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La Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina (titolo in francese Dclaration des droits de la femme et de la citoyenne) un testo

o giuridico francese, che esige la piena assimilazione legale, politica e sociale delle donne ed stata pubblicata nel settembre 1791 dalla scrittrice Olympe de Gouges sul modello della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1789 proclamata il 26 agosto dello stesso anno. Si tratta del primo documento che invoca l'uguaglianza giuridica e legale delle donne in rapporto agli uomini ed stato pubblicato allo scopo di essere presentata all'Assemble Nationale per esservi adottata. La Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina costituisce un'imitazione critica della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, che elenca i diritti validi solo per gli uomini, allorch le donne non dispongono del diritto di voto, dell'accesso alle istituzioni pubbliche, alle libert professionali, ai diritti di possedimento. Il testo denuncia la mancanza di libert delle donne e chiede il riconoscimento di una serie di garanzie ed opportunit che rendano effettivi i principi della Rivoluzione anche per le donne. L'autrice vi defende, non senza ironia sulle considerazioni dei pregiudizi maschili, la causa delle donne, scrivendo che La donna nasce libera e ha uguali diritti all'uomo . Volendo, si pu dire che Olympe de Gouges critic la Rivoluzione francese di aver dimenticato le donne nel suo progetto di libert e di uguaglianza. In seguito, Robespierre proib le associazioni femminili, chiuse i loro clubs ed i loro giornali, mentre Olympe de Gouges veniva ghigliottinata (novembre 1793) per aver dimenticato le virt che convengono al suo sesso ed essersi immischiata nelle cose della Repubblica. Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina Preambolo Le madri, le figlie, le sorelle, rappresentanti della nazione, domandano di costituirsi in assemblea nazionale. Considerando che l'ignoranza, l'oblio o il disprezzo dei diritti della donna sono le sole cause delle sventure pubbliche della corruzione dei governi, esse si sono risolte a esporre in una solenne dichiarazione i diritti naturali inalienabili e sacri della donna, affinch questa dichiarazione costantemente presente a tutti i membri del corpo sociale, ricordi incessantemente i loro diritti e i loro doveri, affinch gli atti del potere delle

donne e quelli del potere degli uomini, potendo in ogni istante essere confrontati con il fine di ogni istituzione politica, ne siano pi rispettati, affinch i reclami delle cittadine fondati ormai su principi semplici e incontestabili, siano sempre rivolti al mantenimento della costituzione, dei buoni costumi e alla felicit di tutti. Di conseguenza, il sesso superiore in bellezza e in coraggio, nelle sofferenze materne riconosce e dichiara in presenza e con gli auspici dell'Essere supremo, i Diritti seguenti della Donna e della Cittadina:
N.B. Come la Dichiarazione dei diritti delluomo e del cittadino, anche la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina costituita da un preambolo e 17 articoli. Si tratta di un accostamento polemico che rivendica anche per le donne, il sesso superiore sia in bellezza che in coraggio, nelle sofferenze della maternit, quegli spazi di dignit e libert solennemente sanciti per luomo.

Articolo 1 La Donna nasce libera e ha gli stessi diritti dell'uomo. Le distinzioni sociali non possono essere fondate che sull'interesse comune.
N.B. Come il preambolo, anche alcuni dei 17 articoli ricalcano, nella struttura e nel contenuto, la Dichiarazione dei diritti delluomo e del cittadino, che, allarticolo I, cos recita: Gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti. Le distinzioni sociali non possono essere fondate che sullutilit comune. Anche i successivi articoli II, III, IX, XII e XV ripropongono letteralmente la Dichiarazione dell89, limitandosi a sostituire la parola donna a quella di uomo o ad aggiungerla.

Articolo 2 Lo scopo di ogni associazione politica la conservazione dei diritti naturali e imprescrittibili della Donna e dell'Uomo: questi diritti sono la libert, la propriet, la sicurezza e soprattutto la resistenza alla oppressione. Articolo 3 Il principio di ogni sovranit risiede essenzialmente nella Nazione, che l'unione della Donna e dell'Uomo: nessun organo, nessun individuo pu esercitare autorit che non provenga espressamente da loro.

