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CAPITOLO UNO Che cos' la sociologia?

L'uomo moderno vive immerso in una situazione di disagio interiore. Alla base di questa sensazione vi sono i mutamenti di struttura delle grandi societ continentali. Non si pu comprendere la vita dei singoli a priori di quelli della societ, e viceversa. Gli ultimi due secoli di storia hanno visto il mondo modificarsi completamente, a causa di grandi cambiamenti ideologici, tecnologici, politici e istituzionali. Gli uomini avvertono che gli antichi valori e modi di pensare sono crollati, e che gli inizi nuovi hanno l'incertezza di una stasi morale. L'uomo ha bisogno di una qualit della mente che lo aiuti ad arrivare ad una lucida sintesi di quel che accade e pu accadere nel mondo. Questa qualit l'immaginazione sociologica. Tale abilit serve all'uomo per valutare il contesto dei fatto storici nei suoi riflessi sulla vita interiore e sul comportamento esteriore di tutta una serie di categorie umane; serve, insomma, per trovare le cause del disagio personale dei singoli nei turbamenti oggettivi della societ, trasformando la pubblica indifferenza in interesse per i problemi pubblici. Questa facolt ci permette di capire, in primo luogo, che l'individuo pu essere compreso e valutato solamente all'interno dell'epoca storica in cui vive. E' la facolt che tutti i sociologi classici possiedono. La distinzione principale su cui lavora l'immaginazione sociologica contrappone le difficolt personali d'ambiente ai problemi pubblici di struttura sociale. Le difficolt sono connesse con l'interiorit dell'individuo, e con quelle zone circoscritte di vita sociale delle quali direttamente e consapevolmente conscio. Le difficolt sono

questioni personali, consistono nella sensazione di minaccia verso i propri valori che l'individuo prova.
I problemi sono questioni pubbliche, e si riferiscono all'organizzazione dei diversi ambienti istituzionali all'interno di una societ. Un problema implica spesso una crisi di istituzioni. Ad esempio, se in un paese, su mille abitanti, uno solo disoccupato, questa disoccupazione si rivela essere una sua difficolt personale. Ma se nello stesso paese, su mille abitanti cento sono disoccupati, allora un problema. Quando i nostri valori non vengono minacciati, si ha una sensazione di benessere. Quando invece li si sente minacciati, si in crisi. Se tutti i valori vengono minacciati, allora lo sgomento totale, il panico. Quando tuttavia non si predilige alcun valore n si sente alcuna minaccia, si nell'indifferenza, che diventa apatia quando coinvolge tutti i valori. Quando infine non si predilige alcun valore, ma si sente un forte senso di minaccia incombente, si prova disagio. I nostri sono tempi d'indifferenza e disagio. E il compito dei sociologi ricercarne le cause e trovarne la soluzione. In ogni et vi un modo di pensare che tende a divenire denominatore comune della vita culturale. Al giorno d'oggi la scienza un denominatore comune. Non il solo, ovviamente, perch al suo fianco ne esistono tanti altri. Uno di questi proprio l'immaginazione sociologica. Per molto tempo l'uomo ha dato per scontato il rispetto per la scienza. Ma oggi genera spesso paura e incertezza. La sentita necessita di rivedere la scienza, o almeno i suoi obiettivi, rispecchia la necessita di un nuovo denominatore comune. La scienza appare come un complesso di macchine azionate da tecnici e controllate da uomini dell'economia e della guerra, che non la rappresentano pi come etica e orientamento. La sociologia tende a muoversi in almeno tre direzioni generali:

La prima tendenza quella verso una teoria della storia. La sociologia appare come un tentativo enciclopedico, che abbraccia tutta la vita sociale dell'uomo. E' un tentativo storico e stico-sistematico, perch tratta del passato e se ne serve, e perch tenta di schematizzarlo in fasi, evidenziando regolarit della vita sociale. I protagonisti sono Comte, Marx, Spencer, Weber. La seconda tendenza indirizzata ad una teoria sistematica della natura dell'uomo e della societ. Simmel e Weise, Parsons. Ha una visione piuttosto statica e astratta dei componenti della struttura sociale. Abbandona la storia. La terza tendenza indirizzata verso gli studi empirici dei fatto e problemi sociali. Si articola in pi campi di analisi.

La sociologia riguarda lo studio della vita associata e del nostro comportamento. Essendo questi i pi vari, anche la disciplina evidenza una grande variet di contenuti e complessit. La sociologia, come studio sistematico del comportamento umano e della societ nacque alla fine del 1700. L'affermazione del metodo scientifico port poi un radicale cambiamento a livello mentale e concettuale, soppiantando le spiegazioni tradizionali basate sul sapere comune e sulla religione a vantaggio della conoscenza critica e razionale. La sociologia nasce a cavallo di due grandi rivoluzioni, creatrici di grandi cambiamenti in diversi settori della vita sociale. La prima la rivoluzione francese del 1789, che segn la vittoria dei valori di libert e eguaglianza. La seconda la rivoluzione industriale inglese sul finire del diciottesimo secolo, che provoc grandi cambiamenti a livello socio-economico attraverso lo sviluppo dell'industria, responsabile della massiccia migrazione di contadini dalle campagne alle fabbriche, della successiva crescita urbana e, quindi, della creazione di nuovi tipi di relazioni sociali. Il mondo che fino ad allora era stato, il mondo tradizionale, cess di essere, a vantaggio di grandi cambiamenti che stravolsero la quotidianit. AUGUSTE COMTE (1798-1857) La formazione di una nuova disciplina non mai opera di un singolo individuo, tuttavia fra i suoi creatori Auguste Comte occupa un posto d'onore, non fosse altro perch fu lui a coniare il termine sociologia. Inizialmente, a dire il vero, per identificare il suo campo si studi us il termine fisica sociale, che per era utilizzato anche da alcuni suoi antagonisti intellettuali, motivo per cui poi cambi il nome in sociologia. Comte ambiva a creare una scienza della societ che spiegasse il mondo sociale cos come la scienza della natura spiega quello fisico. Secondo lui infatti la societ obbedisce a leggi invariabili proprio come il mondo fisico. Ecco perch vedeva la sociologia come una scienza positiva. Il positivismo una corrente di pensiero che sostiene che la scienza si applica solo a fenomeni osservabili, direttamente attingibili attraverso l'esperienza. Attraverso accurate osservazioni posso essere dedotte quelle relazioni causali tra eventi che consentono di prevederne la ripetizione futura. Lui era convinto dunque di poter conoscere la societ partendo dall'evidenza empirica ricavata dall'osservazione, dal confronto e dalla sperimentazione. La legge dei tre stadi di Comte afferma che gli sforzi umani per comprendere il mondo sono passati attraverso tre stadi: teologico: il pensiero viene guidato dalle idee religiose, e dalal visione della societ come espressione del volere di Dio, metafisico: inizia grossomodo col Rinascimento, la societ viene spiegata attraverso il ricorso a principi astratti; positivo: annunciato dalle scoperte di Copernico, Galileo e Newton, caratterizzato dall'applicazione del metodo scientifico al mondo sociale.

Comte considerava dunque la sociologia come l'ultima scienza nata, l'ultimo stadio dello sviluppo scientifico, eppure il pi importante. Ben consapevole del delle condizioni sociali in cui viveva, nonch delle gravi diseguaglianze sociali che l'industrializzazione stava iniziando a creare e della minaccia che rappresentavano per la coesione sociale, era sicuro che l'unico metodo per salvaguardare l'unit sociale fosse un forte consenso morale. Egli contribu in modo decisivo alla sistematizzazione e all'unificazione della sociologia.

