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P/lOF,

AMILCAHE

PUVIANI

TEORIA

DELLA

ILLUSIONE NELLE ENTRATE PUBBLICHE

Il vulgo ne va sempre preso con quello che

pare, "

pochi han loco quando gli altri non hanno dove appoggiarsi,

v"lgo, e gli

e nel mondo non e se non

)lACalA VELLI, Il prIncIpe, cap, XIII,

Fra le IstMlzlonl, che un tedesco dava a Car-

l~ ~~av~r:~~~;~:a: ~~~~~t}~r.~~~~~~:~~

I: ~~al~"i'~Sa:U~:~~~~";~l:e \~~i:~~

batte ogni tirannide ., Queste p,,!;e accende- ranno r cuori del cittadini e Il VOpolo adorerà Il 8UO nome.

CIBRARlO, _mta

del mecUo evo, " 205,

E se pure può darsi una regola generale da modiJlcarsi nel casi particolal'i a seco"da delle circostanze, sarà quella che rende i vesi, quanto più El possibile, Insen s ibili ed occulti, sicché I

~r~~\1!e~~~~n~ll~o~~~~~::emf~~~s~Dzala ncces-

DE l.ucJ., n prl""'1Hl eruttano prat/cO,

Roma, 1680, p, 24l,

CAPO I.

Dell' illusione ftnanziaril

In generale.

§

1.°

Nomenclaf.Ql'a, Prime distinzioni dell' illusione finanziaria.

Il fenomeno, che ci accingiamo a studiare, consiste in ,un erroneo apprezzamento, che l'uomo in certe condizioni fa delle ricchezze vagate oda pagarsi a titolo d'imposta o dei servizi pubblici attesi o ricevuti. Questo stato di errore noi chiamiamo iUus;òne, in senso largo, il quale vocabolo significa' una l'appresentazione mendace di fenomeni nella nostra 'me"nte \>érjorza di circostanze della più varia, natura.

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Giova per'ò fin d'ora avvertir'e che a questi stati d'animo non va connessa sempre e necessariamente l'idea di una con- dizione anormale e patologica del soggetto senziente, In molti casi è ben vero che tali stati d'illusione suppon- gono un certo grado maggiore o minore d'ignoranza, la quale potrebbe essere considerata come una condizione moralmente patologica. tvla non sempr'e l'illusione si fonda su uno stato di ignoranza. Spesso si fonda su sensazioni o lentamente ottenute

o repentinamente ravvivate, che formano par'te integrante della lIostra buona e sana esistenza; per esempio, il giudizio sulla penosità di certe contribuzioni ripetute o sul peso di certe im- poste pagate nell' atto in cui si acquistano certi oggetti molto desiderati, ecc, Dobbiamo anche aggiungere qui che col vocabolo illusione ci scostiamo dal suo senso più abituale, ~oi ci rifer'iamo cioè con quel vocabolo ad abbagli ed CI'rori, che restano su grandi moltitudini di persone, talora per centinaia e centinaia d'anni,

e che in certe condizioni economiche, politiche e tributarie si

diradano anche indipendentemente da una generale diffusione dell' istruzione e della coltura, Se illusione vale ad indicare certi effetti prodotti su certi soggetti senzienti, la parola suggestione (da subgerere) può es- sere opportuna per indicare l'indole indiretta, mascherata, furtiva, con cui cel'te forze ottengono in modo quasi innavyer- tibile quel l'isultato,

Le fOI'ze, che operano tali risultati, considerali nella loro attività, nella loro connessione, nella loro continuità, costituiscono

il processo attivo dell' illusione,

Noi dobbiamo qui anche accennare ad alcune più generali distinzioni dell' illusione, alle quali dovremo di contilluo rifel'irci nel corso delle nostre ricerche. Procureremo così di precisare fin d'ora nettamente il con- cetto di certi vocaboli, che useremo e di porci in condizione di evitare errori e malintesi, Dal punto di vista dell' estension e dell' errore incluso nel -

\' illusione, può essere utile in alcuni casi distinguere certe specie

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di giudizi solo parzialmente enonci, da altri che sono comple-

tamente tali . Seguendo gli alienisti, si userà allora il vocabolo

illusione (in un senso stretto) quando interessi designare errori parziali, quali occorrono sulla misura delle ricchezze pagate o

sul grado di utilità dei servigi pubblici attesi o attendibili; ed

il vocabolo allucina:ione quando sia mestiel'i indicare giudizi

completamente erronei, quali si hanno nel supporre utile una istituzione noòva o "iceversa. o nel supporre tal uno completa- mente libero da ce l'te impo"tL~ che paga o colpito da imposte, da cu i sfugge del tuHo. Dal punto di vista del modo, in cui si presenta la falsa

rapP,'esclltaziolle nella lIostl'Cl mcnte (rappresentazione logica), abbiamo illusioni positive o Ilcrlative. Le l)l'ime consistono in un vedere cose che non sussistono. Tutte le volte che [' illusiolle dipende da un vedere ciò che non è (illusione positiva) potr'à essere designata colla voce evocazione, che significa un tl'arre fuori, un tl'arre innanzi a sè come esistenti cose o persone non esistenti (evocare spiriti, defunti, ecc.), Diremo adunque che l'illusione (in ampio senso) positiva consiste in una evocazione della forza aftlittiva di certe

imposte

o in una evocazione dell' utilità di certi sCI' vigi pubblici.

In altri casi l'illusione dipende invece da un non vedere, da unnonsentirel'impostal'ealmente pagata o pagabile, o ser- vigi pubblici l'ealmente ottenuti od attendibili. Qui abbiamo l'illusione negativa, che si risoh-e in un occultamento più o meno esteso dell' imposta o della sua forza aftlittiva o della utilità di certi sel'vizi pubblici_ ::'\ondimeno fl'a queste due spe- cie d'illusione, la positiva e la negativa, nOli esiste una se- parazione assoluta. Infatti l'illusione positiva o evocazione d'im- poste o di servigi pubblici suppone bensì un vedere ciò che non è, ma suppone ancora un non vedere ciò che è, un occultamento di ciò che è, sicchè sotto un certo aspetto ogni specie d'illusione positiva è anche negativa (illusione di cor- relazione). Ma se la pI'eeedente distinzione ha poca importanza, ne ha invece una gl'andissima quella, che si desume dalla materia, su

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cui cade l'illtlsione. L'illusione talora consiste in una modifica-

zione ideale delle contribuzioni o dei sacrifici reali dei cittadini o del costo dei servizi pubblici. Questa specie d'illusione po- trebbe dirsi illusione nelle entrate Pllbbliche. Altre volte l'illusione consiste in una modificazione ideale delle utilità reali, procurabili o procurate dagli enti politici, ed allora abbiamo l'illusione nelle spesc pubbliche.

Lo studio dell' illusione nelle entl'ate pubbliche e dell' il-

lusione nelle spese pubbliche costituisce la teoria dell' illusione

.finanziaria. Queste due specie di illusione si moditicano reci- procamente, esistendo per necessità un rapporto fra il costo

dello

ed

Inl1ne dal

Stato

i

suoi scopi.

punto

di vista degli e.ffetti dell' illu~ione sul be-

nessere dell' illuso, essa è piacevolc ed ottimistica, o dolol'Osa e pessimistica.

Illusione piacevole si ha quando essa, col l'appreselltare maggiore del vero la somma dei vantaggi ottenuti od attendi- bili dagli enti politici e minore del vero la somma delle pre-

stazioni da loro chieste, ha per elfetto di aumentare la nostra

ciò la

nostra concezione degli enti politici e della vita sia spinta ,'erso un indirizzo armonico e benefico, l'illusione potremo dire otti-

mistica.

Vi hanno poi altre false apparenze, che inducono masse

di contribuenti a ritenere pill gr'alldi del vero i loro sacrifizi contributivi e a stimal'e mellO del giusto o del tutto noci,'j servizi pubblici ottenuti o attendibili. Qui potrà parlarsi di illusioni dolorose e pessimistiche. Chiameremo infine spinta contributiva la fOI'za morale im- pelleute al pagamento dell' imposta. Essa dipende da un giudi- zio speciale di ciascun contribuente, per cui egli trova che la

felicità o di scemare le nostl'e pene. In quanto poi con

'pena del tributo è compensata da un vantaggio maggiore. Questa eccedenza di piacere sulla pena può essere maggiore o iminore; esso misura il grado della spinta contributiva. Quando la pena temuta è maggiore del piacere atteso, si ha ·una forza contrastante il pagamento del tributo, che si chiama contro~

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spinta contl'/butioa. Anch' es>,a può essere pitl o meno grande secondo l'estensione dell'ccccdcuza del dolore; e cioè può avere anch' essa gradi diversi. Le illusioni ottimistiche teudono ad ingrandire la spinta con- tributiva, ad elevarne il grado, come se fossero rcali e non im- maginari aumenti di utilità, o l'cali e non immaginal'ie dimi-

nuzioni di pella. Le illusioni pessimistiche tendono ad ingrandire

la controspinta contributiva come se fossero reali aumenti di

pena temuta o l'eali diminuziolli di utilità sperata.

§

2.°

Gli effetti dell' illusione finanziaria sono l'appl'('sentabili con

Linea d'in-

espressioni gl'afichc. diffel'enza.

Punto

d'indifferenza.

Gli effetti dell' illusione fìnanziaria ottimistica e pessimistica sulle disposizioni d'animo e sulla condotta del cittadino e del

contribuente verso lo Stato, sono suscettibili di rappresentazioni grafiche. Con esse si vede a colpo d'occhio comp. il contribuente prenda posti diversi nello spazio secondo il graùo di sua spinta

e controspinta contributiva e secondo che queste siano influen- zate più o meno dalla illusione. Cominciamo dall' ammettere che Ull contribuente noti con

esattezza una certa par'tc di sel'vizi, che lo Stato gli rende c dei sacrifici, che gli impone. Quei sCl'vigi avranno per lui un grado

di utilità di una certa importanza, poniamo di 100. Egualmente

dicasi delle pene sofferte da quel cOlltribuente. Queste gli re- cheranno un dolore di una certa entità, che noi possiamo sup-

porre del pari =

In questa condizione di cose il cittadino si troverà in uno stato d'animo nè favorevole nè sfavore\'ole allo Stato, e che

possiamo chiamare il punto d'indijJerenza.

Sulla OY indicante tutte le utilità di qualsiasi specie, vere

o immaginarie, attendibili dallo Stato si prenda una porzione

OA = 100 di utilità vere, e sulla OX inùicante tutti i sacrifizi, veri o immaginari, cagionati dallo Stato si prenda la porzione

100.

io

OB

CB parallela alla AO e dal

til'iamo la diagonale OC (fig. l").

=

100 di pene vere. Dopo ciò tiriamo dal punto B la retta

e

pUlito A la AC pal'allela ad OB

Y

dal punto B la retta e pUlito A la AC pal'allela ad OB Y in C,

in C, avrà da un lato 100 di utilità,

essendo CB = AO; e 100 di pena, essendo AC = OB; quindi esso si troverà in una condizione di indilTerenza rispetto allo Stato.

di 100 di utilità e 100 di pen a si avesse 75 di

utilità e 75 eli pe na, il punto C cadrebbe sulla diagonale OC un po' più in basso, e precisamente nel punto in cui si incon- tret'ebbero la retta elevala perpendicolarmente sulla OX dal

num ero 73 e la rctta elc\'ata pel'pendicolarmellte sulla OY dal

numero 75. Se ili l'c ce ne a"esse 50, o 25, o

di 75 ùi utilità c 75 di pena, il cittadino 10, o 5, il punto C cadl'ebbe sempre più

in basso lungo la diagonale OC, la quale, rappresentando cosi la condizionE' di chi attenda dallo Stato pene ecl utilità eguali,

si potrà chiamare linea d'indijJercn:oa,

Il cittadino, che si trovi

Se invece

§

3.°

Gli efl'etti dell'illusione ottimistica (,spI'essi gra6calllent(',

esprimere

graficamente in modo assai s emplice gli effetti ùell' illusione

sulla condotta del contribuente verso lo Stato:

A questo

punto

noi

ci

troviamo

in

grado

di

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Vediamo dapprima gli elretti dell' illusione ottimistica. Que- sta può cadere o sulle entrate o sulle spese pubbliche_ Supponiamo che, in forza d'illusioni sulle entl'ate pubbliche,

il

contribuente C, si attenui della metà: ossia che l'illusione nelle entrate pubbliche riduca a :-;0 la penosità 100 delle imposte. OB rappresenti tutta la pellos itit l' cale; OD la penosità più l'i- stretta, che il contI'ibuente cak:ola in virilI dell'illusione ottimistica. Si tiri sulla OB dal punto n una parallela aà AO e si congiungano con una retta i punti C'O (fig. 2").

dal

delle

imposte

realmente sopportate o

sopportabili

~eso

dal delle imposte realmente sopportate o sopportabili ~eso B (Figura 2'). In questo caso sul punto

B

(Figura 2').

In questo caso sul punto CI coincideranno 50 di

p e nf,l (es-

sendo AC' = OD) e 100 di utilità (essendo C' D = AO). Il contribuente CI si troverà cioè per rispetto alle utilità ricevute

o attese nella condizione di C, essendo tanto C'D quanto CB =

AO; ma per rispetto alle pene sofferte o attese, egli, in virtil

dell'illusione, ne valuterà

a

in disposizioni

libct'O da illusioni, tuttochè la 101'0 condizione reale sia la stessa,

c queste disposizioni d'animo saranno tanto pitl favorevoli allo

Stato, quanto più l'illus ione attenuerà le pene del\' imposta (re- stando inaltCl'ata la somma di utilità pubbliche), quanto più cioè CI si an-icina ad A. Se ac!uF[IW un' illusione ottimistica

100 - 50, oss ia una misura eguale

AC

-

CI C.

Il contribuente illuso Cl dovrà adunque essere d'animo di I·erse da quelle dci contribuente C,

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abbia per effetto di occultare una pa['te delle imposte o di at· tenuarne in qualsiasi altro modo il peso, essa rendCl'à il citta· dino più favorevole agli ordinamenti politici e pitl disposto a

tollerare

"ediamo ora graficamente l'influellza sulla condotta del contribuente esercitata da illusioni ottimistiche, dle cadono sui servizi pubblici, travisandone gli ell'etti dannosi in utili od esa· gerandone i vantaggi.

Per semplifical'e la dimostl'azione lIoi ammetteremo che il contribuente C', illuso per rispetto ai servigi pubbliçi, sia libero

da el'rori nell' apprezzamento dei pesi pubblici inflittigli.

Si supponga dunque che C' stimi i sel'vigi pubblici non già pari a quel valore 100, che sa['ebbe loro attribuito da un individuo disilluso, ma pal'i a un valore 200; e che stimi

rettamente il valore negativo dei sacrifici chiestigli eguale a 100. Si prolunghi OA in E in guisa che la EA (servigi illusori) sia eguale alla AO (servigi reali) e che in. tutla la sua lun· ghezza sia eguale a 200 di servigi pubblici. Sia la OB = 100

di pene reali. Dal punto B si innalzi la BC' parallela alla OE

e si til'ino le EC' e le diagonali C'O e CO (fig. 3 a ).

ultel'iori aggravi contributi vi.

CO (fig. 3 a ). ultel'iori aggravi contributi v i . AlOO'i'.------~------LIC <L- -'B

AlOO'i'.------~------LIC

<L-
<L-

-'B

(FigUl'" :l").

La OC indica la linea d'indifferenza, sulla quale il I:on- tribuente C' nOli potl'à venire a trovarsi, perchè ciò supporrebbe che egli stimasse là somma di servigi pubblici eguale alla somma delle pene pubbliche. Acciocchè C, cadesse sulla linea d' indifTerenza, ossia su OC o sul prolulIgamellto di nc, occol'l'erebbe adtl\1que che lIoi eglJagliassimo le pene di C' ai suoi piaceri. Facciamolo, col SUppOI'I'~ pel" Utl momemto clte IJ,nche le pelle di C' siano eguali a ZOO, come lo sono le utilità dei servigi pubblici. AIlOl'a l'addoppieremo la (In iII F, dal punto F eleveremo ulla perpen- dicolar~ ad 01", parallela cd eguale ad nE, quindi, prolungata la EC' in C, spingel' emo la linea d'indifTercllza lino a C. Avremo la figura 4".

linea d'indifTercllza lino a C. Avremo la figura 4". c 01/ (Fif."IlI·;\ 4 a ). Qui,

c

01/

d'indifTercllza lino a C. Avremo la figura 4". c 01/ (Fif."IlI·;\ 4 a ). Qui, appunto

(Fif."IlI·;\ 4 a ).

Qui, appunto pel'chè abbiamo supposto che C' conti su 200

e su 201) di pellc, C' verrà a h'o\"al'si sulla linca d' in-

di utilità

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Ma noi non dobbiamo dimenticare che veramente, secondo i dati del problema, CI contava su 100 di pene e non già su 200. Cosicchè da EC = OF ossia a 200 di pene, dovremo sot-

trarre 100 cioè C'C = BF = 100 di pena. Sicchè CI non si trova sulla linea d'inditferenza, come si trovava nella pl'ima proposi- zione, quando non era all'etto da alcuna illusione e aveva pene e piaceri eguali o come si troverebbe se avesse Ulla somma di illu· sioni di valori positivi e negativi eguali accanto a una somma

di pene e piaceri reali eguali: ma si troverà, in forza dell' illu-

sione ottimistica sui sel'\'izi pubblici, spinto tanto distante da C

quanto è il vantaggio derivante dalla liberazione della metà delle pene, che lo avrebbero spinto allo stato d'inditferenza.

§

4.°

Gli eft'etti dell'illusione pessimistica espressi graficamente.

