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TESTAMENTO SPIRITUALE DI UN INGEGNERE

INGEGNERE CHI NON SA NIENTE MA SA COME TROVARE TUTTO

Cara amica , incomincio a sentire il peso degli anni , ho forza ancora per divertirmi in barca , per ballare il tango , per andare a teatro , per ascoltar musica : classica , operistica , jazz , buona musica insomma , ma tutti i giorni ho meno resistenza alla fatica e al cos detto stress. Per realizzare tali attivit devo riposarmi il giorno prima e quello dopo. Mi si gonfiano le caviglie , ho dolore alle ginocchia ed in tutto il corpo , a volte . Sono un rottame , ruggine e grasso , non perdo peso e dovrei , io ho fame , il dietologo impazzisce , seguo la dieta ma non le quantit , spesso ; mi muovo ma non a sufficienza , tra ingegneri direi che il bilancio in/out positivo Solo la mente pi vivace che mai e tu puoi ben dirlo , mi sento ispirato , quasi invasato dal demone dello scrivere , ho fame compulsiva di apprendere , mi cibo di pane e libri , mi disseta la musica . Come non mai mi interesso di filosofia , psicologia e , al solito , leggo i classici , il Vangelo e l'Apocalisse di Giovanni , leggo anche autori giovani , emergenti ed autori affermati ma solo DIO sa perch lo siano , secondo me perch hanno in tasca un passe par tout. Mi stimola investigare sul' infinito , sulla libert , sul libero arbitrio , sviscerare la verit filosofica , il problema ontologico e gnostico , etico politico , di ogni punto spiegher il mio pensiero, il mio punto di vista . Non pretendo per di apportare niente di nuovo , vorrei solo indirizzare e stimolare gli amici a fare altrettanto , un mondo pi educato sar pi giusto , un mondo meno egoista sar un mondo di pace , un mondo meno avaro sar un mondo che permetter a tutti di vivere con dignit.

Ho deciso pertanto di cominciare a scrivere il mio testamento spirituale che dedico a te , mia miglior amica , colei che mi mette allegria leggere , gioia ascoltare e piacere vedere ; allora mi vien voglia di piangere , a fatica resisto , TU lo capisci e taci . Il motivo di questo ''magun'' non mi noto . la stanchezza di vivere , lo spleen dei poeti maledetti , che mi attanaglia la gola , mi soffoca . Sono stanco di medicine per far sopravvivere il corpo . Senza di lui per anche la mente tace e ci non nei miei piani , non ancora , ho molto da raccontare , da dare a tutti , voglio che come me , gli amici pi cari , imparino ad avere la mente libera , non abbiano alcun desiderio , necessit materiale o morale , come diceva Epicuro , quando , finiti gli impegni quotidiani , appoggiano il capo sul cuscino e volano in un mondo onirico dove non esiste il dolore , sono i giusti con l'anima di bimbo . Se non sarete come loro ( I bimbi ) , non entrerete nel regno dei cieli , dice Matteo . Dum loquimur fugerit invida/aetas:carpe diem, quam minimum credula postero , diceva Orazio , non nel senso di vivere alla giornata ma nel senso di far fruttare ogni giorno , ogni momento della vita al massimo , scordando il domani , il futuro incerto , sono i piaceri semplici della vita che rendono felici . Da buon epicureo ha capito il mandamento 'vivi nascosto', vivi nel '' aurea mediocritas '', dice Orazio , la corona della pace dei sensi e del' anima , ha un valore incomparabilmente superiore alle corone dei potenti , dei grandi imperi. Epicuro distingue piacere stabile che consiste nel non soffrire e nel non agitarsi dal piacere cinetico che consiste nella gioia e nella letizia. La felicit la distruzione del dolore , ovvero il piacere stabile . Il pensiero di Epicuro , per me e molti altri studiosi , a cui mi associo , non edonismo razionalismo morale INVERNO Vedi ? Brilla nel sole il Bisbino , coperto da candida , scintillante neve; a fatica gli alti pini , i frondosi castani ,

ne frenano il lento scivolare a valle. Gelati ruscelli, stalattiti di ghiaccio , confermano il freddo inverno. Accanto al fuoco, ben alimentato da profumate essenze , tutto odora di dolce zagara amara. Occhi neri e profondi ti scrutano l' anima , tenere braccia ti cingono , ti offrono protezione ed amore . Saziati con caldo , dolce, speziato vino , continua a sognare , dimentica l' oggi , aspetta domani . Il sole , gi lo tieni , al tuo fianco IL PIACERE A volte mi interrogo su cosa sia il piacere . Sono convinto che il piacere sia il pi sublime sentimento, nasce dal saper dare , donare , il piacere possedere la virt , un sentimento soggettivo , piacere vedere un sorriso sul viso di un bimbo stupito , piacere ammirare il sorriso , sul volto di una persona amata , piacere il sapere leggere, nel l' anima , il capire gli altri . Piacere incontrare un amico e ti sorride Piacere ricevere affetto , complicit , stima , piacere godere della bella e facile vita , piacere avere una bella compagna a tuo lato , piacere addormentarsi la notte in pace con tutti , senza desideri o necessita' del corpo e del' anima

Ma veniamo a noi . Non intendo scrivere un trattato di filosofia , semplicemente esporre le mie risposte , le mie verit , le mie certezze , convincimenti alle domande basiche che uno si pone ad un certo punto della vita . chi sono , da dove vengo , il primo quesito che uno si pone , ed veramente intrigante . La necessit di saperlo impellente . METEORE Chi sono ? Un ammasso di energia in eterno divenire. Da dove vengo? Dal fuoco eterno, principio di tutto , energia primaria, principio e fine di tutte energie. Sono libero , niente gi scritto . Il Logos il supremo reggitore , ordinatore del Cosmo , generato dal fuoco , senza tempo. Nel mio eterno divenire solo creo Caos che il Logos ricompone. Il mio ciclo vitale, dal fuoco al fuoco, solo obbedisce al Logos, alle leggi universali che tutto reggono. I miei sentimenti , le mie passioni . Solo tentativi di sconvolgimento del Cosmo; le mie speranze, le mie aspirazioni tentativi inutili di sostituirmi al Logos, superbia umana Allora siamo come il logos , della stessa sostanza , energia pura alla nascita , degradata alla morte , alla fine del ciclo vitale . Ho anche cercato di darmi una risposta , consona al mio modo di pensare e di essere , sulla origine del tutto, coniugando religione e scienza . Forse ho trovato , non certo la verit assoluta ma la mia verit , che sazia la mia sete di sapere e d pace alla anima mia , nel leggere , il significato della parola greca , nel Vangelo di Giovanni . Analizzando i primi versetti di detto Vangelo , possiamo fare le

seguenti considerazioni : Logos deriva da LEGO LEGEIN legare : concetti pensieri parole , ma anche legare per tener assieme , per tenere assieme tutto l' universo . Oggi sappiamo che tutto tenuto assieme da campi magnetici , campi elettrici , energia , pertanto valido il concetto LOGOS = ENERGIA , anche FOS - LUCE energia . GIOVANNI DICE EN ARCH EN LOGOS , PI AVANTI DICE EN AUT , IL LOGOS ; ZO EN , KAI E ZO EN TO FOS TON ANTRHPON . Occorre tener presente che EN preposizione di stato in luogo , non temporale PERTANTO IL LOGOS INSITO NELL' ARCH - DIO poi DERIVA DA DEUS , DIVUS , SIGNIFICA LUCE = ENERGIA . Il termine "dio" deriva dal latino deus (a sua volta collegato ai termini , sempre latini , di divus-"splendente" e dies-"giorno") proveniente dal termine Indoeuropeo ricostruito *deiwos . Il termine "dio" connesso quindi con la radice indoeuropea *div/*dev /*diu/ *dei , che ha il valore di "luminoso , splendente , brillante , accecante" collegati ad analogo significato con il sanscrito dyuh . Allo stesso modo si confronti il greco e il genitivo di [Zeus] [Dis] , il sanscrito dvas , l'aggettivo latino divus , l' ittita iu . La radice indoeuropea da cui viene divus e successivamente "dio" significa "luce"; tale appellativo si spiega con il fatto che in origine l'epiteto di "luminoso" indicava la manifestazione degli Dei indoeuropei del cielo che si manifestavano sia con la luce del giorno , sia con la luce del lampo (come pi tardi i

romani Iuppiter Lucetius e Iuppiter Fulgurator) Wikipedia


DIO uno e trino , l' energia totale in tutte le sue forme : nel momento del BIG BANG , cre l'universo , disperdendo energia per ogni dove . L'anima una scintilla di questa energia , che se non degradata , ( peccato ) , si riunir direttamente al tutto , (DIO), nel momento della morte o della consunzione del contenitore , (corpo) . Nel momento del BIG CRASH , (fine del mondo giudizio universale) anche l' energia degradata torner a riunirsi al tutto , (misericordia) .Tali concetti erano gi stati espressi nella introduzione del mio primo libro di poesie , VEGLIA , editato in proprio , nel ottobre 2008 e nella opera pubblicata dall' Editore Aletti , ET VERBUM CARO FACTUM EST .

Altra domanda che ci poniamo , ci tormenta ed assilla , come avviene il processo del conoscimento ?, come riesco a conoscere il mondo circostante ?, distinguere il reale , il fantastico , il concettuale ?, come posso definire i sentimenti , le sensazioni ? , il tempo cosa , misurabile davvero o solo una costruzione degli uomini ? Si potrebbe semplificare il tutto seguendo alla lettera Platone : l' energia , di cui siamo una scintilla , conosce tutto ; nel empireo sede dell'energia conoscevamo tutto , l ci sono gli archetipi di tutto concetti , pensieri , natura . Dispersa nel cosmo l' energia conosce per riflesso , ricorda gli archetipi . Oggi per detta soluzione al problema non convince . Certamente l' esperienza diretta , il provando e riprovando Galileiano , ha aiutato il primo uomo a fare enormi scoperte , grandi passi avanti , ci per nel campo fisico-pratico , fuoco , armi per la caccia , la difesa contro le fiere e purtroppo anche per altro , strumenti per uso comune , domestico e non . Il primo uomo , quasi certamente non era stanziale , era cacciatore e raccoglitore , queste conoscenze pertanto bastavano per sopravvivere . Il nostro era troppo occupato a procurarsi il cibo , a difendersi , a procreare , per poter '' pensare'' . Sarebbe opportuno anche analizzare il comportamento del maschio nel clan , era poligamo , monogamo , come era strutturata il clan , esisteva un maschio o una femmina dominante ? ci esula per dallo scopo prefissatomi . Soddisfatte le necessit primarie , per una miglior organizzazione nel clan , il nostro si mise a guardare in cielo la notte , ammir la volta stellata , invent le costellazioni , cerc di rendersi conto di quante erano le stelle , invent come contare molti oggetti , forse prima contava solo con le dita . Anche la maniera di comunicare cambiava , da versi animaleschi si arriva ad un semplice modo di indicare le cose , descrivere le sensazioni , esprimere i sentimenti . Facciamo un lungo passo in avanti , e ricordandoci di Dante '' fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtude e cagnoscenza '' Incominciamo una analisi di tipo filosofico del problema : conoscenza capire ed essere consapevole dei fatti , verit ed informazioni che si ottengono per esperienza diretta , apprendimento o introspezione. Tali

informazioni , connesse tra loro , hanno un valore ed una utilit molto superiore alle stesse possedute singolarmente . Molti definiscono la conoscenza come '' teoria del giustificazione '' della verit e delle convinzioni . Prendendo alla lettera quanto affermato nel dialogo platonico TEETETO , in cui si pone in primo piano l'importanza delle condizioni necessarie , anche se non sufficienti , affinch una qualsiasi affermazione possa rientrare nella conoscenza , Teeteto dice '' in un dialogo , quando , per esempio , uno degli interlocutori avanza una opinione sbagliata , questo dovuto alla mancata corrispondenza tra ricordo e sensazione ''. A tutto oggi non esiste un accordo universale su ci che costituisca la conoscenza , la certezza , la verit . Allora come avere la certezza che le nostre convinzioni costituiscono davvero una ''conoscenza'' ? Quale la vera conoscenza? Per Socrate ogni conoscenza vana se non ricondotta alla propria autocoscienza , a quella voce dell'anima dotata di auto consapevolezza , in grado di esaminare criticamente e smascherare il falso sapere , le nozioni ''irriflesse'' di coloro che si credono saper tutto ma in realt non sanno niente. La vera sapienza , nasce dal conoscere se stessi ''gnzi s autn '' , inciso sul portale dell'oracolo di Delfo tale conoscenza non insegnabile, e nemmeno trasmissibile , perch non una tecnica , il maestro pu solo aiutare l' allievo a tirar fuori , partorire , dice Socrate , la conoscenza , la verit , ( funzione maieutica del maestro il filosofo , che estrae la verit da l ' anima , dalla mente degli allievi ) . Platone , segu le teorie di Eraclito ; Cratilo fu suo maestro , Pitagora , Parmenide e Socrate , rivalutando parzialmente l'esperienza sensibile . I sensi servono a risvegliare in noi il ricordo delle IDEE , verit assolute , forme universali , con cui stato plasmato l' universo e , in tal modo , ci permettono di riconoscerlo. Per Platone , pertanto , conoscere significa ricordare ; la conoscenza il processo di ricordare , la riminiscenza di un sapere che gi dentro la nostra anima ed per tale motivo '' innato ''. L' innatismo della conoscenza distingue cos Platone dagli Empirici . Per Platone , la conoscenza resta un valore essenzialmente etico , infatti riguarda la decisione della nostra anima di avvicinarsi alla visione ''eidetica'' , eidos = idea , del BENE , risvegliandone in s il ricordo . I neoplatonici manterranno l' idea che la vera conoscenza non quella che proviene dalla pura esperienza , nasce da una superiore attivit

intellettiva che ha per oggetto le idee spirituali . La conoscenza pertanto qualcosa di nascosto ai pi che si lasciano abbagliare dagli inganni dei sensi . Faccio un esempio . Osservando un remo in acqua , di primo acchito sembrerebbe che detto remo non sia diritto ma abbia una deflessione , non la verit , solo una percezione falsa , quella di chi non conosce che questo avviene per la differente densit dei mezzi , aria acqua , cio per il fenomeno di rifrazione . Aristotele ha ulteriormente rivalutato l' esperienza sensibile ma come Platone ha confermato il presupposto secondo cui la conoscenza nasce soprattutto dal soggetto . Una conoscenza che solo percepisce le mere impressioni dei sensi , infatti , passiva , perch ci sia vera conoscenza occorre che l' intelletto umano svolga un ruolo attivo , che gli consenta di andare oltre le particolarit transitorie degli oggetti e di coglierne l' essenza in atto . Il passaggio a l' intelletto attivo implica che questo sia capace di pensare s stesso, ossia dotato di consapevolezza e libert . Per Aristotele ci sono vari gradi di conoscenza , al livello pi basso colloca la sensazione , al pi alto colloca l' intuizione intellettuale , capace di astrarre l' universale dalle realt empiriche . Conoscere allora significa astrarre . Aristotele anche il padre della logica formale , teorizz il sillogismo deduttivo , resta per chiaro che l' intuizione superiore a tutto perch in grado di fornire i principi di partenza da cui il sillogismo pu trarre solo delle conclusioni coerenti con le premesse . Arrivarono poi gli inglesi , Hobbes , Locke , Hume , coll' empirismo . I principi a cui riconducono il problema conoscitivo sono due : La verificabilit : ha senso riconoscere solo ci che verificabile sperimentalmente , se non possibile non esiste o non ha valore . Il meccanicismo : ogni fenomeno , anche la conoscenza avviene secondo leggi meccaniche di causa-effetto Dopo la nascita la impressione dei sensi agisce meccanicamente sulla mente plasmandola e generando dei concetti . Poi arrivano i RAZIONALISTI tedeschi che criticarono aspramente l' empirismo , Leibniz riafferm che la conoscenza non , e non pu essere , un processo meccanico ma ci sono idee innate e pensieri , di cui non si a conoscenza ma agiscono a livello del' inconscio . Emanuele Kant , critica l' empirismo e afferma che la conoscenza un

processo fondamentalmente critico in cui la mente svolge un ruolo estremamente attivo . Le leggi scientifiche con cui conosciamo il mondo , sono costruite dalla nostra mente , non ricavate in modo induttivo dalla esperienza . La vera conoscenza si ha nel momento in cui formuliamo i cosi detti giudizi sintetici a priori , nascono dalla attivit della nostra mente quando riceve dati empirici da elaborare , ottenuti passivamente dai sensi . Ai vertici della conoscenza c' l' ''IO PENSO'', attivit suprema che connette ed elabora le informazioni provenienti da l' esterno. La riflessione critica basata sull'auto coscienza l'unico presupposto per una conoscenza valida . Tra i razionalisti , grande fu Cartesio , che soluzion il problema del' esistenza con il famoso ''COGITO ERGO SUM'' da tener presente che non un sillogismo , ergo un fonema aggiunto , una intuizione , cogito , sum , il passaggio immediato . Cartesio parte dal Dubbio per affermare l' esistenza , dal momento che propria del' uomo la facolt di dubitare , esiste . ''Per ricercare la verit delle cose occorre , si deve aumentare il lume della ragione , affinch in ogni situazione della vita , l' intelletto indichi alla volont ci che si deve scegliere.(DISCORSO SUI MASSIMI SISTEMI ) Per Cartesio il dubbio l' origine della saggezza . La conoscenza sensibile da scartare , nel sonno a volte ''vediamo'' cose non esistono , partecipiamo a fatti impossibili come se fossero cose vere. Per questo bisogna rifiutare di credere nei sensi. Cartesio , per sua esperienza della verit , ritiene che i pensieri di cui possiamo essere certi sono evidenze della ragione . Evidente l'idea chiara e distinta, che si manifesta a l' intuito nella sua elementare semplicit e certezza , senza necessit di dimostrazione , ne sono esempio, dice Cartesio i teoremi di geometria euclidea, che sono dedotti in base alla loro stessa evidenza e verificabili in modo analitico singolarmente , mediate vari passaggi . Il ragionamento non serve a dimostrare le idee evidenti , solo a impararle e memorizzarle; i collegamenti hanno la funzione di aiutare la nostra memoria . Cartesio afferma che ciascuno ha un suo metodo per arrivare alla conoscenza del vero , alla verit , importante che sia unico e venga seguito tutta la vita . IMPERATIVO CATEGORICO KANTIANO ANTE LITTERAM Cartesio esclude che il pensiero , la mente , l' anima siano l' auriga platonico ed il corpo i cavalli . Per Cartesio anima e corpo sono

intimamente mescolati come attestano le sensazioni sia interne che esterne , non al punto per che non sia possibile distinguere alcune operazioni che sono di pertinenza della sola anima ed altre che appartengono al solo corpo . Alla anima compete la conoscenza della verit , al corpo le sensazioni che ci sono date dalla natura per indicare al anima ci che di beneficio e ci che dannoso, a quel composto , che l' uomo e di cui parte , finch non sono ben chiare e distinte Nascono varie correnti di pensiero , gli scettici , i nichilisti ed altre correnti che conosco poco non avendone approfondito lo studio , discordando Io dalle loro teorie. Nel finale del' 800 e nel secolo scorso non ci sono stati sconvolgimenti nel pensiero , nasce il neo-kartismo , riprende vigore la dottrina di Hegel , da cui nasce il marxismo , di nuovo lo scetticismo , l' ateismo , il nichilismo , il determinismo e l' indeterminismo , dottrine di vita breve solo Kirkegard ed i francesi Jaspre e Sastre apportano qualche nuova interpretazione , non mi dilungo su di loro , non mi hanno influenzato. Dopo tale excursus , descrizione del pensiero , di alcuni tra i gradi filosofi , non mi resta che enunciare la mia teoria sul processo del conoscimento . Oggi sappiamo che il DNA di ciascuno di noi , contiene le informazioni su chi siamo , da dove veniamo , sesso , colore degli occhi , dei capelli , struttura corporea , mali , infermit inevitabili essendo ereditarie e molto altro . IO sono convinto che il DNA contiene anche tutto il bagaglio di informazioni , sensazioni e conoscenze dei nostri avi e le loro esperienze , pertanto il conoscere ha molto , molto in comune col ricordare (MENONE) , il nostro intelletto poi ci permette di arricchire tale bagaglio di conoscenze attraverso lo studio delle scienze , della letteratura e quanto altro si voglia , e soprattutto attraverso le nostre esperienze personali , tutto ci sar il bagaglio che affideremo alla nostra progenie . Come si evince da quanto scritto , io penso che il vero processo conoscitivo sia ben espresso mescolando la teoria Socratico-Platonica con con le idee di Aristotele su l' importanza del valore del' esperienza sensibile del singolo , in cui l' intelletto svolge un ruolo attivo , con un poco di empirismo-pragmatismo-illuminismo inglese e di sano razionalismo

