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Lea Melandri La aporie del materno nel movimento delle donne La mia relazione, molto sintetica per ragioni

di tempo, potrebbe avere come titolo Le aporie del materno nel movimento delle donne. Aporia un termine poco usato ma, in questo caso, pi preciso che contraddizioni. Si usa quando si possono attribuire a uno stesso concetto ragionamenti opposti. La domanda da cui sono partita la seguente: il materno (maternit reale, simbolica, doti femminili, ecc.), cos come comparso in varie fasi del movimento delle donne, una permanenza, uninvariante, cio unidentit, un ruolo che ereditiamo da quella che stata considerata tradizionalmente la differenza femminile una differenza desunta pi o meno de terministicamente dalla capacit biologica di fare figli-, oppure un fattore di cambiamento? Ma, soprattutto, ed qui che vedo laporia, si pu pensare che quella che stata la ragione dellesclusione delle donne dalla vita pubblica - la riduzione a un tutto omogeneo come il genere, lidentificazione attraverso il sesso di appartenenza, il corpo, la sessualit, la cura necessaria alla conservazione della vita- possa, con un semplice capovolgimento, dal negativo al positivo, diventare unopportunit di emancipazione, di liberazione o di potere femminile? Perch parlo di capovolgimento? Si pu ipotizzare che allorigine del processo di differenziazione che ha visto luomo riservare a se stesso il versante della storia (pensiero, linguaggio, decisionalit politica) e alla donna quello della natura, dellanimalit, del supporto indispensabile al suo destino pubblico, ci sia, oltre e pi ancora che la capacit generativa femminile rispetto alla quale luomo si trovato in posizione di marginalit, invidia, bisogno di rivalsa-, lesperienza della nascita dal corpo della donna, un vissuto di inermit, dipendenza, sopravvalutazione della potenza materna da parte delluomo figlio. Come dice candidamente Rousseau, nella guerra tra i sessi, stato il pi debole ad avere la meglio sul pi forte. Il dominio maschile si impone come rivalsa, controllo, sfruttamento della donna-madre, che verr cos a trovarsi al centro di una evidente contraddizione: esaltazione immaginativa, per dirla con le parole di Virginia Woolf, e insignificanza storica. Tradotto in termini pi attuali: assistiamo oggi da un lato al riconoscimento, quanto meno verbale, delle doti femminili come risorsa preziosa per leconomia e la politica, e dallaltro a quello che Marina Piazza chiama, documentandolo ampiamente in un libro omonimo, lo scacco della maternit1. Questa aporia, che ha a che fare con lorigine del rapporto tra i sessi, con la costruzione delle identit di genere, e soprattutto con la collocazione del materno al centro della differenza femminile, della sua presunta naturalit, non poteva non emergere in quei movimenti delle donne che hanno pensato di avvalersi della figura reale o simbolica della madre per emanciparsi. Uso volutamente la parola emancipazione per indicare sia lemancipazionismo tra 800 e 900, sia le teorie filosofiche del pensiero della differenza degli anni 80 e 90, sia quella che oggi viene definita la femminilizzazione dello spazio pubblico, considerata anche da alcuni gruppi femministi unopportunit per acquisire potere e portare cambiamenti significativi al mondo del lavoro e della politica. Riservo invece la parola liberazione a quello scarto, o discontinuit, che ha prodotto nella coscienza storica il femminismo degli anni 70, in cui stata proprio lidentificazione della donna con la madre, della sessualit con la procreazione, a essere fatta oggetto di critica e di cambiamento.
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(a cura di) Marina Piazza, Attacco alla maternit. Donne, aziende, istituzioni, Nuova Dimensione, Portogruaro (Ve), 2009. -1-

