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Capitolo I: Le società

Le società sono organizzazioni di persone e di mezzi create dall’autonomia privata per l’esercizio in comune
di un’attività produttiva. Sono strutture organizzative tipiche, previste dal nostro ordinamento per l’esercizio
in forma associata dell’attività d’impresa. Il legislatore pone a disposizione 8 tipi di società:
1. la società semplice (art. 2251-2290 c.c.);
2. la s.n.c. (art. 2291-2312 c.c.);
3. la s.a.s. (art. 2313-2324 c.c.);
4. l’s.p.a. (art. 2325-2461 c.c.);
5. la s.a.p.a. (art. 2462-2471 c.c.);
6. l’s.r.l. (art. 2472-2497-bis c.c.);
7. la società cooperativa (art. 2511-2545 c.c.);
8. le mutue assicuratrici (art. 2546-2548 c.c.).
I singoli tipi di società sono diversi ma presentano alcuni elementi in comune che permettono loro di essere
raggruppati in categorie omogenee:
1. la società semplice, la s.n.c. e la s.a.s. sono società di persone;
2. l’s.p.a., la s.a.p.a. e l’s.r.l. sono società di capitali.

A. LA NOZIONE DI SOCIETÁ
L’art. 2247 c.c. dice che “Con il contratto di società due o più persone conferiscono beni o servizi per
l'esercizio in comune di un'attività economica allo scopo di dividerne gli utili”. Fino al 1993 non era
consentita la costituzione di una società da parte di una sola persona. Con il D.Lgs. 88/1993 ciò è stato
eccezionalmente previsto per la s.r.l. che quindi può essere costituita anche con atto unilaterale.
Le società sono enti associativi a base contrattuale e possono essere inquadrate nella categoria dei contratti
associativi o con comunione di scopo. I caratteri strutturali dei contratti associativi e quindi del contratto di
società sono:
a) Le prestazioni di ciascuna parte possono anche essere di diversa natura e di diverso ammontare ma
tutte sono finalizzate alla realizzazione di uno scopo comune e trovano il loro corrispettivo nella
partecipazione ai risultati dell’attività comune o nell’acquisto della partecipazione sociale;
b) Il contratto associativo è un contratto plurilaterale ed aperto (in aumento o in diminuzione);
c) Il contratto associativo è un contratto di organizzazione di una futura attività e non esaurisce la sua
funzione con l’esecuzione delle prestazioni.
d) La nullità, l’annullabilità, la risoluzione per inadempimento o per impossibilità sopravvenuta che
colpiscono il vincolo di una delle parti non comportano la nullità, l’annullabilità, la risoluzione per
inadempimento o per impossibilità sopravvenuta dell’intero contratto.
Essendo la società definita un contratto, ad essa sarà applicata la disciplina generale sui contratti nei limiti
della compatibilità con i caratteri propri del contratto associativo e del tipo di società in questione.

Le società si caratterizzano per la contemporanea presenza di 3 elementi:


1) I conferimenti dei soci:
Sono costituiti dai contributi dei soci alla formazione del patrimonio iniziale della società e hanno la
funzione di dotare la società del capitale di rischio iniziale per lo svolgimento dell’attività d’impresa. Con i
conferimenti, quindi, ciascun socio destina stabilmente parte della propria ricchezza personale all’attività
comune e si espone al rischio d’impresa. È essenziale che ciò sia fatto da tutti i soci.
Può costituire oggetto di conferimento ogni entità (beni e servizi) suscettibile di valutazione economica che
le parti ritengono utile o necessaria per lo svolgimento della comune attività d’impresa.

Il patrimonio sociale è costituito dai conferimenti eseguiti o promessi dai soci e successivamente modificato
qualitativamente e quantitativamente in relazione alle vicende economiche della società. La sua consistenza è
accertata annualmente col bilancio d’esercizio dove la differenza tra attività e passività è chiamata
patrimonio netto. L’attivo patrimoniale costituisce la garanzia generica principale od esclusiva dei creditori
della società.
Il capitale sociale nominale è un’entità numerica che esprime il valore in denaro dei conferimenti quale
risulta dalla valutazione compiuta nell’atto costitutivo della società. Esso rimane immutato finché, con
modifica dell’atto costitutivo, non se ne decide l’aumento o la riduzione. Il capitale sociale nominale assolve
a 2 funzioni:

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 Funzione vincolistica: il capitale sociale indica il valore delle attività patrimoniali che i soci si sono
impegnati a non distrarre dall’attività d’impresa e che non possono liberamente ripartirsi per tutta la
durata della società. Ciò è un margine di garanzia patrimoniale supplementare per i creditori.
 Funzione organizzativa: il capitale sociale è termine di riferimento per accertare periodicamente se
c’è un utile o se ci sono perdite.
 Funzione di base di misurazione: solo nelle società di capitali il capitale sociale è base di
misurazione di alcune situazioni soggettive dei soci sia di carattere amministrativo, sia di carattere
patrimoniale.

2) L’esercizio in comune di attività economica (scopo-mezzo):


L’oggetto sociale è la specifica attività economica, cioè quell’attività produttiva esercitata in comune che
presenta i caratteri propri dell’attività d’impresa, che i soci si propongono di svolgere, predeterminata
nell’atto costitutivo della società e modificabile nel corso della vita della stessa seguendo alcune norme.
L’attività economica dev’essere preordinata alla realizzazione di un risultato unitario e comune,
giuridicamente imputabile al gruppo in modo che tutti siano partecipi del suo risultato positivo o negativo.

Ma le società possono essere utilizzate anche per l’esercizio di attività produttiva a carattere in
imprenditoriale come le società occasionali e le società fra professionisti.
Le società occasionali prevedono l’esercizio in comune di un’attività economica ma senza professionalità
(cioè occasionalmente). Quindi a loro è applicabile solo la disciplina della società prescelta ma non quella
dell’impresa. Si ha società senza impresa quando si è in presenza di un esercizio in comune di un’attività
oggettivamente non duratura.
Le società fra professionisti sono società formate da professionisti intellettuali che hanno per oggetto unico
ed esclusivo l’esercizio in comune dell’attività professionale. Essi esercitano un’attività economica non
considerabile per legge attività d’impresa. Gli incarichi professionali sono assunti dalla società che
giuridicamente si obbliga ad eseguire le relative prestazioni professionali. Le professioni intellettuali hanno
un carattere rigorosamente personale ed i professionisti intellettuali, per la L 1815/1939, devono usare nella
denominazione del loro ufficio e nei rapporti con terzi esclusivamente la dizione “studio tecnico, legale…”
seguito dal nome e cognome, con i titoli professionali, dei singoli associati.
Però l’evoluzione delle professioni intellettuali ha spinto verso l’utilizzazione di strutture organizzative di
tipo imprenditoriale per il loro esercizio in forma associata. La L 266/1997 ha conferito al Ministro della
Giustizia il potere di fissare con proprio decreto i requisiti per l’esercizio in forma societaria delle attività
previste dalla L 1815/1939 ma nel 1998 il governo ha rinunciato ad emanare il regolamento sulle società di
professionisti affidandolo ad una futura legge delega.
Ma la società fra professionisti non va confusa con l’assunzione congiunta di un incarico da parte di più
professionisti poiché questi eseguono personalmente una propria prestazione intellettuale, né va confusa con
la società di mezzi, costituita per l’acquisto e la gestione in comune di beni strumentali all’esercizio
individuale e personale delle rispettive professioni, né va confusa con la società di servizi che offre sul
mercato un prodotto complesso per la cui realizzazione sono necessarie anche prestazioni professionali dei
soci o dei terzi (società di ingegneria, società di elaborazione elettronica dei dati contabili, società di
revisione contabile).
Per le professioni non protette la forma societaria può essere assunta senza limitazioni ma per costituire una
società quanti esercitano professioni non protette esercitano un’opzione che li pone fuori della categoria dei
professionisti intellettuali e che impedisce di qualificare l’attività della società come esercizio di una
professione intellettuale. Per le professioni protette è esclusa l’ammissibilità di qualsiasi forma societaria. È
necessario che il legislatore definisca uno specifico statuto per le società fra professionisti.

L’unica società fra professionisti attualmente esistente è la società per avvocati, introdotta dal D.Lgs
96/2001. Questa ha come oggetto esclusivo l’esercizio in comune dell’attività professionale dei propri soci e
può acquistare beni e diritti strumentali all’esercizio della professione e compiere qualsiasi attività diretta a
tale scopo. È regolata dalle norme della s.n.c.. Tutti i soci devono essere avvocati e non devono partecipare a
nessun’altra società tra avvocati. Il socio cancellato o radiato dall’albo viene automaticamente cancellato
dalla società, per quello sospeso l’esclusione è facoltativa. La ragione sociale è costituita dal nome e dal
titolo professionale di tutti i soci o di 1 o più seguito da “s.t.p.”. La costituzione della società per avvocati è
uguale a quella della s.n.c. ma l’iscrizione viene fatta in una sezione speciale del registro delle imprese ed ha
funzione di certificazione anagrafica e di pubblicità notizia. È iscritta anche in una sezione speciale dell’albo

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degli avvocati. L’invalidità della suddetta società è regolata: le cause sono le stesse di quelle dei contratti, per
gli effetti c’è una disciplina speciale. La società per avvocati non è soggetta a fallimento. La disciplina è
volta a conciliare l’esercizio in forma societaria della professione forense con il rispetto del principio della
personalità della prestazione e di quello della diretta responsabilità del professionista nei confronti del
cliente. Il cliente può scegliere il proprio difensore. L’incarico professionale può essere svolto solo dai soci in
possesso degli specifici requisiti prescritti per l’esercizio dell’attività richiesta. Solo gli incaricati sono
personalmente ed illimitatamente responsabili per l’attività svolta in esecuzione dell’incaricato. Con essi
risponde la società con il proprio patrimonio.

3) Lo scopo di divisione degli utili (scopo-fine):


Sotto il profilo dello scopo perseguibile le società possono essere distinte in 3 grandi categorie:
a. Società lucrative (art. 2247 c.c.) con lo scopo di conseguire utili destinati ad essere
divisi tra i soci;
b. Società mutualistiche (art 2511 c.c.) con lo scopo di procurare ai soci un vantaggio
patrimoniale diretto fornendo servizi o occasioni di lavoro a condizioni più vantaggiose;
c. Società consortili (art. 2615-ter c.c.) con lo scopo di far usufruire i soci dei beni e
servizi prodotti e messi a loro disposizione in modo da conseguire un vantaggio patrimoniale diretto
nelle rispettive economie sotto forma di minori costi sopportati o di maggiori ricavi conseguiti.

Gli elementi di distinzione tra le società e le associazioni risiedono nella natura dell’attività e nello scopo-
fine perseguibile:
- l’attività delle società dev’essere produttiva e condotta con metodo lucrativo o quanto meno
economico;
- lo scopo-fine delle società è uno scopo economico mentre quello delle associazioni è la devoluzione
a terzi degli eventuali risultati positivi dell’attività comune.
Quindi un’associazione per essere definita tale o non usa il metodo economico, o lo usa ma devolve
istituzionalmente gli utili conseguiti a scopi altruistici. Ma spesso gruppi associativi con scopi ideali si
servono dello strumento delle s.p.a. dichiarando nell’atto costitutivo un’attività economica ed uno scopo
lucrativo poi non perseguiti. Queste forme non sono legittime. Non poche sono le società di diritto speciale
senza scopo di lucro.

La differenza tra società e comunione è che la prima è un contratto che ha per oggetto l’esercizio in comune
di un’attività economica, la seconda è una situazione giuridica che sorge quando la proprietà o altro diritto
reale spetta in comune a più persone o un contratto che ha per oggetto il semplice godimento della cosa
comune. Anche nella comunione è previsto lo svolgimento di attività a contenuto patrimoniale nell’interesse
comune attraverso l’organizzazione di un gruppo ma il rapporto beni-attività ed i poteri di cui
l’organizzazione è investita sono diversi nei 2 istituti: nella società i beni comuni hanno funzione servente,
nella comunione è l’attività che svolge funzione servente rispetto ai beni. Nella società i beni che fanno parte
del patrimonio sociale hanno un vincolo di stabile destinazione allo svolgimento dell’attività d’impresa, ma
ciò non è presente nella comunione. Nella società e nella comunione operano i seguenti differenti principi
cardine:
Società Comunione
Ciascun partecipante può servirsi della cosa comune,
Il socio non può servirsi, senza il consenso degli
purché non ne alteri la destinazione e non impedisca
altri soci, delle cose appartenenti al patrimonio
agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo
sociale per fini estranei a quelli della società.
il loro diritto.
Il singolo socio non può provocare a sua
Ciascuno dei partecipanti può sempre domandare lo
discrezione lo scioglimento anticipato della società
scioglimento della comunione.
e la conseguente divisione del patrimonio sociale.
Il creditore particolare del socio non può Il creditore particolare dei singoli comproprietari
soddisfarsi direttamente sul patrimonio della può liberamente aggredire anche la cosa comune per
società. soddisfarsi.
La comunione non gode di autonomia patrimoniale. Il regime patrimoniale delle società è applicabile solo
quando i beni sono destinati allo svolgimento di un’attività d’impresa. Sono vietate le società di mero
godimento.

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Il discriminante tra comunione e società è la presenza o meno di un’ attività comune d’impresa. È possibile
che dalla comunione si passi alla società e ciò avviene quando i comproprietari si servono dei beni relativi
per l’esercizio di una comune attività d’impresa. Non è possibile l’esercizio di un’impresa collettiva priva di
autonomia patrimoniale, definibile come comunione d’impresa. Ciò accade quando un’azienda in comunione
viene utilizzata dai comproprietari per l’esercizio in comune di attività d’impresa, senza precisi accordi in
merito al conferimento in società dei relativi beni. Un contratto di società può essere concluso anche per fatti
concludenti e per questi può avvenire anche il conferimento. L’effettivo esercizio di un’attività d’impresa è
oggettivamente apprezzabile come non equivoco atto di destinazione societaria dei relativi beni.

Con l’impresa familiare si è in presenza di un’impresa collettiva il cui esercizio non dà vita alla formazione
di un patrimonio autonomo ed il cui regime non è accostabile né a quello dell’ordinaria comunione né a
quello della società di fatto. I creditori d’impresa potranno soddisfarsi su tutti i beni della comunione alla
pari con gli altri creditori della comunione senza diritto di preferenza e possono aggredire anche il
patrimonio personale dei coniugi ma solo per la metà del credito e solo se i beni comuni non soddisfano i
debiti. I creditori particolari possono soddisfarsi direttamente anche sui beni della comunione legale.

B. I TIPI DI SOCIETÁ
Le società si distinguono in base a vari criteri:
1) lo scopo istituzionale perseguibile: società lucrative e società mutualistiche;
2) la natura dell’attività esercitabile: la società semplice è utilizzabile solo per attività non commerciali
mentre tutte le altre società sono utilizzabili per attività commerciali e non;
3) la personalità giuridica: le società di capitali e le cooperative ce l’hanno, le società di persone no,
quindi:
Società di capitali Società di persone
Organizzazione di tipo corporativo basata
Non è prevista l’organizzazione di tipo corporativo.
sulla presenza di una pluralità di organi.
Modello organizzativo che riconosce ad ogni socio a
Principio maggioritario domina il responsabilità illimitata il potere di amministrare la
funzionamento degli organi sociali. società ma richiede il consenso di tutti i soci per le
modifiche dell’atto costitutivo.
Singolo socio senza potere diretto di
amministrazione e di controllo, solo con
Singolo socio a responsabilità illimitata con potere
diritto di concorrere alla designazione dei
di amministrazione e di rappresentanza della società.
membri dell’organo di amministrazione e
di controllo.
4) il regime di responsabilità per le obbligazioni sociali: nelle s.n.c. e nella società semplice rispondono
sia il patrimonio sociale sia i singoli soci personalmente ed illimitatamente; nelle s.a.s. e s.a.p.a. ci
sono soci a responsabilità limitata e soci a responsabilità illimitata; nelle s.p.a. e s.r.l. risponde solo il
patrimonio sociale.

Personalità giuridica ed autonomia patrimoniale costituiscono 2 diverse tecniche legislative per creare le
condizioni di diritto privato più propizie per la diffusione e lo sviluppo delle imprese societarie. Il legislatore
concede ai creditori sociali un trattamento preferenziale rispetto ai creditori personali dei soci e consente a
chi costituisce una società di creare un diaframma fra il proprio patrimonio e le obbligazioni contratte
collettivamente nell’esercizio in comune dell’attività d’impresa.
Nelle società di capitali e nelle cooperative ciò è conseguito in modo diretto e lineare con il
riconoscimento della personalità giuridica. Le società sono trattate come soggetti di diritto
formalmente distinti dalle persone dei soci. Quindi queste godono di una perfetta autonomia
patrimoniale. I beni conferiti diventano formalmente beni di proprietà della società. Comunque
questa alterità società-soci è formale e sussiste nei limiti in cui essa è riconosciuta dall’ordinamento.
In alcuni casi, in questi tipi di società, ci sono anche soggetti responsabili personalmente.
Nelle società di persone, che non hanno personalità giuridica, i creditori personali dei soci
non possono aggredire il patrimonio della società per soddisfarsi (solo gli utili spettanti al proprio
debitore) mentre i creditori della società non possono aggredire il patrimonio personale dei soci
illimitatamente responsabili (possono farlo solo dopo aver tentato con esito negativo di soddisfarsi
sul patrimonio della società). I beni sociali sono considerati beni in comproprietà, le obbligazioni

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sociali sono qualificate come obbligazioni proprie dei soci e la responsabilità come responsabilità
per debito proprio. La società acquista diritti e assume obbligazioni per mezzo dei soci che ne hanno
la rappresentanza e sta in giudizio nella persona dei medesimi. Le società di persone sono trattate
come autonomi centri d’imputazione, come soggetti di diritto distinti dalle persone dei soci.

Quanti costituiscono una società possono liberamente scegliere fra tutti i tipi di società previsti se l’attività
non è commerciale, fra tutti i tipi tranne la società semplice se l’attività è commerciale. Se l’attività non è
commerciale, si applica la disciplina della società semplice a meno che i soci abbiano voluto costituire le
società secondo uno degli altri tipi. Se l’attività è commerciale, si applica la disciplina della s.n.c.. Scelto un
determinato tipo, le parti possono disegnare con clausole contrattuali un assetto organizzativo della loro
società parzialmente diverso da quello risultante dalla disciplina legale del tipo prescelto. Se le clausole sono
incompatibili con il tipo di società scelto, queste verranno annullate con l’applicazione automatica della
corrispondente disciplina legale. Non può essere costituita una società stravagante che non risponde per
nome e per criteri organizzativi ai tipi stabiliti dalla legge. In questo caso la sanzione è la nullità della società
atipica. I patti parasociali sono quegli accordi che vengono stipulati dai soci al di fuori dell’atto costitutivo,
al momento della costituzione della società, per regolare il loro comportamento nella società o verso la
società. Questi vincolano solo gli attuali soci e la loro invalidità non incide sulla validità della società e degli
atti sociali.

Con la stipula del contratto le parti contraenti divengono membri della struttura organizzativa creata,
acquistano la qualità di soci e diventano titolari di una serie articolata di situazioni soggettive di natura
amministrativa e di natura patrimoniale. Queste situazioni sono destinate ad esplicarsi all’interno e nei
confronti di un gruppo organizzato per la realizzazione di uno scopo comune.

Capitolo II: La società semplice. La società in nome collettivo

La società semplice (art. 2251-2290 c.c.) è un tipo di società che può esercitare solo attività non
commerciale ed è il regime residuale dell’attività societaria non commerciale. È il prototipo normativo delle
società di persone in quanto la sua disciplina è in linea di principio applicabile anche alla s.n.c. e alla s.a.s.
per i rinvii operati dal legislatore.
La s.n.c. (art. 2291-2312 c.c.) è un tipo di società che può essere utilizzato sia per l’esercizio di attività
commerciale, sia per l’esercizio di attività non commerciale ed è il regime residuale dell’attività societaria
commerciale. Tutti i soci rispondono solidalmente ed illimitatamente per le obbligazioni sociali e il patto
contrario non ha effetto nei confronti dei terzi (art. 2291 c.c.).

A. LA COSTITUZIONE DELLA SOCIETÁ


Nella società semplice il contratto non è soggetto a forme speciali, salve quelle richieste dalla natura dei
beni conferiti (art. 2251 c.c.). Non sono dettate disposizioni specifiche per quanto riguarda il contenuto
dell’atto costitutivo. Fino al 1993 questo tipo di società non era assoggettata all’iscrizione nel registro delle
imprese. Fino al 2001 l’iscrizione, che avviene nella sezione speciale del registro, ha avuto funzione di
certificazione anagrafica e di pubblicità notizia. Ora ha funzione di pubblicità legale. La registrazione, però,
non incide né sull’esistenza né sulla disciplina.
Per la s.n.c. sono dettate regole di forma e di contenuto per l’atto costitutivo. L’iscrizione nel registro delle
imprese è condizione di regolarità della società ma non è condizione di esistenza della stessa. L’omessa
registrazione incide solo sulla disciplina della s.n.c.: i rapporti tra società e terzi vengono regolati sotto alcuni
aspetti dalla disciplina della società semplice e la società si dice irregolare. Di contro una s.n.c. è regolare
quando è iscritta nel registro delle imprese e quindi è disciplinata integralmente dalle norme della s.n.c.
L’atto costitutivo della società dev’essere redatto per atto pubblico o per scrittura privata autenticata e deve
contenere, per l’art. 2295 c.c.:
1) il cognome e il nome, il luogo e la data di nascita, il domicilio, la cittadinanza dei soci;
2) la ragione sociale, “costituita dal nome di uno o più soci con l'indicazione del rapporto sociale” (art.
2292 c.c.);
3) i soci che hanno l'amministrazione e la rappresentanza della società;
4) la sede della società e le eventuali sedi secondarie;
5) l'oggetto sociale;
6) i conferimenti di ciascun socio, il valore ad essi attribuito e il modo di valutazione;

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7) le prestazioni a cui sono obbligati i soci di opera;
8) le norme secondo le quali gli utili devono essere ripartiti e la quota di ciascun socio negli utili e nelle
perdite;
9) la durata della società.
La forma scritta, a pena di nullità, è richiesta quando il conferimento ha per oggetto immobili o diritti reali
immobiliari ma ciò è richiesto solo per la validità del conferimento immobiliare e se manca sarà nullo solo il
vincolo col conferente. Se il conferimento non è indispensabile per lo svolgimento dell’attività sociale ciò
s’interpreta dicendo che l’immobile è stato conferito a titolo di godimento infranovennale.

Si parla di società di fatto quando il contratto di società si perfeziona per fatti concludenti. Essa è regolata
dalla disciplina della società semplice, se l’attività non è commerciale, o da quella della s.n.c. irregolare, se
l’attività è commerciale. Nel secondo caso è anche esposta al fallimento che determina automaticamente il
fallimento di tutti i soci, anche di quelli occulti.
La società occulta è la società costituita con l’espressa e concorde volontà dei soci di non rivelarne
l’esistenza all’esterno. Può essere una società di fatto o può risultare da atto scritto tenuto segreto dai soci.
Per comune accordo l’attività d’impresa dev’essere svolta per conto della società ma senza spenderne il
nome. Non vi è l’esteriorizzazione della società. Nei rapporti esterni l’impresa si presenta come impresa
individuale di uno dei soci o anche di un terzo. Lo scopo è quello di limitare la responsabilità nei confronti
dei terzi al patrimonio del solo gestore. Ma, se si acquisisce la prova dell’esistenza tramite alcuni indici
probatori, la società occulta può anche fallire e si applica il 2° comma dell’art. 147 l.f..
Una società, ancorché non esistente nei rapporti tra i presunti soci, deve considerarsi esistente all’esterno
quando 2 o più persone operano in modo da ingenerare nei terzi l’opinione che essi agiscono come soci e da
determinare in essi l’incolpevole affidamento circa l’esistenza effettiva della società. Questa è la società
apparente. Ciò non permette ai soci appartenenti di eccepire l’inesistenza della società e la società apparente
è assoggettata al fallimento.

La partecipazione ad una società di persone richiede la capacità di agire. Per quanto riguarda la
partecipazione degli incapaci:
- il minore, l’interdetto e l’inabilitato possono solo conservare la partecipazione proveniente per
donazione o per successione mentre gli interdetti e gli inabili possono continuare la partecipazione
con autorizzazione del tribunale;
- il minore emancipato può partecipare alla costituzione o aderirvi successivamente, con
autorizzazione del tribunale.