Articolo 4 La libert e la giustizia consistono nel restituire tutto ci che appartiene ad altri; cos l'unico limite all'esercizio dei diritti naturali della donna, la perpetua tirannia dell'uomo cio, fa riformato dalle leggi della natura e della ragione.
N.B. E questo uno degli articoli pi significativi, completamente riscritto, in esso si afferma che in nome della libert e della giustizia gli uomini devono rinunciare a ci che non appartiene loro e, in particolare, devono rinunciare alla tirannia che esercitano sulle donne e che impedisce loro di esercitare i propri diritti naturali.

Articolo 5 Le leggi della natura e della ragione proibiscono tutte le azioni nocive alla societ: tutto ci che non proibito dalle leggi sagge e divine, non pu essere impedito e nessuno pu essere costretto a fare ci che esse non ordinano. Articolo 6 La legge deve essere l'espressione della volont generale;tutte le Cittadine e i Cittadini devono concorrere personalmente o con i loro rappresentanti alla sua

formazione; essa deve essere uguale per tutti. Tutte le cittadine e tutti i cittadini essendo uguali ai suoi occhi, devono essere ugualmente ammessi a tutte le dignit posti e impieghi pubblici, secondo le loro capacit e senza altra distinzione che quella delle loro virt e dei loro talenti. Articolo 7 Non ne esclusa nessuna donna; essa accusata, arrestata e detenuta nei casi stabiliti dalla Legge. Le donne obbediscono come gli uomini a questa Legge rigorosa. Articolo 8 La legge deve stabilire solo pene strettamente e evidentemente necessarie e nessuno pu essere punito se non in virt di una Legge stabilita e prolungata anteriormente al delitto e legalmente applicata alle donne. Articolo 9 Su ogni donna dichiarata colpevole la Legge esercita tutto il rigore. Articolo 10 Nessuno deve essere molestato per le sue opinioni anche di principio, la donna ha il diritto di salire sul patibolo, essa deve avere pure quello di salire sul podio sempre che le sue manifestazioni non turbino l'ordine pubblico stabilito dalla Legge.
N.B. Anche questarticolo, completamente riformulato rispetto al corrispondente della Dichiarazione dell89, rivendica con forza, anche per le donne, la libert dopinione di cui godono gli uomini.

Articolo 11 La libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni uno dei diritti pi preziosi della donna poich queste libert assicura la legittimit dei padri verso i figli. Ogni cittadino pu dunque dire liberamente, io sono la madre di un figlio vostro, senza che un pregiudizio barbaro la forzi a nascondere la verit salvo a rispondere dell' abuso di questa libert dei casi stabiliti dalla Legge.
N.B. La libert di opinione rivendicata nellarticolo precedente in linea di principio, ora applicata ad una concreta e specifica esigenza femminile: il riconoscimento dei figli nati al di fuori del vincolo matrimoniale, senza che le ragazze madri, nubili e vedove abbiano a vergognarsene ed il diritto ad attribuirne la paternit.

Articolo 12 E' necessario garantire maggiormente i diritti della donna e della cittadina; questa garanzia deve essere istituita a vantaggio di tutti e non solo di quelle cui affidata. Articolo 13 Per il mantenimento della forza pubblica e per le spese di amministrazione, i contributi della donna e dell' uomo sono uguali; essa partecipa a tutti i lavori ingrati a tutte le fatiche, deve quindi partecipare anche alla distribuzione dei posti, degli impieghi, delle cariche, delle dignit e dell' industria.

