Sei sulla pagina 1di 34

Eve Ensler I MONOLOGHI DELLA VAGINA I MONOLOGHI DELLA VAGINA Ad Ariel, che culla la mia vagina e mi fa esplodere il cuore

Titolo originale: The Vagina Monologues Prefazione Appartengo alla generazione delle parti basse. Quelle erano le parole pronunciate raramente e sottovoce - che usavano le donne della mia famiglia per indicare tutti i genitali femminili, interni o esterni. Non che ignorassero termini come vagina, grandi labbra, vulva o clitoride. Al contrario, avevano studiato per diventare insegnanti e probabilmente potevano accedere a fonti di informazione pi facilmente di molte altre donne. E non erano nemmeno bacchettone o santarelline, come avrebbero detto loro. Una delle mie nonne veniva pagata dalla sua austera chiesa protestante per scrivere sermoni, dei quali non credeva una parola, e guadagn ancora di pi scommettendo sulle corse dei cavalli. Laltra fu suffragetta. educatrice, e addirittura una delle prime donne a candidarsi in politica, con grande preoccupazione di molti membri della sua comunit ebraica. Quanto a mia madre, fu una delle prime reporter di giornale, anni prima che io nascessi, ed sempre stata orgogliosa di allevare le sue figlie in un modo pi illuminato di quello in cui era stata educata lei. In mia presenza, non us mai quelle parole gergali che fanno sembrare sporco o turpe il corpo femminile, e di questo le sono grata. Come vedrete in queste pagine, molte figlie sono cresciute con un fardello ben pi pesante. Eppure, mentre crescevo non sentii descrivere il corpo con termini appropriati, e men che meno pronunciati con orgoglio. Per esempio, non venne mai fatto accenno alla parola clitoride. Mi ci vollero anni prima di apprendere che le donne posseggono lunico organo del corpo umano che non ha altra funzione se non quella di provare piacere. (Se un simile organo fosse unesclusiva del corpo maschile, chiss quanto parlare se ne farebbe, e cosa non servirebbe a giustificare!) Quindi, che imparassi a parlare, a scrivere o a prendermi cura del mio corpo, mi veniva insegnato il nome di ognuna delle sue incredibili parti, a eccezione di ununica zona innominabile. Mi ritrovai perci totalmente indifesa davanti alle parole che ti fanno arrossire e alle barzellette oscene .a scuola e, pi tardi, alla convinzione generale che gli uomini, sia come amanti sia come medici, ne sanno di pi sul corpo delle donne che non le donne stesse. Sperimentai, per la prima volta, quello spirito di conoscenza di s e di libert che troverete in queste pagine in India, dove vissi per un paio di anni dopo luniversit. Nei templi e nei santuari ind vidi il lingam, un simbolo astratto dei genitali maschili, ma per la prima volta vidi anche la yoni, un simbolo genitale femminile: una forma simile a un fiore, triangolare oppure ovale a due punte. In seguito venni a sapere che migliaia di anni prima questo simbolo era venerato e

considerato pi potente del suo equivalente maschile; una credenza che si conservata nel tantrismo, il cui assioma centrale lincapacit delluomo di raggiungere la pienezza spirituale se non tramite lunione sessuale ed emotiva con la superiore energia spirituale della donna. Era una credenza talmente radicata e diffusa che persino alcune delle successive religioni monoteistiche, che escludevano le donne, la conservarono nelle loro tradizioni; comunque, le credenze di questo tipo furono (e sono tuttora) emarginate o ripudiate come eretiche dai capi religiosi delle confessioni dominanti. Per esempio: gli gnostici cristiani veneravano in Sophia lo Spirito Santo femminile e consideravano Maria Maddalena la pi saggia tra tutti i discepoli di Cristo; il buddhismo tantrico insegna ancora che la buddhit risiede nella vulva; i mistici Sufi dellIslam credono che il fana, o rapimento estatico, si possa raggiungere solo attraverso Fravashi, lo spirito femminile; la Shekina del misticismo ebraico una versione di Shakti, lanima femminile di Dio; e persino la Chiesa cattolica comprendeva forme di culto mariano focalizzate pi sulla Madre che sul Figlio. In molti paesi dellAsia, dellAfrica e in altre parti del mondo dove le divinit sono ancora rappresentate in forme femminili oltre che maschili, gli altari raffigurano il Gioiello nel Loto e altre rappresentazioni del Lingam nella Yoni. In India, le dee ind Durga e Kal sono incarnazioni dei poteri yonici della nascita e della morte, della creazione e della distruzione. Eppure, quando tornai a casa, lIndia e il culto della yoni mi parvero lontanissimi dagli atteggiamenti degli americani nei confronti del corpo femminile. La stessa rivoluzione sessuale degli anni sessanta ha solo fatto s che un numero maggiore di donne fosse sessualmente disponibile a un maggior numero di uomini. Il no degli anni cinquanta fu semplicemente sostituito da un costante, zelante si . Solo con lattivismo femminista degli anni settanta incominciarono a emergere alternative a tutto ci che andava dalle religioni patriarcali a Freud (la distanza da A a Z): la doppia morale in materia di comportamento sessuale e il principio, non doppio ma unico, del controllo patriarcale/politico/religioso sul corpo della donna come mezzo di riproduzione. Per me, quei primi anni di scoperte sono simboleggiati da ricordi di certe sensazioni, come per esempio quelle provate nella Casa delle Donne di Judy Chicago a Los Angeles, dove ogni stanza era stata creata da un unartista diversa, e dove ho scoperto per la prima volta che il simbolismo femminile era presente anche nella mia cultura. (Per esempio, la forma che chiamiamo cuore la cui simmetria fa pensare molto pi alla vulva che non a quellorgano asimmetrico che ne condivide il nome probabilmente il residuo del genitale femminile, declassato da simbolo di potere a quello di amore romantico da secoli di dominio maschile.) Oppure la sensazione provata in un caff di New York, con Betty Dodson (la incontrerete in queste pagine), quando cercavo di fare la disinvolta mentre lei elettrizzava i vicini di tavolo dalle orecchie lunghe con la sua allegra lode alla masturbazione come forza liberatrice. Oppure quando ritornavo alla rivista Ms. e scoprivo, tra i biglietti sempre spiritosi affissi in bacheca: SONO LE DIECI DI SERA - HAI IDEA DI DOV LA TUA CLITORIDE? Quando le femministe incominciarono a indossare spille e magliette con la scritta CUNT POWER!, (Potere alla Fica!), al fine di riabilitare quella parola svalutata, io riconoscevo in quella lotta la restaurazine di un antico potere. Dopotutto, il termine indoeuropeo cunt deriva dallappellativo di Kunda o Cunti della dea Kal, e ha la stessa radice di kin (parentela) e country (patria). Questi ultimi tre decenni di femminismo sono stati anche contrassegnati da una profonda rabbia di fronte alla violenza esercitata contro il corpo femminile, sotto forma di stupro, abuso infantile, violenza antilesbica, molestie sessuali, terrorismo contro la libert riproduttiva, o quei crimine internazionale che la mutilazione genitale femminile. La salute mentale delle donne stata preservata portando alla luce del sole queste esperienze segrete, chiamandole con il loro nome e trasformando la nostra rabbia in azione concreta per ridurre la violenza e curare le

ferite. Parte dellondata di creativit prodotta dallenergia racchiusa nel raccontare, svelare la verit, rappresentata da questa pice, da questo libro. La prima volta che ho visto Eve Ensler recitare i testi di queste pagine tratti da pi di duecento interviste e poi trasformati in poesia per il teatro ho pensato: Questo lo conosco gi: il viaggio della verit che abbiamo iniziato una trentina danni orsono. E lo davvero. Le intervistate le hanno affidato le loro esperienze pi intime, da quelle sessuali al parto, dalla guerra non dichiarata contro il sesso femminile alla nuova libert dellamore tra donne. In ogni pagina emerge il potere insito nellesprimere lindicibile che fa capolino anche nella storia dietro le quinte del libro stesso. Un editore aveva infatti pagato un anticipo per assicurarselo, poi, ripensandoci a mente fredda, disse a Eve Ensler che poteva tenersi i soldi purch portasse il libro e la sua V da qualche altra parte. (Ringraziamo Villard per aver pubblicato tutte le parole delle donne, persino nel titolo.) Ma il valore dei Monologhi della vagina va ben oltre lespiazione di un passato pieno di atteggiamenti negativi perch propone un modo personale, fondato sul corpo, di avviarsi verso il futuro. Penso che i lettori, sia uomini sia donne, possano riemergere da questa lettura non solo con la sensazione di una maggiore libert interiore, e anche reciproca, ma con alcune alternative al vecchio dualismo patriarcale di femminile/maschile, corpo/mente e sessuale/spirituale, dualismo radicato nella divisione delle nostre identit fisiche in la parte di cui si parla e la parte di cui non si parla. Se un libro con vagina nel titolo vi sembra ancora lontanissimo da simili questioni filosofiche e politiche, vi racconto unaltra delle mie tardive scoperte. Negli anni settanta, mentre facevo ricerche alla Biblioteca del Congresso, mi imbattei in unoscura storia dellarchitettura religiosa che dava per scontato un fatto: il disegno tradizionale della maggior parte degli edifici patriarcali di culto imita il corpo femminile. Perci, ci sono unentrata pi esterna e una pi interna, grandi labbra e piccole labbra, una navata centrale vaginale che porta allaltare, due strutture ovariche da ambo i lati e poi, nel sacro centro, laltare o utero, dove avviene il miracolo, dove i maschi procreano. Anche se questo paragone mi era nuovo, colpiva nel segno. Ma certo, ho pensato. La cerimonia principale delle religioni patriarcali quella in cui degli uomini fanno proprio il potere yonico della creazione generando simbolicamente. Non c da meravigliarsi se i capi religiosi maschi ripetono cos spesso che gli esseri umani sono nati nel peccato, perch siamo stati generati da creature di sesso femminile. Solo obbedendo alle regole del patriarcato possiamo rinascere attraverso gli uomini. Non c da meravigliarsi che preti e pastori in sottana spruzzino sulle nostre teste un surrogato del fluido natale, ci diano nuovi nomi e cipromettano la rinascita alla vita eterna. Non c da meravigliarsi che il clero tenti di tenere le donne lontane, dallaltare, esattamente come le donne sono tenute lontane dal controllo del proprio potere riproduttivo. Vuoi sul piano simbolico vuoi nella realt, tutto mira a dominare il potere che risiede nel corpo femminile. Da allora, non ho pi provato lo stesso senso di estraniazione, entrando in una struttura religiosa patriarcale. Anzi, percorro la navata vaginale progettando di riportare allaltare sacerdoti femmine oltre che maschi che non disprezzino la sessualit femminile, di universalizzare i miti per soli uomini della Creazione, di moltiplicare le parole e i simboli spirituali e di restituire lo spirito di Dio a tutte le creature viventi. Se il ribaltamento di qualcosa come cinquemila anni di patriarcato sembra unimpresa ardua, limitiamoci a riconoscere e festeggiare ogni progresso del rispetto di s che si compia lungo il percorso. A questo pensavo osservando alcune bambine che disegnavano cuori sui loro quaderni,

mettendo persino i cuoricini sulle i al posto dei puntini, e mi domandavo: Saranno attratte da questa forma primordiale perch cos simile al loro corpo? Ci ho pensato di nuovo mentre ascoltavo un gruppo di una ventina di ragazzine dai nove ai sedici anni che avevano deciso di trovare una parola collettiva comprendente tutto: vagina, labbra, clitoride. Dopo molte discussioni, la scelta cadde su fascio di potere. Ma la cosa pi importante che la discussione si era svol-. ta tra urla e risate. Ho pensato: Quanta strada stata fatta, per fortuna, da quel parti basse pronunciato sottovoce. Vorrei che le mie antenate avessero saputo che il loro corpo era sacro. Con laiuto di voci straordinarie e di parole sincere come quelle di questo libro, credo che le nonne, le mamme e le figlie del futuro guariranno se stesse. E miglioreranno il mondo. Introduzione Vagina. Ecco, lho detto. Vagina. Lho ripetuto. Sono tre anni che pronuncio questa parola. Lho detta in teatri, universit, salotti, caff, cene mondane, programmi radiofonici in tutto il paese. La direi in televisione se qualcuno me lo permettesse. La pronuncio centoventotto volte ogni sera quando rappresento il mio spettacolo, I monologhi della vagina, che si basa su interviste a un gruppo eterogeneo di pi di duecento donne. Largomento la vagina. La pronuncio nel sonno. La dico perch non previsto che la dica. La dico perch una parola invisibile una parola che suscita ansia, imbarazzo, disprezzo e disgusto. La dico perch credo che ci che non si dice non venga visto, riconosciuto e ricordato. Ci che non diciamo diventa un segreto, e i segreti spesso creano vergogna, paura e miti. La dico perch un giorno o laltro vorrei sentirmi a mio agio pronunciandola, e non vergognarmi o sentirmi in colpa. La dico perch non sono riuscita a trovare una parola che sia pi completa, che descriva veramente lintera zona e tutte le sue parti. Passera potrebbe funzionare, ma si porta appresso troppe associazioni. E poi, non credo che per la maggior parte di noi sia ben chiaro di cosa parliamo quando diciamo passera. Vulva~~ e un termine valido, pi specifico, ma non credo che la maggior parte di noi abbia le idee chiare su ci che comprende la vulva. Dico vagina perch quando ho cominciato a pronunciare quella parola ho scoperto quanto fossi frammentata, e come risultasse scollegato il mio corpo dalla mia mente. La mia vagina era una cosa che stava laggi, lontana. Di rado la vivevo, o la prendevo in considerazione. Ero occupatissima a lavorare, a scrivere; a fare la mamma, lamica. Non vedevo la mia vagina come una risorsa primaria, un luogo di nutrimento, umorismo e creativit. La collegavo con una gran tensione, una gran paura. Da ragazzina sono stata stuprata, e pur essendo cresciuta e avendo sperimentato tutto quello che le donne adulte fanno con la propria vagina, non ero mai rientrata verament in quella parte del corpo dopo la violenza subta. In pratica, avevo vissuto la maggior parte della mia vita senza il mio motore, il mio centro, il mio secondo cuore. Dico vagina perch voglio che la gente reagisca, e cos stato. Hanno cercato di censurare quella parola ovunque siano arrivati I monologhi della vagina: negli annunei sui principali quotidiani, sui biglietti venduti ai grandi magazzini, sugli striscioni appesi davanti ai teatri, nella segreteria telefonica dei botteghini dove la voce registrata diceva soltanto Monologhi o Monologhi della V.. E perch poi? chiedo. Vagina non una parola pornografica; anzi, un termine medico, una parola che serve a indicare una parte del corpo, come gomito~~, mano~~ o costola.)> Non sar pornografica rispondono ma sporca. E se la sentono le nostre bambine, che cosa diciamo loro? Potreste dire che hanno una vagina ribatto. Se non lo sanno gi. Forse potreste festeggiare la

