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DEDICA: a te, persona cara, con la speranza che la lettura non tannoi troppo e ti renda partecipe di questa importante

stagione della vita. La mia vita tra le badanti Premessa La mia vita tra le badanti iniziata dopo lictus che ha colpito mia madre sette anni fa. Alle loro persone alle volte ho girato intorno facendo la gincana, in altri momenti invece mi sono avvicinata, ascoltandole e rilassandomi un po come si fa affacciati ad un balcone o seduti su una panchina ai giardini. Per la privacy ho cambiato i loro nomi ed in parte anche i fatti che le riguardano. Cronistoria di unesperienza tuttora in corso 4 Giugno di qualche anno fa, ore 14.00 circa. Un luned. Tornata da scuola, pranzo e poi vado a riposare in camera mia. Il caldo e la stanchezza di fine anno scolastico mi fanno appisolare. Di l a poco un paio di urla, che ho ancora stampate nelle orecchie, mi fanno sobbalzare. Mia madre mi chiama in suo soccorso. In soggiorno la trovo stesa a terra, caduta sul fianco sinistro. Confusa, spaventata, si lamenta. Qualcosa di simile era successo sei mesi prima quando aveva perso momentaneamente la prensione della mano sinistra. Episodio breve e lieve quello, presto superato. Quella volta si era trattato, in termini medici, di una TIA: attacco ischemico transitorio. Successivamente mia madre ha iniziato a prendere lAspirinetta come cura preventiva, ma evidentemente questa non bastata. Ora la situazione si presenta molto pi grave. 1

Colpita da emiparesi, non muove pi gli arti del lato sinistro del corpo e non riesce ad alzarsi da terra. La aiuto facendole sollevare il busto e cos seduta a terra la faccio appoggiare con un cuscino alla gamba del tavolo Le palpo braccia e gambe, mani e piedi. La parte sinistra del corpo non risponde alle sollecitazioni. Ictus la parola che mi attraversa la mente come una scarica elettrica. Sei mesi prima lo stesso termine era stato solo nominato, allontanato con sollievo come uno spauracchio. Primo pomeriggio di luned 4 giugno 2001: mia madre ottantenne, ma con lenergia di una ventenne, si ritrova improvvisamente invalida, svuotata della sue forze. Le dico di non preoccuparsi, che tutto si risolver per il meglio, ma che, porca miseria, questa volta pi grave perch una gamba ed un braccio non si muovono pi e perci bisogna andare in Ospedale. Farfuglio mentalmente una preghiera per farmi forza e chiamo il 118. Nellattesa dellambulanza mia madre che appare rintronata, con un fil di voce mi chiede di toglierle i bigodini e di pettinarla. Lamor proprio non lha perso e questo pensiero mi rincuora. Al mattino si era lavata i capelli e li aveva messi in piega. Solo la sera prima era tornata da una gita a Mondov. Anche quel luned mi aveva preparato il pranzo, io lavevo trovato pronto, come di consueto. Avevamo parlato, mi aveva raccontato della bella gita e anche del freddo che aveva preso scendendo a visitare una grotta. Forse lumidit le stata fatale. Poi mentre me ne sto sul mio letto a riposare, lei si siede a riordinare i depliant del viaggio. Dal tavolo scivola per terra trascinandoseli dietro con la tovaglia. Arriva lambulanza, la sirena trapassa lanima. Non posso salire con lei e la vedo partire. Preparo il borsone delle cose necessarie. Sicuramente mi dimenticher qualcosa e cerco di stare calma per non cacciare dentro la roba alla rinfusa. Con la mia auto mi dirigo al pronto soccorso del Policlinico, me la immagino terrorizzata, ma poi penso che star pregando, la fede infatti lha sempre sostenuta. 2

Nella sala dattesa del pronto soccorso aspetto a lungo prima di poterla rivedere. Laddetta allo sportello mi dice che quando sar il momento mi chiamer. Passano almeno due ore e intanto io, sempre pi in ansia, mi faccio presente allo sportello pi volte ricevendo sempre la stessa risposta. Poi una signora spunta da dietro un tendone verde chiedendo di me. Mi faccio avanti e la seguo. Mia madre l dietro stesa su un lettino, uno di una lunga fila. E stata lei a cercarmi e a farmi chiamare. La signora gentile la moglie del paziente steso sul lettino vicino a quello di mia mamma. Quel tendone verde ci ha separato per interminabili minuti. Bastava spostarlo. Perch limpiegata non mi ha detto che potevo raggiungere mia madre come avevano gi fatto i parenti degli altri infortunati? Mi sono risposta che forse al mio arrivo c stato il cambio del personale e a me capitata una persona non informata. Sono ormai le 18.00. Mia madre stesa senza scarpe con i calzini neri di cotone a cannette da uomo, perch lei calza il 41. Io le sto vicino, laccarezzo e spesso le chiedo di provare a muovere piede e mano paralizzati. Del piede muove lalluce appena, della mano solleva di poco il dito indice. Sono piccoli segnali che per ci fanno ben sperare. E sotto flebo. Immagino glielabbiano attaccata subito. La signora gentile, che era gi l al suo ingresso, me lo conferma. La sostanza iniettata con la flebo importante, blocca il processo di deterioramento. In reparto, Clinica IV primo piano stanza n 9, arriviamo alle ore ventidue. Qualche parola, una rapida anamnesi a cui collaboro con facilit perch mia madre, porca miseria, ha sempre avuto una salute di ferro e lIctus confermato dalla Dottoressa che la prende in cura. Le sistemo le cose nellarmadietto e sul comodino. Dorme profondamente, forse a causa dello stress e dei farmaci. La lascio. Tornata a casa telefono ai miei fratelli e ad una cugina per informarli e perch, a loro volta, informino gli altri parenti.

La quotidianit Il primo problema per me come arrivare alla fine dellanno scolastico. Si tratta di giugno, esami di licenza inclusi, barcamenandomi tra ospedale, scuola e casa. Mi propongo di occupare il resto dellestate dedicandomi alla salute della mamma a tempo pieno. Ma adesso devo concludere la scuola. Il fatto che in ospedale la mamma sia accudita certamente una risorsa. Per questo mese per ci sar il problema del pranzo e della cena, infatti per i miei impegni di lavoro non sempre potr essere presente per aiutarla. Mi serve una mano e i parenti si attivano. Non mi sfiora ancora lontanamente lidea di ricorrere a personale ausiliario. Il nome badante poi appartiene ad un altro pianeta Ci vuole pazienza: ho limpressione di vivere in un eterno presente che non mi consente di pensare, forse neanche di riflettere, cio di ripensare a ci che succede. Quando arrivo a sera, a casa, sono stanchissima e ossessionata dallo squillo del telefono: c sempre un familiare che vuole notizie. Io ho poco tempo perch devo lavare la biancheria, stirare quella del giorno precedente, mangiare, lavarmi e andare a dormire presto perch il giorno dopo devo star bene Comincio perci a staccare la cornetta del telefono che cos risulta sempre occupato. Alluscita dallospedale quasi ogni sera comincio ad andare a cena da qualche parente; sto poco con loro, mangio e scappo, ma la loro vicinanza un vero conforto. Un pensiero per comincia a farsi strada: E se non dovessi farcela? Ce la faccio, ce la sto facendo e tutto sommato senza troppa angoscia. Ho una strategia che mi aiuta a star su: come se in me ci fossero due persone, una che si d da fare ed una che guarda. Lenergia, la lucidit viene da quella che guarda. Sto vivendo come in un film.

Incontri ravvicinati Le prime badanti mi compaiono di fronte quando mia madre, dimessa dalla clinica a fine giugno, viene spostata in un secondo ospedale per la riabilitazione. Dalla camera singola , bianca e silenziosa, passa ad una stanzona con sei letti. Gli spazi si animano di presenze vocianti e colorate. Ora luglio ed io sono in ospedale praticamente a tempo pieno: dalle sette del mattino alle sette di sera Trafelata, grondante sudore, stretta in una camicetta di stoffa sintetica, si toglie frettolosamente la borsa che tiene a tracolla, mette un cerchiello ai capelli per tenerli pi in ordine. La prima badante che mi capita di osservare si scusa con la paziente anziana che la sta aspettando da pi di unora: ha fatto tardi per il traffico, stata chiamata per unurgenza da unaltra parte. Prende il catino, la spugna e, sempre con fare rapido e deciso, spoglia la signora e comincia a lavarla. Non si guarda intorno, tutta concentrata su ci che sta facendo. Forse non alza gli occhi perch dai presenti si aspetta sguardi di disappunto o poco amichevoli. La signora che viene accudita si lamenta un poco, ma poi smette sospirando. La badante rallenta i movimenti; ha recuperato un podel tempo perduto. Mi guarda e le sorrido. E Russa e con lItaliano se la cava abbastanza bene. Segue diverse pazienti, tutte in ospedale. Mi chiede se ho bisogno per la mamma, ma io rispondo che sono in ferie e perci posso arrangiarmi. Questa badante piuttosto robusta, con la faccia tonda, sulla quarantina. Ce n unaltra, allapparenza neanche ventenne, che chiama padrona la sua signora e che questa, a sua volta, chiama bambina tanto giovane e graziosa. Di Italiano conosce quattro parole in croce. Ha due treccine bionde attorcigliate sopra alle orecchie che fanno venire in mente la favola di Hansel e Gretel. E sempre gentile e sorridente. La padrona stata infortunata al femore e ora, gi operata, nella fase della riabilitazione; ogni mattina, quando la giovane badante arriva , la sua signora le chiede di lavarla ed asciugarla con espressioni buffissime del tipo: Adesso lavami bene il visetto, le manine, il culetto. Anche mia mamma sorride stupita e divertita. 5

La padrona ha una figlia dallaria snob prossima alla partenza per Honolulu che quando viene a trovarla le fa il conto alla rovescia per prepararla mentalmente al distacco. Lultima versione la seguente: La badante ti accompagner a casa una volta dimessa e star con te per un altro mesetto. Per passare il tempo, visto che col caldo in citt c poco da muoversi, vi ho procurato tante videocassette, praticamente una cineteca. E cos padrona e bambinapotranno guardare due film al giorno passandosela alla meno peggio. Una mattina la bambina arriva trasformata tanto che al primo momento non la riconosciamo: ha i capelli sciolti, allaltezza delle spalle con frangetta. Anche i vestiti sono pi moderni; ha assunto unaria pi spigliata. Chiss che le sar successo di bello. La signora Mariuccia di Vigonza, cardiopatica invalida sopravvissuta allictus come mia mamma e sua vicina di letto, quando la paziente padrona e relativa figlia escono in corridoio, mi guarda e fa le sue battute pungenti in dialetto veneto. I schei no conta gnente se manca lafeto. I fa soo spusa soto l naso; mi go a me Mirella e to mama ga ti , questi xe tesori!. La figlia della signora Mariuccia lavora in fabbrica e pu venirla a trovare solo alla sera. Arriva sulle 19.00 e aiuta la madre a lavarsi. Io penso che la mia pi fortunata perch pu essere lavata alla mattina e non solo: lavata e aiutata alloccorrenza. Al mattino accompagno in bagno mia madre abbastanza prestino, sulle sette e mezza, per evitare la coda ai lavandini. A quellora per troviamo il personale delle pulizie, tutto femminile, che indossa grembiuli e cuffie color verde. Molte sono le straniere dellEst e le Africane. Dopo aver pulito i Servizi entrano nelle stanze. Vengo cos a sapere che le pulizie sono affidate a Cooperative come la preparazione dei pasti. Assisto alle loro operazioni e spesso anche agli alterchi quasi sempre dovuti a chi tra loro ha funzioni di responsabilit e controllo: in questo caso si tratta di donne italiane che vedo anche atteggiarsi in modo duro e autoritario. Una di queste arriva a dire: Stai attenta che ti faccio fare la fine della tua amica che ha perso il posto!. 6

