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Generalit Dopo aver sfaldato e levigato materiali non plastici come la selce per centinaia di migliaia di anni, gli

umani del neolitico hanno certamente apprezzato la facile plasmabilit dellargilla con le mani! Largilla umida plastica e pertanto pu dare manufatti che, essiccando allaria, induriscono mantenendo la forma. I manufatti di argilla essiccati allaria sono per troppo fragili per essere utili nella vita quotidiana. Quando casualmente degli oggetti di argilla furono posti a contatto con il fuoco, si fece una grande scoperta: i manufatti diventano duri perch largilla si trasforma in ceramica:

PIGMENTI

LA CERAMICA.

I primi manufatti sono figure di donne e di animali risalgono a a circa 20000 anni addietro

Manufatti ceramici adatti per la vita quotidiana sono i contenitori di acqua o di derrate alimentari (prodotti circa 10000 anni addietro) e imitanti nella forma le zucche, i canestri e pi tardi i manufatti in cuoio o in metallo. I manufatti ceramici costano meno di quelli in cuoio o metallici e limitazione di materiali pi pregiati li rende attraenti. Ceramiche imitanti le zucche

Le prime produzioni di ceramica

La fragilit tipica dei manufatti ceramici, vascolari o fittili, indica la presenza di insediamenti sedentari. Le prime produzioni sono ceramiche grossolane, usate nella vita di tutti i giorni, manufatti che spesso seguivano il defunto nella tomba come corredo funebre. Largilla oltre che come materiale vascolare anche usata come materiale da costruzione. Ad esempio le comunit dei paesi caldi hanno costruito, e continuano a costruire le pareti delle abitazioni usando largilla mescolata a vegetali, compattata in blocchi a forma di parallelepipedo, ed essiccata al Sole: questo materiale molto poroso e assicura un clima fresco allinterno abitativo. Anche il pavimento in terra battuta pu evolvere in uno di argilla scottata. Questi materiali sono comunque argillosi, non ceramici, e pertanto non durano nel tempo.

PIGMENTI

Le prime produzioni sono impasti non depurati o poco depurati


lavorati a mano con vari procedimenti: - partendo da una palla di argilla. - sovrapponendo a spirale un cordone di argilla (colombino) e poi pressando le spire - unendo tra loro strisce di argilla -applicando largilla umida in stampi COSA AVVIENE QUANDO CERAMICA? LARGILLA SI TRASFORMA IN

Largilla umida contiene molto acqua, lacqua indispensabile: largilla secca non si pu modellare e quella troppo umida non mantiene la forma. Il contenuto ottimale di acqua di circa il 25%. Dopo formazione del manufatto, (questo stato chiamato VERDE o CRUDO), lacqua che rendeva plastica largilla evapora. Lessiccazione del manufatto determina una contrazione di volume e spesso distorsioni nella forma.

Effetto della temperatura di cottura Parte di questa acqua di imbibizione persa per evaporazione essiccando allaria il manufatto formato. A temperature pi alte, 300-500 gradi, largilla inizia a perdere anche lacqua legata chimicamente: questa perdita di acqua costringe gli atomi di alluminio e silicio dellargilla (che un allumino-silicato) a riaggiustare le loro strutture. Il risultato che largilla perde la sua plasticit. Continuando a scaldare largilla si hanno trasformazioni chimiche ancor pi profonde. A partire dagli 850 gradi, le argille iniziano a vetrificare, dando una tipologia di ceramica chiamata terracotta. Per produrre una ceramica necessaria una buona argilla. Largilla usata largilla bruna, un materiale secondario risultante dalla disgregazione meccanica e dallalterazione chimica di rocce alluminosilicatiche primarie contenenti Al e Si. Argille e altri materiali inorganici di alterazione sono trasportati a distanza assieme ad altri materiali organici presenti nellambiente: largilla bruna pertanto formata da una miscela di minerali argillosi (smettite, clorite, caolinite, mica, ecc), di minerali inorganici (quarzo, carbonati, ematite, ecc) e organici (residui di piante e animali). I minerali argillosi hanno una struttura lamellare e pertanto sono anche chiamati fillosilicati (phylon=foglia). Smagranti Spesso largilla era temperata con materiali NON PLASTICI chiamati temperati o smagranti: sabbia, feldspati, calcari, gusci di conchiglie, grafite, ceneri, segatura di legno, paglia, letame, piume, coccio pesto o chamotte cio scarti ceramici polverizzati, ecc. Laddizione di materiali non plastici alla argilla permette una pi facile evaporazione dellacqua, minimizza le contrazioni e le distorsioni nellessiccamento e nella cottura, abbassa la temperatura di cottura, ecc. In cottura largilla si trasforma in ceramica mediante una serie di reazioni chimiche irreversibili perch si formano componenti pi stabili. NON si torna indietro per raffreddamento

PIGMENTI

Effetto della T di cottura sulla argilla modificata dai materiali PIGMENTI non plastici aggiunti (smagranti) - Il carbonio dei residui organici vegetali ed animali, presenti nellargilla bruna non depurata, eliminato come anidride carbonica. Se nel forno la temperatura bassa e laria scarsa, il carbonio pu essere eliminato dalla superficie ma restare allinterno del manufatto come blocco nerastro. In cottura lanidride carbonica gassosa e il vapore acqueo devono poter uscire altrimenti le grosse bolle possono provocare fenditure. La fuoriuscita di questi gas per determina la formazioni di ceramica porosa. Si abbassa la porosit eliminando i residui organici delle argille e lasciando seccare allaria i manufatti verdi. - Se il forno ha un buon ricambio di aria, il ferro bivalente presente nella argilla bruna si ossida a ferro trivalente che d ematite (Fe2O3). La ceramica presenter allora un colore dal giallo al rossomattone perch lematite neoformata di color rosso-bruno. Se il forno sigillato, o a scarso ricambio di aria, il ferro trivalente presente nellargilla bruna si riduce a ferro bivalente. Allora la ceramica presenta un colore bruno o scuro o nero perch il ferro bivalente pu essere presente come magnetite Fe3O4 di colore nero. Come si nota la trasformazione dellargilla in ceramica porta a vistose variazioni di colore che riflettono lambiente di cottura: ossidante o riducente. - Se la temperatura nel forno bassa, cio sotto gli 800 gradi, la ceramica non vetrifica neppure superficialmente. Si noti per che nei forni antichi la temperatura non era costante ma variava dalla parte periferica alla centrale: inoltre lambiente di cottura non era sempre ossidante o riducente ma alternato passando da riducente ad ossidante ed inversamente.