scoperta. Ma noi non chiamiamo vagina la loro vagina protestano. E come la chiamate? domando. E loro mi dicono: patatina, cosina, topina... e lelenco non finisce pi. Dico vagina perch ho letto le statistiche e ovunque succedono cose terribili alle vagine: ogni anno negli Stati Uniti vengono stuprate 500 mila donne; 100 milioni hanno subto mutilazioni genitali in tutto il mondo; e la lista continua. Dico vagina perch voglio che queste violenze cessino, e so che non cesseranno finch non riconosciamo che succedono; lunico modo per raggiungere questo scopo permettere alle donne di parlarne senza timore di punizioni o castighi. Fa paura pronunciare questa parola. Vagina. Allinizio hai limpressione di sfondare un muro invisibile. Vagina. Ti senti in colpa, a disagio, come se qualcuno stesse per colpirti. Poi, dopo che lhai detta per la centesima o la millesima volta, ti viene in mente che la tua parola, il tuo corpo, la tua parte pi essenziale. Allimprovviso ti rendi conto che la vergogna e limbarazzo che provavi pronunciando-la miravano a mettere a tacere il tuo desiderio, a erodere la tua ambizione. Poi cominci a usarla sempre pi spesso. La dici con una sorta di passione, di premura, perch senti che, se smetti di pronunciarla, sarai di nuovo sopraffatta dalla paura e ricadrai in un mormorio imbarazzato. Cos la ripeti tutte le volte che ti capita, la fai emergere in ogni conversazione. La tua vagina ti emoziona: vuoi studiarla, espIorana, conoscerla, scoprire come ascoltarla, darle piacere, e conservarla sana e saggia e forte. Impari a soddisfare te stessa e a insegnare al tuo amante a soddisfarti. Sei consapevole della tua vagina tutto il giorno, ovunque ti trovi in macchina, al supermercato, in palestra, in ufficio. Sei consapevole di questa parte di te cos preziosa, meravigliosa generatrice di vita che hai fra le gambe, eperci sorridi, piena dorgoglio. E quanto pi le donne pronunciano la parola vagina, minore leffetto che fa; diventa parte del nostro linguaggio, parte della nostra vita. La nostra vagina diventa integrata, rispettata, sacra. Diventa parte del nostro corpo, collegata alla nostra mente, e carburante per il nostro spirito. La vergogna se ne va e la violenza cessa, perch la vagina qualcosa di visibile e di reale, ed associata a donne potenti e sagge che parlano di vagina. Ci aspetta un lungo viaggio. Questo linizio. Qui possiamo pensare alla nostra vagina, conoscere quella di altre donne, ascoltare storie e interviste, rispondere a domande e farne. Qui abbandoniamo i miti, la vergogna e la paura. Qui possiamo esercitarci a pronunciare la parola, perch, come sappiamo, la parola che ci spinge avanti e ci rende libere. VAGINA. Scommetto che siete preoccupate. Io ero preoccupata. E per questo che ho cominciato questa pice. Ero pneoccupata per le vagine. Ero preoccupata per quello che pensiamo delle vagine, e ancor pi per quello che non pensiamo. Ero preoccupata per la mia vagina. Mi serviva un contesto di altre vagine una comunit, una cultura di vagine. Sono circondate da tanta oscurit e segretezza... come il triangolo delle Bermude. Nessuno torna mai da laggi a raccontarci com. Per prima cosa, non nemmeno tanto facile trovare la propria vagina. Molte donne passano settimane, mesi, a volte anni, senza guardarla. Una potente donna daffari che ho intervistato mi ha detto he era troppo impegnata; non aveva tempo. Guardarsi la vagina, ha detto, richiede unintera giornata. Ti devi sistemare davanti a uno specchio, meglio se a figura intera. Devi trovarti nella posizione perfetta, con la luce perfetta, che poi sempre un po oscurata dallo specchio e dalla posizione in cui sei. Devi contorcerti, marcare il collo per tirar su la testa,

spezzandoti la schiena. Alla fine sei stanca morta... Ha detto che non aveva tempo per farlo. Era troppo impegnata. Cos ho deciso di parlare alle donne della loro vagina, di fare delle interviste sulla vagina, che sono diventate i monologhi della vagina. Ho parlato con pi di duecento donne, giovani, vecchie, sposate, single, lesbiche: docenti, attrici, manager, professioniste del sesso; donne afroamericane, ispaniche, asiatiche, native americane, caucasiche, ebree. Allinizio erano riluttanti, un po timide. Ma una volta partite, non riuscivi pi a fermarle. Sotto sotto le donne adorano parlare della loro vagina. Le eccita molto, forse perch nessuno glielha mai chiesto prima. Cominciamo dalla parola vagina. Nel migliore dei casi fa venire in mente uninfezione, forse uno strumento chirurgico: Presto, infermiera, mi porti la vagina. Vagina. Vagina. Puoi dirla quante volte ti pare, ma non suona mai come una parola che hai voglia di pronunciare. E una parola assolutamente ridicola, non ha niente di sexy Se la usi durante un rapporto, cercando di esprimerti in modo politicamente corretto Tesoro, mi potresti carezzare la vagina? distruggi latmosfera allistante. Sono preoccupata per la vagina, per come la chiamiamo e come non la chiamiamo. C chi la chiama cosina. Una donna di l mi ha raccontato che sua madre le diceva sempre: Non portare le mutandine sotto il pigiama, cara; devi far prendere aria alla cosina. La chiamano anche figa o fica, fessa~~, ~ E ancora: topa~~, sorca ,, ~ bernarda~, tana~~, farf~a , mortaio e cespuglio, natura, e poi brugna, fregna, salvadanaio, cinsfornia, pertugio, gnocca~~, caverna, passera, mussa, boschetto, patata, patacca, patonza, meri. Sono preoccupata per le vagine. Alcuni monologhi ricalcano parola per parola le interviste, altri sono collage di interviste, e in qualche caso ho solo cominciato con il seme di unintervista e mi sono divertita a continuare. Questo monologo piuttosto simile a come lho sentito. Largomento, comunque, emerso in ogni intervista, e spesso imbarazzava. Perch largomento era... Peli Non puoi amare la vagina, se non ami i peli. Molta gente non ama i peli. Il mio primo e unico marito li odiava. Diceva che erano arruffati e sporchi. Mi faceva rasare la vagina. Cos aveva unaria turgida ed esposta, da bambina. Lo eccitava. Quando facevamo lamore, la mia vagina provava le stesse sensazioni che deve provare una barba. Lo sfregamento era piacevole e doloroso. Come grattare una puntura di zanzara. Mi sembrava che andasse a fuoco, cerano pomfi rossi fiammanti. Mi sono rifiutata di rasarmela di nuovo. Poi mio marito ha avuto una relazione. Quando siamo andati a una seduta di terapia di coppia, lui ha detto che scopava con altre perch io non lo accontentavo sessualmente. Non volevo rasarmi la vagina. La terapeuta aveva un forte accento tedesco e sospirava tra una frase e laltra per mostrare la sua comprensione. Mi ha chiesto perch non volevo accontentare mio marito. Io ho risposto che mi sembrava strano. Mi ero sentita piccina quando i peli laggi se nerano andati, mi era uscita una voce da bambina, e la pelle si era irritata tanto che neanche la lozione alla calamina era servita. Lei mi ha detto che il matrimonio era un compromesso. Io le ho chiesto se rasandomi la vagina gli avrei fatto smettere di scopare in giro, le ho chiesto se aveva avuto molti casi come il mio. Lei ha risposto che le domande servivano solo a diluire il processo. Dovevo lanciarmi. Era sicura che fosse un buon inizio.

Quando siamo tornati a casa, s messo lui a radermi la vagina. Era come un premio per la seduta di terapia. Lha tosata qua e l, e cera un po sangue nella vasca da bagno ma non se ne neanche accorto, felice comera di radermi. Poi, pi tardi, quando mio marito stava spingendo contro di me, ho sentito la sua punta acuminata conficcrsi dentro il mio corpo, dentro la mia tumida vagina spoglia. Non cera nessuna protezione. Non cera nessun cuscinetto. Mi sono resa conto allora che i peli sono l per una buona ragione sono la foglia attorno al fiore, il prato attorno alla casa. Devi amare i peli per poter amare la vagina. Non puoi scegliere le parti che preferisci. Comunque, mio marito non ha mai smesso di andare in giro a scopare con chi gli pareva. Ho fatto le stesse domande a tutte le donne che ho intervistato, e poi ho scelto le risposte che preferivo. Anche se, devo ammetterlo, non ho mai sentito una risposta che non mi sia piaciuta.

F Se la tua vagina si vestisse, che cosa indosserebbe? Una giacca di pelle. Calze di seta. Una pelliccia di visone. Un boa rosa. Uno smoking da uomo. I jeans. Qualcosa di aderente. Smeraldi. Un abito da sera. Lustrini. Solo Armam. Un tut. Biancheria nera trasparente. Un abito da ballo di taffet. Qualcosa che si possa lavare in lavatrice. Una maschera di carnevale. Un pigiama di velluto viola. Angora. Un fiocco rosso. Ermellino e perle. Un grande cappello pieno di firi. Un cappello di leopardo. Un kimono di seta. Un basco. Pantaloni di felpa. Un tatuaggio. Un congegno che d la scossa per tener lontani gli sconosciuti inopportuni. Tacchi alti.

Pizzi e anfibi.. Piume porpora, rametti e conchiglie. Cotone. Uno scmiciato. Un bikini. Un impermeabile di gomma. Se la tua vagina potesse parlare, che cosa direbbe, in due parole? Va pi piano. Sei tu? Nutrimi. Ho voglia. Mmm, buono. Oh, s. Ricomincia. No, l. Leccami. Resta a casa. Scelta coraggiosa. Ripensaci. Ancora, per favore. Abbracciami. Giochiamo. Non smettere. Ancora, ancora. Ti ricordi di me? Vieni dentro. Non ancora. Wow! S, s. Cullami. Entra a tuo rischio e pericolo. Oh, Dio! Grazie a Dio. Sono qui. Andiamo. Trovami. Grazie. Bonjour. Troppo duro. Non mollare. Dov Brian? Cos va meglio. SI, l. L.

Linondazione (Ebrea, accento del Queens) Ho intervistato un gruppo di donne tra i sessanta-cinque e i settantacinque anni. Queste interviste sono state le pi intense di tutte, forse perch a molte di queste donne non era mai capitato prima di parlare della vagina. Purtroppo, la maggior parte delle donne di questo gruppo aveva una scarsissima consapevolezza della propria vagina. Mi sono sentita incredibilmente fortunata a essere cresciuta nellera femminista. Una donna di settantadue anni non aveva mai visto la sua vagina. Si era solo toccata lavandosi sotto la doccia, ma mai con intenzione consapevole. Non aveva mai avuto un orgasmo. A settantadue anni incominci una psicoterapia. Un pomeriggio incoraggiata dalla sua terapeuta, se ne and a casa, accese alcune candele, si fece un bagno, mise su il disco preferito, e scopr la propria vagina. Disse che le ci volle pi di unora perch ormai aveva lartrite, ma poi, quando finalmente trov la clitoride, scoppi a piangere. Questo monologo dedicato lei. L sotto? dal 53 che non vado l sotto. No, non ha niente a che vedere con Eisenhower. No, no, una cantina, l sotto. E molto umida, viscida. Non viene mica voglia di andarci, l sotto. Dia retta a me. C da sentirsi male. Soffocante. Nauseante. Lodore di umidit e la muffa, eccetera. Pff ! Ha una puzza insopportabile. Ti impregna i vestiti. No, non c stato nessun incidente, l sotto. Non saltato tutto in aria o ha preso fuoco o roba del genere. Non stato cos drammatico. Voglio dire... be, fa niente. No. Fa niente. Non posso parlare di questo con lei. Per che motivo una ragazza in gamba come lei va in giro a parlare con le vecchie signore della loro... l sotto? Non si facevano cose del genere quando ero ragazza io. Cosa? Oh, Signore, daccordo. Cera un tipo, Andy Leftkov. Era carino... be, io lo trovavo carino. E poi era alto, come me, e mi piaceva veramente. Mi ha invitato a uscire con lui per fare un giro in macchina... Non posso dirglielo. Non posso farlo, non riesco parlare di l sotto. Si sa che c e basta. Come la cantina. Certe volte c un brontolio l sotto. Si sente il rumore delle tubature, e gli animaletti, o affari piccoli ci restano impigliati ed bagnata, e ogni tanto devono venire a tappare le perdite. Per il resto, la porta resta chiusa. Te ne dimentichi. Volevo spiegargli che il suo bacio mi aveva preso alla sprovvista, che normalmente non ero cosi. Ho cercato di pulire quel lago col mio vestito. Era un vestito nuovo, giallo pallido, e divent orribile macchiato a quel modo. Andy mi ha riaccompagnato a casa e non ha pi detto una parola, non una, e quando sono uscita e ho chiuso la portiera della sua macchina, ho chiuso bottega definitivamente. Chiusa a chiave. Non lho mai pi riaperta. Voglio dire, fa parte della casa, ma non la vedi, n ci pensi. Deve esserci, per, perch ogni casa ha bisogno di una cantina. Altrimenti la camera da letto sarebbe nel seminterrato. Sono uscita con qualche ragazzo dopo quella volta, ma lidea dellinondazione mi rendeva troppo nervosa. Non ci sono neanche pi arrivata vicino. Ah gi, Andy. Andy Leftkov. Giusto. Andy era bellissimo. E pure un buon partito. cos che si diceva ai miei tempi.. Una volta facevo sogni, sogni assurdi. Perch? Non so perch. Burt Reynolds ed io. Eravamo nella sua automobile, stupidi, una Chevy Bel Air bianca, nuova fiammante. Ricordo di aver pensato che le mie gambe erano troppo lunghe per quel sedile. Io ho le gambe lunghe e riandavano a sbattere contro il cruscotto. Ero l