Vediamo ora graficamente gli effetti dell' illusione pessimi- stica sul contribuente e sul cittadino. Distinguiamo anche qui l'illusione pessimistica secondo che

si riterisce alle entrate o alle spese pubbliche. Cominciamo

dalla prima. Poniamo che le utilità pubbliche, vere e non immaginarie, su cui il cittadino CI calcola, siano eguali a 100; ma che le pene attese o sofferte, pure essendo in realtà di 1OU, siano da

lui supposte eguali a 200. Ciò, per avvicinare un momento la

supposizione alla realtà, avviene in moltissimi casi, in cui i contribuenti sono convinti di pagare effettivamente molte im- poste, di cui riescono poi a liberarsi. Adunque AO rappresenti 100 di utilità pubbliche e OB 100

di pene. Si raddoppi la OB con un prolungamento in F e sia

eguale

cioè a 100 di pene reali e a 100 di

pene immaginarie. Si tirino la CB, la C'F e le diagonali OC e OCI (fig. 5").

quindi

a 200,

e

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A

c

C'

200 II"
200
II"

(FigUI'il :)a).

Perchè il contribuerite si trovasse in C, punto d'indiffe-

renza, sal'ebbe mestieri che egli contasse su 100 di utilità e 100

di pena. Siccome invece, per supposto, egli conta su 100 di

utilità e 200 di pena, verrà a trovarsi in Cl, dove infatti COIl-

corrono FC I = 100 di utilità e ACI = 200 di pena.

In Cl il contl'ibuenle calcolerà una somma di pene uguale

a AC -I- CCI e nOll potrà quindi tl'O\'arsi in C, punto in

cui

si

eguagliano le pene c le utilità, ma

in

un

punto tanto

più

lontano da A e da C, quanto più le sue pene eccedono le 100.

In CI il contribuente avrà adunque, per elfetlo dell' illusione

pessimistica sulle entrate pubbliche, un gl'ado di avversione verso lo Stato, maggiore che in C e in corrispondenza un grado

minore di tollerabilità delle imposte esistenti e delle future. Ma a qual distanza verl'à egli in questo caso a trovarsi pre· cisamente dal punto d'indifferenza? Se Cl, in luogo di contare (ollrechè su 200 di pena) su 100

di servigi pubblici, eOlltasse su 200, la linea d'indifferenza si

svilupperebbe fino in C (fig. 4') e cioè fino al punto in cui il suo prolungamento intersecasse la FCI raddoppiata (= 200 di

utilità), (fig, o·).

16

c

200

A---- ;-----7>~-----_:;; I 0 2110 o F
A----
;-----7>~-----_:;;
I
0
2110
o
F

(Figlll'" (j').

In questo caso il contl'ibucnte indilTercnte verso lo Stato si tl'O\'ereLbe in C. l'da siccome egli conta su 100 di utilità e non su 200, così egli ÙOVI'Ù ùiscostarsi da C pel' una lunghezza eguale a 100 di utilità e dOVl'à trovarsi in Ct. Veniamo al secondo caso eli illusione pessimistica. Questa si rifcrisce a servigi pubblici, che sieno supposti inferiori al

vero, Anche qui è facile accosta l'e la linzione alla realtà. Noi vedremo più innanzi cadere in questa illm,;ione, da un lato, molte persone che consiùerano lo Stato solo come forza male-

i piel sacri dil'itti dell' lIomo (un manipolo di

fica, che viola

socialisti e gli anarchici si pongono da questo punto di vista); da un altro lato meno profolldarrll~nte ed esageratamente, ma più largame:lte a questa stessa illusione partecipiamo tutti quanti, per ciò che di molti s e rvizi pubblir:i non teniamo il de·

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bito conto; il che avviene quauto pitl CI abituiamo ad essi e quanto meglio essi funzionino.

utilità pubbliche reali

pene pubbliche reali OB,

OA uguali a 100 e ulla somma di

uguali a lUO. Il cìttadino di s illuso si tro\'erebbe in tal caso nello stato d'iudilferenza al pun:o C. Si supponga il1\'ece che

solo

pel' un' illusione pessimistica

eguali a 50 o ad OD . Allora sull' OA dal punto D si tiri una pal'allela DC' alla OB e la diagonale OC' (fig. 7').

Si abbia

pertanto

ulla

somma

di

C'

stimi

i

servigi

pubblici

e

(Figul'a 7').

Siccome il cittadino calcola solo su ulla somma di servigi DO

ossia

potrà trovarsi al punto d'indiffel'enza C, in cui si troverebbe se facesse assegnamento su BC di utilità, ma dovl'à trovarsi

su

Il massimo risultato dell' illusione pessimistica si ottiene quando l'illuso è ad un tempo dominato da false immagini, che atten:.lano i servigi pubblici o pI'ivati ottenuti od attendibili dallo Stato e che esagerano i sacrifizi, che questo infligge. D'al- tro canto e per converso il massimo risultato dell' illus ione ot- timistica si ottiene quando l'illuso suppone di l'ice\'ere servigi, che non ottiene e di sopportare sacritìzi inferiori al vero. La coesistenza di illusioni ottimistiche e pessimistiche tende a neu- tralizzare gli effetti di esse. Anche qui si potrebbe rieorl'ere a rappresentazioni grafiche. Noi preferiamo passare a cose più importanti.

C' B (e su una somma di pene OB o DC') così egli non

CB

-

C

C'

e cioè

in

C'.

18

§

5.°

Come i cittadini e i contribuenti prendano un posto speciale nello Stato a seconda dei loro calcoli edonistici.

Dopo ciò (§§ 2, 3, 4) è facile immaginal'e tutti i cittadini

di un dato paese distribuiti su di una certa superficie a distanze

maggiori o minori dal pUlito d'indifferenza verso lo Stato, secondo che traggano da questo una utilità di[fet'en:::iale o" una

penosità differenziale maggiore o millore.

Alla linea d'indifferenza noi possiamo attribui l'e un lato destro ed un sinistro. Se tale distinzione noi facciamo dal punto

di vista di chi osservi la linea d'indifferenza dall' alto in basso,

potremo, per le cose esposte, concludere che l'illusione otttml- stica tende a spingere il cittadino o il contribuente alla destra, )' illusione pessimistica alla sinistra.

 

c

y

massime

Spinte

minime

 

à

 

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e.

8

 

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§"

" X

Sulla destra pertanto noi possiamo figurarci di vedere raccolte le masse di persone che, tutto sommato, secondo i )01'0

aderire all' ordine politico e

tributal'io costituito. Sulla sinistra vengono invece a riunirsi coloro, che in definitiva trovano lo Stato più nocivo che utile. Da un lato e dall' altro quelle due moltitudini non sono raccolte

relativi calcoli, trovano più utile

19

casualmente in un punto piuttosto che in un altro, nè si

tro-

vano uniti alla rinfuBa i membri di uno stesso gruppo,

Ma

ognuno viene a prendel'e un posto speciale, quale gli è asse- gnato non dal caso, dal capriccio, dall' arbitrio, bensì dalla distribuzione degli onel'i e degli utili pubblici (la quale distri- buzione a sua volta non è arbitraria) e dal suo modo di ap- pl'ezzarli, il quale dipende, olll'ecchè dalla s ua intelligenza e dalla sua coltura speciale economica e politica, ed oltrecchè dalla mutevole complessità e varietà degli al'titìci, che tendono ad olfuscare la giusta visione dell' utilità e ùel costo dello Stato,

dipende, dico, anche dalla sua sensibilità individuale e dalle modificazioni, che questa riceve a seconda della sua divel'sa ricchezza, del gl'ado sociale, ecc, Quanto più le forze piacevoli o penose agiscono esclusiva- mente e quanto più l'azione di esse è intensa, tanto più i citta- dini vengono a collocarsi accanJ:o ai punti estremi Y e X; quanto più quelle forze agiscono congiuntamente e tendono ad equilibrarsi, tanto pill i cittadini si avvicinano al punto d'indif- ferenza C. Così accanto al punto Y verranno a porsi il prin-

cipe, la famiglia reale, i c0rtigiani, i gl'andi, e in generale tutti coloro, ai quali lo Stato dispensa i maggiori benefizi (esenzioni dal servizio militare, sinecUl'e onorifiche, lucrose, ecc,) di contro a un minimo di oneri; mentre intorno al punto X gravitano coloro, che si Bon sentiti impotenti a sopportare le condizioni

imposte dall' ordine costituito ed hanno pn>ferito

rivolta e i suoi pericoli, l'esilio, l'emigrazione. :'>Iei punti inter- medi fra Y e C si dispongono le falangi, che accettano in defi- nitiva l'ol'dinamento politico in vigore, ma che, non paghi di certe parti più o meno larghe di questo, pl'opugnano coi mezzi consentiti dalla legalità, pacifiche riforme; invece nei punti intermedi fra X e C si trovano coloro, che, respingendo in defini- tiva lo statu qua, di certi istituti vigenti tuttavia si accontentano, Le quali disposizioni d'animo vel' SO lo Stato \'olendo noi considerare più particolal'mente nel rispetto tributal'io, tl'overemo il nucleo dei conservatol'i raccolto intorno a Y composto di coloro, che accettano e difendono il sistema tributario vigente 'come

affrontal'e la

20

l'ottimo o il migliore in quel dato momellto storico e si oppon- gono alle riforme da altri vagheggiate; così come appunto fa- cevano ancora due o tre lustri pl'ima della rivoluzione francese

i parlamenti, l'alto clero e la nobiltà; e troveremo il nucleo

raccolto intorno al punto X composto di quelli, che respingono come cattivo l'intero sistema delle imposte in tutte le sue parti

e si rifiutano di piegarsi ad esso. Anche questo ultimo nucleo può divenil'e numel'osissimo, siccome avvenne appunto in Fran- cia sotto Enrico III e più tardi durante il ministero di Riche- lieu, e da ultimo alla vigilia della rivoluzione francese, quando

i baillages con vero plebiscito nei loro eahiers condannavano tutte quante le membl'a dell' antico sistema tributario e quando, dUl'ante tutta la rivoluzione, le imposte per la maggior parte divennero d'impossibile percezione. Negli spazi intermedi fra Y e C incontriamo quei contri- buenti, che, pur accettando in definitiva l'ordinamento dei trio buti in vigore, ne combattono alcuni, che considerano come catti\"i, mentre negli spazi fra X e C accederà chi, pur rifiu- tandosi di pagare certi tributi esistenti e sfidando per riguardo ad essi i pericoli della ribellione, acconsente poi a sottostare ad altre imposte formanti parte del sistema t1'ibutario legale. In questa sede si dovrebbero collocare quei famosi ero- quants, che nel 1593 si rifiutavano di paga l'e la taglia, racco- gliendosi in torme armate di trenta o quaranta mila uomini e chiedenti al Re diminuzioni della taglia e degli uffici di finanza. Colà prendevano posto da noi coloro, che insorsero

e tumultuarono nell' atto in cui l'imposta del macinato veniva instaurata e più di recente coloro, che corsero alle armi ed al saccheggio in Sicilia e nella Penisola, rifiutandosi di pagare certi dazi comunali. Così adunque ogni cittadino, ogni contribuente, dai risul- tati definitivi di certe valutazioni, è condotto a prendere un certo posto; tutta la popolazione di uno Stato si distribuisce in un certo ordine. Tuttavia questo non resta fisso, immanente. Le disposi- zioni d'animo dei cittadini rispetto allo Stato, dei contribuenti

2t

rispetto alle imposte, sono in un continuo movimento. Vi è un mutamento continuo di posti. Ma qui ancora tutto Pl'ocede secondo certe norme e con ordine, ora più lentamente, ora più rapidamente, ora pel' movimenti di grandi masse, Ol'a per mo- vimenti alla spicciolata e ristretti, secondo che le cause deter- minanti la sopraffazione ciel dolore sul piacere o del piacere sul dolore agiscano con intensità e SLI superlicie maggiDl'e o minore. ~oi ci addentreremo nei succ essivi capitoli in questo com- plesso argomento. Qui ci arrestiamo un momento per notare una generale telldenza dei cittaùilli e dei contribuenti a spo- starsi da destl'a verso sinistl'a. Questo grande movimento è determinato anzitutto dal fatto che lo Stato non mantiene ap- pieno le promesse esplicitamente date o eccitate indirettamente coll' equivoco neli' ora suprema a tutti colDl'o, che ne promossero

1'avvento.

In secondo luogo la esplicazione dell' atti vi tà della classe economica al potere lascia dietl'o di sè lino strascico di soccom- benti, di vittime, così sul terreao economico che sul politico. Questi malcontenti "i aumentano, si aumentano sempre piil, necessariamente, per il fatto che ogni costituzione economica, nel suo sviluppo, determina le cause della sua dissoluzione e trasformazione. Questo lavorio detritico può essere l'allentato nella sila di"cesa, momelltaneamente sospe,;;o; non già deliniti- vamente al'restato. Allorchè es,;o ha raggiunto una certa im- portanza, lo Stato, apparendo antiedonistico alla più gran parte dei suoi membri, soggiace ad una crisi decisiva, fondamentale, colla quale è ricondotto UII denso l'ipopolamento di tutti i posti verso destra.

§

6.°

Come sul 1I0sto I)reso dai cittadini c contribuenti nello Stato influisca l'illusione,

Tutto ciò interessa il lIostro tema, pCl'Occhè l' ill'-:lsione abbia

considerazione sul' posto, che

appunto un' influenza

degna

di

22

ciascun cittadino e contl'ibucnte prende verso lo Stato e sul grado di celerità o di lentezza del movimento discendente, che abbiamo segnalato (§ 5). Tale movimento non si compie già senza resistenze, ma è infrenato da mezzi pacifici e violenti. Fra i pacifici, ordina- riamente pr'eferiti ai vi c,lenti, hanno il pl'imo posto le r[formc, accolte dallo Stato e che valgono, non \'i ha dubbio, a quietare

cel'ti malcontenti . Sarebbe tutta\'ia un gra\'c CI'rOl'e altl'ibuire alle riforme accolte ed accoglibili dallo Stato una importanza

§ 5, tende

ad ampliarsi ed elevarsipel' guisa da implical'c da ultimo la rovina dello Stato e clelia classe economica, da cui è retto, che

le provoca col suo stesso sviluppo. Le forze, che plasmano e

dirigono lo Stato, in vista clelia loro stessa conservazione de-

vono quindi reagil'e quanto più sia loro possibile contro le ten- denze riformiste. Le riforme non sono introdotte che timida- mente, lentamente e in quella misura che sembra coin\'olgere

il vantaggio più immediato ed urgente della classe dominante,

vantaggio che quasi sempre coincide con ulla utilità prossima

o remota, accordata altr'esi a qualcuna delle classi in contesa

coll' ordine costituito. Le riforme consentite, fillchè lo Stato ha

forza sufficiente per conservarsi, diventano sempre. meno atte ad acquietare i malcontenti e costituiscono Ull pericolo sempre più gra\'e per chi le consente. Un' altra forza pacifica agisce accanto alle riforme e nello stesso senso, contro la tendenza degli animi all' allontanamento dallo Stato e dal sistema tributario. Questa seconda forza consiste ne' beni .çpeciali accordati agli individui, ai gruppi malcontenti piil forti, più temibili. Questo mezzo per un certo tempo è molto più economico e meno dannoso delle !'iforme. Ma anch' esso diventa di piìl in più oneroso e finalmente insopportabile, quando lo Stato e le forze economiche che lo muovono sono giunti a un certo grado

decisiva. Il bisogno di riforme, come si è visto al

di

debolezza e di esaurimento. Infine un terzo mezzo pacifico di resistenza al malcontento

.

I

SI

rIscontra nelle illusioni ottimistiche circa le entrate e le

23

spese pubbliche ('). Esse giovano ad occultare una p:ll'le notevole dei sacrifici contributivi dei cittadini e a far credel'e che molti istituti e forme d'attività pubbliche inutili o nocive, siano vantaggiose, e ad esagerare il valore delle riforme dallo Stato introdotte. Cosicché si può ritenel'e che in virtù dell' illusione ottimistica lo Stato acquisti ulla maggiore sta· bilità. r-I'fa quando s'avvicina il momento, in cui la classe econo· mica avente il potere politico, e le fOl'me politiche OI'dite a sua difesa si dissolvono, allora l'illusione muta atteggiamento e scopo. Essa non vale più come freno nella discesa degli animi, ma si trasforma in una nuova spinta, in un mOI'ente di quella scesa. La punta delle critiche che s'innalzano da ogni parte del ter· ritorio contro gl' istituti politici e tributari, il sentirsi riuniti in grandi masse formanti una forza irresistibile, mentre rendono il dolore, già altl'a volta sopportato, intollerabile, promuovano, organizzano una grande eccitazione negli animi, una grande esagerazione in senso pessimistico per rispetto a tutto ciò, che formò parte del sistema politico ora in discI'cdito, Si trol'a tutto cattivo, tutto dannoso. UII' illusione pessimistica avvolge tutto quanto l'edificio politico o tributario lTlOI'ituro c ne aITret!3- la caduta. Gli è ciò che si ebbe alla vigilia della rivoluzione frano cese, c,)me atte;;tano quasi unanimemente i cahiet's dei ll'e ordini e dornallrlanti che il voto di ulla costitul.ione IlI'eceda qualsivoglia altra deliberal.ione e condannanti tutte quante le vecchie imposte senza alcuna distinzione ('). In pari tempo però a questo indil'il.l.o dell' opinione pubblica se ne intreccia un altro di esagerata fiducia per \' ordine di cose atteso, È la nuova illusione ottimistica con tutte le sue

(,)

PUVIANI •. -

Il

proùlcmn ",follistico

/Iella SCiC/l~(L dcllc Ji"al!~c.

- RifDI·me. Sociale, fusc. ~., nnno

I Il, yol.

(')

GOMEL.

-

l/istoirc fil/ancié/'c

dc

VI. l' A~.,cmùli:e costitw'rtlc. -

Se

ne veggono i primi tre cupi.

