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Cosi come ho fatto pei la tesi magistiale (La secessione uel Suu Suuan, la tiovate

qui: http:eiasmusing.blogspot.comptesi-suu-suuan.html), ho ueciso ui metteie


online e uisponibile a tutti la mia tesi tiiennale.

Come sempie, potete consultaila, scaiicaila e copiaila, sempie iispettanuo il mio
lavoio.

Potete contattaimi pei infoimazioni e feeuback: guja.lucheschigmail.com

Buona lettuia,


uuja Lucheschi

Biuxelles, S agosto 2u12







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L0CBESCBI, uuja. L'0nione Afiicana e il suo iuolo pei il mantenimento e IL
iistabilimento uella pace. Tesi ui lauiea tiiennale in Scienze Politiche e Relazioni
Inteinazionali, 0niveisit uegli Stuui ui Pauova, a.a. 2uu82uu9.


0NIvERSITA BEuLI ST0BI BI PAB0vA

Facolt ui Scienze Politiche

Coiso ui Lauiea in Scienze Politiche
e Relazioni Inteinazionali


Tesi ui Lauiea


L'0NI0NE AFRICANA E IL S00 R00L0
PER IL NANTENINENT0 E IL RISTABILINENT0
BELLA PACE




Relatoie: Ch.ma Piof.ssa Ciistiana Fioiavanti


Lauieanua: uuja Lucheschi
!"#$%&'(")*+,-./0123)
)
)

Anno Accauemico 2uu8-2uu9













Ad Elena, che ogni giorno combatte la
sua battaglia con il sorriso.

A tutti noi, e alle nostre battaglie.

3
SOMMARIO


CONSIDERAZIONI INTRODUTTIVE E QUADRO DELLA RICERCA.......................... 5

CAPITOLO I
I CONFLITTI IN ATTO
1 - Introduzione generale sulle cause dei conflitti .................................................................. 15
2 - I singoli conflitti................................................................................................................. 20

CAPITOLO II
LUNIONE AFRICANA E IL MANTENIMENTO DELLA PACE
Parte Prima: Africa Must Unite
1 Le origini: il Panafricanismo (1900 1963).................................................................... 35
2 La nascita dellOrganizzazione dellUnit Africana (1963) ............................................ 36
3 Loperato dellOUA e la nascita dellUnione Africana (1963-2002)............................... 39
Parte Seconda: LUnione Africana nel suo complesso
1 Obiettivi e principi: dal 1963 al 2002............................................................................... 42
2- La struttura e gli organi dellUnione ................................................................................. 47
Parte Terza: Larchitettura africana per la pace e la sicurezza
1 Politica Africana Comune per la Difesa e la Sicurezza.................................................... 51
2 Il centro dellarchitettura: il Consiglio di Pace e Sicurezza ............................................ 54
3 Le peace support operations dellUA........................................................................... 59

CAPITOLO III
LA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
Parte Prima: Le Nazioni Unite
1 Il capitolo VIII della Carta delle Nazioni Unite e le missioni per il mantenimento della
pace......................................................................................................................................... 69
2 La cooperazione tra Nazioni Unite e Unione Africana .................................................... 73
3 Le missioni delle Nazioni Unite in Africa......................................................................... 76
4 Le misure non implicanti luso della forza ex art. 41....................................................... 85
4
Parte Seconda: LUnione Europea
1 Il Titolo V del Trattato sullUnione Europea................................................................... 88
2 La cooperazione tra Unione Europea ed Unione Africana .............................................. 91
3 Le missioni ex art. 17 del TUE in Africa .......................................................................... 94

CONSIDERAZIONI FINALI .................................................................................................. 99
BIBLIOGRAFIA..................................................................................................................... 103

5
CONSIDERAZIONI INTRODUTTIVE E QUADRO DELLA RICERCA

Africa termine che, per lungo tempo, ha evocato lesotico e lo sconosciuto,
un luogo per lesplorazione, le avventure e i safari, per non dire delle missioni di
civilizzazione. Ma oggi limmagine popolare rivela molte diverse Africa.
C lAfrica come cicatrice della coscienza del mondo: un continente ferito in
bisogno di carit, il cui sviluppo visto come un imperativo morale. C unAfrica
come covo di terroristi: un continente potenzialmente pericoloso che ha bisogno di
ordine e di governi forti e capaci di controllare efficacemente il loro territorio. C
unAfrica come fonte di rischi, minacce e problemi come la guerra, la fame, la siccit, la
migrazione, le malattie e il degrado ambientale: un continente trascurato che ha bisogno
di essere risistemato prima che questi problemi giungano fino alle nostre coste. E c
pure unAfrica come fonte di opportunit e ricca di fonti minerarie, energetiche e di
wildlife: un continente generoso che maturo per la rinascita ma che ha bisogno di
stabilit e investimenti. Proprio come dice Williams nellintroduzione del suo articolo
Thinking about security in Africa
1
, nel nostro immaginario lAfrica tutte questo.
Nella pratica, per, una cosa sola: un solo grande continente dalle mille facce. In
questa grande variet di profili, si pu concordare sul fatto che geograficamente,
politicamente, e storicamente, lAfrica sia stata indirizzata in due cammini diversi dal
deserto del Sahara: divisione, questa, che risaltata particolarmente con la fine del
periodo coloniale.
Lodierna Africa del nord si distingue dallAfrica sub sahariana per la sua
impronta araba che, con la fine del colonialismo, ne ha segnato levoluzione come Stato.
La lingua, la religione, letnia e la struttura sociale sono quindi comuni a quelle dei
paesi del Medio Oriente, e pi distanti, invece, dalle tradizioni tribali del resto del
continente, dove i commercianti arabi hanno lasciato solo la religione come simbolo del
loro passaggio. Gli Stati africani che si affacciano sul Mediterraneo hanno guadagnato
lindipendenza per primi, forti di una societ in parte gi strutturata, e con lIslam
capace di garantire una gerarchia abbastanza stabile.
Il discorso per diverso quando si passa allAfrica sub sahariana che - si pu

1
Paul WILLIAMS, Thinking about security in Africa, in International Affairs 83: 6, 2007, pp. 1021
1038
6
forse dire - non mai arrivata a unindipendenza de facto. Non bastato il
riconoscimento di queste nuove entit statali, nate su confini tracciati
convenzionalmente, perch queste potessero da un giorno allaltro essere capaci di agire
come uno Stato. Sono nati si pu dire - come scatole vuote: delimitati s, ma senza
unautorit centrale che avesse concreto controllo del territorio e della popolazione.
Conseguenza inevitabile sono stati i conflitti civili che da anni devastano il continente,
con poche felici eccezioni, e tutto ci che essi causano come morte, povert, epidemie e
rifugiati. Per quanto scontri interni, le guerre africane non sono mai state
semplicemente una questione interna, ma sono sempre state parte di un quadro
geopolitico ben pi ampio, che ha variato e varia seguendo landamento della situazione
mondiale (dal colonialismo fino al neoliberalismo). Le enormi risorse naturali non
hanno portato il benessere e la crescita economica sperate, ma al contrario sono state
una delle cause principali del terribile gioco di interessi in atto, che ha fatto dellAfrica
sub sahariana la regione pi povera del mondo.
Come appena detto, gli Stati africani non sono nati spontaneamente, ma sono stati
imposti dallalto dalle ex potenze europee. La mancanza di un processo di state-building
la causa fondamentale della loro cronica instabilit: lassenza di un periodo di
transizione e di una fase preparatoria allindipendenza ha fatto s che la nuova
burocrazia autoctona si ritrovasse del tutto impreparata ad affrontare la gestione di
queste nuove entit, create da una spinta esterna o non da unevoluzione (e una volont)
interna. Cos i nuovi leader, con lappoggio entusiastico della popolazione finalmente
libera, hanno adottato strutture e istituzioni di stampo europeo senza peraltro avere una
storia alle spalle che le giustificasse: mentre lo Stato moderno europeo figlio di
centinaia di anni di storia (e di guerre), ed quindi il risultato di un procedimento, lo
Stato africano solo il risultato senza un procedimento, e non figlio della sua storia.
Non dispone delle solide basi del modello europeo, poich le sue sono solo fittizie,
nientaltro che un adattamento forzato alle strutture locali. La sua storia stata deviata e
canalizzata nella direzione che pi si confaceva agli interessi delle colonie, e tutto ci
stato fatto in parte seguendo lidea del white mans burden, ossia la credenza che fosse
responsabilit delluomo bianco quella di aiutare levoluzione di popoli sottosviluppati.
Lo Stato africano, in quanto invenzione, non ha affrontato nessun gioco di forze,
non ha dovuto combattere per rimanere in vita, non ha affrontato la selezione naturale
7
come successo nellEuropa dellet moderna. Ecco perch le guerre africane sono
interne: non c stato bisogno di combattere per delimitare i confini (per quanto esistano
casi di rivendicazione di frontiere, pi che altro per presenze di minoranze) ma cera
bisogno di dare un ordine interno. A questo si somma, ovviamente, il fatto che la
delimitazione dei territori fosse stata fatta secondo la convenienza delle potenze e non
seguendo le divisioni tribali e etniche. E stato quindi questo vuoto (non assoluto, bens
politico) interno, eredit delle colonie, a caratterizzare la storia dellAfrica
contemporanea. Non c stata comunque ununica strada: il panorama sub sahariano si
ramificato, a seconda sia dellimpostazione lasciata dagli europei, sia delle scelte (pi o
meno indipendenti) del singolo Stato (tra marxismo e capitalismo durante la guerra
fredda, tra regimi militari o partiti unici, ecc.).
Nonostante questa eterogeneit, possiamo riscontrare alcuni tratti comuni nelle
difficolt politiche della costruzione dello Stato africano: [] una forte concentrazione
e personalizzazione del potere nei nuovi capi di Stato o di governo; laffermarsi di
regimi non democratici, militari o a partito unico; unestrema diffusione di clientelismo
e corruzione; una competizione politica segnata da polarizzazione, instabilit e forti
connotazioni etniche; e un generale deterioramento delle economie e degli apparati
statali di gran parte di questi paesi.
2

In queste deviazioni dalla democrazia emergono gli ostacoli culturali di una
societ, anzi, di molte societ, originariamente tribali (per la maggioranza) che hanno
dovuto adattarsi a standard che non appartenevano loro. La sola idea di confine
duramente messa alla prova dalle dimensioni del continente e dalla relativamente bassa
densit demografica, a cui consegue una forte dispersione e quindi la difficolt
oggettiva nel controllo del territorio, data anche la carente rete di infrastrutture. Altre
volte, invece, i confini sono fortemente indeboliti per la ragione contraria, e cio per il
sovrappopolamento, come nel caso del piccolo Ruanda, o della Nigeria, con le forti
tensioni che ne derivano, simili a quelle dovute alle masse di rifugiati in fuga dai
conflitti civili. Esistono poi le zone calde, dove divisioni azzardate affettano e separano
etnie e trib dello stesso ramo con ovvie conseguenze, come nel caso della regione dei
Grandi Laghi, o della regione dellOgaden, parte dellEtiopia a maggioranza somala.
Ci che per lOccidente dato per scontato (almeno nella teoria), come la

2
Giovanni CARBONI, LAfrica, Il Mulino, Bologna, 2005, pag. 9
8
democrazia, lalternanza o lavversione per la corruzione, non sono concetti altrettanto
diffusi e condivisi in altre culture. La personalizzazione della politica, ad esempio, una
caratteristica tipica dei governi africani. Il clientelismo, ossia il favorire le persone con
cui si in qualche modo legati, parte della tradizione e delle usanze di molti popoli
africani, e spesso visto come una forma di solidariet, e quindi accettata. E chiaro che
queste pratiche, originarie delle esperienze tribali o comunque di comunit
relativamente limitate, applicate ad uno Stato di standard europeo provocano
risentimento e divisioni tra i beneficiari e gli esclusi di questi favoritismi, che spesso
coincidono con questa o con quella etnia. Sono proprio queste forme di clientelismo e
corruzione a fomentare le lotte di potere. In Africa poi fortemente instaurato il
neopatrimonialismo, una diffusa combinazione di istituzioni moderne e logica
patrimoniale
3
, o in altre parole lutilizzo dello Stato come strumento per arricchirsi,
cos che molti leader politici sono diventati grandi uomini daffari (Hastings Banda in
Malawi, Felix Houphout-Boigny in Costa dAvorio, Mobutu in Zaire). Si fa ancora
molto fatica a riconoscere una netta divisione tra ci che pubblico e ci che privato,
e questo non pu che causare una forte instabilit. Lo Stato appoggiato alla figura di
un singolo, lasciando cos il futuro nellincertezza e impedendo la creazione di basi che
garantiscano continuit. In pochi Stati esiste unalternanza politica, che non dipende
semplicemente dallo svolgimento delle elezioni ma da tutta la struttura statuale: deve
esistere la capacit di governare bilanciando le forze e con la tutela delle minoranze, una
partecipazione reale e consapevole, un interessamento globale e non regionale o etnico,
solo per fare alcuni esempi. Non bastano le elezioni per creare la democrazia: essa ha
necessit di radici molto profonde e non pu essere semplicemente esportata come una
merce.

Lo scopo di questa prima parte presentare un quadro della situazione attuale nel
continente, a livello governativo come a livello di conflitti, e per fare ci stato preso in
analisi il rapporto di Amnesty International sulla situazione dei diritti umani nel
mondo
4
. Il report suddiviso per aree geografiche: Africa sub sahariana, Americhe,
Asia e Pacifico, Europa e Asia centrale, Medio Oriente e Africa del Nord. Anche in

3
G. CARBONI, op. cit., pag. 60
4
Amnesty International, Report 2008:
http://www.Amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/105
9
questo caso, quindi, possiamo notare la significativa separazione delle due aree. Dei 53
Stati facenti parte del continente, ne vengono considerati 42, con lesclusione di
Botswana, Burkina Faso, Capo Verde, Gabon, Gibuti, Isole Comore, Lesotho,
Madagascar, Mauritius, Sahara Occidentale, Sao Tom e Principe, Seychelles. Per
completezza e per avere un raffronto con i dati forniti da Amnesty, sono stati utilizzati
dati statistici presi da CIA World Factbook
5
, che invece copre tutti e 53 gli Stati
6
.
Per cominciare due indicatori generali: la speranza di vita e il tasso di
alfabetizzazione (Tab. 1 e 2). La media totale del continente per quanto riguarda la
speranza di vita di 53 anni, con il valore pi basso in Swaziland (31,99 secondo i dati
CIA e 40,9 secondo Amnesty) e quello pi alto in Tunisia (75,56 per la CIA e 73,5 per
Amnesty). La differenza tra il Nord e il resto dellAfrica ancora pi palese nel
confronto tra le due medie: 71 per il primo, 51 per il secondo. La media mondiale (dati
CIA) di 66,12 anni, pi vicina quindi alla zona Nord.

Speranza di vita
0 10 20 30 40 50 60 70 80
Media Totale
Media Sub - Sahariana
Media Nord
CIA
Amnesty
CIA 53,56 51,43 70,615
Amnesty 52,81 50,23 71,94
Media Totale
Media Sub -
Sahariana
Media Nord

Tabella 1- Speranza di vita nel continente, nellarea sub sahariana e nel nord secondo i dati Amnesty e
CIA Factbook

5
CIA World Factbook https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/ . Dati aggiornati al 7
agosto 2008
6
Il CIA Factbook include anche il Sahara Occidentale, quindi come 54esimo stato, di cui per fornisce
solo la speranza di vita e non il tasso di alfabetizzazione.
10
Alfabetizzazione
0 10 20 30 40 50 60 70 80
Media Totale
Media Sub - Sahariana
Media Nord
CIA
Amnesty
CIA 62,39 61,59 70,1
Amnesty 58,77 57,15 70,42
Media Totale
Media Sub -
Sahariana
Media Nord

Tabella 2 Tasso di alfabetizzazione nel continente, nellarea sub sahariana e nel nord secondo i dati
Amnesty e CIA Factbook

Il secondo indicatore, lalfabetizzazione, di circa il 60% di media totale, con
picchi del 24% (Mali, secondo Amnesty) o 21% (Burkina Faso, secondo la CIA) e
dell89,4% (Zimbabwe, secondo Amnesty) o 91,8% (Seychelles, secondo la CIA). La
differenza tra Africa del Nord e Africa Sub sahariana meno grande ma comunque
netta (70% contro 59%), mentre in questo caso la media mondiale quasi coincide con la
seconda zona (60%).
Primo aspetto da osservare luniformit dei dati: nel caso della speranza di vita, i
valori rimangono abbastanza vicini alla media, se non per pochi casi, mentre
lalfabetizzazione oscilla vertiginosamente con differenze, come abbiamo visto, anche
di 70 punti percentuali.
In secondo luogo, si pu vedere che non esiste una stretta correlazione tra i due
indicatori, ossia che non necessariamente dov alta la speranza di vita, alto anche il
tasso di alfabetizzazione, e viceversa. Per esempio, lo Zimbabwe ha una speranza di vita
di 40 anni, al di sotto quindi della media, ma gode del tasso di alfabetizzazione pi
elevato. Al contrario, Burkina Faso e Mali pur avendo una speranza di vita vicina alla
media, si ritrovano tassi di alfabetizzazione di poco superiori al 20%. Le ragioni della
mancata correlazione possono essere molte: i diversi modi di vita, la diffusione di certe
malattie, laccesso a strutture sanitarie e a scuole, ma anche le strategie dei governi o la
loro capacit di controllo della popolazione.
11

Passando ora al vivo dellanalisi, Amnesty denuncia le violazioni dei diritti umani
da parte di ogni Stato distintamente considerato, e quindi delle sue responsabilit nei
confronti della popolazione. Per riuscire a schematizzare e riassumere le denunce
dellorganizzazione, i vari punti toccati sono stati divisi in categorie pi o meno
elastiche e intersecate tra loro: libert di espressione; situazione delle carceri; polizia e
forze di sicurezza; discriminazione e violenza sulle donne; trattamento dei difensori dei
diritti umani; situazione di sfollati, profughi e richiedenti asilo; situazione della
giustizia; misure anti-terrorismo (Tab. 3). Bisogna comunque sottolineare che nei casi in
cui gli Stati non siano inclusi in determinate categorie, improbabile che il fenomeno
sia completamente assente, ma piuttosto che sia ridotto a un livello accettabile.
Amnesty denuncia la mancanza di una piena libert di espressione in ben 29 stati
(sui 42 che considera, ricordiamo), il che comprende libert di stampa, riunione e
manifestazione. E un dato che per non sorprende, pensando a quanti Stati africani
siano guidati da dittature pi o meno marcate, dove, in casi come lEritrea, addirittura
vietata lesistenza di partiti di opposizione e di ONG indipendenti. In 8 Stati si pone poi
una particolare attenzione sulla situazione dei difensori dei diritti umani, che sono
ostacolati, minacciati e intimiditi, se non addirittura arrestati a discrezione.
Altro numero preoccupante quello che riguarda la polizia e le forze di sicurezza:
in 3 Stati su 4 si sono riscontrati comportamenti illeciti, che vanno dalla tortura alle
uccisioni extra giudiziali. Anche questa una testimonianza dellassenza di uno stato di
diritto che garantisca la tutela dei cittadini, nonch la fotografia di uno Stato
personalizzato e strumentalizzato secondo i voleri e le preferenze di chi comanda.
Limpunit dilagante, anche perch, oltre ai casi di insubordinazione, molto spesso gli
ordini arrivano direttamente dallalto, e sono diretti verso certe categorie di
popolazione, come per i Pigmei in Congo o le pi conosciute vicende di Hutu e Tusti
nella regione dei Grandi Laghi. Nel caso poi di conflitti civili, come nella Repubblica
Centrafricana, nel Congo Kinshasa, in Sudan o in Kenya, i casi di abuso crescono
esponenzialmente, e si sommano alle violenze commesse dai gruppi armati.
In quasi un terzo degli Stati denunciata la condizione insostenibile delle carceri,
perennemente sovraffollate dove i prigionieri subiscono violenze e trattamenti
degradanti, oltre a una cronica carenza di cibo e assistenza sanitaria. Il numero enorme
12
di carcerati dipende molto anche dalle detenzioni arbitrarie e da una giustizia parziale,
riportata ben 13 volte nel report di Amnesty.
La violenza sulle donne unaltra piaga imperante nel continente, legata, come in
gran parte del resto del mondo, allidea di donna nella cultura e nella societ. Quasi
met degli Stati sono accusati, includendo sia violenze (tra cui la mutilazione genitale
femminile, ancora legale in alcuni Stati e tollerata in altri), sia discriminazioni. Ci sono
stati comunque anche piccoli progressi, come per esempio lintroduzione di leggi contro
lo stupro maritale in Ghana. Anche i bambini sono spesso oggetto di maltrattamenti e
violenze, quando non vengono arruolati nei gruppi armati o anche negli eserciti, come
succede in Burundi, Ciad e nellRDC.
Un gravissimo problema che affligge lAfrica poi quello degli sfollati, dei
profughi e dei rifugiati, segnalato in 16 paesi. In questa categoria sono compresi sia gli
Stati dove, soprattutto a causa di conflitti, sono presenti masse di sfollati, come nel
Darfur, sia gli Stati, come quelli della costa nord, che non rispettano il diritto
internazionale per ci che riguarda il trattamento di migranti e richiedenti asilo.
Infine, un problema relativamente nuovo quello dellabuso delle misure anti
terrorismo, nei casi di espatrio e rimpatrio forzato, di arresti arbitrari e torture. Sono ben
9 gli stati inclusi: tutti e cinque gli stati della costa nord, per sospetti legami con al-
Qaeda, e Kenya, Somalia, Eritrea (questi tre legati alla vicenda somala delle Corti
Islamiche) e Mauritania, confinante con gli Stati del nord.

Situazione secondo Amnesty International
29
13
33
19
8
16
13
9
0
5
10
15
20
25
30
35
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Tabella 3 Grafico riassuntivo delle denunce del Report di Amnesty International 2008
13
Ci sarebbero ancora moltissimi dati e aspetti interessanti da prendere in
considerazione, ma lo scopo di questo capitolo solo quello di fornire un quadro
generale. Ad ogni modo, si possono ancora aggiungere un paio di informazioni: 18 stati
ancora prevedono la pena di morte (dei quali 4 hanno eseguito almeno unesecuzione
nellultimo anno), 21 sono abolizionisti de facto (nessuna esecuzione negli ultimi 10
anni), e 14 sono abolizionisti per tutti i reati. In nove paesi (Ciad, Costa dAvorio,
Guinea Bissau, Liberia, RDC, Repubblica Centrafricana, Sierra Leone, Somalia, Sudan)
sono presenti missioni delle Nazioni Unite, dellUnione Africana o dellUnione
Europea, sia di peace keeping che di peace building, argomento che verr approfondito
nei capitoli II e III.

15
CAPITOLO I
I CONFLITTI IN ATTO

1 - Introduzione generale sulle cause dei conflitti
In proporzione agli abitanti, in Africa si avuto il pi alto numero di conflitti
armati al mondo
1
. E un dato che certo non sorprende, tanto che ci siamo quasi convinti
che sia normale la presenza di guerre in Africa. Quello a cui probabilmente non si
pensa, invece, che la maggior parte delle volte gli Stati africani non si fanno la guerra
tra loro come si pu immaginare, ma sono vittime delle lotte interne ai loro stessi
confini: guerre civili, guerre per le risorse, guerre per il potere centrale, guerre perch
ormai non si conoscono alternative. Certo logico che allinterno di questi conflitti
interni, gli Stati interferiscano spesso e volentieri a seconda degli interessi in ballo, ma
raramente si arrivati a scontri propriamente diretti tra due eserciti. Pi generalmente,
le guerre che hanno coinvolto gli Stati africani possono suddividersi in tre gruppi:
guerre di secessione, guerre di liberazione e guerre civili, di cui si proceder adesso
allanalisi. Le prime due categorie sono di rilevanza minore, le prime per il numero
esiguo, le seconde perch si riferiscono esclusivamente al periodo del post colonialismo.
Le guerre civili invece sono la stragrande maggioranza, e per questo vi sar dedicato pi
spazio, nel tentativo di ricercarne le cause.
Guerre di secessione. La mancanza di un solido potere centrale induce le regioni a
cercare una forte autonomia interna piuttosto che lottare per unindipendenza difficile
da ottenere, e per questo motivo le guerre di secessione sono state molto poche. Inoltre,
durante la decolonizzazione il diritto internazionale ha lavorato proprio al mantenimento
dei confini dei nuovi Stati per evitare questo genere di reazione. Gi nellatto costitutivo
dellOrganizzazione dellUnit Africana allart. III, par. 3, si chiede Respect for the
sovereignty and territorial integrity of each State and for its inalienable right to
independent existence. Questo principio poi ripreso nella Dichiarazione del Cairo del
1964
2
, che ricorda e riafferma limpegno preso dagli Stati membri di rispettare i confini
esistenti al momento dellindipendenza. Anche lAssemblea Generale delle Nazioni
Unite apporta fondamento giuridico al mantenimento dello status quo in due risoluzioni

1
Stefano BELLUCCI, Storia delle guerre africane, Carrocci, Roma, 2006, pag. 9
2
AHG/Res. 16(I), in:
http://www.africa-union.org/root/au/Documents/Decisions/hog/bHoGAssembly1964.pdf
16
del 1960: nella 1514 (XV)
3
con i concetti di autodeterminazione e di integrit
territoriale, e nella 1541 (XV)
4
dove vengono elencati pi precisamente i principi per
lapplicazione dellautodeterminazione. La trentennale guerra condotta dallEritrea
stata lunica a chiudersi con un successo nel 1991, mentre tutte le altre (Cabinda in
Angola, il Katanga nellattuale RDC, il Biafra in Nigeria, ad esempio) si sono concluse
con la vittoria del governo centrale, o addirittura sono ancora in corso. Bisogna dire che
le regioni alla ricerca della secessione sono spesso aree particolarmente dense di risorse,
per cui pi che per lindipendenza si lotta per mantenerne lo sfruttamento.
Guerre di liberazione. Le guerre di liberazione sono state invece protagoniste nel
secondo processo di decolonizzazione, negli anni 70, quando ormai la maggior parte
delle colonie aveva raggiunto lindipendenza. Unici a dover ancora lottare erano i
territori lusitani, che il Portogallo non era affatto disposto a cedere in quanto fonti di
importanti di risorse. Ad ogni modo, dopo qualche anno di guerra, Angola, Mozambico
e Guinea Bissau andarono a completare in quadro dellAfrica libera, seppure nelle
prime due gli scontri sarebbero proseguiti sfociando in guerra civile. Si parla di guerre
di liberazione anche nei casi territori dominati da regimi razzisti, come la Rhodesia del
Sud, oggi Zimbabwe, il Sud Africa e lAfrica del Sud Ovest, oggi Namibia, dove la
lotta non fu contro la potenza coloniale ma bens contro la minoranza bianca al potere.
Guerre civili. Le guerre civili rappresentano il capitolo pi grande delle guerre in
Africa. Capire la ragione di un siffatto numero di conflitti non impresa facile n
scontata: i fattori possibili sono molti e molto variabili da situazione a situazione, ed
quindi bene cercare di non focalizzarsi solo su una causa emergente n su casi
particolari.
In generale, bisogna distinguere tra fattori esterni e fattori interni. Con i primi si
intende il quadro globale delle relazioni internazionali e quindi il ruolo del mondo
esterno nellattivit interne agli Stati in questione, a livello politico come in quello
economico. E indubbio infatti il peso avuto dalla guerra fredda nel periodo post
coloniale, nel quale lAfrica era come tutti parte del grande gioco dei blocchi.
Paradossalmente per, durante i quasi quarantanni di gelo, lattenzione delle due
potenze ha fatto s che nessun cambiamento potesse avvenire al di fuori dagli schemi,
cosicch lAfrica manteneva una certa centralit, o almeno partecipazione e importanza,

3
GA/Res/1514 (XV), in: http://www.un.org/documents/ga/res/15/ares15.htm
4
GA/Res/1541 (XV), in: http://www.un.org/documents/ga/res/15/ares15.htm
17
a livello internazionale. Con il crollo del muro, linteresse per il continente
improvvisamente sparito, lasciandolo isolato. Non infatti casuale che proprio negli
anni 90 si sia avuto il numero di conflitti pi alto dalla decolonizzazione, ben 44 nel
1994
5
. Oggi invece il fenomeno della globalizzazione ad avvicinare nuovamente
lAfrica alle dinamiche internazionali, portando con s le crisi che non avvolgono solo
gli Stati del cosiddetto terzo mondo, ma anche molti Stati considerati potenze: crisi
economiche, scarsit di risorse, concentrazione di ricchezza e povert, lindebolimento
dello stato nazione. quindi molto importante considerare il contesto internazionale per
poter comprendere gli sviluppi regionali.
I fattori interni sono innumerevoli ed estremamente intrecciati tra loro, cos da
rendere impossibile una categorizzazione. Risulta quindi pi fruttuoso cercare i
collegamenti tra essi piuttosto che procedere con una improbabile classificazione.
Partendo da un piano politico, lo Stato africano, come gi detto, soffre di una cronica
instabilit originata nelle istituzioni coloniali e ancora profondamente radicata. Negli
anni delle guerra fredda sono spesso stati i regimi dittatoriali a riempire il vuoto di
potere, e le transizioni democratiche registrate sono state rare, surclassate da pi facili
colpi di stato. La mancata legittimazione del governo certamente una delle principali
carenze dello Stato africano, che non stata colmata neanche con lintroduzione delle
elezioni, in quanto i regnanti hanno per lo pi proseguito con la loro politica
personalizzata e indirizzata al raggiungimento di interessi mirati. Un governo
considerato illiberale e dittatoriale favorisce la creazione di gruppi ribelli che si
propongono come alternativa, in parte giustificati dalla condannabile condotta delle
istituzioni. pi facile che questi sorgano allinterno di sistemi politici che mostrano
una bassa capacit di risposta, e quindi non sempre dove vi forte oppressione v
spazio per la reazione e la nascita di movimenti di opposizione. La debolezza del potere
centrale dimostrata anche dalla facilit con cui perde il controllo della violenza
organizzata, soprattutto a causa delle ingerenze esterne.
Non comunque detto, anzi, che un regime suppostamente democratico offra pi
garanzie. La democratizzazione tanto cercata e voluta, si nascosta dietro la facciata
delle elezioni, ed ha paradossalmente alimentato divisioni sempre pi forti. Mentre
durante la decolonizzazione si era puntato al concetto di nazione, anche se non c stato

