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Discernere secondo lo Spirito Il discernimento dei principianti consiste nelle esatta consapevolezza che essi prendono di se stessi; quello

mediano, consiste nella percezione superiore dellintelletto che distingue con precisione e senza cadere in errore ci che per natura bene dal suo contrario; quello dei perfetti consiste nella conoscenza interiore per via di una divina illuminazione che ha anche la possibilit di illuminare con la propria luce quanto di tenebroso c negli altri. In generale e con approssimazione possiamo dire che il discernimento e viene normalmente inteso come la indubbia percezione che assumonodella volont divina solo quanti ne hanno lintuito per via della purezza della loro mente, del loro corpo e della loro bocca
(GIOVANNI CLIMACO, Scala, XXVI, 1)

La vita secondo lo Spirito, pur investendo e trasformando ogni ambito della nostra esistenza, rimane tuttavia un cammino che si attua con ritmi, esigenze, modalit molto precise. Ci sono delle coordinate essenziali che permettono a ciascuno di individuare se si sta vivendo sotto la guida dello Spirito; ci sono spazi, tempi, atteggiamenti che favoriscono la vita spirituale. Nella tradizione del deserto ritornano spesso alcuni luoghi spirituali che formano, per cos dire, la struttura essenziale della vita secondo lo Spirito. Uno di questi luoghi spirituali i discernimento, inteso nella sua dimensione globale di capacit di orientare e far procedere la propria vita secondo i passi dello Spirito: se manca una consapevolezza costante di ci che secondo lo Spirito i rapporto a ci che secondo la carne, si procede senza un orientamento, senza coordinate. Il discernimento di fatto la bussola della vita spirituale perch permette di procedere su tutti i livelli: discernimento degli spiriti, discernimento dei pensieri, discernimento dei desideri, affetti, sentimenti, discernimento dei mezzi per favorire la vita secondo l Spirito (la discretio di Benedetto), discernimento dei doni ricevuti. E come un occhio interiore che permette a poco a poco di valutare e guardare ogni cosa sotto la prospettiva dello Spirito. I monaci del deserto erano cos convinti della importanza del discernimento tanto che esso diventa limpegno unico e continuo del monaco, perch unica continua la vita e in ogni istante si chiamati a far pulsare questa vita secondo i battiti dello Spirito. Fu chiesto ad una anziano: Qual lopera del monaco?. Rispose: Il discernimento. E un opera, qualcosa che richiede fatica e impegno incessanti, come una realt mai pienamente posseduta e sempre in crescita. Ed essendo secondo lo Spirito, resta in ogni caso un dono da domandare a colui che scruta le profondit del nostro cuore e conosce il cuore di Dio. Si comprende allora la definizione che ne da Giovanni Climaco. Ad un primo sguardo appare un po complessa, ma di fatto ci rivela alcuni aspetti essenziali del discernimento in rapporto alla vita spirituale. Il primo aspetto dato dalla relazione del discernimento con tutta la persona. Solo nella misura in cui tutta la persona (mente, corpo, bocca) in tensione nella ricerca della volont di Dio (secondo lo Spirito) e unificata da essa, pu acquistare uno sguardo purificato che dona una indubbia percezione di ci che secondo lo Spirito. Ecco perch il discernimento richiede un impegno continuo di tutta la propria persona. Inoltre ci che si tratta di percepire come scelta quotidiana che orienta la propria vita essenzialmente la volont di Dio, ci che Dio vuole per me, per la mia vita, per la vita dei mie fratelli, cio il bene, il frutto dello Spirito. Il discernimento, nella sua espressione pi matura, diventa una sorta di con naturalit con Dio, un pensare e agire intuitivamente come Dio. Ed infine il discernimento ha varie sfumature che Climaco presenta come altrettante tappe nella crescita della vita secondo lo Spirito: conoscenza di se stessi, di ci che si muove nel nostro cuore, dei propri limiti; una sorta di senso spirituale che dona la capacit di distinguere ci che per natura bene dal suo contrario; illuminazione interiore data dallo Spirito (un carisma) in un cuore purificato, tanto da diventare un vero e proprio ministero di guida per gli altri (paternit spirituale). Il discernimento come una progressiva trasformazione dello sguardo sotto la luce dello Spirito: da uno sguardo limpido su di s si diventa capaci di guardare i fratelli con gli occhi stessi di Dio.