Cartesio-Kantiano . Legato al problema del conoscimento ritengo sia il problema dell'esistenza o meno del ''INFINITO''. Linfinito un parto della nostra mente , della nostra immaginazione , della nostra piccolezza e della nostra superbia , ad un tempo , '' L infinito unidea, un sogno, non una realt : almeno non abbiamo prova della sua esistenza '' alcuni sostengono . Per me l' INFINITO esiste e come , certamente in forma puramente concettuale : in una serie di numeri sempre possiamo aggiungere il successivo , senza fine ; parimenti dato uno spazio , un piano , un segmento , sempre possiamo dividerlo in quante parti vogliamo, pur piccole che siano , sempre concettualmente possiamo dividerle . Linfinito coincide con la voglia di vivere , con lo slancio vitale , con lo spasimo, la tensione che luomo ha connaturata in s verso la felicit. Linfinito diventa il principio stesso del piacere, e il fine stesso a cui tende questo slancio delluomo. E' il desiderio assoluto di felicit che porta luomo a ricercare il piacere in un numero sempre crescente di sensazioni , nella speranza vana della sua completezza ; una tensione che non ha limiti , n per durata nel tempo, n per estensione nello spazio , per questo si scontra irrevocabilmente con la vita umana , lo spazio , il tempo , la morte. Infatti lanima umana desidera sempre e mira unicamente , al piacere nei suoi vari aspetti , ossia alla felicit ; questo desiderio e questa tendenza non ha limiti , perch ingenita e congenita con lesistenza, e perci non pu avere fine in questo o in quel piacere che non pu essere infinito, ma solamente, termina con la vita . peiron principio di tutto significa senza perimetro , limiti . Linfinito un parto della nostra mente , della nostra immaginazione , della nostra piccolezza e della nostra superbia , ad un tempo , linfinito unidea , un sogno , non una realt : almeno non abbiamo prova della sua esistenza , linfinito coincide con la voglia di vivere , con lo slancio vitale , con lo spasimo, la tensione che luomo ha connaturata in s verso la felicit. Linfinito diventa il principio stesso del piacere, e il fine stesso a cui tende questo slancio delluomo. E' il desiderio assoluto di felicit che

porta luomo a ricercare il piacere in un numero sempre crescente di sensazioni , nella speranza vana della sua completezza una tensione che non ha limiti , n per durata nel tempo, n per estensione nello spazio , per questo si scontra irrevocabilmente con la vita umana , lo spazio , il tempo , la morte. Infatti lanima umana desidera sempre e mira unicamente , al piacere nei suoi vari aspetti , ossia alla felicit . Questo desiderio e questa tendenza non ha limiti , perch ingenita e congenita con lesistenza, e perci non pu avere fine in questo o in quel piacere che non pu essere infinito, ma solamente, termina con la vita . peiron , principio di tutto , significa senza perimetro , senza confini , senza limiti , proviene dal greco o deriva da idiomi pi antichi? Afar , apar , eperu = terra ? L' infinito legato di certo al mondo per gli antichi

Applichiamoci ora alla ricerca di cosa sia la libert in filosofia ed in pratica .


Ho fatto e far man bassa degli scritti di filosofi e saggisti , infatti non ho una cultura cosi' vasta da poter scrivere sul' argomento senza aiuto , so pero trovare le fonti necessarie per farlo . Ho ben chiaro il mio concetto di libert e sar espresso alla fine del pezzo . Il cammino dell'uomo verso la libert stato e rimane lungo e contrastato. La ricerca anche o la determinazione teoretica del suo fondamento non lo stata di meno. Anzi, l'uno e l'altra durano tuttora. Questo per non significa che l'aspirazione dell'uomo si esaurisca in un lavoro di Sisifo, che la sua domanda essenziale resti sempre senza risposta. Lo scoglio sembra venire dal pensiero stesso. Come nell'antichit il caos che "il sacro" risucchiava nella legge del cosmo (annke) ogni aspirazione del singolo, sordo alle proteste e alle lacrime di Antigone: li Caos perci la voragine, la fessura socchiusa, l'apertura che si apre prima di tutto, nella quale tutto intrecciato.Parimenti, e questa volta da parte del soggetto e non pi del cosmo, ma con dialettica analoga, nell'epoca moderna pensiero e volont, riflessione ed azione, idealit e realt tendono a coincidere. Di qui forse il prevalere nella tradizione occidentale della libert contenutistica sulla libert come energia ponente dell'atto che la

libert liberante come scelta autonoma, come decisione del soggetto, cio come autodecisione, la libert originaria che di tutti in quanto prima appartenenza di ognuno, che in s incomunicabile in quanto in ciascuno di tutti noi ad ogni livello ( politico, religioso, culturale o tecnologico...) , il principio di ogni apertura e di ogni comunicazione. Dobbiamo a Hegel, nella piena maturit del pensiero moderno, l'interpretazione pi acuta e comprensiva della progressiva consapevolezza della libert come l'asse portante della civilt dell'Occidente. Secondo Hegel il concetto di libert universale radicale, nel senso di nucleo originario della dignit di ogni uomo, entrato nel mondo soltanto col Cristianesimo. Esso ignoto al mondo orientale, che riserva la libert al despota (uno solo libero), ed rimasto estraneo allo stesso mondo greco-romano che, pur avendo la coscienza della libert, sapeva che soltanto "alcuni uomini" sono liberi (come cittadino ateniese, spartano, romano... ) e non l'uomo come tale, cio ogni uomo in virt della sua umanit e non soltanto in virt della sua condizione, della forza del carattere, della cultura. Quest'idea della libert venuta nel mondo soltanto col Cristianesimo secondo il quale l'individuo (il Singolo) come tale stato creato ad immagine di Dio ed ha valore infinito ed destinato perci ad avere un rapporto diretto con Dio come spirito cos che l'uomo destinato a somma libert. Scrive ancora Hegel: Certamente il soggetto era individuo libero, ma si sapeva tale soltanto nell'unit colla propria essenza: l'Ateniese si sapeva libero soltanto come Ateniese, e altrettanto il cittadino romano come ingenuus. Ma che l'uomo fosse libero in s e per s, secondo la propria sostanza, che fosse nato libero come uomo: questo non seppero n Platone, n Aristotele n Cicerone e neppure i giuristi romani, bench soltanto questo concetto sia la sorgente del diritto. Nel principio cristiano per la prima volta lo spirito individuale, personale, essenzialmente di valore infinito, assoluto ; Dio vuole che tutti gli uomini siano aiutati. La caratteristica fondamentale quindi di essere uomo di essere libero e la storia dell'umanit la faticosa ricerca dei fondamenti e dei diritti di questa libert e tale ricerca non ancora finita. Continua infatti Hegel , nella religione cristiana si fece strada la dottrina secondo cui

tutti gli uomini sono uguali davanti a Dio, perch Cristo li ha chiamati alla libert cristiana. Queste affermazioni rendono la libert indipendente dalle condizioni di nascita, di stato sociale, di educazione ecc. e sono enormi le conseguenze di queste idee, ma tuttavia esse sono ancora diverse da ci che costituisce il concetto dell'uomo come essere libero. il sentimento di tale determinazione ferment attraverso i secoli e i millenni, quest'impresa ha prodotto i pi enormi rivolgimenti, ma il concetto, la conoscenza che l'uomo libero per natura, questa scienza di s stessi non antica. Con questo riconoscimento Hegel per primo nel pensiero moderno ravvisa e difende l'incidenza decisiva del Cristianesimo nella riflessione sul fondamento che la libert e pu dirsi in questo senso un anticipatore del concetto di "filosofia cristiana", superando la lacit antireligiosa della rivoluzione francese, che ancora sopravvive nei nostri giorni anche per negare il giusto riconoscimento dei valori cristiani nella costituzione europea. Ebbene all'affermazione di questo concetto di libert Tommaso d'Aquino, dopo e in certo modo pi di Agostino, aveva dato un contributo decisivo con la sua speculazione ed una testimonianza sorprendente con la sua vita. Quanto alla dottrina, l'etichetta di aristotelismo di cui stato qualificato , non senza buone ragioni , il suo pensiero ha fatto velo alla sua autentica originalit in questa parte che trascende sia il razionalismo greco, Aristotele compreso, che faceva della volont una funzione dell'intelligenza, sia il volontarismo agostiniano che coinvolgeva l'attivit volontaria nell'attrazione invincibile del Sommo Bene: pondera medium amor muse , e/o ferro quocumque feror! La posizione di Tommaso intende superare ambedue gli scogli grazie a una dialettica del tipo di quella che poi Hegel indicher col termine controverso ma sempre significativo di superamento, mediante il quale gli opposti vengono negati nella scambievole e astratta opposizione per essere insieme salvati nella superiore unit della sintesi. Cos per san Tommaso nell'attuazione decisionale intelletto e volont sembrano fondarsi a vicenda. L'intelletto porta sugli oggetti, li comprende e li confronta e cos rende possibile la scelta ed l'aspetto contemplativo e statico. La volont invece quella che sotto l'aspetto dinamico muove e coordina l'attivit dellintera persona, quindi dello stesso intelletto, perch (anche per san Tommaso, come per San Agostino e San

Bonaventura) la volont la facolt del bene e del' amore che contiene , trattiene ed espande dall'intimo , la ragione dell'essere spirituale. Perci, al di l dal razionalismo astratto e del volontarismo formale, Tommaso vede l'unit di persona e di responsabilit nella libera decisione: la volont l'origine della libert, perch la libert di scelta appartiene all'essenza della libert e questo in quanto la volont vuole s stessa e causa s stessa.La fonte di questo volo o atto ponente, che uno scandaglio in profondit della libert, per l'Aquinate l'espressione di Aristotele che l'uomo opera per s (to on neka = cuius gratia o causa sui nelle versioni latine). Ma mentre Aristotele intende il "causa" di causa sui all'ablativo in senso finale cos che indica il padrone che opera per s a differenza dello schiavo che opera per il padrone, per san Tommaso causa sui si pu leggere al nominativo (come per Spinoza, Fichte, Schelling, Hegel e specialmente Kierkegaard di cui diremo): l'uomo libero perch con l'attuazione della scelta radicale produce s stesso, pu costruire il suo io e la sua persona morale e storica. Per Tommaso anche il moto profondo della libert nasce dalla passione per l'ideale: In questo modo, scrive, la volont muove s stessa e poi muove tutte le altre potenze a cominciare dall'intelletto: Intendo, comprendo, perch voglio e faccio uso di tutte le mie facolt perch voglio.Nella riflessione sul suo atto di amore la volont prende le redini della vita e diventa superiore e precede la stessa ragione: [...]per reflexionem voluntas efficitur prior et superiori ratione, in quantum movet rationem. pertanto questa l'osmosi trascendentale ovvero l'appartenenza vivente e scambievole d'intelletto e volont, questo movimento circolare elicoidale oppure aspirale ascendente (come la copula del capolavoro del Borromini che la Chiesa di SantIvo del MEIC di Roma) della vita dello spirito, la formula ultima della dignit dell'uomo e del rispetto che ognuno deve alla libert dell'altro come alla propria secondo ragione. In questo dinamismo esistenziale vale, capovolta, l'istanza moderna dell'autonomia dell'io: la scelta radicale originaria fonda la circulatio della vita dello spirito ed , si potrebbe certamente dire , il pendant dell'autocoscienza come la verit della coscienza di cui parla Hegel. San Tommaso non si fa indietro di fronte alle formule pi ardite: La potenza della volont, scrive, sempre attualmente a s presente: ma l'atto della volont che vuole qualche fine, non c' sempre

nella volont. Ed a questo modo che essa muove s stessa. E questa appunto la sfera della riflessione in cui la volont ottiene la palma di priorit sulla ragione. Questo potere creativo della volont appartiene alla sfera dello spirito che riconoscimento di s come posizione di s. Allo spirito, anche allo spirito finito (l'anima, l'intelligenza, lio, la persona...), appartiene l'essere necessariamente (come la rotondit al circolo... ): per questo l'essere umano, ogni uomo e ogni donna, padrone di disporre di s e delle proprie azioni alla loro stessa origine cio al confine fra l'essere e il nulla. Sul limite fra il vero e il falso e soprattutto fra il bene e il male, l'uomo chiamato a scegliere, a decidersi nella vita familiare, sociale, religiosa. Non bastano (anche se occorrono ovviamente) le riflessioni e gli argomenti. La decisione che aiuta a bloccare l'affanno della vita e a sciogliere il dubbio della ragione esige quel "supplemento di anima" ch' la libert. Tale scintilla della libert Tommaso l'esige perfino, anzi soprattutto, nella sfera teologica a cominciare dall'atto di fede che per lui , e dev'essere, assolutamente libero come atto, quanto esso assoluto e immutabile nell'oggetto. Proprio perch Dio il Principio perfetto e immutabile (e immutabili e perfetti sono tutti i suoi attributi); proprio perch l'Incarnazione di Cristo il fatto assoluto di salvezza. Proprio per queste due garanzie supreme gi dell'ordine metafisico gi del divenire storico, la decisione mia perch in essa io comunico direttamente con Dio e con Cristo, pure se non gli posso conoscere immediatamente in questa vita. In conseguenza di ci anche la fede per Tommaso un incontro dialettico d'intelletto e volont, dove il primato della volont: Credere immediatamente un atto dell'intelletto in quanto mosso dalla volont. L'oggetto da credere (la Trinit, l'Incarnazione, il peccato, ecc.) certamente trascende l'intelligenza che non lo pu comprendere, anzi essa si rende conto bene ossia comprende che non lo pu comprendere, per anche Tommaso d'accordo nella formula di Kierkegaard che nell'atto di fede la ragione comprende che deve credere. Su questo vertice, nell'avvertimento dell'elevazione o trascendenza e nella tensione o passione per la salvezza, sprizza la scintilla della fede, davanti alla quale s'inchinarono umili e grandi, non solo i chierici Agostino e Tommaso, ma anche Dante, Galilei e Manzoni. Arditamente

perci Tommaso rivendica questa libert dell'atto di fede: Lo stesso credere un atto dell'intelletto che consente alla verit divina sul comando della volont, che mossa dalla grazia e cos dipende dal libero arbitrio.Per questo l'Aquinate era contrario che si battezzassero i bambini degli ebrei o di altri infedeli, contro la volont dei genitori od anche che si battezzasse chiunque , un adulto qualsiasi , contro la sua volont: sarebbe un atto contro la giustizia e contro la religione stessa. L'essere umano perci che sceglie a scopo della propria vita il finito oscilla sul nulla del finito, prigioniero della "cattiva infinit" (Hegel). Colui invece che sceglie Dio, fondato sul fondamento, sull'Assoluto, quindi si libera a libert. A questo proposito san Tommaso ha una riflessione insolita, tutta moderna. Il punto di partenza in elevazione trascendentale: proprio della dignit di Dio che egli muova e inclini e diriga tutte le cose, ma cos che egli resti non mosso n inclinato n diretto da nessun altra cosa. Pertanto , ecco l'osservazione nuova che vorrei chiamare il passaggio al limite di tutto il razionalismo occidentale , pi una natura vicina a Dio e tanto meno da qualcos'altro inclinata ed pi in grado d'inclinare s stessa Quindi spiega: La natura razionale che vicinissima a Dio non ha l'inclinazione verso qualche cosa come i corpi inanimati, n solo ci che muove quest'inclinazione viene determinato da fuori come per la natura sensibile ; ma oltre questo tiene in proprio potere la stessa inclinazione cos che non gli necessario inclinarsi verso ci che appreso come appetibile , ma pu essere inclinata e non inclinata e cos la stessa inclinazione non le viene determinata da qualcosa d'altro ma da s stessa. Se poi , grazie alla rivelazione di Ges Cristo sul mistero della Trinit , gettiamo uno sguardo nellintimo della vita divina immanente per quel poco che possiamo su questa terra (nunc per speculum in aenigmate), nella processione della terza Persona divina , lo Spirito Santo . San Tommaso pone pure laccento su questa libert come attuazione da s stessa. In un testo che forse non trova paralleli, non citato mai dalla tradizione, egli dice:La libert della volont si oppone alla violenza o coazione. Non c violenza o coazione in ci che qualcosa si muova secondo lordine della sua natura, se non piuttosto in ci che essa sia impedita di seguire il suo naturale movimento, come quando se impedisce che il grave non discenda. Da

dove la volont liberamente desidera la felicit, bench necessariamente la appetisca. Cos anche in Dio la sua volont liberamente ama se stessa. Ed necessario che tanto ami se stesso quanto buono, come tanto intende se stesso quanto . Liberamente quindi lo Spirito Santo procede dal Padre, non pero possibilmente, se non da necessit . La libert assoluta di Dio si manifesta non solo nella creazione ma anche si evince particolarmente nella processione dello Spirito Santo, sconosciuta al pensiero greco per il quale sia la materia prima per i corpi, sia lo spirito per le intelligenze erano immersi nella necessit, che di natura cosmica nel sistema del pensiero antico, mentre diventa antropologica ossia modellata sul comportamento della coscienza autonoma nei sistemi moderni mediante lidentit sempre pi stretta del cogito-volo. Questa identit, che a dire il vero comincia con gli averroisti che San Tommaso ha combattuto con tutta la sua forza, va intesa nel periodo classico tedesco gi in Schelling come (ma con altro movimento) in Hegel, nella forma di una spontaneit creatrice, agli antipodi quindi della libert liberata o maggiore di Agostino e di Tommaso cio come atto per essenza che si realizza nel Bene o realizzante il Bene. Come ha dimostrato C.Fabro , Kierkegaard esprimeva contro Hegel a distanza di sei secoli la stessa dialettica di San Tommaso contro gli averroisti:La cosa pi alta che si pu fare per un essere , molto pi alta di tutto ci che un uomo possa fare di essa , renderlo libero. Per poterlo fare , necessaria precisamente l'onnipotenza . Questo sembra strano , perch l'onnipotenza dovrebbe rendere dipendenti. Ma se si vuoi veramente concepire l'onnipotenza , si vedr che essa comporta precisamente la determinazione di poter riprendere s stessi nella manifestazione dell'onnipotenza , in modo che appunto per questo la cosa creata possa , per via dell'onnipotenza , essere indipendente . Per questo un uomo non pu rendere mai completamente libero un altro; colui che ha la potenza ne perci stesso legato e sempre avr quindi un falso rapporto a colui che vuol rendere libero . Inoltre vi in ogni potenza finita (doti naturali, ecc.) un amor proprio finito . Soltanto l'onnipotenza pu riprendere s stessa mentre si dona , e questo rapporto costituisce appunto l'indipendenza di colui che riceve .