5
G. CARBONI, op. cit., pag. 90
18
un processo di national-building paragonabile a quello occidentale, nellepoca del
neoliberalismo si fatto forte il concetto di etnia. Le vecchie gerarchie sono saltate, con
il risultato che i partiti oggi sono spesso espressione di un particolare settore della
popolazione. Il rischio quindi che il vincitore governi solo per la parte di elettori che
rappresenta, concentrando spese e investimenti in determinate regioni senza considerare
il benessere generale e i bisogni dello Stato. Lesclusione politica la molla che fa
scattare il malcontento. quindi secondo questa logica che molti autori tendono ad
escludere letnicismo come causa del conflitto e a definirlo piuttosto come un fattore di
mobilitazione. Gli scontri tra etnie sarebbero dovuti al potere economico e politico
detenuto da un gruppo a discapito di un altro, e non alle oggettive differenze razziali.
Altro pesantissimo fattore quello della povert e della gestione delle risorse
naturali. Il grande paradosso dellAfrica: essere un ricchissimo continente povero. Le
sue potenzialit sono state unattrazione irresistibile per lEuropa industriale, che non ha
pi spostato i suoi interessi, ed anzi stata affiancata via via dalle potenze emergenti.
Ma anche quando gli africani hanno recuperato il controllo di queste risorse con
lindipendenza, il tenore di vita della popolazioni locali non certo cambiato, in quanto
non ne sono mai diventati beneficiari. Per le imprese straniere non stato difficile
mantenere i propri vantaggi, e anche quando sono state sostituite da imprese autoctone o
nazionalizzate, pochi ne hanno tratto benefici. Sono rari i casi in cui vi stata una
politica di ridistribuzione, come in Botswana. Politici e uomini daffari vengono spesso
a coincidere, approfondendo il divario tra la popolazione sempre pi povera e elites
sempre pi ricche.
Il deterioramento delle condizioni di vita sommato alla mancanza di opportunit, e
aggravato dal problema demografico di alcune aree, come quella dellAfrica
occidentale, spiana la strada alla ricerca di alternative. I giovani sono facilmente
reclutati da gruppi armati ribelli, che offrono un facile guadagno che altrimenti non
saprebbero come ottenere. Questi puntano al controllo delle risorse, specialmente quelle
localizzate e quindi controllabili come i giacimenti di petrolio, arrivando a stringere
accordi con imprese seppur non avendone il diritto. quindi giusto notare che non
sempre i gruppi ribelli nascono come alternative giustificate a regimi autoritari, ma che
spesso sono privi di qualsiasi agenda politica e puntano esclusivamente a interessi
economici, come nel caso dei warlords, i signori della guerra. Ad ogni modo, le risorse
19
pi che causa primaria del conflitto - come nel caso delletnicismo - sono causa del suo
proseguimento, provocando la comparsa di nuovi attori, specie quando si tratta di nuovi
ritrovamenti (ad esempio il Coltan, minerale fondamentale per lindustria delle nuove
tecnologie per telefoni e computer).
Per citare ancora una volta Carbone, gran parte delle guerriglie africane non
possono essere comprese guardando solo al guadagno che i ribelli possono ottenere, a
breve termine, dalle violenze (ipotesi greed). Esse hanno a che vedere con pi ampi
processi di deterioramento di condizioni di vita e con lesclusione politica o politico-
economica di determinati gruppi allinterno della societ (ipotesi grievance). [] Non
necessario n opportuno contrapporre lipotesi greed e lipotesi grievance come
spiegazioni antitetiche e alternative.
6

Esistono poi una serie di aggravanti esterne a fomentare il disordine. In primo
luogo il traffico darmi, che ne permette la facile diffusione alimentando la presenza dei
gruppi ribelli. Se durante la guerra fredda gli schieramenti erano chiari, e dunque si
sapeva chi-armava-chi, oggi pi difficile ma certamente non impossibile risalire alla
fonti. Per tentare di rimediare a questo mercato, il comitato delle sanzioni dellOnu ha
pi di una volta imposto embarghi (in Sudan con risoluzione 1556 (2004)
7
e rafforzato
con risoluzione 1591 (2005)
8
, in Sierra Leone con risoluzione 1132 (1997)
9
e rafforzata
con risoluzione 1171 (1998)
10
, ad esempio), purtroppo ottenendo scarsissimi risultati.
Altro elemento il mercenarismo, legato al fenomeno della privatizzazione della guerra,
nascosto dietro vere e proprie compagnie che lavorano a protezione diretta delle imprese
o per addestramento di eserciti. Non vi alcuna regolamentazione a livello di diritto
internazionale, sicch si ritrovano ad operare in una vasta zona grigia.

6
G. CARBONI, op. cit., pag. 159.
7
SC/Res/1556 (2004), in: http://www.un.org/Docs/sc/unsc_resolutions04.html
8
SC/Res/1591 (2005), in: http://www.un.org/Docs/sc/unsc_resolutions05.htm
9
SC/Res/1132 (1997), in: http://www.un.org/Docs/scres/1997/scres97.htm
10
SC/Res/1171 (1998), in: http://www.un.org/Docs/scres/1998/scres98.htm
20
2 - I singoli conflitti
Passando ora allesame dei conflitti in atto, ritengo opportuno suddividerli
per area geografica e per intensit. Questultima stata definita secondo il Conflict
Barometer 2008 dellHeidelberg Institute for International Conflict Research, che si
basa sulla seguente scala di valori
11
:
1. Conflitto latente
2. Conflitto manifesto
3. Crisi: situazione tesa in cui almeno una delle parti utilizza la violenza in scontri
sporadici
4. Grave crisi: uso della violenza ripetuto e organizzato
5. Guerra: conflitto violento in cui la forza usata con una certa continuit in
maniera organizzata e sistematica. Lentit delle distruzione imponente e di
lunga durata.
Lanalisi terr conto solo dei conflitti di livello 4 e 5, mentre i conflitti di livello 3
saranno solo brevemente descritti, a parte alcuni casi che meritano un approfondimento.
Dei 26 conflitti presentati, tre sono classificati come guerre (Sudan, Somalia, Chad) e
cinque come gravi crisi (Kenya, Mali, Nigeria, Burundi, Repubblica Democratica del
Congo).
Per ricostruire le situazioni sono state utilizzate diverse fonti, tra cui: BIPPI
12
,
Human Rights Watch
13
, Global Security
14
, AlertNet
15
, UN News Centre
16
, International
Crisi Group
17
, BBC News
18
.

a. Maghreb
Livello 3 Crisi
Algeria Insurrezione islamica
In Algeria la crisi dovuta alla al-Qaeda Organization in the Islamic Maghreb

11
Conflict Barometer 2008, Heidelberg Institute for International Conflict Research, presso:
http://www.hiik.de/en/index.html
12
B's Independent Pro-Peace Initiative, presso: http://www.bippi.org/bippi/menu_left/conflicts.htm
13
Human Rights Watch, presso: http://www.hrw.org/
14
Global Security, presso: http://www.globalsecurity.org/military/world/war/
15
Reuters AlertNet, presso:
http://www.alertnet.org/thenews/emergency/index.htm?f=/thenews/emergency/conflicts.htm
16
UN News Center, presso: http://www.un.org/News/
17
International Crisis Group, presso: www.crisisgroup.org
18
BBC News, presso: http://news.bbc.co.uk/2/hi/africa/default.stm
21
(AQIM), una milizia che opera sullesempio di al-Qaeda, anche se non si certi che
esista un effettivo legame. LAQIM si reso responsabile di attacchi suicidi, anche
contro la sede delle Nazioni Unite, e nel corso del 2008 stato scoperto un piano per
uccidere il primo ministro. Vi il timore che lAQIM e altre milizie operanti del Nord
Africa possano legarsi e costituire un nuovo movimento.

Mauritania Insurrezione islamica
19

Dal dicembre del 2007, lAQIM milita anche in Mauritania e si reso
responsabile di attentati ad ambasciate e uccisioni di turisti. In seguito al colpo di Stato
di agosto e allannuncio del nuovo capo di Stato Abdel Aziz dellintenzione di
sconfiggere le milizie, il leader dellAQIM ha dichiarato la jihad alla Mauritania.

Livello 2 Conflitto manifesto
Marocco e Sahara Occidentale Questione irrisolta
20

Il problema per la definizione del Sahara Occidentale, colonia spagnola a nord
ovest del continente, nacque negli anni 60, quando le trib nomadi che si erano
insediate nel territorio diedero i primi segnali di nazionalismo. Il Fronte Polisario,
rappresentante delle popolazioni sahariane, si costitu nel 1973, e cre il primo governo
nel 1976, mentre le pretese di Marocco e Mauritania per il territorio furono stoppate nel
1975 dalla Corte Internazionale di Giustizia. Ci nonostante, la guerriglia tra il Marocco
(la Mauritania aveva ritirato le sue pretese) e il Polisario continu fino al 1991, anno in
cui si stabil la missione MINURSO delle Nazioni Unite, con lo scopo di monitorare il
cessate il fuoco e di sostenere lo svolgimento del referendum per decidere lo status della
regione. A 18 anni di distanza, il referendum deve ancora prendere luogo per le
divergenze delle parti su chi detenga diritto di voto, visto lalto numero di marocchini
presenti oggi nella regione. Nel frattempo, il numero di rifugiati sahariani in Algeria
(principale alleata del Polisario nella disputa) cresciuto, e il loro ritorno non sar
possibile finch non verr definito lo status del territorio.

19
La Mauritania, che nel rapporto di Amnesty era considerata Africa sub sahariana, in questo caso
considerata dallHIIK come parte del Maghreb.
20
Il conflitto stato inserito per limportanza che riveste, dato il Marocco tuttoggi lunico Stato del
continente a non fare parte dellUnione Africana
22
b. Africa dellEst
Livello 5 - Guerra
Sudan Darfur e divisione Nord/Sud
Il Sudan il pi grande africano, e sicuramente anche uno dei pi
travagliati. Attualmente, vi sono in corso ben due guerre: una nella regione sud-
occidentale del Darfur, in corso dal 2003, tra un numero imprecisato di fazioni ribelli
contro il governo e le milizie Janjaweed; laltra tra il governo di Khartoum e la regione
del Sud, ufficialmente conclusasi nel 2005 dopo 21 anni di conflitto. Questultima la
conseguenza della struttura etnica e religiosa del Sudan: la met nord costituita, infatti,
da etnia araba di religione islamica, mentre al sud sono prevalenti cristiani e animisti di
origine africana. Al momento dellindipendenza, il governo fu lasciato nelle mani del
nord, le cui politiche marginaliste hanno causato tensioni con la regione del Sud,
esacerbate al finire degli anni settanta dalla scoperta di giacimenti di petrolio in
questultima. Nel 2005 si concluse finalmente il Comprehensive Peace Agreement, che
prevedeva la divisione dei ricavi del petrolio e lentrata di elementi del Sudan Peoples
Liberation Movement/Army (SPLM/A) nel governo. Mentre gli sfollati stanno
rientrando nella regione, la situazione ancora instabile: sono rimasti forti contrasti sui
confini della divisione delle regioni, mentre lSPLM/A continua ad accusare il governo
centrale di fomentare le guerriglie contro i civili.
Per il quinto anno consecutivo, il conflitto del Darfur segnalato come guerra:
300,000 morti, quasi 3 milioni di sfollati, 4,7 milioni dipendenti da aiuti umanitari.
Linizio degli scontri dovuto allinsorgere di due gruppi ribelli contro il governo,
accusato di negligenza. Da allora le fazioni si sono moltiplicate arrivando intorno alla
trentina, rendendo sempre pi difficile trovare un riferimento per le mediazioni. Per sua
parte, il governo accusato dai ribelli e dalla comunit internazionale di appoggiare
milizie arabe chiamate Janjaweed, responsabili di attacchi continui e organizzati ai civili
(uccisioni, stupri, distruzioni di interi villaggi). Nel 2006 la firma del Darfur Peace
Agreement aveva portato un po di speranza ed ottimismo, ma a quasi tre anni di
distanza la situazione non migliorata, e laccordo stato ripetutamente violato.
Allinizio del 2008, la missione di peace keeping dellUnione Africana (AMIS) stata
sostituita dalla missione congiunta di questultima e le Nazioni Unite, lUNAMID. La
Corte Penale Internazionale ha inoltre chiesto larresto del presidente sudanese al-Bashir
per crimini di guerra. Il livello e la continuit degli scontri hanno causato tensioni con i
23
paesi confinanti, specialmente con il Chad, anche visto il numero enorme di rifugiati
che fuggono in cerca di riparo.

Somalia Lotte per il potere centrale
La Somalia stata senza un effettivo governo centrale dal rovesciamento di Siad
Barre nel 1991. Costituita dallunione tra unex colonia britannica e una italiana, la
Somalia indipendente dal 1960. Nel 1970, Barre dichiar lo Stato socialista, legandosi
quindi con lURSS. Dalla sua nascita, la Somalia ha sempre avuto contrasti con gli Stati
confinanti per questioni territoriali dietro il pretesto del pansomalismo e del
ricongiungimento di tutti i somali, presenti in regioni come lOgaden, in Etiopia. Con
questultima arriv anche allo scontro diretto nel 1977. Nel 1991 Barre fu rovesciato,
ma i clan responsabili non trovarono accordo: il paese scivol nellanarchia pi
profonda, segnata da scontri tra clan e warlords. Nel 2006 lennesimo un governo di
transizione (istituito nel 2004, il 14esimo dal 1991) si ritrov a dover fronteggiare
lUnione delle Corte Islamiche, un gruppo islamista che in poco tempo prese il controllo
del Sud, capitale compresa. Nonostante linvasione delle truppe etiopi in appoggio al
governo di transizione al finale dellanno, il paese rimasto spezzato in due. A
complicare la situazione vi sono i sospetti legami con al-Qaeda da parte degli insorti
islamici, mentre dallaltra parte lassenza di unautorit ha favorito lemergere della
pirateria somala come minaccia al traffico navale internazionale, vista la posizione
strategica della Somalia. La missione AMISON dellUnione Africana non ha forza
sufficiente per stabilizzare la situazione. LEtiopia ha annunciato di volersi ritirare,
rendendo linvio di un contingente ONU sempre pi necessario. Alla fine di dicembre
2008, il presidente del governo di transizione Abdullahi Yusuf Ahmed ha presentato le
dimissioni dopo i fortissimi contrasti con il primo ministro e il Parlamento.
Da segnalare nella questione somala vi anche la posizione del Somailand, che
nel 1991 si dichiarata indipendente, e anche se non riconosciuta dalla comunit
internazionale, gode di autonomia e relativa stabilit.

Livello 4 Grave Crisi
Kenya Crisi politica
Nel 2007 il Kenya ha affrontato la sua peggiore crisi dopo lindipendenza, con pi
24
di 1000 morti e 300 mila sfollati
21
, in seguito alle contestate di elezioni nel dicembre
che assegnavano a Kibaki un secondo mandato. Il Kenya stato per lungo tempo
considerato uno degli Stati pi stabili del continente, seppur governato per 40 anni dal
Kenyan African National Union (KANU), partito unico per gran parte degli anni 80,
cui dominio stato interrotto solamente dalle elezioni del 2002. Gi negli anni 90
erano emersi contrasti a livello etnico, dovuti anche alla propriet di terreni mai chiariti
al momento del passaggio allindipendenza. Tutti questi elementi sono stati esacerbati
dalla crisi politica del 2007, portando a scontri veri e propri. La situazione si
stabilizzata nellaprile del 2008, grazie alla creazione di un governo di coalizione come
risultato della mediazione di un gruppo con a capo lex SG Kofi Annan, su mandato
dellUnione Africana. I

Livello 3 Crisi
Eritrea/Djibouti - Confine
Vi sono stati scontri tra Eritrea e Djibouti per la costruzione di alcune basi militari
eritree che secondo il Djibouti sconfinavano nel suo territorio. Lega Araba, Unione
Africana e Nazioni Unite si sono occupate della questione, tramite commissioni
dindagini, e spingendo per la soluzione diplomatica.

Etiopia Regione secessionista dellOgaden
Gli scontri tra lesercito etiope e il Fronte Nazionale di Liberazione dellOgaden
(ONLF costituitosi nel 1984) hanno subito unescalation negli ultimi due anni, in
seguito allattacco dellONLF a un pozzo di petrolio ad Abole, nella regione somala
dellEtiopia. LONLF rivendica lindipendenza o la concessione di unampia
autonomia, in quanto territorio a maggioranza somalo e mussulmano. Gli scontri
continuano e molte ONG denunciano abusi da parte delle forze governative e dei
ribelli
22
. La situazione inserita nel contesto della guerra somala e delle tensioni con
lEritrea, accusata di supportare i ribelli definiti terroristi dallEtiopia.

21
International Crisis Group, http://www.crisisgroup.org/home/index.cfm?id=5314&l=1
22
Human Rights Watch, War Crimes and Crimes against Humanity in the Ogaden area of Ethiopias
Somali Region, http://hrw.org/reports/2008/ethiopia0608/3.htm
25
Livello 2 Conflitto manifesto
23

Eritrea/Etiopia Confine
La guerra di confine tra Eritrea ed Etiopia scoppiata nel 1998 si conclusa ufficialmente
nel 2000 con lAccordo di Algeri. LEritrea era stata una provincia dellEtiopia fino al
1991, anno in cui termin la trentennale guerra di secessione e che port
allufficializzazione dellindipendenza con il referendum del 1993. Nonostante i buoni
rapporti iniziali, nel 1998 iniziarono gli scontri per i confini della regione di Badme. Nel
giugno del 2000, anche in seguito allembargo darmi imposta dal Consiglio di
Sicurezza ad entrambi gli Stati, si concord finalmente il cessate il fuoco, fino
allAccordo di Algeri di dicembre, in cui si prevedeva anche il dispiegamento di una
missione di peacekeeping (UNMEE) lungo il confine e la creazione di unapposita
commissione per la determinazione della frontiera. La commissione (Eritrea-Ethiopia
Boundary Commission EEBC-) decise di assegnare Badme allEritrea: lEtiopia rifiut
la soluzione, suscitando la reazione dellEritrea, che accus la comunit internazionale,
e specialmente le Nazioni Unite, di non occuparsi adeguatamente della situazione, fino a
porre delle restrizioni alle truppe di peacekeeping. Il Consiglio di Sicurezza stato
costretto prima a ritirare tutti i peacekeepers occidentali, e poi a ridurre il numero delle
forze visto i tagli ai rifornimenti posti in atto dallEritrea. Nel frattempo entrambi gli
Stati in lite hanno avvicinato le proprie forze armate al confine, facendo temere un
nuovo scontro. Il mandato della missione UNMEE si estinto il 31 luglio 2008. La
situazione rimane incerta, anche a causa degli attacchi interni allEtiopia, che accusa
lEritrea di supportare i ribelli, e al coinvolgimento dellEtiopia in Somalia, ma il livello
di violenza comunque basso.

c. Africa dellOvest
Livello 4 Grave Crisi
Mali Insurrezione Tuareg
La grave crisi segnatala in Mali si deve alla presenza di ribelli Tuareg, che
combattono il governo accusandolo di marginalizzarli, chiedendo una maggiore
autonomia e una riallocazione delle risorse. La regione del Kindal di cui sono originari
si trova nel sud, al confine con Burkina Faso e Nigeria, questultima anche alle prese

23
Si deciso di inserire il conflitto Etiopia Eritrea, seppur di livello due, per completare il quadro del
Corno dAfrica.
26
con rivolte Tuareg. Nel corso del 2008 stato firmato un cessate il fuoco, che per gi
stato violato. Inoltre, la violenza dei Tuareg ha favorito la nascita di milizie anti-Tuareg
a complicare il quadro.

Nigeria Conflitto religioso e risorse naturali
In Nigeria, lHIIK segnala due gravi crisi: la prima nel nord, data dai continui
scontri tra musulmani e cristiani, laltra nella zona del Delta del Niger, che comunque si
riflette in tutto il paese, per il controllo delle risorse.
Il primo conflitto in questione ha subito unescalation importante nellultimo
anno: la costruzione di moschee, accuse di blasfemia, leggi islamiche imposte da alcuni
Stati federati hanno fomentato la divisione religiosa che continua senza sosta
dallindipendenza. Per parte sua, il governo ha inviato truppe e imposto un coprifuoco
per limitare gli scontri.
La situazione nel Delta del Niger influenza inevitabilmente tutto il paese: la
Nigeria uno dei pi grandi esportatori di petrolio al mondo e ci nonostante pi della
met della sua popolazione vive in povert. Il nucleo del conflitto si trova nel Delta
poich dove sono situate le imprese destinate allestrazione del petrolio, ed dove
opera il Movement for the Emancipation of Niger Delta (MEND), rappresentante
principale delle forze ribelli. Attraverso manomissioni e attacchi agli impianti, rapimenti
del personale delle imprese straniere e scontri diretti con lesercito, il gruppo ribelle
rivendica unequa distribuzione dei ricavati del petrolio. La Nigeria lesempio classico
di come povert ed esclusione politica ed economica possano portare al conflitto, e
come di come poi questa insoddisfazione si propaghi lungo linee etniche e religiose.
Paradossalmente, il paese era pi stabile sotto la dittatura militare che lha guidato fino
al 1997: col passaggio alla democrazia, la violenza esplosa. Il degrado e la povert che
alimentano gli scontri, coinvolgendo spesso giovani senza lavoro e senza prospettive,
sono dovuti alla mal gestione del governo e alla corruzione dilagante che non
permettono una ridistribuzione delle entrate. Gli attivisti hanno incolpato anche le
imprese straniere, ritenendo che diversi accordi con il governo nigeriano potrebbero
favorire la situazione della popolazione. Da non dimenticare, inoltre, che il Delta del
Niger una delle zone pi inquinate del mondo, e il degrado ambientale sta causando
gravi conseguenze agli abitanti della zona e in generale allecosistema della zona.
27
Livello 3 Crisi
Costa dAvorio Transizione dalla guerra civile
Diversamente da molte altre storie africane, i primi trentanni della Costa dAvorio sono
stati i pi stabili, sotto la forte leadership di Felix Houphouet-Boigny, che guid il
paese dallindipendenza del 1960 al 1993, anno della sua morte. Il suo successore, Henri
Konan Bedie, perse il potere nel 1999 a seguito del primo colpo di Stato della storia
ivoriana, a favore del generale Robert Guei. Questi modific la costituzione affinch
potessero accedere alla carica presidenziale solo i candidati cui genitori fossero
entrambi ivoriani, escludendo cos dalla corsa alle elezioni del 2000 il suo rivale pi
accreditato, il musulmano Alassane Ouattara. Gli evidenti brogli alle elezioni fecero
insorgere la popolazione, e Laurent Gbagbo fu eletto presidente, suscitando la reazione
della regione nord musulmana. Il paese inizi a spezzarsi in due, nonostante i tentativi
dei due leader per raggiungere un accordo. Nel 2002 la situazione peggior, con i ribelli
del nord sempre pi forti, anche grazie allappoggio della popolazione: Forza Nuova, il
nuovo gruppo guidato da Guillaume Soro, prende il controllo di tutta la zona nord. Nel
2004 le Nazioni Unite inviano un contingente di peace-keeping, la missione UNOCI
(recentemente prolungata fino a gennaio 2009), ad affiancare truppe francesi gi
presenti, che sono state incorporate nel quadro ONU. Il Consiglio di Sicurezza nel
frattempo ha imposto sanzioni per combattere il traffico di diamanti con cui i ribelli si
riforniscono di armi, il traffico di armi stesso e sanzioni individuali. Nel 2007 stato
finalmente raggiunto un accordo di pace tra Gbagbo e Soro, che diventato primo
ministro. Tuttavia la situazione ancora lontana dalla stabilit.

Guinea Instabilit
La Guinea si ritrova ad essere uno degli Stati pi poveri del mondo, nonostante le
sue risorse. Dopo ventisei anni di regime marxista sotto Ahmed Sekou Toure, il potere
passato a Lansana Cont nel 1984, che lo ha detenuto fino alla sua morte, il 23 dicembre
2008. La povert estrema stata aggravata dallarrivo di profughi da Sierra Leone e
Liberia, che ha causato anche tensioni etniche e guerriglie ai confini. Nel 2006 e 2007
forti proteste contro Cont, anche attraverso pensanti e estesi scioperi generali sfociati
in violenza, hanno portato allorlo della guerra civile, che stata evitata con la nomina
di un nuovo primo ministro, Lansana Kouyate, poi dimesso qualche mese pi tardi. Le
28
proteste dei militari per i bassi stipendi hanno fatto a lungo temere un colpo di stato
24
,
che si in effetti concretizzato pochi giorni dopo la morte di Cont: nonostante la
condanna della comunit internazionale e la sospensione della membership da parte
dellUnione Africana, buona parte della popolazione appoggia comunque il nuovo
presidente, il capitano Moussa Dadis Camara.

Niger Insurrezione Tuareg
Come nel Mali, anche nel Niger il governo deve far fronte a milizie Tuareg
operanti nella zona ovest. I ribelli lamentano il mancato rispetto dellaccordo siglato nel
1995, che prevedeva maggior attenzione del governo nelle regioni abitate dai Tuareg. Si
teme che il conflitto si possa allargare nel caso di alleanze con i Tuareg maliani.

Senegal Regione secessionista del Casamance
Uno dei pochi casi felici del continente, il Senegal dalla sua indipendenza stata
una democrazia modello per lAfrica. Vanta un sistema multi partito, cambi di governo
democratici e uneconomia stabile nonostante la povert e la disoccupazione. Ci
nonostante, da quasi trentanni teatro del conflitto tra il governo e il Movement of
Democratic Forces of Casamance (MFDC), cui obiettivo la secessione della regione
del Casamance, al sud del paese. Purtroppo, gli scontri spesso coinvolgono civili.

Cameroon Scontri nella penisola di Bakassi e contrasti con la Nigeria
Nel 2002 la Corte Internazionale di Giustizia decise che la sovranit della
penisola di Bakassi apparteneva al Cameroon, mettendo cos fine alla disputa e
alloccupazione della Nigeria. Nel corso del 2006, mentre la Nigeria ritirava le sue
truppe, i leader del Bakassi dichiararono la secessione dal Cameroon. Gli scontri
vedono protagonisti i Liberatori del Cameroon del Sud (LSC) e il Movimento del
Bakassi per lAutodeterminazione (BAMOSD), che si teme possano allearsi con il
MEND, attivo in Nigeria.

24
International Crisis Group, Guinea: Change or Caos,
http://www.crisisgroup.org/home/index.cfm?id=4661&l=1 14 febbraio 2007
29
d. Africa del Sud
Livello 3 Crisi
Angola Transizione dalla guerra civile e la provincia secessionista di Cabinda
La guerra civile in Angola scoppiata allindomani della sua indipendenza, nel
1975, a conclusione della guerra di liberazione contro il Portogallo. Lo scontro, in pieno
stile di guerra fredda, si protratto per 27 anni tra la fazione del Movimento Popolare
per la Liberazione dellAngola (MPLA) e lUnione Nazionale per la Totale
Indipendenza dellAngola (UNITA), e si concluso solo nel 2002, in seguito
alluccisione del leader dellUNITA, Jonas Savimbi, che ha permesso la stipulazione di
un Memorandum dintesa. Seguendo gli accordi, lUNITA diventata parte
dellopposizione di governo mentre i suoi combattenti sono stati integrati nellesercito.
Ci nonostante, le tensioni tra il governo e lopposizione rimangono alte. LAngola si
ritrova in una situazione critica, dovuta ai decenni di guerra, che la portano ad essere
uno degli Stati pi poveri del mondo, nonostante le enormi risorsi petrolifere e
minerarie. Altro lascito della guerra sono le mine che ricoprono una parte importante del
territorio, e la carenza di infrastrutture. Mentre le violenze per il potere nazionale si
sono appianate, continuano gli scontri nella provincia di Cabinda, unenclave staccata
dallAngola da una striscia di territorio appartenente alla Repubblica Democratica del
Congo. La regione era protettorato del Portogallo, che ne ha unito lamministrazione a
quella della colonia dellAngola solo nel 1956. La volont di secessione del Cabinda
legata anche al controllo sulle risorse, visto che la provincia ricca di petrolio. Il Fronte
di Liberazione dellEnclave di Cabinda (FLEC) ha firmato nel 2006 un Memorandum
dintesa con il governo centrale, ci nonostante, mentre i ribelli vengono reintegrati, una
parte separatista del movimento continua a provocare attacchi su piccola scala.

