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Mercoledì 11 luglio 2012

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Mercoledì 11 luglio 2012 25 Mercoledì 11 luglio 2012 CULTURA & SPETTACOLI Stolking, diffamazione, reati

CULTURA&SPETTACOLI

25 Mercoledì 11 luglio 2012 CULTURA & SPETTACOLI Stolking, diffamazione, reati contro la privacy ma operati
25 Mercoledì 11 luglio 2012 CULTURA & SPETTACOLI Stolking, diffamazione, reati contro la privacy ma operati

Stolking, diffamazione, reati contro

la privacy ma operati in Internet. È questa l’ultima frontiera cui si

sono affacciati di recente i giudici

Episodi di rilevanza penale

eprocessichestannocambiando

lagiurisprudenzaattuale. Soprattutto

nell’ambitodellerelazionipersonali

di SERGIO LORUSSO

I social network, ultima frontiera della comu- nicazione interpersonale, sonoormai diventati un fertile terreno di casi giudiziari, materia quotidiana per i giudici chiamati a misurarsi

con vicende familiari, lavorative, pubbliche e per- sino di rilevanza penale, che hanno come prota- gonisti Facebook, Messenger, My Space, Linkedin, Twitter, e via discorrendo. È di pochi giorni fa una sentenza della Corte di Cassazione che ha ritenuto Messenger - il software Microsoft che consente a più utenti della rete di dialogare tra loro - un mezzo non idoneo a con-

figurare il reato di molestie (art. 660 c.p.), trattandosi

di strumento che, a differenza delle comunicazioni

telefoniche e degli sms, consente all’utilizzatore di bloccare o di cancellare il mittente indesiderato, evitando così ogni condotta intrusiva e potenzial- mente lesiva della privacy e della tranquillità per- sonale (Cass., Sez. I., sentenza 21 giugno 2012, n.

24670).

Il caso riguarda un ragazzo, accusato di aver mo- lestato una minorenne con «una pluralità di mes- saggieimmaginiacontenutoosceno»inviatitramite MSN, condannato dai giudici di merito a tre mesi di arresto. Gli ermellini hanno ribaltato tale verdetto affermando che il social network incriminato non è assimilabile a un’utenza telefonica (pur facendo uso della rete telefonica e delle frequenze adoperate per i cellulari), difettando di quel carattere invasivo che costituisce uno dei presupposti della condotta di molestie o disturbo alle persone. Ogni contatto, in- fatti, può essere liberamente cancellato o inserito dall’utente in una black list, senza che con questo si realizzi una limitazione della libertà individuale di comunicazione. La decisione è importante, al di là del caso concreto, poiché detta un criterio orientativo per i (frequenti) casi che coinvolgono altri getto- natissimi social network, da Twitter a Facebook.

DI DIRITTO & DI ROVESCIO QUANDO LA COMUNICAZIONE DIGITALE DIVENTA TERRENO GIUDIZIARIO. GLI ULTIMI CASI RIPORTATI DALLA CRONACA

Facebook ne uccide piùdellaspada

In tribunale gli odi e gli amori ai tempi dei social network

Ed è proprio quest’ultimo a essere sempre più protagonista di vicende legali che riflettono l’evo- luzione sociale e dei costumi di questi ultimi anni. Il medium è il messaggio, ammoniva nel secolo scorso Herbert Marshall McLuhan (1911-1980), sottolinean- do come ciascun mezzo di comunicazione non è neutrale ma risulta condizionato dai criteri strut- turali in base ai quali la sua rete comunicativa è organizzata. E sono numerose, ormai, le condanne per dif- famazione commessa «a mezzo Facebook». La reputazione, l’onore e il decoro di ognuno, infatti, possono essere messi a repentaglio da com- portamenti scorretti degli utenti di quello che oggi, con quasi un miliardo di iscritti, rappresenta il più popolare social network al mondo. Né il fatto che una

