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SOMMARIO

Anno 107 - set./ott. 2011 - n. 5

EMILIO VINCIGUERRA MARIO TOSO

Intervista con Dominique Lapierre Giustizia e globalizzazione: dalla Mater et Magistra alla Caritas in veritate Giovanni Paolo II: il papa beato che attraversando la storia si fatto vento della speranza non vinta
RIFLESSIONI SU UN 150

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PIERSANDRO VANZAN S.J.

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BARTOLO CICCARDINI CLAUDIO VASALE LUIGI PICARDI

Garibaldi e lidea sullEuropa unita Gioberti e il neoguelfismo oggi Il regionalismo italiano e la questione regionale molisana (18612011) Cattolici e unit dItalia
SPIRITUALIT

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GIORGIO CAMPANINI

ORLANDO TODISCO

Il carattere francescano della libert, ovvero la potenza senza potere


TEOLOGIA

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PAOLO SINISCALCO

Erik Peterson, 50 anni dopo


LA CRITICA

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BRUNO LUISELLI

Un dio/Dio nella poesia italiana di Alfonso Traina


INEDITI

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CARLO FELICE CASULA

Lenciclica Rerum Novarum

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INTERVENTI CRITICI

FEDERICO DOGLIO

La storia del teatro greco e latino da Eschilo a Seneca


LA NOSTRA BIBLIOTECA

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A questo numero hanno collaborato: EMILIO VINCIGUERRA, giornalista, docente presso la Facolt di Scienze della Comunicazione della Universit Pontificia Salesiana. MONS. MARIO TOSO, segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, gi Rettore Magnifico dellUniversit Pontificia Salesiana. PIERSANDRO VANZAN S. J. (1934-2011), scrittore della Civilt Cattolica. BARTOLO CICCARDINI, eletto alla Camera dei Deputati per sei legislature (1968-1992), ha diretto, fra laltro, il settimanale La Discussione (1969-1977). CLAUDIO VASALE, professore di Storia delle dottrine politiche presso La Sapienza - Universit di Roma. LUIGI PICARDI, professore di storia e filosofia nei Licei, per molti anni preside del Liceo Classico Mario Pagano di Campobasso. GIORGIO CAMPANINI, professore di Storia delle dottrine politiche nellUniversit di Parma. ORLANDO TODISCO, docente di Storia della filosofia medievale allUniversit di Cassino e di Filosofia francescana alla Facolt San Bonaventura-Seraphicum di Roma. PAOLO SINISCALCO, Docente di Storia del cristianesimo nella Facolt di Lettere e Filosofia presso La Sapienza - Universit di Roma. BRUNO LUISELLI, Accademico dei Lincei, Professore emerito di Letteratura latina presso La Sapienza - Universit di Roma. CARLO FELICE CASULA, professore ordinario di Storia contemporanea nellUniversit Roma Tre, dirige il Master Internazionale in Scienze della cultura e della religione.

Il regionalismo italiano e la questione regionale molisana (1861-2011)*


di Luigi Picardi

Gi dalle prime battute il 150 dellUnit dItalia visto dal Molise sembra oscillare tra il recupero di glorie locali, anche piccole e piccolissime, e lesigenza di una pacata riflessione critica sulla particolare vicenda di un popolo in un delimitato territorio del Mezzogiorno. Un popolo che era di 352 mila unit nel 1861 ed di 320 mila unit nel 2011, il che fa del Molise lunica regione italiana ad aver visto diminuire la sua popolazione, mentre tutte le altre lhanno pi che raddoppiata. Un dato, questo, ma non il solo, che deve indurre ad un sano realismo, al di l di tentazioni celebrative proprie di un provincialismo culturale e di una storiografia di corte dogni colore, ripetitiva e autoreferenziale, incapace di inserire il Molise nel dibattito sulle grandi questioni nazionali. Tra i possibili fili conduttori da percorrere, seguiremo qui in estrema sintesi quello del regionalismo, che ci pu forse guidare nella nostra storia contemporanea evitando le incombenti retoriche del momento. Come il tema del regionalismo attraversa tutta la storia italiana dallUnit in poi, cos la questione regionale molisana sulla quale sono pochissimi gli studi che non siano meramente celebrativi, cronachistici e riepilogativi si snoda allinterno di quel regionalismo e con esso si confronta e talvolta si scontra, finendo per assumere lineamenti suoi propri, fino ai nuovi termini di un regionalismo che viene ora configurandosi come federalismo e pi precisamente come federalismo fiscale
* Relazione svolta durante i lavori del Seminario su Il Sud e la nazione degli italiani. Limmagine del Molise tra rotture e continuit, presso lUniversit degli Studi del Molise, Campobasso, 25 marzo 2011, in apertura delle celebrazioni del 150 dellUnit dItalia.

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con la legge delega n. 42 del 2009 e i conseguenti decreti volti a dare attuazione allart. 119 della Carta costituzionale. Saranno certamente ricordate in questo 150, che anche il bicentenario della provincia di Campobasso, le vicende che portarono prima alla separazione del Contado di Molise dalla Capitanata istituendo la provincia del Contado di Molise (con decreto di Giuseppe Bonaparte del 27 settembre 1806) e nel 1811 la provincia di Molise estesa fino allAdriatico (con decreto di Gioacchino Murat del 4 maggio), essendo ministro dellInterno il molisano Giuseppe Zurlo. Si disse ricorder Francesco DOvidio nel discorso pronunciato a Campobasso nel 1911 ricorrendo il primo centenario della provincia in coincidenza con il cinquantesimo dellUnit che la gli stesse a cuore per il fratel suo Biase Zurlo, che allora divenne Intendente del Molise. Ma questa fu per lo meno unesagerazione. Certo le tradizioni meridionali portavano a simili accomodamenti in famiglia, e Giuseppe Zurlo era uomo pratico: tanto pratico da prestar lopera sua a tutti i pi varii Governi che in quel turbinoso periodo si succedettero, e da venire perci in uggia ai liberali pi schifiltosi e idealisti. Ma ideali ne aveva anche lui a suo modo [...] e noi mancheremmo, non che di gratitudine, ma di giustizia, se raccogliessimo senzaltro leco di malignazioni provincialesche. Lo stesso DOvidio, dopo una lunga disamina volta a rintracciare una identit storica da attribuire alla regione, dichiarava che non avrebbe perdonato a se stesso riconoscere al Molise medioevale e moderno una parte degna dun cantone di Toscana o di Lombardia. La sua provincia gli pareva risentire da un lato molto dAbruzzo, da un altro un pochin di Campania o dIrpinia, e dallaltro di Capitanata; e, parafrasando la celebre frase onde Vincenzo Cuoco compendiava lo stato del Sannio antico, affermava: vedo i Molisani di Isernia, i Molisani di Agnone, di Trivento, di Larino, di Campobasso, ma non vedo il Molise! 1 In queste considerazioni il DOvidio era stato preceduto da Igino Petrone, il quale aveva gi stigmatizzato un Molise tuttaltro che organico e coeso, perch discentrato e disperso in borgate incompenetrabili ed isolate, sminuzzato e suddiviso in una pluralit atomistica di appezzamenti rurali, in unit corografica definita e coerente con lAbruzzo 2. Ma sia linsigne letterato e filologo (che sar anche presidente dellAccademia Nazionale dei Lincei) sia lillustre filosofo del diritto (ma Petrone era anche esperto in economia ed apprezzato esponente della scuola sociale cristiana di Giuseppe Toniolo 3) erano stati a loro volta preceduti da un altro molisano, Errico Presutti, professore nellUniversit di Napoli anchegli, brillante allievo di Giorgio Arcoleo e suo suc-

