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NICOLA SEVERINO

ANTOLOGIA DI STORIA DELLA GNOMONICA

PRIMA EDIZIONE

ROCCASECCA 1995

Premessa: Durante le ricerche di gnomonica condotte nei precedenti anni e rivolte soprattutto ad alzare il velo di polvere che copre e rende faticosa la conoscenza della storia degli orologi solari, ho avuto modo di accumulare vario materiale che, per varie ragioni, non stato utilizzato appieno nelle mie pubblicazioni. Questo materiale spurio costituito per la maggior parte da fogli singoli, opuscoli, articoli, disegni, immagini, appunti, brevi notizie e stralci presi da vari studi, erudizioni, lettere e commentari di matrice diversa, come libri antichi, codici manoscritti, relazioni del 600-700, cataloghi di antichit, dizionari, enciclopedie e, infine, anche da libri e riviste moderni sui pi svariati argomenti, dallegittologia, alla magia, dallarcheologia allastronomia. Ho pensato di mettere finalmente insieme tutto ci e di ricavarne questo volume che non ha pretesa alcuna se non quella di rendere di pubblico dominio frattaglie gnomoniche del passato o immagini moderne che, in qualche modo, possono risultare interessanti per il lettore ed appassionato di gnomonica. Non da ultimo, ho voluto inserire anche vari articoli e considerazioni su taluni aspetti tecnici e storici della gnomonica derivanti da brevi articoli, o scritti su diverse esperienze pratiche realizzate da alcuni studiosi del passato. Anche in questo caso si tratta di documenti rari che sempre pi difficoltoso trovare e soprattutto averne una copia. Pi volte mi capitato di leggere che spesso si trovano notizie ed immagini interessanti, a volte sconosciute, anche da testi molto modesti, semplici ed elementari ma che, a volte, sono corredati di una iconografia molto ricca. Molti dei miei lavori dimostrano che lappassionato cultore di una disciplina come la Gnomonica pu trovare cose interessanti anche in un libro semplicissimo e non specialistico. Quante volte, per esempio, gli esperti hanno potuto ammirare immagini sconosciute di
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strumenti astronomici (spesso stato il caso degli astrolabi e di orologi solari) su libri di storia per le scuole medie inferiori e superiori, o sulle pagine di piccole enciclopedie, dizionari e riviste insospettabili? Anche questo un motivo per il quale si pensato di pubblicare in queste pagine alcune tra le cose pi rilevanti che fanno parte del materiale che ho trovato in circa otto anni di attivit . Si cercato, inoltre e per quanto possibile, di creare un nesso tra i vari argomenti, di raggruppare insieme i piccoli ritagli che offrono scarse possibilit di commenti, ivi comprese quelle immagini che rappresentano solo dei semplici orologi solari. Ringrazio tutti quanti hanno voluto collaborare a questa iniziativa e spero di aver fatto cosa gradita al lettore. Nicola Severino maggio 1995 Roccasecca

Seconda ristampa, Roccasecca 2011 La presente ristampa, riveduta e corretta, rispecchia in modo fedele i contenuti delledizione originale di questa opera, pubblicata per la prima volta nel 1995 in formato fotocopia A4 e rilegata con spirale.

UN OROLOGIO VERAMENTE UNIVERSALE: IL GLOBO ANDANTE !


Il XVII secolo caratterizzato da un generale, vivo, rinnovamento dellarte gnomonica, che lascia indelebili tracce nella ricerca teorica da una parte, con personaggi come Ozanam che oramai impronta addirittura un dizionario di gnomonica a coronamento di eccellenti studi matematici (dichiarati Recreation), i quali rappresentano ancora oggi la summa della gnomonica illuministica, e dallaltra con quelle schiere di appassionati, dilettanti, antiquari, detti Cadraniers che, in qualche modo, cercano di stare al passo con i tempi, inventando nuove soluzioni pratiche per la costruzione di orologi solari, soprattutto di quelli portatili. In questo fervente clima di intensa attivit gnomonica, dopo che Kircher aveva lasciato un Museo di antichit con ogni ben di dio dal punto di vista gnomonico che, probabilmente, neppure riusciamo ad immaginare; dopo che erano stati inventati globi terrestri e celesti di tutte le dimensioni (si pensi al fantastico Planisfero di Norimberga grande quanto un palazzo a cinque piani) ed orologi solari fin sulle stelle marine, ecco comparire un nuovo strumento astronomico-gnomonico. Proprio come vuole la tradizione, cio che sia utile per ravvisare il tempo che scorre e, insieme, mostrare fedelmente i fondamenti che stanno alla base della misura del tempo: il movimento dei principali corpi celesti, il Sole e la Luna. Lidea non nuova. La rappresentazione del movimento dei corpi celesti abbinata al computo del tempo si ritrova in molti luoghi storiografici. Per esempio, negli Atti del Martirio di S. Sebastiano, del Prefetto Cromazio, si legge: Ho la stanza da letto tutta di vetro, ho disegnato tutto lordinamento delle stelle e la meccanica celeste.... Tuttavia, non mi sembra sia stato mai tentato di costruire, o meglio, trasformare un globo celeste esamine, in uno strumento pregevole che per mezzo del moto mostrasse tutte le cose pi importanti della gnomonica e dellastronomia sferica. E quanto fece Francesco Generini per il Granduca di
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Toscana Ferdinando Secondo. Di questo Globo Andante, come fu chiamato dallautore stesso, pare ci resti solo una breve descrizione ed una figura fatta dal Generini, scultore fiorentino, e pubblicata nella Stamperia del Massi e Landi in Firenze nel lontano 1645. Tale pubblicazione scritta in italiano e, sebbene, non molto chiara in diversi punti, si presta benissimo per unadeguata descrizione dello strumento che nessuno potrebbe fare meglio, se non lautore stesso. Gi dal frontespizio dellarticolo si comprendono i meriti principali del Globo Andante, ...Formato da lui per mostrare il Moto Diurno, Lunare, et Annuo. Con linequalit de giorni, e delle Ore Naturali, e Artificiali sinora per alcuno Strumento non veduta Operare.... Generini era ben cosciente di aver realizzato unopera che non aveva precedenti e ci lafferma apertamente e serenamente: Lhaver avvertito, Cortese Lettore, che nel rappresentare con istrumenti, si piccoli, come grandi, fabbricati fin qui, sotto nome per lo pi dOrioli, la distribuzione Oraria del Tempo, cagionata dal moto de Cieli, con altre loro Operazioni, rese a noi per detti strumenti sensibili, e visibili, nessuno per ancora, che sia per diligenza fattane, venuto a mia notizia, ha tentato non che fatto attualmente vedere la detta Oraria distribuzione in un Corpo Sferico, che nel muoversi, portando seco i due maggiori Luminari, in uno stesso tempo ne rappresenti allocchio de Riguardanti, sopra e sotto il nostro Emisfero, secondo il sito, e positura de Cieli, il Moto Diurno, e Notturno, col nascere, e tramontar del Sole, secondo lEqualit, e Inequalit de giorni, si Naturali, come Artificiali. Il Corso Lunare, e Solare, con altre non men curiose, che nuove rappresentazioni, che a questi Moti conseguono. Il non haver veduto talcosa fatta finora, mindusse (stimando io tutto questo fattibile) a tentarne, si come feci, limpresa.... Inoltre, egli oltremodo sicuro di essere il primo a costruire tale strumento per il fatto che si sia trattato di una
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novit anche quando fu presentato ad un Personaggio dAltezza straordinaria, che dilettandosi molto di questi studi ha potuto vedere ci che in questo genere finora comparso nella scena del Mondo.... Non escluso che il personaggio di cui parla Generini sia Galileo, considerato che scomparso solo tre anni prima della pubblicazione dellarticolo sul Globo Andante. Bellissima la fine della dedica A Lettori, intrisa di umilt: ...Se allincontro ci scorgessi per mia malasorte, qualche imperfezione, che forse non sar gran cosa, bench mi sia ingegnato di sfuggirle al possibile, ricordati, che siamo Uomini, e compatiscimi.

Il Globo Andante
E uno strumento formato essenzialmente da un grande globo celeste (fig. 1) dotato di movimenti di rotazione sul proprio asse e di circoli celesti. Le tre operazioni fondamentali che in esso si possono vedere sono il movimento diurno, lunare ed annuo. Il moto diurno visibile per mezzo della sua rotazione, imperneata sui due poli del Mondo, da Levante a Ponente. Ne segue che le stelle fisse segnate con le loro immagini sul globo, si vedranno sorgere, transitare in meridiano e tramontare, proprio come accade sulla sfera celeste. Il corso lunare ottenuto per mezzo del semicircolo H che ha ad un estremo limmagine della Luna e nellaltro il suo Nadir. Tale semicircolo oltre a muoversi da Est verso Ovest con la violenza del Primo Mobile si vede anco mosso con proprio moto da Ponente a Levante in su Poli del Zodiaco e con e con 27 giorni astronomici, e un terzo terminare una sua Revoluzione.... Un movimento completo quindi per il moto lunare con la possibilit di osservare i gradi dei segni zodiacali nei quali il satellite si trova, rispetto al Sole.

Figura 1

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Il moto annuo, o solare, viene rappresentato per mezzo del semicircolo E, che ha in una delle sue teste limmagine del Sole e nellaltra il suo Nadir, in uno spazio di 366 giorni astronomici (senza tener conto degli anni bisestili). Il Sole viene mosso non solo dal Primo Mobile da Levante a Ponente (sui poli celesti, seguendo gli spostamenti in declinazione del Sole), ma di moto proprio da Ponente a Levante (seguendo il moto diretto del Sole sulleclittica). Un Sole artificiale quindi che segue fedelmente il cammino dellastro vero nel cielo, mostrando anche la sua posizione rispetto alle costellazioni dello zodiaco. Altri due semicircoli sono quello dellEquinoziale M che divide il cielo in due emisferi uguali e quello dellEclittica, L, strada impermutabile del Sole. Sul primo sono riportate le ore Astronomiche ( o, appunto, equinoziali), e sullEclittica il vero sito del Sole e della Luna. Altri quattro cerchi sono i due Tropici del Cancro e del Capricorno, il Meridiano e lOrizzonte. Nei due Tropici si vedono descritte le ore Temporarie e Italiche, per mezzo di sottili fili: retti, sottili e di rame quelli dellOre Artificiali, pi grotteschi, obliqui e dottone quelli dellore naturali. Il meridiano, di cui riportata solo una parte (G), ha il suo prolungamento che separa le spalle dellErcole posto a sostenere il Globo. I fili che materializzano le ore mostrano, nel loro intrecciarsi, la durata dei giorni, ovvero la loro disuguaglianza, nel corso dellanno. E quanto si pu osservare nei comuni orologi solari ad ore italiche e babiloniche. Naturalmente anche nel Globo si ricava lora del sorgere e del tramontare del Sole in ogni stagione dellanno. Lorizzonte CO, come si vede. stato messo non in piano, come andrebbe, ma pendente, alto di sopra e basso di sotto, e ci perch pi comodamente si rappresenti alla vista di chi ne ricerca il sito e loperazione. Fin ora possiamo riassumere le operazioni che permette di effettuare un simile strumento: Lascensione retta dei Segni; Il vero luogo del Sole e della Luna in ogni giorno; Laltezza, la latitudine e la declinazione del Sole della Luna, dei Pianeti e delle stelle; La distinzione delle ore diurne da quelle notturne;
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Quale sia ad ogni momento il corrente ascendente; Quale sia la quarta, la settima e la decima Casa del Cielo (ore Planetarie); Le congiunzioni e gli aspetti del Sole e della Luna; Tutte queste operazioni possono ricavarsi in poco tempo, un una sola osservazione e, in pi, con la meraviglia della vista di tali movimenti che crea la particolarit cercata da Generini: E questa una di quelle particularit della nostra opera, che la distingue con qualche vantaggio dagli Oriuoli, e altri strumenti simili, che la sottigliezza degli artefici ci ha finora fatto vedere. Infine, Generini spiega che il moto allo strumento pu essere dato in tre modi: per mezzo di contrappesi verticali, cio che operino perpendicolarmente al piano orizzontale, ragion per cui il cerchio dellorizzonte non pu essere posto in piano, ma pendente; per mezzo dellacqua, e in tal caso il cerchio dellorizzonte pu mettersi in piano; per mezzo di un sistema di molle o tiranti dentro al globo. Secondo Generini, la soluzione migliore quella del moto per mezzo dellacqua. Il Globo Andante fu fabbricato da Francesco Generini in materiali di bronzo, ma pu essere realizzato anche in ferro, rame, ottone, argento o altri metalli. Tra tutti i globi terrestri e celesti costruiti fino a quel tempo, quello del nostro autore, per la sua originalit, sicuramente rappresenta un pezzo unico nel catalogo degli strumenti astronomici e gnomonici.

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LOROLOGIO SOLARE DI GLAUCO DE MOTTONI

Lintroduzione del tempo medio, nella seconda met del secolo scorso, si tradusse nelle numerose ricerche, da parte degli gnomonisti, di metodi geometrici e pratici per la rappresentazione, il pi possibile semplice e chiara, della correzione del fuso e dellequazione del tempo, sul quadro degli orologi solari. Dal punto di vista gnomonico, per, risult subito chiaro che la lettura del tempo medio sullorologio solare, effettuata attraverso la cosiddetta lemniscata, pone qualche problema. Il primo dovuto al fatto che, essendo la costruzione della lemniscata, a forma di 8 allungato, molto laboriosa come ben sanno gli gnomonisti dilettanti - viene, in genere, realizzata solo per la linea oraria del mezzod, cio sulla linea meridiana. Perci, i due maggiori problemi relativi alla lettura del tempo medio sugli orologi solari sono legati al fatto: che lombra dello stilo, esclusi i momenti attorno al mezzod, si trova sempre lontana dalla curva lemniscata posta sulla linea meridiana. Ne segue che non possibile individuare con precisione il punto della lemniscata sulla quale si legge la correzione; che la detta correzione, in alcune epoche come quelle attorno ai solstizi, varia notevolmente da un giorni allaltro, rendendo la lettura difficoltosa anche se si dispone di una scala perpendicolare alla linea meridiana. Alcuni autori hanno cercato di eliminare il primo inconveniente riportando una lemniscata per ogni linea oraria. Uno dei primi orologi, e il pi completo e preciso sotto questo aspetto, certamente quello realizzato dallastrofisico Padre Angelo Secchi nella piazza di Alatri (FR), nel 1875, ma famoso anche quello di Aosta, eseguito da Capitano Enrico A.
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DAlbertis. Mentre A. Jarson 1 per rimediare alla seconda difficolt, ha pensato di riportare direttamente i valori della correzione ad intervalli regolari di tempo, ma in questo caso linterpolazione tra i valori segnati sul quadrante non permette una lettura sufficientemente precisa della correzione, soprattutto nei punti in cui la lemniscata pi ampia, come nei periodi dei solstizi. Glauco De Mottoni, in occasione della realizzazione di un orologio solare su di una parete dellOsservatorio di Genova, pubblic, nel novembre del 1945, un breve articolo in cui propone un semplice accorgimento mirato ad eliminare i due inconvenienti seguendo il criterio di ingombrare il meno possibile il quadro dellorologio. Il risultato immediatamente visibile nella fig. 2 eseguita dal De Mottoni stesso. Si tracciano le curve diurne corrispondenti alle declinazioni del Sole, per esempio, di 5 in 5 gradi, chiamate dallautore curve isocline. Tali curve servono a guidare locchio nel riportare la posizione dellombra allistante della lettura, a qualunque ora del giorno, alla posizione corrispondente in meridiano a mezzogiorno vero. Questo accorgimento dovrebbe eliminare la prima difficolt, cio la distanza del vertice dombra dello stilo dalla linea oraria del mezzod. Per la seconda difficolt, al posto della lemniscata e del groviglio di numeri o di date che ingombrerebbero il quadrante, De Mottoni propone di riportare, servendosi dellallineamento dato dalle curve diurne (isocline), i valori della correzione da effettuare col seguente criterio: sul bordo sinistro sono riportati i valori della correzione con il loro segno per il periodo che va dal solstizio dinverno al solstizio destate; sul bordo destro i valori della correzione che saranno letti durante il periodo che va dal solstizio estivo al solstizio invernale. Luso reso oltremodo chiaro dalla scritta
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Bull. Soc. Astr. de France, 1937, p. 284

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riportata sullo quadro stesso dellorologio: Allora segnata dallombra aggiungere col loro segno i minuti letti lungo le tratteggiate sul bordo sinistro se i giorni si accorciano, sul destro se si allungano. I valori riportati sui bordi del quadrante forniscono la correzione per lequazione del tempo e la differenza di longitudine tra il luogo e il meridiano centrale del fuso orario, cos da fornire direttamente lora media civile, con lapprossimazione del minuto. E precisa che volendo ottenere dal quadrante la correzione per lora dellEuropa Centrale (ora ufficiale italiana) in luogo di fare riferimento al meridiano di Monte Mario, la differenza di longitudine si computer a partire dal meridiano dellEtna. Nel caso della fig. 2, si vede il vertice dellombra stilare che corrisponde al 5 giugno a ore 10 e 20 minuti di tempo vero locale. Seguendo la linea isoclina idealmente passante per la punta dellombra, fin sul bordo destro del quadro (dato che i giorni si allungano) sulla scala che occupa questo bordo si legge la correzione * 11 minuti. Lora civile del momento quindi di 11 minuti maggiore dellora solare vera locale ed importa perci 10 ore e 31 minuti. Ad ogni modo, il suggerimento del De Mottoni degno di nota perch abbastanza pratico da essere attuato con facilit e sufficientemente preciso per la lettura delle correzioni. Lunica difficolt forse data dalla costruzione delle numerose curve isocline che non agevolano certo il costruttore con poca esperienza.

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Figura 2

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IL TRACCIAMENTO DELLA LINEA MERIDIANA IN UN DOCUMENTO DI SILVESTRO II PAPA

Tracciare la linea meridiana sul quadro dellorologio solare una delle operazioni pi importanti dellintero procedimento costruttivo. Lo gnomonista, nel tracciare la linea meridiana, sente di compiere un gesto simile a quello di infiggere lo stilo nel muro, sente lemozione di catturare e riportare indelebilmente sul muro il momento pi importante dellintera giornata: il mezzogiorno vero solare, lantico meridies dei Romani. Limportanza di conoscere con la massima precisione possibile listante del mezzogiorno solare vero locale, spinse i costruttori di orologi solari di tutti i tempi a cercare metodi che soddisfino a due essenziali condizioni: la praticit e semplicit doperazione e il massimo contenimento degli errori di lettura. Il metodo pi comunemente usato in tutte le epoche hanno ricevuto varie denominazioni: metodo dei cerchi concentrici, dei giardinieri, dei cerchi indiani, ma lappellativo forse pi scientifico e giusto metodo delle altezze corrispondenti. Infatti, il procedimento poggia le sue basi sul fatto che ad ore equidistanti dal mezzogiorno il Sole si trova ad eguali altezze sullorizzonte e quindi produce ombre di eguale lunghezza. A dire il vero, questo metodo non matematicamente molto corretto in quanto per gli inevitabili errori che si commettono nelloperazione pratica, per lincertezza della definizione dellimmagine del punto dombra dello gnomone e per la variazione della declinazione del Sole nello stesso giorno in cui si esegue loperazione, la serie di punti appartenenti alla linea meridiana cercata non saranno rigorosamente su una retta.
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In ogni caso, se si esclude il periodo degli equinozi e si sceglie quello vicino ai solstizi, in modo da ottenere la minima variazione di declinazione del Sole, il risultato potr riuscire abbastanza bene giacch lerrore cos esiguo da poter essere trascurato. Sommariamente, il metodo consiste nellimpiantare uno stilo perfettamente verticale si di un piano orizzontale e descrivere diversi archi di cerchio concentrici. Ad ore equidistanti dal mezzogiorno si osservano e si annotano i punti di intersezione dellombra dello stilo con detti circoli. Congiunti i punti segnati con delle linee, si tira una retta indefinita ad esse perpendicolare e che passa per il piede dello stilo: questa sar la linea meridiana. Questa antichissima esperienza - scrive il Pasini 2 venne solo questi ultimi tempi applicata anche ai piani verticali, e si pu anche estenderla ai piani obliqui, ma in questi due ultimi casi non la meridiana che con questo mezzo di viene a determinare, ma la sustilare ovvero la proiezione ortogonale dello stilo sopra i detti piani. Il metodo delle altezze corrispondenti indubbiamente molto antico, e sembra risalire addirittura a Euclide, il quale, secondo quanto scrive Giovanni Battista Vimercato 3, si cur di darne la prima dimostrazione: Mi piace questa ragione (teoria), et mi par molto giusta. Non pu esser se non giusta perch Euclide, che la dimostra.... Mentre Emanuele Gallarati 4 ci fa sapere che anche Vitruvio ne fece cenno nel cap. VI del Libro I della sua Architettura. Unaltra descrizione, abbastanza particolareggiata, ci stata lasciata dal monaco Beda il Venerabile nellVIII secolo d.C. in una sua opera molto famosa. Propongo di seguito un
Claudio Pasini, Orologi solari, Angelo Draghi Ed., Milano 1900, p. 39 G.B. Vimercato, Dialogo de glhorologi solari, Venezia, 1586 4 E. Gallarati, La retta oraria del mezzogiorno..., Carlo Brigola Ed., Milano 1872, p. 30, probl. VIII
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breve passo, tratto dalloriginale, relativo al metodo di ricavare la linea meridiana, che il dotto monaco scrisse nel suo solito latino dalla chiarezza cristallina: AD MERIDIEM INVENIENDUM

Circumscribe in plana tabula circulum, cujus centro rectissime infine gnomonem tante longitudinis, ut umbra ejus praedictum circulum excedat; et diligenter vide, quando predicta umbra incipiat recipi infra ipsius circuli ambitum, et vestigia ejusdem umbrae se contrahentis punctis cautissime nota. Simili observantia vide quando iterum circuli limitem exsierit (quod siet transacto meridie, cum rursus declinatus umbra inferiora recepit) et ibi similiter puncta affige. Postea spatium, quod est inter haec puncta, a centro per medium recta linea divide. Postera vero die causa probationis explorans, caute iuture quando umbra gnomonis praedictum lineam operuerit, et tunc certo meridiem esse non dubites5

Beda, Libellus de mensura horologii, sec. VIII, ed. Petz

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Figura 3 Metodo di Gerberto d'Aurillac

Dopo Beda si pu segnalare un metodo simile, nellopera Geometrice del monaco Gerberto dAurillac, divenuto Papa col nome di Silvestro II (sec. XI). Purtroppo il testo della descrizione mostra molti punti oscuri, come si pu notare dalla nota inserita dal copista; mentre la figura ripresa tal quale dal codice manoscritto, compilato da Gerberto attorno allanno Mille (Fig. 3). Tuttavia, abbiamo unaltro passo della sua opera che richiama chiaramente al metodo delle altezze corrispondenti. La descrizione ricavata dal libro Gerberto o sia Silvetro II Papa
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ed il suo secolo di C.F. Hock, stampato in Milano nel 1846: Si scelga una pianura volta a mezzogiorno, vi si pianti uno gnomone, si segni lombra che questo protende a sesta, e si descriva un circolo, prendendo per raggio la lunghezza dellombra, per centro il punto in cui infisso il gnomone. Lombra dello spillo cade ora al di qua ed ora al di l della linea circolare; si segni il punto in cui lombra cade sulla linea circolare, si unisca questo punto con quello fissato allora sesta del mattino, si divida in due parti eguali questa linea, e dal punto della divisione si conduca una linea al gnomone; questa linea il meridiano.... Una vasta trattazione dei metodi per trovare la linea meridiana si trova nellopera di Cristoforo Clavio, Gnomonices libri octo, pubblicata a Roma nel 1586. Principalmente egli espone tre metodi 6: a) trovare la linea meridiana per mezzo dellastrolabio; b) per mezzo dei seni; c) per mezzo dellanalemma, come aveva gi insegnato tempo prima Giovanni Battista Benedetto nella sua Gnomonica. Dal secolo XVI in poi se ne trova cenno in qualche opera di gnomonica di J. Ozanam, D. Gregorio, Pappiani ed altri. Verso la fine del 1800 fu Emanuele Gallarati a pubblicare un libro intero sui metodi geometrici ed analitici per tracciare la linea meridiana in piano orizzontale e verticale. Ma vorrei considerare un libro pi raro e meno conosciuto in cui si avverte maggiormente limportanza di tracciare con precisione la linea meridiana, a garanzia della buona riuscita e precisione di un orologio solare. In questo libro, intitolato Gnomonica pratica7, lautore, un monaco di nome Giuseppe Pandolfi, descrive anche lantico metodo della altezze corrispondenti che, per completezza dinformazione, vorrei riportare interamente, anche perch si tratta di una delle rarissime descrizioni particolareggiate di tale metodo. Inoltre,
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C. Clavio, Gnomonices Libri octo, Romae, 1586, pagg. 82-86. Giuseppe Pandolfi, Gnomonica Pratica, Lavagna, 1925 21

sempre in questo volume, il Pandolfi d un metodo originale, come la maggior parte che presenta, che permette di eseguire il procedimento delle altezze corrispondenti, ma adoperando al posto del piano orizzontale con sopra uno stilo, uno strumento da lui inventato e rappresentato nella Fig. 4.

Figura 4 Strumento di Pandolfi per il tracciamento della linea meridiana

La Dichiarazione fatta dallautore allinizio del libro vale la pena di essere letta da chi ama la gnomonica:

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Poich di Gnomonica mi occupai con passione fin dai primi anni giovanili e me ne sono occupato fino ad ora che posso dirmi vecchio, parve bene a miei amici che non dovessi chiudere gli occhi, prima di raccogliere e pubblicare le mie memorie,le mie prove; e, nonostante le difficolt chio misi loro innanzi, essi mi fecero tale insistenza perch io mi mettessi al lavoro, che alla fine dovetti cedere. Per accontentare adunque persone care, incominciai a scrivere del modo di costruire in un giorno solo, anzi, dopo fatti i preparativi necessari, in poche ore, la linea meridiana sopra un muro e di costruirla in qualunque luogo sella Terra dalla lat. 60 Nord alla lat. 60 Sud, collerrore o incertezza di pochi secondi.... Metodo delle altezze corrispondenti Il metodo di costruire sopra un muro la linea meridiana, metodo cosiddetto della altezze corrispondenti del Sole, dagli autori di gnomonica viene descritto pressa poco cos: Sopra una superficie perfettamente piana e orizzontale, che non si pieghi a star esposta al Sole per lo meno dalla mattina di un giorno al mezzod del giorno successivo, si pianta, con sostegno ben fisso, uno gnomone, cio una piastra di ferro disposta orizzontalmente con in mezzo un piccolo foro. E, fatto centro in questo foro, si descrivono sulla superficie vari archi di cerchio. Alla mattina si segna il punto in cui il raggio del Sole, che passa per il foro, tocca uno di questi cerchi per andarvi dentro; alla sera si segna il punto in cui il raggio di sole tocca il medesimo cerchio per uscirne fuori. Quando non si fa loperazione ai solstizi, si corregge questo punto della sera mandandolo innanzi o indietro sul medesimo arco per modo che disti dal mezzogiorno quanto il punto della mattina. Siano a, b (fig. 5) i due punti segnati. Fatto centro in a, e poi in b, con ugual raggio si descrivono due archi di cerchio che sincontrino in c,d. Si tiri cd: la cd sar la linea meridiana costruita su un piano orizzontale. Il giorno dopo, quando il raggio di sole, che passa per il foro della piastra, esattamente sulla cd, si segna sul muro il
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punto in cui lombra dello stilo piantata nel muro incontra il muro. Per quel punto si tira una linea verticale: sar tracciata sul muro la linea meridiana. Questo a un dipresso il metodo generalmente seguito.

Figura 5

Il metodo delle altezze corrispondenti lo si ritrova, ogni tanto, su qualche muro di antichi castelli, conventi e palazzi ove i costruttori di orologi solari eseguirono lasciarono le loro impronte. A volte mi capitato di vedere su una stessa facciata il quadro dellorologio principale ben decorato e finito, e poco distante dei piccoli riquadri in cui si scorgevano dei cerchi concentrici suddivisi da varie rette. Un esempio degno di nota mi pare quello che ho potuto vedere allincirca nel 1989 su una parete esposta perfettamente a Sud dellantico chiostro della certosa di Trisulti a Collepardo (Fr). Non saprei dire quando fu eseguito quel lavoro, ma probabile che non sia posteriore alla realizzazione del bellorologio solare che si ammira a pochi metri da questo, su una facciata orientata nello stesso modo, e risalente, probabilmente, al XVIII secolo. Il metodo delle altezze corrispondenti eseguito sulla prima parete (fig. 6) non fu mai cancellato, se non dalla mano
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incuriosa delluomo, sicch oggi questa traccia gnomonica scomparsa per sempre. Nellimmagine si vede una serie di 4-5circoli (che ho ricalcato per meglio evidenziarli) concentrici e 78- linee che partono dal centro comune ai circoli come fossero le rette orarie di un orologio verticale.

Figura 6 Metodo delle altezze corrispondenti su una parete della Certosa di Trisulti

Per terminare, riporto un altro passo di Pandolfi, utile per i preziosi consigli pratici ai costruttori di orologi solari, relativo alla realizzazione della linea meridiana sul muro. E da notare che il metodo delle altezze corrispondenti, eseguito alla stessa maniera del piano orizzontale, da per risultato la linea sustilare. Modo di dipingere sul muro la linea meridiana Supposto che si voglia contentare della linea meridiana bisogna 1 segnarla di tal larghezza che sia visibile alla distanza da cui si suole osservarle e 2 tingerla in modo che il color della linea esposta al Sole e allacqua non ismarrisca.

