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Una aggiornata ed accurata analisi su come progettare strutture durabili che consentano gestione di interventi programmati e con precise

indicazioni sulla normativa vigente.

DIAGNOSI DELLE STRUTTURE


dott. ing. Vincenzo VENTURI dott. geol. Marco VENTURI Laboratori di Ricerca e Sperimentazione SIDERCEM - Caltanissetta Catania

1 - Premessa,

La richiesta di informazione ed aggiornamento relativa alla diagnosi dei fenomeni di degrado delle strutture in calcestruzzo e in muratura, di edifici, di ponti, di viadotti, di gallerie ma anche di opere di interesse storico e monumentale, sempre pi frequente, articolata ed esigente. Nelle successive edizioni, R.D. 4 aprile 1927, In parte, tale richiesta prende origine da eventi R.D. 27 luglio 1933, R.D. 16 novembre 1939, traumatici di grande impatto emotivo come il tali prescrizioni divenivano via via pi blande e "crollo della Chiesa Madre di Gibellina; il crollo meno cautelative. Si dovuto attendere quasi del ponte Cicero sulla S.S. 113; il crollo della 50 anni prima che il problema di garantire nel Cattedrale di Noto" per citare solo i pi recenti tempo le prestazioni di un manufatto divenisse e circoscritti alla nostra Regione. In gran parte nuovamente prioritario nella progettazione per si pu attribuire, ed auspicabile, alla delle costruzioni in c.a. e c.a.p. maggior attenzione e sensibilit che le Nel seguito verranno evidenziati gli aspetti pi Amministrazioni, proprietarie e concessionarie interessanti contenuti nella normativa vigente, di beni, pongono al recupero del costruito piutcon l'obiettivo di fornire al Progettista le indicatosto che alla realizzazione di nuove opere. zioni utili per orientarsi nell'adozione dei paraSi pensi a riguardo alla grande operazione di metri progettuali corretti ed al Direttore dei mappatura del Centro Storico attivata dal Lavori per avviare le procedure necessarie a Comune di Palermo o al programma coordina- Fot. 1 : Cattedrale di Noto verificare la conformit dei materiali e dei to di ispezione e sorveglianza dei ponti realizmanufatti alle ipotesi progettuali. zate da alcune Provincie Regionali (Caltanissetta, Agrigento ). Il primo parametro da definire il rapporto a/c, la scelta di un determiPrima di entrare nel merito delle tematiche concementi la diagnosi nato rapporto a/c nella progettazione di un conglomerato cementizio, delle strutture per opportuno introdurre alcuni concetti riguardanti pu derivare: la durabilit e la progettazione di opere durabili. Realizzare strutture durabili assicura migliori condizioni di esercizio, dalle prescrizioni sulla durabilit, che fissano valori massimi del rapconsente la gestione programmata degli interventi di manutenzione, porto ale in funzione delle classi di esposizione; facilita l'approccio alla diagnosi di eventuali fenomeni di degrado. dalla richiesta di valori di resistenza meccanica adeguati alle sollecitazioni di progetto, statiche e dinamiche.

basso rapporto ale; evidenziato dal dosaggio minimo di cemento di 300 kg/mc. e dalla consistenza di "terra umida"; energico costipamento "battitura con pestelli di appropriata forma e peso"; diametro massimo degli inerti di circa 30 mm.

2 - Durabilit
Si comincia a parlare di durabilit nella Normativa Tecnica Italiana, sia pure in maniera generica, nel D.M. del 26 marzo 1980 si deve per aspettare il D.M. del 14 febbraio 1992 per vedere esplicitati, attraverso il recepimento della UNI 9858 versione italiana della ENV 206, quei concetti e quelle procedure indispensabili per la progettazione di opere durevoli. E' importante sottolineare che al suo apparire ai primi del secolo, con il R.D. del 10 gennaio 1907, la Normativa Tecnica Italiana conteneva gi quelle regole che implicitamente assicuravano una buona durata nel tempo delle opere e cio:

L'adozione della prima ipotesi, bassi rapporti di a/c, comporta livelli di resistenza medio alti, cautelativi nei confronti delle sollecitazioni previste, il Progettista si deve perci abituare a considerare la resistenza pi elevata, rispetto alla richiesta, come un beneficio aggiuntivo, a favore della sicurezza, della prestazione di durabilit. La UNI 9858 - prospetto II definisce le classi di esposizione, in funzione delle quali il successivo prospetto III fornisce le indicazioni progettuali rispetto ai seguenti parametri: rapporto ale; dosaggio di cemento; contenuto di aria.

