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CAPITOLO 1 La conoscenza individuale: un sistema di relAZIONI cervello-mente-corpo

Affrontare un'analisi della conoscenza individuale richiede l'utilizzo di strumenti in grado di restituire la complessit della dinamica della questione in esame e, a tale scopo, viene adottato come approccio metodologico la teoria dei sistemi. Si deve considerare che studiare il tema della conoscenza significa studiare le relazioni intercorrente tra il cervello, la mente e il corpo. Riuscire a ri-costruire, anche solo in maniera molto sintetica, questi processi richiede una visione dell'insieme in grado di andare oltre la descrizione dettagliata delle singole componenti che compongono il tema della conoscenza. Ma capire il modo in cui analizzare la conoscenza capire anche il modo in cui il soggetto che compie questa analisi agisce nell'ambiente.

1.1 La teoria dei sistemi Il sistema il modo in cui posso osservare, legare e creare le relazione tra i vari oggetti e le dinamiche al loro interno. Il sistema un prodotto cognitivo dato dall'attivit di chi osserva e che costruisce gli oggetti e le relazioni che si intendono studiare. Per questo motivo la teoria dei sistemi riesce a rendere con maggiore complessit la dinamica della conoscenza rispetto al metodo scientifico riduzionista e superare cos la crisi che i teoremi di indeterminatezza hanno determinato nel discorso scientifico positivista e riduzionistico. Infatti la teoria dei sistemi si pu anche definire come un approccio diverso e nuovo di considerare il rapporto tra soggetto osservatore ed oggetto sotto osservazione. Definire il sistema come l'emergenza di una costruzione messa in atto da un osservatore con le sue valutazioni e le sue decisioni significa eliminare ogni neutralit o marginalit del soggetto. Il sistema il frutto delle scelte e dell'attivit cognitive dell'uomo. un concetto dell'osservatore (Paoli, M., 2000, p.85). Generalmente il sistema si definisce in prima battuta come un insieme di parti

interrelate in un'unit globale, tenendo presente che questi parti, le componenti del sistema, sono entit autonome, hanno diverse componenti e sono in relazione tra loro. Le relazioni organizzative sono le interrelazioni tra le componenti da un punto di vista funzionale (Paoli, M., 2000, p.87). Solo con l'organizzazione si pu parlare di unit sistemica, ma una unit nella molteplicit (Paoli, M., 2000, p.88). importante non confondere l'organizzazione con la struttura che, invece, l'insieme degli incastri delle componenti del sistema e quindi la parte delle caratteristiche fisiche del sistema stesso (Paoli, M., 2000, p.90). Dalla relazione dinamica di queste interrelazioni, strutturali e organizzative, emerge il sistema, dove per emergenza si vuole sottolineare come il tutto sistemico sia qualcosa in pi rispetto alla sommatoria degli elementi, e quindi, l'unit sistemica arricchisce le possibilit data dalla sommatoria dei singoli. Allo stesso tempo il tutto inibisce le potenzialit di ogni singolo elemento al fine di preservare e mantenere il sistema. Anche qui esiste un rapporto ambivalente poich nel sistema gli elementi preservano comunque la loro individualit e, contemporaneamente, viene mantenuta l'unit del sistema stesso (Paoli, M., 2000, p.94). L'emergenza la risultante dell'attivazione delle relazioni in questione. Dall'attivazione degli elementi e delle loro relazioni funzionali-strutturali emergono, appunto, nuove propriet del sistema. Propriet che caratterizzano in maniera unica il sistema stesso (Paoli, M., 2006, pp. 95-105). L'utilizzo del termine emergere avviene all'interno di questa cornice dove l'emergenza una delle caratteristiche con cui descrivere un sistema complesso: lemergenza, la caratteristica per la quale in un sistema complesso (a differenza di uno complicato) alcuni comportamenti e modelli di azione risultano dall'interazione degli elementi, e gli effetti non sono lineari; feedback circolari, nei sistemi complessi si trovano sia relazioni di feedback positive che amplificano, sia che diminuiscono le potenzialit delle parti. Per esempio, nella cognizione, accoppiamenti causali avvengono a livello subconscio all'interno dei processi di concettualizzazione e percezione, in maniera cosciente come la persona riflette sulle interpretazioni ed azioni alternative e in maniera seriale appena il mondo fisico e le altre persone sono perturbate e rispondono alle azioni delle persone. La cognizione situata rivela gli aspetti non linguistici e non concettuali di questi feedback, mentre sottolinea gli aspetti

concettuali che riguardano l'identit dell'individuo e quindi le relazioni sociali; confini aperti dell'osservatore, ci che costituisce il sistema da studiare dipende dalle questioni in discussione e dalle finalit della conoscenza. Per esempio il confine di una persona il suo corpo? I vestiti sono parte della persona? Se ci si trova a disagio vicino a qualcuno, si attraversato un confine emotivo? (Clancey, W.J., 2009, p. 14) Non esistono confini naturali, fra sistema e ambiente, o altrettanto naturali gerarchie, di sistemi, sovrasistemi, sottosistemi, l'osservatore stesso che decide cosa rientra nel sistema e cosa ne al di fuori, attraverso la sua attivit cognitiva. In questa maniera il rapporto persona-ambiente non pi un rapporto tra l'oggetto e l'esterno ma tra sistema con gli altri sistemi e con l'ambiente (Paoli M., 2006, pp. 95-96); i sistemi complessi hanno una storia, il modo in cui le parti hanno interagito in passato cambia le parti stesse e ci che costituisce il loro sistema ambiente (per esempio, le funzioni di risposta dipendono dalla storia delle operazioni, Shaw; Todd, 1980, come riportato da Clancey, W.J., 1997, p. 280;); composizioni di reti, i componenti dei sistemi, spesso, sono essi stessi dei sistemi complessi e adattivi (Clancey. W.J.; 2009, p. 14). Questo significa superare la visione statica dell'individuo osservatore e riflessivo con una concezione della conoscenza come uno stoccaggio di dati da assumere e recuperare ed avere un approccio dinamico che possa affrontare la complessit dell'argomento conoscenza (Paoli, M., 2000, pp. 95-105) e, si pu aggiungere, la complessit del rapporto individuoambiente. In questo modo la dinamica sistemica si rivela caratterizzata anche dalla individualit degli elementi, dagli antagonismi e dai vincoli che si creano nelle relazioni (Paoli, M., 2000, p.97). Riconsiderare il ruolo dell'osservatore e dell'osservato significa affermare che nel momento in cui si delimita un sistema ci che viene osservato entra a far parte del dominio cognitivo del soggetto, dell'intelletto e della cultura del sistema osservante, ma questi, per comprendere il sistema che lui stesso ha costruito, deve analizzare se stesso e le sue modalit di interazione con l'ambiente e le sue pratiche di apprendimento e conoscenza. Circolarmente il sistema osservante diviene parte della realt spazio-temporale del sistema osservato. In questa dinamica circolare non esiste una gerarchia fra componenti dei sistemi mentre il carattere ricorsivo, di feedback dell'osservante fondamentale per capire la

costruzione del sistema (Paoli, M., 2000, pp.101-102). Si tratta di costruire un sistema di sistemi di sistemi. Cos si comprende il secondo teorema di Heinz von Foerster, le scienze dure mietono successi perch hanno a che fare con problemi morbidi; le scienze morbide stentano a procedere perch a loro che toccano i problemi duri. Il metodo di indagine delle scienze dure il metodo scientifico come lo conosciamo dopo Cartesio, basato sulla scomposizione dell'oggetto in questione. Se un sistema troppo complicato per poter essere compreso, lo si scompone in pezzi pi piccoli. Per questo viene definito riduzionismo. L'oggetto in analisi, la realt, viene scomposta fino all'unit pi elementare da studiare e poi ricomposta secondo una logica modulare. Ma questo metodo incontra delle limiti poich non riesce a tener conto dei sistemi non-lineari, le cui caratteristiche sono date dalle interazioni delle parti, le quali isolate perdono significato (von Foerster, H., 1987, pp. 206-208). Questo approccio della disgiunzione, della riduzione e dellastrazione legato al concetto della realt come oggettiva, ordinata e da spiegare. Cos l'obiettivo della scienza, nel paradigma dell'ordine di eliminare il disordine, il caos e l'antinomia, mentre si opera una distinzione tra le scienze considerandole sociali e dure. Il secondo teorema di von Foerster rivela proprio come l'obiettivo del metodo scientifico sia stato di studiare un particolare, in maniera specializzata, perdendo la visione del tutto e in assenza delle correlazioni e delle relazioni che costituiscono la realt (Paoli, M., 2000, pp. 40-41). Riconoscere che la realt complessa comporta anche l'impossibilit di scindere le varie componenti senza perderne lessenza. Pensare ad un nuovo modo di conoscere modifica anche il concetto di conoscenza stessa, dove si supera il concetto enciclopedico della stessa per arrivare alla ricerca di un percorso e delle connessioni esistenti tra i punti cruciali per la comprensione della realt, ricomprendendo l'incertezza, il disordine e il caos (Paoli, M., 2000, pp. 40-41). Dove viene annullata anche l'idea dell'accumulazione della conoscenza e dei saperi in una dimensione temporale lineare subentra lidea della conoscenza come un processo di continue re-invenzioni, revisioni e partenze da zero. Per questo il ruolo dell'osservatore deve essere indagato e posizionato al centro dell'analisi scientifica e della conoscenza: la propria struttura cognitiva determina il modo di conoscere poich l'osservatore porta con s tutto un

portato di preconcetti, di condizioni culturali e sociali. Le scelte dell'osservatore delimita l'oggetto da prendere in considerazione, le modalit di analisi e di approccio, diventando cos il soggetto principale dell'attivit scientifica in cui pi simile ad un artista che ad un fotografo. Le propriet che si pensano proprie della realt sono invece interne alla strutture cognitive del soggetto. impossibile pensare alla realt senza il soggetto. Oppure ad esso come avente un ruolo neutro o marginale. la distinzione nell'ambiente di ci che deve essere analizzato che rileva le relazioni dell'osservatore con l'ambiente, con gli oggetti e tra gli oggetti e l'ambiente (Paoli, M., 2000, 42-43). Questo viene descritto attraverso la teoria dei sistemi poich esiste una relazione sistemica tra osservato e osservatore: l'osservatore cerca di entrare in contatto con l'oggetto della sua analisi e si crea cos una relazione, una comunicazione tra i due sistemi. Allo stesso tempo il sistema osservato una costruzione della struttura cognitiva del soggetto e quindi parte del sistema osservante stesso. Quindi l'osservatore deve essere capace di guardare l'oggetto ma anche se stesso, poich parte costitutiva del sistema emergente (Paoli, M., 2000, pp. 44-45)

