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Rudolf Steiner

Il coraggio della libert nella vita sociale


Conferenza tenuta agli operai della Daimler il 25 aprile 1919 a Stoccarda col titolo: La solidariet nel sociale: come e cosa fare
Archiati Verlag e. K., Monaco di Baviera febbraio 2004 Traduzione dal tedesco di Silvia Nerini e Pietro Archiati Stampa: KDD, Norimberga Disegno: da uno schizzo di Emil Orlik (Berlino, 1916)

ISBN 3-937078-23-1
Archiati Verlag e. K. Sonnentaustr. 6a D-80995 Mnchen Germania Telefono: (+49)89 15 000 513 Fax: (+49)89 15 000 542 Internet: info@archiati-verlag.de www.archiati-verlag.de Questa conferenza stata tenuta da Rudolf Steiner a Stoccarda agli operai della Daimler il 25 aprile 1919. Fu subito dopo pubblicata sia in Germania sia in Svizzera dal Bund fr Dreigliederung, scegliendola di certo col consenso di Rudolf Steiner tra le numerose conferenze pubbliche da lui tenute sul sociale. Questa traduzione italiana segue ledizione tedesca del 1919. Nellopera omnia questa conferenza contenuta nel volume 330 (1983, pag. 75-107).

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Gentili ascoltatori! Dallappello consegnato a ognuno di voi avrete potuto capire in che modo ho intenzione di trattare il tema di oggi. Si tratter di affrontare da un punto di vista pi ampio del solito quella che al giorno doggi viene chiamata socializzazione e che risuona come un possente appello di portata mondiale da un lato e generalmente umano dallaltro. E non certo per una mia preferenza rispetto a questo tema, ma perch la grande, potente sfida del nostro tempo pu essere capita nel modo giusto solo affrontando con la maggiore apertura e spregiudicatezza possibili ci di cui si tratta. Se cinque o sei anni fa avessi parlato ad unassemblea di lavoratori nello stesso modo in cui intendo parlare a voi oggi, le condizioni per una reciproca comprensione fra loratore e i suoi ascoltatori sarebbero state completamente diverse da oggi. cos, solo che ci non viene ancora capito come si deve dalla maggior parte della gente. Vedete, cinque o sei anni fa unassemblea come questa mi avrebbe ascoltato, in base alle sue opinioni sociali sarebbe stata in grado di giudicare se luna o laltra cosa espressa dalloratore differiva in un modo o nellaltro dalle sue assodate convinzioni, e se costui avesse fatto anche solo una affermazione poco conforme ai loro punti di vista lavrebbe rifiutata. Oggi occorre concentrarsi su qualcosa di completamente diverso, perch questi cinque o sei anni sono passati sullumanit portando in s degli avvenimenti decisivi e incisivi, e oggi proprio necessario che la fiducia in qualcuno che vuole dire qualcosa sulla questione sociale non sinstauri solo se costui vuole le stesse identiche cose che vogliamo noi, ma se dimostra di possedere una sincera sensibilit e unonesta volont di soddisfare le giuste aspirazioni del nostro tempo, quelle che si esprimono nel movimento proletario in costante crescita. Oggi ci troviamo di fronte a realt assolutamente diverse da quelle di cinque o sei anni fa i tempi hanno
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subito un rapido sviluppo. Oggi dobbiamo affrontare tuttaltre cose che non cinque o sei anni fa. A questo scopo vi dir per cominciare quanto segue. Vedete, stimati e astuti pensatori socialisti hanno affermato poco prima dellarrivo della rivoluzione dautunno in Germania allincirca quanto segue: quando questa guerra sar finita, il governo tedesco dovr trattare i partiti socialisti in maniera del tutto diversa da prima. Allora s che li dovr ascoltare, allora s che dovr consultarsi con loro. Bene, non voglio proseguire. Come gi detto, questo dicevano stimati capi socialisti. Che cosa dimostra? Dimostra che ancora poco prima del novembre del 1918 questi stimati capi socialisti hanno pensato che dopo la guerra avrebbero avuto a che fare con la presenza di un governo simile a quello di vecchio stampo, solo che esso avrebbe tenuto conto anche di queste personalit socialiste. Come sono cambiate rapidamente le cose, com sopravvenuto velocemente qualcosa che neppure i capi socialisti si sarebbero immaginati! Quel tipo di governo che credevano sarebbe ancora rimasto l scomparso nel nulla. Ma proprio questo, vedete, che fa la grande, enorme differenza, e che vi pone oggi di fronte a delle realt completamente diverse. Oggi siete in grado di non cercare pi che si prenda in considerazione anche voi, bens di contribuire a quel rinnovamento dellordine sociale che deve aver luogo. Vi si presenta una sfida del tutto positiva: quella di saper ragionare su ci che va fatto, su come possiamo procedere in modo sensato verso la guarigione dellorganismo sociale. Dora in poi bisogna parlare una lingua del tutto diversa da prima. Si tratta soprattutto di voltare indietro lo sguardo e ricordarci di che cos che ci ha condotti in questa terribile situazione doggi; capire che cosa va migliorato, cosa deve cambiare. Anche a questo riguardo un paio di cose preliminari.
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Non vi voglio affliggere troppo con osservazioni apparentemente personali, ma, cari ascoltatori, chi non un teorico o uno scienziato avulso dalla vita, ma ha, come nel caso mio, unesperienza di vita ultratrentennale in cui si fatto unopinione su ci che necessario per levoluzione del sociale, le cose che ha da dire in generale diventano un tuttuno col vissuto personale. Non ho intenzione, come dicevo, di annoiarvi con considerazioni personali, ma forse mi concesso far notare che nella primavera del 1914 sono stato costretto, personalmente costretto, di fronte a una ristretta cerchia di persone a Vienna (allepoca, unassemblea pi grande, per i motivi che sto per esporvi, mi avrebbe probabilmente deriso) a riassumere le convinzioni che mi ero formato sulla mia stessa pelle riguardo alla questione sociale, al movimento sociale. Allora, facendo il bilancio di decenni di esperienza, di decenni di studio della vita sociale del cosiddetto mondo civile di oggi, ho dovuto dire le seguenti parole: Le tendenze attualmente dominanti nella cultura diventeranno sempre pi inarrestabili e finiranno per annientarsi da sole. Chi osserva la vita sociale nella sua realt spirituale vede come ovunque nascano i germi per la formazione di ulcerazioni sociali. il grande assillo per la cultura che sorge in chi penetra i misteri dellesistenza. qualcosa di terribile, che riempie di ansia a tal segno che anche se si potesse rinunciare a tutto lentusiasmo che proviene da quella conoscenza della vita che pu dare solo unindagine scientifica dello spirituale, dovrebbe indurre a parlare dei possibili rimedi, quasi urlando al mondo. Se lorganismo sociale continuer a svilupparsi come ha fatto finora, sorgeranno danni per la civilt, che in questo organismo corrisponderanno alle formazioni cancerose nellorganismo fisico. Ora, uno che ha detto queste cose nel 1914 stato considerato dalle cosiddette persone intelligenti un pazzo visionario. Che coshanno detto infatti quelle persone cos
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assennate, quelle a cui, come classe dirigente, venivano affidate le sorti dellumanit, che cosa hanno detto su ci che stava per accadere al mondo? Bisogna oggi esaminare con sguardo critico il modo in cui erano fatte le teste di questa gente che deteneva il comando, altrimenti si continuer ad obiettare che non c bisogno di fare dei discorsi cos seri come quello che vogliamo fare oggi. Che coshanno detto a quel tempo le cosiddette persone al potere? Bene, ascoltiamo per esempio lallora ministro degli esteri, corresponsabile della politica estera della Germania. In una seduta decisiva del Reichstag tedesco, davanti a parecchie centinaia di signori non meno illuminati di lui in fatto di politica, ha saputo dire quanto segue su ci che stava per accadere, ha detto: La distensione sta facendo in Europa graditi progressi su tutta la linea. I rapporti con il governo di Pietroburgo migliorano di giorno in giorno. Questo governo non ascolta le dichiarazioni della masnada della stampa e noi continueremo a coltivare i nostri rapporti di buon vicinato con Pietroburgo come abbiamo fatto finora. Con lInghilterra siamo in trattative, non ancora concluse, ma che son gi progredite fino al punto da farci sperare di allacciare a breve con questo Paese le relazioni pi eccellenti che ci possiamo augurare. Questa distensione generale ha fatto progressi cos vistosi, questi rapporti con Pietroburgo sono stati avviati cos bene dal governo, questi negoziati con lInghilterra hanno dato frutti tali per cui poco dopo giunto il tempo in cui, in Europa sono stati uccisi a dir poco dieci o dodici milioni di persone, e tre volte tante sono state mutilate. Ora forse vi posso chiedere: che informazioni avevano questo signore e quelli a cui apparteneva per classe su ci che accadeva nel mondo? Quanto era in grado la loro mente di capire di cosa cera bisogno per limmediato futuro? Non erano in realt colpiti da cecit? E non si aggiungeva a ci anche quella terribile, quellignobile presunzione che definiva
