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FRANCA ONGARO BASAGLIAAMOS VOGEL SERENA NONOABDALLAH YAHYABEN ZETLIN DA BUSKER A ROCKSTAR LIBRI, CANTA LITALIA IL DERBY DELLUNITA

DITALIA BAYERN-CHELSEA
MUSICA ARTI OZIO
SUPPLEMENTO SETTIMANALE DE IL MANIFESTO SABATO 19 MAGGIO 2012 ANNO 15 N. 20

24 AL SECONDO
LARMA DELLA SOVVERSIONE SECONDO AMOS VOGEL, PATTO TRA LUCE E OSCURIT, MATERIA INCANDESCENTE PER TRASFORMARE IN REALT LE UTOPIE

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ALIAS 19 MAGGIO 2012

I FILM

LAPPLICAZIONE DELLA 180

ULIDI PICCOLA MIA


Il docufilm di Mateo Zoni, in concorso al Torino Film Festival, mette in scena ladolescente Paola, accolta in una struttura per aiutarla a superare le sue crisi di autolesionismo. Alla soglia del compleanno dei 18 anni si sente pi forte, avanza con passione e generosit nella vita di tutti i giorni, tra le compagne della casa e, snodo di sceneggiatura, in visita alla famiglia che permette allo spettatore di entrare in meandri oscuri dove la normalit pu celare lorigine di un disturbo mentale, pur tra gli affetti pi profondi. Libro di riferimento: Morte della famiglia di David Cooper, film di riferimento: Matti da slegare di Bellocchio, Agosti, Rulli, Petraglia

Come si attua lutopia della realt

BASAGLIA

Franca Ongaro Basaglia, ha condiviso con il marito limpegno politico, dal lavoro allospedale di Gorizia alle battaglie per la riforma psichiatrica e sanitaria. Ora si ripubblicano i suoi scritti
sembrava incapace di riconoscere queste tendenze e di una politica sempre meno interessata ad arginarle. Salvo gli anni di Gorizia, in cui ha partecipato allapertura del manicomio, e gli anni dellimpegno parlamentare, Franca Basaglia ha fatto soprattutto lavoro di studio e di scrittura, in un legame molto forte, sostanziale con il lavoro di trasformazione che Franco Basaglia inventava e guidava, e con la straordinaria mobilitazione che ne nasceva. Per tutti gli anni settanta, la grande casa di Venezia, dove Franca Basaglia abitava con i figli e in cui Franco tornava quasi ogni fine settimana, stata attraversata dalle persone pi diverse con cui prendevano corpo i progetti di quegli anni intensissimi, in un clima spesso allegro, a volte conflittuale, con ben poca distinzione tra vita privata e pubblica. Franca Basaglia, con quel suo stile aristocratico e affettuoso, anticonformista e accogliente, era un riferimento fondamentale di quel discutere, progettare, realizzare da Marco Cavallo a Psichiatria democratica, al Rseau, ai programmi di ricerca, al dibattito sulla riforma psichiatrica, che ebbe unaccelerata improvvisa tra la fine del 77 e i primi mesi del 78, proprio mentre lei scriveva i primi tre saggi di questo libro, quasi rifugiata in quello che chiamava lo studietto, tra gli schedari che riordinava e i blocchi di appunti in cui annotava le discussioni con Franco Basaglia. I lavori che hanno scritto insieme negli anni settanta sono nati cos, con lunghe discussioni nelle quali venivano coinvolti anche i collaboratori, i colleghi, gli amici con cui nei fine settimana si lavorava a un progetto o allaltro. Quando si era formata una massa critica di idee e argomenti, Franca Basaglia si chiudeva nello studietto con la macchina da scrivere, cercando di difendersi dal telefono e dai problemi che la reclamavano. Franca Basaglia ha scelto e sempre difeso questo legame tra il suo lavoro teorico e la concretezza dei luoghi in cui si giocavano le questioni che studiava. Si mantenuta in contatto con i servizi, ha lavorato alla formazione degli operatori, ha sostenuto le associazioni di familiari e utenti, andata a convegni, dibattiti, incontri. Questi due aspetti, il lavoro teorico e limpegno culturale e politico, nella sua vita si sono sempre integrati perch nascevano dalla stessa ispirazione, si nutrivano degli stessi sentimenti, avevano la stessa origine e radicalit. Negli ultimi tempi, Franca Basaglia usava spesso questo concetto, radicalit. Era convinta che per capire cosera accaduto con la riforma psichiatrica e non solo, si dovesse essere radicali, si dovesse cio cercare di cogliere la radice delle questioni, che poi sta nella concreta condizione degli umani, nei loro corpi ed esperienze, nelle diversit e disuguaglianze da cui sono segnati. necessario un cambio radicale dei corpi professionali e dei fondamenti culturali delle diverse discipline, concludeva in quello che stato il suo ultimo lavoro, la lezione per la laurea ad honorem a Sassari. Queste discipline, che agiscono

di MARIA GRAZIA GIANNICHEDDA

Franca Ongaro Basaglia stata una protagonista delle battaglie civili e culturali che hanno cercato di dare qualit ai cambiamenti che attraversavano lItalia negli anni di intense speranze e contrapposte paure del secondo dopoguerra. Se la societ italiana ha girato lo sguardo verso gli internati dei manicomi, se la psichiatria ha cominciato a interrogarsi sui suoi fondamenti e la democrazia a giudicarsi di fronte alla condizione dei malati di mente e di quanti vivono forme analoghe di esclusione, se la costruzione della cittadinanza ha fatto passi avanti nel

segno della Costituzione, questo lo si deve in modo speciale allimpulso di un gruppo di intellettuali e di tecnici, e Franca Basaglia tra questi, che nei primi anni sessanta hanno cominciato a pensare e a fare ricerca in modo diverso rispetto alle culture dominanti, e si sono assunti la responsabilit di mettere alla prova le proprie intuizioni nella pratica professionale e nellimpegno politico. Franca Basaglia ha vissuto per intero il ciclo del cambiamento che ha contribuito a innescare: il lavoro nellospedale psichiatrico di Gorizia; il movimento che scuote la psichiatria in tutta Europa e che in Italia dura pi a lungo perch si

MARIA GRAZIA GIANNICHEDDA


Gli scritti di Franca Basaglia contenuti in Salute/malattia sono in buona parte delle voci dell Enciclopedia Einaudi. Uno di essi, quello intitolato Follia/delirio un lavoro a quattro mani scritto con Franco Basaglia. Sono ripresentati con il discorso inedito che Franca Basaglia tenne nel 2001 in occasione del conferimento della laurea honoris causa a Sassari, e con un saggio (che qui pubblichiamo in parte) di Maria Grazia Giannichedda che insegna sociologia dei fenomeni politici allUniversit di Sassari ed stata tra i pi stretti collaboratori di Franco Basaglia a Trieste e a Roma. Ha lavorato con Franca Ongaro Basaglia come consulente del gruppo Sinistra indipendente e ha curato con lei la pubblicazione delle Conferenze brasiliane di Franco Basaglia. Ha collaborato con la Commissione europea, lOrganizzazione mondiale della sanit e altri organismi delle Nazioni Unite. Con Franca e Alberta Basaglia ha costituito la Fondazione Basaglia di cui attualmente presidente.

radica nellistituzione pubblica e da l conduce le sue battaglie; le riforme psichiatrica e sanitaria del 1978 e i duri anni successivi, con la morte di Franco Basaglia nel 1980 e i progetti di controriforma in Parlamento, dove Franca Basaglia arriva nel 1984, eletta al Senato come indipendente nelle liste del Partito comunista. Per due legislature Franca Basaglia diventa il riferimento delle esperienze di trasformazione della psichiatria che resistono e di quelle nuove che nascono, si impegna nel dialogo col movimento dei familiari, cerca di indurre gesti di governo della riforma attraverso diverse iniziative, tra le quali un disegno di legge che sar la base del primo progetto Obiettivo salute mentale nel 1989. Poi la svolta degli anni novanta, con le prime, in realt uniche, azioni di governo della riforma, la chiusura degli ultimi ospedali psichiatrici e la diffusione dei servizi di salute mentale, sempre diseguali in quantit e qualit. Franca Basaglia ha segnato questo percorso fino ai primi anni duemila, che forse sono stati per lei i pi difficili. Certo era indebolita dalla malattia che lha portata alla morte il 13 gennaio 2005, ma era anche colpita dal regredire veloce dei processi di riforma della psichiatria e della sanit e dal crescere invece, quasi senza contrasto, dei processi di medicalizzazione della vita e di costruzione del povero come nemico, a fronte di una cultura che

essenzialmente su parti separate dei corpi, dovrebbero invece misurarsi con i bisogni di cui questi corpi sono intrisi, e dovrebbero porsi il problema prioritario della disuguaglianza e del conflitto che essa produce come radice con cui confrontarsi. Quel confronto per Franca Basaglia era iniziato a Gorizia, davanti ai corpi offesi dal manicomio, e in fondo ha lavorato tutta la vita per capire, spiegare agli altri e combattere ci che allora aveva visto. Nelle prime pagine di un libro per ragazzi, Manicomio perch?, Franca Basaglia ricorda le prime immagini viste del manicomio. il 1962, lei ha trentaquattro anni,

ALIAS 19 MAGGIO 2012


GERENZA

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ROBA DA MATTI
Enrico Pitzianti, regista cagliaritano, entra nella struttura assistenziale di Casamatta a Quartu SantElena, allavanguardia nel suo campo, dove sono ospitate da 17 anni sette persone con disagi mentali che si trovano nella situazione di dover trovare in breve tempo una nuova casa che li accolga perch sotto sfratto e anche nellimpossibilit di fronteggiare le spese. Emergono le capacit organizzative di Gisella Trincas, tra i fondatori della struttura e presidente dellAsarp (associazione sarda per lattuazione della riforma psichiatrica), destinata a familiari e volontari, con lobiettivo di rivendicare la pratica

attuazione della legge 180. Prendono sempre pi forma nel documentario le diverse personalit dei protagonisti che cercano di immaginare il loro futuro: chi sogna la nuova casa, chi una nuova vita con il fidanzato, e per tutti evidente come lidea di riprendersi la vita sia una realt, delineata con affettuosa partecipazione. Il film, una produzione indipendente, ha avuto un grande successo in Sardegna e grazie alla partecipazione popolare lo sfratto, se non rientrato, stato dilazionato. Gi distribuito nelle sale del continente, dopo Roma, Milano, Genova e Torino esce anche al Lumire di Bologna il 28 maggio, il 29 al Fronte del Porto Cineclub di Padova, il 21 giugno al cinema Ariston di Trieste, nella prima serata alla presenza del regista

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Nella pagina accanto un ritratto di Franca Ongaro Basaglia In grande, Franco Basaglia durante la preparazione della mostra fotografica sui manicomi a Parma nel 1968 (foto Carla Cerati)e sotto, ritratto da Claudio Ern. Entrambe le immagini sono tratte dal sito www.francobasaglia.org. A pag 2 anche il manifesto del festival Storia

INTERVISTA ENRICO PITZIANTI

Dalla Sardegna si spalancano i cancelli aperti della casamatta


di SILVANA SILVESTRI

IL RITORNO DELLELETTROSHOCK
Sembra un brutto incubo o un film dellorrore invece pura realt, abbiamo potuto vederlo in un documentario realizzato durante unirruzione a sorpresa dal senatore Umberto Marino del Pd, i manicomi criminali, adesso li chiamano O.P.G. ma sono sempre gli stessi, in Italia esistono ancora e sono pieni di rifiuti umani di cui nessuno ha voglia di farsi carico, ci hanno detto che presto li chiuderanno, dovrebbero farlo nel 2013 speriamo che sia vero, perch le immagini rimbalzate dalla televisione nelle nostre case erano cos tragiche da non potersi sostenere in un dopocena casalingo senza provocare un impulso di rigetto, e le storie che i poveri disgraziati rinchiusi in questi luoghi di tortura raccontavano, affannandosi disperatamente davanti alla telecamera, altro non sono che un elenco penoso di piccoli eventi di ordinario malessere, di solitudini e abbandoni, di tragiche casualit o premeditate cattiverie. Gente che magari paga da ventanni una rissa dopo una sbronza troppo molesta finita in denucia penale con la reclusione forzata in manicomio criminale solo perch non ha una famiglia disposta a riaccoglierli, perch la diversit scomoda e fa paura. Per esperienza personale posso dire di aver faticato per oltre due anni insieme ad un gruppo di amici per tirar fuori dal manicomio criminale un bravissimo attore purtroppo alcoolista che in preda a coma etilico si era lasciato andare a rissose minacce contro il corpo dei Carabinieri e da loro era stato denunciato e quando doveva essere rilasciato, non essendo riuscito a trovare nessuna comunit che se ne facesse carico, stato spedito, ormai pi lucido di una palla di cannone ad Aversa. Parlo di questo argomento perch in questi giorni esce Salute/malattia di Franca Ongaro Basaglia moglie e stretta collaboratrice di Franco Basaglia, che il terzo volume della collana 180. Archivio critico della salute mentale ed. Alpha Beta Merano. Ne parlo perch in questo periodo di tagli e di restaurazione mi chiedo che fine faranno tutti quegli ospiti altrove indesiderati. In tempi di medicalizzazione forzata, in cui qualcuno ha perfino il coraggio di rivalutare gli elettroshock, sarebbe molto importante far conoscere il punto di vista di questa fine intellettuale che propone di guardare e vivere la malattia mentale dal punto di vista del soggetto, addirittura la considera unopportunit di crescita e consapevolezza per il malato stesso, tutto il contrario delloggettivazione della malattia dal punto di vista medico tanto in voga adesso. Si sa che la legge 180 stata realizzata solo a met, i manicomi sono stati chiusi, tranne quelli criminali, ma non sono state create, a parte qualche caso raro , situazioni alternative in grado di accogliere chi ha disagi mentali, eppure la societ in cui viviamo sempre pi malata. Siamo cos pieni di problemi reali da non renderci neanche conto di vivere in un continuo controsenso i parlamentari guadagnano in un mese quello che la gente normale guadagna in un anno, la societ al 50% composta da donne eppure [VSOM]siamo da sempre governati da uomini, cito solo queste due banalit tanto per ricordarmi che i pazzi veri siamo noi che accettiamo supinamente un sistema che di sano non sembra avere pi nulla.

Racconta lesperienza riuscita molto bene di una residenza che accoglie alcune persone con disagio psichico Roba da matti di Enrico Pitzianti, stagione di grande successo alla sua uscita in Sardegna ed ora distribuito in varie citt. Il problema della casa era limpossibilit di tenerla ancora. Come stato accolto il film? Piace molto, emoziona, trasmette emozioni, attira pubblico e le associazioni. Sono ancora sotto sfratto, il film servito per allungare i tempi dello sfratto, poich in Sardegna ha avuto molta risonanza , cos il padrone di casa per non avere problemi ha deciso che fino al 31 dicembre non avrebbe mandato lufficiale giudiziario. Per da l se ne dovranno andare. D limpressione di un esperimento riuscito secondo le indicazioni di Basaglia Lapice della filosofia basagliana, la massima espressione di quello che aveva in mente Basaglia almeno in parte, era il rapporto con gli utenti, la libert delle persone che possono entrare e uscire, i cancelli aperti. Poi lui aveva pensato ben altro rispetto alla dislocazione dei servizi territoriali, ma quella unaltra storia. Io pi volte mentre montavo il film pensavo: se Basaglia fosse in vita cose avrebbe pensato guardando il film? Ed era un contraddittorio virtuale. La situazione veramente disastrosa in Italia, non che ce ne siano tante di iniziative come questa. Non ce ne sono soprattutto perch il punto forte di queste realt sono i familiari. grazie a loro che stanno in piedi. In questo caso, capitanati da Gisella Trincas hanno avuto la forza e il coraggio di mettere su una struttura del genere. Gisella che la sorella di una delle ospiti della casa, una donna di grande umanit, coraggio, forza. Sullidea di base si costruita questa realt perch c il supporto dei familiari. Attraverso questi ostacoli si vedono reazioni magnifiche, gli ospiti che immaginano il futuro, fanno progetti Una delle caratteristiche dell approccio basagliano quello della speranza di un futuro, di una guarigione, di un progetto. Nel momento in cui gli utenti fanno un progetto per una vita migliore gi un grande passo avanti. Nel momenti in cui una cerca la casa per andare a vivere con il fidanzato o unaltra dice andiamo a vivere insieme sono dei grandi passi in avanti. Poi bisogna vedere se li faranno o meno, per gi la speranza e lo stimolo di farli gi un passo avanti nella cura della malattia mentale Tu ti sei occupato di questo argomento

Una delle pi avanzate strutture di accoglienza, a Quartu SantElena, rischia la chiusura. Un film racconta la sua storia
perch hai fatto studi di psicologia? No, mi colpiva che questa storia si svolgesse a casa mia e rischiasse di finire nellanonimato perch se poi non c una documentazione concreta della storia di questi quindici anni, sai bene che la memoria in questo paese molto corta. Quindi cera la necessit di raccontare unesperienza cos straordinaria e di raccontarla come la so raccontare io, quindi listinto che mi ha spinto a farlo. E in pi il coraggio di Gisella che mi ha fatto entrare con la macchina da presa dentro casa perch in questi casi si tende a nascondere il disagio mentale e non ad aprire le porte. Ho posto la condizione che dovevo essere libero di girare nella casa e lei ha accettato. Hanno fatto una riunione, tutti hanno dato la loro approvazione in assemblea e io sono entrato in casa. Erano curiosi delle riprese? S per poi io ero uno di loro, un misto tra un operatore e un confidente, dopo un po anche la mia presenza diventava qualcosa di normale. Il migliore risultato del mio lavoro stato quello di diventare trasparente. So che le proiezioni pubbliche hanno suscitato molte discussioni Le proiezioni pi belle sono state nelle scuole in Sardegna quando gli utenti andavano a presentare il film e venivano intervistati dai ragazzi, diventavano protagonisti e attori in piena regola di un film. Per loro sono stati i momenti pi belli. Quali erano le domande dei ragazzi? Chiedevano del fidanzamento o dove volevano andare a vivere, per una ragazzina di 11 anni ha detto: mamma ma quegli attori sono persone normali. Questo stato il grande messaggio del film, il superamento del pregiudizio. Ho voluto raccontare la normalit della cosiddetta follia mentre mi sono poi dovuto mettere a raccontare la follia provocata dalla cosiddetta normalit, le denunce, le vendette, le ispezioni dei nas, tutte le cose poco chiare che sono successe.

dal 1953 sposata con Franco Basaglia, direttore da qualche mese dellospedale psichiatrico di Gorizia, e hanno due figli piccoli, Enrico e Alberta. Fino ad allora hanno vissuto tra Venezia e Padova, Franco lavorando nella clinica neuropsichiatrica nellUniversit di Padova, Franca occupandosi della famiglia ma non rinunciando a coltivare la passione per la scrittura. Ha scritto infatti il testo di unedizione dellOdissea disegnata da Hugo Pratt, che ancora non aveva creato Corto Maltese e che da quando erano ragazzi era amico di Franca e di suo fratello, lo scrittore Alberto Ongaro. Le avventure di Ulisse erano uscite a puntate sul Corriere dei Piccoli, per il quale Franca Basaglia aveva anche scritto alcune favole e una riduzione del romanzo di Louisa May Alcott, Piccole donne. Limpatto con lospedale psichiatrico dirotta per in poco tempo quello che forse era un progetto di vita. Franca Basaglia smette con la letteratura, comincia a fare la volontaria nei reparti, studia sociologia e psicologia, partecipa alle discussioni dellquipe che nel frattempo si sta allargando, va per qualche settimana a Melrose, in Scozia, nellospedale psichiatrico di Dingleton per vedere da vicino come lavora Maxwell Jones, che sta conducendo allepoca il primo esperimento di gestione di un intero ospedale psichiatrico in forma di comunit terapeutica. Le immagini con cui Franca Basaglia racconta il manicomio rivelano una cultura che appartiene a tutto il gruppo di Gorizia ma che caratterizza lei in modo speciale. Dimostrano dimestichezza con i meccanismi istituzionali, abilit nel cogliere e decodificare i giochi di potere attraverso i dettagli e i riti del quotidiano, capacit di leggere il linguaggio dei corpi, degli oggetti, degli spazi. Questa cultura si coglie gi nel contributo, il primo che Franca Basaglia firma individualmente, al volume che

presenta il lavoro di Gorizia e che esce nel 1967 con un titolo coraggioso ed esplicitamente sartriano, Che cos la psichiatria?. A quel libro, curato da Franco Basaglia e pubblicato dalla Provincia di Parma con, in copertina, un autoritratto di Hugo Pratt in divisa da internato, Franca Basaglia partecipa con un saggio che rappresenta bene, tra laltro, il lavoro di innovazione culturale di quegli anni. Commenta infatti il testo La carriera morale del malato mentale del sociologo americano Erving Goffman, in realt un capitolo del libro Asylums, che Franca Basaglia sta traducendo e che uscir lanno seguente, nel 1968, con unintroduzione dei Basaglia. Asylums sar la prima opera di Goffman pubblicata in Italia. Questo libro, sullonda del successo che aveva avuto qualche mese prima la pubblicazione di Listituzione negata, avr in Italia uneco che sorprender lo stesso Goffman, uomo originale e schivo con cui i Basaglia entrano in sintonia. Di Goffman, Franca Basaglia tradurr anche Il comportamento in pubblico, e Goffman scriver un contributo per il volume Crimini di pace. Tra il 1966 e il 1970 lattivit di Franca Basaglia diventa intensa: scrive per diverse riviste e nel frattempo partecipa con tutto il gruppo di Gorizia allelaborazione di Listituzione negata. Rapporto da un ospedale psichiatrico. Nel suo contributo, Rovesciamento istituzionale e finalit comune, Franca Basaglia propone alcuni dei temi su cui lavorer anche negli anni successivi: il nesso tra libert e responsabilit, la vitalit e linevitabilit del conflitto. Mettere in questione i ruoli istituzionali induce una problematizzazione della situazione, (...) una messa in crisi generale e individuale insieme, nella quale si oscilla SEGUE A PAGINA 5

STORIA 2012
A Gorizia fino al 20 maggio si tiene Storia, lottava edizione del festival internazionale della storia con 150 ospiti e 70 eventi, dedicato questanno ai Profeti di ogni periodo storico. Il festival stato inaugurato con eventi dedicati al Milite Ignoto con itinerari dedicati alla prima Guerra e il concerto-proiezione di Karl Jenkins. La serata finale dedicata a Moni Ovadia e al suo nuovo recital Il registro dei peccati (Tenda Erodoto, ore 20), dedicato alla scoperta della cultura degli ebrei del centro e dellest dellEuropa, un abbraccio di solidariet fra tutti i popoli e le religioni della terra. Sabato 19 ai Giardini pubblici (tenda Apih ore 21.30) proiezione del film muto Gloria: apoteosi del soldato ignoto in collaborazione con la cineteca del Friuli. Nel corso del festival si presenta la riedizione del libro Salute/Malattia storico saggio di Franca Ongaro Basaglia (ed. Alphabeta Verlag per la collana 180 diretta da Peppe DellAcqua con la proiezione di La favola del serpente realizzato nel 68 dal finlandese Pirrko Peltonen nel manicomio di Gorizia. Si possono seguire gli eventi in streaming su www.storia.it tra cui Corrado Augias (ore 18 di sabato) insignito del premio FriulAdria che interverr su La speranza e lattesa di libert.

