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IMMIGRAZIONE Premessa: Il carattere strutturale dell immigrazione Il fenomeno migratorio sta assumendo anche in Italia, come gi e avvenuto in altri

paesi dell Unione europea, una dimensione pi marcatamente strutturale. Questa maggiore stabilit viene resa evidente dallaumento continuo delle presenze, dall avanzato processo di ricomposizione di nuclei familiare, dal notevole numero di minori figli di immigrati (in prevalenza nati in Italia) i e dal crescente inserimento della manodopera immigrata nel mondo del lavoro. Per i nuovi arrivati deve essere reso pi agevole laccesso ai servizi pubblici , da rimodellare in maniera tale da poter rispondere anche alle esigenze di questa nuova utenza. Resta per il fatto che lutente immigrato si trova in una pi accentuata situazione di bisogno e di maggiore insicurezza per la scarsa conoscenza dei meccanismi della nuova societ . Ci esige, da un lato, un forte impegno di semplificazione amministrativa e, dallaltro, la messa a disposizione di una figura facilitatrice , che si adoperi per decodificare e raccordare i codici della societ di accoglienza e di quella di arrivo, e alloccorrenza si faccia carico di tradurre, interpretare e anche riempire la modulistica, evitando i malintesi, le lungaggini e nei casi estremi la perdita dei diritti. Questa una funzione conosciuta in molti Paesi di immigrazione, dove si parla di interpretariato di contatto e di conversazione o di interpretariato sociale, comunitario e culturale, accentuando cosi la valenza tecnico-professionale nel primo caso e quella socio-culturale nel secondo. Gli immigrati da tempo residenti, e specialmente quelli nati in Italia, senza rinunciare allattaccamento alla loro cultura di origine, sono chiamati ad acquisire una flessibilit che consenta loro di inserirsi in maniera pi approfondita nel nuovo contesto, contribuendo cosi alla costruzione di una sintesi societaria pi ricca . A questo livello indispensabile la mediazione culturale che, a differenza dellinterpretariato sociale, non si occupa direttamente di facilitare l accesso del singolo immigrato ai servizi bens opera in ambito sociale e si fa carico di favorire una sorta di transizione culturale che impegna italiani e immigrati e consente di inquadrare in maniera non conflittuale le nuove specificit culturali , favorire i percorsi di reciproco scambio e promuove, sia tra gli italiani sia tra gli immigrati, interventi di sensibilizzazione ed educazione alle prospettive interculturali. Il presente documento, partendo da questo quadro d insieme, si sofferma prima sulla necessit di una semplificazione amministrativa tesa ad agevolare gli adempimenti a carico degli immigrati per poi

entrare nel merito della mediazione culturale e dei mediatori culturali nel contesto normativo delineatosi dopo la legge 40/1998. Scopo del documento e quello di riproporre alcuni stimoli desunti dalle esperienze condotte in varie parti dItalia e di enucleare gli aspetti sui quali e opportuno intervenire a vari livelli con ulteriori decisioni, sia al centro sia sul territorio. La Semplificazione Amministrativa Obiettivi da raggiungere In linea con il Testo Unico sullimmigrazione, che tende a rafforzare lo status giuridico dell immigrato regolarmente soggiornante, e quanto mai opportuno riflettere sullintroduzione di una serie di misure di carattere amministrativo volte a coordinare pi funzionalmente gli uffici, a semplificare le procedure e a ridurre la duplicazione dei documenti . La macchinosit e la rigidit delle procedure sono, infatti, spesso causa di incertezza e di ritorno nellillegalit. Pertanto auspicabile un coordinamento delle amministrazioni per: la semplificazione delle procedure in materia di rinnovo del permesso di soggiorno, richiesta della carta di soggiorno, ricongiungimento familiare e riconoscimento dei titoli di studio il coordinamento delle procedure per il permesso di soggiorno, l iscrizione allanagrafe, liscrizione allINPS e quella al Servizio Sanitario Nazionale; la riduzione della duplicazione dei documenti riguardanti la richiesta di visto, il permesso di soggiorno, la prestazione di garanzia, l offerta di lavoro, e ci a beneficio sia dei cittadini stranieri sia degli italiani coinvolti nelle procedure. Le risorse organizzative e le acquisizioni tecnologiche rendono concretamente possibile la semplificazione di questi adempimenti amministrativi ai quali un immigrato e soggetto in relazione al suo soggiorno in Italia. Va ricordato al riguardo che hanno dato un buon esito, e pertanto vanno estese, le esperienze di esemplificazione sul tipo dello sportello unico che hanno coinvolto diverse amministrazioni settorialmente competenti per le pratiche degli immigrati. Va aggiunto che la semplificazione amministrativa unesigenza non limitata alle pratiche riguardanti il soggiorno degli immigrati e coinvolge anche numerosi altri ambiti di grande importanza per la vita familiare (asili nido, case popolari) e lavorative (concessioni di licenze e rilascio di altri documenti). Collaborazione del mondo sociale A sostegno di questo impegno, che proprio della pubblica amministrazione, vanno valorizzate le varie espressioni del mondo sociale (sindacati, patronati, volontariato, associazioni sia di italiani