Articolo 14 Le Cittadine e i Cittadini hanno il diritto di constatare da s o tramite i loro rappresentanti, la necessit del contributo. Le Cittadine possono aderirvi soltanto con l' ammissione di un' uguale divisione, non solo nella fortuna, ma anche nell' amministrazione pubblica e determinare la quantit, l' imponibile, la riscossione e la durata dell' imposta. Articolo 15 La massa delle donne coalizzata con gli uomini per la tassazione ha il diritto di chiedere conto della sua amministrazione a ogni agente pubblico. Articolo 16 Ogni societ in cui la garanzia dei diritti non assicurata, n la separazione dei poteri determinata, non ha costituzione; la costituzione nulla se la maggioranza degli individui che compongono la Nazione non ha cooperato alla sua redazione. Articolo 17 Le propriet sono di tutti i sessi riuniti o separati; esse hanno per ciascuno un diritto inviolabile e sacro;nessuno pu esserne privato come vero patrimonio della natura, se non quando la necessit pubblica legalmente constatata, lo esiga in modo evidente e a condizione di una giusta e preliminare indennit.
N.B. La Dichiarazione si chiude con la significativa introduzione del principio di comunione dei beni a seguito del rapporto matrimoniale, principio dal quale scaturir la rivendicazione della loro divisione in parti uguali in caso di separazione o divorzio.

La lenta integrazione dei Diritti Fondamentali della Donna, nel mondo occidentale e nell'et moderna dunque parte dalla fine XVIII secolo (1791) con Olympe de Gouges che scrive la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina e prosegue nel 1804 con il Codice civile napoleonico nel quale si ritorna a sancire linferiorit della donna ribadendo lautorit del padre e del marito su di essa. Nella seconda met del XIX secolo, con lindustrializzazione, la donna viene inserita nel lavoro nelle fabbriche e il movimento femminista si propone la conquista dei diritti civili e dei diritti politici. Nel 1881, Anna Maria Mozzoni scrittrice e donna politica, fonda, in Italia, la Lega promotrice degli interessi femminili. Nel 1890, Anna Michailovna Kuliscioff, politica russa esule in Italia, promuove la discussione sui diritti delle donne all'interno del movimento socialista con una conferenza sul "Monopolio dell'uomo". Nel 1893, il diritto di voto viene concesso alle donne in Nuova Zelanda. Nel 1903, viene fondata, in Inghilterra, da Emmelline Pankhurst la Womens Social and Political Union (WSPU), popolarmente definita movimento delle suffragette che propugnava lestensione del suffragio elettorale alle donne. Nel 1917, con la Rivoluzione Bolscevica le donne ottengono il diritto di voto in URSS. Nel 1918, le suffragette inglesi ottengono il diritto di voto. Nel 1920, gli Stati Uniti dAmerica concedono il voto alle donne.

