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la stessa cosa che succede quando spegni la luce, quando, premendo un semplice pu lsante, privi di corrente elettrica il circuito

che produce luce artificiale. Se ci pensi, una cosa semplicissima. A quel tempo mi venne naturale essere perplesso di fronte a queste sue parole, e ro troppo giovane per poter capire. Mi disse di provarci, di premere il pulsante. Ci provai pi e pi volte, ma a dire la verit non ci furono molti risultati positivi. Abbandonai lesperimento qualche tempo dopo, sopraffatto dal peso dei continui fal limenti. Sei troppo impaziente, troppo poco esperto e troppo superficiale. Queste sue parole mi ferirono, e colpirono in profondit il mio animo cos pieno di orgoglio e stupida ostentazione. Fu da quel momento che decisi di smettere di ascoltarla, e fu da quel momento ch e non la vidi pi. Labbandonai a s stessa, nel suo piccolo grande mondo infinito, con le sue sciocche zze cos lontane dal piano terreno insieme a quelli che lei chiamava sogni. Non era mai stato un tipo molto sociale, ma io in qualche modo ero riuscito ad a vvicinarla. Mi interessavano i suoi deliri a proposito di luoghi lontani e di universi paral leli, di tutte quelle frottole che raccontava riguardo ad esseri multiformi e ca ngianti, ma soprattutto mi piaceva lidea che quel mare di impensabili idiozie pot essero avere qualcosa di vero e di realizzabile. Iniziai a rincorrere i miei sogni inseguendo i suoi, restavo ore ad ascoltarla r accontare storie, con quella sua voce flebile e quel suo sguardo perso nel vuoto pi totale. Il tempo non scorreva affatto, tutto si fermava e ogni sua parola era come una formula magica capace di rapirmi completamente. Mi mostr la strada per posti inimmaginabili, mi diede la chiave della porta della fantasia... ma io non riuscii mai ad imboccare quella strada, non riuscii mai a girare quella chiave nella serratura. tutto un grande sogno. Possiamo tutto, perch siamo la nostra stessa mente. Un gior no ci sveglieremo e di noi rimarr soltanto un cumulo di polvere argentata sul pav imento. Lo ripeteva sempre, alla fine di ogni sua storia. Passarono anni prima che mi ricordassi di lei, passarono anni da quel giorno in cui decisi di dimenticarla per sempre e di rinchiudere la sua immagine in un ang olino ben nascosto del mio subconscio, ma i sensi di colpa scavavano solchi prof ondi nella mia fragile pelle e si nutrivano della mia esistenza, giorno dopo gio rno. Andai a trovarla, ma lei non cera. Entrando nella sua camera capii tutto con estrema facilit, e fui investito da un flusso di emozioni che non avevo mai provato prima, indescrivibili. Compresi qua nto ero riuscito ad essere cieco e inutile, vidi con i miei occhi tutto quello c he prima avevo rifiutato di vedere, e me ne vergognai profondamente. Arrivai ad una conclusione su tutte, che mi segn una cicatrice nel profondo: Non ero stato realmente innamorato delle sue visioni o delle sue creazioni immag inarie, bens della sua persona fisica. Ammettere questa verit a me stesso fu una cosa pi dolorosa del previsto e, spiazza to da un forte senso di vuoto, caddi in ginocchio sul pavimento. Mi scoprii in l acrime, mentre mi addossavo tutte le colpe del mondo e mi tormentavo lanimo con m ille domande e mille risposte, ognuna con il peso di una pietra. La verit che mi sentivo impotente, mi sentivo colpevole e impossibilitato a torna re indietro, e cos rimasi ore chino sul freddo legno di quella stanza a fissare, poco pi in l, quel piccolo mucchietto di polvere argentata che dava riflessi arcob aleno.