Vigilare, stare attenti, discernere Abba Poemen ha detto: Il vigilare, lo stare attenti a se stessi e il discernimento, queste tre virt sono guide dellanima (Poemen 35)

Per i padri del deserto, profondi conoscitori del cuore delluomo e di ci che si muove in esso, il cammino interiore ha bisogno di una stabilit, di un continuo orientamento, di una guida perch lattivit del cuore proceda realmente secondo lo Spirito. Se di fatto questa guida lo Spirito stesso, tuttavia esso esercita la sua funzione in molti modi. Per abba Poemen lo Spirito offre tre strumenti, tre virt che sono guide dellanima. Esse permettono non soltanto la custodia del cuore facendo da filtro sicuro per purificare tutto quel complesso mondo di immagini, di emozioni, di condizionamenti che dallesterno penetrano nella nostra interiorit; di fatto sorvegliano e fanno chiarezza su tutto ci che si muove dentro di noi. Vigilanza, attenzione e discernimento sono le tre sentinelle che lo Spirito ha posto nel nostro cuore affinch esso agisca sempre con agilit, con libert, con limpidit, cio secondo quella natura divina per cui stato fatto (il nostro cuore inquieto finch non riposa in te, come dice s. Agostino). Nella attenzione (prosoch) locchio interiore si abitua a concentrarsi su ci che essenziale, rendendo cos ogni attivit dello spirito e del corpo sempre in tensione verso di esso (at-tendere significa, in latino, tendere a, essere teso verso).La vigilanza (nepsis), invece, pu esser considerata la custodia dellattenzione, in quanto non si pu essere attenti se si rimane in un dormiveglia, se si appesantiti, se manca una sobriet di cuore e di mente. Come scrive lo PseudoMacario, la fatica del cuore e la vigilanza sui pensieri aiutano a fissare la propria attenzione sul Signore. Vigilanza ed attenzione hanno poi uno strumento che permette loro di intervenire con tempestivit, facendo chiarezza sulla natura di tutto ci che entra nel cuore o che vi si annida n esso. Questo strumento il discernimento secondo lo Spirito, cio la capacit di fare una cernita nei pensieri, nelle emozioni, nei sentimenti, ecc, distinguendo ci che ha valore ed utile (secondo lo Spirito) da ci che nocivo ed inutile (secondo la carne) Attenzione, vigilanza, discernimento costituiscono un vetro e proprio esercizio o metodo spirituale (come lo chiama Esichio), un esercizio che implica luso della volont e della memoria attraverso i quali il cuore 8unito allintelligenza) tenuto continuamente desto sotto lo sguardo di Dio: sii dunque attento a te stesso scrive Basilio di Cesarea per essere attento a Dio. Senza attenzione, vigilanza e discernimento non si pu procedere nel cammino secondo lo Spirito, continuamente ostacolato da tentazioni e insidie: luomo ha bisogno di un grande discernimento dice labba Isaia che recida ogni volont carnale, e di una vigilanza attenta (nphein meta prosochs) in tutte le sue vie per evitare di smarrirsi

La scure del discernimento


Abba Poemen ha riportato queste parole di abba Ammone: Un uomo passa tutto il suo tempo a portare la scure e non riesce ad abbattere lalbero; c un altro invece che esperto nel tagliare econ pochi colpi lo fa cadere. E diceva che la scure il discernimento: (Poemen 52)