sia di immigrati) tra le quali si possono rinvenire le persone in grado di operare sul territorio in regime di convenzione con gli uffici pubblici. Parimenti, di questo mondo sociale va accettata e valorizzata la capacit di favorire una lettura pi attenta dei bisogni degli immigrati , di farsi carico di unanalisi critica della situazione esistente , di concorrere alla creazione di strumenti di controllo della funzionalit amministrativa e di gestire le istanze di precontenzioso e di ricorso quando le decisioni degli uffici non rispondono agli standard di tutela sanciti dalla legge. Questa strategia di sforzi convergenti tra settore pubblico e forze sociali pu favorire, tanto tra gli italiani quanto tra gli immigrati, il protagonismo di quelle figure formatesi ai compiti di tutela. In particolare, le associazioni degli immigrati, nellambito di questa strategia, non solo sono chiamate a mettere a disposizione mediatori linguistici e interpreti, ma possono anche essere valorizzate per la rete che intrattengono nel territorio in materia di informazione, di assistenza e di accompagnamento presso gli uffici pubblici: perci meritano a pieno titolo di essere sostenute dagli enti locali (sedi, contributi, approvazione di progetti specifici) e di essere coinvolte nei comitati territoriali, nelle consulte o in strutture analoghe. Le associazioni degli immigrati sono degli organismi ad alta capacit di presa, la cui valorizzazione deve ritenersi quanto mai necessaria in un contesto immigratorio come quello italiano che estremamente diversificato per il rilevante numero di gruppi nazionali di immigrati (policentrismo migratorio). Va ricordato che il coinvolgimento degli immigrati nell associazionismo variegato e offre molteplici possibilit di grande interesse: accanto alle associazioni italiane che utilizzano operatori immigrati, vi sono le associazioni a carattere etnico o interetnico, come anche vi sono le associazioni miste cui aderiscono membri sia italiani sia immigrati. Lobiettivo di una semplificazione amministrativa deve portare a interrogarsi sulla possibilit di coinvolgere in qualche misura anche le ambasciate e i consolati dei Paesi di origine per taluni adempimenti. Senza dubbio costituisce una condizione indispensabile per il buon esito di questa strategia lo sviluppo di unazione formativa a dimensione interculturale a beneficio dei funzionari degli uffici pubblici, che riesca a far raggiungere una maggiore consapevolezza della posta in gioco interculturale che si rinviene anche a livello amministrativo. Integrazione degli Immigrati e Mediazione Culturale Il modello di integrazione Il modello di integrazione recepito dalla legge 40/1998, afferma, da una parte, l universalismo dei diritti e riconosce, dallaltra, come un valore le diversit delle culture di appartenenza purch non