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1. Per ottenere che la linea della meridiana abbia larghezza conveniente, faccio delle prove. Sopra un foglio di carta applicato sul muro segno linee di varia larghezza; vado al luogo da cui si suol guardare la meridiana e osservo quale di quelle linee ha la larghezza necessaria perch sia ben visibile. Suppongo (nel mio caso) che la linea meridiana sia ben visibile con la larghezza di mm. 5. 2. Perch al Sole e allacqua il color della linea meridiana non ismarrisca, con un piccolo scalpello pratico su di essa un solco e opero a questo modo: Parallele alla meridiana e alla distanza di 4 mm da essa tiro due linee, luna a destra e laltra a sinistra: le tiro ben sottili e appena visibili a guardarle da vicino. Il solco lo faccio largo mm 5 e sempre ugualmente distante dalle parallele tracciate. Prendo del nerofumo, lo stempero in un po' di latte e con un pennellino tingo in nero il solco fatto. Sar una linea che non ismarrir mai.

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IN RICORDO DI UNO GNOMONISTA: GIUSTO BELLAVITIS

In ricordo di uno gnomonista oggi poco conosciuto, ma tra i pi importanti del secolo scorso, vorrei qui riportare un documento tratto da un suo autografo rinvenuto nella Biblioteca del Museo Civico di Bassano Veneto e pubblicato a cura del prof. Gaetano Fasoli in una rivista di qualche decennio fa e ora difficile a reperire. Un piccolo necrologio del prof. Bellavitis doveroso: Il Conte Giusto Bellavitis nacque in Bassano veneto il 22 novembre 1803 da Ernesto e Giovanna Navarrini; mor il 6 novembre 1880 nella sua villa di Tezze, presso Bassano, dopo aver trascorso tutto il giorno a Padova agli esami. Il patrimonio della sua famiglia, quando egli nacque, era impoverito, per sfortunati eventi. Ma, dotato di grande ingegno e di ferrea volont, seppe istruirsi senza alcun altrui aiuto, e pass la giovinezza attraverso grandi difficolt. Dapprima ebbe modesti incarichi, quale insegnante di matematica nelle scuole secondarie in Vicenza ed in Padova, ove fu notato per i suoi geniali scritti, fra i quali va segnalata la teoria sulle equipollenze. Per tali meriti fu nominato professore di geometria
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analitica allUniversit di Padova. Il 2o agosto 1845 avrebbe dovuto sostenere lesame di laurea, condizione necessaria per conseguire la cattedra. La Commissione con voto unanime lo esoner, e pertanto il Bellavitis inizi la sua splendida carriera universitaria col 1845. Fu veramente patriota, sotto il regime austriaco, senza manifestare idee politiche. Nel 1866 liberato il veneto, appartenne alla commissione che rec omaggio a re Vittorio Emanuele II. Il 3 novembre 1866 fu eletto Rettore Magnifico dellUniversit. Fu amico dellillustre naturalista Giambattista Brocchi, ed in seguito fu nominato senatore. Il Bellavitis fu rigoroso esaminatore, bench equanime. persona di spirito, talvolta salace con gli studenti. Si ricordano molti aneddoti durante gli esami. Ad uno studente poco preparato, che disse di volersi annegare se non fosse promosso, rispose: Non abbia paura, le zucche stanno a galla. Prima di morire scrisse il suo annuncio mortuario, per non lasciare alla famiglia il dolore di scriverlo. Nel 1881 vennero murate due lapidi in memoria sua. Una fu collocata allUniversit di Padova, e laltra in Bassano, sulla facciata della sua abitazione, in Via Verci. Lautografo del Bellavitis descrive un metodo pratico per la realizzazione di meridiane solari e comincia proprio con il metodo delle altezze corrispondenti del Sole, per una superficie verticale, allo scopo di ottenere la linea sustilare e da questa la linea meridiana. Piantato uno gnomone nel muro, in un giorno che non sia troppo vicino agli equinozi, e piuttosto verso il solstizio destate, perch allora le ombre sono pi lunghe, si segneranno di mattina alcuni punti a, b, c,... (Fig. 7) estremi dellombra del gnomone, ed altre ombre si segneranno nel dopo pranzo; poscia, a mano, si uniranno queste ombre con una linea continua abc....def, che sar uniperbole, e nel tempo dellequinozio sarebbe una retta (la retta equinoziale, nda). Su questa linea si sceglieranno due punti a f egualmente distanti dal vertice G del gnomone; ossia, proiettato questo vertice G perpendicolarmente sul muro in Z, si descriver col centro Z larco aVf che si
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divider per met in V; simil cosa si ripeter per qualche altro arco cUd; poi si tirer la retta AZUV che riuscir perpendicolare alle af, cd, ecc. Questa operazione (che quella stessa con cui in un piano perfettamente orizzontale si descriverebbe la meridiana) ci dar sul muro la sostilare AZV. Dopo di che non occorre pi il Sole, e basta che questo abbia risplenduto alquante volte di mattina ed alcune dopo pranzo. Sul muro potrebbe segnarsi la meridiana col mezzo di un orologio, ma bisogna notare di fare la correzione tra il tempo medio ed il vero; daltronde lorologio sar regolato con un orologio solare, e resta da vedere se questo sia esatto. Determinata come sopra la sostilare AZ, passante per Z (fig. 8), proiezione perpendicolare del vertice del gnomone (ossia del forellino); supposto che il muro sia esattamente verticale (il che ha luogo di rado) si segner la meridiana AB12 nel seguente modo. Si conduca la orizzontale LBZ e la verticale ZG, che si faccia eguale a ci che dicesi laltezza o lunghezza del gnomone, cio alla distanza del suo vertice dal muro. Si formi langolo ZGL uguale alla latitudine, e si tiri lorizzontale lL che abbia dalla LZ la distanza ZL = ZL; ossia per la latitudine di Bassano di 45 42 sia ZL eguale ZG accresciuta di una sua quarantesima parte (ZL = 41/40 ZG). Dal punto l, dove la orizzontale lL taglia la sostilare, si cali la verticale l, che si tagli in collarco di raggio G=GZ; si prolunghi il raggio G fino ad incontrare la orizzontale LZ in B, per quel punto si conduca la verticale AB12, che sar la meridiana.. Sar BA = 41/40 BG, ed esatta anche la costruzione Lacroix per trovare il punto A quando si conosce la meridiana.

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Fig. 7, 8 e 9

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Trovato in un modo o nellaltro il punto A, in cui la meridiana ABD taglia la sostilare AZ (fig. 9), il quale dicesi il centro dellorologio, si proceder alla descrizione delle altre linee, ossia nel seguente modo. Si tiri ZG perpendicolare alla sostilare AZ ed eguale allaltezza ZG del gnomone, si formi langolo retto AG, e pel punto si conduca lequinoziale D perpendicolare alla sostilare, su questa prendasi (da una parte o dallaltra) G = G; si formino gli angoli DG 1= 15, DG 2= 30, DG3 = 45.... DG 11= 15, DG10=30....; il che comodamente si eseguisce descrivendo il circolo col centro G ed il raggio GD, e prendendo su di esso gli archi di 60 che poi si dividono in quattro parti eguali. Per i punti 1,2,3,11,10... dellequinoziale e per il centro dellorologio si tirano le linee orarie. Giover verificare se G sia eguale alla distanza del punto dal vertice del gnomone; cos pure, come insegna il Lacroix, BC=BG, eguale alla distanza di B dal vertice del gnomone, e, formato langolo retto ACD, il punto D cadr sullequinoziale, e DG sar eguale alla distanza del punto D dal vertice del gnomone. Le costruzioni grafiche presentano proprio delle inesattezze che si diminuiscono mediante il calcolo. Forse dopo di aver descritta sul muro la sostilare AZ e lorizzontale D sar comodo eseguire tutto il disegno sopra un foglio di carta, riducendolo solo alla met od alla terza parte; poscia si fa il quadro dellorologio, e si ripetono finalmente tutte le linee orarie del disegno al muro; cos si opera con maggior esattezza e si profitta di ogni verificazione (fig. 10). Segnata sul muro la sostilare AZ (la quale poscia si cancella) e determinato il centro A dellorologio e laltezza ZG del gnomone, sar meglio togliere lo gnomone gi piantato, formare in tavoletta il triangolo rettangolo AZG di un lato AZ si pone lungo la sostilare e laltro AG si tiene esattamente perpendicolare al muro poscia si pianta nel muro un perno infisso in A obliquamente lungo lipotenusa AG; questo si dice lo stilo dellorologio, e la sua ombra serve, molto meglio dellestremo del gnomone, ad indicare le ore e le loro frazioni, giacch lombra dello stilo cade lungo ciascuna linea oraria.

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Fig. 10 Per tracciare liperbole dei solstizi si prenda separatamente una retta AG eguale alla lunghezza AG dello stilo (fig. 11), si forma langolo retto AG, ed i due angoli GQ ed GR eguali a 23 23 1/2, cio alla declinazione massima del sole; a tal fine con un raggio GP di 32 parti si descrive un arco di circolo, sul quale si prendono da P su Q e da P su R due corde di 13 di quelle parti. Dopo ci si prenda nellorologio, per esempio, la lunghezza della linea, ossia A1, compresa tra il centro e lequinoziale, e la si porta (nella fig. 10) da A in 1 ipotenusa del triangolo AG1. Questa A1 tagliata in i ed in e dalle rette GQ e GR, le distanze 1i e 1e si trasportano nella fig. 8, sulla retta oraria A1, e si hanno due punti delliperbole dei solstizi; lo stesso si fa per le altre linee orarie. Se un orologio orizzontale sia gi costrutto per riconoscere i difetti si potr fare da prima la operazione indicata nella fig 6, per riconoscere se la vera sostilare sia veramente perpendicolare alla equinoziale, poscia se ne verificano le altre parti. Infine, larticolo riporta una nota in cui si dice chele numerose pubblicazioni, e quindi lattivit gnomonica del prof. Giusto Bellavitis, sono conservate nella biblioteca del Comune di Bassano del Grappa. Sarebbe davvero interessante poter esaminare tale documentazione e si spera che qualche appassionato, residente

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nelle vicinanze di Bassano del Grappa, possa trovare il tempo necessario per dedicarvisi.

Fig. 11

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UNA PAGINA DI GNOMONICA ANTICA: Modo di fare con facilit grandissima glOrologij Sole nelli muri....
Una pagina di gnomonica antica come una rubrica in cui vengono presentati, di tanto in tanto, dei metodi inventati dagli gnomonisti del passato per risolvere alcuni problemi relativi alla costruzione degli orologi solari, o alcune soluzioni che rendono in qualche modo pi agevole lesecuzione degli stessi. In questo caso si tratta di un metodo che, a detta dellautore, consente di ottenere una buona precisione nella lettura dellora. La costruzione dellorologio solare murale, viene effettuata con lausilio di un piccolo orologio orizzontale ad ore italiche, simile a quegli orologi portatili detti dittici. Il metodo riportato dallopera del Padre Bonaventura Cavalieri intitolata Sfera Astronomica, pubblicata a Roma nel 1690. Trovata la linea meridiana 8 nel piano posto avanti al muro, dove si vuol fare lorologio, e prese due tavole bene spianate, conficcate insieme, in maniera che i piani di esse siano perpendicolari luno allaltro, cio che la linea CB (fig. 12) sia perpendicolare alla linea AB. Sopra ciascheduno di detti piani sia conficcato unago perpendicolarmente dei quali quello che st nel piano della tavola orizzontale sia tanto lungo da servire come gnomone ad un piccolo orologio orizzontale, il quale descritto sulla carta sia mobile attorno a detto gnomone. Accostate questa tavoletta al muro in modo che lorizzontale gli sia perpendicolare, e laltra parallela. Si volti tanto la carta dellorologio orizzontale che la sua linea meridiana confronti con la linea meridiana gi trovata nel piano del muro e si fermi
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Con uno dei tanti metodi usati nella gnomonica.

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con un poco di hostia 9 nel detto luogo. Nel momento in cui il Sole batte sul muro, si inchini la tavoletta, dove segnato lorologio e si faccia in modo che la punta dellombra dello gnomone tocchi lestremit duna linea dellhore v.b. (verbi gratia, per esempio) quella delle 23 (ora italica) e guardandosi allago dellaltra tavoletta, si veda lombra di quello dove termini, e si segner un punto v.g. G. Si torni di nuovo ad inchinare la tavoletta dellorologio in modo che lombra dello gnomone tocchi laltra estremit della linea delle hore 23, e riguardandosi lago dellaltra tavoletta, si veda dove termina lombra che sar v.g. in H et ivi si segni unaltro punto, e tirata una linea dal punto G al punto H, quella sar la linea delle 23 hore dellorologio verticale, e cos si far ciascheduna linea dellhore dellorologio orizzontale, che si haveranno tutte laltrhore nel verticale, come anco lEquinottiale. Lautore indica anche come ottenere la linea meridiana tirando una perpendicolare allorizzontale passante per il punto dintersezione della linea equinoziale con la linea oraria delle 18, accorgimenti gnomonici che oggi non sempre vengono ricordati.

Fig. 12- Metodo di B. Cavalieri

9 Questo termine dovrebbe designare una specie di colla. Un antico dizionario riporta: Dischetti di pasta di farina usati una volta per chiuder le lettere.

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UN OROLOGIO UNIVERSALE INDIPENDENTE DALLA MERIDIANA

In un numero di Civilt Cattolica 10 del secolo scorso, fu pubblicato un breve articolo in cui si recensiva un lavoro del gesuita P. Egidi dal titolo Un orologio solare indipendente dalla meridiana. Purtroppo la recensione non lascia spazio ai particolari descrittivi dello strumento, limitandosi essa a fare pi un lungo prologo sullutilit degli orologi solari che non sulla sostanza del lavoro di P. Egidi. Comunque, e giusto per dare qui la notizia, riporto un brano centrale del detto articolo che lascia almeno immaginare di cosa si tratti: ...Or non sarebbe possibile costruire un orologio solare valevole per tutti i meridiani e fatto in tal guisa da essere usato dovunque altri lo trasporti o in una gita sulle alpi, o in una villa sfornita di meridiana? Ci possibile; e ci piaciuto di vedere eseguito cotetsto lavoro dal professore P. Egidi d.C.d.G, valente matematico, nel suo Orologio universale indipendente dalla meridiana. Tutto il congegno consiste in un piccolo quadrante di cartone munito di traguardo e di un piombino pendente (pendolino). Il tutto entrerebbe in una scatoletta di un decimetro quadrato, se non vamdasse aggiunto un libriccino che d le latitudini di una serie di citt ed altri punti sia dItalia sia di altri paesi dEuropa e di tutto il globo. Al quadrante va pure annesso un foglio nel quale si dichiara il modo di trovar lora, e chi ne fece saggio molte volte ci attesta che le indicazioni ne sono esattissime fino alla differenza di un solo minuto. Lo stesso autore peraltro dichiara che il suo orologio non si acconcia tanto alluso di consultarlo ad ogni tratto come un oriuolo da tasca o una meridiana; quanto allo scopo di rimettere gli altri oriuoli quando si dubita se vadan bene, o se sieno a caso
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Vol. X, serie undecima, 1882, p. 719 37

fermati. Perocch sebbene il trovar lora per mezzo di cotesto orologio universale si faccia con unoperazione semplicissima, nondimeno occorrendo con esso traguardare il sole, non quello uno spasso che altri di buona voglia si prenda ad ogni istante in tutte le ore e le stagioni. E evidente che lultima frase si riferisce ad una critica del redattore sulla dubbia comodit duso dello strumento, giustificata dallEgidi con il fatto che lorologio serve principalmente a correggere eventuali altri orologi meccanici, o a verificare lesattezza di altri orologi solari. Ma se questo era lintento principale, allora vi contraddizione con quanto afferma il redattore nella prima frase che abbiamo riportato.

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STORIA DEGLI OROLOGI SOLARI PORTATILI E SULLA SUCCESSIONE CRONOLOGICA DEGLI OROLOGI SOLARI RETTILINEI

1. STORIA DEGLI OROLOGI SOLARI PORTATILI

A cominciare dal secolo XVII, quasi agli albori dell'archeologia, gli unici indizi che si avevano dei fragili orologi solari portatili, erano alcune citazioni riportate nelle opere degli antichi compilatori. Gi il filosofo neoplatonico Ateneo (II sec. a.C.), citando l'antico poeta Comico Batone (IV sec. a. C.), riporta questo passo che testimonia l'uso in quei tempi di orologi portatili: Poi di buon mattino porti in giro l'ampolla guardando attentamente l'olio, di modo che alcuno creder, che tu porti in giro un Orologio, non gi un'ampolla. Lo storico Casaubon (11), dedusse da questa citazione che gli orologi portatili dovevano avere radici molto profonde nella storia, ma credeva, per, che in questo luogo il poeta si riferisse agli orologi ad acqua e non a quelli solari. Tale ipotesi troverebbe conferma in alcuni studi, secondo cui nelle "sacre cerimonie degli Egizii compariva tra gli altri Ministri sacri anche l'Oroscopo, il quale portava in mano un Orologio, e una palma, simboli dell'Astrologia". Nella mitologia egizia noto che Mercurio invent l'orologio ad acqua, dopo aver osservato il Cinocefalo orinare dodici volte al giorno. Per questo si ritenne per molto tempo, che l'orologio portato in mano dall'Oroscopo
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Isaac Casaubon, ellenista e filologo protestante (Ginevra 1559Canterbury 1614). Cur eccellenti traduzioni di numerosi classici greci e latini.
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fosse stato ad acqua. E dato che la forma stessa dell'ampolla non permetteva di osservare il liquido ivi contenuto se non per trasparenza, venne da pensare che il poeta si riferisse ad un vaso trasparente, forse di vetro (Esichio dice "vaso da unguento e ampollina di vetro"). Uno dei primo orologi portatili che si incontra nella storia uno strumento al quale stato dato il nome di "Merkhet". Risale al 1500 a.C., all'epoca cio in cui regn il potente Faraone Tutmosis III. E' composto di due aste di pietra a forma di T. che opportunamente orientato permette, secondo alcuni autori, di leggere l'"ora" attraverso l'ombra che l'asta pi piccola proietta su quella pi lunga, lungo la quale sono incise delle tacche che certamente non hanno nulla a che vedere con la classica suddivisione del giorno in dodici ore, ma sembrano piuttosto riferirsi solo ad alcuni particolari momenti del giorno. E' indubbio comunque che venisse usato come orologio solare. Allo stesso periodo risale un bellissimo orologio ad acqua ricavato in un vaso finemente decorato, che testimonia quanto fosse comune l'uso di entrambi gli strumenti. I vasi ad acqua, come misuratori del tempo, furono utili almeno fino al III secolo dell'Era Cristiana. E' certo che se ne servivano soprattutto gli astronomi per le loro osservazioni (12). Gli orologi portatili furono chiamati "viatoria pensilia" da Vitruvio Pollione, nella sua famosa "Architettura" in cui tutto il nono capitolo dedicato alla gnomonica. Probabilmente egli alludeva agli orologi solari pensili da viaggio, bench esistessero all'epoca strumenti che pur non essendo tascabili, potevano facilmente trasportarsi in altri luoghi, come per esempio il "pelignum", i piccoli hemicyclia, l'Engonato (13), ecc. I pensili da viaggio furono cos chiamati proprio perch avevano dimensioni tanto ridotte, da poter essere comodamente sospesi nell'aria per la lettura dell'ora. Purtroppo per, Vitruvio non fa alcuna menzione specifica di
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Teone a Tolomeo in "V. Mag. Synt." pag. 261 Vedi N. Severino, "2000 anni di meridiane", Orione, marzo 1993

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questi orologi, ma per fortuna alcuni di essi ci sono giunti in originale, attraverso gli scavi archeologici. Le uniche citazioni che si conoscono relative agli orologi portatili sono di Papiniano, riferito da Ulpiano (14), che parla appunto di un orologio di bronzo "mobile" (15), e un passo di Pertinace, in cui parlando della vendita dei beni dell'imperatore Commodo, nel 193, si menziona "alia iter metientia horasque monstrantia". Nella maggior parte dei casi, gli orologi ritrovati sono del genere ad "anello" e alcuni di essi arrivano ad avere dimensioni davvero ridotte, dell'ordine dei 3 centimetri di diametro. Jean Soubiran (16) fa una piccola lista di questi oggetti rinvenuti in varie epoche, che pu riassumersi cos: - l'orologio di Forbach, una specie di sestante rudimentale che segna l'ora per mezzo della misura dell'altezza del sole sull'orizzonte. Dimensioni: 52 mm di diametro; - l'orologio di Aquileia I, di 31 mm di diametro; - l'orologio di Aquileia II, di 39 mm di diametro; - l'orologio del museo Kircheriano di Roma (ora Museo Preistorico ed Etnologico); - l'orologio di Mayence che il pi grande, con un diametro di 68 mm. L'Orologio del Museo Kircheriano Secondo Soubiran, il primo scritto relativo all'orologio conservato nel Museo Kircheriano, risalirebbe al 1891, a cura di A. Schlieben (17). Uno studio approfondito dello strumento, invece, fu effettuato qualche decennio prima dal noto astrofisico Padre Angelo Secchi, e pubblicato in un articolo sulla rivista
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Ulpiano Domizio, giureconsulto romano, vissuto verso la fine del primo secolo d.C.. Egli fu assessore di Papiniano. 15 Ulpiano, Lib. 12. de fundo instr. Papinianus - Si veda anche il Tomo XX dell'Accademia delle Iscrizioni 16 J. Soubiran, Commentario al Lib. IX dell'Architettura di Vitruvio,- Les Belles lettres, Parigi, 1969. 17 Ann. d. Ver. f. Nassauische Altert. kunde, XXIII, p. 115 seq.
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Civilt Cattolica (18).

L'orologio fu donato dal Cavaliere Luigi Vescovati al Mueso Kircheriano di Roma. E' composto da una scatola rotonda di circa 5 cm di diametro, sulla cui superficie vi era un appiccagnolo (un anello) per mezzo del quale veniva sospeso in aria e rivolto verso il sole, per il lato in cui era stato aperto un forellino destinato ad introdurre nella scatola il raggio di luce. Le linee rette che si vedono incise sul fondo della scatola e che partono tutte da un comune centro, servono a dividere le linee dei mesi, cio le curve diurne, contrassegnate dai rispettivi nomi. Nel centro orario vi impiantato un indice che ruota attorno al suo perno parallelamente al piano dell'orologio; esso serve da pendolino per collocare lo strumento in giusta posizione. Per leggere l'ora basta osservare su quale punto della linea mensile, nel mese corrente, cade il raggio di luce che passa attraverso il forellino. L'et di questo orologio ci data dal ritratto dell'Imperatore Commodo che si vede sul rovescio. Siccome qui egli assume l'imperiale acclamazione di Britannico, potrebbe
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Anno ottavo, Terza serie, Volume sesto, pagg. 97-101.

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essere anteriore all'anno 189 di Cristo, nel quale Commodo cominci a far uso di tale titolo. Per intero la frase : M. COMMODUS. ANTONIUS. PIVS. FELIX. AVG. BRIT. Vi omesso il nome Aurelius, come manca pure l'appellativo Imp. Le caratteristiche tecniche sono cos riassunte nell'articolo: 1. L'orologio destinato a dare le ore mediante l'altezza del sole, collocato che esso sia nel piano verticale che passa per quest'astro. 2. Le ore sono temporarie, cio di lunghezza variabile secondo le stagioni, come era nell'uso civile dei Romani. 3. Le linee mensili, la cui intersezione col raggio solare d per tutti i giorni del mese rispettivo il corso delle ore, vengono perci divise in sei parti, rispondenti alle sei ore dell'arco semidiurno. 4. Le curve mensili non sono gi archi di circolo, ma prendono dalla costruzione stessa alcune piccole irregolarit indicate nell'orologio con alcune flessioni. 5. Il principio di costruzione non differisce molto dall'anello astronomico, ma il primo ha sul secondo il vantaggio che mediante l'introduzione di un raggio di sfera variabile con le diverse declinazioni solari, le linee e le suddivisioni orarie vengono molto ben sviluppate e distese, soprattutto verso il mezzod e nell'inverno. Con questo, quindi, si evita il difetto comune a tutti gli orologi della specie ad anello che per certe ore e stagioni hanno il campo troppo ristretto per il tracciato orario e di conseguenza sono molto inesatti nelle indicazioni.

La vera storia del Prosciutto di Portici

Nei testi di gnomonica non manca quasi mai una citazione per uno dei pi curiosi orologi solari ritrovati. Per la forma, davvero insolita e per il luogo in cui fu rinvenuto, passato alla storia come il Prosciutto di Portici. Come facile
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verificare, molti scritti sull'argomento sono stati compilati sulla base di rapporti inesatti, o troppo superficiali. Basta osservare l'immagine dello strumento proposta da Soubiran, R. Rohr ed altri. Per molto tempo, invece, stato trascurato un importante studio, condotto senza dubbio con pi zelo, da un comitato di scienziati dei pi disparati campi, provenienti da diverse scuole partenopee, che nel XVIII secolo si era soliti chiamare "Accademici Ercolanensi". Il loro rapporto sull'orologio in questione si trova nel Tomo III delle Pitture Antiche d'Ercolano, opera pubblicata a Napoli nel 1762. Ancor prima degli Accademici Ercolanensi, un'autorevole studioso francese aveva voluto dare un'anteprima della scoperta nella famosa Encyclopedie ou dictionnaire raisonn des sciences des arts et des metiers, di Diderot e D'Alembert. Ma il suo rapporto si rivelato falsato a causa delle imprecise notizie che troppo frettolosamente aveva recuperato. Cos gli Accademici Ercolanensi si riservarono di darne per primi un rapporto completo e preciso: "Noi diamo questo bronzo (orologio, n.d.a.) come inedito; non avendone finora il pubblico veduto il vero disegno, n l'esatta descrizione. E in merito all'articolo dell'autore francese cos scrissero: I falsi rapporti, a cui egli si attenuto, hanno ingannato lui, come pi volte avvenuto ad altri, che con pi vivacit, che giudizio, e sofferenza si sono affrettati a parlar delle antichit d'Ercolano; e gli han fatto scrivere quel che non , e dare una relazione di questo bronzo falsissima. Poich le due superfici del nostro orologio non sono n convesse, com'egli suppone, n concave, ma irregolari, come quelle appunto di un presciutto (...). Lo stilo poi dentato, ch'egli rammenta, e che secondo lui forma la quarta parte del diametro dello strumento, non in verit che un pezzo della coda troncata del presciutto, il quale non ha denti di sorta alcuna (...). E' falso inoltre, che la superficie superiore sia coverta d'argento (...). E' falso ancora che la superficie superiore sia divisa in dodici linee parallele, che formano tanti piccoli quadrati: poich le linee, come ognuno vede, non sono dodici, ma quattordici; delle quali sette solo sono rette, e parallele tra loro; e le altre sette non sono n rette in tutto, n
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parallele, ma composte di pi picciole rette l'una all'altra variamente inclinate: e quindi chiaro, che dall'incontro delle prime colle seconde non pu essere divisa la superficie in quadrati". Gli Accademici continuano nelle loro osservazioni e infine rilevano pure che "nulla vi di misterioso e straordinario nella disposizione de' mesi, che tanto si rileva, e che si caratterizza col nome di "boustrophedon" (19). Il nostro orologio, ch' verticale, necessariamente deve essere descritto colle "ombre verse", la lunghezza delle quali nell'ingresso del Sole in ciascun segno dello zodiaco rappresentata secondo le regole della Gnomonica dalle sette linee parallele, e verticali. Dopo tante altre osservazioni, fanno notare che nell'articolo apparso sull'Enciclopedia francese, come in altri articoli da quella fonte copiati: "...manca la storia, poich ei dice di averne avuto il disegno nel 1754 e lo strumento fu trovato il d 11 Giugno del 1755. Manca l'Astronomia, colla quale se ne dovea fare la spiegazione; poich ei ci d segni bastanti di avere studiato tutt'altro, che quella scienza. Manca la figura; poich in vece di un presciutto, quale veramente quella di questo bronzo, egli ci da una caraffa...". Resta da chiedersi il motivo per il quale l'autore abbia voluto dare a questo orologio tale curiosa forma. Anche a questa domanda gli Accademici cercarono di dare una risposta pensando che l'artefice avesse voluto alludere al cognome del committente, come per esempio poteva essere de' Suilli, o che avesse il soprannome di Perna. Le sette linee trasversali danno le dodici ore temporarie del giorno. Quando l'ombra dello gnomone tocca la seconda linea (dall'alto in basso) denota la Prima ora; la terza linea la Seconda ora; la quarta linea la Terza ora; la quinta linea la Quarta ora; la sesta linea la Quinta ora; la settima linea la Sesta ora (mezzod). Quindi risalendo l'ombra, sulla sesta linea denota la Settima ora;
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Bustrofedico, riferito alla lettura "bustrofedica", cio un rigo da destra a sinistra ed il successivo da sinistra a destra, nel senso di come si muove l'aratro.

