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Cavour chiede alla Chiesa di rinunciare al potere temporale e di permettere lo spostamento effettivo della capitale a Roma, coerentemente al principio

(non certo del tutto ostile alle richieste della Chiesa) libera Chiesa in libero Stato Cavour comprende bene che fino a quando la Chiesa possiede territori e chiede il soccorso delle potenze straniere, lItalia non veramente indipendente e sicura[13]. Ma il principio di Cavour si scontra subito con lintransigenza della Chiesa di papa Pio IX.[14] Dopo lunificazione lopposizione al nuovo Stato si fece pi aspra e intransigente, sviluppandosi su tre piani fondamentali: su quello dei principi, su quello dellavversione alla legislazione ecclesiastica di tipo laico, su quello della condanna delle conquiste territoriali avvenute a danno della Santa Sede.[15] Lultimo di questi punti anche chiamato la questione romana, e costituisce di certo una particolarit tutta italiana, che condizion non poco landamento dei rapporti tra Chiesa e Stato in Italia. La Chiesa infatti non subito pronta a rinunciare ai propri territori, ma, come sempre, si dovette attendere a lungo perch questa si arrendesse in fine allevidenza della impossibilit di ottenere quando chiesto. Seppur ci sono da parte dei cattolici italiani tendenze conciliatrici tra cattolicesimo e liberalismo, altrettanto ci sono tendenze apertamente antiunitarie: la Civilt cattolica, rivista gesuita, giudica la rivoluzione italiana anticristiana e anticattolica, nel quadro pi ampio dellopposizione alla sussistente civilt moderna (peccatrice). Lo stesso Pio IX con lallocuzioneMaxima quidem laetitizia del 1862 si preoccupa di ribadire con fermezza la necessit per la Chiesa del potere temporale. Allallocuzione, nel 1864, segue lenciclica Quanta cura, dove lo Stato italiano viene condannato, e si sostiene in breve che la democrazia distrugge la giustizia e la ragione[16]. Lenciclica dotata di un appendice che passa alla storia con il nome di Sillabo. Il Sillabo un catalogo dei principali errori moderni: il papa vi condanna indifferentismo, razionalismo, liberalismo, socialismo e comunismo, posizioni sostenenti la separazione Chiesa Stato, e posizioni tendenti a conciliare Cattolicesimo e libert o liberalismo. Il Sillabo alza un alto muro tra i cattolici e la cultura laica; solamente un secolo dopo, il Concilio Vaticano II, smentisce le affermazioni del Sillabo.[17] Segno ulteriore ed evidente della piega intransigente presa dalla Chiesa in reazione allunit di uno Stato dichiaratosi laico, lorganizzazione dei fedeli in organizzazioni: nel 1865 nasce lAssociazione cattolica italiana, con la missione esplicita di difendere privilegi e libert della Chiesa allinterno dello Stato, e nel 1867 nasce la Societ della Giovent cattolica italiana. Lo Stato in questi primi tempi risponde con decisione alle iniziative della Chiesa. Mosso da esigenze laiche e alle volte apertamente anticlericali, risponde alla reazione della Chiesa con lintroduzione nel 1865 del matrimonio civile, con delle leggi sul patrimonio ecclesiastico, con labolizione dellesenzione dal servizio militare per i chierici, con una severa legge che aboliva la facolt di teologia, e con leliminazione della giurisdizione ecclesiastica sui cimiteri.[18][19] Lo Stato, con Quintino Sella, ministro delle finanze in carica negli anni 1862-65 e 1869-73, al fine di pareggiare il bilancio (poi effettivamente pareggiato nel 1875), vende i beni del demanio e degli enti ecclesiastici, che sono soppressi nel 1866-67.[20] La linea dura non caratterizza comunque che questo periodo iniziale, ch presto ci si rende conto che non possibile governare senza lappoggio della Chiesa e dunque dei cittadini cattolici. Nel frattempo avvenimenti internazionali alienano alla Chiesa la protezione di Napoleone III. Prontamente lo Stato italiano ne approfitta per conquistare definitivamente la citt di Roma: il 1870. Pio IX non tarda, prevedibilmente, a condannare la presa di Roma. La Chiesa sempre pi consapevole della propria debolezza mancanti i supporti rappresentati dagli eserciti degli stati di volta in volta alleati, a causa del processo di secolarizzazione che a livello europeo sta portando gli Stati verso sempre una maggiore e definitiva indipendenza dal potere della Chiesa, e dunque verso

