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Capitolo 7 Enigmi dell'Anima di Bellucci, Tiziano

Studio di Bellucci Tiziano

In tale libro, si vuol fornire una giustificazione della via di conoscenza antroposofica, da un punto di vista filosofico, scientifico e gnoseologico.

LA SCIENZA NON CREDE ALL ESISTENZA DELL ANIMA

Il pensiero attuale ritiene che tutto ci che si svolge nelluomo in merito a pensieri, sensazioni e sentimenti il risultato solo di reazioni chimiche che avvengono nel suo cervello. Ne risulta quindi che ogni fenomeno che si suppone animico sia in realt fisico, perch deriva da reazioni chimico/fisiche; quellidentico chimismo che si sviluppa nel suo sangue, nei suoi muscoli, nella sua pelle. I filosofi e gli scienziati odierni affermano: I fenomeni fisici e quelli psichici non dovrebbero pi essere considerati come due classi di fenomeni: ci che psichico in realt un effetto di cause fisiche.

Lanima quindi, non venendo vista, viene confusa con il fisico; viene equivocata: unificata in un tuttuno materiale.

Di contro, il filosofo Franz Brentano dice: Si deve distinguere fra lattivit che sente e ci verso cui essa si dirige, quindi scindere il sentire dal sentito. Ci equivale a dire: si deve riconoscere lesistenza di un principio animico nelluomo che capace di percepire (sentire) la presenza di un mondo a lui esterno (sentito). Si potrebbe dire che lanima un ente non fisico in grado di provare una sensazione a seguito di uno stimolo fisico indottogli da una percezione che giunge dallesterno (e anche dal suo interno).

I pensatori moderni dovrebbero chiedersi: se davanti a me c un fiore io lo vedo nella sua forma grazie allinterazione occhio-cervello; se non avessi gli occhi non potrebbe apparirmi la sua immagine. Ma se subito dopo chiudo gli occhi, quindi non li uso, e cerco di ricordarmi quel fiore, come possibile che esso riappaia, pur non usando un organo di senso? Qual quellorgano di senso che sto utilizzando affinch mi appaia unimmagine? Ce lho forse dentro di me? Essi risponderebbero che quellorgano di senso il cervello. In realt esso svolge s una funzione nel ricordare, ma essa non il ricordare stesso; piuttosto il cervello viene usato dallanima quale schermo onde proiettarvi sopra unimmagine, la quale, anzich venire dagli occhi, viene dallanima. Ci che locchio ha inserito prima nellanima, ora pu riaffiorarvi perch lanima ha la capacit di fissarla in s per poi farla riemergere. Lanima da sola, potrebbe s trattenere unimmagine in eterno, ma mai potrebbe arrivare ad averne coscienza, mai saprebbe cosa ha percepito; per poter sapere di avere accolto unimpressione deve avvalersi di uno specchio in cui guardare ci che ha accolto, onde, prendendo coscienza della sua forma, denominarla. Non vi difatti per luomo, nessuna cosa che appaia nella coscienza, sia ricordo o percezione, che non abbia il suo nome; se essa non lo ha, egli subito sente la necessit di dargliene subito uno. Ci gli serve, per distinguerla.

LA COSCIENZA DI VEGLIA E DI SONNO

I pensatori odierni negano lesistenza di unanima nelluomo, perch la loro forza di rappresentazione capace di cogliere solo limpressione sensibile; il loro usuale percepire non riesce ad avvertire, a portare a manifestazione il reale elemento animico che si svolge insieme ed accanto al percepire sensibile. Nel momento della percezione si svolgono dunque due correnti di esperienze:

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un processo sensibile che si pu cogliere come esperienza sensoriale nella coscienza di veglia; un processo animico (incosciente) che si sperimenta in una coscienza di sonno: inavvertito.

Si pu quindi affermare che, mentre luomo durante il giorno vive nella coscienza di veglia, continua accanto e parallelamente a questa, pure la coscienza di sonno che egli sperimenta la notte, dormendo. Per poter cogliere coscientemente e attivamente lelemento animico, occorre poter innalzare la coscienza di veglia, in modo che essa possa afferrare ci che si svolge nello stato di sonno.

