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CCDD Comitato Cittadino Democrazia Diretta

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Spettabile Amministrazione

Milano l, 2 giugno 2012 OGGETTO: RICHIESTA DI MODIFICA DELLO STATUTO COMUNALE

Relazione esplicativa
La Carta Europea delle autonomie locali, emanata nel 1985 e firmata anche dallItalia, stabilisce che gli Stati membri debbano sostenere il progressivo sviluppo di forme di autogoverno: da intendere sia come un trasferimento di alcune funzioni di potere dai governi centrali ai governi locali (decentramento) come anche previsto agli artt. IX disp. Trans. e finali e 5 della Costituzione italiana, sia come unassunzione di responsabilit da parte dei cittadini, ai quali si aprano nuovi spazi di partecipazione attiva alle decisioni assunte dagli enti locali (democrazia diretta), anche attraverso referendum (artt. 3 e 5 della relazione esplicativa di tale Carta Europea). Il Parlamento italiano ha recepito tale Carta Europea con Legge 30 dicembre 1989, n. 439 e successivamente ha emanato la Legge 8 giugno 1990, n. 142 denominata Ordinamento delle autonomie locali, quindi la Legge 3 agosto 1999, n. 265 avente titolo Pi autonomia per gli enti locali ed infine il Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267 Testo unico delle leggi sullordinamento degli enti locali Questo quadro normativo prevede che, a partire dal 1990, tutti i Comuni siano dotati di uno Statuto, che costituisce nei fatti una sorta di Costituzione dellente locale, in cui prevista la partecipazione popolare per tutto ci che riguarda lamministrazione del bene comune e della cosa pubblica. Nella legislazione italiana, la formulazione, le modifiche, gli aggiornamenti e lapprovazione degli Statuti sono di esclusiva competenza dei Consigli comunali, provinciali e regionali, e per questi ultimi addirittura previsto referendum confermativo (art. 123 cost.). Gli Statuti degli enti locali rappresentano una grande opportunit per la riforma complessiva del sistema politico: un vero e proprio antidoto alla partitocrazia italiana, che vorrebbe rimanere blindata nella propria (ormai impopolare) autoreferenzialit. Una revisione degli Statuti dei Comuni e limmediata stesura ed applicazione del Regolamento di attuazione di quanto previsto dallo Statuto stesso, potrebbero consentire alle comunit locali di sperimentare gli strumenti della democrazia diretta, esercitando un reale potere deliberativo.

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Ai cittadini sarebbe resa possibile una piena coscienza dei propri diritti, una nuova abitudine alla discussione, una ancora inesplorata potest di deliberare su fatti precisi e limitati, senza contrapposizioni tra fazioni ideologiche precostituite. La ormai consueta e noiosa presentazione di prolissi programmi politici, che elencano molti punti, adottata da decenni da tutte le forze politiche a qualsiasi livello (locale e nazionale) ha ampiamente dimostrato essere una strategia poco credibile e fallimentare che ha allontanato un sempre pi crescente numero di cittadini dalle urne al momento della scelta dei rappresentanti. Troppi punti hanno un sapore di demagogia comprovata dalla mancata concretizzazione di quanto promesso. Va evidenziato inoltre che la pretesa di poter selezionare (candidare) una elite di migliori, fra milioni di persone, che siano in grado di garantire le competenze adeguate per fare le scelte migliori a tutela della collettivit si scontra con il buon senso e col concetto stesso della democrazia poich oltre a non esistere a nostro avviso un metodo per reperire dette persone non assolutamente pensabile con un sistema elettorale come quello attualmente adottato in Italia. Non potranno mai esistere persone elette onniscienti e coscienti e fino a che al popolo non sar concesso un potere deliberativo maggiore di quello dei suoi rappresentanti non si porr mai fine a ci che la storia ha ampiamente dimostrato, ovvero al potere delle lobbies che corrompono, intimidiscono e sottomettono ai loro voleri qualsiasi rappresentanza con pieni poteri. Solo con la partecipazione di TUTTI i cittadini si potranno conoscere le migliori idee, proposte e soluzioni poich ogni esperto di qualsiasi materia potr spontaneamente proporsi o presentarsi in maniera disinteressata. Chi rappresenta la cittadinanza nelle sedi istituzionali, sia a livello locale e sia a livello nazionale dovrebbe dimostrare la consapevolezza che in una democrazia sono i cittadini ad essere sovrani ed i loro rappresentanti dei delegati ad essi subalterni. La nostra stessa carta costituzionale prevede gi che la sovranit appartiene ai cittadini (e non ai loro rappresentanti) e che la esercitano nei limiti della Costituzione e non nei limiti imposti dai suoi rappresentanti. La Costituzione italiana spiega chiaramente quali sono i limiti e le forme mediante le quali il popolo esercita la sua sovranit e non solo quindi attraverso dei rappresentanti eletti. Quanto era espresso allart. 6 della legge 142/90 citata pi sopra ed ora allart. 8 del Dlgs 267/00 rivolto agli amministratori e non ai cittadini, ed quindi un DOVERE degli amministratori creare forme, piattaforme, metodi e quantaltro per AGEVOLARE la partecipazione dei cittadini alla politica ed allamministrazione del proprio paese di residenza. Procrastinare, ignorare o addirittura ostacolare i cittadini alla partecipazione non solo contrario alla democrazia ma anche alla legge.