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visionario chiunque facesse notare che si era andato formando un cancro sociale in grado di scoppiare da un momento allaltro in un modo terribile? Domande come queste devono essere poste oggi. E devono venir poste per il fatto che molte persone ancora oggi, nonostante i fatti parlino ad alta voce, sono ancora cieche come quelle di prima per quanto riguarda ci che ora agli inizi della sua evoluzione: il semisecolare movimento sociale nella forma che ha assunto a partire dallautunno del 1918. E oggi si dovrebbe far s che ci siano uomini uomini di questo tipo devono oggi esserci nella grande massa della popolazione operaia , che ci siano uomini nella cui testa chiara la coscienza di ci che deve effettivamente accadere. Gentili ascoltatori, chi nel corso degli ultimi decenni ha imparato non solo a riflettere sul proletariato, come i tanti che oggi parlano di socialismo, ma stato condotto dal destino a pensare e a sentire in sintonia col proletariato, deve oggi riflettere sulla questione sociale in modo molto pi serio, in modo molto pi ampio di quanto pensino in molti. Deve vedere che cos diventato oggi questo movimento, come si evoluto negli ultimi cinque, sei, sette decenni, da quando il possente appello di Karl Marx ha attraversato il mondo; deve prendere coscienza della necessit che il movimento sociale, i programmi sociali, escano dallo stadio della critica e sfocino sul terreno dellagire, sul terreno in cui dato di sapere che cosa deve succedere per ricostruire lordine sociale umano, la cui necessit oggi deve essere avvertita da chiunque viva con lanima desta. Gli operai hanno percepito in tre ambiti elementari della vita che cosa serve loro veramente, che cosa deve cambiare nella loro posizione rispetto al mondo, rispetto alla societ umana ecc. Ma le condizioni degli ultimi secoli, particolarmente del diciannovesimo secolo e pi ancora degli inizi del ventesimo, queste condi8

zioni hanno fatto s che, bench loperaio sentisse fortemente col cuore, pi o meno inconsciamente, istintivamente, che le vie verso il suo ideale futuro sono tre, lattenzione si sia invece concentrata su un obiettivo unico. Il moderno ordinamento sociale borghese ha in un certo senso spostato tutto sul piano delleconomia. Alloperaio moderno non era concesso, non era possibile ricavare dalla sua condizione di lavoro unopinione del tutto libera e consapevole su ci che realmente necessario. Poteva, dato che la tecnica moderna, cio il capitalismo moderno, lha aggiogato al mero ordinamento economico, dato che la borghesia ha spostato tutto sul piano delleconomia, poteva solo credere che la caduta, il crollo del vecchio, e lauspicata e necessaria ricostruzione potessero solo aver luogo in campo economico; nel campo dove vedeva che tre cose dominavano tutto: il capitale, la manodopera umana e la merce. E oggi, quando risuona il pi che mai giustificato appello alla socializzazione, si ha in mente, pur tenendo conto anche degli altri settori della vita, lordine economico. Lo sguardo , oserei dire, come ipnotizzato e fisso solo sulla vita economica, soltanto su ci che viene inteso con i termini capitale, manodopera e merce, condizioni di vita e prestazioni materiali. Ma nel profondo del cuore il proletario sente, anche se nella testa non ce lha ancora del tutto chiaro, qualcosa che gli dice che la questione sociale triarticolata, che questa moderna questione sociale che lo fa soffrire e alla quale egli si vuol dedicare, per la quale vuole combattere, una questione culturale, una questione giuridicostatale ed una questione economica. Per questo permettetemi oggi di trattare questa questione sociale, questo movimento sociale, come una questione spirituale, una questione giuridica ed una questione economica. Basta che consideriate la vita economica per rendervi conto, se la osservate ad occhi aperti, che la questione va ben al di l della
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pura e semplice economia. Se oggi, a ragione, invochiamo la solidariet sociale, dobbiamo anche domandarci: s, ma che cosa devessere reso socievole, e come? Poich da questi due punti di vista: che cosa devessere socializzato? come devessere socializzato? dobbiamo considerare soprattutto la vita sociale, la sua pi recente evoluzione e come essa ai nostri giorni, non facciamoci illusioni in proposito, sia perlomeno nella nostra terra pi o meno sullorlo del collasso. Di una cosa dobbiamo profondamente convincerci oggi, cari ascoltatori, e cio che non possiamo pi imparare niente da tutto ci che la gente ha considerato pratico e adeguato alluomo nel senso del capitalismo, nel senso delleconomia privata. Chi oggi si affida alla credenza di poter andare avanti con le istituzioni concepite col modo di pensare del passato si abbandona ad illusioni. (Applausi). Si lascia proprio prendere dalle pi grandi illusioni. Ma da queste istituzioni abbiamo da imparare. Vedete, lelemento pi caratteristico che emerso da tempo nella vita sociale, ma che soprattutto oggi appare cos forte, che da un lato ci sono le classi che finora sono state alla direzione, radicate per lungo tempo nel loro pensare in ci che era comodo per loro; quelle classi dirigenti che nei loro esponenti e in se stesse si sono sempre prodigate in lodi sperticate su tutto ci che di cos grande e magnifico stato portato dalla pi recente cultura e civilt. Si sentiva ripetere in continuazione: In modo prodigioso rispetto alle precedenti possibilit, oggi luomo si sposta rapidamente di parecchie miglia; i pensieri attraversano il mondo con la velocit del lampo grazie al telegrafo o al telefono. La civilt artistica e scientifica si diffonde in modo inaspettato. Potrei andare avanti ancora per un bel po con queste lodi, a cui non mi voglio unire, ma che innumerevoli persone che hanno preso parte a questa ci10

vilt hanno cantato. Ma oggi ci si deve chiedere, anzi sono i tempi stessi che domandano: ma questa nuova cultura come ha potuto sorgere nella sua struttura economica? stata possibile, gentili ascoltatori, solo perch si innalzata come cultura dominante sullo stato di miseria fisica e psichica, sullafflizione corporea e interiore della grande massa, a cui non era concesso di prendere parte alla tanto lodata cultura. (Applausi). Se non ci fosse stata questa grande massa, se essa non avesse lavorato, questa cultura non avrebbe avuto modo di esistere. (Applausi). Di questo si tratta; questo il compito storico oggi impellente, la questione che non pu essere ignorata. Da qui risulta per anche ci che caratterizza la vita economica moderna: il suo tratto caratteristico consiste nel fatto del quale qualunque appartenente, qualunque membro della classe abbiente pu fornire facilmente una prova a piacere negli ultimi tempi questa prova viene fornita di nuovo abbondantemente; per un certo periodo se ne era taciuto poich, essendo questa prova cos stolta, cos stupida, non ci si poteva pi presentare con una simile demenza ai lavoratori, a chi pensava davvero in maniera sociale ma oggi che nellaria, la cosiddetta aria spirituale, ci sono cos tante insensatezze la si sente di nuovo con una certa frequenza. Per quelli che vogliono ancora difendere lattuale ordinamento economico in sfacelo facile dire: s, se ora si spartisce davvero tutto ci che esiste come rendita del capitale e propriet di mezzi di produzione, ci di cui dispone il singolo proletario non aumenta di molto. unobiezione insulsa, stupida, perch non si tratta affatto di questo, bens di qualcosa di pi fondamentale, di pi grande e poderoso. Di questo si tratta: che tutta questa cultura economica, cos come si sviluppata sotto legemonia delle classi dominati, diventata tale per cui un sopravanzo, un plusvalore pu elargire solo a pochi i frutti di questa civilt. Tutta la nostra cultura economica tale per cui solo pochi
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possono goderne i frutti. Non produce pi plusvalore di quello che pu essere goduto solo da pochi. Se quel poco venisse elargito anche a quelli che hanno non meno il diritto di condurre unesistenza umanamente degna, non basterebbe neanche minimamente. Come mai? Questa domanda va posta in modo diverso da come la pongono in molti al giorno doggi. Voglio citarvi solo qualche esempio; potrei moltiplicare questi esempi non per cento, ma per mille, alcuni magari sotto forma di domande. Vorrei chiedere: nellordinamento delleconomia tedesca degli ultimi decenni tutte le macchine hanno davvero consumato solo il carbone davvero necessario al loro funzionamento? Chiedetevelo obiettivamente e vi risponderete che il nostro ordinamento economico si trovava in un caos tale per cui negli ultimi decenni tante macchine hanno ingoiato molto pi carbone di quanto fosse necessario in base al progresso della tecnica. (Udite, udite!) Ma che cosa significa questo? Nientemeno che il fatto che per la produzione, per lestrazione di questo carbone si prodigata molta pi manodopera di quanta se ne sarebbe dovuta e potuta impiegare se ci fosse stato un modo di pensare veramente socioeconomico. Questa manodopera stata usata inutilmente, stata sprecata. Vi chiedo: sa la gente che negli anni prima della guerra nelleconomia tedesca abbiamo consumato il doppio del carbone che avrebbe dovuto venir usato? Abbiamo sprecato talmente tanto carbone che oggi dobbiamo dire che se coloro i quali dovevano occuparsi della tecnica e delleconomia fossero stati allaltezza del loro compito ci sarebbe bastata la met del carbone estratto. (Applauso). Vi cito questo esempio perch vediate che esiste un polo opposto alla cultura del lusso di pochi. Questa cultura del lusso non stata in grado di produrre dal suo interno teste dotate, veramente allaltezza della vita economica moderna. Cos una quantit infinita di manodopera andata sprecata e la produttivit stata mi12