24

aspettative, in gran parte caduche, che si accompagna al sor-. gere di ogni Stato ('). Sarebbe errore nondimeno il credere che in questa disso-

luzione di vecchie credenze e in questa composizione di nuove tutto quanto l'antico tessuto delle illusioni politiche e tributarie fosse lacerato, distrutto e rifatto c:r /lovo. Certe parti della an- tica opera rimangono intatte. Anzi qui vi è un fondo stagnante

di credenze erronee, di pregiudizi, di supel'stizioni, che non è

commosso neanche dalle più grandi burrasche politiche. Esso resta a pI'esidio di tutte le forme politiche. D'altro canto un CCl'to numero delle antiche illusioni ottimistiehe, condannate nel momento della dissoluzione e della illusione pessimistica, ben presto sono l'i messe in onore. Quanto vi ha nell' antico ordine di cose, che possa servil'e al nuovo, è dalle forze di

difesa di questo, rievocato e redento; così riappal'e buono ed . utile sotto nuovi aspetti ciò che sotto altri parve cattivo e nocivo_ Per quanto adunque in ogni tempo si agiti in ciascuno un contrasto di illusioni ottimistiche e pessimistiche, i cui effetti finali tendono soltanto in pal'te a neutralizzarsi, e che ad ogni modo male si riesce ad apprezzare, nondimeno volta a volta, secondo certe circostanze, grandi correnti di ottimismo politico e finanzial'io invadono le masse e sopravvanzano a gran pezza

le forze delle concezioni pessimistiche e viceversa.

Una grande fantasmagoria si dispiega sui giudizi delle moltitudini in una nebbia a strati ora più leggeri, ora più

densi, qui rosei, là caliginosi, Così nel campo politico in genere, come nel finanziario in ispecie, si riscontra uno strano giuoco

di luci e di ombre, che nascondono la verità. Non si vede più

ciò che è, e si vede ciò che non è; vane parvenze prendono corpo e cose vere prendono l'aspetto di ombre e scompaiono.

(,) • Gli uomini mutano volontieri signore, credendo migliol'ure. , .

di che s ' ingannano, pcrchè \'eggono poi per

esperienza D"cr

peggiorato.

E non ti puoi munlenel'e amici qnelli che vi ti hanno messo (III governo) per lIon li poteI' soddisf"re in '1"cl modo che si erullo presupposti D .

(MACHIAVElLI,

Il principe, cnp.

III),

(Continua).

25

CAPO II.

Partizioni della

~

1.0

mlteril.

Partizioni lliù geurrali.

La te ~)ria dell' illusionc nelle elltrate pubbliche dcye in primo luogo precisare la natum dei r(~nomcni, che studia; quindi chia-

rire tutti quei fatti psichici, che collsistono in un' alterazione

di quel peso dell' imposta, che s1\rebbe sentito dal contribuente

quando fosse nelle condizioni piil adatte a valutaria. In secondo luogo è mestieri di considerare l'illusione in ri- spetto alla persona. È mestieri cioè irl\·estìgare chi sia piil spe- cialmente vittima dell' illusione; quali forme sieno più proprie ad ingannare certe pCl'sone o classi di persone piuttosto che certe altre persone o classi di pel'sone; e di illdagare inoltre chi sieno

i soggetti attivi d'illusione, che la diffondono e la propagano. Infine si presenta il bisogno di conoscere quelle forze prime

e fondamentali, alle (IUali l'inui\'iduo e le ma~se obbediscono e che compongono, organizzano a sistema, perfezionano e dissol· vono la compagine uell' illusione tinallzial'ia. 'nsomma la teoria dell' illllsione nclle ell/mte puulAiclw ,,;- cerca la Halura delle illusioni l'dalice alla valuta:;ione dci sa- crifici sopportati dai contl'iuuelll.i, il sO!.J!Jetto che subisce cd il soggetto che d(ffonde s':ffatti appre::;amellli llonchè le cause ul· time che li determinano, li modificano e annullano.

§

2.°

Natm'a del fenomcno, che fOl'lII1l at'golllcnto delle nosh'e l'i· cerche.

I fenomeni, che formano oggetto delle nostre ,'icerche, sono

fatti

del

mondo

interno, fatti

psichici. Essi appal'tengono alla

26

massa dei giudizi politici e cospirano a rappresentare lo Stato dal punto di vista del SliO costo in contt'ibuzioni, insieme ad al- tri giudizi, che tengono conto di altre speci di penosità inflitte dallo Stato (servizio militare, servizio di giurato, restrizioni im- poste dalle leggi, persecuzioni a certe classi, ecc.); mentre d'altro canto un altro complesso di giudizi tende a rappre:;;entare lo Stato dal punto di vista delle utilità prodotte, I giudizi politici valutati vi del co:;;to contributiyo si fondano o su una vera o su una falsa conoscenza della pcnosità della contribuzionc, cioè

La teoria dell' illusione sulle entrate pub-

sono o esatti o fallaci.

bliche studia (luesti ultimi c piLI specialmente in quallto l'cl'l'O\'e in essi compreso consiste in un l'estringimellto di pena, essendo .questi più importanti di quelli, il cui erl'orc consiste in UII' esa- gerazione di pcna. Per modo.che il nostro tema consiste in una ricerca sui giudizi politici, fallaci per attenuazione del costo con- tributivo. Con che il nostro argomento è circoscritto nelle sue qualità specifiche e designato altresì per le sue relazioni coi fe- nomeni generici più prossimi, Quella fl'ase infatti procede per via di successive limitazioni a precisare meglio il fenomeno 'da osser'val'si, mostr'andolo dapprima come compreso Ilei giudizi

poi ulte-

riormente riferendosi a quelle fallacie; che cadono sul costo COI!-

tribu.tivo, e infine a quella sottospecie di tali fallacie, che si ri-

politici; poi rcstringendolo a quelli, che sono fallaci

sol vono, non già in un aumento, ma in

Le qualità specil1che c le qualità genel'iche del fenomeno da noi studiato possono essel'e assai facilmente rappl'esentate graficamente con alt:uni circoli concentrici, i quali nella loro decrescente grandezza ci indicheranno un' estensione (denota- zione) sempre minore ed una comprensione (connotazione) sempre maggiore (fig. gO).

una attenuazione di pena.

27

27 (Figura \i'). SlIcci fUlulamclltali Ili illusione llelle l'lIh'atc pubbliche. a) - Illusioni per

(Figura \i').

SlIcci fUlulamclltali Ili illusione llelle l'lIh'atc pubbliche.

a)

-

Illusioni per occullamC/lto della rieclwz:a l'equisita.

Questi giudizi el'ronci, che costituiscono illusioni nclle cn- tl'ate pubbliche, sono numerosissimi cd as:"ai varì. Ebbene hall/w delle relazioni fra loro? Si unifOl'mano a certi principi? Per quanto a prima vista si preselltino sotto le apparenze più varie, alla rinfusa e come estranei a qualunque norma e disciplina, riesce, dopo un' attenta osservazione, di scoprire al- cuni principi fondamentali, a cui tutti quanti si collegano e da cui dipendono. Secondo noi, tutti gli errOl'i per attenuazione del costo contributivo, si l'accolgono in tre gruppi (a, b, c). a) - Il primo gruppo comprende quegli errori, che consi- :

stono nell' ig/lOrafiZa di certe prestazioni CO/ltributive, sotto qual-

siasi IO/'ma pa!Jate.

28

Il contribuente paga imposte o porziolli d'impoRta senza avvedersene. Ogni ricchezza lIascosta viene a cost!tuire la sop- pressione di uno stimolo doloroso e ad attenuare quella pena complessiva, che \' imposizione, veòuta nella sua pienezza, avrebbe prodotto. Qui fanno capo allcor'a le illusioni consistenti nel credere che le prestazioni altrui e le entrate pubbliche, prese nel loro insieme, sieno infcr'iori al VCI'O. Tutti questi giudizi erronei suppongono un discostamento più o meno grande da una condiziolle ideale, nella quale il cito tadino a\"cs,::e un' esatta conoscenza del vel'O ammontare delle propl' ie e delle altrui contribuzioni,

§

·1:'

Speci fondamentali d'illusione nelle entrate pubbliche.

b)

-

Illusioni

pe/'

occultamento

di

e:fletti

penosi

mzdiati

dcl-

 

/' imposta.

l\Ia si può a\'er'e un' esatta conoscenza dell' ammontm'e

delle imposte pagate, della quantità cl; moneta, chiesta da que- ste e nondimeno cadere in fatsi apprezzamenti intorno ai sa- crifizi, che da esse deri\'er'allflo. Questi imperfetti apprezzamenti del costo, indipendenti da un' esatta conoscenza dell' ammontare dell' imposta, si distin- guono in due gr'uppi.

inesatto apprezzamento del costo o del sa-

crificio di una data imposta perciò che si tenga conto sottanto degti ejJ~tti penosi più pl'Ossimi di essa e non d' altri ~ff~tti pe- nosi, che seguono talora a gl'allele distall::a il sacrificio cOlltri- bulico e che SOIlO di questo /1ecessaria accessione. 'Cosi si può

ignorare che da certi eccessi fiscati deriverà la rovina di questa

o quella industria, t'emigrazione di lIna porzione del · capitale

nazionale, la disoccupazione di un certo numero di lavoratori, una depressione del loro salario,la loro cattiva alimentazione,

b)

-

Si

ha un

29

un incrudimento di certe 101'0 malattie, un aumento della 101'0 mOl'talità, una spinta alla loro sregolatezza, un impulso all'au- mento della popolazione proletaria, al crimine, alla prostituzione. Si può ignorare che certi eccessi d'imposta saranno condizione per impegnarsi in una guclTa, per ispiegare un' azione corrut- trice sul paese in un momento elettorale, per assicurare alcuni

classe a <lanno di un' altra, e via dicendo.

vantaggi ad una

Questa ignoranza dCflli c.1f~tti penosi remoti drll' imposta, tino a

un certo punto almeno, è comulle a tutti. Neanche lo spirito più penetrante saprebbe misurare con esat· tezza tutti quanti gli effetti penosi remoti derivanti da questa o quella imposta. Ma anchc una mediocre conoscenza di quei mali è largamente impedita per ciò che essi si sviluppino in un tempo spesso lontano dali' istante, in cui l'imposta fu pa- gata e sembrano collegarsi più davvicino ed esclusivamente

a fatti piLI prossimi, di natura di versa dai fatti finanziari. Con ciò si fa palese che un esatto giudizio della intera penosità delle contribuzioni diventa qualche cosa d'immaginabile soltanto nella speculazione astratta, dove uno si può figurare il contri-

buente ideale, p ::rfelto. Questa specie d'illusione pertanto, fino

a un cel' to punto, costituisce la condizione comune. :\ondimeno può dirsi che certi contribuenti o certe classi di contribuenti in qualche parte si sottraggono ad essa e prevedano o almeno presentano mali, che vel'l'anno ad aggiungersi alle pene con·

tributive immediate dell' imposta

valora specialmente in riguardo a quei momenti stOl'ici, in cui ciascuna imposta aveva una speciale e ben designata de,;tina- zione. Quindi è lecito anche in questa sede padare di contl'i- buenti illusi e disillusi.

Ma per rispetto a questi errori è facile fin d'ora ossel'\'are

che essi tendono a riufli['si ed a confondersi con quelli relativi

insieme di giudizi politici, che tiene conto di penosità

La quale osservazione ha

all' altro

inflitte dallo Stato, diverse dalle penosità contribu.tive, persecu- zioni politiche di certe classi, sel'vizio militare, ecc. 2"), che sono estranee alla presente ricerca.

3.)

§

5.°

Speci fondamentali d'illusione nelle entl'ate pubbliche.

c) - Illusioni per occultamento degli effetti penosi immediati aeU' imposta. Modi coi quali l'occultamento è ottenuto:

L - Coll' CtDvicinamento delle pene injlitte dall' imposta a certi momenti di intenso benessere del contribuente.

e) - Il secondo gruppo cl' illusioni consistenti in Ull

ine-

satto apprezzamento del costo o del sacri~cio recato dalla im- posizione, ed indipendenti da una esatta conoscenza dell' am- montare di essa 4°), si appoggia ad un calcolo inesatto degli effetti penosi immediati del tributo. I. - Assai di frequente questa fallacia è il risultato di un auvicinamcnto dell' imposta ad istanti, nei quali nell' animo del contribuente certi piaceri raggiungono il massimo grado di loro intensità. Un aumento di benessere, specialmente se improvviso, agisce come un improvviso arricchimento di beni, anche quando non dipenda da ciò. Esso produce d'ordinario un deprezza- mento pill o meno grande del valore subbiettivo delle singole unità delle nostre ricchezze. Ma questo stesso fatto provoca una spinta dispendiativa, una maggiore propensione a spendere. Un 'evento piacevole spesse volte è tale solo perchè permette certi consumi; ed altre volte si collega ad altri consumi, seb- bene abbia un valore in sè. Ma questi stessi fatti piacevoli, che in genere rendono meno penose le spese fatte spontaneamente, rendono anche meno

penosi certi dispendì coattivi, certe perdite indipendenti dalla

imposte perdono più o meno della

nostra Dololllà. È così c~p

loro affiittività quando sono avvicinate a certi piaceri del con· tribuente. In tal caso essi agiscono più direttamente come atte- nuazione del costo contributivo e danno luogo a giudizi valu- tativi, che rientrano nelle illusioni sùlle entrate pubbliche. Altra volta poi questi eventi sono legati per fili più o meno deboli a servigi pubblici e ne aumentano assai il valore. Allora l'at-

le

31

tenuazione del costo conh'ibutivo è soltanto indiretta; il feno- meno principale è costituito da un subito ìngl'andimento del- l'utilità dello Stato e provoca giudizi valutativi, che rientrano nella illusione sulle spese pubbliche. I giudizi, che noi facciamo del costo contributi\"o sotto il fascino di eventi piacevoli indipendenti da servizi pubblici, sono fal- laci, illuSOl'i, perchè noi giudichiamo il grado del nostro sacri- ficio in momenti di eccezionale benessere, di eccezionale forza morale, di febbre psicologica. Non è qui che noi dobbiamo fermarci a vedere la vera estensione di questa ~pecie di illu- sione, quali eventi di natura economica ed estra-economica val- gano a determinarla (capo VI). Certo è però che tutti gli uo- mini possono essere vittime di tali illusioni. Vi è una legge a cui tutti sono soggetti, per la quale un dolore in date condi- zioni si attenua in vicinanza di un piacere. Basta che l'arte finanziaria se ne valga perchè l'illusione si ingeneri. Il che mostra che questa fallacia può divenire di generale estensione tutte le volte che lo Stato sappia \'olerlo. N'iuno da essa sfugge nell' atto del pagamento del tributo, mentre invece una parte più o meno grande di contribuenti può sfuggire alle illusioni dipendenti da un occultamento di parte della ricchezza requisita e alle illusioni dipendenti da occultamento degli effetti mediati dell' imposta.

§

6.°

Speci fondamentali d'illusione nelle entrate pubbliclle.

c)

-

Illusioni per occultamento degli effetti penosi immediati

dell' imposta. Modi coi quali l'occultamento è ottenuto:

II. - Coll' aooicinamento delle pene inflitte da una imposta a pene inflitte da altre imposte o da eventi estm-finanziari.

Il. - L'apprezzamento imperfetto degli effetti penosi im- mediati dell' imposta 5°) altre \'olte è stato ottenuto mercè

lo stabilimento delle pene contributioe in tali r<Jlazioni .fra loro

da

renderne

talune o inaooertibili o

meno

aDvertibili, così

da

32

minorare la pena complessiva. Qui l'attenuazione della pena non risulta da una certa distribuzione delle pene dell' imposta accanto a certe cose utili, o fatti piacevoli, ma da una certa distribuzione delle pene fra loro. Anche qni ci troviamo di fronte a un grande principio, da cui è regolata la nostra sensibilità e su cui si è lal'gamente appoggiata la pratica finanziaria. Il principio è questo, che or- dinariamente certi fatti recanti pena pel'Jono assai della loro

intensità quando sono a V\'icinati

molto maggiore. Chi è avvertito della rottura del suo ombl'ello

ad altri fatti recanti una pena

o

della perdita del suo ba~tone nel momento, in cui vede al'dere

la

sua casa, non sentirà, all' annunzio dei primi accidenti, la

pena che ne avrebbe, se l'incendio non avvenisse. Quando noi

ci troviamo in certe condizioni di benessere, o almello non di-

sturbati da alcuna afflizione, prestiamo ordinal'iamente tutta la nostra attenzione al più lieve evento dolm'oso che ci occorra,

e con ciò ci rappresentiamo la sensazione penosa in tutta la

sua ampiezza. Quando invece noi siamo sotto grandi dolori, ci sembl'ano futilità certi dolori, che in altri momenti considerammo quasi insopportabili. S'intende bene che questo pl'incipio non ha un valore as- soluto. In certi casi il sOlll'avvenire di un dolore anche minimo accanto ad uno grande, può spingJre il paziente allo spasimo e alle risoluzioni più disperate. Ciò ha importanza per la dissolu- zione del sistema delle illusioni. Vedremo piil tardi come pic- coli eventi penosi \"algano a lumeggiare e a rendere intollel'abili ingenti sacrifici, sopportati lungamente con pazienza. e quasi inavvertitamente.

