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Troppa informazione

di John Jeremiah Sullivan

[Questo saggio ` apparso nelledizione americana di GQ del maggio del 2011. Traduzione di A. e Firrincieli e R. Natalini]

Quando David Foster Wallace, scrittore simbolo della sua generazione, si ` tolto la vita nel 2008, e ha lasciato dietro di s un romanzo incompiuto, Il Re Pallido, che potr` servire alternativamente a e a completare il corpus trascendente delle sue opere oppure a porre un inquietante punto interrogativo sulla ne della sua carriera. John Jeremiah Sullivan si immerge nel nuovo libro e considera quello che ci ha lasciato. Una delle poche bugie che riusciamo a rintracciare nei libri di David Foster Wallace si trova nel pezzo su Michael Joyce, oscuro prodigio del tennis degli anni 90, incluso nella sua prima raccolta di saggi, Una cosa divertente che non far` mai pi`. A parte alcune pagine dei suoi romanzi, o u ` la cosa migliore che Wallace abbia scritto sul tennis - migliore persino del pezzo giustamente e lodato, ma spropositatamente famoso, su Roger Federer1 - proprio perch Joyce era un operaio del e tennis, uno sconosciuto, per Wallace era come una tela bianca. Wallace non aveva praticamente nulla su cui lavorare per quel pezzo2 : un tortuoso accesso ai gironi di qualicazione di un torneo
Questa nota a pi` di pagina non ` soltanto un tributo, ma un annesso reale e difendibile a questo pezzo: avrei e e dovuto scrivere io il pezzo su Federer per Play, la rivista sportiva pubblicata per troppi pochi anni dal New York Times. Come Wallace, avevo giocato a tennis a scuola e continuavo a seguire questo sport. Era stato facile rispondere quando Play mi chiam` per dirmi che avevano accesso a Federer a Wimbledon. Tuttavia GQ non mi permise di farlo. o A quanto pare avevo rmato qualcosa che il mio agente descrisse come un contratto, che mi impediva di scrivere per altre testate. In pi`, per correttezza nei confronti di GQ, da qualche mese non rendevo molto, avevo mandato u allaria un paio di pezzi e non potevo certo mettermi a discutere. Alla ne della discussione con quello che sarebbe stato il mio editor, e dopo avergli detto che non se ne faceva nulla, fui io a suggerirgli di contattare Wallace, che per me era come dire perch non chiami la Casa Bianca? Leditor si trov` molto in imbarazzo. Disse Beh, a dire il e o vero abbiamo chiamato prima lui. E non poteva farlo. In ogni modo, Wallace doveva aver cambiato idea. Diversi mesi dopo, cera il suo saggio sul mio tavolo di cucina. Leggendolo provai sentimenti complessi. Ad un certo livello era graticante vedere che aveva usato una chiave di lettura che anchio avevo vagamente pensato di trattare, e cio` e che la grandezza di Federer si trovava nel modo in cui sviluppava il suo gioco elegante a tutto campo dallinterno della spietata velocit` e brutalit` del gioco di potenza dalla linea di fondo. Ma Wallace lo aveva spiegato con unaccuratezza a a e una naturalezza che sapevo di non poter raggiungere o nemmeno considerare come possibile. In questa umiliazione cera una certa strana intimit`. Riuscii a sentire, per un breve e confuso istante, esattamente come il cervello di a Wallace avrebbe trattato un soggetto che io avevo avuto nel mio, come nel vuoto, prima di sapere che lo avrebbe trattato lui. Ad ogni modo, questo ` il mio contributo allopera di Wallace, il suo ultimo pezzo per una rivista. Non e voglio far sentire in colpa il lettore che star` pensando che il mondo delle lettere abbia solo guadagnato da questa a sostituzione. Sto solo dicendo che ` stato un piacere. e 2 Spesso Wallace preferiva queste situazioni. Ricordiamoci che si fece invitare sul set di un lm di David Lynch rassicurando lo sta che non aveva nessuna voglia di intervistare il regista. Allinizio del 2008, GQ gli chiese di scrivere sui discorsi di Obama, o pi` in generale, sulla retorica politica in America. Ancora una volta era unidea u evanescente che gli veniva presentata, ma Wallace vide delle potenzialit`, e noi cominciammo a chiedere informazioni a
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La bugia arriva allinizio del pezzo, quando Wallace sottolinea lironia potenziale di ci` che o si prepara a fare, e cio` scrivere di persone di cui non abbiamo mai sentito parlare, che sono e culturalmente marginali, ma comunque tra i migliori al mondo in un dato campo. Wallace dice: Vi invito ora a immaginare cosa si proverebbe a essere fra i cento migliori al mondo in qualcosa. Qualunque cosa. Io ho provato a immaginarmelo; ` dicile. Quello che ` strano ` che questo e e e pezzo ` scritto nel 1996 - quando Wallace aveva gi completato il suo secondo romanzo che avrebbe e inuito sullintero genere narrativo, Innite Jest, cos` come i racconti, alcuni gi` considerati dei a ` classici, della raccolta La Ragazza dai capelli strani. E dicile credere che non sapesse di essere tra i cento migliori in qualcosa, e precisamente nello scrivere narrativa, e che cerano gi` persone serie a e competenti disposte ad includerlo in una cerchia ancora pi` ristretta. Forse dobbiamo supporre u che, essendo umano, qualche volta ne fosse consapevole e qualche volta avesse paura che non fosse vero. Ad ogni modo, questa falsa modestia - chiederci di accettare lidea che lui non pensasse mai di essere cos` bravo e abbia proposto lesperimento in maniera ingenua - non pu` che sembrarci o strana. E forse era una cosa voluta. Non ci sono molte cose che accadono per caso negli aari di ` Wallace; il suo tratto profondamente ossessivo non lo permetteva. E possibile che ci sia qualcosa di straticato in questo modo di usare lo sport come metafora per la scrittura - pi` strati di quanto gi` u a ` di per s curioso che Wallace scelga un giocatore, tra i tanti, che si chiama non ce ne si aspetti? E e Joyce, la cui irlandesit` etnica Wallace enfatizza abbondantemente, alludendo quindi a un artista a la cui propria ssazione sulla maestria tecnica lo aveva reso una sorta di mostruoso, splendente ma poco salutare, problema umano della letteratura. Di sicuro Wallace faceva dei giochi testuali a quel livello. Ecco una cosa dicile da immaginare: essere uno scrittore cos` creativo che, quando muori, il linguaggio ne rimane impoverito. Questo ` ci` che ha compiuto il suicidio di Wallace, due anni e e o mezzo fa. Non ` stata solo una cosa triste, ` stato un colpo durissimo. e e