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sulla quinta linea la Ottava ora; sulla quarta linea la Nona ora; sulla terza linea la Decima ora; sulla seconda linea l'ora Undecima e la Dodicesima al tramonto. Sull'uso pratico dell'orologio lascio la parola agli stessi Accademici i quali sono oltremodo chiari: Ora per far uso di questo oriuolo, convien prima sospenderlo pel suo anello, sicch dal proprio peso resti verticalmente equilibrato; e quindi rivolgere al Sole non gi la faccia dell'Orologio, ma il fianco solo, ove sorge il gnomone, con disporlo in modo, che l'ombra di questo vada a incontrare il luogo del Sole nell'Eclittica indicato dalle linee verticali: poich allora l'ombra stessa mostrer l'ora, che si cerca, sulle linee orarie. Essi, infine, calcolarono che l'orologio venne realizzato per la latitudine di 41 gradi 39 primi e 45 secondi, la quale curiosamente corrisponde oggi esattamente a quella del mio paese di residenza, Roccasecca Scalo. Calcolarono l'obliquit dell'eclittica ai tempi che fu fatto l'orologio, per mezzo dell'osservazione dell'ombra su alcune linee orarie scelte, allo scopo di dedurne la data di fabbricazione. Il risultato fu di 23 gradi 46 primi e 30 secondi, che paragonata ai 23 gradi 28 primi e 18 secondi trovata per l'epoca del ritrovamento, essi dedussero una diminuzione di 18 primi e 12 secondi: "...Onde secondo il calcolo, e l'osservazione del Cav. de Louville diminuendosi l'inclinazione dell'Eclittica di 21 primi in 2000 anni, l'epoca del nostro orologio verrebbe a ricadere verso l'anno 28 di Cristo". Il Rohr lo data al I secolo d. C., cos pure gli altri. Se vogliamo continuare ad occuparci di orologi solari portatili, dobbiamo fare un salto di circa mille anni, fino ad arrivare all'epoca della grande rinascita della scienza araba, e con essa della gnomonica. Sarebbe troppo dispersivo, sebbene di grande interesse, fare una digressione sulla gnomonica araba, della quale tratteremo meglio in un altro articolo. Per gli orologi solari portatili, dal II secolo della nostra era e fino all'anno Mille, difficile tracciare un profilo storico. La difficolt sta nel recuperare fonti attendibili sull'uso di strumenti specifici per la misura del tempo relative a quel periodo.
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Le notizie che circolano sono sempre le stesse, riprese da fonti ormai esaurite. Si parla di Cassiodoro e Boezio, del famoso orologio di Carlo Magno che naturalmente fu un megameccanismo meccanico, ma pur sempre un vero prodigio della tecnica di quel tempo, o di Arcidiacono Pacifico che descrisse forse per la prima volta la teoria dell'orologio, pure portatile, detto "Notturnale", e via dicendo. Tutto sommato sono cose che riguardano solo parzialmente la gnomonica. E' importante per setacciare anche queste notizie, perch in esse possono trovarsi frammenti letterari di qualche importanza che potrebbero aiutare a capire taluni punti oscuri della Gnomonica. Tra le poche testimonianze che ci sono pervenute di orologi solari rinvenuti e manoscritti di gnomonica (soprattutto quelli arabi, che si contano in numero maggiore di cinquanta) che ci tramandano la memoria di orologi sconosciuti, riveste una certa importanza il ritrovamento (1939) dell'orologio solare portatile a ore canoniche, di epoca sassone, nella cattedrale di Canterbury, appartenuto al Vescovo Alpegh, e alcuni strumenti orologici sconosciuti, molti dei quali supponiamo portatili, descritti nel codice n. 1147 della Biblioteca Nazionale di Parigi, compilati nel XIII secolo da al-Hasan Ibn Al Umar al-Marrakuschi. L'hhafir, che letteralmente significa "Zoccolo di cavallo", e sarebbe un orologio che ha la forma di una S; l'hlice e il Sakke al-jeradah, detto Zampa di cavalletta, di cui il Rohr dice essere simile al Prosciutto di Portici. All'anno Mille risale pure l'orologio del pastore, all'epoca chiamato gnomone girevole da viaggio, la cui prima descrizione che si conosce quella del monaco Ermanno Contratto (inizio sec. XI), nella sua traduzione degli astrolabi arabi, dal titolo De mensura astrolabi liber. Dei veri e propri progressi nel campo degli orologi solari portatili si ebbero, in Europa, attorno al XV secolo, quando ormai tutta la gnomonica araba era stata materia di studio dei maggiori eruditi occidentali. Durante il Rinascimento, i modelli di portatili che hanno rivestito maggiore importanza dal punto di vista gnomonico, sono tre: l'orologio rettilineo universale di Regiomontano, la cosiddetta
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Navicella Veneziana oltre).

e il famosissimo Cappuccino (si veda

Osservando il noto (per i cultori della gnomonica) ritratto di Holbein, "Gli Ambasciatori", ed altri dello stesso autore, in cui furono immortalati con spettacolare minuziosit di particolari alcuni degli orologi solari portatili dell'epoca, facile rendersi conto di quanto fosse diffuso tra la popolazione l'uso di tali strumenti. E' ancora oggi possibile ammirare molti modelli, di graziosa fattura che hanno conservato intatta la mirabile arte con la quale operavano gli antichi artigiani (20). Ma se da un lato c'erano gli artisti che sforgiavano strumenti gi noti, dall'altra vi erano astronomi, matematici, e gli appassionati cultori della Gnomonica che mantenevano in costante esercizio il cervello, nel difficile gioco di perfezionare i vecchi modelli, o inventarne di nuovi. E in questo lavoro, lo sappiamo bene, troviamo i nomi pi alti dell'erudizione rinascimentale e illuministica: Oronzio Fineo, Federico Commandino, Egnazio Danti, Cristoforo Clavio, Kircher Athanasius, Oddi Muzio, Cristiano Wolfio, Ozanam, Bion, tanto per citarne qualcuno. Dalla mente geniale di questi ed altri uomini, sono venuti fuori i pi incredibili strumenti per la misurazione del tempo. E tra gli orologi portatili troviamo dei modelli che hanno sfidato davvero l'immaginazione dei loro autori: croci (anche inclinabili), coltelli, bussoli, orologi a forma di conchiglia e stelle di mare, persino sotto gli zoccoli; Ma non manca di stupire l'orologio polare orientale e occicentale universale portatile illustrato dal Bion, e un'altro modello che offre un orologio analemmatico a stilo mobile. E la lista continua con il cilindro equatoriale portatile e gli orologi poliedrici ottagonali di Wolfio e tantissimi altri modelli di equatoriali portatili e da tavolo. Nel nostro secolo sembra che la forza creativa degli uomini, in questo specifico campo, sia alquanto esaurita. D'altra parte cinque secoli fa la misurazione del tempo era quasi come un Una delle pi ricche collezioni del nostro paese possibile ammirarla al Museo Poldi-Pezzoli di Milano.
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gioco: a chiunque sarebbe piaciuto conoscere l'ora dall'altezza del sole o facendo riferimento all'incantevole e quasi inavvertibile movimento delle stelle fisse. Il ritmo della vita di quegli uomini era molto pi semplice, in perfetta armonia con la natura. Oggi alcuni di questi valori rischiano di essere soffocati dal frenetico correre della vita quotidiana, sicch non si fa pi caso se il sole basso o alto sull'orizzonte. E le stelle... beh! quelle sono sempre pi offuscate dall'inquinamento luminoso. Non importa, qualcuno potrebbe forse pensare, oggi ci sono i cronometri digitali per misurare il tempo... gi, poveri orologi solari portatili! Chi l'avrebbe mai detto, dopo aver servito fedelmente l'uomo per pi di duemila anni?

ELENCO DEGLI OROLOGI PORTATILI 1) Clessidre (probabilmente ampolle olearie e/o a sabbia, poich ad acqua erano troppo pesanti). 2) Orologio egiziano del tipo "Merkhet" 3) Orologio egiziano a "Cuneo" 4) Pros ta istoroumena 5) Pros pan Klima 6) Orologio del museo Kircheriano 7) "Prosciutto" di Portici 8) "Pelignum" portatile (del tipo che si vede nel mosaico della Villa di Treviri, conservato nel Landesmuseum di Trier 9) Anello astronomico semplice (d'altezza) 10) Anello astronomico di Gemma Frisio 11) Quadrante d'altezza sassone ad ore canoniche 12) Quadrante d'altezza islamico a stilo mobile 13) Orologio di Scheppard, o Cilindro Orario, o meridiana del pastore 14) "Bilancia oraria" degli Arabi 15) "Affir" degli Arabi 16) "Elice" degli Arabi 17) Orologio cilindrico per tutte le latitudini (arabo)
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18) Orologio conico (arabo) 19) "Sakke al-jeradah", o "Zampa di cavalletta" (arabo) 20) Quadrante "destour" (arabo) e diversi altri tipi. 21) Astrolabi (circa una quindicina di modelli arabi) 22) Notturnali 23) Orologio "Rettilineo Universale" di Regiomontano 24) Orologio "Cappuccino" 25) "Navicella Veneziana" 26) "Torquetum" portatile, o "Turketum" che un orologio equatoriale reso universale da una scala per le latitudini, in una versione stilizzata del "torquetum" classico. 27) Dittico di Norimberga e vari altri modelli 28) Orologio universale di Paolo Galluccio 30) Emiciclio per le ore italiche di Oddi Muzio 31) Orologio sotto uno zoccolo di Oddi Muzio 32) Semicerchio pensile per le ore italiche di Paolo Galluccio 33) Orologio su coltello 34) Orologio d'altezza su croce 35) Orologio su croce inclinabile 36) Orologio azimutale per breviari religiosi 37) Orologio solare polare universale portatile 38) Cilindro equatoriale 39) Orologio poliedrico ottagonale di Wolff 40) Orologi poliedrici (diversi modelli) 41) Orologi cubici 42) Orologi solari portatili a cannoncino solare 43) Orologio orizzontale ed analemmatico portatile 44) Orologio solare su conchiglia 45) Orologio solare su stella di mare a 5 punte 46) Orologio solare sferico tipo "schapen" (sec. XVI) 47) Orologio solare in una coppa di rame (sec. XVII) 48) Orologi equatoriali da tavolo 49) Eliocronometri portatili 50) Dittico universale

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2. SULLA SUCCESSIONE CRONOLOGICA DEGLI OROLOGI SOLARI DALTEZZA RETTILINEI.

Una delle tante pagine incomplete della storia della gnomonica certamente quella relativa alla successione cronologica degli orologi solari portatili daltezza detti rettilinei. Tale appellativo deriva dal fatto che le linee orarie sono rappresentate sul quadro dellorologio da linee rette verticali tutte parallele fra loro. Questi strumenti poi sono daltezza in quanto, per fornire lora, in luogo dellangolo orario del Sole, sfruttano la sua altezza sullorizzonte. E noto che gli orologi solari daltezza erano comunemente in uso nellantichit e ci provato anche da alcuni stupendi esemplari che si conservano nei moderni musei. Si pu qui ricordare il famoso prosciutto di Portici, rinvenuto ad Ercolano verso la fine del XVIII secolo e risalente ai primi anni dellera Cristiana, come pure lorologio fatto in una scatola rotonda in modo di anello, descritto da Padre Angelo Secchi e fatto risalire
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al II-III secolo d.C. Tuttavia, pare che non sia stato rinvenuto, fino ad oggi, nessun esemplare di orologio solare portatile daltezza appartenente alla categoria dei rettilinei. E ci farebbe supporre, senza alcun dubbio, che nellantichit tali orologi rettilinei non siano esistiti. Ad ogni modo, la questione che andiamo trattando ha come perno centrale la discussione sulla successione cronologica di tre orologi daltezza rettilinei che hanno fatto epoca, soprattutto intorno al XV-XVI e XVII secolo. Questi sono: 1) Orologio solare daltezza rettilineo denominato Cappuccino. 2) Orologio solare daltezza rettilineo denominato Regiomontanus. 3) Orologio solare daltezza rettilineo denominato Navicula de Venetiis. Il primo (fig. 13) un orologio daltezza detto anche particolare o locale in quanto serve per una sola latitudine. Il suo nome deriva, molto probabilmente, dal fatto che la forma del quadro in cui si sviluppa il tracciato orario, molto simile al cappuccio dei monaci. Il secondo (fig. 14) un orologio cappuccino modificato opportunamente per essere reso utile a diverse latitudini. Si tratta perci di un orologio daltezza universale e non pi locale. In genere, la scoperta di questo orologio, o la modifica del primo in uno strumento universale, attribuita al famoso Giovanni Muller detto Regiomontano, da cui il nome dellorologio. Il terzo (fig. 15) un altro orologio daltezza universale modificato solo nella forma la quale rassomiglia ad una nave, e fu chiamata Navicula de Veneetis probabilmente perch i primi esemplari forse furono costruiti nel Delfinato, o forse perch l ebbe il suo maggiore successo.

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Fig. 13

I principali quesiti che si pongono gli studiosi relativamente alla storia di questi orologi sono: - dove, come e quando si sono sviluppati in generale gli orologi portatili daltezza rettilinei; - qual la successione cronologica con cui si sono sviluppati e se tale successione si avuta per caso e per vie indipendenti da vari autori, o fu dettata, come sembrerebbe pi logico, da un progressivo miglioramento degli studi relativi alla

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teoria matematica di questi strumenti. Prima di esaminare la questione bisogna premettere che pochi sono gli autori che hanno approfondito questo aspetto storico della gnomonica e, fra questi, lAmm. Girolamo Fantoni lunico italiano che, da ultimo, se ne occupato trattandone approfonditamente nel suo volume Orologi Solari21.

Fig. 14 Orologio rettilineo universale di Regiomontano come rappresentato in un libro di Cristoforo Clavio.

Fantoni Girolamo, Orologi Solari, trattato completo di Gnomonica, Ed. Technimedia, Roma, 1988
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Cominciamo ad analizzare il primo punto, cio dove e quando sono nati questi strumenti. Alcuni autori ritengono che i rettilinei fossero gi conosciuti nellantichit, e che precisamente essi dovevano essere in uso presso la civilt ellenica. Probabilmente tale convinzione scaturita dal fatto che la costruzione di questi orologi basata sullanalemma tolemaico (il famoso Menaeus di Vitruvio) e sulle proiezioni planisferiche di Ipparco. Sebbene nulla di pi si pu osservare a questa ipotesi,
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oltre che in quei tempi la pur ammirevole cultura dei Greci non poteva essere ancora matura per raggiungere questo livello di risultati - come scrive Fantoni -, bisogna purtroppo tener conto, come detto, che: nessun documento e soprattutto nessun esemplare di orologio solare rettilineo ci giunto dallantichit, nonostante fossero comuni gli strumenti daltezza portatili; anche se non si conoscono bene tutti gli orologi solari citati da Vitruvio nella sua Architettura, quasi certo che nel suo elenco non compaiono orologi solari daltezza assimilabili ai rettilinei. inoltre, in Grecia, e nellantichit in genere, si usavano le ore Temporarie, mentre questi orologi indicano solo le ore eguali astronomiche. La mancanza, quindi, di qualsiasi indizio storico dellantichit relativo a questi strumenti (ritrovamenti archeologici, citazioni presso i maggiori compilatori, ecc.), insieme alla consapevolezza del livello di conoscenze gnomoniche dei Greci, ritenute pur sempre insufficienti per lo sviluppo della teoria dei rettilinei, e non da ultimo il fatto che essi si basano sulluso delle ore astronomiche e non temporarie, sembrano elementi sufficienti per escludere le ipotesi che attribuiscono lorigine degli orologi solari rettilinei ai Greci. Lesclusione per, a mio parere, dovrebbe comprende anche tutto il periodo in cui furono usate, per luso civile, esclusivamente le ore temporarie. Periodo che comprende i primi secoli dellEra Cristiana, lAlto Medioevo, fino ai primi astronomi arabi che introdussero luso delle ore equinoziali - ore eguali - (prima usate solo, e di tanto in tanto, nelle osservazioni astronomiche) nelluso civile forse a cominciare dal X-XI secolo. Altre ipotesi, invece, sono prive di qualsiasi fondamento, anche perch non sono basate su alcun documento che possa in qualche modo testimoniarne la fondatezza. E il caso di Fuller secondo cui la Navicella veneziana sarebbe la pi antica di tutti essendo nata in Grecia, successivamente ripresa dagli Arabi e, attraverso questi, trasmessa allOccidente Cristiano, ove finalmente fior
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nel periodo rinascimentale. Lo storico J. Derek de Solla Price, ipotizza che la Navicella derivi il suo aggettivo Veneziana dal fatto che sarebbe stata divulgata in Europa dai naviganti arabi che mercanteggiavano nel bacino mediterraneo orientale, senza per escludere che la Navicella dallIslam sia potuta arrivare a Venezia, o comunque in Europa, attraverso la Spagna mozarabica. La gnomonica araba stato oggetto di studio per soli due o tre ricercatori, non italiani, che hanno pubblicato le loro ricerche, allinizio di questo secolo, in libri oggi pressoch introvabili. Come si pu facilmente immaginare, si possono trovare tracce di gnomonica nei libri sullastronomia che gli arabi scrissero a cominciare dal IX secolo, come per esempio i lavori di AlBattani, Arzachele, Costa Ebn Luca, e via dicendo. Purtroppo, pochissimi sono i codici arabi esaminati dagli studiosi, e moltissimi sono quelli praticamente ancora sconosciuti alla massa degli appassionati di Astronomia. E bisogna rilevare che nella maggior parte dei casi, i capitoli di Gnomonica non vengono nemmeno presi in considerazione dai traduttori, impegnati a decifrare solo ci che riguarda le teorie astronomiche. Di conseguenza, possiamo asserire che fino ad oggi, sono stati esaminati, forse, solo due o tre codici arabi relativi alla gnomonica, o di astronomia con capitoli sugli orologi solari. Fra questi, i pi importanti, sono certamente quelli tradotti da J. J. Sdillot, nel secolo scorso, che riprendeva unopera di Aboul Al Hhassan Al- Marrakushi del XIII secolo (manoscritto n 1147 e 1148 della Biblioteca Nazionale di Parigi) e una traduzione moderna dellopera sullastronomia di Tabhit Ibn Qurra, dello stesso periodo, a cura delle Belle Lettres francese, che contiene un libro intero sulla gnomonica. In seguito alle mie ricerche bibliografiche, emerso che i codici manoscritti arabi sugli orologi solari sono molto pi numerosi di quanto finora ipotizzato ed presumibile che essi siano pi di un centinaio, mentre se si considerano i libri e capitoli dedicati alla gnomonica che spesso si trovano nelle opere arabe sullastronomia, allora il numero totale di scritti sale di molto. In
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base a queste considerazioni possiamo dire con tutta franchezza che conosciamo molto poco la gnomonica araba, ma quel tanto che ci dato sapere sufficiente a darci unidea dei risultati raggiunti nella gnomonica da quel popolo, eredi della scienza alessandrina e cultori ineguagliabili delle matematiche e delle scienze naturali. Solo per curiosit del lettore, basti dire che Tabhit Ibn Qurra, nel 1200, progettava orologi solari con metodi trigonometrici che furono noti in Europa solo nel XVIII secolo! Dallanalisi di soli due manoscritti emerso, quindi, che sono moltissimi gli orologi solari arabi che ancora non conosciamo. E di questi strumenti sconosciuti22, la maggior parte appartengono alla categoria dei portatili. Il livello di conoscenze gnomoniche degli arabi, comunque, era sufficientemente maturo per produrre orologi daltezza rettilinei, e tuttavia non possiamo essere sicuri che essi realmente li costruirono per la semplice mancanza di prove (esemplari non pervenutici) e di documenti scritti (manoscritti arabi che ne parlino). Qualche colpo di scena si ebbe quando De Solla Price sembrava aver identificato lorigine della Navicella Veneziana in uno strumento astrolabico descritto da L.AM. Sdillot (Les instruments astronomiques des Arabes) nel secolo scorso. In effetti, questo strano strumento, chiamato Zaourakhi, ha davvero una straordinaria somiglianza con la nave veneziana, avendo la forma di uno scafo e con in mezzo lalbero, ma purtroppo non altro che una delle tante varianti di reti di astrolabio inventate dagli Arabi23 Non desterebbe meraviglia, in ogni caso, se un giorno si scoprisse qualche manoscritto arabo che descriva questi orologi, ma per ora dobbiamo accontentarci di ipotizzare che i rettilinei siano nati in Europa, in un periodo sconosciuto che,
Qui per sconosciuti sintende strumenti che furono esaminati, o descritti da qualche autore del passato, magari in libri oggi introvabili, e che sono di fatto sconosciuti alla maggior parte degli studiosi ed appassionati. 23 Nicola Severino, Il Libro degli Astrolabi, Roccasecca, 1994
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probabilmente, va dal XII al XIV secolo. Non dato nemmeno sapere se essi siano il frutto del lavoro di qualche astronomo di quel tempo o il risultato di pi studi eseguiti da vari esperti. Stando ai documenti, si dovrebbe pensare che la Navicella veneziana sia stata inventata in Inghilterra in quanto l che si conservano alcuni codici, i pi antichi, che parlano di questo strumento. Una delle ultime pubblicazioni sullargomento, a firma di Margarita Archinard24, risale al 1991. Anche se nulla di nuovo e definitivo emerge dalle sue ricerche, mi sembra di qualche interesse riportare il suo pensiero che per, come vedremo, si allinea con le ipotesi che vedono la navicella conseguente al Regiomontano. Riassumo di seguito i punti salienti del lavoro di Archinard: Gli esemplari di orologi solari cappuccini sono rari e i testi antichi sono insufficienti per ricostruire la loro storia. Tuttavia, lo studio attento della sua struttura geometrica permette di pensare che esso sia antecedente al quadrante rettilineo universale. E allora normale considerare il quadrante rettilineo universale come una generalizzazione, valido per diverse latitudini, del quadrante particolare. Due modelli di quadranti universali attestano una evoluzione in questo senso. Uno fu descritto da Regiomontano nel suo Kalendarium pubblicato verso il 1474, e laltro da Ozanam che lo attribuisce a un certo Pre de Saint Rigaud, nelle sue Recreations mathematique et physique edito per la prima volta nel 1694. Il quadrante rettilineo universale di Regiomontano perfetto e fu riprodotto di sovente per lunghi tempi in differenti paesi dEuropa. Invece, quello di Pre de S. Rigaud non ebbe nessuna ripercussione e cadde nelloblo. Se non lavesse descritto Ozanam, forse sarebbe rimasto addirittura sconosciuto. Ma
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M. Archinard, Les cadrans solaires rectilignes, Nuncius, anno VI, fasc. 2, Leo S. Olschki Ed., Firenze, 1991, pp. 150-181 59

questo orologio non valido che per due soli giorni allanno corrispondenti al solstizio destate e dinverno. Perci, il quadrante di Regiomontano stato e resta tuttora il solo vero quadrante rettilineo universale. Nondimeno, qualche mistero sulla sua origine resta perch nel medioevo esisteva gi uno straordinario piccolo quadrante solare in forma di nave, detto Navicula de Venetiis, che ha per tutta laria di essere unapplicazione un po' curiosa e fantastica del quadrante di Regiomontano. Questo apparente anacronismo molto fuorviante e mette in discussione lattribuzione del quadrante solare rettilineo universale a Regiomontano. Sdillot complica ancora di pi la situazione, rilevando in un manoscritto arabo dellinizio del XIII secolo, qualche riferimento alla shafiah che sembra essere un antecedente arabo della navicula. Seguendo un criterio cronologico basato sulle fonti storiche, si dovrebbe asserire che il quadrante di Regiomontano derivi direttamente dalla Navicula, la quale fu creata a partire da un Shafiah islamico un po' speciale. Ma sembrerebbe pi logico dire, visto che i nomi dei loro inventori non sono ancora noti, che il quadrante rettilineo particolare fu il primo ad essere realizzato, seguito dal quadrante rettilineo universale che, per conseguenza e forse per influenza dellIslam, ispir la Navicula de Venetiis. Se cos fosse, Regiomontano ebbe allora solo il merito di descrivere e divulgare, pi tardi e in un libro, un orologio solare creato ed utilizzato molto tempo prima. Allo stato attuale delle nostre conoscenze, e nel frattempo che altri documenti siano trovati e studiati, dobbiamo restare nel dominio delle congetture in ci che concerne certi punti della storia degli orologi solari rettilinei. La dimostrazione geometrica della costruzione del quadrante rettilineo universale immediata a partire dal quadrante rettilineo particolare e, di conseguenza, non ci sarebbero dubbi sulla successione cronologica di questi strumenti se non fosse
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stata testimoniata lesistenza della Navicula prima della pubblicazione del Kalendarium Magistri di Regiomontano. Inoltre, ci solleva seri dubbi anche sullattribuzione del rettilineo universale a Regiomontano. E vero che dei quattro esemplari di navicula conservati oggi nei musei di Oxford, Cambridge, Firenze e Milano, tre sono senza data e quello di Milano, firmato da O. Fineo, datato 1524. Tuttavia, lantichit della Navicula e la sua anteriorit in rapporto al quadrante universale di Regiomontano, sembra essere attestata senza equivoci da un manoscritto che appartiene alla Biblioteca Bodlejana di Oxford (Ms. Bodly 68) e che, secondo R.T. Gunther, stato posseduto dal prete John Enderby di Louth, gi dalla fine del XIV secolo. I disegni di questo manoscritto mostrano la navicula tal quale come la riprodusse O. Fineo quasi due secoli dopo. Che la navicula sia o no di origine araba, essa continuer tuttoggi a far credere a unapplicazione, nientaffatto fedele ma alquanto affascinante, del quadrante rettilineo universale detto Regiomontano. Archinard conclude che la Navicula quindi solo unapplicazione errata, ma artisticamente fantastica, del quadrante di Regiomontano e ritiene, infine, che potrebbe essere un Regiomontano adottato in forma di nave che se da una parte una scelta molto bella artisticamente, dallaltra comporta una piccola imprecisione nella posizione e la lunghezza del filo. Ma qui c una contraddizione evidente in cui incappano tutti gli autori che vogliono una derivazione forzata della navicella dal Regiomontano. Infatti, se attestato che in codici del XIV secolo vi si trova la navicella veneziana non abbozzata, ma gi uguale a come descritta poi da O. Fineo, come possibile che essa possa derivare dal Regiomontanus, descritto (stando ai documenti) un secolo dopo? Lunica risposta a questa domanda sarebbe che lorologio di Regiomontano, in qualche forma primitiva, sia esistito gi nel XIII secolo; che qualcuno abbia pensato nel XIV secolo di ottenere lo stesso strumento in forma di nave, pur sorvolando su qualche imprecisione progettuale e che, infine,
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Regiomontano sia stato, lesecutore delle modifiche apportate alla Navicula che diventava lorologio che porta ora il suo nome. Se si considerano attendibili queste ipotesi, la storia degli orologi solari rettilinei e la loro successione cronologica fatta. E normale supporre che egli sia riuscito ad eliminare gli inconvenienti insiti nella costruzione della Naviculae questo spiegherebbe anche laltro controsenso che vede la navicella come strumento difettoso, postumo del Regiomontano: come possibile creare un orologio difettoso come la navicella da uno perfetto come il Regiomontanus? Lo stesso De Solla Price, in un articolo per unenciclopedia, scrive: Un tipo di quadrante simile (alla navicula) fu ideato da Regiomontano ed conosciuto come il suo quadrante universale rettilineo; lalbero qui sostituito da un indice articolato che porta il filo a piombo.... Quindi, Regiomontano potrebbe aver modificato la vecchia navicella sostituendo lalbero con lindice articolato, eliminando il difetto del vecchio strumento legato al cerchio delle latitudini e trasformando la nave - di cui resta per una vaga forma nella scorniciatura delle linee orarie anche in esemplari postumi - nella forma ( che un rettangolo) del suo Universale. Si noti che la forma del rettangolo - poco artistica ma molto funzionale - sul cui lato superiore imperneato lindice articolato, deve essere tale proprio per avere lo spazio necessario sul quale disegnare il trigono per la scala delle latitudini. Per quanto concerne invece lorologio rettilineo particolare, si potrebbe pensare che sia stato inventato in Europa intorno allanno Mille, poco divulgato e, anzi, subito sostituito con il quadrante rettilineo universale, forse in qualche sua forma primitiva a noi sconosciuta. Ma sulla storia di questo strumento i misteri sono fittissimi: quando Ozanam ne diede una descrizione nella sua opera citata, scrisse che il cappuccino deriva da un certo quadrante rettilineo universale del Gesuita Padre de Saint Rigaud divulgato in un libro intitolato Analemma Novum. Per Ozanam quindi il cappuccino sarebbe posteriore al XVI secolo, ma possiamo screditare questa affermazione in quanto
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oggi si conserva un esemplare di cappuccino firmato da Oronzio Fineo e datato 1524. Quindi bisogna concludere che il rettilineo particolare, fu trasformato artisticamente in cappuccino gi allinizio del XVI secolo e forse non fu pi ripreso in seguito in quanto era considerato solo una curiosit gnomonica, insufficiente per a giustificarne la continua riproduzione artigianale in esemplari commerciali. Solo cos si potrebbe spiegare il mistero del vuoto lasciato dal cappuccino nella gnomonica rinascimentale. In effetti, pare che esso non compaia in nessuna opera sulla gnomonica del XIV, XV e XVI secolo e nemmeno nel libro di O. Fineo, che descrive il Regiomontano chiamandolo orologio rettilineo universale e non riporta il cappuccino di cui per, stranamente, ci resta un esemplare firmato da egli stesso ed anteriore alla pubblicazione del suo libro! Possibile che personaggi tanto attenti allarte sciografica come lo stesso Regiomontano, Purbach, Muller, Fineo, Benedetti, Schonero, Maurolico, Barbaro, Commandino, Vimercato, Clavio (che d una bella immagine e descrizione del Regiomontanus senza tuttavia mai citare il suo autore), Pini, Galluccio, solo per citarne qualcuno, non abbiano mai scritto di un cos curioso orologio come il cappuccino, nonostante sia stato, in qualche periodo, prodotto artigianalmente in diversi paesi dEuropa? Ipotesi di successione 1. allinizio doveva esserci lorologio rettilineo particolare non conosciuto come cappuccino e quindi senza nessun particolare riferimento artistico alla forma del tracciato orario; 2. esso per fu subito sostituito con lorologio rettilineo universale in modelli che non ci dato conoscere, perch non ci sono pervenuti; 3. questi furono successivamente (XIV secolo) trasformati in forma di nave - attraverso una evoluzione artistica che non conosciamo -, dando luogo alla Navicula de Venetiis;

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4. questa per presentava delle imperfezioni di costruzione che furono eliminate da Regiomontano il quale la modific nel suo orologio Rettilineo Universale Regiomontanus. 5. Infine, verso linizio del XVI secolo, qualcuno pens di riesumare il vecchio orologio rettilineo particolare, forse ispirato dalla curiosa forma del tracciato orario, e di trasformarlo nel caratteristico saio o cappuccio, come quello dei monaci. Da ci tale strumento ricevette il nome di cappuccino, ma non ebbe lo stesso fortuna, considerato che era valido per una sola latitudine.