Non esiste alcuna norma che vieta la partecipazione delle società di capitali in società di persone. Ma la
partecipazione di queste deve ritenersi inammissibile e nulla quando essa partecipa ad una s.n.c. o come
accomandatario di una s.a.s..

Il contratto di costituzione di una società di persone è invalido per le stesse cause previste dalla disciplina
generale dei contratti:
- nullità (quando il contratto è contrario a norme imperative, quando l’oggetto è impossibile o illecito,
quando il motivo comune determinante è illecito);
- annullabilità (in caso d’incapacità delle parti o di consenso viziato per errore, violenza o dolo).
L’invalidità della singola partecipazione determinerà invalidità dell’intero contratto solo quando la
partecipazione viziata è essenziale per il conseguimento dell’oggetto sociale.
La dichiarazione di nullità o l’annullamento dell’intero contratto se l’attività non è ancora iniziata produrrà
l’effetto ex nunc di liberare le parti dall’obbligo di eseguire i conferimenti promessi ed il diritto di
restituzione di quelli eseguiti.
La sentenza di nullità intervenuta dopo l’inizio dell’attività opererà come semplice causa di scioglimento
della società. L’art. 2332 c.c. è applicabile anche alle società di persone: “Avvenuta l'iscrizione nel registro
delle imprese, la nullità della società può essere pronunciata soltanto nei seguenti casi:
1) mancanza dell'atto costitutivo;
2) mancata stipulazione dell'atto costitutivo nella forma di atto pubblico;
3) (Numero soppresso dall'art. 32, comma 3, della L. 24.11.2000, n. 340, in G.U. 275/2000).
4) illiceità o contrarietà all'ordine pubblico dell'oggetto sociale;

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5) mancanza nell'atto costitutivo o nello statuto di ogni indicazione riguardante la denominazione della
società, o i conferimenti, o l'ammontare del capitale sottoscritto o l'oggetto sociale;
6) inosservanza della disposizione di cui all'art. 2329, n. 2;
7) incapacità di tutti i soci fondatori;
8) mancanza della pluralità dei fondatori.
La dichiarazione di nullità non pregiudica l'efficacia degli atti compiuti in nome della società dopo
l'iscrizione nel registro delle imprese.
I soci non sono liberati dall'obbligo dei conferimenti fino a quando non sono soddisfatti i creditori sociali.
La sentenza che dichiara la nullità nomina i liquidatori.
La nullità non può essere dichiarata quando la causa di essa è stata eliminata per effetto di una modificazione
dell'atto costitutivo iscritta nel registro delle imprese.”

B. L’ORDINAMENTO PATRIMONIALE
Il socio è obbligato a eseguire i conferimenti determinati nel contratto sociale (art. 2253 c.c.). La
determinazione convenzionale del conferimento non è condizione essenziale per la valida costituzione delle
società di persona. Nel silenzio del contratto si presume che tutti i conferimenti debbano essere eseguiti in
denaro e se i conferimenti non sono determinati, si presume che i soci siano obbligati a conferire, in parti
eguali tra loro, quanto è necessario per il conseguimento dell'oggetto sociale (art. 2253 c.c.).
Può essere conferita ogni entità (bene o servizio) suscettibile di valutazione economica ed utile per il
conseguimento dell’oggetto sociale. Il conferimento può essere costituito anche dal trasferimento in proprietà
o in godimento di un’azienda pur se gravata da debiti, dalla prestazione di garanzie, dall’inserimento del
nome del socio nella ragione sociale ma non dalla semplice responsabilità personale ed illimitata per le
obbligazioni sociali.

Per le cose conferite in proprietà la garanzia dovuta dal socio e il passaggio dei rischi sono regolati dalle
norme sulla vendita (art. 2254 c.c.). Quindi il socio è tenuto alla garanzia per evizione e per vizi e su di lui
grava il rischio del perimento per caso fortuito della cosa conferita finché la proprietà non sia passata alla
società. Il perimento della cosa, prima che la proprietà sia passata alla società, comporta che il socio può
essere escluso dalla società ma finché ciò non è stato deliberato, il socio partecipa ai risultati attivi e passivi
dell’attività.
Il rischio delle cose conferite in godimento resta a carico del socio che le ha conferite come la loro proprietà.
La garanzia per il godimento è regolata dalle norme sulla locazione (art. 2254 c.c.). Il socio potrà essere
escluso dalla società qualora la cosa perisca o il godimento diventi impossibile per causa non imputabile agli
amministratori. Il socio ha diritto alla restituzione del bene al termine della società nello stato in cui si trova
o al risarcimento danni a carico del patrimonio sociale in caso contrario.
Il socio che ha conferito un credito risponde dell'insolvenza del debitore, nei limiti indicati dall'art. 1267 per
il caso di assunzione convenzionale della garanzia (art. 2255 c.c.).

Il socio d’opera è quel socio il cui conferimento è l’obbligo di prestare la propria attività lavorativa a favore
della società. Egli non è un lavoratore subordinato e non ha diritto al trattamento salariale e previdenziale: il
suo compenso è la partecipazione ai guadagni della società. Su di lui grava il rischio dell’impossibilità di
svolgimento della prestazione. In sede di liquidazione egli parteciperà solo alla ripartizione dell’eventuale
attivo che residua dopo il rimborso del valore nominale del conferimento ai soci che hanno apportato
capitali, mentre non ha diritto al rimborso del valore del suo apporto, ciò compete solo a chi conferisce
denaro o beni in proprietà. In mancanza di pattuizioni la parte del socio d’opera è determinata dal giudice
secondo equità.

Il socio non può servirsi, senza il consenso degli altri soci, delle cose appartenenti al patrimonio sociale per
fini estranei a quelli della società (art. 2256 c.c.). In caso contrario egli è tenuto al risarcimento dei danni e ad
essere escluso dalla società. Ciò è derogabile solo col consenso di tutti gli altri soci.
Nella disciplina della società semplice è assente la nozione di capitale sociale. Non c’è nessuna norma che
garantisce che il patrimonio netto presenta un’eccedenza pari almeno alla cifra del capitale sociale. Non è
richiesta la valutazione iniziale dei conferimenti.
Nella disciplina della s.n.c. è prescritto che l’atto costitutivo della società deve indicare i conferimenti di
ciascun socio, il valore ad essi attribuito e il modo di valutazione (art. 2295 c.c.) ma non c’è nulla sulla
valutazione dei conferimenti diversi dal denaro. Non può farsi luogo a ripartizione di somme tra soci se non

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per utili realmente conseguiti. Se si verifica una perdita del capitale sociale, non può farsi luogo a
ripartizione di utili fino a che il capitale non sia reintegrato o ridotto in misura corrispondente (art. 2303 c.c.).
La riduzione del capitale sociale è sempre facoltativa. La deliberazione di riduzione di capitale, mediante
rimborso ai soci delle quote pagate o mediante liberazione di essi dall'obbligo di ulteriori versamenti, può
essere eseguita soltanto dopo 3 mesi dal giorno dell'iscrizione nel registro delle imprese, purché entro questo
termine nessun creditore sociale anteriore all'iscrizione abbia fatto opposizione. Il tribunale, nonostante
l’opposizione, può disporre che l'esecuzione abbia luogo, previa prestazione da parte della società di
un’idonea garanzia (art. 2306 c.c.).

Tutti i soci hanno diritto di partecipare agli utili e partecipano alle perdite della gestione sociale. Godono
della massima libertà nella determinazione della parte a ciascuno spettante e non è necessario che la
ripartizione sia proporzionale ai conferimenti. C’è solo un limite: è nullo il patto ( patto leonino) con il quale
uno o più soci sono esclusi da ogni partecipazione agli utili o alle perdite (art. 2265 c.c.) e nulli sono anche i
criteri di ripartizione congegnati per escluderlo/i, le convenzioni fra soci non risultanti dall’atto costitutivo
che violano il precedente art.. Ma i patti sono nulli se sono privi di una propria giustificazione causale fra le
parti stipulanti e configurano un negozio in frode alla legge. Se il contratto nulla dispone, le parti spettanti ai
soci nei guadagni e nelle perdite si presumono proporzionali ai conferimenti. La parte spettante al socio che
ha conferito la propria opera, se non è determinata dal contratto, è fissata dal giudice secondo equità (art.
2263 c.c.). La determinazione della parte di ciascun socio nei guadagni e nelle perdite può essere rimessa ad
un terzo (art. 2264 c.c.). Nella società semplice, salvo patto contrario, ciascun socio ha diritto di percepire la
sua parte di utili dopo l'approvazione del rendiconto (art. 2262 c.c.), predisposto dagli amministratori al
termine di ogni anno, salvo quanto stabilito. Nella s.n.c. ciò va coordinato con l’obbligo della tenuta delle
scritture contabili ed il bilancio dev’essere approvato da tutti i soci. L’approvazione del rendiconto o del
bilancio è condizione sufficiente perché ciascun socio possa pretendere l’assegnazione della sua parte di utili.
Nelle società di persone la maggioranza dei soci non può legittimamente deliberare la non distribuzione degli
utili accertati ed il loro reinvestimento nella società, sarà necessario il consenso di tutti i soci.
Le perdite incidono direttamente sul valore della singola partecipazione sociale riducendolo
proporzionalmente. In sede di liquidazione il socio si vedrà rimborsare una somma inferiore al valore
originario del capitale conferito e solo all’atto di scioglimento della società i liquidatori possono richiedere ai
soci illimitatamente responsabili le somme necessarie per il pagamento dei debiti sociali in proporzione alla
parte di ciascuno nelle perdite.

Nella società semplice e nella s.n.c. delle obbligazioni sociali risponde innanzitutto la società col proprio
patrimonio: i creditori della società possono far valere i loro diritti sul patrimonio sociale. Nella società
semplice per le obbligazioni sociali rispondono inoltre personalmente e solidalmente i soci che hanno agito
in nome e per conto della società e, salvo patto contrario, gli altri soci. Il patto deve essere portato a
conoscenza dei terzi con mezzi idonei; in mancanza, la limitazione della responsabilità o l'esclusione della
solidarietà non è opponibile a coloro che non ne hanno avuto conoscenza (art. 2267 c.c.). Nella s.n.c. tutti i
soci rispondono solidalmente e illimitatamente per le obbligazioni sociali e il patto contrario non ha effetto
nei confronti dei terzi. In entrambe le società la responsabilità per le obbligazioni sociali precedentemente
contratte è estesa anche ai nuovi soci. Lo scioglimento parziale del rapporto sociale non fa venir meno la
responsabilità personale del socio per le obbligazioni anteriori al verificarsi di tali eventi. Ma lo scioglimento
deve essere portato a conoscenza dei terzi con mezzi idonei; in mancanza non è opponibile ai terzi che lo
hanno senza colpa ignorato. Nella collettiva regolare e nella società semplice l’opponibilità ai terzi delle
cause di scioglimento resta soggetta al regime di pubblicità legale delle modificazioni dell’atto costitutivo,
quindi, avvenuta l’iscrizione nel registro delle imprese, la cessazione della responsabilità personale per le
obbligazioni successive sarà opponibile anche ai terzi che l’abbiano ignorato.

I creditori sociali sono tenuti a tentare di soddisfarsi sul patrimonio della società prima di poter aggredire il
patrimonio personale dei soci. Nella società semplice il creditore sociale può rivolgersi direttamente al
singolo socio illimitatamente responsabile e sarà questi a dover invocare la preventiva escussione del
patrimonio sociale indicando i beni sui quali il creditore possa agevolmente soddisfarsi. Nella s.n.c. regolare
il beneficio di escussione opera automaticamente: i creditori sociali, anche se la società è in liquidazione, non
possono pretendere il pagamento dai singoli soci, se non dopo l'escussione del patrimonio sociale (art. 2304
c.c.). Se ci sono le condizioni per poter agire contro i soci, il creditore sociale potrà chiedere a ciascuno di
essi il pagamento integrale del proprio credito. Il socio che ha pagato potrà esercitare azione di regresso

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verso gli altri soci secondo la partecipazione di ciascuno nelle perdite ma prima dovrà agire in regresso verso
la società per l’intero debito. Spesso i creditori più forti si fanno rilasciare dai soci specifiche garanzie
personali per sottrarsi alle lungaggini della preventiva escussione del patrimonio sociale in caso
d’inadempimento.

Il patrimonio della società è insensibile alle obbligazioni personali dei soci ed intangibile da parte dei loro
creditori. Il creditore personale del socio non può aggredire direttamente il patrimonio della società e se è
anche debitore della società non può compensare il suo debito con il credito che ha verso il socio. Egli però
può far valere i suoi diritti sugli utili spettanti al socio suo debitore e compiere atti conservativi sulla quota
allo stesso spettante nella liquidazione della società. Nella società semplice e nella s.n.c. irregolare il
creditore particolare del socio può chiedere anche la liquidazione della quota del suo debitore provato che gli
altri beni del debitore sono insufficienti a soddisfare i suoi crediti. La richiesta opera come causa di
esclusione di diritto del socio. La società sarà tenuta a versare una somma di denaro corrispondente al valore
della quota al momento della domanda. Per la s.n.c. regolare il creditore particolare del socio, finché dura la
società, non può chiedere la liquidazione della quota del socio debitore. Ma i soci possono prorogare la
durata della società: se la proroga è espressa ed iscritta nel registro delle imprese, il creditore particolare del
socio può fare opposizione alla proroga della società, entro 3 mesi dalla iscrizione della deliberazione. Se
l'opposizione è accolta, la società deve, entro 3 mesi dalla notificazione della sentenza, liquidare la quota del
socio debitore dell'opponente; se la proroga è tacita ciascun socio può sempre recedere dalla società, dando
preavviso, e il creditore particolare del socio può chiedere la liquidazione della quota del suo debitore a
norma dell'art. 2270 (se gli altri beni del debitore sono insufficienti a soddisfare i suoi crediti, il creditore
particolare del socio può inoltre chiedere in ogni tempo la liquidazione della quota del suo debitore).

C. L’ATTIVITÁ SOCIALE
È previsto un modello di organizzazione fondato sulla distinzione amministrazione-modificazioni dell’atto
costitutivo e basato sui seguenti principi:
a) Ogni socio illimitatamente responsabile è investito del potere di amministrazione e di rappresentanza
della società;
b) È necessario il consenso di tutti i soci per le modificazioni del contratto sociale.

L’amministrazione della società è l’attività di gestione dell’impresa sociale. Il potere di amministrare è il


potere di compiere tutti gli atti che rientrano nell’oggetto sociale. Ogni socio illimitatamente responsabile è
amministratore ma l’atto costitutivo può limitare l’esercizio dell’attività amministrativa ad alcuni soci. Ci
sono 2 tipi di amministrazione:
1. Amministrazione disgiuntiva (art. 2257 c.c.): “Salvo diversa pattuizione (nell’atto costitutivo),
l'amministrazione della società spetta a ciascuno dei soci disgiuntamente dagli altri (ciascun socio
può intraprendere da solo e senza il consenso o il parere degli altri amministratori tutte le operazioni
che rientrano nell’oggetto sociale). Se l'amministrazione spetta disgiuntamente a più soci, ciascun
socio amministratore ha diritto di opporsi all'operazione che un altro voglia compiere, prima che sia
compiuta. La maggioranza dei soci, determinata secondo la parte attribuita a ciascun socio negli utili,
decide sull'opposizione”.
2. Amministrazione congiuntiva (art. 2258 c.c.): “Se l'amministrazione spetta congiuntamente a più
soci (stabilito ciò nell’atto costitutivo), è necessario il consenso di tutti i soci amministratori per il
compimento delle operazioni sociali. Se è convenuto che per l'amministrazione o per determinati atti
sia necessario il consenso della maggioranza, questa si determina a norma dell'ultimo comma
dell'articolo precedente. Nei casi preveduti da questo articolo, i singoli amministratori non possono
compiere da soli alcun atto, salvo che vi sia urgenza di evitare un danno alla società”.

Il potere di rappresentanza è il potere di agire nei confronti dei terzi in nome della società, dando luogo
all’acquisto di diritti e all’assunzione di obbligazioni da parte della stessa. Esso coincide puntualmente col
potere gestorio. In mancanza di diversa disposizione dell’atto costitutivo esso spetta a ciascun socio
amministratore. Nell’amministrazione disgiuntiva ogni socio può decidere da solo e stipulare atti in nome
della società. Nell’amministrazione congiuntiva tutti gli amministratori devono partecipare alla stipulazione
dell’atto. Il potere gestorio e quello di rappresentanza si estendono a tutti gli atti che rientrano nell’oggetto
sociale e la rappresentanza è anche processuale. L’atto costitutivo può prevedere una diversa regolazione del
potere gestorio e di rappresentanza. Ci possono essere anche delle limitazioni all’estensione del potere di

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rappresentanza del singolo amministratore. Nella s.n.c. regolare essere non sono opponibili ai terzi se non
iscritte nel registro delle imprese o se non si provi che i terzi ne hanno avuto effettiva conoscenza. Nella
s.n.c. irregolare l’omessa registrazione si ritorce contro i soci. Nella società semplice si applica la disciplina
della s.n.c. regolare mentre prima si distingueva tra limitazioni originarie, sempre opponibili a terzi, e
successive, portate a conoscenza dei terzi con mezzi idonei.

I soci amministratori possono essere nominati direttamente nell’atto costitutivo o ivi può essere stabilito che
saranno nominato con atto separato. È rilevante ai fini della revoca la distinzione fra amministratori nominati
nell’atto costitutivo e amministratori nominati con atto separato: la revoca del primo porta una modifica
dell’atto costitutivo, dev’essere decisa all’unanimità e non ha effetto se non ricorre una giusta causa, la
revoca del secondo è fatta secondo le norme del mandato anche se non ricorre una giusta causa. La revoca
per giusta causa può in ogni caso essere chiesta giudizialmente da ciascun socio.
Il rapporto di amministrazione costituisce rapporto autonomo e distinto dal rapporto sociale. Esso è un
rapporto sui generis non risolubile in quello del mandato. L’amministratore è investito per legge del potere di
compiere tutti gli atti che rientrano nell’oggetto sociale. Restano esclusi solo gli atti che modificano l’atto
costitutivo. Nella s.n.c. gli amministratori devono tenere le scritture contabili e redigere il bilancio
d’esercizio e devono provvedere agli adempimenti pubblicitari connessi all’iscrizione nel registro delle
imprese. Sono solidamente responsabili verso la società degli obblighi imposti. Hanno diritto ad un
compenso per il loro ufficio.

I soci non amministratori hanno:


- il diritto di avere notizie dello svolgimento degli affari sociali;
- il diritto di consultare i documenti relativi all’amministrazione;
- il diritto di ottenere il rendiconto degli affari sociali.
La s.n.c. ammette la figura dell’amministratore estraneo. Egli gestisce l’impresa nell’interesse esclusivo dei
soci ma è revocabile ad nutum ed è tenuto a rispettare le direttive provenienti dai soci.

Per l’art. 2301 c.c., nella s.n.c., “il socio non può, senza il consenso degli altri soci, esercitare per conto
proprio o altrui un’attività concorrente con quella della società, né partecipare come socio illimitatamente
responsabile ad altra società concorrente. Il consenso si presume, se l'esercizio dell'attività o la
partecipazione ad altra società preesisteva al contratto sociale, e gli altri soci ne erano a conoscenza. In caso
d'inosservanza delle disposizioni del primo comma la società ha diritto al risarcimento del danno, salva
l'applicazione dell'art. 2286.” Il divieto non impedisce di partecipare come socio limitatamente responsabile
in un’altra società concorrente né lo svolgimento di altra attività della società quando si esclude un rapporto
concorrenziale e può essere rimosso dagli altri soci.

Il contratto sociale può essere modificato soltanto con il consenso di tutti i soci, se non é convenuto
diversamente. Nella s.n.c., ed ora anche nella società semplice, le modificazioni dell’atto costitutivo sono
soggette a pubblicità legale e finché non sono state iscritte nel registro delle imprese non sono opponibili a
terzi, a meno che si provi che questi ne erano a conoscenza. Nella s.n.c. irregolare le modificazioni devono
essere portate a conoscenza dei terzi con mezzi idonei e non sono opponibili a coloro che le hanno ignorate.
Può essere prevista nell’atto costitutivo una clausola che delibera la modificabilità a maggioranza dell’atto
costitutivo.

Il consenso di tutti i soci è necessario quando la decisione tocca le basi organizzative della società (revoca
dell’amministratore nominato nell’atto costitutivo, trasformazione della società, cambiamento del metodo di
amministrazione, V art. 2256 e 2301 c.c.)mentre la regola della maggioranza e della maggioranza calcolata
per quote d’interesse trova applicazione quando si tratta di decisioni che attengono alla gestione dell’impresa
comune (nomina e revoca degli amministratori per atto separato, approvazione del bilancio…).

D. SCIOGLIMENTO DEL SINGOLO RAPPORTO SOCIALE


Il singolo socio può cessare di far parte della società per:
Morte: produce come effetto ex-lege lo scioglimento del rapporto con la società con il conseguente
obbligo per i soci superstiti di liquidare la quota del socio defunto ai suoi eredi entro 6 mesi a meno
che preferiscano decidere entro 6 mesi tra sciogliere la società (così gli eredi non hanno più diritto
alla liquidazione della quota nel termine dei 6 mesi ma devono attendere la conclusione delle

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operazioni di liquidazione della società per partecipare alla divisione dell’attivo residuo) ovvero
continuarla con gli eredi stessi e questi vi acconsentano (diventano soci per atto tra i vivi ma anche
tutti i soci superstiti devono acconsentire), salvo contraria disposizione del contratto sociale. I soci
possono stabilire diversamente con alcune clausole:
la clausola di consolidazione (agli eredi verrà liquidato il valore della quota del defunto che
resterà nella società);
la clausola di continuazione con gli eredi (consenso al trasferimento della quota mortis causa
precludendosi le altre alternative) può essere:
vincolante solo per i superstiti;
vincolante gli eredi all’entrata in società;
deliberante l’automatico subingresso degli eredi in società.
Recesso: è lo scioglimento del rapporto sociale per volontà del socio. Ogni socio può recedere
liberamente dalla società quando questa è contratta a tempo indeterminato o per tutta la vita di uno
dei soci. Può inoltre recedere nei casi previsti nel contratto sociale ovvero quando sussiste una giusta
causa nel caso di contratto a tempo determinato (in tal caso il recesso ha effetto immediato. Nei casi
previsti nel primo comma il recesso deve essere comunicato agli altri soci con un preavviso di
almeno 3 mesi (art. 2285 c.c.).
Esclusione: è escluso di diritto il socio che sia dichiarato fallito dal giorno stesso della dichiarazione
di fallimento. Parimenti è escluso di diritto il socio nei cui confronti un suo creditore particolare
abbia ottenuto la liquidazione della quota a norma dell'art. 2270 e solo quando la liquidazione è
effettivamente avvenuta (art. 2288 c.c.). L'esclusione di un socio può avere luogo per gravi
inadempienze delle obbligazioni che derivano dalla legge o dal contratto sociale, nonché per
l'interdizione, l'inabilitazione del socio o per la sua condanna ad una pena che importa l'interdizione,
anche temporanea, dai pubblici uffici. Il socio che ha conferito nella società la propria opera o il
godimento di una cosa può altresì essere escluso per la sopravvenuta inidoneità a svolgere l'opera
conferita o per il perimento della cosa dovuto a causa non imputabile agli amministratori. Parimenti
può essere escluso il socio che si è obbligato con il conferimento a trasferire la proprietà di una cosa,
se questa è perita prima che la proprietà sia acquistata alla società (art. 2286 c.c.). L’esclusione è
deliberata dalla maggioranza dei soci calcolata per teste col rispetto del metodo assembleare. La
deliberazione dev’essere comunicata all’escluso e ha effetto 30 giorni dopo la data di
comunicazione. Entro tale termine il socio può fare opposizione davanti al tribunale che può
sospendere l’esecuzione della delibera. Se non ottiene la sospensiva il socio cessa di far parte della
società ma in caso di accoglimento dell’opposizione è reintegrato nella società con effetto
retroattivo. Se la società si compone di due soci, l'esclusione di uno di essi è pronunciata dal
tribunale, su domanda dell'altro.

Nei casi in cui il rapporto sociale si scioglie limitatamente a un socio, questi o i suoi eredi hanno diritto
soltanto ad una somma di danaro che rappresenti il valore della quota. La liquidazione della quota è fatta in
base alla situazione patrimoniale della società nel giorno in cui si verifica lo scioglimento ed il suo valore è
determinato attribuendo ai beni il loro valore effettivo nonché tenendo conto del valore dell’avviamento
dell’azienda e degli utili e delle perdite sulle operazioni in corso. Salvo quanto è disposto nell'art. 2270, il
pagamento della quota spettante al socio deve essere fatto entro 6 mesi dal giorno in cui si verifica lo
scioglimento del rapporto.