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E' per opportuno chiarire quali sono le classi di esposizione pi frequenti, individuando cos anche i valori massimi da prescrivere per il rapporto a/c.

di stoccaggio ), rientrano nella classe 5c. L'indicazione che si trae da questa esemplificazione che il rapporto a/c massimo da utilizzare secondo il prospetto III rispettivamente 0.55 (classe 5a) e 0.50 (classe 5b). Nella tabella che segue [rif. bibl. 17] si riportano in funzione del rapporto a/c e della classe di cemento i valori pi comuni della resistenza caratteristica. Si deduce che, se fra le ipotesi progettuali si considera la durabilit dell'opera, la gran parte dei manufatti strutturali richiede valori di resistenza caratteristica a compressione compresi fra 35 MPa e 40 MPa nel caso in cui si impieghi un cemento di classe 42.5 e compresi fra 30 MPa e 35 MPa nel caso che si impieghi cemento di classe 32.5. Riportiamo pi avanti i tre quesiti che si presentano pir frequentemente nella pratica quotidiana e che ci forniscono lo spunto per esplicitare quanto fin qui affermato: il primo: "quali sono le classi di resistenza correntemente impiegate?" per l'esperienza degli scriventi la quasi totalit delle costruzioni civili viene progettata con calcestruzzi di classe Rck 25.0, rarissime eccezioni prescrivono in fase di progetto Rck 30.0, e solo opere di particolare impegno (ponti, viadotti, impianti industriali) prevedono classi di resistenza superiori a Rck 35.0. E' evidente che tali indicazioni progettuali non sono cautelative nei confronti della prestazione di durabilit delle opere.

Pig. 1/b - UNI 9858 - PROSPETTO H Classi di esposizione in funzione delle condizioni ambientali.

Dal prospetto II della UNI 9858, riportato precedentemente si rileva che: - la classe 1. ambiente secco, interni di abitazioni o uffici, da ritenersi poco frequente, infatti pu verificarsi che le stesse strutture siano, allo stesso tempo, interne ed esposte agli agenti esterni p.e. travi e pilastri perimetrali. Si pensi, fra le altre, alle difficolt operative che sorgerebbero, durante l'esecuzione di un impalcato o durante il getto delle pilastrature, per realizzare conglomerati cementizi di diversa classe. - La classe 2a. ambiente umido, senza gelo, interni con umidit elevata. esterni in ambiente non aggressivo, pu ritenersi anch'essa poco frequente infatti, esemplificando, gli ambienti interni che nelle costruzioni civili possono presentare un U.R. > 70% sono solo i locali lavanderia e cucina. Per quanto riguarda le strutture esterne ricadono in classe 2a, solo le costruzioni rurali lontane dal mare (ambiente non aggressivo), in zone temperate ed a bassa quota (senza gelo). - Le classi 5a e 5b raccolgono, in considerazione dell'abbondante presenza di CO2, SO2-, SO3 delle zone urbanizzate, la gran parte delle costruzioni realizzate in ambiente urbano, in zone climaticamente temperate. - La classe 2b. cos come la classe 3, la classe 4a e la classe 4b comprendono tutte le altre strutture, industriali, stradali, in ambiente marino e di montagna, sottoposte a cicli di gelo e disgelo. - Solo pochi manufatti, di tipo industriale (vasche di trattamento, silos

II secondo " la consistenza e quindi la lavorabilit del calcestruzzo un parametro di progetto?" la risposta affermativa ed a nostro avviso scontata, si eviterebbe quella diffusa e dannosissima abitudine di aggiungere acqua all'impasto per sopperire alla perdita di lavorabilit o per raggiungere la lavorabilit necessaria. L'ultimo quesito: "si pu ricorrere all'impiego di calcestruzzi a dosagaio?", la risposta negativa ed anche in questo caso scontata, il calcestruzzo a dosaggio, che pure rappresenta secondo una stima per difetto il 50 % del calcestruzzo impiegato, non mai sufficiente alla realizzazione di opere durevoli. Ricordiamo che fra le responsabilit del Progettista rientra, fra le altre, quella di assicurare la durabilit delle strutture, in conformit a quanto previsto nel D.M. 9 gennaio 1996 (UNI 9858) che recita testualmente: "al fine di garantire la durabilit del conglomerato particolarmente in ambiente aggressivo, cos come in presenza di cicli di gelo e disgelo. necessario studiarne adeguatamente la composizione" non pertanto cautelativo che in fase di progetto il calcestruzzo venga individuato solo attraverso la resistenza caratteristica, quindi indispensabile che vengano assegnate all'opera, nella fase progettuale, le classi di esposizione (sollecitazioni ambientali) e che vengano forniti: // rapporto ale; il dosaggio di cemento; // contenuto d'aria; la classe di consistenza.