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cessore sulla cattedra di Diritto costituzionale, poi sindaco di Napoli durante la prima guerra mondiale. In un celebrato saggio del 1907 Presutti sottolineava come i caratteri fisici del territorio che su questo punto costituiscono la provincia di Molise sono in parte quelli dellAbruzzo, che gli sta a Nord, ed in parte quelli della Puglia, che con esso confina a Sud. Non per nulla la provincia di Molise fu una creazione prettamente artificiale del governo dei Bonapartidi, fatta senza alcun riguardo a quelli che erano i caratteri fisici del territorio, e le condizioni economiche, che di quei caratteri e di altri fattori erano stati le conseguenze 4. Dunque, tre prestigiosi esponenti dellintellettualit molisana del tempo, diversi per formazione ed ambiti disciplinari, sono accomunati da ragioni attinenti alla storia, alla geografia, alleconomia del territorio, nel non sentire lesigenza di porre il problema di un riconoscimento regionale del Molise a fronte delle gravi condizioni economiche e sociali delle popolazioni. Di tali condizioni era peraltro ben consapevole in quegli anni la classe politica locale quale era rappresentata nel Consiglio provinciale. Nel 1906, dopo aver inviato un memorandum al governo, la deputazione provinciale, accompagnata dal senatore Cardarelli e dai deputati in carica, present il suo cahier de dolances allo stesso presidente Sonnino, aprendo una vertenza Molise rimasta peraltro senza esito che non comprendeva il tema di un riconoscimento regionale, avendo piuttosto presente la legge del 1904 recante provvedimenti speciali a favore della Basilicata. Eppure erano anni nei quali la questione meridionale si veniva ponendo anche come questione istituzionale, in un rinnovato dibattito sul regionalismo italiano. Com noto, nel periodo 1861-1863, di fronte alle formidabili difficolt del particolare momento come le definir Gaetano Salvemini il Governo Ricasoli e quelli successivi di Rattazzi e Farini adottavano un ordinamento centralista dello Stato, mettendo da parte la configurazione regionalista che faceva capo a Marco Minghetti, vicino alle originarie intenzioni dello stesso Cavour di cui era stato ministro dellInterno. Ma, come attesta unamplissima storiografia, rester sempre aperta, nei quattro decenni unitari dellOttocento, una questione regionale italiana rispetto alla progressiva piemontesizzazione del Paese. Moderati e democratici, esponenti significativi della Destra e della Sinistra, si confronteranno sulla opportunit o meno di dar vita a formazioni sovraprovinciali o a istituzioni regionali di decentramento amministrativo o a grandi prefetture, come pure si diceva, restando del

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tutto minoritarie le ipotesi di assemblee legislative pi coerenti con la linea federalista di Carlo Cattaneo e Alberto Mario; e con una curvatura del dibattito che investe pi da vicino il Mezzogiorno, facendo registrare posizioni non isolate come quelle di Pasquale Turiello, contrario alla regionalizzazione che non gioverebbe al Paese e aggraverebbe la condizione del Meridione dove presente la grande piaga delle clientele politicanti; e di Giustino Fortunato, anchegli contrario, perch nel Sud opera una vasta, poderosa, odiosa clientela delle classi dominanti che tutto corrompe e tutto asservisce ai suoi interessi 5. C tuttavia un elemento che accomuna tutte le pi varie posizioni: le entit istituzionali di cui si discute sono intese di grande ampiezza territoriale, pi larghe dei compartimenti disegnati da Pietro Maestri nel 1863 raggruppando province confinanti a fini puramente statistici, dove il compartimento Abruzzi comprendeva anche la provincia di Campobasso 6. Questi compartimenti saranno chiamati regioni a partire dal 1912 dallUfficio Statistico Centrale e ottantanni dopo saranno considerati, come si vedr, regioni storiche dallAssemblea Costituente. Gi nei primi anni del Novecento listanza regionalista viene ripresa dai socialisti (Ciccotti, Salvemini), dai repubblicani (Ghisleri), dai primi democratici cristiani (Murri, Toniolo, Sturzo), ma sar dopo la prima guerra mondiale che il regionalismo meglio si definir ancora ad opera di socialisti, repubblicani e popolari di don Sturzo (al Congresso di Venezia del PPI del 23 ottobre 1921 con particolare forza il prete siciliano aveva definito la regione ente elettivo-rappresentativo, autonomo-autarchico, amministrativo-legislativo 7), mentre avanza lantiregionalismo di nazionalisti e fascisti, che con Rocco e Mussolini sottolineano il pericolo per lUnit, e dei comunisti, che liquidano, accusandole di astrattezza, le istanze autonomiste. Con lavvento del fascismo e la messa al bando dei partiti scender il silenzio, con qualche rara eccezione, sul tema regionalista che istanza democratica, di per s, incompatibile dunque con ogni concezione totalitaria dello Stato. Ed durante il regime, peraltro, che nella pubblicistica e finanche nei testi scolastici si dir sempre pi diffusamente Abruzzo e Molise. Ma, seppure tardivamente, nel maggio 1922, cinque mesi prima della marcia su Roma, si celebra a Campobasso il I Congresso regionale molisano, che rende finalmente esplicita la rivendicazione dellautonomia regionale del Molise. Era accaduto, con la nuova legge elettorale che aveva introdotto il sistema proporzionale invece dei preesistenti collegi uninominali, che

