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URBANISTICA PARTECIPATA La Partecipazione dei cittadini alla realizzazione e alla tutela degli spazi pubblici costituisce un fattore determinante

di sviluppo democratico e garantisce che gli spazi siano progettati avendo cura tanto dei valori estetici quanto dei valori duso.

Democrazia partecipativa
La citt moderna e in genere il territorio dei paesi sviluppati sono luoghi nevralgici dei processi di globalizzazione che vedono una crescente complessit dei sistemi sociali, una grande moltiplicazione ed interdipendenza degli attori in gioco ed una conseguente criticit delle tradizionali forme di mediazione sociale. I cambiamenti dordine politico e sociale hanno prodotto da un lato lindebolimento della rappresentativit di partiti e organizzazioni sindacali e dallaltro una contestuale insorgenza di nuove forme di rappresentanza sociale, di nuovi protagonisti della scena urbana, come comitati di quartiere, associazioni ambientaliste, culturali e sportive, gruppi di consumatori, movimenti giovanili, produttori del terzo settore. una societ complessa che in varie forme tende ad autorappresentarsi mettendo a fuoco gli obiettivi specifici e settoriali perseguiti dai singoli gruppi dinteresse. Tali fenomeni rendono pi complesso ed articolato il processo decisionale che riguarda lassetto del territorio, che non pi solamente affidato alle istituzioni della democrazia rappresentativa ma contaminato da varie forme di consultazione o di democrazia diretta. Alle sedi tradizionali degli eletti quali consigli comunali, regionali, circoscrizionali, si affiancano sedi formali o informali di confronto e orientamento quali tavoli sociali, laboratori di condivisione progettuale, cabine di regia, piani strategici, che hanno la caratteristica comune di mettere a confronto interessi territoriali in forma diretta, delegando successivamente alla democrazia rappresentativa il compito di recepire o respingere le decisioni assunte (metodo bottom up dal basso in alto). Questi fenomeni si registrano con particolare evidenza sulle attivit di pianificazione a causa della sostanziale conclusione del ciclo dellespansione urbana e della prevalente attivit di rigenerazione che inevitabilmente tocca interessi costituiti e suscita reazioni organizzate, la pi nota delle quali la sindrome NIMBY (Not In My Back Yard), che si manifesta ogni volta che un gruppo di cittadini ritiene che le trasformazioni territoriali annunciate peggiorino le condizioni dellambiente nel quale vivono. Tale sindrome il pi delle volte generata da una cultura progettuale e amministrativa che usa un metodo dirigista di relazione con i cittadini (top-down dallalto in basso) che si svolge secondo la sequenza Decidi, Annuncia, Difendi, che risulta ampiamente inefficace.

In tale contesto, il compito dei governi locali si orienta verso una nuova versione del concetto di governo del territorio che va oltre la capacit di produrre servizi efficienti e mira a dotarsi della capacit di assicurare il governo complessivo della comunit interagendo con tutti gli attori (governance) e occupandosi dellambiente in termini globali. Un ruolo decisivo per la ratifica istituzionale di tale impostazione del governo locale stato svolto dalla Conferenza di Rio de Janeiro su Ambiente e sviluppo (1992) e da quella successiva di Johannesburg (2002) nel corso delle quali stata prima approvata lAgenda del XXI secolo (Agenda 21) e a distanza di 10 anni verificata e pi precisamente orientata. La declinazione europea della Conferenza di Rio stata siglata la prima volta ad Aalborg (1994) e a distanza di 10 anni orientata su dieci obiettivi prioritari (Aalborg Committments 2004). Un contributo importante proviene anche dal Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre che ha messo in rilievo il ruolo decisivo della democrazia partecipativa in particolare per far emergere i diritti delle fasce sociali prive di reale rappresentativit. Un ruolo determinante nellaffermazione della cultura partecipativa svolto dalle numerose associazioni territoriali che hanno aperto vertenze locali per la tutela dellambiente, per la valorizzazione di spazi pubblici, contro le speculazioni edilizie. La loro capacit contrattuale nei confronti delle Amministrazioni locali si rafforzata con la promozione di reti di coordinamento.