una decentralizzazione della posizione internazionale della Santa Sede che rende improbabile lipotesi di una restituzione del potere temporale. Nel 1870 si conclude anche il Concilio Vaticano I, che non fa che riaffermare le posizioni intransigenti e reazionarie della Santa Sede, condanne comprese. Novit del concilio il dogma sullinfallibilit personale del papa in materia religiosa e morale. Lanno seguente viene approvata la legge detta delle guarentigie, che nonostante venga seccamente respinta da parte del papa, regoler i rapporti tra Stato e Chiesa fino al Concordato del 1929. La legge rispetta il principio cavouriano libera Chiesa in libero Stato, riconosce il papa come sovrano su un piccolo territorio indipendente chiamato Citt del Vaticano, assegnandoli anche una dotazione finanziaria annua (circa il 5% del bilancio del Regno allanno)[21], e garantisce diverse libert al clero; in tale frangente, il papa, oltre che respingere la legge (e cos anche la dote), si rifiuta di riconoscere lo Stato italiano.[22] Nel 1874 nasce lorganizzazione cattolica chiamata lOpera dei congressi. Questa importante organizzazione ha il compito di difendere la fede cattolica, combattere il liberalismo, rivendicare la libert della Chiesa e sostenere le aspirazioni temporali del papa[23]. Sempre nel 1874 (e poi pi categoricamente attraverso un decreto del SantUffizio nel 1886) il papa con il non expedit (non conviene) comanda ai fedeli lastensionismo alle elezioni politiche e amministrative e allattivit politica azione da giudicarsi gravissima, seppur compresa in un ottica storica[24] -, per cui lOpera (fondata per lappunto da cattolici intransigenti ostili a qualsiasi tentativo di conciliazione con lo Stato)[25] agisce attraverso una penetrazione capillare nella societ[26] strategia che la Chiesa non abbandoner mai del tutto, nemmeno durante il periodo in cui i cristiano-cattolici si organizzano in un partito politico (allabrogazione esplicita del non expedit nel 1919) e partecipano cos attivamente alla scena politica italiana, che per altro, alla fine, viene da loro stessi egemonizzata con la DC. La chiesa riconoscer lo Stato Italiano soltanto con il trattato del 1929.[27] Lunica operazione per ora permessa al cattolico, che ricordiamolo pure, allo stesso tempo cittadino, quella di agire per cos dallinterno della societ per conquistare questa al pensiero che vuole un rinnovamento in senso cattolico del paese. Per attenzione, i cattolici, almeno fino alla Prima Guerra Mondiale, seppur tentano la penetrazione nella societ italiana, lo fanno come un organismo chiuso in se stesso, per cui, di fatto, una parte dei cittadini lontana dalla cosa pubblica, proprio perch non ha a cuore primariamente lo Stato, e questo proprio nel momento in cui bisogna costruire il paese. Tanto pi che, data la situazione per cui lo Stato appena formato, una nuova entit, e perci ancora lontano dal cittadino (soprattutto quello abitante nelle campagne), la Chiesa con il suo clero funge da tramite fra il popolo e lo Stato.[28] Inoltre, in questi anni, le associazioni cattoliche, si danno da fare per promuovere le opere religiose (es. la raccolta di denaro per lObolo di San Pietro), organizzare opere assistenziali e istituire scuole in concorrenza con loperare dello Stato, diffondere la stampa cattolica, soprattutto quella popolare; detto in poche parole, la Chiesa si contrappone allo Stato.[29] Pio IX muore nel 1878: Gioacchino Pecci diventa papa Leone XIII. Pecci conferma da subito la ierocrazia e le condanne del suo severo predecessore, ma pi politicamente abile. Capisce molto bene che le masse popolari possono essere fonte preziosa dazione trasformatrice al servizio della Chiesa in campo sociale ma anche politico (a fronte poi dellestensione, seppur modesta, del suffragio elettorale). Capisce altrettanto bene la pericolosit, per gli interessi della Chiesa e della religione, della diffusione popolare di socialismo e comunismo, che non tarda a condannare e combattere aspramente. Queste comprensioni si traducono sul piano pratico nellesortazione, da parte della Santa Sede, dei fedeli a sostenere le proprie rivendicazioni di buoni cattolici di fronte allo Stato, partecipando alle dinamiche della vita sociale, e non indugiando alla mobilitazione, per sempre regolata attraverso associazioni e organizzazioni relativamente indipendenti quando non totalmente dipendenti dai dettami della gerarchia ecclesiastica.[30] rivelatrice dei tempi lenciclica Rerum novarum del 1891, che, per la prima volta nella storia delle encicliche, affronta