I primi manufatti ceramici

Anche se il nome ceramica deriva da Kerameikos (il nome di un quartiere di Atene specializzato in questa produzione) la ceramica stata inventata molte volte da varie culture in modo indipendente. Il materiale di partenza largilla bruna, generalmente molto impura. Largilla bianca, a base di caolinite, stata impiegata in area mediterranea solo come pigmento superficiale della ceramica e non per produrre ceramiche perch la produzione d ceramiche partendo da argilla ricca in caolinite richiede temperature pi alte di quelle raggiungibili con i forni al legna. Largilla dopo cottura si chiama BISCOTTO. E un nome entrato nelluso corrente per indicare il corpo ceramico anche se stato cotto una volta sola e non due come dice il nome. A differenza dei giacimenti di metalli o minerali che affiorano solo in certe localit, largilla bruna si trova quasi dappertutto, anche se la qualit non sempre buona. Come si gi visto, la formazione dellargilla bruna risulta dallalterazione fisica, chimica e biologica di rocce primarie e dal trasporto a distanza dei prodotti di alterazione assieme alle impurezze raccolte nel tragitto. Le rocce di origine vulcanica, metamorfica e sedimentaria sono alterate fisicamente quando per vari fenomeni sono esposti allaria: per espansioni dovute al congelamento dellacqua, per riscaldamento, per insolazione, ecc. Alle alterazioni fisiche si sommano le alterazioni chimiche dovute allazione dellacqua, pH, presenza di acidi organici, anidride carbonica, formazione di complessi, processi redox, idratazione di sali, idrolisi, ecc. I minerali che si trovano nelle rocce di origine vulcanica, metamorfica e sedimentaria, sono detti primari e possono passare direttamente nel suolo. Con il procedere dellalterazione dei materiali primari si formano nuovi materiali (detti secondari). I suoli, pertanto, oltre che da residui dei minerali primari, contengono anche minerali secondari formati successivamente; tra questi minerali secondari ci sono gli alluminosilicati come le argille, sali inorganici come i carbonati, i fosfati, i solfuri e i solfati, e gli ossidi e idrossidi

PIGMENTI

di Al, Fe, Mn, Ti e Si. Nel suolo anche presente della materia organica proveniente PIGMENTI dai detriti degli organismi viventi sul suolo. I minerali primari e secondari pi comuni sono indicati nella seguente tabella. In generale i minerali secondari hanno dimensioni minori dei primari e avendo una maggiore superficie specifica sono pi reattivi dei minerali primari I PRINCIPALI COMPONENTI DELLE ARGILLE
MINERALI PRIMARI QUARZO K-FELDSPATO Ca,Na-PLAGIOCLASO MUSCOVITE ANFIBOLO BIOTITE PIROSSENO APATITE CALCITE DOLOMITE GESSO SiO2 KAlSi3O8 CaAl2Si2O8 fino a NaAlSi3O KAl3Si3O10 (OH)2 Ca2Al2Mg2Fe3Si6O22 (OH)2 KAl (Mg, Fe)3 Si3O10 (OH)2 Ca2(Al, Fe)4(Mg,Fe)4Si6O24 3Ca3(PO4)2 . CaO CaCO3 (Ca, Mg) CO3 CaSO4 . 2H2O COMPOSIZIONE ALTERABILITA

+ + + + ++ ++ ++ +++ +++ +++


TIPO
ALLUMINOSILICATO

MINERALI SECONDARI CAOLINITE VERMICULITE MONTMORILLONITE CLORITE GIBSITE GOETITE EMATITE Al2Si2O5(OH)4

COMPOSIZIONE
LAYERS 1:1

(Al1.7Mg0.3 ) Si3.6 Al0.4O10(OH)2 (Al1.7Mg0.3 ) Si3.9 Al0.1O10(OH)2 (Mg2.6 Fe0.4) Si2.5(Al,Fe)1.5 O10(OH)2 Al(OH)3

ALLUMINOSILICATO

LAYERS 2:1
ALLUMINOSILICATO

LAYERS 2:1
ALLUMINOSILICATO

LAYERS 2:1

Idrossido

FeO.OH
Ossi-idrossido

Fe2O3
Ossido

ELEMENTI IN TRACCE Mn, Sr, Ba, Cu, Ni, Cr, Pb

TIPO OSSIDI REFRATTARI

I layers 1:1 della caolinite sono costituiti da un strato tetraedrico con unita ripetitive tipo SiO4 sovrapposti ad un strato ottaedrico tipo AlO4 (OH)2 I layers 2:1 degli altri allumino-silicati sono costituiti da uno strato ottaedrico tipo AlO4 (OH)2 disposto tra due strati tetraedrici con unita ripetitive tipo SiO4 Gli elementi in tracce sono presenti nellargilla in quantit inferiori al 0.01%

Minerali primari e secondari presenti nei suoli La struttura degli alluminosilicati dominata dal forte legame Si-O che spiega anche la loro scarsa solubilit. Altri elementi coinvolti nella costruzione di questi silicati sono lAl, Mg, Fe coordinati con O e OH. La disposizione spaziale del Si e degli altri metalli con lO e lOH determina la formazione di strati tetraedrici ed ottaedrici. La combinazione di strati ottaedrici e tetraedrici in differenti raggruppamenti genera numerosi alluminosilicati. Una volta che lalluminosilicato si formato esso non rimane necessariamente nel suolo per sempre. Se cambiano le condizioni ambientali lalluminosilicato si adatta alle nuove condizioni trasformandosi eventualmente in un nuovo alluminosilicato. Per esempio la concentrazione dei cationi come K, Ca o Mg alta nei suoli giovani ma diminuisce con il procedere dellalterazione dei minerali primari. Quando il contenuto dei cationi diminuisce un alluminosilicato, ad esempio la vermiculite, non pi stabile e pu alterarsi dando un nuovo alluminosilicato come la montmorillonite o un altro alluminosilicato. Alla fine del processo la caolinite e gli ossidi di Fe e Al risultano favoriti perch sono i materiali pi stabili e pertanto saranno pi presenti nei suoli pi antichi e pi sviluppati. Il trasporto a distanza dei prodotti della alterazione fisica e chimica assieme alle impurezze raccolte nel tragitto, determina la formazione nel tempo di depositi di argilla impura, bruna. Ne consegue che, prima di essere usata, l'argilla si deve spappolare in acqua eliminando i sassolini e i residui organici, impastare per eliminare le bolle d'aria ecc. L'argilla umida pu essere pi o meno plastica, pi o meno "grassa" o ricca, cio pi o meno modellabile con le mani. Se il manufatto troppo plastico non sta in piedi; se poco plastico si modella con difficolt. Una argilla troppo plastica si tempera aggiungendo dei temperanti. Una argilla buona se si lavora facilmente a mano e a stampo e se sopporta bene l'aggiunta di temperanti. Inoltre il manufatto quando essiccato all'aria o cotto deve mantenere la forma senza contrarsi e deve vetrificare in superficie rendendo l'oggetto pi o meno impermeabile.