Fig. 2 - UNI 9858 - P R O S P E T T O III Prescrizioni per la durabilit riferite alla esposizione ambiente

Fig. 3 - Tabella esemplificativa dei valori di resistenza correnti

Esaurita la progettazione il Direttore dei Lavori che deve assicurare, attraverso la verifica costante e sistematica dei parametri progettuali, resistenza, consistenza, contenuto d'aria, la stagionatura, (fig. 1b) la buona esecuzione dei lavori e la durabilit delle opere. Un altro aspetto di importanza non trascurabile la assenza nelle Norme Tecniche, ma anche nei Capitolati Speciali di Appalto di importanti Opere Pubbliche, di procedure e specifiche di controllo sui materiali gi in opera. Mancano cio tutti i riferimenti indispensabili al Collaudatore, per verifica-

re la rispondenza dei manufatti alle ipotesi di progetto, e necessari alla Committente per risolvere gli eventuali contenziosi nell'ipotesi di non conformit. In conclusione in funzione opportuno ribadire che se il valore della resistenza caratteristica Rck un valore convenzionale nella fase di progetto che diviene un indice di qualit del materiale impiegato durante l'esecuzione dei lavori, la resistenza a compressione delle carote, ma anche l'indice di rimbalzo, la velocit degli ultrasuoni, la forza di estrazione, ecc... sono i necessari parametri di verifica della qualit del calcestruzzo in opera e quindi dell'elemento strutturale realizzato.
Fot. 2: Classi di lavorazione secondo UNI 9858*

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3 - Diagnosi delle strutture


La richiesta di un intervento in opera, finalizzato alla diagnosi strutturale viene determinata dalla necessit di stabilire le condizioni residue di sicurezza di un'opera determinatesi: a) per l'insorgere di fenomeni di degrado; b) per la necessit di preservare un bene di interesse storico e monumentale. e) per la diversa destinazione d'uso del manufatto; II filo conduttore che collega i casi a e b sopraelencati la definizione delle cause che hanno determinato il degrado dei materiali pregiudi-

cando l'esercizio del manufatto o la fruibilit del bene. Lo schema di fig. 3, riportato pi avanti riassume sinteticamente le tipologie pi comuni delle azioni che provocano l'insorgere di fenomeni di deterioramento della qualit dei materiali. Per quanto concerne invece il caso e, l'approccio pu essere ridotto al semplice accertamento delle caratteristiche meccaniche dei materiali e prestazionali del singolo elemento strutturale o del manufatto. Riassumiamo sinteticamente i punti pi salienti di un processo diagnostico: esame visivo, raccolta dati storici, prove in-situ e di laboratorio. Il diagramma di flusso di fig. 4 evidenzia graficamente le modalit operative che consentono di definire il progetto di ripristino

Fig. 3 - Classificazione delle pi comuni cause di

3.1 - Esame visivo


Per formulare correttamente il progetto di un'indagine, il cui scopo sia l'individuazione e l'entit dei fenomeni di degrado e l'acquisizione di tutti i parametri necessari alla progettazione dell'intervento di restauro e consolidamento strutturale si deve per prima cosa procedere all'ispezione ed alla redazione dell'esame visivo, che deve riportare in maniera convenzionale tutti i difetti rilevati, quadro fessurativo, macchie di ruggine e stato di ossidazione delle armature, delaminazioni e distacchi del calcestruzzo. La scheda di fig. 3 descrive tutti gli elementi che si deve cercare' di acquisire nel corso di un'ispezione, supportandoli con un'adeguata documentazione fotografica.

3.2 - Raccolta dati storici


La raccolta dei dati di campagna complementare alla ricostruzione della storia del manufatto dai dati di progetto, alle modalit e tempi di esecuzione; alle condizioni climatiche; al manifestarsi dei primi sintomi di degrado. La scheda di fig. 6 descrive lo schema pi comune da utilizzare nel caso di costruzioni in conglomerato cementizio.

Fig. 4 ' Diagramma di flusso del processo diagnostico

3.3 - Prove in-situ e di laboratorio


Terminata la prima parte, descritta nei precedenti paragrafi si pu procedere alla progettazione dell'indagine che comporter l'esecuzione di prove sulle strutture o sul manufatto ed il prelievo di campioni da sottoporre successivamente alle prove di laboratorio. Nel definire un'indagine si possono aver due approcci, certamente non alternativi ed in alcuni casi complementari. Il primo prevede l'acquisizione in-situ ed in laboratorio delle caratteristiche meccaniche (parametri di resistenza e costanti elastiche) e delle caratteristiche chimiche (contenuto di agenti aggressivi, grado pH). Determinati tali parametri si pu procedere ad un'analisi strutturale, con metodi numerici, dei manufatti oggetto dell'indagine ed alla conseguente redazione del progetto di ripristino.

