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IL DOLCE STIL NOVO ASOR ROSA, A. Sintesi di storia della letteratura italiana. Firenze: La Nuova Italia, 1972. P. 23 a 26.

Da PAZZAGLIA, M Testi e lineamenti di letteratura italiana ed europea. Bologna: Zanichelli, 1982. POESIA TOSCANA DEL TRECENTO La poesia cortese, iniziata dai siciliani, viene ripresa sia in Toscana sia nellItalia settentrionale. Il centro pi importante la Toscana. Ci sono alcuni importanti elementi di novit in questa nuova poesia (Lui fa esempio con Guitone dArezzo): una ricerca dartificio formale e tecnico; robustezza e variet di interessi politici, morali, religiosi e amorosi; ripresa diretta di modi propri dellultima poesia provenzale, quella di pi evidente carattere mistico e simbolico, che testimonia un tipo dinteressi crescenti nellambito della spiritualit comunale. La sua produzione indica una conoscenza del linguaggio dei siciliani, del provenzale, del francese e del latino; Le sue prime poesie riprendono motivi della lirica provenzali; La sua opera matura, invece, ispirata a contenuti morali, politici e religiosi; ad una materia, cio, che era sempre stata trattata in latino o in francese.; ha introdotto nella lirica lelemento della riflessione filosofica e stato considerato un maestro dal Guinizelli; la sua influenza non rimase circoscritta a Firenze, ma si esercit anche a Bologna, nellambiente culturale in cui si form quello che ritenuto il fondatore dello Stil novo: Guido Guinizelli. GUITTONE DAREZZO (1230 - 1294 ca.) da PAZZAGLIA, Mario Testi e lineamenti di letteratura italiana ed europea. Bologna: Zanichelli, 1982. Con la decadenza della potenza Sveva in Sicilia la Toscana diventa il nuovo centro di irradiazione della poesia volgare. Lopera di Guittone dArezzo divisa (come la sua vita) in due parti: nella prima prevale la poesia amorosa sul modello siciliano, ma soprattuto provenzale; nella seconda dominante la esperienza religiosa che spinse lautore ad abbandonare il mondo e la famiglia, per entrare a far parte dellordine dei Cavalieri di S. Maria, fondato nel 1261 a Bologna, che aveva come ideali la salvaguardia della pace, laccordo fra le opposte fazioni, la difesa delle donne, dei fanciulli, dei poveri in nome della Vergine Maria (come si vede, una specie di ordine cavalleresco, legato per alla nuova realt comunale). Sono frequentissime nel canzoniere guittoniano le rime di corrispondenza con tutti i pi noti rimatori

toscani dellepoca, che rivelano chiaramente come per almeno venticinque anni (dal 1255 al 1280). Guittone esercitasse una specie di dittatura intellettuale e artistica su tutta la Toscana, maestro riconosciuto e ammirato, prima per lo stile e poi per i valori di moralit e di umanit. Egli aveva creato un modello di canzone damore ampio nel ritmo e nello svolgimento concettuale, aveva dato i primi alti esempi di canzone politico-civile, aveva dato lavvio alla moralizzazione del mito dellamore: aveva, insomma richiamato larte alla vita, la poesia alla realt, immettendo in essa il suo rigore morale, la sua cultura e la sua dottrina. Le rime e le rime sacre sono pervase da una stessa energia intellettuale e morale. La vera vocazione di Guittone fu quella di maestro e correttore di costumi, di un amante e sollecitatore della virt. Limpegno di piegare larte a tutte le esigenze del vivere sociale fa s che la poesia di Guittone abbia sempre una solida ossatura logica, unorditura complessa e sapiente che prepara le grandi canzoni di rettitudine, cio di esaltazione della virt di Dante. Se Guittone non fu un grande poeta, fu il precursore, un letterato sapiente che diede vita a nuove forme e nuovi schemi, ad una esigenza di poesia pi complessa e atta ad accogliere la multiforme vita della coscienza, anche se il suo linguaggio, mescolato di espressioni dialettali, rimase spesso aspro e disarmonico. GUITTONE DAREZZO Tuttor cheo dir gioi, gioiva cosa Il sonetto costruito sulla replicacio della parola gioia, e intende esprimere, attraverso questo insistere su di essa, lintensit della gioia damore. In questo caso lartificio giunge a un risultato poetico convincente perch, usato con maestria, conferisce al sonetto un tono di fervido entusiasmo. Tuttor cheo dir gioi, gioiva cosa intenderete che di voi favello, che gioia sete di belt gioiosa e gioia di piacer gio[o]so e bello, e gioia in cui gioioso avenir posa gioidaddornezze e gioidi cor asnello, gioia in cui viso e gioitantamorosa ched gioiosa gioimirare in ello. Gioidi volere e gioidi pensamento e gioidi dire e gioi di far gioioso e gioidonni gioioso movimento per cheo, gioiosa gioi, s disoso di voi mi trovo, che mai gioinon sento se n vostra gioi il meo cor non riposo.

Il DOLCE STIL NOVO da PAZZAGLIA, Mario Testi e lineamenti di letteratura italiana ed europea. Bologna: Zanichelli,

1976. Iniziato, sembra, dal notaio bolognese Guido Guinizzelli (nato fra il 1230/40 e morto prima del 1276). Dalle pagine del suo canzoniere ci parla una voce limpida e giovane, pervasa dallentusiasmo della scoperta di un nuovo mondo poetico. Lo vediamo ripercorrere e assimilare la tradizione siciliana e toscana, chiamar Guittone maestro, ma distaccarsi progressivamente da ogni modello per genialit inventiva. Sue sono le immagini nuove che verrano riprese e svolte dagli altri stilnovisti: il motivo della donna angelo, del saluto di lei che porta beatitudine e salvazione dellanimo, liberandolo dal peccato e donandogli purezza e virt, del poeta piagato damore, che porta morte in s, nel senso che lamore per il suo carattere passionale, coesistente e contrastante con quello spirituale, pone lanima, a volte, in un travaglio angoscioso. (Pazzaglia, p.180) lI suoi seguaci furono: Guido Cavalcanti (1260 ca. - 1300); Dante Alighieri (1265- 14/09/1321); e Lapo Gianni. A Dante viene atribuita la definizione tematica della scuola (nell Vita Nova e nel canto XXIV del Purgatorio). I concetti fondamentali dello stil novo sono la novit e la dolcezza. Novit rivela i pi liberi atteggiamenti del pensiero, loriginalit dellispirazione, labbondanza di nuove espressioni pi efficacemente adatte a interpretare il particolare atteggiamento psicologico del poeta. Consiste nella scoperta di una nuova verit e autenticit psicologica e sentimentale, che si rivela capace di andare al di l degli artifici scolastici dei siciliani e dei guittoniani, rillacciandosi se mai direttamente alla grande esperienza spirituale dei provenzali. Per Dante la novit consiste nel fatto che i poeti scrivono quando lAmore li spira, esprimono quello che esso detta dentro e proprio nel modo in cui detta. Dolcezza lo stile in cui il dolce viene usato a precisare i modi della nuova poesia riferendosi alla gentilezza delle immagini e alla purezza della lingua e alla soavit e laggiadria del verso e del ritmo poetico. Il Pazzaglia dice che Lamore non pi soltanto concezione del gusto poetico, ma una esperienza spirituale e trasfigurazione di chi lo fa suo. La poesia degli stilnovisti tende non tanto alla rappresentazione immediata del sentimento amoroso, quanto ad unapprofondita contemplazione intellettuale e fantastica di esso, a una meditazione sulla sua essenza indefinita e misteriosa (Pazzaglia, p.178). Lo Stil novo identifica la gentilezza o nobilt con la virt, e lamore con tale intima gentilezza, e vede nella donna la sorgente di una elevazione morale capace di condurre lamante verso la perfezione spirituale e, magari, fino a Dio(Pazzaglia, p.179). La novit dello Stil novo (Pazzaglia cita Sapegno) consiste in un approfondimento e affinamento dellindagine psicologica congiunto a un affinamento delle forme espressive (p.179). Da una parte conoscenza dei problemi damore e una cultura approfondita nelle universit, dallaltra una ricerca del linguaggio raffinato, etereo; di immagini suggestive capaci di dare il senso delle esperienze interiori. Anche gli stilnovisti hanno un ideale darte e di vita aristocratico, come quello cortese, per non una aristocrazia di sangue ma culturale. In tutti i poeti dello Stil novo si avverte una religiosit laica. Si passa con stil novo dalla poesia come rituale mondano, sia pure raffinatissimo, alla poesia come esercizio dello spirito, che comporta una concezione totale della letteratura, in cui dignit formale, dolcezza espressiva, elevazione dellintelletto e dei sentimenti fanno tuttuno. Sintende

