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La Stampa 17.7.

12 Mafia, scontro tra i poteri Napolitano A Palermo violate le mie prerogative Il Colle ricorre alla Consulta: Le intercettazioni con Mancino dovevano essere di struttte di Carlo Bertini ROMA Le intercettazioni telefoniche che coinvolgono anche indirettamente il presid ente della Repubblica, sono assolutamente vietate in quanto comportano una lesione delle prerogative costituzionali del Capo dello Stato e non possono restare in at ti processuali. Il Quirinale decide di sollevare un conflitto di attribuzione di nanzi alla Corte Costituzionale per le decisioni che la procura di Palermo ha as sunto riguardo intercettazioni di conversazioni telefoniche del Capo dello Stato . Un secco altol che arriva dopo la lunga sequenza di polemiche scaturite dalle i ntercettazioni che riguardano il Colle nellinchiesta sulla presunta trattativa St atomafia. Oltre alle conversazioni tra il consigliere per gli affari giuridici L oris DAmbrosio e lex ministro degli Interni, Nicola Mancino, ce ne sarebbero altre due tra lo stesso Mancino e Napolitano, rivelate dal Fatto Quotidiano giorni fa , non ancora note nei contenuti e per le quali la Procura non ha disposto la dis truzione. Il duro stop del Colle ai giudici palermitani giunge dopo la serie di attacchi mediatici che hanno alimentato una campagna di insinuazione e di sospett i nei confronti del presidente della Repubblica e dei suoi collaboratori costrui ta sul nulla, come ebbe a dire lo stesso Napolitano lo scorso 21 giugno. Di qui la decisione di sollevare il conflitto, ritenendo dovere del Presidente de lla Repubblica, secondo linsegnamento di Luigi Einaudi, evitare che si pongano pr ecedenti grazie ai quali accada che egli non trasmetta al suo successore le faco lt che la Costituzione gli attribuisce immuni da qualsiasi incrinatura. In sostanz a il capo dello Stato tiene a sottolineare che trattasi non di questione persona le, bens istituzionale e il decreto presidenziale ripercorre cos la vicenda: La pro cura di Palermo, dopo aver preso cognizione delle conversazioni, le ha prelimina rmente valutate sotto il profilo della rilevanza e intende ora mantenerle agli a tti del procedimento perch esse siano dapprima sottoposte ai difensori delle part i e successivamente, nel contraddittorio tra le parti stesse, sottoposte allesame del giudice ai fini della loro acquisizione ove non manifestamente irrilevanti. E invece, come fa notare il decreto del Quirinale, a norma dellarticolo 90 della C ostituzione e dellarticolo 7 della legge 210 del 1989, salvi i casi di alto tradi mento o attentato alla Costituzione, le intercettazioni di conversazioni cui par tecipa il Presidente della Repubblica, ancorch indirette od occasionali, sono da considerarsi assolutamente vitate e non possono essere quindi in alcun modo valu tate, utilizzate e trascritte e di esse il pm deve immediatamente chiedere al gi udice la distruzione. Nel giro di poche ore si consuma uno scontro istituzionale, con il ministro dell a Giustizia Severino che definisce latto del Colle il mezzo pi corretto per risolve re problemi interpretativi e la procura di Palermo che, dopo un rapido consulto, sostiene di aver rispettato tutte le norme a tutela del Presidente della Repubbli ca; e si infiamma la politica, con il Pd e il Pdl in difesa del gesto di Napolita no e lIdv subito allattacco. Ha ragione il Presidente quando sostiene che non devon o esserci interferenze tra i vari organi costituzionali dello Stato, premette Di Pietro, ma noi ci schieriamo senza se e senza ma al fianco di quei magistrati palermitani che stanno facendo ogni sforzo possibile per accertare la verit sulla pagina bui a rappresentata dalla trattativa tra Stato e mafia. No, liniziativa del Quirinale p i che opportuna, reagisce Enrico Letta, mentre di analfabetismo costituzionale dellex pm parla uno dei suoi uomini, Marco Meloni, a conferma che le distanze tra il P d e lex pm si vanno allargando. Quello di Napolitano un atto opportuno, reagisce il Pdl Lupi. E allargomento del pm Ingroia secondo cui se lintercettazione non rileva nte per la persona che sottoposta allimmunit, ma lo per un indagato qualsiasi, pu e sser utilizzata, risponde duro Cicchitto. Chiedendo unazione disciplinare per ques to gravissimo comportamento di un magistrato che ormai agisce senza freni. Ma i tempi di un ricorso gi sollevato in altri casi da Ciampi e Cossiga per diffe

