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-CO

!CNJ

UNIVERSI!

1C 1
1761

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2010 with funding from


University of Toronto

http://www.archive.org/details/contributoallostOOmazz

P.

MAZZEI

CONTRIBUTO ALLO STUDIO


DELLE

FONTI,

SPECIALMENTE ITALIANE
DEL TEATRO
DI

Juan del Enzina e Torres Naharro

Y(^^-^aV'

\% (^^
\b
\

>H

LUCCA
Tipografia Amedei
1922

ALLA MEMOR/A
DELL'AMATO MAESTRO

FRANCESCO FLAMINI

Nel compilare
to

il

presente lavoro, frutto di ricerche per quanil

ho potuto accurate, ho segwto

metodo della buona

critica

e gl'insegnamenti e gli esempi dei migliori maestri.


sia

Quale ne
ni e ve-

stato

l'esito

non

so,

tanto pi che ben poco


il

aiuto

nuto da studi precedenti, essendo

lavoro di
il

ricerca

sui

rap-

porti che legano la nostra letteratura e

teatro spagnolo,

ap-

pena

ai loro

inizi.

Jlppunto per questo ho creduto


le

di dovere insistere su quel-

che sono
e

le

caratteristiche distintive delle

due

civilt

in

gene-

re

quelle dei due teatri in ispecie.


il

S\Ce' in tale raffronto ho

Voluto per niente diminuire

valore

della

letteratura

della
vi sia

scienza italiana

mi

Rinascimento, giacche credo che non


il

paragone
stica della

possibile tra

valore umunistico e la

perfezione arti-

nostra letteratura e quello di tutte le altre,


ci

ma

qual-

che cosa

manc

non fu poco, qualche cosa avemmo diver-

so dagli altri e

non fu poco.
le

^on
spero che
di risolvere
intesi,

ho creduto per di risolvere


altri,

questioni trattate, anzi

con

miglior
questioni,

plettro,

sia
i

invogliato

tentato

le

stesse

senza

soliti

campanilismi male

e in

modo

definitivo.
P.

MAZZEl

Lucca 6

luglio

1922

INDICE
JUAN DEL ENCINA

Capitolo

1.

Introduzione - 2 Gli elementi drammatici nazionali nel teatro di Juan del Encina - 3. L'opera dell'Encina anteriormente al
1496 - 4. Sui contantti col teatro polare italiano - 5. Le probabili fonti tWEgloga intitolato // Trionfo d'Amore e di quella di Cristi/io Febea - 6. Le fonti di Placida y Victoriano

Capilolo II - B.

TORRES NAHARRO

II

3 - Le teorie

Naharro in Italia - 2 La sua opera specialmente lirica drammatiche classiche, modelli Italiani e il teatro di B. Torres Naharro - 4 Caratteristiche del teatro italiano e cause che ci privarono di un teatro nczicnale - 5 Caratteri distintivi della civilt spagnola e particolarmente del teatro
i

spagnolo.

Capitolo III

1.

Elementi nazionali e

Naharro - 2. Le comNaharro - 3 II miscuglio linguaggi nel teatro nostro e in quello del poeta spagnolo - 4 II tipo del frate ipocrita - 5 La Calandria e la Calamita. - . 6. La Cominedia Aquilana e le sue fonti principali
latini nel teatro del

medie

del Macchiavelle quelle del

Capitolo I

JUAN DEL ENCINA


Eiementi

Introduzione

drammatici nazionali nel teatro L'opera deli'Encina anteriormente al 1496. enciniano 3 Le Suoi contatti col teatro popolare italiano ecc. - 5 4 intitolala de Amor, e di Triunfo probabili fonti d&lVEgloga quella di Cristino y Febea 6 - Le fonti di Placida y Vit 2
-

toriano.

1 .

Col secolo

XIV s'inizia in
lettere;
si

Ispagna un profondo rivolgimen-

to nella

coscienza di quel popolo e parallelamente e


l'avidit

conseguen-

temente nel regno delle


gli
spiriti,

di

cose

nuove invade
povert
all'arte;

che ormai non


si

contentano

pi
alla

dell'aurea
cultura e

dell'et
il

precedente, e

cercano vie nuove


morali,

bagaglio di precetti
alle

che

il

secolo

antecedente
e
si

aveva

preso

letterature orientali,
gli

non basta pi
classici:
i

fruga avidae
le

mente Seneca e

altri

moralisti

motivi

forme
si

della vecchia letteratura

sembrano ormai poveri e

rozzi,
ai

ri-

corre alla letteratura classica e all'Italiana; agl'italiani,


zali

provennovit

ai

gallegui

si

chiedono pure accorgimenti

stilistici,

metriche ecc.
Il

patrimonio spirituale
infiacchiscono.

si

rinnuova,

si

perfeziona
lavorio

ma
il

le rin-

coscienze

Questo

affannoso

per

uovamento della cultura spagnola, coincide


crisi

con

un

periodo di
e
sfiducia-

spirituale

in

cui

quel

popolo,

quasi

stanco
la

to

causa

delle feroci lotte


si

intestine,

perde

coscienza

del

suo passato e
tica
la

abbandona ad un disordine malefico. Si dimenmusulmani per


dilaniarsi in

lotta

coi

atroci

guerre

civili.

10

in

cui

per

deboli non c' pi garanzia di vita fuori della prosi

tezione dei potenti;


e morale dell'et

affievolisce

il

vigoroso sentimento

religioso

precedente
il

si

accentua

l'ostentazione

delia

veste di questi sentimenti,


I

fanatismo, l'intolleranza religiosa ecc.


nel

poeti,

sperduti

come

uccelli

furore della

tempesta, corrono

a C5rcar rifugio nei castelli dei potenti, sacrificando alla protezio-

ne ogni senso di fierezza e dignit personale

La
di

poesia,

come

la

vita,

si

fa

cortigiana, diventando lo spasso


arte,

persone

sfaccendate,

spesso

non pi ne poesia, ne

ma

vuoto

artificio,

l'attenzione

dei nuovi poeti

ormai tutta rivolta


al

alla veste elegante, alla forma metrica complicata,

motto graalla

zioso,

alla

domanda
^

difficile,

alla

risposta pronta

ed acuta,

dottrina riposta, alla sapienza

indigesta.
i

Nella 2

met del secolo per,

Re

cattolici riportano

l'ordi-

ne e

la

disciplina nello stato,

riconducono
al

ccn

cauteri

violenti,

ma
za
dal

necessari, la vita spagnola


di

suo stato normale e iniziano un


il

nuovo periodo
i

grandezza per

loro popolo.
di

In corrisponden-

poeti tentano

con ogni mezzo

trovare

una via d'uscita

mare morto

della poesia cortigiana, frivola e artificiosa, e lo

cercmo

nallo stailo

mano

faraginoso

dell'antichit

classica

della letteratura

Italiana.

In principio d'italiano di Trecentisti,


lissime, quali
la

non

si

conobbe molto

pi dei 3 gran-

ma
sulla

sul

finir

del secolo condizioni storiche specia-

conquista del

Regno

di

Napoli e

la
s

presenza di
la

Papi spagnoli

cattedra di S. Pietro, fecero


si

che

cono-

scenza di cose nostre in Ispagna

estendesse notevolmente.
l'influsso della

Cosicch aHa
na
al

fine

del sec.

XV

cultura italia-

dil

dei

Pirenei diventa fortissim.o, e la maggior parte dei


italo
-

poeti ha ormai cultura preponderantemente


Il

classica.

fatto

importantissimo, perch

proprio a questo

punto

la

vita

e la letteratura

dei principali popoli europei escono dal pe-

riodo m^dievole; la nazione s'individua in

monarchia

unitaria,

11

la

letteratura esce dal suo stato d'indeterminatezza e comprensi-

vit

propria del medioevo e


che,

si

sviluppa
si

partitamente

secondo

varii generi

come rami

potenti,

staccano dal colossale tron-

co medievale.
In questo processo

d'individuazione dei

varii

generi

lei

'erari

spagnoli

prende

dunque parte molto


essi

attiva la nostra letter; ura,

per cui,

sebbene siano

sviluppo organico
gli

dei germi

amma

sali

un po' confusamente nell'arte medievale,

esemplari

italiani ser-

vono quali modelli, portando


gerando
la

la

moderazione degli ardim.enti esalinea,

giusta

misura, la purezza della

l'armonia del

colore ecc.
Principalissimo genere letterario, che

assurge

a vita indipen-

dente

in

questo periodo, quello

drammatico.

Anche

per esso

bisogna tener conto del confluire di due correnti diverse; bisogna


tener presenti
le

tendenze e
le

gli spiriti

del rudimentale teatro


il

me-

dievale spagnolo e
tro
noi,

modificazioni che

contatto del nostro teaquello.

apport

al

libero

svolgimento

di

Si crede,
sui

da

generalmente che influenza del teatro italiano


vi

primi conati
si

della Talia spagnola,

sia

realmente stata
si

ma non

in

mai
Ispa-

determinato con precisione di che

tratti,

dimodoch
massima

gna

tale influenza

si

nega, almeno per


ci

la

parte.

Tale

interessante determinazione

proponiamo

di fare

perci rapida-

mente

sui

due fondatori del teatro spagnolo.


che
ci s

2. Colui

presenta alla soglia del nuovo edificio, pro-

clamato generalmente fondatore di esso, Juan del Encina, fondatore,

nel

senso assoluto della parola, non


agli

ma
della

colui bens che

diede vita indipendente

elementi drammatici della letteratura


le

medievale, colui che raccolse

sparse

fila

drammatica pre-

cedente, togliendola dallo stato d'immobilit e d'amorfismo in cui


giaceva, sia in

mano

al

popolo,

sia

in

mano

al

clero.

Egli non dunque un creatore ex- novo,


si

ne'

un

ribelle
il

che
tea-

pianti

avverso a tutto

il

passato e per insolite vie fondi

12

tro

nazionale,
11

ma
la

colui

che con nuova coscienza assorbe ed as-

simila tutto
va,

lavorio precedente e alle forme usate

vita

nuo-

plasmando
lui
si

materia inerte col suo vigoroso tocco d'artista.


la

Con

chiude

serie

de' tentativi anonimi e comincia l'opera


i

creatrice del genio individuale: le astrazioni e

simboli

cedono

il

posto alla realt e alla


tica

vita;

le

incerte forme dell'attivit


bella unit.

dramma-

medievale

si

compongono

in

Ma

se egli col

ma-

teriale

vecchio costruisce

l'edificio

nuovo, importa
gli

avere almeno
disgregati,

un'idea sommaria di quello

che fossero
esistenza.

elementi

che

egli

chiamava a pi piena
le

Per

origini

del teatro spagnolo

manca un

lavoro, che ab-

bia la scrupolosa esattezza e la vastit


del
le,

d'informazioni di quello

D'Ancona
quautunque
c^lle

per
di

le

origini

del nostro, non potendosi ritener ta(


I

non poco valore, quello dello Schack.

Tuttavia,

anchs

scarse notizie raccolte e coi rari documenti pervenutici,


u.i

pDssianiD

farci

idea approssimata del grado di sviluppo rag-

giunto dalla drammatica spagnola nell et di mezzo.

Non
si

bisogna

in

primo luogo tacere che, come

in

ogni altra

letteratura di quell'et,

anche

nella

spagnola in una stessa opera


gli

trovano quasi sempre misti e confusi

elementi dei vari ge-

neri letterari

che

si

sviluppano indipendenti solo nell'et moderna,

cosicch riesce
tradizionali, libri

difficile

ad esempio,
quelli

classificare,

secondo
la

generi

come

T)e Buottn
la vita

Jlmor o come

Divina

Commzda;

tali libri

abbracciano

medievale nel suo complesso

e sono vasti com'essa,


stabiliti
il

ma non

rispondono a nessuno dei generi

dalla critica classica. Tali elementi per

non costituisccno
la

genere drammatico, che noi cerchiamo,


di

ma

rivelano
i

dispo"
fu-

sizlone spirituale

un popolo, e sono

in parte

germi della

tura pianta.

(.1)

A.

FED VON SCHACK,


De

Sioria del

dramma

della lelleralura drammatica in

Ispagna. Vers. Castigliana di E.

Mier. Madrid 1885-87

13

Accanto
la

queste,

che sono

le

fonti
in

meno

dirette

del-

letteratura drammatica,

non mancarono

Ispagna quelle mani-

festazioni

che hanno del

dramma

il

nome

e la forma.

Le

notizie

a questo riguardo risalgono molto in dietro nell'et media, ai tempi di

Sant Isidoro e del re Sisubeto (612-620), e


si

fin

da

quel

momento

ha notizia

di

una duplice corrente drammatica, l'una

vivente all'ombra della Chiesa, l'altra nel pieno sole della piazza;
il

dramma

liturgico

o Misterio e la farsa popolare.


di ludi
scenici,
il

Di queste due forme


si

dramma popolare
invadente,
ai

ci

presenta subito

come

pi

sbrigliato,

pi

pi ricco

di spirito
sti

e di vita, pi vicino al

popolo e pi conforme
lo

guin-

di esso,
il

per cui non meraviglia se spesso


del
misterio.

vediamo

vadere

campo

Quest'ultimo

ci

appare invece pi
delle chiese, intento

modesto e pi

serio,

vivente nella
il

penombra
popolo nei
fattosi

ad edificare e ad ammaestrare

misteri della fede.

Tale movimento

drammatico,

assai

intenso
risulta

nei sec.

XI

e XII, continua

rigoglioso nel XIII, (l)

come

da docu-

menti assai importanti", da un brano cio de


Jllfonso

Las

Sieies Partidas di
c^liCagos,,

" Mistero de (2) e dal


attribuite
al

Los T^eyes
Sisubeto
si

Gi

nelle lettere

re

ha notizia

del-

l'introdursi della farsa popolaresca nelle chiese, ma la testimonian-

za di Alfonso

el

Sabio ben pi
il

esplicita

e importante.
ser

Dice dunque

Re: Los

clergos

non deben

facedores de

Juegos de escarnio porque


cen: e
si

los

vengan a

ver gentes corno se falos

otros

omzs

los

fizieren non dehen


e

clergos hi venir,

porque facen hi muchas villanias


eslas co;as fazer en
las

desaposturas: nin dehen oirosi


In
altra

eglesias ecc..

legge poi dichia-

ra

vili

otrosi los

Juglares e los remedadores e los facedores de

(1) Vedasi pure:

MARISCAL DE GANTE
siglo

(Jaime>,

Los autos sacramentale des-

de su origenes hasla mediados del

XVIII. Madrid 1911.


Ut.

(2; 'Partida

I.

Vitalo VI le^ 34, e Vartida 7. a

VI.

le^ 4.

CRiportata dal

MORATIN,

Discurso hislorico acerca ds las origenes del teatro espanol).

14

los

zaharones (^buffonate), que puhlicamente andan por


cantari

el

pueblo

o facen Juegos por predo.


detti

Ne
le

juegos
si

si

deve permettere che vengano dati neltuttavia

chiese, nelle quali

pu continuare
religioso,

rappresentare
la

'S^isterios di
la

argomento

quale la Nativit,

Passione,

Resurrezione ecc.

E
tatto
il il

chiaro dunque che anche

nel

sec

XIII

vivevano a conil

dramma

liturgico

il

profano, anzi che

2" invadeva
la

campo

del primo,

come

ci

sembra indicare anche

proibizio-

ne fatta dalla stessa legge di rappresentare


liturgici

nell^ chiese

drammi

che non portassero l'approvazione delle superiori autorit che crediamo


clero,
significhi chetali

ecclesiastiche, ci

drammi, quand'erasi

no opera del basso


spirito

non poco ignorante,


alla

accostavano allo

profano del volgo, mescolando

piet religiosa l'irrive-

renza sboccata.

Tale

stato

di

cose

non

dovette

certamente
il

mutare per

le

minacce della legge suddetta, giacche


sec.

Concilio di Aranda, nel

XIV,

ripete la proibizione, distinguer^do

anch'esso

tra

ludi
re-

^^zitrales incompatibili colla Chiesa ed hae ctamen honestas


presentationes

quaz populum ad deVotionem mooent. {])

Col sec

XIV

pi ancora col
le

XV,

il

movimento
la

s'intensifi-

ca notevolmente in tutte

regioni di

Spagna, e

messe di do-

cumenti conservatici
siamo oramai
farci

si

fa

pi copiosa e pi varia, cosicch posal

un'idea vicina
liturgico

vero dello stato e delle for-

me assunte dal dramma me per gli altri teatri


di

spagnolo

Anche
il

per

esso, co-

medievali per, non


l'idea di

caso di parlare

svolgim^nio,

per
il

cui

quello che fosse un Misterio


di
essi,

tanto ce la dar

prim) quanto lultimo

cosicch

reil

stringeremo

il

nostro

esame

al

pi antico

e pi notevole,

CI) Vedi

MX'^ATIN,

0,0

di.

e J.

LUIS
,

VELAZQUEZ,

Ongenes dt

la

poesia

casUUana. Malaga 1754.

15

^JiCisleno

de

los

Reyes

tJiCagos

(1).

11

fragmento, che
ci

il

ms.

Cax 6
1

-8.

della
di

Nazionale

di

Madrid
i

conserva, non passa


dal

50

versi
la

varia misura, e
stella,

conduce
a

Magi
si

momento

in cui

vedono
punto
questo

nota
cui
il

fino

quando
i

partono da Erode;

nel

in

Re

chiama

rabbini
la

per

sapere se e dove

Re
ci

d'Israele

deve nascere,

scena

s'interrompe brusca-

mente.

Se

richiamiamo

alla

memoria
cui

le

varie figurazioni

pla-

stiche di quest'argomento, fra

prima di ogni altra quella del


il

portale
fre

del

nostro Sant'Andrea di Pistoia, con cui


sar difficile
ricostruire
la

Msierio ofscena.

grande analogia, non

l'intera

Nel suddetto portale abbiamo da una parte


guidati dalla stella^
dall'altro
in

venuta dei Magi,


i

mezzo Erode che

interroga

Rabbini, e

l'adorazione col noto sogno dei

Magi

stessi.

Anche

il

Mistero doveva svolgere l'intero argomento

dell'Epifania fino
di
si

al
al

momento

in cui

l'angelo

ordina

ai

Magi

cambiare strada

loro ritorno, giacche cos^


nelle diverse
arti
final

presso a poco^

stilizza tale soggetto

sorgere del

movimento francescano.
tutti
gli

A
no

questo t^^isterio somigliano, pi o meno,

altri

fi-

all'apparire di

Juan del Enzina. Si


lo

tratta

di

un passo della

fibbia drammatizzato, seguendone


si

sviluppo lineare, senza curarcui


si

di fissare

un centro speciale intorno a


tutti
i

ragruppino
il

gli

ele-

menti secondari;

fatti

esterni

vi

hanno anzi
dato

loro naturale

sviluppo, senza che vi sia intenzionalmente


piuttosto che

risalto

ad

uno

ad un

altro:

personaggi

pure hanno
di

tutti

eguale

importanza.

Com3

nel

teatro

medievale

ogni altra

nazione,

(l) PaW.icatopileograficamsntaecriticamente dall'illustre prof

RAMON MENENDEZ

PIDAL

in Revistas

de Archivos Bibliotecas y Muscos fa 1900)


modificazioni da AT.

ne riprodotta con

lievi

ESP1N03A
los

A. IVpp. 453-462, edizioneWaRomanic Revue (1914) t; VI

{^oles on

the oersification of the

^isterio de
e segg- e

T^eyes magos)

Vedi

su di esso

A.

GRAF,

Studi 'Drainmaiici p.
t

260

M. M. y

PELAVO,

Antologia de poetai Ut le os

castillanos.

li,

p.

XXVni-XXX=

16

manca

al

dramma
dramma
tempo

liturgico

spagnolo l'armonica
cio

costruzione prole

pria del
di

greco,
e

mancano ad esso

famose

unit

luogo, di

spesso d'azione; ed naturale dal

momen-

to

che

lo

spirito

cristiano

non pi armonia e
ai

serenit,

ma

dis-

sonanza e agitazione.
spagnoli le divisioni
to,

Come

nostri

Misteri,

mancano
tutti

a quelli

rituali,

essendo generalmente
il

in

un at-

senza scene, mancanti egualmente

colorilo storico; l'azione vi

rapida,

ma

tutta esteriore;

personaggi parlano ed operano,


fino

ma
a

non sentono e non pensano. Tale rimane questo teatro


Juan del Enzina,
il

quale conserva molte di


si

tali

caratteristiche,

quantunque

il

suo

dramma
si

restringa

sempre pi intorno ad

un

nucleo centrale, e

faccia

pi ricco di motivi psicologici.


e interessa

Questo per quel poco che


e
il

del

dramma

liturgico;

dramma

popolaresco

in

che ne

differiva,

e che era?
di

Nessun esemplare, ne dei juegos de escarmio, n


che Alfonso
di essi ci
re,

quelle

X chiama
quelli
tra

zaharones,

ci

pervenuto,

ma
altre

l'idea

che

danno

enciniani, e l'analogia

con

letteratu-

c'inducono a credere che formalmente non intercedessero tropi

pe differenze
di altra specie

due

generi,

e che le differenze fossero invece

molto marcate. Quanto poi a queste varie madi carattere profano,


letterario,

nifestazioni

drammatiche

dobbiamo

distingue-

re quelle di carattere
te

puramente

da quelle eminentemen-

popolaresche.

Al primo gruppo appartengono


le

le

^J^oralidades, che,

come
e

omonime

francesi

del sec

XIV,

avevano scopi

didattici

e introducevano sulla scena personaggi allegorici.


to

(1) Tale appun-

una del Villena(2) data


in

in

occasione deinncoronamento di Fer-

dinando d'Aragona,

cui parlano la

^ace

la

Giustizia la

eParis

(i;

PETIT DE JULLEVILLE, La
Vedi LUIS

commedie en

France
li.

an moyen
p*

gt,

Csrf. 1885. ed anche. Histoire dt la Lillsrature Francaise. voi


(2^

399

e segg.
tali

VLAZQ'JZ,

op. di.

M.

M
cit,

y
t

PELAVO,
VII
P.

d'opinione che

componimenti siano

stati

importati dalla Francia {op

XXI)

17

rit

e la

Misericordia.

c^omos, componimenti
letterario,

poveri

d'azioalle

ne anch'essi^ di carattere puramente


moralidades,

molto
del
il

simili

come mostrano

due

pervenutici
dire

Marique;

in

uno

le

9 muse scendono dall'Olimpo per


nell'altro
le

suo fato

all'In-

fante;
te

7 virt offrono

loro

doni

al

neonato nipo-

del poeta (1). Gli Entremeses,c\e erano spettacoli specialmente

coreografici,

come

finte battaglie,

danze, cacce finte ecc.

Carattere prettamente popolare

avevano

invece

gi citati

juegos de escarnio e
to

le

buffonate, di cui per c' restato soltan-

vaghe testimonianze,

che

ci

permettono

tuttavia

di

farcene

un'idea assai chiara.

Nella letteratura Gallega dei sec. XIII e


classe di

XIV
il

c'
di

tutta

una

componimenti

poetici,

che porta

nome

cantigas
del
tra-

de

escarnio.

Intorno ad esse d notizie

l'oscuro

precettista
i

Canzoniere Colocci-^rancuti, che


Catari

le definisce:

Quelle che

fanno per di male d qualcuno, usando parole


parole che
i

ambigue,

che abbiano due significati ecc;


hequivocativas ? (2

chierici

chiamano

Se colleghiamo queste parole con


so

quelle della legge di Alfondi


tali

X, avremo
Tanto
i

la

definizione e le caratteristiche
le

componi-

menti.

Jaejos come

buffonate dovevano essere farse


cui

di carattere

giocoso o satirico, in
),

preponderava

la le

mimica
frasi

procace ( desaposluras

le

parole ardite {villanias) e


si

doppio senso {hequivocativas). Fra loro


pi che per caratteristiche esteriori e per
zione, per lo

dovevano
mezzi
di

distinguere,

rappresenta-

scopo a cui erano

dirette; le

buffonate non
esse

avran-

no avuto

altro
la

scopo che

quello di far ridere e in


sfacciata;
i

avr

predominato

mimica grossolana e

Juegos de escarnio

dovevano

esser diretti a pungere qualche individuo o ceto sociale;

M. M.

(2) IDM Idm,

t.

PELAVO, op. C.7. p. XXXVI. V.


Ili.

t.

VI

p.

CHI
satira

CIAA^. La

{Oen. Uti. Vallardi)

18

I
mirni.ca,

in esse

parole pungenti e a doppio senso dovevano ave-

re eguale importanza.

Per
al

le

loro caratteristiche poi


le

si

ricongiungono, secondo noi,

fondo comune a tutte

letterature neolatine,

da

cui

escono

le

varie specie di farse nostrane^

le

farces e

le

sottises francesi.

L'origine di tutto questo teatro va cercata senza dubbio, co-

me

pensa

il

De

Amicis

(l), nel teatro popolaresco italico, di cui e

organica continuazione.

La

teoria

non potr contentare chi niente


palpabili prove,
si

ammette com2 vero ssnza

le relative

ma non
si

per

questo cessa di esser verosimile, giacche, se


tradizione letteraria pi o

pu spezzare una
spez-

meno

artificiale,

difficilmente

za
lo.

la

tradizione di ci che vive nel fondo dell'anima del popole

Per dipi poi

caratteristiche di queste produzioni


si

dramma-

tiche sono le stesse con cui ci

presentano

le

Atellane, le Sa'

ture e

S^mi.
tessitura

La

esteriore dei juegos

de escarnio doveva
diverso

essere
spirito
le

identica a quella dei Misteros; per; in essi


cinerie e le
si

ben

ne

era

lo

dovevano generalmente metter


della
vita
di

alla berlina

pic-

miserie

giornaliera,

non

collo

scopo di

correggere,
za,
atti

ma

con quello

far ridere

colla sfacciata maldicen-

colle

buffonate, colle frasi ambigue, colle parole oscene, cogli

sconci ecc, colpendo di preferenza un qualche avvocato

Pa-

telin,

la

classe dei villani,


vi

dei medici, ecc.

Forse non
tira
le

m?.nc,

come

nelle

Sottises

francesi,

la

sa-

del clero e la parodia

dei divini

uffici;

queste
ci
si

sono

infatti

caratteristiche con cui

tali

componimenti

presentano in

J'jaT

d^l Encini,
gli

questo spiegherebbe

l'ira di

Gonzalo de Ber-

ceo contro
(

escarnidores. (2)
L'rm'Vaz/one latina nella

I)

V.

DE AMICIS,
I89I

Commedia
(In
las

italiana dei sec

XVI

XVII.

Pisa

(2)

Los iignos que aparesceran ante del

Ju'cto.

JANER

'Poetas Castellano^

anteriores al siglo
los

XV

p.

102

coila 4!

" clgamn

it

langnas los escatitnadores

que testigan

falso,

e los escarnidores,.

19

Come
cui
il

si

vede dunque, un intenso lavorio

di

preparazione

si

era compiuto nel

campo drammatico anche prima

dell'Enzina, per
il

poeta salmantino non dov

creare dal nulla

suo teatro,

ma
serie

dar vita e moto ad un materiale inerte, poich questo matenonostante


dei
i

riale,

lunghi secoli di esistenza, nonostante la lunga

tentativi,

non era uscito


opera d'arte.
il

dal

suo

stato

informe

per
re-

salire

dignit di

Perch
si

tanto pel
di

dramma
al

ligioso

quanto per

profano, non

pu parlare

svolgimento,
clero

ma
sia

piuttosto di

estensione ne! tempo; esso, sia in


si

mano

mano

al

popolo,

fissa

e s'irrigidisce, diventando tradizionale

e stilizzato. stano
gli

La

tessitura

esterna,

coma

lo spirito

informatore, re-

stessi

sempre; un passo biblico che viene dialogato


esteriori,
fissa
i

con

ampliamenti
dell'autore
egli

tutti
si

e nello svolgere

il

quale l'attenzione
di
eso,

non

sul

dramma, ma
non
a

fuori

pensando

ad edificare
la

fedeli
fa

dar

vita

ai

suoi

personaggi.
l'au-

Quando

scena

si

pi

ampia

del solito,

non perch

tore peastri pi profondamente negli abbissi dell'anima

umana

ne ritragga una visione ingrandita,

ma

perch

fatti

si

aggiun-

gono
stretto

ai

fatti

per giustapposizione, e spesso senza

legame troppo

e continuo.
tutto

L'autore,

pieno dello spirito religioso, considera l'uomo


della

come strumento
avverse
in

volont
fuori

divina,
di
lui

contrastato

da

forze
il

una

lotta

tutta

e alla quale egli,


la

che

maggior interessato, partecipa solo come spettatore;

sua colpa

il

suo merito sono determinati

cos,

non dalla sua coscienza, ma

dipendono da forze

superiori, a lui

per cui

manca

a questa lette-

ratura quella forza drammatica che nasce dall'urto delle passioni


e dal tormento della coscienza,
d'arte.

che sola pu dare vita all'opera

Per

ci

tutta

la

drammatica medievale
la

forma come

una

grande massa amorfa a cui


a dar vita

Chiesa non

si

cura e non riesce

e moto, per lo stesso motivo per cui

anche

le

arti

20

figurative

plastiche medievali

insito

s'irrigidiscono
di

si

stilizzano:

il

motivo

nei

principi

ogni
del suo
si

religione

spe-

cialmente della Cattolica nel


il

momento
la

massimo sviluppo,
dogmaticamente^
si

Medioevo.

In
si

quel periodo
fissa
al

fede

fissa

l'id-^ale

UTiano

dil

della vita

presente da cui

anela

distaccarsi.

Ora

l'opera d'arte attaccamento alla vita, entudel-

siasmo di vivere, ricerca del vero con mezzi umani, tormento


l'anima dubbiosa del suo avvenire, per cui la Chiesa, che
si

con-

siderava in
il

possesso
e

di

tutto

il

vero,

non
creare

potendo
un'arte

permettere
diversa da
le

dubbio
ne

l'incertezza,
di

non poteva

se,

veder

buon

occhio l'opera
in

d'arte

stessa:

aspivita

razioni

umane dovevano appagarsi

Dio e dimenticare
tristre.
Il

la

presente e tutto ci che la rende e bella e


della
f

contenuto

le

si

fissa

dunque tradizionalmente, come completamente


incertezze;
tutto

sviluppato, senza ascenzioni, ne


rivelato;

conosciuto e
cui

ideale della

vita se

la

contemplazione estatica, per

non da meravigliarci
te le

rigidit e

immobilit caratterizzano tut-

m inifestazioni
di

artistiche

medievali.
l'arte

Questo per quanto concerne


povera
svolgimento
la

religiosa,

ma non meno
per

letteratura

del

volgo, sebbene
di

motivi alquanto diversi.

d'idiaht contemplative,

Non si tratti ma di stasi e


reprimeva e
il

qui
di

dogmatismo,

non

povert dell'anima del


.utto

popolo

stesso:

la
al

Chiesa

condannava

quello

che era inpjlso

divenire;

popolo non sentiva, se non limitrInoltre l'opera d'arte

tamente, questo stesso impulso.

non creail

ioi
di
si

c:)llettiva,

ma

affermazione

individuale, per cui

periodo

elaborazione collettiva

soltanto

periodo

di
il

preparazione, e

chiamer ad esempio
si

"civilt micenea,,

mentre

periodo di crea-

zione artistica

chiamer "Omero,,.
le

Per ravvivare
popolare da
lo

gelide figure medievali e togliere la poesia

stato di prostrazione, occorreva

dunque che

lo spirito

profano penetrasse nel recesso del tempio, che

l'amore della

vita

21

e la fede negl'ideali umani infiammassero

il

cuore e

gi-icasseio la

mano

del genio

creatore,

bisognava che

lo spirito

umano non
i

si

contentasse di verit belle e fatte,


bi,
le

ma

portasse nell'arte

.uci dub-

sue ansie; bisognava


se

che

distraesse Io gusico dal cielo e


se,

lo

portasse intorno a

e dentro di

Per

la

letteratura

drammatica spagnola fece


il

liKo ci
il

Jitn

del Encina,
al

e in questo sta

suo grande merito e

suo diritto
egli
infatti

titolo

di

fondatore del teatro spagnolo,


del tempio, e di

avendolo
al

tolto dalle

penombre

mano

rozzo volgo, e dalle


vita;
egli,

nebulose astazioni
Tespi,
secolarizz
ultimi

portatolo
il

nel

turbine della

nuovo

teatro del

suo paese.

3 Negli
sica

anni del sec.

XV
s'era

lo studio

dell'antichit clasfa-

della letteratura italiana


serio

andato intensificanco e

cendo pi

disciplinato.
i

Una
paesi;

corrente intellettuale vera e


dotti
italiani

propria s'era stabilita tra

due

che,

recan-

dosi in Ispagna, vi portavano la passione degli

studi

umanistici;
la

giovani spagnoli

che

venivano

in
i

Italia

compiere
letti

loro

educazione dottrinaria ed
ti

artistica;

nostri scrittori

e am.mira-

al

pari

dei classici.

(I)

Incominci cos ad esser di


pletare la propria cultura, dato

moda
che
le

il

venire in

Italia

com-

Universit spagnole ave-

vano ancora indirizzo scolastico-teologico pi che umanistico. Generalmente poi coloro che venivano da noi per arricchire
cultura,
esseri lo
lia,

la

propria

compivano
assai

al

tempo

stesso

la

loro

educazione

artistica,

spesso poeti e dotti, giacche,

come

s'

detto, l'Ita-

cos

vergognosamente umiliata politicamente, fu niaestra delle


col pensiero e col genio artistico

genti e

domin

Magia

consolazicne
di

a tanta sventura,
polo per guidare

ma
il

forse

era necessario
verso
i

il

sacrificio

un

po-

mondo

nuovi destini! Fra coloro che.

(1) Vedi
rico di

M.M. PZL^YO,

op,

di.

voi.

B CROCE, La
Spagna

Corte di Fedee
Italia.

Aragona a Napoli. Napoli 1894. IDEM, Trimi

CortatU ira

IQ93

22
vissero
sto

da noi

nel

periodo pi fulgido del Rinascimento,


incipiente,

in

qu-

tempo

d' Italofilia

dobbiamo

Enrcvereie Juan del


storia

Encina, destinato ad aver


teatro spagnolo.

un

posto

non umile nella

del

Era nato a Salamanca


della citt
lagici,

nel

1468, e nella celebre Universit


i

natale aveva compiuto


il

suoi studi

umanistici

e teoe amico

avendo a miastro
dotti
al

celebre Nebrija,

discepolo

dei pi

munisti
servizio

italiani.