Legislazione e Regolamenti della partecipazione


La legislazione europea incoraggia i processi bottom-up, flessibili, fondati sulla concertazione e partecipazione degli attori del territorio che conferiscono al progetto un carattere territorialista, che raccoglie gli elementi pi significativi della sapienza sociale del territorio: la direttiva europea 42/2001 impone a piani e programmi di un certo rilievo territoriale la procedura di VAS (Valutazione Ambientale Strategica) che capovolge i consueti meccanismi decisionali. Mentre La VIA una valutazione che si colloca a valle di un progetto gi redatto, la VAS si attiva prima del progetto per valutare anticipatamente i fattori di sostenibilit dei vari scenari possibili ed estende la valutazione di sostenibilit ai fattori socioeconomici, indicando lopportunit del coinvolgimento della comunit locale nellanalisi di scenario. Anche la direttiva 35/2003 sancisce la necessit di attivare processi di partecipazione territoriale. Tali indicazioni sono in gran parte recepite nelle legislazioni nazionali come nel TUEL ( Testo Unico degli Enti locali) e nei numerosi regolamenti della partecipazione approvati negli ultimi anni da varie amministrazioni locali. In tale contesto la Pubblica Amministrazione pu creare un sistema di relazioni che la vede promotrice di un sistema aperto di governance, interattivo con le molteplici realt sociali e produttive, adattivo e reversibile, modello di unorganizzazione inesauribile perch riesce ad assorbire energia dallambiente e pu svilupparsi in forme sempre pi evolute (vedi teoria della complessit). Il Piano Territoriale Regionale della Campania approvato in ottobre 2008 prevede allart. 7 listituzione di laboratori di pianificazione partecipata.

Le forme della partecipazione


Gli scopi pi generali che persegue una politica partecipativa sono molteplici: d maggiore legittimit alla democrazia rappresentativa sia quando aiuta a gestire i conflitti sia viceversa quando permette al conflitto latente di esprimersi; migliora la coesione sociale permettendo ai soggetti pi deboli e scarsamente rappresentati di esprimere i loro interessi; propone una societ pi aperta fondata sullo scambio delle diversit e sul mutuo apprendimento; migliora i servizi resi dalla Pubblica Amministrazione che, ancora ingessata in strutture divise per competenze, non sempre in grado di definire obiettivi chiari che soddisfino compiutamente le reali esigenze del territorio. Una politica territoriale di tipo partecipativo si articola in tre categorie di azioni possibili: informazione, consultazione, partecipazione. La prima categoria costituisce il requisito indispensabile, il primo stadio di un processo partecipativo. Pu essere declinato in varie forme utilizzando diversi strumenti, cartacei e telematici. Nella pratica informativa dei programmi urbanistici prevale la difficolt a comunicare in forma divulgativa. Quando gli autori delle informazioni di carattere divulgativo sono gli stessi progettisti, il linguaggio esperto raramente ha forza comunicativa. Si rivela necessaria la formazione di una categoria di divulgatori di programmi urbanistici ed architettonici che sappia rendere accessibile linformazione specialistica. Una buona capacit divulgativa di grande aiuto nellavviare le attivit di consultazione che costituiscono il secondo livello partecipativo ed hanno lo scopo di verificare il gradimento di un progetto gi redatto o di recepire le esigenze del territorio che dovrebbero essere tenute in considerazione nella redazione di un nuovo progetto. Le forme di consultazione, per via della contiguit con il consenso politico, sono generalmente ibride, assumono la forma di riunioni assembleari e affidano successo o insuccesso allautorevolezza del decisore politico che partecipa allincontro. Sono tuttavia sempre pi spesso usate forme tecniche pi articolate come questionari, cataloghi di scelte, forum, anche telematici. Nei casi pi impegnativi e controversi si ricorre allutilizzo di referendum popolari, previsti dal TUEL (Testo Unico Enti Locali) e riportati nei Regolamenti comunali. La progettazione partecipata che costituisce lazione pi avanzata pu assumere la forma di unautentica coprogettazione quando individua un terreno di convergenza di interessi costituiti, anche se antagonisti. Si presenta come attivit complessa, fluida, utile ad orientare la definizione di scenari territoriali, che costringe il pensiero esperto ad un confronto serrato con il pensiero non esperto e con i parametri di sostenibilit ambientale . Va messa in rilievo la sorprendente ampiezza del pensiero territoriale non esperto che pu letteralmente rivoluzionare nozioni, schemi, certezze degli esperti e conferire al progetto uninaspettata ricchezza.