nata. Queste sono le cause nascoste, cause assolutamente obiettive che ci hanno portati nella situazione in cui ci troviamo attualmente. Per questo bisogna risolvere in modo tecnico-oggettivo la questione sociale e della socializzazione. La cultura invalsa finora non ha prodotto delle teste capaci di creare uno sviluppo industriale in qualche modo razionale. Non c stata nessuna conoscenza scientifica delle leggi dellindustria, tutto si regge sul caos, sul caso. Molto stato lasciato alla scaltrezza, agli imbrogli, a unassurda concorrenza personale. Non si scappa: se ci si fosse lasciati guidare dalloggettivit in base a una scienza dello sviluppo industriale, non sarebbe pi venuto a galla ci che una cultura del lusso ha procurato solo a pochi prendendolo dal plusvalore della popolazione lavorativa e produttiva. Oggi bisogna affrontare la questione sociale in modo completamente diverso da come viene perlopi affrontata. Vedete, oggi uno pu venire e dire: S, guarda un po, tu ritieni che in futuro non ci dovranno pi essere fannulloni che vivono di rendita? Certo, la penso proprio cos. Lui allora, se un fautore dellordine economico attuale, mi dir: Ma pensa solo di mettere insieme e distribuire tutti i beni di chi vive di rendita, pensa a quanto poco rispetto a ci che hanno insieme tutti i milioni di lavoratori. Al che io risponder: So esattamente come te che i beni di chi vive di rendita sono ristretti, ma ti faccio una controdomanda: C uno con unulcera piccolissima in un parte del corpo, unulcera molto piccola rispetto a tutto il corpo. Ma la dimensione esterna dellulcera che conta o il fatto che la sua comparsa denota che tutto il corpo malato? Ci che conta non calcolare lammontare dei beni di chi vive di rendita, e neppure condannare costoro moralmente non ci possono far niente, in qualche modo hanno ereditato la struttura mentale che li fa vivere di rendita ci che conta invece che, proprio come nellorga13

nismo umano la comparsa di unulcera si ripercuote su tutto lorganismo, cos la possibilit di oziare o di vivere di rendita denota uno stato patologico dellintero organismo sociale. (Applausi). Coloro i quali vivono di rendita sono semplicemente la dimostrazione che lorganismo sociale malato; non sono che la prova, loro e tutti i fannulloni, come tutti quelli che non lavorano in prima persona, ma hanno il potere di sfruttare il lavoro di altri per il proprio mantenimento. I pensieri devono semplicemente essere incanalati in tuttaltra direzione. Ci si deve poter convincere del fatto che la nostra vita economica si ammalata. A questo punto bisogna chiedersi come mai nel ciclo delleconomia il capitale, il lavoro umano e la merce si configurino in modo cos malsano rispetto alle aspirazioni delle grandi masse, rispetto alla domanda se sia possibile per gli operai condurre unesistenza degna dellessere umano. Questa la domanda che va posta. E in merito a ci non ci si pu limitare allambito economico: se si considera la domanda in tutta la sua profondit, si costretti ad affrontare la questione sociale da tre angolature diverse: come questione culturale, come questione statale o giuridica e come questione economica. Per questo dovete concedermi un quarto doretta in cui vi parler prima di tutto della questione sociale come questione culturale. Chi infatti si occupato un po di questo aspetto della questione sociale sa perch non abbiamo una conoscenza scientifica del mondo dellindustria, perch non abbiamo ci che a partire dalle teste degli uomini da tempo sarebbe sgorgato come guida sana, come sana socializzazione della nostra vita economica. Se un terreno, un terreno coltivabile, malato, non dar alcun frutto. Se in una determinata epoca la vita culturale-spirituale dellumanit non sana, non produrr quei frutti che dovrebbero crescere come visione dinsieme sulleconomia, come possibilit di dominare
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lordinamento economico in modo che da esso possa realmente nascere una sana esistenza per le grandi masse. sul terreno di una vita culturale malsana di questi ultimi tempi che sorto tutto il caos che oggi regna nella nostra vita economica. (Applausi). Per questo dobbiamo volgere lo sguardo soprattutto a ci che succede negli edifici davanti a cui loperaio passa andando per la strada a lavoro terminato o la domenica. Che cosa succede in quegli enti in cui si svolge la cosiddetta educazione superiore, da cui provengono gli ordini, le direttive per la pubblica istruzione inferiore, per la scuola elementare? Siate sinceri: che cosa sapete voi di come vengono prodotte nelle universit, nei licei, nelle scuole tecniche quelle capacit personali che dirigono la vita culturale, giuridica ed economica? Non ne sapete nulla! Sapete qualcosa di ci che viene insegnato a scuola ai vostri figli, ma anche l non sapete quali scopi, quali obiettivi didattici fluiscano nelle scuole comuni dagli istituti superiori di istruzione. (Applausi). In pratica la grande massa del proletariato non ha la pi pallida idea per quali strade chi domina la cultura conduca gli uomini. E ci contribuisce a creare labisso, la profonda frattura: da un lato il proletariato, dallaltro gli altri. Che cosa si mai fatto per migliorare la situazione negli ultimi tempi? Poich non si poteva evitare di fare qualche inchino alla democrazia, si sono date al popolo delle briciole di ogni sorta della cosiddetta cultura moderna; sono state fondate universit popolari, tenuti corsi popolari, al popolo sono state mostrate opere darte, con la benevola intenzione che anche il popolo potesse fruirne un po. E che cosa si ottenuto con tutto ci? Nientaltro che una terribile menzogna culturale. (Applausi) Tutto ci non ha fatto altro che rendere ancora pi profonda la frattura. Come e quando il proletario pot ammirare con gusto genuino, con tutto il suo cuore e con tutta la sua anima, ci che viene confezionato allinterno della classe
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borghese nel campo della pittura o della scienza in generale? E come potrebbe guardare a questi prodotti se avesse una vita sociale in comune con quelli che li realizzano, se non ci fossero le differenze di classe? infatti impossibile avere una vita culturale in comune con coloro a cui non si appartiene socialmente. (Applausi). soprattutto questo ad aver scavato il grande abisso; questo a indicare spiritualmente che cosa deve accadere. Cari ascoltatori! Davvero, come ho gi detto, non ho intenzione di esporvi troppi fatti personali, ma quelle che vi sto dicendo sono le parole di uno che lungo il suo cammino spirituale ha trascorso i suoi sessantanni il pi lontano possibile da coloro il cui percorso di vita viene puntellato dallo Stato o dalla moderna economia. Solo cos mi stato possibile formare una vita culturale fondata su se stessa e un sano giudizio, solo rendendomi indipendente da tutto ci che dipende culturalmente dallo Stato moderno e dalla moderna economia. (Applausi). Vedete, voi fate parte del proletariato, potete dire di farne parte; potete con orgoglio definirvi proletari di fronte allimpiegato statale che appartiene ad un altro ordine sociale. Cos nellordinamento materiale: sapete che cosa deve subire a questo mondo il proletario rispetto allimpiegato statale. Ma nella vita culturale, cari ascoltatori, non ci sono veri e propri proletari; l vi sono solo persone che vi dichiarano apertamente: Se mai mi fossi piegato sotto il giogo di uno Stato, di un gruppo di capitalisti, non potrei oggi starvi davanti e dirvi ci che vi sto dicendo a proposito delle idee sociali moderne, poich queste cose non avrebbero avuto modo di entrare nella mia testa, non ve le potrei dire. Queste cose le pu dire solo chi si mantenuto libero dallo Stato e dallordinamento economico capitalistico, chi si costruito autonomamente la propria vita interiore. (Applausi). Gli altri non sono proletari, sono dei servitori. Oggi avviene che colui che uno schiavo in campo culturale,