Si viene cos a sapere che la coscienza di veglia usuale, pur apparendo apparentemente pi chiara e luminosa di quella di sonno, non capace di afferrare la vera realt del mondo.

Platone:A tal punto, sapresti tu dirmi se ora noi stiamo sognando, e siano tutti pensieri fatti in un sogno codesti, oppure siamo veramente desti? Nulla pu essere asserito come reale, da un solo punto di vista; in sogno difatti crediamo di esser svegli, proprio come ora lo crediamo. Quale dunque il vero sogno? Quando dormiamo o quando siamo svegli? In ogni caso pare mancarci il mezzo per discernere il vero.

Se si fosse capaci di penetrare con una coscienza desta nella

coscienza di sonno, si scoprirebbe che la condizione della realt molto pi vera di ci che appare nella coscienza di veglia: si vedrebbe che ci che noi chiamiamo realt nella coscienza di veglia invece qualcosa di monco, a cui manca una parte, rispetto allintierezza che ci appare nel sonno/desto. Si potrebbe quindi dire che durante il giorno siamo impossibilitati a presiedere i fatti animici che si svolgono affianco ai fatti fisici, perch riguardo ai primi siamo come immersi in un sonno. La veglia diurna e il sonno notturno non sono dunque due momenti o due manifestazioni separate e distinte: sono entrambi presenti sempre contemporaneamente; soltanto che nellattimo in cui si attivano i nostri organi di senso (al mattino), ci che penetra in noi, che pi grossolano e denso, prevale su ci che di natura pi sottile appare in noi durante il sonno. Di conseguenza, la realt che si vedeva nel sonno sembra sparire; in realt non si dissolve nel nulla, ma viene soltanto sovrastata dallattivit di percezione sensoriale. Passa in secondo piano, come dimenticata. Ma in realt sempre presente, al di sotto della coscienza di veglia. Essa ci che viene definito dalla psicologia inconscio.

LE PERCEZIONI SPIRITUALI

Esse non sono rappresentazioni mnemoniche, n ricordi, ma compaiono nellanima in una sostanza e con una modalit affine allo sperimentare laffiorare in noi di un ricordo. La sensazione che si sperimenta osservando unimmagine spirituale non ha nulla di grossolano e di simile ad una percezione sensibile, ma assomiglia allimpressione che si riceve quando ci si appresta a ricordare un evento passato che fa parte della propria memoria. La grande differenza sta nel fatto che ci si accorge che quellimmagine non per qualcosa che fa parte del nostro patrimonio di ricordi, ma appare come una realt inedita, che non ci appartiene. Per ricordare eventi sensibili che si vissuto, occorre che in un tempo passato si abbia ricevuto unimmagine entro lanima tramite gli organi fisici sensori. Per poter vedere immagini soprasensibili occorre invece abituare lanima a percepire da sola, privandola dellausilio sensi fisici, promuovendo quindi unattivit e uno sforzo similare al ricordare: nel ricordare

usuale difatti, non si usano i sensi. Cercando di abituare lanima a rappresentarsi immagini non attinte dal mondo dei sensi, si giunger ad avere forza necessaria per far s che essa possa svolgere una particolare attivit: lanima dovr, con la sua sola forza interiore, trarre da se stessa, far emergere quelle rappresentazioni che sono inconsciamente gi presenti in lei, ma che di solito non possono venire a coscienza, perch giacenti in lei entro uno stadio pari allo stato di sonno. Esse sono sempre presenti in ogni anima. Ci che deve essere acquisito, la capacit di farle affiorare dalle profondit della natura umana. Cos come i nostri ricordi si riferiscono a unimpressione sensibile che noi stessi abbiamo vissuto, le rappresentazioni spirituali si riferiscono a un rapporto che lanima ha nascostamente di continuo con il mondo spirituale, rapporto che non appare nel mondo sensibile. Luomo usuale sta di fronte al mondo spirituale come davanti ad un mondo che ha dimenticato: riesce a riacquisire tali ricordi dimenticati solo se risveglia in s forze simili a quelle mnemoniche. Tali rappresentazioni spirituali che vengono cos ricordate, mentre prima restavano inconscie, vanno cercate entro e per mezzo del corpo eterico umano. Questa prima capacit, detta immaginazione che si acquisisce con lesercizio di concentrazione, non che il primo gradino della scala che conduce alla totale percezione della realt sovrasensibile. Si deve difatti, come scopo finale, divenire capaci di usare gli organi spirituali che esistono nellanima, non solo di immaginare la loro azione: devono venire mossi dallanima stessa. Tali organi diventano possesso cosciente dellanima solo nella misura in cui essa riesce ad utilizzarli. Quando essi non sono usati, non si coscienti della loro esistenza: difatti un cieco ignorerebbe lesistenza di organi della vista.

