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Cos si vive a coca-city Fonte: PAOLO BERIZZI - la Repubblica | 13 Settembre 2012 Nel mercato della polvere bianca Milano

ha spalancato le porte a tutti: diventata meno selettiva ma pi spietata. Lomicidio di Porta Romana getta luce sui nuovi signori della droga. La capitale della cocaina rifornita anche da venditori fai-da-te, che sono pronti a tutto per un pugno di euro. Si fa strada una nuova tipologia di spacciatori che non deve spartire con nessuno i guadagni. E ora le indagini sullomicidio di Spelta vagliano la sua situazione finanziaria Adesso bisognerebbe chiamarla "Coca City Open". Non pi "Coca City" e basta. Perch Milano-cocaina - da sempre orientata al libero mercato - ha spalancato le porte. A tutti. diventata generosa e "orizzontale". Ancora meno selettiva ma, al tempo stesso, sembra un paradosso, pi spietata, quando serve. Pronta ad accorciare la miccia se sbagli, se ti allarghi, se fai lo splendido con chi non (ancora) "mafia" o "ndrangheta" ma ha cominciato prima di te, e vuole restare l. come un grande casin. Allingresso non fanno storie. Con nessuno. Poi per, pur non essendoci rigide suddivisioni territoriali ed questo che attira chi mette in piedi un "giro" - devi sapere dove e come giocartela. Non sconfinare. Ch se giochi troppo pesante puoi perdere tutto. E fare la fine di quella

coppia massacrata in via Muratori. Il segugio della droga un poliziotto con quindici anni di arresti sulle spalle. Giorno e notte a caccia di chi "smazza" la bamba - la chiamano cos soltanto a Milano, gi questo forse un segno - e di chi la compra con unassiduit che in nessun altra parte dItalia. Pi di Roma, pi di Napoli, persino dieci volte pi di Svezia, Norvegia, Finlandia, Croazia e Repubblica Ceca. Lo dice uno studio dellistituto Mario Negri e dell Istituto Norvegese per la Ricerca sulle Acque (Niva). Mentre i killer di Porta Romana eseguivano la sentenza di morte che pendeva sulle teste di Massimiliano Spelta e Carolina Ortiz Paiano (un omicidio legato al traffico di droga dice il questore di Milano Alessandro Marangoni, anche se - precisa il prefetto Gian Valerio Lombardi - maturato fuori dal contesto della criminalit organizzata), l agente che ha imparato a conoscere ogni tavolo del "casin" era nei campi. I campi, a Milano, sono zone periferiche pi o meno franche dove gli spacciatori stranieri soprattutto nordafricani - vendono coca dozzinale, a buon mercato: specialmente di notte. Una dose da 1 grammo a mezzanotte costa 50 euro; vicino allalba ti svendono un "pippotto" (mini dose da mezzo grammo) a 20 euro. Cos funziona nei campi di Bresso, Rho, Rozzano che non hanno ancora smesso di chiamare "Rozangeles". Pi ti avvicini al centro della citt e pi i prezzi salgono. Per dire: se fai spese allora dellimmortale happy hour, in corso Como, in via Pasubio, al Ticinese o allIsola o a pochi passi dalla centralissima piazza della Repubblica in quel locale tempio dellaperitivo soprannominato, appunto, "Caf Colombia", la cocaina costa anche il doppio. Settanta. Ottanta. Cento. Fa niente se la tagliano e la allungano come un brodo e il principio attivo scende a picco fino a sfiorare la soglia minima "consentita" del 23-24 per cento, e cio una porcheria. Il macello di Porta Romana lho sentito in radio... io ero l che facevo il mio. Due pusher marocchini hanno appena sputato quattro palline di coca. S, roba di routine ma neanche tanto. Perch poi - spiega il poliziotto - salta fuori che questi lavorano per un domenicano o un nigeriano o un italiano. Gente che ha iniziato da poco. Che andata a prendersi per conto proprio il suo chiletto da piazzare e a questi disperati gli da una briciola, neanche lavvocato gli pagano. I nuovi signori della droga di Milano sono narcos fai da te. Venditori autarchici. Non legati a nessuna struttura criminale. Gente spesso anche incensurata - Massimiliano Spelta lo era (gli inquirenti ora si stanno concentrando sulla sua situazione finanziaria dopo aver trovato nellappartamento in cui viveva con la moglie 3mila euro accanto ai 47 grammi di cocaina). Occupati, disoccupati. Imprenditori falliti che vogliono mantenere un tenore di vita sopra la media. Si buttano nel mercato sapendo che il mercato una chance la offre a chiunque. Magari crescono e diventano Scarface, magari fanno una o due stagioni e poi chiudono. Magari cadono sotto il piombo come a Scampia, che pure resta una realt lontana anni luce. una nuova tipologia di spacciatori. A volte, anche importatori. A Milano diventata la "normalit". Francesco Messina, ex capo della Squadra mobile (oggi questore vicario a Bergamo) ragiona: Se fai a Napoli e a Palermo quello che fai a Milano, ti ammazzano in poche ore. Vale sia per

