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stesse giunte si sono visti aumentare la pressione fiscale o le accise sulla benzina proprio per recuperare modeste cifre

come quelle. O che hanno visto tagliare servizi pubblici regionali come i treni per i pendolari proprio perch il cattivo Tremonti aveva bloccato trasferimenti per spiccioli di quellentit Il super superconsiglio laziale Perch lo stesso consiglio pesa 7,7 euro sulle tasche di un cittadino lombardo e pi di 50 a uno della Sardegna, addirittura 124 a un abitante della Valle dAosta e 34 a un siciliano, che si limita i danni nel conteggio pro-capite solo perch la Sicilia molto popolosa e quindi distribuisce lastronomico budget della sua assemblea (175 milioni) per cinque milioni di abitanti? Certo, da un confronto di questo tipo risultano penalizzate le piccole regioni, che le spese fisse le hanno comunque ma che le possono spalmare su un numero inferiore di persone, e al contrario regioni-stato come la Lombardia (popolazione: dieci milioni) diluiscono di pi i costi, ma il parlamentino del Piemonte comunque caro (18,50 pro-capite, oltre il doppio della Lombardia) pur non essendo una piccola regione (4,4 milioni di abitanti), la Campania idem (15,47 euro pro-capite e 5,8 milioni di abitanti) e pure il Veneto. Dispendioso anche il Lazio, con i suoi oltre cento milioni, che come la Sicilia si salva in calcio dangolo solo per essere molto popoloso. La fantasia dei politici quando si tratta di sperpero dei denari pubblici non ha limiti. Nel 2010 il Lazio ha sostenuto costi di quasi un milione e mezzo per le spese di rappresentanza del presidente del consiglio, 8,5 milioni per il funzionamento dei gruppi; 3,4 milioni per il personale addetto al consiglio; ben otto milioni per consulenze, convegni e indagini conoscitive. Nel bilancio di previsione 2012 ha poi stanziato (e verranno spesi, pi o meno tutti) 250mila euro per il Garante delle persone