Come si esercita il discernimento secondo lo Spirito? Quali sono le sue caratteristiche? Quali metodi e strumenti si devono utilizzare per una autentico discernimento? I padri del deserto ci offrono alcune risposte: senza preoccuparsi di presentarci una sintesi esaustiva e dettagliata, utilizzano alcune immagine che riescono a tradurre molto bene lesperienza del discernimento cos come vissuta nella esperienza quotidiana del combattimento spirituale. Labba Ammone paragona il discernimento ad una scure, piccolo attrezzo tagliente che riesce a spezzare la forza di un grande albero. Ed lo strumento necessario per abbattere quegli alberi che crescono in modo selvaggio e disordinato su di un terreno coltivato e che rischiano di soffocare le piccole piante seminate. Ma non si pu mettere in mano la scure ad uno che non sa usarla. Non solo rischia di perder tempo e forze, ma anche di farsi del male, provocando disastri in se e attorno a se. Per abbattere un albero, ad un boscaiolo esperto bastano pochi colpi dati al punto giusto e con la giusta forza; ogni colpo efficace e giunge allobbiettivo. Per Ammone questo avviene anche con il discernimento. Non basta conoscere gli strumenti che lo Spirito mette nelle nostre mani per poter vedere con chiarezza nel nostro cuore e scegliere secondo Dio. Bisogna saperli usare, conoscere tempi e momenti, tappe e passaggi in cui pi favorevole un tipo di discernimento piuttosto che un altro. A volte bisogna aver la pazienza di astenersi da un discernimento quando si consapevoli che mancano le condizioni necessarie. Altre volte invece bisogna intervenire con tempestivit mediante un discernimento puntuale e deciso. Ci sono situazioni che richiedono molta delicatezza, altrimenti si rischia di sradicare anche le piante buone (pensiamo alla parabola della zizzania e alla reazione del padrone alla, proposta dei servi). Spesso bisogna avere lumilt di chiedere una aiuto nel discernimento a chi ha una esperienza secondo lo Spirito e quindi sa usare questo strumento nella logica e sotto la guida dello Spirito. Quante volte i padri mettono in guardia dal pericolo di usare il discernimento a sproposito, dimenticando che una scelta pu essere buona per uno e non per un altro. Gli strumenti con cui si compie un discernimento devono essere usati correttamente: cio a tempo opportuno, con una gradualit che data dal cammino personale, sotto la guida di chi ha gi percorso alcuni passi in pi nella vita secondo lo Spirito, in sintonia con una comunit, con cuore umile e capace di ascolto. Altrimenti si perde tempo nella vita spirituale, si fanno sforzi inutili, si provocano danni e, infine, si offre terreno allorgoglio. Tutto deve essere compiuto ammonisce Evagrio al tempo opportuno e nella misura conveniente; poich ci che senza moderazione e fuori tempo, dura poco e ci che ha breve durata pi nocivo che utile. Il discernimento un dono nello Spirito: non basta conoscere alcune regole o possedere alcuni strumenti (ad esempio la Parola di Dio, un intuito psicologico, un po desperienza) per saperlo usare. Bisogna chiedere incessantemente nella preghiera allo Spirito la grazia di saper maneggiare la scure che ciascuno di noi porta. Altrimenti rischiamo sempre di perderci e di perdere gli altri (REGNAULT, p.103).

Riflettere prima di agire


Un anziano disse: Non fare niente prima di aver esaminato il tuo cuore per vedere se ci che stai per fare secondo Dio (Nau 103)