L'onnipotenza di Dio perci identica alla sua bont . Perch la bont donare completamente ma cos che , nel riprendere s stessi in modo onnipotente , si rende indipendente colui che riceve. Ogni potenza finita rende dipendenti infatti soltanto l'onnipotenza pu rendere indipendenti , pu produrre dal nulla ci che ha in s consistenza , giacch l'onnipotenza sempre riprende s stessa. L'onnipotenza non rimane legata dal rapporto ad altra cosa , perch non vi niente di altro a cui si rapporta ; essa pu dare , senza perdere il minimo della sua potenza , cio pu rendere indipendenti. Ecco in che consiste il mistero per cui l' onnipotenza non soltanto capace di produrre la cosa pi imponente di tutte (la totalit del mondo visibile), ma anche la cosa pi fragile di tutte (cio una natura indipendente rispetto all'onnipotenza). Quindi l'onnipotenza, la quale con la sua mano potente pu trattare cos duramente il mondo, pu insieme rendersi cos leggera che ci che creato goda dell'indipendenza . Meno profonda appare invece la maniera di concepire il rapporto dellonnipotenza di Dio con la libert dellessere umano in Hans Jonas . Egli ritiene che di fronte al male nel mondo , esemplificato da Auschwitz , non si possa pi sostenere la simultanea bont, comprensibilit e onnipotenza di Dio. Infatti, se posta in rapporto con il male, una divinit onnipotente o priva di bont o totalmente incomprensibile. Ma un Dio privo di bont cessa di essere Dio, mentre un Dio totalmente incomprensibile qualcosa di cui non possiamo neppure discorrere. Non resta quindi che abbandonare il concetto di onnipotenza. Per cui se vogliamo continuare a discorrere di Dio, dobbiamo ammettere che Egli non intervenuto ad impedire Auschwitz non perch non lo volle, ma perch non fu in condizione di farlo. Infatti, concedendo alluomo la libert, Dio ha rinunciato alla sua onnipotenza. Per San Tommaso, invece, poich la volont potenza di uno spirito finito essa si trova inizialmente radicalmente in potenza e ha bisogno di Dio per passare allatto. La prima inclinazione, cio la prima spinta a volere in atto deve venire da Dio. E chiaro che nessun altro agente pu influire direttamente sulla volont, dal punto di vista soggettivo, ovvero nellordine allesercizio dellatto (secondo la terminologia di San Tommaso) perch soltanto Dio pu entrare , ed di fatti sempre

presente , nellanima e nella volont. San Tommaso qui parla di una mozione del tutto speciale e ineffabile che la volont riceve dallonnipotenza Dio per realizzare il suo primo atto ovvero passo dalla potenza allatto, che mette la volont in tensione per il successivo esercizio consapevole della libert. Tommaso si appella in questo punto decisivo ad un testo di Aristotele che parla di un divino istinto o conato, non eteronomo ma autonomo in quanto ponente la volont come libert. Dunque, resta che, come conclude Aristotele nel capitolo Sulla buona fortuna, ci che per primo muove la volont e lintelletto qualcosa che sta al di sopra della volont e dellintelletto, cio Dio. Nel seguente esercizio della sua libert, in cui la volont muove se stessa (il quale realmente coincide con il primo), la volont come causa seconda sempre mossa da Dio, causa prima, sia perch la volont appartiene allanima spirituale che creata da Dio, sia perch loggetto della volont il bene universale o la felicit perfetta che Dio. Tuttavia Dio poich muove tutte le cose secondo la natura delle realt mobili muove anche la volont secondo la sua natura, cio non in maniera necessaria, ma come una realt che si rapporta indifferentemente a molte cose. Quindi tanto Dio come lessere umano sono causa diretta, immediata e integrale dellatto: Dio come causa prima e la creatura come causa seconda. Non si tratta quindi di negare lonnipotenza di Dio o la libert umana, ma di riconoscere una distinzione di piani nella causalit metafisica, dove c una subordinazione costitutiva della volont finita alla Causa prima. La volont finita, come tale, pu cedere, pu cadere, pu quindi mettersi in discordia con la volont di Dio. Ma questa non perfezione, perch non partecipazione di perfezione ma mancanza di tale partecipazione: deviazione o caduta per lappunto, ed in ci riferibile alla sola creatura.E San Tommaso, per nulla timoroso dellimmediata conseguenza della sua posizione, attribuisce a Dio la causalit dello stesso atto peccaminoso dellessere umano per quel che in esso c di attualit effettiva. Essendo Dio lessere per essenza (poich la sua essenza il suo essere), necessario che provenga da lui tutto ci che in qualunque modo : non c, infatti nessun altro essere che sia il proprio essere, ma tutti gli esseri sono detti per partecipazione. Ora, tutto ci che detto essere tale per partecipazione deriva da ci che per essenza, come ogni cosa infuocata deriva da ci che tale per

essenza. Ora, evidente che latto del peccato un determinato ente ed appartiene ad un predica-mento dellente. Perci necessario dire che provenga di Dio Naturalmente laspetto del peccato come deformit morale esprime una mancanza di partecipazione o caduta dallessere e va attribuito al difetto del libero arbitrio imputabile solo alla creatura. Quindi lazione del peccato proviene da Dio, ma non proviene da Dio il peccato. Naturalmente la libert umana, divina solo per partecipazione, ha molti condizionamenti, che la filosofia contemporanea e le scienze umane si sono incaricati di individuare con precisione sempre pi pertinente. Tuttavia con Paul Ricoeur bisogna stare attenti ai tranelli dei maestri del sospetto (Nietzsche, Freud e Marx) della libert e dellidentit della persona umana. Lo stesso Ricoeur, nei suoi scritti pi recenti, proprio per rispondere a tali maestri e ai suoi discepoli, ha riabilitato Aristotele per risolvere il problema della responsabilit dellagire nellidentit personale distinguendo lidentit come medesimizza , in base alla quale ciascuno semplicemente lo stesso , dallidentit come ipseit , in base alla quale qualcuno se stesso . Questultima secondo Ricoeur , che appartiene alla sfera dellesistenza autentica, rimanda a un fondo ontologico a partire da cui il s pu esser detto agente dei suoi atti, ossia capace di agire liberamente. Lessenziale, scrive Ricoeur, il decentramento stesso verso il basso e verso lalto, in Aristotele grazie a cui lenrgeia-dynamis indica un fondo di essere, ad un tempo potente ed effettivo, sul quale si staglia lagire umano. Questo fondo potente ed effettivo, da cui parte e si staglia lagire umano libero, tramite il conatus di Spinoza (che noi gi abbiamo trovato in San Tommaso come istinto divino riferito allEtica Eudemea di Aristotele), trova il suo fondamento anche per Ricoeur nellessentia actuosa di Dio: Lessenziale per noi che ad un Dio artigiano, che si sforza di realizzare unopera conforme ad un modello, sia sostituita una potenza infinita, una energia agente. Al di la dei condizionamenti che bisogna individuare, oggi viene rivendicata la libert che un processo dinamico per cui lagire libero, proprio nella misura della sua attuazione, libera pi a libert e viceversa lagire condizionato condiziona sempre pi, senza mai per togliere quella libert come apertura radicale e possibilit di conversione.

Oggi il realismo della fisica ci viene pure in aiuto. Infatti, nella fisica pi recente dei quanti lasciata aperta la possibilit di una libert autentica dellazione umana intesa non come unimperfezione delle nostre facolt conoscitive, n come una breccia nel determinismo causale ma che riposa nel fatto che la volont precede lintelletto, senza lasciarsi totalmente influenzare dal medesimo. Loriginalit della libert umana di essere un nuovo principio nel mondo come dice M. Planck che pu modificare, entro certi limiti, il corso stesso della natura: lo vediamo con la fusione atomica o con la cosiddetta ingegneria genetica. Tale principio nuovo soprattutto costituisce la vera possibilit di trascendenza dellessere umano in direzione allAssoluto, e come apertura verso la fede e la grazia che lo devono salvare e come apertura verso il fratello dove trovare il volto di Cristo e l'immagine di Dio con il suo amore e grazia. Nella vita pubblica e privata luomo pertanto inizia con una scelta che lo qualifica allinterno della vita morale e lo muove al conseguimento del fine ultimo che la felicit. Il cristiano , in questa complessa problematica , muove da Cristo e viene esortato soprattutto in questo tempo di avvento alla sua sequela per vincere il pungolo della morte , la quale , secondo il Vangelo , sempre imminente : perci il monito di stare allerta , Estote parati quia hora non putatis , filius hominis veniet Vegliate, perch non sapete il giorno lora in cui verr il Signore vostro Alla fine di tutto questo discorso , per me la libert la condizione per cui un individuo pu decidere di pensare , esprimersi ed agire senza costrizioni usando la volont , di ideare e mettere in atto un azione ricorrendo ad una libera scelta dei fini e degli strumenti che ritiene utili ad attuarla . In pratica per la libert soggetta a vari condizionamenti che vengono dal mondo reale , da leggi fisiche e da situazioni determinanti di altra natura , consuetudini , pregiudizi , credo religiosi , legami familiari , legami di amicizia , di fede politica , di appartenenza ad un gremio ed altro .

ILLUSIONE
EMMI/SAPORITI

TU sai che c' un battello che porta al mondo dei sogni l , dove fa caldo ed il cielo non ha eguali. TU sai che al finale di questa terra , dove la gente semina migliaia di semini di gioia , dove confina l' odio mi avevano detto , mio piccolo amico, laggi dove ti tolgono le catene, ti regalano una vita, senza buttarti nella sabbia , come qui , tutti i pargoli dopo nove mesi di pena , li immergono in una vita dove perdi velocemente il respiro . Allora senza esitare , IO sono saltato in mare , per raggiungere questo vascello e vedere finalmente quella terra. Laggi troppa luce , ho dovuto chiudere gli occhi ma nulla che i profumi riempissero i miei desideri. IO voglio essere libero in questo mio cammino , IO voglio essere libero nel mio mondo , voglio vivere per la libert , nella libert. Allora una giovane fanciulla , cos bella come la natura mi prese per mano e mi disse : ''sono questa avventura''. Si diceva che l' avesse mandata il mare che la montagna si fosse chinata per lasciarla passare . Lei mi ha condotto lontano , con infinita dolcezza , e i suoi riccioli dorati emanavano un profumo che da anni guidava questo cammino, il tuo cammino , il mio cammino, il cammino. Voglio essere libero nel mio cammino vivere per la libert nella libert Per arrivare alfine a questi sogni di bimbo, che non ha limiti come ora , ho visto delfini nuotare in un cielo di batuffoli di cotone, dove i fiori volano accarezzando l' orizzonte. IO ho visto degli alberi spingere , rimpiazzando i grattacieli IO ho visto in fondo al mare una nube di rondini

L' HOMME ET LA MER Homme libre, toujours tu chriras la mer! La mer est ton miroir, tu contemples ton me Dans le droulement infini de sa lame Et ton esprit n'est pas un gouffre moins amer. Tu te plais a plonger au sein de ton image; Tu l'embrasses des yeux et des bras, et ton coeur Se distrait quelquefois de sa propre rumeur Au bruit de cette plainte indomptable et sauvage. Vous tes tous les deux tnbreux et discrets; Homme, nul n'a sond le fond de tes abimes; O mer, nul ne connait tes richesses intimes, Tant vous tes jaloux de garder vos secrets! Et cependant voila des sicles innombrables Que vous vous combattez sans piti ni remord, Tellement vous aimez le carnage et la mort, O lutteurs eternels, O frres implacables!
BAUDELAIRE

DEFINIAMO ORA IL LIBERO ARBITRIO Il libero arbitrio il concetto filosofici e teologico secondo il quale ogni persona libera di fare le sue scelte. Ci si contrappone alle varie concezioni secondo le quali la realt in qualche modo predeterminata dal determinismo (DESTINO) , per cui gli individui non possono compiere scelte perch ogni loro azione predeterminata prima della loro nascita (predestinazione o servo arbitrio)

Il concetto di libero arbitrio ha implicazioni in vari campi , etico , religioso , scientifico. In campo religioso il libero arbitrio implica che la divinit , per quanto onnipotente , scelga di non utilizzare il proprio potere per condizionare le scelte degli individui. Nell'etica questo concetto alla base della responsabilit di un individuo per tutte le sue azioni.In ambito scientifico l'idea di libero arbitrio determina un'indipendenza del pensiero inteso come attivit della mente e della mente stessa dalla pura casualit scientifica. Come credo nella libert cos credo nel libero arbitrio , si svincolati da tutto e da tutti senza condizionamenti , SUA QUISQUE FORTUNA FABER ORA CHE SAPPIAMO CONOSCERE E DISTINGUERE IL VERO DAL FALSO , OCCUPIAMOCI DELLA FISICA , OSSIA DELLO STUDIO DI TUTTO CI CHE CI STA ATTORNO , CI CIRCONDA , E DELLE LEGGI CHE LO GOVERNANO

LA FISICA
La fisica studia la physis ovvero la natura . La filosofia della fisica studia gli aspetti filosofici ( epistemologici, logici , ontologici , metafisici) delle teorie fisiche , in particolare di concetti quali , materia , energia , spazio , e tempo . Oltre a ci, interessata alle previsioni della relativit , della cosmologia , ai risultati e alle interpretazioni della meccanica quantistica , ai fondamenti della meccanica statistica , e alle questioni concernenti cosmologia , determinismo , natura delle leggi fisiche . Pur essendo una sottodisciplina filosofica, la filosofia contigua e, per alcuni aspetti non distinguibile, dallo studio scientifico dei fondamenti della fisica. Classicamente alcune di queste questioni venivano studiate in quanto parte della metafisica o dell'ontologia. Pu essere considerata una sottobranca della pi generale filosofia della scienza . Filosofia del Tempo Il tempo una delle grandezze fondamentali della fisica . Nella filosofia il tempo la dimensione nella quale si concepisce e si misurail

trascorrere degli eventi. Vi

sono molte domande filosofiche sul tempo, a cui finora si riusciti a rispondere solo con altre domande. Ecco le principali : Il tempo assoluto o meramente relazionale? Il tempo senza cambiamento concettualmente impossibile? Il tempo scorre, oppure l'idea di passato, presente e futuro completamente soggettiva, descrittiva? Il tempo lineare o lo solo nel breve spazio di tempo che l'uomo ha sperimentato e sperimenta? IL TEMPO Per chi ama , il tempo umano non esiste. Il susseguirsi di luce e tenebre , il rintocco di lontane campane , misurano gli istanti mancanti al prossimo incontro. Sogno la voce , gli occhi furbi e maliziosi il dolce sorriso sul volto amato... udire il mio nome da te cantato. L' ansia aumenta , il cuore accelera, l'anima sogna un tenero abbraccio , camminare mano nella mano , gioia . il premio per cos lunga attesa . D' improvviso due parole rimbombano . Un fulmine , un colpo di cannone . Tutto va in fumo , distrutto . Il dolore quasi mi uccide , soffro , piango in silenzio , sudo , trascoloro , come l'erba d' inverno nei prati La mente impazzisce . I dubbi mi lacerano . Ci sar' una prossima volta ? Quando?....lontano nel tempo , Sar una eternit . Tutto sar uguale ? pi intenso? Solo prego di avere la forza di aspettare , Scriver fiumi di parole , con le mie dita sulle nuvole nessuno le legger .

Filosofia dello Spazio Lo spazio fisico in cui ci muoviamo, e in cui interagiamo col mondo oggettivo, un concetto primitivo . In realt, la nozione di spazio in fisica non facile da descrivere. Le questioni filosofiche riguardanti lo spazio comprendono: Lo spazio assoluto o puramente relazionale? Lo spazio possiede una geometria intrinseca, o la geometria dello spazio solo una convenzione? Molti scienziati hanno preso parte a tale dibattito , tra i quali I. Newton (lo spazio assoluto), G.Leibnitz (lo spazio relazionale), e H.Poincar (la geometria spaziale una convenzione) . Recentemente poi emersa anche la questione sollevata dalla teorie della gravitazione quantistica: lo spazio-tempo assoluto ( teoria delle stringhe ) oppure quantizzato (gravitazione quantistica a loop) ? Gli elementi naturali che determinano la materia informe sono quattro: l'acqua l'elemento freddo umido e la terra freddo secco , che si muovono verso il basso (la terra infatti nell'acqua affonda) , l'aria caldo umida e il fuoco caldo secco si muovono verso l'alto (l'aria meno del fuoco , come dimostra l'ebollizione) ; in pi oltre a questi quattro elementi vi l'etere o quintessenza che compone i corpi celesti e che si muove circolarmente . Il moto dei quattro elementi infatti non perfetto poich in esso inizio e fine non coincidono come avviene invece nel moto circolare dell'etere , il primo movimento proprio della generazione e della corruzione , mentre il secondo , dell'eternit . Le sostanze determinate perci si dividono in: sensibili mobili , che costituiscono il mondo fisico e che appartengono alla classe non generabile ed incorruttibile che costituisce i corpi celesti o alla classe generabile e corruttibile costituita dai quattro elementi sublunari ; ed insensibili immobili , oggetto della teologia . Il movimento uniforme ed eterno del primo cielo , che regola il movimento degli altri cieli , deve trovare necessariamente , secondo Aristotele, una causa in un motore primo immobile , altrimenti dovremmo andare ancora a ritroso a ricercare il motore primo. Il motore primo sar atto puro , quindi senza possibilit di non muovere , senza possibilit di passaggio dalla potenza all'atto , proprio del divenire; esso non avr grandezza (una grandezza infinita non esiste

e una grandezza non pu avere l'infinita potenza necessaria a muovere in eterno) e giacch la materia muta e si corrompe sar immateriale ; sar causa finale, sommo bene e non causa efficiente non avendo n materia n grandezza . Questo primo motore da identificarsi con Dio. Il motore primo , essendo immateriale, sar pensiero : non pensiero di altre cose (altrimenti soggiacerebbe al passaggio dalla potenza all'atto), ma pensiero di pensiero, unit di intelletto ed intelligibile. Come Dio muove il primo cielo, cos ogni cielo un'intelligenza motrice immobile ed eterna, per cui valgono gli stessi principi, che muove il successivo. Il movimento non circolare dei pianeti richiedeva che si ipotizzassero pi sfere che muovessero ogni pianeta, per cui Aristotele ne ammetteva 47 o 55, secondo le diverse interpretazioni di Eudosso o Callippo. Dio perci non crea il mondo, ispirando solo al primo cielo il suo desiderio di vita perfetta, ma ne garantisce l'ordine. Tuttavia la sostanza il fondamento intrinseco dell'essere, non Dio. Perci all'estremit della regione celeste vi la sfera delle stelle fisse, poi via via le altre, passando per quelle dei pianeti, del sole, della luna, fino a giungere alla terra immobile al centro dell'universo. Il mondo unico e perfetto, secondo la pesantezza al centro vi la terra, intorno la sfera circolare dell'acqua, intorno ancora la sfera dell'aria, poi quella del fuoco, poi i cieli ed i corpi celesti . Gli elementi che si allontanano violentemente dalla propria sfera vi tornano da soli , naturalmente . Esiste un unico mondo perch anche se vi fosse al di fuori altra terra , aria o acqua tenderebbero a tornare nella loro sfera ricostituendo l'unico mondo. Il mondo inoltre eterno . A proposito del moto violento, Aristotele sostiene che l'aria sospinga il sasso lanciato verso l'alto da una mano , precede il concetto di portanza alare , per cui se esistesse il vuoto il movimento sarebbe impossibile ; altrimenti si dovrebbe ipotizzare una velocit infinita o la medesima velocit per corpi di diverso peso. La perfezione implica ovviamente finitezza e Aristotele nega l'infinito. Infatti il mondo il limite spaziale (per questo la retta non pu essere infinita) e lo spazio il limite immobile che abbraccia un corpo (per cui il vuoto non esiste); il tempo un ordine misurabile secondo il prima ed il poi dal movimento degli astri. Il mondo ordinato secondo un fine: perci nulla accidentale e tutto

rientra in quest'ordine : anche la fortuna stessa (tke) rientra in questo ordine . Vale la pena sottolineare ancora questo interesse per la ricerca scientifica . Le sostanze inferiori sono le pi accessibili e quindi hanno il sopravvento nella ricerca scientifica, pi vicine e quindi simili a noi. Sia che si studi la natura che le cose divine si mira alla forma a prescindere dalle parti materiali , l'indagine verte sempre sulla sostanza totale . Aristotele si interess di biologia , soprattutto negli anni dell'et adulta , di fenomeni meteorologici , di genetica , di embriologia , di anatomia e fisiologia animale , mostrando verso tutte queste materie lo stesso interesse per la sperimentazione , lo spirito sistematico , la attenzione per il concreto ed il particolare.

SPAZIO TEMPO
Esiste lo spazio senza il tempo? Ed il tempo senza lo spazio infinito esiste? Cosa lo spazio ? il luogo dei punti in cui possiamo essere o pu essere un corpo animato o non , una molecola , un atomo , qualsiasi cosa , forse ?. Questo il mio pensiero ; per se non definisco un T, quando esisteva solo il nulla , essendo il tutto in continuo divenire non possiamo pensare che esista movimento , non esiste divenire statico , se esiste divenire , esiste cambiamento . Nel momento , nel tempo T* , tutto sar diverso da come era nel momento T, allora esiste il tempo , lo spazio esiste solo perch i corpi sono impenetrabili , allora non pu esistere spazio senza tempo . T l' inizio di tutto , il momento del big bang , immaginario , tutta la massa concentrata , uovo cosmico , una esplosione , un suono , il rumore di fondo dell'universo , poi il divenire rapido , tutto si espande , si dilata , senza fine . La misura dello spazio e del tempo pu allora essere assoluta , univoca o una pura convenzione , esistono eventi ciclici che possano definire intervalli di tempo sempre uguali , immutabili ? E lo spazio come si pu misurare ? In diametri di particelle elementari , neutroni particella con massa senza carica , apparentemente sempre uguali in ogni atomo . Ma

cosa la massa? Come la definisco , come la misuro ? di certo una quantit , di che cosa ? Di noi , che siamo corpo e anima , massa ed energia . Allora e' vera anche l'equazione E=mc2 , allora come conciliamo l' infinitamente piccolo , la fisica quantistica , con quanto infinitamente grande , la fisica classica ? C' un abisso , un solido muro invalicabile , per ora , che ci impedisce di vedere , capire , muro di Planck.