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allo sta di Obama che organizzava la campagna, e facemmo anche qualche prenotazione per lui perch andasse a e Denver durante la convention. La nostra idea era di piazzarlo il pi` vicino possibile a coloro che scrivevano i discorsi u (e quindi il pi` vicino possibile ad Obama stesso). Ma Wallace rispose, molto educatamente, che non era questo u che lo interessava. Avrebbe voluto essere messo assieme con qualcuna delle api operaie del team che preparava i discorsi - per scoprire come il linguaggio fosse usato da, come la den` la nona persona in panchina. E forse era , per una questione di carattere che Wallace si trovava meglio a fare il reporter stando lontano dalle luci della ribalta.

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canadese, qualche ora passata a guardare attraverso la rete metallica un soggetto che era allo stesso tempo troppo gentile per essere divertente e non particolarmente articolato. Di fronte a quello che per molti scrittori sarebbe stata una disastrosa mancanza di materiale, Wallace scaten` tutti i suoi o stupefacenti poteri dosservazione sul tennis nel suo complesso, pescando in parte dalla sua personale conoscenza del gioco, ma soprattutto grazie alla sua genuina abilit` di considerare una situazione, a facendola ruotare mentalmente tra le sue dita come un gioiello di dubbia integrit`. Scrive: Tutti a hanno laspetto infelice e introverso di persone che passano enormi quantit` di tempo sugli aerei a e ad aspettare con le mani in mano nelle hall degli alberghi, laria di persone che devono crearsi intorno un guscio di privacy usando soltanto la loro espressione. Ascolta il pang autorevole delle corde della racchetta tese per il torneo e osserva i raccattapalle ricongurarsi in maniera complessa. Passa il tempo nei campi dove i giocatori fanno pratica e si riscaldano, i loro corpi si muovono con la compatta disinvoltura che ho imparato a riconoscere nei professionisti quando si allenano: danno lidea di un motore potentissimo tenuto a bassi giri.

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Gente che non ha mai letto una parola di quello che ha scritto riconosce il suo stile, i cosiddetti vezzi, un mucchio di giochi tipograci presi dal romanzo comico del diciottesimo secolo e ricontestualizzati: le note e le parentetiche scettiche, proposizioni che compulsivamente tornano sui ` loro passi, ammettendo la loro stessa debolezza. E vero anche che corrispondevano alle idiosincrasie del suo modo di parlare e pensare. (E lo sappiamo bene ora che tutti quei video su YouTube delle sue letture e interviste ci sono diventati familiari - anche un po stranamente: per qualcuno che chiaramente si contorceva come un insetto in trappola se posto sotto attenta osservazione, Wallace si sottometteva e si assoggettava a molte di queste situazioni. Aveva molte pi` foto pubblicitarie u di altri sui colleghi. Non si pu` dire che non fosse una persona combattuta.) o Il punto ` che il suo stile ha fatto molto di pi` che limitarsi a riettere la sua forma mentis; e u era una espressione di una sensibilit` insolitamente coerente. Wallace era un implacabile revisore a e avrebbe potuto semplicare tutti quei paragra sintatticamente barocchi. Ma non credeva che il mondo funzionasse in quel modo. La verit`, o la ricerca della verit`, non gli sembrava fatta cos` a a . Era auto-critica - o meglio, unauto-interrogazione - alla ricerca dei propri diversivi. Da questo punto di vista, ` interessante notare che il New Yorker, che ha pubblicato alcuni dei suoi migliori e pezzi di narrativa, non abbia mai pubblicato i suoi saggi. Non ` un disonore per Wallace o per il e New Yoker, ` solo un fatto tecnicamente interessante: non avrebbe saputo cambiare la sua voce per e

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Quando dicono che Wallace era uno scrittore generazionale, che parlava per una generazione, c` un modo in cui questo ` quasi scienticamente vero. Tutto quello che sappiamo su come la e e letteratura viene prodotta suggerisce che c` un legame tra il talento individuale e la societ` che lo e a produce, lorganismo sociale. Le culture generano geni come un alveare trova una nuova ape regina quando la vecchia muore, ed ` facile ora vedere Wallace come uno di questi geni. Ho il ricordo, e abbastanza netto da sapere che non ` solo il senno di poi, di averne sentito parlare e poi di aver e letto per la prima volta Innite Jest quando avevo 20 anni, e la sensazione immediata: eccolo. Uno di noi sta provando a fare questo. Il questo stava per tutto questo, ossia il provare a catturare ` la sensazione di vivere in una superpotenza frammentata alla ne del ventesimo secolo. E arrivato qualcuno con un intelletto potenzialmente abbastanza forte per rispecchiare questo spettacolo e con una seriet` morale abbastanza profonda da voler essere in prima linea. Non si pu` dire che a o nessuno dei suoi contemporanei - anche quelli che in quanto ad abilit` potevano competere con lui a - abbia rischiato un fallimento cos` grande quanto Wallace.

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` E dicile fare il classico paragrafetto biograco su Wallace per lettori che, in questo scenario mediatico soprassaturo, non sapessero chi ` stato o perch fosse importante, perch ti torna e e e continuamente in mente il suo racconto La morte non ` la ne, in cui faceva la parodia del modo in e cui si scrivono i paragra biograci sugli scrittori, con la lista delle loro onoricenze e quantaltro, lista che diventa sempre pi` inesplicabilmente ridicola quando si elencano i nomi dei premi vinti, e u capisci come Wallace stia scavando dentro la solita stupidit` auto-incensante del mondo letterario a americano: una Lannan Foundation Fellowship, [...] un Mildred and Harold Strauss Living Award dellAmerican Academy e dellInstitute of Arts and Letters... un poeta che due diverse generazioni hanno acclamato come la voce della propria generazione. Lo stesso Wallace aveva ottenuto molti dei premi di quella lista, come il Genius Grant della prestigiona Fondazione MacArthur. Tre romanzi, tre raccolte di racconti, due libri di saggi, la cattedra Roy E. Disney di scrittura creativa al Pomona College.