In copertina il frontespizio del libro di Amos Vogel Film as a subversive art

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ALIAS 19 MAGGIO 2012

CRITICA CINEMATOGRAFICA

scomparso a 91 anni il teorico capostipite dei programmatori di sale, flusso ininterrotto di film, avanguardia, surrealismo e passione politica, fondatore dello storico Cinema 16

di RINALDO CENSI

Se n andato in sordina, una paio di settimane fa, il 24 aprile. Il 18 aveva appena compiuto 91 anni. Amos Vogel (allanagrafe Vogelbaum) era nato nel 1921 a Vienna e a 7 anni, per il suo compleanno, aveva ricevuto in regalo una lanterna magica, completa di slides colorate. Robertson e Ingmar Bergman hanno ben spiegato cosa significhi restare ammaliati da queste variazioni luminose: qualcosa di magnetico e insieme luciferino (cos il cinema se non una proiezione di luce?). Qualcosa come un segno del destino, per chi, come lui, era destinato a diventare uno dei pi geniali programmatori di film che il cinema abbia mai conosciuto. Ed era dunque destino che a 11 anni ricevesse in regalo il primo proiettore a manovella 9.5 millimetri, Path Baby, su cui far scorrere i film di famiglia insieme alle comiche di Chaplin e ai film di animazione con Krazy Kat, Mickey Mouse. Mi divertivo anche a far scorrere le comiche a ritroso racconta Vogel a Scott MacDonald per il gusto magico di trasformare, sovvertire la realt. Amos Vogel deve essere stato uno dei pi giovani frequentatori dei cinema viennesi. Dodicenne si intrufola tra le file delle poltrone, gremite da centinaia di spettatori: vede film tedeschi delle origini, film russi (poi vietati a partire dal 1934). Ricorda di essere stato profondamente colpito da Night Mail (1936), diretto da Basil Wright e Harry Watt, a cui avevano collaborato W. H. Auden, Alberto Cavalcanti e Benjamin Britten. A causa di quel film, il

concetto di film documentario divenne per me di cruciale importanza. Realizzai immediatamente che si trattava davvero di un film poetico, e mi stupii di come un soggetto cos noioso il lavoro presso il sistema postale britannico potesse essere stato reso in maniera cos interessante. Non che a 12 o 13 anni, davanti a questo film, Amos Vogel abbia visto nitidamente nella sua vita futura. Eppure qualcosa emerge, forse lascia un segno. Anche se le intenzioni erano ben altre. Ragazzo colto, lettore accanito (Dos Passos, Zola, Whitman, Walpole, Twain in traduzione e gli autori tedeschi in lingua originale), faceva allepoca parte di una cerchia di giovani socialisti-sionisti. Ragazze e ragazzi la cui intenzione era di trasferirsi in un kibbutz in Israele (quando Israele non era ancora Israele): Volevamo costruire un insediamento dove nessuno sarebbe stato proprietario terriero, dove la propriet privata era esclusa, e il reddito sarebbe stato suddiviso, come

in una vera democrazia partecipata. Lidea utopica di uno stato arabo-ebraico. Ma nel 1938 Hitler invade lAustria. Il padre di Amos, un avvocato, fa in tempo a chiedere un visto, in quota polacca, presso lAmbasciata americana a Vienna. Tempo di attesa: 6 mesi. I Vogelbaum partono senza un soldo; gli ultimi denari vengono spesi per il viaggio: su una nave tedesca. Passano 6 mesi a Cuba, in attesa di poter entrare negli Stati Uniti. Un bel periodo. Batista non un santo, ma Amos studia linglese e vede moltissimi film americani. Entra negli Stati Uniti con la speranza di raggiungere i suoi compagni nel kibbutz in Palestina. Per questo studia agraria. In Georgia. Passa dai cartelli affissi sulle panchine dei parchi di Vienna, col divieto ai cani e agli ebrei di sedersi, a quelli ben in vista sulle fontanelle americane, per soli bianchi. Lavora per due anni nelle fattorie del New Jersey, poi, deluso per come i sionisti stavano gestendo la questione araba, decide di non essere pi un sionista.

Capisce di aver programmato la sua vita per qualcosa in cui non crede pi. Lascia le fattorie. Si diploma in scienze politiche presso la New School for Social Research di New York. Si arrabatta con lavori di ogni genere. Incontra nel 1942 la donna che diverr sua moglie, Marcia. Riscopre il cinema. A pensarci bene, come se diversi pezzi di un puzzle improvvisamente arrivassero a combinarsi tra loro. La passione politica, lidea di una comunit di individui, incontra lidea che un film, qualunque tipo film, abbia qualcosa da dire, e che tutto questo possa essere condiviso. Documentari scientifici, film educativi, cartoni animati, film davanguardia: Amos Vogel si accorge che oltre ai film mainstream di Hollywood esiste un mondo di immagini (spesso fissato su pellicola 16mm.) che attende di essere mostrato, portato alla luce. Ne ha la conferma una sera, presso la Provincetown Playhouse, dove Maya Deren organizza la proiezione di alcuni suoi film. la vera scintilla. Meshes of the Afternoon, realizzato insieme al marito di Deren, Alexander Hammid, colpisce cos a fondo Vogel tanto da convincerlo a organizzare a sua volta delle serate cinematografiche. Setaccia le distribuzioni di New York, molesta aventi diritto chiedendo di vedere i materiali l depositati. Perch per mostrare, bisogna aver prima visto i film. uno dei principi su cui Vogel non transiger mai (non riesco neppure a immaginare quanti metri di pellicola abbia visto, o quanti ne abbia fatti scorrere tra le mani). Ad ogni film corrisponde una scheda di lettura. un lavoro meticoloso ma imprescindibile. Sinonimo di accuratezza, riflessione, attenta valutazione. Le cose non si fanno a caso. O allultimo minuto. Amos Vogel comprende che a New York c spazio per qualcosa che va oltre il semplice intrattenimento hollywoodiano. Nel 1947 affitta la Provincetown Playhouse per una giornata; organizza due proiezioni: alle 6 e alle 8 di sera. La sala ha 200 posti a sedere. Il successo folgorante e immediato. La sala gremita. Tanto

che Vogel dovr ripetere il programma per ben 16 volte. Non ho dubbi ricorda con modestia che se avessi scelto altri film, la cosa avrebbe funzionato comunque. Questidea ha funzionato, non perch io fossi un eccellente programmatore, o qualcosa di simile, ma perch delle circostanze storiche hanno permesso al Cinema 16 di colmare un vero bisogno sociale. Cinema 16 il nome che Vogel sceglie per il cine-club che si occuper della programmazione e poi in seguito della distribuzione dei film presentati nelle sale newyorkesi. un cine-club per spettatori adulti, unattivit culturale non-profit, nata per far accrescere con le sue proiezioni di film davanguardia lidea del cinema come potente forma darte; con i film scientifici, i documentari sociali, educativi si prefissa invece il compito di allargare la conoscenza della natura del mondo, la sua realt nascosta. Su un manifesto, la lettera C di cinema accoglie i due rulli che proiettano un fascio di luce (manifesto dal gusto costruttivista). Sul fondo le scritte: arte, surrealismo, classici del cinema, film colorati a mano, documentari sociali, film medicali e psichiatrici, studi psicologici, astrazioni colorate, film davanguardia, antropologia, scienza. La nozione di choc e di cambiamento di cruciale importanza. Mi sono sempre considerato un socialista radicale, e curiosamente ho sempre pensato che anche un film sulla cosmologia o uno studio psicologico o un film davanguardia possano avere una funzione positiva, aiutare a migliorare il mondo. Ci allontanano da dove siamo ora, schiudendo nuove possibilit. lidea di una programmazione intesa come montaggio eclettico dei materiali. I

film si urtano facendo emergere strane costellazioni impensate. Non sono i film, ma il cinema che si mette in movimento. Saltano gli steccati, le immagini circolano libere. La finzione, il documentario: Vogel ne esplora i limiti. Apre brecce. Le immagini circolano, si scontrano, si attraggono. Neppure Henri Langlois aveva osato tanto. Lo spettatore viene colto di sorpresa e le reazioni non si fanno attendere. Il pubblico si divide in fazioni. C chi mal sopporta i film davanguardia e si lamenta con Vogel: Mi ha fatto venire lemicrania! Gli intellettuali invece non amano i documentari sociali (il realismo non esiste!). Vogel, dal canto suo, ama sorprendere tutti. Comprende che le emicranie degli spettatori sono di ordine ideologico. E non fa nulla per curarle. Preferisce perdere quei pochi spettatori piuttosto che compiacerli. Decide di proiettare ad esempio un film proibito, un film di propaganda nazista di Fritz Hippler, Der ewige Jude. Il film, fermato alla dogana, viene sbloccato grazie a una lettera ai doganieri scritta da Sigfried Kracauer, come lui un rifugiato ebreo; vengono spiegate le intenzioni della proiezione. Molti ebrei non hanno perdonato a Vogel quella serata. Eppure quel film il cuore nero andava mostrato. Dal 1947 al 1963, anno della sua chiusura, il cine-club Cinema 16 sopravvissuto senza chiedere un dollaro, in completa indipendenza, senza fondi o finanziamenti di privati. Settemila i soci. Tra questi, frequentatori come Susan Sontag, Meyer Schapiro (Vogel rimase molto influenzato dalle sue lezioni sullarte moderna), Ad Reinhardt, Marlon Brando, e poi tutti gli scrittori Beat. E mi chiedo se William Burroughs (avr frequentato la sala dalle parti di Lexington?) non abbia tratto

Amos Vogel, il film come arte sovversiva

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MALEDIMIELE
Nella pagina accanto: Il coraggio quotidiano di Ewald Schorm (64), manifesto di Cinema 16, Buster Keaton, Amos Vogel. In questa pagina: Vogel da ragazzo e con Hitchcock Le prime due proiezioni milanesi di Maledimiele di Marco Pozzi si tengono sabato 19 maggio al Cinema Mexico (via Savona, 57). Ritratto di Sara (Benedetta Gargari, premiata al festival di Annecy), 15 anni, che si avvia implacabile verso l'anoressia come rifiuto di un piano di vita assegnatole, tra amiche stupefatte e genitori, di media borghesia e sensibilit, disperati: lui (Gianmarco Tognazzi) oculista, strimpella Satie, lei (Sonia Bergamasco), compassionevole e filantropa organizza mostre fotografiche e altro, ma entrambi non ci sono. Non viene utilizzato strumentalmente per stigmatizzare, educare, colpevolizzare nessuno. Nel cast Isa Barzizza. (Alla proiezione delle 16 saranno presenti Marco Pozzi e Gianmarco Tograzzi, alle ore 21 Marco Pozzi e il cast. Il film rimarr in programmazione al Cinema Mexico da domenica 20

SEGUE DA PAGINA 3
ispirazione dal montaggio spiazzante dei programmi di Vogel. Quel repentino spostarsi da un noir a un documentario su una rara specie di pesce tropicale (magari il Candir, presente in Naked Lunch), o unoperazione chirurgica, lanalisi di cristalli chimici al microscopio, questa zigzagante mobilit non forse presente, non fonda la sua scrittura? Quando la sala chiude, lelenco dei cineasti e dei titoli presenti nel catalogo impressionante: si passa da Maya Deren a Georges Franju, dai nomi pi altisonanti dellavanguardia a Charles Chaplin. Non c tempo per raccontare di come Jonas Mekas abbia in un certo senso lavorato per scalzare Amos Vogel. Gli attacchi sul Village Voice, la fondazione della Film-makers Cooperative. Il suo settarismo e la sua miopia, la sua sicumera da parrocchia, il suo portamento da Papa underground (The Great Lobster, il grande parassita, lo chiamava Jack Smith). Da gentiluomo, Amos Vogel risponder indirettamente a Mekas nel 1967, sulle pagine dellEvergreen Review, criticando le sue scelte (e il New American Cinema) in un testo lucidissimo e implacabile intitolato Thirteen Confusions (reperibile sul primo numero della rivista on line Filmidee, insieme a uno speciale dedicato ad Amos Vogel). Mekas lavanguardista ortodosso, tanto da sfociare nel dogmatismo pi ottuso. Vogel, al contrario, aveva una curiosit onnivora, gusto eclettico, grande cultura, cervello fino e sguardo vigile (con i programmi dei film mette in atto inconsapevolmente quella pratica del buon vicinato applicata da Aby Warburg ai libri della sua biblioteca). Dirige e cura insieme a Richard Roud il New York Film Festival, seleziona i film americani per il Festival di Cannes. In seguito scriver Film as subversive art (Random House, 1974), tradotto in italiano nel 1980 da Studio Forma, nella bella veste grafica di Enzo Mari. Insegner presso luniversit di Harvard e allAnnenberg School of Communications (Universit della Pennsylvania), dove fonda una cineteca e insegna fino al 1991. Ecco, Il cinema come arte sovversiva un libro che andrebbe ristampato e studiato in tutte le universit italiane. Il quel libro il cinema materia incandescente, non qualcosa di morto: il montaggio, lidea di concatenazione... insomma, un concentrato di acume e sottigliezza figlio di un sapere accumulato in ore di proiezioni. Ogni film una costruzione che obbliga lo storico del cinema o della cultura a ripensare costantemente gli oggetti della sua indagine. Andrebbe consigliato anche ai programmatori delle cineteche nostrane, un tantino fermi al modello omaggio a, oppure faute de mieux il cinema di. Come afferma lo stesso Vogel: In termini di programmazione, la formula del Cinema 16 potrebbe essere ancora usata con successo. Non stento a crederlo. Per Scott MacDonald, storico del cinema e autore dellimprescindibile Cinema 16. Documents Towards a History of the Film Society (Wide Angle Books / University Press Philadelphia 2002), libro che contiene una lunga intervista a Vogel qui citata, Film as subversive art il resoconto di un periodo storico cruciale (il libro dedicato alla moglie Marcia, a Steven, Loring e al Cinema 16): la messa in pagina del lavoro svolto negli anni del cine-club. Quel libro, tra fotogrammi di film rarissimi, forse ormai perduti, e liste di programmi eccentrici, politici, resta la traccia tangibile di come delle immagini instabili, deperibili, potessero se studiate, accostate con dovizia e attenzione fungere da attrattori di energia (anche psichica). Una sottile detonazione invisibile, elettrica, si sprigiona in tutta la sala. Il cinema non era nato forse anche per questo? Avrei voglia di domandarglielo.

LA CRITICA AMOS VOGEL

Contro la trama, la narrazione, i tab, la morale, i valori, lartista


di ALESSANDRO STELLINO

Gli amanti del cinema, gli indagatori curiosi, gli instancabili ricercatori non possono fare a meno di ricordare il momento in cui hanno tenuto nelle mani per la prima volta il libro Il cinema come arte sovversiva di Amos Vogel. Le immagini un coacervo di stills tratte dai film di Buuel, Jakubisko, Bertolucci, Richter, Pabst, Varda, Oshima, Marker, Herz, Antonioni, Schroeter, Polanski, Warhol, Bene, Jancs, Metzger, Pasolini, Terayama, Chaplin, Franju e tanti altri e i capitoli dai titoli programmaticamente eclatanti La distruzione della trama e della narrazione, L'eliminazione dell'artista, L'attacco al montaggio, Il trionfo e la morte della camera mobile, L'attacco a Dio: bestemmia e anticlericalismo spalancavano agli occhi del lettore un approccio irriverente nei confronti della storia della settima arte, tutto il potere di un cinema corrosivo e vitale, votato all'infrazione dei codici prestabiliti. Non per puro spirito iconoclasta o per gusto dello shock gratuito, ma nella convinzione che solo attraverso l'incessante lavoro di scardinamento del preesistente e delle sue attese il cinema possa rinnovarsi, morire e rinascere dalle proprie ceneri. Questo un libro sulla sovversione di valori, istituzioni, morale e tab esistenti, messa in atto dall'arte potenzialmente pi potente del secolo; scettico nei confronti di tutta la saggezza ricevuta (compresa la propria), delle verit eterne, delle regole dell'arte, delle leggi naturali e umane, verso tutto ci che pu essere considerato sacro. un tentativo di preservare le opere e i risultati sovversivi nel cinema. Con queste parole Vogel dava il via al proprio, personalissimo percorso alla ricerca degli scarti al convenzionale, gli spostamenti progressivi compiuti dall'immagine in movimento per liberarsi di ogni fardello imposto, sfuggire a qualunque forma di restrizione, e liberare cos lo spettatore, vittima alienata della disneyficazione del globo. Proclamando, alla maniera di Breton, che l'unico mistero moderno si celebra al cinema, Vogel catapulta il lettore in un prisma di rifrangenze scaturite della lotta tra luce e buio, vera e propria scintilla primigenia che porta in nuce ogni possibile deflagrazione dell'immaginario: L'essenza del cinema non la luce, ma un patto segreto fra luce e oscurit: met del tempo passato al cinema dalle vittime di quest'arte tecnologica oscurit totale, nessuna immagine passa sullo schermo, in un solo secondo quarantotto momenti di oscurit si alternano a quarantotto momenti di luce, e sempre perch la pellicola si ferma nel proiettore quarantotto volte al secondo, l'immagine viene proiettata due volte, come una fotografia. (...) Quindi, per met del tempo passato al cinema, l'occhio dello spettatore non percepisce alcuna immagine e comunque il movimento non mai reale. Senza la complicit fisiologica e psicologica dello spettatore, il cinema non potrebbe esistere. Muovendosi con agilit ed eclettismo tra autori e cinematografie

Larte non potr mai prendere il posto dellazione sociale, ma il suo compito resta inalterato: cambiare le coscienze
distanti nello spazio e nel tempo dagli espressionisti tedeschi alla nov vlna ceca, da Ejesenstein a Godard Vogel ha gettato uno sguardo entusiasta su oltre mezzo secolo di cinema (il libro viene pubblicato nel 1972 e da allora non mai pi stato aggiornato), inneggiando alla sua natura polimorfa e sfuggente, in perenne trasformazione, con l'avvertenza che l'abolizione di un tab implica anche la sua svalutazione e finale normalizzazione: una volta esibito e infranto, perde la sua carica sovversiva, e non riveste pi alcuna minaccia. Ma il cammino ancora lungo e i tab da infrangere non sono finiti: sono solo meno appariscenti di un tempo e per questo ancora pi pericolosi. In un'epoca in cui l'opinionismo ha preso il posto della critica e

sovversione e omologazione tendono a sovrapporsi in una deprivazione reciproca di significato, chi ha letto Il cinema come arte sovversiva e ne ha fatto proprio l'insegnamento (non sono pochi i cinefili che amano riferirsi ad esso come a La Bibbia, riconoscendogli una sacralit che Vogel avrebbe forse rifiutato) sa che ogni operatore culturale un guardiano, per dirla con l'autore. Il cinema che Vogel amava, sosteneva e diffondeva non morto, ma sopravvive faticosamente ai margini di un'industria fagocitante, per rimanerne spesso stritolato. E se, ai tempi della globalizzazione, ogni luogo allo stesso tempo centro e periferia dell'impero, mai come oggi la fruizione del cinema aperta, disponibile, libera. I mediatori non hanno scusanti, devono solo aggirare le nuove trappole del sistema e combattere vecchie pigrizie, perch il cinema, nelle sue forme pi innovative, persiste lungo circuiti alternativi e molteplici, lontano da quelli in cui si era soliti trovarlo. L'esercizio critico si deve adeguare di conseguenza e perseguire il proprio scopo vitale con la stessa difficoltosa tenacia messa in campo dai pi coraggiosi tra i registi, o finiranno per passare per buoni tedeschi, cooperando allo sfacelo diffuso non in virt delle loro azioni ma del loro silenzio. Spiace ricordare Vogel ora che non c' pi e averlo dimenticato per cos tanto tempo, ma d'obbligo, oggi pi che mai, seguire il suo esempio di attivista culturale radicato nella societ, e recuperare la sua eredit, offerta in dono nelle pagine finali del libro: L'arte non potr mai prendere il posto dell'azione sociale e la sua efficacia pu essere seriamente indebolita dai limiti imposti dalle strutture del potere, ma il suo compito rimane inalterato: cambiare le coscienze. Quando ci accade, anche se soltanto con un singolo essere umano, si tratta di un risultato talmente importante da fornire sia giustificazione che spiegazione all'arte sovversiva. (...) In tal senso, il soggetto di questo libro rimarr sempre di attualit e queste pagine sono solo una prima stesura, perch il vero soggetto la libert umana, i cui guardiani, in tutti i tempi e sotto tutte le condizioni, sono i sovversivi.