Da piccola leggevo lenciclopedia Vita meravigliosa ed unillustrazione mostrava la costruzione delle piramidi ad opera dei poveri Ebrei che venivano fustigati dai sorveglianti aguzzini Egiziani, a servizio pure loro, perch producessero di pi rimanendo in soggezione. Lassociazione di questa immagine insomma mi fa pensare che anche qui in ospedale c una guerra tra poveri, magari con povert diverse, ma sempre povert. La riabilitazione La palestra per la fisioterapia al piano terra. Vi accompagno mia madre al mattino alle 8.30. Dopo le terapie, che durano circa venti minuti, ci fermiamo gi perch mia mamma gi pronta e sistemata dal mattino presto e quindi non occorre che io la riporti in reparto. Al piano terra ci sono due giardini, anzi due chiostri essendo la struttura un ex convento; il pi grande cementato e non un gran che, mentre il pi piccolo, meno frequentato, un angolo verde non troppo curato con piante e fiori. Ci fermiamo l. Ascoltiamo una radiolina, parliamo un po, facciamo i cruciverba, mangiamo le pesche e le albicocche che compro la sera tornando a casa. Il programma radiofonico Radio a colori di Oliviero Bea che tanto lappassionava (quando tornavo da scuola me lo raccontava sempre), ora non la interessa pi. Questo uno dei segnali del suo malessere insieme ad altri che ogni giorno mi sorprendono dolorosamente. Mia madre parla poco e solo di s, preoccupata di fare bene per guarire presto. Il medico fisiatra allinizio del ciclo di terapie mi apre gli occhi con tatto e sincerit: le prospettive sono di un discreto recupero della funzionalit degli arti, accompagnato per dalla mancanza di autosufficienza per le difficolt nell organizzazione spazio-temporale e nella coordinazione motoria. Lesperienza insegna e lui finora di casi cos ne ha visti a centinaia. 7

Dice che mia madre fortunata ad avere una figlia che vive con lei, perch dora in poi non sar pi in grado di arrangiarsi da sola. Il mese che trascorriamo in questo ospedale meno duro di quanto si possa immaginare per la presenza dei parenti che ogni giorno passano a salutarci e a tenerci un podi compagnia. Al mattino vengono preferibilmente i miei fratelli con i cognati, spesso anche accompagnati da qualcuno dei figli. La nipote Laura un mattino ci viene incontro ridendo. A mia insaputa da lontano mi guardava trafficare con il braccio sinistro della nonna: laiutavo a circondurlo e, secondo la mia osservatrice, lo avrei fatto roteare tanto da sembrare unelica in volo. Sono grata soprattutto a mia cugina Anna, figlia di una sorella della mamma, che, brava per pazienza e competenza, ogni giorno dedica a sua zia un podi tempo perch si eserciti nel camminare. La sua presenza mi trasmette coraggio ed ottimismo. Si rivolge a lei con naturalezza, come niente fosse, tanto da far pensare che tutto rientri nella pi normale delle situazioni. Ed anchio inizio a pensare che tutto ci sia normale. Gli incidenti, i dolori nella vita sono da mettere in conto, anche se vorremmo allontanarli il pi possibile. Nel lungo corridoio che porta alla palestra e che si pu percorrere avanti e indietro, un corrimano fissato alla parete offre una certa sicurezza nella deambulazione e la possibilit di un esercizio davvero efficace. Cos mia madre fa progressi. A pranzo, che la mamma consuma in soggiorno con gli altri pazienti, troviamo puntualmente gi al suo posto il signor Giuseppe che viaggia in carrozzina, ma che come per la mamma deve essere spinto perch non si sa arrangiare. Quando arriva il pasto tutto contento, mangia con appetito e non fa che ringraziare; tutto diverso dalla mamma priva di mimica che mentre mangia non alza gli occhi dal piatto. Si chiude in se stessa: ancora spaventata e la depressione prende terreno. Giuseppe ha laria di chi nella vita ha stentato molto per tirare avanti ed ora, che viene nutrito ed accudito, crede di vivere in un sogno. I suoi occhi chiari, come quelli di un bambino esprimono meraviglia o forse incredulit. 8

Di volta in volta noi parenti degli ospiti ci attiviamo a turno per accompagnarlo in camera. Quando mi muovo anchio per questa piccola cortesia, mi accorgo che la sua stanza porta i numeri 15-18.come la grande guerra! Anche il Caso rende onore a questo piccolo grande uomo. La signora Mariuccia, compagna di stanza sulla settantina, non scende mai nel chiostro-giardino ma solo per andare in palestra accompagnata dallinfermiera. Peccato perch simpatica e di compagnia. In reparto vicina di letto ad una paziente abbastanza giovane con emiparesi destra e priva di parola. Cerca di farla reagire parlandole frequentemente e aggiungendo spiritosaggini. Per esempio le prospetta, a guarigione avvenuta, di organizzare una festa con un allegro can-can coinvolgendoci tutti: parenti, infermieri, fisioterapisti e medici. Alle sette di sera nelle camere i pazienti sono gi a nanna. Prima di salutare mia madre recito qualche preghiera con lei e le signore presenti. Quando viene dimessa dallospedale Mariuccia lascia in ricordo a mia madre una invocazione alla Madonna: Ave Maria purissima, splendido giglio del paradiso. Da mia madre se ne porta via questaltra: Signore ci mettiamo nelle tue mani, tienici stretti fino a domani. Per un paio danni le telefoniamo per gli auguri di Natale e Pasqua. Cos ci informa che, non potendo pi fare le scale, ha traslocato al pianterreno della sua casa di campagna, portandosi la camera in cucina. Poi pi nulla. Forse nel frattempo mancata. E passato qualche anno ormai, ma alla sera ancora adesso, nel momento della buona notte, ricordiamo Mariuccia con la sua preghiera.

Ripresa Torniamo a casa a fine agosto. A settembre non rientro a scuola e prendo un mese di aspettativa. Sono stanca e inoltre non dormo perch la mamma ha il sonno alquanto disturbato, mi chiama, agitata, disorientata e crede di essere ancora in Ospedale. Una notte dice: Per favore sono una bambina, raccoglietemi. Unaltra volta: Sono la signora Anna Maria e io: Tua figlia, piacere!. Delle situazioni che sto vivendo, tanto vere quanto paradossali, mi capita spesso di sorridere e penso: Ci sarebbe da scrivere un libro. Mia sorella, gi insegnante di educazione fisica, viene regolarmente il mercoled mattina e stimola la mamma con esercizi che laiutano a tonificare la muscolatura e a muovere le mani. In una scatola teniamo un podi oggetti scelti per sviluppare la manipolazione e la coordinazione oculo-manuale: palline da stringere, asole da abbottonare, cordicelle da annodare, barattoli con i coperchi da svitare. Con largilla facciamo perle e collane. Qualche volta, invece del pongo, manipoliamo patate lesse e farina per preparare gli gnocchi. Procuro un fisioterapista a domicilio: la ginnastica, che sempre stata la passione della mamma, la impegna e laiuta a reagire. Il mese passa e la mamma recupera la sensibilit e la motilit degli arti, ma impacciata e confusa come se, della sua motilit, non sapesse che farne. Nel camminare le manca lequilibrio ed ha bisogno, oltre che del bastone, del mio braccio. Con le mani riesce a fare poco e col tempo far sempre meno. Il medico aggiunge un altro mese al mio permesso scolastico e intanto comincio a cercare e ad incontrare potenziali aiuti: le badanti. Ci siamo! Non stato facile neppure pensarlo. Noi che non abbiamo mai avuto colf per casa, neppure ad ore, ci ritroviamo, come dice il famoso proverbio, a far di necessit virt. Nella ricerca mi rivolgo allassistente sociale del Comune di residenza la quale mi indica il Centro di Aiuto alla Vita attivo nel paese come possibile fonte a cui fanno riferimento i lavoratori in cerca di impiego. Dal Centro ho un paio di nominativi e prenoto i colloqui. 10

La prima signora originaria del sud Italia, disponibile ad un servizio di assistenza ad ore. La riceviamo a casa e, mi spiace dirlo, ne ho subito una brutta impressione. Ha le dita color marrone a causa della nicotina, cio una fumatrice incallita. Allodore mi sembra che sappia da vino. Mi d una disponibilit oraria diversa da quella che le chiedo, azzardando anche una critica nei miei confronti per quella che secondo lei una mia rigidit. Tutto ci mi scoraggia e ci lasciamo allistante senza tanti preamboli. La seconda signora marocchina, residente con la famiglia in un paese non troppo vicino al nostro. Cosa che mi sembra gi un possibile ostacolo. Ma non sono io a decidere per il no, sar la mamma. Questa signora, musulmana, non porta chador ma una cascata di capelli neri che le fa da secondo vestito. Ci salutiamo restando daccordo per una mia eventuale telefonata. Appena esce dalla porta la mamma mi dice di vedere gi quei capelli nella tazza del cafflatte E questa battuta oltre ad illuminarmi sul suo parere negativo, mi ricorda in modo consolante che non ha perso il temperamento spiritoso, sua caratteristica naturale e bella risorsa nella malattia. Unamica della mamma di l a pochi giorni ci presenta un parrocchiano che conosce una badante ucraina. Si chiama Tatiana, sulla trentina. Fissiamo lappuntamento per il giorno dopo. Alla mamma piace, infatti dopo il nostro colloquio la prende sotto braccio e la porta in camera a vedere le foto dei suoi cari. Questo un bel gesto che mette subito Tatiana a suo agio. Quando ci lasciamo con la prospettiva della mia eventuale telefonata, la mamma mi dice che Tatiana come una delle nostre, nel senso che non ha una capigliatura esagerata. Davvero rimasta impressionata dai lunghi capelli della signora marocchina. Tatiana diversamente non li ha troppo lunghi, appena sopra le spalle. Tatiana prende servizio il 6 novembre del 2001. Ha un contratto di 25 ore settimanali. Praticamente sta con mia madre mentre io sono al lavoro, a fare la spesa e qualche commissione. 11