SUI LIMITI DELLA CONOSCENZA

In genere, quando si riflette razionalmente su un oggetto, ci si

riempie lanima di rappresentazioni, spingendola in realt, contro un muro: esso rappresenta il limite dei confini della conoscenza. Esauriti i concetti appresi o dedotti dalla memoria attorno alloggetto, si arriva ad un punto davanti al quale si sa di non potere andare oltre. Con il solo uso dellintelletto lanima deve arrendersi davanti a tale muro, come innanzi ad un qualcosa di insormontabile. Lanima deve dirsi: la somma di queste rappresentazioni, mi spiegano cosa questoggetto: io so per che vi ancora qualcosa che vorrei conoscere, ma che non mi appare. Non posso andare pi oltre a ci che so: non mi risulta pi nulla. Io ho ben chiaro in me questa impotenza del conoscere, che ha dei limiti; devo dunque smettere di parlare su queste rappresentazioni, di organizzarle secondo il mio giudizio e il mio riflettere usuale. Devo osservarle e attendere, senza parlare o pensare; esse dapprima mi appariranno mute: ma devo aver fiducia e costanza nel credere che questa apparente mutezza si muter in comunicazione. Non io, ma loro stesse mi parleranno della loro verit. Sino a quando io parlo per loro, esse non possono rivelarsi; dal mio tacere esse prenderanno vita.

Lesperienza di questo parlare che nasce dal silenzio, si presenta allanima come un inedito tastare, un frugare entro il mondo.

Di limiti della conoscenza si pu parlare solo fino a quando si utilizzi lintelletto; se esso viene superato, si parler allora di subentrare in unaltra forma di conoscenza. La percezione e la comprensione del mondo fisico e delle sue cose legata allo stato di coscienza donato per tramite dei sensi fisici; di fronte al mondo minerale luomo sa infatti tutto, perch il suo cervello composto delle stesse sostanze del mondo minerale: gli connaturato. Ma se si vuole conoscere ci che invisibile o impercepibile ai sensi, lo stato di coscienza cerebrale inutile: si deve ascendere ad un altro stato di coscienza, affine alla materia delloggetto in questione. Non possibile penetrare con lo stato cerebrale entro il mondo spirituale.

Non si deve credere che le percezioni spirituali siano qualcosa di nebuloso o di sentimentale: sono reali esperienze interiori.

LA VERA NATURA DEL PENSARE

Nelluomo solitamente il pensare compare nella funzione di riproduttore della realt esteriore; tramite esso lanima pu avere coscienza di s, perch vedendo sorgere davanti a s delle immagini, essa si sente (si crede) un soggetto circondato da una moltitudine di oggetti. Ma in realt, il scindere la realt in soggetto e oggetto non il vero scopo a cui il pensare preposto. Esso ha unaltra mta nelluomo. Facciamo un esempio.

Con dei grani di frumento si possono fare tre cose: mangiarli, introdurli nel proprio corpo; seminarli, introdurli nella terra; rappresentarseli, introdurli nella propria anima.