Lunica volta che lho incontrato, ad un rinfresco prima di una lettura, riuscii solo a biascicare qualche frase convenzionale del tipo ammiro il suo lavoro ecc. Ma limpressione visiva mi ha segnato fortemente, perch in quella atmosfera da cocktail party (Tom Wolfe era a tre metri da e noi, nel suo vestito bianco), Wallace sembrava la persona pi` sicamente a disagio che abbia mai u visto. Se vi ` mai capitato, ad un certo momento nella vostra vita, di essere intrappolato in una e stanza di una casa di montagna con un animale selvaggio, un procione o una lince, ecco a cosa somigliava Wallace, pietricato in quel modo. Aveva un sorriso sul viso come se stesse aspettando che qualcuno gli stesse per dare un pugno. Allo stesso tempo era educato e faceva spallucce quando ti parlava. Tutti erano vestiti elegantemente tranne Wallace, che portava una sorta di camicia da contadino russo ed era nella fase ho i capelli lunghi come una signora, ma anche la barba. Gli dava unaria da barbone, uno che aveva visto una tavola piena di cibo e avesse deciso di unirsi alla festa. Tuttavia quando sal` sul palco alla ne, insieme a George Plimpton e Seymour Hersh tra gli altri, non solo fece la sua parte, ma riusc` anche ad incantare il pubblico e pi` di una volta dovette u interrompersi per far calmare le risate, pronunciando quelle vocali cos` rotondamente nasali. Il suo stile era regionale in molti sensi - ad esempio nella scrupolosit` delluso della lingua. a Solo nel Midwest perdono tempo nella grammatica in una chiacchierata tra amici; da nessunaltra parte, quando chiedi Posso avere un the freddo? ti rispondono Non saprei... puoi? E Wallace si considerava in qualche modo uno scrittore regionale - altrimenti non avrebbe permesso a Marion Ettlinger, la fotografa per eccellenza degli scrittori arci-famosi, di scattare quella foto di lui con il trench che sorride in maniera ironica accanto ad un campo di grano ondeggiante. Come disse nel saggio che lesse quella sera, sapeva di provenire da un paesaggio la cui vuotezza ` al tempo stesso e sica e spirituale. Il vero massimalismo del suo stile, che i detrattori trovavano auto-indulgente, sembrava suggerire un ambiente con molto spazio da riempire. In uno dei suoi primi saggi - sul giocare a tennis nella zona dei tornado - mitizza il suo rapporto con le pianure: Amavo la precisa relazione delle linee rette pi` di ogni altro ragazzino con cui sia u cresciuto. Penso che sia perch loro erano nativi del luogo, mentre io mi ci ero trasferito e quando ero piccolissimo da Ithaca, che era dove mio padre aveva ottenuto il Dottorato. Perci`, quello che avevo conosciuto, seppure nella maniera orizzontale e semiconsapevole o di quando si ` bambini, era qualcosa di diverso: le alte colline e i tortuosi sensi unici e dellinterno dello stato di New York. Sono abbastanza sicuro che conservai quella 4

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adattarsi allo stile tipico della testata. Lo stile sobrio si basa sul cancellare la propria presenza come scrittore e invocare una sorta di invisibile autorit` narrativa, con lidea che la personalit` a a e la mente dellautore sono manifeste in ogni riga, senza il cattivo gusto di dire al lettore quello che sta succedendo. Ma lincessante strategia del parlare in prima persona di Wallace non deriva dal narcisismo, assolutamente no - era invece un segno di testardaggine losoca. (Suo padre, losofo di professione, aveva studiato con lultimo assistente di Wittgenstein; lo stesso Wallace da studente aveva oerto un eettivo contributo intervenendo nel dibattito sul libero arbitrio - di recente pubblicato come Fate, Time and Language). Il suo punto di vista sullo stile sobrio era che il suo scopo, alla n ne, fosse solo quello di vendere qualcosa al lettore. Non in senso volgare, ma in quello retorico. La caratteristica moderazione della rivista, per quanto possa piacere, ` una e sorta di cuneo fascista che cerca di farti dimenticare i suoi problemi, le mezze verit`, le decisioni a arbitrarie, e di farti digerire un inesistente sigillo di autorevolezza. Wallace non avrebbe mai potuto escludere se stesso o i suoi articoli dallinsieme delle cose soggette ad un esame scrupoloso.

poltiglia amorfa di curve e dossi in controluce laggi` in qualche anfratto lucertolesco del u mio cervello, perch i [...] bambini con cui giocavo e facevo la lotta, ragazzini che non e conoscevano e non avevano conosciuto niente di diverso, non vedevano nulla di assoluto o nuovi-mondesco nella disposizione planare dellarea cittadina [...] Nuovi-mondesco: era come se Wallace diventasse informale quando abbandonava il rigore e traeva delle conclusioni che non erano propriamente difendibili - un modo per averti dalla sua parte. Probabilmente si tratta dellunico scrittore notoriamente dicile che non abbia quasi mai scritto una pagina che non fosse piacevole, o almeno interessante, da leggere. Ma era il tema della solitudine, un tipo particolare di solitudine postmoderna, satura di informazioni, che, pi` di tutto, u attirava folle ai suoi reading che per dimensione e livello di eccitazione erano pi` simili a ci` che si u o pu` vedere ai concerti di una nuova band in un negozietto di dischi. Molti dei lettori di Wallace o (cosa che ora ` facile da vedere visto che ognuno di loro ha scritto un messaggio di apprezzamento e da qualche parte su internet) credevano che stesse parlando a loro nei suoi testi - che fosse una delle poche persone al mondo che potesse aiutarli a navigare in una nuova spiritualit` selvaggia, in cui a ogni possibile sorgente di consolazione ` stata annullata. E Wallace stava parlando a loro; la sua e innata consapevolezza gli impediva di sottrarsi interamente al suo ruolo di saggio. In questo senso possiamo capire le sue frequenti aermazioni, stranamente alla Pollyanna, sul presunto potere della narrativa contro il solipsismo, e cio` che solo nella letteratura sappiamo con certezza di avere una e profonda conversazione piena di signicato con unaltra coscienza. Wallace sapeva che questo era un luogo comune. (Come dimostra il fatto che venne ripresa come una cosa da dire su di lui, negli articoli scritti dopo la sua morte.) La narrativa pu` solo sostituire o il caos di un testo al caos di un discorso. Sostituisce gli specchi della stanza con altri specchi. Non voleva essere soltanto una cavolata, per`; in pi` gli dava qualcosa da dire nelle interviste. Nei o u suoi libri, unidea cos` leggera non sarebbe mai sopravvissuta alle tempeste fulminanti della sua ` analisi panottica. E proprio come in Caro vecchio neon, la storia di un ragazzo dellelite dorata che si uccide, ricordata dal suo compagno di classe, David Wallace, che ` pienamente cosciente e che il clich secondo cui non si pu` mai veramente sapere quello che avviene nella testa di qualcun e o altro ` vecchio e insulso, ma al tempo stesso cercava molto coscientemente di impedire a quella e consapevolezza di farsi gioco di quel tentativo o di spedire tutta quella linea di pensiero in quella spirale ripiegata su se stessa che non ti permette di andare da nessuna parte.

