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Era una sera di maggio, il caldo tipico della stagione sembrava essersi ritirato per quelle ore che

dal tramonto, trasportavano latmosfera in un cielo notturno, a volte stellato, a volte dominato da nuvole poco grandi. Passando per quelle st rade di Cremona sembrava di respirare le arie finte di cui si parla molto nei ro manzi, ma ogni singolo attimo, di fianco a lei sembrava presagire gli eventi di quella notte. Lei era indescrivibile per la bellezza, per il rapporto con me, pe r i gesti, per la poesia che quella sera ne ispiravano la sua forma ed il suo vi so. I vestiti neri poggiavano sul suo corpo, comesso perfetti ed una borsa anchess a nera e perfetta ella teneva a tracolla. Io e lei passeggiavamo davanti a tutti quei negozi aperti del centro, consapevoli della nostra amicizia e consapevoli della vita sentimentale che ognuno di noi viveva separatamente, io con una ragaz za poco pi grande, lei con un maschio coetaneo. Entrambi consapevoli, ed entrambi ipnotizzati. Quella sera lei portava i capelli raccolti sulla nuca, lunghi, il viso sembrava lucente ed il sorriso sincero era mischiato alleffimero effetto del rossetto che rendeva tutto parte di una scena teatrale, di cui noi eravamo i pr otagonisti e di cui la natura aveva scritto il copione inevitabile. Si parlava, ma nessuno di noi due capiva veramente di cosa; ogni mia frase suonava ironica a lle sue orecchie, quasi divertente e ne provocava una risata che forse solo io s entivo rimbombarmi nelle orecchie. I lampioni illuminavano la via che ci stava p ortando in un parco, frequentatissimo a quellora solitamente. La panchina su cui ci sedemmo era tuttaltro che isolata dal mondo a quellora... Se solo avessimo potu to avere la cognizione del tempo che passava, probabilmente non si sarebbe evolu to nulla da quei piccoli gesti amichevoli, resi normali da una serata programmat a da passare insieme. Ma noi non controllammo il tempo che passava, e lorario inf ame in cui la gente se ne andava arriv presto. Il freddo della notte cominciava a farsi sentire, mentre un leggero profumo di rose rosse invadeva latmosfera, dest inato a diventare sempre pi intenso, come i nostri gesti e le nostre parole. Lei, con la sua bellezza che mai prima avevo notato come quella sera, pareva attrarm i in ogni movimento: la sua bocca, le sue mani e le sue parole sembravano avere il dono di unattrazione non solo sentimentale, ma fisica. Lei, che per tempo era stata una mia amica ed io il suo confidente mi sembrava cambiata. Ed il profumo delle rose si espandeva e le piante vicine sembravano spettatori in attesa che l a scena teatrale consumasse il suo tema principale. Eravamo attratti luno dellaltr o, e non eravamo in grado di evitare la situazione, che non volevamo vivere, ass olutamente. Se solo mi fossi tenuto quella frase ironica tra le membra e la gola e non glielavessi sussurrata vicino allorecchio avvicinandomi, probabilmente avre mmo evitato che le nostre bocche avessero un contatto, ma quando avvenne, il ter ribile destino non ci lasci staccare. Ormai eravamo dentro lopera e lavremmo termin ata qualunque fossero state le nostre intenzioni. Ci baciammo fortemente, le sue mani cominciarono a sfiorare lentamente il mio corpo mentre le mie cominciarono a carezzare i suoi ruvidi vestiti neri, sfiorando sempre pi frequentemente gli o rgani del piacere e della vergogna che ci comandavano. La mia mente fu come rapi ta da quella bellezza e dal piacere che forse si poteva cercare. E, bench fosse u na panchina, lamore non impose nessuna regola. Lentamente qualcosa che non poteva no essere le nostre mani ci sfil i vestiti, e piano piano ma sempre pi forte ci fu il contatto che poco avevamo saputo evitare. I gemiti di piacere silenziosi and avano mischiandosi con il sempre pi denso profumo di rose. Nellaria ormai lodore er a indistinguibile, un odore che per natura non pu che descriversi come il misto t ra la purezza di un fiore e il peccato del sesso. Non potevamo distoglierci, orm ai il mondo intero aspettava di veder compiuti gli atti, e non potemmo contare q uanti minuti consumammo in quel vortice di piaceri e vergogne. Ma ci distaccammo , dopo che la natura lo impose. Ah, natura, lunico dio esistente, malvagio e buon o, peccaminoso e puro, traditore e amico fidato. Quando leffimere azioni finirono e ci rivestimmo, i nostri sguardi parevano gli stessi di poche ore prima. Aveva mo consumato quel grande piacere, che fin immediatamente, senza che nessuno ne fo sse a conoscenza, eccetto noi. Ma non ne parlammo, n mentre laccompagnai alla staz ione, n in tutta una vita nella quale continuai ad esserle amico, quasi fratello, ma mai pi, tra noi, ci fu il coraggio di guardarci negli occhi, e forse questa f u la pi dura punizione per entrambi da accettare.