Dietro questo muro si nasconde una realt , un segreto inimmaginabile ,"una luce inaccessibile che nessun uomo potr mai vedere e vivere" (1 Timoteo 6:16). Certamente non ci accontentiamo di quanto detto , cerchiamo di trovare allora come valicare il muro . Nella fisica classica , Newtoniana , Galileiana , vale la relazione : Velocit = Spazio / Tempo , cio , dato uno spazio determinato e definito , tanto pi alta la velocit tanto pi breve il tempo di percorrenza del su detto spazio predefinito .Una critica profonda a tale concezione dello spazio del tempo come entit assolute e non relative, venne successivamente elaborata da Albert Einstein . Einstein consider che , se il tempo della percezione degli oggetti fosse istantaneo ( IN T ) , la velocit della luce dovrebbe essere infinita , come si era esemplificato fino ad allora : quando apriamo gli occhi ed osserviamo il mondo , vediamo ci che effettivamente e contemporaneamente presente attorno a noi. Einstein sapeva che Michelson e Morley , due famosi scienziati americani , avevano dimostrato nel 1887 , che la velocit della luce era elevata , ma non infinita e che infatti corrispondeva a circa 300.000 Km/secondo , indicata con C Ci significa che la luce delle stelle che vediamo in cielo proviene dal passato ; potremo infatti casualmente vedere la luce emessa da una stella , che in effetti non esiste pi da

molto tempo. Allora Einstein, a seguito della enunciazione che non misurabile nulla di pi veloce della luce , immagin di cavalcare la luce che porta l' informazione sul movimento : da qui nasce la necessit di modificare le dimensioni relative allo spazio - tempo in cui si osservano gli eventi . Infatti , muovendoci alla velocit della luce esploreremmo tutto il passato dell'universo : poich il rapporto S/T deve risultare , come limite massimo uguale alla velocit della luce , che nel vuoto stata misurata come costante universale C ; se la velocit delle luce una costante , per rimanere tale in tutte le condizioni del moto , devono variare il numeratore e/o il denominatore del rapporto che esprime la velocit . Inoltre Einstein proponendo la sua teoria della relativit nel 1905, formul l'ipotesi che se riteniamo l'energia totale (E) una costante universale, il cambiamento delle dimensioni relative tra spazio e tempo deve corrispondere ad una variazione della massa dei corpi. Da qui la famosa equazione della relativit, E = MC2. Questa formulazione comporta che, in prossimit della velocit della luce, la massa di un corpo in moto deve diventare energia. Con Einstein si realizza un grande cambiamento nel modo di pensare allo spazio e al tempo : l'equazione della relativit infatti stabilisce che se la massa dei corpi in movimento varia a seconda della velocit , allora nuove dimensioni dello spazio - tempo vengono definite dalle interazioni della massa variabile con il campo della energia . Per Einstein spazio e tempo non sono pi quantit assolute e distinte , di valore primordiale come aveva

supposto Newton ma intrinsecamente relative , per cui lo spazio non assolutamente distinguibile dal tempo ; sono i casi di interazione tra energia e materia che determinano dimensioni variabili dello spazio - tempo nell'universo . Purtroppo tali distorsioni relativistiche dello spazio - tempo in funzione della velocit a cui sono soggette le masse dei corpi in movimento , generano inammissibili paradossi logici a tutt'oggi irrisolti . Il pi famoso il cosiddetto paradosso dei gemelli . Trattasi di un esperimento mentale in cui si suppone che un gemello resti a terra e l'altro navighi nello spazio ad una velocit che si approssima sempre pi a quella della luce; dato che C=S/T se la velocit dell'astronave aumenta, il valore del tempo sull'astronave deve diminuire, deve cio rallentare il ticchettio dell'orologio del gemello in volo rispetto a quello del gemello rimasto a terra. In tal caso quando il gemello volante torna a casa trova il fratello molto pi vecchio di lui. Questo tipo di paradosso non nuovo : spesso ricordato il paradosso di Achille e la tartaruga di Zenone d' Elea , che impediva al veloce Achille di sorpassare la tartaruga perch, prima di raggiungerla, avrebbe dovuto arrivare alla met della distanza tra lui e la tartaruga ; ma se si suppone di poter dividere un segmento dello spazio all'infinito , di conseguenza Achille non pu avere un tempo infinito , per raggiungere l' infinitesima suddivisione della distanza che lo separa dalla tartaruga . ''Achille , simbolo di rapidit, deve raggiungere la tartaruga , simbolo di lentezza . Achille corre dieci volte pi svelto della tartaruga e le concede dieci metri di

vantaggio . Achille corre quei dieci metri e la tartaruga percorre un metro ; Achille percorre quel metro, la tartaruga percorre un decimetro ; Achille percorre quel decimetro, la tartaruga percorre un centimetro; Achille percorre quel centimetro, la tartaruga percorre un millimetro ; Achille percorre quel millimetro , la tartaruga percorre un decimo di millimetro, e cos via allinfinito ; di modo che Achille pu correre per sempre , senza raggiungerla.'' Il paradosso dei gemelli , come quello della tartaruga che risulta irraggiungibile , evidenziano come alcuni ragionamenti scientifici apparentemente coerenti , portino a conclusioni certo paradossali . Restano perci una sfida alla ricerca di nuovi modelli concettuali di revisione del ragionamento scientifico precedente , che pur sembrando sotto molti aspetti logico , applicato rigorosamente , diventa irrazionale anche nei riguardi del senso comune . La confutazione pi immediata quella del filosofo Diogene di Sinope , che silenziosamente si mise a camminare davanti a chi gli ricordava gli argomenti di Zenone contro il movimento. Secondo Aristotele, invece, il tempo e lo spazio sono divisibili allinfinito in potenza , ma non sono divisibili allinfinito in atto . Una distanza finita (che secondo Zenone non percorribile perch divisibile in frazioni infinite) infinita nella considerazione mentale, ma in concreto si comporta di parti finite e pu essere percorsa . Da un punto di vista matematico la spiegazione sta nel fatto che gli infiniti intervalli impiegati ogni volta da Achille per

raggiungere la tartaruga diventano sempre pi piccoli, ed il limite della loro somma converge , per le propriet delleserie geometrica . Una somma di infiniti elementi o, pi precisamente, il limite di una somma di infiniti elementi non necessariamente infinito. Prendiamo ad esempio la somma di tutte le frazioni che si possono ottenere dimezzando ogni volta un intero . La somma di tutti questi elementi sempre inferiore ad uno. Arrivati allelemento numero N , la somma sar pari ad uno meno la frazione di ordine n. Arrivati ad esempio al terzo elemento, la somma sar uguale a sette ottavi, pari ad uno meno un ottavo (un mezzo elevato alla terza). Arrivati al decimo elemento, la somma sar uno meno un mille ventiquattresimo (un mezzo elevato alla decima; infatti due elevato alla decima potenza =1024). Da un punto di vista matematico , si pu dire che il limite di questa somma di infiniti termini uno . Un altro approccio considera il significato fisico degli intervalli spaziali, le cui dimensioni dopo pochi passaggi sono estremamente ridotte. Secondo la meccanica quantistica , infatti, non ha senso considerare intervalli pi piccoli di una determinata dimensione

Paradossi contro il movimento


Primo paradosso , lo stadio Il primo argomento contro il movimento quello sullo stadio . Esso afferma che non si pu giungere all'estremit di uno stadio senza prima aver raggiunto la met di esso, ma prima di raggiungerla si dovr raggiungere la met della met e cos via senza quindi mai riuscire a raggiungere l'estremit dello stadio.

Secondo [Giorgio Colli], sono due le versioni tramandate del paradosso di Zenone (una quella citata sopra) , e andrebbe preferita la seguente espressione: Non si pu giungere all'estremit di uno stadio senza prima aver raggiunto la met di esso, ma una volta raggiunta la met si dovr raggiungere la met della met rimanente e cos via, senza quindi mai riuscire a raggiungere l'estremit dello stadio. Il paradosso sarebbe dunque analogo a quello di Achille e la tartaruga (che una formulazione pi suggestiva della dicotomia all'infinito) e del tutto indipendente da quello della freccia, che mette in dubbio l'inizio stesso del moto . Secondo paradosso (Achille e la tartaruga) Il Paradosso di Achille e la tartaruga - uno dei paradossi di Zenone pi famosi - afferma invece che se Achille (detto "pie' veloce") venisse sfidato da una tartaruga nella corsa e concedesse alla tartaruga un piede di vantaggio, egli non riuscirebbe mai a raggiungerla, dato che Achille dovrebbe prima raggiungere la posizione occupata precedentemente dalla tartaruga che, nel frattempo, sar avanzata raggiungendo una nuova posizione che la far essere ancora in vantaggio; quando poi Achille raggiunger quella posizione nuovamente la tartaruga sar avanzata precedendolo ancora. Questo stesso discorso si pu ripetere per tutte le posizioni successivamente occupate dalla tartaruga e cos la distanza tra Achille e la lenta tartaruga pur riducendosi verso l'infinitamente piccolo non arriver mai ad essere pari a zero.

.In

pratica, posto che la velocit di Achille (Va) sia N volte quella della tartaruga (Vt) le cose avvengono cos:
dopo

un certo tempo t1 Achille arriva dove era la tartaruga alla partenza (L1). nel frattempo la tartaruga ha compiuto un pezzo di strada e si trova nel punto L2. occorre un ulteriore tempo t2 per giungere in L2. ma nel frattempo la tartaruga giunta nel punto L3 ... e cos via. Quindi per raggiungere la tartaruga Achille impiega un tempo e quindi non la raggiunger mai. Terzo paradosso (la freccia) Il terzo argomento quello della freccia, che appare in movimento ma, in realt, immobile. In ogni istante difatti essa occuper solo uno spazio che pari a quello della sua lunghezza ; e poich il tempo in cui la freccia si muove fatto di singoli istanti, essa sar immobile in ognuno di essi. Il concetto di questo terzo paradosso in fondo opposto a quello del secondo: l'esistenza di punti e istanti indivisibili. Ma anche in questo caso il movimento risulta impossibile, in quanto dalla somma di istanti immobili non pu risultare un movimento. Quarto paradosso (due masse nello stadio) Zenone afferma che se due masse in uno stadio si vengono incontro, risulter l'assurdo logico che la met del tempo equivale al doppio. Consideriamo infatti tre segmenti (A, B, C) uguali e paralleli, che si trovino allineati. Supponiamo poi che il segmento in alto (A) si muova verso destra, rispetto a quello situato nel centro (B) che resta fermo, e che per ogni istante elementare avanzi di un intervallo (elementare). Il segmento in basso (C) faccia invece la stessa cosa verso sinistra. Dopo il primo istante avremo che i punti iniziali di A

e C si saranno allontanati di due intervalli. Ma ci assurdo perch allora il tempo che avrebbero impiegato per allontanarsi di un solo intervallo sarebbe di "mezzo istante", contraddicendo l'ipotesi che stiamo analizzando la situazione al primo istante (indivisibile). Confutazione dei paradossi del moto Non difficile immaginare che anche un greco, ignaro dei rudimenti del calcolo infinitesimale, "vedesse" altrettanto bene che ogni somma: un segmento + mezzo segmento + un quarto di segmento + etc. rimane sempre all'interno del segmento doppio. Tale critica alle moderne "pseudoconfutazioni" stata ampiamente sviluppata, su basi kantiane, dal matematico Umberto Bartocci il quale invita invece a riflettere sulla circostanza che i paradossi di Zenone sul movimento vanno considerati sempre attuali e "non risolubili", in quanto puntano l'attenzione sulle dicotomie reale/pensato e spazio (continuo) / tempo (discreto )

Terzo paradosso (la freccia ) Il terzo argomento quello della freccia , che appare in moto ma, in realt, immobile. In ogni istante difatti essa occuper solo uno spazio che pari a quello della sua lunghezza ; e poich il tempo in cui la freccia si muove fatto di singoli istanti, essa sar immobile in ognuno di essi. Il concetto di questo terzo paradosso in fondo opposto a quello del secondo: l'esistenza di punti e istanti indivisibili. Ma anche in questo caso il movimento risulta impossibile, in quanto dalla somma di istanti immobili non pu risultare un movimento. Quarto paradosso (due masse nello stadio) Zenone afferma : se due masse in uno stadio si vengono

incontro, risulter l'assurdo logico che la met del tempo equivale al doppio. Consideriamo infatti tre segmenti (A, B, C) uguali e paralleli, che si trovino allineati. Supponiamo poi che il segmento in alto (A) si muova verso destra, rispetto a quello situato nel centro (B) che resta fermo, e che per ogni istante elementare avanzi di un intervallo (elementare). Il segmento in basso (C) faccia invece la stessa cosa verso sinistra. Dopo il primo istante avremo che i punti iniziali di A e C si saranno allontanati di due intervalli. Ma ci assurdo perch allora il tempo che avrebbero impiegato per allontanarsi di un solo intervallo sarebbe di "mezzo istante", contraddicendo l'ipotesi che stiamo analizzando la situazione al primo istante (indivisibile). Il caso generale venne dimostrato nel XVII secolo mentre Zenone espose i paradossi nel v sec AC . La tecnica mostrata da Zenone nella suddivisione infinitesimale va sotto il nome di dicotomia Si pu aggiungere che la precedente spiegazione, che fa ricorso alla teoria delle serie convergenti, alquanto diffusa nell'ambiente dei matematici , ma lo forse perch assai "comoda", in quanto permette di non riflettere pi a fondo su una questione che si presume facilmente superabile grazie ai successivi progressi avvenuti nel campo della disciplina. Nel paradosso delle masse dello stadio, Zenone dimostra che uno spazio e un tempo assoluti non corrispondono alla realt. Oggi infatti sappiamo, per la relativit ristretta, che

le velocit possibili di un corpo non sono illimitate superiormente. L'errore di fondo sta nel considerare lo spazio e il tempo come entit separate. Anche in quello della freccia, egli suppone che un corpo in moto sia indistinguibile da uno in quiete. Sono trascorsi 2500 anni prima di raggiungere le conoscenze necessarie a confermare il paradosso. Lo spazio e il tempo infatti non sono da considerarsi assoluti. In genere si sempre osservato che gli argomenti di Zenone si basano sul concetto di infinito. Per il paradosso della freccia, ad esempio , Bertrand Russel ha osservato che il cinematografo crea il movimento utilizzando una successione di immagini ferme . Ma questa soltanto una disputa sul significato di moto, secondo la quale il moto sarebbe un' illusione cinematografica.Esiste un'altra visione dei paradossi di Zenone : un atto "semplice" scomposto e descritto attraverso una successione infinita di atti.

Effetto Zenone quantistico Come si pu vedere, questi paradossi sono stati utili per sviluppare molti concetti alla base della matematica e della fisica moderne, e non si dovrebbe liquidarli banalmente. Persino nella meccanica quantistica riecheggia il nome di Zenone nel cosiddetto "effetto Zenone quantistico", che, riprendendo metaforicamente il paradosso della freccia, afferma che un sistema, che decadrebbe spontaneamente, inibito o addirittura non decade affatto se sottoposto ad una serie infinita di osservazioni (o misure). Di recente vari esperimenti:

l' esperimento di Itano (1990), basatosi sull'idea di Cook (1988), l' esperimento di Kwiat (1995) sulla polarizzazione dei fotoni, l' esperimento di di Fischer (2001), hanno dato verifica sperimentale di questo effetto , (WIKIPEDIA) Un evidente errore comune ai due paradossi della tartaruga ed Achille , cos come in quello dei gemelli , consiste nel trattare entit , quali lo spazio ed il tempo come assolute , e poi pensare di renderle relative tra loro . Ogni entit , infatti per essere considerata assoluta , dovrebbe anche essere assolutamente distinta dalle altre e quindi non pu poi essere relativizzata . Questa semplice riflessione logica non basta per capire meglio il mistero del tempo : una sfida assai pi importante e complessa emerge oggi nella scienza cosa sia il tempo in relazione alla nascita ed all' evoluzione della vita una questione ancora aperta .

L' ETICA

Comportamento verso gli altri , il mondo circostante , la naturIn

ambito filosofico, il termine ethik (neutro plurale dellaggettivo ethikos) entr nelluso con Aristotele, che con esso intitol le sue trattazioni di filosofia della pratica; poco pi tardi lo stoicismo design con lo stesso aggettivo la terza e suprema parte della filosofia, che, dopo la logica (dottrina della conoscenza) e la fisica (dottrina della realt), stabiliva come luomo si dovesse praticamente comportare rispetto a questa realt. Da allora in poi, il termine rimasto acquisito alla filosofia, che lha consacrato come termine tecnico per designare ogni dottrina che si venga elaborando speculativamente intorno al problema del comportamento pratico delluomo . Nellantichit non si distingue dunque tra etica e morale, essendo i due termini equivalenti e semmai collegati alle diverse consuetudini del mondo greco e romano: il comportamento pratico delluomo sembra essere legato allabitudine, ai costumi del mondo in cui vive . Bisogna aspettare fino alla fine del Settecento , con Hegel , per trovare una distinzione tra eticit e moralit : Hegel identifica con il termine moralit laspetto soggettivo della condotta (ad esempio lintenzione e la disposizione interiore), mentre definisce eticit quellinsieme di valori morali che luomo ha realizzato e realizza nella sua esistenza (ad esempio le istituzioni, la famiglia, la societ civile, lo stato, ecc.) . L'etica (dal greco o ) , thos, "carattere", "comportamento", "costume", "consuetudine" quella branca della filosofia che studia i fondamenti oggettivi e razionali che permettono di assegnare ai comportamenti umani uno status deontico ovvero distinguerli in buoni, giusti, o moralmente leciti, rispetto ai comportamenti ritenuti cattivi

o moralmente inappropriati L'etica pu anche essere definita come la ricerca di uno o pi criteri che consentano all'individuo di gestire adeguatamente la propria libert nel rispetto degli altri. Essa pretende inoltre una base razionale, quindi non emotiva, dell'atteggiamento assunto, non riducibile a slanci solidaristici o amorevoli di tipo irrazionale. In questo senso essa pone una cornice di riferimento, dei canoni e dei confini entro cui la libert umana si pu estendere ed esprimere. In questa accezione ristretta viene spesso considerata sinonimo di filosofia morale: in quest'ottica essa ha come oggetto i valori morali che determinano il comportamento dell'uomo . Ma l'etica si occupa anche della determinazione di quello che pu essere definito come il senso, talvolta indicato con il maiuscolo Il Senso dell'esistere umano, il significato profondo eticoesistenziale (eventuale) della vita del singolo e del cosmo che lo include.Anche per questo motivo consuetudine differenziare i termini 'etica' e 'morale'. Un altro motivo che, sebbene essi spesso siano usati come sinonimi, si preferisce l'uso del termine 'morale' per indicare l'assieme di valori, norme e costumi di un individuo o di un determinato gruppo umano. Si preferisce riservare la parola 'etica' per riferirsi all'intento razionale (cio filosofico) di fondare la morale intesa come disciplina non soggettiva . L'etica pu essere descrittiva se descrive il comportamento umano, mentre normativa o prescrittiva , se fornisce indicazioni. In ogni caso la indagine verte sul significato delle teorie etiche . Pu essere anche soggettiva, quando si occupano specialmente del soggetto che agisce, indipendentemente da azioni od intenzioni, ed oggettiva , quando l'azione relazionata ai valori comuni ed alle

istituzioni . Filosofia pratica e Meta-etica analitica Per comprendere l'oggetto dell'etica utile mettere a confronto due modelli teorici. Meta-etica analitica Essa trova la sua prima esemplificazione nei Principia Ethica di Moore, Moore si propone di analizzare in modo rigoroso il linguaggio morale e di definire il significato dei concetti propriamente morali (quali buono, doveroso, obbligatorio etc.). Moore, quindi propone una distinzione fra vita morale e sapere e, di conseguenza, propone una distinzione fra vita morale ed etica. L'etica non costituisce alcuna forma di conoscenza, ma ha solo a che fare con emozioni, raccomandazioni e prescrizioni . La questione posta dalla meta-etica relativa alla giustificazione dei princpi morali, necessaria per dipanare l'intreccio di motivi e di princpi che sono alla base della stessa conflittualit morale . La meta-etica vuole dunque operare una chiarificazione concettuale in modo tale da ridimensionare le pretese accampate da prospettive morali particolari . Essa delimita l'ambito dell'etica rispetto alle diverse espressioni dell'ethos. Filosofia pratica La filosofia pratica reagisce contro la pretesa neutralit rivendicata dalla meta-etica analitica. Infatti, pur rinunciando ad una sua propria scientificit, non si pu, secondo la filosofia pratica, pretendere dall'etica il medesimo rigore e la medesima precisione che si