Comore (livello 3)
Unione delle Comore Secessionismo di Anjouan
Le isole Comore sono un arcipelago situato tra Mozambico e Madagascar, composto
dalle tre isole vulcaniche di Grande Comore, Moheli e Anjouan. Come per altri Stati,
anche in questo caso fin dai primi anni dallindipendenza (1975) vi stata una lotta per
il potere in un susseguirsi di colpi di Stato. Al momento attuale, situazioni di violenza si
sono riscontrate tra il governo regionale di Anjouan e il governo centrale. Nel 1997 sia
Maheli che Anjouan dichiararono lindipendenza, e il tentativo di riconciliazione da
30
parte dellUnione Africana e del presidente del Sud Africa Mbeki portarono a nuovo
sistema di autonomia politica per ogni isola. Nonostante ci, il presidente di Anjouan
Mohamed Said Bacar, in carica dal 2001 ma rimosso dal governo centrale nel 2007, ha
proseguito lungo la via secessionista indicendo le elezioni e proclamandosi vincitore.
Nel marzo 2008 il governo centrale dellUnione delle Comore ha ripreso il controllo
dellisola grazie ad intervento militare a cui hanno partecipato anche truppe dellUnione
Africana. Bacar fuggito sullisola di Mayotte, territorio doltre mare francese, e ha
richiesto asilo politico.

Zimbabwe Ricerca di un governo di coalizione
Lo Zimbabwe si ritrova ad essere in una situazione assai delicata a causa dello
stato disastroso della sua economia, che conta uninflazione ufficiale di 231,000,000%.
Il conflitto di potere tra il dittatore Mugabe, in carica dal 1980, e lopposizione
rimasto violento, specialmente in occasione delle elezioni presidenziali di marzo. Dopo
mesi di scontri e intimidazioni, Mugabe si proclamato vincitore. Grazie alla
mediazione del presidente del Sud Africa Mbeki e della SADC, stato raggiunto un
accordo per un governo di coalizione, ma i contrasti per la divisione dei ministeri ha
bloccato il processo di formazione.

Sud Africa Violenza xenofoba
Nel corso del 2008, la crisi economica e lalto tasso di criminalit hanno
alimentato unonda xenofoba che si abbattuta contro immigrati di diversi Stati
africani, tra cui somali, mozambicani e zimbabwani. Gli attacchi hanno raggiunto un
livello di violenza tale da indurre il presidente Mbeki a dispiegare lesercito nelle citt
per tenere sotto controllo la situazione, che sembra effettivamente essersi calmata. E
stata considerata londata di violenza pi grave dalla fine dellapartheid.

Swaziland Contrasti tra governo e opposizione
Il regno di Swaziland una delle poche monarchie assolute rimaste al mondo. I
partiti sono banditi e la spinta per una riforma dei poteri si concretizzata attraverso
scioperi brutalmente interrotti. Re Mswati III non ritiene vi siano le condizioni
necessarie per linstaurazione di un sistema multipartitico.
31
e. Africa Centrale
Livello 5 Guerra
Chad Gruppi ribelli e tensione con il Sudan
Dal 1960, anno dellindipendenza, la situazione in Chad non mai stata pacifica.
Nei primi anni il paese stato spezzato in due: la zona nord musulmana appoggiata
dalla Libia, e la zona sud cristiana, appoggiata dalla Francia. Tutti i cambi di governo
sono stati originati da colpi di Stato: il primo presidente, Francois Tombalbaye, del sud,
venne assassinato, e sostituito da Felix Malloum, che a sua volta venne spodestato da
Goukouni Oueddei, musulmano del Nord. Solo due anni pi tardi, Hissan Habre guid
con successo una rivolta contro Oueddei, costringendo peraltro la Libia a ritirare le sue
truppe. Nel 1990 lennesimo colpo di Stato porta Idriss Deby alla guida del paese,
confermata nel 1996 con la vittoria nelle prime elezioni multipartitiche del Chad.
Tuttavia i gruppi ribelli tuttora attivi sono molti, e la situazione sta degenerando al
confine con il Sudan, dove gli scontri tra guerriglieri e eserciti regolari di entrambi gli
Stati sono sempre pi gravi. Negli ultimi anni la mediazione di Libia, Unione Africana e
comunit internazionale ha portato ad accordi di pace che per non hanno avuto nessun
seguito. I gruppi pi attivi sono il Fronte Unito per il Cambiamento (FUC), lUnione di
Forze per la Democrazia e lo Sviluppo (UFDD) e lUnione di Forze per la Democrazia e
lo Sviluppo Fundamental (UFDD F). E presente la missione MINURCAT delle
Nazioni Unite, supportata dalla missione EUFOR TCHAD/RCA dellUnione Europea,
fortemente contestata dai ribelli per il comando francese. Nellultimo anno le violenze
sono aumentate, nonostante la presenza dei contingenti di peace keeping. Le
vicendevoli e continue accuse di appoggio ai gruppi ribelli di Chad e Sudan sono
proseguite nonostante la firma di tre accordi di pace in cui si richiedeva la cessazione
delle ostilit e il rispetto della sovranit reciproca. Le preoccupazioni aumentano
allargando il quadro, in quanto le situazioni di Sudan e Repubblica Centrafricana fanno
temere unestensione drammatica del conflitto. Inoltre il numero di sfollati in continuo
aumento, sia di sudanesi in Chad che di chadiani in Sudan, mentre le agenzie umanitarie
sono fortemente limitate dallalto livello di rischio
25
.

25
UN news, Aid agencies suspend work in eastern Chad because of insecurity UN,
http://www.un.org/apps/news/story.asp?NewsID=28470&Cr=Chad&Cr1= 7 ottobre 2008
32
Livello 4 Grave Crisi
Burundi Transizione dalla guerra civile
Il Burundi un piccolo Stato situato nella regione dei Grandi Laghi, zona
caratterizzata da una forte tensione etnica. Nel 1993 lassassinio del presidente Melchior
Ndadaye, primo presidente Hutu della storia del Burundi, da parte di un estremista Tutsi
dellesercito, scaten la reazione degli Hutu. La situazione fu poi aggravata dagli
avvenimenti in corso in Rwanda che portarono al genocidio dei Tutsi. Nel 2000 venne
firmato un primo accordo, lAccordo di Pace di Arusha, a cui per non aderirono tutti i
gruppi combattenti. Quando nel 2003 il Consiglio Nazionale per la Difesa della
Democrazia (CNDD) e le Forze per la Difesa della Democrazia (FDD) firmarono un
altro accordo di pace, rimase solo il Fronte di Liberazione Nazionale (FNL) a
combattere. Nonostante questo, nel 2005 fu comunque possibile svolgere le elezioni
legislative, le prime dalla fine della guerra civile. Nel 2006 stato finalmente raggiunto
il cessate il fuoco anche con i ribelli del FNL, ma la situazione rimane instabile per
disaccordi riguardo la reintegrazione dei combattenti. Nel corso della prima met del
2008 le violenze sono aumentate, per poi diminuire nella seconda parte lasciando spazio
alla mediazione. Sembrano comunque dare buoni frutti gli sforzi delle Nazioni Unite
per il ritorno di rifugiati e sfollati
26
.

Rep. Democratica del Congo Ricerca di stabilit
La guerra civile che ha imperversato nella Repubblica Democratica del Congo dal
1998 al 2003 stata definita la guerra mondiale dAfrica o la grande guerra dAfrica.
LRDC uno Stato enorme, le cui dimensioni si possono comparare a un quarto degli Stati
Uniti o alla superficie dellEuropa Occidentale. AlertNet Reuters riporta 5,4 milioni di morti
dal 1998, per violenze legate alla guerra, alla fame e alle malattie, nonch 40.000 donne e
ragazze stuprate.
27
Indipendente nel 1960, lRDC attir presto le attenzioni internazionali
durante la famosa crisi del Congo, mettendo alla prova le capacit delle Nazioni Unite
con sfida della decolonizzazione. La crisi e il tentativo secessionista della regione del
Katanga si conclusero nel 1965 con la presa di potere di Mobutu, colonnello dellesercito,

26
UN news, Burundi's rival ethnic groups learn to live side by side in UN-backed pilot project
http://www.un.org/apps/news/story.asp?NewsID=28420&Cr=Burundi&Cr1=, 3 ottobre 2008
27
AlertNet Reuters, Crisis Briefings
http://www.alertnet.org/db/crisisprofiles/ZR_CON.htm?v=at_a_glance
33
che rester al governo del rinominato Zaire per 32 anni. La dittatura di Mobutu inizia a
barcollare col finire della guerra fredda, ma la vera fonte di instabilit rintracciabile
nellesodo di migliaia di rifugiati provenienti dal confinante Rwanda, ove era in corso il
genocidio dei Tutsi e degli Hutu moderati. Una volta messo fine al genocidio, e con larrivo
di Paul Kagame al governo di Kigali, i responsabili fuggirono oltre il confine, nel tentativo
di ricostituirsi e rientrare in Rwanda. Per evitare che ci avvenisse ed in seguito a diverse
incursioni di ribelli appoggiati da Mobutu, nel 1997 il Rwanda intervenne a favore dei
ribelli congolesi, che riuscirono ad arrivare fino a Kinshasa mettendo fino alla dittatura con
linsediamento Laurent Kabila al governo. Ci nonostante, Kabila si distacc presto dai suoi
alleati, iniziando una campagna anti-tutsi che provoc limmediata reazione di Rwanda e
Uganda, a cui risposero dallaltra parte Namibia, Angola e Zimbabwe, dando cos inizio alla
grande guerra del Congo (1998-2003). Nel 2000, a seguito di un precario cessate il fuoco, le
Nazioni Unite inviano il primo contingente della missione MONUC, di sole 5,500 unit che
nel primo periodo ebbe ben poca efficacia. Nello stesso anno fu avviato il Kimberley
process, un programma per certificare la provenienza dei diamanti ed impedirne il
commercio illegale a scopo di finanziare le milizie. Nel 2001 il presidente Kabila fu
assassinato e sostituito da suo figlio Joseph. I dialoghi tra governo e milizie preseguirono,
mentre Rwanda e Uganda annunciarono il ritiro delle loro truppe a seguito dei primi accordi
di pace. Nel 2006 le prime elezioni democratiche dellRDC hanno confermato Kabila
presidente, il pi giovane dellAfrica, e suscitato le violente reazioni dei sostenitori del suo
avversario Jean-Pierre Bemba. Nel frattempo la missione MONUC stata pi volte
prolunga, ed attualmente sotto la Risoluzione 1856 (2008)
28
, composta da un totale di
18,389 unit, il che la rende la missione di peace keeping pi imponente fino ad oggi. La
regione del Kivu quella che nel 2008 ha visto i livelli di violenza pi alti, i ribelli guidati
da Nkunda hanno preso il controllo di diverse citt costringendo alla fuga la popolazione, e
scontrandosi con lesercito e le truppe MONUC.

Livello 3 Crisi
Repubblica Centrafricana Potere centrale
La Repubblica Centrafricana instabile dalla sua indipendenza: tra dittature e
susseguirsi di colpi di Stato, il governo controlla poco pi della capitale, mentre il resto
del paese in mano alla milizie. Il nord la zona che pi ha subito il conflitto, causando

28
S/Res/1856(2008), in: http://www.un.org/Docs/sc/unsc_resolutions08.htm
34
migliaia di sfollati in fuga verso Chad e Cameroon. I forti legami con gli Stati limitrofi,
specialmente Chad e Sudan, fanno temere un ampliamento a tutta la regione del
conflitto. Nel corso del 2008 gli scontri tra le milizie e il governo continuato
nonostante i diversi accordi di pace. I villaggi sono vittime di rapimenti, uccisioni,
stupri e distruzione, non solo da parte dei combattenti ma anche di semplici criminali
che approfittano dellanarchia. Nella Repubblica operano ben tre missioni di peace
keeping: la MICOPAX della ECCAS, la MINURCA delle Nazioni Unite e lEUFOR
CHAD/CAR dellUnione Europea. Come altri Stati, il Chad ricco di risorse, tra cui
diamanti e legname, ma cattiva gestione e corruzione hanno fatto s che si ritrovi ad
essere uno degli Stati pi poveri del mondo e con infrastrutture e strutture educative e
sanitarie quasi inesistenti.

Uganda Milizie ribelli
Dopo decenni di abusi, guerre civili e dittature militari, lUganda ha recuperato
stabilit e prosperit economica a partire dalla fine degli anni 80. Attualmente, il
governo si ritrova a fronteggiare una delle insurrezioni pi brutali di tutto il continente,
condotta da ormai due decenni dal Lords Resistance Army, il cui leader Kony auspica
di guidare il paese seguendo i dieci comandamenti biblici. Il gruppo ribelle ritenuto
responsabile di aver causato pi di un milione di sfollati e di aver ucciso o rapito decina
di migliaia di persone. Operante soprattutto nel nord del paese, spesso attraversa i
confini proseguendo i suoi attacchi nellRDC e in Sudan. A febbraio del 2008 stato
firmato un accordo per il cessate il fuoco e per la stesura di un definitivo accordo di
pace, che per non si stato concluso nel corso dellanno.

Rwanda Gruppi ribelli Hutu
A distanza di 14 anni dal terribile genocidio dei Tutsi da parte Hutu, il Rwanda
vive ancora i contrasti tra le due etnie. Alcuni milizie Hutu ancora attive (tra cui gruppi
ribelli stanziati nellRDC) si sono rese protagoniste di atto di violenza, specialmente in
occasioni di commemorazione del genocidio. Il lavoro del Tribunale Penale
Internazione per il Rwanda ancora in corso. Rimangono tesi i rapporti con lUganda.

35
CAPITOLO II
LUNIONE AFRICANA E IL MANTENIMENTO DELLA PACE

Il seguente capitolo centrale per lo scopo di questo lavoro suddiviso in tre
parti: nella prima si vuole fornire un quadro storico e introduttivo dei processi che
hanno portato alla nascita dellUnione Africana nel 2002; nella seconda si presenta
lorganizzazione nel suo complesso; e nellultima ci si focalizza sullarchitettura di pace
e sicurezza e sulloperato fino ad oggi dellorganizzazione.

Parte prima: Africa must unite
1 Le origini: il Panafricanismo (1900 1963)
La nascita dellUnione Africana segna un ulteriore passo verso il sogno
dellAfrica unita, lultimo grado di unevoluzione che parte dalle prime conferenze
panafricane dellinizio del XX secolo e arriva fino ai giorni nostri, con
limplementazione del sistema nato dalla Dichiarazione di Sirte del 1999.
Il Panafricanismo ha iniziato a farsi strada durante il periodo coloniale, a cavallo
del 900, con le prime reazioni al dominio europeo. Sono diverse le correnti di pensiero
riguardo al concetto di africano a cui si applica: tutti i neri dAfrica, compresi i
discendenti che adesso vivono al di fuori del continente; tutti gli africani, compresi
quelli non neri; o tutti gli Stati africani.
Linizio del movimento vero e proprio porta la data del 1900, ossia quella della
prima conferenza Panafricana, a Londra, organizzata da Henry Sylvester Williams,
avvocato di Trinidad. Largomento centrale, il trattamento ineguale dei neri nelle
colonie britanniche, fu presto superato: la conferenza raggiunse un raggio molto pi
ampio, sconfinando nella pi generale condizione della gente nera nel mondo.
Sulle sue scie, William Edward Burghardt Du Bois, americano, sar lartefice del
primo congresso Panafricano nel 1919, in contemporanea alla conferenza di pace di
Parigi. De Bois rimarr nella storia del Panafricanismo come uno dei suoi padri, e
senzaltro colui che pi ha cercato di diffonderne lidea. Al congresso di Parigi ne
seguiranno altri quattro: 1921, 1924, 1927 e infine il Congresso di Manchester del 1945,
che chiude lepoca del Panafricanismo esterno allAfrica per aprire quella del
Panafricanismo guidato dai nuovi leader africani emergenti.
36
Il pi grande protagonista del periodo Kwame Nkrumah, carismatico attivista
nativo della Costa dOro, gi intraprendente durante il suo periodo di studente negli
Stati Uniti e in Inghilterra. Nkrumah sar il primo presidente del primo Stato
indipendente dellAfrica coloniale, il Ghana, nel 1957. Forte sostenitore dellunit
africana, Nkrumah voleva che il suo Ghana agisse da esempio e da guida per lotta al
colonialismo, e svilupp cos due diversi progetti. Il primo si costitu nella promozione
di una serie di conferenze chiamate All-African Peoples Conferences, che coinvolse
partiti politici e indipendenti di ventotto Stati africani, considerate eredi dei congressi
panafricani. La prima si tenne ad Accra nel dicembre 1958, nella quale si condann
fermamente il colonialismo e si auspic una pronta indipendenza per tutti i popoli
africani. Le altre si tennero a Tunisi nel 1960, e al Cairo nel 1961, a dimostrazione che
nel concetto di unit africana si volevano includere anche gli Stati del Nord.
Il secondo progetto invece si propose sul piano diplomatico: la prima conferenza
degli Stati indipendenti africani del 1958, sempre ad Accra, rappresent il primo
incontro tra capi di Stato africani. Vi parteciparono otto Stati: Libia, Etiopia, Liberia,
Egitto, Tunisia, Sudan, Marocco e ovviamente Ghana. I temi trattati furono quelli tipici
di un vertice: politiche comuni su economia, politica e questioni sociali. Sar questo il
punto di partenza per la nascita dellOrganizzazione dellUnit Africana, pochi anni pi
tardi.

2 La nascita dellOrganizzazione dellUnit Africana (1963)
Con laumento del numero degli Stati indipendenti, si andarono formando due
visioni diverse di cooperazione interafricana: da una parte vi era il blocco di
Casablanca, formato da Marocco, Ghana, Guinea, Mali, Repubblica Araba Unita, e
dallaltra il blocco di Monrovia, formata da ventidue Stati e guidata soprattutto da
Liberia, Nigeria e Sierra Leone. Il primo gruppo firm nel 1961 la Carta di Casablanca,
un breve documento nel quale si definivano gli impegni per una cooperazione
economica e sociale, e listituzione di un African High Command con il duplice scopo
di difesa e di eradicare il colonialismo dallAfrica. A questa corrente progressista, che
puntava a un rapido processo di unione anche politica, si contrapponeva il gruppo
conservatore di Monrovia, che nello stesso anno costituiva lOrganizzazione degli Stati
37
Africani e di Malagasy
1
con la Carta di Lagos (Nigeria). Questa era basata su una
cooperazione pi che altro tecnica ed economica, non volendo assolutamente includere
impegni politici, e ancor meno militari, e ribadendo invece il concetto di integrit
territoriale e di rispetto di non interferenza. I gruppi differivano di opinione riguardo i
conflitti in atto: la questione dellAlgeria (in lotta per lindipendenza dalla Francia),
della Mauritania (su cui il Marocco avanzava delle pretese) e del Congo e delloperato
delle Nazioni Unite nel territorio. Ad ogni modo, per la terza conferenza - dopo Liberia
e Nigeria - si cerc una sede che potesse essere accettata da entrambi i gruppi: lofferta
dellImperatore etiope Haile Selassie si rivel essere la soluzione ideale, dato il buon
rapporto dellEtiopia con entrambi gli schieramenti. In preparazione allincontro dei
capi di Stato e di governo, si riun il Consiglio dei Ministri dellOrganizzazione, con
lincarico di redigere un testo basato sulla Carta di Casablanca, sulla Carta di Lagos, e
sulla proposta etiope. Il testo concordato era in buona parte coincidente con la Carta di
Lagos, mentre le richieste di una maggiore unione politica furono fermamente rifiutate.
La Carta dellOrganizzazione delllUnit Africana fu firmata ad Addis Abeba il 25
maggio del 1963, ed entr in vigore tre mesi pi tardi.
La Carta rifletteva le paure e le preoccupazioni degli Stati di nuova indipendenza,
espresse nello stato-centrismo che emerge nei 33 articoli da cui essa formata. Allart.
II, par. 1 sono elencati gli obiettivi dellorganizzazione: (a) la promozione dellunit e
della solidariet tra gli Stati africani; (b) il coordinamento e lintensificazione della
cooperazione per il raggiungimento di un livello di vita pi alto per i popoli africani; (c)
la difesa della loro sovranit, dellintegrit territoriale e dellindipendenza; (d) eradicare
tutte le forme di colonialismo nel continente; (e) la promozione della cooperazione
internazionale, con riguardo alla Carta delle Nazioni Unite e alla Dichiarazione
Universale dei Diritti Umani. Al par. 2 sono elencati i campi in cui tale cooperazione
richiesta per poter raggiungere i suddetti obiettivi, che vanno dal campo politico a
quello educazionale, a quello scientifico. Nel punto (a) del art. 2.1 traspare la
dimensione statista delle aspirazioni panafricane per la liberazione e lintegrazione, ed
quindi il segno dellalienazione e dellallontanamento del Panafricanismo come
movimento del popolo e il suo passaggio a strumento ideologico nelle mani dei nuovi

1
Malagasy lisola del Madagascar, cui Presidente esercit forti pressione perch vi fosse una menzione
nel nome dellorganizzazione. Si veda T. O. Elias, The Charter of the Organization of African Unity,
The American Journal of International Law, Vol. 59, No. 2, 1965, pp. 243-267.
38
leader. I popoli africani riacquisteranno un certo peso nel contesto dellorganizzazione
solo con la nascita dellUnione Africana, dove lapproccio da stato-centrico si trasforma
lentamente in umano-centrico. Il punto (c), inoltre, un tipico obiettivo statista,
abbondantemente supportato, come si vedr, dai principi espressi allart.III. La lotta al
colonialismo del punto (d) stato probabilmente lobiettivo perseguito con pi
decisione dalla organizzazione, tramite il lavoro - soprattutto diplomatico - svolto dal
Comitato per la Liberazione.
LOUA era guidata da sette principi statisti elencati allart. III: (1) leguale
sovranit di tutti gli Stati Membri; (2) la non interferenza negli affari interni; (3) il
rispetto per la sovranit e lintegrit territoriale di ogni Stato e il suo inalienabile diritto
a unesistenza indipendente; (4) la risoluzione pacifica delle controversie tramite la
negoziazione, la mediazione, la conciliazione o larbitrato; (5) la condanna senza
riserva, in tutte le sue forme, dellassassinio politico come di tutte le attivit sovversive
da parte degli Stati vicini o qualsiasi altro Stato; (6) lassoluta dedizione alla totale
emancipazione dei territori africani ancora dipendenti; (7) laffermazione di una politica
di non allineamento con riguardo ai blocchi. I primi quattro punti corrispondevano a
quelli contenuti nella Carta delle Nazioni Unite e riflettono tuttoggi norme di diritto
internazionale, ma riflettono anche le paure e le lotte che esistevano in Africa nei primi
anni 60. Per questa ragione, sembravano funzionare come politiche di assicurazione o
misure di mutua preservazione, che a lungo andare portarono allOUA letichetta di
club dei dittatori. Lesistenza del punto (5) si deve ai timori dei nuovi leader, coscienti
di non avere nessuna solidit e impauriti dalla possibilit di sovversioni sia interne che
provenienti da Stati limitrofi, visto anche lesempio di Sylvanus Olympio, primo
presidente del Togo, assassinato durante un colpo di Stato nel 1963.
Secondo la Carta dellOUA, lorganizzazione doveva raggiungere i suoi scopi
attraverso quattro organi principali (art.VII): (1) lAssemblea dei capi di Stato e di
governo; (2) il Consiglio dei ministri; (3) il Segretariato generale; (4) la Commissione di
mediazione, conciliazione e arbitrato. LAssemblea era lorgano supremo, decideva le
politiche dellorganizzazione, ma le sue decisioni erano solo raccomandazioni, non
avendo lautorit n per imporle n per espellere i Membri che non vi si conformavano.
Il Consiglio dei Ministri era sottoposto allAssemblea, mentre il Segretariato generale e
il suo rappresentante erano stati privati di qualsiasi forza esecutiva, e ricoprivano un
39
ruolo esclusivamente amministrativo, sempre per la paura degli Stati membri di poter
perdere il proprio potere decisionale. La costituzione della Commissione rimandata
dallart. XIX ad uno apposito protocollo, che come la Carta, si dimostra estremamente
debole: non aveva potere di richiamare gli Stati davanti la Commissione, non poteva
interpretare la Carta (compito dellAssemblea), non poteva imporre le proprie decisioni.
La debole struttura dellorganizzazione, sommata alla mancanza di risorse
finanziarie, di esperienza, di conoscenza tecnica e di personale adeguato, furono le
cause principali delle enormi difficolt cui dovette far fronte lOrganizzazione
dellUnit Africana.

3 Loperato dellOUA e la nascita dellUnione Africana (1963-2002)
Il sogno di unAfrica unita di Nkrumah non stato raggiunto durante i
quarantanni di operato dellorganizzazione: proprio il primo presidente ghanese aveva
detto Seek ye first political kingdom and all else will follow (cercate il vostro regno
politico [lindipendenza] e tutto il resto seguir), ma cos non andata, come ancora
oggi appare chiaro
2
. Durante questo periodo la maggior parte degli Stati ha sperimentato
guerre, dittature, colpi di stato, spesso legati ad interferenze esterne, che non hanno
certo portato unione n tra gli Stati africani e tantomeno tra le popolazioni.
Per quanto concerne largomento di questo lavoro - il mantenimento e il
ristabilimento della pace nel continente - i risultati ottenuti dallorganizzazione non possono
certo dirsi soddisfacenti. In generale, lOUA si dimostrata pi efficiente quando si
trattato di mediare tra i leader, come nelle questioni territoriali, e meno efficiente quando si
trattato di problemi interni agli Stati. Daltronde lorganizzazione mancava di autorit e di
risorse materiali perch si potessero raggiungere risultati diversi. Tutto era lasciato alla
volont dei membri, che erano disposti a collaborare nel caso di dialogo con altri governi,
mentre rivendicavano il proprio diritto a unesistenza indipendente e il divieto di ingerenza
quando la controversia poteva riguardare la loro autorit. Seguendo i principi di non
interferenza dettati dalla stessa Carta, lorganizzazione rimasta impotente a guardare colpi
di stato, regimi dittatoriali, e guerre civili.
Tra i casi pi eclatanti si pu ricordare la guerra civile in Angola, scoppiata nel
1975 a seguito dellindipendenza dal Portogallo: lorganizzazione si ritrov spezzata in

2
POKU, Nana K., REINWICK Neil, & PORTO, Joao Gomes, Human Security and Development in
Africa, in International Affairs 83:6, 2007, pp. 1155-1170.
40
due tra i sostenitori di una e dellaltra fazione, paralizzando lAssemblea e quindi la
presa di qualsiasi decisione. La vicenda inoltre un ottimo esempio del peso della
guerra fredda in Africa: mentre lOrganizzazione dellUnit Africana era nata per
trovare soluzioni africane a problemi africani, in realt questo nuovo regionalismo
non era certamente in grado di sottrarsi al gioco di forza delle potenze, se non per
volont delle stesse. Linefficacia dellOUA si palesata anche nelle guerre civili in
Congo (Kinshasa), Sudan, Burundi e Nigeria, questultima nel caso della secessione del
Biafra, quando mentre da una parte lorganizzazione appoggiava il governo federale,
dallaltra alcuni membri riconoscevano e sostenevano la secessione. Nell1981, per
cercare di supportare uno dei numerosi cessate il fuoco durante la guerra civile in Chad,
vi fu il primo invio di una missione di peace keeping sotto legida dellOUA
3
: le truppe
proveniente di Congo, Benin e Guinea erano mal equipaggiate e mal addestrate, e la
missione si concluse con un fallimento. Ancora il genocidio del Rwanda del 1994 e il
collasso della Somalia sono tristi conseguenze di una pi generale situazione di
confusione in cui si ritrovava il continente, e a cui lOUA non riusc mai a dare un
ordine. Altro punto di contrasto si ebbe nel 1985, con il ritiro del Marocco
dallorganizzazione in seguito allammissione del Sahara Occidentale, ritenuto dal
primo facente parte del suo territorio. Tuttoggi, il Marocco lunico Stato del
continente africano a non far parte dellUnione Africana.
Tuttavia, allorganizzazione si pu riconoscere il merito di aver risolto alcune
controversie minori se cos si pu dire attraverso unopera di mediazione e
facilitando il dialogo tra le parti. Un esempio il conflitto tra Algeria e Marocco del
1963, riguardo ad alcuni territori del Sahara: in questo caso vi fu una sessione
straordinaria del Consiglio dei ministri che istitu una commissione ad hoc per studiare
la questione del confine e raccomandare una soluzione. Loperato della commissione
port a negoziati diretti e ad un accordo finale. Altri casi pi complicati, come le
questioni territoriali tra Kenya, Etiopia e Somalia sono tuttoggi irrisolti. In generale, si
pu dire che la gestione dei conflitti dellOUA pu dirsi quella di una ricerca della
soluzione allinterno dellorganizzazione, piuttosto che da parte dellorganizzazione
4
.