a guardare le mie grandi rotule quando lui mi ha baciato in quel modo sorprendente, sul genere Prendimi con la forza come nei film. E io mi sono eccitata, tanto eccitata, e... be, c stata uninondazione l sotto. Non riuscivo a frenarla. Era come se quella forza della passione, quel fiume della vita, sgorgasse impetuoso dal mio corpo per inondare, attraverso le mutandine, proprio il sedile della sua nuova Chevy Bel Air bianca. Non ha mai fatto molto per me nella vita, ma nei sogni... Era sempre pi o meno lo stesso sogno. Eravamo fuori a cena. Io e Burt. In uno di quei ristoranti che si vedono ad Atlantic City, grandissimo con i candelieri e roba del genere e migliaia di camerieri col panciotto. Burt mi offriva un mazzolino di orchidee. Io me lappuntavo sulla giacca. Ridevamo. Mangiavamo cocktail di gamberetti. Gamberetti enormi, favolosi. Ridevamo ancora di pi. Eravamo molto felici insieme. Poi lui mi guardava gli occhi e mi tirava a s in mezzo al ristorante e proprio mentre stava per baciarmi, la sala incominciava a tremare, i piccioni volavano fuori da sotto il tavolo - non so che ci facessero l i piccioni - e tutto il ristorante si riempiva dacqua, cerano pesci e barchette e la fiumana veniva dritta da l sotto, dal mio corpo. Sgorgava e non smetteva pi. Sgorgava fuori come Andy ha detto che puzzava come latte rancido e gli macchiava il sedile della macchina. Non era pip e aveva un cattivo odore, be, francamente, io non ho sentito proprio nessun odore, niente, ma lui ha aggiunto che ero una ragazza strana e puzzolente, e Burt era immerso fino al ginocchio nella mia inondazione, e gli leggevo in faccia che era terribilmente seccato perch lavevo rifatto, e fissava inorridito i suoi amici, Dean Martin e simili, che ci passavano accanto nuotando in smoking e abito da sera. Ora non faccio pi quei sogni. Non da quando mi hanno portato via quasi tutto quello che c l sotto. Hanno tolto lutero, le tube, tutto il marchingegno. Il dottore pensava di essere spiritoso. Mi ha detto: se non si usa, si perde. Ma ho scoperto che era cancro. Tutto quel che cera intorno stato tolto. Chi ne ha bisogno, comunque? Giusto? E sopravvalutato. Io ho fatto altre cose. Adoro le mostre canine. Vendo oggetti dantiquariato. Nel 1593, nel corso di un processo per stregoneria, lavvocato che conduceva le indagini (un uomo sposato) scopr, a quanto pare per la prima volta, la clitoride; lidentific come un capezzolo del diavolo, prova certa della colpevolezza della strega. un piccolo pezzetto di carne, protuberante a guisa di capezzolo, della lunghezza di un centimetro e mezzoche il carceriere percepitolo al primo sguardo, non intendeva svelare, perch esso era adiacente a un luogo talmente segreto che non era convenevole a vedersi. Tuttavia, alla fine, non volndo nascondere una particolarit cos strana, la mostr ad alcuni degli astanti. I presenti non avevano mai visto niente del genere. La strega fu condannata. Che cosa indosserebbe? Che razza di domanda questa? Si metterebbe addosso un grande cartello con scritto: Chiuso per inondazione. Cosa direbbe? Glielho gi detto. Non cos. Non come una persona che parla. Ha smesso di essere un qualcosa che parla molto tempo fa. Era un posto. Un posto dove non si va. chiuso per sempre, sotto la casa. l sotto. Contenta, adesso? Mi ha fatto parlare me le ha tirate fuori. Ha costretto una vecchia signora a parlare di l sotto. Si sente meglio ora? [Si allontana; torna indietro.] Sa una cosa? In realt, lei la prima persona con cui ho parlato di questo argomento, e mi sento un po meglio.

The Womans Encyclopedia of Myths and Secrets (LEnciclopedia dei miti e dei segreti della donna)

Ho intervistato molte donne sulle mestruazioni. A un certo punto si verificato un evento corale, una specie di selvaggia canzone collettiva. Le donne si davano la voce fra di loro. Ho lasciato che le voci sanguinassero una dentro laltra. Mi sono persa in tutto quel sangue. Avevo dodici anni. Mia madre mi ha dato uno schiaffo. Classe seconda, sette anni, mio fratello stava parlando di quelle cose. Non mi piaceva il modo in cui rideva. Sono andata da mia madre. Cos un ciclo? ho chiesto. E una cosa che succede con scadenza regolare mi ha risposto. Come il ciclo solare. Mio Pap mi diede un biglietto di auguri: Alla mia piccolina che non pi tanto piccola. Ero terrorizzata. Mia madre mi mostr quegli spessi assorbenti igienici. Dovevo mettere quelli usati nella spazzatura sotto il lavandino della cucina. Ricordo che sono stata una delle ultime.. Avevo tredici anni.Non vedevamo lora che ci venissero. Avevo tanta paura. Ho cominciato a mettere gli assorbenti usati in sacchetti di carta marrone nei ripostigli bui sotto il tetto. Ottava classe. Mia madre ha detto: Oh, che bello. Mi ha mostrato come mettere un assorbente interno. entrato solo a met. Alle medie goccine marroni prima che arrivassero. Sono coincise con un po di peluria sotto le braccia, che era cresciuta irregolarmente: un asce1la aveva i peli, laltra niente. Ho associato le mestruazioni a fenomeni inspiegabili. Avevo sedici anni, ero un p spaventata. Mia madre ha detto che dovevo usare una pezzuola. Niente Tampax. Non si poteva mica infilare qualsiasi cosa l dentro. La mamma mi ha dato la codeina. Avevamo i letti a castello. Io sono andata in quello di sotto e mi sono sdraiata li. Mia madre stava cos scomoda. Mi sono messa un po di cotone idrofilo. Lho detto a mia madre. Lei mi ha regalato delle bambole di carta con la faccia di Elisabeth Taylor. Una notte, sono arrivata a casa tardi e mi sono infilata nel letto senza accendere nessuna luce. La mamma aveva trovato i tamponi di cotone usati e li aveva messi tra le lenzuola del mio letto. Quindici anni. [Augurio/congratulazione Mia in madre ebraico] ha e detto: poi Mazeltov mi ha

dato buona

uno

schiaffo.

Non

sapevo o

se

fosse

una

cosa cattiva.

Avevo dodici anni, ero ancora in mutande. Non mi ero vestita. Ho guardato gi sulle scale Eccolo l. Ho guardato gi e ho visto il sangue. Le mie mestruazioni sembravano la miscela della torta prima che sia cotta. Settima classe; la mamma se n accorta dalle mie mutande. Allora mi ha dato dei pannolini di plastica. Ho saputo che le indiane stavano sedute sul muschio per cinque giorni. Avrei voluto essere una nativa americana. Mia madre stata molto affettuosa: Vado a prenderti un assorbente. Avevo quindici anni e non vedevo lora che mi venissero. Ero alta e continuavo a crescere. Quando la mia amica Marcia le ha avute, ha festeggiato. La sua famiglia ha preparato una cena. Quando ho visto in palestra alcune ragazze bianche con gli assorbenti interni, ho pensato che fossero delle poco di buono. Tutte volevamo le mestruazioni. Le volevamo subito. Ho visto quelle gocce rosse sulle piastrelle rosa e ho detto: S. Tredici anni. Era prima che mettessero in commercio gli assorbenti igienici. Mia madre era contenta per me. Devi fare attenzione al vestito. Io ero nera e povera. Sangue sul dietro del mio vestito in chiesa.Non si vedeva, ma mi sentivo in colpa. Ho pensato che era tremendo. Usavo gli OB e mi piaceva infilare le dita l dentro.

Undici anni, portavo un paio di pantaloni bianchi. Il sangue ha cominciato a uscire. Avevo dieci anni e: mezzo. Nessuna preparazione - Non sono pronta. Roba appiccicosa e marrone sulle mutande. Mi venuto mal di schiena. Mi sentivo arrapata. Avevo paura che la gente sentisse lodore. Paura che dicesse che puzzavo di pesce. Vomitavo, non riuscivo a mangiare. Terrorizzata. Dodici anni. Ero felice. La mia amica aveva un tavolino per le sedute spiritiche, ha chiesto quando ci sarebbero venute le mestruazioni, ho guardato gi, e ho visto il sangue. Ho guardato gi ed eccolo l. Mi piacciono. Sembrano vernice. Sono una donna. A volte sono molto rosse le gocce che cadono nel gabinetto. Certe volte sono marroni e mi preoccupo. Mi venuta fame. Non credevo che mi sarebbero venute. Avevo dodici anni. Mia madre mi ha dato uno schiaffo e mi ha portato una camicia di cotone rosso. Mio padre uscito comprare una bottiglia sangria. Hanno cambiato completamente il mio modo di sentire me stessa. Sono diventata molto silenziosa e matura. Una brava donna vietnamita una tranquilla lavoratrice, virtuosa, che non parla mai.

Nove anni e mezzo. Ero sicura che sarei morta dissanguata, ho appallottolato le mutande e le ho buttate in un angolo. Non volevo preoccupare i miei genitori. Mia madre mi ha dato acqua calda e vino e mi sono addormentata. Ero in camera, a casa di mia madre. Avevo una raccolta di fumetti. Mia madre ha detto: Non sollevare la scatola dei giornalini. Le mie amiche mi hanno detto che si ha unemorragia ogni mese. Mia madre entrava e usciva dagli ospedali psichiatrici. Non poteva sopportare che diventassi grande. Cara signorina Carling, la prego di dispensare mia figlia dalla pallacanestro. Si appena sviluppata. Al campo mi hanno detto di non fare il bagno con le mestruazioni. Mi hanno spennellata di anti settico. Nel corso delle mie interviste ho conosciuto nove donne che avevano avuto il loro primo orgasmo nello stesso identico posto. Erano vicine alla quarantina o lavevano passata da poco. Tutte avevano partecipato, in momenti diversi, alle sedute dirette da una donna coraggiosa e straordinaria, Betty Dodson. Da venticinque anni Betty aiuta le donne a localizzare, amare e masturbare la propria vagina. Ha diretto sedute di gruppo e private. Ha aiutato centinaia di donne a recuperare il proprio centro. Questo brano dedicato a lei.

Il laboratorio sulla vagina (Leggero accento inglese) La mia vagina una conchiglia, una tenera conchiglia rosa rotonda, che si apre e si chiude. La mia vagina un fiore, un tulipano eccentrico, dal centro acuto e profondo, il profumo tenue, i petali delicati ma robusti. Questo non lo sapevo prima. Lho imparato allaboratorio sulla vagina. Lho imparato da una donna che dirige il laboratorio sulla vagina, una donna che crede nelle vagine, che vede veramente le vagine, che aiuta le donne a vedere la propria vagina vedendo le vagine altrui. Nella prima seduta la donna che dirige il laboratorio sulla vagina ci ha chiesto di fare un disegno della nostra unica, bellissima, favolosa vagina. E cos che lha definita. Voleva sapere che cosa ci ricordava la nostra unica, bellissima, favolosa vagina. Una donna incinta tracci una grande bocca rossa urlante da cui usciva un fiotto di monete. Unaltra donna magrissima disegn un grande piatto da portata decorato con un disegno tipo Devonshire. Io ho disegnato un enorme palla nera con attorno ghirigori svolazzanti. La palla nera equivaleva a un buco nero nello spazio. Le linee svolazzanti erano persone o cose o semplicemente atomi che si erano smarriti laggi. Avevo sempre pensato alla mia vagina come a un vuoto anatomico che risucchia dallambiente circostante particelle e oggetti a caso. Avevo sempre percepito la mia vagina come unentit indipendente, che roteava come una stel-

la nella sua galassia, e che avrebbe finito per esaurire la propria energia gassosa oppure esplodere e dividersi in migliaia di altre vagine pi piccole, ognuna roteante nella sua galassia. Non pensavo alla mia vagina in termini pratici o biologici. Non la vedevo, per esempio, come una parte del mio corpo, qualcosa che ho tra le gambe, attaccata a me. Al laboratorio ci stato chiesto di guardare la nostra vagina con uno specchietto in mano. Poi, dopo un attento esame, dovevamo raccontare al gruppo quello che avevamo visto. Devo confessare che fino a quel momento tutto ci che sapevo sulla mia vagina era basato sul sentito dire o sullinvenzione. Non lavevo mai vista veramente. Non mi era mai venuto in mente di guardarla. La mia vagina esisteva su un piano astratto. Sembrava co& riduttivo e goffo guardarla, distese sui lucidi tappetini azzurri, con i nostri specchietti in mano. Mi ha fatto pensare ai primi astronomi coi loro telescopi primitivi. Sulle prime lho trovata piuttosto inquietante, la mia vagina. Come la prima volta che vedi un pesce sventrato e scopri quellaltro mondo complesso e sanguinolento allinterno, proprio sotto la pelle. Era cos cruda, cos rossa, cos fresca. E quello che mi sorprendeva di pi era la quantit di strati. Strati dentro strati, che si aprono su altri strati. La mia vagina era come un evento mistico che continua a dispiegare un altro aspetto di s, il che in realt un evento in s, ma lo capisci solo dopo. La mia Vagina mi ha lasciato stupefatta. Non riuscivo a parlare quando venuto il mio turno. Ero ammutolita. Avevo aperto gli occhi su ci che la coordinatrice del laboratorio chiamava stupore vaginale. Volevo solo starmene l distesa sul mio tappetino, con le gambe aperte, a esaminare la mia vagina per sempre. Era meglio del Grand Canyon, antica e piena di grazia. Aveva linnocenza e la freschezza di un vero giardino allinglese. Era buffa, molto buffa. Mi ha fatto ridere. Poteva giocare a nascondino, aprirsi e chiudersi. Era una bocca. Era il mattino. E poi, per un istante, mi venuto in mente che era me, la mia vagina: era chi ero io. Non era unentit a s. Era dentro di me. Poi la coordinatrice del laboratorio ha chiesto quante avevano avuto degli orgasmi. Due hanno alzato la mano titubanti. Io non ho alzato la mano, ma di orgasmi ne avevo avuti. Non ho alzato la mano. perch erano orgasmi accidentali. Succedeva51 no. Succedevano nei sogni, e mi svegliavo raggiante. Succedevano spessissimo in acqua, soprattutto nel bagno. Una volta a Cape Cod. Succedevano a cavallo, in bicicletta, in palestra. Non ho alzato la mano perch anche se avevo avuto parecchi orgasmi, non sapevo come provocarli. Non avevo mai cercato di provocarne uno. Pensavo che fosse una faccenda mistica, magica. Non volevo interferire. Mi sembrava sbagliato immischiarmi, una forzatura, una forma di manipolazione. Faceva molto Hollywood. Orgasmi a comando. La sorpresa se ne sarebbe andata, e cos il mistero. Il problema, naturalmente, era che la sorpresa se nera andata da due anni. Non avevo un casuale, magico orgasmo da molto tempo, e fremevo dalla voglia di provarlo. Ecco perch ero al laboratorio. E poi arrivato il momento che temevo e insieme, segretamente, anelavo. La coordinatrice del laboratorio ci ha chiesto di tirar fuori di nuovo i nostri specchietti e di vedere se riuscivamo a localizzare la nostra clitoride. Eravamo l, tutto il gruppo di donne, sdraiate sulla schiena, sui nostri mate-. rassini, a trovare il nostro punto, il nostro luogo, la nostra ragione, e io non so perch, ma ho cominciato a piangere. Forse era puro e semplice imbarazzo. Forse era la convinzione di aver rinunciato alla fantasia, lenorme illusione, divoratrice di vita, che qualcuno o qualcosa avrebbe fatto questo per me lidea che qualcuno sarebbe arrivato a dirigere la mia vita, a sceglierne la direzione, a regalarmi orgasmi. Ero abituata a vivere in sordina, in modo magico, superstizioso. Quella ricerca della clitori de, quel pazzesco laboratorio sui tappetini blu, stava rendendo tutta la faccenda reale, troppo reale. Sentivo arrivare il panico. Il terrore e la contemporanea presa di coscienza... Avevo