1 Orologio solare daltezza rettilineo particolare (esemplari primitivi) sec. XI-XII 2 Orologio solare daltezza rettilineo universale (esemplari primitivi) sec. XII-XIII 3 Trasformazione dellorologio universale in Navicula de Veneetis sec. XIII-XIV 4 Trasformazione della Navicula nellUniversale di Regiomontano sec. XIV 5 Adozione del rettilineo particolare e trasformazione artistica in cappuccino . sec. XVI-XVII E da notare che il 2 e 3 punto potrebbero rappresentare anche un solo evento storico, ipotizzando per esempio, che subito dopo il rettilineo particolare si sia avuto la navicula. Restano alcuni interrogativi secondari. Per esempio: come mai dal disegno dellorologio rettilineo pubblicato nel Kalendarium di Regiomontano, non si riesce a trovare alcuna particolarit artistica che possa ricondurre alla Navicella. E ovvio che si tratta di un esemplare primitivo, successivamente ridisegnato meglio artisticamente. Ma si pu anche pensare che Regiomontano avesse realizzato il suo Universale indipendentemente dalla Navicula, o senza badare a mantenere la sua forma.

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Non si conoscono i particolari degli eventuali orologi rettilinei universali esistiti prima della navicella e, oltretutto, ci mette in dubbio lattribuzione dei rettilinei universali a Regiomontano. Daltra parte, seguire altre congetture, come si visto, lascia adito non soltanto a molti altri dubbi, ma fa cadere irrimediabilmente in contraddizioni cronologiche, come quella relativa allipotesi che vede la navicella come strumento derivato dal Regiomontano senza tener conto dei codici sulla navicula precedenti al Kalendarium di Regiomontano. Il fatto che il termine cappuccino si ritrovi solo a partire dallopera di Ozanam, che pu essere in parte spiegato ipotizzando che sia stato lo stesso Padre de S. Rigaud ad usare tale termine nel suo libro Analemma Novum.

Conclusione Teoricamente, e seguendo una logica derivata dallanalisi tecnica di questi strumenti, la successione cronologica sarebbe: 1 Orologio rettilineo particolare; 2 Orologio rettilineo universale o di Regiomontano; 3 Navicella veneziana, ma solo come una variante del Regiomontano. A mio avviso, questa successione non tiene conto dellanteriorit della Navicella sul Regiomontano, attestata dai codici del XIV secolo e, per ovviare a tale inconveniente, alcuni autori arretrano la nascita del rettilineo universale al XII-XIII secolo, spodestando - peraltro senza alcuna prova - lattribuzione di questo orologio a Regiomontano, tanto ben attestata dalla sua pubblicazione. Inoltre questa ipotesi non spiega il silenzio degli gnomonisti del 400-500 sul cappuccino, e perch gli gnomonisti avrebbero dovuto commettere un errore tanto grossolano facendo scaturire da un orologio perfetto come il Regiomontano, uno strumento impreciso e difettoso come la Navicella veneziana. Tutte queste contraddizioni possono essere eliminate se si ipotizza la successione in questo modo:
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1 Orologio rettilineo Particolare; 2 tentativo di universalizzare il rettilineo particolare attraverso lo strumento matematico detto Navicula de Veneetis; 3 Regiomontano ovvia agli inconvenienti di questultimo, inventando il suo strumento universale che sar detto, per questo di Regiomontano. In questo modo, resterebbe solo da spiegarsi come mai, teoricamente, il rettilineo universale pu essere geometricamente dimostrato a partire direttamente dal rettilineo particolare, mentre nella successione proposta c di mezzo anche la Navicula. Il fatto che lo stesso Regiomontano, e in seguito, O. Fineo e C.Clavio si siano limitati a dare una descrizione dello strumento universale senza darne la dimostrazione matematica (operazione alla quale soprattutto Clavio teneva particolarmente) potrebbe far pensare che levoluzione di tali strumenti si sia basata, soprattutto allinizio, sullesperienza pratica e non sulla ricerca del perfetto meccanismo matematico. Daltra parte nella gnomonica si conoscono moltissimi esempi di strumenti realizzati per osservazione pratica e di cui si successivamente dimostrata la validit geometrica e matematica. Basti pensare allorologio a rifrazione di Oddi Muzio, ai numerosi strumenti ed orologi inventati da Kircher sulla base dellesperienza pratica, allo stesso orologio rettilineo universale, dimostrato matematicamente solo a partire da Ozanam. Infine, non vorrei dimenticare una notizia riportata nel bel volume Lombra e il tempo di G. Pavanello, A. Trinchero e L. Moglia (ed. Vanel, Torino 1988) secondo cui lorologio cappuccino pi verosimilmente si pu attribuire alla firma che compare su numerosi esemplari antichi: F. Amatius Bellu. Capucinus Fecit, cio costruito dal Padre Cappuccino Amatius Bellunensis. Una notizia del genere potrebbe risolvere almeno lenigma delle origini del cappuccino - non dellorologio rettilineo particolare -, cio proverebbe che il rettilineo locale, sebbene esistesse da molti secoli prima, fu trasformato artisticamente nella forma del cappuccino solo a partire dal XVI secolo e probabilmente a partire dal 1525, anno in cui
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Clemente VII riconobbe ufficialmente lordine dei frati Cappuccini. Il che quando si ipotizzato da parte nostra in questa lunga digressione. Sfortunatamente, gli autori di questo libro - forse senza dare gran peso a questo particolare - non riportano la loro fonte e non dicono altro su questo argomento. Bisognerebbe almeno sapere quando vissuto questo frate Amatius Bellunensis e quali sono questi numerosi esemplari di cappuccino. Sulla base di quanto detto, mi pare che la successione qui proposta sia, in definitiva, quella che offre meno spazio ad interrogativi senza risposte o a curiose e fuorvianti contraddizioni. Ci che di certo resta la bellezza della ricerca storica che, soprattutto in questo caso, particolarmente affascinante dimostrando ancora una volta che il tempo non solo un vago contorno della vita delluomo, ma la dimensione attraverso la quale egli ritrova il suo passato ed il suo presente. Bibiografia: Archinard M., A Note on Horizontal Sundials, in Bulletin of the Scientific Instrument Society, n. 14, 1987, p. 6 Archinard M., Les cadrans solaires rectilignes, Nuncius, anno VI, fasc. 2, 1991, Firenze, Olshki Ed. Bion N., Trait de la construction et des principaux usages des instrumens de mathematique, prima ed. Paris, 1709, seguono varie edizioni. Brusa, G., Le Navicelle orarie di Venezia, Annali dellIstituto e Museo di Storia della Scienza di Firenze, 5, 1980, fasc. 1, pp.51-59. Fantoni Girolamo, Orologi Solari. Trattato completo di Gnomonica., Ed. Technimedia, Roma, 1988 Fuller, A.W., Universal rectilinear dials, The Mathematical Gazette, febbraio, 1957, vol. 41. Gunther R.T., Early science in Oxford, Vol. 2, London 1923 Ozanam J., Rcration mathmatiques et physique, prima edizione Paris, 1694, seguono varie edizioni. Regiomontanus (J. Muller de Konigsberg), Kalendarium Magistri, incunabolo, 1474.
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Severino N., Storia della Gnomonica, Roccasecca, 1994 Solla Price D.J de, The little ship of Venice, a Middle English instrument tract, Journal of the History of Medicine and Allied Sciences, vol. 15, 1960 Stebbins F., A medieval portable sun-dials, The Journal of the Royal Astronomical Society of Canada, vol. 55, n 2, Aprile 1961 Taylor E.G.R., The mathematical practioners of Tudor and Stuart England, Cambridge, 1954 Zinner E., Deutsche und niederlandische astronomische Instrumente des 11.-18. Jahrhunderts, Munchen 1956. Codici sulla Navicula de Veneetis: Biblioteca Bodlejana Oxford, classe VI-VII-VIII Codices variorum artium et dialectorum: Anonimy: De constructione Instrumenti Astronomici, vocati Navicula de Veneetis; Wittel: De forma naviculi (instrumenti mathematici sic dicti) cum practica ejusdem A.D. 1485 I due codici suddetti sono riportati dallopera Historia Matheseos Universae di C. Heilbronner del 1742. In un libro degli incipit a cura di E. Zinner, si ha: In hoc instrumento duo figure zodiaci... Materia de novo instrumento quod vocatur Navicula. Bodlejan Lib. D.248, 15c, ff. 2-5 ARUNDEL Mss Il manoscritto di Wittel, datato A.D.1485 potrebbe essere decisivo nella risoluzione del problema della successione cronologica degli orologi rettilinei, essendo posteriore al Kalendarium di Regiomontano, solo per se non fosse dimostrata, o se sussistessero dei dubbi sullanteriorit del manoscritto segnalato da Gunther e che viene fatto risalire alla fine del XIV secolo. In tal caso sarebbero opportune delle verifiche in questo senso.

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IL FASCINO DEGLI OROLOGI EQUINOZIALI


Lorologio solare equinoziale ha alcune semplicissime caratteristiche che lo rendono unico fra gli strumenti solari della gnomonica: 1. E il pi semplice concettualmente. 2. E facile da progettare. 3. E il pi pratico da trasformare in orologio universale. 4. E tra i pi semplici a costruirsi. 5. E facile renderlo portatile. 6. E uno degli orologi solari pi versatili alle trasformazioni artistiche. Tali propriet sono alla base della popolarit che un simile orologio ha riscontrato in oltre duemila anni di gnomonica. La rappresentazione materiale del piano dellequatore (e con esso dei principali circoli della sfera celeste) sicuramente una delle prime conquiste astronomiche delluomo. Se vero che Anassimandro di Mileto (VII secolo a.C.) fu il primo in Grecia a mostrare ci che egli usava chiamare scioteri e che probabilmente erano macchine gnomoniche evolute in quanto si dice che indicassero non gi solamente lora, ma soprattutto gli equinozi ed i solstizi, allora dobbiamo convenire che lorologio equinoziale di gran lunga anteriore a quel periodo. Tuttavia, la letteratura gnomonica fa soprattutto riferimento alle innovazioni di Beroso Caldeo con gli Hemicyclium, e agli orologi portatili, ma nulla di gran che si legge a proposito di questi straordinariamente semplici ed efficaci orologi equinoziali. Che il loro uso era frequente presso i popoli arabi attorno allanno Mille confermato almeno dagli eccezionali strumenti che ornano, come un museo allaperto, gli osservatori astronomici di quellepoca (portare esempi). Ma nellEuropa rinascimentale essi conseguirono una popolarit che pochi
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strumenti astronomici e gnomonici hanno conosciuto.

Quadrante equinoziale portatile in uso nel XVI secolo. Si sa che il Sole, nel suo moto apparente sulla sfera celeste, descrive in un ora un arco pari a 15 gradi. Di conseguenza, basta disporre un piano circolare, opportunamente suddiviso in archi di 15 gradi ciascuno e numerati con le ore a partire dal punto Est=ore 6, punto Sud=ore 12, punto Ovest=ore18, parallelamente al piano dellEquatore e lorologio equinoziale fatto. Si lontani, quindi, dalle noiose operazioni geometriche e i tediosi calcoli algebrici-trigonometrici per calcolare la declinazione o linclinazione delle pareti per gli orologi solari verticali. Un po' meno per lincisione di tracciati orari su piani perfettamente orizzontali. Ma niente di pi facile che costruire un orologio equinoziale. Tale particolarit, ha letteralmente invogliato anche quelle persone che nulla sanno di gnomonica o
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di moti apparenti della sfera celeste a realizzarne di vari modelli. Basta un semplice consiglio di un amico esperto, o aver letto le modalit di progettazione su un libro divulgativo. A volte anche sui manuali pratici di astronomia.

La fantasia del costruttore , in questo caso, particolarmente stimolata. Infatti, si conoscono molti esempi di realizzazione di orologi solari equinoziali dalle forme davvero stravaganti: ad esempio, il semplice piano circolare, sempre disposto parallelamente al piano equatoriale, spesso viene opportunamente sostituito dalle caratteristiche ruote di carro sulle quali, viene dipinta la numerazione oraria in corrispondenza dei raggi, che rappresentano le linee orarie, senza tener conto, a volte, della precisa angolazione di 15 gradi che dovrebbe distanziarle. Questo, naturalmente, perch la ruota di carro si presta molto bene da un punto di vista artistico ad essere trasformata in orologio equinoziale. Pu fare da gnomone, in questo caso, lo stesso asse a cui era attaccata la ruota. Lorologio equinoziale in miniatura fu uno dei pi popolari orologi solari portatili nei secoli della Rinascenza. Molti furono i modelli costruiti dagli artigiani, dal semplice anello equinoziale alla croce equinoziale. Il quadrante equinoziale vero e proprio pu essere reso universale semplicemente applicando lo strumento ad una base orizzontale dotata di una scala graduata (quarta di cerchio) che permette di inclinare il piano dellorologio sullorizzonte e di renderlo cos parallelo al
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piano equatoriale a qualsiasi latitudine. Unaltra caratteristica importate per la quale fu molto usato questo orologio la sua versatilit come strumento ausiliario per la costruzione di altri tipi di orologi solari. Lo sciatere di Pardies e lo strumento, inventato da Giovanni Ferrerio Spagnolo e descritto da Cristoforo Clavio, sono entrambi degli orologi equinoziali. Infatti, si basano sul principio che un piano reso parallelo al piano dellequatore e suddiviso in archi di 15 gradi ciascuno, trova larga applicabilit nella costruzione di orologi solari murali riportando semplicemente i prolungamenti delle suddivisioni sul piano dellorologio.

Rappresentazione di alcuni piani. AD lequinoziale, ge lorizzontale, P il verticale, BC lanello equinoziale. Lasse BE parallelo allasse terrestre. Da Chamberss Encyclopaedia, London, 1862.

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Una variante artisticamente unica ed interessante dellorologio equinoziale quella effettuata, forse per la prima volta, da Athanasius Kircher che ne diede una descrizione nella sua Ars Magna Lucis et Umbrae. Si tratta di un multiquadrante formato da una colonna centrale su cui sono applicati quattro triangoli ognuno dei quali viene denominato da Kircher Radius solidus. Ogni triangolo ha un lato scavato di forma semicilindrica, come si vede nella figura sotto. E utile ricordare che un orologio molto simile, non equinoziale per, fu realizzato da Teodosio Rubeo da Priverno nel giardino del Quirinale, giusto qualche anno prima che venisse pubblicato il libro di Kircher.

Pianta dellorologio solare Tetraciclo equinoziale.

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NellEnciclopedia Popolare Italiana, pubblicata a Torino nel 184625, troviamo unaltra variante dellantico orologio tetraciclo equinoziale inventato da Kircher. Le innovazioni consistono nellaver applicato alla colonna centrale, pi larga e con la numerazione oraria, unasta con una meridiana geografica a globo che consente di ottenere le ore dei principali paesi del mondo. Mi sembra interessante, per gli appassionati costruttori di orologi solari, dare una descrizione dellintero strumento e le modalit di costruzione. Facendo riferimento figura della pagina precedente, si abbia una tavoletta quadrata di legno ben stagionato, o altro materiale. Si comincia col segnare sopra una delle due facce le linee secondo le quali si dovr poi tagliare. Per questo si prendano due punti a e b equidistanti dagli angoli della tavoletta e poco distanti luno dallaltro (tale distanza determina lo spessore dello stilo per le facce concave). Facendo centro in ciascuno di essi successivamente, si descrivano due quarte di cerchio cA e dB con raggi uguali e tali che rimanga al centro della tavoletta spazio sufficiente per il normale orologio equatoriale. Si prendano i punti K, I ed L, M equidistanti dagli angoli rispettivi della tavoletta facendo in modo che risulti KI=LM=aA. Si tirino quindi le rette Lq ed Mq, Kp ed Ip uguali tra loro e concorrenti con le diagonali della tavoletta nei rispettivi punti q, p. La stessa costruzione si dovr eseguire sui tre lati rimanenti della tavoletta. Gli spigoli risultanti dopo il taglio nel senso della dimensione minore della tavoletta serviranno come altrettanti gnomoni. Le linee orarie si segneranno nel modo seguente. Si orienta lorologio in modo che il lato KL sia rivolto dalla parte settentrionale e che il piano della tavoletta sia parallelo allorizzonte. Ogni quarta di cerchio dovr essere suddivisa in sei parti uguali, corrispondenti ad archi di 15 gradi ciascuno, e la numerazione si esegue nel modo che si vede nella
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E qui mi corre lobbligo di far notare come ancora a quei tempi, unenciclopedia popolare dedicasse ampio spazio agli orologi solari con un lungo e competente articolo sulla gnomonica.

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figura. Per le tirare le linee orarie segnate nelle facce degli angoli NrO, PsQ, ecc. si applica comodamente un goniometro sui vertici dei rispettivi angoli, allineando la linea dei 90 con il vertice dellangolo opposto e segnando su questo i punti orari corrispondenti ad archi di 15 ciascuno. Tutta loperazione pi semplice a farsi che a dirsi e si invita il lettore a provare a costruire tale simpatico e caratteristico orologio solare. Come si vede dalla figura, il piano inferiore che sostiene lorologio orizzontale ed munito di una bussola che aiuta ad orientare opportunamente lorologio. Lasse dello strumento viene fissato sul piano orizzontale in modo che faccia con esso un angolo uguale alla latitudine del luogo. Risulter quindi essere parallelo allasse terrestre. Una buona prova che dimostra la correttezza della costruzione e del funzionamento dellorologio che lindicazione dellora dovr essere uguale nei momenti in cui pu effettuarsi contemporaneamente la lettura sulle diverse numerazioni segnate.

Soluzione per lequinoziale di Pappiani Di orologi solari equinoziali tratta anche Alberto Pappiani nella sua "Sfera Armillare, e dell'uso di essa nella Astronomia Nautica e Gnomonica", opera edita in Firenze nel 1745. Nulla di
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importante aggiunge sull'argomento, se non un piccolo particolare diciamo pure innovativo, ma forse anche scontato, che per non si riscontra spesso nei manuali sugli orologi solari. E' facile osservare che il principale difetto, o meglio limite d'uso, dell'orologio equinoziale dato dal fatto che ha il piano disposto parallelamente all'equatore. Ne segue che nel periodo che dal 23 settembre al 21 marzo, l'orologio indica le ore sulla parte inferiore del piano, cio su quello che viene normalmente detto orologio equinoziale inferiore, mentre nel periodo dal 21 marzo al 23 settembre, il Sole, avendo declinazione positiva, illumina la parte superi-ore del piano dell'orologio equinoziale supe-riore. Come ovvio, nei giorni degli equinozi, l'orologio non mostra ora alcuna perch il Sole giace proprio nel piano dell'equatore. Nell'orologio tetraciclo che abbiamo visto prima, questo inconve-niente veniva risolto segnando le ore sono sulla parte frontale del piano (lati della tavoletta). Cos, il Pappiani propone di "scavare il piano dell'orologio equinoziale" in modo che rimanga nella met del circo-lo ABC un mezzo anello suddiviso in sei parti uguali. Alzato il piano ADEC secondo l'altezza del polo,cio della latitudine del luogo, si ha pron-to l'orologio equinoziale che mostra le ore anche nei giorni di equinozio. Esse saran-no indicate dall'ombra delle due estremit A, C. L'ombra dello spigolo C denota le ore antimeridiane; l'ombra dello spigolo A mostra le ore pomeridiane. Per questo motivo si scriver la
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numerazione delle ore sui due lati del mezzo anello perch una serva per la mattina, l'altra per il pomeriggio.

LOROLOGIO DEL RE ACHAZ E IL MIRACOLO DI ISAIA


QUESTO SAGGIO DI POCO ANTERIORE ALLA RELAZIONE DI E. MARIANESCHI, N. SEVERINO LA RETROGRADAZIONE DELLOMBRA, PUBBLICATA NEGLI ATTI DEL VI SEMINARIO NAZIONALE DI GNOMONICA TENUTOSI A S. BENEDETTO DEL TRONTO, NEI GIORNI 30-SETT.-95 E 1-2 OTT.-95. E BENE PERCI
TENERE IN CONSIDERAZIONE CHE NON SONO QUI COMPRESI GLI ULTIMI STUDI ED IPOTESI, SEBBENE NULLA DI RISOLUTIVO SIA VENUTO ALLA LUCE ANCHE DALLAPPROFONDITA RELAZIONE PREDETTA. SI RIPORTA COMUNQUE QUESTO PICCOLO SAGGIO PER IL SUO CONTENUTO PRESSOCH COMPLETO DI NOTIZIE E CITAZIONI STORICHE SULLARGOMENTO.