E. SCIOGLIMENTO DELLA SOCIETÁ


L’art. 2272 c.c. dice che la società semplice e la s.n.c. si sciolgono:
1) per il decorso del termine fissato nell’atto costitutivo (ma è possibile prorogare questo termine sia
espressamente sia tacitamente quando, decorso il tempo per cui fu contratta, i soci continuano a
compiere le operazioni sociali);
2) per il conseguimento dell'oggetto sociale o per la sopravvenuta impossibilità di conseguirlo (ostacoli
al funzionamento della società determinati dall’insanabile discordia tra soci);
3) per la volontà di tutti i soci (salvo che l’atto costitutivo non preveda la deliberazione a maggioranza);
4) quando viene a mancare la pluralità dei soci, se nel termine di sei mesi questa non è ricostituita;
5) per le altre cause previste dal contratto sociale;
6) per fallimento e per provvedimento dell’autorità governativa con cui dispone la liquidazione coatta
amministrativa della società (solo per la s.n.c.).

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Le cause di scioglimento operano automaticamente, la società entra automaticamente in stato di liquidazione
e la s.n.c. deve espressamente indicarlo negli atti e nella corrispondenza. Prima dell’estinzione si deve
provvedere al soddisfacimento dei creditori sociali e alla distribuzione del residuo attivo ai soci. I poteri degli
amministratori sono limitati al compimento degli affari urgenti poiché la loro attività è esercitata dai
liquidatori, nominati con il consenso di tutti i soci o, in caso di disaccordo, dal presidente del tribunale, che
però non possono intraprendere nuove operazioni e rispondono solidalmente e personalmente per gli affari
sociali intrapresi noncuranti del divieto. Se i fondi disponibili risultano insufficienti per il pagamento dei
debiti sociali, i liquidatori possono chiedere ai soci i versamenti ancora dovuti sulle rispettive quote e, se
occorre, le somme necessarie, nei limiti della rispettiva responsabilità e in proporzione della parte di
ciascuno nelle perdite. I creditori personali dei soci dovranno attendere l’espletamento della liquidazione per
potersi rivalere sulla quota di liquidazione. Non muta la posizione dei creditori della società. Lo stato di
liquidazione può essere revocato dall’unanimità dei soci con il ritorno alla normale attività di gestione e con
la continuazione della stessa società.

Il procedimento di liquidazione è regolato dagli art. 2275-2283 c.c. e dagli art. 2309-2312 per la s.n.c. ma
può essere anche determinato dai soci nel contratto sociale o al momento dello scioglimento. Ha inizio con la
nomina di 1 o più liquidatori con il consenso di tutti i soci o, in caso di disaccordo, con l’intervento del
presidente del tribunale. I liquidatori possono essere revocati per volontà di tutti i soci e in ogni caso dal
tribunale per giusta causa su domanda di uno o più soci. Nella s.n.c. la deliberazione dei soci o la sentenza
che nomina i liquidatori e ogni atto successivo che importa cambiamento nelle persone dei liquidatori
devono essere, entro 30 giorni dalla notizia della nomina, depositati in copia autentica a cura dei liquidatori
medesimi per l'iscrizione presso l'ufficio del registro delle imprese. Nella s.n.c. irregolare dev’essere portata
a conoscenza dei terzi con mezzi idonei.
Con l’accettazione della nomina i liquidatori prendono il posto degli amministratori che devono consegnare
ai liquidatori i beni e i documenti sociali e presentare ad essi il conto della gestione relativo al periodo
successivo all'ultimo rendiconto. I liquidatori devono prendere in consegna i beni e i documenti sociali, e
redigere, insieme con gli amministratori, l'inventario dal quale risulti lo stato attivo e passivo del patrimonio
sociale. L'inventario deve essere sottoscritto dagli amministratori e dai liquidatori.. I liquidatori devono
definire i rapporti che si ricollegano all’attività sociale: convertire in denaro i beni, pagare i creditori,
ripartire il residuo attivo tra i soci. I liquidatori possono compiere gli atti necessari per la liquidazione e, se i
soci non hanno disposto diversamente, possono vendere anche in blocco i beni sociali e fare transazioni e
compromessi. Essi rappresentano la società anche in giudizio. Se i fondi disponibili risultano insufficienti per
il pagamento dei debiti sociali, i liquidatori possono chiedere ai soci i versamenti ancora dovuti sulle
rispettive quote e, se occorre, le somme necessarie, nei limiti della rispettiva responsabilità e in proporzione
della parte di ciascuno nelle perdite. Nella stessa proporzione si ripartisce tra i soci il debito del socio
insolvente. Ma i liquidatori non possono intraprendere nuove operazioni. Contravvenendo a tale divieto, essi
rispondono personalmente e solidalmente per gli affari intrapresi. Inoltre non possono ripartire tra i soci,
neppure parzialmente, i beni sociali, finché non siano pagati i creditori della società o non siano accantonate
le somme necessarie per pagarli. Gli obblighi e la responsabilità dei liquidatori sono regolati dalle
disposizioni stabilite per gli amministratori, in quanto non sia diversamente disposto dalle norme seguenti o
dal contratto sociale.
Estinti tutti i debiti i liquidatori devono restituire ai soci i beni conferiti in godimento nello stato in cui si
trovano. Se i beni sono periti o deteriorati per causa imputabile agli amministratori, i soci hanno diritto al
risarcimento del danno a carico del patrimonio sociale, salva l'azione contro gli amministratori. Se è
convenuto che la ripartizione dei beni sia fatta in natura, si applicano le disposizioni sulla divisione delle
cose comuni. Estinti i debiti sociali, l'attivo residuo é destinato al rimborso del valore nominale dei
conferimenti. L'eventuale eccedenza é ripartita tra i soci in proporzione della parte di ciascuno nei guadagni.
L'ammontare dei conferimenti non aventi per oggetto somme di danaro è determinato secondo la valutazione
che ne è stata fatta nel contratto o, in mancanza, secondo il valore che essi avevano nel momento in cui
furono eseguiti.
Nella società semplice non vi è nessuna regola procedimentale per la chiusura del procedimento di
liquidazione.
Nella s.n.c. compiuta la liquidazione, i liquidatori devono redigere il bilancio finale e proporre ai soci il
piano di riparto (proposta di divisione dell’attivo residuo fra i soci). Il bilancio, sottoscritto dai liquidatori, e
il piano di riparto devono essere comunicati mediante raccomandata ai soci, e s'intendono approvati se non

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sono stati impugnati nel termine di 2 mesi dalla comunicazione. In caso d'impugnazione del bilancio e del
piano di riparto, il liquidatore può chiedere che le questioni relative alla liquidazione siano esaminate
separatamente da quelle relative alla divisione, alle quali il liquidatore può restare estraneo. Con
l'approvazione del bilancio i liquidatori sono liberati di fronte ai soci.

Nella s.n.c. irregolare la chiusura del procedimento di liquidazione determina l’estinzione della società
sempreché la disciplina sia stata interamente rispettata e siano stati soddisfatti tutti i creditori sociali.
Nella s.n.c. regolare, approvato il bilancio finale di liquidazione, i liquidatori devono chiedere la
cancellazione della società dal registro delle imprese. Dalla cancellazione della società i creditori sociali che
non sono stati soddisfatti possono far valere i loro crediti nei confronti dei soci e, se il mancato pagamento è
dipeso da colpa dei liquidatori, anche nei confronti di questi. Le scritture contabili e i documenti che non
spettano ai singoli soci sono depositati presso la persona designata dalla maggioranza. Le scritture contabili e
i documenti devono essere conservati per dieci anni a decorrere dalla cancellazione della società dal registro
delle imprese (art. 2312 c.c.). I creditori della s.n.c. possono chiedere il fallimento dei soci entra 1 anno dalla
cancellazione della società dal registro delle imprese.

Capitolo III: La società in accomandita semplice

La s.a.s. risponde alla funzione economica di consentire l’aggregazione di soggetti che intendono gestire
personalmente gli affari sociali assumendo la responsabilità illimitata e di soggetti che intendono finanziare
l’attività dei primi con rischio e poteri limitati ma assumendo la veste di soci.
Infatti la s.a.s. è una società di persone che si differenzia dalla s.n.c. per la presenza di 2 categorie di soci:
1) Soci Accomandatari: rispondono solidalmente ed illimitatamente per le obbligazioni sociali e solo a
loro compete l’amministrazione della società;
2) Soci Accomandanti: rispondono limitatamente alla quota conferita per le obbligazioni sociali.
Questa struttura consente l’esercizio di un’impresa commerciale con limitazioni del rischio e non esposizione
a fallimento personale per alcuni soci.

Alla s.a.s. si applicano le disposizioni relative alla s.n.c. (art. 2315 c.c.). L'atto costitutivo deve indicare i soci
accomandatari e i soci accomandanti (art. 2316 c.c.) e la sua omessa registrazione nel registro delle imprese
comporta solo l’irregolarità della società.
La s.a.s. agisce sotto una ragione sociale costituita dal nome di almeno 1 dei soci accomandatari, con
l'indicazione di “s.a.s.”. L'accomandante, il quale consente che il suo nome sia compreso nella ragione
sociale, risponde di fronte ai terzi illimitatamente e solidalmente con i soci accomandatari per le obbligazioni
sociali (art. 2314 c.c.).
La partecipazione di un incapace alla s.a.s. è subordinata in ogni caso all'osservanza delle disposizioni degli
articoli 320, 371, 397, 424 e 425. Ma si ritiene che questo regime non sia applicabile quando l’incapace è
accomandante.

I soci accomandatari hanno i diritti e gli obblighi dei soci della s.n.c.. L'amministrazione della società può
essere conferita soltanto a loro (art. 2318 c.c.).
I soci accomandanti hanno il diritto di concorrere con gli accomandatari alla nomina e alla revoca degli
amministratori quando l’atto costitutivo prevede la designazione degli stessi con atto separato (per l’art. 2319
c.c. “se l'atto costitutivo non dispone diversamente, per la nomina degli amministratori e per la loro revoca
nel caso indicato nel secondo comma dell'art. 2259 sono necessari il consenso dei soci accomandatari e
l'approvazione di tanti soci accomandanti che rappresentino la maggioranza del capitale da essi
sottoscritto.”)e il diritto a chiedere la revoca per giusta causa degli amministratori.
I soci accomandanti non possono compiere atti di amministrazione, né trattare o concludere affari in nome
della società, se non in forza di procura speciale per singoli affari. Il socio accomandante che contravviene a
tale divieto assume responsabilità illimitata e solidale verso i terzi per tutte le obbligazioni sociali e può
essere escluso a norma dell'art. 2286. I soci accomandanti possono tuttavia prestare la loro opera sotto la
direzione degli amministratori e, se l'atto costitutivo lo consente, dare autorizzazioni e pareri per determinate
operazioni e compiere atti di ispezione e di sorveglianza. In ogni caso essi hanno diritto di avere
comunicazione annuale del bilancio e del conto dei profitti e delle perdite, e di controllarne l'esattezza,

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consultando i libri e gli altri documenti della società (art. 2320 c.c.). I soci accomandanti non sono tenuti alla
restituzione degli utili riscossi in buona fede secondo il bilancio regolarmente approvato (art. 2321 c.c.).

Per quanto riguarda il trasferimento della partecipazione sociale per i soci accomandatari valgono le regole
dei soci della s.n.c., per gli accomandanti l’art. 2322 c.c. dice che “La quota di partecipazione del socio
accomandante è trasmissibile per causa di morte. Salvo diversa disposizione dell'atto costitutivo, la quota
può essere ceduta, con effetto verso la società, con il consenso dei soci che rappresentano la maggioranza del
capitale.”

La s.a.s. si scioglie, oltre che per le cause previste nell'art. 2308, quando rimangono soltanto soci
accomandanti o soci accomandatari, sempreché nel termine di 6 mesi non sia stato sostituito il socio che è
venuto meno. Se vengono a mancare tutti gli accomandatari, per il periodo indicato dal comma precedente
gli accomandanti nominano un amministratore provvisorio per il compimento degli atti di ordinaria
amministrazione. L'amministratore provvisorio non assume la qualità di socio accomandatario. Scaduti i 6
mesi senza che venga ricostituita la categoria mancante, la s.a.s. si trasforma tacitamente in una s.n.c.
irregolare. I procedimenti di liquidazione e di estinzione sono uguali a quelli della s.n.c.. Salvo il diritto
previsto dal secondo comma dell'art. 2312 nei confronti degli accomandatari e dei liquidatori, i creditori
sociali che non sono stati soddisfatti nella liquidazione della società possono far valere i loro crediti anche
nei confronti degli accomandanti, limitatamente alla quota di liquidazione.

È irregolare la s.a.s. il cui atto costitutivo non sia stato iscritto nel registro delle imprese. In questo tipo di
società il divieto d’immistione degli accomandanti ha carattere assoluto. La disciplina da seguire è quella
della s.n.c. irregolare.

Capitolo I: La società per azioni

La s.p.a. forma con la s.r.l. e la s.a.p.a. la categoria delle società di capitali ed è una società nella quale:
1) per le obbligazioni sociali risponde soltanto la società col suo patrimonio, a differenza della s.a.p.a.;
2) la partecipazione sociale è rappresentata da azioni, a differenza della s.r.l..
La s.p.a. è il prototipo normativo delle società di capitali in quanto la sua disciplina è in gran parte
applicabile anche alla s.r.l. e alla s.a.p.a.. È il tipo di società più importante nella realtà economica a causa
della sua ampia diffusione e perché è la forma elettiva delle imprese di media e grande dimensione.
Le caratteristiche della s.p.a. sono:
a) Personalità giuridica: la s.p.a. è un soggetto di diritto formalmente distinto dalle persone dei soci e
gode di una perfetta autonomia patrimoniale;
b) Responsabilità limitata dei soci: tutti i soci non assumono alcuna responsabilità personale per le
obbligazioni sociali, sono obbligati solo ad eseguire i conferimenti, perciò i creditori della società
possono far affidamento solo sul patrimonio per soddisfarsi;
c) Organizzazione corporativa: è basata sulla presenza dell’assemblea, degli amministratori e del
collegio sindacale. Il singolo socio ha solo il diritto di concorrere col suo voto alla designazione dei
membri dell’organo amministrativo e di controllo. Solo questi ultimi rispondono personalmente dei
danni arrecati alla società. L’assemblea è regolata dal regime maggioritario e il peso di ogni socio è
proporzionato alla quota di capitale sottoscritto e al numero di azioni possedute. C’è un adeguato
equilibrio fra ponderazione nelle decisioni ed efficienza e rapidità nella condotta degli affari sociali;
d) Quote di partecipazione rappresentate da azioni: sono partecipazioni-tipo omogenee e
standardizzate con uguale valore e conferenti uguali diritti. La divisione del capitale sociale è fatta
con un criterio astratto-matematico, dividendolo con il valore nominale delle azioni e ciò rende le
azioni liberamente trasferibili e consentono la loro circolazione attraverso idonei documenti.

La grande impresa sceglie la tipologia della s.p.a. per la limitazione del rischio individuale dei soci e la
possibilità di pronta mobilitazione dell’investimento che favoriscono la raccolta d’ingenti capitali. Si rende
possibile la compartecipazioni di azionisti imprenditori, di numero più ristretto ed animati da spirito
imprenditoriale, e azionisti risparmiatori, animati solo dall’intento d’investire fruttuosamente il proprio
risparmio e rassicurati dalla possibilità di pronto disinvestimento. Ma la s.p.a. viene utilizzata anche per
società a ristretta base azionaria.

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La disciplina della s.p.a. ha subito numerosi interventi legislativi che hanno dato risposta ai problemi irrisolti
dal legislatore del 1942 e che hanno dato attuazione alle direttive emanate dall’UE. Le tendenze sono queste:
1. È stato frenato il proliferare di mini s.p.a. con capitale del tutto irrisorio innalzando il capitale
minimo richiesto da £ 1.000.000 del 1942 a £ 200.000.000 del 1977 e a € 120.000 del 2004;
2. Si è dettata una specifica disciplina per le s.p.a. quotate in mercati regolamentati:
L. 216/1974: introduzione delle azioni di risparmio, maggior trasparenza degli assetti proprietari,
certificazione del bilancio, istituzione della CONSOB, organo pubblico di controllo;
Riforma del mercato mobiliare del 1983: introduzione di nuove figure d’intermediari, di
organismi d’investimento collettivo e di specifiche regole di comportamento per l’offerta al
pubblico di valori mobiliari;
TUF (1998): revisione di tutti gli istituti delle società quotate precedentemente introdotti,
potenziamento dell’informazione societaria, rafforzamento degli strumenti di tutela delle
minoranze ed introduzione di altri, disciplina dei sindacati di voto, ridefinizione del ruolo del
collegio sindacale.
3. Si è riformata la disciplina delle società non quotate. L’obiettivo della riforma è quello di
semplificare la disciplina delle società di capitali e di ampliare lo spazio riconosciuto all’autonomia
statutaria per favorire la nascita, la crescita e la competitività delle imprese italiane. Le
caratteristiche della riforma sono:
Introduzione delle s.p.a. unipersonale r.l.;
Disciplina più flessibile dei conferimenti con possibilità di costituire patrimoni autonomi
destinati ad un singolo affare;
Previsione di nuove categorie di azioni;
Semplificazione della disciplina delle assemblee e introduzione di una disciplina dei patti
parasociali anche per le società non quotate;
Previsione di nuovi modelli di amministrazione e di controllo della società.
4. Si va delineando una disciplina specifica per i gruppi di società.

La s.p.a. è disciplinata dagli art. 2325-2451 c.c..

A. LA COSTITUZIONE
La costituzione della s.p.a. si articola in 2 fasi essenziali:
1. la stipulazione dell’atto costitutivo per atto pubblico
Può avvenire secondo 2 procedimenti:
a) stipulazione simultanea: l’atto costitutivo è stipulato immediatamente da coloro che assumono
l’iniziativa per la costituzione della società e questi provvedono contestualmente all’integrale
sottoscrizione del capitale iniziale;
b) stipulazione per pubblica sottoscrizione: l’atto costitutivo è stipulato al termine di un procedimento
che consente la raccolta fra il pubblico del capitale iniziale ed è congegnato in modo da subordinare
la stipulazione dell’atto costitutivo alla preventiva sottoscrizione del capitale sociale. Il
procedimento si articola in 4 fasi:
I. I promotori predispongono un programma che ne indichi l'oggetto e il capitale, le principali
disposizioni dell'atto costitutivo e dello statuto, l'eventuale partecipazione che i promotori si
riservano agli utili e il termine entro il quale deve essere stipulato l'atto costitutivo. Il
programma con le firme autenticate dei promotori, prima di essere reso pubblico, deve essere
depositato presso un notaio (art. 2333).
II. Raccolte le sottoscrizioni, i promotori, con raccomandata o nella forma prevista nel
programma, devono assegnare ai sottoscrittori un termine non superiore a 30 giorni per fare il
versamento. Decorso inutilmente questo termine, è in facoltà dei promotori di agire contro i
sottoscrittori morosi o di scioglierli dall'obbligazione assunta. Qualora i promotori si
avvalgano di quest’ultima facoltà, non può procedersi alla costituzione della società prima che
siano collocate le azioni che quelli avevano sottoscritte (art. 2334).
III. Salvo che il programma stabilisca un termine diverso, i promotori, nei 20 giorni successivi al
termine fissato per il versamento, devono convocare l'assemblea dei sottoscrittori mediante
raccomandata, da inviarsi a ciascuno di essi almeno 10 giorni prima di quello fissato per
l'assemblea, con l'indicazione delle materie da trattare. L'assemblea dei sottoscrittori:
- accerta l'esistenza delle condizioni richieste per la costituzione della società;

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- delibera sul contenuto dell'atto costitutivo e dello statuto;
- delibera sulla riserva di partecipazione agli utili fatta a proprio favore dai promotori;
- nomina gli amministratori, i membri del collegio sindacale e, quando previsto, il soggetto cui
è demandato il controllo contabile.
IV. L'assemblea è validamente costituita con la presenza della metà dei sottoscrittori. Ciascun
sottoscrittore ha diritto a un voto, qualunque sia il numero delle azioni sottoscritte, e per la
validità delle deliberazioni si richiede il voto favorevole della maggioranza dei presenti.
Tuttavia per modificare le condizioni stabilite nel programma è necessario il consenso di tutti i
sottoscrittori (art. 2335). Gli intervenuti all'assemblea, in rappresentanza anche dei
sottoscrittori assenti, stipulano l'atto costitutivo (art. 2336).
I promotori sono solidalmente responsabili verso i terzi per le obbligazioni assunte per costituire la
società. La società è tenuta a rilevare i promotori dalle obbligazioni assunte e a rimborsare loro le
spese sostenute, sempre che siano state necessarie per la costituzione della società o siano state
approvate dall'assemblea. Se per qualsiasi ragione la società non si costituisce, i promotori non
possono rivalersi verso i sottoscrittori delle azioni (art. 2338). Essi sono solidalmente responsabili
verso la società e verso i terzi:
1) per l'integrale sottoscrizione del capitale sociale e per i versamenti richiesti per la costituzione
della società;
2) per l'esistenza dei conferimenti in natura in conformità della relazione giurata indicata nell'art.
2343;
3) per la veridicità delle comunicazioni da essi fatte al pubblico per la costituzione della società.
Sono del pari solidalmente responsabili verso la società e verso i terzi coloro per conto dei quali i
promotori hanno agito (art 2339).
I promotori possono riservarsi nell'atto costitutivo, indipendentemente dalla loro qualità di soci, una
partecipazione non superiore complessivamente a un decimo degli utili netti risultanti dal bilancio e
per un periodo massimo di cinque anni. Essi non possono stipulare a proprio vantaggio altro
beneficio (art. 2340). Ciò si applica anche ai soci che nella costituzione simultanea o in quella per
pubblica sottoscrizione stipulano l'atto costitutivo (art. 2341).

La s.p.a. può essere costituita per contratto o per atto unilaterale. L'atto costitutivo deve essere redatto per
atto pubblico e deve indicare:
1) il cognome e il nome o la denominazione, la data e il luogo di nascita o di costituzione, il domicilio o
la sede, la cittadinanza dei soci e degli eventuali promotori, nonché il numero delle azioni assegnate
a ciascuno di essi;
2) la denominazione (deve contenere “s.p.a.”) e il comune ove sono poste la sede della società e le
eventuali sedi secondarie;
3) l'attività che costituisce l'oggetto sociale (è pratica diffusa indicare una pluralità di attività);
4) l'ammontare del capitale sottoscritto e di quello versato;
5) il numero e l'eventuale valore nominale delle azioni, le loro caratteristiche e le modalità di emissione
e circolazione;
6) il valore attribuito ai crediti e beni conferiti in natura;
7) le norme secondo le quali gli utili devono essere ripartiti (solo se si vuole modificare la disciplina
legale);
8) i benefici eventualmente accordati ai promotori o ai soci fondatori;
9) il sistema di amministrazione adottato, il numero degli amministratori e i loro poteri, indicando quali
tra essi hanno la rappresentanza della società;
10) il numero dei componenti il collegio sindacale;
11) la nomina dei primi amministratori e sindaci e, quando previsto, del soggetto al quale è demandato il
controllo contabile;
12) l'importo globale, almeno approssimativo, delle spese per la costituzione poste a carico della società;
13) la durata della società ovvero, se la società è costituita a tempo indeterminato, il periodo di tempo,
comunque non superiore ad un anno, decorso il quale il socio potrà recedere.
L’omissione di uno o più punti legittima il rifiuto del notaio di stipulare l’atto. Lo statuto contenente le
norme relative al funzionamento della società, anche se forma oggetto di atto separato, costituisce parte
integrante dell'atto costitutivo e in caso di mancanza della forma di atto pubblico è nullo. In caso di contrasto
tra le clausole dell'atto costitutivo e quelle dello statuto prevalgono le seconde (art. 2328).

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La s.p.a. deve costituirsi con un capitale non inferiore a € 120.000 (art. 2327), salvo i casi in cui leggi
speciali impongono un capitale minimo più elevato. Per procedere alla costituzione della società è
necessario:
1) che sia sottoscritto per intero il capitale sociale;
2) che siano rispettate le disposizioni relative ai conferimenti in sede di costituzione;
3) che sussistano le autorizzazioni e le altre condizioni richieste dalle leggi speciali per la costituzione
della società, in relazione al suo particolare oggetto.