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le elezioni del 1919 (nel collegio elettorale Campobasso-Benevento) e quelle del 1921 (nel collegio Campobasso-Benevento-Avellino) avevano segnato, per gli errori tattici e laccesa litigiosit dei candidati, un ridimensionamento della rappresentanza parlamentare molisana rispetto a quella sannita 8, sicch nel mezzo di quegli eventi, ritenuti dannosi agli interessi del Molise e come tali non poco enfatizzati, non certo casuale il primo coagularsi di un movimento genericamente autonomistico di cui si fa espressione la relazione Masciotta svolta in Consiglio provinciale il 2 agosto 1920 9. Ora, il Congresso molisano del 1922, che raccoglie le varie forze politiche, economiche e sociali, si conclude avvalendosi del particolare apporto dei popolari, ma anche dellAssociazione degli Industriali del Molise il cui presidente, Giuseppe Petrucciani, a capo del comitato esecutivo del Congresso stesso con lapprovazione di un ordine del giorno Masciotta-Camposarcuno (questultimo, dirigente del Partito popolare, uno dei segretari del Congresso insieme con Francesco Colitto, e li ritroveremo entrambi, su fronti diversi, alla Costituente) perch il Governo riconoscesse il diritto del Molise di costituire Regione a se stante. Peraltro, quel Congresso, che aveva dovuto tener conto in qualche modo delle argomentate riserve di Errico Presutti, deputato democratico dal 1921 10, e della diffidenza dei socialisti, faceva assumere al regionalismo molisano contenuti suoi propri che troveremo poi riproposti nel secondo dopoguerra: lautonomia intesa non in senso legislativo e politico, ma come decentramento amministrativo e separazione dallAbruzzo; un collegio elettorale che comprendesse il solo Molise, allora coincidente con la provincia di Campobasso, il che conferiva allistanza molisana quel tono minore e, se si vuole, quel carattere difensivo che lo segneranno sempre da allora in poi, forse fino ad oggi. Dopo la seconda guerra mondiale un inedito fervore culturale accomuna laici e cattolici nellesigenza del superamento delle cosiddette regioni storiche. Nel 1945 Adriano Olivetti per primo pensa le regioni come ampie aree funzionali alla pianificazione economica, comprensive dai tre ai cinque milioni di abitanti, sicch almeno cinque delle regioni storiche (Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo e Molise, Basilicata) non potrebbero costituirsi in regioni senza grave nocumento a quegli sviluppi e a quel progresso delle condizioni di vita delle loro popolazioni che lautonomismo federalista si propone di raggiungere 11. I federalisti repubblicani sostengono decisamente, con Oliviero Zuccarini e la rivista La Critica politica, lautonomia regionale nel suo significato politico 12. Salvemini affronta an-

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che il tema della identificazione territoriale delle regioni per concludere che quelle che sono oggi chiamate regioni non sono n pi n meno che i compartimenti degli annuari statistici. Ma molti di questi compartimenti-regione non hanno nessuna base nella storia Italiana 13. Nellarea cattolica, anche i lombardi che danno vita al giornale Il Cisalpino e che vedono un precursore in Carlo Cattaneo, rifiutano le regioni storiche e vedono nel cantone non pi di sei in tutta la penisola lo spazio economico-geografico ampio per andare oltre il mero decentramento amministrativo 14. Costantino Mortati, uno dei pi prestigiosi protagonisti della Costituente 15, delineando i caratteri dellordinamento regionale anche in funzione del rinnovamento politico e sociale del Mezzogiorno, si sofferma, tra laltro, sullesigenza dellautonomia finanziaria delle regioni da istituire (un tema caro anche a Ezio Vanoni 16) e ipotizza una legge tributaria suscettibile di realizzare una perequazione interregionale; egli afferma come criterio generale e legge di tendenza la creazione di regioni di vasta estensione territoriale, resistendo allinfluenza di fattori sentimentali e campanilistici capaci di compromettere con pericolose deviazioni il raggiungimento dei fini sostanziali del decentramento 17; sicch secondare una tendenza contraria sarebbe di danno agli stessi gruppi che si agitano per la loro costituzione in regioni autonome. E ci vale anche per il Molise, le cui pretese sembrano riscuotere in confronto alle altre consensi pi ampi e si affermano fondate su motivi forniti di particolare efficacia probatoria 18. Questo riferimento al Molise ci spinge a tornare sulla nostra questione regionale, che appare ora fortemente compromessa sul piano culturale, offrendo le posizioni di Olivetti e Mortati, in particolare, gli spunti di maggiore modernit che si possono scoprire nel regionalismo italiano di questi anni 19. Ma le vie della politica saranno diverse. Gi nel 1945 prima il Comitato molisano di liberazione, poi un Comitato di agitazione pro Molise, quindi un II Congresso regionale molisano che si tiene a Campobasso nel novembre 1946 confermando gli orientamenti del Congresso del 1922 con unaccentuazione delle ragioni storiche da porre a fondamento dellistanza molisana 20, segnano la via da percorrere ai Costituenti molisani, Michele Camposarcuno e Giovanni Ciampitti democristiani, Francesco Colitto dellUomo Qualunque, il liberale Renato Morelli. La lettura degli Atti della Costituente ci restituisce a tutto tondo il forte, difficile impegno di questi uomini nel far valere e difendere, in un contesto che sembrava venir maturando una ben diversa idea di regione, le motivazioni soprattutto storiche e amministrative da loro ritenu-

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te fondamento valido per il riconoscimento del Molise come regione a se stante, separata dallAbruzzo. Cadranno via via, com noto, le numerose istanze di riconoscimento di nuove regioni (come il Salento, la Daunia, il Sannio, lIrpinia, lEmilia Lunense), mentre il Molise lunica delle regioni nuove che vede battersi fino allultimo i suoi sostenitori 21. Alla fine anche i molisani dovranno cedere, schiacciati da avvenimenti tanto pi grandi di loro. Sullo sfondo c la crisi politica del maggio 1947, che ha escluso i comunisti dal governo, interrompendo la coabitazione forzata, come era stata definita dal segretario della Democrazia Cristiana, Attilio Piccioni, nel clima gi consolidato della guerra fredda. Fino a quel momento Togliatti si era decisamente opposto alla introduzione delle regioni nellordinamento della Repubblica. Al V Congresso nazionale del Partito comunista del 1946 aveva affermato che unItalia federalista su base regionale sarebbe unItalia nella quale in ogni regione finirebbero per trionfare delle forme di vita economiche e politiche arretrate, vecchi gruppi reazionari, vecchie cricche egoistiche, le stesse che hanno fatto sempre la rovina dItalia 22. Ma il 12 giugno del 1947 il comunista Laconi dichiarava in Assemblea che il suo partito intendeva dare il consenso ad un ordinamento regionale contenuto in limiti che non pregiudichino lunit politica del paese ma capace ove si renda necessario, nel corso degli eventi, di fare delle Regioni dei solidi presdi della libert e della democrazia 23. Un revirement, dunque, ispirato da preoccupazioni garantiste, teso a cogliere le opportunit di una ripresa della lotta politica che ora sembrava venire offerta a quel partito nellambito delle ipotizzate regioni, dopo lestromissione dal governo; con una chiusura drastica, per, nel timore di possibili involuzioni clientelari, alle regioni cosiddette nuove, ma anche piccole, in quel momento ancora in discussione, lEmilia Lunense, il Salento, il Molise, sostenute, peraltro, soprattutto da uomini della Democrazia cristiana. Ma anche in questo partito, che ora mostrava una certa oscillazione tra laspetto amministrativo e quello legislativo del regionalismo, cos affievolendo limpostazione sturziana, non mancavano diffidenze e ostilit nei confronti delle piccole regioni. E non potevano non saperlo i Costituenti molisani, che compiaciuti avevano visto cadere la proposta di una Regione Sannio (comprensiva delle province di Avellino, Benevento e Campobasso) anche per la ferma opposizione della DC irpina, decisamente favorevole a una grande regione Campania anche per

