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mNOI DELLA MERIDIONALE ITALIA CAPITOLO II: LAVVENTURA DEGLI INDUSTRIALI.

Dellimprenditoria del sud Italia si hanno poche nozioni ed possibile analizzare s olo pochi industriali, i quali per hanno delle caratteristiche in comune: 1) Divennero proprietari a vario titolo e in diversa misura, amministratori di medio - grandi imprese industriali; 2) Avviarono la loro attivit industriale in un momento in cui linvestimento i ndustriale appariva conveniente per le condizioni favorevoli che la politica bor bonica aveva determinato e per gli aiuti che i governi diedero allindustria nazio nale affinch il mercato interno si sottraesse alle produzioni straniere; 3) La politica dei Borbone risult complessivamente stabile consentendo alle imprese di essere protette dalla concorrenza straniera e di potersi consolidare sul mercato interno; 4) Dovettero confrontarsi con la crisi post-unitaria e subire le conseguenz e del mutamento dellordinamento politico del 1860. Gli industriali operavano in vari settori: cotoniero, laniero, cartario e metalm eccanico. Tutti i settori prima dellunit stavano sotto il protezionismo e quindi erano chius i, perci ci furono problemi con il liberismo post-unitario in quanto si trovarono esposti alla concorrenza. Nell800 il settore cotoniero nel Mezzogiorno fu dominato da un gruppo di imprend itori svizzeri fino al 1918, quando dovettero cedere le azioni della loro societ alla societ delle Manifatture Cotoniere Meridionali. I due principali imprenditor i furono: Giovan Giacomo Egg e Federico Alberto Wenner. EGG apparteneva ad una famiglia distinta, dopo un periodo di tirocinio avvi una s ua attivit commerciale che lo port a viaggiare molto allestero, poi si stabil nel Re gno di Napoli dove ottenne da Giacchino Murat luso gratuito per 16 anni di un co nvento che di seguito diven di sua propriet. La sua fabbrica fu il complesso coton iero pi importante del Regno durante gli anni 1830. Dopo la morte di Egg lo stabi limento pass a suo nipote Giovan Gaspare il quale cerc di far fronte alla crisi po rtando avanti la sua attivit, che in seguito venne affidata al figlio Giovan Giac omo, nonostante questi sforzi lazienda per non riusc a resistere alla crisi post-u nitaria la quale li port ad indebitarsi cos tanto che anche con labbassamento dei p rezzi del cotone e la ripresa del commercio con gli americani, non riusc a farcel a e cos lazienda fu messa allasta ed acquistata dal maggiore dei creditori, Amadeo Berner, grande commerciante svizzero nellItalia meridionale. Giacomo Egg fu costretto cos a lasciare tutto e decise di abbandonare lItalia per trasferirsi a Zurigo dove mor nel 1923. Federico Alberto Wenner, invece giunse a Napoli e si mise a collaborare con un a ltro grande industriale: Davide Vonwiller e con esso fond prima un solo stabilime nto e poi un gruppo di stabilimenti cotonieri gestiti da societ autonome dei qual i curato le operazioni commerciali assicurandosi cos lesclusiva della vendita. Wen ner invece aveva una spiccata propensione per la parte tecnica dellattivit. Prima si interess del reparto industriale della ditta Vonwiller, poi quando fu costitu ita la societ con Giovanni Corrado Schlaepfer che assunse la direzione commercial e, egli assunse quella tecnica. Tocc solo a Wenner per affrontare la crisi post-un itaria perch i suoi soci morirono entrambi, Schlaepfer nel 1852 e Davide Vonwille r mor nel 1856. Egli insieme al figlio Giulio e al figlio ed il fratello dello S chlaepfer aument il capitale sociale, avvi una modernizzazione degli stabilimenti, adottando anche le macchine a vapore che gli permisero di superare la crisi par ecchi anni dopo e di mantenersi a galla anche se Wenner mor nel 1882 e lazienda ri mase agli eredi. Il settore laniero ebbe molto successo durante l800 anche se dopo la crisi postun itaria tutto chiuse. I lanifici si diffusero in numerose province del Regno, a Napoli, a Salerno, negli Abruzzi, ecc. Analizzeremo i due + grandi industriali l anieri: Gioacchino Manna e Raffaele Sava. Manna in giovane et si era trasferito a Roma per apprendere larte laniera; aveva lavorato presso diverse fabbriche fino a mettersi in proprio attivando alcuni telai nella sua abitazione. Nel 1810 dopo aver fatto esperienza torn a Napoli e chiese laiuto a Murat per avviare una sua a ttivit, ma questi glielo neg e allora egli avvi la lavorazione in locali provvisori