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Si sente che in qualche modo Wallace non riusciva a risparmiarsi nessuna di queste spirali tortuose. Anche se tendeva a tenerlo per s quando era in vita - sappiamo che aveva soerto di depressione clinica e disturbi dansia da quando era adolescente e che aveva combattuto coraggiosamente per tutto quel tempo contro la chimica del suo cervello. Con la sua morte abbiamo perso uno scrittore che ha tenuto la scena della letteratura americana in uno stato di usso energizzante, perch lui si metteva sempre in gioco e, tecnicamente parlando, si era dimostrato e capace di quasi qualsiasi cosa. Lultima raccolta di racconti pubblicata da lui in vita, Oblio, non a torto ` considerato il suo libro pi` cupo e meno divertente, ma contiene storie che mostravano una e u nuova maestria e concisione, compreso il capolavoro in un paragrafo di Incarnazioni dei bambini 5

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bruciati. La nozione che Wallace non avesse altri capolavori dentro di s sembrava insensata, come e la predizione un cambiamento nelle leggi della natura. Ci aiuta sapere tutto ci`, o sapere ad ogni modo che c` un popolo di persone che prova la o e stessa cosa, se vogliamo capire il frastuono che si ` creato intorno a Il Re Pallido, il romanzo che e Wallace ha lasciato incompiuto, e che ora ` stato pubblicato da Little, Brown. Voci di un romanzo e incompiuto avevano incominciato a girare subito dopo la sua morte, e possiamo anche dire che negli ultimi anni i lettori fedeli erano rimasti aggrappati a questa promessa di un nuovo libro, quasi come un modo per difendersi dalla realt` e dalla violenza di quello che era accaduto. Un po del dolore a collettivo per luomo si era sublimato nelleccitazione per il nuovo libro. Mi sono sorpreso anche io, mentre nivo la mia copia per la recensione, di sentirmi mancare il ato al pensiero - a lungo rimandato - che non ci sarebbero stati pi` nuovi libri di Wallace. Di sicuro ci oriranno ancora un u bel mezzo scaale di volumi: le sue lettere, la roba non raccolta in precedenza, il meglio di, la raccolta delle opere. Ci pu` stare. o

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Non c` da vergognarsi se vi viene il sospetto che un libro su un gruppo di persone a caso che e lavorano per il governo possa sembrare una cosa insopportabilmente noiosa. La ragione per cui non lo ` per` ha che fare con la parola su non ` il termine esatto, n la giusta preposizione. Wallace e o e e non scrive sui suoi personaggi; non lo ha fatto per quasi mai. Lui ci scrive dentro. Le cose che riesce a fare su un campo da tennis o in una crociera, o a una convention sulla pornograa, lo hanno reso una fonte di ispirazione e allo stesso tempo di invidia folle per il genere di persone che, come me, ha imparato a fare scrittura per riviste alla sua ombra (era il genere di scrittore che anche quando non cercavi di copiare il suo stile ti faceva pensare a come non stavi cercando di copiarlo) - a Wallace piaceva fare cos` nei romanzi, con le vite interiori dei suoi personaggi. ,
In verit` qualcosa cambia. Ci sono momenti da paura, e ci sono sdoppiamenti. Appaiono dei fantasmi. Uno dei a personaggi si scopre essere un veggente. Una nota alla ne del libro suggerisce che un team di agenti-X, in qualche modo, tutti dotati di qualit` inusuali, si stia venendo a formare sotto la guida di un piccolo gruppo di supervisori. a La storia ` ambientata in un mondo in cui Bush, e non Reagan, ` stato eletto nel 1980 (Reagan era il suo vice). Ma e e queste intrusioni di misticismo non creano problemi nella trama realistica del romanzo.

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Il Re Pallido ` diverso. Questo libro ce lo ha lasciato - le persone pi` vicine a lui sono daccordo e u nel dire che voleva che lo vedessimo. Non si tratta quindi, in altre parole, del classico caso di Gran Romanzo Postumo, in cui dei professori vanno a stanare un manoscritto che lautore probabilmente non voleva che leggessimo. Sembra che Wallace abbia lasciato questo libro dicendo qualcosa del tipofatene ci che volete. A quanto pare uno dei suoi ultimi gesti in vita ` stato di ordinare le e pagine gi` pronte da leggere e metterle in un posto dove la moglie, lartista Karen Green, le avrebbe a trovate. Dai suoi appunti si ` risaliti a dei capitoli parziali, che il suo editor storico Michael Pietsch e ha messo insieme creando una specie di bozza di romanzo come doveva apparire nella testa di Wallace - pi` rinito in alcune parti, meno in altre. Pensate ad un murale nito a met`. Il Re u a Pallido (titolo che potrebbe riferirsi ad unespressione popolare del diciannovesimo secolo, il re pallido dei terrori ad indicare la paura malinconica della morte) tratta la storia di un gruppo di persone che lavora in un palazzo dellAgenzia delle Entrate nellIllinois. Alcuni dei personaggi si relazionano tra loro in diversi modi, mai banalmente consequenziali. Due di loro si chiamano David Wallace. E questa ` la trama. Non va mai avanti3 . Non inizia praticamente mai. e