Ad un fratello perplesso e turbato a causa dei pensieri che lo spingevano a compiere determinate azioni, Giovanni di Gaza da questa risposta: riguardo a d ogni intenzione e ad ogni opera bisogna discernere se buona o meno. Se buona, falla; se non lo , non farla. Per non compiere il bene con turbamento, bisogna esaminare accuratamente lintenzione che ci muove e vedere per quale motivo facciamo quella determinata cosa. Se la esamini con timore di Dio, egli non permetter che tu ti inganni(Fuoco ardente, 36). Uno degli oggetti del discernimento, come ci suggerisce questo testo, lintenzione (dialogismos) che muove e orienta il nostro agire. Non sufficiente valutare oggettivamente la bont di una scelta o di una decisione; queste, spesso, sono neutre o solo apparentemente buone. Ci che da la qualit di una scelta, del nostro agire, lintenzione, la direzione del nostro cuore, da cosa mosso, quali sono i motivi per cui si agisce in quel determinato modo. E si sa che a volte una scelta di per se buona, pu esser motivata da una intenzione non pura, non secondo Dio. Anche il tentatore cita a Ges un testo scritturistico; ma lo usa per distogliere Ges dal compiere la volont del Padre. Qui sta la grande fatica del discernimento: esamina il tuo cuore per vedere se ci che stai per fare secondo Dio. Il nostro cuore un mondo di pensieri, emozioni, pulsioni, reazioni, sentimenti che si mescolano e condizionano le nostre intenzioni. E necessario fare chiarezza per liberare le nostre intenzioni il pi possibile da ci che non secondo Dio. Non sempre ci riusciamo, ma sicuramente non possibile compiere questo discernimento se prima non si fa precedere una scelta o una decisione senza un momento di riflessione. Come suggerisce lapoftegma citato, il discernimento proprio questo momento di riflessione che precede il nostro agire. E una sorta di esame di coscienza previo; in esso si scruta non se il nostra agire stato secondo Dio oppure no, ma se ci che stiamo per compiere segue la volont di Dio (cos come la conosciamo) oppure sotto il dominio della nostra volont. E in questo sguardo attento sulle nostre intenzioni necessario affidarsi allo Spirito; lui che guida il discernimento secondo la volont di Dio. Potremmo allora dire che, in questo senso, il discernimento un tempo di attesa e di grazia in cui agisce lo Spirito, ponendo tra il nostro cuore e il nostro agire uno spazio di purificazione necessario perch diventi sempre pi chiaro ci che secondo Dio. Nella vita spirituale sono necessari entusiasmo e decisione; ma devono maturare da un tempo di attesa e riflessione. Il tutto sotto la guida dello Spirito.

Interrogare i pensieri Gli anziani dicevano: Ad ogni pensiero che ti assale chiedi: Sei dei nostri o vieni dallAvversario?. Te lo dir certamente! (Nau 99) I padri del deserto indicano un modo concreto per esercitare il discernimento, per individuare la qualit dei pensieri che si accostano e si introducono nel nostro cuore, per esaminareci che vi in esso e vedere se ci che stiamo per fare secondo Dio. Si tratta dellinterrogazione del pensiero, cio la capacit di vagliare la natura dei logismoi a partire da una domanda molto semplice: Sei dei nostri o vieni dallAvversario? (il testo biblico di riferimento Giosu 5, 13). Il pensiero che si avvicina e cerca di entrare nel nostro cuore, benevolo (non solo allapparenza, ma sostanzialmente benevolo), oppure nasconde subdolamente intenzioni nemiche?. Interrogare il pensiero una azione che di per s rivela determinazione e vigilanza; non ci si abitua alla turba di pensieri che affollano il nostro cuore e si sceglie di passarli continuamente al vaglio per scoprire la loro natura e la loro eventuale pericolosit. Interrogare il pensiero come porre una custodia la proprio cuore, una porta che si apre solamente agli amici e resta chiusa per coloro che non sono graditi. Limmagine della porta spesso usata nel linguaggio dei padri per esprimere lazione del discernimento. Cos dice un detto: Sii il portinaio del tuo cuore, affinch lo straniero non entri, dicendo: Tu si dei nostri o dei nostri nemici?. Siamo noi stessi ad aver cura del nostro cuore. Noi stessi, attraverso lattenzione e la vigilanza, siamo chiamati ad essere portinai del nostro cuore, a vegliare sulla porta di accesso alla nostra interiorit. Con sicurezza, lapoftegma citato conclude: Te lo dir certamente!. Sembra, dunque, che il pensiero, interrogato con decisione, non abbia scampo: risponder sicuramente- Ma sempre cos? Sorge allora una domanda: c sempre in noi la capacit e la fermezza di custodire questa porta? E come possiamo essere sicuri della risposta che il pensiero ci d? E vera o falsa? Come possiamo capirlo? O pi semplicemente: come avviene questa interrogazione? Per custodire veramente il nostro cuore abbiamo bisogno di una parola sicura, una parola che non pu esser ingannata, una parola capace di fare chiarezza e smascherare lorigine e la direzione dei pensiero, una parola alla quale i pensieri non possono resistere e sono obbligati a rispondere correttamente. Questa parola capace di interrogare la parola di Dio. Poni alla porta del tuo cuore un cherubino con la spada infuocata: limmagine usata da un detto per esprimere la forza della parola di Dio che, come spada, separa e fa chiarezza, purifica ed illumina. Solo la parola di Dio ha la forza di vigilare sul nostro cuore perch in essa agisce la potenza dello Spirito. E con questa spada infuocata alla porta del nostro cuore possiamo veramente affrontare con fermezza linterrogatorio dei pensieri. Solo cos possiamo possedere quella decisione che Antonio il Grande raccomandava ai suoi monaci di fronte ai pensieri e alle immagini che si avvicinano al cuore: Qualunque immagine appaia, colui che la vede non cada in trepidazione, ma piuttosto interroghi con sicurezza dicendo dapprima: Chi sei tu e da dove vieni?Se si tratta di una potenza diabolica, subito si indebolir vedendo un animo sicuro e vigoroso. La domanda chi sei tu e da dove vieni? infatti segno di un animo non turbato. Cos Giosu di Nun impar interrogando; e il nemico non rimase nascosto a Daniele che interrogava (Vita Antonii, 43, 1-3)