renti motivazioni, potrebbero non esser brevi e la decisione della Consulta risc hia di arrivare a mandato di Napolitano gi terminato. Corriere 17.7.12 Le istituzioni e le persone di Michele Ainis Un conflitto di attribuzioni non una guerra nucleare. Serve a delimitare il peri metro dei poteri dello Stato, a restituire chiarezza sulle loro competenze. E la democrazia non deve aver paura dei conflitti: meglio portarli allo scoperto, ch e nascondere la polvere sotto i tappeti. Sono semmai le dittature a governare di stribuendo sedativi. Eppure c un che d eccezionale nel contenzioso aperto da Nap olitano contro la Procura di Palermo. Perch esiste un solo precedente, quello inn escato da Ciampi nel 2005 circa il potere di grazia. Perch stavolta il capo dello Stato a differenza del suo predecessore rischia d incassare il verdetto della C onsulta mentre ancora in carica, sicch sta mettendo in gioco tutto il suo prestig io. Perch infine il conflitto investe il ruolo stesso della presidenza della Repu bblica, la sua posizione costituzionale. Domanda: ma possibile intercettare il presidente? La risposta iscritta nella leg ge n. 219 del 1989: s, ma a tre condizioni. Quando nei suoi confronti il Parlamen to apra l impeachment per alto tradimento o per attentato alla Costituzione; qua ndo in seguito a tale procedura la Consulta ne disponga la sospensione dall uffi cio; quando intervenga un autorizzazione espressa dal Comitato parlamentare per i giudizi d accusa. Quindi non vero che il presidente sia inviolabile, come il re durante lo Statuto albertino. Per nessuna misura giudiziaria pu disporsi finch lui rimane in carica, e senza che lo decida il Parlamento. Dinanzi a questo quadro normativo la Procura di Palermo ha scavato a sua volta u na triplice trincea. Primo: nessuna intercettazione diretta sull utenza di Napol itano, semmai un ascolto casuale mentre veniva intercettato l ex ministro Mancin o. Secondo: le conversazioni telefoniche del presidente sono comunque penalmente irrilevanti. Terzo: i nastri registrati non sono mai stati distrutti perch posso no servire nei confronti di Mancino, e perch in ogni caso la loro distruzione pas sa attraverso l udienza stralcio regolata dal codice di rito. Decider, com giusto, la Consulta. Ma usando il coltello della logica, difficile a ccettare che sia un giudice a esprimersi sulla rilevanza stessa dell intercettaz ione. Perch delle due l una: o quest ultima rivela che il presidente ha commesso gli unici due reati dei quali responsabile, per esempio vendendo segreti di Stat o a una potenza straniera; e allora la Procura di Palermo avrebbe dovuto sporger e denuncia ai presidenti delle Camere, cui spetta ogni valutazione. Oppure no, m a allora i nastri vanno subito distrutti, senza farli ascoltare alle parti proce ssuali. Come avviene, peraltro, per ogni cittadino, se intercettato mentre parla con il proprio difensore (articoli 103 e 271 del codice di procedura penale). E come stabil il Senato nel marzo 1997, quando Scalfaro venne a sua volta intercet tato. In quell occasione anche Leopoldo Elia, costituzionalista insigne, dichiar illegittime le intercettazioni telefoniche del capo dello Stato, sia dirette che indirette. Perch ne va dell istituzione, non della persona. Le persone passano, le istituzioni restano. Corriere 17.7.12 Valerio Onida, professore di Diritto costituzionale presso l Universit di Milano, stato presidente della Corte Costituzionale Un iniziativa corretta Si pu ascoltare il Quirinale solo per alto tradimento di M. Antonietta Calabr ROMA Valerio Onida, professore di Diritto costituzionale presso l Universit di Mi lano, stato presidente della Corte Costituzionale e attualmente presiede la Scuo la superiore della magistratura. Quindi si trova in una posizione privilegiata p er dare un giudizio sull iniziativa del Quirinale di sollevare conflitto di attr ibuzione davanti alla Corte Costituzionale nei confronti della Procura di Palerm o.