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Per ottenere tutte queste caratteristiche era necessario mescolare argille provenienti da diverse cave di prelievo. Questa pratica PIGMENTI complica gli studi di provenienza. Infatti mentre relativamente facile correlare una argilla alla sua cava di estrazione (in base al contenuto degli elementi delle terre rare presenti) pi difficile scoprire da quali cave provengano le argille in una ceramica. Questo fatto spiega le difficolt di stabilire connessioni tra argille e manufatti ceramici. E' pi facile studiare le ceramiche per evidenziare caratteri specifici tra le varie produzioni. Tecnologia di produzione del manufatto

Lavorazione della ceramica in una terracotta egizia. Il vasaio e seduto ed e la ruota a girare!

Fasi della lavorazione di vasi ceramici in una decorazione egizia. Si noti la ruota da vasaio, lessiccamento dei crudi e il forno di cottura

Con la ruota da vasaio o girella (girata a mano) si inizia ad usare la forza centrifuga per aumentare la produzione di manufatti di forma piu regolare. La ruota da vasaio, inventata in Mesopotamia nel VII millennio, arriva in Grecia e in Europa attorno al 500 BC

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Ruota con fulcro (da una tomba di El-Bersheh, 1800 BC

Levigatura superficiale - Per rendere il manufatto meno poroso, la sua superficie esterna era levigata a specchio con una stecca fino a renderla lucida, chiudendo cos le porosit superficiali. La levigatura finale era fatta con un panno umido. - Una variante era limmersione del manufatto crudo in una sospensione di argilla finissima dispersa in acqua con successiva levigatura a specchio della superficie. Si noti pero che nei paesi caldi i contenitori di acqua erano volutamente lasciati porosi perche levaporazione abbassa la temperatura dellacqua. Essiccazione allaria Il manufatto levigato acquisiva giusta consistenza per essere rigato o intagliato. Dopo essiccazione il manufatto era completato di anse, beccucci, manici, ecc., saldati mediante barbottina, cioe una sospensione di argilla finissima in acqua. La superficie esterna dei manufatti, formati ma non ancora essiccati, si poteva decorare imprimendo il crudo con punte, stecche, conchiglie ecc. (ceramica impressa) o per incisione di motivi vegetali o geometrici con stecche, pettini, ecc. (ceramiche decorate a bande o a nastro). In alcuni casi sono state fissate sulla superficie dei manufatti delle decorazioni metalliche anche se raramente sono arrivate fino a noi. Pigmentazione Il manufatto pu anche essere dipinto con tocchi di colore.

Il pigmento colorato steso sul manufatto crudo e stabilizzato in cottura ed e pertanto poco alterabile nel tempo. Invece il colore PIGMENTI steso dopo cottura sulla ceramica e meno stabile e tende ad alterarsi nel tempo. La cottura limita la tavolozza dei colori ai pigmenti minerali resistenti alle temperature del forno. I pigmenti usati sono locra rossa a base di ematite, la fritta verde o blu a base di rame, il nero degli ossidi di ferro o di manganese, la caolinite bianca, ecc. tutti provenienti da giacimenti locali. Nei primi forni larea di fuoco e di cottura non sono separate e pertanto temperatura e ambiente di cottura sono controllate con difficolt. La cottura pu durare giorni e il tempo di raffreddamento pu essere lungo per evitare rotture dovute agli sbalzi di temperatura. Pero gi nel neolitico, in medio oriente sono in uso forni con le aree di fuoco e di cottura nettamente separate. In questi forni lambiente riducente si otteneva chiudendo questa apertura, cio sigillando il forno. Lambiente ossidante si otteneva aprendo una apertura per limmissione di aria.

Esempio di forno con larea di fuoco separata da quella di cottura

Illustrazione di cottura da una decorazione su un vaso greco

decorazioni a rilievo

Le decorazioni a rilievo erano applicate direttamente sulla superficie del manufatto crudo da un serbatoio di argilla o erano prodotte in stampi pressando argilla umida. Diversamente dai vasi piccoli che erano modellati in un pezzo singolo, i vasi grandi erano modellati in pi pezzi uniti tra loro con barbottina in punti particolari: fra il collo e la pancia e tra la pancia e il piede (le antiestetiche giunture erano nascoste da decorazioni). La superficie interna era lisciata solo nei vasi a imboccatura larga ed i segni delle varie manipolazioni erano eliminati con raschietti e spugne umide.

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Rifinitura a pennello da una decorazione su un vaso greco


I FORNI DI COTTURA La cottura dei primi manufatti e avvenuta allaria aperta o in forni rudimentali a pareti di pietra ed argilla, riscaldati bruciando rami verdi e legna secca. I fattori critici della cottura sono la temperatura e lambiente di cottura. La fiamma, alimentata prima dal vento e, nel tempo, da mantici pi o meno sofisticati, permette di raggiungere temperature dellordine degli 800-900 gradi, sufficiente per produrre terracotte e terraglie. Il tiraggio dellaria era importante per avere una migliore combustione e quindi temperature pi alte. In genere il tiraggio naturale era accoppiato alluso di mantici, semplici o multipli, fatti con pelli di animali. Nellarea mediterranea, la ceramica antica e stata generalmente cotta sotto i mille gradi anche perch il combustibile era relativamente scarso ed i carboni fossili non erano conosciuti. A queste temperature si ottiene una terracotta a scarsa vetrificazione, a superficie porosa e facilmente scalfibile.

