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Emilia Romagna

SALVIAMO LA SANIT.
EFFICIENZA DELLA SPESA PER GARANTIRE IL SISTEMA PUBBLICO.
di Paola Marani, consigliera regionale PD

redazionale

uando si parla genericamente di revisione della spesa pubblica applicando parametri di riduzione non selettivi, si rischia di adottare un sistema di cure che finisce con luccidere il malato. ci che accadr se non verranno modificati i tagli alla Sanit contenuti ad oggi (ndr fine luglio) nel provvedimento sulla spendingreview del Governo. Il Sistema Sanitario nazionale finanziato attraverso la fiscalit collettiva rappresenta in termini di risorse impegnate il 7,1% del PIL, percentuale che ci vede al di sotto della media dei paesi europei, pur essendo il nostro sistema riconosciuto per qualit fra i primi sei del mondo. partendo da questo dato e dalla necessit di distinguere fra le Regioni che hanno mantenuto lequilibrio di bilancio e quelle che sono sottoposte a piani di rientro, che dobbiamo valutare le conseguenze dei tagli. Nel balletto dei dati, vengono stimate decurtazioni fino al 2014 che - fra i provvedimenti del Governo Berlusconi e quelli dellattuale revisione di spesa pubblica - comporteranno 22 miliardi in meno alla Sanit ed ulteriori 2 miliardi di ticket a carico dei cittadini. Sia una riduzione di risorse di questa dimensione, sia laumento da 4 a 6 miliardi del sistema di compartecipazione, minano profondamente la struttura universalistica del nostro SSN, limpianto pubblico sul quale si fonda, la possibilit di mantenerne la qualit e la quantit delle prestazioni. Questo non vuol dire sostenere limmobilit del sistema e negare lesigenza di innovarlo: da anni le Regioni pi virtuose hanno posto al centro della loro pianificazione lesigenza di rispondere a nuovi bisogni e allevoluzione scientifica e tecnologica attraverso una costante e coerente trasformazione organizzativa. Nellelenco (subito scomparso) dei piccoli ospedali da chiudere perch diseconomici ed inadeguati per qualit dellofferta, non figurano strutture dellEmilia-Romagna, perch ci gi stato fatto da oltre dieci anni in quasi tutte le nostre province. Gli interventi sullappropriatezza delle prestazioni e sulla valorizzazione della medicina di territorio ha prodotto esperienze che oggi vengono assunte come modelli da mettere in campo su scala nazionale ( il caso delle Case della Salute). C ancora molto da fare per garantire con risorse inalterate i livelli essenziali dei servizi e mantenere una qualit che non pu fare a meno di misu-

rarsi con nuove tecnologie e farmaci estremamente onerosi, oltre che offrire unassistenza adeguata al continuo aumento delle cronicit. Prima di tutto necessario poter contare su risorse certe, quelle gi previste dal Patto per la Salute concordato dal governo con le Regioni prima della manovra estiva del 2011. La disponibilit di queste risorse la condizione per riorganizzare un sistema sanitario e sociale che deve cimentarsi con il cambiamento demografico ed epidemiologico e con linnovazione tecnologica. In questo senso la Sanit deve soprattutto spendere meglio: medicina di territorio, prevenzione, attenzione alla fragilit e alla diversit di genere, riordino delle reti ospedaliere, presa in carico dei malati cronici e garanzia di continuit, assistenziale e ospedale-territorio.

MEDICINA DI GENERE: NON RINUNCIAMO ALLAPPROPRIATEZZA DELLE CURE!


di Roberta Mori, consigliera PD e presidente Commissione regionale per la Parit

a consapevolezza scientifica e medica che uomini e donne sono colpiti dalle patologie in percentuali e fasi della vita differenti e rispondono ai farmaci in modo diverso, piuttosto recente. La prima sperimentazione farmacologica riservata alle donne risale al 2002 quando, presso la Columbia University di New York, fu istituito il primo corso di medicina di genere, A new approach to health care ba-