lo spaccio che per il traffico. In quelle citt c una rigida ripartizione del territorio, si spaccia solo in determinati posti, a certe ore e sotto il controllo dei clan criminali. Cosa che a Milano, a parte poche eccezioni in passato, non mai successa. Questo un mercato apertissimo: e cos si moltiplicano esponenzialmente le "iniziative personali". Gruppi o singole persone che, pur non appartenendo a nessun tipo di organizzazione, hanno la possibilit e la libert di avviare i loro affari con la cocaina. Sono amministratori di se stessi. Quello che una cosca o unonorata famiglia deve ripartire, loro se lo tengono per s. Bei guadagni. Tagliando un chilo di cocaina pura oltre il 90% (i 47 grammi trovati a casa di Spelta e Ortiz erano al 60%) un chimico specializzato riesce a ottenere quasi 5 chili di polvere da spacciare al dettaglio. In strada, in discoteca, nei "campi", a scuola. Cinque chili vuol dire 5mila dosi da un grammo, che al costo di 70 euro fanno 350mila euro. Mica male se si pensa che un chilo di "neve" acquistato direttamente dal fornitore in uno dei tre paesi produttori (Colombia, Per, Bolivia), o in uno "scalo" fornitissimo come Santo Domingo, alla fonte costa appena 2mila euro. Ha iniziato cos Ramirez Della Rosa, ex compagno di Marysthell Garcia Polanco, l "olgettina" dominicana ospite alle cene di Silvio Berlusconi e finita nellinchiesta sul caso Ruby. A Ramirez gli hanno trovato 12 chili e mezzo di cocaina. Tre erano al civico 65 di Milano Due, lormai famoso residence "Olgettina". Li aveva messi nella cantina dellappartamento abitato da Marysthell (affitto pagato da Berlusconi). Il resto viaggiava sullauto di Nicole Minetti. Quanto sniffa "Coca City" (da titolo del magazine Sette, poi diventato espressione corrente)? Perch il mercato italiano della bamba si concentra qui? I numeri, assieme alle indagini giudiziarie, parlano chiaro. Centoventicinquemila consumatori occasionali, 25mila abituali, diecimila in pi (35mila) quelli che hanno "tirato" nellultimo anno. Con le sue 10mila dosi al giorno (15mila nel week end; 5 ogni 1.000 abitanti) Milano si conferma la capitale italiana e europea della cocaina. Tre volte la media nazionale. Normale, e conseguente, che i narcos investano qui. Tutti. Le bande serbo-montenegrine capeggiate da ex miliziani balcanici; i mediatori nigeriani che dallAfrica occidentale smistano i carichi verso lEst; gli emissari dei cartelli sudamericani e gli stocchisti calabresi (clan Sergi, Barranca, Morabito, Papalia). Milano come Barcellona, come Amburgo. La citt impolverata diventata un vero e proprio hub internazionale, dove approdano o transitano ogni anno tonnellate di "neve". Lultimo carico lha scoperto settimana scorsa la Finanza a Linate: 200 panetti (25 kg, valore 15 milioni) allinterno di mobili per lufficio spediti dallEcuador. Nel 2008 i chili erano 530: li trov la Narcotici in un appartamento di via Washington. Aumentano i consumatori e aumentano i sequestri: 350% in pi nellultimo anno (da 309 a 1420 chili). Cifre mostruose. E adesso si comincia anche a sparare. In testa. Come nelle faide di camorra, come in Messico dove i conti vengono regolati prima coi proiettili e poi con un cappio per impiccare il "traditore" sotto un ponte o in cima a un cartello stradale. leffetto impazzito del libero mercato di Milano. Qui i "supermarket" a cielo aperto di Secondigliano non esistono. Non esistono i "fortini" inespugnabili. proprio diversa la

struttura dello spaccio. La conformazione dei luoghi. La bamba non ghettizzata: si vende ovunque. Quasi sempre tra la gente. il miglior modo per farla girare - dice il poliziotto - . La lasciano scorrere sulla citt, senza argini. Chi vuole la pu vendere. Cos per noi pi difficile prenderla.