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che nel suo spirito dipende dallo Stato moderno e dallattuale ordinamento economico, ad avere in mano la gestione della cultura e quindi in pratica anche della vita giuridica ed economica. Ecco che cosa si andato formando dalleconomia capitalistica borghese negli ultimi secoli, cosa ha indotto lo Stato ad essere un servitore dellordinamento economico borghese, portando a sua volta la vita culturale a sottomettersi allo Stato. Oggi le persone illuminate, quelle che si ritengono istruite e molto intelligenti, sono fiere di poter dire: Nel medioevo, be, a quei tempi la filosofia (cos si chiamava allora linsieme della scienza) reggeva lo strascico alla teologia. Ovviamente non vogliamo tornare indietro, non ho la minima intenzione di tornare al medioevo, ma che cosa successo nel corso dellevoluzione moderna? Oggi lo scienziato, che diventato quanto mai fiero di s, non regge pi lo strascico alla teologia, ma che cosa fa con lo Stato? Eccovi un esempio eloquente: vedete, c stato un grande fisiologo moderno, nel frattempo morto, che era anche un luminare dellAccademia delle scienze di Berlino. Lo stimo molto come naturalista. Come dice Shakespeare, Sono tutte persone dabbene, anchio desidero dire: Sono tutte persone a modo, tutte, tutte. Ma questuomo ha rivelato qualcosa di ci che caratterizza la vita culturale moderna. Diceva appunto ( quasi impossibile crederci, ma vero) che gli scienziati dellAccademia delle scienze di Berlino si sentivano come una truppa coloniale a difesa degli Hohenzollern. (Risate). S, vedete, di nuovo un esempio che potrebbe venir moltiplicato facilmente per cento, per mille. Ora vi chiedo: c da meravigliarsi se il proletario che guarda a questo tipo di cultura la valuta come un puro lusso? C da stupirsi se lui si dice: questa cultura non si fonda su una realt spirituale, non pu far da sostegno allanima umana; n palesa di essere lemanazione di un ordine universale divino o morale. No, una pura emanazione della
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vita economica. La gente vive spiritualmente allo stesso modo in cui accumula il suo capitale. questo che le rende possibile il suo tipo di cultura. (Applausi). per questo che neanche nel proletariato moderno si potuta formare unopinione veramente libera su una vita culturale che d un vero sostegno allanima. Ma io so per esperienza, unesperienza decennale, che nel moderno proletariato c una profonda nostalgia per una vera vita spirituale, non per una vita culturale che arriva solo fin dove arriva la borghesia, ma che si riversa nellanimo di tutti gli esseri umani. Per questo lappello di cui ho oggi il dovere di parlarvi chiede che la vita culturale in futuro debba essere indipendente, non basarsi solo sui resti ancora presenti della cultura, dellarte e cos via. A Berlino si voluto incamerare anche questi nellonnipotenza statale. Tutta la cultura, dallordinamento scolastico inferiore fino alle scuole superiori, devessere autonoma, deve reggersi su se stessa, poich lo spirito prospera solo se pu dar prova ogni giorno della sua realt e della sua forza. Lo spirito non pu mai prosperare se dipende dallo Stato, se diventa un sottomesso bracciante dello Stato e della vita economica. (Applausi). Ci che si instaurato in questambito ha paralizzato le teste degli uomini. Ah, quando oggi guardiamo le classi dirigenti, quando noi che vogliamo aver comprensione per lappello ad una vera socialit, guardiamo quelli che dirigono le fabbriche, quelli che dirigono le officine, le scuole, le universit, gli Stati ah, ci piange il cuore a questi individui non viene in mente niente, non gli entra in testa la portata e la seriet della situazione. Perch no? A che cosa sono stati un po alla volta abituati gli uomini rispetto alleconomia, alla vita giuridico-statale e culturale? Dopo i primi anni di vita, che lo Stato non ha ancora preso in mano (poich per lui i primi anni del bambino richiedono troppo lavoro di pulizia!), passati questi primi anni, lo Stato prende in mano luomo con la scuola elementa18

re. Allora lo educa in modo tale che questuomo debba compiere solo ci che gli viene ordinato ( stato cos fino alla grande catastrofe della guerra, in tutto il mondo civilizzato), solo ci che gli viene comandato di fare, ci che difatti lo Stato esige dai suoi teologi, dai suoi medici questo emerso durante la guerra e anche dai giuristi, dai filosofi. Se nelle commissioni desame c per caso una persona intelligente, allora pu capitare di sentire anche una parola intelligente. Una volta ero seduto accanto a un tizio che faceva parte di una commissione desame e mentre parlavamo di come mal strutturato lordinamento scolastico, mi ha detto: S, fa veramente male dover esaminare la gente e vedere che razza di asini si devono propinare agli studenti. (Risate). Ve lo racconto solo come fatto sintomatico della nostra cultura, come sintomo che fa notare che cosa vive fra gli uomini che hanno guidato il mondo, a cui in un certo senso stata affidata la guida dellumanit, che fa capire perch alla fine gli uomini hanno fatto finire lumanit in questa terribile catastrofe. Le cause che hanno trascinato lumanit in questa catastrofe si compongono di milioni di dettagli, e fra queste cause c in prima linea lassetto attuale della vita culturale; e dato che oggi ci si occupa di socializzazione, si tratta in primo luogo di rendere davvero sociale la vita culturale. Ci che conta coltivare nella maniera giusta i talenti e le capacit umane, come nel campo si ha cura di ci che sul terreno deve crescere. Finora ci non stato fatto. Lo Stato prendeva in consegna luomo, lo addestrava a proprio uso, privandolo di ogni iniziativa sua, di ogni autonomia. Alla fine luomo aveva un solo ideale rispetto alla vita economica, spirituale e giuridica dello Stato: amministrare leconomia. Lo Stato laveva preso in carico, laveva formato per i suoi scopi. Ora che luomo era stato ben addestrato, cominciava per lui la stessa vita economica statalizzata. Era sistemato, poteva sedersi tranquillo; anche se non voleva
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pi lavorare riceveva assistenza sotto forma di pensione, cio grazie al lavoro di quelli che non avevano nessuna pensione. E una volta morto era la Chiesa ad occuparsi della questione dopo la morte. La Chiesa gli dava la pensione per il dopo morte. Cos luomo, se faceva parte delle classi dirigenti, era sistemato economicamente fino alla morte; e nella tomba riceveva il pensionamento per il dopo morte. Tutto era a posto per lui, non aveva pi bisogno di scervellarsi o di intervenire nellordine sociale per far saltar fuori qualcosa di sensato; non aveva bisogno di parteciparvi attivamente. Per questo a poco a poco non pi stato in grado di riflettere su ci che va fatto, su ci che deve fare il suo ingresso nel mondo in termini di innovazione. Coloro che venivano esclusi da tutto questo, a cui lo Stato non avrebbe mai concesso la minima pensione assicurativa fino alla morte se non lavessero strappata a forza e a cui le classi dirigenti non hanno trasmesso neppure una vera vita culturale questi proletari non volevano accettare una vita spirituale che gli dava una patente per lanima dopo la morte, no, pretendevano un nuovo assetto sociale. (Applausi). Abbiamo allora come prima esigenza quella dellemancipazione della cultura, di un rinnovamento della vita culturale. Questa la prima questione di cui si tratta. La seconda questione la troviamo se volgiamo lo sguardo allambito giuridico, a quel settore che dovrebbe appartenere allo Stato vero e proprio. Ma oggi possiamo pensare nel modo giusto riguardo a questo ambito solo se guardiamo larea economica dallottica dello Stato. Che cosa troviamo nellarea economica? Produzione di merci, circolazione di merci, consumo di merci. Le merci hanno determinati valori che si esprimono nel prezzo, ma per via dello sviluppo economico degli ultimi tempi, connesso con levoluzione dellapparato statale, la borghesia ha inserito nella vita economica qualcosa di cui oggi il proletario ha tutti i
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diritti di esigere che smetta di far parte della vita economica. Questo qualcosa la manodopera, la forza lavorativa umana. Come Marx riuscito a colpire le anime di coloro che avevano una sensibilit proletaria coniando il concetto di plusvalore, le stesse anime sono state colpite non meno dallaffermazione che la manodopera umana ingiustamente diventata una merce nel moderno ordinamento economico. Qui il proletario avverte: Fino a quando la mia manodopera dovr essere comprata e venduta come una merce sul mercato del lavoro, in base alla domanda e allofferta, fino ad allora non potr rispondere in modo affermativo alla domanda: sto vivendo unesistenza degna dellessere umano? (Applausi). Che cosa conosce in fin dei conti della vita culturale il proletario moderno? Nonostante tutti gli intrattenimenti popolari, nonostante tutte le visite guidate nelle gallerie darte ecc., conosce solo quello che lui chiama plusvalore. Plusvalore tutto ci che il proletario deve fornire per una vita culturale che non pu diventare sua ecco che cosa lui conosce della cultura. Per questo la parola plusvalore ha colpito cos violentemente lanimo del proletario. Quando Karl Marx ha pronunciato questa parola ha toccato i sentimenti del proletario moderno. E proprio poich oggi la manodopera umana deve in modo assoluto cessare di essere una merce, laltra espressione di Marx, forza lavorativa uguale merce, si abbattuta come un fulmine, come una profonda verit, sui cuori e sugli animi dei proletari. Chi capisce davvero la vita umana, sa che alla base di quanto ho appena detto, cio che la manodopera umana del proletario funge ingiustamente da merce nel moderno processo economico, c di nuovo una terribile menzogna di vita. Infatti, miei cari ascoltatori, la manodopera umana qualcosa che non si pu in alcun modo paragonare ad una merce, ad un prodotto, attribuendole un qualsiasi prezzo. Questa una cosa che si pu per di pi dimostrare con