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` Immaginate di entrare in un posto, diciamo unimmensa copisteria di un grande magazzino. E mattina presto e siete il primo cliente. Vi fermate sotto le luci accese fosforescenti e lasciate che le porte si chiudano scivolando alle vostre spalle, osservate i commessi nella loro divisa con la camicia blu, le bocche aperte, che girano per il negozio ancora assonnati. Prendeteli come unimmagine unicata, con una vaga supercie impenetrabile di noia e insoddisfazione di cui siete contenti di non far parte, e partite per il vostro obiettivo, fare delle fotocopie o quello che sia. Ecco il momento in cui Wallace preme il pulsante di Pausa, quel breve istante in cui voi accendete la disattenzione, e vi concentrate in voi stessi. Lui porta indietro quel momento, e preme Play di nuovo. Adesso ` diverso. Vi trovate in una stanza con un gruppo di esseri umani. Ognuno di loro ` come voi, ` e e e stato ferito ed ` guarito in modo strano. Ognuno di loro, anche il pi` superciale, ha un romanzo e u dentro s. Ognuno di loro ` amato da Dio, o merita di esserlo. Hanno tutti qualcosa a che fare con e e te: quando lasci che la membrana della consapevolezza diventi porosa, losmosi ` possibile, sapete e che ` vero, abbiamo tutti a che fare luno con laltro, siamo parte di una narrazione - ma quale? e Wallace vuole assolutamente scoprirlo. E capiva che il mondo moderno ci bombardava con scenari come quello della copisteria, in cui ` molto facile scordarsi di questa domanda. Ci sentiamo soli e nella folla, scrive in uno dei suoi racconti, ma non ci fermiamo a pensare a cosa abbia dato vita a quella folla, con il risultato che siamo, sempre, volti in mezzo a una folla. Ecco cosa adoro in Wallace, questi dettagli osservati cos` bene, microdescrizioni di stati danimo di intere ramicazioni del super-sistema sociale, frasi che mi fanno sentire come: Se non lo capisci vuol dire che vivi in un altro mondo. Era la cosa pi` simile ad un angelo custode che abbiamo mai u avuto. Ci sono paragra in Innite Jest in cui riesce ad intrappolare certe cose, qualit` sfuggenti a di nostri momenti, cose che non siamo sicuri che gli altri sentano, ma abbiamo il sospetto che forse sia cos` Leggere quei passaggi ` come guardare lo svilupparsi dellinconscio collettivo su una . e lastra a raggi-X: Con il braccio fuori dal nestrino come un tassista, Gately sfreccia nel territorio della Boston University. Nel territorio degli zainetti personalizzati e delle tute sportive rmate. Ragazzini senza barba con gli zaini e i capelli ritti e duri sulla testa e fronti spianate. Fronti completamente prive di rughe e di pensieri, come la crema di formaggio o le lenzuola stirate. [...] Gately ha le rughe sulla fronte da quando aveva dodici anni. [...] Sembra che le ragazze della Boston University non abbiano mangiato che prodotti caseari in tutta la loro vita. Queste ragazze fanno laerobica step. Hanno capelli lunghi puliti e spazzolati e belli. Non hanno nessun tipo di dipendenza. La strana sensazione di disperazione nel cuore del desiderio.

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Il Re Pallido ha molto in comune con Innite Jest, che pure si occupa di un gruppo di persone, unicate in maniera circostanziale - in questo caso i residenti di una casa di recupero per tossicodipendenti, o gli studenti di una accademia di tennis - si immerge nelle loro vite, creando alla ne una sorta di ruota di storie interconnesse tra loro. Ma Il Re Pallido non ricorda esattamente Innite Jest, non ce lo fa tornare in mente, diciamo. Leggendolo si sente quanto Wallace era cambiato come scrittore, si era compresso ed era sprofondato dentro di s. Ci sono diversi personaggi, e alcuni che possono essere deniti come personaggi principali. Come Claude Sylvanshine. Un veggente dei dati. Sa cose sulla gente, ma queste conoscenza si manifesta come piccole esplosioni di informazioni disconnesse, che non riesce a fermare. (Wallace presta parti di se a diversi personaggi, 7

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e talvolta i loro tratti si confondono). Troviamo Lane Dean Jr., che ` stato un cattolico fervente ai e tempi delle superiori. E Meredith Rand, la bella dellucio - il resoconto passo-dopo-passo di cosa succede in una tavolata di uomini e donne (in questo caso in un bar dove i dipendenti dellAgenzia delle Entrate si ritrovano dopo il lavoro) quando arriva una persona estremamente attraente ` allo e stesso tempo doloroso e dotato di humor nero, un esempio di quello che cercavo di descrivere come il suo potere di osservazione, e di come doveva essere scoraggiante il trovarsi chiuso nella testa di Wallace, non nel senso della malattia, ma della sua chiarezza: Basti dire che Meredith Rand mette i [...] maschi in imbarazzo. O si innervosiscono piombando in un silenzio impacciato, come se partecipassero a un gioco in cui la posta ` diventata improvvisamente altissima, oppure si scioglie loro la lingua e vogliono e dominare la conversazione e si mettono a raccontare un mucchio di barzellette, e in generale sembrano volutamente privi di imbarazzo, mentre prima che Meredith Rand arrivasse, prendesse una sedia e si unisse a loro, volont` e imbarazzo erano totalmente a estranei al gruppo. Le liquidatrici, da parte loro, reagiscono a questi cambiamenti in una variet` di modi: alcune si ritraggono rimpicciolendo visibilmente (come Enid Welch a e Rachel Robbie Towne), altre osservano leetto che Meredith produce sugli uomini con una specie di cupo divertimento, altre ancora sprizzano antipatia e diventano inclini a sospiri ostili se non addirittura a fughe plateali. [...] Alcuni liquidatori, al secondo bicchiere, d`nno spettacolo per Meredith Rand, anche se il succo dell spettacolo sta a in una complessa ostentazione del fatto che non stanno dando spettacolo per Meredith Rand, anzi, non si sono quasi nemmeno accorti che ` a quel tavolo. Bob McKenzie, e in particolare, per poco non d` i numeri, rivolge quasi ogni commento o battuta alla a persona che sta a destra o a sinistra di Meredith Rand [...]