Nel 1944, nasce a Roma l'Unione Donne Italiana (UDI) e nel 1946, le donne riescono a esercitare il diritto di voto in Italia e in Francia. In Italia votano per la prima volta in occasione del referendum che istituisce la Repubblica. In Italia, nel 1950, viene approvata la legge sul congedo per maternit per le lavoratrici; nel 1960 la legge che permette laccesso a tutte le professioni; nel 1961 lammissione alla magistratura; nel 1962 viene abolita la norma che permetteva il licenziamento in caso di matrimonio; nel 1970 la legge sul divorzio, nel 1971 la legge sulla tutela delle lavoratrici madri, nel 1975 la riforma del diritto di famiglia, nel 1978 la Legge sulla interruzione volontaria di gravidanza e nel 1991 la legge sulle Pari Opportunit. Fino a giungere al 2006 (31 maggio) con il Codice della Pari opportunit tra uomo e donna e al 2007 (24 luglio) con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Comunicazione del Ministro per i diritti e le pari opportunit, del Ministro per le politiche giovanili e le attivit sportive e del Ministro dell''interno, in merito alla dichiarazione della Consulta giovanile per le questioni relative al pluralismo religioso e culturale sul tema donna e societ. A San Marino, il diritto di voto attivo alle donne venne introdotto, solo come principio, con la legge 23 dicembre 1958. Bisogner attendere le elezioni del 1964 per arrivare al concreto esercizio di tale diritto. Un contributo notevole per laffermazione di questo diritto viene dato dal Comitato per lemancipazione della donna, costituitosi nel 1955. Bisogner attendere il 1973 per il riconoscimento dellelettorato passivo ed il 1 aprile del 1981 perch una donna assurga alla pi alta carica dello Stato (S.E. Maria Lea Pedini). La Convenzione sulleliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna del 1979 obbliga gli Stati a condannare qualsiasi forma di discriminazione della donna e a promuoverne leliminazione con tutti i mezzi adeguati. Essa non contiene nessuna disposizione specifica in relazione alla problematica della violenza. Allarticolo 6 impegna semplicemente gli Stati contraenti a prendere misure per abolire qualsiasi forma di traffico di donne e di sfruttamento della prostituzione. LAssemblea generale dellONU ha dato prova in varie risoluzioni della propria volont di non tollerare ulteriormente la violenza sulle donne. Nella Dichiarazione sulleliminazione della violenza nei confronti delle donne del 1993 la Comunit degli Stati ha concordato per la prima volta la seguente definizione di violenza nei confronti delle donne (art. 1): ogni atto di violenza indirizzato al genere femminile che rechi o possa recare alle donne un pregiudizio o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche, compresa la minaccia di tali atti, la coazione o la privazione arbitraria della libert, sia nella vita pubblica che nella vita privata. Per violenza sulle donne si intendono in particolare i seguenti atti (art. 2): a) la violenza fisica, sessuale e psicologica usata in seno alla famiglia, comprese le percosse, le sevizie sessuali inflitte alle fanciulle in casa, le violenze legate alla dote, lo stupro coniugale, le mutilazioni genitali e altre pratiche tradizionali pregiudizievoli alla donna, la violenza non coniugale e la violenza legata allo sfruttamento;

b) la violenza fisica, sessuale e psicologica usata in seno alla collettivit, compreso lo stupro, le sevizie sessuali, le molestie sessuali e lintimidazione sul lavoro, nelle istituzioni di formazione e altrove, il prossenetismo e la prostituzione forzata; c) la violenza fisica, sessuale e psicologica perpetrata o tollerata dallo Stato, ovunque essa si verifichi. Larticolo 4 chiarisce che gli Stati non possono far valere n usi e costumi, n tradizioni, n considerazioni di carattere religioso per sottrarsi ai loro doveri riguardo alleliminazione della violenza sulle donne. Gli Stati sono tenuti a prevenire, esaminare e punire con la dovuta diligenza (la cosiddetta due diligence) le violenze sulle donne, indipendentemente dal fatto che tali atti siano stati perpetrati dallo Stato o da persone private. LAssemblea generale dellONU ha approvato ulteriori importanti dichiarazioni: Nel 1998 una dichiarazione che sollecita gli Stati ad affrontare seriamente e in maniera globale la lotta alla violenza sulle donne (Crime prevention and criminal justice measures to eliminate violence against women, A/RES/52/86). Nel 2003 una dichiarazione che sollecita misure per leliminazione della violenza domestica (A/RES/58/147, Elimination of domestic violence against women, del 22.12.2003). Nel 2004 una dichiarazione contro i reati donore perpetrati contro donne e minori (A/RES/59/165, Working towards the elimination of crimes against women and girls committed in the name of honour, del 20.12.2004). La Convenzione interamericana per la prevenzione, la sanzione e leliminazione della violenza contro le donne del 9.6.1994 (la cosiddetta Convenzione di Belm do Par, in vigore dal 5.3.1995, 31 Stati contraenti) un accordo impegnativo per la lotta a tale forma di violenza. Secondo la Convenzione, le vittime possono presentare un ricorso alla Commissione interamericana dei diritti umani (art. 12). Il Protocollo alla Carta africana dei diritti delluomo e dei popoli relativo ai diritti della donna dell11.7.2003 tutela esplicitamente la donna africana dalla violenza indirizzata al suo genere (in particolare gli art. 3 a 5).

