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Istituto nazionale per il Commercio Estero

LIBIA
1. a) QUADRO MACROECONOMICO Andamento congiunturale e rischio Paese

Leconomia libica si fonda prevalentemente sulla produzione e lesportazione di petrolio e di gas naturale mentre la produzione non petrolifera si limita a poche tipologie di beni che riescono a coprire solo una marginale quota della crescente domanda interna. Il settore degli idrocarburi contribuisce, in termini nominali, al 72% del prodotto interno lordo, al 93% delle entrate di bilancio ed al 95% delle esportazioni. Una condizione che, se da un lato consente al Paese di registrare il pi alto reddito pro-capite di tutta lAfrica ha, dallaltro, inciso in maniera determinante sulla limitata diversificazione dei vari settori produttivi. Secondo lultimo rapporto del Fondo Monetario Internazionale leconomia libica pu, infatti, essere a tutti gli effetti annoverata tra le meno diversificate del Maghreb. La Libia soffre, inoltre, degli effetti di uneconomia rimasta per oltre tre decenni fortemente centralizzata e condizionata da una invasiva presenza statale. Solo a partire dal 2002, dopo la fine delle sanzioni internazionali, il Paese ha imboccato la via di una graduale apertura ai mercati internazionali facendo propria la consapevolezza che le sfide di uneconomia sempre pi globalizzata non possano prescindere dalla determinazione di condizioni idonee ad attrarre investimenti esteri e con essi il know how necessario a colmare il gap che in termini di sviluppo tecnologico e di crescita del settore non oil stato accumulato soprattutto negli anni dellembargo. In tal senso, sia pure con tutte le difficolt legate alle resistenze interne da parte dellala pi conservatrice del sistema, queste Autorit stanno oggi muovendosi lungo tre precise direttrici: lo sviluppo infrastrutturale, la determinazione di un quadro normativo che possa offrire le adeguate garanzie agli investitori stranieri, una politica economica meno dirigista e tale da allentare la pervasiva presenza dello Stato nei principali settori economici. 1) Lo sviluppo infrastrutturale La Libia ha previsto, nel periodo temporale 2006-2010, investimenti per 40 miliardi di dollari nel settore infrastrutturale. Lingente programma di sviluppo sar in gran parte finanziato con le rendite petrolifere in forte crescita sia a causa dellincremento dei prezzi dei prodotti energetici sui mercati internazionali, sia in virt dellaumento della produzione petrolifera realizzata nel corso del 2006 e del 2007 e per la quale si prevede un ulteriore e sostanziale aumento nel corso dei prossimi anni. Entro il 2012 la Libia si prefigge, infatti, di spingere le proprie capacit produttive da 1,6 a 3 milioni di barili di petrolio giornalieri. Per il 2007 lo stanziamento dei fondi per lo sviluppo infrastrutturale ammonta a circa 19 miliardi di dollari, ovvero a quasi la met della previsione di spesa per lintero quinquennio. Ci in quanto questa Dirigenza vorrebbe presentarsi allappuntamento con le celebrazioni del 40 anno della rivoluzione (settembre 2009) con una serie di progetti ultimati.

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1^ sem. 2007

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Gli investimenti previsti spaziano dal settore delle costruzioni (alloggi, torri destinate ad ospitare uffici)) al settore dei trasporti ( realizzazione di una parte del progetto ferroviario, strade, ponti, aeroporti, porti), dalle utilities e telecomunicazioni ai servizi pubblici (ospedali, impianti sportivi). Una rilevante parte dei suddetti investimenti dovrebbe, inoltre, riguardare il trattamento delle acque ed il miglioramento delle rete di distribuzione delle stesse. Particolare attenzione dovrebbe essere, altres, riservata alla realizzazione di impianti di desalinizzazione. E prevista, al riguardo, la costruzione di un primo impianto nellarea di Tobruk dalla capacit di 100 mila metri cubi giornalieri e dal costo variabile tra i 500 ed i 600 milioni di dollari. Nei programmi di sviluppo rientra anche la realizzazione di nuove centrali elettriche. Lobiettivo libico di portare il Paese dallattuale capacit di 5000 mega watt a 7000 mega watt entro il 2011. In proposito, lo scorso mese di maggio la General Elettricity Company of Libya (GECOL) ha appaltato alla coreana Daewoo la costruzione di due centrali da 750 mega watt da realizzare nei pressi delle citt di Misurata e Bengasi. Il valore complessivo dei due contratti ammonta a circa 850 milioni di dollari. Sempre in relazione al potenziamento delle capacit energetiche, queste Autorit hanno anche avviato programmi di ricerca e di sviluppo nel settore delle energie rinnovabili. Lo scorso mese di agosto stato, ad esempio, concluso con una societ italiana operante in Libia un contratto per progettazione e la successiva realizzazione di un impianto destinato alla produzione di energia a ciclo solare termodinamico. Limpianto, che sar anche di desalinizzazione, sorger nella zona costiera di Tripoli. La fase progettuale dovrebbe terminare entro i primi mesi del 2008 e ad essa dovrebbe far poi seguito lavvio dei lavori di costruzione della stessa centrale. Ci che a differenza degli scorsi anni sta distinguendo lattuale programma di sviluppo infrastrutturale libico il passaggio dalle mere dichiarazioni programmatiche alleffettiva volont di dare esecuzione ai suddetti programmi di sviluppo. Il primo semestre del 2007 ha costituito, da questo punto di vista, il vero momento di svolta. Lappuntamento con le celebrazione del 40 anno della rivoluzione ha, infatti, impresso una decisiva accelerazione nellassegnazione dei primi ed importanti contratti. Solo per citarne alcuni possibile ricordare laffidamento dei lavori per il nuovo aeroporto di Tripoli a societ francesi e brasiliane, quelli per laeroporto di Bengasi ad una societ canadese e quelli per laeroporto di Sebha a societ turche e libanesi. Nel settore dei trasporti dovrebbe essere affidata a societ cinesi la realizzazione di una prima tratta delle rete ferroviaria. Nel settore delle costruzioni alberghiere si segnala, inoltre, il recente affidamento ad una societ coreana dei lavori per la realizzazione di un nuovo hotel a cinque stelle. In un tale contesto, da parte libica si assiste ad una costante richiesta di societ italiane che possano operare nei suddetti settori dinvestimento. Le aziende italiane qui presenti non riescono, infatti, a soddisfare le costanti richieste provenienti da queste Autorit. In sostanza, i progetti di sviluppo infrastrutturale varati dalle Autorit libiche offrono in questa particolare fase della congiuntura economica delle opportunit daffari piuttosto interessanti. Si tratta di opportunit che, verosimilmente, verranno offerte per tutto il 2007. Dopo tale data, la maggior parte dei progetti dovrebbero risultare gi assegnati e rimarrebbero opportunit di investimento di pi marginale importanza. Risulta pertanto essenziale che le aziende italiane interessate ad investire in Libia sfruttino lattuale momento propizio stringendo i tempi per un loro eventuale ingresso sul mercato locale.