richiedono alla matematica. Le dimostrazioni della matematica sono sempre valide, quelle etiche lo sono per lo pi. Quindi, l'etica non una scienza fine a se stessa, ma vuole orientare la prassi. In definitiva, la filosofia pratica concepisce il sapere pratico come strettamente agganciato all'esperienza . Teorie teleologiche e deontologiche Il problema da cui nascono queste due opposte ramificazioni insito nella domanda: "Come possiamo stabilire che cosa moralmente giusto fare per un certo agente?" In base alla teoria teologica un atto "giusto" se e solo se esso (o la norma in cui esso rientra) produce, produrr o probabilmente produrr una prevalenza di bene sul male almeno pari a quella di qualsiasi altra alternativa accessibile. In altre parole, in questa teoria il fine dell'azione posto in primo piano rispetto al dovere ed all'intenzione dell'agente. Secondo la teoria deontologica , invece, le modalit dell'azione sono l'azione stessa, ovvero nel valutare un'azione non si pu prescindere dall'intenzione dell'agente. Ne deriva che il dovere e l'intenzione sono poste prima del fine dell'azione. Le teorie deontologiche possono asserire che i giudizi basilari di obbligo sono tutti e solamente particolari e che i giudizi generali sono inutilizzabili o inutili o derivanti da giudizi particolari (in questo caso abbiamo una teoria deontologica dell'atto). Un'altra teoria deontologica (detta teoria deontologica della norma) sostiene invece che il

codice del giusto e del torto consiste in una o pi norme e, quindi, che le norme sono valide indipendentemente dal fatto che esse promuovano il bene. Tali norme sono basilari e non sono derivate per induzione da casi particolari. Il Bene e il Giusto Riguardo alla questione se sia prioritario il bene o il giusto, vi sono diverse teorie:il liberalismo riconosce una certa autonomia del giusto rispetto al bene, per cui doverosa quell'azione che conforme ad una norma giusta e dobbiamo scegliere in base ai princpi di giustizia. Tale teoria vede la sua nascita in Locke e in Kant e una ripresa, nel ventesimo secolo, in molti autori: da J. Rawls a R. Nozick . Per il comunitarismo la giustizia non una questione di regole e procedure, ma qualcosa che concerne il comportamento delle persone rispetto ai propri simili, la giustizia una virt della persona. C. Taylor , invece, ritiene illusorio immaginare che il giusto possa prescindere dal riferimento al bene. Egli vede, dunque un primato del bene sul giusto, dove per bene non si intende l'utile, ma "tutto ci che spicca sulle altre cose in virt di una distinzione qualitativa". La moralit non concerne solo obblighi e regole pubbliche , ma concerne prima di tutto le distinzioni qualitative. L' Assiologia , ovvero lo studio del valore, ovvero della qualit. La teoria dei valori si occupa principalmente della natura del valore e della bont in generale. L'utilitarismo L' utilitarismo sostiene come criterio ultimo quello del

principio di utilit, per cui il fine morale da ricercare in tutto quanto facciamo la maggiore rimanenza possibile del bene sul male. In questo caso si parla, evidentemente, di bene e male non-morali. Ci sono tre tipi fondamentali di utilitarismo Utilitarismo dell'atto Il principio base rimane sempre quello della rimanenza del bene sul male, ma diviene fondamentale sottolineare il particolarismo, ossia che la domanda da porsi cosa io debba fare in questa determinata situazione e non cosa tutti dovrebbero fare in certi tipi di situazioni. Quindi anche la rimanenza che si ricerca riferita immediatamente al soggetto singolo e non una rimanenza di bene generale. Utilitarismo generale Questo si basa su due caratteristiche fondamentali: il principio base dell'utilitarismo il principio dell'universalizzazione. Quindi nell'agire, ciascuno si deve chiedere cosa accadrebbe se tutti agissero cos in tali casi. L'idea sottostante l'utilitarismo generale relativa al fatto che, se giusto che una persona in una certa situazione faccia una certa cosa, allora giusto che quell'azione sia fatta da qualsiasi altra persona in situazioni simili. Utilitarismo della norma Esso pone in evidenza la centralit delle norme ed asserisce che generalmente, se non sempre, dobbiamo stabilire che cosa fare nelle situazioni particolari, appellandoci alle

norme. Si differenzia dal de-ontologismo perch aggiunge a questo il fatto che dobbiamo sempre determinare le nostre norme domandandoci quale norma promuover il maggior bene generale per tutti. Quindi tutta la questione, nell'utilitarismo della norma, ruota intorno alla domanda: quale norma pi utile per il maggior numero di persone? Etica laica ed etica religiosa Alla base di ciascuna concezione dell'etica sta la nozione del bene e del male , della virt ed una determinata visione dell'uomo e dei rapporti umani. Tali idee sono spesso correlate ad una particolare religione , o comunque ad una ideologia . L'etica a base religiosa infatti, fissa norme di comportamento che pretende valide per tutti, mentre l'etica laica non mira ad imporre valori eterni e si dimostra solitamente attenta alle esigenze umane che tengano conto delle condizioni e delle storiche trasformazioni . In realt parlare di una etica laica presuppone gi il confronto con l'etica religiosa , ovvero con un sistema di valori dogmaticamente e universalmente individuati ; in realt molto pi opportuno parlare di un approccio laico al problema etico , definendo questo approccio come scevro da riferimenti a una ideologia predeterminata e pi portato a misurarsi con le problematiche dello individuo e del concreto contesto storico in cui esso si esprime. Etica cristiana Il fondamento dell'etica cristiana l'esercizio dell'amore verso il prossimo, mediante il quale si esprime l'amore verso il Creatore . Per il cristiano, il problema morale coinvolge quelli della salvezza dell' anima e del libero

arbitrio. Etica della verit ed etica della carit, laddove per carit intendiamo l'amore di Cristo, ovvero non quello cosiddetto naturale, ma quello che acquisisce la persona che si impegna a diventare santa, mentre per verit si intende un insieme di proposizioni dottrinali che si esprime in codici di credenze e comportamenti astratti. La carit vissuta, agisce dall'interno delle coscienze e considera ogni essere umano come individuo irriducibile ed inconfondibile (persona), non sopporta regole generali, si incarna negli esseri umani, rifugge dalle condanne, perdona e riconcilia. La verit conosciuta, agisce dall'esterno, considera ogni essere come individuo riconducibile e assimilabile ad altri, classi categorie, produce regole generali, formula precetti e commina sanzioni, separa i buoni dai reprobi . Per etica cristiana si intende la vita nuova in Cristo che viene partecipata al discepolo che ha ricevuto il Battesimo (si confronti la dottrina di Paolo apostolo nel Nuovo Testamento)Attraverso il battesimo , il Cristo rende partecipe il credente del suo stesso amore. In ragione di questo evento, il credente non appartiene pi a se stesso ma al Cristo che morto per lui e riceve in dono il comandamento di amare come ha amato Ges il Cristo. Lo Spirito Santo, che abita nel cuore del credente, il principio di tutta la vita in Cristo, perch Colui che interiorizza la verit dell'Amore di Cristo. I fondamenti dell'etica cristiana per tutte le chiese sono dati dall'etica neotestamentaria (che discende dagli insegnamenti di Ges il Cristo). Per l'etica cattolica dobbiamo poi aggiungere il pensiero espresso nelle encicliche papali nei secoli , oggi racchiuso, attualizzato e

sviluppato nei pi recenti documenti come quelli del Concilio Vaticano II e nelle varie encicliche dei papi del Novecento e soprattutto di Papa Giovanni Paolo II (tra cui Fides et Tradizione Ratio et Veritatis Splendor), e nello' approfondimento dei teologi che indagano il Magistero della Chiesa le verit cristiane e le verit morali Gaudium et Spes . In maniera simile anche nelle altre chiese l'etica ha ricevuto supporti successivi (e ancor oggi li riceve): basti pensare all'attenzione riservata ai Padri orientali da parte dell'ortodossia, ai sinodi delle chiese protestanti e ortodosse, alle prese di posizione ufficiali delle varie Chiese nella loro conciliarismo . L'etica cristiana non considera se stessa un'imposizione al "mondo". A fondamento dell'etica cristiana sta l'"avvenimento" Cristo e il suo mistero pasquale; all'origine di tutto ci che il cristiano deve fare, sta il suo essere collocato dentro l'avvenimento del mistero pasquale di Cristo. Per cui l'etica cristiana una etica cristo-centrica: ha al centro l'"avvenimento" Cristo, misterica-mente presente e partecipato; etica della grazia: perch il dono di Dio precede , rende possibile ci che il cristiano chiamato a portare avanti nel comandamento dell'amore ; etica della fede: solo nella fede essa trova il suo significato. Questa etica, cos particolare e specifica, vuole essere in dialogo con ogni altra etica, perch ha il compito di servire e liberare l'uomo dall'egoismo. Essa si "ritrova" in tutto ci che di buono e di degno va a fondare l'azione degli uomini, perch riconosce fermamente che lo Spirito agisce anche al di fuori del popolo dei battezzati. Certamente questa etica difende la sua identit, perch

fondata sulla parola di un Cristo, ritenuto nella fede di tutte le chiese cristiane il Figlio di Dio. Essa non pu essere cambiata secondo il "sentire" delle epoche o il fluttuare delle mode e dei modelli di comportamento, alcune volte creati ad hoc da strumenti di potere che controllano l'economia, la cultura o altro, perch avr sempre il suo diretto riferimento alla parola del creatore. Valore morale e responsabilit Quando si parla di buono o cattivo, possiamo farlo in termini morali o non-morali. Possiamo infatti parlare di una buona vita o di una vita buona e solo nel secondo caso intendiamo dare un giudizio morale sulla condotta della vita, mentre nel primo la felicit della persona, pu non dipendere dalla persona stessa. Nel corso della sua storia, la moralit si occupata di coltivare certe disposizioni dell'uomo, tra cui figurano certamente il carattere e la virt: le virt sono disposizioni, o tratti, non interamente innate. Esse devono essere acquisite, almeno in parte, attraverso l'insegnamento e la pratica continua di tali insegnamenti. Di fatto la moralit dovrebbe essere concepita primariamente come acquisizione e coltivazione di tali tratti, ossia il fare delle virt un vero e proprio habitus. Il concetto di responsabilit si esercita nell'ambito dei rapporti interpersonali, infatti deriva dal latino spondeo prometto, do la mia parola, ed evidente il collegamento con la parola risposta, che implica gli altri. Questo termine ha trovato una prima utilizzazione in ambito giuridico e politico con in Lineamenti della filosofia del

diritto di Heghel in cui parla della responsabilit in riferimento al problema del male che viene compiuto, al tema della pena e soprattutto alla questione della possibile riparazione del danno che si prodotto, che rinvia al futuro.Max Weber in una conferenza , afferma che l'etica della responsabilit consiste nel fatto che poich il futuro si prospetta nella sua incertezza l'uomo politico deve rispondere delle conseguenze (prevedibili) delle proprie azioni che hanno un peso sulla vita dei propri simili, attraverso lo scontro politico. Distingue l'etica della responsabilit dall'etica della convinzione e della intenzione. Critica il pacifismo, e l'uso di mezzi immorali partendo da principi puri. Richiedendo lo sviluppo dell'argomento ad consequentiam: la valutazione di un atto o di un evento dipende dalle conseguenze attese, conseguenze che sono ritenute altamente probabili sulla scorta dell'esperienza fatta. Sul finire del XX secolo K.O. Appel estende l'etica di Weber come modalit propria di tutti gli uomini, con la sua etica discorsiva che una trasformazione dell'universalistica etica deontologica di Kant. Secondo Apel l' a priori da cui Kant faceva dipendere la possibilit della conoscenza e dell'universalit della scienza (per cui la ragione singola dell'individuo si chiede se il suo principio pratico pu essere universalizzato) non una struttura profonda della ragione, ma il linguaggio, che a propria volta retto da un a priori secondo cui tutti rispondono idealmente all'osservanza delle quattro pretese di validit di una comunicazione. Quindi l'etica discorsiva riflette su ci che assieme, vogliamo riconoscere nell'argomentazione come moralmente obbligante, volgendosi alla macro-etica

planetaria. Secondo Emmanuel Lvinas si deve parlare di etica come responsabilit, perch non vi alcun senso etico al di fuori della responsabilit verso altri. H. Jonas tra gli autori contemporanei che hanno contribuito alla riflessione morale sul concetto di responsabilit nell'era tecnologica. Per Jonas il principio della responsabilit e la sua prassi acquista una dimensione nuova quando dinnanzi c' l'incombente minaccia del progresso tecnologico nei confronti dell'uomo e della natura. Il superamento del dualismo e del nichilismo moderno si fa dunque tramite questa nuova guida dell'agire umano nella riscoperta di quegli scopi e valori intrinseci alla natura, ma messe a tacere dal trionfo della ragione strumentale. L'etica della virt Un'etica della virt si basa evidentemente sul concetto di virt. Con questo termine si intende una disposizione, un habitus, una qualit o un tratto del carattere che un individuo ha o cerca di avere. Questa etica non assume i princpi deontici come base della moralit, ma considera basilari i giudizi areteici. I princpi deontici derivano da quelli areteici e se non derivano da questi, sono superflui. Un'etica della virt considera i giudizi areteici sulle azioni come giudizi secondari e basati sui giudizi areteici sulle persone e sui loro motivi o tratti del carattere. Quindi per l'etica della virt la moralit non ha a che fare con l'obbligatoriet dell'azione. Per essere morali bisogna essere un certo tipo di persona, non semplicemente agire in un

certo modo. Si guarda, dunque, primariamente alla persona ed al suo essere piuttosto che all'azione che essa compie. Le disposizioni del carattere che sono virt morali, secondo questa etica, sono: egoismo del tratto: le virt sono quelle disposizioni che maggiormente contribuiscono al bene o al benessere personale; (la virt cardinale qui il bene personale) utilitarismo del tratto: le virt sono quei tratti di carattere che maggiormente promuovono il bene generale (la virt cardinale qui la benevolenza). Responsabilit morale Con questo termine generalmente si vuole attribuire un'azione ad un agente. Possiamo operare tale attribuzione in tre modi fondamentali dicendo che una persona responsabile dicendo che una persona X responsabile di un'azione Y dicendo che una persona X responsabile di un'azione Y, intendendo con Y qualcosa ancora da farsi, intendendo quindi che la persona X ha la responsabilit di fare Y. Il problema : "a quali condizioni corretto giudicare o dire che X responsabile di Y?" Ci sono convenzionalmente due condizioni necessarie tramite le quali possiamo definire X responsabile: Che X sia abile a compiere Y Che X faccia Y Ora, il problema : queste condizioni sono necessarie. Ma sono anche sufficienti? Aristotele riteneva che un soggetto responsabile nel momento in cui la causa dell'atto

interna al soggetto, cio se il soggetto non costretto ad agire da qualcuno o qualcosa di esterno l'atto non risultato dall'ignoranza, cio se il soggetto anche cosciente dell'azione che compie. Da queste problematiche nascono anche le teorie del determinismo etico e quella dell'indeterminismo etico.

Filosofia della scienza etica applicata alla scienza ( bioetica , ecosofia ) Premesso il richiamarsi agli studi e dibattiti di Filosofia della scienza , l'etica applicata fa la comparsa all'inizio degli anni '70 con l'intento di promuovere una riflessione etica non di tipo generale o fondamentale, ma strettamente agganciata alle problematiche particolari, per tenere testa allo sviluppo tecnologico e scientifico, sforzandosi d'integrare la propria competenza con l'acquisizione di nozioni e dati che provengono dalle scienze naturali, biologiche, sociali ecc. Lo studio sistematico del comportamento umano nel campo delle scienze della vita e della salute, in quanto questo comportamento esaminato alla luce di valori e principi morali. Arne Naess filosofo Norvegese. Opere: il movimento ecologico: ecologia superficiale ed ecologia profonda. Si contrappone all'antropocentrismo (rifiuto dell'immagine dell'uomo nell'ambiente) con il biocentrismo (immagine relazionale) in linea di principio perch non tutto evitabile, ed inevitabile una certa quantit di uccisioni, sfruttamento e soppressione. Il mancato riconoscimento dell'egualitarismo e dell'interdipendenza tra le specie viventi compromette la qualit della propria vita perch la isola dalle altre (crisi ambientale), quando invece c' bisogno di identificarsi in profondit con gli altri esseri (Spinoza). L'ambiente una rete che collega una molteplicit di nodi, e la qualit della vita di un singolo nodo dipende dalla relazione instaurata con gli altri nodi. Teorico dell'ecologia profonda (deep ecology) che contrappone nel 1973 all'ecologia superficiale, stato il

primo a utilizzare il termine ecosofia (oikos=casa-terra). Revisiona il secondo imperativo categorico di Kant: non usare mai un'altra persona solo come mezzo, con non usare mai un essere vivente solo come mezzo perch hanno tutti un valore intrinseco. H. Jonas filosofo tedesco di origine ebraica. Opere : Il principio di responsabilit , Un'etica per la civilt tecnologica , Tecnica , medicina ed etica . Sostiene che il bene l'essere, e congiungendo ci che Aristotele nell'etica nicomachea separava, l'agire (praxis) e il produrre, promuove le condizioni per la sopravvivenza del genere umano e dell'ecosistema vedendo un fine per l'agire della natura umana la quale, avendo delle capacit specifiche in pi, come quella di distruzione con la produzione di armi atomiche, deve attuare il principio di responsabilit, prendendosi cura della natura e del futuro del pianeta terra. La reciprocit consiste che al dovere dell'uno corrisponde il diritto dell'altro e viceversa. In questo caso il diritto delle generazioni future. La sua riflessione un'etica fondata sulla metafisica, perch nega la fallacia naturalistica secondo la quale l'etica non pu derivare dall'ontologia, il dover essere dall'essere, da una descrizione valutativa dell'essere non si pu derivare una prescrizione valutativa per l'essere . Il termine , bioetica , coniato nel 1970 dal cancerologo statunitense Van Rensselaer Potter , indica un'etica non incentrata sugli esseri umani e le loro azioni reciproche , quanto piuttosto sull'assunzione di differenti responsabilit dell'uomo per il sistema complessivo della vita. Con lo stesso termine, in seguito, si venne a delineare lo studio della condotta umana nell'area delle scienze della vita e della cura della salute, esaminata alla luce di valori e princpi morali. La bioetica

si sviluppa , negli anni settanti , fra il Kennedy Institute of Ethics e l' Hastings Center , in cui nasce la pi importante rivista di bioetica "The Hastings Center Report". La bioetica nasce perch lo sviluppo delle scienze e delle tecnologie biomediche hanno posto problemi che travalicano l'ambito del sapere scientifico per investire quello della responsabilit morale e della regolamentazione giuridica . Possiamo elencare alcune importanti novit che effettivamente hanno portato alla nascita della bioetica: La scoperta della struttura a doppia elica del DNA La conseguente ingegneria genetica La preparazione della pillola di Pincus per la contraccezione ormonale Lo sviluppo del trapianto d'organo Il sostegno artificiale delle funzioni vitali Il concepimento in vitro La clonazione . Queste sono le questioni che hanno dato luce alla bioetica e che fondamentalmente la tengono in vita, dando origine a due posizioni: La bioetica pu assumere la figura di una riaffermazione di alcuni valori centrali gi presenti nell'etica tradizionale di derivazione ippocratica (dignit della vita umana individuale e sua inviolabilit) e quindi pu porre un argine allo sviluppo indiscriminato delle tecnologie ; Pu diventare il luogo di una nuova etica per molti aspetti rivoluzionaria sic et simpliciter . Engelhard filosofo e bioetico statunitense propugnatore di una bioetica laica. Solo una persona gode di uno status morale poich possiede quattro caratteristiche:

L' autocoscienza , La razionalit , Un senso morale minimo , La libert. Il nucleo centrale della sua riflessione costituito dalla difesa della diversit morale nella societ pluralistica contemporanea, abitata da individui che non appartenendo alla stessa comunit etica compiono scelte morali differenti e contrastanti . Le controversie possono essere risolte con l'accordo . Egli introduce il principio del permesso e subordinato il principio di beneficenza, che consiste nel fare agli altri il loro bene. Senza un impegno per la beneficenza , l'impresa morale sarebbe priva di senso . Il contenuto dei doveri di beneficenza pu derivare anche da accordi espliciti. L'etica dei media e della comunicazione Dagli anni '80, con la crescita di importanza dell'impatto sociale delle Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione , ed in particolare di Internet , maturata una riflessione sugli aspetti etici dell'uso dei mezzi di informazione e comunicazione . Questa disciplina , chiamata appunto etica dei media , ha poi dato luogo ad altri sotto-settori disciplinari come la web-etica. Neuro-etica Negli ultimi anni, inoltre, con lo sviluppo delle neuroscienze , si sviluppata una disciplina conoscitiva che si occupa dello studio neuroscientifico delle questioni proprie dell'etica , la neuroetica .