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motivi di ordine politico: Una piccola regione scriveva Fiorentino Sullo diviene ancora facilmente preda degli intrighi e degli intriganti, dei semifeudatari, dei giuochi di corridoio. Il tono della vita regionale ne risulter appiattito. Una sola personalit influente potr perfino monopolizzare la potenza politica insinuando dappertutto ladulazione, lossequio servile e linerzia sostanziale 24. Intanto, era stata aperta la strada al compromesso sul Titolo V della Costituzione tra i comunisti e i democristiani, decisi questi ultimi ad evitare manovre dilatorie presenti anche nella DC, per dare subito dignit costituzionale al loro antico regionalismo e mettere un punto fermo su quella che veniva proponendosi ormai come la riforma pi profonda nellordinamento dello Stato italiano 25. Il 29 ottobre 1947, nel corso di una seduta tempestosa e decisiva tanto per lordinamento regionale quanto per la questione molisana, prendendo la parola in aula a nome della Democrazia Cristiana, Aldo Moro, constatando come lAssemblea Costituente non avesse elementi sufficienti per procedere a una seria determinazione delle circoscrizioni regionali secondo i criteri innovativi che vengono da pi parti richiamati e dichiarando come lintesa faticosamente raggiunta non intendesse precludere la possibilit che in avvenire, dopo studi seri ed attenti sulla realt economica, politica, geografica, sociale delle regioni interessate, dopo pi attenta e pi seria consultazione delle popolazioni interessate, si giunga ad un diverso assetto delle circoscrizioni regionali, cos concludeva: Assumendo questa posizione, la quale implica doloroso sacrificio da parte di taluni nostri colleghi, i quali hanno presentato in modo appassionato e vibrante talune rivendicazioni, il nostro gruppo intende dare un contributo ed una rapida organizzazione concreta allordinamento regionale affinch esso, operando, possa mostrare i vantaggi che arreca alla vita dello Stato [...]. Poich per noi lordinamento regionale italiano una cosa seria, rinviamo al domani quelle modificazioni nelle circoscrizioni che sembrino necessarie, intanto votando per quelle soltanto che siano indicate dalla storia e dalla tradizione del nostro Paese 26. Di qui lapprovazione dellordine del giorno del socialista Targetti che, soffocando quanto di pi innovativo era stato elaborato sul tema delle regioni, finiva per fondare, accogliendo un suggerimento del liberale Epicarmo Corbino, la storicit delle regioni stesse sui repertori statistici nei quali erano stati sempre tenuti insieme lAbruzzo e il Molise donde lequivoco, mai pi sanato con revisioni della Carta rese impossibili o inopportune dalle successive vicende politiche, destinato a pesare negativamente fino ad oggi 27.

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Ma Aldo Moro aveva nel frattempo favorito un incontro fra Mortati e Camposarcuno da cui sarebbe scaturita la XI Disposizione transitoria della Costituzione 28, premessa indispensabile e decisiva per ottenere, il 17 dicembre 1963 con altri protagonisti sulla scena forse poco attenti al sopraggiunto invecchiamento della questione regionale molisana o piuttosto condizionati da preoccupazioni e interessi politici contingenti dopo un faticoso iter parlamentare lungo le prime quattro legislature repubblicane, il distacco del Molise dallAbruzzo. Peraltro, in quel dicembre 1947, anche laspirazione coltivata dal peculiare regionalismo molisano a costituire il Molise in collegio elettorale autonomo, al riparo da incursioni esterne, veniva soddisfatta per lelezione del Senato, dalla IV Disposizione transitoria 29 e, per lelezione della Camera dei Deputati, dallapprovazione, il 21 dicembre, dunque alla vigilia della conclusione dei lavori dellAssemblea, di un disegno di legge che istituiva la XXI circoscrizione elettorale limitata alla sola provincia di Campobasso 30 assegnando ad essa cinque deputati, tornando cos ad essere di sette, come nelle elezioni del 1913 prima della proporzionale, il numero complessivo dei parlamentari molisani 31. Intanto, nel clima politico e culturale del centro-sinistra e della ipotizzata programmazione economica, una diversa, ma non del tutto nuova concezione del regionalismo, imperniata sullidea delle regioni-programma, veniva maturando proprio mentre il Molise come regione a se stante giungeva al traguardo. Lesigenza di ampie regioni, funzionali ad uno sviluppo economico tendente a sanare gli squilibri territoriali e settoriali che caratterizzavano la mancata unificazione economica e sociale del Paese a cento anni dalla sua unit politica, veniva nuovamente proposta in varie sedi. Tra esse, per lattenzione riservata al caso Molise, merita di essere ricordata Nord e Sud, la prestigiosa rivista meridionalista diretta da Francesco Compagna. In una nota della redazione del gennaio 1964, certo rappresentativa di un ampio e variegato fronte culturale, poteva leggersi: Se si vuole che lordinamento regionale si risolva in un clamoroso fallimento, si deve appunto seguire questa strada, la strada che porta a una assurda proliferazione delle regioni [che] devono essere poche, polarizzate, come suol dirsi, intorno a una grande citt, a una metropoli regionale, che possa assolvere a una funzione di organizzazione ed animazione della vita regionale. E inoltre le regioni devono essere concepite e delimitate non come regioni storiche, ma come regioni-programma, con funzioni di raccordo territoriale nella prospettiva della politica di piano [...] aver approvato, con tanta leggerezza, listituzione di una re-

