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Ing.

Ibrahim GULESIN | 2012-Italia


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Ing.Ibrahim GULESIN | 2012-Italia
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PREFAZIONE
la prima volta che decido di promuovere congiuntamente la preparazione e la diffusione di una collana
editoriale e tale decisione non poteva che riguardare limpiantistica elettrica, elettronica , ascensori ,scale
mobili che coinvolge migliaia di operatori aventi diversi livelli professionali. Questa decisione stata presa
con lo scopo di contribuire alla crescita culturale e professionale degli operatori del settore, perch tra gli
obiettivi di promuovere la cultura della sicurezza elettrica, elettronica, manutenzione, installazione degli
impianti negli edifici, alla cui preparazione ed applicazione e contribuire alla formazione degli operatori del
settore. quindi un momento particolare per il settore dellimpiantistica, anche alla luce delle nuove
tecnologie che si stanno imponendo. Infatti, la normativa tecnica in evoluzione e ha necessit di guide di
applicazione.
Questo libro diventer sar il risultato di un lavoro di gruppo, in cui sono stati coinvolti diversi autori del
https://www.facebook.com/AscensoriSalamobili
GRUPPO INGEGNERI TECNICI MANUTENTORI
https://www.facebook.com/groups/230254370417019/
Mirko Spadoni Lavora a Roma come responsabile tecnico settore ascensori e automatismi per conto
dell'Elevator Quality all'ospedale San Giovanni addolorata ha un esperienza decennale nel campo tecnico e
aziendale/gestionale; ha 32 anni, e in passato ha fatto esperienza sia come riparatore che come elettronico,
sin ad arrivare alla completa gestione di un'azienda.
Ing.Ibrahim GULESIN
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UNIT DI MISURA
In Italia e nellUnione Europea in vigore il Sistema di unit di misura detto Internazionale, in sigla SI. Gli
altri sistemi di misura preesistenti sono stati dichiarati non validi, in quanto usano grandezze non
assolute, cio soggette a variazioni di valore. Per esempio non assoluto il sistema
tecnico che adotta come unit fondamentale il kg-forza, in quanto il suo valore varia da luogo a luogo in
funzione della accelerazione di gravit. Questa la corretta teoria; purtroppo, nella pratica (specie nei Paesi
extraeuropei di lingua inglese) sono ancora in uso unit di misura quali: pollice, piede, yarda, libbra, cavallo-
vapore, ecc.
Il Sistema Internazionale di unit di misura SI lunico sistema utilizzabile in tutto il territorio dellUnione
Europea in quanto adottato con la Direttiva 80/181/CEE, pubblicata nel 1980. Successivi emendamenti alla
Direttiva consentono fino al 2010 anche l'utilizzo, in aggiunta, delle unit imperiali inglesi (pollici,galloni,
ecc). Il sistema si basa su sette grandezze fondamentali e due supplementari. Le grandezze utilizzate nel SI
sono riportate nelle tabelle e si dividono in fondamentali, supplementari e derivate.
Tab. 1 Grandezze fondamentali, supplementari e relative unit
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Tab. 2 Grandezze derivate di maggiore interesse per progettisti ed installatori elettrici
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SEGNI GRAFICI
I segni grafici da utilizzare in elettrotecnica sono codificati dal Comitato Tecnico 3 dellIEC ed adottati dal
CENELEC e dal CEI. Esiste una vasta raccolta di segni raggruppati per scopi specifici
che risolvono la stragrande maggioranza delle necessit impiantistiche. In alcuni casi particolari
(apparecchiature di recente concezione o di utilizzo non esteso) non possibile individuare simboli
adeguati; in tali casi possono essere creati nuovi simboli il cui significato deve per essere spiegato in una
legenda allegata al disegno nel quale sono utilizzati. I simboli di maggiore interesse, alcuni dei quali sono
qui di seguito riprodotti, sono elencati nelle pubblicazioni:
CEI EN 60617-3 (CEI 3-15): Conduttori e dispositivi di connessione
CEI EN 60617-7 (CEI 3-19): Apparecchiature e dispositivi di comando e protezione
CEI EN 60617-8 (CEI 3-20): Strumenti di misura, lampade e dispositivi di segnalazione
CEI EN 60617-11 (CEI 3-23): Schemi e piani di installazione architettonici e topografici
SIMBOLI
Tab. 3 Segni grafici distintivi (CEI 3-19)
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Tab. 4 Contatti a due o tre posizioni (CEI 3-19)
Tab. 5 Contatti a funzionamento anticipato e ritardato
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Tab. 5 Contatti a ritardo intenzionale
Tab. 6 Contatti a ritorno automatico e a posizione mantenuta
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Tab. 7 Ausiliari di comando unipolari (CEI 3-19)
Tab. 8 Ausiliari di posizione (CEI 3-19)
Tab. 9 Contatti funzionanti per effetto della temperatura (CEI 3-19)
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Tab. 10 Apparecchi di manovra e comando (CEI 3-19)
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Tab. 11 Avviatori motori (CEI 3-19)
Tab. 12 Dispositivi di comando (CEI 3-19)
Tab. 13 Esempi di rel di misura (CEI 3-19)
Tab. 14 Dispositivi vari (CEI 3-19)
Tab. 15 Strumenti di misura e dispositivi di segnalazione
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Tab. 16 Esempi di strumenti indicatori (CEI 3-20)
Tab. 17 Esempi di strumenti registratori (CEI 3-20)
Tab. 18 Esempi di strumenti integratori (Contatori) (CEI 3-20)
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Tab. 19 Lampade e dispositivi di segnalazione (CEI 3-20)
Tab. 20 Linee (CEI 3-23)
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Tab. 21 Indicazione di conduttori (CEI 3-23)
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Tab. 22 Segni per linstallazione architettonica: Prese a spina (CEI 3-23)
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Tab. 23 Segni per linstallazione architettonica: Interruttori (CEI 3-23)
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Tab. 24 Canalizzazioni prefabbricate
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Tab. 25 Conduttori e dispositivi di connessione (CEI 3-15)
Tab. 26 Derivazioni, morsetti, collegamenti (CEI 3-15)
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Tab. 27 Dispositivi di connessione (CEI 3-15)
Tab. 28 Segni grafici di terra
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Semiconduttori, componenti fotosensibili Resistenze, condensatori e induttori
Dispositivi di connessione
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Collegamenti degli avvolgimenti Elementi delle macchine
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Trasformatori e reattori
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Trasformatori di misura TA -TV
Apparecchi di manovra e comando
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SCHEMI
Nellambito dellattivit impiantistica e della sua documentazione, lo schema ha una funzione essenziale,
quale strumento destinato alla rappresentazione dei diversi collegamenti che consentono ai componenti
elettrici di operare. Esistono diversi tipi di schema, a seconda delle finalit che il progettista si pone; nel
seguito viene fornita una panoramica. Lo schema elettrico la rappresentazione grafica realizzata mediante
luso di segni grafici, con blocchi di identificazione ed annotazioni riferite ai componenti di un impianto.
Oltre che per la realizzazione dellimpianto stesso, lo schema viene utilizzato in fase di esecuzione,
manutenzione e di prova, per cui deve essere completo di tutte le nozioni ed informazioni necessarie allo
scopo.
La rappresentazione di un circuito pu essere di tipo:
unifilare : due o pi conduttori vengono rappresentati da una sola linea, e i segni grafici forniscono
lindicazione del numero di conduttori presenti in ogni linea e delle loro connessioni
multifilare : la vera rappresentazione completa di un circuito elettrico.Nellambito dei circuiti costitutivi
lapparecchiatura o limpianto,
si possono inoltre distinguere:
circuiti di potenza : circuiti il cui compito alimentare gli organi di potenza;
circuiti ausiliari : circuiti che alimentano bobine di comando (contattori, rel, ecc.) e che servono a
provocare manovre e/o segnalazioni.
Fig. 29 Rappresentazione grafica di un circuito unifilare (a) e trifilare (b) per l'alimentazione di un motore
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Fig. 30 Schema di circuito trifilare e funzionale
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Categorie d'impiego dei contattori secondo IEC 947
Corrente alternata
(IEC 408 - CEI 17-11 - VDE 0660 T1)
Categoria
d'impiego
Applicazioni Tipiche
AC-1 Inserzione o disinserzione di carichi non o debolmente induttivi, forni a resistenza
AC-2 Avviamento e arresto di motori ad anelli
AC-3 Avviamento ed arresto con interruzione dell'alimentazione di motori a gabbia
AC-4 Avviamento e frenatura in controcorrente, manovra ad impulsi di motori a gabbia
AC-5a Inserzione di lampade a gas
AC-5b Inserzione di lampade ad incandescenza
AC-6a Inserzione di trasformatori
AC-6b Inserzione di batterie di condensatori
AC-7a Inserzione di carichi debolmente induttivi per applicazioni domestiche e similari
AC-7b Motori di elettrodomestici
AC-8a
Inserzione di motori per compressori di raffreddamento ermeticamente incapsulati,
con ripristino manuale del sovraccarico
AC-8b
Inserzione di motori per compressori di raffreddamento ermeticamente incapsulati,
con ripristino manuale del sovraccarico
AC-11 Comando di elettromagneti in a.c. (IEC 337-1, CEI 17-12 VDE 0660T2)
AC-12
Comando di carichi resistivi e carichi a stato solido con isolamento ottenuto con opto
isolatori
AC-13 Comando di carichi a stato solido con trasformato di isolamento
AC-14 Comando di piccoli carichi elettromagnetici (<= 72 VA)
AC-15 Comando di carichi elettromagnetici (> 72 VA)
AC-20 Inserzione e disinserzione di carichi a vuoto
AC-21 Inserzione o disinserzione di carichi non o debolmente induttivi, forni a resistenza
AC-22
Inserzione e disinserzione di carichi misti resistivi e induttivi, compresi sovraccarichi
modesti
AC-23
Avviamento ed arresto con interruzione dell'alimentazione di motori a gabbia o
carichi fortemente induttivi
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Categorie d'impiego dei contattori secondo IEC 947
Corrente continua
(IEC 408 - CEI 17-11)
Categoria
d'impiego
Applicazioni Tipiche
DC-1
Inserzione o disinserzione di carichi non o debolmente induttivi, forni a resistenza
L/R = 1 ms
DC-3
Motori in derivazione: avviamento, arresto, frenatura in contro corrente, manovra
ad impulsi
DC-5
Motori in serie: avviamento, arresto, frenatura in contro corrente, manovra ad
impulsi
DC-6 Inserzione di lampade ad incandescenza
DC-11 Comando di elettromagneti L/R = 40 ms (IEC 337-1 CEI 17-12 VDE 0660T2)
DC-12
Comando di carichi resistivi e a stato solido con isolamento ottenuto con opto
isolatori
DC-13 Comando di elettromagneti
DC-14 Comando di carichi elettromagnetici aventi resistori economizzatori nel circuito
DC-21
Inserzione o disinserzione di carichi non o debolmente induttivi, forni a resistenza
L/R = 1 ms
DC-23
Connessione e distacco di carichi fortemente induttivi (es. motori in serie) L/R = 15
ms
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Designazione dei componenti degli equipaggiamenti elettrici delle
macchine industriali(CEI 44-6)
Lettera Tipo di componente Esempi
Contrassegno
dell'apparecchio
A Complessi unit
Laser
Maser
Regolatore
A
Amplificatore a transistori AD
Amplificatore a circuiti integrati AJ
Amplificatore magnetico AM
Amplificatore a valvole AV
Piastra stampata AP
Cassetto AT
Rack AR
B
Trasdutori di una grandezza non
elettrica in una elettrica o viceversa
Cellula fotoelettrica
dinamometro elettrico
Trasduttore a cristallo
Microfono
Testina di lettura
Altoparlante
Trasmettitore sincrono
B
Trasduttore o sensore analogico o numerico a passi multipli
(utilizzabile per l'indicazione o la misura):
Trasduttore di pressione BP
Trasduttore di posizione BQ
Trasduttore di rotazione (generatore tachimetrico) BR
Trasduttore di temperatura BT
Trasduttore di velocit BV
C Condensatori C
D
Operatori binari, dispositivi di
temporizzazione, dispositivi di
memorizzazione
Dispositivi e circuiti integrati
Linea di ritardo
Elemento bistabile
Elemento monostabile
Registratore
Memoria magnetica
Registratore su nastro o su disco
D
E Materiali diversi Dispositivi non specificati nella presente tabella E
Dispositivo di riscaldamento EH
Lampade per illuminazione EL
Ventilatore EV
F Dispositivi di protezione
Limitatore di sovratensione
Scaricatori
F
Dispositivo di protezione a soglia di corrente ad azione istantanea FA
Dispositivo di protezione a soglia di corrente ad azione ritardata FR
Dispositivo di protezione a soglia di corrente ad azione istantanea e
ritardata
FS
Fusibile FU
Dispositivo di protezione a soglia di tensione FV
G Generatori, alimentatori
Generatori rotanti
Oscillatori al quarzo
G
Batteria di accumulatori GB
Convertitore di frequenza rotante o statico GF
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Alimentatore GS
H Dispositivi di segnalazione Segnalatore acustico HA
Segnalatore ottico, dispositivo di segnalazione luminosa HL
J
K Rel, contattori Rel istantaneo a tutto o niente o contattori istananei KA
Rel bistabili o contattori interdipendenti (rel a tutto o niente con
aggancio meccanico o magnete permanente ecc.)