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2) Quadro normativo Sotto il profilo della regolamentazione normativa delle attivit economiche, la Libia ha compiuto nel corso dellultimo anno dei progressi. Si possono, in proposito, citare lintroduzione di parametri trasparenti per lassegnazione delle gare internazionali per lesplorazione dei blocchi esplorativi di idrocarburi, il varo di una normativa che disciplina laccesso delle banche straniere al mercato libico e ladozione di disposizioni di legge che, per superare eventuali rischi di insolvenza, prescrivono che i pagamenti siano effettuati con lettera di credito. Si segnala, ad ogni buon fine, che il Libia lo strumento della lettera di credito ormai di ordinario utilizzo. Sia per le commesse pubbliche sia per contratti concernenti il settore privato, da parte libica si accoglie senza alcuna difficolt il ricorso alle lettere di credito quale strumento pi idoneo a garanzia della controparte straniera. Bisogna daltra parte rilevare come la spinta verso una regolamentazione normativa del settore economico e commerciale abbia portato, talvolta, alladozione di misure tali da scoraggiare, talvolta, laccesso al mercato da parte di societ straniere. Dal primo gennaio 2007 infatti in vigore una normativa che obbliga aziende straniere ad operare in Joint Venture con soggetti economici locali ed a costituire la societ secondo le disposizioni di diritto libico. Sebbene si tratti di una normativa adottata da molti Paesi in via di sviluppo, la maggiore difficolt che si presenta in Libia legata allindividuazione di un partner con cui poter costituire la societ mista. Ci a causa della scarsa diversificazione dei settori produttivi non oil e per via della limitata presenza di imprenditoria locale. Egualmente contraddittoria, rispetto alla volont di attrarre investimenti stranieri la prassi in base alla quale il Ministero del lavoro obbliga le aziende straniere ad assumere un numero di lavoratori libici pari a quello degli stranieri impiegati. Inoltre, ogni volta che le Autorit libiche rinnovano il visto di residenza per un espatriato, lazienda tenuta ad assumere un ulteriore lavoratore libico. Tutto ci a fronte delle numerose difficolt che da un punto di vista operativo le aziende qui operanti continuano ad incontrare a causa di un apparato amministrativo caratterizzato da una forte e spesso poco trasparente burocrazia. I progressi normativi compiuti, sebbene apprezzabili, non appaiono comunque tali da fugare alcune perplessit sulle modalit di gestione dellattivit economica da parte di queste Autorit. Troppo frequentemente si assiste ad operazioni non in linea con la nuova immagine di trasparenza che questa Dirigenza intende dare. Sullo sfondo rimane- solo per citare uno dei casi pi rilevanti- il recente affidamento in via diretta di 54 mila km quadrati di blocchi esplorativi di idrocarburi alla British Petroleum ed il previsto affidamento, senza gara internazionale, di una tratta dei lavori ferroviari a societ cinesi. Le tradizionali contraddizioni tipiche di questo Paese continuano pertanto a palesarsi in maniera evidente. Di tali distorsioni non per escluso che se ne possa fare tesoro orientandole a vantaggio del nostro sistema Paese. A maggior ragione se si tiene conto che, allo stato attuale, lassegnazione di grossi progetti tramite tender internazionali vede, il pi delle volte, i Paesi asiatici avere la meglio per via della presentazione di offerte straordinariamente basse. Laffidamento in via diretta di grosse commesse potrebbe essere quindi la via preferibile e tale da scavalcare i ben agguerriti competitors cinesi, coreani, malesi ed indonesiani.

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3. Riduzione della presenza statale nel settore economico. Un settore nel quale la Libia sembrerebbe avere invece compiuto dei significativi progressi quello delle privatizzazioni. Da ultimo basterebbe ricordare la recente privatizzazione della Sahara Bank, uno dei pi importanti istituti di credito statali libici con ben 44 filiali ubicate in diverse aree del Paese. Alla gara hanno partecipato grossi gruppi internazionali del calibro della britannica HSBC, della della statunitense Citybank e della francese BNP Parisbas. Ed stato proprio listituto di credito doltralpe ad avere avuto la meglio sui diretti concorrenti e ad aggiudicarsi, per la cifra di circa 146 milioni di euro, il 19%, degli assets della banca libica. Pur essendo gi divenuto il maggiore azionista della Sahara Bank, BNP ha, inoltre, sottoscritto un contratto di opzione che gli permetter, qualora ritenuto conveniente, di poter giungere, entro tre anni, a detenere il 51% dellazionariato della Sahara Bank. Leventuale subentro nelle nuove quote azionarie dovrebbe avvenire ad un prezzo gi oggi concordato. Dopo la privatizzazione delle Sahara Bank operazione che ha effettivamente messo alla prova le reali intenzioni libiche di affidare al mercato ed ancor di pi ad operatori stranieri parti di un settore strategico come quello bancario, il processo di apertura al mercato dovrebbe ora interessare 4 ulteriori istituti di credito ovvero Wahda Bank, Gumhouria Bank, Umma Bank e National Commercial Bank of Libya. E molto probabile che su tali privatizzazioni riemergano gli interessi degli altri gruppi bancari che hanno concorso per la Sahara Bank, tra i quali non era tuttavia annoverata alcuna banca italiana. La limitazione della presenza statale nella vita economica del Paese dovrebbe, necessariamente, implicare anche ridimensionamento dellingente struttura burocratica e di pubblici funzionari. Ad oggi sembrerebbe aver per trovato una limitata applicazione lintenzione dichiarata del Primo Ministro Baghdadi di ridurre di 400 mila unit il numero di impiegati pubblici. Nonostante lincentivo di 41 mila dollari previsto per coloro che, abbandonando il pubblico impiego, decidono di transitare verso il settore privato, i risultati ottenuti appaiono ancora limitati. Ci per due prevalenti ragioni. Molti funzionari pubblici appartengono ad una stabile gerontocrazia che difficilmente potrebbe trovare una collocazione in un settore privato di per se ancora poco sviluppato ed incapace di assorbire un cos elevato numero di persone. In secondo luogo, lapproccio al settore privato richiede specifiche professionalit tecnicoeconomiche non sempre riscontrabili tra i funzionari pubblici. Dubbi sulleffettiva praticabilit di tale strategia dalleggerimento della macchina statale vengono, tra laltro, evidenziati dallultimo rapporto del Fondo Monetario Internazionale, laddove, tenuto conto del forte cambiamento socio-politico che potrebbe derivare adozione di una tale soluzione, vengono espresse forti perplessit circa la reale intenzione di questa Dirigenza di perseguirla fino in fondo. In definitiva, sia pure con le difficolt di dovere procedere al riordino della pubblica amministrazione, alladozione di normative capaci di catalizzare la fiducia degli operatori stranieri ed alla necessit di favorire la formazione tecnica del proprio personale, la Libia sembrerebbe ormai avviata verso un processo di riforme economiche che, pur procedendo ancora lentamente, appare ormai irreversibile. Tutto ci non deve per distogliere lattenzione dalle peculiarit di questo mercato e dagli elementi di atipicit che ancora lo differenziano da molti Paesi del Nord Africa.

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La presenza dello Stato continua a condizionare i principali settori economici del Paese e, specie laddove le possibilit di business appaiono consistenti, la necessit di interloquire con le alte sfere del potere rimane immutata e condizionante. Significativo di tali condizionamenti che i grandi approvvigionamenti dall'estero sono in parte ancora effettuati da enti pubblici che, per alcuni settori merceologici, rimangono i principali interlocutori delle imprese che intendono stabilire relazioni commerciali con questo Paese. Per prassi consolidata essi operano in base a vendor-list di fornitori di fiducia di volta in volta chiamati a fornire i beni richiesti. In un quadro come quello descritto, risulta quindi molto importante stabilire contatti diretti con gli interlocutori locali per avere cognizione personale di questa realt e per valutare direttamente la possibilit di ingresso su questo mercato.

