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DOSSIER

TECNOLOGIE PER LENERGIA: QUALI INNOVAZIONI E STRATEGIE INDUSTRIALI IN EUROPA? IL SET-PLAN E LE SUE PROPOSTE

Workshop TECNOLOGIE PER LENERGIA: QUALI INNOVAZIONI E STRATEGIE INDUSTRIALI IN EUROPA? IL SET-PLAN E LE SUE PROPOSTE 18 marzo 2008 Roma

DOSSIER
TECNOLOGIE PER LENERGIA: QUALI INNOVAZIONI E STRATEGIE INDUSTRIALI IN EUROPA? IL SET-PLAN E LE SUE PROPOSTE

Workshop TECNOLOGIE PER LENERGIA: QUALI INNOVAZIONI E STRATEGIE INDUSTRIALI IN EUROPA? IL SET-PLAN E LE SUE PROPOSTE 18 marzo 2008 Roma

A cura di: Francesco Gracceva, Carlo Manna, Giorgio Simbolotti

INDICE

TECNOLOGIE PER RISPONDERE ALLA SFIDA DEL CLIMA E DELLENERGIA ..5 IL PIANO STRATEGICO PER LE TECNOLOGIE ENERGETICHE......................................... 5 Azioni e tecnologie per lEuropa................................................................................ 6 Il potenziale delle tecnologie.................................................................................... 7 Tecnologie e fonti fossili ......................................................................................... 10 Efficienza energetica.............................................................................................. 11 Fonti e tecnologie rinnovabili .................................................................................. 11 Energia nucleare ................................................................................................... 12 Idrogeno e celle a combustibile ............................................................................... 12 Dinamiche settoriali.................................................................................................13 Dai costi di mitigazione alle opportunit di sviluppo................................................13 SCENARI PER LITALIA E LA VISIONE DEL SET PLAN ... 14 LORIZZONTE DI BREVE-MEDIO PERIODO: GLI OBIETTIVI AL 2020 .. 14 LORIZZONTE DI LUNGO PERIODO . ..16 Lo scenario energetico di riferimento ......................................................................16 Gli scenari di intervento: le misure .........................................................................17 Efficienza energetica......................................................................................18 Fonti rinnovabili .................................................................................................... 21 Le emissioni nello scenario di riferimento e negli scenari di intervento...................22 Il potenziale economico di mitigazione....................................................................23 Impatto sui costi del sistema energetico: linvestimento nelle tecnologie 24

ALLEGATO UN PIANO STRATEGICO EUROPEO PER LE TECNOLOGIE ENERGETICHE (PIANO SET).27

TECNOLOGIE PER RISPONDERE ALLA SFIDA DEL CLIMA E DELLENERGIA Sfogliando un testo di energetica degli anni 70 possiamo trovare, tra le prospettive tecnologiche del 2000, tutte le tecnologie cui oggi ancora affidiamo la speranza di uscire, nei prossimi due-tre decenni, dal guado epocale dei cambiamenti climatici: dalle biomasse al solare, dalle fuel cells allidrogeno, dai reattori autofertilizzanti alla fusione, passando naturalmente per lefficienza energetica applicata alle tecnologie di uso finale dellenergia. Fanno eccezione leolico, che oggi divenuto una realt commerciale, e il sequestro della CO2, non contemplato nelle prospettive dellepoca. Naturalmente, negli ultimi decenni, le tecnologie energetiche non sono rimaste immutate. Produzione e uso finale dellenergia sono oggi incomparabilmente pi efficienti e puliti. Tuttavia, come negli anni 70, la maggior parte dellenergia proviene ancora dalle fonti fossili e viene resa disponibile attraverso dispositivi basati ancora sui cicli termodinamici. I sistemi di conversione diretta (fotovoltaico, fuel cells) hanno ancora rilevanza e competitivit commerciale marginali ed altri sistemi innovativi di produzione dellenergia, come pure lenorme potenziale di innovazione legato alla tecnologia dei materiali, sono ancora in fase embrionale. Nel frattempo la domanda procapite di energia e in continuo aumento, pur con diversi tassi di crescita, non solo nelle economie emergenti ma anche nei paesi industriali. Nello stesso arco di tempo, altri settori quali informatica, telecomunicazioni, medicina, biotecnologie, hanno vissuto vere rivoluzioni tecnologiche e industriali che hanno mutato radicalmente le nostre abitudini. Comunichiamo in modo radicalmente diverso rispetto agli anni 70 ma produciamo elettricit con gli stessi metodi di allora e viaggiamo sullo stesso tipo di veicoli, anche se molto pi efficienti e confortevoli. Siamo probabilmente alle soglie di cambiamenti epocali nel settore energetico. Dovr trattarsi necessariamente di una nuova rivoluzione tecnologica, altrimenti sar molto pi difficile nei prossimi decenni coniugare sviluppo e sostenibilit. IL PIANO STRATEGICO PER LE TECNOLOGIE ENERGETICHE ormai ampiamente condivisa lopinione che, entro il 2050, le emissioni di gas serra debbano essere ridotte del 60-80% rispetto alle proiezioni tendenziale e che tale riduzione sia possibile soltanto introducendo nuove tecnologie energetiche. Altrettanto diffusa la consapevolezza della necessit di interventi immediati e del fatto che le azioni intraprese nei prossimi 10-15 anni avranno un impatto determinante per il conseguimento degli obiettivi di mitigazione di lungo termine. In base al Rapporto Stern, il costo di una azione tempestiva dellordine del 1% del prodotto interno lordo globale su base annuale, di gran lunga inferiore ai danni derivanti dallinazione (stimati nellordine del 5% del PIL) o da azioni ritardate nel tempo. Con lo Strategic Energy Technology Plan (SET Plan, Nov. 2007)1 la Commissione Europea riporta linnovazione tecnologica al centro delle strategie per ridurre le emissioni di gas serra e per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti energetici. Il SET Plan stigmatizza la stagnazione degli investimenti in R&S che ha caratterizzato le politiche dei Paesi Membri negli ultimi due decenni ed intende stimolare un nuovo interesse ed iniziative di sviluppo tecnologico nel settore energetico-ambientale. Dopo la liberalizzazione dei mercati energetici e lintroduzione di importanti meccanismi finanziari (emission trading) volti ad attribuire un valore economico alla riduzione delle emissioni, lattenzione torna sullo sviluppo tecnologico, in particolare su quelle tecnologie che consentono di accrescere lefficienza energetica e di ridurre le emissioni di gas serra. Lobiettivo quello di pilotare, attraverso tali tecnologie, una rivoluzione nella domanda di servizi energetici, tale da conseguire, entro il 2020, una riduzione dei consumi di energia del 20% rispetto alle previsioni tendenziali, una penetrazione delle fonti rinnovabili nel mix energetico del 20%, e una riduzione delle emissioni di gas serra del 20% rispetto ai livelli
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http://ec.europa.eu/energy/res/setplan/communication_2007_en.htm

1990, creando nel contempo opportunit di sviluppo economico per lEuropa. Questi sono gli ambiziosi traguardi indicati dal Consiglio Europeo nel Marzo 2007 (Conclusioni del Consiglio dEuropa 7224/07), che la Commissione sta ora traducendo in obiettivi nazionali per i singoli paesi (Commission Working Document SEC2008/85/3, 10 Gennaio 2008). Il SET Plan si configura in parte come strumento di attuazione delle linee di politica energetica indicate dal Consiglio Europeo e, in parte, come strumento organizzativo verso assetti pi funzionali della cooperazione e dellintegrazione europea nel settore energetico. LUnione Europea intende favorire lo sviluppo e lintroduzione di tecnologie a bassa emissione di carbonio, in particolare di quelle tecnologie che, non offrendo benefici immediati in termini economici o di servizi energetici per consumatori e fornitori, non sarebbero oggetto di spontanea attenzione da parte del mercato. Con una articolazione in vari documenti, il SET Plan (a) individua le tecnologie di maggiore interesse e delinea una valutazione dei costi/benefici ad esse associati; (b) offre un quadro del potenziale di R&S pubblico e privato nei Paesi Membri, degli investimenti attuali e di quelli che sarebbero necessari; (c) fornisce una valutazione di alcune opzioni di politiche Comunitarie volte al rilancio delle attivit di R&S. Il SET Plan offre ai Paesi Membri elementi e strategie per ricalibrare le loro politiche di sviluppo delle tecnologie a basse emissioni e per individuare delle traiettorie tecnologiche per il conseguimento degli obiettivi comunitari. A tal fine, risultano di grande interesse anche altri documenti recentemente pubblicati da organizzazioni e agenzie internazionali quali i rapporti dellIntergovernmental Panel on Climate Change, il World Energy Outlook 2007 e il rapporto Energy Technology Perspectives 2008 (di prossima pubblicazione) da parte dellAgenzia Internazionale dellEnergia (IEA), che pure offrono in unottica internazionale un quadro dettagliato del ruolo delle tecnologie nel futuro assetto dei mercati energetici e delle prospettive di mercato delle tecnologie emergenti. compito di ogni paese riconsiderare e riportare le indicazioni contenute in tali documenti nellambito della realt nazionale, per porre in essere strategie volte ad ottemperare agli impegni internazionali, valorizzando le risorse e le vocazioni industriali locali. Ci nella consapevolezza che, nellorizzonte esplorabile, non si prefigurano soluzioni tecnologiche risolutive ma una serie di opzioni diversificate a livello regionale, il cui obiettivo complessivo la sostenibilit ambientale dello sviluppo economico. Azioni e tecnologie per lEuropa Nel documento di sintesi il SET Plan individua due serie di azioni prioritarie da porre in essere nei prossimi 10 anni, pur con diverso orizzonte temporale. La prima serie identifica azioni con orizzonte temporale al 2020, tra cui: Favorire la penetrazione di tecnologie efficienti lato domanda (usi finali) Rendere commerciali le tecnologie di cattura e sequestro della CO2 (CCS) Raddoppiare la capacit eolica con particolare attenzione per le applicazioni offshore Dimostrare la fattibilit commerciale su larga scala del fotovoltaico e del solare a concentrazione Disporre di reti intelligenti con quantit crescenti di fonti rinnovabili e generazione distribuita Sfruttare il potenziale dellenergia nucleare individuando soluzioni definitive per le scorie Rendere competitiva e sostenibile la produzione di biocombustibili di seconda generazione La seconda serie di azioni invece volta a raggiungere gli obiettivi al 2050 e include: Ingresso sul mercato di nuove generazioni di tecnologie rinnovabili Progressi sostanziali nelle tecnologie di energy storage 6

Sviluppo di tecnologie e condizioni per luso commerciale di idrogeno e veicoli a fuel cells Preparazione di progetti dimostrativi per i reattori nucleari di quarta generazione (Gen-IV) Completamento della costruzione del reattore ITER per procedere alla dimostrazione del processo di fusione Elaborazione di strategie per la transizione verso reti energetiche integrate a livello Europeo Progressi sostanziali nel settore dei materiali, nano-tecnologie, ICT e biotecnologie.

Per porre in essere tali azioni la Commissione propone sostanzialmente quattro iniziative: o Joint Strategic Planning - La creazione (nel 2008) di uno Steering Group per lattuazione del SET plan e larmonizzazione delle iniziative nazionali; lorganizzazione di uno European Energy Technology Summit (nel 2009) tra operatori, consumatori, investitori e policymakers; la creazione di uno European Energy Technology Information System che fornisca informazioni tecnico-economiche qualificate sulle tecnologie energetiche (Technology Map) e sulle risorse destinate a R&S; Effective Implementation - Una serie di iniziative, che vanno ad aggiungersi a quelle gi in essere, per valorizzare il potenziale della ricerca e dellindustria Europea e per ripartire i rischi di investimento in R&S. Tra queste sono incluse 6 nuove iniziative con coinvolgimento industriale previste per il 2008 nei settori eolico (in particolare, offshore), solare (fotovoltaico e solare termoelettrico a concentrazione), biocombustibili e bioraffinerie, cattura e sequestro della CO2, reti elettriche intelligenti, ed impianti nucleari di quarta generazione (Gen-IV); Resources - Una struttura di coordinamento e ottimizzazione degli investimenti volta anche a rendere disponibili maggiori risorse per R&S attraverso la partecipazione di organismi europei quali la European Investment Bank. La redazione di una Communication on Financing of Low-Carbon Technologies da parte della Commissione (prevista per la fine del 2008) per valutare il potenziale e la necessit di risorse ed investimenti privati. Un programma di Education & Training per accrescere la disponibilit di competenze di qualit a livello Europeo e nazionale; International Cooperation Una serie di iniziative volte a migliorare la cooperazione non solo nella ricerca ma anche nella definizione di standard internazionali, nella commercializzazione delle tecnologie emergenti, nella promozione dellaccettazione sociale delle infrastrutture energetiche, sia nei Paesi Membri che in paesi in via di sviluppo che perseguano politiche sostenibili e offrano opportunit per lindustria Europea. Una prima analisi quantitativa delle tecnologie energetiche emergenti (Technology Map) nello scenario Europeo. Lanalisi include i potenziali di mercato delle singole tecnologie, il loro impatto sul costo dei servizi e dei vettori energetici, sulla riduzione delle emissioni e della domanda di fossili, valutati attraverso alcuni indicatori appositamente definiti; Un quadro del potenziale di R&S pubblico e privato nei Paesi Membri (Capacity Map) che include strutture, finanziamenti, politiche, opportunit di business e anche eventuali debolezze strutturali e organizzative. La valutazione di alcuni opzioni strategiche per il rilancio delle attivit di R&S (Impact Assessment), con la scelta di una opzione di riferimento.