Pass

la

maggior parte
di

della

sua

giovinezza

dei duchi

D'Alba,

cui egli fu

una spe-

cie di direttore degli spettacoli, e

per ispasso dei quali compose


I

varie Rappresentazioni

sacre e profane.
il

suoi studi

gli

permitante

sero pi tardi di abbracciare

sacerdozio e di
il

godere

prebende e protezioni
ne
vi in
Italia

di

Papi. Verso
del

1497, o poco dopo, ven-

alla

corte

suo

compatriota
fino
al

Alessandro

VI

rimase,

salvo brevi

intervalli,

1519.
la

A
stro

Roma

avrebbe, secondo alcuni, occupato

carica di

mae-

di cappella,

ma

pare pi probabile che

fosse un
alla

semplice
volta di
in

cantore:

sappiamo

che nel

1519

part

da

Roma

Gerusalemme, ove
nel

disse la sua

prima messa, e che mori

Leon

1529. (1)

Ma
zioni

a noi importano poco


il

dati

minuti della sua biografia,

per cui restringeremo


del suo

nostro esame alle due pi importanti ediquella del


1

Cancionero,

496

e quella
nello

del

509,
della

poich esse

segnano due diversi momenti

sviluppo

sua arte drammatica.


Il

Cancionero

del
il

1496, fu pubblicato quando l'autore non


suolo italiano ed era perci quasi

aveva ancora toccato

immu-

cit. pi avanti ) e 1) Qualche nuovo dato oltre quelli raccolti dal Canete (op, poeta. Madrid 1895. Alla biografia del poeta aggiunge dal MITJANA J. del Encina musico y nella "Hevisla de Filogia capanola t. I (1914^ e per la data qualche dato R.
(

della sua morte.

MITJANA Vedi DIAZ ELOY DE MOLLEDA,

Juan del uncina en Leon.

Ma-

drid

1919

23

ne da ogni contatto
sizioni

coll'arte

nostra. (1) In

esso includeva coir;po-

sceniche e poesie

liriche,

varie di

soggetto

quest'ultime,
di

amorose, encomiastiche,
ricche di lenocini

religiose,

commemorative; varie

forme,

artistici,

ma

troppo spesso povere di contenula

to poetico. Unica cosa piacevole

poesia leggera,
di

villandcos,

tenui d'argomento,

ma

pieni

di grazia e
la

vivacit.

Pi importante per noi anzi


Virgilio,
la

versione della Bucolica di

cui

lettura

ci

in

qualche

modo
in

la

m.isura

del

suo classicismo.

Nel prologo ad esso premesso sfoggia


sappiamo com'egli conoscesse,
oltre
gli

erudizione, per cui


italisni,

umanisti

Cicerone,

Orazio, Marziale, Catone, Plinio, Columella, Quintilliano ecc. e


i

Padri

di

Chiesa. Certo della latinit doveva avere una

cono-

scenza abbastanza larga,

ma non

del

genere
ci
le

di

quella del suo


possibile in

maestro Nebrija o dei nostri umanisti;

non era

un giovane

uscito
s

da un' Universit ove


tenace resistenza

innovazioni umanisti-

che trovavano

da

parte dei

seguacci

della

tradizione scolastico-teologica.
Il

fatto

stesso

di citare

continuamente, accanto
ci

ai

classici

del

pensiero pagano, quelli del pensiero cristiano,


sulla

mette

in

guardia

purezza del suo classicismo

Esso

infatti

pura erudizione;

quelle letture non

hanno

trasfuso in lui

lo spirito

pagano, ne hanil

no modificato

il

suo concetto della vita e dell'arte, anzi


il

paga-

nesimo, passando ettraverso


si

filtro

della sua cultura

medievale,

cristianizzato.

Ci avvenuto anche per

le

Bucoliche
ricche

virgiliane;

quelle for-

me

piene, sfolgoranti di

luce e

d'armonia,

quei concetti

{]) Cancionero de todas


con 196
tale

las ohras de

Juan del Encina.

Infine:

Deo grada.

Fin.

Impreso en Salamanca a veynle dias del mes de jimio de Mill.


lettere gotiche
fogli:

CCCCXCVI.

Jlnos, in

una copia

esiste nella bibl

Realee
di

nell'Escurialenie, mentre

ron

eredo che siadi

anno quella conservata

nella

Naz.

Madrid, acefala e che una nota ms.


a.

del Galltrdo dice del 1496. (^ste torno se imprimi en Sai.

de

1496)

24

sDlidamente
rito,
s' s'

sintetici,

si

sono decomposti passando per


scissi

il

suo sp-

e ne sono usciti

nei

loro elementi; la luce meridiana


scatti

atteijita, e corusca solo a

brevissimi:

l'aspetto

calmo

drammatizzato;

gli

ornamenti

retorici

propri del genere, quali


ecc,

la

metafora, la similitudine, la perifrasi


il

che

servono a dar

corpo all'immagine, hanno ceduto


diretta e immediata.
ta
te
Il

posto
si

alla

rappresentazione
il

metro stesso

spezzato, poich

poe-

invece di rendere

il

sonoro esametro col pesante verso de arsllabe

ma;or(l), lo ha reso col verso di otto

con

senza

quehrado, (2) metro assai snodato e leggero che, usato

pei an-

che
to di

nelle

sue egloghe o Farse, fu ripreso dal


-

Naharro ed usadice
il

preferenza nel teatro spagnolo, perch

Rengifo

molto adatto a commedie e dialoghi (3)

Le Farse drammatiche che


8
e svolgono temi tradizionali
nella
lirica

l'Encina pubblic nel


tanto
nella

1496 sono
liturgica,

drammatica

quanto
di
la

e e

nei

juegos

de

oscarmio. Alcune sono


il

argomento

religioso
Il

drammatizzano
fondo
cristiano,

Natale,
sulla

la

Passione,

Resurrezione ecc.

ma

forma

dram-

matica loro non mancata


virgiliane.
I

l'efficacia della versione delle

Egloghe

temi sono

trattati

brevemente, con grande rapidit di dia-

logo,

con vivacit

di

rappresentazione,
tessitura

con

grande

vena

di

vis

comica;

ma

quanto

alla

esteriore con

poco appariscenti

progressi sui precedenti Misierios.

Se guardimo per
re mutata:
le

al

disotto della scorza, qualche cosa puil

scena tende a non seguir pi

passo biblico

nel

(1) Verso
7. a,

di

12 sillabe con

l'accento principale sulla 5. a e


versi

secondari sulla 2. a e

unito per Io pi in coplas di


strofa
(

( octaMa de arie mvg\)or, sullo schema:

ABBAAdi

CCA,

pesantemente monotona e descrittiva.

2) El quebrado de redondilla

ma^or

(strofa
la

di

ottonari,

che

la

menar

senari) se

compone de 4

silabas
f

con acento scbre

3 a (Rengifo)

(3)
stiva

RENGIFO

Francisco

Diaz de) Arie potica

espanola, con una ferit'lisima

de consonantet comunes, proprios y esdrujolos ed

Salamanca 1592.

25

suo sviluppo lineare^

ma

lo

prende nel momento


l'autore,

in

cui

s'

com-

piuto o sta per compiersi, per cui

come da un punto
lo

elevalo e centrale,
gli

domina

la

scena ed abbraccia con

sguardo
l'azione

antefatti e

fatti

secondari,

facendo

in

modo che
di

s'irradii
re,

dal suo centro.

quest'azione non poi pi tutta esterioprecedenti,


anzi

come

nei (^'sterios

non

rado

il

poeta
l'a-

entra nell'intimo dei suoi personaggi, e ce ne mette a

nudo

nima, ancora angusta per.

L'uomo
tagonista,
lui,

tende, nelle sue

Egloghe, a
in

divenire

il

vero

prodi

non pi contrastato
si

una

lotta

svolgentesi

fuori

quantunque non
spirituali.

possa ancora parlare di urto di passioni,

ne' di lotte

Anche
alla

in

esse,

come

nel

teatro sacro medievale,


i

manca

l'e-

sattezza del colorito storico, per cui

fatti biblici

sono camuffati

moderna, con continue

allusioni

ad

usi,
si

a luoghi e a persone

del tempo, cosicch nelle Farse enciniane

ha spesso
del

l'impressio-

ne

di

esser nel
in

medesimo tempo nell'ambiente


quello spagnolo del

Nuovo

Testaal-

stamento, e
l'assetto

tempo
si

dell'autore.

Quanto

esteriore,
fra

Y Egloga dell'Encina

riduce

ad un dialogo

animato
pastori,

due o pi dei personaggi


in

biblici

tradizionali divenuti

con

fine

il

canto di un o///a^cfco (I), metro affine alla


snelle e adatto al canto e al ballo.

nostra ballata, di

movenze molte

Cos

il

teatro spagnolo nasce


di

con

forte colore locale, a causa


alla

del

dialetto

cui

si

fa

uso,

accompagnato

musica e

al

canto

come

quello greco.
struttura

Tale

pure quella delle sue farse profane, che difil

feriscono solo nello spirito e nei soggetti, giacche

riso,

represso

a stento nelle farse

religiose,

irrompe qui

in

tutta

la

sua violen-

(1) " Es un gnero de coplas que


distingue la cabtza e los pies;
la
i

solo se
di 2, 3,

compone para

ser cantado.

,,

In essi

caheza

4 versi come quella che chiamano ripre^

la gl'Italiani nelle loro ballale;

pies sono varie strofe di

versi

('RENGIFO)

26

za in motti,
tutta
I

in

frizzi,

in

frasi

ambigue,

in

situazioni

ridicole,

in

inoniTia

un'onda d'impertinenza e malizia.


tali

temi di

farse ci paiono

generalmente tradizionali, e non


dai

improbabile
di cui

che vengano

all'Encina
nella

juegos

de

escarnio,

creiiamo vedere

l'eredit

sbrigliata libert di parola,


di

nei

giochi grossolani,

nei frizzi

plebeamente pungenti

cui

le

sue egloghe riboccano.

Una

di esse, che comincia: " Carnai fueil

ra drammatizza

in

parte la lotta tra

Carnevale e

la

Quaresima,
quale

tanto cara al msdievo,

e gi trattata da Juan Riuz,


il

(l)dal

l'Encina prende non poco^

tema pot ben

avere una
lo

precedente
spasso
del

drammatizzazione nei juegos de escarnio e formare


popolo, ci che non
raro

vedere anche

oggi stesso nel nostro

contado. (2)
Il

tema
in

dell'altra:

" En

requesta

de unos amores ,.{3)h


al

comune

tutte le letterature

romanze e caro

popolo; comunelle
se-

nissimo nelle pastorelles francesi e provenzali e


rranillas gallegas
la

comune

dichiarazione d'amore di un cavaliere


esito

ad

una pastorella, con diverso


Il

e variet grande di accidenti (4)


il

modo come
del

l'Encina tratta

suo tema

ci fa

credere eh

esso fosse gi drammatizzato nei juegos de escarnio e


lo spasso

formasse
il

popolo, con
vi

le

baruffe tra

il

campagnolo e
2.''

ca-

valiere;
in

il

poeta
il

avr aggiunto di suo la


di

parte dell'egloga,
e
i

cui trova

modo

adulare

la vita cortigiana

suoi protet-

tori.

Quello che c'induce a credere che non pochi dei temi ensiano tradizionali e popolari
il

ciniani

oltre l'autorit

del dotto

maestro lVI.M-yPelayo(5)

modo dunque come

sono

trattati.

Nel-

(1) (5/ libro de


(2)
(3)

Buen Amor, copia


Teatro complefo de J. del Encina, Marid l893, p. 75-88

MANUEL CANETE,
IDM

Idm -pag. 89- 194

(4)

RAMON MENENDEZ
in

PIDAL, De

de algunoscarcldese distinclivos de la
di

primitiva poesia lirica espanola.

Conferenza tenuta all'Ateneo

Madrid

il

29 novembrt

1919, pubblicata poi


(5)

Esludios Literarios, p. 281 e segg.


t

Op.

cit.

p.

LXXXIX,

VI

21

la
il

farsa

popolare

Infatti

chi fa le
le

spese

alle

risa

del

publico

popolo colle sue goffaggini,

sue taccagnerie e le
il

sue miserie;

ora nsll'Eiciia rasta sempre malconcio, o

villano

che s'inurba,

il

villano che vuole

competere col cittadino; cos

neW Egloga
d'irri-

ora citata, cos ncll'^u/o ^epeln ecc. Allo stesso fondo


riverenza popolare riteniamo pure che
tratti
si

debbano assegnare

altri

sparsi

qua e

nell'opera

sua,

come l'invereconda parodia


che
ci

dei divini uffici nella farsa di

Plcida y 'Oictoriano,

fa

pensare

alle

solUses francesi del secolo precedente.

Caratterizza tutta questa parte della


matica, l'aver portato la
travestito

sua

produzione
e

draml'aver

scena

nell'ambiente pastorale,
biblici.

da pastori

noti personaggi

Tanto

nelle

Farse

sacre

come
al

nelle profane,
la

parlano ed agiscono dei pastori, ed


pastorale, rappresentata
colle

sfondo

quadro

vita

sue tinte
senti-

reaH, senza intenti di parodia, senza veli arcadici:

lingua,

menti, usi^ occupazioni, tutto del volgo campagnolo, senza eccessive alternazioni poetiche.

Quale
eroi
tra
i

sar stata la causa che lo indusse a scegliere


pastori?

suoi

Non

molto
gl'ideali

facile

dirlo,

ma

certo
il

che
va-

quando
lore,

in

una nazione
si

del passato perde no

Icro

e la vita

fa
si

cortigiana e frivola, subito spunta questo fun-

go

letterario,

che

chiama poesia bucolica; quando della


che
il

virt

non

resta nella coscienza altro

nome, quando
al

lotte fratici-

de dilaniano un paese, ecco

affacciarsi

lontano

orizzonte

la

campagna come luogo dove ancora


ra regna la pace
si

vive l'innocenza,

dove anco-

e la felicit.

nella

Spagna del Quattrocento


il

verificavano tutte queste condizioni: tutto

patrimoni religio-

so,

morale, politico ed artistico, che aveva alimentato la vigoroil

sa letteratura del periodo precedente, perde

suo valore; niente

pi di serio resta nella coseienza dello spagnolo del Quattrocento che,

stanco delle feroci lotte che dilaniavano la nazione,

sconin*

certato dei disordini,

che affliggevano

il

cuore dei buoni, reso

28

differente in materia religiosa

dalla scandalosa vita del clero,

non
dalla

pi sicuro della libert e della vita,


lotta
fratricida,

anela

ad

appartarsi

a trovare un asilo sicuro: e mentalmente Io trova


nella

nella
I

campagna, realmente
poeti,

protezione

di

qualche potente.
il

divenuti cortigiani,

pongono

tutto

loro

studio nelnel

la

esteriorit elegante,
gentile,
si

nelle armi dorate, nelle

vesti

lussuose,

tratto

nella
il

parola elegante, nel

motto

spiritoso
il

ecc; in

poesia

cerca

lustro esterno

con cui coprire


la

vuoto interno,
dei
cortigiani

e la novit piccante, per

solleticare

curiosit

sfaccendati; e tra le novit,


li,

non ultime erano


in

le finzioni

pastora

che permettevano

di adulare

modo

originale

ed elegante.
l'Enzina a

Del

resto

non mancavano esempi per confortare


le
i

portare la scena in campagna;

Bucoliche di Virgilio, tradotte


temi
cortigiani,

da
ai

lui

per desiderio di variare

compiacere

suoi protettori,

f a significare casi della vita loro seno appuncesa di

to

adattate) potevano ben invogliarlo a tentare qualche

simile
in

da parte
si

sua.

Forse non
i

di

rado

era

rusticale

l'ambiente
vi
il

cui

svolgevano
le

juegos de escarno, e finalmente

avran-

no contribuito
e
il

sue letture dei bucolici italiani, quali


in
i

Petrarca
del

Boccaccio, e
si

ultimo

il

fatto

che

la

solennit

Na-

tale

svolgeva tra

pastori.
la

Certo che da noi

novit della

veste pastorale appicci-'

cata a temi sacri era usata prima del 1496. Nel

1464

il

Se-

nese Patrizi, e pochi anni pi tardi


stito

il

Fulvio (1) avevano traveNativit,


nel
1

paganamente e
la

pastoralmente
di

la

seguendo nrolto
nella

da vicino
ragozza,
il

V. egloga

Virgilio:
il

465,

stessa Sa-

Geraldini dava allaMuce

suo Bucoiicon

Carmen

(2)

^1)

FULVIO, Carmina

poefarum elegantissimorum
Classica
l.

voi

p.

152

PATRZZI
(2)
tioit
-

So//.

Fil.

XXXI

I.

G. B,

GERALDINI,

Bucoiicon
-

Carmen,
nell'orlo
-

2.

Adorazione dei ^^agi

3.

Ges

Roma 1885: 4 Battesimo

Contiene

/.
-

e tentazione

La tKa5 ^HCi-

29

in

culla forma pastorale applicata alle principali solennit religiose.


l'Enciria

Chi
possa

possa

aver

conosciuto

tali

Egloghe,

ci

pare
in

si

dedurre dal fatto che nel


stessa,

1505

esse furono trovate


il

Sa-

lamanca
lusitano.
trattati

pubblicate da Aria Barbosa,


nel

dotto ellerisla
i

per

dipii

Canzoniere
sono pure

enciniano
svolti
in

vari

soggetti
in

nelle

farse

religiose
la

altra

maniera:
di

forma dialogica
cini
artistici,

cio,

metro grave, con

abbondanza
in

leno-

con frequenti richiami


a poco

ai sacri testi

citazioni
il

mar-

ginali,

ecc. presso

insomma quanto aveva

fatto

Geraldini.

Riscontri particolari per non agevole fare a causa della forma

pesantemente descrittiva e
raldini, e
la

lo spirito

crudamente pagano del Ge-

forma agilmente drammatica dell'Enzina.


sia

Qualunque
tale

stato

il

motivo che ha indotto quest'ultimo a

innovazione,

certo che caratteristica di questa prima parte

della sua opera

drammatica

lo

spirito

cristiano

e cortigiano^

alieno sempre

da

finzioni mitologiche,

e la forma pastorale adotsi

tata costantemente
stessa,

ed estendentesi,

come

notato, alla

lingua

che

il

dialetto

volgare dei dintorni di Salamanca, cono-

sciuto generalmente col

nome

di sayagus, dal villaggio


in Italia

di

Sayago.
il

4 L'Enclna, come dicen^mo, venne


e vi
la

pcco cVfc

1497
del-

rlms?

asal a Ijigo.

Con
le

tale

dimora comincia

la 2.* fase

sua attivit drammatica, che presenta caratteri nuovi, quantunin

que conservi

fondo

sue caratteristiche essenziali

questo

period appartengono: El Auto del Repeln, l'Egloga de File-

no

e'

Zambardo,
quella

il

Triunfo de Amor, la Egloga de Cristina

Febea a
il

di

Plcida y
1

Vicf orlano,

tutte

composte dopo

1500 ed

edite nel

507, o

1509

(1)

racoii di Cristo

6. L'eucarestia
'Pcnlecoste
no.Tii
-

sione

-IO. La

Ecco a'.cr.ai Maddalena ecc.

7. La Passione- 8. La Resurrezione - 9. L'AscenII. Giudizio finale - 11. La Vita beata JoUa e Acanto Ges - Caron il Diavolo - Egle la

{\) Concioner de lodan las obras de

del

Encina

con olras

cosas

nuevamenle

anadidas Salamanca 1507 Concioner ecc .... con [as coplas de Salamanca 1909

Zambardo y

el

Auto del

Repeln

eec.

30

Fra queste, El Jlato de Repeln,


popolaresco, procedendo,
escarnio.
Si
tratta
infatti

rientra nel

vecchio fondo

come
di

gi

abbiamo

detto, dai 'juegos de

un'atroce burla fatta dagli studenti


scesi al

dell'Universit di

Salamanca ad alcuni campagnoli

mercato.

Con

le

rimanenti composizioni invece entrismo in un ambien-

te addirittura

nuovo. L'Encina che conoscevamo fino a qui r.cn


dal

tralignava eccessivamente
caratterizzato
coi suoi
posti

gusto

generale

della sua nazione,


la

da

marcatissima tendenza a riprodurre

realt

segni diretti, e

non per

via d'immagini e simboli sovrap-

dall'intelletto.

Tale era

stato nei

suoi

componimenti
cristiana,

drame

matici
talit

precedenti,

ove aveva sfoggiato cultura


spirito
realista,

men-

m^iiivale;
veli, n^lla

che: ritrae la natura e la vita


il

senza

sua inmediatezza, era solito darci


cose,
piuttosto

sentimento

e l'impressione suscitata dalle


le finzioni

che

l'imm.agine:

mitologiche
la

non

gli

erano perci troppe accette. Cono-

sceva bens
cortigiana,
cipriato,

mitologia e ne

aveva

fatto

uso nella sua

poesia
in-

ma

una volta uscito da quell'embiente azzimato e


la

aveva gettato
la

maschera del convenzionalismo e

si

era

mostrato in tutta

sua sincerit.
le

Nelle nuove egloghe


il

cose sono radicalmente mutate; ^utlo


il

bagaglio mitologico, tutto

mondo pagano,

viene ad introdur-

si

nell'ambiente pastorale, e quei pastori anch'essi, hanno mutato


si
il

spoglie e

sono ammantati di retorica e di sentimentahsmo.


poeta e
la

Tra
egli

realt s' ora frapposto qualche

cosa,

ed
i

vede

il

mondo come

attraverso una

lente che

ne

altera

colori.

per dipi non poco di quella vacuit interiore,

di

quella

mania declamatoria, tanto comune

nei nostri poeti bucolici,


frasi

che

lo

porta a nascondere col rumor delle


entrata anche in
lui.
si

l'assenza d'ispirazione, e

In

compenso qualche cosa ha pure guadapoesia


pi
elevata,
il

gnato; la sua arte

fatta pi fine, la

suo ambiente

meno

plebeo,

la

scena pi rapida, e infine, attra-

31

verso a diversi tentativi poco

felici,

riuscito a penetrare nell'intimo


i

dei suoi personaggi e a ritrarne con delicatezza


ti

pi riposti

mo-

dell'anima.

Un nuovo
la rivoluzione

stato d'animo,
spirituale
di

che segna

il

momento culminate

delvisi-

Juan del Encina, pi che mai

bile nsVEgloga di Fileno

ZamharJo, eco rumorosa


da
lei

della let-

tura

doWjrcadia e della
la

letteratura ch^

deriva; con essa in-

comincia
gi

rappresentazione delle lotte

spirituali,

che

si

dovevano
poi

combattere nel cuore del poeta, e che dovevano portarlo

pentito e confesso a Gerusalemme.

Qui per
forieri
il

solo vuota

mania

declamatoria;

il

poeta sente

segni

del temporale,

ma

il

temporale
il

ancora lontano; sente

malessere,

ma non

ancora

male.

Nato com'era per


zo com'era
alla

la

poesia leggera, elegante e frivola, avezcortigiana,

falsa

vita
forti,

non poteva

riuscire assolu-

tamente nei soggetti


di nella

per cui in quest'egloga,


il

come
peso

pi tardel suo

Tri\>agia,

rimasto soccombente sotto

soggetto.

La

lettura
vi
si

deWjlrcadia, che

allora

era

il

pasto agognato dei


in

letterati^

sente ancor fresca e nel tono generale e


nel

certi

particolari,
rici,

come

vano fraseggiare^ nei vuoti


la

espedienti retole

quali

un chiamare continuamente

natura e tutte

cose

create a testimonio dei nostri guai. Del pastore arcadico poi. Fi-

leno ha intte

le

caratteristiche

esterne,

essendo scarno,

pallido,

pensoso, disposto a sospiri e pianti, e scomposto nel vestire. (1)

Le

fonti

pi dirette di quest'egloga per sono gi state adstudioso americano

ditate dal dotto

M. Crovoford (2)per cui non


critica

1) Vedasi per esempio l'Arcadia (Edizione


p.

di

^C.

Scherillo, Torino

1888

Losjcer

18,

dova parla

di
(

Ergasto. nonch in

altri

luoghi.

Tuttavia non manca qualche


in cui parla

cosa di simiU in Juan Ruiz

Libro de

Buen Amor,
mudada

copia

805
los

Trotaconvento$>
trae antojada

Su

color amarillo, e la su faz


t

en todos

sus

fechos

vos

{Bibl, de Tiivadeneyra
(2)

LVll;

Thz
a,

So-jrces

of

Jan dd

Encina Fileno y Zambardo'

egloga

(in

'?^evu

Hspanique,

1916)

32

certo necessario ripetete


sua 2
*

il

gi

detto;

essa,

specialmente nella
la 3/'

parte,

ssgje passo passo, spesso traducendo,

Egloga
il

del TsbildiD.

Folti

m;ao

dirette

sono poi
la

il

Corbaccio e

De

Cliris Milierb'J del

Certadese e

Flavia del Galli

(1)

Questo
secondo

fatto

contraddice gi airalfermazione del Menendez,


niente dovrebbe alle letteratura italiana. (2)
al tea-

cui l'Encina

La
tro

sua opinione realmente giusta, limitando l'esame

del

Michiavel li,
si

Ariosto, Dovizi ecc;


salire tanto

ma
i

nel caso nostro

non

crediamo

debba

per cercare
le

modelli che l'Enci1

na pu aver tenuti presenti, essendo


mile

sue predilezioni per

U"

musa popolare.
Egli dovette quindi cercare son hien fuori delle dotte carte

dei

poeti colti,

in

una cerchia pi

ristretta e

in

un'atmosfera pi

umile.

un'arte

meno

alta,

vivente stentatamente nell'Italia de


noi.

Quat-

trocento,

iwn manc certamente da


le

Continuazione del movinoi,

mento dramnatico

cui sorgenti
Italici,

si

perdono, secondo
visse

nella

lontana preistoria dei popoli


tro del

anche

in

Itatia

un teapopolo

contado, ignorato o disprezzato dai


in

detti,

ma

al

m^lto a3C2tto. Il To3:aia,

Piemonte, nel Veneto, nella

Cam-

pania, tale letteratura era in gran fiore alla fine del sec.
nella
l

XV

.*

met del XVI. Al suo sviluppo


citt,
il

in

Toscana prendono

parte diverse

quali Firenze,

Arezzo, Cortona, Siena ecc, e


concentra
in

finalmente tutto

movimento
si

si

Siena

stessa, ragio-

ne per cui

tile

farsa
Uii

chiama comunemente Senese.


rozzamente borghese, povero
di nr.otii

Si tratta di
vl

teatro

e di form^,

mi

pieno d'ardimenti e di vivacit, che attinge


vita

suoi arjoniiiti

dall'amile

villanesca,

colta

nei

suoi

aspetti

pi comici

e pi

grotteschi,

senza

rifuggire

da

grossolane

{\) (2;

La
Op.

Flavia, Egloga pas'orale Venezia


cit.
t.

1528

{Allacci, Dra'nmalurgi)

VII pg.

LXXXVII

33

esagerazioni,

dall'espressione
ritrarre
la

bassam<?nte

triviale,

dal

riso

buf-

fonesco,

per

goffaggine e
in

la stupidit dei villani.

Qui

non
la

ci

troviamo ancora ne'

presenza della commedia ne' dela tinte sfacciate; siamo

satira,
al

ma
di

dalla

caricatura grossolana,
dell'arta. solito
le

ancora

qua

Argomenti ne sono per


giorno,
losia

miserie

vlella

vita

di ogni

amori volgari con ragazze e donne maritate, scene di gerivali, risse,

tra

scambi

d'ingiurie,

di

minacce e

di percosse,

(I)

tutta questa produzione

per,

bench

solo raramente sia

anonima, manca qualsiasi corattere

d' individualit e tutta farsa,

insieme

forma

come una
di

sola

voluminosa
in

che potremmo attribuire

ad un unico ignoto
differenza

scrittore:

essa ncn troppo visibile ne' la

tempo

ne'

quella di autore.

Caratteristica

comune

tali

farse

inoltre l'introduzione

del freddo e pesante macchinario mitologico, e

non
vi

gi

per

ri-

rarne quelle figure plastiche;

le

Dee

gli

Dei

entrano come

persone

reali,

travolte

nell'onda irrefrenata di riso plebeo

Tuttavia Pallade, Venere, Diana ecc. sono ancora sulla soglia


della simbologia
al

mitologica, persona reale e

fantasma

allegorico

tempo stesso. Per Fautore sono freddo convenzionalismo di cui


si

non

poteva fare a
il

meno

in

quel nuovo paganesimo che fu

il

Rinascimento; per

popolo non hanno valore se non come per-

sone vive, per cui l'autore, non riuscendo del tutto a dire addio
alle

sue abitudini e pretese letterarie e volendo essere inteso dal

volgo, lasci quelle figure col piede su


to grotte3co,

due

staffe, in

atteggiamendelle

cos

esse

rivestono

il

carattere
la

inartistico

fredde allegorie, segni opachi che nascondono

cosa

sigtiificata.

Molte

di

queste farse furono

composte e

recitate nei primi


ci

anni del sec.

XVI

e,

quantunque quelle che

rimangono non

(1) C.

MAZZI, La

Congrega dei T^ozzi

di Sica, voi.

pastini.^

34
possa affermare che non poche

siano anteriori al
risalgano assai

1510, credo

si

pi addietro nel corso del sec.


ci

XV.
scar-

Degli autori di esse


sissime notizie,
nella grande

rimangono soltanto pochi nomi e


sia
(
1

quantunque ve ne
Italiana

qualcuno che

figura

anche

letteratura

Le

farse di questo periodo as-

sommano ad una

venticinquina, di cui 5
ci

anonime.
su"

Un

attento

esame

ha convinto che l'Encina, che non

b l'influsso della nostra

commedia

erudita, abbia invece subito quello

di questa umile produzione comica, essendo egU

e per indole e

per tradizioni letterarie molto vicino


to restato sensibilmente modificato

al
il

popolo.

Da

tale contat-

suo

spirito.

Nelle nuove Egloghe


to

infatti

il

macchinario pagano introdotl'ispirazione

anche dall'Encina a raffreddare


si

ad impacciare

l'azione:

sente che quel bagaglio non centrato nella coscienza

del poeta,
ta alle

per cui la sua fantasia arriva solo di rado a dar vi-

fredde deit pagane prese a prestito.

Sarebbe per noi molto importante sapere con precisione come


e
di
sai

quando

il

poeta abbia potuto venire a conoscenza

di

alcune

queste farse,
se

ma

purtroppo ci non possibile, essendo gi asdi


s

componimenti

scarso

valore letterario

ci

sono

stati

tram in iati. Crediamo tuttavia che l'Encina abbia potuto conoscerle


a
in

Roma, ove non


tempo
Il

di

rado

si

recavano compagnie senesi a recitare


preciso non possibile dire nulla.
tali

di

Carnevale,

ma

di

D'Ancona

(2) ci fa sapere che

compagnie erano molto


corte

accette tanto all'elemento alto quanto all'umile della


pale,

pa-

ma iKJtizie pi particolari non ha potuto darcele. Da lui sappiamo ad esempio che rappresentazioni sceniche
la

ralsi

legrarono

vita del Pontefice Alessandro VII; che

nel

1493

(1)

principali sono

Ser

Ambrogio

Maestretti

Mescolino, Mario Marescalco,

Niccol Campani "Stricca Legacci,, Basiano di Ser Francesco "Linaiolo,, Filemio Gallo
e Niccol Alticozzi da Cor/ona
(2)

D'ANCONA,

Origini del teatro italiano, parte

II,

p.

81 a

legg.

Torino 1891

35

rappresentarono " (S^^oghe e

Commedie
a
cui
;

,,

che nel 1501

vi fu-

rono
tale
il

nu.Ti3)05s

rapprasantazioni

il

Papa
1

assisteva

con
dato

passione da non dare pi udienza


seguito e preceduto
il

che nel
altri

502, fu

Menechino,

da

ludi

scenici.

Sappiamo che
di commedie, che
sisterai,

carnevale del

1503
II,

fu

chiassoso e

copioso

il

Papa, Giulio

era molto desideroso di as-

per cui se ne faceva recitare spesso una in privato: che


il

nel

1504

Papa

Cardinali assistettero a
si

commedie
nel

altre
si

fabule; che nel

1508

diedero

2 commedie, che
il

7509

rappresentarono due egloghe del Corsi ecc.

Da
medie
col suo

queste notizie per risulta chiaro


recitate

fatto

che delle comdel cronista

nemmeno una
di

s'impone all'attenzione

nome

e quello del suo autore, cosicch ci pare verosimile esse fosse opera di poveri scrittori po-

che

la

maggior parte

polari e specialmente toscani,

dato che

il

loro dialetto

si

scostava

malto poco dalla lingua


parla infatti pi tardi

letteraria.

Di

attori

toscani a

Roma
fu

si

a tempo

di

Leone

X,
non

cui

dedi-

cata anche una farsa dal ^M.zscolino,

ma

diffcile

supporre
il

che a

Roma

venissero assai

primi. Certo
nella Citt

pare dunque che


eterna
alla

poeta salmantino abbia


sentazione di
e motivi.
farse

assistito

rapprecolori

toscane, dalle quali

doveva poi

togliere

Tuttavia

la

sua imitazione non giunge mai alla servilit e non


il

diminuisce affatto
per
lui

valore letterario dei suoi componimenti


il

quella

materia grezza a cui


in

suo spirito d

vita,

moto

e figura,
la

temperando

un gaio

sorriso, le

crudezze di

sentimento,

sguaiata ridancianit, lo sfacciato sensualismo, lo spirito ruvido e te-

roso proprio della farsa popolare toscana.


richa,

Anche
al

le

volate reto-

una volta rinunziato

ai

temi sconvenienti
la
:

suo spirito,

come

quello svolto in Fileno


sparita;
nostri
le
il

Zamhardo, anche
la

pomposit chiassosa

poeta ha ritrovato

sua via

ha accolto dai
ha preso
la

lirici

finezze spirituali di cui erano maestri,

mi-

36

sura e la finitezza dell'espressione poetica


tata

la

sua scena diven-

pi ampia, pi serrata, pi organica, piena di contrasto e di


;

animazione
guti,

personaggi sono tornati


brio,

gli stessi,

motteggiatori, ar-

pieni

di

irriverenti

ed

aggressivi.