1.2 La relazione cervello-mente-corpo Ora che abbiamo posto come centrale l'attivit cognitiva dell'individuo, intesa come processo di costruzione, diviene importante riuscire a specificare come i processi interni della persona interagiscono verso l'esterno, come ne sono influenzate e che tipo di relazioni esistono. Capire come dalla struttura fisica del cervello e del sistema nervoso con le loro relazioni organizzative si riesca ad ottenere l'attivit cognitiva come la conosciamo. In realt definire cosa l'attivit cognitiva e dove essa ha i suoi limiti nel sistema che si deve analizzare non scontato. Riprendendo l'apporto dell'approccio sistemico delineare i confini dell'osservazione significa costruire la questione da trattare e per questo proviamo a definire i confini della cognizione. Infatti, attraverso la ricerca situata si approfondita l'analisi di come i processi cognitivi e comportamentali possano essere dipendenti dalle situazioni o dai contesti in cui essi avvengono. Soprattutto indagando concetti come embodiment, embedding ed extension

(Robbins, P.; Aydede, M., 2009, p. 3). Questi termini sono indicativi di come lo sforzo scientifico sia stato di estendere la concezione della cognizione e di espandere la teoria della mente oltre i limiti imposti dalle precedenti teorie. Il tentativo di andare oltre l'analisi dei processi mentali interni all'organismo e al cervello, e di intrecciare le teorie sulla cognizione con le analisi psicologiche, sociali e di interazione genericamente intesa. Se questo approccio, nato alla fine degli anni settanta e sviluppato tra la fine degli anni ottanta e gli anni novanta, era caratterizzato pi come critica a certe impostazioni di base, allora dominanti, ora si prova a sistemizzare questo pensiero sia come concetti che come basi filosofiche e scientifiche (Wilson, R.A.; Clark, A., 2009, p. 55). Questo processo viene riportato ampiamente nel libro The Cambridge handbook of situated cognition, uscito nel 2009, dove si cerca di passare in rassegna il dibattito nell'approccio situato e da cui si prender alcuni capitoli utili a questa breve ricerca (Robbins, P.; Aydede, M., 2009,; Wilson, R.A.; Clark, A., 2009,; Clancey,W.J 2009,; Adams, F.; Aizawa, K., 2009). La precedente impostazione sulla cognizione, che si pu definire simbolista, anche se come ogni definizione pu sembrare riduttiva, ha cercato di studiare questo argomento rivolgendo le proprie analisi solo all'interno del cervello e in maniera funzionale. Da ci disceso anche un minor interessante per le analisi neurofisiologiche. L'attivit cognitiva era vista come un'attivit computazionale basata sulle rappresentazioni e sui simboli. Su questa base si svilupparono anche i progetti di ricerca di intelligenza artificiale, fino ad arrivare alla concezione dell'attivit cognitiva come la manipolazione algoritmica di strutture simboliche.
...the physical symbol system hypothesis (see Newell and Simon 1976, Newell 1980) according to which cognition is the algorithmic manipulation of symbol structures (Wilson, R.A.; Clark, A., 2009, p. 57).

Questa forma di analisi, definita anche individualista, stata messa in discussione con una serie di critiche e di teorizzazione che si possono definire genericamente esternaliste, fino alla proposta pi radicale della tesi dell'extended mind. Ora ritorniamo al concetto di embodiment, con cui si vuole intendere la dipendenza della mente non solo dal cervello, ma da tutto il corpo. La centralit nell'agente che produce i propri significati attraverso la sua capacit di percepire il mondo e di agire in esso; fondare il simbolo sedia dipende sia dal percepire la sedia, sia dal conoscere le appropriate

reazioni ad essa. Cio, le azioni che sono permesse dall'oggetto sedia. Per questo, il simbolo sedia comprende le abilit fisiche e le esperienze dell'individuo. In pi, le nostre capacit senso-motorie dipendono non solo dal cervello e dal midollo spinale, ma anche dalle altri parti del corpo, come gli organi di senso, il sistema muscoloscheletrico, e il sistema nervoso periferico. Da qui un'architettura cognitiva che si basa su questo tipo specifico di costruzione di significati e sulla interdipendenza delle percezioni, del pensiero e dell'agire che sono co-constituted. Sul ruolo del corpo nei processi cognitivi si estesa l'analisi situata introducendo con Wilson (2002, come riportato da Robbins, P.; Aydede, M., 2009, p. 4) la distinzione tra attivit cognitiva on-line e off-line, dove la prima indica una situazione in cui la cognizione direttamente dipendente dall'interazione dinamica tra il cervello senso-motorio e importanti parti del cervello. Con il termine off-line si vuole intendere la dipendenza della cognizione dall'area senso-motoria del cervello anche in assenza di input o output motori; in questo caso si pu parlare di un ruolo solo indiretto del corpo. Anche Gallagher (2005, come riportato da Robbins, P.; Aydede, M., 2009, p. 5) pone una distinzione nel concetto di embodiment utilizzando le espressioni body image, per indicare il sistema di percezioni, attitudini e credenze relative ad un corpo, e body schema per comprendere le capacit motorie, abilit e abitudini che permettono e vincolano i movimenti e il mantenimento della postura. Anche qui riguarda il coinvolgimento e la dipendenza della mente dal corpo:
As such, only the body schema resides in the body proper; the body image is wholly a product of the brain. But if Gallagher is right, both body image and body schema have a shaping influence on cognitive performance in a variety of domains, from object perception to language to social cognition (Robbins, P.; Aydede, M., 2009, p. 5).

Con il termine embedded si vuole approfondire la concezione della cognizione come effetto delle interazioni, superando i limiti della separazione tra l'organismo e l'ambiente, sia naturale che sociale. Si cerca di comprendere come il sistema osservante riesca ad ottenere informazioni dal mondo esterno ed utilizzare le strutture dell'ambiente per migliorare la propria capacit cognitiva. Questa impostazione, quindi, contribuisce a forzare i confini dell'analisi dell'attivit cognitiva oltre il cervello, come avvenuto con l'approccio ecologico di Gibson (1986) riguardante la percezione visiva (Robbins, P.; Aydede, M., 2009, p. 7).

Infine, uno dei concetti pi discussi nella teoria della cognizione situata il concetto di extended mind. La discussione verte sulla possibilit non di estendere il sistema cognitiva oltre i limiti dell'organismo dell'individuo, ma di posizionarlo al di fuori di esso, fino a ricomprendere totalmente le caratteristiche psicologiche e sociali dell'ambiente:
...the claim that cognition is extended, the claim that the boundaries of cognitive systems lie outside the envelope of individual organisms, encompassing features of the physical and social environment (Clark & Chalmers, 1998; Wilson, 2004 come riportato da Robbins, P.; Aydede, M., 2009, p. 7-8).

chiaro che si tratta di una posizione pi radicale e che porta l'attivit cognitiva distribuita attraverso gli individui e le situazioni. Viene spostato anche il peso relativo di influenza sulla cognizione verso l'ambiente esterno. Questo processo di analisi che propone ad andare oltre i confini dell'organismo si pu rilevare in molte discipline che hanno ispirato i ricercatori della cognizione situata; per esempio le scienze biologiche con la Niche construction theory studiano come l'organismo entra in relazione con l'ambiente e lo modifica in maniera attiva, modificando le relazioni stesse. Se ci stato studiato per gli animali in genere, pu valere anche per la manipolazione delle strutture sociali e per l'utilizzo di strumenti culturali come risorse dell'ambiente. Inoltre la Niche construction theory, fornisce la chiave per integrare ecologia e genetica attraverso un concetto esteso di eredit ecologica. Interessante anche la Development systems theory (DST) che rimette in discussione il ruolo dei geni nella trattazione dello sviluppo e dell'evoluzione come era stato finora trattato da Richard Dawkins (Wilson, R.A.; Clark, A., 2009, p. 59); nella DST viene sostenuto che i geni sono solo una (seppur importante) delle risorse di sviluppo, e che sono contenuti dalle unit di base dello sviluppo. I geni sono dei componenti e non determinano meccanicamente lo sviluppo. Uno sviluppo che va oltre il funzionamento della cellula per entrare nell'ambiente, superando la separazione tra cultura e biologia, tra apprendimento ed ereditariet.
These wide or extended developmental systems have previously (and problematically) been conceptualized quite independently from individualistic developmental systems, separated by the divide between culture and biology, or that between learning and inheritance, or environment and genes (Wilson, R.A.; Clark, A., 2009, p. 57).