in questo quadro limportanza estrema forse estranea in questa misura ad una sensibilit moderna che assumono la figura della donna e lamore per essa. Qui la donna sovrasta il poeta, ma dallalto, appunto, di una superiorit morale e spirituale, non di gerarchia cortigiana e mondana; lamore dunque perfezionamento intimo, elevazione verso il principio superiore che si esprime attraverso la donna, e dietro il quale sintravvede alcunch dangelico o addiritura di divino (pu essere visto come una specie di religione laica). Per Pazzaglia parlare di scuola quando si parla dello Stil novo una cosa pi che mai astratta e inadeguata; si tratta, infatti, di poeti che hanno una spiccata individualit, una propria storia umana e poetica e che, per questo, mal si prestano a essere incasellati sotto unetichetta (Pazzaglia, p. 178). GUIDO GUINIZELLI Io voglio del ver la mia donna laudare Io voglio del ver la mia donna laudare ed assembrarli la rosa e lo giglio: pi che stella dana splende e pare, e ci ch lass bello a lei somiglio. Verde rivera lei rasembro e lre, tutti color di fior, giano e vermiglio, oro ed azzurro e ricche gioiper dare: medesmo Amor per lei rafina meglio. Passa per via adorna, e cos gentile chabassa orgoglio a cui dona salute, e fal de nostra f se non la crede; e no lle pu apressare om che sia vile; ancor ve dir cha maggior vertute: nullom p mal pensar fin che la vede.

GUIDO GUINIZZELLI Al cor gentil rempaira sempre amore come vertute in petra prezosa, Al cor gentil rempaira sempre amore che da la stella valor no i discende come lausello in selva e la verdura; anti che l sol la faccia gentil cosa; n feamor anti che gentil core, poi che nha tratto fre n gentil core anti chamor, natura: per sua forza lo sol ci che li vile, chadesso confu l sole, stella li d valore: cos lo cor ch fatto da natura s tosto lo splendore fu lucente, asletto, pur, gentile, donna a guisa di stella lo nnamora. n fu davanti l sole; Amor per tal ragion sta n cor gentile e prende amore in gentilezza loco per qual lo foco in cima del doplero; cos propramente spendeli al sudiletto, clar, sottile; come calore in clarit di foco. no li stari altra guisa, tant fero. Foco damore in gentil cor saprende Cos prava natura

recontra amor come fa laigua il foco caldo, per la freddura. Amore in gentil cor prende rivera per suo consimel loco com adams del ferro in la minera. Fere lo sol lo fango tutto l giorno: vile reman, n l sol perde calore; disomo alter: entil per sclatta torno; lui semblo al fango, al sol gentil valore: ch non d dar om f che gentilezza sia fr di coraggio in degnit dere sed a vertute non ha gentil core, comaigua porta raggio e l ciel riten le stelle e lo splendore. Splende n la ntelligenza del cielo Deo crator pi [n] nostrocchi l sole: ella intende suo fattor oltra l cielo,

e l ciel vogliamo, a Lui obedir tole; e consegue, al primero, del giusto Deo beato compimento; cos dar dovria, al vero, la bella donna, poi che [n] gli occhi splende del suo gentil, talento che mai di lei obedir non si disprende. Donna, Deo mi dir: Che presomisti? sando lalma mia a lui davanti. Lo ciel passasti e nfin a Me venisti e desti in vano amor Me per semblanti: cha Me conven le laude e a la reina del regname degno, per cui cessa onne fraude. Dir Li por: Tenne dangel sembianza che fosse del tuo regno; non me fu fallo, sin lei posi amanza.

Il contenuto: Lamor e il cuor gentile sono inscindibili, connaturati, come il sole e la luce, il calore e la fiamma; un cuore eletto, puro, gentile viene ridestato allamore dalla donna e questo amore lespressione pi alta della sua intima nobilt, infatti, non deriva ereditariamente da una tradizione familiare, ma coincide con la virt che personale conquista e che lamore potenzia; come Dio risplendendo nellIntelligenza Angelica, fa s che questa attui nelluniverso la Sua volont creatrice e provvidenziale, cos la donna, splendendo nellanimo dellamante, lo dispone al raggiungimento della perfezione morale; un amore cos concepito non peccato, ma principio di purezza e di elevazione spirituale, non contrasta quindi con le leggi divine. (Pazzaglia, Vol I, p.180/181). Questa canzone del Guinizzelli fu un tempo considerata come il manifesto della scuola stilnovista. Oggi la poesia suscita interesse non tanto per il contenuto, ma per lentusiasmo giovanile con cui vengono espressi i concetti. Abbiamo una forte presenza delle immagini della natura, il sole, il fuoco, lacqua, il verde, le stelle, il cielo, ecc.