Quando ne ho bisogno disponibile per qualche ora di straordinario. Mia madre in quel periodo, nonostante la sindrome depressiva subentrata allinvalidit, dedica alla parola ed allascolto tempi apprezzabili. Essendo stata maestra nella scuola elementare, fa esercitare la badante con brevi dettati dal contenuto semplice e comprensibile riferito ad episodi di vita o a fatti di cronaca quotidiana. Per mia madre un buon esercizio che laiuta a rinverdire la memoria ed a sentirsi utile. Per Tatiana un modo altrettanto utile per far passare il tempo e per migliorare il suo Italiano. Prendo ed apro il quaderno dei dettati. Ogni dettato occupa dalla mezza facciata alle due pagine. Ci sono delle correzioni e alla fine c sempre un Brava scritto dalla mamma di suo pugno. Il quaderno non sempre datato, ma lultimo scritto risale al 17 giugno 2003. Non so spiegarmi il motivo dellinterruzione, a quel tempo non ricordo di averne parlato con loro. Lispirazione si esaurita o forse anche Tatiana si stancata di esercitarsi dal momento che gli errori di ortografia col passare del tempo si sono diradati fino a scomparire. Tatiana alloggia presso un signore di mezza et, certo signor Pietro, che vive con la madre molto anziana ed acciaccata. Solo un anno prima era al mondo anche il padre. Entrambi sono stati accuditi da Tatiana per almeno cinque anni. Alla morte del vecchio signore Tatiana vuole guadagnare qualcosa: praticamente finora ha svolto il lavoro di badante a tempo pieno ottenendo in cambio solo il vitto e lalloggio. Ora che fa la badante per mia madre, pu pagare lospitalit del signor Pietro, oltre che con qualche lavoretto domestico, anche con un po di affitto. La madre di Pietro accudita da unaltra badante che come Tatiana in precedenza riceve in cambio vitto ed alloggio. Il pensiero di aver sollevato un po le sorti di Tatiana ci rincuora. Quando la mettiamo in regola pagandole tutti i contributi Tatiana prende coscienza di essere stata sfruttata e decide di lasciare lalloggio di Pietro. 12

Si sposta a casa di Silvio, amico del parrocchiano che ce lha presentata, e l rimane in affitto fino a quando incontra luomo della sua vita. Si chiama Andrea, italiano, precisamente veneto; un buon ragazzo, fa il muratore. Lavora per unimpresa in citt. Ogni mattina si alza presto e col suo motorino raggiunge il posto di lavoro. Dopo un paio di mesi lui e Tatiana decidono di andare ad abitare insieme. Tatiana sembra felice di questa soluzione. Grazie a mia madre, che qui in paese ha guadagnato qualche buona amicizia, gli innamorati trovano un appartamentino per un prezzo equo nei pressi della nostra abitazione. Ci fa star bene il pensiero che Tatiana abbia potuto migliorare ancora la sua situazione. Mia mamma allepoca ancora abbastanza in gamba e grintosa: esce per la passeggiata al mattino ed al pomeriggio appoggiandosi al bastone con la mano destra e con quella sinistra al braccio della badante; trecento metri circa andata e ritorno. La sua situazione di salute stazionaria. Non ha pressione alta, non ha dolori di alcun tipo, il cuore funziona regolarmente. Per me personalmente invece si sta mettendo male: faccio lo slalom tra gli impegni di scuola, di casa e le commissioni varie, spesa compresa. Ma tengo duro. Poi una mattina succede qualcosa di grave e determinante. Il 14 gennaio 2003 la mamma esce con la badante per la consueta passeggiata, perde lequilibrio e cade per le scale: frattura scomposta del femore sinistro. Rivivo quei momenti vivi e brucianti come quelli del suo ictus. Accade mentre sono a scuola. La scuola vicina, cinque minuti a piedi. Mi trovo l perch ho chiesto lutilizzazione per il sostegno. Le colleghe del gruppo con cui condivido lesperienza lavorativa sono molto comprensive e disponibili. Ho appena messo piede nellatrio delledificio scolastico, quando squilla il cellulare: una vicina di casa mi avverte che la mamma caduta per le scale ed ha molti dolori. Le colleghe mi vedono impallidire, mi ascoltano e subito mi esortano a scappare a casa: l a scuola sono pronte a sostituirmi loro. 13

A casa, che raggiungo di volata, trovo la mamma seduta in poltrona. Se muove la gamba le fa tanto male e se lo dice lei, che sopporta il trapano del dentista senza anestesia, c da crederci. Chiamo il 118. Anche questa volta lambulanza a sirene spiegate e intanto rincuoro la badante che, giustamente, si sente responsabile dellaccaduto. Ma infondo non mi sento arrabbiata con lei perch poteva capitare anche a me. Quel mattino la mamma ha perso lequilibrio ed caduta fratturandosi il femore sinistro. Magari se Tatiana le fosse stata pi vicina sarebbe riuscita a tenerla in piedi. Quello che non doveva succedere assolutamente invece riguarda il seguito e cio che fosse spostata cos da farla camminare su per le scale. Questa sbadataggine, commessa da Tatiana assieme alla vicina accorsa in aiuto se pur a fin di bene, ha ulteriormente peggiorato la situazione. Al pronto soccorso del paese le fanno subito la radiografia e la ricoverano in attesa delloperazione. A questo punto Tatiana scoppia in pianto. A posteriori ho pensato che oltre al dispiacere per la mamma e per me, al senso di colpa per non aver evitato lincidente, si aggiunge forse una nera paura: quella che io la licenzi. Spontaneamente non sono sfiorata da questultimo pensiero, avanzato invece da parenti e conoscenti. In ospedale persino una badante russa me lo chiede con unespressione negli occhi che sembra dire: So che lo farai!. Quando le dico che non ci penso nemmeno, rimane sorpresa e sorride annuendo in segno di approvazione. Sono i discorsi degli altri che mi fanno riflettere seriamente sul fatto che la caduta di mia madre era evitabile ed frutto principalmente della mia cecit, del non voler vedere la sua gravit, la sua precariet motoria e cos di non aver preso tutte le precauzioni necessarie, come ad es. non aver raccomandato a Tatiana di starle pi vicina e di sorreggerla. Eppure non mi sento di colpevolizzarmi totalmente, infatti nessun fisioterapista mi ha mai detto ci che invece mi dir dopo loperazione al femore e dopo le terapie che la rimetteranno in piedi: che nel fare le scale 14

Bisogna starle davanti quando scende e dietro quando sale e se invece molto impaurita e insicura bisogna starle a fianco e sostenerla. Dopo loperazione mi lasciano entrare nel reparto rianimazione dove la mamma collegata a diverse macchine e su di uno schermo visualizzata la sua frequenza cardiaca. Ha gli occhi chiusi, mi avvicino, la bacio e le dico che tutto andato bene, che sono qui vicina a lei con mio fratello che in verit aspetta fuori perch lasciano entrare solo un familiare. Lei non risponde, ma sempre con gli occhi chiusi muove le labbra sorridendo: mi ha sentito e riconosciuta. Il giorno dopo ritorna nella stanza della degenza e mi sorprende la numerosit dei drenaggi che le escono dalle ferite e che penzolano dal suo letto riempiendo le sacche in cui colano sangue e siero. Questa immagine mi sconvolge e solo in quel momento ho la percezione reale dellimportanza delloperazione che ha da poco superato. Per la prima volta provo per mia madre una pena ed un affetto infiniti, quasi fosse mia figlia e finalmente riesco a piangere. Dopo quindici giorni viene spostata nel reparto riabilitazione della stessa struttura. Il fisiatra responsabile del reparto, capelli impomatati alla Rodolfo Valentino, entra nella stanza, si siede sportivamente sul tavolino e annuncia a mia madre senza mezzi termini che non camminer pi. La prospettiva nefasta perch il femore fratturato, ed ora sostituito da una protesi in titanio, quello della gamba sinistra gi compromessa dalla paresi. Mia madre ribatte prontamente: Preferisco morire. Per nostra consolazione so che di l a pochi secondi non ricorder pi nulla. La natura aiuta anche nella malattia. La sua memoria a brevissimo termine, comunque la sofferenza seguita alla comunicazione del medico reale e genera quella sua frase disperata. Il fisiatra invece, privo di umanit, non consapevole di ci che dice e mi chiedo come possa essere tanto sprovveduto. Se alle persone dei pazienti riservasse un po dellattenzione che dedica ai suoi capelli, certo farebbe meno danni. 15

Pi tardi faccio presente a questo dottore che mia madre c rimasta malissimo, poteva parlarle in altro modo tenendo conto anche del fatto che in cura antidepressiva. Lui mi risponde che quando comunica con un paziente non sa con chi parla. Argomentazione che dal mio punto di vista non merita una risposta, piuttosto meriterebbe uno sputo in faccia. Ma non conviene: mia madre in ostaggio. Meglio un silenzioso Va allinferno! Che sia il contatto col dolore a disumanizzare? Se cos , dopo un certo tempo bisogna cambiare lavoro. Un cambiamento Mia madre torna a casa dopo un mese di degenza. La fisioterapia d discreti risultati, non le toglie per la paura di cadere che la rende dipendente in modo definitivo dal braccio di un accompagnatore. Le sue passeggiate riprendono ma si accorciano considerevolmente: prima la mta era la ballerina, la bella statua del parco situato alla fine di un lungo viale; ora la prima panchina che incontra a pochi metri da casa. Lorario di Tatiana ancora di 25 ore settimanali ed io sono sempre di corsa. Dopo quattro anni di questa vita mi rendo conto che sto pagando molto anche in termini economici per troppo poco in cambio. Non ho mai una serata libera, per andare a mangiare una pizza chiedo qualche volta a mio fratello di stare a casa un paio dore dopo aver messo a letto la mamma. Finalmente mi decido: propongo a Tatiana laumento delle ore di servizio. Mille euro mensili dalle nove del mattino alle sette di sera compresa qualche ora extra per le riunioni scolastiche ed eventuali brevi uscite serali. A scuola non mi occupano le prime ore se lo chiedo, perci posso aspettare larrivo della badante. Per Tatiana sabato pomeriggio, domenica e luned mattina liberi. Il pranzo compreso nel contratto ed anche le cene se torno a casa pi tardi. 16

E settembre. Comincia un nuovo anno scolastico. Questa volta non ho pi la scuola vicino a casa ma in un paese distante sette km e mal servito con i mezzi pubblici, perci, per risparmiare tempo, ci vado in auto. Non ho pi chiesto lutilizzazione come insegnante di sostegno, rinunciando cos alla comodit della scuola a cinque minuti di cammino, perch sono satura di. pannoloni. A casa pannoloni, a scuola pannoloni: la gravit, la perdita o la mancanza delle autonomie di base. Sono sempre a contatto con lhandicap e la situazione comincia a pesarmi. Da qui la decisione di ritornare allinsegnamento normale. Penso quindi che la nuova soluzione oraria possa essere lideale per tutte: per noi e per la badante; Tatiana accetta volentieri, invece gi dopo un paio di settimane comincio a notare qualcosa di anomalo. Quando arriva da me, soprattutto allinizio settimana, emana un cattivo odore. Successivamente, a distanza di qualche giorno, le capita di vomitare un paio di volte. Un luned di fine settembre, primo pomeriggio, la sto aspettando per potermi muovere. Mi telefona allultimo momento chiedendomi se posso lasciarla libera perch a casa ha una visita inaspettata di parenti. Con tutta la comprensione quel giorno non mi proprio possibile: devo andare a ritirare lauto allofficina e tornare a casa al pi presto perch una collega mi passer a prendere per andare insieme ad una riunione scolastica. Per farla completa, piove a dirotto. Tatiana, che abita a due passi, arriva trafelata in ciabatte, sotto la pioggia senza ombrello. Come se non bastasse esce di corsa perch ricorda di non aver spento le luci di casa sua e non vuole che il suo compagno, tornando la sera dal lavoro, le trovi accese come gi successo. Scappa fuori che io sono appena uscita per ritirare lauto. Quando torno di l a venti minuti la trovo sotto la pioggia davanti al nostro portone che suona il campanello di casa: penso perci che debba essere impazzita. 17