Ci giunge ormai come una leggenda la travagliata storia di un orologio solare appartenuto al Re di Giudea Achaz e quindi al figlio Ezechia (Hiskiam per gli amici), che regn in Israele dal 728 al 697 a.C. Una sola fonte storica ci nota al riguardo, che anche la pi antica: il secondo Libro dei Re. Qui, nel capitolo 20 si accenna ad un orologio solare, ma non tutto. Per creare una leggenda ci vuole un mistero. E dobbligo, quindi, il ricorso allarcano, al mistico e a tutti quegli ingredienti che contribuiscono, soprattutto nel tempo, a stimolare la fantasia della gente. Nel nostro caso, allora, non vera niente di meglio che associare all orologio solare di un Re, un miracolo avvenuto per mano di un profeta ispirato da Dio, e che passato alla storia come il Miracolo di Isaia. L'antico compilatore delle Sacre Scritture forse non avrebbe mai immaginato di scatenare, con questa breve notizia, una reazione a catena che nell'ambito della letteratura medievale si
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tradotta in fiumi di parole e scritti che riguardano interpretazioni personali, disquisizioni, testimonianze, ricerche ed erudizioni a tutti i livelli. Gli storici (e soprattutto gli esegeti), da una parte, cercavano un'interpretazione mistico-religiosa del fenomeno; gli scienziati, dall'altra, cercavano una spiegazione fisicomatematica dello stesso, in un contesto storico il pi reale possibile. Ma prima di conoscere le opinioni degli antichi eruditi su questo argomento, leggiamo il passo originale del II Libro dei Re: "In quel tempo Ezechia fu colpito da una malattia mortale. Or, il profeta Isaia, figlio di Amos, and a fargli visita e gli disse: Cos parla il Signore - tu morrai e non vivrai -. Ezechia allora volt la faccia verso la parete e supplic il Signore, dicendo: Dhe, Signore, ricordati che io ho camminato dinanzi a te nella verit, con cuore perfetto, compiendo ci che gradito ai tuoi occhi. Poi Ezechia scoppi in pianto dirotto. Isaia non era ancora uscito dal cortile di mezzo, quando gli fu rivolta la parola dal Signore, che gli disse: - Torna indietro e annunzia ad Ezechia, capo del mio popolo: cos parla il Signore, Dio di Davide: ho udito la tua preghiera, ho veduto le tue lacrime, ed ecco, Io ti guarisco. Fra tre giorni salirai al tempio del Signore. Anzi aggiunger quindici anni alla tua vita, poi liberer te e Gerusalemme dal Re di Assiria, e protegger questa citt per amor mio e per amor di Davide, mio servo. Isaia ordin: portate un impacco di fichi. Lo portarono e quando l'ebbero applicato sopra l'ulcera, il re guar. Ezechia aveva chiesto ad Isaia: quale sar il segno che il Signore mi guarir e che io fra tre giorni potr salire al tempio del Signore? Isaia rispose: Ecco da parte di Dio il segno che il Signore compir la sua parola: Vuoi tu che l'ombra salga di dieci gradi, o che torni indietro di altrettanti? Ezechia rispose: Per l'ombra cosa facile avanzare di dieci gradi: fa invece che torni indietro di altrettanti. Il profeta Isaia invoc il Signore ed egli fece tornare indietro di dieci gradi l'ombra sulla meridiana di Achaz". Questo il passo che ci racconta la Bibbia, al capitolo 20 del Libro II dei Re. Su queste parole si sono arrovellate le pi
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fulgide menti del passato, dall'era di Cristo fino ad oggi, nel tentativo di dare una spiegazione logica del miracolo compiuto dal profeta Isaia, e nello stesso tempo di conciliare tutte le possibili ipotesi uniformandosi alla dottrina della Chiesa. Ma che tipo di orologio solare era quello del Re Achaz? Che forma aveva? Quanto era grande? Che tipo di ore indicava? E perch si dice orologio di Achaz, se il miracolo ha interessato suo figlio Ezechia? Dopo duemilacinquecento anni queste domande restano ancora in parte senza una precisa risposta. E' perfettamente comprensibile l'interesse degli studiosi per questa piccola fetta di storia ignota. Infatti, l'avvenimento si colloca circa due secoli prima che Anassimandro o, se si vuole, Anassimene suo discepolo, collocassero a Sparta i primi orologi solari. Avvenimento che studiosi autorevoli fanno coincidere con l'inizio ufficiale della scienza gnomonica. Sarebbe quindi del pi grande interesse conoscere le fattezze originali dell'orologio di Achaz e il sistema di computo usato. Ed quanto si cercato di fare fino ad oggi, attraverso le pi diverse interpretazioni dei testi originali ma, come risulta evidente, la risoluzione definitiva del problema ancora lontana. E ancor prima di domandarci come poteva essere l'orologio di Achaz, necessario chiarire cosa si intende per la retrogradazione dell'ombra in un orologio solare. Come evidente, negli orologi solari costruiti su piani verticali, come la maggior parte di quelli visibili sui muri di case e palazzi antichi, l'ombra proiettata dallo gnomone parallelo all'asse terrestre cammina sempre nella stessa direzione, cio in senso opposto al moto apparente del Sole, passando dalle ore antimeridiane (a sinistra di chi guarda l'orologio solare murale), a quelle pomeridiane (a destra). Essa non potr mai invertire il suo cammino, o indietreggiare anche momentaneamente. Da questa semplice osservazione si deduce immediatamente che, nell'ambito del razionale, l'orologio di Achaz non poteva essere una meridiana verticale. E se l'orologio fosse orizzontale? In questo caso la retrogradazione, almeno teoricamente sarebbe possibile, dice
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Garnier, in quanto interviene la considerazione della latitudine del luogo e, insieme, della declinazione del Sole. Se la latitudine del luogo dove collocato l'orologio solare maggiore della declinazione del Sole (e ci avviene tutti i giorni per una localit la cui latitudine superi 23 gradi e 30 primi), la retrogradazione non pu prodursi; ma essa si verifica nel caso opposto. Ad esempio essa si verificher a Gondar la cui latitudine di 12 gradi 36 primi e 26 secondi, in tutti quei giorni dell'anno per i quali la declinazione del Sole maggiore di tale angolo, e cio da fine aprile a met agosto circa. Ma allora, secondo queste considerazioni, sarebbe fisicamente impossibile il verificarsi del fenomeno a Gerusalemme, la cui latitudine di 31 gradi 46 primi e 30 secondi supera la massima declinazione possibile del Sole. Per questo fatto sarebbe impossibile pensare ad un orologio orizzontale a stilo verticale. Allora, come si spiega il miracolo di Isaia? A questo punto Garnier propone un esperimento interessante, ma che non aiuta certo a risolvere il mistero. Egli si propone di ripetere il fenomeno in qualunque localit ed in qualunque giorno dell'anno, attraverso un espediente che conduce forzatamente ad ottenere una piccola prova di retrogradazione dell'ombra. Il tutto si riduce a simulare un orologio solare orizzontale a stilo verticale e orientarlo poi in modo che risulti quasi un orologio equatoriale. Siccome la retrogradazione raggiunge il massimo valore, con questo espediente, di circa 10 gradi nel giorno del solstizio estivo, cio il 20-21 giugno, si potrebbe pensare che Isaia, nel praticare l'arte gnomonica, in qualche modo sia venuto a conoscenza di questo trucco: ma si tratta pur sempre di un trucco, cio di una manipolazione chiara e ben visibile, il che contrasta nettamente con quanto viene riportato nella storia sacra. Terminata questa breve considerazione, ritorniamo all'esame delle diverse fonti. La dissertazione pi importante di cui siamo a conoscenza, e che riassume mirabilmente il pensiero di quanti si sono occupati dell'argomento fin dall'antichit, certamente quella dell'erudito Agostino Calmet, pubblicata in latino nel 1754.
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Peraltro questo lavoro, stranamente, non ha mai riscosso il successo che invece meriterebbe, ed rimasto fino ad oggi pressoch sconosciuto anche agli esperti. In linea di massima, possiamo dire che le divergenze di opinioni sull'orologio in questione, hanno origine nelle diverse interpretazioni della terminologia usata nei testi antichi delle Sacre Scritture e riportata in seguito dai primi scrittori cristiani. Una prima difficolt quella di riconoscere se nel passo originale si vuole alludere proprio ad un orologio solare o a qualcosa d'altro. Alcuni pensarono che si trattasse di un vero complesso gnomonico, altri di una semplice scalinata che in qualche modo fungeva da orologio solare. Cos, si arriv ad ipotizzare che nel grande palazzo reale di Gerusalemme, fosse stata costruita una scala chiamata d'Achaz, in quanto fu ordinata da questo re, sulla quale era possibile osservare il corso del sole, e la misura del tempo per mezzo dell'ombra proiettata dai singoli gradini, o gradi. Il problema che nessuna parola ebraica antica corrisponde precisamente a quella di orologio, o quadrante solare. Nelle Sacre Scritture si trova semplicemente la parola Mahalot, o Magnalot, che sia in siriaco che in arabo significa gradi. Addirittura, nelle versioni antiche scritto che l'Eterno fece ritornare indietro l'ombra sui gradi d'Achaz, e non sull'orologio d'Achaz, come viene riportato nelle versioni moderne. Altri antichi autori intesero le cose diversamente: Il Sole aveva fatto cadere l'ombra sul decimo grado nella sua casa. Ezechia gli domand che l'ombra ritornasse indietro nel luogo precedente, e che in seguito ella ritornasse. (26) Altri aggiungono che forse sui gradini della scala, erano incise delle linee ad una certa distanza l'una dall'altra, o da figure, che ne facevano una sorta d'orologio solare.(27) Ma la maggior parte degli interpreti si dichiarano convinti che in quel luogo debba intendersi un orologio solare vero e proprio. E questo, probabilmente, accaduto da quanto S.
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Josephe A. J., nella traduzione di P. Gillet, Lib. X. cap.2. Si veda Ufferius, Annal. p. 46 e la Historia Universelle, T. III, p. 119; ancora Cirillo Alessandrino in Esa. Hieronim.
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Gerolamo, e lo stesso Simmaco, fecero passare nelle versioni latine delle Sacre Scritture, cio nella Vulgata, la parola orologio d'Achaz, al posto di gradi d'Achaz, come riportano i testi pi antichi. Ma nelle Paraphraste Chalden scritto che l'Eterno fece ritornare l'ombra sulle figure, o sulle incisioni (marques) della pietra delle ore (lapidem horarium), e pare che la maggior parte dei Giudei adottino questa versione. (28) Un'altra grande difficolt che rende ardua l'interpretazione di questo passo, data dal significato della parola ora. Nella lingua ebraica non c' nessun termine che risponde alla parola ora, nel senso che noi gli diamo, tranne che in un passo del Caldeo Daniele (VIII secolo a.C.). Lo stesso problema si riscontra nel greco e nel latino, in cui la locuzione ora, secondo Salmasio, non venne adottata per la suddivisione del giorno almeno fino al tempo di Platone. Ma cosa sono i gradi d'Achaz? E se di orologio solare si tratt, che tipo di ore indic? E quale forma ebbe questo orologio? Come ho detto, a queste domande si pu ancora rispondere solo con altre supposizioni ed ipotesi. In un passo precedente a quello di Isaia, si legge che Achaz and a Damasco per rendere omaggio a Teglat-Falasar, Re degli Assiri che aveva combattuto contro Rasin, e "avendo veduto l'altare che era in Damasco, il Re Achaz, ne mand un modello al Sommo Sacerdote Uria, con le misure e i dettagli precisi della sua struttura. Uria fece costruire l'altare secondo tutte le istruzioni che Achaz aveva fatto pervenire da Damasco e lo termin prima ancora che il Re tornasse da quella citt". E se si trattasse proprio dell'orologio solare in questione, voluto ad ornamento del palazzo reale? E' probabile. Anche perch un altare pu essere facilmente descritto senza troppi particolari, mentre le misure che Achaz prese con tanta cura, potrebbero essere proprio relative alla geometria dell'orologio. Inoltre, recentemente stato scoperto un orologio egiziano, detto a cuneo, che ha la forma molto simile ad un altare. Quindi, anche questa non un'ipotesi Si veda Salom. Farchi ad h.l. et Esa XXXVIII. 8. cum Not. Breithaupt.
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da scartare. Un'altra considerazione da fare la seguente. Isaia offr a Ezechia la scelta di vedere l'ombra dello gnomone (non si confonda con stilo, qui la parola si deve intendere nel suo significato letterale, cio "indicatore") risalire di 10 gradi, e quindi di vederla riscendere di altrettanti sull'orologio del suo palazzo. E' chiaro quindi che sull'orologio vi erano segnati almeno 20 gradi, che se corrispondessero ognuno a un'ora, dovremmo concludere che lo strumento segnava almeno 20 ore, ci che impossibile in quanto il giorno pi lungo per la citt dove era Achaz non supera 14 ore delle nostre (pi o meno qualche minuto). E' lecito supporre, allora, che sull'orologio di Achaz vi era riportata una suddivisione temporale abbastanza fitta, simile alla nostra, in modo che l'ombra del sole poteva retrocedere anche di 10 di queste linee, senza risalire pi di un'ora (29). Oppure, se si tiene conto che gi i Caldei osservarono che il Sole percorre ogni giorno nel cielo 30 gradi dello zodiaco, e quindi 360 gradi in un anno, si pu supporre che una suddivisione di 360 gradi fosse segnata ai bordi dell'orologio di Achaz, per servirsene come segnatempo. Secondo questa supposizione, dire che l'ombra del sole retrocesse di dieci di questi gradi, equivale ad affermare che vi fu in quel luogo e in quella stagione una retrogradazione di circa due terzi di ora (30). Bailly, il dotto autore della famosa Histoire de l'Astronomie ancienne, scrisse che "gli antichi nelll'aver adoddato la suddivisione sessagesimale, divisero il cerchio il 60 gradi. Questo diede origine alla suddivisione del giorno in 60 ore, perch il Sole percorre i 60 gradi del cerchio nella sua rivoluzione diurna. Di conseguenza, i primi orologi solari ebbero un cerchio diviso in 60 parti che potevano essere denominate indifferentemente "ore" o "gradi". Ecco forse cosa erano i gradi
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E' questo il pensiero di Menochius, de Rep. Hebr., e di Basnage, Hist. des Juifs. 30 E' questa la tesa di Langius, de annis Christi (sec. XVIII), pag. 32, 33 e Basnage, op. cit., Lib. VI. c. 39. pag. 702-708.
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dell'orologio di Achaz. L'ombra retrocede di 10 di questi gradi, cio di 10 ore orientali, o di quattro delle nostre ore" (31). Un altro autore, celebre per i suoi paradossi (32), ha cercato di dimostrare che Isaia non aveva offerto, n promesso, nessun miracolo a Ezechia, se non che questi sarebbe guarito dalla sua malattia quando l'ombra del sole sull'orologio solare fosse ritornata, il giorno successivo, nello stesso punto in cui era stata osservata: "Domani a questa stessa ora tu vedrai l'ombra del Sole sull'orologio di Achaz allo stesso punto, pi o meno, ove ella adesso". Naturalmente questa tesi non ha mai trovato altri sostenitori, soprattutto per l'evidente cattiva interpretazione del testo originale ove, incontestabilmente, riportata la parola "miracolo". Ezechia aveva chiesto un segno della mano divina, e Isaia gli aveva proposto quello della retrogradazione, mentre l'ombra che ritorna sui suoi passi, nel giorno successivo, non certo da considerarsi un evento miracoloso. Nell'ambito del miracolo, vi furono alcuni che si domandarono addirittura se l'ombra non fosse retrocessa di dieci gradi a causa dell'interruzione momentanea, per mano divina, del normale corso del Sole. A sostegno di questo pensiero essi osservarono: 1) che Isaia (XXXVIII, 8) disse espressamente che "il Sole torn indietro di 10 gradi, sui gradi per i quali esso era disceso"; 2) che il Re di Babilonia, Merodaco, mand a Gerusalemme i suoi uomini per informarsi sulla causa di questo prodigio (2 Chron., 31); 3) che si ritrovano tracce di questo evento anche nella storia profana, specialmente in Erodoto (Lib. II, cap. 142), ove pare si faccia un'allusione sia per il miracolo che aveva fatto fermare il Sole alle preghiere di Giosu, tanto a quello che fece retrocedere l'ombra sull'orologio di Achaz alla domanda di Ezechia (33).
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M. Bailly, Historia de l'Astronomia ancienne, pag. 385. Herman Van der Hardt, Biblioth. Bremensis T. I, p. 840 33 Si veda Usserius, la Bib. Angl., Polus, Patrick, Henry, Stackhouse
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Per quanto riguarda il primo punto, la maggior parte dei critici ribattevano che nei testi si parlava di retrogradazione dell'ombra sull'orologio di Achaz, e non dell'arresto del corso del Sole. Evidentemente Isaia parla il linguaggio popolare, e mette la causa per l'effetto, come si riscontra in molti altri luoghi. Secondo punto. Se Merodaco mand degli uomini ad informarsi sull'evento straordinario, possiamo ben immaginare perch. L'Astronomia nata e si sviluppata nella grande valle dell'Eufrate. E' normale, quindi, che per un popolo come i Caldei i quali avevano acquisito cognizioni elevate sullo studio del cielo, mostrassero una certa perplessit per un fenomeno che non riuscirono a spiegarsi, anche perch non l'avevano visto. Ma questo non significa necessariamente che di miracolo si tratt. Terzo punto. Come giustamente fa osservare qualche commentatore, questo miracolo, che a quei tempi dovette stupire gran parte della popolazione dell'Oriente almeno per decenni, avrebbe dovuto lasciare delle tracce ben marcate sia negli annali, sia nelle tradizioni di diversi popoli. Tuttavia, nonostante tutti gli sforzi compiuti dagli studiosi nel ritrovare queste tracce, nella storia profana tale evento non occupa certamente un posto di qualche rilievo. Pare si legga qualcosa, in Platone, Pomponio Mela, Plutarco, Diogene Laerzio, ed altri, ma sono riferimenti troppo incerti e superficiali. Qualcuno vuole che si trovino tracce importanti del "solstizio miracoloso che Giosu ottenne da Dio con le preghiere", negli Annali della Cina sotto il regno dell'imperatore Tao settimo (?), secondo loro contemporaneo di Giosu. In definitiva, l'ipotesi pi accreditata e che trov i suoi sostenitori in Grotius, Bochart, Vatable, Sanctius, Polus, Calmet, Spanheim, Marck, Le Clerc, Wideburg, Roques, Polier, Baumgarten, ed altri, quella che sembr essere la pi semplice, nonostante alcune difficolt rimaste insuperate. Per questi autori, i documenti parlano espressamente della retrogradazione dell'ombra sull'orologio di Achaz e non dell'arresto del corso del Sole. Per spiegare questo fenomeno essi pensarono che "Dio produsse su qualcuno dei raggi del Sole
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un'inflessione che ne devi momentaneamente la direzione naturale", per cui l'ombra retrocesse di 10 gradi (34). Nello stesso tempo, questa inflessione fu l'effetto incontestabile del verificarsi del miracolo, del segno divino che si manifest cos immediatamente dopo la richiesta. Gli stessi autori, per spiegare questa inflessione, dissero che "Dio non fece che condensare la parte dell'atmosfera che inglobava il palazzo reale, servendosi di un vento impercettibile che trasportava dei vapori". Sembra che anche Spinoza si sia pronunciato, proponendo, al posto del miracolo, un evento naturale. Secondo questi, un "parelio", cio una specie di nube che essendosi fermata improvvisamente nei paraggi del palazzo reale, devi leggermente i raggi del Sole provocando la retrogradazione. Ma in questo caso, spiegano gli esegeti, come poteva Isaia sapere in anticipo di questo fenomeno? E come avrebbe potuto dare l'alternativa ad Ezechia di vedere l'ombra avanzare o retrocedere sull'orologio? E' necessario fare una piccola digressione sul fenomeno dei "vapori" che causarono la retrogradazione dell'ombra. Uno studio del genere fu fatto all'inizio del secolo XVIII dal matematico Antoine Parent (esimio gnomonista), membro dell'Acadmie des Sciences di Parigi, e pubblicato in una memoria nelle sue "Recherches Mathematique et Physiques (pag. 256), dell'edizione del 1705. Ed ecco quanto riportano alcuni critici in un commentario dell'epoca: "Questo fenomeno era stato osservato da D. Romuald, Priore di un convento di Metz. Egli attesta che il 7 di giugno del 1703, accompagnato da Lucien e da Alexis De Lana, due dei suoi monaci, aveva visto a mezzogiorno preciso su un orologio solare declinante a oriente, l'ombra del Sole retrocedere dalla linea meridiana fino alla linea oraria delle dieci e mezzo. Non dato sapere quale giudizio abbia espresso su questo fatto l'Accademia delle Scienze di Parigi, anche perch non abbiamo potuto esaminare le "Richerches...", ma qualche idea la possiamo avere dalla spiegazione che ne d Thummig, dell'Accademia di Berlino, Professore di Filosofia ad Hall ed in seguito a Kassel, di cui fu discepolo il famoso Wolff. La sua tesi
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Wideburg, Mathes. Biblic. Specim., T. III, p. 95.

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la troviamo in una dissertazione seconda dell'opera "Metalemata" che fu stampata da Brunswick nel 1727, ma che in effetti egli aveva gi pubblicato ad Hall con il titolo "Phaenomen singulare solis caelo sereno pallescentis ad rationes revocatum" e riproposta a pag. 93 dei Metalemata. Qui egli nel provare a spiegare fino a quale punto i "vapori" atmosferici possono aumentare la densit dell'aria pura e del cielo sereno, si appella al fatto documentato da D. Romuald, e rapportato nelle Recherches di A. Parent. "Basta conoscere i principii fondamentali dell'ottica - scrive - per comprendere che la retrogradazione dell'ombra sull'orologio solare osservata da P. Romuald, sia l'effetto della rifrazione del raggi solari, aumentata a causa della condensazione impercettibile dell'atmosfera, dove gli interstizi si sono riempiti insensibilmente di particelle eterogenee e di vapori caricati a poco a poco dai venti". Scheuchzer, nella Physique sacre (T. V, pag. 156) accetta questa spiegazione di Thummig. E anche gli autori che abbiamo nominato poc'anzi trovarono appoggio in questo studio per la loro teoria dei "vapori" che, per quanto fantasiosa, fu l'ultima fino al nostro secolo. Questo quanto sappiamo degli studi effettuati da persone che cercarono in tutti i modi di conciliare la spiegazione del fenomeno senza sfatare il miracolo di Isaia. Ma gi dal XVI secolo vi era chi, come Petrus Nonius Lusitanius, cerc di darne una prima rudimentale dimostrazione razionale, senza ricorrere al soprannaturale. Egli scrisse nel secondo libro del de Navigatione, al cap. II, che "non assurdo allora che in quei luoghi (sempre tra l'equatore e il tropico del cancro, o del capricorno) si verifichi l'avanzamento o la retrogradazione dell'ombra...". Successivamente, il gesuita Cristoforo Clavio, uno dei maggiori gnomonisti del Rinascimento, nella sua opera "Fabrica et usus instrumenti ad horologiorum constructionem...", del 1586, riprende la dimostrazione di Nonio, e quindi espone la sua. Ma da buon religioso cerca di non ridicolizzare il miracolo scrivendo che la "retrocessione da lui spiegata non contrasta con quella dell'orologio di Achaz, avvenuta per virt di un fatto divino".
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Anche un astronomo portoghese, certo Nomus, si occup della retrogradazione dell'ombra negli orologi solari posti a determinate latitudini. L'11 agosto del 1881, la retrogradazione dell'ombra fu ottenuta a Losanna dal colonnello del Genio Etienne Guillemin, in presenza dell'astronomo Camille Flammarion. Ma egli ricorse all'espediente di inclinare il piano dell'orologio di un determinato angolo, finch la declinazione dello stilo, o gnomone, piantano perpendicolarmente al quadro, risult essere inferiore a quella del Sole. Claudio Pasini, nella sua opera "Orologi solari", del 1900, offre una buona dimostrazione matematica del fenomeno in cui al posto di inclinare il piano dell'orologio, inclina lo stilo che cosa alquanto pi semplice. Da questi studi si rileva che, con ogni probabilit, l'orologio di Achaz doveva essere orizzontale. Inoltre, si pu ipotizzare che Isaia sia venuto a conoscenza della retrogradazione dell'ombra, studiando il moto dell'ombra di un bastone, o gnomone, piuttosto che provare ad inclinare il quadro dell'orologio. Pu darsi, quindi, che Isaia sia pervenuto senza saperlo alla scoperta di questo fenomeno e che abbia potuto, in seguito, ripeterlo senza troppe difficolt. L'ultima dimostrazione matematica quella data da Enrico Garnier, nel suo libro "Gnomonica. Teoria e pratica dell'orologio solare", del 1938, in cui dice che in particolari condizioni, come quando la latitudine del luogo minore della declinazione del Sole, si ha il fenomeno della retrogradazione dell'ombra. Essa tanto maggiore quanto pi grande la declinazione del Sole e viceversa, ed nulla quando la declinazione uguale a zero. Ogni quadrante orizzontale a stilo verticale posto nelle regioni equatoriali d luogo alla retrogradazione dell'ombra. Egli si occup di questo fenomeno anche in un articolo divulgativo, apparso nel volume VII di Sapere per l'anno 1938, gentilmente segnalatomi da Paolo Forlati di Verona e successivamente dal fisico Edmondo Marianeschi di Terni.

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Purtroppo, non possiamo stabilire con accuratezza il periodo in cui l'evento avvenne ai tempi di Isaia. Infatti, Ezechia fu guarito con degli impacchi di fichi applicati sull'ulcera aperta. Ma il dato troppo incerto poich i fichi, che sono una grande variet, maturano da giugno a settembre. Il miracolo, quindi, sembra essere risolto, anche se vi sono ancora molte perplessit da parte dei vari studiosi. Ma vorrei terminare questo breve resoconto storico con le stesse parole del Pasini, il quale, abbracciando la causa della ragione, scrive: "Valga solo quanto abbiamo detto a dimostrare che, come questo, molti dei pretesi miracoli di cui abbondano le antiche storie, si potrebbero facilmente ripetere senza essere profeti, quando si sappia spogliarli di tutto ci che la fervida fantasia popolare ha loro creato d'intorno".

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UNA PAGINA DI GNOMONICA ANTICA: OROLOGIO SOLARE AD ORE ASTRONOMICHEITALICHE-BABILONICHE DI V. PINI

Metodo e regola di descrivere un inistessa operatione tre diversi horologi Horizontali, cio il Volgare, il Babilonico, e lItaliano, buoni non solo da porre sopra a qual si voglia superficie piana, equidistante allHorizonte, ma anco da intagliare sopra alle nominate lastre, per ridurle in istrumenti, da dissegnare poi col mezzo dessi de glaltri simili sopra ad ogni superficie murale. E questo il titolo del terzo capitolo del libro secondo dellopera dello gnomonista Valentino Pini, Fabrica de glHorologi solari, del 1598. Il metodo geometrico, anche se contiene molte operazioni da farsi con riga, goniometro e compasso, sostanzialmente molto semplice, soprattutto se si tien conto della facilit con cui si ottengono le linee orarie italiche e babiloniche. Il metodo qui proposto, divulgato da V. Pini, fu in realt sviluppato da Francesco Maurolico parecchi anni prima imitando la dottrina di Francesco Maurolico dice lautore -, che la incluse forse nel suo libro De Opuscula Mathematica, del 1575 in cui vi un lungo capitolo sulla descrizione delle linee orarie in vari tipi di orologi, compresi gli italici, dal titolo De lineis horariis tractatum Gnomonicum e De lineis horariis libros tres, Gnomonicae uberiora fundamenta exponentes. Vediamo dunque, la costruzione di questo orologio come divulgata da Pini: Si produca la linea AB (fig. 16), la quale venga tagliata ad angoli retti dalla perpendicolare CD, nel punto E, denoter la prima linea delle 12 hore, e laltra la Meridiana sopra alla AEB,
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dal punto E, verso la B, si determini la lunghezza dello stile, a piacere di chi opera, e sia EG, nel punto G, si ponghi un piede del compasso, e con laltro si crei a voglia libera, il semicircolo AQFPB, spartito dalla perpendicolare FG, in due quadranti.... Nella successiva fase, il metodo interessante perch si basa sulla costruzione grafica dellanalemma per ottenere la proiezione dei tropici sul piano e nella figura proposta da Pini il procedimento pi che mai chiaro. A questo punto, avendo la comodit di usare un goniometro, rester inutile suddividere i due quadranti in nove settori di dieci gradi ciascuno, quindi baster prendere sul quadrante di sinistra e cominciando da F, il punto Q corrispondente alla latitudine del luogo, che nella figura di 45; nel quadrante di destra si nota il punto P, corrispondente allaltezza dellEquinoziale, pari al complemento della latitudine del luogo, cio 90-45=45. Quindi la linea occulta, cio la tratteggiata QRG rappresenta lasse terrestre e la perpendicolare a questa, nel punto G, laltezza dellequinoziale, cio PGO. Sempre con lausilio del goniometro, si notino sotto e sopra P, i punti di gradi 23 30 che corrispondono naturalmente ai due tropici e si congiungano con la linea . Centrando il compasso in P, si formi il circolo (in mancanza del simbolo originale assumiamo ad indicare il tropico del Capricorno) il quale, siccome rappresenta il circolo zodiacale, verr diviso in dodici parti uguali, notando ogni punto col rispettivo segno zodiacale. Per il punto O, si tiri la linea KL, parallela alla AB, questa la linea equinoziale; quindi misurata da distanza OG, semidiametro dellequinoziale, la si riporta sulla linea CD a partire da O, ottenendo OH. Centrando col compasso in H, si crei il semicircolo equinoziale MCN di grandezza a piacere, e lo si divida in 24 parti uguali. Dai punti dei tropici sullanalemma, cio dal e dal si tirino, passando per il vertice dello stilo in G, due linee occulte GT e G H. Per descrivere i vari sistemi orari si procede cos: si prolunghino le suddivisioni del semicircolo MCN fino
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ad incontrare la retta equinoziale KL; quindi congiungendo questi punti con il centro R dellorologio, si ottengono le cosiddette ore Astronomiche. Si far, dipoi, in modo da notare sulla linea AB anche i punti delle mezze ore astronomiche. Le ore italiane si ottengono, da E versa A, congiungendo i punti di intersezione delle ore e mezze ore francesi sulla linea AB, con quelli sulla linea equinoziale seguendo lo schema della tabella qui sotto riportata. Esempio: per le ore 13 italiane si congiunga la duodecima e mezza astronomica con lintersezione sullequinoziale della settima ora astronomica; lora 15 italiana si avr congiungendo il punto di ore 1 e mezza con quella dellora 9 sullequinoziale.

Nella pagina seguente si vede lo Schema in cui sono riportate le intersezioni delle ore Babiloniche ed Italiche con le linee delle ore astronomiche normali sulla linea orizzontale (retta albatramonto) e sulla linea equinoziale per un orologio orizzontale.

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Fig. 16

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UNA PAGINA DI GNOMONICA ANTICA:

LOROLOGIO MERIDIANO

Si produca il circolo DPVQ, diviso dai suoi diametri DV e PQ, i quali tagliandosi nel centro E, ad angoli retti, lo dividono in quattro quadranti (fig. 17), ognuno diviso in 90 gradi, incominciando la numerazione da Q per i quadranti di destra e da P per quelli di sinistra. Questa circonferenza, cos divisa, denoter il circolo meridiano e la retta DV sar il Verticale, e la PQ lOrizzonte. Dalla Q alla D si prenda laltezza del polo del luogo (latitudine) per il quale si descrive lorologio, e sia nellesempio in F che pari a 45 gradi; per F si tiri la retta FG per il centro E, e questa rappresenta lasse del mondo che tagliata ad angoli retti dalla retta KL, cio la linea equinoziale. Ponendo un piede del compasso in E e laltro sulla linea FG, sopra e sotto alla E, con misura a piacere, si prenda la lunghezza dello stilo, e sia EX, e EO, e per i punti O e X si tirino le due rette AB e MN parallela allequinoziale; la prima servir per le ore 18 italiane e laltra per la 6 babilonica. Mantenendo la stessa misura dello stilo, si notino, sempre sulla FG, sopra e sotto E, i punti per i quali passano le rette, ancora parallele allequinoziale, RS e HI; esse sono le rette contingenti dei due semicircoli F e G, tracciati sopra le RS e HI con la stessa misura dello stilo EX, e divisi in 24 parti uguali. Dal centro dei semicircoli si tirino, per i punti di suddivisione, le linee rette che terminano sulle rispettive linee contingenti RS e HI e si congiungano questi punti di intersezione delle due contingenti con delle rette perpendicolari allequinoziale come la RH e la SI. Queste linee rappresentano le ore e le mezzore dellorologio volgare o francese, nel piano meridiano. Le linee delle ore italiche e babiloniche si ottengono come sempre congiungendo i punti di intersezione delle ore e
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mezzore volgari sulla retta XA, con quelli sulla retta equinoziali KL nel modo che si vede nella figura qui riportata.. Questo antico metodo geometrico per tracciare lorologio solare meridiano, cio rivolto perfettamente ad Est (ortivo) o ad Ovest (occaso), descritto da Valentino Pini nel suo libro precitato, rimasto sostanzialmente lo stesso fino ad oggi ed tuttora il pi comunemente usato dai costruttori di orologi solari. Tuttavia preme ancora una volta richiamare lattenzione su quei termini, come linee contingenti, che sono stati dimenticati nel moderno lessico gnomonico, e che invece sono molto importanti. Molto bella la figura geometrica proposta da Pini che mostra il progetto completo dellorologio, con lintreccio dei tre sistemi orari Astronomico, Italico e Babilonico e i punti delle curve solstiziali. Inoltre, sono ben visibili le linee contingenti HI e RQ, da cui si diparte il fascio di rette parallele delle ore astronomiche.

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Fig. 17 Orologio orientale di Pini

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CURIOSITA GNOMONICHE DEI LUMI


LEncyclopdie del Sciences des Arts et des Mtiers di Diderot e DAlembert costituisce senzaltro lopera capitale dellIlluminismo francese, destinata ad avere enormi conseguenze sul piano culturale, politico, sociale35, fu pubblicata a partire dal 1751. Un periodo che non esito a definire doro per la gnomonica occidentale e durante il quale furono sviluppate molte procedure matematiche, tecniche e pratiche per la realizzazione degli orologi solari monumentali - si ricordano i lavori di De La Hire, Picard, Ozanam - e che vide protagoniste le grandi meridiane a luce realizzate nelle principali cattedrali del mondo ed edifici scientifici del mondo. Un periodo quindi prolifico di produzioni gnomoniche di cui, molto probabilmente, conosciamo solo una piccolissima parte. Una prova ne lopera di Diderot che, a distanza di oltre duecento anni, e dopo essere stata sviscerata in tutti i suoi contenuti, ci riserba ancora delle sorprese sugli orologi solari. Infatti, a parte il lunghissimo articolo dedicato allargomento dei Cadrans Solaires, c anche il Supplement au Dictionnaire, pubblicato nel 1778, che contiene un aggiornamento stupefacente sulla gnomonica, e soprattutto sugli orologi solari daltezza, di cui vorrei riportare la descrizione di alcuni esemplari che mi sembrano attualmente poco conosciuti. Larticolo redatto dagli enciclopedisti fu preparato forse in poco tempo con la conseguenza che vi sono molti errori di trascrizione e dimpaginazione, ma la chiarezza dellesposizione ne fa un lavoro oltremodo interessante per lappassionato. Purtroppo per a nessuno degli orologi solari descritti viene assegnato un nome, ma semplicemente
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Die Encyclopdie des Denis Diderot. Eine Auswahl, Haremberg Komm., Dortmund, per Die Bibliophilen Taschenbucher n. 389, 1983; ed. italiana a cura di EdiCart, 1990. 101

lappellativo universale di instruments. Inoltre, come specificato dagli autori stessi, quasi tutti gli articoli relativi agli orologi solari daltezza, furono tradotti in francese dai lavori originali pubblicati da gnomonisti inglesi che rappresentavano, probabilmente, gli ultimi progressi tecnici nella gnomonica degli orologi solari daltezza in quel periodo. Prima di descrivere questi strumenti, vorrei riportare due metodi geometrici per costruire un orologio solare orizzontale che mi pare siano molto semplici e poco conosciuti.

Fig. 18 1.1) Metodo geometrico per lorologio orizzontale Su due rette AB, DE (fig. 18) che si tagliano ad angoli retti nel punto C, descrivere la proiezione stereografica sul piano di un meridiano.

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Per costruire un orologio orizzontale si prenda larco AF uguale allaltezza del polo; per il punto F si tiri la retta FG, parallela alla retta AB, e che interseca il G il cerchio ADBE e in H la retta DE. Dal centro H e con intervallo HF, si descriva un semicerchio che interseca le proiezioni dei meridiani nei punti 7,8,9,10,1,2,3,4,5; si tiri da H e per ciascuno di questi punti di divisione delle rette che saranno quelle delle ore; la retta DE sar la meridiana, il punto ed il centro del quadrante. Se si vuole costruire un orologio verticale australe, si prenda larco AF uguale allaltezza dellequatore. Il resto della costruzione resta uguale.