3
Stabilita dalla risoluzione CM/Res. 769 (XXXV) del Consiglio dei Ministri del 6-15 febbraio 1980.
Reperibile su http://www.africa-union.org/root/au/Documents/Decisions/com/18CoM_1980a.pdf
4
B. David MEYERS, Intraregional Conflict Management by the Organization of African Unity, in
International Organizations, Vol. 28, No. 3, 1974, pp. 345-373 e SAENZ, Paul, The Organization of
41
La solidariet tra gli Stati africani emersa invece allinterno delle Nazioni Unite,
dove lAfrican Group godeva (e gode) di un peso importante grazie alla sua numerosit,
che dagli anni 60 ha completamento cambiato il volto dellAssemblea Generale.
Questo ha pesato particolarmente nella lotta allapartheid e al colonialismo, forse unico
degli obiettivi dellOUA perseguito con una certa persistenza. Ne una dimostrazione
la Convenzione Internazionale sullEliminazione e la Repressione del Crimine di
Apartheid, approvata con risoluzione 3068 (XXVIII) del 30 novembre 1973, ed entrata
in vigore il 18 luglio 1976, ai sensi dellart. 10.
5
Non a caso, infatti, il 1994
considerato un anno di svolta per lOUA: con le sue prime elezioni democratiche e la
fine dellapartheid, il Sud Africa divenne il 53esimo Stato membro, completando il
quadro dellAfrica unita. Sembrava, cos, che lorganizzazione avesse concluso il suo
ciclo. Il pressante bisogno di una riforma, ad ogni modo, si era sentito gi a partire dal
1979 con la creazione di un Comitato per la revisione della Carta, ed era proseguito con
dichiarazioni e trattati, tra cui quello di Abuja del 1991, concernente listituzione della
African Economic Community
6
. Nel 1999, allapice della spinta riformista, lAssemblea
di capi di Stato e di governo decise di accettare la proposta del colonnello Gheddafi per
la convocazione di una sessione straordinaria dellAssemblea (solo la quarta nella storia
dellorganizzazione), centrata sul come mantenere lOUA al passo con lo sviluppo
politico ed economico in atto nel mondo
7
. Nella Dichiarazione di Sirte (Libia), i capi di
Stato e di governo si dissero consapevoli del bisogno di rivitalizzare lorganizzazione
per poter ricoprire un ruolo pi attivo sia allinterno del continente che nelle relazioni
internazionali, decidendo la creazione di unUnione Africana, in conformit con gli
obiettivi della Carta dellorganizzazione continentale e della Comunit Economica
Africana
8
. A questo scopo, si decise una pi rapida messa a punto del trattato di
Abuja, e si diede mandato al Consiglio dei Ministri di redarre latto costitutivo della
nuova organizzazione. Con sorprendente velocit, lAtto Costitutivo dellUnione
Africana fu adottato l11 luglio 2000, con decisione AHG/Dec.143 (XXXVI) durante la

African Unity in the Subordinate African Regional System, in African Studies Review, Vol. 13, No. 2,
1970, pp. 203-225
5
A/RES/3068 (XXVIII), in: http://www.un.org/documents/ga/res/28/ares28.htm
6
AEC Treaty, in http://www.africa-union.org/root/au/Documents/Treaties/Text/AEC_Treaty_1991.pdf
7
AHG/Dec. 140 (XXXV), in
http://www.africa-union.org/root/au/Documents/Decisions/hog/9HoGAssembly1999.pdf
8
Sirte Declaration, 9 September 1999, in
http://www.africa-union.org/Docs_AUGovernment/decisions/Sirte_Declaration_1999.pdf
42
sessione ordinaria di Lom (Togo)
9
. Ultimo passo per il definitivo passaggio dallOUA
allUA si celebr al summit di Lusaka (Zambia) nel 2001, la cui dichiarazione contiene
le direttive per il lancio dellUnione Africana
10
.
La prima sessione ordinaria dellAssemblea di capi di Stato e di governo
dellUnione Africana si tenne a Durban (Sud Africa) dall8 al 10 luglio del 2002. Se le
lotte di potere tra Ghana e Nigeria caratterizzarono il dibattito politico precedente la
creazione dellOrganizzazione per lUnit Africana, cos la rivalit tra le grandi potenze
regionali dellAfrica, specialmente Libia, Nigeria e Sud Africa, hanno circondato la
nascita dellUnione Africana. In circa quarantanni, il Sud Africa passato
dallosteggiare i sogni panafricani al guidare la pi ambiziosa organizzazione
panafricana, come dimostrato dalla scelta della sede del primo summit e da quella del
primo presidente, Thabo Mbeki.

Parte seconda: LUnione Africana nel suo complesso
1 Obiettivi e principi: dal 1963 al 2002
LUnione Africana stata la risposta dei leader africani alle sfide del nuove
millennio, cos come lOrganizzazione dellUnit Africana fu la risposta alle sfide della
decolonizzazione. Mettendo a confronto lAtto Costitutivo della prima con la Carta
della seconda, questo appare evidente gi dal preambolo: da una parte si parla delle
sfaccettate sfide portate dai cambiamenti sociali, economici e politici in atto nel
mondo, di affrontare le sfide portate dalla globalizzazione e della promozione e
protezione dei diritti umani e dei popoli; dallaltra del diritto inalienabile di tutti i
popoli di controllare il loro destino, e di salvaguardare e consolidare unindipendenza
vinta duramente, cos come la sovranit e lintegrit territoriale. Sebbene gli Stati
africani siano tuttoggi deboli, al finire del millennio certo non si sentiva pi il bisogno
di proteggersi dallingerenza esterna e dal colonialismo come negli anni 60, e anche le
questioni della definizione dei confini avevano ormai perso di importanza. Oggi le
preoccupazioni pi grandi riguardano leconomia, la sanit e i conflitti dilaganti che
piagano il continente, e soprattutto oggi lottica stata decisamente spostata dal piano
stato centrico a quello umano centrico.

9
AHG/Dec.143 (XXXVI), in
http://www.africa-union.org/root/au/Documents/Decisions/hog/10HoGAssembly2000.pdf
10
AHG/Dec. 1 (XXXVII), in
http://www.africa-union.org/root/au/Documents/Decisions/hog/11HoGAssembly2001.pdf
43
LUnione Africana senzaltro molto pi robusta e articolata rispetto al suo
predecessore, poich nasce per lappunto per coprire le carenze e i vuoti normativi posti
in risalto in quattro decenni di operato. Gli obiettivi (tab. 1) passano da 5 a 14: il raggio
dazione non solo pi vasto, ma anche molto pi pretenzioso. Si possono elencare nel
dettaglio le maggiori novit e differenze:
a) Stato centrismo umano centrismo: mentre gli obiettivi dellOUA sembravano
lavorare per gli Stati, quelli dellUA pongono al centro i diritti e il benessere
dei popoli africani, nei punti: (a), solidariet e unit anche tra i popoli africani, e
quindi non solo tra Stati; (d), posizioni comuni del continente e dei suoi popoli;
(g), principi democratici e partecipazione popolare; (h), diritti umani e dei
popoli; (k), innalzamento degli standard di vita; (n), malattie e salute. Nella
Carta dellOUA, i popoli sono citati una volta al punto (b): almeno sulla carta, la
differenza molta.
b) Integrazione e cooperazione africana: lOUA nasce come una lasca
cooperazione tra Stati troppo gelosi della loro fresca indipendenza per cedere
anche piccoli pezzi di autorit. LUA, al contrario, segna la presa di coscienza
della assoluta necessit di una maggiore integrazione per raggiungere obiettivi
comuni. Raggiungere gi una prima differenza: mentre lOUA puntava a
promuovere unit e solidariet, lUA punta a raggiungerla (punto a). Si parla
anche di accelerare lintegrazione politica e socio-economica (punto c), di
posizioni comuni (punto d), di integrazione delle economie africane (punto
j), di cooperazione in tutti i campi per innalzare gli standard di vita (punto k),
di coordinare e armonizzare le politiche con le Comunit Economiche
Regionali (RECs) (punto l). Grande attenzione data alla collaborazione
economica, vista la gravissima situazione in cui si trova leconomia africana e le
difficolt imposte dalla globalizzazione. Anche la ricerca per lo sviluppo e la
sanit hanno acquistato importanza, considerando che nella Carta dellOUA non
erano state neanche prese in considerazione.
c) Good governance: lAtto Costituivo dellUnione si interessa anche delle
questioni interne dei suoi membri, pur sempre garantendone la sovranit,
lintegrit territoriale e lindipendenza (punto b). Il punto (g) dei suoi obiettivi
il primo passo per un maggior controllo di ci che accade anche allinterno degli
44
Stati, per evitare che anche lUA si trasformi in un club dei dittatori come
successe allOAU. Alcuni principi e altri articoli del trattato completano il
quadro, come si vedr pi avanti.

Tabella 4: Gli obiettivi dallOUA (art. II.1) a confronto con quelli dellUA (art. III)

Organizzazione per lUnit Africana Unione Africana
(a)
Promuovere lunit e la solidariet tra gli Stati
africani
Raggiungere una pi forte unit e solidariet
tra i Paesi africani e i popoli dellAfrica
(b)
Coordinare e intensificare la loro cooperazione
per il raggiungimento di un livello di vita pi alto
per i popoli africani
Difendere la sovranit, lintegrit territoriale e
lindipendenza dei suoi Stati membri
(c)
Difendere la sovranit, lintegrit territoriale, e
lindipendenza [degli Stati africani]
Accelerare lintegrazione politica e socio-
economica del continente
(d)
Eredicare tutte le forme di colonialismo
dallAfrica
Promuovere e difendere le posizioni comuni
africane su temi di interesse per il continente
e i suoi popoli
(e)
Promuovere la cooperazione internazionale, con
riguardo alla Carta delle Nazioni Unite e alla
Dichiarazione Universale dei Diritti Umani
Incoraggiare la cooperazione internazionale,
con riguardo alla Carta delle Nazioni Unite e
alla Dichiarazione Universale dei Diritti
Umani
(f)
Promuovere la pace, la sicurezza, e la stabilit
nel continente
(g)
Promuovere i principi democratici e le
istituzioni, la partecipazione popolare e la
good governance
(h)
Promuovere e proteggere i diritti umani e dei
popoli in conformit alla Carta Africana sui
Diritti Umani e dei Popoli e agli altri rilevanti
strumenti sui diritti umani
(i)
Istituire le condizioni necessarie per
permettere al continente di svolgere il suo
giusto ruolo nelleconomia globale e nelle
negoziazioni internazionali
(j)
Promuovere uno sviluppo sostenibile a livello
economico, sociale e culturale, come anche
per lintegrazione delle economie africane
(k)
Promuovere la cooperazione in tutti i campi
delle attivit umane per alzare il livello degli
standard di vita dei popoli africani
45
(l)
Coordinare e armonizzare le politiche tra le
esistenti e le future Comunit Economiche
Regionali per il graduale raggiungimento
degli obiettivi dellUnione
(m)
Avanzare lo sviluppo del continente
promuovendo la ricerca in tutti i campi, in
particolare nelle scienze e tecnologie
(n)
Lavorare con rilevanti partners internazionali
per eradicare le malattie prevenibili e la
promozione della buona salute nel continente

Anche i principi sono pi che raddoppiati (7 contro 16), e in questo caso, ancora
pi che con gli obiettivi, si vedono le dirette conseguenze di mezzo secolo di conflitti e
indifferenza. Nel dettaglio:
a) Cooperazione: oltre alleguale sovranit, si fa riferimento allinterdipendenza
dei membri (punto a). Inoltre al punto (d) si ricerca una politica di difesa
comune.
b) Risoluzione controversie e questioni interne: queste sono forse le novit pi
importanti di tutto il trattato. Il punto (e) riprende il principio del diritto
internazionale della risoluzione pacifiche delle controversie, a cui si aggiunge
attraverso i mezzi appropriati come deciso dallAssemblea. Luso di mezzi
appropriati lascia intendere anche la possibilit di un intervento, come poi
confermato dal punto (h), in cui lUnione si riserva il diritto di intervenire in
uno Stato membro a seguito di una decisione dellAssemblea nel caso di gravi
circostanze. Non solo, al punto (j) si d ai membri la possibilit di richiedere
lintervento dellUnione. Inutile sottolineare il significato storico di questi
principi, che, almeno nella teoria, dovrebbero mettere fine al laissez faire che ha
regnato durante lattivit dellOUA. I punti deboli di questi principi sono due:
primo, il fatto che sia lAssemblea a dover decidere lintervento, poich
difficile trovare un accordo tra i 53 capi di Stato, anche per la paura di dover poi
ritrovarsi nella condizione di subire lintervento; e secondo, lutilizzo
dellespressione grave circostanze, che rimane vincolato a interpretazioni
soggettive.
c) Good governance: fortemente contrastanti con i sette principi statisti dellOUA,
i punti (c), (l), (m), (p) segnano il passo verso lumano centrismo compiuto
46
dallUnione. Si d importanza alla partecipazione dei popoli (il cui strumento
principale dovrebbero essere il Parlamento PanAfricano, nonch il Consiglio
Economico, Sociale e Culturale, composto dalla societ civile), alleguaglianza
di genere, alla giustizia sociale, ai diritti umani, ai principi democratici e allo
stato di diritto. Punto fondamentale il (p): la condanna e il rifiuto dei
cambiamenti di governo incostituzionale, altra arma nella mani dellUnione per
impedire lanarchia allinterno degli Stati membri, la cui lama rappresentata
dallart. XXX, che prevede la sospensione per questi casi.

Tabella 5: I principi dellOUA (art. III) a confronto con quelli dellUA (art. IV)

Organizzazione dellUnit Africana Unione Africana
(a) Eguale sovranit di tutti gli Stati membri
Eguale sovranit e interdipendenza tra gli
Stati membri dellUnione
(b) Non interferenza negli affari interni degli Stati
Rispetto dei confini esistenti al
raggiungimento dellindipendenza
(c)
Rispetto per la sovranit e per lintegrit
territoriale di ogni Stato e per il suo inalienabile
diritto a unesistenza indipendente
Partecipazione dei popoli africani nelle
attivit dellUnione
(d)
Risoluzione pacifica delle controversie tramite
la negoziazione, la mediazione, la conciliazione
e larbitrato
Istituzione di una politica di difesa comune
per il continente africano
(e)
Condanna senza riserva, in tutte le sue forme,
dellassassinio politico come di tutte le attivit
sovversive da parte degli Stati vicini o qualsiasi
altro Stato
Risoluzione pacifica delle controversie tra gli
Stati membri dellUnione attraverso mezzi
appropriati come deciso dallAssemblea
(f)
Assoluta dedizione alla totale emancipazione dei
territori africani ancora dipendenti
Proibizione delluso della forza e della
minaccia delluso della forza tra gli Stati
membri dellUnione
(g)
Affermazione di una politica di non
allineamento con riguardo ai blocchi
Non interferenza di qualsiasi Stato membro
negli affari interni di un altro
(h)
Diritto dellUnione a intervenire in uno Stato
membro a seguito della decisione
dellAssemblea nel caso di gravi circostanze,
nominalmente: crimini di guerra, genocidi e
crimini contro lumanit
(i)
Coesistenza pacifica degli Stati membri e il
loro diritto a vivere in pace e sicurezza

47
(j)
Diritto degli Stati membri a richiedere
lintervento dellUnione al fine di restaurare
la pace e la sicurezza
(k)
Promozione dellindipendenza allinterno del
quadro dellUnione
(l) Promozione delluguaglianza di genere
(m)
Rispetto per i principi democratici, per i
diritti umani, per lo stato di diritto e la good
governance
(n)
Promozione della giustizia sociale per
assicurare un bilanciato sviluppo economico
(o)
Rispetto per la santit della vita umana,
condanna e rifiuto dellimpunit e
dellassassinio politico, degli atti di
terrorismo e delle attivit sovversive
(p)
Condanna e rifiuto dei cambi di governo
incostituzionale

2- La struttura e gli organi dellUnione
Lart. V.1 elenca gli organi dellUnione, che sono poi trattati dallart. VI allart.
XXII. Essi sono:
(a) LAssemblea dellUnione;
(b) Il Consiglio Esecutivo;
(c) Il Parlamento Pan-Africano;
(d) La Corte di Giustizia;
(e) La Commissione;
(f) Il Comitato dei Rappresentanti Permanenti
(g) I Comitati Tecnici Specializzati
(h) Il Consiglio Economico, Sociale, e Culturale
(i) Le Istituzioni Finanziarie.
Al par. 2 dellart. V, lAssemblea si riserva la possibilit di istituire altri organi
che possa ritenere necessari.
Nel dettaglio sono analizzati lAssemblea, il Consiglio Esecutivo, il Parlamento
Pan Africano, la Commissione e il Consiglio Economico, Sociale e Culturale. Il
Consiglio di Pace e Sicurezza (istituito attraverso lart. V.2) sar esaminato nella terza
parte del capitolo.
48
LAssemblea dellUnione
LAssemblea composta dai capi di Stato e di governo, o dai loro rappresentanti,
ed lorgano supremo dellUnione. Si riunisce almeno una volta lanno in sessione
ordinaria, e pu riunirsi in sessione straordinaria su richiesta di uno Stato membro e con
lapprovazione dei due terzi degli Stati membri. La presidenza dellAssemblea
affidato ad un capo di Stato o di governo eletto dopo la consultazione dei Membri per
un periodo di un anno. LAssemblea raggiunge le sue decisioni per consensus, o quando
non sia possibile, attraverso la maggioranza dei due terzi degli Stati membri. Le
questioni procedurali richiedono invece una maggioranza semplice.
Secondo la regola di procedura 33, le decisioni dellAssemblea sono divise in tre
categorie: regolamento (diretto a tutti i membri, che devono prendere tutte le misure
necessarie per applicarlo); direttiva (vincolante per uno o pi Stati membri, con obbligo
di risultato); raccomandazioni, dichiarazioni, opinioni, ecc., che non sono vincolanti.
Nel caso di mancata implementazione di regolamenti o direttive, saranno applicate
sanzioni secondo lart. XXIII, par.2 dellAtto Costitutivo. La regola 37 stabilisce le
procedure da adottare in occasione di cambi di governo incostituzionali, ma
paradossalmente non vi sono indicazioni n nelle regole di procedura, n nellAtto
Costitutivo, n nei regolamenti degli altri organi, riguardo il processo decisionale nel
caso di un intervento in uno Stato membro secondo gli artt. 4(j) e 4(h). Come verr poi
approfondito pi avanti, questo silenzio normativo lascia una zona grigia
potenzialmente pericolosa.
I poteri concessi allAssemblea dallart. IX sono enormi: questa decide le
politiche dellUnione, ammette nuovi membri, adotta il budget, elegge il presidente
della Commissione e i commissari, nonch i giudici della Corte di Giustizia, e decide
lintervento negli Stati membri. Secondo il punto (g), inoltre, pu dare direttive al
Consiglio Esecutivo per la gestione dei conflitti, guerre o altre situazioni di emergenza.
Loperato dellAssemblea dipende soprattutto dalla volont degli Stati membri,
poich si tratta di un organo politico su cui non possibile esercitare nessun tipo di
controllo democratico diretto. Tuttavia, potendo lAssemblea delegare i suoi poteri,
potenzialmente possibile che le decisioni siano influenzate da organi pi sensibili alla
popolazione civile, come lECOSOCC e il Parlamento Pan Africano.
49
Il Consiglio Esecutivo
Il Consiglio Esecutivo composto dai ministri degli affari esteri o da qualsiasi
altro ministro designato dagli Stati membri. Si riunisce almeno due volte lanno, e anche
in questo caso pu riunirsi in sessione straordinaria quando la richiesta approvata da
due terzi degli Stati membri. Le decisioni, come per lAssemblea, sono prese tramite
consensus, o con la maggioranza dei due terzi nel caso non si riesca a raggiungerlo. Per
le questioni procedurali sufficiente la maggioranza semplice.
Il Consiglio Esecutivo si occupa di coordinare e prendere decisioni riguardo un
ampia variet di questioni, tra cui commercio, educazione, trasporti, sviluppo, ecc. Il
Consiglio responsabile allAssemblea, e dovrebbe controllare la messa in atto delle
politiche decise dalla stessa: ad esempio non pu decidere un intervento in uno Stato
membro, ma una volta che lAssemblea prende la decisione, questo ha la responsabilit
di implementarla. Il Consiglio pu delegare i suoi poteri ai Comitati Tecnici
specializzati. Il Consiglio si occupa inoltre di preparare lagenda e il lavoro
dellAssemblea, ed a sua volta assistito dal Comitato dei Rappresentanti Permanenti.

Il Parlamento Pan Africano
Il Parlamento Pan Africano nasce nel marzo del 2004, in base art. XVII dellAtto
Costitutivo, come uno dei nove organi previsti dal tratto delle Comunit Economica
Africana firmato ad Abuja (Nigeria), nel 1991. Lobiettivo ultimo del Parlamento
quello di diventare lorgano legislativo dellUnione, i cui membri siano eletti a suffragio
universale, operando cos come piattaforma comune per tutti i popoli dellAfrica per
essere coinvolti nei processi decisionali riguardo i problemi e le sfide del continente. Al
momento, per, lorgano ha solo poteri consultivi e i suoi membri 5 per ogni Stato, di
cui almeno uno deve essere donna sono eletti dalle legislature nazionali. Nel corso del
2009, scaduti i cinque anni previsti dallart. 25, il Protocollo sar sottoposto a revisione,
e nel frattempo i suoi poteri sono limitati allesaminare, discutere e esprimere opinioni
su ogni materia, come ad esempio il rispetto dei diritti umani, il consolidamento della
democrazia, la promozione della pace, della stabilit e della good governance.
Lelezione dei parlamentari dovrebbe rispecchiare gli equilibri politici esistenti nello
Stato membro, ma al momento non vi una procedura comune di elezione dei membri
del Parlamento Africano da parte delle singole legislature. Ci sono state delle proteste,
50
come da parte della Nigeria, per il principio di rappresentanza che prevede lo stesso
numero di membri indipendentemente dalla popolazione di ogni Stato membro.
Rimangono incertezze riguardo al rapporto tra il Parlamento e gli altri organi
dellUnione, poich il Protocollo non dice niente a riguardo. Come gli altri organi, il
Parlamento risente molto della mancanza di fondi e risorse.

La Commissione
La Commissione il segretariato e lorgano esecutivo dellUnione: dirige
lorganizzazione nel periodo tra i summit e implementa le decisioni prese dagli altri
organi. composta da un presidente, da un vice presidente e dai commissari titolari dei
rispettivi dipartimenti, che sono tutti eletti dallAssemblea su proposta del Consiglio
Esecutivo. I membri devono essere due per ogni regione geografica, almeno uno dei
quali deve essere una donna. Le funzioni della Commissione sono vastissime: custodire
i documenti dellUnione, organizzare e gestire gli incontri, preparare il programma e il
budget da sottoporre agli organi politici, promuovere la pace, la sicurezza e la stabilit,
fornire supporto operativo al Consiglio di Pace e Sicurezza, e molto altro. Alcuni autori
ritengono che la Commissione stia andando oltre il suo ruolo neutrale di struttura
amministrativa per interferire con gli organi politici, specialmente con il Consiglio di
Pace e Sicurezza
11
.

Il Consiglio Economico, Sociale, e Culturale (ECOSOCC)
Come recita lart. XXII dellAtto Costitutivo, lECOSOCC un organo
consultivo composto da differenti gruppi sociali e professionali degli Stati membri
dellUnione. Inaugurato il 29 marzo del 2005 ad Addis Abeba, punta a dare alla societ
civile africana un ruolo allinterno della formulazione delle politiche dellUnione e dei
processi decisionali. E formato da 150 Organizzazioni Non Governative, cos
suddivise: due per ogni Stato membro, dieci operanti a livello regionale e otto a livello
continentale, venti dalla diaspora africana (al di fuori del continente), sei nominate dalla
Commissione. I suoi membri devono essere ugualmente divisi per genere, e almeno il
50% deve essere tra i 18 e i 35 anni. LECOSOCC svolge il suo ruolo tramite la
proposta di concreti programmi e studi, ma la sua funzione principale rimane quella si

11
S. MAKINDA, W. OKUMU, The African Union : challenges of globalization, security, and governance,
2007, Routledge, London and New York, pp. 50-52.
51
essere un ponte tra la popolazione civile e i governi. Per questo le si affida il compito di
promuovere la partecipazione popolare, i principi democratici, i diritti umani e di
consolidare i rapporti tra gli Stati membri e le ONG. In passato gli Stati si sono spesso
mostrati poco propensi a collaborare con le ONG, temendo interferenze esterne.
LECOSOCC potrebbe avere un importante ruolo allinterno dellUnione, ma si
ritrova davanti ostacoli come la mancanza di fondi, lastio di molti governi e la
debolezza di molte ONG.

Parte terza: Larchitettura africana per la pace e la sicurezza
E necessario premettere che, avendo lUnione Africana solo pochi anni di vita, le
informazioni a riguardo sono scarse e qualsiasi analisi in merito al suo operato
risulterebbe precoce, considerando che alcuni meccanismi previsti devono essere ancora
attuati ed altri sono appena entrati in attivit. E possibile quindi esaminare la struttura
per come si presenta sulla carta e il lavoro svolto fino ad oggi, ma ancora troppo
presto per formulare giudizi definitivi sullefficacia dellUnione nel campo del
mantenimento e ristabilimento della pace.

1 Politica Africana Comune per la Difesa e la Sicurezza
La solenne dichiarazione sulla Politica Africana Comune per la Difesa e la
Sicurezza (Common African Defence and Security Policy CADSP) stato adottata
durante la sessione straordinaria dei capi di Stato e di governo a Sirte (Libia), il 28
febbraio 2004, come implementazione dellart. IV(d) della Atto Costitutivo e dellart.
III(e) del Protocollo per listituzione del Consiglio di Pace e Sicurezza
12
. Come dice il
punto 4, ladozione di una politica comune per la difesa e la sicurezza per lAfrica
basata sulla comune percezione africana di ci che necessario compiere
collettivamente da parte Stati africani per assicurare che gli obiettivi e gli interessi della
difesa e della sicurezza comuni dellAfrica, specialmente come segnalato negli artt. III e
IV dellAtto Costitutivo dellUnione Africana, siano garantiti davanti alle minacce
comuni al continente nel suo insieme. La dichiarazione, quindi, presenta un quadro

12
Solemn Decleration on a Common African Defence and Security Policy, in
http://www.africa-
union.org/News_Events/2ND%20EX%20ASSEMBLY/Declaration%20on%20a%20Comm.Af%20Def%
20Sec.pdf
52
dellattuale situazione dellarchitettura africana per la pace e la sicurezza,
comprendendo: definizione e scopi, principi e valori, obiettivi, lelenco degli organi e
meccanismi implicati, le relazioni con le Nazioni Unite e altre organizzazioni
internazionali, e infine gli strumenti e i meccanismi continentali e regionali.
Nelle definizioni, vi la forte presa di coscienza che i concetti di sicurezza e
difesa vadano oggi oltre la visione stato centrica di integrit territoriale e sovranit
nazionale: non pi solo una questione militare, ma concerne la protezione degli
individui e dei loro diritti (human security). Questa nuova nozione multi-dimensionale
comprende i diritti umani, la partecipazione popolare ai processi decisionali, il diritto
alla salute e alleducazione, il diritto alla difesa contro la povert e molto altro. La
risposta allinstabilit quindi non pu essere esclusivamente militare, ma anche politica,
economica e sociale. Questo approccio appare chiaro anche nellelencare le minacce
comuni, che sono divise in interne o esterne al continente. Le prime sono a loro volta
suddivise in quattro gruppi (conflitti e tensione inter-statuali, conflitti e tensioni intra-
statuali, instabilit post-conflitto, e altri fattori), e variano dallaggressione alla
violazione massiva dei diritti umani e alle epidemie. Le seconde includono crisi
internazionali, mercenarismo, terrorismo e altri fattori esterni.
I principi e gli obiettivi, oltre a quelli compresi nellAtto Costitutivo dellUnione,
puntano soprattutto allo sviluppo della solidariet e dellinterdipendenza tra gli Stati
africani. Appare chiaro come ci sia bisogno di andare oltre le rivalit e la diffidenza che
hanno bloccato a lungo la crescita del continente e che hanno favorito al contrario il
dilagarsi dei conflitti. Tra gli obiettivi pi importanti c sicuramente quello di
armonizzare e implementare i meccanismi e gli organismi che si occupano della
sicurezza e della difesa, per evitare che il mancato coordinamento porti strumenti
potenzialmente efficaci a un nulla di fatto. Gli attori che si devono occupare
dellimplementazione della politica comune di difesa e sicurezza sono lAssemblea, il
Consiglio di Pace e Sicurezza, la Commissione e i gruppi economici regionali. Anche in
questo caso, si ribadisce il concetto di una necessaria coordinazione tra i vari attori,
cercando di dare al Consiglio di Pace e Sicurezza il ruolo di organo-ombrello (punto
27).
Il documento si conclude con lelenco degli atti che fungono da meccanismi
continentali (dallAtto Costitutivo al NEPAD) e con quello dei meccanismi regionali,
53
ossia le Comunit Economiche Regionali (RECs). La proliferazione di queste negli
ultimi trentanni si pu leggere come una risposta allinefficienza dellOUA, e come la
ricerca di soluzioni alternative da parte degli Stati. Il numero di tali enti per poi
cresciuto in una maniera incontrollata, creando serie inefficienze, duplicati,
sovrapposizioni e sprechi di risorse. Per quanto molte di queste siano esclusivamente
economiche, altre hanno ampliato le loro funzioni con politiche di difesa e sicurezza,
istituendo propri meccanismi per la prevenzione, le gestione e la risoluzione dei
conflitti, e acquisendo esperienze che potrebbero risultare utili per la missione
dellUnione. Le principali organizzazioni sono: the East African Community (EAC), the
Economic Community of Western African States (ECOWAS), the Economic
Community of Central African States (ECCAS), the Intergovernmental Authority on
Development (IGAD), the Southern African Development Community (SADC), the
Union of Arab Maghreb (UMA), the Community of Sahelo-Saharan States (CEN-
SAD), the Common Market of Eastern and Southern Africa (COMESA). LECOWAS,
per esempio, ha gi avuto esperienze di peace support operation in Liberia e in Sierra
Leone, e ha sviluppato meccanismi come la Commissione di Difesa e Sicurezza, il
Consiglio di Sicurezza e Mediazione, il Consiglio degli Anziani, sistemi di Early
Warning, e un Monitoring group per il cessate il fuoco. Anche lIGAD dispone di simili
strumenti, come anche la SADC, che ha avuto un ruolo maggiore nei conflitti nella
regione dei Grandi Laghi e dellAngola. Rilevanti per la costruzione dellarchitettura
per la pace e la sicurezza dellUA potrebbero essere lOrgano per la prevenzione e il
Consolidamento della Pace e la Sicurezza dellAfrica Centrale dellECCAS, il
Consiglio di Difesa Comune dellUMA, la peace support operations della CEN-SAD
nella Repubblica Centrafricana e in Chad.
Durante il periodo di attivit dellOUA, il coordinamento tra questultima e i
RECs non mai stato definito con esattezza, in quanto non si mai andato oltre linvito
a armonizzare le strutture. Alla nascita dellUnione Africana, la consapevolezza
dellimportanza dei RECs risulta allart. III(l) (coordinare e armonizzare le politiche tra
le esistenti e le future Comunit Economiche Regionali), e ancora pi peso dato dal
Protocollo del Consiglio di Pace e Sicurezza agli artt. VII(j), VIII (10.c), X (2.c), XII
(2.b), art. XVI (che titola Relazioni con i meccanismi regionali per la prevenzione, la
gestione e la risoluzione dei conflitti). Proprio in base a questultimo articolo, a giugno
54
del 2008 stato concluso un Memorandum of Understanding tra lUnione e i RECs, in
cui allart. IV (Principi), par. ii si riconosce la responsabilit primaria dellUnione nel
mantenimento della pace, della sicurezza e della stabilit in Africa, secondo lart. XVI
del Protocollo del Consiglio di Pace e Sicurezza.