GUIDO CAVALCANTI da PAZZAGLIA, Mario Testi e lineamenti di letteratura italiana ed europea. Bologna: Zanichelli, 1982. Nacque da nobile famiglia fiorentina tra il 1255 e il 1259. Fu guelfo di parte bianca, intimo amico di Dante. rappresentato dai cronisti del tempo (appare anche in una novella di Boccaccio) come un uomo aristocratico, nei modi e nel sentire, e schivo, sdegnoso, solitario e intento allo studio (p.190) Al centro del canzoniere cavalcantiano sta lesperienza dellamore, colta, com proprio degli

stilnovisti, nel suo carattere di sublime avventura dellanima. Ma negli schemi della poesia amorosa il Cavalcanti esprime un intimo tormento, una tristezza accorata (amargurada), un senso dangoscia che lo distinguono sia dal Guinizzelli sia da Dante e che rivelano una visione dolorosa non solo dellamore, bens della vita in genere (p.190). la canzone manifesto di Cavalcanti Donna me prega percheo voglia dire. Si capisce in essa che il poeta concepisce lamore come passione, propria della parte sensitiva dellanimo, e quindi non come spinta al perfezionamento delle virt morali, ma come sentimento violento e tormentoso, come sofferenza e, spesso, come distruzione diogni facolt fisica e spirituale (p. 190). La donna per Cavalcanti non faro di luce e di spirituale perfezione, ma creatura terrena, la cui bellezza sensibile fonte per il poeta di rapimento estatico e giocoso, senza per che questo sentimento sinnalzi a unidealit superiore, morale o religiosa. Amore dunque per il poeta forza tirannica e impetuosa, ci affascina e al tempo stesso ci addolora col miraggio di una felicit e pienezza di vita che si rivelano illusorie o irragiungibili (p.191). La poesia del Cavalcanti cerca di definire i moti pi inaferrabili della coscienza, di ascoltare ed esprimere il loro interno dialogo, tutta pervasa da un ritmo evanescente e gentile, sospesa in una luce irreale (p.191). GUIDO CAVALCANTI Chi questa che vn, chognom la mira Chi questa che vn, chognom la mira, che fa tremar di chiarite lre e mena seco Amor, s che parlare nullomo pote, ma ciascun sospira? O Deo, che sembra quando li occhi gira, dicalAmor, chinol savria contare: cotanto dumilt donna mi pare, chognaltra ver di lei ila chiamira. Non si poria contar la sua piagenza, cha lesinchin ogni gentil vertute, e la Beltate per la sua dea mostra. Non fu s alta gi la mente nostra e non si pose n noi tanta salute, che propriamente navian conoscenza. In questo sonetto abbiamo unallusione a quello del Guinizzelli Io voglio del ver la mia donna laudare , ma latmosfera, soprattutto nei primi quattro versi, nuova e tutta cavalcatiana, per quel tremare e sospirare dellanima, allapparire della donna, come davanti a una rivelazione sublime e sconvolgente. La bellezza la rivelazione di qualcosa di pi grande, di un infinito che attira il cuore e, al tempo stesso, gli d un senso di stupore sbigottito. La poesia del Cavalcanti tutta in questi impeti improvvisi, in questa modulazione di canto estatico e rapito. Le terzine rientrano in una pi convenzionale lode stilnovistica.

Brano tratto da - PAZZAGLIA, M. Testi e lineamenti di letteratura italiana ed europea. Vol I. Bologna: Zanichelli, 1982. P.193. GUIDO CAVALCANTI Perchi no spero di tornar giammai se tu mi vuoi servire, Perchi no spero di tornar giammai, mena lanima teco ballatetta, in Toscana, (molto di ci ti preco) vatu, leggera e piana, quando uscir del core. dritta la donna mia, Deh, ballatetta mia, a la tuamistate che per sua cortesia questanima che trema raccomando: ti far molto onore. menala teco, nella tua pietate, Tu porterai novelle di sospiri a quella bella donna a cuti mando. piene di doglie di molta paura; Deh, ballatetta, dille sospirando, ma guarda che persona non ti miri quando le sepresente: che sia nemica di gentil natura: Questa vostra servente ch certo per la mia disaventura vien per istar con voi, tu saresti contesa, partita da colui tanto da lei ripresa che fu servo damore. che mi sarebbe angoscia; Tu, voce sbigottita e deboletta chesci piangendo de lo cor dolente, dopo la morte poscia, collanima e con questa ballatteta pianto e novel dolore. va ragionando della strutta mente. Tu senti, ballatetta, che la morte Voi troverete una donna piacente, mi stringe s, che vita mabbandona; di s dolce intelletto e senti come l cor si sbatte forte che vi sar diletto per quel che ciascun spirito ragiona. starle davanti ognora. Tanto distrutta gi la mia persona, Anim', e tu ladora chi non posso soffrire: sempre, nel suvalore.

uno dei componimenti pi famosi di Cavalcanti, anche per la rispondenza che la critica romantica (segnatamente il De Sanctis) volle vedere tra le vicende biografiche del suo autore (l'esilio di Sarzana, la malattia ivi contratta [?], la morte) e i concetti espressi in questa ballata. In realt nulla autorizza a individuare nell'esilio il periodo di composizione.... Qui siamo al punto di maturazione massima di temi gi noti dalla letteratura' provenzale e siciliana, che s'incontrano con la personale e intellettualissima esperienza esistenziale del Cavalcanti. Il topos del distacco della donna, della lontananza e del conseguente dolore aveva gi trovato molti poeti... : ci che per distingue Cavalcanti la sua palese volont, al solito , di rendere di valore assoluto un'esperienza, di liberarla dalla scenografia di contingenti rapporti interpersonali per elevarla a metafora di una condizione di vita. Non per nulla il topos si innestava in un'ideologia in cui il dolore, l'angoscia, quindi la morte spirituale, divenivano naturalmente la conseguenza necessaria della stessa struttura fisiologica e psicologica dell'uomo: tanto che il ruolo dell'autore si identificava con la descrizione del suo stato , della sua distruzione e quindi del Valore da lui identificato ed espresso (con il recupero conseguente, altrimenti inspiegabile, della causa dello "sbigotimento", la donna, la "veduta forma" della canzone teorica: "Anim'e tu l'adora / sempre, nel su'valore"). Che il tentativo sia ottimamente riuscito lo dimostra l'emblematicit assunta dal componimento e la lettura completamente destoricizzata di cui stato fatto oggetto fino al giorno d'oggi, al di l certo delle stesse intenzioni dell'autore.

ASOR ROSA, A. La poesia del Duecento e Dante. A cura di Roberto Antonelli. Firenze: La Nuova Italia, 1974. P.184.

DANTE ALIGHIERI Vita: Nacque a Firenze nel maggio del 1265 da una famiglia guelfa della piccola nobilt. Condusse nella giovinezza vita elegante e cortese.