DATI MACROECONOMICI PIL reale (crescita %) PIL nominale (miliardi $) Entrate di bilancio (miliardi $) Spesa di bilancio (miliardi $) Saldo pubblico (miliardi $) Esportazioni (miliardi $) Importazioni (miliardi $) Riserve ufficiali (miliardi $) Cambio Dinaro/Dollaro

2001 4,5 30,0 43,1 44,3 1,2 10,9 4,8 14,1 1,60

2002 3,2 19,2 51,4 41,2 5,2 9,8 7,4 14,3 1,27

2003 9,1 23,3 54,4 44,6 14,2 14,6 7,2 19,5 1,28

2004 7,9 28 59,1 44,0 17,5 19,1 8,8 25,6 1,30

2005 8,4 37,3 73,0 41,2 32,6 28,8 11,1 39,5 1,308

2006 8,1 46,3 72,1 34,4 37,7 36,9 14,4 57,2 1,31

Primo semestre 2007 proiezioni 7,9 60,8 66,5 41,9 24,6 39,8 20,7 75,6 1,29

b)

Grado di apertura del Paese al commercio internazionale ed agli investimenti esteri

La crescita del PIL registrata nel 2006, le previsioni di crescita del 7,9 % per il 2007, unitamente allincremento dellinterscambio con i Paesi del resto del mondo, consentono di registrare unapertura della Libia al commercio internazionale che sfiora la soglia del 100%. Bisogna tuttavia constatare che la maggior parte delle esportazioni di questo Paese sono legate al greggio, al gas ed ai prodotti energetici in genere.

c) Andamento dellinterscambio commerciale con lItalia e degli investimenti diretti esteri bilaterali I primi sei mesi del 2007 hanno fatto registrare - rispetto al medesimo periodo dellanno precedente - un incremento del 5% delle esportazioni italiane verso la Libia. Un valore che, in termini monetari, si traduce in una crescita di circa 37 milioni di euro. Si passa, infatti, dai 738,8 milioni di euro del primo semestre 2006 ai 775,86 milioni di euro del primo semestre 2007.

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E pertanto proseguito il trend positivo del 2006 chiusosi, per il periodo cumulato gennaio dicembre con una crescita netta del 3% (gennaio-dicembre 2006). Da notare come i dati del primo semestre 2007 vengono comparati con quelli del primo semestre 2006 quando le nostre esportazioni hanno fatto registrare lincremento record del +21,8%. In altri termini, lincremento del 5% delle esportazioni nel primo semestre 2007 assume maggior valore in quanto commisurato ai valori straordinariamente elevati del primo semestre 2006.
2006 2007 Giugno valore totale primi 6 mesi 6278,7 2% 776 5% 5502,7 7054,7

milioni di Euro

2001

2002

2003

2004

2005

Importazioni Variazione Esportazioni Variazione Saldo Interscambio

Giugno valore Valore tot Valore tot Valore tot Valore tot Valore tot totale primi 6 mesi 6.174 5.466 4.908 5.226 6.310 9.732 -14,4% 1.294 25,8% -4.173 6.760 -10,2% 1.316 1,8% -3.592 6.224 6,5% 1.367 3,9% -3.859 6.593 20,7% 1.516 10,9% -4.793 7.826 54,2% 1.360 -10,3% -8.372 11.093 55% 739 21,8% - 5435 6913

Elaborazione dati ISTAT Nel periodo di riferimento i migliori risultati si sono avuti nellesportazione di prodotti petroliferi raffinati che ha fatto segnare un incremento del 67% passando dai 199 milioni di euro del primo semestre 2006 a 332 milioni di euro per il corrispondente periodo del 2007. Rilevante anche lincremento della voce autoveicoli, rimorchi e semirimorchi che, nel complesso, segna una crescita del 36%. Pi nello specifico, risultano sostanzialmente raddoppiate le esportazioni di automobili che, in termini monetari, passano a 15, 5 a 31,9 milioni di euro. Si tratta, in prevalenza di automobili usate che dal mercato italiano vengono immesse su quello libico. Poco significativa permane invece la presenza di FIAT che, nonostante la recente apertura di un distributore locale, stenta a guadagnare spazi. Particolarmente interessante appare, inoltre, lincremento registrato alla voce altri mezzi di trasporto che, passando dal valore monetario di 1,26 a 15,48 milioni di euro, segna un incremento percentuale superiore al 1100%. In tale categoria rientrano le costruzioni navali e le imbarcazioni da diporto, i motocicli e le biciclette, veicoli per invalidi ed aeromobili. Con un incremento del 101% spiccano anche le esportazioni di prodotti in legno e sughero (legno tagliato, piallato e/o trattato, prodotti di carpenteria e di falegnameria per ledilizia, imballaggi, compensato ecc..). Un aumento del 78% si registra nellesportazione dei prodotti della carta (carta e cartone ondulati, prodotti di carta per uso domestico, prodotti cartotecnici e per imballaggi).

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Allo stesso modo possibile rilevare una crescita del 133% nellesportazione di prodotti delleditoria e della stampa e dei supporti sonori registrati. Con un incremento del 33% (si passa da 13,3 a 17,7 milioni di euro) si distinguono, inoltre, le esportazioni di articoli in gomma e materie plastiche (pneumatici e camere daria, tubi e profilati in plastica, materiali per imballaggio, articoli in plastica per ledilizia). Positive permangono anche le esportazioni di prodotti chimici e fibre sintetiche che mettono a segno un aumento del 3%.Con un +4% mantengono un trend positivo anche le esportazioni di prodotti tessili che in termini monetari passano dai 2,16 milioni del primo semestre 2006 agli attuali 2, 25 milioni di euro. A fronte delle suddette positive performance, si rileva, tuttavia, un significativo calo nellexport di alcuni prodotti tipici del made in Italy. I prodotti di abbigliamento subiscono un ridimensionamento del 2%. Molto pi drastica , invece, la riduzione delle esportazioni di prodotti in cuoio che accusano una contrazione di quasi 41 punti percentuali. Ad incidere negativamente su tali performance negative contribuiscono, in maniera rilavante, i prodotti, quasi sempre contraffatti, di origine cinese. Una contrazione del 4% si registra anche nel settore alimentare e delle bevande. Le ragioni che consentono di spiegare tale calo sono ascrivibili ad una serie di fattori di natura prevalentemente endogena. Per quanto attiene, in particolare, alle bevande analcoliche ed alle acque minerali, la Libia ha posto in essere delle misure protezionistiche che mirano a tutelare le aziende locali del settore. La forte riduzione dei prodotti della macinazione , invece, imputabile a 2 prevalenti ragioni. Da un lato si fa sempre pi incalzante la concorrenza dei Paesi dellEuropa orientale. Dallaltro, queste Autorit hanno iniziato a chiedere il pagamento delle success fee a favore dellALI anche alle societ italiane che esportano farine. Pi in generale bisogna, comunque, constatare come il settore agroalimentare italiano inizi ad accusare anche in questo Paese la concorrenza dei prodotti a basso costo di origine asiatica e turca. Con una riduzione delle performance esportative pari al 9%, unaltra voce in calo quella dei mobili e dei prodotti delle industrie manifatturiere. Un calo del 42% si registra nellesportazione di macchine per ufficio elaboratori e sistemi informatici ed una riduzione del 62% in quella di apparecchi radiotelevisivi ed apparecchiature per telecomunicazioni. Le ragioni della riduzione delle nostre esportazioni nei due suddetti settori potrebbero essere addotte alla capacit di assorbimento di un mercato come quello libico che presenta dei limiti quantitativi dal lato della domanda. Dopo le ottime performance del 2006, quando le esportazioni di macchine ed apparati meccanici hanno fatto registrare un incremento del 211% e quelle per gli apparecchi radiotelevisioni ed apparecchiature per le radiocomunicazioni hanno potuto beneficiare di unimpennata del 110%, potrebbe apparire quasi fisiologico un rallentamento nellimportazione libica di tale tipologia di prodotti. In definitiva, sebbene il primo semestre 2007 faccia registrare un positivo trend delle nostre esportazioni trainate in maniera significativa dai prodotti petroliferi raffinati - non si pu non tenere conto del progressivo indebolimento delle nostre posizioni su prodotti tipici del made in Italy ( alimentari, macchinari ed abbigliamento in primis).

