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Il cinque maggio unode che Manzoni scrisse in pochi giorni dopo essere venuto a conoscenza della morte di Napoleone

e Bonaparte, nel 1821. Manzoni racconta della vita di Napoleone, delle gesta che ha compiuto, ma soprattutto del suo stato danimo quando si ritrova solo ed abbandonato in esilio, riflettendo in generale sulle azioni dei grandi uomini come Napoleone, e sul valore che hanno avuto, senza per prendere posizione sulla loro positivit o negativit. Lode si basa su una serie di contrapposizioni fra Napoleone da morto e tutto ci che fece da vivo nella prima parte, e tra il passato di gloria terrena e il presente di gloria spirituale nellultima, intervallate da alcune strofe centrali che raccontano brevemente le imprese militari di Bonaparte. Infine lode si conclude con inno di lode nei confronti di Dio e della fede. Manzoni contemporaneo a Napoleone, ma compone lode dopo la sua morte in modo da non riceverne nessun vantaggio perch non nutriva tanta simpatia per il dittatore ma considerava giuste le idee della Rivoluzione francese, infatti il poeta fa capire chiaramente di non sentirsi in grado di giudicare ci che aveva fatto Napoleone, lasciando il giudizio alle generazioni future con la celebre frase ai posteri lardua sentenza (versi 31-32). Il poeta, in quel periodo della sua vita, ebbe una conversione religiosa, e ci influenz la scrittura di Il cinque maggio, infatti lode esprime poca fiducia per la gloria terrena conquistata in battaglia che si conclude sempre in un abisso di disperazione, esaltando invece la gloria divina ed eterna. Il tipo di componimento appunto lode, di origine greca, in questo caso con un contenuto civile e morale. Lo schema metrico formato da sestine di settenari, di cui: il 1, il 3 e il 5 verso sono sdruccioli, il 2 e il 4 verso piani, mentre il 6 tronco e fa rima con lultimo verso della strofa successiva. Con la struttura che utilizza, Manzoni mette in evidenza alcuni punti chiave attorno ai quali si sviluppa tutta lode: la domanda che si pone riguardo la positivit delle azioni dei grandi uomini della storia e alla quale non in grado di rispondere Fu vera gloria? (verso 31), la sintesi della dittatura di

Napoleone Ei si nom (verso 48), la spiegazione di come il poeta immagina sia stata la sofferenza interiore del condottiero durante lesilio Ahi! Forse a tanto strazio cadde lo spirto anelo, e disper (versi 85-87), e conclude con la celebrazione della fede Bella Immortal! Benefica Fede ai tronfi avvezza! (versi 97-98). Manzoni fa grande uso di figure retoriche, specialmente di figure di ordine, in particolare antitesi (verso 45 fuga/vittoria, versi 59-60 odio/amor, versi 105-106 Dio che atterra e punisce) e polisindeti (verso 55 e successivi, verso 79 e successivi Ripetizione di e); e di figure di significato, come similitudini (prima e undicesima strofa), metonimie (orma utilizzata al posto di piede nel verso 10, cruenta polvere usata come sostituto a guerra nel verso 11, e Disonor del Golgota invece di croce nel verso 101), metafore, enumerazioni (versi 80-84) e allitterazioni (nei versi 11-12 viene ripetuta la r rafforzando lidea della morte che vuole esprimere). Manzoni compone questode perch si sente commosso dalla conversione cristiana di Napoleone avvenuta prima della sua morte, dalla quale prende spunto per ricordare sia la grandezza del condottiero e il fondamentale ruolo storico che ha ricoperto, sia per far riflettere sul significato delle azioni compiute dalluomo e sulla loro limitatezza rispetto alla gloria divina. Credo che con questopera Manzoni voglia far capire che la ricerca della grandezza e della gloria terrena non porti niente di positivo. Manzoni, probabilmente influenzato dalla sua recente conversione religiosa, pensa che la vera gloria sia quella divina in quanto eterna e porta gioia, rispetto a quella terrena che passeggera e porta solo dolore e disperazione. Io sono del parere che il messaggio che Manzoni vuole trasmettere abbia un valore universale sia nello spazio che nel tempo, perch in ogni parte del mondo ed in ogni epoca esistono persone simili al personaggio di Napoleone che, alla fine della loro vita, devono rendere conto a Dio delle azioni che hanno compiuto.