Tecniche di progettazione partecipata


Le tecniche di progettazione partecipata fondano i loro principi costitutivi nella diffusione di una comune consapevolezza della posta in gioco, del futuro auspicabile, degli scenari possibili che si profilano in modo che ciascun partecipante possa decidere se orientarsi nella difesa dei propri interessi o proiettarsi nella comprensione delle ragioni dellaltro. determinante, nelle azioni di progettazione partecipata, la creazione di un clima di mutuo apprendimento. Non a caso una tecnica di progettazione partecipata, validata dalla Commissione Europea, si chiama European Awereness Scenario Workshop, che sottolinea lo scopo principale del lavoro di gruppo: raggiungere una comune consapevolezza di scenario. Le tecniche di progettazione partecipata sono spesso mutuate da analoghe pratiche di tipo aziendale dedicate alla valorizzazione delle competenze professionali e allefficacia dei processi decisionali in condizioni di complessit (brain storming, action planning, open space technology). La versione territoriale/comunitaria assume denominazioni come plannig for real, future search. Le tecniche praticamente adottate nella progettazione di spazi pubblici sono spesso un ibrido di diverse metodologie. La partecipazione al progetto urbanistico o al progetto architettonico pu avere la forma della concertazione tra attori che svolgono un ruolo attivo di promotori, investitori, gestori, fruitori del progetto stesso (processo bottom-up). il caso di vari programmi di pianificazione urbana come i contratti di quartiere, i patti territoriali, i programmi di recupero urbano, i PRUSST, i Piani Strategici. In alcuni casi le procedure prevedono accordi privilegiati con gli investitori (stockholders) talvolta sono estesi alle organizzazioni Sindacali e alla societ locale (stakeholders). Alcune imprese fondano la loro strategia industriale sul coinvolgimento della societ locale confidando sui valori positivi che possono essere attribuiti allimpresa dal consenso degli stakeholders che vanno dai dipendenti ai fornitori, dagli ambientalisti ai cittadini che risiedono nello stesso territorio, dalla pubblica amministrazione alle scuole locali. Un processo e un prodotto di qualit che trovano consenso nella societ locale ha una forza maggiore, ha maggiori opportunit di successo in un mercato sempre pi attento ai comportamenti sociali. Tali indicazioni sono contenute nel Libro Verde dellUnione Europea che promuove la RSI (Responsabilit Sociale dImpresa luglio 2001) come unopportunit dinnovazione gestionale, strumento di competitivit e di attivazione di partnership locali.

La progettazione come processo condiviso


In uno scenario sociale, politico e professionale cos delineato si modifica sostanzialmente la figura del progettista di architettura o di urbanistica, meno demiurgo e pi soggetto attivo di un sistema di relazioni complesse, allinterno delle quali svolge in prevalenza la funzione dellascoltatore e dellinterprete. Un soggetto creativo molto attento al contesto, meno ossessionato dal desiderio di apporre una firma riconoscibile, meno disponibile ad operazioni di copertura culturale ad investimenti dannosi sotto il profilo ambientale.

Il progettista che applica la cultura e le tecniche della progettazione partecipata si avvicina al progetto con cautela, cerca di conoscere i luoghi con un paziente lavoro di ricerca, fa tesoro della sapienza sociale del territorio, individua le caratteristiche ambientali da salvaguardare e da valorizzare, fa emergere il progetto da un processo maieutico di relativa autodeterminazione della comunit locale. Il progetto risulta la conclusione di un processo interattivo con la committenza privata o sociale, con la quale il progettista approfondisce i valori duso, le funzioni, i requisiti ecologici, le conseguenze ambientali dellintervento. In tal modo il progetto trova quasi naturalmente il suo percorso, acquisisce una configurazione funzionale e morfologica solida, determinata da una sintesi creativa degli elementi forniti dallambiente naturale e socioeconomico. Mario Ridolfi amava parlare di progetto giusto pi che di progetto bello: larchitettura o lurbanistica giusta, che risponde a tutti i requisiti funzionali, che interpreta la natura e la storia del luogo, che soddisfa le aspirazioni del committente o della comunit locale, che introduce innovazione senza essere invasiva, che d il senso di essere la cosa giusta al posto giusto, che sembra che sia sempre stata l, non pu che essere bella. La progettazione partecipata implica la necessit di contaminazione delle discipline architettoniche ed urbanistiche con altre discipline di tipo sociale (sociologi, psicologi, facilitatori, comunicatori) e tecnico (esperti di innovazione tecnologica in campi anche distanti dalle applicazioni tradizionali dellarchitettura). Lincontro con altre discipline offre punti di vista inediti, una proficua contaminazione delle tecniche, un arricchimento reciproco di saperi. Il professionista sensibile ai processi di partecipazione aperto alla contaminazione, configura il suo pensiero in termini di ascolto, dialogo, interazione, reversibilit delle posizioni e si forma sulla capacit di sintesi di tutti i dati acquisiti di tipo emozionale, sociale, tecnico, economico, ambientale, nel corso del processo di partecipazione progettuale. In Italia si sono formati nellultimo decennio gruppi di tecnici della pubblica amministrazione, docenti universitari e professionisti esperti che scambiano esperienze e costruiscono reti di relazioni professionali che influiscono nella promozione della progettazione partecipata. ancora scarsa una manualistica tecnica in grado di diffondere le competenze e comunque anche se diffusa non sarebbe sufficiente a garantire la qualit dei processi: lesperienza sul campo ancora il principale requisito per lo svolgimento efficace delle attivit di progettazione partecipata.