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sottoposte a misure restrittive della libert; 200mila euro per il funzionamento dellufficio del Difensore civico; 1,2 milioni per lIstituto regionale di studi giuridici Carlo Arturo Jemolo; 200mila euro per il Garante dellinfanzia e delladolescenza; 100mila euro per la Commissione di indagine sulla sicurezza sul lavoro; 250mila euro per il Consiglio regionale delleconomia e del lavoro; 100mila euro per il Comitato delle autonomie locali; 100mila euro per la Consulta femminile; 50mila euro per il Comitato di garanzia statutaria. Senza contare gli otto milioni di euro allanno che da quattro anni figurano in bilancio, ogni anno, per il mantenimento e adeguamento della sede del consiglio e parco auto. Ho pi volte chiesto che mi facessero vedere le ricevute di questo capitoloracconta il battagliero avvocato Giovanni Rossodivita, consigliere della lista Boninoma agli atti figurano solamente le mie richieste: non mi hanno mai risposto. In totale, tra consulenze, fondi per il mantenimento della sede, stanziamenti per commissione e comitati dallattivit oscura, una gran paccata di soldi, nella maggior parte dei casi finiti chiss dove. Spesso per far funzionare istituzioni di cui nessuno sentiva la mancanza. Il Consiglio delle autonomie locali, per esempio, previsto dalla Costituzione (art. 123) cui il Lazio stanzia ogni anno una cifra intorno ai centomila euro: un baraccone inutile composto da 37 membri (i sindaci dei capoluoghi e dei maggiori centri della regione, i presidenti delle province del Lazio, altri eletti nelle istituzioni locali) con compiti quanto meno rimasti indefiniti. Per tutti loro gettone di presenza a ogni riunione e rimborsi spese per chi viene da fuori. O il Comitato regionale delleconomia e del lavoro, creato per scimmiottare loriginale nazionale, il Cnel, la cui stessa composizione stata ridotta e che non si eliminato solo perch in Costituzione. Un altro caravanserraglio, il Corel, composto da 60 membri chiamati (almeno sulla carta) a discutere dei temi delleconomia regionale, e a raccogliere spunti e suggerimenti dalle categorie economiche. Per tutti, ca va sans dire, rimborsi e gettoni.
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Organismi pletorici (sfidiamo chiunque a trovare sulle cronache un qualche intervento degno di rilievo) che non svolgono nessuna funzione se non quella di trovare una poltrona per accontentare qualcuno. Il Corel, come il Cal, ha un presidente, un vicepresidente, una segreteria (costo nel 2012 preventivato nel Lazio: 250mila euro). Inutili anche perch nel consiglio esistono gi organismi deputati a svolgere quei compiti. Che senso ha un Corel quando alla Pisana ci sono tre commissioni (leggasi tre) che si occupano di economia (Piccola e media impresa, Sviluppo economico, Bilancio), con relativo carico di sedute, presidenti, segretari e annessi bonus? Come passa il suo tempo la Commissione dindagine sulla sicurezza del lavoro (100mila euro allanno) quando c gi una Commissione lavoro del consiglio? Per lo meno una delle due di pi. Vogliamo parlare poi della Consulta femminile (100mila euro) e del doppione che crea con la commissione Pari opportunit dellassemblea? Niente per in confronto agli oltre otto milioni che nel 2011 sempre nel Lazio sono andati via per consulenze, convegni e indagini conoscitive. Una cifra enorme, anche perch il parlamentino comunque dotato di una serie di professionalit interne che possono svolgere funzioni di questo tipo. Ne hanno i gruppi (ognuno con apparati burocratici imponenti), ne ha il consiglio in quanto tale. E arrivare a otto milioni dura. Come poi difficile capire in che modo sia stato possibile fatturare un milione e mezzo per spese di rappresentanza del presidente del consiglio. Che ha fatto, Mario Abruzzese, ha dato un ricevimento ogni sera dellanno? E a chi lha dato? Ha incontrato tutti i giorni politici e ambasciatori in visita a Roma e li ha portati, loro e il loro seguito, a cena al Bolognese? Lo stesso consiglio della Campania, che per molti versi non un modello, alla stessa voce spese di rappresentanza del presidente del consiglio prevede per il 2012 un pi morigerato budget di 107mila euro (75mila di residuo 2011 e 35mila di previsione 2012). In Lombardia, le

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spese di rappresentanza del presidente dellassemblea sono di 180mila euro, dieci volte meno che nel Lazio. E pensare che sempre in Lombardia nel settembre 2011 sono state sollevate critiche ad alcuni assessori che a quel punto dellanno avevano sforato il budget loro concesso per la rappresentanza: 8mila euro. Lo stesso Formigoni al settembre 2011 aveva speso, dallinizio dellanno, solo 41mila euro. Viva i tagli. Degli altri La dieta per non ingrassareche viste le ultime campagne giornalistiche anti-casta e il susseguente moto di indignazione dellopinione pubblica i parlamenti regionali si sono impostiha prodotto non pochi sussulti. Perch una cosa sbandierare la volont di tirare la cinghia, unaltra prendere il bisturi e tagliare. I sacrifici vanno bene se a farli sono gli altri. Nel 2010, quando al parlamentino della Campania si inizia a ragionare su qualche economia, in consiglio succede il finimondo, e come sempre in questi casi si arriva a evocare categorie politiche degne di miglior sorte, tipo la democrazia in pericolo o gi di l (in Emilia Romagna dove il consiglio costa la met di quello campano c forse la met di democrazia?). Il presidente Paolo Romano giura che i consiglieri sono i primi a voler fare sacrifici, ma che senza i tredici milioni che la giunta vuole tagliare rischiamo la paralisi. Loro, che fatturano il doppio della Toscana e dellEmilia Romagna, regioni geograficamente assimilabili. In ogni caso un primo taglio labbiamo gi fatto rinunciando a duecento comandati, consentendo il risparmio di tre milioni di euro. Romano getta poi la palla in tribuna, nella forma di unaccusa alla giunta. Tipico mezzo di difesa allitaliana. Forse a Palazzo Santa Lucia qualche assessore pensa che le nostre consulenze siano quelle della giunta. Ma non cos. Noi non potremmo mai permetterci, come ha fatto lassesso18

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