Ci si accorge in sostanza che lespropriazione pi profonda che le donne hanno subto riguarda, pi ancora che il loro ruolo di genitrici, la loro individualit, il loro essere, prima che mogli e madri, delle persone. E solo nel momento in cui le donne riconoscono e si legittimano una sessualit propria che la maternit da destino pu diventare una scelta. Negli anni 70 quindi si profila un orizzonte interpretativo nuovo, inedito, rivoluzionario rispetto allesistente: al posto della coppia originaria madre e figlio quella su cui si pu ipotizzare che si sia costruita la visione dualistica del mondo che arrivata fino a noi- viene messa la relazione tra individui di un sesso e dellaltro; si comincia a distinguere la femminilit e la maschilit come costruzioni sociali, culturali, immaginarie, dallessere reale delluomo e della donna. Si tratta di uno spostamento radicale di prospettiva che si tradurr nelle pratiche anomale dell autocoscienza e della pratica dellinconscio: una riflessione collettiva sui vissuti personali, lanalisi della violenza che passa invisibile attraverso lincorporazione di modelli di potere imposti, la lenta modificazione di s come presupposto per la modificazione del mondo. Lautocoscienza, come scrive Maria Luisa Boccia nel suo libro La differenza politica, la prima forma di un pensare differentemente la politica, vuol dire portare lattenzione sulla soggettivit di ognuna, attraverso la relazione con le altre donne, intendere la libert come processo di liberazione (presa di coscienza) dalla complicit profonda con il pensiero maschile. una donna deve innanzitutto logorare dentro di s i legami con lidentit di cui la cultura delluomo lha dotata. Allidentit femminile, prodotta dalluomo, subentra un io non conforme alla femminilit ed da questo movimento della singolarit in relazione che prende forma la soggettivit sessuata.2 E da questa critica alla femminilit tradizionalmente intesa che parte la presa di distanza del movimento degli anni 70 dallemancipazionismo del primo Novecento. Nella ricostruzione storica che ne fa Annarita Buttafuoco nel suo libro Questioni di cittadinanza 3 si dice chiaramente che il ruolo materno il luogo in cui si sono giocate sia lesclusione delle donne dalla cittadinanza, sia, da parte di queste, la pretesa che proprio la natura femminile dovesse costituire un requisito essenziale per la piena assunzione dei diritti. Il corpo generante, considerato per secoli solo come oggetto con funzioni e bisogni specifici da gestire e disciplinare, viene portato sulla scena pubblica come valore civile, capace di creare forme pi umane di socialit e, nel caso del colonialismo, come sostegno materiale e psicologico alla nazione. Dopo anni di pacifismo, di fronte allimpresa libica, ricompare nelle posizioni delle emancipazioniste la donna madre, custode della purezza razziale, educatrice delle donne colonizzate, dedita allincivilimento dei popoli selvaggi.4 La contraddizione evidente: da un lato, lestensione alla sfera pubblica delle virt del cuore, o virt domestiche, produce cambiamenti importanti nellidea di politica e di societ. Le associazioni femminili che nascono in quegli anni prefigurano lo stato sociale, ma anche vero che, cos centrata sul materno, lemancipazione , come scrive Boccia, ha rafforzato la categoria di genere dotando di rilevanza e dignit politica un insieme di contenuti psicologici, sociali, culturali, presupposti comuni a tutte le donne.5
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Maria Luisa Boccia, La differenza politica. Donne e cittadinanza, Il Saggiatore, Milano 2002, p.51. Annarita Buttafuoco, Questioni di cittadinanza, Protagon Edizioni Toscani, Siena 1997. 4 Catia Papa, Sotto altri cieli. Loltremare nel movimento femminile italiano, Viella, Roma 2009. 5 Maria Luisa Boccia, op.cit., p.136. -2-

La maternit dunque resta il tratto distintivo dellidentit femminile. Quello che viene proposto solo un ribaltamento. Le donne -scrive Buttafuoco- ribaltano laccezione negativa di quel modello: della sensibilit, della oblativit femminili, della maternit, tentano di fare il loro punto di forza, sostenendo che proprio questo loro compito naturale richiede piena assunzione di responsabilit da parte loro nella politica e nella vita sociale. 6 Negli anni 80-90 le intuizioni pi originali di una soggettivit femminile plurale del primo femminismo sembrano scomparire, proprio nel momento in cui il movimento delle donne si andava trasformando in femminismo diffuso. La differenza tra i sessi trova un nuovo terreno di elaborazione, da un lato nella ricerca sociologica -gli studi di genere-, dallaltro nella filosofia, mentre si eclissa, insieme alle tematiche del corpo, la psicanalisi. O meglio: resta in una parte minoritaria del femminismo, per esempio quella che avvier a Milano la riflessione su sessualit e simbolico confluita poi nella Libera Universit delle donne e nella rivista Lapis. Il movimento delle donne comincia in quegli anni a diversificarsi, non senza conflitti. Vengono a occupare il posto di maggiore rilevanza, anche mediatica, le teorie filosofiche del pensiero della differenza. Mi riferisco in particolare a Luce Irigaray, a Luisa Muraro e alla Libreria delle donne di Milano. La messa a tema della differenza femminile, identificata ancora una volta con la figura della madre -biologica per Irigaray, simbolica per Muraro- e ridefinita in chiave di positivit, si pu interpretare per certi aspetti come un ritorno a posizioni pi rassicuranti, uscita da pratiche che sembravano allontanare ancora di pi le donne dalla polis, per aver spinto la politica fino ai confini dellinconscio, pratiche che sembravano interminabili come la tela di Penelope. Nel suo libro, La democrazia comincia da due, Irigaray propone di riformulare il patto di cittadinanza dandogli un fondamento oggettivo, a partire dallesistenza di due soggetti, due identit, due visioni del mondo. Quale sia e da dove derivi lidentit naturale femminile detto con chiarezza: le donne sono portatrici di una cultura della vita, del corpo, della sensibilit , che viene dalla loro morfologia corporea e dalla capacit procreativa. La rifondazione della societ partirebbe perci dal dialogo nella differenza, da un due che non sarebbe soltanto una coppia nellintimit del focolare, ma una coppia civile, politica. 7 In uno degli ultimi libri tradotti in Italia, Condividere il mondo8 appare chiaro che il dialogo tra i due generi, la cui identit resta sostanzialmente quella tradizionale, anche se ribaltata e riletta in chiave di positivit, ricalca il sogno damore, come sogno di ricongiungimento armonioso di nature complementari, feconde solo nellincontro. In Italia il materno, come fondamento della differenza sessuale assume una forma teorica particolare -filosofica, logica, metafisica, fideistica- nelle posizioni di Luisa Muraro e della Libreria delle donne. Per la sua esistenza libera, sostiene Luisa Muraro ne Lordine simbolico della madre la donna ha bisogno di un ordine simbolico che metta al centro la potenza materna, che non spogli la madre delle sue qualit. In altre parole, si tratta di venire a capo di una usurpazione: gli uomini hanno avuto famigliarit con la matrice della vita, mostrando di averla frequentata e di aver imparato la
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Annarita Buttafuoco, op.cit., p.19. Luce Irigaray, La democrazia comincia da due, Bollati Boringhieri, Torino 1994, p. 150. 8 Luce Irigaray, Condividere il mondo, Bollati Boringhieri, Torino 2009. -3-

