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Storie di Re e di Boes

(tra i Popoli del Mare)


di Marcello Cabriolu si ringrazia Franco Cuccu dellAss. Boes e Merdules di Ottana per la consulenza specifica. Spesso ci viene difficile capire gli usi e i costumi del passato, ancor pi se questo remoto, altrettanto spesso i relitti cerimoniali sfociano inondanti nella vita di tutti i giorni delineando abitudini e retaggi perduti. Nel descrivere le societ marinare della protostoria, tra cui individuiamo i Sardi i Cretesi e gli Achei, gli studiosi del ventesimo secolo furono sempre daccordo nellindividuare a capo di queste la figura di un re-sacerdote celebrato dai propri sudditi come lerede in terra del Dio-Toro1. Il Sardus Pater, il Minosse o ancora il Wanax, rispettivi sovrani dei popoli appena citati, vengono descritti come designati per volont celeste, venerati dagli uomini e con il potere di incarnarsi e impersonare lo stesso animale: il Minotauro, creatura met uomo e met Toro. Lantico sovrano diveniva tale per un periodo di circa nove anni al termine dei quali ci risulta che il potere spirituale si affievolisse. Le testimonianze descrivono che al termine dei nove anni di governo fosse opportuno per i re rinnovare i poteri spirituali tramite una nuova consacrazione oppure ancora che taluni re, forse macchiatisi di colpe gravi nei confronti dei propri sudditi o forse per vecchiaia, fossero messi a morte al termine del mandato. Il sovrano allora, dalla localit di residenza, risaliva la montagna sacra, e si inoltrava nella grotta Sacra dove la leggenda narra fosse nata la Divinit a cui il re si sottometteva e l aspettava la decisione divina di vita o di morte. Si narra che durante lantico rituale di rinnovo della sovranit le cerimonie fossero necessariamente accompagnate da sacrifici e offerte, sia di bovini che di statuette zoomorfe, donati dalla popolazione verso la Divinit. Nella cultura del Mediterraneo preistorico si riporta che erano riservate agli onori divini solo le bestie che portavano sulla fronte il segno di una stella rosetta2. Le cronache antiche riportano che nei cerimoniali accanto al Minotauro o uomo-toro erano soliti comparire il Minelafo e il Minocapro, ossia luomo-maiale e luomo-cervo. Nella funzione che vedeva lo sradicamento dellalbero sacro, lolivo3, le figure citate assistevano alla sua combustione nel fuoco sacro dellanno nuovo. Il calendario liturgico del Mediterraneo arcaico fa convergere la pratica di abdicazione del re con la rituale caccia al bovide, pratica celebrata dai principi egei ed egizi in occasione dellincoronazione, nella quale il rito prevedeva la cattura dei bovidi tramite un laccio oppure una corda. Nel riflettere su quanto e cosa sia rimasto al giorno doggi di questo antico cerimoniale viene spontaneo e immediato accostare un rito, ancora profondamente radicato in Sardegna, inscenato in localit come Ottana durante il Carnevale. Durante il Carrasecare Otzanesu, infatti, si osservano le carazzas, maschere tipiche chiamate Boes e Merdules, mimare gli atteggiamenti arcaici legati al bove e al guardiano. Dalla tradizione popolare sono nate delle leggende, elaborate sulla base del rapporto tra uomo e animale in epoche arcaiche, relative ad esseri con il potere di imbovarsi loro stessi, riproducendo cio una trasformazione dellindividuo in una creatura met uomo e met Toro4. Ancora si pu far riferimento alla grotta Pirosu di Su Benatzu in Santadi che, in base ai depositi di offerte, veniva con tutta probabilit usata per un rituale dedicato ad una divinit ctonia riconducibile allEt del Bronzo Medio (1600-1330 a.C)5, proprio come il retaggio della
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G.GLOTZ, La civilt Egea, Giulio Einaudi editore, Torino 1980, p.132 G.GLOTZ, La civilt Egea, Giulio Einaudi editore, Torino 1980, p.242 G.GLOTZ, La civilt Egea, Giulio Einaudi editore, Torino 1980, p.213 F.ALZIATOR, Bucrani e mimi ottanesi, 1955 in www.mamoiada.org G.UGAS, LAlba dei nuraghi, Edizioni Fabula, Cagliari 2005, p. 85