Adesso per appaiono


soave mestizia;
il

come

avvolti

in

tenue aureola di
pri-

loro sorriso
gioia
di

non pi pieno e sguaiato come

ma; accanto

alla

vivere c' ora qualche cosa che richiama


si

al pensiero della

morte; segno certo che nell'anima del poeta


rivoluzione spirituale che

sta-

va maturando
esplodere.

la

non tard

molto ad

Abbiamo
ni

gi detto che caratteristica delle

nuove composiziola

introduzione dell'elemento pagano

tendenza contid'ora in poi


suoi
pastori,

nua a colorire

paganamente
e

il

suo ambiente;

cos

non

solo
i

Dii

Die

si

verranno a mescolare
tinte

coi

ma

pastori stessi prenderanno

pagane e quelle che furono

zngalas diverranno

ninfe

come

quelle della farsa senese.


affini

Due
e
affini

delle

nuove egloghe sono


significato
alle

tra loro

per l'argomento,

per

il

farse

toscane,

e sono

YEgloga

di

Cristino

Febea e quella

intitolata

El Triunfo de JJmor.

Signi-

ficalo loro

comune
il

che inu/ile ribellarsi agh stimoli della car^

ne,

poich

senso,

o prima o poi,
trivialit

la

vince sulla ragione.

Nelle farse toscane alia


ta
la

del sentimento va

congiunardi/a;
in

grossolanit della frase,

bassa e
il

sfacciatamente

esse

posto quasi sempre in iscena


la

bollore che la primavera

mette nel sangue, rappresentando


sfacciati

bestialit

umana con modi

e grotteschi,

misti

di
il

tanto in tanto con qualche belata


pi sgradito contrasto.

arcadica, che fa col resto,

Lo
carsi

spirito

dello scrittore

non sa

ne'

immedesimarsi, ne' stic-

dal gusto grezzo del popolo ed esser poeta; cos quei con-

tadini escono dalle sue timenti

mani camuffati da buffoni


alterati.

loro sen-

ne escono malamente

37

Quelle morti per motivi cos poco

ideali

non

sono

affatto

consentanee all'anima del volgo, perch ridicolo che quei contadini

dal viso arso dal sole e dalle mani


cos dolce
di

callose,

racchiudano
resistere
alla

un cuore
tentazione

da

uccdersi

per non

poter

possedere una florida pastorella, che per l'occasiosimili.

ne diventa ninfa, o per sciocchezze

Tutto
farse,

il

sensualismo paganeggiante raffinato degli autori delle


affatto

che spesso non erano


ai

digiuni di lettere, qui attri-

buito

poveri popolani
Il

insieme ad una dose di sentimentalismo

piagnucolone,

fenomeno del sorgere della scggicgalrice passiosignificato

ne

erotica

qui per figura,

traendo a 'senso

madel"

teriale l'espediente petrarchesco, divenuto ormai luogo


la lirica

comune
si

del tempo;
alle

Amore,

offeso perch

un

pastore

mo-

stra ribelle
freccie:

sue leggi, scende

dal cielo a saettarlo colle sue

segue un lungo e convenzionale

lamento

e
la

spesso una
conversio-

bavosa e gonfia imprecazione contro l'amore e poi


ne,

oppure

la

morte
leggi

del

pastore

o pastorella puniti, per non


in

trasgredire

altre

non meno temute, ed

questo caso la

resurrezione

per

l'intervento di qualche
ai voleri

divinit;

per esito finale

sempre

la

sottomissione

del Dio.

L'espediente del cieco fanciullo adesso ripreso dall'Encina che

pare tornato

alle

vecchie

abitudini di
anteriori

poeta di corte;
al

nelle

sue

poesie di carattere

cortigiano

1496

per
vita,

Amore
Dio
il

un puro

artificio

retorico,

senza forma e senza


caratteris.iche

mentre qui
nel
tur-

persona

viva,

con

tutte le
alato,

proprie del

teatro toscano; fanciullo

nudo

cieco, con l'arco e

casso a bandoliera, che capita all'improvviso sulla scena, alterca


coi pastori, lancia le sua frecce infuocate

e vittorioso se ne

va.

Indentico dunque
e quello delle
espedienti e
gli

il

significato

delle

nuove egloghe
amor),

enciniane
gli

fars<;

senesi

(omnia

vincit

indentici

accidenti, e identico l'esito della lotta tra le car-

ne e

lo

spirito.

38

Nel

Trionfo
lo

d'Amore
spirito,

abbiamo

l'espediente
tanto
lotta

freddo
convinto

che
della
in

lascia vuoto

perch
tesi,

l'autore

inoppugnabilit della sua


lui:

che
tutta

nessuna
esteriore

si

combatte
lascia

abbiamo perci un'azione


I

che

ci

indif-

ferenti.

pregi dell'egloga

sono quindi tuttinella veste, consistendo


vivezza del
dialogo, in

nell'eleganza della poesia, nella

qualche
la

particolare plastico e comico. In Cristino Febea invece

vedel-

ra azione, interiore e qui l'arte dell't-ncina tocca


la

il

sommo
al

parabola, quantunque

la

brevit della scena

noccia

pieno

sviluppo del

dramma

spirituale intorno
gli

a cui

s'impernia.
servito
di

Nelle farse senesi, che crediamo


dello, l'interesse

abbiamo

mo-

tutto nei motti e nelle burle del villano ferito

d'Amore, o

nel

grottesco contrasto col cieco

Dio, nei

giochi

di

parole, nei lamenti sguaiati e sboccati, nei contrasti pungenti, nel-

l'avventura strana, nel colpo di scena inaspettato che impressiona


il

volgo.

L'Encina invece, che aveva

intenti

artistici

ben

definiti

e non restringeva la sua arte ad un

meccanismo

esteriore,

non

poteva scendere

al

livello

dell'autor del

Valler o del Cilombrilui

no; tenta quindi d'innalzare la materia fino a

e vi riesce at-

traverso varii tentativi.

Perci

la

sua imitazione non

poteva

essere

ne

stretta,

ne

verbale, cosicch le

somiglianze che riscontreremo sono quali posla

sono intercedere
plasmata.

tra

materia

grezza

quella

artisticamente

Ma

vediamo ormai

quali siano queste somiglianze.

4[-

Nel ^runfo de
il

Amor (

),

come chiam Gallardo


in

la

0.*'
1

eglo-

ga enciniana,
coU'arco e
le

pastore Pelayo trova Cupido

una dehesa, che


il

frecce caccia in atteggiamento


il

da padrone;

pa-

store lo minaccia e
la

Dio, che gi nel

prologo ha

magnificato

sua

irresistibile

potenza, risponde molto risentito:

(1) Represenlacin por

Juan del Encina, ante


Il

el

wuy

esclarecidos

muy
el

ilusire

Principe 'Dori Juat, nueslro senor.

motivo

iniziale preso dal

Dilogo enlre

Amor y

un

vejo^

ma

il

roto non ha molto a che

fare

con esso.

39

Modorro, bruto, pastor,


labrador,
simple, de poco saber, no me debes conoscer.

Pelayo i Pelayo

Tu
l

yo soy Amor. quin sos? Atn Amor que muerdes, qu ? y O soncas eres mortaja ?
te

no

deslindo

migaja,

jurar,

que tu SOS quien yo non s. (Teatro completo ed. Canete.

p.

164^
alle

Amore

insiste

negl'insulti,

per cui

il

pastore passa

minacce:

" Si presumes con tus artes juro a tal por tu mal Jlmor " Calla rustico, grosero

que quiz que


ovejero

en

la

tierra

en

el

mar

fago lodo cuanto quiero,,


lo

que

Pelayo ride delle bravate del fanciullo e


va della sua potenza:

invita a

far

pro-

Veamos

tu

con tus

frechas,

muy
si

perechas,

tirars mas derecho, por arte mas derecha.

Finalmente Amore,
pastore incomincia
fortarlo
si
il
il

stanco, lancia la freccia e

si

dilegua;

il

rituale lamento, finche non giunge


il

con-

pastore Bras,

quale sulle prime non capisce di che

tratta,

ma una

volta saputolo, lo conforta

come meglio
la

sa.

Giunenu-

ge poi uno scudiero, che, per consolarli, incomincia

solita

merazione di vinti d'amore, tanto cara ai petrarchisti e ai boccaccisti,

che incomincia

al
il

solito

con Salomone e

minaccerebbe

di

finir
si
si

Dio

sa dove,
la

se

pastore Bras non lo interompesse.

co-

chiude

scena.
il

Simile per

suo

significato
\f

per
1

gli

espedienti

esteriori

Taltra egloga de

Crisiino

Fe^ea (

colla

differenza che TEnzise introduce

(\

Egloga nuevamente irohada por Juan del Encina, adonde

un paslor

qua con

atro pastor se aconseja, queriendo dejar este

mundo

ecc;

ci cual,

despues de haber-

se retraido

a ser hermltano, el dios de amor una

NINFA

cnvia a le tentar, de lai suerte

que, forzado del amor, deja los hhitos

la religin,

na

s'

qui liberato

quasi totalmente

dei

Ircci

della

simbologia

mitologica e procede libero e

disinvolto.

Amore
colla
la
le

entra

anche

in

questa egloga,

ma

la

sua

funzione
in

molto umile,

e la scena tutta occupata


il

da Cristino

lotta

propria coscienza, in cui combattono

sensualismo noto nel-

bacolica italiana e nella farsa senese, e un desiderio di calar


vele e raccoglier le sarte,
la
il

e in

un

atto

di

penitenza

finale

chiudere

vita

peccatrice.
di

C'

germe
cui

un capolavoro,

c'

come

la

trama della

grandi

de

tela,

in

avrebbe potuto
la

tessersi l'urto di

due mondi,

due

fedi,

di

due

civilt;

lotta

fra

due

ideali,

che doveva divampa-

re pochi anni dipoi nella Riforma; la lotta cio tra l'ideale ascetico

medievale e l'ideale pagano del Rinascimento.


il

V'
e

solo

il

germe per,
l'Italia

quadro nelle sue

linee

schematiche

marginali;
i

del

tempo non era l'ambiente adatto a sviluppare


del sentimento religioso, ne' l'Enzina

ger-

mi della

rinascita

era tale
la
le

anima da dare

asilo

a simili sentimenti: egli non


il

aveva
aveva

ce

scienza cos vigorosa da sentire


t

fiero

urto,

ne'

quali-

poetiche per

lasciarci

quella

che

avrebbe dovuto

essere la

l^ioina

Commedia
per
procella,

del Rinascimento.

Certo

non

erano

pochi

gli

spiriti

che
senso

presentiva-

no
tal

la

per cui non difficile che

un

confuso di

malessere spirituale fosse entrato anche nell'anima del poeta,


ispirare

ad

una delle sue cose

migliori.

Un
lezze,

certo senso di pentimento della vita passata, tutta frivo-

tutta

mondanit, tutta indifferenza

religiosa,

un senso di

ti-

more

della morte

che

si

avvicina, incominciano a ridestare nell'anifargli scrivere

mo

suo quei sentimenti, che dovevano


pi tardi: "
el

nella T'rivagf'a,

poco

Los an^s cinquenta de mi edad cumplidos


jubilado

do en

mundo yo ya

mal empleado

habienresto

por ver todo

el

retraje

en mi

mesmo

mis cinco sentidos,

que

muy

41

andaban muy
la

seltos,

sensualidad.
cui

**

vaganda

perdidos,

sin

freno

siguiendo

Per

propone:

Con

fa'

protestando mudar

de costumbre
liuianas
,,

dexcando de darne a cosas


y a componer obras del

mundo ya vanas
la

mas
Il

tales

que puedan

al

ciego dar lumbre.


cui

sentimento balena gi in Cristine, per

bocca parla
riesce

il

poeta,

ma

il

tentativo di

affrancarsi
di

dalla carne

vano,
resta
lo

per fortuna dell'arte, e cos l'egloga


la

Cristino
delle

})

Febea
parti,

sua cosa migliore, per

la

giusta

armonia

per

sviluppo dei contrasti fra le avverse passioni da


tuto l'animo del protagonista,
dell'espressione.

cui

combate

per

la

finezza della

concezione

Al

principio della scena troviamo Cristino che

manifesta al
va-

compagno
no,
ceri.
,,

Jastino

il

suo desiderio di ritirarsi dal


sia

mondo "ya
bene;

considerando com'egli
11

ormai vecchio e stanco dei piadi


rifletter
gli

giovane pastore

lo

consiglia

richiaCristi-

ma

alla

mente

tutti

diletti
il

a cui sta per rinunziare,

ma
si

ne irremovibile; fugge
far l'eremita.

mondo

pieno d'inganni e

ritira

A
le
si

questo punto interviene


ribellione
di

Amore, che

si

sdegna fieramena Justino


:

te della

Cristino;

domanda

di

lui

il

qua-

burla del cieco fanciullo nel Giustino

modo

pi irriverente

Me

paresces a mi ver

y entender lechaza que no Cupido.

Eres ciego, bruscas ruido,

poco mal precedes hacer. Traes arco cen saetas

muy
y
tii

perfetas,

no vees a
solito

tirar:
(

tienes alas sin volar;

p.

389 j
il

Anche

qui avviene

il

contrasto tra
lancio

pastore e
saetta.

il

Dio,

ma non

si

ha

il

solito

epilogo del

della

Amo-

re,

saputo dove
ai

si

trova

il

romito,

non
di

ricorre

pi al

suo arco,

ma

vezzi
la

irresistibili

di

una ninfa

nome Febea,
fanciulla

a cui comil

mette

sottomissione del ribelle.

La

compie

manrcn

dato di tentatrice e dopo un


S. Antonio,
si

inutile

contrasto,

Cristino. che

d per vinto e torna pastore innamorato.


si

Siamo,

come

vede,

ancora

al

vecchio

espediente

delle
s'

personificazioni; tuttavia per questa volta la personificazione

av-

via
to

ad assere persona

viva;

la
il

cosa significata non pi del tutsuo segno,

nascosta e soffocata sotto


si

ma

con questo

si

fonlinea

de e

compenetra.
cui ci

Come

motivo siamo ancora

sulla

direttiva su
ni

pongono non pochi dei vecchi

misteri e visio-

nostrane, medievali,
servzio di

come ad esempio
della

quella di

Un monaco

che

and a

Commedia deli Anima; uno schema cio della vita del Santo, attraverso suoi gradi Umano, Spoglia Rinnova, ma tutto mutato nel fondo. Qui, come nelle farse
Dio o
i

senesi,

tutto
si

capovolto
tratta
1'

sostanzialmente e formalmente; formal-

mente non
si

pi del

Demonio,

di
1'

Dio e dei

Santi,

che

contendono
perversi,

anima penitente,
ribellantisi
lo

ma

uomo
il

in

balia dei suoi

istinti

alla

ragione, e se

senso ancora

personificato,

non

sar quasi

mai

nel

Diavolo,

ma

in

Cupido,

o
la

in

qualche vezzosa fanciulla.


le

Non
Virt
in

pi l'Angelo custode, non pi


cardinali,

Grazia illuminante, non

ecc;

ma

il

povero
den-

peccatore paurosamente solo


tro di
lui.

una
il

lotta tutta terrena, tutta

Sostanzialmente pure

concetto dei vM^isteri comin

pletamente capovolto, perch mentre

questi

1*

anima, passando

attraverso le diverse prove, ascende di stadio in istadio, fino alla

perfezione,

fino

ad essere
vita,
1'

salva, nelle farse

in j^arola,

dato

il

nuo-

vo concetto della

che ha smorzato

gli

ardori ascetici
il

ed ha

infiacchito le volont,

anima

lotta

inutilmente contro

corpo e
trionfa lo

cade, contenta di esser caduta. Cos mentre nei primi


spirito,

qui trionfa la carne.

43

Passando ad esaminare
delli

quelli

che possono essere


le

stati

moSe-

del

poeta spagnolo, dobbiamo notare che

date dal

gretario d2ir
l'

Accademia Spagnola assegnate


ci

ai

componimenti delinfatti le

Encina, non

paiono accettabili (I):

egli

crede

che

essi

siano anteriori alla venuta del poeta in Italia,


lui

ma

prove
di
il

da

addotte non sono


alle

risolutive.

Noi

li

riteniamo invece

poco
1

anteriori

rispettive

date di pubblicazione^ che sono

507

El %riunfo de Jlmor, e il 1509 per Cristlno y Febea. Il terminus ante quem 1496 gi stato dimostrato inapplicabile a Fileno ^ Zamhardo (2) e noi lo riteniamo ancor meno applicabile
per
alle

nuove composizioni, segnando esse


progresso.
riportarle
al

sulla

precedente egloga un

sensibile

Se dovessimo

1496, riuscirebbe

ircltie

difficile

spiegare le notevoli somiglianze colle farse senesi,

e le

non me-

no notevoli differenze
ne;

tra

le

nuove e
che

le

vecchie egloghe encinia-

dovremmo
In

anzi

ammettere

le

egloghe

di

cui

stiamo

parlando, abbiamo servito di modello alle commediole del nostro contado.


gli

verit nessuna
servito di
tal

delle

farse

nostrene
al

che

supponiamo

abbiano
che, in

modello, anteriore
la

1510,

ma

ricordia-

mo

genere di componimenti,
sicuro

data di pubblicazione

non
tichit.
1

indizio

per giudicare della maggiore o minore an-

Basti ricordare alcune cose di Filiemio Gallo,


alle

morto nel
fu

505, che, stando


1

date delle sue

pubblicazioni,
ci

ritenuto

vivo nel

524. L'editore del


la

Valler poi
farsa,

avverte che quella

sua non era


state

prima edizione della


In fine,

ma
il

che ve ne

erano
influs-

altre precedenti.

se

si

dovesse ammettere

un

so dell'Encina sul volgo toscano,

avremmo

caso di una notedell'ope-

vole fortuna letteraria, non giustificata ne'


ra

da traduzioni

sua,

ne'

da edizioni

italiane

dell'originale.

i)

COTARELO Y
p.

MORI,
I,
axt.

/uan del Encina


3.

las

origenes

del

teatro

espanol,

Madrid 19/1
il)

q.

81 nota

92 nota

CROWOFORD.

cu.

44

Ma
noi,
le

finalmente passiamo
farse

ad

esaminare

quali

sono,

secondo

toscane che possono avergli servito di

modello pi

prossimo.

Prima
zotico,

di tutte
si

si

presenta

il

'Valler, {]) in cui


il

un contadino
si

Valler,

spassa canzonando
di

compagno Acate, che

lamenta per una

ferita

amore.
le

Valler finge di non capire

parole del

compagno e gioca

grossolanamente col significato delle parole stesse, gi come Bras nel


'TTriunfo
re,

de junior.

e sa che questo

toncello?
fatto,

Quando riesce a capire che si tratta di Amo"un picciol putto,,, esclama: "Un stiatHor ben ch'io me ne rido. E domanda poi com'
da Acate " ch'
fatto
gli

e saputo

ignudo

tutto,

ed

cieco

tutto vede,,,

esclama ridendo: Io
.,

ho

detto

ch'

matto

non mei crede.

Ma
lo

la

volta dell'Arcadismo

viene

anche per

lui.

Amore

trova e lo investe con parole altere.

Cupido
Valler

semplice, arrogante e in te villano


dici spennatel?....
sai

Cup.
Vali.

Cup.

Non quest'arco mai non invano. Tira a tua posta, non son fatto Acate. Temerario, villan, in pronto ed audace
tiro io

Che

Cile ardisci disprezzar mia gran potenza

che nessun mai fugg mia ardente face. Non al mio caldo foco resistenza, che Cesar vinsi e gi una noiosa
filza

di vinti

d'Amore. Poi aggiunge


vai resistenza

All'arco

mio nulla

e tu ignorante pensi far difesa ?

lancia una freccia, ferendo

il

villano,

che

perde tutta

la

sua bravura, per cui, mentre prima voleva dare due

sculacciate
il

ad Amore, ora

si

vinto a lui

ed

offre

buffonescamente

cuo-

re alle fanciulle presenti.


(1)

Valler,

commedia no\a pastorale

rusticale

molto

sentenziosa

et in

copiosa di

esempli
.

et Istorie poetiche,

di Feancesco Linaiola,
di

senese,

nuovamente posta

luce.

Siena

a'

(Bibliotca

Comunale

Siena)

45

Affine per l'argomento un'altre


pdili
iti

intitolata;

Diversi

Jlp-

cui
alle

il

vecchio
del

Senile arde d'amore per Paraclita, ninfa


si

ribelle

leggi

Dio. Cupido

adira con

lei

viene

di-

sposto a punirla:

te

...."qual cruda minfa

vo'

stata questa

che con

ta..to

orgoglio

hogi ha mia gran potenzia disprezzato?


di questo

mi doglio
villan

Mi grandemen-

non sapere

in

qual parte suole stare;

per
Il

il

di

lei
si

dimandare

in

villano,

a cui

rivolge, risponde

tono canzonatorio, per

cui

il

Dio

s'adira,

come con
si

Justino,

ma

poi,

pensando che non per

questo S' mosso,

frena e ottiene dal pastore le informazioni

che cerca, e cos raggiunge e ferisce Paraclita.

La

ninfa

ferita

porompe nel solito lamento convenzionale: Giunta nel cuor mi sento una gran pena

Non
s

credo che

ai

mei d patissi doglia

grande e s crudel come gli questa che dal corpo convien l'alma si scioglia.

E
e
gli

cos Senilio

ha causa vinta
l'Encina

Naturalmente una differenza notevole intercede tra


autori di queste farse; questi
ultimi

restano fuori dell'anima

dei loro personaggi, per cui essi riescono brutti fantocci di paglia,

mossi meccanicamente. Niente


il

loro di

contadinesco, se non
sole
il

lato triviale

e brutale;

su quelle faccie arse dai


belletto arcadico, e

e rugose

passata una
il

mano

di

cosi

manierato
ceffi

e
in

grossolano fanno un contrasto stridente e fissano quei

una smorfia trivialmente grottesca.


nella psiche
altrui

L'Encina

invece

sa

entrare

e ritrarre

sentimenti ccn grszia e finezza

In questo teatro, che aveva riso di tutto e di tutti,

non po-

teva mancare la satira delle ultime propaggini di misticismo, non

poteva mancare
sulla

il

sorriso

dell'

umile

Italia, scettica

ed incredula,

Commedia

deli Anima.

46

In

una far

assai

lunga,

Ongue

dispera// (1), Niccol Alti


il

cozzi da Cortona travesti profanamente

famoso concetto della


ce-

Commedia
rne
il

suddetta,

conservando formalmente qualche cosa,

Diavolo tentatore^

ma
di

capovolgendo

lutto

il

fondo religiostanchi
dei

so di essa.

Cinque

tipi
si

disperati per

vari

motivi,
Il

disinganni del

mondo,
tranquilli,

ritirano

a far penitenza.
averli

Diavolo per

non
l'

li

lascia

dopo

tentali
ai

lungo, ricorre al-

espediente usato con

S
al

Antonio,
romitorio,
cilizi:

vezzi cio di una giovali

ne ninfa che, capitata


a dire addio
far
ai

tutti

accende e
resiste

li

costringe

digiuni e ai

uno solo

e rimane a

penitenza.
In

questo ricco teatro,


di

come

si

vede,
di

1'

Enzina trovava dun-

que una sorgente viva

argomenti e
alla

motiv:, che aspettavano

soltanto di essere chiamati


fe

vita dell' arte

da mani meno gofmise di suo


il

delle

solite,

l'Encina,
dell* artista,

pi

che

la alle

materia,

soffio

animatore

che d

cose fisinomia originale.


lasciato
1'

5
vamente
di essere

in

Nel 1510 r Encina aveva


anni, poich nel
1'

Italia

e se ne

era tenuto lontano tre

1513

lo

troviamo nuo-

Roma,

e fu c/uesta

unica volta

che diede motivo


a proposito di

ricordato dai cronisti della Corte papale


in

una commedia che fece rappresentare


(i; /
esistente nella

quell

anno

(2).

Cinque disperati
Nazionale
si

di

NICCOLO ALTICOZZI

da Cortona.

Ms

citato

come

di Firenze dal

PALERMO,
di Siena

^TKCanoscritti Palatini,

ed ora andato

finire,

non

sa

come,

nella
il

Comunale

(2)

Na

d nazia

Gadio, riportato dal D'ancona (op.


li

cit.

p.

81,

\\)

in

questi

termini: "

Yoved a

6. festa de

Re,

il

signor Federico

se

redasse a

ore

XXIII
due

casa d?l Cardicale Arborensis, invitato da

lui

ad una commedia .... e pi


italiani,

delle
la

parti

erano spagnole e pi p

spagnole vi furono che uomini

perch

commedia
lui

fu
le

recitata in lingua spagnola,

composta da Joanne de Lenzina, qual intervenne

a dire

forze e gli accidenti d'amore.


Il

Msnendez, (op.

cit.

VII) credette
il

di

potere
la

stabilire

che

si

tratta di P/ac/</a

Vicloriarto, essendo la sola

che abbia

prologo,
si

ma

dotta lusitana Carolina Michaelis de

Vasconcello sospett, e forse con ragione, che


e Willancicos e a Respeilo
.a

trattasse del

"Uriunfo de jmor
Filologia

Canlares
v.

de Juan dc\

Encina

nella

Rev, de

Espanda

1918)

47

Intanto in Italia mollo

si

era rinnovato riguardo al teatro


la

da
lo

quando FEncina venne


studie dei comici
tati
latini;

tra

noi

prima

volta.

Intensificato

Plauto e Terenzio tradotti o rappresendiletto

nella
il

loro lingua,

con grande

doi

cortigiani

sfaccen-

dati;

fervore d'immitazione e d'emulazione facentesi ognora pi


Italia;

generale in tutta

l'Ariosto,

il

Macchiavelli,

il

Dovizi,

il

Nardi e mDlti
maraviglia

altri

scesi

nell'agone con

commedie che erano


educati

la

delle

nostre corti.

Ormai

l'umile farsa

del volgo e la

Sacra Rappresentazione non


assuefatti ai modelli
al

bastavano

pi ai
si

gusti

classici,

per cui esse


paludi
il

ritraevano in

mezzo
che

volgo, perdendosi

nelle

della

societ.

L'Encina,

questa volta volle scrivere per


sent

pubblico pi colto del

mondo
riusc.

che

la

sua Egloga non poleva assolutamente


ai

soddisfare ai
vi

gusti e

cerc ne adattarsi

tempi; francamente non

Egli non era capace di

concepire

disegnare

un

quadro

abbastanza complesso, ne' era capace di spiccare un lungo volo;


era simpatico ed attraente nelle sue poesie leggere e nelle

Farse

meno
vita

pretenziose;

il

villancicos e

disparates{\)n cui poteva dar

ad un breve concetto, ad una burla graziosa, ad un motto

arguto, sono le sue cose buone,

ma quando

tenta di salire tropnell'alto

po
la

alto,

non dico
fu,

la

vena poetica, che poeta


la

senso del-

parola non

ma

sua

spontanea

grazia lo

abbandona e

diviene trionfo, roboante e vuoto.


In Placida
neit,

'ictoriano non

si

abbandon

alla

sua spontaco-

ma

vjlle

eh?

l'intelletto frenasse

l'immaginativa e riusc

(1)

li

dUparalz (sciocchezza, stravaganza^, genere di poesia che ha avuto


ai

tacita

fortu-

na

in

Ispagna dopo l'Encina, somiglia un poco

nostri gliommeri e pi alle poesie del

Bur-

chiello;

una buffonata, non sempre spiritosa, composta di frasi non legate da

nessuna rc-

lazine,

da dDnanJa

e risposte

a sproposito ecc.

Di queste

poesre

ne

esiste

una di

Juan

del

Eli:in. di cirattera dramnitico, manoscritta nella bilbioteca Naz.

di

Madrid,

copia di
los

un esemplare posseduto dalla signora Francisca de Borgia, ed ha per


aparates trotiado por
re

titolo:

Baile de

di-

y del Encina. Credo che

esso sia inedito,

ma non ha

eccesiivo valo-

letterario.

48

darci uaa costruzione, non una creazione.


servire

Il

poeta volle conconcilial'a-

temporaneamente
re la farsa dal

a due gusti contrastanti, volle


classicheggiante, di cui
gli

popjlo cjI

dramma
le

vedeva

scensione trionfale,

ma

forze

mancarono, Credette

di avere
classi-

strappato

il

segreto dilla complicata macchina del


fatti alla rinfusa;

dramma

co accumulando
giante

credette indulgere al gusto paganeg-

ammucchiando
ad

personificazioni

mitologiche,

ma
s

il

segreto

dell'arte

classica gli sfugg

completamente. Introduce

la

passione,

ma

qjasi ha paura

entrare nell'anima dei suoi personaggi, che


i

CDissrvaio una psicologia incerta, non essendo pi


ne non essendo ancora veri cittadini.

noti pastori

La
re,

farsa

nuova

risente nella

sua composizione, anche esterioe

una duplice corrente d'


vi

influssi,

non

tutti italiani,

anzi quelli

italiani

hanno

si s'

e no la preponderanza.

Un
la

grande avveni-

mento

letterario
tutt'

era compiuto nella

Spagna

del sec,

XV,

se-

colo che

altro

avrebbe

fatto

prevedere;
delta

pubblicazione
del

della Celestina, quadro gigantesco

corruzione
fu
lo

tempo.
in

Uno
la

dei

primi

a risentirne
in

1'

efficacia

stesso
le

Encina

Plcida y %)ictoriano,

cui sono

evidentissime
principali

orme

di quelsia
in

commedia,

sia

nei caratteri dei

personaggi,

qualche episodio,

quale quello di Fulgencia ed Eritea, la

quale

ultima proprio una nuova Celestina.

(1)

Tuttavia non sono meno vere

le

parole di un illustre maestro,

che
essa

la
gli

dice

italiana

nella sostanza e nella

forma, (2) perch in


altre.

elementi

italiani

sono pi numerosi che nelle


questa
variet d' influssi

UEgloga
tessitura

risente

di

anche

nella

esteriore, risultando disorganizzata,

faraginosa, con vera


cui
si

duplicit d'azione e affastellamento di episodi, con

tenta

(1)

Per qncsto vedasi

M. M.

PELAVO

ap.

cil.

voi

VII p-

LXXXVIIl

(2)
a.

ARTURO FARINELLI

nella

Tiassegna bibliografica della Letteratura Haliana.

VII, p, 261

49

invano di raggiungere

la

complessit

delle

commedie
ai

regolari.

L' autore non ha saputo inoltre dire addio


colici,

suoi gusti bu-

per cui alla scena principale

s'

innesta una scena pastorale,

ove

interloquiscono

un

tal

Gii e un
quali,

Pascual.
la

Il

fatto
si

non

nuovo

nelle farse senesi

nelle

quando

scena

svolge in

ambiente non villanesco, questo


nella

elemento
il

non

manca

mai; cos
il

Cinta dell' Alticozzi

abbiamo

Trilla, nel

Saliera

vil-

lano omonimo, e nella l^iet d' Jlmore, di cui


in

dovremo

parlare
prin-

seguito,

abbiamo

tutta

una scena

rusticale
di

che s'inesta

alla

cipale, proprio

come neW Egloga

Plcida y

Victoriano, Perfialla

no nel suo aspetto faraginoso questa Egloga richiama


te la

men-

farsa

senese.
di

Certamente non mancata su

essa l'efficacia della nostra

commedia

regolare, perch per la prima volta


in
atti,

abbiamo un accennella

no a divisione

segnati,

come anche
313,

Celestna, da

una linea orizzontale


verrebbe ad aver 5

(p.

286,
si

326,

359,

363)

per

cui

atti; vi

trovano pure delle didascalie {hahla

consigo msmo, slese X)ictoriano ecc);

ma

pi notevole
introito,

il

fatto
lo

che per
chiamer

la
il

prima volta troviamo


Naharro, che
egli

il

prologo o

come

ha imparato ad usare dalla comCelestina;

media

italiana,

mancando

nella

Vargomento

invece

gi nella

commedia predetta
il

e l'Encina lo scrive in prosa

anche

lui.

Per
si

motivo fondamentale YEgloga de Plcida y X)icioriano

collega con quella di Fileno


si

y Zamhardo,

cio al gruppo degli

amanti disperati che


e
si

uccidono,

come

se

il

pugnale non dolesse,


il

tutti

per

il

gran motivo di non potere sfogare


la

bollore dei sen-

Qui veramente
di

passione alquanto pi elevata, avendo


retorica,

finito

Qiitt

spumosa

come
amore

in

Fileno

y Zamhardo,
in

per divenire tormento dell'anima;

disperato
e

Plcida,

amore e rimorso

in

Victoriano.

E
il

all'elevatezza

sincerit del

sentimento risponde a meraviglia

canto del poeta, che non s'era


il

mai levato

alto

come

nei versi in cui Plcida sfoga

suo dolore.

50

Quanto all'argomento

esso semplicissimo:

due amanti, Pl-

cida e Victoriano, sono costretti a separarsi contro ogni loro desiderio;


zia,
ti

Victoriano tenta di distrarsi dandosi all'amore di Fulgenin

mentre Plcida, presa da disperazione, prorompe


si

lamen-

uccide.

Anche

Vittoriano
la

tenta

invano di

dimenticarla,

quindi parte per farne ricerca e

trova morta.
la

A questo
in

punto,

a ritardare l'azione, viene introdotta

scena pastorale, e quella


uffici,

parodia irriverente e fredda dei divini


sec
di

cos

voga

nel

XV, La

vigilia

de

la

enamorada muerta. Torniamo poi

nuovo a Vittoriano, che dopo una lunga invocazione a Vedi

nere, decide

darsi la morte.

La Dea, commossa
la

dalle preghiere

dell'amante, scende dal cielo a trattenerlo e lo rassicura dicendogli:

"

No

es

musrta
,,

yo

te

dare despierta

antes que va-

mos de

aqui.

infatti

manda Mercurio

all'Inferno

a riprender

l'anima della giovane, e cos Plcida risuscita. Di quello che ha


visto nell'altro

mondo non si ricorda, perch, dice: Desque del mundo sali,


al

y
i

Infierno
!

me

llevaron
vi:

qnantas cosas que


tal

mas de
I

agua bebi
se

que todas

me

olvidaron

(p.

358^ (\)
fcHci.

due amanti

se ne

vanno quindi cantando,

Tutti questi espedienti vuoti e freddi, vere parodie


racoli delle
rezioni
le

dei

mi-

Sacre ^Rappresentazioni,

di morti e

successive resur-

per opera di forze soprannaturali erano assai comuni neli

farse toscane,

cui
di

autori,

tutti sepolti
al livello
i

nel

paganesimo

lettera-

rio,

desiderando

scendere

del popolo per cui scriopposti,


incerti

vevano, restavano
della direzione

come

sospesi tra

due punti

da prendere e procedenti goffamente

impacciati.