Fig. 6 - Schema tipo per la raccolta di dati storici

Fig. 7 - Controlli in opera

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Il secondo che, come avevamo anticipato in alcuni casi complementare al precedente, comporta la possibilit di eseguire la sperimentazione in-situ dell'intero organismo strutturale, o di una sua parte, per via statica o dinamica. La risposta contiene le informazioni sul comportamento globale della struttura, da queste informazioni mediante un processo di identificazione basato sull'elaborazione di un modello numerico si possono ricercare le costanti elastiche. Nel seguito ci occuperemo prevalentemente di quanto connesso con la prima metodica perch pi rispondente alle esigenze correnti e comunque propedeutica alla seconda. La tabella di fig. 7, riassume i metodi di prova pi comuni, dei quali verr dato un cenno nel seguito.

ne, della qualit dell'inerte e del prelievo. La rappresentativit e la numerosit dei risultati sperimentali, acquisiti anche con altri metodi, deve essere tale da assicurare una validit statistica al campioni di dati, che una volta caratterizzato dal valore medio e dalla deviazione standard consentir una coerente e cautelativa interpretazione dei dati.

3.3.2 - Rilievi microsismici e sclerometrici


II metodo ad ultrasuoni basato sul rilievo di onde microsismiche emesse da un trasmettitore ad alta frequenza (ultrasuoni) e ricevute

3.3.1 - Carotaggio e microcarotaggio


II prelievo di calcestruzzo indurito costituisce sempre il miglior modo per conseguire una stima della resistenza del calcestruzzo posto in opera. Un limite costituito soprattutto dal danneggiamento, che si produce durante il prelievo, che fa classificare tale metodo come "localmente distruttivo", e dal costo, per tempo di esecuzione e usura dei materiali, superiore ad ogni altro metodo di prova non distruttivo. E' fondamentale nella fase di prelievo il rispetto delle specifiche fissate dalla UNI 6131, per ridurre, al minimo, il danneggiamento, "tormento", dovuto al prelievo. La prova di resistenza a compressione viene eseguita in conformit alla UNI 6132. Tali prove devono (legge n. 1086 del 5 novembre 1971, D.M. 9 gennaio 1996) essere eseguite presso i laboratori ufficiali o autorizzati, che garantiscono affidabilit, indipendenza e qualit. L'interpretazione dei risultati di prova su campioni di calcestruzzo indurito, prelevato in opera, necessita di una breve premessa. Il D.M. 9 gennaio 1996 fissa i criteri di verifica della conformit di un conglomerato alla classe di resistenza fissata in progetto e stabilisce le quantit minime ed il metodo di calcolo. Le UNI 6131 e 6132 fissano rispettivamente la procedura per il prelievo, le condizioni di stagionatura, il metodo di prova. Il valore della "resistenza di prelievo" cos fissato, "Rei", costituisce il valore "potenziale" di un calcestruzzo confezionato in condizioni standard. In realt, la resistenza del calcestruzzo in opera, "attuale" differisce da questa. Tale quantificazione non purtroppo codificata dalla nostra legislazione tecnica, si fa pertanto riferimento alla bibliografia specialistica ed alle norme emanate dagli organismi normativi esteri (BS 6089). La BS 1881 ed il Concrete Society Technical Report n. 11 forniscono le relazioni (1a) e (1b), per la stima del valore della resistenza del calcestruzzo in opera "attuale" ottenuto da prove su carota:

Fot. 2b (1): Prova con gli ultrasuoni

da un'apposita sonda. Consente di determinare la velocit di trasmissione delle onde di pressione nel calcestruzzo. La velocit un parametro fisico, utile per eseguire "l'analisi dei difetti" degli elementi strutturali e per comparare la qualit di getti omogenei. Il metodo opportunamente descritto dalla UNI 9189. La prova sclerometrica, basata sulla misura della durezza superficiale di un calcestruzzo stata correlata da Schmidt alla resistenza a compressione dello stesso calcestruzzo. E' possibile, pertanto, avendo approntato un'opportuna curva di taratura, procedere al controllo dei calcestruzzi. Tale metodica applicabile soprattutto in stabilimento di prefabbricazione. Il metodo descritto nella UNI 9189. Un metodo che valorizza i due metodi sperimentali migliorandone l'interpretazione, quello "combinato" ultrasuoni-sclerometro, che consente di calcolare la resistenza convenzionale di un calcestruzzo mediante la relazione (2):

tale valore pu essere amplificato ulteriormente, per valori compresi fra 1.1 e 1.3, mediante l'impiego di idonei coefficienti che tengono conto delle condizioni di stagionatura, delle modalit di compattazio-