apertamente questioni sociali, impostando su nuove basi la dottrina sociale della chiesa, sorta di via alternativa ai condannati sistemi capitalisti e socialisti.[31] A seguito delle posizioni prese dal papa nellenciclica, la Chiesa ammette la costituzione dei lavoratori in associazioni, per solamente operaie e ovviamente dispirazione cattolica; in questo modo si sottrae ai socialisti il monopolio della difesa del proletariato e allo stesso tempo si combatte il liberalismo. I rapporti con lo Stato sono comunque sempre ostili. Il governo italiano prosegue, moderatamente, la laicizzazione dello stato, ad esempio con le leggi del 1877 che limitano linsegnamento della religione nelle scuole pubbliche, ma anche con la repressione degli abusi del clero, ovvero gli interventi del clero nella vita politica e elettorale dello Stato.[32] In particolare i governi di Crispi si muovono, allinterno di unimponente opera legislativa, nella direzione della laicizzazione dello Stato, ma sempre in realt frenati dal fatto che la societ per lo pi clericalizzata e dunque non pu essere troppo disattesa[33]. Nel 1890 si tenta la laicizzazione degli istituti di assistenza controllati dal clero, i.e. le cosiddette opere pie vengono riunite in congregazioni di carit controllate dai comuni.[34] Il processo laicizzante non nemmeno lontanamente completato, daltra parte agilmente argomentabile che non lo ancora oggi giorno. Le tensioni tra i due poteri continuano, si stenta a raggiungere accordi tra le parti. Nel 1889 lo Stato decide significativamente di mettere in Campo de Fiori, l dove arse per volont della Chiesa, il monumento a Giordano Bruno. durante questi anni che nasce un vasto movimento sociale cattolico, il quale si muove attraverso lopera caritativa e assistenziale, le casse rurali, e il sindacato cattolico. Non mancano comunque le divisioni allinterno del movimento cattolico, dove si distinguono tendenze antiliberali da tendenze pi democratiche e liberali. Nel 1901 Leone XIII condanna la tendenza democratico-cristiana contraria al paternalismo della Santa Sede, e comanda di serrare i ranghi e restare uniti nellOpera dei congressi[35]. Questi atteggiamenti di chiusura verso la vita politica e contrari allintegrazione con lo Stato non favoriscono lo sviluppo di una coscienza civile matura nella popolazione, soprattutto in quella rurale, che per sua natura e storia confinata a vivere lontana dalle istituzioni dello Stato. Ma daltra parte questi atteggiamenti sono del tutto coerenti con la concezione che la Santa Sede ha del cittadino cattolico: un membro di Cristo (in quanto ha ricevuto il battesimo) che deve spendersi per la causa della evangelizzazione (oggi soprattutto) o comunque per la causa del riconoscimento in terra del mondo ideale (quello voluto dai fedeli cattolici, che poi si traduce nel chiedere il mantenimento di privilegi temporali oppure il mantenimento del potere spirituale attraverso il controllo del sistema di valori che orienta lo Stato in materia sociale ed etica) contro le pretese del mondo reale. Il cittadino sciolto nella religione. Due anni dopo, nel 1903, diventa papa Giuseppe Sarto con il nome di Pio X. Il suo pontificato si mantiene su posizioni intransigenti sia in materia dottrinale sia verso le nuove tendenze culturali e politiche che incominciano ad essere accettate anche allinterno dello stesso mondo cattolico.[36] Insensibile ai problemi che la cultura moderna pone alla Chiesa, Pio X deciso nel rifiutare tutto ci che non sia consono alle tradizioni della Chiesa e tutto ci che non rispetta la sua autorit.[37] Tuttavia, rispetto alla precedente, la Chiesa guidata da Pio X non pi favorevole allastensionismo elettorale. Pio X scoglie lOpera dei congressi, sia ch troppo internamente divisa, e cos allora troppo difficile da controllare, sia ch c il pericolo di una sua trasformazione in partito (magari sotto la spinta del gruppo democratico o comunque aperto al dialogo con il modernismo definito, questo, dal papa, nellenciclica Pascendi del 1907, compendio di tutte le eresie[38] di Murri) coinvolgente