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Dal punto di vista esportativo appare anche utile valutare l'evoluzione delle quote delle grandi divisioni di prodotti sulle esportazioni globali italiane in Libia, poste nella seguente tabella in ordine decrescente riferito al primo semestre 2007. Per le due principali divisioni si forniscono anche i dati in milioni di Euro.

Percentuale su esportazioni totali Raffinati milioni di Euro Macchinari milioni di Euro Mobili, Gioielli Autoveicoli P. in metallo Macch. Elettriche P. della metallurgia P. chimici Alimentari App.medicali e di precisione, strumenti ottici

2000

2001

2002

2003

2004

2005

2006

Primo semestre 2007 42,8 332 13,4 104 9,2 6,1 4,3 4,3 4,3 3,5 3,3

28,1 289 16,9 174 9,5 5,7 3,4 3,0 4,3 3,6 13,5 nd

26,4 342 19,9 258 8,0 4,4 4,1 4,6 3,7 3,7 13,7 nd

18,2 239 20,5 270 7,3 6,7 7,4 5,3 8,4 3,0 11,8 nd

18,3 251 27,5 376 8,1 6,9 5,6 6,5 7,7 2,4 8,3 nd

17,8 270 26,3 399 6,8 3,1 15,0 5,5 9,1 3,5 5,5 1,8

37,4 509 14,7 200 8,7 4,5 3,3 6,4 8,0 3,5 4,2 1,5

33,5 471 17,4 245 7,7 5,4 3,3 6,0 8,8 3,8 3,3 2,2

1,9

Elaborazione dati ISTAT

Il valore aggregato delle importazioni per i primi sei mesi dellanno stato a 6278,7 milioni di euro e rispetto al medesimo periodo del 2006 (6174 milioni di euro) registra un incremento 2 %. Si tratta prevalentemente di importazioni di gas e petrolio di cui la Libia risulta essere uno dei principali fornitori italiani. Da notare, tuttavia, che mentre durante gli scorsi anni le importazioni di idrocarburi dalla Libia sono cresciute con percentuali variabili tra il 20% ed il 55%, il primo semestre 2007 ha fatto segnare un incremento marginale di soli due punti percentuali. Condizione, questultima che, a fronte di un incremento delle nostre esportazioni del 5% consente un miglioramento del saldo della bilancia commerciale che si assesta a 5502,7 milioni di euro. Il valore dellinterscambio per i primi 6 mesi dellanno pari a 7054,7 milioni di euro, facendo registrare, rispetto al medesimo periodo del 2006 un incremento del 2%.

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2. a)

INDIVIDUAZIONE DELLE AREE DI INTERVENTO Valutazione della penetrazione commerciale dei prodotti italiani sul mercato locale

La Libia si presenta oggi come un mercato ricco di opportunit sia per i grossi gruppi aziendali che per le piccole e medie aziende italiane. La presenza stabile di oltre 70 aziende italiane, molte delle quali operanti nel settore petrolifero, infrastrutturale e delle costruzioni conferma lattenzione con cui le nostre aziende seguono questo mercato. Il gruppo italiano pi importante ad operare in Libia lENI con le societ ENI OIL ed Eni Gas e con le collegate Saipem e Snam. Significativa anche la presenza del gruppo IVECO qui presente con una Joint Venture e che svolge unattivit di assemblaggio in loco di veicoli industriali. Fra le aziende pi attive inoltre possibile annoverare: Lavori civili ed industriali : Bonatti, Garboli-Conicos, Maltauro, Enterprise,Finasset, Impregilo (da poco rientrata sul mercato libico) Altay, Emaco Group; Piacentini; Moretti. Mangimi: Martini Silos e Mangimi; Trasporti: Tarros , gruppo Messina, Alitalia; Meccanica industriale: Technofrigo, (impianti refrigerazione) e OCRIM (mulini). Altri settori: centrali termodinamiche (Gengroup) Impiantistica (Tecnimont, Techint, Snam Progetti, Edison, Ava, Cosmi, Chimec, Technip, Gemmo, etc..). Telecomunicazioni: Telecom, Pirelli e Sirti. Trading ed il procurement : Finasi e la Italflex. In vista del 40 anniversario della rivoluzione (settembre 2009) le Autorit libiche hanno avviato un imponente programma di sviluppo infrastrutturale ed edilizio. Al riguardo, giova constatare come il bilancio approvato a gennaio 2007 prevede una spesa pubblica pari al 42% del PIL con un incremento nominale del 54% rispetto al 2006. In tale contesto, gli stanziamenti di bilancio per progetti infrastrutturali e di svilluppo stato aumentato di circa il 73%. Tra i progetti pi rilevanti pu essere annoverato il completo rifacimento degli aeroporti di Tripoli, Bengasi e Sebha, la costruzione di svariate torri destinate ad ospitare uffici e business center, la costruzione di alberghi e villaggi turistici e quella di strade, viadotti e ponti. Non di minore rilavanza il progetto relativo alla realizzazione della rete ferroviaria e metropolitana, nonch quello relativo allammodernaneto dei principali porti. La politica del Governo libico, orientata tra laltro ad allentare la cronica dipendenza dal settore petrolifero, offre, pertanto, grandi opportunitaalle aziende italiane interessate ad operare nel Paese. Tutto ci a fronte di una rilevante disponibilit di spesa di cui - grazie ai proventi della vendita del petrolio e del gas-il Paese pu beneficiare.

LItalia rimane saldamente in testa nella posizione di principale partner economico della Libia. Dalla tabella seguente si pu, infatti, evincere il forte distacco che nel rapporto commerciale con questo Paese ancora esiste tra lItalia ed alcuni dei principali concorrenti europei ed internazionali.

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Esportazioni libiche Italia Germania Spagna Stati Uniti Francia 5,6 Turchia

Quota % 37,4 14,8 7,8 6,2 5,4 5,4

Importazioni libiche Italia Germania Cina Tunisia Francia Turchia

Quota % 14,2 5,9 5,7 4,7 4,4 3,9

Fonte: Economist Intelligence Unit Country Report del 13 luglio 2007 con dati riferiti allanno 2006.