Increduli riguardo al miracolo cristiano, credevano stoltamen-

(l)

Qui

il

poeta pensa all'Inferno pagano, iu cui

vanno

morti

d'amore, e non
si

al-

l'Inferno cristiano ove


nel suo spirito

vanno

suicidi;

vedasi

come non poco

di

pagano

fosse gi infiltrato

51

te

in

quello
pi

pagano; indifferenti
e
superstiziose
il

in

fatto

di

religione,

credevano
il

alle

stolte

pratiche

pagane;

miracolo

pagano per non era pi

mito ricco di significato,


letterario

ma

vuoto

meccanismo ed espediente
Nello Scanniccio
(
1

puro e semplice.
vi

),

ad esempio,

sono

sacrifici e

invocazioni

a Venere e a Cupido, e resurrezioni


in
altre,
2.**

miracolose
il

seno frequenti
la

ma

noi

importa specialmente

%JaUera e

Ciniia (2).

Nella
ne,
re
la

parte del

'allera, poich non ha stretta unit d'azio-

ninfa Adamantina, ferita da


l'ira

Cupido
di

e costretta
si

ad amaSo-

Acate, temendo

di

Diana,

cui ninfa,

uccide.

praggiunto Acate vuole uccidersi anch'esso,


e Artemisia lo trattengono:

ma

Gelido, Valler
erbolaio

capita poi
in

un vecchio
la

che

con erbe meravigliose richiama

vita

fanciulla.

Affinit ancor maggiore coll'egloga dell'Encina


in

ha

la

Cintia

cui le forze soprannaturali


Il

del

mondo pagano

agiscono in mag-

gior numero.

prologo dice in breve l'argomento:


richiede, e sposo

Arde Cintia de Alban senza reposo


tanto ch'essa
el
il

prende.

Dormendo
Diana
1'

insieme nel stato amoroso


il

occide, e

Trilla

Alban defende.

bosco ombroso dal dolor vinto anche lui morte offende. Corsovi il padre e Palla, in momento
Restato sol con
lei

nel

resuscitano, e questo l'argomento.

Si tratta

dunque

di

una

vendetta di

Diana che,

in

pieno

cinquecento ancora implacabile punitrice delle sue ninfe che rom-

pono
Diana

voti
la

di castit;

qui

Cintia che

manca
da
uccide.
al

al

suo voto e
il

uccide.

Albano

disperato,

allontana
poi
si

s'

Trilla,

come Victoriano
il

allontana Suplicio,
in

Sopraggiunto

padra, senza por tempo

mezzo, ordina

Trilla di pren-

(1)
(2;
di Firenze)

La Lo

Scanniccio, Farsa in terza rima di

RONCAGLIA GIOV.

Siena 1533

Cintia di

NICCOL ALTICOZZI CORTONESE,

Siena 1524 (nella Naz.

52
dere 4 capi di bestiame dei quali, accesa una pira, fa un sacrificio

a Giove, invocando la resurrezione


delle

del

figlio.

Richiamata

dalU iavocazioni e dal fumo


Pallade, e
il

vittime,

accorre prontamente

Trilla, che la scambia con Diana, si mette a gridare: Padron non state pi a cicalare che venir vedo quella maledetta, La vorr voi e me ammazzare che di ferro s' messa la beretta; col mio sponlon la voglio sbudellare.
al

Ma
in

Pallade H riassicura e promette


i

padre

di richiamare

vita

due giovani che, gli dice: Son vivi, e come sonnacchiosi


gli hai

Io

richiamati dal infernal squadre hor con licor degni e virtuosi sano le piaghe a lor membra leggiadre.
in

Poi canta a Giove un invocazione


quale
la
i

buon

latino,

per

la

due giovani

risuscitano.

Di quello che hanno veduto


di Lete

nulfa

rammentano perch hanno bevuto dell'acqua

che

loro credere di aver dormito un lungo sonno.

La
s'aerati,

lettura
rivela

della

Cintia,

come anche

quella dei
poetico,

Cinque

Dr

pretese letterarie e sforzo

tanto piena

di
te
la

personificazioni, gonfia di erudizione, improntata al pi nausean-

sensualismo, quanto povera di poesia. L'Alticozza ha tentato

Musa
vi

per

tutti

versi,

ma

essa rimasta accigliata e gelido;


la

nella sua
ta;

farsa

vi

sono persone e personificazioni, manca

vi-

sono versi

latini
si

ed

italiani, vi

manca

la

poesia; quel che non


stec-

sentiva n^H'anliia
chiti

sforz invano di metterlo nei versi, duri,

falsi.

La

sua lascivia, non velata dal sorriso dell'arte,


si

quello che di pi odioso


s>jt;t'jit3

pu
il

immaginare;

il

sentimento

vi

dal s^itinintalismo,
si

connico dal triviale e dal buffonesco.


lui

Proprio

pu ripetere per
iniitil

quello che diceva

Campoamor

ad

altro

proposito:

Es
el

saber por este arguyo


ni e! latin

griego

Per esser poeta non bast

all'Alticozzi la cultura

indigesta.

53

Da
questi

quanto slamo venuti esponendo, sebbene rapidamente,

ri-

sulta abbastanza chiaro che l'Encina, se anche non

impar
debitore,

da
di

aborti

letterari

il

segreto

drammatico,

non
ri

poco, all'umile farsa toscana, tanto di motivi quanto di colo-

che

il

nostro teatro ha esercitato un influsso non indifferendel


il

te

nella formazione

teatro

spagnolo. Sull'Encina ebbe

per

scarsissima efficacia di spiriti cristiaro


tino -

teatro regolare nostro, essendo rimasto egli

rr.ccievali, legato

strettamerle alla ctlluia

la-

ecclesiastica

La

sua

vita

fu,

come

la

sua arte, frivola


di

leggera; abituato ai ripieghi cortigiani


alto

non ebbe

essa vita un
cui

e nobile concetto,
le

non ebbe un grande ideale per


il

com-

battere

grandi battaglie. Incerto tra

bene ed
sfuggire

il

male,

non

prese mai un partito deciso, anzi seppe


nette,

alle

decisioni

profondensi in inchini, in

sorrisi,

in

ripieghi eleganti; quel

giorno in cui prese veramente una decisione, non fu pi

poeta.

Per questo
cui
1

la

sua arte fu tutta superficie, tutta lustro esterno per


1

motivi in cui brilla sono

leggeri e graziosi;

quando

tenta

innalzarsi

cade

nel gonfio

e nel rumoroso.

Egli era musico grande e cos la sua poesia ricca d'armonie,

di di

musicalit,

di

elegrnze verbali, di grazia, di

spirito

festi-

vo,

spontaneit;

manca Invece

d'accenti vigorosi, di gagliardo

contenuto.

Dato uno

spirito

assai

limitato qual'era
lui
il

il

suo,

non c'era neppasso eccesla

pure da aspettarsi che con

teatro facesse

un

sivamente lungo, cosicch


za che separa
lui

in

un certo senso minore

distan-

dal

dramma medievale che

quella che lo sepa-

ra dal Naharro.

54

Capitolo

II

TORRES NAHARRO

1-11

Naharroin Italia 2- La sua opera specialmente lirica. 3 Le teorie drammatiche classiche, modelli italiani e il teatro di B. T. Naharro 4 Caratteristiche del teatro italiano e le'cause che ci privarono di un teatro nazionale 5 - Caratteri distintivi d^lla civilt spagnola e specialmente del teatro spagnolo.

Quantunque l'importanza
spagnolo
sia assai

del

Naharro

nella

storia del

teatro

maggiore

di quella dell'Encina, la sua biografia

non

meglio conosciuta, ci che spiegabile data la vita umile ed

oscura che
ci

men

Roma. Le poche
dall'esame

notizie

che

lo

riguardano
lette-

vengono quasi

tutte

dell'opera sua e
J.

da una

ra,

che un amico del poeta Messinerius

Barberius di Orlans
lette-

indirizza all'umanista francese

Badio Ascensio, dalla quale


nacque
a

ra

sappiamo che
si

il

Naharro

Torres presso

Badajoz.

Non
di

sa l'anno della sua nascita,

ma
80.

probabile che sia

uno

quelli

compresi

tra

il

1470

1'

La

lettera

continua diriscattato

cendo che in sua giovent fu preso dai


venne
in
Italia,

pirati e che,

dove fece

parte

del

seguito

del

Cardinale

Bernardino de Carvajal, anima del Concilio di Pisa e grande avversario di Giulio


II.

Per questo

la

venuta del Naharro a

Roma

non pu
ne

essere anteriore al
la

marzo del 1513, quando cio LeoPietro: in Italia per venne sen-

occup

cattedra di S.

za viubbio prima di tale data (1)

Quanto
cile

ai

motivi che lo condussero a

Roma, non

diffi-

indovinare quali fossero; in quell'et di generale rilassamento


si

dei costumi,

mirava a

Roma come

alla

grande dispensiera di
ai

benefizi ecclesiastici,
(1)

che venivano dati per favoritismo anche

Per queste, come per le altre notizie, profi;tiamo dell'eccellente prefazione che spagnolo Marcelino Menendez y Pelayo premise al 2 volume della 'Propalladia de Torres Naharro f Madrid /900) Di quest'opera importantissima si prepara una nuova edizione, essendo la citata assai difettosa, per opera del mio rllustre aiaico prof. Jii1920) Une let, di cui pure apparso uu articolo nella Romanie T^evue (voi XI, N. 1 dilion inconnue de la Propalladia de Bartolom Torres Naharro.
l'illustre

critico

55

laici,

come
confessa

era avvenuto,
nelle
egli

ad esempio, all'Ercina.
commedie,
se

il

Natairo

lo

sue

lecito

sospettare che

qualche volta
Tinelaria

parlasse per bocca

dei

suoi

personaggi

Nella
pre-

infatti,

commedia
(1), fa

recitata

Rema
di
essi:
-

nel

1514

alla

senza del
benefcio
-

Papa
que

dire

ad
vista

uno

" Vengo

per

un

me de que

y coma

Sicuramente pei
l

dovette esser deluso nelle sue speranze, perche qua e

lo senservi-

tiamo lamentare " porque benefcios


cios

no

se

da ya por

{Tinti. Jornada IV) e se

la

prende quindi sdegnosamente

con Roma, col Papa e coi Cardinali. Crediamo quindi che sia vissuto assai modestamente alla Corte romana, n servo n com-

pagno del cardinale predetto, senza occupazione


pot a suo agio osservare la baraonda.
tela,
ti
1'

fissa,

per
la

cui

irriverenza,

corrut-

la

bassezza,
di

la

gozzoviglia, la camorra imperante negli stia-

inferiori

quella Corte, traendone preftto per la rappresenta-

zione di quella vita nelle sue


nesse a

Commedie. Fino a quando rimasecondo


Poeta nel

Roma

non

si

sa

con precisione, non potendosi accogliere


notizia,

senza riserve assai gravi, la

cui

il

1516 sarebbe
ch caduto
In tal
si

partito dalla citt eterna e andato a Napoli, per-

in

disgrazia della Curia a causa di una sua satira (2).


infatti

caso

Nicolas Antonio, che accredit

la notizia,

lasciava ingannare

da una

facile

induzione;

egli

diceva in-

(1)

Comedia "Uinelaria Sanctissimo Domino Rostro D. L. Pontifex cJWaximus. Oblade

to por Barth.

Toms
come
il

Naharro
Bilioteca

(2)

NICOLAS ANTONIO,
le

E
la

inutile dire

satire del

Naharro contro

Hhpcna Nova Roma


meno
si

voi

li

Madrid 1783.
numerose,

siano

ma
si

per

lo

pi innocue,

avendo

carattere di declamazioni pi o
t

convezicnali.
le

Una

ticva nel-

Commedia
ci

Jacinta (Prop.

I,

p.

115);

un'altra

trova fra

sue

poesie minori, nella

quale
dovisi

pare di sentire l'eco dei versi zn


l'altro

Fatto vi siete Dio d'oro e d argento)

afferman-

trai

dei prelati: El oro iiempr su Dio

de
per

La

piata Santa Marfa,,

(idem,

p, 37) Forse Nicolas Antonio


in cui
tire
ii

penstva

al

Concilio

Calanes y

Ccrleionos ce

Rima,
sen-

smascherano

vizi della

Curia

fra cui la
si

sodomia.

Noi siamo
al

abituati pei a

voci accusanti anche pi


si

apertamente;

pnsi

esempio

prologo

dei Supposili,

in cui

allude alle pitture e miniatura del

Sodoma

e di altri,

56

fatti:

Mesinerius assicura che


;

il

Naharro

part
la

improvvisamente
sua Propo.Uadia
il

da

Roma

nel

1517

si

pubblicava a Napoli
altri
;

e dalla dedicatoria e da

indizi,

si

capisce che

poeta do-

veva trovarsi

in

quella citt

perch era dunque partito da


scelse
slato a

Ro-

ma? E

tra

le

cause possibili
sia
sia

quella

che
ci

gli

parve pi

probabile.
possibile,

Che il Naharro ma certo che vi


:

Napoli
il

pare

non solo

andato per

motivo addotto dal

Nicolas Antonio e che a


potere escludere in
Il

Roma

non

sia

pi tornato,

crediamo

modo

assoluto.

Breve

pontificio,

concesso per quell'edizione^ ha, da solo,


il

scarso valore probativo, essendo abitudine

concederlo

chi
ter-

ne facesse richiesta

il

Pontefcie per parla del Poeta in


egli

mini assai cordiali, ci che fa dubitare che


in

fosse realmente

disgrazia.

Unito poi ad
il

altre

prove

di

un

certo

valore

ac-

quista anch'esso

suo peso.
il

Dopo
nelle quali
di
ste
tre

il

1517

Naharro compose

ancora

due

commedie
e

visibile la lettura dei Supposti della


intitolata;

Calcndria

una farsa
fu,

La
la

Piet d'amore.

Ora nessuna

di que-

che

si

sappia, rappresentala a Napoli in quegli anni


fu

men-

Roma

recitata

Calandria nel 1518,

Supposit nel
questo
ri-

1519

e in quegli stessi anni la Piet di amore; per


il

teniamo che

Naharro, salvo pochi


alla

intervalli, sia

vissuto a

Rovita,

ma almeno
oltre questa

fino

morte del Papa Leone X.

La

sua
1

data, non ha importanza per noi, essendosi, col

520,

spenta

la
-

sua attivit letteraria.

La

sua Propalladia^ pubblicata a Napoli nel

1517 (1)
che
si

contiene tutta l'opera sua degli anni di maggior


(i;

attivit,

'Propalladia
ti

De

BARTHOLOM TORRES NAHARRO,


^^arqus de

dirigida al

iluslri-

$imo Senor
Lor/to

Sen D. Fernando ds jioalos de Aquino,

l^escara,

conde de

lu fine:

etc... Con grada y privilegio papal. y real. ecc. Estampado en Napoles por Don Pasqueto de

Scilo ecc.
in

Acabose

de mpri-

mir jueves
di

XVI

marco

MDXVll
Mn.

Nuova

ed.

in

2 voi

Lihros de

Antano per opera

M. Canete

e Marc.

y Pelayo con ottimo Studio ^Preliminare

57

compone

di poesie

liriche

in

vario metro,
la

satire,

epistole,

6 La

commedie
Trofeo,
trina,

e cio la Jacinta, e
nel
il

Soldatesca,

La

Tinelaria,

La Sera fina

La Himenea. Una
sec.

certa pretesa di dotall'ordi-

mania comune

XV
stesso
secoli

spagnolo, presiedette
ci

namento dell'opera;
cissanti fa

titolo

ricorda simili pretese greinfatti

comuni

in
*'

Italia

nei

precedenti, poich

lo

derivare da

T^ro qui est primun, et Palladis


il

cio

prima

'Pallade, per indicare

lavoro giovanile in
tardi,

confrcrto di quello
e

che
parte.

avrebbe

potuto

compiere pi

che comp solo

in

L'autore vuole che


ordinato
a

il

suo libro sia una specie


pasti

di

Ccnvito,
per

modo

dei

corporaH,

dandosi

infatti

" antipasto alcune cosette brevi,


epistole ecc.
altre cosette,

come

canzoni, sonetti,
e

capitoli

per principal cibo

le
.

commedie,

per

post-pasto

come vedrete
liriche

,.

(1)
scritte in

Alcune
in

delle sue
d' Italiano
al

sono

lingua italiana, altre

un misto

e di latino tutto speciale.

Quanto

suo italiano palesa

senza

dubbio
le

ura
lodi

perizia

non spregevole,

ma non

tale

per da

giustificare

iperbcpratica

Hche del Raimirez Pagan


che
lo

(2);

una conoscenza

tutta

porta ad attribuire

non

poche
ci

propriet

dello

jpa-

gnolo alla lingua italiana.

Ma

tutto
la

non

eccessivamente

importante se non per dimostrare


stre,

sua conoscenza di cose noil

mentre

ci

pu

interessare

maggiormente

gruppo delle sue


al

liriche

amorose, nelle quah sentiamo l'eco cara

nostro

cuore

del canto del Petrarca.


Il

Naharro
tale

ancora,

in

parte almeno,

figlio

del sec.
finzioni

XV
can-

come
il

sente una

grande

simpatia

per

le
il

fciirali

e per

convenzionalismo cortigiano, per cui

suo

breve

(\) Ed.

M. Canete
la

p.

voi

I.

(2) "

Qaien

propriedad guard

en lenguas estrangeras
ellas

el

verso en ella

cant

tan lamido,

quo dixera*

que en todat

nasci,,?

68

zoniere

non

riuscito

differente

dai molti di quel tempo.

Ai

poeti del secolo da cui usc,

mancano
nobili

scopi seri alla vita,


battaglie
felici

man-

cano idealit
passioni potenti

da da

far

trionfare,

da combattere,

sfogare, vivono quindi

nell'ozio snervante

della Corte, pi curanti dell'apparenza

che dell'essenza.

Tra

le

occupazioni

solite

al

cortigiano, v'era quella di cantar versi d'ail

more
volle

e ^rose di romanzi e costruire Canzonieri;


esser

Naharro non

da meno degli
ci

altri

nel

cantar d'amore e nel petrartutti


i

cheggiare e quindi

diede,

come

suoi contemporanei, un

breve Canzoniere che ormeggia quello di Petrarca.

Anche

lui

infatti

ama una donna


;

crudele quanto bella


soffrire

per
tutte

essa piange e sospira


le

per

lei

pensa che dolce

pene che solo un

infelice

amante pu immaginare.

In

un

so-

netto anzi tenta di riprodurre le


la

movenze petrarchesche, rcnch

lingua e

il

fraseggiare

Caciato sono a torto dal bel viso che solca s cum gracia darme udiencia,
caciato
si

fo

Adam
si

del Paradiso.

Ma
da
s,

quel che
voi, dal

vede ne

la

absencia,

da

mondo
il

esser diviso,
(t.
I

nel sa, nel pu, nel voi aver paciencia

p.23^
lo

Se va lontano dal suo


tormenta,
sione;

sole
il

desiderio di esserle vicino


s

e lo

fa

maledire

giorno in cui prese

stolta deci-

ne' sar felice finche

non

sia

tornato
si

ali

augusta

pre-

senza,

Anche con

lui

la

sua

donna
il

mostra benigna per un


si

certo tempo,

ma
ed

poi,
si

divenendo

poeta troppo ardito,

far

severamente cruda e
sospiri,

mostrer sorda ai suoi lamenti (1); allora


guai del disperato amante,
poi le gioie del

pianti

alti

della riconciliazione.

Ne
egli

poteva mancare
far ripigliando

la
il

narrazione

suo

innamoramento, che

concetto petrarchesco

(1) Pi goffa non potrebbe essere l'immagine usata a significare ci,


la

e che ci mostra

donna

nell'atti di tapparsi le

orecchie colle dita per non uJire,

come

il

tradizionale basili-

sco.

i$

dell'Amore che

ferisce
,,

l'

incauto amante, mentre " alla

doma
tra
i

ncn

mostra pur Tarco


nulla di sincero
trarchisti

espediente buono ormai per chi non aveva


dire,

da

ma

divenuto di pragmatica

peil

del Quattrocento nostrani e stranieri,

concetto

che

poeta, che non era un Folengo da

ridere dell'abusato
di

artificio,

prende
onore

sul
al

serio

e continua,
gli

dicendo che

ci

non va dato
cohardia, giac-

Dio, anzi

va ascritto a

mu^ grande
momento.

che

egli

era del tutto disarmato in quel


nelle

E
lettura

non solo

sue finzioni
la

amorose,
ci

ma

anche negli

at-

teggiamenti severi contro


di

Curia,

pare di

udire l'eco della

Petrarca,

come
,,

sul

capitolo che incomincia

" ccmoil

quien no dice nada


to:
-

(l)ci pare abbia avuto efficacia


d' ira.
-

sonet-

Fontana
in

di

dolore, albergo

Ne
e
poi

questo breve canzoniere

manca

affatto

quel conven-

zionalismo che, usato da Petrarca per esprimere sentimenti nuovi

rappresentare

stati

psicologici

difficili

descriversi,
tutti

diviene
intenti

un

vero flagello nei


frasi

poeti

del Quattrocento,

a tornir

ad
in

aguzzare
si

concetti.
alla

Ve

fra

l'altro

un intero
quale
il

componimento

cui

sacrifica

dea Antitesi

e nel

Naharro traduce, pi o meno


noto sonetto:

liberamente, non pochi versi del

Pace non trovo


Tali sono ad esempio
i

non ho da
versi

far

guerra

La vida es comigo, yo siento


tristezze

la

muerte

me

sobra, publico alegria

e questi

tras otro

Yo sudo en invierno y tiemblo, en verano me voy, de mi soy esquivo,


diceche ''non scende dal
conclude:
"

o quelli o

in

cui

cielo e sta

sulla

terra

quelli in cui

In

tal

tormento son per amar

voi (2)

CI) 'Propalladia. ed.


(2)

cit.

t,

Op. Cu.

t.

p.

66

60

C' per
che
lo

il

petrarchismo,

vi

manca Petrarca o qualche cesa


veste del gran Trecentista, vi
vi

ricordi
lo

degnamenta;

v' la

manca
se
di
di

spirito

animatore; invano
;

cercheremmo una passione,


il

non ardente, sincera


un anima tormentata
Petrarca
rivive in
la

invano
;

vi

cercheranno

fremito potente

nessun

riflesso dello
in
lui

spirito
la

appassionato

lui,

rivive

dolce mestizia, o
il

l'ardente
Il

amore per

natura che tanto abbellano


il

Canzoniere.
il

Naharro non cant per

prepotente bisogno di sfogare

proprio tormento,

ma

per puro capriccio di

uomo

colto

cant
essere

perch era
infelici
;

moda

generale esser poeti, essere innam.orati,

fngere

amori, ferite del cieco Dio, subite partenze, sudolori^

bite gioie, e subiti


sta
1

repulse, ire e riconciliazioni.


vi
si

Era que-

occupazione principale del cortigiano e non


persona colta che

era

da nei

nei primi anni del Cinquecento,

rispettasse,

che non fosse capace


di

di

costruire

un Canzoniere,

ritenuto
vi

non

rado superiore a quello dello stesso Pertrarca, n

era cor-

tigiano che

non arrivasse
il

crearsi

colla

fantasia una qualche

Dulcinea per cui belare

sonetto e la canzone.

L'errata teoria che port, da noi,


netta tra
il

ad una
la

distinzione troppo

contenuto e
i

la

forma, ridusse

poesia ad un mestieil

re alla portata di tutti

dotti,

facilitando

compito
Il

dei poeti
se-

con

rimari,

vocabolari, repertorii d'imm.agini ecc.

Nahario

gu l'andazzo; nella realt della vita fu


veli

come

tutti;

am

senza

mistici e

senza idealit trascendenti, nel

modo
di

pi prosaico

e pratico; ormai per era di


to in versi
latini,

moda
tutti

cantare realisticamente soltan"

mentre

in

volgare l'esempio

Petrarca non
ideali,
riu-

autorizzava a tanto, per cui

cantavano d'amori
allo

scendo con una


prio
io.
Il

facilit

sorprendente

sdoppiamento del

pro-

Naharro
quale
la

si

mostr cos legato

al

secolo da cui era


si

usciin e-

to,

nel

poesia,

anche

in

Ispagna,

mummificain

sercitazione

meccanica,

degna

espressione

del

cortigianismo di

61

quell'et,

di cui

specchio fedele

il

Canzoniere di ^aena, coi


Il

suoi

giochetti,

colle

sue esercitazioni di pazienza.

Naharro non

riesce a dar vita alla

donna amata, che

resta

avvolta

come
ad

neles-

l'ombra, senza corpo e senza nome; non riesce neppure


ser sincero,

per cui

le

sue poesie sono spesso cosa morta, senza

eccessivo pregio poetico.

3
rosa,
vi

Juan dal Encina ebbe

in

Ispagna una scuola tanto niimegli


il

quanto poco ricca di nuove individualit poetiche;

allie-

pi prossimi, quelli cio che pretesero di continuare

mae-

stro,

non seppero
i

far

di

meglio che ricalcarne


il

le

orme, ripetenesteriore
del-

done

motivi, fissando le situazioni e

meccanismo

l'arte sua,

quasi che in ci fossero


fosse

riposte tutte le pi alte perfezioni

e non

vi

da

fare di meglio che girare intorno

ad

esse,

sen-

za osate staccarsene.

Basta, anche senza leggere ciascun

poeta,

consultare uno dei cataloghi del


lia,

La

Barrer (1) o del Paz y

Me-

(2) per farci un'idea dell'insistenza


si

con cui

le

forme consacrate

dal maestro
i

ripetono, e della monotoniia con cui se ne ripetono

soggetti sacri e profani.

Ancora

la

Passione,

la

Ressurezicne,

ecc;

ancora
noti,

la

vita

pastorale colle tinte ormai note, coi nomi noin

mi

ritorna in iscena

H. Lope de Yanguas,
de Avila,

in

Peralvarez
e

de Ayllon, Luis Hurt^do,


altri,

Diego

Luca Fernadez

senza che nessuno dei nuovi drammaturgi trovi l'ardimento


genio necessario per continuare davvero a svolgere l'Encina,

il

anzich ripeterlo.

Abbiamo
stilistici,

cos

il

fissarsi,

il

farsi

tradizionale
si

dell'ambiente enciniano; l'imitazione diventa tulta esteriore,

li-

mita

ai

lenocini

ai

motivi, alle situazioni, ai colori


la

d'am-

biente.
cui

Prendiamo ad esempio

Farsa di Proteo
fa

di

Ribalda, a
un'edizione

l'illustre

A. Bonilla y

S:

Martin

l'onore

fi)

LA BARRLRA,

Catalogo bibliogrfico y biografico del teatro anliguo espano/

Ma-

drid

1860

(2)PAYZ MELI A,

Catalogo de las piezas de teatro que

se

conservar!

eri

el departi-

miento de Mss. de la Bliblioteca Nac. de Madrid. Madrid

1899

62

critici (1);

leggendo

il

prologo

ci

troviamo ancora nel procelloso

ambiente
ossia
la

di Fileno

y Zamhardo,

procelloso per di tuoni e lampi,


si

di

sonore verbosit, con cui

tenta di celare l'assenza del-

vera passione:

Luca Fernadez, che


ta

di

tutti
il

il

migliore,

quantunque poe-

pi che lo stesso Encina, ha


il

senso drammatico solo in mi

sura limitata;
e

suo
di

piccolo

dramma
su
i

prevalentemente
del

lirico,

non progredisce
altri

molto

quello
titoli

suo
di

predecessore.

Degli

non occorre

parlare:
ci
i

stessi

egloga, rappredelle

sentazione, farsa, ecc,

avvertono del persistere


poeti
si

vecchie

forme,

ci

avvertono che

sono chiusi

in

quell'ambiente
fissato

pastorale,
1

che

essi

prendono ormai quale era


povero
di

stato

dal-

Encina,

ambiente molto

umanit,
si

cosicch

cola

storo

del poeta salmantino sono l'eco che

spegne,

anzich

fiamma che sorge da poca favilla.


Ci Toleva uno che continuasse
quello aveva tolto
le
il
il

maestro^

uno

che,

come

dramma

dalla chiesa, lo

togliesse

dall'umi-

ambiente

in

cui

s'era

circoscritto

e ne facesse lo

specchio di

pi grande scena; uno che, ricco dell'altrui esperienza ed educato


al

gusto e alla disciplina del

teatro

classico,

tentasse

vie nuo-

(3) Nella Biblioteca hispnica

t.

XIII Noi citeremo alcune strofe che

copiamo dal

Ms G. 98

della Bibl-

Nac.

di

Madrid
{copia 5)

^ '^

- tA^o sienio, no se, no entenJo,


jeposo do halle

no veo

mi bida bonanca,

pues quando mas muere mi flaca esp.ranza


tanto se abioa

mi

triste

deseo.

Q,ue amor, que es la causa del

mal que poseo

ha dado a mi pena tan grande ocasion;


que biuir un ombre con tanta pasin
razon no
to

cree, ni

yo avn

lo

creo.

Pues com
en

es posible

poder tener bida,

Que

tanta descordia padesce comigo.

ve,

fuori
il

delle

orme

del maestro.

E
in

tale

fu

il

Naharro

in

Ispa-

gna e

suo coetaneo Gii Vicente


il

Portogallo; grande maestro


il

della scena

primo,

poeta

grande

secondo, andarono cos

lontano dal
scepoli.

comune maestro, da non sembrarne


che
il

nemmeno

di-

In realt l'affermazione

Naharro

sia
si

discepolo del-

l'Encina va di non poco attenuata, dato che non

form escluvasta

sivamente

alla

sua

scuola

la

sua cultura

era

ben pi

e di carattere molto pi umanistieo di quella dell'Encina,


pi vasta e pi complessa era la sua coscienza.

come

Dal

suo pre-

que non
j

est

Vn dedo
j

eie

ser

omicida ?

cuerpo penado!

o
jjo

alma perdida

que so^ de mi grado

mesmo

perdido.

Mas

avnque est pena me


porfi'a

tiene vencido

jamas mi

podra

ser

Vencidaeres

7.-10

triste

Amor, 4^e no
es

amor!

Crueza y engano

tu proprio nomhre,

mortai enenigo del

triste

del ombre

m&estro de dar pasin y dolor.


(j/i ti

es vencido el
tu

mas

vencedor,

p aquel que

Vences podria ben dezir

que a sido su Vida ygual al murir,

y muchoi afirman que avn

es peor tristura
l

breve plazer, perpetua


cierta

dudosa firmeza, y
al\y do tu pones

mudanfa,

mayor esperanno
que mas
te

mas huye
^

la bida
te

procura,
seguro

Quien mnos

sigue est

mas

Al
9

cuerpo por Vida, y al alma de puro


le

Males de penas que siempre


ZZI

tura (dura]

Que Amor

por metrnos en catividad,

despues que nos ala con el pensamiento,


ciega los ojos del entendimiento,

y asy obedecemos a su voluntad


'Pues no tiene predo nuestra voluntad
C

porque la trocamos con malos pastores


cuidados,
sufrencias, dolores?

por anzias,

Ni
Qui
fiffisce

se

comprende tan gran ceguedad.


faria continua nel

ilMs G. 92. La

1317

f.

444,

in cui

lamenti seguo-

no ancora per un bel pezzo.

64
decessore prese molto certamente, perch l'elemento pastosale ha

ancora non poca importanza nell'opera del Naharro;


introiti

pro/o^^/if egli

hanno

tutto
recitati

il

carattere di quello di Plcida

Victo:iano

sono pure

da

villani,

e villani sono pure introdatti per


le caratteristiche infine di tali

giorndJ.e intere

nelle

Commedie:
le

perso-

naggi sono

ancora

stesse

con

cui

l'Encina

li

ha

fissati,

bentes-

ch

la

loro

psiche sia arricchita di elementi nuovi.

Anche
di

la

situra

del suo
:

dramma

riveste

spesso

le

caratteristiche

quelli

del maestro

La
il

Jacinta e

La

'^rofea ad esempio hanno comsottile,

pagine m.olto sconnessa e trama molto

tanto da

richiamare

spontaneamente

ricordo dell'ultima egloga dell'Encina.


gji

QV introiti
spirito
riti

argomenti per,

quantunque
siano

identici
stati

nello

a quelli enciniani, molto dubbio se

sugge-

al

Naharro dal poeta salmantino, essendo


il

assai probabile

che

sia

avvenuto

contrario.

In generale

per
coloro

il

Naharro
che
lo

si

leva maestro e

si

stacca to-

talmente

da

avevano preceduto
ci

in

Ispagna;
la

si

stacca dall'ambiente villanesco e dal liturgico e

da

com-

media borghese, specchio fedele della

vita dissipata del

tempo,

Delle esigenze dell'arte drammatica ha una visione assai chiara;

vede esattamente

limiti

che

le

necessit pratiche gl'impcngcr.o,

e misura bene le sue forze

per muovervisi dentro


tent
di

da

padrone.

4
rica,

Della

dremmaiica
alla

dare

anche

ura

teosolo

che per risponde


generali; del

pratica seguita nelle

Commedie

nelle linee
te

resto essa

non ha nulla
aseai

di particolarmen-

interessante,
Il

essendo
concetto

un'enumerazione
della

vaga di principi
a
parole,
il

generali.
classico;

suo

commedia,

almeno

suo fondamento l'Epistola

ai T^isoni e forse
il

comsegui"

mento
va
il

di

Donato a Terenzio;
istinto

in

pratica per

Naharro
i

suo

artistico,

la

tradizione paesana e

modelli ita-

liani.

05

"
cvilis

Comedia

es

dice

il

Naharro

segun

los

antiguos

privataeque fortunae, sine periculo vUoe, ccniprehensio', a

diferencia de tragedia,

que

es

heroicae fortunae

in

adverss

comprehenso

segun ^uUo, comedia es imitatio


veritatis.
il

vitae,

specule

lum consuetudinis, imajo


Horacio quiere, etneo
decoro.

Quattro poi ne sono


prologus e
l'epitasis,

parti

e cio la proiesis, la catastrofe,


actos,
e

"e corno
el

sobre todo que sea

guardado

Passa poi a
'*

dare

la

sua

definizione

di

commedia

che

Comedia

no es otra
(in

cosa sino un artificio ingenioso de notafine)

hles e finalmente

alegres acontecimientos

por personas

disputados.