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Immaginate di essere capaci di queste dissezioni, con quella risoluzione dei dettagli - come primati, se preferite - e, il che ` peggio, non essere capaci di smettere. Bisognerebbe avere delle e enormi quantit` di empatia per riuscire a fare in modo che il mondo non si trasformi in un continuo a assalto dai grotteschi toni swiftiani. Wallace non provava a rifuggirne - lo coltivava, come la sua arte richiedeva. C` da ricordare i rischi psichici dello scrivere ai livelli che lui cercava. Come tutte e le persone perbene, sono tra quelli che vogliono resistere alle tentazioni di denire il suo suicidio un gesto romantico, ma resta la sensazione che gli artisti siano esposti ai torrenti del tempo in un modo che non pu` che causare danni, e non c` nulla di sbagliato nel denirlo come nobile, se fatto o e al servizio di qualcosa di bello. Wallace ha pagato per aver viaggiato cos` in profondit` in se stesso, a per non aver mai distolto gli occhi no a quando era necessario per scrivere passaggi come quelli che abbiamo citato, per aver trovato gli altri interessanti tanto da dedicargli lattenzione che serve per riuscire a scrivere scene come quelle. Ecco la ragione per cui la maggior parte di noi non riesce a scrivere un grande romanzo e neanche uno decente. Bisogna lasciare entrare una gran quantit` a ` di consapevolezza altrui nella nostra. E un male per il proprio equilibrio.

La scelta di Wallace dellAgenzia delle Entrate come ambientazione ha senso se consideriamo che stava cercando di fare qualcosa di teologico con questo romanzo, e il servizio, come lo chiamano gli impiegati, ore delle opportune sfumature gesuitiche. Usa lAgenzia delle Entrate come Borges usava la biblioteca e Kafka i palazzi della legge: come unanalogia del mondo. Insinua un legame tra lo spostamento sotterraneo della politica dellAgenzia delle Entrate che si trasforma da unagenzia che ha il compito di raccogliere le tasse (cio` mettere in atto la legge) ad un ente che cerca di e 8

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Il romanzo ripete certe mosse, zoomando nellinfanzia o giovent` di certi personaggi, che u incontriamo da adulti in altre parti del libro, nellorbita dellucio dellAgenzia delle Entrate. La complessit` dei personaggi si sviluppa in giustapposizione con questi scorci delle loro versioni a giovanili. Wallace sta cercando di farci capire che siamo tutti complicati, che quando le persone ci sembrano stupide e sciocche, siamo noi che non stiamo facendo abbastanza attenzione, ` la nostra e innata testarda tendenza a vedere le altre persone come personaggi minori o maggiori nella nostra storia. ` E facile farlo sembrare un libro pesante, ma invece spesso ` divertente, e non sempre in maniera e educata. Incontriamo il super ottimista Leonard Stecyk, con un sorriso cos` largo da apparire quasi doloroso, una versione di qualcuno che ognuno di noi conosce o forse anche ` in qualche misura. Da e bambino era cos` altruista che tutti quelli che incontrava non potevano che odiarlo. Uninsegnante nella cui aula il bambino propone un progetto di riorganizzazione per i ganci appendiabiti e gli armadietti delle scarpe che tappezzano una parete [...] nisce col brandire le forbici smussate minacciando di uccidere prima il bambino e poi se stessa. (Non vi roviner` una bella scena o dicendovi cosa linsegnante di tecnica alle superiori pensa di lui.) Tristemente, ` attraverso questo aspetto del libro - il salto avanti e indietro tra il passato recente e (allAgenzia delle Entrate) e il passato pi` lontano (gli anni formativi dei personaggi) - che arriviamo u a capire cosa leditore intenda per romanzo incompiuto. Lo schema non funziona. Anzi ` quasi e assente. Wallace ha faticato per comporre i temi di queste vite in maniera sinfonica, ma non c` e riuscito o, per dirla tutta, non c` nemmeno arrivato vicino. e

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Eppure anche in questo stato frammentario, Il re pallido contiene quello che di sicuro ` la e ` arduo descrivere la perfezione di alcuni di questi pezzi, tra migliore narrativa di questanno. E cui il capitolo (pubblicato sul New Yorker) in cui Lane Dean Jr. cerca di capire se ama o meno la sua danzata del college, Sheri, che aspetta un glio da lui. Se le dice che la ama, lei lo terr`, a e passeranno il resto della vita assieme (come poi succede). Nessuno dei due ha per` la minima o idea di cosa sia lamore o come interpretare luso di questa parola da parte dellaltro: si stanno basando su di una cattiva traduzione. Ma quello che diranno in questo momento determiner` le a loro vite. Wallace tratta questa scena damore adolescenziale con enorme seriet` e fedelt` alla a a consapevolezza emotiva, tanto da darle una grandezza degna di Madame Bovary. Piccoli dettagli descrittivi che gli sono congeniali sono disseminati ovunque - ad esempio che le gure nel foglio laminato con le istruzioni di sicurezza dellaereo hanno braccia incrociate in maniera funeraria,

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massimizzare il protto, o come Wallace spiega in una nota a margine lasciata sul manoscritto, Il vero problema ` se lAgenzia delle Entrate debba essenzialmente essere unentit` aziendale o e a morale. Attraverso sottili ammiccamenti (tirando in ballo oscure cause civili), Wallace collega la nozione che lAgenzia delle Entrate stia diventando unazienda, allidea, introdotta nella vita americana alla ne del diciannovesimo secolo, che agli occhi della legge, una grande azienda sia la stessa cosa che un individuo, con gli stessi diritti. Wallace non ` arrivato a completare tutta lopera, e ma ci basta per capire che una versione completa de Il re pallido avrebbe operato in una logica simbolica in cui, se Agenzia delle Entrate=grande azienda, e grande azienda=individuo, allora Agenzia delle Entrate=individuo. Lagenzia sarebbe diventata una metafora per tutta lanima politica americana.