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gione del tutto priva di organicit, e concepita in base ad irrilevanti aspirazioni campanilistiche, come il Molise, dimostra che i nostri parlamentari non hanno meditato quanto avrebbero dovuto sul pericolo che una proliferazione delle regioni presenta dal punto di vista della funzionalit dellordinamento regionale che si vuole e si deve attuare; e non hanno valutato le nuove esigenze che militano a favore di una revisione delle delimitazioni territoriali di regioni che si dicono storiche, ma che, come ha dimostrato Lucio Gambi in un suo saggio, sono in buona parte anacronistiche, perch certi fatti di grande peso hanno modificato la geografia del paese [...]. Regioni come il Molise [...] sono destituite di qualsiasi fondamento geografico, economico, urbanistico, sono residuati di concezioni campanilistiche deteriori, sono inutili e dannose; e coloro che le hanno volute, non sapevano quel che facevano 32. Sicch, il Molise centrifugo 33, quasi una regione residua 34 che sembrava aver assemblato nel tempo periferie di Abruzzo, Puglia e Campania senza essere riuscita a ridurle in unit, era come invitato a prendere atto che la legge costituzionale del 1963, lungi dal ratificare una regione gi data e costruita, aveva posto solo una incerta premessa per costruire una nuova regione o subregione che, per quanto debole, fosse in grado di entrare con qualche prospettiva, che non fosse quella di una prolungata stagnazione 35, nellEuropa delle regioni 36 e di affrontare, aggiungeremmo oggi, le sfide della globalizzazione. Peraltro, ridotte a testimonianza storica per la crisi della programmazione integrata dopo liniziale slancio riformatore del centrosinistra, non avranno sperimentazione effettiva le sollecitazioni per un nuovo quadro territoriale della politica regionale di sviluppo contenute nel cosiddetto Progetto 80 37. Certo, difficile riscontrare se il Molise, sebbene investito da una innegabile modernizzazione, sia diventato a distanza di quasi cinquantanni, pur allinterno della sua anomala dimensione minore, una regione organica e coerente per funzioni ed armatura urbana, in qualche misura finanziariamente autosufficiente, capace di contrastare le forze centrifughe che spingono alla desertificazione di parte del suo territorio, in costante e forse inesorabile calo di una popolazione gi scarsa e in larga misura anziana, per giunta dispersa in 136 comuni, piccoli e piccolissimi con qualche isolata eccezione, molti dei quali forse ormai privi di ogni seria prospettiva di sviluppo. Questi ed altri interrogativi sono tornati spesso allattenzione negli ultimi anni, a mano a mano che un regionalismo nuovo ma, per quanto si detto, dalle radici antiche, venuto proponendo un diverso disegno

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dei profili regionali sulla base della convinzione che se tre regioni, come pure da qualcuno erano state ipotizzate 38, sarebbero poche, venti sono troppe ai fini di un autogoverno effettivo. Si pensi soprattutto al tema delle macroregioni rigorosamente approfondito sulla base di dati economici inoppugnabili dalla Fondazione Giovanni Agnelli, nel senso dellaccorpamento e della riduzione delle attuali venti regioni a dodici, con il Molise unito allAbruzzo e alle Marche con opportune strumentazioni istituzionali, nellinteresse che potrebbe non coincidere con quello dellautoconservazione della classe politica, ma che certamente sarebbe delle popolazioni interessate, per i benefici effetti delle economie di scala, il contenimento della pressione fiscale e della spesa pubblica e, per contro, la progressiva riduzione di quelle diseconomie che tanto danneggiano in ogni settore specie le regioni pi piccole 39. Ora, non vi dubbio che, se preceduto da una nuova, ma evidentemente difficile regionalizzazione dello spazio nazionale, un federalismo che voglia essere unitario e solidale, ben al di sopra della rozza declinazione che se ne fa da parte di qualche forza politica, meglio avrebbe potuto contenere il rischio di una non significativa riduzione o addirittura di una ulteriore accentuazione dei divari presenti allinterno del Paese. Dopo la revisione del Titolo V della Carta con l. cost. 3/2001, lItalia gi nel bel mezzo di un processo federale 40. E come ha rilevato il Presidente Napolitano, oggi dellunificazione celebriamo lanniversario vedendo lattenzione pubblica rivolta a verificare le condizioni alle quali unevoluzione in senso federalistico e non solo nel campo finanziario potr garantire maggiore autonomia e responsabilit alle istituzioni regionali e locali rinnovando e rafforzando le basi dellunit nazionale. tale rafforzamento, e non il suo contrario, lautentico fine da perseguire 41. Ha sottolineato la Conferenza Episcopale Italiana che la prospettiva di riarticolare lassetto del Paese in senso federale costituirebbe una sconfitta per tutti, se il federalismo accentuasse le distanze tra le diverse parti dItalia [...] limminente ricorrenza del centocinquantesimo anniversario dellunit nazionale ci ricorda che la solidariet, unita alla sussidiariet, una grande ricchezza per tutti gli italiani, oltre che un beneficio e un valore per lintera Europa. Proprio per non perpetuare un approccio assistenzialistico alle difficolt del Meridione, occorre promuovere la necessaria solidariet nazionale e lo scambio di uomini, idee e risorse tra le diverse parti del Paese. Un Mezzogiorno umiliato impoverisce e rende pi piccola tutta lItalia 42. Intanto, c un federalismo dei valori che pu essere avviato anche con venti regioni; e sono valori di etica pubblica, di buon governo, che