Nei documenti di dettaglio il SET Plan offre anche: o

Il potenziale delle tecnologie Lattuale sistema energetico, basato per oltre l80% (2005) sulluso dei fossili, aggiunge al problema climatico la questione geopolitica della sicurezza degli approvvigionamenti dei 7

paesi importatori e la questione economica legata alle dinamiche speculative sul differenziale tra costi e prezzi delle fonti fossili che, di fatto, rallenta lo sviluppo e la penetrazione sul mercato di fonti energetiche e tecnologie alternative con minor impatto sullambiente. Tenendo conto di tali aspetti, autorevoli e tradizionalmente prudenti proiezioni energetiche, quali quelle dellAgenzia Internazionale dellEnergia, indicano scenari tendenziali a livello mondiale caratterizzati da un incremento della domanda di energia dellordine del 55% entro il 2030 (World Energy Outlook, IEA 2007 Figura 1) con tendenza al raddoppio prima del 2050 (Energy Technology Perspectives, IEA 2006 Figura 2). In tali scenari, le corrispondenti emissioni di CO2 passerebbero dagli attuali 26 miliardi di tonnellate allanno (26 Gt CO2) a circa 42 Gt nel 2030, per raggiungere livelli dellordine di 58 Gt nel 2050.
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Nuclear

41 39 37

Renewables and biofuels Switching from coal to gas and improved efficiency on the supply side End - use electricity-efficiency measures End - use fuel-efficiency measures

7% 16% 19% 23% 35%

Gt of CO2

35 33

Reference Scenario

Alternative Scenario 31 29 27 25 2005 2010 2015 2020 2025 2030

Figura 1 - Riduzione delle emissioni nellorizzonte 2030 nello scenario di riferimento e nello scenario alternativo Fonte: World Energy Outlook, IEA 2007

Industry 10%
Energy & product efficiency, feedstock Cogeneration & steam 2%

IEA ETP Alternative Scenario 2050 Riduzione delle emissioni: 32 GtCO2 rispetto al tendenziale

Transport 17%
Tyres & Weight Appliances Hybridisation Adv. combustion 6.8%

End-use efficienc y Power Gen

Coal to gas Nuclear Fossil fuel gen. eff CCS Hydro Biomass Other renewables 6% IEA ETP

Buildings 18%
Space heating Air conditioning Lighting Water heating, cooking Appliances

Biofuels in transport 6%

CCS in fuel transformation 3% CCS in industry 5% Fuel mix in building 5% and industry 2%

Figura 2 - Contributo delle tecnologie alla riduzione delle emissioni nellorizzonte 2050 Fonte: Energy Technology Perspectives, IEA 2006 8

Gli stessi studi delineano scenari alternativi in cui politiche di mitigazione delle emissioni, efficienza energetica e innovazione tecnologica sono in grado di determinare una riduzione della domanda energetica superiore al 10% rispetto al valore tendenziale nel 2030 ed una riduzione delle emissioni annue a circa 34 Gt (-17% rispetto al tendenziale). La riduzione delle emissioni sarebbe conseguibile per circa il 77% mediante misure di efficienza energetica e luso di combustibili a minor contenuto di carbonio, per il 16% con un maggior uso delle fonti rinnovabili e per il 7% mediante il ricorso allenergia nucleare. In questo quadro, le emissioni globali invertirebbero il trend di crescita nel periodo 2025-2030 per poi declinare. Le analisi evidenziano come tale risultato sia conseguibile soltanto attraverso ladozione immediata e concertata di misure di politica energetica a livello globale e come ogni ritardo si tradurrebbe in maggiori difficolt nel raggiungimento di futuri obiettivi di riduzione. Si valuta inoltre che i maggiori investimenti richiesti in efficienza e tecnologia sarebbero pi che compensati dai risparmi conseguibili in termini di combustibili fossili e capacit installata. Nellorizzonte 2050, labbattimento della domanda energetica sarebbe superiore al 25% rispetto al tendenziale e ancor pi consistente sarebbe labbattimento delle emissioni (55%). Questo risultato, che riporterebbe sostanzialmente le emissioni ai livelli attuali, conseguibile grazie ad un accelerato sviluppo e alla rapida diffusione di tecnologie energetiche non clima-alteranti, e alladozione di incentivi economici per labbattimento delle emissioni dellordine di 25 dollari per tonnellata di CO2. Il pi accentuato sviluppo tecnologico comprende sostanzialmente un marcato incremento dellefficienza nelluso e nella produzione di energia (2% allanno), lintroduzione delle tecnologie di cattura e confinamento geologico della CO2, una riduzione significativa del costo delle energie rinnovabili ed una loro pi rapida penetrazione nel mercato e il superamento dei problemi di accettazione dellenergia nucleare. I maggiori contributi allabbattimento delle emissioni deriverebbero nel lungo termine (2050) dallefficienza energetica (46% da trasporti, industria, residenziale), dalluso di combustibili a ridotto tenore di carbonio (12%), dalla cattura della CO2 (20%), dalle energie rinnovabili (10%), dai biocarburanti (6%) e dal nucleare (6%). Ipotesi tecnologiche pi audaci, come ad esempio la diffusione delluso dellidrogeno come combustibile da trasporto (30% dei veicoli circolanti nel 2050) porterebbero ad una ulteriore riduzione delle emissioni a 21 Gt/anno (19% rispetto al livello attuale). Anche negli scenari di lungo termine si valuta che i maggiori investimenti in tecnologia sarebbero pi che compensati dai risparmi in combustibili fossili e capacit installata. Confrontando i due orizzonti temporali 2030 e 2050, sembra giustificato trovare un maggiore contributo dellefficienza e delluso di combustibili a basso tenore di carbonio nel breve termine (2030) ed un maggiore contributo delle tecnologie emergenti nel lungo termine (2050). Sotto il profilo economico, un incentivo medio di $25/tCO2, equivalente ad un incremento di 10 dollari a barile del prezzo del petrolio, pur rilevante sul piano generale, sembra appena sufficiente. Ad esempio, il costo attuale della cattura della CO2 dagli impianti di elettro-generazione viene indicativamente stimato intorno ai $50/t CO2, con un impatto sul costo dellelettricit di circa $20-30/MWh. I processi di apprendimento tecnologico (technology learning) sembrano poter ridurre questo costo di circa il 50% in 10-20 anni. Assumendo quindi che tale tecnologia si sviluppi secondo i percorsi attesi e che non incontri ostacoli di accettazione sociale, un incentivo di $25/t CO2 la renderebbe economicamente competitiva non prima del 2020-2025. Analogamente, incentivi pari o superiori a $25/t CO2 conferirebbero maggior competitivit alle fonti rinnovabili e allenergia nucleare. Questultima, gi competitiva con carbone e gas ai livelli di prezzo attuali, potrebbe acquisire un vantaggio economico netto dellordine di $10-20/MWh, tale da incoraggiare massicci investimenti e superare i noti problemi di accettabilit sociale. Gli obiettivi al 2030, accreditando il 77% dellabbattimento delle emissioni allefficienza e alluso di combustibili fossili a pi basso tenore di carbonio (gas naturale), ed il restante 23% alle rinnovabili e al nucleare, prefigurano una riduzione maggiore di 1100 GW della capacit

fossile installata rispetto alle proiezioni tendenziale e riduzioni analogamente significative degli input energetici destinati al trasporto e alla produzione di calore. In corrispondenza, lincremento della capacit rinnovabile (idroelettrico, eolico, biomassa, solare) rispetto ai livelli attuali sarebbe dellordine di 1400-1500 GW in poco pi di venti anni, con un pi modesto incremento (150 GW) della capacit nucleare. Gli obiettivi al 2050, accreditando invece circa il 58% della riduzione allefficienza e al gas naturale, richiederebbero aggiuntivamente oltre 1000 GW di impianti a carbone equipaggiati con dispositivi di cattura e stoccaggio della CO2 (20% della riduzione complessiva rispetto al tendenziale), una capacit di stoccaggio geologico della CO2 di 5.2 GtCO2 allanno, ulteriori 1000 GW di capacit da fonti rinnovabili (10% della riduzione) e 220 GW aggiuntivi in impianti nucleari (6% della riduzione), oltre ad una capacit equivalente (in termini di abbattimento) di impianti per la produzione di bio-combustibili. Pur quantificando tendenze piuttosto che fornire vere informazione quantitative, le proiezioni energetiche delineano un percorso n facile n scontato verso la riduzione delle emissioni, ma tecnicamente ed economicamente praticabile. Si pu rilevare che le tecnologie di cattura della CO2 inizieranno ad essere disponibili a livello commerciale non prima del 2020, che la possibilit di stoccaggio geologico della CO2 deve essere ancora dimostrata, che la potenza rinnovabile e nucleare da installare molto rilevante e che i primi impianti nucleari aggiuntivi entrerebbero in servizio non prima di 7-10 anni. anche vero tuttavia che la Cina sta accrescendo la propria capacit elettrica al ritmo di circa 50 GW/anno e che, in sostanza, se sar tecnicamente ed economicamente possibile portare la capacit elettrica globale dai circa 4000 GW del 2004 ad oltre 7000 GW entro il 2030, cos come richiesto negli scenari alternativi che gi scontano la riduzione della domanda energetica dovuta a politiche di efficienza, allora sar anche possibile orientare le scelte verso tecnologie a minore impatto climatico e perseguire gli obiettivi di abbattimento, pur a fronte di incrementi sostenibili del costo dellenergia. Tecnologie e fonti fossili ormai accertato che non solo il carbone ma anche petrolio e gas potranno far fronte alla domanda e resteranno la risorsa energetica dominante fino alla met del secolo. Ci non significa che la questione del cosiddetto picco della produzione petrolifera sia priva di fondamento, ma che il problema riguarda le riserve convenzionali disponibili a basso costo di estrazione. Gi attualmente sono in produzione (e incluse nelle riserve accertate) risorse non convenzionali (greggi pesanti, sabbie e scisti bituminose, etc.) a costi di estrazione superiori a $15-20/barile che affiancheranno progressivamente, a costi crescenti con la difficolt di estrazione, le riserve convenzionali. Con le attuali tecniche estrattive, la produzione di greggi non convenzionali comporta input energetici ed emissioni 2-3 volte superiori rispetto allupstream tradizionale. In presenza di incisive politiche di riduzione delle emissioni e di un accelerato sviluppo tecnologico il ruolo dei fossili nel 2050 potrebbe ridursi intorno al 65% della domanda. Le tecnologie di sequestro della CO2 dovrebbero consentire di ridurre notevolmente le emissioni da carbone e gas naturale, contribuendo per circa il 20% alla riduzione complessiva delle emissioni annue nel 2050. Esse interesserebbe principalmente tre settori: lelettro-generazione (12% dellabbattimento complessivo), gli usi finali industriali (5%) e la produzione di combustibili sintetici da trasporto da carbone e gas (3%). Il ruolo riservato al sequestro della CO2 pu sembrare eccessivo per una tecnologia relativamente nuova, ancora in fase dimostrativa. Questa opzione tuttavia sembra tecnicamente praticabile. I progetti dimostrativi in corso a livello industriale, alcuni dei quali in essere ormai da pi di dieci anni, sembrano confermare le aspettative sulla praticabilit dei depositi geologici. La cattura e il sequestro della CO2 consentirebbero di continuare a sfruttare le risorse fossili, in particolare carbone e gas, riducendo le emissioni attraverso la decarbonizzazione dellelettrogenerazione e di parte rilevante dellindustria, allevierebbero in modo sostanziale 10

il problema della sicurezza energetica attraverso luso del carbone, e permetterebbero di continuare ad utilizzare le infrastrutture energetiche esistenti lasciando di fatto inalterata la struttura dei mercati energetici. Se i risultati continueranno a confermare le aspettative, su tale tecnologia potrebbero accentrarsi ingenti investimenti da parte dellindustria energetica. Occorre ovviamente confermare la sicurezza nel lungo termine dei depositi geologici della CO2. Permane il problema dei costi - un incremento del 30-50% del costo del kWh e quello, per il momento non troppo esplorato, dellaccettabilit sociale. Efficienza energetica Dopo i fossili, lefficienza rappresenta virtualmente la seconda risorsa energetica permettendo, negli scenari alternativi di ridurre la domanda di energia di quasi il 20% rispetto al tendenziale anche in scenari di lungo termine (2050). Nessuna fonte o tecnologia energetica, a parte i fossili, in grado di contribuire in tale misura al fabbisogno energetico. In termini di riduzione delle emissioni, lefficienza la risorsa principale contribuendo allabbattimento per circa il 65-70% nel medio termine (2030) e per circa il 45% (17% nei trasporti, 10% nellindustria, 18% nel residenziale) nel lungo termine (2050). Sul piano delle tecnologie lefficienza si articola in una serie di opzioni diversificate a livello settoriale e geografico (riscaldamento, condizionamento e isolamento degli edifici, illuminazione, processi e componenti per la produzione industriale, modalit e mezzi di trasporto, conversione dellenergia) i cui costi e praticabilit vanno valutati in base alle vocazioni e alle caratteristiche locali. Le analisi indicano che una parte rilevante degli interventi a favore dellefficienza richiedono investimenti contenuti e costi complessivi negativi tenendo conto dei conseguenti benefici in termini di consumi energetici. Fonti e tecnologie rinnovabili Sorprende il ruolo in qualche misura limitato che viene attribuito nelle proiezioni globali dellAgenzia Internazionale dellEnergia alle fonti e alle tecnologie rinnovabili. Anche nellorizzonte 2050, esse fornirebbero un contributo dellordine del 25% al fabbisogno globale e di circa il 16% alla riduzione delle emissioni, di cui il 6% attribuito alluso di biocombustibili nei trasporti, il 2% allidroelettrico, il 2% alle biomasse e il 6% ad altre fonti rinnovabili, in particolare eolico e solare. Questo risultato sconta sostanzialmente leffetto di rallentamento che lelevata differenza tra costi e prezzi delle fonti fossili esercita sullo sviluppo delle fonti non fossili. Una riduzione di tale differenziale renderebbe molto meno competitive le tecnologie alternative anche in presenza di rilevanti incentivi per la riduzione delle emissioni. Daltra parte il potenziale e i limiti delle risorse idroelettriche e geotermiche sono ormai noti. Ragionevolmente noto anche il potenziale delle risorse eoliche stimato in termini globali a livelli dellordine del 25% della produzione elettrica e pari quindi, sotto opportune ipotesi sulla penetrazione elettrica, a circa il 10% del fabbisogno di energia primaria. Un margine di incertezza permane sulleolico off-shore. Pi incerto il potenziale delle biomasse. Secondo alcune stime, il raddoppio o addirittura la triplicazione della produttivit agricola media per scopi alimentari nei prossimi decenni (molto pi che un raddoppio in realt si gi verificato nelle decadi passate) potrebbe rendere disponibili per scopi energetici dal 20% al 50% delle terre arabili su scala globale. Su questa base, il potenziale delle biomasse viene prudentemente stimato tra il 10% e il 20% della domanda di energia al 2050. Queste valutazioni includono la produzione di biocombustibili e prescindono da alcuni importanti fattori sia positivi che negativi quali il possibile uso di terre marginali, i cambiamenti climatici e leventuale migrazione delle zone fertili, gli aspetti legati alla disponibilit dacqua, alluso di fertilizzanti, alla biodiversit.