Ma qui noi ci al'restiamo a quel primo e generale processo, che niuno certo vorrà contestare, e pel quale ordinariamente cede pene, messe in relazione con certe altre, perdono d' im- portanza. Onde è aV\'enuto che molte pene, che certe imposte avrebbero arrecate quando queste fossero state stabilite isola- tamente, distintamentl" abbiano avuto mitigazione, Ma a questo punto si deve aggiungere che le attenuazioni delle pene immediate di certi tributi possono deri\'are dalla

33

correlazione, in cui questi sieno posti con altre pene di carat- tere estra-tributario, Infatti l'attenuazione di certe pene prodotte dalle imposte non dipende solo dall'essere esse collegate ad altre pene prodotte da imposte ol'iginarie o principali, ma dall'essere certe pene d'imposta, grandi o piccole, collegate con afflizioni

o preoccupazioni di carattere pri vato o pubblico del contri- buente, Co"ì chi è amitto dalla perdita di un caro parente sarà poco disposto ad avvel,til'e cede scrocconel'ie del sagre- stano, del campanaro; egualmente chi stà trattando affari, pieno di fJl'eoccupazioni, lIon av\'erte cel'te minime imposte, cui saggiace, pet' escmpio, il centcsirno clic paga per l'acquisto di una scatola di liammifel'i, Anche il soppravvcnire di sl'enture pubbliche, il minacciare di pel'icoli lIazionali e perfino la esa- gerazione o addirittura la invenzione di quelle o di questi, danno luogo ad attenuazioni degli effetti penosi immediati ùi imposte, oppOl'tunameute collegate a quegli eventi, In tutti questi casi il giudizio sulla penosità dell' imposta è modificato da una specie di o~pressione, di estenuazione do- lorosa, o anche di eccitamento, che rappresenta un distacco pitl

o meno grande dalle condizioni nonnali. Di questa specie d'illu-

sione il legislatore ha saputo yalersi per ri;;petto a tutti quanti i

contribuenti, quando collegava certe imposte a cel'te altl'e o ad

eventi penosi estra-tributari di carattere pl'i\'ato; e per rispetto

a certi gruppi di contribuenti, quando collegava soltanto certe imposte aù immaginari pericoli pubblici,

Se anche la. minuta ripartizione dcI tl'illUto sulla ricchezza disponibile valga n nascondere una parte degli effetti penosi prodotti dall'imposta e se dia luogo ad una forma speciale di illusione. Conclusione,

Si domanda: se una nuova fallacia sul vero peso immediato dell' imposta non sia altresì prodotta da lIna distribuzione pos-

sibilmente perfetta del tributo in

1/ibili

del

contribuente. Infatti si

relazione alle

ottiene

una

ricchezze

significante

dispo-

miti-

34

gazione del peso dell' imposta, non solo avvicinando questa a certi eventi piacevoli o a certi eventi penosi (§§ 5° e 6"), ma distri- buendo l'imposta nel tempo e sulle manifestazioni varie della materia imponibile, in modo da n011 portare alcuna brusca pel'turbazione nella distribuzione del reddito fra i bisogni privati. Alla percezione dell'imposta a piccole rate d'ordinario fa riscontro anche la percezione del reddito nello stesso modo, pCI' guisa che quell e trùvano in questo continuo alimento, Nell' industria, nel commercio, nelle pr-ofessioni libcl'ali, nelle occupazioni manuali il reddito si ottiene con piccoli e frequenti zampilli. Quando r imposta fosse percetta di raro, il contribuente dovrebbe teso- l'eggiare poco a poco forti somme, lottare giorno per giorno, ora peI' Ol'a, contro infinite tentazioni; ricorrere al pl'cstito al- lorchè la data del pagamento del tl'ibuto sopravvenisse prima che egli avesse raccolto il bastevole per fronteggiarlo; pagare interessi; sobbarcarsi all' umiliazione di ricorrere ali' aiuto d'altri, ecc. Dimodochè il noto principio di arte finanziaria, suggerito da Adamo Smith, di far coincidere l'imposta coi momenti più comodi a pagarla, viene così attuato. Diventa inutile il sapeI'e il momento, in cui si riscuotono le entrate private quando l'imposta si sminuzza all' estremo. Tutti sanno che il pa- gamento di una somma a piccole porzioni è ordinariamente preferito; solo a questa condizione molti riescono a ven- dere la loro merce, i loro serl'igi. E quando si vuole ottenere il pagamento in una volta sola, bisogna vincel'e la resistenza del compl'atol'e con speciali concessioni, facilitazioni nel pr'ezzo, premi (agli abbuonati ai giornali). Senonchè il giudizio che l'imposta pagata a piccole rate sia meno penosa, non sorge da condizioni eccezionali, come abbiamo visto accadere dei giudizi sul peso contributivo, fatti sotto la piena improvvisa di un benessere e di un doloI'e (§§ 50 e 6°). Il fatto no,.male, comune è che il reddito sia percepito alla spicciolata; e le valutazioni delle cose e dei servigi privati e pubblici saranno normali anch' esse, se si adeguino alla reale potenza disponibile del compratore. Sicchè il giudizio che l'im- posta frammentaria sia meno penosa nOli è fallace, lIon è effetto

35

di ulla illusione e non forma quindi argomento della nostra teoria. Sia che il tl'ibuto sia posto in certe relazioni colle pene e coi piaceri del contribuente, o nella migliore corl'elazione col reddito disponibile, lo Stato p/'ellde sempre la /'icche,zza ai p/'i- vati Ilei modi e Ilei momellti, iII Cl/i ha per essi [ln minor valore, Ma quando il tributo sia posto nella migliore correlazione col readito disponibile, il giudizio sul minor valore della ricchezza ceduta, nOIl è già un giudizio di sorpresa, esaltato, ispirato da passioni momentanee, mentre invece tale è appunto il giudizio

quali cio il tribuLo sia

provviso benessere o malessere del contribuente. Ma d'altr'o canto si potrebbe notare che appunto per' la rispondenza dell' imposta alla ricchezza disponibile molte volte il contribuente perde del tutto di vista certe quantità di beni l'equisitigli, che queste vengono così avvicinate all' acquisto delle cos~ desiderate, al sopravvenire di eventi piacevoli, alle preoccupazioni e alle pene del contribuente. Lo spir'ito umano non si isola da moltissimi punti di mira, da cui è continua- mente attratto, per fissar'si sul solo fenomeno finanziario. E quanto pitr minuta è la contribuzione, tanto meno il suo punzecchiare si distacca da tutte le pene, da tutti i piaceri, da tutte le spel'anze, da tutti i dolori del contribuente. Nel tram- busto della vita il pensiero non r'iunisce serenamente i molti frammenti dell' imposta, non li pesa unitamente; molte quantità minime vanno perdut!.-, non sono messe in COlltO. Solo che queste fallacie non costituiscono già delle forme nuove fondamentali di illusione. Non sono altro che le forme stesse di illusione, di cui si è parlato nei paragrafi. precedenti. Sicchè può concludersi che la più perfetta distribuzione del tributo colla ricchezza disponibile non dà luogo affatto a giudizi illuso/'i speciali, ma solo facilita quelle illusioni attenuanti gli effetti penosi immediati delle imposte e che derivano dall' avvi- cinamento di queste a certi piaceri, a certe pene, a cCl·te pre- occupazioni del contribuente o da un occultamento di parti di beni requisiti.

posto in l'elazione immediata con un im-

36

Noi possiamo dunque

concludere

che

le

speci

fondamen

tali di illusione sulle entrate pubbliche attenuano

il

costo con

tributivo mercè:

a) Un nascondimento di ricchezza rcqr;isita, ossia di una

certa quantità di stimoli penosi,

b) Un nascondimento degli eU;~tti penosi immediati del-

del

i' imposta cd ottenibile soltallto mcrcè eli un at'vicinamento tributo a certe pene del contribuente o a certi suoi piaceri,

c) CI! nascondimcnto dcyli effetti penosi mediati dell' im-

posta, i quali però, in parte almeno, eccedono i limiti della nostl'a ricerca. Ed ora dobbiamo chiederci: quali sono i fatti e gli istitu.ti,

Qual i

forme tributarie e contabili hanno saputo nascondere agli occhi del contribuente una parte delle imposte, che egli pagava (capi III, IV, V)? Quali imposte sono riuscite ad avvicinare la pena da loro inflitta al momento di un improvviso benessere o di gravi pene o preoccupazioni del contribuente (capi VI, VII)? Soltanto dopo che avremo risposto a queste domande ci accin-

geremo a ricercare: Chi diffonde e chi subisce l'illusione e perchè tutto ciò si compia.

che hanno valso

ad

iU[jcllcrarc

tali

speci

di

illusione?

---e --

37

CAPO III.

Occultamento di masse di ricchezza requisita

In relazione atte singole fonti

di questa.

Dell' illnsione

generale.

[H:lI'

;:j

1.0

occllltazione

di

l'icc1Iezzc

requisite

in

L'illllsione, di cui dobbiamo qui (r'attal'c, consiste in Ull {!/'/'OI'C sulla 'fuanlilà dell,J r:r)JItl'il)[!~ioni, che effettivamente i contl'ibJùnti SoppOl'tano al presente o dOlTanuo sopportare in un periodo avvenire. Tale errore può manifestarsi così nel crede l'e maggiore, COlTII! nel credere minol'e del vero, quella quantità Il primo di questi casi si manifesta d' ol'Clinario con propor- zioni ristrette, di raro e non aequi"ta gl'ande importanza che in certi momenti stol'ici, Ilei quali il popolo è in\'aso dall' insof- ferenza, dallo spil'ite' della l'i\'olta e nei quali si sciolgono molti nodi della vasta rete dell' illusione finanziaria. Il secondo di questi casi, che consiste nella faba idea del contribuente di pagare o di dover pagare meno del "ero, ha una importanza massima nella storia, nella teoria e nell' arte finanziaria; di esso ci oceupel'emo ora. In forza di tale errore il cittadino sfugge a quella pena differenziale fra la pena reale e quella virtuale, che sopporte- rebbe quando conoscesse per intero la somma delle sue pre- stazioni pubbliche. Ci sforzel'emo di "icel'care ili quali parti del sistema tributario, con quale estensione, con quali fatti ed istituti si diffonda l'illusione per occultazione di masse di l'ic- chezza requisita.

38

Occultamento di l'iccbezza requisita nei l'edditi e nelle alie- nazioni dei beni demaniali.

I dcmani, così coi 101'0 l'ct/diti, come colle 101'0 alienazioni, hanno in maggiore o minol'e misura, a seconda di numel'ose circostanze, nascosta ai contribuenti una parte delle l'icchezze impiegate al soddisfacirnento dei bisogni collettivi. Il popolo si trova assai pitl lontano, staccato da quei beni che non dai beni, dei quali ha la dirctta pmprietà individuale e si abitua a con- sidel"al'e il costo dei servizi pubblici come fOI'mato solo dagli

elementi tolti alla t'ol'tuna, che pl'ovvede ai suoi bisogni pl'i\·ati. Esso dimentica quell' altl'o elemento del co,;to dei servigi pubblici che è il demanio. Quanto piLI si fa strada la convinzione che i beni del de- manio appartengano legittimamente al principe, la sensazione

di una pena qualsiasi e la coscienza di una contribuzione pri-

vata in dipendenza

dall' impiego di quei beni si spegne nel

contribuente. Questi poco a poco si abitua a considerar'e come

imposta ciò, che immediatamente cede del suo patrimonio pri- vato; non vede e non sente di pagare una parte dei servigi

che ha nei beni demaniali . Da questo punto

di vista, gli atti del principe compiuti in passato nel senso di

fai' prevalere il principio, sernpl'e contestato del resto, che i beni demaniali gli appartenessero, ebbcI'o pel' risultato di atte- nual'e le sensazioni penose dei contribuenti. Così l'essere stati

i beni demaniali pre\"alentemente adibiti alle spese pubbliche più intimamente connesse alla dignità del SO\Tano; ai bisogni

della sua famiglia e della corte; l'essem stati amministrati e dispensati, almeno in Ull certo momento storico ('), dal principe

tenuti e conteggiati in

una cassa distinta da quella delle imposte, dovette condurre molti nella convinzione ehe il principe avesse Yel'amente la

pubblici con ciò,

senza \' approvazione delle deputazioni e

39

proprietà dei beni demaniali e però a credere falsamente di ricevel'e certi sel'vigi pubblici gl'atuitamcllte e che il costo della cosa pubblica fosse meno oneroso del ·vero. Ma anche dopo che la teoria della sovranità popolare pre- vale, le illusioni ottimistidJC eccitate dal demanio non sono intel'amcnte bandite. l{,csta un buoll numero di cittadini, che

ignOl'ano interamente di esse l'C pl'Opl'i etar'i, oltl'ccchi! dci 101'0 beni privati, di lIna certa quantitit cii altl ' i beni ammillistrati dallo Stato e destinati esclusivamente a fornire renùite puLbliclw. ~Iolti pl'Opl'idal'i, Illnlti capitalisti, molti pl'oko'sionisti probabil- mente nOli hanllo mai pClIsato di po::,sedcl'e cerlc terrc, certi boschi, cel'ti vigneti, ce l'le case, cel'te industrie, di cui i redditi

copr'il'e le spese pubbliche . Meno

poi i moderni pl'oletari della campaglla e della città suppongono

sono inter'amente destinati a

di

paga l'e certe imposte in qualità di comproprietari di telTa,

di

ferrovie o di una banca di Stato. Altl'i poi dei contl'ibuenti

degli Stati moderni, pure conoscendo vagamente l'esistenza dei beni demaniali, ne suppongollo il valore capitale o il reddito inferiore al vero . In tal condizione d'animo il citta· dino o non fa calcolo alcuno o fa calcolo incompleto di LIlla pal'te dci beni, che consacra a Ilo !::ilato. Ma quand' allche il contribuente sappia di e!:;scl 'e un com-

pl'opl'ietario di belli demaniali e ne conosca il pl'cciso ammon-

tal'e, è tl'atto a stimal'e i suoi sacl'ilici fati i

cosa pubblica assai imper'fettamente c al disotto del 101'0 giusto valol'e. Ciascuno prova UII dolol'e molto minore nel cedel'e allo Stato beni, chc possiede in comune con tutti gli altri e da cui

è in cel'ta guisa già staccato, che nel cedel'e beni es clusiva- mente suoi ed ai quali si sente con mille "incoli legato. :\'iuno considera come propri in particolare i beni demaniali, che tulti gli altl'i possiedono egualmente, e i cui redditi ci giungono solo indil'ettamente e in misura indeterminabile sotto forma di ser- vigi pubblici. In rispetto a quei beni non intel'vengono quei rapporti di disponibilità, di continuato possesso, di contatto, che rendono sì cara la proprietà. Si finisce insomma col conside- ral'e più o meno l beni demaniali come appartenenti ad un altro,

pel' tal modo alla

40

a un

terzo una parte delle spese pubbliche, che noi dobbiamo pagare. La natura imperfetta di una proprietà, che per' la maggior

parte non si è mai visla, di cui i redditi

materiali non si sono

mai toccati, e che è stata sempre destinata a !'copi estranei alle nostre speciali vedute, ai nostri piacer'i c dolori più intimi

terzo diver~o da noi e coll' addossare ai redditi di que~to

e

privati, c:i distoglie da un aCCllI'ato esame circa l'equiyalente

di

utilità pubbliche o pri\ate, che potl'ebbel'o ricayarsi dai red·

diti n dalla \'cwlita di qllei helli, Perlocchè i beni demaniali,

anclll! oggidì, IIl-!lItre h 101'<) pl'Opr'iet.\ è notol'iamente tr'ibuita

al popolo, !'el'\' Ilno, slw t: i,dmentc là dove forniscono anCOl'a ceno

tinaia e t:l!:llillaia <li lnili"ni al bilulll:io, ad att.enuare una parte cospicua del peso delle cI)nll'ibul.iolli civiche. Es,,-i hanno poi nn~costa ai ~ontribuenti anche ulla par'te dei loro sacrifizi in quanto l'ammini"trazione governativa dive· nisse più spiccatamente illferiore alla pr'ivata nel condurre im· prese economiche. Il contribuente, che in tali momenti considera i sacrifizi fatti dalla società sulla base degli c1Jutlioi redditi demaniali, ottenuti dall'amministrazione go\'\:!rnati\'a, cade in un errol'C, Pel' conoscere il \'ero costo dei sen' izi pubblici si don'ebbe far'e il eonto dei l'edditi potenziali, che l'amministraZione privata avrebbp l'icavato dai belli demaniali ('), Il di meno, che fu ottenuto dal- l'amministrazione pubblica, va calcolato come spesa sociale da aggiungere ai redditi demalliali elTeuivi e alle altre contribu- zioni ('),

(I) III cc,' li momellti s lo,'id e speciallllente u cel'le persone il donno

s ociale del'ivallle d"lIa mal" amminislrazione del demanio il aSSili visi!.ile, Vedi, per esempio, la ri"po,la naIa du:;li Stati Generali nel 1;:.84 SOllO En- rico III alla prima delle queslioni fiscali loro proposte dal govel'no, CL"-

MAGER"N , H<sloirc dc l'impùl ,'/I Fral/ce,

(') Se spcriali ,'a:;ioni n' indole polilica, sociale o ilnelle !'lrellamente

'Iuei beni

economica uubiullo eOllsigliill0 lo SlalO

deml1niuli, esse do\'ru'lllo essere lenute in conio dal punlo di visla del-

l' lIlilil;\ dei ser\'igi publ

ma restc,'il sempre il do\'ere di calcolore dulia

purle del costo di questi lo scapilo, di cui si porla nel leslo,

I I,

IIu

2;.3 ,

conservazione

di

lici,

41

l\Ia come si è detto, i demani hanno servito ad occultare una pal'te delle entrate pubbliche, 1I0n solo col concorso dei loro redditi, bensì allche colle 101'0 aliena::ioni. Dna delle ra- gioni anzi della diminuzione dei demani l'urali lungo il corso degli ultimi secoli si deve trovare nella loro eccellenza, dal punto di vista dell' illusione, a provvedcre ai bisogni stl'aor'di- Ilari in cOllfronto agli alfl'i meni lillallziar-i disponibili. Le nuove imposte o l'i llaspl'imenlo dellc antidw e i pI'estiti pubbli<.:i turo bavano assai più l'opinione comune, urtavallO assai più bru- scamcllt() e di"eltamente l'interesse dei contribuenti, di quello che una serie di vendite di demani. Le impo;.:te ed i pI'estiti implicavano una confessione ùa pal'le ddl' autol'ita pllbhlica delle cattive condizioni ùella finanza, eccitaI-ano discussioni sul· 1'impiego fatto delle somme gia vel'sate alI' cl'al'io, su quanto abbisogna\'a vel'amente, sugli interessi dei pJ'estiti, ecc. Una successione di alienazioni di demanio concedeva di prol'vedere a bisogni straordinari senza diI' nulla, senza dichiarar nulla,

senza chieder nulla, rimandando

malcontenti. Il fatto aveva importanza solo per un cerio nu- mero di persone ricche, per gli acquirenti interessati a secon- dare quelle operazioni. Sovratutto yalsel'o ad occultare le entrate pubbliche sfra- Ol'dinarie le vendite occulte, mascherate di demanio. Il che si ottenne colle pi[jnoT'azioni di questo; in furza delle quali il pl'in- cipe cedera ai suoi sovventori, in correspettil'o a certe somme di danal'o, pal'te dei beni pubblici con diritto di riscatto. Queste cession i, con cal'attere tran~itorio, lascia l'ano sussistere la spe· ranza che i beni pignorati sarebbero stati l'i::::cattati dal pl'incipe. T.ale speranza, che si fondava sulla natura giuridica del contratto, comunque spesso delusa (§ 8°), e i deboli vincoli, coi quali la propl'ietà demaniale era legata agli affetti del popolo, rendevano poco avvertibili quelle alienazioni e poco penose. Adunque, dal plInto di vista degli interessi ristretti del go· vernan:e, la vendita palese ed occulta dei demani costituì lo spediente principe, il più economico, quello che meglio d'ogni altro procurava cel'te somme col minimo ~forzo ed allarme dei

all' avvenire le angustie ed i

42

contribuenti. È vero che con ciò si rinunziava a valersi in fu- turo dei redditi demaniali, corrispondenti al capitale venduto. che pure costituiscono un eccellente mezzo d'illusione: ma il presente pel' l'uomo politico vale assai più del futlll'o 8°).