Su questo percorso si pu inserire anche il lavoro sulla fisiologia ecologica di J. Scott Turner che ha cercato di estendere i processi fisiologici oltre i limiti dell'organismo. Ma un

argomento interessante il wide computationalism che, paradossalmente, considerata la critica al modello della mente come attivit computazionale che viene riportata pi avanti, aiuta a comprendere l'estensione della cognizione. Viene fatto l'esempio dello svolgimento di un calcolo matematico a penna, come la moltiplicazione, da parte di una persona, dove l'utilizzo di simboli interni al corpo ed esterni ad esso permettono la riuscita dei processi computazionali e dei processi cognitivi del soggetto. Quest'ultimo riesce ad utilizzare simboli esterni attraverso dynamic series of a perception-action cycles that are computational in nature (Wilson, R.A.; Clark, A., 2009, p. 61). Insomma, cercando di chiarire l'esempio, si pu dire che per svolgere una moltiplicazione ci si pu aiutare con un foglio di carta e la penna con cui scrivere questa moltiplicazione: ci significa utilizzare risorse esterne all'organismo per creare simboli esterni (i segni della moltiplicazione sul foglio di carta) che sono fondamentali per avere quel simbolo, il risultato della moltiplicazione, da utilizzare per il mio ragionamento, quindi per i miei processi cognitivi. Per questo motivo si parla di un ciclo di percezioni ed azioni che coinvolgono risorse esterne e che formano sistemi cognitivi. Un sistema cognitivo che, in questo caso, viene formato dal ragionamento dell'individuo, insieme all'utilizzo e alla manipolazione dei simboli esterni scritti nel foglio. La computazione estesa viene utilizzata come un argomento diretto di sostegno alla tesi della cognizione estesa, in netto contrasto con la visione individualista. interessante osservare anche le variet e le differenziazioni dell'estensione della cognizione. Prima di tutto analizzando l'origini delle risorse che vengono incorporate in un sistema cognitivo esteso. Possono essere risorse naturali, che costituiscono un sistema cognitivo esteso nel momento in cui non vengono solamente utilizzate ma aumentano il sistema stesso e le sue capacit. Oppure risorse tecnologiche che vengono realizzate e sviluppate dall'uomo; un esempio il libro, che una risorsa fatta da un uomo e pu permettere di estendere, aumentare l'attivit cognitiva oppure di fornire solamente degli input al sistema cognitivo. Ovviamente ci che interessa l'estensione delle capacit cognitive. Perci quelle risorse che permettono di processare informazioni pi velocemente o in una maniera pi affidabile. Quindi, gli autori utilizzano un criterio funzionalistico per decidere cosa diviene una risorsa cognitiva e parte integrante delle attivit umana come ricordare, decidere o il comportamento stesso (Wilson, R.A.; Clark, A., 2009, p. 63). Non solo, queste risorse

aumentano la abilit cognitive degli agenti.


As we saw with extended cognitive systems that are either natural or technological, socio-cultural extended cognitive systems exist when the appropriate type of resource is not simply used by an agent but becomes functionally integrated into the cognitive functioning of that agent (see also Clark 2007) (Wilson, R.A.; Clark, A., 2009, p. 64).

In questa analisi rientrano anche le cosiddette risorse cognitive socioculturali. Queste possono essere considerate sia naturali che tecnologiche e si formano quando si crea una stabile dipendenza tra l'attivit cognitiva di un individuo e la struttura sociale, gli altri individui e i loro prodotti culturali. Un altro modo per classificare l'estensione della capacit cognitiva di valutarne la durata e la persistenza: ci sono situazioni in cui si creano dei sistemi temporanei, ma altamente integrati per realizzare un particolare obiettivo. Questi sistemi vengono chiamati task-specific device (TSD). In questi casi si creano degli aggregati altamente integrati che intrecciano la dinamica e l'attivit inerente nell'azione umana con fattori e forze extraorganiche. Questa analisi permette sia di studiare l'attivit quotidiana sia di capire meglio la stessa biologia dell'azione umana. Questo strumento teorico permette agli autori di pensare a modalit di potenziamento delle forme cognitive definite transient extended cognitive systems (TECS). In questo caso si parla di una aggregazione di sub-sistemi in un sistema integrato, temporaneo, ma ripetuto. Da qui si pu connettere la nozione di extended mind, dove l'estensione delle capacit cognitive diventa duratura, come avviene nell'esempio riportato da Wilson, R.A. e Clark, A. (2009, p. 67) dell'agente Otto: questo agente, attraverso l'utilizzo di un taccuino potenzia la capacit di manipolare i simboli ed aumenta la propria capacit computazionale. E' qui che si realizza l'integrazione tra l'organismo e le risorse cognitive e che possiamo definire come extended mind quando da temporaneo, passa a ripetuto fino ad essere persistente:
Instead, we simply note that the step from TECSs to the extended mind is not really as large as it may initially appear, especially once one recognizes the many grades along the continuum from the fleeting to the permanent, and further articulates the trichotomy between one-off, repeated, and permanent relationships uniting individuals and cognitive resources, as introduced above (Wilson, R.A., Clark, A., 2009, p. 67).

In questo modo significa vedere un sistema unico tra individuo e ambiente, ed un approccio che stato proposto anche da Bateson (1993, pp. 348-349) che affermava lesigenza di dover comprendere un sistema solo se si considera le caratteristiche come immanenti alla totalit del sistema, e che se si vuole considerare l'elemento del

comportamento di un soggetto non si pu che considerare la mente come immanente a tutto il sistema e quindi, anche nella sua accezione pi vasta, all'ambiente (Bateson, G., 1993, p. 349). La teoria della mente estesa viene sottoposta a critica da Adams, F. e Aizawa, K. (2009) poich, secondo questi due autori, i fautori della extended mind confonderebbero ci che costituisce un sistema cognitivo con ci che si trova solo in relazione causale con il sistema cognitivo stesso. Cio, gli oggetti (definiti da Clark e Wilson risorse cognitive) sono, s molto importanti per l'azione e la cognizione umana, ma non avrebbero il ruolo di costituirla. Ci che nell'ambiente avrebbe il ruolo di innescare le attivit mentali dell'agente (Wilson, R.A.; Clark, A., 2009, p. 69). Adams e Aizawa per spiegare questa contrapposizione teorica dividono tra intracranialism, cio la posizione teorica in cui gli autori definiscono i processi come cognitivi tutti quei processi che avvengono solo nella mente dell'individuo ed i processi esterni come biologici, chimici e fisici, e transcranialism, la posizione in cui si definisce il processo cognitivo comprendendo anche elementi esterni al corpo che permettono l'aumento della cognizione, quindi, superando i vincoli dell'organismo, i vincoli fisici del cervello e del corpo. La critica si basa sull'individuazione di due errori che si possono riscontrare sia nella versione semplice della cognizione estesa che in quella sistemica: il coupling-constitution fallacy, cio il confondere la relazione causale che si crea nell'accoppiamento tra la mente e l'ambiente con la co-costituzione del processo cognitivo1 (Adams, F.; Aizawa, K., 2009, p. 84); e l'errore di non considerare che il concetto cognizione descrive i processi che avvengono nella mente e che questi processi sono completamente distinti da qualsiasi altro processo, e devono essere situati solo all'interno del cranio, nel cervello. Mentre, ci che nell'ambiente pu essere descritto in termini biologici, fisici e sociali, ma non di cognizione. In questo caso si ipotizza una natura della cognizione completamente diversa dai fenomeni che estendono la mente (Adams, F.; Aizawa, K., 2009, pp. 80-81). Vengono date due ipotesi sulla cognizione: la prima afferma che non ci sono contenuti derivati, e quindi gli stati cognitivi non dipendono da altri stati intenzionali o
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Non importa se la cognizione viene intesa sia come un processo o un sistema di processi, secondo gli autori critici verso l'extended mind l'errore rimane.

rappresentativi; la seconda ipotesi dichiara inoltre che i processi cognitivi si possono distinguere attraverso i principi che, alla base, operano nella mente e che, invece, non si possono trovare altrove, al di fuori del cervello (Adams, F.; Aizawa, K., 2009, p. 87). La risposta a questa critica insiste sul fatto che nella visione di Adams e Aizawa, in pratica, nulla pu far parte di una attivit cognitiva o semplicemente aiutare lo svolgimento della cognizione per le intrinseche caratteristiche degli oggetti, delle risorse e dei processi. Questa, viene considerata un'ipotesi forte, tanto da essere definita come the Dogma of Intrinsic Unsuitability (Wilson, R.A.; Clark, A., 2009, p. 68). In definitiva la posizione intracranialism costruisce i processi che avvengono nel cervello, in relazione con l'esterno come un sistema in cui per l'attivit cognitiva non si svolge all'esterno dell'involucro del corpo ma viene perturbato dallo scambio termodinamico che avviene di continuo con l'ambiente, causando processi circolari di risposte, trasformazioni, cambiamenti degli stati interni senza che ci sia un rapporto diretto, deterministico tra le perturbazioni esterne ed i processi cognitivi. Ma quale possibile mente si pu trovare alla base di queste ricerche?