EMILE DURKHEIM (1858-1917) Sebbene si riallacciasse spesso ad alcuni aspetti dell'opera comtiana, Durkheim critic il suo predecessore, ritenendo alcune sue idee troppo speculative e vaghe, e quindi trovando che avesse fallito nel suo intento di fondare la sociologia su basi scientifiche. Anche D. riteneva che si dovesse studiare la vita sociale come uno scienziato studia la natura. Il suo celebre primo principio, infatti, recita: studia i fatti sociali come cose. Per D. il principale oggetto intellettuale della sociologia lo studio dei fatti sociali, elementi della vita sociale che determinano le azioni individuali. Secondo D. i fatti sociali sono esterni agli individui e hanno una vita autonoma a prescindere dalle percezioni individuali, ma esercitano su di loro un potere di coercizione senza che tuttavia essi ne siano consapevoli. A parere di D., la facolt di scelta dunque spesso una mera illusione, perch gli individui si conformano ai modelli vigenti per la societ in cui vivono senza rendersene conto. I fatti sociali sono difficili da studiare, ma possono essere individuati indirettamente attraverso i loro effetti o esaminando gli strumenti usati per dare loro espressione, come leggi, testi religiosi, regole di condotta scritte, scevri ovviamente di pregiudizi e ideologie. Anche Durkheim era preoccupato dei cambiamenti che stavano trasformando la sua societ. Uno dei suoi interessi primari era la solidariet sociale e morale, l'elemento che, a suo parere, manteneva in piedi la societ impedendole di perdersi nella confusione. Essa tanto pi forte quanto gli individui sono integrati in gruppi sociali e ne seguono valori e costumi. Nel libro La divisione del lavoro sociali del 1893, D. elabora un'analisi del mutamento sociale in cui con l'avvento dell'era industriale si afferma anche un nuovo tipo di solidariet. Secondo lui, le societ tradizionali, con una scarsa divisione del lavoro, sono caratterizzate da solidariet meccanica; sono legati gli uni agli altri esperienze comuni e credenze condivise, fatte valere attraverso sanzioni repressive che garantiscono la coesione sociale. Con l'avvento dell'urbanizzazione e dell'industrializzazione tuttavia la divisione del lavoro aument, e nacque cos la solidariet organica; i membri di questa nuova societ sono legati dall'interdipendenza reciproca, come le componenti di uno stesso organismo. I rapporti di interdipendenza reciproca sono fatti valere attraverso sanzioni restitutive, cio miranti a ristabilire l'equilibrio danneggiato dalla violazione, che garantiscono la coesione sociale. Ma nel mondo moderno i cambiamenti sono cos rapidi e intensi da creare comunque problemi a livello sociale, potendo essere pericolosi per morale, religione, stili di vita tradizionali e modelli di comportamento quotidiani; possono stravolgere la vita sociale senza tuttavia darle un'alternativa, senza fornire altri punti di riferimento a cui aggrapparsi. Questa condizione di disagio sociale pu portare all'anomia, la carenza di valori e norme. Nel 1897 Durkheim effettu uno dei suoi studi pi celebri, quello sul suicidio. Esso non visto da D. come un atto puramente soggettivo, ma come un fatto sociale che pu essere spiegato solo da altri fatti sociali. Esaminando le statistiche ufficiali sui suicidi in Francia, lo studioso arriv alla conclusione che certe categorie di individui erano pi propense al suicidio di altre, e che i tassi di suicidio tendevano ad abbassarsi in tempo di guerra e accrescersi in tempo di pace. Questi riscontri o portarono ad affermare l'esistenza di due forze sociali, esterne all'individuo, che influenzano i tassi di suicidio: l'integrazione sociale e la regolazione sociale. Queste due forze determinano, per carenza o eccesso, quattro tipi di suicidio: il suicidio egoistico determinato dalla carenza di integrazione sociale (protestanti);

il suicidio anomico determinato da una carenza di regolazione sociale (distruzione dell'equilibrio fra condizione dell'individuo e sue aspirazioni, come nel caso del divorzio); il suicidio altruistico determinato da un eccesso di integrazione sociale (kamikaze); il suicidio fatalistico determinato da un eccesso di regolazione sociale (oppressione che causa senso di impotenza individuale e spinge all'auto-soppressione). Per Durkheim la societ un fatto morale, cio un insieme di credenze condivise che costituiscono la coscienza collettiva, su cui, a sua volta, si basa la solidariet sociale, la coesione sociale. La societ quindi una realt ideale, nel senso che costituita da cose immateriali, spirituali, cio prodotte dallo spirito umano. La societ un insieme di fatti sociali. Un fatto sociale un prodotto dell'uomo, che tuttavia ci appare come qualcosa di esterno. La societ fatta dagli uomini, ma poi diventa indipendente dai suoi artefici. Un fatto sociale , dunque, ogni modo di fare, pi o meno fissato, capace di esercitare sull'individuo una costrizione esterna. Durkheim introduce allora la teoria dell'uomo duplex. L'uomo ha due componenti: una individuale, l'altra sociale. I due aspetti sono particolarmente uniti, tant' che Durkheim distingue anche tra rappresentazione individuale e rappresentazione collettiva. La societ esiste in quanto io posso separare queste due dimensione e mettere in luce la forza coercitiva che la seconda esercita sulla prima. Poich la vita sociale interamente costituita da rappresentazioni, abbiamo qui l'oggetto dello studio della sociologia, e deve studiarli scientificamente.

KARL MARX (1818-1883) Le sue idee contrastano in modo quasi radicale con quelle dei due precedenti autori, sebbene anche lui intendesse spiegare il cambiamento sociale alla luce della rivoluzione industriale. Marx si concentr soprattutto sui cambiamenti dell'et moderna, legati, a suo giudizio, allo sviluppo del capitalismo, modo di produzione radicalmente differente dai suoi precedenti storici di cui individu due elementi costitutivi: il capitale, ovvero i mezzi di produzione (denaro, macchine, fabbriche) usati per produrre merci; il lavoro salariato, ossia l'insieme dei lavoratori che, non avendo mezzi di produzione, devono vendere la loro manodopera in cambio di un salario a coloro che li possiedono. Marx riteneva che la societ capitalista fosse caratterizzata dalla presenza di due classi sociali: la borghesia, ovvero i capitalisti proprietari dei mezzi di produzione; il proletariato, ovvero la classe operaia industriale urbana, accresciuta dal numero di contadini che lasciavano le campagne per andare a vivere in citt e lavorare nelle fabbriche. Da un punto di vista sociale, il capitalismo un sistema classista, perch per quanto l'interdipendenza fra le classi sia ovvia, tuttavia la dipendenza sbilanciata, ed basata sullo sfruttamento delle classi operaie per ottenere profitti maggiori attraverso il plusvalore eccedente il salario operaio. La borghesia la classe dominante, il proletariato quella subordinata. Marx era convinto che questo conflitto di classe fosse destinato ad inasprirsi col tempo, fino a provocare una rivoluzione che avrebbe invertito le posizioni di dominio sociale. Marx fu il fautore della concezione materialistica della storia: secondo questa teoria, nel corso dei secoli i mutamenti sociali sono stati causati da fattori economici. Per Marx all'origine del mutamento sociale sta l'economia. I conflitti fra le classi, fondati appunto su fattori economici, sono la forza motrice dello sviluppo storico.

Marx analizz anche lo sviluppo delle societ nel corso della storia; secondo lui le societ cambiano a causa delle contraddizioni insite nei rispettivi metodi di produzione. Nella progressione di fasi storiche, si parte con le societ comuniste primitive di cacciatori e raccoglitori; vengon poi le societ schiavistiche antiche e i sistemi feudali basati sulla divisione tra proprietari terrieri e servi della gleba. Comparvero poi artigiani e mercanti, destinati, insieme agli imprenditori industriali, ad essere i fautori del capitalismo. Anche quest'ordine sarebbe stato soppiantato da uno nuovo, come esso stesso aveva fatto in precedenza. Sarebbe nata una societ senza classi, non priva di diseguaglianze, ma tuttavia esente dalla interdipendenza sbilanciata che colpiva il capitalismo; si sarebbe arrivati ad un modo di produzione organizzato intorno alla propriet di tipo comunitario, fondamento di una societ pi egualitaria.