La stipulazione dell’atto costitutivo produce una serie di effetti immediati e preliminari. I contraenti restano
vincolati dalla dichiarazione di costituire la società e non possono ritirare il loro consenso finché non risulti
che alla costituzione della società non si può giungere per fatti estranei alla loro volontà: le somme depositate
a titolo di conferimento restano vincolate fino al completamento del procedimento di costituzione e possono
essere consegnate solo agli amministratori che provano l’avvenuta iscrizione nel registro delle imprese, solo
se entro 90 giorni dalla stipulazione dell'atto costitutivo o dal rilascio delle autorizzazioni previste dall’art.
2329 l'iscrizione non ha avuto luogo, esse sono restituite ai sottoscrittori e l’atto costitutivo perde efficacia
(art. 2331).
Il notaio che ha ricevuto l'atto costitutivo deve depositarlo entro 20 giorni presso l'ufficio del registro delle
imprese nella cui circoscrizione è stabilita la sede sociale, allegando i documenti comprovanti l’osservanza
delle condizioni richieste per la costituzione. Se il notaio o gli amministratori non provvedono al deposito nel
termine indicato nel comma precedente, ciascun socio può provvedervi a spese della società (art. 2330).

Fino al 2000 con il deposito dell’atto costitutivo si apriva la fase del giudizio di omologazione da parte del
tribunale che doveva verificare l’adempimento delle condizioni stabilite dalla legge per costituire la s.p.a..
Ora il controllo della legalità dell’atto è affidato solo al notaio che lo redige. Ma questo è un controllo non
solo formale ma anche sostanziale dell’atto costitutivo. Il notaio, infatti, potrà e dovrà rifiutare di chiedere
l’iscrizione nel registro delle imprese se l’atto e lo statuto contengono clausole contrastanti con l’ordine
pubblico o col buon costume nonché con norme imperative della disciplina della s.p.a..

Fra la stipulazione dell’atto costitutivo e l’iscrizione nel registro delle imprese possono essere compiute
operazioni in nome della costituenda società. Per le operazioni compiute in nome della società prima
dell'iscrizione sono illimitatamente e solidalmente responsabili verso i terzi coloro che hanno agito. Sono
altresì solidalmente e illimitatamente responsabili il socio unico fondatore e quelli tra i soci che nell'atto
costitutivo o con atto separato hanno deciso, autorizzato o consentito il compimento dell'operazione.
Prima dell'iscrizione nel registro è vietata l'emissione delle azioni ed esse, salvo l'offerta pubblica di
sottoscrizione, non possono costituire oggetto di una sollecitazione all'investimento. La società è tenuta a
rilevare i promotori dalle obbligazioni assunte e a rimborsare loro le spese sostenute, sempre che siano state
necessarie per la costituzione della società o siano state approvate dall'assemblea. Ma è libera di accollarsi o
meno le obbligazioni derivanti da operazioni non necessarie per la costituzione.
Se il procedimento di costituzione non giunge a compimento perché l’iscrizione è rifiutata, la società è tenuta
a rilevare i promotori dalle obbligazioni assunte e a rimborsare loro le spese sostenute, sempre che siano
state necessarie per la costituzione della società o siano state approvate dall'assemblea.
Nei confronti di terzi che entrano in contatto con la costituenda società sono responsabili non solo coloro che
hanno agito ma anche i soci fondatori che hanno autorizzato o consentito il compimento dell’operazione.
Qualora successivamente all'iscrizione la società abbia approvato un'operazione, è responsabile anche la
società ed essa è tenuta a rilevare coloro che hanno agito.

Il procedimento di costituzione e l’atto costitutivo possono essere affetti da vizi ed anomalie. Prima della
registrazione vi è solo un contratto di società che può essere dichiarato nullo o annullato nei casi e con gli
effetti previsti dalla disciplina generale dei contratti. Con la registrazione nel registro delle imprese la
sanzione deve colpire la società-organizzazione e può consistere solo nello scioglimento della società.
Avvenuta l'iscrizione nel registro delle imprese, la nullità della società può essere pronunciata soltanto nei
seguenti casi:
1) mancata stipulazione dell'atto costitutivo nella forma dell'atto pubblico;
2) illiceità dell'oggetto sociale;

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3) mancanza nell'atto costitutivo di ogni indicazione riguardante la denominazione della società, o i
conferimenti, o l'ammontare del capitale sociale o l'oggetto sociale.
La dichiarazione di nullità non pregiudica l'efficacia degli atti compiuti in nome della società dopo
l'iscrizione nel registro delle imprese. I soci non sono liberati dall'obbligo di conferimento fino a quando non
sono soddisfatti i creditori sociali. La sentenza che dichiara la nullità nomina i liquidatori. La nullità non può
essere dichiarata quando la causa di essa è stata eliminata e di tale eliminazione è stata data pubblicità con
iscrizione nel registro delle imprese (per impedire la dichiarazione di nullità basterà che si provveda alla
redazione per atto pubblico dell’atto costitutivo e sarà sufficiente una modificazione dell’atto costitutivo
deliberata a maggioranza dall’assemblea straordinaria per sanare l’illiceità dell’oggetto sociale). Il
dispositivo della sentenza che dichiara la nullità deve essere iscritto, a cura degli amministratori o dei
liquidatori, nel registro delle imprese (art. 2332). L’invalidità della singola partecipazione non determina la
nullità della società, opera come causa di recesso ex lege del socio e la dichiarazione d’invalidità non ha
effetto retroattivo.

2. l’iscrizione dell’atto costitutivo nel registro delle imprese


L'ufficio del registro delle imprese, verificata la regolarità formale della documentazione, iscrive la società
nel registro. Con l'iscrizione nel registro la società acquista la personalità giuridica e viene ad esistenza (art.
2331).

B. LA SOCIETÁ PER AZIONI UNIPERSONALE. PATRIMONI DESTINATI


La s.p.a. unipersonale è una forma di s.p.a. consentita dalla riforma del 2003. Infatti ora è consentita la
costituzione della s.p.a. con atto unilaterale di un unico socio fondatore. Nella s.p.a. unipersonale per le
obbligazioni sociali di regola risponde solo la società col proprio patrimonio salvo alcuni casi eccezionali.
L’unico socio fondatore risponde in solido con coloro che hanno agito per le operazioni compiute in nome
della società prima dell’iscrizione nel registro dell’impresa mentre risponde limitatamente alla sua quota per
le obbligazioni sorte dopo l’acquisto della personalità giuridica da parte della società. Al momento della
sottoscrizione egli è tenuto a versare integralmente i conferimenti in denaro mentre se viene meno la pluralità
dei soci, i versamenti ancora dovuti devono essere effettuati entro 90 giorni. Negli atti e nella corrispondenza
dev’essere indicata l’unilateralità. Gli amministratori devono depositare per l’iscrizione nel registro delle
imprese una dichiarazione contenente i dati dell’unico socio. Quando si costituisce o ricostituisce la pluralità
dei soci, gli amministratori ne devono depositare apposita dichiarazione per l'iscrizione nel registro delle
imprese. L'unico socio o colui che cessa di essere tale può provvedere alla pubblicità.
I contratti della società con l'unico socio o le operazioni a favore dell'unico socio sono opponibili ai creditori
della società solo se risultano dal libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio di amministrazione
o da atto scritto avente data certa anteriore al pignoramento.
L’unico socio risponde illimitatamente per le obbligazioni sociali solo quando non è stata osservata la
disciplina dell’integrale liberazione dei conferimenti e fino a quando non è stata attuata la specifica
pubblicità dell’art. 2362.

La tecnica dei patrimoni destinati ad uno specifico affare (art. 2247-bis-2447-decies)consente di evitare la
moltiplicazione formale delle società dei i relativi costi e permette di raggiungere risultati sostanzialmente
identici operando direttamente sul patrimonio dell’impresa societaria. Ci sono 2 modelli di patrimoni
destinati:
a) la s.p.a. può costituire uno o più patrimoni ciascuno dei quali è destinato in via
esclusiva ad uno specifico affare, entro il 10% del proprio patrimonio netto e purché non si tratti di
affari attinenti ad attività riservate in base a leggi speciali. La costituzione avviene con delibera a
maggioranza assoluta del consiglio di amministrazione che deve contenere alcuni dati identificativi
dell’affare e dei beni e rapporti giuridici compresi nel patrimonio destinato. Questa dev’essere
verbalizzata da un notaio ed iscritta nel registro delle imprese. Diventa produttiva di effetti della
separazione patrimoniale solo 2 mesi dopo l’iscrizione, entro i quali i creditori della società possono
fare opposizione al tribunale. Per le obbligazioni contratte in relazione allo specifico affare la società
risponde nei limiti del patrimonio ad esso destinato. Resta salva tuttavia la responsabilità illimitata
della società per le obbligazioni derivanti da fatto illecito. Gli atti compiuti in relazione allo specifico
affare debbono recare espressa menzione del vincolo di destinazione; in mancanza ne risponde la
società con il suo patrimonio residuo. Con riferimento allo specifico affare cui un patrimonio è
destinato, gli amministratori o il consiglio di gestione tengono separatamente i libri e le scritture

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contabili prescritti dagli art. 2214 e seguenti. Qualora siano emessi strumenti finanziari, la società deve
altresì tenere un libro indicante le loro caratteristiche, l'ammontare di quelli emessi e di quelli estinti, le
generalità dei titolari degli strumenti nominativi e i trasferimenti e i vincoli ad essi relativi. I beni e i
rapporti compresi nei patrimoni destinati sono distintamente indicati nello stato patrimoniale della
società. Quando si realizza ovvero è divenuto impossibile l'affare cui è stato destinato un patrimonio,
gli amministratori o il consiglio di gestione redigono un rendiconto finale che, accompagnato da una
relazione dei sindaci e del soggetto incaricato della revisione contabile, deve essere depositato presso
l'ufficio del registro delle imprese.
b) la s.p.a. può stipulare un contratto di finanziamento di un affare pattuendo che al
rimborso siano destinati i proventi dell’affare stesso o parte di essi. Il contratto deve indicare gli
elementi essenziali dell’operazione. I proventi dell'operazione costituiscono patrimonio separato da
quello della società, e da quello relativo ad ogni altra operazione di finanziamento effettuata ai sensi
della presente disposizione, a condizione:
1) che copia del contratto sia depositata per l'iscrizione presso l'ufficio del registro delle imprese;
2) che la società adotti sistemi di incasso e di contabilizzazione idonei ad individuare in ogni momento
i proventi dell'affare ed a tenerli separati dal restante patrimonio della società.
Se il fallimento della società impedisce la realizzazione o la continuazione dell'operazione cessano le
limitazioni ed il finanziatore ha diritto di insinuazione al passivo per il suo credito.

C. I CONFERIMENTI
I conferimenti costituiscono i contributi dei soci alla formazione del patrimonio iniziale della società e hanno
la funzione di dotare la società del capitale di rischio iniziale per lo svolgimento dell’attività d’impresa.
Nella s.p.a., se nell'atto costitutivo non è stabilito diversamente, il conferimento deve farsi in danaro. Alla
sottoscrizione dell'atto costitutivo deve essere versato presso una banca almeno il 25% dei conferimenti in
danaro o, nel caso di costituzione con atto unilaterale, il loro intero ammontare (art. 2342). Costituita la
società, gli amministratori possono chiedere in ogni momento ai soci i versamenti ancora dovuti e non sono
tenuti a rispettare eventuali termini presenti nell’atto costitutivo. Dal titolo azionario devono risultare i
versamenti ancora dovuti e coloro che hanno trasferito azioni non liberate sono obbligati in solido con gli
acquirenti per l'ammontare dei versamenti ancora dovuti, per il periodo di 3 anni dall'annotazione del
trasferimento nel libro dei soci. Il pagamento non può essere ad essi domandato se non nel caso in cui la
richiesta al possessore dell'azione sia rimasta infruttuosa (art. 2356).
Se il socio non esegue i pagamenti dovuti, decorsi 15 giorni dalla pubblicazione di una diffida nella Gazzetta
Ufficiale della Repubblica, gli amministratori, se non ritengono utile promuovere azione per l'esecuzione del
conferimento, offrono le azioni agli altri soci, in proporzione della loro partecipazione, per un corrispettivo
non inferiore ai conferimenti ancora dovuti. In mancanza di offerte possono far vendere le azioni a rischio e
per conto del socio, a mezzo di una banca o di un intermediario autorizzato alla negoziazione nei mercati
regolamentati. Qualora la vendita non possa aver luogo per mancanza di compratori, gli amministratori
possono dichiarare escluso il socio, trattenendo le somme riscosse, salvo il risarcimento dei maggiori danni.
Le azioni non vendute, se non possono essere rimesse in circolazione entro l'esercizio in cui fu pronunziata la
decadenza del socio moroso, devono essere estinte con la corrispondente riduzione del capitale. Il socio in
mora nei versamenti non può esercitare il diritto di voto (art. 2344).

Non possono formare oggetto di conferimento le prestazioni di opera o di servizi. Ci sono limitazioni per i
conferimenti dei beni in natura e dei crediti. Le azioni corrispondenti a tali conferimenti devono essere
integralmente liberate al momento della sottoscrizione. Ci sono limitazioni anche per l’apporto a titolo di
conferimento di cose generiche, future o altrui nonché di prestazioni periodiche di beni. È ammissibile il
conferimento di diritti di godimento ed è conferibile ogni prestazione di dare suscettibile di valutazione
economica oggettiva e di immediata messa a disposizione della società.
Chi conferisce beni in natura o crediti deve presentare la relazione giurata di stima di un esperto designato
dal tribunale nel cui circondario ha sede la società, contenente la descrizione dei beni o dei crediti conferiti,
l'attestazione che il loro valore è almeno pari a quello ad essi attribuito ai fini della determinazione del
capitale sociale e dell'eventuale soprapprezzo e i criteri di valutazione seguiti. La relazione deve essere
allegata all'atto costitutivo e deve restare depositata nel registro delle imprese. L'esperto risponde dei danni
causati alla società, ai soci e ai terzi. Gli amministratori devono, nel termine di 6 mesi dall’iscrizione della
società, controllare le valutazioni contenute nella relazione e, se sussistano fondati motivi, devono procedere
alla revisione della stima. Fino a quando le valutazioni non sono state controllate, le azioni corrispondenti ai

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conferimenti sono inalienabili e devono restare depositate presso la società. Se risulta che il valore dei beni o
dei crediti conferiti era inferiore di oltre un quinto a quello per cui avvenne il conferimento, la società deve
proporzionalmente ridurre il capitale sociale, annullando le azioni che risultano scoperte. Tuttavia il socio
conferente può versare la differenza in danaro o recedere dalla società; il socio recedente ha diritto alla
restituzione del conferimento, qualora sia possibile in tutto o in parte in natura. L'atto costitutivo può
prevedere che per effetto dell'annullamento delle azioni si determini una loro diversa ripartizione tra i soci
(art. 2343).

L'acquisto da parte della società, per un corrispettivo pari o superiore al decimo del capitale sociale, di beni o
di crediti dei promotori, dei fondatori, dei soci o degli amministratori, nei 2 anni dall’iscrizione della società
nel registro delle imprese, deve essere autorizzato dall'assemblea ordinaria. L'alienante deve presentare la
relazione giurata di un esperto designato dal tribunale nel cui circondario ha sede la società contenente la
descrizione dei beni o dei crediti, il valore a ciascuno di essi attribuito, i criteri di valutazione seguiti, nonché
l'attestazione che tale valore non è inferiore al corrispettivo, che deve comunque essere indicato. La relazione
deve essere depositata nella sede della società durante i 15 giorni che precedono l'assemblea. I soci possono
prenderne visione. Entro 30 giorni dall'autorizzazione il verbale dell'assemblea, corredato dalla relazione
dell'esperto designato dal tribunale, deve essere depositato a cura degli amministratori presso l'ufficio del
registro delle imprese. Queste disposizioni non si applicano agli acquisti che siano effettuati a condizioni
normali nell'ambito delle operazioni correnti della società né a quelli che avvengono nei mercati
regolamentati o sotto il controllo dell'autorità giudiziaria o amministrativa. In caso di violazione delle
disposizioni gli amministratori e l'alienante sono solidalmente responsabili per i danni causati alla società, ai
soci ed ai terzi (art. 2343-bis).
Oltre l'obbligo dei conferimenti, l'atto costitutivo può stabilire l'obbligo dei soci di eseguire prestazioni
accessorie non consistenti in danaro, determinandone il contenuto, la durata, le modalità e il compenso, e
stabilendo particolari sanzioni per il caso di inadempimento. Le azioni alle quali è connesso l'obbligo delle
prestazioni anzidette devono essere nominative e non sono trasferibili senza il consenso degli amministratori.
Se non è diversamente disposto dall'atto costitutivo, gli obblighi previsti non possono essere modificati senza
il consenso di tutti i soci (art. 2345).

Capitolo II: Le azioni

Le azioni sono le quote di partecipazione dei soci nella s.p.a. e sono omogenee, standardizzate, liberamente
trasmissibili e rappresentate da documenti che circolano secondo la disciplina dei titoli di credito.

Le azioni devono essere tutte di uguale valore. Possono essere emesse, ma non contemporaneamente:
azioni senza indicazione del valore nominale: lo statuto deve indicare solo il capitale sottoscritto ed
il numero di azioni emesse. La partecipazione del singolo azionista sarà espressa in una percentuale
del numero complessivo delle azioni emesse;
azioni con indicazione del valore nominale: lo statuto deve specificare il capitale sottoscritto e il
valore nominale di ciascuna azione (che potrà essere modificato solo attraverso una modifica
dell’atto costitutivo) nonché il loro numero complessivo.
In nessun caso il valore dei conferimenti può essere complessivamente inferiore all'ammontare globale del
capitale sociale. Le azioni non possono essere complessivamente emesse per somma inferiore al loro valore
nominale ma possono essere emesse per somma superiore e ciò è obbligatorio quando è escluso o limitato il
diritto di opzione degli azionisti sulle azioni di nuova emissione ed il valore reale è superiore a quello
nominale.
Il valore di bilancio delle azioni si ottiene dividendo il patrimonio netto per il numero delle azioni. Il valore
di mercato indica il prezzo di scambio delle azioni in un determinato giorno e risulta giornalmente dai listini
ufficiali quando si tratta di azioni quotate.

Le azioni conferiscono ai loro possessori uguali diritti. Questa uguaglianza è relativa poiché è possibile
creare categorie di azioni fornite di diritti diversi ed è oggettiva poiché sono uguali i diritti che ogni azione
attribuisce, non i diritti di cui ciascun azionista globalmente dispone.

Le categorie speciali di azioni sono fornite di diritti diversi da quelli tipici e possono essere create con lo
statuto o con successiva modificazione dello stesso. Tutte le s.p.a. possono emetterle. Le assemblee speciali

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approvano le deliberazioni dell’assemblea ordinaria che pregiudicano i diritti delle azioni speciali. La
società, nei limiti imposti dalla legge (divieto di emettere azioni a voto plurimo), può liberamente
determinare il contenuto delle azioni delle varie categorie. Possono essere create azioni con diritto di voto
limitato a particolari argomenti e azioni con diritto di voto subordinato al verificarsi di particolari condizioni
non meramente potestative. Ma le azioni senza voto non possono complessivamente superare la metà del
capitale sociale. Le società non quotate possono prevedere che il diritto di voto sia limitato ad una misura
massima e che sia introdotto il voto scalare. Inoltre per loro non vale più il principio che il voto può essere
escluso o limitato solo se le relative azioni sono assistite da privilegi patrimoniali ma vale ancora il principio
che possono essere emesse azioni privilegiate anche senza limitazione dei diritti amministrativi.
Le azioni privilegiate attribuiscono un diritto di preferenza nella distribuzione degli utili e/o nel rimborso del
capitale al momento dello scioglimento della società. Le azioni correlate sono fornite di diritti patrimoniali
correlati ai risultati dell’attività sociale di un determinato settore. Lo statuto stabilisce i criteri di
individuazione dei costi e ricavi imputabili al settore, le modalità di rendicontazione, i diritti attribuiti a tali
azioni, nonché l'eventuali condizioni e modalità di conversione in azioni di altra categoria. Non possono
essere pagati dividendi ai possessori delle azioni correlate se non nei limiti degli utili risultanti dal bilancio
della società.

Le azioni di risparmio incentivano l’investimento in azioni offrendo ai risparmiatori titoli meglio rispondenti
ai loro specifici interessi. Possono essere emesse solo da società quotate in mercati regolamentari dell’UE e
non possono superare la metà del capitale sociale. Possono essere emesse al portatore e sono prive del diritto
di voto nelle assemblee ordinarie e straordinarie. I possessori non possono intervenire in assemblea ed
impugnare le delibere assembleari invalide. Le azioni di risparmio sono dotate di particolari privilegi di
natura patrimoniale e l’atto costitutivo determina il contenuto del privilegio, le condizioni, i limiti, le
modalità e i termini per il suo esercizio. È prevista un’organizzazione di gruppo per la tutela degli interessi
comuni che si articola nell’assemblea speciale, che delibera in particolare sull’approvazione delle delibere
dell’assemblea della società che pregiudicano i diritti degli azionisti di risparmio e sulla transizione delle
controversie con la società, e nel rappresentante comune, che provvede all’esecuzione delle delibere
dell’assemblea e tutela gli interessi comuni degli azionisti di risparmio nei confronti della società.

Se lo statuto lo prevede, l'assemblea straordinaria può deliberare l'assegnazione di utili ai prestatori di lavoro
dipendenti delle società o di società controllate mediante l'emissione, per un ammontare corrispondente agli
utili stessi, di speciali categorie di azioni da assegnare individualmente ai prestatori di lavoro, con norme
particolari riguardo alla forma, al modo di trasferimento ed ai diritti spettanti agli azionisti. Il capitale sociale
deve essere aumentato in misura corrispondente. L'assemblea straordinaria può altresì deliberare
l'assegnazione ai dipendenti della società o di società controllate di strumenti finanziari, diversi dalle azioni,
forniti di diritti patrimoniali o diritti amministrativi, escluso il voto nell'assemblea generale degli azionisti. In
tal caso possono essere previste norme particolari riguardo alle condizioni di esercizio dei diritti attribuiti,
alla possibilità di trasferimento ed alle eventuali cause di decadenza o riscatto.

Dal 2003 è prevista anche l’emissione di azioni e strumenti finanziari partecipativi che però non sono parti
del capitale sociale e non attribuiscono la qualità di azionista. Questi possono dotare di diritto di voto su
argomenti specificatamente indicati. Gli strumenti finanziari conferiscono anche diritti amministrativi.

I titoli azionari sono i documenti che rappresentano le quote di partecipazione. La loro emissione è normale
ma non essenziale nelle s.p.a. non quotate. Nelle s.p.a. quotate e nelle società con azioni ed obbligazioni
diffuse in modo rilevante le azioni non possono più essere rappresentate da titoli ma la loro circolazione è
basata su semplici registrazioni contabili. Le azioni rientrano nella categoria dei titoli di credito causali che
possono essere emessi solo in base ad un determinato rapporto causale e che si caratterizzano per la parziale
sensibilità del rapporto documentato dal titolo alle eccezioni della disciplina del rapporto societario. Le
azioni possono essere nominative o al portatore. Tutte le azioni devono essere nominative, salvo quelle di
risparmio e quelle emesse dalle Sicav. Le azioni al portatore si trasferiscono con la consegna del titolo, per le
azioni nominative c’è una specifica disciplina.

Le azioni possono essere costituite in usufrutto o in pegno e possono formare oggetto di misure cautelari ed
esecutive. In questo caso il diritto di voto spetta al creditore pignoratizio o all’usufruttuario che però non
devono ledere l’interesse del socio, gli altri diritti amministrativi spettano anche al socio. Se le azioni

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attribuiscono un diritto di opzione, questo spetta al socio ed al medesimo sono attribuite le azioni in base ad
esso sottoscritte. Qualora il socio non provveda almeno 3 giorni prima della scadenza al versamento delle
somme necessarie per l'esercizio del diritto di opzione e qualora gli altri soci non si offrano di acquistarlo,
questo deve essere alienato per suo conto a mezzo banca od intermediario autorizzato alla negoziazione nei
mercati regolamentati. Nel caso di aumento del capitale sociale, il pegno, l'usufrutto o il sequestro si
estendono alle azioni di nuova emissione. Se sono richiesti versamenti sulle azioni, nel caso di pegno, il
socio deve provvedere al versamento delle somme necessarie almeno 3 giorni prima della scadenza; in
mancanza il creditore pignoratizio può vendere le azioni. Nel caso di usufrutto, l'usufruttuario deve
provvedere al versamento, salvo il suo diritto alla restituzione al termine dell'usufrutto.