Etica dell'ambiente, ecosofia ed eco-teologia La riflessione dell'etica del' ambiente riguarda la qualit ontologica della relazione con la natura . L'esigenza dell'etica dell'ambiente sorta quando , il quadro generale delle condizioni del pianeta , ha registrato un netto deterioramento delle risorse disponibili rinnovabili e non. L'uomo , soprattutto a partire dal Novecento , ha fatto in modo che la vita della natura fosse sotto il suo controllo diretto , sconvolgendo quella che da sempre era stata la visione della natura . La natura cos divenuta un "ente disponibile", manipolabile e controllabile. Ne deriva che l'uomo passato da una concezione qualitativa ad una percezione tendenzialmente quantitativa , da una percezione naturale ad una tecnologica , dall'idea del prodotto di Dio , all'idea del prodotto dell'uomo , all'artificio. Appurato che l'ambiente appartiene alla sfera dell'etica , in quanto partecipante della trascendentalit umana , restano basi portanti per la dimostrazione che c' un rapporto fondamentale tra ambiente e uomo (mezzo attraverso cui si conferma ancora l'ingresso di diritto dell'ambiente nel mondo dell'etica) le sequenzialit che :Si considera etica tutto ci che nella prassi umana importa l'idea di fine e mai di mezzo. Poich trascendentalit ed eticit formano un circolo , come sostiene anche Carmelo Vigna , un essere umano , che non solo trascendentalit , ma anche empireia , non apparterrebbe al mondo dell'etica se il rapporto tra il suo lato trascendentale e quello empirico non implicasse una certa necessit. Se possiamo indicare un'inevitabile relazione tra l'uomo e la natura, guardando al

lato della corporeit , allora , in certo modo , anche la natura entra nel cerchio dell'eticit , perch proprio a causa del nesso con la corporeit , entra nella trascendentalit. L'etica dell' ambiente pone , come basi di tutta la sua logica , tre concetti : RISPETTO , che si ha per tutto quello che deve essere lasciato essere , cio per tutto quello che reca in s il sigillo della trascendentalit . In questo senso sempre fine e mai mezzo . CURA responsabile , che si ha per qualcosa che dipende , in qualche modo da noi o qualcosa che ci appartiene o ci affidato. AMORE per la natura , il rispetto e la cura responsabile da soli , infatti , non sono sufficienti . L'etica sempre una dottrina dell'amore per l'altro oggetto. Etica ed Economia La separazione fra economia ed etica consiste nel fatto che l'economia generalmente non discute dei fini, ma dei mezzi per realizzare i fini. La normativit dell'economia consiste nel fatto che essa deve cercare di ottenere i suoi fini col minor costo possibile (cio esiste indubbiamente una ricerca di efficienza). Di fatto l'efficienza ha delle implicazioni in termini di etica delle istituzioni e dei comportamenti. Il punto di partenza dell'analisi economica l' individuo considerato come essere razionale e di massimizzare tali preferenze. Ora, le preferenze fanno certamente riferimento al miglioramento nella disponibilit di beni e di servizi. In questo modo l'efficienza non viene

giudicata in base ai criteri della giustizia distributiva. Esiste un dibattito a proposito dell'etica e del mercato economico. Infatti sotto il profilo del rapporto tra mezzi e fini, il mercato si presenta come un mezzo e l'etica che ne deriva un'etica dei mezzi. Da ricordare come le sperimentazioni, oggi,generalmente , necessitano di ingenti risorse finanziarie. J. Locke attribuiva al mercato un valore morale in nome di una teoria della legge naturale . In economia il fine assegnato al mercato l'efficienza nella produzione e nello scambio di beni privati tra individui le cui preferenze sono basate sull'interesse proprio. Qualsiasi intervento pubblico, secondo tale visione, che ostacolasse il libero svolgere degli scambi dei diritti privati di propriet, entrerebbe in conflitto con la stessa legge naturale. Completamente opposta a tale visione, quella che vuole l'operare di istituzioni di controllo del mercato (controllo tra le imprese, tra le imprese e i consumatori, tra le imprese e i lavoratori) e che altrettanto chiama a gran voce lo sviluppo di codici etici, senza i quali gli stessi risultati di efficienza sono destinati a essere messi in crisi. Etica del lavoro Negli ultimi due secoli il concetto di lavoro venuto a scontrarsi con quello di etica dando origine a due posizioni davvero interessanti:

Critica all'alienazione nel lavoro; si tratta della speculazione derivante dal filone marxista e neo-marxista . Segue la logica di svuotamento del lavoro e di alienazione rese idee concrete da Marx , secondo cui il lavoratore viene ad essere uno strumento dello strumento. Critica dell'alienazione da lavoro ; questa denuncia la connotazione alienata di un lavoro non misurato nella sua giusta dimensione e portato a schiacciare l'umano , e con esso l'ambiente naturale. Ne deriva che l'imperativo sia quello di avere una comprensione del lavoro come momento parziale dell'umano. Infatti l'alienazione da lavoro non pu essere superata se non guardando e proiettandosi in ci che altro-dal-lavoro, operando cio, come sostiene Francesco Totaro , una "ricalibratura della prassi" rispetto al lavoro e alla persona. Il modello ideale del lavoro deve soddisfare ad una triplice relazione: CON il proprio mondo , CON il mondo degli oggetti prodotti , CON il mondo degli altri soggetti. Il lavoro, secondo le correnti di etica del lavoro, autentico (in senso heideggeriano) solo se offre al soggetto la motivazione per esprimere la propria personalit in ci che fa lavorando. Cenni storici La storia dell'etica costituita dalla successione delle riflessioni sull'uomo e sul suo agire . I filosofi hanno da sempre riservato un notevole spazio ai problemi etici. Tra

essi si ricordano in particolare Socrate , Platone , Aristotele ,Ugo Grozio , Jean Jacques Rosseau , E Kant , Furono interessati al tema anche Giambattista Vico, Johann Gottfried Herder, Friedrich Schiller, Georg Wilhelm Friedrich Hegel, Ralph Waldo Emerson, Friedrich Nietzsche, Sigmund Freud. La riflessione occidentale sull'etica nasce con Socrate , Platone ed Aristotele , viene approfondita dalla Scolastica , ma si afferma in modo deciso soprattutto con l' Illuminismo e in particolare con Kant , che tenta di definire i presupposti razionali dell'agire morale dell'uomo, richiamandosi alla necessit di un'etica del tutto svincolata da ogni finalit esteriore e impostata su un rigoroso senso del dovere e del rispetto della libert altrui. Per quanto riguarda le culture extraeuropee , grande rilevanza ha il pensiero filosofico cinese . I filosofi cinesi hanno sempre dato una grande importanza all'etica , trattando di essa con maggior interesse e profondit rispetto ad altri argomenti filosofici. I pi importanti filosofi cinesi che si sono interessati di etica sono Confucio , sicuramente il pi importante , Mencio , Laozi , Mozi . Poich nelle culture orientali la distinzione tra filosofia e religione spesso non chiara e netta , molto importanti per il pensiero etico furono anche il Taoismo e il Buddhismo . Senofane e Solone Senofane , Solone e i poeti della comunit, misero in rilievo come il valore del virtuoso si delinei attraverso l'arte del buon governo. La virt diviene capacit di esprimere e seguire le leggi. La civilt ateniese la patria, dunque, della virt e dei virtuosi, dal momento che spiccava per la sua

stabilit. Atene era basata su buone leggi fatte da persone che si potevano affiancare per virt ai guerrieri omerici. Pitagora ed Empedocle L'etica , secondo Pitagora , dotata di una forte valenza conoscitiva : virtuoso colui che possiede la sapienza, in particolare il matematico . In Pitagora sono pure presenti elementi della tradizione orfica esoterica. Empedocle fornisce una testimonianza di quanto sia la dottrina orfico-pitagorica sia incentrata sull'etica, parlando di una pena dolorosa che l'anima deve scontare per una colpa (amartema) dovuta a uccisione o spergiuro (si pensi al mito di Prometeo). La caduta nel corpo mortale dunque una punizione conseguente e alla colpa, ma anche l'unico mezzo di riscatto per arrivare alla salvezza. solo mediante l'esercizio ascetico , infatti, praticato durante la vita corporea, che l'anima pu purificarsi, scontare la sua colpa, uscire dal ciclo delle reincarnazioni e tornare presso il divino da cui proviene. I Sofisti I Sofisti svolgono un ruolo importante. Essi distinguono fra virt arcaiche e virt del cittadino. Il compito del cittadino , nella loro visione, quello di porsi come mediatore fra i cittadini comuni e la legge (ognuno deve essere giudice di s e degli altri). I sofisti sono dunque i primi educatori civili, perch sono i primi a sostenere che le virt sono molteplici e insegnabili. I sofisti sono dei relativisti morali ossia ritengono che le leggi siano relative all'uomo che le emana; essi pertanto le contestualizzano, privandole dell'aura di Assoluto e di Universalit di cui fino

ad ora esse godevano. Le leggi, e quindi la morale, sono convenzioni che dobbiamo creare per il buon vivere civile. Socrate e Platone Socrate considerato il padre fondatore dell'etica: la sua riflessione antropologica ( nthropos,"uomo") ed etica ( thos,"comportamento") , quindi incentrata sul comportamento dell'uomo. Non ha lasciato nessuno scritto, la conoscenza della sua teoria etica resa possibile solo attraverso i dialoghi di Platone . L'interrogazione sul t agathn ("Bene") avviene ricercando la sophia ("sapienza") attraverso criteri razionali basati su una concezione universale della morale, in antitesi alla sofistica. La sua etike theoria ("teoria etica") consiste nel noto intellettualismo etico, secondo cui il bene si realizza praticando la virt del sapere : per fare il bene occorre conoscerlo. La ricerca del bene finalizzato alla verit si attua nel dialogos argomentare della conversazione che utilizzava lo strumento critico del elenchos , confutazione , applicandolo prevalentemente all' esame in comune (extazein) di concetti morali fondamentali , tendendo alla verit su s stessi (dimon) per perseguire sia il bene privato, sia quello della polis. Ci possibile sviluppando in s l'aret (virt o disposizione) che consiste nella sapienza, ovvero nella scienza del bene e in un legame di solidariet e giustizia tra gli uomini . Socrate vuole combattere sia il relativismo etico dei sofisti , sia l'atteggiamento dei cosiddetti eristi , dediti al discorso basato sulla pura convenzionalit del linguaggio senza alcuna preoccupazione per il suo contenuto di verit . Per realizzare il suo scopo Socrate

ritorna , in un certo senso , alla tradizione , al fine di estrapolare da essa gli elementi che rendono l'uomo migliore , recuperando la concezione di ordine morale inteso come riflesso dell'ordine del cosmo. Socrate tenta di stabilire la natura della virt, si pone il problema della definibilit della virt e giunge alla determinazione concettuale della definizione attraverso il (la domanda "che cosa ?"). Non si preoccupa di stabilire quali sono i casi particolari in cui si esprime la giustizia, ma interessato alla giustizia in s, a partire da un'ottica universale. L'argomentazione di Socrate si basava sulla famosa maieutica socratica, rivolta all'interpretazione della natura umana, ma a differenza dei sofisti per Socrate l'etica non insegnabile: il filosofo pu solo aiutare gli allievi a partorirla da soli. La riflessione di Platone , pur essendo anche metafisica e ontologica , analogamente incentrata sull'uomo e sulla etica . Le principali opere che vertono sull'etica sono : Apologia di Socrate , Repubblica , Gorgia , Filebo . Per Platone il t agathn (bene o buono) consiste nell' idea (eidos) del Bene , origine di tutto, che la conoscenza massima, situata al di sopra della conoscenza discorsiva o razionale (dinoia) : come in Socrate, pertanto, essa non pu essere insegnata o trasmessa verbalmente, non essendo sottoponibile a una discussione pubblica intorno alla sua essenza ; soltanto il sapiente potr riconoscere l' assoluta indefinibilit del bene , possedendo la scienza di ci che utile per la comunit intera. Se non possibile dire cosa il bene, si pu almeno dire cosa non : esso diverso dal Piacere come grattarsi una

ferita che prude ; diverso dal bello perch non automaticamente utilit o vantaggio. Per giungere a conoscere l'idea del Buono occorre fare uso del dialogo socratico , al fine di purificare il sapere tipico della dianoia (ragione) e del nous (intelligenza) , elevandosi al di sopra della doxa (opinione) per giungere infine alla episteme (scienza) , passando attraverso quattro gradi del conoscere : 1. Immagini sensibili (eikasia); 2. Credenza (pistis); 3. Ragione discorsiva (dianoia); 4. Intellezione (nous o noesis). Si arriva cos alla fine a conoscere la relazione tra tutte le idee (dialettica) fino all'idea suprema di Bene, Una e Universale , "al di l dell'essere" (epekeina tes ousias) , cercata per s stessa poich compiuta (teleon). Rifacendosi alle concezioni orfico-pitagoriche, Platone gioca sulla assonanza sema e soma ("corpo" e "tomba" dell'anima, costretta a espiare una colpa attraverso la caduta nel corpo) ; nel FEDRO egli sostiene che l' anima possa uscire provvisoriamente dal ciclo delle reincarnazioni , per poi tornarvi in forma degenerata , oppure , in alternativa uscirne definitivamente e tornare presso gli dei. Nel Fedone, invece , Platone si mantiene pi vicino alla tradizione orfica e sostiene che l'anima o raggiunge gli dei o si reincarna sempre. Non si pu essere felici senza essere morali . Ritorna inoltre in Platone l' intellettualismo etico , perch l'aret ("virt") consiste per i filosofi nella sophia ("sapienza") , mentre per i guerrieri nell' andreia ("coraggio"), e per la classe dei produttori nella sophrosyne ("temperanza") , secondo la sua concezione dello Stato

filosofico. La dikaiosyne ("giustizia") scaturisce per la citt dalla conoscenza e dall'armonico conseguimento del rispettivo bene da parte di ognuna delle tre classi.

Aristotele e la sua Etica Aristotele ha dedicato molti scritti alla questione dell'etica, di cui ha anche coniato il termine etik theoria o techn. La sua riflessione antropologica e ontologica . Opere da Lui scritte sono : Etica Nicomachea , Etica Eudemia , Grande Etica , conosciuta anche come Magna Moralia , , conosciuta come De Virtutibus et vitiis. In realt, della paternit aristotelica del' Etica Nicomachea ha dubitato Cicerone e , nel XIX secolo si cominciato a pensare che l' Etica Eudemia fosse stata scritta da Eudemio Rodio , un discepolo di Aristotele. I Magna Moralia sono comunemente considerati uno scritto di scuola, probabilmente successivo agli anni dell'insegnamento di Aristotele. Tralasciando le questioni di autenticit, possiamo sostenere che le opere di Aristotele hanno una struttura simile e i temi principali vengono affrontati sempre nella medesima successione: Il concetto del Bene Supremo e della Felicit La virt etica in generale e le virt etiche in particolare Le virt dia-noetiche o intellettuali I vizi, la mancanza di autocontrollo L'amicizia La virt perfetta, la felicit completa.

Lo scopo dell'etica aristotelica la realizzazione di ci che il bene per il singolo individuo. Egli non pensa che il fine dell'etica sia il raggiungimento del bene assoluto come lo intendeva Platone, di quell'idea del bene supremo principio della realt e del mondo delle idee e quindi estraneo alla vita pratica dell'uomo. Tuttavia il bene supremo alla portata dell'uomo con il conseguimento della eudaimonia, la felicit, che si pu conseguire solo quando questa autosufficiente, nel senso che la felicit ad esempio non pu essere la ricchezza poich questa un mezzo da utilizzare per altri fini. Per Aristotele la felicit deve essere qualcosa di desiderabile per se stessa, e questa solo l'opera (o attivit) propria dell'uomo cio l'esercizio di quella facolt che caratterizza l'uomo, l'attivit razionale, un agire pratico secondo la ragione che per arrecher felicit solo se compiuto in modo eccellente . Per l'uomo quindi la felicit sar l'esercizio eccellente di opere conoscitive e pratiche della ragione. In Aristotele cade l'idea platonica per cui il bene del singolo il bene assoluto che l' ESSERE . L'etica non pi scienza dell'essere, ma scienza del DIVENIRE . Aristotele, dunque si propone la fondazione dell'etica come sapere pratico autonomo. Egli, dunque un cognitivista etico, al pari di Kant . La filosofia deve, quindi, formare l'uomo nel suo scoprire il modo di agire per raggiungere il bene . L' Etica Nicomachea , innanzi tutto non destinata alla lettura dei giovani , per la mancanza della esperienza necessaria alla comprensione dell'opera e per il loro lasciarsi trasportare dalle passioni. L'opera rivolta a chi gi possiede le virt, ma incapace di operare una scelta morale. Il testo parte proprio dal concetto di praxis, poich in essa insita l'etica stessa.