Cosa ne pensa? Quella del Quirinale un iniziativa volta a fare chiarezza. E l unica autorit che p u chiarire la Consulta: solo la Corte a poter dire qual la via corretta da seguir e, in base alla legge, nel rapporto tra i due poteri. Il presidente Napolitano, nel decreto con cui viene sollevato il conflitto, non mostra alcun interesse dir etto, ma sostiene che se lui tacesse si potrebbe precostituire un precedente sus cettibile in futuro di incidere sulle prerogative del capo dello Stato. Quali prerogative? La legge 219 dell 89 esplicitamente prevede che il presidente della Repubblica no n possa essere sottoposto a intercettazione se non dopo essere stato sospeso dal le funzioni nel procedimento d accusa previsto dall articolo 90 della Costituzio ne, cio per alto tradimento o attentato alla Costituzione. Anche nelle indagini di Palermo siamo al solito problema delle cosiddette interc ettazioni indirette... Il divieto previsto dalla legge per il capo dello Stato assoluto. In ogni caso sa r la Corte a stabilire se tale divieto comporta anche la totale inutilizzabilit e l obbligo di distruzione immediata delle conversazioni intercettate occasionalme nte su altre utenze. Non vede il pericolo che questo conflitto possa estendere le sue conseguenze ad altre cariche, ad esempio, il presidente del Consiglio? No, non credo proprio, perch la disciplina per i componenti del governo completame nte diversa da quella per il capo dello Stato. Per loro, se indagati per reati m inisteriali, non c divieto di intercettazione, ma una procedura autorizzativa de lla Camera di appartenenza o del Senato, se non parlamentare. Ci sono precedenti nei quali il Quirinale ha sollevato un conflitto? Questa la terza volta. Il primo caso del 1981. Anche se allora il Quirinale ag ins ieme agli altri organi costituzionali contro la Corte dei Conti che voleva esten dere la sua giurisdizione anche ai bilanci dei vertici dello Stato. Il secondo c onflitto fu sollevato dall allora presidente Ciampi. La Corte, allora, afferm che in materia di concessione della grazia, il ministro della Giustizia non pu deneg are la sua controfirma all atto di clemenza presidenziale. Repubblica 17.7.12 La verit e le regole di Carlo Galli IL CONFLITTO fra i poteri dello Stato sollevato dalla Presidenza della Repubblic a contro la Procura di Palermo, e portato davanti alla Corte costituzionale, ha indubbiamente gravissime implicazioni e altissime potenzialit di crisi istituzion ale. Che vanno chiarite al pi presto e, se possibile, raffreddate. Osservato che non erano n irrilevanti n infondate le perplessit sollevate a suo tem po da Eugenio Scalfari sulla vicenda delle intercettazioni indirette al capo del lo Stato, e che non del tutto chiare erano state le risposte dei magistrati di P alermo, si devono primariamente operare distinzioni. La prima delle quali tra la persona di Napolitano e la materia processuale nel cui ambito le intercettazion i sono avvenute che la complessa indagine sulla trattativa Stato-mafia del 19921993. La verit pubblica e ufficiale su quella trattativa se c stata, per ordine di chi, in quali termini deve essere accertata attraverso la via giudiziaria: , ques to, un dovere istituzionale della magistratura, dalla quale lopinione pubblica de mocratica si attende comportamenti ineccepibili e radicali, che facciano luce pi ena su un passaggio oscuro, e cruciale, della storia della repubblica. La verit i nteresse di tutti gli onesti; anzi, loro diritto. Ma nessuno pu pensare che quella verit stia nelle risposte di Napolitano a Mancino , che gli telefonava. Nel merito, le parole di Napolitano non possono dire nulla di rilevante su quella vicenda. E chi chiede che vengano stralciate e distrutte non sta coprendo reati, o ombre, o opacit. Sta invece chiedendo che vengano risp ettate le prerogative del capo dello Stato, che in circostanze come queste non p u essere intercettato neppure occasionalmente e incidentalmente. Come appunto sos tiene Napolitano, preoccupato non per s ma per la carica istituzionale che ricopr e, che vuole consegnare al successore priva di ogni lesione nei poteri e nei dir

itti costituzionalmente sanciti. Poich la questione sotto il profilo giuridico se la magistratura sia stata corret ta o abbia ecceduto nei suoi poteri, se quelle intercettazioni occasionali debba no essere distrutte subito o solo dopo una valutazione del gip, se siano irrilev anti soltanto per le risposte di Napolitano o nella loro interezza (cio anche nel le parti di Mancino), e poich si tratta di una questione difficile, giusto lascia re alla Corte costituzionale il compito di decidere. Ma seconda distinzione la s ostanza politica della vicenda non qui. , invece, nei sospetti che si vogliono av anzare sul Presidente, per indebolirne limmagine e il ruolo politico; per travolg ere, con un allarmismo qualunquistico, quel che resta della legittimit repubblica na, e per confezionare unimmagine di Paese allo sbando. Sarebbe, questa, lultima a utolesionistica risposta delle lite ciniche e riluttanti (il cinismo ha infatti m