Viaggiarono ancora una volta di notte. Sotto una luna che sorgeva rotonda davanti a loro. Quello che veniva denito il sedile posteriore del furgone era una stretta mensola sulla quale la ragazzina poteva dormire se metteva le gambe nel vuoto dietro i veri sedili posteriori i cui poggiatesta possedevano il lucore opaco dei capelli sporchi. Il disordine e la puzza di lievito indicavano che in quel furgone qualcuno ci abitava o ci aveva abitato; il furgone e il suo uomo avevano lo stesso odore. La ragazzina con la maglietta di cotone e i jeans sbiaditi alle ginocchia. La concezione che la madre aveva dei maschi era che li usava come una fattucchiera gli animali, quale segno e oggetto dei suoi poteri soprannaturali. La parola che usava per loro, a cui la ragazzina non obiettava, era: familiari. Mori con le basette che succhiavano ammiferi di legno e schiacciavano lattine con le mani. Di cui le falde dei cappelli avevano righe di sudore come anelli degli alberi. I cui occhi ti strisciavano addosso nello specchietto retrovisore. Uomini che era inconcepibile fossero mai stati a loro volta bambini o avessero guardato nudi dal basso in alto qualcuno di cui si davano, con un giocattolo. Ai quali la madre parlava come fossero dei poppanti facendosi trattare come una bambola senza testa: bistrattare.

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A volte, anche nel mezzo della bellezza o del terrore, c` unondata di parodia o di e pastiche nelle sezioni con Toni Ware. Wallace sembra prendere in giro il peggior Cormac 10

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Le pagine pi` interessanti ne Il Re Pallido che dominano in modo interessante il romanzo u hanno a che fare con linfanzia della giovane Toni Ware, un personaggio che appare raramente nelle parti del romanzo sullAgenzia delle Entrate. Resta nella periferia; Wallace non era ancora arrivato a lei. Ma i capitoli sui suoi ricordi di come era cresciuta in uno spettrale parco per roulotte, con una madre malata di mente che portava a casa una serie di danzati molesti, sono dei pezzi di prosa formidabili. In pi`, non somigliano a niente di ci` che Wallace aveva scritto prima. Non u o trovando parole migliori, potremmo dire che sono privi di coscienza di s. Wallace si lascia scrivere e nel modo in cui i grandi scrittori fanno, nel momento in cui le storie non hanno tempo per i tuoi stessi sosmi interiori. Se ` vero, come ` stato detto, che Wallace non riusciva con Il Re Pallido a e e trovare un altro livello per andare oltre Innite Jest, forse lo trova almeno in questo pagine.

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o che dal nestrino dellaereo il traco sembra scorrere con un pathos futile e senza senso di cui non ci si accorge da terra. Questi non sono passaggi vistosi. Sono solo descrizioni stranamente precise delle cose che facciamo o vediamo. Entriamo dentro e riconosciamo lambiente degli uci moderni: La scrivania praticamente unastrazione. Il sussurro di una climatizzazione priva di fonte. Gli amici che si sono lasciati nelle cittadine vengono immaginati vendersi assicurazioni tra di loro, bere liquori del supermercato, guardare la televisione, aspettare la formalit` del primo a infarto. Michael Pietsch, leditor del libro, mi ha indicato un capitolo surreale sul nale, dove Lane Dean Jr., ormai adulto e impigato dellAgenzia delle Entrate, ha una conversazione con uno degli spiriti di agenti morti che girano per gli uci. Pietsch denisce questo passaggio pienamente orente, e densamente intricato e tto come niente di quello che aveva scritto prima. Un tour de force in miniatura, nemmeno venti pagine, tutto dialoghi, che ricorda in alcune parti il capitolo Nighttown dellUlisse. Quando ho chiesto a Pietsch come si immaginava che Il re pallido sarebbe stato completato, mi ha risposto Un libro in cui anche altri capitoli sarebbero stato cos` ricchi e tti come questo, ossia un libro che ci mancher` in maniera fervida. a

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Saranno i critici del futuro a dibattere sui meriti estetici di questa decisione. Wallace di certe non era per niente tranquillo su questo punto. Spesso mentre leggevo Il Re Pallido mi sono tornati in mente dei pensieri riferiti al saggio che ha scritto su Dostoevsky: [Questa nuova] biograa ci spinge a domandarci come mai sembriamo richiedere alla nostra arte di tenere una distanza ironica da profonde convinzioni o domande disperate, costringendo cos` gli scrittori contemporanei a ridicolizzarle o a cercare di farle passare camuandole con qualche trucco formale come citazioni intertestuali o giustapposizioni incongrue, relegando le cose veramente pressanti fra asterischi, come parte di qualche articio polivalente di defamiliarizzazione o qualche altra cagata del genere. La povert` a tematica della nostra letteratura si spiega ovviamente in parte con il nostro secolo e la nostra situazione.

` E quasi come se stesse descrivendo Il Re Pallido. Come se avesse dentro la testa un critico ostile che odia il suo lavoro. Tutti gli scrittori hanno queste voci, ma in Wallace erano praticamente 11

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Aspettate un attimo - stiamo parlando di David Foster Wallace. Le cose non possono essere cos` semplici, e tanto meno cos` melense. Ovviamente subito dopo lultima frase del capitolo su Toni Ware, come per punirci per il fatto che ci sia piaciuto pi` del resto del libro, Wallace fa una u cosa che pu` essere descritta come un vero e proprio schiao sul torace. Dopo averci servito una o dose di virt` vecchio stampo, pagine e pagine di scrittura di tipo classico, entra nel capitolo pi` u u arci-meta, pi` tto di note, ammiccante e consapevole di esserlo, intelligente che la met` bastava, u a ` ubriacante con trucchetti da post-modernismo che abbia mai scritto. E qualcosa di perverso, come se Wallace ci ascoltasse, nella sua testa, scrivere la stessa lettera che lui ha scritto a Eggers per Lopera struggente di un formidabile genio e che Eggers ha messo nel retro di copertina come citazione e che dicevano, in parte, Ho ammirato i molti inebrianti pezzi comici post-moderni, ma le parti in cui ti sei lasciato andare e hai costruito dei madrigali dolorosi [...] sono le parti pi` u artistiche del libro. Riesce a sentire che gli diciamo qualcosa del genere, subito dopo che il pezzo su Toni Ware ci ha distrutto, e lui ci risponde, molto enfaticamente, Scusami ma questo problema del testo ` proprio parte di quello che sto cercando di dire. Senza di questo starei suonando musica e da camera.