Ci sono dei limiti alla circolazione delle azioni:


Fino a quando le valutazioni non sono state controllate, le azioni corrispondenti ai conferimenti sono
inalienabili e devono restare depositate presso la società;
Le azioni con prestazioni accessorie devono essere nominative e non sono trasferibili senza il
consenso degli amministratori;
I soci possono determinare limiti convenzionali;
Sindacati di blocco possono limitare la circolazione delle azioni ed evitare l’ingresso in società di
terzi non graditi e vincolano solo le parti contraenti;
L’atto costitutivo può contenere limiti particolari. Nel caso di azioni nominative ed in quello di
mancata emissione dei titoli azionari, lo statuto può sottoporre a particolari condizioni il loro
trasferimento e può, per un periodo non superiore a 5 anni dalla costituzione della società o dal
momento in cui il divieto viene introdotto, vietarne il trasferimento. Le clausole finalizzate a limitare
la circolazione delle azioni sono:
o Clausola di prelazione: impone al socio che vuole vendere le azioni di offrirle prima agli
altri soci e di preferirli a terzi a parità di condizioni;
o Clausole di gradimento: sono clausole che richiedono il possesso di determinati requisiti da
parte dell’acquirente e clausole che subordinano il trasferimento delle azioni al consenso di
un organo sociale quasi sempre costituito dal consiglio di amministrazione (clausole di mero
godimento).
o Clausola di riscatto: prevede un potere di riscatto delle azioni da parte della società o dei
soci al verificarsi di determinati eventi.
Queste clausole possono essere introdotte o rimosse con delibera di assemblea straordinaria.

In nessun caso la s.p.a. può sottoscrivere azioni proprie. L’unica deroga è per l’esercizio del diritto di
opzione sulle azioni proprie detenute dalla società. Il divieto è assoluto. Se questo è violato le azioni
s’intendono sottoscritte e devono essere liberate dai soggetti che materialmente hanno violato il divieto. In
caso di sottoscrizione diretta le azioni s’intendono sottoscritte e devono essere liberate dai promotori e dai
soci fondatori o dagli amministratori. In caso di sottoscrizione indiretta il terzo che ha sottoscritto le azioni è
considerato sottoscrittore per conto proprio.
La società non può acquistare azioni proprie se non nei limiti degli utili distribuibili e delle riserve
disponibili risultanti dall'ultimo bilancio regolarmente approvato. Possono essere acquistate soltanto azioni
interamente liberate. L’acquisto dev’essere deliberato dall’assemblea ordinaria, la quale ne fissa le modalità,
indicando in particolare il numero massimo di azioni da acquistare, la durata, non superiore ai 18 mesi, per la
quale l'autorizzazione è accordata, il corrispettivo minimo ed il corrispettivo massimo. Il valore nominale
delle azioni acquistate non può eccedere la decima parte del capitale sociale. Le azioni acquistate in
violazione debbono essere alienate secondo modalità da determinarsi dall'assemblea, entro un anno dal loro
acquisto. In mancanza, deve procedersi senza indugio al loro annullamento e alla corrispondente riduzione
del capitale. Le limitazioni contenute nell'art. 2357 non si applicano quando l'acquisto di azioni proprie
avvenga in esecuzione di una deliberazione dell'assemblea di riduzione del capitale, da attuarsi mediante
riscatto e annullamento di azioni, a titolo gratuito, sempre che si tratti di azioni interamente liberate, per
effetto di successione universale o di fusione o scissione, in occasione di esecuzione forzata per il
soddisfacimento di un credito della società, sempre che si tratti di azioni interamente liberate. Gli
amministratori non possono disporre delle azioni acquistate se non previa autorizzazione dell'assemblea, la
quale deve stabilire le relative modalità. A tal fine possono essere previste, operazioni successive di acquisto
ed alienazione. Finché le azioni restano in proprietà della società, il diritto agli utili e il diritto di opzione
sono attribuiti proporzionalmente alle altre azioni; l'assemblea può tuttavia autorizzare l'esercizio totale o

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parziale del diritto di opzione. Il diritto di voto è sospeso, ma le azioni proprie sono tuttavia computate nel
capitale ai fini del calcolo delle quote richieste per la costituzione e per le deliberazioni dell'assemblea. Una
riserva indisponibile pari all'importo delle azioni proprie iscritto all'attivo del bilancio deve essere costituita e
mantenuta finché le azioni non siano trasferite o annullate. La società non può accordare prestiti, né fornire
garanzie per l'acquisto o la sottoscrizione delle azioni proprie. La società non può, neppure per tramite di
società fiduciaria, o per interposta persona, accettare azioni proprie in garanzia.

E' vietato alle società di costituire o di aumentare il capitale mediante sottoscrizione reciproca di azioni,
anche per tramite di società fiduciaria o per interposta persona. La disciplina e le sanzioni sono identiche alla
fattispecie della sottoscrizione di azioni proprie. La società controllata non può sottoscrivere azioni o quote
della società controllante. Le azioni o quote sottoscritte in violazione di tali disposizioni si intendono
sottoscritte e devono essere liberate dagli amministratori, che non dimostrino di essere esenti da colpa.
Chiunque abbia sottoscritto in nome proprio, ma per conto della società controllata, azioni o quote della
società controllante è considerato a tutti gli effetti sottoscrittore per conto proprio. Della liberazione delle
azioni o quote rispondono solidalmente gli amministratori della società controllata che non dimostrino di
essere esenti da colpa.
L’acquisto reciproco di azioni è possibile senza alcun limite solo quando fra le 2 società non intercorre un
rapporto di controllo e nessuna delle 2 è quotata in borsa. La società controllata non può acquistare azioni o
quote della società controllante se non nei limiti degli utili distribuibili e delle riserve disponibili risultanti
dall'ultimo bilancio regolarmente approvato. Possono essere acquistate soltanto azioni interamente liberate.
L'acquisto deve essere autorizzato dall'assemblea ordinaria. Il valore nominale delle azioni o quote acquistate
non può eccedere la decima parte del capitale della società controllante. La società controllata da altra società
non può esercitare il diritto di voto nelle assemblee di questa. Le azioni o quote acquistate in violazione di
tali condizioni devono essere alienate secondo modalità da determinarsi dall'assemblea entro un anno dal
loro acquisto. In mancanza, la società controllante deve procedere senza indugio al loro annullamento e alla
corrispondente riduzione del capitale, con rimborso del valore delle azioni annullate.
Nel caso di incroci azionari quando una o entrambe le società hanno azioni quotate in borsa ma tra di loro
non sussiste un rapporto di controllo, ci sono solo limiti quantitativi: se entrambe le società sono quotate
l’incrocio non può superare il 2% del capitale con diritto di voto, se solo una è quotata non può superare il
10%. Se questi limiti sono superati la società non può esercitare il diritto di voto per le azioni possedute in
eccedenza, deve alienare l’eccedenza entro 1 anno se no la sospensione del diritto di voto si estende all’intera
partecipazione.

Capitolo II: Le azioni

Le azioni sono le quote di partecipazione dei soci nella s.p.a. e sono omogenee, standardizzate, liberamente
trasmissibili e rappresentate da documenti che circolano secondo la disciplina dei titoli di credito.

Le azioni devono essere tutte di uguale valore. Possono essere emesse, ma non contemporaneamente:
azioni senza indicazione del valore nominale: lo statuto deve indicare solo il capitale sottoscritto ed
il numero di azioni emesse. La partecipazione del singolo azionista sarà espressa in una percentuale
del numero complessivo delle azioni emesse;
azioni con indicazione del valore nominale: lo statuto deve specificare il capitale sottoscritto e il
valore nominale di ciascuna azione (che potrà essere modificato solo attraverso una modifica
dell’atto costitutivo) nonché il loro numero complessivo.
In nessun caso il valore dei conferimenti può essere complessivamente inferiore all'ammontare globale del
capitale sociale. Le azioni non possono essere complessivamente emesse per somma inferiore al loro valore
nominale ma possono essere emesse per somma superiore e ciò è obbligatorio quando è escluso o limitato il
diritto di opzione degli azionisti sulle azioni di nuova emissione ed il valore reale è superiore a quello
nominale.
Il valore di bilancio delle azioni si ottiene dividendo il patrimonio netto per il numero delle azioni. Il valore
di mercato indica il prezzo di scambio delle azioni in un determinato giorno e risulta giornalmente dai listini
ufficiali quando si tratta di azioni quotate.

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Le azioni conferiscono ai loro possessori uguali diritti. Questa uguaglianza è relativa poiché è possibile
creare categorie di azioni fornite di diritti diversi ed è oggettiva poiché sono uguali i diritti che ogni azione
attribuisce, non i diritti di cui ciascun azionista globalmente dispone.

Le categorie speciali di azioni sono fornite di diritti diversi da quelli tipici e possono essere create con lo
statuto o con successiva modificazione dello stesso. Tutte le s.p.a. possono emetterle. Le assemblee speciali
approvano le deliberazioni dell’assemblea ordinaria che pregiudicano i diritti delle azioni speciali. La
società, nei limiti imposti dalla legge (divieto di emettere azioni a voto plurimo), può liberamente
determinare il contenuto delle azioni delle varie categorie. Possono essere create azioni con diritto di voto
limitato a particolari argomenti e azioni con diritto di voto subordinato al verificarsi di particolari condizioni
non meramente potestative. Ma le azioni senza voto non possono complessivamente superare la metà del
capitale sociale. Le società non quotate possono prevedere che il diritto di voto sia limitato ad una misura
massima e che sia introdotto il voto scalare. Inoltre per loro non vale più il principio che il voto può essere
escluso o limitato solo se le relative azioni sono assistite da privilegi patrimoniali ma vale ancora il principio
che possono essere emesse azioni privilegiate anche senza limitazione dei diritti amministrativi.
Le azioni privilegiate attribuiscono un diritto di preferenza nella distribuzione degli utili e/o nel rimborso del
capitale al momento dello scioglimento della società. Le azioni correlate sono fornite di diritti patrimoniali
correlati ai risultati dell’attività sociale di un determinato settore. Lo statuto stabilisce i criteri di
individuazione dei costi e ricavi imputabili al settore, le modalità di rendicontazione, i diritti attribuiti a tali
azioni, nonché l'eventuali condizioni e modalità di conversione in azioni di altra categoria. Non possono
essere pagati dividendi ai possessori delle azioni correlate se non nei limiti degli utili risultanti dal bilancio
della società.

Le azioni di risparmio incentivano l’investimento in azioni offrendo ai risparmiatori titoli meglio rispondenti
ai loro specifici interessi. Possono essere emesse solo da società quotate in mercati regolamentari dell’UE e
non possono superare la metà del capitale sociale. Possono essere emesse al portatore e sono prive del diritto
di voto nelle assemblee ordinarie e straordinarie. I possessori non possono intervenire in assemblea ed
impugnare le delibere assembleari invalide. Le azioni di risparmio sono dotate di particolari privilegi di
natura patrimoniale e l’atto costitutivo determina il contenuto del privilegio, le condizioni, i limiti, le
modalità e i termini per il suo esercizio. È prevista un’organizzazione di gruppo per la tutela degli interessi
comuni che si articola nell’assemblea speciale, che delibera in particolare sull’approvazione delle delibere
dell’assemblea della società che pregiudicano i diritti degli azionisti di risparmio e sulla transizione delle
controversie con la società, e nel rappresentante comune, che provvede all’esecuzione delle delibere
dell’assemblea e tutela gli interessi comuni degli azionisti di risparmio nei confronti della società.

Se lo statuto lo prevede, l'assemblea straordinaria può deliberare l'assegnazione di utili ai prestatori di lavoro
dipendenti delle società o di società controllate mediante l'emissione, per un ammontare corrispondente agli
utili stessi, di speciali categorie di azioni da assegnare individualmente ai prestatori di lavoro, con norme
particolari riguardo alla forma, al modo di trasferimento ed ai diritti spettanti agli azionisti. Il capitale sociale
deve essere aumentato in misura corrispondente. L'assemblea straordinaria può altresì deliberare
l'assegnazione ai dipendenti della società o di società controllate di strumenti finanziari, diversi dalle azioni,
forniti di diritti patrimoniali o diritti amministrativi, escluso il voto nell'assemblea generale degli azionisti. In
tal caso possono essere previste norme particolari riguardo alle condizioni di esercizio dei diritti attribuiti,
alla possibilità di trasferimento ed alle eventuali cause di decadenza o riscatto.

Dal 2003 è prevista anche l’emissione di azioni e strumenti finanziari partecipativi che però non sono parti
del capitale sociale e non attribuiscono la qualità di azionista. Questi possono dotare di diritto di voto su
argomenti specificatamente indicati. Gli strumenti finanziari conferiscono anche diritti amministrativi.

I titoli azionari sono i documenti che rappresentano le quote di partecipazione. La loro emissione è normale
ma non essenziale nelle s.p.a. non quotate. Nelle s.p.a. quotate e nelle società con azioni ed obbligazioni
diffuse in modo rilevante le azioni non possono più essere rappresentate da titoli ma la loro circolazione è
basata su semplici registrazioni contabili. Le azioni rientrano nella categoria dei titoli di credito causali che
possono essere emessi solo in base ad un determinato rapporto causale e che si caratterizzano per la parziale
sensibilità del rapporto documentato dal titolo alle eccezioni della disciplina del rapporto societario. Le
azioni possono essere nominative o al portatore. Tutte le azioni devono essere nominative, salvo quelle di

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risparmio e quelle emesse dalle Sicav. Le azioni al portatore si trasferiscono con la consegna del titolo, per le
azioni nominative c’è una specifica disciplina.

Le azioni possono essere costituite in usufrutto o in pegno e possono formare oggetto di misure cautelari ed
esecutive. In questo caso il diritto di voto spetta al creditore pignoratizio o all’usufruttuario che però non
devono ledere l’interesse del socio, gli altri diritti amministrativi spettano anche al socio. Se le azioni
attribuiscono un diritto di opzione, questo spetta al socio ed al medesimo sono attribuite le azioni in base ad
esso sottoscritte. Qualora il socio non provveda almeno 3 giorni prima della scadenza al versamento delle
somme necessarie per l'esercizio del diritto di opzione e qualora gli altri soci non si offrano di acquistarlo,
questo deve essere alienato per suo conto a mezzo banca od intermediario autorizzato alla negoziazione nei
mercati regolamentati. Nel caso di aumento del capitale sociale, il pegno, l'usufrutto o il sequestro si
estendono alle azioni di nuova emissione. Se sono richiesti versamenti sulle azioni, nel caso di pegno, il
socio deve provvedere al versamento delle somme necessarie almeno 3 giorni prima della scadenza; in
mancanza il creditore pignoratizio può vendere le azioni. Nel caso di usufrutto, l'usufruttuario deve
provvedere al versamento, salvo il suo diritto alla restituzione al termine dell'usufrutto.

Ci sono dei limiti alla circolazione delle azioni:


Fino a quando le valutazioni non sono state controllate, le azioni corrispondenti ai conferimenti sono
inalienabili e devono restare depositate presso la società;
Le azioni con prestazioni accessorie devono essere nominative e non sono trasferibili senza il
consenso degli amministratori;
I soci possono determinare limiti convenzionali;
Sindacati di blocco possono limitare la circolazione delle azioni ed evitare l’ingresso in società di
terzi non graditi e vincolano solo le parti contraenti;
L’atto costitutivo può contenere limiti particolari. Nel caso di azioni nominative ed in quello di
mancata emissione dei titoli azionari, lo statuto può sottoporre a particolari condizioni il loro
trasferimento e può, per un periodo non superiore a 5 anni dalla costituzione della società o dal
momento in cui il divieto viene introdotto, vietarne il trasferimento. Le clausole finalizzate a limitare
la circolazione delle azioni sono:
o Clausola di prelazione: impone al socio che vuole vendere le azioni di offrirle prima agli
altri soci e di preferirli a terzi a parità di condizioni;
o Clausole di gradimento: sono clausole che richiedono il possesso di determinati requisiti da
parte dell’acquirente e clausole che subordinano il trasferimento delle azioni al consenso di
un organo sociale quasi sempre costituito dal consiglio di amministrazione (clausole di mero
godimento).
o Clausola di riscatto: prevede un potere di riscatto delle azioni da parte della società o dei
soci al verificarsi di determinati eventi.
Queste clausole possono essere introdotte o rimosse con delibera di assemblea straordinaria.

In nessun caso la s.p.a. può sottoscrivere azioni proprie. L’unica deroga è per l’esercizio del diritto di
opzione sulle azioni proprie detenute dalla società. Il divieto è assoluto. Se questo è violato le azioni
s’intendono sottoscritte e devono essere liberate dai soggetti che materialmente hanno violato il divieto. In
caso di sottoscrizione diretta le azioni s’intendono sottoscritte e devono essere liberate dai promotori e dai
soci fondatori o dagli amministratori. In caso di sottoscrizione indiretta il terzo che ha sottoscritto le azioni è
considerato sottoscrittore per conto proprio.
La società non può acquistare azioni proprie se non nei limiti degli utili distribuibili e delle riserve
disponibili risultanti dall'ultimo bilancio regolarmente approvato. Possono essere acquistate soltanto azioni
interamente liberate. L’acquisto dev’essere deliberato dall’assemblea ordinaria, la quale ne fissa le modalità,
indicando in particolare il numero massimo di azioni da acquistare, la durata, non superiore ai 18 mesi, per la
quale l'autorizzazione è accordata, il corrispettivo minimo ed il corrispettivo massimo. Il valore nominale
delle azioni acquistate non può eccedere la decima parte del capitale sociale. Le azioni acquistate in
violazione debbono essere alienate secondo modalità da determinarsi dall'assemblea, entro un anno dal loro
acquisto. In mancanza, deve procedersi senza indugio al loro annullamento e alla corrispondente riduzione
del capitale. Le limitazioni contenute nell'art. 2357 non si applicano quando l'acquisto di azioni proprie
avvenga in esecuzione di una deliberazione dell'assemblea di riduzione del capitale, da attuarsi mediante
riscatto e annullamento di azioni, a titolo gratuito, sempre che si tratti di azioni interamente liberate, per

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effetto di successione universale o di fusione o scissione, in occasione di esecuzione forzata per il
soddisfacimento di un credito della società, sempre che si tratti di azioni interamente liberate. Gli
amministratori non possono disporre delle azioni acquistate se non previa autorizzazione dell'assemblea, la
quale deve stabilire le relative modalità. A tal fine possono essere previste, operazioni successive di acquisto
ed alienazione. Finché le azioni restano in proprietà della società, il diritto agli utili e il diritto di opzione
sono attribuiti proporzionalmente alle altre azioni; l'assemblea può tuttavia autorizzare l'esercizio totale o
parziale del diritto di opzione. Il diritto di voto è sospeso, ma le azioni proprie sono tuttavia computate nel
capitale ai fini del calcolo delle quote richieste per la costituzione e per le deliberazioni dell'assemblea. Una
riserva indisponibile pari all'importo delle azioni proprie iscritto all'attivo del bilancio deve essere costituita e
mantenuta finché le azioni non siano trasferite o annullate. La società non può accordare prestiti, né fornire
garanzie per l'acquisto o la sottoscrizione delle azioni proprie. La società non può, neppure per tramite di
società fiduciaria, o per interposta persona, accettare azioni proprie in garanzia.

E' vietato alle società di costituire o di aumentare il capitale mediante sottoscrizione reciproca di azioni,
anche per tramite di società fiduciaria o per interposta persona. La disciplina e le sanzioni sono identiche alla
fattispecie della sottoscrizione di azioni proprie. La società controllata non può sottoscrivere azioni o quote
della società controllante. Le azioni o quote sottoscritte in violazione di tali disposizioni si intendono
sottoscritte e devono essere liberate dagli amministratori, che non dimostrino di essere esenti da colpa.
Chiunque abbia sottoscritto in nome proprio, ma per conto della società controllata, azioni o quote della
società controllante è considerato a tutti gli effetti sottoscrittore per conto proprio. Della liberazione delle
azioni o quote rispondono solidalmente gli amministratori della società controllata che non dimostrino di
essere esenti da colpa.
L’acquisto reciproco di azioni è possibile senza alcun limite solo quando fra le 2 società non intercorre un
rapporto di controllo e nessuna delle 2 è quotata in borsa. La società controllata non può acquistare azioni o
quote della società controllante se non nei limiti degli utili distribuibili e delle riserve disponibili risultanti
dall'ultimo bilancio regolarmente approvato. Possono essere acquistate soltanto azioni interamente liberate.
L'acquisto deve essere autorizzato dall'assemblea ordinaria. Il valore nominale delle azioni o quote acquistate
non può eccedere la decima parte del capitale della società controllante. La società controllata da altra società
non può esercitare il diritto di voto nelle assemblee di questa. Le azioni o quote acquistate in violazione di
tali condizioni devono essere alienate secondo modalità da determinarsi dall'assemblea entro un anno dal
loro acquisto. In mancanza, la società controllante deve procedere senza indugio al loro annullamento e alla
corrispondente riduzione del capitale, con rimborso del valore delle azioni annullate.
Nel caso di incroci azionari quando una o entrambe le società hanno azioni quotate in borsa ma tra di loro
non sussiste un rapporto di controllo, ci sono solo limiti quantitativi: se entrambe le società sono quotate
l’incrocio non può superare il 2% del capitale con diritto di voto, se solo una è quotata non può superare il
10%. Se questi limiti sono superati la società non può esercitare il diritto di voto per le azioni possedute in
eccedenza, deve alienare l’eccedenza entro 1 anno se no la sospensione del diritto di voto si estende all’intera
partecipazione.

Capitolo IV: L’assemblea

La s.p.a. si caratterizza per la presenza necessaria di 3 organi:


1. l’assemblea dei soci;
2. l’organo amministrativo;
3. l’organo di controllo interno.
Oggi ci sono 3 sistemi di amministrazione e controllo:
Sistema tradizionale: è basato sulla presenza dell’organo amministrativo e del collegio sindacale, il
cui controllo contabile è stato sottratto ed affidato al revisore contabile o alla società di revisione;
Sistema dualistico: in esso l’amministrazione ed il controllo sono esercitati da un consiglio di
sorveglianza e da un consiglio di gestione;
Sistema monistico: in esso l’amministrazione ed il controllo sono esercitati dal consiglio di
amministrazione e da un comitato per il controllo sulla gestione.

L’assemblea è l’organo composto dalle persone dei soci ed ha la funzione di formare la volontà della società
nelle materie riservate alla sua competenza dalla legge o dall’atto costitutivo secondo il principio
maggioritario. L’assemblea si distingue in:

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Ordinaria: nelle società prive di consiglio di sorveglianza, l'assemblea ordinaria:
1. approva il bilancio;
2. nomina e revoca gli amministratori; nomina i sindaci e il presidente del collegio sindacale
e, quando previsto, il soggetto al quale è demandato il controllo contabile;
3. determina il compenso degli amministratori e dei sindaci, se non è stabilito dallo statuto;
4. delibera sulla responsabilità degli amministratori e dei sindaci;
5. delibera sugli altri oggetti attribuiti dalla legge alla competenza dell'assemblea, nonché
sulle autorizzazioni eventualmente richieste dallo statuto per il compimento di atti degli
amministratori, ferma in ogni caso la responsabilità di questi per gli atti compiuti;
6. approva l'eventuale regolamento dei lavori assembleari.
Nelle società ove è previsto il consiglio di sorveglianza, l'assemblea ordinaria:
1. nomina e revoca i consiglieri di sorveglianza;
2. determina il compenso ad essi spettante, se non è stabilito
3. nello statuto;
4. delibera sulla responsabilità dei consiglieri di sorveglianza;
5. delibera sulla distribuzione degli utili;
6. nomina il revisore.
Straordinaria: delibera sulle modificazioni dello statuto, sulla nomina, sulla sostituzione e sui
poteri dei liquidatori e su ogni altra materia espressamente attribuita dalla legge alla sua competenza.
Lo statuto può attribuire alla competenza dell'organo amministrativo o del consiglio di sorveglianza
o del consiglio di gestione le deliberazioni concernenti la fusione nei casi previsti dagli art. 2505 e
2505-bis, l'istituzione o la soppressione di sedi secondarie, la indicazione di quali tra gli
amministratori hanno la rappresentanza della società, la riduzione del capitale in caso di recesso del
socio, gli adeguamenti dello statuto a disposizioni normative, il trasferimento della sede sociale nel
territorio nazionale.
Se i soci partecipanti all'assemblea non rappresentano complessivamente la parte di capitale richiesta
l'assemblea deve essere nuovamente convocata.