s la Chiesa direttamente nella politica italiana. Tacitamente sospeso il non expedit, per la prima volta, nel 1904, i cattolici intervengono alle elezioni: tre cattolici vengono eletti deputati.[39] Nel 1913 Giolitti introduce il suffragio universale maschile, cos i cattolici si vedono costretti ad appoggiare i liberali per evitare un possibile governo socialista. A questo punto il papa provvede allunione del movimento cattolico, nonch a porlo sotto la stretta dipendenza dei vertici della gerarchia ecclesiastica. Si scopre cos una nuova strategia di condizionamento delle scelte dello Stato da parte della Chiesa: attenuata la polemica ideologica antiliberale[40], abbandonate le richieste di restaurazione completa dei vecchi privilegi e dei vecchi domini temporali, la Chiesa decide di rivendicare dallinterno dello Stato e per fare questo bisogna, almeno in certa misura, partecipare alla vita dello Stato, o comunque accettarne alcuni elementi, al fine anche solo di poter stabilire un dialogo. La Chiesa cerca, dallinterno dello Stato, di bloccarne il processo di laicizzazione, gi di per s non effervescente (significativi in proposito sono i due tentativi falliti di introdurre una legge che permettesse il divorzio tra il 1901 e il 1902). Cambiano le strategie, che si adattano alle contingenze del periodo storico, ma non le intenzioni di fondo. Anche la Chiesa dunque evolve, ma solo in funzione della preservazione del proprio potere, della propria influenza e dei propri privilegi. Non che questo sia necessariamente condannabile moralmente, dal momento che si potrebbe argomentare che ogni organismo vivente e sociale non pu che sopravvivere attraverso legoistica pretesa del mantenimento del proprio potere e dei propri privilegi sugli altri. Ma torniamo ai fatti. del 1913 il patto Gentiloni, un accordo tra i cattolici (che incominciano a pesare in parlamento) e i liberali moderati, secondo le direttive del quale i primi avrebbero appoggiato i secondi in cambio dellimpegno dei secondi nelle rivendicazioni cattoliche, quali ad esempio listruzione catechistica nelle scuole pubbliche, maggiori libert per la scuola privata cattolica e lopposizione allintroduzione del divorzio. Ma questa apertura alla mediazione nellagone politico da parte dei cattolici accompagnata da parte della Santa Sede da una dura condanna diretta verso qualsiasi movimento riformatore, i.e. verso il modernismo. E questa non una condanna leggera; infatti innesca un processo di forte e ostile divergenza tra la cultura laica e la cultura cattolica, che in questi anni si dota anche di un nuovo Codice di diritto canonico (promulgato nel 1917)[41]. La divergenza, fortemente voluta e sostenuta dalla Chiesa, la causa del suo stesso ritardo rispetto non solo ovviamente alle conquiste della cultura moderna, ma anche rispetto al cattolicesimo europeo, generalmente meno soggetto al potere e alle direttive della Santa Sede. E lo ripetiamo ancora, questo stato dei fatti non pu non influire sul carattere del cittadino cattolico (e cos del cittadino tout court), allontanandolo da una piena e libera partecipazione alla vita civile e pi specificatamente elettorale. Nel 1914 sale al soglio pontificio Giacomo della Chiesa, papa Benedetto XV. La prima guerra mondiale il momento in cui i cattolici italiani sanano in parte la frattura con la comunit nazionale, grazie alla loro (dei cattolici) adesione generale alla guerra e alla loro partecipazione ad essa.[42] A guerra conclusa, diverse sono le cause che portarono al rilancio del ruolo dei partiti cattolici e dellinfluenza politica della Chiesa stessa: laffermarsi della cosiddetta societ di massa, il veloce progredire della secolarizzazione della societ, che porta un generale stemperamento dei toni sia propri delle parti storicamente anticlericali sia propri delle parti della societ cattolica. La Chiesa comunque decisa a controllare le diverse tendenze cattoliche; pi in generale progetta la riaffermazione e la riconquista del Cattolicesimo nei riguardi delle societ e degli Stati[43], impegnandosi particolarmente nei riguardi della societ e dello Stato italiani. Perci la riorganizzazione, a partire gi dal 1915, dellintero movimento cattolico, unito nellobbedienza dovuta alle direttive dei vertici ecclesiastici.