continuamente tra il bisogno di unautorit (che elimini o diminuisca lansia prodotta dalla dimensione in cui lintera istituzione tende a muoversi: la responsabilizzazione), e il bisogno di conquistare una libert che passa attraverso la conquista della propria responsabilit, e che vale tanto per i malati quanto per i medici. La prospettiva non pu essere una semplice democratizzazione di rapporti, che rischierebbe di essere fine a se stessa riproponendo un gioco fisso di ruoli. La prospettiva la continua ricerca di andare oltre la suddivisione dei ruoli, in un movimento dialettico (...) che non presume di risolvere i conflitti, ma di affrontarli a un altro livello. In questottica Franca Basaglia comincia a lavorare anche sullaltro tema che costituisce la trama della sua ricerca e del suo impegno, lessere donna e il rapporto tra donne e uomini. Linizio, come racconta lei stessa, era stato emblematico. Aveva scritto nel 68, quando si parlava di rivoluzione come se ne fossimo alla vigilia, un articolo, un po sfasato rispetto alla politicit del momento, sulle difficolt del rapporto privato donna-uomo. Larticolo, che anticipa uno dei temi del movimento femminista, poneva laccento sulla coerenza necessaria, in chi tenta di lottare contro ogni tipo di sopraffazione, fra il privato e il pubblico. Larticolo venne pubblicato su Che fare?, una rivista importante della sinistra a cui il gruppo di Gorizia collaborava, ma la redazione 8...) evidentemente perplessa di fronte a un testo ambiguo che tentava di parlare, al di l della lotta di classe, della politicit del quotidiano attraverso una storia di subordinazione della donna si dissoci con un titolo inequivocabile: Confessione sbagliata. Per alcuni anni Franca Basaglia non scrisse su questi temi, o meglio scrisse due testi brevi, Grillo parlante (1970) e Il soldato e la spada (1972), che pubblic solo nel 1982 nellantologia Una voce. Riflessioni sulla donna, in un capitolo intitolato Monologhi, che si conclude con un testo molto bello, Congedo (1980). Qui, i temi che le sono cari e che ritroviamo in alcuni scritti firmati con Franco Basaglia lutopia di un rapporto che per ora si realizza solo nel conflitto, come lutopia delleguaglianza si realizza solo nella lotta per raggiungerla si mescolano con un accenno diretto al suo rapporto con Franco morto da poco. Ora che la mia lunga lotta con e contro luomo che ho amato si conclusa, so che ogni parola scritta in questi anni era una discussione senza fine con lui, per far capire, per farmi capire. Talvolta era un dialogo. Talvolta linterlocutore svaniva e io restavo sola sotto il peso di una verit che si riduce a unarida resa dei conti con il bilancio in pareggio, se laltro non la fa anche sua. Franca Basaglia aveva ripreso a scrivere sulla questione donna nel 1977, introducendo i libri di Phyllis Chesler Le donne e la pazzia e di Giuliana Morandini E allora mi hanno rinchiusa. Lanno successivo scrive la voce Donna per lEnciclopedia Einaudi e cura la ripubblicazione del testo di un neurologo tedesco di un certo rilievo, Paul Julius Mbius, che era uscito nel 1900 ed era stato tradotto qualche anno dopo da Ugo Cerletti, linventore dellelettroshock. Il testo, esplicito fin dal titolo, Linferiorit mentale della donna, pu trarre in inganno, avvertiva Franca Basaglia nella sua introduzione, e indurre commenti pesantemente ironici che possono sottovalutare quanto invece sia ancora presente nella nostra cultura, seppure mascherato, trasformato, tradotto in linguaggi diversi largomentare positivista alla Mbius che ricorre alla creazione di una natura che, di volta in volta, assume la faccia pi adeguata alluso che si vuol farne. Franca Basaglia firma anche, nel 1980, lintroduzione di un libro nato

da un momento importante delle battaglie femministe, Un processo per stupro. Si tratta del primo resoconto televisivo di un processo che si era svolto a Latina nel 1978 e che, ripreso da un gruppo di registe della televisione, era stato mandato in onda nel 1979. Il reportage aveva mostrato il gioco del dibattimento che trasformava la vittima in imputata, con le madri a difendere i figli stupratori e quellatmosfera da caserma come scrive Franca Basaglia che avvolgeva lintero tribunale in una complicit tutta maschile. Tra i diversi lavori scritti o curati con Franco Basaglia, su due necessario soffermarsi, sia per il loro valore intrinseco sia perch rappresentano bene le scelte e il percorso di Franca Basaglia. Il primo Morire di classe. La condizione manicomiale fotografata da Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin... Lidea di fondo era che i meccanismi di esclusione avrebbero potuto essere messi in questione se il problema del manicomio fosse uscito dallambito degli specialisti... Il secondo libro da richiamare Crimini di pace, che coinvolse intellettuali come Michel Foucault, Robert Castel, Noam Chomsky, Ronald Laing, Erving Goffman in una discussione sul ruolo degli intellettuali e dei tecnici come addetti alloppressione... Intorno al 75 arriv da Einaudi, che aveva avviato un ambizioso progetto di Enciclopedia, alcune voci, gran parte delle quali relative alla medicina. Franca Basaglia affront sostanzialmente da sola questa fatica nuova e di grande respiro. Nelle prime pagine del capitolo Clinica Franca Basaglia esplicita lorientamento che seguir in tutto il lavoro: non una ricerca archeologica sullorganizzazione del sapere medico, (...) sullevoluzione della scienza e del mutare della malattia, ma il tentativo di vedere la malattia, oltre che come fenomeno naturale, come prodotto storico-sociale, il cui valore e significato mutano con il mutare di ci che per lorganizzazione sociale in cui si trova inserito luomo che ne portatore. ...Per questo oggi che siamo colpiti tanto dalla condanna alla salute quanto dalla minacciosa crescita delle depressioni, lapproccio di Franca Basaglia risulta pi prezioso e viene da domandarsi come mai il terreno su cui lei ha cominciato a lavorare sia stato cos poco attraversato: anche lei, del resto, non ha pi potuto dedicarsi che in modo episodico alla ricerca critica sulla medicina e in generale allo studio. Nel 1983, infatti, il Partito comunista le propose la candidatura come indipendente al Senato, dove fu eletta per due legislature e ader al gruppo parlamentare della Sinistra indipendente...Il suo impegno, e certamente il suo successo principale, fu il disegno di legge di attuazione della 180 che present per la prima volta nel 1987 con le firme di tutto il suo gruppo parlamentare. In Parlamento in quella fase cerano una decina di disegni di legge che volevano variamente scardinare la legge 180, come si continuava a chiamarla. Da parte dei ministri della Sanit non arrivava alcun gesto di governo, le regioni facevano leggi a volte buone che disattendevano sistematicamente, e soprattutto non si aveva idea, neppure quantitativa, di cosa accadesse nelle vecchie e nuove istituzioni psichiatriche. Ma cerano molti gruppi, di ascendenze e orientamenti diversi, che lavoravano a mettere in piedi servizi di salute mentale degni di questo nome, e cera il gruppo storico di Trieste, che a met degli anni ottanta aveva gi organizzato lintero sistema locale dei servizi di salute mentale. Infine cerano i familiari, tanti gruppi e associazioni, che cominciavano a capire linganno dietro alle promesse di mettere tutto a posto con una controriforma. Il primo progetto Obiettivo salute mentale arriv nel 1989, due anni dopo il disegno di legge di Franca Basaglia.

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CINEMA ITALIANO

di MARIA GROSSO

Occhi che guardano dritto verso la videocamera. Sono quelli di Petru, Franco, Luigi, Giancarlo, Marcel, Alberto, Pasquale ospiti della comunit S. Alvise, una delle strutture finanziate dalla Fondazione di Partecipazione Casa dellOspitalit di Venezia, che, col sostegno del Comune, operano in favore di coloro che non hanno n una abitazione n forme di sostentamento. Occhi che guardano in macchina: un gesto apparentemente piccolo, eppure enorme, come manifestarsi, rialzare la testa oltre la vergogna di non avere n casa n lavoro n soldi. E al di l del dolore dellessersi dimenticati di s. Uno sguardo che pura presenza dallaltro lato del ponte: lasciata indietro la frontiera delle vite socialmente riconosciute, delle identit-maschere cui concesso diritto allesistenza. Tutto questo accadeva e continua ad accadere in Via della Croce, il documentario di Serena Nono presentato a Venezia nel 2009. (Allora, quando ho realizzato la prima parte di questa intervista, S. Alvise accoglieva in tutto 25 uomini, tra cui alcuni provenienti da Romania, Costa dAvorio, Belgio, Per, Egitto e Tunisia). Si tratta di un lavoro realmente collettivo, crocevia della filosofia basagliana della fondazione (rifiuto dellassistenzialismo e promozione della partecipazione responsabile da parte delle persone accolte), nonch del desiderio degli ospiti di dirsi a se stessi e al mondo in un percorso di consapevolezza e rispecchiamento di s. Il tutto filtrato dalla sensibilit e dalle relazioni che Nono - un tracciato dartista tra pittura e scultura - ha saputo intessere allinterno della Casa, fino al prendere forma di tre progetti cinematografici: Ospiti (2007), Via della Croce (2009), appunto, e di un terzo lavoro, ora in divenire. Lesito, un coraggioso e poetico addentrarsi tra i territori tab del vissuto di chi ha conosciuto lindigenza assoluta nonch la perdita di affetti e dignit sociale come progressiva cancellazione di s dal mondo. Ma anche un racconto di dolore, di cadute, di vita e di rinascita che, avvolgendosi attorno al filo della Via Crucis traccia simbolica scelta di comune accordo dal gruppo - sa generare liberatorie rappresentazioni da una parte e dallaltra del ponte: al confine tra pittura, teatro sacro e una quotidianit nuova, purificata dallinessenziale. Mentre la macchina si fa contenitore rispettoso e caldo che non teme di scoprire rimosse congiunzioni tra normalit e margini, tra abissi e salvezza: Mi considero unospite. Questa frase mi tiene sempre vivo, in quanto in qualsiasi momento possiamo essere per strada. Alle volte tra noi quando ci incontriamo ci salutiamo dicendo, ricordati che sei ospite, recita Antonio Pelosi nel documentario. Nel tempo la forza di questo tracciato comune tra lospite Nono e gli Ospiti della Casa andata anche oltre: fino a germinare Venezia Salva un anno di lavorazione, un mese di riprese, oggi appena ultimate, per un film che adesso in fase di montaggio. Unopera in cui la citt ancora nucleo complesso e pulsante di questa ricerca condivisa, rete materiale delle convergenze tra gli individui e la storia. A sostrato, il testo omonimo di Simone Weil, ispirato alla congiura del 1618, durante la quale lambasciatore di Spagna a Venezia cospir per distruggere la Serenissima: una congiura fallita a causa del tradimento di uno dei congiurati che, pentendosi, fece salva la citt. (Una citt perfetta, che sta per essere piombata nel sogno orrendo della forza; un uomo attento che, allimprovviso, la vede e la salva).

SERENA NONO Passione


e resurrezione in Laguna
BIOGRAFIA
Veneziana di nascita (1964), dopo gli studi a Londra alla Kingston University (si diploma in Fine Arts BA, scultura), dall89 ritorna a Venezia dove inizia a dipingere e dove vive tuttora, esponendo in molte citt italiane e europee, con un focus speciale sulla figura, il ritratto e i temi sacri. Tra le mostre pi importanti Figure a Palazzo Sarcinelli, Conegliano 2000; Preghiera Silenzio alla Mole Vanvitelliana, Ancona, 2002; Londoners, Italian Cultural Institute, Londra 2003; Sense of wonder, Roma 2009. Collabora per mostre e installazioni con scrittori come Daniele Del Giudice, Hanif Kureishi, Mario Fortunato e con il teologo Bruno Forte e il filosofo Vincenzo Vitiello, a presentazioni e pubblicazioni su questioni intorno al sacro. Nel 2007 il suo primo documentario Ospiti, cui segue Via della Croce (2009).

La regista racconta come ha realizzato con gli homeless e i poveri della comunit S. Alvise la trilogia Ospiti, Via della Croce e Venezia Salva
libitum, specchiarsi nella verit o inventarsi una storia che esprimesse lidea che avevano di s. arrivato cos il primo documentario che ho fatto con loro, Ospiti, e quindi Via della Croce. Quanto tempo intercorso tra i primi due film? Un anno. In un primo periodo abbiamo cercato di portare Ospiti in giro per lItalia, in qualche festival minore e proiettandolo in alcune chiese, poi ci venuta voglia di fare un altro film, anche perch nel frattempo nella Casa erano arrivate nuove persone che volevano partecipare. Inoltre Bruno, che aveva preso parte a Ospiti e che adesso scomparso, aveva espresso il desiderio di continuare il lavoro in una direzione pi radicale che rispecchiasse maggiormente le storie degli abitanti della Casa. Cos da questa discussione si fatta strada pian piano lidea di accostarci alla Passione di Ges Cristo e alla Via Crucis. Il fatto poi che ogni stazione si leghi a un tema delineato, dalla caduta allabbandono, dallincontro con la madre alla carit incarnata dalla Veronica e al suo gesto di asciugare il volto di Cristo, e ovviamente alla morte e alla resurrezione, ci sembrata una linea dorizzonte propizia per far emergere la personale via crucis degli ospiti. Come hanno reagito alla tua proposta? Allinizio, al di l dellaspetto specificamente religioso - non tutti sono credenti e alcuni sono musulmani - erano un po perplessi. Io per ho subito chiarito che il mio intento non era quello di convertirli e che certo non interpretavo il lavoro come una crociata, bens come unopportunit per indagare insieme una figura intimamente associata alla parte dei poveri della terra. Pensavo che le vicende di Ges, molto simili alle loro, avrebbero potuto risvegliare in ognuno un senso profondo di familiarit. E anche da parte dei musulmani non c stato nessun problema a confrontarsi con questo personaggio. Cos abbiamo discusso collettivamente i vangeli (nel film i testi sono tratti da Giovanni, Marco e dal Libro dei Salmi, ndr), letto i brani della Passione e siamo andati di persona a visionare alcuni quadri sullargomento (tra cui Tiziano, Tintoretto, Giotto, Mantegna, Caravaggio, Piero della Francesca) allAccademia di Belle Arti a Venezia o in alcune chiese. Altri li abbiamo osservati e studiati come riproduzioni sui libri, e cos un po alla volta si fatta strada lidea di mettere in scena dei tableaux vivant da alternare alle testimonianze del gruppo, immaginando la Passione come un filo che unisse, anche nel costante riferirci ai quadri dei grandi maestri, la via crucis degli ospiti della Casa. A un certo punto del film uno degli ospiti dice che la povert un dono Credo che una frase come questa scaturisca da un senso molto ampio di umanit e di accoglienza che ho riscontrato appartenere agli ospiti della Casa, qualcosa che hanno maturato nel tempo. Non possedere nulla ci toglie la capacit di prevaricare sul prossimo, la smania di primeggiare e ci d la possibilit di rispecchiarci maggiormente gli uni negli altri. Certo, anche tra loro ci sono tensioni e conflitti, non voglio descriverli come santi, ma quello che si respira nella casa realmente un senso intimo di solidariet, unaura concreta di supporto reciproco. Questo credo sia il significato delle parole di Marcel. Molti credono che quella degli homeless sia una scelta di vita. Conoscendoli ho scoperto che non lo mai. Tuttal pi una scelta ultima, dopo una serie innumerevole di eventi atrocemente travagliati. Allora uno sceglie di tagliare i fili col passato, di considerare lipotesi di una vita completamente a parte. Hai mai vissuto questo tipo di problemi, conosciuto momenti di povert? Non ho mai avuto difficolt economiche, ma non sono vissuta in ambienti di lusso. Quando ero piccola abitavo alla Giudecca, uno dei quartieri pi popolari di Venezia, il luogo dove sono andata a scuola e dove tuttora vivo. E poi la mia era una famiglia comunista al tempo in cui questo voleva dire molto. stata la mia formazione. La nostra casa era aperta a tutti, sempre piena di ospiti provenienti anche da paesi lontani, come il Sud America, persone che si rifugiavano da noi, che vivevano sempre in bilico, a corto di mezzi. Quindi ho sempre conosciuto una apertura che non faceva distinzioni di possibilit economiche. I valori che attribuisco a questa infanzia non sono distanti da quelli cristiani. Occuparsi di chi sta peggio e oltre: prendersi carico. qualcosa di trasversale alle religioni, ma che appartiene intimamente al cristianesimo. Unaltra parola che ricorre nemico, a un certo punto uno degli ospiti dice: quel nemico lo creiamo noi perch non lo abbiamo amato. Per questo ci sono i nemici, perch ce li siamo creati noi. una frase dura e coraggiosa che veramente incarna loriginalit della parola di Ges Cristo. Ama il tuo nemico. Un comandamento drastico e perentorio. Diversamente da altre religioni lunico a dirlo. E credo che questo sia emerso nelle parole di Pasquale non certo perch abbia una educazione cristiana ma perch fa parte realmente della sua esperienza allinterno della Casa. Un vissuto che combatte lannullamento dellidentit, per cui se tu non hai non esisti. L scopri che anche se non hai puoi esistere fortemente. Anche se talvolta duramente. Certo anche a loro piacerebbe avere qualche soldo, una casa tutta per s e una situazione meno di confine, pi normale. Hanno vite aspre: proprio per questo sono davvero coraggiosi a dire queste cose. Nel percorso del film coinvolto anche il Comune di Venezia con il sindaco Cacciari in prima persona (nel 2009, ndr) La Casa dellOspitalit esiste anche grazie allamministrazione di Cacciari che si spesa moltissimo per gli ultimi e per le situazioni di questo tipo. davvero una delle poche ormai a combattere una mentalit sempre pi drammatica di esclusione e di rimozione della

Cos anche Nono, sul sentiero della narrazione seicentesca di Saint-Ral (da cui muove Weil), nelleco di illustri casse di risonanza come Otway, Goethe e Hofmannsthal, si sentita chiamata da questo archetipo tragico della storia veneziana: alcuni degli ospiti non sono pi quelli, adesso sono presenti le donne della Casa di Mestre, ma i fili continuano a incrociarsi, le forme del cinema si sfidano a uscire da s, mentre il vissuto incarnato dei partecipanti a questa Venezia salva, ci esorta, di contro alla violenza e alla distruzione delloppressione universale, a interrogare il passato e la bellezza salvifica cara a Simone Weil, per combattere uniti quella perdita della realt di cui scriveva Cristina Campo, curando ledizione italiana dellopera. Il tuo incontro con la

comunit... Ho conosciuto due degli ospiti di S.Alvise otto anni fa quando erano ancora per strada. Stazionavano in un parco vicino a casa mia, dove portavo il cane. Negli anni ci siamo incontrati nuovamente e mi hanno raccontato che erano stati accolti presso la Casa dellOspitalit S.Alvise, chiedendomi di andare a trovarli. E cos stato. Allora alla Casa cera una operatrice molto brava (nel film fa una delle tre Marie, quella peruviana), che aveva il progetto di creare dei laboratori darte per gli ospiti della struttura. Cos partito un corso di scultura e poi uno di pittura. Io davo una mano. In questo modo, poco alla volta, ho conosciuto tutti gli ospiti. Poi ho pensato che volevo far loro dei ritratti, non avevo in mente dei quadri, ma degli spazi visivi in cui potessero raccontare se stessi ad

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DOCUMENTARIO
Foto da Venezia salva e da Via della Croce di Serena Nono

ABDALLAH YAHYA
La rivoluzione tunisina bloccata dalle strutture del vecchio regime. Il regista Yahya Abdallah parla del suo primo lungometraggio Noi qua
Una scena di Nahnu Huna (Noi qua) di Abdallah Yahya
di VINCENZO MATTEI
TUNISI

presenza di alcune persone dal tessuto sociale accettato. Inoltre, sono legata a Cacciari da unamicizia personale antica. Cos quando gli ho raccontato di questa esperienza, gli ho chiesto dapprima un po scherzando di fare unapparizione nel film. Poi, un giorno che avevo la videocamera lho filmato e lui ha accettato di prendere parte al lavoro. Sono molto contenta che ci sia (anche se molti non lo riconoscono, talmente integrato nella fila di volti che assistono alla Crocifissione), non solo come testimone delle istituzioni, ma anche come filosofo che ha indagato approfonditamente le questioni relative alla morte e alla resurrezione di Ges. In un intervento nel film si parla di resurrezione in un senso molto concreto, non teologico, ma sociale e politico. Nerio Comisso, direttore della Casa dellOspitalit - che parla in veneziano e che sembra il pi barbone di tutti - a farlo. Concepisce la resurrezione come un ritorno a una nuova vita che avviene per nellambito di questa. Perch quando ti trovi per strada, senza affetti e senza una lira, mentre chi passa finge di non vederti o non ti vede nemmeno, muori dentro, muori socialmente e anche spiritualmente. Cos, anche se da un punto di vista teologico la resurrezione altro, qualcosa che accade dopo la morte e non un migliorare la propria condizione, lui interpreta in modo molto concreto la possibilit di rinascere, come un superamento della morte sociale e come scoperta di nuove forme di esistenza. Per quanto concerne il film, io ho scelto di non filmare Ges risorto, se non nelle vesti del giardiniere, quando, come raccontato nel Vangelo, la Maddalena si reca al sepolcro a cercare il suo corpo e non lo trova, ma trova invece le bende e il custode del giardino che non riconosce. Allora ci sono le famose parole che lui le dice: Non mi trattenere, perch non sono ancora salito al Padre. Il fatto poi di aver scelto per questa interpretazione Luigi che fa realmente il giardiniere allinterno della Casa, e che subito dopo fa un discorso sul piantare nuovi alberi raccontando del suo bisogno di sognare, volutamente simbolico Guardando il film sembra inevitabile pensare a Pasolini. Anche per quanto riguarda il rapporto con la musica. cos, anche se mentre giravo non ne ero consapevole. stato quasi alla fine delle riprese che, rivedendo Il Vangelo secondo Matteo, ho notato alcune assonanze molto forti, come la scena in cui lui si sofferma sugli occhi delle donne, qualcosa che ho fatto anchio, senza pensare a una citazione, ma semplicemente seguendo quello che sentivo. Erano passati pi di dieci anni da quando avevo visto il film. Certe cose ti lavorano dentro anche se non te ne accorgi come un imprinting latente. Per quanto concerne la musica un omaggio esplicito, non solo a Pasolini ma anche a Tarkovskij che ha usato laria Erbarme dich ne Il sacrificio. Amo particolarmente Tarkovskij. E le inquadrature delle foglie gliele ho rubate. Per un regista sarebbe forse pi imbarazzante, ma dal momento che questo non il mio mestiere, posso permettermi alcuni omaggi palesi. C anche molta musica di tuo padre, Luigi Nono. S, c molta musica di mio padre. Spero che mi perdoni, ho tagliato alcuni suoi brani anche molto pesantemente, ma era necessario per motivi interni al film. Volevo per averlo con me in questo viaggio.

Yahya Abdallah un regista che ha la capacit di condensare tutta la Tunisia dentro 50 minuti di documentario; Nahnu Huna (Noi qua) un lungometraggio che descrive amaramente una realt isolata con la poesia e la crudezza delle immagini, immagini che ad ogni modo sanno emozionare. Cos la prosa si srotola nel frame della pellicola: una vecchietta seduta davanti alla porta di casa su una sedia sgangherata, mentre la musica rap canta in sottofondo di un tempo andato, in cui esistevano altri valori e lamicizia aveva importanza fondamentale nelle relazioni interpersonali dentro la comunit, mentre ora viene tradita anche dagli amici pi intimi. La solitudine scorre in quellimmagine spiazzante, racchiusa dentro i cavi dei pali elettrici e una sparuta parabola adagiata sul tetto che sembra rappresentare lunico contatto con un altro mondo. Bayrem nel documentario il filo conduttore della trama del film che, sulla sua piccola bici, corre in mezzo alla gente, alla povert, alla mancanza di un futuro del quartiere poverissimo di Tunisi Jbel Jlud. La musica del liuto mediorientale e del rap lo accompagnano e raccontano il rione, come in questo rap: Quartiere di miseria, dappertutto tracce di sangue, le pareti e i muri ne sono testimoni. Spoliazione dei beni e dei diritti, un dato di fatto, una verit, il quotidiano. Il sistema quello dimporre la regola, una tecnica falsa della vessazione e dellemarginazione Sangue! Miseria! Repressione Menzogne! Sottomissione! Quale schizofrenia!? . Attenzione alla mia collera, alla mia rivolta, non provocatemi sono fiero, libero, e soprattutto tunisino! Non sopporto le frustrazioni. Criminale e pieno di risorse io lo sono! Lasciatemi esprimere, parlare liberamente! Vogliono chiudermi la bocca, ma non ci riusciranno. Nel film un intervistato racconta la sua storia: Sono appena evaso di prigione, sono disperato e pronto a tutto. La cultura di Jbel Jlud il furto, il saccheggio, le rapine e lo sballo questa la cultura che Ben Ali ha implementato nel nostro quartiere. Poi allimprovviso appare una panoramica del rione. Un adulto seduto sulla collinetta mentre guarda il traffico della tangenziale che spacca a met lurbanistica del quartiere, domanda al bambino accanto a lui: Che vorrai fare da grande? Che cosa vuoi diventare? Diventer gommista Gommista? Perch proprio questo mestiere? Cos..., il bambino sinfila lindice nella scarpa da sport, si gratta, un dettaglio che descrive mille emozioni di uno stato danimo infantile, di un modo di relazionarsi con i pi grandi; quel particolare gi fa capire che il regista Abdallah non uno sprovveduto, ma che sa carpire le emozioni dei personaggi che rivestono il ruolo di se stessi.