evitato di trovare la clitoride, e mi ero rifugiata nella razionalizzazione che era solo una moda, una forma di consumismo perch, in realt, ero terrorizzata dalla possibilit di non avere la clitoride, di essere una di quelle donne costituzionalmente incapaci, una di quelle frigide, morte, chiuse definitivamente, secche, che sanno di albicocca, amare oh, mio Dio. Ero sdraiata l col mio specchietto che cercavo il punto, che allungavo le dita, e tutto ci che riuscivo a pensare era a quella volta che avevo dieci anni e avevo perso il mio anello doro con gli smeraldi in un lago. Mi ero tuffata e rituffata continuamente tastando sassi e pesci e tappi di bottiglia e roba viscida, ma mai il mio anello. Il panico che ho provato. Sapevo che sarei stata punita. Non avrei dovuto portarlo in acqua. La coordinatrice del laboratorio ha notato che mi agitavo come una pazza, sudavo e respiravo pesantemente. Mi si avvicinata. Io le ho detto: Ho perso la clitoride. sparita. Non avrei dovuto portarla mentre nuotavo. La donna si messa a ridere e mi ha accarezzato con calma la fronte. Mi ha detto che la clitoride non era qualcosa che potevo perdere. Era me, lssenza di me. Era sia il campanello della porta di casa sia la casa stessa. Non dovevo trovarla. Dovevo essere. Essere la clitoride. Essere la mia vagina. Mi sono sdraiata e ho chiuso gli occhi. Ho messo gi lo specchio. Mi sono guardata galleggia53 re al di sopra di me stessa. Mi osservavo avvicinarmi lentamente al mio io e a rientrarvi. Mi sentivo come un astronauta che rientra nellatmosfera terrestre. E stato molto calmo il rientro: calmo e dolce. Rimbalzavo e atterravo. Atterravo e rimbalzavo. Entravo nei miei muscoli, nel cuore e nelle cellule e poi, ecco, scivolavo dentro la vagina. Improvvisamente era tutto cos facile e io ci stavo comoda. Ero calda, pulsante, pronta, giovane e viva. E poi, senza guardare, con gli occhi ancora chiusi, ho messo il dito su ci che tutta un tratto era diventato me. Ho sentito un piccolo tremito dapprima, che mi ha convinto a restare. Poi il tremito diventato un terremoto, uneruzione, con gli strati che si dividevano e si suddividevano. Il terremoto si disperdeva in un antico orizzonte di luce e silenzio, che si apriva su una piana di musica e colori e innocenza e nostalgia, e io mi sentivo collegata, unita mentre mi dimenavo sul mio tappetino blu. La mia vagina una conchiglia, un tulipano e un destino. Arrivo mentre incomincio gi a partire. La mia vagina, la mia vagina, io. La vagina: alcuni fatti

La clitoride ha uno scopo puro. lunico organo del corpo umano designato esclusivamente al piacere. E solo un fascio di nervi, per la precisione 8000 fibre nervose: la pi alta concentrazione di fibre nervose di tutto il corpo, compresi i polpastrelli, le labbra e la lingua, e due volte.., due volte superiore a quella presente nel pene. Chi ha bisogno di una rivoltella, quando ha a disposizione una semiautomatica? NATHALIE ANGIER, Woman

Perch gli piaceva guardarla

Questa la storia di come cominci a piacermi la mia vagina. imbarazzante perch non politically correct. Voglio dire, so che sarebbe dovuto succedere in una vasca con sali da bagno del Mar Morto, con un disco di Enya. E io felice di essere donna. Conosco la storia. Le vagine sono meravigliose. Lodio che nutriamo per noi stesse solo la repressione interiorizzata e lodio nei confronti della cultura patriarcale, ma non corrisponde alla realt. So tutto questo. Se fossimo cresciute in una cultura in cui ci avessero detto che le cosce grasse sono bellissime, ingolleremmo tutte frapp e biscotti, mollemente sdraiate, le cosce che si espandono... Ma non siamo cresciute in una cultura del genere: io odiavo le mie cosce, e odiavo ancora di pi la mia vagina. Pensavo che fosse estremamente brutta. Ero una di quelle donne che laveva guardata, e che se n era pentita. Mi faceva star male; compativo chiunque dovesse andare l dentro. Per sopravvivere, cominciai a far finta che tra le mie gambe ci fosse qualcosaltro. Immaginavo mobili accoglienti futon con trapunte di cotone leggero, piccoli divani di velluto, tappeti di leopardo oggetti graziosi fazzoletti di seta, portavasi traforati , oppure scenari e paesaggi in miniatura laghi trasparenti o umide paludi irlandesi. Mi abituai talmente alle mie fantasie, che mi dimenticai del tutto di avere una vagina. Ogni volta che facevo sesso con un uomo, lo immaginavo dentro un guanto foderato di visone, una rosa rossa, o una tazza cinese. Poi incontrai Bob, luomo pi comune che avessi mai conosciuto. Era alto e magro, anonimo, e indossava abiti color kaki. Non gli piacevano i cibi speziati n ascoltare i Prodigy. Non nutriva alcun interesse per la biancheria intima sexy Destate stava allombra. Non parlava dei suoi sentimenti intimi. Non aveva nessun problema o grana, e non era nemmeno alcolizzato. Non era particolarmente divertente, loquace o misterioso. Non era tirchio .o poco disponibile. Non era egocentrico o carismati-. co. Non amava la guida veloce. Bob non mi attraeva in modo particolare. Non lavrei notato in nessun modo, se non avesse raccolto il resto che mi era caduto sul pavimento della rosticceria. Quando, porgendomi le monete, la sua mano sfior casualmente la mia, qualcosa accadde. Andai a letto con lui... e fu allora che avvenne il miracolo. Venne fuori che a Bob piacevano le vagine. Era un intenditore. Gli piaceva il loro odore, il loro sapore, ma soprattutto il loro aspetto. Aveva bisogno di guardarle. La prima volta che abbiamo fatto sesso insieme, mi disse che doveva guardarmi. Sono qui dissi. No, te... replic. Devo vedere te. Accendi la luce risposi. Pensavo che fosse uno svitato e cominciai ad agitarmi nelloscurit. Accese la luce. Allora disse: Ok, sono pronto, pronto per vederti. Sono qui agitai la mano proprio qui. Cominci a spogliarmi. Che cosa stai facendo, Bb? gli chiesi. Ho bisogno di vederti rispose. Non ce n bisogno dissi. Tuffati dentro! Devo vedere come sei fatta rispose. Ti sar gi capitato di vedere un divano di cuoio rosso... Bob continu. Non aveva nessuna intenzione di fermarsi. Io volevo vomitare e morire. una cosa molto intima dissi. Non puoi semplicemente entrare dentro di me?

No mi rispose. E la tua essenza. Devo guardare. Trattenni il respiro. Lui guard e guard. Ansim e sorrise, fiss e gemette. Cominci a respirare affannosamente e la sua faccia cambi. Non sembrava pi un uomo comune, sembrava una meravigliosa bestia famelica. Sei bellissima disse. Sei elegante e profonda,. innocente e ribelle. Hai visto tutto questo, l? chiesi. Era come se mi stesse leggendo il pa1mo della mano. Ho visto questo rispose e altro, altro ancora. Rimase a guardare per circa unora, come se stesse studiando una mappa, osservando la luna, fissandomi negli occhi, ma era la mia vagina. Nella luce lo osservavo mentre mi guardava, ed era cos autenticamente eccitato, cos pacifico ed euforico, che cominciai a bagnarmi e a eccitarmi. Cominciai a vedermi come lui mi vedeva. Cominciai a sentirmi splendida e deliziosa, come un bel quadro o una cascata. Bob non era intimorito, non era disgustato. Cominciai a gonfiarmi, cominciai a sentirmi orgogliosa. Cominciai ad amare la mia vagina. Bob vi si perse e io ero l con lui, nella mia vagina, e tutti e due ci smarrimmo insieme. Nel 1993, camminavo per una strada di Manhattan quando passai accanto a unedicola e allimprovviso fui colpita da una fotografia sulla prima pagina di Newsday, di quelle che ti turbano nel profondo. Era la foto di sei giovani donne che erano appena tornate da un campo di stupro in Bosnia. I loro visi rivelavano choc e disperazione, ma la cosa pi sconvolgente era la sensazione che qualcosa di dolce, qualcosa di puro, fosse stato distrutto per sempre nella vita di ognuna di loro. Continuai a leggere. Cera un altra fotografia delle giovani, insieme alle loro madri, disposte a semicerchio in una palestra. Era un gruppo piuttosto numeroso e non una di loro, madre o figlia, riusciva a guardare verso lobiettivo. Cpii che dovevo andare l. Dovevo incontrare quelle donne. Nel 1994, grazie allaiuto di un angelo, Lauren Lloyd, passai due mesi in Croazia e in Pakistan a intervistare profughe bosniache. Ho intervistato quelle donne e le ho frequentate nei campi, nei caff e nei centri per i rifugiati. Sono stata in Bosnia altre due volte da allora. Quando tornai a New York dopo il mio primo viaggio, ero in uno stato di furibonda indignazione. Mi sconvolgeva il fatto che da 20 mila a 70 mila donne fossero state stuprate in Europa nel 1993, come tattica sistematica di guerra, e nessuno avesse alzato un dito per impedirlo. Non riuscivo a capirlo. Un amica mi chiese perch mi stupivo. Disse che pi di 500 mila donne venivano stuprate ogni anno nel nostro paese, e in teoria noi non eravamo in guerra. Il monologo che segue basato sulla storia di una di queste donne. Voglio ringraziarla per averla condivisa con me. Sono piena di reverenziale sgomento di fronte al suo spirito e alla sua forza, come lo sono davanti a ogni donna che sopravvissuta alle terribili atrocit commesse nellex Jugoslavia. Questo brano dedicato alle donne bosniache. La mia vagina era il mio villaggio La mia vagina era verde, campi dacqua rosa tenero, mucca che muggisce sole che si posa dolce ragazzo che tocca leggero con un morbido filo di paglia bionda. C qualcosa tra le mie gambe. Non so cos. Non so dov. Io non tocco. Non ora. Non pi. Non pi da allora. La mia vagina era chiacchierona, non vede lora, tante, tante cose da dire, parole parlate, non posso smettere di provare, non posso smettere di dire oh s. Oh s. Non da quando sogno che c un animale morto cucito l sotto con grossa lenza nera. E il cattivo odore dellanimale morto non si riesce a togliere. E ha la gola tagliata e il suo sangue inzuppa tutti i miei vestiti estivi.