2 Il centro dellarchitettura: il Consiglio di Pace e Sicurezza
La decisione adottata dalla 37esima sessione ordinaria dellAssemblea dei capi di
Stato e di governo dellOUA, a Lusaka (Zambia) nel 2001
13
, prevedeva che fosse
incorporato come uno degli organi dellUnione anche il Meccanismo per la
Prevenzione, la Gestione e la Risoluzione dei Conflitti dellOUA istituito a sua volta a
seguito della Dichiarazione del Cairo del 1993
14
. LAssemblea, attraverso i poteri ex art.
5.2 dellAtto Costitutivo, ha deciso la creazione del Consiglio di Pace e Sicurezza (CPS)
e ne ha adottato il Protocollo durante la sessione inaugurale dellorganizzazione
panafricana, a Durban nel luglio del 2002. Ratificato nel 2003, il Consiglio di Pace e
Sicurezza stato inaugurato nel marzo del 2004.
Il Consiglio di Pace e Sicurezza nasce come organo di decisione permanente per
la prevenzione, le gestione e la risoluzione dei conflitti (art. II.1). I suoi obiettivi si
possono riassumere come segue (art. III): (a), promuovere la pace, la sicurezza e la
stabilit in Africa; (b), anticipare e prevenire i conflitti, o impegnarsi nel peace-making
e peace-building quando il conflitto gi in atto; (c), promuovere e implementare il
peace-building e la ricostruzione post-conflitto; (d), armonizzare gli sforzi continentali
per prevenire e combattere il terrorismo; (e), sviluppare una politica di difesa comune;
(f), promuovere e incoraggiare la good governance. I principi elencati allart. IV sono
lespressione del compromesso tra diversi approcci: da un parte vi sono principi
propriamente statisti come il rispetto della sovranit e dellintegrit territoriale (punto e)
e il divieto di interferenza negli affari interni (punto f), e dallaltra vi sono i principi
introdotti con lAtto Costitutivo dellUnione come il diritto dellUnione di intervenire,
in seguito alla decisione dellAssemblea, negli Stati membri (punto j) e il diritto di uno
Stato membro di richiedere lintervento (k). LUA lunica organizzazione
internazionale che ha il potere di intervenire, e quindi interferire, allinterno di uno Stato

13
AHG/Dec. 1 (XXXVII), in
http://www.africa-union.org/root/au/Documents/Decisions/hog/11HoGAssembly2001.pdf
14
AHG/DECL.3 (XXIX), in
http://www.africa-union.org/root/au/Documents/Decisions/hog/3HoGAssembly1993.pdf
55
membro (escludendo le Nazioni Unite). Il potere mitigato dal fatto che pu intervenire
solo nel caso di gravi circostanze, nominalmente: crimini di guerra, genocidio e crimini
contro lumanit, e ci implica grande soggettivit, specialmente poich a decidere
un organo politico.
Molto interessante la composizione del CPS (art. V): 15 membri, dei quali 10
eletti per un periodo di due anni, e 5 eletti per un periodo di tre anni, in modo da
garantire continuit. I membri, eletti dallAssemblea, sono selezionati secondo il
principio di rappresentanza regionale e di rotazione, e devono soddisfare criteri come
limpegno a sostenere i principi dellUnione, il contributo alla promozione e al
mantenimento della pace e della sicurezza, il contributo al Fondo per la pace, la
partecipazione a missioni, il rispetto per il governo costituzionale, la presenza di una
missione permanente sufficiente grande presso lUnione e presso le Nazioni Unite.
Contrariamente a quanto accade per il Coniglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, i
membri uscenti possono essere rieletti immediatamente.
Le funzioni del CPS, elencate allart. VI, ricoprono le seguenti aree: la
promozione della pace e della sicurezza; la prevenzione, la gestione e la risoluzione
delle controversie; la consolidazione dei processi di pace e la ricostruzione post-
conflitto; e lazione umanitaria e la gestione delle catastrofi. I poteri attraverso cui il
Consiglio pu operare, in collaborazione con il Presidente della Commissione,
comprendono: anticipare e prevenire dispute e conflitti; intraprendere operazioni di
peace-making e peace-building, autorizzare il dispiegamento delle missioni e deciderne
le linee guida; raccomandare allAssemblea di intervenire secondo lart. 4(h) dellAtto
Costitutivo; esaminare e intraprendere azioni nel caso di minaccia allindipendenza e
alla sovranit di uno Stato membro; sostenere azioni umanitarie nel caso di conflitti
armati e calamit naturali. Lautorit del CPS riscontrabile anche nellAtto Costitutivo
allart. IX.2: lAssemblea pu delegare qualsiasi dei suoi poteri e funzioni agli altri
organi dellUnione. Si pu quindi presumere che lAssemblea deleghi parte dei suoi
poteri al CPS in quanto organo centrale per il mantenimento della sicurezza e della
pace. Inoltre, il punto 3 del art. VII del Protocollo, ribadisce che gli Stati membri sono
daccordo nellaccettare e implementare le decisioni del Consiglio di Pace e Sicurezza.
Il CPS si incontra a tre livelli: Rappresentanti Permanenti (almeno due volte al
mese), Ministri o Capi di Stato e di Governo (entrambi almeno una volta lanno). I
meeting sono chiusi, ma possono essere invitati Stati coinvolti nel conflitto o che
56
ritengano coinvolti i loro interessi, e anche meccanismi regionali o organizzazioni
internazionali o societ civili che ne abbiamo un interesse, senza diritto di voto. Nel
caso uno dei membri fosse parte del conflitto in questione, non gli consentito
partecipare alla discussione n alla decisione.
Il Consiglio affiancato dal Presidente della Commissione, che pu (art. X.2):
richiamare lattenzione del Consiglio su qualsiasi questione ritenga opportuna; prestare
buoni uffici; e deve (art. X.3): assicurare limplementazione delle decisioni del
Consiglio e tenerlo informato riguardo gli sviluppi; assicurare limplementazione delle
decisioni dellAssemblea in conformit con lart. 4(h) e (j) dellAtto Costitutivo; fornire
report periodici per poter permettere al Consiglio di svolgere le sue funzioni
efficacemente. Il Presidente della Commissione assistito dal Commissario a capo del
Dipartimento di Pace e Sicurezza, dove si stabilisce anche il segretariato del CPS.
Durante la presidenza di Alpha Oumar Konar, al tempo presidente in carica del Mali,
la Commissione sembrava disporre di un potere pi che amministrativo: dovendo tenere
informato il CPS e redigere rapporti e raccomandazioni, sembrava approfittare di tutte
le possibilit per indirizzare loperato del Consiglio. Ad ogni modo, adesso che la
presidenza passata a Jean Ping, Ministro degli Esteri del Gabon, mai stato capo di
Stato, difficile pensare che la Commissione possa andare al di l del suo ruolo di
organo operativo del CPS
15
. Oltre che dalla Commissione, il CPS assistito da un Panel
of Wise (PoW), da un sistema continentale di Early Warning (Continental Early
Warning System CEWS), dallAfrican Standby Force (ASF) e da un Fondo Speciale
(art. II.2). Il Panel of Wise (letteralmente la commissione dei saggi, art. XI),
costituito da cinque personalit africane che abbiano dato straordinario contributo alla
causa della pace, della sicurezza e dello sviluppo del continente. I membri sono
selezionati dal Presidente della Commissione su base regionale e sono nominati
dallAssemblea per un periodo di tre anni. La funzione principale del PoW quella di
consigliare il CPS e lAssemblea. Il secondo meccanismo a servizio del CPS il sistema
continentale di Early Warning (art. XII), che consiste in un centro di osservazione e
controllo denominato The Situation Room, responsabile della raccolta di informazioni
e dati, secondo un modulo di indicatori da esso predeterminato. Ad esso dovrebbero
essere direttamente collegati le unit di controllo dei meccanismi regionali. Nel frame

15
Paul D. WILLIAMS, The Peace and Security Council of the African Union:
Evaluating an embryonic international institution, ISA annual convention, San Francisco, 26-30 March
2008.
57
work adottato nel dicembre del 2006 per la messa in opera del CEWS, si prevede che il
meccanismo possa entrare in funzione nel corso del 2009
16
.
Lart. XIII fornisce al CPS lo strumento necessario allo svolgimento di missioni di
peace supporting e di interventi in base allart. 4 (h) e (j) dellAtto Costitutivo, ossia
lAfrican Standby Force. La forza dovrebbe essere costituita da contingenti
multidisciplinari, con componenti civili e militari pronti a entrare in azione rapidamente
quando richiesto. Si richiede ai membri di collaborare per stabilire dati contingenti,
anche attraverso i meccanismi dei RECs. LASF sar basata su cinque brigate fornite
dalle cinque regioni del continente (Est, Ovest, Nord, Sud e Centro). Sono sei gli
scenari previsti in cui potrebbe attuare
17
:
1. Consulenza militare o missione politica
2. Missione di osservatori in collaborazione con le Nazioni Unite
3. Missione di osservatori senza supporto
4. Missione di peace keeping o missione preventive
5. Complesse missioni multidimensionali di peace keeping
6. Intervento secondo lart. 4 (h) e (j) dellAtto Costitutivo

Secondo lart. XV del Protocollo, lASF deve essere preparata per intraprendere
anche missioni umanitarie. Si prevede che lASF sar operativa nel 2010. Il CPS sar
consigliato per le questioni militari dal Comitato Militare (MSC), composto da ufficiali
degli Stati membri del Consiglio.
Il Consiglio di Pace e Sicurezza comprende nel suo meccanismo anche il
Parlamento Pan Africano (art. XVIII), la Commissione Africana sui Diritti Umani e dei
Popoli (ACHPR) (art. XIX), la societ civile (art. XX), oltre ovviamente alla
collaborazione con le Nazioni Unite e le altre organizzazioni internazionali (art. XVII).
Infine, per provvedere alle necessarie risorse finanziari si istituisce un Fondo Speciale,
denominato Fondo per la Pace (art. XXI), le cui operazioni saranno gestite dalle regole
finanziarie e dai regolamenti dellUnione.


16
Framework for the operationalization of the Continental Early Warning System, in http://www.africa-
union.org/root/au/publications/PSC/Early%20Warning%20System.pdf
17
Contenuti nel Policy framework for the establishment of the African Standby Force and the Military
Committee, in http://www.africa-union.org/root/AU/AUC/Departments/PSC/Asf/Documents.htm
58
Larchitettura creata dallUnione Africana (fig.1) sembra avere tutte le carte in
regola per poter conseguire i suoi obiettivi: autorit, organi consultivi e tecnici, un
sistema di monitoraggio per interventi immediati, una forza armata di rapido
dispiegamento, un fondo per il finanziamento. Tuttavia, limplementazione di questo
meccanismo non si presenta certamente facile.


Figura 1: Architettura di pace e sicurezza dellUnione Africana. Fonte: S. MAKINDA, W. OKUMU, The
African Union : challenges of globalization, security, and governance, 2007, Routledge

Concretamente, lostacolo maggiore il finanziamento per la creazione e il
mantenimento degli organi, della forza armata e ovviamente delle missioni: ad esempio,
non ben definito da dove dovrebbero arrivare i finanziamenti per le brigate regionali,
se dallUnione o dalla regioni stesse. A questo si sommano le capacit pratiche e
logstiche dellUnione e dei suoi Stati membri di mettere in piedi tale struttura, come
laddestramento delle truppe e il funzionamento della Situation Room. Ulteriore
difficolt data dallanarchia di certi frangenti, dove complicato persino individuare
le parti in conflitto, e di conseguenza lo anche applicare gli strumenti di risoluzione. E
ultima ma non meno importante, la volont politica di dar attuazione alla strategia di
difesa e sicurezza comune. LAssemblea ha il potere di intervenire in uno Stato
membro, ma sapr utilizzarlo? N lAtto Costitutivo n il Protocollo chiariscono lesatto
meccanismo per le decisioni dellAssemblea ex art. IV (h). Per il momento,
lutilizzazione di tale procedimento rimane unipotesi lontana, visto e considerato che la
ASSEMBLEA
Consiglio di
Pace e Sicurezza
Presidente della Commissione e
Dip. di Pace e Sicurezza Consiglio Esecutivo
RECs
Altri organi dellAu:
PAP, ECOSOCC, ACHPR
Pres. della Commissione PoW CEWS ASF Fondo per la pace
MSC
59
risaputa terribile situazione del Darfur non ancora stata considerata come grave
circostanza, presupposto indispensabile perch si possa attuare lart. IV (h).
Durante i suoi quattro anni di operato, il Consiglio di Pace e Sicurezza:
! ha decretato quattro sospensioni per cambio di governo incostituzionali:
Togo nel 2005, Mauritania nel 2005 e nel 2008, Guinea nel 2008
! ha supportato un processo elettorale: African Union Mission for Support to
the Elections in Comoros nel 2006
! si occupato di conflitti interstatatuali e intrastatali, tra cui: Burundi,
Chad, Costa dAvorio, Repubblica Democratica del Congo e altri.
! ha autorizzato tre
18
missioni di peace-keeping: la African Mission in Sudan
(AMIS 2004/2007, diventa African Union - United Nations Hybrid
Operation in Darfur - UNAMID), African Union Electoral and Security
Assistance Mission to the Comoros (2007 - MAES), la African Union
Mission to Somalia (AMISOM 2007/presente).

3 Le peace support operations dellUA
In questultima parte del capitolo, saranno presentate le missioni di peace keeping
intraprese dallUnione Africana, compresa lAMIB. Le missioni in cooperazione con le
Nazioni Unite saranno invece analizzate nel III capitolo.

African Mission in Burundi AMIB
A seguito del cessate il fuoco del 7 ottobre e 2 dicembre 2002 tra il Governo di
Transizione del Burundi e il CNDD-FDD di Ndayikengurukiye, il PALIPEHUTU-FNL
di Mugabarabona e il CNDD-FDD di Nkurunziza, risultati dallIniziativa Regionale di
Pace dopo pi di dieci anni di guerra civile, lOrgano Centrale del Meccanismo di
Prevenzione, Gestione e Risoluzione delle Controversie approv il dispiegamento di
una missione africana in data 3 febbraio 2003
19
. I contingenti furono forniti da Sud
Africa (Stato guida), Etiopia e Mozambico, e lOrgano si appell a tutti gli Stati membri

18
!La African Mission in Burundi (AMIB 2003/2004) stata la prima missione di peace keeping sotto
legida dellUnione Africana, ma stata autorizzata dallOrgano Centrale del Meccanismo di
Prevenzione, Gestione e Risoluzione delle Controversie e non dal CPS che doveva ancora entrare in
funzione.
19
Central Organ/MEC/AHG/Comm.(VII), in:
http://www.africa-
union.org/News_Events/Communiqu%C3%A9s/Communique_E9_20_Eng_3feb03.pdf
60
e alla comunit internazionale per avere il supporto finanziario e logistico necessario.
La risoluzione fu adottata dallOrgano riunito a livello di capi di Stato e di governo.
Il 2 aprile 2003 lOrgano si riun nuovamente, a livello di ambasciatori, per
decidere le modalit di dispiegamento della missione. La durata prevista era di un anno,
alla scadenza del quale era possibile un rinnovo ogni sei mesi. Gli obiettivi del mandato
prevedevano: sorvegliare limplementazione del cessate il fuoco, assistere il processo di
disarmo, contribuire alla stabilit, e soprattutto operare al fine di assicurare condizioni
favorevoli al dispiegamento di una missione di peace keeping sotto legida dellONU. Il
mandato dellAMIS comprendeva i seguenti incarichi:
! stabilire e mantenere i collegamenti tra le Parti
! monitorare e verificare limplementazione degli Accordi per il cessate il
fuoco
! favorire lattivit della Joint Ceasefire Commission (JCC) e dei Comitati
Tecnici per la stabilizzazione e la ristrutturazione della difesa nazionale e
delle forze di polizia
! difendere le aree di riunione identificate e le aree di disimpegno
! facilitare un passaggio sicuro alle Parti durante spostamenti pianificati alle
aree di riunione identificate
! facilitare e fornire assistenza tecnica ai processi di disarmo, smobilitazione
e reintegrazione
! facilitare la distribuzione di aiuti umanitari, anche a rifugiati e a sfollati
! coordinare le attivit della missione con la presenza delle NU in Burundi
! provvedere alla protezione speciale per i leader al rimpatrio
Le regole dingaggio seguivano il diritto internazionale e il principio di legittima
difesa, mentre laccordo tra lUA e il Burundi per il dispiegamento delle forze, concluso
un mese pi tardi, permetteva laccesso e forniva garanzia di libert di movimento alle
truppe.
Sono circa 3,300 i peace keepers (1,600 Sud Africa, 1,300 Etiopia, 228
Mozambico) dellUnione Africana che hanno preso parte alla missione, a cui si
sommano circa 40 osservatori provenienti da Burkina Faso, Gabon, Mali, Togo e
Tunisia. Nel febbraio del 2004, le Nazioni Unite ritennero che la situazione fosse
sufficientemente stabile per linvio della missione, stabilita con la risoluzione 1545
61
(2004). Per il primo periodo, a partire dal 1 giugno 2004, le truppe dellAMIS furono
assorbite dalla United Nation Operation in Burundi (ONUC), che venne poi rinforzata
fino a raggiungere un massimo di personale di 5,665.

African Mission in Sudan AMIS
LAMIS nacque come missione di soli osservatori, in seguito allHumanitarian
Ceasefire Agreement dell8 aprile 2004, tra il Governo del Sudan da una parte e il
Sudan Liberation Movement/Army e il Justice and Equality Movement dallaltra.
LAccordo tra le Parti prevedeva listituzione di una commissione per la supervisione
del cessate il fuoco e un Protocollo per laccesso degli aiuto umanitari. La risoluzione
del Consiglio di Pace e Sicurezza si limitava quindi al dispiegamento di osservatori,
with the required civilian component and, if necessary the protection element, to
support the work of the Ceasefire Commission (CFC)
20
. La missione di osservatori
militari aveva il ruolo di monitorare il cessate il fuoco e di riferirne qualsiasi violazione
alla CFC. La forza di protezione che accompagnava il contingente aveva solo mandato
di proteggere gli osservatori, non i civili, e non era autorizzata ad intervenire nel caso di
scontro tra le parti. Fu presto chiaro che una semplice missione di osservatori non
poteva garantire a lungo il cessate il fuoco, cos il 20 ottobre 2004 il CPS decise linvio
di una forza di peace keeping di 3,320 truppe, detta AMIS II. Nel mandato era compreso
il monitoraggio e il supporto alla stabilit, la facilitazione degli aiuti umanitari e in
generale il contributo alla sicurezza, ma non vi si includeva la protezione dei civili, n
lassistenza al governo, n la smobilitazione e il disarmo dei combattenti. Nel corso del
2004, per rendere pi efficiente il lavoro della Commissione dellUA, fu istituito il
Darfur Integrated Taskforce (DITF) allinterno del dipartimento di Pace e Sicurezza.
Il contingente fu ulteriormente ampliato a seguito del communiqu del 28 aprile
2005, su suggerimento del Comitato Militare del PSC, vista lincontrollabilit della
situazione e la mancata implementazione degli Accordi tra le parti in conflitto,
arrivando cos a 6,171 elementi, dei quali 1,560 di polizia civile
21
. Con la firma del
Darfur Peace Agreement, il 5 maggio 2006, la missione AMIS assunse il nuovo

20
PSC/AHG/Comm. (X), 25 maggio 2004, in:
http://www.amis-sudan.org/PSCCommuinque/2004%200511%20communique%2010th.pdf
21
PSC/PR/Comm.(XXVIII), in:
http://www.issafrica.org/AF/RegOrg/unity_to_union/pdfs/centorg/PSC/2005/28com.pdf
62
incarico di occuparsi e supportare la sua implementazione. Nel corso del 2006 il CPS
propose pi volte di terminare il mandato per lasciare spazio ad una missione ONU, ma
il Sudan si oppose. In collaborazione con lONU, il Consiglio decise limposizione di
sanzioni a chiunque impedisse limplementazione dellAccordo di Pace, dando al
presidente della Commissione lincarico di redigere la lista dei destinatari
22
. L11 e 12
giugno del 2007 si tenne un incontro tra lUA, le NU e il Governo del Sudan che port
allistituzione della United Nation African Union Hybrid Operation
23
. La missione
finanziata e gestita dalle Nazioni Unite, e il suo mandato prevede:
! contribuire alla restaurazione delle necessarie condizioni di sicurezza per
lassistenza umanitaria e facilitare laccesso degli aiuti in tutto il Darfur
! contribuire alla protezione della popolazione civile sotto imminente
attacco di violenza fisica e prevenire gli attacchi, entro le sue capacit e
area di interesse, senza pregiudicare la responsabilit del Governo del
Sudan
! monitorare e verificare limplementazione dei vari accordi di cessate il
fuoco dal 2004, come del Darfur Peace Agreement e di eventuali accordi
successivi
! assistere il processo politico per assicurarsi che sia inclusivo, e sostenere la
mediazione comune di UA e NU al fine di ampliare e approfondire
limpegno nel processo di pace
! contribuire alla creazione di un ambiente sicuro per la ricostruzione
economica e lo sviluppo, come anche per garantire il ritorno a casa di
rifugiati e sfollati
! contribuire alla promozione del rispetto e della protezione dei diritti umani
e delle libert fondamentali in Darfur
! assistere la promozione dello stato di diritto in Darfur
! monitorare la situazione della sicurezza al confine con il Chad e la
Repubblica Centrafricana

22
PSC/MIN/Comm(LVIII), in:
http://www.amis-
sudan.org/PSCCommuinque/20060627%20Communique%20Darfur%2058th%20(Eng).doc
23
PSC/PR/Comm(LXXIX), in:
http://www.iss.co.za/dynamic/administration/file_manager/file_links/PSC79COM.PDF?link_id=22&slin
k_id=4721&link_type=12&slink_type=13&tmpl_id=3
63
La missione autorizzata dalle Nazioni Unite con la risoluzione 1769 (2007), a
partire da non pi tardi del 31 dicembre 2007 e con mandato di un anno
24
. Il 31 luglio
2008, il mandato stato esteso fino al 31 luglio 2009.

African Union Mission to Somalia AMISOM
La Somalia non dispone di un governo centrale dai primi anni novanta: i tentativi di
riportare la stabilit e la normalit sono stati molti e tutti inefficaci. Nel corso del 2005 e del
2006 si sono tenute consultazioni tra Unione Africana, IGAD e Nazioni Unite, per la
progettazione di una missione di peace keeping. Nel gennaio del 2007, il Consiglio di Pace
e Sicurezza dellUnione Africana decise di autorizzare una peace support mission, con lo
scopo di sostenere il Governo di Transizione Federale (GTF), di permettere gli aiuti
umanitari e di contribuire alla creazione di condizioni di stabilit, ricostruzione e sviluppo di
lungo termine in Somalia
25
. Il mandato prevede i seguenti compiti:
! sostenere il dialogo e la riconciliazione in Somalia, lavorando con tutti le
Parti interessate
! fornire protezione al GTF e alle sue istituzioni, affinch possa svolgere le
sue funzioni
! assistere limplementazione del Piano di Sicurezza Nazionale e di
Stabilizzazione della Somalia, particolarmente nelleffettivo ristabilimento
e addestramento di tutte le forza di sicurezza somali, tenendo a mente i
programmi gi in attuazione condotti da partners bilaterali e multilaterali
della Somalia
! fornire, entro le capacit e come appropriato, supporto tecnico o di altro
genere al processo per il disarmo e la stabilizzazione
! monitorare, nellarea di interesse delle forze, la situazione della sicurezza
! facilitare, come pu essere richiesto e entro le possibilit, operazioni
umanitarie, incluso il rimpatrio e la reintegrazione di rifugiati e sfollati
! proteggere il personale, le installazioni e gli equipaggiamenti, includendo
il diritto alla legittima difesa

24
S/RES/1769 (2007), in:
http://daccessdds.un.org/doc/UNDOC/GEN/N07/445/52/PDF/N0744552.pdf?OpenElement
25
PSC/PR/Comm(LXXX), in:
http://www.iss.co.za/dynamic/administration/file_manager/file_links/COMMSOMALIA69.PDF?link_id=
22&slink_id=4015&link_type=12&slink_type=13&tmpl_id=3
64
Si specifica da subito che la missione, con un mandato di sei mesi, solamente
preliminare al dispiegamento di una missione ONU (punto 9). Le forze previste sono
composte da nove battaglioni, ma al momento sono presenti solo i battaglioni di Uganda e
Burundi. Il 9 febbraio 2007, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite autorizz la
missione dellUnione Africana, modificando le sanzioni imposte dalla risoluzione 751
(1992) per permetterne il funzionamento
26
.
La missione tuttoggi attiva: il suo mandato stato esteso di sei mesi in sei mesi
fino alla 163esima riunione del Consiglio di Pace e Sicurezza, tenutasi il 23 dicembre del
2008, dove lo stesso ha deciso di prorogare il mandato per altri due mesi a partire dal 16
febbraio 2009. Durante i due anni di operato, i frutti raccolti dallUA sono stati veramente
pochi: la situazione vicina allanarchia totale, le forze non sono ancora state totalmente
dispiegate e c carenza di capacit tecniche e logistiche. Inoltre i peace keepers africani
sono stati obiettivi di attacchi mirati, alcuni dei quali hanno causato delle perdite. In ogni
suo communiqu, il CPS si sempre appellato alle Nazioni Unite perch affrettassero
linvio di un contingente: evidente per che lorganizzazione mondiale non ritenga vi
siano le condizioni necessarie perch ci avvenga. Con un banale gioco di parole, non c
ancora nessuna pace da tenere.

African Union Electoral and Security Assistance Mission in Comoros MAES
LUnione Africana, e lOUA prima di lei, stata per lungo tempo coinvolta nelle crisi
delle Comore, con il primo invio di una missione di osservatori alle elezioni locali e
nazionali nel 2004 la AU Obserserver Mission in the Comoros (MIOC) con un mandato
di quattro mesi
27
. Nel 2006 in previsione delle elezioni del presidente dellUnione delle
Comore e su richiesta del governo stesso, il Consiglio di Pace e Sicurezza decise linvio di
462 militari e personale civile, con la partecipazione di Sud Africa (Stato guida),
Repubblica Democratica del Congo, Mozambico, Nigeria, Rwanda, Madagascar e
Mauritius, il cui mandavo prevedeva: il sostegno alla riconciliazione e la garanzia della
sicurezza e della trasparenza del processo elettorale attraverso la protezione dei civili e del
personale presso i seggi elettorali
28
. Questo permise di considerarle le prime elezioni
democratiche nella storia delle isole.