Un ragazzo in bici in volo sopra Tunisi


Sembra che ti piace questo lavoro, e sembra che sia ben pagato S La gente non pu certo guidare una macchina con la ruota bucata. Tu ripari la gomma e prendi i soldi; Bayrem, puoi vivere senza soldi? Chi pu vivere senza soldi? Persone , ladulto gli accarezza la testa. Invece vedo che diventerai un calciatore piuttosto che un gommista pi bravo di Ronaldinho. Poi limmagine si sposta su spaccati del quartiere: uno sfascio con un mucchio di vetture distrutte accatastate luna sullaltra, una donna con lhigab che porta a spasso le proprie capre, ragazzi che spacciano, la disoccupazione scavata sui volti dei giovani. Poi sono le parole di Yahya Abdallah che spiega direttamente che cosa Jbel Jlud. Questo il tuo primo lungometraggio? S, il primo lavoro professionale in assoluto, ma ho fatto tanta gavetta. Ho studiato presso luniversit di Multimedia e mi sono laureato nel 2003. Poi, come detto ho lavorato come aiuto regista in documentari, in film e in televisione. Il film Noi qua, di mia concezione, ho preso una camera e sono andato in strada con lidea in testa. Anche il modo di riprendere non segue una logica pianificata con un gruppo di lavoro, almeno allinizio, questo perch nel quartiere dove ho girato, Jbel Jlud, impossibile entrare con altre persone, troppo pericoloso, troppa criminalit: c spaccio di droga, lotte tra bande, assassinii giornalieri Cosa vuoi dire con Noi Qua? Ho ripreso molte situazioni con la mia videocamera durante la rivoluzione, ma non sentivo il bisogno di girarci un film. Sono pi interessato a spiegare i motivi per i quali c stata la rivoluzione; sono concentrato sui sentimenti post-rivoluzionari e i problemi che affliggono il cinema tunisino, allo scopo di cambiare il paese. C gente che vive ma effettivamente non vive! Il problema non la povert o la mancanza di cibo, la consapevolezza. La consapevolezza tra le persone? S, perch non sono coscienti di quello che succede. Ogni volta che viene detto loro qualcosa, loro la prendono senza analisi critica, perch sono i media che stabiliscono lumore della popolazione indirizzando la mente della gente, incominciando a parlare a ruota libera su argomento prestabilito Cos alla fine non si parla mai del futuro del paese! Questo un problema di fondo. Esiste gente svantaggiata, che non riesce a mangiare giornalmente, in tutti i posti nel mondo c povert, ma il nostro problema non questo, la mancanza dattenzione a cosa succede nel paese, al suo futuro, in campo politico, sociale, economico Non siamo veri cittadini, perch c solamente il 10% che lavora, decide le sorti della nazione, mentre il restante 90% subisce le decisioni di questa minoranza. Tutti vogliamo avere voce in capitolo sulle sorti del paese, vogliamo esprimere la nostra opinione, ne abbiamo abbastanza di questo potere politico che fa e non fa, in questo modo non si capisce che cosa veramente la democrazia! Non pensi che la situazione sia simile a quella egiziana dove le politiche sono le stesse del vecchio regime? S, non c niente di nuovo, soprattutto quando i media parlano. Non ci sono parole che rispecchiano la forza e lenergia rivoluzionarie che cerano allinizio, sono solo parole e annunci proforma: dignit, onest, giustizia ma non esiste una strategia chiara. Il problema qui in Tunisia che il sistema precedente presente, non ci sono media sociali ma solo privati; non ci sono studi sociali per risolvere i problemi della comunit. Noi, come registi, proviamo a mostrare gli aspetti e i temi su cui sensibilizzare la popolazione. Se si guarda come vive la gente nel quartiere di Jbel Jlud si pu imparare qualcosa Ma nel film lo zio dice al bambino piccolo: se tuo padre vuole tornare dallItalia, digli di non tornare, qui non c niente da trovare, si riferisce a Jbal Jlud? Il padre andato via durante i giorni della rivoluzione, tornare non serve a nulla. Molta gente del quartiere che vediamo nel film gente che impugna coltelli, che dedita alla droga e alla criminalit non c rispetto dellaltro. Allora, SEGUE A PAGINA 8

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ABDALLAH YAHYA
Foto di scena e di backstage di Nahnu Huna (Noi qua) di Abdallah Yahya

SERENA NONO DA PAG 7 Il film ha una particolare fluidit, non si avverte il peso del progetto sulla leggerezza del girato, malgrado la complessit e la durezza degli argomenti trattati. Questo stato possibile grazie a un lavoro davvero collettivo. Abbiamo collaborato in tutte le fasi di realizzazione del film (solo il montaggio interamente opera mia). Ho cercato di non avere idee preconcette e di non pormi in modo convenzionale. Dal gruppo ho anche ricevuto consigli rispetto a certe angolature di ripresa. Non essendo una del mestiere non avevo la prepotenza di pormi dicendo, io so fare. Perch in realt io non so e questo mi ha dato una fantastica libert. Mi divertivo molto di pi a collaborare con loro. Non gli ho mai chiesto di mettersi in posa, n forzato landamento delle discussioni. Daltro canto, non li avvertivo nemmeno ogni volta che decidevo di riprendere. Per questo ho voluto girare con una piccola videocamera sd e non hd (che peraltro non ho). Non volevo presentarmi con una grande apparecchiatura, pensavo che li avrebbe messi in imbarazzo. Desideravo che latmosfera fosse molto informale. Con gli stracci a disposizione insieme abbiamo fatto i costumi, hanno costruito la croce e la corona di spine e poi abbiamo scelto insieme le zone da filmare, cercando tra i luoghi di Venezia quelli meno conosciuti. stata una ricerca creativa di forte legame con la citt, oltre che di dialogo silenzioso con i suoi abitanti che a volte hanno mostrato curiosit, altre completa indifferenza nei nostri confronti. E Venezia ritorna nel progetto che avete appena terminato di girare, tre anni dopo Via della Croce (le chiedo oggi, ndr). La nostra riflessione continuata: qualcuno purtroppo mancato, altri sono arrivati, ma l80% degli attori di Venezia Salva ospite di SantAlvise o della sede di Mestre. Il progetto partito da una mia proposta ma il mio desiderio stato ancora una volta di ragionare insieme sul testo (da cui ho scritto la sceneggiatura). Cos abbiamo invitato uno storico che ci raccontasse Venezia e lEuropa del 600 e un teologo che introducesse il testo di Simone Weil. Al centro del nostro studio lidea weiliana di bellezza che converte, ma anche leroismo senza riscatto n compenso - il protagonista che salva la citt tradendo i suoi a sua volta tradito dal governo veneziano -. Dunque siamo in presenza di una tragedia assoluta, allora come oggi. stato questo il gran salto per me e i miei compagni, andare oltre il racconto delle loro vite per aprirci a una pice che riguarda tutti. In questo Venezia ci stata vicina, abbiamo esplorato luoghi densi di storia come Palazzo Ducale o Palazzo dellArsenale, cercando di deviare da certe visioni lise da cartolina, e lasciandoci incuriosire da dettagli inusuali. Cosa senti a questo punto del lavoro, che ne sar di Venezia, roseo gioiello, bene comune? Mi sembra molto bello questo esservi stretti a Simone Weil che consapevolmente ha conosciuto la povert e ha cercato una vera giustizia sociale. stata una prova molto pi complicata e complessa di Via della Croce. Lintento quello di sforare dal documentario per realizzare un film in costume, sia pure altro rispetto agli stereotipi del genere. Ho girato sempre in digitale, ma ho avuto un direttore della fotografia, Tarek Ben Abdallah, un piano di lavorazione, e c stato un coinvolgimento massimo da parte di tutti, nonch un grande impegno di memorizzazione del testo da parte delle attrici e degli attori. Ora mi aspetta il montaggio, non so cosa accadr, la storia aperta maria_grosso_dcl@yahoo.it

ABDALLAH YAHAYA DA PAG 7 per che cosa deve tornare suo padre? Dobbiamo provare a essere onesti con la societ, non vogliamo essere dei mendicanti cui il governo venga a dare una mano, non vogliamo una mano, vogliamo che il governo sia onesto e sincero; la gente in quel quartiere vuole lavorare e non essere etichettata come il rione dellemigrazione! C una signora anziana vestita in modo tradizionale che dice: La rivoluzione appartiene ai giovani, che cosa vuoi dire? Nel film c una parte vera, come quella dei cantanti rap, che vogliono strillare la loro verit fuori dal quartiere ma non ci riescono. Poi ci sono gli studenti con il loro desiderio di dire che ci sono, che sono presenti, e lo fanno aiutando i poveri dellentroterra tunisino, anche se a loro volta questi studenti vivono in uno dei quartieri pi poveri dellintera Tunisi. Si organizzano e chiedono aiuto alle universit e alla gente comune: soldi, cibo, vestiti e vanno ad aiutare un'altra regione povera della Tunisia. Questa donna anziana dice loro che la sua gente non vuole aiuto, ma salari per poter vivere; un proverbio dice: Non mi dare un pesce e poi dirmi come devo cucinarlo. Il nostro desiderio vivere decentemente. Quali sono i tuoi programmi per il futuro? Il film mi ha aperto a nuove idee, soprattutto sui progetti riguardo la societ civile. Molti che hanno visto il film mi hanno detto che converrebbe specializzarmi su film che parlano di quartieri, ma non sono daccordo. vero che Jbel Jlud pu rappresentare tutti i quartieri e per questo mi piacerebbe che il film abbia una grande distribuzione, perch diventi una cartolina per impreziosire le discussioni sulla comunit tunisina nelle strade in Tunisia. Molto probabilmente il prossimo film sar un documentario incentrato sui salafiti. Quindi preferisci specializzarti su documentari? Non proprio, perch sto anche scrivendo la trama di un film che parler della disoccupazione, avr un taglio ironico e sarcastico, molto verosimilmente sar un corto. Il documentario invece sar incentrato sui giovani salafiti, perch non so spiegarmi come sia possibile che un giovane possa divenire un salafita! Che cosa lo interessa veramente? Ci sar bisogno di ricerche sul campo, interviste una bella sfida. Lo scopo quello di scoprire quale la vera identit tunisina attraverso i salafiti, perch non voglio incentrare linteresse della gente solo sui problemi economici, ma su quello che veramente si fa per la comunit, che tipo di collaborazione esiste tra le persone, anche se di stampo religioso, perch deve esserci consapevolezza di quello che si fa. Perch il discorso della consapevolezza cos importante per te? C una parte nel film di Noi qua, dove c un ragazzo che vende hashish, lo vende ai poveri per 10 dinari, mentre 20 a chi ha i soldi. Anche se vende droga, pensa alla stessa classe sociale da cui proviene, mentre gli altri pensano solo ai soldi. Bisogna vedere la realt e la verit nascoste dietro le apparenze; limportanza di un regista quella di essere il pi obiettivo possibile, senza compromessi. (Lo spaccio di droga uno dei pochi lavori che porta soldi presente nel quartiere, non ci sono altre alternative alla disoccupazione. Il regista ha il coraggio di presentare un problema serio, perch in Tunisia non esistono possessori e consumatori, ma solo spacciatori soggetti a una dura punizione:

BEN ZEITLIN UN CERTO SGUARDO


A New Orleans lacqua come un dio, uno dio Greco che controlla tutto quello che c intorno. E la tua vita dipende dallequilibrio dellacqua che ti circonda. Il rapporto viscerale con la natura, lacqua in particolare, una delle cose che mi hanno attirato in questo posto. Faccio film su persone in una condizione di caos che cercano di stabilizzare. Lacqua mi sembra la superficie migliore su cui tracciare storie come questa. Sulla terra ferma non avrebbero molto senso. In una recente intervista alla rivista Film Comment, il regista Ben Zeitlin (newyorkese, trapiantato in Louisiana, vincitore di Sundance 2012 e proprio ieri a Cannes, dove il suo Beasts of the Southern Wild e presentato a Un Certain Rgard) descriveva cos il suo rapporto con lelemento che, ancora prima di Beasts, ha da sempre informato il suo cinema. Il suo primo corto, Egg, realizzato nel 2005, era una versione passo a uno di Moby Dick ambientata allinterno di un uovo. Zeitlin, che ha lavorato brevemente con il grande animatore cecoslovacco Jan Svankmajer, lo ha seguito nel 2008 con Glory At Sea, un omaggio di venticinque minuti alla Louisiana post Katrina ambientato, dopo una grossa tempesta, a bordo di una zattera fatta di un letto, una vasca da bagno e una macchina arrugginita. Il corto stato girato in sei mesi, quasi interamente al largo della costa della Luisiana, e con una colonna sonora firmata dal regista, di cui una canzone, Elysian Fields, fu usata per una serie di spot elettorali della campagna Obama. Con Beasts, Zeitlin porta il suo amore per lacqua, New Orleans (scoperta a tredici anni durante un viaggio con i genitori, studiosi di folklore) e il senso di uno spiazzamento fisico/cultural/social/mentale nelle sfere del mito, della fiaba e della tragedia. Lidea di partenza era di spiegare perch, dopo il disastro di Katrina, molti avevano rifiutato di andaresene. Sui alleati imperdibili, in questavventura di cinema indipendente Usa tra le pi affascinanti degli ultimo anni, sono una bambina di 6 anni (lesordiente Quvenzhan Wallis, che una forze della natura) e Dwight Herny, un panettiere delle disastratissima settima ward di New Orleans Quando sono arrivato in Louisiana dopo luragano, questo era un luogo completamente surreale. Emanava un senso di apocalisse biblica. Non so se quella fosse solo ma mia impressione, ma ho sentito subito il dovere di elevare la storia che volevo raccontare a livello di mito, folklore. La politica in situazioni come queste molto divisiva. colpa di Bush, del goveno federale, dei bianchi, dei neriIn quelle divisioni si perdono spesso la vera tragedia e le vere emozioni di quello che successo, ha detto ancora Zeitlin alla rivista americana. Questo film forza costantemente il realismo verso una dimensione iperreale, quasi fantastica, ma visto che ogni dettaglio dai luoghi, alle scenografie, alle interpretazioni - autentico, parte di quello che era veramente successo, la forza durto del reale non viene mai abbansonata del tutto. Ed proprio questa lambizione/visione che fa di Beasts una delle avventure indipendenti pi affasconanti degli ultimi anni.

Un proverbio tunisino dice: Non darmi un pesce per poi dirmi come cucinarlo. Il nostro desiderio vivere decentemente
carcere per un anno, unammenda di 2000, il sequestro del passaporto per 5 anni e sicuramente un futuro cancellato. Lo stesso Abdallah ha subito pressioni e intimidazioni dalla polizia per rivelare i nomi delle persone che appaiono nel documentario, bloccando diverse volte la proiezione del suo film, ma Yahya continua dritto per la sua strada, perch la polizia non sar un ostacolo al raggiungimento del suo obiettivo. Ndr) Dove hai preso lidea del film? Lidea mi venuta da un professore teatrale, Mohasin El Adab. Eravamo seduti insieme, e mi ha detto che cera un gruppo di studenti che si era riunito nel quartiere di Jbel Jlud per organizzare aiuti alla zona povera del centro. Cos ha iniziato a parlarmi del quartiere, della sua gente, e come fosse possibile che della gente gi povera pensasse di aiutare altri poveri! Come era possibile che pensassero di poter cambiare la vita di altre persone se gi la loro esistenza non glielo permetteva? Come aiutare gli altri se gi non si ha la possibilit di sostentare se stessi? Per me era qualcosa di straordinario, unenergia positiva, forse la stessa che ha portato alla rivoluzione. Andando nel quartiere ho ricevuto un altro regalo: ho incontrato un cantante rap, Jacko, che ha unenergia sociale incredibile attraverso il vissuto a Jbel Jlud, canta e racconta la vita del proprio quartiere. Cos ho unito le due storie. Entrambe per me rappresentano la Tunisia, perch i giovani sono gli unici che possono costruire una nuova Tunisia: non gli islamici o altre ideologie! Loro sono i leader che porteranno il futuro, perch sono stati loro ha iniziare la rivoluzione. Li ho visti affrontare la polizia senza essere preparati, parte erano degli Ultras e parte universitari, uniti nella sfida contro il sistema. Ora questi ragazzi hanno la possibilit di parlare e costruire il loro paese attraverso le loro idee. Io, come uomo, sono soddisfatto perch sono responsabile del mio paese, e non viceversa che il paese sia responsabile per me! La poesia del film scivola sulle ruote della piccola bici di Bayrem, sulle pareti bianche delle abitazioni tunisine incrostate dal tempo, sui panni stesi di terrazze senza speranze, sulle mani collose di unanziana che strizza il bucato; attraverso i palazzi fatiscenti, gli sfasci della macchine, lindifferenza delle persone allapatia quotidiana, le strettoie dei muri del quartiere. Il regista Yahya Abdallah unisce sapientemente i diversi connotati della Tunisia post Ben Ali, post Burghiba, post-moderna, racchiusi dentro Jbel Jlud: il movimento rap unito a quello dei graffiti, la voce dei giovani che chiedono solamente un lavoro, la droga come unica alternativa alla disoccupazione, la prigione come spettro perenne sulla propria esistenza, la decisione di giovani ragazze (ex rocker) dindossare il velo, la laicit dello stato tutti argomenti scottanti che chiedono risposte anche se ancora non ce ne sono. Il piccolo Bayrem fa un viaggio con la sua bicicletta per mostrarci laltro lato della Tunisia, i motivi che nascono dietro una

rivoluzione soffocata dai soliti giochi dei politici di turno, mentre la frase di un professore nel documentario ci ricorda ci che veramente importante: Costruire una scuola a Jbel Jlud pi redditizio che costruire un commissariato di polizia, attraverso la cultura che riusciremo a mobilitare la maggior parte di questi studenti, in modo che Jbel Jlud possa divenire un polo dirradiazione-imitazione. Yahya Abdallah sa cambiare sapientemente linquadratura, per trasmettere il pathos. Come quando si sposta dallinterno di un pullman, dove una studentessa velata chiede al professore se la laicit sar il futuro del paese, alla scena dei graffitisti che disegnano un murales a Jbel Jlud per un concerto di beneficenza, mentre lo sguardo assorto di un anziano accovacciato appoggiato alla parete li osserva, come se i suoi occhi affondino le radici nel passato della Tunisia, lo stesso che vede costruire il presente, verso un futuro ancora da decifrare. Poi limmagine dal concerto si stacca, concentrandosi su fotogrammi paesaggistici di Jbel Jlud, per ritrovare Bayrem alla fine del suo viaggio, di nuovo su quella collina accanto a suo zio, continuando quel discorso cominciato allinizio del film: Mio padre a Lampedusa l da molto tempo? Vorrei dirgli di ritornare Lui trover un lavoro ragazzo mio, guadagner soldi che tinvier, per farti vivere e crescere meglio, avere un futuro diverso. La prossima volta che parli con lui, digli di non tornare

moderati arabi

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Nelle citt del Sahara Occidentale giovani militanti sfidano ogni giorno le forze di occupazione: ammainano le bandiere del Marocco sui tetti degli edifici pubblici, disegnano sulle mappe scolastiche la linea di frontiera che Rabat vieta di tracciare tra i due paesi del Magreb. Le loro azioni di protesta sono pagate spesso con il carcere duro e la tortura. Domenica scorsa il Corriere della Sera ha di nuovo pubblicato una carta dellAfrica che raffigura il Sahara come parte del Marocco: il divieto di indicare la frontiera sahrawi sembra in vigore anche nella redazione di via Solferino.

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SINTONIE
I FILM
MEN IN BLACK III (3D)
DI BARRY SONNENFELD; CON WILL SMITH, TOMMY LEE JONES. USA 2012

A CURA DI SILVANA SILVESTRI CRISTINA PICCINO, MARCO GIUSTI, ROBERTO SILVESTRI, GIULIA DAGNOLO VALLAN, ARIANNA DI GENOVA, MARIUCCIA CIOTTA

IL FILM
NON VOGLIO MORIRE DA SOLO
DI TSAI MING-LIANG, CON SHIANG-CHYI CHEN, LEE KANG-SHENG. TAIWAN FRANCIA 2006

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Musicisti dello schermo al cinema Trevi. Sergio Bassetti, docente di Filmologia e di Storia e critica del cinema presso l'Universit La Sapienza e il tecnico del suono Federico Savina, docente alla Scuola nazionale di cinema, curano una serie di giornate preziose, con cadenza mensile, intitolate Musicisti dello schermo che si svolgeranno alla sala Trevi di Roma. Un evento raro e quindi stimolante sulla musica applicata al cinema. Si inizier il 23 maggio con il grande Enzo Masetti. A quest'evento seguiranno degli appuntamenti dedicati ad Alessandro Cicognini, Angelo Francesco Lavagnino, Carlo Rustichelli e Armando Trovajoli. Per iniziare a conoscere l'universo sonoro del compositore Masetti, si proietteranno Piccolo mondo antico (1941) di Mario Soldati (alle 17) e Processo alla citt (1952) di Luigi Zampa (alle 19). Ci sar poi un incontro moderato da Bassetti con il critico cinematografico Steve Della Casa, che verr seguito dalla visione di Le fatiche di Ercole (1958) di Pietro Francisci. Ne parliamo con Bassetti: Perch una rassegna sui compositori per lo schermo? Il progetto stato di congiungere due desideri che avevamo io e Federico Savina. Lui era pi interessato alle questioni tecniche di registrazione, ai diversi modelli di registrazione del suono e di come queste hanno cambiato le colonne sonore per il cinema. Io invece lo sono molto di pi ai modelli estetici, mi interessa parlare degli aspetti pi legati alle personalit dei musicisti e alle loro scelte estetiche. Io e Savina siamo in qualche modo complementari. Il conservatore della Cineteca nazionale Enrico Magrelli ha avuto fiducia in questa operazione. Mentre Domenico Monetti e Luca Pallanch, che curano la programmazione del Trevi, si sono dati un gran da fare per il reperimento delle pellicole e per verificare il loro stato. Come avete effettuata la scelta dei compositori? Masetti stato attivo dalla met degli anni '30 fino alla fine degli anni cinquanta. Ha lasciato una traccia importante nella musica per film. stato anche un docente, che ha insegnato sia alla Scuola nazionale di cinema che al Conservatorio di Santa Cecilia. Cicognini ha lavorato a tutti i generi del cinema italiano. Gli manca solo il western spaghetti perch morto prima del suo avvento. E le sue partiture erano sempre di grandissima qualit. Anche Rustichelli era capace di passare da un genere all'altro, con grandissimi risultati. Lavagnino stato innovativo, anche per quello che riguarda le tecniche di registrazione. E poi ci sar Trovajoli, un altro grandissimo. L'anno prossimo, si faranno altri incontri su altri compositori, anche meno famosi come Mario Zafred, Carlo Innocenzi o Carlo Savina. E la scelta dei film? Abbiamo cercato, nel limiti del possibile di non fare delle scelte ovvie. Per Cicognini, per esempio, non abbiamo scelto Ladri di biciclette o Miracolo a Milano, due dei film pi famosi di Vittorio De Sica, ma Stazione Termini, una pellicola sottovalutata.