contrastino con i valori fondamentali della societ italiana, che anche gli immigrati sono tenuti a condividere. Funzionale a questo modello la sperimentazione di nuove forme di rapporti e comportamenti che favoriscano linclusione degli immigrati e uno scambio con le loro cultur e. Affinch il modello di integrazione prescelto dal legislatore possa realizzarsi concretamente, si richiede, a livello di mentalit degli operatori e di scelte operative presso le sedi decisionali, una flessibilit aperta alla reciprocit cosicch le diverse identit culturali, senza essere minacciate o rifiutate, confluiscano in un terreno che, seppure unitario quanto alle regole fondamentali di convivenza, rimane caratterizzato dalla presenza di persone con appartenenze multiple e, di conseguenza, da un dinamismo improntato sul confronto dialettico e sulla valorizzazione reciproca (lingue, espressioni letterarie, valori, tradizioni, sistemi sociali e giuridici). la mediazione culturale a favorire la disponibilit allincontro e allo scambio di chi ospita e di chi viene ospitato per il raggiungimento di obiettivi comuni di sviluppo capaci di arricchire lintera societ. La mediazione culturale. La mediazione culturale, da considerare un vero e proprio ponte tra le due parti, serve ad agevolare il processo di integrazione degli immigrati e di mutamento della societ italiana che li accoglie in un comune impegno di reciproco adattamento. Lutilizzo di mediatori culturali immigrati presso gli uffici pubblici contribuisce a rimuovere gli ostacoli che impediscono o intralciano la comunicazione con gli utenti immigrati, specie di recente inserimento, prevenendo le situazioni conflittuali e favorendo il conseguimento dei loro diritti. Ma il compito della mediazione culturale non si esaurisce nel facilitare le pratiche amministrative ai nuovi venuti, il che porterebbe a qualificarla come emergenziale. Nel senso pi pieno la mediazione culturale consiste in unazione dinsieme che favorisce lintegrazione culturale degli immigrati residenti e la loro accettazione da parte degli italiani su un piano di pari dignit. Accanto alla dimensione personale della mediazione vi quindi quella collettiva, che coinvolge gruppi e associazioni e favorisce una vera e propria integrazione societaria . La mediazione, cos intesa, lanima della politica migratoria e della stessa integrazione perch, collocandosi al termine di quelle decisioni che hanno una prevalente natura strumentale (determinazione dei flussi, normativa sul soggiorno, funzionamento della pubblica amministrazione) porta a interrogarsi sul significato della convivenza di persone di culture differenti, a individuare ed a rendere operanti le possibilit di un raccordo funzionale ed arricchente. a questo livello che si gioca la riuscita della politica migratoria, mostrando cio nel concreto che le diversit possono essere coordinate in un disegno unitario condiviso dalla popolazione locale e dai nuovi venuti .

Il mediatore culturale. La legge 40/1998 ha introdotto per la prima volta nel nostro ordinamento giuridico la figura del mediatore culturale, recependo cos una sperimentazione iniziata nel corso degli anni 90. Il mediatore culturale un operatore, dotato di una specifica preparazione, che nel processo di integrazione che si sviluppa a livello territoriale si inserisce nel territorio come figura ponte e interattiva tra gli immigrati, da una parte, e i servizi pubblici e la societ, dall altra, al fine di interpretare le esigenze in campo e favorirne il raccordo. Il riconoscimento professionale del mediatore culturale implica di per s una sua istituzionalizzazione che, seppure secondo criteri di flessibilit, richiede un adeguata messa a punto. Affinch il ruolo di questa figura non venga semplicisticamente equiparato a un operatore jolly passe -partout, per il cui adempimento mancano le competenze, sono necessarie varie precisazioni relativamente ai compiti da svolgere, ai settori nei quali intervenire, alla tipologia degli sbocchi lavorativi, alle caratteristiche professionali, agli standard formativi da soddisfare, alla valutazione dell esperienza di chi da tempo opera nel settore e alla verifica dell efficacia del collegamento con il gruppo e il Paese di origine come anche con la societ italiana. Proprio perch la formalizzazione della legge arrivata dopo unesperienza sul campo, si deve far forza su quanto e emerso da tali esperienze collocandone i vari aspetti in una visione d insieme. Ad esempio, per quanto riguarda la formazione, molto stato detto sul livello di conoscenze necessarie per poter esercitare una funzione ponte nei confronti delle strutture amministrative e di diversi altri settori della societ. Parimenti, per quanto riguarda la preparazione alla funzione di accompagnamento degli immigrati, abbastanza ampia la base di convergenza sui requisiti relativi alle capacit psicopedagogiche, alle tecniche di interpretariato e alla correttezza professionale del mediatore, rilevabile anche dallattivit svolta prima dellentrata in vigore della legge 40/1998. Andando oltre queste acquisizioni, si tratta ora di individuare dei percorsi formativi tipo, unitamente alle ore di formazione necessaria, e di entrare anche nel merito della formazione specifica necessaria per operare nei diversi settori. stata, poi, richiamata limportanza degli stage da compiere presso le strutture pubbliche e del privato sociale e delle prospettive di formazione permanente dei mediatori. Funzionale a queste prospettive formative sono i criteri di individuazione degli enti che possono essere abilitati a farsi carico della formazione dei mediatori e la scelta dei settori ai quali vanno destinati con priorit i mediatori culturali. In un contesto pi organico anche i rapporti di impiego dei mediatori vanno perfezionati e consolidati. Finora si ricorsi a rapporti di cooperazione, di prestazione professionale, di contratti di collaborazione coordinata e continuativa, di lavoro dipendente privato e di lavori socialmente utili: queste esperienze forniscono ovviamente un supporto quanto mai utile alle decisioni da adottare.