Mia madre a letto con le spondine sollevate per non cadere di sotto, Tatiana mi ha visto andar via e mi chiedo a chi allora stia suonando e perch. Uscendo ha dimenticato le nostre chiavi (e va bene, anche questo pu succedere), ma se suona lo sapr che mia madre non pu aprirle e anzi sar tutta agitata per gli squilli di campanello! Finalmente la guardo e la vedo davvero: ha bevuto, puzza di vino che d il volta stomaco. Visto il suo stato pietoso le dico di tornare a casa sua (quello che mi aveva chiesto); telefono alla mia collega e a scuola. Per quel giorno me ne resto a casa grazie alla legge 104 che mi concede congedo per lassistenza al genitore invalido. In seguito a questo episodio, che io ritengo gravissimo, ho una discussione con Tatiana. Lei riconosce di aver ecceduto nel bere a causa di una festa di compleanno tra amiche ucraine culminata in una bevuta esagerata. Io le faccio presente che non la prima volta che arriva che sa di vino; giurerei che abbia bevuto troppo altre volte. Lei mi risponde che il luned mattina si trova spesso con qualche amica e cos parlando e mangiando insieme ci scappa qualche bicchiere. Allora penso che approfitti dellassenza del moroso italiano per qualche spazio di amicizia ucraina e si lasci troppo andare. Dopo questepisodio per qualche mese non succede pi nulla di preoccupante. Le raccomando di presentarsi al lavoro sobria e riposata per la responsabilit che ha nei confronti di una persona dipendente in tutto da lei. E questo ritornello da me lo sente spesso ai fine settimana al momento di salutarci. Poi in aprile succede ancora un episodio spiacevole analogo al precedente ed io non me la sento pi di darle fiducia. Fosse solo una questione personale, potrei provare ancora, ma sono preoccupata per lincolumit della mamma; non posso rischiare per lei. Comunico a Tatiana il proposito di licenziarla e, subito dopo, lintenzione di prendere una badante fissa che, vitto e alloggio inclusi, mi coster allincirca il suo stipendio. 18

A Tatiana, se la pu aiutare a coprire lincidente, va comoda la mia decisione di cambiare rapporto di lavoro: lei ha il suo uomo, la sua abitazione e non pu accettare un lavoro che la tenga fuori casa anche la notte. Tatiana, dispiaciuta, se laspettava. Chiudiamo il rapporto con i quindici giorni di preavviso, il pagamento delle ferie e della liquidazione. Mi spiace sia andata cos. Tatiana ha conosciuto la mamma, dopo gli eventi traumatici dellictus e della frattura del femore, nei suoi momenti peggiori e insieme migliori. Peggiori dal punto di vista psicologico per lansia, la paura, la preoccupazione di non essere mai adeguata che ci trasmetteva continuamente e che nei primi quattro anni arrivavano a punte esagerate. Migliori dal punto di vista fisico per lenergia, la voglia di reagire, di camminare che soprattutto nei primi tempi rendeva mia mamma battagliera instancabile. Due passeggiate al giorno: mattina e pomeriggio: il percorso via via sempre pi lento e pi corto. In prospettiva se Tatiana avesse resistito avrebbe lavorato meno. Oggi la mamma esce solo in sedia a rotelle. Sono passati per sette anni. Tatiana ha un figlio in Ucraina di ventanni; lo ha lasciato ai nonni, i suoi genitori, quando era un bambino di nove anni. Il suo ex marito, sposato ancora giovanissima come si usa da quelle parti, lha lasciata per unaltra donna dopo un anno di matrimonio. Emigrando ha cercato di rifarsi una vita, lavorando e mandando denaro ai suoi. Al suo arrivo qui in Italia ne ha passate di crude e di cotte. Intanto per uscire dal suo Paese ha pagato un permesso turistico che le costato il valore di duemila euro. E arrivata con un paio di valige di cartone dopo un viaggio rocambolesco durato parecchi giorni. Il primo lavoro stato durissimo perch i suoi datori non avevano molta pazienza con la lingua; lei infatti non sapeva e non capiva una parola di Italiano; le ripetevano le cose con un tono sempre pi forte e spazientito fino allurlo, quasi fosse sorda. Dopo qualche tempo ha incontrato un Italiano, ma di unaltra regione, che le ha fatto credere di essere innamorato e soprattutto libero affettivamente. 19

Ha convissuto per un po con questo individuo, che quando si stufato di lei, le ha rivelato di essere sposato e di avere tre figli Si sentita abbindolata e stupida. Successivamente stata in affitto da un anziano che si ubriacava e perdeva le staffe mancandole di rispetto. Per ultimo il datore di lavoro che la ospitava in cambio della cura dei genitori, il signor Pietro, dopo qualche tempo che Tatiana lavorava da noi, si suicidato perch sofferente di depressione. A quanto pare a questo signore non mancavano i mezzi: aveva pi appartamenti, oltre alla sua bella casa di campagna in cui risiedeva. Aveva fatto un matrimonio finito male, se cos si pu dire, cio con una separazione. I soldi non sono tutto nella vita, servono ma non sono tutto. Anche questo fatto ha procurato a Tatiana una grossa sofferenza. Tatiana ha retto da noi per quattro anni e mezzo godendo, oltre alle festivit di diritto, del suo mese di ferie estive. La prima volta che potuta tornare in Ucraina, al ritorno dal viaggio, ci ha portato dei bei regalini caratteristici: un centrino, delle tovagliette per la prima colazione, un orologio luminoso. A proposito dei suoi doni, un Natale ci ha regalato un presepe a forma di sfera, con tanto di carillon e faville di neve. Poi lha rotto lei facendo le pulizie: la sfera caduta a terra frantumandosi in mille pezzi. Per la mamma la perdita di Tatiana sicuramente una sofferenza. Mi accorgo di quanto le sia affezionata gi nel primo periodo durante il ricovero per la frattura del femore. La vede arrivare ed il suo sguardo si illumina. Forse le vuole bene come ad una figlia; lha scelta lei anche per laspetto fisico. Tatiana bella, alta, con una figura snella ed un bel viso, occhi verdi e capelli castano chiari. Un giorno, tornando dalla passeggiata, mi dice che le piace uscire con Tatiana perch vedendole insieme la gente pu pensare : Che bella figlia ha questa signora!. Al che mi viene da ridere per la sua candida sincerit: se questo un complimento per Tatiana, per me non si pu dire altrettanto! 20

E ricordo un fatto lontanissimo nel tempo, praticamente dinfanzia: ho sui 12 anni, tarda estate ed indosso un vestito blu profilato di rosso. Mia madre, che me lha appena comprato in una svendita, mi guarda poco convinta e dice che non mi sta bene. Poi commenta, rivolgendosi a mia sorella pi grande di me, che bisogna essere belli per poter portare un vestito cos. Al che io mi stupisco e le chiedo come mai allora non mi possa star bene. Ribatte in tono scherzoso: Perch? Forse credi di essere bella?. Ci resto male e lei, vista la mia delusione, mi assicura che sono carina. Mia madre aveva ragione e poi anche fossi stata bellissima, conoscendola, non me lavrebbe mai detto per non farmi insuperbire. Dopo qualche mese che Tatiana non lavorava pi da noi la incontro casualmente. Facciamo due parole: si rammarica di non essere pi con mia madre, ora ha un lavoro pi impegnativo, meno remunerativo e neppure la domenica libera. Mi colpisce la sua sincerit, la sua umilt nel riconoscerlo e nel comunicarmelo.

21 Nuove presenze

Veronica Tatiana ha retto quattro anni e mezzo. Nonostante le condizioni non sfavorevoli, mi chiedo se si possa andare oltre con un lavoro di questo tipo e senza una formazione specifica. Vedremo ora come andr con Veronica che mi stata segnalata da unamica. Le vacanze di Pasqua serviranno al nuovo rodaggio. Veronica una giovane di origine moldava. Ha un diploma di parrucchiera, a casa i suoi lavano il bucato con una macchina antenata della lavatrice: una specie di piccola betoniera che si fa girare a forza di braccia. E venuta qui in Italia chiamata da una parente, brava badante. Chiss che la bravura sia stampata nel DNA familiare, il nostro pensiero. La giovane Veronica ha laspetto di una ragazza moderna. Dovendo convivere in tre le faccio presente che il suo lavoro di badante consister nellaccudire mia madre e nello stirare, mentre per gli altri lavori (pulizia, spesa, cucina) le dar una mano consistente. Veronica si augura che la sua presenza non mi sia di intralcio ed io capisco che probabilmente mi sta dicendo in modo indiretto di non essere invadente. Il nostro appartamento non troppo spazioso ma ciascuna di noi ha la sua camera ed essendoci due bagni uno riservato a lei. Veronica molto attenta agli aspetti amministrativi relativi al suo contratto lavorativo ed io penso che quello che giusto giusto. Sono convinta che se una persona si sente rispettata nei suoi diritti, possa poi essere in grado di svolgere in modo preciso i suoi doveri. Accanto alla voglia di far bene da lei dichiarata e che sicuramente le fa onore, bisogna per mettere in conto la sua la giovane et: 25 anni e la sua sostanziale inesperienza che non le consente di immaginare perfettamente ci che laspetta, la possibilit di conseguenza che non possa reggere a lungo. 22 Le propongo perci un contratto di lavoro a tempo indeterminato, ma con la prospettiva di rimanere da noi almeno un paio danni.

Inizia a met aprile, ma il suo rapporto ha un rapido epilogo; morale della favola: dopo un mese e mezzo, precisamente a fine maggio, lei a rinunciare al lavoro. Tra la sua assunzione e lautolicenziamento succedono alcuni fatti importanti: inizia a chiedermi delle ore pomeridiane per frequentare le lezioni di guida gi iniziate. Qui cominciano i primi problemi perch non sempre le sue esigenze coincidono con le mie disponibilit orarie. Comunque sempre si trovano dei reciproci aggiustamenti. Poi c un primo vero ostacolo per un sabato sera di libert. Veronica ha liberi per riposo la domenica ed il luned. Un venerd pomeriggio mi dice, come cosa gi decisa, che si prender il prossimo sabato sera per andare a trovare unamica che abita non troppo vicino: le hanno gi acquistato il biglietto del treno e la prenotazione del posto. A questo punto trovo che sia necessario farle un discorso chiaro rimettendo le cose al loro posto; la sua reazione, piuttosto infantile, mi preoccupa un po: gira le spalle, si chiude in camera e accende la radio a tutto volume. Chiss quante maledizioni mi star mandandopenso. Dopo un po torna in soggiorno e sembra che nulla sia successo; ci avr ripensato. Poi succede un fatto veramente grave e me lo racconter lei stessa: un mattino, mentre io sono al lavoro, mia madre apre la porta di casa ed esce da sola con il suo bastone, scende le scale e prova ad attraversare la strada. Per fortuna una negoziante la vede, la ferma e si mette a gridare. A questo punto arriva Veronica che recupera mia madre e la riporta a casa. Che faceva Veronica mentre mia madre se la svignava? Era in bagno, cos mi dice la badante. Ha una personalit molto forte: usa la tecnica dellattacco e mi rinfaccia di non averle fatto presente che la signora non affidabile. E la prima volta in verit che mia madre agisce cos ed lecito pensare che la sua fuga possa essere stata indotta da una sensazione di abbandono. Altra situazione paradossale 23 In tutti i casi ne parliamo e arriviamo alla soluzione che Veronica chiuder a chiave il portoncino di casa quando andr in bagno.