Se si mangiano, si apporter nutrimento al corpo; se si seminano da essi nasceranno altre piantine. Le forze attive nel seme, nel corpo sono capaci di trasmutarsi in energia nutritiva, nella terra possono riprodurre unaltro esemplare. In entrambi i casi esse producono attivit vitali, anche se in differenti modi. Il compito originario e primario della forza insita nel seme disposta dalla natura, di asservirsi al formare una nuova pianta, ossia di provvedere alla conservazione della sua specie, non di prestarsi come nutrimento per luomo. Mangiandolo, gli si impedisce di compiere lo scopo che nella sua natura originaria. La stessa cosa vale per il pensare umano, il rappresentare: pensando, si impedisce al pensare di compiere ci che insito nella sua natura, ci che preposto nel suo compito. Tramite la forza pensante, appare in noi in immagini una

moltitudine di forme, le quali sembrano costituire il tessuto generale, il panorama del mondo fisico; il pensare rende possibile la riproduzione in immagini e in concetti della realt fisica del mondo. Tale riprodurre in immagini la realt sensibile non per assolutamente n il compito, n lo scopo di ci che la forza del pensare vorrebbe portare a compimento. Riproducendo in immagini la realt del mondo, non si apporta nulla di nuovo allevoluzione dell universo: si guarda in se stessi ci che esisteva gi prima di noi, un qualcosa nei confronti del quale non si preso parte alla sua generazione. Il mondo esiste anche senza di noi: il guardarlo non lo muta n lo accresce. Il solo rappresentarlo agire in modo passivo. Lo scopo del pensare non pu essere quindi il produrre una imitazione di ci che esisterebbe anche se non lo si osservasse: lo scopo del pensare secondo la sua essenza, di operare come una forza dedita a far evolvere lanima umana in organo di percezione autocosciente della realt spirituale. Il pensare unessenza spirituale che presente e agente in ogni cosa delluniverso: solo che manifesta la sua attivit in diverse modalit e differenti condizioni a seconda del supporto in cui interagisce. Scorrendo lungo i vari regni, incontra i vari stati di coscienza insiti negli stessi; in ognuno di essi causa un differente effetto: nel mondo minerale aggregazione della materia; appare come forza di di

nel mondo vegetale si palesa come forza aggregazione della materia e capacit riproduttiva;

nel mondo animale forza di aggregazione della materia, capacit riproduttiva e facolt di movimento; nel mondo umano si presenta forza di aggregazione della materia, capacit riproduttiva, facolt di movimento e capacit di svolgere unattivit pensante intelligente.

Mentre nel seme il Pensare non pu apparire come pensiero, ma come capacit di generare un simile, nellanima sarebbe capace di plasmare organi spirituali. Diciamo sarebbe, perch allo stadio attuale dellumanit esso non si esplica ancora pienamente in questa attivit; pu solo mostrarsi come forza

di rappresentazione. Difatti esso potrebbe fare ci solo se luomo lo vuole coscientemente: per ora esso usato ancora impropriamente. Il pensare si presenta nelluomo come facolt di rappresentazione a causa dellorganizzazione delluomo, la quale non ancora capace di farlo affiorare nella sua essenza vera. Il pensare non dunque quello che si intende ordinariamente, ma bens una forza capace di mutare lanima in un organismo capace di percepire veracemente la verit spirituale. Pi che produrre unintelligenza pensante razionale, il pensare vorrebbe produrre nelluomo organi capaci di comunicare e di ricollegarsi attivamente con il mondo spirituale.

I filosofi e i fisici si preoccupano piuttosto di capire il valore e il senso delle riproduzioni della realt, che appaiono per tramite del pensare, piuttosto che chiedersi il perch esista il pensare e quale sia il suo vero scopo. Le immagini del mondo che ci appaiono per tramite del pensare non rappresentano esse stesse una conoscenza, ma il mezzo tramite le quali si pu rendere possibile una conoscenza di una realt che si cela dietro di esse. Riprodurre in immagini rappresentanti la realt fisica, non significa conoscere lintera verit, ma conoscere quel tanto di verit parziale che appare nella sua sola immagine; vale a dire: quando si incontra un uomo, si vede la sua immagine; il vederlo non significa conoscerlo intieramente. Non potremmo dedurre dalla sua forma fisica nulla del suo passato, del suo carattere e della sua interiorit, se non approfondiamo in altro modo la conoscenza.