1.3 La relazione sistema nervoso-organismo-ambiente Uno degli apporti teorici sulla mente che riesce a riportare questo dibattito e la circolarit della questione cervello-mente-corpo l'analisi condotta da Edelman (1992) sul funzionamento della mente attraverso il concetto di Global mapping. Global mapping una struttura dinamica che descrive il funzionamento del cervello e che comprende molteplici mappe locali senso-motorie disposte nel cervello (Edelman G.M., 1992 come riportato da Clancey, W.J., 1993, pp. 95-96). Ma cerchiamo di sintetizzare e chiarire la posizione di Edelman. Essa si basa su un'analisi biologica della mente che ha come analogia i suoi studi precedenti sul sistema immunitario con, in pi, diverse intuizioni dell'approccio sistemico. L'utilizzo degli strumenti concettuali della biologia obbliga l'autore a porsi in maniera critica rispetto alle scienze cognitive e al behaviorismo. Infatti, l'indagine comportamentale (behaviorismo) rifiutava di considerare la mente come un possibile campo d'indagine e si concentrava solo sul comportamento. L'analisi cognitiva invece ha cercato di studiare i processi cognitivi e ha

sviluppato interessanti teorie sul linguaggio, sulla rappresentazione e sui simboli (per questo sono anche definiti simbolisti, vedi sopra). Ma il limite stato proprio di aver considerato l'attivit cognitiva solamente come l'uso e la manipolazione di rappresentazioni. Questo approccio deriva dalla concezione del rapporto tra materia fisica del cervello e attivit del pensiero similare al rapporto che pu esistere tra software e hardware. L'analogia del cervello con la macchina ha portato quindi a considerare l'attivit cognitiva come un fatto indipendente dalla materia biologica che ne era alla base e, quindi, il funzionamento cognitivo come un software slegato dalla struttura fisica del cervello (Edelman, G.M., 1992, pp. 31-35). Qui pu essere utile fare un brevissimo cenno al percorso delle scienze cognitive per capirne l'importanza e gli errori: la prospettiva teorica del cervello come macchina computazionale si sviluppata nell'intreccio tra la ricerca sull'intelligenza artificiale, l'informatica, la filosofia e gli studi sul linguaggio. In particolare i fondatori della teoria dell'IA hanno proposto una visione dell'attivit cognitiva in contrasto con il comportamentismo. Indagando i processi interni e le operazioni funzionali della cognizione. Il limite dei teorici dell'intelligenza artificiale, pur trasformando la ricerca psicologica e superando il behaviorismo, stato di paragonare il funzionamento del cervello con il funzionamento del computer. Cos si sviluppata l'idea dell'esistenza di una differenza tra i processori che eseguono e la parte fisica che contiene dati e istruzioni, cio lo stoccaggio di programmi (Clancey, W.J., 2009, p. 17). In questo sono stati molto influenzati dalle ricerche di von Neumann: con la teoria degli automi, von Neumann ipotizza un automa costruttore con la capacit di costruire qualsiasi oggetto e, quindi, di costruire anche degli automi di complessit uguale o superiore alla sua. Ci viene fatto attraverso l'utilizzo di un elenco di istruzioni, un insieme di strumenti e sensori al fine di eseguire le istruzioni stesse ed elaborare informazioni. Poich capace di costruire automi di complessit uguale o superiore alla sua possiede la capacit di auto-riprodursi. Per questa sua caratteristica viene definito universale2. Questo avviene senza nessun attivit di automisurazione o auto-osservazione, ma leggendo le istruzioni e i codici, che l'automa possiede sulla propria struttura. Ad un certo livello di complessit strutturale dell'automa la variet dei comportamenti qualitativamente diversi esplode esponenzialmente verso il limite ideale del
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Questa teoria riprende l'ipotesi della macchina universale di Turing

continuo, e la maggioranza di essi non sono prevedibili e descrivibili sulla base dalla conoscenza della struttura, per quanto questa possa essere perfetta.. La cellula vivente, con la sua capacit di auto-riprodursi, viene considerata proprio una macchina universale (Nobili, R., 2009, p. 6). Da questa base teorica i sostenitori della tesi dell'intelligenza artificiale si sono fatti influenzare ed hanno ipotizzato la somiglianza, fino all'identit, tra il cervello e le macchine computazionali. Questo sviluppo delle analisi cognitive ha avuto inizio dalla met degli anni '50, avvenne in maniera separata dalla sociologia e ignorando i risultati dell'etologia; la concezione della cognizione distribuita non fu presa in esame fino agli anni '80 e la cultura era vista come un'insieme di conoscenze in comune. La posizione dei teorici dell'intelligenza artificiale (IA) rimane comunque all'interno di una ipotesi di oggettivismo, ricreando una teoria riduzionista sulla conoscenza come insieme di elementi discreti, in contrasto con il pensiero sistemista (Clancey, W.J., 2009, p. 15). Minsky (1985), con il suo libro Society of mind, critica l'impostazione sistemica ed elabora un concetto di mente come una macchina di apprendimento composta da una pluralit di agenti. La mente viene vista come un'organizzazione eterogenea di agenti che contribuiscono alla produzione dell'attivit intellettiva. La posizione critica di Minsky contro il pensiero sistemico diretta, infatti definisce il concetto di emergenza come una pseudo-explanation (Minsky, M., 1985, p. 328) e l'approccio olistico non efficace, rifiutando la distinzione tra complesso e complicato (Clancey, W.J., 2009, p. 15). Differentemente Edelman utilizzer gli apporti della biologia e della teoria dei sistemi per descrivere il funzionamento del cervello attraverso il Global mapping, cio una struttura dinamica che comprende molteplici mappe locali. Per cercare di spiegare meglio si pu illustrare il concetto di mappa. Le mappe sono le modalit in cui si dispongono anatomicamente i neuroni e i gruppi di neuroni. Esse si formano all'interno degli strati del cervello. La costituzione di mappe permette di tenere in relazione i punti appartenenti agli strati bidimensionali di recettori del corpo (quali la pelle e la retina) con i punti corrispondenti sugli strati che formano il cervello (Edelman, G.M., 1992, p. 41). La formazione del sistema nervoso determinata da una serie di eventi che accadono durante lo sviluppo; questi accadimenti possono dipendere sia dal luogo (quali cellule si trovano intorno), sia dal momento (quando si presenta un evento, rispetto ad un

altro) che dall'attivit correlata che si pone in essere. Per esempio, nello sviluppo della mappa della percezione visiva retino-tettale la dipendenza spaziale molto forte e determina lo sviluppo delle connessioni delle cellule nervose. E i principi di questo cambiamento sono epigenetici, cio avvengono solo se certi eventi-chiave sono gi accaduti. Possiamo quindi raggiungere un punto importante: i geni dell'animale non prefissano in modo preciso le connessioni tra cellule (Edelman, G.M., 1992, pp. 46-47). Edelman inserisce la prospettiva delle mappe globali all'interno della Teoria della Selezione dei Gruppi Neuronici (d'ora in poi TSGN). Questa ipotesi si basa su tre concettichiave: prima di tutto il repertorio primario, che si pu definire come l'organizzazione iniziale dell'anatomia del cervello durante lo sviluppo. I processi dinamici di sviluppo dell'embrione portano alla formazione neuroanatomica di una data specie, in cui i livelli e le ramificazione pi sottili sono estremamente variabili. Questo processo si basa sulla selezione delle popolazioni di neuroni che competono in maniera topobiologica determinando il repertorio primario. Con il termine topobiologia si vuole intendere che ci che accade dipende da dove accade e, affinch si verifichi un evento in un certo luogo, occorre che in precedenza si siano verificati altri eventi in altri luoghi (Edelman, G.M., 1992, p. 105). Approfondendo questa concetto si pu dire che: la composizione genetica determina i vincoli di sviluppo e le forme ereditarie, ma non sufficiente, poich l'azione dello sviluppo morfologico determinata anche dalla forma, dal movimento e dalla posizione delle cellule. Cellule che, oltretutto, sono da considerare in maniera dinamica3 (Edelman, G.M., 1992, p. 99). Il repertorio primario, quindi, la popolazione di neuroni e la rete di neuroni che emergono dalla selezione somatica 4 e il codice genetico non determina direttamente questo sviluppo, ma fissa i vincoli all'interno del quale i processi si svolgono;
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Il rischio in questa fase di essere tropo specialisti, senza neanche possedere gli strumenti adatti per riportare in maniera giusta il pensiero di Edelman, ma si ritiene molto importante per le conclusioni che si vogliono riportare alla fine. Quindi capire come Edelman lega il rapporto tra geni, sviluppo e cervello ci pu aiutare e per questo proviamo specificare questi passaggi: i geni hanno un controllo indiretto delle cellule morforegolatrici; le cellule sono le principali attrici degli eventi topobiologici che determinano tramite i loro spostamenti, la loro morte, le divisioni e i segnali che emettono, ma il cui destino dipendono da eventi epigenetici a loro volta dipendenti dalla storia dello sviluppo (Edelman, G.M., 1992; p. 102) Con selezione somatica si intende quel processo di selezione che avviene a livello cellulare, ma con caratteristiche simili (ragionamento in termini dei popolazione ed ecc) della selezione naturale del processo evolutivo descritto da Darwin