Aristotele si domanda in primo luogo cosa il bene per l'uomo, cosa l' (generalmente tradotta come "felicit", ma forse questa una traduzione un po' riduttiva). E il bene per l'uomo "ci verso cui ogni cosa per natura tende". Ogni cosa, per Aristotele in costante evoluzione, proprio perch ogni cosa si evolve, cerca di raggiungere un fine superiore alla posizione in cui si trova, tende, dunque, ad un fine ultimo che il suo proprio fine naturale. Ogni cosa tende a realizzare s stessa, per essere s stessa. Aristotele propone una distinzione fondamentale fra virt etiche e virt dianoetiche : sono etiche quelle virt della orexis, della zona desiderante e passionale; Sono dianoetiche tutte quelle virt che si conseguono attraverso lo insegnamento , per cui il loro spazio quello della scuola e del sapere teorico. Ci che fondamentale per Aristotele la phronesis, la prudenza, perch questa il sapere che orienta all'azione e solo la phronesis, facendosi habitus (o disposizione morale) , consente non solo di discernere i fini da perseguire, ma anche di individuare i mezzi con cui realizzarli. Aristotele critica duramente Platone e la sua concezione della morale. Platone sosteneva che l'immortalit dell' anima il vero soggetto della felicit morale ; Aristotele rinuncia ad una concezione dell'anima come individualmente immortale. Il premio per chi agisce bene , per Aristotele , la felicit in questa vita e in questo mondo e , di conseguenza , non vi sar altro dolore e punizione per chi agir male che l'infelicit in questa vita ed in questo mondo . Aristotele critica Platone anche per la sua idea che il bene sia

qualcosa di comune che si dice con una sola idea . Per Aristotele ogni forma di sapere , ogni praxis, ogni scelta sono orientate ad un loro specifico fine e , dato che il bene ci verso cui ogni cosa tende , la molteplicit fattuale di questa tendenza produce un altrettanto irriducibile molteplicit di fini , e quindi , di beni. Non possibile parlare di bene in senso unitario se non per analogia , come di una posizione fondamentale comune che designa ci che costituisce il fine di ogni singola azione orientata . Infatti per Aristotele ci sono tre tipi di bene: Il bene in s , vale a dire l'eudaimonia Il bene per altro, ossia un effetto desiderato in funzione di un altro fine, per cui questo bene risulta essere un mezzo pi che un vero e proprio fine. Il bene universale, dei molti, dei cittadini della polis che vale pi del singolo bene per cui la politica viene a coincidere con la ricerca del bene di tutti. Stoicismo ed Epicureismo Il termine di riferimento nella speculazione stoica ed epicurea principalmente la natura . Per gli stoici l'etica consiste nel conformarsi alle leggi della natura, che per l'uomo si traducono nel vivere secondo ragione ; il cosmo retto da un ordine razionale e l'uomo pu entrare far parte di questo ordine tramite le virt dell'autocontrollo, dell' ascetismo e del distacco dalle passioni. "Vivere secondo natura" significa dunque "vivere secondo virt". La virt qualcosa di razionale, tutto ci che si oppone alle emozioni. Essa Una, perch le altre virt non sono altro che manifestazioni dello stesso Logos

in situazioni diverse e con scopi diversi. Le emozioni che vengono a turbare l'anima sono, per gli stoici, quattro: DOLORE , PIACERE , DESIDERIO , PAURA L'uomo deve saper dominare queste emozioni e vivere secondo dovere. Il dovere una prescrizione, una regola. Per gli epicurei, invece, la natura indifferente all'uomo, essa non pu n salvarlo, n danneggiarlo. Essi vivono la natura come qualcosa di causale, per cui non distinguono tra vizio e virt. Le azioni dell'uomo vanno valutate in se stesse, per la loro immediata fruibilit. Il criterio di misura attraverso cui giudicare le azioni il piacere . Esso principio e fine della vita beata e consiste fondamentalmente nella mancanza di dolore. Il piacere , cos , direttamente collegato con , la pace interiore L'unica possibilit di vita serena, e nello stesso tempo non solitaria, vivere con un gruppo di amici con i quali discutere pacatamente, evitando qualsiasi desiderio e bisogno non strettamente necessario. Confucianesimo Il pi importante e influente filosofo cinese senza dubbio Confucio Il suo pensiero alla base stessa della cultura orientale e in particolare egli si soffermato sull'etica e la morale. Secondo lui, la virt deriva dall'armonia nel rapporto con gli altri. Alla base di ogni rapporto e societ c' il l, traducibile con rito, ovvero quella serie di comportamenti o tradizioni che regolano i rapporti sociali e permettono la stabilit e prosperit della societ. Al fianco del l vi lo y, cio la rettitudine, intesa come perseguimento del bene superiore, il fine di ogni cosa. La

differenza tra l e y sottile: secondo il l la ricerca del proprio bene particolare non condannabile finch non entra in contrasto con le regole della societ, ma per lo y sarebbe preferibile la ricerca del bene comune. Fondamentale anche il concetto di rn, la benevolenza, cio la virt di adempiere perfettamente ai doveri verso gli altri, che contiene quindi i nostri concetti di umanit, piet, compassione. Da ci deriva quindi secondo il CONFUCIANESIMO La regola d' Oro non fare agli altri ci che non vorremmo per noi. Pietro Abelardo Il pensiero medioevale vede come uno dei massimi problemi la diatriba dialettica fra fede e ragione . Il compito che la filosofia scolastica si propone proprio quello di risolvere tale questione. Abelardo insegna , per un lungo periodo , logica a Parigi. Egli segna l'avvio ad una teologia sistematica attraverso l'applicazione che egli fa dell'analisi logica alla riflessione del dato rivelato. Nel testo Sic et Non , Abelardo esamina 158 casi in cui le autorit patristiche e conciliari si trovano in disaccordo e, per risolvere tali questioni, propone di mettere in atto una ricerca personale, la sola capace di portare alla scoperta della verit. L'applicazione di tale metodo definibile "socratica" ed rintracciabile nella tipica disputatio dei XIII-XVI secolo. Vale a dire che dato l'argomento di discussione (Quaestio) si studiano le argomentazioni ad essa favorevoli (videtur quod sic) e quelle contrarie (sed contra) per arrivare poi alla conclusione (Respondeo). Abelardo non intende in questo modo mettere in discussione le autorit o sottomettere la fede alla ragione , dal momento che egli

difende costantemente la superiorit del dato rivelato , mentre invoca la dialettica per definire le questioni non chiaramente stabilite dalle sacre scritture. Per Abelardo , dunque , il criterio della moralit degli atti non fissato dalla sola norma esteriore , ma anche dalla coscienza , dall'intenzione con cui il soggetto compie un'azione : buono solo l'atto che sia rettamente inteso e voluto tale. Bernardo di Chiaravalle B. di Chiaravalle in un primo ordine di considerazioni un mistico medioevale. Ci significa soprattutto che per Bernardo non cos importante parlare di Dio o dimostrarne l'esistenza , ammesso che si possa , ma importante parlare con Dio , discretamente , in silenzio . Essere un mistico nel medioevo significa anche e soprattutto credere nella "mortificazione del corpo" (il termine ASCESI direttamente collegato al "mortum facere corpum", ossia al distacco dal corpo e da tutto quello che ad esso collegato). L'uomo per questo autore, non si salva se non attraverso la mistica e l'ascesi. In Bernardo di Chiaravalle l'uomo rappresentato dal basso, "generato dal peccato , peccatore e generatore di peccatori . ferito fin dall'ingresso in questo mondo , quando ci vive , quando ne esce . Dalla sommit del corpo alla punta dei piedi non ha nulla di sano". Gioacchino da Fiore Nel XIII secolo G. da Fiore esercit una notevole influenza sulla Filosofia Scolastica , soprattutto quella di origine francescana, ed esercit un ruolo di importanza strategica fra Papi e sovrani, che lo consideravano quasi un profeta o

un indovino. Fu cos clamoroso il suo annuncio dell'imminente fine del mondo. Il monaco cistercense scrisse un testo in cui espose un'Apocalisse nuova. Nella sua escatologia , Gioacchino da Fiore insiste in modo particolare sul fatto che l' Antico Testamento anticipi il Nuovo e che il Nuovo Testamento sia , di certo , compimento dell'Antico. Egli sostiene la fine di una vecchia Chiesa, di un vecchio mondo e di una vecchia et. Ne seguir necessariamente l'avvento di una nuova spiritualit. Tommaso d'Aquino Nel quarto libro della sua SUMMA CONTRA GENTILES , Tommaso spiega il concetto di etica e quello di felicit come concetti cristiani, teonomizzati, ossia sotto la legislazione di Dio , non autonomi. Dio il sommo bene che d la felicit suprema. La concezione della vita non si riferisce ai beni immediati, materiali, ma a quelli superiori , alle virt che in Aristotele sono soprattutto virt dianoetiche . Per Tommaso d'Aquino la felicit suprema dell'uomo non si realizza su questa terra. La morale, l'etica, vanno quindi, in Tommaso d'Aquino, oltre la prospettiva rigorosamente intellettualistica aristotelica, anche se la concezione dell'uomo ripresa in gran parte proprio da Aristotele. Montaigne Nel Rinascimento abbiamo una corrispondenza fra microcosmo e macrocosmo. L'uomo al centro del mondo. Nasce la scienza e con essa, l'etica si ritira nei luoghi della saggezza. Montaigne costruisce una "morale del dotto",

secondo cui gli uomini agiscono in base alle abitudini acquisite. Egli opera un'accurata descrizione dell'uomo nella sua variabilit d'animo. Montaigne nutre una smisurata sfiducia nel fatto che la scienza possa stabilire un rapporto univoco fra microcosmo e macrocosmo: la parte, secondo il filosofo, non pu conoscere il tutto di cui parte. Variabilit e variet sono, dunque le due caratteristiche della conoscenza morale, proprio in quanto consustanziali dell'uomo. Il giusnaturalismo Il giusnaturalismo ricerca fondamentalmente una legge dell'agire umano come descrizione (ossia una legge con valenza conoscitiva dell'etica) ed una legge dell'agire umano come prescrizione (ossia una legge con valenza regolativa). Questa linea di pensiero si basa sul presupposto che il diritto abbia un fondamento oggettivo insito nella natura stessa. Ne deriva che necessario prescrivere a ci che , ci che deve essere. Il diritto , quindi, ha fondamento nella costituzione naturale dell'uomo. Ralph Waldo Emerson R. W. EMERSON stato tra i primi a proporre un'etica individuale basata sulla fiducia in s e della messa in discussione dei valori tradizionali , e uno dei pochi ad averlo fatto mantenendo il rispetto per la vita e l'esistenza , contrariamente, ad esempio, ad alcuni pensatori del nichilismo europeo .

L'etica materiale di MAX SCHELER In MAX SCHLER rintracciabile non una generica rivalutazione dei sentimenti, ma una precisa delimitazione di un sentire intenzionale su cui fondare l'etica. Se per Kant il discorso morale era universale proprio in quanto formale, in M. Scheler si basa su di una legge del' individuo , su di un dover essere individuale che non soggettivo o relativista in quanto materiale cio fondato nella sfera del sentire. Fine dell'etica la formazione del sentire intenzionale della persona, che si articola in un preciso ordo amoris, attraverso l'esemplarit dell'altro. I valori non sono oggetti ideali, ma dati di fatto, fenomeni originali , che vengono colti dal sentire alle spalle e prima della rappresentazione e del giudizio. Scheler distingue tra valori e beni: mentre i primi sono qualit assiologiche, i secondi sono le singole cose concrete mediante le quali vengono veicolati i valori (ad esempio: lamicizia un valore; lamico un bene). E mentre i valori possono diventare universali, i beni sono contingenti: se infatti lamicizia e resta tale, lamico pu tradire. A Kant Scheler imputa laver confuso indebitamente beni e valori. Il sentire intenzionale rivela inoltre l'esistenza di leggi a priori che determinano una gerarchia oggettiva tra i valori, appresa attraverso l'atto del preferire, sul quale si fondano le scelte e correlata a gradi diversi della sfera affettiva. Scheler scrive espressamente che il regno dei valori, tuttintero, sottomesso a un ordine che gli costitutivo. I valori sono pi alti quanto pi si allontanano dalla chiusura ambientale. Esaminiamo in concreto la gerarchia dei valori:

I sentimenti sensibili o della sensazione, a cui sono correlati , i valori sensibili compresi nella gamma tra gradevole e sgradevole; I sentimenti corporei, legati allo stato del corpo, correlati ai valori del nobile e del volgare, dell'utile e del dannoso, su cui si fonda anche la vita associata, e i sentimenti vitali, legati alle funzioni del corpo, ai quali sono correlati i valori vitali come la generosit, il coraggio e cos via; I sentimenti legati all'anima o all'io, a cui sono correlati i valori spirituali e conoscitivi del vero e del falso, del bello e del brutto, del giusto e dell'ingiusto; I sentimenti propri della persona ai quali sono correlati i valori religiosi del sacro. Questi sono i valori pi alti e sono colti ad esempio . dagli atti dell'amare e odiare. Gli atti di amore hanno infatti la prerogativa, stando a Scheler, di essere intenzionalmente diretti sempre verso persone, e la persona si colloca ad un livello superiore rispetto all'io ed legata alla sfera del sacro; in questa sfera il valore fondamentalmente personale. La gerarchia dei valori disposta secondo strati che vanno dal livello corporeo a quello spiritualmente pi puro della persona. Su questa base Scheler pu criticare Husserl per aver posto al vertice l'io trascendentale che una funzione universale puramente conoscitiva e impersonale: ci significa, per Scheler, non riconoscere il primato della persona, ridotta a pura esemplificazione empirica di questa funzione conoscitiva universale. La vita morale consiste, invece, nella piena realizzazione della persona umana e, quindi, include costitutivamente

sentimenti ed emozioni, in particolare la simpatia e l'amore. La persona , per usare le parole di Scheler, lunit immediata del vivere per lesperienza vissuta: , detto altrimenti, una unit immediata convissuta, ossia unimmediatezza unitaria avvertita tramite le molteplici esperienze che il soggetto vive rapportandosi agli altri. Anche nella definizione del concetto di persona , Scheler si oppone a Kant , per il quale la persona era riducibile allIo ed era contraddistinta da una totale aseit trascendentale. Per Scheler , al contrario , il concetto di persona deve essere distinto da quello di anima , la quale implica il dualismo anima/corpo : la persona una unit biopsichica di anima e corpo. "La moralit non propriamente la dottrina del come renderci felici , ma di come dovremmo diventare degni di possedere la felicit." (Emanuele Kant)) Luomo lunico organismo vivente in grado di porsi domande sul senso della propria esistenza: una possibilit unica , che lo pu elevare ben oltre la semplice necessit di sopravvivere. Tale ricerca conferisce dignit al suo esistere e, nei millenni della sua storia, gli ha permesso di evolvere verso forme sempre pi sofisticate di organizzazione sociale, scientifica e tecnologica. Riteniamo che la ricerca di s , intesa come linterrogarsi sul senso del proprio esistere , sia ci che fa di un uomo un essere umano completo, in grado di camminare autonomamente nella vita , e di essere utile agli altri e alla societ in cui vive e opera. Tuttavia , dobbiamo riconoscere che , a fronte delle indubitabili conquiste sul piano dellorganizzazione sociale, scientifica e tecnologica , non sia proporzionalmente

cresciuta nellessere umano la comprensione degli aspetti pi esistenziali di s, tanto che , oggi come migliaia di anni fa , assistiamo alle stesse sopraffazioni, discriminazioni e conflitti che hanno caratterizzato la storia dellumanit fin dagli inizi. come se , quando luomo indaga su di s, perdesse quella lucidit che gli ha permesso di sistematizzare le leggi del mondo materiale, precipitando in una condizione in cui altri elementi prendono il sopravvento , annebbiando lintelligenza e ogni possibilit di libero pensiero. Stiamo ponendo un problema : perch , in generale, ogni individuo al mondo cerca il vero e il giusto, e ci troviamo invece a vivere unepoca travagliata, in cui la menzogna e lingiustizia la fanno da padroni ? Forse che verit e giustizia non esistono come possibilit reali? O forse , piuttosto , che luomo non in grado di coglierle nella loro valenza di principi universali ? E , in questo caso , perch ? Chiunque abbia a cuore una ricerca sul senso della vita non pu non giungere a queste domande chiave. importante soffermarsi , indagare , procedere sperimentando , senza accontentarsi di una risposta qualsiasi , n di una soluzione preconfezionata , convincente sul piano logico , ma inefficace su quello pratico. Noi lo stiamo facendo da anni e , proprio per questo , non vogliamo dare risposte. Ci limiteremo a fornire degli stimoli, delle suggestioni, dei percorsi di ricerca, frutto della nostra esperienza dindagine personale. Partiamo dunque dalla domanda su che cos il vero e il giusto. E qui incappiamo subito nel primo problema:

come mai ci che, qui da noi, sembra inoppugnabilmente vero e giusto, non lo altrettanto in una societ diversa? Come mai i valori che stanno alla base della civilt occidentale , non sono tenuti nella medesima considerazione in una societ per esempio araba , o di matrice cinese , africana o quantaltro? Evitiamo le semplificazioni e la scappatoia del diverso = barbaro , infedele, ecc. Non forse che esiste un qualcosa alla base della nostra possibilit di osservare che ci influenza, che , frappone un filtro tra ci che realmente e ci che noi vediamo? E, se non ce ne accorgiamo, deve essere qualcosa di estremamente raffinato, che ci appartiene fin dalla prima infanzia, e che fa parte a tal punto del nostro mondo, da diventare un tuttuno con noi stessi e la nostra capacit di osservare e definire gli oggetti osservati.Lambito di pensiero filosofico che indaga il vero e il giusto quello delletica. Un termine oggi abusato nel linguaggio comune, che ha progressivamente sostituito quello pi consueto di morale. Ma che cosa sono letica e la morale? E si pu parlare di unetica (e di una morale) universale, che non si limiti alle visioni parziali di unepoca o di una civilt? Procediamo con ordine, e analizziamo i concetti da pi punti di vista. Etimologicamente, etica e morale sono solo la traduzione dal greco e dal latino dello stesso termine: etica deriva dal greco ethikos ovvero abituale, consueto, di abitudine , derivante a sua volta da ethos (costume). Mentre in latino, il termine greco ethikos si traduce con moralis, morale, derivante da mos, moris (costume, comportamento). In epoca greca arcaica, il termine ethikos

era strettamente connesso alle attitudini personali del guerriero (vedi Iliade e Odissea), alle sue scelte di comportamento, che lo portavano ad agire in un modo piuttosto che in un altro, cercando di attenersi il pi possibile al codice di valori allora vigente, ispirato alleroismo e alla gloria individuale, non collettiva. Etiche erano, in questo senso, le regole, le norme cui gli eroi e i personaggi di alto lignaggio nellambito delle comunit dovevano ispirarsi. Se non lo facevano, se trasgredivano queste leggi non scritte, venivano puniti dagli di, e non solo: incorrevano nellaspro biasimo della popolazione sulla quale esercitavano la propria autorit. Da allora in avanti , per molti secoli la condotta delluomo, delleroe, stata suggerita e guidata dallopinione che la comunit si formava su di lui. In questo senso, lEtica si identificava propriamente con il giudizio, la morale del popolo. In ambito filosofico, il termine ethik (neutro plurale dellaggettivo ethikos) entr nelluso con Aristotele, che con esso intitol le sue trattazioni di filosofia della pratica; poco pi tardi lo stoicismo design con lo stesso aggettivo la terza e suprema parte della filosofia, che, dopo la logica (dottrina della conoscenza) e la fisica (dottrina della realt) , stabiliva come luomo si dovesse praticamente comportare rispetto a questa realt. Da allora in poi, il termine rimasto acquisito alla filosofia, che lha consacrato come termine tecnico per designare ogni dottrina che si venga elaborando speculativamente intorno al problema del comportamento pratico delluomo. Nellantichit non si distingue dunque tra etica e morale, essendo i due termini equivalenti e semmai collegati alle

diverse consuetudini del mondo greco e romano: il comportamento pratico delluomo sembra essere legato allabitudine, ai costumi del mondo in cui vive. Bisogna aspettare fino alla fine del Settecento, con Hegel , per trovare una distinzione tra eticit e moralit: Hegel identifica con il termine moralit laspetto soggettivo della condotta (ad esempio lintenzione e la disposizione interiore), mentre definisce eticit quellinsieme di valori morali che luomo ha realizzato e realizza nella sua esistenza (ad esempio le istituzioni, la famiglia, la societ civile, lo stato, ecc.). Fino a due secoli fa, dunque, non esiste una vera e propria distinzione tra etica e morale, termini equivalenti che corrispondono al valore dei costumi di ogni singola societ: ovvero alla consuetudine consolidata. Non si pu quindi parlare di etica universale, bens di etica greca, romana, cristiana, araba, ecc., n di un comportamento morale valido per ogni uomo, ma piuttosto di morale vedica, ebraica, taoista, e cos via. Ogni singola civilt elabora il proprio sistema di valori, e quando questi hanno una provenienza trascendente (vengono cio indicati da Dio) assurgono, per quella stessa civilt, a valore universale. Gli altri gli stranieri sono via via indicati come infedeli, pagani, eretici, barbari, ecc. e tutto ci che diverso dal proprio sistema di valori non viene indagato, ma temuto e combattuto aspramente. Le religioni la fanno dunque da padrone, tanto pi quelle portatrici di una visione monoteista, in grado di fornire unautorit universale alle proprie prescrizioni morali. Molti filosofi si sono interrogati sui fondamenti delletica e

della morale, ma solo con lIlluminismo che che ha luogo il tentativo di svincolarsi da una visione religiosa, verso la formazione di un pensiero laico. In questo periodo comincia ad affermarsi un atteggiamento orientato alla libert di pensiero delluomo in un contesto in cui la scienza, la tecnica e le scoperte geografiche cominciano ad avere un rilievo, ed in cui luomo diventa cosciente del suo impegno nel mondo. Fin dalla fine del 600 le fondazioni morali basate sul comando divino o su una decisione demandata ad una autorit entrano in crisi: religione e sistemi di governo ancora influenzati da eredit feudali cominciano ad avvertire il peso di nuove idee e possibili visioni del mondo. Per i nuovi pensatori non esistono che due possibili soluzioni: negare qualsiasi struttura gi consolidata o concentrarsi su nuove procedure, con una rinnovata analisi della natura umana.

