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SABATO 14 MAGGIO 2011

SUPPLEMENTO SETTIMANALE DE IL MANIFESTO

ANNO 14 N. 19

Chi ha paura del lupo?


Viviamo unepoca formata da tante culture che si mescolano, in cui non deve dare apprensione larrivo dei migranti, semmai lassenza di strateghi dei sistemi. Incontro con Michele Rak, teorico dei linguaggi darte e del mutamento culturale, per parlare di abe e realt a partire da Cappuccetto rosso sangue, lultimo lm di Catherine Hardwicke
EGITTO, AHMAD FOAD NIGM ULTRAVISTA: MARIANO TOMATIS TELEFONI BIANCHI UNGHERESI CHIPS&SALSA ULTRASUONI: IL BIS FINITO ON-U SOUND STORY TALPALIBRI: PEDRIALI-PASOLINI GALGUT KINCAID DUFFY PAMUK FINKIELKRAUT NARD CARIFI/PUGNO/MARCHESINI AGASSI

EGITTO INTERVISTA AL POETA AHMAD FOAD NIGM, 80 ANNI

2011, la nostra prima rivoluzione


Aspettate finch sar completata, sar una leggenda da raccontare! Gente senza il coltellino per sminuzzar cipolle ha affrontato un gigantesco sistema di sicurezza di stato, che si sbriciolato. Tutti ora credono nei giovani, sono andati in 30 a Tahrir, sono diventati 1 milione, sono ancora l
Graffiti di Magdj El Saeef in via Mohammed Mahmud, al Cairo. Rapper nel centro del Cairo e foto in piazza Tahrir. Foto di Giuseppe Acconcia

di Giuseppe Acconcia

heikh Imam cantava: Nei nostri campi c chi come noi lavora con le mani/le birrerie vicine alle industrie e le prigioni al posto dei giardini/lascia (sicurezza di stato) i tuoi segugi per strada e chiudici nelle tue prigioni/non lasciarci dormire nei nostri letti/dormiremo in prigione e non nei nostri letti/domanda di noi nei giorni della Rivoluzione/labbiamo fatta e a noi basta/sappiamo chi ci ha feriti e conosciamo noi stessi/lavoratori, contadini, studenti, il nostro orologio suona e iniziamo/imbocchiamo una strada senza ritorno perch lonore vicino ai nostri occhi. Ahmad Foad Nigm, ottantenne poeta vernacoliere egiziano, scrisse questi versi dopo la Rivoluzione

del 1952. Pensa di scrivere di nuovo, guarda le immagini dei moti egiziani scorrere sullo schermo e racconta, rinato nel fisico e nello spirito. Lesercito inglese ha aperto lEgitto allEuropa e spronato il popolo a liberarsi dalloccupazione. Nonostante negli anni 40 fossero nati partiti e movimenti politici, solo lesercito egiziano seppe usare questo sentimento. Il primo ministro Ali Maher and dal re Farouk perch accettasse le sue dimissioni. Il re firm, ma lo richiam poco dopo per siglare un nuovo documento. La prima volta la sua mano tremava. La comparsa di Nasser allinterno dellesercito e la sua allenza con i socialisti cambi ogni cosa in Egitto. E Sadat, talento dignoranza, stato il portavoce dellesercito. La Rivoluzione del 1952 fu contro la borghesia feudale. Da quel momento, lesercito dovette vedersela con i comunisti:

gli operai di Mahalla vennero fucilati in pubblico per questo. Dopo di che, lesercito ha dovuto confrontarsi con gli islamisti. Ha sempre cercato di mantenere buone relazioni con Stati Uniti e Fratelli musulmani da una parte, sovietici e comunisti egiziani dallaltra. Cos facendo, lesercito ha vanificato gli sforzi rivoluzionari del 1952. Nigm entusiasta, questa non una rivoluzione militare. Il 2011 sar ricordato come lanno della prima Rivoluzione in Egitto, sono felice e orgoglioso per questo. Lintera popolazione scesa in piazza. Aspettate finch sar completata, sar una leggenda da raccontare! Gente senza il coltellino per sminuzzare la cipolla ha affrontato un gigantesco sistema di sicurezza di stato, che si sbriciolato. Tutti ora credono nei giovani, sono andati in trenta a Tahrir e sono diventati un milione. E ancora sono l. Questa abilit di spingere la gente in piazza non ha un colore politico. Ha fatto pi Wael Ghonim con la sua pagina Facebook "Siamo tutti Khaled Sayd" che comunisti e Fratelli musulmani. Gli egiziani hanno fatto la Rivoluzione contro un regime potente e corrotto. Quanti sono morti? Non sappiamo quanti, sappiamo solo di chi morto davanti alle telecamere. Chi fumava colla ora pulisce i marciapiedi. Foad Nigm era in piazza Tahrir il 2 febbraio, durante la battaglia dei cammelli. La folla lo ha circondato e cos lentamente ha lasciato la rivolta. Pi volte in prigione negli anni di Nasser, Sadat e Mubarak, autore anche dei magnifici testi delle canzoni di Abdel Kalim Afez. Quanto avevamo bisogno di

questo? riprende Foad dopo una pausa di aneddoti su Oum Khultum Gi nel 1919 i cuori degli egiziani cantavano, era tempo di lamentarsi per loccupazione e la povert. E arrivarono Sayd Derwish con il suo teatro, gli scrittori Tawfiq Hakim, Taha Hussein, Habbas Mahmud El Aqqad, e i musicisti Mohammed El Qasabji, Mohammed Fawzi, Belik Amdi. La Rivoluzione del 1952 stato il secondo atto delle rivolte del 1919, che furono tradite da politici come Saad Zaghloul e dallimpero inglese. Ma naque lEgitto come nazione: il Parlamento, il sistema dellinformazione, musica e letteratura. La cultura egiziana cambi definitivamente. Shawki ha stravolto le parole di Abdel Taieb Mutanabi (poeta che visse nel X secolo in Iraq, Egitto e Siria), di Abu Ala Al Maarri e le sue Resalat Al Ghufran, che ispirarono La Divina Commedia. Il poeta egiziano continua ricordando alcuni episodi dei moti del 1952, che lo videro protagonista. Abbiamo iniziato a manifestare prima dellesercito dopo la II guerra mondiale. Grandi cose iniziarono con le manifestazioni. Restavamo di notte fuori dalla moschea di Al Azhar, avremmo dato il nostro sangue per liberarci dagli inglesi. Un uomo si un a noi, brandiva un fornelletto a petrolio, alzava la fiamma e urlava: "Andate via o vi do fuoco". Un giorno lesercito inglese spar in piazza Ismailia (ora Tahrir) contro la folla. Mor un uomo. Lo prendemmo con il sangue che scorreva, lo tenevamo in alto. Conducemmo il suo corpo fino al palazzo del re Farouk. Un ragazzo prese una bandiera egiziana da un negozio di radio e avvolse il cadavere. "Il popolo vuole il re": urlava la folla. Nagim Pasha usc fuori e disse che il re era ad Alessandria. La folla allora grid: "il popolo non vuole il re". Qualche giorno dopo, tornammo alla moschea di Al Azhar e trovammo la porta chiusa e i soldati in uniforme bianca

2) ALIAS N. 19 - 14 MAGGIO 2011

per il caldo. Degli studenti allora urlarono: "Soldato aiutaci, chi vende il suo paese un infedele". E i giovani soldati applaudirono. Sembra che ora accada lo stesso, una sorta di controrivoluzione guidata dallesercito in accordo con i Fratelli musulmani. Il Consiglio delle Forze armate vorrebbe fermare tutto, ma i giovani ufficiali non lo permetteranno, sono pi vicini ai rivoluzionari di quanto si pensi. Lesercito resta un ordine antidemocratico, ma noi siamo un esercito nellesercito! Mentre i Fratelli musulmani sono stati distrutti dalla prigione, sono esausti, pensano alla via verso il Paradiso. Nonostante la cancellazione della grande Fiera del libro, che si tiene al Cairo tutti gli anni nel mese di marzo, piccoli editori hanno improvvisato affollatissime fiere di quartiere, come a Zbakeya, Attaba. Giovani autori, come Youssef Rakha e Mahmoud Atef, scrivono brevi racconti e poesie sulla Rivoluzione, Foad Nigm ha ispirato questa nuova generazione di artisti, ma il linguaggio e i mezzi sono completamente cambiati. in corso un nuovo 1952, che avr degli effetti indefinibili sulla cultura egiziana. Magdy El Saeef, disegnatore di graffiti era in giro per il Cairo con Omar Mustafa e Mohammed

Fami (detto Mufa) per colorare le mura di via Mohammed Mahmud, di Bab el louk, Champollion e perfino Dokki. Alcune scritte: pane, il pugno chiuso, 25 gennaio sono Khaled Sayd. Giravamo bardati con i nostri spray e le nostre giubbe dalle mille tasche. Ma alcuni graffiti sono stati gi cancellati. Secondo Magdy c

una grande differenza tra i rivoluzionari del 52 e quelli del 2011. Questa volta abbiamo ottenuto un risultato. I giovani che erano in piazza non sono quelli del 1952. Sono ispirati da internet, hanno orizzonti diversi, hanno sviluppato un nuovo senso dellumorismo. E tutto successo cos velocemente e senza legami pratici con la vec-

sti, i liberali o la correttezza machiavellica dei Fratelli musulmani, che fino allultimo momento hanno discusso con Suleiman, a ispirare questi giovani. E allora cosa? Anche i tanti film che vengono da oltreoceano. Magdy consapevole che questo solo un primo passo verso il pluralismo. Il nostro lavoro solo allinizio, anche la societ civile, gli editori e le aziende hanno fatto parte di questo sistema corrotto. E per questo il mio prossimo lavoro ispirato alla Microfisica del potere di Michel Foucault. Come cambia luomo che vive le rivolte? Come si supera uno stato di polizia che lascia votare la gente su decisioni predeterminate? Come si passa da uno stato di resa a intravedere la possibilit del cambiamento?. Per Magdy il tempo di disegnare e raccontare. Come lui, giovani teatranti tengono spettacoli per strada o leggono le loro storie nella libreria Merit in via Qasr El Nil e al Centro Al Hanager. Sono compagnie indipendenti come Sabeel (fontana pubblica), Hala (stato della mente), SooTafahom (incomprensione), Hawasa (allucinazione), Nas (gente) e Ana El-Hikaya (la storia sono io). Raccontano la Rivoluzione attraverso le testimonianze di chi era in piazza usando canzoni, poesie, mimo e danza. Mustafa Sayd, giovane oudista della scuola classica, spera che questi movimenti si trasformino in nuova linfa per la musica araba. Ma sembra scettico. Le scuole persiana, turca, iraqena e egiziana sono dialetti di un unico sistema musicale. A partire dagli anni 40, hanno preso dallOccidente non solo mezzi tecnici, ma larmonia verticale. E cos dopo i grandi classici Azuri Arun, Mohammed Qasabji e Abdu El Hamuli fino a Ryad Sambati e Saliba Qatrib negli anni 40, la musica araba stata schiacciata dal sistema occidentale e ha perso larmonia lineare che la catterizzava, diventando melodia. rimasto poco del passato e il mezzo popolare di espressione non solo loud, ma il rap dei giovani di Alessandria e dei quartieri poveri del Cairo. I rapper riempiono le loro canzoni di temi sociali usando il dialetto mischiato a parole straniere. Ahmad Mikki per tutti, chiede la libert per lEgitto riferendosi agli incindenti nella partita Egitto-Algeria in Sudan nel 2010. Ma il numero di nuovi rapper infinito: gli Arabian Knights di Non siamo i tuoi prigionieri, Mc Amin di Mansoura e gli Y crew di Alessandria. Rommel B e Priesto parlano dellintegrazione delle donne arabe allestero, mentre gli Egy Rap school si soffermano sulle ragazze egiziane vestite alloccidentale e in Stop al governo hanno incitato alla Rivoluzione per i diritti ben prima del 25 gennaio. Amr Ahah riprende le canzoni popolari dei matrimoni, genere Adaweya degli anni 70, parlando degli attacchi ai centri commerciali durante le rivolte. Parliamo di Rivoluzione, era un sogno/labbiachia generazione. La sorpresa di mo disegnato con la nostra rabKifaya nel 2005 e delle manifestaiobia/ venuta perch il cieco dittani contro la corruzione e per linditore usa il potere/manifestiamo pendenza della magistratura del contro le loro povere idee, le loro 2007 hanno preparato i moti del ingiustizie, la finta faccia dietro la 2011. Ma la sopresa di Mubarak e bandiera dellIslam/vediamo i voldi tutta la classe politica stata ti delle manifestazioni, ascoltiagrande perch consideravano tutmo le loro voci e non aspettiamo to questo come un cadavere. E laiuto degli americani: canta non sono stati neppure i comuniHossem El Hosseini.

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ALIAS N. 19 - 14 MAGGIO 2011 (3

CULT

INSOSTENIBILE

ca nazionale e ha pubblicato da poco per Lupetti La letteratura di Mediopolis, non ha dubbi: Perch fa paura, e perch domina il rosso, un colore angosciante. Oltre, aggiunge, ad avere un finale falsato dal buonismo ottocentesco e falsabile in tutte le maniere. Che rapporto tra cultura mediale e tradizioni narrative? La cultura mediale lavora e rilavora qualsiasi frammento di queste tradizioni. Le altera mescolando colori e lupi, nonne e falsi cacciatori salvifici. Tanto i ruoli possibili sono sempre quelli: qualche parente da mescolare con qualche bestia, qualche colore allusivo di qualche violenza. Serve a tutti i tipi di rappresentazione, soprattutto in questi tempi di riciclaggio. Eppure ci sono un mucchio di storie del presente da raccontare prima che il presente si dissolva come si dissolto il tardoseicento di Perrault. Ecco per un nuovo film Non mi meraviglio dei film in uscita, anche se non al centro dei miei interessi perch non aggiungono molto al mio lavoro sullo studio del mutamento, perch un film cristallizza le storie; sono pi importanti in tal senso le mamme che narrando le cambiano; le donne che narrano perch hanno fisiologicamente bisogno di un racconto, qualcosa che inizia e finisce, perch molto pi degli uomini avvertono i mutamenti, il declino delle parabole anche fisiche. Che tempi sono per le fiabe? Tempi pi fluidi, confusi e creativi che mai. Cultura , soprattutto oggi, capacit di percepire il cambiamento. Viviamo unepoca formata da tantissime culture che si mescolano, in cui non deve dare apprensione larrivo dei migranti, ma semmai lassenza di strateghi dei sistemi La storia di Cappuccetto, dunque, non poi cos attuale No, a meno che non la si voglia riciclare per le terribili storie di cronaca. Ma queste hanno materiali sufficienti per nuovi racconti. Se ci fossero buoni narratori e non solo padri e madre spaventati. Non c bisogno di far finta di essere colti fautori della tradizione letteraria per raccontare dei delitti. Non c neppure bisogno di far finta che siano accaduti in altri tempi e addirittura nei tempi intenzionalmente remoti della fiaba cortigiana. Per conto mio possono tutti scrivere di tutto perch lo fanno gi e la mescolanza delle culture impedisce sia di riflettere sul testo originale sia di riflettere sul quotidiano che qualche volta ci opprime. La letteratura, anche quella remota, stata sempre piegata alle esigenze del narratore. Comunque la buona Cappuccetto non centra pi, centriamo noi in una cultura in cui avvengono le stesse cose e le bambine non stanno ad ascoltare le nostre raccomandazioni. Il suo nome viene fatto perch si fa riferimento al Lettore Bambino che si serve delle poche istruzioni ricevute appunto da maestre, mamme e crudeli scrittori di fiabe e al quale vanno venduti tutti questi prodotti. * Michele Rak nel Comitato scientifico del III Festival Internazionale della Fiaba che si svolge a Campodimele (Latina) in mezzo al Parco degli Aurunci, dal 25 al 27 maggio, diretto da Giuseppe Errico.

LETALE

RIVOLTANTE

SOPORIFERO

COSI COSI

BELLO

MAGICO

CLASSICO

BEASTLY
DI DANIEL BARNZ; CON MARY-KATE OLSEN, ALEX PETTYFER. USA 2011

INTERVISTA MICHELE RAK

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RED

Versione moderna della favola La bella e la bestia. Un ricco e bellissimo ragazzo di Manhattan, Kyle, umilia pubblicamente una giovane compagna di scuola, Kendra, apparentemente insignificante. Kyle non sa per che Kendra in realt una strega: diventa cos vittima di un incantesimo che gli sfigurer il viso rendendolo simile a una bestia. Lunica possibilit di salvezza che Kyle, entro due anni, trovi il vero amore.

Bambine devianti
Le vie oscure della fiaba emergono anche nellultimo Cappuccetto rosso sangue di Catherine Hardwicke dopo aver preso direzioni edulcorate, moralistiche, cronachistiche, didattiche, spesso pilotate rispetto alla lettura dei bambini
di Silvia Veroli
he il regista di Cappuccetto Rosso Sangue versione cinematografica 2011 della fiaba di Perrault sia una donna, non stupisce. E ancora meno che si tratti della stessa regista della saga gotica Twilight, Catherine Hardwicke, a occuparsi di questa fiaba nera per eccellenza. La storia che spaventa da sempre, con una morale lampante, senza unevoluzione sociale delleroina, perlomeno nella sua versione originale barocca dove non c riscatto per nonna e nipote, n cacciatori o tagliaboschi a praticare tagli cesarei al lupo. Di bambine che deviano dal percorso in realt la Hardwick si era occupata ancora prima di raccontarci della famiglia di vampiri e della Bella (che porta il nome, forse non a caso, di altra creatura fiabesca concepita, con la Bestia, nel 700, ma rintracciabile ancora prima, in racconti del 500 e anche nel mito di Amore e Psiche). Nel 2003 la regista ha girato infatti Thirteen (scritto con la Nikki Reed che interpreta Rosalie Hale in Twilight), dove ladolescente Tracy infrange molte regole, si scontra con totem e tab e male gliene incoglie. Donne, dunque. Che vivono storie esemplari e le raccontano. Donne le vecchine, abbinate a gatti e focolari, le prime a tramandare e spaventare stuoli di nipoti. Donna italiana la drammaturga Anna Bonacci, classe 1892, che pubblic con lo pseudonimo maschile di Igor Velasco Le

DI ROBERT SCHWENTKE; CON BRUCE WILLIS, JOHN MALKOVICH. USA 2011

Il titolo un acronimo che sta per: Retired Extremely Dangerous (pensionato ed estremamente pericoloso), ispirato alla graphic novel di Warren Ellis, riproposta dal regista tedesco in chiave piuttosto comica. Frank Moses, un ex agente della Cia vive una vita tranquilla fino al giorno in cui un assassino si presenta alla sua porta. Moses ricompone allora la sua vecchia squadra, in un ultimo disperato tentativo di sopravvivenza, con Morgan Freeman, John Malkovich e Helen Mirren, tutto un programma. Ma ci sono anche Richard Dreyfuss e Ernst Borgnine.

CON GLI OCCHI DELL'ASSASSINO


DI GUILLEM MORALES; CON BELEN RUEDA, LLUS HOMAR. SPAGNA 2010

Diretto da Guillem Morales e prodotto da Guillermo Del Toro Los ojos de Julia racconta la storia di una ragazza che a causa di una malattia degenerativa sta perdendo progressivamente la vista. Quando sua sorella Sara, affetta dalla stessa patologia, viene ritrovata impiccata, Julia rifiuta di credere che si sia suicidata, e decide di intraprendere un'indagine personale che la porter a scoprire delle verit inquietanti sugli ultimi giorni di vita della ragazza. Ma la sua vista si affievolisce sempre di pi e il tempo a disposizione poco.

SEGUE A PAG 10

favole insidiose dove diede prima ed eccellente (specie visto lanno di pubblicazione: il 1926) lettura psicoanalitica dei pi noti personaggi della letteratura per linfanzia. Donna (e ottimo Mago e carissima amica per Salman Rushdie) era Angela Carter, nata nel maggio 1940, autrice della Camera di Sangue, ri-scrittura irridente e sovversiva di 10 fiabe (da Barbabl a La Bella e la Bestia) e ne cur ladattamento cinematografico con Neil Jordan (che ha diretto Intervista col Vampiro, e col gotico e le metamorfosi neanche lui scherza), dando vita a In compagnia dei Lupi, ottimo, bizzarro film, riduttivamente definito horror, del 1984. Vi spiccava come interprete della Nonna nientemeno che Angela Lansbury: la Signora in Giallo per la bambina in rosso. La Hardwick, per essere allaltezza, ha dovuto schierare Julie Christie, come Nonna di Amanda Sayfried-Cappuccetto. Come dichiarato dalla stessa Angela Carter in unintervista con John Haffenden nel 1984, i racconti della raccolta non sono fiabe per adulti, espressione bacchettona delledizione americana del libro, ma storie in cui stato usato il contenuto latente delle fiabe della tradizione per usarlo come incipit di nuovi racconti. Si dice latente e Freud in fabula, peggio del lupo stesso. La lettura freudiana di Cappuccetto Rosso piana come la trama della prima edizione seicentesca della storia che inizia con limperativo non andare, prosegue con linfrazione del comandamento e finisce con la punizione. Cappuccetto Rosso, come

scrisse Perrault, si spogli, si infil sione per lanimale. dentro il letto col lupo il quale, dopo Michele Rak (*), il teorico dei linlatroce e parodiabile allinfinito guaggi darte e del mutamento cultucommedia di quanto innaturalmenrale, che, negli anni in cui la Carter e te grandi siano occhi, braccia, orecJordan lavoravano alla Compagnia chie e infine bocca, della pretesa dei lupi, ha tradotto dal napoletano nonna, la divora senza appello. barocco il Cunto de li Cunti di GiamFreud e freudiani non dovettero battista Basile (il maggior testo di rifeneanche darsi un gran daffare di rimento dei Racconti di Perrault), nelfronte a una morale che Perrault, la sua Breve storia illustrata della fianel 1695, dett in questi termini: i ba barocca sostiene che a differenza ragazzi e le ragazze giovani e belli di quanto accade con Cenerentola, non devono dare ascolto alla gente inutile provare a inseguire Cappucche si incontra nelle pericolose stracetto Rosso, perch lei si sempre inde e piazze della citt moderna. A filata nel letto con Qualcuno con cui parte collegare, senza neanche tannon dovrebbe stare. E morta l, in to sforzo, il cappuccio rosso al santutti i sensi. A differenza di altre collegue mestruale della giovinetta che ghe immaginarie (la Bella Addormendiventa donna (ma Perrault nel 600 tata, ma anche Alice, Lolita e Zazie, si mette in guardia tanto jeunes filles veda la prefazione di Bartezzaghi al che jeunes enfants, dunque il fattore fumetto di Oubrerie dedicato alleroimestruazioni centra fino a un certo na di Queneau e Malle) non le conpunto) il compito pi arduo degli cesso neanche un pisolino decente; e esegeti stato semmai quello di ridire che in questi casi, come sostiene pulire la storia dalle infinite sediRak, dormire s pericoloso, ma mentazioni, edulcorazioni e devianquando ti svegli la vita cambiata. E ze frutto della tradizione orale, molinterrogato sul perch, la storia tanto to spesso femminile. Tutte le mamcontinui ad affascinare e produrre vame hanno prima glissato e poi ignorianti, Michele Rak, che dirige lOsserrato che Cappuccetto si sveste per vatorio europeo sulla lettura e la ricercoricarsi col lupo, hanno cambiato il men della merenda del cestino, il tragitto della bambina, il male invalidante della nonna, la localizzazione di casa sua, il carattere di Cappuccetto e soprattutto il finale della storia, dove variano figura del salvatore e cause della morte del lupo (dal colpo darma da fuoco, alla caduta dal letto, dallannegamento nel fiume allostruzione intestinale o emorragia post taglio per mano del guardiacaccia di turno). Senza contare le varianti Carter, dato che lei dichiara, come visto, che di nuove versioni non si tratta: ma di nuove storie brevi, bellissime e rococ (scrivere short stories, ha detto sempre lei, come comporre musica da camera. Di sangue), dove c addirittura un Lupo-Alice, un Cappuccetto che diventa lupo, e in generale molta compas-

4) ALIAS N. 19 - 14 MAGGIO 2011

di Luigi Calabr

i risiamo! I numeri sono fatti cos: gli dai una frazione e si prendono l'algoritmo. Non puoi ignorarli e non puoi perderli di vista. Hai voglia a dividerli e a sottrarli, loro si sommano, si moltiplicano, si portano appresso uno zero e ti invadono, ingaggiano una virgola e ti fanno nero!. Ci vuole l'abilit di Mariano Tomatis, che torna nell'agone con I numeri assassini (ed. Kowalski, 2010), per mettere la briglia a queste isole razionali immerse nel caos liquido del caso bifido. Solo lui sa spiegare perch una macchina per cucire incontra un ombrello su un tavolo operatorio. Solo lui, per citare qualche caso esposto nel libro, sa trovare il minimo comun denominatore tra mamme trigonometriche, carcerati dagli algoritmi sincopati, sfinteri anali che imbrogliano la macchina della verit, martiri aritmetici, telefonate che uccidono e numeri che impallano il cervello passando, magari, per il mostro di Firenze. I matematici bisogna lasciarli stare, ne sanno sempre una pi del diavolo. Tu credi di conoscerli e quelli si rivoltano all'improvviso e diventano Amoricaldi, qualcuno ha svelato il futuro alla vigilia di un duello d'amore che lo vedr soccombere, qualcun altro ha smascherato la scacchiera, ma Tomatis, che se provi a confonderlo diventa uno stimato tomista, trasforma in finissimo gioco intellettuale gli arabeschi del rumine dei numeri, rilegge alla luce di parabole ed ellissi celebri scene del crimine dondolando sul filo di lana dell'ironia, suggerendo e nascondendo per puro divertimento. Ma allora la matematica fa divertire perch, ordinando il disordine, spera di controllare il caos? Vuole proteggerci dall'irrazionale? Ha una funzione consolatoria? Di certo l'astrazione matematica l'unico sistema per affrontare e esorcizzare l'orrore della follia umana. Solo una cosa sappiamo: nessuno, dopo aver letto I numeri assassini, potr dire: Per me algebra!. O forse s. O forse no. Mariano Tomatis un divulgatocise regole matematiche, eppure re scientifico si occupa del lato ogni partita espressione unica e iroscuro della matematica e delle ripetibile dellarbitrio di ciascun sue applicazioni ai campi pi insoligiocatore. proprio nel contesto luti. Con una laurea in Informatica e dico che il rigore dei numeri si conuna cattedra presso il Circolo Amicilia con gli aspetti pi imprevedibici della Magia di Torino, dove inseli e irrazionali della realt; ecco pergna storia e tecniche dellillusionich nei miei libri uso spesso il giosmo, Tomatis gioca su uno scivoloco come strumento di divulgazioso crinale: quello tra la razionalit ne. dei calcolatori e lirrazionalit della magia e dellocculto. Ma sentiamo A proposito del tuo libro La il diretto interessato. magia dei numeri stato scritto che si pu leggere sia Come si coniugano discipline come un testo di matematica, tanto diverse? sia come un manuale di gioParlando di gioco, usi la parola giuchi di prestigio. Ti riferisci a sta. Il gioco si colloca sullintersezioqualcosa del genere? ne tra la razionalit delle regole e la Esattamente. La parapsicologia usa libert delle azioni. Pensa agli scaci numeri per studiare i poteri della chi: ogni mossa deve rispettare premente, i dischi volanti e per valutare la fondatezza delle ipotesi numerologiche; al contempo, gli stessi numeri vengono usati dagli illusionisti per riprodurre i fenomeni paranormali. Quello che nasce dallincontro tra mondi cos diversi talmente curioso che ho pensato di dedicargli un libro. Ma per non scrivere un testo solo teorico, ho pensa-

Incontro con un ricercatore che si occupa del lato oscuro della matematica e delle sue applicazioni ai campi pi insoliti: illusionismo, ufo, paranormale, criminologia...
INTERVISTA MARIANO TOMATIS