olte facce, anche quella delloltranzistico giustizialismo) al dovere del momento: che di salvare lItalia nella dignit, non di farla affondare in una universale ver gogna. Una terza distinzione poi quella fra illecito e inopportuno. Mancino, chiamato a testimoniare in tribunale sul suo operato di allora ministro dellInterno, e quin di comprensibilmente infastidito, non ha commesso un illecito a cercare contatti col Quirinale, e a chiedere consigli. Certo, si trattato di comportamenti inopp ortuni e imbarazzanti; non censurabili, ma espressione di abitudini tipiche pi de i potenti che dei comuni cittadini. In modo speculare, di fronte alla ricerca di quei contatti, non si pu non vedere che da parte di qualche collaboratore del Pr esidente ci siano stati comportamenti altrettanto impropri e imprudenti. Per ultima, la distinzione fra le prerogative del capo dello Stato e il normale diritto-dovere di cronaca. Inviolabili tanto le une quanto laltro; e neppure conf liggenti. Infatti, una democrazia costituzionale vive di regole, se queste sono sostanza etica e non superficiali formalismi giuridici: la violazione di uno sta tus quello del presidente della Repubblica , quando solennemente sancito dalla Ca rta, non un atto di libert, ma uno sgarro istituzionale e un gesto oggettivamente sfascista; allo stesso modo, utilizzare pretestuosamente la vicenda delle inter cettazioni del Quirinale come metro per valutare altre intercettazioni, e per va rare una legislazione proibizionistica o comunque lesiva della libert dinformazion e e del diritto dei cittadini di essere informati un proposito liberticida che, mettendo il bavaglio ai mezzi di comunicazione, nasconderebbe agli italiani noti zie sostanziali e determinanti sulla loro condizione civile e politica, sullo st ato della loro democrazia. Entrambi i diritti quello del capo dello Stato e quel lo degli italiani vanno conservati intatti, per conservare insieme a essi la sos tanza della democrazia, cio i diritti di tutti. Mai come in questo caso la distinzione cio, secondo letimologia, la critica eserci zio virtuoso, di giudizio, di prudenza e di verit. Come invece esercizio vizioso quello di tutti coloro che fanno di ogni erba un fascio e, sotto il pretesto del linteresse alla verit, la seppelliscono cos in una notte in cui tutte le vacche son o nere. lUnit 17.7.12 Francesco Messineo, procuratore della Repubblica di Palermo Rispettiamo liniziativa ma linchiesta non e toccata di Massimo Solani La prima reazione, dopo la notizia del conflitto di attribuzioni sollevato dal Q uirinale, e stata la decisione di convocare un incontro in Procura con il procura tore aggiunto Antonio Ingroia e i sostituti Lia Sava, Nino Di Matteo, e Palermo Guido. Un modo per discutere insieme ai magistrati assegnatari del procedimento, s piega il procuratore della Repubblica di Palermo, Francesco Messineo. E troppo pr esto per fare valutazioni tecniche, ma di una cosa il procuratore e convinto: lini ziativa del Quirinale non collide minimamente con lindagine che invece puo continua re. Dottor Messineo, ve lo aspettavate o vi ha colto di sorpresa? Diciamo che non e un problema di sorpresa, piuttosto direi che non avevamo avuto n essuna indicazione in tal senso. LAvvocatura generale ci aveva chiesto delle noti

zie ma senza fare riferimento alliniziativa, e noi le avevamo fornite. Quella del conflitto di attribuzione e una delle possibilita previste dallordinamento. Abbiam o preso atto delliniziativa del Capo dello Stato. Secondo il decreto le intercettazioni del Presidente della Repubblica, ancorche in dirette od occasionali, sono da considerarsi assolutamente vietate e non possono quindi essere in alcun modo valutate, utilizzate e trascritte e di esse il pubb lico ministero deve immediatamente chiedere al giudice la distruzione. Una valuta zione che voi non condividete? Noi non abbiamo trascritto alcuna intercettazione e sullutilizzabilita di quelle te lefonate noi siamo assolutamente daccordo con il Quirinale. Il dissenso fra le no stre valutazioni e quelle della presidenza della Repubblica riguarda due punti: il primo e quello della valutabilita come utili o non utili, rilevanti o meno ai f ini dellinchiesta. E noi le abbiamo valutate come non rilevanti. Mi pare che nel decreto si contesti questa posizione e si dica cioe che non deve essere fatta alc una valutazione: e un punto di vista legittimo e argomentabile. Il secondo punto di divergenza riguarda invece la modalita di distruzione, che secondo noi dovrebb e seguire una procedura garantita davanti al gip mentre il Quirinale ipotizzereb be una procedura che non preveda lintervento delle parti o altro. Credo che i pun ti di dissenso siano sostanzialmente questi due, e saranno oggetto dellesame dell a Corte Costituzionale. Ma il passaggio davanti al gip non potrebbe aumentare i rischi di una fuga di no tizie su colloqui destinati alla distruzione e giudicati da voi stessi irrilevan ti ai fini dellinchiesta? Se ce senso di responsabilita e correttezza da parte di tutti direi di no. Del resto la fuga di