La

dioisin

de ella en cinco actos


necesaria;

no solo
Ics

me pa-

rece buena, pero

mucbo

ounque yo
que

llame jorna-

das porque mas

me

parescen descansaderas
\)

otra cosa.

De
I

donde
P.

la

comedia queda mejor entcndida

rescitada. ,,(VoI.

6)
Passa poi a distinguere
i

generi di

commedie che riduce a


a
no'

due,

commedia a

noticia e

a fantasia, o sea de cosa fantastica

fingida, que tenga color de oerdad aanqae no lo sea;


ticia

6 de cosas vistas

en

realidad de verdad.
nel

Tra

le

6 commedie pubblicate
Serafino, in cui
si

1517 erano a fantasia:


molta
vivacit

La Comedia
la

rappresenta con

corruzione e la

leggerezza di coscienza degli uomini del temeroica, in cui


si

po;

La Himenea, commedia

ormeggia

la

Cele-

stina',

La Jacinta, commedia poverissima d'azione. Sono a noticia. La Trofeo, in cui si celebrano le


Acuna
a

imprese porre

toghesi e l'ambasceria di Tristan de


di Portogallo (1514);
la

Don Manuel,
si

Soldatesca e

La
in

linelaria, quadri
cui

di
i

ambiente vivacissimi, vere fantasmagorie


bassifondi della Curia pontificia.

agitano

tutti

La

Tinelaria e

La

'trofeo so-

no del 1514-15.

66

Nel comporre queste commedie per


guidato dal desiderio di obbedire
ai

non

fu

costantemente

canoni inviolabili che andalui

vano allora per


nere
in

le

mani

di

tutti

e che anche

mostrava di
i

te-

tanto rispetto;
ritenuti fu

piuttosto

seguiva
perfetti

praticamente
degli

modeUi
jchiavo
molti

italiani,

allora

non

meno

antichi;

per non

di

nessuno.
si

Anzi

dalla fretta

con

cui

detta
e

dei suoi precetti,

vede l'uomo che

altra cura stringe

morde;
sue

quel suo prologo, ad esempio, sarebbe inutile cercarlo nelle

commedie, essendo, dice

il

Geraldi, ci

che

precede

il

primo

coro nella commedia greca, per cui non aveva ragione di esistere

nella
In

nuova drammatica, mancando

cori.

tutto

quello che non not credette senza dubbio di aver


i

seguito fedelmente
stare a dettar

suoi modelli,

per cui non c'era


in Italia,

bisogno di
e superflue

norme comunemente ammesse

a trattarsi in una prefazione.


nella struttura generale egli

in parte aveva ragione, la

poich
poeti

assimila

tecnica dei

nostri

drammatici, pi che quella dei

latini.

E
rattere,

noto che, quanto all'orditura esterna e all'indole della comgl'Italiani,

media, ne'

ne'

latini

conebbero
ricca

la

commedia

di

ca-

ma

solo

quella

d'intreccio,

cio d'avventure, che te"

neva desta l'attenzione dell'uditorio colla complicatezza degli accidenti.

Per essa
i'icavano
di

fu

trovato tutto quel


e

groviglio

di

regole
di
abilit
il

che
la

ne

cDH

l'arlificio

ridicevano

a gioco

composizione
artistico
il

un dramma. Gl'Italiani, convinti che


e rifin
la

secreto

di

una

ha

stessa

appunto

in

ci,

complicarono
le

pi

possibile

favola, moltiplicarono e intricarono


la

avventu-

re,

p^r darsi poi

soddisfazione di sciogliere

il

tutto

con inau-

dita abilit.

Per questo
do o epitasi e

si

dava un duplice momento


scioglimento o
catastrofe

della favola:
II

il

no-

lo

nodo

consisteva
gli

neir invilupparsi dell'azione, nel concorrere cio di

tutti

acci-

67

denti

ad

intricare

la

trama; lo scioglimento consisteva nel rapido

appianarsi e sciogliersi delle difficolt.

A
stina,
lui

tutte

queste cose aveva badato poco l'autore della Celea

tutto intento

dar vita
il

ai

suoi
la

personaggi,

perci

da

non impar certo

Naharro
i

tecnica drammatica; sua scuo-

la

furono specialmente

comici
in
lui

italiani.

Anche

le sue

commedie

sono d'intreccio; anche


difficile,

l'interesse

posto

nell'avventura
regolarit

quantunque manchi
parere

alle

sue
le

commedie
per

quella
cui ci

che
in

fa

troppo

perfette

italiane,

troviamo

lui

spesso dinanzi a
della vita.

commedie mal

tessute,

ma

a quadri vivi

ed

artistici

S'insegnava,

come

noto, che l'arte di uno


dell'intreccio
e nella

scrittore

stava
dello

pi che altro nell'abilit

singolarit

scioglimento, e per quest'ultimo v'era una maniera che riscuote-

va

maggiori applausi,

ed

era

l'agnizione, espediente

trito

ed

ammissibile nella
solo

commedia
non

antica,

ma

in

quella del Cinquecento

per

eccezione,

presentandosi

ormai

che

per

mero

caso nella vita reale.


resto

Anche
e

questo

procedimento, penetrato del


il

anche nella novellistica e nel teatro popolare, impar


l'adoper

Na-

harro dal teatro italiano

specialmente

nelle

ultime

commedie,
alle

e cio

neWjJquilana e
minute e divenute

nella Calamita.

Riguardo poi
e intra-

divisioni pi
vi

ormai

tradizionali
Il

sgredibili,

apport

mutamenti
al

notevoli.

prologo

non

pi la parola dell'autore

pubblico,

ma

forma come un prelusorta


di
,

dio in cui un villano fa ridere con ogni

motti

arguti,

con

ragionamenti

insulsi

can

discorsi

piccanti

con

giochi

plebei.

Anche
das,

la

divisione in
in

atti

accolse,

chiam questi jornagl'italiani.

ed anche

ci segu ciecamente
le

Orazio e

Deesse

gne di nota sano


in

sue parole

al

riguardo:"

La divisione di

atti

mi pare buona, anzi

necessaria.

Necessaria perch ?

68

Il

Naharro non ce

lo

dice e noi

non

riusciamo

vedere

chiaramente perch fosse necessaria o soltanto ragionevole. Eppure fu questa una regola inviolabile,
canoni a cui non
ci

dice
(
1

il

Borgese,

uno dei

siano mai ribellati.


il

Che

ragioni poteva avere

Naharro per ritenere necessaria


se

lal^ divisione?

Non sapremmo
atti

addurre

non questa, che mostrelui


il

rebbe ancor meglio quanto abbia potuto su


pio italiano. In 5

precetto e l'esemregolari

vedeva

tutte

le

nostre

commedie

e non poche di quelle popolari


tale

e forse aveva udito giustificare

divisione nelle dotte dispute della

Curia

pontificia,
tardi:

ragioni

che venivano esposte dal Giraldi alcuni anni pi


voluto
i

"Hanno
5
2."
atti,

la/ini

dice egli
1

che
si

la

favola sia

divisa

in

perch vogliono che nel

contenga l'argomento; nel

le

cose contenute nell'argomento s'incomincino ad


3."

inviare alla fine; nel

vengano gl'impedimenti e
offrir

le perturbazioni; nel

."

s'incomirxi
si

ad

modo

di

dare rimedio

agl'incomodi; nel

5.

dia

il

desiderato fine con debita soluzione a tutto l'argomento. (2)

Questa era

la

gran ragione che

il

Naharro doveva aver co-

nosciuto nel trattare coi nostri dotti, in quel periodo di fervore

d'imitazione latina.
le

secondo questo piano

infatti
le

si

sviluppano

sue commedie, che sono inabilmente condotte


posteriori
si

prime mentre
dei

le

vanno avvicinando

alla

perfezione

modelli,

facendosi pi
abilit

ricche d'episodi, pi intricate, svolte con iraggicr

e condotte secondo

un piano meglio
la

tessuto.

Basta paragonare VHimenea,


aatecedenti, per convincercene.

CalawUa

V Jlquilana

colle

Tuttavia non s'accorse quale eresia fosse quello di


re le

sostitui-

jornadas

agli

atti.

In

tal

modo cadeva
la

di di

fatto

uno

dei

capisaldi dell'arte

drammatica,

famosa unit

tempo

intorno

(1^
(2;

G A BORGESE,
G.
B.

Storia della critica romantica in Italia, p. 43.

GIRALDI CINTIO,

Discorso sulle commedie ecc p.

84 Milano,

Daelli

1864.

6^

a cui battagliarono tanto

gl'Italiani,

mentre intanto
il

gli altri,

con

o senza l'unit di tempo, creavano

loro

teatro nazionale.
di luogo,

Pi rispettate sono invece

le

due unit d'azione e

non tanto per deliberato proposito, quanto perch quelle due leggi
erano pi consentanee
Il

alla

realt.

suo vero distacco dai precetti classici e

dai

modelli

no-

strani

incomincia invece allorquando

la critica

alessandrineggiante
e ci,

tenta di penetrare oltre la superficie del

dramma,

ad esem-

pio
dito

quando

egli

mescola

il

tragico e

il

comico,
l'Italia

fatto

cos inau-

da

sollevare le

proteste di
la

tutta

dotta,

quando

il

Guarini tent d'introdurre


II

novit nella nostra


di

letteratura.

Naharro ebbe l'avvedutezza per

tenersi

pi alla vita

reale che ai precetti, ai quali precetti disobbedisce ancor pi quan-

do

si

tratta

di

quei

tratti

caratteristici

che servivano

alla

crea-

zione di un tipo tragico o comico.

Intorno a ci s'era sbizzarita la critica classicista, approdan-

do

alle

formazioni di una specie di casellario in


i

cui

erano

di-

sposti in bell'ordine

tratti

particolari,
di

che servivano a
il

mettere

insieme un personaggio.

Anche

questo tocca

Naharro breve-

mente, forse perch non vedeva


zio
i

la necessit di

prendere da
gliene

Orasi

suoi

tipi,

dal
o,

momento che
se

la

vita

reale

offriva

grande

variet,

non

vogliamo

credere

che
di

facesse

ci
si

intenzionalmente,
trattasse.

perch non aveva capito


i

bene

che

cosa

Per Orazio e
il

suoi

amplificatori

italiani,

quella
si

di

conservare

decoro era una norma ben definita, ne'


al

sbrigail

va

in

due parole, come pareva

Naharro, dal momento che

Giraldi,

ad esempio,
essi

le

consacra pagine su pagine. (1)


il

Per

conservare
il

decoro significava fare


I

il

contrario di
i

quello che faceva

Naharro.

critici
i

Alessandrini e
caratteri

loro se-

guaci posteriori, avevano decomposto

nei loro

elemen-

(/) Op.

cii.,

p.

95 e

segg.

OccsEonalmente poi ne parla qua e

l in tutto

il

libro.

70

ti

costitutivi

per via di minuta

analisi,

ed astraendo dal diveni-

re continuo della realt, dopo aver visto

come ognuno
con

era fatto,

ayevano dato

la

formula

infallibile
le

per ricomporli, senza che nesfigure formate


tal

suno esclamasse mai, nel vedere


dimento:

proce-

O
rivasse

quanta species cerebrum non habet


il

Orazio credeva e insegnava, timoroso che

poeta non argli

da

se a

concepire verit cos peregrine, che

eroi tra-

dizionali

debbano

essere riprodotti coi caratteri ormai noti; inseafflitto


si

gnava che a chi


solato, a
le

convengono parole ed aspetto scona chi allegro parosi

chi adirato

parole minacciose,

scherzose e cos via (I) Speciale attenzione

doveva poi porre

nel distinguere con

un

taglio

netto

il

linguaggio da porre in boc-

ca

ai

personaggi dei vari ceti sociali e di differente et


11

"

Dio

parli diversamente dall'eroe,


il

il

vecchio dal giovane,


civile
il

il

padrone dal servo^


ci

barbaro asiatico dal


i

europeo

ecc,

dice

il

poeta (2) Per

nostri
vi

critici

dunque

decoro era negli


e

atteggiamenti e nelle parole:

erano
re,

portamenti

sentimenti

da uomo da
servo,
tra

libero,

da

principe,

da

portamenti e
v'erano

sentimenti
solchi
spi-

o da
le

uomo

comune,

come

rituali

varie classi, vi erano pure solchi verbali; v'era la fraliberi, civili ecc.
il

seologia da uomini
il

e la
il

fraseologia

volgare; v'era

linguaggio tragico e
alla

comico,

sublime e l'umile, senza che Orazio:

nessuno pensasse
verba requntur.

sentenza

dello stesso

Res

tenes,

Cura

speciale per conservare inalterate le diffesi

renze di condizione sociale e intellettuale,


tere insieme le persone
servi a rispettiva
sulla

poneva poi nel meti

scena:

padroni dovevano tenere

distanza^

e per quest'ultimi

dovevano sempre essi

ser nell'aria

percosse, minacce e catene; e cos

doveva

far

per
sul

ogni altra classe di persone: era

insomma

il

Galateo portato

(1) Verai
[2)

105

e legg. dell' Epistola ai 'Pisani


segg.

Idm, 115 e

71

teatro; era la classe colta

che vedeva nel popolo


fu

il

profanum vulgus

Canone
la

rispettatissimo

quello di non inlicdune il'a ictra

fanciulla onesta,

non perch

condizioni

sociali
i

particolari
e

lo

consigliassero,

ma

perch cosi avevano fatto


la

latini

non

era

quindi senza, permesso


nel fango

necessaria licenza dei superiori, gittar

della scena quello

che

non

si

aveva poi

sciupolo a

gittare nel fango della vita.

Le persone
di

portate sulla scena non dovevano poi essere pi

quattro nello stesso tempo,

perch

il

classico

epicureo
il

po-

tesse

avere

la

visione esatta delle cose senza fatica, n

chias-

so di tanta turba di gente venisse


bile

ad

urtar troppo

il

suo sensi-

orecchio.

11

Naharro

invece ne introdusse spesso a diecine.


ai

Orazio, che per buona fortuna fu molto spesso superiore


suoi
fare
i

precetti,

sapeva

bene che
i

non bastava

il

suo codice per

poeti e specialmente

drammatici,

ma

il

volgo

dei

suoi

critici

era perfettamente convinto del contrario,


trov traduttori, annotatori e

per cui quell'E-

pistola

commentatori a iosa e con


gli

essa alla
matici.
ratteri,
Il

mano

si

approvarono o
infatti,

si

condannarono

autori

dram-

Giraldi

per citarne uno, dell' intreccio, dei ca-

dell'osservanza
della

del

decoro,

della

verosimiglianza della
del

favola,

decenza
esteriore
COSI

di costumi,

dell'elevatezza

linguaggio,
infallibile
la

dell'artifcio

insomma,

faceva

un

criterio

di

giudizio,

metteva Terenzio prima di Plauto,


altre

Cassarla

prima di

tutte le

commedie ariostotesche
(3)

(2) e metteva Se-

neca prima dei


(1)
positi

tragici greci.

GIRALDI,
Op,
cit,

op.

cit.

p.

22

a proposito di una trasgressione

dell'Ariosto nei

Sup-

(2)

p.

22

"La
si

Cassarla taito pi vaga e a)7//ictosadi ogni sua commedia


si

perch quasi naturalmente


il

scioglie tantoch ritiene


...

possa paragonare con tutte

le latine

2.0

II

luogo tiene

la

Lena
la

per

la

naturale esplicazione del

nodo
e
di

il

3,o

Suppositi

in cui

molto riprovevole

contenzione del servo col padrone

quest'ultimo col Se-

nese,

(3)

Idm

p.

33 Egli avanz....
i

nella prudenza,

nella gravit, nel decoro, nella

mae-

st,

nelle sentenze, tutti

greci che scrissero mai.

72

Il

meccanismo

si

complicava da

noi,
il

l'esteriorit

faceva
quasi

ognora pi imponente, mentre sotto era


interamente vuota era
la

vuoto,
:

perch

coscienza

italiana

si

prescriveva un

linguaggio speciale per ogni genere letterario, linguaggio diveruto

ormai convenzionale; per


frasi

la

tragedia doveva essere sublime, con


di

peregrine,

con andamento maestoso, ricco

figure

pretenfa-

ziose,

e quello della
;

commedia semplice

e vicino al

parlar
le

miliare

il

.o

cos era pesante e


ufficiali

indigesto,
il

come

orazioni
il

degli occhialuti oratori

dell'epoca,
stante,

2.o,

essendo

lin-

guaggio divenuto un arte di per se


dimenticato

ed avendo ogni dotto


scolorito, slom.-

come parlava prima


anch
esso.

di esser tale, era

bato e
Il

artificioso

Naharro giudicato ccn


;

tali

crileii

doveva
si

apparire

pcco

meno che un barbaro


le classi

nel suo paese

non
si

era verificata quella

scissione tra classe colta

e popolo, che
nel

verific

da

noi,

per cui
di

erano vicine,
il

sia

modo

di

pensare
la

sia

nel

modo

esprimersi, e
polo:
i

poeta portava ccn se tutta

psiche del suo ponulla di

suoi personaggi

naturalmente

non

hanno

quel

decoro tutto esteriore e verbale di


dia:
il

quelli

della nostra
fissi,

commequale
lo

suo linguaggio non esce da stampi


il

ma

richiede

momento^ squisitamente

lirico

nei

momenti

di

slancio

di passione, ardentemente

drammatico nei mementi


la vita reale

gravi. In

nes-

sun

momento

il

poeta perde di vista

del suo tempo,

quantunque conservi un tono forse troppo umile anche nei


menti culminanti.

mo-

Metteva poi
parlare

in

scena non solo

le

fanciulle

oneste,

ma
i

le

fa

ed

agire senza tutto quel superitegno che

non

hanno
ser-

nella vita, e senza


vi

troppo sussiego verso


lui

le loro serve.

Ne
i

ed

padroni sono da
pi
intimi

modellati nello stempo classicc, rra


loro relazioni, senza

sono

assai

nelle

che

servi

tremino continuamente sotto la minaccia della sferza.

t3

Queste furono
cheggiante
patria,
sia
si

le

principali
cosi

ragioni

per cui

la

critica

classisia

mostr
Italia.

poco
i

benevola col Naharro.


giudizi
il

in

in

Tralasciando

apologetici o le

di-

menticanze ignoranti, ricorderemo come

Valds trovarse
per
lui
il

un

poco da riprendere
bilissimo nel

in

quelle
le

commedie
umili,

Naharro, asuo com-

condurre
fa

parti

diventa, impari al

pito

quando

parlare personaggi

meno

umili
alcuni
critici

Con
tra cui
il

vero disprezzo ne parlano invece


Signorelli,

italiani

per

il

quale quelle " commedie sono scm-

mamente

basse, fredde, puerili,

senza

moto
favola

teatrale,
e
-

senz arte

neir intreccio, senza somiglianza nella


nei costumi;
gli

senza decenza
dice
-

argomenti poi sono di quelli


,,

che

si

debbono bandire da ogni teatro colto

(\)
fssi

Questa

critica,

oggi che

gli

schemi

non seno pi

di

moda

e crediamo che tutto quello che ha vita nella realt abfar

bia diritto ad aver vita nell'arte, pu

sorridere,

ma

in

quel

tempo aveva valore decisivo


spesso a torto.

condannava ed assolveva e molto

Tuttavia possiamo renderci ragione dei


critica
:

moventi

di
le

questa
perfe-

il

dramma
del
e,

italiano era nato adulto, con tutte

zioni esteriori

dramma
prima
in
se,
si

classico,

m.entre quello spagnolo


;

era

nato bambino

di

parlare, balbettava

uno

era qtirci

immobile, chiuso

l'altro

ascendente
il

cgni giorr.o

vcuo

la

sua perfezione; non


letro

cap

insomma che

primo era uno sche-

e l'altro una persona viva,

e che perci

doveva essere

giu-

dicato con criteri di relativit.

(1) NAPOLI SIGNORELLI. Storia dei Teatri, L'ANDRS (Dell'Odgine e progresso di ogni letteratura)

Uh. II cap.

VI

p.

253 Anche
II parte I p.

Parma 1785.

voi

ITI

giudica

non meno

stoliai.iente:

Qual gergo
Qual

dice

nella Serafino di Latino,

Ita-

liano, di Castillano e di

Valenzano?

in soffribile intreccio e

mal preparato scioglimento

nella Soldatesca,
Il

nella Jacinta e in tutte le altre?

dialogo poi basso e triviale eoe

74

Inoltre

v'

qualche cosa
ci
l'

in

tutta

la

letteratura spagnola
in

specialmente nel teatro, che


disagio spirituale
sciuto,
in
si

getta

come

preda ad un certo

da darci

impressione di un

mondo
pieni
ci

scono-

cui

ci

pare di

non poter respirare a


abitualmente

polmoni.

Poche
cos

altre

letterature
fuori

che

studiamo

portano

completamente

del nostro am.biente storico, del nostro


la

abituale
t,

modo

di

pensare, di sentire e di rappresentare


in

real-

in un'atmosfera del tutto nuova,

un mondo ricco
ogni freno.

di ener-

gie potenti,

esuberanti e

ribelli

ad
si

ci note-

vole specialmente nel teatro, in cui


gnola, teatro che
si

specchia tutta la vita spai

presenta tanto diverso dal nostro, sia per

sentimenti a cui
si

s'

ispira,

come

per

la

diversit

dei canoni a cui

uniforma.

Tutto un diverso patrimonio ideale, e

tutta

una diversa ma-

niera di concezione e rappresentazione artistica,


tore spagnolo fsronomia originale
teria altrui.

danno

allo
la

scrit-

anche quando elabora


sa essere se
;

ma-

La
o

sua imitazione non


libera ricreazione

non traduzione
solo

quasi fedele,

Il

Naharro

raramente

traduce, pi spesso piglia dai nostri

il

motivo generale o qualche


fisiosi

spunto particolare e poi agisce liberamente, dando a tutto

nomia

originale e prettamente spagnola.


il

Lo

stesso

fenomeno

nota su pergii in tutto


diare
i

teatro spagnolo per cui prima d stu-

debiti particolari del

Naharro, crediamo

utile fissare ralle


altri,

linee generali

senza

pretese di dar per lezione agli

la

fisionomia propria di ciascuna civilt.

5 quando

Il

problema

stato

posto

da

tempo,
fra
la
c'i

specialmente

si

trattato di stabilire

confronti

poca

vitalit

del nostro teatro e la vita prepotente di quello


ci
si

altre nazioni;

domandati

allora

perch a noi

sia

mancato un

teatro naaltri

zionale,

contrariamiCnte a quanto avvenuto presso


noi pare che la questione

paesi.

A
a
se,

non

possa essere considerata


fatti.

ma

collegata a tutta una lunga catena di

ts

Si tratta,
ci

secondo
tratta
la

^.oi,

di

tutto

un patrimonio
di

spirituale

che
di

manc,

si

di

un complesso

cause

che portarono

conseguenza

mancata unit nazionale, e


classici

nella letteratura

dram-

matica l'imitazione servile dei


tro nazionale.

e la
il

mancanza

di

un tea-

Per questo crediamo che


prima cosa
cui
essi
i

nostro sguardo
il

debba

rivolgersi

per

ad esaminare

particolare

sviluppo

della civilt italiana di

generi letterari sono

manifestazioni
particolare
piglia

immediata: ognuno di
di quella e

corrisponde ad uno stato


se

non pu

nascere
.

non

dove

la

civilt

quei

particolari

aspetti

Il

teatro

nazionale

sviluppo
se

continuazione dell'epopea nazionale e non pu

nascere
un'et
di

non

laddove una nazione passa faticosamente da

barbarica-

mente ed ha
storia,

eroica, in cui

si

forma un ricco patrimonio

leggende

l'epopai
all'et

nazionale
cui
si

quale forma primitiva della propria

in

consolida politicamente

ad unit

nazionoi
fuil

nale.
fino

Ora

in

Italia
si

miucarono proprio queste condizioni; da


diedero due
del
fatti

dai primordi

notevoli: la

mancata

sione coi popoli

barbari

nord per cui venne a mancare


a

fervore

barbarico e venne
le

mancare quel complesso

di

miti

che alimentano

epopee

nazionali, e l'eredit della civilt

roma-

na che

ci

fece nascere adulti,

tenendoci spesso fuori della realaspirazioni


impossibili.
verific

t contingente,

con sogni ed

L'oscuranoi,

mento

totale

della vecchia civilt


allo

non

si

da

per cui

non ritornammo

stato primitivo,
la

a bamboleggiare ingenua-

mente^ e coll'ingenuit e
gli

credulit ci

mancarono

gli

istinti

slanci dei fanciulli.

Fino dal principio


stacco
tra
la

si

nota da noi marcata

tendenza

al

di-

borghesia colta

ed

il

popolo, tendenza spiccata


realt nel

della classe colta a chiudersi fuori della

mondo

della
le

scienza,
lotte

dell'arte
il

della fantasia.

Tuttavia prima di Dante

di parte,

fervore religioso ecc.

non permettevano questo


tutti

distacco,

ma

rapivano nel loro turbine

indistintamente, per

76

cui

si

viveva di lotta e
la

si

pensava fortemente, cosicch


dalla
fa

in

quese
il

sto periodo

poesia rampolla generalmente


nel

vita

dotto
re

si

sprofonda
vita

regno

della scienza, lo
stessa.
In

per
e

amonei

della

non
si

della

scienza

Dante

suoi
lui

coetanei

sente

ancora

gagliarda la realt vivente, in

sono

in

ancora unit
esso
il

inscindibile
il

l'uomo

il

poeta

vigo-

roso

patriota,

credente, l'uomo di parte

il

sostenitore dell'idea universale dell' Impero;


atti

Dante pone

nei suoi

tutto

stesso,

tutta

la la

sua passione, e fa la sua grandezza

della sua sventura.

Ma

sua l'ultima parola di


secoli
le

un'et

il

testamento di un'epoca

ai

che verranno, poi quell'et


facolt

trala

monta,

la

bella unit di tutte


g' ideali

umane

si

scioglie;

coscienza infiacchisce:

del

passato tramontano nell'indifla

ferenza o neir irriverenza.

Ed
i

anche

tradizione letteraria vieletterari,

ne ad essere interrotta e
si

germi dei nuovi generi


di

che

trovavano ancora misti e compressi nell'opera


il

Dante, non
la
civilt

possono avere

loro pieno

e libero sviluppo,

perch

che segue non svolgimento organico della precedente,


talmente nuova o ad essa apposta.

ma

to-

Al popolo
e la

italiano

viene
eroica

mancare

1'

interesse

per

la

vita

reale

coscienza

quell'entusiasmo
le
forti

cio

quell'intima fiamma che suole venire dal-

convinzioni

dalle

magnanime

aspirazioni dei popoli,

come

degl individui, che non distinguono fra pensiero ed azione,

fra essenza
lui
gli

ed apparenza. Petrarca

sulla

nuova

china;
:

in

antichi sentimenti appariscono gi


l'uojjio

come

smussati

in

Boc-

caccio

nuovo
ascetici,
lui

realizzato,
delle

e l'uomo nuovo colui che

ride degli ideali

bambolerie, degli eroici furori del


religione,

Medio-evo; per
so.iD

patria,

famiglia,

bello morale ecc.

vuoti nomi;

unica deit l'arte e la scienza.

L'eredit di

Roma

antica,
ci

a cui

tutti

dotti

italiani
il

pre-

tendevano di aver
di

diritto,

nocque, trastullandoci con


la

sogno

una grandezza che non era pi^ con

prospettiva

di

una

77

realt

che era sogno. Per V


fausta sorte e nella
straniero,
avvilita,

**

Italia le genti
,,
,

a vincer
1'

nata

e nella
vita

ria

si

dimentic

Italia

asser-

allo

divisa

ed oppressa.
contribuirono all'avvento del

Gli avvenimenti del secolo

XIV
nella

mutamento profondo prodottosi

coscienza

italiana.

L' idea

imperiale, a cui aveva fermamente


in

creduto
di

il

Medio-evo, cade

un'ondata di ridicolo per colpa

Enrico con
il

VII
cui

e dei

suoi

successori: rimane

per

1'

ideale astratto,

g' italiani

non

cessano di trastullarsi. Compiuto ormai

ciclo

vitale

dei
il

liberi

comuni

e delle libere

republiche

italiane,

incomincia
la

dolo-

roso periodo delle Signorie, che fiacca definitivamente

coscien-

za di nostra gente e abitua


renza.
I

il

popolo
fino

all'

ipocrisia

all'indiffeil

fieri

cittadini,

che avevano

ad

allora formato
al

nerdella

bo

delle milizie
citt,

paesane e preso parte attiva


fatti

governo

propria
ai

sono
si

tacere o soppressi dal pugnale del sicario;

liberi

eserciti

sostituiscono le milizie mercenarie, che divenvita

gono veramente
si

arbitre della
la

e degli averi degl'Italiani che dalle


strage,
dice,
in

abituano a vedere
d'altro

patria percorsa
di rapina,
di
si

orde
di

prezzolate,
e

non

bramose che
Il

gozzoviglia

di spadroneggiare.
to,

valore italiano,

non ancor
qualche
del

mor-

ma

dov'?

In

qualche tentativo

isolato,

esempio
suo
ser-

spicciolo,

ma

la

massa del popolo non s'accorge

vaggio e batte

le

mani e

ride.
i

Cos, mentre nel resto d'Europa, fusisi ormai


si

vari

popoli,
lo

formano

le

nuove unit

nazionali,

in

Italia

continua

smi-

nuzzamento
anche
morale
Il

nelle Signorie,

tanto peggiore

per,

perch
allo

uccide
sfacelo

la

coscienza civile del popolo,

contribuendo

degl'Italiani.

Papato

poi,

colla

sua scandalosa condotta nell'ultimo pei

riodo di lotte tra Guelfi e


li

Ghibellini,

coi

suoi continui

appelinte-

allo

straniero a

danno

della

Patria e

difesa dei suoi

ressi

temporali, e finalmente la scandalosa schiavit di Babilonia

78

il

doloroso scisma che

le

tenne dietro, ridusse

gl'italiani all'in-

differenza completa anche in materia religiosa; la

condotta
cio
e

poal-

chissimo esemplare del


l'irriverenza,

clero

port pi in

ancora e

che travolgeva insieme

forme transitorie

principi

eterni

della religione.

Ad

accelerare

il

tramonto completo delle idealit medievali


il

concorse potentemente

Rinascimento: l'antichit disseppellita e

studiata con delirante entusiasmo, assorb tutta l'attivit degl'Italiani

che, chiusisi nel regno dell'arte e dell'erudizione, dimenticala

rono

realt vivente nell'ora,

non videro

pi

l'Italia

corsa,

predata, incendiata, avvilita,


antico
to
cosi

incatenata.

Innamorati

del

mondo
tut-

splendido di forme artistiche, e dell'ideale antico


rivolto

terreno, tutto

godere l'attimo
li

che fugge,

sentirono quello

disprezzo profondo per tutto ci che

aveva

preceduti:
essi

che per

il

Medioevo erano

le

tenebre fu per

la

luce e vimistici

ceversa; l'ideale eroico del cristianesimo, coi suoi


colle sue

furori

aspirazioni ultra terrene, colla sua negazione della vi-

ta presente,

parve vaneggiamento di

spiriti
il

malati.

Si disse

defi-

nitivamente addio alla teologia e s'inizi


e del vero.

dominio della scienza


di storia e della gran-

Senza tener conto


spirituale
si

di

1400 anni

de rivoluzione
ne
in
al

portata dal verbo di Cristo, nella reaziotant'oltre,

Medioevo
i

and

da credere possibile

di rivivere

tutti

suoi

aspetti la vita
cos
si

dell'antichit.

Si

venne

creare un

mondo

fittizio

non

vissuto,
il

ma
previta

contemplato;
cetto

cerc di attuare l'ideale del saggio giusta


e

d'Orazio, godendo raffinatamente

completamente
la

la

e rifuggendo

da

tutto

ci

che potesse turbare

quiete spensie-

rata dei novi epicurei.

Quindi niente pensiero dei mali


resistere
all'ineluttabile,

presenti,

niente

tentativi

di

niente pensiero del

aldil,

niente

paure

o speranze mische.

79

Fu

per distruggere
sue
il

senza

ricostruire:

il

medievo

rovinava
;

ma
la

dalle

macerie

non

sorgeva

il

nuovo
gli

edificio
si

si

abbatteva

regno teocratico, senza che

accanto

costruisse

nazione libera, con nuova coscienza ed aspirazioni pi


il

uma-

ne:

complesso di eroici sentimenti e di mistici


l'anima della
demolitrice,
si

furori,
i

che era-

no
la

stati

vecchia societ,

cadevano

sotto

colpi del-

critica

cedendo

il

posto alla

completa
e
si

indilferen-

za.

L'Italia colta

chiude nel regno


dell'ora,
gli

dell'arte,

disinteressa
alto

completamente dei problemi


soglio collo stesso
stre
ai

guardando come da un
che correvano
il

disprezzo e
in

stranieri

le

no-

belle contrade
dell'arte

lungo e in largo, e

popolo non iniziato

misteri

e della civilt antica Si form cos una clas-

se

borghese interamente chiusa nel


bellezza
artistica

nuovo

mondo

del

pensiero

e della
si

di

cui

fece la sua delizia, staccando"


se-

completamente dalla gran massa del popolo, che non pot


nei misteriosi recessi;
finirono
cosi
le

guirla

due

classi

col

non

aver pi quasi nulla di comune, col non intendersi pi.


Ridottasi la vita della classe colta nelle corti,
si

pose

ogni

studio nell'esteriorit composta, elegante, piena di grazia, di

com-

postezza:
lare.
Il

si

codific al
fu

tempo

stessa la

maniera
tutte

di

vivere e di parle

bello

cercato ed

attuato in

manifestazioni
la

della vita,

ma

fu

un bel velo che ricoperse un abisso vuoto,

coscienza italiana.