Mamme trigonometriche e martiri dellaritmetica


LA DROGA FATTA IN CASA ANCHE DALLO SCERIFFO L'ultimo spacciatore arrestato nientemeno che uno sceriffo. Tommy Adams, 31 anni, eletto fortunosamente l'anno scorso (il vecchio sceriffo, corrotto, si era suicidato) stato colto infatti una settimana fa con le mani nel sacco a vendere, e consumare, metamfetamina. Ma i suoi 446 concittadini di Ellsinore non hanno fatto una piega. Per la tradizionale diffidenza verso chi indossa la stella, ma anche perch da quelle parti la metamfetamina di casa. Il Missouri diventato infatti la capitale della produzione della nuova droga, con decine e decine di laboratori sequestrati, e con migliaia di consumatori abituali. Spesso del resto le due figure si sovrappongono, come nel caso dello sceriffo Adams, perch la metamfetamina un prodotto casalingo. Bastano pochi ingredienti, tra cui ad esempio il Sudafed, popolarissimo rimedio per il raffreddore in vendita in qualsiasi supermercato, ed fatta. Cos in Missouri, come in Tennessee o in Kansas, nelle zone rurali del Midwest e del Sud dove la crisi ha colpito duro, e ancora persiste, molti hanno finito per arrangiare in garage un piccolo laboratorio e arrotondare cos il misero salario mensile. Per poi trasformarsi, in poche settimane in produttore consumatore. Al contrario degli sciroppi alla codeina, di moda anche in Italia negli anni '70, la metamfetamina devastante. E a Ellsinore molti ora dicono che qualche sospetto c'era stato su Adams, vista la sua magrezza improvvisa, o i suoi denti marci. Ma avevano preferito tacere, visto che lo sceriffo non era certo l'unico, in citt o nella contea, con quei sintomi. Ed anche per questo uso diffuso che la battaglia contro la diffusione della metamfetamina ha avuto ben poco successo. Gli arresti, o i sequestri di laboratori casalinghi (in Tennessee nel 2010 ne sono stati chiusi 2100) sono all'ordine del giorno ma il consumo non cala. Non sapendo pi dove sbattere la testa, adesso in molti Stati si cerca di intervenire all'origine. Ovvero rendere obbligatoria la ricetta del medico per l'acquisto del Sudafed. Proposte di legge in tal senso sono state presentate in numerosi Stati. Ma spesso, come successo in Arkansas, in Kentucky e in West Virginia, senza successo. Perch i produttori, ma anche i consumatori sono insorti e hanno bloccato i provvedimenti. Solo in due Stati, Mississippi e Oregon, oggi obbligatoria la ricetta per qualsiasi medicina che contenga la pseudofedrina. I risultati sono stati ottimi e immediati. In Mississippi negli otto mesi dopo l'approvazione della nuova legge, il numero dei laboratori sequestrati si pi che dimezzato, passando da 607 a 203. Ma finch, come a Ellisnore, tutti conoscono per nome e cognome i produttori consumatori, e non dicono nulla, ci sar poco da fare. E forse per intervenire davvero sulle cause bisognerebbe fare qualcosa di pi, per chi vive nelle desolate e povere campagne del Midwest americano.

to di proporre una serie di esperimenti pratici attraverso cui stupire i propri amici, che mettono allopera semplici ma potenti principi matematici. di nuovo un gioco (di prestigio, questa volta) a traghettare il lettore dai freddi numeri al sulfureo mondo dellocculto. Sono dellidea che apprendimento e divertimento non siano inconciliabili, e che la buona divulgazione debba renderli un tuttuno. Va in questa direzione la tua attivit di divulgazione presso le scuole. In che modo i tuoi giochi di prestigio possono dare un supporto allattivit didattica? Uno dei maggiori stimoli allapprendimento il senso della meraviglia. Proporre eventi insoliti o apparentemente impossibili colloca chi osserva in una situazione di instabilit. Ogni cosa che vola il modello del mondo che ci siamo costruiti, ci spinge a risolvere la situazione cercando una spiegazione logica e razionale. Lo stupore pu dunque accendere una scintilla e agire sullistinto allindagine e allo studio. I moderni teorici dellillusionismo descrivono la loro disciplina come una forma di ingegneria della meraviglia. Quando questa messa al servizio della didattica,

pu davvero risvegliare dal torpore gli studenti, e indurli ad approfondire materie verso cui erano del tutto indifferenti. Il tuo libro affronta luso dei numeri per risolvere i crimini. La matematica funziona davvero in ambito investigativo? Il mio libro una raccolta di casi celebri nel corso dei quali i numeri sono stati usati nelle indagini investigative: dal caso Cogne al Mostro di Firenze, dallattentato a Kennedy a quello alle Torri Gemelle. Parlando dei principi matematici adoperati nellambito di casi reali, metto in luce le potenzialit ma soprattutto i limiti di questi metodi. La ragione ovvia: il crimine un fenomeno caotico e irrazionale, ed molto difficile individuare degli schemi precisi. Pur trattandosi di un saggio divulgativo, il libro pieno di enigmi e indovinelli. Il gioco pertinente anche a

questo ambito? S, la sfida che contrappone il criminale e chi cerca di catturarlo pu essere paragonata a un drammatico gioco tra guardie e ladri; le sue regole sono caotiche e apparentemente irrazionali, ma i bravi matematici si distinguono per la capacit di individuare schemi dove sembra non ce ne siano. Negli anni 70, il primo a usare con successo unequazione per trovare un serial killer individu la residenza dellassassino con alcuni calcoli geometrici. La sua indagine partiva da un presupposto filosofico amato da Borges: luomo una pedina nel grande gioco degli scacchi che la vita. Scoprendo le regole che descrivono i movimenti di un criminale possibile ricostruirne le mosse e addirittura prevederle. Registrando su una mappa i luoghi dove il killer aveva ucciso e facendo una serie di ipotesi sulle regole seguite durante i suoi attacchi, il matematico scopr

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Immagini tratte da I numeri assassini (ed. Kowalski, 2010) di Mariano Tomatis

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VENTENNIO
In alto a sinistra, Irazema Dilian in Fuga a due voci di Carlo Ludovico Bragaglia (42), foto a destra: Mariella Lotti (Foto Ghergo). Le stelle: Doris Duranti (foto E. Greme), Neda Naldi (foto Ampelio Ciolfi), Luisella Beghi (foto Pasquale De Antonis), Umberto Melnati (foto F. Bertazzini)

di Alessandro Cappabianca

e Western indica lavanzata verso ovest dei pionieri americani, immortalata da un numero di film cos sterminato da aver dato luogo alle mitologie e alle convenzioni di un vero e proprio genere, in Eastern. La commedia ungherese sulle scene italiane fra le due guerre di Antonella Ottai (ed. Bulzoni Roma, 2010), il neologismo Eastern sta soprattutto a indicare il movimento verso est, in particolare verso lUngheria, dellimmaginario di alcuni paesi occidentali, movimento che in pratica quasi sempre si concretizza nellesodo fisico opposto, verso ovest, degli autori ungheresi, molti dei quali costretti allesilio dalle necessit di lavoro o dalle vicissitudini politiche. Nel caso della Ottai, il sottotitolo un po inganna, nel senso che, contrariamente alla prassi, sembra promettere assai meno di quanto il libro, nella sua ricchezza, effettivamente offre. Non si tratta solo di scene, ma anche di schermi, non solo italiani, ma anche hollywoodiani. I debiti di giganti come Ernst Lubitsch e Billy Wilder verso la drammaturgia ungherese vi sono rigorosamente annotati. Per esemgrande teatro napoletano di pio, nota la Ottai, il soggetto di VoEduardo De Filippo. gliamo vivere (To Be or Not To Be), Ecco lUngheria, dunque - la girato da Lubitsch nel 42, contiecommedia ungherese, la letteratune gi buona parte delle battute ra, anche il romanzo, se solo si del film, ed dovuto al commediopensa al clamoroso successo intergrafo ungherese Menhyert Lennazionale di quei Ragazzi della via gyel, mentre troviamo Alexander Pl , che un giovanissimo Ferenc Korda come producer, Vinzenz Molnar aveva gi pubblicato nel Korda come scenografo e Miklos 1908. LUngheria e Budapest BuRzsa come collaboratore alle mudapest come luogo di sogni e di siche (tutti oriundi ungheresi). trasgressioni, cui per non viene Ma si potrebbe continuare a (quasi) mai meno qualche sorta di lungo con questo gioco delle attrilieto fine (magari sotto forma di buzioni, le cui scoperte, spesso sormatrimonio): luogo per eccellenza prendenti, preferiamo lasciare al teatrale, di scambi, travestimenti, lettore tanto che il lavoro di Antoequivoci e barbe finte, senza il quanella Ottai potrebbe anche essere le non solo si capirebbe poco del utilizzato per mettere in crisi certe costume scenico italiano in epoca nostre radicate convinzioni di critifascista, n del cosiddetto cineci cinematografici, secondo le quama dei telefoni bianchi, ma anli primo, anche se non certo uniche della commedia musicale e /o co, responsabile della riuscita di sofisticata hollywoodiana. un film il regista: impossibile traQuanto allItalia, la Ottai scrive: scurare lapporto degli sceneggiaDurante il regime fascista nel cotori, soprattutto nella commedia, stume italiano si verifica un fenodi fronte a certe battute folgoranti, meno peculiare di cui responsatipo Nessuno perfetto! in A bile soprattutto il mondo dello qualcuno piace caldo (anche di spettacolo e, in qualche misura, la questa, la Ottai ricostruisce la stoletteratura di grande consumo: ria) o alla raffica di gag che Ferenc lUngheria ma sarebbe meglio diMolnar, nella commedia Uno, re Budapest, citt che uno "stato due, tre!.., metteva a disposizione nello stato" popola limmaginadel film di Billy Wilder. rio nazionale di narrazioni che inDi famiglia ebrea ungherese vestono soprattutto la vita metroper parte di padre e abruzzese per politana e i suoi caratteri di moderparte di madre, la Ottai ha gi menit. Le trame che in qualche moscolato tradizioni diverse, nella do provengono dalla capitale mafattispecie culinarie, in un suo ligiara o "trafficano" con questa, gabretto intitolato Il croccante e i pirantiscono al pubblico la leggereznoli, edito da Sellerio, dove aveva za degli intrecci e le ambientazioalternato in scrittura sapientissini ungheresi diventano prima in tema, sotto la modesta apparenza atro e in seguito nel cinema, una di un libro di cucina, raffinate ripratica diffusa che perdura fino alcette e intensi momenti desistenla fine della seconda guerra monza. ampiamente noto, daltra diale: dialoghi brillanti e abiti alla parte, il suo interesse non solo acmoda, favole sentimentali e oggetcademico per la commedia, appliti di design si producono sulla scecato alla valorizzazione critica del na in forma di operetta, di rivista,

in stato darresto da due spettrali agenti della Polizia Celeste non portato davanti al Signore (che nel film rappresentato solo dal disegno di un grande Occhio), ma negli uffici del Commissariato (non molto diversi da quelli che frequentava in terra), dove dovr attendere di essere interrogato assieme ad altri suicidi, mentre un angelo/brigadiere, in divisa, ma con tanto di ali, legge annoiato il Paradise-Midi. Anche il Commissario ha le ali, impegolato in dispute burocratiche con il rappresentante degli Inferi e non trova i timbri per vistare i documenti che si accumulano sulla sua scrivania. Nella sala dattesa, Liliom riconosce un arrotino (Antonin Artaud) che era passato accanto a lui e gli aveva parlato poco prima della fallita rapina, e si rende conto che si trattava del suo Angelo Custode, seguendo i cui consigli si sarebbe potuto salvare. Nel pieno del fallimento duna vita, qualcosa comunque lo salver lo stesso. Un filmato, risalente alla mattina del 17 luglio, ore 8 e 40, proiettato sullo schermo del cielo, sembra dimostrare solo la sua violenza, anche fisica, nei confronti della moglie che lo amava

LIBRI EASTERN. LA COMMEDIA UNGHERESE SULLE SCENE ITALIANE

I telefoni bianchi, made in Budapest


di commedie e quindi, con lavvento del sonoro, anche sullo schermo ed soprattutto come film che conseguono una propria tipologia di riferimento, ottimizzando lo standard del racconto in una produzione che conta un numero cospicuo di opere. La leggerezza degli intrecci e i dialoghi brillanti, trasposti in un milieu tutto sommato provinciale come quello italiano dallora, ben si prestavano a configurare quelluniverso di trasgressioni a buon mercato che il fascismo non poteva ammettere avessero luogo nel costume nazionale adulteri, divorzi, incontri sentimentali eterodossi, affari disinvolti, anche se traslati in riso, potevano essere ammessi solo in quanto appartenenti a un altrove deterritorializzato e deterritorializzante, a un non-luogo in parte moderno in parte esotico, che una citt come Budapest ben si prestava a incarnare e che le imitazioni nostrane spesso si limitavano a evocare solo nominalmente. Il messaggio soggiacente rivolto agli italiani era in fondo questo: nel nostro paese si lavora e si seri per divertirvi, c lUngheria (immaginaria). Occorre precisare, per, che linflusso ungherese acquista ben altro spessore a contatto con personalit registiche pi forti o con un universo pi fortemente strutturato come quello di Hollywood. Ha la possibilit di emergere, allora, quello che potremmo chiamare il versante serio del riso e addirittura il suo rapporto con la morte. Il rapporto tra il mondo dei vivi e quello dei morti va ben oltre i confini del genere comico, naturalmente, investendo soprattutto il genere horror e quello fantastico, ma risulta anche il pezzo forte di molte commedie, cos come di molte pices tra dramma e commedia, che volentieri mettono in scena, in forma pi o meno burlesca, il Giudizio cui lanima sottoposta al suo arrivo di fronte alle autorit superiori (o infere). Pensiamo a film come La leggenda di Liliom (nelle sue diverse versioni, tratte dalla commedia di Ferenc Molnar) o come Il cielo pu attendere (dalla pice di un altro ungherese, Bs Fekete). Rispetto a Liliom, la Ottai scrive: La pice... propone un universo raddoppiato e insegue il suo eroe nel soggiorno ultraterreno, perch leggenda vuole che il cielo conceda ai suicidi loccasione di tornare un giorno sulla terra per compiere una buona azione che risarcisca le malefatte del passato. Il motivo non nuovo e il termine leggenda, inserito nel titolo, autorizza le soluzioni fantastiche della storia; in effetti esistono miti magiari alla quale anche altri autori contemporanei fanno riferimento sui rapporti fra mondo dei vivi e mondo dei morti, in particolare uno secondo il quale le genitrici defunte vegliano le sorti delle figlie in et di marito. Molnr per modifica il mito originario: il mondo celeste che accoglie Liliom non luniverso tellurico delle Madri regolato dagli istinti e dalle passioni primordiali, ma si presenta invece come il mondo dei Padri e della Legge, burocratico e anaffettivo, perfettamente speculare alla giustizia austroungarica che gi aveva determinato negativamente le vicende terrene di Liliom. Nella bella versione filmica del 34, girata in Francia da un Fritz Lang in fuga dalla Germania nazista e in attesa di trasferirsi negli Stati Uniti, sono particolarmente evidenti le corrispondenze tra la burocrazia celeste e quella terrena. Appena morto, Liliom (Charles Boyer) viene preso in custodia e trasportato in cielo quasi

ma in cielo esiste la possibilit di sostituire la colonna sonora delle parole effettivamente pronunciate, con quella dei pensieri e allora il comportamento di Liliom trova spiegazione, se non giustificazione: egli picchiava sua moglie e contemporaneamente se ne vergognava. Lo faceva sentendosi inadeguato a corrispondere al suo affetto e alla sua devozione. Lo faceva per disprezzo verso se stesso. Bench egli stesso stenti a crederlo, lo faceva per amore. Nel cinema del Paradiso, dunque, possibile leggere i pensieri, le motivazioni profonde, oltre levidenza dei gesti e dei comportamenti esteriori. Liliom per non rinuncia a essere se stesso, non diventa un pentito. Non rinuncia, per esempio, a strizzare locchio a una piacente dattilografa/angelo, che sta battendo a macchina la sua deposizione e che, del resto, sembra gradire le sue attenzioni. Questo pu servire a introdurre il discorso su Il cielo pu attendere (versione Lubitsch, 1943), di cui Antonella Ottai ha scritto: Anche Il cielo pu attendere un film pervaso di nostalgia, in vista per di abbandoni pi definitivi: Lubitsch ha fatto gi i propri conti con la lontananza dai luoghi originari e deve ora piuttosto elaborare lutti che non sono inscritti nellordine della distanza, ma che sono il portato della dimensione del tempo. In questa prospettiva la commedia di Bs Fekete non gli offre solo la memoria di un mondo antico con vecchi signori intemperanti e sanguigni signorotti di campagna, ma il paradigma della seduzione senza altro dolore che non sia quello di non goderne pi. Il film certamente preso nella dimensione del tempo, non senza qualche eccesso di nostalgia ma limpenitente libertino Don Ameche, appena scampato alle fiamme eterne grazie allindulgenza di un Giudice (Diavolo) comprensivo, non perde il vizio neppure in cielo, e decide di seguire lanima di una graziosa ragazza che invece, condannata, sta scendendo

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con lascensore ai piani sotterranei. Quanto al Cielo: pu attendere. Si molto parlato del famoso tocco di Lubitsch, nozione che sembra mettere senza dubbio di per s un particolare accento sulla leggerezza la leggerezza del tocco, tanto per richiamare il titolo di uno spiritoso film di Francesco Calogero; ma intanto un tocco che si affina man mano, a partire da una certa grossolanit (che disturbava Lotte Eisner), fino alle schermaglie dialettiche della commedia sofisticata classica, e poi, si tratta di qualcosa che tende ad aggirare, con una malizia che qualcuno ha definito diabolica, i divieti e gli interdetti della censura. Lubitsch non rinuncia mai, neppure in piena vigenza del codice Hays, a parlare di certe cose, ma lo fa con unabilit tale da ridurre i censori alla disperazione (Si sa cosa vuole dire, ma non si pu dimostrarlo). Si pensi a La vedova allegra. Loperetta di Lehar si da sempre collocata nellimmaginario collettivo come lepitome della gaiezza viennese, ma Lehar era ungherese di nascita! Comunque, mentre la versione di Eric von Stroheim (1925) sar nel mirino dei bigotti, nonch proibita in molti paesi europei (compresa lItalia), quella di Ernst Lubitsch (1934), alla cui sceneggiatura aveva collaborato lungherese Ernest Vajda, scivoler indenne tra le pi strette maglie censorie, sotto la mallevadoria del divertimento pi scintillante (e in apparenza innocuo), senza risultare per questo meno corrosiva sul piano dellironia e della satira. In realt, nel gag lubitschiano si concentra e si condensa fulmineamente, nel giro di due, tre inquadrature, unintera situazione piccante, senza che magari venga mai mostrato nulla che possa dirsi, in s, davvero tale. Facciamo un solo esempio, tratto proprio dalla Vedova allegra. Nel regno di Marshovia (invisibile sulla carta dEuropa, senza laiuto di una lente dingrandimento, ma che occupa allincirca la posizione dellUngheria), il re e la regina, preoccupati che il denaro della ricca vedova Sonia (trasferitasi a Parigi) finisca in mani straniere, discutono nella loro camera da letto su quale sia il personaggio pi adatto da spedire nella capitale francese per sedurre (e sposare) la vedova. Vengono passati in rassegna parecchi candidati, sui quali la regina esprime dubbi e riserve. Poi, il re esce dalla camera, per recarsi al Consiglio della Corona. La mdp inquadra la porta della camera (chiusa) dallanticamera. Nellordine: 1) la porta si apre, il re esce, richiudendosela alle spalle, e scompare fuori campo; 2) riconosciamo il conte Danilo (Maurice Chevalier) di guardia nellanticamera. Quando il re se ne

Un saggio di Antonella Ottai sul tocco ungherese che rese meno provinciale il cinema del ventennio, pi piccanti le commedie sofisticate di Hollywood, e pi estremi Lubitsch e Wilder
Due o tre cose che so del comunismo ABIEZIONE Nella notte dei tempi la terra emersa dalle acque era una cosa sola (che i geologi di poi chiamarono Pangea), amministrata in due parti distinte dallImpero del Bene e dallImpero del Male. A seguito di una secolare lotta pacifica (che gli storici odierni chiamano infatti Guerra Fredda) prevalse infine lImpero del Bene. I vincitori non devastarono militarmente i territori sottomessi, preferendo favorire la deriva morale dei vinti. I capi delle regioni e degli stati, dei governi e delle opposizioni, dei partiti e dei sindacati dellImpero del Male si ridussero allegramente alla amministrazione del potere secondo le regole dei vincitori. E fiumi di sudditi vinti, avviliti dalla vilt dei capi, si ridussero tristemente in schiavit dei vincitori, gli uomini coltivando i loro campi, costruendo le loro citt, lavando le loro macchine, le donne anche pulendo le loro case, assistendo i loro vecchi, prostituendosi nelle loro strade. Finch, perdurando insostenibilmente labiezione dellintera progenie umana, il cuore della terra si spezz ed ebbe inizio la deriva materiale dei continenti, che dura tuttora. APPARENZA Era un uomo cauto, insicuro, crudele, nottambulo, alto un metro e sessanta, Stalin. La misura geometrica getta una luce sinistra sui fotografi e sui cineasti, che ritraendolo inginocchiati lo facevano apparire come un padre appare ai bambini. MAO TSE-TUNG Mao Tse-tung in giovent guid le operazioni di guerriglia al modo degli eroi di Sul bordo dellacqua, il classico romanzo del banditismo sociale cinese. In vecchiaia istig la guerrigliera e banditesca Grande Rivoluzione Culturale Proletaria. LOUIS ALTHUSSER Lultima volta che venne in Italia, Louis Althusser, fu per partecipare a un seminario sulla Comune di Parigi che avevo organizzato nella citt di Terni. In pubblico afferm: Il comunismo gi qui e adesso. Quei ragazzi che giocano al sole (e punt l'indice oltre la finestra) e noi che discutiamo allombra (e ci raccolse in un cerchio), allegramente in assenza di rapporti mercantili, non siamo gi isole di comunismo? In privato sussurr: Machiavelli era cos (e sollev la mano piegata a tettuccio finch poteva), Marx cos (e labbass sotto il tavolo, invertendone langolo con lavambraccio). Un pugno di giorni dopo soffoc distrattamente la moglie comunista. Mor prima dinvecchiare Louis, finito di scrivere Lavenir dure longtemps, quel libro che inizia con la parola Probabilmente e finisce con la parola vivere. www.pasqualemisuraca.com

andato, entra dalla regina, chiudendosi anche lui la porta alle spalle; 3) vediamo tornare il re, che ha dimenticato la sciabola, e rientra in camera per prenderla; 4) lo vediamo riuscire con la sciabola, ma non riesce ad allacciarla al fianco. Si rende conto che non la sua sciabola, e rientra insospettito. Nel giro di quattro micro-azio-

ni, svolte attraverso una sola inquadratura fissa (la porta che si apre e si chiude), Lubitsch ci fa dunque capire che il re becco, e il fascino di Danilo non ha risparmiato neppure la regina. Ma cosa abbiamo visto, in fondo? Una porta, alternativamente aperta e chiusa, una sciabola che non si allaccia (il re molto pi corpulento del capitano). Il dramma potrebbe forse scoppiare in seguito? Neppure, perch le mura del palazzo hanno orecchie, bisogna evitare lo scandalo e fingere di chiacchierare del pi e del meno finch non si impone lidea, in tutta la sua semplice evidenza: Danilo sar mandato a Parigi, unico seduttore allaltezza del delicato compito (la regina pu testimoniarlo). Una volta a Parigi, si presenta lunico, vero intoppo, sul quale in fondo si basa tutta la vicenda della Vedova allegra (a partire da Lehar). Ogni piano rischia di saltare, perch Danilo si innamora veramente della Vedova (Jeannette MacDonald), e la sua sincerit, per una volta, ha la sfortuna di coincidere con linteresse finanziario di Marshovia. Come distinguere allora circuito erotico e circolazione mo-

netaria, tanto pi che le due cose (specie in Lubitsch) sono troppo spesso tuttaltro che chiaramente discernibili? Occorrer un sovrappi di messa in scena. Non nei salottini privati di Maxim, Sonia cadr tra le braccia di Danilo, ma in una prigione appositamente attrezzata, dove lui stato rinchiuso, e lei va a visitarlo, mentre viene introdotto profumo nella cella, si ode un suono di violini zigani, compaiono in una nicchia del muro due bicchieri, una bottiglia di champagne, e perfino due vere nuziali. Non c nulla da fare, in Lubitsch anche una prigione somiglierebbe a Chez Maxim, se non fosse per il prete, venuto non a confortare un condannato ma a celebrare un matrimonio.

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di Silvia Bencivelli

taliani, popolo di fighetti. Che se non hanno il golfino griffato si sentono un po gi. E se si sentono un po gi vanno in farmacia a prendersi una pilloletta. Ma vogliono griffata anche quella. Cos spendiamo un sacco di soldi in farmaci col brand mentre i cosiddetti generici restano a languire sul bancone del farmacista. Del resto, hanno un packaging grigiastro e un nome ancor pi grigio, perci solo pochi individui bislacchi li preferiscono a quelli di marca, giusto qualche intellettuale di sinistra e un paio di fanatici del no-logo. Il risultato che, per una complicata legge di mercato, pur essendo meno richiesti stanno cominciando a costare di pi. E se non costano di pi a noi personalmente, pesano di pi sui conti dello Stato. Cio, di nuovo sui nostri. Fighetti e autolesionisti, gli italiani. Proviamo a capirci qualcosa. I farmaci generici sono farmaci che hanno lo stesso principio attivo

dei farmaci griffati (cio la stessa molecola terapeutica, che poi il motivo per cui li prendiamo), e vengono immessi in commercio quando il brevetto dellazienda farmaceutica sul principio attivo scaduto. Quindi possono essere prodotti anche da altre aziende a un prezzo pi basso, oppure dalla stessa ditta ma con meno vezzi. Invece di chiamarsi Mocciolin o Dormiben o Viaidolor, si chiamano con il nome scientifico (ibuprofene, lansoprazolo, amoxicillina) che sempre meno accattivante. E al contrario dei farmaci prt ingoier, sono confezionati in scatole con su scritta la lista degli ingredienti, il prezzo, la scadenza e nientaltro. Laltro, per, il fratello griffato, rimane sul commercio anche a brevetto scaduto, per cui per il cliente si pone lalternativa tra quello bello col solito nome rassicurante e uno che dicono uguale, ma vestito da brutto anatroccolo e ha un nome difficile da leggere. Trattandosi di popolo di fighetti, litaliano sceglie il primo e se necessario paga la differenza: le Regioni infatti ci mettono un rimborso fino a coprire del tutto il costo del generico, quello che

manca per arrivare al prezzo del griffato ce lo mette il consumatore. Che in genere sgancia i soldi e non ci pensa pi. Ma se proprio ci pensa pu farsi venire qualche strano dubbio sugli altri componenti del farmaco e mettere in giro strane voci. Esattamente come per i vestiti di marca, per cui c sempre uno che dice che ah, per, si sente che lana di buona qualit, anche per i farmaci senza brand c chi avanza sospetti sulla chimica dellintera pasticca. Peccato che siano tutte baggianate, secondo Silvio Garattini, fondatore e direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri: Non ci sono differenze significative tra farmaci con e senza brand che possano modificare le risposte terapeutiche. Il principio attivo identico e gli eccipienti sono spesso gli stessi. La dissoluzione delle compresse deve essere analoga e i livelli nel sangue devono essere sovrapponibili. Se tutto ci viene controllato difficile che siano prodotti diversi. D'altra parte vengono utilizzati in tutto il mondo. Solo in Italia si fanno storie. Infatti da noi la quota di farmaci generici

intorno al 12 per cento del totale, nel resto dEuropa in media del 50 per cento. Va anche detto che qui i farmaci di cui esiste il generico sono una percentuale abbastanza bassa del totale, ma forse la ragione quella descritta nella riga precedente. Peccato, eh. Perch i farmaci senza griffe costano meno. Introdotti dieci anni fa, hanno permesso allo stato di risparmiare un sacco di soldi: si tratta di circa 625 milioni di euro solo nel 2010, mica bruscolini. Se venissero usati di pi, diciamo se venissero usati nel modo migliore possibile, ci sarebbero altri 800 milioni di euro di risparmio. per questo che i dottori sarebbero chiamati a incoraggiarne il consumo. Solo che a volte sono loro stessi, i medici, i primi ad avere pregiudizi e timori infondati e a spingere per il consumo dei farmaci di marca. E poi, se anche sono tranquilli sulla composizione chimica del farmaco, ne fanno una ragione di praticit: difficile lasciare la solita, cara vecchia scatola griffata per una scatola tutta bianca, dicono. difficile, soprattutto per gli anziani e per i malati

Come mai gli italiani preferiscono le pi costose medicine di marca a quelle equivalenti? Tra strategie di comunicazione fallite, pregiudizi dei consumatori e connivenze dei medici, il perch di una rivoluzione mancata