grotta Sacra. Lo studio del contesto, delle ceramiche e dei resti non riconduce a rituali di sacrificio degli anziani mentre altri ambiti invece testimoniano o riportano questa macabra pratica. In merito alla cerimonia delle messa a morte del re viene spontaneo inquadrare larea preistorica di Monte Baranta di Olmedo, in prossimit di uno strapiombo, la quale viene letta in questa chiave appunto: essa consta di un recinto con due ingressi dove il giovane compiva il sacrificio di far precipitare nel baratro lanziano genitore6, magari dopo avergli fatto bere una bevanda sacrificale che stordisse - come anche testimoniato nella tradizione etnografica per il baratro di Sa Babbaieca di Gairo o ancora del Golgo di Baunei. E rimasta una testimonianza del sacrificio di animali? Il sacrificio di tori una pratica attestata nella Sardegna preistorica, come ad esempio nellarea del pozzo sacro di Santa Vittoria di Serri, dove numerosi resti ossei di bovidi, cervidi e cinghiali restano ancora sul terreno accompagnati dal fittile di uguale motivo zoomorfo7. E rimasto qualche cerimoniale legato al fuoco sacro? La corrispondenza figurativa del carnevale ottanese fortissima: anche qui compaiono le figure di uomini-cervi, sos Crappolos, e di uomini-maiale sos Porcos e questi, nella raffigurazione carnevalesca appunto, ruotano attorno a SOgulone il grande fal. Tali figure, le carazzas (maschere) di Boes, Crappolos e Porcos di Ottana - guarda caso impersonanti gli stessi animali arcaici contraddistinti in fronte da una stella fiore della vita a sei punte - restano le uniche su cui dovrebbe comparire, proprio come doveva essere nel passato, il simbolo stella - fiore degli animali accostati alla Divinit. Cosa rimasto della festa della cattura del toro? Ancora il richiamo a Su Carrasecare Otzanesu e alle sue figure fortissimo infatti anche qui uomo e animale sono uniti dalla fune di cuoio utilizzata dal Merdule per tenere issocau (legato) su Boe. La cerimonia moderna appare ancora carica di sacralit e di venerazione, forse riconducibile allantichissima concezione del bue-divino come sovrano, in quanto anche il Merdule, almeno sino agli anni 50 (come riportato dal G.Della Maria per LUnione Sarda), parlava8 ed esortava ad alta voce: Ghettaisi a terra po su boe(Buttatevi a terra per il bue)9, forse come si faceva un tempo quando si invitava a genuflettersi di fronte al sovrano. Rimane ancora complicato capire perch dal cerimoniale legato al vecchio sovrano si passati al coinvolgimento del tonto (bovette-Ottana), del pazzo del paese, arrivando addirittura ad ucciderlo, dopo avergli fatto bere un miscuglio di vino ed estratti derbe in quantit, con il pretesto che avendo commesso qualche crimine increscioso dovesse essere messo alla gogna dallintera comunit. Ma questo sar largomento del prossimo Carrasecare: ad attrus annus mellus!

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G.UGAS, LAlba dei nuraghi, Edizioni Fabula, Cagliari 2005, p. 86 R.ZUCCA, Il santuario nuragico di Santa Vittoria di Serri, Carlo Delfino Editore, Sassari 1988, p.20 8 G. DELLA MARIA, Maschere antichissime nel Carnevale di Ottana, in "L'Unione Sarda", a. LXXVI, n. 40, 15 febbraio 1959 9 Mascheredalmondo.com