La massa
nell'arte
lo
il

dei letterati, abituata al falso vivere di corte,

port

stesso

concetto a cui informava la


della

vita,

credette

trovare

pregio artistico nella bellezza

veste

estericre e

non

in

qualche cosa di pi intimo e di


Abituati
al

meno
giusto

facilmente analiz-

zabile.

niente di troppo,

al

mezzo,

all'aurea

madiocritas, alla galanteria misurata e simulatrice, non


in arte niente
sillabe,
le

volevano
le

che laceresse
le

ben

costrutti orecchi:

pesare perci
le

parole e

frasi;

non dire rozzamente


figura;

cose col vole

cabolo proprio,

ma

con un'elegante

scegliere

lettere

80

le

parole pi eleganti e armoniose ecc. Si venne cos ad


alle

attrile

biire
lettere

lettere

dell'alfabeto

un valore

intrinseco;

si

ebbero

dolci,

aspre,

armoniose,
le

rozze, eleganti,
di

ecc;(l)

dal loro
di

insieme risultavano

varie specie
stile

parole e

dall'insieme Ideale
luci

parole

vari

generi di

di

buona

memoria.
di

poetico

dell'et, sconcertata dai contrasti troppo vivi

sfolgoranti
in

e d'ombre gigantesche dell'opera di Dante, fu


il

Petrarca,
di

cui

puro

splendore

dell'arte

antica

brillava

luce

viva,

ma

eguale.
Ideale della vita l'inazione,
di
il

vivere "tranquillo ne l'ombra


la

un platano

folto

,,.

l'ozio,

il

torpore,

vita

idillica cio,

di

cui

e specchio

Y Jlrcadia
ci

E
ra

pi

avviciniamo
il

all'et

in

cui

si

sviluppa la
le

letteratusi

drammatica e pi
la vita

solco

che divide

classi

italiane

fa

profondo, pi
rotta,

della classe colta diviene inerte, vuota e corsi

pi

l'unit

nazionale

fa

lontana,

e pi ancora assente
civile, religiosa

dall'anima della nostra gente la passione


tica,

e patriot-

che sono l'anima della letteratura drammatica.


Rotti
i

vincoli familiari, rilassati

costumi, corrotto e corrut-

tore

il

clero, le

religione ridotta

ad un

complesso

di
si

pratiche
disirte-

pompose,

di esteriorit vuote, e gl'Italiani che di tutto

ressano e di tutto ridono:


la
i

un'apatia completa caratterizza

ormai
per

vita
pi,
il

del nostro popolo: la Patria

divenuta un

nome vano
il

Cielo e l'Inferno spauracchi da fanciulli; ecco


fuori
dell'arte.
si

nostro

Riuascimento

Qualche voce
c'

leva qua e l a rammentare agl'Italiani che


oltre le
stelle
,

una

patria 'lontana,

invano

se

ne

leva

qualche altra a rammentare che

gl'Italiani

hanno una

patria an-

che di qua

delle stelle; l'una e l'altra


in

restano

suono senz'eco,

vox clamantis

deserto.

(\)

BEMBO,

Le

prose della volgar lingua.

Ed. Sonzogno.

81,

Mancando dunque
spirituali,

a noi tutto quel complesso di


unit nazionale, sia

condizioni

mancando

1'

come

realt contingente,
di

sia

come

unit spirituale,

mancandoci quel complesso


i

tradizio-

ni

eroico-leggendarie che formano

miti delle

nuove

civilt,

ed

essendoci finalmente staccati dal


della fantasia,
zioni letterarie
agitata, vissuta
lotte

Medioevo

chiusi nel

mondo
attiva,

dovevano naturalmente mancarci quelle manifestache sono


il

frutto
in

spontaneo di una vita


i

con passione
di

tutti

suoi aspetti,
in
il

il

frutto

delle
il

politico religiose

un popolo,

Mancando

fine

a noi

dramma
arte,
le

della vita,

doveva per forza mancarci


e'

dramma come
opposta a
tutte

perch esso nasce laddove

una patria
le

patrie,

una

fede

opposta
la

tutte

fedi,

dove

sono degli

uomini che sentono


vita,
ci

dignit

e la grandezza delle funzioni della


attiva

dove

e'

una sola

anima nazionale
religiosi,
il

e cosciente,

dove

sono entusiasmi

patriottici,

civiH e guerrieri.

E
tate

noi infatti
i

non avemmo

nostro teatro nazionale.


classica,

Sotto

colpi della rinascente civilt

caddero

le

agi-

ed imperfette forme
il

letterarie dell'et

precedente e s'impoaspett
g'

sero le nuove;
lo

teatro popolare e religioso

invano chi

togliesse

dal

suo

stato

di

amorfismo e
per
se,
il

infondesse spirito
la
civilt

vitale.

c' da meravigliarsi

soffocata

di

cui era

genuina ed adeguata espressione,

teatro tradizionale

non

sopravvisse

come

in

altri

paesi,

ed

inutile

lamentare che
il

ci sia

mancato
dall'

un

genio

drammatico

che, togliendo
lo
;

vecchio teatro
artise,

umile stato in cui giaceva,


raggiunta da tanti
i

sollevasse alla perfezione

stica

altri

generi
il

da meravigliarci sarebbe
contrario.
11

dati
fatti,

precedenti, fosse avvenuto

nostro teatro in-

non essendo espressione

della vita giornaliera, n

continua-

zione ed evoluzione di quello medioevale, non ebbe sviluppo,


s'

ma

impost subito come perfetto,


in
se,

tamente formato e chiuso

come qualche cosa di compleper cui le prime commedie so-

82

migliano

le

ultime.

Fu per

perfezione esteriore, opera di paziente


viva.
il

costruzione,

non creazione, non opera


tutto, anzi

Come
il

in

pi che

in
il

tutto

resto,

si

credette che

contenuto fosse indifferente e


;

segreto stesse nella veste este-

riore

si

credette che la vita del

Cinquecento o quella
drammatico, anzi
di entrare
nel

di
si

Ropens
se

ma
che

antica fossero indifferenti all'artista


la in

vita

moderna non

fosse

degna

dramma
ad

non

toga e coturno. Si credette che per riuscire poeta tragico


i

bastasse moltiplicare
passo,

casi

luttuosi,

gonfiare

le

gote

ogni

abbondare

in

belle sentenze, in gravi parlate;


le

mantenere
della re-

tono maestoso ed accigliato, spiegare


torica.

vele nel

mare

la

commedia
che
in

non
di

fu,

meno
comico

impossibile della

tragedia.
vita,

vero

Italia
la

era

ricca

la

ne

mancava davvero
crediamo
sia

voglia di ridere di tutti e di tutto,


il

ma

non

questo

comico che pu dar

vita

alla

commedia,
serio.

essendo riso senza scopo, non mosso da un principio

La

commedia
faceti,

ci

pare non debba essere una risata su

burle,

su detti

su tipi sciocchi o convenzionali,

ma

demolitrice del brutto

della vita per

mezzo

del ridicolo,
risultato di

il

quale non una qualit di


sottinteso.

per se stante,
Il

ma

il

un contrasto espresso o
il

brutto deve stare in contrasto col bello,


serio.

comico con un

prin-

cipio
rale,

Ora
e
al

dov' era, nello sfacelo generale di ogni idea mo-

politica

religiosa,

qualche cosa

di

serio

di

nobile

da

contrapporre

brutto abbondante
la

dovunque?
Tragedia,
usc

Anche
cervello di

la

Commedia, come
tutte
le

dunque

dal

Giove con
si

sue perfezioni; sotto le apparenla

ze della vita per

nascondeva

morte; era

la

bella

statua

che non voleva parlare.

La

vita rappresentata nelle

nostre

Comla-

medie contemplata, non


voro,
lorito,

vissuta,

per cui costa

pazienza e
il

ma non
la

ire,

disinganni, odi
il

ed amori; manca quindi

co-

vivacit,

rilievo;

le

scene sono popolate di fantasmi

83

brancolanti

nell'

ombra, non

caratteri,

ma

tipi,

non persone
nel

vive,

ma mummie. Anche
nella veste,
raria,

qui tutto lo studio


nell'

posto

congegno,

negli

apparati,
la

onda

sonante
la

della forma letteridottesi

per

cui

tanto

commedia che

tragedia,

vuota musicalit e a sfoggio di apparati, senza contenuto


finivano nel
dall'altro, e

vitale,

JUCelodramma da un
centinaia di
dall'

lato,

nella

Commedia
perfetti dal

dell'arte

drammi

esaltati

come

Giraldi,

dal Tiraboschi,

Andrs, dal Napoli-Signorelli ecc. giacciono

oggi dimenticati sotto un non indifferente strato di polvere.

Mentre da
di

noi
forte

un complesso
coscienza

di

cause

impedirono
favorendo
il

la

formazione

una

nazionale,

in-

vece
della
altri

il

distaccarsi della borghesia

colta dal popolo, e


fuori

formarsi

tradizione
popoli,
lo fra

letteraria

tutta

della realt viva, presso


della Penisola

cui

non

ultimi quelli

Iberica,

si

aveva

sviluppo non interrotto delle civilt medievale, che porcostituzione


dell'unit
politica,

tava alla

nonch dell'unit

di

sentimenti nazionali di quel popolo.

le

cause dell'un fatto come

dall'altro
la

sono

specialmente

storiche.

Da

noi

infatti,

mancando

fusione coi popoli del

nord
poralla

manc quel profondo imbarbarimento che avrebbe


tare
al

dovuto

distacco quasi completo della tradizione romana, e


civilt

formazione di quella
e
i

eroico-barbarica, colle sue

leggende

suoi miti meravigliosi.

Troppo rimase
per cui spesso

a noi di
la
;

Roma, quancos

do

Roma
ci

non

esisteva

pi,

contemplazione dei
ci

passato
costretti

distrasse

dall'azione nel presente

trovammo
materia

assai

spesso a dar forma romana

alla

medie-

vale venutaci dalle altre nazioni.


I

popoli Iberici invece


si

si

staccavano completamente dal vec-

chio tronco e

fondevano lentamente,

ma

completamente

coi

barbari

invasori,
faalit

formando

un

popolo

nuovo, con aspirazioni

nuove e
affatto

nuove. Quel che restava di romano, e non era


restava

indifferente,

come sentimento,

come

principio co-

84
dell'anima spagnola, e andava diventando ognor pi lanella

stltutlvo

tino ecclesiastico:
infatti,
il

Spagna medievale, profondamente

cristiana
si

fondo etico romano vivo nell'anima del popolo, non


si

staccava pi ne

opponeva

al

fondo

religioso.

Ne mancarono
La
conquista

poi le condizioni favorevoli

perch

l'

ideale

nazionale e religioso mettesse nel popolo radici solidissime.


araba,
dati
1

suol

moventi

religioso

politici,

venne a consolidare ogn'or pi quei sentimenti,


zione del popolo tutta
al

fissando l'atten-

di

dei Pirenei

intorno alla monar-

chia visigotica, che doveva

procedere

vittoriosa

da Oviedo a

Granata.

La

guerra

combattutasi

assunse carattere prevalentedel

mente

religioso,

contribuendo all'ingigantirsi

sentimento
eroico,

cri-

stiano nel popolo, fino


tico,

a renderlo barbaricamente

fana-

intollerante.

Chiusasi

la

Spagna

nella

lotta

nazionale non partecip tropdi

po
che

alla
la

formazione e all'evoluzione

quel complesso

d'idealit

Chiesa

rese

universali,
latine,

e che

formarono

il

fendo delle
Imperiale
polila

altre
la
tici

letterature

neocolla

quali l'attuazione dell'idea


si

occidente,
religiosi

quale

collegano

tutti

gl'ideali

letterari

dei paesi d'oltre Pirenei,

come

cala

valleria,

l'espansione religiosa cristiana ecc.


fu
il

Per questo, mentre


l'

Spagna

pi fermo baluardo contro

invasione mosulmana,
coi

difensore

della

Chiesa

fu
la

Carlo

Magno

suoi paladini, gi la

ed

epopea universale divenne


gnola.
alla

franco-carolingia, ncn

spa-

La Spagna
europea,
suo

rimase
alla

infatti

quasi

completamente
il

estranea
als,

vita

quale non dette


;

suo contributo, ne

cunch del
tutta

colore

essa

si

formava

una

civilt
si

nazionale, tutta particolare, in cui sopravvisse

un fondo

latino,

ma

elementi svariatie non

meno

importanti entrarono nella


s'

composizione

da

cui

esci

il

quid novum. Fra questi,


cristiano,

gi

detto, potentissimo l'elemento

quel

complesso cio di

cose nuove, di

finalit

nuove, di aspirazioni

nuove

nonch

di

Sft

forne nu^va, cS? costituisce l'essenza


quale agi potentemente
sia
in

viva
sia

del

cattolicesimo

il

Ispagna,
risult

come

inlimo sentimento,
esal-

come pompa
intollerante,

esteriore:

cos

una fede ardente,

tata,

superstiziosa.

Terzo,

ma non

ultimo,

viene l'elemento germanico, che ncn

come da noi

elemento d'accatto,

ma

elemento vivo che agiforza,

sce potentemente col suo culto

della

del valore

indivi-

duale, col suo spirito insofferente di


pria individualit, col suo

ogni

limitazione della pro-

disprezzo di ogni legge che non fosse


Si

quella dettata dalla propria spada.

aggiungano a
l'influsso,

questi

ele-

menti

non

meno

importanti

quali

ticfpo negato e
bizantinismo
il

troppo esagerato, degli arabi e una certa tinta di


portata da Goti conquistatori ed avremo in iscorcio

complesso
ci-

quadro degli elementi che concorsero


vilt

alla

fornrazicre della

spagnola.

E
si

sotto la

pressione di queste condizioni storiche ed

etiche

ebbe un ritorno ad

una specie d'infanzia,


istinti

ad uno

stato pritale et;

mitivo e barbarico, con

ed aspirazioni proprie di

grande ardore

religioso

e guerriero, profondo senso

delle nere e

del dovere, ricchezza di fantasia e credulit


vilt

grerde.

tale

ci-

matur lentamente e gradualmente

senza

che

ele/nenti eil

stranei venissero

ad
coi

affrettarne,

o comunque a turbarne

pro-

cesso.

La

lotta

Mori, chiusasi coH'ultimo giorno del Mediodel carattere


al

evo, contribu allo stabilizzarsi

eroico del

popolo

spagnolo^ tenendo
giornaliera,

il

popolo per sempre

contatto colla realt

mentre
tutte
le

la

comunanza
classi,

d' interessi
sui

teneva

unita

la

nazione

in

sue

che

campi

di battaglia
sia

avevano

frequente occasione di conoscersi e vagliarsi,


nella vilt.

nel

valore, sia

E
vita

dall'osservazione giornaliera sui cempi di battaglia e nella

civile

nacque

l'abbondante
il

vena

comica propria
in

di

tutto
all'-

quel popolo, vena che trova

suo sfogo anche

mezzo

&6

roismo dei compagni del Cid. Quel perdurare delle


in

lotte

epiche

et non pi

epica, quel continuarsi delle condizioni che avemiti


eroici

vano dato

vita ai

nazionali, imped che


della
fantasia,

su questi

si

compisse quel tardo lavoro

da

cui sarebbe veirreali

nuta fuori quell'epopea fantastica


cui
si

coi

suoi

caratteri
"

con

svolse pi tardi la francese.

Alla societ spagnola manc pure


dale dell' Impero d'occidente, in cui
fronte vassalli e
si

quell'organizzazione

feu-

trovavano cos spesso di

Re, per
ribelle,

cui

manc

quasi completamente l'esalla

tazione

dell'eroe
re
;

del

barone singolo sopra


i

massa e
sin-

sopra

il

anzi in tutti sono comuni


al

sentimenti della pi

cera devozione
il

loro sovrano.

Altro carattere di quel popolo


Nella lunga lotta coi Mori
si

generalizzarsi dei sentimenti eroici.

esso fu spesso abbandonato a se stesso, per cui

abitu a far
dive-

da

se,

stringendosi attorno a qualche nobile

barone, che

niva oggetto del suo canto e della

sua

ammirazione.

Condivi-

dendo giornalmente
ciale

pericoli

della guerra senza

una classe speil

su cui ricadesse l'onore e l'onere della lotta^

popolo

si

abitu a non riconoscere nessun merito che non fosse guadagnato


colla

spada
fu

in

pugno; ed essendo
e

lotta

nazionale,
sentita

religiosa

ed

etnica

generalmente
in

vigorosamente

dalla grande

massa popolare,

cui

si

perpetu cos una psicologia eroica che


il

dura ancora, e diede luogo ad una cavalleria borghese,


sentimento era dunque generale e non privilegio
speciale,
ci

cui

di

una

classe

che

spiega

il

titolo

di

caballero cos difuso in

Ispagna.

Nel lungo processo

storico poi

si

formavano

varie classi,

ma

non
un

si

opposero l'una
graduale
;

all'altra,

essendo una selezione


fu
in
tutti

spontanea^

nobilitarsi

ma

vi

unit di sentimento,

unit di aspirazioni e di tradizioni; in tutti un'anima sola.

La

vita nazionale fu sentita


tutti
i

da
gli

tutti

fortemente

la

fede infierezza

fiamm egualmente

petti,

stessi

sentimenti di

67

personale parlarono forte a tutte


ratura
rozzi
plessi
si

le

coscienze, per

cui

la

lette-

specchio

fedele di quel complesso di sentimenti che


nel

ed elementari
nelle
classi

popolo,

si

affinano e
gli

si

fanno pi

com-

colte,

ma

sono sempre

stessi;

e per questo

ammira
nella

l'unit

tanto

mirabile della lingua spagnola, che


storica
vi

unica

sua

evoluzione
artificioso

nella

sua reit presente,


negli
ul-

quantunque molto di

sia

stato

introdotto

timi secoli dall'accademismo.

Lingua e letteratura
rattere

infatti

nei migliori

momenti sono

di

ca-

prettamente popolare.
poi,

In fine ritorno

mentre da noi
all'antichit,

il

Rinascimento

s'imposta

come
del

completo
in

come

assoluta

negazione
dopo,

Medioevo,

Ispagna,

arrivando quasi un secolo


si

quando

cio la coscienza nazionale

era completamente formata, s'imdei vecchi germi del

posta

com2 elemento fecondatore


caduta
alla

Medioevo,
noi trodi
in

affrettando la trasformazione di esso in et moderna.

Da

lo

sfacelo

nazionale,
la

la

di

tutti

gl'ideali
classi

dell'et
sociali;

mazzo, nonch

tendenza
l'unit

scissione

delle

Ispagna invece trov


nale formato,
te

nazionale compiuta, lo spirito nazio-

sentimenti guerrieri, religiosi e

morah fortemenMori
si

radicati; giunse proprio


il

quando

la

lotta

col

chiudeva
le le

vessillo

dei

Re

cattolici

sventolava
dai
la

sull'Alambra,

quando

navi di

Colomba

ritornavano

lontani regni

d'America e

truppe aragonesi intraprendevano


pi grande
sec.

conquista d'Italia. Niente di

ramnanta
In
tali

forse

la
il

storia

che

la

Spagna
fu

al

cadere del

XV.

condizioni

Rinascimento
il

quello che potedella

va essere, cio
s'affin,

la

scuola a cui

gusto

artistico

nazione

l'ideale

che guid nella composizione delle nuove opere

d'arte, la
ricca;

miniera di miti e di finzioni artistiche inesauribi'ircnte


si

a tale scuola

appresero

la

misura, l'armonia, la propor-

zione dell'opera d'arte.

In

fondo per

la

civilt

spagnola rimane

la

stessa, evoluzio-

ne organica di pi secoli di vita eroica.

Per

quello

che

riguarda

la

drammatica,
gli

dalle
la

lettereture

classiche e dagl'Italiani, impararono


situra del

spagnoli

regolare tesquello

dramma

stesso,

il

quale nel fondo rimase


in

che

era,

evoluzione cio dei miti eroici

et

storica,

o agitazione

diuturna dei grandi problemi nazionali, morali e religiosi. In generale


i

po2ti drammatici

non

si

fecero schiavi
i

dei loro modelli


il

ma

procedettero tenendo d'occhio

precetti
1'

popolo,

la

per-

fezione artistica antica e la realt vivente,

ideale astratto del bello


il

e la relativit delle sue incarnazioni nella vita, per cui

popolo spadifetti,
i

gnolo trovava tutto s stesso


suoi pregi,
coi

in

quel

teatro,

coi

suoi

suoi sentimenti

non mascherati,

col

suo

passato
risulta

e colle sue aspirazioni ad un avvenire di grandezza.

Ne
si

quindi un teatro pieno di originalit e di

vita, in cui

specchia

fedelmante l'anima del popolo non solo nei suoi grandi motivi,
in

ma

tutta

la

sua minuta e varia storia giornaliera; in esso trovano

posto
zioni
ti

infatti,

accanto

alle

grandi tradizioni storiche e alle aspirai

religiose, le
i

umili leggende care al popolo,

canti pi no-

e pi diffusi,

motivi
ecc.

lirici

tradizionali,

le

romanze

suonanti

sulla

bocca

di tutti
in

Cos anche
eroica,
di
la

Ispagna,

come

in

Grecia,

tra
vi

la

letteratura

lirico-didattica e la

drammatica non

discontinuit

svolgimento,

come

discontinuit non nella vita.


teatro,

Anima

di
i

questo

spirante

grandezza eroica sen-

za pari, sono

pi forti sentimenti dell'anima spagnola: l'amore,

ardente, galante, cavalleresco, omaggio

appassionato
si

alla

donna,

o tremendo sentimento
cosa sacra per
lo

di

gelosia

quando

tratti

della

famiglia,

spagnolo dei secoli


entra

XVI

XVIII. La don-

na maritata
di

infatti

quasi

esclusiramente nelle
nelle quali

Commedie
di

Capa y Espada (drammi


nella

eroici),

ha modo
il

sca-

tenarsi

maniera

pi violenta la gelosia,

sentimento

del

89

punto d'onore,
si

la

fierezza personale, per


i

quali ultimi sentimenti


affetti,

sacrificano spesso

pi sacri e

pi cari

si

va

in-

contro alla morte colla pi solenne ad implacabile logica. Viene


poi
il

sentimento nazionale, fortemente sentito da


fede
religiosa

tutti

in

tutti

suoi aspetti, e finalmente l'ardente

che
per

infiamma
si

e tormenta molto
di
vista
la

le

an/me

d'oltre

Pirenei,

Mai

perde

realt

per sostituire a quella un'altra

realt costruita

dalla nostra fantasia.

Espressione costante di questi sentimenti un lirismo esaltato,

ardente,

colorito,

pieno

di

brio,
siccit

concettoso

spesso e

pieno

di bisticci; ignota la scarna


tragici italiani,
Il

ragionativa

dei comici o

teatro spagnolo per visse, in generale, troppo al di l dei


si

Pirenei e
te
ti

nutr

troppo esclusivamente di sentimenti tipicamen-

spagnoli quanto poco sentiti, nella loro interezza, dai rimanenpopoli eiropei, per cui, mentre Molire, e Shakespear ancor pi,

scrivevano

drammi che varcavano

gli

angusti limiti delle patrie lo grandissi-

ro e divenivano universali,

Lope de Vega, che pure


la

mo,

scrisse

suoi,
il

che sono

pi alta espressione del genio spa-

gnolo dopo
gnoli.

Quijote,

ma

che sono troppo particolarmente spa-

Questo cumulo
vilt

di elementi costitutivi

dell'anima e della
originalit,

ci-

spagnola, d a quel teatro

profonda

non

solo

nel
cio,

fondo,
I

ma

nella stessa
infatti,

parvenza,

nell'espressione artistica
la

romantici

quando additavano
artistiche,

Spagna come moparlare solo


dell'atteggiad'arte.

dello delle

nuove teorie

del fondo etico

storico

non intendevano

religioso,

ma anche

mento che quella materia prendeva divenendo opera

L'espressione artistica, la forma italiana, era classica per eccellenza; vi

predominavano cio

le

forme plastiche,

la

tendenza

alla

gene-

ralizzazione dei pensieri,

la

materializzazione dei concetti, a cui serle

vivano

le

continue figure retoriche e

reminiscenze mitologiche.

90

Caratteristica dell'arte

classica nostra era

dice

il

DeSantis-

la

forma

in

riposo, l'armonia delle linee, la purezza del disegro. (I)


il

La

visione del poeta classico,

cui

spirito

ncn era ancora

tor-

mentato dai formidabili problemi posti all'anima tirana da Ges Cristo, era serena^

calma, sorridente; era


lo

l'io

proiettato con-

tinuamente davanti a s stesso^ era


za
dell'artista,

sdoppiamento della coscien-

anche quando era

esso stesso soggetto

ed oggetto
quel

dell'arte sua.

Di qui quel

sorriso

che non mai


linea

sguaiato,

gemito che non mai grido, quella


dell'arco,
Il

che

non

sale pi su

quel costante fondersi delle parti nell'armcnia

del tutto.

Medioevo invece

fu tutto l'opposto dell'antichit classica,

aven-

do G. Cristo turbato quelle serene coscienze


de poste all'uomo; con
negli
t
ria,

colle terribili
si

doman-

lui lo

sguardo

umano

getta risolutamente
finali-

abissi

dell'anima, ritrova la coscienza, ritrova le sue


si

ultra

umane,

riconosce qualche cosa di diverso dalla mateil

e riconosce che

suo regno non

la

terra,

come
la

fino

ad

allora

aveva creduto.

Ma

la

coscienza svegliata turba

calma

interiore, coi suoi


11

dubbi, colle sue paure del domani.


quello dello
divenire
si

regno della materia cessa e comincia


al

spirito
spi-

che dalla materia anela


rito,

distacco, anela a

puro

particella

incommensurabile d'Iddio. In arte

ha

quindi la

tendenza all'idealizzazione della materia.

La
in

grande

rivoluzione

poi,

portando
lo

lo

spirito

umano
finali-

un regno non ancora conosciuto,

metteva dinanzi a
cui quasi questo
la
si

t nuove, gli
la

dava aspirazioni nuove, per


a

smarr e

civilt
si

torn cosi

bamboleggiare;

complessit spirituale

antica nuovi,

perdette, e un infinito

numero

di elementi, in

gran parte

turbinarono nelle menti umane, senza riuscire a comporsi


e in armonia.

in sintesi

La

visione

si

turb;

si

ebbe

il

riso

non

(1)

DE SANCTIS FRANCESCO,
lua Letleratura Italiana.

La

hlteralura italiana nei sec.

XIX

p.

135 e

qua

l nella

91

pi misurato,

si

ebbe

il

grido non pi represso;


si

si

ebbe

il

porsi

dei varii elementi ciascuno a se,

ebbe

lo

slancio mistico ver-

so r infinito, e cos alla rappresentazione artistica per via d'


gini

immafigura-

plastiche,

per via di concetti generali, e per via di

zioni intermedie, successe la rappresentazione diretta,


si

immediata,

ebbe
si

il

particolare,
la

il

nome

distintivo

invece del giro eleganchiesa gotica pieil

te;

ebbe

forma agitata e torbida,

la tetra

na d'ombre e di mistero, dalle guglie lanciate verso

cielo

co-

me uno
romana.

spasimo, invece della composta

luminosa

costruzione

E
del
si

la

civilt

spagnola,

come

ci

si

presenta con tutta l'eredit


religioso

Medio-Evo quanto

a fondo etico, politico,

ecc,

ci

presenta con una marcata tendenza a conservare questi caratdistintivi

teri

della concezione e rappresentazione artistica di quelin

l'et,

per cui

principio ne

riceviamo

l'impressione

come

di

qualche cosa di dissueto e di strano.

Queste erano dunque


harro leggeva ed imitava
i

le disposizioni spirituali

con cui
lui

il

Na-

nostri poeti

comici, a

tanto diversi.

92
Capitolo Ili
Elementi nazionali e
latini

nelle

commedie

del

Commedie

del Machiavelli e alcune del

Naharro Naharro
-

II

Le midel

scuglio dei linguaggi nel teatro italiano e nelle

commedie

Naharro 'ilW tipo del frate ipocrita - 5 La Calandria e la Calamita 6 La Comedia Aquilana e le sue fonti principali.
-

Il

Naharro
proprie;

s'

servito delle
stesse

commedie

italiane

quale modello
colori,
il

delle

dalle

commedie ha preso moJvi,

spunti ed ispirazioni per le sue,


solo modello.

ma non
vita

stato questo

suo
in

Lo

spirito

animatore delle sue commedie resta


la

fondo essenzialmente spagnolo,


gi,

rappresentata,
tinte. la

personaglui,

l'ambiente, tutto spagnolo almeno nelle

Su

pi

ancora che sull'Encina, esercit potente fascino

Celestina e
gi

ad essa
lista

tenne

costantemente
prese tutto
tutta
il

l'occhio,

come nota
quale
i

Alberto

da

lei

fondo psicologico dei suoi persodi


tipi

naggi,

nonch

una

serie

e motivi,

il

giovane
furbi,
i

e la giovane innamorata, le serve compiacenti,


rufHani,
i

servi

fanfaroni

vigliacchi. Gli

amanti sono ancora del tipo

COSI

fortemente
i

individuato
servi

da

J,

Ruiz

dona ^ndrina;
tipi tutti ripresi

discendono

in linea

Don Meln e in diretta da Don Hurn,


in

dall'autore della

Celestina, che ne rinnova e ne

mo-

difica in parte la psicologia, e dal quale

vengono
figli

al

Naharro. In

quest'ultimo

tali

giovani

sono ancora
e

del sec.
di

XV,

e;

poca

di

cortigiana

corruzione

mancanza

energia morale

loro ufficio ancora quello di cantar versi d'amore,

corteggiar

dame,
tori,

conquistar fanciulle oneste,

eludendo

la

guardia dei geni-

quello di vestire paludamenti sfarzosi, armi dorate, dandosi


di

l'apparenza
portare
ai
le

cavalieri,
i

senza avere per

il

desiderio di sop-

fatiche e

disagi della guerra,

tutta

roba da

lasciarsi

soldati

che

J.

De Narvaez
op.
cil.
t.

chiama " comunales (l).

(1)

M. M.

Y PELAVO

VI

p.

CCLXXVIII

93

Sono
il

figli

di

quel secolo in cui la famiglia perdeva in parte


stata

culto

di

cui era
il

oggetto, la fede non era pi sentita


si

profondamente,

contenuto serio della vita


si

era perduto in parte,


fra cui

onde
quella

il

cavaliere
del

tutto

alle

occupazioni pi frivole
in

Don

Giovanni,

mentre

pratica biasciava magari

preghiere in

rima e proteste di pentimento.


sono anch'esse tagliate
di
sul

Le

fanciulle

modello

di

Dona
Co-

Endrina e meglio ancora

Melibea, come Febea

(nella

media Himenea) come Calamita (Com. omonima) Felicina {Co-

media ylqalana); sono


nate,
ardenti,
i

fanciulle generalmente nobili,


alle

appasssio-

anelanti

nozze, per arrivare alle quali non

guardano
fcile,

mezzi.

Conquistarle non cosa


di
il

eccessivamente

dif-

ma

prima

divenir del vincitore

mercede esigono dal


il

giovane innamarato
greto.

giuramento

di

fedelt e

matrimonio

se-

L'intrigo teso dal giovane imante

quasi

sempre identico
servi

a quello della

Celestina,

ma
lo

e ora

condotto

da

serve

compiacenti, e termina per

pi col solito

convegno,

notturno

o no: Cos nelY Himenea, cos neWjlquilana e nella Calamita.

Per r Himznea, che


Alberto Lista che,

la

pi celestiniana, gi
1'

ebbe a notare

non

solo

intrigo

generale,

ma

un numero

stragrande di particolari sono presi alla Celestina; lo stesso pu


ripetersi

pure per
il

la

Comedia Jlquilana,
di Felicina
la

in

cui

sono celestiniani

oltre
il

tipi,

primo incontro

e Aquilano (Jornada II J,
di

loro

convegno notturno e
poi ripetere

caduta

Aquilano.
la stessa

Inutile

come

ritorni

molto spesso
(1)

espres-

sione verbale dslla

Celestina stessa.

(1)

Vedasi ad esempio
el

le

parole di Dileta a Felicina: " El puede


la

ver
le

a su guisa

que seda tiene


all'amante:

ropn

y que liengo

camisa,,
si

es

che ricordano
el

parole di Melibea

Dexa

estar mi* ropas,

si

quisres ver

abito de

encima de

seda de

pano, para que

me

tocas la camisa? pues cierto es de liengd.

04

Simile la conversazione tra Felicina

Dileta e quella di
simili
le

Malibea e Lucrecia
che
le

(T^rop.

voi.

II

p,

281-87),

lodi

due giovani fanno dei loro amanti ecc. (Prop. II


i

p.

287).

Anche
ghiotti,

tipi

del

servo sono celestiniani; essi discendono imd' astuzia


sfacciati,

mediatamente dal popolo e sono pieni


ubriaconi,
irriverenti,

di

malizia,
fuori

disonesti,
e'

bravacci
e di

del pericolo, vigliacchi

dove

bisogno
tu a
tu,

di

fatti

spada.
di

Col proprio padrone trattano da


lui,

non sono da meno

sia

neir erudizione, sia specialmente nella conoscenza pratica

della vita di cui

danno sempre
il

lezione.
fu

Alla Celestina
il

Naharro deve insomma moltissimo; essa

modello a cui

si

sforz di avvicinarsi nella creazione dei suoi


ftto

tipi,

e siccome quel modello tenne troppo costantemente


in
:

in
si

mente, senza scostarsene

modo
essi

eccessivo,

suoi

personaggi

somigliano troppo tra loro


tipo fsso,
di variet,

rispondono costantemente ad un

balzato fuori dalla vita cortigiana, per cui

mancano

di

n hanno personalit spiccata.

Ma

se,

com' naturale,
alla
ai

il

Naharro rimane fondamentalmente


Celestina
e

spagnolo e molto deve

non

poco

all'

Encina,

molto poco deve invece

latini.

il

fatto spiegabile,

veden-

do

g' Italiani

messi

al

pari di

Plauto e di Terenzio se non preconosciuto


i

posti.

Tuttavia,

che

egli

abbia

classici

non

si

pu

dubitare, trovandosi
laria
:

qua e l accenni ad essi, come nella Tine" La Comedia intitulamos tinelo '^inelaria commo

de Plauto notamos

que de asno hizo Jlsinara

,
,,

Inoltre nella
di
fra

Comedia
doro,
tine.

Serafina notiamo un " plaudite et valete


ci

Teola-

che

ricorda

il

noto

modo

di

chiudere
pi

le

commedie
si
:

specialmente nelle sue composizioni


di

tarde

sente
nella

qualche cosa
giornata

preso dai comici romani,

ma

ben poco

IV

della
i

Calamita

il

lamento del vecchio Euticio ram-

manta alquanto
menta
il

consimili delle
il

commedie
il

latine,

come

lo

ram-

contrasto tra

vecchio severo,

giovane scapestrato e

95

il

servo astuto ed intrigante, che campeggiano


In

in

detta

commela

dia.

un modo ancor meno vago

ci

riconduce a Terenzio

agnizione che avviene nella

V.

giornata.