Rivelare i pensieri
Un fratello chiese ad abba Poemen: Perch non riesco ad essere libero nel dire agli anziani i miei pensieri?. Gli rispose lanziano: Abba Giovanni il Nano ha detto: Di nessuno il nemico si rallegra tanto, come di chi non rivela i propri pensieri, (Alf, Poemen 101)

Se il discernimento lars artium, non lo si pu supporre in chi muove i primi passi nella vita secondo lo Spirito. Pur essendo un dono dello Spirito, il discernimento richiede una certa maturit e una certa dimestichezza nel conoscere e nel valutare il proprio mondo interiore, nellusare come arma contro i pensieri che si insinuano nel cuore la spada dello Spirito, cio la parola di Dio E daltra parte, anche quando si acquisita una certa esperienza nella vita spirituale, non sempre cos facile interrogare i pensieri e vagliare la loro vera natura; nel nostro giudizio si frappone, come subdolo ostacolo, la volont propria, fatta di desideri e intenzioni che spesso nascondono la loro reale portata. Ecco allora che i padri del deserto ( e con loro tutta la tradizione monastica, compreso quella cenobitica: cfr. RB 4, 50 e 7, 44) raccomandano uno strumento utile ed efficace per esercitare su di s un discernimento corretto e liber da ogni ambiguit: la rivelazione dei pensieri a chi ha un ministero di guidare, secondo lo Spirito, i fratelli (per Benedetto pu essere sia labate che il padre spirituale). In greco questo termine reso con una parola significativa: exagoreusis, cio mettere in piazza (nella agora, il luogo dove si discute, si riflette, si contratta) tutto ci che sta dentro il proprio cuore. In fondo, proprio a partire da questa pratica, che fedelmente era vissuta tra i monaci del deserto come luogo in cui un discepolo maturava nella vita secondo lo Spirito, sono nati di detti. La gran parte di essi proprio il frutto di una umile rivelazione del pensiero. Abba ho questo pensiero che mi tormentache cosa devo fare per salvarmi?. Questa raccomandazione dei padri, questo invito a sottoporre ad un altri il discernimento del proprio mondo interiore, ha ancora senso per noi? Pu esser uno strumento efficace? Certamente dobbiamo riconoscere che non siamo pi abili dei padri del deserto a compiere un discernimento di ci che si muove nel nostro mondo interiore. Forse abbiamo qualche strumento in pi, ma siamo anche molto condizionati nel fare chiarezza in noi. Resta dunque vera anche per noi questa pratica, soprattutto quando ci rendiamo conto che nel nostro cuore c molta confusione e turbamento. Certamente richiede molta umilt ( e non per aula Benedetto pone la rivelazione dei pensieri al quinto grado della scala dellumilt): essere liberi nel dire i propri pensieri, come ci ricorda il detto un segno autentico di una verit di se stessi di fronte a Dio e ai fratelli. E chi sa vivere in questa libert, affidandosi allo Spirito attraverso il discernimenti di un fratello, ha gi in qualche modo vinto il pensiero malvagio, perch nulla ostacola lazione di colui che menzognero come quella verit su se stessi che lumilt. La pretesa di gestire da solo un discernimento pu diventare un terreno fertile, in cui il Nemico semina la zizzania dellorgoglio. Ecco perch, come dice abba Giovanni, il Nemico si rallegra di chi non rivela i pensieri.. E, inoltre, per esperienza si sa che nel momento in cui si rivelano i pensieri, essi prendono la loro reale consistenza: il dover verbalizzare ad una altro il pensiero gi un modo di interrogare e far chiarezza su di esso.