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Negli ultimi due anni la produzione di biocombustibili ha riscontrato forti incrementi e fornisce attualmente meno del 2% dei combustibili da trasporto utilizzando circa una analoga percentuale delle terre arabili. La seconda met del 2007 tuttavia ha registrato (dati ancora provvisori) una sostanziale frenata negli investimenti dovuta probabilmente ad una maggiore consapevolezza delle problematiche legate allo sviluppo delle filiere. La produttivit di biocombustibili destinata comunque ad aumentare in futuro grazie allintroduzione di nuove tecnologie (idrolisi enzimatica e biocombustibili di seconda generazione) che consentirebbero lutilizzo di nuovi tipi di biomassa (materiali ligneocellulosa) in aggiunta alle tradizionali biomasse amidacee, zuccherine ed oleose. evidente tuttavia che una produzione di biocombustibili di grande scala potrebbe essere in conflitto non solo con luso di biomassa per altri usi energetici ma anche con la stessa produzione alimentare. Molto pi favorevole, ed in teoria illimitato, il potenziale dellenergia solare. In questo caso, le proiezioni energetiche, rispondendo a dinamiche di prezzo e di mercato sulla base di costi attesi, tendono a sottostimare il contributo del solare termico a concentrazione e, in particolare, quello del solare fotovoltaico. questa tuttavia una delle aree in cui sviluppi tecnologici e politiche di incentivazione potrebbero riservare esiti molto pi favorevoli rispetto alle proiezioni, a patto di conseguire i necessari obiettivi di riduzione dei costi. Energia nucleare Pu anche sorprendere il ruolo apparentemente modesto riservato allenergia nucleare, gi oggi competitiva rispetto al carbone e al gas ai prezzi correnti e destinata a divenire anche pi conveniente con ulteriori politiche di riduzione delle emissioni. Prescindendo da questioni di accettabilit, gestione dei rifiuti, e proliferazione, occorre osservare che, a fronte di un raddoppio della domanda di energia, per mantenere inalterata lattuale quota di energia nucleare nel mix energetico (6.5% della domanda primaria di energia) occorrerebbe naturalmente raddoppiare la capacit attualmente installata (circa 370 GW). Negli scenari di mitigazione, pur con una pi ridotta crescita della domanda, laumento in capacit nucleare si quantifica in circa il 70%. Considerando inoltre che la maggioranza degli impianti in esercizio arriveranno a fine vita nei prossimi due decenni, per mantenere la quota nucleare sar necessario costruire entro il 2050 altrettanta capacit. Per ottenere infine un maggiore contributo di origine nucleare (ad esempio il 10% della domanda di energia nel 2050) sarebbe necessario costruire almeno altri 300 GW in poco pi di 40 anni. Per fornire unidea dello sforzo realizzativo richiesto, va ricordato che nel periodo di massima espansione del nucleare, dal 1970 al 1990, furono costruiti - dopo un decennio di preparazione dellindustria - circa 300 GW. Lincremento della capacit istallata nel lungo termine ridurrebbe inoltre a non pi di 50 anni la durata delle riserve accertate di uranio, a meno di non ricorrere a risorse a costi pi elevati, alluso del torio o ai reattori veloci auto-fertilizzanti. Occorre infine ricordare che lingresso sul mercato dei reattori di quarta generazione (GenIV), alcuni dei quali autofertilizzanti, previsto non prima del 2030. Naturalmente, una espansione dellenergia nucleare presuppone la chiusura del ciclo del combustibile, lindividuazione di soluzioni definitive per la gestione dei rifiuti e il superamento dei problemi legati alla accettabilit sociale e alla proliferazione. Idrogeno e celle a combustibile Luso di idrogeno (come vettore energetico) e di fuel cells come dispositivo di elettrogenerazione e propulsione non sembra per ora assumere un ruolo significativo nelle proiezioni energetiche, a meno di non formulare ipotesi molto pi ottimistiche sulla riduzione

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dei costi delle relative tecnologie e di non elevare gli incentivi per la riduzione delle emissioni a livelli di $50/t CO2. In questo caso, il contributo delle fonti rinnovabili al fabbisogno energetico nellorizzonte 2050 potrebbe salire al livelli del 35%, il nucleare potrebbe fornire intorno al 12% e lidrogeno potrebbe alimentare circa 700 milioni di veicoli con fuel cells, pari al 30% dei veicoli circolanti. In tale scenario le emissioni annue scenderebbero nel 2050 a circa 21 GtCO2/anno (5 Gt in meno del valore attuale, di cui circa 1.5 Gt attribuibili alluso dellidrogeno e di veicoli con fuel cells). I principali ostacoli alla diffusione di tali tecnologie sono costituiti da limiti tecnologici e di costo. Le tecnologie di produzione e distribuzione attualmente quantificabili danno luogo a proiezioni di costo, consumi energetici ed emissioni non competitivi. necessario ridurre considerevolmente i costi dei veicoli con fuel cells, migliorarne la durata, le prestazioni e lautonomia, ed individuare sistemi economici per lo stoccaggio dellidrogeno a bordo. Naturalmente tali valutazioni non tengono conto di opzioni tecnologiche in fase embrionale, il cui potenziale non ancora quantificabile. Dinamiche settoriali Le analisi indicano nellorizzonte 2050 la possibilit di una sostanziale decarbonizzazione del settore elettrico, dellindustria e del settore terziario e residenziale. Nellelettrogenerazione il maggior contributo fornito dal sequestro della CO2, seguito da fonti rinnovabili e nucleare. Nellindustria i contributi maggiori vengono dallincremento dellefficienza dei processi e dal sequestro della CO2. Nel settore residenziale dominano efficienza energetica e fonti rinnovabili. Il settore dei trasporti verrebbe decarbonizzato in misura pi ridotta (30%) attraverso veicoli pi efficienti, biocombustibili e sequestro della CO2 nella produzione di combustibili sintetici. Ipotesi pi ottimistiche sulluso di biocombustibili, idrogeno e fuel cells nei trasporti consentirebbero di raggiungere livelli di decarbonizzazione maggiori (50%). Dai costi di mitigazione alle opportunit di sviluppo Dalle analisi di scenario emerge che la possibilit di raggiungere assetti pi sostenibili del sistema energetico si basa su percorsi piuttosto angusti, senza molte alternative e opzioni di riserva. necessario, nel giro di qualche decade, un incremento senza precedenti dellefficienza energetica e il pieno sfruttamento di tutte le risorse energetiche e tecnologiche disponibili per riportare le emissioni a livelli di sostenibilit. Ovviamente le analisi prendono in considerazione soltanto quelle opzioni tecnologiche per le quali possibile oggi prefigurare e quantificare un percorso di sviluppo e una dinamica dei costi. Attivit di ricerca in corso in vari settori potrebbero dar luogo a innovazioni tecnologiche radicali, alcune oggi in fase embrionale, in grado di mutare profondamente non solo gli scenari ma la struttura stessa del sistema energetico. Sul piano economico laumento del costo dellenergia sembra essere un aspetto comune a tutte le opzioni in discussione, che solo in parte potr essere compensato da processi di apprendimento tecnologico. La mancanza di alternative a basso costo stata gi da tempo percepita dai mercati energetici e si riflette nellelevato differenziale tra costi e prezzi del petrolio e delle altre fonti fossili.

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Tutte le analisi indicano tuttavia che i maggiori investimenti necessari per attuare gli scenari alternativi sarebbero pi che compensati dai risparmi in termini combustibili fossili e minore capacit installata. Oltre a questo aspetto, occorre considerare le opportunit di sviluppo che gli investimenti nel settore energetico stanno gi offrendo e offriranno nei prossimi due decenni. Passare dalla logica dei costi delle azioni di mitigazione a quella delle opportunit di business che esse comportano la chiave per affrontare correttamente il cambiamento. SCENARI PER LITALIA E LA VISIONE DEL SET PLAN Il ricorso ad analisi di scenario permette di effettuare valutazioni quantitative sulla compatibilit tra obiettivi diversi esplorando i trade-off esistenti tra le diverse possibili traiettorie di sviluppo del sistema energetico (costi, riduzione della domanda di energia e delle emissioni di CO2). Lattivit di analisi di scenario svolta dallENEA si basa su modelli della cosiddetta famiglia MARKAL, sviluppati nellambito di un programma dellAgenzia Internazionale dellEnergia (Programma ETSAP), che consentono una rappresentazione dettagliata delle tecnologie che caratterizzano il sistema energetico, dallapprovvigionamento delle fonti primarie alla conversione dellenergia primaria fino ai dispositivi di uso finale per la fornitura dei servizi energetici. Gli scenari qui presentati sono parte di una attivit di ricerca tuttora in corso che verr presentata nellambito del Rapporto Energia e Ambiente dellENEA e prendono come riferimento due diversi orizzonti temporali indicati dal SET Plan: uno breve-medio che traguarda al 2020 e uno pi lungo che va al 2050. Rispetto al primo lelaborazione degli scenari stata finalizzata alla valutazione delle condizioni di raggiungibilit degli obiettivi europei di breve/medio periodo (obiettivi al 2020) e dei relativi costi e benefici. Rispetto al lungo periodo, invece, il lavoro si inserito in un pi ampio studio realizzato nellambito dellAgenzia Internazionale dellEnergia, lEnergy Technology Perspectives 2050 di cui imminente la pubblicazione. A questo studio, infatti, lENEA ha contributo fornendo il dettaglio degli scenari energetici per lItalia e garantendo larmonizzazione dei dati di ingresso e delle ipotesi principali con i dati di altri Paesi. LORIZZONTE DI BREVE-MEDIO PERIODO: GLI OBIETTIVI AL 2020 La Presidenza del Consiglio europeo di Bruxelles (8-9 marzo 2007) ha definito un Piano dazione del Consiglio Europeo (2007-2009) sulla politica energetica per lEuropa. Obiettivo di fondo del Piano quello di affrontare con efficacia e con urgenza le sfide poste dai cambiamenti climatici, mediante un'azione decisiva e immediata, al fine di raggiungere l'obiettivo strategico di limitare l'aumento della temperatura media globale al massimo a 2C rispetto ai livelli preindustriali. Per realizzare tale obiettivo il Consiglio ritiene necessario un approccio integrato alla politica climatica ed energetica, per cui la politica energetica per l'Europa (PEE), rispettando pienamente il mix energetico scelto dagli Stati membri e la loro sovranit sulle fonti di energia primaria, e in uno spirito di solidariet tra gli Stati membri, deve perseguire tre obiettivi: aumentare la sicurezza dell'approvvigionamento; garantire la competitivit delle economie europee e la disponibilit di energia a prezzi accessibili; promuovere la sostenibilit ambientale e lottare contro i cambiamenti climatici.

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Tra le azioni prioritarie contenute nel Piano dAzione appaiono di particolare rilievo quelle relative allarea dellefficienza energetica e delle energie rinnovabili. A tale proposito, nel Piano si confida nel fatto che un sostanziale sviluppo dell'efficienza energetica e delle energie rinnovabili rafforzer la sicurezza energetica, creer una flessione nel previsto aumento dei prezzi dell'energia e ridurr le emissioni di gas ad effetto serra in linea con le ambizioni dell'UE per il periodo successivo al 2012. Di particolare rilievo sono le conclusioni relative allarea dellefficienza energetica e delle energie rinnovabili. A tale proposito, nel Piano si confida nel fatto che un sostanziale sviluppo dell'efficienza energetica e delle energie rinnovabili rafforzer la sicurezza energetica, creer una flessione nel previsto aumento dei prezzi dell'energia e ridurr le emissioni di gas ad effetto serra in linea con le ambizioni dell'UE per il periodo successivo al 2012. Lelemento fortemente innovativo del Piano dazione consiste nella fissazione di obiettivi precisi e vincolanti nellambito dellarea dellefficienza energetica e delle energie rinnovabili. In particolare, il Consiglio europeo ha definito tra gli altri i seguenti obiettivi: i. aumentare l'efficienza energetica nell'UE in modo da raggiungere l'obiettivo di risparmio dei consumi energetici dell'UE del 20% rispetto alle proiezioni per il 2020 (con un invito agli Stati membri a far buon uso, a tal fine, dei loro piani d'azione nazionali per l'efficienza energetica); ii. raggiungere una quota del 20% di energie rinnovabili nel totale dei consumi energetici dell'UE entro il 2020 (obiettivo vincolante); iii. raggiungere una quota minima del 10% per i biocarburanti nel totale dei consumi di benzina e gasolio per autotrazione dell'UE entro il 2020. Tale obiettivo (vincolante) dovr essere conseguito da tutti gli Stati membri e sar introdotto in maniera efficiente in termini di costi (sono comunque fatte salve una produzione sostenibile, la reperibilit sul mercato di biocarburanti di seconda generazione e la conseguente modifica della direttiva sulla qualit dei carburanti per consentire livelli di miscelazione adeguati). La strategia suddetta stata come detto approvata dal Parlamento europeo e dai capi di Stato e di governo europei in occasione del Consiglio europeo del marzo 2007, che ha anche invitato la Commissione a presentare proposte concrete, in particolare sulle modalit di ripartizione dello sforzo tra gli Stati membri per il conseguimento degli obiettivi. Il 10 gennaio 2007 la Commissione ha quindi adottato un pacchetto di proposte su energia e cambiamenti climatici, invitando il Consiglio e il Parlamento europeo ad approvare: - un impegno unilaterale dellUE a ridurre di almeno il 20% le emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990 entro il 2020, e lobiettivo di ridurre le emissioni del 30% entro il 2020 a condizione che venga concluso un accordo internazionale sui cambiamenti climatici; - un obiettivo vincolante per lUE del 20% di energia da fonti rinnovabili entro il 2020, compreso un obiettivo del 10% per i biocarburanti. Il pacchetto comprende una serie di proposte politiche strettamente collegate tra loro, e in particolare: (1) (2) una proposta di modifica della direttiva sul sistema comunitario di scambio delle quote di emissione; una proposta relativa alla ripartizione degli sforzi da intraprendere per adempiere allimpegno comunitario a ridurre unilateralmente le emissioni di gas serra in settori non rientranti nel sistema comunitario di scambio delle quote di emissione (come i trasporti, ledilizia, i servizi, i piccoli impianti industriali, lagricoltura e i rifiuti); una proposta di direttiva sulla promozione delle energie rinnovabili, per contribuire a conseguire entrambi gli obiettivi di riduzione delle emissioni sopra indicati.