Trapaneo racconta che

Calamita non sua


a
lui

figlia,

perch

dice

il

ma

fanciulla di nobile schiatta, restata

trovandosi in Trapani aveva conosciuto


figlie,

un ricco signore che, avendo gi 5


cinta di ucciderla, se
El

minacciava

la

moglie

in-

nascituro fosse stata una femmina:

comienz de jurar que si hija le paria,

(porque ya cinco tenia) que la haba de matar.

E
por

siccome
decir
-

la
si

donna
queri'a

aggiunge " una hija pari

llamme
-

me

Dios
recien

servir

en aquesto
,

que

le

trajese

de presto

un

hijo

nascido.
di

egli

era

andato

da una pastora,
un

la

quale fu contenta
la

dare
e

nobil gente
lui.
Il

suo neonato, e cosi fu salva


si

fanciulla

rimase a

racconto
glie

trova identico

nell'

Eautoantimorumenus

in cui la

mo-

Sostrata scopre al marito di non aver obbedito al suo ordine


il

di uccidere

figlio

che doveva nascere, se fosse stata una donna. (1)


breve reminiscenza
si

Qualche
e
si

altra

potr pure

trovare

qua

l,

ma

ben poca cosa; nel resto o prende dagl' Italiani, o


altri,

stacca dagh uni e dagli


In molte cose

accostandosi alla vita reale.


dai
:

abbiamo
molte

gi visto la sua indipendenza


si

momolti

delli
tipi

nostrani
in
lui

altre cose

potrebbero notare ancora

sono

spariti,

molte leggi inviolabili sono violate.


il

Manca prima
nella vita

di

tutto

tipo

ignobile del parasita, tipo

rtale

greca e latina,
italiana.

ma
s

personaggio del tutto accattato nella


nelle
corti

commedia

C era
punto
pi

qualche

cosa di simile,

ma non

somigliava

quello

delle

commedie.
vivi,
;

Mancano

le

ruffiane tipi
forse tanto

ancora

ignobili

realmente
in

ma non
inoltre
i

pi
gio-

frequenti nel secolo

XVI

Ispagna

(i; Atto

VX

.e.

la

96

vani amanti non son pi in questo

figli

del secolo

XV

spagnolo,

e non ricorrono a mezzi cosi bassi per conquistare le loro belle.

Mancano pure
maritate,
le

rituali

padri avaria

figli

scapestrati,

le

donne
sono

cortigiane ecc.

anzi in luogo di queste

ultime

entrate le fanciulle oneste escluse dal teatro greco e latino e per


riflesso

da quello

italiano,

senza altro

motivo che

la

cieca

imi-

tazione.

Le
alla

condizioni speciali della vita greca e


tale

anche romana potNjova


e

tevano aver consigliato


latina,

esclusione alla

Commedia
tra la

ma

la

vita

del sec.

XV
e

n imponeva n consigliava
condotta

altrettanto. di

Cos una differenza notevole intercede


di
si

una commedia
su per gi

tipo classico
tratta

quella del Naharro, anche


:

quando
nerale,

della stessa cosa

nelle

prime

in ge-

quando

la

commedia

amorosa,

si

tratta

dell'

amore

di

un giovane libero con una creduta schiava,


il

stanno di contro
1'

figlio

innamorato e senza un

soldo
il

per

riscattare

amata,

il

vecchio
tranello

padre
al

avaro
il

moralista,

servo astuto che tenta

il

vecchio,

ruffiano avido e intransigente.


la

Oppure
tal

il

giovane che vuole corrompere

donna

altrui

e in

caso adosi

pera

le

arti

dei parassiti e delle


dell'

ruffiane.

Nel Naharro

tratta

per lo pi

amore

di

un

giovane per una fanciulla


di

onesta^

impedito

in

qualche
tutte
le

modo

raggiungere

il

suo scopo. In un
diffi-

primo tempo

forze sono dirette a superare queste


la

colt e giungere

ad un abboccamento con
il

fanciulla;

allora la

dichiarazione e
difficolt alia

matrimonio secreto. Intervengono allora nuove

conclusione del matrimonio palese^ finche anche quelle


le

sono superate e

commedia

finisce.

Vero

intermediario

fra

due amanti sempre un servo e n


gono mai, nonostante
della
1'

parassiti n ruffiani, interven-

esempio della nostra commedia e quello

Celestina.
tipi

il

comico tocca
tolti

generalmente

protagonisti
al

che sono

di

amanti

dal vero o rispondenti

modello

97

eternato da Juan Ruiz e dalla


vi

Celestina

intorno a loro, nei ser-

che intrigano,

si

sbizzarisce tutta la sua vena comica.


gi

2
tra
il

Abbiamo
1'

notato un non lieve

distacco
di

spirituale

Naharro e

Enci^rifi

maggior complessit

mente, cul-

tura maggiore e di carettere pi umanistico; concezione comple-

tamente nuova
tipo
di

dell' arte

drammatica,

lo

spingono ad accostarsi

al

commedia

italo -classico,

di cui

vedeva

il

trionfo

intorno

se.

Vissuto
tra
la

da noi

in

periodo di grande fervore drammatico,


la

riesumazione del teatro classico e

creazione di

quello

italiano,

non poteva non

risentire
il

Y efficacia dei nostri poeti dram-

matici, primo e pi illustre

Machiavelli.

Fornito questi di spirito pratico, di

acume

straordinario,

di

amore grande per


le

la

Patria, era egualmente abile nel far rivivere


nell'

grandi figure storiche, quanto

animare quelle pi umili delle

sue commedie. Spirito ardentemente battagliero, aveva, cosa rara


in

queir epoca, un elevato ideale politico e per esso combatteva

coir ardore di un apostolo,


la

lui

non era sfuggito

il

fatto

che
la

decadenza morale e
politica,

civile

degli italiani,

e in parte

anche

decadenza
rotto, e

era dovuta alla sinistra influenza del clero


il

x:or-

contro la piaga adoper

cauterio nella sua

Mandragora,
questa la
la

opera potentemente morale e politica insieme.


sua unica

Non
in

commedia per; sue sono

le

Maschere e

Clizia,

non sue
le

la

Commedia
le

in

versi e la

Commedia

prosa.

Tanto

prime quanto

seconde per contano ben poco nella dram-

matica italiana, essendo esercizi e pazienti ricostruzioni della vita


antica, pi
Il

che creazioni potenti o pagine vive

di vita del

tempo.

Machiavelli comico tutto nella ^Mandragora che, nono-

stante certe durezze, nonostante


resta
il

alcunch

di

convenzionale ecc.
Il

capolavoro del nostro teatro del Cinquecento.

Naharro

per non cercava' convinzioni politiche e morali di tipo machiavellico

da portare

sulla

scena,

ma

cercava

tipi,

colori e argo-

^8

menti e da questo punto di vista la commedia insignificante era


preferibile

a quella eccellente, perch lasciava maggior libert


:

di

creazione

lui

bastava

la se.

cornice o

lo

spunto

iniziale,

il

qua-

dro voleva dipingerlo da


Il

poeta
in

spagnolo
cui,

lesse

le

commedie suddette
Stroziano
al

in

qualche
-

esemplare,
tutte

come

nel

Codice

366

degl' in

4",

erano copiate
le

come appartenenti
lette

Machiavelli, anzi

pen-

siamo che

abbia

proprio nel codice predetto (1).


in

A
cui

Roma
noi

infatti

non furono rappresentate


all'

quegli anni (2), per

pensiamo

amicizia

del

Naharro con G. B.
per

Della
del

Palla,

amico del Nardi

del
le

Machiavelli, (3)

mezzo

quale avr potuto conoscere

commedie

di

questi.

La
dovute

Serafina, pur attraverso le notevoli differenze caratteristiche


al

diverso temperamento dei due autori, mostra


visibili

le

treccie

ancor fresche e

della lettura recente delle

commedie

del

Machiavelli e precisamente della cM^andragora e della


in

Commedia
la

versi:

non

si

tratta

per d'imitazione servile, perch

prima

di queste

due opera troppo potentemente originale e soggettiva


la

per essere imitata, mentre


digesta da non invogliare
colori.

seconda talmente
accoglierne
gli

gelida

e indi"

ad

atteggiamenti

L'argomento per

in quest'ultima ancora attraente se distri-

cato da tutto quello che lo contorna d'irreale e di morto; un caso


di
sec.

cavalleria

spicciola,
d'

che

poteva
di

piacere ad un

Hidalgo del

XVI,
(l) Per la

sognante

Amadigi,

Tristano ecc. Si tratta di

Commedia

in versi

ved.

PIO FERRIERI,
sia

SluJi di
-

Critica

Letteraria.
Slori-

Milano 1892.
co Leu. Hai.
(2)
11,

Egli pensa che la

commedia

di

Luigi Strozzi

Vedi pure Giorn.

XXXII. La Mandragora
i

fu recitata

Roma

nel

1519, Vedi

D'ANCONA
Lelter.
ai

Origini

91.
(l) Per

Codice prscedenle vedi pure Giorn, Storico Della

Ital,

XXXIX
Riva-

103
li.

e segg_ Per

G. B. Della
Cin nozze

Palla
-

Vedi

Ferraioli nella prefazione

Due

Felici

Roma

1901,

Pizzirani

Sterbini).

90

un motivo

assai

sfruttato,

proveniente dalla drammatica antica, da

cui lo prese atiche l'Ariosto (1) e trattato variamente. In Terenzio,


in

cui lo troviamo per la prima

volta,

il

motivo appena accen-

nato neir argomento colle parole:

Nocte illa prima virgincm non attigit: quae consecutast non eam nihilo magis.
In
rio,

(1)

Terenzio per questo rimane un episodio molto secondail

poich in seguitole cose seguono


svolgimento
la

loro corso e

il

fatto

non ha

importanza alcuna nello


su
di esso
si

della

commedia, o almeno

non

s'

impernia

trama. Invece nella

Commedia

in

versi

tratta

proprio di un giovane unito per forza a colei che


colei

non ama e separato da


dele a questa
il

che ama, che, per


il

mantenersi fela

giovane sposo, non consuma

matrimonio con

prima.
Catillo,

Si tratta di un tal

Camillo che
solo

ama
con

Virginia, moglie
difficolt

di

e trascura la propria, e

grande

pu

arrivare a far conoscere questo suo

amore a Virginia, custodita


intri-

gelosamente da Catillo. Mentre


carsi
in

la

trama procede viene ad

modo

strano per un accidente

impreveduto
si

la

ruffiana

Apollonia, incaricata di recarsi da Virginia,

reca invece dalla

moglie dello stesso Camillo, che cos viene a

conoscenza

delle

mene

del

marito.

Anche Cremete,

parente di Panfila,

viene
al

a conoscere quanto Camillo, sta macchinando, per

cui pensa
il

modo
da

pi spiccio per impedire uno scandalo, dato

poco amore

cui le

due coppie sono


i

unite,

la

via

presto trovata. Si
solubili,

viene infatti a sapere che


Catillo per
lontaria

due matrimoni sono

giacche

momentanea impotenza
il

e Camillo per impotenza voIl

non hanno consumato

matrimonio.
I)
:

primo

Io confes-

sa da se stesso nel

V,

atto (se.

ranter

(1) P. TERENTII AFRI Commedie ad Librorum CAR. HERM. WFIS. Lipti* 1841 p. 266. (t.

oetustissimowm leciionem
1

ect.

Cu

e,

II)

100

**

Dal

eh* io

presi
-

moglie

sempre inabile

(Che e pur

mirabil cosa), sono stato


-

quel che assai pi grato e dilettoso


-

Alla donna
lei -

il

suo sposo render sole


fatti

onde troppo mi dole certo


.

che

Piacer de

miei non pu pigliare.


stessa
dell*

Quanto a
quale,
ginia esclama
"...

Catillo la

Panfila

che

se

ne

duole, la

venendo a conoscenza
:

amor

di

suo marito per

Vir-

or vedo onde procede


Il

e che non vuole

Che non m' ama, anzi matrimonio meco - Consumar, poich


-

fugge,

cieco

d' altra

donna, ecc. (Atto IV,

se.

I).

E
pone
e
la
Il
il

cos,

siccome " dispensat gratia divina

matrimonio

non

non consumpto come dice Teodoro


divorzio,
si

nella Serafino,

Cremetc pro-

ci

che

le

due coppie accettano con entusiasmo

commedia

chiude collo scambio delle mogli.


della

motivo fondamentale

Serafino

identico

a quello
te-

della

Commedia
Il

in

versi,

ma

non

affatto a quello

eW Hecyra

renziana.

protagonista Floristano ha amato una fanciulla valenSerafna ma, eausa la non corrispondenza

zana

di

nome
si

da parte

di essa,

vede costretto a sposare Orfea, fanciulla romana, non

per amore,

ma

per " paterno


in

mandamiento

,,.

Serafna,

adesso

che non pi
ristano.
Il

tempo, strepita e maledice

all'

infedelt di Flo-

giovane
altro

rimane
si

sconcertato

dai

lamenti di Serafna e.
egli

mentre un
vi
si

sarebbe rassegnato all'avversa sorte,

non

rassegna affatto, anzi escogita un mezzo molto spiccio per


di

disfarsi
il

Orfea e annullare

il

matrimonio. Sul da

farsi

chiede

parere ad un frate, tale Teodoro, a cui, senza tanti

pream-

boli

manifesta
.

il
.

suo pensiero dicendo


.
.

es menester

que yo mate luego a Orfea do Serafna lo vea porque lo pueda creer (Prop.,

voi.

p. 75)

Pensa veramente
.

al
. .

suicidio,

ma

poi riflette a

Serafina

que se desperaria. Orfea pues i Qu haria Cuando mi muerte supiere? Creo que no pudiere sostener la vida un dia (idm.^

Colla morte di Orfea

si

risparmiano invece due morti. Pre:

ga quindi
Si

il

frate di

prepararla al gran passo, perch, aggiunge

yo
-

la

matare

Morir cristianamente
llegare
,,.

Yo

morire

peni-

tente

cuando mi muerte

Un

evento inaspettato per viene a scicglieie

il

nodo

intri-

cato inverosimilmente: un fratello di

Floristano " amalor quon-

dam Orphee

come

avverte fra Teodoro, giunge di ritorno da


il

lunghe peregrinazioni. Soltanto ora


:

frate

si

rammenta

di

do-

mandare a Floristano Posquam Orfeam duxisti Matrimonium consunpsist? Ni pude, ni lo quisiera {}) Fior.
In queste ultime parole ci pare di vedere una
dell'

reminiscenza
di

impotenza forzata di Catillo e di quella volontaria

Ca-

millo.

Teodoro

avuta
Et

la

consolante notizia, fa le parti dicendo


tibi
:

*.

Serafina due

Orpheam

frater sibi.
si

Fior.

Bien decis,

puede ser

Teod. - Utquid

non

e aggiunge che la divina grazia discicgli matrimonium non con-

sumptum

e cos avviene
si

il

desiderato scambio delle donne.

Come
in
versi',

vede

l'

idea informativa
il

presa

dalla

Commedia
pcchifiirro,
si

nei particolari invece


tratto

Naharro ha preso
Ccrr media
in

quantunque qualche

di essa

versi

possa

CI)

Ai

critic/ italiani

parve giuttameute incaerente

il

poeta che poco prima aveva (at-

to rispondere al protagonista: y

aun consumi

el

patrimonio

que ha

sido

mucho peor

102

qua e
s

riconoscere e in queita
III

commedia

e in altre sue.

Co-

la

scena

del

11

atto ci presenta Catillo assalita

dal dub-

bio che la sua moglie vada in chiesa per altro


gare: la serva interrogata risponde in

che

per
i

presuoi

modo da

accrescere

dubbi: Catillo quindi, vedendo


la

ritornare la moglie

dalla chiesa,

apostrofa rabbiosamente e

le

domanda
?

Onde
Virg.

si

vien

Dalla

Dea

Vesta.
.

Cat. Molto devota sei


.
.
.

...
in

e che vi hai fatto ? ecc.


finire

e gi una lunga sfuriata che minaccia di


simile

in percosse.

Una
:

scena troviamo nella Ca/flmr7a

cui rappresentata l'im-

becille gelosia di

Torcazo
l

anche
venis?

lui

inccmiacia

domandando

Do
-

Libina
Tore, ....

De

la iglesia

Vos mentis
i
-

Libina
Tore.
-

quin es aquel escolar? i Guai escolar?


i

No

decis

ecc.

Virginia
se avessero

si

contenta di osservare che meglio

sarebbe

stato

ben conosciuto

Catillo coloro che glielo diedero per


il

marito

"
mi

perch prima annegata mi avrebber, prima


avrien,
,,,

tosco

dato
tristo

ed

io
II,

pi volentieri
se.
:

preso l'avrei che

si

marito

(atto

IV). Libina inTece,

come

pi sfac-

ciata,

impreca e maledice
quien
l
tal

Quebrado tenga
marido

los ojos

me

dio

Como muger
me daban

era yo

tan astrosa

que

por esposa
II

d'est cara del xd^AoR (Prop. voi.

p.

180^

Meno
bero essere
Siro

apparenti,

ma
la

pi sostanziali sono

riscontri

che

si

possono far colla c^andragora; riscontri di poco conto potrebfatti


i

tra

scena
timori

IV
che

del
la

II

atto di essa, in cui

manifesta

suoi

matassa s'imbrogli e ne

103

debba andar

di

mezzo anche
dove

lu,

il

principio della
gli

IV
ci

Jorna-

da della Serafino,

Lenicio

esprime

stessi

timori;

ma
si-

sono reminiscenze un po' vaghe

Quella che invece

pare

curamente
colorita

provenire
di

dalla
fra
di

Mandragora, sebbene originalmente


Teodoro. una

la figura

Prima

di

parlare di

lui

per
tutta

bisogna

parlare

delle accuse

principali
alla

mosse a

l'opera del

Naharro,

ma

pi specialmente

Sercfina e

cio del

miscuglio dei linguaggi.


-

L'accusa, almeno pare, viene mossa


altri

al

Naharro
della

dal-

l'Andrs e da

in

nome

della verosimiglianza

favola,

e in questo senso non avrebbe bisogno di alcuna giustificazione;


soltanto noi ci

domandiamo come
da
cui
il

la

stessa

accusa

non

venisse

mossa anche
prendere
la

agi' italiani,

Naharro
le

pot senza dubbio


in

novit.

Certamente perch
o

opere

cui quel fe-

nomeno
mescolar

del miscuglio appariva

appariva l'uso del latino mactuttavia

caronico, non erano giudicate opere letterarie,


le

usavano

lingue,
1

specialmente

latina

italiana,

anche autori

per

quali

Aadrs noa

avaro di

lodi,

come
il

l'Aretino.

Mi
lare
lista,
i

lasciando questo, noi siamo di parere che


intere parti in latino

Naharro

fosse

mosso a scrivere

maccaronico^ e a

far par-

personaggi nei loro dialetti


dell'uso
allora assai

patrii, oltre

dal suo istinto rea-

comune

degl'italiani.

La

cosa era

usi-

tata nell'ambiente letterario italiano,

pi

ancora
il

nell'ambiente

meno
le

incipriato,

ma

pi accetto al Naharro,
il

popolaresco. Nelsi

farse toscane, che

poeta conobbe senza dubbio,


toscani,

usa spesil

so far parlare ai personaggi dialetti non


dialetto forestiero inteso
far ridere
si

inquantoch
recita,

a met e caricato nella

doveva
esempio,

molto facilmente. Lombardo,

per

citare

un

parla nella Piet d' Jlmcre e latino nella

Cintia.

Pi frequente ancora
vari
dialetti d' Italia

l'uso

del francese,

del

latino

di

nell'Alione; frequente nelle


il

commedie
poi era

del

Beolco

in

cui

si

trova anche

tedesco.

Il

latino

ormai

104

uso generale adoperarlo,


lo

sia

con intenti

scrii,

sia

finalmente coli

scopo di mettere
E' noto come

in

ridicolo lo stesso latino e


finire

latinisti.

sul

del sec.

XV
che

al

cominciare

del

XVI

spadroneggiasse
si

la

teoria barsiziana del pi stretto cicero-

nismo a cui

ribellavano molti,

ma

trovava
il

allora

solido

appoggio nei due autorevoli secretati


Sadoleto, e per riflesso in
tutti
i

pontifici,

Bembo
gli

il

loro amamiratori.
aperti rivoridicolo:

Ma
luzionari,

in

quel

medesimo tempo non mancavano


il

che assalivano

fragile

castello coll'arma del

del
la

1528 Ciceronianus

di

Erasmo ed

del

15/7

seguenti
autorit

poesia maccaronica del Folengo, solenne

risata

sulle

linguistiche presenti e passate.


tica

E
le

nella nostra letteratura

dramma-

parlano latino in generale


il

persone su cui
nelle

si

vuole river-

sare

ridicolo

pi

pienamente.'
1

Sacre

Rappresentazioni
parlano in

sono i Medici e

prelati; (

) nelle

Farse del Caracciolo

un latino da
tino,
si

far ridere
i

maestri e scolari; nell'Alionc parlano la-

fra l'altra

magistrati in funzione; (2) latino misto


si

ad

italiano

trova nella v^andragora,

trova nel SSCegromante, nel "Pe-

ci) Nelle Sacre T^appresentazioni sono


I

spesso

in latino

le

parti

riguardanti

il

culto.

m:dici poi parlano sempre in

tale lingua,

quando vogliano

(are

profonde

riflessioni

come

questa:
1

MEDICO:

Quaerendum

est

de signis
et

el

urina

"De pulsu et gestu

de natura morbi.

Demum est De Cassia,


2

ordinando medicina

dyasena

et succi sorbi.

MEDICO:
Et

'Proderit

mullum brodo de

gallina,

Vel jecur alicuius nigri corhi;


si

mosconi grassum haberelur


I,

Credo quod sine mora sanaretur. (D'Ancona,


(2) Quasi
tutti
i

585)

personaggi alioneschi dicono qualche frase in latino


l'uso del latino
il

ma

pi special-

mente nei prologhi comune

maccaron/co.

magistrati poi ne fanno un gran-

de uso a proposit e a sproposito, come


Spranga: Judexe
(al

Judex e

il

Procurator, nella Farsa

di

piccolo

Procurator)
|

Bonum
vobis bis
erit

vesper, proficiat

PROCURATOR
JUDEX
PROC.

Et

una mena.

Hic

una carboni

Capiatis vos sufficit ecc

iol

dante ecc. Quindi


li

il

Neharro trovava

in

Italia conforti
si

e model-

senza bisogno di ricorrere a Plauto come


In
tutti
gli

pensato (1).

esemplari di cui parliamo

si

ha
i

un

latino

mac-

caronico solo a met; nel Naharro invece


cati,

tutti

limiti

sono var-

per cui

il

suo latino non ha pi

nemmeno

quella parvenza
regolarit
cos

di

correttezza consistente nel retto uso dei casi, nella

della

coniugazione,

e nel rispetto della sintassi;

ne

risulta

un latino stravagante e spropositato,

ma
che

comico e
quel

originale.
sia

Noi naturalmente non


l

crediamo

latino

messo
fare la

senza scopo,

ma

pensiamo che l'autore

abbia

voluto

caricatura del clero pi umile dell'Italia del Cinquecento, fornito


di

poca vocazione e

di

minore cultura,

ma

che non poteva


la

fa-

re a
ti

meno, per

l'uso

ormai invalso, di parlare

lingua dei dot-

e della Chiesa.

Quanto a

colui

che pa:la questo

latino,

abbiamo

gi detto
il

come

sia

stretto

parente del frate

della

Mandragora;
messo

tipo
so-

del frate ipocrita, senza coscienza e senza fede,

cos

vente alla berlina nella nostra


nella novellistica

commedia dopo Macchiavelli e


di
lui.

prima e dopo

E' anch'esso un prodotto del Rinascimento, cio dello

scare-

dere dell'ideale dell'et Media, del raffreddarsi del sentimento


ligioso

e dell'abbassarsi del livello morale del popolo,la


la

cui uni-

ca smania quella di godere


namorati
degli
si

vita
si

senza paure

dell'aldil. Inla

della serenit

classica

cerca

d'imitare

calma
morale;

antichi

coli* indifferenza

ad ogni

idea di

bello

cerca di rivivere
il

la

vita

antica e se ne esagera la parte pegci

giore, consich
te

Cinquecento

presenta uno spettaccolo nauseansi

di

corruzione e di cinismo, quale

conobbe appena durante


suo luogo
1844

l'Impero
(3)

Romano;

il

sentimento religioso svanito e in


compare det

PUIBUSQUE,
ireit

Histoite

littratures spagnoles et francata Paris


la

A
il

ptLg.

203 afferma

infatti,

parlando della "Uinelaria, che per


introduce un
(c).

metcolanza delle lingue

Naharro

Plauto, che nel "Penulo


,,

perionaggio ^qui mle la langue

des Carthaginois etile des Pheniciens

106

smania sfrenata

di

pompe
tutti,

di

esteriorit

corecgrafiche;

il

clero
la

che vive
vita

la

vita

di

predicando bene e operando


morale,
di
tutti

male;

scostumata, ogni

senso

ogni

dignit

caduta
ridono

dagli
beati.

animi umani.

gl'Italiani

che

e di tutto

Ormai
gliata

il

sacerdozio era un'occupazione


si

come

un'altra,

spo-

del suo contenuto spirituale;

ricorreva ad essa

come ad
si

un porto pi sicuro nei momenti


tava con
essa
la

difficili
si

e la veste taUre
indossata.'

getdi

stessa facilit

con

cui

era

ufficio
la

era

quello

di procurare
fini

credito e desinari

Ma

lette-

ratura,

pur senza

superiori,

lev

ben

presto la

voce

sulla

corruzione, suH' indifferenza in materia di fede


clero, e dal

e sull'ipocrisia del
la

Boccaccio

in

poi

si

fece generale

satira del
sia

esso
del-

nella letteratura novellistica,

nella

commedia popolaresca commedia dotta


per
i

l'Alione, sia senese,

ed anche

nella

italiana (1)

Perfino nelle Sacre Rappresentazioni, che

il

loro
in

carattere
cui
il

non farebbero sospettare

tutto ci,

abbondano
v'

casi

cle-

ro fa cattiva figura, anzi in S.


glia

Galgano

un

frate

che somi-

assai

a fra Teodoro.

Il

Macchiavelli, mosso, non pi dall'in-

tento di ridere e di

far ridere,

come

tutti

gli

altri,

ma

guidato

da un nobile
il

intento civile e morale, volle far vedere quale fosse

sinistro

influsso

del clero nella corruzioue della societ. dei

11

suo
pi

Timoteo un

frate dell' ordine

mendicanti, che sono


fa
il

attaccati, frate ipocrita, intrigante,


to,

che

della chiesa

un merca-

che

sfrutta

la

beghineria e che per

denaro

si

piega a quale

lunque parte bassa e vergognosa.


parenze e tutto dice di fare per

Ha cura
la
:

pero di salvare
i

ap-

chiesa e per

santi.

Egli
inti-

invece V ipocrita malignamente corrotto

vedete con quanta


quello che avverr

ma

soddisfazione annunzia

al

pubblico

nella

notte: ''Callimaco e

madonna Lucrezia non dormiranno, perch


Vecchio Amoroso del
cui

(])

Nel IV
faccia

atto c.

del
in

Giannotti

uno

di tali

frati

lamenta

che non

si

commedia

non siano

introdotti frali per /ramare e condurre qual-

che ribalderia.

io?

io

so se io fossi

lui

e voi foste

lei,

che non dormiremmo,, (Atil

to

IV,

se.

X). Tale

era

il

personaggio che

Naharro tent
riusc,

di

riprendere nella Serafina, tentativo che solo in parte


i

giacche

due personaggi portano


Il

l'

impronta del carattere dei loro cread' azione,

tori.

Machiavelli

1'

uomo

d' indomabile energia, in


il

un secolo
buono,

di fiacchezza generale,

mentre

Naharr

l'uomo

ma
di

povero

di

energie

potenti,

1'

uomo

del sec.

XV

che ia

cortigiano, pi ricco di spirito


la

che di seriet
ci

artistica

e morale. Cos
colossale rilievo,

figura

di fra

Timoteo
di fra

sta

dinanzi nel suo


resta

mentre quella
sa

Teodoro
la

come

sfu-

mata,

il

Naharro non
dei
suoi

presentarci
essenziali,
risulta

sua figura nella sintesi

mirabile

elementi

anzi questi elementi sono


tuttavia
di
fra

come
bene
frate

giustapposti.
di

Fra Teodoro

un tipo vivo, seb;

una classe
di

inferiore di quella
di
spirito

Timoteo

esso

il

povero

dottrina,

e di fede, che tenta di assulatino

mere atteggiamento autorevole parlando un


molto ridere chi
supplisce anche
lo
lui

che doveva

far

ascoltava

sulla

scena. Alla

mancanza

di fede

con un' intonacatura


punto che
gli

d' ipocrisia

ben nascosta,
;

ma non

nascosta

al

altri

non arrivino a scoprirla


:

basta udire con quale rispetto ne parla Lenicio


!

Pese

al

diablo comigo

con estos patos de padres! Siempre tienen mil comadres,

do quiera

hallan abrigo,

y al monesterio, si digo, siempre van por los cabellos,

que no tienen todos ellos mayor enemigo. Vendense por ignocentes son despues, que no lo niegan, pestilencia donde Uegan sanidad, do son absentes;
otro
; ;

disimuladas serpientes,
saco Ileno de placeres
salvacin de las mujeres,

mal francs entre

las gentes. (Prop.

t.

1,

p.

148)

08

Qui
sono
nostri

la

satira

diviene invettiva assai pi aperta di quella del


si

Machiavelli,
trincati

che

limiter

dire

ad

esempio
e'

" Questi
i

frati

astuti,
;

ed ragionevole, perch
chi

sanno

peccati

e
li

loro

non pratico con


al

essi

potrebbe ingannarsi^
III, se.
II).

e non

saprebbe condurre

suo proposito (Atto

Fra Teodoro
con
lui

assai pi semplice di fra

Timoteo

non occorre
a
1'

ricorrere agli inganni,


si

ma

baster

invitarlo
1'

cena per
ufficio

farne quello che

vuole. In

comune hanno

uno

di

convincere Lucrezia a fare quanto lo sciocco marito


r altro quello di preparare

le

propone,
inoltre in

Orfea

al

sacrifizio

hanno

comune una
in
tutti

sensualit

mal

celata^

che

trasparre

qua e

e due. Fra

Teodoro
non

goffo e maldestro, e tuttavia nelsi

r avventurare qualche mezza dichiarazione,


sione ambigua,
ritirare

sa tenere sull' espres-

da

cui

sia
il

troppo

compromesso

si

possa

quando abbia notato

cattivo effetto delle sue parole.

Cos, vedendo Serafina


le

afflitta, le

rivolger parole di consolazione

dir che

suoi pianti riaprono le proprie ferite d'amore, giac-

che anche

lui

am, " cunctls


:

viribus.

non amatus ed aggiunge,

facendosele pi vicino

Propter hoc,

si

vis a

me

quoddam
respice

servitium

tibi,

me totum

ibi

diligentem erga

te.

Pedibus, manibusve,

corpore
fide et

viribus

et anima dico, amore predico, ommibusque. ^Prop.

161^.
lo

Ma
discosto
stau,
:

siccome
*'

si

avvicina troppo, la
us acosteo axi,
-

donna

prega di
si

starle

Dons no

qul mio foch,

us acod' aci .

- fervos

ha que no pagau
il

moureus mes un pas

Per

cui,
1'

visto

cattivo effetto

si

rassegna a far da mezzano tra

essa e

amante.

Con

la

Brunetta usa invece minor circospezione

e ne riceve pungenti risposte.

109

A
la

forza di stare in
1'

mezzo

agli

intrighi
il

amorosi preso dal


proposito di buttar

contagio generale e
veste alle ortiche

udiamo manifestare

Utquid non hoc indumentum trodam ebreis? cum desderiis meis


pretio
sit

magnum impedimentum
si

(Prop.

I,

p.

181)

Ma
gli

la

sua bassezza morale


il

manifesta laddove
la

Floristano

scopre

suo proposito di uccidere Orfea:

sua

fede

non

detta roventi parole di disapprovazione, la sua coscienza non ha

un fremito

di

ripugnanza,
Fili

ma

soltanto

1'

empia scusa

di

Pilato

mi, rogatus eo,

tamen, ut dixit Pilatus, ab ista morte lavatus spero salutem in Deo. (Prop.

1,

p.

176^1.

Quantunque questa commedia non paia


intenti

al

Menendez che abbia


che
la

di

riprodurre casi reali,

ci

pare tuttavia

figura di

questo frate sia quella di un tipo vivo del tempo del


in

Naharro,

cui sono riunite ignoranza, indifferenza religiosa, ipocrisia,


di coscienza
Il

man-

canza

e sensualit in dose notevole.

3la favola
si

iVlenendez parlando della Calamita ebbe a dire che

era originale,

ma

pareva pensata
maestro

in

Italiano

(1).

Non

capisce

come un

illustre

potesse

negare
a

X influsso
proposito

della

commedia

italiana

sul

Naharro,
si

specialmente

della
il

Calamita, e meno ancora

capisce

come potesse negarlo


certa-

Graf. (2)

Commedia ben
mente
la

pi complessa
risente senza
italiani
;

rispetto

alle

altre

Calamita e

dubbio

di

una

somma magla

giore d' influssi

non

tutti

essa una specie di conta-

minazione

di

commedie

italiane

e latine.
le

L' impostatura e

condotta ormeggia molto

da

vicino

commedie

latine

e sc-

(1) 'Prologo

cit.

p.

XXXIX.

(2) Sludi 'Drammatici Torino 1678. p, 281.

no
condo
il

Crpwford (]), ma con poca ragione


Si tratta,

ci

pare,

il

Dola-

tecne di B. Zamberti {2J.

per

la

prima volta, di une

giovane che s'innamora di una fanciulla di umile condizione


e con l'aiuto del servo Juzquino conclude
nio secreto
;

con essa

il

matrimola

il

padre

vigila

affinch

il

figlio

non disonori

casa

con

una

scelta

poco
calmare

felice,

e in tale vigilanza aiutato dal

servo Fileo.

l'ira

paterna viene

un'agnizione

toha,

come
molto
not

s'

visto

aY Autuantimorumenus, della

cui lettura risente


italiane,

la

Calamita,

ma non mancano
di

le

fonti

cerne gi

il

compianto maestro Flamini

cui riporteremo le parole:

La
nella

Calamita

ha intreccio
il

di

novella risolto

per mezzo di

un'agnizione, contiene

tipo del villano


si

imbecille (Torcaczo) e
beffe di
la

V
IX
,.

giornata la dove Jusquino


colle

fa

costui
gi
il

servil-

mente riproduce, quasi


scena

medesime

parole,
in

ricordata

del secondo atto della

Calandria
si

cui

servo Fesrivi-

senincio spiega al protagonista

come

fa

a morire e poi a
nella
il

vere

(3)

In questa

com.media specialmente e
il

farsa

posedi-

polare senese
guiva.

va

ricercato

modello,

che

Naharro

La

Calamita
;

consta

come

di

due

commedie
a fondo
cui
si

verse fuse insieme

di

une

commedia borghese
commedia
rusticale
in

tercn-

ziano-bibbienesco

una

possono

notare elementi presi alla Calandria, alla farsa senese. all'Encina


ecc.