notizie e sempre dietro langolo, indipendentemente dal tipo di procedu ra seguita. Ma io tendo a ritenere che questo pericolo possa essere escluso. Su quali argomentazioni sosterrete la correttezza delle vostre scelte davanti al la Corte Costituzionale? E un po presto per parlare di valutazioni o di atteggiamento processuale, prima asp ettiamo di essere ufficialmente informati della vicenda, poi ne faremo oggetto d i riflessione. Per il ministro della Giustizia Severino quello scelto dal Quirinale e il mezzo pi u corretto. E daccordo anche lei? Per carita, certo. Non so se effettivamente sia il p iu adatto o meno, di sicuro e un mezzo previsto dallordinamento e del tutto corrett o quindi non ce nulla da osservare rispetto al suo utilizzo. Sara la Corte Costituz ionale a stabilire qual e la procedura da seguire e i limiti dei poteri del pubbl ico ministero in casi di questo genere. Noi siamo perfettamente aperti a recepir e le indicazioni che ci verranno date e non abbiamo alcuna tesi preconcetta. Intorno alla vicenda delle telefonate del Quirinale in queste settimane si sono utilizzati i termini di attacco, tensione e scontro. E questo il contesto che anche voi avete respirato? Per mia natura sono molto lontano da queste logiche: io credo che il diritto sia una disciplina argomentabile e che gli argomenti giuridici debbano essere dibatt uti con la massima serenita. Poi si puo avere ragione o meno, ma questo non determ ina uno scontro. Almeno per il mio modo di vedere la questione. Lo schieramento politico si e diviso fra chi parla di un tentativo di minare linda gine sulla trattativa e chi invece giudica la vostra azione un attacco nei confr onti della presidenza della Repubblica. E legittimo che la politica esprima delle valutazioni difformi e diverse, ma sono valutazioni che appartengono alla politica soltanto. Io per mia natura non vedo mai macchinazioni o altro: abbiamo preso atto di questa iniziativa e la seguirem o in tutte le sue parti per poi fare le nostre valutazioni giuridiche, ma non ho alcuna sensazione in tale direzione. Quindi non ritiene, come invece ha azzardato qualcuno, che sia in atto un tentat ivo di colpire una inchiesta cosi delicata e importante? No, lo escludo assolutamente. Anche perche lindagine e ormai alle ultime battute e i l materiale probatorio e per la massima parte acquisito, per cui non siamo in una fase in cui lindagine possa subire un freno o un blocco. Ma di sicuro questa ini ziativa del Quirinale non collide minimamente con lindagine che invece puo continu are.

il Fatto 17.7.12 Il decreto della Presidenza della Repubblica Premesso che (...) sono state captate conversazioni del Presidente della Repubbl ica nel corso di intercettazioni telefoniche effettuate su utenza di altra perso na; Preso atto che il Procuratore della Repubblica di Palermo, in risposta a ric hiesta di notizie formulata il 27 giugno 2012 dallAvvocato Generale dello Stato, ha riferito che, questa procura, avendo gi valutato come irrilevante ai fini del p rocedimento qualsivoglia eventuale comunicazione telefonica in atti diretta al C apo dello Stato non ne prevede alcuna utilizzazione investigativa o processuale, ma esclusivamente la distruzione da effettuare con losservanza delle formalit di legge; Preso atto altres che (...) il procuratore della Repubblica ha ulteriorment e affermato (...) che in tali casi alla successiva distruzione della conversazion e legittimamente ascoltata e registrata si procede esclusivamente previa valutaz ione della irrilevanza della conversazione stessa ai fini del procedimento e con la autorizzazione del gip, sentite le parti; Considerato che la procura di Paler mo, dopo aver preso cognizione delle conversazioni, le ha preliminarmente valuta te sotto il profilo della rilevanza e intende ora mantenerle agli atti del proce dimento perch esse siano dapprima sottoposte ai difensori delle parti ai fini del loro ascolto e successivamente, nel contraddittorio tra le parti stesse, sottop oste allesame del giudice ai fini della loro acquisizione ove non manifestamente irrilevanti; Ritenuto che, a norma dellarticolo 90 Cost. e dellart. 7 legge 5 giug no 1989, n. 219, salvi i casi di alto tradimento o attentato alla Costituzione ( ...) le intercettazioni di conversazioni cui partecipa il Presidente della Repub blica, ancorch indirette od occasionali, sono da considerarsi assolutamente vieta te e non possono quindi essere in alcun modo valutate, utilizzate e trascritte e di esse il pubblico ministero deve immediatamente chiedere al giudice la distru zione; Osservato che comportano lesione delle prerogative costituzionali del Pre sidente della Repubblica, quantomeno sotto il profilo della loro menomazione, lav venuta valutazione sulla rilevanza delle intercettazioni ai fini della loro even tuale utilizzazione (investigativa o processuale), la permanenza delle intercett azioni agli atti del procedimento e l intento di attivare una procedura camerale che anche a ragione della instaurazione di un contraddittorio sul punto aggrava gli effetti