PIGMENTI

Forno a tiraggio forzato


LINGOBBIO La porosit dei manufatti ceramici si poteva ridurre rivestendo la superficie del crudo con il cosiddetto ingobbio. Lingobbio e una sospensione in acqua di argilla ferruginosa stesa a pennello o per immersione del crudo nella soluzione da ingobbio. Loperazione era detta ingobbiatura. Effetti decorativi si potevano ottenere nelle ceramiche graffite graffiando lingobbio crudo con una punta, in questo modo si evidenziava dopo cottura il colore biscotto. Tipologia di ingobbio Un grosso limite dellingobbio a base di argilla ferruginosa, e il suo contenuto in ferro che in cottura pu dare antiestetiche macchie colorate. Si e rimediato a questo difetto usando un ingobbio bianco cio una sospensione di argilla bianca di caolinite che non contiene ferro o ingobbi colorati ottenuti aggiungendo pigmenti di vari colori alla sospensione. Ad esempio nel Rinascimento sono stati usati come pigmenti la ferraccia gialla contenente ferro, la ramina rossa contenente rame, la pirolusite bruna (MnO2 o sapone dei vetrai), la zaffera del Levante azzurra contenente cobalto.

Problemi conseguenti alla cottura Luso dellingobbio haPIGMENTI creato un nuovo problema. Argilla e ingobbio sono materiali simili ma non identici e pertanto possono avere coefficienti di dilatazione termica diversi. Se nel raffreddamento la ceramica si contrae piu dellingobbio, lingobbio puo saltare; se invece la ceramica si contrae meno dellingobbio, lingobbio puo frammentarsi a ragnatela e screpolarsi. Questo problema e comune a TUTTI i rivestimenti ceramici (ingobbi, vernici, vetrine, smalti ecc.) ed e stato una delle cause della grande quantit di scarti accumulati nei cosiddetti riporti e butti.

Esempio di manufatto scadente

In alcuni casi le SCREPOLATURE o CRAQUELURES erano volute per ottenere effetti estetici ed erano spesso evidenziate con colori. Effetti sorprendenti sono stati ottenuti in alcune produzioni ceramiche cinesi.

a vernice nera Sono tipiche ceramiche Attiche ottenute in monocottura in due fasi: il manufatto crudo era immerso in una sospensione di argilla finissima a cui era aggiunto una liscivia alcalina, come ad esempio la cenere. Il potassio della cenere serviva a ridurre la temperatura di cottura dellargilla usata come rivestimento che vetrificava cos a temperatura pi bassa. La cottura avveniva in due fasi: 1. In atmosfera ossidante a circa 800 C. In questa fase corpo e superficie del manufatto acquistano un colore rossastro per formazione di ematite(Fe2O3). 2. In atmosfera riducente a una temperatura pi alta di circa 900 C, con formazione di magnetite (Fe3O4) secondo la reazione:
3 Fe2O3+CO 2 Fe3O4+CO2 oppure Fe2O3+CO 2FeO+ CO2

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CERAMICHE CLASSICHE

La fase riducente interessa solo la superficie del manufatto che diventa nera, splendente, brillante, per formazione di ossidi contenenti ferro bivalente che chiamata impropriamente vernice. a figure rosse e nere Sono tipiche ceramiche prodotte ad Atene attorno al 530 a.C. Le parti che dovranno apparire nere nella ceramica finale sono dipinte sul crudo a pennello con una sospensione di argilla finissima contenente una liscivia alcalina come, ad esempio, la cenere. La cottura avveniva in tre fasi: 1. La prima fase ossidante a circa 800 C conferisce a tutto il manufatto una colorazione rossa 2. La seconda fase riducente a temperatura pi alta (900-950 C) conferisce a tutta la superficie una colorazione nera. Lo strato vetroso nero e brillante si forma per solo nella parte spennellata con la sospensione di argilla. 3. La terza fase ossidante a bassa temperatura determina la formazione di una colorazione rossastra superficiale eccetto per le parti vetrificate che rimangono nere, splendenti e brillanti. Naturalmente sono possibili varianti in questo schema.

a vernice nera e figure rosse PIGMENTI La tecnica usata dai Greci per produrre le loro caratteristiche ceramiche Attiche a vernice nera-e-rossa ha per lungo tempo incuriosito gli studiosi. Solo negli ultimi trentanni, tuttavia, sono stati fatti importanti progressi nell'analizzare e riprodurre questa tecnica. Per alcuni versi il termine vernice usato riferendosi alla superficie dei vasi attici improprio. Una vernice in realt un vetro, con del materiale colorante sciolto in esso, che fonde e produce una superficie vetrosa. Ci non vero per le vetrine greche, che non fondono fino a formare un vetro ma sinterizzano soltanto, cio, fondono parzialmente, trasformandosi in un solido compatto. Forse sarebbe pi esatta chiamarle ingobbi sinterizzati. Il termine vetrina greca e vetrina nera sono stati usate, tuttavia, tanto spesso che la cosa pi facile sembra mantenere questo nome. Greek Glaze un'argilla reale del partofthe da cui i itselfwas degli articoli hanno fatto. Non un materiale applicato, n una glassa allineare. L'analisi spettrografica ha rivelato che la composizione della vernice nera e del corpo ceramico sottostante essenzialmente la stessa; non stato un elemento in quantit notevole nella glassa nera che inoltre non trovata nel corpo dell'argilla (nobile 1960). Per produrre gli articoli nero-e-rossi, il vantaggio stato preso delle propriet particolari dei residui di singolo elemento, ferro, che sono rossi una volta ossidati e nero una volta ridotti. I residui del ferro, sospesi nella glassa sotto forma di le particelle con precisione divise, sono stati ossidati o ridotto stati durante l'infornamento, per produrre i colori rossi e neri, rispettivamente. Il pigmento rosso sempre ossido ferrico (Fe203) ed il nero, l'ossido ferroso (FeO) e la magnetite (Fe304) (Oberlies e Koppen 1953, 1954, 1962; Oberlies 1968). Entrambi derivano dal ferro naturalmente presente nell'argilla usata nel fare le ceramiche (Schumann 1942, 1943; Rijken e Farejee 1941). Se l'intera cottura fosse fatta in condizioni ossidanti, sia il corpo ceramico che la vernice nera rimarrebbero rosse.