persona decida di entrarvi a far parte per sfruttarne le enormi potenzialità relazionali, nonostante i ri- schi conosciuti e la possibile diffusione - anche con- tro la propria volontà - dei contenuti inseriti nelle sue pagine, può costituire un’implicita autorizzazione alla violazione di diritti costituzionalmente garan- titi. Nel 2010 il Tribunale di Monza ha condannato a versare un cospicuo risarcimento (15.000 euro) in favore di una ragazza, vittima di condotta diffa- matoria, un ragazzo che l’aveva conosciuta su Fa- cebook avviando una relazione sentimentale. Sfu- mata la passione, il giovane aveva ‘postato’ un mes- saggio nel quale si evidenziavano un’imperfezione fisica ed alcuni (presunti e) inconfessati gusti ed abitudini private della partner, che è stato ritenuto

lesivo della sua reputazione. Cupido lancia le sue frecce a caso, e le storie nate sul web non fanno eccezione. Ma gli amori - si sa - finiscono, e la rete può diventare anche il luogo (virtuale) dove consumare una sterile vendetta. È accaduto a Forlì nel 2006, quando una ragazza ripudiata dal proprio fidanzato ha pensato di ren- derne pubblico il numero di cellulare inserendolo in un sito internet dedicato ad incontri ed annunci a sfondo sessuale. Il malcapitato «ex» si è visto così all’improvviso bersagliato da una caterva di tele- fonate moleste, e l’astiosa ragazza è stata condannata ai sensi dell’art. 660 c.p. (Cass., Sez. I, sentenza 22 novembre 2011, n. 1383). E non si tratta di un caso isolato, come confermato dal proliferare di siti che suggeriscono agli amanti traditi il miglior modo per

SECONDO UN’INDAGINE BRITANNICA

Crimine, al posto di pizzini lo smartphone nelle carceri

L a potenza e la diffusività dei social network, e di Facebook in particolare, è confermata da un’in- chiesta giornalistica i cui risultati sono stati resi

noti in Inghilterra nel febbraio scorso. È emerso infatti che Facebook viene utilizzato anche nelle carceri dai reclusi per minacciare i propri avversari e le vittime dei comportamenti criminali, oltre che per mantenere i contatti con familiari e luogotenenti al fine di continuare a gestire le attività illecite «extra moenia». Ma com’è possibile che ciò avvenga in un luogo sor- vegliato qual è un penitenziario? L’indagine britannica rivela che centinaia di detenuti riescono ad eludere i con- trolli e a far uso abitualmente di smartphone. Non è più tempo, insomma, di pizzini o di messaggi in codice na- scosti nel cibo o negli indumenti che arrivano dall’ester- no. E non si tratta di un fenomeno solo anglosassone. Anche in Italia, infatti, sono apparse nel social network pagine come quella dal titolo «La mia vita rubata alla giustizia», scoperta lo scorso anno e sulla quale la polizia postale sta indagando, in cui spiccano veri e propri dia- loghi tra alcuni detenuti napoletani e i loro amici e pa- renti, ivi compresa l’esaltazione di alcuni episodi di vita carceraria («A una guardia l’ho menata ed è stato troppo bello, ma dopo non vi dico. Ciao grandi, e onore a noi»).

[s. lor.]

non vi dico. Ciao grandi, e onore a noi»). [s. lor.] LO SCHERMO MINACCIOSO Attraverso i

LO SCHERMO MINACCIOSO Attraverso i social network si perpretano adesso molti reati:

dallo stalking

alla diffamazione

alla violazione

della privacy

.

adoperare questa sorta di berlina tecnologica, ma-

gari diffondendo foto e video che ritraggono la ex-coppia nell’intimità. La vendetta è un piatto che si serve freddo, come recita il titolo del film diretto nel 1971 da Pasquale Squitieri? Forse, ma l’importante è essere consapevoli dei rischi cui si va incontro nel tentativo di soddisfare pulsioni e rivalse personali. La Corte di Cassazione, nel 2009, ha confermato la condanna per violenza privata (art. 610 c.p.) inflitta

ad un uomo che aveva reiteratamente minacciato

l’ex amante di diffondere on-line le videoriprese dei loro rapporti se non avesse riallacciato la relazione interrotta (Cass., Sez. V, sentenza 22 maggio 2009, n. 31758). «Odi et amo», verrebbe da dire. «Forse ti chiederai per quale motivo io lo faccia. Non lo so, ma sento che succede, e mi tormento», ammoniva