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il federalismo stesso dovr mostrare di essere in grado di promuovere con realismo in un Paese che sembra averne davvero bisogno: la responsabilit (con la riunificazione dei centri di prelievo e dei centri di spesa); lefficienza (in grado di dare servizi migliori a costi minori contribuendo al rientro del debito pubblico); la trasparenza (con il controllo democratico dei cittadini-contribuenti sui flussi di prelievo e di spesa); la solidariet (che pu garantire a ciascun cittadino i diritti sociali fondamentali e ridurre il divario fra le diverse aree del Paese, attraverso eque politiche perequative previste dallo stesso art. 119 della Costituzione che, senza ricadere nelle vecchie pratiche dellassistenzialismo, consentano gradualmente alle regioni pi piccole, che sono anche le regioni pi deboli, di assumere esse stesse il protagonismo necessario alla loro crescita economica e civile); la sussidiariet, che permette di assegnare a ciascun livello di governo quelle competenze e, naturalmente, quelle risorse in relazione alle quali esso ha la possibilit di agire nel modo pi responsabile, efficiente, trasparente e solidale 43. Per una transizione da un regionalismo difensivo a un regionalismo aperto, di questi valori ha bisogno anche il Molise. stato difficile ottenere la sua autonomia, stato difficile governarla, sar difficile conservarla, per chiunque, negli anni avvenire.
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NOTE DOvidio, Nel primo centenario della provincia di Molise, Tipografia dellUnione Editrice, Roma 1911, pp. 39 ss. Per il riferimento al Cuoco, cfr. Platone in Italia, t. III, G. P. Giegler, Milano 1806, pp. 142-143, dove cos il vecchio Ponzio ad Archita: Roma pi forte di noi perch Roma una e noi siamo molti [...]. Roma sar gi in campagna colle sue legioni e noi ancora disputeremo nelle nostre assemblee per risolvere se debbasi o no fare la guerra [...] noi abbiamo Sanniti di Capua, Sanniti di Cuma, Sanniti di... e tanti Sanniti non formano un Sannio. 2 I. Petrone, Il Sannio moderno: economia e psicologia del Molise, Paravia, Torino 1910, pp. 7 ss. Anche Petrone richiamava lantico Sannio, per ricordarne la debolezza: quella dei Romani fu la vittoria storica dellimperialismo e delluniversalismo urbano sul federalismo e sul particolarismo rurale. 3 Cfr. L. Picardi, Igino Petrone tra materialismo storico e riformismo religioso, Prefazione di P. Scoppola, Vita e Pensiero, Milano 1979. stato ricordato da F. Duchini (Giuseppe Toniolo, Igino Petrone e lepistemologia della scienza economica. Alcune osservazioni, in Attualit del pensiero di Giuseppe Toniolo, Atti del Convegno, Modena 1981, Franco Angeli, Milano 1982, pp. 161-164) che il Petrone ebbe col Toniolo stretti legami di amicizia, intensa corrispondenza e rapporti di collaborazione con la Rivista internazionale di scienze sociali, fin dalla sua fondazione. 4 E. Presutti, Fra il Trigno ed il Fortore: inchiesta sulle condizioni economiche delle popolazioni del circondario di Larino, A. Tocco Editore, Napoli 1907, p. 13. 5 Su queste posizioni e il dibattito da esse suscitato cfr. R. Ruffilli, La questione regionale dallunificazione alla dittatura (1862-1942), Giuffr, Milano 1971, pp. 144 ss.
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6 P. Maestri, Statistica del Regno dItalia nellanno 1863, a cura del Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio, Firenze 1864. 7 Si trattava della pi compiuta espressione raggiunta in Italia dallistanza autonomista e regionalista, secondo E. Rotelli, Il regionalismo di Luigi Sturzo, in AA. VV., Luigi Sturzo nella Storia dItalia, Atti del Convegno internazionale di studi promosso dallAssemblea Regionale Siciliana (Palermo-Caltagirone 26-28 novembre 1971), Edizioni di Storia e Letteratura, vol. II, Roma 1973, p. 593. 8 Sul quadro politico complessivo del periodo e latteggiamento delle forze in campo sulla questione regionale, cfr. L. Picardi, Il Partito popolare italiano nel Molise (1919-1924), Vita e Pensiero, Milano 1990. 9 La relazione di Giambattista Masciotta, che in linea del tutto subordinata al riconoscimento della Regione Molise proponeva una Regione Sannio, derivante dallunione della provincia di Campobasso con quella di Benevento, riprodotta in M. Camposarcuno, Il Molise ventesima regione dItalia, vol. I, La Grafica Moderna, Campobasso 1962, pp. 29-39, lavoro che accuratamente ripercorre la vicenda del riconoscimento del Molise come regione a se stante, separata dallAbruzzo. 10 Linsigne giurista, coerentemente con le posizioni che era venuto maturando nellattivit accademica sul versante giuspubblicistico, aveva esortato il Congresso a muoversi sulla via del decentramento piuttosto che su quella della autonomia, contestando apertamente la linea fortemente regionalista espressa da Luigi Sturzo al Congresso di Venezia del PPI, svoltosi lanno precedente. 11 A. Olivetti, Lordine politico delle Comunit: le garanzie di libert in uno Stato socialista, Nuove Edizioni Ivrea, Ivrea 1945. Tra gli studi pi recenti, S. Ristuccia, Costruire le istituzioni della democrazia. La lezione di Adriano Olivetti, politico e teorico della politica, Marsilio, Venezia 2009; A. Buratti, Adriano Olivetti e Lordine politico delle Comunit: un progetto scomodo in cerca di interlocutori, in A. Buratti e M. Fioravanti (a cura di), Costituenti Ombra. Altri luoghi e altre figure della cultura politica italiana (1943-1948), Carocci, Roma 2010, pp. 98-109. 12 O. Zuccarini, La regione nellordinamento dello Stato. Due concezioni due soluzioni, Edizioni di Critica politica, Roma 1945. 13 G. Salvemini, Federalismo, regionalismo, autonomismo, in La Critica politica, 1945, n. 7; poi in Scritti sulla questione meridionale, Einaudi, Torino 1955, pp. 592-599 e in Movimento socialista e questione meridionale, a cura di G. Arf, Feltrinelli, Milano 1963, pp. 621-627. 14 T. Zerbi, Cantoni, non regioni, in Il Cisalpino, n. 1, 27 aprile 1945. Nella stessa ottica A. Amorth, Il problema della struttura dello Stato in Italia. Federalismo. Regionalismo. Autonomismo, Marzorati, Como-Milano 1945. 15 Cfr. F. Lanchester (a cura di), Costantino Mortati, costituzionalista calabrese, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1989. 16 il caso di ricordare che Vanoni, docente di Scienza delle finanze e futuro ministro, interverr anche sulla questione molisana alla Costituente, definendo criteri dilettantistici e superficiali quelli espressi nel II Congresso regionale molisano del novembre 1946 sulla presunta autonomia finanziaria della regione, astenendosi (lo stesso far Mortati) nella votazione sul parere circa listituzione della Regione Molise, il 16 dicembre 1946, in seno alla Sottocommissione della Commissione per la Costituzione, che espresse infine parere favorevole con 13 voti favorevoli, 10 contrari e 6 astenuti (cfr. La costituzione della Repubblica nei lavori preparatori dellAssemblea Costituente, vol. VII, Commissione per la Costituzione. II Sottocommissione, Camera dei Deputati - Segretariato Generale, Roma 1971, pp. 1550-1551). Sulla figura di Vanoni cfr. P. Barucci, Ezio Vanoni. La politica economica degli anni degasperiani, Le Monnier, Firenze 1977. 17 C. Mortati, Il Mezzogiorno e il decentramento regionale, in La Critica politica, a. IX, n. 5, maggio 1947, p. 183. 18 C. Mortati, Le Regioni nellordinamento costituzionale italiano, in Studium, a. XLIII, n. 10, ottobre 1947, p. 338. Un quadro delle posizioni allora emerse sullintreccio tra regionalismo e questione meridionale, in SVIMEZ, Il Mezzogiorno alla Costituente, a cura di P. Barucci, Presentazione di P. Saraceno, Giuffr, Milano 1975, pp. 109-170.