La produzione dei vasi attici implicava, come primo stadio, la PIGMENTI purificazione dell'argilla, cio, la separazione delle particelle pi piccole da quelle pi grandi sospendendo in acqua l'argilla in polvere e lasciando sedimentare (fig. ).

il processo di separazione dellargilla in frazioni di granulometria differente

Dopo una sedimentazione veloce, le particelle pi grosse venivano scartate; la frazione pi fine di argilla sedimentata era usata per fare il corpo ceramico e la parte pi fine della sospensione, che non era sedimentata, era utilizzata per fare lo slip della vernice. Lo slip paint era preparato modificando le propriet di sinterizzazione dell'argilla eluita. Per fare questo, l'argilla era in primo luogo peptizata, cio colloidalmente dispersa in acqua per aggiunta di agenti disperdenti come i tannini. (Hofmann 1962) Ulteriori modifiche delle propriet dello slip erano realizzate mediante aggiunta di alcali (probabilmente estratti dalla cenere di legno). Gli alcali agiscono da fondenti, abbassando la temperatura a cui ha luogo la sinterizzazione. La loro aggiunta in quantit adeguata allo slip, seguito da una attenta regolazione delle condizioni di cottura, portavano al denso, glaze-like (simile al vetro) e resistente allossidazione strato nero su un corpo rosso poroso, caratteristico di questi tipi di vasi greci (Famsworth 1959). Dopo che i vasi erano stati modellati ed asciugati allaria, le loro superfici erano lucidate ed uno strato molto sottile di slip, spesso probabilmente non pi di 50 micron, allora era applicato nelle zone che si voleva divenissero nere. La cottura era effettuato in tre fasi. Il primo stadio era condotto in condizioni ossidanti, cio, con un eccesso di aria a circa

850C. Dopo questa fase l'intero vaso-corpo ceramico e zona slipPIGMENTI verniciata diventava colorato di rosso. Per sviluppare il colore nero, la cottura era continuata in condizioni riducenti: i condotti di aerazione del forno erano chiusi e il forno rifornito con legno ricco in resina o legno bagnato, o dellacqua era versata sul carbone di legna caldo. In queste condizioni si producevano idrogeno e monossido di carbonio -entrambi buoni agenti riducenti. Il monossido di carbonio riduce l' ossido ferrico rosso ad ossido ferroso nero: Fe2O3 + CO 2FeO + CO2 in presenza di vapore acqueo, la riduzione dovrebbe anche dare la magnetite (Fe3O4) pi nera dellossido ferroso: 3Fe203 + CO 2 Fe3O4 + CO2 Il riscaldamento sotto condizioni riducenti era continuato per un tempo breve (probabilmente 5-10 minuti) fino a quando lo slip sinterizzava e diventava resistente allossidazione. Dopo questo secondo stadio, lintera superficie del vaso era nera. Nella terza ed ultima fase che di cottura veniva ripristinato lingresso dellaria ed erano ristabilite le condizioni ossidanti. Durante questo stesso tempo la temperatura probabilmente era aumentata a quasi 900C. Durante questa fase di riossidazione lo slip sinterizzato rimaneva nero ed il corpo sottostante ridiventava rosso. Il forno infine era lasciato raffreddare in atmosfera ossidante. La microscopia elettronica ha mostrato che le superfici rosse sono rough e porose; l'ossigeno poteva cos penetrare attraverso i pori durante l'ultima fase ed ossidare l'ossido ferroso e la magnetite neri ad ossido ferrico rosso. La superficie nera, d'altra parte, molto smooth e a granulometria molto fine. Ceramiche rosso intenzionale Il colore rosso nelle ceramiche attiche quello del corpo ceramico ed chiamato rosso occasionale o accessory. Alcune ceramiche greche hanno superfici brillanti rosso corallino che sembrano essere verniciate, come il nero. Questo colore rosso solitamente

Questo colore rosso solitamente denominato vernice rossa PIGMENTI intenzionale. Le evidenti differenze fra il rosso occasionale e il rosso intenzionale sono la brillantezza ed il colore. Il rosso intenzionale realizzato aggiungendo ocra (cio, ossido ferrico) ad un buon slip nero. La quantit di ocra aggiunta non era sempre la stessa. Dipendeva dalla qualit dell'argilla usata. Le analisi indicano che veniva aggiunta abbastanza ocra per portare il contenuto del ferro dello slip di vernice all11%. Nel ciclo di cottura a tre fasi gi descritto (ossidazione-riduzione-ossidazione) lo slip nero della vernice rimarrebbe nero, mentre quello con ocra aggiunta virare ad un colore rosso intenso (Famsworth e Wisely 1958). decorazione nera al manganese Unrgilla arricchita con manganese-nero usata come slip di coloring, rendeva possibile la produzione simultanea di ceramiche colorate di nero-e-rosso cotte solo in condizioni ossidanti. La tecnica della decorazione con manganese-nero stata ricostruita dai dati analitici ottenuti dalla diffrazione di raggi X, dalla microanalisi dei raggi X e dalla microscopia elettronica a scansione (Noll, Holm, ed altri 1973). Il minerale di Maganese, contenente biossido di manganese (MnO2) e ossido del ferro (Fe2O3), era aggiunto allo slip di argilla usato per la decorazione dei vasi. La cottura a 9001000C portava a composti del manganese molto neri. A causa della sua semplicit, questa tecnica per fare le decorazioni nere diventata molto popolare e una volta scoperta stata usata ogni qualvolta le materie prime erano disponibili.

bucchero E una tipica produzione Etrusca. Il manufatto, realizzato con PIGMENTI unargilla ricca di residui vegetali, ricoperto con una sospensione di argilla ferruginosa e sostanze alcalina utili per abbassare la temperatura di formazione delle vetrine. Il manufatto cotto in atmosfera riducente ottenuta sigillando il forno e esponendolo ai fumi della combustione. Si ottiene una ceramica nera nella massa e nera e lucente in superficie per parziale vetrificazione. terra sigillata E una tipica ceramica romana, spesso con figure in rilievo, prodotta a partire dal I sec. a.C. E anche chiamata aretina perch prodotta ad Arezzo o sigillata perch spesso i manufatti portano il sigillo del produttore. Le ceramiche sono rosse nella massa e rosso lucido in superficie. La colorazione ottenuta ricoprendo il manufatto con una sospensione liquida ferruginosa con sostanze alcaline. La colorazione dovuta allalta temperatura di cottura in ambiente ossidante. CERAMICA RINASCIMENTALE Nel Medioevo in occidente la manifattura ceramica si riduce ad artigianato locale con produzione di stoviglie per uso quotidiano a costi pi bassi di quelle in legno o metallo. Gli scambi commerciali tra i Romani dOccidente e quelli dell'impero bizantino sono relativamente scarsi anche perch l'Occidente ha poco da offrire per comprare i pregiati manufatti orientali. Con la fine delle varie invasioni dal Nord, dall'Est e dal Sud inizia in occidente un ciclo virtuoso dell'economia in cui il surplus delle attivit agricole impiegato in attivit commerciali e di impresa. Rifioriscono gli scambi commerciali nellarea mediterranea grazie a Venezia, Amalfi, Pisa, Genova, tutte citt nominalmente appartenenti all'impero bizantino. La ricchezza di queste citt si basa sui profitti di intermediazione ottenuti operando sui mercati bizantini, islamici e cristiani. Questi floridi commerci sono messi in pericolo dal predominio dei Turchi Selgiuchidi nel mondo islamico, dalla conquista di Gerusalemme nel 1076 e dalla chiusura dei Luoghi Santi ai