MAX WEBER (1864-1920) Buona parte della sua opera si occupa dello sviluppo del capitalismo e dei modi in cui la societ moderna si differenzia dalle precedenti forme di organizzazione sociale. Weber individu alcune caratteristiche fondamentali delle societ industriali, identificando alcune problematiche ancora centrali nel dibattito sociologico di oggigiorno. Anche lui cerc di comprendere natura e causa del mutamento sociale, e bench influenzato da Marx, ne rifiut la concezione materialistica della storia, attribuendo anche meno importanza al conflitto di classe. Secondo Weber, infatti, l'influenza di idee e valori sul mutamento sociale pari a quella delle condizioni economiche. Era convinto inoltre, a dispetto dei suoi predecessori, che la sociologia dovesse concentrarsi non sulle strutture sociali, ma sull'azione sociale. Gli individui sono liberi di agire e di plasmare il loro futuro, all'interno di una societ le cui strutture non sono esterne agli attori umani, ma sono formate da un complesso gioco di azioni, di cui la sociologia ha il compito di comprenderne il significato. Ecco perch la sociologia di Weber detta sociologia comprendente, perch volta a comprendere. Studi anche le religioni e culture orientali, e paragonandole alle nostre arriv alla conclusione che l'etica protestante - inducendo l'individuo a impegnarsi per il successo, specie all'interno delle proprie azioni economiche, visto come segno di predestinazione divina aveva contribuito in maniera decisiva alla creazione dello spirito del capitalismo, che sta all'origine della societ occidentale moderna. (L'etica protestante e lo spirito del capitalismo, 1904-1905). I tipi ideali sono modelli concettuali utili a comprendere il mondo. Non esistono nella realt, ma un fenomeno pu essere meglio compreso confrontandolo con un tipo ideale. L'aggettivo ideale designa la forma pura di un fenomeno. Weber era convinto che la societ moderna si stesse affrancando dalle credenze radicate nella superstizione, nella religione, nelle usanze e nelle abitudini tradizionali, venendo soppiantate dal calcolo strumentale razionale, tendente al raggiungimento dell'efficienza sulla base delle conseguenze prevedibili. Questo processo fu descritto da Weber col termine razionalizzazione, di cui la rivoluzione industriale e l'avvento del capitalismo erano le manifestazioni lampanti. Egli impieg il termine disincanto per identificare il modo in cui il pensiero razionale moderno ha spazzato via le credenze a carattere magico, ovvero non scientifico. Weber tuttavia non era ottimista riguardo agli esiti della razionalizzazione. Egli paventava una societ moderna che, mirando alla completa regolamentazione della vita sociale, si trasformasse in una gabbia d'acciaio capace di soffocare lo spirito umano. Qual' il ruolo dell'Occidente all'interno della storia mondiale? E perch la cultura occidentale assume una portata universale? Perch la societ moderna occidentale una societ razionalizzata.Rifuggendo il positivismo, Weber si rifugi nello storicismo. Ecco perch la sua una sociologia comprendente. Perch, a differenza

delle scienze naturali, le scienze storiche devono comprendere l'azione storica nella sua particolarit, a partire dal senso che essa ha per l'autore che l'ha compiuta. Weber definisce l'oggetto della sociologia l'azione sociale. La sociologia studia quindi l'azione degli uomini, e la storia l'insieme delle azioni umane. I tipi ideali sono i ferri del mestiere. L'intento quello di capire la storia, e prevedere il futuro. Ci che uno scienziato sociale non deve fare esprimere il proprio giudizio di valore su quanto analizzato.

CAPITOLO DUE Cultura e Societ In sociologia il termine Cultura si riferisce ai modi di vita dei membri di una societ, o di gruppi all'interno di una societ, e include l'abbigliamento, le consuetudini matrimoniali, la vita familiare, le forme di produzione, le convinzioni religiose, l'uso del tempo libero. Un Societ un sistema di relazioni tra individui, i cui membri sono legati da relazioni strutturate sulla base di una cultura comune. I due concetti sono dunque distinti, ma strettamente legati fra loro. Quando si parla di cultura in sociologia, si fa riferimento a caratteri appresi e non ereditati, caratteri che stanno alla base della cooperazione e della comunicazione, e costituiscono il contesto comune in cui gli individui vivono la propria vita. Si parla di cultura materiale per indicare gli artefatti prodotti da una societ; ma non tutti i prodotti di un gruppo sociale sono materiali, piuttosto immateriali. Importantissimi all'interno di una cultura sono i valori, le idee che stabiliscono ci che importante e ci che non lo . I valori guidano gli uomini nelle loro interazioni sociali. Le norme sono regole di comportamento che riflettono o incarnano i valori di una cultura. Valori e norme, insieme, servono a determinare il modo di comportarsi all'interno di una data cultura; per questo variano da una cultura all'altra, modificandosi spesso nel tempo. Di solito ci vogliono molti anni perch si realizzino dei processi di cambiamento, ma spesso questi vengono indotti per modificare deliberatamente una prassi tradizionale, andando incontro ad alcune resistenze. (Il sorriso per gli Inuit). Oltre ai valori e alle norme, anche comportamenti e pratiche variano notevolmente da una cultura a un'altra. Le piccole societ, come quelle primitive, tendono ad essere culturalmente omogenee o societ monoculturali. La maggior parte delle societ industrializzate attraversa invece un processo di diversificazione culturale che le rende societ multiculturali. Le societ culturalmente composite sono costituite da gruppi di diverse origini culturali. Nelle metropoli moderne ci sono numerose subculture, che vivono nel contesto di una cultura prevalente. Per subculture non s'intende solo gruppi etnici o linguistici, ma qualsiasi segmento di popolazione appartenente ad una societ pi ampia e distinguibili sulla base di parametri culturali. Si parla quindi di hippy, hacker, reggae e hip hop, tifosi di calcio o di nuoto, etc. Come le subculture, anche le controculture gruppi che respingono quasi in toto i valori e le norme di una data societ - possono elaborare e diffondere valori alternativi a quelli della cultura dominante. L'etnocentrismo. Ogni cultura possiede specifici modelli di comportamento, che risultano estranei agli individui provenienti da altre culture. Si pu assistere anche ad uno shock culturale, quando ci si immerge in culture nuove e particolarmente diverse da quella di origine, poich si rimane spaesati dal cambiamento del cotidie, dalla perdita dei punti di riferimento che ci consentivano di capire il mondo circostante. Almeno fino a quando non si apprendono quelli della nuova cultura. Nello studio di culture diverse importante il concetto di relativismo culturale, presupposto sociologico secondo cui una cultura deve essere studiata sulla base dei significati e dei valori che le sono propri. Al suo opposto sta l'etnocentrismo, che consiste nel giudicare le altre culture confrontandole con al propria, generalmente ritenuta superiore. L'applicazione del relativismo culturale non tuttavia cos semplice. Non solo pu essere difficile