nell’antica Roma il poeta Gaio Valerio Catullo (84 a.C.-54 a.C.). L’amore in fondo è bifronte, e può spin- gere finanche a comportamenti persecutori nei con- fronti dell’ex partner, che i social network rendono senza dubbio più agevoli. Fino a compiere il reato di stalking (art. 612-bis c.p.), com’è accaduto in una vicenda che ha visto coinvolta una ragazza divenuta oggetto di messaggi dal contenuto intimidatorio inviati, anche via Fa- cebook, dall’ex convivente e che avevano cagionato nella giovane il timore di uscire di casa. Un com- portamento ritenuto dai giudici di piazza Cavour un valido presupposto per il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima disposto nei con- fronti dello stalker (Cass., Sez. V, sentenza 15 aprile 2011, n. 25488).

LA RASSEGNA ALLA FONDAZIONE BANCA DEL MONTE DI FOGGIA ALLESTITA UNA RARISSIMA ESPOSIZIONE DI INCISIONI ABBINATE A PUBBLICAZIONI DI SCRITTORI E POETI

LA SCRITTURA E L’IMMAGINE Alcuni dei «pezzi» in esposizione
LA SCRITTURA E L’IMMAGINE
Alcuni dei «pezzi» in esposizione

Ma quale e-book, i libri sono d’arte

di DAVIDE GRITTANI

D imenticate per un at- timo i libri di oggi, le pubblicazioni barba- ramente dette «com-

merciali». E provate a pensare che i libri sono stati, in un passato tra l’altro non molto lontano, in- nanzi tutto delle opere tipogra- fiche: gioielli impressi anche a fuoco, cuciti a mano esemplare per esemplare, cartonati talvolta

su paglia, numerati come cimeli,

scolpiti come degli ex voto. E in

secondo luogo che sono stati ope-

re d’arte, oggetti di culto e da col-

lezione, scrigni in alcuni casi sen-

za valore (e senza pudore). Luigi Paglia, docente foggiano

noto soprattutto per la sua ricerca «ungarettiana» che fece conosce- re le splendide pagine che il poeta egiziano dedicò alla Capitanata (contenute in Deserto e Dopo, Mondadori 1961), ha raccolto per oltre dieci anni questi libri, con la passione infantile del collezioni- sta ma anche con la competenza chirurgica del bibliofilo. E questa raccolta, questo piccolo ma pre- zioso fondo personale, è diventato una mostra mozzafiato dal titolo «La scrittura e l’immagine». Inaugurata lunedì scorso pres- so la galleria della Fondazione

Banca del Monte di Foggia - dove resterà in allestimento fino 27 lu-

glio, in via Arpi 152 - la mostra è unica in Puglia e tra le pochis-

sime in Italia a «occuparsi» di questa autentica forma d’arte: og- getti estetici nati dalla fusione tra

un testo letterario e un’opera gra-

fica. «L’intertestualità e il segreto

di queste opere - rivela Paglia -

quelli esposti sono oggetti anche

di grande valore, opere che non

hanno più ragione di esistere al giorno d’oggi ma che nei primi anni del secolo scorso rappresen- tavano il punto di forza degli edi- tori». Oltre 100 opere esposte, 49 case editrici italiane coinvolte, tra quelli in mostra anche pezzi di grande pregio come una poesia di Eugenio Montale con un’acqua- forte realizzata proprio dal Pre- mio Nobel, quindi opere di Gut-

tuso, Fazzini, De Chirico, Dalì, Ugo Nespolo, Salvatore Fiume, ErnestoTreccani, RemoBrindisi, Leonardo Sinisgalli e Francesco Messina, a corredo di composi-

zioni, tra gli altri, di Leonardo da Vinci, Shakespeare, Leopardi, Pa-

scoli, Quasimodo, Palazzeschi, Nievo, de Maupassant e Kavafis. «Siamo orgogliosi di presenta- re questa mostra - ha aggiunto durante l’inaugurazione il presi- dente della Fondazione Banca del Monte Francesco Andretta - per- ché oltre alla straordinaria valen- za delle opere questa mostra è l’ennesima dimostrazione che Foggia ha tante eccellenze, spesso sconosciute ai più: per questo oc- corre smettere di dolersi della