Fig. 19 2 metodo per orologio orizzontale 1.2) 2 metodo geometrico per lorologio orizzontale Si tiri una retta orizzontale AB (fig. 19) della lunghezza scelta opportunamente a seconda dei casi e della grandezza dellorologio. Su questa retta dal punto A si elevi la perpendicolare AC e dal punto C si tiri una retta che taglia la AB nel punto D in due parti uguali; si costruiscano, dal punto D sulla retta DA e dal punto A sulla retta AC, gli angoli ADC e CAE ciascuno uguale alla latitudine del posto per il quale viene costruito lorologio. Nel caso della figura langolo di latitudine
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di 52 30; le retta CD e AE si tagliano ad angoli retti; AD rappresenta il piano orizzontale; AC il piano verticale; AE il piano dellequatore; DC lasse del mondo, ovvero lassostilo, e DAC lo stilo intero, cio il triangolo stilare. Dal centro F, e con intervallo FA, si descriva un cerchio; si divida la circonferenza in 24 parti uguali per le ore e si riporti la numerazione delle parti come mostrato in figura. Per questi punti si tirino delle rette parallele alla CD di cui la BE risulter tangente al cerchio nel punto E e le altre incontreranno la BA nei punti BGHFKLDMNOPQ.

Fig. 20 Fatta questa costruzione, lorologio solare orizzontale si realizza cos: dal centro a (fig. 20) si descrivano due cerchi concentrici, uno con il raggio ab o ac uguale ad AF o a FE (della figura precedente), laltro con il raggio ad o ae uguale a AD o DB (sempre della figura precedente). Si porti sulla circonferenza del cerchio piccolo, incominciando dal punto 12, le suddivisioni 12, 11, 10, e del cerchio della figura precedente e sul diametro ed per cerchio maggiore, a cominciare dal centro a, si prendano le af e ag; ah e ai; a11 e a12, ak e al; am e an, uguali rispettivamente
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alle DL o NM; DK o DN; DF o DO; DH o DP; DG o DQ della prima figura. Dai punti a, f, h, ecc., si tirino le perpendicolari su ed; e dai punti I e II; 2 e 10, I, 3, e 9 della circonferenza del cerchio piccolo si tirino le parallele a e d, che incontreranno le perpendicolari nei punti XI, X, ecc. Le rette tirate dal centro a e per i punti XI, X, ecc., sono le linee orarie dellorologio orizzontale, di cui il centro a; la meridiana ae; il punto che guarda il Nord e; lo stilo il triangolo DAC della prima figura che dovr essere sul piano e VI s, in modo che il punto D tocchi in a e il punto A in e.

Fig. 21 Clinometro a traguardo

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Clinometro daltezza a traguardo.

Su un diametro AB (fig. 21) di dimensioni a piacere, si descriva un semicerchio ACB, il cui centro D; si faccia langolo BAC uguale allaltezza del polo e gli angoli CAE, CAF ciascuno uguale allobliquit delleclittica (23.5): sugli archi EC, CF si prendano quei punti ove questi archi sono tagliati dagli angoli di declinazione dei segni e dei gradi dello zodiaco. La jambe, cio il punto di compasso per questi angoli dato dalla retta AC. Per evitare confusione abbiamo riportato in figura solo i segni zodiacali. Dal centro D si tiri la retta DG parallela alla AC, e dal punto A sulla DG si tiri la perpendicolare AG. Dal centro G e con intervallo DG, si descriva un cerchio DHI che sar diviso in 24 parti uguali per le ore e in 48 per le mezzore, ecc. Dalle suddivisioni sulla circonferenza, si tirino le rette perpendicolari sulla retta DG; ciascun punto dincontro un centro dal quale, per il punto a, si descriveranno gli archi compresi entro le rette EA, AF: per esempio, dal centro K e con intervallo KA, si descrive larco di cerchio che interseca la retta AF nel punto marcato 8, 4; e dal centro L e con intervallo LA, larco che arriva ai punti 7, 5, e cos gli altri. Ora da A si sospenda un filo che porta una piccola perlina mobile e un peso N sul fianco OP: si mettano due pinnule perpendicolari al piano OP e lo strumento costruito. Per usarlo, si orientano le pinnule verso il Sole; la perlina discende sul semicerchio AECFB che quello delle 12 ore; infine, si porta il filo teso sul luogo del Sole per il giorno dellosservazione, per esempio, in AQ, la perlina mobile indicher lora: nella figura essa in q, e indica circa 5 ore pomeridiane o le 7 e tre quarti circa del mattino. Un uso corretto di questo orologio prevede che esso sia installato su un treppiede ben stabile, al modo delle quarte di cerchio astronomiche.

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Clinometro daltezza con regolo mobile

Su un raggio AB (fig. 22), si descriva un arco di cerchio; si prendano gli archi BC, CD, ciascuno uguale allaltezza dellequatore; si tirino le corde BD, che la retta AC taglia egualmente in E; si portino da B e da D verso E i seniversi delle ore, oppure da E verso B e verso D, i coseni delle ore per i raggi EB o ED: sullarco BCD, si porti da C verso B e verso D il valore dei gradi (dellobliquit delleclittica) corrispondenti a ciascun segno dello zodiaco. Nella figura abbiamo tracciato solo le ore e i segni dello zodiaco (obliquit des signes). Ne centro A, si impianti un regolo mobile AF, che porti sulla sommit un altro regolo perpendicolare GH; su questo regolo si trovino le pinnule, fissate con le ordinarie precauzioni. Si prenda sul regolo AF la parte AI (mancante in figura) uguale al raggio del settore e nel punto S (mancante anche questo) si sospenda un filo con un peso K. Per trovare lora con questo strumento, si piazza la regola AF sul segno e sul grado delleclittica ove si trova il Sole nel giorno dellosservazione; si gira il settore facendo in modo che la regola, fermo restando sul segno dove stata posizionata, sia perpendicolare allorizzonte, come indicato dalla direzione AON, oppure che il filo IK passi per il centro A; allora, senza spostare il settore, si gira la regola finch le pinnule siano orientate (dirette) al centro del Sole; il filo IK indicher lora.

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Fig. 22 Clinometro a traguardo con regolo mobile Questo strumento, che locale, cio valevole per una sola latitudine, pu essere reso facilmente universale attraverso delle opportune modifiche che portano alla realizzazione della fig. 23 La suddivisione della scala oraria BD resta la stessa; langolo BAE sempre essere uguale allaltezza dellequatore; allora DE costante, la retta CA cresce, o decresce in funzione delle tangenti delle latitudini, e la retta DA o AF, cresce o decresce in funzione delle secanti delle stesse latitudini. Bisogna quindi ancora una volta mettere una regola in AE sulla quale si porta da A verso E le tangenti di tutte le altezze del polo (latitudini) e rendere mobile la scala BD lungo gli estremi bL e dM per poterla fissare alla latitudine corrispondente del luogo di osservazione. Si porta quindi parallelamente sulla regola AF le secanti delle latitudini.

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Fig. 23 Orologio portatile universale In questo modo lo strumento prende una forma rettangolare. Sui due fianchi bL e dM sono riportate le tangenti delle latitudini. Si piazza la scala oraria in modo che il suo bordo superiore BD coincide con il valore della latitudine dellosservatore. Larco di cerchio superiore (bCd) riporta le declinazioni del Sole corrispondenti ai segni dello zodiaco. La regola AF girevole attorno al punto A e riporta le secanti delle latitudini. Il filo a piombo (pendolino) attaccato ad una ghiera che scivola lungo la regola AF e che si pu fermare sul punto di divisione che si conviene. Le tangenti e le secanti devono essere rapportare ad uno stesso raggio che pu essere pi grande o pi piccolo di BE, oppure uguale a BE.

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Fig. 24 Questi due strumenti, rappresentati nelle figg. 24-25 hanno delle propriet che sar bene ricordare. langolo OAF, o il suo eguale AFK, laltezza del sole. Il punto O indica lora del levare e del tramontare del Sole per il giorno dellosservazione; poich langolo OAF o il suo eguale AFK laltezza del sole, quando il pendolino giace su NA, questo angolo, e per conseguenza laltezza del sole, uguale a 0; quindi il sole in quel momento sullorizzonte, cio tramonta o si leva. Ci si deduce anche dal fatto che, in tal caso, la regola DH, essendo sempre diretta verso il sole, parallela allorizzonte.

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Fig. 25 La retta OE il seno della differenza dellascensione retta. La retta EP il seno dellarco delle ore computate dalle 6. Langolo AOE il complemento della declinazione; poich il luogo del sole N, langolo della declinazione NAC, dunque langolo AOE il complemento in quanto langolo OEA retto. Infine, AF sta a OP come il seno dellangolo AOE sta al seno dellangolo OAF. Per quanto riguarda luso pratico di questi strumenti, e soprattutto per gli errori che possono essere contenuti nelle osservazioni, si rammenta che lerrore nellaltezza del Sole sempre lo stesso; lerrore nella lettura delle ore dipende: dalla lunghezza della scala oraria;

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dalla lunghezza delle parti della scala sulle quali scorre il filo a piombo; dallobliquit dellangolo sotto il quale il filo taglia la scala. Questi strumenti devono essere costruiti convenientemente grandi per ovviare ad errori di lettura delle varie scale e, in primo luogo, ai piccoli cambiamenti della posizione del luogo del Sole, cio alle varie declinazioni del Sole. Infine, richiesta una conoscenza della posizione del sole sulleclittica la pi precisa possibile, e non solamente per il mezzogiorno, ma anche per gli istanti dellosservazione, e leventuale correzione della rifrazione dei raggi solari in minuti e secondi.

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Orologio daltezza simile al cappuccino

Si prenda a piacere (fig. 26) - 29 - una retta AB che serve da raggio al punto A, si tiri su AB la perpendicolare AC uguale alla secante della latitudine; si prolunghi la BA in D in modo che la parte AD sia la quarta proporzionale sul raggio BA, la tangente della latitudine e la tangente della maggiore declinazione del sole: sul raggio per il quale AD la tangente della maggiore declinazione, si prendano le tangenti delle declinazioni di qualche grado delleclittica e si riportino a destra e a sinistra del punto A in E, F, N, ecc., c,d,f,e, ecc. Per i punti EF, ecc. si tirino delle parallele alla retta AC, e per C si tiri la parallela alla retta BD che incontra le prime in GHF, ecc., si prolunghi la GD in L, in modo che la GL sia la quarta proporzionale sul raggio DA, la AC secante della latitudine, e la secante della maggiore declinazione del Sole: sul raggio per il quale GL la secante della maggiore declinazione, si prendano le secanti delle declinazioni di tutti i gradi delleclittica e li si porti in HM, FN, ecc. si faccia passare una curva per i punti L,M,N,A: n,m,l, e si descrivano i segni dello zodiaco.

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Fig. 26 Orologio daltezza simile al Cappuccino Dal centro L e con intervallo LG, si descriva un arco di cerchio che incontra in O la retta BK; per il raggio CK o AB si prenda il seno di 15 in 15 per le ore e si riportino da C verso K e verso G; per i punti di divisione si tirino delle parallele alla retta AC che incontrano larco di cerchio GO: si segni il numero 12 ai punti K e O e sullarco di cerchio i numeri 1,2,3, ecc. dal punto O verso G e sulla retta KG i numeri 11, 10, 9, 8, ecc. da K verso G; sulla retta PQ, parallela alla BD, si mettano delle pinnule e lo strumento costruito. Per luso, si mette lo strumento in modo che la retta AC sia verticale; si prende un filo con un peso R e una perlina mobile e lo si attacca nel luogo del sole corrispondente al giorno dellosservazione, per esempio in T; si porti la perlina mobile sulla retta KG in U; infine, si gira lo strumento in modo che le
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pinnule siano dirette verso il sole e si lascia pendere liberamente il filo, la perlina indicher lora. Nel nostro esempio, la perlina in S e indica o tre ore e qualche minuto della sera o nove ore del mattino meno qualche minuto. Langolo STU laltezza del sole. 5) Orologio daltezza tipo Regiomontanus E un vero e proprio Regiomontanus modificato (fig. 27). LEncyclopdie ne d una brevissima sommaria descrizione cos: AB una tavoletta di rame, o di legno, sulla quale inciso un quadrante rettilineo universale; CDE la quarta di cerchio divisa in gradi e in minuti; EDF un regolo mobile al quale attaccata la quarta di cerchio e per mezzo del quale si piazza sui gradi di latitudine che si vuole; ST lalidada, XY le pinnule.

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Fig. 27 Orologio daltezza universale tipo Regiomontano modificato.

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FRAMMENTI DI OROLOGI SOLARI RITROVATI NEGLI SCAVI ARCHEOLOGICI


E incredibile la variet e la quantit dei luoghi storiografici in cui poter trovare citazioni, descrizioni e, quando va proprio bene, anche diverse figure - disegni o addirittura foto - degli orologi solari. In genere, lappassionato quando va alla ricerca di orologi solari in una biblioteca rivolge la propria attenzione soprattutto alle opere tecniche e scientifiche, ed in particolare a quelle astronomiche. E vero che la probabilit di trovare degli utili riferimenti molto pi alta, ma quando tutti i libri scientifici adulti sono praticamente scandagliati, dove continuare a cercare? Nei libri per bambini! Nelle enciclopedie per bambini e ragazzi. Nei libri di archeologia e arte, nei quaderni scientifici, nelle mostre didattiche, nelle mostre di libri, nei cataloghi, nei dizionari, nelle opere religiose, addirittura nelle Bibbie e... chi pi ne ha, pi ne metta. Chi crede che questa sia una burla, non ha altro da fare che proseguire la lettura di queste pagine e verificare con i propri occhi cosa si pu trovare, in poche ore indirizzando le proprie ricerche in queste direzioni. Un orologio fenicio Chi lavrebbe detto che nei Livres Saints et la critique rationaliste... si trovassero delle stupende immagini di orologi solari antichi? E non solo. Infatti le immagini sono accompagnate da commenti forse futili per i lettori di quei libri e per gli stessi editori, ma di eccezionale importanza invece per la storia della gnomonica. Innanzitutto, in questopera, redatta da F. Vigouroux, illustrata dallarch. Douillard e pubblicata a Parigi nel 1902, si trova un lungo ed accurato studio storico sulla retrogradazione dellombra nellorologio di Achaz. Ed proprio in merito a questo argomento che gli autori ritengono
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interessante riportare notizia relativa ad uno straordinario orologio solare fenicio che, per quanto ne sappia, entra a far parte della documentazione gnomonica moderna solo adesso. Da ci risulta oltremodo chiara limportanza di una ricerca, relativa agli orologi solari, effettuata anche in questo senso in quanto permette, molto spesso, il ritrovamento e lidentikit di strumenti importanti, altrimenti sepolti nelle pagine della storia. Ovviamente non si ha la pretesa, in queste pagine, di stupire il lettore con notizie di seconda o terza mano, ma si ritiene che esse siano comunque di una certa importanza per lo studioso che ricostruisce pezzo per pezzo la storia degli antichissimi orologi solari. Lopera suddetta ci mostra due pregevoli incisioni di un orologio solare fenicio con il seguente commento: Frammento di un antico orologio solare fenicio - fig. 28 - e in fig. 29 lo stesso orologio restaurato secondo come doveva essere loriginale, conservato al Museo del Louvre. Fu trovato a Oum-el-Awamid, in Fenicia36. Lorologio vero e proprio alto 27 cm, mentre il solo piedistallo 20 cm. Delliscrizione, in caratteri fenici, che era sotto lorologio non resta che una piccola parte sulloriginale; manca la parte iniziale e quella finale. Ed ecco la traduzione delliscrizione: ...Tuo servitore, Abdosir, figlio dE... Questa iscrizione mostra che il quadrante solare stato dedicato a un dio. La superficie del quadrante formata da un segmento di cono tagliato da due piani. Lo gnomone stato ricostruito interamente dal Capitano Laussedat. Si vede lombra prodotta dallo stilo sulla quarta divisione del quadrante nella parte destra. Sulla faccia conica si notano tre archi di cerchio paralleli entro i quali si sposta lestremit dellombra dello stilo ai solstizi e agli equinozi. Le linee convergenti che li dividono sono delle linee orarie. Il quadrante solare di origine molto antica.
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Si veda E. Renan, Mission de Phnicie, p. 729-744, 1864

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Fig. 28 Frammento di orologio fenicio In unaltra opera di Vigouroux, e precisamente nel Dictionnaire de la Bible, alla voce Cadran Solaire, viene di nuovo descritto lo stesso orologio, ma con qualche particolare in pi. Evidentemente, i circa ventanni che separano le due opere, essendo questultima stata pubblicata nel 1926, erano serviti per approfondire le ricerche su tali ritrovamenti e, cosa molto importante, per cogliere i commenti di esperti in strumenti antichi che non si erano avuti in un primo momento. Seguiamo, quindi, la seconda descrizione dellorologio: Il frammento di quadrante trovato a Oum-el-Aouamid, presso Tiro, da Renan, faceva parte di un quadrante conico (fig. 30). Dalliscrizione che compare ...Tuo Servitore, Abdosir, figlio dE..., apprendiamo che lo strumento fu consacrato a una divinit di Tiro. La costruzione di un simile quadrante suppone allora la conoscenza assai avanzata sulle propriet delle sezioni coniche. E sulla base di ci, molto probabile , e conforme con la tradizione storica, che i quadranti sferici siano precedenti a

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quelli che noi conosciamo37. Nondimeno, gli antichi potevano assai facilmente, sia per mezzo del calcolo, sia per mezzo di costruzioni grafiche, determinare la figura e le dimensioni di un segmento di sezione conica che forma lorizzonte del quadrante, cos come la posizione e il raggio del segmento del cerchio che formano lapertura della faccia anteriore del quadrante38. Il quadrante dOum-el-Aouamid stato restaurato e completato. Oltre alle linee che segnano le ore, esso reca tre archi di cerchio concentrici indicanti le proiezioni dellombra del vertice dello stilo ai due solstizi e allequinozio.

Fig. 29 Sebbene la descrizione dellorologio sia esattamente uguale alla precedente, qui lautore ci regala due brevi commenti, uno del Colonnello Laussdat e laltro del noto Woepke, profondo studioso degli orologi solari antichi.
Colonnello Laussdat, Comptes rendus de lAcadmie des sciences 25 juillet 1870, p.261-265. 38 Woepke, Journal Asiatique, mars-avril 1863, p. 292.294.
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Infine, questa seconda opera, ci offre una bella incisione di un altro orologio solare sferico, ovvero, un hemicyclium, trovato nei pressi di Atene e, allepoca, conservato nel museo del Louvre (fig. 31).

Fig. 30. Orologio fenicio, ricostruzione

Fig. 31 Orologio solare ritrovato nei pressi di Atene

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Un orologio su lastre di paravento Orologio solare di Lord Elgin (vista dallalto)

LATO NORD E W

A
vertice gnomone dopo mezzod

B
vertice gnomone prima di mezzod

Lato Sud

Sulla facciata A si leggono le ore antimeridiane . Sulla facciata B le ore pomeridiane. Il Sole, sorgendo ad Est, getta lombra del vertice del triangolo di destra sulla facciata A. Quando transita sul meridiano non viene segnato il momento del mezzod. Nelle ore pomeridiane , lombra del vertice del triangolo di sinistra si proietta sulla facciata B . Un altro orologio solare di notevole importanza per la storia della gnomonica quello ritrovato da Lord Elgin e di cui ho trovato una breve descrizione nellopera The later greek and graeco-roman reliefs, decorative and architectural sculpture in the British Museum, pubblicata a Londra nel 1904. Si tratta della parte VIII, volume III di un catalogo di sculture esistenti

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nel dipartimento delle antichit greche e romane, curato da A.H. Smith, assistente dello stesso dipartimento. In questo catalogo, ai numeri 2544-2545-2546-25472548, vengono brevissimamente descritti alcuni orologi solari. Di questi, il pi importante sicuramente quello indicato al n. 2544 che fu trovato e descritto da Lord Elgin. Si tratta di un orologio solare in marmo pentelico alto circa due piedi, con quattro iscrizioni sulla superficie, costruito nella forma che si vede in fig. 32 in modo che indica il tempo, sul lato sud, prima di mezzogiorno sulla faccia rivolta ad est e, dopo mezzogiorno, sulla faccia esposta ad ovest.

Fig. 32 Le due facce esterne sono uguali e parallele alle rispettive facce interne. Sul retro vi sono due pannelli su ciascuno dei quali vi una incisione in rilievo che mostra un cocchio. Liscrizione si riferisce ad un certo Phaidros, figlio di Zoilos che lautore tenta di identificare con lo stesso Phaidros che realizz lultima fase del teatro di Dionisio (circa 300. d.C.). Si tratta, come evidente, di un orologio solare non comune. Non il solito hemisphaerium, o hemicyclium, ma un orologio con delle caratteristiche costruttive completamente differenti. Il rapporto di Lord Elgin quindi di estremo interesse, soprattutto perch un orologio simile, che pare abbia qualche somiglianza con le lastre di paravento, fu citato anche da L.AM. Sdillot, nel suo libro sugli strumenti astronomici degli arabi.
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Oggi sappiamo che orologi solari di questo tipo venivano realizzati dagli arabi gi nel XIII secolo ed un esemplare simile, forse una variante per una diversa orientazione nella fase della lettura delle ore, fu descritto dal noto astronomo arabo Tabhit Ibn Qurra. Unaltra conferma, quindi, della vasta tradizione gnomonica ellenica ereditata dagli arabi. Daltra parte, lesistenza nellantichit di orologi solari di forma simile, cio come due tavolette verticali unite per un lato e disposte ad angolo retto, testimoniata anche dal noto Pelignum, descritto da Cezio Faventino39 di cui si conoscono due o tre rappresentazioni artistiche in un mosaico, su un sarcofago e nel calendario del Lambecio. Tutti esemplari databili dal II al IV secolo d. C. Al n. 2545 viene descritto un classico hemicyclium in marmo supportato da due teste di leoni (fig. 33) che sembrano emergere dalle loro stesse grosse zampe. La superficie concava presenta la solita suddivisione oraria temporaria attraversata dai tre semicircoli degli equinozi e solstizi. Lo gnomone mancante, ma rimasto intatto il punto dimpianto. Il n. 2546 presenta un orologio solare in marmo pario con due superfici piane oblunghe, ciascuna suddivisa in dodici spazi orari di 15 gradi che si sviluppano in semicerchio dallo gnomone che di bronzo, ed ora mancante. Sulla destra e sulla sinistra del bordi di queste superfici, vi sono delle scale graduate e, un po pi in alto, si vedono delle tracce di gnomoni. La superficie dellorologio inclinata di 57 dal piano orizzontale. Si tratterebbe quindi di un altro orologio del tipo hemicyclium ma realizzato in un supporto con facciate esterne pi lunghe adatte per disegnarvi sopra orologi orientali e occidentali, come si nota dalla descrizione. Lo strumento, comunque, fu costruito per la latitudine di 33 (90-57). Ai nn. 2547 e 2548 si descrivono due orologi solari, il primo un hemicyclium in pietra calcare, con 12 ore temporarie con intatto il punto dattacco dello gnomone; il secondo, un piccolo hemicyclium in marmo pario, supportato da una base circolare con lo gnomone mancante e con gli spigoli danneggiati.
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N. Severino, Storia della Gnomonica, Roccasecca, 1994.

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Fig. 33

Orologio solare osco Un altro importante orologio solare quello citato da Cesare Cant in Archeologia e Belle Arti. Si tratta di un hemicyclium (fig. 34) di ottima fattura scoperto a Pompei il 23 settembre del 1854 sulla cui base c una lunga frase in scrittura osca: mr. atiniis. mr. Kvaisstur eitiwad

multasi Kad, Kum bennieis, tangi (nud), aamananeffed che tradotto il latino sarebbe: Marius Atinius Marii (filius) Questor pecunia multaticia conventus decreto admandavit.

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Fig. 34 Hemicyclium scoperto a Pompei il 23 settembre 1854

Orologio del monastero di Castellion Nel bel libro LArcheologia Cristiana in Palestina, di Bellarminio Bagatti, edito da Sansoni nel 1962, ho trovato limmagine di un orologio solare (fig. 35) del tipo hemicyclium appartenente al monastero di Castellion. Si tratta evidentemente di un orologio usato da religiosi e forse utilizzato anche per il computo delle ore canoniche. La numerazione delle linee orarie, cosa alquanto insolita per unorologio di duemila anni fa, reca al posto dei numeri le lettere dellalfabeto greco. Inoltre, lautore segnala ( a pag. 203 della stessa opera) ancora un orologio rinvenuto nel sud della Palestina che ha solo le lettere e , forse ad indicare solo lora di Terza e Nona; unaltro trovato sullOfel che non presenta alcun segno specifico e un quarto orologio trovato a Tell Bise, in Siria, il quale mostra una perfezione maggiore, perch le ore sono suddivise in minuti. Se cos, questo orologio forse lunico esemplare di hemicyclium che si conosca con linusuale suddivisione delle ore in singoli minuti.
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Fig. 35

Alcuni orologi solari inusuali Non di rado si osserva in alcune enciclopedie importanti immagini di presunti orologi solari. Ne sono un classico esempio la fig. 36 e la fig. 37 Il primo, conservato al Museo Nazionale di Roma, descritto come orologio solare in forma di disco ornato da una fascia con i dodici segni dello zodiaco; il secondo come quadrante solare con segni dello zodiaco e proviene da una raccolta di antichit di Utica, risalirebbe al II-III secolo ed conservato a Tunisi, Bardo, nel Museo Alaoui. Non avendo delle descrizioni ed immagini migliori di questi presunti orologi solari, ci si deve accontentare di quelle proposte dalle enciclopedie. Ma stando a quanto si vede dalle foto, secondo me, in entrambi i casi non si tratta che di strumenti decorativi astrologici che hanno molto poco a che fare con i veri orologi solari. Il primo, presenta una concavit verticale adornata dalla fascia con i segni zodiacali, dal cui centro di dipartono delle linee rette e non curve, come si conviene in orologi del tipo hemicyclium. Inoltre, il luogo dimpianto dello gnomone, cio il centro da cui partono tutti i raggi, non mostra nessuna particolarit, n tanto meno, un foro che lasci supporre che un
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tempo vi sia stato impiantato uno gnomone.

Figg. 36 e 37 Nel secondo caso, lambiguit ancora maggiore in quanto, a parte linesistenza di alcun tracciato orario, si nota solo una larga fessura al centro del cerchio al cui interno - unico posto dove un raggio di luce potrebbe significare qualcosa - impensabile che vi sia stato tracciato un orologio solare. Comunque, sarebbe da effettuare una verifica attraverso un sopralluogo che mi auguro possa fare qualche appassionato turista in viaggo a Tunisi. La terza immagine che viene spesso presentata (fig. 38) rappresenta il frammento di un orologio solare cartaginese che porta i nomi dei primi sei mesi dellanno. Si vede indicata la separazione delle stagioni secondo le ore: hora brumalis, hora aequinoctialis, hora solstitialis. Questo frammento vale solo per le ore antimeridiane. In un altro frammento esistono i tracciati per le ore pomeridiane. Disegno approssimativo dellorologio
cartaginese. Come si vede, le linee orarie convergono nel punto dimpianto dellassostilo. Sono quindi ore astronomiche e non temporarie.

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Il lettore esperto si ravvede subito che una tale descrizione, non pu essere stata data da uno gnomonista. Si pu osservare, infatti, che il frammento rappresentato nella figura abbastanza grande e presenta una porzione abbastanza grande dellintero zodiaco gnomonico, tale da farci avere una precisa idea sulle sue caratteristiche originali. Si tratta, come evidente, di un orologio solare verticale in quanto in alto sono riportati i mesi invernali e in basso la curva solstiziale estiva. Daltra parte i nomi del mesi sono chiaramente leggibili. Lo zodiaco gnomonico, cio lo spazio del tracciato riportato, compreso entro le linee solstiziali, completo, essendo formato da sette linee diurne, o calendariali, corrispondenti alle declinazioni del sole relativi ai segni zodiacali e dalle linee orarie di cui quelle visibili in questo frammento sono solo cinque. Lorologio, stando al tracciato,
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doveva essere posto su una parete declinante dal Sud verso Est di circa 30. Ci si vede anche dallangolo che fa la linea equinoziale con la orizzontale. La linea meridiana, in questo frammento, lultima linea, lunica perfettamente verticale rispetto al bordo inferiore nero della foto, sulla destra di chi guarda. Data la declinazione, lorologio era valido prevalentemente per le ore antimeridiane, ma probabilmente, serviva anche per le prime ore pomeridiane, forse solo fino alla seconda ora. Quello che strano che le ore, cos come tracciate, sono quelle astronomiche anzich temporarie. E per questo risulta essere lunico orologio dellantichit ad ore astronomiche. Infatti, se si prolungano le direzioni delle linee orarie, si vede che esse convergono tutte nel punto dimpianto dellassostilo sul prolungamento superiore della linea meridiana. La linea delle ore 13 pomeridiane coincide con il bordo in rilievo sulla destra. Mentre, si sa che le ore temporarie non possono convergere tutte in un unico punto. Infine, si pu notare facilmente che le curve diurne, esclusa quella solstiziale estiva, sono tutte approssimate a delle rette, il che fa pensare ad una costruzione abbastanza rudimentale del quadrante e probabilmente alluso di un ortostilo al posto dellassostilo.

Fig. 38 Orologio solare verticale cartaginese

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Quadrante solare da muro Nella fig. 39 si vede un raro quadrante da muro per navigazione, in ottone, inciso con lo stemma di Ferdinando I de Medici. Si troverebbe a Firenze e si pu datare alla seconda met del XVI secolo. Tale strumento, apparso in un catalogo dasta Semenzato Venezia, ha unaffinit unica con i quadranti murali arabi e turchi. Infatti, in Turchia, fino al secolo scorso, vi era ancora la tradizione di appendere orologi solari del tutto simili a questo, sui muri delle case che davano sulle strade principali. La matrice ispiratrice dunque islamica. Non si capisce poi perch sarebbe un quadrante per navigazione. Comunque, si ricorda che anche E. Danti, nello stesso periodo, realizz il quadrante solare da muro che tutti possono ancora ammirare sulla facciata di S. Maria Novella in Firenze: che ci sia anche qui il suo zampino?