Nel 1919 abrogato il non expedit per permettere la ormai inevitabile entrata dei cattolici nellagone della vita politica italiana. Nasce il Partito popolare italiano, primo esperimento di partito cattolico. Si apre una nuova stagione, sia per quanto riguarda lorganizzazione interna del movimento cattolico, sia per quanto riguarda il modo di influenzare lo Stato da parte della Chiesa. Distinguo tra organizzazioni politiche cattoliche anche se formalmente indipendenti dalla Santa Sede (ma di fatto lautonomia molto relativa, dal momento che un partito cattolico non pu mai essere veramente svincolato dalle direttive pontificie, perch deriva dai voti dei credenti, per i quali il papa (o anche un semplice sacerdote) ha maggiore autorit del segretario politico[44]), e organizzazioni propriamente religiose come lAzione cattolica, dipendenti (formalmente e di fatto) direttamente dalla Santa Sede.[45] LAzione cattolica lorgano principale che la Chiesa governa direttamente per penetrare nella societ italiana. Del 1921 listituzione di una Universit cattolica nella citt di Milano. Per riassumere: appare evidente il doppio fronte di impegno della Chiesa per influenzare la societ e lo Stato italiani: il fronte della societ e il fronte della politica. Sul piano politico evidente lintento di trasformare dallinterno lo Stato.[46] Lavvento del fascismo favorisce invece presto un cambio di rotta. Si prospetta la possibilit di gestire da parte della Santa Sede le questioni politiche e le rivendicazioni cattoliche direttamente con il governo Mussolini, passando sopra, per cos dire, alla mediazione dellorganizzazione politica cattolica in partito. Intanto Benedetto XV muore, e viene sostituito nel 1922 da papa Pio XI. Questo nuovo papa, coerentemente con la scelta del suo nome, inaugura una stagione di ritrovato conservatorismo e un progetto di ricristianizzazione della societ. Con lenciclica Quas primas, del 1925, rende chiaro a tutti che la Chiesa non intende rinunciare ad affermare il regno (spirituale) di Cristo (per loccasione Re) sullintero mondo temporale; laffermazione del nuovo regno totalizzante, nel senso che tende a estendersi ad ogni societ e Stato; questa una concezione medievale del papato: il papa il vicario in terra di Cristo Re, perci a lui che gli individui e le societ si devono sottomettere.[47] E lItalia, con la sua societ, il primo e pi vicino banco di prova per la dottrina della regalit di Cristo. I credenti italiani non devono fare altro che obbedire al papa, anche nelle questioni politiche. Lecclesia non ostacola lavvento del fascismo, il quale prende una serie di provvedimenti che portano proprio nella direzione giusta per la Chiesa: la regalit di Cristo, i.e. la restaurazione del ruolo sociale del cattolicesimo e della Chiesa. Viene rimesso il crocifisso nei luoghi pubblici, scuole comprese; linsegnamento della religione reso obbligatorio; il calendario civile adeguato a quello religioso; gli ecclesiastici sono esonerati dal servizio militare; il governo si impegna contro il divorzio e a proteggere listituzione della famiglia e il matrimonio.