SALUTE PUBBLICA: TRA CONSUMO E MARKETING

No logo no farmaci e addio generico

cronici che prendono diversi medicinali al giorno, adattarsi a medicine pi anonime, che si confondo tra loro. Si rischia che la terapia sia seguita peggio, con pi difficolt. Meglio il farmaco col brand, sostengono, perch sempre lui, rassicurante ed gi ben impresso nella memoria dei pazienti. Ed ecco che il volume di vendite del generico si abbassa, o non si alza, e i costi per lazienda che lo produce non possono essere compressi oltre un certo limite. Poi arriva lAifa, lagenzia del farmaco, che con una mossa a sorpresa a met aprile decide di ridurre il rimborso da parte dello Stato di una quota compresa tra il 10 e il 40 per cento, con lintenzione di risparmiare circa 600 milioni di euro allanno. Ma se lo stato paga una quota minore del prezzo del farmaco, chi che paga il resto? Il consumatore, no? Lidea era che le aziende farmaceutiche avrebbero abbassato il prezzo del generico, per mantenere costante il prezzo al consumatore e per avvicinare i prezzi a quelli degli altri Paesi europei. Per promuovere i generici ci vuole concorrenza ed logico che il Servizio sanitario nazionale rimborsi solo i farmaci che costano meno, spiega Garattini. Ma, oh, guarda caso non ancora successo. Cos intanto i consumatori hanno speso di pi e ci sono Regioni che ci hanno messo soldi di tasca loro (come la solita Toscana) e associazioni che hanno protestato scrivendo persino al presidente Napolitano. Intanto alcune aziende farmaceutiche hanno effettivamente abbassato i prezzi su alcuni prodotti: ma siccome i tempi e lentit di questo riallineamento non sono stati fissati, ogni azienda si sta comportando come crede e come le conviene. Assogenerici (lAssociazione dei produttori di medicinali equivalenti) ha obiettato che il taglio richiesto (600 milioni di euro, appunto) al di l delle possibilit di mercato e che, nonostante questo, molte aziende si stanno adeguando. Il problema che, poich il generico non si vende, non sempre possibile proporre un prezzo inferiore. Tanto varrebbe toglierlo dal mercato, dicono. Nel frattempo, al consumatore pu capitare di andare in farmacia e di trovare novit sul prezzo dei farmaci no-logo. Fino ad arrivare al paradosso per cui questo prezzo superiore a quello che sosterrebbe per il farmaco griffato, che, se ancora coperto dal brevetto, viene rimborsato dallo Stato. Allora ecco che il consumatore e il suo medico, furbi, si sposteranno sul farmaco col brand, il volume di vendita dei generici si abbasser ancora, cos come la sua reputazione, e alla fine tutti avremo speso di pi. Il consumatore non se ne accorger subito, ma il suo sistema sanitario s. E gli unici a guadagnarci saranno i produttori che continueranno a vendere farmaci griffati finch il brevetto valido. Poi ne inventeranno un altro, lo ribrevetteranno e cos via. Allora, come ci dobbiamo comportare con quei fighetti dei nostri connazionali? Grandi consumatori di farmaci ma anche di griffe, potremmo cominciare a notare che loperazione di marketing del generico stata davvero pessima. Il brand no-brand, il logo no-logo, in italiano, non avrebbe dovuto essere la parola generico. Per noi una cosa generica una cosa approssimativa, vaga, indeterminata: vatti a fidare di qualcosa di generico, soprattutto se stiamo parlando di salute. Che poi il nome, come il colore e la confezione, contribuiscono anche a quelleffetto placebo fondamentale in ogni atto terapeutico. Purtroppo si utilizzata la traduzione italiana del termine inglese spiega Garattini che in italiano, effettivamente, non suona bene. Si poi tentato di introdurre il termine farmaci equivalenti, ma forse un po' tardi. E comunque, bello slancio di creativit anche quello. Con quei fighetti degli italiani chiss se funzioner. www.effecinque.org

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LINTERVISTA

di Bruno Di Marino

Basta uno spot e la pillola va gi


di S.B.

sattamente come per golfini e profumi, anche le medicine hanno la loro pubblicit. E funziona. Da quello in aereo col mal di testa a quella che al mattino dopo va meglio. Poi ci sono prodotti non farmaceutici che vengono venduti con indicazioni e posologia per malattie immaginarie: la pasta di riso per i non celiaci, lo yogurt che fa bene al cuore e allintestino, lacqua che (accidenti che sorpresa) fa fare pip. Ma per i farmaci non da banco, quelli per cui serve la ricetta, la pubblicit diretta al consumatore non consentita. Per ora. Perch, come spiega Maria Font, vicedirettore di Dialogosui Farmaci.it, le cose potrebbero presto cambiare: la Commissione Europea sta proponendo una direttiva che permetter la pubblicit dei farmaci camuffata da informazione al cittadino. Ma se a farla sar lindustria farmaceutica, faccio fatica a pensare che si tratter davvero di uninformazione imparziale. Come chiedere alloste se il vino buono. Ma che cosa prevede la direttiva? La proposta, che gi stata approvata dal Parlamento europeo, stata modificata nel tempo e adesso dice che sar possibile solo sui siti internet delle aziende farmaceutiche, su mezzi stampati non meglio precisati (ma che esclude giornali e riviste) e solo se si limita alle informazioni contenute sulla scheda tecnica del prodotto. Ma chi controller? Internet il regno del senza controllo. Verosimilmente, pi che un controllo a priori sar un controllo a posteriori con un meccanismo di sanzioni che per non sempre funziona: a volte conviene pagare la multa piuttosto che ritirare una pubblicit o un prodotto dal mercato. Ma perch la pubblicit dei farmaci ci preoccupa? In alcuni Stati concessa... Il problema che con la pubblicit, il consumo dei farmaci in generale aumenta. Lo si visto bene in Nuova Zelanda (mentre negli Stati Uniti, lunico altro Paese dove ammessa, il provvedimento pi vecchio). E non solo aumenta in generale: si visto che il pubblico fa pressing sui medici per avere proprio quel farmaco l. Nel caso di condizioni come lipertensione, questo spinge a saltare le prime misure che si dovrebbero prendere, quelle comportamentali, e anticipa linizio della terapia farmacologica. E non si riesce a dimostrare che la pubblicit aumenti la consapevolezza sulla salute e che spinga le persone a farsi visitare. Tra laltro anche per i medici esiste la pubblicit, e anche su loro funziona. Solo che i medici hanno la presunzione di potersi difendere. Beh, la pubblicit diretta ai medici, per, accompagnata davvero a uninformazione scientifica, che loro sanno leggere. Non del tutto vero. Lo si visto con il Vioxx, un antinfiammatorio che ebbe un lancio imponente da parte dellindustria e poi fu ritirato dal mercato perch aumentava il rischio cardiovascolare. Lavori indipendenti avevano gi dimostrato questo rischio, a fronte di pochi vantaggi significativi, eppure i medici lo hanno prescritto a tonnellate ed stato un grande successo commerciale. Lo stesso per la terapia ormonale sostitutiva per le donne in menopausa. Malgrado le evidenze non supportino i presunti vantaggi (anzi: malgrado si dimostri che ci sono rischi importanti) ci sono ancora medici che la prescrivono. Qualcuno forse lo fa in buona fede, visto che escono articoli che promuovono la terapie e che, stato dimostrato di recente, sono spesso scritti da medici con conflitto di interesse. E poi a volte sono i giornalisti a fare, pi o meno in buona fede, pubblicit... Sono forme di marketing anche quegli articoli di giornale in cui si parla del nuovo farmaco o di una certa malattia. E anche se non citano il nome commerciale del farmaco contribuiscono al ricorso compulsivo ai farmaci, alla medicalizzazione dei disagi. Ma anche per i farmaci esistono le mode? Certo. Per i farmaci e per tutto quello che viene venduto come terapia: le cosiddette alternative, ma anche gli alimenti con presunte propriet terapeutiche come lo yogurt contro il colesterolo. E per tutto c una pubblicit.

SADNESS IS A BLESSING
Svezia, 2011, 640, musica: Lykke Li, regia: Tarik Saleh, fonte: Youtube.com

Un ristorante di lusso con i commensali come impietriti ai loro tavoli. La cantautrice di Ystad sta cenando con un uomo di una certa et (Stellan Skarsgr), anche lui dallo sguardo congelato. solo un prologo muto. Non appena il brano ha inizio, la seducente Lykke Li comincia a danzare per il locale mentre i clienti continuano a cenare ignorandola. La donna esprime, silenziosamente e con le sue movenze sensuali, una follia sociale o sentimentale: la protesta contro un mondo imprigionato dalle convenzioni e dai formalismi o semplicemente un mal damore verso luomo che gli siede di fronte. Prima che la musica termini, lui la stringe a s facendola ritornare gradualmente alla ragione, ma il senso di inquietudine creato da Tarik Saleh ancora molto forte. Un lavoro di cristallina raffinatezza, interessante anche per come mescola la base musicale con il suono ambientale evitando la banalit del playback: il risultato pi vicino ad un video di arte contemporanea che a un clip. Ottima la fotografia di Carl Nilsson.

SUBURBS
Canada, 2010, 5, musica: Arcade Fire, regia: Spike Jonze, fonte: Youtube.com

Girato ad Austin, in Texas, il videoclip segue le vite di un gruppo di teenager della periferia: i loro passatempi con la bicicletta o anche pi pericolosi come sparare con fucili ad aria compressa, fino alle tragiche conseguenze di una violenza notturna. Jonze ci restituisce una visione di questo pezzo di States quasi bellica, con un controllo da parte della polizia al limite della militarizzazione. Il video composto da estratti di Scenes from the Suburbs, un corto di 30 presentato alla Berlinale 2011. Lunico rimando agli Arcade Fire nel cameo del duo di musicisti del Quebeq, Win Butler e Rgine Chassange, nei panni dei poliziotti.

TWIN FLAMES
Uk, 2010, 320, musica: Klaxons, regia: Saam Farahmand, fonte: Vimeo

Un altro gioiellino firmato da Farahmand per il gruppo inglese: stavolta il regista si inventa una sorta di orgia con i corpi di ragazzi e ragazze che si fondono tra loro dando vita a creature di mostruosa e sublime bellezza dove non c distinzione tra maschile e femminile. I giovani si baciano, si penetrano in senso letterale, inscenando una composizione coreografica pervasa da un erotismo congelato e post-human. Tra loro vi sono anche gli stessi membri dei Klaxons. Troppo esplicito per essere trasmesso dai canali tv questo clip di Twin Flames il singolo incluso nellalbum Echoes era destinato fin da subito a diventare un cult, visibile solo in rete.

TAKE A BOW
Usa, 1994, 430, musica: Madonna, regia: Michael Haussman, fonte: Mtv Classic

Nel campionario di Madonna non poteva mancare il caliente immaginario della corrida spagnola, con la sua simbologia di eros e tanatos. In un elegante color seppia la popstar appare cantando, mentre Haussman illustra le varie fasi della sfida: dalla vestizione del torero allinizio dellincontro. La cantante, rossetto calcato sulle labbra e veletta sul viso, assiste ammirata allo spettacolo. Stacco: ora la donna e il torero si amano tra le lenzuola. Ma queste immagini appartengono al passato; il presente il lyp sinch del refrain, interpretato da Madonna mentre si dimena in lingerie sul letto, strusciandosi davanti allo schermo televisivo che trasmette le immagini della corrida. Luomo le ha spezzato il cuore e, forse, lha piantata in asso. Altri ci vedono unallusione allo stupro. Cinismo e machismo del matador (interpretato dal vero torero Emilio Muoz) che affronta la donna alla stessa maniera del toro. Forse un po scontato nello svolgimento narrativo, ma allegorico e glamour quanto basta.

ALIAS N. 19 - 14 MAGGIO 2011 (9

SEGUE DA PAG 4

SINTONIE
filippo brunamonti a.catacchio mariuccia ciotta giulia da. vallan marco giusti cristina piccino roberto silvestri silvana silvestri

IL FILM

SEGUE DA PAGINA 5

IL MERCANTE DI STOFFE
DI ANTONIO BAIOCCO; CON SEBASTIANO SOMMA, EMANUELA GARUCCIO. ITALIA 2011

UOMINI SENZA LEGGE


DI RACHID BOUCHAREB; CON SAMI BOUAJILA, JAMEL DEBBOUZE, ROSCHDY ZEM. FRANCIA 2010

da quale casella era partito per colpire le sue vittime, individuandone il domicilio. Perch il titolo Numeri assassini?. I numeri sono davvero cos pericolosi? Se fossi solo un matematico mi sarei limitato a raccontare i casi in cui i numeri vennero usati per risolvere i crimini. Da prestigiatore, mi sono divertito a confondere le acque con un capitolo in puro stile hard boiled, dedicato ai numeri che uccidono. Film, romanzi e leggende metropolitane parlano da sempre di numeri letali. Il primo numero a uccidere fu la radice quadrata di due. Allepoca di Pitagora si conoscevano solo i numeri razionali. Quando Ippaso scopr che la radice di due era irrazionale e lo rivel pubblicamente, viol una delle regole della scuola pitagorica: venne esiliato e mor durante un naufragio. Qualcuno disse che gli di lo avevano punito per la sua scoperta. Pi di recente, Georg Cantor fin in un ospedale psichiatrico studiando un numero chiamato alef; trattandosi di una quantit che fa riferimento allinfinito, c chi ritenne la sua follia una punizione divina. Per non parlare della leggenda metropolitana sul numero telefonico che uccide tramite un ultrasuono letale! Ultimamente si fa un gran parlare del 2012 e di una profezia maya sulla fine del mondo: un altro numero che uccide? lultimo di una serie di numeri che abbaiano... ma non mordono! In realt, studiando la cultura dei Maya, e in particolare la loro matematica, si scopre che la sua leggenda ha molti punti in comune con il timore covato per lanno 2000. Se dovessimo usare la numerazione maya, la data del 21 dicembre 2012 si scriverebbe 13.0.0.0.0. La febbre per la fine del mondo nasce dallabbondanza di zeri! Tutte le altre paure, relative a cataclismi, terremoti e catastrofi, sono la solita minestra riscaldata, buona per tutte le date tonde. Allargomento ho dedicato il mio libro 2012 in gioco la fine del mondo (Iacobelli 2010), un saggio storico che mescola alla divulgazione una serie di scherzi crudeli con cui terrorizzare i propri amici convincendoli che il mondo finir davvero; credo che lironia sia il migliore antidoto alla paura! Quali sono i progetti matemagici su cui stai lavorando? Ho da poco completato la decifrazione e la mappatura di un testo del Seicento che si intitola Il Laberinto. Si tratta di un curioso libro interattivo che consente di presentare un sofisticato gioco di lettura del pensiero. Il trucco si basa su un ingegnoso trucco matematico, mai scoperto prima. Si tratta di una specie di Ipad seicentesco, decorato da xilografie da cliccare idealmente per passare da una pagina allaltra. Con gli studenti di informatica sar interessante analizzare il grafo che lo fa funzionare, e lo stimolo partir da una classica domanda da esoterismo pop: in che modo un uomo pot concepire un libro che funziona come un sito web, 400 anni prima della nascita di Internet?

ENNIO & CO.


di Gabrielle Lucantonio

Due italiani, Marco e Luisa, arrivando nel sud del Marocco e scoprono, in un vecchio villaggio abbandonato, un medaglione che apparteneva ad una giovane araba negli anni Trenta. Il prezioso monile riporta alloggi la storia di Alessandro, un mercante italiano di stoffe che si spinge sino in Marocco per lavoro e, durante uno dei suoi viaggi nel sud del Paese, incontra Najiba e se ne innamora. Il prezzo da pagare alto soprattutto per la donna.

UN PERFETTO GENTILUOMO
DI ROBERT PULCINI - SHARI SPRINGER BERMAN, CON KEVIN KLINE, KATIE HOLMES. USA FRANCIA 2010

paese assegnata a un paesino ancora pi sperduto. Quando il fidanzato la lascia per una ricca ragazza del suo stesso ambiente, lei si lascia andare a un rapporto con un giovane muratore e per non perdere il posto per lo scandalo, decide di sposarlo. Film di maturazione e crescita di speciale spessore, dove Isabella Ragonese interpreta un intenso ritratto femminile. (s.s.)

I MALAVOGLIA
DI PASQUALE SCIMECA; CON NACER BEN HAMMOUDA, VINCENZO ALBANESE. ITALIA 2010

Quarant'anni anni di storia algerina, kolossal dal fraseggio e stile narrativo mediterraneospettacolare. Attraverso le drammatiche avventure di tre fratelli patrioti - due partigiani e un malandrino manager di boxe - racconta la cacciata degli algerini dalle proprie terre, gli eccidi, la nascita del Mna, Movimento nazionale algerino, del Fln, dell'Aln, il suo braccio armato; il movimento di massa indipendentista, che parallelamente agiva in patria e in Francia negli anni 50; il Toussaint rouge e La mano rossa, cio il doppio gioco terroristico che insanguin madrepatria e colonia, fino alla vittoria, nel 1962, della bandiera bianca e verde, con la stella e la mezza luna rosse nel centro. Fu quel drappo, clandestino fino al 1962, a scatenare la battaglia di Algeri. Un film che supera decenni di rimozioni, omert e manicheismi storici. Bouchareb, tra i registi beur, i francesi di origine maghrebina, sempre stato il pi cosmopolita, il meno concentrato sulle sole radici arabe. (r.s.)

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Un uomo che frequenta spesso le vedove benestanti nell'Upper East Side di New York, prende un drammaturgo esordiente sotto la sua ala. Il film tratto dal romanzo The Extra Man di Jonathan Ames.

RESTLESS
DI GUS VAN SANT; CON MIA WASIKOWSKA, HENRY HOPPER. USA 2011

la storia di una adolescente malata terminale che si innamora di un ragazzo che ha perso i genitori in un incidente stradale. Il terzo interprete il fantasma di un giovane pilota giapponese kamikaze della seconda guerra mondiale (Ryo Kase).

COME LACQUA PER GLI ELEFANTI


DI FRANCIS LAWRENCE, CON REESE WHITERSPOON, ROBERT PATTINSON, USA 2010

Nel clima della crisi del 29 si muove Jacob che dovrebbe laurearsi in veterinaria, invece i genitori schiattano in un incidente, la banca gli ruba la casa ipotecata e lui si ritrova homeless. Non gli resta che saltare su un treno per andare lontano in cerca di una nuova vita. E salta su quello del circo Benzini. Viene reclutato come veterinario tuttofare. Diciamolo subito: il film non sta in piedi, anche se ci sono momenti esilaranti. I soliti esperti ci dicono che il bestseller da cui tratto, Acqua per elefanti di Sara Gruen, nonostante grondi melassa sia meglio del film. Ci vuole poco. (a.ca.)

la realt che cerca Scimeca nella messinscena astratta del suo realismo, qui fotografata accordandosi al sentimento di esasperazione dei personaggi. Gli attori sono quasi tutti alla loro prima esperienza cinematografica, Alfio il ragazzo tunisino, che si chiama Nacer Ben Hammouda, arrivato in Sicilia davvero su un barcone e per sei anni non ha avuto permesso di soggiorno. Padron 'Ntoni pescatore e come lui altri protagonisti, solo 'Ntoni, Antonio Ciurca, ha gi lavorato con Scimeca e cos Vincenzo Albanese. Eccoci dunque tra la Provvidenza, la barca di questi Malavoglia, che galleggia sospesa come in un film di Vigo, e poi la camorra, l'amore, le tracce disseminate di un'iconografia del sud. Nella quale la memoria, che il riferimento centrale nel cinema del regista siciliano, ci appare come uno strumento di consapevolezza, e l'arma migliore per non farsi sorprendere dal presente. infatti con la contaminazioni, di conoscenze e di saperi che la famiglia vincer la sua lotta. Un rap trionfante che inietta la conoscenza antica dei nonni alle sonorit sintetiche di 'Ntoni. La ricchezza dell'incontro. (c.pi.)

IL FESTIVAL
STORIA
GORIZIA, GIARDINI PUBBLICI DI CORSO VERDI, 20 - 22 MAGGIO

Si apre venerd 20 maggio la settima edizione di Storia a cura di Adriano e Federico Ossola, dedicata alla guerra come ispirazione per il cinema, con lincontro dellesperto di arti marziali Stephen Turnbull consulente speciale del film 47 Ronin che avr come protagonista Keanu Reeves. Il festival avr 130 ospiti internazionali, 60 eventi, percorsi guidati, bibliotenda. Questanno partecipano studiosi di strategia e tecnica militare, i narratori della guerra e i costruttori di pace come Dario Fo protagonista di una conversazione sulla pace con Chiara Frugoni e Massimo Cirri. Tra gli eventi un focus sulla Russia con lintervista al pronipote di Tolstoj direttore della casa museo di Jasnaja Poljana, lezione magistrale di Gian Enrico Rusconi fra Cavour e Bismarck, lintervista a Daniel Goldhagen, premio Il romanzo della storia 2011. Accanto ai percorsi dedicati alla guerra, il festival dedicher un importante spazio ai 150 Anni dellunit dItalia. (s.s.)

IL CONCORSO
LECCE CITT PUBBLICA
CONCORSO DI IDEE, SCADENZA 7 LUGLIO

NOTIZIE DEGLI SCAVI


DI EMIDIO GRECO; CON GIUSEPPE BATTISTON, AMBRA ANGIOLINI. ITALIA 2011

MACHETE
DI ETHAN MANIQUIS, ROBERT RODRIGUEZ; CON DENNY TREJO, ROBERT DE NIRO. USA 2010

Pastiche b movie di Roberto Rodriguez, un perfetto intervento sullo stato delle cose in America oggi visto da occhi ispanici: le leggi razziste dell'Arizona obbligano a riesumare dagli archivi il clima rivoluzionario dei film explotation anni 70. Esageratamente comico e violento, melodrammatico e aggressivo, di climax incalzante nel cercare di farci comprendere il genocidio continuo di Citt Juarez un film d'azione e di guerra. Da una parte un cartello di poteri forti, trafficanti di droga, vigilantes assassini, poliziotti conniventi, media asserviti e governatori ricattabili, dallaltra una Rete popolare di lavoratori ispanici che hanno alzato la testa e che riescono a rispondere con la lotta hacker di massa guidate da un leader travestito da Mito, Machete, ex poliziotto incorruttibile che diventer il re dei bassifondi di Austin. (r.s.)

Lo spaesamento che si avverte nel film giustificato dalla distanza con cui stato realizzato, da un racconto di Franco Lucentini letto nel 1964. Ci fa muovere in una citt del tutto onirica, ci rende partecipi dello spaesamento del protagonista (memorabile Giuseppe Battiston) chiuso in un suo mondo di certezze, catatonico tuttofare in una casa di appuntamenti tenuta in pugno da una madama caratteriale (Iaia Forte), abitata con languore Ambra Angiolini uscita qui definitivamente dall'adolescenza. Fino a convergere nelle rovine della Villa Adriana che abbaglia e certamente ci stanno comunicando qualcosa, se solo fossimo capaci di risvegli. (s.c.)

Promosso dallAssociazione di cittadinanza attiva (www.lecce2.0dodici.it) fondata da Carlo Salvemini, il concorso vuole attivare una riflessione per proporre ripensamenti su luoghi critici sullo spazio pubblico urbano. Il gruppo di progettazione deve creare un rapporto forte e diretto con lo spazio e il tema da progettare, con un numero minimo di associazioni locali, entit commerciali e cittadini che aderiscono al progetto. Il concorso aperto alle professioni, ma anche a chiunque voglia esprimere le proprie idee, privilegiati i gruppi multidisciplinari capaci di favorire lo scambio culturale. La presentazione (massimo 5 cartelle, pi manifesto, video o plastico) avverr in forma pubblica (10 minuti di tempo) con successivo incontro collettivo. La giuria: Angela Barbanente assessore regionale al territorio, Giandomenico Amendola ordinario di sociologia urbana, Antonio De Luca scultore, Carlo Infante docente di performingMedia, Stefania Mandurino imprenditrice, Maria Valeria Mininni architetto, Franco Ungaro direttore Koreja. (s.s.)

LA MOSTRA
FLORACULT
ROMA, I CASALI DEL PINO, VIA ANDREASSI 30, LA STORTA. 13 - 15 MAGGIO, DALLE 10 AL TRAMONTO

TATANKA
DI GIUSEPPE GAGLIARDI; CON CLEMENTE RUSSO, RADE SERBEDJA. ITALIA 2011

IL PRIMO INCARICO
DI GIORGIA CECERE; CON ISABELLA RAGONESE, FRANCESCO CHIARELLO. ITALIA 2010

Bellesordio di Giorgia Cecere gi sceneggiatrice per Amelio e Winspeare (Sangue vivo e Il miracolo). Una maestra del sud negli anni cinquanta lascia il

Tratto da La Bellezza e l'Inferno di Roberto Saviano racconta la storia di un ragazzo che scopre il pugilato ed evita cos di finire su una brutta strada. Interpreta la storia di Michele il pugile Clemente Russo medaglia dargento alle Olimpiadi di Pechino. Una prima parte dazione sangue e cuore, una seconda in cui si toccano aspetti e location diverse, tali che fanno sbandare un po la tenuta ferma del racconto, portandolo su terreni anche un po pleonastici (ad esempio con linserimento di figure femminili che sembrano aggiunte come una spruzzata di prezzemolo). Eccellenti tutti gli interpreti, una sorpresa il nostro campione. (s.s.)

Seconda edizione di Floracult creazione di Ilaria Venturini Fendi e Antonella Fornai presso i Casali del Pino alla Storta nel Parco di Veio. Si potranno ammirare (e comprare) i prodotti scelti da pi di cento vivaisti e avvicinarsi a temi come il riuso di materiali, lartigianato, le arti visive, leditoria specializzata, ecologia e architettura ambientale, visite guitate al Parco. Le novit di questanno: le collezioni di rose antiche, trenta variet di gelsomini, una collezione di clematidi, le plumerie provenienti dallAustralia, Thailandia e Centro America, i gelsi, i meli e i mandorli antichi dalla Sicilia, 400 variet di salvia da fiore. Tra i tanti incontri oggi alle ore 15 Paola Maugeri terr un laboratorio di compostaggio per produrre da soli correttamente una compostiera da balcone, Renato Pavia terr lezioni di giardinaggio, sculture di Van de Put, Stanza dei colori di Patrizia Savarese, Stanza delle farfalle. Navetta Atac gratuita dalla Storta. Biglietto 8 euro, gratuito per bambini fino a 6 anni, 5 euro da 6 a 12 anni. (s.s.)

Laboratorio di composizione con Franco Piersanti. A parte qualche eccezione (Guido Chiesa, Matteo Garrone, Dario Argento, Paolo Sorrentino, Claudio Cuppelino, Louis Nero, Ermanno Olmi, ecc.), i registi, spesso musicalmente ignoranti, utilizzano solamente una parte delle potenzialit offerte dalle colonne sonore. Le prendono quindi sottogamba, chiamando molto spesso lultimo compositore alla moda (senza fare nomi), per chiedergli al massimo di sottolineare alcune situazioni nel loro film. La musica non quasi mai considerata una componente fondamentale della narrazione filmica, come dimostrano invece grandi film (vedi lincredibile colonna sonora del Mestiere delle armi di Olmi, realizzata da Fabio Vacchi o quella pi recente, da Teho Teardo per Rasputin di Louis Nero), un elemento importante quanto il movimento di macchina, il montaggio, la recitazione dellattore o la struttura della sceneggiatura. LAccademia Filarmonica Romana, in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, organizza un laboratorio di composizione dal titolo La musica per il cinema tenuto dal bravo e raffinato Franco Piersanti (Il Caimano e Habemus Papam di Moretti) dal 13 al 18 giugno 2011 nella Sala Casella, in via Flaminia 118, a Roma. Il corso completamente gratuito e aperto a tutti i musicisti, senza limiti di et e di nazionalit. Finalit del corso affinare la tecnica che presiede al meccanismo di una specifica drammaturgia filmico-musicale. La classe di regia del Centro Sperimentale di Cinematografia fornir un cortometraggio che sar oggetto di prova compositiva da parte dei corsisti. Previa selezione dei lavori da parte del compositore romano, il 23 settembre 2011, sempre nella storica sede di via Flaminia, si terr un concerto pubblico con lesecuzione delle partiture prescelte. una piccola opportunit per i musicisti per capire come applicare la musica a un film, lavorando con un vero maestro del genere. La novit del laboratorio sta proprio nel prendere un cortometraggio fornito dalla classe di regia del Centro Sperimentale di Cinematografia e di dare ai giovani compositori la possibilit di lavorare su un film vergine. Ma i registi? Nulla di nuovo, danno un cortometraggio montato da musicare, senza avere pensato davvero alla musica prima. Speriamo che questa iniziativa tuttavia innovativa per unistituzione come il Centro Sperimentale di Cinematografia sia un primo passo per costringere le diverse scuole esistenti in Italia, pubbliche e private che siano, a considerare la partitura musicale una componente essenziale del film, e a istituire accanto ai corsi annuali, biennali o triennali per attori, direttori della fotografia, sceneggiatori o scenografi, dei corsi annuali, biennali o triennali per compositori di musica applicata al cinema che potrebbero allora imparare a lavorare con gli altri creativi (e viceversa le altre professionalit, dalla scrittura al montaggio, potrebbero conoscere meglio e avvalersi di pi dellelemento musicale e sonoro). volere troppo?