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19 E. Rotelli, Lavvento della regione in Italia. Dalla caduta del regime fascista alla Costituzione repubblicana (1943-1947), Giuffr, Milano 1967, p. 250. 20 Ricorder Michele Camposarcuno: Si riconobbe, tra laltro, unanimemente, che per il Molise non si trattava di ottenere unautonomia regionale politicamente intesa, ma solo il riconoscimento di uno stato di fatto, cio che il Molise s stesso e non ha alcun rapporto n con lAbruzzo n con altre regioni limitrofe, avendo peculiari caratteri geografici, storici, linguistici, sociali e spirituali ben distinti e definiti (M. Camposarcuno, Il Molise ventesima regione dItalia, cit., p. 141). La prima ampia e minuziosa relazione svolta in congresso era stata quella di Vincenzo DAmico su Le ragioni storiche dellautonomia del Molise, in cui il vecchio popolare, negli anni Venti anomalo sostenitore di una grande regione Campania-Molise, ripiegava ora sulla ben pi ridotta ipotesi regionalista molisana. Dello stesso tenore la memoria redatta da un altro popolare, Gaetano Amoroso, che la Deputazione provinciale del Molise, il 27 agosto 1945, allegava al voto rivolto al Governo perch riconoscesse al Molise il carattere di regione (entrambe le relazioni sono riportate nel citato volume del Camposarcuno, alle pp. 43-80 e 145-171). Da segnalare, anche in questo secondo congresso, il ruolo svolto dallAssociazione degli Industriali del Molise, ancora con il suo presidente, Giuseppe Petrucciani, a capo del comitato esecutivo, come nel 1922. 21 E. Rotelli, Lavvento della regione in Italia. Dalla caduta del regime fascista alla Costituzione repubblicana (1943-1947), cit., p. 362. 22 Ibid., cit. a p. 254. 23 Cfr. La Costituzione della Repubblica nei lavori preparatori dellAssemblea Costituente, cit., vol. III, p. 2311. Sulle posizioni del PCI cfr. E. Ragionieri, Il Partito Comunista Italiano e lavvento della regione in Italia, in M. Legnani (a cura di), Regione e Stato dalla Resistenza alla Costituzione, Il Mulino, Bologna 1975, pp. 279 ss. A quella garantista del PCI avrebbe fatto riscontro una preoccupazione, che potrebbe dirsi uguale e contraria, nelle forze allora predominanti nella DC alle quali, secondo lopinione di Massimo Severo Giannini, delle regioni interessava solo che potessero essere dei centri di potere politico, di cui chiedere lattivazione nellipotesi che le elezioni politiche immediatamente successive avessero visto prevalere i partiti di sinistra (Le Regioni: rettificazioni e prospettive, in Nord e Sud, a. X, nn. 42-43 (103-104), giugno-luglio 1963, p. 63). 24 F. Sullo, Superiorit della Campania, in Corriere dellIrpinia, 25 ottobre 1947. Preoccupazioni analoghe sulla costituzione di una Regione Molise erano scaturite dalla Conferenza di organizzazione del PCI svoltasi a Campobasso nel settembre 1946, prima del ricordato revirement, alla presenza di Fausto Gullo, dove si era ritenuto, in linea con il regionalismo moderato sostenuto da Ruggero Grieco, doversi distinguere e ben valutare gli interessi delle masse della provincia e quelli delle cricche reazionarie locali. Se per autonomia si intende la facolt di promulgare leggi per proprio conto noi siamo decisamente contrari, in quanto laffermazione di tale autonomia significherebbe per le nostre masse il ritorno a sistemi semi-feudali; se poi per Ente Regione si intende decentramento amministrativo [...] noi possiamo dare il nostro contributo per la soluzione di detto problema (Archivio Istituto Gramsci, Archivio del Partito Comunista, Federazione molisana, mic. 114, f. 3). Decisa era stata lopposizione dei Costituenti molisani alla ipotizzata Regione Sannio, in aperto contrasto con i colleghi di Benevento. Il 17 dicembre 1946, dopo che nella seduta del giorno precedente la II Sottocommissione della Commissione per la Costituzione aveva respinto la richiesta per il riconoscimento di una regione sannita (cfr. La Costituzione della Repubblica nei lavori preparatori dellAssemblea Costituente, cit., vol. VII, pp. 1548 ss.), Giovanbattista Bosco Lucarelli, componente del Comitato direttivo del gruppo DC alla Costituente, in una lettera a Luigi Sturzo lamentava la denegata giustizia e la costante incomprensione del partito per Benevento e le sue attivit. Cos, tra laltro, nella risposta del fondatore del PPI: Io sono stato sempre favorevole per la Regione del Sannio dal giorno lontano della mia visita a Benevento [1908]. Sventuratamente il mancato accordo delle tre province allorigine del torto che stato fatto al Sannio. Convengo che alcuni dei nostri amici non si sono resi conto che non bisognava avere tanta fretta e liquidare una questione che doveva essere meglio studiata e documentata (Archivio Luigi Sturzo, scat. 18, b. 1946-47 Regione (Costituzione), fasc. 171).

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25 Cfr. G. Rumi, La Democrazia Cristiana e lautonomia regionale (1943-1947), in Clio, 10 (1974), pp. 302-332. Per il contributo dei cattolici allordinamento regionale ed il ruolo determinante svolto in Assemblea Costituente da Gaspare Ambrosini, cfr. Istituto Luigi Sturzo, Ambrosini e Sturzo. La nascita delle regioni, a cura di N. Antonetti e U. De Siervo, Presentazione di G. De Rosa, Il Mulino, Bologna 1998; in particolare, U. De Siervo, Sturzo e Ambrosini nella progettazione delle regioni (pp. 67-104), e G. Verde, Gaspare Ambrosini e la realizzazione delle regioni (pp. 143-182). Dello stesso Ambrosini si veda Lordinamento regionale: la riforma regionale nella Costituzione italiana, a cura di G. Lucente, Zanichelli, Bologna 1957. 26 Cfr. La Costituzione della Repubblica nei lavori preparatori dellAssemblea Costituente, cit., vol. IV, pp. 3603-3604. 27 Cfr. L. Gambi, Lequivoco tra compartimenti statistici e regioni costituzionali, Fratelli Lega, Faenza 1963; poi in Id., Questioni di geografia, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1964, pp. 153-187. Di accettazione acritica del ritaglio statistico si dice in P. Bonora, Regionalit. Il concetto di regione nellItalia del secondo dopoguerra (1943-1970), Franco Angeli, Milano 1974, p. 61. 28 Fino a cinque anni dallentrata in vigore della Costituzione si possono, con leggi costituzionali formare altre Regioni, a modificazione dellelenco di cui allart. 131, anche senza il concorso delle condizioni richieste dal primo comma dellart. 132, fermo rimanendo tuttavia lobbligo di sentire le popolazioni interessate. Le condizioni cui si fa riferimento sono quelle relative allentit della popolazione, prevista in un minimo di un milione dabitanti. Tale Disposizione sarebbe stata poi prorogata fino al 31 dicembre 1963, consentendo lapprovazione definitiva del disegno di legge Magliano (17 dicembre 1963) istitutivo della Regione Molise, comprendente allora poco pi di 350 mila abitanti, circa 50 mila in meno rispetto a quelli che aveva negli anni della Costituente. 29 Per la prima elezione del Senato il Molise considerato come regione a s stante, con il numero dei senatori che gli compete in base alla sua popolazione. La mancata proroga di questa norma ed il collegamento del Molise con gli Abruzzi, ai fini dellelezione del Senato, dalla seconda alla quarta legislatura, comporter lattribuzione di un solo senatore molisano anzich due. A partire dalla quinta legislatura (1968-1972), il riconoscimento costituzionale della Regione Molise nel frattempo intervenuto consentir anche di recuperare un secondo seggio al Senato. Sulle Disposizioni IV e XI e le implicazioni registrate in dottrina cfr. Commentario della Costituzione, a cura di R. Bifulco, A. Celotto e M. Olivetti, vol. III, artt. 101-139, Disposizioni transitorie e finali, UTET, Torino 2006, pp. 2760-2761 e 2784-2785, e relativa bibliografia. 30 Modificazioni al decreto legislativo 10 marzo 1946, n. 74, per lelezione della Camera dei Deputati. 31 Sulla questione regionale molisana allAssemblea Costituente, oltre al volume di M. Camposarcuno, Il Molise ventesima regione dItalia, cit., occorre ricordare quello di F. Colitto, La questione regionale molisana allesame dellAssemblea Costituente, Edizioni Enne, Campobasso 1989. In particolare, per lazione svolta dai cattolici dentro e fuori la Costituente, L. Picardi, Il Molise e i cattolici tra 2 giugno e 18 aprile (1946-1948), Studium, Roma 2009. Vanno segnalati per i contributi problematici e non conformisti sullintera vicenda dellautonomia, A. de Lisio, Il distacco del Molise dallAbruzzo. Storia e problemi, in Rivista abruzzese di studi storici, a. II, n. 1, 1981, pp. 9-52; L. Feole, Questione regionale e Statuto del Molise, Edizioni Enne, Campobasso 2000; E. Petrocelli, La controversa costruzione della regione amministrativa, in Storia del Molise in et contemporanea, a cura di G. Massullo, Donzelli, Roma 2006, pp. 429-457. 32 Cfr. La proliferazione delle regioni, in Nord e Sud, a. XI, n. 49 (110), gennaio 1964, pp. 2324. Anche tra i giuristi non sono mancate autorevoli voci critiche nei confronti dellistituzione della Regione Molise: un passo falso, secondo Livio Paladin, non avendo la classe politica italiana avvertito che svariate circoscrizioni regionali risultano ormai troppo esigue (soprattutto nellItalia centrale e meridionale); sicch bisognerebbe ridurne e non estenderne lelenco, se veramente si mirasse alla dimensione ottima delle Regioni, in vista degli interventi da operare e dei servizi da gestire in questa sede (Diritto regionale, Cedam, Padova 1992, pp. 25-26). Occorre osservare, tuttavia, come lapprovazione della legge costituzionale 27 dicembre 1963, n. 3, con una maggioranza sempre amplissima al di l dei richiesti due terzi, attestando comunque una sorta