La mia vagina che canta tutte le canzoni da ragazze, campanacci delle capre che suonano canzoni, selvagge canzoni dei campi dautunno, canzoni della vagina, canzoni del paese della vagina. Non da quando i soldati mi infilarono dentro un lungo e grosso fucile. Cos freddo, con quella canna dacciaio che annienta il mio cuore. Non so se faranno fuoco o se lo spingeranno su attraverso il mio cervello impazzito. Sei uomini, mostruosi dottori con maschere nere che mi ficcano dentro anche bottiglie, bastoni, e un manico di scopa. La mia vagina che nuota acqua di fiume, acqua pulita che si rovescia su pietre cotte al sole sopra clitoride di pietra, pietre-clitoride mille volte. Non da qando ho sentito la pelle strapparsi e fare rumori striduli da limone strizzato, non da quando un pezzo della mia vagina si staccato e mi rimasto in mano, una parte delle labbra, ora da un lato un labbro completamente andato. La mia vagina. Un umido villaggio vivente di acqua. La mia vagina, la mia citt natale. Non da quando hanno fatto a turno per sette giorni con quella puzza di escrementi e carne affumicata, e hanno lasciato il loro lurido sperma dentro di me. Sono diventata un fiume di veleno e di pus e tutti i raccolti sono morti, e anche i pesci. La mia vagina umido villaggio vivente di acqua. Loro lhanno invaso. Lhanno massacrato e bruciato. Io non tocco adesso. Non ci vado mai. Io vivo in un altro posto, adesso. Io non so dov, adesso. La vagina: alcuni fatti NellOttocento, le ragazze che imparavano a raggiungere lorgasmo con la masturbazione erano considerate casi clinici. Spesso venivano curate o corrette con lamputazione o con la cauterizzazione della clitoride o con cinture di castit in miniatura, ottenute cucendo insieme le labbra vulva-ri per rendere inaccessibile la clitoride, e persino con la castrazione, che avveniva rimuovendo chirurgicamente le ovaie. Ma nella letteratura medica non c alcun riferimento allasportazione dei testi-coli o allamputazione del pene per impedire ai ragazzi di masturbarsi. Negli Stati Uniti, lultima clitoridectomia per curare la masturbazione di cui si ha testimonianza stata eseguita nel 1948, su una bambina di cmque anni. The Womans Encyclopedia of Myths and Secrets (LEnciclopedia dei miti e dei segreti della donna) La vagina: alcuni fatti Tra gli ottanta e i cento milioni di bambine e di giovani donne hanno subito mutilazione genitale. Nei paesi dove praticata, soprattutto africani, circa due milioni di giovanissime ogni anno, si aspettano che il coltello o il rasoio o un frammento di vetro tagli loro la clitoride o la asporti completamente, (e) di avere le labbra completamente o in parte... cucite insieme con

filo per suture o spine. Spesso si cerca di edulcorare loperazione chiamandola circoncisione. Lo specialista africano Nahid Toubia chiarisce il concetto: in un uomo equivale dallamputazione della maggior parte del pene fino allasportazione intgrale del pene, delle sue radici di tessuto molle e di parte della pelle scrotale. Le conseguenze a breve termine di queste mutilazioni includono tetano, setticemia, emorragie, tagli nelluretra, nella vescica, nelle pareti vaginali e nello sfintere anale. Quelle a lungo termine: infezione uterina cronica, estese cicatrici che possono La mia vagina arrabbiata ostacolare a vita la deambulazione, formazione di fistole, aumento del dolore e dei rischi durante il parto, morte prematura. The New York Jimes, 12 aprile 1996 La mia vagina arrabbiata. Davvero,. incazzata. La mia vagina furiosa e ha bisogno di parlare. Ha bisogno di parlare di tutta questa merda. Ha bisogno di parlarvi. Allora, cos questa faccenda... C in giro un esercito di persone, che escogitano modi per torturare la mia povera, gentile e amorevole vagina... Che passano i giorni a fabbricare psicoprodotti e idee orrende per minare la mia passera. Rompicoglioni della vagina! Tutta questa merda che cercano senza sosta di spingerci dentro, per pulirci, per imbottirci, la faranno scomparire. Bene, la mia vagina non se ne andr. incazzata e se ne star qui. Prendi i tamponi... che diavolo sta roba? Un fottuto tampone di cotone asciutto, infilato dentro. Perch non trovano un modo per lbrificare leggermente il tampone? Appena la mia vagina lo vede, ha uno choc. Dice: Lascia perdere. Si chiude. Dovete sapercifare con la vagina, prepararla alle cose. E tutta una faccenda di preliminari. Dovete convincere la mia vagina, sedurre la mia vagina, suscitare la fiducia della mia vagina. Non potete riuscirci con un fottuto tampone di cotone asciutto. Smettete di spingere cose dentro di me. Smettete di spingere e smettete di pulire. La mia vagina non ha bisogno di essere pulita, sa gi di buono. Non come i petali di rosa. Non cercate di abbellire la realt. Non credete loro, quando vi dicono che profuma come petali di rosa: fatta per odorare come una passera. Ecco cosa stanno facendo: cercano di pulirla, di farla odorare come uno spray da bagno o un giardino. Tutti quegli spray profumati, fiori, bacche, pioggia. Non voglio che la mia passera profumi di bacche odi pioggia. Tutta pulita, come lavare un pesce dopo averlo cucinato. Voglio sentire il sapore del pesce, per questo che lho ordinato. Cos la donna, cos sono io. I miei umori tutti in collIsione e che sanno di pesce. E poi ci sono quegli esami. Chi li ha escogitati? Ci deve essere un modo migliore di fare quegli esami. Perch quello spaventoso abito di carta: ti graffia i capezzoli e, quando ti sdrai, fruscia e ti fa sentire come un pezzo di carta che qualcuno ha gettato via? Perch i guanti di gomma? Perch la pila puntata l come se la giovane investigatrice Nancy Drew stesse lavorando contro la gravit; perch le staffe dacciaio in stile nazi, le orrende e fredde labbra danatra che spingono dentro di te? Che cos questa faccenda? La mia vagina arrabbiata per queste visite. Si mette sulla difensiva settimane prima. Si chiude, non si rilassa. Non vi fa innervo70 sire? Rilassi la vagina, rilassi la vagina. Perch? La mia vagina intelligente sa cosa sta succedendo , si deve rilassare cos tu puoi infilarle quelle fredde labbra danitra dentro. Esame vaginale? Non penso proprio. Sembra pi unesecuzione vaginale. Perch non trovano uno splendido, delizioso velluto rosso e non me lo avvolgono attorno, non mi fanno sdraiare su una soffice coperta di cotone, non si infilano attraenti guanti rosa o azzurri, e appoggiano i miei piedi su staffe ricoperte di pelliccia? E perch non riscaldano le labbra danatra? Lavorano con la mia vagin!

No, invece, sempre torture: fottuti tamponi di cotone asciutto, fredde labbra danitra e biancheria intima di cuoio. Non c e niente di peggio della biancheria di cuoio. Chi lha inventata? Si muove tutto il tempo, si incastra, davvero una merdata. La vagina fatta per stare libera e perta, non per essere tenuta imprigionata. per questo motivo che le guaine sono una pessima idea. Abbiamo bisogno di muoverci e aprirci, parlare e parlare. Le vagine hanno bisogno di comodit. Fate qualcosa per dar loro piacere. No, naturalmente non lo fanno. Odiano vedere una donna che prova piacere, soprattutto piacere sessuale. Quello che intendo un grazioso paio di mutande di morbido cotone con un vibratore incorporato. Le donne verrebbero tutto il giorno: verrebbero nei supermercati, in metropolitana, felici vagine orgasmiche. Loro non lo sopporterebbero. Non tollererebbero di vedere tut71 te quelle calde vagine felici, energizzate, che non sbiscono umiliazioni. Se la mia vagina potesse parlare, parlerebbe di se stessa come faccio io, parlarebbe di altre vagine, farebbe imitazioni di vagine. Porterebbe diamanti Harry Winston. Nessun vestito, ornata solo di diamanti. La mia vagina ha aiutato a mettere alla luce un bambino enorme. Pensava che avrebbe fatto qualcosa di pi, ma non stato cos. Ora vuole viaggiare, non desidera molta compagnia. Vuole leggere e conoscere cose nuove, e uscire pi spesso. Vuole sesso, le piace il sesso. Vuole andare pi in profondit, affamata di profondit. Desidera gentilezza, vuole un cambiamento. Vuole silenzio, libert, baci gentili, liquidi caldi e contatto profondo. Vuole cioccolato fiducia e bellezza. Vuole urlare. Non vuole pi essere arrabbiata. Vuole venire. Vuole volere. Vuole. La mia vagina, la mia vagina. Be... vuole tutto. Negli ultimi dieci anni mi sono occupata attivamente di donne che non hanno casa, donne che definiamo senzatetto cos possiamo con finarle in una categoria e dimenticarcene. Ho fatto un sacco di cose con queste donne, che sono diventate mie amiche. Coordino gruppi di terapia per donne che sono state violentate o hanno subito un incesto, e gruppi per tossicodipendenti e alcoliste. Vado al cinema con queste donne, mangio con loro, esco con loro. Nel corso degli ultimi dieci anni ho intervistato centinaia di donne. In tutto questo tempo ne ho incontrate solo due che non fossero state vittime di incesto da ragazzine o di violenza carnale da ragazze. Ho sviluppato una teoria secondo cui, per la maggior parte di queste donne, la casa e un posto che incute una gran paura, un luogo da cui sono fuggite; i centri dove le incontro sono i primi luoghi dove molte di loro hanno trovato sicurezza, protezione o conforto, nella comunanza con altre donne. Questo monologo la storia di una donna cos come lei me lha raccontata. Lho incontrata circa cinque anni fa, in uno di questi centri. Vorrei potervi dire che una storia insolita, brutale, estrema. Ma non lo . Per quanto sconvolgente, in realt, non neppure paragonabile a molte delle storie che ho sentito negli anni seguenti. Le donne povere subiscono terribili violenze sessuali che non vengono denunciate. Non possono permettersi una psicoterapia o altri metodi di cura. Il reiterato abuso di cui sono oggetto intacca e infine distrugge la loro autostima, conducendole alla droga, alla prostituzione, allaids e, in molti casi, alla morte. Fortunatamente questa particolare storia ha avuto finale diverso. Questa donna ha conosciuto un altra donna in quel centro, e si sono innamorate. Grazie al loro amore, sono uscite dal sistema assistenziale degli istituti e oggi hanno una bellissima vita insieme. Ho scritto questo brano per loro, per la loro forza stupe facente, per le donne che non vediamo, che soffrono e hanno bisogno di noi. La cosina liberata

(Donna di colore del Sud) Ricordo: dicembre 1965, cinque anni Mia madre mi dice, con una voce terribile, forte, minacciosa, di piantarla di grattarmi la cosina. Mi viene il terrore di averla staccata via a furia di grattare. Non mi tocco pi, nemmeno nel bagno. Ho paura che lacqua mi entri dentro e mi riempia tutta finch non esplodo. Mi metto dei cerotti sulla cosina per coprire il buco, ma si staccano nellacqua. Mi immagino un turacciolo, un tappo della vasca da bagno, messo l dentro per impedire che ci entri qualcosa. Dormo con tre paia di mutande di cotone stampate a cuoricini sotto il pigiamone. Ho ancora voglia di toccarmi, ma non lo faccio. Ricordo: sette anni Edgar Montane, che ha dieci anni, si arrabbia con me e mi tira un pugno tr le gambe con tutta la sua forza. Ho limpressione che mi abbia fatto a pezzi. Torno a casa zoppicando. Non riesco a fare pip. La mamma mi chiede che cosho alla cosina e quando le dico cosa mi ha fatto Edgar, si mette a gridare e dice di non permettere mai pi che qualcuno mi tocchi l sotto. Ho cercato di spiegare... non lha toccata, mamma, ci ha tirato un pugno. Ricordo: nove anni Gioco sul letto, saltando su e gi, a un certo punto minfilzo la cosina sulla colonna del letto. Lancio versi striduli e urla che vengono direttamente dalla bocca della mia cosina. Vengo portata allospedale.e mi ricuciono l sotto dove si strappata. Ricordo: dieci anni Sono a casa di mio padre e lui d una festa al piano di sopra. Tutti bevono. Io gioco da sola nel seminterrato e mi provo il nuovo completo, reggiseno e mutandine di cotone bianco, che mi ha regalato la ragazza di mio padre. Improvvisamente il miglior amico di mio padre, un omone di nome Alfred, si avvicina da dietro e mi lira gi le mutandine e infila il suo grosso pene duro nella mia cosina. Io urlo. Scalcio. Mi dibatto e cerco di allontanarlo, ma lui me lha gi messo dentro. Poi arriva mio padre e ha una pistola e c un orribile rumore forte e poi sangue dappertutto su Alfred e su di me, un sacco di sangue. Sono sicura che la mia cosina sta definitivamente cadendo a pezzi. Alfred resta paralizzato a vita e mia madre non mi lascia vedere mio padre per sette anni. Ricordo: dodici anni La mia cosina veramente un brutto posto, un luodi dolore, cattiveria, botte, invasione e sangue. E un luogo di disgrazie. una zona di sfortuna. Immagino unautostrada tra le mie gambe e io la percorro, me ne vado lontano, lontano da qui.

Ricordo: tredici anni C questa bellissima donna di ventiquattro anni nel mio quartiere e io la guardo sempre. Un giorno mi invita nella sua macchina. Mi chiede se mi piace baciare i ragazzi e io rispondo di no. Allora lei dice che vuole mostrarmi qualcosa, e si sporge in avanti e mi bacia cos dolcemente sulle labbra e poi mi infila la lingua in bocca. Wow! Mi chiede se voglio fare un salto a casa sua e poi mi bacia di nuovo e mi dic di rilassarmi, di sentire e basta, di lasciare che le nostre lingue si sentano. Poi chiede a mia madre se posso restare l a dormire e mia madre felicissima che una donna cos bella e di successo si interessi a me. Ho paura e contemporaneamente non vedo lora. Il suo appartamento fantastico. Arredato benissimo. Sono gli anni settanta: perline, cu77 scini soffici, luci soffuse. Decido immediatamente che quando sar grande far la segretaria, come lei. Lei si prepara una vodka e poi mi chiede che cosa voglio bere. Io rispondo quello che beve lei e lei dice che non pensa che a mia madre farebbe piacere. Io dico che probabilmente non le farebbe neanche piacere che baciassi le ragazze, e la bella donna mi serve la vodka. Poi si cambia e si mette un pagliaccetto di raso color cioccolata. cos bella. Ho sempre pensato che le lesbicone fossero brutte. Dico: Sei bellissima e lei: Anche tu. Poi dico: Ma ho solo questo reggiseno e mutandine di cotone bianco. Allora lei mi aiuta a indossare, lentamente, un altro pagliaccetto di raso. color lavanda, come i primi, dolci giorni di primavera. Lalcol mi andato alla testa e mi sento rilassata e pronta. C un quadro, sopra il suo letto, di una donna nuda con unenorme capigliatura afro. Lei mi distende sul letto delicatamente, lentamente, e il solo strofinarsi dei nostri corpi mi fa venire. Poi mi fa di tutto, a me e alla mia cosina che prima avevo sempre pensato fosse orrenda, e wow! Sono cos calda, cos eccitata. Lei mi dice: La tua vagina, mai toccata da un uomo, ha un odore cos buono, cos fresco, che vorrei poterla conservare cos per sempre. Io divento una furia scatenata e poi suona il telefono e naturalmente la mamma. Sono sicura che lo sa; qualsiasi cosa faccia, lei mi becca. Ho il respiro pesante ma cerco di comportarmi normalmente quando vado al telefono e lei mi chiede: Che cosa ti succede, hai fatto una corsa?. Io rispondo: No, mamma, ho fatto ginnastica. Poi lei dice alla bella segretaria di badare che io non stia intorno ai ragazzi e la donna le dice: Si fidi di me, non ci sono ragazzi qui intorno. Dopo la splendida donna mi insegna tutto sulla mia cosina. Mi fa toccare davanti a lei e mi insegna tutti i diversi modi per darmi piacere da sola. E molto precisa. Mi dice che devo sapere come darmi piacere da sola cos non avr mai bisogno di un uomo. Il mattino dopo ho paura di essere diventata un maschiaccio, perch sono cos innamorata di lei. Lei ride, ma non la rivedr mai pi. Ora la gente dice che stato una speci di stupro. Io avevo solo tredici anni e lei ventiquattro. Capii pi tardi che lei fu la mia salvezza a sorpresa, inaspettata e politically incorrect. Lei aveva trasformato la mia triste cosina e laveva innalzata in una specie di paradiso. Di che cosa sa la vagina? Terra. Spazzatura bagnata. Dio. Acqua. Un mattino nuovo di zecca. Profondit. Zenzero dolce.

