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Proposta per una struttura-funzione della Psiche su base sincretica:

come fare a meno della Personalit e creare una morfologia della psiche.

In this brief paper I try to rebuild [or deconstruct already existing] Self structure, toward a definition of Self based on syncretism and functions of psyche rather than hypostasis. I believe that a moist functionalist attitude instead of a strictly structuralist understanding of psyche enrich our interpretation of Self - leading to its complete annihilation - and give us a huge range of possibility of dealing with mental illness, assuming that old paradigms insisted on a dualism which led to nowhere.

Fig. 1 Sulla sinistra, la tripartizione freudiana della personalit. Il segno < stabilisce la fase di contatto tra funzione Dialogica ed Epifenomeno.
Syncretism, which Zolla vigorously defended in his essay "Il sincretismo" (1986), and metaphysical experience, which in the first lines of Archetypes (1981) he described as "the gathering in of the aloof mind" when it "becomes absorbed in its self-existent identity and sameness," were as much leitmotifs in Zollas pursuit of a unitive knowledge as was his incoercible drive toward the systematic exploration of otherness, a notion that he shaped into an extraordinarily vast array of implications, much beyond its strict ethnological

meaning. In a memorable lecture given at the Interreligious Colloquium at the Rothko Chapel in Houston in 1974 (see Ibish and Marculescu, 1978), Zolla described otherness as an antipodal category of the human spirit, the paradigm of an inverted world where ordinary life might flow peacefully between action and contemplation, and the esoteric life as a joyous apprenticeship in metaphysical experience. [http://www.elemirezolla.org/index.php?option=com_content&view=article&id=75&Itemid=93&lang=en]

Secondo il vecchio paradigma Freud-Jung, la malattia mentale esiste 1. quando sussiste un blocco energetico, la libido non fluisce correttamente all'interno del sistema del Self [Freud] 2. oppure se i significati non coincidono coi significanti, se non vengono riconosciuti degli Archetipi come principi-guida [Jung]. Il SuperIo non sostanziale alla personalit [Self] ma un EPIFENOMENO; al posto della Coscienza [Jaynes ci spiega che non sussiste, o quando c' intermittente] una funzione, che chiameremo DIALOGICA; che si relaziona in modo pi o meno proficuo o problematico con un sostrato [l'inconscio] che di natura SINCRETICA. perch non fa altro che 1. promuovere i comportamenti adattivi della personalit attraverso una combustione energetica e 2. fondere insieme i significati propri e collettivi, fornendoli alla funzione dialogica per costruire i significati delle persone. Questo consentirebbe di fare a meno di inquadrare problemi mentali come patologie di un Soggetto, di definire in termini scientifici ci che pu essere risolto- elaborato in termini dialogici, e esautora lo Psicanalista dalla posizione privilegiata di detentore-della-legge. Dobbiamo tuttavia assicurarci che questa operazione non si tratti di una semplice "traduzione" o "sostituzione" dei termini primitivi: l'optimum pu essere raggiunto solo "trasformando" le definizioni rigide di Io, Super-Io ed Inconscio nelle funzioni morbide - facolt Dialogica, Epifenomeno e facolt Sincretica. L'Io freudiano era la gabbia dorata della coscienza. Il suo rapporto con l'inconscio era quantomeno conflittuale e a "compartimenti stagni": solo lapsus, coincidenze e i sogni permettevano all'istanza inconscia di comunicare il rimosso alla Coscienza, facendo affiorare i significati. La Coscienza ha quindi lo stesso ruolo privilegiato, super-ficiale (sopra la superficie), che ha il Medico nei confronti del Malato. 1. lungi dall'essere la promozione del raggiungimento estatico "totale" di una transe sciamanica - la qual cosa implicherebbe l'imbarazzante obiettivo di una societ di santoni in preda al tremore! figuriamoci il disordine - l'approccio sincretico ai contenuti inconsci

quello di una relazione aperta con se stessi, nel tentativo, se non proprio di "spersonalizzarci" come dei meditativi, almeno di allentare la presa dell'Io, evitando di accampare "costruzioni artefatte come la personalit" [Zolla, 1996], senza per questo dover ricorrere a palliativi stupefacenti (i.e. droghe); 2. L'analisi immanente della relazione conscio-inconscio risulterebbe da una "magia razionale", cio dall'incontro dialogico delle proprie percezioni sensibili (niente, o quasi) con il massimo di idealizzazione e sublimazione delle nostre facolt cognitive (tutto, o quasi) [Gusdorf, 1983]. Questo genere di considerazioni ha un'immensa portata dal punto di vista delleziologia [potrebbe della addirittura Personalit postularne

l'inesistenza]; inoltre, nell'ambito delle ricerche sulla Coscienza, costituisce uno spunto per ripartire da un interazione-per-l'interazione, superando l'impasse della definizione di Attori all'interno della Interazione.
Immagine tratta da wikicommons: si veda anche l'interessante "rappresentazione matriciale delle coniche" e la loro "forma canonica". [http://it.wikipedia.org/wiki/sezione_conica].