Il Protagonismo delle Associazioni

Un discorso sulla mediazione e sui mediatori culturali comporta anche l individuazione dei criteri in base ai quali le associazioni (di italiani, di immigrati o miste) possono stipulare convenzioni con le strutture pubbliche per mettere a disposizioni propri mediatori culturali e per condurre programmi di mediazione culturale. Questo coinvolgimento necessario perch la mediazione non cada nel rischio di essere burocratizzata e proprio per questo motivo le associazioni di immigrati e le organizzazioni operanti in loro favore hanno ottenuto dal legislatore un significativo riconoscimento (Testo Unico, art. 42): menzionando entrambe queste espressioni associative il legislatore sembra aver voluto evitare letnicizzazione di questo importante compito. Le funzioni riconosciute alle associazioni, da svolgere con il sostegno delle strutture pubbliche, sono molteplici: effettuazione di corsi della lingua e cultura di origine; diffusione di informazioni relative alle opportunit di integrazione; valorizzazione delle espressioni culturali, ricreative, sociali, economiche e religiose degli immigrati. Le associazioni concorrono, inoltre, per realizzare l inserimento scolastico dei figli degli immigrati (art. 38, 4). Queste associazioni, a condizione di essere iscritte all apposito registro, sono abilitate a firmare delle convenzioni con lo Stato, le regioni, le province e i comuni per l impiego di mediatori interculturali al fine di agevolare i rapporti tra le singole amministrazioni e gli stranieri appartenenti ai diversi gruppi etnici, nazionali, linguistici e religiosi. Inoltre, per prevenire comportamenti discriminatori, xenofobi e razzisti, le associazioni, sono chiamate a promuovere corsi di formazione alla convivenza in una societ interculturale a beneficio degli operatori pubblici e privati che abbiano rapporti abituali con gli immigrati o si occupino di immigrazione. Si tratta di piste molto concrete da seguire nella programmazione degli interventi, che consentono di rinforzare la funzione dellassociazionismo e utilizzare il suo apporto. Conclusioni Operative

La convergenza operativa del mondo sociale con le strutture pubbliche al fine di rendere pi agevole lintegrazione degli immigrati e pi incisiva la mediazione culturale pu configurarsi solo come una conquista di fatto, da raggiungere attraverso la diffusione delle buone pratiche ai vari livelli decisionali e il confronto e il dibattito presso le sedi istituzionali di confronto. Le Regioni, alle quali demandata la competenza in materia di formazione professionale, sono chiamate a riflettere sulle esperienze fin qui condotte per pervenire a criteri uniformi per quanto riguarda lattribuzione della qualifica di mediatore culturale, superando con questo indirizzo uniforme gli ostacoli che attualmente si presentano quando i mediatori si spostano in una Regione diversa da quella che ha conferito il diploma. Va da s che le impostazioni a carattere pi generale vanno dibattute in seno al Coordinamento delle Regioni in materia di immigrazione e alla Conferenza Stato-Regioni.

A loro volta i Comuni e le Province, essendo gli enti locali che gestiscono concretamente i processi di integrazione e che si fanno carico dellutilizzo dei mediatori culturali, possono fornire un notevole contributo per dare concretezza e spessore agli altri aspetti operativi prima richiamati. indispensabile che la semplificazione amministrativa e la mediazione culturale diventino materie di dibattito e di confronto nei Comitati territoriali dell immigrazione e che negli stessi sia ampia la partecipazione del mondo sociale. La Consulta dellimmigrazione presso il Dipartimento per gli Affari Sociali e l Organismo di coordinamento presso il CNEL possono offrire il loro supporto per favorire un dibattito unificante su questi temi, obiettivo per il cui conseguimento pu tornare utile lutilizzo incentivante di una quota del Fondo nazionale per le politiche sociali. (Documento di lavoro presentato dal Dossier Statistico Immigrazione/Forum per lintercultura allOrganismo del CNEL per il coordinamento delle politiche di integrazione sociale degli immigrati Gennaio 2001).

IMMIGRAZIONE Lintegrazione non si fa da sola. Non sono in pochi a stupirsi, che addirittura i nipoti degli immigrati continuino ad avere problemi con la lingua. Nonostante ci riguardi solo una minoranza, si tratta comunque di una sfida condivisa da tutti i partiti, perch le scarse conoscenze linguistiche comportano cattive possibilit distruzione e spesso, addirittura, la disoccupazione a lungo termine. Unaggressiva politica dintegrazione , dunque, sia nellinteresse della citt, sia dei suoi cittadini. Gli immigrati sono un arricchimento, perch: il plurilinguismo una risorsa; danno nuovi impulsi allarte, alla letteratura e al cinema; la scienza e leconomia ne possono trarre profitto; proprio in unEuropa sempre pi unita, possono essere fonte di grandi opportunit.