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assoluta precisione. Cari ascoltatori, so che a proposito di queste conferenze che tengo in questo stesso modo, da parte delle classi dirigenti si obietta sempre, direttamente o indirettamente, che sono difficili da capire. (Risate). Ebbene, poco tempo fa qualcuno mi ha detto che sono difficili da capire per chi non le vuole capire! (Applausi). E quando di recente a Dornach (Svizzera) ho tenuto ad unassemblea di proletari allincirca la stessa conferenza che sto tenendo a voi oggi, qualcuno della razza di quelle persone che trovano queste parole cos incomprensibili mi ha detto di non averle capite bene. Al che un proletario gli ha risposto: Be, bisogna essere proprio una testa di rapa per non capirle! Io quindi non mi preoccupo dellincomprensibilit di quanto dico, giacch sono stato per anni insegnante alla scuola di formazione per operai fondata da Wilhelm Liebknecht e so che il proletario capisce certe cose che il borghese trova del tutto incomprensibili. Non ho paura che non mi capiate se vi dico che tutte le tendenze, tutti i processi della vita economica mirano al consumo delle merci. La cosa importante che il consumo della merce avvenga in modo sano. Ci che non pu essere consumato viene prodotto a torto, a detrimento dellorganismo sociale. La merce che viene prodotta deve anche poter venire consumata. Se attraverso lordinamento economico del capitalismo la manodopera, la forza di lavoro delluomo viene trasformata in merce, a chi la trasforma in merce interessa soltanto consumarla. Ma nessuno ha il diritto di limitarsi a consumare. Abbiamo bisogno perci di un ordinamento economico e soprattutto di un tipo di societ che non solo esiga le ore di lavoro, ma anche le ore di riposo (Applausi), perch sono necessarie anche queste per rendere possibile la convivenza sociale. questo che indica che un risanamento della societ potr cominciare solo quando le classi dirigenti dimostreranno di aver il diritto di aver in mano le redini del sociale per il fatto che si dimostre22

ranno altrettanto interessate alle ore di riposo del lavoratore quanto i capitalisti hanno interesse alle sue ore di lavoro. Per questo vi dico che nessuno mai pu paragonare la forza lavorativa ad una merce qualsiasi attribuendole un prezzo. questo che fa s che sul mercato si possa comprare la manodopera umana. Capite che cosa ci significa? una grande menzogna, un farisaismo che va fatto sparire. Come possiamo togliere alla manodopera il carattere di merce? Questa una seconda questione del problema sociale, la prima era la questione della cultura. una questione non da poco: come fa loperaio moderno a spogliare la sua manodopera del carattere di merce? Che cosa vive il proletario moderno in base al modo in cui il suo lavorare viene trattato nelleconomia moderna? Forse, dato che non ha sempre il tempo di spiegarsi tutto ci che prova, ci che passa nel suo cuore, forse non in grado di esprimere chiaramente il suo stato, per dice a se stesso: Nellantichit cerano gli schiavi, allora i capitalisti compravano e vendevano lessere umano come si compra e si vende una mucca, compravano e vendevano luomo intero. In seguito subentrata la servit della gleba, dove non si vendeva pi luomo intero, ma solo una parte di lui, comunque ancora abbastanza. Al giorno doggi, nonostante tutte le dichiarazioni di libert e umanit, nonostante il cosiddetto contratto di lavoro, il proletario sa molto bene che viene ancora comprata e venduta la sua manodopera. Questo lo sa bene, non si lascia ingannare dal cosiddetto contratto di lavoro. Ma nella sua anima, nel suo cuore, si dice: certo, al mercato posso vendere un cavallo, un paio di stivali, e poi tornarmene a casa. Ma la mia manodopera non la posso portare al mercato per venderla al produttore e poi andarmene via; devo andar dappertutto come essere umano l dove serve la mia manodopera. Devo vendere tutto me stesso qualora mi tocchi instaurare un rapporto di salariato, se sono costretto a vendere la mia forza
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lavorativa. (Applausi). Cos vive il proletario moderno la relazione fra il vero carattere della sua manodopera e lantica schiavit. Per questo avverte quello che le classi dirigenti purtroppo non hanno saputo capire al momento giusto, cio che oggi giunto il momento storico in cui la manodopera deve smettere di essere una merce. Nella vita economica ci pu essere solo la produzione, il consumo e lo scambio di merci. Solo chi sa pensare soltanto allantica, come Walter Rathenau nel suo ultimo libretto Nach der Flut (Dopo il diluvio), mostra una certa paura di fronte a questo assunto. Walter Rathenau afferma: se si disassocia la manodopera dal ciclo economico, il valore del denaro viene a diminuire terribilmente. Be, la sua visione quanto mai parziale. Per quelli che la pensano come lui questo decrescere del valore del denaro rivestir senzaltro una grande importanza, ma non val la pena di occuparcene oltre. La questione invece che la vita economica pu essere osservata in modo giusto solo a condizione che si veda come essa confini da un lato col fattore di natura. Vedete, la terra produce cavolfiori, produce grano. Nel terreno operano per esempio le forze della natura che fanno maturare il grano e che sono proprie del terreno. Dallalto cade la pioggia necessaria. Tutte queste sono condizioni di natura. Le possiamo influenzare un po con la tecnica, ma la vita economica trova nella natura un limite. Come sarebbe voler in base alle congiunture delleconomia decretare per legge: bene, se vogliamo prezzi ragionevoli, un assetto economico ragionevole, allora nel 1920 ci devono essere tot giorni di pioggia e tot giorni di sole, e le forze del suolo dovranno comportarsi in questo o in quel modo. (Risate). Avete ben ragione di ridere. Sarebbe ben stolto chi volesse emanare leggi su ci che viene deciso dalla natura, chi volesse ricavare dalleconomia le istruzioni su come devono agire le forze naturali. Come tocchiamo qui un limite per leconomia, come il suolo di un certo paese
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pu produrre solo una certa quantit di materie prime, cos dallaltro lato, cari ascoltatori, la vita economica deve trovare un limite in ci che esula non meno dal suo campo, cio nella vita giuridico-statale. Solo in campo giuridico pu essere stabilito e regolato ci in cui tutti gli uomini sono uguali, ci che appartiene davvero allambito della democrazia. Ecco allora che arriviamo ad una triarticolazione dellorganismo sociale sano. La vita culturale si regge su se stessa, deve svolgersi in tutta libert. L devono essere coltivati nel modo giusto i talenti, le attitudini umane. Uno statista che durante la terribile catastrofe della guerra ha detto delle belle stupidate, ha affermato tra laltro: In futuro via libera alle persone capaci! Bene, gentili ascoltatori, coi tempi che corrono ci che conta non sono pi le belle frasi fatte, i modi di dire vuoti. Quando qualcuno dice via libera alle persone capaci, ma per via di parentela o di pregiudizi sociali non pu far altro che considerare pi capace il proprio nipote o il cugino, allora con un motto cos grandioso non si fatto poi niente di straordinario. Nella libera vita culturale bisogna prendere sul serio la cura del talento umano, solo cos diventer sociale. Allo Stato spetta tutto ci in cui tutti gli uomini sono uguali, per cui non contano i talenti particolari, bens ci che ogni uomo ha di innato: come per locchio sano la capacit di distinguere il rosso dal blu. Ci che riguarda lo Stato la coscienza del diritto. Questa coscienza giuridica pu essere dapprima assopita nellanima, ma presente come un germe nel cuore di ogni uomo. Il proletario ha cercato unespressione genuina di questa coscienza giuridica. Che cosa ha trovato? Come nel campo della cultura ha trovato il lusso culturale, che era come unesalazione della vita economica, cos nellambito dello Stato, invece di trovare la manifestazione della coscienza giuridica, ha trovato privilegi di ceti sociali, privilegi e svantaggi di classe. (Applausi). Qui trovate le radici di tutto ci
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che antisociale nella vita moderna. Allo Stato appartiene tutto ci in cui gli uomini sono uguali fra loro. Uguali non sono nelle loro capacit e nei loro talenti fisici e intellettuali; questi sono affidati alle cure di una vita culturale libera. Lo Stato comincer ad essere qualcosa di sano quando smetter di assorbire la vita culturale e quella economica nel senso dellordine borghese moderno si potrebbe anche dire dellordine borghese che si avvia verso il tramonto , ma quando lascer libera da un lato la vita culturale e dallaltro quella economica per la loro propria socializzazione. di questo che si tratta. Allora sar possibile che loperaio, da uguale a tutti gli altri uomini possa determinare nellambito dello Stato, la durata, il tipo e il carattere dellattivit lavorativa prima di entrare nellambito delleconomia. In futuro devessere altrettanto impossibile decidere qualcosa sul diritto del lavoro in base alle esigenze delleconomia, come la natura rende impossibile che sia leconomia a regolare la quantit di pioggia o di sole. indipendentemente dalla vita economica, sul terreno democratico, nello Stato nettamente staccato dalla vita economica, che si deve stabilire per legge in che cosa un uomo uguale allaltro, in che cosa consiste il diritto lavorativo, che cosa va contro le sue leggi, che cosa significa disporre di una cosa, quella che oggi chiamiamo propriet ma che in futuro dovr in massima parte terminare di essere, per cedere il posto a qualcosa di sano. Quando non sar pi la vita economica a decidere delle modalit lavorative, quando viceversa leconomia dovr orientarsi in base a quello che loperaio decide come uomo circa il proprio lavoro nella democrazia statale, allora verr soddisfatta una grande aspirazione. Ma si potrebbe obiettare: allora la vita economica diventer dipendente dalla legge e dal diritto che regola il lavoro. Certo, ma sar una dipendenza sana, una dipendenza non meno naturale di