10) ALIAS N. 19 - 14 MAGGIO 2011

Michael Jackson raffigurato da Andy Warhol

di Francesco Adinolfi

FENOMENI PER MOLTI GRUPPI ORMAI SOLO UN ASTUTO PROLUNGAMENTO DELLO SHOW

La morte del bis

tutto spiegato (o quasi) in Encores of the Great Pianists, un libro del 1975 curato da Raymond Lewenthal, il pianista Usa. Racconta i i bis pi noti della storia e i pi eseguiti in ambito classico. La prefazione dell'artista illuminante: Nella mia analisi e dopo aver ascoltato una gran quantit di concerti ho capito che i bis hanno tutti alcune cose in comune: sono sorprendenti, affascinanti, divertenti, toccanti. E soprattutto non sono mai noiosi. Peccato non sia pi cos. Il bis, almeno nel pop e nel rock, ormai tutto fuorch sorprendente. il terminal di arrivo di un concerto, il momento di raccolta dei pezzi pi attesi, delle hit, l'ultimo tentativo di ingraziarsi il pubblico sperando che torni a a casa sazio e felice. E il bis, oggi, sempre gi scritto, inciso a fuoco in una scaletta. Gi stabilito, fissato. la nota alta con cui chiudere una performance. A prescindere da tutto e tutti. Glen Matlock, bassista originario dei Sex Pistols (prima dell'arrivo di Sid Vicious), autore delle musiche di Anarchy in the Uk, God Save the Queen e Pretty Vacant (qui anche del testo, a parte piccoli ritocchi di Johnny Rotten) stato di recente in tour in Italia con il suo gruppo, i Philistines. Dal vivo la band esegue come da copione l'intero album e poi, nel bis, arriva Pretty Vacant, il pezzo che storicamente pi identifica Matlock e quello che tutti, ovunque, gli richiedono. L'unico che in quell'ora e passa di concerto, tutti vogliono ascoltare. Ci sta in questo caso il collocamento del bis in un ambito finale dello show, segna quasi un distacco emotivo dai Pistols e un omaggio sentito ai fan del suo ex gruppo; quello che per salta subito agli occhi la regola confermata: i pezzi pi anelati e attesi vanno sempre a finire nel bis. Chi ha avuto la fortuna di arraffare a fine concerto una scaletta lasciata su un palco, se ne deve essere reso conto per forza: i bis sono tutti gi previsti, scritti. Rappresentano lultima fermata di uno show, quella che non si salta mai, caschi il mondo. Chi scrive frequenta da anni club, sale da concerto e stadi. Un tempo il bis bisognava guadagnarselo. In prima battuta lartista. Era figlio della casualit, legato a sensazioni, a serate speciali. Era il momento supremo di un concerto, la ricompensa offerta dall'artista a un pubblico cos emotivamente coinvolto; a un pubblico che chiedeva, pretendeva e a cui l'artista - travolto da cotanta esuberanza - si concedeva pi di una volta; magari anche solo per uscire indenne dalla sera-

ALIAS N. 19 - 14 MAGGIO 2011 (11

Un tempo bisognava meritarselo. Era casuale, inatteso, dipendeva dagli esiti di un concerto. Oggi prevedibile, scontato e gi scritto nelle scalette dei gruppi a prescindere da come si svolger levento. Contiene, inoltre, i pezzi pi noti di una band che spesso lo utilizza per chiudere in bellezza la serata

ta. E attenzione: qui non si sta negando il diritto a una sosta, a un'interruzione; al contrario una pausa a met show serve a rinfrancare l'artista e a restituircelo vispo per l'ora successiva. Ma che il bis abbia ormai tacitamente rimpiazzato la pausa, questo no, non funziona. unaltra cosa, non un bis. E lo riconosci, nella sua nuova incarnazione, quando sta per arrivare. Lo capisci perch i Rem non hanno ancora eseguito Losing My Religion o perch Lady Gaga ha lasciato fuori Bad Romance. Proprio Michael Stipe (Rem) prefigur negli anni Ottanta l'alba dei nuovi bis; non a caso ai concerti ripeteva spesso: Non scorticatevi le mani. Per quanto forte o piano applaudiate noi in ogni caso tra cinque minuti torniamo sul palco. Traduzione: comunque sia andato il concerto, il bis ce l'avrete lo stesso. Ovviamente ogni ambito di suono ha la sua ritualit e aspettativa culturale. Un concerto rock non assomiglier mai a un concerto jazz, e una esibizione di classica non sar mai come una performance di folk. Alcuni generi (classica, jazz) presuppongono, inoltre, un pubblico comodamente seduto. Se poi nel prosieguo dell'esecuzione l'artista si guadagner/meriter una standing ovation, allora quello sar il momento del bis. Tante le vie prescelte. Tra le pi frequenti quelle in sintonia o a contrasto con lultimo pezzo suonato. L'ideale, ma ci vorrebbe un miracolo, sarebbe un finale preparato appositamente per la serata in questione. Un bis, cio, fuori da ogni prevedibilit. Ma tant'. Sempre pi i bis assomigliano a persuasori nemmeno troppo occulti che adescano il pubblico convincendolo a restare reattivo e a sopportare anche i brani pi letargici, perch tanto arriveranno quei 15 minuti finali, quelli che redimeranno lo show. Ogni artista ha inoltre un rapporto unico e irripetibile con il bis: una volta il pianista classico Rudolf Serkin esegu alla fine dell'esibizione le Variazioni Goldberg di Bach, opera che notoriamente dura ben pi di un'ora! Dal canto suo Rubinstein, fischiato durante l'esecuzione dei Valses nobles et sentimentales di Ravel, ripet quellopera anche nel bis! In ambito jazz, Miles Davis non si curava affatto del pubblico; se per caso non apprezzava l'audience che aveva dinanzi era lesto a darle le spalle e a continuare in splendida solitudine il suo concerto. E se stato sempre molto difficile estorcere un bis ai Velvet Underground, ai King Crimson e oggi, ad esempio, ai Sigur Ros o ai Manic Street Preachers, innegabile che i Metallica abbiano posto grande attenzione ai bis. Spesso avviene che suonino per quasi un'ora e mezza, si allontanino dal palco, chiedano di spegnere le lu-

ci e riaffiorino per altre otto canzoni di seguito. E se Paganini non ripeteva (la storia della celebre frase del 1818 Paganini non ripete ovunque on-line) e lo stesso Elvis quando lasciava l'edificio (Elvis has left the building) lo lasciava sul serio, i Ramones il problema del bis non se lo sono mai posti. Il loro set durava agli esordi 15 minuti e pi in l nella carriera quasi un'ora. Prima che realizzassimo quello che stavamo guardando e ascoltando, la band era gi sparita. In piena filosofia punk, tutto doveva bruciare in una vampata che toglie il respiro, che include di seguito tutti i pezzi forti, che induce il pubblico a chiedere/pretendere di pi. A inseguire il gruppo altrove nel mondo, a riascoltarselo su disco. Lo stesso facevano i Jesus and Mary Chain che dal vivo non si spingevano mai oltre la mezz'ora e che agli inizi si esibivano con le spalle rivolte al pubblico, lezione appresa dai Velvet Underground a cui si ispiravano. Li vedevi e non capivi dove finiva il concerto e dove iniziava il bis; era un unicum sonico che lasciava a bocca aperta. Ora l'unico segnale che un concerto sia davvero finito sono quelle luci, bianche, accecanti che alla fine trionfano e illuminano a giorno il palco. Sopra, i resti di un evento appena ultimato e i soliti omini in calzoncini che ripongono gli strumenti. Prima di quel momento, tutto pu essere avvenuto; anche che uno show sia stato lungo e pessimo e che proprio quei due/tre bis l'abbiano redento per un istante (includendo in fila tutti i brani pi noti di un gruppo). Ma non basta. Almeno per chi scrive i concerti che trafiggono il cuore sono sempre quelli in cui brevit e qualit trionfano, altro che quantit offerta per ripagare il costo di un biglietto e bis finale per accontentare tutti (Springsteen che ha fatto delle maratone live un suo tratto distintivo, ovviamente uneccezione). Facile a dirsi, soprattutto se per professione si portati ad usufruire di biglietti e pass gratuiti. Ma il punto di vista non cambia, anche senza biglietti omaggio sarebbe lo stesso. Il meglio di una band va presentato tutto e subito o quantomeno diluito ad arte nel corso dello show. Perch proprio la brevit e la rapidit concetti supremi, a lungo indagati soprattutto da Italo Calvino - danno il senso a una performance, la legittimano, cancellando quelle zone dombra, dilatate e noiosissime, in cui si affastellano pezzi nuovi e brani minori. Ma chi li vuole? Solo cos si pu giungere esausti al bis e non in trepidante attesa. Solo cos il bis - che nella forma odierna non ha pi ragion dessere smette di essere tanto scontato e torna a sferrare il colpo finale, quello pi imprevedibile. Fosse anche una cover, ma di quelle che non ti saresti mai aspettato, per nessun bis al mondo.

di Luca Gricinella

l 20 ottobre scorso ad appena 48 anni scomparsa una voce emblematica del punk, Ari Up. A distanza di pochi mesi ecco la ristampa di uno degli album a cui Ariane Daniele Forster - vero nome - ha prestato la voce, l'esordio dei New Age Steppers, datato 1981. Nessuna operazione di sciacallaggio, quest'anno infatti l'etichetta che ha pubblicato quellalbum, la On-U Sound, compie trent'anni e ha deciso di iniziare le celebrazioni ristampando tre classici del suo catalogo: oltre al debutto dei New Age Steppers primo album nella storia delleti-

ANNIVERSARI COMPLEANNO PER LETICHETTA CHE HA LANCIATO I TACKHEAD

Nel palazzo dellOn-U (Sound)


chetta (e la prima voce a farsi viva proprio quella di Ari Up) -, quello di una delle prime live band dub, i Creation Rebel, con Starship Africa (registrato a fine 1978 e pubblicato nel 1980 tramite 4D Rhythms - Hitrun poi nel 1982 dalla On-U Sound) e il raro Off the Beaten Track (1986) degli African Head Charge. Dietro ognuna di queste uscite naturalmente c' la mano del produttore di fama mondiale Adrian Sherwood, cinquantatreenne boss e fondatore della storica etichetta londinese, testa china sui piatti da quando aveva tredici anni: Una volta un giornalista mi ha descritto come un fan che ha messo le mani sul tavolo del mixer. Non lo diceva come un complimento ma una perfetta descrizione di me e di quanto faccio. Le ristampe On-U Sound previste nel corso del 2011 riportano alla ribalta altre firme notevoli: Dub Syndicate, Bim Sherman, Tackhead, Little Annie, Singers & Players e soprattutto Lee Scratch Perry di cui Sherwood non pu che parlare come un maestro: Senza dubbio il pi grande produttore che ci sia, un Salvador Dal, una via di mezzo tra un direttore dorchestra e un mago. Perry, classe 1936 e collaboratore di Sherwood dal 1986, contraccambia le lodi: C come unalchimia tra me e Adrian. Ci piace stare assieme e ci capiamo bene. Di Perry per questo trentennale prevista luscita anche di un album di remix commissionati a produttori contemporanei. Come accade spesso per simili eventi c di mezzo anche un box-set deluxe che far gola non solo ai patiti del dub. Gi, perch i pi identificano il marchio On-U Sound sia con un suono sia con unattitudine (o background): il suono appunto quello dub, lattitudine quella punk. E se col reggae c un naturale rapporto di sangue, con la new wave e il funk c un incrocio continuo, tratto caratteristico delletichetta di Sherwood. Senza contare lapertura ai suoni etnici. La On-U Sound insomma figlia del versante migliore degli anni Ottanta, di quella premonitrice contaminazione di culture che lha portata in fretta a essere apprezzata non solo dai seguaci dei suoni giamaicani ma anche dagli amanti di Clash, Slits (il gruppo di Ari Up), David Byrne o Esg, per fare dei nomi emblematici. E Sherwood, non solo per ragioni anagrafiche, un collegamento tra vecchia e nuova scuola, con la sua casa discografica che fa proprio da ponte tra questo vivido passato e il presente pi espressivo tra quelli emersi negli ultimi anni, visto che a tutti gli effetti anche parte della genealogia del dubstep: si ascolti per esempio il suono distorto e graffiante di Geoffrey Boycott (brano di Tunes from the Missing Channel, album del 1985 firmato Dub Syndicate) o il groove di Mark Stewart & The Maffia. Ma non solo. Sherwood ha commissionato tra gli altri a Kode9, nome di punta della scena dubstep (per quanto non purista) e boss delletichetta Hyperdub, il remix del brano di Perry Yellow Tongue, uscito appunto per On-U Sound nel 2009. Interpellato sulla collaborazione Kode9 ha citato per lassoluta originalit del suo stile proprio una delle prime ristampe celebrative delletichetta, lo strano album degli African Head Charge, a suo dire luscita pi interessante della neo-trentenne casa discografica. Dal canto suo Sherwood non perde mai occasione per lodare pubblicamente questo movimento nato a Londra e ancora in espansione: La scena dubstep sbalorditiva perch una sorta di evoluzione. Se ascolti i Digital Mystikz ti rendi conto che si tratta ancora di radici giamaicane ma il suono moderno. Se ti limiti a riprodurre sempre lo stesso suono unoperazione nostalgica e la tua musica

Tre ristampe annunciano le celebrazioni per i primi trentanni della label londinese. Dai New Age Steppers di Ari Up al rapporto con Lee Perry fino alla collaborazione con Kode9

12) ALIAS N. 19 - 14 MAGGIO 2011

muore. Tanto dubstep per suona giovane, fresco e nuovo. Insomma il dubstep per me, un po come la jungle - ed entrambi si sono evoluti a Londra grazie alla seconda e terza generazione di origine giamaicana -, un nuovo reggae. Non a caso Sherwood stato recentemente in studio per dar vita a un nuovo progetto dub con un produttore come lui non pi giovanissimo ma ammaliato da questa nuova generazione dedita ai suoni bassi hardcore, Kevin Martin alias The Bug (vedi lintervista qui a fianco). Un album per cui le aspettative di cinquantenni e ventenni viaggiano di pari passo. Prevista luscita anche di un nuovo album dei New Age Steppers con contributi vocali inediti di Ari Up che segue la recente pubblicazione di Voodoo of the Godsent, nuovo capitolo discografico a firma African Head Charge. Insomma sono e saranno mesi intensi per Sherwood e soci, come non capitava dagli anni Ottanta, anche se a dirla tutta il nostro a oggi nella sua carriera, oltre ad aver co-fondato altre tre etichette - Pressure Sounds, Green Tea e Soundboy Records - come pu intuire anche chi lo conosce appena pu vantare miriadi di collaborazioni e side-project. Insomma tutto si pu dire tranne che sia un artista quieto, nonostante la predilezione per i ritmi lenti. dura scegliere un progetto a cui ho partecipato in tutti questi anni e di cui vado pi fiero. Potrei dire lalbum che ho fatto per i Primal Scream, Echo Dek (1997): non molto noto ma un buon album, una sorta di disco noise, atipico rispetto ai generi su cui lavoro di solito. Pi in generale delle mie produzioni sono davvero fiero perch quasi tutte le ho realizzate in pochi giorni. Altre volte invece sono stato dietro a un disco per un anno intero, vedi Time Boom (1987) di Lee Perry o Learning to Cope with Cowardice (1983) di Mark Stewart... un anno per produrli. Ma anche in casi simili in fin dei conti splendido averne preso parte. Volenti o nolenti celebrare gli anniversari spesso significa anche essere stimolati a tirare le somme. Anche per quel che riguarda la carriera solista, visto che il boss della On-U Sound a un certo punto s detto che avrebbe dovuto avere pieno controllo di quanto faceva e non lavorare prima di tutto per soddisfare un altro artista in veste di produttore. C qualche rammarico? Di certo Sherwood non sembra preoccuparsi di resoconti sulla popolarit: Se certe volte non ho ottenuto il successo commerciale di altri artisti la responsabilit solo mia ma sinceramente la cosa non mi tocca: sono fiero della mia produzione e se il mio fiuto per il business mi tradisce, cos sia.

di Grazia Rita Di Florio

n-U Sound sta per onus, che nella traslitterazione inglese significa very important sound, indica cio un progetto molto significativo e di grande responsabilit. Ce lo spiega al telefono Adrian Sherwood, capo di una delle etichette pi importanti in ambito dub, pioniere di un suono trasversale e inedito(si legga articolo accanto), non lasciando trapelare, invero, nessuna emozione per i trentanni della sua creatura, di cui per sotto sotto davvero compiaciuto. Lidea di chiamarla cos stata di un mio caro amico, per sottolineare il concetto di sound di elevato profilo che avevamo in mente quando ho fondato la label, e vuole racchiudere una filosofia di suono e di vita. Sherwood ha un curriculum artistico di tutto rispetto, ma gli va soprattutto riconosciuto il merito di aver inventato unestetica dub, di aver trasformato un genere giamaicano in una raffinata arte dallimpronta occidentale, grazie a un approccio del tutto personale con la tecnologia. Risponde con estrema cordialit alle nostre domande mentre indaffarato nel suo studio, tra una data e laltra del tour con il fido amico dinfanzia, Mark Stewart & Tackhead. Ha persino superato la sua notoria ritrosia verso le interviste e non resistiamo alla tentazione di chiedergli come mai abbia cambiato idea in fatto di sovraesposizione mediatica. In realt continuo a preferire il mio mixer, ma siamo nellera di internet e restare nellombra pu essere nocivo anche per unetichetta affermata, taglia corto. Che significato ha per lei questo anniversario? Sono molto soddisfatto del lavoro che abbiamo fatto nel lungo corso delletichetta, e che dire, sono molto felice che la gente dimostri tanto apprezzamento per il mio sound, per il mio tocco personale al mixer. Ho sviluppato nel corso degli anni un approccio particolare con la tecnologia, ho ricercato un suono che fosse diverso, un suono che fosse davvero in grado di immaginare il futuro, non mi piaceva lidea di scopiazzare i gia-

Al producer il merito di aver trasformato un genere giamaicano in una raffinata arte dallimpronta occidentale. Il Regno Unito un paese multietnico. Qui stato facile mescolare reggae, punk e funk
INTERVISTA/1 O CAMBI O MUORI

Adrian Sherwood, lespressione del dub


maicani tout court e sono contento di esserci riuscito, anche grazie allaiuto di validi collaboratori e musicisti che hanno affollato i miei studi. Non mi piace lidea di restare statico, e cerco di far in modo che il mio tocco continui ad essere originale, cos continuo a lavorare tutti i giorni con la stessa passione e lo stesso impegno del primo giorno. A quali progetti avete lavorato per questo anniversario? E cosa avete ancora in cantiere? Attualmente sto lavorando con Little Axe a un album tra blues e dub, un album fantastico a mio avviso con un beat molto fluttuante e ospita Skip McDonald con Roots Dub Band e Dub Syndicate, un manipolo di visionari e artisti eccellenti. una sorta di riunione di famiglia, o una prova di fedelt come per il proprio cane (ride, ndr). ancora in corso lantica collaborazione con Lee Perry, con il quale sto lavorando a un nuovo album dal titolo Modern Sound in Dub, in cui insita la consueta mistica di Lee Perry, che ospita anchesso contributi importanti come Congo Natty (alias Rebel Mc, ndr). Questo album uscir per il prossimo anno. Poi un album con New Age Steppers in ricordo di Ari Up delle Slits. Sempre per il prossimo anno in uscita un altro lavoro di cui sono veramente orgoglioso, un disco che prevede il contributo di sole cantanti donne di tutto il mondo, cinesi, arabe, etiopi, russe, spagnole; per lItalia abbiamo Mama Marjas, un lavoro dal titolo Dub... No Frontiers. Sono molto felice anche di aver rimesso in scena African Head Charge, un lavoro strepitoso, Voodoo of the Godsent. Lei ha iniziato ad appassionarsi al reggae da giovanissimo in un momento molto particolare a livello politico e sociale in Inghilterra. In che contesto nasce la sua passione per questa musica? Sai, la Gran Bretagna un paese multirazziale, pieno di pakistani, indiani, africani, caraibici, e allora si ascoltava molto funk, emergeva unidea particolare di pop, e si ascoltava anche molto reggae. Cos mi sono appassionato al reggae ascoltandolo con un gruppo di amici dalle origini differenti, avevo circa dodici anni. In questo contesto sono nate in seguito band come Asian Dub Foundation e altre, da un miscuglio di suoni e di etnie... Il reggae era una musica carica di spirito di rivolta, che attecchiva molto tra i caraibici e i neri impegnati a migliorare e le loro condizioni di vita, ma anche tra il sottoproletariato bianco o qualche figlio di pap affetto dalla sindrome di ribellione generazionale. Fu cos che avvenne lincontro tra il punk e il reggae, perch cerano molti punti di convergenza su alcune questioni, sulle rivendicazioni politiche e sociali che fecero in modo che i due generi musicali si fondessero. Cos avvenne lincontro con i Clash e le Slits? Cera uno scambio fruttuoso tra gli artisti e lincontro tra i due mondi musicali fu molto prolifico, come sappiamo. I Clash e le Slits erano gruppi molto politicizzati e facevano una musica che aveva i piedi per terra. Furono interessati dal lavoro che stavo facendo con alcuni artisti afrobritannici e caraibici cos nacquero le nostre collaborazioni. Ari Up era splendida, mi ricordo un tour fantastico in Italia, a Modena dove fummo invitati a una festa organizzata dallallora

Parlando del suo particolare approccio alla tecnologia, lei stato il primo a registrare intere tracce in reverse? S, ho provato a lavorare intere tracce in reverse perch volevo aumentare leffetto shuffle e la velocit rispetto al downtempo dub. Ho pensato che avrei potuto avere questo effetto mandando la traccia allindietro. Cera poi la possibilit di aumentare leffetto strascicato, una tecnica come unaltra per tentare di attualizzare il sound. Ho tentato aggiungendo un riverbero che suonava come in una trappola tipo koww koww, ma se lo mandavi al contrario diventava shhok shhok, aggiungendo un delay, e mischiando random bass line, batteria, colpi, tutto al contrario... Ma secondo lei il dub ancora il suono del futuro? Io cercherei ancora tra la black music per capire dove si pu andare nel futuro, tutto limmaginario visionario e mistico che ha guidato questa musica nel passato contiene anche lingrediente del futuro. Continuerei a preoccuparmi di avere una solida sezione ritmica, cosa che la musica moderna dimentica di fare, anche la dancehall per esempio, vero che ci sono ottimi album dancehall, ma la maggior parte delle produzioni ha un suono molto debole, ripetitivo e poco ipnotico. Per me resta fondamentale la linea di basso, lavorerei di pi su quella per avere un suono potente, che senti nella pancia. Mi piacciono il dubstep e la jungle, e per questo ho lavorato con artisti come Kode9 e Mala (Digital Mystikz, ndr). Mi piace ancora Dm Sheffield. Non un caso che i migliori produttori reggae siano anche produttori dubstep, che rappresenta levoluzione della musica passata. Evolvere o morire.

Partito comunista italiano. Come nasce la On-u Sound? Avevo uno stock di musica e una serie di ritmi che avevamo registrato in un piccolo studio, e mi sono detto: che ci faccio di tutta questa roba?. Cos ho pensato, perch non registrare un marchio in grado di far venire alla luce del sole questo materiale? Tra laltro dovevo fare un tentativo per sopravvivere non avendo investito in una formazione intellettuale, tutto il tempo dedicato alla musica poteva servirmi anche per questo. E ho deciso di tentare, avendo gi fondato una societ di distribuzione, J&I con un giamaicano e una piccola etichetta, la Hit Run, con cui lavoravamo con parecchi produttori e con i negozi di musica indipendente a Londra, prima ancora di Carib Gems. On-U Sound rappresentava quindi un progetto pi ambizioso, come ti ho detto prima.

di Andrea Mi

Nellimmagine grande Bonjo degli African Head Charge e Adrian Sherwood (foto Kishi Yamamoto); qui accanto Ari Up, sotto Lee Scratch Perry, in alto a sinistra Sherwood (foto Yamamoto) e a destra Kevin The Bug Martin

e le recenti jam di Sherwood con Lee Perry hanno idealmente saldato un ponte tra la prima generazione di produttori dub giamaicani e quella di mezzo cresciuta in Inghilterra, le nuove architetture soniche progettate assieme a Kevin The Bug Martin promettono di spingere ancora pi lontano il concetto di future dub, in un ideale passaggio di consegne tra due delle menti pi brillanti e prolifiche della scena musicale doltremanica e tra due etichette che lhanno segnata in maniera indelebile. Lannuncio della Ninja Tune della prossima uscita di un disco a quattro mani dei due ha creato fremente attesa soprattutto in chi ricorda le meraviglie della loro collaborazione nel remix di The Bug per Ignorant Version, traccia del debutto solista di Sherwood Never Trust a Hippy (2003). In occasione di un suo recente live fiorentino abbiamo intervistato Kevin Martin. Puoi raccontarci le intenzioni artistiche del progetto The Bug? The Bug nasce grazie allossessione per la musica giamaicana che ho sviluppato nei molti anni in cui ho vissuto in un quartiere londinese a predominanza caraibica. Sentivo quella musica ovunque e ho imparato ad amarla perch non ha formule prestabilite n regole. sperimentale, rilassante e asseconda la mia passione per le linee

INTERVISTA/2 KEVIN MARTIN

Un Bug nella rete. Come nascono i bassi


di basso. Da ragazzo ho deciso di fare musica dopo aver ascoltato Joy Division, Hsker D, Killing Joke, ma non realizzavo quanto fossero fondamentali le linee di basso anche in quei suoni. cos che credo di essere stato introdotto alla musica ibrida, mutante. La rivoluzione dell'elettronica sta nella possibilit di personalizzare il suono, dipende dal modo in cui le macchine traducono il tuo linguaggio. Nel dub ho visto una filosofia di vita, una maniera di filtrare tutta lesperienza attraverso lidea di mutazione. Pi che mai ora che internet accelera laccesso alle informazioni fondamentale filtrare, scegliere il proprio ritmo. Capito ci il mio modo di produrre musica cambiato. La combinazione di queste componenti ha creato The Bug. Lincontro tra la tua passione per il dub e la tua attitudine elettronica avvenuto anche grazie a John Peel e i sound system? John Peel ha avuto un ruolo chiave. Ai tempi non c'era internet ma tramite la sua trasmissione riuscivo a sentire tanta musica nuova. Per me il suo show era una religione. Vivevo in una piccola cittadina nel sud dell'Inghilterra, senza connessioni con le grandi citt n con le scene musicali. Peel diventato la mia guida. Un mese dopo il mio trasferimento nell'east end londinese invece andai a una sfida tra due sound system: Iration Steppa e Disciples. Rimasi stupefatto dalla fisicit di quel suono, dal volume, dal potenziale psichedelico di quella situazione che sconvolgeva completamente le regole degli show musicali: non c'erano luci, non c'era palco, la gente si posizionava tra due colonne di casse di grande qualit e partecipava a una specie di rito meditativo perdendosi nel suono. Cosa puoi anticiparci della collaborazione con Sherwood che uscir su Ninja Tune? Dopo la lunga parentesi con King Midas Sound ho sentito il bisogno di tornare a uno dei miei amori originari, ripensando alla prima collaborazione con Sherwood. Quello registrato con lui sar il mio primo album propriamente dub e mi piace che risulti la fusione di due esperienze fondamentali per la musica inglese come Ninja Tune e On-U Sound. Dentro ci saranno delle reinterpretazioni di vecchi materiali firmati The Bug e di gemme estratte dallarchivio di Adrian. Sto anche lavorando a un altro progetto che si chiama Black Child che uscir su etichetta Jahtari e Soul Jazz. Non mi basta il tempo, credo che dovr clonarmi.

ALIAS N. 19 - 14 MAGGIO 2011 (13

le, post-rock e space-rock per la band statunitense.