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Tra gli strumenti su cui far leva per raggiungere gli obiettivi suddetti, si fa riferimento in primo luogo al sistema UE di scambio delle quote di emissioni: la Commissione propone di rafforzare 15

il mercato unico del carbonio a livello comunitario, estendendolo a un numero maggiore di gas serra (attualmente lo scambio delle quote concerne soltanto lanidride carbonica) e a tutti i grandi impianti industriali responsabili delle emissioni. Le quote di emissione poste sul mercato dovrebbero essere ridotte di anno in anno in modo da permettere una riduzione delle emissioni del 21% nel 2020 rispetto ai livelli del 2005. Inoltre, nel settore energetico, responsabile della maggior parte delle emissioni dellUE, tutte le quote saranno messe allasta sin dallavvio del nuovo regime, nel 2013. Mentre negli altri settori industriali e nel trasporto aereo, la transizione verso la vendita allasta di tutte le quote avverr gradualmente, anche se si potranno fare delle eccezioni per i settori pi vulnerabili alla concorrenza dei produttori dei paesi in cui non esistono vincoli analoghi in materia di carbonio. In settori non rientranti nel sistema di scambio delle quote, come ledilizia, i trasporti, lagricoltura e i rifiuti, si punta a una riduzione delle emissioni UE del 10% rispetto ai livelli del 2005 entro il 2020. Per ciascuno Stato membro la Commissione propone un obiettivo specifico di riduzione delle emissioni da conseguire entro il 2020: ogni Stato Membro deve contribuire secondo la sua ricchezza relativa, con obiettivi nazionali compresi tra -20% per i paesi pi ricchi e +20% per i pi poveri. Una prima proposta di ripartizione degli obiettivi gi contenuta nel pacchetto di proposte: per lItalia, questa proposta prevede una riduzione delle emissioni di gas-serra pari al 13%. Riguardo allobiettivo del 20% di fonti rinnovabili nel 2020, il pacchetto di proposte della Commissione contiene anche obiettivi individuali giuridicamente vincolanti per ciascuno degli Stati membri, lasciando a piani di azione nazionali il compito di precisare il modo in cui ciascuno Stato membro intende conseguire i propri obiettivi e come saranno controllati effettivamente i progressi compiuti. In questo caso, lo sforzo assegnato allItalia nella proposta quello di portare la quota di fonti rinnovabili al 17% dei consumi finali di energia. Infine, del pacchetto fanno inoltre parte una proposta relativa alla disciplina giuridica della cattura e dello stoccaggio del carbonio, una comunicazione sulle attivit di dimostrazione in materia di cattura e stoccaggio del carbonio e la nuova disciplina comunitaria degli aiuti di Stato per la tutela ambientale. LORIZZONTE DI LUNGO PERIODO Nellorizzonte di lungo periodo, lanalisi delle prospettive del sistema energetico nazionale (e quindi anche degli scenari energetici elaborati dallENEA) non pu che fare riferimento ai pi generali obiettivi in via di definizione a livello europeo e internazionale. In sostanza, come gi ricordato, il presente quadro di riferimento quello determinato dalla attuale consapevolezza che su scala globale entro il 2050 le emissioni di gas serra dovranno essere ridotte del 60-80% rispetto alle proiezioni tendenziali, in primo luogo mediante una massiccia introduzione di nuove tecnologie energetiche. Una conferma di questo quadro di riferimento viene ad esempio dal comunicato finale del summit di Heiligendamm dei leaders del G8. Summit a seguito del quale i leaders suddetti hanno chiesto allAgenzia Internazionale dellEnergia di elaborare uno studio (che sar presentato al prossimo summit del G8 di Hokkaido, il 7-9 luglio 2008) sui possibili scenari, e le relative strategie, in grado di determinare entro il 2050 la stabilizzazione delle emissioni su livelli inferiori almeno del 50% rispetto a quelli attuali. Un obiettivo che ha come inevitabile corollario la necessit che le riduzioni delle emissioni nei paesi OCSE siano ancora maggiori. Lo scenario energetico di riferimento Lo scenario energetico di riferimento tiene conto del quadro legislativo vigente e delle tendenze in atto in ambito demografico, tecnologico ed economico e rappresenta levoluzione tendenziale del sistema in assenza di interventi di politica energetica e ambientale.

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250

200
Electricity import Other renewables Biomass & waste Hydro Nuclear Gas Oil Coal

150
Mtoe

100

50

0 2000 2005 2010 2015 2020 2025 2030 2035 2040 2045 2050

Figura 3 - Consumi di energia primaria nello scenario di riferimento (Mtep) Nellevoluzione di riferimento il fabbisogno energetico risulta nel 2020 di poco inferiore ai 220 Mtep2, con una crescita media annua che nel decennio 2010-2020 pari all1% circa, leggermente inferiore sia a quella registrata nei decennio 1990-2000 che a quella prevista per il decennio 2000-2010. Nel seguito dellorizzonte temporale i consumi crescono poi a tassi annui in progressiva diminuzione, fino a raggiungere valori di circa 240 Mtep. Per tutto lorizzonte temporale il fabbisogno del sistema continua ad essere soddisfatto in larga misura dai combustibili fossili, con ovvie conseguenze sulla questione della dipendenza energetica del Paese, che sia per il gas naturale che per il petrolio resta su valori superiori al 90%. In termini di ricorso alle fonti, si conferma il trend di crescita del gas, che gi nel breve periodo diviene la prima fonte fossile, per la continuazione del forte incremento del suo utilizzo nella generazione elettrica e dellaumento (meno marcato) nel civile e nellindustria. Considerando i settori di uso finale, si conferma il forte trend di crescita del settore civile, per la crescita dei consumi del terziario, mentre i consumi del residenziale tendono a una sostanziale stabilizzazione gi a partire dal medio periodo, con le tendenze demografiche che diventano il fattore guida principale. I consumi del settore industriale risultano ancora in crescita fino al 2030, mentre si stabilizzano nei due decenni successivi dellorizzonte temporale. Infine, i trasporti presentano una crescita inferiore a quella del civile, ma comunque significativa ancora per un paio di decenni, e continuano ad aumentare anche nel lungo periodo. Tra le ragioni della crescita dei consumi, si segnala come le tendenze recenti di forti incrementi del consumo di energia elettrica continuano, pure se a tassi annui progressivamente decrescenti, ancora fino al 2030, e anche nel lungo periodo i consumi elettrici continuano ad aumentare pi dei consumi primari. Gli scenari di intervento: le misure Rispetto allo scenario di riferimento, due diversi scenari di intervento esplorano i possibili effetti di un ampio numero di misure di politica energetica e ambientale, i cui obiettivi principali sono un massiccio ricorso allefficienza energetica negli usi finali e unincisiva promozione delle fonti rinnovabili. Il perseguimento di questi obiettivi contribuisce inoltre, in
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Consumo di energia primaria calcolato secondo la metodologia EUROSTAT 17

via indiretta, a ridurre la dipendenza dai paesi esportatori di fonti energetiche caratterizzate da una forte instabilit di prezzo, e una maggiore diversificazione delle fonti di approvvigionamento. Come detto, tali scenari sono stati elaborati come contributo di dettaglio nazionale degli scenari energetici delledizione 2008 dellEnergy Technology Perspectives 2050 dellAgenzia Internazionale dellEnergia. La filosofia dei due scenari segue dunque quella degli scenari suddetti, con laggiunta di un dettaglio di misure che tengono conto della specificit italiana: il primo dei due scenari di intervento, lo scenario ACT (ACcelerated Technologies) include un insieme di politiche e misure in grado di rendere conveniente ladozione di tecnologie a ridotto utilizzo di carbonio fino a un costo addizionale pari a circa 25/ton di CO2 nel 2020, che salgono a 40 /ton nel lungo periodo (dopo il 2030). La considerazione della specificit nazionale ha portato poi a introdurre nello scenario ACT due insiemi di misure specifiche che riguardano: a) un set di interventi di incremento dellefficienza energetica in linea con il Piano dazione italiano per lefficienza energetica; b) un insieme di incentivi alla generazione da fonti rinnovabili e alla penetrazione dei biocarburanti nei consumi per trasporto in linea con gli obiettivi europei (pure ancora in fase di negoziazione). Il secondo scenario di intervento, lo scenario ACT++, aggiunge allo scenario ACT, una penalizzazione delle emissioni di carbonio in grado di rendere conveniente ladozione di tecnologie a ridotto utilizzo di carbonio fino a un costo addizionale pari a circa 75/ton di CO2 nel 2020, che cresce fino a 140 /ton di CO2 nel lungo periodo. Un elemento che caratterizza questo scenario inoltre che esso include uno sfruttamento significativo del potenziale di riduzione dei consumi corrispondente alle opzioni di risparmio energetico, cio ottenibile mediante un uso pi razionale dellenergia.

Seguendo la logica del SET Plan, che individua due serie di azioni prioritarie da porre in essere nei prossimi 10 anni - la prima al 2020, la seconda al 2050 - gli scenari di intervento prevedono nel breve/medio periodo termine (2020) un maggiore contributo dellefficienza e dei combustibili a basso tenore di carbonio, mentre nel lungo termine (2050) sono soprattutto le tecnologie emergenti a svolgere un ruolo determinante. Di seguito sono descritte pi in dettaglio le specifiche misure di politica energetica e ambientale volte a raggiungere gli obiettivi di breve/medio periodo, relative in particolare al settore dellefficienza energetica e delle fonti rinnovabili. Efficienza energetica Gli incrementi di efficienza nelluso dellenergia consentono di migliorare limpatto ambientale delle attivit umane senza diminuire gli standard di vita, e rappresentano inoltre un forte stimolo di progresso tecnologico per il Paese, mediante un impulso allo sviluppo di nuove tecnologie3. La quasi totalit delle misure considerate ha infatti come denominatore comune lobiettivo della promozione di una o pi tecnologie, tenendo anche conto della loro praticabilit tecnica ed economica, intesa sia in termini di investimenti complessivi che in termini di necessaria fine della vita utile degli impianti esistenti. In generale, la promozione di una tecnologia sempre connessa a misure che facilitino la transizione del mercato verso quella tecnologia, che altrimenti stenta ad affermarsi spontaneamente. In termini di politiche, gli interventi di promozione delle tecnologie qui considerati possono essere catalogati nelle tipologie degli strumenti di regolamentazione diretta (o di comando e controllo), degli strumenti di regolamentazione indiretta (strumenti economici), delle politiche di informazione e persuasione (o di moral suasion, che puntano a ottenere un effettivo comportamento socialmente responsabile senza utilizzare la forza delle
Negli ultimi anni numerosi studi, effettuati sia a livello nazionale che internazionale, hanno identificato pacchetti di possibili interventi volti ad aumentare lefficienza complessiva del sistema. Due recenti riferimenti molto significativi vengono dalla Commissione Europea, DG Energia e Trasporti: Fare di pi con meno. Libro verde sullefficienza energetica, 2005, e lAction Plan for Energy Efficiency: Realising the Potential, Comunicazione della Commissione Europea del 19/10/2006 (COM(2006)545 final).
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leggi e/o dei regolamenti), delle politiche infrastrutturali. Esempi classici sono costituiti dal labeling (politica di informazione e persuasione), che ha favorito la diffusione degli elettrodomestici a basso consumo, e dai Certificati Bianchi (strumento economico). Entrando pi nel dettaglio, per quanto riguarda lefficienza energetica gli scenari di intervento prevedono un diffuso impiego di tecnologie a basso consumo negli usi finali, sia nel settore civile che nellindustria, e inoltre un importante intervento nel settore dei trasporti, basato sia sulla diffusione di veicoli con motori ad alto rendimento (inclusi i veicoli ibridi) e pi in generale su misure di tipo tecnologico, sia misure infrastrutturali in grado di riorientare la domanda. Per il settore residenziale, le misure di miglioramento dellefficienza energetica proposte si riferiscono a due categorie di intervento, riguardanti gli edifici e gli apparecchi. Nel primo caso, le misure (isolamento di pareti, impianti di riscaldamento e condizionamento efficienti) rispondono alle aspettative introdotte dalla certificazione energetica degli edifici (Direttiva 2001/91/CE). Nel secondo caso, le misure (elettrodomestici e sorgenti luminose pi efficienti) traggono spunto dal vigente quadro legislativo europeo e nazionale in materia di etichettatura energetica, regolamentato dalla Direttiva 92/75/CEE, che stabilisce i criteri per lindicazione del consumo di energia, e dalla successiva Direttiva 2005/32/CE (Energy Using Products - EUP). Il passaggio dal 2016 al 2020 implica, per quanto attiene gli edifici, la prosecuzione delle misure gi previste per il miglioramento della coibentazione delle pareti, a cui si aggiunge un ulteriore aumento delle efficienze medie degli impianti di riscaldamento, dovuto principalmente alla maggiore diffusione degli impianti centralizzati, a scapito di quelli autonomi. Risparmi importanti sono anche attesi sul fronte dei principali elettrodomestici, per i quali ci si aspetta unaccelerazione nel miglioramento delle prestazioni medie, dovuto alla rapida diffusione di apparecchi di nuova generazione a consumi ridotti. Le misure previste riguardano: la sostituzione di frigoriferi e congelatori con apparecchiature in classe A+ e A++, la sostituzione di lavastoviglie con apparecchiature pi efficienti, la sostituzione di lavabiancheria con apparecchiature in classe A super, la sostituzione di lampade ad incandescenza (GLS) con lampade fluorescenti compatte (CFL), linstallazione di scaldaacqua efficienti, limpiego di condizionatori efficienti, riduzione dei consumi di stand-by. Nel settore terziario, le misure di miglioramento dellefficienza energetica riguardano quattro categorie di intervento: riscaldamento efficiente, condizionamento efficiente, illuminazione degli edifici, illuminazione pubblica. Come nel caso del settore residenziale tali misure derivano dalla direttiva sulla certificazione energetica degli edifici (relativamente allefficienza nel riscaldamento e nel condizionamento) e dalla Direttiva 92/75/CEE EUP. In questo caso, i risparmi aggiuntivi a livello di edificio sono dovuti principalmente al miglioramento della climatizzazione (estiva e invernale) e alla maggiore efficienza dei sistemi di illuminazione. Nel caso dellindustria, le misure considerate nel Piano dazione (e di nuovo estese al 2020 e rafforzate nelle modalit di attuazione) riguardano le seguenti categorie di intervento: illuminazione degli edifici e dei luoghi di lavoro, motorizzazioni efficienti, azionamenti a velocit variabile, cogenerazione ad alto rendimento, cui si aggiungono, nello scenario 2020, significativi interventi per la riduzione dei consumi dei forni elettrici ad arco in siderurgia e risparmi di calore nei settori della Chimica, del Vetro e Ceramica e della Carta. In questo caso le misure considerate corrispondono alle disposizioni previste dalla Direttiva 92/75/CEE EUP per lilluminazione, dalla Direttiva 2004/8/CE per la cogenerazione e allaccordo volontario del 1999 fra UE e associazione CEMEP per i motori efficienti. Sono inoltre previsti interventi rivolti alle reti elettrica e ferroviaria: nel primo caso, si prevedono risparmi di energia con lintroduzione di una regolamentazione pi stringente sui prelievi di energia reattiva e con azioni di ammodernamento dei sistemi di distribuzione, nel secondo si fa affidamento sulladozione di sistemi di supporto al macchinista (energy efficiency driving). Nel settore dei trasporti su gomma, lobiettivo di una maggiore efficienza, legato a tre fattori: innanzitutto le misure tecnologiche relative ai veicoli (introduzione di limiti di consumo per i nuovi autoveicoli e per il trasporto pesante, pneumatici a bassa resistenza di rotolamento, lubrificanti a bassa viscosit), seguite da misure orientate alla domanda ed al 19