KL
Contattori KM
Rel polarizzati KP
Rel reed KR
Rel a tempo a tutto o niente (temporizzatore) KT
L Induttori, reattori
Induttore
Bobina d'arresto
Reattore
L
M Motori M
N Circuiti integrati analigici
Amplificatori operazionali
Apparecchi ibridi analogici/digitali
N
P
Strumenti di misura, dispositivi di
prova
Dispositivi di misura indicatori, registratori e integratori
Genereatori di segnali
P
Q
Apparecchi di manovra per circuiti di
potenza
Interruttore automatico QF
Interruttore di protezione del motore QM
Dispositivo sezionatore QS
R Resistori Resistore fisso o variabile (reostato) R
Potenziometro RP
Derivatore RS
Resistore a variazione intrinseca dipendente dalla temperatura
(termistore)
RT
Resistore a variazione intrinseca dipendente dalla tensione (varistore) RV
S Apparecchi di comando o controllo Selettore o commutatore SA
Pulsante (compreso dispositivo elettronico di comando a prossimita) SB
Sensori a tutto o niente numerici (a passo singolo) di natura
meccanica ed elettronica:
- Sensoredi livello del liquido SL
- Sensore di pressione SP
- Sensore di posizione (compreso prossimit) SQ
- Sensore di rotazione SR
- Sensore di temperatura ST
T Trasformatori Trasformatore di corrente TA
Trasformatore per l'alimentazione dei circuiti di comando TC
Trasformatore di potenza TM
Stabilizzatore magnetico TS
Trasformatore di tensione TV
U Modulatori, convertitori
Discriminatore
Demodulatore
Convertitore di frequenza
Codificatore
Convertitore
Invertitore
Traslatore telegrafico
U
V Tubi elettronici, semiconduttori
Tubo elettronico
Tubo a scarica di gas
Diodo
Transistore
V
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Tiristore
Raddrizzatore per l'alimentazione dei circuiti di comando VC
W
Vie di trasmisioni, guide d'onda,
antenne
Conduttore
Cavo
Sbarra
Guida d'onda
accoppiatore direzionale di guida d'onda
dipolo
Antenna parabolica
W
X Morsetti, prese, spine Sbarretta di connettore XB
Spinotto di prova XJ
Spina XP
Presa XS
Banda terminale a morsetti XT
Y
Apparecchi meccanici azionati
elettricamente
Elettromagnete YA
Freno elettromagnetico YB
Frizione elettromagnetica YC
Mandrino o tavola magnetica YH
Valvola elettromagnetica YV
Z
Trasformatori, adattatori di
impedenza, equalizzatori, limitatori di
banda
Equilibratore di linea
compressore
Filtro a cristallo
Z
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CONCETTI E FORMULE
Corrente continua (c.c.) e corrente alternata (c.a.) Gli impianti elettrici sono alimentati in corrente continua
(che pu essere anche ondulata) o in corrente alternata. La Norma CEI 64-8 Impianti elettrici utilizzatori a
tensione nominale non superiore a 1000 V in corrente alternata e a 1500 V in corrente continua alla nota
dellart. 411.1.4.3 indica che una grandezza continua (c.c.), ritenuta convenzionalmente non ondulata
quando:
- londulazione sinusoidale non superiore al 10% in valore efficace, oppure
- londulazione non sinusoidale presenta un valore massimo di picco non superiore a 140 V per un
sistema in c.c. con tensione nominale di 120 V, o analogamente 70 V per un sistema in c.c. con
tensione nominale di 60 V.
La corrente continua caratterizzata da un solo senso di percorrenza, dal morsetto del generatore
(convenzionalmente definito polo positivo +) al polo negativo (-). Essa pertanto unidirezionale. La
corrente alternata caratterizzata da uninversione periodica del senso di percorrenza: il valore varia da
zero ad un valore massimo nei due sensi, per tornare poi nuovamente a zero compiendo unoscillazione
completa. Lintervallo di tempo T definito periodo e rappresenta il tempo necessario affinch la grandezza
periodica compia unoscillazione completa; esso misurato in secondi. Un secondo conterr un certo
numero di periodi, questo numero rappresenta la frequenza della grandezza periodica. La frequenza nel SI
(sistema internazionale di unit) viene indicata con la lettera f e misurata in Hz. La frequenza
risulta legata al periodo della grandezza periodica della
relazione:
f =1 / T
Lenergia elettrica in Europa e in molti altri Paesi prodotta e distribuita a 50 Hz, in altri per esempio USA,
Giappone, Brasile a 60 Hz. In Italia la frequenza usata per la corrente alternata vale 50 Hz; il periodo di
una oscillazione vale dunque 0,02s. La circolazione della corrente elettrica determina fenomeni resistivi
come pi avanti descritto.
Legge di Ohm
Scoperta dal fisico tedesco Georg Ohm nel 1829, la legge fondamentale dellelettrotecnica
dove:
V - tensione, in volt (V)
R - resistenza, in ohm ( )
I - corrente, in ampere (A)
La legge di ohm stabilisce una diretta proporzionalit tra corrente e tensione.
V = R * I
R = V / I
I = V / R
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Resistenze in Serie
Quando si hanno delle resistenze in serie, la resistenza totale data dalla somma delle singole
resistenze:
RT = R1 + R2 + R3 + ... + RN
Legenda: RT resistenza totale ( )
R1 RN valore delle singole resistenze ( )
Resistenze in Parallelo
Quando si hanno delle resistenze in parllelo, la resistenza totale data dal reciproco dalla somma
dei reciproci delle singole resistenze:
RT = 1 / ( 1 / R1 + 1 / R2 + 1 / R3 + ... + 1 / RN )
quando si hanno solo due resistenze in parallelo si pu applicare la seguente formula:
RT = 1 / R1 + 1 / R2
Legenda: RT resistenza totale ( )
R1 RN valore delle singole resistenze ( )
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Trasformazione Triangolo-Stella e Stella-Triangolo
Trasformazione Triangolo-Stella
=====>
=====>
Triangolo Stella
R
A
= ( R
AB
* R
AC
) / ( R
AB
+ R
AC
+ R
BC
)
R
B
= ( R
AB
* R
BC
) / ( R
AB
+ R
AC
+ R
BC
)
R
C
= ( R
AC
* R
BC
) / ( R
AB
+ R
AC
+ R
B
)
Trasformazione Stella-Triangolo
=====>
=====>
Stella Triangolo
R
AB
= R
A
+ R
B
+ ( R
A
* R
B
) / R
C
R
BC
= R
B
+ R
C
+ ( R
B
* R
C
) / R
A
R
AC
= R
A
+ R
C
+ ( R
A
* R
C
) / R
B
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Calcolo della sezione del conduttore di protezione nei riguardi delle
sollecitazioni termiche dovute alle correnti di breve durata
CEI EN 60439-1 (17-13/1)
Formula valida per correnti di durata comprese tra 0.2 5 sec
S
p
= area della sezione espressa in mm
2
I =
valore efficace della corrente di guasto (c.a.) che percorre il dispositivo di protezione
(Ampere), per un guasto di impedenza trascurabile
t = tempo di intervento del dispositivo di protezione (secondi)
k =
dipende dal materiale del conduttore di protezione, dall'isolamento e da altri elementi, oltre
che dalla temperatura iniziale e finale
Tabella IEC 364-5-54 : valori di k per conduttori di protezione isolati non incorporati in cavi, o
conduttori di protezione nudi in contatto con rivestimenti di cavi
-
Isolante del conduttore di protezione o dei
rivestimenti dei cavi
PVC
XLPE
EPR
Conduttori nudi
Gomma butilica
Temperatura finale 160C 250C 220C
Materiale conduttore k
Rame
Alluminio
Acciaio
143
95
52
176
116
64
166
110
60
Nota: si suppone che la temperatura iniziale dei conduttori sia di 30C
Scelta della sezione del conduttore di protezione in base al conduttore di
fase
(CEI 17-13/1 EN 60439-1 terza edizione)
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Sezione dei conduttori di fase
S
(mm
2
)
Sezione minima del corrispondente
conduttore di protezione
Sp
(mm
2
)
S 16 S
16 < S 35 16
35 < S 400 S / 2
400 < S 800 200
S 800 S / 4
Paragrafo 7.4.3.1.7
Sezione del conduttore equipotenziale in rame
(CEI 17-13/1 EN 60439-1 terza edizione)
Corrente nominale di impiego
I
e
(A)
Sezione minima del conduttore protettivo
equipotenziale
(mm
2
)
I
e
20 S ( sezione del conduttore di fase )
20 < I
e
25 2.5
25 < I
e
32 4
32 < I
e
63 6
63 < I
e
10
Paragrafo 7.4.3.1.10
Potenza
corrente alternata trifase
P = 3 . V I cos
Q = 3 . V I sen
A = 3 . V I
corrente alternata monofase
P = V I cos Q = V I sen A = V I
V = P / ( I . cos ) I = P / V. cos
corrente continua
P = V.I =R.I
2
=V
2
/ R
V = P / I
I = P / V = V / R
R = V / I = P / I
2
= V
2
/ P
dove:
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V - tensione, in volt (V)
R - resistenza, in ohm ( )
I - corrente, in ampere (A)
P - potenza attiva, in watt (W)
Q - potenza reattiva, in voltampere reattivo (VAr)
A - potenza apparente, voltampere (VA)
cos - fattore di potenza (coseno dellangolo tra il vettore tensione e il vettore corrente)
3 = 1,73 coefficiente per i circuiti trifasi in corrente alternata trifase
Si riportano i coefficienti di trasformazione tra CV (cavalli vapore) grandezza non pi utilizzabile e kW.
1 Kw = 1,36 CV
1 kWh = 1,36 CVh
CV = 0,736 kW
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CALCOLO CORRENTI ASSORBITE IB (CORRENTE DI IMPIEGO)
Calcolo della corrente in una conduttura:
Esempio di calcolo della corrente I
B
(corrente dimpiego) di una conduttura che alimenta un quadro
di reparto a 400 V con le seguenti potenze:
- forno con resistenze elettriche P = 30 kW a cos [ = 1
- impianto illuminazione P = 15 kW a cos [ = 0,9
- impianto macchine utensili P = 60 kW a cos [ = 0,75
Totale potenza P = 105 kW
La corrente che la conduttura deve trasportare la somma vettoriale delle correnti attive e reattive
delle singole utenze.
Calcolo delle correnti assorbite:
Forno elettrico
Impianto illuminazione
Impianto macchine utensili
Calcolo delle correnti attive:
IP1 = I1 cos [ = 43,35 1 = 43,35 A
IP2 = I2 cos [ = 24,08 0,9 = 21,67 A
IP3 = I3 cos [ = 115,60 0,75 = 86,70 A
Totale IP = 151,72 A
Calcolo delle correnti reattive:
IQ1 = I1 sen [ = 43,35 0 = 0,00 A
IQ2 = I2 sen [ = 24,08 0,44 = 10,59 A
IQ3 = I3 sen [ = 115,60 0,66 = 76,30 A
Totale IQ = 86,89 A
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Corrente I
B
Tab..valori di cos [ e dei corrispondenti valori di sen [ e tg [
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Oppure si pu calcolare la potenza reattiva Q dei singoli carichi, fare la somma delle potenze attive
P e la somma delle potenze reattive Q, calcolare la potenza apparente A per dedurre la corrente
di dimensionamento della conduttura I
B
.
Potenza reattiva:
Q = V I sen [ = P tg [
Con riferimento alle potenze del precedente esempio:
Q1 = 30 tg [ = 30 0 = 0
Q2 = 15 tg [ = 15 0,48 = 7,2
Q3 = 60 tg [ = 60 0,88 = 52,8
Totale potenza reattiva = 60
Potenza attiva:
P = P1 + P2 + P3 = 105 kW
Potenza apparente:
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Calcolo corrente assorbita da un motore
corrente continua
corrente alternata monofase
corrente alternata trifase
dove:
P - potenza resa in (kW)
q - rendimento in (%)
Potenza assorbita = potenza resa + potenza persa (a causa dellimpedenza dei conduttori del
motore e del riscaldamento dei cuscinetti).