[48] Nel 1925 il fascismo dichiara la dittatura: la fine dei partiti, compreso, si intende, il Partito popolare. La Chiesa non piange il partito prima osteggia la linea antifascista di don Sturzo, segretario del Partito popolare, e poi, nel 1926, non si oppone allo scioglimento del partito[49] , ch non affatto esclusa dalle trattative con il regime fascista, per altro dirette e quindi pi agevolmente gestibili. incredibile poter constatare come anche un ferocissimo anticlericale ateo come Mussolini (e di questo anticlericalismo ne sono testimoni scritti e discorsi, soprattutto precedenti alla presa del potere; in un articolo pubblicato sul settimanale Avvenire del lavoratore definisce la Chiesa un grande cadavere, il Vaticano covo dellintolleranza e di una banda di rapinatori, la teologia insieme di assurdi mostruosi[50]), dovette rendersi conto ben presto e arrendersi allevidenza per cui acquistare il potere, e dunque impegnarsi a mantenerlo, implica necessariamente mediare con il potere della Chiesa, ovvero, dovette capire che, in sostanza, non possibile governare lItalia senza lappoggio della Chiesa e cos delle masse cattoliche. Mussolini parla in questo modo, nel 1920, al secondo congresso dei fasci: Io sono, oggi, completamente al di fuori di ogni religione, ma i

problemi politici sono problemi politici. Nessuno in Italia, se non vuole scatenare la guerra religiosa, pu attentare a questa sovranit spirituale.[51] Fuori, per cos dire, il fronte politico proprio del partito, resta il fronte sociale dellAzione cattolica, che cos diventa in assoluto lo strumento privilegiato dintervento della Chiesa nella societ.[52] I rapporti tra Chiesa e fascismo sono di interesse per entrambe le parti, e non solo perch le parti condividono gli stessi nemici (la democrazia, il liberalismo, il comunismo e la massoneria) oltre che il modello di potere (autoritario e gerarchico)[53]; la Chiesa vede nel fascismo (e in Mussolini, definito da papa Pio XI, luomo che la Provvidenza Ci ha fatto incontrare[54]) lo strumento per ricostruire una societ e uno Stato cristiani, il fascismo vede nella Chiesa lo strumento utile al controllo delle masse e al consenso verso il regime di queste. Nel 1929 le due parti dopo il rifiuto da parte della Chiesa della riforma Rocco arrivano alla firma dei cosiddetti Patti lateranensi, che segnano una sorta di conciliazione tra Stato e Chiesa, conciliazione che la Chiesa si era sempre rifiutata di concedere allo stato liberale.[55] I Patti prevedono un trattato, una convenzione finanziaria e un concordato. Col trattato il Regno dItalia con capitale Roma e lo Stato della Citt del Vaticano si riconoscono a vicenda. Con la convenzione, chiusa finalmente la questione romana, lo Stato versa alla Santa Sede un risarcimento monetario per la perdita dei domini temporali. Con il concordato lo Stato si impegna a riconoscere personalit giuridica alle associazioni religiose, agevolazioni tributarie per le propriet della Chiesa, gli effetti civili al matrimonio religioso, linsegnamento della religione cattolica come fondamento e coronamento dellistruzione della scuola pubblica, e lesclusione dei preti dagli impegni pubblici.[56] Alla Chiesa interessa soprattutto mantenere, nei confronti dello Stato, un ruolo preminente nel campo delleducazione (il papa lo chiarisce con lenciclica Divini Illius Magistri), e il diritto allultima parola sui problemi relativi a matrimonio e famiglia (il papa chiarisce anche questo attraverso unenciclica, la Casti connubiidel 1930). Sono questi, leducazione e la famiglia, i campi, insieme allassistenzialismo evangelizzante, che da sempre interessano maggiormente la Chiesa. Nel 1931, con lenciclica Quadragesimo anno, il papa espone compiutamente la dottrina sociale cattolica, che si pone come alternativa ai condannati sistemi capitalistici e soprattutto comunisti.[57] Con la dottrina sociale la Chiesa pretende insegnare allo stato come risolvere le questioni sociali che lo affliggono.