Gonjasufi
Psichedelia, hip hop e funk nel progetto del musicista-sciamano Sumach Valentine, in arte Gonjasufi.
BOLOGNA VENERDI' 20 MAGGIO (LINK) TORINO SABATO 21 MAGGIO (IL CORTILE DELLA FARMACIA)

ON THE ROAD
Billy Bragg
Tra i cantautori pi impegnati della scena britannica.
ANCONA SABATO 14 MAGGIO (TEATRO DELLE MUSE) MILANO LUNEDI' 16 MAGGIO (CAMERA DEL LAVORO) REGGIO EMILIA MARTEDI' 17 MAGGIO (TEATRO DE ANDRE') FIRENZE MERCOLEDI' 18 MAGGIO (FLOG)

MILANO GIOVEDI' 19 MAGGIO (BITTE) NAPOLI SABATO 21 MAGGIO (RIOT STUDIO)

la band greca, con loro i conterranei Daylight Misery e i finlandesi Dead Shape Figure.
ROMAGNANO SESIA (NO) SABATO 14 MAGGIO (ROCK'N'ROLL ARENA) ROMA DOMENICA 15 MAGGIO (INIT)

Acoustic Guitar Meeting


La rassegna internazionale dedicata alla chitarra acustica giunge alla sua quattordicesima edizione e rinnova l'appuntamento con concerti, workshop, corsi, mostre e quant'altro. La kermesse, che si apre il 18, vede tra le performance live quelle di, il giorno successivo, Giulia Millanta, Hussy Hicks, Andrea Braido Acoustic Duo e Guitar Republic (Pino Forastiere, Sergio Altamura, Stefano Barone), di Roberto Dalla Vecchia, Massimo Gatti, Beppe Gambetta, Mike Marshall e The Kruger Brothers (il 20) e Soumik Datta & Nico Di Battista, Diane Ponzio, David Essig, Mauro Di Domenico, Francesco Loccisano con ospite Eugenio Bennato, e Angel Parra, figlio di Victor Jara e Violeta Parra alla memoria dei quali viene consegnato il premio Corde & voci per dialogo e diritti.
SARZANA (SP) DA MERCOLEDI' 18 A SABATO 21 MAGGIO (FORTEZZA FIRMAFEDE)

Gold Panda
Vari epp e un solo long playing per il musicista, compositore e produttore inglese.
TORINO VENERDI' 20 MAGGIO (SPAZIO 211)

Bonaventura e il coro A Filetta (teatro Olimpico, ore 21), la formazione Dajaloo che unisce percussionisti africani a Pietro Tonolo, Giampaolo Casati e Roberto Rossi (Panic Jazz Caf Trivellato, ore 22).
VICENZA SABATO 14 MAGGIO (VARIE SEDI)

Jazzsteppa
A Roma il combo dubstep inglese.
ROMA SABATO 14 MAGGIO (ANIMAL SOCIAL CLUB)

Greg Trooper
Nel solco della tradizione cantautorale folk statunitense.
MILANO MARTEDI' 17 MAGGIO (NIBADA THEATRE) MEZZAGO (MB) GIOVEDI' 19 MAGGIO (BLOOM)

Roma Napoli Rio


La manifestazione intende unire bossanova, musica mediterranea e jazz. I primi artisti in cartellone sono il chitarrista Irio De Paula, Francesco Loccisano in solo e il gruppo Curandero specializzato in samba e bossanova.
ROMA SABATO 14, GIOVEDI' 19 E VENERDI' 20 MAGGIO (BEBA DO SAMBA)

The Crookes + Call Me Animal


Due emergenti indie band britanniche, la prima da Sheffield e la seconda da Londra.
MILANO LUNEDI' 16 MAGGIO (TUNNEL)

Alexis Gideon
In concerto il musicista, animatore e regista statunitense.
RAVENNA VENERDI' 20 MAGGIO (CISIM) ROMA SABATO 21 MAGGIO (SINISTER NOISE)

Baba Sissoko
Lartista maliano porta le note della sua Africa, al suo fianco Taman Kan.
ROMA SABATO 14 MAGGIO (CS ANGELO MAI)

The Selecter
Con gli Specials e i Madness sono stati i principali artefici della (ri)nascita della musica ska in Inghilterra. Eravamo alla fine degli anni Settanta, in piena epoca punk, e loro cantavano Too Much Pressure...
ROMA MERCOLEDI' 18 MAGGIO (CIRCOLO DEGLI ARTISTI, CON THEE OH SEES) LECCE GIOVEDI' 19 MAGGIO (OFFICINE CANTELMO) RIMINI VENERDI' 20 MAGGIO (VELVET) GORIZIA SABATO 21 MAGGIO (PIEFFE FACTORY)

Wolf People
La band inglese si muove tra l'hard rock e il progressive.
TORINO SABATO 14 MAGGIO (SPAZIO 211) MARINA DI RAVENNA (RA) DOMENICA 15 MAGGIO (HANA-BI) SEGRATE (MI) LUNEDI' 16 MAGGIO (MAGNOLIA)

Meat Puppets
Una band che ha fatto la storia dellhardcore punk statunitense.
BRESCIA SABATO 21 MAGGIO (LATTE+)

Jazz a Roma
Nel rinato locale di Largo dei Fiorentini (Music Inn) suona il gruppo Apogeo (Max Ionata, Claudio Filippini, Bebo Ferra, Anthony Pinciotti) di Giovanni Tommaso. LUniversit Cattolica del Sacro Cuore apre il suo auditorium per un concerto di Javier Girotto con Aires Tango per presentare il nuovo cd Alrededores de la ausencia. Nella programmazione dellAlexanderplatz il quartetto di Paolo Recchia con Alex Sipiagin, il gruppo del batterista Fabio Accardi che presenta lalbum Melodrumatik, i trii con Elio Tatti/Giampaolo Ascolese/Mauro Zazzarini e con Roberto Tarenzi/Pietro Ciancaglini/Roberto Pistolesi.
ROMA SABATO 14, MERCOLEDI' 18, VENERDI' 20 E SABATO 21 MAGGIO (MUSIC INN, AUDITORIUM DELLUNIVERSIT CATTOLICA DEL SACRO CUORE, ALEXANDERPLATZ)

Oriental Night Fever


Il progetto, nato da un'idea dello scomparso Hector Zazou, ripropone alcuni classici della discomusic degli anni Settanta in versione world music, con Barbara Eramo, Stefano Saletti e Ominostanco.
ROMA SABATO 14 MAGGIO (KE NAKO)

Alpha Blondy
Lultracinquantenne artista reggae originario della Costa dAvorio.
BOLOGNA SABATO 14 MAGGIO (ESTRAGON)

Crossroads
Il festival prosegue con il progetto Mistico Mediterraneo di Paolo Fresu e Daniele Di Bonaventura, con il coro A Filetta (domani) e con il doppio appuntamento di venerd 20, in programma il duo Francesco Cafiso/ Dino Rubino in Travel Dialogues e il Mattia Cigalini Quintet con ospiti Tullio De Piscopo e Marco Tamburini in Arriving Soon.
RUSSI (RA) DOMENICA 15 MAGGIO (TEATRO COMUNALE) CORREGGIO (RE) VENERDI' 20 MAGGIO (TEATRO ASIOLI)

The Business
Nata agli inizi degli anni Ottanta, la band londinese si rif al movimento skinhead O. Sul palco anche Bad Luck Charms.
BERGAMO SABATO 21 MAGGIO (CS PACI PACIANA)

Atari Teenage Riot


Torna la band hardcore techno tedesca di Alec Empire. Con loro Army of Universe.
ROMA GIOVEDI' 19 MAGGIO (ALPHEUS) MILANO VENERDI' 20 MAGGIO (LAMBRETTO)

Cristina Don
Torna dal vivo la cantante/autrice di Rho.
PALERMO MERCOLEDI' 18 MAGGIO (CINETEATRO DANTE) CATANIA GIOVEDI' 19 MAGGIO (MERCATI GENERALI)

Blank Dogs
Il progetto del newyorkese Mike Sniper, tra lo-fi, garage, post punk e synth pop.
TORINO MERCOLEDI' 18 MAGGIO (SPAZIO 211) BRESCIA GIOVEDI' 19 MAGGIO (VINILE 45) MARINA DI RAVENNA (RA) VENERDI' 20 MAGGIO (HANA-BI) SEGRATE (MI) SABATO 21 MAGGIO (MAGNOLIA)

Esben & The Witch


Il trio di Brighton ha appena pubblicato l'album d'esordio, Violet Cries, e guarda alle sonorit dark wave anni Ottanta.
BOLOGNA SABATO 14 MAGGIO (COVO)

Buddy Whittington
Blues e southern rock per il chitarrista texano.
LEGNANO (MI) LUNEDI' 16 MAGGIO (LAND OF LIVE) TORINO MARTEDI' 17 MAGGIO (LAPSUS) PISA MERCOLEDI' 18 MAGGIO (BORDERLINE) VIGNOLA (MO) GIOVEDI' 19 MAGGIO (STONES CAFE') ROMA VENERDI' 20 MAGGIO (JAILBREAK)

Marlene Kuntz
In tour la band piemontese per presentare il nuovo disco, Ricoveri virtuali e sexy solitudini.
RIMINI SABATO 14 MAGGIO (VELVET)

Ah-Um Jazz Festival


La nona edizione della rassegna milanese propone il progetto multimediale di Roberto Masotti ImproWYSIWYNG - Re-beginning, con Masotti (concept e immagini) Gianluca Lo Presti-R. Masotti (controllo live video), Guido Mazzon (tromba/cornetta),Walter Prati (violoncello, elettronica)
MILANO MERCOLEDI' 18 MAGGIO (ZONA K)

Robert Wyatt
Un mito della musica, dagli anni Settanta a oggi.
FIRENZE MARTEDI' 17 MAGGIO (STAZIONE LEOPOLDA)

Modena City Ramblers


Dal folk irlandese alle sonorit latine ai canti rivoluzionari.
FERRARANUORO SABATO 14 MAGGIO (SPAZIO BOWLING)

Palazzetto Bru Zane


Oltre a eventi collaterali in altre sedi, la stagione concertistica nella struttura veneziana prevede per domani La prova del virtusosismo, musiche di Dukas, Ravel e Heisser, per il 17 Un pomeriggio nel salotto con opere di, tra gli altri, di Faur, Debussy, Rossini, Donizetti,Hahn, Messager e per il 21 Trii con pianoforte con il Trio Hochelaga.
VENEZIA DOMENICA 15, MARTEDI' 17 E SABATO 21 MAGGIO (PALAZZETTO BRU ZANE)

Melissa Auf Der Maur


La ex bassista delle Hole e degli Smashing Pumpkins in una versione pi acustica.
ROMA MARTEDI' 17 MAGGIO (CIRCOLO DEGLI ARTISTI) SERRENTI (VS) GIOVEDI' 19 MAGGIO (TEATRO COMUNALE) LIVORNO SABATO 21 MAGGIO (THE CAGE)

Agnes Obel
La cantautrice danese presenta il suo disco d'esordio, Philharmonics.
MILANO VENERDI' 20 MAGGIO (TEATRO BLU) ROMA SABATO 21 MAGGIO (CIRCOLO DEGLI ARTISTI)

Gotan Project
Il trio sudamericano riporta sul palco i suoni tra tango, elettronica e jazz.
PADOVA SABATO 14 MAGGIO (GRAN TEATRO GEOX) ROMA LUNEDI' 16 MAGGIO (ATLANTICO LIVE) MILANO MARTEDI' 17 MAGGIO (ALCATRAZ)

Sud Sound System


La band salentina in tour.
CATANZARO SABATO 14 MAGGIO (PEOPLE) TREZZO D'ADDA (MI) VENERDI' 20 MAGGIO (LIVE) FABRIANO (AN) SABATO 21 MAGGIO (POIESIS FESTIVAL)

Angelica
La rassegna ha in cartellone oggi la riproposizione di In D di Terry Riley e In C di Stefano Scodanibbio con il Ludus Gravis Ensemble, per il 17 ancora Scodanibbio in Reinvenzioni, il 18 il Gruppo Ocarinistico Budriese con ospiti Cristina Zavalloni e Roberto Freak Antoni in Terra, mentre dal 19 al 21 tre serate dedicate alla Norvegia con artisti quali Christian Wallumrod, gli Huntsville e altri.
BOLOGNA SABATO 14 E DA MERCOLEDI' 18 A SABATO 21 MAGGIO (TEATRO SAN LEONARDO) LUGO (RA) MARTEDI' 17 MAGGIO (TEATRO ROSSINI)

Thee Oh Sees
Garage rock per la band californiana.
MARINA DI RAVENNA (RA) MARTEDI' 17 MAGGIO (HANA-BI) ROMA MERCOLEDI' 18 MAGGIO (CIRCOLO DEGLI ARTISTI, CON THE SELECTER) TORINO GIOVEDI' 19 MAGGIO (SPAZIO 211) MILANO VENERDI' 20 MAGGIO (PLASTIC)

As Blood Runs Black


Una data per il death metal della band losangelina.
BRESCIA SABATO 14 MAGGIO (LATTE+)

Yo Yo Mundi
La band piemontese presenta dal vivo il nuovo album Munfr.
TORINO SABATO 14 MAGGIO (OFFICINE CORSARE)

Casa del Jazz


Pi italiana e ordinaria la programmazione della struttura capitolina sotto la gestione di Giampiero Rubei. Spicca nel cartellone il Tributo a Ornette Coleman del quartetto di Rosario Giuliani con Fabrizio Bosso; per il resto Partenope Duo (Antonella De Grossi, Marco Siniscalco), Michel Godard & Massimo Pirone Quartet e i domenicali Appunti di Jazz a cura di Lino Patruno.
ROMA SABATO 14, DOMENICA 15 E DA GIOVEDI' 19 A SABATO 21 MAGGIO (CASA DEL JAZZ)

Paul Collins
Con i suoi Beat tra i principali e primi esponenti del power-pop.
BRESCIA SABATO 14 MAGGIO (VINILE 45) TORINO DOMENICA 15 MAGGIO (UNITED CLUB)

Oxbow
Tornano le note cupe e sinistre della storica band di San Francisco.
SAN VITO DI LEGUZZANO (VI) VENERDI' 20 MAGGIO (CENTRO STABILE DI CULTURA)

Caparezza
Il rapper di Molfetta tornato con un nuovo album dal titolo Sogno eretico.
VILLAFRANCA (VR) SABATO 14 MAGGIO (PALACOVER) SASSARI MERCOLEDI' 18 MAGGIO (PALAZZETTO DELLO SPORT) TANETO DI GATTATICO (RE) VENERDI' 20 MAGGIO (FUORI ORARIO) MARGHERA (VE) SABATO 21 MAGGIO (CS RIVOLTA)

Das Racist
Il trio con base a Brooklyn mescola nella sua musica hardcore, rap, freak folk e atmosfere da hare krishna.
ROMA VENERDI' 20 MAGGIO (AKAB) VERONA SABATO 21 MAGGIO (INTERZONA)

Abe Vigoda
Da Los Angeles, il ritorno del Tropical punk.
FIRENZE DOMENICA 15 MAGGIO (LOGIC)

Gallon Drunk
Lantitesi del brit pop racchiusa nel sound di questa band dellunderground londinese, superstite degli anni Novanta.
CATANIA SABATO 21 MAGGIO (LA LOMAX)

Clematiday
Una serata per l'associazione onlus Clematide con i live di Virginiana Miller e Offlaga Disco Pax.
MONTEROTONDO (RM) SABATO 14 MAGGIO (PIAZZA DUOMO)

Michael Monroe
Il glam punk del poliedrico Matti Fagerholm, in arte Michael Monroe.
PINARELLA DI CERVIA (RA) SABATO 14 MAGGIO (ROCK PLANET)

Frontier Ruckus
Una sola data per il duo folk-bluegrass statunitense, alle radici del sound chitarristico dell'America.
VARESE SABATO 21 MAGGIO (TWIGGY)

Uli Jon Roth


La chitarra elettrica il suo mondo.
CREMONA SABATO 21 MAGGIO (PARCO EX COLONIE PADANE)

Vicenza Jazz New Conversations


La manifestazione chiude i battenti con la performance Sound and Image che vede le foto di Pino Ninfa e la musica di Enrico Intra e Giulio Visibelli (palazzo Montanari, ore 18), il progetto Mistico Mediterraneo con Paolo Fresu, Daniele Di

Assalti Frontali
La band hip hop romana di nuovo on the road per presentare il nuovo album Profondo rosso.
PERUGIA SABATO 21 MAGGIO (CS IL MATTATOIO)

Six Organs of Admittance


Un mix di indie-rock, sperimenta-

Rotting Christ
Serate dedicate al black metal con

a cura di Roberto Peciola con Luigi Onori (jazz) (segnalazioni: rpeciola@ilmanifesto.it) Eventuali variazioni di date e luoghi sono indipendenti dalla nostra volont.

14) ALIAS N. 19 - 14 MAGGIO 2011

di Andrea Camerino

Jazzsteppa (Gal S Moore e Gal BarAdon) sono una anomalia. In un periodo storico in cui la musica elettronica sembra non avere pi confini in termini di evoluzione tecnologica, c ancora qualcuno che evita di tagliare completamente i ponti con il passato cercando invece una continuit, sia stilistica che compositiva, con ci che ci ha preceduto e ispirato. I Jazzsteppa rappresentano infatti un'esperienza del tutto unica nel panorama elettronico contemporaneo. Il loro raffinatissimo mix fra analogico e digitale non ha eguali in ambito internazionale. Il loro live set (con laptop, batteria, effetti, mc e trombone) e le loro produzioni conciliano, in maniera calibrata e omogenea, le sperimentazioni ritmiche proprie del freejazz con i bassi pulsanti della dubstep, regalando ai propri avventori una visione vintage ma allo stesso tempo estremamente avanzata della musica che verr. I Jazzsteppa (il progetto stato fondato nel 2006 a Berlino) hanno recentemente dato alle stampe un nuovo ep intitolato I-Doser per la Studio Rockers (in cui spicca la sognante Dont Luvs Me, realizzata in collaborazione con la musicista israeliana Efrat Gosh) e sono in procinto di pubblicare, sempre per la stessa etichetta, un nuovo freschissimo album (Hyper Nomads) con ospiti di spessore come, tra gli altri, Foreign Beggars, Borgore, Ghetto Priest e Benjamin Zephaniah e ben venti coinvolgenti tracce tra cui lirresistibile cover di Wipe Out dei Surfaris. Tra le numerose produzioni che hanno pubblicato negli ultimi tempi, per diverse label tra cui Hot Flush, Mg77 e Studio Rockers, dobbiamo sicuramente ricordare il loro cavallo di battaglia American B e l'energica Investment Decision, in cui il caratteristico mashup fra musica tradizionale e nuove tecnologie raggiunge il suo apice. Li abbiaCome nata lidea di concimo incontrati. liare strumenti tradizionali come batteria e trombone Avete appena pubblicato con le nuove tecnologie? un epp, siete in procinto di Entrambi avevamo un backpubblicare un nuovo album ground squisitamente jazz. con tante partecipazioni di Quando eravamo bambini, ci spessore e suonate praticapiaceva andare in giro con il nomente in tutta Europa. stro walkman e, a differenza di una fase estremamente cretanti nostri coetanei, non ascoltaativa della vostra carriera? vamo le hit del momento ma S, siamo davvero impegnatissigrandi artisti jazz come Ornette mi! Quando hai cos tante cose Coleman, John Coltrane e Miles da fare e a cui pensare, non hai Davis. A quei tempi non mi sarei davvero tempo per sederti un mai immaginato che il jazz sarebattimo a riflettere. Devi per forbe poi caduto cos in basso. In za essere creativo, non c alpratica, il suo incontenibile svitro modo. Devi fidarti di ci luppo stilistico sembra essere ferche senti dentro e tenere premo agli anni Settanta. Penso che muto il tasto avanti. mescolare strumenti tradizionali con le nuove tecnologie sia un Potete darci qualche anticimodo come un altro per cercare pazione sui contenuti del di far evolvere la musica jazz in nuovo album? Quando usciquanto tale. La maggior parte r? della gente stenter a credermi, La data di pubblicazione? Ti posma penso davvero che i Jazzstepso solo dire che uscir molto pa siano una jazz band! presto. Hyper Nomads un lavoro denso di contenuti, che meQuali sono i vostri principascola in maniera uniforme li punti di riferimento in amavant-garde jazz, dubstep, bito musicale? Da quali artidrumnbass e funky house. Pensti, generi musicali o contesiamo che molte persone finisti culturali traete maggiore ranno per innamorarsene. ispirazione?

Pensiamo che la musica abbia raggiunto il suo apice tra il 1700 e il 1950 e che da allora sia andata incontro a un progressivo peggioramento. Sia la classica che il jazz sono sempre state forti influenze, insieme a tutte quelle sonorit che, sfidando il passare del tempo, sono arrivate fino a noi. Per intenderci, preferiamo un Renato Carosone a un Fabri Fibra, oppure un Duke Ellington piuttosto che una Lady Gaga. Qual liter con cui realizzate una vostra canzone? La producete prima con il laptop per poi arrangiarla con i vostri strumenti oppure il frutto di una o pi session dimprovvisazione? Sono uno dei co-fondatori del Fat-Pig di Londra, uno studio di registrazione che ha tutta la strumentazione di cui potremmo aver bisogno. Oggi come oggi, dobbiamo solo andare l e fare ci che vogliamo. In passato, abbiamo provato di tutto: registrare prima gli strumenti tradizionali e poi il resto, immortalare con un mini-disc i suoni della strada, registrare tutto in presa diretta per poi post-produrre il materiale in studio o masterizzarlo con il nostro laptop su un volo di linea! Lunico nostro vero obiettivo era

riuscire ad ottenere musica che suonasse bene. E pensiamo di esserci sempre riusciti.

INCONTRI QUESTA SERA DAL VIVO ALLANIMAL SOCIAL CLUB

Il 2010 stato sicuramente lanno della dubstep. Quali ulteriori margini di sviluppo ha questo genere musiNel corso di questi anni, in cale? A vostro avviso, per molte vostre produzioni quale motivo il dubstep avete utilizzato vocalist diriuscito a diffondersi cos versi. Come scegliete i votanto in tutto il mondo? stri cantanti? In base a quali vero, il dubstep sta veramencriteri? te esplodendo in questi ultimi Niente di pi facile. Non abbiamesi ma tutti gi sapevano che mo mai scelto un cantante per le stava arrivando, fin dal 2005! nostre tracce. Sono sempre stati Questo genere musicale ha saloro a cercarci! puto soddisfare le esigenze delle persone ma sono sicuro che tra non molto completer il suo ciclo. Tra pochi anni ci sar gi qualcosaltro... I Jazzsteppa sono lunico gruppo dubstep a proporre un live set che mescola analogico con digitale. Come organizzato il vostro live? La cosa senzaltro pi bizzarra che per 75 minuti riusciamo a suonare tutta musica dei Jazzsteppa. Ormai abbiamo un repertorio piuttosto vasto. Alcuni brani durano un minuto, altri sono pi lunghi. Ogni nuovo beat che scriviamo - cosa che per altro avviene ogni settimana - viene regolarmente suonato durante i nostri concerti. Il nostro live una sorSopra due immagini dei ta di mashup di tutti i suoni che Jazzsteppa, in basso dal due persone possono creare sivivo nella metropolitana multaneamente. Qualche volta londinese. A sinistra, diventa cos mostruoso e comin verticale, alcune plesso da costringerci a sederci copertine di lp e ep per dargli un senso! della band inglese

Che musica vi piace ascoltare quando siete nellintimit della vostra casa o in compagnia dei vostri amici? A Londra esiste una stazione radio che si chiama Gold e che propone solo sdolcinate canzoni pop dal 1960 al 1980. Ecco, mi piace ascoltare quella radio 24 ore al giorno. Per quanto riguarda invece dub e reggae, devo ringraziare Melissa Peritore, che ha vissuto insieme a me negli ultimi tre anni. Mi ha praticamente insegnato tutto quello che so di questi generi musicali. Quali sono i vostri progetti per il futuro? Cosa bolle in pentola? Si preannuncia unestate senza precedenti. Viaggeremo senza sosta ed entreremo in studio tutte le volte che si render necessario, cercando di sfornare sempre nuovi suoni. Purtroppo, non siamo ancora stati invitati a suonare a Ibiza. Mi domando se non sia necessario produrre musica house melensa per andarci! Ma di questo noi non ci preoccupiamo. Il nostro vero obiettivo e rester sempre quello di fare casino in giro e di diffondere lamore ovunque andiamo!

Londra oltre il futuro. Ecco il vintage digitale


In attesa delluscita del nuovo album, Hyper Nomads, la band che fa base nella capitale britannica, a Roma per una data del tour europeo. Il nostro live una sorta di mashup di tutti i suoni che due persone possono creare simultaneamente

ALIAS N. 19 - 14 MAGGIO 2011 (15

ULTRASUONATI
AA. VV.

BOOK NOTE

GABLE

BRAZIL BOSSA BEAT! (Soul Jazz)

Il lungo sottotitolo Bossa Nova and the Story of Elenco Records precisa subito che il contenuto riguarda l'etichetta di Rio de Janeiro che, fra il 1963 e il 1970, produce la seconda (e ultima) ondata di bossa carioca, pi jazzy, virtuosistica, disimpegnata, rispetto al boom iniziale (1957-1962). Famosa per gli album dalla grafica essenziale (con soli bianco, rosso, nero sulle copertine, peraltro riprodotte nel corposo booklet) la Elenco sforna ancora ellep di Jobim, Elis Regina, Gilberto, Jorge Ben, Sergio Mendes, Baden Powell, ma punta - come in questantologia di ventitre tracce - su Ed Lobo, Quarteto Em Cy, Nara Neo, Srgio Ricardo, Roberto Menescal all'inizio di una ventennale dittatura che costringer non pochi musicisti, e non solo, all'esilio. (g.mic.)

Poeti sulla luna. Il lato oscuro di Leonard Cohen


Giovanni Vacca
La canzone d'autore e il rock progressivo rappresentarono, in rapporto di opposizione ma anche di completamento (proprio come sarebbe piaciuto a Nietzsche), l'apollineo e il dionisiaco nell'esperienza musicale degli anni Settanta che, anche per questo, furono una straordinaria stagione creativa. A un cantautore simbolo di quel decennio, Leonard Cohen, e all'intero genere del progressive, sono dedicati due libri pubblicati dalla Giunti. Il primo la biografia di Cohen, Una vita di Leonard Cohen, di Ira B. Nadel (pagg. 320, 20 euro). L'autore, professore di Lingua e Letteratura inglese alla University of British Columbia, ha gi scritto su Ezra Pound e James Joyce e segue scrupolosamente le vicende dell'artista fino al 1997 (anno di pubblicazione dell'originale in inglese, ma un paio di postfazioni aggiornano gli eventi). Ne escono fuori i molti aspetti della complessa personalit del cantautore canadese, in una lunga parabola che lo vede trasformarsi da scrittore in rockstar, senza mai abbandonare la letteratura, tra successi e depressioni, vagabondaggi e zen: tutto l'armamentario, insomma, di un bohmien borghese che si rispetti. Si narra anche delle sue passioni giovanili per la sinistra radicale americana (ma non sono mai uscito da me stesso, ammise), della sua amicizia con Dylan e del sostegno dato allo stato di Israele durante la guerra dello Yom Kippur, con le esibizioni per i militari impegnati nel conflitto. Di Cohen, che ha oggi quasi ottant'anni ed stato reinterpretato in Italia da Fabrizio De Andr (Suzanne, Giovanna D'Arco,

CUTE HORSE CUT (Loaf/Audioglobe)

Art-pop davvero sghembo quello che propone questa folle formazione francese. Venti i brani contenuti in Cute Horse Cut, uno pi assurdo dellaltro e uno diverso dallaltro, brani che dimostrano quanto sia fervido limmaginario di questi pazzerelli che giocano con i generi fino a creare uno stile personalissimo. Certo, se cercate musica che si possa anche canticchiare qua non ne troverete molta per quanto alcuni spunti melodici se inseriti in un contesto sonoro pi canonico forse... - ma c di che restare soddisfatti comunque. (r.pe.)

7 7

ROSARIO GIULIANI
LENNIES PENNIES (FDM Dreyfus)

AUSTRA
FEEL IT BREAK (Domino/Self)

Niente che non sia gi stato fatto o ascoltato. Daltronde i clich dellelectropop sono ben definiti da anni, dai Depeche Mode in poi, fino ai Ladytron, Ryksopp e simili. La differenza che per ci fa appezzare questo progetto che fa capo alla polistrumentista e cantante Katie Stelmanis, da Toronto, Canada, sta proprio nelle composizioni, tutte ampiamente sopra la sufficienza e alcune ben oltre la stessa. Dicevamo della voce della leader, non particolarmente originale se vogliamo andare a vedere, ma sa come creare melodie che restano in testa, giocando su costruzioni pi complesse di quanto sia lecito attendersi, regalando momenti davvero alti in Darken Her Horse, Spell Work, Hate Crime, The Noise e The Beat. Resta per qualche dubbio una volta sentita dal vivo... (r.pe.)

Nancy), Nadel sottolinea alcuni elementi (il simbolo del fuoco, la dimensione mitica in cui vivono molti suoi personaggi) importanti per la comprensione della sua opera poetica, che sfuma e si confonde con quella di autore di canzoni e cantante. The Prog Side of the Moon (pagg. 239, illustrato, 22 euro), di Cesare Rizzi, invece una rassegna praticamente esaustiva della scena progressive britannica e tedesca. Accanto ai classici del genere (Genesis, Yes, King Crimson, JethroTull, ecc.) viene dettagliatamente presentata la cosiddetta scuola di Canterbury con tutti i suoi alfieri (Soft Machine e Wyatt, Gong, Caravan, Camel, tra i tanti) e grande spazio dedicato al rock sperimentale tedesco (alle porte del cosmo che stanno su in Germania, cantava in quegli anni Eugenio Finardi), con Popol Vuh, Tan-

SUSANA BACA
AFRODIASPORA (Luaka Bop/Goodfellas)

Dai landos emozionali al forr, dalla cumbia, bomba y plena di Portorico, tango, son, salsa, nuova canzone e valzer messicano, al funk spettinato e decontestualizzato di Hey Pocky Way (The Meters), il nuovo disco di Susana Baca una sagra di poliritmi sprigionati dai vari luoghi della diaspora nera (da cui il titolo Afrodiaspora). Su tutto domina lei, la voce straripante della diva peruviana, debordante, appassionata, piena di una giovialit contagiosa ovunque spanda il suo fremito di vita e di emozioni. Denso e deciso il timbro della chitarra di Ernesto Hermoza, gorgogliante il cajon di Hugo Bravo, cui affidato il compito di esaltare la curiosit e lattenzione della cantante per la poesia lirica nellambito di un consesso che, non riuscendo a rimarginare le ferite, tenta quantomeno di bonificare il percorso, raccogliendo ogni notte, in ogni parte dellemisfero, diverse musiche sotto la stessa luna. (g.d.f.)

gerine Dream, Klaus Schulze, Kraftwerk, Amon Dl e Ash Ra Tempel. Mancano gli italiani, inseriti in un precedente volume dello stesso autore (Progressive & Underground, sempre per la Giunti) e di cui questo lavoro, unica pecca il titolo non proprio brillante, si pone come completamento. Una sezione a parte poi dedicata alle etichette indipendenti, che in quell'epoca lanciarono il genere applicando nuove e spregiudicate strategie manageriali. Il libro di Rizzi, per, soprattutto da guardare, per l'enorme spazio che il progressive diede alla grafica delle copertine che mai come in quel periodo diventarono veri e propri feticci (e il cui uso, se lo ricorder chi c'era, partiva dall'apertura del cellophan e comprendeva non solo la lettura dei testi e la contemplazione delle immagini ma si estendeva fino agli odori del cartone e della stampa).

Altista virtuoso, dalla voce strumentale e dal fraseggio personalissimo, Giuliani si divede tra Italia e Francia. Qui ha avuto occasioni e riconoscimenti nonch opportunit discografiche, legate al produttore Francis Dreyfus (di recente scomparso). Il carattere e la maturit di Rosario Giuliani si stagliano subito nel titolo dapertura che d il nome allalbum: unaustera composizione di Lennie Tristano riletta con la coolness delloriginale unita a un fuoco espressivo quasi travolgente. Sensibile e raffinato nelle ballad, laltista - insieme a un quartetto francoamericano - si muove con grintosa convinzione su 74 Miles Away di Joe Zawinul come in Picchi, rarefatto e pensoso brano originale dedicato alla moglie di Pepito Pignatelli (per anni animatrice del club romano Music Inn). Un grosso calibro del jazz europeo. (l.o.)