vedere le cose da un punto di vista completamente diverso, ma talvolta sorgono anche altri tipi di interrogativi, pi inquietanti. Relativismo culturale significa che tutti i costumi e comportamenti sono ugualmente legittimi? O esistono degli standard universali a cui tutti gli esseri umani dovrebbero conformarsi? La socializzazione. Come gi detto in precedenza, la cultura riguarda aspetti sociali che vengono appresi, non ereditati. Il processo attraverso cui un individuo apprende valori, norme e stili di vita della societ di cui entra a fare parte detto socializzazione. La socializzazione non tuttavia una programmazione culturale, un assorbimento passivo delle influenze con cui un individuo viene in contatto. L'individuo sempre un soggetto attivo, che manifesta bisogni e richieste che condizionano il comportamento di chi gli sta intorno. La socializzazione collega le diverse generazioni tra loro. E' un processo lungo una vita intera, durante la quale il comportamento umano continuamente modificato dalle interazioni sociali. I sociologi sono soliti dividere la socializzazione in due ampie fasi, a seconda degli agenti della socializzazione coinvolti, ossia dei gruppi o contesti sociali in cui si verificano processi significativi di socializzazione. 1. La socializzazione primaria avviene durante l'infanzia, ed il periodo pi intenso di apprendimento culturale. L'agente la famiglia; si tratta della fase in cui il bambino apprende il linguaggio e i modelli fondamentali di comportamento. 2. La socializzazione secondaria comincia dopo l'infanzia, per continuare fino alla maturit ed oltre. Qui gli agenti sono i pi svariati: la scuola, il gruppo di pari, le organizzazioni, i media, il lavoro. Status e ruoli sociali Con il processo di socializzazione gli individui imparano i ruoli sociali. Un ruolo sociale l'insieme dei comportamenti socialmente definiti che ci aspettiamo da chi ricopre un determinato status o posizione sociale. Si pu parlare anche di comportamenti di ruolo, prescindendo dalle persone specifiche (il ruolo del medico ci lascia supporre da lui determinati comportamenti). 1. Status ascritto: assegnato sulla base di fattori biologici (razza, sesso, et); 2. status acquisito: ottenuto attraverso una prestazione (laureto, atleta, madre). I master status sono quegli status sociali che hanno una priorit sugli altri e determinano la posizione sociale complessiva di una persona (genere, razza sono le prime due caratteristiche che saltano all'occhio). I sociologi funzionalisti ritengono che i ruoli sociali siano componenti fisse e relativamente immutabili. Gli individui imparano a conoscere le aspettative di ruolo connesse ai diversi ruoli sociali nella particolare cultura a cui appartengono, quindi svolgono ciascun ruolo secondo le aspettative. In questa prospettiva i ruoli sociali sono prescrittivi, non richiedono negoziazione o creativit, ma vengono interiorizzati con la socializzazione. Questa interpretazione sbagliata, perch considera gli individui come attori passivi durante la socializzazione. Il contesto culturale in cui gli individui nascono e raggiungono la maturit influenza il loro comportamento, ma ci non significa che essi siano spogliati dell'individualit e del libero arbitrio. Nel processo di socializzazione ciascuno di noi sviluppa un'individualit e una capacit di pensare e agire in maniera autonoma. In senso lato, l'identit consiste nella nozione che le persone hanno di se stesse e di ci che per loro

significativo. In sociologia si parla di identit sociale e identit individuale, analiticamente distinte ma strettamente correlate tra loro. L'identit sociale si riferisce alle caratteristiche attribuite ad un individuo dagli altri. Queste caratteristiche possono essere concepite come marcatori che indicano chi quella persona mettendola in relazione con altre che possiedono gli stessi attributi. L'identit sociale plurima e cumulativa, ha una valenza collettiva condivisa da svariati individui. Le identit condivise sono spesso fautrici di movimenti sociali, come le femministe. L'identit individuale distingue l'individuo dagli altri (mentre quella sociale lo identifica come simile ad altri). Fa riferimento al processo di sviluppo personale attraverso il quale elaboriamo il senso della nostra unicit. L'evoluzione di questo tipo di identit dal passato ad oggi evidenzia un'emancipazione dai fattori fissi ed ereditari; ossia, se in passato una persona veniva identificata in base all'appartenenza alla sua classe sociale o nazione, oggi non pi cos. Gli individui sono divenuti pi mobili non solo geograficamente, ma anche socialmente. Oggi abbiamo possibilit senza precedenti di creare la nostra identit. 1. Le societ premoderne Le societ di cacciatori - raccoglitori esistevano 50.000 anni fa; si procuravano il sostentamento con la caccia, la pesca e la raccolta di piante commestibili spontanee. Nei gruppi c'era un basso grado di diseguaglianza, avevano uno scarso interesse per la ricchezza materiale e privilegiavano i valori religiosi e le attivit rituali. Le differenze di rango erano limitate all'et e al sesso: i maschi sono cacciatori, le donne raccoglitrici. Gli uomini tendono a dominare nelle occasioni pubbliche e nelle cerimonie. Le societ pastorali e agricole nacquero circa 20.000 anni fa dall'evolversi delle precedenti, che iniziarono ad allevare animali domestici e a coltivare appezzamenti fissi di terreno. Molte societ hanno poi combinato i due tipi di economia, pastorale e agricola. Le comunit pastorali sono nomadi, migrano da una zona all'altra seguendo le stagioni. Praticano un modesto accumulo di propriet materiali, ma hanno una maggiore complessit delle societ di cacciatori-raccoglitrici. Le societ agricole, o meglio orticole, erano sedentarie, e di solito numericamente pi grandi, in quanto l'agricoltura poteva provvedere al fabbisogno di un gruppo pi ampio. Per questo motivo accumulavano maggiori propriet materiali. Nel 6000 a.C. Sorgono societ che presentano sviluppo urbano, diseguaglianze di ricchezza e potere elevate, governate da re o imperatori. Furono accompagnate dall'uso della scrittura, dal fiorire delle scienze e delle arti, e fu dato loro il nome di civilt. Maya, Aztechi e Incas. Dal punto di vista politico erano imperi, che accrebbero i loro territori con guerre di conquista, come fecero Roma e Cina. Due secoli fa inizi l'industrializzazione, l'avvento della produzione meccanizzata alimentata da risorse energetiche inanimate, come vapore e elettricit. Un primo aspetto distintivo delle societ industrializzate consiste nel fatto che la maggior parte della popolazione attiva svolge un lavoro extra-agricolo, e vive in citt grandi e piccole per seguire l'offerta di lavoro. La dimensione dei centri urbani di gran lunga superiore a quella delle citt del passato; qui la vita sociale diventa pi impersonale e anonima. Il sistema politico molto complesso. Le societ industrializzate sono state i primi stati nazionali della storia, comunit politiche separate da confini chiaramente definiti, piuttosto che da confuse linee di frontiera come in passato. La tecnologia industriale stata applicata non solo allo sviluppo economico, ma anche a quello bellico. Lo sviluppo economico si coniuga con la coesione politica e la potenza militare. A partire dal diciassettesimo al ventesimo secolo le societ industrializzate occidentali diedero vita al fenomeno del colonialismo, la creazione di colonie in molte delle aree occupate da societ tradizionali, spesso con l'aiuto della loro superpotenza militare. Sebbene ora questi territori siano indipendenti, tale fenomeno ne rimodell la mappa sociale e culturale. Tre tipi di societ fondati nel diciannovesimo secolo. Il primo mondo rappresentava le societ dell'Europa, del Nord America, Australia, Nuova Zelanda e Giappone. Le societ del primo mondo hanno economie di mercato e sistemi politici multipartitici. Le societ del Secondo Mondo

erano quelle comuniste dell'Unione Sovietica e dell'Europa Orientale, con economie centralmente pianificate, ruolo subordinato della propriet privata e dell'impresa competitiva. Erano inoltre sistemi politici a partito unico. I paesi in via di sviluppo erano invece denominati Terzo Mondo. Con la fine della Guerra Fredda e la disintegrazione dell'URSS il secondo mondo tuttavia scomparso, assimilandosi sempre pi al sistema sociale del primo mondo. La maggior parte dei paesi in via di sviluppo si trovano in regioni che hanno subito il dominio coloniale: Asia, Africa e Sud America. I paesi in via di sviluppo sono diversi dalle societ tradizionali. Sono stati nazionali, sperimentano un rapido processo di urbanizzazione (sebbene la maggior parte della popolazione viva ancora in zone rurali), e bench l'agricoltura rimanga la principale attivit economica, i prodotti agricoli sono spesso destinati ai mercati mondiali pi che al consumo locale. Negli ultimi anni le condizioni di queste societ sono peggiorate, a causa della povert; questa situazione si verificata prevalentemente in Africa, mentre in Asia le societ hanno manifestato un certo miglioramento. Molti dei paesi pi poveri soffrono di una pesante crisi debitoria. Come gi detto, i paesi del Terzo Mondo non sono tutti uguali. Alcuni infatti presentano un processo di industrializzazione che ha portato ad una sensazionale crescita economica negli ultimi trent'anni. Questi paesi vengono definiti paesi di nuova industrializzazione, e tra essi troviamo Hong Kong, Corea del Sud, Singapore e Taiwan in Asia orientale. I loro livelli di crescita economica sono stati cos elevati da valer loro la nomea di tigri asiatiche. Nonostante la crisi del 1997/1998, i paesi asiatici di nuova industrializzazione hanno potuto godere di un miglioramento sostanziale delle condizioni di vita, con tassi di mortalit infantile ridotti e speranza di vita cresciuta. I processi di globalizzazione stanno producendo una redistribuzione enormemente complessa delle ricchezze, del potere e della conoscenza, tanto che ormai viene difficile parlare di Terzo Mondo riferendosi a questi posti.