fino a quando Ferdinando I gli concesse luso gratuito per 10 anni di un monaste ro soppresso e a consentire al lanificio di fregiarsi del titolo di fabbrica priv ilegiata di peloncini. Manna per fu sempre in cerca di capitali avendo una limitat a disponibilit finanziaria e questo gli provoc una sottomissione alle istituzioni creditizie. Prov anche a mettersi in societ con i fratelli Cagiano, di uno dei qua li il figlio di Manna Vincenzo, aveva sposato la figlia, ma questo non attenu i suoi debiti, tanto che dopo lunit il lanificio dovette chiudere nel 1865 per falli mento. Raffaele Sava, un imprenditore che apparteneva ad una famiglia che da generazion i si dedicava alla manifattura della lana, fu commissionato da Luigi De Medici d i creare un industria laniera nel Regno di Napoli. Il Sava che avrebbe provvedut o allattivazione dellindustria con i suoi capitali present un progetto nel quale chie se un regime doganale che proteggesse lindustria laniera e con un governo impegna to a non fare ad altri industriali concessioni analoghe. La fabbrica fu presto a llestita con macchinari provenienti dallestero, ed assunse laspetto di uno stabili mento penale poich impiegava detenuti di polizia e servizi di pena. Sava divenne il pi importante fruitore di generi di vestiario e articoli di lana per le pubbli che amministrazioni e anche per lesercito durante lunit. Purtroppo esso si indebit m olto con il Banco di Napoli, e dopo la crisi non avendo abbastanza risorse finan ziarie e non potendo esigere i crediti dai commercianti poich erano stati anche l oro colpiti dalla crisi, dovette cessare la sua attivit. Vicende per diversi aspe tti analoghe vissero altri industriali lanieri, come Lorenzo Zino e Pasquale Cic codicola; minori analogie presenta la vicenda che tocc a Giuseppe Polsinelli, la quale situazione finanziaria non fu per compromessa dalla crisi. Le cartiere meridionali, invece, seppero superare lunit, anzi grazie allunificazion e e alla libert commerciale fu favorito il progresso organizzativo e tecnologico e costitu la societ delle cartiere meridionale. Il maggiore industriale cartario m eridionale fu Carlo Lefebvre. Egli si occup per molti anni di affari bancari, pri ma allestero e poi nel Regno di Napoli e poi rilev 2 cartiere che divennero, grazi e alle loro macchine allavanguardia, le pi importanti del regno. Grazie al suo suc cesso gli fu dato anche il titolo di conte e fu tra i promotori azionisti della Societ Industriale Partenopea, della Compagnia di navigazione a vapore delle 2 Si cilie. In seguito alla sua morte avvenuta nel 1858 i suoi averi passarono in man o a suo figlio Ernesto che non seppe ben affrontare la crisi e dovette chiudere. Un altra cartiera invece, quella dei Visocchi, pur se pi piccola di quella di Lef ebvre riusc a superare la crisi e visse fino al 1950. Il settore metalmeccanico si mosse pi lentamente rispetto al tessile a causa dell a scarsit della domanda che cominci ad aumentare negli anni 30 con le necessit del R egno e in corrispettiva delle costruzioni ferroviarie. Il pi importante industri ale fu Thomas Richard Guppy, il quale dopo un intensa attivit commerciale (navi, promotore delle ferrovie) a Bristol si trasfer a Napoli dove apr uno stabilimento divenendo uno dei maggiori fornitori della Real Marina di prodotti per uso naval e (chiodi, viti, vernici, colla) e riuscendo a resistere anche alla crisi, nonos tante le politiche contrarie. Lo stabilimento rimase in vita fino al 1900 quando a causa delle difficolt dovettero