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Expo, i tempi dei cantieri e quelli della giustizia

Erano passati meno di sei mesi dalla firma del primo protocollo di legalit per tutelare Expo 2015 dagli appetiti delle organizzazioni criminali che gi una prima societ si era vista esclusa dagli appalti. Il sindaco Giuliano Pisapia, che quel protocollo aveva fortemente voluto dopo aver dotato, a ottobre, il Comune di una propria Commissione antimafia, non nascondeva la propria soddisfazione: I controlli funzionano. Cos marted di protocolli ne sono stati siglati altri tre, per la linea 5 del metr, la Tangenziale esterna e il nuovo raccordo con la A8. Il sindaco si detto certo che a Milano la mafia non riuscir a infiltrarsi nei lavori dellEsposizione. E il Prefetto, Gian Valerio Lombardi gli ha dato sostegno con i numeri: 13 i sopralluoghi nei cantieri delle opere connesse a Expo, 5 i provvedimenti interdittivi per sospetto di infiltrazioni, 10 le informative sulle aziende. Dei protocolli di legalit, per, il procuratore antimafia Pietro Grasso ha parlato come di strumenti necessari, ma non sufficienti. E, infatti, gi se ne colgono le prime incrinature. La Elios srl unazienda piacentina che opera nel settore delle bonifiche. Per questo, la Cmc di Ravenna dopo aver vinto il primo appalto di Expo per la rimozione delle interferenze, ne aveva fatto la capofila di un consorzio di imprese cui erano stati affidati in subappalto lavori per un valore complessivo di 15 milioni di euro. Ma dalla Prefettura, come prevedono i protocolli, era giunta a Expo una segnalazione nella quale la societ aveva ravvisato elementi suscettibili di valutazione sotto il profilo dei requisiti soggettivi dellimpresa subappaltatrice e tali da pregiudicare il rapporto tra Expo 2015 e limpresa revocandole lappalto. Si era, infatti, scoperto che la Elios era indagata, con altre 15 societ, dalla procura di Novara per inquinamento ambientale. Comera prevedibile lazienda ricorre al Tar e i giudici amministrativi le danno ragione con una motivazione che parla di palese difetto di motivazione. La Elios, infatti, sottoposta a indagini che non si sono per ancora concluse, anzi era uscita da tre inchieste precedenti , lultima delle quali della procura di Pavia proprio il giorno prima della revoca dellappalto. Ora Expo ricorrer al Consiglio di Stato, la Elios chieder i danni e, fra qualche anno, si scoprir chi aveva ragione. Quel che conta, per, che il meccanismo dei controlli si subito inceppato, e che nel riavviarlo bisogner tenere conto dei tempi strettissimi concessi ai lavori di Expo. Perch per uscire dallindagine di Pavia, la Elios ci ha messo due anni e linchiesta di Novara stata avviata solo nel marzo scorso; se poi si arrivasse a un rinvio a giudizio prima di leggere una sentenza definitiva bisogner attendere 660 giorni nel penale e 1144 nel civile.

Lasincronia dei tempi dei cantieri e di quelli della giustizia non potrebbe essere pi evidente ed singolare che si firmi oggi un protocollo di legalit per la M5 quando i cantieri sono aperti da mesi. Senza dimenticare che lo strumento finalizzato al contrasto delle infiltrazioni della criminalit organizzata e non, come nel caso della Elios, dellinquinamento ambientale (che pure gli investigatori considerano una classico veicolo di infiltrazione) e neanche della corruzione come si sospetta per il Consorzio Stabile Litta e la Testa Battista. Tutto sarebbe pi semplice se in Prefettura, come aveva annunciato tre anni fa lallora ministro Roberto Maroni, si fossero redatte le cosiddette white list delle aziende con le carte in regola per partecipare agli appalti. Secondo Antonio Lareno responsabile Expo della Cgil avrebbero chiesto di esservi iscritte poco meno di 200 aziende, ma in quella lista, per il momento, ce ne sarebbero solo sei. E un lavoro davvero duro quello che attende Giovanni Maria Flick come sub-commissario del sindaco costretto a combattere sul doppio fronte della criminalit e delle burocrazie. E un lavoro da fare in fretta, forse troppo in fretta. (la Repubblica Milano, 3 agosto 2012)