazione in un commercio di beni di lusso, come olio, profumi, unguenti (e conseguentemente dei relativi contenitori), ed altre merci che ricadevano allinterno di un traffico di beni di prestigio destinati principalmente (ma non esclusivamente) ad uso votivo, come le stoffe. Nellinventario del tesoro del santuario di Hera a Samo elencato il kosmos della dea, ricco di tessuti, abiti (tra i quali sono dei chitoni lidii) e diversi accessori, dedicati da fedeli; a Sibari, Alkisthenes dedic un mantello prezioso ad Hera Lacinia, e le raffigurazioni tessute sul mantello, Susa e Persepoli, rimandano ad ambito orientale.35 Mileto , in et arcaica, un centro di Fig . 6 - Grafico cronologico della ceramica greco-orientale secondo M. Kerschner manifattura di tessuti pregiati come la e U. Schlotzhauer (da SCHLOTZHAUER 2006, fig. 10, p. 141) lana, richiesta ed acquistata dai Sibariti. Estendendo il nostro discorso allarea greco-orientale, anche nel campo della produzione ceramica si possono isolare specifiche commesse a destinazione votiva: pensiamo ai kantharoi chioti rinvenuti a Naucrati, che portano liscrizione relativa al dedicante dipinta prima della cottura36, o alla dedica di ceramiche che per le loro dimensioni o per altre specifiche caratteristiche sono da considerare doni votivi stricto sensu, come la monumentale oinochoe di fabbrica nord-ionica da Siracusa37 o il grande cratere chiota da Catania38. Per ci che concerne gli oggetti di ornamento in bronzo (altra dedica di prestigio per antonomasia), un interessante spunto di riflessione sulla logica che presiede alle deposizione delle offerte ci viene dallipotesi recentemente espressa da Stphane Verger39 circa lesistenza di veri e propri traffici votivi che avrebbero unito, in epoca arcaica, i limiti del mondo conosciuto. La sua ipotesi si basa in gran parte proprio sullanalisi dei depositi di bronzo dello strato 5 di Bitalemi, ricchi di parures di provenienza nord-occidentale (perlopi dalla Languedoca). Egli arriva a proporre che il loro modo di deposizione, in base alla composizione degli ensembles, denunci chiaramente come i lotti giungessero nel santuario attraverso intermediari greci, non rispondendo ad una logica commerciale, ma come veri e propri set gi predisposti come offerte di culto per le divinit femminili che tutelavano le tappe principali della vita delle donne greche. possibile che anche nel caso dei contenitori per profumi si trattasse di insiemi a destinazione cultuale, volti a rispondere alla richiesta della clientela locale di fedeli, nellambito di un circuito commerciale cui partecipavano fabbriche diverse dellarea centro-meridionale dellAsia Minore. La circolazione dei beni a destinazione votiva, argomento a cui abbiamo solo accennato qui brevemente quale spunto per ulteriori ricerche, rientra in pi ampio circuito di commercializzazione di beni di lusso - o, per usare le parole della Foxhall di semilusso40- in grado di assicurare ai loro compratori prestigio sociale e protezione divina; essa strettamente legata alle dinamiche interne alle comunit che questi beni ricevono e costituisce un aspetto non secondario del commercio arcaico, che oggi sappiamo essere una storia di carichi misti: un percorso, un circuito e non una semplice andata41.

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Sullargomento: DUPONT 2000. Sulla circolazione di stoffe pregiate in ambito votivo si legga GRECO 1997, passim, con la bibliografia. Sullargomento, recentemente, WILLIAMS 2006, con una revisione delle ipotesi precedenti. Sulloinochoe, da ultima C. CIURCINA in Vasi del Wild Goat Style, pp. 93-94, con bibliografia. Sul cratere-calice, PAUTASSO 2009b, p. 88 ss. VERGER 2003. FOXHALL 2002. GRAS 2000, p. 133.

ABBREVIAZIONI BIBLIOGRAFICHE

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Indice

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Presentazione di Rosalba Panvini

Adolfo J. Domnguez Emporia: mecanismos de distribucin comercial en el Mediterrneo arcaico Fabrizio Nicoletti Mursia. Un emporio nel Canale di Sicilia alle soglie della Protostoria Enrico Procelli Considerazioni sui contatti transmarini nel Mediterraneo centrale durante la fine della Preistoria e gli inizi della Protostoria Dario Palermo - Eleonora Pappalardo Creta e il mare. Il ruolo di Creta nel Mediterraneo fra il X e il VII secolo a.C. Massimo Cultraro Prima di Cartagine. Forme di contatto tra Sicilia, Nord Africa e Mediterraneo orientale nella Protostoria recente Rosario P. A. Patan Meta. de. tau dieltw.n to. Leontinon pedi,on Storie di incontri tra Greci e Siculi ta Elena Flavia Castagnino Berlinghieri - Carmelo Monaco Gli spazi marittimi di Catania arcaica: trasformazioni geologiche e processi urbani Rosalba Panvini Dallemporio di Gela allentroterra: committenza e materiali dimportazione tra il VII ed il V secolo a.C. Filippo Giudice - Rossano Scicolone - Sebastiano Luca Tata Le importazioni di ceramica attica a Rodi e a Gela. Confronto e ipotesi di ricostruzione delle rotte Edoardo Tortorici Il relitto Gela 1: osservazioni sulla composizione del carico e sulla rotta Alessandra Benini Il relitto Gela 1: osservazioni sullarchitettura navale Marina Congiu Ipotesi ricostruttive dei percorsi viari tra Gela e lentroterra. Analisi territoriale Stefano Vassallo La colonia di Himera lungo le rotte dei commerci mediterranei. Il contributo delle anfore da trasporto

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Giovanni Di Stefano Scali, emporia e la rotta meridionale. Un primo bilancio Rosa Maria Albanese Procelli La circolazione del vasellame bronzeo in Sicilia in et arcaica Lavinia Sole La via dei metalli in Sicilia. Un contributo dai ripostigli per lo studio delle fonti di approvvigionamento Juliette de La Geniere Entre Poseidonia et le Vallo di Diano; un exemple de commerce acquisitif Giovanna Greco - Francesca Mermati - Antonella Tomeo - Bianca Ferrara Pithecusa e Cuma: dinamiche commerciali tra VIII e VI secolo a.C. nel territorio campano Marta Santos Retolaza Emporion, la nave de Cala Sant Vicen y el comercio foceo en occidente a finales del siglo VI a.C. Xavier Nieto Algunas consideraciones sobre la mecnica de la arquitectura naval del barco griego arcaico de Cala Sant Vincen Flavio Enei Pyrgi sommersa: il porto di Caere e le sue origini alla luce delle ultime scoperte Elisa Pellegrini La ricezione di ceramiche attiche a Volsinii Antonella Pautasso - Marina Albertocchi Nothing to do with trade? Vasi configurati, statuette e merci dimenticate tra Oriente e Occidente Michele Armeri - Maria Teresa Di Blasi Traffici, commerci e vie di distribuzione nel territorio siracusano, tra Protostoria e V secolo a. C. La zona deserta del Capo Pachino Dario Palermo Un mare di traffici: relazione conclusiva

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Progetto grafico e impaginazione: Splokay studio di grafica editoriale di Antonio Talluto


splokay@gmail.com

Finito di stampare per conto della Soprintendenza di Caltanissetta nel mese di Dicembre 2009