Ma
()

come

pot

il

Naharro

conoscere

la

Calandria? Noi

note on

the

Comedia

Calamita of Torres

tNlaharTo

(Modem

languages

Notes 1919)
(2)
la

BARTOLOMEI ZAMBERTI VENETI,


T,

Dolotecne. Venezia 151 Raccolta nel-

miscellanea

CXV

della

Marciana

di

Venezia.

Precede una
divisa in atti.

lettera al Signore di

Savorgnan, un argomento e un prologo: non per


l'orditura della

C' qualche cosa che ricorda

Calamita, come l'amore di

MO-

NONYUS
dal padre di

per una giovane schiava, amore aiutato dal servo

SPALEREUS
le

e cntrastato

Mononyus,
si

v'

il

Parasi che ricorda Fileo;

ma

somiglianze sono
regionevole

vaghe e
sospettare

stente vi che non

trovi nelle

commedie
il

latine,

per cui i

pi che

che

il

Naharro abbia conoscmto


(3) Il Cinquecento, p.

Dolotecne
>

517

ut
pensiamo subito
senza di
di essa
alla

recita fattane a

Roma

nel

1518

alla

pre-

Papa Leone X e nelle sue commedie


che

dei cardinali, non trovandosi traccia


anteriori

a quell'anno. (1) 5
1

Certo dunque

egli
si

nel

si

trovava nuovamente a

Roma E

e
i

non a Napoli come

crede generalmcnle.

suoi personaggi pi buffi sono facilmente tipi della scoin

stumata corte papale

cui

le
i

burle pi atroci,
giorni.
la

gli

scherzi pi
nella

grossolani erano cosa di tutti

Cosi arche

Cala-

mita come nella Calandria, abbiamo


servi astuti
all'

burla crudele

fatta

da

imbecille di Torcazo.
quella
i

Quanto

parte che
tratti
il

abbiamo chiamato commedia


al

borghese, sono pochi

dovuti

Dovizi

somiglianza
col

si

potrebbe trovare

tra

Fileo.

servo fedele e moralista,


la

Petra

dante della Calandria pi probabile ancora

parentela
di

Lidio innamorato di Fulvia e Floribundo innamorato


mita e quella di Fessennio
il

Cala-

servo astuto del Dovizi e Jusqui-

no

il

servo astuto del Naharro.

Ma
il

dove

le

somiglianza

si

fanno

evidenti nel fondo che


sca.

abbiamo chiamato commedia


servo Jusquino,

villane-

In essa agisco^^o di preferenza

Torcazzo

r imbecille,
na.

Libina sua moglie e uno scolaro travestito da dondell' intrigo

Tutta r anima

e perci tutta la parte pi viva e

(1)

Di questa rappresentazione d
Fisenze 1512,

notizia
voi.

il

Giovio, riportato dal Tiraboschi

(Storia

della hetleratara Italiana,

Ili,

p 111) e

le

iue parolft
la

ci

sembrano imdi

portanti per caratterizzare l'amiente in cui nacquero le due

commedie,
arduas rcs
et

corte

Leone
peracre

X: " Accesssrat
comoedas multo

et

Bibbienae Cardinalis ingeniutn,


jocos

cum ad

tractandas

tum maxims ad movendos


sale,

accomodatum.
facetiis

Poeticae

enim

Etruscae linguae studiosus


hittr/cnicat

multisque

refertas

componebat, ingenuo iuvenes ad


conclavibus
imetiruebat. Propterea

hortabatur, et scenas in Vaticano

tpatiosis in

cum

forte

Calandram comoediam a mollibus


tuatiis

argutisque leporibus periucundan in gratiam Isabellae

ManPon-

principi uxoris per noblles

comoedos agere

statuisset praecihus iwpefravit ut ipe

tifsx ex

conspicuo loco despectaret. Erat etiam Bibbiena miros artifex hominibus aetate. vel
gravib\is

professione
ter

ad insaniam

impellendis,

quo genere hominum 'Pontifex adeo flagran-

delsctabalar ut laudando ac mira ei persuadend

dandoque

plures

ex stullis stullisslmoa

et

maxime

ridiculos efficere consueoisset,

,,

112

notevole della commedia,

s*

impernia

sui

loro nomi

ora questa

appunto la parte in cui pi sensibile la lettura della Calandra e di altre

commedie

italiane.

La trama
al

generale presso a

poco
ciulla

la

seguente: Floribundo, giovane nobile,

ama Calamita,
lei
si

fan-

di umile condizione.

Per giungere

cuore di
il

serve

del servo Jusquino,

come

gi Fulvia di Fessennio,
col
farsi

quale ordisce
fra-

un piano abilissimo: incomincia


tello

amico

Torcaczo,
tal

di Calamita,
l'

uomo

credulo ed imbecille. In
il

modo

riesce

a fare

interesse del

padrone e

proprio perch pu guadagnarsi

r animo di Libina, moglie di Torcaczo, donna di allegri costumi

che ricorda da vicino Fulvia. Coli* aiuto


Floribundo arriva a Calamita e
in cui
la

di

lei

una
vinta.

lettera

di

battaglia

La

scena

Floribundo legge

la

lettera

a Jusquino ricorda una simile


se. II)

della

Commedia
tono,

in

Versi

(Atto

IV

quantunque differiscano
in

per

il

che breve e arido

nella
I

Commedia
servi

vers\

am-

pio e lirico in quella del Naharro.

due

ridono egualmente
col dire

delle romanticherie dei loro padroni,

concludendo

che

non bastano

discorsi,

ma

ci

vuole denaro, per cui Camillo d


Jusquino.

mano
le

libera a Saturio, Floristano a


parti

Intermediaria
nella

tra

due

sar nella

Calamita Libina, come


Calandria
la

Commedia
e Jusquino

in

versi Doria,

e nella

serva Samia. Qualche punto


lato

di contatto v' cos tra Saturio e

Doria da un

e Libina dall' altro, non solo nei mezzi da loro messi in opera,

ma anche

nelle loro

intime

relazioni.
tutti

Saturio

si

fa

amare da

Doria e Jusquina da Libina,


" Disponti a fare
di esser

due

col miraggio del tesoro

dei loro padroni, che a loro disposizione,


il

mio

volere,
III

dice Saturio, e non pensare


se.

mai pi pevera (Atto


Si te quiero bien

VI).

Jusquino dice a

Libina

mal

no

lo digo,

Mas soy te tenbien amigo, que quando a Dios le pleguiese

113

que tu marido muriese yo me casaria contigo. (Prop

II,

p.

157^.

(1)

Ed

aggiunge che pu fare quello

che vuole del

tesoro

del

suo padrone. Nell'ambiente della Calandria risiamo invece poco

dopo, quando

il

poeta

ci

presenta Libina amata da uno studente;


Lidio, facendolo venire

col quale s'intrattiene,


in

come Fulvia con

casa sua vestito da donna.

Ad

un certo punto

infatti gli dir:

Ven
Esc.
'

vestido de

muger

y dexa haccr a mi iPodrme fiar de ti?

Libina

Largamente yo le har al inocente entender que eres mi prima. (Prop.


:

II,

p. 161^

Anche
Calandro

Lidio

infatti

introdotto

da Fulvia
di

travestito,
Il

e a

fatto credere

che

si

tratti

una parente.

Calan-

dro della Calamita Torcaczo, tipo del villano imbecille, a cui


si

possono fare impunemente


lui

le

burle pi sciocche o pi atroci;


quasi
ci

anche

tanto stupido che

ha

l'aria di

essere un

tipo irreale o
rattere
il

una caricatura.

E
il

per maggiore risalto del suo caDovizi, ha unito


il

Naharro pure, come

povero Tor-

caczo ad una moglie astuta e sensuale e fortemente scontenta del


marito anche
lei.

Fulvia,

vedendo venire

il

proprio esclama iro-

nicamente: " Guarda che vezzoso marito


miei! che mi fa venir
se.

mi
a

dettero
vedello
,,

li

fratelli
II,

in

angoscia

pure

(Atto

X); Libina errompe


Notevole

nelle parole dispettose


esiste
il

riportate pi so-

pra.

differenza

per tra Torcaczo e


dottore
al

Calanil

dro; quest'ultimo,

come anche

del Machiavelli,
stesso, delle

tipo del borghese stupido,


leit
lice,

ma

che ha^

tempo
tipo

vel-

d'

uomo

furbo, mentre

Torcaczo

il

del villano, infe-

pi che buffo; le tinte sono state qui caricate al punto da

(I) Queite parole ci fanno rammentare quelle di Callimaco a Lucrezia"

'PtometlenJo

cht qualunque folta Dio faces9 altro di lui (del marito^ di prenderla per donna,,

(Man-

dragwa,

a<to

V.

fc.

IV)

I4

risultarne

un tipo quale
la

lo

concepisce

il

volgo

non quale

lo

concepiva
avere
dell'

classe

colta, specialmente italiana.

Cosicch viene ad
o di quelli
Cherina, al
il

molte

caratteristiche
il

dei

villani

dell'

Encina,

Alione, quali
si

Zoanin
tutto

della

farsa
si

di

'Pzrron e

quale
spetto

d a bere

quello che

vuole,

ma

guai se

so-

gli

entra in testa! Pi somiglianza

ha
al

ancora

coi villani

delle farse senesi,

non ignote certamente

Naharro, e pi spe-

cialmente col Senile della farsa intitolata Bicchiere (1) e col Ci-

lombrino della farsa omonima (2). Tutti e due burlati dalle loro
mogli e dai
servi,
tutti

due

minacciano

strepitano
le

quando
si

credono

di

avere scoperto qualche cosa^

ma

loro

minacce

risolvono egualmente in nulla.

Lo

spirito
le

procace dei senesi

molto

vicino a quello

del
si-

Naharro,

espressioni e le trovate di Cilombrino sono molto

mili a quelle di

Torcaczo,

sono

cio

egualmente
lui

grossolane

volgari.

Certo che l'autore ha voluto ridere


ci

stesso

dei suoi

personaggi e

ha lasciato delle allegre macchiette, che rivestono

artisticamente le fresche e spontanee qualit spirituali del popolo.


Il

Naharro ha

seguito

il

Dovizi,

ma non

si

lasciato condurre

neir ambiente incipriato della

sua

commedia latino-boccaccesca.

Una

testimonianza non fallace del suo debito ha voluto tuttavia


letterale

lasciarcela nell' imitazione


di cui
Il,

della

XI

scena

dell'

Atto

II

parla

il

Flamini, imitazione che qui riproduciamo: {Prop.

p.

217).

Jasquino
Torcaczo

Por

tu vida

que

te

mueras

y vers
-

com te Ilora. Ourdeme nuestra senora.

(\) Il Bicchiere di
re
si

MARIO MARESCALCO

da Siena:

Siena 1514.
Il

Mi

pa-

tratti
il

d'un imitazione della Calandria con reminiscenae boccaccesche.

titolo

vrene dal

fatto chi

protagonista, tradito dalla moglie con un tal Polidoro, viene a scoprire l'inganin

no

colla

prova del bicchiere,

cui un fanciullo legge l'inganno ordito a Senile.

(2) Il Cilombrino, egloga rusticale corvposla per


Siena.

PlERANl ONIO

STRICCA

da

113

Jasq.
Tore.

Qu

sentir

Jasq.
Tore.

Mala cosa es el morir. i Cuntas veces as tu muerto No se m'aliembra por cierto

mas helo oido


Jusq.
-

decir.

Pues no quieras presumir de prudente, porqu 'el morir de la gente


es

una cosa
el

gentil:

corno

morir del candii

que se apaga dulcemente, mira ciego,


corno el hombre se va al fuego sacando un poco la mecha, y en soplando le aprovencha qu 'el candii se enciende luego. Verdad es juri a Santpego. Pues verr com tii merto estars: saca la lenqua de un xeme sopla las manos, creeme, que luego revivirs.
:

Tore.

Jasq.

Tore.

Buen consejo me das


a la f:

Mas (icmo me morire?


Jusq.
-

Cerrar los ojos y echarte,


ni bollir ni

Tore.

menearte por gritos que hombre Y qu ^ no peligrar ?

te de.

Jusq.
Tore.

O
i

maduro,
?

y non ves que te aseguro Pues luego me morire.


ci

Un'altra circostanza che


nel
1

permette

di constatare
ci

come

il

Naharro

20

fosse ancora a

Roma,
si

offerta
in

da reminiscenze che dei Sappositi ariosteschi

trovano

una

commedia, Vjlquilana, che come

la

Calamita, termina
cio

con una
il

agnizione che identica a quella dei Suppositi, e

rico-

noscimento di un giovane di nobile origine creduto


te

precedentemenariostesca poi

un servo. Molto

simile quello della

commedia

l'argomento dtWjlquilana; un giovane, finto servo per amore di u-

na

fanciulla, e
in

che a causa

di
le

tale

travestimento minaccia di capiil

tar male:

tutte e

due

commedie

nodo
ha

si

scioglie
il

con un

agnizione e un matrimonio.

Ma

quando

potuto

Naharro
furono

conoscere

Suppositi Noi pensiamo che a

Roma, ove
del
si

rappresentati, nel

1519 destando
In

le

"risa

gagliarde,,
il

Papa

e dei Cardinali (\j.

quest'anno
a
tale

dunque

poeta

trovava

ancora

Roma

ed
al

assisteva

rappresentazione

restandone
il

impressionato

punto da farne suo, mutatis mutandis,

motivo

fondamentale. Si tratta in tutte e due di un giovane innamorato


di

una

fanciulla,

per

vivere
di

vicino
lei.

alla

quale

si

viene a met-

tere al servigio del

padre
si

Nei Suppositi uno studente


servizio
di

nobile napoletano che

mette
di

al

un ricco

bolognese,

ndVAquilana

il

figlio

un

re di

Ungheria

che, innamorato

della figlia del re fermudo, ipotetico re di Spagna, viene al suo


servizio (2)

Nei Suppositi
il

gli

amori sono scoperti e

il

padre,

di-

sonorato prende

giovane, finto servo, e lo mette in una prigiogli

ne oscura, disposto a sopprimerlo; anche

amori
(3).

d'Aquilano

vengono scoperti e

il

re

lo

condanna a morte
si

Riscontri particolari

non

possono fare con


i

sicurezza perli

ch forse

il

Naharro non

lesse

Suppositi,
si

ma

vide

soltan-

to rappresentare, per cui pi


ze;

che imitazioni

ebbero
fra

reminiscenla

una certa parentela corre tuttavia nel dialogo

Balia

e
i

Polinesta nei Suppositi e Felicina e Doresta ne\Y Aquilana; fra

(1)
il

D'ANCONA,

op,

cit.

\>ol.
I

IJ p.

89-90
cui
il

in cui riportata la dcscrione


rise

che

Paolucci fa della rappresentazione.


i

versi su

Papa

Gagliardamente crediamo

siano

legueuti:

"Le mie
Uici dipinte

Supposizion ....

limili

che poi ritrovatesi


,,

non sono a
ma
Felic.

son a

quelle
in

antiche che Elefanlide


santa,

di nostri

Roma

e fattesi

in

carte belle pi che oneste incidere

di Leon.
)

(2) Nessun

Bermudo

fu re di Spagna,

(3) Jornada

IV

Mira

si

puedes saber

( Prop. p.

330

ya
,,

debe

ser

degollado

corte

k ver

donde muera mi senor

117

lamenti

del vecchio

Damonio
la

e quelli di

Bermudo

ecc, quantun-

que

sempre spicchi
vi
si

copiosa vena

lirica del

Naharro.

Qualche
quella

reminiscenza
della
stilo
gli

trover invece della


III

Calandria,

come

XXIII scena

atto
di

in

cui

Calandro, vedendo Lidio vesi

da donna che esce


io,,? Dir:

casa sua,
d,,?

domanda: " Che


da mattina,,

saluto

dar

"Buon
**

"Non

"Buomio,,?

na sera,,?
r:

Non

tardi.
bella,,?

Dio

t'aiuti,,?

Saluto da vetturali. Di'*

"anima mia

Non

saluto.

Cuor

del corpo

Detto da barbieri. "Viso da angioletta,,? Par da mercante. "Spirito

divino,,?

Non
si

bevitrice.
di

"Occhi

ladri

? Malo vocabolo
l

Qualche cosa
dario ortolano

simile pure nell'Aquilana

dove

Daned

burla della goffaggine del

compagno
fare
il

Galterio,

a cui
egli

domanda come direbbe a Doresta per


Diriale

galante,

risponde:
Si fuese

buenos di'as en amaneciendo.

x.i'i''^'

Davttt. -

Puesque le dirfas empero, cuando fuese el sol salido?


Menester
es, juri

Gali. - Para ahi,

a mi,

mucho
,-v

bien astrologar. quiero yo a


ti

Davtd. - Aora

te

Galt. - iSabes

que ?
le dire

-Juradiez que

^pjjs

Davtd.

Dios mantenga y remantenga, Non la digas por tu f que es palabra un poco luenga.
-

Gali

Qu

dibro

corno horas habro: Dios OS garde ac nuestrama -^p{fi^' Davidi: - Non m'encaxa este vocabro que es muy gofo para dama. .mi coragn espetado Galt ^A'ti Dmi^. - Para hacella reir ecc (Prop.
decille
,

Il,

p.

212-1 A)

Pi
to,

stretta relazione

che non coi Suppositi, quanto all'argomen-

V Jlquilana ha con una farsa senese, composta

poco

prima

e probabilmente recitata

aRoma

nel

519

20,

118

Si tratta della farsa intitolata Piet

d amore a

cui gi

abal-

biamo accennato altrove fi) e che identica per rargomento


YAquilana. Anche
di
Sicilia,
si

in

quella un giovane
figlia

principe,

figlio

del re

innamoratosi di Filogenia,
il

del

re Pario di

Ciil

pro,

reca a servire
alla

detto re per arrivare

a manifestare
Il

suo amore

principessa, ci a cui infatti riesce.

Re,
si

veri-

nuto a conoscenza

dell'amore

che

unisce

due giovani,
il

tiene offeso arrivando al punto di far loro


titosi

bere

veleno.

Pen-

poi chiama
e
cosi

il

medico
la

il

quale dichiara che non fu veleno


si

ma

sonnifero

commedia

scioglie

con un matrimonio,
L'idendiflerenza
il

perch
tit

si

scopre che Virbio

figlio

del re di Sicilia.
ci

non potrebbe essere maggiore

quantunque

sia

nello scioglimento:

Aquilano non condannato a bere


giustiziere
;

veleno
di

ma

alla

morte per mano del

tuttavia
-

non manca
los

accennare ad una metaforica " ponzona real


bebi (Propali p.

que por

ojos

294

voi.

W).
le

die,

Ne ma

questo solo lato di concordanza offrono


si

due commevilla-

somigliano anche per l'introduzione di una scena


alla

nesca in mezzo
l'altro

scena cortigiana, senza riuscire ne l'uno n


i

a saldare intimamente

due episodi. Questo era espediente

tutto

particolare della farsa senese, gi accolto dall'Encina e ora


si

dal Naharro. Nella Piet d'amore infatti


di Cipro

trovano alla

corte

un muratore milanese (che poi emiliano)


che
si

e un con-

tadino senese,

accapigliano,

si

lacerano colle parole, van-

no insieme
Corte.
l'ufficio

in

cerca di fortuna,
e

e tornano poveri a far ridere la

Anche Dandario
di lavorare
la
i

Gualterio sono due villani che hanno

giardini regi, sognando, in


fortuna, e per ultimo
si

mezzo

alla

loro

miseria, anch'essi

trovano costretti

spassare

la

Corte

di

Spagna.

Ci;

La

'Piet

d'amore di

MARIO MARESCALCO

da Siena. Siena 1518

119

Il

soggetto della Piet

d'amore

naturalmente

di origine
italicra.
le
il

novellistica

ed

preso

al
11

padre della novellistica


novella

Boccaccio
ture
di

(ly)

Nella giornata

VI

si

narrano

avven-

Beritolae del suo

figlio

Giannotto, venuto a capitare alla

corte di

Corrado
"

e quivi cresciuto e ritenuto di servile origine.


figliola

Ora
del

avvenne che una

di

Corrado,

il

cui

ncme
alla

era

Spina, rimasta vedova di uno Niccol da Grignano,

casa

padre

torn*
di

la
1

quale

essendo assai bella e piacevole e


gli

giovane poco pi

6 anni per ventura pose


lei,

occhi addos-

so a Giannotto et egli a

e ferventissimamente l'un dell'altro

innamor
l'

,,(2^)

L'amore naturalmente
Corrado
:

non rest

nelle

sfere del-

ideale
i

per

cui

ritenendcsi offeso, fece chiudere in


la

prigione
di

due giovani
lo

venuto poi a sapere


e,

vera discender.za
intemerata, a

Giannotto
il

fa

scarcerare

dopo una lunga


li

cui

giovane risponde egualmente a lungo,


noi

sposa.
il

non pare da mettere

in

dubbio che

Nahano

absi-

bia conosciuto la novella boccaccesca,

ma

ci

pare egualmente

curo che

egli

conoscesse

la

Piet d'anicre, cerne crecicn o picaccanto alla cortigiara,


alla

varlo la scena villanesca introdotta


fatto
di

il

non essere Aquilano capitato a caso


della figlia
di
lui,

corte di Berecc.
in

mudo, ma per amore


Il

proprio
il

ccme Virbio

Naharro

ha

voluto

per arricchire

tema facendo,
in

modo che la passione del giovane protagonista si scopra modo elegante. Avviene dunque che Aquilano, dopo la
dalle stanze di Felicina,
sia

un

caduta
di

poitato in coite

ccme emiralsto
si

una malattia misteriosa. Esculapio Il medico

viene

in
al
:

sospetto che

tratti

di

mal

d'amore e per provarlo propone


le

re di far venire alla

stanza

donne e

le

donzelle della corte

(1^
ni^

BOCCACCIO
p.

//

Decawerone, edizione Ferrario

nella raccolta

dei Classici Italia-

Milano 1803,
[2, Idm. p.

2 IO e icgg.

212

120

Pues

las

damas deben

ser

Felicina y sus doncellas,

y aun quiero que mi muger venga a qui tambien con ellas


Il

^11,

p. 209^.
si

re ordina che la cosa


in

si

faccia:
il

il

medico
s'

pone accanto

al

malato e tenendogli
esso,

zioni di

che

il

mano giovane ama


gli

polso
la
figlia

accorge, dalle altera-

del re. Dire la cosa a


ricorre

Bermudo

cos
:

seccamente
finge

pare male, per cui


di cui
si

ad uno
sposa

stratagemma

che

la
il

donna
re

tratta sia la sua

e per udire quello che

dice, spergiura di

non volerla cedere

a nessuno:

Esc. "

Un
-

saber

cual

no

quisiera

tener
la

por

saber

mi

poca Vida.
nida,,

Que
-

suele
-

mucho

doler

muerte de antes pia-

Bermuda

" cy es de muerte?

por mala suerte

pues ques mi honrra mortai

que pueda yo entenderte de


oir

(jsc.

Soilo yo
-

^erm.

Has

Ed
dice

il

medico narra: Esc. "...Has


quel est para morir - de
re

pues no

te

debo encobrir
-

al

amores
spettatO;

de mi muger,,

come
ufano
-

gi lo avesse

so-

ma
-

per chiarirsene meglio volle fare la prova gi detta


:

s'

accorse di non aver errato


mientras

"

Tan

temendo
senti

el

pulso

Aquilano

mi
ella

muger pasaba
penaba.
il

mano

com por
il

que
re
si

luego cn la

Il

rallegra di aver
la

trovato

rimedio perch

medico pu cedere
:

moglie

al

gio-

vane, senza alcuna difficolt


-

Berm. "
Il

Tu

lo

puedes guarescer

que otro no creo que pueda


che
cosa
farebbe
se

medico domanda
:

allora al
-

re

fosse la sua moglie


-

"

Saber queria
- si

porque

mas

presto concluya,

tu

Magestad
ver.^

e
-

qu haria ?

mi

muger

fuese suya

^erm.
-

cQuires

recibiria piacer
-

cuando por gracia divina


Felicina,,

asi

com
ests

es tu
-

muger

fuere la mi
-

Esc.
in

- "

Dentro
:

no se gaste tiempo mas


-

que e> periculum

mora

a la f paciencia habrs

que

ella

121

misma

es la senora (1).

Quello che avviene poi e che deriva


gi.

dalla farsa senese lo


il

conosciamo

facile

vedere come qui


attinto alla no-

Naharro
e

afifbia

lasciato le

commedie ed abbia
tratta infatti della

vellistica

al

romanzo greco. Si
Siria^

nota leggenda

di

Selenco re di

Antioco
nell'

suo

figlio

e Stratonica sua

mo-

glie,

(2) molto diffusa

antichit classica, ripresa poi


(3)

da noi

dal Bandelle e prima di lui dal Bruni.

zione ce

la

conserva
il

Valerio

La pi antica redaMassimo (4), ma da lui non la


tutti
gli

prese affatto

Naharro avendovi aggiunto

abbellimenti

retorici della redazione

pi tarda data da Plutarco, da Appiano

e da

Luciano

di

Siria,

(4)
la

modernamente dal Bruni e dal


Naharro? Possiamo

Bandello.

Ma

quale fu

diretta fonte del

intanto escludere ogni relazione diretta tra la redazione del poeta

spagnolo e quella di V. Massimo, del


e di
tutte le altre di
la

De Morbo
li

Perdccae (5),
il

questo filone: tra Plutarco, Appiano e

Bruni

cosa resta incerta.


rifer

Facilmente
tutti
i

conobbe

tutti

3.

Il

Naharro
il

la

leggenda

in

suoi particolari, soltanto che


Erasistrato, (Plutarco,

medico non pi Filippo (Bruni) ed

Apresto

piano, Luciano)^ n Ippocrate

Eurifonte

(De M^orbo Per'

diccae)

ma

Esculapio,

il

famoso Dio della Medicina. Nel


la

per accolse e segu passo passo


Bruni, che egli

versione accettata anche dal

conobbe certamente, essendo

persona

notissima

(i;

Propali odia pp. 309-318.


B.

(2)LAVAGNINI
(3)

|/

Tiomanzo

greco, Pisa

1921
-

p.
-

77

MORELLI
uria

C.

in

Studi Italiani di filogia classica,

a,

1920

(n. serie) pp.

75

93

BANDELLO,
per

Non. 55,

BRUNI LEONARDO.
Gismonda

Questa

si

noclla bel-

lissima di jJntioco, figlio di Seleuco, re di Siria ecc.

Composta da

MESSER LEONAR/5ll.

DO DE AREZZO,
vella
si

opposito di Giuscardo e

ecc. Siena.

La

no-

trova in una diecina di msj. fiorentini in uno della Vaticana, in uno della Capito-

lare di

Verona,

in

uno

della

Comunale

di
fra

Savignano
poco.
libr,

di

Romagna, uno

di

Lucca

eco, e ci

proponiamn
(4)
metrio,

di pubblicarla criticamente

Dictorum factorumque memorabilium.

V. n^

6,

ext.

I .

PLUT.

Vita di 'De-

APPIANO, De Bello 5yr/aco, (5) In A, BHERENS, Vbnediettt

59.
lai.

LUCIANq,

dea 59)

gedichl, 1877. e

RIESE Antol Utina

II

806

122

in

Ispagna (1) ed essendo stata pubblicata da poco la sua noe tale pubblicazione facilmente se

vella,

non
a

altro

gli

richian^

a mente la novella
piano.

lo

fece

tornare

Plutarco

ad

Ap-

Tali sono in breve

debiti del

Naharro verso
si

gli

Italiani,

almeno per quanto a nostra conoscenza;


chi spunti, episodi figure,
tutto la
alla
lare.

tratta

di

non posopra-

argomenti ecc. e non solo,


il

ma

commedia

italiana fu
la

suo costante modello, fu la scuola

quale impar tutta

tecnica complicata del

dramma

regodai

Anche

lui

esord quale seguace dell' Encina,

ma

fin

primi passi mostr procedere fermo e sicuro verso pi vasti orizzonti,

verso finalit artistiche nuove, verso concezioni drammatiche


:

nuove

ed and poi tanto lontano

che

la

sua
Il

si

pu

dire

una
lascia

delle pi lunghe stazioni del teatro spagnolo.

dramma

r umile villaggio ed entra nella

citt,

come

il

Titiro di Virgilio;

cessa di essere rusticale per divenire

commedia borghese.
:

Schiavo per non


si
l'

fu

di

nessuno

dagl' Italiani prese quanto

confaceva

al

suo spirito, serbandosi nel fondo


gli
1'

spagnolo

del-

Encina e della sua patria

rimane

lo

spirito

popolaresco,
cui nelle sue

r attaccamento alla realt,

amore del vero, per


il

commedie troviamo

versato a piene mani

fiore dello spirito del

popolo spagnolo, che nelle sue commedie vive accanto


borghese, senza che
classici
1'

alla classe
i

una senta schifo dell' altro.


lui

Cos

modelli
a

ed

italiani

sono per

modelli di perfezione
le

artistica
il

cui cerca

di

avvicinarsi,
pi.

sono

cornici a cui

adattare

suo

quadro,

ma non

noi leggendo la sua opera assistiamo al

{)
in

Vedi ad etempio

SANVISENTI,

/ primi influssi di Dante, Petrarca e boccaccio

lapagua Milano 1902. p. 195. 201 ecc.

il

123

lento
le
la

procedere del perfezionamento della sua arte drammatica

commedie da
Jacinta e
la

semplici e slegate che erano sul principio, quali


'Tjrofea,

divengono pi
la

regolari, pi

complesse e

pi movimentate,
sca,
varii

come
si

Serafina, la '^inelaria, e la Soldatealla

e finalmente

giunge alla maturit piena,


nazionali e classici

fusione dei
la

elementi

italiani,

ed abbiamo

Calamita

r Aquilana.

Da
affabile,

tutta questa

produzione

risulta
;

la

figura

del

Naharro,

che non per una figura gigantesca

egli

era un
nobili

uomo buono,
azioni,

modesto, amante della virt e delle


di

con

una coscienza

buon

cittadino.

Doveva

essere di tratto piaceal

volissimo, brioso,

pieno di spirito, sempre pronto

motto arguto.

Nella vita dovette patire varie


riconosciuto e premiato
il

disillusioni, quali quella di

non veder

suo merito ci che lo port a formarsi

una
belle.

filosofia

rassegnatamente pessimistica,
il

ma non

fieramente
netta,

ri-

Egli non era

tipo

da prendere una decisione

da

opporsi all'andamento delle cose, e imprecare o sogghignare sa-

tanicamente su di esse. Figlio del secolo


Ispagna
si

XV,

in

cui

anche

in

la

nobilt
in

si

stacca ormai dal popolo, e la classe


di

colta

chiude

un'atmosfera
in
Italia,

cortigianeria

senz'angoli e senza

punte; vissuto
grandi
segnato,
lante,

ove non era

pi

di

moda

avere delle

convinzioni, egli fu quale poteva essere; un cristiano ras-

ma non

fanatico,

un uomo

d'

ingegno

multiforme,

bril-

festerole,

non un genio^ non

un carattere indomabilmente

energico.

E
di

tale la sua

poesia; armoniosa,

di

vena abbondantissima
vi

ricca di brio,

elegante,

immaginosa

ma non

manca

quella dose

formalismo che era indivisibile da un

uomo
a
lui

del sec.

XV. La
la

sua

musa

ricchissima, spiritosissima,

ma

manca
al

grande

poesia che fa fremere,


la

manca

la

poesia che fa pensare,

manca

poesia patetica, ci che invece non

manca

suo contempotipi

raneo Gii Vicente.

Mancano pure

nelle sue

commedie quei

m
che
teri
si

levano di fra

la

turba
le
le

come

giganti fra pigmei:

carat-

sono senza

rilievo,

luci

senza contrasti di ombre. Tuttavia

bisogna confessare che

sue

commedie

si

leggono volentieri perla

ch sono vive e vere, bisogna confessare che


tore drammatico,
dati
i

sua arte di au:

precedenti, e un vero

miracolo

la

co-

stituzione esterna del


al

dramma

progredir di ben poco da

lui fino

tempo

di

Lope de Vega.

infine

bisogna

coHvenire, che,

pur imitando, seppe essere generalmente originale, che seppe improntare del suo spirito la materia
altrui.

ERRATA CORRIGE
-

Pag.

riga

10
12

esagerando
lelterario

esagerati
letterario

11

12
15 15 17

23
18

quelli
final

quello
fino
al

22
3

ragruppino

raggruppino

Marique
di
si

Manrique
dire

17

16
21

20
24
24

tratti

tratta

16
n.
1

oscarmio
agg. e sulla
10.^

escarnio

26
26 30
31

16
n.
1

pastorelles

pastourellts

agg.
-

copia

1041

segg.

16

embiente
intte

ambiente
tutte

24 27
n.

31

M
in

Crovoford

W.

Crotwford

34
41

Basiano
-

Bastiano

28
21

precedes
pronto

puedes
(in) pronto

44 44 46
47
47
51

8
n.
1

gi

come

come
(M.ss
di
/.

gi

Manoscritti Palatini
-

palatini)

14

ne

33

^
cinquecento

26
8 33
5

Cinquecento

55

da

dn

56
71

marco
senza,

marco
permesso
senza permesso,

88

29
24
n.
n.

XVIII

XVII
com

94
95

comme
-

XV
i

V
il

98
99
101

3
1

Codice

codice

n.

Commedie

Commediae
discioglie

28
n.

disciogli

105

francais

francase

115

20

lenqua
l'altro

lengua
l'altro

118
119
121
121

20
12
5
n.

autore

fece

fa

Selenco
-

Seleuco

tH.on.

Nov.

Parole che sono da correggere come appresso

padri'a

ocasin

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la

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Filologia

Comdie

Antologia

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