1. Il mutamento sociale Il mutamento sociale un concetto difficilmente definibile, perch l'identificazione di un cambiamento significativo impone di accertare fino a che punto si modificata la struttura fondamentale di un oggetto o di una situazione in un dato periodo. Nel caso delle societ umane bisogna verificare quanto e come sono cambiate le istituzioni sociali fondamentali. Bisogna identificare inoltre ci che rimasto stabile, e costituisce un punto di riferimento per il riscontro delle trasformazioni. I tre principali fattori che hanno costantemente influenzato, nel corso della storia, il mutamento sociale, sono: i fattori ambientali, politici e culturali. Fattori ambientali. L'influenza dell'ambiente fisico sullo sviluppo sociale particolarmente evidente in situazioni estreme, quando la popolazione deve organizzare la propria esistenza in funzione delle condizioni climatiche (abitanti delle zone polari). Le prime civilt del mondo sono nate quasi tute in territori di grande fertilit, dove i trasporti via acqua o via terra erano facili. Le societ isolate sono rimaste immutate per gran parte del tempo. Ci detto, l'influenza diretta dell'ambiente sul mutamento sociale non particolarmente rilevante, perch i popoli sono spesso in grado di sviluppare considerevoli capacit produttive anche in aree inospitali. Fattori politici. Nelle societ di cacciatori-raccoglitrici l'influenza minima, perch non esistevano autorit politiche in grado di mobilitare la comunit. In tutte le altre societ invece l'esistenza di istituzioni politiche autonome ha un grande impatto sul percorso di sviluppo sociale. La potenza militare ha avuto un ruolo fondamentale nella formazione di gran parte degli stati tradizionali, ed stata ugualmente importante per la loro sopravvivenza e espansione. Essa dipende certamente dall'economia, ma il potere politico a reggere le redini del comando. E' quest'ultimo che decide di incanalare le risorse economiche nello sviluppo militare. Fattori culturali. I fattori culturali a cui si fa riferimento sono la religione, i sistemi

culturali, la leadership. Molto importante la natura dei sistemi di comunicazione. Ad esempio, con l'invenzione della scrittura si poterono tenere dei registri che consentirono un pi stretto controllo delle risorse materiali; essa ha anche modificato il rapporto col passato, presente e futuro, grazie ad annali che raccolgono i ricordi, che tengono conto di ci che stato. Comprendere la storia consente di capire i movimenti complessivi di una societ, e i suoi membri si possono cos adoperare per accelerarlo. Tra i fattori culturali va messa anche la leadership, perch i leader hanno avuto sempre un ruolo di grande importanza nella storia mondiale. Ma un individuo pu divenire tale solo se esistono le condizioni sociali favorevoli. Negli ultimi due secoli, il periodo della modernit, si avuta una straordinaria accelerazione del mutamento sociale. I fattori implicati sono economici, politici e culturali. Fattori economici. L'industria moderna prevede una costante espansione della produzione e una progressiva accumulazione della ricchezza. Il capitalismo promuove la continua evoluzione delle tecnologie produttive, un processo nel quale coinvolta la scienza. Il ritmo delle innovazioni tecnologiche di oggi il pi elevato di ogni epoca storica. (In passato i livelli di produzione erano quasi statici perch commisurati a esigenze consuetudinarie) Fattori politici. Mentre nelle societ tradizionali il cambiamento politico era riservato alle lite, visto che il potere erano ereditario, oggi invece le scelte della classe politica hanno conseguenze sull'intera nazione. La competizione tra nazioni stata tra le principali cause di cambiamento degli ultimi due secoli. I governi svolgono oggi un ruolo primario nello stimolare la crescita produttiva, e il ruolo economico dello stato assai rilevante. Enorme importanza ha avuto anche la guerra moderna. Le devastazioni delle due guerre mondiali hanno innescato programmi di ricostruzione che hanno portato a grandi cambiamenti istituzionali, non solo tra i paesi vinti ma anche fra quelli vincitori. Con l'influenza dei vincitori si diffuso anche lo stile di vita occidentale a livello mondiale. Fattori culturali. Sviluppo scientifico e secolarizzazione hanno contribuito in modo decisivo al carattere critico e innovativo della mentalit moderna. E' cambiato non solo il nostro modo di pensare, ma anche il contenuto delle nostre idee. Gli ideali moderni sono quelli di autorealizzazione, libert, uguaglianza e partecipazione democratica, che hanno avuto ruoli importanti nei processi di mutamento sociale e politico, rivoluzioni comprese. Anche se sviluppati in occidente, oggigiorno sono ideali estesi all'intero globo, favorendone il cambiamento ai pi ampi livelli. Parlando del cambiamento di valori che contraddistingue la maggioranza dei paesi occidentali, si sottolineata la crescente individualizzazione della societ, ossia l'importanza maggiore attribuita all'individuo, alla sua autonomia, dignit e responsabilit morale. Una delle sue conseguenze, oltre che una maggior tolleranza verso tutte le differenze ascritte, la relativit morale. La morale civica l'insieme di valori e giudizi su obbligazioni e diritti che afferiscono all'ambito della cittadinanza. Essa importante per capire sia la possibilit delle attuali democrazie di trovare una legittimazione morale al sistema politico democratico, sia la reale capacit della societ civile di promuovere un consenso morale su regole e principi civili. Essa ha due dimensioni: civismo e libertarismo. Il civismo tipico di coloro che pospongono il proprio interesse a quello collettivo. E' una virt moderata, affine alla tolleranza e al rispetto della legalit. Il libertarismo una dimensione di difesa dei diritti della persona e della sua libert di scelta.

L'Italia ha gradi elevati di civismo e pi bassi di libertarismo, collocandosi molto vicino agli USA. Queste due caratteristiche non sono distribuite in maniera eguale nella societ, ma presentano una variazione sistematica secondo le stratificazioni sociali di et e istruzione. Il civismo cresce con l'et. Incrociando questi due valori otteniamo quattro tipi morali distinti secondo il grado di civismo e libertarismo. Integristi civici: Usa e Italia. Alti livelli di civismo. Libertario individualista: Francia. Alti livelli di libertarismo. Libertario civico: Spagna. Entrambi livelli alti. Integrista individualista: si trova poco in tutti i paesi. Entrambi i livelli bassi. Si pu abbinare questi risultati con la presenza della laicit nei diversi paesi.