Sudore. Dipende. Muschio. Me. Non ha odore, mi hanno detto. Ananas. Paloma Picasso. Carne terrosa e muschio. Cannella e chiodi di garofano. Rose. Foresta di muschio, gelsomino e spezie, profonda, profondissima foresta. Muschio umido. Caramelle squisite. Il Sud Pacifico. Una via di mezzo tra il pesce e i lill. Pesche. I boschi. Frutta matura. Tisana alla fragola e kiwi. Pesce. Paradiso. Aceto e acqua. Liquore dolce e leggero. Formaggio. Oceano. Sexy. Una spugna. Linizio. Come presidente onoraria del Club della vulva, sarei oltremodo onorata di averla come membro. Tuttavia, quando Harriet Lerner ha fondato questo club pi di venti anni fa, lappartenenza era condizionata alla comprensione e alluso corretto della parola vulva e alla capacit di comunicarlo a quante pi persone possibile, soprattutto donne. Cordiali saluti, Jane Hirschman Il club della vulva

ono sempre stata ossessionata dallidea di dare un nome alle cose. Se potevo dare loro un nome, potevo conoscerle. Se potevo dar loro un nome, potevo dominarle. Potevano essere mie amiche. Quando ero bambina, per esempio, avevo un e-norme collezione di rane. Rane imbottite, di ceramica, di plastica, rane al neon, rane a batteria. Ognuna di esse aveva un nome. Mi prendevo il tempo di conoscerle un po, prima di dar loro un nome. Le posavo sul mio letto e le guardavo

alla luce del giorno, le mettevo nella tasca del mio cappotto, le tenevo nella mia piccola mano sudata. Arrivavo a conoscerle per la loro consistenza, per lodore, la forma e la dimensione. E per il loro senso dellumorismo. Solo allora davo loro un nome, generalmente durante una splendida cerimonia. Circondate dalle loro amiche, le rivestivo di abiti sontuosi, le coprivo di lustrini o stelle dorate, le mettevo davanti al tempio delle rane e davo loro un nome. Prima sussurravo allorecchio il nome ambito. (Sussurro) Tu sei la mia Ranocchia Pastrocchia. Mi assicuravo che la rana gradisse il nome. Poi lo ripetevo a voce alta davanti alle altre rane eccitate, alcune delle quali stavano aspettando il proprio nome. Ranocchia Pastrocchia. Seguivano i canti: di solito, il nome ripetuto in continuazione, allunisono con le altre rane. (Canzone) Ranocchia Pastrocchia. Ranocchia Pastrocchia! Il canto era accompagnato da danze. Mettevo le rane in fila e danzavo in mezzo a loro, saltando come una rana e facendo versi da rana, tenendo la neobattezzata nelle mani o tra le braccia, a seconda della sua dimnsione. Era una cerimonia spossante ma fondamentale. Sarebbe stato anche accettabile, se la cosa si fosse limitata alle rane, ma presto sentii il bisogno di dare un nome a tutto. Davo un nome a tappeti e porte, a sedie e gradini. Ben, per esempio, era la mia torcia, dal nome del maestro dasilo, sempre presente nelle mie storie. Alla fine diedi un nome a tutte le parti del mio corpo. Le mie mani... Gladys: sembravano funzionali ed essenziali, come Gladys. Chiamai le mie spalle Shorty: forti e un po battagliere. I miei seni erano Betty. Non erano Veronica, ma non erano nemmeno brutti. Scegliere un nome per l sotto non era facile. Non era come trovare un nome per le mani, no, era complicato. L sotto era un posto vivo, non facile da designare. Rimase senza nome e, proprio per questo, era non domato, sconosciuto. A quel tempo avevamo una baby-sitter, Sara Stanley. Parlava con una voce acutissima, insop86 portabile. Una sera che stavo facendo il bagno, mi disse di lavare bene il mio bottoncino. Non posso dire che il nome mi piacesse. Mi ci volle un po persino per capire di che cosa si trattasse. Ma cera qualcosa nella sua voce.., e il nome rimase. Ebbene, s, il mio Bottoncino. Sfortunatamente il nome mi segu nellet adulta. Nella nostra prima notte insieme dissi alluomo, che poi avrei sposato, che Bottoncino era timida ma volenterosa, e sicuramente avrebbe svelato tutti i suoi misteri se solo lui fosse stato paziente. Penso che rimase un po interdetto ma, come nella sua natura, stette al gioco, e dopo prese addirittura a chiamarla per nome. Bottoncino l? pronta? Non sono mai stata convinta del suo nome, e quanto accadde in seguito non fu una vera sorpresa. Una notte, durante un rapporto sessuale tra me e mio marito, lui la chiam: Vieni, mia piccola Bottoncino, ma lei non rispose, come se fosse improvvisamente scomparsa. Bottoncino, sono io, il tuo divertimento preferito. Nessuna risposta, nessun movimento. Allora la chiamai io. Bottoncino, di, vieni fuori, non puoi farmi questo. Nessuna risposta, nessun suono. Bottoncino era morta, muta, sparita. Bottoncino! Non comparve per giorni, poi settimane, poi mesi. Mi avvilii. Riluttante, raccontai la cosa alla mia amica Teresa, che trascorreva tutto il suo tempo in un nuovo gruppo di donne. Bottoncino non mi parla, Teresa. Non risponde ai miei richiami. Chi Bottoncino? La mia Bottoncino risposi. La mia Bottoncino! Di che cosa stai parlando? chiese, con una voce che dimprovviso suon molto pi profonda della mia. Ragazza, intendi dire la vulva? Vulva? dissi a Teresa. Che cos? tutto rispose. lintera faccenda.

Vulva. Vulva. Potevo sentire qualcosa che si schiudeva. Bottoncino non andava bene, lavevo sempre saputo. No potevo vedere Bottoncino. Non avevo mai saputo chi o che cosa fosse, e non evocava lidea di unapertura odi un paio di labbra. Quella notte, le abbiamo dato un nome, mio marito Randy e io. Proprio come con le rane. Vestita di abiti sexy e lustrini, messa di fronte al tempio del corpo, le candele accese. Dapprima abbiamo sussurrato: Vulva, vulva. Piano, per vedere se sentiva. Vulva, vulva, sei l? Era dolce e sicuramente qualcosa si agit. Vulva, vulva, sei vera? E cantammo la canzone della vulva, che non significava gracidare, ma baciare, e danzammo la danza della vulva, che non comportava salti ma sfioramenti con le labbra, e tutte le altre parti del corpo erano schierate Betty e Gladys e Shorty ; di sicuro stavano in ascolto. La vagina: alcuni fatti In alcune zone sembra che gli africani stiano mettendo pacificamente fine alla pratica dellescissione dei genitali. In Guinea, per esempio, Aja Tounkara Diallo Fatimata, la capo tagliatrice di Conakry, la capitale, subiva contInui insulti da parte di gruppi occidentali, in difesa dei diritti umani. Poi, alcuni anni fa, ha confessato che in realt non aveva mai escisso nessuno. Mi limitavo a pizzicare la loro clitoride per farle strillare ha detto e le bendavo strettamente, in modo che camminassero come se fossero molto sofferenti. Dal Center for Reproductive Law and Policy (Centro per la legge e la politica di riproduzione) Da pi di tre anni viaggio con questo spettacolo per tutta lAmerica (e ora per il mondo). Sto minacciando di creare una mappa filo-vagina di tutte le citt filo-vagina che ho visitato. Ce ne sono parecchie adesso. Ci sono state molte sorprese; Oklahoma City mi ha sorpreso. Andavano pazzi per le vagine a Oklahoma City. Pittsburgh mi ha sorpreso. Adorano le vagine a Pittsburgh. Ci sono gi stata tre volte. Ovunque vada, le donne vengono da me dopo lo spettacolo per raccontarmi le loro storie, per drmi suggerimenti, per comunicarmi le loro risposte. Questa la parte che preferisco della tourne. Vengo a sapere le storie pi incredibili, raccontate in modo cos semplice, cos concreto. Mi viene sempre ricordato come sono straordinarie le vite delle donne, e quanto profonde. E mi viene ricordato come sono isolate, le donne, e quanto spesso si sentano oppresse nel loro isolamento. Quanto rare sono le persone a cui hanno parlato della loro sofferenza, della loro confusione. Quanta vergogna circonda tutto questo. Com vitale per le donne raccontare le loro storie, condividerle con altre persone, e come la nostra sopravvivenza in quanto donne dipenda da questo dialogo. Fu dopo aver rappresentato la pice una sera a New York che sentii la storia di una giovane donna vietnamita: quando aveva cinque anni era arrivata da poco in America e non sapeva parlare inglese cadde su un idrante antincendio mentre giocava con la sua migliore amica e si tagli la vagina. Non riuscendo a comunicare quello che era successo, si limit a nascondere le mutandine insanguinate sotto il letto. Sua madre le trov e immagin che lavessero violentata. Dato che la bambina non conosceva il termine per indicare lidrante, non pot spiegare ai suoi genitori che cosa fosse realmente successo. I suoi genitori accusarono il fratello della sua migliore amica di averla violentata. Portarono di corsa la bambina allospedale, e lei si ritrov intorno al letto un gruppo di uomini che fissava la sua vagina aperta, esposta. Poi, tornata a casa, si rese conto che suo padre non la guardava pi. Ai suoi occhi lei era diventata una donna usata, finita. Non la guard mai pi veramente. Oppure, ancora, la storia di una stupenda ragazza dellOklahoma che mi avvicin dopo lo

spettacolo, assieme alla matrigna, per raccontarmi che era nata senza vagina e se ne era accorta soltanto allet di quattordici anni. Stava giocando con la sua amica. Confrontarono i genitali e lei si rese conto che i suoi erano diversi, che cera qualcosa che non andava. And dal ginecologo con suo padre, il genitore a cui era pi legata, e il medico scopr che effettivamente non aveva n vagina n utero. Suo padre aveva il cuore a pezzi, ma cerc di reprimere le lacrime e la tristezza perch sua figlia non soffrisse ulteriormente. Mentre tornavano a casa, nel nobile tentativo di consolarla, lui le disse: Non preoccuparti, tesoro. Andr tutto benissimo. Anzi, sar fantastico. Ti faremo costruire la migliore passerina dAmerica. E quando incontrerai tuo marito, sapr che labbiamo fatta fare apposta per lui. E davvero le avevano fatto fare una passerina, e ora lei era rilassata e felice, e quando due sere dopo ritorn con suo padre, io mi sciolsi vedendo lamore che cera fra loro. Poi ci fu la serata a Pittsburgh, in cui una donna passionale si precipit da me per dirmi che doveva parlarmi al pi presto. La sua intensit mi convinse e la chiamai appena tornata a New York. Disse che era una massoterapista e che doveva parlarmi a proposito della consistenza della vagina. La consistenza era fondamentale. Io non avevo afferrato la consistenza, disse. E me ne parl per unora con tali particolari, con una tale chiarezza e sensualit che quando ebbe finito, dovetti sdraiarmi. Durante quella conversazione mi parl anche della parola fica. Avevo espresso qualcosa di negativo in proposito nella mia performance, e lei disse che quella parola non la capivo per niente. Sentiva il bisogno di aiutarmi a comprenderla. Mi parl per unaltra mezzora della parola fica e quando termin, io mi ero cnvertita. Ho scritto questo per lei. Riabilitare la fica Io la chiamo fica. Lho riabilitata: fica. Mi piace davvero. Fica. Ascoltate. Fica. E immaginate. F F, Fi Fi. Femmina, fianchi, fallo, fare, figlio. Felicit e Futuro. E anche: i come io, inizio, identit, immensit, isola, irta e iridata. F i, f i, fifl, fischio lungo acuto, un treno che sfreccia in aperta campagna. Ed ecco la C: ecco il fico, il dolce frutto, e insieme la foglia di fico. Infine Ca, Ca. Con la a ampia e rotonda. Di caverna, cantare, capezzolo, cara, carne, casa, cammina c chiusa chiusa dentro, dentro la casa al calduccio... Fica. Dimmi, dimmi: Fica. Dillo, dimmi: Fica4 Fica. Ho chiesto a una bambina di sei anni Se la tua vagina si vestisse, che cosa indosserebbe? Scarpe alte rosse e un berretto da baseball al contrario. Se potesse parlare, che cosa direbbe? Direbbe parole che cominciano con V e con T, tartaruga e violino, per esempio. Che cosa ti ricorda la tua vagina? Una bella pesca scura. O un diamante che ho trovato in un tesoro e che mio.