Ai nostri giorni l' Inghiltcl'l'a, la Francia e l'Italia son r'i- . masle quasi sprovvistc di demani agricoli e però si sono spo- gliate di un mezzo d'illu,:,ione linanziaria, tli cui invece dispon- gono ancora largamente i paesi tede",cl1i e la Russia. Ma un

\"alore, un demanio industt'iale, sorge

e si allarga anche là, dove si allnulla il demanio agl'icolo. I

. demanio di un immenso

contribuenti italiani, pel' esempio, "ono proj1l'ietar'i di lIna buolla parte delle linee ferroviarie, i CIIi pl'o"enti servono a l'al' frollte ai bisogni pubblici, L'alltico allestetico, di che i chirurgi tlella

valsero pel' attuti l'e il dok)\'e dei pazienti, POtl'il. ren-

der'e ancora utili servigi,

finanza si

Occultamento di ricchezza requisita ileI pl'ezzo dci prodotti.

Un occultamento di ricchezza l'equisita è ottenuto anche allorchè certe parti del reddito o del patrimonio e.Ui,ttioamente assorbite dalle contribuzioni assumono la falsa apparen.:a d'im- pieghi per la soddisfazione dei biso[jlli privati. Qui non è già un occultamento dipendente da un perdel'e quasi la conoscenza delle proprie ricchezze; ma un occultamento dipendente da un' el'l'ouea eonoscellza del modo d'impiego delle medesime. Ii contribuente conosce benissimo le diminuzioni, che subisce il suo reddilo o

il suo patrimonio, ma egli le stacc? erroneamente dalla massa

delle contribuzioni del paese e le r;attacca invece al costo delle sue soddisfazioni private. Il fenomeno avviene tutte le volte che

il cittadino paga a sua insaputa nel pre::.:o dei prodotti acqui- stati cer.te contribuzioni.

L'occultamento della massa di l'icchezza requisita da una imposta può essel'e totale o pm'.:iale. L'occultamento totale si a\'vera allol'chè il compratore (con-

43

surnatore o pl'Oduttore) ilei pl'ezzo di acquisto di certi belli paga

imposte incluse in esso e delle quali ignora del tutto l'esistenza.

L'occultamento parziale si av\'el'a quando il compratore

acquista certi articoli, sapendo bellsì che il pl'ezzo loro è stato aumentato dall'imposta, m<1 e:"sendo persuaso clte l'ammontare

di questa "ia int't'I'iol'e al

II pl'ezza del belle ecollomico pUlI cs"cre poi eleva to dil'et- talltl!lIte dallo Stuto pCl' l'ispetto a prodotti, sui quali estcnda il

suo IIlOn[)\,olio e puù cS":eI'e ele\-ato da ~t;-'I':i [Jl'iCali, che rie- s-::ono ad illcludere nel ntlol'c delle merci dazi doganali, dazi,

int 0l'lli, i,npostl' di pl'()(llizi o ne, I) illlp(l ;<te sl1.~li altlri, o imposte

dil'ette. Qui i pI'i\-ati agisconr) solto la o;;pillta di impubi egoi-

stici, i quali tutta ria tl'O\"lIllO la 101'0 condizione di esplicazione e sriluppc) in UII sistema tributario, cliC si appoggia a certi tri- buti e si fl'aziona in guisa da cOllsclltire le ripereussiolli. Ili sostanza, la condizione prima di questa specie d' illllsion~ é data dai sistemi tl'ibutal'i a base d'imposte multiple, sia che si tl'atti

di articoli di produzione governati m Illonopolizzata, sia di ar-

ticoli di Iwoduzione libera. :\Ia )' occultamento dell' ililposta sul pl'ezzo dei procLtti ot-

altre ci l'costa nze, le

quali hanno pel' ri"'Ldtato di a lIontanare l'insieme dei mezzi, che rendono visibile l'imposta dal momento in cui essa è de- finiti\'amcnte pagata dal contribuente. Così an'iene che, mentre da UII Ialo e di lontano fUllzionano colla nlaggiOl'c e\-idcllZa i

congegni tìnanzial'i, di cui i l'l'moli risultati sal'anrlO le elcva-

momento in cui il

contribueute definitivo sbOl'sa il tributo, niente lo avverte del suo sacrifìzio, Questo non gli è preannullziato da visite di agenti, da periti; non gli è designato da aleoolometl'i, da saccarometri, da

pesatori, da contatori, ecc.; nè da schede individuali o da pub- bliche tabelle. AI momento, in cui il contribuente paga [' impo- sta, niuno gliela chiede, né gliela preeisa. Chi sopporta vera- mente l'imposta non è conosciuto dal fisco; nèil tisco conosce lui. L'imposta è pel'cetta da lontano, in modo invisibile per ri- spetto a colui, che la sopporta. Insomma si ha tuttociù, che può

zioni dei prezzi nei prodotti, d'altl 'o Ialo, nel

tiene il suo pieno elldto pel concorso di

rel 'O,

44

servire ad imprimere nello spirito una intima colleganza fra 1'imposta ed i produttori ed a lasciare persuasi che questi sog- giacciano a quella; e vi è tutto ciò che può riuscire ad impri- mere la convinzione nel consumatore di essere lontano da qual- siasi assalto del fi"co. L'illusione si fa ma:;giol'c, piil completa, quanto piil chi anticipa per' la lll'ima mila l'imposta è estraneo Ilei suoi rap- porti e lontano nello spazio a ehi la sopP0l'lel'à definitivamente;

quanto piil si intel'pongono tempo, evenli e persone fra il con- tl'ibuente di dil'itlo c il eontribuentc di fatt o. Il consurnatol' e, che acquista un oggetto da chi ne paga direttam e nte il dazio

di introduziollc, versa in tali circostanze da dovcr avvertit'C

assai probabilmentc l'elevazione elel prezzo pl'Odotta dall' impo- sta, Uno degli argomenti, su cui Iwobabilmellte insisterà il ven-

ditOl'e per ottenere il prezzo desiderato, sarà quello delle imposte

da lui anticipate e delle molestie pet' ciò subite. Allorchè la

merce passa per molti ri\-enditori, riesce assai piit malagevole

all'uìtimo acquirente l'endersi chiaro conto dell' imposta, che

ha già in tante transazioni aderito al ~rezzo del prodotto: la

stratificazione tributaria si solidifica, diventa un tutto compatto col valor venale dell' articolo. Di guisa che là dove l'imposta,

per i successivi at'rotondamenti subìti e per gli interessi delle sue anticipazioni, diventa proporzionalmente più gl'ayosa, là appunto essa meglio si dissimula. Ciò spiega, pel' esempio, come abbia potuto tornare utile

in certi momenti l'abolire l'imposta sul macinato, elevando in

pari tempo il dazio di confine all' introduzione dei cereali L'im-

posta potl'à ben divenire più spogliatl'ice: ma è probabile che

la massa dei contribuenti, non turbata da ciò, che è lontano e

non si vede,

plauda per ciò, che è vicino e si vede. Le cose

qui dette bastano a chiarire come l'illusione per occultamento nel prezzo debba acquistare tanta maggiore importanza quanto più le operazioni tecniche dei singoli prodotti aumenti 110, il pe-

riodo produttivo si prolunghi e si estenda il mercato e divarchi il confine nazionale. Ben s'intende che gli spedienti fiscali, coi quali si allon-

45

tana ed occulta l'imposta, non furono immaginati ed attuati proprio e soltanto per conseguire quei l'isultati ingannatori. È certo, per esempio, che le imposte di fabbricazione e sulla cir- colazione in buona parte furono determinate dall' impossibilità

alferrare coll' imposta i prodotti ali' atto del

consumo ('). Nondimeno questi fatti, qual ne fosse il pensiero

o dalle difficoltà di

e la forza pratica Iwedetenninante, agirono come circostanze le piil favorevoli all' occultamentu del\' imposta nel prezzo. Fra le circostanzc, che COllCOITono a questo risultato, ya posta anche quella, per cui la compenetrazione dell' imposta

nel prezzo del/a mCI'cc 110ft !;i accompaUna sempre e Ilecessaria-

mente ad una

e allzi

può

compie l'si

nei casi, nei quali il

costo di produzione della ricchezza colpita dall' imposta si sia attenuato tanto, quanto lo ha elevato j'imposta o piil di quanto Ilon lo abbia elevato l'imposta. Tali attenuazIOni nel costo di produzione so ilO dall' industria ottenute, o con perfezionamenti tecnici, o con sostituzione di cel'te nlaterie ad altre, o con al- terazione della qualità del pl·odotto. In un pel'iodo di progl'esso industriale, quale si l'iscontl'a nel nostro secolo, i perfeziona- menti tecnici e anche parzialmente le sostituzioni di certe ma- terie ad altre, hanno potentemente sen·ito sCllza alcun dubbio ad occultare ai contr'ibuenti la mns;;a c la t'or'za aftiilti\"a di un grande numero d'imposte.

del l)I'odotto l'est i immutato

('[eeazione di esso. Quella

quando il prezzo

diminuiscCt

e

ciù

compenetrazionc

anche

Ctf/{:!tc

quCtndo

§ 4. 0

Occultamento di l'iccbezzll. requisita culle altl'l'll.ziolli della moneta.

Come le yendite palesi ed occulte dei demani, anche le al-

mOli"i

abbiano ceI'lamcllte COlleOI·SO, oltre il 'I"esti, nllo s\·iluppo delle imposte in

discol·so.

{Il Noi

ved"emo

pCI·Ò pii·'

,,,·unti (capo

VI ,

§

4")

come

ollri

4)

terazioni clella moneta servirono a procurare risorse stl'aDl'di- narie all' erario. E anch' esse, le alterazioni della moneta, valsero

a dissimulare talvolta ai contI'ibuenti una parte delle entrate

pubbliche; il che accadde pl'Opriamente (!uando quelle operazioni

si compivano clandestinamente. Sotto questo aspetto le altera-

zioni della moneta offI'ono un intel'c~;:;ante argomento alla teoria della illusione I1nanziaria.

L'illusione pI'odotta dalle altel'azioni clandestine della mo-

neta si aVI'icina assai a quella prodotta dall' inclusione

l'imposta uel p,'ezzo dei prodotti, di cui abbiamo ora discorso 3°). In ambo i casi infatti il cittadino paga a slla insaputa un' im-

posta; e in ambo i casi questa si nasconde nel p['ezzo. l"Ia tut- tavia l'['a quelle due specie d'illusioni intercedono differenze notel'oli; perchè nelle occultazioni d'imposta nel prezzo dei pro- dotti comperati fra pl'ivati, la quota che i cittadini inconscia- mente cedono come imposta è creduta da essi ili tutto o in parte destinata a soddisfazione di bisogni privati; l'illusione e l'el'rore cadono non già sull' esistenza o inesistenza di una parte del loro avere, ma su una destinazione che esso riceve piutto- stochè su un' altra; mentre invece l'illusione dipendente dall'al- terazioné clandestina delle monete si fonda sull' erronea persua- sione di l'euire in possesso di una certa parte di metallo e di yalore, di cui l'el'ameute non si l'iene in possesso; si fonda cioè su una questione di esistenza o di inesistellza di una pal'te del- l'avere privato e non già Sll lilla questione circa la destinazione che questo riceva. Inoltre, mentJ'e l'illusione dipendente dall'oc- cultamento dell' imposta nel prezzo, di cui già si tenne parola (§ 3°), opera d'ordinario sui compratori; l'illusione dipendente dalle alterazioni clandestine deila moneta d' ordinal'io operava sui venditori, Erano infatti i ereditori pubblici, che riceve\'ano

gli intel'essi e l'ammortamento dei loro capitali; gli appaltatori

che ricevevano il prezzo delle loro fOl'lliture; i funzionari pub- blici che ricevevano lo stipendio per le loro prestazioni d' opel'a;

e cioè altrettanti venditori che colla alterazione clandestina della moneta pagavano una imposta na~costa ileI prezzo rice-

E quando in seguito quelle persone, di venendo compra-

vuto,

del-

47

tori, cedevano in cambio delle cose acquistate la moneta alte- rata, l'imposta era una volta anCOl'a trasferita su venditOl'i. In- fine nella prima di queste due specie d'illusione si occulta una imposta stabilita nelle forme legali, che è genericamente cono- sciuta o che almeno tutti hanno l'obbligo di conoscere; mentre nella seconda la sottrazione d~lI'avel'e privato mancava di un titolo giuridico e non poteva pI'esumersi conosciuta.

Anche nelle occultazioni di ricchezza requisita, operate coi redditi o colle alienazioni demaniali 2'»), il contribuente d'ordi- nario concone al pubblico fabbisogno con eel,ti suoi beni pre- senti a sua insaputa come nel caso d' illusiolle provocata da al- terazioni clandestine della moneta: tuttavia là perchè l'inganno si compia non è condizione necessaria che il cittadino ignori la esistenza ed il concorso di certi redditi o beni alle casse dello Stato, ma solo che egli consideri tali redditi o beni come non pl'oprì; mentre qui perchè l'inganno si compia è condizione essenziale che il contribuente ignOl'i l'esistenza di tali introiti finanziari, sicchè l'ignol'anza è pill piena e, direi, di doppio grado, cOllsistendo essa non solo nella supposizione di non pa- gare del proprio certe prestazioni, ma anche nella supposizione che queste non siallo chieste e non formino un cespite di en- trate pubbliche. Inoltre là l'illusione si risolve in Ull credere di non avere alcuna compartecipazione in certi beni requisiti e cioè in un credere di avere meno di ciò, che si ha o-di non avere

cose, che si avevano; qui in un credere di ria\'ere o di

avere

più di quanto etl'ettivamente si ricevesse; nel credere di avere cose che non si avevano. La efficacia occultatrice delle alterazioni clande!:tine della moneta ha dei limiti, che di \'entano grado grado più resistenti. Il deterioramento occulto delle specie metalliche viene ben presto a notizia del pubblico e da quel momento si inizia un' elevazione del prezzo di tutte le cose e quindi anche del metallo pI'ezioso, di cui dovranno pro\'\'edersi le zecche, le quali vedono perciò rislt'etti i loro lucri successi\·i. l"la ciò eccita nuove alterazioni delle monete, le quali nella 101'0 successione attestano lo sforzo dello Stato a mantenere una fonte cl' en-

48

trata, che tende ad esaul'irsi e ad essere eliminata dalle eleva- zioni del prezzo del metallo in correlazione al deprezzamelJto della moneta. Nondimeno, malgrado l'appal'enza del continuo aumento, che presentano i benefizi dello Stato, questi vengono

ad un CCl'tO punlo a re:::tringel'si progl'essi\'amente; il che at-

tenua la ragione prima cii quelle malsane 0peI'aziolli (I). D'altra parte i successi\'i illvililllt~nli delle monete eccitano Iliali econo-

mici, che si acutiuano l'apidamente e determinano rnalurnori e tumulti. A un eerto pUlIlO quelle pratiche lillanziarie dil'engollo così poco l'imunel'atrici e talmente pericolose che sal'ebbe as- surdo persistel'l'i ('). D'altl'onde gl'ado gl'ado col consolidarsi del potere del pl'in-

cipc, collo estendel'si della PI'opl'ietà individuale e coll' accl'e- sccl'si della sicurezza pubblica, diventa pill facile il ricorso alle alienazioni demaniali e si costituiscono condizioni più adatte

all'

uso e all' abuso del nedito pubblico (3). Questi due

mezzi,

di

una grande efficacia, anche perchè riescono ad occultare

una parte cospicua della ricchezza requisita, tendono a limitare cl' assai, se non a proscrivel'e, la pratica delle alterazioni della moneta.

(I)

I g'lwdug-ni l'''o\'enicnti dalle

ORES~IE, " la ,II'ill,~il'(llc et

pui:;sallce

dc

ml1Ct'

In

mulazioni delle monele co;lillliscono, tì"ullc cUllse pOllr IU'IlIclle le prince

monnoic n (ORESME , TI'{(ité des mon-

scri\'C\,il giù

v e ul tI\'oil~ In

naie$; mI. \VÙlUll.~/J, eh . t~'l.

( ' ) OnESME lcrminavu

il

;'10 ccleLJrc ll·"llalo con 'I"p' i; la osscl'\'azione:

" Qui eollqlles \"oudraient, pal'

Hll f! IIIIC

manier'(', nltt'uirc ct illdllil'c 10 s sci ·

cer'les iI:s ex posero-

ienl Ic l'oyul1me en grand decriemenl el 11011 le el prepal'eroiclIl li sa fi"

el 1'0"1' cc si lo l'oyalle se'l',elle de FI'"nce dèlillil"C de su pl'emièo'c verlll,

suns nlllle dOlllle elle perdi'" son o'oyullme cl seo'"

('li nutre

gllcur':; (lè~ l'oi:;) dc

Fnlllc e ;', cc

I~ùgime

tY"i.l1l1lill"e,

lransl"l,: e

rouil)

J) (clt.

2G).

ORE5;\JI:'

COJ)(t:;ceva

ocue

le

se dizioni

IH'orO('uln

nidle

u1-

leo'uzioni dcII" mOllet" ~ollo Filippo il Bcllo c ,ollo il Delfino .wl 1357.