In mostra la collezione

di Luigi Paglia: 100

testi esposti, illustrati

da artisti eccellenti

mancanza di eventi e cose da ve- dere e prendere maggiore co- scienza della ricchezza culturale della nostra città». «La scrittura e l’immagine» fa

parte del ciclo di iniziative legate

a «TraCarte», la rassegna bien-

nale di opere in carta che la Fon- dazione Banca del Monte orga- nizza per promuovere e far co- noscere la «Paper Art»: nell’anno

di intervallo ecco che cade per

l’appunto l’allestimento di «La scrittura e l’immagine». La mo- stra è accompagnata da un pre-

gevole catalogo che racconta, sen-

za nulla togliere agli e-book, che i

libri sono stati anche altro rispet-

to agli oggetti senz’anima e senza

storia che paiono adesso.

Ve t r i n a

PER DECISIONE DEL COMUNE DI MILANO

IdisegniattribuitiaCaravaggiomessioraon-line

n Il Comune di Milano ha pubblicato on line, sul sito internet www.comune.milano.it, i 96 disegni del Fondo Peterzano che i duestudiosi MaurizioBernardelli CuruzeAdrianaConconi Fedrigolli hanno attribuito al giovane Caravaggio. Ogni im- magine è accompagnata da una scheda con i numeri d’inven-

tario e il soggetto raffigurato, redatta dal Gabinetto dei disegni del Castello Sforzesco. Questo mentre il Comune sta vagliano

le possibilità legali contro i due autori che hanno pubblicato le

opere di proprietà del comune senza badare ai diritti di ri-

produzione. Sicché questa mossa del Comune si interpreta co- me forma di boicottaggio del volume che i due stanno ven-

dento attraverso Amazon. Inoltre dal 12 luglio, si legge in una nota, le immagini e le relative schede informatizzate saranno disponibili e consultabili da tutte le postazioni informatiche

dellebibliotechecivichemilanesi, all’indirizzohttp://grafi- cheincomune.comune.milano.it. Sullo stesso motore di ricer-

ca

sono inoltre consultabili oltre 30.000 schede con immagini

di

opere grafiche o librarie finora informatizzate, che fanno

parte di raccolte civiche del Castello Sforzesco come l'Archivio

storico civico e Biblioteca Trivulziana, il Civico gabinetto dei disegni, la Civica Raccolta delle Stampe «Achille Bertarelli».

Tra queste anche il codice di Leonardo da Vinci conservato allaBibliotecaTrivulziana.

di Leonardo da Vinci conservato allaBibliotecaTrivulziana. L’ESTETICA DEL CONCETTO Una delle «Autotelefonate» di

L’ESTETICA

DEL CONCETTO

Una delle

«Autotelefonate»

di Vincenzo

Agnetti (1972). Sotto, lo stesso Agnetti con il suo «Libro quasi

dimenticato

a memoria» (1970)

IL CONTEMPORANEO FOLIGNO (UMBRIA) DEDICA UNA RETROSPETTIVA ALL’ESPONENTE CONCETTUALE

L’artistacoglie solofrutti acerbi

Le «OperAzioni» di Vincenzo Agnetti

di PIETRO MARINO

«Azimuth», la rivista d’avanguardia fon- data da Piero Manzoni, il grande pio-

niere della stagione concettuale in Italia, scomparso prematuramente nel 1962. Arte-scrittura di complessa radicalità, è in sostanza quella che Agnetti propone lungo tutti gli anni Settanta. Messaggi di smembramento del pensiero unico af- fidati a tavole in bachelite («Assiomi») o

su

feltro («Ritratti di attore»). Diagram-

mi

e coordinate segniche proposti come

Paesaggi oppure Villaggi differenti. La

storia dell’arte scarnificata in pannelli iconici. Performance di assoluto smar- rimento tautologi-

come le «Auto-

co,

telefonate» 1972 , i «Telegrammi» 1973. Agnetti fu anche pioniere nell’uso di videotapes, fotogra-

fie, registrazioni fo-

niche, ma senza en- fasi futuristiche: in

coerenza con il pro- getto di «sdefinizio-

ne

dell’oggetto d’ar-

te»

(Lucy Lippard)

che segnò il tran- sito fra i Sessanta e i Settanta. Resiste

nelle apparizioni

negli ultimi anni di frammenti di geo- metrie in acciaio o

di graffiti su carta

fotografica.