Che cosha di speciale la tua vagina? La donna che amava far felici le Da qualche parte dentro di lei so che ha un cervello molto intelligente. Di che cosa pro fuma la tua vagina? Fiocchi di neve. Io amo le vagine. Amo le donne. Non le vedo come cose separate. Le donne mi pagano per dominarle, eccitarle, farle venire. Non ho cominciato cos. Anzi. Ero avvocato. Ma, avvicinandomi alla quarantina, mi venuta lossessione di far felici le donne. Cerano tantissime donne non realizzate. Tantissime donne che non avevano accesso alla felicit sessuale. Era cominciata come una specie di missione, ma poi mi sono fatta coinvolgere. Sono diventata molto brava, direi geniale. Era la mia arte. Ho incominciato a essere pagata per questo. Era come se avessi scoperto la mia vocazione. A quel punto il diritto tributario mi sembrava spaventosamente noioso e insignificante. Indossavo mises pazzesche quando dominavo le donne pizzo e seta e pelle e usavo tutti gli accessori di scena: fruste, manette, corde, peni artificiali. Non cera niente del genere nel diritto tributario. Non cera nessuno strumento e nessuna eccitazione, e io odiavo quei tailleur blu, anche se adesso li porto di tanto in tanto per il mio nuovo lavoro e vanno benone. Il contesto tutto. Non cerano accessori n travestimenti nel diritto societario. Non cera niente di bagnato. Non cera nessun oscuro e misterioso preliminare. Non cerano capezzoli eretti. Non cerano bocche deliziose, ma soprattutto non cera nessun gemito. Non del tipo di cui sto parlando, in ogni caso. Questa stata la chiave, ora lo capisco; in ultima analisi i gemiti sono stati lelemento che mi ha sedotto e mi ha indotto, come una dipendenza, a far felici le donne. Quando ero una bambina e vedevo nei film quelle donne che facevano lamore emettendo strani, lamentosi versi orgasmici, mi veniva da ridere. Diventavo stranamente isterica. Non potevo credere che versacci belluini, sfrenati, come quelli, uscissero dalle donne. Morivo dalla voglia di gemere. Mi esercitavo davanti allo specchio, col registratore, gemendo in vari toni, varie note, talvolta con unespressione melodrammatica, talvolta pi riservata, quasi trattenuta. Ma sempre, quando riascoltavo, suonava falso. Era falso. Non era radicato in nulla di sessuale, in realt, ma solo nel mio desiderio di essere sessuale. Ma poi una volta, avevo dieci anni, mi scapp da morire la pip. Durante un viaggio in macchina. La trattenni per quasi unora e quando finalmente riuscii a far pip in quella piccola, sporca stazione di servizio, era cos eccitante che mi venne da gemere. Gemevo mentre facevo la pip. Non riuscivo a crederci, io che gemevo in una stazione di servizio della Texaco, sperduta nel bel mezzo della Louisiana. In quel momento mi resi conto che i gemiti sono collegati al fatto di non ottenere immediatamente quello che vuoi, al fatto di rimandare. Mi resi conto che i gemiti migliori erano quelli che ti coglievano di sorpresa; venivano fuori da quella misteriosa parte nascosta di te che parlava la sua lingua particolare. Mi resi conto che i gemiti erano, in realt, quella lingua. Cos sono diventata unurlatrice. A molti uomini metteva ansia. Anzi, per dirla tutta, li terrorizzava. Ero molto rumorosa e loro non riuscivano a concentrarsi su quello che stavano facendo. Perdevano la concentrazione. Poi perdevano tutto. Non potevamo fare lamore in casa di amici. Le pareti erano troppo sottili. Mi sono fatta una cattiva reputazione nel mio palazzo, e la gent mi guardava male in ascensore. Gli uomini pensavano che fossi troppo intensa; vagine.

qualcuno mi ha dato della matta. Ho incominciato a sentirmi tremendamente a disagio sul fatto di gemere. Sono diventata silenziosa ed educata. Mi mettevo un cuscino davanti alla bocca. Ho imparato a soffocare i gemiti, a trattenerli come uno sternuto. Ho cominciato a soffrire di mal di testa e di disturbi da stress. Quando ero sullorlo della disperazione ho scoperto le donne. Ho scoperto che la maggior parte delle donne adora i miei gemiti ma soprattutto ho scoperto quanto mi eccitasse sentire altre donne che gemevano, riuscire a far gemere le altre donne. Divent una specie di passione. Scoprire la chiave, liberare la bocca della vagina, liberare quella voce, quella canzone selvaggia. Ho fatto lamore con donne silenziose e ho scoperto quel punto dentro di loro e loro sono rimaste sconvolte sentendo i propri gemiti. Ho fatto lamore con donne che gemevano e che hanno scoperto un gemito pi profondo, pi penetrante. Divent unossessione. Io morivo dalla voglia di far gemere le donne, di avere l responsabilit, come un direttore dorchestra, forse, o un capobanda. Era una sorta di intervento chirurgico, una sorta di scienza delicata, trovare il ritmo e lubicazione esatta, ovvero la casa del gemito. cos che la chiamavo. A volte la trovavo sui jeans di una donna. A volte strisciavo fin l facendo finta di niente, disinserivo pian piano gli allarmi circostanti ed entravo. A volte usavo la forza, ma non una forza violenta, oppressiva, era una forza dominatrice, come se dicessi: Ora ti porto in un posto; tu non preoccuparti, sdraiati e goditi il viaggio. A volte era una cosa pi mondana. Trovavo il gemito prima ancora che incominciassero i preludi, mentre mangiavamo linsalata o il pollo, lo trovavo come per caso, proprio l, con le dita, Eccolo, hai visto, semplicissimo, in cucina, tutto ben mescolato con laceto balsamico. Altre volte usavo gli strumenti adoravo quegli aggeggi e altre ancora facevo in modo che fosse la donna a trovare da sola il suo gemito davanti a me. Io aspettavo, tenevo duro finch si apriva da sola. Non mi facevo ingannare da versolini minori, pi banali. No, la costringevo ad andare avanti, avanti, fino a raggiungere tutta la potenza del suo gemito. C il gemito clitorideo (un verso sommesso, che resta in bocca), quello vaginale (un suono profondo, gutturale) e il combinato clitovaginale. C un pre-gemito (laccenno di un suono), il quasi gemito (un rumoretto volteggiante), il gemito S, qui, qui (un suono pi profondo, deciso), il gemito elegante (un suono sofisticato, simile a una risata), il gemito rock (un po sguaiato), il gemito wasp (nessun suono), il gemito semireligioso (tipo cantilena musulmana), il gemito da vette montane (tipo yodel), il gemito da beb (tipo gughi-gughi~gughigu) il gemito canino (un verso affannoso), il gemito da compleanno (un rumore di party sfrenato), il gemito disinibito da militante bisessuale (un suono profondo, aggressivo, martellante), il gemito da diva (un verso contorto, famelico), il gemito dellorgasmo ad alluce arricciato, e, infine, il gemito del triplice orgasmo a sorpresa. Dopo aver terminato questo brano, lho letto alla donna sulle cui interviste lavevo basato. Non era affatto convinta che centrasse qualcosa con lei. Il monologo le piaceva moltissimo, mi aveva spiegato, per non si riconosceva. Le sembrava che in un certo senso avessi evitato di parlare delle vagine, che in un certo senso le stessi ancora oggettivando. Persino i gemiti erano una maniera di oggettivare la vagina, staccandola completamente dal resto della vagina, dal resto della donna. Cera una differenza sostanziale nel modo in cui le lesbiche vedevano le vagine. E io non lavevo colta. Perci lho intervistata di nuovo. Come lesbica disse ho bisogno che cominci da un luogo lesbocentrico, non inquadrato in un contesto eterosessuale. Per esempio, non che io desiderassi le donne perch non mi

piacevano gli uomini. Gli uomini non facevano nemmeno parte dellequazione. E continu: Devi parlare di entrare nelle vagine. Non puoi parlare di sesso lesbico senza questo. Per esempio disse. Io sto facendo lamore con una donna. Lei dentro di me, io sono dentro di me. Scopo me stessa insieme a lei. Ci sono quattro dita dentro di me; due sono sue, due mie. Non so se ho voglia di parlare di sesso. Eppure, come posso parlare di vagine senza descriverle in azione? Sono preoccupata dal [attore curiosit morbosa, preoccupata che questa pice possa venire sfruttata. Parlo di vagine per eccitare la gente? Ed una cosa negativa? In quanto lesbiche disse noi ci intendiamo di vagine. Le tocchiamo. Le lecchiamo. Ci giochiamo. Le stuzzichiamo. Notiamo quando la clitoride si gonfia. Notiamo la nostra. Mi rendo conto di sentirmi imbarazzata, mentre la ascolto. C una combinazione di motivi: eccitazione, paura, il suo amore per le vagine e il buon rapporto che ha con loro, e la mia presa di distanza che nasce dal terrore di dire tutto questo davanti a voi, davanti al pubblico. Mi piace giocare con il bordo della vagina disse con le dita delle mani, le nocche, le dita dei piedi, la lingua. Mi piace entrarci piano piano, e poi ficcarci dentro tre dita. Ci sono altre cavit, altre aperture; c la bocca. Mentre ho una mano libera, ci sono dita nella sua bocca, dita nella sua vagina, ed entrambe si muovono, tutte si muovono, insieme, la sua bocca che mi succhia le dita, la sua vagina che mi succhia le dita. Entrambe -che succhiano, entrambe bagnate. Mi rendo conto di non sapere che cosa appropriato. Non so neppure che cosa significa questa parola. Chi decide. Imparo cos tanto da quello che mi sta raccontando. Su di lei, su di me. Poi io stessa mi bagno disse. Lei pu entrare dentro di me. Sente il mio bagnato, lascio che infili le dita dentro di me, le sue dita dentro la mia bocca, la mia vagina, lo stesso. Jiro fuori la sua mano dalla mia fica. Stro fino il mio liquido contro il suo ginocchio perch sappia. Faccio scivolare il mio bagnato gi per la sua gamba finch il mio viso in mezzo alle sue cosce. Parlare delle vagine rovina [orse il mistero, o solo uno dei tanti miti che servono a mantenerle 108 nelloscurit, a mantenerle inconsapevoli e insoddisfatte? La mia lingua sulla sua clitoride. La mia lingua rimpiazza le mie dita. La mia bocca entra nella sua vagina. Dire queste parole ti d limpressione di una cosa maliziosa, pericolosa, troppo diretta, troppo specifica, sbagliata, intensa, responsabile, viva. La mia lingua sulla sua clitoride. La mia lingua rimpiazza le mie dita. La mia bocca entra nella sua vagina. Amare le donne, amare le vagine, conoscerle e toccarle ed avere familiarit con noi stesse, cio sapere chi siamo e di cosa abbiamo bisogno. Soddisfarci da sole, insegnare ai nostri amanti a soddisfarci, essere presenti nelle nostre vagine, parlarne ad alta voce, parlare della loro fame e solitudine e del loro dolore e senso dellumorismo, per renderle visibili, in modo che non possano venire impunemente depredate nel buio, in modo che il nostro centro, il nostro punto, il nostro motore, il nostro sogno non sia pi staccato, mutilato, paralizzato, rotto, reso invisibile o coperto di vergogna; Devi parlare di entrare nelle vagine ha detto lei. Forza dico io entriamo. Rappresentavo questa pice da pi di due anni quando a. un tratto mi venuto in mente che

non c era nessun brano sulla nascita. Era unomissione ben strana. Anche se, quando lho raccontato a un giornalista poco tempo fa, mi ha domandato: Qual il nesso?. Quasi ventanni fa ho adottato un figlio, Dylan, che aveva poco meno della mia det. Lanno scorso lui e sua moglie, Shiva, hanno avuto un bambino. Mi hanno chiesto di essere presente al parto. Nonostante tutte le ricerche che avevo fatto, non credo di avere mai capito le vagine fino a quel momento. Se prima della nascita di mia nipote Colette ne avevo soggezione, certamente ora provo una profonda venerazione per le vagine. Io ero l nella stanza Per Shiva Io cero quando la sua vagina si apr. Eravamo tutti l: sua madre, suo marito e io, e linfermiera ucrana con la mano dentro la sua vagina, fino al polso, che tasta e gira col suo guanto di gomma parlando con noi disinvolta come stesse aprendo un rubinetto difettoso. Ero l nella stanza quando le contrazioni la costrinsero a trascinarsi carponi, e a emettere strani versi da tutti i pori. E ancora l ore dopo, quando allimprovviso cacci un urlo orrendo, fendendo con le braccia laria elettrica. Ero l quando la sua vagina si trasform, da timido buco sessuale a tunnel archeologico, vaso sacro, canale veneziano, pozzo profondo con un minuscolo bambino in fondo, che attende dessere salvato. Vidi i colori della sua vagina. Li vidi cambiare. Vidi lazzurro livido e rotto il rosso pomodoro che ribolle il rosa grigio, il bruno; vidi il sangue come sudore imperlare gli orli vidi il liquido bianco, giallo, la merda e i grum spingere fuori da tutti i buchi, spingere forte e ancora pi forte, vidi in fondo al buco, la testa del bambino striata di capelli neri, la vidi proprio l vicino dietro losso un duro ricordo rotondo mentre linfermiera ucrana girava e rigirava la sua mano scivolosa. Ero li mentre noi, sua madre e io, tenendole una gamba per ciascuna e spingendo a pi non posso contro lei che spingeva, laprivamo tutta; mentre con voce asciutta il marito contava: Uno, due, tre e la spronava a concentrarsi, ancora di pi. Allora guardammo dentro di lei. Non riuscivamo pi a staccare gli occhi da quel punto. Dimentichiamo la vagina, tutti noi... Cosaltro potrebbe spiegare questassenza di timore reverente, di stupore? Ero l quando il medico vi entr con cucchiai da Alice nel Paese delle Meraviglie e sempre l quando quella vagina divent una grande bocca lirica che cantava con tutta la sua forza; prima la testa, poi il braccio grigio e penzolante, poi il veloce corpicino che nuota, nuota svelto verso le nostre braccia piangenti. Ero l dopo, quando mi voltai e affrontai la sua vagina. Restai l, permettendo a me stessa di vederla aperta, completamente esposta, mutilata, gonfia e lacera, sanguinare sulle mani del dottore che la ricuciva con calma. Restai l e, davanti ai miei occhi, la sua vagina allimprovviso divent un grande cuore rosso pulsante. Il cuore capace di sacrificio. E cos la vagina. Il cuore capace di perdonare e riparare. Pu cambiare forma per farci entrare. Pu allargarsi per farci uscire.