pellegrini cristiani. Hanno cos inizio sette Crociate (1095-1270), grazie alle quali l'Occidente conosce tra l'altro ceramiche mai viste PIGMENTI prima: la maiolica, la ceramica a lustro metallico e la porcellana cinese. Durante le Crociate vengono occupati e gestiti da Veneziani, Genovesi, Pisani ecc., i porti della Siria (Antiochia, Sidone, San Giovanni d'Acri), dell'Egitto (Alessandria) e Costantinopoli, terminali occidentali delle antichissime vie commerciali della seta, delle spezie, dell'incenso e della mirra. Attraverso queste vie, merci e idee hanno sempre viaggiato da e per il Catai (Cina) con carovane terrestri, da e per l'India e le isole dell'Indonesia per via marittime utilizzando i monsoni, venti stagionali, da e per l'Arabia Felix e l'Africa attraversando i deserti. La caduta di Costantinopoli nel 1453, con il bombardamento e la distruzione delle antiche mura ad opera dei Turchi Ottomani, e i pesanti pedaggi imposti agli occidentali, mettono in crisi i commerci con l'Oriente. Inizia la decadenza economica di Genova e Venezia e si cercano altre vie per raggiungere le Indie, il Catai (Cina) e il Cipangu (Giappone): - navigando verso Occidente - circumnavigando l'Africa, doppiando il Capo di Buona Speranza e raggiungendo il sud-est asiatico - seguendo le rotte polari del Nord. Attraverso la rotta del Capo di Buona Speranza, oltre alle spezie e ai prodotti esotici, arriva in Occidente dall'Estremo Oriente una enorme quantit di ceramica. In particolare, la porcellana cinese invade il mercato europeo ed influenza profondamente la tecnologia e l'estetica della ceramica occidentale. La manifattura ceramica occidentale costretta, per sopravvivere, a trasformarsi in un paio di secoli in una industria sofisticata; i ceramisti occidentali sono costretti ad imitare stile e qualit della porcellana cinese, che la Cina esporta in Occidente.

LINVETRIATURA

Nella ceramica INVETRIATA, il biscotto e rivestito da un film di vetro, chiamato vetrina. Linvetriatura stata impiegata in Egitto fin dal IV millennio, in Cina fin dal III e in Mesopotamia fin dal II. Una delle prime invetriatura stata realizzata con acqua e sabbia finissima (SiO2) a cui si aggiungevano sostanze alcaline di origine minerale o vegetale. In cottura il sodio o il potassio tendono a rompere i forti legami chimici tra il silicio e lossigeno del quarzo (la cui temperatura di fusione e attorno ai 1600 C) formando aggregati meno complessi costituiti da silicato di sodio o di potassio (con temperatura di fusione attorno ai 1000 C). I silicati di sodio o di potassio dellinvetriatura sono per molto diversi dagli alluminosilicati della ceramica e durante la fase di raffreddamento del manufatto, questo tipo di invetriatura si contrae in maniera differente dalla ceramica sottostante e tende a saltare soprattutto nelle zone a maggiore curvatura. Impiego del piombo nella vetrina Questo problema e stato superato in un nuovo tipo di invetriatura scoperta in Mesopotamia attorno al 1700 BC. La nuova invetriatura era ottenuta aggiungendo polvere di ossidi di piombo (PbO o Pb3O4) alla sabbia dispersa in acqua. Il biscotto era immerso in questa sospensione e cotto in forno. Linvetriatura ottenuta utilizzando PbO si basa sulla bassa temperatura di fusione di questo ossido, 888 C. A questa temperatura la struttura ordinata del PbO e distrutta con formazione di una fase vetrosa. Effetto decorativo e funzionale della vetrina Il rivestimento vetroso e trasparente, impermeabile allacqua, resistente agli urti e decorativo. Pu essere colorato aggiungendo alla sospensione acquosa pigmenti inorganici a base di ferro (bruno), rame (verde), antimonio (giallo), manganese (porpora) e cobalto (blu profondo). Se nella cottura si passa da ambiente ossidante a riducente (o da riducente ad ossidante), il metallo dei pigmenti pu ridursi (o ossidarsi) producendo altri colori.

PIGMENTI

LA SMALTATURA

La smaltatura e stata scoperta (probabilmente riscoperta) dai ceramisti islamici della Mesopotamia del IX sec. Lo smalto era ottenuto da sabbia finissima dispersa in acqua, biossido di stagno (SnO2) e ossido di piombo (PbO). Lo smalto e bianco-latteo ed opaco. Aumentando la quantit di SnO2 aumenta lopacit, il candore e la lucentezza dello smalto. Lo smalto e impermeabile allacqua, resistente agli urti meccanici e decorativo (la superficie pu essere colorata con pigmenti metallici). Lo smalto e opaco perch i granuli di biossido di stagno non sono completamente fusi nella vetrina.

PIGMENTI

Mattonella smaltata da Toledo, XVI sec.

IL LUSTRO METALLICO Il lustro metallico e ottenuto spennellando sullo smalto o sulla vetrina una sospensione in olio di sali di rame o di argento o di oro. Ricuocendo il manufatto a 650-700 C in atmosfera riducente, lolio evapora ed i sali metallici ridotti allo stato metallico (i sali dargento danno una colorazione gialla; i sali doro una colorazione rossa; i sali di rame bivalenti se ridotti a rame monovalente danno una colorazione rossa, se ridotti a rame metallico una colorazione arancio). In questo modo si sono ottenuti il lustro dorato (persiano), il lustro dorato scuro (siriano), il lustro rosso (Bagdad), il lustro dorato pallido (moresco) ecc. ad iridescenze cangianti. Queste iridescenze sono prodotte per diffrazione della luce operata dal sottile strato metallico della decorazione.