CAPITOLO 3 La Comunicazione non verbale L'interazione quotidiana creata dal rapporto tra quello che diciamo con le parole e quello che esprimiamo attraverso forme di comunicazione non verbale, vale a dire espressioni facciali, gesti, posture e movimenti del corpo. La comunicazione non verbale viene a volte definita come linguaggio del corpo. Un importante aspetto della comunicazione non verbale proprio l'espressione facciale delle emozioni. Ekman e colleghi hanno sviluppato il sistema di codificazione dell'attivit facciali per cercare di introdurre con maggiore precisione un'area di studi sulla materia. Charles Darwin sosteneva che le modalit fondamentali di espressione delle emozioni sono le stesse per tutti gli esseri umani, e le ricerche svolte da Ekman sembrano confermarlo, quasi che essi siano fenomeni innati. Fattori culturali e individuali influenzano tuttalpi l'esatta forma finale del movimento muscolare e il contesto in cui esso ritenuto appropriato. Non stata invece dimostrata l'esistenza di gesti e posture del corpo comuni a tutte le culture. Alcuni individui sono specialisti nel controllo della comunicazione non verbale e nell'accorta gestione dell'interazione con gli altri. Questa un'abilit propria dei diplomatici, ad esempio. Pare che vi sia anche una dimensione della comunicazione non verbale legata al genere, dovuta per lo pi a fattori culturali: ad esempio, in societ in cui sono gli uomini a dominare, essi si possono sentire pi liberi delle donne, sia nel pubblico che in privato, di entrare in contatto visivo con estranei. Se presi singolarmente, comportamenti del genere possono apparire irrilevanti, nel loro insieme contribuiscono a rafforzare i modelli del dominio di genere. Norme sociali e scambio verbale Gran parte delle nostre interazioni ha luogo attraverso lo scambio verbale occasionale nel corso di conversazioni informali. Lo studio della conversazione stato fortemente influenzato dal lavoro di Goffman, ma l'autore pi importante in materia Garfinkel, fondatore dell'etnometodologia. L'etnometodologia lo studio degli etnometodi, ossia le pratiche di uso comune, radicate culturalmente, di cui ci serviamo per dare senso a ci che gli altri fanno e dicono. Per comprendere una conversazione spesso indispensabile sapere in che contesto sociale essa viene portata avanti, perch se non si conosce quello impossibile capire il senso dei discorsi. Le forme pi insignificanti di conversazione quotidiana presumono invece una comprensione condivisa fra coloro che vi partecipano. Spesso capiamo ci che ci viene detto grazie alle supposizioni tacite che sorreggono lo scambio verbale. Queste sono state messe in luce da alcuni esperimenti di Garfinkel. Spesso nello scambio verbale vengono usate affermazioni basate sul senso comune. Si tratta di convenzioni culturali inespresse il cui rispetto indispensabile per la comunicazione quotidiana. Se vengono ignorate queste convenzioni, o se non ci si adegua agli indizi trasmessi dall'interlocutore cambiamenti nell'intonazione, brevi pause, gesti -, se, cio, i partecipanti non cooperano alla conversazione si possono creare tensioni. Duneier e Molotch hanno messo in atto una tecnica chiamata analisi della conversazione, tecnica che esamina il significato di ogni elemento di una conversazione, dal pi piccolo mugolio, riempitivo, all'esatta tempistica degli scambi (comprese pause, interruzioni e sovrapposizioni). In una conversazione la scelta dei tempi fondamentale, un ritardo nella risposta pu bastare a segnalare, ad esempio, il desiderio di cambiare argomento. I due studiosi usano la locuzione vandalismo internazionale per definire la produzione di disagio e incertezza attraverso scambi verbali tecnicamente incivili. Gridi di reazione: per Goffman, esclamazioni inarticolate, non risposte involontarie ma rivolte ad altre persone presenti, che segnala dunque una capacit di controllo sui dettagli della vita sociale.

Diamo per scontato, secondo lo studioso, un controllo continuo e complesso sull'aspetto esteriore di ciascuna delle azioni che compiamo. Ci si attende una prontezza controllata, da noi e dagli altri, cio una dimostrazione di competenza nella routine quotidiana. Lapsus Linguae: errori di linguaggio nell'ambito della conversazione. Secondo Freud nessun errore commesso nel parlare in realt accidentale. I lapsus verbali rivelano per un breve attimo cose che desideriamo tenere nascoste, consapevolmente o meno, mettendo momentaneamente a nudo i nostri autentici sentimenti. L'interazione nel tempo e nello spazio Tutte le interazioni sono situate, avvengono cio in un particolare luogo e hanno un particolare durata. Lo spostamento nello spazio spesso associato a quello nel tempo: per recarmi in un determinato posto copro una certa distanza in un certo intervallo temporale. Quando si analizzano le interazioni sociali utile tenere conto di questa convergenza spazio-temporale. Regionalizzazione: per comprendere come le attivit sociali sono organizzate nello spazio/tempo ci si riferisce a questo concetto, che fa riferimento al modo in cui la vita sociale si colloca nello spazio-tempo. Nella societ moderna il tempo cronometrico a delimitare fortemente le nostre attivit. E' l'orologio a fare da padrone, il cui sistema di riferimento temporale fu introdotto con una conferenza alla fine del 1800, durante la quale fu anche suddiviso il globo in ventiquattro meridiani correlati al meridiano zero, quello di Greenwich. Il GMT rimasto operativo per un intero secolo, fino a quando non stato soppiantato dal Tu, tempo universale. Istituzioni: Stato, amministrazione pubblica, diritto, leggi, costituzione, famiglia, chiesa, scuola, ospedale, tribunale, carcere, teorie scientifiche, linguaggio, mercato, etc. Il concetto di istituzione il risultato di un processo di elaborazione e astrazione concettuale, ed come tale un concetto scientifico, non una nozione di senso comune. Lo studio delle istituzione lo studio della dimensione istituzionale della vita sociale. Le istituzioni sono corpi intermedi tra i singoli individui e la societ, che comprendono al loro interno quindi sia motivi soggettivi che meccanismi oggettivi. Sono aggregati che conducono un'esistenza anche sovraindividuale, tanto stabili da essere quasi inerti, strutturano e canalizzano l'agire individuale fornendogli sia vincoli che risorse, sprigionano forza normativa e tra le loro braccia si addensa un qualche tipo di potere. Le istituzioni conferiscono stabilit e prevedibilit alla vita sociale, ma diventano spesso inerti e quindi difficili da cambiare. Tracciando confini, esse creano un noi, costituiscono un'appartenenza, da cui tuttavia spesso difficile uscire. Il tema delle istituzioni altamente complesso e difficile da definire.

CAPITOLO QUATTRO Genere e Sessualit Anche la questione della maschilit e femminilit non facilmente classificabile, da un punto di vista sociologico. Il genere non soltanto qualcosa di biologico, qualcosa che esiste: tutti noi, secondo alcuni sociologi, costruiamo il genere nelle interazioni sociali con gli altri. Non c' accordo fra gli studiosi sul grado in cui le caratteristiche biologiche innate hanno un effetto sull'identit di genere e sulle attivit sessuali. Tuttavia, le differenze di genere sono di grande interesse, in quanto sono strettamente legate a diseguaglianze e potere. Innanzitutto bisogna fare una differenza fra sesso e genere. Sesso: indica le differenze anatomiche e fisiologiche dei corpi maschili e femminili. Genere: concerne le differenze psicologiche, culturali e sociali tra maschi e femmine. E' collegato alle nozioni socialmente costruite di maschilit e femminilit, quindi non necessariamente un prodotto diretto del sesso biologico. Ci sono poi tre filoni interpretativi: le teorie che supportano l'idea di una differenza naturale fra uomini e donne (quindi, maschi e femmine sono differenziati biologicamente); teorie che pongono al centro dell'attenzione la socializzazione di genere (la differenza non sta nella biologia ma nella socializzazione); teorie secondo cui genere e sesso sono entrambi privi di una base biologica, e sono il risultato della costruzione sociale. - Differenza Naturale. In che misura dunque le differenze tra uomini e donne sono dovute al sesso piuttosto che al genere? Alcuni autori ritengono che determinati aspetti della biologia umana, come cromosomi, ormoni, dimensioni del cervello, comportino differenze innate di comportamento tra uomini e donne, evidenziate poi in maniera particolare dalle diverse culture. Ad esempio, poich nella maggior parte delle culture gli uomini sono dediti alla caccia, questo dimostrerebbe il possesso di tendenze aggressive biologicamente fondate, di cui le donne sono prive. Altri sono in disaccordo con questa teoria: a loro parere, le teorie della differenza naturale si basano sul comportamento animale, senza tenere conto delle evidenze antropologiche e storiche concernenti il comportamento umano; poi, il fatto che certe caratteristiche siano universali non vuol dire che debbano essere di origine biologica. Le teorie che sostengono una predisposizione innata trascurano il ruolo decisivo dell'interazione sociale nella definizione del comportamento umano. - Socializzazione di genere. E' un'altra via per comprendere le differenze tra uomini e donne. Essa pone l'accento sulla socializzazione di genere, ovvero sull'apprendimento dei ruoli di genere attraverso gli agenti sociali, come famiglia, scuola, etc. Questo approccio distingue tra sesso biologico e genere sociale: un bambino nasce col primo e sviluppa il secondo. Le differenze di genere dunque non sono determinate dalla biologia, ma sono un prodotto culturale. Uomini e donne vengono socializzati a ruoli differenti. Bambini e bambine apprendono i ruoli sessuali e le identit di genere guidati da sanzioni positive e negative. Se un individuo sviluppa comportamenti di genere che non corrispondono al suo sesso biologico, ossia sviluppa comportamenti devianti, se ne cerca la spiegazione in una socializzazione inadeguata o anomala. Molte sono state le critiche rivolte alla teoria della socializzazione di genere. Molti autori sostengono che essa non sia un processo intrinsecamente armonioso, in quanto gli agenti coinvolti scuola, famiglia, amici possono essere in contrasto fra di loro. Inoltre, questa teoria ignora la capacit degli individui di respingere o modificare le aspettative sociali connesse ai ruoli sessuali. Dimenticano, insomma, che durante la socializzazione l'individuo un ricettore attivo.