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McCarthy, lincorreggibile McCarthy che, quando vuole scrivere funghi velenosi scrive funghi con strombature dentellate e membranose sotto cui i rospi pare facciano la siesta. Wallace fa ricordare a Toni Ware i ragazzi che portavano grossi cappelli spiegazzati e lacci di cuoio al collo e certi sfoggiavano turchesi sulla persona, e uno laveva aiutata a svuotare il sebatoio sanitario della roulotte pretendendo poi in cambio un rapporto orale. Questa strana incertezza di tono ` e accresciuta quando il passato atroce di Toni ricorre successivamente nel libro, ma questa volta con il tono di un altro personaggio, che inizia con La mamma di Toni era un po fuori di testa...blah, blah, come se la storia di ognuno di noi non fosse che una questione di tecnica. Tuttavia questo passaggio a prima vista frivolo, successivamente scivola di nuovo nello stesso stile in terza persona, e ci riporta alla pagina pi` memorabile del libro, la scena della morte della mamma di Toni. Come u se Wallace non riuscisse a resistere a questa nuova voce. Forse possiamo concludere che la sua era una ricerca di qualcosa di pi` soddisfacentemente convenzionale, di pi` adulto, nel suo lavoro, e u u che questi capitoli siano solo lampi entusiasmanti di un nuovo Wallace, tragicamente mai nato...

personalit` aggiunte. Nel capitolo-trabocchetto ci viene detto che il romanzo che stiamo leggendo a ` in realt` un libro di memorie in prima persona, la vera storia di un uomo che si chiama David e a Foster Wallace. E c` anche un altro personaggio nel libro che si chiama David F. Wallace. Come e anche uno che si chiama David Cusck, che condivide tante cose, biogracamente, con il vero David Foster Wallace. Non si tratta semplicemente di trucchi da giocoliere. E non ` nemmeno una questione di cosa e intendesse veramente Wallace, visto che non sappiamo cosa intendeva. Michael Pietsch ha fatto un lavoro egregio come editore - da lettori gli dobbiamo molto - ma non cera molto da editare. Sarebbe disonesto dire altrimenti. La prosa non arriva mai a possedere quello che Poe chiamava unit` di impressione nel modo in cui Innite Jest, nonostante la struttura a matassa, ci riusciva, a o ci riusciva a tratti. In pi` c` la questione della pubblicazione postuma. Ti priva di quella u e sensazione di piacere, che si ha mentre si legge, di essere in dialogo con le decisioni dellautore, dando i propri giudizi e allo stesso tempo provando leccitazione di esserne testimone, che ` parte e dellemozione creata dai libri. Qui non sai quali sono queste decisioni. Ogni parola che leggi e che non ti piace pensi Beh, lavrebbe cambiata. Mentre tutto quello che funziona, quello diventa il vero Wallace. Ma anche le scelte principali, come cosa usare come nale del romanzo, sono state fatte, per necessit`, non da Wallace, ma da Pietsch. Non cera un sommario o una sequenza dei a capitoli, mi ha detto, e nemmeno unindicazione di cosa doveva essere il capitolo iniziale e nale. A questo punto la questione se questo sia o meno un romanzo di Wallace rimane irrisolvibile. Se volessimo un altro nale, potremmo dire una cosa: Il Re Pallido, per come lo conosciamo, ` e vero rispetto a Wallace almeno per un aspetto importante. Era egli stesso incompiuto e irrisolto. C` e una bella poesia di Stevie Smith che si chiama Era sposato? in cui sostiene che gli uomini siano pi` eroici degli dei. Le dicolt` degli uomini sono pi` grandi, dice, perch sono cos` contrastati.. u a u e Wallace era cos` contrastato. Era ambivalente e in conitto, tra le altre cose, con i diversi modi di scrivere il suo romanzo. Non era sicuro di quale preferiva, o come potessero andare bene insieme. E cosa sarebbe successo se quello a cui dava pi` valore non sarebbe stato quello che gli veniva pi` u u congeniale? Mettere da parte queste contraddizioni avrebbe signicato abbandonare la fonte della sua forza. Queste contraddizioni lo hanno salvato dal suo moralismo. Era uno scrittore che, in lotta per sollevarsi dal rumore del suo tempo, restava disperatamente parte di esso, sensibile alle sue voci anche mentre cercava di controllarle. La sua realt`, come scrisse una volta, era stata MTVizzata. a Ecco perch, meglio di tutti, sembra parlare dallinterno di un tornado. (Un simbolo che lo ha e inseguito in tutta la sua opera, e che ricompare ne Il Re Pallido). Ed ` questa qualit`, di essere e a diviso allinterno, che rischia di essere appiattita e cancellata via dalla sua storia dallidolatria postmortem, che lo vuole un distributore di saggezza. Dobbiamo proteggerci da questo. Perderemmo il Wallace pi` essenziale, quello che ammicca di continuo, riconsidera, spera di non aver detto quello u che ha appena detto. Quelli erano i momenti in cui la sua voce era pi` autenticamente parte del u nostro tempo, e sono la ragione per cui la gente un giorno sar` capace di leggerlo e sentire cosa a signicava essere vivi oggi. Lopera di Wallace sar` considerata un grande fallimento, e non nel senso peggiorativo, ma a nel senso speciale che usava Faulkner quando diceva dei romanzieri americani Giudico la nostra

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opera sulla base del nostro splendido fallimento nel fare limpossibile. Wallace ha fallito in maniera stupenda. Non c` nessun mistero sul perch gli venisse cos` dicile nire questo romanzo. Gli scorci e e che vediamo di quello che voleva che fosse - un vasto modello di qualcosa di piatto e schiacciante, dentro cui una costellazione di anime individuali avrebbe splenduto nella sua luminosit`, e le a connessioni che ci tengono tutti insieme in questo mondo si sarebbero anche loro accese, come lamenti - questo avrebbe dovuto essere un romanzo di un livello straordinario, e crediamo che lo scrittore nel pieno delle sue forze sarebbe stato abbastanza forte per riuscirci. Ma non sempre ha avuto la forza necessaria.

John Jeremiah Sullivan collabora da molto tempo con la rivista GQ, e recentemente anche con ` The New York Times Magazine e The Paris Review. E stato premiato due volte con il National ` autore di due libri, Blood Horses (FSG, 2004) e la raccolta di saggi Pulphead Magazine Award. E (FSG, 2011).

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