La penetrazione dei nostri prodotti sul mercato libico rimane soddisfacente. I prodotti per i quali riconosciuto lassoluto carattere di eccellenza del marchio italiano riescono a ancora a far fronte alla concorrenza asiatica. Ciononostante, non si pu omettere di tenere in attenta considerazione la graduale erosione di quote di mercato per alcuni prodotti tipici del made in Italy, quali il settore alimentare e labbigliamento. Mentre il primo sembrerebbe avere imboccato, nel corso degli ultimi due anni, un leggero ma costante trend ribassista che vede annuali riduzioni di 1 o 2 punti percentuali, si assiste per la prima volta ad una contrazione, anchessa limitata al 2%, nellesportazione di prodotti di abbigliamento. Se si tiene per in conto che il 2006 si era chiuso con un incremento nellesportazione di prodotti di abbigliamento pari al 19%, lattuale fase di rallentamento potrebbe avere carattere ciclico ed essere legata alla capacit di assorbimento del mercato. Medesimo criterio di analisi potrebbe spiegare il brusco calo nellesportazione di macchine per ufficio elaboratori e sistemi informatici (-42%) di apparecchi radiotelevisivi ed apparecchiature per telecomunicazioni (-62) e di macchine ed apparecchi meccanici(-19%). I tre settori citati hanno lo scorso anno hanno, infatti, registrato delle performance superiori ad ogni migliore aspettativa chiudendo il 2006 con incrementi rispettivi del 210%, del 110% e del 23%. Occorre tuttavia costatare, come daltra parte segnalato da numerosi operatori locali, lesigenza che nella vendita dei prodotti a pi elevato contenuto tecnologico e per i macchinari industriali, le nostre aziende non si limitino ad operazioni di trading ma perseguano una politica di assistenza post vendita e di fidelizzazione del cliente. Qualora non si procedesse in tal senso, si correrebbe il rischio di situazioni simili a quelle che nellarco degli ultimi 5 anni hanno visto le aziende italiane produttrici di elettrodomestici soccombere dinanzi alla concorrenza coreana. La LG e la Samsug sono infatti qui diventate leader di mercato non tanto per la qualit dei prodotti offerti, bens per la capacit di offrire al cliente un servizio di assistenza costante. Un tipo di assistenza che nei primi anni di accesso al mercato veniva offerta direttamente a domicilio. Molte nostre concorrenti, adottando la strategia delle aziende coreane, hanno iniziato a fornire un servizio di assistenza post-vendita in settori che spaziano da quello automobilistico (Mercedes, Peugeot, Nissan) a quello pi vario dei macchinari industriali. Appare quindi importante che le nostre aziende esportatrici superino la logica della sola vendita del prodotto associandola ad una strategia di pi ampio respiro che preveda anche lassistenza al cliente/consumatore finale.

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c) Valutazione delle potenzialit di cooperazione commerciale ed industriale nei settori ad alto contenuto tecnologico Nel corso dellultimo anno si assistito ad una graduale presa di coscienza da parte di queste Autorit della necessit di investire in settori ad alto contenuto tecnologico. Una tipologia di investimenti che, in considerazione dei forti ritardi accumulati negli anni dellembargo, non pu per prescindere dal supporto di aziende provenienti da Paesi maggiormente sviluppati dal punto di vista industriale e tecnologico. In tale contesto, uno dei settori di forte interesse da parte libica e per il quale sono gi stati avviati i primi progetti di sviluppo quello dello sfruttamento delle energie rinnovabili. Significativa appare al riguardo lassegnazione ad una societ italiana del progetto per la costruzione di un impianto destinato alla produzione di energia a ciclo solare termodinamico. Limpianto, che sar anche di desalinizzazione, sorger nella zona costiera di Tripoli. La fase progettuale dovrebbe terminare entro i primi mesi del 2008 e ad essa dovrebbe far poi seguito lavvio dei lavori di costruzione della stessa centrale. Un settore ad elevato contenuto tecnologico sul quale queste Autorit stanno puntando e quello relativo allammodermamento delle forze armate e di polizia. In tale ambito lItalia ha sinora realizzato la fornitura di alcuni elicotteri Agusta alle forze di sicurezza libiche, che hanno la necessit ormai urgente di stabilire un pi efficace controllo sulle frontiere del Paese. Sempre Agusta ha costituito con partner libici una joint-venture (LIATEC) per la manutenzione e, in prospettiva, nel medio-lungo termine, lassemblaggio di velivoli. Nei prossimi mesi dovrebbero partire i lavori per la costruzione dello stabilimento LIATEC. Lattivit di Augusta si associa a quella di altre aziende del Gruppo Finmeccanica che hanno in corso importanti trattative con le locali Autorit. Un ulteriore settore nel quale queste Autorit stanno investendo e che vede le nostre societ in posizione di primo piano quello dellinformatizzazione della pubblica amministrazione.

d) Valutazione delle potenzialit di cooperazione commerciale in settori diversi da quelli ad alto contenuto tecnologico Infrastrutture A partire dallinizio del 2007 le Autorit libiche hanno avviato un vasto programma di investimenti nel settore delle infrastrutture e delle costruzioni. Lobiettivo quello di presentarsi allappuntamento con le celebrazioni per il 40 anno delle Rivoluzione ( settembre 2009), con una serie di progetti gi conclusi e atti a testimoniare i progressi compiuti dal Paese sotto la guida del Colonnello Gheddafi. I progetti spaziano dalla costruzioni di torri destinate ad ospitare uffici al rifacimento o alla costruzione di strade, dal progetto per la realizzazione della rete ferroviaria a quelli per lammodernamento dei porti, dalla costruzione del nuovo aeroporto di Tripoli al rifacimento di quelli minori di Bengasi e Sebha. A ci si aggiunge il programma edilizio che prevede la costruzione di circa 250 mila alloggi, la costruzione di nuovi alberghi e di villaggi turistici. In tale contesto, le aziende del settore operanti in Libia stanno ottenendo dei buoni risultati aggiudicandosi rilevanti commesse. Bisogna tuttavia constatare che proprio per il limitato numero di aziende italiane operanti nei suddetti settori, non siamo ad oggi in grado di cogliere molte delle opportunit che la Libia potrebbe offrire in questa particolare fase di rilancio dello sviluppo economico.

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Di conseguenza, molti importanti contratti vengono oggi assegnati a societ francesi (aeroporto di Tripoli) o alla sempre pi agguerrita concorrenza turca. Tutto ci a prescindere dal ruolo di primo piano che, per via dei bassi prezzi praticati, continuano ad avere le societ cinesi e coreane. In tale contesto, una specifica menzione merita il progetto per la realizzazione di una rete ferroviaria di circa 3000 km. Mentre da contatti con queste Autorit sembrerebbe che la prima tratta di lavori (c.d. direttrice sud) dovrebbe essere assegnata con affidamento diretto ad alcune societ cinesi, rimangono, ad oggi, ancora aperti i giochi per la realizzazione delle direttrice costiera dalla Tunisia allEgitto e quelli per la realizzazione della linea metropolitana della citt di Tripoli. Settore bancario Con la legge 1373 del 2005 le Autorit libiche hanno disciplinato in maniera dettagliate le modalit di accesso di banche straniere nel Paese. La normativa libica prevede che soggetti privati stranieri, possono sulla base della regolamentazione prevista dalla legge n. 1 del 2005 costituire banche commerciali che abbiano quale oggetto principale della loro attivit il deposito a vista in conti correnti o depositi vincolati, lerogazione di prestiti, la prestazione di servizi di credito ed in generale dei servizi bancari similari a quelli suesposti. E, invece, proibito svolgere le seguenti operazioni: commercio all'ingrosso e al minuto, comprese le attivit di importazione e di esportazione e di mediazione o di agenzia commerciale, l'acquisizione di azioni emesse da societ per azioni nel capitale della banca, l'acquisizione di azioni di un'altra SpA in misura maggiore del 10% del capitale versato dalla medesima societ, l'acquisto delle azioni di qualsiasi altra banca operativa in Libia, anche se la relativa sede principale all'estero. Avvalendosi delle opportunit offerte dalle suddette disposizioni normative, nel mese di gennaio questa Banca Centrale ha avviato la privatizzazione della Sahara Bank, uno dei pi importanti istituti di credito statali libici con ben 44 filiali ubicate in diverse aree del Paese. Alla gara hanno partecipato grossi gruppi internazionali del calibro della britannica HSBC, della statunitense Citybank e della francese BNP Parisbas. Ed stato proprio listituto di credito doltralpe ad avere avuto la meglio sui diretti concorrenti e ad aggiudicarsi, per la cifra di circa 146 milioni di euro il 19%, degli assets della banca libica. Dopo la privatizzazione delle Sahara Bank operazione che ha effettivamente messo alla prova le reali intenzioni libiche di affidare al mercato ed ancor di pi ad operatori stranieri parti di un settore strategico come quello bancario, il processo di apertura al mercato dovrebbe ora interessare 4 ulteriori istituti di credito ovvero Wahda Bank, Gumhouria Bank, Umma Bank e National Commercial Bank of Libya. E molto probabile che su tali privatizzazioni riemergano gli interessi degli altri gruppi bancari che hanno concorso per la Sahara Bank, tra i quali, come noto non era annoverata alcuna banca italiana. La presenza bancaria italiana in un Paese per il quale lItalia rimane il principale partner economico- commerciale potrebbe rappresentare un vantaggio di non trascurabile portata, sia per il flusso monetario che lo interesserebbe, sia per le maggiori garanzie che offrirebbe ai nostri operatori in loco. Daltra parte lacquisizione di partecipazioni azionarie di banche locali da parte di nostri istituti di credito consentirebbe di posizionarsi in maniera stabile su di un mercato in piena espansione e destinato, per gli interessi energetici e per le varie opportunit di business, a catalizzare sempre pi lattenzione degli operatori economici internazionali. Entrare oggi nel mercato del credito e dei finanziamenti significherebbe poter beneficiare di acquisizioni a costi piuttosto bassi.