Gli agenti J e K sono ancora alle prese con le entit aliene che infestano il mondo. Questa volta devono occuparsi di Yaz, un motociclista che torna nel 1969 per uccidere lagente K giovane. J viene mandato indietro nel tempo per salvare K. MOLTO FORTE, INCREDIBILMENTE VICINO

cinediario da web per uno sguardo dinsieme da Icaro a The Blair Witch Project a X-Men. Il film lievita verso un clamoroso finale volante. (g.d.v.) DARK SHADOWS
DI TIM BURTON, CON JOHNNY DEPP. USA 2012

MUSICA DA FILM AL TREVI 0

DI STEPHEN DALDRY; CON TOM HANKS, SANDRA BULLOCK. USA 2012

Tratto dal romanzo omonimo di Jonathan Safran Foer, il film che elabora il lutto delle Torri gemelle dalla parte di un bambino. Oskar ha nove anni e gira per la citt con una macchina fotografica e con una chiave trovata in un magazzino, appartenente al padre che ha perso lavita nellattentato. Forse quella chiave pu aprirgli una porta misteriosa. . OPERAZIONE VACANZE
DI CLAUDIO FRAGASSO; CON MAURIZIO MATTIOLI, FRANCESCO PANNOFINO. ITALIA 2012

Burton gioca con l'immortalit in un bazar di memorabilia, tra lupi mannari e Crocodile rock, alla ricerca impossibile di un presente dove fermarsi. Fruga nei bauli della paura, dietro alle sue creaturine mostruose, tutte fil di ferro, canapa scucita, occhi sbilenchi, autoritratti. Il vampiro Barnabas dei mille episodi Abc (66-71) salta fuori dalla memoria degli esseri anormali, reietti e cadaverici. Depp riprende la sua faccia di cera ed Barnabas, signorino nella tenuta di Collinswood, padrone della citt che dal 1750 porta il suo nome. Poi la maledizione. Poi il risveglio da vampiro nel 1972 alle prese con pantaloni a zampa d'elefante. Burton orchestra una commedia nera dai toni camp sull'essere sempre fuori dal proprio tempo. (m.c.) DIAZ
DI DANIELE VICARI, CON ELIO GERMANO, CLAUDIO SANTAMARIA. ITALIA 2012

IN UNA VASCA DA BAGNO NERA


LIPSTICK
Italia, 2012, 330, musica: Dott Reed, regia: Geo Ceccarelli, fonte: Youtube.com

Esordio del regista a Kuala Lumpur, la citt dove nato e dove non aveva mai girato, magnifico impasto del suo cinema. Siamo nella Kuala Lumpur del nuovo millennio popolata da immigrati che arrivano un po' dappertutto, non parlano il malese e spesso si guardano anche tra loro con diffidenza, se non aggressivit, per difendere quel poco che hanno. Sfruttati, denigrati, picchiati, vivono in ogni spazio possibile, ammassati su terrazze, sottoscala, vecchi palazzi pericolanti, soffitte per i quali pagano ai propri padroni quasi tutto il loro guadagno. C' un senso di malattia profonda nel film, forse pi acuto che negli altri suoi lavori a cominciare dallo straniamento esasperato di un'immagine quasi documentaria. Un ragazzo di cui non sentiremo mai la voce (Lee Kang-Sheng, icona di Tsai Ming-Liang) viene picchiato quasi a morte. Un altro, emigrato dal Bangladesh, lo raccoglie, lo cura, divide con lui il materasso. Gesti di dolcezza, attenzione, le mani lo lavano, lo imboccano, gli occhi lo guardano. Amore? Una ragazza cinese cura un giovane ricco in coma. Stessi gesti ma senza dolcezza. Lei e Lee Kang Sheng si piacciono, si amano, l'altro si dispera ma c' posto anche per lui. La storia d'amore doveva essere tra i due ragazzi poi per l'attore indiano, che non professionista, musulmano e l'omosessualit era per lui un tab troppo forte, cos la sceneggiatura cambiata e anche questa una caratteristica nel lavoro del regista, nella dichiarazione di un cinema che flusso di vita, trasformazione e senso profondo del tempo reso sostanza stessa dell'immagine. (c.pi.)

Finiti i cinepanettoni ecco i film salvagente ( il caso di dirlo) con un cast affollato come una spiaggia: tra gli altri Jerry Cal, Enzo Salvi, Ceccherini, Valeria Marini. I personaggi: un cantante di piano bar, costretto ad una fuga in Basilicata, accusato di aver messo incinta la figlia del boss locale, cambia sesso e identit per nascondersi. E poi un disoccupato che
non ha il coraggio di dire alla famiglia che ha perso il lavoro e che non potranno andare in vacanza, due famiglie rivali, un industriale

alla ricerca di avventura, un cuoco bengalese... THE AVENGERS (3D)


DI JOSS WHEDON; CON CHRIS HEMSWORTH, SCARLETT JOHANSSON. USA 2012

Diaz non cerca il colpevole, vero o presunto, ma prova a riflettere (e a fare riflettere) sulle conseguenze di quella democrazia malata, e sulle sue modalit. Come possibile che sia accaduto qui, tra noi, ora la domanda di un racconto che si fonda sugli atti processuali e sulle sentenze della corte di appello di Genova. L'assalto alla Diaz la scena madre, ritorna, si dilata nel tempo (cinematografico), l'imbuto in cui i diversi punti di vista convergono in uno solo (c.pi.) HUNGER
DI STEVE MCQUEEN, CON MICHAEL FASSBENDER, LIAM CUNNINGHAM, STUART GRAHAM, BRIAN MILLIGAN, LIAM MCMAHON. GB IRLANDA 2008

Il pubblico entra in un piccolo teatrino (siamo a Bevagna, Perugia) e ripiomba negli anni 20. Ad esibirsi la Dyvina, performer e artista di burlesque al secolo Silvia Manganiello. In un palchetto, accompagnata dalla band, si esibisce Dott Reed, la cantante originaria della Tasmania (vive a Londra) che ha trovato in Italia la sua patria discografica: letichetta Wasabi in realt transnazionale. Con la sua impareggiabile classe e sensualit, la Dyvina manda gli astanti in visibilio, ma due finti poliziotti la porteranno via e lo spettacolo si chiude tra le ire della platea. Anche se la trovata finale esile, Lipstick un clip pieno di grazia, ben fotografato e montato, che si conf perfettamente allimmaginario sonoro della vocalist. LOST

I FIORI
FIORI-TO
TORINO 23-27 MAGGIO

Olanda, 2006, 350, musica: Anouk, regia: Dean Karr, fonte: Youtube.com

Una schiera di eroi coi geni modificati nel sangue chiamato a sventare Loki, fratellastro bacato di Thor (Chris Hemsworth) supereroe con lossessione del martello. Gli altri sono Robert Downey jr uno strafottente Ironman, Chris Evans Capitan America con la new entry Bruce Banner alias lincredibile Hulk. Il regista, da sempre un appassionato dei fumetti Marvel ha un sepolcrale passato di successi come Buffy lammazzavampiri e Angel.
Distribuisce Walt Disney. (fi. bru.)

1981, Bobby Sands il militante dellIra trovato in possesso di armi, condannato a una lunga pena esige di essere trattato dal nemico con lo status e la dignit del prigioniero politico. Il sacerdote irlandese cerca invece di riempire di sensi di colpa il suo gesto, per resta convinto della politicit del suo gesto estremo. La storia dar ragione a lui e ai suoi compagni. (r.s.) ISOLE
REGIA: STEFANO CHIANTINI, CON ASIA ARGENTO, IVAN FRANEK. ITALIA 2012

7 7

Immersa in una vasca da bagno nera la cantautrice olandese incontra il suo doppio. Sensualit e narcisismo si fondono in questo videoclip di eccelsa raffinatezza, in cui Karr gioca con una serie di elementi scenografici e di design, come una miriade di lampadine accese, adoperando avvolgenti carrellate e lavorando di dettagli. Senza dubbio la presenza di Anouk in tutta la sua melanconica bellezza e la sua voce intensa e leggermente roca, hanno il loro peso. BLIND PILOTS

Fiori-To si intitola la nuova manifestazione nazionale, dedicata allagricoltura e al verde urbano, che lAssessorato allAmbiente della Citt di Torino e la Fondazione Torino Smart City hanno progettato per completare il quadro delle iniziative di promozione di una citt pi intelligente e sostenibile, previsto dalla prima edizione di Smart City Festival Citt Visibili, in programma dal 23 maggio al 5 giugno 2012, Giornata Mondiale dellAmbiente. La manifestazione, che si svolger nel centro di Torino, tra Piazzale Valdo Fusi e il tratto pedonale di via Carlo Alberto, conterr infatti tre eventi: il 2 Workshop Nazionale Image Incontri sul Management della Green Economy (24-25 maggio), la rassegna di orticoltura e florovivaismo Flor 12 (25-27 maggio) e il convegno Agricoltura Urbana (25 maggio), che dar vita anche ai laboratori pratici Orti e frutteti in citt (26-27 maggio). Non solo quindi unesibizione cittadina di fiori e piante, ma si propone come una vera fioritura culturale della citt, per riflettere sulla sostenibilit ambientale e la vivibilit dello spazio urbano. Nella foto Palazzo Cisterna. (s.s.)

LA PARTITA
LA PARTITA DEL CUORE
PER NON DIMENTICARE FALCONE E BORSELLINO PALERMO, 23 MAGGIO

Uk, 2003, 4, musica: The Cooper Temple Cause, regia: autore ignoto, fonte: Youtube.com

IL CASTELLO NEL CIELO


DI HAYAO MIYAZAKI. ANIMAZIONE. GIAPPONE 1986.

Incastonato tra due capolavori Nausicaa nella valle del vento ('84) e Il mio vicino Totoro ('88) Il castello nel cielo il film d'esordio dello Studio Ghibli di Hayao Miyazaki che firma soggetto, sceneggiatura e regia, disegna i personaggi e costruisce i modellini. Ogni inquadratura esplode nella vertigine di lampi e rapsodie visive, opere d'arte seriali ad alta quota, una trama del fantastico complessa. Lputa lisola fluttuante nel cielo, abitata da musicisti e matematici privi di senso pratico, o meglio di vocazione al profitto. Titolo e doppiaggio scelti in accordo con la Ghibli da una Lucky Red ammirevole nel distribuire tutto il patrimonio Miyazaki (il dvd del Castello nel cielo fu ritirato dalla Buena Vista dopo una breve uscita nel 2004). (m.c.) CHRONICLE
DI JOSH TRANK; CON MICHAEL B. JORDAN, MICHAEL KELLY. GB USA 2012

Tre personaggi vivono nel loro isolamento e nel silenzio perch dolore o difficili situazioni hanno segnato il loro destino. Isole nellisola (siamo alle Tremiti), ma tra loro si crea una profonda comprensione: una ragazza muta (Asia Argento), lanziato prete appena uscito dallospedale, limmigrato senza documenti. Alta tensione emotiva, interpretazioni notevoli. Il film esce in sala e si potr vedere dal 16 maggio online sul sito www.larepubblica.it (s.s.) SISTER
DI URSULA MEIER; CON LA SEYDOUX, KACEY MOTTET KLEIN. FRANCIA 2012

Dopo aver salutato la sua compagna, un giovane sulla trentina va a far bisboccia con gli amici, tra pub, giostre e locali a luci rosse. Ma, poco alla volta, il suo corpo comincia a subire una metamorfosi e, piantata in asso la comitiva, il ragazzo che ha ormai assunto le sembianze di un demoniaco caprone si immerge sul serio nella orgiastica notte londinese. Ispirato a Un lupo mannaro americano a Londra, il clip anticipa di alcuni anni certe atmosfere perverse di Shame, film di Steve McQueen interpretato proprio da Michael Fassbinder, che qui veste i panni del protagonista. Da realistico e quasi stereotipato per le situazioni che propone, Blind Pilots diventa surreale e avvincente nel suo imprevedibile svolgimento. STEVE MCQUEEN

La ventunesima edizione della Partita del Cuore sar dedicata al ricordo dei 20 anni dalla morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, si terr il 23 maggio alle ore 20.40 allo stadio Renzo Barbera di Palermocon la nazionale cantanti e la nazionale magistrati. Tra i cantanti Claudio Baglioni, Enrico Ruggeri, (il presidente della squadra), Neri Marcor, Luca Barbarossa, Raoul Bova. Per la Nazionale Magistrati, insieme al presidente e capitano Piero Calabr, ci saranno, tra gli altri, il capo della direzione nazionale antimafia, Piero Grasso e Luca Palamara, per anni presidente dellassociazione nazionale magistrati. Levento, curato da Gianluca Pecchini, far parte di una giornata che Palermo dedicher allanniversario e che coinvolger migliaia di studenti provenienti da tutta Italia compresi i ragazzi del Palermo calcio. I fondi raccolti saranno finalizzati a progetti legati alla Fondazione Giovanni e Francesca Falcone e alla Fondazione Parco della Mistica Onlus, nata per realizzare il Campus Produttivo della Legalit e Solidariet, centro di produzione e promozione culturale e al tempo stesso uno strumento di riqualificazione dellarea denominata Tenuta della Mistica. (s.s.)

LA MOSTRA
ZOE LEONARD
GALLERIA RAFFAELLA CORTESE, FINO AL 28/7

Ci sono pi Schlock e Roger Corman che Blues Brothers in questa cronaca di vita di liceo che combina solide radici mitologico letterarie e intelligente backround cinefilo dalla sensibilit ipercontemporanea non lineare, del

Storia di un amore doloroso e impossibile, di una complicit assoluta e feroce, di un mondo diviso dallalto delle stazioni sciistiche affollate dai vacanzieri di lusso e il basso di chi abita l, i ragazzini delle case popolari, i lavoratori stagionali. Simone un ragazzino quasi adolescente che vive con sua sorella, tanti uomini per storie destinate a finire male e che vive quel fratellino come un peso. Ma lui sempre occupato con i vacanzieri a rubare e rivendere sci e altri accessori. Un legame forte e violento. (c.pi.)

Usa, 2002, 350, musica: Sheryl Crow, regia: Wayne Isham, fonte: Mtv

La Crow spericolata proprio come Steve McQueen. Cos, dopo avergli reso omaggio visitando la targa a forma di stella nel marciapiede di Hollywood, la popstar si lancia in inseguimenti mozzafiato su auto e moto, classiche citazioni dai film che hanno reso celebre McQueen (Bullit e Le Mans). Isham impagina con brio le immagini, ma sono le sequenze dazione a movimentare un video in cui la Crow, da spavalda rocker, non rinuncia a imbracciare la chitarra.

MAGICO

In contemporanea alla mostra al Camden Art Centre di Londra, la galleria Cortese di Milano inaugura (il 25 maggio) la seconda personale dellartista americana Zoe Leonard, aprendo anche per loccasione il nuovo spazio di via Stradella 1, dedicato a installazioni, proiezioni, talk, presentazioni, esposizioni di singole opere. Le fotografie di Leonard, nata nel 1961 a New York (suo padre era un rifugiato polacco) non ambiscono alla neutralit e alla oggettivit; al contrario, cercano una narrazione che scarti dai territori conosciuti e indaghi - spesso con processi lunghi e con uno sguardo smaliziato - la societ, le sue abitudini e i suoi rituali. Qui, le immagini proposte sono soprattutto quelle del sole: appartengono a una serie in cui ci si spinti al limite umano di ci che possible registrare con la macchina fotografica. Girando la camera verso quella violenta fonte di luce, riprendendola in diretta, vengono infatti rovesciate le regole della fotografia: Zoe Leonard lha fatto per un intero anno, cogliendo laccecante bagliore in tutte le sue sfumature. Sono interessata nelle possibilit dell'astrazione in fotografia - ha affermato lartista -. Ho scelto un soggetto che per sua natura risulta impossibile da ritrarre, la mia una esplorazione, una sfida alla percezione comune. (a. di ge.)

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ALIAS 19 MAGGIO 2012

di GUIDO MARIANI

Il rock appartiene alla strada. Pare che il termine inglese busker che oggi indica i musicisti che si esibiscono in posti improvvisati per qualche spicciolo, nacque inizialmente per indicare i pirati che solcavano i mari del XVII secolo. La musica popolare nata nelle piazze, nelle feste di paese e dai cantastorie girovaghi che creavano armonie, miti e leggende. Il blues, padre nobile del rocknroll, veniva suonato agli angoli delle strade nel sud degli Stati Uniti. Il texano Blind Wille Johnson fu accecato dalla matrigna che gli gett in faccia la liscivia con cui si lavava il bucato, inizi a suonare una chitarra in cui la cassa armonica era una scatola di sigari. Da ragazzino il padre lo lasciava fuori dai negozi dove suonava per pochi centesimi. Venne arrestato pi volte per vagabondaggio, fino a che, nel dicembre 1927, varc le porte di uno studio di registrazione e incise sei canzoni che hanno scritto la storia della musica, tanto da essere incluse come testimonianza del genio del genere umano sulle sonde Voyager inviate dagli americani a curiosare nello spazio. Pochi anni dopo Woody Guthrie era uno tra i 400mila agricoltori e disoccupati spinti dalla siccit e dalla grande depressione in un viaggio della speranza verso lovest degli Stati Uniti, cantava sogni e denunciava ingiustizie, saltava sui treni di passaggio e si esibiva per le strade e nei saloon. I bluesmen e i cantori viaggiatori, gli hobo come Guthrie, erano forse davvero dei pirati, gettarono le radici del rock e fanno parte del dna di ogni grande artista. Le strade sono ancora il palcoscenico di tante future star o musicisti di fama. C chi si esibisce solo per gioco o per provocazione, c chi vi ha iniziato la carriera, altri ancora hanno capito che ci sono circostanze che fanno della strada lunico vero modo per mettersi alla prova o per diffondere il messaggio delle proprie canzoni.

FENOMENI UN TEMPO CANTASTORIE GIROVAGHI, OGGI IN CLASSIFICA

Dalla metro al cielo. Fuori gli ex busker


Se volete vedere Bono dal vivo avete due possibilit. Aspettare che gli U2 vadano in tour in giro per il mondo e comprare un costoso biglietto per un loro fantasmagorico spettacolo o andare a Dublino la vigilia di Natale nella centralissima Grafton Street. qui che il cantante tiene di consuetudine unesibizione natalizia in cui i soldi raccolti vanno in beneficenza. pi un augurio alla sua citt che una raccolta fondi e di solito lesibizione avviene con laccompagnamento di qualche star della musica irlandese come Glen Hansard (gi leader dei Frames). Il repertorio di solito prevede grandi hit da Stand by Me a One a Knockin' on Heaven's Door con qualche inevitabile jingle natalizio. Lanno scorso qualche solerte poliziotto ha anche tentato di interrompere lesibizione non essendosi accorto di chi aveva di fronte. Non riconoscere Bono a Dublino come non riconoscere il Papa in Vaticano. DAVID GILMOUR & SYD BARRETT Il cantautore irlandese, classe 1973, inizi a suonare negli anni '90, militando nel gruppo rock degli Juniper. Dopo due singoli di relativo successo la band si sciolse e Damien decise di darsi all'agricoltura, coltivando ortaggi in Toscana, a Pontassieve. La passione per la musica per lo spinse a lasciare la zappa e riprendere in mano la chitarra. Si imbarc in un viaggio per l'Europa dove si esib come musicista di strada. La fortuna buss alla porta quando scopr, per caso, che un suo cugino di cui non sapeva quasi l'esistenza era il compositore e produttore discografico David Arnold (celebre per le colonne sonore). L'augusto parente si trasform in mecenate, gli finanzi uno studio discografico casalingo e Rice nel corso di due anni incise le canzoni che entrarono a far parte del suo debutto, intitolato semplicemente O. Della sua vita di musicista di strada Damien Rice ha detto: Ho imparato che stavo meglio senza soldi. Non avendo quando sar poi chiamato ad affiancare e in seguito sostituire in modo permanente lamico Barrett affetto da squilibri mentali. Il modo di suonare la chitarra di Syd non era il massimo - ricorder Gilmour in unintervista -. Il suo stile era molto rigido. Ho sempre pensato che fossi io il miglior chitarrista. Ma era eccezionalmente intelligente, un artista in ogni senso possibile. Chiss in quanti pagherebbero per ascoltare la versione live di Help del giovane duo David & Syd. BRUCE SPRINGSTEEN STING

Star che hanno davvero cominciato in strada o che hanno voluto provare per gioco cosa si prova ad accovacciarsi, imbracciare una chitarra e dipendere totalmente dal gusto e dalla generosit dei passanti. Ecco il vero antidoto ai talent show e alle voci tv
DAMIEN RICE denaro ero costretto a suonare per strada. Ho trovato che vivere al limite rende la vita pi appassionante.

David e Syd erano amici sin dallinfanzia, trascorsa a Cambridge. Si iscrissero entrambi al Cambridgeshire College of Arts and Technology e iniziarono a suonare insieme. Nellestate del 1965 passarono unestate in vacanza pagandosi le spese facendo autostop e suonando per le strade del sud della Francia. Pare che il loro repertorio fosse in gran parte basato sulle canzoni dei Beatles. A Saint Tropez furono fermati dalla polizia e messi agli arresti per poche ore. Syd si era appena aggregato a Roger Waters, Nick Mason e Rick Wright e aveva dato vita ai Pink Floyd (che allepoca avevano anche il nome di The Tea Set). David continu a suonare per la sua band, i Jokers Wild, fino al 1967

Per il Boss ogni occasione per esibirsi buona. Non si contano le sue comparsate in bar in appoggio di band di amici affermate o semi sconosciute e non si contano neppure i suoi show improvvisati per strada quando viene convinto a suonare da qualche suo fan o semplicemente perch vede una chitarra disponibile. In Italia, nel giugno del 1988, nel corso del Tunnel of Love Express tour fece una tappa romana e in visita alle attrazioni turistiche della capitale and a piazza di Spagna dove si intrattenne con un gruppo di giovani a cantare in mezzo alla gente, replic il mese dopo a Copenhagen dove chiese ai passanti se avevano qualche preferenza per il repertorio. A Napoli nel 1997 nel corso del tour teatrale seguito allalbum The Ghost of Tom Joad si esibito dal balcone del Teatro Augusteo dove doveva tenere un concerto. Una performance visibile anche su YouTube.