Comp studi severi sotto lorientamento di Brunetto Latini e poi presso lUniversit di Bologna. Dante fu legato ai problemi culturali e politici del suo tempo. Fu amico di Guido Cavalcanti, Lapo Gianni e Cino da Pistoia. In questo periodo scrisse delle Rime, le pi importante dedicate a Beatrice, figlia di Folco Potinari, che Dante am fin dalladolescenza, ricingendo questo amore dellalone vago e gentile della spiritualit stilnovistica (Pazzaglia - p.289). Beatrice mor nel 1290 e il nostro ebbe un periodo di crisi spirituale, legata a una problematica culturale e spirituale pi complessa anche per il difficile momento politico che la citt di Firenze attraversava. La sua partecipazione alla vita politica del comune di Firenze si fece pi itensa dopo il 1295, anno in cui spos Gemma Donati. In questo periodo gli Ordinamenti della Giustizia vietarono la partecipazione alla politica a chi non fosse scritto a una delle Arti, Dante allora si scrisse allArte dei medici e degli speziali, la pi vicina ai suoi studi di carattere filosofico (Petronio, p.287). Ebbe vari incarichi al comune di Firenze; fu coinvolto nella contesa tra i guelfi Bianchi e i Neri e prese posizione contro il papa BonifacioVIII (dei Neri) che tendeva al controllo della politica fiorentina. Tra il 1292 e il 1294 scrisse la Vita Nuova. Nel 1300 dal 15 giugno al 15 agosto, giunse alla suprema magistratura comunale, fu cio Priore. In questo periodo condann allesilio lamico Guido Cavalcanti. Sorpreso a Roma o lungo la via del ritorno dalla caduta dei Bianchi, nel 1301, fu condannato allesilio, per le false accuse di batteria, cio di appropriazione indebita del pubblico denaro, di azioni ostili al papa e volte a turbare la pace della citt. Non essendosi presentato a scolparsi (perch questo avrebbe significato mettersi nelle mani dei nemici) fu condannato a essere bruciato vivo se fosse caduto nelle mani del Comune. Cominci cos il suo lungo pellegrinaggio per lItalia, incalzato dalla povert e dalla angosciosa nostalgia della patria diletta, proteso allaffannosa e spesso umiliante ricerca di una sistemazione come uomo di corte. Le sue pi importanti opere furono scritte in esilio. Tra il 1303 e il 1307 scrisse il Convivio e il De vulgari eloquentia, come testemonianza della propria cultura e elevatezza morale. Le due opere rimasero per interrotte. (pazzaglia, p. 291) Lesilio allontanava cos Dante da ogni considerazione municipalistica, ampliava il suo sguardo da Firenze allItalia e al mondo; soprattutto gli dava la certezza di essere martire e combattente della giustizia, di avere per questo il diritto di parlare agli uomini, di guidarli alla riconquista della giustizia, della verit e della pace. questa la profonda vocazione profetica e

riformatrice da cui nasce la Divina Commedia (Pazzaglia, p.291). Nel 1310 discese in Italia limperatore Arrigo VII, imperatore del Sacro Romano Impero, che intendeva riaffermare la sua giurisdizione sulla Penisola, fece sperare a Dante una prossima attuazione del suo ideale. Tra il 1312/13 scrisse la Monarchia, un trattato politico nel quale ribadiva appasionatamente le sue concezioni. Durante lesilio fu ospite (al servizio) di grandi signori come Can Grande della Scala a Verona e Guido della Polenta a Ravenna. La (Divina) Commedia: - tra il 1304/1306 e il 1309 scrisse lInferno tra il 1309 - 1313/14 scrisse il Purgatorio tra il 1316 e, finito probabilmente poco prima della sua morte, 1321 scrisse il Paradiso. Mor a Ravenna il 14 settembre 1321 1974.

ASOR ROSA, A. La poesia del Duecento e Dante. Firenze: La Nuova Italia,

Gli inizi della attivit poetica di Dante sono ancora legati alla scuola siciliana e soprattutto guittoniana: residui non amplissimi ma certo significativi di queste esperienze presenti nelle su Rime estravaganti (cio quelle non inserte nella Vita Nuova o nel Convivio). Lo scarto decisivo della sua vita intellettuale giovanile per rappresentato dalladesione alliniziativa stilnovistica, quale si esprimeva soprattutto nel suo rappresentante pi qualificato, cio il Cavalcanti. con Cavalcanti che la sua cultura poetica si sviluppa e si articola, secondo la descrizione del proprio Dante nella Vita Nuova. La ricerca cavalcantiana incentrata sullo scavo approfondito del concetto damore e sulle sue articolazioni in sede esistenziale e culturale sono ben comprese e assimilate da Dante. (p.202) Il momento di superamento del maestro viene con la Vita Nuova dove abbiamo lo stile della loda. Dopo vedremo Dante superare a tutti i predecessori e farsi il pi grande rappresentante della poesia stilnovistica. La decisione di riunire poesie sparse e di costruire una struttura narrativa compessiva molto importante. Esprime la coscienza di chi sicuro dellinteresse oggettivo della propria esperienza umana e culturale e la propone perci a modello al suo pubblico di eletti, cui un altro eletto (lautore stesso) offre per in pi le ragioni poetiche delle capacit conoscitive delluomo, quali si esprimono nella cultura, e d quindi un saggio dellegemonia conseguibile su un piano sociale dal proprio ceto... Il pubblico della Vita Nuova ... interregionale, urbano e cortese, non un pubblico di una citt particolare... ma si tratta sempre di un cittadino.(p.203- grifo meu). Nelle poesie dello Stil novo, e di Dante in particolare, non appaiono pi i lamenti consueti negli altri rimatori per la durezza della donna e... il frequente domandar mercede; ma invece lesaltazione di lei come un miracolo di gentilezza e di virt, e come una creatura mandata da Dio sulla terra non soltanto per la salute del suo fedele, ma per tutti quelli che da natura fossero disposti a intendere la sua nobilt... (p. 203/204).

La Divina Commedia Dante Alighieri PAZZAGLIA, M. Testi e lineamenti di letteratura italiana ed europea. Vol I. Zanichelli, 1982. Bologna:

LA STRUTTURA DELLA Commedia: un poema in terzine diviso in tre cantiche, linferno (34 canti), il purgatorio (33 canti) e il Paradiso (33 canti) = 100 canti. Il testo presenta composto di 14.233 versi endecassilabi (in terza rima). Dante ha cominciato a scrivere lopera, probabilmente, nel 1307, quando era gi in esilio. Le prime due cantiche erano gi pubblicate nel 1319. Lultima stata pubblicata dopo la morte dellautore. Si dice cha Dante abbia lavorato sullultima cantica fino agli ultimi giorni della sua vita. IL SIGNIFICATO DEL TITOLO: La Commedia il poema della vita umana, colta nella sua mescolanza di sublimit e miseria (per cui il poeta mescola lo stile alto - tragico - a quello comico - medio). Lo stile comico, ossia, medio, era atto e potente ad esprimere le molteplici tonalit della vita umana. Molti critici lhanno chiamata Divina a cominciare dal Boccaccio, per il titolo Divina Commedia apparso per la prima volta nel 1555, in una edizione a cura di Ludovico Dolce, stampata a Venezia da Giolito (dizionario TEA, p.124). LA TRAMA: Nellanno del giubileo, 1300, il venerd santo (infatti comincia nella notte del gioved, 7 aprile), il poeta, giunto a met del corso della vita mortale (35 anni) immagina (o sogna) di trovarsi smarrito nella selva oscura del peccato. Invano tenta di fuggirne, gli impediscono tre selvagge fiere (la lonza, il leone e la lupa - rappresentanti della lussuria, della superbia e della cupidigia). Quando il poeta crede di essere vinto dalle fiere, appare Virgilio, che gli rivela che potr salvarsi soltanto se affronter un viaggio attraverso i tre regni delloltretomba e gli dice ancora che stato mandato da Beatrice, che dallalto dei cieli veglia su di lui e che questo viaggio voluto da Dio. Dante incoraggiato dalle parole di Virgilio decide allora di seguirlo nel cammino per i regni sconosciuti. IL PERSONAGGIO DI DANTE rappresenta lumanit sommersa nellerrore e nel peccato, soprattutto per la carenza delle guide spirituali che Dio stesso ha stabilito, cio il Papa e lImperatore. VIRGILIO, il cantore dellImpero Romano, rappresenta la ragione umana, fondata sulla ricerca della verit e della giustizia terrena. BEATRICE rappresenta la Grazia, appare come uno stimolo allelevazione spirituale di Dante, una volta che perfeziona la natura umana e la dispone ad accettare la verit rivelata da Cristo, e quindi eleva luomo al divino e alleterno. Il viaggio di Dante assume fin dallinizio il carattere non solo di purificazione individuale, ma di una missione che Dio affida al poeta affinch egli possa rivelare agli uomini le leggi che devono regolare le loro vita, unica via che conduce a un mondo migliore, a unumanit purificata e redenta. La Commedia si configura allora come una grande profezia, come un poema sacro e fin dallinizio Dante unisce la sua vicenda personale e la sua redenzione alla vicenda e la redenzione dellumanit. Il viaggio di Dante si divide in tre momenti, corrispondenti a tre posizioni della vita dellanima nel suo cammino dal peccato alla Grazia. Linferno rappresenta il peccato, il rinchiudersi dellanima che ha dimenticato della sua vocazione verso linfinito e leterno e si lasciata vincere dalle passione e dallorgoglio, dalla cupidigia e dal matto desiderio di potere e richezze. Il Purgatorio un momento in cui luomo, avendo riconosciuto che il peccato la degenerazione della propria natura e che solo in Dio pu acquistare la pienezza, si libera,

attraverso la penitenza, da ogni disposizione peccaminosa e ricerca loriginaria purezza che aveva al momento della creazione. Il Paradiso la cantica dellardore mistico e, insieme, della suprema rivelazione intellettuale, dato che conoscenza e amore di Dio, somma verit e bont, sono gli elementi inscindibili della vita cristiana. Inoltre il poema della grazia divina che si espande gioiosa e possente per tutto luniverso e lo compone in unarmonica unit.

Limportanza del contenuto filosofico dottrinale della Commedia, non consiste nella sua grandezza. Il capolavoro di Dante grande perch grande la sua poesia, che espressa unesperienza umana vasta e profonda, in un quadro nel quale tutte le voci della nostra umanit, dalle pi umili alle pi alte, sono drammaticamente presenti. Secondo gli studiosi, linterpretazione della Commedia si pu desumere da un passo del Convivio (altro Poema di Dante) in cui il Sommo Poeta schematizza il senso che possibile dare alle scritture: letterale, secondo cui il Poema descrive un viaggio nellaldil iniziato presumibilmente il Venerd santo dellanno 1300 (8 aprile); allegorico, secondo cui il Poema unallegoria del percorso che deve seguire luomo per giungere alla salvezza; morale, secondo cui il Poema comprende delle considerazioni filosofiche sulla condizione delluomo ed unesortazione allUmanit del proprio tempo; anagogico, in cui linterpretazione allegorica permette al lettore di elevarsi ad un piano superiore, attraverso la comprensione del denso simbolismo contenuto nel Poema e ai suoi numerosi riferimenti alla letteratura religiosa Secondo gli studiosi, linterpretazione della Commedia si pu desumere da un passo del Convivio (altro Poema di Dante) in cui il Sommo Poeta schematizza il senso che possibile dare alle scritture: letterale, secondo cui il Poema descrive un viaggio nellaldil iniziato presumibilmente il Venerd santo dellanno 1300 (8 aprile); allegorico, secondo cui il Poema unallegoria del percorso che deve seguire luomo per giungere alla salvezza; morale, secondo cui il Poema comprende delle considerazioni filosofiche sulla condizione delluomo ed unesortazione allUmanit del proprio tempo; anagogico, in cui linterpretazione allegorica permette al lettore di elevarsi ad un piano superiore, attraverso la comprensione del denso simbolismo contenuto nel Poema e ai suoi numerosi riferimenti alla letteratura religiosa. Da: http://www.edicolaweb.net/arti057a.htm

DIVINA COMMEDIA L INFERNO Il regno della dannazione, come Dante lo ha concepito, si estende verso il centro della terra, sotto Gerusaleme, in nove cerchi concentrici che vanno restringendosi dallalto in basso, un immenso abisso a forma di imbuto (funil), e in essi i dannati sono distribuiti in modo che le pene, in relazione alle colpe, sono tanto pi gravi quanto pi si scende. Questa progressione di gravit corrisponde alla teoria aristotelica esposta da Virgilio nel canto XI, sulla quale basata la struttura morale dellinferno dantesco, che consiste in una triplice ripartizione dei peccati, per incontinenza, violenza o matta bestialit, malizia.

Il 1 genere di peccati meno gravi perch comprende le colpe commesse per il sorvecchiare della passione sulla ragione. Il 2 e il 3 genere di peccati sono pi gravi per lintervento, nel peccato, della ragione e della volont. LInferno rappresenta il peccato, cio il rinchiudersi dellanima, dimentica della sua vocazione verso linfinito e leterno nella materialit e nel tragico limite della passione; la vita terrena fine a se stessa, chiusa nella sua miseria e nel suo effimero essere di cui i dannati avvertono, ora tragicamente, tuta linsufficienza, ma invano, perch qui morta per sempre la speranza, e con essa la vita e ogni possibilit di riscatto. I colloqui tragici e desolati col poeta, i dannati gli rivelano il loro peccato e il loro destino di disperata, eterna solitudine e morte. Il paesaggio cupo e tenebroso, la natura selvaggia e snaturata riflettono il caos, la disperazione. LInferno unimmensa voragine che ha la forma di un cono rovesciato e giunge fino al centro della terra. I peccatori sono suddivisi in nove cerchi. LInferno il tormento eterno che nasce dalla privazione di Dio, unica e vera felicit delluomo e dalla condanna ad essere sempre soli con se stessi e col proprio infamante e avvilente peccato. DIVISIONE DEI CERCHI INFERNALI Dante immagina di cominciare il suo viaggio nel venerd santo del 1300 (il 7 aprile) LANTINFERNO canto III costretti a correre dietro a LACHERONTE - il primo uninsegna, nudi, perseguiti fiume che porta le anime da mosconi e vespe. allinferno,nella barca di Caronte. {Celestino V} I non battezzati, i pagani, Non soffrono pene materiali, maomettani illustri, eroi e sapienti ma sospirano perch sono dellantichit pagana. private della visione di Dio, per leternit. Allentrata di questo cerchio c Minosse che giudica le anime. {Paolo e Francesca da Rimini, Cleopatra, Elena da Troia} Sono travolti da una bufera incessante ( la legge del contrapasso) quelli che si lasciarono travolgere dalle passioni, ora sono travolti dalla bufera IGNAVI