ROMOLO GRANO
HO INCONTRATO UNOMBRA(Digisoundtracks)

E per chi ha voglia di ritrovare il sound degli anni Settanta ecco che finalmente esce su cd la colonna sonora di Ho incontrato unombra, mitico sceneggiato Rai della seria mistero e giallo insieme. Autore di queste stupende e imperdibili musiche il maestro Romolo Grano, uno dei compositori pi interessanti della musica applicata agli sceneggiati. Infatti, in questo caso, Grano, cos come aveva fatto per il pi famoso Il segno del comando, costruisce la partitura su una serie di temi che si ripetono, recuperando la matrice sonora e melodica e creando una hit che vendette come mai nella musica applicata: A Blue Shadow, che nella versione di un altro grande come Berto Pisano, segn unepoca! Per chi non nostalgico e ama il sound elettronico italiano. (m.ra.)

RONNIE HAWKINS & THE HAWKS


RONNIE HAWKINS + MR. DYNAMO (Hoodoo Records/Egea)

LEGENDA

FABIO CINTI
L'ESEMPIO NELLE MELE (Soundaymusic)

Elettronica minimale, testi sghembi e un po' criptici, echi di melodie lontane un po' tedesche. Battiato? No, Fabio Cinti, suo epigone anche se, vale la pena dirlo, con classe. Le rassomiglianze ci sono tutte, anche nella scelta di una cover come Cuccuruccu paloma ma l'artista romano ci sa fare come dimostra in pi brani. Deve solo affrancarsi dal modello originale... (s.cr.)

6 8

OMAR SOSA
CALMA (Ota)

WILD BEASTS
SMOTHER (Domino/Self)

STEPHAN CRUMP/STEVE LEHMAN


KALEIDOSCOPE AND COLLAGE (Intakt/Ird)

Gran duo, grande musica, sorretta da unidea della composizione istantanea per niente convenzionale. Lehman, altosassofonista, davvero una stella del nuovo firmamento post-jazzistico. Afferra gli ultimi preziosi suggerimenti dellesperienza di Bird Parker, riflette sulla variet di soluzioni melodiche che stanno tra le frasi ampie e concitate, le sfumature nelloscillazione tra tonale e atonale, le troncature aspre, gli squarci lirici quieti, la sonorit limpida che si fa tranquillamente sporca (ma nellintroversione pacata) per qualche episodio. Crump, contrabbassista, interloquisce e accompagna, usa lo strumento come corpo da percuotere con una certa regolarit della scansione, si concede sequenze solitarie di liquida pensosit. Bellissime le pause, laccuratezza con cui viene evitato il tutto pieno che la debolezza dei jazzmen, specie in duo. Due menti sopraffine. (m.ga.)

Il pianista cubano sceglie - ed la quinta volta - la dimensione dellimprovvisazione per piano solo: acustico, Fender Rhodes con elettronica e campionamenti (il tutto registrato rigorosamente dal vivo, seppur in studio, senza sovraincisioni). Quando Sosa si propose - era il 1997 - la sua musica era quasi ossessivamente poliritmica, impegnata a connettere in una dimensione spesso collettiva i linguaggi della diaspora nera, con risultati di travolgente efficacia. Con il passare degli anni e delle esperienze Sosa si domiciliato nellarea del Mediterraneo, ha messo su famiglia e intrapreso un percorso che , senza rinnegare il passato, lo porta a esplorare attraverso la musica linteriorit. In pi ha accentuato laspetto melodico-timbrico della sua produzione. Da sempre devoto agli Orisha, il pianista afrocubano indugia in Calma su tempi lenti, lavora sulle risonanze (musicali ed emotive), distilla sonorit ampie e pastose, che tendono a trasformarsi in colori dalle pennellate ampie. Sosa parla di riflessione, intimit, speranza, ottimismo, pace: non , per, la sua una ritirata dal mondo quanto unautodifesa, una sorta di ecologia sonora. (l.o.)

Che i Wild Beasts avessero le qualit e soprattutto le potenzialit di un grande gruppo ci era sembrato abbastanza chiaro gi dal debutto Limbo, Panto. Sensazione confermata, in parte, dal secondo lavoro, Two Dancers, che li ha portati a guadagnarsi un pubblico sicuramente pi ampio ma che, pur ottimo, a noi era sembrato un tentativo di ripercorrere la stessa strada dellesordio anzich osare qualcosa daltro. Per quella sensazione che fossero davvero bravi e che potessero rappresentare una via diversa ai clich dellindie pop rock non era svanita, e quando abbiamo ascoltato per la prima volta questo nuovo Smother ci siamo fatti i complimenti perch ci avevamo preso. Smother lalbum della maturit, un disco in cui concretizzano il loro sound, dando meno risalto alla parte ritmica - quasi tribale - dei lavori precedenti per dare spazio e forza alle atmosfere e attenzione alla composizione. Le voci, il falsetto sempre pi concreto e sicuro di Hayden Thorpe e il baritono di Tom Fleming, si intersecano e collaborano di pi e meglio, e anche lo spettro sonoro si apre a nuove soluzioni. E come per incanto ci appare lo spettro di Mark Hollis e dei suoi Talk Talk... (r.pe.)

Dall'Arkansas, per scrivere pagine memorabili del rockabilly. Ma non solo. Come molti altri della sua generazione, Presley in testa dal cui genetliaco lo dividono solo due giorni e poco meno di 400 miglia, deve molto a gente come Slim Harpo, Howlin' Wolf, Bo Diddley, gli eroi di Chicago e molti altri. Nei primi due dischi della sua carriera qui raccolti e che comprendono ventiquattro incisioni tra il 1959 e il 1960, si trova la giustificazione di uno dei suoni nickname pi noti Prof. of Rock'n'Roll. E tanta, davvero tanta african-american music. Il futuro poi sappiamo cosa riserver. Molta pi gloria ai musicisti bianchi che metabolizzeranno questi suoni (ascoltate Clara, Diddley docet), piuttosto che ai loro colleghi. Ma questa un'altra storia. (g.di.)

KODE9 AND THE SPACEAPE


BLACK SUN (Hyperdub/Goodfellas)

Il titolo dice gi molto del secondo album di Kode9 e Spaceape, visto che alla base della loro musica ci sono suoni oscuri con origini calde. Il duo di stanza a Londra d alle stampe un disco di bass music che pu avere la tensione di un rito tribale e pochi istanti dopo quella di un paesaggio urbano notturno e ostile, con ritmi in movimento tra dub e house. Ritmi e suoni dopati attraversati per giunta dalla voce robotica di Spaceape, vero e proprio elemento distintivo, non solo nel panorama della musica dai bassi pi penetranti. Il dubstep, per come lo abbiamo conosciuto, da queste parti sembra gi passato e, considerato il fermento londinese, una conseguenza naturale. (l.gr.)

RETINA.IT
RANDOMICON (Flatmate/Family Affair)

FOJA
'NA STORIA NOVA (M. Principale-F.Heads/Audioglobe)

L/O/N/G
AMERICAN PRIMITIVE (Glitterhouse)

Cose nuove. Che arrivano da Napoli. Ottimo esordio per i Foja, formazione imperniata su voce, chitarre, basso e batteria. Quattro musicisti che danno vita a un lavoro molto interessante dove emerge una forte attitudine al cantautorato, in versione rock. Tanti sono gli influssi che possono essere percepiti, che vanno dalle storie grunge alle vibranti ballate dei Days of the New, passando per strali chitarristici che sanno di tex-mex e Calexico, nonch di reminescenze dei romani Elettrojoice. Il tutto espresso in suoni sia elettrici che acustici, con un cantato in napoletano. Canzoni, che da quelle parti le sanno scrivere bene. E si sente. Su tutto, il brano 'A freva. Benvenuti. (g.di.)

La lunghezza messa tra le barre sta a indicare otto anni. Otto anni in cui Chris Eckman, l'uomo che ha inventato i Walkabouts e mille altri gruppi laterali, sempre al confine tra finezze art rock e solidi richiami roots nordamericani, ha avuto modo di trovare un compagno di suoni, di atmosfere, di ricerca imprevedibile: Rupert Huber, nome facilmente riferibile all'elettronica, ai beat metronomici, alle hit riempipista dei Tosca. Tutta un'altra storia, invece: perch quando Eckman ha cominciato a fare lunghe session con il bavarese ha scoperto che era un ottimo pianista, un certosino conoscitore della musica classica, un curioso a tutto campo. E cos il tempo passato, tra incontri fisici e scambi di file via internet. andata a finire che, a giochi fatti, Eckman s' trovato a maneggiare l'elettronica, e Huber gli strumenti acustici, e viceversa, in un gioco di specchi che non ha lasciato traccia in questa musica americana primitiva, ironico gioco a rintracciare le piste originarie in quei settantotto giri che i collezionisti cercavano come tesori nascosti nelle pieghe degli States. Chiss se un giorno, tra cent'anni, anche queste splendide, oscure, a tratti lampeggianti dieci tracce saranno oggetto di caccia al tesoro. Probabilmente s. (g.fe.)

stefano crippa gianluca diana grazia rita di florio guido festinese mario gamba luca gricinella guido michelone luigi onori roberto peciola marco ranaldi

C' qualcosa di primordiale e possente, nella corrusca musica elettronica dei Retina.it: mutatis mutandis, si potrebbe fare un paragone con certe avventure teutoniche da futuro remoto dei Can, dei Faust, o, per avvicinarsi al presente, al senso di impaurita meraviglia che distillano i nordici Supersilent. Il duo pompeiano attivo da un trentennio (Lino Monaco e Nicola Buono) in Randomicon, tutto suonato su synth modulari in gran parte autocostruiti, gioca con classe superiore sui timbri e sulle ritmiche, in una scarnificazione essenziale (figlia del mai rinnegato amore per la techno sperimentale) che riporta a una sorta di magnifico grado zero della musica. Non un caso che anche il trombettista Giorgio Li Calzi li abbia voluti in Organum. Roba da specialisti veri. (g.fe.)

16) ALIAS N. 19 - 14 MAGGIO 2011

Pasolini a Chia (Viterbo), nellottobre 1975, in uno degli scatti definitivi di Dino Pedriali

LULTIMO PASOLINI NELLE FOTOGRAFIE DI DINO PEDRIALI

Limpronta rivelatrice
di Emanuele Trevi
oche idee morali sembrano giuste e necessarie come quella che suggerisce di vivere ogni giorno come fosse lultimo. Scacciando via da s, dunque, come una fastidiosa menzogna, lidea di possedere un futuro, una serie indefinita di assi nella manica da calare sul tavolo della sorte. Delluomo che si affranca da questa illusione, si pu dire che si riappropriato interamente della propria umanit. Ha accettato da caricarsene tutto il peso sulle spalle, senza attenuanti e senza consolazioni. Perch se vero che il divenire qualcosa che accade nel tempo, altrettanto vero che solo il presente pu renderlo visibile, e reale. forse questo il motivo profondo per cui il tipo particolare di nobilt danimo che traspira dai ritratti di Pier Paolo Pasolini scattati da Dino Pedriali quello di chi non fa nessun conto sul tempo che gli rimane. Tra la seconda e la terza settimana dellottobre 1975 quel tempo veramente ridotto a pochi giorni. Ma n il grande scrittore, che ha cinquantatr anni (e dunque, n vecchio n giovane, proprio nel mezzo dantesco della vita), n il fotografo, che ne ha ventiquattro, possono saperne qualcosa. Non c nulla, in questo stupendo servizio fotografico, che assomigli a un presentimento, che alluda a una catastrofe imminente. Semmai, quella che Pedriali riesce a far vedere una condizione irreversibile di solitudine: lessersi spinto di Pasolini in un territorio dove nessuno dei suoi simili potr pi fargli compagnia. Sfogliare la ristampa dellopera di Pedriali (Pier Paolo Pasolini, Johan & Levi Editore, 27,00) unespe-

Nellottobre 1975, a poche settimane dalla morte, Pasolini si sottopone allobiettivo di un giovane fotografo, prima nella casa di Sabaudia, poi in quella di Chia: e qui il servizio, che lo ritrae nudo, ha un giro di vite. Sfogliamo quellalbum-calco ora ripubblicato

rienza di rara intensit. Allinizio crediamo di guardare una serie di immagini. Ma a partire da un certo punto, ci accorgiamo che un racconto quello di cui, sempre pi ammirati e sconcertati, tentiamo di decifrare la trama, di interpretare il finale. E dire che lincontro tra il grande poeta e il giovane fotografo, destinato a produrre conseguenze cos importanti, era nato sotto il segno della casualit e della reciproca diffidenza. Ma non forse vero che pi lincontro importante, pi si era partiti da lontano? Non tutto chiaro, nella storia di questo rapporto. Non a caso Walter Siti ne ha tratto lispirazione per un racconto (lultimo della Magnifica merce) per nulla preoccupato di verit oggettive. E pi recentemente, Marco Belpoliti ha dedicato a Pedriali e alle sue foto un intero capitolo del suo Pasolini in salsa piccante, dove formula uninterpretazione molto ricca e coinvolgente, soprattutto nel ritratto di un Pasolini terminale, al quale, dopo che i corpi dei ragazzi sono diventati brutti, rimasto solo il suo corpo. Ma andiamo con ordine. I mesi che precedono lassassinio sono fitti di eventi importanti nella vita di Pasolini, e nella sua vicenda artistica. In primavera, escono gli Scritti corsari, mentre Pasolini continua a lavorare sia alle Lettere luterane, sia alle recensioni di libri poi raccolte in Descrizioni di descrizioni. A febbraio, aveva iniziato a girare Sal. Qualche mese dopo, il furto di una parte della pellicola gli porr seri problemi di montaggio. Il posibile tentativo di recuperare queste pizze rubate (magari pagando un ri-

scatto) stato messo in relazione con lassassinio di Pasolini in maniera abbastanza convincente. Sal anche loccasione immediata dellincontro di Pasolini con Pedriali, che conosceva Man Ray, del quale Pasolini voleva utlizzare il famoso ritratto di Sade per la locandina del film. Ma questo pur sommario resoconto non pu omettere il lavoro a Petrolio, iniziato tre anni prima, nel quale Pasolini pensava di rimanere invischiato per il resto della vita. Alla sua morte, i frammenti di questo grande libro, tra appunti schematici e sezioni pi estese e rifinite, ammonteranno a poco pi di cinquecento pagine dattiloscritte sulle duemila progettate. Ma anche nel caso in cui fosse stato terminato, Petrolio avrebbe dovuto conservare laspetto di un enorme frammento, di unedizione critica di un testo inedito privo di una versione definitiva. Tutte queste cose, apparentemente molto distanti da un servizio fotografico, finiranno per imprimere una direzione e un significato del tutto imprevisti al lavoro di Pedriali, ignaro del campo di forze nel quale, armato della sua Nikon, sta per inoltrarsi. Un primo gruppo di fotografie viene scattato a Sabaudia, sia nella casa che Pasolini possiede assieme a Moravia e Dacia Maraini, costruita sulle dune della spiaggia, sia per le vie del paese, rivestite dei marmi e dei travertini dellarchiettetura fascista, e sul ponte che attraversa la laguna. Alcune foto di questo primo gruppo sono senza dubbio molto belle, ma se il lavoro di Pedriali fosse finito qui, ben poco ci sarebbe da dirne. Passato qualche giorno, Pedriali e Pasolini si

danno un nuovo appuntamento, diretti questa volta a Chia, un piccolo borgo nella campagna di Viterbo. L c unaltra casa, che Pasolini ha ricavato da una torre medievale circondata da un fiabesco paesaggio di boschi, dirupi, torrenti selvaggi. Ed qui che si verifica quel giro di vite che conferisce al servizio di Pedriali la sua straordinaria efficacia narrativa. Allorigine del mutato clima psicologico, che le immagini testimoniano in maniera cos evidente, c unidea che Pasolini confida a Pedriali: le sue fotografie non dovranno apparire su giornali e riviste, perch diventeranno una parte integrante di Petrolio. Per capire in che senso, baster leggere quella lettera ad Alberto Moravia che nel romanzo incompiuto svolge la funzione di unestrema dichiarazione di poetica, dove Pasolini confessa allamico che, stanco di indossare le vesti del narratore convenzionale, ha deciso di parlare al lettore direttamente, senza nessuna mediazione retorica in quanto io stesso, in carne ed ossa. Imprimendo in tal modo, sulla lingua dellultima opera, una pressione che equivale a un calco, a unimpronta rivelatrice. Ed limmagine di questo essere umano in carne ed ossa, al limite delle sue possibilit di realizzazione individuale, che Pedriali, con unempatia che soccorre la scarsa esperienza, si incarica di catturare nelle sue foto. Con unemozione indefinibile, che cresce a ogni pagina, noi assistiamo a questa straordinaria metamorfosi che non altro che un ritorno a casa, un definitivo riappropriarsi di s. Ecco Pasolini al tavolo di lavoro, un

grande ripiano sgombro, mentre corregge a penna un dattiloscritto. E ancora, accucciato per terra, mentre disegna a carboncino e a china, su grandi fogli sparpagliati attorno a lui, il profilo di Roberto Longhi (e i maestri coinvolti nellomaggio sono due, perch il ritratto di Longhi che Pasolini copia quello che appare sulla custodia del Meridiano curato da Gianfranco Contini, Da Cimabue a Morandi). Ma arriviamo, finalmente, allultimo, splendido capitolo di questa storia. notte, e Pedriali uscito dalla casa, mentre Pasolini, nella camera da letto, si mostra totalmente nudo allo sguardo di qualcuno che, da l fuori, sembra spiarlo oltre il vetro della finestra, dove si stampano i riflessi degli alberi. Magro e muscoloso, col grande cazzo che gli pende fra le gambe, il poeta legge un libro, seduto su una sedia accanto al letto o disteso sulla trapunta bianca. Sembra non possedere unet, o possederle tutte simultaneamente. Per un po fa finta di non accorgersi di essere guardato. Ma poi, il gioco gli viene a noia, e comincia anche lui a guardare oltre il vetro, verso quella che la nostra posizione. Si alzato in piedi adesso, e sembra che faccia fatica a distinguere qualcosa nel buio della notte. Sono qui, sembra dire, sono qui adesso, e questa lama a doppio taglio, questo essere guardati che anche lultima occasione di guardare, tutto ci che resta. E non c rischio pi grande di quello che corre chi accetta di essere nientaltro che se stesso, in carne ed ossa, come un animale, un dio, un condannato a morte.

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Ina van Zyl, Achilles Heel, 2006, LAja, Gemeentemuseum Den Haag

BERSAGLI
I B R

GALGUT

Mesi e mesi di spostamenti, decine di paesi visitati: ma paesaggi, costumi e politica sono spogliati di ogni indice culturale. Per lo scrittore sudafricano viaggiare soprattutto relazionare il proprio io con lAltro

I Caraibi high brow dellesordiente Kincaid


di Caterina Ricciardi
Con scadenze misurate dal 1997 al 2008 quattro romanzi e Un posto piccolo, lesile saggio al vetriolo sulla corruzione neocoloniale della sua isola di origine , Adelphi, promotore in Italia di Jamaica Kincaid (alias Elaine Cynthia Potter Richardson, classe 1949), giunto infine a mandare in libreria In fondo al fiume (traduzione di Mirko Esposito, cura editoriale di Franca Cavagnoli, Piccola biblioteca, pp. 96, 10,00), il primo libro della scrittrice di Antigua, e prologo necessario a inquadrare la sua opera successiva, in special modo Annie John (1985, non ancora tradotto) e lo splendido Autobiografia di mia madre (1997). Maturati nellambito del New Yorker, dove negli anni settanta la neo immigrata (come ragazza au pair) si era conquistata un ruolo nella rubrica Talk of the Town, i dieci racconti di In fondo al fiume nel 1983 assicurarono a Kincaid un fortunato battesimo nel mondo delle lettere high brow. E non a torto. Questo libro canter sul vostro scaffale, scrisse allora Derek Walcott, nonostante lalterit per i pi della materia trattata (fra laltro cos poco da New Yorker) e le difficolt poste da una scrittura personalissima, e da una gestione della forma breve fuori delle convenzioni. Al punto che sembra quasi pretestuoso parlare in questo caso di racconti in senso stretto, perch le dieci memorie o divagazioni poetiche vanno a comporre la storia di uneducazione al mondo dei Caraibi, pi odiato che amato, verso cui latto adulto del rifiuto (lo hanno fatto in molti negli ultimi decenni) non impedir alla linfa nativa di continuare a ribollire nel sangue. Dipanandosi contro un paesaggio socialmente diseredato, lussureggiante in eccesso negli sfondi naturali e minaccioso nei substrati arcani, dopo lautoritario introito intitolato Bambina, un decalogo su come svolgere mansioni femminili (guarda come si prepara un pepper pot), come osservare tab (non tirare sassi ai merli, potrebbe non essere un merlo), e giusti comportamenti (guarda come ci si comporta in presenza di uomini che non ti conoscono bene, per non farti riconoscere subito per quella zoccola che ti ho avvertito di non diventare), e su come imparare pratiche utili (guarda come si prepara un buon rimedio per buttar via un bambino prima che diventi un bambino), il racconto confessionale di Kincaid si genera da una scenografia mentale capace di esprimersi solo nelle modalit dellonirico e del visionario, entrambi custodi del rapporto conflittuale con il (simbolico) materno da un lato e dallaltro (ma forse si tratta della stessa entit psicologica) con il misterioso retaggio culturale dellArcipelago, che conservava negli anni cinquanta la sua ibrida, e unica, identit antropologica. soprattutto nella notte che si scandisce il tempo delliniziazione, il tempo in cui i suoni inquieti dellisola vengono assorbiti da un dormiveglia infantile: C il suono di una radio in lontananza un pescatore che ascolta musica merengue. C il suono di un uomo che geme nel sonno; c il suono di una donna nauseata dai gemiti delluomo. C il suono delluomo che accoltella la donna, il suono del sangue che cade sul pavimento, il suono di Mr. Straffee, il becchino, che porta via il corpo. C il suono dello spirito che ritorna dai morti, e guarda luomo che allora gemeva; lui avr per sempre la febbre. Ecco come si imbastisce un intreccio alla Kincaid. Qui c una storia in sottotraccia (con tanto di zombie), costruita da una scarna fraseologia che affida il suo schema narrativo al suono incantatorio di ritorni lessicali e sintattici amplificanti. Dopo il decalogo materno dellesordio, Nella notte introduce a un sommerso psico-sociologico e amniotico. Difficile sfuggire alla rete dei Sargassi per chi, condizionato dal gender, la pelle nera, e la memoria della schiavit, a quel retaggio deve lumiliazione della propria storia etnica e personale (gli anatemi di Kincaid contro lInghilterra sono ben noti). Il riscatto sintravede quando il giovane soggetto femminile riconosce nel folklore ancestrale (lobeah, e altro) forme di potere alternativo. Non si sfugge, per esempio, al fascino del/della jabless, demoniaca creatura, medusa e metamorfica: una persona che pu trasformarsi in qualsiasi cosa. Ma si capisce che non sono reali dai loro occhi. Gli occhi sono accesi come lampade, cos brillanti che non puoi guardare. Ecco come si capisce che un jabless (). Stai allerta quando vedi una bella donna. Un jabless cerca sempre di assomigliare a una bella donna. Lambiguit del jabless si afferma in Kincaid come lenergia del femminile primordiale: Gli uomini che svuotano latrine vedono un uccello che cammina fra gli alberi. Non un uccello. una donna che si appena tolta la pelle e va a bere il sangue dei suoi nemici segreti. Jabless il potere serpentino del materno: Mia madre si tolse i vestiti e si spalm su tutto il corpo un olio denso e dorato, ottenuto dal fegato di alcuni rettili con il gozzo che aveva sciolto poco prima in una padella rovente. Sulla schiena le venne una corazza di squame color metallo. Jabless contribuisce alla bellezza della negritudine in Nerezza (Come morbida la nerezza mentre scende), il color notte della pelle umana capace di cancellare il soggetto ma anche di fonderlo con la vastit della materia che fluisce libera, e di spogliarlo infine del suo mantello di odio (per la tragedia coloniale). La sospensione del rancore segna linizio del recupero della dignit della razza e del femminile, un recupero perfezionato in In fondo al fiume, lultimo atto, tutto in apnea, di questa educazione caraibica: Rivendico queste cose allora sono mie e adesso sento che sto diventando solida e completa, il mio nome mi riempie la bocca. Certezze non ricevute ma conquistate, che hanno portato Kincaid per le strade del mondo. Mentre Antigua lasciata al turista al quale, ora sappiamo, conviene stare allerta quando vede una bella donna del posto. Non si sa mai, potrebbe essere una jabless.

IN UNA STANZA SCONOSCIUTA DI DAMON GALGUT

Lo spreco conoscitivo di unutopia mobile


di Carlo Mazza Galanti
uello di recensire libri sarebbe un mestiere piuttosto ingrato, abbastanza monotono, se nella quotidiana peregrinazione attraverso il prevedibile paesaggio delle novit non capitasse ogni tanto, raramente, dimbattersi in qualche bene prezioso, in libri che valgono da soli la fatica di leggerne molti altri. In questi casi lindubbio, inconfondibile accadere della letteratura di quella che davvero conta ripaga il perplesso consumatore di prodotti occasionali. Qualcosa simpone, e tutto il resto cade in secondo piano. Se si parlasse soltanto di libri simili credo basterebbe una minuscola percentuale delle informazioni oggi fornite da terze pagine, riviste, blog, siti dinformazione culturale, eccetera. Quella sfera in conti-

nua espansione di discorsi, promozioni, dibattiti che, un po come la famosa mappa borgesiana in scala 1:1, tende a neutralizzare la naturale funzione della critica giornalistica e militante. Ovvero orientare, selezionare, dividere il grano dal loglio. Tutto questo solo per segnalare Damon Galgut come uno di quei rari scrittori che non conoscere sarebbe un vero peccato. Uno di quelli che, appunto, simpongono. I suoi libri bastano a se stessi: indicarli semplicemente il minimo, e forse anche il massimo, che un critico letterario potrebbe e dovrebbe fare. E anzi, volendo essere ancora pi tranchant, a dover scegliere un TQ (per dirla con una sigla allordine del giorno) nellintera area della letteratura in lingua inglese, Galgut sarebbe senzaltro tra i miei principali candidati. Molto prima di Franzen, di Coe, di Eggers e di altri campioni con il posto eternamente garantito nelle vetrine del-

le librerie e sulle prime pagine dei giornali. Tra gli autori sudafricani della generazione successiva a quella di Coetzee e Breytenbach, quello di Damon Galgut nato nel 1963 e gi autore di una decina di opere abbondantemente premiate e apprezzate in giro per il mondo in effetti il nome che viene fuori pi spesso. Da noi sono stati tradotti solo un paio di romanzi per Guanda (tra cui Il buon dottore, un libro splendido, evidentemente riconducibile al filone pi kafkiano di Coetzee, ma senza nulla di epigonale), e questultimo pubblicato da e/o. Diversamente dai suoi libri precedenti, In una stanza sconosciuta (traduzione di Claudia Valeria Letizia, pp. 210, 18,00) non contiene nessun riferimento alla condizione politica, sociale, culturale del paese dove lo scrittore nato e cresciuto. Si tratta di un romanzo autobiografico composto di tre racconti lunghi ma organici,

omologhi, che nel giro di poco pi di duecento pagine ci fanno letteralmente attraversare il pianeta terra: dallo Zimbabwe allInghilterra, dalla Svizzera allIndia. Mesi e mesi di spostamenti, migliaia di chilometri, decine di paesi: eppure confinare questo testo nel pur vasto e poroso reparto della letteratura di viaggio rischierebbe di mancarne completamente la qualit specifica. O almeno, se di letteratura di viaggio si tratta, abbiamo a che fare con un esemplare del genere assolutamente originale. Galgut, come Chatwin, viaggia perch non pu farne a meno, perch qualcosa dimperativo e dirresistibile lo obbliga al nomadismo, a fare lo zaino e lasciare il proprio mondo per un altro dai contorni sconosciuti (o strani: In a strange room il titolo originale del libro citazione faulkneriana tratta da As I Lay Dying). LAltro di Galgut, tuttavia, non ha nulla a che fare con la specificit dei luoghi e delle culture incontrate. impressionante la suprema noncuranza conoscitiva dello scrittore, quasi lo spreco verrebbe da dire. I paesaggi restano lontani come splendidi fondali, i costumi, le genti, la politica dei paesi attraversati sono del tutto assenti: appena qualche tratto, pi che altro accidentale, sfuggito quasi suo malgrado alla penna del narratore. Galgut, come gi ha dimostrato in passato, un abilissimo illustratore di rapporti, incontri, combinazioni relazionali. Ma rapporti, incontri, relazioni appaiono adesso strappati a qualsiasi indice culturale, radice storica o funzionale, liberati di tutto ci che non sia il semplice e incontrovertibile fatto umano di due individui a confronto. Confronto che nellesperienza del viaggio e in particolare del viaggiare insieme (i protagonisti di questi racconti sono proprio i viaggiatori che accompagnano Galgut) assume una dimensione tanto rischiosa quanto paradossale: quasi il partire, labbandono dei luoghi famigliari, invece di aprire isolasse le persone in una sorta di mondo parallelo. Il viaggio, inteso come utopia mobile, esercizio di deprivazione, spoliazione di qualsiasi eredit simbolica (e la scrittura estremamente asciutta di Galgut ne testimonia, splendidamente) allora occasione per sublimare lessenza chimica dei rapporti, la loro nuda meccanica evoluzionistica, al di fuori di pretesti e contesti, liberando lavvicendarsi dei temi intimi, dei motori immobili dellinteriorit, dove psicologia diventa sinonimo di destino e la sua rappresentazione narrativa si espande nel dominio rarefatto dellallegoria. Il seguace, lamante, il guardiano: sono i titoli dei tre momenti che scandiscono il romanzo, tre modulazioni essenziali dello stare insieme (il potere, lamore, la cura), tre personaggi/emblemi che il narratore riconosce in s e nellaltro, o meglio nello spazio tra i due: uno spazio tutto interno alla voce narrante, che perci oscilla continuamente tra prima e terza persona. Elemento stilistico, questultimo, assai caratterizzante, gestito e valorizzato benissimo da Galgut e in qualche modo legato anche al ruolo che investe la memoria nella ricostruzione narrativa del tempo trascorso. Racconto oggettivo e soggettivo, Io passato e Io presente: confusi o alternati nel gioco dei punti di vista. Come nellultimo libro di Coetzee (Summertime), lautobiografia diventa un esercizio di spossessamento. La sincerit un obiettivo difficile da cercare al di fuori di s.