(') Limiti, elle in l"olll."J\' a l' OIi' O dci prcstlli p"LJiJlici '11H.lIdo in Francia

si

riCOI'Sc ulle

più grtl\-j

allcl'ilZiol1i

della

SW' le l'é!Jimejinancicl' tle la

FN,nce,

I,

monela,

180 ;

vedi in \YUJTUY, Etudci>

Il, :211.

49

§

5.°

Occultamento di l)el'dite di }lRtl'imonio in dil)endellza dalle imposte e dai llrl'stiti.

C n'altra t'Ol'ma di illusione, che deve essere esaminata in questo capitolo, è queila, calia quale si nascondono a cel'le masse

di contribuellti ,'eljuisi."iolli di IL/W certa pal'te del 101'0 patl'i· I/wllio mediante imposte afipal'cntcmwtc illfieicllti soltanto ill'ed- dIto e aventi (li/(( d1ll'ata Itlll!JCt o iJl(/~fillita.

l:: noto come lilla imposta sul t'eddito, !issa, immutabile, tenda a risoh-er'si in ulla dimillll~iolle del yaiore della fOllte colpita iII misura eguale alla capitalizza~iollc dell' imposta_ II prin- cipio vale tanll) se l'imposta cada su belli immobili, come su mobili, In sostanza un contribuente, condanllato a pagare ogni anno immutabilmente rnille lit'e d'imposta, può considerarsi come spogliato di Ulla parte di patrimonio pari a lire ventimila, posto che il saggio ddl' interesse sia del cinque pet' cento. I! contribuente (Jotrebbe liberat'si dal suo onere tributario COIl un contl'att:"J di cessione di una somma capitale cOITispondente. Tale l' opemzione, l:he PITT propose ai contl'iuuenti della laml ta,x. Conser~-ando la proprietil di quelle \'entimila lit'e il contri- buente, insieme a qualche vantaggio, ha l'obbligo di dover am- ministrat'e a beneficio delio Stato: e questo da parte sua yiene ad aumental'e il suo patt'irnonio di quel yalore, clelia cui am- ministrazioue lascia le molestie al mntribuente, l:: bensì "et'O clte non· poche circostanze concort'ono a di- minuire d'assai la perdita di valot' capitale, clte ciascun contri- buente dovrebbe_ sopportare quando egli la calcolasse capitaliz- zando al saggio eoncnte la somma d'imposta, che egli paga ordinariamente. Già una parte di questo valor capitale sottt'alto dalle im- poste andò a carico dei precedenti propt'ietari di quelle fonti di reddito, che possiede \' attuale contt'ibuente, in quanto i compra- tori riuscissel'O ad acquistarle sulla base di un prodotto defal- cato di tutte o di parte delle imposte esistenti allora,

50

Un' altt'a parte di quel valol'e capitale, che dovrebbe essere strappata all' attuale contl'ibuente dalla somma d'imposta ch'egli paga, potrà invece essere da lui conservata col favore di molti eventi, alcuni dei quali presclItemnno un alto grado di pro- babilità,

Egli potrà combattel'e la disccsa del valor capitale di quei beni con rnigliol'amenti tecnici, colla sua ~rH'ciale abilità; e po- tl'à esscre aiutato dalla congiuntura, da prosciugamenti, da ca- nali o da stradc llLlOYC, da aurncllti della popolazione; e ancora

da sgl'ayi di imposta, da occultazioni di una pal'te dei suoi red-

diti futuri, ecc,; alcuna di questc circostanze, se anco non agisca

SlI di lui, potrà influire sull' animo del compratore dcllc sue fonti

di reddito,

Ma eiò appunto induce a cOllcludel'e che nelle circostanze ordinarie, entro limiti vari, i successivi Pl'opl'ietal'i delle varie fonti pl'Oduttive soggiacciono a decUl'tazioni di patrimonio tutti quanti; e ancora a chiarire come una parte di tali svalutazioni dei patrimoni pI'ivati per effetto dell' imposta si occulti per pe- riodi di tempo piLI o meno lunghi ai contribuenti, i quali spe- rano spesso vanamente di avere il favore delle cil'costanze, che contrastano il deprezzamento delle loro fOl'tune, Finchè resta la speranza di poter asta l'e all' invilimento dei beni minacciati dali' imposta, questo non è calcolato come de- finitivo. Il l'ecente aumento d'imposta, a cui il contribuente è stato assoggettato, si risolve in sulle prime pel' lui in un fatto nuovo, a cui lIon è ancora abituato; e che può essere compu- tato pel' un certo tempo insieme a quelle minute eventualità, che danno un certo grado di oscillazione ad ogni l'eddito e dalle quali prescinde il calcolo del valor capitale, che si asside

su di un prodotto netto medio, È ben vero che l'imposta l'e-

.cente costituisce un elemento fisso, certo, durevole e che, co- me tale tende ad assumel'e una importanza propria nel cal- colo del valor capitale. Ma di ciò il contribuente acquisterà coscienza solo più tardi quando l'imposta mostrel'à il suo ca- rattere permanente, quando le aspettative del contribuente per un qualsiasi guadagno di congiuntura o sulla sua stessa ope-

51

rosità saranno sl'anite. Prima che il contribuente giunga a que:;;t'ultima conclusione d'ordinario corre un cel'to periodo

di tempo, ed intanto egli continua ad amministrare i suoi

fondi, ad esserne il proprietal'io riconosciuto. Nessun cambia- mento avviene nella consistenza fisica delle sue fonti d'entl'ata, nesslIna diminuzione della loro potenza produttiva. È bensì ver'o che un nllo\"o j1l"oprictal'io gli si è posto d'accanto; ma questi non è lilla persona Ibicn, non varca i contini delle sue

prnpl'ietà, non le amministl'a, nOli dà ordini e non si vede. ~essun {)ambiamento t!'anne una piccola diminuzione di reddito. E questa

si s\'elerà sotto le forme di una forte somma di capitale per-

duto solo piil tareli, dopo un pCl'iodo d'illusioni più o meno lungo, c che su certe masse di contl'ibuenti non dileguano mai. Questo stesso fenomeno si vCl'inca con proporzioni piil

vaste in occasione della stipulazione di un prestito pubblico_ L'interesse, che quinci innanzi i contribuenti dovranno pagare,

si risolve in una diminuzione del valore capitale delle loro

fonti produttive, Da questo punto di vista è pienamente esatta

la

teoria, la quale dichiara che i debiti contratti da uno Stato

si

pagano colle ricchezze presenti, non colle future; e che è

indiffer'ente pel contribuente, tanto il fargli pagare una imposta

di cento lire in lIna sola volta, quanto il fargli pagare cinque

lire ogni anno. Ma questa teoria è giusta soltanto in una ipotesi generica,

e dal punto di vista dell' economia nazionale. Ma per la maggior parte dei contl'ibucnti non è indiffe- rente il pagare la somma necessal'ia a certi bisogni straordi- nari dello Stato ill una sola volta o il pagarne semplicemente gli interessi. Perchè così fosse bisognerebbe supporre che si avesse perfetta identità fl'a due ,.:acrifizi pecuniari, che si risolvono

nominalmente nella stessa somma, ma dei quali l'uno è pre-

sente e sicuro, l'altro, in certa parte almeno, remoto ed incerto.

Il pagare cento lire una volta tanto, costituisce un fatto defini-

tivo, certo, immediato, irrevocabile, di cui le conseguenze pese- ranno per sempre sulla economia del contribuente. Il corr-ispon·

52

dere invece soltanto cinque lire d'intel'esse all' anno può in certe e\'enienze risolversi realmente pel contribuente in un minol' sacrificio; così, per esempio, nella eventualità, che pure in cel'ti momenti ha potuto esscre appl'ezzata, di un fallimento dello Stato, o in quella in cui il contribuente emigr'i poco dopo che fu contratto il prcstito. I)' altl'o canto, il pagamento del- l'intera somma in una sola volta, per chi non abLJia disponi- bile il capitale ed è costretto a contrarre un prestito, è talora assai più onet'OSo che il pagare cinque lil'c l'anno. Mentre a questo il contr'ibuente può provvedere con qualche sacI'ifizio,

che l'imal'r'à ignorato; pel' IlI'ocul'arsi in\"(~ce col pI'cstito la somma necessar'ia dovrà esp0l'\'e la sua situazione economica, confessal'e le sue stl'dtezze, pel'del'e la ::;ua piena indipendenza,

il che non

delicata od org0gliosa, ma può essel'e addil'ittma rovinoso per chi già si tro\'i in ulla posizione dissestata. A costui sal'à sommamente utile di dispol're del suo patrimonio, Inoltre per un cel'lo numero di persone di età già matura

o scnile e che non abbiano el'edi a cui pellsal'e potl'ebbe COIl-

venire assai più di pagare cillflue lirc allo Stato ogni anno che non cento lire in una snla volta, pe('()cchè esse trorerebbero probabiìmcnte un miglior impiego di quclle cento lil'e pre- standole a capitale perduto pel' un' illillualit.à da corrispondere ad essi lino ilila ]01'0 morte, maggiore di cinque lil'e annue, E per VCI'O se :-ii trova chi si obbligherebbe di darc a 101'0 cd ai loro cl'cdi a pCl'petuità lil'e cillque in cambio del capitale di lire cento che essi cedono, ciò significa che limitando]' obbligo del cessionario a UII piccolo numero di anni, quale cOiTisponde alla vita ]:)l'obabile di quei cOlltribuenti, e~si potl'ebbcl'o ottenere un' annualità forse del sei, del !"ctte per cento.

Ancora \'a soggiunto che buon numero di crllltl'ibuenti, quelli sovratutto in cattive condizioni economiche, tl'overebbe la somma da pagarsi allo Stato in ulla \'olta sola a condizioni più onel'ose che non sia le condizioni del · pl'cstito cOlltl'atto dallo Stato stesso. 1\la a prescindcr'e da tuttc qucste considel'azioni, le quali

solo può essere altamente penoso a una pel 'sona

53

mostrano come dal punto di vista dei contribuenti debitol'i il

prestito sia L'cramelite preferibile all' imposta, si deve tener conto

anche di

risultato, pure avendo un valore del tutto illusorio. Dato il grado

di coltul'a e di avvedutezza ordinaria dei contrihuenti, la mag-

gior parte di essi non vede la intima colleganza fra il paga· mento fatto ogni anno de;:li interessi di quella somma e la cOI'l'ispondentc diminuzione di valor capitale dei loro patl'imoni.

La maggiol' pal' te è pers uasa

andrà addosso ai futuri e che questo sia uno spediente meno

gl'a\'oso della imposta pagata una volta sola. Perchè la massa

si accorgesse della svalutazione del patrimonio presente occor-

rerebbero anche qui la evidenza della persona fisica,l.'ll nuovo proprietario, l'i IItl'omissione di ter'l.i nell' amministt'azione dei beni svalutati, eCl:. Questa mancanza di evidenza fisica del danno deri\'allte dal pre~tito deve essere tenuta in conto nei giudizi compul'ativi fra il prestito e l'imposta straordinaria. Più an- cora che su. quei giusti calcoli, su cui fanllo assegnamento certi gruppi di contribuenti, è sui calcoli erronei, sulla illusione delle masse, che si trova la ragione determinante l'uomo po- litico a preferire il prestito all' imposta straordinaria.

che il carico del nuovo prestito

un' altra considerazione, la quale concorre allo stesso

Questa preferenza diventa decisiva quando si osservi che i prestiti pubblici offrono il modo di nascondere, non solo la svalutazione delle fortune private derivante dalla durata indefi- nita degli interessi da pagarsi, ma di nascondere inoltre la massa complessiva di capitale da essi assorbita e in pari tempo

il vero saggio dei loro interessi. Di che appunto ragiona il seguente paragrafo.

Occultamento dell' ammontare dei l)restiti pubblici e dei loro intel'essi.

Un altro spediente, anch' esso determinante un occultamento

di una parta della ricchezza requisibile al contribuente, consiste,

54

nel dichiarare gli interessi dei debiti pubblici ;1~feriori al vero" Ognuno sa che il sistema usato generalmente in passato, di indicare J' interesse in corrispondenza al capitale vel'amente ricevuto dagli Stati (prestiti così detti ad alto interesse), è caduto quasi in disuso n~lla pratica, specialmente dopo la guen'a d'America e le operazioni di cl'edito di \\"illiam Pitt. Il sistema, che ha acquistato sempre maggior fa,-ol'c, è stato quello, che indica l'intercssc in COl'l'isponclclIza ad un capitale llominale maggiore di quello realmente ricevuto dallo Stato (prestiti così detti a basso interesse). La pratica primitiva, incomparabilmente più in al'monia coll' illteressc generale, pCl'chè non indel,ila lo Stato di sommcmaggiol'i dclle l'icevute e pel'chè non ostacola

la conversione e la estinziùne del debito, ha dovuto pcnlere il

campo di fronte al sistema pill l'eccnte. Il prestito ad alto in-

teresse, oltrecchè osteggiato dai banchieri, alle cui combinazioni è senza qubbio molto piil vantaggioso il sistema più recente, doveva apparire come un cattivo espediente dal punto di vista, non dirò politico, ma della scaltl'ezza politica, per quel suo im- prudente svelare il vero alto interesse, cui lo Stato pl'endeva

a pl'estito; un intel'esse non di rado condannato dalla legge

stessa_ E bensì vero che il prestito a basso interesse è piil pre-

giudizieyole allo Stato e quindi anche al suo cl'edito; e che, se

da un lato eccita una illusione ottimistica occultando una parte dell' interesse, dall'altl'O lato de'-e proùune invece una impres- sione molto penosa coll' aumentare la somma del capitale, per

che

1'arte finanziaria ha tl'm-ato numel'osi artifici, coi quali si na- sconde non pure alle moltitudini dell' infima popolazione, sib- bene alle persone più colte, la somma complessiva del debito pubblico; il che si ottiene in ispecie col l'l'azionarlo e molti pli-

carlo in tanti debiti speciali, col differenziarli nei 101'0 nomi, nelle loro forme, nelle condizioni ed epoche di estinzione, nel saggio degli interessi, col creame di nuovi ed estinguerne di vecchi, col presentarne taluni come alimentati ed ammortizza- bili me('cè dei redditi derivanti dalle opel'e, per cui furono con- tratti, mentre la differenza passi,-a è fornita dalle imposte, collo

la

quale

lo Stato si oLbliga_ ?Ila

qui

\'a

tosto

soggiunto

55

annidarli nelle più disparate parti del bilancio e via dicendo (cap. IV, § 5°) ('). Per tali modi si ottiene questo stupefacente effetto di nascondere J'alto saggio degli interessi, indicandolo

in corrispondenza ad un capitale nominale maggiore del rice-

vuto; e in pari tempo di fal'e f:'comparire cospicue masse di quest'ultimo dall'OI'izzolltc finanziario. L'amrnontal'e ùel cldJito perde importanza nella coscienza popolare anche in fOl'za della elTonea opiniolle, ma as,,:ai dif- fusa, pel' la quale si giuùica che solo l'interesse del debito l'i· cada sulle generazioni pr·esenti. 'Infine quanto minore apparirà l'alll1110lltal'e dell' illtere sse, tanto piil lo Stato ;;al"il. considerato un abile amministl'atol'e ùei danaro pubblico e forte contro il parassitismo bancario! E dopo ciò chi non veùe come il prestito pubblico infligga generalmente una pena molto minore dell' imposta straordina- ria; e perchè la politica linanziar'ia abbia preferito il primo alla seconda? Lo studio dell' illusione finanziaria contt'ibuisce

a dare la spiegazione causale di un tale fatto,

§

7.°

Occultamento di J'icchezza requisita mediante la vendita di offici [IuLlIlici.

Per

connessione di materia deve

e,,::5ere

qui

ricordata

la

vecchia pratica del trojJico clelle cariche Jiubbliche, cui si l'icone

('l u Il nost,·o debito va ingolfandosi in una confusione sempre più inestricabile. PlIr troppo , speciulmente nell'ultimo decennio, 0110 scopo di nascondere i debiti, ne nbbiumo tulmente moltiplicate le fo,'me ed i titoli,

clie oramui

non vi è l'i" mente umana che vi si po , sa raccapezwre ».