I. LIMBO canto IV II. LUSSURIOSI canto V

III. GOLOSI canto VI IV. AVARI PRODIGHI canto VII

A guardia di questo cerchio sta I golosi giacciono bocconi a Cerbero, che latra caninamente terra, costretti a mangiare con tre gole. {Ciacco} fango e a bere acqua sporca, sotto una pioggia di grandine. E A guardia di questo cerchio sta Pluto, il mitologico Dio delle richezze, che accoglie il poeta con oscure parole dira e di minaccia. I dannati sono costretti a volgere per forza di petto grandi massi, e, divisi in 2 schiere, percorrono in senso {qui la maggior parte dei opposto i 2 semicerchi: quando sincontrano si peccatori gente della Chiesa} dicono mutua/e le loro colpe.

V. IRACONDI ACCIDIOSI tedio dellanimo. canto VIII

E Questo cerchio costituito dalla Qui gli iracondi si dilacerano pallude dello STIGE {Filippo nel fango e gli accidiosi giaciono in fondo al fiume. Accidia in questo caso il Argenti} Il conducente della barca che attraversa lo stige Flgias.

Alle porte della citt di dite, i diavoli si opongono allentrata dei viaggiatori, chiudoendogli le porte in faccia e chiamando Medusa perch, con il suo sguardo, impietrisca Dante. Virglilio gli copre gli occhi con le mani. Una specie di bufera sorge dal cielo, apre le porte e sparisce tanto veloce come apparve. CITT DI DITE (O DI LUCIFERO) CERCHIO VI. ERETICI EPICUREI canti X e XI PECCATORI canto IX

CASTIGO

ED Gli epicurei non credevano Qui ci sono delle tombe allimmortalit dellanima. infocate. {Farinata degli Uberti- uno dei pi fieri ghibelini di Toscana} 1 In questo giro c il 1 Sono immersi nel FLEGETONE - fiume di Flegetone i violenti contro la sangue bollente (Attila) vita e gli averi del prossimo. 2 I suicidi sono trasformati in alberi. Le loro foglie sono straziate da Arpie. Quelli che hanno buttato via le richezze sono perseguitati e sbranati da feroci cagne nere.

VII. VIOLENTI DIVISO IN TRE GIRONI

A guardia c il Minotauro e i Centauri - il cui capo, 2 In una selva paurosa sono i chirone, da ai poeti come violenti contro s stessi e i propri averi. {Pier della guida Nesso. Vigna}. I suicidi perdono la canti XII a XVI forma umana.

3 Qui sono i violenti contro 3 Sono in un deseto arenoso Dio (bestemmiatori)- e contro sul quale piove fuoco. {Brunetto Latini} la natura. (sodomiti) VIII. MALEBOLGE FRAUDOLENTI 1 sedutori 2 adulatori 1 camminano in senso inverso e sono battuti da demoni.

Il cerchio delle malebolge 3 simoniaci (che hanno fatto diviso in 10 bolge o valli commercio di cose sacre - 2 immersi nello sterco circolari concentriche. {Papa Niccol III} (canto 3 confitti capovolti in piccoli XIX) pozzi e con le piante dei piedi canti XVII a XXX accese in viva fiamma. 4 indovini (canto XX)

4 costretti a camminare lentamente, col viso stravolto verso la parte posteriore del corpo

5 barattieri (appropriazione 5 tuffati entro la pece (piche) indebita dei soldi pubblici.- bollente XXI) 6 camminano lentamente

6 ipocriti (cantoXXIII)

sotto il peso di cappe di piombo dorato al di fuori.

7 ladri (canto XXIV e XXV) 7 corrono fra serpenti e sono anchessi trasformati in 8 Consiglieri fraudolenti serpenti. {Ulisse e Diomede} (Canto 8 rinchiusi entro lingue di XVI) fuoco. 9 seminatori di discordie, di scandali e di scismi 9 sono feriti e straziati dalla spada di un demonio. {Maometto} 10 falsari di metalli, di 10 afflitti da varie ripugnante malattie -lepra- (cantoXXIX) persone, di parole. IL COCITO Finite le malebolge, i viaggiatori vedono giganti dal ventre in su con la parte inferiore dellimmenso corpo addossata alla parete del corpo, e i piedi piantati sul fondo. Uno di essi, Anteo, sollecitato da Virgilio, prende i poeti e li depone sul fondo, nella pianura gelata del Cocito.(canto XXXI) CERCHIO IX. TRADITORI PECCATORI CASTIGO Sono distinti in quattro C lultimo fiume regioni: dellinferno: il COCITO 1 Caina - traditori dei 1 immersi nel giaccio con parenti canto XXXII a XXXIV viso allingi. 2 Antenora - traditori della 2 immersi nel ghiaccio col patria (prende il nome da viso eretto. Antenore traditore di Troia) 3 immersi nel ghiaccio col {Ugolino} viso fuori, le loro lacrime si 3 Tolomea - traditori degli raffredano immediatamente: ospiti (prende nome da la loro anima po piombare Tolomeo governatore di nellinferno appena compiuto Gerico) il tradimento, mentre il corpo vive ancora sulla terra, occupato da un demonio. 4 Giudecca - traditori dei 4 i dannati sono totalmente benefattori (della Chiesa e confitti entro il ghiaccio, distesi o diritti o stravolti. Nel dellImpero) centro, che pure quello della (cano XXXIV) terra, sta sospeso Lucifero. Lucifero, mostruoso, ha sei ali e tre facce, una rossa, una gialla e una nera, simboli, rispettivamente, dellodio, dellimpotenza e dellignoranza. Nelle tre bocche egli lacera coi denti Giuda, Bruto e Cassio, traditori di Cristo, e di Cesare, cio delle supreme autorit, spirituale e temporale.

Virgilio, fattosi abbracciare al collo da Dante si lascia calare gi lungo le coste vellose di Lucifero sino al centro della terra, lo attraversa e, capovolgendosi, risale lungo le gambe del mostro infernale. I due poeti si trovano cos nellemisfero australe e per un cammino buio e malagevole, risalendo il corso di un ruscelletto, camminano senza riposo, finch per un pertugio (buraco, abertura) tondo, riescono a riveder le stelle. il 9 aprile (dizionario TEA, p.124 a131).