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Un tentativo di posizionamento nel corso dei prossimi anni risulterebbe- a contrario- molto pi oneroso e presenterebbe, al tempo stesso, maggiori difficolt per via dellaccresciuta concorrenza straniera. Cooperazione industriale Da parte libica esiste un forte interesse alla cooperazione con lItalia nel settore industriale. Di recente le Autorit locali hanno sottoposto allattenzione della controparte italiana una lista di aziende locali, gi privatizzate o in via di privatizzazione, per le quali si chiede di avviare un rapporto di partenariato con societ italiane. Il tale ambito da parte libica sono stati proposti dei progetti che spaziano dal settore agroalimentare (lavorazione ed inscatolamento del pesce e dei prodotti agricoli), acquacultura, pesca, lavorazione della plastica, lavorazione di materiali ferrosi e del vetro, lavorazione del pellame (produzione di calzature e concia delle pelli), produzione di mobili, di biciclette, compressori, alimenti per linfanzia e raffinazione dellolio di oliva. Per ciascuno dei suddetti settori stato presentato un elenco di aziende libiche pronte ad avviare un rapporto di collaborazione con le controparti italiane. In tal contesto, La presenza italiana potrebbe sostanziarsi in due distinte modalit: 1) acquisizione- nei termini e nelle percentuali ancora da definire- della stessa azienda libica; 2) coinvolgimento nel management della societ locale. I termini della proposta libica dovrebbero essere oggetto di unapposita visita a Roma del Direttore dellEnte Libico per gli Investimenti. In tale occasione verranno valutate pi nel dettaglio i termini della proposta di collaborazione avanzati da parte libica. Sempre nel settore della cooperazione industriale al momento allo studio un progetto di memorandum of understanding che si prefigge, tra laltro, di verificare la possibilit di applicare in Libia, in collaborazione con societ italiane, il modello dei distretti industriali. Attrezzature per la pesca. Con oltre 1800 km di costa , la Libia presenta delle ottime potenzialit di sviluppo dellindustria ittica. . Al riguardo i preposti Enti libici prevedono investimenti per la creazione di 24 nuovi stabilimenti attrezzati anche per la lavorazione e conservazione del pesce. Attualmente esistono solo due impianti per la lavorazione del tonno a Zanzur e a Zliten, mentre a Zwara e Koms vi sono due piccole unita' per linscatolamento di sardine. Le attrezzature di refrigerazione attualmente disponibili nel porto di Zliten non sono sufficienti. Al di l, quindi, delle possibilit di pervenire alla costituzione di societ miste italo-libiche per lo sfruttamento congiunto delle risorse ittiche di questo Paese, sembrerebbero profilarsi delle importanti prospettive sia in termini di investimenti diretti sia in termini di esportazione di prodotti e macchinari da destinare agli impianti industriali per la lavorazione e la conservazione del pesce che queste Autorit intenderebbero creare.

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e) Suggerimenti per lattivazione degli strumenti di sostegno finanziario e assicurativo pubblico per SACE e SIMEST Tra il 2000 ed il 2004, la Libia ha intrapreso unefficace politica dazzeramento del debito estero nei confronti delle ECA (Italia, Germania, Francia, Regno Unito), con lobiettivo di aumentare la sua credibilit finanziaria internazionale ed ottenere una migliore classificazione ai fini assicurativi. Nellaprile 2004, un accordo tra SACE, LAFICO, Mediobanca e UBAE ha posto le basi per lo sviluppo di progetti dinvestimento assicurato che si avvalgono della possibilit di SACE di concedere garanzie per un plafond di un miliardo di Euro (decisione CIPE del marzo 2002), sinora poco sfruttato. Lo scorso anno gli esperti dellOCSE hanno ridotto dalla settima alla sesta categoria il livello di rischio del Paese. Tale condizione sta consentendo una graduale crescita della fiducia nel mercato libico da parte di molte piccole e medie imprese italiane, rendendo al tempo stesso molto pi conveniente laccesso agli strumenti messi a disposizione da SACE. Affinch gli effetti derivanti dalla riduzione del livello di rischio possano produrre i migliori risultati sarebbe, tuttavia, molto importante una diffusa attivit informativa nei confronti delle piccole e medie aziende italiane interessate al mercato locale. La SIMEST, grazie anche ad una capillare azione informativa e di promozione svolta in Libia, ha iniziato a finanziare i primi progetti di investimento in Libia. Il risultato ottenuto anche il frutto di una capillare azione di informazione che la SIMEST svolge in questo Paese. Essa infatti quasi sempre stata presente a tutti gli eventi fieristici organizzati in Libia nonch a convegni di natura economica svoltisi a Tripoli. 3. a) POLITICA COMMERCIALE E DI ACCESSO AL MERCATO Barriere tariffarie

Dal 1998 la Libia utilizza la nomenclatura armonizzata semplificata. Tale condizione consente una pi semplice gestione del traffico merci e facilit lattivit degli spedizionieri e dei trasportatori stranieri. Per quanto attiene, nello specifico, al regime doganale applicabile alle merci in entrata nel Paese, a partire dal 1 agosto 2005, in virt delle disposizioni normative del decreto n. 3 del 6 luglio 2005, stata introdotta labolizione totale dei dazi doganali. Si tratta, in effetti, di unabolizione sostanzialmente teorica in quanto previsto che i beni importati siano, in ogni caso, soggetti ad unimposta generale pari al 4% sul valore dichiarato in dogana. A margine del suddetto regime generale, bisogna, inoltre, tenere il conto le eccezioni contemplate dal decreto n. 83 del 7 luglio 2005, emanato dal Ministero delle Finanze libico. Esso prevede, infatti, che su specifiche 811 categorie di prodotti gravi un dazio doganale variabile tra il 2 ed 2,5% ed unimposta al consumo che oscilla tra il 25 ed il 50%.
1

