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Sorto al posto di vecchie caserme, esempio di riutilizzo di un territorio, la vera opera darte lo stesso museo MAXXI chiamato cosi

i perch un Museo dellArte Moderna del XXI Secolo e tra laltro anche molto grande! E stato creato dallarchitetta irachena Zaha Hadid, che ha strutturato il museo con grandi spazi interni ed enormi vetrate da terra al soffitto per far filtrare tutta la luce possibile dallesterno ed inclinate in avanti che danno allosservatore la sensazione di cadere nella piazza o di stare nella piazza sottostante.

Entrando

in uno spazio architettonico le persone dovrebbero provare una sensazione di armonia, come se stessero in un paesaggio naturale. Proprio qui risiede il mio personale concetto di lusso. Zaha Hadid
Le scale sono a grate per far filtrare la luce e dare profondit, appaiono come lunghi e sinuosi corridoi, sembra di passeggiare allaperto.

Anche le mura e gli arredi sono arrotondati e le mura sinuose, sono fatte di cemento come gli edifici del quartiere Flaminio per ben adattarsi al contesto urbano. Il cemento per ha una amalgama innovativa infatti mescolato con fibra di vetro per renderlo liscio al tatto e lucente, infatti riflette la luce. Le mura di cemento presentavano dei fori, ma Zaha Hadid li ha ricoperti tutti con lo stesso cemento e si possono vedere chiaramente.

Dello stesso materiale anche il pavimento che, invece sembrerebbe alla vista di gomma, proprio perch anchesso lucente.

In alcuni punti il pavimento a grate o a vetrate sempre per far passare la luce e guardando di sotto leffetto strabiliante! Allentrata mi piaciuta molto unopera che sembrava un Mammut simpaticissimo fatto con rafia marrone.

Al piano terra nellarea RECICLE dove anche il tavolo ed i puff sono di cartone compresso, ci hanno fatto fare una caccia allopera dove cerano foto di edifici e spazi recuperati. A noi capitata la Open Air Library una biblioteca allaperto, esempio di riciclo di materiali nata riciclando dei moduli della precedente costruzione che non sarebbero potuti essere riciclati.

L altra opera, lUnica Italiana! Fieri di averla trattata noi: il Museo Nazionale del Trentino esempio di riciclo come riutilizzo di un luogo, infatti precedentemente era unautostrada in seguito deviata e non utilizzata.

Allentrata del RECICLE sulla sinistra abbiamo visto una cosa particolarissima che non avrei mai pensato esistesse. In Russia al tempo della Guerra Fredda non era facile reperire la musica (soprattutto americana) cos hanno inventato un sistema molto singolare. Negli ospedali prendevano le lastre fatte ai soldati e ci incidevano sopra la musica! Abbiamo visto esposte le lastre tagliate a cerchio (come un disco di vinile) con sopra impresse le immagini radiografiche di ossa (Crani, Scapole, Casse toraciche) per questo motivo stata chiamata la musica delle ossa!! e su alcune con dei pennarelli indelebili cerano anche scritti i titoli e gli autori, es: Rock

Music On Bones sconosciuto ex-URSS, 1946 1960 In Russia, durante la Guerra fredda tra il 1946 e i primi anni Sessanta, la produzione di dischi su vecchie radiografie era una pratica ritenuta antisovietica e punita con la reclusione da 3 a 7 anni. Il disco master veniva impresso su radiografie riscaldate, ricavandone cos una sorta di registrazione fonografica, i cui solchi appena visibili erano incisi su crani, casse toraciche e midollo spinale di cittadini russi. Sino alla morte di Stalin, la musica sulle ossa comera definita nei documenti del KGB e nei film di contropropaganda realizzati del governo sovietico era il solo modo per poter ascoltare i successi musicali dallOccidente.