La Commissione sulla eliminazione della discriminazione nei confronti delle donne (CEDAW - Commitee on the Elimination of Discrimination Against Women), ha esplicitato come segue ci che intende per discriminazione della donna: la violenza sessuale che compromette o preclude alle donne la possibilit di esercitare i diritti umani sanciti dal diritto internazionale pubblico o dalle convenzioni sui diritti umani e le libert fondamentali rappresenta una discriminazione. Per quanto riguarda la violenza meritano un particolare rilievo i seguenti obblighi degli Stati contraenti: prendere ogni misura adeguata al fine di modificare gli schemi e i modelli di comportamento socio-culturale degli uomini e delle donne e giungere ad una eliminazione dei pregiudizi e delle pratiche consuetudinarie o di altro genere, che siano basate sulla convinzione dellinferiorit o della superiorit delluno o dellaltro sesso o sullidea di ruoli stereotipati degli uomini e delle donne (art. 5 lett. a e art. 2 lett. f);
Prima parte, art. 2.f : "Gli Stati parte condannano la discriminazione nei confronti delle donne in ogni sua forma, convengono di perseguire con ogni mezzo appropriato e senza indugio una politica tendente a eliminare la discriminazione nei confronti delle donne e a questo scopo si impegnano a prendere ogni misura adeguata, comprese le disposizioni di legge, per modificare o abrogare ogni legge, disposizione, regolamento, consuetudine o pratica che costituisca discriminazione nei confronti delle donne". Prima parte, art. 5.a : "Gli Stati parte prendono ogni misura adeguata al fine di modificare gli schemi e i modelli di comportamento socio-culturale degli uomini e delle donne e giungere a uneliminazione dei pregiudizi e delle pratiche consuetudinarie o di altro genere che siano basate sulla convinzione dellinferiorit o della superiorit delluno o dellaltro sesso o sullidea di ruoli stereotipati degli uomini e delle donne".

vietare il traffico di donne (art. 6); garantire il diritto al lavoro (art. 11); garantire il diritto alla salute (art. 12); considerare la situazione delle donne delle zone rurali (art. 14); assicurare la parit di diritti nel matrimonio e in seno alla famiglia (art. 16). Nelle raccomandazioni generali del Comitato per leliminazione della discriminazione nei confronti della donna si trovano le seguenti precisazioni rilevanti ai fini della problematica della violenza: Parit nel matrimonio e nei rapporti familiari v. Raccomandazione generale n. 21/1994 Violenza sulle donne v. Raccomandazione generale n. 19 /1992 e Raccomandazione generale n. 12/1989 Escissione v. Raccomandazione generale n. 14/1990 Mary Robinson, Alto Commissario ai Diritti dellUomo, alla Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nel novembre 1997, diceva : "Voglio essere una potente voce morale che si esprime in difesa di tutte le vittime dell'oppressione, della discriminazione e dell'esclusione, a qualsiasi Paese esse appartengano e di qualsiasi natura siano i soprusi che esse subiscono". Il principio di universalit dei Diritti Umani viene contestato da alcuni governi confessionali, al primo posto quelli islamici, che vogliono perseverare nell'attuazione della discriminazione perpetrata soprattutto ai danni delle