Le 81 categorie rientrano: pasta, semola, semi, volatili, yogurt, estratto di datteri, acqua minerale, succhi di frutta, bevande analcoliche, gelati, tessuti di cotone, assorbenti e pannolini, tappeti e moquet, mobili di legno o metallo e accessori di arredamento, tovaglioli di carta, sale da cucina confezionato, idrossido di sodio, acido cloridrico, profumi, saponi, PVC granulato, cloro liquido, tubi per irrigazione di diametro pari a 12/25 mm, materiali di plastica, spugne sintetiche, trattori agricoli, trasportatori per agricoltura ed attrezzature agricole leggere, pulman e veicoli superiori ad 1,5 ton, autobus con cilindrata non superiore ai 3000 cc, parabole satellitari, televisori, cucine a gas, frigoriferi e congelatori per uso domestico, biciclette, pannelli isolanti, rimorchi per veicoli, vetture ed autovetture con cilindrata superiore ai 3000 cc, moto acquatiche, capannoni smontati o assemblati, abbigliamento e pellicce, porte e finestre in alluminio, tubi saldati, tombini per rete elettrica, idrica, fognaria e telefonica, alcol medico, radio, televisione, registratori e videoregistratori, parabole satellitari, bombole a gas, cavi elettrici ad alta tensione, torce elettriche, involucri per fili elettrici, telefoni e centraline con meno di 60 linee, motociclette con cilindrata superiore a 250cc; arredamenti dinterno decorati,

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Sono gravati dalla sola imposta al consumo i beni provenienti da Algeria, Marocco, Tunisia, e Mauritania. Molto vantaggioso anche il regime doganale applicabile ai beni provenienti da Malta, dal Niger e dal Ciad. b) Barriere non tariffarie

La normativa libica sancisce il divieto allimportazione per circa 30 di tipologie merceologiche. Alcuni divieti come quelli relativi allimportazione di alcolici e di carne suina traggono origine da specifiche disposizioni shariatiche. Altri , quali quelli relativi allimportazione di tubi PVC, autobus per il trasporto di meno di 30 persone, fazzoletti di carta, soda caustica, acque gassata, sono invece legate allesigenza di proteggere la produzione locale. Per quanto attiene al rapporto economico-commerciale con lItalia, vanno segnalati alcuni provvedimenti che, pur non essendo delle vere e proprie barriere, costituiscono, comunque, un limite allattivit delle nostre aziende operanti in Libia. Una prassi andatasi via via imponendo , ad esempio quella di applicare alle forniture italiane ed ai contratti conclusi dalla nostre aziende una fee variabile tra lo 0,5% ed il 2% sui valori degli stessi contratti. Tale success fee viene versata ad una societ denominata Azienda Libico-Italiana (ALI) e da questultima trasferita su un Fondo Sociale istituito nel 1998 dai due Governi per la realizzazione di opere utili allo sviluppo sociale ed economico libico ed in ultima analisi al superamento delle conseguenze del passato coloniale e bellico sotto occupazione italiana. Tale "tassa", in passato corrisposta da alcune aziende in forma del tutto volontaria, stata resa obbligatoria da parte delle Autorit libiche. Ci nonostante da parte italiana si continui a ribadire ad ogni utile occasione la contrariet ad una prassi che di fatto si traduce in una vera e propria discriminazione nei confronti delle nostre aziende. Un ulteriore provvedimento discriminatorio legato alla legge n. 80 del 1970 secondo la quale le aziende italiane, tenute a registrarsi in Libia al pari di tutte le ditte straniere, sono sottoposte anche ad autorizzazione del Primo Ministro e non, come le societ di altri Paesi alla sola autorizzazione del Ministro dell'Economia. Tale norma ha mantenuto nel tempo il suo vigore e ogni attivit economica italiana in Libia dal 1970 in poi (stabilimento di filiali daziende italiane, costituzioni di societ miste, registrazioni di societ e loro rinnovi biennali) stata da allora sottoposta a tale normativa. Il "nuovo corso" politico ed economico libico inaugurato nel 2003, in particolare la normalizzazione della posizione della Libia nella comunit internazionale e nei flussi economici e commerciali globali, rappresentano da un lato nuove opportunit per la consolidata presenza italiana, ma dallaltro hanno dato vita ad una pi ampia concorrenza: in questo nuovo ambito di competizione economica, la discriminazione posta dalla legge 80 a carico delle aziende italiane penalizza la potenzialit dei nostri operatori economici a favore di operatori di altri Paesi. Con la decisione numero 5 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale libica del primo febbraio 2007 queste Autorit hanno introdotto una parziale abrogazione della legge n. 80 del 1970. Le nuove disposizioni normative non aboliscono tout court la legge n. 80 del 1970 ma ne escludono dallambito di applicazione le aziende italiane che chiedono di registrarsi o richiedono un rinnovo della registrazione per effettuare quella tipologia di investimenti previsti dalla legge n. 5 del 1997 (Legge sugli Investimenti Esteri). Si tratta, nello specifico, dinvestimenti di carattere produttivo che spaziano dal settore agricolo a quello dei servizi, dal settore industriale a quello turistico.

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c) Violazioni delle norme sulla tutela dei diritti di propriet intellettuale La Libia membro della World Intellectual Property Organization ed aderisce alla Convenzione di Parigi del 1976 sulla propriet industriale, a quella di Berna del 1976 sulla letteratura e sui lavori artistici, nonch a quella sui brevetti del settembre 2005. Ci dovrebbe consentire alle aziende che hanno depositato i rispettivi marchi di tutelare la loro presenza in Libia. Nonostante ci vi comunque una dilagante diffusione di prodotti della propriet intellettuale multimediali realizzati in contravvenzione alle leggi internazionali. Tale fenomeno si estende anche ai settori dellabbigliamento e perfino alimentare. In generale, sulla base di quanto disposto della legge n. 7 del 1984 i brevetti hanno una validit di 15 anni e sono rinnovabili per altri cinque. La registrazione deve essere eseguita presso il preposto Ufficio Brevetti della Camera di Commercio e, se approvata, deve essere pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. La registrazione dei marchi valida dieci anni, e rinnovabile per un uguale periodo. Il marchio cessa di avere tutela giuridica se non utilizzato per cinque anni consecutivi, senza una valida giustificazione. La registrazione di un disegno, o di un modello industriale, valida per cinque anni, pu essere rinnovata per due ulteriori periodi di cinque anni ciascuno. Le innovazioni di processo, concernenti i medicinali, sono brevettabili per dieci anni. d) Problematiche relative agli investimenti esteri nel Paese

Gli investimenti esteri diretti in Libia sono disciplinati dalla legge n. Legge 5/1997 sugli investimenti esteri. La legge n. 5 stata emanata con lobiettivo principale di attrarre capitali esteri per finanziare progetti di investimento in linea con gli obiettivi di sviluppo economico del Paese. Nello specifico la legge che promuove gli investimenti esteri nei settori dell'industria, dell'agricoltura e dei servizi (con particolare riguardo a sanit e turismo). Rientrano nellambito dapplicazione della legge n. 5 anche gli investimenti daziende che operano nel settore petrolifero e che non svolgono, direttamente attivit desplorazione ed estrazione. Gli investimenti che ricadono nellambito applicativo della legge n. 5 beneficiano di particolari incentivi ed agevolazioni fiscali quali, esenzione per 5 anni (prolungabili a 8) dallimposta sugli utili; esenzione da prelievo doganale ed altre tasse sullimport di attrezzature e macchinari per la realizzazione del progetto; esenzione da prelievo doganale ed altre tasse sullimport degli input necessari al suo funzionamento per i primi cinque anni di attivit; esenzione da imposte e tasse doganali allexport; esenzione per 5 anni (prorogabili a 8) dalla tassazione sugli utili ricavati dal progetto che vengano reinvestiti; esenzione dei prodotti destinati allexport dallimposta sulla produzione e da tutte le altre tasse. Sono comunque dovute le tasse percepite in contropartita di servizi, quali le tasse portuali, di stoccaggio e di recupero. E tuttavia da rilevare come - nonostante i suddetti incentivi - gli investimenti esteri diretti in Libia siano ad oggi piuttosto esegui. Essi vengono, infatti, condizionati dal fatto che sebbene la normativa appaia in linea teorica ben definita essa si presta ad interpretazioni spesso aleatorie da parte di queste Autorit. A ci si aggiunge che lavvio di unattivit economica in Libia legata alle conoscenze locali ed alla forza degli intermediari cui ciascun operatore deve necessariamente appoggiarsi per districarsi nellintricata realt burocratica libica. Tale situazione comporta, in genere, lunghi tempi decisionali e lunghe pause di riflessione nella vita dei grandi progetti, per i quali lintreccio di concordanze locali che deve essere intessuto prima di prendere una decisione raggiunge livelli elevati di complessit.