La convocazione dell’assemblea è di regola decisa dagli amministratori. Essa è obbligatoria nei seguenti
casi:
L'assemblea ordinaria deve essere convocata almeno una volta l'anno, entro il termine stabilito dallo
statuto e comunque non superiore a 120 giorni dalla chiusura dell'esercizio sociale. Lo statuto può
prevedere un maggior termine, comunque non superiore a 180 giorni, nel caso di società tenute alla
redazione del bilancio consolidato e quando lo richiedono particolari esigenze relative alla struttura
ed all'oggetto della società; in questi casi gli amministratori segnalano nella relazione prevista
dall'art. 2428 le ragioni della dilazione.
Gli amministratori o il consiglio di gestione devono convocare senza ritardo l'assemblea, quando ne
è fatta domanda da tanti soci che rappresentino almeno il 10% del capitale sociale o la minore
percentuale prevista nello statuto, e nella domanda sono indicati gli argomenti da trattare. Se gli
amministratori o il consiglio di gestione, oppure in loro vece i sindaci o il consiglio di sorveglianza o
il comitato per il controllo sulla gestione, non provvedono, il tribunale, sentiti i componenti degli
organi amministrativi e di controllo, ove il rifiuto di provvedere risulti ingiustificato, ordina con
decreto la convocazione dell'assemblea, designando la persona che deve presiederla. La
convocazione su richiesta di soci non è ammessa per argomenti sui quali l'assemblea delibera, a
norma di legge, su proposta degli amministratori o sulla base di un progetto o di una relazione da
essi predisposta.
Nelle società quotate il potere di convocare l’assemblea può essere esercitato anche solo da 2 membri
effettivi del collegio sindacale. Il collegio sindacale può, previa comunicazione al presidente del consiglio di
amministrazione, convocare l'assemblea dei soci, il consiglio di amministrazione o il comitato esecutivo e
avvalersi di dipendenti della società per l'espletamento delle proprie funzioni.
L'assemblea è convocata nel comune dove ha sede la società, se lo statuto non dispone diversamente.
L'assemblea è convocata dagli amministratori o dal consiglio di gestione mediante avviso contenente
l'indicazione del giorno, dell'ora e del luogo dell'adunanza e l'elenco delle materie da trattare. L'avviso deve
essere pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica o in almeno un quotidiano indicato nello statuto
almeno 15 giorni prima di quello fissato per l'assemblea. Lo statuto delle società che non fanno ricorso al
mercato del capitale di rischio può consentire la convocazione mediante avviso comunicato ai soci con mezzi

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che garantiscano la prova dell'avvenuto ricevimento almeno 8 giorni prima dell'assemblea. Pur in assenza di
convocazione, l'assemblea si reputa regolarmente costituita, quando è rappresentato l'intero capitale sociale e
partecipa all'assemblea la maggioranza dei componenti degli organi amministrativi e di controllo. Tuttavia in
tale ipotesi ciascuno dei partecipanti può opporsi alla discussione degli argomenti sui quali non si ritenga
sufficientemente informato e dovrà essere data tempestiva comunicazione delle deliberazioni assunte ai
componenti degli organi amministrativi e di controllo non presenti. È questa l’assemblea totalitaria. Essa può
deliberare su qualsiasi argomento ma la sua competenza è instabile e precaria.
L'assemblea è presieduta dalla persona indicata nello statuto o, in mancanza, da quella eletta con il voto della
maggioranza dei presenti. Il presidente è assistito da un segretario designato nello stesso modo. Il presidente
dell'assemblea verifica la regolarità della costituzione, accerta l'identità e la legittimazione dei presenti,
regola il suo svolgimento ed accerta i risultati delle votazioni; degli esiti di tali accertamenti deve essere dato
conto nel verbale. L'assistenza del segretario non è necessaria quando il verbale dell'assemblea è redatto da
un notaio.
I soci intervenuti che riuniscono un terzo del capitale rappresentato nell'assemblea, se dichiarano di non
essere sufficientemente informati sugli oggetti posti in deliberazione, possono chiedere che l'assemblea sia
rinviata a non oltre 5 giorni. Questo diritto non può esercitarsi che una sola volta per lo stesso oggetto.
Le deliberazioni dell'assemblea devono constare da verbale sottoscritto dal presidente e dal segretario o dal
notaio. Il verbale deve indicare la data dell'assemblea e, anche in allegato, l'identità dei partecipanti e il
capitale rappresentato da ciascuno; deve altresì indicare le modalità e il risultato delle votazioni e deve
consentire, anche per allegato, l'identificazione dei soci favorevoli, astenuti o dissenzienti. Nel verbale
devono essere riassunte, su richiesta dei soci, le loro dichiarazioni pertinenti all'ordine del giorno. Il verbale
dell'assemblea straordinaria deve essere redatto da un notaio. Il verbale deve essere redatto senza ritardo, nei
tempi necessari per la tempestiva esecuzione degli obblighi di deposito o di pubblicazione.

Il quorum costitutivo è quella parte del capitale sociale che deve essere rappresentata in assemblea perché
questa sia regolarmente costituita e possa iniziare i lavori. Il quorum deliberativo è la parte di capitale sociale
che si deve esprimere a favore di una determinata deliberazione perché questa sia approvata.
L'assemblea ordinaria è regolarmente costituita con l'intervento di tanti soci che rappresentino almeno la
metà del capitale sociale, escluse dal computo le azioni prive del diritto di voto nell'assemblea medesima.
Essa delibera a maggioranza assoluta, salvo che lo statuto richieda una maggioranza più elevata. Per la
nomina alle cariche sociali lo statuto può stabilire norme particolari.
L'assemblea straordinaria delibera con il voto favorevole di tanti soci che rappresentino più della metà del
capitale sociale, se lo statuto non richiede una maggioranza più elevata. Nelle società che fanno ricorso al
mercato del capitale di rischio l'assemblea straordinaria è regolarmente costituita con la presenza di tanti soci
che rappresentino almeno la metà del capitale sociale o la maggiore percentuale prevista dallo statuto e
delibera con il voto favorevole di almeno i due terzi del capitale rappresentato in assemblea. Salvo diversa
disposizione di legge le azioni per le quali non può essere esercitato il diritto di voto sono computate ai fini
della regolare costituzione dell'assemblea. Le medesime azioni e quelle per le quali il diritto di voto non è
stato esercitato a seguito della dichiarazione del socio di astenersi per conflitto di interessi non sono
computate ai fini del calcolo della maggioranza e della quota di capitale richiesta per l'approvazione della
deliberazione.
Se i soci partecipanti all'assemblea non rappresentano complessivamente la parte di capitale richiesta
l'assemblea deve essere nuovamente convocata. Nell'avviso di convocazione dell'assemblea può essere
fissato il giorno per la seconda convocazione. Questa non può aver luogo nello stesso giorno fissato per la
prima. Se il giorno per la seconda convocazione non è indicato nell'avviso, l'assemblea deve essere
riconvocata entro 30 giorni dalla data della prima, e il termine stabilito dal secondo comma dell'art. 2366 è
ridotto ad 8 giorni.
In seconda convocazione l'assemblea ordinaria delibera sugli oggetti che avrebbero dovuto essere trattati
nella prima, qualunque sia la parte di capitale rappresentata dai soci partecipanti, e l'assemblea straordinaria
è regolarmente costituita con la partecipazione di oltre un terzo del capitale sociale e delibera con il voto
favorevole di almeno i due terzi del capitale rappresentato in assemblea. Lo statuto può richiedere
maggioranze più elevate, tranne che per l'approvazione del bilancio e per la nomina e la revoca delle cariche
sociali. Nelle società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio è necessario, anche in seconda
convocazione, il voto favorevole di tanti soci che rappresentino più di un terzo del capitale sociale per le
deliberazioni concernenti il cambiamento dell'oggetto sociale, la trasformazione della società, lo
scioglimento anticipato, la proroga della società, la revoca dello stato di liquidazione, il trasferimento della

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sede sociale all'estero e l'emissione di azioni privilegiate. Lo statuto può prevedere eventuali ulteriori
convocazioni dell'assemblea. Nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio l'assemblea
straordinaria è costituita, nelle convocazioni successive alla seconda, con la presenza di tanti soci che
rappresentino almeno un quinto del capitale sociale, salvo che lo statuto richieda una quota di capitale più
elevata.

Possono intervenire all'assemblea gli azionisti cui spetta il diritto di voto ed i soggetti che pur non essendo
soci hanno diritto di voto. Non è più necessario il preventivo deposito delle azioni presso la sede della società
o le banche. Ma lo statuto può richiedere il preventivo deposito delle azioni o della relativa certificazione
presso la sede sociale o le banche indicate nell'avviso di convocazione, fissando il termine entro il quale
debbono essere depositate ed eventualmente prevedendo che non possano essere ritirate prima che
l'assemblea abbia avuto luogo. Nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio il termine
non può essere superiore a 2 giorni. Lo statuto può consentire l'intervento all'assemblea mediante mezzi di
telecomunicazione o l'espressione del voto per corrispondenza. Chi esprime il voto per corrispondenza si
considera intervenuto all'assemblea.

Gli azionisti possono partecipare all’assemblea sia personalmente sia a mezzo di rappresentante. Salvo
disposizione contraria dello statuto, i soci possono farsi rappresentare nell'assemblea. La rappresentanza deve
essere conferita per iscritto e i documenti relativi devono essere conservati dalla società. Nelle società che
fanno ricorso al mercato del capitale di rischio la rappresentanza può essere conferita solo per singole
assemblee, con effetto anche per le successive convocazioni, salvo che si tratti di procura generale o di
procura conferita da una società, associazione, fondazione o altro ente collettivo o istituzione ad un proprio
dipendente. La delega non può essere rilasciata con il nome del rappresentante in bianco ed è sempre
revocabile nonostante ogni patto contrario. Il rappresentante può farsi sostituire solo da chi sia espressamente
indicato nella delega. Se la rappresentanza è conferita ad una società, associazione, fondazione od altro ente
collettivo o istituzione, questi possono delegare soltanto un proprio dipendente o collaboratore. La
rappresentanza non può essere conferita né ai membri degli organi amministrativi o di controllo o ai
dipendenti della società, né alle società da essa controllate o ai membri degli organi amministrativi o di
controllo o ai dipendenti di queste. La stessa persona non può rappresentare in assemblea più di 20 soci o, se
si tratta di società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio più di 50 soci se la società ha capitale
non superiore a € 5.000.000, più di 100 soci se la società ha capitale superiore a € 5.000.000 e non superiore
a € 25.000.000, e più di 200 soci se la società ha capitale superiore a € 25.000.000.
Per le società non quotate sono stati introdotti 2 istituti:
1. la sollecitazione: è la richiesta di conferimento di deleghe di voto rivolta a tutti gli azionisti da parte
di uno o più soggetti che richiedono l’adesione a specifiche proposte di voto.
2. la raccolta delle deleghe: è la richiesta di conferimento di deleghe di voto effettuata da associazioni
di azionisti esclusivamente nei confronti dei propri associati.

Versa in conflitto d’interesse l’azionista che in una determinata deliberazione ha un interesse personale
contrastante con quello della società. In questa situazione al socio non è più vietato di votare, ma la
deliberazione approvata con il voto determinante di soci che abbiano, per conto proprio o di terzi, un
interesse in conflitto con quello della società è impugnabile a norma dell'art. 2377 qualora possa recarle
danno. Quindi per essere annullata la delibera adottata col voto del socio in conflitto d’interessi occorre che
il suo voto sia stato determinante e che la delibera possa danneggiare la società. Gli amministratori non
possono votare nelle deliberazioni riguardanti la loro responsabilità. Nel sistema dualistico i componenti del
consiglio di gestione non possono votare nelle deliberazioni riguardanti la nomina, la revoca o la
responsabilità dei consiglieri di sorveglianza (art. 2373). Quando una deliberazione è adottata dalla
maggioranza per danneggiare i soci di minoranza l’art. 2373 non è invocabile. Inoltre l’annullabilità della
delibera è affermata quando la stessa sia ispirata dal solo scopo di danneggiare singoli soci.

I sindacati di voto sono accordi con i quali alcuni soci s’impegnano a concordare preventivamente il modo in
cui votare in assemblea. Possono avere carattere occasionale o permanente ed in quest’ultimo caso possono
essere a tempo determinato o indeterminato nonché riguardare tutte le delibere o solo quelle di un
determinato tipo. Si può stabilire che il modo come votare sarà deciso all’unanimità o a maggioranza dei soci
sindacati. I sindacati di voto danno un indirizzo di voto unitario all’azione dei soci sindacati, consente una

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migliore difesa dei comuni interessi quando è stipulato fra soci di maggioranza. Ma i sindacati cristallizzano
il gruppo di controllo, il principio maggioritario finisce per essere rispettato solo formalmente.
Nelle società non quotate sia i sindacati di voto e sia gli altri patti parasociali non possono avere durata
superiore a 5 anni ma sono rinnovabili alla scadenza. Possono essere anche a tempo indeterminato ma il
contraente può recedere con preavviso di 6 mesi. La stessa disciplina vale per le società quotate e quelle che
le controllano ma i patti a tempo determinato non possono avere durata superiore a 3 anni.
Nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio i patti parasociali devono essere comunicati
alla società e dichiarati in apertura di ogni assemblea. La dichiarazione deve essere trascritta nel verbale e
questo deve essere depositato presso l'ufficio del registro delle imprese. In caso di mancanza della
dichiarazione i possessori delle azioni cui si riferisce il patto parasociale non possono esercitare il diritto di
voto e le deliberazioni assembleari adottate con il loro voto determinante sono impugnabili a norma dell'art.
2377. Nelle società quotate i patti devono essere comunicati alla Consob pubblicati per estratto sulla stampa
quotidiana e depositati presso il registro delle imprese del luogo dove la società ha sede legale. La violazione
di tali obblighi comporta la nullità dei patti e la sospensione del diritto di voto relativo alle azioni sindacate.
Nessuna pubblicità è prevista per i patti riguardanti società non quotate che non fanno appello al mercato del
capitale di rischio.

Le deliberazioni che non sono prese in conformità della legge o dello statuto possono essere impugnate dai
soci assenti, dissenzienti od astenuti, dagli amministratori, dal consiglio di sorveglianza e dal collegio
sindacale. L'impugnazione può essere proposta dai soci quando possiedono tante azioni aventi diritto di voto
con riferimento alla deliberazione che rappresentino, anche congiuntamente, l'uno per mille del capitale
sociale nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio e il 5% nelle altre; lo statuto può
ridurre o escludere questo requisito. Per l'impugnazione delle deliberazioni delle assemblee speciali queste
percentuali sono riferite al capitale rappresentato dalle azioni della categoria. I soci che non rappresentano la
parte di capitale indicata e quelli che, in quanto privi di voto, non sono legittimati a proporre l'impugnativa
hanno diritto al risarcimento del danno loro cagionato dalla non conformità della deliberazione alla legge o
allo statuto.
La deliberazione non può essere annullata:
1. per la partecipazione all'assemblea di persone non legittimate, salvo che tale partecipazione sia stata
determinante ai fini della regolare costituzione dell'assemblea;
2. per l'invalidità di singoli voti o per il loro errato conteggio, salvo che il voto invalido o l'errore di
conteggio siano stati determinanti ai fini del raggiungimento della maggioranza richiesta;
3. per l'incompletezza o l'inesattezza del verbale, salvo che impediscano l'accertamento del contenuto,
degli effetti e della validità della deliberazione.
L'impugnazione o la domanda di risarcimento del danno sono proposte nel termine di 90 giorni dalla data
della deliberazione, ovvero, se questa è soggetta ad iscrizione nel registro delle imprese, entro 90 giorni
dall'iscrizione o, se è soggetta solo a deposito presso l'ufficio del registro delle imprese, entro 90 giorni dalla
data di questo. L'annullamento della deliberazione ha effetto rispetto a tutti i soci ed obbliga gli
amministratori, il consiglio di sorveglianza e il consiglio di gestione a prendere i conseguenti provvedimenti
sotto la propria responsabilità. In ogni caso sono salvi i diritti acquistati in buona fede dai terzi in base ad atti
compiuti in esecuzione della deliberazione. L'annullamento della deliberazione non può aver luogo, se la
deliberazione impugnata è sostituita con altra presa in conformità della legge e dello statuto. In tal caso il
giudice provvede sulle spese di lite, ponendole di norma a carico della società, e sul risarcimento
dell'eventuale danno. Restano salvi i diritti acquisiti dai terzi sulla base della deliberazione sostituita (art.
2377). L'impugnazione è proposta con atto di citazione davanti al tribunale del luogo dove la società ha sede.
Il socio o i soci opponenti devono dimostrarsi possessori al tempo dell'impugnazione del numero delle azioni
previsto dall'art. 2377. Qualora nel corso del processo venga meno a seguito di trasferimenti per atto tra vivi
il richiesto numero delle azioni, il giudice, previa se del caso revoca del provvedimento di sospensione
dell'esecuzione della deliberazione, non può pronunciare l'annullamento e provvede sul risarcimento
dell'eventuale danno, ove richiesto. Con ricorso depositato contestualmente al deposito, anche in copia, della
citazione, l'impugnante può chiedere la sospensione dell'esecuzione della deliberazione. In caso di
eccezionale e motivata urgenza, il presidente del tribunale, omessa la convocazione della società convenuta,
provvede sull'istanza con decreto motivato, che deve altresì contenere la designazione del giudice per la
trattazione della causa di merito e la fissazione, davanti al giudice designato, entro 15 giorni, dell'udienza per
la conferma, modifica o revoca dei provvedimenti emanati con il decreto, nonché la fissazione del termine
per la notificazione alla controparte del ricorso e del decreto. Il giudice designato per la trattazione della

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causa di merito, sentiti gli amministratori e sindaci, provvede valutando comparativamente il pregiudizio che
subirebbe il ricorrente dalla esecuzione e quello che subirebbe la società dalla sospensione dell'esecuzione
della deliberazione; può disporre in ogni momento che i soci opponenti prestino idonea garanzia per
l'eventuale risarcimento dei danni (art. 2378).

Nei casi di mancata convocazione dell'assemblea (non si considera mancante nel caso d'irregolarità
dell'avviso, se questo proviene da un componente dell'organo di amministrazione o di controllo della società
ed è idoneo a consentire a coloro che hanno diritto di intervenire di essere tempestivamente avvertiti della
convocazione e della data dell'assemblea. L'impugnazione della deliberazione invalida per mancata
convocazione non può essere esercitata da chi anche successivamente abbia dichiarato il suo assenso allo
svolgimento dell'assemblea), di mancanza del verbale (non si considera mancante se contiene la data della
deliberazione e il suo oggetto ed è sottoscritto dal presidente dell'assemblea, o dal presidente del consiglio
d'amministrazione o del consiglio di sorveglianza e dal segretario o dal notaio. L'invalidità della
deliberazione per mancanza del verbale può essere sanata mediante verbalizzazione eseguita prima
dell'assemblea successiva. La deliberazione ha effetto dalla data in cui è stata presa, salvi i diritti dei terzi che
in buona fede ignoravano la deliberazione) e di impossibilità o illiceità dell'oggetto la deliberazione può
essere impugnata da chiunque vi abbia interesse entro 3 anni dalla sua iscrizione o deposito nel registro delle
imprese, se la deliberazione vi è soggetta, o dalla trascrizione nel libro delle adunanze dell'assemblea, se la
deliberazione non è soggetta né a iscrizione né a deposito. Possono essere impugnate senza limiti di tempo le
deliberazioni che modificano l'oggetto sociale prevedendo attività illecite o impossibili. Nei casi e nei
termini previsti l'invalidità può essere rilevata d'ufficio dal giudice (art. 2379). Nei casi previsti dall'art. 2379
l'impugnativa dell'aumento di capitale, della riduzione del capitale o della emissione di obbligazioni non può
essere proposta dopo che siano trascorsi 180 giorni dall'iscrizione della deliberazione nel registro delle
imprese o, nel caso di mancata convocazione, 90 giorni dall'approvazione del bilancio dell'esercizio nel corso
del quale la deliberazione è stata anche parzialmente eseguita. Nelle società che fanno ricorso al mercato del
capitale di rischio l'invalidità della deliberazione di aumento del capitale non può essere pronunciata dopo
che sia stata iscritta nel registro delle imprese l'attestazione che l'aumento è stato anche parzialmente
eseguito; l'invalidità della deliberazione di riduzione del capitale o della deliberazione di emissione delle
obbligazioni non può essere pronunciata dopo che la deliberazione sia stata anche parzialmente eseguita.
Resta salvo il diritto al risarcimento del danno eventualmente spettante ai soci e ai terzi.

Capitolo V: Amministrazione. Controlli

A. GLI AMMINISTRATORI
Gli amministratori (che formano il consiglio di amministrazione ma la s.p.a. può avere anche un
amministratore unico) sono l’organo cui è affidata la gestione dell’impresa e ad essi spetta compiere le
operazioni necessarie per l'attuazione dell'oggetto sociale. Essi hanno le seguenti funzioni, esercitate in
posizione di formale autonomia rispetto all’assemblea:
1) Deliberano su tutti gli argomenti attinenti alla gestione della società che non siano riservati per legge
all’assemblea (potere gestorio);
2) Hanno la rappresentanza generale della società (potere di rappresentanza);
3) Danno impulso all’attività dell’assemblea;
4) Devono curare la tenuta dei libri e delle scritture contabili della società e devono redigere il progetto
di bilancio;
5) Devono prevenire il compimento di atti pregiudizievoli per la società o evitarne e attenuarne le
conseguenze dannose.

La nomina degli amministratori spetta all'assemblea, fatta eccezione per i primi amministratori, che sono
nominati nell'atto costitutivo. Il numero degli amministratori o l’indicazione di un numero minimo o
massimo è stabilito dallo statuto. L'amministrazione della società può essere affidata anche a non soci. Lo
statuto può subordinare l'assunzione della carica di amministratore al possesso di speciali requisiti di
onorabilità, professionalità ed indipendenza. Non può essere nominato amministratore, e se nominato decade
dal suo ufficio, l'interdetto, l'inabilitato, il fallito, o chi è stato condannato ad una pena che importa
l'interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici o l'incapacità ad esercitare uffici direttivi.

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Gli amministratori non possono essere nominati per un periodo superiore a 3 esercizi, e scadono alla data
dell'assemblea convocata per l'approvazione del bilancio relativo all'ultimo esercizio della loro carica. Gli
amministratori sono rieleggibili, salvo diversa disposizione dello statuto.
Sono cause di cessazione:
a) La scadenza del termine. Questa ha effetto solo dal momento in cui l’organo amministrativo è stato
ricostituito;
b) La revoca da parte dell'assemblea in qualunque tempo, anche se nominati nell'atto costitutivo, salvo
il diritto dell'amministratore al risarcimento dei danni, se la revoca avviene senza giusta causa;
c) La rinuncia (dimissioni). Questa ha effetto immediato se rimane in carica la maggioranza degli
amministratori, se no ha effetto solo dal momento in cui l’organo amministrativo è stato ricostituito
in seguito all’accettazione dei nuovi amministratori;
d) La decadenza per una causa d’ineleggibilità;
e) La morte.
Per le cause b), d) ed e) sono previste 3 ipotesi:
a. Se rimane in carica più della metà degli amministratori nominati dall’assemblea i superstiti
sostituiscono provvisoriamente quelli venuti meno con delibera consiliare approvata dal consiglio
sindacale;
b. Se viene a mancare più della metà degli amministratori nominati dall’assemblea i superstiti
convocano l’assemblea per sostituire i mancanti ed i nuovi amministratori scadono con quelli in
carica all’atto della nomina;
c. Se vengono a cessare tutti gli amministratori o l’amministratore unico il collegio sindacale deve
convocare con urgenza l’assemblea per la ricostituzione dell’organo amministrativo.
Sono valide le clausole statutarie che prevedono la cessazione di tutti gli amministratori e la ricostruzione
dell’intero collegio da parte dell’assemblea a seguito della cessazione di alcuni amministratori. L’assemblea
per la nomina del nuovo consiglio è convocata d'urgenza dagli amministratori rimasti in carica
Entro trenta giorni dalla notizia della loro nomina gli amministratori devono chiederne l'iscrizione nel
registro delle imprese indicando per ciascuno di essi il cognome e il nome, il luogo e la data di nascita, il
domicilio e la cittadinanza, nonché a quali tra essi è attribuita la rappresentanza della società, precisando se
disgiuntamente o congiuntamente.

I compensi spettanti ai membri del consiglio di amministrazione e del comitato esecutivo sono stabiliti
all'atto della nomina o dall'assemblea. Essi possono essere costituiti in tutto o in parte da partecipazioni agli
utili o dall'attribuzione del diritto di sottoscrivere a prezzo predeterminato azioni di futura emissione. La
rimunerazione degli amministratori investiti di particolari cariche in conformità dello statuto è stabilita dal
consiglio di amministrazione, sentito il parere del collegio sindacale. Se lo statuto lo prevede, l'assemblea
può determinare un importo complessivo per la remunerazione di tutti gli amministratori, inclusi quelli
investiti di particolari cariche.
Gli amministratori non possono assumere la qualità di soci illimitatamente responsabili in società
concorrenti, né esercitare un'attività concorrente per conto proprio o di terzi, né essere amministratori o
direttori generali in società concorrenti, salvo autorizzazione dell'assemblea. Per l'inosservanza di tale divieto
l'amministratore può essere revocato dall'ufficio e risponde dei danni.