Esempio di calcolo della corrente assorbita da un motore in corrente
alternata trifase della potenza di 7,5 kW - tensione 400 V - cos = 0,87, q = 0,85
Calcolo semplificato della corrente di impiego I
B
La Norma CEI 64-8 definisce che la corrente di
impiego la corrente che pu fluire in un circuito nel servizio ordinario e dipende da:
numero degli utilizzatori, potenza, tensione, cos [, rendimento. In regime permanente corrisponde
alla pi grande potenza trasportata dal circuito in servizio ordinario tenendo conto dei fattori
di utilizzazione e di contemporaneit. In regime variabile si considera la corrente termicamente
equivalente che, in regime continuo, porterebbe gli elementi del circuito alla stessa temperatura.
ove:
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ove:
La corrente che un circuito deve trasmettere agli utilizzatori viene determinata dalla somma della
potenza dei singoli utilizzatori moltiplicata per i fattori Ku e Kc.
corrente continua
corrente alternata monofase
corrente alternata trifase
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Calcolo del valore massimo
La guida CEI 64-50 propone nellappendice F.1, per il calcolo della corrente (massima) I
B
di un circuito il
seguente metodo:
Data la relazione I
B
= P a b c d e
dove P la potenza espressa in kW di ogni apparecchio utilizzatore, i vari fattori a, b, c, d ed e hanno, ad
esempio, il significato riportato nelle tabelle seguenti:
Fattore a - per apparecchi di illuminazione
Fattore a - per apparecchi utilizzatori a motore
Il fattore a viene assunto pari a 1 per apparecchiature di riscaldamento con resistenza, mentre per gli
apparecchi utilizzatori si deve far riferimento alle indicazioni fornite dai costruttori.
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Fattore di utilizzazione b
Fattore di contemporaneit c
Il fattore di contemporaneit deve essere scelto sulla base delle varie applicazioni; in assenza di indicazioni
pi precise si possono adottare i valori della precedente tabella.
Fattore per ampliamenti d Il fattore d tiene conto delle previsioni di estensione dellimpianto:
in genere = 1
per applicazioni industriali = 1,2
Fattore di conversione e
Fattore di conversione delle potenze (espresse in kW) in correnti (espresse in A)
Si ritiene opportuno indicare come sono stati ricavati fattori a, e:
per circuiti trifasi
moltiplicando denominatore e numeratore per 1000 e suddividendo la formula in tre parti si ottiene:
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dove:
e = 1000/ 1,73 V = 1,4 fattore di conversione della potenza (espressa in kW) in corrente (espressa in A)
per circuiti monofasi varia solo il fattore e
e = 1000/ V = 4,35 fattore di conversione della potenza (espressa in kW) in corrente (espressa in A)
CALCOLO CADUTA DI TENSIONE
Variazione di tensione
AV = V1 - V2
AV%= (V1 - V2).100 / V2
dove:
V1 - tensione allinizio della conduttura
V2 - tensione al termine della conduttura
In corrente continua
V = V1 - V2 = R I
In corrente alternata
La caduta di tensione si calcola con la formula:
V = I. l. K. (R cos + X sen )
dove:
I = corrente (A)
l = lunghezza linea (m)
K = 1,73 per linee trifasi
K = 2 per linee monofasi
R = resistenza del cavo (ohm/m)
X = reattanza del cavo (ohm/m)
cos = dellutilizzatore
sen = dellutilizzatore
La tabella CEI - UNEL 35023-70 riporta i valori della resistenza e della reattanza nonch le cadute di
tensione in mV/Am (millivolt/amperometro) per alcuni valori di cos . Nella sottostante tabella, derivata
dalla citata tabella CEI-UNEL, sono riportati i valori per cos = 0,8, 0,9 e 1.
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Tab.. Cadute di tensione in mV/Am per cavi unipolari
I valori della tabella sono calcolati con la seguente formula
Y = [K (R cos j + X sen j)]
con K = 2 per circuito monofase
con K = 1,73 per circuito trifase
R e X sono ricavati dalla tabella UNEL 35023-70 ed espressi in milliohm (m).
I valori riportati in tabella sono espressi mV/Am; la formula
V = I. l. K. (R cos + X sen ) per il calcolo della caduta di tensione risulta:
V = I. l. Y /1000
dove:
l = lunghezza della conduttura in m
I = corrente in A
Y = ricavato dalla tabella .
Esempio:
calcolo della caduta di tensione di una conduttura monofase alimentata a una tensione 230 V, di lunghezza
100 m di sezione 4 mm
2
con corrente di impiego I
B
= 20 A a cos = 0,9
V= 20. 100. 10,2 / 1000 = 20,4 V
V% = (V1 - V2) . 100 / V1=(230 ( 230 - 20 4 )) .100 / 230 =8,869%
Il valore 10,2 si legge sulla tabella (riga sezione 4 mm2 e colonna circuito monofase cos = 0,9)
Nella seguente tabella, tratta dall'Appendice F.4 della seconda edizione della Guida CEI 64-50, sono
riportati valori sufficientemente approssimati per la determinazione della caduta di tensione
nelle condutture realizzate con cavi in rame.
Tab. .. Caduta di tensione in % della tensione V1
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ILLUMINOTECNICA
CRITERI DI PROGETTAZIONE
QUANTIT , QUALIT E COSTI DELLA LUCE
Limpianto di illuminazione richiede in genere di essere valutato sotto gli aspetti di quantit, qualit
e costo della luce. La quantit della luce riguarda soprattutto il livello di illuminamento necessario
ad assicurare una visione ottimale in relazione alle attivit da eseguire nellambiente e quindi al
compito visivo, cio dellimpegno visivo necessario per le attivit stesse. Ad esempio, per attivit
da eseguire in ufficio si possono considerare compiti visivi relativi a:
lettura e scrittura sul piano scrivania;
operazioni su videoterminale;
ricerca fascicoli e pratiche negli armadi o scaffali;
attivit ordinarie quali circolazione, ecc.
Nella Tab. sono indicati i valori minimi di illuminamento consigliati per alcune attivit.
Tab. Relazione tra compito visivo, attivit ed illuminamento necessario
Quando il compito visivo non unico per tutto lambiente, limpianto dovr essere realizzato in
modo da garantire una adeguata illuminazione generale e condizioni di illuminazione pi
intense nelle aree con compiti visivi pi gravosi. Ulteriori suddivisioni (supplementare, localizzata
funzionale, localizzata decorativa, daccento, ecc.) sono richiamate nei volumi successivi.
La qualit della luce riguarda il benessere visivo, quindi soprattutto il colore della luce, la resa del
colore ed il controllo dellabbagliamento, diretto o riflesso. La temperatura (o tonalit) di colore ,
cio lapparenza della luce, il cui colore percepito assomiglia il pi possibile a quello di un
corpo metallico riscaldato a detta temperatura, importante per la scelta delle lampade. Le
lampade usate per lilluminazione di interni, sono suddivise in tre gruppi in relazione alla
temperatura di colore:
Temperatura minore di 3300 K: luce bianco-calda (W) " da 3300 K a 5300 K: luce bianco-neutra (I)
" maggiore di 5300 K: luce bianco-fredda (C)
Le sigle tra parentesi, richiamate dalla norma UNI 10380 e riportate sui cataloghi, sono le iniziali
dei termini inglesi Warm, Intermediate, Cold. La scelta della temperatura di colore dipende dalle
applicazioni; tuttavia da tener presente che, per essere accettabile, il livello di illuminamento e il
colore della luce devono essere correlati (dellordine di 1/10): in pratica, se si usano lampade da
6000 K il livello dovr essere non meno di 500-600 lux. La resa del colore, indica leffetto della
sorgente luminosa sullapparenza del colore delloggetto illuminato paragonato a quello
prodotto dallilluminazione naturale. Questo parametro importante soprattutto quando le esigenze
di apprezzamento sono primarie e possono essere soddisfatte solo impiegando lampade di
adeguate caratteristiche. La suddivisione in quattro gruppi dellindice di resa semplifica la scelta
della sorgente luminosa pi adatta, in relazione al tipo di attivit cui lilluminazione destinata.
Nella tab. viene indicata la corrispondenza tra le categorie prescritte dalla norma UNI 10380 per
le varie applicazioni e lindice di resa Ra riportato sui cataloghi di lampade.
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50
Tab. . Corrispondenza fra gruppo di resa del colore ed indice Ra
Per gli ambienti interni sono generalmente raccomandati i gruppi 1A ed 1B; per gli esterni i gruppi
2 e 3. Anche il controllo dellabbagliamento pu essere di primaria importanza per diverse
applicazioni. di fatto impossibile considerare un ambiente gradevole quando vi si trovano
sorgenti luminose troppo brillanti, dirette o riflesse. Occorre quindi:
evitare le lampade nude nel campo visivo;
utilizzare apparecchi di illuminazione che nascondano le lampade mediante diffusori,
rifrattori o schermi adeguati.
Per applicazioni significative il grado di abbigliamento viene quantificato come UGR (Unified Glare
Rating - vedi norma UNI 10380/A1).
Altri elementi che possono richiedere considerazione sono:
i fattori di riflessione delle superfici dellambiente;
lintegrazione nella struttura architettonica.
La valutazione dei costi della luce assai utile per il confronto fra le diverse soluzioni equivalenti,
in relazione a qualit e quantit della luce, data anche lattuale attenzione al risparmio energetico,
che deve essere sempre perseguito.
Essi sono cos suddivisi:
costi dimpianto: comprendono tutti gli investimenti iniziali, su cui gravano gli oneri finanziari
e da ammortizzare generalmente in 10 anni per gli impianti interni e 20 anni per quelli
esterni;
costi dellenergia elettrica: proporzionali al costo del kWh, al tempo di utilizzazione
dellimpianto, allefficienza luminosa delle lampade e degli apparecchi, alleventuale
regolazione con limpiego o meno della luce diurna;
costi di manutenzione: comprendono soprattutto il ricambio lampade, occasionale o a
programma, la pulizia degli apparecchi, la sostituzione di altri componenti o parti
dellimpianto soggetti ad usura o guasto.
Un esempio di calcolo del costo della luce riportato nel paragrafo seguente.
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51
CALCOLI DI MASSIMA DELL ILLUMINAMENTO
In ragione dei sopracitati parametri e delle relative scelte effettuate, si pu determinare il numero e
il tipo di lampade e di apparecchi illuminanti. Per quanto riguarda specificamente i procedimenti di
calcolo, oggi il progettista usa i programmi su PC con risultati alquanto accurati e rapidi. Inoltre
da notare che se il progetto relativo ad ambienti di lavoro in cui si svolgono attivit con la
presenza di lavoratori subordinati, limpianto deve avere anche i requisiti previsti dal Dlgs 626/94. Il
rispetto di tutte le prescrizioni legislative comunque assicurato effettuando la progettazione in
conformit alla Norma CEI 0-2 con relazione preliminare, relazione di progetto e relazione tecnica.
Tuttavia, per una valutazione di massima, pu essere sufficiente conoscere i metodi fondamentali.
Metodo del flusso
Questo metodo consente di determinare lilluminamento medio sul piano di calpestio di un locale,
detto anche piano di riferimento. Si utilizza in genere per locali di forma parallelepipedo, quando
si voglia valutare in prima approssimazione lilluminamento medio ottenibile con centri luminosi
comunque disposti. Il metodo consente di calcolare lentit del flusso da installare, in base al
valore iniziale E prefissato per lilluminamento, secondo la formula seguente:
E = u U / S e, scambiando i termini,
u = E S / U
dove :
u - flusso totale da installare ( lm );
E - illuminamento medio iniziale ( lx );
S - area da illuminare (m
2
);
U - fattore di utilizzazione.
Il fattore di utilizzazione il rapporto fra il flusso ricevuto dal piano di riferimento ed il flusso totale
emesso dalla lampada installata. Il valore U dato in apposite tabelle per ciascun apparecchio, in
funzione del rendimento fotometrico dellapparecchio stesso, dei fattori di riflessione delle pareti e
della geometria del locale. Le tabelle sono riportate sui cataloghi. Detto fattore riveste notevole
importanza anche ai fini del consumo di energia elettrica perch, a pari illuminamento, condiziona
direttamente limpianto per quanto riguarda lentit del flusso da installare, il numero di lampade da
installare e la loro potenza. In pratica, per il calcolo di massima, si possono considerare i seguenti
valori del fattore di utilizzazione:
Tab. Fattori di utilizzazione per il calcolo di massima
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Esempio:
Determinare il flusso necessario per ottenere un illuminamento E (100 lx) di un locale residenziale
(ad es: sala giochi), di dimensioni 8 x 5 m, mediante apparecchi a distribuzione mista, con
lampade fluorescenti (fig. ..).