Il bastone e la mano
Un anziano disse: Se vedi uno cadere e puoi aiutarlo, tendigli il tuo bastone e fallo risalire. Ma se non puoi tirarlo su, lasciagli il tuo bastone e non perderti anche tu insieme a lui. Se gli dai la mano e non puoi trarlo su, sar lui a trascinarti in basso e morirete tutti e due. Questo diceva per quelli che vogliono aiutare gli altri, al di l delle loro possibilit (Nau 472)

padri del deserto avevano grande cura della pratica del discernimento degli spiriti, ben sapendo che solo attraverso di essa si pu esercitare una continua vigilanza ed una attenta custodia della propria interiorit. Per chi muove i primi passi nella vita secondo lo Spirito e deve essere addestrato alla lotta contro i pensieri malvagi fondamentale essere guidati in questo ambito: affidarsi ad una anziano nello Spirito, rivelando ad esso i pensieri che si accostano alla porta del proprio cuore per discernere la loro natura, la vera scuola per larte spirituale. I padri del deserto erano cos convinti di questa necessit di sottoporre ad altri il discernimento di tutto ci che riguarda la vita spirituale, tanto che per evitare ogni inganno della volont propria abba Antonio giunge a dire: Se possibile, il monaco deve affidarsi ai padri riguardo al numero di passi da fare e delle gocce dacqua da bere nella sua cella; se in queste cose non vuole cadere (Antonio 38). A noi pare eccessiva questa raccomandazione; potrebbe essere fonte di scrupoli e di infantilismo. Forse pi semplicemente da considerare u invito alla vigilanza, a comprendere come tutto ci che si compie deve dipendere da un discernimento previo che non sempre possibile gestire individualmente. Tuttavia i padri pongono, in qualche modo, un limite a questa fiducia nel discernimento di un altro. E questo limite ben evidenziato nel detto che abbiamo citato: solo chi pu operare in verit un discernimento secondo lo Spirito pu assumere questa responsabilit su di un altro. Se manca questa capacit, che dono e non semplicemente frutto di esperienza, il rischio grande. Ci che al di l delle proprie possibilit, fosse anche il desiderio di aiutare un fratello nel difficile moneto di un discernimento, pu trasformarsi in occasione di caduta. Ma allora cosa fare se una fratello chiede una aiuto spirituale, se sottopone al nostri discernimento una sua lotta interiore? Il detto ci da una risposta utilizzando due immagini molto significative: quella del bastone e quella della mano. E ci suggerisce questa risposta: se non si in grado di aiutare il fratello ( e questo comporta un discernimento previo sulla propria situazione spirituale), non conviene dargli la propria mano. Lunica cosa che si pu fare lasciargli il proprio bastone affinch si aiuti e si appoggi su questo per risalire dal luogo dove era caduto. E una lezione di grande umilt e, si potrebbe aggiungere, di sano e realistico discernimento. Noi possiamo tendere la mano solamente quando abbiamo la certezza di aver la forza per poter tirare su il fratello caduto o di aiutarlo se sta per cadere. Si potrebbe interpretare la mano tesa come il discernimento esercitato sullaltro. Se non c questa forza, allora con umilt si deve semplicemente offrire al fratello il proprio consiglio, ci che maturato dalla propria esperienza spirituale, senza la pretesa che tutto questo si trasformi in discernimento sullaltro. Il bastone che si tende oppure si offre pu essere il simbolo di quel piccolo bagaglio spirituale che ci serve nel nostro cammino quotidiano e sul quale ci appoggiamo anche noi nei momenti difficili. I padri ci offrono dunque un importante principio nella vita secondo lo spirito: quello di non atteggiarci a maestri o a pari spirituali, ma semplicemente di affiancarci con umilt ai nostri fratelli offrendo loro, se possibile e necessario, un parola d conforto che nasce dal nostro cuore e dalla nostra esperienza. Sar lo Spirito, eventualmente, a renderlo discernimento per laltro.