Erede della cultu-

ra

vecentesco (Du- champ, Wittgen- stein, Beckett) Agnetti predicò in verità una sua mi-

stica dello smarri- mento, condensata

nel paradossale

«Autoritratto» 1970, una tavola nera con l’epigrafe: «Quando

mi vidi non c’ero».

del silenzio no-

Così questa in-

tensa mostra, cura-

ta

stivi nel centro sto- rico della cittadina umbra da Bruno Co- rà con Italo Tomassoni (col concorso di testimonianze della figlia Germana Agnetti) dichiara, col suo fascino mo- nacale, con l’assolutezza austera del bianconero, con la scarna evidenza delle installazioni, la tornante attualità di un bisogno di rigore nell’arte come nella società. Mentre fiere biennali e musei celebrano il tramonto di una lunga sta- gione dell’eccesso spettacolare, da più parti cresce l’esigenza di una spending review anche della cultura. Può far proprio l’aforisma 1975 di Vin- cenzo Agnetti: «L’artista coglie solo frut- ti acerbi».

in spazi sugge-

«E ssere o non essere, que- sto è il problema». Il ce- leberrimo monologo di Amleto può essere as-

sunto a metafora dell’avventura di Vin- cenzo Agnetti, grande esponente dell’arte concettuale in Italia (Milano 1926-1981). Ma non come dubbio o dilemma esi-

stenziale. Fissato nella sua inestricabile ambiguità. Paradigma di una esperienza del linguaggio (che coincide con una esperienza di vita) che pone all’arte la sfida dell’assenza

come condizione

estrema di presen- za. Arte che pratica sistematicamente la sottrazione e la contraddizione per conferire evidenza

al presente come

tempo bloccato nel-

la sua nudità.

È questa la storia - singolare anche a livello internazio- nale - che viene ri- percorsa da una re-

trospettiva allestita

a Foligno nella sede

del CIAC (Centro

italiano di arte con- temporanea) diretto

da Italo Tomassoni.

Fu l’artista stes- so, presentando nel

1973 il suo «Proget-

to

politico» a rileggere

il

spiriano (meditato nella giovanile fre- quentazione del Piccolo Teatro di Strehler) come nu- cleo di una idea di arte come «teatro statico», svuotato

di scena e di pa-

rola. Era lo stesso an- no della sua per-

sonale nella Pina- coteca Provinciale di Bari, come vin- citore della terza edizione (1972) del pre- mio «Pino Pascali». Vi appariva, fra le diverse «opere», quel «Libro quasi di- menticato a memoria» (1970) che è di- venuto una sorta di icona della sua mi- stica concettuale (è riproposto sulla co- pertina del catalogo di Foligno): un libro aperto con pagine nelle quali è tagliato il testo al centro, restano soli i bordi bian- chi come cornici di finestre vuote. Acme di un percorso di opere-azioni intrapreso dal 1967, quando riapparve sulla scena milanese dopo cinque anni di «sparizione» in Argentina. Prima aveva compiuto solo interventi di scrittura su

per un Amleto

personaggio sce-

interventi di scrittura su per un Amleto personaggio sce- Fino al 9 settembre . La mostra

Fino al 9 settembre.

Fino al 9 settembre . La mostra «Vincenzo Agnetti. L’OperAzione concettuale» è aperta nel CIAC di

La mostra «Vincenzo Agnetti.

L’OperAzione concettuale» è aperta nel CIAC di Foligno (via del Campani- le 13) sino al 9 settembre 2012. In- gresso gratuito. Orari: venerdì, sabato e domenica,

10-13, 15.30-19. Info: tel. 0742 357035, 0742 621022, www.centroi- talianoartecontemporanea.com