Elementi da considerare:
Superficie: 40 m
2
Illuminamento E richiesto (iniziale): 100 lx
Fattore di utilizzazione U: 0,4 (da tab. )

Il flusso luminoso necessario risulta:


u = E S / U = 100 40 / 0,4 = 10.000 lm
Trattandosi di locale senza requisiti particolari di resa del colore, possono essere impiegate
lampade fluorescenti lineari ordinarie,con le seguenti caratteristiche:
potenza 36 W;
tonalit di colore 4000 K.;
resa di colore 60;
flusso nominale di lampada ( | ) 2850 lm;
| - flusso luminoso nominale della lampada; (indicato nel catalogo del costruttore)
Il numero di lampade necessario risulta:
n = u / | = 10.000 / 2850 = 3,5 (arrotondato a 4)
Possono essere utilizzati due apparecchi bilampada. Metodi pi complessi nel calcolo
dellilluminamento degli interni, dipendenti dal fattore di forma (indice) del locale, dai fattori
di riflessione delle pareti, dal decadimento delle lampade, apparecchi e pareti, e quindi dal fattore
di manutenzione nonch dal grado di uniformit dellilluminamento, saranno sviluppati nei
successivi casi particolari.
Fig. Disposizione di massima degli apparecchi
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53
Metodo dellintensit
Detto metodo viene applicato in pratica quando sorgenti luminose e punti di calcolo sono in
numero ridotto oppure il flusso luminoso emesso dagli apparecchi o lampade a fascio stretto
e concentrato verso il piano di lavoro o loggetto da illuminare. Tale metodo consente di
determinare lilluminamento in un punto ( P ) di una superficie perpendicolare alla direzione di
incidenza della luce, posta allaltezza ( h ), secondo lespressione:
E = I / h
2
dove:
h = distanza minima (altezza) fra la sorgente e il piano (in metri);
I = intensit luminosa (in candele).
Quando lincidenza non perpendicolare al piano, occorre applicare la legge del coseno, per cui
se si considera una sorgente di intensit luminosa ( I ) nella direzione ( o ) rispetto alla normale
di una superficie (fig. ), lilluminamento ( E ) nel punto ( P ) dato da:
E = I cos
3
o / h
2
I valori di cos
3
o sono riportati nelle apposite tabelle trigonometriche.
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Fig. . Calcolo dellilluminamento orizzontale in un punto P in relazione allintensit luminosa e alla distanza
Esempio :
verificare il valore massimo dellilluminamento E prodotto da un apparecchio applicato al soffitto su
binario con lampada alogena da 300W, avente flusso luminoso nominale di 5000 lm (con la
distribuzione dellintensit luminosa riportata in fig. ) su un affresco posto alla distanza di 4 metri
con una differenza di altezza tra sorgente e oggetto di 1 metro. Dato il tipo di oggetto,
lilluminamento non dovr superare 150 lx ai fini di buona conservazione.
Lintensit luminosa I data da:
I = 650 5 = 3250
dove il valore 650 lo si ricava dalla fig. . e costituisce lintensit massima, espressa in cd, riferita
ad un flusso luminoso di 1000 lm (cd/1000 lm).
Il valore di 5 deriva dal flusso nominale effettivo della lampada (5000 lm), diviso 1000 lm. Data
leccessiva ampiezza dellangolo o possibile considerare d come leffettiva distanza tra
sorgente e oggetto da illuminare, quindi
E = I / h
2
E=I/d
2
= 3250/4
2
= 203 lx
Il valore ottenuto risulta eccessivo per cui bisogner aumentare la distanza della lampada
dallaffresco: applicando ancora la formula precedente, ponendo come incognita la distanza
otteniamo un illuminamento di 150 lx:
h
2
= I / E = 3250 / 150 = 21,6
h = 21,6 = 4,65 m
In alternativa si pu variare la potenza della lampada passando per esempio a 200 W/3200 lm e
rieseguire il procedimento di calcolo.
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55
Fig. . Diagramma dellintensit luminosa in cd/1000 lm
Tuttavia per la maggior parte dei proiettori, faretti e lampade a riflettore, sui cataloghi sono gi
riportati i singoli diagrammi schematici degli illuminamenti in funzione della distanza (fig. 5.2/2).
Calcolo di costo
La formula tradizionale per il calcolo del costo annuale della luce, in funzione di costi di impianto, di
energia e di ricambio lampade, la seguente:
dove:
C = costo della luce (Lit/lmh);
A = ammortamento impianto e spese annue di manutenzione;
P = potenza complessiva (kW);
T = durata del funzionamento annuale (h) (tab..);
k = prezzo dellenergia (Lit / kWh);
L = prezzo delle lampade (Lit);
V = vita media delle lampade (h);
u = flusso luminoso complessivo (lm).
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ILLUMINAZIONE INTERNI COMUNI
Lilluminazione comprende in genere gli ingressi, i corridoi, le scale, le autorimesse, gli ascensori,
ecc.; essa ovviamente di tipo funzionale. Gli apparecchi saranno quindi preferibilmente del tipo a
parete o a soffitto, con lampade fluorescenti lineari o compatte; negli atri di grandi dimensioni pu
essere opportuno limpiego anche di lampade ad alogenuri metallici, preferibilmente a tonalit
calda (W) in apparecchi a distribuzione indiretta o dotati di validi diffusori. da notare che detti tipi
di lampade richiedono che limpianto rimanga acceso continuamente durante la notte, in quanto la
loro vita dipende dal numero di accensioni o comunque comportano tempi di avviamento inadatti
allapplicazione. In questi casi necessario installare un doppio circuito (fig. .), di cui il primo
(notturno) di base a basso livello di illuminamento (min. 5 lx) e il secondo, temporizzato, dotato di
lampade fluorescenti compatte elettroniche (meglio se del tipo con alimentatore separato ed
installato direttamente nellapparecchio).
Fig. .. Schema indicativo dellilluminazione delle aree comuni
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La disposizione dei corpi illuminanti in genere a parete, con apparecchi (applique) distribuiti
lungo le rampe: se invece a soffitto lapparecchio viene posato ad ogni ballatoio e con almeno
un apparecchio su ogni rampa, tenendo conto della necessit di accedervi in seguito per
manutenzione. Per quanto riguarda le autorimesse comuni, valgono i criteri dellilluminazione di
base di cui ai punti 5.5 e 5.6 con apparecchi secondo la norma CEI 64-2 (IP44 ).
Limpianto di illuminazione delle zone interessate dallascensore, richiede, secondo la nuova
EN81(rif:4), almeno 50 lx mantenuti ad ogni piano, con distribuzione del flusso allargata verso
linterno della cabina (fig. .). Inoltre, dovranno essere illuminate la sala macchine (200 lx a
pavimento), la zona puleggie (100 lx), il vano corsa, se del caso (50 lx). Gli apparecchi da utilizzare
sono comunque di tipo ordinario (IP20).
Fig.. Livelli di illuminamento e disposizione apparecchi per le zone ascensori
ILLUMINAZIONE DI SICUREZZA E DI PROTEZIONE
Lilluminazione di sicurezza prescritta solo per le vie di sfollamento di abitazioni di altezza (ai fini
antincendio) superiore a 32 m (DMI16.05.87 n 246). Tuttavia, in ogni edificio in cui insita qualche
attivit soggetta al Dlgs 626/94 (uffici, laboratori, ecc.) i corridoi, le scale, gli androni, i passaggi e
le vie di sfollamento in genere devono essere dotati di illuminazione e segnalazione di sicurezza. I
valori minimi raccomandati sono riportati nella tab ...
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Tab. Livelli minimi di illuminamento per emergenza
Fig. Impianto di emergenza tipico
Limpianto dovr essere composto di apparecchi di segnalazione e di illuminazione (emergenza).
Lalimentazione sar in genere del tipo autonomo (prEN50172); oppure centralizzato nel caso di
servizi multipli di emergenza, quali allarmi, spegnimento incendi, ecc. ( prEN 50171). da notare
che la progettazione dellimpianto deve prevedere la collocazione obbligatoria degli apparecchi di
illuminazione nei punti critici, quali le rampe, cambi di livello, cambi di direzione, uscite sia
allinterno che allesterno (fig 5.4/2). Solo dopo lidentificazione di detti punti, sar possibile la
scelta del tipo e della potenza degli apparecchi.
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GLOSSARIO
Temperatura di colore (K)
Apparenza del colore di una sorgente luminosa. Essa viene espressa in gradi Kelvin (K) e
corrisponde alla temperatura di un corpo metallico (platino) quando viene riscaldato fino ad
emettere una luce di colore simile a quella della sorgente in esame.
Alcuni esempi:
fiamma: 2000 K;
lampada ad alogeni (incandescenza): 3000 K;
lampada ad alogenuri a luce fredda (a scarica ad alta intensit):6000 K.
Viene riportata sui cataloghi ed, in forma abbreviata, sui principali tipi di lampade (ad es. 27
corrisponde a 2700 K);
Resa di colore (Ra)
Effetto sullapparenza di un oggetto prodotto dalla sorgente luminosa in esame rispetto a quella di
riferimento (diurna codificata). Viene riportato sui cataloghi ed, in forma abbreviata, sui principali
tipi di lampade (ad es. 9 corrisponde a Ra (90): il suo valore massimo 100% (Ra=100). Esso dice
in pratica quanto il colore di un oggetto illuminato artificialmente sia prossimo al colore
sotto lilluminazione naturale.
Illuminamento (E)
Quantit di flusso luminoso per m2 di superficie illuminata. Si misura in lux (lx) ed il parametro
principale per il calcolo dellilluminazione. Lespressione basilare :
E = u / S
dove:
u = flusso emesso (lm)
S = Area illuminata (m2)
Alcuni esempi:
a luna piena E = 0,2 lx
in una cucina E = 200 lx
al sole E = 100.000 lx
Al paragrafo sono illustrati il metodo del flusso, per calcolare lilluminamento medio di un
ambiente e quello dellintensit, per ricavare lilluminamento su qualsiasi punto di una
superficie.
Flusso luminoso (u)
Potenza luminosa emessa dalla lampada, misurata in lumen (lm). I valori tipici di ogni lampada
sono riportati sui cataloghi e, per quelle principali, nella Tab. .
Efficienza (q)
Rapporto fra il flusso luminoso e la potenza elettrica nominale in lumen/watt (lm/W).
Ad esempio, una lampada fluorescente da 18 W produce un flusso di 1200 lm, per cui lefficienza
risulta: 1200/18 = 67 lm/W.
Quando il flusso luminoso riferito alla potenza totale, comprese quindi le perdite negli
alimentatori (delle lampade a scarica), lefficienza complessiva pi bassa e va valutata caso per
caso, secondo il tipo di alimentatore (convenzionale, a basse perdite,elettronico).
Intensit luminosa (I)
Quantit di flusso luminoso distribuito in una determinata direzione; il suo valore, ad eccezione
delle lampade nude, dipende dal gruppo ottico dellapparecchio o dal riflettore incorporato
nella lampada. misurata in candele (cd). Essa viene utilizzata in primo luogo per identificare e
confrontare facilmente le prestazioni luminose mediante le curve fotometriche di ripartizione.
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Dette curve appaiono sui cataloghi degli apparecchi e delle lampade
a riflettore. I valori in cd indicati sono rapportati al valore di 1000 lm del flusso di lampada, al fine di
poter utilizzare le stesse curve con sorgenti di potenza diversa. Le curve di ripartizione
rappresentate su diagramma polare danno una immediata valutazione della distribuzione spaziale
della luce.
IMPIANTO DI TERRA
DEFINIZIONE E NORMATIVA
Limpianto di terra pu essere definito come sistema limitato localmente, i cui elementi costitutivi
sono: dispersori, conduttori di terra, collettori (o nodi) principali di terra, conduttori di protezione
ed equipotenziali, parti metalliche in contatto con il terreno (di efficacia pari a quella dei dispersori).
Esso svolge un ruolo fondamentale nellimpianto elettrico per la sicurezza e per la sua funzionalit.