lesivi delle precedenti condotte; Rilevato che dovere del Presidente della Repubblica di evitare si pongano, nel suo silenzio o nella inammissibile sua ignoranza delloccorso, precedenti, grazie ai quali accada o sembri accadere c he egli non trasmetta al suo successore immuni da qualsiasi incrinatura le facol t che la Costituzione gli attribuisce (Luigi Einaudi) (...) Decreta la rappresenta nza del Presidente della Repubblica nel giudizio per conflitto di attribuzione. il Fatto 17.7.12 Conflitto Napolitano Il Capo dello Stato allattacco della Procura siciliana Chiede alla Consulta di distruggere le sue intercettazioni di Eduardo Di Blasi Anche per Giorgio Napolitano arrivato il momento del non ci sto. Con decreto della Presidenza della Repubblica, ieri, il Capo dello Stato ha infatti dato incarico allAvvocatura dello Stato di sollevare conflitto di attribuzione nei confronti d ella Procura di Palermo. Motivo: le intercettazioni non ancora trascritte che so no allegate al processo sulla trattativa Stato-mafia e che vedono registrata la voce di Giorgio Napolitano mentre parla al telefono con lex presidente del Senato Nicola Mancino. Per il Quirinale quelle intercettazioni devono essere distrutte immediatamente, senza attendere di essere portate al vaglio delle difese degli imputati e del giudice. In quel passaggio, infatti, rischierebbero di essere catalogate come non manifest amente irrilevanti e finire quindi agli atti dellinchiesta palermitana sui rapport i che intercorsero a cavallo degli anni delle stragi tra lo Stato e la mafia. No n solo. Anche se quei file audio fossero ritenuti manifestamente irrilevanti, il l

oro ascolto ne disvelerebbe il contenuto che finirebbe con ogni probabilit sulle pagine dei giornali. Il Colle non vede dunque che una strada: distruggerle immed iatamente. LO SCRIVE nero su bianco, citando larticolo 90 della Costituzione (quello per cui il Presidente della Repubblica non responsabile per gli atti compiuti nelleserci zio delle sue funzioni e pu essere processato solo per lalto tradimento o lattentat o alla Costituzione) e la legge 219 del 5 giugno 1989 che norma i reati minister iali e quelli riguardanti la messa in stato di accusa del Capo dello Stato. Per intercettare il Presidente della Repubblica, scritto nel comma citato dal Colle, si dovrebbe attendere che la Corte costituzionale ne abbia disposto la sospensio ne dalla carica (e ci avviene solo dopo che lo stesso sia posto in stato di accusa ). E poco importa questa la postilla presidenziale che il Presidente sia interce ttato direttamente o indirettamente, come nel caso delle conversazioni con Manci no. Le intercettazioni di conversazioni cui partecipa il Presidente della Repubblica scritto nel documento in cui il Quirinale mette nelle mani dellAvvocatura la ques tione ancorch indirette od occasionali, sono invece da considerarsi assolutamente vietate e non possono quindi essere in alcun modo valutate, utilizzate e trascr itte e di esse il pubblico ministero deve immediatamente chiedere al giudice la distruzione. La trafila di legge, infatti, comporterebbe lesione delle prerogative costituzionali del Presidente della Repubblica, quantomeno sotto il profilo del la loro menomazione, lavvenuta valutazione sulla rilevanza delle intercettazioni ai fini della loro eventuale utilizzazione (investigativa o processuale), la per manenza delle intercettazioni agli atti del procedimento e lintento di attivare u na procedura camerale che anche a ragione della instaurazione di un contradditto rio sul punto aggrava gli effetti lesivi delle precedenti condotte. La richiesta suggellata dalla citazione di Luigi Einaudi: dovere del Presidente della Repubbli ca di evitare si pongano, nel suo silenzio o nella inammissibile sua ignoranza d elloccorso, precedenti, grazie ai quali accada o sembri accadere che egli non tra smetta al suo successore immuni da qualsiasi incrinatura le facolt che la Costitu zione gli attribuisce. LA POLITICA tutta plaude allatto della Presidenza della Repubblica. Lunica voce co ntraria quella del leader Idv Antonio Di Pietro: Ci auguriamo che nessuno, qualun que carica rivesta, interferisca con lAutorit giudiziaria nellaccertamento della ve rit. Tra chi, come il Pdl, ne trova ragione per rispolverare leggi bavaglio e rinn ovare anche la giustezza del conflitto di attribuzione che lallora premier Silvio Berlusconi sollev nei confronti della Procura di Milano sul caso Ruby (ma il Cap o dello Stato rivendica poteri suoi propri, quelli scritti nellarticolo 90 della Costituzione, di cui il presidente del Consiglio non dispone) e chi come lUdc Cas ini parla di atto di responsabilit che solo gli analfabeti possono fraintendere, re gistriamo la posizione del ministro della Giustizia Paola Severino: Il Capo dello Stato ha usato il mezzo pi corretto. Ora, dunque, tutto in mano allavvocatura. Per mettere a punto il complesso ricorso si stima che si arriver a settembre. il Fatto 17.7.12 Intervista a Gerardo DAmbrosio Il Presidente non al di sopra delle leggi di M. L. La Procura di Palermo