JACKSON BROWNE Il suo disco pi bello e amato Running on Empty del 1977, album in cui le canzoni sono state tutte incise dal vivo o in posti insoliti e situazioni di fortuna (una anche sul pullman del suo tour durante un viaggio). Da quella raccolta uno dei pezzi pi celebri un classico per ogni musicista girovago, The Road scritta da Danny O'Keefe, ma ormai identificata con linterpretazione di Browne che la incise in un motel di Baltimora. Una canzone sulla strada e spesso suonata per strada, una volta anche in Italia, nel 2000, nella piazza Ducale di Vigevano, accompagnato da Ron che aveva portato al successo la versione italiana del brano Una citt per cantare, scritta da Lucio Dalla. Browne, noto per il suo infaticabile impegno umanitario, non si mai neppure risparmiato per esibizioni improvvisate in occasioni di manifestazioni e marce di protesta. La sua pi recente stata lo scorso dicembre a Zuccotti Park a New York e poi a Washington davanti ai manifestanti del movimento Occupy.

Busker per gioco, lex Police si camuffato alla buona e si esibito qualche anno fa nella metropolitana di Londra. Pare che questa sfida sia nata da una crudele battuta di un suo amico che, tra il serio e il faceto, gli rinfacci di essere insicuro e che la sua carriera aveva i giorni contati. Per mettersi alla prova, il cantante si calc un cappello sulla testa e and, chitarra in braccio, a strimpellare allingresso di una stazione della Underground. In qualche ora ha raccolto 40 sterline. Una cifra incoraggiante per un girovago, ma non certo degna dei suoi principeschi cachet. Si narra che una donna labbia riconosciuto gridando, Ma Sting! e un altro spettatore labbia zittita malamente insultandola: Stai zitta stupida! Non sai che Sting un miliardario?

ALIAS 19 MAGGIO 2012

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JOHN LENNON, DJ PER UN POMERIGGIO


di FRANCESCO ADINOLFI Una scena epocale, poco nota al mondo, molto nota ai fan. Il pomeriggio del 28 settembre 1974 a New York piove. Chi sintonizzato su Wnew-Fm si sente smarrito: una voce con accento di Liverpool sta leggendo le previsioni del tempo e anzich alta temperatura gli scappa: High times (lett. euforia, data da alcol o droghe), oh no, magari fosse cos. John Lennon. Che ride, si diverte, si presenta come il Doctor Winston O' Boogie (il Dr. Winston - dal secondo nome dellartista - del ballo) e dichiara sicuro: Fare il dj la mia seconda occupazione preferita. Successe tutto per caso: Dennis Elsas, il conduttore, aveva incontrato Lennon (entrambi nella

foto) in uno studio di registrazione; in quelloccasione aveva chiesto a May Tang, la compagna di Lennon al tempo, se lartista avesse mai avuto voglia di fare un salto in radio per presentare il nuovo disco, Walls and Bridges. Pang aveva richiamato subito dicendo che non solo John aveva accettato ma che si sarebbe portato appresso anche qualche disco da suonare. Elsas era convinto che Lennon non si sarebbe mai presentato e per questo non fu mai fatta alcuna pubblicit, inoltre rispetto alle radio in Am, quelle in Fm erano pi riservate e restie a promuovere gli eventi. Brillante e avvincente, Lennon suoner il suo singolo Whatever Gets You thru the Night, Watch Your Step di Bobby Parker, Showdown della Electric Light Orchestra, Groovy Train degli Splinter, Im the Greatest di Ringo Starr ecc. Alla domanda Tornerete insieme? risponde: In tour no, ma in qualche altro possibile, quando ci incontriamo lumore sempre positivo. Da ascoltare in quattro parti qui: www.youtube.com/watch?v=OCq-kdYEvT4

Qui accanto un busker a Manchester (foto Damian Brandon), sotto Edoardo Bennato agli esordi

TRACY CHAPMAN

andata discretamente bene. Non era un cantante di una strada qualsiasi, il suo marciapiede preferito era una delle camminate pi celebri del mondo, la Third Street Promenade di Santa Monica, cuore dellarea di Los Angeles dove turisti e celebrit vanno a braccetto. Con la sua chitarra, le sue melodie facili e la sua faccia da ragazzo da copertina riuscito a conquistarsi non solo qualche banconota, ma anche alcune serate nei locali pi alla moda di Ellei: dal Viper Room alla House of Blues. Per il resto ci ha pensato il web, Keep Your Head up stato tra i video della settimana su iTunes ed diventata una hit. poi andato in tour con una star del pop di prima grandezza come Taylor Swift. Il suo primo album appena stato pubblicato anche in Europa. Su Twitter ha elencato le dieci regole doro per i busker. Consigli preziosi: I posti migliori vanno via subito, quindi siate tempestivi; non mendicate, sar la qualit a portarvi i soldi e chiedere denaro rovina tutta la magia; seguite sempre quello che vi dice il pubblico. VIOLENT FEMMES

Nel 1984 Macca decise di girare un film musicale sulla falsariga dei suoi esordi beatlesiani, scandito dalla sua musica e accompagnato dal fedele Ringo Starr. La pellicola, non particolarmente riuscita, si intitolava Give My Regards to Broad Street. Una scena vedeva McCartney nei panni di un musicista di strada che si esibiva fuori dalla metropolitana di Londra. La scena fu girata dal vero, con Paul leggermente camuffato che strimpellava una Yesterday che non valeva neanche pochi pence. Qualche monetina inaspettatamente arriv, ma nessuno pens minimamente che quel mediocre chitarrista fosse lex Beatles. Mi misi a fare una versione stupida della canzone - ha detto Paul - e nessuno mi riconobbe, ma nessuno secondo me vuole guardare un suonatore di strada in faccia perch non vogliono venire troppo coinvolti dalla sua storia, quindi camminano in fretta e vanno via. E cos io cantavo Yesterday, all my troubles - grazie, signore seemed so far away'. RAGE AGAINST THE MACHINE

ITALIA

La prima volta on the road. Con Bennato e Antonacci


Edoardo Bennato tra i musicisti italiani che pi celano un'anima busker. In un incontro di qualche anno fa raccontava: Quando nel '73 usc il mio primo disco, Non farti cadere le braccia, la Ricordi mi disse che avevano parlato con la Rai e che era emerso che la mia voce non era radiofonica. Quindi non avrebbero passato il mio disco. Nove anni di gavetta e tutto finito l. Allora mi misi davanti a Vanni (uno dei bar pi noti della capitale), vicino alla Rai e cominciai a suonare, mi giocai l'ultima carta. Un giorno passarono Enzo Caffarelli e Manuel Insolera del settimanale musicale Ciao 2001 e mi dissero che sarei dovuto andare al festival di Civitanova Marche. Ci andai e fu l'inizio di tutto. Eccolo il tragitto artistico dei busker: dalla strada alla strada, dalle metropolitane alle metropolitane e forse, un giorno, al paradiso (molto raramente). Artisti che da un lato continuano a rappresentare uno splendido antidoto a talent show e reality vari (fitti di facce che nascono e muoiono solo in tv) e che dall'altro sono il filo ultimo per ricordarsi chi si stati e da dove si viene. Lo sapevano bene Claudio Baglioni e Francesco De Gregori che anni fa si esibirono a una fermata della metro a Roma e nessuno li riconobbe. Nel 1993 a Biagio Antonacci and quasi male: mentre si esibiva per gioco nella stazione centrale di Milano sopraggiunsero i Carabinieri che si allontanarono allorch un funzionario della metro svel l'indentit dell'artista in questione. In ambito indie, molti sono i musicisti che hanno iniziato in strada, tra questi gli Zen Circus. Del resto nel nostro paese l'attenzione agli artisti di strada sempre stata molto alta. Tra i festival pi noti dedicati ai busker spicca il Ferrara buskers festival, il pi grande e rinomato al mondo e ancora il festival di Castellaro Lagusello (Mn), il Mercantia di Certaldo (Fi), gli Artisti in Piazza di Pennabilli (Rn) e il TolfArte di Tolfa (Rm). Da notare che l'abrogazione nel 2001 dell'articolo 121 del Tulps, che disciplinava l'esercizio dell'attivit degli artisti di strada attraverso l'iscrizione di questi ultimi in appositi albi presso il loro comune di residenza, ha di fatto creato un vuoto legislativo. Ora ogni amministrazione comunale si regola a seconda delle rispettive opportunit: si va dall'assoluto divieto all'adozione di specifica delibera. Il panorama giuridico, pertanto, variegato e frammentato.

NEIL YOUNG Glasgow, ingresso della stazione centrale, 2 aprile 1976. Un uomo rannicchiato in terra con un banjo, una custodia aperta per raccogliere le (eventuali) elemosine e unarmonica a bocca. Sulla testa ha un cappello in tweed da cacciatore che gli nasconde il volto e lo fa assomigliare un incrocio tra Sherlock Holmes e un clochard esibizionista. A guardarlo uno dei tanti, a sentirlo cantare non ci si pu sbagliare. Quel personaggio Neil Young che ai tempi sfoderava album storici a ripetizione ed era una delle maggiori rock star in circolazione. Ma i pendolari passano di fretta e sono assai poco convinti di quel menestrello. Qualcuno ha anche da ridire. Solo un gruppo di giovani si ferma e riconosce il rocker. Il filmato dellesibizione fu raccolto da due cineasti che seguirono lintera giornata scozzese di Young e dei suoi Crazy Horse. Ricorda uno dei registi: Erano fatti e completamente fuori di testa. Prima di raggiungere la stazione di Glasgow per linconsueto show, avevano scatenato un principio di incendio nella lobby dellhotel Albany (vedi YouTube).

La carriera della cantautrice Usa fu guidata agli esordi da una serie di impressionanti colpi di fortuna, peraltro bilanciati dal suo grande talento. Originaria di Cleveland, negli anni del college and a studiare a Boston dove passava i pomeriggi e le serate in compagnia della sua chitarra suonando un po nella vivace Harvard Square dellarea universitaria di Cambridge e in alcuni caff della zona. La piazza poteva essere caotica ma le sue canzoni si facevano notare. Rimase particolarmente impressionato un altro studente universitario Brian Koppelman (oggi affermato sceneggiatore) che pens di suggerirla al padre che al tempo dirigeva letichetta Sbk. Il manager scrittur lartista nel 1986 e la introdusse a una major, la Elektra, che pubblic nel 1988 il disco di esordio. Melodie scarne e sognanti, testi impegnati e struggenti. La critica apprezz subito il disco ma un altro colpo di fortuna avvenne quando per un ritardo in un cambio palco nel concerto in mondovisione per i 70 anni di Nelson Mandela che si stava svolgendo a Londra, nello stadio di Wembley, la Chapmann, sola con la sua chitarra, fu utilizzata come riempitivo ed ebbe tutto il tempo di farsi apprezzare dal pubblico internazionale. Da l nacque un successo che oggi definiremmo virale e lalbum di esordio della ragazza busker vendette quasi dieci milioni di copie in tutto il mondo. Nel 1989 Tracy Chapmann ha ricevuto tre Grammy Awards. ANDY GRAMMER

Il trio di formato da Gordon Gano, Brian Ritchie e Victor DeLorenzo era alternative prima che esistesse lalternative rock. Sono diventati una band di culto tanto da detenere un curioso primato, il loro album di debutto del 1983 fu il primo disco ad aver venduto negli Usa pi di un milione di copie senza mai essere entrato nei primi 100 posti della classifica di Billboard. Anche loro devono allesperienza di musicisti da strada una spinta decisiva per la carriera. Originari di Milwaukee, decisero un giorno di esibirsi davanti a un locale che avrebbe ospitato la sera stessa i Pretenders, il gruppo di Chrissie Hynde, che ai tempi andava per la maggiore. Tra i giovani in coda per comprare il biglietto si intrufol la band che fu colpita dallenergia contagiosa dei Violent Femmes. I Pretenders li invitarono a suonare sul palco prima di loro. In un solo giorno passarono dal marciapiede a condividere i riflettori con una band dal successo internazionale. Il pubblico li salut con bordate di fischi, ma lesibizione fin tra gli applausi. Fu la loro epifania, il trio si autofinanzi il disco desordio e nel 1983 conquist con il suo scanzonato punk folk le college radio e i giovanissimi americani che non amavano lo zuccheroso pop anni 80. Brian Ritchie nel 2008 ha collaborato allalbum Villa Inferno dei pisani Zen Circus, band italiana anchessa con trascorsi da busker. PAUL MCCARTNEY

C chi per strada suona per i soldi e chi una volta ha suonato contro i soldi. Il 26 gennaio del 2000 i Rage Against The Machine suonarono a New York davanti alla borsa di Wall Street in una breve esibizione diventata il video Sleep Now in the Fire diretto da Michael Moore. Il Comune di New York allora guidato da Rudy Giuliani non aveva concesso il permesso. I volumi alti e la folla raccoltasi davanti alledificio (tra cui alcuni operatori di Borsa che pogavano) spinsero la polizia a chiudere le porte della Borsa ore prima della chiusura ufficiale. THE POGUES

Andy un po lultimo arrivato e fa parte della generazione dei busker 2.0, quelli che suonano per strada per le mance e usano YouTube e il web nel tentativo di sfondare. A lui

I posti migliori vanno via subito, siate tempestivi, non mendicate, sar la qualit a portarvi i soldi, chiedere denaro rovina tutta la magia, ascoltate il pubblico

Non tutti i posti per strada sono disponibili per chi arriva prima, alcune citt selezionano con una certa cura chi si esibisce davanti a monumenti o luoghi particolarmente popolari e gli annali raccontano anche la storia di busker bocciati. Il gruppo folk rock britannico (ma con molti legami con lIrlanda) univa lamore per la musica tradizionale celtica, lo spirito anarchico del punk e la passione per le sbronze. Allinizio della loro avventura, nei primi anni 80, il nucleo originario della band, guidata da Shane MacGowan, amava esibirsi per strada e pens che nessun posto fosse migliore del Covent Garden a Londra. La capitale britannica per non permette a chiunque di suonare in una location cos prestigiosa e la formazione dovette passare una selezione. I Pogues furono bocciati senza appello. Secondo la testimonianza di Jem Finer chitarrista e banjo della band, lanonimo responsabile dellaudizione disse: Pochi mancano il marchio di qualit del Covent Garden. Ma voi avete fallito. La carriera dei Pogues proseguita sui palchi di mezzo mondo. Non sempre la strada dice la verit.

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ALIAS 19 MAGGIO 2012

RITMI
IL BLUES DELLO STOCCAFISSO
BASSANO ROMANO (VT) La Casa di Emme Via della Stazione, 33 (tel. 0761 63 55 44). Nel bel mezzo del viterbese, ecco una straordinaria enclave di cucina friulana. Straniati dal fuori contesto, si entra in un antico granaio di tufo dove tutto parla di stagioni del nord, scaldate a suon di caminetto e grappe. Qui il tempo trascorre lento. Ci si puo abbandonare a un bicchiere di buon Merlot e crostini caldi con petto doca affumicato, oppure a serissime banchettate allinsegna di carpaccio di manzo affumicato con legna di faggio e bacche di ginepro, stinco di maiale cotto al forno per sei ore nella birra, sublimi dolci esotici, come lo strucolo de pomi, lo strudel di mele alla triestina. Ricca la selezione di birre artigianali, alcune prodotte nella Carnia. Lo spritz ha il Vermouth fatto in casa e i tanti vini del Collio ci riportano leggiadri a Lelio Luttazzi: Davanti a un fiasco de vin, quel fiol d'un can, fa le feste. Bonus: la copiosa e eccellente proposta di salumi di Sauris. Malus: l(in)evitabile sfida contro lincappucciata con la falce, quando satolli e alticci si risale in macchina. Voti: cucina 7; ambiente 7; servizio 7. TORINO Scannabue Largo Saluzzo 25/H (tel. 011 6696693). Finito il Salone del libro, cosa resta? La bandana di Mauro Corona, gli autografi di Fabio Volo, gli sbadigli dei dibattiti mortiferi. Meno male che c Scannabue, dove Torino San Salvario e non capannoni asettici. Cominci con un Ruch, lottimo e speziatissimo vino di Castagnole, per accompagnare una tartare di fassona, un Brandacujun (stoccafisso e patate) o un tonno di coniglio (carne macerata nellolio per giorni). Poi agnolotti e tajarin, stinco e brasato. Infine, tarte tatin e lottimo amaro locale, il San Simone. Per disintossicarsi dai pennivedoli contemporanei, niente di meglio che ripassarsi la vita di Scannabue (Aristarco), La Frusta letteraria che nel 1760 si scagliava contro la stucchevole poesia bucolica, l'erudizione accademica, il bigottismo religioso. Al Lingotto intanto c Ligabue, novello romanziere. Scannabue sogghigna e brandisce a mo di coltellaccio la penna doca, pronto a scannare gli scrittoracci moderni. Bonus: il dehor e il Castelmagno (e il Testun al Barolo). Malus: difficile trovare posto. Voti: cucina 7,5; ambiente 7,5; servizio 6,5. TORINO Slurp Via Massena 26 (011 562 5366). Quando un locale viene battezzato con il nome di Ristorante e design bisogna andarci cauti. Quando poi si chiama Slurp, onomatopeico come un fumetto (bum!), bisogna frenare di botto (scrieeek!). Da fermi si possono osservare da vicino due enormi posate (gulp!) che ci introducono in un locale decisamente bello (gasp!). Una galleria molto cool e stravagante, con un tavolo dellamicizia e uno dellamore, cuscini morbidi che sembrano di cemento, sedie colorate Pantone. In bagno non trovi la maniglia e leggi sotto la freccia: La maniglia qui, ci scusiamo a nome dellarchitetto. Tutto molto bang e wow. Poi per mangi e ti portano spaghetti scotti (chew), quel maialino che non granch (bleah). E lentusiasmo scema (sob). Ce ne andiamo insoddisfatti (grunt) canticchiando la sigla di SuperGulp, fumetti in tv: E lultimo chiuda la porta. Bonus: i mobili in vendita. Malus: il cibo in vendita. Voti: cucina: 5,5; ambiente 8; servizio 5. www.puntarellarossa.it

TUTTI CONTRO TUTTI


di R. PE. I giornalisti amano inventare rivalit tra gruppi e artisti, spesso prive di fondamento - vedi Beatles e Rolling Stones, che nella realt erano molto uniti - altre meno - Oasis e Blur, ad esempio. Ma alcune volte non c nessun bisogno di inventare, giacch ci pensano le stesse

star a gettarsi fango addosso lun laltro. Di seguito qualche chicca. David Lee Roth vs Elvis Costello: Ai giornalisti musicali piace Costello perch gli assomigliano; Trent Reznor vs Marilyn Manson: Un ragazzo maligno che per avere successo passerebbe sopra chiunque, e supera ogni limite della decenza; Nick Cave vs Red Hot Chili Peppers: Sto sempre vicino allo stereo a chiedermi "che cos questa immondizia?". E la risposta sempre Red invit a Milano. Ecco laltro tratto sconvolgente del libro, una gran quantit dincontri, telefonate, scambi di opinioni con artisti, cantanti, gruppi, trovati o inseguiti, fortuiti o lungamente preparati, con la determinazione del collezionista di dischi e del lettore famelico della biblioteca teatrale Einaudi, ben prima che inventassero internet e i social network. Insomma il tentativo di riscattare in mille modi quellaspirazione giovanile da cantautore trasformatasi poi in sguardo attento, analisi puntuale e studio maniacale dei brani che ci hanno fatto ballare, innamorare, sognare, soprattutto in quegli anni Sessanta e Settanta, un grumo di solide esperienze collettive, condivise dalle Alpi ai Peloritani (chi ha dimenticato Ma che bella giornata di Ugolino o In fondo al viale dei Gens, tanto per fare qualche esempio minoritario, mentre Manconi si concentra su Tutti frutti di Ricky Gianco, La storia di Rosetta di Franco Trincale e Cambale Twist di Benito Urgu coi Barrittas che introduce il suo debutto da provinciale curioso al Piper, pagine davvero spassose). Ci si pu divertire a leggere dei tanti aneddoti, polemiche e intuizioni - quella con Giaime Pintor ai tempi di Muzak su Buonanotte fiorellino di De Gregori che annunciava lirruzione di un certo sentimentalismo, Il Lucio Dalla portato a fare colazione in Via del Fico a Roma e straordinario interprete delle canzoni scritte con Roberto Roversi, il romanzo, opera prima e copia unica di Francesco Guccini, perduto nel disordine della casa editrice Savelli, un videoclip televisivo con gli Skiantos, persino il disegno di legge sulla canapa indiana finito sulla copertina del disco dei Pitura Freska, - partendo dallassunto, ampiamente dimostrato, che le poesie (e anche le dichiarazioni politiche esplicite) fanno male alle canzoni, felici invenzioni di musica e parole, forma espressiva pi adeguata per raccontare la dimensione fragile, tenera e violenta, quel romanticismo infantile e consolatorio da risolvere nello spazio di tre-quattro minuti. Salvo alcune luminose eccezioni come Oltre il ponte di Calvino e Liberovici, datata 1959 oppure Quella cosa in Lombardia, di Fortini e Carpi, incisa nel 1964 da Jannacci e alcune altre, tutte regolarmente citate in questo libro denso, dove sfilano tantissimi personaggi della nostra musica degli ultimi cinquantanni, da Francesco De Gregori a Luigi Tenco, Vasco Brondi e Giuni Russo, Giorgio

Hot Chili Peppers; Elvis Costello vs Morrissey: Scrive fantastici titoli, peccato che spesso dimentichi di scrivere la canzone; Robert Smith vs Morrissey: Se lui dice di non mangiare carne, beh, allora io manger carn.: Ecco quanto odio quelluomo; Paul Weller vs Freddie Mercury: Diceva di voler portare la danza alla classe operaia. Che stronzata!; Noel Gallagher vs Jack White: Sembra Zorro a cavallo di una ciambella; Boy

PAGINE USCITO IL LIBRO DI LUIGI MANCONI LA MUSICA LEGGERA

Tu chiamale canzoni. Cinquantanni di melodie italiane

Un percorso autobiografico che va di pari passo con i mutamenti sociali e politici del paese. Da Luigi Tenco a Vasco Brondi
Gaber e Alice, Corrado Sannucci e Antonio Infantino, la nostra Rina Gagliardi (massima esperta di Mina) e Cesare Bermani, Ivan Della Mea e il canzoniere di Pino Masi e Alfredo Bandelli, Elsa Morante e Flavio Giurato e Lucio Quarantotto, lelenco potrebbe essere sterminato tanto che lautore si arrischia persino a individuare la canzone pi bella e varie liste di canzoni indispensabili in una sorta di ascesi sonora per lantico iscritto allAzione cattolica (coinvolto in un piccolo colpo di scena finale). Certo oggi un ragazzo pu mettere nel suo lettore mp3 tutto quello che vuole, il reggaeton e De Andr, il mash up e David Byrne, in qualunque sequenza e in qualunque luogo, nellepoca dellimmediatezza, di un click che ti cambia la giornata, senza il tempo di dover richiedere allottica Delogu quel disco segnalato da un amico. Tutto molto pi liquido e simile, perdendo senso storico e identit e qualit per poi capita di ascoltare alla radio o a casa di un amico una canzone sconosciuta, di chiedere qualche informazione in pi e la maga ritorna... Ps: Dissento democraticamente dal capitolo Elogio del liceo classico avendo fatto lo scientifico, in una storica e tipica rivalit alla Coppi-Bartali che purtroppo oggi semplicemente pro o contro Apple, utenti di Google versus sostenitori di Microsoft. Se Manconi allAzuni di Sassari ha tradotto i testi di Sassi di Gino Paoli e Ne me quitte pas di Jacques Brl in latino, al liceo Silvestri di Portici abbiamo cantato (e trasformato) Evenu shalom alehem, il brano popolare ebraico, in E io rich a vuje pace e bene, in napoletano. Con tanti saluti a Pier Capponi, Piers Faccini e Piter e i Funamboli.