Le principali finalit sono:
disperdere le correnti dovute a cedimento dellisolamento dei circuiti attivi;
disperdere le correnti dovute ai fulmini;
disperdere le correnti dipendenti dallinnesco degli scaricatori di sovratensione;
creare un potenziale di riferimento;
vincolare il potenziale di determinati punti dei sistemi dellimpianto elettrico.
Le principali Norme e Guide CEI che trattano largomento sono:
Norma CEI 64-8 Impianti elettrici utilizzatori a tensione nominale non superiore a 1000 V
in corrente alternata e a 1500 V in corrente continua;
Norma CEI 11-1 Impianti elettrici con tensione superiore a 1 kV in corrente alternata;
Guida CEI 64-12 Guida per lesecuzione dellimpianto di terra negli edifici per uso
residenziale e terziario;
Guida CEI 11-37 Guida per lesecuzione degli impianti di terra di stabilimenti industriali per
sistemi di I, II e III categoria (in fase di revisione per adeguarla alla Norma 11-1);
LASSIFICAZIONE DEI SISTEMI ELETTRICI CON RIFERIMENTO ALLA
TENSIONE NOMINALE E ALL IMPIANTO DI TERRA
Un sistema elettrico linsieme delle apparecchiature e delle linee che hanno una determinata
tensione nominale. In particolare per sistema (elettrico) di distribuzione si intendono gli impianti
che consentono la distribuzione e lutilizzazione dellenergia elettrica in bassa tensione.
CLASSIFICAZIONE CON RIFERIMENTO ALLA TENSIONE NOMINALE
In base alla tensione nominale (valore al quale sono riferite le caratteristiche) i sistemi sono:
di categoria 0, quando la tensione nominale minore o uguale a 50 V in c.a. o a 120 V in
c.c.;
di categoria I (impianti di bassa tensione), quando la tensione superiore a 50 V fino a
1000 V in c.a. o superiore a 75 V fino a 1500 V in c.c.;
di categoria II (impianti di media tensione) quando la tensione nominale superiore a 1000
V in c.a. e 1500 V in c.c. fino a 30000 V;
di categoria III (impianti di alta tensione) quando la tensione nominale superiore a 30000
V.
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CLASSIFICAZIONE CON RIFERIMENTO AL MODO DI COLLEGAMENTO A TERRA
La tensione verso terra di un sistema elettrico trifase dipende dallo stato del neutro, che pu
essere: isolato, collegato direttamente a terra, collegato per mezzo di unimpedenza a terra.
I sistemi di distribuzione sono individuati da due lettere.
La prima lettera indica lo stato del neutro:
T neutro collegato direttamente a terra
I neutro isolato o collegato a terra con unimpedenza
La seconda lettera indica il collegamento delle masse:
T masse collegate a terra
N masse collegate al neutro del sistema.
A seconda delle modalit di realizzazione del collegamento al neutro il sistema TN viene
ulteriormente classificato in:
TN-C: masse collegate direttamente al neutro;
TN-S: masse collegate al neutro tramite il conduttore di protezione;
TN-C-S: masse collegate direttamente al neutro in una parte dellimpianto e tramite conduttore di
protezione in un altra parte.
Il conduttore di neutro (N) quando svolge anche la funzione di protezione viene denominato PEN. Il
conduttore di sola protezione denominato PE. Nel presente volume non sono comprese: le
stazioni elettriche di impianti AT/MT; le reti di trasmissione e distribuzione di energia
elettrica della rete pubblica. Sono trattati solo gli impianti utilizzatori (con o senza cabina di
trasformazione MT/BT).
MODI DI COLLEGAMENTO A TERRA
I riferimenti normativi per la realizzazione degli impianti di terra sono la Norma CEI 64-8, per gli
impianti elettrici utilizzatori BT, e la Norma CEI 11-1, per i sistemi di categoria II. Questultima
Norma, al paragrafo 9.4, indica anche le condizioni che devono essere soddisfatte per collegare il
neutro di bassa tensione o il conduttore PEN allimpianto di alta tensione per realizzare un
impianto di terra comune, soluzione che la Norma stessa raccomanda tutte le volte che possibile.
Naturalmente tutte le volte che i proprietari degli impianti BT e AT sono diversi, necessario un
accordo tra di loro per definire le modalit di connessione.
SISTEMA TT
Questo sistema ha il neutro collegato direttamente a terra. Le masse dellimpianto sono anchesse
collegate direttamente a terra, ma in modo indipendente dal collegamento a terra del sistema
di alimentazione (fig. ,,,,). Il sistema TT lunico sistema di distribuzione ammesso in Italia per tutti
gli impianti utilizzatori alimentati direttamente nella rete BT di distribuzione. Gli impianti di terra dei
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sistemi TT sono normalmente utilizzati negli impianti elettrici degli edifici a destinazione
residenziale, solitamente alimentati da sistemi di I categoria. Limpianto di terra svolge la funzione
di convogliare verso terra la corrente di guasto quando avviene il cedimento dellisolamento di una
parte attiva di una massa (es. un circuito elettrico di un apparecchio elettrodomestico con classe I
di isolamento) per consentire lintervento dei dispositivi di protezione automatici.
Limpianto di terra da solo non in grado, di norma, di assicurare la protezione contro i contatti
indiretti, a meno che la sua resistenza di terra R A sia tanto piccola da soddisfare le condizioni
indicate al successivo paragrafo ; comunemente la protezione si ottiene realizzando un
adeguato coordinamento con i dispositivi che assicurano linterruzione del circuito guasto, prima
che questo diventi pericoloso. Limpianto di terra quindi destinato a realizzare la messa a terra
di protezione che, coordinata con adeguati dispositivi, realizza il metodo di protezione denominato
Protezione contro i contatti indiretti per interruzione automatica dellalimentazione
Il circuito percorso, in occasione di un guasto, dalla corrente I g
denominato anello di guasto; una parte di tale circuito (fig.,,,) costituita dal terreno.
Quando la messa a terra del neutro non ben distinta da quella delle masse nellimpianto (per
esempio nel caso di edifici nei quali situata anche la cabina di trasformazione dellEnte
distributore) il sistema considerato TT, poich non si tiene conto dei collegamenti non
intenzionali tra masse e terra.
Fig. Anello di guasto di un sistema TT
RA Resistenza dellimpianto di terra utilizzatore
RB Resistenza del collegamento a
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SISTEMA TN
Gli impianti elettrici BT di utenze alimentate in media tensione con propria cabina di trasformazione
sono generalmente di tipo TN. Tipici della media industria e dei complessi di edifici commerciali e/o
residenziali, devono essere coordinati in conformit alle prescrizioni normative previste
per i sistemi TN dalla Norma CEI 11-1 e dalla Norma CEI 64-8 (fig. 7.3/2, 7.3/3). Salvo casi
particolari, sono generalmente soddisfatte le condizioni previste nel gi citato paragrafo 9.4 della
norma CEI 11-1 per cui possibile realizzare un impianto di terra unico per lalimentazione MT, per
la distribuzione BT e per la messa a terra del neutro. Il dimensionamento dellimpianto di terra
avviene sulla base delle informazioni dellEnte distributore dellenergia elettrica, riguardanti:
valore della corrente di guasto a terra (definita I g nella Norma CEI 11-8 (Abrogata) e
definita I F nella Norma CEI 11-1 che nei sistemi con neutro isolato data dalla corrente
capacitiva di guasto a terra Ic );
tempo di intervento dei dispositivi di protezione dellEnte distributore;
impedenza equivalente degli impianti di terra che risulteranno collegati allimpianto da
realizzare.
Fig. Sistema TN-C-S
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Fig. Anello di guasto di un sistema TN
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SISTEMI IT
Il sistema IT ha tutte le parti attive isolate da terra o un punto collegato a terra attraverso
unimpedenza, mentre le masse dellimpianto sono:
collegate a terra separatamente;
collegate a terra collettivamente;
connesse collettivamente alla terra del sistema.
Il sistema IT (fig. ..) pu essere adottato quando esistono particolari esigenze di continuit del
servizio (per es. in un ospedale,). La corrente Id , dovuta al primo guasto che si verifica,
di valore limitato, perch si richiude attraverso le capacit verso terra dellimpianto ed
eventualmente anche attraverso limpedenza inserita tra un punto (di solito il neutro) del sistema di
alimentazione e la terra stessa.
Il valore ridotto della corrente di terra (fig. ) consente di soddisfare facilmente la condizione
RT Id = UL
dove:
RT- resistenza di terra del dispersore al quale sono collegate le masse
Id - corrente di guasto
UL- tensione di contatto limite convenzionale (50 V)
Il maggior vantaggio dei sistemi IT quello di non dover interrompere il circuito al primo guasto a
terra. I principali inconvenienti sono le sovratensioni ed il doppio guasto a terra. Per ridurre la
probabilit del verificarsi di un secondo guasto a terra, quando il primo non stato ancora risolto,
necessario prevedere tra neutro e terra un dispositivo per il controllo dellisolamento e
provvedere ad eliminare, in un tempo ragionevole, il guasto a terra.
Fig. Sistema IT
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Fig. Anello di guasto di un sistema IT
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Colori dei Pulsanti e loro significato (CEI 44-5)
Colore Significato del Colore Utilizzazioni Tipiche
Rosso
Azione in caso di
emergenza
- Arresto d'emergenza
- Attivazione di un dispositivo antincendio
Arresto o disinserzione
- Arresto generale
- Arresto di uno o pi motori
- Arresto del ciclo (se l'operatore preme il pulsante
durante il ciclo, la macchina si arresta dopo che il
ciclo relativo si completato)
- Arresto di un elemento di macchina
- Apertura di un dispositivo d'interruzione
- Ripristino combinato con l'arresto
Giallo Intervento
- Interventi per sopprimere condizioni anormali o
per evitare cambiamenti non desiderati. Per
esempio:
o ritorno di un elemento di macchina al
punto di partenza del ciclo, se il ciclo non
stato completato
o annullamento di altre funzioni che sono
state preventivamente selezionate
Verde
Avviamento o
inserzione
- Avviamento generale
- Alimentazione di circuiti di comando
- Avviamento di uno o pi motori
- Avviamento di un elemento di una macchina
- Avviamenti di funzioni ausiliarie
- Chiusura di un dispositivo d'interruzione
Blu
Qulasiasi significato
specifico non compreso
in quelli sopra descritti
A questo colore pu essere assegnato, in casi particolari, un
significato non coperto dai colori rosso, giallo e verde.
Nero
Non viene attribuito
alcun significato
specifico
Possono essere utilizzati per tutte le funzioni salvo che per i
pulsanti con la sola funzione di arresto o disinserzione.
Per esempio:
- nero: movimenti a scatti
- bianco: comando di funzioni ausiliarie non
connesse direttamente al ciclo di lavoro
Grigio
Bianco
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Segni grafici per i Pulsanti (CEI 44-5)
Avviamento o
inserzione
Arresto o
disinserzione
Pulsanti che
provocano
alternativamente
avviamento e arresto
o inserzione e
disinserzione
Pulsanti che
provocano un
movimento quando
sono premuti e un
arresto quando sono
rilasciati (per es.
azione mantenuta)
417-IEC-5007 417-IEC-5008 417-IEC-5010 417-IEC-5011
Colori degli Indicatori Luminosi e loro significato (CEI 44-5)
Colore
Significato
dell'indicatore
acceso
Spiegazione Utilizzazioni Tipiche
Rosso Pericolo o allarme
Avvertimento di un
pericolo potenziale o di una
situazione che necessita di
un'azione immediata
- Mancanza di pressione in un sistema di
lubrificazione
- Temperature che oltrepassano i limiti di
sicurezza specificati
- Ordine di arrestare le macchine
immediatamente (es. sovraccarico)
- Apparecchiatura di primaria importanza
vloccata da un dispositivo di protezione
- Pericolo inerente a parti accessibili in
movimento o sotto tensione
Giallo Attenzione
Cambiamento o imminente
cambiamento di condizioni
- Temperatura (o pressione) diverso da un livello
normale
- Sovraccarico, ammesso solo per un periodo
limitato
- Ciclo automatico in corso
Verde Sicurezza
Indicazione di una
condizione sicura o
autorizzazione a procedere
(via libera)
- Fluido refrigerante in circolazione
- Controllo automatico di caldaia in servizio
- Macchina pronta per la messa in marcia:tutte le
funzioni ausiliarie e le unit sono in posizioni di
partenza, la pressione idraulica o la tensione di
uscita dei motori / generatori sono al valore
stabilito ecc.
- Ciclo completo e macchina pronta per ripartire
Blu
Significato specifico
attribuito secondo le
necessit del caso
considerato
A questo colore pu essere
assegnato un significato
non coperto dai colori
rosso, giallo e verde.