Con discrezione
Abba Antonio disse: Vi sono alcuni che logorano i propri corpi nellascesi, ma poich mancano di discernimento sono lontani da Dio (Antonio 8)

Se il discernimento dei pensiero lo strumento necessario per esercitare la vigilanza sul proprio mondo interiore imparando a distinguere ci che secondo Dio da ci che secondo la carne, ha daltra parte come risultato concreto una conoscenza di s stessi pi realistica e maggiormente armonizzata con quella misura che ci donata dallo Spirito che agisce in noi. In Rm 12, 3, Paolo ammonisce: non sopravvalutatevi pi di quanto conveniente valutarsi, ma valutatevi in maniera da avere di voi una giusta valutazione, ciascuno secondo la misura di fede che Dio gli ha dato. Questa misura di valutazione secondo lo Spirito ci che permette di esercitare quella particolare sfumatura del discernimento che la discrezione. Essa la capacit di tenersi lontano dagli estremi, applicando un metron, una misura per raggiungere un reale equilibrio umano e spirituale. Attraverso la discrezione si acquisisce quella sapienza spirituale che sa proporzionare lo sforzo domandato nella vita secondo lo Spirito alle reali forze disponibili, mantenendo uno stretto legame tra corpo e spirito. Si potrebbe quasi definire la discretio un riflesso della logica della Incarnazione nella vita spirituale. Si comprende allora linsistenza, nel monachesimo antico, dellimportanza, nella vita spirituale, di questa virt, di cui Cassiano dice: secondo linsegnamenti del beato Antoniola discrezione la virt che conduce i monaci con passo fermo e sicuro fino a DioEssa madre, custode e guida di tutte le altre virt. E, in forma negativa, il detto di Antonio che abbiamo citato, riprende proprio questo concetto. Nella vita secondo lo Spirito, ogni eccesso, ogni mancanza di discernimento ha come risultato proprio il contrario di ci che si propone un autentico cammino spirituale. Alla fine non ci si ritrova vicini a Dio, ma lontani da lui. Tutto ci che sorpassa la misura ammonisce un detto viene dai demoni (Poemen 129). Ecco perch allontana da Dio. La menzogna el tentatore resta sempre identificabile nella suggestione del serpente al primo uomo e alla prima donna: Sarete come Dio. Declinato in molte forme, questo pensiero ha lo forza di intaccare anche gli sforzi necessari in un cammino di perfezione, trasformando questultima in conquista orgogliosa e smisurata di quelle prerogative che sono di Dio solo. Il detto di Antonio richiama la figura simbolica della torre di Babele. Coloro che logorano i propri corpi nellascesi, mancando di discernimento sono simili a quegli uomini che pretendono di avvicinarsi a Dio con il loro sforzo orgoglioso. Questa pretesa produce paradossalmente una distanza abissale da quel Dio che dona la sua vita e si comunica solo a coloro che sanno riconoscere con umilt la loro realt di creature. Chi forza la propria natura in una pretesa di perfezione rischia di trasformare la propria vita in una costruzione incompiuta, come la torre biblica, e di fatto, lontana sia dal mondo di Dio che dal mondo degli uomini. Solo chi rimane legato alla propria umanit, consapevole dei suoi limiti, ma anche delle possibilit che gli sono date. Scopre proprio in essa il cammino che lo conduce a Dio. La vita secondo lo Spirito, non fatta di muscoli e non avanza semplicemente a suon di sforzi. Il ritmo che regola la marcia di ciascuno sulla via di Dio dato dallo Spirito che accoglie e trasforma con la sua grazia la nostra umanit. Lo sforzo e lascesi, uniti allumilt, a quella verit di s stessi che nutre lautentico discernimento, rendono allora la totalit della persona (corpo, mente, volont) luogo in cui lo Spirito plasma in noi licona della bellezza di Dio, licona del Figlio. Abba Poemen disse: Conosco un fratello a Scete che per tre anni digiun di due giorni in due giorni tuttavia non riusc a vincere. Quando per lasci stare il digiuno per due giorni interi e cominci a digiunare solo fino a sera, ma con discernimento, allora riusc a vincere. Quindi mi