IL PURGATORIO

Larchitettura del Purgatorio molto pi semplice di quella dellInferno , perch nel Purgatorio ci
sono sono quelli che hanno commesso uno dei 7 peccati capitali. I ladri , gli assassini, i fraudolenti e i traditori non hanno nessuna speranza di salvezza. australe, della sfera terrestre. Ha la forma di un cono, per lass non vi una punta, ma una pianura. diametralmente opposto a Gerusaleme; tutto ill mondo dantesco si svolge intorno a una linea ideale, che, partendo, da sotto questa citt, per cos dire lasse intorno al quale si apre il grande imbuto infernale, raggiunge il centro della terra, risale nellemisfero australe, costituisce lasse interno della montagna del Purgatorio, per sboccare quindi nel centro del Paradiso terrestre. (BOSCO, Umberto Dante - il Purgatorio. 2.ed. Torino: ERI, 1967. p.8) lantipurgatorio. Il purgatorio comincia solo a una certa altezza della montagna.

Il purgatorio una montagna che sta nelloceano disabitato che ricopre la met meridionale,

Il Purgatorio antipodo di Gerusalemme, cio posto nella sfera terrestre nel punto

Ai piedi della montagna c una spiaggia. La parte inferiore del monte e la spiaggia costituiscono Il purgatorio diviso in sette gironi, in ognuno di essi si espia una dei sette vizi capitali in ordine

decrescente di gravit. Il girone pi lontano da Dio, ospita i superbi e lultimo i lussuriosi. I peccatori che possono avere speranza di salvezza sono: i superbi, gli invidiosi, gli iracondi, gli accidiosi, gli avari e i prodighi, i golosi e i lussuriosi.

Il custode della montagna Catone Uticense, eslatato da Dante nel Convivio come il pi santo degli eroi, il pi degni di significare Iddio , eroe e simbolo della fedelt alla libert morale, mantenuta a costo della vita, e perci posto qui dove le anime, attraverso lespiazione materiale e spirituale, si vanno conquistando la libert dello spirito. (Dizionario TEA, p.131).

Virgilio spiega a Catone la ragione del loro viaggio e gli chiede permesso di condurre Dante per i girone del Purgatorio. Catone gli ordina allora di lavare il viso di Dante e di cingerlo con uno dei giunchi che nascono m verso la spiaggia, questo un rito simbolico di purificazione e umilt.

la seconda cantica una lunga preparazione al ritorno di Beatrice, ed naturale che riaffiorino alla memoria poetica di Dante quelle tonalit formali che erano state al centro dell'esperienza verbale della Vita Nuova. Attraverso strappi, diversioni verso il recupero realistico, memorie della presente situazione d'Italia, incontri con amici e con poeti ( il Purgatorio la cantica dove pi fitto vive il motivo del reincontro con gli amici della giovinezza e con i maestri del suo tirocinio letterario), tutta la cantica tende verso il ritorno di Beatrice, e ci reca con s echi delle occasioni poetiche pi elevate della Vita Nuova, reminiscenze di alcune ballate dalla ondosa musicalit, di erranti fantasmi di sogni "cortesi" come nel sonetto Guido, i' vorrei, momenti di abbandono. (PETROCCHI, G. Il Purgatorio di Dante. Milano: BUR saggistica, 1998.)

LE GOFF, J. La nascita del Purgatorio. Torino:Einaudi, 1996.p.386) La purgazione sulla montagna si compie in tre modi: con un castigo materiale (che mortifica le passioni e incita alla virt); con la meditazione sul peccato da purgare e sulla virt che ne lopposto (il Purgatorio contiene un trattato delle virt e dei vizi), con la preghiera che purifica lanima, la fortifica nella grazia di Dio e ne esprime la speranza. (LE GOFF, J. La nascita del Purgatorio. Torino:Einaudi, 1996.p.386) Il principio che informa la ripartizione delle anime nei gironi lamore. Il fondamento comune di tutti i peccati lassenza dellamor di Dio, cio del bene... La montagna del Purgatorio restaura il vero amore, la scalata del Purgatorio una risalita verso il bene. (387) Tutta la logica di questo Purgatorio montano risiede nel progresso che si compie salendo: ad ogni passo lanima progredisce, diventa pi pura [e pi leggera e pi rapida, al contrario di quelle che vanno nellantipurgatorio]. (p.387) Nel Purgatorio la giustizia divina (che fa soffrire le anime) si confonde con la misericordia e con la speranza di modo che attenua la sofferenza man mano che ci si eleva. (p.388)

LANTIPURGATORIO

Qui stanno gli scomunicati e le anime che tardarono a pentirsi fino allestremo della vita, e perci
devono aspettare qui un tempo variamente stabilito, prima di cominciare la penitenza che gli porter al Paradiso. negligenza (Belacqua). Nel balzo seguente ci sono i negligenti morti violentementi)

Lantipurgatorio ha vari Balzi(?) Nel primo si trovano quelli che tardarono a pentirsi per pura

Dante e Virgilio devono aspettare il giorno perch non si pu salire di notte la montagna del

purgatorio. Il poeta portato a una valletta fiorita dove ci sono anche dei peccatori che tardarono a pentirsi. Dante dorme e sogna che rapito da unaquila, ma salvato da Lucia che lo porta su. Infatti si sveglia alle porte del Purgatorio, dove un angelo con una spada gli scrive in testa 7 P., che rappresentano i 7 peccati capitali e gli saranno cancellati man mano che passer per i gironi in cui si scontano le pene.

I. - I SUPERBI - canti X, XI, XII. I superbi camminano sotto il peso di pesanti massi che li costringono alla contem-plazione di sculture della superbia punita che ci sono nel pavimento. II. - GLI INVIDIOSI - canti XIII e XIV. Sono coperti dal cilicio e hanno gli occhi cuciti con fili di ferro, sono come mendi-canti , adossati luno allaltro e tutti alla parete livida della montagna. III. - GLI IRACONDI - canti XV, XVI e XVII. Sono immersi entro un soffocante fumo; e gliesempi di masuetudine e dira punita appaiono in una visione statica tutta interiore.