Il repertorio secondario, cio la successiva selezione di schemi di risposta che provengono da questa anatomia nel corso dell'esperienza. Qui si forma il repertorio secondario, un processo di rinforzamento e di indebolimento delle connessioni sinaptiche attraverso l'esperienza. Con l'esperienza si rinforzano quei circuiti neuronali utilizzati spesso e si indeboliscono gli altri. Questa attivit alla base della memoria. Inoltre i repertori primari e secondari si intrecciano tra di loro. Cos sintetizzato questo concetto rivela pienamente il debito teorico di Edelman verso il pensiero sistemista, infatti l'attivit di rinforzo e di indebolimento debitrice delle ipotesi di feedback positivo e negativo della teoria dei sistemi descritta sopra. il rientro, cio il processo di scambio di segnali fra le mappe cerebrali cos costituite nei repertori primari e secondari. D origine a funzioni importanti dal punto di vista del comportamento (Edelman, G.M., 1992, p. 132). Attraverso il rientro avviene l'interazione tra le mappe e si comprende come, con lo sviluppo delle aree cerebrali e la loro coordinazione possano emergere nuove funzioni: queste funzioni derivano dalla formazioni di nuove mappe costituite dai repertori primari e secondari. E queste mappe sono connesse in maniera parallela, bidirezionale e massiccia. Nel momento in cui viene selezionato un gruppo di neuroni possono essere selezionati, contemporaneamente, altri gruppi di neuroni attraverso il meccanismo del rientro. Quindi il coordinamento selettivo dei complessi schemi di correlazione dei neuroni alla base del comportamento e il rientro il processo fondamentale di questa selezione, creando cos il ponte tra fisiologia e psicologia. (Edelman, G.M., 1992, pp. 131-137). Le mappe ricevono segnali sia dall'esterno del cervello che da altre mappe in maniera indipendente una dall'altra. Questi segnali rafforzano e indeboliscono le connessioni sinaptiche (tra le mappe, nel cervello) e le connessioni attraverso le fibre (segnali dal mondo esterno, per esempio, attraverso il tatto) dei gruppi di neuroni interni alla mappa. Questi segnali attivano tutte le connessioni, molteplici, tra i gruppi di neuroni interni alle mappe che sono correlate in maniera topografica5. L'attivazione permette non solo la correlazione topografica, ma anche la produzione di nuove segnali (sintesi ricorsiva).
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Chiamo topografica quel tipo di connessione tra uno strato di recettori sensoriali, che ricevono segnali dal mondo esterno, e una mappa tale che posizioni adiacenti nello strato corrispondano a posizioni adiacenti nella mappa (Edelman, 1992; p. 141)

Il meccanismo del rientro alla base anche tra la coordinazione delle varie mappe e l'attivit senso-motoria dell'agente. Edelman (1992, p. 141) definisce questa correlazione come Global Mapping. (Edelman, G.M., 1992, pp. 139-141). Insomma le mappe sono le modalit di organizzazione topografica dei neuroni dove si realizzano anche le molteplici connessioni. Queste connessioni sono sia verso altre mappe, attraverso le proiezioni esterne, sia verso altre parti del cervello non organizzate a mappe (Edelman, G.M., 1992, p. 141) e le altre parti del corpo, come possono essere gli organi sensoriali i muscoli che sono connessi attraverso una miriade di fibre (Edelman, G.M., 1992, pp. 44-45). L'importanza di questa approccio risiede nelle basi teoriche che la supportano: innanzitutto si struttura su una solida base biologica: l'obiettivo dichiarato di Edelman di continuare il programma di Darwin; quindi, il focus della ricerca sulla selezione dei gruppi di neuroni e in termini di popolazione di neuroni. I processi di adattamento, o ancora meglio il riconoscimento, avviene sulla variabilit dei caratteri gi presenti nel corpo. Questi strumenti di indagine non sono slegati a tutti i risultati della ricerca in campo anatomico e neurofisiologico sul cervello e la mente (Edelman, G.M., 1992, p. 117). In pi, con la TSGN, si cerca il legame esistente tra fisiologia e psicologia. Permette la connessione di eventi che stanno occorrendo nella mappe locali del cervello con il motore del comportamento animale, con una nuova semplificazione sensoria del mondo e con la ricezione di ulteriori eventi che stanno accadendo e gli eventi che accadranno. Su queste basi si pu affermare che i processi neuronali sono continui e dialettici, dove l'integrazione della percezione, dei movimenti e dell'organizzazione seriale delle attivit neurobiologiche di pi alto ordine dialettica, dove i sub-processi coerenti emergono insieme e non in modo lineare o parallelo (Clancey, W.J., 1996, p. 91). Quindi una relazione circolare dove i processi cognitivi emergono dai processi non lineare dei sistemi nervosi dati dalle mappe neuronali e da tutte le connessioni con il corpo attraverso meccanismi di feedback, di rientro, meccanismi che agiscono anche nella relazione tra sistema nervoso e movimento senso-motorio, attivit del corpo in relazione continua e inevitabile con l'ambiente. Infatti esiste un'intelligenza senso-motoria o pratica, il cui funzionamento prolunga quello dei meccanismi di livello inferiore: reazioni circolari, riflessi, e, pi profondamente ancora, l'attivit morfogenetica dell'organismo (Piaget, J., p.352).

Da qui si deve pensare, si deve ri-costruire l'emergenza dei processi cognitivi. Valutare il ruolo del sistema nervoso, del cervello e della mente permette di comprendere meglio poi l'emergenza del comportamento. Il sistema nervoso si pu analizzare come una rete di neuroni interagenti, dove l'organismo fornisce l'ambiente fisico e biochimico per l'auto-poiesi dei neuroni. Gli stati dell'organismo che cambiano lo stato di attivit del sistema nervoso, mentre gli stessi stati del sistema dei neuroni cambiano lo stato dell'organismo. Quindi nella definizione del sistema essere vivente il sistema nervoso partecipa alla sua costruzione. Il sistema nervoso dipende dallo sviluppo dell'organismo che ne pu cambiare le propriet, ma da considerare comunque un sistema chiuso rispetto all'esterno. Esiste la relazione con l'ambiente ma un'interazione descrivibile come perturbazione che non pu determinare, informare o essere un input degli stati interni (Maturana, H.; Varela, F.J., 1988, p.188-189). Ogni cambiamento nella struttura del sistema nervoso ha origine da un cambiamento nelle propriet dei suoi neuroni componenti (Maturana, H.; Varela, F.J., 1988, p.190). un sistema chiuso ma la sua architettura non statica poich varia con l'ontogenesi dell'organismo, legata a doppio filo con la morfogenesi dell'organismo; la variazione dell'architettura data dalle condizioni genetiche e di sviluppo. Sia l'architettura nervosa che la morfologia dell'organismo definiscono all'interno dell'unit sistemica le possibilit di accoppiamento con l'ambiente (Maturana, H.; Varela, F.J., 1988, p.191). Per questo accoppiamento del sistema nervoso con l'organismo il sistema nervoso stesso partecipa necessariamente alla generazione e al mantenimento delle relazioni che costituiscono il sistema auto-poietico. Con questo termine si cerca di rendere la complessit dell'organizzazione dell'essere vivente (Maturana, H.; Varela, F.J., 1988, p.192). Per sintetizzare, un sistema auto-poietico si caratterizza per l'insieme dei processi intrecciati in una specifica forma, una rete di produzione degli elementi, i quali a loro volta costituiscono la rete che le hanno prodotte. Quindi un sistema che produce al suo interno ogni possibile variazione e si basa sull'autonomia, l'individualit e l'unit dell'organizzazione (Maturana, H.; Varela, F.J., 1988, p.133). Subiscono continuamente cambiamenti senza avere input o output. Dall'esterno possono esserci perturbazioni che innescano cambiamenti, ma questi dipendono sempre dalla struttura, dall'organizzazione dalla variabilit interna del sistema. Infatti ogni possibile variazione subordinata al mantenimento dell'identit dell'unit sistemica (Maturana, H.; Varela, F.J., 1988, p.134).

Per definire la modalit di relazione tra il sistema auto-poietico e l'ambiente si ricorre alla nozione di accoppiamento con cui si vuole intendere che la condotta di unit funzione del comportamento di un altro sistema (Maturana, H.; Varela, F.J., 1988, p.166). Ma la condotta avviene sempre senza perdere l'identit poich i sistemi sono omeostatici, cio presentano uno stato continuo di dinamicit senza perdere la propria identit. Nel caso in cui non pi possibile riconoscere quell'insieme di relazione che caratterizza il sistema si afferma che esso si distrutto, non esiste pi. Il rapporto esistente tra sistema auto-poietico e ambiente viene anche definito accoppiamento strutturale, cio la modalit di interazione tra sistemi dove pu avvenire un innesco di specifici processi di mantenimento-cambiamento-adeguamento che dipenderanno solo dalla struttura e dall'organizzazione dei sistemi stessi. Quindi, una relazione dove l'azione e la percezione hanno un ruolo importante, ma che individua nei processi interni del sistema il dato fondamentale definendo la relazione verso l'esterno come perturbazione (Paoli, M., 2006, p. 109). Nella relazione tra l'unit sistemica auto-poietica e l'ambiente viene mantenuta l'indipendenza dei due soggetti nel caso in cui i cambiamenti che avvengono nel sistema, dati dalle continue interazioni con l'ambiente, mantengono l'organizzazione del sistema. In questa situazione si in presenza dell'adattamento del sistema che si accoppia strutturalmente con le variazioni strutturali dell'ambiente similmente ad un processo di selezione. Il fatto che le condizioni di variabilit per la sopravvivenza siano gi presenti e che vengono selezionate, nel senso che si accoppiano ora con le strutture di ci che le perturba, proprio di tutti i sistemi. Il sistema auto-poietico ha di specifico la produzione in autonomia, in maniera ricorsiva delle interrelazioni tra i componenti che costituiscono la propria unit (Maturana, H.; Varela, F.J., 1988, p.34).