26
S/RES/1744 (2007), in: http://www.un.org/Docs/sc/unsc_resolutions07.htm
27
PSC/PR/3(VI), in:
http://www.africa-union.org/Reports/29%20April%20Rpt%20of%20Chairperson%20-%20Comoros.pdf
28
PSC/PR/Comm.1(XLVII),
http://www.africa-
union.org/root/AU/News/Communique/2006/PSC/47th/Communiqu%C3%A9_47th_Comoros_Eng.pdf
65
Nel 2007 seguirono ulteriori elezioni per i presidenti di ciascuna delle tre isole:
questa volta la necessit della missione derivava dallagitazione dellisola di Anjouan, il
cui presidente secessionista Bacar si rifiutava di lasciare lincarico. La African Union
Electoral and Security Assistance Mission in Comors (MAES) fu autorizzata il 9
maggio 2007, con il seguente mandato
29
:
! favorire la creazione di sicurezza e stabilit per lo svolgimento delle
elezioni
! assicurare che le forze di sicurezza delle Comore svolgano il loro ruolo nel
garantire il normale processo delle elezioni
! monitorare il processo elettorale
! incoraggiare le parti al dialogo
! assistere e facilitare il recupero dellautorit del governo dellUnione
sullisola di Anjouan
Le truppe furono fornite da Tanzania, Sud Africa, Senegal e Sudan. Nonostante il
rinvio delle elezioni da parte del governo centrale supportato dallUA, Anjouan
conferm la rielezione di Bacar senza che la MAES potesse far nulla. Non riconoscendo
il processo elettorale legittimo, e dopo aver autorizzato la proroga della missione fino a
dicembre 2007
30
, il Consiglio di Pace e Sicurezza decise di ampliarne il mandato
31
,
includendo:
! facilitare lorganizzazione delle elezioni del presidente di Anjouan e
provvedere la necessaria sicurezza perch le elezioni siano libere,
imparziali e trasparenti
! supervisionare la gendarmeria di Anjouan durante il processo elettorale e il
suo disarmo e integrazione nelle forze nazionali delle Comore
! aiutare listituzione di una forza di sicurezza interna nellisola
! facilitare il ristabilimento dellautorit dellUnione nellisola

29
SVENSONN, Emma, The African Unions Operation in the Comoros, FOI, Swedish Defence Research
Agency, Settembre 2008 http://www.foi.se/upload/projects/Africa/foir2659.pdf
30
PSC/PR/Comm(LXXXVII), in:
http://www.iss.co.za/dynamic/administration/file_manager/file_links/PSC87COM.PDF?link_id=22&slin
k_id=4997&link_type=12&slink_type=13&tmpl_id=3 . Il Sud Africa ritir la sua disponibilit alla
partecipazione.
31
PSC/PR/Comm (XCV), in:
http://www.iss.co.za/dynamic/administration/file_manager/file_links/PSC95COM.PDF?link_id=22&slin
k_id=5081&link_type=12&slink_type=13&tmpl_id=3
66
La risoluzione prevedeva anche limposizione di sanzioni per il presidente di
Anjouan e i suoi sostenitori, consistenti nel congelamento dei beni e nel travel ban.
Tuttavia Bacar si oppose allingresso della missione nellisola, inducendo lAssemblea
dei capi di Stato e di governo a richiedere a tutti i membri di fornire il necessario aiuto
al governo delle Comore per riportare il pi velocemente possibile lautorit
dellUnione ad Anjouan e mettere fine alla crisi
32
. Lintervento fu denominato
Operation Democracy in the Comoros: in seguito ad accordi e consultazioni tra lUA, il
governo delle Comore e gli Stati impegnati, le truppe costituite da Tanzania, Senegal e
Sudan (con lappoggio logistico della Libia) sbarcarono sullisola di Anjouan il 25
marzo del 2008, prendendone il controllo nel giro di un giorno. La missione stata poi
prorogata di sei mesi il 30 aprile 2008
33
, per assistere il governo nel riportare la sua
autorit e per sostenere tutti processi da esso derivanti. I contingenti che hanno preso
parte alla Operation Democracy si sono ritirati, come presumibilmente far il personale
militare MAES, lasciando sul campo solamente la componente civile.

Considerazioni sulloperato delle peace support operation dellUA
E ancora presto per poter parlare di successo o fallimento delloperato
dellUA, in quanto lesito e le conseguenze a lungo termine delle missioni presentate si
potranno conoscere solo tra qualche tempo. Ad ogni modo, intanto possibile fare delle
considerazioni generali e riscontrare alcuni tratti comuni.
La volont di trovare soluzioni africane ai problemi africani ha portato lUnione
ad autorizzare quattro missioni in sei anni di esistenza: gi questo pu considerarsi un
buon risultato, ricordando soprattutto linefficienza e linoperosit dellOUA. C da
dire, per, che la buona volont non basta: per quanto nella teoria ci siano tutti gli
strumenti per fare bene, nella pratica la mancanza di risorse materiali e finanziarie
costituisce un ostacolo insuperabile per le deboli forze dellorganizzazione. A parte la
MAES (in quanto decisamente pi limitata come estensione), tutte le altre missioni
erano e sono in carenza cronica di truppe, equipaggiamento e ogni altro strumento

32
Assembly/AU/Dec.186 (X), in:
http://www.africa-
union.org/root/au/Conferences/2008/january/summit/docs/decisions/Assembly.Dec_171%20-
%20192%20_X_%20-%20Addis_February_2008.pdf
33
PSC/PR/Comm(CXXIV), in:
http://www.iss.co.za/dynamic/administration/file_manager/file_links/PSC124COM.PDF?link_id=22&sli
nk_id=6224&link_type=12&slink_type=13&tmpl_id=3
67
necessario. Tutte le missioni sono state in (gran) parte finanziate da partner
internazionali e da altre organizzazioni lUnione Europea su tutte che spesso hanno
fornito anche supporto logistico, come ad esempio il trasporto delle truppe. In nessuna
delle missioni (escludendo nuovamente la MAES) sono stati dispiegati tutti i
contingenti disposti dal mandato: da vedere se con limplementazione dellAfrican
Standby Force si potr colmare questa lacuna e se lUnione effettivamente disporr del
numero necessario di personale.
Le tre pi grandi missioni (AMIB, AMIS, AMISOM) sono state autorizzate per
fare da apripista a un successivo dispiegamento di forze ONU, con lo scopo di creare
condizioni sufficientemente favorevoli e stabili. Punto forte dellUnione sta proprio
nella sua africanit, che le permette di ottenere pi facilmente la fiducia dei governi: nel
caso del Darfur, per esempio, stato possibile autorizzare lAMIS, mentre il Sudan
rifiutava un intervento targato ONU, permesso solo dopo tre anni di dialogo. Punto
debole, invece, sta nella scarsa credibilit di molti membri che prendono parte alle
missioni: quando la democrazia ristabilita da Stati certamente non democratici, c da
chiedersi se non vi siano secondi fini oltre quelli della difesa di principi da loro stessi
non perseguiti allinterno dei loro confini. La cooperazione tra Consiglio di Sicurezza e
Consiglio di Pace e Sicurezza molto stretta, come si vede dai richiami reciproci nelle
risoluzioni. molto interessante capire chi dei due ritenga di avere responsabilit
primaria nel mantenimento della pace in Africa: nel Protocollo del Consiglio di Pace e
Sicurezza, lart. XVI dice che i meccanismi regionali sono parte di una pi grande
architettura della sicurezza dellUnione, la quale ha responsabilit primaria nella
promozione della pace, della sicurezza e della stabilit in Africa (corsivo mio), mentre
lart. XVII dice che il CPS deve cooperare e lavorare a stretto contatto con il Consiglio
di Sicurezza delle Nazioni Unite, il quale ha responsabilit primaria per il
mantenimento della pace e della sicurezza internazionale (corsivo mio). La missione in
Somalia autorizzata dal Consiglio di Sicurezza: bisogna chiedersi per se tale
autorizzazione necessaria, dato il fatto che non si tratta di uso della forza e che tra
lUnione Africana e il governo di transizione somalo vi un accordo. Quando invece la
forza stata usata nellOperation Democracy, il Consiglio di Sicurezza non ha espresso
opinioni a riguardo: da vedere se la risoluzione 1809, uscita due settimane dopo, in cui
il Consiglio si dice soddisfatto della cooperazione e dei risultati raggiunti dalle
68
organizzazioni regionali e in particolare con lUA, sia collegata o meno a quanto
avvenuto nelle Comore
34
. I rapporti tra Unione Africana e Nazioni Unite saranno
approfonditi con maggiore attenzione nel III capitolo.
La Operation Democracy pu essere considerata la prima missione di peace
enforcement dellUnione Africana, in quanto luso della forza non stato limitato alla
legittima difesa, ma in un vero e proprio attacco. Non vi stata violazione dellart. II.4
della Carta delle Nazioni Unite, in quanto loperazione era stata autorizzata dal e
condotta con il governo centrale. Pu sicuramente essere considerato un successo per
lUA, a maggior ragione pensando che non vi stato supporto da partner esterni. E
comunque difficile paragonare la missione alla Comore con quelle in atto in Somalia e
Darfur, e non pensabile che la riuscita della prima porti contributi concreti alle
seconde, ma se non altro porta credibilit a livello internazionale. E forse anche un po
pi di ottimismo per il futuro.


34
S/RES/1809 (2008), in:
http://daccessdds.un.org/doc/UNDOC/GEN/N08/308/12/PDF/N0830812.pdf?OpenElement
69
CAPITOLO III
LA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

Il seguente capitolo lultimo dedicato alla cooperazione internazionale
dellUnione Africana con le Nazioni Unite e lUnione Europea, che rivestono un ruolo
fondamentale nel sistema africano di pace e sicurezza. Per entrambe le organizzazioni si
presenta prima il quadro giuridico su cui poggia la cooperazione, per poi esporne gli
aspetti concreti, come le missioni.

Parte prima: Le Nazioni Unite
1 Il capitolo VIII della Carta delle Nazioni Unite e le missioni per il mantenimento
della pace
La fine della guerra fredda ha segnato un punto di svolta epocale nella storia delle
relazioni internazionali: il bipolarismo rigido che aveva segnato gli ultimi 50 anni
crollava con il muro di Berlino, e nuovi paradigmi si presentavano allorizzonte.
Sicuramente, anche lOrganizzazione delle Nazioni Unite ha risentito in modo
particolare di questo cambiamento, ed stato infatti proprio dai primi anni novanta che
si iniziato a parlare con decisione della riforma del suo sistema. Tra i settori presi in
considerazione, oltre al pi discusso Consiglio di Sicurezza, vi anche quello del
capitolo VIII e pi in generale dei rapporti tra le Nazioni Unite e le organizzazioni
regionali. Sono diversi gli elementi che hanno messo in risalto i limiti della Carta nel
definire il loro ruolo, come ad esempio la nascita del peace keeping, la nuova
definizione di sicurezza o lo stesso proliferare delle organizzazioni, favorito dalla
rottura dei blocchi.
Il capitolo VIII, che completa il quadro del sistema di sicurezza collettiva, contiene
solo tre articoli. Il primo di questi, lart. 52, al par. 1, recita: Nessuna disposizione del
presente Statuto preclude lesistenza di accordi od organizzazioni regionali per la trattazione
di questioni concernenti il mantenimento della pace e della sicurezza internazionali che si
prestino ad unazione regionale, purch tali accordi od organizzazioni e le loro attivit siano
conformi ai fini e ai principi delle Nazioni Unite. Fin dal principio, lONU mostrava la
consapevolezza di non poter (e non voler) essere lunico organismo responsabile del
mantenimento della pace e della sicurezza internazionali. Appare comunque chiara la
70
necessaria conformit degli strumenti regionali con la Carta, data anche dallart. 103, che d
precedenza a questultima rispetto a qualsiasi altro accordo internazionale concluso dagli
Stati membri. Sempre sulla stessa linea, il par. 2 e 3 dellart. 52 invitano gli Stati membri ad
utilizzare i meccanismi regionali per la risoluzione pacifica delle controversie locali prima
di deferirle al Consiglio di Sicurezza, specificando al par. 4 che questo non pregiudica gli
artt. 34 (possibilit del Consiglio di svolgere indagini su qualsiasi controversia) e 35
(possibilit di un membro di rivolgersi al Consiglio o allAssemblea) dello Statuto. LONU
favorisce quindi il lavoro degli organismi regionali, nella speranza che possano portare a
una risoluzione pacifica senza che sia il Consiglio a dover entrare nel merito, anche se
questo non implica una sua dismissione. Su altri toni, invece, lart 53 riserva al Consiglio la
possibilit di utilizzare gli accordi o le organizzazioni regionali per azioni coercitive sotto la
sua direzione, specificando che nessuna azione coercitiva pu essere intrapresa da queste
senza la sua autorizzazione. Quindi, se per la risoluzione pacifica delle controversie di
ordine locale la Carta sembra dare responsabilit primaria alle organizzazioni regionali,
questa priorit si inverte nel caso di azioni coercitive, come gi specificato dallart. 24
1
.
Infine, il capitolo chiuso dallart. 54, che prevede che il Consiglio di Sicurezza sia tenuto
pienamente informato, in ogni momento, dellazione intrapresa o progettata da accordi od
organizzazioni regionali. In sintesi, il capitolo VIII fissa quattro punti:
1. la necessaria conformit dellaccordo od organizzazione internazionale
con la Carta
2. la responsabilit primaria di queste per risolvere pacificamente le
controversie locali, pur salvaguardando il diritto del Consiglio di
Sicurezza di intervenire quando lo ritenesse necessario
3. lindiscutibile responsabilit primaria del Consiglio di Sicurezza per
azioni che comportino luso della forza
4. lobbligo di tenere costantemente informato il Consiglio
Appare ovvio che siano rimaste diverse zone grigie, molte delle quali come gi
detto sono state messe in luce dellevolversi delle relazioni internazionali. Non definito
il tipo di cooperazione, che pu essere intesa come una ripartizione delle responsabilit o
come un rapporto gerarchico. Molto verte intorno a cosa si intenda per mezzi pacifici e
azioni coercitive, come nel caso del peace keeping e delle sanzioni: il primo non ha

1
Per una trattazione completa si veda: Sergio MARCHISIO, LONU, Il Diritto delle Nazioni Unite, Il
Mulino, Bologna, 2000, pag. 283 298.
71
nessun tipo di riscontro nella Carta, mentre le seconde sono parte del capitolo VII
riguardante le azioni rispetto alla minacce alla pace, alle violazioni della pace ed agli atti di
aggressione, di cui responsabile il Consiglio di Sicurezza. Un primo passo verso la
definizione di questo rapporto costituito dalla Dichiarazione sul rafforzamento della
cooperazione tra le Nazioni Unite e gli accordi o organizzazioni regionali nel mantenimento
della pace e della sicurezza internazionale del 1994, approvata dalla risoluzione
AG/RES/49/57
2
. La Dichiarazione sottolinea il grande contributo che le organizzazioni
regionali possono apportare al mantenimento della pace e della sicurezza internazionali,
considerando il loro lavoro come complementare allattivit delle Nazioni Unite. Non solo
si promuovono la diplomazia preventiva e la stretta collaborazione a favore della
prevenzione dei conflitti, ma si invitano gli organismi regionali a creare ed addestrare
gruppi di osservatori militari e civili, di missioni dinchiesta, e di contingenti di forze di
peace keeping, da utilizzare in maniera appropriata, in coordinazione con le Nazioni Unite
e, quando necessario, sotto lautorit o con lautorizzazione del Consiglio di Sicurezza.
Nonostante la centralit del Consiglio di Sicurezza sia ribadita pi volte nel documento,
lutilizzo di espressioni come quando necessario lasciano un certa discrezionalit
allanalisi delle situazioni e alla valutazione della necessit dellautorizzazione. Ad ogni
modo, questa risoluzione dellAssemblea Generale una dimostrazione di come, dopo l89,
il ruolo delle organizzazioni regionali sia completamente cambiato: mentre prima si trattava
sostanzialmente di patti militari nelle mani dei blocchi, adesso si dimostrano meccanismi di
fondamentale importanza per il conseguimento dei fini e dei principi della Carta.
Mantenendo questa linea, negli ultimi anni sia lAssemblea Generale che il Consiglio di
Sicurezza hanno lavorato per la promozione della cooperazione, affidandone lincarico
soprattutto al Segretario Generale
3
.
La prassi riguardante le operazioni per il mantenimento della pace condotte in
seno allONU (due terzi delle quali si svolta durante gli anni 90) ha fatto emergere

2
AG/RES/49/57, in: http://www.securitycouncilreport.org/atf/cf/%7B65BFCF9B-6D27-4E9C-8CD3-
CF6E4FF96FF9%7D/UNRO%20SRES%2049%2057.pdf
3
Si veda a riguardo la risoluzione dellAssemblea Generale A/RES/61/296, in:
http://www.un.org/Depts/dhl/resguide/r61.htm ; le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza
S/RES/1631(2005), in: http://www.un.org/Docs/sc/unsc_resolutions05.htm e S/RES/1809(2008), in:
http://www.un.org/Docs/sc/unsc_resolutions08.htm ; e gli statement del Presidente del Consiglio di
Sicurezza S/PRST/2004/27, in: http://www.un.org/Docs/sc/unsc_pres_statements04.html ;
S/PRST/2006/39, in: http://www.un.org/Docs/sc/unsc_pres_statements06.htm ; S/PRST/2007/7, in:
http://www.un.org/Docs/sc/unsc_pres_statements07.htm ; S/PRST/2007/31, in:
http://www.un.org/Docs/sc/unsc_pres_statements07.htm ; S/PRST/2007/42, in:
http://www.un.org/Docs/sc/unsc_pres_statements07.htm .
72
quelle che sono oggi considerati gli elementi tipici del peace keeping: imparzialit e
neutralit delloperazione; consenso dello Stato territoriale; uso della forza solo per
legittima difesa. Su questo modello si sono sviluppate anche le missioni svolte dalle
organizzazioni regionali. Secondo quando detto finora, le operazioni per il
mantenimento della pace condotte al di fuori del sistema delle Nazioni Unite sono in
linea di principio lecite, salvo il caso in cui assumano carattere coercitivo e sempre che
siano rispettati i principi sopra elencati
4
. Tuttavia, importante ricordare che lart. 54
vincola le organizzazioni regionali a tenere sempre informato il Consiglio delle azioni
intraprese o progettate, restituendo cos centralit e potere di controllo allorgano.
Detto questo, rimane centrale il problema della definizione di peace keeping:
rispetto alle missioni precedenti al crollo del muro, definite di prima generazione (in cui
lobiettivo si limitava al porsi come cuscinetto tra le parti, generalmente in seguito a una
tregua o cessate il fuoco), dopo il 1989 e conseguentemente allo sblocco del Consiglio
di Sicurezza, le nuove missioni, dette di seconda e terza generazione, hanno assunto
aspetti di peace making, peace building e persino di peace enforcing
5
. Infatti le nuove
operazioni per il mantenimento della pace possono prevedere lassistenza al disarmo, il
monitoraggio di elezioni, le mediazione tra la parte e molte altri funzioni che richiedono
un personale multidisciplinare. In altri casi, i contingenti di pace sono stati costretti ad
oltrepassare il mandato e ad utilizzare la forza a causa di situazioni instabili e
pericolose, arrivando ad imporre la pace e trasformandosi cos in peace enforcing. Una
missione autorizzata e dispiegata secondo un mandato subisce spesso trasformazioni a
seconda dei risultati sul campo: ci sono state volte in cui si passati dallinvio di pochi
osservatori al dispiegamento di numerosi contingenti militari. Queste evoluzioni sono
quelle che hanno causato pi confusione per quanto riguarda la liceit di azioni per il
mantenimento della pace al di fuori delle Nazioni Unite, poich possono trasformarsi in
azioni coercitive e quindi rendere necessaria lautorizzazione del Consiglio di
Sicurezza. Nella prassi degli ultimi anni, ad ogni modo, non poche missioni hanno
implicato un uso della forza che andato oltre la legittima difesa, specialmente nel
continente africano dove, come in Somalia, ci sono scenari vicini al livello di anarchia.

4
S. MARCHISIO, op. cit. pag. 294 e Natalino RONZITTI, Introduzione al diritto internazionale,
Giappichelli Editore, Torino, 2004, pag. 353.
5
Si veda Paolo PICONE, Il peace keeping nel mondo attuale: tra militarizzazione e amministrazione
fiduciaria, Rivista di Diritto Internazionale, 79/1, 1996, pp. 5-33.
73
Si pu cinicamente aggiungere che spesso vi meno controllo sulloperato effettivo
delle forze di pace in Africa rispetto ad altri parti del mondo dove lattenzione e
linteresse sono pi alti, lasciando quindi pi libert e pi discrezionalit a chi vi opera.
Concludendo, difficile pensare che missioni vere e proprie di peace enforcing
possano essere intraprese senza lautorizzazione del Consiglio di Sicurezza, ma si pu
indubbiamente affermare che molte missioni di peace keeping vadano ben oltre le
caratteristiche di quelle prima generazione. Certamente, in qualsiasi situazione,
lautorizzazione del Consiglio di Sicurezza contribuisce a dare legittimit allazione, e
per questo andrebbe sempre ricercata, soprattutto quando si opera in contesti incerti. In
ogni caso, oggi quasi impossibile, e forse neanche molto utile, cercare di classificare e
categorizzare i vari tipi di interventi, poich difficilmente le missioni multidisciplinari
attuali possono rientrare sotto ununica definizione.

2 La cooperazione tra Nazioni Unite e Unione Africana
Nello specifico caso dellUnione Africana, le Nazioni Unite si sono
particolarmente impegnate nella ricerca di una stretta cooperazione e nella promozione
del suo lavoro, consce degli enormi problemi che fronteggia e delle scarse risorse a sua
disposizione. Oltre allo svolgimento di sessioni del Consiglio di Sicurezza e Assemblea
Generale dedicate allorganizzazione panafricana
6
, il 16 novembre 2006 la
dichiarazione congiunta del Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan e del
Presidente della Commissione Alpha Oumar Konare ha presentato il Framework for the
Ten-years Capacity Building Programme for the African Union, un documento che
costituisce la cornice della strategia di cooperazione. Tra le ampie aree che ricopre,
particolare attenzione data alle seguenti: institution- building, sviluppo delle risorse
umane e gestioni finanziarie; pace e sicurezza; diritti umani; questioni politiche, legali
ed elettorali; sviluppo sociale, economico, culturale ed umano; garanzia
dellalimentazione e protezione ambientale. Il programma, che dovrebbe essere rivisto
ogni tre anni, comprende inter alia anche laddestramento del personale destinato alla
missioni di mantenimento della pace, finanziamenti, supporto logistico e moltissimo

6
Si veda: S/RES/1809 (2008), in: http://www.un.org/Docs/sc/unsc_resolutions08.htm
A/RES/61/296, in: http://www.un.org/Depts/dhl/resguide/r61.htm
S/PRST/2004/44, in: http://www.un.org/Docs/sc/unsc_pres_statements04.html , S/PRST/2007/7, in:
http://www.un.org/Docs/sc/unsc_pres_statements07.htm
74
altro. Nei documenti successivi, vi sempre un richiamo allimpegno preso con questo
framework, la cui attuazione per lasciata ad accordi ad hoc. Ci nonostante, rimane
uno strumento chiave per lo sviluppo della cooperazione.
Un altro punto di svolta nei rapporti tra ONU e UA stata la prima riunione
congiunta del Consiglio di Pace e Sicurezza dellUnione Africana e del Consiglio di
Sicurezza delle Nazioni Unite il 16 giugno 2007 ad Addis Abeba, conclusa con il
rilascio di un joint communiqu in cui si possono trovare alcuni punti fondamentali per
la cooperazione
7
. I punti 6, 7 e 8 ribadiscono ancora una volta limportanza della messa
in opera dellarchitettura di pace e sicurezza africana in ogni sua parte, incoraggiando
limplementazione del framework, confermando limpegno di entrambe le parti nel
cooperare in tutti i settori tra cui la prevenzione e la gestione dei conflitti, il peace
keeping e il peace building, e riconoscendo i passi in avanti compiuti della
Commissione nellaccrescimento delle sue competenze. Il punto 9 definisce di
particolare importanza la costituzione dellAfrican Stanby Force. Riguardo le
possibilit di finanziamento allUnione Africana, si concorda nel valutare le modalit
per sostenere il suo operato, comprese le missioni di peace keeping, ricordando che le
iniziative per la promozione della pace e della sicurezza in Africa, svolte sotto il
Capitolo VIII della Carta delle Nazioni Unite, sono portate avanti dallUA
rappresentando tutta la comunit internazionale (punto 10). Infine, punto chiave per il
proseguo della cooperazione tra i due organi, si stabilisce di tenere riunioni in seduta
congiunta almeno una volta lanno, a New York o ad Addis Abeba: poich sono i due
Consigli a prendere le decisioni riguardo il mantenimento della pace e della sicurezza,
logico che pi stretta la loro collaborazione, pi facile sar il coordinamento delle
organizzazioni e delle operazioni da queste intraprese.
Secondo quanto stabilito, il 17 aprile 2008 a New York si tenuto il secondo
meeting tra il Consiglio di Sicurezza e il Consiglio di Pace e Sicurezza
8
. Ancora una
volta sono state discusse le modalit per massimizzare la cooperazione tra le due

7
UN Security Council and UA Peace and Security Council Joint Communiqu, in: http://www.amis-
sudan.org/Press%20Release/PR%2020070616%20JOINT%20COMMUNIQUE%20AGREED%20BY%2
0THE%20UN%20SECURITY%20COUNCIL%20AND%20AU%20PEACE%20AND%20SECURITY
%20COUNCIL.pdf
8
South Africa Government Information, in:
http://www.search.gov.za/info/previewDocument.jsp?dk=%2Fdata%2Fstatic%2Finfo%2Fspeeches%2F2
008%2F08042916451002.htm%40Gov&q=(+(aids%3CAND%3Epanel)+)&t=Foreign+Affairs+on+Unite
d+Nations+Security+Council
75
organizzazioni, esprimendo soddisfazione per quanto attuato finora. stato inoltre
deciso che la prossima riunione si terr ad Addis Abeba: si pu dunque iniziare a
considerare questi incontri annuali come una prassi.
Le Nazioni Unite hanno gi contribuito a diversi programmi e allassistenza delle
missioni intraprese dallUnione Africana. In occasione della missione in Sudan, stata
istituita una Assistance Cell presso il quartier generale dellUnione Africana ad Addis
Abeba per fornire assistenza tecnica allAMIS
9
, e sono stati svolti degli incontri ad alti
livelli tra il Consiglio di Sicurezza dellONU, il Consiglio di Pace e Sicurezza dellUA e
rappresentanti di alcuni Stati africani, tra cui il Sudan, per pianificare il supporto tecnico
e operazionale. Nellincontro conclusivo sono state decise le fasi per la fornitura di
equipaggiamento, la grandezza della forza, e la delega al Segretario Generale per
occuparsi del finanziamento. Si era anche stabilito che lultima di queste fasi, la terza,
dovesse prevedere una missione ibrida di Nazioni Unite e Unione Africana, pur
riconoscendo il necessario consenso del governo del Sudan, che sappiamo essere
arrivato quasi un anno pi tardi
10
. Per quanto riguarda lAMISOM, invece, stata
istituita lunit Strategic Planning and Management Unit for AMISOM, costituita da
esperti militari e civili forniti da Nazioni Unite, Unione Africana e altri partners, tra cui
la Nato
11
. Inoltre il Dipartimento per le operazioni di Peacekeeping dellONU (DPKO)
ha inviato una squadra per assistere lUA nel dispiegamento dellAMISOM
12
.
A livello pi generale, le Nazioni Unite hanno istituito nel 2006 il Peace and
Support Team (PST), cui compito fondamentale contribuire ad accrescere le capacit e
le competenze di lungo termine con riguardo allAfrican Standby Force e in generale
allamministrazione delle missioni da parte dellUA. Il PST ha doppia sede a New York
e ad Abbis Abeba: la prima per favorire la collaborazione con il DPKO, la seconda per
dirigere limplementazione del piano dazione. Inoltre, lONU fornisce laddestramento
del personale di UA e ECOWAS attraverso i corsi Senior Mission Leadership

9
Department of Peacekeeping Operations, Sudan: New mission deploys, provides assistance to the
African Union in Darfur, in: http://www.un.org/Depts/dpko/dpko/pub/year_review05/sudan.htm
10
Conclusi con High Level Consultation on Darfur, Conclusions, il 16 novembre 2006, in:
http://www.un.org/News/dh/infocus/sudan/darfurconclusions.pdf
11
Si veda la S/RES/1814(2008), in:
http://www.un-somalia.org/docs/Resolution%201814%20(15%20May%202008).pdf , per la Nato si veda
NATO assistance to the African Union in: www.nato.int/issues/nato-au/index.html
12
Katherine N. ANDREWS and Victoria K. HOLT, United Nations-African Union Coordination on Peace
and Security in Africa, Stimson Center, pag. 8. in: http://www.stimson.org/fopo/pdf/Stimson_AU-
UNBrief_Aug07.pdf .
76
Training
13
.
Nel complesso, le Nazioni Unite stanno dimostrando un intenso impegno
nellapprofondire le relazioni con lUnione Africana, anche con rispetto ad altre
organizzazioni regionali. Per quanto peso, per, possano avere le dichiarazione e perfino
le risoluzioni, chiaro che la creazione di appositi meccanismi per la cooperazione con
le organizzazioni regionali sarebbero lo strumento migliore. Infatti, tutti i programmi e
le attivit attuate dalle Nazioni Unite, come le unit di supporto al peace keeping, sono
frutto di accordi ad hoc. La definizione di meccanismi certi, soprattutto riguardo
loperato dei Consigli, ma anche con riguardo ai finanziamenti, e una pi stretta
cooperazione tra i diversi organi potrebbero largamente favorire e velocizzare il pieno
funzionamento dellarchitettura di pace e sicurezza in Africa.

3 Le missioni delle Nazioni Unite in Africa
Attualmente, delle sedici missioni ONU attive, ben sette sono operanti nel
continente africano (tra parentesi la data di istituzione):

MINURSO UN Mission for the Referendum in Western Sahara (aprile 1991)
MONUC UN Organization Mission in the Democratic Republic of Congo
(novembre 1999)
UNMIL UN Mission in Liberia (settembre 2003)
UNOCI UN Operation in Cote dIvoire (aprile 2004)
UNMIS UN Mission in Sudan (marzo 2005)
UNAMID African Union-United Nations Hybrid Operation in Darfur (luglio
2007)
MINURCAT UN Mission in Central African Republic and Chad (settembre 2007)

Nel corso del 2008 terminata la missione UNMEE (UN Mission in Ethiopia and
Eritrea), attiva dal 2000. In Africa si trova anche la missione pi grande al mondo, la
MONUC, nella Repubblica Democratica del Congo, con un personale di 22,092

13
K. N. ANDREWS and V. K. HOLT, op. cit. p. 6. Per la collaborazione pi specifica tra Unione Africana e
Nazioni Unite si veda anche V. K. HOLT, African Capacity-Building for Peace Operations: UN
Collaboration with the African Union and ECOWAS, Stimson Center, in:
http://www.stimson.org/fopo/pdf/African_Capacity-building.pdf
77
elementi, dei quali 16,587 costituiscono la parte militare. Tuttavia, la MONUC
destinata ad essere superata dallUNAMID, la cui forza autorizzata conta 19,315 truppe,
anche se al momento ne sono dispiegate solo 9,753
14
.
Tra queste operazioni, assume particolarmente importanza per largomento di
questo lavoro come anche nella storia delle due organizzazioni internazionali la
missione congiunta in Darfur, a cui sar quindi dedicato maggiore spazio.