Il giorno dopo per la giovane badante d volontarie dimissioni: la notte porta consiglio. Il nostro rapporto non si conclude facilmente: nel momento delle pratiche per il licenziamento in Veronica scatta il sospetto di venire buggerata. Scanso equivoci la porto con me allUfficio Colf e Badanti del Sindacato e anche di fronte al nero su bianco dellincaricata interpreta i dati come a lei sfavorevoli. Quando la sindacalista le dice che per pagarle i giorni residui di giugno ha diviso limporto dellintera mensilit per ventisei giorni, cio senza le domeniche, per poi moltiplicare il risultato per il numero dei giorni lavorati, lei protesta pensando che le domeniche non le siano state pagate, mentre risulta esattamente il contrario. Non riusciremo a farglielo capire e continuer a protestare anche fuori dallUfficio. Spero che qualcuno successivamente, magari nella sua lingua, sia riuscito nellimpresa al posto nostro. Cos anche con Veronica non ci siamo lasciate troppo bene. Allinizio era bello, come con Tatiana. La loro verde et ci sollevava lo spirito ricordandoci le giovani nipoti spesso nostre ospiti in periodi in cui la salute era un bene spontaneamente godibile anche dalla mamma. La malattia crea molti ostacoli interrompendo il flusso spontaneo della vita. Le situazioni reali di difficolt mettono alla prova ed usurano. Per questo penso che anche le badanti si possano stancare, chi prima e chi dopo a seconda delle capacit di tenuta. Ricordando Veronica per porto con me anche una piacevole esperienza: da lei ho fatto in tempo ad imparare qualche espressione moldava. Italiano e Moldavo sono lingue neolatine, quindi hanno parole simili. Nel mese e mezzo trascorso insieme ne abbiamo avuto la prova concreta: qualche volta come passatempo ci siamo divertite a cercarle.

24 Alona

Attraverso lUfficio della Caritas contatto Alona, questa volta una signora rumena sulla quarantina. E particolarmente motivata a trovare lavoro perch in luglio le scadr il permesso di soggiorno e quindi ha bisogno di una continuit lavorativa per poterlo rinnovare. In citt ha un figlio gi grande che lavora per unimpresa di calzature. Vive non troppo lontano da noi in un appartamentino preso in affitto. I fine settimana li passa da lui, godendo del sabato pomeriggio e della domenica liberi. Alona si dichiara esperta: ha gi lavorato per qualche anno con anziani, anche in situazioni di salute pi gravi di mia madre. Mi sembra una persona decisa e rassicurante. Ma per esperienza il detto: La prima impressione quella che conta, non mi d alcun affidamento. Meglio quello evangelico: Gli alberi buoni si riconoscono dai frutti e per verificarlo occorre un po di tempo. Il tempo, anche in questo caso, non sar troppo lungo: un mese e mezzo. Giusto il periodo utile per il rinnovo del permesso di soggiorno Sicuramente la presenza di un familiare convivente, in questo caso della mia persona, rende la vita meno facile per alcune badanti: la presenza di un parente infatti invece di essere vissuta soprattutto come un aiuto, appare piuttosto come un controllo. Dai discorsi di Alona capisco che nel precedente lavoro godeva di maggiore solitudine operativa. Praticamente, pur vivendo in una famiglia, gestiva secondo i suoi orari il signore anziano che doveva seguire. La figlia di questo signore, uninsegnate come me, a suo dire era spesso fuori casa, anche di notte. La cosa pi difficile da accettare per Alona che mia madre si alzi presto al mattino: ore sette e trenta; in genere i signori assistiti, anche i pi arzilli, si svegliano sulle nove. Mia madre per abituata ad andare a dormire tra le diciannove e le venti e quindi, pur alzandosi di buon mattino, si fa a letto le sue dodici ore.

25 Questo orario se liberapresto la badante dal suo servizio alla sera,

la costringe per ad alzarsi almeno alle sette per potersi poi dedicare allassistita. Con Alona, agli inizi, sono sempre io la prima a raggiungere la cucina per preparare la colazione. Per lei lorario richiesto significa evidentemente una levataccia. Si capisce dal suo aspetto: si presenta in cucina dopo le sette pronta solo per mangiare; ha ancora il pigiama, non si ancora lavata e pettinata. Regolarmente mia madre viene alzata pi tardi. Perci ne riparliamo e Alona con fatica inizia a prendere il ritmo mattiniero. Bisogna capire la situazione di mia madre: per lei la vita diventata un peso, si fa fatica a farle passare il tempo: non sa pi leggere da sola, si pu leggerle qualcosa ma presto si stanca perch fa fatica a seguire i discorsi e lo stesso vale per la televisione che le interessa relativamente e le procura ansia; le piace ascoltare un po di musica ma anche questa per pochi minuti; riesce ancora a passeggiare un po, ma con fatica e con Alona accorcia i metri di passeggiata finendo col fare il giro della casa un paio di volte per poi risalire le scale con il fiatone. Per la depressione prende i farmaci che per non le fanno un gran che, o forse fanno quello che possono. Non abbiamo una terrazza vivibile, lestate si prospetta lunga ed impegnativa. Si aggiunga che con la bella stagione iniziano gli spettacoli musicali allaperto che impongono musica e rumori assordanti anche di notte. Pur chiudendo le finestre ed accendendo il condizionatore per non morire dal caldo, i rumori esagerati si sentono ugualmente e disturbano il sonno. Mia madre inizia a non dormire qualche notte ed Alona regolarmente non risponde e non si alza quando chiama. Ne riparliamo e la badante ancora sembra volersi adattare. Alona ha il suo carattere: gran chiacchierona ed impicciona. Si affaccia spesso al terrazzino per osservare la gente ed i movimenti dei vicini, cos un giorno si accorge che un signore che abita nel caseggiato di fronte nasconde la chiave di casa sotto allo zerbino, poi origliando viene a conoscere una quantit di notizie che di sera mi racconta; tutte cose a me ignote; proprio il caso di dire che non sa fare gli affari propri. 26

Una sera passa a prendermi unamica e lei, curiosa, si affaccia per vedere con chi esco. La cosa mi infastidisce. Infine il primo agosto del 2006 Alona scoppia: al mattino in cucina si mette a gridare che lei non ci sta, che allinizio non eravamo daccordo cos, che la situazione si sta mettendo male. Che la situazione generale della mamma cominci a peggiorare possibile e se vogliamo scontata, cio da mettere in conto; Alona dal canto suo si sta rivelando una persona insofferente. Reduce da tre anni di assistenza ad un malato di Altzheimer accompagnato fino alla fine della vita , avrebbe certo bisogno di un lungo periodo di vacanza, ma la scadenza del permesso di soggiorno non le impedisce di tornare in Romania in vacanza dal marito. In realt se fosse rimasta da me, ed eravamo daccordo, le avrei concesso come ferie gli ultimi 15 giorni di agosto se pur non ancora maturate. Il suo equilibrio improvvisamente crollato. Mancando il rapporto di fiducia, e creandomi pi problemi che altro, ci lasciamo rispettando le regole fino in fondo. Anche in questo caso tutte le pratiche passano per la supervisione del Sindacato. Alona non fa una piega e se ne va ringraziando. Limmagine piacevole che mi rimane del suo passaggio un suo racconto legato al lavoro svolto presso una famiglia romana residente in campagna. Al pomeriggio, destate, prepara la merenda ai bambini strofinando sulla fetta di pane casereccio un pomodoro maturo appena staccato dalla pianta, aggiunge un filo dolio doliva, un pizzico di sale ebuon appetito!

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Tamara Una conoscente mi raccomanda Tamara: unaltra badante rumena dellet di circa trentanni, gi a posto con il permesso di soggiorno. Ha assistito una sua parente con dedizione per circa quattro anni, anche in questo caso fino alla fine, con un lungo ultimo periodo trascorso in Ospedale. Conosciamo Tamara la prima domenica di agosto, di corporatura piccola e robusta, sorridente, un poimpacciata e allegra. In Romania ha qualche parente ma non sposata e non ha figli. Decidendo per questa nuova badante, dovremo aspettare tutto agosto perch ora occupata, sta supplendo infatti unamica in ferie. In settembre sar libera. La conoscente continua a decantarmi le sue belle qualit e mi lascio convincere. Aspettiamo e cos trascorro il mio periodo di vacanza puntando sulle mie forze e sullaiuto di mio fratello che sta con la mamma mentre io vado a fare la spesa. Il primo settembre Tamara prende servizio e di l a due giorni per me inizia la scuola, quindi prego Dio che vada tutto bene. La disponibilit e la serenit di Tamara sono consolanti e riprendo il lavoro con nuovo entusiasmo. La mamma accetta questa nuova presenza senza eclatanti manifestazioni, n in bene, n in male. Io per mi accorgo che al cambio di ogni badante il suo stato emotivo subisce un peggioramento: di fatto la si costringe a subire mutamenti che per una persona giovane possono essere piccola cosa, ma per una persona anziana e ammalata comportano certo molta fatica. Dire quanto questo sia anche benefico, perch stimolante, oppure solo stressante, difficile. Dal mio canto trovo una fonte di incoraggiamento nel pensiero che in una Casa di riposo starebbe peggio perch fuori dal suo ambiente e mi vedrebbe meno.

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Tamara ha una cugina che lavora a Verona come cameriera in un albergo; pur avendo la domenica ed il luned mattina liberi, qualche volta le lascio anche il sabato sera per andare a trovare la cugina con comodit Tamara ancora molto affezionata alla precedente signora che lei seguiva e che chiamava nonna. Con lei faceva delle belle chiacchierate. Con la mamma le chiacchiere non funzionano, in verit mia madre non ha mai avuto molta parlantina neanche prima della malattia. Amava ed ama soprattutto ascoltare. Tamara molto sensibile alla relazione ed interpreta come un dispetto la sua passivit. Faccio una certa fatica nel farle capire ci che significhi depressione, perch lei ha avuto a che fare con anziani fisicamente compromessi, ma sani dal punto di vista psichico. Dal mio lavoro scolastico di insegnante di sostegno ho imparato cose utili, soprattutto a non dar mai niente per scontato, cos cerco di mettermi nei panni di Tamara. Questo atteggiamento mi aiuta a reggere, cio a resistere alla fatica e agli imprevisti. Con Tamara devo stare attenta anche al mio umore, infatti se ho qualche pensiero che mi fa preoccupare, la mia mimica sempre troppo espressiva; se c qualcosa di storto me lo si legge in viso. Alle volte mi sento molto madre, anzi super madre come le Matrioske della Russia che, una dentro laltra, hanno grandi capacit comprensive. Sono madre per mia madre e sono madre per Tamara quando mi protendo pensando al loro benessere, sono madre per me stessa quando mi so guardare con occhi benevoli. Cos facendo ne ho un vantaggio diretto: il clima si rasserena e tutto diventa pi facile e vivibile, ed un vantaggio indiretto, perch mi esercito nellassumere le situazioni senza evitarle, dilatando i tempi della relazione. Il cuore si allarga, la mente amplia i suoi orizzonti, la pazienza cresce cos come il coraggio che poi posso trasmettere. Brevemente, insomma, divento pi forte.

