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it/ilbo Boris Pahor e il vizio della memoria 16 luglio 2012 Chiunque abbia visto almeno una volta Boris Pahor e non sono pochissimi, data la disponibilit e il frenetico attivismo di questo coriaceo centenario non far fatica a riconoscerne la coerenza, lostinazione e a tratti lasprezza in Figlio di nessuno, lautobiografia pubblicata recentemente da Rizzoli. A chi scrive capit di incontrarlo giusto un anno fa, in occasione delluscita del volume La lirica di Edvard Kocbek, con cui lUniversit di Padova pubblicava a distanza di 65 anni la tesi di laurea del suo illustre studente, pi volte candidato al Nobel per la letteratura. Non fu un incontro facile. Per quasi due ore il roccioso triestino tenne il punto puntualizzando ogni parola, ogni concetto, correggendo pi volte linterlocutore. Non cerca simpatie Boris Pahor, tantomeno dagli italiani. Egli un testimone, scomodo, di uno dei tanti rimossi dellItalia democratica e repubblicana: quello della repressione della popolazione slava durante il Ventennio. Ancora oggi un argomento difficile da trattare: troppo profonda la diffidenza reciproca, troppo vive e dolorose le memorie di tante famiglie triestine, istriane e dalmate. Gente senza lingua n civilt, cimici: cos erano chiamati dai giornali fascisti i cittadini di lingua e cultura slovena o croata, e il termine ricorre molte volte nel libro, quasi un sigillo rimasto impresso nellanimo di chi allora era solo un bambino. Nelle pagine la storia personale di Pahor, cittadino italiano e massimo autore vivente in lingua slovena, si intreccia con le vicende pi tragiche del secolo scorso: le angherie subite gi nelle scuole, per il semplice fatto di non riuscire a esprimersi in italiano, il Narodni dom, la casa di cultura slovena il cui incendio nel 1920 segn uno dei primi atti dello squadrismo fascista, e che ritorna anche nel suo libro Il rogo nel porto. E poi la guerra come soldato nel regio esercito, la partecipazione alla resistenza e infine la deportazione in campo di concentramento. Da questesperienza di morte e di annientamento Pahor riuscir a trarre lispirazione per Necropoli, lopera che lo far conoscere al grande pubblico tedesco e francese e che spinger Claudio Magris ad annoverarlo tra i grandi della letteratura dello sterminio, accanto a Primo Levi e al premio Nobel Imre Krtesz. Una storia che tocca anche Padova, dove lo scrittore si laurea in lettere e conosce Diego Valeri: proprio ai consigli del poeta lautore attribuisce il merito di avergli salvato la vita nel lager, dove la pur piccola padronanza della lingua francese gli permette di lavorare come interprete e infermiere. Non c comunque solo la Storia con la esse maiuscola in questo libro, scritto in collaborazione giornalista del Sole 24 Ore Cristina Battocletti: in esso lo scrittore triestino per la prima volta si mette completamente a nudo. Emerge il ritratto di una vita completamente consacrata alla missione di intellettuale: la fedelt alla macchina da scrivere che, ammette, lo ha portato a trascurare la famiglia. comunque un Pahor diverso e pi privato quello che si scopre, che a tratti lascia il piglio severo del testimone e indulge nel ricordo dei suoi amori e delle sue perdite, come quella della moglie Rada, spentasi nel 2009. Il ricordo del campo di concentramento torna per persino nel rapporto con i morti: Da quando sono tornato dal campo mi sembra ridicolo e insensato intrattenersi davanti a una tomba perch i morti non possono godere della presenza di chi va a fare loro visita. Tutto quello che si pu fare in vita (p. 188). La vita una, e va spesa completamente nella lotta per le cause giuste: questo il senso dellultimo capitolo del libro. Oggi il mio testamento di uomo laico va ai giovani perch ricordino di proteggere quella scintilla di speranza per la 1

www.unipd.it/ilbo giustizia che noi deportati abbiamo preservato nel buio dei lager e che abbiamo continuato ad alimentare fino ad oggi, pur amareggiati dalloblio del nostro sacrificio. Oggi quella scintilla va a voi, giovani, che la possiate far rivivere in luce accecante. (p. 222) Daniele Mont DArpizio Scheda del libro sul sito dell'editore Brano del libro in anteprima Fotoracconto La memoria di Boris

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