MINURSO UN Mission for the Referendum in Western Sahara
La missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale stata
istituita con la risoluzione 690 del 1991 del Consiglio di Sicurezza
15
, a seguito del piano di
riconciliazione firmato il 30 agosto 1988 dal Marocco e dal Fronte POLISARIO (Frente
Popilar para la Liberacin de Saguia el-Hamra y de Ro de Oro). Il piano del Segretario
Generale, approvato dal Consiglio di Sicurezza, prevedeva un periodo di transizione
durante il quale il Rappresentante Speciale avrebbe avuto la responsabilit sola ed esclusiva
riguardo ad ogni questione legata al referendum con cui il popolo del Sahara Occidentale
avrebbe deciso tra lindipendenza e lintegrazione con il Marocco, assistito da un gruppo
integrato di personale civile, militare e di polizia. Il mandato prevedeva:
! monitorare il cessate il fuoco
! verificare la riduzione delle truppe marocchine nel territorio
! monitorare il confinamento delle truppe del Marocco e del Fronte
POLISARIO nei luoghi designati
! mediare tra la parti per assicurare il rilascio di tutti i prigionieri politici del
Sahara Occidentale
! sorvegliare lo scambio dei prigionieri di guerra
! implementare il programma di rimpatrio
! identificare e registrare i votanti qualificati
! organizzare e assicurare un referendum libero e corretto e annunciare i
risultati
In questi 18 anni, il lavoro di mediazione svolto dalle Nazioni Unite non riuscito
a colmare la distanza tra la posizione del Marocco e quella del fronte POLISARIO

14
United Nations Peacekeeping, Background Notes, in: http://www.un.org/Depts/dpko/dpko/bnote.htm
15
S/RES/690(1991), in: http://www.un.org/Docs/scres/1991/scres91.htm
78
riguardo lidentificazione dei votanti qualificati. Attualmente, la missione (prolungata
fino al 30 aprile 2009
16
) si occupa ancora di monitorare il cessate il fuoco, di ridurre i
rischi causati dalle mine e assiste lUNHCR (UN High Commisionar for Refugees) per
il programma per facilitare le relazioni tra la popolazione del Sahara Occidentale e i
campi dei rifugiati in Algeria.

MONUC UN Organization Mission in the Democratic Republic of Congo
In seguito allAccordo di Lusaka concluso tra lRDC e gli altri cinque Stati
coinvolti nella grande guerra dAfrica, il 30 novembre 1999 con risoluzione 1279
(1999)
17
, il Consiglio di Sicurezza ha deciso la creazione della missione nella
Repubblica Democratica del Congo, incorporando personale gi autorizzato in
risoluzioni precedenti. Liniziale mandato molto ristretto, prevendendo poco pi del
monitoraggio del cessate il fuoco e la raccolta di informazioni. Con la risoluzione
1291(2000)
18
ha inizio la seconda fase del dispiegamento: fino a 5,537 personale
militare, cui mandato prevede il monitoraggio del cessate il fuoco, la messa in atto del
piano per il disarmo dei gruppi armati e altre compiti in applicazione dellAccordo di
Lusaka. Al punto 8 il Consiglio di Sicurezza, agendo sotto il Capitolo VII della Carta,
autorizza la MONUC ad utilizzare tutte le azioni necessarie per proteggere il personale,
le installazioni e lequipaggiamento, per assicurare la sicurezza e la libert di
movimento al personale e per proteggere i civili sotto imminente attacco. La missione
rivista ancora una volta nel 2004, autorizzando il dispiegamento di altre 5,900 unit e
aggiornando il mandato
19
. Sempre agendo sotto il Capitolo VII, la MONUC ha il
compito di presenziare le aree critiche, specie nellest, per scoraggiare luso della
violenza, di proteggere civili e personale, di collaborare con lONUB, e monitorare in
generale la situazione, come lo spostamento dei gruppi armati. Inoltre, in appoggio al
governo centrale, ha la responsabilit di proteggere le istituzioni, di favorire gli aiuti
umanitari, nonch il rimpatrio di combattenti disarmati e la protezione dei diritti umani.
In ultima istanza, alla MONUC anche affidato lincarico di sostenere le riforme
legislative e lo svolgimento di elezione nel futuro prossimo. Con questo mandato e con

16
S/RES/1813 (2008), in: http://www.un.org/Docs/sc/unsc_resolutions08.htm
17
S/RES/1279 (1999), in: http://www.un.org/Docs/scres/1999/sc99.htm
18
S/RES/1291 (2000), in: http://www.un.org/Docs/scres/2000/sc2000.htm
19
S/RES/1565 (2004), in: http://www.un.org/Docs/sc/unsc_resolutions04.html
79
laumento dei contingenti schierati, la MONUC prende sempre pi la forma di una
missione di peace enforcing.
Lultima risoluzione del 22 dicembre 2008 prolunga la missione fino al 31 dicembre
2009, aumentando il suo personale militare fino a 19,815 unit (pi 760 osservatori militari,
1,441 del corpo di polizia) e modificando ulteriormente il suo mandato
20
. Lattuale mandato
della MONUC suddiviso secondo le seguenti aree di priorit:
! la protezione dei civili, del personale umanitario e del personale e delle
strutture delle Nazioni Unite
! il disarmo, la smobilitazione e il monitoraggio delle risorse dei gruppi
stranieri e congolesi
! laddestramento delle FARDC (Forces Armes de la Rpublique
Dmocratique du Congo) in sostegno alla riforma del settore della
sicurezza
! la sicurezza territoriale della Repubblica Democratica del Congo
Inoltre, la MONUC ha la responsabilit, insieme allautorit congolese, di
rafforzare e promuovere le istituzioni democratiche e lo stato di diritto. Anche questa
risoluzione ricade sotto il Capitolo VII della Carta, e particolare attenzione portata
sulla regione del Kivu, nellultimo anno teatro degli scontri.

UNMIL UN Mission in Liberia
La missione UNMIL la seconda missione ONU in Liberia: la prima UNOMIL era
stata attiva dal 1993 al 1997 in seguito alla guerra civile che aveva distrutto il paese, ed era
stata completata con la costituzione del governo liberiano. Questultimo per non stato in
grado di riportare stabilit, e nel 2003 gli scontri tra lesercito e le fazioni ribelli si sono
intensificati, portando il Consiglio di Sicurezza allistituzione di una Forza Multinazionale
autorizzata ad usare tutti i mezzi necessari per portare a termini gli incarichi assegnatogli, in
vista del dispiegamento di una forza ONU
21
. A seguito di un accordo tra le parti concluso in
agosto, il 19 settembre 2003 il Consiglio di Sicurezza adott la risoluzione 1509,
autorizzando il dispiegamento di 15,000 unit, con il seguente mandato suddiviso in aree
dazione
22
:

20
S/RES/1856 (2008), in: http://www.un.org/Docs/sc/unsc_resolutions08.htm
21
S/RES/1497 (2003), in: http://www.un.org/Docs/sc/unsc_resolutions03.html
22
S/RES/1509 (2003), in: http://www.un.org/Docs/sc/unsc_resolutions03.html
80
! sostegno per limplementazione dellaccordo
! protezione del personale e delle strutture delle Nazioni Unite, nonch dei
civili
! sostegno per gli aiuti umanitari
! sostegno per la riforma della sicurezza
! sostegno per limplementazione del processo di pace
Anche questa risoluzione adottata sotto al Capitolo VII della Carta. Nel 2005, il
mandato stato modificato: la risoluzione 1638 incarica il personale UNMIL di
catturare lex presidente liberiano Charles Taylor nel caso dovesse fare ritorno nel
territorio e trasferirlo in Sierra Leone, dove stato istituito il tribunale per i crimini
commessi durante la guerra civile in Liberia
23
. La missione stata recentemente
prolungata fino al 30 settembre 2009
24
.

UNOCI UN Operation in Cote dIvoire
A seguito della degenerazione della situazione in Costa dAvorio, spezzata a met
tra il governo centrale al sud e i ribelli di Forza Nuova al nord, il Consiglio di Sicurezza
decise di sostituire la missione politica MINUCI con una missione di peace keeping. La
risoluzione 1528 prevede il dispiegamento di 6,240 militari, in collaborazione con le
forze francesi gi presenti sul campo, secondo il mandato autorizzato sotto il Capitolo
VII della Carta
25
. Questultimo stato modificato due volte, prima con la risoluzione
1609 (2005) e poi con la risoluzione 1739 del 10 gennaio 2007, che stabilisce il
mandato attualmente in vigore, i cui compiti sono ancora una volta divisi per aree
26
:
! monitorare la cessazione delle ostilit e i movimenti dei gruppi armati
! disarmo, smobilitazione, reintegrazione, rimpatrio e riassetto delle varie
forze operanti
! disarmo delle milizie
! operazioni di identificazione della popolazione e registrazione dei votanti
! riforma del settore della sicurezza
! protezione del personale delle Nazioni Unite, delle istituzioni e dei civili

23
S/RES/1694 (2005), in: http://www.un.org/Docs/sc/unsc_resolutions05.htm
24
S/RES/1836 (2008), in: http://www.un.org/Docs/sc/unsc_resolutions08.htm
25
S/RES/1528 (2004), in: http://www.un.org/Docs/sc/unsc_resolutions04.html
26
S/RES/1739 (2007), in: http://www.un.org/Docs/sc/unsc_resolutions07.htm
81
! monitoraggio dellembargo sulle armi
! sostegno allassistenza umanitaria
! sostegno per la ricostruzione dellapparato amministrativo dello Stato
! sostegno per lorganizzazione di elezioni corrette, liberi e trasparenti
! assistenza nel campo dei diritti umani
! controllo dellinformazione pubblica, per evitare incitamenti alla violenza
e promuovere invece il processo di pace
! sostegno al ristabilimento della legge e dellordine
Si autorizzano lUNOCI e le truppe francesi ad usare ogni misura necessaria per
implementare il mandato. In seguito allaccordo raggiunto tra le parti nel 2007, il
Consiglio di Sicurezza richiede allUNOCI di supportarne lo sviluppo con le risorse a
sua disposizione
27
. La missione stata prolungata fino al 31 gennaio 2009
28
.

UNMIS UN Mission in Sudan
La missione in Sudan delle Nazioni Unite stata autorizzata in seguito allaccordo
di pace tra il governo e il Sudan Peoples Liberation Movement/Army del 9 gennaio
2005 (Comprehensive Peace Agreement CPA), che segnava la fine della ventennale
guerra tra il governo filo nordico e la regione del sud del paese. Il 25 marzo, il Consiglio
di Sicurezza istitu lUNMIS, costituita da 10,000 unit di personale militare, pi
unappropriata parte civile, con il seguente mandato
29
:
! sostenere limplementazione del CPA
! facilitare e coordinare, entro le sue capacit e larea di interesse, il
volontario ritorno dei rifugiati e degli sfollati e lassistenza umanitaria
! assistere le parti nel settore delle mine
! contribuire allimpegno internazionale nel proteggere e promuovere i
diritti umani in Sudan, come nel coordinare allimpegno nel proteggere i
civili, con particolare attenzione ai gruppi vulnerabili, compresi gli sfollati,
i rifugiati, le donne e i bambini, entro le capacit dellUNMIS e in stretta
cooperazione con le altre agenzie delle Nazioni Unite, alte organizzazioni
correlate e organizzazioni non governative

27
S/RES/1765 (2007), in: http://www.un.org/Docs/sc/unsc_resolutions07.htm
28
S/RES/1826 (2008), in: http://www.un.org/Docs/sc/unsc_resolutions08.htm
29
S/RES/1590 (2005), in: http://www.un.org/Docs/sc/unsc_resolutions05.htm
82
Inoltre, agendo sotto il Capitolo VII della Carta, il Consiglio autorizza lUNMIS a
prendere ogni azioni necessaria per proteggere il personale, le strutture, le installazione
e lequipaggiamento delle Nazioni Unite; per assicurare la sicurezza e la libert di
movimento del personale e degli operatori umanitari, e, senza pregiudicare le
responsabilit del governo del Sudan, per proteggere i civili sotto imminente attacco. La
missione opera nel sud del paese, e non nella regione del Darfur dove al momento
dellistituzione era impegnata la missione AMIS dellUnione Africana. Lungo il
documento, il Consiglio di Sicurezza sottolinea limportanza della stabilit della regione
del Darfur per un processo di pace globale nel Sudan, e raccomanda la pi stretta
collaborazione possibile con lAMIS. Il 31 agosto del 2006, con la risoluzione 1706, il
Consiglio di Sicurezza decise di espandere lUNMIS dispiegando parte della forza in
Darfur, in vista del passaggio di responsabilit dallUnione Africana alle Nazioni
Unite
30
. Il Consiglio invitava cos il governo del Sudan a concedere il consenso, che
per fu negato, in quanto considerato una violazione della sovranit e uningerenza
esterna
31
.
La missione UNMIS tuttora circoscritta alla regione del sud del Sudan, con lo
stesso mandato assegnatole con la sua istituzione. Secondo la risoluzione 1812 (2008),
la missione autorizzata fino al 30 aprile 2009
32
.

UNAMID African Union-United Nations Hybrid Operation in Darfur
Le pressioni delle Nazioni Unite e di tutta la comunit per un dispiegamento di
forze di pace nella regione del Darfur hanno dato i loro frutti solamente nel giugno del
2007, a quattro anni dallinizio del conflitto. Lincontro tra le Nazioni Unite, lUnione
Africana e il governo del Sudan ha portato il consenso di questultimo per linvio di un
contingente ibrido, autorizzato il 31 luglio dalla risoluzione 1769 (2007) del Consiglio
di Sicurezza
33
. LUNAMID sotto comando ONU, anche se la missione ha assorbito il
contingente AMIS ed costituita soprattutto da personale africano, come richiesto dal
governo del Sudan. Infatti, i quattro ruoli di responsabilit della missione, ossia il
rappresentante congiunto di AU e NU, il suo vice, il comandante delle forze armate e il

30
S/RES/1706 (2006), in: http://www.un.org/Docs/sc/unsc_resolutions06.htm
31
Sudan rejects Darfur resolution, BBC, 31 agosto 2006, presso:
http://news.bbc.co.uk/2/hi/africa/5304160.stm
32
S/RES/1812 (2008), in: http://www.un.org/Docs/sc/unsc_resolutions08.htm
33
S/RES/1769 (2007), in: http://www.un.org/Docs/sc/unsc_resolutions07.htm
83
commissario delle forze di polizia sono tutti africani, rispettivamente proveniente da
Congo, Ghana, Nigeria e Sud Africa. La forza autorizzata di 19,555 unit di personale
militare, pi unampia componente civile: in data 30 novembre 2008 sono presenti
12,442 unit di personale in divisa, dei quali 9,753 truppe. Il mandato e la struttura
adottate dal Consiglio fanno riferimento al rapporto congiunto del Segretario Generale
delle Nazioni Unite e del Presidente della Commissione dellUnione Africana del 5
giugno 2007
34
. Il mandato, secondo i paragrafi 54 e 55 del suddetto rapporto, prevede:
! contribuire alla restaurazione delle necessarie condizioni di sicurezza per
lassistenza umanitaria e facilitare laccesso degli aiuti in tutto il Darfur
! contribuire alla protezione della popolazione civile sotto imminente
attacco di violenza fisica e prevenire gli attacchi, entro le sue capacit e
area di interesse, senza pregiudicare la responsabilit del Governo del
Sudan
! monitorare e verificare limplementazione dei vari accordi di cessate il
fuoco dal 2004, come del Darfur Peace Agreement e di eventuali accordi
successivi
! assistere il processo politico per assicurarsi che sia inclusivo, e sostenere la
mediazione comune di UA e NU al fine di ampliare e approfondire
limpegno nel processo di pace
! contribuire alla creazione di un ambiente sicuro per la ricostruzione
economica e lo sviluppo, come anche per garantire il ritorno a casa di
rifugiati e sfollati
! contribuire alla promozione del rispetto e della protezione dei diritti umani
e delle libert fondamentali in Darfur
! assistere la promozione dello stato di diritto in Darfur
! monitorare la situazione della sicurezza al confine con il Chad e la
Repubblica Centrafricana
Per pi ampi obiettivi (par. 55), loperazione dovrebbe comprendere i seguenti
compiti: sostenere il processo di pace e i buoni uffici; sostenere e promuovere la
sicurezza (ad es. monitorare, coordinare, assistere), sostenere e promuovere lo stato di
diritto, la good governance e i diritti umani; facilitare lassistenza umanitaria.

34
S/2007/307/Rev.1, in: http://www.un.org/Docs/sc/unsc_presandsg_letters07.htm
84
Inoltre, la risoluzione 1769 (2007) autorizza lUNAMID, sotto il Capitolo VII
della Carta, a intraprendere ogni azione necessaria per proteggere il personale, le
strutture, le installazione e lequipaggiamento delle Nazioni Unite, e per assicurare la
sicurezza e la libert di movimento del suo personale e degli operatori umanitari; e per
sostenere limplementazione del Darfur Peace Agreement, prevenendo il disturbo della
sua implementazione e gli attacchi armati, e per proteggere i civili, senza pregiudicare la
responsabilit del governo del Sudan.
Ad Addis Abeba stato istituito il Joint Support Co-ordination Mechanism,
costituito da una serie di uffici di collegamento per garantire il coordinamento e le
consultazioni tra i due quartier generali. Il passaggio ufficiale di autorit dallAMIS
allUNAMID avvenuto allinizio del 2008, come stabilito. La risoluzione 1828 (2008)
ha prorogato lautorizzazione dellUNAMID fino al 31 luglio 2009
35
.

MINURCAT UN Mission in Central African Republic and Chad
Come lUNAMID, anche la missione delle Nazioni Unite nella Repubblica
Centrafricana e in Chad figlia della cooperazione, questa volta tra le Nazioni Unite e
lUnione Europea. In questo caso, per, la risoluzione 1778 (2007)
36
prevede un
personale ONU di solo 300 unit di polizia incaricate di sostenere la sicurezza e la
protezione dei civili, i diritti umani e lo stato di diritto attraverso, fondamentalmente,
laddestramento e lassistenza del personale locale. Lappoggio militare alla missione
fornito dallUnione Europea, che sotto mandato della stessa risoluzione, autorizzata in
base al Capitolo VII della Carta ad usare ogni mezzo necessario per svolgere i compiti
assegnatoli, come la protezione dei civili, del personale, e la facilitazione degli aiuti
umanitari. Loperato dellUnione Europea sar analizzato nella seconda parte del
capitolo.
La missione MINURCAT e lautorizzazione della missione dellUnione Europea
sono state prolungate fino al 15 marzo 2009
37
.


35
S/RES/1828 (2008), in: http://www.un.org/Docs/sc/unsc_resolutions08.htm
36
S/RES/1778 (2007), in: http://www.un.org/Docs/sc/unsc_resolutions07.htm
37
S/RES/1834 (2008), in: http://www.un.org/Docs/sc/unsc_resolutions08.htm
85
Considerazioni sulle missioni ONU nel continente africano
Delle sette missioni attualmente attive, sei sono poste sotto il Capitolo VII della
Carta: al di l di stabilire se si possano quindi catalogare come missioni di peace
enforcing, i mandati e la consistenza evidenziano prima di tutto la gravit della
situazione in cui si trova il continente africano. LAfrica rappresenta il quadro delle
contraddizione del concetto di peace keeping: la necessit del consenso da parte di
governi che spesso sono i primi responsabili delle violenze in corso, lutilizzo di
contingenti provenienti da paesi che a loro volta sono destinatari di altre missioni, la
discrezionalit nel decidere quando vi sia la necessit dellinvio di una missione.
Daltronde, la Carta delle Nazioni Unite dispone dei poteri e delle funzioni che gli stessi
Stati le hanno assegnato, e quindi tutto si rimanda sempre alla volont di questi ultimi.
Nel merito, le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza considerate richiamano
frequentemente il ruolo dellUnione Africana come punto di riferimento per il
continente, nella funzione di mediatore, di promotore del processo di pace o come
forum per il dialogo. Nel caso specifico del Sudan, lUnione Africana si dimostrata un
attore fondamentale ai fini del dispiegamento del contingente ONU, poich ha svolto la
funzione di ponte tra il governo del Sudan e le Nazioni Unite, riempiendo un vuoto che
altrimenti avrebbe lasciato la situazione in stallo. Si presume, con un po di ottimismo,
che la missione UNAMID contribuisca a migliorare e ad accrescere le potenzialit
dellUnione Africana nel campo del mantenimento e del ristabilimento delle pace.
Inoltre, la missione ibrida potrebbe anche essere linizio di un nuovo tipo cooperazione
delle Nazioni Unite con le organizzazioni regionali, sfruttando i punti di forza delluno e
dellaltro: da una parte la vicinanza e la migliore conoscenza del problema e quindi la
maggiore facilit nel dialogo con le parti delle organizzazioni regionali; dallaltra
lesperienza, le risorse e lautorit dellorganizzazione mondiale. Per completezza,
bisogna ricordare che in Liberia, Costa dAvorio e Sudan, le Nazioni Unite hanno
collaborato anche con contingenti inviati dallECOWAS e dallIGAD, dove in Liberia
era la prima volta che lONU operava in presenza di altre missioni.

4 Le misure non implicanti luso della forza ex art. 41
Tra i poteri conferiti al Consiglio di Sicurezza dal Capitolo VII della Carta, vi
anche la possibilit di prendere decisioni di misure non implicanti luso della forza, che
possono comprendere uninterruzione totale o parziale delle relazioni economiche e
86
delle comunicazioni ferroviarie, marittime, aeree, postali, telegrafiche, radio ed altre, e
la rottura delle relazioni diplomatiche. Queste misure, normalmente denominate
sanzioni, non hanno lo scopo di punire le Stato, ma piuttosto di far cessare i
comportamenti in contrasto con la Carta. Poich le sanzioni possono avere effetti
devastanti, e arrecare gravi pregiudizi sia alla popolazione che a Stati terzi, il Consiglio
di Sicurezza ha sviluppato un approccio personalizzato, ritagliando importanti eccezioni
come quelle concesse per lattivit degli operatori umanitari. Inoltre, specialmente nella
prassi degli ultimi anni, sono sempre pi frequenti le cosiddette smart sanctions, ossia
sanzioni intelligenti che colpiscono singoli individui, ad esempio congelandone i conti
bancari. Ogni volta che il Consiglio decide una sanzione nei confronti di uno Stato,
istituisce anche un Comitato, la cui composizione riflette quella del Consiglio, che ha il
compito di attuare e controllare lesecuzione delle sanzioni imposte. Spesso il Consiglio
di Sicurezza di serve anche di Gruppi di Esperti o di Gruppi di Monitoraggio per
supervisionare gli effetti delle misure e deciderne eventuali modifica a seconda delle
raccomandazioni ricevute.
Nel continente africano, sono sei gli Stati sottoposti a misure ex art. 41:
1. Somalia, dal 1992, embargo di armi
2. Sierra Leone, dal 1997, embargo di armi, travel ban (divieto di viaggio)
3. Liberia, dal 2003, embargo di armi, travel ban, congelamento di beni
4. Repubblica Democratica del Congo, dal 2004, embargo di armi, travel
ban, congelamento di beni
5. Costa dAvorio, dal 2004, embargo di armi, diamanti, travel ban,
congelamento di beni
6. Sudan, dal 2005, embargo di armi, travel ban, congelamento di beni

Somalia. Nel contesto della violenza della guerra civile, il Consiglio di Sicurezza
decise con la risoluzione 733 (1992) limposizione di un embargo totale di armi in
Somalia. Lembargo stato modificato prima nel 2001 per favorire il lavoro del
personale delle Nazioni Unite e degli operatori umanitari, e ulteriormente nel 2007, in
occasione del dispiegamento della forza AMISOM dellUnione Africana. Inoltre nel
2008 il Consiglio ha adottato alcune sanzioni intelligenti, tra cui il congelamento di beni
e il divieto di viaggio.
87
Sierra Leone. La risoluzione 1132 (1997) impone lembargo di armi verso tutti i
destinatari a parte il governo della Sierra Leone, pi la sanzione mirata del divieto di
viaggio verso individui disegnati dal Comitato per le sanzioni. Dal 2000 al 2003 era
stato imposto anche un embargo per il commercio dei diamanti, che stato lasciato
scadere in seguito alla partecipazione e dellimpegno della Sierra Leone al Kimberly
process.

Liberia. Nel 2003, il Consiglio di Sicurezza aveva imposto lembargo su armi,
diamanti e legname, ed attualmente ancora in vigore solamente quello sulle armi. Con
la stessa risoluzione decise la sanzione del divieto di viaggio verso determinati
individui, mentre lanno seguente impose il congelamento dei beni dellex presidente
Charles Taylor e di altri individui designati. Quello attuale il terzo Comitato per le
sanzioni operante per il caso della Liberia, dopo quelli del 1997 e del 2001.

Repubblica Democratica del Congo. Con la risoluzione 1533 (2004), il Consiglio
istituisce il Comitato per le sanzioni gi decise con la risoluzione 1493 (2003), che
comprendono lembargo darmi allinterno dello Stato, in seguito alla firma
dellAccordo di pace. Nel 2005 sono state decise sanzioni finanziarie e divieto di
viaggio ad individui designati, mentre nel 2008 stato rimosso lembargo darmi verso
il governo, rimanente attivo nei confronti di tutti gli attori non governativi.

Costa dAvorio. Il Consiglio di Sicurezza ha imposto lembargo di armi e sanzioni
finanziarie e divieto di viaggio verso individui designati con la risoluzione 1572 (2004),
assegnando alla missione UNOCI e alle truppe francesi lincarico di monitorarne
lattuazione (Res. 1584 (2005)). Dal 2005 inoltre attivo lembargo per limportazione
di diamanti.