- Indicazione di comando a distanza
- Selettore in posizione predisposto
- Unit in posizione di partenza
- Avviamento lento di un carrello o di una unit
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Bianco
Non viene attribuito
alcun significato
specifico
Qualsiasi significato: pu
essere utilizzato tutte le
volte che si ha un dubbio
sull'utilizzazione dei tre
colori rosso, giallo, verde e,
per esempio, per indicare
una conferma
- Sezionatore di alimentazione in posizione
chiuso
- Selezione di velocit o senso di rotazione
- Per ausiliari non come lati col ciclo di lavoro
sono in funzione
GRADO DI PROTEZIONE DEGLI INVOLUCRI
Gli apparecchi che fanno parte di un impianto elettrico sono normalmente racchiusi in un involucro
(contenitore, cassetta,quadro elettrico), il quale pu avere i seguenti compiti:
- protezione delle persone contro il contatto diretto con parti in tensione;
- protezione contro lingresso dacqua;
protezione contro lingresso di corpi solidi (polveri, parti metalliche, altro);
protezione contro la fuoriuscita di arco elettrico o di perline metalliche che possono costituire un
pericolo di incendio o di esplosione, in questultimo caso si ricorre alle apparecchiature
antideflagranti (non trattate in questo volume).
Tali funzioni sono svolte dagli involucri in misura diversa in connessione con le loro caratteristiche
costruttive. Il progettista dellinvolucro deve scegliere di volta in volta a quale grado di protezione debbano
rispondere i vari involucri.
NORMATIVA
Gli Enti normatori si sono preoccupati di emanare una normativa (evoluta nel tempo) utilizzando tra laltro
le esperienze fatte nei vari Paesi. La norma oggi in vigore la CEI-EN 60529 (CEI 70-1) Gradi di protezione
degli involucri (Codice IP) (fig. 6.2/1), ma in alcuni fascicoli di norme (elettrodomestici, prese a spina,
apparecchi illuminazione) sono ancora presenti alcuni simboli delle norme emanate a suo tempo dalla
CEEel (Commissione Europea sulle norme per lapprovazione dellapparecchiatura elettrica) che ha cessato
da qualche decennio la sua attivit.
Lattitudine di un involucro a proteggere le parti in esso contenute espresso dal codice IP (International
Protection, Protezione Internazionale), seguito da due cifre, alle quali possono aggiungersi altre due
lettere addizionali (fig. 6.2/1).
Fig.. Struttura del codice IP
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1
Cifra
Descrizione
1
Protezione da oggetti solidi maggiori
di 50 mm
2
Protezione da oggetti solidi maggiori
di 12 mm
3
Protezione da oggetti solidi maggiori
di 2.5 mm
4
Protezione da oggetti solidi maggiori
di 1 mm
5 Protezione da polveri
6 Protezione forte da polveri
2
Cifra
Descrizione
1 Protezione da gocce d'acqua
2
Protezione da gocce d'acqua deviate
fino a 15
3 Protezione da vapori d'acqua
4 Protezione da spruzzi d'acqua
5 Protezione da getti d'acqua
6
Protezione da getti forti d'acqua o
mareggiate
7 Protezione contro l'immersione
8
Protezione contro l'immersione
continua
Grado
IP
Definizione
IP 44
Protezione contro la penetrazione di corpi solidi maggiori di 1 mm.
Protezione contro la penetrazione di liquidi da gocce, vapori o spruzzi in qualsiasi
direzione.
La penetrazione di corpi solidi inferiori a 1 mm e liquidi non deve danneggiare
l'apparecchiatura.
IP 54
Protezione totale alla penetrazione di corpi solidi.
Protezione contro la penetrazione di liquidi da gocce, vapori o spruzzi in qualsiasi
direzione.
La penetrazione di polveri e liquidi non deve danneggiare l'apparecchiatura.
IP 55
Protezione totale alla penetrazione di corpi solidi.
Protezione contro la penetrazione di liquidi da gocce, vapori, spruzzi e getti d'acqua in
qualsiasi direzione.
La penetrazione di polveri e liquidi non deve danneggiare l'apparecchiatura.
IP 65
Protezione totale alla penetrazione di corpi solidi e polveri.
Protezione contro la penetrazione di liquidi da gocce, vapori, spruzzi e getti d'acqua in
qualsiasi direzione.
La penetrazione liquidi non deve danneggiare l'apparecchiatura.
IP 66 Protezione totale alla penetrazione di corpi solidi e polveri.
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Protezione contro la penetrazione di liquidi da spruzzi, mareggiate e forti getti d'acqua in
qualsiasi direzione.
La penetrazione liquidi non deve danneggiare l'apparecchiatura.
IP 67
Protezione totale alla penetrazione di corpi solidi e polveri.
Protezione contro l'immersione in acqua momentanea per 30 minuti a 1 metro di
profondit.
IP 68
Protezione totale alla penetrazione di corpi solidi e polveri.
Protezione contro l'immersione in acqua permanente a 1 metro di profondit.
IP 68-xx
Protezione totale alla penetrazione di corpi solidi e polveri.
Protezione contro l'immersione in acqua permanente a xx metri di profondit.
Impianti per il settore civile
Questa pubblicazione copre essenzialmente gli impianti elettrici tradizionali (ovvero, realizzati
prevalentemente con apparecchi elettromeccanici) installati in ambienti di tipo civile e similare che fanno
parte del programma di impianti. Limpostazione offre le informazioni generali necessarie affinch gli allievi
possano addentrarsi nel campo della tecnica degli impianti elettrici partendo dagli schemi pi semplici.
La rappresentazione delle varie tipologie di schemi,redatti secondo la normativa CEI, avviene con
riferimenti agli apparecchi necessari per ottenere le specifiche funzioni.
Comando di lampade da 1 punto
Interruttore
Per realizzare il comando di lampade da un punto si utilizza lapparecchio fondamentale nellimpiantistica elettrica:
linterruttore unipolare, cio un dispositivo in grado di interrompere la continuit elettrica di un solo conduttore.
Nelle abitazioni questo impianto trova tipica applicazione nella cucina, nel bagno, nel ripostiglio, nel solaio, nella
cantina, ecc. E inoltre spesso utilizzato anche al di fuori dellinstallazione fissa, ad esempio su lampade mobili
(abat-jour) per lilluminazione del piano cottura in cucina, per la specchiera in bagno, ecc.
Schema funzionale Segno grafico
Schema unifilare Segno grafico
Schema di collegamento
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I morsetti dellinterruttore unipolare possono avere riferimenti identificativi (ad esempio L = linea, per lingresso e 1 = uscita);
in tal caso opportuno rispettare le indicazioni anche se un eventuale inversione di collegamento non determina problemi di
funzionamento (molti interruttori non riportano sui morsetti alcuna sigla).
Comando di due lampade
Con un interruttore possibile accendere contemporaneamente pi lampade semplicemente collegandole tra loro
in parallelo. Questa possibilit estensibile anche agli impianti che seguiranno (con deviatori, invertitori, rel, ecc.)
per cui viene evidenziata solo in questa prima occasione.
Schema funzionale
Interruttore con lampada spia
Gli interruttori e gli altri apparecchi di comando delle serie civili sono predisposti per essere equipaggiati con una
lampada spia. La luce prodotta dalla spia visibile tramite la lentina trasparente frontale incorporata nel tasto di
comando. A seconda del tipo di collegamento effettuato si possono ottenere due funzioni distinte:
- Localizzazione dellinterruttore quando il punto luce spento la lampada spia deve essere accesa allo scopo
di individuare lubicazione dellapparecchio di comando anche al buio. Si tenga presente che le normative
specifiche di taluni ambienti pubblici, caratterizzati da presenza di pi persone, richiedono obbligatoriamente
questa funzione.
- Spia di accensione del punto luce Quando si comanda una lampada esterna o situata in altro locale, non visibile
dal punto di installazione dellinterruttore, pu essere utile disporre di una spia che segnali la condizione di
acceso/spento del punto luce.
Sono disponibili due tipi fondamentali di lampade spia definite a scarica perch la debole intensit luminosa
emessa dovuta ad una scarica tra due elettrodi immersi in un apposito gas; la tensione di alimentazione quella
di rete: 230V. Una lampada precablati ed impiegabile solo per la localizzazione, laltra, a cablaggio libero, offre
la massima flessibilit di utilizzo; entrambe vanno inserite a scatto nellapposita sede posta sul retro degli
apparecchi. Data la particolare natura delle lampade a scarica possibile alimentarle anche ponendole in serie
alla lampada ad incandescenza del punto luce; la debole corrente che ne deriva, limitata anche dalla resistenza
del punto luce, sufficiente a provocare la scarica nella spia senza accendere la lampada principale.
Se il punto luce realizzato con lampade fluorescenti occorre accertarsi che esista la continuit circuitale tramite
lalimentatore di questo particolare tipo di lampade.
La soluzione della spia in serie particolarmente gradita in fase di installazione in quanto non richiede laggiunta
di conduttori integrativi.
Lampada spia collegata direttamente alla rete (localizzazione)
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Lampada spia connessa in serie al punto luce (localizzazione) Si noti che allaccensione del punto luce la spia, che si trova
in parallelo ai contatti dellinterruttore, si spegne (questa lunica connessione possibile con la lampada precablata;
inserendola a scatto nellinterruttore il collegamento si realizza automaticamente per mezzo di appositi contatti a molla).
Lampada spia collegata in parallelo al punto luce (spia di accensione)
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Schema unifilare Segno grafico
Schemi di collegamento
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Commutatore
Quando non erano ancora diffuse le serie civili componibili era disponibile un apparecchio definito impropriamente
commutatore che trovava tipico impiego nel comando dei lampadari, normalmente suddivisi in due gruppi di
lampade ad accensione indipendente. Si trattava di due interruttori abbinati, con alimentazione comune
(apparecchio monoblocco); lavvento delle serie componibili ha consentito di realizzare questa funzione
posizionando sul supporto portapparecchi due interruttori modulari affiancati, collegati come da schema.
Con il termine commutatore oggi si intendono apparecchi che effettivamente alternano il percorso di una corrente
su vie diverse e che saranno trattati pi avanti.
Schema funzionale Segno grafico
Schema unifilare
Schema di collegamento
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Interruttore bipolare
Linterruttore bipolare in grado di interrompere contemporaneamente entrambi i conduttori di alimentazione di un
utilizzatore. E immaginabile come costituito da 2 interruttori unipolari indipendenti affiancati e vincolati da una
unica leva di comando. Lapparecchio pertanto dotato di quattro morsetti chiaramente identificati a coppie,
i due di entrata ed i due di uscita: un errore di collegamento, provocherebbe un cortocircuito.
Linterruttore bipolare non viene solitamente usato per il comando di lampade,ma lo si installa a monte di
utilizzatori che si desidera separare completamente dalla rete quando non sono alimentati, ad esempio
uno scaldacqua, oppure una presa.
In questultimo caso labbinamento presa/interruttore solitamente definito presa comandata.
Schema funzionale Segno grafico
Schema unifilare Segno grafico
Linterruttore bipolare con chiave consigliato quando si vuole limitare luso di una apparecchiatura solo a persone autorizzate
e quindi in possesso della chiave.
Esempi di impiego: impedire a bambini di azionare utilizzatori, oppure circoscrivere luso della fotocopiatrice,lavviamento di un
ventilatore, ecc.
Segno grafico dellinterruttore bipolare con chiave
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Deviatore
Spesso necessario comandare una lampada da due punti distinti in modo che le manovre risultino indipendenti;
ad esempio, si deve poter accendere dal primo punto, spegnere dal secondo, riaccendere dal primo e via con tutte
le possibili combinazioni. Per soddisfare questa richiesta si deve realizzare un circuito concettualmente simile ad
un percorso ferroviario nel quale inserire due scambi che prendono il nome di deviatori. Lo schema di principio
chiarisce la semplice logica di funzionamento. Negli ambienti di tipo civile questo impianto trova numerose
applicazioni; in pratica ogni volta che si trovi un comando allinizio ed uno alla fine di un corridoio, di una scala,
di un locale con due ingressi ma anche nella camera dei bambini per permettere il comando della lampada dalla
porta e dal posto letto, ecc..
Schema funzionale Segno grafico
Schema unifilare Segno grafico
Poco usato in ambito civile, questo schema derivato dallo schema unifilare del quale ne lo sviluppo. Non verr ripreso nel
seguito di questa prima parte dello schematico in quanto molto intuitivo e, come detto, di scarso impiego.