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Tamara ha avuto uninfanzia durissima: levata alle quattro del mattino per vangare il campo e coltivare patate; con gli zoccoli i piedi sono sempre piagati e la terra penetra nelle ferite infettandole. Sua madre picchiata regolarmente dal marito in preda ai fumi dellalcool e lei fin da piccola si mette in mezzo ai genitori prendendosi la sua dose di botte quotidiane. I rapporti tra fratelli sono segnati dalla sofferenza che in questo caso genera meschinit e abbrutimento. Solo ora si fanno vivi, dopo molti anni, perch guadagna e sperano di spillarle un po di denaro. Con un coraggio da leoni la zia le rinfaccia il bene prodigato: invece di mandarla in orfanotrofio, alla morte della madre, lha tenuta a zappare. Sai che sforzo per la zia avere una serva da sfruttare in cambio di qualche patata! Ora Tamara per riconoscenza di tanto bene ricevuto dovrebbe mandare a questa donna i soldi che guadagna. Tamara generosa e spedisce ai parenti un regalino in segno di affetto, ma la prudenza le suggerisce di non scucirsi troppo; il suo sogno quello di tornare in Romania con un buon gruzzoletto per farsi una famiglia, questa volta tutta sua. Con un senso pratico disarmante mi confida che tornando potr trovare un vedovo con un paio di figli disposto a sposarla, infatti i suoi trentanni, secondo la sua teoria, sono troppi nel suo Paese per poter interessare ad un uomo ancora libero; le donne della sua et sono gi sposate da un pezzo ed hanno figli grandicelli. Non succede come da noi che a trentanni si pu indugiare senza troppi scrupoli di coscienza, vivendo ancora mantenuti dai genitori. Un giorno ci arriva dalla Questura una comunicazione che la riguarda: viene segnalato un errore nella registrazione del cognome, uno scambio di vocale, una o al posto di una u, nel permesso di soggiorno rinnovato da pochi mesi. Nel passaporto, che fa testo, il cognome invece scritto correttamente. Questa incompatibilit va eliminata al pi presto. Tamara deve perci recarsi presso lAmbasciata Rumena a Milano dove le verr consegnato un documento correttivo.

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Decidiamo che il suo viaggio a Milano coincida con il mio giorno settimanale libero dagli impegni scolastici. Tamara parte di buon mattino e, sbrigate le pratiche, torna a casa in tarda serata. Per il ritiro del documento provvede una nostra parente che risiede a Milano tramite delega. Dopo un quindicina di giorni ci arriva il documento per posta, ma con nostra spiacevole sorpresa notiamo che c un nuovo errore: altro scambio di lettera nel cognome. Ne consegue un altro viaggio di Tamara a Milano, naturalmente nel mio giorno libero. Meno male che allAmbasciata parlano il Rumeno e possono capirsi bene Quanta burocrazia, quanto tempo e denaro sciupati, quante code agli sportelli e quanto stress negli Uffici dei Patronati e dei Sindacati per le pratiche di rito. E per farla completa ci mancavano anche le complicazioni nelle Ambasciate. Per le pratiche burocratiche del contratto, anche per Tamara mi sono affidata ad un Sindacato ed occasionalmente ad un Patronato. Esoprattutto alla porta dei Patronati che si raccolgono, e in momenti caldi si affollano, i cittadini stranieri distinguibili in Comunitari ed Extracomunitari. In una di queste interminabili code mi si avvicina un lavoratore marocchino, esprimendosi in cattivo Italiano, che mi chiede il motivo della mia attesa. Gli spiego di essere l per una badante che per istinto di riservatezza, mentendogli, definisco Moldava . Questuomo ha laria decisa e alla mia risposta sembra folgorato da unidea luminosa; con aria di complicit mi chiede ben 13.000 euro in cambio di unassunzione sicura. Mi rendo conto allora che ha capito molto poco di quel che gli ho detto, pensa cio che sia io laspirante badante. Una cosa per lha afferrata al volo: mentre una Rumena, anche se non ancora in regola, non pi clandestina grazie allingresso della Romania in Europa, una Moldava irregolare non pu essere che una clandestina, perci disposta a pagare bene per un contratto di lavoro. 31

Sono questi i momenti in cui mi chiedo che cosa io ci stia a fare in posti cos. Mi d fastidio la ressa, il respiro, lodore di questa gente cos diversa da me che accumula sudore e stanchezza e allora mi dico che questo un banco di prova per le belle idee di fraternit e solidariet che credo di possedere e che solo nella realt si possono esercitare. Potrei mandare Tamara a fare la fila, ma se possibile preferisco farla io, sicuramente si risparmia tempo e fatica. Tamara mi racconta molto della sua vita in Romania, dei momenti pi sereni legati alle festivit in cui tutti hanno un ruolo specifico nella preparazione del pranzo, meno frugale del solito, dei semplici addobbi e regali. I piatti tradizionali della cucina rumena, quelli pi elaborati, vengono gustati dalla povera gente solo nelle grandi occasioni, cos come il pane fatto in casa. Per loccasione speciale infatti sostituisce la polenta. Tamara qui da noi non sembra gradire particolarmente alcuni cibi come il pesce e la pasta. E rimasta legata ai gusti essenziali della sua terra. Ama soprattutto patate e cipolle, verdure che mangerebbe anche a colazione. Questa preferenza alquanto selettiva nei cibi mi sembra quasi una forma di fedelt alle sue radici che nasce dal bisogno di conservare lidentit anche nelle manifestazioni della rinuncia. Tamara insomma non apprezza la cucina mediterranea. Nel cucinare, e per esperienza non sono mai stata una cuoca, divento la chef di casa. Ho il vantaggio di non sfigurare e posso anche far credere di essere esperta! Da Tamara imparo a preparare qualcosa di caratteristico: linsalata russa che in Romania arricchita dal wurstel. Tamara mi osserva in cucina ed impara a sua volta, ma non credo che una volta ritornata in Patria, riproporr i miei piatti. Comunque scrive un diario sul quale annota sempre qualcosa, forse anche le ricette, ma penso soprattutto le sue memorie per i figli futuri. E la prima tra le nostre badanti che si presta a leggere per mia madre senza lasciarsi scoraggiare dalla pronuncia approssimativa e dalle difficolt di comprensione che sono comunque comuni ad entrambe. 32

Ogni mattina apre il libro dalla copertina rilegata in rosso: la gloriosa Antologia della Scuola Magistrale frequentata da mia mamma negli anni Quaranta. Il linguaggio poetico particolarmente ostico ed impegnativo, ma Tamara si cimenta con coraggio e legge rapida come un treno. Di tanto in tanto mia madre coglie un termine al volo pronunciato in modo quasi giusto e corregge la lettrice precisando la pronuncia. Tutto ci mi arriva mentre sono in camera mia e cos, senza sembrare indiscreta posso ridere silenziosamente. Il libro rosso diventato una risorsa preziosa per comunicare; aprirlo significa per mia madre aprire finestre su un mondo a lei caro, fatto di affetti e ricordi che le trasmettono la sorprendente e piacevole sensazione di essere viva. Ama soprattutto le poesie di cui riconosce ed apprezza il ritmo musicale e le immagini evocatrici. Forse ricorda anche la sua giovinezza, la sua aula scolastica, il banco dove sedeva, le compagne, gli insegnanti, volti e voci. Spesso mi ritrovo anchio a leggere i soliti testi, quelli a cui particolarmente affezionata e che, come le favole per una bambina, lei chiede di ascoltare pi volte. Mi succede poi che durante il giorno, in auto, per la strada, a letto, mi tornino alla mente incisi dei testi poetici che ossessivamente, come una musica troppo ascoltata, mi martellano la testa. Poesie poco attuali tornano cos alla ribalta e penso che i loro Autori, disturbati nel sonno eterno, saranno i primi a stupirsene. Tamara da qualche mese mi ha comunicato il proposito di ritornare definitivamente in Romania per investire i risparmi nellacquisto di un appartamentino prima che i prezzi lievitino troppo. Ma non lei sola a fare programmi: lultima estate trascorsa prima della sua assunzione tra caldo, suono, anzi rumore delle serate musicali e mancanza di verde accessibile, mi fa decidere per un cambio di casa. So che mi aspetter per questo un periodo particolarmente impegnativo, ma la forza della disperazione mi spinge a non esitare. Le operazioni di compravendita sono impegnative ed occupano mesi di ricerche e trattative, finch nel luglio 2007 si avvera per noi il sogno desiderato: traslochiamo in un appartamento pi vivibile per spazio, silenzio e verde circostante. 33

Tamara rimane con noi meno di un anno, fino al trasloco, partecipando ai preparativi ed alle grandi manovre e dandoci un aiuto non solo materiale. Con Tamara faccio due uscite serali: in prossimit al Natale ascoltiamo insieme un concerto di un gruppo orchestrale rumeno, in tourn per lEuropa. In questa occasione tra i tanti brani ne ascoltiamo uno particolarmente intenso ed espressivo suonato divinamente: lAdagio di Samuel Barber che a mio parere d voce al dolore pi profondo che possa essere contenuto nel cuore umano. La Romania festeggia la sua appartenenza allEuropa e, accanto a brani allegri e brillanti, ecco che entra a pieno titolo anche quellAdagio che ricorda le sofferenze degli emigranti per il distacco e la lontananza dai luoghi e dagli affetti pi cari. Quella sera mio fratello ci d il cambio nellassistenza alla mamma per permetterci di andare insieme al concerto. La seconda uscita ce la concediamo pi avanti, in luglio, la sera precedente al trasloco. La mamma durante le operazioni del cambio di casa resta un paio di giorni da sua sorella e di l a qualche giorno Tamara partir per tornare alla sua terra natale. Festeggiamo quindi questi eventi con una pizza ricreativa e di addio consumata allaperto in piazzetta come delle vere turiste in una dolce serata estiva.