Sudan. La risoluzione 1591 del 2005 decreta lembargo darmi verso tutte le entit
non governative, nonch sanzioni di divieto di viaggio e finanziarie verso individui
designati.
88
Parte seconda: LUnione Europea
1 Il Titolo V del Trattato sullUnione Europea
La Politica Estera e di Sicurezza Comune (PESC) costituisce il secondo dei tre
pilastri dellUnione Europea, istituito con il Trattato di Maastricht nel 1992 e in seguito
modificato ad Amsterdam (1997) e Nizza (2001). Al contrario del primo pilastro che si
basa sul metodo comunitario di integrazione, il secondo e il terzo pilastro si basano sulla
cooperazione intergovernativa. La PESC contenuta nel Titolo V del TUE, che
comprende gli articoli dall11 al 28. Lart. 11 elenca gli obiettivi della politica estera e
di sicurezza comune stabilita ed attuata dallUnione: la difesa dei valori comuni, degli
interessi fondamentali, dellindipendenza e dellintegrit dellUnione conformemente ai
principi della Carta delle Nazioni Unite; il rafforzamento della sicurezza dellUnione in
tutte le sue forme; il mantenimento della pace e il rafforzamento della sicurezza
internazionale, conformemente ai principi della Carta della Nazioni Unite, nonch ai
principi dellatto finale di Helsinki, e agli obiettivi della Carta di Parigi; la promozione
della cooperazione; lo sviluppo e il consolidamento della democrazia e dello stato di
diritto, nonch rispetto dei diritti delluomo e delle libert fondamentali. Questi obiettivi
ricalcano i principi espressi allart. 6 del TUE, e che in base allart. 49 vincolano in
modo assai stringente lammissione allorganizzazione, molto pi, ad esempio, che nel
caso delle Nazioni Unite, dove si fa semplicemente riferimento a Stati amanti della
pace.
La PESC si sottopone inoltre alla Carta delle Nazioni Unite e richiama
lOrganizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), attraverso latto
finale di Helsinki e la Carta di Parigi. Gli strumenti attraverso cui lUnione persegue
questi obiettivi sono forniti dallart.12: strategie comuni, azioni comuni, posizioni
comuni, cooperazione sistematica tra gli Stati membri. Si tratta di strumenti posti
unicamente nelle mani degli Stati: infatti il Consiglio europeo, costituito dai capi di
Stato e di governo, a decidere le strategie comuni che saranno poi attuate dal Consiglio
dellUnione, costituito a sua volta dai governi degli Stati membri, attraverso le azioni e
le posizioni comuni. Si pu quindi notare la dimensione esclusivamente governativa
della PESC, dove i poteri del Parlamento europeo sono limitati alla consultazione e alla
possibilit di richiedere informazioni (art. 21). Inoltre, le decisioni a norma del Titolo V
sono adottate dal Consiglio dellUE allunanimit, il che equivale a un diritto di veto
89
generalizzato, mitigato solamente lastensione costruttiva che non impedisce ladozione
della decisione. chiaro che nellEuropa dei 27 di oggi, lunanimit pu essere un
ostacolo importante, e i disaccordi non sono certo una rarit.
Larticolo 17 costituisce larticolo chiave della PESC, poich ne definisce e
delimita il campo dazione. Le questioni relative alla sicurezza dellUnione
comprendono:
! la definizione progressiva di una politica di difesa comune, che potrebbe
condurre a una difesa comune qualora il Consiglio europeo decida in tal
senso
! la missioni umanitarie e di soccorso, le attivit di mantenimento della pace
e le missioni di unit di combattimento nella gestione di crisi, ivi comprese
le missioni tese al ristabilimento della pace (le c.d. missioni di
Petersberg)
Come si vede dalle parole usate, c molta precauzione riguardo la politica di difesa
comune, poich si parla solo di definire linee comuni, specificando che una difesa comune
potrebbe essere decisa solamente dal Consiglio europeo, e quindi solo dalle massime
cariche. A tuttoggi, lEuropa ancora lontana dal poter parlare con una voce unica in
materia di politica estera e di difesa, anche se nel Trattato di Lisbona si prevede di
raggrupparne tutti gli aspetti e di dare un volto allUnione Europea attraverso la creazione di
una nuova figura istituzionale, risultato della combinazione delle funzioni dellAlto
Rappresentante della PESC e di quelle del Vice Presidente della Commissione. Tuttavia,
questo non dar pi poteri allUnione, ma semplicemente servir per canalizzare le azioni in
materia, lasciando gli Stati liberi di condurre una propria politica estera. Tornando allart. 17
del TUE, precisato che la politica dellUnione non pregiudica limpegno e gli obblighi di
quegli Stati membri che ritengano che la loro difesa comune si realizzi attraverso la NATO.
Inoltre, tra la NATO e lUnione Europea vi sono stretti legami, che prevedono anche la
messa a disposizione delle forze NATO a servizio dellUnione, secondo gli Accordi di
Berlin plus del 1996.
Con lespressione missioni di Petersberg ci si riferisce a quelle missioni individuate
dal Consiglio dei Ministri della Unione Europea Occidentale (UEO) come attivit in cui
impiegare le unit militari degli Stati membri dellorganizzazione e riprese in termini
90
identici dal Trattato di Amsterdam38. Si molto discusso sui tipi di missione che possono
rientrare sotto lart. 17.2, e anche della possibili area di azione di tali missioni39. In linea di
massima, e secondo la prassi degli ultimi anni, lUnione Europea pu svolgere missioni
concernenti linvio di aiuti umanitari, di monitoraggio, missioni civili con finalit di peace
building, nonch missioni finalizzate alladdestramento del personale locale sia di polizia
che di magistratura, e infine missioni di peace keeping. Risulta inutile soffermarsi
nuovamente sulla definizione di questultimo, poich gi stato sottolineata in precedenza
lassenza di una definizione univoca: si pu dire per che lUnione Europea ha partecipato
anche a missioni che vanno oltre il c.d. peace keeping di prima generazione, includendo un
uso della forza che andava ben oltre la legittima difesa, come per la protezione dei civili.
Quando si tratta di operazioni militari, generalmente lUnione Europea opera attraverso
interventi di brevi durata secondo un mandato ben definito, mentre per le missioni civili
attua anche programmi molto strutturati di lungo termine. Come gi detto, lUnione
Europea riconosce i principi della Carta delle Nazioni Unite, e infatti vi sempre stata una
stretta collaborazione con il Consiglio di Sicurezza, soprattutto in occasione del
dispiegamento di missioni, a volte realizzate su invito del Consiglio stesso.
La Politica Europea di Sicurezza e Difesa (PESD) si colloca quindi allinterno del
quadro della PESC. Per permettere allUnione Europea di assumere pienamente le sue
responsabilit in ambito di gestione delle crisi, il Consiglio europeo ha deciso
listituzione di strutture politiche e militari permanenti (Nizza, 2000): il Comitato
Politico e di Sicurezza, il Comitato Militare dellUnione Europea, lo Stato Maggiore
dellUnione Europea, il Civilian Planning and Conduct Capability.
! Il Comitato Politico e di Sicurezza (COPS art. 25 TUE) si incontra a
livello di ambasciatori come organo preparatorio per il Consiglio. Le sue
funzioni principali consistono nel monitorare la situazione internazionale e
nellaiutare a definire le politiche allinterno della PESC, includendo
anche la PESD. Inoltre, si occupa anche della direzione strategica delle
operazioni di gestione delle crisi.

38
Francesca MARTINES, Il ruolo dellUnione Europea nel mantenimento della pace e suo coordinamento
con le Nazioni Unite e la UEO, p. 377 e ss., in Le organizzazioni regionali e il mantenimento della pace
nella prassi di fine XX secolo, a cura di Flavia LATTANZI e Marina SPINEDI, Editoriale Scientifica, Napoli,
2004.
39
Per una ampia argomentazione riguardo i possibili interventi previsti dallart. 17 del TUE si veda
Sebastian Graf Von KIELMANSEGG, The meaning of Petersberg: some consideration on the legal scope
of the ESPD operations, in Common Market Law Review 44, 2007, pp. 629648.
91
! Il Comitato Militare dellUnione Europea (CMUE) il pi alto organo
militare allinterno del Consiglio. composto dai capi delle difesa degli
Stati membri, o dai loro rappresentati militari permanenti. Il CMUE
fornisce raccomandazioni e pareri al COPS su tutte le questioni militari
allinterno dellUE. In parallelo con il CMUE, il COPS supportato da un
Comitato per gli Aspetti Civili della Gestione della Crisi.
! Lo Stato Maggiore dellUE composto da esperti militari e civili forniti
dagli Stati membri al Segretariato del Consiglio.
! Il Civilian Planning and Conduct Capability (CPCC), che fa parte del
Segretariato del Consiglio, la struttura permanente responsabile per la
condotta autonoma di operazioni civili in ambito PESD. Sotto il controllo
politico e la direzione strategica del COPS e sotto lautorit generale
dellAlto Rappresentante, il CPCC si occupa della pianificazione e della
condotta delle operazioni civili per la gestione dei conflitti, come anche
dellappropriata implementazione di tutti i compiti correlati alla missione.
Secondo lart. 28 del TUE, le spese amministrative che le istituzioni sostengono
per le disposizioni relative ai settori del titolo V sono a carico del bilancio delle
Comunit Europee, come anche le spese operative, ad eccezione delle spese derivanti da
operazioni che hanno implicazioni nel settore militare o della difesa, che sono a carico
degli Stati membri. Per questi tipi di finanziamenti, stato istituito un meccanismo
denominato Athena nel marzo del 2004, sia per missioni direttamente intraprese dallUE
che per missioni di supporto a uno Stato terzo o ad una organizzazione terza.

2 La cooperazione tra Unione Europea ed Unione Africana
La cooperazione tra Unione Europea ed Unione Africana certamente pi sviluppata
sul piano sociale ed economico, attraverso programmi per lo sviluppo e aiuti umanitari,
piuttosto che sul piano prettamente militare, inteso come operazioni per il mantenimento
della pace. Vi chi accusa lUnione Europea di ipocrisia, poich certe sue politiche
economiche, come i sussidi agli agricoltori europei, danneggiano gli stessi paesi a cui sono
destinati gli aiuti finanziari40. In generale, lUnione Europea appoggia la linea soluzioni
africane ai problemi africani promosso anche dallUnione Africana, attraverso

40
Riguardo il ruolo dellUnione Europea con rispetto alla sicurezza internazionale si veda: Alyson JK
BAILES, The EU and a better world: what role for the European Security and Defence Policy?, in
International Affairs 84: 1, 2008, pp. 115130.
92
finanziamenti e iniziative varie che vanno da ampie partnership a programmi per
laddestramento, limitando invece la sua capacit militare ad interventi ridotti.
Tra gli strumenti pi importanti si trova il Fondo di Pace per lAfrica (African
Peace Facility - APF), istituito con decisione 3/2003 del Consiglio dei Ministri
dellACP-EC
41
, a seguito della richiesta dellAssemblea dei capi di Stato e di governo
dellUnione Africana al summit di Maputo del luglio 2003. LAPF uno strumento
finanziario destinato esclusivamente al finanziamento di missioni di mantenimento della
pace in Africa, condotte e costituite solamente da africani. Si basa su tre principi: il
primo lappartenenza, in quanto sostiene lUnione Africana e le altre organizzazioni
sub regionali nel gestire le crisi del continente e nel trovarvi una soluzione continentale.
Il secondo la solidariet, poich ogni Stato africano ha concordato nel concedere la
stessa percentuale dei fondi che riceve dallUE tramite altri programmi allAPF, quindi
anche gli Stati non implicati nei conflitti contribuiscono comunque alla loro soluzione.
Il terzo lo sviluppo, in quanto non possibile ottenere questo senza prima fermare i
conflitti che piagano il continente. LAPF stato rinnovato per il periodo 2008-2010,
con un finanziamento di 300 milioni di euro. LAMIS stata la prima missione a
beneficiare del fondo.
Ad ogni modo, lo strumento della cooperazione globale tra Unione Europa e
lUnione Africana rappresentato dalla Africa-EU Strategic Partnership, adottata al
summit tra Africa Unione Europea tenutosi a Lisbona nel dicembre del 2007. Al
contrario dei programmi per lo sviluppo e della EU Strategy for Africa
42
, questa
partnership un atto congiunto, basato su visioni condivise e principi comuni, con
lobiettivo di promuovere e consolidare la cooperazione tra lAfrica e lUnione Europea.
La strategia comprende otto aree: pace e sicurezza; governance e diritti umani;
commercio, integrazione regionale e infrastrutture; obiettivi del millennio; energia;
cambiamento climatico; migrazione, mobilit e occupazione; scienza, societ
dellinformazione e spazio. A sua volta, larea riguardante la pace e la sicurezza,
suddivisa in tre obiettivi principali:

41
Decision 3/2003 of the ACP-EC Council of Ministers, in:
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/site/en/oj/2003/l_345/l_34520031231en01080111.pdf
42
La strategia dellUE per lAfrica, adottata nel 2005, delinea una cornice per lazione degli Stati membri
al fine di sostenere lAfrica nel raggiungimento degli obiettivi del millennio. Si veda: S.S. KINGAH, The
European Unions New Africa Strategy: Grounds for Cautious Optimism, in European Foreign Affairs
Review 11, 2006, pp. 527553,.
93
1. Rafforzare il dialogo sulle sfide della pace e della sicurezza: attraverso
incontri a vari livelli, con la partecipazione di diversi attori. Prevede anche
incontri tra il Consiglio di Pace e Sicurezza dellUnione Africane e il
Comitato Politico e di Sicurezza dellUnione Europea
2. Piena messa in opera dellarchitettura africana di pace e sicurezza:
riguarda lentrata in funzione del Continental Early Warning System,
dellAfrican Standy Force, nonch programmi di addestramento e scambi
di informazioni
3. Finanziamenti prevedibili per le operazioni di pace condotte dallAfrica:
includendo lAPF, ma anche la partecipazione di Nazioni Unite e G-8.
La strategia congiunta prevede incontri a livello ministeriale, tra le commissioni e
anche tra i parlamenti. Inoltre, una delegazione dellUA presente a Bruxelles, e una
delegazione dellUE presente ad Addis Abeba. Il primo piano dazione comprende il
biennio 2008-2010, quindi bisogner aspettare per vedere i frutti di questa nuova
partnership.
Sul piano esclusivamente economico, lUnione Europea probabilmente il partner
pi importante per lAfrica: infatti oltre ad essere il suo pi grande importatore, anche
il pi grande finanziatore dei programmi di sviluppo del continente. Questo tipo di
cooperazione tra lEuropa e lAfrica risale al 1964, anno della firma delle Convenzione
di Yaound, sostituita nel 1975 dalla Convenzione di Lom, che ha segnato la nascita
del gruppo di Stati dellAfrica, Caraibi e Pacifico (ACP) attraverso un piano di
finanziamento pi volte rinnovato. Nel 2000, si deciso di sostituire la Convenzione di
Lom con un programma pi ampio, rappresentato dallAccordo di Cotonou, strutturato
su un piano ventennale, e gi rinnovato una prima volta nel 2005. LAccordo si basa su
tre pilastri (cooperazione allo sviluppo, cooperazione economica e per il commercio,
dimensione politica) e il suo obiettivo primario la diminuzione della povert attraverso
lintegrazione dei paesi ACP nelleconomia mondiale. Lo strumento fondamentale per
tale scopo il Fondo Europeo per lo Sviluppo (FES), finanziato dagli Stati membri al di
fuori del budget delle Comunit Europee e istituito per un periodo di pi anni. Lattuale
fondo il decimo, e copre il periodo 2008-2013.

94
3 Le missioni ex art. 17 del TUE in Africa
Dal 2003, lUnione Europea ha gestito ventidue missioni, delle quali solo sei a
carattere esclusivamente militare: delle nove istituite nel continente africano, quattro
prevedono (o prevedevano) luso della forza. Le altre missioni sono per la maggioranza
operazioni di polizia o operazioni di sostegno alla riforma del settore della sicurezza,
che possono prolungarsi anche diversi anni. Queste lelenco delle missioni UE
completate e in corso in Africa:
! EU Suppor to AMIS (2005-2006)
! EU Police Mission in Kinshasa (EUROPOL Kinshasa) (2005-2007)
! EUFOR RD Congo (2006)
! EU Military Operation in the Democratic Republic of Congo (Artemis)
(2003)
! EU military operation to contribute to the deterrence, prevention and
repression of acts of piracy and armed robbery off the Somali coast (EU
NAV FOR Somalia) (dal 2008)
! EU mission in support of Security Sector Reform in Guinea-Bissau (EU
SSR Guinea Bissau) (dal 2008)
! EUFOR Tchad/RCA (dal 2008)
! EUPOL RD Congo (dal 2007)
! EU security sector reform mission in the Democratic Republic of the
Congo (EUSEC RD Congo) (dal 2005)
Di seguito, saranno analizzate solamente le missioni di mantenimento della pace
in corso, ossia la EUFOR Tchad/RCA e la NAV FOR Somalia.

EUFOR Tchad/RCA
Con la risoluzione 1769 (2007), istituente lUNAMID, il Consiglio di Sicurezza
esprimeva al Segretario Generale la sua disponibilit nel supportare eventuali missioni
multidimensionali nellest del Chad e nel nord della Repubblica Centrafricana, per
migliorare la sicurezza dei civili in queste aree. Linvito stato prontamente raccolto dal
Consiglio dellUnione Europea, che si detto disponibile al dispiegamento di
unoperazione militare per supportare la missione ONU. Il Consiglio di Sicurezza ha
quindi autorizzato con la risoluzione 1778 del 25 settembre del 2007 linvio della
95
missione civile MINURCAT e, ai sensi del Capitolo VII della Carta, linvio di
contingenti militari dellUE, con il seguente mandato:
! Contribuire alla protezione di civili in pericolo, particolarmente i rifugiati
e gli sfollati
! Facilitare laccesso degli aiuti umanitari e la libert di movimento degli
operatori umanitari, contribuendo alla creazione di sicurezza nella zona
! Contribuire a proteggere il personale, le strutture, le installazioni e gli
equipaggiamenti delle Nazioni Unite, e assicurare la sicurezza e la libert
di movimento del personale delle Nazioni Unite e associati.
Per eseguire tali compiti, loperazione dellUE autorizzata ad usare tutti i mezzi
necessari, ed il mandato ha la durata di 12 mesi.
In base allart. 14 del TUE, il Consiglio dellUE ha istituito lEUFOR Tchad/RCA
con lazione congiunta 2007/677/CFSP del 15 ottobre 2007
43
. Il Consiglio affida al
COPS la responsabilit del controllo politico e della direzione strategica della missione
secondo lart. 25, e ricorda che poich la missione ha implicazioni militari deve essere
finanziata dagli Stati membri attraverso lAthena (art. 28.3). Il Comitato Militare
invece responsabile delloperazioni militari della missione. In seguito allapprovazione
del piano operativo e delle regole di ingaggio, la missione stata ufficialmente avviata
il 28 gennaio 2008 con la decisione del Consiglio 2008/101/CFSP
44
. LUnione Europea
ha poi stretto una serie di accordi con il Chad e la Repubblica Centrafricana sullo status
delle truppe UE, con il Cameroon per il transito di tali truppe, e con Albania, Croazia e
Russia per la loro partecipazione alla missione.
La missione ha raggiunto la sua capacit operativa iniziale il 15 marzo del 2008, e
ha continuato il suo dispiegamento fino alla raggiunta della piena operativit il 15
settembre del 2008, che comprende 3400 truppe provenienti da 25 Stati europei diversi.
Alla fine del suo mandato il 15 marzo 2009 (12 mesi dopo la capacit operativa
iniziale), lEUFOR sar sostituita da una componente militare della MINURCAT,
secondo quanto auspicato dal Consiglio dellUE e secondo quanto deciso dal Consiglio
di Sicurezza con la risoluzione 1834 (2008).

43
2007/677/CFSP, in:
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/site/en/oj/2007/l_279/l_27920071023en00210024.pdf
44
2008/101/CFSP, in:
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2008:034:0039:0039:EN:PDF
96
EU NAVFOR Somalia Operazione ATALANTA
In seguito ai gravi atti di pirateria sempre pi frequenti al largo della Somalia, il
Consiglio di Sicurezza, riconoscendo tali atti come minaccia alla pace in base al
Capitolo VII, ha deciso di incoraggiare gli Stati e le organizzazioni regionali disponibili
a coordinare gli sforzi per combattere la pirateria, autorizzandoli ad entrare nelle acque
territoriali della Somalia e ad usare ogni mezzo necessario per reprimere tali atti
45
.
LUnione Europea ha deciso con lazione comune 2008/749/CFSP di prendere parte
allimpegno sollecitato dal Consiglio di Sicurezza, prima con unazione di
coordinamento militare attraverso una cellula di coordinamento (EU NAVCO) a
Bruxelles
46
, e in seguito con lazione comune 2008/851/CFSP attraverso listituzione di
una missione militare, denominata Operazione Atalanta
47
. Il mandato assegnatole da
questultima prevede:
! Fornire protezione alle navi del World Food Programme, incluso con la
presenza a bordo delle navi di unit armate dellAtalanta, in particolare
durante lattraversamento delle acque territoriali
! Fornire protezione, basata su una valutazione caso per caso, alle navi
mercantili mentre attraversano le aree dove dispiegata loperazione
! Monitorare le aree al largo della costa somala, incluse le acque territoriali
della Somalia, nelle quali ci sono pericoli per le attivit marittime,
soprattutto per il traffico
! Prendere tutte le misure necessarie, incluso luso della forza, per
scoraggiare, prevenire, e intervenire per fermare gli atti di pirateria e di
rapine armate che possono essere commessi nellarea di interesse
! Arrestare, detenere e trasferire persone che hanno commesso, o sono
sospettate di aver commesso, atti di pirateria e rapine armate nellarea di
interesse e prendere in custodia la nave dei pirati o dei rapinatori o la nave
catturata a seguito di un atto di pirateria o di rapina armata che sia nelle
mani dei pirati, cos come i beni presenti a bordo.

45
Si vedano le risoluzioni 1814 (2008) e 1816 (2008).
46
2008/749/CFSP, in:
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2008:252:0039:0042:EN:PDF
47
2008/851/CFSP, in:
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2008:301:0033:0037:EN:PDF
97
! Fare da intermediario tra le organizzazioni e le entit, come tra gli Stati,
che operano nella regione per combattere gli atti di pirateria e di rapina
armata a largo delle coste della Somalia, in particolare con la forza
marittima Combined Task Force 150, che opera nella cornice
dellOperazione Enduring Freedom.
Come per lEUFOR Tchad/RCA, la direzione strategica e il comando politico
sono affidati al COPS, mentre il Comitato Militare ha le responsabilit delle operazioni
militari. Visto che si tratta di una missione con implicazioni militari o di difesa, il
finanziamento sar a carico del meccanismo ATHENA. Loperazione stata avviata
dalla decisione del Consiglio 2008/918/CFSP l8 dicembre 2008
48
.
La missione ha raggiunto la sua capacit operativa iniziale il 13 dicembre 2008, e
il suo mandato ha durata di 12 mesi. Si tratta della prima missione marittima intrapresa
dellUnione Europea.


48
2008/918/CFSP, in:
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2008:330:0019:0020:EN:PDF
99
CONSIDERAZIONI FINALI

LUnione Africana rappresenta la speranza dellAfrica verso il cambiamento, la
stabilit, la pace, e lintegrazione del continente nel quadro delleconomia mondiale.
LOrganizzazione dellUnit Africana ha lasciato in eredit moltissime questioni aperte,
ma anche quarantanni di esperienza che hanno inevitabilmente condizionato la nascita
e la struttura della nuovo ente continentale: unoccasione, dunque, per correggere anche
gli errori del passato.
Lapproccio proposto dallUnione Africana senzaltro in linea con i tempi,
perch pi ampio, comprensivo, elaborato e integrante, per richiede unenormit di
risorse per lattuazione. LUnione Africana pu rappresentare un grande passo in avanti,
pur senza dimenticare che gli ostacoli e le sfide verso la stabilit richiedono tempo e un
impegno consapevole e duraturo da parte di tutti gli attori in vista di un loro
superamento.
Vero che sar possibile mettere alla prova larchitettura di pace e sicurezza
africana solo quando entreranno in funzione tutti i suoi meccanismi. Se da un lato
lAfrican Standby Force e il Continental Early Warning System lasciano sperare in una
risposta rapida e concreta alle crisi, dallaltro la difficolt della loro messa in atto ispira
una certa diffidenza. La preoccupazione per dirlo in altre parole che il sistema resti
monco o che comunque non lavori al massimo delle sue potenzialit, restando
incompleto come successo al Capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite. Da questo
punto di vista, saranno di importanza vitale la volont degli Stati membri dellUA e il
sostegno della comunit internazionale, a livello finanziario come logistico.
Rimangono da chiarire alcuni punti, come, ad esempio, il meccanismo per le
decisioni da adottarsi in base allart. 4 (h) e (j) riguardanti lintervento in uno Stato
membro. Non infatti specificato come tali decisioni vadano prese: lintervento
dellUnione Africana nelle Comore si pu giustificare in base allart. 4(j)? A mio modo
di vedere, lintervento non rientra, infatti, nellart.4 (h), poich non si tratta di gravi
circostanze quali crimini di guerra o genocidio. Lart. 4 (j), invece, fa per lappunto
riferimento allintervento su richiesta di un membro per ristabilire la pace e la sicurezza:
tuttavia nella decisione dellAssemblea non v alcun richiamo a nessun articolo, n
tantomeno si fa riferimento a nessuna richiesta particolare del governo delle Comore.
100
Tale richiesta potrebbe forse essere considerata implicita, dato il consenso espresso per
il dispiegamento della missione MAES che ha operato nei mesi precedenti
allintervento, ci nonostante questo appare, a mio parere, una forzatura. Come si vede,
non v chiarezza riguardo loperativizzazione di alcuni aspetti dellarchitettura di pace
e sicurezza, anche su questioni, come queste, di importanza fondamentale.
Un altro punto di forza che pu trasformarsi in un punto debole rappresentato
dalla cooperazione tra lUA e i RECs. fondamentale che le risorse non vadano
sprecate a causa di un coordinamento inefficiente, specialmente considerando che alcuni
meccanismi regionali hanno gi acquisito esperienze importanti nel campo del
mantenimento della pace, in cooperazione anche con le Nazioni Unite. Ancora una
volta, la prova del nove rappresentante dallesperienza dellAfrican Stanby Force,
poich si prevede che proprio i RECs possano costituire le brigate regionali messe a
disposizione del Consiglio di Pace e Sicurezza.
La Nazioni Unite, lUnione Europea, e molti altri attori della comunit
internazionale (Stati inclusi) sono e saranno indispensabili per la riuscita dei progetti
africani. Sebbene lidea basilare sia quella di fornire soluzioni africane ai problemi
africani, c anzitutto bisogno di contribuire allistituzione di strumenti efficienti
tramite cui lAfrica possa gestire i suoi problemi. Le Nazioni Unite si stanno
ampiamente adoperando nel campo del mantenimento della pace attraverso il sostegno e
il dispiegamento di peace support operations, nonch attraverso le agenzie
specializzate. Ancora una volta, bisogna allora sottolineare che il coordinamento tra
lorganizzazione mondiale e lUnione Africana sar tanto pi indispensabile, sia per
mantenere un legittimo ordine nelle relazioni internazionali che per la migliore gestione
delle risorse. LUnione Europea, per parte sua, ha avviato programmi di lungo termine
soprattutto in ambito economico, strettamente collegati agli ambiti di pace e sicurezza e
di good governance, senza rinunciare, al contempo, ad impegni militari contenuti.
LUnione Africana deve pertanto muoversi su tre diversi piani intersecati tra loro per
raggiungere lefficienza: il mantenimento della pace (o pi in generale il piano di pace e
sicurezza), la good governance e leconomia. Per questa ragione, larchitettura di pace e
sicurezza destinata a non avere futuro se verranno trascurate le dimensioni civili,
politiche e economiche nei progetti a lungo termine. Programmi come il NEPAD o la
partnership con lUnione Europea sono dunque essenziali al raggiungimento
101
dellindipendenza se cos vogliamo dire del continente.
Resta infine da sottolineare che ad avere la responsabilit primaria per il
funzionamento dellarchitettura sono gli Stati membri dellUnione Africana. Daltronde,
sono stati loro a deciderne la struttura e adesso sono loro a doverla attuare. A questo
proposito risulta per difficile pensare che vi sia una volont sincera da parte di Stati
come il Sudan o la Repubblica Democratica del Congo, che sono teatri di alcune delle
tragedie pi terribile della storia mondiale. Come stato illustrato nellintroduzione e
nel primo capitolo, gli Stati africani sono ancora lontani, per la maggior parte dei casi,
dal dimostrare la maturit necessaria per gestire la situazione di caos e violenze presenti
nel continente.
Bisogna quindi augurarsi che i leader africani si rendano conto, anche attraverso
programmi come il African Peer Review Mechanism
1
e programmi che vincolano gli
aiuti alla good governance, che lindipendenza del continente africano dipende
dallapporto di ogni singolo Stato che lo compone, in un contesto di solidariet e
cooperazione. Al di l di ogni aspetto materiale ed economico, essenziale la volont di
chi prende le decisioni. La storia insegna: le Nazioni Unite hanno inventato il peace
keeping solo in base alla volont di far fronte alle necessit, poich nella Carta nulla si
dice espressamente a riguardo. Senza la volont di far funzionare larchitettura africana
per la pace e la sicurezza, lUnione Africana potrebbe apparire una macchina senza
carburante. Ma se, invece, si concretizzer la volont per avviare e continuare a
sostenere questo importante e imponente progetto, lAfrica potrebbe ritenere di aver
imboccato la giusta direzione in vista della pacificazione duratura.


1
LAfrican Peer Review Mechanism uno strumento ad accesso volontario per il monitoraggio della
conformit dei governi africani ai valori e agli standard di good governance, includendo lambito politico
ed economico. LAPRM contenuto nel quadro del NEPAD (New Partnership for Africas Development)
103
BIBLIOGRAFIA

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107
RINGRAZIAMENTI



Questa tesi ha significato per me mesi di lavoro e di sudori. Per tutte le persone che mi
sono intorno, ha significato mesi di pazienza, e per questo devo ringraziarle tutte.
Innanzitutto i ringraziamenti accademici: un grazie sincero alla professoressa Cristiana
Fioravanti che mi ha seguito per tutto il lavoro, facendomi capire ed imparare lezioni che vanno
oltre la stesura di una tesi. Un ringraziamento speciale lo devo a Len, consulente prezioso e
indispensabile.
Sul piano personale, ci sono veramente tante persone che devo ringraziare. Partiamo dai
guasconi, ossia Mara, Riki, Carol e Stany: senza di loro Padova sarebbe insopportabile, e la mia
vita molto pi noiosa e vuota. Grazie a tutti gli altri padovani, di nascita e di adozione: Alice,
Ilenia, Elena Mamba, Francesco, Carlo, Laura e ai compagni di universit (troppi per citarli, ma
ricordiamo Andrea ed Elena per farli felici). Un grazie a Picci, che tra altissimi e bassissimi mi
ha accompagnato durante i miei primi tre anni di universit. Salendo sui monti, ringrazio la mia
squadra di calcio, in cui da pi di 10 anni mi sento come in famiglia, e che ho dovuto trascurare
parecchio per colpa di questa tesi. Quindi grazie al capitano Clod, a Lara, Mara (best friend!),
Vero, Chiara, Ambra, Sari, Dag, Giulia e a tutte le altre. Grazie a tutti i miei amici di Cortina:
Andy, Mario, Giacomo, Cristiano, Francesco e tutti gli altri. Voglio ringraziare anche gli amici
che ho conosciuto in Erasmus, perch stata unesperienza che ha fortemente segnato la mia
vita, e loro resteranno per sempre nel mio cuore. Ovviamente, un ringraziamento di cuore va
alla mia famiglia: a mamma e pap, a mio fratello Luca e alle mie sorelle Stanilla e Matilde,
sempre uniti nonostante le difficolt e le distanze. Infine, un grazie particolare, davvero
particolare, va ad Elena, per avermi dato la possibilit di starle accanto e la forza e la voglia di
vivere.
Grazie a tutti quelli che mi sono stati accanto, oggi e ieri, perch dentro questo lavoro ci
sono io, e quello che sono io dipende anche da quello che mi avete dato voi. Grazie per esserci,
grazie di esistere, grazie per la pazienza.

Livestrong.
uuja Lucheschi
Lauiea Tiiennale in Scienze Politiche e Relazioni Inteinazionali
guja.lucheschigmail.com
http:eiasmusing.blogspot.comptesi-unione-afiicana.html


Citazione:
L0CBESCBI, uuja. L'0nione Afiicana e il suo iuolo pei il mantenimento e il
iistabilimento uella pace. Tesi ui lauiea tiiennale in Scienze Politiche e Relazioni
Inteinazionali, 0niveisit uegli Stuui ui Pauova, a.a. 2uu82uu9.