ha rispettato la legge e io al loro posto avrei fatto esat tamente lo stesso. Parola di Gerardo DAmbrosio, 71 anni, senatore della Repubblic a nel gruppo Pd. Fu proprio lallora Procuratore aggiunto di Milano il protagonist a del caso invocato come precedente dalle due parti in causa. A favore della dis truzione delle telefonate dai giuristi di complemento del Colle. A favore della liceit dellintercettazione indiretta del Capo dello Stato, dal Procuratore aggiunt o Antonio Ingroia. E il verdetto di DAmbrosio netto: Da ex magistrato dico che non esiste una norma che permetta di fare quello che chiede il Quirinale. Non solo. Da politico io sarei contrario a introdurla. Senatore DAmbrosio, lei stato eletto con i Ds, lo stesso gruppo dal quale provien e il Capo dello Stato ma si occup del caso nel quale fu intercettata nel 1993 la

telefonata tra il presidente Scalfaro e il banchiere Carlo Piantanida. Secondo a lcuni politici e giuristi vicini al presidente quel precedente avrebbe imposto l a distruzione delle telefonate nel caso Mancino-Napolitano. Noi depositammo la telefonata perch non esiste una norma che permetta di distrugg ere le telefonate senza nemmeno sentire le parti. Questa norma non cera allora e non c nemmeno adesso. Eppure il Quirinale ieri ha emanato un decreto per sostenere che le telefonate d el Capo dello Stato, secondo la Costituzione che ne prevede limmunit, devono esser e distrutte tutte, anche quelle intercettate sul telefono di un altro soggetto c he parla con il presidente. Se lorientamento questo dovrebbero fare una legge per stabilire che le conversazi oni del presidente della repubblica non sono intercettabili n utilizzabili mai, a nche se indirette. Lei oggi un politico. Come vedrebbe una legge che introducesse il divieto di int ercettazione anche indiretta delle conversazioni del Capo dello Stato? Voterei contro. Secondo me sarebbe eccessivo. Limmunit del presidente riguarda sol o la sua non punibilit. La sua immunit da intercettazioni indirette mi sembrerebbe troppo. Anche allora per il ministro Flick diede ragione allex presidente Cossiga e ad alt ri che fecero interrogazioni contro la sua Procura di Milano sostenendo si tratt asse di un illecito. Quellinterpretazione si basava sul fatto che il presidente della repubblica non p unibile. Ma non centra nulla. Il problema che qualsiasi intercettazione telefonic a, anche quella con il Capo dello Stato, pu essere usata anche dalla difesa per d ifendere limputato e quindi si possono distruggere solo davanti al gip, nel contr addittorio tra difesa e accusa. Cosa avrebbe fatto al posto del Procuratore capo Francesco Messineo? Avrebbe dis trutto tutto come chiede il Colle? Anche io non farei nulla del genere senza un cambiamento delle norme. Secondo Eugenio Scalfari bisognerebbe addirittura interrompere la registrazione appena compare la voce del Capo dello Stato La regola unaltra e non si vede perch non debba essere applicata a unintercettazion e indiretta del Capo dello Stato. La legge uguale per tutti. Perch allora il Presidente si ostina in questa interpretazione? Evidentemente ha tenuto conto dellaffermazione del ministro Giovanni Maria Flick, ma quella uninterpretazione di un politico, autorevole quanto si vuole, che non vincolante sotto il profilo giuridico per il magistrato. m.l. il Fatto 17.7.12 Palermo non ci sta: Regole rispettate I procuratori Ingroia e Messineo: ci accusano di aver violato la legge, non era mai successo di Marco Lillo Proprio mentre Salvatore e Rita Borsellino, nel consiglio comunale di Palermo, p resentavano assieme al sindaco Leoluca Orlando le celebrazioni del ventennale de lla strage di via DAmelio, con un tempismo infelice il Presidente della Repubblic a decideva di portare sul banco degli imputati i magistrati che stanno indagando sui moventi della strage e la trattativa Stato-mafia. A quei magistrati Giorgio Napolitano contesta davanti alla Corte Costituzionale un comportamento gravissi mo: linvasione di campo ai danni del Capo dello Stato nel-linchiesta sulla trattat iva. MAI IL QUIRINALE era sembrato pi lontano da Palermo di ieri. Mentre la famiglia B orsellino presentava un programma di commemorazioni che tutto un abbraccio ai ma gistrati da onorare e proteggere mentre sono vivi, il Quirinale rendeva pubblico u n decreto pieno di premesso che nel quale si contesta formalmente un comportamento vietato dalla legge: avere osato ascoltare la voce del Capo dello Stato mentre pa rlava con il suo amico intercettato, Nicola Mancino. Il decreto della Presidenza della Repubblica nel quale si cita addirittura Luigi Einaudi come ispiratore di un atto formale che potrebbe avere conseguenze disciplinari e persino penali co