Schema multifilare Segno grafico
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Invertitore
Per accendere e spegnere una lampada da tre punti necessario impiegare due deviatori ed un invertitore; i
deviatori vanno posti nel circuito in posizione definibile di testa mentre linvertitore va inserito in mezzo. Come si
pu rilevare dallo schema, linvertitore in grado di effettuare uno scambio contemporaneo di due conduttori,
pertanto un dispositivo con 4 morsetti identificati a coppie per consentire il corretto collegamento.
Aggiungendo altri invertitori possibile estendere il comando della lampada a 4, 5 o teoricamente a infiniti punti;
nella realt se si superano i cinque punti di comando si preferiscono altre soluzioni pi economiche che riportiamo
nelle pagine successive (circuiti con rel). Si rileva infatti, immediatamente, la complessit dei circuiti impieganti
invertitori a causa del numero elevato di conduttori richiesti. Il comando di lampade da pi punti tipico
di corridoi lunghi con diverse porte, di scale relative a pi piani, di locali ampi a pi ingressi, ecc.
Al fine di chiarire meglio la funzione dellinvertitore si riportano qui sotto le due condizioni circuitali in cui pu trovarsi
Schema funzionale Segno grafico
Comando di lampade da 4 punti Per comandare una lampada da 4 punti sufficiente inserire un altro invertitore come si vede
nello schema, lasciando sempre i due indispensabili deviatori agli estremi del circuito. Analogamente si pu procedere con un
successivo invertitore per ottenere il comando da 5 punti e, volendo, da n punti
Negli impianti con utilizzo dellinvertitore si deve prestare particolare attenzione ai collegamenti pena il malfunzionamento del
circuito; lindividuazione dellerrore pu essere problematica al punto da rendere consigliabile lo scollegamento dei vari
apparecchi ed il rifacimento del cablaggio ex novo. Un valido aiuto al fine di non confondere la provenienza dei conduttori pu
essere quello di adottare colori diversificati.
Schema unifilare Segno grafico
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Pulsante
Il pulsante svolge la stessa funzione dellinterruttore con la differenza che ha una sola posizione stabile; al termine
della pressione del dito delloperatore un sistema a molle richiama alla posizione di partenza i contatti ed il tasto di
comando. Nellimpiantistica utilizzabile ogni qualvolta si debba comandare un apparecchio con funzionamento
ad impulsi; il caso pi noto il comando di una suoneria, ma si realizzano con pulsanti anche lazionamento di una
Elettro serratura od applicazioni con attuatori come i rel, Il pulsante ha poi innumerevoli impieghi sulle
apparecchiature elettroniche; sono pulsanti i tasti telefonici, quelli dei telecomandi, della tastiera di un computer,
ecc. Elettricamente esistono due versioni fondamentali del pulsante, la pi utilizzata definita di tipo NO (normaly
open), significa cio che il contatto normalmente aperto. Laltra versione versione la NC (normaly closed) cio
un pulsante con contatto normalmente chiuso. Il suo impiego nellimpiantistica civile limitato.
Segno grafico Pulsante NO Pulsante NC suoneria elettro serratura
Esempio di comando di una suoneria Il pulsante utilizzato di tipo NO. Il circuito rimane identico se si sostituisce la suoneria
con una elettro serratura
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Pulsante doppio
Con pulsante doppio si intende un unico apparecchio che comprende 2 pulsanti separati sia elettricamente sia
meccanicamente e che, di conseguenza, sul frontale ha due tasti di comando. Trova applicazione in circuiti di
segnalazione od applicazioni similari, non dimenticando che in un solo modulo sono racchiuse le funzioni di due
pulsanti distinti. E disponibile anche la versione con interblocco meccanico, cio possibile premere un solo tasto
alla volta. Sui tasti sono serigrafate due frecce (una verso lalto, laltra verso il basso) perch il suo impiego tipico
il comando di tapparelle motorizzate. I motori delle tapparelle hanno tre morsetti di collegamento: uno, cosiddetto
comune, da lasciare sempre connesso alla rete e altri due, rispettivamente per la salita e la discesa, da
connettere alternativamente per ottenere il movimento desiderato. Il motore e quindi la serranda, si muove
fintanto che viene mantenuta la pressione sul pulsante, tuttavia appare subito evidente la necessit di un
dispositivo che fermi automaticamente il motore a tapparella completamente abbassata o alzata.
Di questo dispositivo che altro non che un pulsante particolare, si parla nella pagina successiva.
Schema funzionale Segno grafico
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Il finecorsa di tipo NC riveste notevole importanza impiantistica, specie in campo industriale; nello schema sotto
rappresentato sono inseriti due finecorsa a completamento del circuito per il comando motorizzato di tapparella
visto alle pagine Impiego del finecorsa nella motorizzazione di tapparelle precedenti. Lo scopo quello di fermare
automaticamente la serranda nelle posizioni estreme di tutto sollevata o completamente abbassata anche se
loperatore continua a mantenere premuto il pulsante di movimento.
Schema funzionale Segno grafico
Schema per motorizzazione di una tapparella Si noti che, se la tapparella raggiunge il finecorsa di fine discesa, lunica manovra
possibile, cio elettricamente attivabile la salita.
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Rel
Il rel un dispositivo ausiliario che pu svolgere numerose funzioni negli impianti elettrici. Il principio di
funzionamento basato sullelettromagnetismo, cio il campo magnetico che la corrente in grado
di creare se percorre un lungo conduttore avvolto a spirale (bobina). Si sfrutta leffetto calamita della bobina
per attirare unncora metallica la quale determiner il movimento di uno o pi contatti; al cessare della corrente, il
ritorno dellncora nella posizione di partenza dato da una molla. I rel fondamentali sono due:
- rel ciclico
- rel monostabile
Ci occuperemo per ora del rel ciclico, rinviando pi avanti lesame dei numerosi impieghi del rel monostabile.
Ogni rel, monostabile o ciclico che sia, dovr avere due morsetti per lalimentazione della bobina e almeno una
coppia di morsetti (se dotato di un solo contatto); pi morsetti in funzione del numero di contatti posseduto. Nella
scelta di un rel bisogna verificare che la corrente assorbita dal carico non superi la corrente nominale dei contatti.
Facendo percorrere una bobina dalla corrente elettrica si ottiene un effetto calamita che cessa allinterruzione della corrente.
Sfruttando opportunamente questa propriet, possibile far attivare dalla bobina una ncora alla quale vincolare
meccanicamente dei meccanismi pi o meno complessi. Ii meccanismo pu essere realizzato in modo da provocare lapertura
e la chiusura dei contatti elettrici.
Principio di applicazione dellelettromagnetismo nei rel
Lutilizzo pi diffuso ed importante del rel ciclico il comando di lampade da pi punti in sostituzione di deviatori
ed invertitori. Il suo impiego tanto pi conveniente quanti pi sono i punti di comando, infatti, come si vede dagli
schemi, il comando lo si realizza mediante normali pulsanti di tipo NO che hanno un costo limitato e richiedono
solo due conduttori di collegamento.
Schema funzionale
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Comando di lampade da pi punti mediante rel interruttore Si utilizzer uno solo dei due contatti del rel
che svolger la funzione di interruttore del circuito principale, mentre ad ogni pressione su uno qualsiasi dei
pulsanti si avr laccensione o lo spegnimento delle lampade. Installazioni di questo tipo si ritrovano
frequentemente nei corridoi con molte porte di accesso ai locali, negli ambienti ampi, sulle scale multipiano, ecc.
Schema unifilare
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Comando di lampadario con rel interruttore
Con il rel ciclico possibile alimentare un lampadario con due gruppi di lampade, sfruttando entrambi i contatti
disponibili sul rel. Il comando lo si effettua con un unico pulsante e quindi si avr laccensione dei due gruppi di
lampade secondo la sequenza riportata nelle pagine precedenti che qui si ricorda in una tabellina figurata di facile
comprensione anche per persone non edotte di schemistica. Con questa soluzione impiantistica, loperatore potr
essere costretto a premere il pulsante pi volte fino ad ottenere la situazione desiderata.E da notare che, anche in
questo caso, basta aggiungere altri pulsanti in parallelo al primo, per ottenere quanti punti di comando si
desiderino.
Schema funzionale con sequenza ciclica di accensione
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Commutatori
Segno grafico
I due tasti hanno i morsetti liberi per consentire la realizzazione di collegamenti anche speciali. Nella
maggioranza dei casi per verr utilizzato realizzando un comune come si vede nello schema di comando
dellaspiratore/soffiatore e pertanto lo schema equivalente diventa quello rappresentato sotto nello schema
unifilare
Commutatore 1-0-2 a due tasti
Il commutatore a due tasti interbloccati dimensionalmente ed esteticamente simile al doppio pulsante visto nelle
pagine precedenti per il comando motorizzato di tapparelle. Anche questo dispositivo pu essere
impiegato allo stesso scopo con la differenza che, se si preme un tasto rimane in posizione ON fino a quando
manualmente non lo si riporta in OFF. Ci significa che se loperatore abbandona il commutatore, lapparecchio
comandato continua a funzionare; nel caso si trattasse di una tapparella motorizzata sarebbero naturalmente
indispensabili i fine corsa. Oltre alla funzionalit, nello scegliere il commutatore 1-0-2, va evidentemente
tenuto presente leventuale pericolo derivante da dispositivi in movimento senza il diretto controllo umano.
Diverso, il caso del comando di un aspiratore con possibilit di inversione di rotazione al fine di aspirare laria
dallambiente oppure di soffiarla; in questa condizione il commutatore a due tasti trova ideale utilizzo.
Lindicazione 1-0-2 sta a significare le tre posizioni stabili che il commutatore pu assumere.
.
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Commutatore rotativo
Il commutatore rotativo dotato di una manopola che ruotata manualmente si arresta in posizioni prefissate alle
quali corrispondono altrettante commutazioni. E costruttivamente realizzato con un morsetto comune e con tanti
altri morsetti quante sono le posizioni che pu assumere, eventualmente senza quello corrispondente allo zero.
E spesso usato nel settore impiantistico industriale ed in quello elettronico in configurazioni complesse
denominate a pacco in quanto trattasi di pi commutatori unipolari assemblati sul medesimo perno.
A volte anzich la dizione unipolare, bipolare ecc, viene usata quella di commutatore ad una via, due vie, ecc.
Nel settore impiantistico civile limpiego solitamente limitato alla versione unipolare per la variazione di velocit di
motori.
Segno grafico
Il simbolo qui sopra rappresentato il pi usato per commutatori
con molte posizioni mentre laltro di uso pi limitato rappresentato
qui sotto nello schema unifilare. Il segno grafico stato integrato
con il simbolo per informare che trattasi di un commutatore a comando
rotativo
Ad esempio, lo si pu trovare in camere di albergo, in camere di cliniche o in uffici per il controllo della ventola dei
condizionatori.
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Interruttori orari
Nei primi automatismi realizzati dalluomo, emersa lopportunit e la comodit di avere dei meccanismi vincolati
al trascorrere del tempo. Nel campo elettrico sono stati realizzati gli interruttori orari noti anche come orologi
programmatori dapprima esclusivamente di tipo elettromeccanico e successivamente, parallelamente alla
tecnologia delloreficeria, di tipo elettronico. Linterruttore orario serve per far funzionare e spegnere un utilizzatore
in determinate ore del giorno; le applicazioni sono innumerevoli: illuminazione di vetrine od insegne, avviamento
impianti di riscaldamento, campanella scolastica, rintocco di campane allo scadere delle varie ore, apertura di
ingressi, ecc.
Interruttori orari elettromeccanici
Linterruttore orario tradizionale quello elettromeccanico. E costituito da un piccolo motore elettrico detto
sincrono perch il numero di giri vincolato alla frequenza della rete (in Europa 50Hz). Si ottiene in tal modo
un dispositivo di buona precisione e con un ottimo rapporto qualit/prezzo che, tramite opportuni ingranaggi, apre
o chiude un contatto. Costruttivamente, la soluzione pi ricorrente costituita da un disco/quadrante che ruota con
indicate le ore e dotato di mini slitte (chiamate cavalieri) da spostare per impostare il programma. Durante la
rotazione del disco i cavalieri spostati provocano la chiusura o lapertura di un contatto interno ad una
determinata ora e per un tempo prestabilito da una delle caratteristiche fondamentali di un interruttore orario:
linter-vallo minimo di programmazione.