Dalla mala ai nuovi boss trentanni di sangue e movida Fonte: piero colaprico - la repubblica | 13 Settembre 2012 Gli affari sono longevi, ramificati: ormai bastano cinque euro per sniffare in parchi e discoteche Milano bianca di polvere e Milano nera di morte. Droga & assassini, questo il nome della ditta. Una societ per azioni malvagie. Longeva, ramificata, pi forte di tantissime Spa quotate in Borsa. Con una clientela vasta, affezionata e, sempre pi spesso, rovinata. Ormai bastano cinque euro, uno scudo, e gli spacciatori fanno sniffare, dentro le discoteche e nei parchi, i ragazzini, i futuri buoni clienti. Intorno alla "ditta" cresciuta una Milano che sino a dieci anni fa sapeva trasformarsi, e che adesso, oggi, appare come una di quelle famiglie decadute, con gli eredi degli allori passati che svendono il patrimonio pezzo dopo pezzo e si comprano svaghi, sesso, stordimento, almeno per andarsene ridendo. Chi fa paragoni con Scampia patetico. Milano una capitale internazionale. Una citt che gli americani, i russi, i cinesi vogliono ancora venire a vedere, specie se sono appassionati di glamour e ristoranti. Eppure anche qui siamo arrivati a vedere una donna di 21 anni centrata alla nuca mentre cammina in una strada affollata, e tiene in braccio la figlia. Eppure, Max, marito e padre, scappava e provava a filarsela, abbandonando la famiglia, e abbiamo visto il killer in calzoni corti, che stava seduto sulla moto, ed sceso. Come se fosse invisibile. Come se fosse in un film. E lo rincorre e lo finisce, quel Max che se la tirava da ganzo, in una strada piena di bar e ristoranti, e di testimoni. Unesibizione. Una sorta di Hai incontrato luomo sbagliato. Il bianco della polvere. Il nero della morte. Anche il bianco e nero delle vecchie fotografie degli anni Settanta pu servire a stabilire il punto nave di questa rotta balorda. Qualcuno ricorder una panchina nella nebbia, un giovane capellone morto, rigido, e un prete sovrappeso che alza la mano, a benedirlo. Quella foto diceva Milano ai non milanesi. E ai milanesi diceva Giambellino, il quartiere cantato da Giorgio Gaber, dove viveva Mina, ma dove arriv leroina a fiumi. Dove Cosa Nostra organizz il primo spaccio a cielo aperto, per migliaia di persone. Dove la squadra Narcotici, quando non esisteva nemmeno la legge sui pentiti, si port dietro il fratello di uno morto ammazzato e impar a conoscere cos le facce e i suoni: il cavallo, che portava droga, e il vincenzo, che veniva fregato. I turchi allora venivano a Milano con i tir di brown sugar e siciliani e calabresi, quelli

della "ditta", a un certo punto, uccidevano gli autisti e si tenevano il carico, tonnellate di polvere bianca e marrone. Tanto di roba ce nera sempre, e quei morti ammazzati a volte riemergono dalle rogge doverano finiti. Nel giorno dei defunti del 79 nel ristorante "Le streghe" vennero trovati otto uccisi, record assoluto delle stragi malavitose in Italia: anche allora il nero della morte era stato causato dal bianco di una partita di droga. E bianco era anche labito da sposa con cui venne sepolta una ragazza di diciannove anni, che in quel ristorante si trovava per caso, fidanzata di un gangster, e anche lei venne centrata alla nuca, come successo luned sera a Carolina Payano Ortiz in via Muratori. Il nero dei killer e il bianco della roba a Milano crearono allora e regge oggi - un ampia zona grigia, un "non-luogo" dove imprenditori e mafiosi, squillo e modelle, biscazzieri e strozzini si trovavano gomito a gomito. Negli hotel e nelle bische clandestine dei Turatello, Epaminonda, Franchino Restelli. I politici? Come no: molti hanno dato soldi ai politici, e i politici hanno offerto favori ai gangster sino agli anni Novanta, quando Tangentopoli s disintegrata per rispuntare sotto altre forme. Oggi nessun imprenditore, specie se fa affari con le discoteche e la movida, denuncia di pagare il pizzo. E forse vero (quasi vero) che nessuno gli sfila le banconote di tasca. Bisogna solo stare attenti e tacere. Fingere di ignorare che sono i boss calabresi a organizzare i buttafuori e lo spaccio nei bagni, e che alcuni tavoli sono sempre riservati a ragazze come Ruby Rubacuori e altre centinaia, che dal Marocco e dallEst arrivano senza un euro in posti dove una bottiglia di bollicine ne costa 150. E non tutte arrivano da sole. Oggi, in giro, Milano sembra a occhi estranei spesso in festa. Ovunque persone che bevono, tavolini a perdita docchio sui Navigli, gioielli, eleganza, auto da 80mila euro in doppia fila. Max, nato a Quistello, e Carolina, nata a Santo Domingo, erano intonati a queste folle ridenti. Ma in armadio avevano il bianco della bamba, la coca, che circola cos copiosa da aver reso da anni Milano (altro macabro record) la citt europea con il pi alto consumo pro-capite. E cos Max e Carolina, mentre giravano nei bar e nelle discoteche, avevano un nemico. Uno che nascondeva sotto la maglietta alla moda il nero del revolver carico. Non pochi come Max e Carolina sanno bene che a Milano molto facile essere sfiorati dalla morte, ma qui non si sta in casa finch girano soldi, finch la "ditta" della notte fornisce tutto ci che serve per fingere di avere una vita vincente e felice. O, forse, solo una vita che non sembri com: in un bianco e nero che sa gi di cenere.