MATERIALI CERAMICI POSTRINASCIMENTALI PIGMENTI

RINASCIMENTALI

LA TERRACOTTA e una ceramica tenera, porosa graffiabile, a pasta colorata non rivestita. Si ottiene in monocottura in ambiente ossidante a temperatura non superiore ai 900 C. Questa tipologia include i mattoni, le tegole, le statuine, i modelli usati dagli artisti. Per la sua fragilit la terracotta non e adatta per usi domestici. LA TERRAGLIA (EARTHENWARE) e una ceramica porosa ottenuta in ambiente ossidante a temperatura superiore a 1300 C. LA PORCELLANA e una ceramica ottenuta da argilla bianca a base di caolinite AL2Si2O5(OH)4, e feldspati. Il biscotto vetrificato, compatto duro, bianco, era ottenuto per cottura ad oltre 1300 C. Il nome porcellana, secondo Marco Polo, deriva da porcella, una conchiglia bianca usata come denaro in Cina. IL GRES (STONEWARE) una ceramica a pasta vetrificata, compatta, dura, colorata, ottenuta in ambiente ossidante a temperatura maggiore di 1300 gradi. Il gres generalmente invetriato e/o smaltato e decorato con pigmenti. Le produzioni pi significative sono note nella letteratura inglese con i nomi di red Bttger, caneware, dry-bodied ware,ironstone, scratch blue, scratch brown, stoneware Turner, ecc Nel periodo 1475-1530 di gran moda la MAIOLICA ITALIANA che sostanzialmente una ceramica a pasta porosa, colorata, invetriata e/o smaltata. Uno dei maggiori centri di produzione Faenza, da cui il nome di faenze o faience o fayence con cui sono anche chiamate le maioliche. Il nome maiolica probabilmente deriva dal nome di Maiorca, unisola delle Baleari, possibile scalo portuale autorizzato per lesportazione. Altri centri di produzione sono Deruta, Orvieto, Urbino, Gubbio, Firenze, Pesaro, Forl, Venezia, Siena, Padova, Napoli.

PIGMENTI

Albarello smaltato, tipico contenitore di prodotti farmaceutici, Faenza, 1480

Piatto forato, maiolica di Faenza, 1550-1570

Piatto di maiolica smaltata, diametro 4.4 cm, bianco su bianco da Urbino

Piatto da pompa a lustro

Tecnologia di produzione della maiolica La maiolica e prodotta con le procedure schematizzate nel grafico:

PIGMENTI

1) Si parte da un impasto di miscele di argille raffinate e di buona qualit. Il manufatto e essiccato allaria e cotto in ambiente ossidante a gran fuoco (prima cottura). 2) Il biscotto e smaltato per immersione in una sospensione in acqua di biossido di stagno, ossido di piombo e sabbia. Lo smalto e essiccato allaria. 3) Dopo essiccamento lo smalto e decorato a pennello usando pigmenti inorganici di rame, cobalto, manganese, ecc. La decorazione e ricoperta da una vetrina trasparente (il soprasmalto) e cotto (seconda cottura).

LA SELEZIONE DEI CAMPIONI

La selezione dei campioni PIGMENTI ad indagine archeometrica rappresenta da sottoporre unoperazione estremamente delicata da cui dipende la qualit del risultato finale. Tale operazione funzione delle domande precedentemente formulate ma, al contempo, deve mantenere un buon grado di elasticit in grado di favorire la risoluzione di domande impreviste. I criteri da osservare sono molteplici e presuppongono un attento studio archeologico del repertorio in esame. Tra altri, la tipologia, levidenza epigrafica, il luogo di rinvenimento, il luogo di produzione, la cronologia e lo stato di conservazione rappresentano forse i criteri fondamentali per selezionare un contesto rappresentativo. I criteri per la selezione dei campioni: la tipologia. Lo studio tipologico raccoglie le informazioni desumibili mediante lo studio morfologico e funzionale, lanalisi stilistica ed artistica delle superfici (prive o fornite di rivestimento) e la classificazione degli impasti. La forma di un reperto ceramico costituisce un criterio selettivo fondamentale quando si esaminano contesti eterogenei. Ad ogni modo, qualsiasi insieme di reperti ceramici deve essere ricondotto ad una tipologia nota od interna al contesto in esame, prima di essere campionato. Lanalisi stilistica ed artistica affina la selezione dei tipi in contesti eterogenei mentre pu rappresentare un criterio primario quando si esamina una produzione morfologicamente uniforme. Lo studio delle caratteristiche del rivestimento parte integrante dellanalisi stilistica e rappresenta un criterio selettivo importantissimo per gli studi tecnologici. Caratteristiche differenti nel colore, nella distribuzione e nellapplicazione del colore o nel decoro possono infatti fornire utili indicazioni per la ricostruzione del ciclo produttivo e per lacquisizione dellinformazione funzionale. Per lo studio del rivestimento utile descrivere innanzitutto il tipo (vernice, smalto, etc.), la struttura (liscia, ruvida, granulosa, bollosa, etc.), lo stato di conservazione (ben conservato, alterato, disomogeneo, a luoghi), la tonalit (bianco, marrone, rosso, blu, etc.) e la distribuzione del colore (uniforme o non uniforme, netto o con sbavature, aree risparmiate, riflesso), il comportamento alla luce (lucente, opaco) e leventuale presenza di tracce di lavorazione (impronte digitali, tracce di lavorazione al tornio, etc.). La classificazione degli impasti costituisce un ulteriore criterio, particolarmente utile per la selezione dei campioni in repertori morfologicamente e stilisticamente uniformi. Per evitare ingenuit e banalit, la classificazione degli impasti deve attenersi a un rigido ordine interno, deve essere condotta dalla/e stessa/e persona/e in condizioni di luce uniformi, deve essere verificata a distanza di tempo e deve essere considerata uno strumento di indagine macroscopica, talora largamente soggettivo.