LA FORMA E IL SUO ARCHETIPO

Ogni filosofia tende a voler svelare un mistero: Ci che appare ai sensi delluomo, in qualche rapporto con una realt trascendente che dirige e organizza le forme sensibili, o

semplicemente uno schema creato dal mio cervello, dalla somma delle conoscenze acquisite in passato? Il concetto di lupo soltanto un mio riepilogo mentale di tutte le caratteristiche comuni in diversi lupi? In realt nel concetto di lupo non vi unastratta somma di idee, ma unessere vivente invisibile che configura e anima tutti i lupi sulla terra. Una sorta di matrice che imprime il suo timbro entro la materia sensibile, conferendogli determinate qualit. Nellattimo in cui si entra in rapporto sensoriale con un lupo, il vederlo rende possibile contemporaneamente laccendersi di un rapporto con il suo archetipo: questultimo non penetra nel sensibile, ma si presenta allanima umana interiormente, in una connessione vivente. Nellattimo in cui si attua il vivente contatto spirituale fra Spirito umano e Spirito del lupo si avrebbe una reale incontro fra spiriti: sarebbe possibile sperimentarsi veracemente a vicenda. Ma ci non avviene: affinch luomo possa sperimentare con autocoscienza di trovarsi di fronte al lupo esterno, deve andare perduta per lui la possibilit di incontrare il vero essere del lupo: pu solo incontrarne lombra. Se accadesse che il vero essere del lupo si mostrasse alluomo, in quellattimo egli perderebbe la sua coscienza di individualit: fluirebbe entro il lupo e il lupo sprofonderebbe in lui, tanto da perdere la facolt di ricordarsi di essere uomo. Lupo e uomo sarebbero un tuttuno, diventando luno nellaltro, quindi non vi sarebbe n lupo n uomo, ma un amalgama mista di uomo-lupo. Io sarei diventato lupo e il lupo me. La stessa cosa accade per ogni ente del mondo: se non accadesse qualcosa di occulto, osservando il mondo luomo e le cose penetrerebbero entro una coscienza pi ampia, cosmica, la quale abbracciando il tutto annullerebbe la loro: nessuno non avrebbe pi facolt di sentirsi uno a s, ma si sperimenterebbe soltanto come organo facente parte di un organismo Uno pi grande.

LE PERCEZIONI: IMMAGINI OMBRA

Ci che serve per preservare la coscienza delluomo da questannientamento, dato dalla sua organizzazione animica e fisica; essa fa comparire anzich degli esseri pensiero

viventi, delle loro copie ombra, in forma astratta. Le immagini del mondo non possono fornire alcuna verit sino a quando lanima non divenga capace di adoperare coscientemente i suoi organi spirituali. Affinch lanima possa sperimentare se stessa tramite la percezione dellesistenza di un mondo esteriore esistente al di fuori di s, i suoi organi spirituali devono smorzare, scindere e frammentare la corrente di vita che irraggia da fuori, dal centro degli enti del mondo, verso di lei. La vita deve spegnersi, per poter venir afferrata autocoscientemente dallanima. Tutte le percezioni che luomo ha di fronte al mondo, sono in realt esperienze spirituali interiori la cui vita, per poter venir recepita, deve venire uccisa smorzata. Nellattimo in cui le percezioni muoiono, quindi da luce irraggiante divengono ombra, solo allora possono venire registrate e percepite come qualcosa di esistente dallanima. Ogni cosa su cui si pensa quindi un pensiero morto. Il mondo appare quindi alluomo in forma illusoria, come parvenza; ma tale apparire non causato dalla volont degli esseri che agiscono su di lui: avviene a causa della sua organizzazione non ancora compiuta, la quale snatura la vera realt che gli si presenta. Lanima umana estrae lEssere spirituale dalla corrente eterna atemporale e aspaziale in cui collocato, afferrando un attimo di esso, ossia trasferendolo nello spazio e nel tempo; cos facendo si preclude la possibilit di coglierlo nella sua intierezza, fissandolo in una forma che rappresenta una parte presa dallintera vita o Essere dello Spirito osservato. L autocoscienza umana si fonda quindi tramite la realizzazione di uno smorzamento, una frammentazione rispetto ci che la piena vita degli esseri pensiero che animano il mondo fisico: nella percezione, la forza di vita che irraggia verso luomo cade nellanima come unombra, non come luce. Luomo pu arrivare a ristabilire un vivente rapporto con gli esseri spirituali solo se attiva i suoi organi spirituali, smettendo di avvalersi degli strumenti sensori che sfalsano la loro vita in parvenza; ci lo pu fare per solo dapprima avere gi acquisito tramite lesperienza della coscienza sensibile usuale, una piena autocoscienza. Questultima non potrebbe mai difatti venire acquisita o perfezionata partendo dal soprasensibile. La sana coscienza indispensabile per abituale quindi la premessa giungere ad una conoscenza