Fot. 2b (2) : Taratura dello slerometro

dove il campo di variazione dei coefficienti a, b e e variabile secondo i diversi autori (rif. bibl. 6,7, 8,10,11,12,14,16,19) Per quanto riguarda le murature si deve ricorrere a sonde a bassa frequenza, che vengono fissate alla muratura e rilevano le onde meccaniche generate dall'impatto di un martello strumentato lungo una sezione della muratura. Con questa procedura si pu rilevare la presenza di lesioni, cavit e comunque eventuali soluzioni di continuit della muratura.

II numero di sonde che si impiegano per una determinazione di tre, poste ai vertici di un triangolo individuato mediante una dima di dimensioni standard.

3.3.5 - Misura del potenziale di corrosione


II principio del metodo basato sulla determinazione del potenziale spontaneo di corrosione dei ferri di armatura del conglomerato cementizio armato e precompresso. La prova si esegue misurando la tensione esistente in una pila, i cui elettrodi sono l'interfaccia armatura-calcestruzzo e l'elettrodo di riferimento appoggiato sulla superficie del calcestruzzo. (rif. bibl. 20) Si impiegano elettrodi di riferimento a rame/solfato di
rame saturo ( C U / C U S C M

3.3.3 - Prova di estrazione (Pull-out test)

Fot. 3: Prova Pull-out

La prova di estrazione, per brevit indicata spesso come pull-out test, una prova localmente distruttiva, classificata come semi-distruttiva. Pu essere prevista con inserti preinglobati nel getto in fase di progetto per costruzioni di nuova realizzazione, oppure con inserti postinseriti per strutture degradate, non conformi o per le quali si voglia procedere ad un aumento di capacit portante. Le prove correlano la forza di estrazione P alla resistenza del conglomerato R mediante la formula sperimentale, (rif. bibl. 8,9)

saturo) o pi di rado elettrodi a calomelano (ECS). Le misure si possono eseguire, con uno o pi elettrodi
Collegati ad Un VOltmetrO ad alta impedenza (> 10 MW) e Fot. 6: Rilievo dipotenzialit spontaneo dei ferri di armatura.

di classe 3 (errore < del 3% del F.S.), su barra singola o su superficie di un elemento strutturale avendo cura, in quest'ultimo caso, di accertare che le barre dell'armatura siano metallicamente connesse fra loro. Le normative di riferimento per l'esecuzione di questa prova sono la UNI 9535 e la ASTM C 876.

3.3.6 - Prova magnetometrica


II ricorso a questa metodica indicato quando si vuole individuare la presenza di materiali ferromagnetici nel calcestruzzo o nelle murature. Il principio di funzionamento basato sul principio dell'induzione magnetica: se un conduttore elettrico di lunghezza L si muove con una velocit v lungo un campo magnetico di intensit I all'estremit del conduttore si genera una differenza di potenziale Vo esplicitata dalla seguente relazione.

La prova normata dalla UNI 9536 per i tasselli preinglobati e dalla UN110157 per tasselli post-inseriti. Il numero minimo di tasselli di tre per ogni punto di prova.

3.3.4 - Prova penetrometrica (wndsor probe)


Consiste nell'infiggere nel calcestruzzo una sonda di dimensioni standard, "sparata" da una pistola mediante una carica calibrata. La correlazione, fra la profondit di penetrazione e la resistenza, fornita dalla ASTM C 803.

Fo 4. Prova Windsor

Collegando le estremit del conduttore in movimento ad un circuito esterno stazionario

rispetto al campo magnetico la tensione indotta I causa il passaggio di una corrente di intensit i che determina una caduta di potenziale i . R dove R la resistenza elettrica del conduttore in movimento. La differenza di potenziale V all'estremit del conduttore diviene:

e: costante adimensionale, detta emissivit, funzione del materiale che costituisce la superficie. Esemplificando, si consideri una muratura realizzata con mattoni, pietra calcarea e malta di calce, esposta all'irraggiamento solare, i singoli componenti raggiungeranno diverse temperature in funzione delle rispettive propriet termiche e precisamente del calore specifico e della conducibilit termica. La tab. 4 riporta le caratteristiche tecniche dei citati materiali.
Fot. 6: Rilievo magnetometrico dei ferri di armatura.