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LA DONNA SULLA LUNA, UNANTOLOGIA PER LA SCOZZESE CAROL ANN DUFFY

DUFFY
Freud, Anne Hathaway, Queen Kong, Little Red-Cap. Questultimo lautoritratto di Duffy stessa, vigoroso Cappuccetto Rosso sedicenne, figlia di operai, che nel bosco la gang degli intellettuali di Glasgow dove lei era nata nel 1955 incontra il Lupo, ossia Adrian Henri, uno dei Liverpool Poets di ventitre anni, suo senior. Lui declama versi con vocione lupesco, la zampa pelosa, la barba macchiata di vino rosso, una stagione dopo laltra le stesse facili rime, gli stessi bislacchi ragionamenti. Lei lo ascolta e impara, e per dieci anni resta nella sua tana. Nel 1977 pubblicano insieme Beauty and the Beast, in cui si prevede un finale capovolgimento dei ruoli: lei, diventata la Bestia, con la sua accetta virile abbatte la Bella, verseggiatrice monotona, e esce dalla foresta, con i suoi fiori, cantando, tutta sola (Little Red Cap). Adrian Henri (1932-2000), insieme a Roger McGough (1937-) e Brian Patten (1946-), sono conosciuti come The Mersey Sound dal titolo del Penguin Modern Poets 10 del 1967, che raccoglie buona parte delle loro poesie, lette o meglio cantate o agite nei pub e nei coffee bar della Liverpool degli anni sessanta. Il loro pubblico erano i ragazzi che andavano ai concerti pop, i comportamenti e i temi erano quelli quotidiani (sesso, guerra del Vietnam, i Beatles, Liverpool e non Londra, le droghe di moda). Erano performer, come Hopkins avrebbe voluto fossero tutti i poeti. La performance poetry, con il suo linguaggio demotico, irrisorio e limpatto fisico dei poeti-attori trionfava nella provinciale Scozia, mentre a Londra i poeti del Movement leggevano compostamente i loro testi ai microfoni della Bbc e subito li pubblicavano. A Roma, dai microfoni del Terzo Programma, Manganelli traduceva e commentava quei poeti: Alvarez, Amis,

Il poeta laureato lesbica


di Viola Papetti
nantologia di poesie che raccolga autori affini per contagio poetico o che provengano dalla stessa piccola patria o che abbiano scritto nel medesimo arco di tempo, accettabile anzi godibile. Dunque, ricchezza e volutt delle antologie di poeti per cui diventiamo degustatori se non proprio giudici della loro qualit, confrontando un poeta con laltro, e stilando classifiche a nostro piacere. Ma non questo il caso di unantologia di un poeta vivente, per giunta poco conosciuto in Italia. Il collage di testi scelti dai curatori spesso surreale: qui un naso, l un piede, a margine un orecchio. Si sente il bisogno almeno di una sua foto per guardarlo negli occhi, di unintervista per quanto banale, di sapere almeno quanti amanti ha avuto, e figli ecc. ecc. In fondo il signor Testo pur stato partorito dalla testa appunto di un essere umano e si rivolge a noi in quanto partecipi della stessa umanit, anche se non della stessa lingua. Questo a proposito dellantologia di poesie scelte di Carol Ann Duffy, La donna sulla luna (a cura di Giorgia Sensi e Andrea Sirocchi, testo inglese a fronte, Le Lettere, pp. 195, 19,00), arricchito di informazioni biografiche e bibliografiche. Di Duffy da non confondere con Maureen Duffy, anche lei poetessa e lesbica era gi uscito nel 2002, sempre presso Le Lettere e curato sempre da Sensi e Sirocchi, La moglie del mondo (1999), una serie di monologhi di personaggi femminili, spesso mitologici, mogli figlie amanti di uomini celebri. Spiritosi, paradossali, raramente romantici, spesso irresistibili come quelli di Frau

BERSAGLI
O E S I

Vigorosa cappuccetto rosso figlia di operai di Glasgow (1955), incontra il lupo Adrian Henri che la attira nella tana dei poeti-performer di Liverpool: ma lei li mescola con la Plath e la Carter, Shakespeare e Hopkins. Fino a laurearsi poeta ufficiale del Regno Unito
Conquest, Fuller, Gunn, Hill, Hughes, Larkin. Alluniversit invitammo i tre Liverpool Poets che si scatenarono pazzamente nellaula affollatissima ed eccitata. Per noi tutti fu unesperienza insolita: per la prima volta la poesia ci arrivava con tanta energia e semplicit, senza aura. Il romantico lupo Adrian Henri recit Love is, venti versi e venti ripetizioni del titolo, e Without You, trenta ripetizioni del titolo che ritorna a conclusione. Sono i trucchi che i poeti orali hanno sempre praticato e Duffy pure li usa, ma con pi sottigliezza,

quando vuol far salire la febbre del pubblico (Nome, Se fossi morta, Assenza, Risposta, Appeal e in altre occasioni). Ama spesso iniziare una poesia lIf di Kipling, poich come lui essendo un buon cattivo poeta, deve aprire con autorit un tema ad alto rischio, ed esplorarlo in tutte le sue pieghe. Se tu fossi fatta di fuoco,/ la tua testa una Medusa selvaggia che sibila fiamma,/ la lingua un attizzatoio incandescente in gola,/ il cuore un piccolo carbone ardente in petto,/ le dita marchi a fuoco vivo sulla carne,/ se fossi acqua, se fossi fatta di acqua, s, s. E il crescendo finale: Se tu fossi fatta di aria, se fossi aria,/ se tu fossi fatta di acqua, se fossi acqua,/ se tu fossi fatta di fuoco, se fossi fuoco,/ se tu fossi fatta di pietra, se fossi pietra,/ o se tu non fossi niente di tutto questo se non la morte,/ la risposta s, s. Ma il suo If erotico, non didattico come quello di Kipling, n beffardo come quello di Cecco Angiolieri, non riguarda n la morale, n la societ, ma la donna amata, alla quale riconosciuto un potere assoluto di vita e di morte. Certi critici non sono stati indulgenti con Duffy e le hanno rimproverato i difetti comuni ai Liverpool Poets e ai loro discendenti: improvvisazione, sfrontatezza, sciatteria, trovatine spiritose, poesie da bere dun colpo e dimenticare subito dopo. Le hanno anche trovato tanti maestri. Browning per i monologhi drammatici: ecco Cesare e Cleopatra nellintimit: Sul suo letto/ lei gli si stendeva sopra, lo truccava,/ gli sbaffava le labbra col rossetto,/ la sua cipria gli arrossava la barba incolta,/ il turchese degli occhi sulle palpebre./ Lo sfidava, bicchiere dopo bicchiere/ nelle gare di bevute (Bellissima) non stupisce che abbia scritto anche per il teatro e la radio. Molte citazioni da scrittrici, Plath e Carter, specie nella rielaborazione di fia-

be, racconti e poesie per ragazzi, e dai classici Shakespeare, Donne, e aggiungerei anche lHopkins dei sonetti disperati che echeggia nellultima raccolta Rapture (2005), un lungo poema damore che va dalla piena felicit dellinizio al vuoto della fine Mi sveglio a unora cupa fuori del tempo, vado alla finestra./ Non una stella in questo cielo buio, nemmeno la luna, non un nome/ o numero per lora, n una scheggia di luce. Inspiro ( finita). Il paesaggio aveva benedetto il tenero abbraccio degli amanti: La piet della primavera qui, un addolcirsi dellaria,/ la luce di unora pi luminosa, il tempo/ come perdono, concesso nel sussurrato colorarsi/ dei fiori, nel mantra della pioggia, sollievo, sollievo, sollievo (Primavera). Il corpo dellamata un gioiello che non si vuole percepire con i sensi, ma che invece visto pienamente in cielo, come astro: La perla nera della pupilla/ montata nelloro del tuo occhio / e non vedo/ il frutto scuro del capezzolo/ maturo sul tuo seno / e non sento/ la punta della mia lingua/ bruciare nellastro della tua bocca / e non avverto/ il lieve battito del tuo polso/ sotto il pollice osservo invece/ il transito di Venere/ sulla faccia del sole (Venere). Ormai Duffy divenuta un poeta classico, studiata nelle scuole, acclamata nelle letture pubbliche, premiatissima persino dalla National Lottery con una vincita di 75.000 sterline. Donna, scozzese, lesbica, madre singola e felice di Ella, stata finalmente nominata Poet Laureate. Ma sul Poet Laureate ha pesato il compito di celebrare il matrimonio di Kate e William: se la sar cavata meglio che nella commemorazione del tallone di Achille e di David Beckham, colpiti luno in guerra e laltro durante una partita? Non sempre il mito si presta in aiuto al postmoderno.

GABRIEL FERRATER, MEMORIE ED EROS DI UN CATALANO


di Stefano Zangrando
Dal 2004, quando apparve Il colore del silenzio del ceco Jan Skcel, la collana Biblioteca di poesia curata da Massimo Rizzante per leditore pesarese Metauro colma a cadenza annuale lacune spesso imperdonabili del nostro panorama librario proponendo antologie di grandi poeti stranieri del ventesimo secolo. Proseguita con Haroldo De Campos, Jos ngel Valente, Tadeus Rzevicz e Jean-Jacques Viton, limpresa giunge oggi a proporre il pi notevole poeta catalano del secondo Novecento, Gabriel Ferrater (Curriculum vitae Poesie 1960-1968, pp. 273, 20,00). Il rischio, nel caso di questultimo, quello di restare affascinati dalluomo a discapito dellopera: nato nel 1922, Ferrater fu di unintelligenza folgorante e di una personalit allo stesso tempo anarchica e disciplinata, tenera e narcisistica, spirito antiromantico cos la quarta di copertina, che riecheggia a sua volta una testimonianza di Vargas Llosa citata nella Nota del curatore Pietro U. Dini. Ma sono qualit compiutamente riscontrabili in questantologia, che raccoglie componimenti dai tre soli libri in versi scritti da Ferrater in un arco di tempo relativamente breve, tra il 1958 e il 1966, prima di dedicarsi agli studi linguistici. Gi i titoli ne annunciano linclinazione antiretorica e sensuale, dal catulliano Da nuces pueris che Ferrater definisce un precetto etico poich si fa carico del fatto che ai bambini piacciono le noci. una frase che parla in favore della felicit al carnalmente surreale Mangiati una gamba, fino a Teoria dei corpi, che ben riassume lunione di eros e ferma lucidit cui i componimenti pi tardi sono votati, e allallusione esiodea di Le donne e i giorni, il titolo con il quale Ferrater nel 1968 raccoglier i lavori precedenti. Vissuto in Francia e Germania, amante della poesia medioevale e dei grandi inglesi e tedeschi (Brecht colui che per primo mi ha fatto comprendere che la poesia pu fare a meno di molti lussi), Ferrater si muove in bilico tra vocazione alla memoria e tentazione delloblio, tormentato dal logorio dei ricordi esposti al tempo e al linguaggio: Posso ripetere la frase che s portata via / il tuo ricordo. Non so pi nulla di te. / Questa insistente acqua di parole, / sempre crescente, va sgretolando i margini / della vita che credetti reale. E se i poemetti della prima parte, che rievocano i tempi adolescenziali della guerra civile e i primi anni della dittatura, sono animati da unetica volta per lo pi a fare i conti con unepoca in cui il mondo / era pieno di responsabili, pi avanti il rigore formale e limpulso prosastico rideclinano limpeto morale e lanelito di felicit nel canto appassionato e disilluso delle figure femminili, dove la pluralit incarnata delle donne amate trova un vano contrappeso nel mito inaugurale: / Eva, das Mdchen: neutro puro. / Un facile essere mattinale: / due cosce, un sesso / e due piedini che calpestano prati. Allamico Jaime Salinas, Ferrater confid che si sarebbe suicidato a cinquantanni Non voglio puzzare di vecchio. Quel tanfo mi ha sempre ripugnato e cos fece il 27 aprile 1972.

La poetessa scozzese Carol Duffy

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I N

BERSAGLI

PAMUK
sa devo fare della mia vita. Questa Immagine di copertina domanda un tema che musicaldella recente riedizione mente si sviluppa in infinite variaturca del primo zioni. La musicalit sottolineata romanzo di Pamuk da ripetizioni ritmiche di parole e concetti (essere un Rastignac, suicidarsi, il conflitto per la provincia di Hatay), o da riapparizioni di personaggi anche a distanza di centinaia di pagine (caso limite: uno sconosciuto Cenap Sorar, citato in un banale articolo di cronaca a pag. 130, ricompare a pag. 613 come secondo marito di una delle protagoniste della storia). La complessit sinfonica della vicenda invita alla rilettura del modello, I Buddenbrook di Thomas Mann. Il quartiere di Nisantasi rimanda a Lubecca, il commerciante Cevdet al commerciante Johann, il Refik nervoso lettore delle Confessioni di Rousseau al Thomas Buddenbrook consultatore insoddisfatto del Mondo come volont e rappresentazione di Schopenhauer. Ma le somiglianze fanno in ultima analisi risaltare una fondamentale differenza: il romanzo di Mann racconta il declino di una famiglia e di un mondo, quello di Pamuk la sua ascesa, per quanto tormentata e drammatica. La parola centrale perci nishan, bersaglio. Ogni personaggio cerca di individuare il suo ed dunque proiettato in avanti. Nel testo la parola ricorre in vari contesti, a riprova del maestoso controllo che Pamuk ha della sua lingua e che talvolta nella traduzione italiana si scioglie in una scorrevolezza facile e amica del lettore, a cui si del resto offerto un romanzo storico senza corredarlo di note, perch non si affatichi. Il cognome che (per legge, nel 1934) si scelto Muhittin Nishanci, perch il padre in guerra era appunto bersagliere, fuciliere scelto. Ci spiega la sua battuta in uno dei tanti momenti di sconforto: sarebbe stato pi giusto scegliere Nishancioglu, figlio del bersagliere, visto che non so cosa fare della mia vita (p. 327). I fidanzamenti, falliti o a buon fine, che coinvolgono molti personaggi, rammentano che in turco lanello di fidanzamento si chiama anello del bersaglio. Infine va ricordato che la villa di Cevdet, centro ideale della vicenda, nel quartiere di Nishantashi, che significa pietra del bersaglio, perch i soldati ottomani andavano in quella zona, prima che divenisse residenziale, per esercitarsi al tiro. Se non tutti i personaggi, lautore ha di sicuro centrato il suo obiettivo, collegarsi alla grande tradizione del romanche, per essersi aggiudicato in escluzo europeo, ma esplorando lanima siva la fornitura di lampade al Codella nascente borghesia turca. Olmune, si guadagner il cognome di tre che a Mann, Pamuk si infatti Ishiki (LElettricista, in traduzioispirato ai russi dellOttocento, ricone, ma sarebbe pi chiaro struendo ad esempio certe febbrili LIlluminatore), si oppone il fratelriunioni politiche in cui coinvolto lo Nusret, impetuoso sostenitore Muhittin a partire dai Demoni dodellilluminismo (tuttaltra luce) e stoevskijani, o donando al Refik della rivoluzione francese; al solido aspirante riformatore del sistema Osman si contrappone Refik, perenagrario lafflato del Levin di Anna nemente insoddisfatto, cui si affianKarenina (Refik un Levin fallito). cano gli amici con i quali ha studiaLoperazione artistica trova inolto ingegneria alluniversit: mer, tre interessanti paralleli cinematoche si sente un conquistatore come grafici con il contemporaneo Fanny il balzacchiano Rastignac, e Muhite Alexander (1982), la grande saga fatin, che invece malinconico e brutmiliare in cui Ingmar Bergman rielato, ama Baudelaire e vuole diventabora gli anni della propria infanzia, re un grande poeta entro i trentane Amore e guerra (1975) di Woody Alni, o altrimenti suicidarsi. Ziya, il nilen, omaggio parodico ma dolente pote di Cevdet, un Ishiki anche lui, a Guerra e pace. Come Allen e Bergma inviso alla famiglia, decliner il man, Pamuk prende come materiasuo ruolo di portatore di luce dile di base la propria vita interiore, ventando ufficiale dellesercito (ripur strutturando la sua opera su suona forse nel suo nome quello del modelli preesistenti. Ne prova La teorico nazionalista Ziya Gkalp). valigia di mio padre, il discorso proIl romanzo, strutturato sulle opnunciato nel 2006 a Stoccolma in ocposizioni caratteriali dei molti percasione del conferimento del Nosonaggi, un succedersi di dialobel: la dialettica tra Pamuk e suo paghi, anche interiori e non detti. Bendre la troviamo gi tra Refik e Muhitch le pagine dedicate a Cevdet tin, ovviamente modificata dallarte non siano molte, giustamente romanzesca. E Pamuk stesso in suo il nome che compare nel titolo, tutti i personaggi di Cevdet, ma plaperch i suoi dialoghi con il fratello tealmente in Ahmet, il figlio di Ree con il futuro suocero sono tra i fik, aspirante pittore nel 1970, che pi belli e significativi del testo. Se legge il diario del padre senza capirCevdet contiene in nuce la successilo nellintimo. Alla fine, per, in va produzione dellautore, la sua ascesa, al contrario di Hanno Budprima parte la radice del suo svidenbrook che muore di tifo e mette luppo futuro, quella cio in cui ci si fine alla sua dinastia, entra nella sua comincia a chiedere chi sono e costanza e comincia a lavorare.

L I B R E R I A

CAMARGUE 1893, I MIGRANTI ITALIANI AL MASSACRO


di Luca Scarlini
In tempi in cui lItalia agita tutti i suoi fantasmi xenofobi assai utile la lettura della notevole ricerca di Grard Noiriel, recentemente pubblicata da Marco Tropea: Il massacro degli italiani Aigues Mortes 1893 (traduzione di Roberta Miraglia, pp. 253, 18,00). Lo storico francese ha lavorato a lungo negli archivi per ricostruire la genesi di uno dei pi tremendi atti di razzismo compiuti in Europa a fine Ottocento, che si svolse sullo sfondo incantato della Camargue, in un tempo in cui per quella zona era soltanto luogo di emigrazione stagionale. Gli italiani (soprattutto piemontesi, ma anche toscani) accorrevano con i loro caporali, in gruppi serrati, per compiere un lavoro sfinente nelle saline, che permetteva loro di vivere poi meglio per il resto dellanno. Come illustrava Nuto Revelli nel suo Il mondo dei vinti (1977), ricostruzione del mondo rurale tra Otto e Novecento, la forza fisica era il solo capitale su cui far conto. I migranti che venivano da Asti e da Cuneo erano quindi abituati a dover dimostrare ai loro padroni di avere una resistenza incredibile alla fatica e in breve anche per questo si trovarono contro gli autoctoni, che reclamavano un miglior trattamento, secondo le antiche tradizioni. In un momento in cui il grande capitale usava il cottimo come regola, gli scontri tra gruppi nazionali erano allordine del giorno. Noiriel ricostruisce molto bene il clima allucinato che prelude al disastro, in una sequenza di rancori. Il 17 agosto 1893, il caldo malarico era al suo apice alla Fangouse, di propriet della potente Compagnie de Salins du Midi e i trimards, i lavoratori locali, dal mattino avevano fatto girare la voce per cui ci sarebbe stata una dimostrazione violenta. I Piemos, come venivano definiti con termine che voleva essere al massimo dispregiativo, oppure in langue doc estranjeraio, ovvero gli sporchi stranieri, come si legge in un poema politico del tempo, dal sinistro titolo di Agamorto, dovevano andarsene. Il bilancio di una giornata di mattanza, scatenata da una scaramuccia e gestita secondo una strategia di accerchiamento con la quasi totale complicit degli abitanti (incluso il possidente Granier, che chiuse le porte della sua propriet ai fuggiaschi per paura di ritorsioni), fu pesantissimo. Ventidue tra morti e dispersi e quasi sessanta feriti, cui venne rifiutato soccorso nellospedale di Marsiglia. Il caso divamp sulla stampa italiana ed esplose una crisi diplomatica grave, mentre da pi parti si parlava di imminente conflitto. Il processo per fu una farsa, con condanne minime e il paese si affrett a scordare quel giorno di sangue, mentre da noi Francesco Crispi approfitt della situazione per tornare al potere. Solo da pochi anni una lapide ricorda nel paese dalle belle mura quellepisodio tremendo, che ispir al sociologo mile Durkheim la formulazione del concetto di anomia, per descrivere lepoca senza legge del liberismo selvaggio che produceva, insieme al nazionalismo, frutti avvelenati e micidiali.

IL SIGNOR CEVDET E I SUOI FIGLI: TRADOTTO IL PRIMO ROMANZO (1982)

Cercando Mann a Nishantashi


di Fabio De Propris

Istanbul e il suo elegante quartiere di Nishantashi in unepopea dellEst e dellOvest attraverso tre generazioni di una famiglia borghese: cos il trentenne Orhan Pamuk gett le basi del suo mondo letterario guardando ai Buddenbrook e ai grandi russi

rriva finalmente in Italia il primo romanzo del premio Nobel turco Orhan Pamuk, Il signor Cevdet e i suoi figli (traduzione di Barbara La Rosa Salim, revisione di Semsa Gezgin, Einaudi Supercoralli, pp. 683, 24,00), e la nostra sensazione che il monumento unitario formato dalle sue opere si sia arricchito delle sue fondamenta. Il te-

ma di Pamuk , da sempre, la dialettica tra Oriente e Occidente nel suo Paese, una Turchia che ha una grande estensione anatolica, ma ha il suo centro a Istanbul, nellelegante quartiere di Nishantashi, dove sorge il palazzo Pamuk, in una stanza del quale c un tavolo su cui lautore, con carta e penna, ha cominciato a creare il suo mondo letterario poco pi che ventenne, dopo aver abbandonato il sogno di diventare pittore. In Istanbul (2003) Pamuk avrebbe raccontato la sua infanzia e la sua giovinezza fino al

1975. Dal 74 al 78 si era chiuso nella sua stanza a scrivere Il signor Cevdet e i suoi figli, pubblicato poi nell82. Per paradosso, possiamo dire che il romanzo giovanile comincia dove finisce Istanbul. Epopea dellEst e dellOvest vissuta in seno a tre generazioni di una famiglia borghese esemplata su quella dellautore, esso si apre con il 1905, anno che prelude allascesa politica dei Giovani Turchi e alla fine dellImpero ottomano. Prosegue nel periodo intorno al 1938, in cui si festeggia il quindicennale della Repubblica fondata nel 1923, muore Atatrk e si addensano le ombre del secondo conflitto mondiale, per poi concludersi nel 1970, poco prima del colpo di stato militare che ferisce sia le forze di sinistra, sia gli islamisti. Le tre generazioni della famiglia di Cevdet, ricco commerciante musulmano (in unepoca in cui il commercio di Istanbul era in mano ad armeni, greci ed ebrei) abile negli affari ed estraneo alla politica, si succedono, nonostante la mole del romanzo, con grande velocit, come fotografate ciascuna a trentanni di distanza. Nel capitolo La notte e la vita (I, 12), ad esempio, il trentasettenne Cevdet si chiede se sar felice con la sua futura sposa Nign, timida figlia di un pasci fedele al sultano, ma grande bevitore ed economicamente quasi al collasso. Poche pagine dopo Cevdet gi nonno, un po svanito, e i figli Osman e Refik gli rubano la scena. Al pacato Cevdet,

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CASI CRITICI
vittima dello Stato o del sistema quanto piuttosto della propria violenza socialista e del proprio estremismo rivoluzionario, cos Sartre non colse nel segno (per narcisismo, senso di colpa, angoscia dellinfluenza e nevrosi da agit-prop) trascurando gli interessi e le povere, semplici, oltraggiate vite dei francesi dAlgeria a vantaggio della lotta antimperialista degli indigeni. La posizione appare di una chiarezza lampante: non bisogna sacrificare sullaltare della giustizia sociale e delluguaglianza lunica nozione che conti, ovvero l oltranzismo della verit, come lo pratic lirregolare Camus, a cui pure, in occasione della prematura morte, il vanitoso Sartre rivolse parole meravigliose di commiato improntate, pur nellavvenuta rottura, a indistruttibile fraternit per quel modo altro e non meno intenso di vivere insieme nel mondo stretto che a entrambi fu dato di abitare seppure nel dissidio, ricordando di essersi sempre chiesto, mentre scriveva, che cosa ne pensa in questo momento?. Lidea che Finkielkraut ha dunque della Storia che egli contrappone allo spazio del quotidiano univoca e demoniaca; anzi, per lui, il movimento stesso un frutto avvelenato, un triste retaggio del passato (ossia di tutte le pi antiche e pi recenti rivoluzioni) per difendersi dal quale (come re Salomone rivolto allAltissimo) occorre implorare che ci venga concesso un cuore intelligente, laccoglienza dellimmoto, del sogno splendido (perch perduto) delle delizie di un sonno senza risveglio e immacolato, il solo stato in cui unumanit di vittime possa tutelare la fragilit e la singolarit di ognuno. Ma per meglio comprendere la traiettoria di Finkielkraut e il suo attuale approdo, bisogna ricordare come, ancora nel 1977 quando, firmandolo insieme a Pascal Bruckner, diede alle stampe un lungo, verboso ed estenuante saggio intitolato Il nuovo disordine amoroso, tradotto due anni dopo in Italia nella collana dei Saggi blu di Garzanti Finkielkraut parlava per conto e in nome del diritto al desiderio del soggetto, una formula allora assai in voga e certamente figlia di alcune delle parole dordine del Sessantotto (sii realista, pretendi limpossibile, lemancipazione delluomo sar totale o non sar e cos via). Oggi si propone ai lettori, Gerhard Richter, quasi trentacinque anni dopo, coAbstraktes Bild me un intellettuale del limite e del(503), 1982, la misura, impegnato a combattere collezione Lonardi le astrazioni egemoniche dei proBuontempo gressisti (di cui mostra di possedere una immagine, assai generica ovvero grottesca, di tetragona compattezza) nel mentre auspica un terrificante accordo di non aggressione tra oppressori e oppressi. questa vertigine e questo movicontrapposte o due orizzonti in mento, se vogliamo, a trasformare conflitto che marcano la distanza Un cuore intelligente in un gesto di ontologicamente incolmabile tra lo testimonianza e di fedelt. A chi o a slancio rivoluzionario di alcuni (vacosa? Non certo ai maestri suoi e nole a significare gli astratti furori destri, buoni o cattivi che siano stati, i gli ossessi e dei burocrati, secondo quali pensarono e agirono tra i maFinkielkraut gli unici artefici del serosi del secolo terribile. Pi verosicolo, i soli vincitori ai danni di milmente lunica, la vera divinit a unintera umanit composta di vitcui Finkielkraut rende piena e alta time) e la maggioranza silenziosa lode e di cui sembra ergersi a fedele formata da saggi che ridono solo tretestimone (lo si diceva allinizio) pomando. Allora, alla stessa maniera trebbe essere il tempismo, considedei sessantottini che adottarono a rato come larte suprema e di certo loro eroe (sbagliando tutto) Lula pi affabile e cordiale a chi sapdvik, il protagonista del romanzo pia praticarla. In specie, come nel di Kundera, che in realt non era caso, ai penitenti del tua culpa.