IV. - GLI ACCIDIOSI - canti XVII e XVIII. Qui Virgilio espone a Dante la dottrina dellamore che ha ispirato lordinamento morale del purgatorio. Tanto il creatore quanto le creature sono soggetti alla legge damore. Lamore pu essere naturale o danimo. Il naturale non pu peccare; lamore d animo pu peccare volgendosi al male o amando troppo o troppo poco il bene. Non potendo lamore torcere il viso dal soggetto stesso che ama, n potendo il soggetto amante odiare il Primo indisgiungibile, cio Dio, loggetto del male non pu essere che il prossimo. Ora al prossimo si pu far male in tre modi: sperando eccellenza dalla soppressione del vicino, cio per superbia; agognado a vendicarsi delle offese, cio per iracondia. Quanto allamore del bene con falsa misura, se lanimo troppo tiepido e lento a conoscere il Sommo Bene e a conseguirlo cade nellaccidia, che appunto scontata, dopo giusto pentimento nel quarto girone; se lanimo corre con soverchia foga nei beni secondi, si cade in altri vizi, che si scontano nei gironi successivi. E la ragione di questa ripartizione, Virgilio vuole che Dante la ricerchi da s. ( MERCATALI, E. Et alii, Per capire la Divinna Commedia. Milano: Tascabili sonzogno, 1990. p. 89/90) V. GLI AVARI E I PRODIGHI canti XIX a XXII. Questi giacciono bocconi a terra legati nei piedi e nelle mani. Dante parla Con Adriano V (canto XIX) e Ugo Capeto (cantoXX). Improvvisamente il monte si scuote e da tutte le anime si leva un grido: Gloria in excelsis Deo. Questo succede ogni volta che unanima ha scontato la sua pena. I due poeti incontrano Stazio, che comincia a parlare del grande Virgilio senza sapere che gli cammina accanto, quando Dante glielo dice lui vuol buttarsi ai piedi del poeta, perch la sua opera fu la causa della sua converzione al cristianesimo. VI. I GOLOSI - canti XXII, XXIII e XXIV. I golosi, irriconoscibili per la magrezza, soffrono la sete e la fame in un bello bosco con acqua fresca e alberi di odorosi frutti. VII. I LUSSURIOSI - canti XXV e XXVI. Questo girone tutto investito dalle fiamme che emanano della costa del monte, restando immune solo lorlo esterno. Il sole proietta sulle fiamme lombra di Dante con meraviglia dei peccatori. Questi sono divisi in due schiere - gli incontinenti e i peccatori contro natura - che camminano in direzioni opposte e, quando sincontrano, si cambiano un breve bacio e gridano il proprio peccato. Un angelo invita i viaggiatori a andare di l delle fiamme. Dante ha paura e Virglio riesce a convincerlo, quando gli racconta che al di l potr vedere Beatrice.

IL PARADISO Da BOSCO, U. Dante - Il Paradiso. 2. ed. Torino: ERI, 1967. Il Paradiso composto di nove cieli concentrici, mobili e luminosi, distribuiti nello spazio secondo la concezione tolemaica (che crede immobile la Terra, ferma nel mezzo dell'Universo e mobile i cieli) e tutti compresi entro l'Empireo immobile, costitiscono il regno della eterna beatitudine. Dal Paradiso terrestre Dante sale con Beatrice al cielo della Luna, e poi di cielo in cielo, sino

all'Empireo, dove dimorano, con gli angeli, le anime dei beati. Prima di vedere tutte le anime raccolte nell'Empireo, il poeta, per grazia divina, le vede nei singoli cieli dai quali le loro indoli furono particolarmente improntate, in modo da poter comprendere i diversi gradi della loro beatitudine. Il tono poetico del paradiso diverso dalle altre 2 cantiche, perch Dante deve esprimere l'extraumano: cio descrivere luoghi espettacoli che non hanno alcuna rispondenza con luoghi e spettacoli terreni. Nel Paradiso i beati non hanno individualit fisica, neppure un volto, poich Dante immagina di non poter penetrare oltre la luce splendente che li fascia e nasconde; solo nei primi cieli riesce, imperfettamente a scorgere qualcosa (BOSCO, U., 1967. p.10/11). I CIELI "Dante, come tutti ai suoi tempi, credeva che gli astri esercitassero influssi sugli uomini: in particolare, ciascuno dei sette pianeti ne esercitava vari, uno tra i quali Dante considera principale" (BOSCO, U. 1967. p. 8) Nel 1 cielo [della Luna - la cui caratteristica pi importante l'incostanza - il pi basso e meno veloce dei cieli ed mosso dagli angeli] Dante vede gli spiriti che per violenza altrui non tennero compiutamente fede ai voti religiosi [Piccarda Donati e Costanza d'Altavilla - III canto].
Nel

2 cielo [di Mercurio di cui dipende l'amore di gloria terrena - mosso dagli Arcangeli] ci sono gli spiriti operanti virtuosamente nel mondo non solo per amore di Dio, ma anche per desiderio di gloria terrena [Giustiniano e Romeo da Villanova - VI canto]

Nel 3 cielo [di Venere di cui discende la tendenza all'amore e quindi anche a quello sensuale mosso dai principati] ci sono gli spiriti amanti [Carlo Martello - canti VIII e IX]. Nel 4 cielo [del sole - che ispira sapienza - in forma di duplice corona - mosso dai Podest], ci sono gli spiriti sapienti [San Tommaso, San Bonaventura e altri 22 - canti X al XIII]. Nel 5 cielo [di Marte - legato alla combattivit - in froma di croce luminosa - mosso dalle Virt] ci sono gli spiriti dei combattenti, morti per la difesa della fede [Carlo Magno, Orlando, Cacciaguida e il trisavolo di Dante- canti XIV al XVII]. Nel 6 cielo [di Giove - legato alla giustizia - mosso dalle Dominazione] in figura prima di lettere formanti le parole Diligite iustitiam qui iudicatis terram (amate la giustizia voi che giudicate la Terra), e poi l'immagine di un'aquila. Qui ci sono gli spiriti giusti [David, Costantino, Traiano canti XVIII al XX]. Nel 7 cielo [di Saturno - ispira desiderio di raccoglimento, di meditazione, sulle grandi verit morali e religiose - mosso dai Troni] disseminati lungo una scala che si innalza fino all'Empireo, ci sono gli spiriti contemplanti [San Pier Damiani e San Benedetto - canti XXI e XXII]. Nell'8 cielo [ delle stelle fisse - mosso dai Cherubini] il poeta assiste al trionfo di Cristo e di Maria, e da S. Pietro, S. Giacomo e San Giovanni esaminato intorno alla Fede [da San Pietro], alla Speranza [da San Tiago] e alla Carit [da San Giovani - canti XXIII al XXVI]. Dante supera le prove, poi appare Adamo che spiega il peccato originale e San Pietro che parla sui Pontefici Nel 9 cielo [Primo mobile - mosso dai Serafini], assiste al trionfo delle gerarchie angeliche, nove cerchi luminosi aggirantisi intorno a un punto piccolissimo di luce insostenibile, che Dio, apprende da Beatrice la rispondenza dei novi cerchi angelici alle nove sfere celesti, il tempo, il luogo, il modo della creazione degli angeli e dei cieli [canti XXVII al XIX]. Nell'Empireo contempla la rosa mistica dei santi e dei beati. Tra Dio e i beati volano

incessantemente gli angeli [canti XXX e XXXI], poi, per intercessione della Vergine [canto XXXIII], pregata da S. Bernardo che prende accanto a lui il posto di Beatrice, fatto degno di levare lo sguardo a Dio, di cui conosce il mistero in fulgida visione [Dante v Deus no mistrio da Unidade, da Trindade, da encarnao. No fim do sonho de Dante (no qual realizou sua viagem) seu "disio" e "velle" - seu desejo e sua vontade, so uma coisa nica com o "amor que move o sol e as estrelas].