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Al momento, pertanto, fatta eccezione per il settore energetico del petrolio e del gas, non si registrano significativi casi di successo di investimenti stranieri. Ne testimonianza il fatto che secondo una recente ricerca da parte di un accreditato gruppo internazionale di consulenza, commissionata da uno dei fautori delle riforme, Seif Gheddafi (figlio del Leader), ha evidenziato come, a fronte di 318 progetti autorizzati dallEnte Libico per gli Investimenti Stranieri tra il 2003 e il 2006, solo 150 sono giunti alla firma di un impegno e solo 3 sono stati realizzati. La medesime valutazioni valgono per gli investimenti nel settore turistico. Secondo i recenti dati comunicati dallEnte Libico per la Promozione degli Investimenti Turistici, nel corso degli ultimi anni la Libia avrebbe attirato lattenzione di 73 operatori, nazionali ed internazionali, interessati ad investire nel Paese. Nel corso del 2006 sarebbero stati conclusi 21 accordi per lo sviluppo di progetti turistici, mentre ulteriori 42 progetti sarebbero attualmente al vaglio di queste Autorit. Il valore potenziale dei suddetti investimenti dovrebbe secondo quanto riferito dallEnte Libico per la Promozione degli Investimenti Turistici assestarsi intorno a 4 miliardi di Dinari libici (circa 2,3 miliardi di euro). Il 37,8% di tali progetti saranno eseguiti esclusivamente da operatori locali. Una quota del 26,3% sarebbe coperta soltanto da operatori esteri. Il 35,9 % degli investimenti dovrebbero, invece, essere eseguiti da Joint Venture tra partner locali e stranieri. Il rapporto Ente Libico per la Promozione degli Investimenti Turistici fa inoltre chiaro riferimento al progetto di 300 milioni di euro per la realizzazione da parte delle societ italiana Norman di un grande resort sullisola di Farwa, sita ai confini con la Tunisia. Il rapporto cita, inoltre, un progetto dal valore di 35 milioni di euro assegnato ad una societ italiana per la realizzazione di un resort nellarea di Homs. Un contratto del valore di 1 miliardo di euro sarebbe stato invece assegnato al gruppo olandese Ladorado per la realizzazione di una serie di resort nella Shabia di El Batnan (Tobruk). Nonostante le positive stime formulate dallEnte Libico per la Promozione degli Investimenti Turistici bisogna, tuttavia, notare, come, fatta eccezione per alcuni progetti turistici di limitata portata, gli operatori stranieri non abbiano ancora effettivamente investito nel settore turistico. I progetti rimangono, per la maggior parte, teorici scontrandosi spesso con la complessit e le incertezze che ancora caratterizzano questo Paese. Sempre con riferimento agli investimenti stranieri in Libia ma anche alla semplice attivit di trading, si segnala la legge n. 443 che dispone lobbligo per le aziende straniere operare in Joint Venture con operatori economici locali. La normativa non interessa soltanto le nuove aziende straniere interessate ad investire in Libia ma anche quelle che finora esenti dal vincolo delle societ miste - gi da anni operano nel Paese.

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4. POLITICA PROMOZIONALE E PROPOSTE OPERATIVE DI INTERVENTO CONGIUNTO a) Mappatura delle iniziative di sostegno allinternazionalizzazione del sistema produttivo che la rappresentanza diplomatico-consolare e lICE intendono realizzare nel corso del secondo semestre del 2007 1) Missione op. Libici a Meditteranean No Dig Conference, Roma 10-12/09. Ass. IATT Seminario/ Workshop/Fiera/Giornata ICE 2) Missione op. libici Smac, Salone Macchine per Calzaturifici , Civitanova Marche Exit, 2830 settembre 3) Missione op. Libici in visita al distretto Macchine Lavorazione Legno delle Regione Marche, Pesaro 21-26 /10/2007. Fiera+workshops 4) Missione op. Libici, Progetto MEDeA, Avellino, Food Packaging, Alimenti e Salute, 26-27 ottobre Fiera + seminari+ workshop 5) Secondo Libyan Economic Forum, 5-6 nov. 2007. Tripoli, Corinthia Hotel 6) Missione op. libici Ecomondo Rimini. Recupero di Materiale, Energia ecc., 7-10 /11. Fiera+ workshop 7 )Missione operatori libici a Tunisi ( CEV) ,Tunisi, Occhialeria 18-21 /11,Workshop + incontri 8 ) Missione esplorativa Associazione Orafi Vicenza. Tripoli,17 20 novembre. 9) Missione istituzionale libica a Roma per presentare alle istituzioni ed agli operatori italiani le aziende libiche da privatizzare 10) Missione operatori libici a Salone Internazionale delle Attrezzature Alberghiere. Rimini, Forum sul Turismo 24 - 27/11/2007 Fiera + workshops 11) Corso di Formazione in Libya, Tripoli, Affiancamento aziende libiche. 10-11 Dicembre 2007 Programma promozionale 2008 - Proposte a) partecipazione ufficiale alla Fiera Internazionale di Tripoli del 2-12 aprile 2008 b) missioni di operatori libici in Italia in occasioni di mostre specializzate nei settori sopra evidenziati (arredamento/mobili, macchine lavorazione plastica, macchine agricole, macchine per imballaggio e confezionamento, macchine utensili, macchine marmo, materiali per edilizia, prodotti alimentari, ambiente, turismo, etc...) per far meglio conoscere la tecnologia italiana agli imprenditori libici e la Libia agli imprenditori italiani . c) Corsi di formazione (sulla pesca, su tecniche di commercio estero, etc...) d) Partecipazione ICE con punto Italia, Ufficio informazione ed assistenza ad una delle tante mostre specializzate libiche a Tripoli ( agro-alimentare, costruzione, telecomunicazioni, etc...)

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e) Tra gli elementi che non favoriscono l'ulteriore sviluppo delle relazioni economiche e commerciali tra Italia e Libia e' l'andamento altalenante dei rapporti politici, l'attivita' dell'ALI (associazione libico-italiana) e di conseguenza, una non buona conoscenza delle opportunita' offerte dalla Libia che, evidentemente non gode di buona immagine tra le aziende italiane. A questo proposito e per contrastare questa tendenza si propongono una serie di iniziative quali, accordi di collaborazione tra ICE ed il neo costituito "Libyan Export Promotion Center", un accordo di collaborazione tra Confindustria italiana (Assafrica) e l'omologo libico "Libyan Businessmen Council" con visite imprenditoriali dell'una e dell'altra parte nei rispettivi Paesi.

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