N A R R A T I V A

BERSAGLI

MATHIAS NARD, LA LUNGA NOTTE DEL NOVECENTO


di Andrea Beretta
Una lunga notte in treno, in viaggio da Milano a Roma, per attraversare le carneficine del Novecento nella prospettiva sghemba di una spia in fuga verso una nuova vita. cos che Mathias nard imposta il dramma di Zona (Rizzoli la scala, pp. 490, 22,00), fluviale romanzo del 2008 finalmente arrivato in Italia nellottima traduzione di Yasmina Melaouah. Francis Servain Mirkovic, ragazzo franco croato con una formazione di estrema destra, un passato da soldato nel conflitto serbo bosniaco e uno pi recente nei Servizi francesi, porta con s una valigetta piena di documenti segreti che, venduta in Vaticano, dovrebbe dargli unaltra libert. Sono nomi di criminali di guerra, scovati nel mestiere dellombra, delle schede e degli archivi e cercando sul campo, ma nello scorrere della notte i binari del passato si intrecciano a un ben altro ritmo ossessivo. Francis un erudito di storia e letteratura in anfetamina e ubriaco di gin, unico io narrante dentro cui si mescolano i fatti di sangue dellultimo secolo e non solo, uno sguardo per cui i paralleli tra i fatti storici e le assonanze tra le parole fanno esplodere il ragionamento, come per Milano, incrocio tra milan, il nibbio in francese, e Milln-Astray, farabutto franchista nella guerra civile spagnola, padre del motto Viva la muerte!. La vita di Francis, i suoi anni da soldato, le sue tre donne, citt come Parigi, Barcellona, il Cairo, Venezia, il ricordo di scrittori amati come Jean Genet, William S. Burroughs, Ezra Pound si infrangono contro lo scoglio della Storia e degli anni passati a indagare nella Zona: il cerchio dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo scardinando lidea di una piccola Europa. Una Zona che un luogo fisico, ma che anche un luogo dellanima: uno spazio intermedio indefinito mobile e azzurro dove si levava un lungo lamento funebre cantato da un coro antico. Dunque ancora un treno, come nella lirica greca, che svela una prima coincidenza tra il luogo in cui il protagonista riflette e quanto racconta. Ossessionato dagli artefici di tante vittime, nazisti come Alois Brunner, Franz Stangl e Odilo Globonick, per dirne solo alcuni, il protagonista vorrebbe uscire dallascolto del coro dei morti, ma anche ben cosciente che fuori invece della danza del ricordo c la danza delloblio, lunica concessa dalla memoria di Stato, che decide dove opportuno ricordare e dove meglio mettere un parcheggio. Divisa in 24 movimenti, come i canti de lIliade spesso evocata, la narrazione svolta in un unica lunga frase, ritmata dalla virgola, mentre i pochi capitoli nelledizione francese segnavano le tappe del treno con una corrispondenza tra numero di pagina e chilometraggio percorso. Una scelta retorica che funziona, perch la notte lunga un periodo di centinaia di pagine ribadisce, nel continuo ritornare di temi e orrori evocati, la nera ridondanza del dolore che luomo ha creato con le sue mani. Un uomo fatto di individui che hanno un nome e cognome che non dovremmo mai dimenticare.

di Enzo Di Mauro

ivere senza tempi morti, godere senza ostacoli s, certo, ma pi di tutto volevamo guadagnarci il diritto di vivere innalzandoci al livello di coloro che, prima che noi venissimo al mondo, avevano dovuto affrontare le tempeste della Storia: precisamente nelle pagine dedicate a Lord Jim, e intitolate Una tragica mancanza di tempismo, che il filosofo e pubblicista parigino Alain Finkielkraut, classe 1949, svela con cristallina chiarezza lassillo mondano che lo governa e, insieme, come voce dal sen fuggita, ne tradisce lestroversa postura intellettuale. Intendo riferirmi a un qual certo aplomb teorico tipico di coloro i quali si misurano, dopo tutto, con le brutali questioni messe in campo nel corso del secolo scorso, l dove diverse generazioni di uomini e di donne furono indotte dallurgenza e dalla necessit, prima di tutto, a essere persino intempestive, spietate con se stesse, freccia e bersaglio nel mentre procedevano nellazione, esse di sicuro non dissimili dal protagonista del romanzo di Conrad. Cera, in quellincedere, serve ancora ricordarlo, pi umanit di quanto Finkielkraut mostri di credere e, proprio nellintempestivit, un tasso altissimo (sebbene crucciato da laceranti circostanze ed evenienze) di tempestivit, anzi di al-

trettanto e veramente tragico temzo dal solenne al sarcastico e allo pismo. sprezzante che ha combattuto Il tempismo del filosofo francese, contro la circospezione e la misuinvece, di natura assai diversa lo ra come espressioni di una seriet chiamerei sociale e culturale copusillanime, a differenza della rime dimostra anche il taglio politico volta dei moderati, la quale invece e autobiografico (o, meglio, esistenriconosce limportanza dellimperziale) delle nove letture (cos egli le fezione, dellincompiutezza, dellindefinisce) che, tassello dopo tasselcertezza, della fallibilit, riconosce lo, vanno a formare Un cuore intelinsomma lirrimediabile non serieligente (Adelphi Saggi, traduziot di ogni convinzione e congettura ne di Francesco Bergamasco, pp. umana. La lettura dello Scherzo di 212, 20,00), un volume che raccoKundera, ouverture del libro, suggeglie una corona deccellenza di autorisce allautore una griglia interpreri e di libri piegati dallesegeta alle tativa del Novecento di sicuro effetproprie tesi, prima tra le altre quella to scenografico, con due piazze che vede nella letteratura la suprema forma di mediazione che non offre garanzie, posta fuori dal recinto pietroso della Storia, moderno avatar della teodicea. Soltanto la letteratura, sostiene Finkielkraut, pu darci le risposte giuste non tanto per imparare le leggi della vita, bens la sua giurisprudenza, oltre agli enigmi del mondo. Limpressione, per, che il sessantatreenne filosofo francese le risposte che andava cercando se le era gi, in gran parte, date a priori, prima di interrogare Milan Kundera e Vassilij Grossman, Storia di un tedesco di Sebastian Haffner e Albert Camus, Philip Roth e Conrad, Dostoevskij e Henry James e Karen Blixen. Egli, in altri termini, essendo lopposto di un critico, mette i testi al proprio servizio e non mostra di avere alcun interesse per lo stile, la forma e la struttura dei romanzi esaminati. Ma intanto quel plurale quel volevamo dal timbro tanto solenne della citazione posta allinizio di questo articolo si riferisce alla generazione che nel maggio del Sessantotto, e poi nei mesi a venire, innalz le barricate nelle piazze e nelle strade di tutta Europa, la rivolta prometeica ed edonistica la chiama cos oggi, ex-post, Finkielkraut, saltando dun bal-

UN CUORE INTELLIGENTE: NOVE LETTURE A TESI

Finkielkraut tempista affabile


Da Kundera a Grossman, da Camus a Conrad, alla Blixen: attraverso questi e altri autori del 900 il filosofo parigino Alain Finkielkraut usa a priori la letteratura contro i veleni della Storia, praticando un oltranzismo della verit a scapito della giustizia sociale: in nome del tempismo

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poesia
DECOUPAGE
PEDEMONTE, CHI SALVA I GIORNALI?
Morte e resurrezione dei giornali (Garzanti, pp. 237, 14,60): cos Enrico Pedemonte titola questa sua opera di riguardo, dove, quale esperto dellinformazione della carta stampata, di essa racconta la crisi negli Stati Uniti e in Europa, cogliendone le molteplici motivazioni. Fatta salva lirrinunciabilit nella vita civile di ogni collettivit del quarto potere, Pedemonte segnala un processo in corso da molti anni, cominciato con laccentramento dellinformazione dei giornali pi ricchi, seguito dallarrivo della televisione, guardata alla sera da milioni di persone chiuse nelle case, e negli anni novanta dalla tv via cavo, dai giornali gratuiti, fino a, buon ultimo, Internet, chiamato familiarmente Paper Killer, assassino di giornali. Insomma, se oggi sappiamo chi uccide i giornali, quel che resta da chiedersi chi potr salvarli.

ROBERTO CARIFI

ITALIANA
LAURA PUGNO MATTEO MARCHESINI

Il dolore-fibra del Tibet


di Raffaele Manica
opo che avrai conosciuto tutto il mondo / e ti sarai vestito di abbandono: questi due versi sono una delle porte di ingresso a Tibet di Roberto Carifi (Le Lettere, pp. 88, 12,00). Forse. Perch le porte di ingresso sono molte, ma Tibet, sotto la sua linearit, un libro di improvvisi pendii e alture. silenzioso, e il silenzio non solo il suo contorno, la sua sostanza e il suo tono; esplicito, ma una riduzione delle parole fino allosso, rimandando a qualcosa che si sente e intuisce e che guarda il mondo dopo che si sono allentati tutti i legami con la terra, ma con la terra che ancora qui: la scomparsa del mondo diventa una pi vera attestazione di presenza del mondo, in altra forma: Ho lasciato cose miserabili, laggi, sulla terra / che desideravano essere possedute / io che per primo mi lasciavo prendere, / mi facevo amare da un amore falso, / in tristi camere dalbergo, / a poco a poco salutavo il mio corpo, / prendeva lanima il suo posto / ed era l, con la sua carne apparente, / che mi faceva cenno di entrare. Cos la saggezza serena che sembra spirare sulle cose, alitando il corso del tempo, risultante di innumerevoli tensioni, vitalit che torna quando la lotta lontana: Il tempo si offre a chi, nel silenzio, / saluta tutti, a chi diventa una cosa sola / con la fiamma e con lo spazio, colui che non ritorna / che non qui e tuttavia lo pu / si offre a chi non diventato niente / ed chiamato con nomi di animali / e solo cos riconosciuto / piange con tutte le creature / e piange con tutti i sassi e le pietraie / con i laghi e le locuste / ed cos che egli . Resoconto di un viaggio nella terra chiamata dal titolo, Tibet attesta di un mondo dove il dolore una fibra che non ha a che fare tanto con lintelligenza delle cose, quanto direttamente con le cose, e con gli uomini: negli anfratti pronti al disfacimento / che la luna si solleva, i cani tremano / e le cose smettono di soffrire: e ogni cosa diventa ogni cosa, tempio, fiume, neve, roccia. La neve la cima su cui posa; il tempio la roccia su cui fondato, lumanit la terra (unico antecedente a soccorrere, in italiano: Pascoli, Il bordone del pellegrino). E lilluminazione, la strada, i monaci che si sollevano e toccano gli alberi / misti ai ghiacciai, di tanto in tanto sfiorati da un alito di vento sono il preludio a ci che resta da constatare: i lama guardano nel presente, / capiscono che n nascere n morire gli appartengono pi / con i visi sempre pi luminosi. Lesperienza del vuoto, lassoluto distacco nelle nevi che rompono le viscere: e sar Compassione e Ritorno, ovvero cosa trasformata, come il pianto diventato erica o come corpi che non esistevano pi / tu ed io, perfettamente uguali, in alto. Riferire di questi versi immaginando un divenire nella vicenda di Tibet d disagio, effetto del disagio forse provato da Carifi a parlare di cose in una lingua non propria a quelle cose. Se non fosse che Tibet le cose stesse di cui dice.

Una lingua che radifica


di Cecilia Bello Minciacchi
ellEpopea di Gilgamesh, la fanciulla che fa il vino, Siduri, la donna della vigna, rivolge alleroe parole disilluse: Gilgamesh dove ti affretti? Non troverai mai la vita che cerchi. Quando gli dei crearono luomo, gli diedero in fato la morte, ma tennero la vita per s. Immedicabile resta in Gilgamesh il dolore per la perdita dellamico Enkidu, e inutile, bench coraggioso e ostinato, il suo tentativo di trovare limmortalit. Lo sgomento e la durezza imposti da questa limitazione, tremenda e vera per ognuno, sono i temi che affronta e attraversa lultimo libro di poesia di Laura Pugno, La mente paesaggio (Giulio Perrone, pp. 94, 10,00). Ma il linguaggio cos decantato e portato in primo, primissimo piano, e la materia cos fermamente tenuta entro immagini nitide, come proprio della sua poesia si pensi a il colore oro (Le Lettere, 2007) , che il risultato si apre a una pluralit di sensi. E le occorrenze biografiche che qui potrebbero essere rintracciate, sia pur con fatica, sono ragione per dire (anche) altro, per esplorare il rapporto possibile con il linguaggio e con le sue determinazioni, concrezioni tangibili e implicazioni concettuali. Il primo testo muove da una distanza/sintesi che diviene traccia fatale di sopravvivenza a una scomparsa: tu-io sei quella che rimane / corpo quasi identico / visibilit estrema del da te / non visto; il secondo costringe a fronteggiare il limite irrevocabile, limpossibilit che una vita duri in eterno, come si legge nellepopea mesopotamica, obbliga infatti a sgranare di conto alla rovescia / tre mesi, forse un anno / il resto bianco. Da qui il libro procede fino a quando il non dolore / torna e la lingua piccola, / ma ancora / viva dir il paesaggio / il corpo non / dimenticando. Larchitettura del libro, tutto declinato alla seconda persona, poggia su cinque sezioni: la splendida madreperla, il coagulo, la secrezione maligna che drammaticamente occupa la scatola cranica; la mente paesaggio, mente igloo ormai cava al centro, glaciazione per gli amundsen; gilgames, sezione gi apparsa (Transeuropa, 2010) per la quale Marco Giovenale ha parlato di espressionismo freddo in grado di ritagliare o disegnare i contorni di una diversa, riconfigurata classicit. E riverberi di classicit uniti a una sensibilissima acuzie percettiva emergono anche nelle ultime sezioni: il nuovo mondo dove tutto smisurato e ancestrale, la lingua utile-inutile, fluttuano corpi sommersi e il non mai visto / sta per rompere lacqua; e the mirror, riflesso e approdo dellattraversamento tutto, della mutevolezza prescritta ai corpi e infine compiuta, quando torner / la quietitudine, parola rara, distesa e pacatissima eppure subdolamente sbalestrante. Sul trauma si agisce col rigore della sostituzione e dellellissi, solo cos lelaborazione pu farsi esemplare, universale. A questo tende lesattezza della lingua poetica di Laura Pugno, rastremata e levigata come pezzi di ossa chiare, rituale nella sua forza allusiva, ma densa e sanguigna, che radifica.

Profondo quasi cantabile


di Raoul Bruni
atteo Marchesini (classe 1979), a scapito della giovane et, ha gi al suo attivo un corpus di scritti tanto cospicuo quanto vario, che comprende, tra laltro, narrazioni per linfanzia, un libro di racconti, due sorprendenti volumi su Bologna, un gran numero di interventi critici su quotidiani e riviste. La vocazione primaria dellautore rimane per quella poetica, che si manifestata precocemente nelle due plaquette Asilo (2004) e I cani alla tua tavola (2006), in parte confluite nellimportante raccolta del 2008 Marcia nuziale, pubblicata nella prestigiosa collana Scheiwiller diretta da Alfonso Berardinelli. A questi titoli si aggiunge ora Sala daspetto (Valigie rosse, pp. 48, 8,00, premio Piero Ciampi 2010), che raduna quattordici nuove poesie corredate da suggestivi disegni di Riccardo Bargellini. Leggendo queste liriche, si immediatamente colpiti dalla capacit di affidare a un dettato leggero, a tratti quasi cantabile (che fa pensare a Penna), tematiche profonde e dense di sfumature concettuali: ogni verso, anche il pi apparentemente semplice, si trasforma in un vettore conoscitivo, e pi precisamente psicologico. Ci si nota fin dalla prima poesia, composta in gran parte da un elenco quasi crepuscolare: Tutte le cose che ho assaggiato / senza conoscerle davvero: le riviste engages / gli allenamenti di calcio / e poi il tedesco, le ragazze / che dnno il primo bacio a dieci anni [...]. Le situazioni e le persone evocate configurano i tempi di proroga che scandiscono lesistenza dellautore, ai quali corrisponde, come dice benissimo Paolo Maccari nella postfazione, un tepore malato, che non sembra lasciare vie duscita. Il tempo di questo libro il presente (nessuno spazio per nostalgie elegiache): un presente vorace, scrive ancora Maccari che rende attuale, orizzontale, ogni pensiero. Imprigionato nel limbo kafkiano (una volta tanto laggettivo pertinente) di questa Sala daspetto, Marchesini osserva gli altri con il medesimo disinganno con cui scruta se stesso, tratteggiando, in Nota biografica, il fulminante ritratto di un essere a met / tra astuta scimmia e strano polemista, nonch una descrizione impietosa ma estremamente precisa del mestiere di pubblicista (su cui verte la poesia eloquentemente intitolata Collaborazionismo). Il libretto di Marchesini un singolare diario lirico in cui lio poetante non si ripiega solipsisticamente su se stesso ma estende il suo sguardo a persone e luoghi (in particolare la regione natia: si legga Passi in Emilia) e, come gi in Marcia nuziale, interloquisce con un tu femminile: lo specchio scopre quello che non sei, / tu quello che non so. Cercare la propria identit nello sguardo dellaltro anzich nello specchio di Narciso, aderendo al ritmo sempre cangiante della vita: questa la poetica eraclitea di Marchesini, che scorge nel cambiamento lunica possibile forma di salvezza: la salvezza / sta solo nel mutare / ogni gesto del giorno in esercizio. / Amare, respirare.

PETER WEISS, ESILIO INVENTATO DAL VERO


Rendiamo merito alleditore Cronopio che quasi cinquantanni dopo ristampa di Peter Weiss Punto di fuga (Cronopio, pp. 206, 18,50): la Descrizione di un esilio, quella dellautore, ma, come nella postfazione scrive Clemens-Carl Harle, dove Weiss cerca di rivelare e fissare quel vissuto inventandosi, letteralmente e questo Weiss , un testimone che faccia da garante di quella verit che esso afferma in ogni sua frase, in ogni parola, un testimone che non pu essere n lio di allora n lio di oggi, venti anni dopo, senza poterli pi verificare, e lunico testimone che potrebbe smentirmi, il mio io di allora, si corroso dissolvendosi in me. E se vero, comegli ancora dice, che scrivere mi procura una vita immaginaria, in cui tutto quello che era sfocato e incerto si finge chiaro, altro non gli restava da fare che inventare dal vero.

WILLIAM MARX E LA QUOTIDIANIT DEI LETTERATI


Sempre intelligente, sempre brillante, stato scritto di William Marx, lautore de Il letterato: Usi e costumi (Guanda, pp. 299, 22,00), dove il lettore guidato negli spazi atemporali di una immaginaria aristotelica Accademia affollata da Confucio a Borges, passando per Cicerone, Petrarca, Freud, Leopardi e Barthes. Insomma, come detto nel sottotitolo dellopera, La storia bizzarra di una specie anomala, osservata nella quotidianit: quali i suoi rapporti con la politica, la guerra, la morte, la convivialit di un pranzo, o di una accalorata disputa letteraria: quel mondo insieme terreno e metafisico di chi delle lettere ha fatto la scelta della sua vita, fra altri quella, da Marx non tenuta in cale, di Eugenio Montale, di cui ci piace ricordare il suo Quaderno di traduzioni, dove il poeta fornisce alcune esperienze della sua storia di scrittore. a cura di Romano Costa

22) ALIAS N. 19 - 14 MAGGIO 2011

AGASSI
di Stefano Gallerani
opo aver regolato un affranto Guillermo Vilas, nel giugno del 74 un diciassettenne svedese riposa solo due ore prima di spuntare una a una tutte le armi del rumeno Ilie Nastase, per una volta pi irritato che irritante. Sui mattoni sgretolati del Foro Italico, Bjrn Borg incanta gli specialisti con un gioco solido e originale: sorretti da gambe dacciaio e da una volont precocissima, i suoi colpi imprimono alle palle traiettorie micidiali e cariche di spin che ricacciano anche gli avversari pi ostinati allombra dei cartelloni pubblicitari. I tifosi di Roma vanno in visibilio davanti alle prodezze balistiche di questorso nella fortezza (cos, pi o meno, la traduzione del nome finnico), consci dassistere a una vera e propria rivoluzione copernicana. La stance frontale e il rovescio a due mani sono i due comandamenti principali del tennis moderno e Borg lunto del Signore, il Messia. Da questo momento, la didattica dello sport che stato di Rod Laver e Don Budge si stravolge. Dovunque, milioni di bambini tentano di imitare lestro disciplinato del profeta del Nord. Nel 1987, a distanza di tredici anni e dieci titoli dello Slam, il miracolo si ripete a Itaparica, in Brasile: stavolta il giovane Cristo non ha i modi gentili del fuoriclasse di Sdertlje, ma irrompe ugualmente nel Tempio come un ribelle dal talento smisurato e dalla tecnica personalissima. Per Andre Agassi classe 1970, da Las Vegas, Nevada: posizione dattesa della palla frontale e colpo rovescio bimane, esattamente come Borg il primo titolo tra i grandi; la prima stazione di una carriera che si chiuder in casa, nel 2006, sul cemento di Flushing Meadows, serrando in bacheca otto vittorie nei quattro pi importanti tornei del circuito (Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e Us Open), vinti almeno una volta ciascuno, e una serie di numeri e record impressionanti. Non ultimo, il primato incalcolabile di aver cambiato la percezione dello sport della racchetta agli occhi del pubblico, specializzato e non, di tutto il mondo: i suoi completi, come gi quelli di Borg, diventano moda, superano gli steccati dellattrezzatura tecnica ed esprimono un modo di essere, di vivere. Anche il gioco ne esce sfigurato, accelerato nei movimenti e violentato nella tattica: che serve colpire pi volte se puoi colpire pi forte e con maggiore precisione? lapoteosi del tennis-flipper, fatto di scambi forsennati e proietti vincenti. Ma la classe, il genio, quelli no, non si possono imitare. Di Agassi, come gi di Borg, si fatica a tenere il conto degli epigoni, e per il ricavato, in termini di risultati e imprese sportive, tutto dalla sua parte, perch si pu essere dei modelli ma non si pu insegnare quello che si ricevuto

Unicona di Agassi quando dominava i tornei del Grande Slam

VAGABONDING
L I B R I E V I A G G I

IL TOUR ITALIANO (SENZA STEREOTIPI) DI SCHULZE E HOCH


di Roberto Duiz
Neanche un cane o un gatto in giro per le strade di Randazzo, paesino ai piedi dellEtna dominato da una grande chiesa nera dedicata a San Martino. Ristoranti sbarrati e, nellaria, una pioggerella fitta che come se, da primavera che era, si fosse fatto di colpo novembre. Comincia cos, divorando dolci (come per prendermi ci che mi si voleva negare) nellunica pasticceria aperta che ha per soli clienti taciturni e straniti turisti randagi, il racconto dello strano viaggio in Italia di Ingo Schulze, tedesco di Dresda con residenza a Berlino e per un anno ospite dellAccademia Tedesca Villa Massimo a Roma. Bozzetti italiani il sottotitolo di Arance e angeli (Feltrinelli, pp. 187, 16,00), parole sue arricchite da fotografie di Matthias Hoch, fuori sincrono ma in sintonia con lintento di fissare immagini sfuggenti gli stereotipi che si pensa (non sempre a torto) lItalia offra di s allestero. Uno sguardo laico e privo di pregiudizi quello dello scrittore tedesco che The Observer verso la fine del secondo millennio ha citato tra i ventuno autori di cui ci si ricorder nel ventunesimo secolo. Ingrandimenti di dettagli clti girovagando, messa a fuoco di persone estrapolate da paesaggi in cui si confondono come figure di Escher, o vi si mimetizzano come animali nella savana, scrutando in una dimensione multietnica data per scontata come non tutti gli italiani sanno ancora fare, sia a Roma che a Napoli o in Sicilia, volutamente confondendo i confini tra realt e fantasia delle sue osservazioni e delle emozioni che ne derivano. Sono inequivocabilmente vere le cicatrici di graffi e bruciature di sigarette sulla pelle del rumeno che raccatta mance riempiendo e trasportando sacchetti in un supermercato romano. Non del tutto verosimile e piena di reticenze la spiegazione che ne d, alludendo a una festa sadomaso in cui stato coinvolto da una bella e ricca signora dei Parioli. Storia, per, comunque sintomatica dellimmaginario prodotto dallimpatto dei migranti poveri con lItalia benestante. E quelle donne di colore in abiti succinti che agli automobilisti di passaggio offrono la schiena manifestano pudore, come interpreta lamico Ralf, o come le etre dellantichit allettano i loro clienti mostrando il sedere anzich i seni? Domanda senza risposta lungo lultimo tratto di strada che porta al mare di Roma. Ma non importa. Ci che conta per Schulze raccogliere suggestioni, ancor pi che descrizioni, sbirciando nei cortili interni di Napoli dove si rivela il vero sfarzo di una citt che sperpera la propria bellezza, non solo a causa della criminalit del degrado, o quasi commuovendosi davanti alle meraviglie architettoniche siciliane, immaginando al contempo antichi bagni di sangue, perch intorno a Siracusa non c nessun luogo che non sia stato, prima o poi, un campo di battaglia. unItalia disertata dalle cronache, quella che vedono i tedeschi Schulze e Hoch. Unaltra Italia da mostrare anche agli italiani.

OPEN, AUTOBIOGRAFIA DELLEX CAMPIONE U.S.A.

Uomo e tennista perch ho odiato


in dono dalla sorte come una grazia. Nello specifico, il dono di Agassi la velocit: velocit di piedi, di pensiero e di braccio: una qualit che i tennisti perdono per ultima, come i pugili la potenza, s da poterla preservare, tra alti e bassi, anche per un ventennio dal 1986 al 2006, appunto. E proprio dal capitolo conclusivo prende lavvio Open La mia storia (traduzione di Giuliana Lupi, Einaudi Stile Libero Extra, pp. 502, 20,00), il libro che nel 2009, quasi proseguendo una sfida che stata a lungo la sfida, il Kid di Las Vegas (tanto per attenerci a uno dei soprannomi pi longevi di Agassi) ha licenziato per i tipi di Knopf e con la supervisione/mestiere di J.R. Moehringer, un anno dopo A Champions Mid, di Pete Sampras. Pure, se quella del rivale di sempre (i due si sono affrontati pi di trenta volte nellarco di oltre una decade) pu ascriversi al genere della classica autobiografia-conversazione di un grande sportivo, la fatica letteraria di Andreino occupa piuttosto il terreno della confessione. Giocando col tempo come un elastico, Agassi ripercorre la sua storia di uomo e di tennista scoperchiando accessi segreti, rivelando scoop e illuminando le zone pi in ombra di quellappendice dello star system che diventato il proscenio agonistico dei grandi eventi sportivi. Leffetto narrativo contagioso, come gli episodi scelti, i quali, sebbene echeggino luoghi spesso comuni nelle carriere degli enfant prodige di tutti i tempi, assumono, per il tono e la schiettezza con cui sono affrontati, connotati tutti loro e particolarissimi. Su ogni aspetto di quellabnorme concentrazione di esperienze, dinamiche, tensioni e passioni che fa spesso indulgere nella corriva interpretazione dello sport come metafora della vita, domina il rapporto col padre-padrone, a conferma dun conflitto edipico che il tennis moderno ha ripetutamente registrato, soprattutto in campo femminile (vedi alla voce Austin o Graf o Williams); da qui nasce gran parte dellirrequietezza del campione statunitense, ininterrottamente alla ricerca di un ambiente, una condizione in cui ricreare lidillio solo sognato di una famiglia serena che lo potesse redimere, o quantomeno alleviare, dal passato e dal ricordo dellinfanzia che Emmanuel Mike Aghassian, un ex pugile di Teheran fuggito tra le mille luci della capitale mondiale del gioco dazzardo, imprigion da subito tra le righe e le invisibili geometrie di un campo da tennis. E sempre da qui nasce quella che Andre Agassi definisce a pi riprese la contraddizione vitale e micidiale della sua intera esistenza: odiare qualcosa e non potersene staccare, per quanto si fugga, si distrugga, ci si lasci alle spalle affetti, amicizie e luoghi. Probabilmente vero che Agassi odi il tennis e sicuramente lo avr odiato quando il successo lo ha investito con una forza contro cui la racchetta e i riflessi eccezionali non potevano nulla , ma anche vero che si tratta del tipo dodio dal quale non ci si pu mai liberare, lodio che ci spinge a fare e a realizzare, a disfare e a cominciare tutto dac-

Giocando allelastico del tempo, lenfant prodige di Las Vegas (1970) si confessa: dal padre-padrone alle luci dello star system. Ma quel che colpisce il racconto delle sconfitte e laccettazione esistenziale che occorre sempre odiare per diventare se stessi

capo: una partita che ci sembra persa oppure un torneo che vogliamo vincere anche solo per dimostrare che la vittoria non tutto. Quellodio che chiamiamo cos per dargli un volto riconoscibile, per attribuirgli unidentit che non sia sempre quella che riconosciamo come la nostra ogni volta che ci guardiamo allo specchio. A volere scavare, nascono ancora da questa contraddizione pure le proiezioni sentimentali del giocatore e la sua scelta di raccontarsi attraverso le sconfitte pi che nelle vittorie. In questottica, per, i dettagli tecnici non restano mai solamente tali n la vita fuori del rettangolo di gioco solo ed esclusivamente privata. Agli aficionados far piacere un piacere pettegolo e stravagante leggere del campo di concentramento dellAcademy di Bollettieri, cos come non si possono che divorare i ritratti di colleghi e compagni (ognuno a suo modo epitome dun modo dessere, dun tipo sociale e culturale), ma le pagine pi belle di Open sono quelle in cui Agassi, come un uomo qualsiasi, si trova solo con se stesso e con il proprio infinito dono: quel dono che alla fine, se davvero vogliamo trarre una morale dal suo racconto, gli ha insegnato ci che nemmeno Borg, probabilmente, riuscito mai ad afferrare: e cio che la contraddizione la cifra della condizione umana, ne , anzi, lestrinsecazione pi sincera e, tutto sommato, onesta; che, in altra parole, inutile fare dellodio un fantasma da scacciare, perch quello stesso odio a sussurrarci, anche dopo aver sentito larbitro recitare la fatidica trimurti Game, Set and Match, che lunica serenit imperfetta cui possiamo aspirare sta nel volere giocare soltanto un altro po.

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