1.4 La conoscenza come relazione sistemica All'interno di questa cornice si inserisce la costruzione del concetto di conoscenza che non viene pi intesa come possibilit di scoprire ci che al di fuori ma come un'attivit creativa di esplorazione e di comportamento efficace in un dato contesto. All'interno delle relazioni sistemiche del sistema nervoso e dell'organismo in accoppiamento strutturale con

l'ambiente emerge quell'attivit peculiare definita come conoscenza. Senza nessuna distinzione tra attivit cognitiva e movimento, tra memoria, processi di significazione ed azione, ma una costruzione cognitiva continua nella continua attivit del sistema autopoietico. Poich il sistema viene individuato, definito e delineato dai processi cognitivi dell'osservatore senza soluzione di continuit. Cos viene riformulata anche l'idea di memoria, poich non possibile pensare al ricordo come uno stoccaggio di dati, come un archivio nel cervello di una persona, poich non esiste nessuno scambio di informazione con l'esterno. Al verificarsi di una perturbazione l'osservatore pu giudicare la situazione identica nel tempo ad altre perturbazioni, ma questo una valutazione comunque di chi osserva, non oggettiva dell'ambiente. Il sistema nervoso pu variare nei modi possibili dati dalla propria struttura interna, in risposta alla perturbazione ma senza che ci sia una relazione diretta, di recupero di dati di un contesto che si ripete (Paoli, M., 2000, pp.63-64). Quindi la conoscenza-memoria emerge in un processo chiuso, creativo, dell'organismo in accoppiamento strutturale con l'ambiente dato in una certa situazione, poich il processo di costruzione della conoscenza avviene ora, continuamente e ricorsivamente che permette la maggior complessit della costruzione stessa, cio una maggiore variabilit per affrontare la selezione ambientale. In questo modo avviene la costruzione di significati, precisando che in questo processo di costruzione ci che viene creato l'insieme dei significati che l'individuo assegna ai significanti (Paoli, M., 2000, pp.65-66). Questo legame della conoscenza come propriet emergente nella situazione, e non come dato da possedere nel tempo, stato colto anche nello sviluppo delle scienze cognitive come ricerca situata. In particolare nel dibattito avviato nella rivista Cognitive Science, a Multidisciplinar Journal, che si sviluppato con l'articolo di Vera A. e Simon H. Situated Action: A Symbolic Interpretation (1993, come riportato da Clancey, W.J., 1993) sul ruolo dei simboli nell'azione e nella cognizione umana. Questi autori, come abbiamo gi detto sopra, hanno portato avanti una visione della cognizione umana basata principalmente sulla manipolazione dei simboli, tanto da essere definita simbolista6. In contrasto con questa visione rispondono Greeno e Moore (Greeno, J.G.; Moore, J.L., 1993), Clancey (Clancey, W.J., 1993) e altri, cercando proprio di definire il concetto di
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Vedi l'inizio del capitolo

azione situata che superi una visione solo simbolica; il tentativo di riuscire ad utilizzare i risultati positivi raggiunti dalle scienze cognitive, dalle neuroscienze per quanto riguarda i processi interni all'individuo e di unirli con un'analisi delle interazioni del soggetto con l'ambiente, con altri individui e con il contesto. Nell'approccio situato l'apprendimento viene visto come un'attivit permanente, senza soluzione di continuit (Clancey, W.J., 1993, p.. 90), e inerentemente situata poich, ogni nuova attivazione dei processi neuronali che sono alla base di esso parte di una continua coordinazione di azioni e di percezioni dell'agente (ongoing perception-action coordination Clancey, W.J., 1993, p.. 95). La locuzione coordinazione di azione e percezione, usata per descrivere sinteticamente l'attivit cognitiva, rimanda direttamente alla teoria di James J. Gibson (1986): Gibson ha cercato, con i suoi ultimi lavori, di stabilire una nuova base teorica per descrivere il processo percettivo, partendo dall'analisi della percezione visiva, ed ha sviluppato quello che lui ha definito l'approccio ecologico. Anche Bateson (1993) definisce la propria ricerca utilizzando il termine ecologia, gi nel titolo Verso un'ecologia della mente, e con questi propositi:
I problemi che il libro solleva sono ecologici: come interagiscono le idee? Esiste una sorta di selezione naturale che determina la sopravvivenza di certe idee e l'estinzione o la morte di certe altre? Che tipo di legge economica limita il moltiplicarsi delle idee in una data regione della mente? Quali sono le condizioni necessarie per la stabilit (o la sopravvivenza) di sistemi o sottosistemi siffatti? (Bateson, G., 1993, p. 20)

E lo stesso autore richiama in due occasioni proprio la connessione stessa tra l'agire della persona e le sue percezioni: infatti, discutendo della schizofrenia nella parte terza del libro, definisce l'io come un aggregato di abitudini di percezione e di azione adattiva pi, istante per istante, i nostri stati immanenti di azione (Bateson, G., 1993, p. 291). Mentre nell'esposizione delle forme logiche dell'apprendimento l'autore si trover a negare la distinzione tra l'agire e il percepire, e che l'attivit del percepire non pu essere intesa solo come un'azione passiva, come la ricezione di input (Bateson, G., 1993, p. 318). Ritornando a Gibson, il suo tentativo di superare il modello psicologico dominante basato sulla formula stimolo-risposta, dove si descrive la percezione e il comportamento come un processo sequenziale e lineare che, ad uno stimolo esterno, segue un comportamento di risposta (Gibson, J.J., 1986, p. 35). Nell'approccio ecologico si teorizza il sistema visivo come un sistema percettivo integrato, dove gli occhi sono in relazione con il

cervello, all'interno della testa dell'uomo e, questa, fa parte di un corpo che inserito in un ambiente; questa modalit di analisi in relazione con il pensiero sistemico che, come vedremo pi avanti, una componente fondamentale di questa tesi (Gibson, J.J., 1986, p. 33). La percezione visiva come sistema integrato significa, inoltre, che vedere le cose significa anche vedere come muoversi tra le cose o come comportarsi con esse; insomma, attivit come la locomozione e la manipolazione sono fortemente influenzate dalla percezione ma, allo stesso tempo, influenzano e caratterizzano la percezione. Il coordinamento tra azioni come la locomozione e la manipolazione degli oggetti e la percezione viene spiegato tramite il concetto di affordance (Gibson J.J., 1986, p. 341); con questo neologismo si cerca di spiegare la relazione che si crea tra animale e ambiente. E' la complementariet tra il soggetto e l'ambiente che si crea attraverso la percezione diretta 7: nello stesso momento vengono percepite le caratteristiche dell'ambiente e dell'osservatore stesso, e comportamento ed ambiente si intrecciano e si influenzano a vicenda (Gibson, J.J., 1986, pp. 205-206).
Such an affordance is a dynamic relation between a moving person and the environment, not located in the person or in the stream. (Clancey, W.J., 2009; p. 26)

Attraverso il concetto di affordance viene rimessa in discussione l'analisi della conoscenza, la quale si deve studiare come il risultato di un processo incentrato sullo sviluppo delle percezioni e delle attivit, sull'apprendimento degli eventi e l'esame delle cose. Una conoscenza che si ottiene con il guardare, l'ascoltare, l'annusare, con l'olfatto e con il tatto (Gibson, J.J., 1986, p. 383). E l'apprendere come un miglioramento della percezione attraverso l'esercizio e l'educazione all'attenzione (Gibson, J.J., 1986, p. 385). Fino ad arrivare all'affermazione: conoscere un'estensione del percepire (Gibson, J.J., 1986, p. 390). Un altro errore dell'approccio dei simbolisti la sottovalutazione del ruolo dei processi pre-linguistici e di utilizzare il termine codificazione per gli stessi processi prelinguistici. Viene cos persa la distinzione dei differenti livelli sui quali pu lavorare la costruzione dei significati (Clancey, W.J., 1993, p. 103). Mentre nella visione dialettica i processi simbolici utilizzano sempre processi pre-linguistici e questi determinano i processi
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La definizione di percezione diretta una delle ipotesi forte di Gibson, su questo ci sono delle posizioni differenti che vedremo, sia nei prossimi capitoli sulle differenziazioni delle percezioni, sia con il concetto di accoppiamento strutturale pi avanti

di signiifcazione dei significanti, delle perturbazioni dell'ambiente (Clancey, W.J., 1993, p. 97). Attraverso la ricerca situata si introdotta l'importanza della concettualizzazione non verbale che ha un ruolo molto importante anche nella definizione della memoria nella cognizione situata come dinamica e ricostruttiva. Questa la posizione anche di Bartlett (1932/1977, come riportato da Clancey 2009, p. 26) che descrive l'attivit mnemonica ad un insieme di processi attivi che sono sempre costruiti in modo adattivo all'interno dell'agire dell'individuo. Percepire, pensare, apprendere, memorizzare e muoversi avvengono sempre contemporaneamente, come un'attivit coordinata e coerente (Clancey, W.J., 1993, p. 91).
What we call memory is a capability to recompose and re-coordinate ways of perceiving and acting. Higher mental processes (e.g., conversations, medical diagnosis, physics problem solving) are patterned because neural processes are biased to reorganize themselvesas perceptual categorizations and coordinated sequences of perceiving and acting. (Clancey, W.J., 1991, p. 100)