Fig. 39

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Luso del merkhet in un libro per ragazzi Il merkhet un orologio solare egiziano risalente al 1500 a.C., quando regnava in Egitto il potente faraone Tutmosis III. Si tratta di uno strumento in forma di con delle tacche incise sul lato pi lungo. Luso di questo orologio viene descritto solo raramente nei testi, tanto che in molti libri di gnomonica moderni si trovano solo degli accenni. Stranamente, invece, mi capitato di trovare in un libro per ragazzi (!) la descrizione pi particolareggiata delluso del merkhet accompagnata da una figura: Allalba lorologio veniva rivolto verso il Sole (fig. 40); lombra della traversa giungeva fino alla sesta intaccatura: era la sesta ora prima di mezzogiorno; poi, col passare delle ore e levandosi progressivamente il Sole, lombra si ritirava, finch, a mezzod, era diventata brevissima. A mezzogiorno lorologio veniva rivolto dalla parte opposta; man mano che il Sole si abbassava lombra si andava allungando; le intaccature indicavano cos le ore pomeridiane; al tramonto lombra aveva raggiunto unaltra volta lultima intaccatura.

Fig. 40 Vorrei solo precisare che, sebbene, sia attendibile lipotesi di un tale funzionamento dellorologio, qualche dubbio, invece, sussiste sulle indicazioni fornite, cio sul significato delle tacche incise, ma con tutta probabilit esse indicavano le principali ore temporarie :Prima, Terza, Sesta e Nona, o tre momenti della giornata prossimi a questi.
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Curiosa meridiana indiana Fig. 41 e 42 In un altro libro per ragazzi (Le Civilt del passato di Pavel Augusta e F. Honzak, Fabbri ed.) ho trovato due altre interessanti immagini, Nella fig. 41 si vede un orologio solare definito come meridiana egizia a quadrante sospeso (circa 100 d.C.) e nella fig. 42 una meridiana da viaggio indiana. Entrambe incredibili queste immagini che mostrano meridiane sconosciute alla letteratura gnomonica moderna. Purtroppo il testo, concepito appositamente per ragazzi, esula da approfondimenti e considerazioni su questi strumenti e non ci dato sapere neppure dove e quando sono stati ritrovati e dove sono conservati. Per la meridiana indiana, per, seguono delle brevi indicazioni sul suo funzionamento: lasticciola che proiettava lombra poteva essere spostata su otto scale secondo le stagioni. Questorologio quindi o un antenato, o un parente povero e rudimentale del noto orologio cilindrico o meridiana del pastore. Sarebbe interessante comunque capire se questultimo possa essere unevoluzione della meridiana indiana, considerato che lorologio del pastore fu divulgato in Europa da Ermanno Contratto nellanno Mille, il quale lo aveva appreso sicuramente da testi arabi, o se si sia sviluppato indipendentemente presso i popoli indiani.
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Orologi solari da epigrafisti Come noto, non di rado gli orologi solari presentano scolpite delle incisioni con scritte dedicatorie, motti ed altre frasi. Tali iscrizioni interessano principalmente il mestiere di epigrafista. Ed ecco che nel bel libro Mestiere di Epigrafista di Ivan Di Stefano Manzella (ed. Quasar), compaiono cose gnomoniche interessanti. Principalmente si fa riferimento allorologio del Palazzo Valle di cui lautore d unimmagine (fig. 43) leggermente diversa da quella proposta dal Boissard 40. Segue limmagine di uno sconosciuto orologio solare marmoreo sagomato in 1/4 di sfera. Si tratta di un hemicyclium trovato forse nei pressi di Teano (CE). Purtroppo, lepigrafista autore del libro si cimenta nelle descrizioni degli orologi solari e si dimentica di dare una decifrazione delliscrizione che compare sulla base di questo orologio risalente al 200 d.C.

Fig. 43
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Nicola Severino, Ampliamento al libro Storia della Gnomonica, Roccasecca, 1994

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LOROLOGIO SULLO ZOCCOLO DI ODDI MUZIO


Si sa, la letteratura gnomonica ricca di pagine sugli orologi solari pi strani. Infatti, In tutte le epoche gli artisti si sono ingegnati nellinventare nuove soluzioni tecnico-artistiche, forse soprattutto per ci che riguarda gli orologi solari portatili e i cosiddetti pensili da viaggio. Basti pensare agli annuli, il pros pan klima dei greci e il prosciutto di Portici dei Romani per lantichit, e allorologio del pastore, il cappuccino, la navicula de Venetiis e gli strani orologi solari portatili arabi del medioevo fino ad arrivare, nei secoli XVI e XVII, allorologio detto Regiomontano (1476), le croci, i coltelli, gli orologi in coppe con e senza acqua, sulle uova di struzzo, sulle lettere, sulle conchiglie, sulle stelle di mare e...chi pi ne ha, pi ne metta. Ma la fantasia non ha un limite in queste cose. Cos, chi si occupa di storia degli orologi solari attraverso la stupenda ricerca delle fonti originarie, ha buone probabilit di incappare, in un libro non ancora consultato, in qualcuna di quelle curiosit gnomoniche che lasciano di stucco anche chi si occupa da anni di questa materia e crede di non avere pi nulla da imparare, n tecnicamente, n artisticamente. A me, per esempio, capitato qualche anno fa che in una semplice e bella visita alla basilica di S. Francesco ad Assisi, pensai di dare unocchiata alla biblioteca di quel convento. Scorrendo i nomi di autori di gnomonica che mi venivano in mente, trovai il libro di Oddi Muzio, Trattato de glHorologi Solari, del 1614. Chiesi se era possibile ottenere una copia fotostatica del volume. Mi venne risposto che era possibile solo per poche pagine. Allora dovendo decidere quali sfortunate pagine erano da destinare allavida fotocopiatrice, optai per quelle che mi sembravano avere un contenuto originale. Tra queste cerano quelle sullorologio solare a rifrazione, il primo la cui descrizione sia stata pubblicata a stampa, che ha la particolarit di essere costruito empiricamente in quanto le leggi della rifrazione non erano ancora state trovate, e quelle relative

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allorologio solare ottenuto sotto uno zoccolo. Questultimo d limpressione, sia pure per unattimo, al lettore di essere nei panni di un detective della gnomonica. Fa un certo effetto scoprire che su dei libri seri del XVII secolo si descrivevano cose oggi allapparenza risibili: un orologio sotto uno zoccolo! Ma passato il momento di sorpresa, ci si immedesima nel tempo e nellanimo dello gnomonista, scorgendo subito lelemento che giustifica tale pubblicazione: lesigenza, in quel tempo, di trovare nuove soluzioni gnomoniche che siano soprattutto pratiche, di semplice realizzazione e magari anche un tantino curiose. Ci che quasi un secolo dopo si trasformer, pi tecnicamente nelle curiosit e ricreazioni matematiche di Ozanam. Lo stesso Muzio sa di scrivere una pagina di gnomonica bizzarra e lo lascia intendere chiaramente: la curiosit non dimeno duno (orologio) fatto in quella parte duno zoccolo, che sta verso terra, mentre si porta in piede, mi f violenza a scrivere due parole di cos capricciosa bizzarria, ove il calcagno serve di gnomone, e lo scalvo per letto delle linee horarie.. Come si vede nelle figure, nel profilo dellorologio, A il tacco, BC il letto delle linee orarie o, come lo chiama Muzio, lo scalvo. AF perpendicolare allorizzontale DE. Lo gnomone AF. La larghezza dello scalvo MNOP , OP sar suddivisa in otto parti uguali, con sette linee tirate per il lungo e parallele alle MN. Sono queste le sette linee diurne sulle quali si riporteranno i punti orari delle ore italiche. Per segnare, per esempio, un punto dellora italica 23 sullo scalvo, si riporta lungo la FG della prima figura, dal punto F, la FH uguale allo spazio (lunghezza della linea oraria compresa tra i due solstizi) che lora 23 avrebbe nel piano di un orologio orizzontale supposto con lo stesso gnomone. Quindi il punto K, nel quale la linea che congiunge i punti AH prolungata interseca la curva dello scalvo BGC, un punto orario sulla curva diurna del tropico del Cancro. Allo stesso modo si ottengono tutti gli altri punti che opportunamente congiunti formano lorologio italico sullo scalvo dello zoccolo, o come dice Muzio si haver unHorologio certamente riguardevole...e questo si adopera voltando il calcagno verso il Sole in modo che lombra sua ricuopra tutta la larghezza dello
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scalvo PN supposto sempre, che il piano RST equidistante (parallelo) allorizzonte, e nella comune settione del Parallelo del giorno corrente, e la linea, che tra lombra, et il chiaro so conoscer molto bene, che hora sia.

Orologio italico orizzontale con gnomone pari ad AF

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Zoccolo visto di profilo e sotto con le linee diurne

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AMPLIAMENTO AL LIBRO STORIA DELLA GNOMONICA


(Edizione 1992)

Roccasecca 1994

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Prima edizione, Roccasecca 1994 Seconda edizione, CD-r Opera Omnia Terza edizione, 2011

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'Orologio solare "nabaten" di Natahan


E' noto che durante le numerose campagne di scavi archeologici capita, non di rado, di ritrovare tra i reperti portati alla luce strane pietre incise, a forma di mezzaluna, o di semisfera cava. Ai nostri giorni ormai assodato che tali pietre sono quasi sempre orologi solari e vengono regolarmente custoditi per essere messi poi a disposizione di esperti che ne valutano gli elementi storici ed artistici e ne curano la totale preservazione. Nei secoli scorsi per le cose stavano in una maniera diversa, e vorrei ricordare in proposito la bella meridiana tratta in salvo dal matematico Ruggero Boscovich nel XVIII secolo, proprio quando stava per essere avviata in una cava vicino al luogo del ritrovamento, la splendida Villa Rusinella, sulla collina del Tuscolo, nei pressi di Roma, come pietra da costruzione. Poi, invece, si rivel un importantissimo monumento storico essendo, invero, il primo orologio solare che port all'identificazione con il noto "Hemicyclium" citato da Vitruvio nella sua Architettura nel (I secolo a. C). Si pu essere certi che molti altri orologi solari sono stati ritrovati nel corso di pi di mille anni, a cominciare dall'era pagana, ma nessuno di essi ci pervenuto, essendo stato utilizzato sicuramente per scopi pi modesti. Cos, per esempio, non sappiamo che fine abbia fatto l'orologio solare raffigurato in un antico calendario, descritto dall'Antonini nel '700; oppure nulla si sa del monumentale complesso gnomonico descritto dal Boissard nel XVI secolo, e di cui ci regala un'immagine che racchiude tre orologi solari ed un calendario astronomicoastrologico su un edificio detto "Palazzo Valle" (si veda oltre). Per fortuna, a porre rimedio a questa estinzione barbarica degli antichi monumenti artistici arriv l'Archeologia. Ma fino ai primi anni di questo secolo, il pericolo di perdere importanti monumenti artistici, a causa dell'ignoranza degli operai addetti agli scavi, non era ancora passato. Un esempio brillante, ci dato dal rapporto di un certo Dieulafoy su un orologio solare ritrovato, e miracolosamente salvato, in una campagna di scavi
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in Arabia per conto di una societ francese: "A cominciare da quest'anno - scrive Dieulafoy41 - la generosit di Messier il Duca di Loubat, corrispondente dell'Accademia delle Iscrizioni, ha permesso alla Societ francese di intraprendere degli scavi archeologici da dirigere in una missione in Arabia. Questa missione, conferita a due padri domenicani della Scuola biblica di Saint-Etienne da Gerusalemme, avevano quale mta Teima. Delle difficolt insormontabili non permisero ai Padri Jaussen e Savignac di arrivare a Teima, ma i due viaggiatori, dopo aver eseguito una missione molto interessante e molto rischiosa, ci hanno fatto conoscere gi i primi risultati, contenuti in due lettere". Queste lettere furono lette da Dieulafoy nella sede dell'Accademia. " Il rapporto comunica il ritrovamento di un orologio solare detto "nabaten"42 , il primo che si conosca, che reca inciso lo scultore che lo ha cesellato o piuttosto, a mio avviso, il nome dell'astronomo che lo ha costruito: "MANASSE' bar NATAHAN chalom". Ed ecco la seconda lettera dei Padri Jaussen e Savignac, datata
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Academie des Inscriptions et Belles Lettres, Comptes rendus des sances de l'annee 1907, Bulletin de Juin, Paris, Librairie Alphonse Picard et fils, MDCCCVII, pagg. 315, 316.

Il significato di questo termine un p ambiguo. Esso venne impiegato probabilmente gi dal XVIII secolo per indicare gli orologi solari mussulmani antichi rinvenuti in oriente. Il termine significa letteralmente Nabateo, ed riferito allantico popolo dellArabia Petrea, stanziato a Sud-Est del Mar Morto, che si diceva discendente da Nabath, o Nabaioth, primogenito di Ismaele; parlava un dialetto aramaico detto nabateo, o mendaico, appartenente, con il caldeo e il siriano, al ramo settentrionale delle lingue semitiche. Questo popolo ebbe la sua massima espansione (tra Siria, Egitto ed Arabia) nel periodo ellenistico e romano. Sotto Traiano la Nabatea fu conquistata dai Romani.

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Jerusalemme 2 giugno 1907: Monsieur Le Presidente, Questo un orologio solare "nabaten", il primo che sia stato segnalato fino ad oggi, per quanto ne sappiamo43 . Esso stato ritrovato da alcuni soldati che lavoravano alla strada ferrata (ferrovia) di Hedjaz, a 1800 metri a sud di QUALA'A de MADAIN SALEH, sul terreno presumibilmente dell'antica villa di Hgra. Siccome in questi paraggi le piccole pietre sono scarse, il Genio Militare, incaricato della costruzione della linea ferroviaria, ha pensato che il modo pi semplice di procurarsi le pietre quello di estrarle dalla sabbia e frantumare i resti delle antiche costruzioni lontane dalla linea in costruzione. Con questo "nuovo genere di scavi archeologici", il 25 aprile scorso gli operai presero di mira il monumento in questione (l'orologio solare). Ma essi riconobbero per caso su di esso un segno di scrittura ed ebbero il buon spirito di mettere da parte la pietra; il capitano Louffi, essendo capo del comando, la fece portare al campo e noi fummo chiamati per vederla, per misurarla e per prenderne uno schizzo. Questo un piccolo blocco di pietra arenaria (fig. 44) che misura alla base mt. 0.35 di larghezza e alla sommit mt. 038, su un'altezza di mt. O,42 ed uno spessore medio di mt. 0.25. La parte anteriore stata lavorata con cura; in basso tagliato in forma di zoccolo davanti al quale si trova un cartiglio incassato con una iscrizione "nabaten" in rilievo; una rottura interessa un angolo del monumento, ma l'iscrizione non ne risulta troppo danneggiata. Sopra questo zoccolo si alza una specie di gamba, larga 11 cm e alta 9 cm, che fa da supporto all'orologio solare vero e proprio. Questo formato da una superficie concava equivalente ad un quarto di sfera il cui diametro di 26 cm; questa superficie
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Queste lettere si trovano anche in un manoscritto conservato nella Biblioteque de l'Institut de France: "Lettres de Marcel Dieulafoy (1887-1904)... -5. Cadran solaire nabaten".

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divisa in dodici parti uguali da undici linee distanti l'una dall'altra lungo il bordo di 3 cm e tagliate da un arco di cerchio. Nel centro, da dove partono le linee, la pietra porta una incisione di qualche millimetro di profondit, fatta senza dubbio per ospitare una piccola piastra di metallo; pi sopra, e pi indietro, si trova un buco nel quale era fissato lo stilo destinato a proiettare l'ombra. Ma passiamo ad esaminare la scritta che senz'altro stata opera del costruttore. Abbiamo cercato di vedere prima di tutto una qualche allusione con la natura dello strumento, ma per il momento noi ci siamo decisi a leggere:


che sembra la pi verosimile. Nella nostra copia, tuttavia, abbiamo notato che la sesta lettera, in cui la parte superiore scomparsa, poteva essere collegata con la seguente, diventando quindi un al posto di un ." La lettera dei padri si conclude come al solito con un rispettoso saluto al presidente del Comitato. Personalmente non sono in grado di dire che fine abbia fatto questo straordinario monumento gnomonico. E' gi una grande fortuna avere a disposizione una perfetta immagine riprodotta dai due padri, in cui si pu notare uno stile costruttivo profondamente caratterizzato da elementi orientali associati a qualcosa di pagano. Qui sembra addirittura di vedere le linee orarie e dei solstizi, realizzate con apprezzabile precisione, come offerte in un calice.

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Fig. 44

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GLI OROLOGI SOLARI DELLA BASILICA DI DAMOUSEL-KARITA


Durante gli scavi archeologici della basilica di Damous-elKarita, presso Carthage, il Padre Delattre, corrispondente del Comitato di Tunisi per l'Accademia delle Iscrizione e Belle Lettere, comunic un rapporto dei monumenti ritrovati. Gli archeologi riconobbero nella basilica una parte di un cimitero cristiano detta "area martyrum muro cincta", dove con i nomi cristiani dei sepolti si trovava la formula ordinaria degli epitaffi cristiani di Carthage: "Fidelis in pace". Fra i vari monumenti rinvenuti, vi era un orologio solare piano, orizzontale, datato al V secolo d.C., ma purtroppo non ci stato descritto44 . Nella stessa basilica furono rinvenuti, dopo decenni, altri due orologi solari, di cui uno, fortunatamente, ci rimasta memoria attraverso un disegno di "M. le marqueis d'Anselme"45 . Il primo un orologio solare a "doppia faccia" con alcuni altri frammenti. Il secondo un bellissimo esemplare di hemicyclium, "di forma concava - dice il rapporto - che porta incisa al centro una croce monogrammatica, con vicino le lettere alfa e omega (fig.45).

Bulletin Archologique du Comit des travaux historiques et scientifiques, 1886, Paris, Impremiere Nationale, MDCCCLXXXVII, pag. 224 e seg. Academie des Inscriptione.... 1911, Paris, 1811, pag.573, 574.
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Fig. 45

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L'OROLOGIO SOLARE DI POITIERS

- Messier "le lieutenant" Esperandieu, corrispondente del Comit a Saint-Maixent (Deux-Svres), ha eseguito un disegno di un orologio solare e la stampa di una iscrizione gallo-romana, ritrovata a Poitiers dal Padre de la Croix46 . Sul Bulletin Archeologique dell'anno successivo, 1889, viene pubblicato un sommario rapporto, da parte di Edmond Le Blant, sulla comunicazione di Esperandieu, relativa all'orologio solare. Qui, finalmente, si specifica che il monumento risale al XVIII secolo, che E conservato a Saint-Maixent dal dottor Beaudet. Diverse iscrizioni interessano il "quadrante", ma queste sono le solite banali iscrizioni che generalmente si trovano su monumenti del genere (cos dice il rapporto). Forse per la stessa ragione non E stato pubblicato in entrambi i numeri del Bulletin il disegno che era stato effettuato dallo scopritore e che, insieme alla nota, venne depositato nell'archivio del Comit, dove potevano essere "consultati dalle persone interessate a questa categoria di monumenti".

UNO "GNOMONE".
Un'altra segnalazione riguarda alcuni frammenti di epitaffio presso la "Casba", nelle fondazioni della casa del consolato di Russia, ove E stato trovato anche uno gnomone, colonne e capitelli senza grande interesse, risalenti al tempo della dominazione spagnola a Tunisi47 .

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Bulletin Archeologique, 1888, Paris, 1888, pag.1 Bulletin Archeologique, anno 1894, Paris, 1894, pag.234

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UNA CANDELA "RICORDA" UN OROLOGIO SOLARE.


Un'altra singolare scoperta data dalla "Sance de la Commission de l'Afrique du Nord". Messier Cagnat annuncia al Presidente Hron de Villefosse, che ha ricevuto da M. Marye la stampa di due iscrizioni di candele ritrovate nella costruzione del presbiterio (non sappiamo quale). Una di queste scritte menziona la costruzione di un orologio solare. ....(ae?)di(is) horol(ogium) omni sua impensa conlocavi(t) d(e) dicavitq(ue)48 .

UN HEMISPHAERIUM IN MARMO CON CINQUE "FIGLI" SULLE...SPALLE. In una sala attinente ad un "caldarium", in un vecchio tempio della Mauritania, M. Waille, riesum un orologio solare emisferico in marmo, pi grande e in uno stato di conservazione migliore di altri due gi acquistati dal Museo di Cherchel. Esso misura 57 cm di larghezza e altrettanti di altezza. Una pietra modellata a forma di zoccolo ad ornamento di due rosoni e la semisfera a forma di "mezzaluna". Nella met della concavit graduata della pietra, vi un canaletto (foro) nel quale vi era infisso lo gnomone destinato a proiettare l'ombra sulle graduazioni (linee orarie). Sulla faccia posteriore della pietra si vedono cinque calotte incavate, di cui una grande al centro e una piccola per ogni angolo, le quali avevano probabilmente delle "palline" metalliche49. La caratteristica descrizione dell'autore ci fa porre qualche domanda su alcune particolarit del monumento. Egli chiama "graduazioni" le linee orarie temporarie, "spiedo", o "punteruolo"
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Bulletin Archeologique, anno 1899, Paris, 1900, pag. CLXXXIII Bulletin Archeologique, anno 1902, Paris, 1902, pag. 350-351

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(broche) lo stilo e via dicendo. Per fortuna ci fa capire che si tratta di un orologio solare emisferico con stilo verticale, quale poteva essere, probabilmente, il "polos" centinaia di anni prima di Cristo. Questo semplice orologio solare, ricavato in una semisfera intagliata in un blocco di pietra tra i pi comuni dell'antichit, e per questo, tra i pi preziosi oggi. Waille parla poi della presenza, nella parte posteriore del monumento, di cinque "cuvettes", cio cinque calotte, o piccole semisfere incavate che possiamo essere certi erano altrettanti orologi solari "boreali" perch erano orientati a Nord. Un tipo di orologio del genere quello detto di "Pergamo", che presenta altri piccoli orologi solari ricavati nelle altre facce della pietra utilizzata per l'orologio principale. Probabilmente, per, invece che "palle", ognuna delle "cuvettes" era dotata di un piccolo stilo. Ad ogni modo questa una segnalazione di un orologio solare antico molto particolare, di cui bene tener conto nei trattati di storia e nei futuri cataloghi di meridiane antiche.

UN OROLOGIO SOLARE DI SCISTO.


M. Heron de Villefosse rapporta la spedizione di M. Collard, corrispondente del Comit, da Auch, e annuncia il ritrovamento di un orologio solare di scisto, datato 1671, incastrato sopra la porta di una fattoria, a Prat-Arouet, nel Comune di Roquelaure (Gers)50.

L'OROLOGIO SOLARE DI VILLA DES SAISONS


Durante lo sterramento della villa che gli scopritori hanno chiamato "Villa des Saisons", fu trovato un orologio solare, insieme a molti altri reperti51.
50 51

Bulletin Archeologique, anno 1908, Paris, 1908, pag.CXXII Bulletin Archeologique, anno 1913, Paris, 1913, pag.
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UN TORO PER OROLOGIO SOLARE


Durante una campagna di scavi archeologici, relativamente recente, cio avvenuta intorno agli anni '60 di questo secolo, condotta nell'agro della citt di Tomi52 , fu rinvenuto un orologio solare. Generalizzato, come al solito, in "quadrante solare", ne fu pubblicata una foto53 in un articolo a firma di Umberto Garrone per la rivista L'Universo, anno XLVII, n. 3, maggio-giugno del 1967. Purtroppo, l'autore non azzarda una descrizione dello strumento, e ci che possiamo dedurre dall'illustrazione (fig.46) una testa di toro le cui corna reggono un orologio solare che sembra appartenere alla classe degli "hemicyclium". Nella concavit interna si notano dieci linee orarie temporarie, ma evidente che l'undicesima, alla destra di chi guarda, in ombra e per questo non visibile. Tali linee orarie sono tracciate, peraltro, senza quello zelo artistico che caratterizza i grandi artigiani della gnomonica di quel tempo. Due archi attraversano trasversalmente le linee orarie e rappresentano il solstizio invernale e l'equinozio di primavera; mentre il terzo arco, non tracciato, corrispondente al solstizio estivo, coincide proprio con il "taglio" dell'orologio stesso nella parte bassa. Da questa caratteristica si deduce che esso appartiene alla categoria di orologi solari descritta da Vitruvio come "Hemicyclium ad enclima succisum", che si dice abbia inventato Beroso Caldeo il quale ebbe l'idea di alleggerire il vecchio e pesante "hemicyclium". Le rotture sulle due estremit del quadrante e la perdita dello stilo sono gravi, ma nulla tolgono all'alto valore artistico di questo curioso monumento che CCXXVIII
52

Tomi l'antica citt della Mesia inferiore, sul Ponto Eusino, fondata nel VII secolo a.C. Corrisponde all'odierna Costanza, in Romania. Per concessione della "Tomis Editura Meridiane" di Bucarest.

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potrebbe risalire attorno ai primi secoli della nostra era.

Fig.46

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L'OROLOGIO DEL BOISSARD SETTELE SULLA FORMA DELLE


TEMPORARIE

E LA QUESTIONE LINEE DELLE ORE

Nel capitolo II del mio libro Storia della Gnomonica, ho riportato integralmente le lettere del matematico e canonico Giuseppe Settele, al suo amico Francesco Peter, nelle quali fece una lunga digressione sulla forma delle linee delle ore temporarie negli orologi solari degli antichi. In effetti, Settele fu spronato ad indagare su questo aspetto teorico della Gnomonica proprio dal ritrovamento dell'illustrazione di due orologi solari, entrambi pubblicati nell'opera Inscriptiones antiquae totius orbis Romani, redatta da Giuseppe Scaligero e Marco Velsero, sotto la supervisione di Giovanni Gruteto, con le tavole del Grevio, pubblicata ad Amsterdam da Francesco Halma, nel 1707. Dopo qualche ricerca ho trovato quest'opera e i due orologi solari citati, nei quali si vede perfettamente che le linee orarie temporarie sono leggermente ricurve, anche se non corrispondenti con precisione a come dovrebbero essere in realt. Come si gi detto nel libro, teoricamente le linee orarie temporarie non sono delle rette, ma delle curve "assai bizzarre", come le defin Montucla. Ma descrivendole, praticamente, come delle rette, si ha un'approssimazione accettabile sulla lettura dell'ora. Settele, per, fu portato ad approfondire l'argomento in quanto si trov in antitesi con altri grandi della matematica e della gnomonica, come Delambre. In queste pagine, quindi, riporto le immagini dei due orologi solari ritrovati nell'opera predetta, di cui quello tratto dalla tavola del Boissard veramente qualcosa di stupefacente. Si tratta, in effetti, di un vero e proprio complesso gnomonico (fig.46), il cosiddetto "Palazzo Valle", sulla cui sommit si vedono ben quattro orologi solari, mentre il resto dell'edificio un enorme calendario. L'altra immagine (fig.47) un frammento di orologio solare piano, orizzontale, del genere "discum in planitia", in cui si notano sei curve solstiziali, quattro linee temporarie ricurve e alcune parole concernenti i nomi dei segni zodiacali e dei venti.
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Fu rinvenuto nel mausoleo di Augusto in Campo Marzio, probabilmente nel secolo XVI, ma a quanto sembra andato perduto.