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quella dalla natura stessa. Prima di andare in fabbrica loperaio sapr come e per quanto tempo deve lavorare, non avr pi niente da regolamentare con un direttore dei lavori per quanto riguarda la durata e la natura del suo lavoro. Dovr solo discutere sulla spartizione di quanto viene prodotto insieme col direttore del lavoro. Solo quello potr essere un contratto di lavoro che merita questo nome. Ci saranno contratti solo sulla distribuzione del prodotto, sul ricavato, non sulla manodopera. Non si tratta di un ritorno al salario a cottimo di vecchia data, sarebbe cos solo se questo processo di socializzazione non venisse attuato su tutta la linea. Cari ascoltatori, c ancora qualcosa di cui posso parlare solo brevemente, qualcosa che si oppone al diritto del lavoro che render liberi gli operai. Vedete, il socialismo corrente parla davvero molto del fatto che la propriet privata deve passare alla collettivit. Ma la grande domanda della socializzazione sar per lappunto il come. Ora, cari ascoltatori, nel nostro attuale ordinamento economico c un unico campo in cui regna un pensare un po sano riguardo alla propriet. lambito che diventato a poco a poco sempre pi insignificante per la moderna fraseologia borghese, per la moderna falsit borghese. Si tratta dei beni intellettuali, della propriet spirituale. Riguardo alla propriet intellettuale, vedete, la gente la pensa ancora un po in maniera sana. Si dice: per quanto in gamba, per quanto intelligente un tipo possa essere, nasce gi con i suoi talenti, questo non ha nessuna importanza sociale, anzi, tenuto a offrire i suoi talenti alla comunit umana. Questi talenti non servirebbero a niente se luomo non fosse inserito nella societ umana. Ci che luomo riesce a creare con le sue capacit lo deve alla societ umana, allordine sociale. La sua creazione in realt non gli appartiene. Perch uno amministra la sua cosiddetta propriet intellettuale? Per il semplice fatto che
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lui a crearla. Il fatto di crearla dimostra che dispone in quel campo di talenti migliori degli altri. Fino a quando disporr di questi talenti migliori, sar in grado di amministrare per il bene di tutti il suo patrimonio spirituale. Ora gli uomini hanno finalmente capito che questa propriet intellettuale non ereditabile allinfinito; trentanni dopo la morte dellindividuo il suo patrimonio spirituale appartiene allumanit intera. Una volta trascorsi trentanni dalla mia morte chiunque potr stampare tutto ci che io ho prodotto, lo si potr utilizzare come si vuole, ed giusto cos. Sarei anzi daccordo che in questo campo ci fossero ancor pi diritti. Lunica cosa che giustifica lamministrazione di un certo patrimonio spirituale che, essendo in grado di produrlo, si anche dotati di talenti migliori. Chiedete oggi al capitalista se daccordo di applicare le stesse regole che ritiene giuste per la propriet intellettuale anche alla propriet materiale per lui cos preziosa. Provate a chiederglielo! Eppure questo il modo sano di amministrare qualcosa. Devesserci alla base un ordine sano, che dia a chiunque la possibilit di attingere al capitale partendo dallorganizzazione spirituale, che consister in una sana gestione dei talenti umani trovate questi argomenti descritti pi dettagliatamente nel mio libro I punti essenziali della questione sociale. Occorre per trovare gli strumenti e i modi per giungere a questa grande e completa socializzazione del capitale, cio della rendita del capitale e dei mezzi di produzione, cos che chiunque abbia le dovute capacit possa disporre del capitale e dei mezzi di produzione, ma li possa amministrare e gestire solo fino a quando potr o vorr esercitare tali capacit. Quando lui stesso non se ne vorr pi occupare, passeranno alla collettivit con modalit da stabilire. Cominceranno cos a circolare in seno alla collettivit. Questo sar un percorso sano verso la socializzazione del capitale: quando faremo circolare nellorganismo sociale quello che oggi si
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accumula in capitali grazie al diritto ereditario, alla formazione di rendite, al diritto allozio, a diritti umani superflui, ecco ci che conta. Non c neanche bisogno di dire che la propriet privata deve diventare propriet collettiva. Il concetto di propriet non avr alcun senso. Sar privo di senso come lo sarebbe il fatto che in alcuni punti del mio corpo cominciassero ad accumularsi supplementi di sangue. Il sangue deve continuare a circolare. Il capitale deve passare da persone capaci ad altre persone capaci. Loperaio sar daccordo con una socializzazione di questo tipo? Certo che lo sar, poich la sua situazione lo costringe ad essere ragionevole. Egli si dir: se alla direzione c qualcuno che ha le dovute capacit, allora gli posso dar fiducia, le mie forze lavorative vengono impiegate meglio col direttore dotato che non sotto il capitalista che non ha le dovute capacit, ma che stato messo al suo posto da un malsano processo di accumulo di capitali. (Applausi). In questa sede posso solo accennare a queste cose. La futura teoria della socializzazione che prevede la costante circolazione del capitale e dei mezzi di produzione rappresenter la vera realizzazione di ci che anche Karl Marx considerava in maniera astratta un grande traguardo dellumanit: dare a ciascuno secondo le sue capacit e i suoi bisogni. Oggi abbiamo attraversato un duro periodo di dolore, un duro periodo di prova per il genere umano. Oggi non abbiamo pi bisogno di dire, come certi: deve nascere una nuova razza umana capace di socializzare in base al principio: a ciascuno secondo le sue capacit e i suoi bisogni. No, possiamo avere una fondata fiducia, se solo lo vogliamo, e allora le idee sociali sane della triarticolazione in vita culturale, vita giuridica e vita economica potranno affermarsi. Questa vita economica infatti diventer sana solo se verr sciolta dalle altre due. Nellambito della vita economica verranno allora a formarsi, come ho descritto nel mio libro, associazioni e cooperative che per
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non avranno lo scopo di produrre per trar profitto, ma si orienteranno secondo il consumo e non produrranno in modo da sprecare le forze lavorative, chiamandole invece al risanamento del consumo, alla soddisfazione dei bisogni. Permettetemi ancora di raccontarvi come abbiamo iniziato a socializzare economicamente la vita culturale in un certo settore di quella Societ, a proposito della quale si sono dette tante calunnie, per cui mi rendo perfettamente conto che non vi ispiri simpatia. Quando circa ventanni fa sono stato costretto a dirigere questa Societ, con i miei amici mi sono detto: se pubblichi i libri che hai prodotto allinterno di questa Societ nello stesso modo capitalistico oggi in vigore nel commercio librario, commetti un peccato contro il sano pensiero sociale. Come vengono prodotti i libri al giorno doggi? Oggi sono in molti a ritenersi capaci di scrivere buoni libri. Ma se dovessimo leggere tutto quello che viene pubblicato avremmo parecchio da fare. Vedete, proprio per questo invalso nel commercio librario il seguente uso: uno si considera un genio e scrive un libro. Il libro viene stampato in mille copie. Nella maggior parte dei casi 950 copie vengono mandate al macero, perch ne sono state vendute solo cinquanta. Che cosa significa questo in termini di economia? Vedete, per questa produzione sono state impiegate tante persone che hanno fabbricato la carta, tanti addetti alla composizione, tanti rilegatori e altri ancora; tutto lavoro improduttivo, che non servito a niente. In questo consiste il grosso danno. Oh, vi stupireste se provaste per una volta a rispondere alla domanda che chiede quale percentuale del lavoro che voi qui presenti dovete eseguire va a finire in niente! Questo il grande danno sociale. E allora che cosa ho cercato di fare? Mi sono detto: con il commercio librario non c niente da fare. Abbiamo fondato noi una piccola libreria, ma prima ho fatto in modo che ci fossero le esigenze di pubblicare un