disse abba Poemen: Mangia senza mangiare, bevi senza bere, dormi senza dormire, agisci con te stesso con discernimento, e troverai riposo( Eti Coll 14, 63).

Discernere il capo dellesercito e combatterlo


Un fratello interrog un anziano: Che devo fare poich molti pensieri mi combattono e io non so come combatterli?. Gli disse lanziano: Non combattere contro tutti, ma contro uno solo, perch tutti i pensieri del monaco hanno un capo. E necessario osservare chi sia questo capo e di che genere, combatterlo e cos si umiliano anche gli altri pensieri (Nau 219)

Spesso anche noi ci troviamo nella situazione di quel fratello che ha posto allanziano quella domanda: Che devo fare poich molti pensieri mi combattono e io non so come combatterli?. Quante volte si ha la sensazione di essere in mezzo ad un turbine di pensieri e non saper districarsi in essi, rimanendo cos vittima passiva dei loro colpi e dei loro maltrattamenti? Si subisce una lotta senza avere la forza di assumere attivamente la parte del combattente. La risposta che lanziano da al suo discepolo ci rivela il profondo legame tra discernimento degli spiriti e combattimento spirituale. E in particolare, vengono sottolineati due aspetti di questo legame. Anzitutto, attraverso il discernimento necessario individuare la radice di ogni pensiero, quel capo che riesce a manovrare lesercito agguerrito dei pensieri e senza il quale ogni pensiero perde la sua forza. La pretesa di affrontare una lotta mettendosi a combattere tutti i pensieri che sopravvengono, non solo ci rivela la nostra strutturale debolezza per un combattimento cos impari, ma si trasforma in una arma nelle meni dello stesso tentatore. Con realismo e saggezza, quellabba ci invita a scegliere un solo pensiero contro cui combattere, concentrandosi anzitutto nel discernere quale sia la radice da cui esso nasce, il capo che lo incita combattere. E, di fatto, ogni pensiero non che la maschera piena di fascino e di suggestione che nasconde il volto del nemico pi pericoloso: quella philautia, quellamore di s che ci trasforma in amici di s contro s stessi (Massimo il Confessore). Solo attraverso il discernimento secondo lo Spirito possiamo smascherare questo volto nascosto dai pensieri che ci combattono. Ma il detto ci rivela anche un secondo aspetto. Non basta osservare chi sia questo capo e di che genere sia, bisogna combatterlo. Si compie un discernimento non per rimanere spettatori di ci che capita nel nostro cuore, ma per intervenire attivamente con la lotta se si scopre che ci che c in noi non secondo lo Spirito. In fondo il detto ci rende consapevoli che la lotta spirituale non la si subisce, ma la si sceglie. Si dovrebbe dire: non i pensieri ci combattono, ma noi combattiamo i pensieri . Cos suggerisce una altro detto: un grande anacoreta che diceva: Satana perch mi fai guerra in questo modo?, ud satana rispondere: Sei tu che mi combatti con forza!(Nau 66). Scopriamo dunque uno stretto legame tra discernimento, tentazione e lotta spirituale. La tentazione (che scaturisce dalla attrazione e dal fascino esercitati da una possibilit di agire in modo diverso da quello dello Spirito) provoca e pare la discernimento. Ma nel momento stesso in cui compiamo un discernimento spirituale, scegliamo di entrare in un deserto, in un luogo di lotta. E questa, essenzialmente, la dinamica del combattimento spirituale.