Allora parlare di apprendimento significa parlare sempre di processi mnemonici continui, di attivazione dei processi di memorizzazione. Si deve pensare ad una dinamica del ricordo dove l'attivit neurologica, che alla base di essa, continua e strutturata in modo da permettere l'attivazione di essa nel momento in cui richiesta o quando pu essere utile. Ricordare non l'emersione di un dato, di un simbolo statico e ben definito, ma un processo di creazione e ricostruzione nel quale ha un ruolo importante anche l'aspetto emotivo e motivazionale e che comporta, sempre, una nuova assegnazione di significati. E l'esistenza del significato stesso, che viene attribuito ora, nel momento del ricordo, e non nel momento in cui avviene il fatto memorizzato, fondamentale come presupposto dei processi di attivazione della conoscenza-memoria. Il ricordo che non ha significato, non pu che essere di breve durata. La memoria pu essere distinta in dichiarativa e procedurale, di breve periodo e di lungo periodo, dove la memoria dichiarativa indica i processi di estrazione di significati dalle percezioni, mentre la memoria procedurale indica i progetti di intervento nel mondo (assegnare significati alle azioni). Questa operazione di distinzione utile ma non cos netta poich si utilizzano tutte le memorie sistematicamente e contemporaneamente (Paoli, M. 2006, pp. 148-152). Infatti c' chi individua anche la memoria-lavoro, un sistema molto versatile di memorizzazione temporanea con una capacit massima di sette ricordi specifici.

I neurologi concordano nel ritenere che la memoria di lavoro sia distribuita nelle aree del cervello anteriore, quelle stesse che proiettano nellamigdala e nel sistema limbico (Miller, 1956; Baddeley e Hitch 1974; LeDoux, 2003; come riportato da Nobili, R., 2004, p. 12). Questo spostamento teorico che abbiamo visto per la mente avviene anche per l'analisi del comportamento. Le strutture e i processi neuronali che coordinano la percezione e l'azione vengono creati durante l'agire stesso; non c' nessun recupero o immagazzinamento di regole e di istruzioni di comportamento. Quindi, i componenti fisici del cervello sono sempre nuovi, non sono predeterminati, ma vengono fuori durante l'agire stesso attraverso i processi di riattivazione, di selezione competitiva e di composizione (Edelman G.M., 1987, Smoliar 1989 come riportato da Clancey, W.J., 1993, p. 94). In particolare la coordinazione delle azioni-percezioni avviene senza l'intermediazione di codificazioni e decodificazioni. Un meccanismo auto-organizzato, non seriale, non parallelo, ma dialettico in cui la coordinazione e l'apprendimento sono senza deliberazione (Clancey, W.J., 1993, p. 94). L'attivazione delle attivit neuronali rinforza le connessioni fisiche, influenzando la struttura attiva che verr incorporata nel comportamento futuro. Ogni coordinazione percettiva include le precedenti azioni-percezioni, ed correlata ad esse (Clancey, W.J., 1993, p. 96). Ogni coordinazione una nuova composizione, costruita dai processi fisici di attivazione, selezione e sussunzione, ma non ontologicamente basata su qualche set di oggetti primordiali, di propriet o di relazioni nel mondo. Le strutture neurologiche sono sempre nuove (Clancey, W.J., 1993, p. 103). Oltre che nel concetto di memoria e nella struttura fisico-neurologica, l'errore dei simbolisti, nella loro visione della cognizione umana basata sulle rappresentazioni da stoccare nel cervello, risiede anche nel significato stesso di simbolo. Non vengono distinti i processi di ri-concettualizzazione e comprensione da una semplice assegnazione, da una relazione statica tra significati, significanti e comportamento: complex human behavior... can be and has been described and simulated effectively in physical symbol systems (Vera, A.H.; Simon, H.A., 1993, p. 46 come riportato da Clancey, W. J., 1993, p. 88). Vengono confuse le strutture interne, neuro-biologiche, con le perturbazioni fisiche che percepiamo e manipoliamo attraverso le nostre costruzioni, e l'esperienza della costruzione con la nostra mente (Clancey, W.J., 1991, p. 110). Pi semplicemente vengono confuse le strutture fisiche del cervello con le forme

fisiche che sono create e usate, per esempio, nel linguaggio, nel disegnare e nello scrivere. L'apprendimento viene ridotto alla sintassi del maestro che pre-fornisce l'ontologia delle notazioni standard. Tutte le attivit di costruzione di significati, di comprensione e di comunicazione vengono riassunte nel concetto di reasoning, che in realt non riesce a cogliere la complessit e l'origine di queste attivit (Ryle, 1949, come riportato Clancey, W.J., 1993, p. 90). Vengono ignorati i ruoli della percezione e della coordinazione delle varie attivit neuro-biologiche del cervello e del corpo nella creazione e nell'uso di simboli, di comportamenti e, quindi, anche nell'uso del linguaggio. E se riprendiamo l'ipotesi che ogni attivit neuronale l'attivazione continua di nuovi processi e di nuovi elementi, cio sempre unica e originale, allora non si pu parlare semplicemente di trasferimento della conoscenza o di un sapere, ma, in ogni momento, di costruzioni cognitive e di invenzioni di linguaggio, di formulazione di modelli teorici. (Clancey, W. J., 1993, p. 88). L'informazione creata dall'osservatore, non data; la comprensione concepire, non recuperare e accoppiare (Clancey, W.J., 1993, p. 90). Quindi, anche i significati di linguaggio e di simbolo devono essere rimessi in discussione: si devono considerare come strumenti da utilizzare per risolvere problemi, come prodotti dell'attivit neuro-biologica dell'individuo (Clancey, W.J., 1993, p. 100). Una volta reinterpretato il funzionamento della memoria umana e il significato dei simboli e del linguaggio si possono riesaminare i processi scientifici di costruzione dei modelli nell'attivit riflessiva, della relazione tra i modelli e l'attivit quotidiana e l'uso dei modelli come determinazione del comportamento (Clancey, W.,J. 1993, p. 88). Per questo motivo si pu considerare utile affrontare il tema del simbolo e del linguaggio all'interno di un paragrafo sul comportamento. Lo schema dei modelli, ripreso da Simon e Vera (come riportato da Clancey, W.J., 1993, p. 88), vede, erroneamente, l'apprendimento come un fenomeno secondario, riflessivo, che necessariamente comprende la rappresentazione, quindi il trattamento dei simboli. Si lega necessariamente la conoscenza alla rappresentazione, come se il conoscere si possa identificare con l'utilizzo dei simboli; la conoscenza non pu essere archiviata n si pu possedere come un oggetto. Da qui la relazione tra l'attivit di creare modelli di comportamento e il comportamento stesso va rivista, poich molti concetti che riguarda la teorizzazione, la

creazione di modelli, fanno riferimento alla teoria degli schemi di cognizione immagazzinati: una visione scolastica che porta a considerare le regolarit in natura come date da leggi; le teorie scientifiche sono gli epitome della conoscenza; il comportamento razionale obbedisce a leggi di logica come il modus ponens; la conoscenza umana consiste in fatti e leggi archiviate nella memoria, causando visibili comportamenti regolari (Clancey, W.J., 1993, p. 92). Mentre in realt la categorizzazione del mondo, la creazione di modelli, sia riflessivi che comportamentali, non un semplice recupero di una descrizione, ma un'attivit creativa, ogni volta nuova (Clancey, W.J., 1991, p. 111). L'approccio simbolico mette in contrasto l'azione ragionata e la percezione ed in esso possibile pensare la percezione stessa come un processo che non coinvolge nessun tipo di attivit. La ragione viene contrapposta al comportamento immediato e reattivo e la cognizione vista in modo da soppiantare e migliorare l'agire semplicemente reattivo (Clancey, W.J., 1993, pp. 92-93). Qui, infatti, si ipotizza l'agire come simile ad una piano prestabilito da leggere, tradurre in azione e rispettare (Clancey, W.J., 1993, pp. 101-102). Si confonde l'azione deliberata dell'agente, sequenziale e rappresentata, con ci che accade nelle ongoing rapresentation (Clancey, W.J., 1993, p. 87). Mentre l'approccio situato considera l'apprendimento come un'attivit continua, esso non pone gerarchie di comportamenti (Clancey, W.J., 1993, pp. 90; 110). Non pu esserci contrasto tra comportamento immediato o ponderato, ma tra l'agire continuo, determinato dalla coordinazione percettiva-motoria, e la percezione esterna delle sequenze delle azioni (Clancey, W.J., 1993, p. 112). Il comportamento viene mediato da ci che dico e dalla mia riflessione, ma non c' nessun rigido piano determinista; si tratta invece di costruire o recuperare ogni volta un modello e reinterpretarlo, e, ogni volta, un'attivit creativa e costruttiva (Clancey, W.J., 1993, p. 102). L'azione diretta, oltre ogni rappresentazione del mondo o pianificazione posta in essere,
Indeed, situated cognition leads us to reject both the idea that human memory consists of stored representations (i.e., descriptions of how behavior or the world appear to an observer over time) and the idea that reality has objective properties (Tyler, 1978;