Quando l'amministrazione è affidata a più persone, queste costituiscono il consiglio di amministrazione.


Questo sceglie tra i suoi componenti il presidente, se questi non è nominato dall'assemblea. L’attività è
esercitata collegialmente e le decisioni devono essere adottate in riunioni alle quali devono assistere i
sindaci. Lo statuto può prevedere che la presenza alle riunioni del consiglio avvenga anche mediante mezzi
di telecomunicazione. Salvo diversa previsione dello statuto, il presidente convoca il consiglio di
amministrazione, ne fissa l'ordine del giorno, ne coordina i lavori e provvede affinché adeguate informazioni
sulle materie iscritte all'ordine del giorno vengano fornite a tutti i consiglieri. Per la validità delle
deliberazioni del consiglio di amministrazione è necessaria la presenza della maggioranza degli
amministratori in carica, quando lo statuto non richiede un maggior numero di presenti. Le deliberazioni del
consiglio di amministrazione sono prese a maggioranza assoluta dei presenti, salvo diversa disposizione
dello statuto. Il voto non può essere dato per rappresentanza. Le deliberazioni che non sono prese in
conformità della legge o dello statuto possono essere impugnate solo dal collegio sindacale e dagli
amministratori assenti o dissenzienti entro 90 giorni dalla data della deliberazione. Possono essere altresì

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impugnate dai soci le deliberazioni lesive dei loro diritti. In ogni caso sono salvi i diritti acquistati in buona
fede dai terzi in base ad atti compiuti in esecuzione delle deliberazioni.
L'amministratore che in una determinata operazione ha un interesse non necessariamente in conflitto con la
società:
deve darne notizia agli altri amministratori e al collegio sindacale precisandone la natura, i termini,
l'origine e la portata;
se si tratta di amministratore delegato, deve altresì astenersi dal compiere l'operazione, investendo
della stessa l'organo collegiale.
La deliberazione del consiglio di amministrazione deve adeguatamente motivare le ragioni e la convenienza
per la società dell'operazione.
Nei casi di inosservanza a quanto disposto le deliberazioni medesime, qualora possano recare danno alla
società, possono essere impugnate dagli amministratori e dal collegio sindacale entro 90 giorni dalla loro
data; l'impugnazione non può essere proposta da chi ha consentito con il proprio voto alla deliberazione se
sono stati adempiuti gli obblighi di informazione previsti. In ogni caso sono salvi i diritti acquistati in buona
fede dai terzi in base ad atti compiuti in esecuzione della deliberazione.
L'amministratore risponde dei danni derivati alla società dalla sua azione od omissione. L'amministratore
risponde altresì dei danni che siano derivati alla società dalla utilizzazione a vantaggio proprio o di terzi di
dati, notizie o opportunità di affari appresi nell'esercizio del suo incarico.

Se lo statuto o l'assemblea lo consentono, il consiglio di amministrazione può delegare proprie attribuzioni


ad un comitato esecutivo composto da alcuni dei suoi componenti, o ad uno o più dei suoi componenti.
Questo è un organo collegiale e le sue decisioni sono adottate in riunioni alle quali devono assistere i sindaci.
Le deliberazioni devono risultare da un apposito libro delle adunanze e delle deliberazioni del comitato
esecutivo. Gli amministratori delegati sono organi unipersonali e agiscono disgiuntamente o congiuntamente.
Essi hanno la rappresentanza della società. Il consiglio di amministrazione determina il contenuto, i limiti e
le eventuali modalità di esercizio della delega; può sempre impartire direttive agli organi delegati e avocare a
sé operazioni rientranti nella delega. Sulla base delle informazioni ricevute valuta l'adeguatezza dell'assetto
organizzativo, amministrativo e contabile della società; quando elaborati, esamina i piani strategici,
industriali e finanziari della società; valuta, sulla base della relazione degli organi delegati, il generale
andamento della gestione. Non possono essere delegati la redazione del bilancio, la facoltà di aumentare il
capitale sociale e di emettere obbligazioni convertibili per delega, gli adempimenti in caso di riduzione
obbligatoria del capitale, la redazione del progetto di fusione o di scissione. Gli organi delegati curano che
l'assetto organizzativo, amministrativo e contabile sia adeguato alla natura e alle dimensioni dell'impresa e
riferiscono al consiglio di amministrazione e al collegio sindacale, con la periodicità fissata dallo statuto e in
ogni caso almeno ogni 180 giorni, sul generale andamento della gestione e sulla sua prevedibile evoluzione
nonché sulle operazioni di maggior rilievo, per le loro dimensioni o caratteristiche, effettuate dalla società e
dalle sue controllate. Gli amministratori sono tenuti ad agire in modo informato; ciascun amministratore può
chiedere agli organi delegati che in consiglio siano fornite informazioni relative alla gestione della società.

Gli amministratori con rappresentanza devono essere indicati nello statuto. Se sono più di uno dev’essere
specificato se hanno il potere di agire congiuntamente o disgiuntamente. Il potere di rappresentanza è
generale. È in opponibile a terzi di buona fede la mancanza di potere rappresentativo dovuta ad invalidità
dell’atto di nomina. La società resta vincolata verso i terzi anche se gli amministratori hanno violato
eventuali limiti posti dallo statuto ai loro poteri di rappresentanza. Le limitazioni ai poteri degli
amministratori che risultano dallo statuto o da una decisione degli organi competenti non sono opponibili ai
terzi, anche se pubblicate, salvo che si provi che questi abbiano intenzionalmente agito a danno della società.
Sono opponibili ai terzi i limiti legali del potere di rappresentanza degli amministratori.

Gli amministratori sono responsabili civilmente del loro operato in 3 direzioni:


1) verso la società;
Gli amministratori devono adempiere i doveri ad essi imposti dalla legge e dallo statuto con la diligenza
richiesta dalla natura dell'incarico e dalle loro specifiche competenze. Essi sono solidalmente responsabili
verso la società dei danni derivanti dall'inosservanza di tali doveri, a meno che si tratti di attribuzioni proprie
del comitato esecutivo o di funzioni in concreto attribuite ad uno o più amministratori. In ogni caso gli
amministratori, fermo quanto disposto dal comma terzo dell'art. 2381, sono solidalmente responsabili se,
essendo a conoscenza di fatti pregiudizievoli, non hanno fatto quanto potevano per impedirne il compimento

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o eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose. La responsabilità degli amministratori è responsabilità
per colpa e non responsabilità oggettiva. Infatti la responsabilità per gli atti o le omissioni degli
amministratori non si estende a quello tra essi che, essendo immune da colpa, abbia fatto annotare senza
ritardo il suo dissenso nel libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio, dandone immediata notizia
per iscritto al presidente del collegio sindacale (art. 2392). L’azione di responsabilità contro gli
amministratori è promossa in seguito a deliberazione dell'assemblea, anche se la società è in liquidazione. La
deliberazione concernente la responsabilità degli amministratori può essere presa in occasione della
discussione del bilancio, anche se non è indicata nell'elenco delle materie da trattare, quando si tratta di fatti
di competenza dell'esercizio cui si riferisce il bilancio. L’azione può essere esercitata entro 5 anni dalla
cessazione dell'amministratore dalla carica. La deliberazione dell'azione di responsabilità importa la revoca
dall'ufficio degli amministratori contro cui è proposta, purché sia presa col voto favorevole di almeno un
quinto del capitale sociale. In questo caso l'assemblea stessa provvede alla loro sostituzione. Questo
procedimento tutela poco le minoranze azionarie. Ma In caso di fallimento, liquidazione coatta
amministrativa e amministrazione straordinaria le azioni di responsabilità spettano al curatore del fallimento,
al commissario liquidatore e al commissario straordinario (art. 2394-bis). Quando la società è in bonis, essa
può rinunziare all'esercizio dell'azione di responsabilità e può transigere, purché la rinunzia e la transazione
siano approvate con espressa deliberazione dell'assemblea, e purché non vi sia il voto contrario di una
minoranza di soci che rappresenti almeno il quinto del capitale sociale o, nelle società che fanno ricorso al
mercato del capitale di rischio, almeno un ventesimo del capitale sociale, ovvero la misura prevista nello
statuto per l'esercizio dell'azione sociale di responsabilità (art. 2392-bis). L'azione sociale di responsabilità
può essere esercitata anche dai soci che rappresentino almeno un quinto del capitale sociale o la diversa
misura prevista nello statuto, comunque non superiore al terzo. Nelle società che fanno ricorso al mercato del
capitale di rischio, può essere esercitata dai soci che rappresentino un ventesimo del capitale sociale o la
minore misura prevista nello statuto. Per le società quotate i soci che assumono l’iniziativa devono essere
iscritti nel libro dei soci da almeno 6 mesi. La società deve essere chiamata in giudizio poiché l’azione è
diretta a reintegrare il patrimonio sociale. I soci che hanno agito possono rinunciare all'azione o transigerla;
ogni corrispettivo per la rinuncia o transazione deve andare a vantaggio della società. Anche la società può
rinunciare all’azione o transigerla con delibera assembleare e con le stesse limitazioni previste per l’azione
sociale di responsabilità esercitata dalla società.

2) verso i creditori sociali;


Gli amministratori rispondono verso i creditori sociali solo per l'inosservanza degli obblighi inerenti alla
conservazione dell'integrità del patrimonio sociale. L'azione può essere proposta dai creditori solo quando il
patrimonio sociale risulta insufficiente al soddisfacimento dei loro crediti. L’azione può essere proposta da i
singoli creditori sociali, mentre in caso di fallimento solo dal curatore. Quanto corrisposto dagli
amministratori a titolo di risarcimento danni spetterà ai creditori fino alla concorrenza del loro credito. Se
l’azione risarcitoria è stata già esperita dalla società ed il relativo patrimonio è stato reintegrato, i creditori
non potranno più esercitare l’azione di loro spettanza.. La transazione può essere impugnata dai creditori
sociali soltanto con l'azione revocatoria quando ne ricorrono gli estremi. La rinunzia all'azione da parte della
società non impedisce l'esercizio dell'azione da parte dei creditori sociali (art. 2394).

3) verso i singoli soci o terzi;


Le azioni di responsabilità della società e dei creditori sociali non pregiudicano il diritto al risarcimento del
danno spettante al singolo socio o al terzo che sono stati direttamente danneggiati da atti colposi o dolosi
degli amministratori. Devono ricorrere il compimento da parte degli amministratori di un atto illecito
nell’esercizio del loro ufficio e la produzione di un danno diretto al patrimonio del singolo socio o del
singolo terzo. L'azione può essere esercitata entro 5 anni dal compimento dell'atto che ha pregiudicato il
socio o il terzo (art. 2395).

I direttori generali sono dirigenti che svolgono attività di alta gestione dell’impresa sociale. Sono parificati
agli amministratori sotto il profilo delle responsabilità penali. Le disposizioni che regolano la responsabilità
degli amministratori si applicano anche ai direttori generali nominati dall'assemblea o per disposizione dello
statuto, in relazione ai compiti loro affidati, salve le azioni esercitabili in base al rapporto di lavoro con la
società.

B. IL COLLEGIO SINDACALE

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Il collegio sindacale è l’organo di controllo interno della s.p.a. con funzioni di vigilanza sull’amministrazione
della società.

Nelle s.p.a. non quotate, il collegio sindacale si compone di 3 o 5 membri effettivi, soci o non soci. Devono
inoltre essere nominati 2 sindaci supplenti (art. 2397). Nelle s.p.a. quotate, fermo restando il numero minimo
di 3 sindaci effettivi e 2 supplenti, l’atto costitutivo può determinare liberamente il numero dei sindaci.
I primi sindaci sono nominati nell’atto costitutivo, successivamente essi sono nominati dall’assemblea
ordinaria. Uno o più sindaci possono essere nominati, se ciò è previsto dallo statuto o ex lege, dallo Stato o
da enti pubblici. Nelle s.p.a. quotate, l'atto costitutivo contiene le clausole necessarie ad assicurare che un
membro effettivo sia eletto dalla minoranza. Se il collegio è formato da più di 3 membri, il numero dei
membri effettivi eletti dalla minoranza non può essere inferiore a 2.
Nelle s.p.a. non quotate almeno un membro effettivo ed uno supplente devono essere scelti tra gli iscritti nel
registro dei revisori contabili istituito presso il Ministero della Giustizia. I restanti membri, se non iscritti in
tale registro, devono essere scelti fra gli iscritti negli albi professionali individuati con decreto del Ministro
della Giustizia, o fra i professori universitari di ruolo, in materie economiche o giuridiche. Nelle s.p.a.
quotate con regolamento del Ministro della Giustizia sono stabiliti i requisiti di onorabilità e di
professionalità dei membri del collegio.
Non possono essere eletti alla carica di sindaco e, se eletti, decadono dall'ufficio:
a) coloro che si trovano nelle condizioni previste dall'art. 2382;
b) il coniuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado degli amministratori della società, gli
amministratori, il coniuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado degli amministratori delle
società da questa controllate, delle società che la controllano e di quelle sottoposte a comune
controllo;
c) coloro che sono legati alla società o alle società da questa controllate o alle società che la controllano
o a quelle sottoposte a comune controllo da un rapporto di lavoro o da un rapporto continuativo di
consulenza o di prestazione d'opera retribuita, ovvero da altri rapporti di natura patrimoniale che ne
compromettano l'indipendenza.
Lo statuto può prevedere altre cause di ineleggibilità o decadenza, nonché cause di incompatibilità e limiti e
criteri per il cumulo degli incarichi (art. 2399).
La retribuzione annuale dei sindaci, se non è stabilita nello statuto, deve essere determinata dalla assemblea
all'atto della nomina per l'intero periodo di durata del loro ufficio (art. 2402).
I sindaci restano in carica per 3 esercizi, e scadono alla data dell'assemblea convocata per l'approvazione del
bilancio relativo al terzo esercizio della carica. La cessazione dei sindaci per scadenza del termine ha effetto
dal momento in cui il collegio è stato ricostituito.
I sindaci possono essere revocati solo per giusta causa. La deliberazione di revoca deve essere approvata con
decreto dal tribunale, sentito l'interessato. Nel frattempo la delibera è improduttiva di effetti ed il sindaco
sgradito resta in carica. La cancellazione o la sospensione dal registro dei revisori contabili e il
sopraggiungere di una causa d’ineleggibilità sono causa di decadenza dall'ufficio di sindaco. In caso di
morte, di rinunzia o di decadenza di un sindaco, subentrano i supplenti in ordine di età. I nuovi sindaci
restano in carica fino alla prossima assemblea, la quale deve provvedere alla nomina dei sindaci effettivi e
supplenti necessari per l'integrazione del collegio.
La nomina dei sindaci, con l'indicazione per ciascuno di essi del cognome e del nome, del luogo e della data
di nascita e del domicilio, e la cessazione dall'ufficio devono essere iscritte, a cura degli amministratori, nel
registro delle imprese nel termine di 30 giorni.

Il controllo del collegio sindacale ha per oggetto l’amministrazione della società globalmente intesa e si
estende a tutta l’attività sociale al fine di assicurare che la stessa venga svolta nel rispetto della legge e
dell’atto costitutivo nonché dei principi di corretta amministrazione.
Nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio il controllo contabile è esercitato da una
società di revisione iscritta nel registro dei revisori contabili.
I sindaci hanno il potere-dovere d’intervenire alle riunioni dell’assemblea, del consiglio di amministrazione e
del comitato esecutivo nonché d’impugnare le relative delibere. Il controllo sull’amministrazione ha carattere
globale e sintetico.
Il collegio sindacale può chiedere agli amministratori notizie, anche con riferimento a società controllate,
sull'andamento delle operazioni sociali o su determinati affari. Può altresì scambiare informazioni con i
corrispondenti organi delle società controllate in merito ai sistemi di amministrazione e controllo ed

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all'andamento generale dell'attività sociale. Il collegio sindacale e i soggetti incaricati del controllo contabile
si scambiano tempestivamente le informazioni rilevanti per l'espletamento dei rispettivi compiti. Nelle
società quotate il collegio sindacale deve comunicare senza indugio alla Consob le irregolarità riscontrate
nell’attività di vigilanza.
I sindaci possono in qualsiasi momento procedere, anche individualmente, ad atti di ispezione e di controllo,
e a chiedere agli amministratori notizie anche con riferimento a società controllate sull'andamento delle
operazioni sociali o su determinati affari. Il collegio sindacale può altresì, previa comunicazione al
presidente del consiglio di amministrazione, convocare l'assemblea qualora nell'espletamento del suo
incarico ravvisi fatti censurabili di rilevante gravità e vi sia urgente necessità di provvedere. Può promuovere
il controllo giudiziario sulla gestione se ha fondato sospetto che gli amministratori abbiano compiuto gravi
irregolarità nella gestione.

Nelle s.p.a. non quotate il presidente del collegio sindacale è nominato dall’assemblea. Nelle s.p.a. quotate è
l’atto costitutivo a fissare i criteri di nomina. Il collegio sindacale deve riunirsi almeno ogni 90 giorni. La
riunione può svolgersi, se lo statuto lo consente indicandone le modalità, anche con mezzi di
telecomunicazione. Il collegio sindacale è regolarmente costituito con la presenza della maggioranza dei
sindaci e delibera a maggioranza assoluta dei presenti. Delle riunioni dev’essere redatto processo verbale.
Nell'espletamento di specifiche operazioni di ispezione e di controllo i sindaci sotto la propria responsabilità
ed a proprie spese possono avvalersi di propri dipendenti ed ausiliari.
Ogni socio può denunziare i fatti che ritiene censurabili al collegio sindacale, il quale deve tener conto della
denunzia nella relazione all'assemblea. Se la denunzia è fatta da tanti soci che rappresentino un ventesimo
del capitale sociale o un cinquantesimo nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, il
collegio sindacale deve indagare senza ritardo sui fatti denunziati e presentare le sue conclusioni ed eventuali
proposte all'assemblea; deve altresì convocare l'assemblea qualora ravvisi fatti censurabili di rilevante gravità
e vi sia urgente necessità di provvedere. Lo statuto può prevedere per la denunzia percentuali minori di
partecipazione.

I sindaci devono adempiere i loro doveri con la professionalità e la diligenza richieste dalla natura
dell'incarico; sono responsabili, anche penalmente, della verità delle loro attestazioni e devono conservare il
segreto sui fatti e sui documenti di cui hanno conoscenza per ragione del loro ufficio. I sindaci hanno
l’obbligo di risarcire i danni qualora siano imputabili al mancato o negligente adempimento dei loro doveri.
Essi sono responsabili solidalmente con gli amministratori per i fatti o le omissioni di questi, quando il danno
non si sarebbe prodotto se essi avessero vigilato in conformità degli obblighi della loro carica.

C. IL CONTROLLO CONTABILE
Ci sono 3 discipline parzialmente diverse:
1) Nelle s.p.a. che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio il controllo contabile è esercitato
da un revisore contabile o da una società di revisione, iscritti nel registro istituito presso il Ministero
della Giustizia. Lo statuto delle s.p.a. che non sono tenute alla redazione del bilancio consolidato può
prevedere che il controllo contabile sia esercitato dal collegio sindacale. In tal caso il collegio
sindacale è costituito da revisori contabili iscritti nel registro istituito presso il Ministero della
Giustizia;
2) Nelle s.p.a. che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio il controllo contabile è esercitato solo
da una società di revisione iscritta nel registro dei revisori contabili, la quale, limitatamente a tali
incarichi, è soggetta alla disciplina dell'attività di revisione prevista per le società con azioni quotate
in mercati regolamentati ed alla vigilanza della Consob;
3) Nelle s.p.a. quotate l’attività di revisione è riservata alle società di revisione iscritte in un apposito
albo speciale tenuto dalla Consob ed è integralmente assoggettato alla disciplina del TUF.

Il soggetto al quale è demandato il controllo è nominato per la prima volta nell’atto costitutivo.
Successivamente l'incarico del controllo contabile è conferito dall'assemblea, sentito il collegio sindacale, la
quale determina il corrispettivo spettante al revisore o alla società di revisione per l'intera durata
dell'incarico. non possono essere incaricati del controllo contabile, e se incaricati decadono dall'ufficio, i
sindaci della società o delle società da questa controllate, delle società che la controllano o di quelle
sottoposte a comune controllo, nonché coloro che si trovano nelle condizioni previste dall'art. 2399, primo
comma. Lo statuto può prevedere altre cause di ineleggibilità o di decadenza, nonché cause di

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incompatibilità; può prevedere altresì ulteriori requisiti concernenti la specifica qualificazione professionale
del soggetto incaricato del controllo contabile.
Nelle società quotate l’assemblea conferisce, in occasione dell'approvazione del bilancio, l'incarico di
revisione del bilancio di esercizio e del bilancio consolidato a una società di revisione iscritta nell'albo ma se
la società non adotta la relativa delibera l’incarico spetta d’ufficio alla Consob. L’incarico non può essere
conferito a società di revisione che si trovino in una delle situazioni d'incompatibilità stabilite con
regolamento dal Ministro di Giustizia.
L’incarico di revisione contabile dura 3 anni e nelle società quotate può essere rinnovato per non più di 2
volte. L’incarico può essere revocato solo per giusta causa, sentito il parere del collegio sindacale. La
deliberazione di revoca deve essere approvata con decreto dal tribunale, sentito l'interessato. Lo stesso vale
per le società quotate ma non è necessaria l’approvazione del tribunale. Si provvede a conferire l'incarico ad
altra società di revisione ma l'attività di revisione contabile continua a essere esercitata dalla società di
revisione revocata fino a quando non acquista efficacia il conferimento del nuovo incarico. Le delibere di
conferimento e di revoca sono soggette ad iscrizione nel registro delle imprese e nelle s.p.a. quotate devono
essere trasmesse alla Consob.

Il revisore o la società incaricata del controllo contabile:


 verifica, nel corso dell'esercizio e con periodicità almeno trimestrale, la regolare tenuta della
contabilità sociale e la corretta rilevazione nelle scritture contabili dei fatti di gestione;
 verifica se il bilancio di esercizio e, ove redatto, il bilancio consolidato corrispondono alle risultanze
delle scritture contabili e degli accertamenti eseguiti e se sono conformi alle norme che li
disciplinano;
 esprime con apposita relazione un giudizio sul bilancio di esercizio e sul bilancio consolidato, ove
redatto.
Nelle società quotate il giudizio sul bilancio può essere:
- giudizio senza rilievi;
- giudizio con rilievi;
- giudizio negativo;
- dichiarazione d’impossibilità di esprimere il giudizio.
Il revisore o la società incaricata del controllo contabile può chiedere agli amministratori documenti e notizie
utili al controllo e può procedere ad ispezioni; documenta l'attività svolta in apposito libro, tenuto presso la
sede della società o in luogo diverso stabilito dallo statuto. Il collegio sindacale e i soggetti incaricati del
controllo contabile si scambiano tempestivamente le informazioni rilevanti per l'espletamento dei rispettivi
compiti.
Il soggetto incaricato del controllo deve adempiere i propri doveri con diligenza professionale. Trova
applicazione la disciplina dell’azione di responsabilità dettata per i sindaci. Nel caso di società di revisione i
soggetti che hanno effettuato il controllo contabile sono responsabili in solido con la società medesima.
L'azione si prescrive nel termine di cinque anni dalla cessazione dell'incarico.