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di separatezza tra la politica e la cultura economico-geografica pi avanzata, sia stata lesito di meccanismi propri della repubblica dei partiti in quella particolare fase della politica di centrosinistra, che poneva, tra i suoi pi qualificanti contenuti programmatici, lattuazione dellordinamento regionale troppo a lungo congelato; sicch, come emerge dagli Atti parlamentari, la questione molisana fin per giovarsi, nella seconda met del 1963, scadendo la XI Disposizione transitoria il 31 dicembre di quellanno, della confluenza di due diversi sostegni: quello delle forze interessate a ribadire in quel momento un regionalismo inteso ancora come decentramento amministrativo e quello dei partiti, di governo e non, protesi invece a dare un preciso segnale in direzione di un pi ampio regionalismo politico. interessante notare, infine, come la stessa diversit di intendimenti fosse presente anche allinterno della maggiore forza politica molisana, la DC da sempre capofila dellimpegno regionalista allinterno della quale unadesione esplicita allimpegno sulle regioni portato avanti da Moro nella formazione del primo governo organico di centro sinistra caratterizzava soltanto le minoritarie correnti di sinistra rispetto alla freddezza e allostilit delle assai cospicue componenti di centro e di destra. 33 L. Picardi, Il Molise centrifugo, in Nord e Sud, a. XIV, n. 94 (155), ottobre 1967, pp. 84-95. 34 D. Izzo, Santi borghesi e contadini nel Molise, in Il Ponte, a. XXIII, marzo 1967, n. 3, pp. 338-374. 35 Cos si era gi espresso Giuseppe Galasso nel volume di AA.VV., Problemi demografici e questione meridionale, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1959, p. 135. 36 F. Compagna, LEuropa delle regioni, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1964; Id., Le regioni pi deboli, Etas Kompass, Milano 1971. Un quadro dei processi economici e sociali che hanno interessato il Molise negli anni immediatamente precedenti e successivi al riconoscimento regionale, in R. Simoncelli, Molise, in AA. VV., Le Regioni del Mezzogiorno, a cura di V. Cao-Pinna, Il Mulino, Bologna 1979, pp. 239-305. 37 Cfr. Ministero del Bilancio e della Programmazione Economica, Progetto 80. Rapporto preliminare al programma economico nazionale 1971-1975, Roma 1969. Su questo grande tentativo [che] si aren addirittura nella fase preliminare, cfr. G. Ruffolo, Il libro dei sogni. Una vita a sinistra raccontata a Vanessa Roghi, Donzelli, Roma 2007, pp. 27 ss. 38 Cfr. in particolare G. Miglio (La Padania, in Corriere della Sera, 28 dicembre 1975), il quale, ritenendo le Regioni del Titolo V della Costituzione unit amministrative la cui dimensione corrispondeva tuttal pi alle esigenze dello Stato ottocentesco, inventate dai tecnici di governo piemontesi e nel 1948 gi largamente anacronistiche, proponeva come unica esperienza alternativa [...] quella costituita dalla consapevole integrazione tra grandi aggregazioni geo-economicamente omogenee: il Nord, il Centro, il Sud (pi le due isole autonome). Nel solco della lezione di Guido Dorso e di Gaetano Salvemini, lesigenza di trascendere il regionalismo, che ha frammentato la questione meridionale, favorendo la formazione di clientele locali e perdendo di vista lunit del problema, per costituire un governo del Mezzogiorno come soggetto politico unitario [...] un vero e proprio Stato federale del Mezzogiorno [...] saldamente ancorato a una costituzione nazionale autenticamente federalista ora sostenuta da G. Ruffolo, Un paese troppo lungo. Lunit nazionale in pericolo, Einaudi, Torino 2009, pp. 229-230. 39 Cfr. XXI Secolo. Studi e ricerche della Fondazione Giovanni Agnelli. Nuove regioni e riforma dello Stato, a. V, n. 1 (8), giugno 1993, fascicolo interamente dedicato al tema; M. Pacini, Verso le nuove regioni, in XXI Secolo. Studi e ricerche della Fondazione Giovanni Agnelli, a. VI, n. 3 (11), novembre 1994. 40 R. Bifulco, Le Regioni. La via italiana al federalismo, Il Mulino, Bologna 2004, p. 24. 41 Intervento del Presidente Napolitano alla Seduta comune del Parlamento in occasione dellapertura delle celebrazioni del 150 anniversario dellUnit dItalia, Roma, 17 marzo 2011 (www. quirinale. it). 42 Conferenza Episcopale Italiana, Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno, Roma, 21 febbraio 2010, pp. 5-6. 43 Cfr. M. Pacini (a cura di), Un federalismo dei valori. Percorso e conclusioni di un programma della Fondazione Giovanni Agnelli (1992-1996), Edizioni della Fondazione Giovanni Agnelli, Torino 1996, p. 177.