venderlo. In generale si nota che in seguito alla crisi post-unitaria, le imprese ormai no n + sotto il protezionismo borbonico, ma esposte alla concorrenza, per mantener si a galla dovevano indennizzare la loro struttura, ma il + delle volte erano gi cos indebitate da non riuscire a sostenere questa grande spesa. CAPITOLO III: LA SOCIETA INDUSTRIALE PARTENOPEA E LO STABILIMENTO DI SARNO. Tra il 1833 e il 1834 vi fu un cospicuo aumento delle societ per azioni, le quali non si occupavano solo di assicurazioni e di credito, ma anche di trasporti, co mmercio, industrie, agricoltura, pastorizia. Tale incremento si deve alla profic ua situazione finanziaria degli anni 30 che spinse risparmiatori e capitalisti a cercare nuovi impieghi redditizi dando luogo alla costituzione di nuove societ e allo stesso tempo alla causa di acquisto delle loro azioni. Tali societ larghegg iarono nei prestiti agli impiegati non tenendo conto dei loro modesti redditi e delle difficolt che questi avrebbero avuto nel restituirli; inoltre molti divenne inadempienti tanto che alla fine il governo proib tali operazioni. Tale divieto

, unito al fatto che gli azionisti reclamavano sostanziosi dividendi, pur con po che opportunit di impiego e un mercato ristretto e di bassi consumi che davano mo desti profitti e al fatto che si sono privilegiate speculazioni momentanee e non + impieghi duraturi che avrebbero dato + profitti, provoc il crollo delle azioni , quindi la fine delle societ. Tra tutte queste societ solo una sopravisse: LA SOCIETA INDUSTRIALE PARTENOPEA. Il suo statuto fu preparato da Luigi Granata professore in agricoltura e altri esp erti in problemi economici e affermati uomini daffari e politici. Lo statuto inol tre fu sottoscritto dai componenti del Consiglio Sociale (una sorta di consiglio di amministrazione) e quelli della Commissione Preparatrice (una sorta di comit ato consultivo ed esecutivo che doveva valutare o proporre al Consiglio Sociale i progetti da realizzare e una volta approvati, realizzarli). Del Consiglio Soci ale faceva parte Giuseppe D Medici (principe di Ottajano, con la carica di govern atore) oltre ad affermati uomini politici, nobili, negozianti, industriali, fina nzieri. La Commissione Preparatrice era divisa in tre settori: affari commercial i, economia campestre e bonifiche, arti e manifatture. Lo statuto prevedeva che era consentito effettuare anticipazioni su stipendi e pensioni degli impiegati p ubblici solo in via transitoria e non oltre i sei anni successivi alla costituzi one della societ e questo fatto le permise di non entrare in crisi. Inoltre essa promosse diverse imprese nel settore agricolo (anche se non riuscirono a realizz are lobiettivo sperato) , effettu prestiti di varia natura, intervenne con contrat ti di partecipazione in imprese di vari settori gi attive per migliorarne lo svil uppo degli impianti e delle attivit (per anche qui i pi grandi progetti non andaron o in porto). I settori in cui entr furono vetro, carta, zucchero, porcellana, set a, alberi, colla, lana e tipografie. LO STABILIMENTO DI SARNO. Dalle molteplici iniziative prese dalla Partenopea molte risultarono vantaggiose , altre meno, altre decisamente improduttive, ma nel complesso il risultato fu a ttivo. Progetto molto importante fu la costituzione di un grande stabilimento in dustriale a Sarno che realizzasse filature meccaniche del lino e della canapa. P er i lavori di costruzione furono ritardati dal colera e i macchinari, a causa di una crisi che aveva colpito limpresa a cui erano stati commissionati, arrivarono in ritardo. C da dire che in principio si era pensato di allestire una filanda di cotone, ma poi in seguito a questi avvenimenti si opt per una filanda di lino. F urono assunti dei capi operai inglesi e si diede inizio allattivit; anche se linizi o fu molto difficile in quanto i macchinari per il lino avevano avuto un costo m aggiore e quindi si avevano meno macchinari e si produceva di meno, inoltre