Lo strumento di misura di uso pi corrente, che indicheremo nel seguito come magnetometro, cover meter in Gran Bretagna e pachometer in Francia costituito da una unit che contiene il generatore di corrente, l'amplificatore ed il misuratore e da una sonda contenente l'elettromagnete. Gli oggetti metallici presenti nell'elemento strutturale vengono evidenziati su una scala o registrati graficamente. Con opportuna taratura possibile individuare lo spessore del copriferro ed il diametro dell'armatura. Nelle murature possibile rilevare oltre alla presenza di eventuali barre di armatura, pratica assai diffusa negli Stati Uniti, anche la presenza di tubazioni incassate nelle strutture murarie.

Tab. 4 ' Caratteristiche di alcuni tipici materiali delle murature

3.3.7 - Prelievo di polveri e microcarote per analisi chimiche


La composizione chimica di un campione di muratura, calcestruzzo, malta pu essere determinata con il ricorso all'analisi chimica eiementale e cio disciogliendo con adeguati solventi (acidi, basi ....) il solido in acqua, la percentuale degli ioni presenti nella soluzione fornisce la composizione in termini percentuali degli elementi. Il limite di questo tipo di analisi che si determina la quantit dei singoli ioni ma non possibile identificare la miscela di provenienza. Si fa perci ricorso ad analisi diffrattometriche a raggi x di tipo qualitativo, per l'identificazione del prodotto. La combinazione dei due metodi permette di riconoscere ed identificare con sufficiente precisione i prodotti presenti in un materiale.

3.3.8 -

Termografia

La pietra calcarea caratterizzata da una maggiore conducibilit termica e da un minore calore specifico rispetto al mattone raggiunger pi velocemente temperature relativamente pi alte in un determinato periodo di insolazione. La pietra si comporter in maniera simile, anche se diversa rispetto alla precedente, nei confronti della malta di calce. Terminato l'irraggiamento solare la pietra si raffredder pi rapidamente del mattone. L'eventuale intonaco, presente sui due componenti, mattone e pietra, risentir delle differenze termiche ed assumer temperatura diversa in coincidenza dei due diversi materiali. In sintesi, ogni materiale emetter un flusso di energia, in accordo con la legge di Stefan - Bolzmann, in funzione della temperatura raggiunta e della sua emissivit. La termografia consiste nel registrare, mediante un rilevatore ad infrarossi, le temperature raggiunte, anche con riscaldamento artificiale, dai vari elementi presenti in una muratura. Si misurano in particolare le radiazioni infrarosse (IR) nell'intervallo di lunghezza d'onda ( compreso fra 2 (m e 6 (m (si definiscono radiazioni infrarosse, IR, quelle con valori di ( compresi fra 0.5 e 1000 (m ). L'attrezzatura consta di un sistema ottico (costituito da varie lenti) ed elettrico, in grado di convertire in segnale elettrico l'intensit della radiazione ricevuta. Un termogramma esprime graficamente, attraverso le diverse tonalit cromatiche, proporzionali alle diverse temperature, la differenza di temperatura. L'indagine viene eseguita riprendendo con una telecamera la superficie in esame visualizzando, su monitor, e memorizzando le immagini, su fotografia o su videocassetta. L'obiettivo della termografia quello di evidenziare su una stessa struttura la presenza di elementi diversi e riconducibili a:

II principio di funzionamento di questa metodica basato sull'emissione, secondo la legge di Stefan-Bolzmann, di flussi di energia da parte dei solidi.

forme preesistenti e modifiche strutturali; ' impianti elettrici, termici, idraulici e fognar! e canne fumarie; ' materiali diversi impiegati nella costruzione o nel susseguirsi degli interventi di restauro. Non trascurabile anche l'impiego della termografia per identificare la distribuzione superficiale dell'umidit, riscaldando artificialmente ed omogeneamente la superficie esterna della muratura, l'aumento di temperatura sar minore nelle zone pi umide rispetto a quelle pi asciutte. Eseguita la mappatura si pu procedere alla misura in-sito dell'umidit con igrometri o in laboratorio mediante essiccamento dei campioni prelevati. Altro impiego la ricerca di fessurazioni (zone fredde) o di elementi strutturali attivi (zone calde). E' opportuno che alla termografia venga accoppiato un accurato rilievo topografico e fotogrammetrico.