comportamento (ecodriving e tassazione in funzione del consumo) e, infine, le cosiddette misure infrastrutturali (controllo dinamico dei semafori, parking management, car sharing, navigazione dinamica, gestione trasporto merci, manto stradale con ridotta resistenza al rotolamento e road pricing nei centri urbani). Una descrizione sintetica relativa ai risparmi negli impieghi finali di energia conseguenti agli interventi proposti riportata in Tabella 1 (risparmi di energia elettrica) e Tabella 2 (risparmi di altre fonti).

Tabella 1 - Interventi di efficienza energetica sullimpiego di energia elettrica

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Tabella 2 - Interventi di efficienza energetica sullimpiego di altre fonti di energia

Fonti rinnovabili Il maggiore ricorso alle fonti rinnovabili riguarda la produzione di energia elettrica, gli usi termici nel settore civile, i biocombustibili nel settore dei trasporti. Come detto, le misure di promozione delle fonti rinnovabili considerate negli scenari di intervento mirano a raggiungere il potenziale accessibile di sfruttamento identificato nel Position paper del Governo italiano sulle fonti rinnovabili. Tale documento, che effettua una stima del potenziale accessibile, in termini di potenza e produzione energetica aggiuntive realizzabili in Italia, costituisce una prima base di discussione ai fini della valutazione del contributo che lItalia pu fornire per il conseguimento dellobiettivo comunitario di raggiungere una quota del 20% di energie rinnovabili nel totale dei consumi energetici dell'UE entro il 2020.

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140 120 100 80


TWh

Solare Biomasse/biogas e rifiuti Eolica Geotermoel. Mini idro Grande idro (pompaggio escluso)

60 40 20 0 1990 1995 2000 2005 2010 2015 2020 2025 2030

Figura 4 Generazione elettrica da fonti rinnovabili nello scenario di intervento (ACT) Le emissioni nello scenario di riferimento e negli scenari di intervento Nello scenario di riferimento si osserva un costante aumento delle emissioni di anidride carbonica, che dopo essere aumentate del 13% tra il 1990 e il 2004, tendono ancora ad aumentare tra il 2004 e il 2020. Concentrando lattenzione sulle tendenze di medio periodo (2020), il rilevante aumento complessivo delle emissioni di CO2, pari a 109 Mt di CO2, non equamente ripartito tra i settori. Nel settore dei trasporti, che nei quindici anni passati ha presentato gli incrementi pi rilevanti, sia in valore assoluto che in percentuale, gli incrementi diminuiscono per sensibilmente tra il 2005 e il 2020, fermandosi a circa +10 Mt. Nel settore energetico, che nel periodo 1990-2005 ha registrato una crescita di circa 25 Mt, nel periodo 2005-2020 tende a incrementare le sue emissioni di altre 20 Mt circa, anche per la molto parziale attivazione della tecnologia del sequestro della CO2 (sia per il ridotto orizzonte temporale che per la scarsa penalizzazione delle emissioni prevista nello scenario tendenziale). Nel settore civile, che nel passato ha registrato aumenti per poco pi di 15 Mt, le emissioni aumentano di altre 10 Mt circa nei quindici anni dello scenario, mentre lindustria, che ha presentato una riduzione di circa 7 Mt nel periodo 1990-2005, tende a un nuovo aumento delle sue emissioni, sia pure in modo molto modesto.
600

500

400
Mt CO2

300

200
Riferimento

100

ACT ACT++

0 2000 2010 2020 2030 2040 2050

Figura 5 - Emissioni di CO2 nello scenario di riferimento e nei due scenari di intervento (Mt) Nel lungo periodo, le emissioni di CO2 continuano ad aumentare ancora fino al 2030, quando raggiungono le 550 Mt, per poi stabilizzarsi su questo livello fino alla fine dellorizzonte temporale. Levoluzione del sistema energetico descritta dagli scenari di intervento determina una riduzione delle emissioni di anidride carbonica che nel 2020 pari (rispetto 22

allo scenario di riferimento) a poco meno di 100 Mt nello scenario ACT, a pi di 120 Mt nello scenario ACT++. Rispetto al livello delle emissioni di CO2 nel 2005 (anno di riferimento nel recente pacchetto di proposte della Commissione UE), pari a 490 Mt, le emissioni dello scenario ACT nel 2020 risultano inferiori per circa 45 Mt, pari al 9% del valore 2005, mentre nel caso dello scenario ACT++ la riduzione delle emissioni pari a circa il 10% (60 Mt) del valore del 1990, al 18% (86 Mt) del valore del 2005. Le riduzioni delle emissioni di CO2 divengono molto pi consistenti nel corso dellorizzonte temporale degli scenari, quando lentrata nel sistema di tecnologie energetiche profondamente innovative riesce a dispiegare pienamente i suoi effetti. Il potenziale economico di mitigazione In coerenza con la logica del SET Plan, si fa riferimento ai due orizzonti temporali del 2020 e del 2050, sia per la quantificazione del potenziale della mitigazione che per la valutazione dellimpatto del raggiungimento di tale potenziale in termini di costi di investimento. Nel corso dellorizzonte temporale degli scenari, le riduzioni delle emissioni di CO2 prodotte dagli scenari di intervento non solo cambiano significativamente in termini assoluti, con la progressiva entrata nel sistema di tecnologie energetiche innovative, ma risultano anche molto differenziate tra i diversi settori, con contributi relativi che cambiano in modo sostanziale nel corso del tempo. Le figure 6a e 6b mostrano i risultati preliminari delle stime del potenziale economico di mitigazione relativo al sistema energetico italiano ai due orizzonti del 2020 e del 2050, con una differenziazione a livello settoriale e in funzione del prezzo del carbonio. In entrambi i casi, tali potenziali si riferiscono al confronto con le emissioni settoriali nello scenario di riferimento.
120

< 25 t/CO2
100

< 75/t CO2


80
Mt CO2

60 40 20 0
settori energetici quota CCS dei settori energetici industria trasporti civile

Figura 6a - Stima del potenziale economico di mitigazione settoriale in funzione del prezzo del carbonio nel 2020
120

< 40 t/CO2
100

< 140/t CO2


80
Mt CO2

60 40 20 0
settori energetici quota CCS dei settori energetici industria trasporti civile

Figura 6b - Stima del potenziale economico di mitigazione settoriale in funzione del prezzo del carbonio nel 2030

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Il concetto di potenziale di mitigazione permette di valutare la scala delle riduzioni delle emissioni che potrebbero essere fatte, rispetto alle emissioni di baseline, per un dato livello del prezzo del carbonio (espresso in costo per unit di emissioni di anidride carbonica equivalente evitate o ridotte). Tale potenziale va differenziato in potenziale di mercato e potenziale economico: il potenziale di mercato il potenziale di mitigazione basato su costi privati e tassi di sconto privati, che ci si aspetta potrebbero presentarsi sotto le condizioni di mercato previste, includendo le politiche e misure attualmente in atto, e notando che esistono barriere in grado di limitare leffettiva implementazione delle politiche; il potenziale economico il potenziale di mitigazione che tiene conto dei costi e benefici sociali e dei tassi di sconto sociali, assumendo che lefficienza del mercato sia migliorata dalle politiche e misure e che le barriere siano rimosse.

La valutazione del potenziale di mercato utile per informare i decisori politici sul potenziale disponibile con le politiche e barriere esistenti. La stima del potenziale economico, invece, mostra cosa si potrebbe ottenere se fossero messe in atto appropriate nuove e ulteriori politiche per rimuovere le barriere e includere i costi e benefici sociali. Il primo risultato evidente che emerge delle figure 6a e 6b che allorizzonte 2020 nessun settore (e quindi nessuna tecnologia) fornisce da solo un contributo determinante alla riduzione delle emissioni. Un secondo elemento di rilievo che la maggiore riduzione delle emissioni determinata da un prezzo del carbonio pi alto (valori inferiori ai 75/t di CO2 rispetto a valori inferiori ai 25 /t) risulta piuttosto modesta nei trasporti e nel civile, settori nei quali le misure di efficienza presentano dunque costi marginali di abbattimento molto contenuti (in molti casi anche negativi), mentre laumento del prezzo del carbonio produce effetti pi rilevanti nellindustria e nel settore elettrico, nel quale il costo marginale di abbattimento delle tecnologie rinnovabili evidentemente superiore ai 25 /t. In sostanza, a conferma della filosofia del SET Plan, la riduzione delle emissioni garantita dagli scenari di intervento nel breve/medio periodo (2020) legata soprattutto allincremento dellefficienza energetica mentre nel lungo termine (2050) legata soprattutto allintroduzione di nuove tecnologie fortemente innovative. La figura 6b mette in luce, infatti, come il maggior potenziale di riduzione delle emissioni allorizzonte 2050 si concentri nel settore energetico (elettrico in particolare), settore nel quale, superato il breve/medio periodo, cominciano a divenire disponibili non solo le nuove tecnologie di generazione da fonti rinnovabili ma anche quelle di cattura e sequestro della CO2 il cui contributo supera gli 80 Mt di CO2, a costi marginali prevalentemente inferiori ai 40 /t di CO2. Il notevole incremento della riduzione delle emissioni che si verifica nel settore elettrico con laumento del prezzo del carbonio mostra evidentemente come nel lungo periodo la forte penetrazione delle energie rinnovabili che caratterizza lo scenario ACT++ porti daltra parte a far entrare sul mercato tecnologie che presentano costi marginali di abbattimento superiori ai 40 /t di CO2. Impatto sui costi del sistema energetico: linvestimento nelle tecnologie Le riduzioni consistenti dei consumi di energia, e pi ancora delle emissioni di CO2, che caratterizzano i due scenari di intervento, sono determinate in primo luogo da un uso massiccio di tecnologie pi efficienti. Ci richiede daltra parte maggiori investimenti in tecnologie innovative. Nel corso dellintero orizzonte temporale degli scenari laumento della spesa per investimenti in tecnologie energetiche risulta complessivamente piuttosto contenuto. Sebbene si tratti come detto di un lavoro di analisi ancora in corso, considerata la rilevanza del settore elettrico, e vista lattuale non competitivit economica di molte tecnologie di generazione basate su fonti rinnovabili, sembra utile approfondire lanalisi delle implicazioni dei diversi scenari in termini di investimenti necessari in questo settore. Settore nel quale fondamentale fornire agli investitori un quadro il pi possibile informato.

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Le figure 7a e 7b mostrano la differenza dei valori cumulati (dal 2005 al 2020 e dal 2020 al 2050) tra lo scenario di riferimento e lo scenario ACT. Si pu notare come: lo scenario di intervento implica costi di investimento per lo sviluppo delle tecnologie rinnovabili pari, allorizzonte 2020, a circa 35 miliardi di , cui si aggiungono ulteriori 90 miliardi circa entro il 2050; si tratta di costi di investimento maggiori di quelli dello scenario di riferimento per circa 20 miliardi di fino al 2020, per ulteriori 50 miliardi di tra il 2020 e il 2050; a fronte di tale incremento, si osserva una riduzione delle necessit di investimento nelle tecnologie fossili pari a circa 5 miliardi di fino al 2020, riduzione che nel periodo 20202050 si trasforma invece in un incremento, legato al massiccio sviluppo delle tecnologie CCS; infine una riduzione delle spese di investimento che caratterizza lo scenario ACT sia allorizzonte 2020 che allorizzonte 2050 si verifica nel settore della raffinazione, nel quale le spese di investimento sono complessivamente inferiori, fino al 2050, per poco meno di 20 miliardi di .