Qui, Francesco De Gregori, sotto Ricky Gianco e Francesco Guccini. Nel riquadro la copertina del libro La musica leggera di Luigi Manconi

di FLAVIANO DE LUCA

In copertina il disegno di una fonovaligia, col giradischi e il tasto selettore 33-45-78. Un oggetto extragalattico, praticamente ignoto a tutti quelli che hanno meno di trentanni, eppure assai efficace per rappresentare una certa stagione della musica leggera italiana, quellepoca dove si bramavano gli album o i singoli in vinile che spesso sascoltavano in lunghi pomeriggi di studio, lera di formazione di Luigi Manconi, sociologo, uomo politico (senatore e sottosegretario nel governo Prodi), agitatore culturale da Lotta Continua ai Verdi, dallantirazzismo ai diritti dei detenuti, che si votato ad altre Muse e torna a occuparsi di quella che pubblicamente ha un po trascurato (e privatamente ha sempre coltivato) Euterpe, colei che rallegra, la dea del canto e della musica, la passione che ha scandito, riscaldato, accompagnato e accelerato la sua esistenza. In fondo il tomo di cinquecento pagine, La musica leggera (scritto con Valentina Brinis, Il saggiatore, euro 16), sottotitolo Racconto di mezzo secolo di canzoni, scritto in prima persona, quasi una summa delle sue brillanti, enormi conoscenze nel campo di quella pulsione primaria trasversale non altro che un godibilissimo e sghembo percorso autobiografico,

con digressioni, approfondimenti e variazioni dove la ragionata colonna sonora, gli artisti preferiti e quelli meno, in stretta relazione con i mutamenti sociali e politici, con quel vento dellest, per dirla alla Gian Pieretti, che annunciava le trasformazioni del nostro paese. Ne aveva gi scritti forse sei di libri dargomento canzonettaro (con lo pseudonimo di Simone Dess, ai tempi occuparsi di pentagramma e

assonanze era ritenuto sconveniente per un dirigente politico severamente estremista) ma davvero folgorante la sua partenza, da Alan Lomax isolano, che sassarese sedicenne utilizza il registratore Geloso coi tasti colorati per documentare una versione agropastorale di Bella Ciao, diffusa in Sardegna, accennata da Efisia, la collaboratrice familiare del tempo, e la manda con una lettera al Nuovo Canzoniere Italiano che lo

ALIAS 19 MAGGIO 2012

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George vs Elton John (nella foto): Tutti quei soldi, e ancora porta quei capelli da addetta alla mensa scolastica; Elton John vs Keith Richards: come una scimmia con lartrite, che cerca di andare sul palco e sembrare giovane; Elton John vs Madonna: Dovrebbero sparare a chiunque canti in playback davanti a un pubblico che paga 75 sterline per vederlo; Dave Grohl vs Courtney Love: un brutta stronza. AA. VV. CAPOVERDE, TERRA D'AMORE VOL. 3 (Egea) ormai una collana - giunta al terzo volume - dal profilo benefico visto che tutti i proventi vanno a un associazione umanitaria che fa capo al produttore discografico Alberto Zeppieri, incentrata intorno alle musiche cantate da Cesaria Evora, del suo autore preferito Teofilo Chantre, di Tito Paris. Canzoni capaci di stordire per la loro incredibile malinconia, trattate non sempre - almeno qui - come dovrebbero. Per Gino Paoli, che con Remo Anzovino esegue l'inedito Santo me tradotto dallo stesso Paoli, e Stefano Bollani con Dorota Miskiewicz nella centrata rilettura di Sodade, diventata So gi, valgono la spesa. (s.cr.) JAY BRANNAN ROB ME BLIND (Nettwerk/Self) Molti lo ricorderanno nel film Shortbus, ma Jay Brannan anche un apprezzato cantautore. Rob Me Blind il suo terzo disco e, per molti, sar quello della definitiva consacrazione anche come musicista. In verit a noi non convince troppo, brani - tutti acustici - che scadono spesso nello sdolcinato, con spunti melodici e voce che ci ricordano quella pletora di cantanti doltreoceano buoni per i teenager... (r.pe.) DISSI LOGOI NYX (Amirani/Auditorium Edizioni) Era da diversi anni che il gruppo dei discorsi dissonanti mancava dagli scaffali: ora ritornano, con il loro prezioso bagaglio di intelligenza musicale tra avant jazz, art rock e richiami etnici al di l di ogni genere confinato nelle etichette. Che ci sia una dedica a Piero Milesi aggiunge valore al tutto: come lo aggiunge la partecipazione di musicisti eccelsi (e pionieri, come Milesi) quali Federico Sanesi a percussioni e batteria, e Mario Arcari, oboe e clarinetto. Un disco che non si lascia riassumere a parole: tanto meglio, bisogna mettersi all'ascolto. (g.fe.) MASABUMI KIKUCHI TRIO SUNRISE (Ecm/Ducale) Finalmente un piano-trio che spazza via le solite convenzioni pur viaggiando allinterno del genere e approfittando delle atmosfere romantiche/traslucide della casa di Monaco. Merito del pianista giapponese che sa elaborare i grandi esempi storici, da Tristano a Bley, nella direzione di un discorso ricco di pause, di spezzature, tentato dal puntillismo, animato tanto da un fermo intimismo lirico quanto da una elegante acuta esplorazione nei territori avantgarde. Merito di Thomas Morgan. Merito di Paul Motian, , qui alla sua ultima prova in sala dincisione prima della morte. (m.ga.)

ULTRASUONATI DA STEFANO CRIPPA GUIDO FESTINESE SIMONA FRASCA MARIO GAMBA GABRIELLE LUCANTONIO ROBERTO PECIOLA SERNA VALIETTI

DI GUIDO MICHELONE

INDIE ITALIA/1

AFRO

JAZZ ITALIA

INDIE ITALIA/2

Eccitanti citazioni, occhio ai MasCara


Segnali confortanti dalla scena rock autoriale italiana. Tornano gli Amor Fou e Cento giorni da oggi (Universal) li riconferma come realt importante e estremamente attiva. Musicalmente il disco rappresenta un ritorno alle sonorit anni Ottanta de La stagione del cannibale - il disco d'esordio dove nella formazione trovava spazio anche Cesare Malfatti dei La Crus. Tanta elettronica certo, qualche beat dance in Una vita violenta, su testi folgoranti che mettono alla berlina lo Stivale della politica degli intrallazzi, delle mille Ruby e igieniste dentali fedeli all'imperatore, come cantano in Forse Italia. Ampliando lo sguardo - con omaggi sparsi a Battisti e Battiato sul mondo (triste) de Le guerre umanitarie. Citazioni e rimandi ripetuti al prog anni Settanta e alla new wave, anche per l'esordio dei varesini MasCara, Tutti usciamo di casa (Universal). Suoni coinvolgenti e caldi e un approccio che potrebbe ben funzionare dal vivo. Toscani, divertenti e irriverenti, sono invece i ragazzi della Band Elastica Pellizza che con Oggi no (Nicipic/Egea) offrono tredici canzoni dalle liriche spesso surreali capaci di catturare l'attenzione dell'ascoltatore. Occhio al divertentissimo sito... (Stefano Crippa)

La modernit Il pianoforte ama la tradizione colorato Di Rosa


Dagli anni Ottanta la musica neoafricana (o afrobeat che dir si voglia) raggiunge notoriet mondiale e livelli qualitativi eccelsi grazie a una radicale diversificazione di linguaggi sonori. Precursore di un sound originale che fonde tradizione, ritualismo, modernit, impegno civile e politico Fela Kuti (1938-1997), di cui oggi si pubblica linedito Live in Detroit 1986 (Strut): un highlife come sempre allegro e grintoso al tempo stesso, dove l'incredibile energia ritmica supportata da riff e assolo di ascendenza jazzistica. Alle radici black americane si rifanno i sudafricani Ladysmith Black Mambazo nel doppio And Friends (Inakustik), con un ideale viaggio di andata/ritorno da un continente all'altro, esprimendosi come di consueto negli idiomi gospel locale mescolati qui a un gusto pop nelle molte cover assieme a ospiti statunitensi in un tripudio di world music spesso eccitante. Un altro maestro infine Mory Kante che a 62 anni registra La Guinenne (Discograph) ancora un disco molto fine, ribadendo la tradizione griot integrata a moderne sonorit. (Guido Michelone) PUBLIC IMAGE LIMITED THIS IS PIL (Pil Official/Goodfellas) PIL, acronimo odioso ma nel mondo del post punk stato per molto tempo il coadiuvante per la costruzione di un suono rigenerante. John Lydon/Johnny Rotten torna dopo 20 anni straniante e teso, voce e sguardo sghembi, spiccato gusto per il canto parlato come nella miglior tradizione del punk ironico e iconoclasta. Con lui pezzi da 90 come Lu Edmonds (Damned, Pil), Bruce Smith (Pop Group, Slits) e Scott Firth (Steve Winwood, Elvis Costello). (s.fr.) Alla quinta uscita discografica (in un mercato che brilla, il caso di dire, per opacit di attenzione verso i nuovi musicisti interessanti), il pianista Vittorio Mezza propone la difficile scelta del pianoforte solo. Il jazzista casertano, docente in diversi conservatori (e autore di un valido volume tecnico per i pianisti jazz) ha dalla sua una diteggiatura sontuosa, e un tocco percussivo mai banale, frutto evidente degli ascolti e degli studi di Monk, Bley, dei due Taylor, John e Cecil. Il che non significa che il nostro non sappia anche reinventare una splendida ballad contemporanea come Quando di Pino Daniele, nel suo Life Process (Abeat Records). Altra ma simile eccellenza in Heart & Soul (Alfamusic), in azione il trio del pianista Stefano Sabatini, alle spalle un notevole percorso solistico. Un talento da tenere d'occhio il pianista siciliano (milanese d'adozione) Rosario Di Rosa, che in Yawp!!! (Abeat) mette assieme, con gusto zappiano, talenti diversi come Bittolo Bon, Le Sorelle Marinetti, Paolo Botti: e altrettanto zappiana la scelta dei temi: dai Cure come da Bruno Canfora. Uno spasso, insomma. (Guido Festinese) TEHO TEARDO DIAZ (Radiofandango) Teho Teardo ritrova il regista Daniele Vicari. Le musiche di Diaz, scritte, registrate, mixate e prodotte dal talentuoso compositore pordenonese, eseguite con il Balanescu Quartet e strumenti elettronici, esprimono con intelligenza e sapienza il disagio e la crudezza della vicenda raccontata attraverso la manipolazione del suono e la sospensione dellapparato melodico. Nel cd anche Evolution Revolution Love di Tricky. Bello e coinvolgente. (g.lu.)

Avvolte il rock sembra invisibile


Dopo gli ottimi riscontri dellesordio di un paio di anni fa torna il duo palermitano Il Pan del Diavolo con Piombo polvere e carbone (La Tempesta Dischi). Qualche novit rispetto al precedente disco, rappresentata da una pi attenta produzione ma anche da una minor carica che fa s che il loro blues-folk sembri pi ammorbidito. Il risultato altalentante e non tutto ci sembra a fuoco. Molto meglio Lessenziale invisibile agli occhi (Triciclo/Venus), quinta fatica per i torinesi Avvolte. Al disco partecipano vari ospiti, tra cui Lydia Lunch e Roberto Angelini. Indie rock dal mood decisamente cupo, il loro, che per la prima volta, abbandonato il nome Avvolte Kristedha, forse riescono a essere pienamente convincenti. Tra i brani Il vestito pi scuro, Per essere viva e Un istante. La psichedelia invece il mondo sonoro in cui vivono The Churchill Outfit, che con il loro esordio omonimo (Dada Dischi) sorprendono assai. I cinque ragazzi bresciani hanno studiato la lezione, e il loro rock spazia da fine anni Sessanta alle pulsioni Novanta e Duemila, dai Pink Floyd agli Arctic Monkeys, con grande naturalezza. Complilmenti dobbligo, anche se molto gi stato detto. (Roberto Peciola) VERBAL VERBAL (Neverlab) Uno sforzo quello che i Verbal richiedono ai fanatici della forma canzone strofa-ritornello-strofa. Quasi tacciono i cinque bergamaschi, non gli interessa piacere per forza, abbandonano i lidi del rock e a colpi di chitarra e batteria si aprono un sentiero in una foresta popolata da band come gli Ufomammut. Sei tracce, un viaggio dove omnichord, campionatore e voci paiono uscire da un vecchio televisore rimasto acceso in una stanza buia in fondo al corridoio. (s.va.)

LESTETICA CLASSICA
La musica classica, soprattutto nei paesi anglosassoni, da cui provengono gli autori dei libri in questione, Ball, Kramer, Nyman, sta finalmente uscendo dallingombrante ruolo di unica verit assoluta, difeso da studiosi di accademia o conservatorio: le nuove generazioni di critici e musicologi, dai cinquantanni in gi, cresciute - volenti o no - tra rock e mass media, si avvicinano al linguaggio delle sette note (sette?) in maniera aperta, curiosa, antipregiudiziale, persino con approcci di interdisciplinariet. Lamericano Hugo Ross, con Il resto rumore e Senti questo, prontamente tradotti da Bompiani, fa scuola: e non un caso che, dopo Ross, il libro oggi pi bello sulla classica sia opera di un chimico, interessato ai problemi dellarte e della filosofia: Phil Bell con Listinto musicale. Come e perch abbiamo la musica dentro (Dedalo, Bari, pp. 508, euro 22) di fatto costruisce unestetica non convenzionale, lavorando sulla musica cos come viene percepita dal compositore, dallinterprete e dal pubblico, facendo interagire le scienze esatte e quelle sociali, tra numerosi esempi (anche con spartiti) da Bach a Hendrix, con prosa accessibilissima, pur tirando in causa psicologia, neurologia, musicologia e altro ancora.

Con Perch la musica classica? Significati, valori, futuro (Edt, Torino, pp. 255, euro 14) Lawrence Kramer, che pi addentro alla musica in qualit di docente e giornalista, si impegna a riflettere sullidentit di una cultura dotta forse destinata a soccombere; da buon americano imposta il proprio saggio attorno a un efficace pragmatismo, che lo porta, in una lunga parte del libro stesso, a interrogarsi sul ruolo della classica quale colonna sonora nei film hollywoodiani, mentre nel resto non lesina confronti e analogie con il pop e la contemporanea. A questultima si riferisce invece Michael Nyman in La musica sperimentale (Shake, Milano, pp. 222, euro 20), risalente al 1972, circoscritto a quelle sonorit di ricerca, che, negli esiti performativi, risultano vicine allarte figurativa, lontane polemicamente dal mainstream neoavanguardista (Boulez, Berio, Stockhausen): le antimusiche inglesi e nordamericane irrompono sulla scena verso la met degli anni Cinquanta grazie allattivismo pionieristico, spiazzante, oltranzista di John Cage che ispira giovani esteti radicali, molti dei quali, soprattutto i cosiddetti minimalisti, da Glass a Reich, oggigiorno quasi rockstar, ribadiscono che la tonalit non affatto naturale, che la consonanza e la dissonanza non sono innate, che la popular music non per niente banale o primitiva.

ON THE ROAD
Spain
Tornano le atmosfere dream pop del quartetto californiano. Roma LUNEDI' 21 MAGGIO (INIT) San Benedetto del Tronto (Ap)
MARTEDI' 22 MAGGIO (BREVEVITA.SAN)

A CURA DI ROBERTO PECIOLA CON LUIGI ONORI SEGNALAZIONI: rpeciola@ilmanifesto.it EVENTUALI VARIAZIONI DI DATI E LUOGHI SONO INDIPENDENTI DALLA NOSTRA VOLONT

Lords of Altamont
Garage rock tiratissimo per la band dell'ex Fuzztones Jake Cavaliere e dellex bassista degli Mc5 Michael Davis. Torino MARTEDI' 22 MAGGIO (UNITED CLUB) Piacenza MERCOLEDI' 23 MAGGIO
(SPAZIO 4)

Genova GIOVEDI' 24 MAGGIO (HOP) Milano VENERDI' 25 MAGGIO (LO-FI)

Mulatu Astatke
Il pianista e compositore etiope ritorna con il suo sestetto. Sesto S. Giovanni (Mi) GIOVEDI'
24 MAGGIO (CARROPONTE)

Acoustic Guitar Meeting


Molti e di livello internazionale gli ospiti della rassegna, tra questi, Jorma Kaukonen e David Bromberg (il 25), Bob Brozmann e Juan Carlos Flaco Biondini (il 26). Sarzana (Sp) DA GIOVEDI' 24 A SABATO
26 MAGGIO (FORTEZZA FIRMAFEDE)

Tu Fawning
L'avant pop il cuore della musica di questa band che arriva da Portland, Oregon. Roma MERCOLEDI' 23 MAGGIO (CIRCOLO
DEGLI ARTISTI, CON HIGH PLACES)

Civil Civic
Il garage, e non solo, del duo australiano. Roma MERCOLEDI' 23 MAGGIO (ANGELO MAI,
CON CHK CHK CHK)

Ky-Mani Marley
Figlio di Bob, una dinastia senza fine... Genova GIOVEDI' 24 MAGGIO (PALACEP)

La Spezia GIOVEDI' 24 MAGGIO (SHAKE) Osimo (An) VENERDI' 25 MAGGIO


(FUNHOUSE)

Vittorio Veneto (Tv) GIOVEDI'


24 MAGGIO (BIANCONIGLIO)

Codroipo (Ud) SABATO 26 MAGGIO


(SHACK)

Marlene Kuntz
Torna dal vivo la rock band piemontese. Torino VENERDI' 25 MAGGIO (HIROSHIMA
MON AMOUR)

Lo Spirito del Pianeta


Il festival etnico ha in cartellone, tra l'altro, l'unica data italiana (il 26) del suonatore di cornamusa Carlos Nunez. Chiuduno (Bg) VENERD' 25 E SABATO
26 MAGGIO (POLO FIERISTICO)

Rieti GIOVEDI' 24 MAGGIO (YOUTHLESS) Napoli VENERDI' 25 MAGGIO (INDIEROCKET


FESTIVAL)

Stealing Sheeps
Il trio folk al femminile di Liverpool. Segrate (Mi) MERCOLEDI' 23 MAGGIO
(MAGNOLIA)

Matt Elliott
Dai trascorsi elettronici con i Third Eye Foundation, l'inglese Matt Elliott passato al folk contemporaneo. Guagnano (Le) SABATO 19 MAGGIO
(RUBIK)

Mark Stewart
Il fondatore del Pop Group da solista. Torino GIOVEDI' 24 MAGGIO (SPAZIO 211)

Virginiana Miller
La band livornese torna dal vivo. Livorno SABATO 26 MAGGIO (THE CAGE)

Pisa, Venezia, Correggio


A Pisa suona il New Quintet del pianista Giovanni Guidi, a Venezia il fisarmonicista francese Richard Galliano, nella cittadina in provincia di Reggio Emilia suonano il sassofonista Raffaele Casarano con The Other Locomotive e il trombettista Fulvio Sigurt con gli Electric Alchemists. Pisa SABATO 19 MAGGIO (TEATRO S. ANDREA) Venezia SABATO 19 MAGGIO (BASILICA
DEI FRARI) Correggio (Re) SABATO 19 E MERCOLEDI' 23 MAGGIO (TEATRO ASIOLI)

!!! (Chk Chk Chk)


Da New York, tra rock, funk e dance. Bologna MARTEDI' 22 MAGGIO (LOCOMOTIV) Roma MERCOLEDI' 23 MAGGIO (ANGELO MAI,
CON CIVIL CIVIC)

Mudhoney
Una delle band pi importanti del grunge. Mezzago (Mb) LUNEDI' 21 MAGGIO
(BLOOM)

Avellino LUNEDI' 21 MAGGIO (GODOT) Roma MARTEDI' 22 MAGGIO (LANIFICIO 159) Faenza (Ra) MERCOLEDI' 23 MAGGIO
(CLANDESTINO)

Area
La formazione, erede di quella degli anni 70, si esibisce in varie citt italiane. Milano LUNEDI' 21 MAGGIO (TEATRO
DAL VERME)

Madonna dell'Albero (Ra)


MERCOLEDI' 23 MAGGIO (BRONSON)

Diagrams
Il progetto solista di Sam Genders dei Tuung. Roma SABATO 19 MAGGIO (CIRCOLO DEGLI
ARTISTI)

And Also The Trees


Sulla scena del pop alternativo britannico da ben oltre ventanni. Torino VENERDI' 25 MAGGIO (AUDIODROM) Roma SABATO 26 MAGGIO (INIT)

Friends
L'indie pop allegro e solare della band di Brooklyn. Segrate (Mi) SABATO 19 MAGGIO
(MAGNOLIA)

Roma VENERDI' 25 MAGGIO (CROSSROADS)

Dino Piana All Stars


Al trombonista Dino Piana viene conferito, nel corso della serata, il premio alla carriera Una vita per la musica. Ascoli Piceno VENERDI' 25 MAGGIO
(COTTON JAZZ CLUB)

Black Lips
Garage underground per la band di Atlanta. Torino MARTEDI' 22 MAGGIO (ASTORIA) Madonna dell'Albero (Ra)
VENERDI' 25 MAGGIO (BRONSON) Rossano Veneto (Vi) SABATO 26 MAGGIO (VINILE FESTIVAL)

Iceage
Punk rock per la band danese. Bologna SABATO 19 MAGGIO (LOCOMOTIV) Roma LUNEDI' 21 MAGGIO (TRAFFIC) Marina di Ravenna (Ra) MARTEDI'
22 MAGGIO (HANA-BI)

High Places
Indie elettronica per il duo di Brooklyn. Padova MARTEDI' 22 MAGGIO
(EX MACELLO) Roma MERCOLEDI' 23 MAGGIO (CIRCOLO DEGLI ARTISTI, CON TU FAWNING)

Blue Note
In cartellone il sax di Lou Donaldson (doppio recital in una serata) la fusion degli Yellowjackets (tre date) e il vocalist Kurt Elling (anchegli doppio recital). Milano DA MARTEDI' 22 A SABATO
26 MAGGIO (BLUE NOTE)

Rita Marcotulli
La pianista e compositrice in quartetto. Roma SABATO 26 MAGGIO (AUDITORIUM
PARCO DELLA MUSICA)

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ALIAS 19 MAGGIO 2012

COPPA ITALIA

Domani sera a Roma la finale tra bianconeri e azzurri. E il passo daddio per Del Piero, forse anche per Lavezzi. Tra nostalgia e suggestioni storiche
di FLAVIO PAGANO