veggente. La coscienza normale deve addirittura accompagnare la coscienza veggente in ogni istante, perch altrimenti si avrebbe disordine nel rapporto nel rapporto fra luomo e la realt spirituale.

Se ci si esercita a rappresentare in modo da non utilizzare nulla preso dalle esperienze dei sensi (pensiero libero dai sensi) allora si da modo al pensare di esplicarsi secondo la sua natura originaria: come forza plasmatrice. Tale modo si esercitarsi non lusare il pensiero per riprodurre i dati sensibili, ma losservare il pensiero stesso insito nellente sensibile, privato della sua forma fisica: il cosiddetto pensiero di sintesi. Ad esso si giunge dapprima partendo da unanalisi dettagliata delle singole fasi (visualizzate in rappresentazioni sensibili) che costituiscono il concetto dellente, per poi estrarre dalla loro riunione una singola immagine, in una sorta di fusione pensante, il pensiero vivente. Nellanima quindi, come in ogni cosa esistente, agisce di continuo una forza; la fantasia, o limmaginazione la stessa forza che compare nel seme e che fa crescere una nuova pianta: entro lanima umana capace di plasmare i fiori di loto. In ogni anima stato posto un seme dal seminatore: affinch esso cresca non bisogna utilizzare la forza plasmatrice del pensare come specchio riproduttore del sensibile, ma volgerla nellanima secondo la sua vera natura.

L IMPOSSIBILITA DI RICORDARSI LE ESPERIENZE SPIRITUALI

Le percezioni spirituali, pur avendo una natura simile alle usuali immagini-ricordo, non si comportano nellanima come queste ultime. Ci che viene vissuto come percezione spirituale non pu venire serbato nellanima nella stessa forma diretta in cui si esplicata, cos come invece possibile ricordare a piacimento nei particolari, eventi ai quali si partecipato nel passato. Se si vuole riavere nellanima una percezione che si ha avuto qualche tempo prima, essa non compare: deve venire anche rinnovata dallanima. Si deve combinare, organizzare un nuovo incontro con quellessere che si percepito un

tempo. Perch ci accada, lanima deve ricercare quellessere che ha percepito, cos come per incontrare unaltro uomo occorre andare a casa sua. Ricordare non incontrare; ben diverso ricordare un amico che invece trovarlo davanti al proprio cospetto. Allo stesso modo gli esseri spirituali non si fanno ricordare, si fanno solo incontrare.

Ogni contatto spirituale vivente: se fosse possibile ricordarlo non sarebbe un vero contatto, ma una simulazione di un contatto. E per possibile ricordare le modalit, ossia serbare nella memoria le varie attivit animiche che ci condussero nel passato ad avere unincontro con quello Spirito. In altre parole: ci dato di ricordare quale fu la strada che ci port alla porta di quellessere, ma non ci che poi avvenne nellattimo dellincontro. Ripercorrendo le medesime concentrazioni, le stesse procedure meditative preparatorie, potremo giungere davanti a quellessere. Se nellattimo della percezione si prendono appunti o si parla ad un altro, rileggendoli o riascoltandosi sar poi possibile trasferire in pensieri astratti ci che ha percepito la coscienza veggente, entro la coscienza abituale.