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Alla luce di quanto esposto, dati i risultati prodotti dalle rappresentanze in Italia a tutti i livelli, e considerando che la fiducia dei cittadini non pu pi essere pretesa soltanto da sole promesse

Chiediamo
di migliorare la democrazia in Italia dando concretezza alle numerose enunciazioni in tema di democrazia partecipativa e diretta, mettendo in atto la modifica dello Statuto Comunale, consistente nella introduzione dei referendum di iniziativa e di revisione senza quorum (come esistono nei paesi con pi avanzate e collaudate democrazie) ed attuando quanto gi previsto dalla legge, relativamente alla partecipazione dei cittadini, creando opportuni strumenti mediante i quali i cittadini possono confrontarsi, riunirsi, discutere e votare le proposte sia dellamministrazione e sia dei cittadini. I referendum di iniziativa consentono ai cittadini azioni che mirano direttamente a costruire deliberazioni su argomenti che interessano lintera comunit e che dovranno essere recepite da Sindaco, Giunta e Consiglio comunale (propositivi) o che mirano a confermare o rigettare deliberazioni che interessano lintera comunit adottate da Sindaco, Giunta e Consiglio comunale. I referendum di revisione, consentono ai cittadini azioni che mirano ad abrogare o a rivedere deliberazioni che, gi assunte dallamministrazione comunale, non piacciono ai cittadini. In entrambi i casi, la volont espressa dalla maggioranza dei cittadini elettori circa materie di ambito locale dovr avere valore esecutivo immediato, senza ulteriori elaborazioni o mediazioni politiche e indipendentemente dal numero dei votanti. Il quorum - strumento che nega la democrazia, assegnando a chi non partecipa un potere decisionale maggiore rispetto alle persone responsabili che invece partecipano alla consultazione popolare - dovrebbe essere quindi abolito. Lunico limite alla pedissequa esecuzione della volont espressa dalla maggioranza dei cittadini, sarebbe rappresentato dalla salvaguardia - garantita da una disamina preventiva ad opera di una commissione paritaria di probiviri che rappresenti il Comune e il comitato promotore - dei diritti fondamentali dei cittadini e dei diritti delle minoranze. Il Comune deve mettere a disposizione della cittadinanza un ufficio di assistenza allesercizio del diritto referendario: il che sottrarrebbe liniziativa referendaria alle segreterie dei partiti, finora purtroppo abituate ad agire in regime di monopolio, potendo contare su proprie organizzazioni favorite da indebite disponibilit economiche.

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Una iniziativa di questo tipo garantirebbe - come previsto sia dalla Costituzione Italiana, sia dalla Carta Europea delle Autonomie Locali e sia dallart. 8 del Dlgs 267/00 - leffettivo esercizio della sovranit popolare e proietterebbe codesto Comune allavanguardia in Europa nellesercizio della partecipazione dei cittadini al governo del territorio nonch a neutralizzare lo strapotere dei partiti e dei poteri forti economico-finanziari (cio di quei potentati, talora occulti, che condizionano le scelte a proprio vantaggio e a danno dellinteresse generale). Tutto ci non sarebbe nulla di fantasioso e originale poich in Italia gi 10 Comuni hanno introdotto diversi tipi di referendum senza quorum. Norberto Bobbio affermava: La vecchia domanda che percorre tutta la storia del pensiero politico: chi custodir i custodi? oggi si pu ripetere con questaltra formula: chi controller i controllori?. Se non si riuscir a trovare una risposta adeguata a questa domanda, la democrazia, come avvento del governo visibile, perduta.. La potest per i cittadini di esercitare - mediante la democrazia diretta - la propria sovranit durante il mandato di un governo locale, rappresenta lunica forma di controllo in itinere che sia grado di porre lamministrazione dei Comuni al servizio degli interessi della vera maggioranza popolare, cos rimediando al rischio ormai quotidiano di abusi e condotte riprovevoli che i politici di professione sono purtroppo abituati a commettere impunemente. Riassumendo punto che riassume la richiesta, che proporremo ai cittadini nel caso in cui codesta amministrazione rifiutasse di accoglierla e prenderla in esame, pertanto di seguito indicato:

Lintroduzione nello Statuto comunale di referendum propositivi, abrogativi e confermativi senza quorum, in aggiunta a istanze, petizioni e proposte di cittadini singoli o associati gi previste dal Dlgs 267/00 art. 8 - e/o Leggi regionali delle regioni a Statuto Speciale e la loro immediata attuazione attraverso appositi Regolamenti.

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