E cos la vagina. Pu soffrire per noi e tendersi per noi, morire per noi e sanguinare e sanguinolenti immetterci in questo difficile mondo meraviglioso. E cos la vagina. Io ero l nella stanza. Io ricordo. Ringraziamenti Ci sono cos tante persone incredibili che hanno contribuito a far nascere questo lavoro e poi ,a sostenerlo passo per passo. Desidero ringraziare quei coraggiosi che hanno portato, il mio lavoro e me, nelle loro citt, nelle loro universit e nei loro teatri: Pat Cramer, Sarah Raskin, Gerald Blaise Labida, Howie Baggadonutz, Carole Isenberg, Catherine Gammon, Lynne Hardin, Suzanne Paddock, Robin Hirsh, Gali Gold. Un grazie speciale a Steve Tiller e a Clive Flowers per la strepitosa prima in Inghilterra, e a Rada Boric per averlo rappresentato con stile a Zagabria e per essere mia amica e sorella. E alle generose, potenti donne del Centro per le Donne Vittime della Guerra di Zagabria va la mia commossa gratitudine. Voglio ringraziare le persone straordinarie del teatro HERE di New York, fondamentali per il successo delle numerose rappresentazioni che si sono tenute l: Randy Rollison e Barbara Busackino per la loro profonda dedizione e fiducia in questo lavoro; Wendy Evans Joseph per il suo magnifico allestimento e la sua grande generosit; David Kelly; Heather Carson per le sue luci audaci, sexy; Alex Avans e Kim Kefgen per la loro pazienza e perfezione e per aver danzato con me notte dopo notte il ballo del salvadanaio. Voglio ringraziare Stephen Pevner per il suo grande aiuto nel far decollare tutto ci e a Robert Levithan per la sua fiducia. Grazie a Michele Steckler per essere stata presente pi volte; a Don Summa per aver invogliato la stampa a parlarne; e ad Ali-sa Solomon, Alexis Greene, Rebecca Mead, Chris Smith, Wendy Weiner, Ms., The Village Voice, e Mira-bella per aver parlato della pice con tanto amore e rispetto. Voglio ringraziare Gloria Steinem per le sue belle parole e per esserci stata prima di me, e Betty Dodson perch ama le vagine e ha dato inizio a tutto questo. Voglio ringraziare Charlotte Sheedy di avermi rispettato e di essersi battuta per me, e Marc Klein per il suo impegno quotidiano, la sua immensa pazienza e il suo prezioso sostegno. Voglio ringraziare Carol Bodie: la sua fiducia in me mi ha sostenuto negli anni difficili e il suo appoggio ha spinto il mio lavoro oltre le paure di altre persone e lha res possibile. Voglio ringraziare Willa Shalit per la sua grande fede in me e per il talento e il coraggio dimostrati nel portare nel mondo il mio lavoro. Voglio ringraziare David Phillips, il mio angelo sempre presente, e Lauren Lloyd per il grande dono della Bosnia. Grazie a Nancy Rose per la sua guida esperta e gentile; un grazie speciale a Marianne Schnall, a Sally Fisher, al Feminist.Com e al V-Day Committee. Grazie a Gary Sunshine per essere apparso al momento opportuno. Voglio ringraziare la mia straordinaria editor Mollie Doyle, per aver perorato la causa di questo libro presso numerose case editrici, e per essere la mia fantastica socia. Voglio ringraziare Marysue Rucci per aver capito al volo il progetto e per avermi aiutato a farlo diventare un libro. Voglio ringraziare Villard di non avere avuto paura. Poi ci sono i ringraziamenti agli amici: Paula Allen, per i suoi salti di gioia; Brenda Currmn perch ha cambiato il mio karma; Diana de Vegh, la cui generosit mi ha guarito; James Lecesne, perch mi vede e crede; Mark Matousek che mi ha costretta ad andare pi a fondo; Paula Mazur per aver intrapreso il grande viaggio; Thea Stone, per essere rimasta con me;

Sapphire perch ha forzato i miei limiti; Kim Rosen, che mi lascia respirare e morire. Voglio ringraziare alcune grandi donne: Michele McHugh, Debbie Schechter, Maxi Cohen, Judy Katz, Judy Corcoran, Joan Stein, Kathy Najimy, Ten Schwartz; e le ragazze di Betty per lamore e il sostegno costanti che mi hanno dato. Voglio ringraziare le mie guide e muse ispiratrici: Joanne Woodward, Shirley Knight, Lynn Austin e Tina Tumer. Voglio ringraziare mia madre Chris; mia sorella Laura; e mio fratello Curtis per aver trovato la strada inclinata che ci ha riportato insieme. Voglio esprimere la mia riconoscenza per le coraggiose, impavide donne del programma swi che si ritrovano in continuazione a dover affrontare il buio e ad attraversado, in particolare Maritza, Tarusa, Stacey, Ilysa, Belinda, Denise, Stephanie, Edwing, Joanne, Beverly e Tawana. Voglio ringraziare di cuore le centinaia di donne che mi hanno accolto nei loro luoghi privati, he mi hanno affidato le loro storie e i loro segreti. Possano queste storie preparare la strada a un mondo libero e sicuro per Hannah, Katie, Molly, Adisa, Lulu, Allyson, Olivia, Sammy, Isabella e altre. Voglio ringraziare mio figlio Dylan per avermi insegnato lamore, mia nuora Shiva e mia nipote Coco per la sua nascita. Infine, voglio ringraziare il mio compagno, Ariel Orr Jordan, che ha concepito questo lavoro insieme a me. La sua gentilezza e la sua tenerezza sono state un unguento prodigioso, sono state linizio. Postfazione Non so perch sono stata scelta. Non ho certo avuto fantasie adolescenziali sognando di diventare Lady vagina (come spesso sono chiamata, anche a voce alta, da una parte allaltra di un affollato negozio di scarpe). Mai avrei immaginato che un giorno avrei parlato di vagine in luoghi come Atene, che avrei cantato la parola vagina con quattro-mila donne scatenate a Baltimora o che avrei avuto trentadue orgasmi per notte in pubblico. Non avevo programmato queste cose. Per ci penso di non aver molto a che fare con I monologhi della vagina: semplicemente, ne sono stata posseduta. Ora capisco che ero la candidata ideale. Ero una commediografa. Per anni ho scritto pezzi basati su interviste. Sono stata femminista. Sono stata molestata sessualmente e fisicamente da mio padre. Ho tendenze esibizioniste. Ho conosciuto loltraggio, e ho desiderato con tutto il mio essere di trovare un modo per riconciliarmi con la mia vagina. In realt non ricordo come cominciato tutto. Una conversazione sulla vagina con una donna anziana. Il suo modo sprezzante di parlare dei propri genitali mi ha scioccato e mi ha fatto riflettere: in che termini le altre donne pensavano alla loro vagina? Ricordo che cominciai a chiedere alle amiche, che mi sorpresero per la loro franchezza e il loro desiderio di parlare. Unamica in particolare mi disse che se la sua vagina si fosse vestita avrebbe indossato un basco. Stava attraversando una fase francese. Non ricordo affatto di aver scritto la pice. In parole povere, fui catturata, usata dalle Vagina Queens. Non ho mai consapevolmente abbozzato e dato una forma al lavoro. In realt lintero processo si svolto fuori dalle regole. Intervistavo le donne sulle loro vagine mentre in contemporanea scrivevo la piece vera . stato il mio compagno, Ariel Jordan (ora sono convinta che fosse in qualche modo sul libro paga delle Vagina Queens), che mi ha spinto a prendere la cosa seriamente, mi ha aiutato a creare la pice e a formulare un piano. Ma in un certo senso, anche cos, I monologhi non sono mai stati una faccenda che mi riguardasse davvero.

Mi faccio vedere. Faccio esercizio per rimanere in forma. Bevo unenorme quantit di cappuccini. Cerco, nonostante tutto, di rimanere ai margini. Non sono mai stata unattrice. In realt non mi sono resa conto che stavo recitando I monologhi della vagina, se non dopo averlo fatto per tre anni. Prima di allora, raccontavo semplicemente queste storie molto personali che mi erano state confidate con generosit. Mi sentivo stranamente, e a tratti violentemente, protettiva nei confronti di queste donne e delle loro storie. Non riuscivo a muovermi quando le proclamavo, dovevo avere uno sgabello dallo schienale alto su cui sedermi e un posto dove appoggiare i piedi. Era come se ogni notte salpassi su unastronave. Dovevo parlare in un microfono, anche in locali in cui potevano sentirmi con facilit. A volte il microfono funzionava come una sorta di volante, e altre come acceleratore. Nei primi anni, sentivo il bisogno di indossare calze e pesanti scarpe maschili durante la recita. Successivamente, una volta che il mio regista Joe Mantello mi convinse a togliermi le scarpe, riuscii a farlo solo a piedi nudi. Ogni notte dovevo tenere tra le mani da cinque a otto fogli per tutta la durata della rappresentazione, anche se avevo memorizzato il pezzo. Era come se i fogli materializzassero le donne che avevo intervistato: avevo bisogno di averle l con me. Le storie della vagina mi hanno trovato, come mi hanno trovato le persone che volevano produrre il lavoro o portarlo nella loro citt. Ma ogni volta che ho cercato di scrivere un monologo per compiace-re unagenda politically correct, sempre stato un fallimento. Avrete notato la mancanza di monologhi sulla menopausa o sui trans. Ci ho provato, ma I monologhi della vagina hanno a che fare con lattrazione, non con la promozione. Molte cose accadute nel corso della vita dei Monologhi sembrano completamente surreali e al tempo stesso totalmente logiche. Mentre viaggiavo con la pice da una citt allaltra, da una nazione allaltra, centinaia di donne mi aspettavano dopo lo spettacolo per parlarmi delle loro vite. In un qualche modo la rappresentazione aveva liberato i loro ricordi, sofferenze e desideri. Una notte dopo laltra ho sentito le stesse storie: donne violentate da adolescenti, nei college, da bambine, da vecchie, donne finalmente sfuggite ai loro mariti che le percuotevano a morte, donne terrorizzate di andarsene, donne che prima ancora di essere consapevoli del sesso erano state possedute sessualmente da patrigni, fratelli, cugini, zii, madri e padri. Cominciai a sentirmi folle, come se si fosse aperta una porta su un mondo sotterrano e mi venissero dette cose che non dovevo sapere, e la conoscenza di queste cose fosse pericolosa. Lentamente compresi come nulla fosse pi importante del porre fine alla violenza nei confronti delle donne, che in verit la dissacrazine delle donne rivelava il fallimento degli esseri umani nellonorare e proteggere la vita; e questo fallimento, se non lavessimo rettificato, avrebbe significato la fine di tutti noi. Non penso di essere estremista. Quando si violentano, picchiano, storpiano, mutilano, bruciano, seppelliscono, terrorizzano le donne, si distrugge lenergia essenziale della vita su questo pianeta. Si forza quanto nato per essere aperto, fiducioso, caloroso, creativo e vivo a essere piegato, sterile e domato. Nel 1997 io e alcune donne attiviste, molte delle quali provenienti da n gruppo chiamato Feminist.com, progettammo il V-Day. Come in tutti i misteriosi happening sulla vagina, noi facciamo la nostra apparizione, il lavoro di base, ci teniamo in forma, e le Vagina Queens fanno il resto. 1114 febbraio 1998, il giorno di San Valentino, nacque il nostro primo V-Day. Duemilacinquecento persone si misero in fila davanti allHammerstein Ballroom di New York per il grandioso evento. Whoopi Goldberg, Su-san Sarandon, Glenn Close, Winona Ryder, Marisa Tomei, Shirley Knight, Lois Smith, Kahy Najimy, Calista Flockhart, Lily Tomlin, Hazelle Goodman, Margaret Cho, Hannah Ensler-Rivel, BETTY, Klezmer Women, Ulali,

Phoebe Snow, Gloria Steinem, Soraya Mire e Rosie Perez si riunirono per recitare I monologhi della vagina e diedero vita a una performance che raccolse pi di 100 000 dollari e lanci il movimento del V-Day. Dal 1999 allOld Vic di Londra si sono ripetuti eventi simili con presenze di spicco, tra cui attrici come Cate Blanchett, Kate Winslet, Melanie Griffith, Meera Syal, Julia Sawalha, Joely Richardson, Ruby Wax, Eddi Reader, Katie Puckrik, Dani Behe, Natasha McElhone, Sophie Dahl, Jane Lapotaire, Thandie Newton e Gillian Anderson. Nel 2000 il V-Day stato celebrato a Los Angeles, Santa Fe, Sarasota, Aspen e Chicago. In tre anni il V-Day ha avuto luogo in oltre 300 college con rappresentazioni dei Monologhi, la cui regia e recitazione era affidata alle studentesse e al corpo insegnanti. Tutti gli spettacoli hanno raccolto denaro e aumentato la consapevolezza nei gruppi locali, che lavorano per fermare la violenza nei confronti delle donne. Attualmente il V-Day Fund sta sostenendo in tutto il mondo gruppi rurali le cui donne, in molti casi, combattono rischiando la propria vita per proteggere le altre donne e porre fine alla violenza. In Afghanistan c la RAWA, la Lega rivoluzionaria delle donne afgane, un gruppo consacrato alla liberazione delle donne dalla terribile oppressione del regime talebano. L alle donne non permesso lavorare, ricevere unistruzione, andare dal dottore o uscire di casa senza una scorta maschile. L le donne vengono seppellite sotto i loro burka senza essere protette dallo stupro o dallassassinio. Il V-Day Fund sta aiutando la RAWA a istruire le donne in scuole clandestine, a documentare le esecuzioni illegali e a costruire un movimento delle donne. In Kenya stiamo sostenendo il Tasaru Ntomonok (Iniziativa per una maternit sicura), un progetto che vuole impedire che le ragazze subiscano mutilazioni genitali, introducendo un nuovo rituale di iniziazione alladolescenza. Recentemente abbiamo comprato loro una jeep rossa perch possano viaggiare con facilit da un villaggio allaltro nel loro compito di istruzione e prevenzione. In Croazia stiamo lavorando con il Centro per le donne vittime della guerra, e grazie al nostro sostegno apriranno un First Rape Crisis Center nella ex Jugoslavia. Saranno anche in grado di preparare operatrici del Kosovo e della Cecenia nel lavoro con le donne di quei paesi, che durante la guerra sono state violentate e traumatizzate. V-Day sta operando in collaborazione con Planned Parenthood (Famiglia pianificata) per implementare, allinterno di programmi gi in via di sviluppo, una strategia volta a prevenire e porre fine alla violenza nei confronti delle donne. E la lista potrebbe continuare. Il miracolo del V-Day, come quello dei Monologhi della vagina, questo: successo perch doveva succedere. Un invito forse, un mandato inconscio. Forse. Mi arrendo alle Vagina Queens. Qualcosa si sta rivelando. Qualcosa di mistico e pratico al tempo stesso. Per la sopravvivenza della razza umana, le donne devono essere al sicuro e dotate di potere. unidea ovvia ma, come una vagina, ha bisogno di grande attenzione e amore per essere rivelata.