Una politica dintegrazione a livello comunale rappresenta un compito trasversale, volto, soprattutto, a migliorare le condizioni quadro. Senza la volont degli immigrati ad integrarsi e unattiva disponibilit dei lungo-residenti di Civitanova Marche ad accoglierli, non sar possibile realizzare alcuna integrazione. Gli ambiti pi importanti nei quali intervenire sono la mediazione linguistica, la scuola, le pari opportunit per le donne , la formazione professionale, lattivit imprenditoriali e lo sviluppo urbano. La mediazione linguistica Lapprendimento della lingua italiana obbligatorio per tutti gli immigranti . Agli immigranti e, se lo desiderano, alle persone con un passato di migrazione che vivono a Civitanova Marche, verranno offerti dei corsi di lingua, abbinati a delle lezioni dorientamento per imparare a conoscere lo Stato, la societ e la storia tedesca. Accanto alle Universit popolari, che si occupano del coordinamento, altre organizzazioni offriranno questo tipo di corsi. Oltre allofferta di corsi per gli adulti, esiste anche una promozione linguistica per i bambini . Due anni prima dellinserimento scolastico, non solo i figli degli immigrati ma tutti i bambini con lobbligo di andare a scuola, dovranno sostenere un test di lingua. Laddove vengano riscontrati dei problemi, i bambini avranno lobbligo di frequentare, oltre allasilo, lezioni di sostegno. La promozione linguistica prosegue anche a scuola in modo sistematico. qui che bisogna intervenire, ampliando lofferta di apprendimento linguistico per i genitori, ma, soprattutto, per le madri . In questo modo, potranno essere coinvolte maggiormente nel processo dapprendimento dei propri figli. Anche nel campo della promozione del bilinguismo fra i bambini con un passato di migrazione necessario recuperare. Nessun istituto scolastico bilingue. La citt di Civitanova Marche deve e vuole ampliare linsegnamento scolastico bilingue. La scuola Oltre alla promozione linguistica, importante fornire ai bambini con un passato di migrazione, un sostegno scolastico generale. Il problema pi grande che i genitori, spesso, non sono in grado di seguire, se non in minima parte, i propri figli. Concentrandosi, poi, molti degli immigrati in determinati quartieri della citt, alcune scuole hanno oltre la met degli alunni con un passato di migrazione. Questo particolarmente problematico, quando gli alunni di una stessa nazionalit assumono un ruolo dominante in classe. necessario, dunque, coinvolgere gli insegnanti in ulteriori corsi daggiornamento ed aumentare il personale allinterno di queste scuole . Affinch i bambini apprendano con successo anche importante che i loro genitori collaborino allintero delle scuole. Vanno, dunque, motivati a partecipare alle riunioni dei genitori, alle