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certo libro. Vuol dire che prima di tutto mi sono premurato di procurare i consumatori, ovviamente non attaccando manifesti pubblicitari alle colonne, come Fatevi una buona minestra con Maggi!, ma creando prima i bisogni naturalmente si potr aver da ridire su questi bisogni e mettendomi a stampare solo quando ero sicuro che non sarebbe rimasta invenduta una sola copia, che nessun lavoro sarebbe stato inutile. Lo stesso tentativo stato fatto anche con la produzione del pane, ma l non abbiamo avuto lo stesso successo a causa dellattuale situazione. Ma dove si potuto realizzare questo esperimento, i frutti si sono manifestati proprio in campo economico quando non si parte dalla produzione cieca che mira solo allarricchimento, ma dai bisogni, dal consumo. Quando si procede cos, si pu effettuare una vera socializzazione tramite una vita economica cooperativistica. Vedete, oggi ho dovuto parlarvi della socializzazione a vasto raggio, perch solo quello che nasce da un orizzonte mentale ampio si dimostra veramente pratico. Se non ci si pone come prima domanda quella che chiede che cosa deve fare lo Stato, si fanno solo interventi raffazzonati nella socializzazione. Lo Stato deve prima di tutto lasciar libera la vita culturale da un lato e quella economica dallaltro. Non deve andar oltre il terreno della vita giuridica. Non affatto qualcosa di poco pratico, bens un tipo di socializzazione che pu venir realizzata ogni giorno. (Applausi) Che cosa ci vuole? Coraggio, audacia, nientaltro! Ma perch la gente considera la cosa poco pratica? Ho conosciuto abbastanza gente che in questi ultimi quattro anni e mezzo non ha fatto altro che ripetere che la catastrofe della guerra mondiale stata cos terribile, che la storia non conosce tempi in cui gli uomini abbiano vissuto orrori simili a questi. Il pi grande avvenimento nellevoluzione storica dellumanit. Orbene, io per non ho ancora trovato nessuno che dica anche: se gli uomini sono stati con31

dannati ad una tale miseria dai loro vecchi pensieri, dalle vecchie abitudini di pensiero, allora adesso devono darsi una mossa e abbandonare quei vecchi pensieri per trovarne di nuovi. La prima cosa di cui abbiam bisogno una socializzazione delle teste! (Applausi). Nelle teste che ci portiamo sulle spalle deve entrare qualcosa di nuovo rispetto a quello che c stato finora. di questo che abbiamo bisogno, e per questo dobbiamo affrontare la questione in modo pi ampio. E per concludere vorrei dire ancora questo: quando cominciata lalba dei tempi nuovi, gli uomini che avevano pi di tutti a cuore il progresso dellumanit civile erano pervasi da tre grandi ideali: libert, uguaglianza, fratellanza. Sono una faccenda particolare questi tre grandi ideali. Da una parte ogni uomo sano e dotato di coraggio interiore sente che questi sono i tre grandi impulsi che finalmente devono far da guida allumanit moderna. Ma ci sono state tante persone intelligenti che nel diciannovesimo secolo hanno continuato a dimostrare quale contraddizione sussista fra queste tre idee libert, uguaglianza, fraternit. S, hanno ragione, si contraddicono a vicenda; ma se pur si contraddicono restano comunque gli ideali pi grandi. Sono sorti in unepoca in cui lo sguardo dellumanit era ancora come ipnotizzato e fissato sullo Stato plenipotenziario, fino ai giorni nostri venerato come un idolo. Soprattutto quelli che hanno fatto dello Stato il loro protettore e di se stessi i protettori dello Stato, i cosiddetti imprenditori, potrebbero parlare dello Stato ai lavoratori come parlava Faust di Dio alla Gretchen sedicenne. Limprenditore potrebbe dire al lavoratore: lo Stato, mio caro operaio, colui che tutto abbraccia e tutto regge, non abbraccia e non regge te, me, se stesso?! E inconsciamente pu pensare ma soprattutto me. Lo sguardo stato rivolto, come ipnotizzato, a questidolo dello Stato totalizzante. Ed in questo Stato tuttofare che si contraddicono
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quei tre grandi ideali. Ma coloro i quali non si sono lasciati ipnotizzare da questo Stato unitario sul piano della vita culturale, quelli che pensavano della libert le cose che io stesso ho espresso nel mio libro La filosofia della libert, scritto agli inizi degli anni novanta e che dovette uscire di nuovo proprio adesso in questepoca delle grandi questioni sociali, che pensavano cos dei grandi cambiamenti nel modo di pensare, quegli uomini sapevano che si riscontravano contraddizioni fra i tre massimi ideali sociali solo perch si credeva di doverli realizzare tutti nello Stato che domina lintera vita. Se si riconoscer in maniera corretta che lorganismo sociale sano devessere triarticolato, si vedr che sul piano della vita culturale deve regnare la libert, poich l vanno coltivati in maniera libera le capacit, i talenti, le attitudini delluomo. Nellambito dello Stato deve regnare lassoluta uguaglianza, luguaglianza democratica, poich nello Stato ha vigore ci per cui tutti gli uomini sono uguali fra loro. Nella vita economica, che devessere scissa da quella statale e da quella culturale, ma a cui vita statale e vita culturale devono fornire la loro forza, nella vita economica deve regnare la fraternit, la solidariet in grande stile che risulter da associazioni e cooperative che sorgeranno dalle associazioni delle categorie professionali, dalle comunit che si formano dallaccordo tra il sano consumo e la sana produzione. Nellorganismo triarticolato potranno regnare luguaglianza, la libert e la fraternit, e si realizzer grazie a questo nuovo tipo di socializzazione ci a cui gli uomini dal pensiero e dal sentimento sano aspirano da tanto tempo. Bisogner solo avere il coraggio di considerare come delle mummie certi vecchi programmi di partito nel confrontarli con la nuova situazione mondiale. Bisogner solo avere il coraggio di ammettere a se stessi che occorrono nuovi pensieri per le nuove opere, per le nuove fasi evolutive dellumanit. E nelle mie osservazioni che
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abbracciano diversi decenni ho fatto esperienze in tutte le classi sociali, esperienze derivate da un destino che mi ha insegnato a sentire e a pensare con il proletariato, non a proposito di esso. Da queste esperienze nasce in me il sentimento che il proletariato sia sano, che persino ci che ora emerso come conseguenza dellinammissibile fusione della vita economica con la vita statale sia sentito dai proletari nel modo giusto. Oh, chi mi ha ascoltato oggi sapr che mi stanno davvero a cuore le giustificate rivendicazioni del proletariato moderno, che rappresentano aspirazioni di portata storica. Ma so anche che in fin dei conti il proletario ragionevole la pensa in fatto di sciopero come la pensa ogni uomo ragionevole. So che loperaio ragionevole non fa dello sciopero un fine a se stesso, ma lo attua solo perch lordinamento economico ha fatto s che gli interessi politici si siano fusi con quelli economici. Solo quando la vita politica sar stata separata da quella economica questultima potr essere portata su una strada ragionevole. Anche in questo potremmo capirci, soprattutto se avessimo occasione di parlarne pi approfonditamente. Di ogni sciopero capiremmo che sarebbe possibile farne a meno. Loperaio ragionevole ricorre allo sciopero solo quando vi costretto. Fa parte della sana socializzazione anche il fatto che ci lasciamo alle spalle quello che non vogliamo fare, ci che non ha senso fare. Lordinamento economico moderno giunto al punto che spesso vengono compiute cose che non si vogliono fare, cose ritenute insensate. (Applausi). Voi mi capirete, e capirete anche quando proprio da questo punto di vista dico che per quanto siano negative le esperienze che ho fatto presso le vecchie classi sociali, gli uomini devono comunque trovare la via verso la triarticolazione, ed proprio dal sano pensare e sentire del proletariato moderno che mi riprometto davvero molto. Ho visto come dietro a quella che il proletariato moderno chiama la sua coscienza di classe si
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celi una coscienza inconscia che abbraccia tutta lumanit. Il proletario con coscienza di classe chiede in realt: come si pu instaurare un ordine mondiale che risponda con un s alla mia domanda: la vita umana per me dignitosa e degna di essere vissuta? Fino ad oggi il proletario non pu rispondere affermativamente a questa domanda, sia per quanto riguarda lordine economico, quello giuridico e la vita culturale, ma domani potr rispondere di s. E fra questo no e questo s c la vera socializzazione, tutto ci attraverso cui il proletariato cosciente di s liberer e riscatter questo proletariato, liberando e riscattando tutto ci che vi di umano nelluomo e che merita di essere liberato e riscattato. ***
Come interlocutore intervenuto nella discussione un signore che si scandalizzato per il presunto aspetto propagandistico e demagogico della conferenza. Dopo di che il direttore tecnico della Daimler si rivolto con parole pesanti allassemblea. Ha detto che, dato che non ha molte opportunit di parlare con i suoi operai, ma che ha a che fare solo con i comitati, avrebbe approfittato volentieri delloccasione per dir loro come anche da parte della direzione si sia disposti ad accogliere con soddisfazione dei tentativi seri di risolvere la questione sociale, solo che bisogna far notare che le innovazioni in vista di un progresso dellindustria devono rispettare la continuit. Ha inoltre detto di temere molto che le masse eccitate possano agire diversamente e ha esortato alla prudenza, aggiungendo che forse un giorno gli operai si ricorderanno delle sue parole. A questo punto Rudolf Steiner ha ripreso la parola.