Tuttavia, queste teorie non devono essere rifiutate in toto, perch molte teorie hanno dimostrato che, in qualche misura, le differenze di genere sono il prodotto di influenze sociali. - Costruzione sociale del genere e del sesso. Un numero crescenti di studiosi ha criticato, negli ultimi anni, le teorie della socializzazione di genere, sostenendo che sia il sesso sia il genere siano da considerare come dei costrutti sociali. Non solo il genere, ma il corpo umano stesso soggetto a forze sociali che lo plasmano e lo modificano in vari modi. Gli individui possono scegliere di modificare il loro corpo come vogliono (piercing, diete, palestra, chirurgia, cambio di sesso). Mentre i teorici che si concentrano sui ruoli sessuali e sull'apprendimento di genere accettano la presenza di una differenza biologica fondante; mentre per i teorici della socializzazione di genere la distinzione biologica viene elaborata a livello culturale, invece quanti teorizzano la costruzione sociale del genere e del sesso respingono l'idea di un qualsiasi fondamento biologico delle identit di genere. Identit di genere e differenze sessuali si influenzano vicendevolmente. L'identit di genere: due teorie Secondo queste due teorie le differenze di genere si formano inconsciamente durante i primi anni di vita, anzich essere i risultati di una predisposizione biologica. SIGMUND FREUD. Secondo la sua teoria, l'apprendimento delle differenze di genere da parte dei bambini incentrato sulla presenza o l'assenza del pene, vista non solo come differenza anatomica ma come simbolica espressione di maschilit e femminilit. La formazione delle identit di genere ha iniziato con la fase edipica, attorno ai quattro o cinque anni. Qui per i bambini fondamentale il rapporto coi genitori. Il bambino vede, pi o meno inconsciamente, il padre come rivale nella lotta per l'attenzione materna, fino a sviluppare la paura della castrazione da parte sua. Ci induce il bambino ad accettare la sua superiorit, reprimendo l'infantile attrazione erotica per la madre; quando il bambino giunger ad identificarsi col padre, assumer gli atteggiamenti aggressivi tipici dell'identit maschile. Le bambine invece svilupperebbero l'invidia del pene; ci le induce a svalutare la madre, anche lei priva. Quando giunger ad identificarsi con lei assumer gli atteggiamenti remissivi tipici dell'identit femminile. Col finire della fase edipica, il bambino ha imparato a reprimere le proprie pulsioni erotiche. Entra cos, fino alla pubert, nel periodo di latenza, dove le pulsioni sessuali continuano a venire represse fino a quando, con lo sviluppo biologico, non si riattiveranno autonomamente. Qui importante il rapporto col gruppo di pari dello stesso sesso. Molte sono state le obiezioni alle teorie freudiane, molte delle quali fatte da studiose femministe. In primo luogo, identifica troppo strettamente l'identit di genere col problema dei genitali; In secondo luogo, sembra dipendere dall'idea che il pene sia naturalmente superiore alla vagina, pensata addirittura come semplice assenza dell'organo maschile. In terzo luogo, il padre posto come unica fonte di autorit, mentre in alcune culture la madre a coprire tale ruolo. In ultima analisi, Freud concentra l'apprendimento delle identit di genere nel periodo fra i quattro e cinque anni, mentre molti autori hanno sottolineato l'importanza del periodo precedente, la primissima infanzia.

Nancy Chodorow. Smentendo Freud, Nancy afferma che la formazione dell'identit di genere un'esperienza molto precoce; e, ancora, a differenza di Freud attribuisce pi importanza alla madre che al padre. Addirittura, per lei la percezione di essere maschio o femmina deriva dall'attaccamento del bambino alla madre. Per poter acquisire un senso di s separato, alla fine questo attaccamento deve essere spezzato: questa rottura avviene in maniera differente per bambini e bambine. Non essendoci una separazione netta dalla madre, la bambina, e poi la donna adulta, ha un senso di s meno separato dagli altri. La sua identit spesso dipendente da quella di qualcun altro: prima la

madre, poi il suo uomo. Ci tende a produrre nella donna sensibilit e partecipazione emotiva. I maschietti invece acquistano il senso di s in seguito ad un distaccamento pi forte dalla mamma, ricavando la propria comprensione della maschilit da ci che non femminile. Sviluppano cos una visione pi analitica del mondo, e sono meno capaci delle femmine di intrattenere rapporti di intimit. La Chodorow inverte, in una certa misura, l'impostazione freudiana, considerando la maschilit una perdita, invece che la femminilit. Molte sono state le critiche alle sue teoria, ma il suo rimane comunque un contributo importante. Ha, ad esempio, aiutato a capire le origini di quella che gli psicologi chiamano inespressivit maschile, ossia l'incapacit degli uomini a manifestare i propri sentimenti. Interpretazioni della diseguaglianza di genere In quasi tutte le societ differenze di genere portano diseguaglianza sociale. I ruoli maschili sono, in generale, pi reputati e premiati di quelli femminili. In quasi tutte le culture alle donne sono affidati i lavori domestici e la cura dei figli, mentre gli uomini hanno la responsabilit di mantenere la famiglia. Questa divisione del lavoro ha fatto si che uomini e donne raggiungessero posizioni ineguali in termini di potere, prestigio e ricchezza. Gli autori che appartengono al pensiero della differenza naturale affermano che la divisione sessuale del lavoro basata su fattori biologici. Oggi queste posizioni hanno perso molto credito, anche se le diseguaglianze sociali dovute alle differenze di genere sono ancora ben visibili nella societ. L'approccio funzionalista considera la societ un sistema di parti reciprocamente collegate che, in condizioni di equilibrio, cooperano armoniosamente per produrre coesione sociale. Applicando questa visione allo studio del genere si arriva al tentativo di dimostrare che le differenze di genere contribuiscono alla stabilit e coesione sociale. Talcott Parsons. Si occupato del ruolo della famiglia nelle societ industriali. A suo avviso, il successo della socializzazione dei bambini dipendeva dal supporto di una famiglia stabile; una famiglia tale se vi presente la divisione dei ruoli lavorativi fra uomo e donna, per cui la donna svolge ruoli espressivi, garantendo sicurezza ai figli e fornendo loro sostegno emotivo, mentre l'uomo svolge i ruoli strumentali, cio provvede al sostentamento familiare. Il suo punto di vista stato criticato da femministe e sociologi, poich sembra giustificare la subordinazione femminile nella famiglia. John Bowlby. Per lui la madre svolge un ruolo cruciale nella socializzazione primaria dei figli. Se la madre assente o se il bambino viene separato precocemente dalla madre, si crea una situazione di privazione materna per cui la socializzazione del bambino rischia di divenire inadeguata, conducendolo a gravi difficolt sociali e psicologiche. La madre deve essere sempre presente, dunque. E se questa viene a mancare, il sostituto deve essere comunque una donna. Alcuni studi per sembrano andare contro la tesi della privazione materna, perch risulta che lo sviluppo personale dei bambini sia migliore quando entrambi i genitori svolgono occupazioni che li portano a stare per qualche ora fuori di casa. Approcci femministi Il movimento femminista ha prodotto numerosi contributi teorici che tentano di spiegare le diseguaglianze di genere e di formulare programmi per il loro superamento. Qui di seguito sono riportati i tre principali filoni del pensiero femminista: il femminismo liberale, quello radicale e il femminismo nero. Femminismo liberale. Esse attiravano l'attenzione sui fattori che contribuiscono alle diseguaglianze di genere, come il sessismo o la discriminazione delle donne nel lavoro, nella scuola e nei mezzi di comunicazione. Questo approccio si concentra sulla difesa e sulla promozione delle