giornate informative e dinserimento scolastico. Gli insegnanti dovrebbero sfruttare maggiormente queste iniziative, per condurre dei colloqui personali. Lattiva partecipazione e il sostegno dei genitori durante liter scolastico dei propri figli riesce meglio, se sanno identificarsi con la rispettiva scuola. Le pari opportunit per le donne Bisogna occuparsi con particolare attenzione anche del sostegno alle ragazze . Molte ragazze, figlie di famiglie di stampo tradizionale, con un passato di migrazione e, soprattutto di cultura islamica, ricevono un sostegno minore, sono spesso svantaggiate (hanno il divieto di partecipare ad attivit sportive o prender parte alle gite scolastiche) e vengono addirittura ferite nella loro dignit. Purtroppo i matrimoni combinati non sono rari e devono essere banditi con maggior determinazione. Non pu esserci tolleranza per fenomeni del genere. altrettanto grave che le figlie, e spesso anche le loro madri, soggiacciano alla violenza maschile allinterno delle famiglie. Per questo La Civitanova che vorrei chiede che la citt di Civitanova, i centri interculturali e le associazioni costituiscano una rete contro la violenza sulle donne e le bambine con un passato di migrazione. La violenza domestica, purtroppo, non solo un problema delle famiglie immigrate, ma si ripropone anche nelle famiglie italiane. Le donne con un passato di migrazione hanno per il grande svantaggio, di avere meno possibilit dazione, perch al di fuori della famiglia non possono fare affidamento ad alcuna rete sociale o non dispongono dei soldi necessari per affittarsi un appartamento proprio. Per questo necessario ampliare i centri di consulenza, comprese le offerte di sostegno sensibili alle diversit culturali, per queste ragazze e donne. La formazione professionale La disoccupazione un grande problema per molti giovani migranti. Oltre ad una scarsa conoscenza linguistica, il problema nasce principalmente da uninsufficiente qualifica professionale. Spesso i genitori ignorano del tutto limportanza della formazione professionale in Italia. Contando che a Civitanova Marche non conosciamo la condizione dei lavoratori stranieri, ma che, probabilmente, la maggior parte non possiede alcun diploma professionale, non stupisce neanche che non possano essere desempio ai propri figli. Ci vale soprattutto per le ragazze. A Civitanova Marche occorre promuovere campagne per motivare i giovani migranti, in possesso di un diploma, ad intraprendere una formazione professionale . Oltre ad interpellare direttamente i giovani ed i loro genitori, necessario contattare anche i datori di lavoro, affinch diano una possibilit a questi giovani . Pare particolarmente proficuo rivolgersi non solo alle associazioni dimmigrati, ma anche agli imprenditori con un passato di mi grazione. Prima di finire la scuola gli alunni vengono informati sulle loro prospettive di lavoro e sulla formazione professionale.

Queste stesse informazioni, per, devono raggiungere in modo pi sistematico i ragazzi e, soprattutto le ragazze con un passato di migrazione. necessario introdurre un programma di monitoraggio per le giovani donne, con lintervento di assistenti esperte. Attivit imprenditoriali Oltre a promuovere la qualifica professionale, bisogna sostenere maggiormente le attivit imprenditoriali nella cerchia dei migranti . Anche le Camere di commercio dovranno fornire offerte di consulenza specifiche. Crediamo che si potrebbe fare molto di pi a Colonia. In questo rivolgiamo il nostro appello soprattutto agli imprenditori. Sviluppo urbano Il compito trasversale della politica dintegrazione comunale particolarmente evidente nellambito dello sviluppo urbano. In alcuni quartieri di Civitanova Marche si concentrano le diverse problematiche delle persone socialmente svantaggiate e dei migranti. Promuovere una politica dintegrazione significa soprattutto evitare la segregazione sociale ed etnica allinterno dei quartieri e la creazione di societ parallele . Lintegrazione si realizza sul luogo, in altre parole nel vicinato, nella zona in cui si abita e nel quartiere . Laddove, per, la societ di maggioranza non rappresenta pi la maggioranza, ecco che gli sforzi per lintegrazione inoltrano particolari difficolt. Le principali linee dazione sono: unintelligente politica nellassegnazione delle case popolari per evitare o attenuare la concentrazione di gruppi etnici; una miglior raggiungibilit con i mezzi di trasporto locali ; una maggior sicurezza per le strade; lampliamento dellofferta formativa in loco; la promozione di iniziative cittadine, ad esempio le feste di quartiere, capaci di coinvolgere i diversi gruppi. Lintegrazione promossa allinterno di un quartiere deve puntare soprattutto alla partecipazione degli immigrati. Tutti devono venirsi incontro. Questo riguarda anche le questioni sul modo di vivere, di praticare una religiosa e anche di costruire moschee. proprio allinterno dei quartieri che il dialogo deve essere strutturato meglio. Il progetto manager di quartiere a Colonia, Germania, un buon esempio, da continuare.

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Sentirsi a casa nella propria citt A nostro avviso, unintegrazione riuscita dipende anche dallimpegno civico. proprio alle persone con un passato di migrazione che bisogna dare maggiori opportunit. Ma gli immigrati, e soprattutto le associazioni degli immigrati, devono riconoscere che il loro impegno non pu limitarsi alle richieste nei confronti delle istituzioni. Devono imparare ad assumersi le proprie responsabilit. Non esiste partecipazione senza responsabilit . Questo riguarda limpegno da parte dei genitori per la scuola dei propri figli, degli imprenditori per la formazione professionale e dei cittadini per il proprio quartiere. Ma anche i cittadini residenti da molto tempo devono imparare a prendere sul serio gli spunti e le proposte dei migranti, considerandoli un arricchimento della convivenza . Solo cos, anche le persone con un passato di migrazione potranno sentirsi a casa nella propria citt, fondamento importante per la coesione sociale di una comunit.

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