In figura rappresentato un interruttore orario a disco con programmazione giornaliera; intervallo minimo di
programmazione 15 minuti. Ci significa che, al massimo, si pu far commutare il contatto ogni 15 minuti
e che anche la durata minima di accensione dellutilizzatore di 15 minuti. Nellesempio si intende usare
linterruttore orario per alimentare un radiatore elettrico da far accendere nei seguenti orari: dalla 6.00 alle
9.00 del mattino e dalle 19.00 alle 22.00 di sera. Quando linterruttore orario viene alimentato per la prima volta
deve essere sincronizzato con lora effettiva ruotando il quadrante fino a far coincidere lora del momento con un
punto fisso sullapparecchio (nellesempio sono le 15.00); due lancette rosse, simili a quelle di un comune
orologio, facilitano loperazione. Un altro aspetto importante nel funzionamento di un interruttore orario la riserva
di carica; la versione descritta con motorino alimentato direttamente dalla rete, in caso di mancanza di
alimentazione, si ferma e riparte sfasato con le evidenti conseguenze. Se si desidera un interruttore orario in
grado di proseguire anche in assenza di alimentazione, lo si deve dotare di una batteria interna ricaricabile e di un
circuito elettronico con un oscillatore locale (in pratica un orologio al quarzo). Il movimento sempre fornito da un
motorino ma in questo caso alimentato in corrente continua, normalmente ottenuta dalla rete mediante
conversione ac/dc ed in emergenza fornita dalla batteria.
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Schemi per linserzione di un interruttore orario con funzione di accensione e spegnimento di un radiatore elettrico
fisso a muro.
Schema di collegamento Schema funzionale
Linterruttore orario adottato, art. F66GR/3 per installazione in custodie o centralini DIN,
dotato di:
- un contatto in commutazione che, in questo caso, viene usato tra i morsetti 1-4
- un commutatore a tre posizioni che consente di avere tre condizioni: utilizzatore sempre
spento, utilizzatore comandato dalla programmazione, utilizzatore sempre acceso
- riserva di carica pari a 100 ore
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Interruttori orari digitali
Avere un intervallo minimo di programmazione pari a due ore pu essere inaccettabile in talune applicazioni.
Lelettronica permette oggi di avere a disposizione interruttori orari digitali, in pratica degli orologi controllati al
quarzo con uscita a rel. Sono apparecchi di alta precisione, dotati di un display che fornisce tutte le informazioni
sulla stato di funzionamento del dispositivo. La programmazione si effettua mediante pressione di Interruttori orari
digitali piccoli tasti posti sul frontale del dispositivo seguendo le indicazioni che appaiono sul visore. Pur esistendo
in versione giornaliera, i pi usati sono quelli settimanali per le numerose prestazioni che sono in grado di
fornire, a partire dallintervallo minimo di programmazione solitamente pari ad un minuto ma che, nei modelli pi
sofisticati, scende fino ad un secondo.
Segno grafico Schema funzionale
Nella foto si vedono due interruttori orari digitali per centralini DIN. In un solo modulo possono essere incorporate
numerose funzioni in genere sufficienti a soddisfare la maggior parte delle esigenze installativi; i modelli a 2 o pi
moduli offrono pi canali di uscita e prestazioni sofisticate quali ladeguamento automatico allora legale, il
comando manuale provvisorio, ecc... Tutti gli apparecchi digitali sono dotati di riserva di carica che pu andare da
un minimo di 100 ore ad un limite di alcuni anni; in questi ultimi casi la memoria dei dati non affidata ad
una batteria bens ad una particolare memoria interna simile a quella dei computer chiamata eeprom.
Il collegamento elettrico identico a quello delle versioni elettromeccaniche: sono, infatti, apparecchi che vanno
alimentati costantemente con la tensione di rete a 230V e dispongono di un rel di uscita con un contatto,
solitamente in commutazione. Se il dispositivo ha pi canali equivale ad un interruttore orario multiplo e quindi
dispone di pi rel di uscita ciascuno pilotato da un programma differente.
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Temporizzatori per impieghi civili
Il controllo del tempo nellimpiantistica ha diverse applicazioni; ad esempio, i
temporizzatori sono dispositivi in grado di causare un evento mediante commutazione
di contatti, trascorso un certo tempo da quando viene loro inviato limpulso di
comando. Gli apparecchi di qualche anno fa, di tipo elettromeccanico, sono ormai
stati
praticamente soppiantati da quelli elettronici, pi piccoli e con una notevole flessibilit
duso a cominciare dallampia possibilit di regolazione del ritardo. In ambito civile il
temporizzatore pi noto quello per luce
scale, con esso possibile far spegnere automaticamente le luci nel vano scale dopo
un tempo regolabile da alcuni secondi ad una decina di minuti. Questa funzione gli fa
assumere la denominazione di temporizzatore ritardato alla diseccitazione.
Temporizzatore per luce scale
Sequenza funzionamento temporizzatore luce scale
Per funzionare, il temporizzatore luce scale necessita di un comando ad impulso di brevissima durata proveniente
da uno o pi pulsanti di tipo NO. A questo punto il circuito elettronico interno si autoalimenta dalla rete per il tempo
prefissato; al temporizzatore deve quindi essere fornita lalimentazione a 230V per mezzo degli appositi morsetti.
E importante notare questa caratteristica di funzionamento dovuta al circuito elettronico:
normalmente la rete a 230V non viene usata dal temporizzatore, solo quando si preme uno dei pulsanti di
comando il dispositivo si eccita, chiude il contatto che alimenta le lampade, lo mantiene chiuso per il tempo
impostato, trascorso il quale ritorna allo stato di riposo. Se durante la temporizzazione si preme un pulsante di
comando, la temporizzazione riparte da zero. Alcuni temporizzatori per luce scale incorporano una funzione
chiamata preavviso di spegnimento che ha lo scopo di ridurre gradualmente la luminosit delle lampade
segnalando limminente fine della temporizzazione. In pratica viene allungata la temporizzazione impostata di
qualche decina di secondi durante i quali si ha un abbassamento progressivo della luminosit in modo da
permettere allutente non ancora giunto a destinazione, di premere uno qualsiasi dei pulsanti di comando e
riavviare la temporizzazione.
Nella pratica impiantistica era usuale utilizzare con i temporizzatori di tipo elettromeccanico il collegamento detto
a tre fili rispetto al pi razionale quattro fili. Nel primo caso, per risparmiare un conduttore, si miscelavano tra
loro il circuito di comando e quello delle lampade; nel secondo caso invece i due circuiti restavano separati. Nei
temporizzatori elettronici tipo lart. F25/230 un apposito selettore li predispone per inserirli in circuiti a 3 o 4 fili
permettendo la sostituzione di apparecchi obsoleti negli impianti esistenti senza intervento sul cablaggio originale.
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Schema funzionale Schema di collegamento
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Motori
Gli avvolgimenti dei motori standard possono essere collegati nei due modi sotto indicati:
Collegamento a Stella
La tensione sugli avvolgimenti corrisponde: V
ph
= V
n
/
La corrente che scorre sugli avvolgimenti corrisponde: I
ph
= I
n
Collegamento a Triangolo
La tensione sugli avvolgimenti corrisponde: V
ph
= V
n
La corrente che scorre sugli avvolgimenti corrisponde: I
ph
= I
n
/
Numero poli: 2,4,6,8 ...
Velocita di sincronismo a 50 Hz (giri/min): 3000, 1500, 1000, 750 ...
Nota: V
n
= Tensione di alimentazione
V
ph
= Tensione di fase (tensione sull'avvolgimento)
V/I
n
= Tensione/Corrente di alimentazione
V/I
ph
= Tensione/Corrente sull'avvolgimeto del motore
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Esempio di collegamento
Tensione del
motore
Tensione di
alimentazione
Schema di collegamento
380 / 660 V
400 / 690 V
380 V
400 V
AVVIAMENTO STELLA / TRIANGOLO
380 / 660 V
400 / 690 V
380 V
400 V
TRIANGOLO
220 / 380 V
230 / 400V
380 V
400 V
STELLA
220 V
230 V
TRIANGOLO
Dalla tabella possiamo ricavare la seguente regola generale:
quando in un motore vengono indicate due tensioni di lavoro (e si tratta di un motore stella-triangolo, non
di un motore a due velocit)
- se abbiamo a disposizione la tensione pi elevata utilizzeremo un collegamento a stella
- viceversa se abbiamo a disposizione la tensione pi bassa utilizzeremo un collegamento a triangolo.
Collegamento per motori a due velocit con due avvolgimenti
Velocit alta
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Velocit bassa
Numero poli: 2/6, 2/8, 4/6, 6/8
Velocita di sincronismo a 50 Hz (giri/min): 3000/1000, 3000/750, 1500/1000, 1000/750
Collegamento Dahander per motori a due velocit a coppia costante
velocit alta
velocit bassa
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Sistemi di protezione
Per proteggere l'avvolgimento di un motore trifase a induzione contro le sovratemperature causate da
sovraccarichi, funzionamento senza una fase, rotore bloccato ecc..., possibile adottare uno dei seguenti
sistemi:
Termoprotettore bimetallico o
PTO
Composto da due elementi posti in serie con contatto normalmente
chiuso, che si apre quando la temperatura dell'avvolgimento
raggiunge la temperatura massima ammessa dalla classe di
isolamento del motore.
Sensori di temperatura PTC
o Termistori
Composto da 3 sensori (uno per avvolgimento) collegati in serie,
hanno la caratteristica di variare rapidamente la loro resistenza al
raggiungimento della temperatura chritica per la classe di isolamento
del motore.
I PTC devono essere collegati ad un apposito rel di controllo.
Ne consigliato l'utilizzo con motori comandati da inverter (o
variatore elettronico di frequenza).
Resistori termometrici PT100 Pu essere composto da una o pi PT100. Presentano la caratteristica
di variare proporzionalmente la loro resistenza al variare della
temperatura.
Sono indicati per un controllo continuo della temperatura del
motore.
I PT100 devono essere collegati ad un apposito rel di controllo.
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Trasformatori e Autotrasformatori
- Il trasformatore una macchina statica funzionante solo in corrente alternata, in grado di
trasformare un sistema di corrente e tensione in un altro sistema con differenti valori di corrente e
tensione.
- I trasformatori possosno essere sia monofasi che trifasi
Classi di Isolamento
Classe termica Temperatura Massima
A 100 C
E 115 C
B 120 C
F 140 C
H 165 C
Collegamenti principali
Gruppo
Sfasamento
( gruppo * 30 )
Denominazione
Collegamento
primario
Collegamento
econdario
I max
monofase
0 0 Yy0 stella stella 10%
0 0 Dd0 triangolo triangolo -
0 0 Dz0 triangolo zig-zag -
5 150 Yd5 stella triangolo -
5 150 Dy5 triangolo stella 100%
5 150 Yz5 stella zig-zag 100%
6 180 Yy6 stella stella -
6 180 Dd6 triangolo Stella -
6 180 Dz6 triangolo zig-zag -
11 330 Yd11 stella triangolo -
11 330 Dy11 triangolo stella -
11 330 Zy11 zig-zag stella -
In rosso i collegameti pi usati
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Esempi di collegamento dei trasformatori trifase
Schema
di
collegamento
Primario
1U / 1V / 1W
STELLA TRIANGOLO TRIANGOLO TRIANGOLO
Secondario
2U / 2V / 2W
STELLA TRIANGOLO
STELLA
con centro
accessibile
ZIG-ZAG
Codice colori delle Resistenze
Colori
1 anello
(1
a
cifra)
2 anello
(2
a
cifra)
3 anello
(fattore
moltiplicativo)
4 anello
(tolleranza)
Nero 0 0 - -
Marrone 1 1 x 10 -
Rosso 2 2 x 100 -
Arancio 3 3 x 1.000 -
Giallo 4 4 x 10.000 -
Verde 5 5 x 100.000 -
Blu 6 6 x 1000.000 -
Viola 7 7 - -
Grigio 8 8 - -
Bianco 9 9 - -
Oro - - x 0.1 10%
Argento - - x 0.01 5%
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100
Valori standard delle Resistenze
I valori standard sono i seguenti:
1 - 1.2 - 1.5 - 1.8 - 2.2 - 2.7 - 3.3 - 3.9 - 4.7 - 5.6 - 6.8 - 8.2
a cui vanno applicati i seguenti fattori moltiplicativi:
0.01 - 0.1 - 1 - 10 - 100 - 1 000 - 10 000 - 100 000 - 1 000 000 - 10 000 0000
per ottenere i valori standard commerciali.
Alimentatori
Tensione alternata sinusoidale (Vin)
Raddrizzatore a una semionda (Vout)
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101
Raddrizzatore a due semionde (Vout)
Alimetatore con filtro capacitivo a una semionda (Vout)
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102
Alimetatore con filtro capacitivo a due semionde (Vout)