MAGGIORINO FERRAR'S, Finan:(t cd Economia ra_oioltalc, pag. 306, nella Nrtooa Alltologia, 16 gennaio 1802. L'alltore propugna la concentrazione

delle emissioni in

Iln solo ed unico titolo. Ciò sarebbe « un ,'ero P"o-

gresso "erso lu chiarezza e In semplicità. del Liluncio •. Resta però a

5G

in certi momenti storicI 10 modo larghissimo ('). Con quella pratica si conseguivano le forme d'illusione segnalate nei due paragrafi precedenti, Infatti la creazione e vendita di cariche pubbliche fu spesso una forma spec iale di p,'estito, Lo Stato si [J,'ocacciava entrate straordinarie cedendo offic:i pl'odutt.ivi, nei quali i pl'estatori trova "ano l' intercsse e l'ammOl'tarnento dei 10m capitali. In pal'le l'interes;,;e e l'ammortamento dei capitali era ottenuto an- che colla esenzione dalle imposll>, Infatti anche questa conces- sione f'quivalc\"a al ricupero di una parte del capitale ::ò~or­ ;,;ato (' ). Quali!./) allo S!alo, esso 1I0n pel'dcya ll'OI'dillal'io lc con-

~upcrc ;l1Ir.O'·;I se tole progl'cs,o costituisca un" necessa,.ia e prossima esigenza delli! politica c delle profonde forze ecouomiche, che la deter- minano. Su lluesto punto si veggo il cupo seguente, che trullo dell' il- lusione nel bilancio e il capo relativo 01 processo atlivo dell' illusione .

listo degli oOici \'enali nell' anno Gli uffici venali

uvc"uno invaso non solo la mogi:sl.rutu,"u, l'ùmmillisl"U7.jC'IH! e la polizia

mn ;lnCOI'" il commel'cio e l' i"dllst,'iu . CLAM'GER .\:,<, Histoi,'e de l'imp6t

png. :H:J, Nel '1614 l'illoiieme delle co,'iclle dcllil rnugi-

stroluru e della finuliZil. secondo FORBO""AIS, era stimulo 200 milioni.

e vendi lo delle Citriche l'uublicllC occllsiona,'u onclle

(') L' ESTOILE ci hn conservato lu

1;)86; 'Iuesto li~to contiene ccntoventinove cotegol'ie

,!/, 'F"ancc,

Il,

(') LIl el'cuzione

lu convinzione che lo Stulo rendesse cedi sel'vigi, che primu 11011 avevll rcsi o li pel'fezionasse, In 'llIilnto ciò fosse in pOl'te illusorio, lo creuzioro ,:,

e vendita di cariche pubbliche divelltuva un ml'ZZO d'illusione di ulilità\ pubbliche, Sempre diii punto di visto dei c,'editori puLblici si consegui\'o an- COro un'ult"u specie d'illusione, che consiste,'o in '1uel più elevuto ,'olore subbiettivo, che ovevono i vantuggi procurati dalla compl'o delle cariclle pubbliche Ilei primi momenti del loro nC'luislo. Tali vuntllggi erano in parle di curoLLere speculativo (impiego proficuo di capitule), in parte an- cora di carattere estro-economico (dignitù, onori derivanli dull'officio pub- blico). Su ciò si vedu il mio articolo: Oascrca.;ioni sulla spinta contri-

butioa delle ta,~sc, § 5°. (Giornale dC ,fJ1i Economisti, ogoslO 1897). Lo vero

forza d'illllsione della vendita degli oftici pubblici appare nella suu pie- ueZZi! solo quando si guurdi dol doppio l'unto di vistu dei debitori e dei aeditor'i pubblici, Allora si comprende uncoro tulla la verità della osser- "i!zione del CLAMAGERAN, che offermo la "enditu degli offiei pubblici es- sere stuta la forma più allroente di prestiti pubblici,

57

tribuzioni, che avrebbe dovuto pagare il nuovo titolare: queste infatti non davano luogo ad uno sgravio del contingente d'im- posta delle comunità, ma venivano ripartite nella distribuzione del contingente fra i restanti l:olltl'ibuenti (I), Lo Stato quindi incassava anche qui' una entrata stl'aordinaria, gli illteressi della quale l'icadevano sui contribuenti sotto forma di un au- mento d'imposta, In ogni caso adunque il tl'afTko delle cariche puublichc si J'isoh'e\'a in una serie di prestiti pubblici, i quali determina- vano uno svalutamento più o meno cospicuo dei patrimoni privati (8 5 "),

a veya Ull aspetto assai

meno allarmante, Lo Stato per trovar danaro qui nOli avcl'a bisogno di dichiararc al pubblieo chp. aveva esaUl'ite tutte le sue risorse, che si tl'Ovava di fronte al disavanzo, che gli ab- bisognava una gl'ossa somma, Anche il saggia dell' interesse, che avrebbe dovuto pagare, non er'a strombazzato, discusso; ma restava nel mistero, Solo piil tardi e poco alla volta e sem- pre imperfettamente i cittadini vedevano gli effetti della vendita delle cariche pubbliche; si rendevano conto clelle sV,alutazioni, che cadevano sui loro beni e degli alti interessi delle somme pI'ese a prestito dallo Stato, Queste forme larvate di prestiti eruno tutta\'ia di limitata applicazione, Esse furollo usat.e, non già in sostituzion e clelle fOl'me più sincel'e di prestito, ma per otten ere quanto con rlue, ste non fosse prudente chiedere, l\Jcrc(~ di es~e era cOllcesso di rappresentare il disavanzo COli dimensioni piel ristrette ed atte- nuare parte delle somme, che si dovevano pl'elldere a prestito, Il ricorso a queste for' me larvate di prestito fu cl' altl'Oncle reclamato dalla scarsa efficacia occultatrice, che ebbel'O le forme palesi di prestito che prevalsero Ilei secoli seol'si, Infatti, come

Solo che questa

forma di

prestito

(I) La Carnel'u della Somrnuria (li :) no\'cmhre l:iQ9 disposc cile le co-

muni non dove"sero pilgill'e pei cillodini

cisione 1I0n ,'enne rnili <,scgllilil , BIA:<CHI:-II, Slol'ia delle Fil/ao .,c, Il, pu- gine -i:37-38,

lole de-

f"illicali

da

ll'iuuti : ma

58

è noto, queste ultime do\'ettero appoggiarsi su garanzie reali e d'ordinario ad un periodo breve di ammol'tamento. Ciò con-

dusse le pl'incipali fonti di entrata nelle mani dei creditori pub- blici, i quali si lancial'Ono furiosamente sui contribuenti con vessazioni tanto più sfrellate, quanto più brc\'c Cl'a il per'iodo pel' l'ammortamento, più ditlicile la condizione finanziaria dello Stato, maggior'c la loro libertà (l'azione e quanto piir il popolo immiseriva. Ma COli ciò appullto il pl'estito svelam il suo ca-

elle

l'cca\'a; onde il traffico delle cariclle pubbliclle colla sila cllì- cacia simulatl'ice divcntaya di pill in (liLI l'elemento integr'ator'e delle opel'azioni di credito ed un congegno orgallico del sistema tl'ibutario (I). Senonchè anche questo spediente, che per un cel'to tempo prestò mano alle simulazioni operate dai prestiti pubblici e le perfezionò, poco a poco doveva perdere ogni valore dal punto

raltel'e sfl'Uttatol'e, la s ua illettitudine a nascondere i mali

di vista dell' illusione e divenire anzi la voce pii.! eloquente

contro i disordini della finanza e della politica. Quei funzionari

pubblici, senza preparazione, senza vocazione, senza capacità, senza amore pei 101'0 offìci; che corrompevano la giustizia, l'amministrazione, l'esercito, deprimevano fino al rill basso grado il valore della massa delle utilità pubbliche E: pCI' con- verso rendevano e\'idente l'enormità del loro costo (').

(I) Co.,i sollo gli Angioini, come solto ClI' lo V c ~lIoi ,,"~ce.<1'ori si

rieor5c olLt vClldita di olfi e i p"I,(,lki solo iII momenli diflkili , i;imi c qllando

il

41:l; Il , ·\0\.-;). Lo titcsso in Fl'alll!in sollo CUl'lo I, Fl'i\lIcc.;cO I, El1l'ico

III, Ili c heliclI. CLHL\GElH:-I, Hist, dc l'illlf'M., Il, pilg. 127,1:28, 2\.3, .\.!J:2 ;

e GOMEL,

(') In NUI'0li sollo Lndislùo lu vendit~ delle eurii:lle p"LI,liche,. dcgli onori c dci pl~ivilcgi gilln :; c il pl'czzi co ~ i \'ili che il l'C st0~ ~O ne ,·ìdp'\· n. (13IANCII!:'/I, Stari" d l' l/,) Fi",,,,:;e, I, pag o 41 :1). In Sieilin i Pal'lùmcnti fc-

V le elle di ncec~.;ilù !Ioveil vendere 1.1 gillstizia

chi u\cnl comperalo il ùirillo eli ùmlllilli,ll'al'ln e che 011' ingol'digia del guudagno dei giudici ù~lliI gl'UII COl'lc do\c\·u alll'iLlIil'si eSticrc protclle

c,'cdito

c,'ù

Le,

'I"asi

C5'"l'lo.

I3IA:-:CIlI:'/I,

Sturia delle FimllI.,,', l, l'a;:

~I:2,

J1ilIi$té/'cs,

ecc . , pago

107, 108.

cero osservure u Ca l'l (,

59

:\Ia viene il momet~to, in cui il Governo democeatico, ac-

compagnato da una quasi inesauribile fiducia, inaugura i pre- stiti senza gal'anzic reali e d'ordinario il'redimibili, Allora così

j>uublici, corne le alterazioni della moneta

la "cmlita degli otTki

cadono in disuso,

Occllltall\!'uto

di

(\1'11' antul'itll pnhblil'1!,

l'iccht'zzc

requisiI/iii

con

flllse

pl'ontt'sse

Cn altl,o ll1,!ZZO, t:ol '1uale "i riesce ad occultare dil'ettamente una par'le della ricchezza l'equi,;ibile, eOllsisle in quelle false

clIC hanllo appunto per effetto

di far suppol'l'e al conll'ibuellte che entro un prossimo avvenire

11011 dovrà pitl sottostare a certe gravezze ('), A tutte, le storie linanzial'ie si accompagna, si inlr'eccia ulla

promesse dell' autorità jJublAiw,

le cullln"ie dei

511It,,\'uno

odii

litigilTlti,

cd

Il' Cilll'iC f.dte

discol'dic,

inimicizie,

(HI ,\:>iCIH:>iI, Sio/'i" (,cu/lolilicII-ci,;ile di

immol,tuli ed indefinite, donde

delitti e

Sici/ia, l,

ste,'minio

17tl), :\el

l'i-

n,

Par-

di

fumiglie

il

'1il\)G

lamenlo

supl'li('<lYil

il

l'C clic a\m('no

Il

non si Yt~lldes:-:cl'o ollici, Ilei <t l1iJ li

i salill ,j non sOI·Jl

~5aYiJIJO i ll'elltòl =-,,: udi "uono lo, Lu supplicil cominci<.l\"H

COll quesle parole: 1t Concio~iilcclu~ gli uflizi l,le dignilù sono i pl'emi d'onore, di \'i l'lÌl , di dottl'illll, di l'iet,; e di ,'eligl~ne, cerla cosa l: cile la

vendita di essi fa st"ildil a Inrll'olleeci, "II'ilvnriziil, nll' imposta, e breve- menle a tulle le scelle"lItezze . , (1lIA:>iCIlI:>iI, Sio/'i" economico-ciei{c, l, pag, 214), Durallte il tllmulto cile scoppi" li Pa/'igi nel giugno 1;18G, si griduvu: " Perel,,:' tunti ofTici? Non occol','e che 'I",'sli olliciali clic t1C- <luislerauno all' ingro55o l'iveorhulo ili minulo lil giu::;lizin ? ~Oll si :::;ù che In \'endita di offici è la pOl'la t1pel'ta agli ignorllllti c ai cnltiYi? CIIi dll- bila cile la moltitudine degli omei"li non conslllTli Ili finilnza del l'C c mangi il popolo? , , , n, CLA~IAr;ERA:<, Il, l'''g. :2ia). <I} Le fnlse p,'omesse di sc,'\'igi puut.lici, come 'l'Ielle che illimentano dil'etlumente In massa delle IItilil>Ì, in U,,,'C lilla '(uille si determinll il con- tl"illllcnle, c non si rifcl·i~cono dil'cllamenlc ili c06lo di quc5ln J ùclJI.lono esse"c studiute dulia teorill dcll'illusione nelle spese puublicllc,

60

rete di menzogne, di cui il frequente ripetersi non basta a to- gliel'e 101'0 la fiducia delle moltitudini. Noi non intendiamo di enumeral'e qui tutte le specie di false promesse, che hanno avuto per cfTetto di occultare una parte della l'icchczza requisibile; ma solo di accennal'lIe alcune, in via d'esempio. Tali le solenni promessc, così spesso \"iolate, elle gli antichi

l)l'incipi facevano di 11011 chicdel"(~ donali\' i, 11011 cOIJsentiti dalle alltiche consuctudini o leggi fondamr.ntali; tali ancol'a le solenni pl'omesse che quei principi facevano di non chiedere più in av-

venire cel'ti

al presente erano domandati solo in vista di circostanze stl'a- ordinarie e lIon rinnovabili. Tali le pl'oclamazioni dei nuovi regnanti che avrebbpl'o risparmiati i loro popoli da eccessive gra vezze, che sarebbero ritol'llati alle con;;uetuùini seguite ùai Sovrani cari alle moltitudini, ecc. Tali gli impegni di far servire certe imposte presenti al riacquisto di demani pignorati od alie- nati, o all' ammortamento di debiti contratti o a ricuperare offici pubblici venduti. Tali le dichiarazioni che certe nuove imposte an'ebbero avuto durata temporanea. Tali i propositi di eguaglianza tributaria, di far cessare abusi, sì spesso espl'essi Ilei proemi, che precedettero le leggi tl'ibutarie. Tali le assicurazioni che in a vvenil'e Ilon si sarebbero più vendute cariche pubbliche, nè si sal'ebbe proceduto ael alterazioni della moneta , Tali le presentazioni come debiti fluttuanti di debiti consolidati, le di- chiarazioni di arrestare o cOllsolidare le spese, che vanno COll- tinuamente Cl'eSCellÙo, di certi servigi pubblici; di chiudere definitivamente il gran libro del debi.to pubblico; di Ull pareggio già assiclll'ato o assai presto raggiungibile.

Tutti questi spedienti di arte politica e i molti altl'i analoghi, che potrebbero qui essere l'icondotti, sono in questo luogo con- siderati solo per ciò che abbiano per efIetto di nascondere una pal'te della ricchezza l'equisibile in un prossimo avvenire al contribuente, ossia solo in quanto detel'minino un' illusione in relazione ad un nascondimento d'imposizioni. Ma quegli stessi spedienti hanno anche un secondo risul-

donati l'i, contr'lI'i all(~ leggi o alle consuetudini, elie

61

lato, in quanto la speranza

peso presente dei tl'ibuti, la loro pena afflittiva, anche quando

il pr'eci5o ammontare di essi non si nasconda. Senonchè, come

tali, quegli spediellti danno nascimellto ad un' altra specie d'il-

lusione diversa da quella, di cui ci occupiamo in questo capi-

cioè danno Ilas cimento ad una illusiolle non sulla 1/(/(//1-

ti/il dell' imposte pagate dal contribuente, ma solo sul loro peso

sulla 101'0 forza afllittiva, in diflcndcl/:a questa ad eventi piacevoli (capi II e VI),

tolo; e

di un miglior a \'Vcnirc attcnui il

dall' avcicinamellto

di

È quasi inutile avrertil'e che le false promesse, di cui si occupa il pl'escntn pal' agl'afo; 1I0n fUl'ono sempl'e fatte dall' au- torità pubblica con illtendimento d'inganliare i contribucnti e che spesso fUl'OIlO pl'Onunziate con piena buona fede. ~on vi ha alcun dubbio che in molti casi l'uomo di Stato sia condotto

a dichiar'are la temporaneità di"cel,ti sacrifizi, destinati a pesare per sempre sul popolo, dalla sincera convinzione che le condizioni

. che le reclamano siano transitorie. Così è CCI'tO che in \'ari momenti alcuni ministri inglesi furono tanto COl1\'ilh~~~allt() lo era il pacse, della prccarietà dell'lllcome Tax. Ma ciù che importa per de- terminare nel pensiero dei coutl'ibuCllti una occultazione di certe fut.llI'e ricchezze reqtlisilJili è la persuasione in essi della temporaneità dell' impo!:'ta . f: invece all'atto insignificante, come

un antecedente

vuole spiegare, la circ:ostalll.a ehe tale pel'suasione sia cOlHlivisa anche dal legislatore. Comunque l'o;,;se il pensiero dei \'al'Ì mi- nistri inglesi, re;,;ta )lUI' sempre il fatto che la Incomc Ta.c ha potuto esse l'e introdotta e mantenuta pl'esso il popoio pel' lungo tempo, solo col dal'e una particulare accentuazioue a circostanze d'indole transitoria, che la rendevano necessal'ia. La grande quantità di false promesse, di cui è piena la storia della finanza, non costituisl:e un fenomeno esclusivamente legato alle cattive qualità morali, alla speciale individualità di questo o quel principe, di questo o quel ministro. Forse l'im- pronta cal'atter'istica dellè·varie personalità può l'iscontrarsi entro modesti limiti, nella scelta fra un certo numero dei prov\'edi- menti fiscali, che si dichiarano transitori.

non neces;:;ariamente conne,.:so all' eft'etlo che si

Del 1'8sto anche le fOI'me, così spesso ripetentisi, di quelle false promesse, rispeccltiano certe condizioni finanziarie a cui non si può provvedere che con un numero limitato di spedienti, e fanno fede della scarsa libertà d'azione, che l'uomo ha anche in qucsto campo. Vi sono delle forze slIpcl'iori alla forza deI-

\' individuo, cltc inducono a crcdel'e tcmpol'ance

saranno dclinitivc; e \"i sono ancora altrc fm'lc gencl'ali, che inducono l'uomo di Stato a mppresental'c come tempol'anei cCl'ti sacl'ifizi tribntari, anche quando ne prevede la pel'petllità. In altt 'i termini, qnel fenomeno è detel'minato, oltrcccltè da cal/sc accidentali, piil specialmente attinenti alla leggerezza, al tempe- l'amcnto ottimistico di questo o quell' uomo di Stato o da 100- mcntanei avvenimenti, stimolanti fa \'ol'evoli aspettati ve, anche

da cal/se jJ;Ù gcncrali costaI/ti il variabili. Senza entrare in una

minuta analisi di questo tema, deve senza dubbio essel'e consi- del'ata cOllie una causa costante importantissima del falso ap- prezzamento della durata delle imposte, la irrcfrenabile tendenza all' aumento delle spese pubbliche e l'estrema difficoltà che in- conÌl'a l'individuo e in ispecie l'uomo di Stato, quasi sempre empirico, a comprendere le profonde ragioni di questo grande fatto. Ne consegue una tendenza a considerare i nuovi fatti, implicanti aumento eli fabbisogno, come transitori ed ha rap- 11I'esentare come bastevole o più che bastevole all' avvenire ciò che non sarà tale, ed L1na tendenza a l'osee previsioui intor'no alla futura condizione della finanza. Noi vogliamo anche ferlllarci su uu' altra caLlsa di quel, l'etel'lla successione di false promesse. Essa muove dal bisogno

che ha l'uomo di Stato di presentare

il suo operat.o c.ome il

piil rispondente al bene cOlllune ed il meno costoso possibile. È l'opera sua che egli tenta con tutte le sue fOI'ze di difendere, abbellendola ed occultandone le deformità, pCl'Occhè da ciò ap- punto dipenda la futura conservazione del suo poter'e, gli onori, la sua felicità. Ora se la sua dimostrazione, per l'i uscire pitl compiuta, più decisiva, abbia bisognQ di false promc,.:se, che at- tenuillo il peso dci sacrifici richiesti, egli esiterà di rado ad ap- pigliarsi a questo partito. Se la durata della sila vita fo:;;se in-

gravczze che

63

finita come quella dello Stato, o almeno se le persone che gli succederanno egli potesse considel'are come una continuazione

di sè stesso, sarebbe condotto a rifuggire da promesse menzo-

gnel'e pel' timore delle l'cazioni, che egli o i suoi cal'i dO\Tcbbero

poi SoppOI'tal'e. E perciò, cscludendo cel'te circostanze speciali,

il pI'incipe dispotico cd cl'editario tl'overà un ccrto frcno a Ya-

lersi di falsc ]ll' omessc; cd a\'l',:l ancora vantaggio nello assi-

curare una lunga

pone a lato, e nel divietargli inconsulte e spa\'alde lusinghe al pupolo. Ma se al contrario l'uomo politico sia slegato dall'aY\'enire del suo paese, in quanto questo an'enil'e sarà guidato da per- sone a lui estranee, allol'U l'utilità immediata che egli sia per tralTe dalle false pl'Omesse non sal'à piil contl'astata dal danno mediato che possa a lui derivarne. Solo un patriottismo ed una probit.à eccezionali vananno a frenare quell' impulso egoistico,

dUl'ata all' ullicio dell' uomo politico che si

D'ordinario invece, le delusioni, i malcontenti e forse i tumulti ' che seguiranno al fallire delle sue promesse perdono per lui gran parte della loro impol'tanza quand' egli ne preveda lo scoppio dopo che sarà disceso dal potel'e. Poi sarà facile il l'appresen- tare al popolo il non avvel'arsi delle false promesse come una conseguenza di nuove circostanze ed e\'enti, a lui non imputa- bili. Infine i malumori, i tumulti non sempre fanno seguito al

in

permanenti quei sacritici che cl'ano stati dichiarati temporanei,

non eccita nessun guaio per ciù che il popolo venga ad essi man mano abituandosi ('). La \"el'ità piil profonda che esce dal

libro immortale di DOSTO.JEWSIi:I, La casa dei /Ilorti, è questa, che l'uomo si abitua a tutto_ Il principe costituzionale si trova

in condizioni diverse a questo riguardo da quelle del principe

assoluto, egli non è piil il solo responsabile di quello che dice

e fa il GO\'erno, anzi la responsabilità è tutta ministeriale.

fallire delle falsc promesse, cl' orùinario anzi il trasformarsi

(') Qupstc due ultime considcl'uzioni sl'i"!!,,,no

comc

nnchc

in

lino

Stillo dispotico

ed ercdit,,,·;o

le

ralse

r"omesse

possono

<",ere

un certo

"ulare.