vi erano stati scontri fra i membri, ma alla fine tutto di risolse e la Partenopea riusc a riprendersi e ad introdurre anche innovazioni nei sistemi di lavorazione per poter restare competitivi nel mercato riuscendo a consolidarsi sempre + e a d istituire anche una filanda succursale di canapa e a liberarsi dei debiti cont ratti durante lavvio dellattivit. Inoltre ricevettero anche molti premi ed elogi pe r le loro lavorazioni, tanto da diventare lo stabilimento + importante dItalia in quel settore, nonostante lItalia rispetto agli altri Paesi fosse arretrata. Dura nte lunit, la Partenopea aveva avviato un programma di ampliamento e di ristruttur azione dello stabilimento di Sarno e di rinnovo di parte dei macchinari. Inoltre grazie alla guerra di secessione americana che aveva provocato linterruzione del commercio di cotone, il settore del lino e della canapa erano in crescita. Con la fine della guerra per si entr in crisi poich riprese il commercio del cotone. Si cerc di risolvere questa crisi con trattati internazionali e lItalia li stipul con la Francia. La societ Partenopea per fu in forte disaccordo con questo trattato s ostenendo che non era giusto non far pagare il lino esportato in Francia perch lIt alia non ne avrebbe avuto nessun vantaggio poich il lino lo importava dal Belgio e quindi non vi era reciprocit. Le istanze della Partenopea non furono accolte ne l trattato pur essendo sostenute da Augusto Sideri nella deposizione che rese al Comitato dellInchiesta Industriale. In seguito tale trattato (1863) la situazion e dello stabilimento di Sarno declin; non si riuscirono a distribuire i dividendi agli azionisti, si registrano cattivi raccolti nei paesi esportatori; il prezzo del combustibile e dei prodotti chimici aument tanto che si dovette arrestare il lavoro, licenziare molti operai (che si trovarono in gravi condizioni e diedero

luogo a proteste). Per far fronte ai debiti accumulati la Partenopea chiese un mutuo ipotecando le propriet (per gli fu concessa una somma minore di quella richi esta perch si erano considerati gli immobili e non anche il loro uso industriale) . Inoltre proprio in quel periodo il macchinario manifestava la sua et e proprio in quegli anni la concorrenza degli altri stabilimenti italiani, specie lombardi , si faceva pi accesa. Le perdite dello stabilimento di Sarno continuarono ad ess ere consistenti e la stessa Partenopea sembr minacciata, cos si cerc allora di camb iare lamministrazione che fu affidata a Francesco DAndrea, il quale era stato segn alato da alcuni dei maggiori azionisti, meritava fiducia e presentava i requisit i necessari. Il Consiglio Sociale stabil che per interessare di pi allazienda il DAn drea lo si sarebbe dovuto retribuire con compartecipazione agli utili. Con la nu ova amministrazione la societ riusc a superare il difficile momento anche se i di videndi non si riuscirono comunque a distribuire e inoltre i debiti pesavano sem pre +. Si incominci cos a pensare ad una soluzione che consentisse di sciogliere la zienda, pagare tutti i debiti ed assicurare agli azionisti il recupero di almeno una parte del loro capitale e che desse unindipendenza a DAndrea di attuare i suo i programmi (il quale credeva di riuscire, visti i primi buoni risultati, a riso llevare lazienda nel lungo termine. DAndrea cos offr il capitale per rilevare laziend a, assumendosi il carico di estinguere tutti i debiti sociali dilazionandoli neg li anni e dopo una lunga serie di trattative si giunse ad un accordo, in questo si sciolse definitivamente la Partenopea (1879) e il DAndrea divenne proprietario di tutti i suoi immobili ( la maggior parte erano malandati). La sua azienda es iste ancora oggi ma si occupa della vendita di biancheria, corredi e ricami ed m olto rinomata. N.B. la differenza tra la crisi del periodo preindustriale e post che nella prim a vi un abbassamento della produzione mentre nellepoca industriale si verifica cr isi quando il mercato saturo.