lampadina accanto all'obiettivo. La testa che porta l'obiettivo regolabile secondo diverse angolazioni per consentire differenti posizioni di ispezione. Questo strumento consente la messa a fuoco su piani da pochi millimetri all'infinito. La risoluzione dell'immagine se ben illuminata ottima ed possibile in alcuni strumenti l'uso di uno zoom, per l'avvicinamento dell'immagine al piano dell'oculare. L'endoscopio flessibile uno strumento costituito da un fascio di fibre ottiche coerenti a cui coassialmente montato un altro fascio di fibre ottiche. In questo modo il fascio centrale trasporta l'immagine dalla estremit obiettivo all'altra. Le fibre che formano l'anello esterno sono invece utilizzate per illuminare la zona indagata. L'immagine che appare all'oculare suddivisa da un fitto reticolo costituito dai gruppi di fibre ottiche e ci impedisce un'alta definizione della stessa. Il vantaggio quello di poter raggiungere le zone da indagare anche lungo percorsi tortuosi e di poter fare ispezioni da diverse posizioni grazie alla mobilit della parte terminale che viene comandata dall'esterno. Le immagini che giungono all'oculare di questi due tipi di endoscopio possono essere registrate tramite una fotocamera collegata allo strumento con apposito raccordo. Il videoscopio un'apparecchiatura composta da una sonda endoscopica, dal videoprocessore e dal monitor. La sonda comprende due parti: un fascio di fibre ottiche per l'illuminazione ed un sensore CCD che raccoglie i segnali luminosi e li trasmette via cavo al videoprocessore che li elabora in immagini che vengono ricostruite su video. Queste immagini possono essere registrate su cassetta ed eventualmente elaborate elettronicamente con funzioni: zoom, fermo immagine, contrasto, comparazione simultanea di due immagini, trasmissione dati via modem. La lunghezza massima della sonda, per diametri attorno ai 10 mm, di circa 8 m. Come nell'endoscopio flessibile possibile comandare dall'esterno la parte terminale della sonda. L'endoscopia una tecnica assai utile nella diagnostica, da la possibilit di poter osservare direttamente forma ed aspetto di quanto indagato e consente di effettuare valutazioni di tipo qualitativo ed in alcuni casi quantitativo: misurazioni geometriche di particolari. A parte alcune situazioni in cui necessaria la flessibilit della sonda, lo strumento pi usato l'endoscopio rigido che ad una ottima risoluzione dell'immagine unisce il non disprezzabile vantaggio di consentire all'operatore di conoscere in ogni momento la posizione nello spazio di quanto osservato. L'affidabilit di questa tecnica di indagine ottima per quanto riguarda la qualit delle immagini ha la limitazione di essere una prova ristretta alla superficie della cavit indagata per cui ad esempio in una muratura consente l'osservazione, sia pure per l'intero spessore, di una superficie minima (in genere fori di pochi cm di diametro) per contro un ottimo strumento per altre tecniche di indagine come la termografia. Infatti un esempio classico la definizione della tipologia strutturale di un solaio in cui con la termografia possibile rilevare l'orditura dello stesso sull'intera superficie mentre con l'endoscopio (fig. 7a) vengono rilevati tipo e dimensioni degli elementi strutturali, nonch nel caso di travi in legno (fig. 9b), viene fatta una prima valutazione sul loro stato di conservazione, (rif. bibl. 21).

3.3.9 - Endoscopia

Fot. 7: Endoscopia.

Gli endoscopi sono utilizzati per l'esame in-sito di cavit sia naturali (fig. 9c) che artificiali allo scopo di osservare direttamente in punti inaccessibili morfologia, tipologia e stato di conservazione superficiale dei materiali, solai piani e tutte quelle strutture e materiali che possono essere convenientemente indagati attraverso fori di piccolo diametro. Esistono tre diversi tipi di strumenti con caratteristiche costruttive differenti e con diverse possibilit operative. Questi strumenti sono caratterizzati da un diametro molto piccolo (attorno ai 10 mm) dell'apparato di ispezione, di quella parte cio che viene introdotta nei fori e nelle fessure. L'endoscopio rigido costituito da un tubo rigido con abbinati prismi e lenti che consentono il trasferimento dell'immagine da un'estremit (obiettivo) all'altra del tubo (oculare). In genere questo strumento pu essere prolungato fino a raggiungere alcuni metri di lunghezza. In pratica la lunghezza totale raggiungibile con uno strumento strettamente legata al suo diametro poich, naturalmente, il potere risolutivo dell'immagine all'oculare fortemente condizionata dalla luminosit della stessa. In genere l'illuminazione della zona ispezionata prodotta da una

3.3. IO - Martinetti piatti


Non esiste alcun riferimento normativo per questa metodica, che nasce per la determinazione in sito del modulo elastico e dello stato tensionale degli ammassi rocciosi in galleria, si sviluppa nell'ambito dei controlli sulle strutture in muratura e trova, pi recentemente, impiego nelle strutture in conglomerato cementizio armato precompresso ammalorate (rif. bibl. 22), per la determinazione dello stato tensionale residuo delle armature di precompressione. Quest'ultima applicazione consiste nel praticare un taglio nella struttura e ripristinare, mediante un martinetto di dimensioni ridotte, le condizioni iniziali precedenti al taglio. La misura della pressione, corretta da opportuni coefficienti, che tengono conto dell'area del taglio, delle dimensioni e della rigidit del martinetto, consente di risalire allo stato di precompressione.