G4

D'altronde egli non ha il potere di dare una lunga dumta al- l'ufficio dei suoi Ministri, poichè egli è costl'etto nello sceglierli di seeondare gli umori mutevoli delle maggioranze parlamentari. Quella estrema mutabilità dei Ministri, clie è caratler'istica più specialmente del Regime Parlamentare, distaccandoli sempre

una forza cospicua,

ul/a causa variabile molto impol'tante, un movente cl' indole sto- rica assai appr'ezzabile del tIillontIcrsi di false promesse, di spa- valde affermazioni. Esse acquistano un' audacia inaudita e ùif- fondono su tutto l'oI'izzonte linanziario le tinte piCI belle, più affascinanti,

piìl dagli interessi dell' anenir'e, diventa

Clnssificnzione delle

varie speci

d'illusione

mento di ricchezza requisitll.

1)('1'

l'occulta-

l'occulta-

mento di masse di ricchezza requisita va considerato:

visto

infatti che tutte le speci di entrate pubbliche possono più o meno venire nascoste al contr'ibuente e cioè tanto le entrate

orùinarie (redditi demaniali, tasse, imposte) quanto le entrate straordinarie (vendite palesi od occulte di beni demaniali, alte- razioni della moneta, prestiti pubblici, traffico di uffizi);

Dalle cose

A) per

lo.

dette

in

qualità

questo

della

capitolo

risulta

che

materia

occultata. Abbiamo

E) per

la

che::ze future

(s

rela;;ione

in

8°)

o

anche

cui

con

esso si

trova

con presenti del contri-

ric-

o

8010

ricclwz::e

buente;

C) pc/' i fatti e yli istituti, coi quali si operaTlo gli occulta- menti; fatti ed istituti che fu 1'011 o :

1.0 Percezione di entrate demaniali 2°), 2.° Pignoraziolle di demani 2°), 3.° Vendite di demani 2°), 4.° Inclusione delle tasse e d'imposte nel prezzi dei pl'O- dotti 3°), 5.° Alterazione della moneta 4°), 6,° Prestiti pubblici (S 5°),

7.° Traffico di offici

8.° False promesse di attenuazione o di abolizione

pubblici G·),

poste n;

G5

d'im-

D) per le dioerse .iO/'me e qualità di ocCltliamcnto della ric-

che;;;;a requisita, mercè i provvedimenti e gli istituti sopraddetti (C); onde avviene:

1.0 Che il conll'ibuente conCOl'l'a ai pubblici carichi COli ricchezze pl'Opr'ie, ma chc egli suppone 11011 sue o delle quali

si sente imperfettamelJte propl'ietario ~O), 2.° Che il" contl'ibuente concolT~ ai publ.Jlici car·iclli con

ricchezze, che egli sa bellsì essel'è Slie, ma che egli suppone

d'impiegare a scopi di soddisfazioni

3.° Chc il cittadino creda di ricel'el'c dallo Stato in pa-

gamento una cel'ta misura di l'icchezze, che gli è dovuta, mentre

ne ricevc una quantità minorc; sicehè cgli si illude di posse- dere ciò che lo Stato gli ha tolto 4").

4.° Che il contribuente per un certo tempo non avverta

pri rate 3°).

le svalutazioni di parte del suo patrimonio, cagionate da certe

imposte o pl'estiti (§§ 5° e 7°); sicchè egli crede anche qui di avere ciò che non ha, 5.° Che il contribuente supponga di pagare come interesse

di certi prestiti pubblici la somma più mite possil.Jile e inoltre

che supponga lo Stato a \"erli stipulati in cOlJdizioni così favo- revoli da risparmiare ai singoli cittadini una parte delle impo- ste che avrebbero potuto e dovuto pagal'e in circostanze divel'se (§ GO).

G.o Che il contribuente sia condotto el'roneamente a cre- dere che entro un prossimo avvenire i suoi sacrifizi contributivi saranno mitigati (§ 8°).

--+------

GG

CAPO IV.

.occultamento di masse di ricchezza requisita in sede di bilancio.

Epoca precedente alh

rivoluziono francese.

\' Ill'ic slIcci di tali occultamcnti.

Chi abbia lette le pagine del precedente capitolo ha senza dubbio pensato pitl volte che le varie speci d'illusione, di cui ivi si parla e che potrebbero avel'e ancora un valore ai nostri dì, lo perdono interamente in virtù dell' approvazione data dai Rappresentanti del popolo alle entrate pubbliche, in virtù della pubblicità data ai conti d'interesse generale e in

vil'tù dei pubblici l'esoconti della Corte dei Conti, incaricata

di invigilare sull' osservanza della legge tinanzial'ia,

Noi abbiamo ill\"eCe la convinzione che, malgrado tutto ciò, quegli oceultamenti piil o meno larghi di singole fonti di en- tl 'a ta pcrsi>;tallo nel pensiero dei contribuenti e che anzi la confezione, l'appl'ovazione ed il controllo complessivo dei cOliti puhblici ribadiscallo quegli effetti, e li completino con una

comples>;a l'ete di pratiche e di istitllzioni, acconcie all' uopo,

Di guisa che qui si pl'esenta sotto UII TlUOCO aspetto e in uua

Iluova sede l'occultamento di masse di riccllezza requisita

e si completa il quadl'o di essa iniziato nelle pagine pre-

cedenti,

Le fonti di entrate pubbliche occultate saranllo considerate

qui, non più frammentariamente, ma nel loro insieme, in ri-

guardo

tutto, discusse e co ntrollate, Gli

ai

modi

come

esse

sono

è

raccolte

c p,.esentate

in

un

in

questi

diversi

momenti

67

che noi troviamo nuo\·c pratiche e nuove istituzioni, occul- tanti la ricchezza l'cquisita, le quali estendono e completano la classificazione di qucllc, che furono allnovc!'ate al § 9°, lett. C,

del capo III.

I Iluovi spedicnti d'illusione, di cui dobbiamo tl'a tlarc, vanno

raccolti

in due gruppi, che hanllo carattcri distinti:

1.0 Istituti

c

pmtiche,

attinenti

allo

simlttl/'a

('oll/ahilc

del bilwU'io d' en/I'aia (;:;~ 2"

(~ :1 " );

2. 0 Istituti C jJl'lIlir//r', oltillellii alI" "Itu (lIn/Jiiflislra~iol/l',

o, zionale (§~ 4°,

come si

dil'ebbe

50

COli

(i').

vocabolo

mol1ol'llo, di

illdole

costitu-

e

Qllalllo alle forlllo (! CjualiL't

di OCl:l1ltanwllto, ehe si otlt!n-

galla cogli

istituti, di cui

\'eniamo a dire, esso sono quasi

tutte

quelle, di

cui

si

è

par'iato al capo

III, letl.

D ,

del

~ !), (numeri

1,

2,

4-6).

Noi divideremo lo studio di questi nuO\·i spedicnti d'illu- sione in due pal,ti: \' una che li considcra nel passato (capo IV), l'altra nei tempi moderni (capo V) (I).

§ 2. 0

Occultameuti

meno

insieme con istituti e pratiche attinenti cOlltabile del bilancio d'entrata.

più

o

larghi tlell' i III[losizionc ilei suo

struttura

alla

j'vrallcù pcr lungo tempo l' liSO

dci

metodi adatti alla

for-

mazione di

uno specchio Ilnitario

e J'egolare delle enh'ate

pub- .

(' ) In '1Ilc~lo t'apilolo ci o':Cllpcl"cmo dei congegni di csamc c con- troll(, in 'Iuunlo abbiano l'CI· clfèllo eli o(:clIll;lI·c cnll·alc. Rim·iumo al sag- gio 5"11,, IIlu~ionc nellc "pcsc pubbliche la lrallaziollc dcII' occllitamenlo ·dclle spese puhhliclle p,·ocIII·alo da qllcsli ,lcs,i cOIIg<.>gni di eSame e

cOIIll'ollo òelle ('ontl·ihl1ziolli. Nondimeno '1"i

Ilon potrcmo di ;; pensarci dal

toccare più vollc sl'cdicllli, che pr·oducono ((/lche occullazione di ;;pcse (l'CI· c;;., la 111'ali<:a dci bilancio cOIl ,;o lidalo, la prcsenla,.iollc dci Lilnncio al

nello, ecc.).

68

bliche. È noto come la formazione di ['pgolari bilanci sia un fatto, che coincide colla proclamazione delle costituzioni mo- derne.

È bensì \'ero che assai di buon' ora chi amministra i beni dello Stato o maneggia il pubblico denaro è sottoposto a norme

speciali, ha obbligo di tenel'c nota in appositi libri dei fatti am- ministrativi compiuti, è tenuto a resoconti, particolarmente al- l'uscire di car'ica, è sottoposto al controllo di autorità gerar- chiche. Ma manca la pratica di riassumere e di ordinarc in lln generale prospetto le entrate e le spese. Ciò che di meglio si

è lo stabili-

riescc a fare pCI' il buon ol'dillarnento del tesoro

mento di lIumerose casse pCl' le l~ntrate pubbliche e di asse- gnare a ciascuna di esse l'obbligo di provvcdere a determinate spese, per guisa che le entrate pitl sicure e cospicue fl'Onteg-

più

essenziali all' ordine costituito,

gino i dispendi più gravosi e

e le enteate mello ('ilevanti e più incerte provvedano a bisogni accessori ed accidentali (1), 1"la questo stesso sistema crea spe- ciali difficoltà al raccoglimento dei conti in uno specchio unico, perchè complica i riscolltri, rende necessari moltissimi storni e moltiplica le scritture. Le difficoltà aumentavano ancora per

la mancanza di forme COlwCllù'ntì degli U'dini reali

o minisle-

riali di r'iscossione o di pagamenti tmtti sugli agenti di finanza, cas",ie('i, ecc. (ordini su semplici biglietti o QI'ali). Nè son -da tacere i ['itardi, che dcrivavano dalla imperfezione dei mezzi di comunical.iollc e del sen'izio di illformaziolli aù una pronta e

sicura

È bensì vcro che si ebbero assai di buon' ora in qualche caso documellti, che ,'iassunsel'o le generali entrate e spese dello Stato. l\Ja essi non si fondarono veramente sui ri s ultati reali della gestione di 1111 determillato spazio di tempo. Non furono nè bilanci pre\-ellti\-i, uè cOlJsuntivi; ma piuttosto conti

conispondenza fra gli agenti distribuiti sul tenitor·io .

(') Sollo i NOi'manni c sOll" gli An;;ioini iII Nnpoli non si c"" on- eOl'u giunti Il 'Iucsto grado di pl'Ogrc~.;o: c prcndcvusi danaro dulie ,-aric

C.J53C

destinundo'o

ad

li si

"ad di

,"olla in

volla

secondo

le

OCCOITCllze.

69

d'avviso, tendenti a dimostrare a quanto !:'arebbel'o ammontate annualmente le rendite e le spese dello Stato, ove questo si fosse mantenuto nelle condizioni normali (I), ~ondimeno siffatti documenti rappresentano già una nuova e superiore fase della tecnica contabile, Essi spianano la via alla pl'epal'azione dei bilanci preventivi ed eccitano il bisogno della pubbliciEt dei conti pubblici. Ver;:.;o questo secondo stadio la tecnica contabile si a;'l'ia fati(~usarnellte colla riduzione pl'O-

gre:"si"a del nUmel'!) delle ca:-,sc; ciù ch e d'altrollde è )'ichie:"to

dall' accelltramento progressi \'O

ognora piLI ilei rispetto

delle fUllzioni dei corpi locali e degli illdividui nello Stato (') e dall' immane sfl' llttamento che il prillcipe, la corte e le grandi famiglie dispiegano dalla capitale s:i1le moltitudini, Giova però notare come in cCI'ti Stati questa s(~collda e supel'iol'e fase di svolgimento della tecnica I;olltabilc nOli fu !'aggiunta mai, o pCI'chè il )'esocollto generale nOli fosse mai compilato intera- mellte ('), o lo fosse COli taii ritardi (talora di trenta o qua-

politico

(1)

ALFIERI,

L'

mn.;nistra:i""c ceollo""Crt "ell'al/lico Comulle di Pe-

rU[jia, pago 9. Circa 01 ,·c,'o v"lol'c dell' O,'dilllinza 'I!l genn"io '1J19, er- roneamentc c,onsidcriltu dii Lalnni come UII bil:lllcio' l'cgolilre dell'anticu monal'chia. VUITIlY, I~'twl"s sw' le ré(fimc Jill(l((cier de la Frallcr, I, :ì02.

(I)

«

Più

si

t,i n rOI'Zi.\

c conccnlrtl

)' <.lzionc

go\,crnuLivu,

piti

efficace

deve essc"e il cont,'ollo » (CAVOUI<\.

(')

nis5ero

III

Sicilia

luLte

le

{(

non

SpC:o:iC e

di S;cilia, l'''g, 2(;H,

fuy"i

mai Ull sistctn~\ di

le enll'ale

Il,

llJANCI-tl:\'I,

l,ilantio, in (;11 i

si

l'iu-

Stor'ia,

ccollomico-cit-ile

In Napoli ilei 1(;12 si stu!Jilirono la primn volla d11e casse, lInil civile

ed una

anehe dopo qlleslo progrcsso it disol'dine conliouù . • Sullu tesol'eria erano tratti olto rinfusa mandati o direttamente dal Re o da dascull segretario

di Stato in n9me di questo, senza ordine nessuno pel' i bisogni dello Stilto

e senZll che si fosse mai formuto lino slaLo approssimativo di qllanto an- nuulmente fosse d'uopo per le pubbliche spese, secondo i dipartimenti del gov erno. :'fancava un contl'ollo per sapere se 'Iuelle spese faceans;; av- veniva che infine delt'onno si ovea or u"unzo delta rendita pubLlica senza che il Govel'Oo lo ' sapesse, cd ora mUl/cameuto » (BIANCHI"I, Storia della finan::e, 111, 218-219). Solo nel 1806 si istituì un ufficio unico di conlaLi-

militare (OIANCIH:oII, Storie, ddlc

./in"".>e di Sapoli, Il, 439) , Ma

70

rant' anni), che gli toglievano ogni importanza. In altri Stati in- vece il dispotismo illuminato tende verso quella meta più o meno coscientemente, spinto dalle esigenze politiche alla !'ieerca della maggior quantità possibile di notizie a guida e nOI'ma del sovrano ('). Già in Venezia si compilavano di quando in quando lin

generali d'avviso, cioè stati di tulle le

dal se colo X. V bilanci

cntl'ate c di tutte le spese normali della Repubblica. Graclo grado essa proccdctte, con riduzioni nel numero delle cassl:, VCI'SO l'unitit del tesoro; il che consentì al l'agionicre Costantilli di compilare !Ici pr'imi alIBi del secolo scorso il prinio bilancio gcncl'ale di pl'evisiollc, che avesse l'Europa (')

A sua l'olta il Piemonte sotto Vittorio Amedeo II, pCl' me-

rito del conte Groppello di Borgone, ebbe ordinati e particola- reggiati resoconti annuali (').

In Francia, sotto Colbert, essendo state prescritte sCI'itture

chiare e compiute, registri regolari e controllabili a brevi inter- valli, ciascun mese si traeva dai registri Ui1 ristretto (abrt~g(:;

ed ogni anno in ottobre si compilava lo stato di previsione del- l'anno seguente c in febbraio si componeva ed approvava il conto ('). Ma gli ol'dinamenti cii Colbel't. caddel'O presto in disuso.

litù

ee nlrtJlc, clIC

lene"a

111'1

"cgi::ìll"(J di

lulte le cnll'ute C ~pese o. alTincllò

il :\Iillisl,'o COl1os cc" e le c ondiziol1i di cs se " (13'A~CIlI"I,