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Irina La brevissima esperienza con Irina come un brutto sogno da dimenticare. Lavevo conosciuta qualche mese prima e mi aveva fatto una diversa impressione. Ha una lunga esperienza come badante stagionale: tre mesi a servizio allEstero e tre mesi in Patria. Quando si presenta a casa nostra in primavera con la prospettiva di iniziare a lavorare da noi di l a qualche mese con un contratto a tempo indeterminato, appare serena, anzi contenta e ben disposta. Penso a posteriori che tanto ottimismo nascesse dal fatto che laspettavano le vacanze. Quando prende servizio da noi estate, le sue vacanze sono finite e la sua espressione quella di una donna scontenta, addirittura depressa. Alla sera del primo giorno ci sediamo in terrazza a respirare il fresco e mi stupiscono i suoi discorsi allarmanti: non sta bene, dovr fare dei controlli; sua madre cardiopatica e probabilmente potr avere bisogno di lei; il lavoro che laspetta un lavoro di merda, testuali parole, perch solo le persone disperate cercano ed accettano un lavoro simile. Ci mi fa riflettere: le badanti, donne prevalentemente straniere, sono disposte a sacrifici non indifferenti a causa della povert dei loro Paesi; questo indiscutibile, ma definire di merda un lavoro certo impegnativo, ma che paga bene, offre vitto e alloggio confortevoli, mette in regola riconoscendo tutti i diritti, mi sembra eccessivo. Anche perch, forse proprio perch impegnativo, non un lavoro a vita. Non a caso il contratto che tutela reciprocamente lavoratore e datore consente la soluzione del rapporto in qualsiasi momento. Altro segnale inequivocabile del suo disagio: torno per quella che lora di cena e trovo Irina davanti alla tv in pianto; Danno un film damore la sua giustificazione; intanto mia madre aspetta in poltrona con la testa ciondoloni, della cena neanche lombra, n della tavola apparecchiata. Non ci siamo davvero. Al mattino appare in cucina tutta scarmigliata, occhiaie, aria sciatta e gi stanca Alla prima occasione dovr liberarmene. 35

E loccasione arriva gi al terzo giorno: rompe una lampada spostando una poltrona; chiaro che ha la testa da unaltra parte e a me manca lenergia per sostenere anche la badante. Ho imparato che posso assecondare listinto di conservazione accettando di crescere con le badanti, e tutto ci mi fa progredire umanamente, ma non posso scegliere di morire con loro o per loro. Perci la saluto: il periodo di prova prevede al massimo una settimana e ci siamo ancora dentro. Dopo la sua partenza, non facile per la verit, ricevo una telefonata da un suo amico italiano che mi investe di offese irripetibili telefonando dal cellulare dellamica. In seguito a questo episodio mi rivolgo ai Carabinieri i quali mi offrono la loro protezione, ma la cosa muore cos. Questa avventura consumata brevemente e segnata, per quanto mi riguarda, anche dalla stanchezza per il recente trasloco, lascia sicuramente ad entrambe un ricordo molto amaro.

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Adelina Una mia amica, tramite conoscenze, arriva ad Adelina. Ancora una badante moldava e di circa trentanni. Appena la vedo noto qualcosa di familiare: assomiglia ad una mia cugina e non sempre vero allora che non conti la prima impressione. Mi ispira simpatia. Adelina in Italia da circa un anno, irregolare, entrata con un permesso turistico gi scaduto dopo tre mesi e pagato ad un prezzo vergognosamente alto: quattromila euro. Gliene chiedo la ragione dal momento che il visto per un permesso turistico dovrebbe essere gratuito e le chiedo se la Polizia del suo Paese sia al corrente di questi traffici. Adelina rimane stupita della mia ingenuit: le Forze dellOrdine sono le prime a mangiarci sopra e c da sospettare allora che anche qualche politico ne abbia il proprio tornaconto dal momento che questo sistema mafioso vige indisturbato. Anche Tatiana, la nostra prima badante, quando part dallUcraina pag salato: circa duemila euro per varcare la frontiera. In Moldavia sono pi esosi. Adelina per pagarsi il visto ha venduto lauto quasi nuova. Cos giovane si lascia alle spalle una situazione molto penosa: il marito muore dopo un anno di malattia e lei si ritrova vedova con due figli da crescere. Devono essere stati momenti tremendi, come ora non meno dolorosa la lontananza dai suoi bimbi. In Moldavia glieli cresce una parente a cui lei manda lo stipendio ogni mese. I risparmi serviranno per farli studiare. A far ammalare il marito molto probabilmente sono state le radiazioni della centrale di Cernobyl esplosa nel 1986: dopo anni dal disastro molta gente continua ancora ad ammalarsi di cancro e a morire soprattutto in Ucraina e nei Paesi vicini. Mi viene da pensare che quando una disgrazia colpisce la persona, questa dovrebbe essere risparmiata da ulteriori sofferenze: per rispetto, per un senso di profonda umanit da intendersi come un atto di giustizia. 37

In questo caso soprattutto la solidariet dovrebbe essere unesigenza intrinseca alla condizione umana e quindi dovuta. Perci unaberrazione inconcepibile che gli esseri umani speculino sulle disgrazie altrui per ricavare un profitto. E la cosa pi meschina e lurida che possa esistere. Penso ad Adelina in quei momenti mentre sborsa tutto quel denaro che, senza retorica, gronda sangue innocente e mi chiedo cosa pensi e provi, e con che occhi possa guardare in faccia i suoi sfruttatori. Il cuore della vittima quando viene colpito dalla violenza dei suoi simili per reazione pu indurirsi e congelarsi in una forma di risentimento. Questo il caso di chi poi vedr a lungo il suo prossimo come un potenziale nemico generalizzando i sentimenti di rancore e di sospetto. Ma pu succedere invece che la vittima superi i propri aguzzini in dignit e longanimit. Brilla di luce propria e ricava dal dolore un motivo di crescita. Questo forse, secondo me, accaduto ad Adelina. Ed ora insieme Ho chiesto ad Adelina di rimanere con noi almeno un paio danni. Se poi ci troveremo ancora bene da entrambe le parti, il rapporto potr continuare. Adelina assiste mia madre nelle sue necessit, ma le parla poco. Mi chiedo se questo sia un fatto positivo o negativo. Sicuramente da accettare: non ci sono argomenti tra loro e mia madre comunque nella comunicazione preferibilmente ascolta. Il silenzio rotto dalle voci della tv e dalla musica. Mia madre solo quando pi lucida e di buon umore ci sorride, tende le mani per accarezzarci e ci rivolge qualche complimento. Ci chiama scherzosamente putee, che in dialetto veneto significa bambine. Questo capita regolarmente un giorno alla settimana ed preludio di notti insonni in quanto alla sua lucidit si accompagna sempre una certa eccitazione. 38

Sono momenti rari, benedetti, da desiderare e da temere al contempo perch hanno il prezzo delle notti agitate e difficili che seguiranno. Nella migliore delle ipotesi sono due, ma alle volte tre. In queste notti la mamma si muove, si solleva, alle volte si scopre e mette le gambe di traverso infilandole tra le sponde del letto, nel qual caso bene vigilare perch non le succeda di farsi male. Parla molto in queste notti perlopi in modo incomprensibile, anche se affiorano parole ed espressioni che mi lasciano indovinare qualche frammento della sua e della nostra vita. Io ed Adelina ormai da novembre facciamo i turni di veglia. Quando tocca il mio mi trasferisco in camera della mamma dove c stabilmente un letto in pi perch la mia stanza lontana; diversamente da quella di Adelina che, grazie alla vicinanza, pu controllare la situazione restando nel suo letto ed alzandosi solo in caso di necessit. Purtroppo la mamma non ha ancora trovato un farmaco che riesca a ristabilire il ritmo sonno-veglia nei limiti della norma, cos solo la stanchezza accumulata nellinsonnia ad indurla finalmente a dormire per le successive tre o quattro notti. Notti rosa questa volta. Da poco meno di un anno, mentre scrivo, abitiamo nella nuova casa. Qui la presenza di un ampio poggiolo consente di uscire allaria aperta, di coltivare qualche pianta, di gustare un podi verde e di bella vista. Nei mesi estivi godibile nelle ore del mattino che nellarco della giornata sono le pi lunghe da passare. Il pomeriggio pi breve e infatti anche se si sta in casa, al fresco del climatizzatore il tempo passa in fretta. Da quando abitiamo qui riceviamo visite pi spesso e questo forse anche merito dellambiente pi piacevole. Una sorella della mamma ha il potere di farla reagire bene; le ricorda i fatti pi significativi dellinfanzia e della giovinezza, quelli che rappresentano la loro storia, molto lontani ma anche bene impressi nella memoria. Non abbiamo programmi speciali per questa estate: staremo a casa. Personalmente mi devo organizzare per trasformare i due mesi di riposo che mi aspettano in un soggiorno piacevole e ricreativo. Alla mamma voglio dedicare qualche momento della giornata e, come sempre, i fine settimana. 39

Per me un po di tempo per camminate, nuotate in piscina, letture, saluti e momenti distensivi con persone care, qualche uscita serale per un gelato, un film, un concerto. Solo a pensarlo sento le meningi distendersi con sollievo come succede ai corpi dei gatti quando si stiracchiano. Non un caso questo riferimento ai gatti. Da qualche mese ne ospitiamo due, gatte per la precisione; le ho desiderate per la vitalit che sanno trasmettere. Da poco ho attrezzato labitazione con un piccolo ascensore. Questo consente alla mamma di uscire senza dover affrontare le scale che per lei sono diventate un vero incubo. Un metro e venti di dislivello e dal terrazzo siamo gi in giardino. Da qui si esce in strada con la carrozzina. Le passeggiate qui intorno sono pi duna e portano a luoghi piacevoli come il parco di un grande albergo sempre aperto al pubblico, un vero orto botanico, o lisola pedonale abbellita da fiori e fontane. Adelina la prima ad aver apprezzato lascensore perch quando esce con la mamma incontra le sue amiche, badanti come lei che lavorano nei paraggi. Con loro pu parlare la stessa lingua. Purtroppo Adelina questa estate non potr andare in ferie a trovare i suoi figli perch ancora non ha ottenuto il permesso di soggiorno. La domanda non ancora stata accolta: troppe le richieste inviate in rapporto alle quote disponibili. Speriamo per il futuro. Mi spiace perch per le pratiche mi sono rivolta ad un Patronato che, tra parentesi, s fatto pagare centoventi euro quando in verit non avrebbe dovuto chiedere un centesimo. Neppure pagando abbiamo ottenuto ci che speravamo: la domanda stata spedita troppo tardi. Non sono intenzionata a ripetere lerrore. Se dovessi riprovare vedrei di arrangiarmi. Alle volte il proverbio Chi fa da s fa per tre non troppo pessimista. Nonostante Adelina non sia ancora in regola, questestate le pagher le ferie che le spettano e che non potr fare, cos come la tredicesima a dicembre. Per fortuna la prospettiva per il futuro laumento delle quote e di conseguenza la sua assunzione regolare. 40

La forza di carattere di Adelina mi colpisce profondamente; mi confida che se non potesse per qualche motivo ottenere la carta di soggiorno, sarebbe capace di sposare per finta un suo connazionale regolare che lavora qui in Italia e disposto, per qualche migliaia di euro, a firmare un contratto di matrimonio; successivamente divorzierebbero, ma intanto lei potrebbe chiedere ed ottenere il ricongiungimento e conseguentemente uscire dalla clandestinit. A sentire questi discorsi provo un certo disagio: questa soluzione non mi sarebbe mai venuta in mente, ma forse perch non mi trovo nelle sue condizioni. Da noi si usa lespressione Fare carte false quando si disposti al tutto per tutto. Confesso di pensare, ma per scherzo, che con la determinazione che si ritrova un giorno potrebbe arrivare a darci una coltellata Anche Adelina sogna e mi confida i suoi progetti: un domani, finito il servizio da noi, vorrebbe fare un corso di massaggina con la speranza di trovare lavoro in qualche struttura specialistica: albergo termale o centro di estetica; poi, una volta tornata in Moldavia, le piacerebbe aprire un ristorante, o anche un negozio di pulitura perch nel suo Paese non esistono le lavatrici e le asciugapanni a gettone. Mi confida ancora che una sua amica una volta tornata in Patria, vuole aprire un Esercizio di Pompe Funebri; l non si usa trasportare le bare in automobile, ma si portano ancora sui carri trainati dai cavalli o addirittura si trasportano a mano Adelina. Non so quanto rester con noi. Voglio essere sincera: mi accorgo che spesso distratta da un pensiero costante; ha la testa in Moldavia. Per questo la tengo controllata e quando occorre la stimolo richiamandola alla realt.