ntro quei magistrati che si sono impegnati per anni nella ricerca della verit sug li anni pi bui della Repubblica, stata accolta come una fucilata alla schiena, un fuoco amico inatteso e ancora pi pericoloso perch non arriva dalle retrovie, ma d allalto. Dal Colle pi alto. Dopo un iniziale sbandamento, e una serie di riunioni concitate con i suoi sosti tuti, il Procuratore capo Francesco Messineo ha incontrato ieri la stampa per ge ttare acqua sul fuoco: Prendiamo atto della posizione della Presidenza della Repu bblica, ha detto il procuratore, ma a mio parere tutte le norme che sono poste a t utela del presidente della Repubblica sono state rispettate dalla Procura di Pal ermo. Messineo stretto tra lincudine del Quirinale e il martello della rivelazione di segreti dindagine. Messineo non pu ammettere lesistenza delle intercettazioni t elefoniche Mancino-Napolitano che invece spavaldamente il Quirinale afferma allin dicativo nel suo comunicato. Gli audio delle telefonate tra il presidente e il p reoccupatissimo ex ministro dellInterno non sono infatti ancora stati depositati e sono segreti perch non fanno parte dellinchiesta chiusa, quella che riguarda Man cino, Mannino, DellUtri e gli altri. Bens sono contenuti nel fascicolo dellindagine madre, di cui quella appena chiusa un ampio stralcio. PER QUESTA RAGIONE Messineo, alla richiesta del Quirinale di notizie sullesistenz a di quelle conversazioni, non ha potuto fare altro che rispondere ove esistesser o sarebbero irrilevanti. Non poteva scrivere di pi perch avrebbe commesso una viola zione del segreto, su istigazione del presidente della Repubblica e del Csm, un assurdo politico prima ancora che giuridico. Ecco perch ieri Messineo con i croni sti era costretto ai salti mortali: Ove esistessero queste intercettazioni sarebb ero occasionali e pertanto non sono state preordinate nei confronti della person alit coperta da immunit. Solo in questultimo caso sarebbero certamente illegali. Mes sineo si dice sereno e quasi curioso di vedere come si risolver il dibattito dott rinale. La questione molto delicata. In Procura, appena spariscono i taccuini, l a delusione e la rabbia si taglia col coltello: il capo dello Stato li accusa di aver violato la legge. E la prima volta nella storia della Procura di Palermo. Quando Messineo comincia a spiegare che si tratta di una materia spinosa, quasi senza precedenti, il procuratore aggiunto Antonio Ingroia, presente nella stanza e silenzioso fino a quel momento, fa notare che un precedente c: nel 1997 usc sui g iornali unintercettazione dellallora presidente Oscar Luigi Scalfaro che, come in questo caso, era stata intercettata su unaltra utenza. E allora fu trascritta e d epositata. Ed proprio questo il pomo della discordia: il caso Scalfaro. Anche se non lo cit a espressamente, chiaro che il Quirinale invoca il medesimo precedente ma per so stenere la tesi inversa: lillegittimit dellintercettazione telefonica Mancino-Napol itano. Lallora capo dello Stato nel novembre del 1993 fu intercettato dalla Procu ra di Milano, allora diretta da Francesco Saverio Borrelli, mentre parlava con la llora presidente della Banca Popolare di Novara, Carlo Piantanida, intercettato dalla Guardia di Finanza. Quattro anni dopo, quando la trascrizione fu pubblicat a da Il Giornale dei Berlusconi, scoppi un putiferio politico. Lex presidente Fran cesco Cossiga, spalleggiato da alcuni esponenti del centrosinistra come Cesare S alvi, sostenne che il presidente non pu mai essere intercettato nemmeno in via in diretta e il ministro della Giustizia di allora, Giovanni Maria Flick, poi nomin ato nel 2000 da Ciampi giudice costituzionale e dal 2008 al 2009 promosso presid ente della Corte, disse in Parlamento: I magistrati non hanno violato alcuna norm a, anche se la procedura seguita non appare in linea con i principi della Costit uzione a tutela del Presidente della Repubblica. Flick, con oratoria un po cerchio bottista, da un lato non ravvis nella condotta dei magistrati aspetti di macroscop ica inosservanza delle disposizioni di legge o di loro abnorme interpretazione. D allaltro sottoline per che esiste nel nostro ordinamento un assoluto divieto di inte rcettazione telefonica nei confronti del presidente della Repubblica a tutela del le sue prerogative. Tuttavia aggiunse Flick, oggi presidente del San Raffaele qu esto principio frutto di uninterpretazione sistematica e non trova riferimenti let terali nella normativa codicistica. Dopo quella polemica politica per nessuno in P arlamento fece nulla per cambiare la legge ed con quelle norme che la Procura di Palermo ha ritenuto di potere intercettare le telefonate di Mancino in cui si s ente la voce di Napolitano.

A taccuini chiusi, in Procura si fa notare che non esiste alcuna norma che preved a la procedura di distruzione invocata dal decreto del presidente, cio su richies ta del pm e con laccordo del gip, ma senza sentire le parti. Lo dimostra il fatto che il Presidente fanno notare fonti vicine alla Procura no n segue linterpretazione estrema di Eugenio Scalfari. Secondo il fondatore di Rep ubblica, appena udita la voce del Presidente, la polizia giudiziaria avrebbe dov uto addirittura interrompere la registrazione. Per Napolitano invece laudio potev a essere registrato, ma non trascritto e andava immediatamente distrutto con dec reto del gip. Anche se la legge non lo prevede: purch nessuno lo ascolti prima.