Lakoff, 1987). There is no correspondence between mental processes and the world because both our habits and what we claim to be true arise dialectically, by the interaction of mental processes and the environment. Concepts are not pre-defined feature lists stored like things in my head. I regenerate and reconstruct such representations in my acts of speaking, writing, drawing. I am not representing everything inside first and then translating descriptions of what I plan to say or do into overt behavior. When I do plan what to say or apply a grammar rule, I do it consciously, in cycles of perceiving a situation, articulating a rule, and reflecting on the rule. (Clancey, W.J., 1991, p. 120)

Percepire l'esistenza di un problema contemporaneamente un nuovo modo di categorizzare e un nuovo modo di coordinare il comportamento. Affermare qual' il problema l'emergenza, attraverso una coordinazione pre-linguistica, e quindi di un processo di significazione di un nuovo comportamento (Clancey, W.J., 1993, p. 104). Per questo necessario spostare l'analisi delle deliberazioni, delle decisioni prese volontariamente, dal comportamento esterno dell'agente e comprendere i cicli di coordinamento delle percezioni e delle azioni (Clancey, W.J., 1993, p. 93). Il problema di questa ricerca multidisciplinare la connessione tra la parte cognitiva e l'analisi filosofica, ma un punto fermo su cui poggiare pu essere l'analisi psicologica che descrive e spiega i comportamenti di un agente in un ambiente come il prodotto dei processi neuronali e sociali: il risultato non pu essere un processo subconscio nel cervello ma, direttamente, il comportamento stesso (Clancey, W.J., 1993, p. 107). Ora si pu provare a capire meglio il significato di situato, cercando di trovare alcuni punti fermi che possono tornare utili. La cognizione situata ricerca: i meccanismi interni neurobiologici che coordinano i sistemi senso-motori. Non viene rifiutato il valore della rappresentazione e della pianificazione ma si analizza la creazione di significati e delle pianificazioni nelle attivit gi coordinate; come la percezione e il comprendere siano coordinati; sull'apprendimento come un'attivit che emerge in ogni attivit umana; senza mettere in discussione il valore descrittivo dei modelli, ma come si sviluppano le regolarit dei comportamenti, e l'importanza della flessibilit, dell'improvvisazione nelle fasi pre-linguistiche; fasi che non sono previste in un modello simbolico. Viene rifiutata la concezione di una memoria di strutture archiviate con rappresentazioni in prima persona. Viene rifiutata la visione del cpu, dell'unit centrale che processa coinvolgendo le percezioni periferiche e i sistemi senso-motori, e viene sostituita

dal modello di un meccanismo dialettico che coordina simultaneamente la percezioneazione (Clancey, W.J., 1993, pp. 92-93). Neural organizations arise in the course of activity, they are always new, they are not retrieved from storage. That is what the term "situated" means (Clancey, W.J., 1991, p.109). Quindi tutti i processi che sono alla base dei comportamenti sono generati on the spot, sia il parlare, il problem-solving che le abilit fisiche. Da questo si pu affermare che ci che viene definito come rappresentazioni siano in realt costruzioni e interpretazioni interattive, all'interno dei cicli di percezioni-azioni, representational forms are the product of interactions, the result of perceiving and behaving (Clancey, W.J., 1991, p.110). O, meglio ancora, i nostri processi cognitivi non sono semplicemente condizionati dall'ambiente, ma emergono costitutivamente durante i processi interattivi, neuronali e ambientali. (Clancey, W.J., 1991, p.110) Il fondamento di un linguaggio comune, la costruzione di modelli causali condivisi, deliberare, prendere decisioni e pianificare attivit complesse vengono dall'unione di azione e percezione, le quali derivano dalla nostra abilit di coordinare l'agire attraverso la gestualit, l'orientamento del corpo, postura ed ecc. (Lave 1998 come riportato da Clancey, W.J., 1993, p. 109). I teorici dell'azione situata affermano che la conoscenza non strettamente dentro la nostra testa, ma l'accoppiamento tra processi neurologici adatti e come noi abbiamo strutturato il nostro ambiente (Clancey, W.J., 1993, p. 100). La conoscenza alla base dei sistemi esperti una costruzione sociale possibile solo se si hanno simili esperienze pre-linguistiche, coordinazioni simili di valori, di categorie percettive e di comportamenti (Edelman G.M., 1992, come riportato da Clancey, W.J., 1993, p. 109). La conoscenza non in alcun modo separata delle esperienze fisiche di gestualit e attivit; embodied e non pu essere ridotta ad un network di rappresentazioni e concetti archiviati (Clancey, W.J., 2009, p. 22). Per attivit situata non si intende un tipo di attivit, ma la natura dell'interazione animale in ogni momento, in contrasto con le maggior parte delle macchine che conosciamo (Clancey, W.J., 1993, pp. 95-96). L'azione situata la caratterizzazione del meccanismo, del nostro incorporamento, noi siamo sempre situati, perch cos che lavora il nostro cervello (Clancey, W.J., 1993, p. 100). Non semplicemente un'affermazione su cosa il contesto, ma ci che costituisce un contesto ed ci che determina come un agente possa categorizzare il mondo e che emerge insieme con i processi che coordinano l'attivit fisica

(Clancey, W.J., 1993, pp. 95-96). Questo aspetto stato colto anche da Bateson nel tentativo di descrivere la dinamica del contesto: un sottosistema ecologico dove l'enunciazione o un'azione qualsiasi non un effetto o un prodotto, ma una parte che costituisce il sistema contesto (Bateson, G., 1993, p. 374). L'agire di un sistema, quindi, oltre ad essere un'attivit inerentemente situata, costituisce il contesto e, divenendo inevitabilmente uno dei termini dell'interazione individuo-ambiente (o con altri individui), richiama immediatamente l'altro termine dell'interazione, preparando un contesto in cui avviene la nuova dinamica. L'esempio per illustrare questo caso viene dato attraverso la relazione di dipendenza che si pu creare tra un gatto e un uomo. Il gatto agisce in modo da comunicare all'uomo il fatto di essere dipendente da lui dal mangiare. La sua azione quindi una parte dell'interazione con il soggetto uomo all'uomo stesso e richiama un comportamento preparando cos un contesto per una certa classe di risposte (Bateson, G., 1993, p. 299).

1.5 Conclusioni del capitolo La dinamica della conoscenza individuale ha origine nel corpo (embodiment) della persona che delinea e crea il sistema. Non possiamo parlare solo di cervello come luogo fisico della conoscenza, poich tutto il sistema nervoso, lungo il corpo, con la sua architettura e nella relazione con l'organismo che fa emergere le attivit del sistema autopoietico come la conoscenza. Ribadendo ancora che le relazioni esistenti tra cervello, sistema nervoso, corpo sono sistemiche, quindi ricorsive, innervate da feedback ed emergenze come nuove propriet. In questo modo si costruiscono i sistemi di significazione che sono alla base della conoscenza-memoria. necessario sottolineare come i processi cognitivi, la mente, non direttamente estendibile verso l'esterno nonostante le continue ed inevitabili interazioni con oggetti,

simboli ed ambiente in generale. Infatti l'unica relazione possibile l'accoppiamento strutturale come scambio termodinamico, fisico in cui non esiste nessun input, output od informazione. Poich la cognizione sempre interna il processo di significazione, di valutazione proprio del sistema auto-poietico che ogni volta costruisce una nuova variabilit dei propri stati interni senza esser in-formato dall'ambiente e senza possibilit di condivisione di significati. Si pu affermare che la conoscenza anche la costruzione di un modello attraverso l'interpretazione formata dei processi cognitivi che emergono continuamente dalla sua mente. Quindi una costruzione con cui si cerca di rendere la complessit del reale e che non mai un dato della realt stessa e oggettiva, ma la capacit dell'individuo e del sistema auto-poietico di adattarsi all'ambiente. La complessit una propriet della modellizzazione, e all'aumentare di essa i modelli diventano pi utili e robusti. Ricordando che non esiste nessuna accumulazione di dati per il sistema vivente, n il recupero di un passato fossilizzato, ma l'utilizzo del passato stesso con i processi di significazione attuali. I modelli si producono in ogni istante, continuamente e anche inconsapevolmente, non possiamo fare a meno di creare modelli, di costruire interpretazioni del mondo, poich produciamo significati incessantemente e senza soluzione di continuit. Inserendo anche che il solo teorizzare, la sola attivit cognitiva agire possiamo anche fare il passaggio dal concetto di modello come ipotesi (modello-ipotesi), a modello come progetto (modelloprogetto) di intervento nel mondo, esso stesso costruito dai processi di significazione dell'individuo. importante anche riaffermare la differenza tra la costruzione del mondo attraverso un metodo che permette, secondo l'osservatore, di analizzare la realt oggettiva in maniera neutra e quindi dei modelli di realt complicati e scomponibili, all'osservatoreconcettualizzatore la cui realt viene costruita in maniera complessa, cio non scomponibile (Paoli, M., 2006, pp.141-147). La costruzione di mappe (modelli) ci che creiamo per conoscere, in maniera continua ed inevitabile, ottenendo un comportamento efficace verso la variabilit ambientale nel tentativo di creare mappe sempre pi complesse.