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Parole conclusive di Rudolf Steiner:

Gentili ascoltatori, la discussione tutto sommato non ha prodotto niente di essenziale in riferimento a ci che ho detto, e perci non avr bisogno di trattenervi ancora a lungo per questa conclusione. Prima di tutto per desidero rispondere alla domanda diretta che mi stata posta alla fine, e cio come mai sono ricorso a tanti elementi sovversivi nella mia conferenza. Bene, non voglio davvero farmi coinvolgere in una discussione con legregio signore che ha formulato questa domanda, se sia vero che io, poich si dice che sono un filosofo, sia autorizzato a dire solo cose incomprensibili, non sovversive, dunque frasi fatte non questo che mimporta. Ma quello che mi ha davvero stupito, molto stupito, che in riferimento a quanto ho detto si sia usata la parola sovversivo. (Applauso). Sono infatti certo di non aver pronunciato una sola parola che non nasca dalle mie convinzioni circa la verit e dalla mia visione della situazione attuale. (Applausi). Che cos sovversivo? Vedete, sovversivo quando un ultraconservatore ascolta, faccio per dire, le parole molto moderate di un uomo di sinistra? Come mai costui parla in modo sovversivo per lultraconservatore? Ma non pu farci niente. Le sue parole assumono questa connotazione solo nellinterpretazione dellultraconservatore. (Applausi fragorosi). Vedete quindi che ci che uno considera demagogico non lo necessariamente anche per laltro. Spesso ci che a uno risulta molto sgradevole lo definisce demagogico. (Applausi). Ora, vedete, vi ha parlato anche il vostro direttore tecnico. Diciamo pure che se tutti quelli che si trovano nelle stesse condizioni del vostro stimato direttore tecnico parlassero come lui, allora allora cari ascoltatori raggiungeremmo presto quello che vogliamo raggiungere. (Applausi fragorosi). Se fossero in molti a pensarla cos, pochi avrebbero bisogno di dire che con parole come le mie, che vogliono dire la verit e non vogliono
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creare nessuna divisione che con parole come queste si rende la frattura ancora pi grande. Ma, gentili ascoltatori, dallaltra parte dellabisso, sulla destra, ci sono anche persone completamente diverse dal vostro stimato direttore tecnico che si rivolto a voi, persone che parlano in modo ben diverso dal suo. Fra lui e noi non ci sar una grande frattura. Forse la frattura comparir l dove anche lui si trovi di pi dallaltra parte. Mi pare che si possa ben capire quello che ho detto sul destino di certe persone che compiono un lavoro mentale. Vedete, stato possibile fare esperienze varie per chi ha partecipato da vicino alla recente evoluzione dellumanit. Si poteva ad esempio fare questa esperienza: molti anni fa, almeno 27 o 28, ho partecipato a unassemblea in cui ha parlato Paul Singer. Alcuni proletari hanno fatto notare che loro non valutavano il lavoro intellettuale alla stessa stregua di quello fisico. Avreste dovuto sentire Paul Singer prendere le difese del lavoro mentale, sostenuto dalla grande maggioranza dei presenti. Io non ho mai visto i proletari disconoscere il lavoro intellettuale. Non ho affatto parlato di un abisso fra lavoro fisico e lavoro intellettuale, ho parlato dellabisso fra il proletariato, col suo lavoro umano, e il capitalismo. (Applausi). Su questa faccenda dobbiamo solo intenderci bene. E sia ben chiaro, discorsi come quello che abbiamo sentito fare dal vostro stimato direttore con grande gioia mia perlomeno mia ma di certo anche vostra (Applausi) quei discorsi non li sentiamo per ora facilmente dallaltra parte. Non sar cos facile trovare gli uomini a cui poter stringere la mano. E ancora una cosa per finire: certo, io dico delle cose che in un certo senso rendono necessario agire per certi versi con rapidit. Capisco molto bene, dato che io stesso sono uno scienziato, le parole dello stimato oratore precedente quando dice: lo sviluppo deve procedere lentamente, bisogna avere pazienza, bisogna saper
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aspettare. Trentanni fa i matematici hanno scoperto delle cose che solo oggi vengono riconosciute. Gi, cari ascoltatori, ed ora mi rivolgo anche al vostro da me molto stimato direttore tecnico: oggi nella vita sociale vi sono delle cose rispetto alle quali non possiamo aspettare, ma di fronte alle quali siamo costretti ad aprire un poco le nostre menti per renderle capaci di una rapida comprensione. Per questo mi ha fatto pi piacere quanto segue che non il sottolineare la lentezza. Ho tenuto conferenze sulle questioni sociali nelle pi svariate citt della Svizzera; ho capito che a tutta prima chi non segue il solito programma non ispira fiducia. A Basilea degli amici si sono adoperati per convincere la presidenza del partito socialista a farmi tenere una conferenza nella sua cerchia. La presidenza non bisogna aversene a male, me ne rendo conto, anche oggi ho parlato di sfiducia giustificata la presidenza, forse perch non voleva rispondermi con un rifiuto, si rifugiata in una questione di principio e ha detto che non era sicura se fosse auspicabile far giungere influenze estranee ai membri del partito. (Udite, udite!). La mia conferenza quindi stata rifiutata. In questo momento sembra essere questa lopinione di alcuni capi, per cui si tirata la conclusione che neanchio dovessi parlare. Allora venuto da me un socialdemocratico e mi ha detto che voleva fare in modo di farmi tenere una conferenza allassociazione dei ferrovieri. Sono stato respinto anche l. Poi ho tenuto una conferenza a Zurigo, dopo di che abbiamo distribuito volantini a Basilea, li abbiamo distribuiti per strada e abbiamo affittato la sala pi grande della citt per una conferenza sul sociale, e ho potuto tenere questa conferenza davanti a pi di 2.500 persone. Vedete, questo successo poco tempo fa. E poco prima di venir qui ho ricevuto un invito da unassociazione di ferrovieri, che prima non mi aveva voluto: dopo aver tenuto questa conferenza davanti al proletariato di Basilea, ho ricevuto un invito per
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tenere una conferenza anche ai membri di questa associazione. Fra i due episodi sono trascorsi quattordici giorni, prima lassociazione rifiuta, poi, quando sa che cosa avrei detto, vuole anche lei la sua conferenza. Uno sviluppo rapido, un cambiamento avvenuto in due settimane. Oggi credo che si debba dar pi peso a un pensiero veloce come questo, che si sviluppa in due settimane, che a quello che vi dice che le cose devono andare lentamente. Oggi voglio rallegrarmi ben di pi per chi vuol far valere subito la propria volont libera, ma che vuole imparare, e imparare alla svelta. Stiamo andando verso unepoca, cari ascoltatori, che sar terribile se vorremo abituarci alla lentezza. (Applausi). Abbiamo bisogno di un sano impulso che generi pensieri che vanno tanto veloci quanto i fatti. questo che oggi vogliamo scriverci nellanima. So che lo stimato oratore non intendeva andar piano per comodit, ma ci sono altre persone che se la prendono comoda. Ma chi oggi ha intenzioni serie, sa quanto velocemente dovr avvenire il cambiamento sia nel modo di pensare che in quello di agire se non vogliamo restare indietro e finire nella miseria e nella distruzione.

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