La classificazione degli impasti Una scheda indicativa per la classificazione degli impasti deve contenere i PIGMENTI settori per la descrizione del colore, della durezza, della frattura, della porosit, e degli inclusi. Allinterno di ognuno di questi settori devono essere creati i campi descrittivi. Il colore del corpo ceramico indicativo della materia prima utilizzata, del ciclo produttivo effettuato e dello stato di conservazione del reperto. Per descrivere il colore utile specificarne larea di osservazione (in superficie alterata od in frattura fresca), la tonalit (marrone, rosso, arancione, rosa, etc.) e la distribuzione (uniforme o non uniforme ed in questo secondo caso se a luoghi, al bordo, al nucleo, in parete esterna od interna). Qualora non si disponga di strumenti atti alla misurazione del colore (colorimetri), la determinazione ad occhio nudo deve essere ritenuta soggettiva. La durezza indicativa della materia prima utilizzata, del ciclo produttivo effettuato e dello stato di conservazione del reperto. Per descrivere la durezza utile impiegare la scala di Mohs. La frattura indicativa della materia prima utilizzata, della lavorazione dellimpasto e delle condizioni di giacitura. La terminologia descrittiva da impiegare variabile. I termini regolare ed irregolare descrivono luniformit del comportamento in un medesimo corpo ceramico ma utile specificare ulteriormente se la frattura netta, a scaglie, concoide o quantaltro. La porosit indicativa della preparazione dellimpasto e del ciclo di cottura e raffreddamento subito dal reperto in fase produttiva. Nella descrizione utile indicare la frequenza (scarsamente, mediamente e molto poroso), la forma (arrotondata o allungata) e le dimensioni dei vacuoli (piccoli, medi e grandi, variabili o omogenei). In questo caso, losservazione si presta ad essere largamente soggettiva ed quindi opportuno descrivere la porosit dei campioni nellarco di una medesima giornata o, per contesti numerosi, effettuando controlli incrociati. La presenza di inclusi indicativa della materia prima utilizzata e di eventuali accorgimenti tecnici impiegati dai vasai per accrescere la resistenza allo shock termico o adattare il manufatto a determinate caratteristiche funzionali. Nella descrizione degli inclusi utile descriverne la frequenza (rarissimi, rari, numerosi, numerosissimi), la forma (allungata, arrotondata), le dimensioni (piccole, medie, grandi) e la distribuzione allinterno del reperto (omogenea, aree di concentrazione, etc.). I criteri per la selezione dei campioni: levidenza epigrafica Numerose produzioni ceramiche (vasellame da mensa, anfore, laterizi, lucerne, etc.) recano liscrizione impressa od incisa. Ai fini della selezione dei campioni, la lettura di tale iscrizione risulta importantissima perch permette di operare unulteriore distinzione allinterno di tipologie uguali o aree geograficamente ristrette.

Daltro canto ladozione di questo criterio risulta di estrema importanza per le indagini di provenienza, dato che si soliti assumere che a medesimo bollo - vale PIGMENTI a dire liscrizione impressa - corrisponda il medesimo centro produttivo. I criteri per la selezione dei campioni: il luogo di rinvenimento I reperti possono esser stati rinvenuti mediante ricognizione di superficie o scavo stratigrafico, oppure, possono far parte di collezioni museali. Il criterio selettivo legato al luogo di rinvenimento quindi da commisurare alla scala territoriale e cronologica dellintera ricerca. Lunit topografica (UT) costituisce lunit di riferimento per i repertori rinvenuti mediante ricognizione di superficie mentre lunit stratigrafica (US) costituisce lunit di riferimento per i reperti rinvenuti mediante scavo archeologico. In questo secondo caso, lUS preferibile rispetto allattivit, alla fase od al periodo, per i quali si tracciano limiti interpretativi. La selezione dei campioni in base al luogo di rinvenimento pu presentare maggiori difficolt nel caso delle collezioni museali ma, in linea di massima, possibile gestire il repertorio in esame come uno scavo archeologico o una ricognizione di superficie. I criteri per la selezione dei campioni: il luogo di produzione Il luogo di produzione pu costituire sia una domanda di partenza che un criterio da osservare per la selezione dei campioni. Nel primo caso, i campioni devono essere selezionati secondo i luoghi di distribuzione. Le analisi avranno cos modo di raggruppare i campioni secondo la loro composizione, individuare le aree produttive e favorire la ricostruzione delle vie della commercializzazione. Nel secondo caso, invece, la campionatura funzionale alla creazione dei gruppi di riferimento. La condizione ottimale in questo caso rappresentata dallindagine di un sito produttivo. Lo studio archeologico e le analisi chimiche e minero-petrografiche permettono infatti di creare uno o pi gruppi di riferimento che vanno a costituire i parametri di confronto per le analisi dei contesti di distribuzione. I criteri per la selezione dei campioni: la cronologia La cronologia del manufatto pu costituire sia una domanda di partenza che un criterio da osservare per la selezione dei campioni. Nel primo caso, i campioni vengono selezionati in base agli altri criteri disponibili, quali la tipologia, il luogo di rinvenimento, etc. Nel secondo caso, invece, losservazione del criterio cronologico indispensabile per ricostruire la storia di una produzione ceramica in senso diacronico. Occorre infatti tener presente che le indagini archeometriche devono usufruire di un campionario rappresentativo di tutti i periodi produttivi, specialmente nel caso

in cui la produzione abbia lunga continuit di vita.

PIGMENTI I criteri per la selezione dei campioni: lo stato di conservazione Lo stato di conservazione del manufatto pu costituire sia una domanda di partenza che un criterio da osservare per la selezione dei campioni. Nel primo caso, la selezione dei campioni deve essere rappresentativa di tutti i fenomeni riconducibili alla fase post-deposizionale. Nel secondo caso, invece, importante tener presente che lo stato di conservazione dei corpi ceramici e dei rivestimenti influisce nei risultati analitici e deve esser quindi studiato e descritto.
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La campionatura. Il distacco del campione deve essere effettuato secondo le indicazioni dello scienziato che conduce le analisi. Differenti tecniche analitiche richiedono differenti quantit e preparazioni del materiale in esame. In alcuni casi il campione non viene manipolato (analisi non distruttive), in altri invece viene segato e molato, oppure polverizzato (analisi paradistruttive e distruttive). Talora la polvere viene ulteriormente elaborata mediante fusione o attacco in soluzione acida o pressatura. Per i motivi sopra esposti, la campionatura deve ovviare a due tipi di rischi: linsufficienza del campione, linadeguatezza del frammento distaccato e la contaminazione in fase di prelievo. La quantificazione dei campioni viene omessa volontariamente. I calcoli statistici da effettuare sui dati analitici necessitano frequentemente di almeno 30 campioni ma limposizione aprioristica di un numero procedura arbitraria.