Esperienze di partecipazione
Le esperienze di partecipazione si possono dividere in due grandi categorie: quelle promosse autonomamente dalle comunit locali e quelle promosse dalle amministrazioni locali per favorire il coinvolgimento democratico e/o mediare eventuali conflitti territoriali.

URBANISTICA PARTECIPATA E CONSUMO DEL TERRITORIO

Coerentemente con quanto esposto nella Prima Parte, La Civitanova che vorrei intende opporsi alla spirale perversa che vede gli enti locali svendere interi pezzi di territorio per incamerare risorse funzionali a garantire servizi ai residenti, evitando, laddove ancora non avvenuto, il superamento del limite di territorio urbanizzato oltre il quale il sistema ecologico non pi in grado di autoriprodursi, in unottica di responsabilit verso le future generazioni. A tal fine, La Civitanova che vorrei: promuover la ridefinizione degli strumenti urbanistici, a partire dal Piano Regolatore Generale che deve diventare a crescita zero affinch abbia fine il consumo di suolo e non si proceda a nessun nuovo piano di insediamenti residenziali se non attraverso il recupero di volumi gi esistenti o alla riconversione e recupero di aree industriali, nel rispetto degli standards urbanistici, dichiarati inderogabili dal Decreto Ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444; promuover ladozione dei princip di Urbanistica Partecipata-Comunicativa che permettono di raggiungere importanti obiettivi in termini di qualit efficacia e rappresentativit delle decisioni in materia urbanistica e, soprattutto, consentono che tali decisioni siano sentite come proprie dalla comunit locale, perch contengono le immagini che la comunit locale assegna ai luoghi di vita e di relazione. La partecipazione viene utilizzata per favorire il coinvolgimento di un maggior numero di soggetti rispetto ai tradizionali processi a monte da cui poi scaturiscono le decisioni; la comunicazione deve essere utilizzata per trasmettere, illustrare e discutere con nuovi linguaggi i contenuti delle decisioni. Dai lavori di gruppo nascono spesso dal basso contenuti progettuali interessanti che scaturiscono dalla memoria e dallesperienza degli abitanti e cos pure possono essere comprese e risolte conflittualit latenti o dichiarate tipiche di ogni processo di trasformazione. In particolare un piano locale di piccola area non pu fare a meno di un processo partecipativo che, soprattutto in un rapporto di tipo conflittuale, porta i cittadini ad una maggiore coscienza degli interessi in gioco e ad un miglioramento del risultato. In generale si pu affermare che ladozione dei metodi di partecipazione tende a ricostruire un equilibrio tra attori forti (portatori di interessi economici e lobbies) e attori deboli (portatori di interessi generali e diffusi) o, come spesso si afferma, a garantire la presenza del terzo attore (gli abitanti) tra istituzioni e mercato. Il tempo necessario, che con questi processi di lavoro risulta essere maggiore di quelli della pianificazione ordinaria soprattutto nelle fasi iniziali, si pu recuperare sulle fasi finali quando i gruppi sono pi affiatati ed organizzati; punter sulla valorizzazione dei centri storici e del patrimonio artistico ed architettonico; salvaguarda e promuove lagricoltura naturale; promuover la qualit ambientale e il turismo ecosostenibile; si opporr alle grandi infrastrutture; si batter per la realizzazione di veri e propri Piani della spiaggia che non favoriscano linstallazione di strutture fisse o cementificate in contrasto con luso libero e la destinazione naturalistica degli arenili.