40.000 35.000 30.000


mln di Euro scenario di Riferimento scenario ACT

25.000 20.000 15.000 10.000 5.000 0


Investimenti in generazione fossile Investimenti in generazione FER Investimenti in raffinazione

Figura 7a - Stima delle spese di investimento nel settore dellofferta di energia nello scenario di riferimento e nello scenario ACT (valori cumulati 2005-2020)

30.000
scenario di Riferimento scenario ACT

25.000

20.000
mln di Euro

15.000

10.000

5.000

0
Investimenti in generazione fossile Investimenti in generazione FER Investimenti in raffinazione

Figura 7b - Stima delle spese di investimento nel settore dellofferta di energia nello scenario di riferimento e nello scenario ACT (valori cumulati 2020-2030)

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Gli scenari di intervento determinano inoltre ovviamente impatti molto rilevanti su tutte le altre componenti di costo del sistema energetico (analisi pi dettagliate saranno contenute nel prossimo Rapporto Energia e Ambiente dellENEA). La figura 8 mostra la variazione percentuale delle spese di importazione dellenergia che si osserva nello scenario ACT rispetto allo scenario di riferimento: allorizzonte 2030, la riduzione cumulata supera gi abbondantemente il 5%.
0.0% -1.0% -2.0% -3.0% -4.0% -5.0% -6.0% -7.0% -8.0% -9.0% 2010 2020 2030 2040

Figura 8 - Stima della variazione delle spese di importazione dellenergia nello scenario ACT rispetto allo scenario di riferimento (valori cumulati) La considerazione di tutte le componenti del sistema porta alla stima dei costi economici diretti, cio alla stima delle risorse that need to be directed towards mitigation measures and renewable energy to achieve the GHG reduction and renewables targets (secondo la definizione contenuta nel documento di accompagnamento al pacchetto di proposte della Commissione UE del 23/01/2008, Commission Staff Working Document, SEC(2008) 85/3). importante sottolineare come queste stime do not represent a net loss in GDP. They give an assessment on the amount of additional resources within our GDP that need to be directed towards mitigation measures and renewable energy to achieve the GHG reduction and renewables targets. Nel caso degli scenari italiani qui presentati, la stima complessiva dei costi economici diretti ancora in fase di elaborazione. I risultati preliminari fanno per ritenere che il primo dei due scenari di intervento, lo scenario ACT, comporti nel 2020 un aumento complessivo dei costi diretti del sistema energetico pari a qualche punto decimale (in rapporto al PIL), valore che diventa per negativo nel lungo periodo. Lo scenario ACT++ comporta daltra parte un aumento dei costi diretti del sistema energetico che risulta piuttosto consistente, superiore all1% del PIL, allorizzonte 2020, ma interessante notare come nel lungo periodo la tendenza sia la progressiva diminuzione dei costi, fino al raggiungimento di valori nulli e nel 2050 perfino negativi.

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ALLEGATO UN PIANO STRATEGICO EUROPEO PER LE TECNOLOGIE ENERGETICHE (Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento Europeo, al Comitato Economico e Sociale Europeo e al Comitato delle Regioni) Siamo di fronte a grandi sfide che non si arrestano ai confini nazionali. LUnione Europea la nostra risposta a queste sfide. (Dichiarazione in occasione del cinquantesimo anniversario della firma dei trattati di Roma, Berlino 2007) 1. NECESSIT DI UN PIANO STRATEGICO EUROPEO PER LE TECNOLOGIE ENERGETICHE (PIANO SET) La tecnologia un pezzo essenziale del puzzle della politica energetica LEuropa deve agire ora, unendo le forze, per fornire energia sostenibile, sicura e competitiva. I cambiamenti climatici, la sicurezza dellapprovvigionamento energetico e la competitivit sono sfide interconnesse che presentano aspetti molteplici e richiedono una risposta coordinata. Stiamo mettendo insieme i pezzi di un puzzle costituito da politiche e misure ambiziose: obiettivi vincolanti da realizzare entro il 2020 per ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 20% e assicurare il 20% di fonti energetiche rinnovabili nel mix energetico dellUE; un piano per ridurre del 20% entro il 2020 luso globale di energia primaria nellUE; la fissazione del prezzo del carbonio mediante il meccanismo di scambio delle quote di emissione e la tassazione dellenergia; un mercato interno dellenergia competitivo; una politica internazionale nel settore dellenergia. Ora necessaria una politica dedicata per accelerare lo sviluppo e la diffusione di tecnologie a basso tenore di carbonio in grado di garantire un buon rapporto costi/benefici. indispensabile sfruttare le tecnologie per realizzare gli obiettivi della politica energetica per lEuropa adottata dal Consiglio europeo il 9 marzo 20074. Per conseguire gli obiettivi fissati necessario ridurre i costi dellenergia pulita e fare in modo che le imprese dellUE assumano il ruolo di pioniere nel settore in rapida crescita delle tecnologie a basso tenore di carbonio. In unottica a pi lunga scadenza, per raggiungere lambizioso traguardo di ridurre del 60-80% entro il 2050 le emissioni di gas a effetto serra, devono essere sviluppate tecnologie di nuova generazione grazie a importanti passi avanti nel settore della ricerca. Stiamo accumulando ritardo Le attuali tendenze e le relative proiezioni per il futuro mostrano che non siamo sulla strada giusta per realizzare gli obiettivi della politica energetica. Dopo le crisi petrolifere degli anni Settanta e Ottanta lEuropa ha avuto a disposizione abbondanti risorse energetiche a prezzi contenuti. La facile disponibilit delle risorse, lassenza di restrizioni sulle emissioni di carbonio e gli imperativi commerciali imposti dalle forze di mercato non solo hanno contribuito a rendere lEuropa dipendente dai combustibili fossili ma hanno anche rallentato la spinta a favore dellinnovazione e degli investimenti nelle tecnologie energetiche. Questa situazione stata descritta come il pi grande e il pi grave fallimento del mercato mai visto. I bilanci pubblici e privati della ricerca energetica nellUE sono diminuiti drasticamente dopo avere raggiunto i massimi livelli negli anni Ottanta a seguito delle crisi dei prezzi dellenergia. Ne risultata uninsufficienza cronica degli investimenti nelle capacit e nelle infrastrutture per la ricerca energetica. Se i governi dellUE investissero oggi agli stessi livelli degli anni Ottanta, la spesa pubblica totale dellUE per lo sviluppo di tecnologie energetiche sarebbe quattro volte superiore allattuale livello di investimenti di circa 2,5 miliardi di euro allanno.

4 Conclusioni del Consiglio europeo adottate sulla base del pacchetto della Commissione sullenergia, per es. le comunicazioni "Una politica energetica per lEuropa" (COM(2007) 1), "Limitare il surriscaldamento dovuto ai cambiamenti climatici a +2 gradi Celsius" (COM(2007) 2) e " Verso un piano strategico europeo per le tecnologie energetiche" (COM (2006) 847).

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Punti deboli intrinseci dellinnovazione energetica Anche il processo di innovazione energetica, dalla concezione iniziale alla penetrazione del mercato, risente di debolezze strutturali specifiche. caratterizzato da tempi lunghi spesso decenni per lintroduzione delle tecnologie sul mercato di massa, visti gli importi degli investimenti necessari e linerzia tecnologica e normativa intrinseca dei sistemi energetici esistenti. Linnovazione deve affrontare una serie di problemi: investimenti tradizionalmente dedicati a infrastrutture a elevato tenore di carbonio, la presenza di operatori dominanti, limposizione di tetti tariffari, levoluzione della regolamentazione e i problemi relativi alla connessione delle reti. La diffusione di nuove tecnologie energetiche sul mercato ulteriormente ostacolata dalla natura stessa dellenergia. Di solito le nuove tecnologie costano di pi di quelle che devono essere sostituite ma non offrono un servizio energetico migliore. I vantaggi immediati tendono a favorire la societ invece degli acquirenti. Determinate tecnologie devono superare problemi di accettazione sociale e spesso richiedono costi aggiuntivi per essere integrate nel sistema energetico esistente. Ostacoli di natura giuridica e amministrativa completano questo quadro ostile allinnovazione. In sintesi, per queste tecnologie non esiste una richiesta naturale da parte del mercato n un beneficio commerciale a breve termine. Spesso questo divario a livello di mercato fra lofferta e la domanda definito la valle della morte per le tecnologie energetiche a basso tenore di carbonio. Lintervento pubblico a sostegno dellinnovazione energetica quindi sia necessario che giustificato. LEuropa dovrebbe essere un pioniere mondiale nel settore delle tecnologie energetiche Gli Stati membri che operano individualmente avranno difficolt a creare le condizioni necessarie per consentire alle imprese di competere sui mercati mondiali. I principali protagonisti a livello mondiale, gli Stati Uniti e il Giappone, ma anche le economie emergenti, come la Cina, lIndia e il Brasile, devono affrontare le stesse sfide e moltiplicano gli sforzi per sviluppare e commercializzare nuove tecnologie energetiche. Negli ultimi due anni il Giappone ha adottato un piano strategico per le tecnologie energetiche, mentre gli USA hanno adottato una serie di programmi scientifici e tecnologici riguardanti i cambiamenti climatici. Le dimensioni del loro mercato, gli investimenti e le capacit di ricerca superano abbondantemente quelli della maggior parte degli Stati membri. La situazione aggravata dalla frammentazione della ricerca nellUE, caratterizzata da molteplici strategie di ricerca non omogenee e da capacit inferiori alla massa critica. LUE svolge un ruolo di primo piano a livello mondiale nella lotta ai cambiamenti climatici adottando obiettivi specifici, applicando un prezzo al carbonio con il meccanismo di scambio delle quote di emissione e creando un vero mercato interno dellenergia. necessario agire con la stessa determinazione e ambizione a proposito di una politica per le tecnologie a basso tenore di carbonio. Queste sono le condizioni necessarie per dare il via a una nuova rivoluzione industriale. In un mondo in cui si applicano restrizioni sulle emissioni di carbonio, il controllo delle tecnologie determiner sempre pi la prosperit e la competitivit. Se restiamo indietro nella corsa mondiale sempre pi intensa alla conquista dei mercati delle tecnologie a basso tenore di carbonio, per conseguire gli obiettivi fissati potremmo essere obbligati a dipendere da tecnologie importate per realizzare i nostri obiettivi, e di privare cos le imprese dellUE di enormi opportunit commerciali. Il tempo un fattore essenziale La transizione verso uneconomia a basso tenore di carbonio durer decenni e riguarder tutti i settori delleconomia, ma non possiamo permetterci ritardi. Le decisioni adottate nei prossimi 10-15 anni avranno profonde conseguenze per la sicurezza energetica, i cambiamenti climatici, la crescita e loccupazione in Europa. Agire pu costare molto ma non

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agire costerebbe ancora di pi. Per illustrare le dimensioni del problema, la relazione Stern5 calcola che il costo dellazione potrebbe essere limitato a circa l1% del PIL mondiale allanno, mentre la mancanza di azione equivarrebbe a una diminuzione del 5-20% del PIL mondiale allanno. 2. REALIZZARE LA VISIONE POLITICA Lobiettivo unEuropa dotata di uneconomia florida e sostenibile, leader mondiale in un portafoglio diversificato di tecnologie energetiche pulite, efficienti e a basso tenore di carbonio come elemento che favorisce la prosperit e contribuisce in misura fondamentale alla crescita e alloccupazione. Si tratta di unEuropa che ha colto le opportunit offerte dai cambiamenti climatici e dalla globalizzazione e che contribuisce ad affrontare la sfida energetica mondiale, agevolando anche laccesso a servizi energetici moderni nei paesi in via di sviluppo. Efficienza energetica In primo luogo, occorre migliorare lefficienza nella conversione, nella fornitura e nelluso finale dellenergia. Nei trasporti, nelledilizia e nellindustria le opportunit tecnologiche disponibili devono essere trasformate in opportunit commerciali. necessario sfruttare pienamente il potenziale delle tecnologie dellinformazione e della comunicazione e dellinnovazione organizzativa, nonch utilizzare strumenti di politica pubblica e strumenti di mercato6 per gestire la domanda e incoraggiare nuovi mercati. Per favorire questo processo sono gi in atto diverse politiche e misure, in particolare il piano di azione per lefficienza energetica e il piano di azione per la logistica del trasporto merci, e le direttive sullEco-design e sulletichettatura energetica dei prodotti che consumano energia, sui servizi energetici e sullefficienza energetica nelledilizia. Altre misure in preparazione riguardano per esempio le emissioni di CO2 prodotte dalle automobili, il piano dazione sulla mobilit urbana, una nuova fase del meccanismo di scambio delle quote di emissione e iniziative in materia di mercati pilota, produzione e consumo sostenibile e politica industriale sostenibile. Conseguire gli obiettivi fissati per il 2020 Le tecnologie che contribuiranno a conseguire gli obiettivi fissati per il 2020 sono gi disponibili oggi oppure sono giunte alla fase finale di sviluppo. In generale, le tecnologie a basso tenore di carbonio restano costose e devono affrontare problemi connessi alla penetrazione di mercato. Le tecnologie ad elevata efficienza energetica tendono ad avere costi iniziali elevati che ne rallentano la diffusione sul mercato. quindi necessario un approccio basato su un duplice principio: potenziare la ricerca per ridurre i costi e migliorare lefficienza e adottare misure proattive di sostegno per creare opportunit commerciali, incentivare lo sviluppo del mercato ed eliminare le barriere non tecnologiche che scoraggiano linnovazione e lo sviluppo del mercato delle tecnologie efficienti e a basso tenore di carbonio.

5 Stern Review on the Economics of Climate Change (Relazione Stern sulleconomia dei cambiamenti climatici) Ministero del Tesoro del Regno Unito. 6 COM(2007)140 del 28.3.2007, Libro Verde sugli strumenti di mercato utilizzati a fini di politica ambientale e ad altri fini connessi.

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Principali sfide tecnologiche che lUE dovr affrontare nei prossimi 10 anni per conseguire gli obiettivi fissati per il 2020: fare dei biocarburanti della seconda generazione unalternativa competitiva ai combustibili fossili, assicurando la sostenibilit della produzione; consentire luso commerciale delle tecnologie per la cattura, il trasporto e lo stoccaggio di CO2 mediante attivit di dimostrazione su scala industriale, anche in materia di efficienza di sistemi completi e di ricerca avanzata; raddoppiare la capacit di generazione di energia delle turbine eoliche pi grandi, concentrandosi sugli impianti eolici in mare; dimostrare la commerciabilit dei grandi impianti fotovoltaici (PV) e dellenergia solare a concentrazione; permettere la costituzione di ununica rete europea intelligente dellelettricit capace di integrare le fonti energetiche rinnovabili e decentrate; introdurre sul mercato di massa dispositivi e sistemi pi efficienti di conversione dellenergia e per gli usi finali, come la poligenerazione e le celle a combustibile, nelledilizia, nei trasporti e nellindustria; preservare la competitivit nelle tecnologie della fissione, insieme a soluzioni a lungo termine per la gestione delle scorie.