Sempre in questa sala del RECICLE abbiamo visto un enorme tela di 7/8 metri costituita da moltissime foto di tutti gli uomini del 900 che hanno fatto la storia nel bene e nel male in stile pop art, ci che stiamo studiando in questo momento. Su questa tela sono stati resi tutti immortali nei loro volti e nelle loro gesta. I colori e gli accostamenti di questi volti mi hanno colpito molto. Purtroppo non mi hanno permesso di fargli una foto! (mentre nel corso della visita ne ho rubacchiate parecchie! Senza flash! Ma ho cercato di ricrearla con un mio personale tocco di stile sulla mia cartellina di arte

Sala Carlo Scarpa Pieter Hugo con Permanent Error espone, allinterno della mostra Re-Cycle, 27 fotografie di un progetto che ha come protagonista la baraccopoli di Agbogbloshie nel Ghana, una delle discariche hi-tech pi grandi del mondo dove computer, monitor e schede madri vengono bruciati per ricavare rame, ottone, alluminio e zinco producendo residui tossici che contaminano laria, lacqua, la terra e le persone. Il fotografo sudafricano, ne ha fatto il soggetto dei suoi lavori pi affascinanti, restituendo unatmosfera tra il bucolico e linfernale, in cui uomini ed animali si aggirano tra fal e cumuli di rottami informatici tra le esalazioni tossiche del terreno. Uno scenario catastrofico che lancia nel titolo un ulteriore monito.(Per questo motivo io lavrei chiamato Permanent-Orror)

Al 2 piano altre opere tra cui lautomobile di Pasolini con i fari accesi puntati sullosservatore per creargli una sensazione di rielaborazione interiore. Nella stessa sala Sedie riciclate: lartista ha preso le anime di metallo delle sedie e le ha rivestite con cinghie di nailon di diversi colori presi da vecchie valigie o borse o altrove creando un belleffetto di colori. Un puff grande che ricorda il cubo di Rubik ingigantito e in stoffa. Alcuni divani posti anche per sedersi e gustare le opere, nel vederli ho sorriso, il mio primo pensiero stato al film di Alberto Sordi quando con la moglie visitano la Biennale e Augusta: A Renzo, me fanno male i piedii! e si siede sullunica sedia in una sala enorme che tra laltro era lopera darte! Stremata rimane immobile ed arriva un gruppo di visitatori che si mette a commentare lopera vivente con ammirazione perch cos realistica!!!!!!

Dei volti di donna in creta e delle tele raffiguranti angeli che coccolavano il volto di donna riflettendo calde luci grazie ad una lastra di rame. Una lira, strumento musicale fatto completamente con materiali da riciclo.
Nella sala seguente mi ha affascinato una ruota porta vestiti trascinata da un uomo. Molto ingegnosa, mi ha ricordato un mio progetto fatto al mare allet di 2 anni per alleggerire il peso dei poveri venditori di vestiti in spiaggia.

Alcune tende ad igloo veramente fashion! Ricamate a patchwork o adornate con stoffe varie.

Un cappotto ad 8/10 maniche, credo per luomo daffari del futuro che deve fare sempre pi cose insieme nellarco della giornata, per aumentare la sua produttivit cos da farsi crescere altre braccia! Accanto svariati trolley che le braccia multiple sono in grado di portare!

Altre opere, che secondo me simboleggiano i pesi superflui che luomo si porta dietro. (inducendolo inevitabilmente ad incurvarsi)

Altre opere che ho immortalato!

Un'altra opera stupefacente che mi ha colpito ed in verit sembrava di stare in un museo della scienza, stata quella dellitaliano Giorgio Andreotta Cal al 3 piano con la sua enorme scatola stenoscopica. Siamo entrati 6 alla volta in una stanza enorme al buio totale e bisognava camminare rasenti al muro reggendosi ad un corrimano. Dopo 2 curve apparsa alla nostra sinistra limmagine sottosopra della piazza e del palazzo sottostante che a sua volta si rifletteva a terra raddrizzandosi probabilmente su di uno specchio dacqua. Leffetto che dava per era che ci fosse un dirupo ad un metro da dove ci trovavamo noi e che il palazzo rimesso dritto si trovasse al piano inferiore, proprio nel dirupo. Noi ci trovavamo dentro alla camera oscura subendo un effetto tipo sogno, infatti lartista vuole trasmettere proprio questo senso onirico. Il buio ed il presunto dirupo crea un senso di inquietudine, mentre quando appare la luminosa immagine del palazzo si rimane stupidi ed increduli! E solo grazie al volo dei piccioni ed al movimento delle auto ci si rende conto che non una diapositiva!

Insomma stata una bella esperienza, piacevole, sorprendente, innovativa e cosa per me rasserenante e fondamentale:

SENZA BARRIERE!!
Andrea Sold III D