Sei sulla pagina 1di 2

Tesina finale del corso di Psicologia Generale Pre-clinica 1.

Processualit transizionale Una prima teorizzazione dei fenomeni transizionali fu compiuta da Donald Winnico tt negli anni '50, traendo riscontri scientifici dalla sua esperienza clinico-pedi atrica e psicoanalitica. Egli per primo identific la istituzione di un peculiare legame affettivo del bambino con un oggetto definito transizionale, ovvero operant e una transizione tra il mondo intrapsichico dell'infante e la realt esterna: l'estre ma importanza dell'oggetto transizionale risiede appunto nella sua fondamentale ca ratteristica di permettere all'individuo di trovare un intermediario materiale ogg ettivo nella relazione quasi dicotomica tra il S e il non-S, ove il primo elemento n assenza di un oggetto transizionale relegato ad una condizione di primitiva il lusione puramente soggettiva di onnipotenza. Dal momento in cui l'individuo ricono sce la realt esterna, e in particolare la figura della Madre, come fonte di appag amento dei suoi bisogni (in frustrante contrasto con la precedente illusione di poterli soddisfare autonomamente) si pone la necessit di adottare un tramite con cui interagire attribuendogli a livello soggettivo la propriet di soddisfare gli anzidetti bisogni, entrando in scena come il primo oggetto esterno al S posseduto dal soggetto. Prerogativa dell oggetto dunque l essere a met tra il S e il non-S, concretizzando nel reale caratteristiche simboliche proprie della psiche, risult ando in ultima analisi surrogato delle attenzioni materne percepibili da parte d el bambino come incontrollabili e precarie. In generale osservabile come la proc essualit transizionale sia adottata (in modalit e intensit variabili) da ogni indi viduo nelle diverse fasi evolutive: il bisogno di un oggetto materiale specifico o anche di un comportamento iniziato durante l'infanzia pu infatti ripresentarsi suc cessivamente nella vita dell'adulto, come scrive Winnicott stesso, sotto la minacc ia della deprivazione, nella misura in cui una situazione traumatica pu far insorg ere una regressione di questo tipo. In relazione all'ottica gruppoanalitica da not are la centralit dei fenomeni transizionali nelle dinamiche del contesto e della interazione reticolare: nel caso clinico, infatti, la transizionalit del contesto diviene di fondamentale supporto al terapeuta nel trattamento delle disfunzioni interazionali del paziente. 2. "Contesto": dalla teoria alle applicazioni nel Caso Clinico La scoperta della funzione fondamentale del contesto clinico nella metodologia g ruppoanalitica fu raggiunta da Siegfried Foulkes, che nel corso delle sue ricerc he cliniche giunse a comprendere come esso possa permettere, nell ambito delle l oro relazioni reticolari, sia al professionista di aiuto che al paziente (o ai pazienti) di riconoscere e circoscrivere i differenti fattori difensivi individu ali o collettivi al di fuori della loro sfera di attivit potenzialmente deleteria per il procedimento analitico. Al rischio della collusione e della inoculazione da una parte e alla inevitabile divergenza tra le identificazioni proiettive da ll altra si viene ad opporre in questo modo una barriera non solo ideale ma anch e fisica, delimitata cio da un setting rigidamente stabilito e accettato reciproc amente tra le parti, ed proprio attraverso questa dualit che si pu meglio comprend ere la natura transizionale del contesto. Se, come osserva Foulkes, per "vedere qualcosa nel suo insieme" necessario "osservarla in relazione a un insieme pi gr ande", l istituzione di un contesto dunque presupposto fondamentale dell accogli mento della richiesta d aiuto, al di fuori della cui cornice spaziale e temporal e non solo faticoso ma, soprattutto, deontologicamente inammissibile operare. A partire infatti da un contesto analitico provvisorio protensionale, il professio nista d aiuto predispone la messa in atto dell intervento vero e proprio, affron tando ed eludendo il potere collusivo ed inoculatorio degli intermediari: come s i evince dal caso in esame, a ci ricondotto il primo colloquio tra l analista e l a madre di R. che carica la domanda di aiuto di un atteggiamento che per quanto comprensibile risulta potenzialmente fuorviante al fine dell accoglimento della stessa. L ambito entro il quale la richiesta di aiuto pu essere accolta da ident ificare piuttosto nella istituzione di un contesto analitico assertivo, in cui s i ha una interazione diretta tra il paziente e l analista, finalizzata dunque al l acquisizione da parte di quest ultimo di un giudizio operativo: nel momento in

cui R. oltrepassa il confine del contesto costruito ad hoc, si attua un capovol gimento (conscio o inconscio che sia) della sua percezione dei processi interazi onali reticolari, che vengono in questo modo focalizzati su di lui, iniziando ad opporsi alle resistenze derivanti dagli schemata. 3. I principali meccanismi di difesa inconsci Come gi aveva delineato Freud agli albori della storia della psicoanalisi il rapp orto spesso conflittuale tra le diverse istanze intrapsichiche spesso pu assumere i connotati di un mancato appagamento di un desiderio, l impossibilit di soddisf are un bisogno, e si definisce dunque frustrazione tale impasse interiore. In ri sposta ad essa si possono distinguere diversi meccanismi di reazione, tutti acco munati dal tentativo da parte dell individuo di rimuovere l ostacolo intervenent e: oltre a quei casi in cui vi sono meccanismi operanti ad un livello cosciente, come l ansia, l angoscia o l apatia, si possono universalmente riconoscere dete rminati meccanismi di difesa attivati ad un livello inconscio, ovvero processi i ntrapsichici che operano in maniera tale da evitare la frustrazione, riducendo l ansia e mantenendo l integrit dell autostima. Se da una parte si riconosce che t ali meccanismi, impiegati saltuariamente, offrano una protezione e un valido su pporto ad una successiva risoluzione dei conflitti, anche vero che un loro uso r icorrente ed esclusivo sintomatico di un disturbo di natura psicopatologica. Que sti meccanismi si possono dunque ricondurre ad adattamenti inconsci in funzione difensiva di funzioni fisiologiche operanti a livello cosciente: si possono rico noscere in particolare la dissociazione, ovvero la separazione tra idee emotivam ente correlate o tra idee ed emozioni, o la razionalizzazione, che offre all ind ividuo una spiegazione razionale ad un dato comportamento, nascondendo la natura sconcertante dell impulso rimosso, o anche la negazione, che opera come rifiuto di affrontare un sentimento doloroso, e ancora la proiezione, l attribuzione di una propria tendenza biasimevole su di un altro, o la regressione, cio il ricors o a comportamenti pregressi ormai inadeguati in risposta all incapacit di gestire responsabilit e doveri, o lo spostamento, ovvero la repressione temporanea ma in questo caso priva di successo di impulsi inaccettabili, che pu avvenire in direz ione di oggetti inadeguati, o infine la repressione, l inibizione totale di sent imenti o idee, che possono ripresentarsi simbolicamente a livello cosciente o pr e-cosciente come sogni o fantasticherie.