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Ricordi Solo ora, arrivata a questo punto delle mie confidenze, ricordo cose importanti di cui voglio parlare. Mia madre, dopo la riabilitazione iniziale per lemiparesi, ha fatto i primi passi nella palestra dellospedale geriatrico dove le hanno anche insegnato a fare le scale. Ha cominciato a camminare appoggiandosi ad un bastone ortopedico a quattro zampe, sostituito poi a casa con un bastone normale da passeggio. Col tempo sono iniziate le uscite: un po in carrozzina e un poa piedi. Infine la carrozzina labbiamo lasciata riposare in garage e l rimasta per molto tempo. Non ha mai perso la voglia di uscire di casa e cos mi sono industriata ad individuare percorsi a lei accessibili e piacevoli, possibilmente ombreggiati per i periodi caldi. Nella nostra zona le passeggiate non mancano; una tra tutte sempre stata la sua preferita: la passeggiata dellApollo. Apollo un grande albergo immerso nel verde con una vista sui colli davvero incantevole. Zona tranquilla, meta apprezzata dagli ospiti tedeschi che in fatto di natura, tranquillit e sano movimento sono dei veri cultori. Quando la mamma stava bene, prima di ammalarsi, la passeggiata dellApollo consisteva nel tratto iniziale di un circuito molto lungo che si concludeva al punto di partenza. DallApollo infatti si proseguiva attraverso una zona residenziale ombreggiata da pini marittimi, si raggiungeva il centro del paese e per finire si percorreva un lungo tratto di campagna. Dopo lictus la sua passeggiata si limita al rettilineo iniziale che fronteggia lalbergo, il tratto pi piacevole e panoramico che si pu percorrere in andata e ritorno coprendo in tutto un centinaio di metri. Ho usato lespressione si limita per significare un cambiamento di abitudini, ma che forse pi corretto definire un cambiamento di vita. Siamo insieme, la mamma con la mano destra si appoggia al suo bastone e con la mano sinistra al mio braccio destro. 42

Il nostro percorso se pur affiancate come avesse una direzione contraria. La sua va verso lesterno e la mia verso linterno. Mi spiego: la mamma cerca di farsi forza per superare il suo handicap e ce la mette tutta per attivarsi. Il suo sogno la guarigione e lei se laspetta convinta che con lesercizio e la costanza lotterr. Il mio percorso invece rallenta e mi insegna a pazientare. Il pensiero un poalla volta lascia spazio alle percezioni che nella lentezza si amplificano. Lo sguardo costretto a zummate inusuali. Scopro gli insetti, le crepe sui muri, i particolari nelle forme di fiori e vegetali. Anche lascolto si fa pi attento. I canti della tortora e delle cicale rallentano il respiro. I colpi delle palline nel gioco del tennis arrivano regolari e ipnotizzano la mente che nelle pause improvvisa ghirigori ritmici. Con la mamma tento qualche sprazzo di autonomia; la stimolo a camminare senza lappoggio del mio braccio. La partenza buona, lei sembra reagire bene ma presto subentra la paura e ritorniamo affiancate. Di fronte alla panchina dove sediamo per riposare sono piantate per attrazione turistica una decina di bandiere; ciascuna con i suoi disegni e colori sventolanti rappresenta una Nazione. Ironia della sorte, ci ricordano quanto grande il mondo proprio adesso che il nostro s fatto cos piccolo. Quellestate tento anche di pi; porto mia madre in montagna nella speranza che lambiente la faccia rifiorire. I pini, le mucche, gli odori del bosco Purtroppo lesperienza che doveva durare una quindicina di giorni si protrae a fatica per una settimana. Spaesata e disorientata nonostante i luoghi familiari, lei chiede che la riporti a casa. Ma ci che mi fa decidere sono soprattutto le notti bianche a cui mi trovo costretta perch mia madre russa rumorosamente. Acquisto in farmacia il cerotto che si applica sul naso per dilatare le narici, ma con risultato zero perch lei nel sonno se lo toglie per il fastidio che le procura. 43

Una sera, dopo averlo applicato, la mamma si ferma davanti allo specchio e si guarda. Effettivamente cos conciato il naso sembra quello di un pugile, perci commenta: Mi mancava anche questo. Per fortuna lo spirito a non mancarle mai! Quando in bagno laiuto lei si tiene stretta al lavabo per non perdere lequilibrio e io le presto le mie mani per lavarle il viso. Gliele passo dolcemente sulla fronte, sulle guance, intorno agli occhi e mi sembra di fare come lo scultore quando alla fine del suo lavoro liscia con le palme bagnate la sua opera di argilla. E un momento magico. Lo anche per mia mamma che ad occhi chiusi mi regala un sorriso. Unesperienza importante Davvero interessante e quanto mai attuale lesperienza fatta nellanno scolastico appena concluso: grazie ad un progetto proposto e condotto dalla Commissione Intercultura della scuola media formata da colleghi preparati e sensibili, tutti noi, cio insegnanti ed alunni, abbiamo avuto modo di riflettere sul fenomeno immigratorio che investe il nostro Paese e in generale lEuropa, e sulla nostra storia trascorsa quando per necessit lItalia, a sua volta, stata un popolo di emigranti. Una mostra fotografica per documentare il presente ed il passato; una rappresentazione teatrale ed un concerto con letture, testimonianze, canti e riflessioni sul come eravamo e su come sono i nostri immigrati stranieri, per produrre un cambiamento di mentalit rispetto ai luoghi comuni, ai preconcetti, al razzismo che contamina leducazione dei nostri giovani e per sviluppare la pratica della civile convivenza. In classe mi trovo a raccontare la mia esperienza viva e concreta: solo grazie alle badanti ho potuto e posso condurre una vita abbastanza normale e lho detto fuori dai denti: quante Italiane oggi sarebbero disposte a sacrificarsi lontane dai loro affetti come fanno loro? E vero, le difficolt non mancano da entrambe le parti e non tutte le esperienze vanno a buon fine, ma solo il bisogno di lavoro che le porta qui da noi a fare assistenza e consente ai nostri vecchi di evitare il ricovero in Istituto, cos come il lavoro particolarmente pesante degli operai stranieri consente a tanti imprenditori di non chiudere le fabbriche. 44

Senza contare poi che sono molti i lavoratori immigrati con un diploma o una laurea. Quando ne parlo in classe vedo scintillare di orgoglio gli occhi di Marcellina, Marin e degli altri alunni moldavi e rumeni figli di badanti ed operai trapiantati in Italia. Non facile abbattere nei nostri ragazzi italiani le barriere del pregiudizio quando sono proprio le famiglie ed i politici ad alimentarle con motivazioni che poggiano sullignoranza e sulla paura. Un manifesto elettorale sbandiera: Si alla polenta e no al cuscus, frase prontamente copiata e dipinta su una maglietta da un nostro alunno devoto. Fa bene linsegnante a farlo riflettere sul fatto che la polenta, derivata dal mais, non un cibo italiano e tanto meno veneto: merito di Cristoforo Colombo che lha scoperta con lAmerica. Anche la polenta dunque unimmigrata! Un alunno rumeno scrive nel suo compito desame di licenza di aver ricevuto angherie e offese da parte di coetanei italiani e per delicatezza non fa i loro nomi. Il senso della giustizia, del dovere e la grande dignit caratterizzano spesso gli alunni stranieri che hanno alle spalle situazioni familiari provanti ma improntate allabnegazione e quindi capaci di trasmettere valori. Queste perle di giovani non si abbassano al livello dei loro compagni che spesso vivono nella ricchezza materiale ma sono poveri di valori, non lasciandosi coinvolgere e tirando dritti. Per gli stranieri adulti ora il lasciapassare il bisogno, per i loro figli un domani sar il merito. Non mi stupir infatti quando tra pochi anni una giovane e folta generazione di studenti e lavoratori in carriera, gi straniera ma ormai bene integrata, sapr fare le scarpe ai nostri figli meno motivati e caparbi. Lo penso con amarezza, ma nella logica delle cose. Faccio ascoltare ai miei alunni alcuni canti popolari della nostra emigrazione. Canti anche lontani nel tempo dalla linea melodica semplice ed orecchiabile, dai testi significativi, con verit dure e sconcertanti . La prima reazione di rifiuto: E una musica troppo diversa dalla nostra. 45

Poi gradualmente lascolto ripetuto ed il canto partecipato allentano le resistenze tanto che, durante il concerto di uno stimato Gruppo musicale proposto per tutta la scuola, lentusiasmo palpabile. I canti vengono riconosciuti dagli alunni che addirittura si augurano di ascoltarne altri gi imparati in classe. Questa esperienza nel suo piccolo dice una cosa importante: che la conoscenza fa superare gli ostacoli. Saluti Comincia dunque una nuova estate. Quando guardo le mie gatte le vedo vispe e vitali e immagino che siano sollecitate dalla gioia di vivere: vanno a caccia, fanno amicizia con altri gatti, corrono e saltano, si arrampicano sugli alberi, ma rimangono nelle vicinanze sostenute dal pensiero della casa e delle ciotole. In questa fase della vita mi sento di assomigliare a loro. Lorizzonte della fisicit limitato e circoscritto, mi consente di tenere tutto sotto controllo, ma anche di concedermi qualche svago. I pensieri ed i sentimenti ora tendono ad armonizzarsi con il corpo e ci mi rende particolarmente serena e grata alla vita. Se e quando in futuro questa situazione avr il suo epilogo, mi auguro di non andare in frantumi, ma penso che ci non potr succedere se avr coltivato la mia interiorit. Cerco di immaginare il futuro per prepararlo. Un domani, quando la mamma non ci sar pi e forse io sar in et di pensione, continuer a vivere, a volermi bene ed a volerne agli altri, a leggere, a fare movimento, a dedicare il mio tempo alla musica, ed anzi di pi, ma soprattutto continuer a non trascurare il mio prossimo perch solo il contatto con le persone che aiuta a vivere e a crescere. Queste pagine, scritte come una lettera, hanno appunto questo scopo: comunicare. E poi una bella notizia: la mamma da qualche notte meno agitata e dorme di pi. Merito dei nuovi farmaci o dellestate?

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