apri opportunit per le donne attraverso strumenti legislativi, come la parit salariale e le norme anti-discriminazione. Concentrandosi sulle singole questioni, le femministe liberali presentano solo un quadro parziale della diseguaglianza di genere, mostrandosi incapaci di capirne le cause di fondo e di riconoscere la natura sistemica dell'oppressione femminile nella societ. Femminismo radicale. Queste femministe ritengono gli uomini responsabili dello sfruttamento femminile. L'analisi del potere patriarcale la dominazione sistematica delle donne da parte degli uomini centrale. Esso considerato un fenomeno universale. Considerano la famiglia come fonte principale di oppressione delle donne nella societ, sostenendo che gli uomini sfruttano le donne approfittando del loro lavoro domestico gratuito. Ci fu chi parl di classe sociale per descrivere la posizione sociale delle donne, riferendosi al fatto che gli uomini esercitano un controllo sul ruolo della donna nella riproduzione e educazione dei figli. Poich la donna, per biologia, impegnata primariamente nella procreazione, diventa materialmente dipendente dagli uomini per protezione e sostentamento. Di conseguenza, l'emancipazione pu passare solo attraverso l'abolizione della famiglia. Altre femministe radicali vedono nella violenza maschile sulle donne l'elemento fondante della superiorit maschile. Perfino i comuni concetti di bellezza e sessualit riducono le donne a meri oggetti sessuali il cui ruolo primario intrattenere e compiacere gli uomini. Per loro, non ci sono norme che possano modificare l'attuale assetto sociale. Poich il patriarcato un fenomeno sistemico, l'uguaglianza di genere pu essere ottenuta solo rovesciando tale ordine. Femminismo nero. Secondo questo punto di vista illegittimo ricavare teorie generali sulla subordinazione femminile dall'esperienza di un solo gruppo di donne. Ma anche sbagliata l'idea stessa di una forma unica di oppressione di genere vissuta in maniera uguale da tutte le donne. Il femminismo nero si occupa in particolare dei problemi delle donne di colore. Le donne nere, gi vittime del razzismo, subiscono anche pi fortemente l'oppressione della dimensione di classe . FEMMINILITA', MASCHILITA' E RELAIZONI DI GENERE Mentre la ricerca si concentr in un primo periodo soprattutto sulla femminilit, anche grazie all'apporto del pensiero femminista, i sociologi tentano oggi di comprendere come si costruisce l'identit maschile e quale impatto hanno sul comportamento maschile i ruoli socialmente prescritti.. Connell In Gender and Power e in Masculinities integra i concetti di patriarcato e maschilit in una teoria complessiva delle relazioni di genere. Secondo lui, l'ordine di genere (ossia l'ambito organizzato di pratiche umane e relazioni sociali) definisce le forme della maschilit e femminilit, che risultano incomprensibili al di fuori dell'ordine stesso o prese individualmente. Individua tre dimensioni che costituiscono l'ordine di genere: il lavoro (divisione sessuale delle attivit sia in ambito familiare che professionale); il potere, che concerne le relazioni basate sull'autorit, sulla violenza o sull'ideologia sia nelle istituzioni sociali che nella vita domestica; la catessi, che riguarda la dinamica dei rapporti intimi, emozionali e affettivi. Nelle societ industriali moderne l'ordine di genere ancora patriarcale, che concerne il dominio degli uomini sulle donne. Esistono, a suo parere, molte espressioni diverse della maschilit e della femminilit, che a livello sociale sono ordinate seguendo una gerarchia basata su tipi ideali. Alla sommit c' la maschilit egemone, che domina su tutte le altre forme di maschilit e femminilit. La maschilit egemone associata in primo luogo a eterosessualit e matrimonio, all'autorit, al lavoro retribuito e alla forza fisica. Molti uomini traggono vantaggio dalla posizione dominante della maschilit egemone nella gerarchia di genere: questi incarnano la maschilit complice.

La maschilit omosessuale, opposta a quella egemone, si trova nel posto pi bassod ella gerarchia. Le diverse forme di femminilit sono tutte subordinate alla maschilit egemone. La femminilit enfatizzata il complemento della maschilit egemone, rappresentante una donna orientata al soddisfacimento degli interessi e dei desideri maschili, caratterizzata da condiscendenza, amorevolezza e empatia. Esistono infine forme di femminilit resistenti, che rifiutano il modello prevalente, e per questo si trovano ai gradini pi bassi della gerarchia. Connell respinge l'idea che le relazioni di genere siano statiche. Nella convinzione che sesso e genere siano costrutti sociali, Connell ritiene che gli individui possano modificare il loro orientamento di genere. Ci non porta per forza ad un passaggio dall'omosessualit all'eterosessualit o viceversa, ma piuttosto un processo di continuo aggiustamento delle identit e degli atteggiamenti di genere. A suo parere ci troviamo davanti a prorompenti tendenze di crisi dell'ordine di genere sotto diversi aspetti: crisi dell'istituzionalizzazione, per cui le istituzioni tradizionalmente sostenitrici del potere maschile (stato e famiglia) stanno declinando; crisi della sessualit, con una prevalenza meno netta della maschilit egemone, messa alle corde dalla crescente sessualit femminile e omosessuale; crisi della formazione di interessi, per cui gli interessi sociali iniziano a fondarsi su nuove basi che contraddicono l'ordine di genere esistente. Molti studiosi pensano che sia in corso una crisi della maschilit. E', in particolare, il concetto di male breadwinner ad entrare in crisi. Non solo perch, in caso di povert, difficile mantenere tale ruolo, ma anche perch le donne stanno diventando sempre pi indipendenti. LA SESSUALIT UMANA La nostra epoca ha spezzato il legame tra sessualit e riproduzione tipico delle societ tradizionali. Mentre un tempo la sessualit era definita in termini di eterosessualit e monogamia coniugale, oggi si presentano forme diverse di comportamenti e orientamenti sessuali. La maggior parte degli individui in ogni societ eterosessuale; l'eterosessualit sta alla base del matrimonio e della famiglia. Tuttavia esistono forme diverse di sessualit. Eterosessualit maschile e femminile bisessualit maschile e femminile omosessualit maschile e femminile transessualit maschile e femminile Le pratiche sessuali sono ancora pi differenziate. Perfino i canoni di attrattiva sessuale, per lo pi fisici, differiscono di cultura in cultura. La sessualit nella cultura occidentale il prodotto di quasi duemila anni di influenza del cristianesimo. La sessualit sempre stata vista ai fini della procreazione, e ogni altro tipo di pratica viene malvista. Spesso regnava una buona dose di ipocrisia sessuale, che voleva che le donne virtuose fossero indifferenti alla sessualit e accettassero le attenzioni del marito solo per dovere, mentre in giro per la citt regnava la prostituzione. Il diverso atteggiamento nei confronti delle attivit sessuali maschili e femminili ha costituito per lungo tempo una doppia morale sessuale, la cui influenza si fa ancora sentire.