Fig. 46

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Fig. 47 UNA ECCEZIONALE SCOPERTA GNOMONICA: IL "SOLARIUM" DI PALESTRINA

I documenti A Orazio Marucchi, archeologo di fama internazionale e socio della Pontificia Accademia Romana di Archeologia, si deve una eccezionale scoperta gnomonica, confermata pi volte da altri eminenti studiosi. Varrone ricorda nel suo libro De lingua latina, un solarium, che dice di aver visto a Preneste (la moderna Palestrina, in provincia di Roma) con un'iscrizione che egli cita come esempio di grande antichit. Marucchi trova incidentalmente questa notizia quando Varrone commenta la parola Meridies:
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"Meridies ab eo quod medius dies. D antiqui loco non R in hoc dicebant ut Praeneste incisum in solario Vidi54 , dove aggiunge che nel solario si vedevano le diverse ore: "solarium dictum id, in quo horae in sole inspiciebantur". Naturalmente, questo passo non sfuggito agli amanti delle antichit locali, e tutti hanno sempre pensato che Varrone si riferisse all'esistenza di un qualche orologio solare antichissimo perch indicato come antico gi ai tempi in cui Varrone scriveva, esistito nel cuore di Preneste, ma nessuno mai riuscito a individuarne la collocazione e a riconoscerne il monumento. L'opinione comune sempre stata quella che un tale orologio dovesse trovarsi nelle vicinanze dell'antico Foro, ovvero su uno degli antichi edifici che si trovano presso la piazza maggiore della citt, dove l'attuale cattedrale. Ma seguiamo con le parole dello stesso archeologo Marucchi il riconoscimento dell'orologio solare55 :

DAL NULLA UN SOLARIUM


"Cos stavano le cose quando io nell'ottobre del 1884 mi recai a Palestrina per compilare sul posto la guida archeologica di quella citt, che fu pubblicata nel 1885; e naturalmente studiai in modo speciale quell'antichissimo edificio che forse fin dal IV secolo dell'era nostra fu trasformato in cattedrale, la quale fu poi dedicata al martire prenestino S. Agapito. Siccome questo edificio stava nell'antico Foro di Preneste ed era rivolto al mezzogiorno, io ebbi il sospetto che sopra quel muro potesse rimanere qualche traccia di quell'antico solarium. Quel muro era ricoperto di moderno intonaco che io feci togliere; ed allora apparvero quattro antiche fessure oblique, due
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L.L., VI, 4 Atti della Pontificia Accademia Romana di Archeologia, Serie III, Rendiconti, volume VI, annate accademiche 1927-29, Tipografia Poliglotta Vaticana, 1930, pagg. 77-84, 1 tavola. 159

a destra verso levante e due a sinistra verso ponente, delle quali per non si poteva vedere la continuazione per l'impedimento di un'altra costruzione moderna che vi era addossata: ed io ebbi il dubbio che quelle fessure fossero le tracce delle linee orarie. Ne intrapresi subito lo studio e mi persuasi che doveva essere cos e che questo orologio doveva essere costruito in modo diverso da tutti gli altri, cio non gi con un solo gnomone centrale ma con tanti gnomoni quante erano le linee orarie che si volevano avere e dentro le quali si dovevano proiettare le ombre dello gnomone delle relative ore del giorno. Il primo a cui esposi questo mio studio fu l'illustre archeologo Rodolfo Lanciani, il quale convenne con me e ne parl all'Henzen che mi invit a trattarne con un discorso nel natale di Roma, discorso che fu poi pubblicato negli annali dell'Istituto archeologico germanico e che io riprodussi nella mia guida dell'antica Preneste, edita nel 1885. Ma il monumento non era ben visibile in tutte le sue parti perch avanti a quell'antico muro si era costruita nel secolo XVIII la cabina dei mantici dell'organo della chiesa. Dopo quella mia pubblicazione molti archeologi espressero il desiderio che si rendesse completamente libero quel monumento con la demolizione delle nuove costruzioni: ma per quante insistenze si facessero vi si opposero sempre gravi difficolt per le modificazioni che si sarebbero dovute fare all'organo della chiesa; e tanto le cose andarono per le lunghe che la demolizione di quei muri, invocata fin dal 1885, avvenne soltanto nella primavera del 1929... ...Eseguita cos questa demolizione si pot vedere la parte inferiore delle quattro linee orarie oblique e si videro meglio le tracce delle due fessure orizzontali che prima erano visibili soltanto in parte e di pi si pot constatare che nella parte centrale dove si supponeva che il muro, di opera quadrata, fosse continuo, esisteva invece una grande finestra arcuata, corrispondente sopra la porta centrale di quell'antico edificio. La inattesa scoperta di questo arco fece dubitare ad alcuni che quelle fessure avessero appartenuto veramente ad un orologio solare: bench tutti convenissero che non si poteva dare un'altra spiegazione a quelle fessure inclinate, incise anticamente
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sopra un muro rivolto al sole. E del resto era chiaro che la presenza di quell'arco non poteva in alcun modo escludere la mia ricostruzione56; e da quell'arco poteva soltanto dedursi che la fessura verticale indicante l'ora del mezzogiorno, la quale doveva finire all'intradosso dell'arco stesso, era pi corta di quanto prima si supponeva. Nel mese di ottobre del 1927, mi recai appositamente in Palestrina ; l mi accompagn il collega prof. Munoz, come direttore dell'Ufficio dei monumenti, ed al nostro studio si un anche l'egregio ispettore locale don Urbano dei Principi Barberini. Lo studio sul posto fu assai accurato; il prof. Carlo Pieri esegu un disegno molto preciso e dettagliato della facciata della cattedrale (si veda la fig.48).

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Infatti, nel sopralluogo che ho effettuato, si vede chiaramente che la grandezza dellarco, anche attorno al solstizio destate, non ostacola con la sua ombra la lettura dellorologio in questione.

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Fig. 48

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IL PARERE DEGLI ASTRONOMI Trattandosi di una questione non soltanto archeologica ma anche astronomica, fin dal 1884 ricorsi all'Ufficio del Reale Osservatorio del Campidoglio, a cui era allora addetto il prof. Francesco Giacomelli. E con i calcoli che egli fece si pot determinare che le inclinazioni di quelle antiche fessure oblique corrispondevano alle inclinazioni che avrebbero avuto le ombre di altrettanti gnomoni fissati alle estremit superiori delle fessure stesse nelle principali ore del giorno; e cio alle ore antimeridiane quelle di levante, ossia a destra di chi guarda il disegno, ed alle ore pomeridiane quelle di ponente, cio a sinistra. E si suppose naturalmente che all'ora del mezzogiorno doveva corrispondere una fessura verticale, la quale per non esisteva pi perch nel Medioevo fu trasformata tutta la parte centrale del muro antico. Ora ritornando dopo tanti anni a questo studio, ho voluto per completarlo adottare lo stesso sistema: quindi ho fatto appello al medesimo Osservatorio del Campidoglio, che ora diretto dal prof. Giuseppe Armellini57. Egli ha confermato le deduzioni alle quali giunse tanti anni or sono il prof. Giacomelli e studiando il disegno del Pieri ha aggiunto altre nuove osservazioni che ora riassumer. Per prima cosa egli ha pure riconosciuto che la presenza dell'arco rivelata dai recenti lavori non costituisce alcuna difficolt per vedere nel monumento prenestino un orologio solare. Egli ha poi constatato che la prima fessura a destra, cio la pi bassa a levante, corrisponde con la direzione dell'ombra proiettata da uno gnomone nell'ora terza nella stagione estiva, quando il sole sorge pi presto, e che la seconda fessura dalla stessa parte corrisponde alla direzione dell'ombra nell'ora terza invernale, quando il sole sorge pi tardi. Parimenti la prima fessura a sinistra corrisponde con l'ombra
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Giuseppe Armellini autore anche di una meridiana realizzata sulla facciata della chiesa della piazza principale di Boville Ernica (FR). Ora completamente distrutta e si notano solo i resti di qualche linea oraria. Chi scrive ebbe lincarico dal sindaco nel 1994 di ripristinarla, conservando lantico gnomone polare (nda, 2011).

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dell'ora nona invernale e la seconda fessura a sinistra, in basso, con l'ombra dell'ora nona estiva, quando il sole tramonta pi tardi. E per controprova di tutto ci l'Armellini ha pure tracciato sul disegno del Pieri un orologio solare costruito con un solo gnomone centrale. Cos ha potuto constatare (come si vede nel disegno, fig.48) che in esso le ombre delle ore estive e delle invernali hanno approssimativamente le stesse direzioni delle fessure incavate sull'antico muro dell'edificio prenestino. Ma un'altra osservazione anche assai importante. Il muro antico che oggi forma la facciata della cattedrale di Palestrina rivolto al mezzogiorno, ma non gi con matematica esattezza, giacch esso declina verso ponente di un angolo di 13 gradi. Ci spiega perch gli angoli delle linee orarie con l'orizzontale sono alquanto maggiori dalla parte di ponente, cio a sinistra di chi guarda il disegno; mentre dovrebbero essere eguali a quelli dalla parte di levante se il muro fosse rivolto esattamente a mezzogiorno (a sud). Questa osservazione che s' potuta fare ora dopo la demolizione dei muri moderni, la pi bella conferma che quel sistema di fessure ha certamente relazione col sole; e che perci qui si tratta veramente di un orologio solare. Questo anche il parere dei dotti astronomi interpellati da me in questo studio.

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LA CONCLUSIONE DELL'ARCHEOLOGO Guardando bene il disegno, si osservi la fessura orizzontale...(...). Questa fessura oggi diretta da est ad ovest e perci indica l'ortus solis a destra di chi guarda e l'occasus solis a sinistra. Oggi, dopo il recente lavoro, si vede che questa fessura era strettamente legata con la prima fessura destra e con la seconda fessura a sinistra, cio precisamente con quelle due fessure che indicavano l'ora Terza e l'ora Nona, ossia le ore che oltre a quella del mezzogiorno si dovevano segnalare dagli antichi per la trattazione dei pubblici affari. Si pu supporre pertanto che dentro questa fessura orizzontale vi fosse una lastra marmorea sulla quale erano incise le indicazioni appunto di quelle ore. Ma devo qui aggiungere un'altra osservazione archeologica, la quale conferma la natura del monumento e gli d una importanza speciale. Nell'antica Preneste si venerava in particolar modo Giunone, la quale, come ci attesta Cicerone nel libro De divinatione, era rappresentata insieme a Giove in grembo alla dea Fortuna in una parte religiosamente recinta del gran tempio prenestino. Is est hodie locus religiose septus, propter Iovis pueri cum Iunone in gremio Fortunae sedens mamma appetens castissime colitur a matribus58. Ed inoltre nell'antica Preneste vi era un edificio chiamato Iunonarium, che nominato nella iscrizione di una base prenestina ch'io feci acquistare molti anni or sono per il Museo Vaticano e trovasi nella Galleria Lapidaria, ed essa proviene appunto dai dintorni dell'antico edificio sul quale abbiamo riconosciuto le tracce dell'antico Solarium59. Ora cosa assai notevole che Ovidio, nel libro VI dei Fasti, allorch parla del mese di giugno e ne fa derivare il nome da quello di Giunone, cos fa parlare la dea:
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De div., II, 41 E liscrizione del cippo di Saviolenus che sta incontro allingresso della Biblioteca.

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Ne tamen ignores vulgique errore traharis, Iunius a nostro nomine nomen habet. Ed aggiunge che Giunone era venerata solo in Roma ma anche in luoghi vicini alla citt e cita fra gli altri luoghi Aricia, Laurento e Lanuvio, dicendo che ivi si indicava il mensis Iunonius. Inspice, quo habeat nemoralis Aricia fastos, Et populus Laurens Lanuviumque meum: Est illic mensis iunonius ed aggiunge poi subito che a Tibur ed a Preneste si leggeva scritta la indicazione del mensis Iunonius. Inspice Tibur Et praenestinae moenia Sacra Deae, Iunonale leges tempus; nec Romulus illas Condidit, at nostri Roma nepotis erat. Se a Tivoli e a Preneste si leggeva il tempus Iunonale, ci vuol dire che a Tibur ed a Preneste vi era un orologio solare sul quale si leggeva la indicazione del tempus Iunonale, cio si vedevano indicate in modo speciale le ore estive. E del resto che nel solario prenestino vi fossero delle indicazioni scritte si ricava da Varrone il quale vi lesse la indicazione del meridies, ut Praeneste incisum in solario vidi. Da tutto ci io deduco che sull'orologio solare prenestino dovevano essere indicate in modo speciale con qualche iscrizione anche le due ore, la Terza e la Nona, corrispondenti al Tempus Iunonale, cio alle ombre di queste due ore nella stagione estiva. Ora il calcolo ci ha dimostrato che la prima fessura a destra indicava l'ora terza di estate (il tempus iunonale) e cos che la seconda fessura a sinistra indicava l'ora nona del tempus iunonale. Ed una circostanza assai notevole si che precisamente alle estremit di queste due linee indicanti le ore estive, cio quelle del tempus iunonale, noi vediamo su
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quell'antico muro dei buchi i quali potrebbero mettersi in relazione con dei gnomoni fissati in corrispondenza di quelle stesse fessure...(...). ....E certo che lo studio da me fatto su questo antico monumento prenestino ha confermato che veramente in quell'edificio che fece parte dell'insigne Santuario della Fortuna primigenia, e che oggi la cattedrale prenestina, noi rivediamo ancora qualche traccia di quell'orologio solare che gi Varrone indic come assai antico ai tempi di Augusto; e che perci pu dirsi il pi antico orologio di cui rimangano tracce sopra un monumento romano". Roma, aprile 1928.

IL SOPRALLUOGO Appena ritrovata la pubblicazione del Marucchi mi sono precipitato, naturalmente, a Palestrina andando a cercare questo famoso solarium. La citt piena di monumenti e solo per trovare la cattedrale di S. Agapito ho impiegato quasi un'ora. Quando mi sono ritrovato davanti alla facciata del monumento ho fatto fatica a riconoscere i dettagli disegnati nella figura eseguita dal Pieri un secolo prima, soprattutto perch la facciata si ulteriormente deteriorata a causa degli agenti atmosferici e degli ultimi eventi bellici. Per fortuna per le "fessure" citate dal Marucchi sono rimaste esattamente come furono disegnate e questo lo si vede benissimo confrontando il disegno del Pieri con le fotografie che ho scattato nell'estate del '93. In un primo momento mi venuto spontaneo pensare "non possibile". Non potevo credere che quelle strane fessure potessero rappresentare un orologio solare. Ed in effetti chi abituato a vedere le classiche meridiane da muro si trova davanti uno scenario completamente diverso e mi meraviglio, ancor oggi, di come il perspicace archeologo abbia fatto a riconoscere in quei segni un antico orologio solare. Dopo un p decisi di andare a parlare col parroco che aveva appena finito di dir messa. Era al corrente del lavoro del
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Marucchi ma mi sembrato alquanto scettico nel credere che le strane incisioni rappresentassero proprio di un orologio solare. Mentre vano stato il tentativo di incontrare uno studioso di antichit del luogo per chiedergli un parere. Ci che ho potuto constatare osservando il monumento che le fessure sono state tracciate con voluta precisione e per uno scopo ben preciso. La larghezza e la profondit di ogni fessura tale da far credere che esse ospitavano delle lastre di marmo come ha ipotizzato il Marucchi. Sfruttando l'ingrandimento di un teleobiettivo ho potuto notare che i due fori in prossimit delle fessure laterali citati dall'archeologo sono gli unici perfettamente sferici e profondi, tali da poter ospitare degli gnomoni, mentre tutti gli altri buchi della facciata hanno una forma imprecisa legata a cause diverse. In definitiva, tutte le osservazioni confermano che l'ipotesi di studio del Marucchi la pi probabile e dobbiamo concludere che in quel luogo veramente si conserva un antico orologio solare, concepito in modo completamente diverso rispetto ai tradizionali canoni della gnomonica, e non escluso che possa trattarsi proprio del Solarium citato da Varrone.

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Tre immagini delle linee orarie, come si vedevano nel 1993. In basso: particolare delle fessure di destra. E visibile anche il presunto foro gnomonico. Foto dellautore.

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L'OPINIONE DELL'AMMIRAGLIO GIROLAMO FANTONI. Per definire completamente il quadro su questo misterioso "solarium" di Palestrina, ho chiesto il parere di uno dei pi autorevoli gnomonisti del mondo, l'Amm. Girolamo Fantoni, ben noto agli appassionati, il quale, con molta gentilezza e sollecitudine mi ha fatto conoscere il suo pensiero. Egli sostanzialmente d'accordo con il Marucchi sull'interpretazione delle tracce individuate sull'antica facciata della Cattedrale di Palestrina: "Si tratta, quasi certamente, di linee orarie solari temporarie, funzionanti con gnomoni individuali indipendenti mi scrive nel suo appunto - per sono propenso a ritenere che le linee orarie chiamate 3 e 9 invernali fossero invece le 3 e 9 equinoziali". Si tratterebbe, quindi, non di un orologio solare vero e proprio, cio di un orologio solare adatto ad indicare l'ora in tutti i giorni dell'anno, ma "di un marcatempo che segna i momenti corrispondenti a determinati e specifici avvenimenti astronomici (presumibilmente collegati a fatti religiosi o mitologici, o calendariali). Sarebbe quindi un semplice "avvisatore di istanti" (pur sempre a mezzo dell'ombra del Sole) il "solarium" scoperto dal Marucchi. Secondo i calcoli, la posizione dei fori che avrebbero dovuto ospitare i rispettivi gnomoni, non corretta. I fori, infatti, dovrebbero trovarsi allineati con le linee orarie. Per questa difficolt, per, si pu pensare che le lastre di marmo che dovevano trovarsi incassate nelle rispettive fessure, avrebbero potuto recare non la linea oraria incisa, ma anche solo delle scritte esplicative della vera linea oraria che avrebbe potuto trovarsi (incisa o dipinta) pi sopra, allineata con i fori. Ma solo un'ipotesi. C' un'ultima considerazione da fare. Il commento di Fantoni, e soprattutto l'ipotesi che tale strumento fosse adatto solo per certe indicazioni temporali estive, rafforza la conclusione dell'archeologo Marucchi e cio che il "Solarium" di Palestrina fosse proprio quello citato da Varrone in conseguenza del fatto che esso era stato concepito per indicare principalmente le ore estive corrispondenti al "Tempus Iunonale". E come fece gi
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notare Marucchi, i fori per gli stili si trovano solo sulle fessure delle ore 3 e 9 estive. Anche se non si tratta di un vero e proprio orologio solare, le circostanze del ritrovamento e i resti archeologici di questo monumento pervenutici da un tempo cos remoto, fanno di questa scoperta un capitolo interessantissimo della storia della gnomonica e per questo, come conclude pure Fantoni, la relazione del Marucchi un ottimo contributo alle conoscenze sciateriche.

Disegno dellamm. Girolamo Fantoni e confronto dei due tracciati orari. Sono cerchiati i punti in cui i sistemi coincidono.

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Le linee orarie del solarium ricalcolate da Girolamo Fantoni. Combaciano quasi perfettamente con quelle calcolate da Armellini, che erano pi approssimative.

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Desidero ringraziare il Fisico Edmondo Marianeschi di Terni e l'Amm. Girolamo Fantoni che con molto interesse hanno esaminato la documentazione relativa alla scoperta del Marucchi. Grazie al loro contributo stato possibile risolvere il "mistero" del Solarium di Palestrina, da tempo sepolto negli archivi storici.

SCIATERICUM TELESCOPICUM

Nel 1686 venne pubblicato a Dublino, da W. Norman, un libro di William Molineux il cui fontespizio era Sciatericum Telescopicum Guilielmi Molineusii, Equitis, et tam Regiae quam Dublinensis Societatis Socii, Novum inventum adaptandi Telescopium Sciaterico Horizontali, ad observanda temporis momenta interdiu atque noctu etc.

Ho trovato la recensione di questa singolare opera, inesistente nelle bibliografie gnomoniche degli anni passati, sulla rivista, Acta Eruditorum, anno M ,DC LXXXVII publicata, ac Serenissimo Principi ac Domino DN. JOHANNI GERORGIO IV Electoratus Saxonici Haeredi, etc. etc. dicata, cum S. Caesareae Majestatis et Potentissimi Electoris Saxoniae Privilegiis, Lipsiae, apud J. Grossium anno M DC LXXXVII. Incuriosito da questo ritrovamento, mandai copia del testo e della relativa figura esplicativa dello strumento, al fisico Dott. Edmondo Marianeschi, esimio gnomonista, il quale, dopo aver cercato di tradurre il meglio possibile il testo e dopo aver "pulito" l'immagine originale proposta dalla rivista, mi ha fatto conoscere le sue considerazioni in merito insieme ad una
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dettagliata descrizione dello strumento.

DESCRIZIONE DELLO SCIATERICUM TELESCOPICUM di Edmondo Marianeschi L'asta gnomonica un regolo, inclinato sul quadrante orizzontale della latitudine del luogo, a sezione quadrata; l'interno di questo regolo cavo ed alloggia una bacchetta filettata che pu essere ruotata mediante la manovella m. La vite s'impana con una chiocciola solidale con un carrellino c che pu scorrere lungo la faccia sud dell'asta gnomonica. Fungono da stilo gli spigoli lato sud dello gnomone: pertanto, sono due le rette sottostilari ed il quadrante diviso in due parti (antimeridiana e pomeridiana) distanziate di quanto lo sono le due rette sottostilari. Sul quadrante, in corrispondenza all'incrocio delle due linee sottostilari con la retta est-ovest (VI-XVIII), vi sono due piccoli perni attorno ai quali ruotano due alidade a e b (una per le ore antimeridiane ed una per le ore pomeridiane) che con il loro spigolo interno segnano sul quadrante l'ora. All'altra estremit di ciascuna alidada, imperniata un'asta sottile f su cui sono montati una lente obiettivo o, un oculare positivo p e un reticolo a croce r. L'insieme montato sull'asta viene a costituire un cannocchiale (telescopium) il cui asse s sullo spigolo interno della medesima asta f; l'asse in questione si appoggia ad uno degli spigoli dello gnomone che fungono da stilo. Nella figura operante l'alidada ed il telescopio relativi alle ore pomeridiane; l'altra alidada e l'altro telescopio sono oziosi appoggiati sul piano del quadrante. Come si comprende, il piano orario (piano passante per l'asse terrestre e per il Sole) definito quando il cannocchiale mira il centro del Sole. Difatti, l'asse del cannocchiale si appoggia e scorre lungo l'asse terrestre che, con la nota approssimazione, coincide con lo stilo. In pratica si opera spostando l'alidada delle ore e la manovella m, fino a che il crocicchio del reticolo centra il Sole. La posizione
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dell'alidada (spigolo interno) permette la lettura dell'ora. La macchinosa realizzazione sopra illustrata, mira a disporre di un "indicatore" dell'ora pi netto dell'ombra e pi veloce (effetto ingrandimento del cannocchiale) in modo da poter cogliere il tempo con maggior precisione. Inoltre, lo strumento poteva fare uso delle stelle e, quindi, segnare il tempo anche di notte (se il cielo era sereno). Probabilmente questa stata la prima risposta al quesito che l'orologiaio Charles Bellair pose a Huyghens nel luglio del 1659: "...forse lei ha qualche idea per ottenere un raggio di luce, o un'ombra, molto netti, che possano muoversi... rapidamente... in modo tale da potersi registrare (gli orologi meccanici) con sufficiente precisione mediante il riferimento al Sole". La frase di cui sopra riportata nel D.S. Landes, Storia del Tempo, Mondadori, 1984. In teoria - continua Marianeschi - lo strumento ben congegnato; la realizzazione pratica e l'uso debbono essere molto problematiche, in particolare, l'osservazione attraverso l'oculare che deve essere penosa anche per le vibrazioni inevitabilmente portate dalla flessibilit dell'asta porta cannocchiale. L'interesse del lavoro di Molyneux risiede nel mostrarci un desiderio di precisione che alcuni fanno passare per una mania di precisione di certi gnomonisti del nostro tempo, mentre invece, l'opera di Molyneux testimonia che questa aspirazione esisteva almeno fin dal XVII secolo (!).

A suo tempo comunque deve essere stato un lavoro molto impegnativo che suscit l'interesse di pi studiosi. Infatti, l'inusuale strumento gnomonico descritto con dovizia di particolari sui dettagli progettuali e d'uso dall'autore nel suo voluminoso libro in ben undici capitoli. E' strano, poi, che una simile opera sia stata dimenticata nei secoli successivi, ma ci da imputare naturalmente alla completa assenza (cosa ancora pi strana) di un'adeguata bibliografia gnomonica che, come si sa, solo negli ultimi due anni stata redatta da chi scrive.

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L'OROLOGIO "CELESTE" DI LORETZ-GRASSI.


E' uno strumento che funziona da notturnale, astrolabio e orologio. Fu inventato dal Padre Lorentz e G. Grassi nel secolo scorso e pu segnare le ore in tempo vero di giorno come di notte. Naturalmente l'ora ottenuta con questo orologio approssimativa: ma esso ha il vantaggio di essere "tascabile" e della durata nel tempo in quanto non ha meccanismi particolari che possono guastarsi. Consta di due dischi (fig.8-9-10 della TAV 1). Il disco nero rappresenta il cielo stellato con le stelle dalla 1 magnitudine alla
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4 divise in costellazioni; indicato giornalmente il posto occupato dal sole sull'eclittica; segnata l'ascensione retta e la declinazione che arriva fino al 30 grado dell'emisfero australe. Il disco bianco (fig.8) rappresenta l'orizzonte dell'osservatore il quale va tagliato internamente a seconda della latitudine del luogo dove lo strumento viene usato. Se, per esempio, l'osservatore si trova a Pietroburgo (lat. 60), si taglier il pezzo entro la curva portante il numero 60. L'orizzonte diviso all'intorno in 12 ore antimeridiane ed il 12 pomeridiane. Per conoscere l'ora di notte ecco un esempio: si fa coincidere la linea Nox-Dies, sul disco bianco col proprio meridiano. Se sul nostro meridiano troviamo una stella nota, si fa passare la retta Nox-Dies del disco bianco su tale stella segnata sul disco nero. Nella fig. 10 la stella Sirio sta per raggiungere il meridiano; si cerca sul disco nero il giorno del mese, supposto che sia il 9 marzo e si legge immediatamente al di sopra, sul disco bianco 7 1/4 pomeridiane; tale l'ora vera di quel momento.

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Fig. 8, 9, 10 della tav. 1

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L'OROLOGIO "SOLARE ECOLOGICO", OVVERO L'OROLOGIO FLOREALE NELLA VERSIONE DEFINITIVA.

Nel mio volume Storia della Gnomonica, ho accennato ad un orologio floreale descritto sommariamente da P. Romano, sul palinsesto del lavoro del noto botanico Linneo. Ripropongo in queste pagine lo stesso orologio con una descrizione pi precisa, nella sua versione definitiva. E' noto che le piante si aprono e si chiudono periodicamente e che tale fatto in connessione con la protezione che esercitano per difendere il loro polline. Un fenomeno che stato osservato fin dai tempi antichi dai botanici ma, per quanto si sa, fu il famoso Linneo a pensare ad una composizione floreale e a costruire l'"Orologio floreale" di Upsala. E' da dire subito che l'orologio floreale, anche se all'inizio fu sperimentato in molti giardini botanici, non ebbe un seguito di successo, soprattutto perch le piante scelte fioriscono solamente per una piccola parte nella stessa stagione dell'anno e le indicazioni temporali non possono essere che difficoltose e molto approssimative. Tuttavia, bene conservarne la memoria e ritengo sia giusto riportare qui il lavoro del Linneo, come viene descritto nell'opera Vita delle piante di Kerner di Marilaun, sull'orologio di Upsala (lat. 60).

Tragopogon pratense.............apertura 4-5 ant. Cichorium intybus Leontodon tuberosum Picris hieracioides 5 ant. Hemerocallis fulva Papaver nudicaule Sonchus oleraceus 5-6 ant. Crepis alpine
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Rhagadiolus edulis Taraxacum officinale 6 ant. Hieracium umbellatum Hypochaeris maculate 6-7 ant. Alyssum utriculatum Crepis rubra Hieracium murorum Hieracium pilosella Sonchus arvensis 7 ant. Anthericum ramosum Calendula pluvialis Lactuca sativa Leontodon astile Nymphaea alba Sonchus lapponicus 7-8 ant. Mesembryanthemus Barbatum " linguiforme 8 ant. Anagallis arvensis Dianthus prolifer Hieracium auricular 8-10 ant. Taraxacum officinale........ chiusura 9 ant. Calendula arvensis.............apertura Hieracium chondrilloides 9-10 ant. Arenaria rubra Mesembryanthemum cristallinum Tragopogon pratense.......... chiusura 10 ant. Cichorium intybus Lactuca sativa
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Rhagadiolus edulis Sonchus arvensis 10-11 ant Mesembryanthemum nodiflorum...apertura 11 ant. Crepis alpina.................chiusura 11-12 ant. Sonchus oleraceus 12 mer. Calendula arvensis Sonchus lapponicus 1 pom. Dianthus prolifer Hieracium chondrilloides 1-2 pom. Crepis rubra 2 pom. Hieracium auricular Hieracium murorum Mesembryanthemum barbatum 2-3 pom. Arenaria rubra 2-4 pom. Mesembryanthemum cristallinum 3 pom. Leontodon astile Mesembryanthemum linguiforme " nodiflorum 3-4 pom. Anthericum ramosum Calendula pluvialis Hieracium pilosella 4 pom. Alyssum utriculatum 4-5 pom. Hypochaeris maculate 5 pom.
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Hieracium umbellatum Nyctago hortensis............ apertura Nymphaea alba................ chiusura 6 pom. Geranium triste.............. apertura 7 pom. Papaver nudicaule............ chiusura 7-8 pom. Hemerocallis fulva.............. " 9-10 pom. Cactus grandiflorus.......... apertura Silene noctiflora............... " 12 pom. Cactus grandiflorus.......... chiusura.

Attraverso la realizzazione di altri orologi floreali in altre localit dell'Europa, si osserv che l'apertura delle piante in localit diverse avveniva in momenti diversi. Per esempio, ad Innsbruck i fiori si aprono una o due ore pi tardi che non ad Upsala, e si chiudono da una a sei ore pi presto. Ci dipende evidentemente dal fatto che ad Upsala, situata a circa 13 di latitudine pi a nord, il sole sorge circa un'ora e mezza prima durante l'epoca della fioritura delle piante prese in esame.

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Indice

Premessa Il globo andante Lorologio solare di Glauco de Mottoni Il tracciato della linea meridiana in un documento Di Silvestro II Papa In ricordo di uno gnomonista: Giusto Bellavitis Modo di fare con facilit grandissima glOrologi a sole nelli muri Un orologio universale indipendente dalla Meridiana Storia degli orologi solari portatili e sulla successione cronologica degli orologi rettilinei Il fascino degli orologi equinoziali Lorologio del Re Achaz e il miracolo di Isaia Lorologio solare ad ore Italiche e Babiloniche di Valentino Pini Lorologio Meridiano Curiosit gnomoniche dei Lumi: orologi portatili Frammenti di orologi solari greco-romani negli scavi archeologici Lorologio sullo Zoccolo di Oddi Muzio Lorologio orizzontale italico per via di numeri Ampliamento al libro Storia della Gnomonica Orologi solari greco-romani Il solarium di Palestrina Sciatericum Telescopicum Lorologio astronomico di Lorentz-Grassi Lorologio solare floreale

4 7 13 17 27 35 37 39 69 77 91 97 101 117 135 139 143 145 159 175 178 181

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