donne, ma contemporaneamente giustificare il loro comportamento al cospetto degli altri Paesi. Il Diritto di Universalit, bene ricordarlo non vuole imporre una Cultura Unica, ma vuole che la libert di coscienza e di giudizio venga garantita, cercando di preservare la Differenza. L'universalit, quindi, non sinonimo di uniformit. Nella Dichiarazione Programmatica di Pechino, del 1995, paragrafo 118, possiamo leggere che la violenza perpetrata nei confronti delle donne, ha prodotto come effetto il potere degli uomini, e la conseguente discriminazione, che le donne hanno patito, ha rallentato lo sviluppo dell'autonomia femminile. Testimonianza di atrocit commesse in nome della tradizione, le possiamo trovare nei riti di passaggio di molti Paesi africani e del Medio Oriente, che prevedono la mutilazione degli organi genitali esterni come passo necessario, da compiere nel pieno rispetto di riti atavici, per consacrare il passaggio dalla fanciullezza alla vita adulta. La violenza contro le donne, comprese quelle domestiche, sono da considerarsi elemento integrante del modello culturale di molti Paesi non necessariamente arretrati. Questi "interventi" compiuti in condizioni igieniche discutibili, da persone investite del potere del rito, ma non certo della conoscenza medica necessaria, sono l'esempio pi eclatante della violazione dei diritti pi elementari della donne. Il numero delle adolescenti che ha subito una mutilazione di questo tipo, ad un calcolo approssimativo risulta essere di circa 130 milioni. Numerosi sono i Documenti Ufficiali in cui vengono menzionate le violenze e le discriminazioni che hanno come soggetto le donne, come un male da estirpare attraverso interventi efficaci tesi alla totale cancellazione del fenomeno, ne sono un esempio la Quarta Conferenza Mondiale per i Diritti della Donna (1995), la Dichiarazione di Vienna (1993), in cui tutti i Paesi venivano sollecitati a ratificare la Convenzione dell'ONU sull'eliminazione delle discriminazioni nei confronti delle donne (nel 1997 solo 162 Stati su 190 avevano ratificato il documento, si spera che per il 50 anniversario della Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo anche i 28 Stati restanti adottino tali disposizioni). Nel 2006 (27 novembre), stata presentata ufficialmente a Madrid nellambito di una Conferenza ad alto livello alla quale intervenuto, nella sua veste di Presidente del Comitato dei Ministri del Consiglio dEuropa, il Segretario di Stato per gli Affari Esteri della Rep. di San Marino e che ha visto la partecipazione dei pi alti rappresentanti del Consiglio dEuropa, la Campagna paneuropea contro la violenza nei confronti delle donne, compresa la violenza domestica, promossa dal Consiglio dEuropa. Tale Campagna si inserisce in una serie di attivit internazionali che hanno come scopo lo sviluppo di mentalit collettive, in cui il rispetto dei diritti delle donne diventi finalmente un patrimonio autentico, incontestabile e radicato nella cultura e nella societ: la violenza, fisica e psicologica, perpetrata nei confronti delle donne una quotidiana realt, che oltrepassa le frontiere nazionali e che non conosce distinzioni sociali o economiche. Secondo dati

affidabili, la violenza domestica presente, e addirittura abituale, in tutti gli Stati europei e in tutte le fasce della societ. La Campagna europea mira a svolgere un ruolo essenziale in termini di sensibilizzazione e di impulso, affinch tutti insieme, Consiglio dEuropa, Governi, Parlamenti, popoli europei, compiamo passi concreti verso leliminazione della violenza contro le donne. E una campagna produce risultati positivi quando promuove un impegno, uno sforzo corale in cui allo Stato, alle istituzioni, ai servizi, alla scuola si affiancano i cittadini, le loro rappresentanze organizzate, le istituzioni locali, le associazioni. Vorrei dunque concludere, riportando le parole rivolte dalla Ecc.ma Reggenza (S.E: Antonio Carattoni e S.E. Roberto Giorgetti) , in occasione della presentazione a San Marino, nel corso di unUdienza presso il Pubblico Palazzo, della Campagna paneuropea contro la violenza nei confronti delle donne, compresa la violenza domestica, promossa dal Consiglio dEuropa: Se vero che necessario rafforzare il livello di coscienza per comprendere la complessit di un fenomeno talora sottovalutato, anche perch sottilmente sfumato nelle sue dinamiche e nelle sue motivazioni, altres necessario che, oltre ad un obiettivo di civilt, noi tutti ci prefiggiamo di raggiungere lobiettivo di nuove formule di dialogo che, attraverso la collaborazione di ogni componente della societ, possano consentirci di conseguire traguardi di vera crescita civile. Un cambio di mentalit per quanto riguarda la violenza domestica nei confronti delle donne, mentalit purtroppo ancora diffusa anche in occidente dove tradizionalmente si sviluppata la civilt pi progredita, ma dove, purtroppo, tale genere di sopruso un problema sociale, potr essere direttamente proporzionale alla buona riuscita di un forte impegno collettivo.

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