Studio geometrico della morfologia psichica: la psiche ha una struttura triangolare, le sue funzioni saranno descritte da coniche. Il Sincretismo ha qualcosa a che fare con questa smania di interfacciamento; ricorrere a inter-facce ci difende dalla liberazione sincretica, di per s pericolosa o onerosa in termini di rinuncia al Self.

Epifenomenica

What is an epiphenomenon?
1.1 Medicine In medicine, an epiphenomenon is a secondary symptom seemingly unrelated to the original disease or disorder. For example, having an increased risk of breast cancer as a result of taking an antibiotic is an epiphenomenon. It is not the antibiotic that is causing the increased risk, but the increased inflammation associated with bacterial infection. In the more general use of the word a causal relationship between the phenomena is implied: the epiphenomenon is a consequence of the primary phenomenon; however, in medicine this relationship is typically not implied: an epiphenomenon may occur independently, and is merely called an epiphenomenon because it is not the primary phenomenon under study. (A side-effect is a specific kind of epiphenomenon that does occur as a direct consequence.) 1.2 Philosophy of mind and psychology An epiphenomenon can be an effect of primary phenomena, but cannot affect a primary phenomenon. In philosophy of mind, epiphenomenalism is the view that mental phenomena are epiphenomena in that they can be caused by physical phenomena, but cannot cause physical phenomena. In strong epiphenomenalism, epiphenomena that are mental phenomena can only be caused by physical phenomena, not by other mental phenomena. In weak epiphenomenalism, epiphenomena that are mental phenomena can be caused by both physical phenomena and other mental phenomena, but mental phenomena cannot be the cause of any physical phenomenon. The physical world operates independently of the mental world in epiphenomenalism; the mental world exists as a derivative parallel world to the physical world, affected by the physical world (and by other epiphenomena in weak epiphenomenalism), but not able to have an effect on the physical world. Instrumentalist versions of epiphenomenalism allow some mental phenomena to cause physical phenomena, when those mental phenomena

can be strictly analyzable as summaries of physical phenomena, preserving causality of the physical world to be strictly analyzable by other physical phenomena. 1.3 Free will According to epiphenomenalism, the free will to have an effect on the physical world is an illusion, as physical phenomena can only be caused by other physical phenomena. In weak epiphenomenalism, there is free will to cause some mental effects, allowing for mental discipline that is directed at other mental phenomena. 1.4 Behaviorism Weak versions of behaviorism in psychology, which admit for the existence of mental phenomena, but not to their meaningful study as causes of any observable behavior in psychology, view mental phenomena as either epiphenomena, or linguistic summaries, as instrumentalist tools for examination of objectively observable physical behavior in others. [http://en.wikipedia.org/wiki/epiphenomenon] Certamente pi completa la voce epiphenomenon di Wikipedia in inglese: completa ed equanime, dal momento che ammette una differenza tra l'uso medico e l'uso comune del termine, oltrech a risultare pi cauta nel definire la mancanza di relazione tra il fenomeno principale e il secondario [seemingly unrelated] anche in ambito scientifico. Forse scontata l'etimologia del termine, ma giova ripeterla: dal greco ep, "sopra", e fainmenon, participio di "mostrarsi, apparire". Non certamente una novit quella di introdurre il termine nella letteratura psicologica: forse Huxley nel 1879 lo ha fatto per primo, definendo l'intera Coscienza un epifenomeno simile al fischio della locomotiva niente di sostanziale al meccanismo della locomozione, quindi. Eppure, nonostante la direzione dei recenti studi di molti acclamati autori [quelli, per intenderci, della famosa "triade maledetta", o "sacra" a seconda degli estimatori, di atei empiristi: D. Dennett, R. Dawkins, S. Pinker] si rivolga al mentale e alla Coscienza come "meramente epifenomenici" opinione tra l'altro in parte condivisa dal sottoscritto va detto che qui

intendiamo riferirci alla sola sfera etico-morale della Personalit, alle aspettative e alle credenze [religiose e non], alla considerazione di s e all'immagine che vogliamo dare agli altri: insomma, un plesso che poniamo in alto rispetto alla gerarchia del Self. Come potremmo ad esempio considerare "fenomeno secondario senza relazione alcuna col fenomeno principale" la nostra credenza che qualcuno ha nascosto della marmellata in cucina, se il fenomeno principale la nostra voglia di marmellata? precisamente per questa ragione l'epifenomeno ha degli effetti sul fenomeno originario che cerchiamo 1. di sfrondare il confine altrimenti rigido tra Coscienza e Super-Io [ammesso che questa distinzione abbia ancora senso]; e soprattutto 2. di difendere una posizione morbida del funzionalismo: niente che provenga da definizioni rigide dello psicologico o di una struttura psichica pu mai dirci qualcosa di aderente alla realt. Mi capita oggi stesso di leggere quella che potrebbe essere la definizione midollare della mia ricerca: "Non sceglierai, fratello, di entrare nel Tempio di Agathodaimon al fine di contemplare i cieli di cui ha parlato Platone e che sono cieli spirituali e non i cieli visibili degli astronomi?" [H. Courbin, L'immagine del tempio, SE, 2010, nota 16, cap. I.]