Realizzare la visione fissata per il 2050 Per conseguire la visione fissata per il 2050, che si pone lobiettivo della decarbonizzazione completa, necessario sviluppare una nuova generazione di tecnologie grazie a scoperte innovative. Anche se alcune di queste tecnologie avranno un impatto limitato entro il 2020, indispensabile sin da oggi potenziare gli sforzi per assicurare che vengano messe in produzione il pi rapidamente possibile. Inoltre occorre pianificare profonde modifiche a livello di organizzazione e infrastrutture. Principali sfide tecnologiche che lUE dovr affrontare nei prossimi 10 anni per conseguire gli obiettivi fissati per il 2050: assicurare la competitivit commerciale della nuova generazione di tecnologie per le fonti energetiche rinnovabili; conseguire una svolta nel rapporto costi-benefici delle tecnologie di stoccaggio dellenergia; sviluppare le tecnologie e creare le condizioni per consentire alle imprese di commercializzare i veicoli a celle a idrogeno; completare i preparativi per la dimostrazione di una nuova generazione (Gen-IV) di reattori a fissione per una maggiore sostenibilit; completare la costruzione dellimpianto di fusione ITER e garantire fin dallinizio la partecipazione dellindustria nella preparazione di azioni di dimostrazione; elaborare visioni alternative e strategie di transizione verso lo sviluppo delle reti transeuropee dellenergia e altri sistemi necessari per sostenere leconomia a basso tenore di carbonio del futuro; realizzare importanti passi avanti nella ricerca in materia di efficienza energetica: per es. materiali, nanoscienze, tecnologie dellinformazione e della comunicazione, bioscienza e informatica.

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Uno sforzo collettivo per ottenere risultati Realizzare gli obiettivi fissati per il 2020 e la visione per il 2050 una sfida significativa che pu essere affrontata con maggior efficacia mediante uno sforzo collettivo. Alcune sfide tecnologiche richiedono la presenza di una massa critica e investimenti su larga scala e comportano un rischio che non pu essere sostenuto dal mercato, dagli Stati membri che operano individualmente o dallattuale modello di ricerca collaborativa europea. LUE pu rispondere a questa sfida evolvendo verso un nuovo modello di cooperazione concentrata che utilizzi tutto il potenziale offerto dallo spazio europeo della ricerca e dellinnovazione e dal mercato interno. Gli Stati membri, la Comunit, lindustria e le organizzazioni della ricerca hanno ruoli diversi da svolgere nel contesto di uno sforzo globale coerente. Per conseguire gli ambiziosi obiettivi fissati sar necessario abbandonare decisamente la prassi attualmente seguita nellintero sistema di innovazione e trovare il giusto equilibrio fra cooperazione e concorrenza a livello nazionale, europeo e globale. Azioni da parte del settore privato Il settore privato in prima linea in questi sforzi. La rivoluzione industriale che sar provocata dalla transizione verso una crescita mondiale delleconomia a basso tenore di carbonio rappresenta unopportunit unica per lindustria europea. essenziale una politica stabile a lungo termine ma, per trarre il massimo vantaggio da questa situazione, lindustria deve essere pronta a incrementare gli investimenti e ad assumere rischi maggiori. necessario istituire alleanze strategiche affinch lindustria possa ripartire il peso e i vantaggi della ricerca e della dimostrazione. possibile sfruttare meglio le sinergie fra le tecnologie (per es. nel settore degli autoveicoli, fra veicoli ibridi, celle a combustibile, biocarburanti e gas). Le imprese dovrebbero inoltre unire le forze per adottare un atteggiamento pi proattivo sullelaborazione di regolamentazioni e norme a livello mondiale e risolvere le spesso complesse questioni riguardanti laccettazione delle nuove tecnologie da parte del pubblico. Studi recenti mostrano che ancora possibile una crescita considerevole degli investimenti privati nel settore europeo dellenergia pulita7. Il settore finanziario, compresi il private equity e il venture capital, deve adattare i profili di rischio per investire di pi in piccole e medie imprese e spin-off che offrono un buon potenziale di crescita rapida, per beneficiare delle enormi prospettive offerte dalle tecnologie a basso tenore di carbonio. Azioni a livello nazionale Gli Stati membri devono fornire il loro contributo allobiettivo di riduzione del 20% delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2020 e avviare i loro sistemi energetici sulla via della decarbonizzazione entro il 2050. Uno sforzo mirato e sostanziale nel settore delle tecnologie energetiche pu contribuire a conseguire gli obiettivi fissati in maniera tale da massimizzare i vantaggi per gli Stati membri e limitare i costi. Le azioni degli Stati membri dovrebbero puntare a far crescere gli investimenti e inviare chiari segnali al mercato in modo da ridurre i rischi e incentivare lindustria a sviluppare tecnologie pi sostenibili. Per esempio, si potrebbero elaborare meccanismi intelligenti di incentivi che favoriscano linnovazione e creino catene di valore, invece di causare indebite distorsioni della concorrenza o sovvenzionare le tecnologie che offrono il massimo potenziale sul breve periodo. Per rafforzare la ricerca, sviluppare la capacit di innovazione, promuovere leccellenza e aumentare le risorse umane disponibili per il settore possono essere utilizzati incentivi fiscali8
Per es. Global Trends in Sustainable Energy Investment 2007, United Nations Environment Programme and New Energy Finance Ltd. 8 COM(2006)728 del 22.11.2006 - Per un utilizzo pi efficace degli incentivi fiscali a favore della R&S.
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e strumenti comunitari attuati a livello nazionale, come i fondi strutturali. Altri vantaggi sarebbero ottenuti anche rafforzando lattuazione, monitorando e riesaminando i programmi e le misure nazionali e perseguendo una maggiore coerenza e uniformit con le azioni di altri Stati membri e della Comunit. Azioni a livello comunitario Per conseguire gli obiettivi del piano SET indispensabile sviluppare un nuovo approccio comunitario nel settore delle tecnologie energetiche. La Comunit il veicolo che permette di: mettere in comune le risorse e condividere i rischi connessi allo sviluppo di nuove tecnologie che offrono un enorme potenziale ma che attualmente non sono competitive sul mercato e non possono essere realizzate da singoli paesi; agevolare la pianificazione strategica a livello di tecnologia e di sistemi energetici per assicurare un approccio comune a problemi di portata transfrontaliera, come le reti, e ottimizzare la transizione verso il sistema energetico del futuro; permettere di raccogliere e condividere dati e informazioni con maggiore efficacia per sostenere una solida politica in materia di tecnologie energetiche e guidare le decisioni di investimento; assicurare la coerenza e la massa critica nella cooperazione internazionale; trattare problemi comuni e superare ostacoli non tecnologici, come laccettazione e la conoscenza delle nuove tecnologie da parte del pubblico, per giungere a soluzioni comuni ampiamente applicabili. I programmi quadro di ricerca e il programma quadro per la competitivit e linnovazione sono gli strumenti principali con cui i soggetti dellUE collaborano su progetti di innovazione tecnologica. Questi programmi comunitari dovrebbero essere utilizzati meglio per catalizzare le azioni degli Stati membri e del settore privato, portandole a una nuova dimensione grazie allevoluzione verso un sistema di orientamento e cofinanziamento di programmi congiunti invece che di progetti. Per conseguire tale obiettivo necessario cambiare il modo in cui i programmi sono attuati. Liniziativa proposta per una tecnologia congiunta per le celle a combustibile e lidrogeno9 un ottimo esempio di questo cambiamento: i finanziamenti del programma quadro di ricerca della Comunit sono usati per cofinanziare un programma di ricerca e dimostrazione con lindustria in un nuovo partenariato europeo pubblico-privato. Azioni a livello globale Considerando che la domanda di energia nel mondo continua a crescere e che lEuropa ha fissato lobiettivo di ridurre la propria quota di emissioni di gas a effetto serra dal 15% al 10% entro il 2030, sono necessari uno sforzo globale e forme di cooperazione adeguate per affrontare le sfide a livello mondiale. Dobbiamo portare a un livello superiore la nostra cooperazione internazionale in materia di tecnologie energetiche, nello stesso modo in cui il meccanismo di scambio di quote di emissione utilizzato per favorire lattuazione di un sistema mondiale per la limitazione e lo scambio del carbonio. Se non riusciremo a suscitare linteresse del mercato mondiale per le tecnologie a basso tenore di carbonio e ad assicurare una loro ampia diffusione, il raggiungimento degli ambiziosi traguardi che ci siamo fissati potrebbe causare uno spreco di sforzi e di risorse, ossia una strategia dai costi elevati per le imprese e la societ.

COM(2007)571 del 9.10.2007

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3. OBIETTIVI DEL PIANO SET Occorre sfruttare lambizione e gli obiettivi della politica energetica per lEuropa per avviare una nuova politica europea per le tecnologie energetiche. Le misure attualmente in vigore, adottate negli ultimi anni, hanno gettato le basi per unulteriore azione comunitaria. Listituzione di piattaforme tecnologiche europee ha riunito i soggetti interessati per definire programmi comuni di ricerca e strategie di attuazione. Lo strumento Net dello Spazio europeo della ricerca (SER) ha permesso di compiere le prime mosse verso una programmazione comune della ricerca fra gli Stati membri. Grazie alle reti di eccellenza i centri di ricerca hanno avuto la possibilit di cooperare in settori specifici. Sfruttando questo slancio, il piano SET concentrer, rafforzer e uniformer lo sforzo globale in Europa, con lobiettivo di accelerare linnovazione nelle tecnologie europee allavanguardia a basso tenore di carbonio. In questo modo sar pi facile realizzare gli obiettivi fissati per il 2020 e la visione per il 2050 previsti dalla politica energetica per lEuropa. Il piano SET propone di conseguire i risultati seguenti: (i) una nuova pianificazione strategica congiunta, (ii) unattuazione pi efficace, (iii) un aumento delle risorse e (iv) un nuovo approccio rafforzato alla cooperazione internazionale. 4. PIANIFICAZIONE STRATEGICA CONGIUNTA Un nuovo metodo di lavoro a livello comunitario richiede strumenti partecipativi, dinamici e flessibili che consentano di guidare questo processo definendo le priorit e proponendo le azioni da attuare, in altre parole, occorre un approccio collettivo alla pianificazione strategica. I responsabili politici negli Stati membri, le imprese, il mondo della ricerca e della finanza devono iniziare a comunicare e a adottare decisioni in modo pi strutturato e orientato verso la missione da realizzare, elaborando e attuando azioni insieme alla CE nellambito di un quadro cooperativo. necessaria una nuova struttura di governance. Gruppo direttivo della Comunit europea sulle tecnologie energetiche strategiche Per gestire lattuazione del piano SET, rafforzando la coerenza fra gli sforzi nazionali, europei e internazionali, allinizio del 2008 la Commissione istituir un gruppo direttivo sulle tecnologie energetiche strategiche. Il gruppo, presieduto dalla Commissione, sar composto di rappresentanti governativi di alto livello provenienti dagli Stati membri. Il gruppo ricever il mandato di elaborare azioni congiunte, mediante il coordinamento di politiche e programmi, fornire le risorse necessarie e monitorare nonch riesaminare i progressi in modo sistematico, pienamente orientato al conseguimento degli obiettivi comuni. Nel primo semestre del 2009 la Commissione organizzer un vertice europeo sulle tecnologie energetiche per riunire e far partecipare tutte le parti in causa dellintero sistema di innovazione, dalle imprese ai clienti, nonch i rappresentanti delle istituzioni europee, il mondo della finanza e i nostri partner internazionali. Questo evento offrirebbe lopportunit di riesaminare i progressi compiuti, diffondere i risultati ottenuti e favorire la fertilizzazione incrociata fra settori. Sistema europeo di informazione sulle tecnologie energetiche Per consentire al gruppo di gestione di effettuare una pianificazione strategica efficace, sono necessari informazioni e dati affidabili e regolari. Per favorire la definizione di obiettivi in materia di tecnologie energetiche e costituire un consenso circa il programma per il piano SET, la Commissione istituir un sistema di gestione delle informazioni e della conoscenza ad accesso aperto che comprender una mappa delle tecnologie (stato delle conoscenze, ostacoli e potenziale delle tecnologie) e una mappa delle capacit (risorse finanziarie e umane) sviluppati dal Centro comune di ricerca10 della Commissione. Il sistema prester
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Cfr. i documenti di lavoro dei servizi della Commissione SEC(2007)1510 "Technology map" e SEC(2007)1511 "Capacities map".

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assistenza per la presentazione periodica di relazioni sui progressi compiuti dal piano SET e fornir informazioni in materia di politica energetica mediante lOsservatorio del mercato energetico e il riesame strategico biennale sullenergia. 5. ATTUAZIONE EFFICACE COLLABORARE A LIVELLO COMUNITARIO Per accelerare il processo di sviluppo e il lancio delle tecnologie sul mercato sono necessari meccanismi pi mirati e potenti in grado di sfruttare il potenziale degli interventi pubblici, dellindustria europea e dei ricercatori. 5.1. Iniziative industriali europee Le iniziative industriali europee puntano a rafforzare la ricerca e linnovazione industriali nel settore dellenergia generando la massa critica necessaria di attivit e operatori. Queste attivit, volte a conseguire obiettivi misurabili in termini di riduzione dei costi o miglioramento delle prestazioni, concentreranno e armonizzeranno gli sforzi della Comunit, degli Stati membri e delle imprese per raggiungere traguardi comuni. Riguarderanno settori ai quali la cooperazione a livello comunitario aggiunger un valore particolare si tratta delle tecnologie per le quali pi opportuno affrontare collettivamente gli ostacoli, la dimensione degli investimenti necessari e i rischi connessi. Sulla base dei risultati del processo di consultazione, la Commissione propone di lanciare a partire dal 2008 le nuove iniziative prioritarie di seguito riportate: Iniziativa europea per lenergia eolica: incentrata sulla convalida e la dimostrazione delle grandi turbine e dei grandi sistemi (applicabile a impianti sulla terra ferma e in mare). Iniziativa europea per lenergia solare: incentrata sulla dimostrazione su larga scala di impianti fotovoltaici e dellenergia solare a concentrazione. Iniziativa europea per la bioenergia: incentrata sui biocarburanti della prossima generazione nel contesto di una strategia globale sulluso della bioenergia. Iniziativa europea per la cattura, il trasporto e lo stoccaggio di CO2: incentrata sui requisiti dellintero sistema, comprese lefficienza, la sicurezza e laccettazione da parte del pubblico, per dimostrare la fattibilit di centrali elettriche con combustibili fossili a emissione zero su scala industriale. Iniziativa europea per la rete elettrica: incentrata sullo sviluppo del sistema elettrico intelligente, compreso lo stoccaggio, e sulla creazione di un centro europeo per attuare un programma di ricerca per la rete europea di trasmissione. Iniziativa per la fissione nucleare sostenibile: incentrata sullo sviluppo delle tecnologie della quarta generazione (Generation-IV).