martinetti piatti che su certe tipologie di murature risulta efficace ed affidabile nei seguenti casi: a) determinazione dello stato di sollecitazione; b) determinazione delle caratteristiche di deformabilit; e) determinazione della resistenza al taglio lungo i corsi di malta. Nel caso a, il martinetto viene inserito fra le basi di misura, posizionate ed azzerate prima del taglio e messo in condizioni di ripristinare lo stato tensionale preesistente al taglio, tenendo conto delle dimensioni del taglio At, della dimensione del martinetto Am, della costante del martinetto, km determinata sperimentalmente in laboratorio. Lo stato tensionale a, viene determinato mediante la relazione (6):

Fot. Sa: Frova con martinetti piatti - Fase di carico

Fot. 8b: Prova con martinetti piatti - Misura delle deformazioni.

Per quanto riguarda invece il pi consolidato impiego nelle murature si pu dire che il notevole sviluppo subito da questa metodica certamente riconducibile alle notevoli difficolt che si presentano nel prelievo dalle murature di campioni rappresentativi ed indisturbati. D'altra parte le tecniche non distruttive, delle quali si detto in precedenza come le prove soniche, la termografia, ecc...forniscono informazioni di tipo qualitativo sul comportamento fisico-meccanico dei materiali. E' perci necessario ricorrere a tecniche diverse per la determinazione quantitativa dei parametri meccanici. Uno di questi l'impiego dei

Per il rilievo delle caratteristiche di deformabilit si introduce nella muratura un secondo martinetto a circa 50 cm dal primo. I due martinetti delimitano un campione di muratura sufficientemente rappresentativo al quale viene applicato uno stato di compressione monoassiale. Vengono quindi eseguiti alcuni cicli di carico incrementando gradualmente il livello di sollecitazione allo scopo di determinare i moduli di deformabilit per i diversi livelli tensionali. L'attrezzatura di prova costituita nei due casi da una sega, o da un trapano e da utensili meccanici, per la realizzazione del taglio; da comparatori meccanici o trasduttori elettronici per la misura delle deformazioni; una centralina idraulica munita di manometro, o di un trasduttore di pressione, per la misura del carico applicato, a conoscenza della resistenza di una muratura a sollecitazioni di taglio di grande interesse per la caratterizzazione statico-strutturale di edifici in muratura. Un parametro di grande importanza per questo tipo di analisi costituito dalla resistenza al taglio lungo i corsi di malta. Con l'ausilio di martinetti piatti e di un martinetto idraulico possibile pervenire alla determinazione di questo importante parametro operando con tecniche di tipo non distruttivo. Si procede in primo luogo all'estrazione di un mattone che viene sostituito da un martinetto idraulico. Questo martinetto applica una sollecitazione di taglio al mattone adiacente che viene preventivamente isolato. La componente di sollecitazione normale ai corsi di malta viene applicata mediante due martinetti piatti paralleli. Una serie di trasduttori elettrici permette di misurare gli scorrimenti relativi del mattone sottoposto a prova rispetto ai corsi di mattoni adiacenti nonch le deformazioni in direzione normale ai corsi di malta. Eseguendo alcune prove con diversi valori di sollecitazione normale possibile determinare il valore dell'angolo di attrito interno e quello della coesione della malta, (rif. bibl. 23)

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Leggi, decreti e norme tecniche


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ASTMC39-86
Standard Test Method for Compressive Strengt of Cylindrical Concrete Specimens. UNI 9858 Calcestruzzo - Prestazioni, produzione, posa in opera e criteri di conformit ASTM C 803- 90 Standard Test Method for Penetration Resistance of Hardened Concrete UNI 8520 Aggregati per confezione di calcestruzzi ASTM C 805 - 85 Standard Test Method for Rebound Number of Hardened Concrete. UNI 9189 Determinazione dell'indice sclerometrico. ASTM C 876-87 Standard Test Method for Half-cell Potentials of Uncoated Reinforcing Steel in Concrete. UNI 9524 Rilievi microsismic mediante impulsi d'onde vibrazionali ad alta frequenza, in campioni o strutture di calcestruzzo semplice, armato o precompresso. ASTM C 597 - 83 Standard Test Method for Pulse Velocity Through Concrete. UNI 9536 Determinazione della forza di estrazione con inserti preinglobati nel getto. ASTM C 900 - 87 Standard Test Method for Pull-out Strengt of Hardened Concrete.