L ESSENZA DEL PENSARE SPIEGATA IN FILOSOFIA DELLA LIBERTA

Cos come strutturato luomo, non pu cogliere la verit delle cose che gli appaiono. Tramite losservazione sensoriale non ci data la realt intera: limmagine del mondo data dai sensi una realt incompleta. Lorganizzazione umana limitata. Non la Natura nasconde alluomo il suo vero Essere, ma luomo fatto in modo da nascondere a s stesso laspetto spirituale del mondo. LEssere del mondo non si nasconde: solo luomo che non riesce a vederlo. Nel momento in cui luomo riesce ad assurgere ad un pensare

attivo, opposto a quello passivo ordinario, si presenta in modo direttamente presente una realt spirituale che nel semplice osservare non pu venir data. Sino a quando proviamo emozioni, senzazioni o sentimenti siamo esseri singoli: nellattimo in cui si perviene al vero pensare, ci congiungiamo con lessere Uno e universale che tutto pervade. Nel vero pensare si penetra nella vera essere delluomo, quale entit spirituale. Non esiste unentit spirituale delimitata e separata dallaltra: lo Spirito uno e di conseguenza essendo luomo uno spirito uno con lo Spirito. Nel pensare ordinario tale congiunzione viene per alterata; siamo predisposti in modo da non sperimentarci uno con il mondo, altrimenti ogni volta che ci volgiamo verso un ente esterno ci perderemmo nelloggetto osservato, diventando esso noi e noi esso. Con la percezione ci appare un quid di esterno; questo a far apparire nel nostro interno il concetto dellente osservato. Il concetto in realt unintuizione, la manifestazione di una realt spirituale che compare nellanima: diciamo compare, mentre in realt pi giusto dire che nellattimo della percezione si attua un incontro spirituale fra luomo e lessere spirituale dellente osservato. Per tal motivo pare che con losservazione come dincanto sorga il pensiero relativo ad un oggetto: in realt il pensiero insito nelloggetto che fluendo in noi svela la sua essenza alla nostra anima. Esso non compare in noi perch gia in noi, ma perch lo incontriamo. Ogni rappresentazione che a seguito di unosservazione sensoriale compare nellanima delluomo, in realt unintuizione spirituale alterata. Ordinariamente tale intuizione non appare per nella sua essenza, perch lorganizzazione umana impossibilitata a coglierla nella sua purezza. Difatti lanima la scinde in due: essa un soggetto che guarda un oggetto, mentre nellattimo dellincontro -percezione non vi n luno n laltro, ma solo un essere unico. Si faccia bene attenzione: non che guardando per la prima volta un cavallo si viene a sapere a quale razza appartiene, a cosa serve, cosa mangia o dove vive; ci lo si impara solo se lo si segue o ci si fa informare da altre fonti, arricchendoci man mano di rappresentazioni sulla sua natura. Quando si osserva per la prima volta un cavallo, la sua forma, i suoi movimenti, i suoi colori e il suo suono suscitano nellanima date emozioni: sono queste le intuizioni che ci vengono date. Osservandole

dentro la nostra anima scopriamo che le linee della sua forma, la cadenza del movimento e il suo suono ci svelano la natura interiore dellessere del cavallo: ci che possiamo conoscere circa le sue abitudini e la sua vita non sono lessere del cavallo, ma la sua transitoria realt terrena, il suo momentaneo apparire sulla terra. In tal modo ci viene preclusa la conoscenza dei suoi scopi e del motivo della sua esistenza, perch piuttosto veniamo rimandati automaticamente alluso che possiamo farne e quale utilit possiamo trarne. Non ci interessano le sue motivazioni dessere, ma piuttosto le nostre in relazione con lui. La vera intuizione che compare alterata nellanima come ordinario concetto rappresentativo, svelerebbe la manifestazione di una realt spirituale, cos come la percezione sensoriale svela la manifestazione di una realt materiale.

Fine