sua arte; hanno esaltato la madre, ma lhanno espropriata della sua potenza, rovesciando cos lordine delle cose. Si tratta perci soltanto di agire di nuovo sulla base di un principio logico, metafisico, linguistico, sottratto al dominio capriccioso del reale, perch sia restituita alla madre la potenza e lautorit di cui stata derubata. In questo senso, dice Muraro, deve essere inteso anche il saper amare la madre: qualcosa che basta dire perch sia vero.9 La grandezza e la superiorit della madre non vengono fatte dipendere dalla capacit biologica di fare figli, ma dal fatto che la madre colei che d insieme il corpo e la parola. E questa sua superiorit iniziale che va riconosciuta per principio: una verit che si impone da s, sul piano logico e metafisico. Anche in questo caso siamo di fronte a un capovolgimento: il materno si sposta, cambiato di segno, dal versante della natura, dove luomo lha confinato, a quello della filosofia, della logica. Uno spostamento che procede in analogia con quello che ha visto il pensiero maschile differenziarsi dal suo fondamento naturale, cancellare il il corpo e la vita psichica. Si potrebbe definirla una rivalsa nel simbolico, un uso della filosofia diverso, ma solo nei contenuti, da quello che ne ha fatto luomo, e che perci non esce dal dualismo corpo/pensiero, di cui la filosofia stessa, come libert dal dominio capriccioso del reale, una conseguenza. Linterezza, unit di corpo e mente, non sarebbe pi, come aveva pensato il primo femminismo, il frutto di un processo di modificazione di s come svelamento di una visione interiorizzata del mondo, ma una verit logica garantita dalla contrattazione con la madre e da una pratica, come laffidamento che traduce nella vita adulta lantica relazione con la madre per farvela rivivere come principio di autorit simbolica. In conclusione: -mantenere la centralit del materno vuol dire restare, sia pure in modo diverso da quello che stato per il movimento delle donne precedente agli anni 70, dentro logiche emancipatorie, confermare, anzich mettere in discussione, la rappresentazione della donne come genere, portatrici di una identit in cui tutte dovrebbero riconoscersi; -significa attenersi allimpianto dualistico che ha costruito il maschile e il femminile come poli complementari, limitandosi a rovesciare priorit e valori, e quindi non uscire dal dilemma uguaglianza/differenza: cio altalenare tra assimilazione al maschile, visto come neutro, universale, e la tutela o valorizzazione della specificit femminile; -vuol dire fare del genere il paradigma teorico-politico di un soggetto collettivo. I significati tradizionali della femminilit cos si ripropongono con movimento rovesciato e non pi circoscritto alla sfera famigliare (Boccia). Ci si allontana dalle pratiche, come lautocoscienza, che avevano al centro la costruzione di individualit sessuate , autonome da modelli imposti. Oggi, per molte donne la maternit non pi un destino, si pu scegliere di fare o non fare figli. Resta la tentazione, nelle battaglie pubbliche, di fare del materno la propria carta di identit, il requisito di valore e autorevolezza per una cittadinanza completa. E per questo che la femminilizzazione della sfera pubblica lesaltazione delle doti femminili tradizionali come risorse per leconomia e la politica- viene vista anche da una parte del femminismo come unopportunit. Penso che ci servirebbe, tenuto conto del desiderio che oggi molte donne manifestano di contare nella vita pubblica, lanalisi e il confronto dei due orientamenti che hanno caratterizzato finora il
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Luisa Muraro, Lordine simbolico della madre, Editori Riuniti, Roma 1991, p. 26. -4-

movimento delle donne, lemancipazione e la liberazione, nel tentativo di uscire da astratte contrapposizioni e con lattenzione invece ai nessi che ci sono sempre stati, soprattutto se guardiamo allesperienza di ogni singola donna.

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