In questa indagine sulla natura delluomo si possono individuare tre modelli proposti rispettivamente dagli inglesi Hobbes e Hume, e dal tedesco Kant. Hobbes ritiene che il movente fondamentale dellindividuo sia la ricerca del proprio benessere, e per poter giungere a una vita morale propone una soluzione contrattualistica, capace di mediare le diverse inclinazioni egoistiche. Hume si chiede: dove risiede la facolt pensante nelluomo? Da dove provengono i concetti? Esistono gi da sempre? No! Vengono acquisiti dallesperienza. E cos Hume sviluppa una teoria che descrive il modo in cui i concetti vengono appresi. Egli arriva a sostenere che nelluomo sia presente una benevolenza di fondo e il consolidamento di questa inclinazione non egoistica conduce a convenzioni etiche. Diversamente da Hobbes (la cui procedura contrattualistica viene garantita dallautorit), Hume insiste sullinclinazione generosa delluomo (anche se limitata) che si consolida attraverso il lento processo della civilizzazione. Hume offre in primo luogo una spiegazione alla certezza che ogni effetto abbia comunque una causa. Secondo lui, si tratta di unabitudine acquisita da lungo tempo. Proprio a questo proposito, Immanuel Kant si trova a riconoscere: David Hume mi ha svegliato dal sonno dogmatico. Egli si riferisce anzitutto alla spiegazione di quello che , a partire da quellepoca, viene chiamato principio di causa, ossia quella regola secondo cui ogni effetto ha una causa. Kant, venuto a contatto con i testi di Hume, riconosce subito che in essi c qualcosa di vero : il punto di partenza della sua riflessione lindagine sul contributo

dellesperienza e su quello dei concetti basici . Kant comprese che non si pu prescindere dalla esperienza Lesperienza senza alcun dubbio la base di tutto il sapere , scrive nella Critica della ragion pura), ma non si sogna di dire che i concetti con cui noi pensiamo sono acquisiti anche essi dallesperienza impostazione di Hume e dellempirismo .Egli mostra invece che i concetti hanno sempre una necessit costitutiva per lesperienza stessa: ricondurre infatti ogni evento, ogni mutamento della natura, a una propria causa, non rientra nel campo dellesperienza, bens proprio ci che la rende possibile: I concetti, con cui facciamo esperienza, non sono a loro volta nozioni che provengono dallesperienza, ma necessarie condizioni di possibilit della nostra esperienza . Per poter fare esperienza , insomma , devono gi esserci domande, in forma di concetti a priori. Questi sono ci che rende possibile lesperienza, e pertanto non possono essere a loro volta spiegati ricorrendo a questultima; sono gli a priori che devono spiegare lesperienza. Questa fu la grande svolta di Kant. Sviluppando in seguito la sua filosofia morale, Kant ha indicato lesistenza a priori di imperativi categorici, ai quali appartiene anche la forma imperativa pi esplicita: Tu devi considerare ogni altro essere umano come un fine in s. Ogni uomo in s gi libero, cio a lui che vanno imputate le sue azioni, allo stesso modo in cui i miei pensieri dipendono da me. Ma possiamo concepire noi stessi come esseri pensanti soltanto se ci implica anche questa componente morale, che fa di noi persone responsabili. su questo che si fonda la societ e ogni possibile teoria del diritto.

Naturalmente limperativo categorico un comando che non ammette alcuna deroga. Questo il senso dellimperativo categorico: non c alcuna condizione in cui, per esempio, ho il diritto di trattare laltro come uno strumento, un mezzo, senza che egli accondiscenda. Questo non significa che qualcuno non possa servire da mezzo per laltro, bens che nessuno devessere usato come strumento senza il proprio consenso, senza la sua disponibilit. La soluzione kantiana, quindi, non fondata sullindagine della natura umana come nelle proposizioni dei filosofi inglesi, ma sullanalisi della struttura e del funzionamento a priori della volont. Kant definisce cos le regole che configurano la volont come legge universale. Molti altri filosofi hanno affrontato i temi delletica e della morale, ma Kant sicuramente lo spartiacque che permette di osservare un mondo pi ampio: indipendentemente dalle sue conclusioni sullimperativo categorico, qui interessante notare quanto la sua analisi (rigorosissima e assai pi articolata di queste poche note) si ponga il problema di qualcosa che sta prima delle regole convenzionali applicate in ogni societ. Inoltre, il suo contributo si fonda su una disamina puramente logica: egli indaga la ragione delluomo, senza venire influenzato da presupposti culturali o religiosi. Alla luce di tutto ci, possiamo ora porci nuovamente la domanda da cui eravamo partiti: ogni individuo al mondo apparentemente cerca il vero e il giusto, e tutto ci porta invece a constatare che questi concetti sono alquanto dissimili da luogo a luogo, e persino da individuo a individuo. Esistono dunque un vero e un giusto validi

per tutti? Ovvero: esiste unetica universale? E se esiste, perch non si ancora imposta come criterio unico per tutta lumanit? Hume dice che i concetti vengono acquisiti dallesperienza, e con lui concordano molti altri. Ci significa che, in primis, leducazione a produrre il nostro senso morale: la famiglia, i comportamenti parentali, la scuola, il contatto con le altre figure adulte e con i coetanei, sono questi i contenuti delle nostre prime esperienze. E quindi, se nasco in un paese arabo avr un certo tipo di senso morale, diverso da quello che avrei avuto se fossi nato in Cina, in America, in Italia o chiss dove . Ma se cos , ed ragionevole pensarlo , allora non c scampo: non avremo mai unetica universale per tutto il pianeta, a meno che una civilt o una religione non prenda il sopravvento su tutte le altre. Oppure, proviamo a fare lo sforzo di pensiero che ha fatto Kant, e immaginiamo dei principi a priori, che stanno prima dellesperienza, ovvero prima di ogni condizionamento, di ogni parzialit culturale o religiosa Dei principi etici davvero universali, al di l di tutti i credi, di tutti i sistemi possibili, di tutte le fedi ideologiche o le dottrine politiche e religiose. Se cos, se esistono dei principi etici veramente universali, allora possibile intraprendere il percorso verso il fondamento di una morale valida per ogni uomo, in qualunque parte del mondo. Riteniamo sia questa la sfida delluomo nellera moderna. Daltro canto, un uomo che marcia a due velocit, lanciato nel futuro dalle incredibili conquiste scientifiche e tecnologiche, e contemporaneamente fermo a un lontano passato, fatto di visioni ristrette, intolleranti e ipocrite non

pu pensare di andare troppo lontano. La ricerca delluomo sul senso del proprio esistere come essere umano ancora troppo condizionata dalle visioni parziali: letica e la morale, concepite ancora come nel mondo greco e romano, rimangono confinate a uno spazio abitudinario, di consuetudine, controllato totalmente dal sistema culturale e religioso vigente. Nellultimo secolo si assistito al crescente bisogno di trovare delle risposte: il punto di partenza, probabilmente, si pu collocare, poco pi di cinquantanni fa, con la proclamazione della Dichiarazione universale dei diritti umani, un documento di portata storica, in cui per la prima volta si stabiliscono i diritti dellessere umano, indipendentemente da nascita, sesso, razza o religione diritti duguaglianza nella diversit. Un passo fondamentale, che sottolinea limportanza della ricerca di ununiversalit delletica Cosa l' etica per me ; l' etica il modo di comportarsi con i miei simili , con me stesso e con la natura . Principio fondamentale l' agaths Socratico , il bene ; la virt l' aret , la saggezza , il sapere , amare il prossimo tuo come , oserei dire , pi di te stesso . L'amore il motore di tutti i comportamenti e di ogni evento , senza amore non esisterebbe progresso , occorre essere curiosi amanti della ricerca , del sapere , per progredire , la natura scritta in linguaggio matematico , e si comprende provando e riprovando , diceva Galileo , se non amassimo la natura la distruggeremmo , infatti oggi molti non amano abbastanza la natura e ne vediamo le conseguenze : siccit , carestie , tifoni ,

nubifragi , disastri ecologici ed ambientali . Cerchiamo di clonare gli animali con il pensiero rivolto all' uomo . Vogliamo sostituirci all' ente supremo , al creatore , forse , alla natura col suo continuo divenire ? Non esistono scorciatoie , tutto muta ma col suo ritmo , la natura inventa nuovi ibridi , modifica gli esseri viventi , gli OGM tanto decantati dai produttori , aiutano ?, non credo , fino ad ora sono pi gli svantaggi , i danni arrecati , che i benefici ottenuti , certo le multinazionali fanno fortune , sono il moloch che tutto divora pur di accumulare danaro , a quale scopo ? Troppo danaro in mano di pochi , genera solo crisi economica , ingordigia umana ! Dobbiamo rispettare anche noi stessi , come possiamo rubare , uccidere , stuprare , malversare fondi altrui , statali e non , ricevere compensi senza lavorare , dissipare i beni di tutti senza un rimorso , un dolore interno , che ti turba il sonno , la pace interiore , come possiamo camminare a testa alta ?. L' etica non nasce insita in noi , nei cromosomi , e' la famiglia , la scuola , la societ in cui vivi che te la proporziona a volte condizionandoti , certo che l' etica dei popoli mediterranei non quella degli orientali , secoli di tradizioni hanno creato scuole filosofiche diverse , legami con la famiglia differenti , per ci sono pensieri , comportamenti immutabili , amore per la natura , difesa dei propri figli della propria donna , credere in un ente superiore , politeismo o monoteismo che sia . Pi semplice e primitiva la filosofia di un popolo . maggiore l'amore per la natura , il rispetto verso i propri simili , vedi gli indio del' Amazzonia , gli abitanti

della Papuasia ed altri . Nel' etica incluso anche il concetto di giustizia , quale ? Quella prevista dalle proprie religioni , quella scritta dagli uomini nelle loro leggi , quella insita nella natura del' uomo ? certo che la giustizia seppur lentamente in continua evoluzione , purtroppo in vero la giustizia umana non giusta , vendicativa , spesso di parte , governata sia da lobby di potere che da politici , tutta gente non proprio vestita di bianco , il demone danaro, il diabolico gusto del potere comanda . Non scordiamoci mai di Epicuro e di Orazio il cui pensiero filosofico-etico sempre valido e di grande attualit .

TRATTIAMO ORA DELLA POLITICA IN SENSO FILOSOFICO PURO La filosofia politica lo studio delle attivit dell'uomo legate a tutto ci che riguarda gli affari dello Stato. Questa disciplina si occupa, soprattutto, della politica intesa come "l'insieme di mezzi che permettono di ottenere gli effetti voluti": era cos per Aristotele, il quale, nel suo trattato (dal titolo Politica) oltre a definire le funzioni dello Stato e le sue forme di governo, formula ipotesi per realizzare il buon governo della citt. Un problema fondamentale affrontato dalla filosofia politica la differenza tra l'agire politico e l'agire in modo moralmente giusto. L'azione umana riconosciuta moralmente giusta non corrisponde necessariamente ad un'azione politicamente valida e viceversa. Questo perch il

modo di agire della politica si materializza nell'uso del potere , mentre l'azione moralmente valida si realizza facendo riferimento ad un sentire comune che si basa su principi riconosciuti moralmente giusti dalla comunit .Tutta la filosofia di Platone legata alla riflessione sulla politica . All'interno del suo pensiero particolarmente importante l' opera LA REPUBLICA . Qui Platone costruisce uno Stato ideale, una citt teorica dove vige una giustizia perfetta. Platone costruisce questa citt non solo per studiare la migliore citt immaginabile, ma anche per scoprire come gli individui dovrebbero vivere al meglio. La citt deve avere tre classi sociali: aurea (governanti) , argentea (guerrieri) , bronzea (lavoratori) . classe dei lavoratori (popolo, caratteristica la temperanza (sophrosn); parte dell'anima: concupiscibile) classe dei guardiani (phylakes o guerrieri, caratteristica il coraggio (andreia); parte dell'anima: irascibile) classe governativa (filosofi-re, caratteristica saggezza (sopha); parte dell'anima: razionale); Quest'ultima classe deve essere al potere, in quanto classe di innata sensibilit, di inesauribile curiosit intellettuale; i filosofi vogliono capire e non solo constatare, ma anche far funzionare la convivenza . Nicol Machiavelli fu il primo a separare la politica (quindi l'agire attraverso il potere) dalla morale (quindi l'agire secondo principi e valori riconosciuti giusti dalla comunit). Secondo Machiavelli la politica era a-morale (cio priva di morale ma non immorale). Con lui politica

diventa una scienza vera e propria, che non segue pi la morale religiosa ma ne ha una propria. Nella sua opera pi nota, Il Principe , specifica che chi governa (cio il Principe) , non segue modelli assoluti per legiferare (Positivismo giuridico), ma deve fare tutto ci che possibile perch i sudditi vivano bene , anche mentire o uccidere. L'uomo virtuoso per Machiavelli colui che riesce a trasformare ogni danno in una risorsa. Proprio da questo deriva la famosa massima "il fine giustifica i mezzi" . Ogni situazione particolare pu essere analizzata e catalogata in base a caratteri generali. Per ogni problema possibile quindi risalire ad una soluzione adatta in tutti gli altri casi in circostanze simili, e, rispettando questi criteri, funzioner sempre. Anche la Fortuna gioca un ruolo importante. dovere del principe prevenire i colpi della sorte pur non conoscendola. celebre la metafora del fiume soggetto a piene stagionali. Di certo il principe non pu sapere se e quando inonder le terre vicine, n i danni che potrebbe causare, ma il probabile pericolo pu essere evitato costruendo degli argini resistenti. Emanuele Kant analizza l'uomo e in lui trova una tendenza egoistica, ovverosia una insocievole socievolezza: gli uomini tendono a unirsi in societ, ma con una riluttanza a farlo davvero. Essi si associano per la propria sicurezza e si dissociano per i propri interessi. Ma proprio questa conflittualit a favorire il progresso e le capacit del genere umano, perch gli uomini lottano per primeggiare sugli altri, come gli alberi: si costringono reciprocamente a cercare l'uno e l'altro al di sopra di s, e perci crescono belli dritti, mentre gli altri, che, in libert e isolati fra loro, mettono rami a piacere, crescono storpi, storti e tortuosi.

Secondo Kant, il diritto consiste nella limitazione della libert di ciascuno alla condizione che essa si accordi con la libert di ogni altro. La libert di ognuno coesiste con la libert degli altri. Ovviamente l'uomo kantiano non pu non avere bisogno di un padrone,ma il padrone non un altro uomo, bens il diritto stesso. Kant conosce le tesi di J: Locke sul liberalismo ed anch'egli afferma che lo Stato mira a garantire la libert di ogni persona contro chiunque altro. Lo"Stato repubblicano"che delinea si basa su"Tre principi del ragione": La Libert: L'Uguaglianza di tutti di fronte alla legge; L'Indipendenza dell'individuo (in quanto cittadino). Questa visione dello Stato va in conflitto con un qualsiasi dispotismo presente, anche paternalistico. Secondo Kant infatti, un governo paternalistico il peggiore dispotismo che si possa immaginare, dato che costringe i sudditi ad attendere che il capo dello Stato giudichi solo mediante la sua bont. C' solo una soluzione a questo problema: essere liberi per poter esercitare le proprie forze nella libert. Tutti i filosofi sempre trattarono la ''POLITICA'' , in vari e differenti modi , soprattutto nel passato recente , i pi si dedicarono maggiormente a tale branchia della filosofia che alle altre branchie , Montesqieu buonista , Marx padre del comunismo , Vico , Croce , per citarne alcuni a caso . Iniziarono anche gli Americani a pensare , deposte le pistole gli uni , l' arco e le frecce gli altri , affrontarono il problema col liberalismo anglosassone e con la pragmatismo che li distingue , si occuparono molto di filosofia economica , influenzando coi loro pensieri anche

la vecchia europa , KEYNES ed altri. Il mio pensiero sulla politica rispecchia alcuni principi Socratico -Platonici-Aristotelici , non divido certo il popolo in classi , ma sono convinto che a comandare debbano essere persone di provata onest e moralit , uomini saggi , di cultura elevata e di censo tale da non avere , di primo acchito , intenzioni malandrine , per non dire di peggio , anche l' appetito vien mangiando o come dicono in America del sud , Venezuela : no me den , ponganme adonde haya . Certamente non chiudo la porta a gente di basso censo e di poca cultura , sempre ci sia compensato da capacit imprenditoriali , intellettuali , organizzative ; comunque non transigo mai sulla comprovata onest e moralit . Devono essere uomini liberi non vincolati a logiche di partito , gruppo o associazioni di tipo mafioso o para mafioso , logge di potere , per intenderci ; devono avere un profondo amore per la natura , per i nostri laghi , fiumi , boschi , parchi naturali e per le citt che devono ritornare allo splendore di altri tempi . Siamo il paese con il maggior numero di opere d' arte , musei , monumenti , palazzi , siti archeologici , ed altro , eppure l' incuria dei governanti , la loro accidia fa si che tutto vada in malora . Da tempo , forse da sempre , nel mondo si assiste solo a litigi , guerre insulse , per avere pi potere , dominare i pi deboli o sfortunati con la ipocrita scusa di portare la libert , benessere , eliminare la tirannia . In realt i paesi ricchi non hanno mai sfamato i paesi pi poveri , li hanno depredati , appropriandosi del loro petrolio , gas , oro, pietre

preziose , metalli in genere a cambio di quattro sacchi di farina , mentre loro buttavano , distruggevano il surplus alimentare , per sostenere i prezzi di mercato ed arricchire sempre pi i soliti noti , le sette sorelle , i sette fratelli, i sette cugini e chi pi ne conosce pi ne metta . Io penso che ahim non esiste la tanto declamata democrazia , siamo controllati , comandati , tiranneggiati , da pochi subdoli diabolici individui , pare si divertano a sconvolgere tutto quanto a fatica costruiamo per donare a noi e a chi verr un futuro migliore . Questa purtroppo la politica oggi , potere , danaro , soprusi , i filosofi ed i governanti greci si rivoltano nella tomba . Parafrasando il pensiero di ALMIRANTE , sempre attuale , Io vorrei una PATRIA libera, indipendente , padrona del suolo eroicamente conquistato dai nostri martiri e civilizzato dai nostri predecessori , troppo ci gi stato tolto . In politica estera , pur facendo parte della Comunit Europea e di varie organizzazioni mondiali , dobbiamo salvaguardare i nostri diritti e partecipare su principi di parit e giustizia . Il popolo e sar sovrano , ha e avr il diritto di eleggere i propri rappresentanti al parlamento , con diritto di chiederne le dimissioni via referendum , allo stesso modo potr chiedere l' abrogazione di leggi e la formulazione di altre . La magistratura deve essere apolitica ed indipendente dagli atri poteri dello stato , se uno o pi magistrati dimostreranno simpatie politiche , dovr dimettersi immediatamente o essere automaticamente dimesso dai

membri del CSM presente il capo dello stato , presidente di tale organo . Dovr essere garantito , dallo stato , il diritto al lavoro autonomo o dipendente , parimenti lo stato dovr garantire la propriet privata ed individuale , fondamento della ricchezza nazionale ; Lo stato dovr garantire , a chi ne abbia le capacit , il diritto alla istruzione e l'accesso a qualsiasi ordine di studi a spese dello stato . Lo stato dovr garantire la pi amplia libert di associazione, di parola e di stampa nei limiti della morale vigente . Lo stato dovr garantire a ciascun lavoratore una dimora sana e decorosa I diritti dei lavoratori saranno garantiti presso il datore di lavoro , sia questi un privato , una multinazionale o lo stato stesso , da un sindacato i cui dirigenti saranno eletti dai lavoratori I sindacati avranno il diritto di proclamare scioperi settoriali ma non il diritto di paralizzare la nazione , non dovranno fomentare scandali , disordini o paralizzare il paese . Non potranno indire manifestazioni e cortei per protestare contro una legge legalmente approvata in parlamento e promulgata dal capo dello stato . La religione ufficiale del paese la cristiano cattolica romana , saranno permessi altri culti che non contrastino con le vigenti leggi dello stato .

I rapporti tra stato e chiesa saranno governati dal complesso dei Patti Lateranensi .

Personalmente avrei preferito il sano concetto di

''LIBERA CHIESA IN LIBERO STATO ''

per , purtroppo , la storia non si pu riscrivere .

CREDO
Credo in un Dio , pura luce , Liberatore dalle tenebre del' ignoranza , Amore , non vendetta , perdono , misericordia . Unico organizzatore e sapiente regista Del continuo , perenne divenire cosmico . Immortale , immensa fonte del sapere , Antico , nuovo , a l' unisono... senza tempo . Poderoso , pietoso , giusto , saggio . Organizzatore del primordiale caos, Zagara profumata , sparsa ovunque nel cosmo , Zufolo , tessitore di una melodiosa , Infinita dolcezza di note , per ogni dove .

GIANLUIGI ATTILIO SAPORITI


COMO 26 SETTEMBRE 2011

HO ATTINTO A PIENE MANI INFORMAZIONI DALLA MIA RACCOLTA DI LIBRI E HO CONSULTATO WIKIPEDIA
CARA AMICA COME HO INZIATO CON UN PENSIERO PER TE , COS CHIUDO L'OPERA , RICORDA , LAST BUT NOT LEAST

L'AMICIZIA UN VALORE DA COLTIVARE , L' AMICO UN BENE DA CONSERVARE