Le iniziative industriali europee saranno attuate in modi diversi, a seconda della natura e delle esigenze dei settori e delle tecnologie interessate. Per le tecnologie con una base industriale sufficiente in Europa, le iniziative possono assumere la forma di partenariati pubblico-privato, mentre per altre tecnologie che rappresentano una priorit per alcuni paesi, possono concretizzarsi in una programmazione congiunta da parte delle coalizioni degli Stati membri interessati. Ove opportuno, pu essere utilizzata una combinazione di strumenti di spinta tecnologica (technology push) e di domanda del mercato (market pull). Le piattaforme tecnologiche europee forniranno assistenza nella fase di preparazione. Due programmi energetici in corso servono a illustrare le iniziative del piano SET: il programma europeo di ricerca sulla fusione con il suo programma di punta ITER e la proposta di iniziativa tecnologica congiunta riguardante le celle a combustibile e idrogeno. Altre iniziative industriali correlate sono il programma di ricerca per la gestione del traffico aereo nellambito del Cielo unico europeo (SESAR) che migliorer lefficienza energetica

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dellaviazione, e la proposta di iniziativa tecnologica congiunta Clean sky11, che intende migliorare lefficienza energetica dei motori in uso nellaviazione. 5.2. Istituzione di unalleanza europea per la ricerca nel settore dellenergia LEuropa dispone di importanti istituti nazionali di ricerca per lenergia e di ottimi gruppi di ricerca che operano in universit e centri specializzati. Tuttavia, nonostante perseguano obiettivi simili, definiscono individualmente le strategie e i piani di lavoro. Gli strumenti tradizionali (per es. i progetti e le reti) utilizzati per coordinare le attivit non sono pi sufficienti. Grazie a una pi intensa cooperazione a livello comunitario le risorse saranno utilizzate con maggiore efficacia. La Commissione propone di istituire unalleanza europea per la ricerca nel settore dellenergia. Per lanciare il processo in questione, nel primo semestre del 2008 la Commissione avvier un dialogo strutturato con i direttori generali degli istituti nazionali di ricerca e altri organismi con caratteristiche simili (per es. istituti di istruzione superiore) che offrono programmi significativi. Il mandato consister nel favorire la transizione dallattuale modello di collaborazione su progetti verso un nuovo meccanismo di attuazione dei programmi. Gli obiettivi perseguiti sono lallineamento di questi programmi con le priorit del piano SET, la messa in rete di capacit esistenti ma disperse e la creazione di partenariati durevoli con lindustria. Fra gli esempi dei programmi congiunti che potrebbero essere gestiti mediante lalleanza figurano la scienza di base nel settore dellenergia, le tecnologie abilitanti e radicalmente innovative e lefficienza energetica avanzata. LIstituto europeo di tecnologia potrebbe essere un veicolo adatto per realizzare questo ambizioso obiettivo mediante una comunit della conoscenza e dellinnovazione sulle tecnologie e sui cambiamenti climatici. 5.3. Reti transeuropee dellenergia e sistemi del futuro Per realizzare un sistema energetico europeo sostenibile e interconnesso occorrer un cambiamento radicale dellinfrastruttura energetica e uninnovazione a livello di organizzazione. Ci richieder decenni, trasformer lindustria e le infrastrutture dellenergia e rappresenter uno degli investimenti pi importanti del XXI secolo. Saranno interessati settori fra loro molto diversi, non solo connessi allenergia, allambiente e ai trasporti, ma anche alle tecnologie dellinformazione e della comunicazione, allagricoltura, alla concorrenza e al commercio, per citarne solo alcuni. Occorrer adottare un approccio multidisciplinare su questioni che sono sempre pi strettamente interconnesse. Per pianificare e sviluppare le infrastrutture e le politiche del futuro essenziale comprendere chiaramente le conseguenze e la logistica delle nuove opzioni tecnologiche. La Commissione propone di avviare nel 2008 unazione riguardante la pianificazione della transizione delle reti delle infrastrutture e dei sistemi energetici europei. Tale azione contribuir a ottimizzare e armonizzare lo sviluppo di sistemi energetici integrati a basso tenore di carbonio in tutta lUE e nei paesi confinanti. Inoltre aiuter a sviluppare strumenti e modelli prospettici a livello europeo in settori quali le reti elettriche intelligenti bidirezionali, il trasporto e lo stoccaggio di CO2 e la distribuzione dellidrogeno. 6. RISORSE essenziale affrontare lo squilibrio fra lampiezza delle sfide connesse allenergia e ai cambiamenti climatici e il livello degli sforzi attuali in materia di ricerca e innovazione. Lattuazione del piano SET aiuter a superare la frammentazione della base europea della ricerca e dellinnovazione e favorir un miglior equilibrio complessivo fra cooperazione e concorrenza. Favorire la concentrazione e il coordinamento fra i vari programmi e le varie
11 SESAR (COM(2005)602 del 25.11.2005), impresa comune Celle a combustibile e idrogeno (COM(2007)571 del 9.10.2007) e impresa comune "Clean Sky" (COM(2007) 315 del 13.6.2007).

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fonti di finanziamento aiuter a ottimizzare gli investimenti, a creare la capacit e ad assicurare la continuit dei finanziamenti delle tecnologie nelle diverse fasi di sviluppo. Occorre risolvere due questioni: mobilitare ulteriori risorse finanziarie, per la ricerca e le infrastrutture connesse, la dimostrazione su scala industriale e i progetti di prima applicazione commerciale; e listruzione e la formazione per fornire la quantit e la qualit di risorse umane necessarie per trarre il massimo vantaggio dalle opportunit tecnologiche che la politica europea nel settore dellenergia creer. Aumentare gli investimenti Studi recenti (per es. la relazione Stern, le relazioni del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici e i lavori dellAgenzia internazionale per lEnergia) confermano che raddoppiare gli attuali investimenti nella ricerca e nellinnovazione nel settore dellenergia offrirebbe vantaggi sostanziali. Potrebbe essere inoltre necessario moltiplicare gli incentivi alla realizzazione per un fattore compreso fra due e cinque. Laumento dei bilanci del Settimo programma quadro delle Comunit europee e del programma Energia intelligente-Europa costituisce un passo nella giusta direzione. Nel caso del programma quadro, il bilancio medio annuo dedicato alla ricerca energetica (CE ed Euratom) sar di 886 milioni di euro rispetto ai 574 milioni di euro del programma precedente. Limpegno della Comunit verso il programma ITER ha contribuito allaumento del bilancio. Sono necessari altri simili aumenti di risorse per finanziare le iniziative europee industriali proposte e lalleanza europea per la ricerca nel settore dellenergia. Anche la Banca europea per gli investimenti dedica maggiori risorse ai progetti riguardanti lenergia (5-7 miliardi di euro nei prossimi anni). I primi risultati ottenuti dal nuovo strumento finanziario per la condivisione dei rischi confermano che si stanno aprendo pi ampie opportunit di finanziamento per progetti di ricerca e dimostrazione nei settori delle fonti energetiche rinnovabili e dellefficienza energetica. Alcuni Stati membri stanno gi aumentando progressivamente il bilancio nazionale per la ricerca energetica. Altri dovrebbero fare altrettanto, con lobiettivo di raddoppiare gli stanziamenti complessivi nellUE entro tre anni. La Commissione monitorer i progressi compiuti per conseguire questo obiettivo nellambito del processo di Lisbona. Alla fine del 2008 la Commissione intende presentare una comunicazione sul finanziamento delle tecnologie a basso tenore di carbonio che tratter la questione del fabbisogno di risorse e delle relative fonti, esaminando tutte le vie possibili per ottenere finanziamenti privati, compreso il private equity e il venture capital, migliorare il coordinamento fra le fonti di finanziamento e raccogliere ulteriori finanziamenti. In particolare, sar valutata lopportunit di istituire un nuovo meccanismo o fondo europeo per la dimostrazione su scala industriale e la prima applicazione commerciale di tecnologie avanzate a basso tenore di carbonio. La comunicazione valuter inoltre i costi e i benefici degli incentivi fiscali per linnovazione. Per elaborare la comunicazione in oggetto la Commissione far riferimento alle competenze dei governi, delle imprese e del settore della ricerca, dellenergia e della finanza. Ampliare la base delle risorse umane Per accrescere la qualit e il numero di ingegneri e ricercatori qualificati capaci di affrontare le nuove sfide nel settore dellinnovazione energetica, la Commissione utilizzer in particolare le azioni Marie Curie del Programma quadro di ricerca per potenziare la formazione dei ricercatori nel settore dellenergia. Le azioni del piano SET, come le iniziative industriali europee e lalleanza europea per la ricerca nel settore dellenergia, genereranno altre opportunit di istruzione e formazione, con lobiettivo di creare un ambiente di lavoro interessante per i migliori ricercatori dEuropa e del mondo. Le azioni intraprese dagli Stati membri per ampliare la base delle risorse umane dovrebbero essere coordinate meglio per massimizzare le sinergie e aumentare la mobilit in un settore che gi sotto forte pressione per la mancanza di giovani ricercatori. Il co-finanziamento di programmi congiunti dovrebbe assumere carattere prioritario. 36

7. COOPERAZIONE INTERNAZIONALE La cooperazione internazionale, per esempio nella ricerca o per la definizione di norme internazionali, essenziale per stimolare lo sviluppo, lapplicazione, la realizzazione e laccesso alle tecnologie a basso tenore di carbonio a livello globale. Per quanto riguarda i paesi sviluppati, dove la concorrenza un elemento fondamentale, di vitale importanza assicurare una maggiore cooperazione nella ricerca di interesse pubblico, come per esempio in materia di sicurezza e di accettazione da parte del pubblico, e ai fini della ricerca di frontiera a pi lungo termine. Per le economie emergenti e in via di sviluppo, la Comunit ha interesse ad aiutarle a svilupparsi e a crescere secondo criteri sostenibili, creando al tempo stesso nuove opportunit di mercato per le imprese dellUE e assicurando una collaborazione efficace per accedere alle risorse e svilupparle. Per favorire un maggiore impegno e una pi ampia cooperazione con questi paesi esistono varie opzioni: mettere in rete i centri per le tecnologie energetiche; istituire progetti di dimostrazione su larga scala delle tecnologie con il potenziale pi elevato nei paesi in questione; intensificare luso di meccanismi innovativi di finanziamento, come il fondo globale per lefficienza energetica e lenergia rinnovabile; rafforzare luso dei meccanismi del protocollo di Kyoto, in particolare il meccanismo per lo sviluppo pulito per gli investimenti nei progetti di riduzione delle emissioni, se viene concluso laccordo internazionale sulle ulteriori riduzioni di CO2 dopo il 2012. Le misure proposte nel piano SET (per es. il gruppo di gestione, le iniziative industriali europee e lalleanza europea per la ricerca nel settore dellenergia) dovrebbero favorire una strategia per una cooperazione internazionale rafforzata. inoltre necessario assicurare che, dove opportuno, lUE parli sempre pi spesso con una sola voce nel contesto internazionale per favorire un partenariato pi coerente e pi forte. 8. PROSPETTIVE FUTURE Oggi il processo di innovazione in materia di tecnologie energetiche si basa su programmi e incentivi nazionali mediante luso di risorse nazionali per conseguire gli obiettivi e i traguardi nazionali. Questo modello adatto a unepoca priva di restrizioni sulle emissioni di carbonio ormai tramontata in cui lenergia era disponibile a prezzi bassi. Per realizzare i profondi cambiamenti nel panorama macroscopico dellenergia che saranno necessari nel XXI secolo, occorre seguire una nuova politica. La Commissione invita quindi il Consiglio e il Parlamento europeo a: riaffermare che le tecnologie energetiche costituiscono un pilastro fondamentale delle politiche europee in materia di energia e di cambiamenti climatici e che sono vitali per realizzare gli obiettivi di decarbonizzazione; approvare un obiettivo comunitario per pianificare in base a criteri congiunti e strategici le attivit di ricerca e innovazione nel settore dellenergia, in sintonia con gli obiettivi della politica energetica dellUE. Nel 2008 sar istituita una struttura di governance; confermare che unattuazione migliore e pi efficace delle attuali attivit di ricerca e innovazione nel settore dellenergia fondamentale. In particolare, il Consiglio e il Parlamento europeo dovrebbero: impegnarsi ad avviare una serie di iniziative industriali europee essenziali, a partire dal 2008; riconoscere la necessit di rafforzare le capacit della ricerca energetica europea integrando meglio i centri UE per la ricerca energetica in unalleanza europea per la ricerca energetica. Per conseguire tale obiettivo, nel 2008 sar avviato un dialogo strutturato;

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approvare la proposta della Commissione di avviare unazione per pianificare una strategia per la transizione a reti e sistemi energetici a basso tenore di carbonio in Europa; confermare la necessit di un uso migliore e dellaumento delle risorse, sia umane che finanziarie, per accelerare lo sviluppo e lattuazione delle tecnologie del futuro a basso tenore di carbonio; accogliere favorevolmente il proposito della Commissione di preparare una comunicazione sul finanziamento delle tecnologie a basso tenore di carbonio nel corso del 2008; concordare sulla necessit di rafforzare la cooperazione internazionale, per attuare una strategia coerente e differenziata in relazione alle economie sviluppate, in via di sviluppo e emergenti.

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Edito dallENEA Unit Comunicazione Stampato presso il Laboratorio Tecnografico ENEA - Frascati Finito di stampare nel mese di marzo 2008