Una vecchia barzelletta racconta di una famiglia di napoletani che vogliono diventare piemontesi. Per ottenerlo, devono attraversare a nuoto il Po. Per primo parte il pap. Arriva sullaltra sponda e l, con laccento di colpo trasformato, grida alla moglie: Ven s!. La moglie si butta, raggiunge laltra sponda, e grida al figlio: Ven s!. Il ragazzo si lancia tra i flutti ma, a met del guado, non ce la fa pi e invoca disperatamente aiuto: Oi pa, aiutam! Me stong affugann!. E suo padre sbotta: sin minute chi sun piemunteis, e gi sti napuli rumpu el bale!. A Napoli, a dire il vero, la maschera del nord pi tipicamente presa in giro sarebbe quella milanese. Eppure il Piemonte che, nellimmaginario partenopeo, rimane la regione pi lontana, quella che nel lungo viaggio per raggiungerla al tempo in cui fu meta di massa dei migranti dava la sensazione di espatriare. Dietro questo sentimento di lontananza e di estraneit, c un pezzo cruciale della nostra storia. Limprinting di un evento dal sapore tuttora incerto e vagamente magico, come una verginit persa e ritrovata: lUnit. A unificare lItalia del pallone con lintroduzione della Divisione Nazionale, divenuta poi Divisione Nazionale Serie A, che consent per la prima volta alle squadre del Sud di competere con quelle del nord fu il Fascismo. Liniziativa, dopo un avvio stentato, riusc e le squadre del Mezzogiorno sostanzialmente il Napoli ottennero la meritata visibilit. Ma, a ben guardare, nel tentativo delle societ del nord di isolarsi rispetto a quelle del Sud, forse non cera tanto uno spirito di prevaricazione antimeridionalista, quanto un desiderio di sentirsi parte delllite europea del calcio. Non insomma un problema di razzismo e di repulsione per il sud, ma piuttosto di attrazione verso il nord (dellEuropa) e il timore di abbassare il livello complessivo della competizione. Fatto sta che il calcio aveva continuato a proporre la visione ottocentesca di un sud arcaico, assolato, sonnolento. Un portato culturale in cui si delineano chiaramente le propaggini proprio del clima culturale e propagandistico che aveva accompagnato lUnificazione. Lesercito regolare piemontese che sfila vittorioso dopo la battaglia del Volturno nellultimo atto della quale era entrato in azione apertamente, contro gli ordini di Cavour per molti un esercito invasore. E il senso di ripugnanza che alcuni cronisti del nord riportano dinanzi allo spettacolo della miseria dei vinti, accentua il senso di conquista. Non bast neanche limpulso patriottico della Grande Guerra, vinta con il contributo decisivo di quei tanti campani, calabresi, pugliesi uomini e donne che combatterono nelle trincee e costruirono mitragliatrici negli

Napoli-Juve, il derby dellUnit dItalia


stabilimenti della Fiat (dove, grazie agli incentivi concessi allindustria nel periodo bellico, si permetteva di imporre orari di lavoro illimitati e salari inesistenti), a riequilibrare le disarmonie nazionali. E, passato il Ventennio, lo scenario doloroso del dopoguerra ripresent un paese pi che mai spezzato in due. I bombardamenti avevano distrutto le linee di comunicazione e il campionato ricominci con due gironi, separati da un confine che correva lungo la Linea Gotica voluta da Kappler nellestremo tentativo di fermare gli Alleati. Lo Stivale, visto dal basso mentre il boom economico si avvicinava, tra mille iniquit e le imprese spericolate della prima generazione di arricchiti si faceva sempre pi ripido. Arrampicarsi al nord, fino al lavoro nelle fabbriche, non era per niente facile. Non si affitta ai meridionali era un cartello comune per le strade delle citt della cosiddetta Alta Italia, in cui riecheggiavano altri cartelli razzisti ancora pi dolorosi di qualche anno prima. Capit anche a un immigrato di lusso come il grande Antonio Ghirelli, che mentre visionava un appartamento torinese da neodirettore di Tuttosport si sent sussurrare che poteva star tranquillo, lambiente era scelto, da quelle parti nessuno avrebbe dato la casa a un terrone. Poi tutto si sfum in un vago rossore e un sorriso imbarazzato, quando Ghirelli rispose peccato, mi avrebbe fatto piacere, sono napoletano. Nel calcio intanto cominciano a entrare i poteri forti. Il professionismo si afferma sempre pi impetuosamente e dei tempi di una stella del Napoli, Attila Napoli-Juve ai tempi delle sfide tra Platini e Maradona. In alto, il gol del bianconero Pepe nella sfida di campionato giocata questanno al San Paolo finita 3-3

Sallustro, al quale il padre aveva proibito di giocare per soldi perch il calcio un gioco, non rimaneva nulla o quasi nulla. Entrano in scena gli industriali dal portafogli gonfio padroni anche della stampa che comprano lasso del momento, e lo danno in pasto alla folla, come piccoli imperatori sugli spalti del nuovo circo massimo. Arrivano gli Agnelli, e arriva Lauro. LAvvocato e o Comandante (ovvero o Pescione, come dicevano gli intimi, alludendo alle sue doti segrete). Arrivano gli scandali, che in effetti non erano mancati neanche prima. A volte sembra che la distanza nord-sud si riduca. Che quella Torino cos lontana, dove si parla quasi in francese, non sia un miraggio irragiungibile: lo sport aiuta molto a creare certe illusoni ottiche. Negli anni Trenta, allo Stadio Vesuvio (poi Ascarelli) sti Napoli rumpu el bale davvero, perch gli azzurri impongono il pareggio ai bianconeri. Sono segnali. Segnali che il sud non cos assopito. Ma la Juve resta una Signora, mentre il Napoli unica vera potenza del calcio terrone squadra che conosce la dura vita della B, che viene da gi in tutti i sensi. impastata di polvere come i braccianti che risalgono la Penisola fino a vedere la corona innevata delle alpi, tra le brume e il gelo, fino alla grande citt industriale che gravita ormai intorno alla sua fabbrica modello: uno stabilimento che non ha leguale, costruito sul modello della Ford (perch ognuno

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MENNEA AL CIO: LONDRA RICORDI MONACO 72


Preoccupato dalle possibili implicazioni politiche di un anniversario tanto pesante, il Comitato olimpico internazionale ha respinto la proposta di ricordare con un minuto di silenzio durante le prossime Olimpiadi di Londra gli 11 atleti e allenatori israeliani che persero la vita durante lattentato terroristico di Settembre Nero ai giochi di Monaco del 1972. Il presidente del Cio Jacques Rogge ha ricevuto una lettera ufficiale del governo israeliano che ha fatto propria la richiesta dei parenti delle vittime che da decenni chiedono una commemorazione pubblica del massacro di 40 anni fa. Ma Rogge ha fatto sapere che pur condividendo il dolore delle famiglie, gi in altre occasioni il Cio ha gi reso omaggio agli olimpionici israeliani del 72 e non intende farlo ancora. Cos ieri anche Pietro Mennea, che a Monaco conquist un bronzo nei 200 metri, ha deciso di scrivere una lettera inirizzata a Rogge, al primo ministro inglese David

Cameron e al presidente del Comitato organizzatore di Londra 2012 Lord Sebastian Coe. Gentile presidente, le scrivo questa lettera, nella mia veste di atleta olimpico. Quest'anno ricorrono i 40 anni dalla strage di Monaco che ha comportato l'uccisione di 11 atleti israeliani, che come me e tanti altri, inseguivano un sogno e mai avrebbero pensato di poter rimanere coinvolti in un atto politico-terroristico a loro del tutto estraneo. Bisogna riconoscere che allora il Cio e tutti noi atleti siamo stati colti impreparati da questo tragico evento con il suo tristissimo epilogo, e forse non fu fatto abbastanza per onorare le giovani vite spezzate di quegli atleti israeliani. Ritengo pertanto che sarebbe importante che tutta la famiglia olimpica gli riconoscesse il giusto tributo anche solo con un minuto di silenzio, magari ricordando i loro nomi, nel corso dei prossimi Giochi di Londra. Questo non sarebbe un atto politico, ma anzi, un'iniziativa di grande civilt umana e giuridica, e la dimostrazione di come lo sport deve e pu superare ogni ostilit e contrapposizione.

COPPA DEI CAMPIONI


di LUCA MANES

CHAMPIONS LEAGUE LEPILOGO

Il calcio uno sport fatto di 22 giocatori che corrono dietro a un pallone e di un arbitro che ogni tanto fa qualche errore. E alla fine la Germania vince sempre. Per capire quanto per gli inglesi sia importante, e temuto, un incontro con gli storici rivali tedeschi (e non parliamo solo di football), basta rileggersi le parole dellex attaccante Gary Lineker, oggi apprezzato conduttore della Bbc. Lui ha vissuto uno degli episodi meno fulgidi della diatriba sportiva tra le due nazionali: la semifinale dei mondiali di Italia 90, persa ai calci di rigori, poi risultati fatali ai Tre Leoni anche nella semifinale dell'Europeo casalingo del 1996. Se si eccettua la finale dei Mondiali del 1966 quella del celeberrimo gol-non gol di Geoff Hurst negli ultimi decenni i tedeschi hanno spesso e volentieri avuto la meglio sugli inglesi. Un po diversa la storia dei confronti tra club. Qui i precedenti fanno ben sperare il Chelsea, che questa sera contender al favorito Bayern di Monaco avvantaggiato anche dal fatto di giocare nello stadio di casa, lAllianz Arena il trofeo pi importante del panorama continentale, la Champions League. Proprio lex squadra di Franz Beckenbauer e Kalle Rummenigge ha un saldo negativo negli atti conclusivi delle coppe contro compagini doltre Manica. Per uno strano scherzo del destino, il Bayern ha sempre perso quando stato dominatore incontrastato del campo. Successe nel 1982 contro lAston Villa, bravo a reggere lurto dei teutonici e a colpire in contropiede con una rete del bisonte Peter Withe; and ancora peggio nel 1999, quando Lothar Matthaus e compagni si videro sfilare la coppa nei minuti di

Bayern-Chelsea, la finale inattesa. Eterna sfida anglo-tedesca


recupero da un Manchester United provato da una stagione massacrante quanto trionfale (non per niente conclusasi con il triplete). Dopo aver centrato pali e traverse e sprecato occasioni a ripetizione, in quellincontro per certi versi surreale i tedeschi si fecero infilare due volte tra il 92 e il 93, vedendo vanificato il vantaggio iniziale di Mario Basler. Forse era una sorta di punizione degli dei del calcio per uno scippo perpetrato ai danni di unaltra squadra inglese ventiquattro anni prima. Il Leeds United di Billy Bremner e Joe Jordan si schiant contro il muro eretto dal portierone Seppe Maier e per la verit anche contro parecchie decisioni discutibili prese dallarbitro francese Michel Kitabdijan. Poi furono Franz Roth e quel mago del goal di Gerd Muller a infliggere il colpo mortale ai Whites. Al di l dei controversi trascorsi con le inglesi, almeno nella bacheca del Bayern fanno bella mostra di s ben quattro coppe dei campioni. Per il Chelsea e il suo attuale proprietario

CHE CAZZO DI SQUALIFICA


In casa della Sambenedettese (Marche), per tutta la durata della partita i tifosi hanno usato dei fischietti professionali, uguali a quelli in dotazione alla classe arbitrale. Risultato: un inferno, partita interrotta una trentina di volte. Scherzetto che coster mille euro di multa alla societ. Maurizio Di Martino, allievo del San Giacomo (Piemonte), espulso per aver insultato l'arbitro, non ha accettato la decisione. Ha strappato il cartellino rosso dalle mani del direttore di gara e l'ha fatto a pezzettini, buttandoli in terra. Play out campionato di Eccellenza in Puglia. Il Francavilla perde in casa per 1-0 contro il Vieste. Gli animi sono pi che surriscaldati. A fine gara c' un assedio all'arbitro, ritenuto come sempre tra le cause principali della sconfitta. Nel mezzo del trambusto un dirigente rifila un calcio al sedere del direttore di gara, cos forte da causare trauma contusivo rachide lombo sacrale, riscontrato all'ospedale di Francavilla e sette giorni di prognosi. Multa alla Virtus Calcio Poggibonsi, campionato di promozione della Toscana, a causa degli insulti irriferibili lanciati dalla tribuna da un focosissimo tifoso. Solo che l'arbitro lo ha riconosciuto benissimo: era il signore che prima della gara aveva segnato le righe del campo. Ancora Toscana, ricorso del Perignano 1929 per ridurre la squalifica di un suo calciatore, Matteo Bartorelli, condannato a restare fermo per due anni. Vicenda intricata, comunque al centro c' un'accusa rivolta dal calciatore all'arbitro, del tipo: Ma come cazzo arbitri?. Per la societ il termine cazzo appunto, ormai utilizzato da tutti nel linguaggio comune, senza che vi sia ravvisabile un'accezione negativa. La commissione disciplinare non dello stesso avviso: Se alla parola (volgarmente identificativa dell'apparato genitale maschile) venisse dato, come nella versione difensiva, semplice valore rafforzativo, la locuzione potrebbe agevolmente essere utilizzata in ogni frangente: Me lo fa un caff, cazzo?, mi passi quel cazzo di libro?, maestra, ma che cazzo di voto mi d'. L'identica frase pronunciata dal giocatore potrebbe essere infine usata per manifestare la propria disapprovazione nei confronti del vigile che, fischietto alla bocca, contesti una infrazione ritenuta inesistente senza temere nessuna conseguenza ulteriore. Il giudice sportivo umbro ha smascherato un bugiardo. Si chiama Sekou Keita, calciatore della Virtus Ortana, appena squalificato per sei mesi per aver dichiarato il falso, cio di non essere mai stato tesserato per federazioni estere. Invece s che era stato tesserato, il mendace, addirittura alla federazione francese, precisamente per il club Nicolaite de Chaillot Paris. Per finire, ecco un brano del referto arbitrale, campionato di terza categoria dell'Emilia Romagna, gara tra Borussia Borgo e Atletico Borgo. Non importa qui ricostruire tutta la vicenda, basta estrarne un brano: Durante l'intervallo l'arbitro informava i due capitani che se il lancio di carote in campo fosse continuato, avrebbe sospeso la gara. Alla ripresa del gioco invertiva la posizione degli assistenti di gara, ma il lancio di carote da parte dei sostenitori non cessava... Al momento della segnatura di una rete da parte dell'Atletico Borussia, i lanci di carote riprendevano e l'arbitro decideva di sospendere la partita, ravvisando che non vi fossero pi le condizioni di sicurezza ed integrit dei contendenti.

Oggi allAllianz Arena la partita che vale la coppa dalle grandi orecchie. I bavaresi giocano in casa, i Blues si aggrappano alla cabala
Roman Abramovich la coppa dalle grandi orecchie invece un'autentica ossessione, una sorta di scimmia da scacciare dalla schiena il pi presto possibile. I Blues non se la sono aggiudicata nemmeno con Jos Mourinho e con rose molto pi forti ed in salute di quella attuale, rianiamata in corso dopera dallex allenatore in seconda Roberto Di Matteo subentrato tre mesi fa a Villas Boas. A Mosca, nel 2008 la sfiorarono appena. Poi il capitano di mille battaglie John Terry scivol al momento del rigore decisivo e il trofeo prese la via dell'Old Trafford di Manchester. Per spazzare via quelle brutte memorie il Chelsea si pu consolare con il ricordo del magico destro di trick box Gianfranco Zola nei tempi supplementari della finale di Coppa delle Coppe del 1998 contro lo Stoccarda e soprattutto riandare con il pensiero a uno dei momenti pi fulgidi della storia del calcio inglese, compiutasi proprio a Monaco di Baviera (sebbene all'Olympiastadion). Era il 1 settembre 2001, nella qualificazioni per il mondiale nippo-coreano la nazionale allora guidata da Sven Goran Eriksson doveva lavare l'onta dell'1-0 dell'andata, ultimo match giocatosi all'ombra delle due torri del vecchio Wembley. Dopo sei minuti segn il pennellone Carsten Jancker, allora di propriet del Bayern e poi passato senza lasciare troppe tracce anche a Udine. Solita storia, ennesima conferma della bont dell'adagio di Lineker? Nemmeno per sogno, grazie a una tripletta di un giovane e allepoca sano come un pesce Michael Owen e a due belle marcature di Steven Gerrard e Emile Heskey, lInghilterra umili 5-1 una Germania incredula, esterrefatta. Infine. Un precedente tra le due squadre in Champions League esiste e risale al 2005, quarti di finale. Al Chelsea regnava lo Special One e cerano 4 giocatori che ancora oggi comandano lo spogliatoio: il portiere Cech, capitan Terry (che stasera guarder la finale dalla tribuna perch squalificato), Lampard e Drogba. Del Bayern di allora rimasto solo Schweinsteiger. Passarono gli inglesi, 4-2 a Londra, 2-3 a in Baviera. Sette anni dopo, la sfida continua. Robben e Ribery, la coppia simbolo del Bayern Monaco, compagni in campo, nemici fuori, attesi protagonisti della finale col Chelsea. Foto Reuters

ha i suoi miraggi), e il cui nome capace di evocare scenari da mille e una notte: il Lingotto. Il sud somiglia alle viscere oscure del Paese. E Torino resta maledettamente lontana. Ma gli anni passano. Arrivano gli scambi di campioni. Altafini passa alla Juve, e pugnala i vecchi compagni con un gol che vale uno scudetto allultima giornata. Anche Zoff se ne va, anche lui alla corte del vero re dItalia, per a Napoli ci lascia un pezzo di cuore e dopo le partite non manca mai di domandare: Che ha fatto il Napoli?. LAvvocato dice che solo per Maradona e Platini vale la pena di pagare il biglietto. Del resto lui il biglietto non lo paga. La Juve sua, Torino pure. Ed citt arcigna, insomma appare tale, non cos votata allospitalit verso i fratelli levantini. Un detto spietato li vorrebbe addirittura falsi, seppur cortesi. Il calcio conta, conta sempre di pi, e la distanza tra Napoli e Torino si contrae e si distende come per leffetto relativistico di certe prodezze sportive. Con Maradona accade il miracolo: la geografia tutta da rifare. Con una rovesciata, el pibe ha rovesciato il mondo. E allimproviso, se non pi a nord, Napoli pi in alto di Torino: nella classifica di Serie A. Il Napoli vince e stravince. E Diego lo ricorda con fierezza sfacciata da scugnizzo: Ma lo capite che cosa vuol dire, in Italia, dare sei palloni allAvvocato?. Sono vittorie epocali. Autentiche rivincite. Eppure, al sud, il mito del nord

che vince (e spesso ti frega) duro da abbattere. Se c in finale la Juventus, non si pu star tranquilli. Mai. Per nemmeno a Torino si possono dormire sonni sereni come quelli del principe di Cond prima della battaglia. Perch il Napoli ha voglia di vincere e lentusiasmo, si sa, il carburante pi esplosivo. Come in ogni melodramma che si rispetti, anche nella finale di domani sera con in palio una Coppa Italia forse mai cos ambita prima dora ci saranno degli struggenti addii. Qualche tenore azzurro ha gi il piede sulla staffa, diretto forse a Milano, forse ancora pi lontano. E tra le fila bianconere, c laddio che strappa una lacrima anche sotto la Linea Gotica, perch ad offrire per lultima volta il braccio alla Signora Alex Del Piero, eroe del quarto Mondiale, sacro per tutti. Insomma dietro la coccarda tricolore dal sapore ottocentesco, che borbonici e savoiardi si contenderanno a Roma, non c solo un secolo di calcio, ce un bel pezzo di Risorgimento, c la nostra Storia. Nessunaltra partita sarebbe stata perfetta quanto questa per chiudere un anno di celebrazioni: Juve-Napoli, di diritto, il grande derby dellUnit dItalia. Ci sono le premesse per un grande spettacolo e per un grande calcio. Come si dice? Che vinca il migliore. Intanto un fatto positivo c gi: le dispute italiane non le viene ad arbitrare pi n un francese, n un austriaco. O, almeno vista laria che tira in Europa non quelle sportive.

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ALIAS 19 MAGGIO 2012

SOTTOSCRIZIONE PER IL MANIFESTO

DODICI ZITTI NO!

PAOLO CASTALDI

Il fumetto deve sedersi con me a tavola, ridere e piangere con me


PAOLO CASTALDI MANIFESTO IL 20 cm x 28 cm tecnica: matita e acquerello su carta e colorazione digitale euro 500
di LUCIANO DEL SETTE

Trentenne, milanese, Paolo Castaldi esordisce cos Ho deciso da tempo che parlare di fumetti inutile. Come parlare dellarte in generale. Cosa significa parlare dellarte? come parlare di una partita di calcio, guardando le trasmissioni della domenica sera: ore ed ore a scrutare la moviola per un fuorigioco millimetrico. Il calcio lo si capisce solo giocandolo. I fumetti facendoli. Non mi interessa se qualcuno li chiama graphic novel, se qualcuno li chiama fumetti e basta, se quello che li chiama fumetti addita come fighetto quello che li chiama graphic novel, o se quello che li chiama graphic novel si mette la sciarpetta di cotone alle fiere perch fa tanto autore di graphic novel. E, per buon peso, aggiunge: Vorrei che il fumetto andasse oltre il fumetto stesso. Il fumetto deve arrivare nella vita di tutti i giorni; deve sedersi con me a tavola, deve ridere e piangere con me. Il fumetto deve essere sempre al mio fianco. Il fumetto non ha gabbie; non va rinchiuso dentro una fiera, impedendogli di fare le sue esperienze, costretto tra stand di compensato. Il fumetto deve farsi un Interrail senza fine, e raccontarmi quel che vede di tanto in tanto. Il Castaldi pensiero non ha bisogno di ulteriori chiarimenti. Annotiamo, allora, le tappe di una carriera iniziata nel 2005 pubblicando la storia breve I will never be clean again, scritta da Adriano Barone per Star Comics. Con Barone, e con lo stesso editore, realizza poi The anomaly. Il 2008 lo vede allopera per il comune di Settimo Milanese, Non troppo lontano, e per Edizione Voilier, Nuvole rapide (in due parti). Lingresso in Becco Giallo avviene nel febbraio 2011, il fumetto (o graphic novel?) si chiama Etenesh, lodissea di una migrante. Quellanno vince il Premio Boscarato nella categoria Autore Rivelazione. Come illustratore e storyboarder, Paolo ha al suo attivo collaborazioni con Real Life Television, Agr Factory, Studio Bozzetto. E a proposito di maestri e ispiratori? A livello stilistico sono stato influenzato da Pazienza, e da Pratt che mi ha fatto conoscere la bellezza dell'acquerello; da Gipi, Jiro Taniguchi, Juan Gimenez, Nikolai Maslov, Joe Sacco. Credo, inoltre, che ci sia una nuova classe di autori, che poi tanto nuova non perch di gavetta ne ha fatta a pacchi, in grado di dare tantissimo alla graphic novel. Matteo Fenoglio, Akab, Paco Roca, Lelio Bonaccorso, solo per fare alcuni nomi.

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