sed on insights into biological differences between women and men, per lo studio di tutte quelle patologie che riguardano entrambi i sessi. In seguito agli esiti dei primi studi lOrganizzazione mondiale della sanit ha inserito la medicina di genere nellEquity Act, a riprova che il principio di equit implica che la cura sia appropriata e sia la pi consona al singolo genere. Nel 2005 nato in Italia Onda - Osservatorio nazionale sulla salute della donna - che collabora con gli altri istituti preposti a livello nazionale, per studiare, informare, educare e stimolare ad una grande attenzione su queste tematiche. Tra le evidenze che pi ci riguardano, noi donne viviamo s pi a lungo degli uomini ma spesso viviamo peggio, ci rechiamo dal medico pi degli uomini (il 58% delle visite ambulatoriali per una donna), nella maggior parte dei casi per affrontare patologie non tipicamente femminili. Alcuni esempi di incidenza: osteoporosi +736% rispetto agli uomini, malattie tiroidee +500%, depressione e ansiet +138%, cefalea ed emicrania +123 per cento, Alzheimer +100%, cataratta +80%, artrosi e artrite +49%. accertato che alle necessarie azioni di screening e cura delle tradizionali patologie di genere legate allapparato riproduttivo, si devono aggiungere interventi specifici che affrontino gli effetti di genere delle patologie comuni. Uno dei principali ostacoli sta nel fatto che i metodi utilizzati nelle sperimentazioni cliniche e ricerche farmacologiche risentono di una prospettiva maschile che sottovaluta le peculiarit femminili, in particolare il ruolo degli ormoni. Ci vale come ovvio anche in Emilia-Romagna, dove permangono come altrove stereotipi, pregiudizi, una cultura e unorganizzazione prettamente maschili, competitive e conservative, allinterno delle strutture sanitarie e del corpo medico, pur a fronte di una costante crescita di donne tra i medici (ora circa il 50%) e tra gli altri operatori della sanit. La nostra Regione allavanguardia sulle azioni di prevenzione oncologica, che non hanno paragoni nel Paese, tanto che lestensione, per fasce det, dello screening per il tumore alla mammella supera il 70% e sono stati avviati percorsi dedicati che dallesito dello screening conducono fino alla riabilitazione fisica e psicologica. Cos nei confronti dellendometriosi stanno crescendo lattenzione e servizi specifici, mentre sul fronte della ricerca farmacologica la Regione ha sostenuto una sperimentazione in corso presso lAzienda ospedaliera di Ferrara, che sar estesa a tutte le aziende non appena gli studi produrranno risultati consolidati. Un bel segnale, dal punto di vista politico nazionale, lappro-

vazione a marzo 2012 di una Mozione parlamentare bipartisan che impegnerebbe il Governo italiano a introdurre a pieno titolo la medicina di genere nel sistema sanitario. Il condizionale dobbligo perch nessuna riforma culturale, organizzativa, scientifica a costo zero e gli ultimi provvedimenti governativi tolgono risorse ingenti a tutto il comparto sanitario. Detto questo, fondamentale che cresca nel Paese, nellopinione pubblica come nel corpo medico e scientifico, la volont di andare nella direzione giusta, che quella dellappropriatezza delle cure garantita dallassunzione del principio della diversit di genere. Le Regioni, che hanno la gestione della Sanit, sono le prime istituzioni a dover farsene carico ed il motivo per cui la Commissione per la parit che presiedo ha presentato un atto di indirizzo in materia, molto cogente per la Giunta regionale dellEmilia-Romagna. La Risoluzione infatti impegna la Regione a inserire tra gli obiettivi di sistema del Piano socio-sanitario la promozione ed il sostegno alla medicina di genere quale approccio interdisciplinare tra le diverse aree mediche, al fine di adottare criteri di erogazione del servizio sanitario che tengano conto delle differenze di genere e siano oggetto di rendicontazione annuale. Inoltre, chiede di individuare e promuovere percorsi, allinterno delle strutture sanitarie pubbliche, per la presa in carico del paziente sulla base delle diversit di genere, al fine di ottenere una

risposta pi specifica ed idonea alle numerose richieste di assistenza delle donne; incentivare gli interventi di prevenzione e diagnosi precoce attraverso la sempre maggiore diffusione dei programmi di screening, anche tra le donne immigrate; rafforzare gli interventi rivolti allarea materno-infantile ed assumere tutte le iniziative utili per sostenere lo sviluppo della ricerca scientifica medica e farmacologica rivolta alla medicina di genere; incentivare la riorganizzazione del lavoro nelle strutture sanitarie in considerazione della sempre maggiore incidenza del personale femminile. Infine, vanno predisposte iniziative di prevenzione sostenute da periodiche campagne informative. Tutto questo perch la medicina di genere una realt dalla quale non si pu prescindere, se vogliamo - come vogliamo - misure a tutela della salute metodologicamente corrette ed efficaci, oltre che non discriminanti.