D. I SISTEMI ALTERNATIVI
Il sistema dualistico, di ispirazione tedesca, è un modello organizzativo particolarmente adatto per s.p.a. con
azionariato diffuso e prive di uno stabile nucleo di azionisti imprenditori. Esso prevede la presenza di 2
organi:
1. Consiglio di gestione
Svolge le funzioni proprie del consiglio di amministrazione nel sistema tradizionale. E' costituito da un
numero di componenti, anche non soci, non inferiore a 2. Fatta eccezione per i primi componenti, che sono
nominati nell'atto costitutivo, la nomina dei componenti il consiglio di gestione spetta al consiglio di
sorveglianza, previa determinazione del loro numero nei limiti stabiliti dallo statuto. I componenti del
consiglio di gestione non possono essere nominati consiglieri di sorveglianza, e restano in carica per un
periodo non superiore a 3 esercizi, con scadenza alla data della riunione del consiglio di sorveglianza
convocato per l'approvazione del bilancio relativo all'ultimo esercizio della loro carica. I componenti del
consiglio di gestione sono rieleggibili, salvo diversa disposizione dello statuto, e sono revocabili dal
consiglio di sorveglianza in qualunque tempo, anche se nominati nell'atto costitutivo, salvo il diritto al
risarcimento dei danni se la revoca avviene senza giusta causa. Se nel corso dell'esercizio vengono a mancare
uno o più componenti del consiglio di gestione, il consiglio di sorveglianza provvede senza indugio alla loro
sostituzione. L'azione di responsabilità contro i consiglieri di gestione è promossa dalla società o dai soci, ma

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può anche essere proposta a seguito di deliberazione del consiglio di sorveglianza. La deliberazione è assunta
dalla maggioranza dei componenti del consiglio di sorveglianza e, se è presa a maggioranza dei due terzi dei
suoi componenti, importa la revoca dall'ufficio dei consiglieri di gestione contro cui è proposta, alla cui
sostituzione provvede contestualmente lo stesso consiglio di sorveglianza. L'azione può essere esercitata dal
consiglio di sorveglianza entro 5 anni dalla cessazione dell'amministratore dalla carica. Il consiglio di
sorveglianza può rinunziare all'esercizio dell'azione di responsabilità e può transigerla, purché la rinunzia e la
transazione siano approvate dalla maggioranza assoluta dei componenti del consiglio di sorveglianza e
purché non si opponga la percentuale di soci prevista dalla corrispondente disciplina dettata per la rinuncia o
transazione da parte dell’assemblea. La rinuncia all'azione da parte della società o del consiglio di
sorveglianza non impedisce l'esercizio delle azioni;
2. Consiglio di sorveglianza
Ha le funzioni di controllo proprie del collegio sindacale e le funzioni d’indirizzo della gestione che nel
sistema tradizionale ha l’assemblea dei soci. Salvo che lo statuto non preveda un maggior numero, il
consiglio di sorveglianza si compone di un numero di componenti, anche non soci, non inferiore a 3. Fatta
eccezione per i primi componenti che sono nominati nell'atto costitutivo, la nomina dei componenti il
consiglio di sorveglianza spetta all'assemblea, previa determinazione del loro numero nei limiti stabiliti dallo
statuto. I componenti del consiglio di sorveglianza restano in carica per 3 esercizi e scadono alla data della
successiva assemblea. La cessazione per scadenza del termine ha effetto dal momento in cui il consiglio di
sorveglianza è stato ricostituito. Almeno un componente effettivo del consiglio di sorveglianza deve essere
scelto tra gli iscritti nel registro dei revisori contabili istituito presso il Ministero della giustizia. I componenti
del consiglio di sorveglianza sono rieleggibili, salvo diversa disposizione dello statuto, e sono revocabili
dall'assemblea in qualunque tempo con deliberazione adottata da almeno un quinto del capitale sociale,
anche se nominati nell'atto costitutivo, salvo il diritto al risarcimento dei danni, se la revoca avviene senza
giusta causa. Lo statuto, fatto salvo quanto previsto da leggi speciali in relazione all'esercizio di particolari
attività, può subordinare l'assunzione della carica al possesso di particolari requisiti di onorabilità,
professionalità e indipendenza. Il consiglio di sorveglianza:
a) nomina e revoca i componenti del consiglio di gestione;
b) ne determina il compenso, salvo che la relativa competenza sia attribuita dallo statuto all'assemblea;
c) approva il bilancio di esercizio e, ove redatto, il bilancio consolidato;
d) esercita le funzioni di cui all'art. 2403, primo comma;
e) promuove l'esercizio dell'azione di responsabilità nei confronti dei componenti del consiglio di
gestione;
f) presenta la denunzia al tribunale di cui all'art. 2409;
g) riferisce per iscritto almeno una volta all'anno all'assemblea sull'attività di vigilanza svolta,
sulle omissioni e sui fatti censurabili rilevati.
Lo statuto può prevedere che in caso di mancata approvazione del bilancio o qualora lo richieda almeno un
terzo dei componenti del consiglio di gestione o del consiglio di sorveglianza la competenza per
l'approvazione del bilancio di esercizio sia attribuita all'assemblea.
Il presidente del consiglio di sorveglianza è eletto dall'assemblea. I componenti del consiglio di sorveglianza
devono adempiere i loro doveri con la diligenza richiesta dalla natura dell'incarico. Sono responsabili
solidalmente con i componenti del consiglio di gestione per i fatti o le omissioni di questi quando il danno
non si sarebbe prodotto se avessero vigilato in conformità degli obblighi della loro carica.

Il sistema monistico, d’ispirazione anglosassone, si caratterizza per la soppressione del collegio sindacale.
L’amministrazione ed il controllo sono esercitati dal consiglio di amministrazione e da un comitato per il
controllo della gestione. Il controllo contabile è affidato ad un revisore contabile o ad una società di
revisione. La gestione dell'impresa spetta esclusivamente al consiglio di amministrazione. Almeno un terzo
dei componenti del consiglio di amministrazione deve essere in possesso dei requisiti di indipendenza
stabiliti per i sindaci dall'art. 2399, primo comma, e, se lo statuto lo prevede, di quelli al riguardo previsti da
codici di comportamento redatti da associazioni di categoria o da società di gestione di mercati
regolamentati. La determinazione del numero e la nomina dei componenti del comitato per il controllo sulla
gestione spetta al consiglio di amministrazione. Nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di
rischio il numero dei componenti del comitato non può essere inferiore a 3. Il comitato è composto da
amministratori in possesso dei requisiti di onorabilità e professionalità stabiliti dallo statuto e dei requisiti di
indipendenza, che non siano membri del comitato esecutivo ed ai quali non siano attribuite deleghe o
particolari cariche e comunque non svolgano, anche di mero fatto, funzioni attinenti alla gestione

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dell'impresa sociale o di società che la controllano o ne sono controllate. Almeno uno dei componenti del
comitato per il controllo sulla gestione deve essere scelto fra gli iscritti nel registro dei revisori contabili. Il
comitato per il controllo sulla gestione:
a) elegge al suo interno, a maggioranza assoluta dei suoi membri, il presidente;
b) vigila sull'adeguatezza della struttura organizzativa della società, del sistema di controllo interno e
del sistema amministrativo e contabile, nonché sulla sua idoneità a rappresentare correttamente i fatti
di gestione;
c) svolge gli ulteriori compiti affidatigli dal consiglio di amministrazione con particolare riguardo ai
rapporti con i soggetti incaricati del controllo contabile.

E. I CONTROLLI ESTERNI
Il controllo giudiziario sulla gestione delle s.p.a. (art. 2409) è una forma d’intervento dell’autorità giudiziaria
nella vita della società volta a ripristinare la legalità dell’amministrazione delle stesse.
Se vi è fondato sospetto che gli amministratori, in violazione dei loro doveri, abbiano compiuto gravi
irregolarità nella gestione che possono arrecare danno alla società o a una o più società controllate, i soci che
rappresentano il decimo del capitale sociale o, nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di
rischio, il ventesimo del capitale sociale (lo statuto può prevedere percentuali minori di partecipazione), il
collegio sindacale o l’organo di controllo nei sistemi alternativi e, nelle società che fanno appello al capitale
di rischio, il pubblico ministero, possono denunziare i fatti al tribunale con ricorso notificato anche alla
società. Il tribunale, sentiti in camera di consiglio gli amministratori e i sindaci, può ordinare l'ispezione
dell'amministrazione della società a spese dei soci richiedenti (le spese per l'ispezione sono a carico della
società nel caso in cui la richiesta è del collegio sindacale, del consiglio di sorveglianza o del comitato per il
controllo sulla gestione e del pubblico ministero), subordinandola, se del caso, alla prestazione di una
cauzione. Il provvedimento è reclamabile. Il tribunale non ordina l'ispezione e sospende per un periodo
determinato il procedimento se l'assemblea sostituisce gli amministratori e i sindaci con soggetti di adeguata
professionalità, che si attivano senza indugio per accertare se le violazioni sussistono e, in caso positivo, per
eliminarle, riferendo al tribunale sugli accertamenti e le attività compiute. Se le violazioni denunziate
sussistono ovvero se gli accertamenti e le attività compiute risultano insufficienti alla loro eliminazione, il
tribunale può disporre gli opportuni provvedimenti provvisori e convocare l'assemblea per le conseguenti
deliberazioni. Nei casi più gravi può revocare gli amministratori ed eventualmente anche i sindaci e
nominare un amministratore giudiziario, determinandone i poteri e la durata. L'amministratore giudiziario
può proporre l'azione di responsabilità contro gli amministratori e i sindaci. Prima della scadenza del suo
incarico l'amministratore giudiziario rende conto al tribunale che lo ha nominato; convoca e presiede
l'assemblea per la nomina dei nuovi amministratori e sindaci o per proporre, se del caso, la messa in
liquidazione della società o la sua ammissione ad una procedura concorsuale.

La Consob è un organo pubblico di vigilanza sul mercato dei capitali. È una persona giuridica di diritto
pubblico. Ha il controllo del mercato mobiliare e dei soggetti che in esso operano. Assicura un’adeguata e
veritiera informazione (continua, su richiesta e periodica) del mercato mobiliare sugli eventi di rilievo che
riguardano la vita delle società che fanno appello al pubblico risparmio.

Capitolo VI: Il bilancio

Il bilancio è il documento contabile che rappresenta in modo chiaro, veritiero e corretto, la situazione
patrimoniale e finanziaria della società alla fine di ciascun esercizio nonché il risultato economico
dell’esercizio stesso. La sua funzione essenziale è quella di accertare periodicamente la situazione del
patrimonio della società. Il bilancio costituisce per i soci il solo strumento legale d’informazione contabile
sull’andamento degli affari sociali e costituisce per i creditori sociali il mezzo per conoscere la consistenza
del patrimonio della società. Per il fisco costituisce il termine di riferimento per la tassazione dell’Irpeg. Se le
informazioni richieste da specifiche disposizioni di legge non sono sufficienti a dare una rappresentazione
veritiera e corretta, si devono fornire le informazioni complementari necessarie allo scopo (art. 2423).
Nella redazione del bilancio devono essere osservati i seguenti principi (art. 2423-bis):
1) la valutazione delle voci deve essere fatta secondo prudenza e nella prospettiva della continuazione
dell'attività, nonché tenendo conto della funzione economica dell'elemento dell'attivo o del passivo
considerato;
2) si possono indicare esclusivamente gli utili realizzati alla data di chiusura dell'esercizio;

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3) si deve tener conto dei proventi e degli oneri di competenza dell'esercizio, indipendentemente dalla
data dell'incasso o del pagamento;
4) si deve tener conto dei rischi e delle perdite di competenza dell'esercizio, anche se conosciuti dopo la
chiusura di questo;
5) gli elementi eterogenei ricompresi nelle singole voci devono essere valutati separatamente;
6) i criteri di valutazione non possono essere modificati da un esercizio all'altro, se non in casi
eccezionali con l’obbligo di motivazione nella nota integrativa.

Il bilancio d’esercizio è formato da 3 documenti: lo stato patrimoniale, il contro economico e la nota


integrativa. Nello stato patrimoniale e nel conto economico devono essere iscritte separatamente, e
nell'ordine indicato, le voci previste negli art. 2424 e 2425. Le voci sono organizzate in grandi categorie
omogenee a loro volta articolate in sottocategorie, in voci ed in alcuni casi anche in sottovoci. Per ogni voce
dello stato patrimoniale e del conto economico deve essere indicato l'importo della voce corrispondente
dell'esercizio precedente. È vietato il compenso di partite (art. 2423-ter). Il bilancio deve essere redatto in
unità di euro, senza cifre decimali, ad eccezione della nota integrativa che può essere redatta in migliaia di
euro. Alle società che non superano determinate dimensioni è consentita la redazione di un bilancio in forma
abbreviata e può essere omessa la redazione della relazione sulla gestione.

Lo stato patrimoniale rappresenta in modo sintetico la composizione quantitativa e qualitativa della


patrimonio della società e la sua situazione finanziaria nel giorno della chiusura dell’esercizio. Consente
l’immediata conoscenza del patrimonio netto della società. Dev’essere redatto nella forma a colonne secondo
lo schema dell’art. 2424.
Gli elementi patrimoniali destinati ad essere utilizzati durevolmente devono essere iscritti tra le
immobilizzazioni. Le partecipazioni in altre imprese in misura non inferiore a quelle stabilite dal terzo
comma dell'art. 2359 si presumono immobilizzazioni. Gli accantonamenti per rischi ed oneri sono destinati
soltanto a coprire perdite o debiti di natura determinata, di esistenza certa o probabile, dei quali tuttavia alla
chiusura dell'esercizio sono indeterminati o l'ammontare o la data di sopravvenienza. Nella voce:
"trattamento di fine rapporto di lavoro subordinato" deve essere indicato l'importo calcolato a norma dell'art.
2120. Le attività oggetto di contratti di compravendita con obbligo di retrocessione a termine devono essere
iscritte nello stato patrimoniale del venditore. Nella voce ratei e risconti attivi devono essere iscritti i proventi
di competenza dell'esercizio esigibili in esercizi successivi, e i costi sostenuti entro la chiusura dell'esercizio
ma di competenza di esercizi successivi. Nella voce ratei e risconti passivi devono essere iscritti i costi di
competenza dell'esercizio esigibili in esercizi successivi e i proventi percepiti entro la chiusura dell'esercizio
ma di competenza di esercizi successivi. Possono essere iscritte in tali voci soltanto quote di costi e proventi,
comuni a due o più esercizi, l'entità dei quali vari in ragione del tempo (art. 2424-bis).

Il conto economico espone il risultato economico dell’esercizio attraverso la rappresentazione dei costi e
degli oneri sostenuti, nonché dei ricavi e degli altri proventi conseguiti nell’esercizio. Dev’essere redatto in
forma espositiva scalare.
I ricavi e i proventi, i costi e gli oneri devono essere indicati al netto dei resi, degli sconti, abbuoni e premi,
nonché delle imposte direttamente connesse con la vendita dei prodotti e la prestazione dei servizi. I ricavi e i
proventi, i costi e gli oneri relativi ad operazioni in valuta devono essere determinati al cambio corrente alla
data nella quale la relativa operazione è compiuta. I proventi e gli oneri relativi ad operazioni di
compravendita con obbligo di retrocessione a termine, ivi compresa la differenza tra prezzo a termine e
prezzo a pronti, devono essere iscritti per le quote di competenza dell'esercizio (art. 2425-bis).

La nota integrativa, il cui contenuto è fissato dall’art. 2427, illustra e specifica le voci dello stato
patrimoniale e del conto economico fornendo informazioni integrative.
La relazione sulla gestione (art. 2428) assolve ad una funzione di resoconto sulla gestione della società e
sulle sue prospettive. Dalla relazione devono in ogni caso risultare:
1) le attività di ricerca e di sviluppo;
2) i rapporti con imprese controllate, collegate, controllanti e imprese sottoposte al controllo di queste
ultime;
3) il numero e il valore nominale sia delle azioni proprie sia delle azioni o quote di società controllanti
possedute dalla società, anche per tramite di società fiduciaria o per interposta persona, con
l'indicazione della parte di capitale corrispondente;

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4) il numero e il valore nominale sia delle azioni proprie sia delle azioni o quote di società controllanti
acquistate o alienate dalla società, nel corso dell'esercizio, anche per tramite di società fiduciaria o
per interposta persona, con l'indicazione della corrispondente parte di capitale, dei corrispettivi e dei
motivi degli acquisti e delle alienazioni;
5) i fatti di rilievo avvenuti dopo la chiusura dell'esercizio;
6) l'evoluzione prevedibile della gestione.

Per il legislatore i principi generali da rispettare nella valutazione delle voci sono: la prudenza (comporta che
il criterio base accolto è quello del costo storico) e la continuità nei criteri di valutazione. Inoltre nell’art.
2426 sono determinati i criteri a cui bisogna attenersi nella valutazione di alcuni cespiti:
1) le immobilizzazioni sono iscritte al costo di acquisto o di produzione (costo storico). Nel costo di
acquisto si computano anche i costi accessori;
2) il costo delle immobilizzazioni, materiali e immateriali, la cui utilizzazione è limitata nel tempo deve
essere sistematicamente ammortizzato in ogni esercizio in relazione con la loro residua possibilità di
utilizzazione;
3) l'immobilizzazione che, alla data della chiusura dell'esercizio, risulti durevolmente di valore inferiore
a quello determinato secondo i numeri 1) e 2) deve essere iscritta a tale minore valore; questo non
può essere mantenuto nei successivi bilanci se sono venuti meno i motivi della rettifica effettuata;
4) le immobilizzazioni consistenti in partecipazioni in imprese controllate o collegate possono essere
valutate, con riferimento ad una o più tra dette imprese, per un importo pari alla corrispondente
frazione del patrimonio netto risultante dall'ultimo bilancio delle imprese medesime, detratti i
dividendi ed operate le rettifiche richieste dai principi di redazione del bilancio consolidato nonché
quelle necessarie per il rispetto dei principi indicati negli art. 2423 e 2423-bis. Quando la
partecipazione è iscritta per la prima volta in base al metodo del patrimonio netto, il costo di acquisto
superiore al valore corrispondente del patrimonio netto risultante dall'ultimo bilancio dell'impresa
controllata o collegata può essere iscritto nell'attivo, purché ne siano indicate le ragioni nella nota
integrativa. La differenza, per la parte attribuibile a beni ammortizzabili o all'avviamento, deve
essere ammortizzata. Negli esercizi successivi le plusvalenze, derivanti dall'applicazione del metodo
del patrimonio netto, rispetto al valore indicato nel bilancio dell'esercizio precedente sono iscritte in
una riserva non distribuibile;
5) i costi di impianto e di ampliamento, i costi di ricerca, di sviluppo e di pubblicità aventi utilità
pluriennale possono essere iscritti nell'attivo con il consenso, ove esistente, del collegio sindacale e
devono essere ammortizzati entro un periodo non superiore a 5 anni;
6) l'avviamento può essere iscritto nell'attivo con il consenso, ove esistente, del collegio sindacale, se
acquisito a titolo oneroso, nei limiti del costo per esso sostenuto e deve essere ammortizzato entro un
periodo di 5 anni;
7) il disaggio su prestiti deve essere iscritto nell'attivo e ammortizzato in ogni esercizio per il periodo di
durata del prestito;
8) i crediti devono essere iscritti secondo il valore presumibile di realizzazione (o prudente realizzo);
8-bis) le attività e le passività in valuta, ad eccezione delle immobilizzazioni, devono essere iscritte al
tasso di cambio a pronti alla data di chiusura dell'esercizio ed i relativi utili e perdite su cambi
devono essere imputati al conto economico e l'eventuale utile netto deve essere accantonato in
apposita riserva non distribuibile fino al realizzo. Le immobilizzazioni in valuta devono essere
iscritte al tasso di cambio al momento del loro acquisto o a quello inferiore alla data di chiusura
dell'esercizio se la riduzione debba giudicarsi durevole;
9) le rimanenze, i titoli e le attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni sono iscritti al
costo di acquisto o di produzione, ovvero al valore di realizzazione desumibile dall'andamento del
mercato, se minore; tale minor valore non può essere mantenuto nei successivi bilanci se ne sono
venuti meno i motivi. I costi di distribuzione non possono essere computati nel costo di produzione;
10) il costo dei beni fungibili può essere calcolato col metodo della media ponderata o con quelli: "primo
entrato, primo uscito" o: "ultimo entrato, primo uscito"; se il valore così ottenuto differisce in misura
apprezzabile dai costi correnti alla chiusura dell'esercizio, la differenza deve essere indicata, per
categoria di beni, nella nota integrativa;
11) i lavori in corso su ordinazione possono essere iscritti sulla base dei corrispettivi contrattuali maturati
con ragionevole certezza;

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12) le attrezzature industriali e commerciali, le materie prime, sussidiarie e di consumo, possono essere
iscritte nell'attivo ad un valore costante qualora siano costantemente rinnovate, e complessivamente
di scarsa importanza in rapporto all'attivo di bilancio, sempreché non si abbiano variazioni sensibili
nella loro entità, valore e composizione.

Nel sistema tradizionale il bilancio è redatto con la cooperazione dei 3 organi sociali, nel sistema dualistico è
predisposto dal consiglio di gestione e approvato da quello di sorveglianza.
Nelle società con sistema tradizionale, l'assemblea ordinaria deve essere convocata almeno una volta l'anno,
entro il termine stabilito dallo statuto e comunque non superiore a 120 giorni dalla chiusura dell'esercizio
sociale. Lo statuto può prevedere un maggior termine, comunque non superiore a 180 giorni, nel caso di
società tenute alla redazione del bilancio consolidato e quando lo richiedono particolari esigenze relative alla
struttura ed all'oggetto della società. Gli amministratori redigono il progetto di bilancio che, almeno 30 giorni
prima della discussione dell’assemblea, dev’essere comunicato al collegio sindacale con la relazione degli
amministratori. Tale organo deve riferire all’assemblea sui risultati dell’esercizio sociale e sull’attività svolta
nell’adempimento dei propri doveri, e fare le osservazioni e le proposte in ordine al bilancio e alla sua
approvazione. Analoga relazione è predisposta dal soggetto incaricato del controllo contabile. Il progetto del
bilancio e i relativi allegati devono restare depositati in copia nella sede della società durante i 15 giorni che
precedono l’assemblea e finché sia approvato. L’assemblea può approvare o respingere il progetto di
bilancio. Può anche modificarlo direttamente. L'approvazione del bilancio non implica liberazione degli
amministratori, dei direttori generali e dei sindaci per le responsabilità incorse nella gestione sociale. Entro
30 giorni dall'approvazione una copia del bilancio, corredata dalle relazioni e dal verbale di approvazione
dell'assemblea o del consiglio di sorveglianza, deve essere, a cura degli amministratori, depositata presso
l'ufficio del registro delle imprese o spedita al medesimo ufficio a mezzo di lettera raccomandata. Le azioni
previste di annullabilità e/o di nullità non possono essere proposte nei confronti delle deliberazioni di
approvazione del bilancio dopo che è avvenuta l'approvazione del bilancio dell'esercizio successivo. La
legittimazione ad impugnare la deliberazione di approvazione del bilancio su cui il revisore non ha formulato
rilievi spetta a tanti soci che rappresentino almeno il 5% del capitale sociale. Il bilancio dell'esercizio nel
corso del quale viene dichiarata l'invalidità tiene conto delle ragioni di questa.

La deliberazione sulla distribuzione degli utili è adottata dall'assemblea che approva il bilancio ovvero,
qualora il bilancio sia approvato dal consiglio di sorveglianza, dall'assemblea convocata dal consiglio di
sorveglianza. Non tutti gli utili sono distribuibili fra i soci. Se si verifica una perdita del capitale sociale, non
può farsi luogo a ripartizione di utili fino a che il capitale non sia reintegrato o ridotto in misura
corrispondente. Dagli utili netti annuali deve essere dedotta una somma corrispondente almeno al 5% di essi
per costituire una riserva, fino a che questa non abbia raggiunto il 20% del capitale sociale. La riserva deve
essere reintegrata se viene diminuita per qualsiasi ragione. Questa è la riserva legale e costituisce una forma
di autofinanziamento obbligatorio della società. La riserva statutaria è imposta dallo statuto che stabilisce
anche la quota parte di utili di esercizio da destinare alla stessa e non distribuibili tra i soci. Sono riserve
facoltative quelle discrezionalmente disposte dall’assemblea ordinaria che approva il bilancio. Vincoli di
destinazione degli utili possono derivare dalle norme statutarie che prevedono una partecipazione agli utili a
favore dei promotori, dei soci fondatori e degli amministratori. Quindi gli utili di cui l’assemblea può
disporre a favore dei soci sono costituiti dagli utili distribuibili di esercizio e dagli utili accertati e non
distribuiti negli esercizi precedenti. L’approvazione del bilancio non determina l’insorgere di un diritto
individuale degli azionisti all’immediata assegnazione della propria parte degli utili, è necessaria un’ulteriore
e distinta deliberazione dell’assemblea. Non possono essere pagati dividendi sulle azioni, se non per utili
realmente conseguiti e risultanti dal bilancio regolarmente approvato. Gli azionisti non sono obbligati a
restituire i dividendi riscossi per utili non realmente esistenti quando erano in buona fede al momento della
riscossione, i dividendi sono stati distribuiti in base ad un bilancio regolarmente approvato e dal bilancio
risultano utili netti corrispondenti. La distribuzione di acconti sui dividendi è consentita solo alle società il
cui bilancio è assoggettato per legge al controllo da parte di società di revisione iscritte all'albo speciale. La
distribuzione di acconti sui dividendi deve essere prevista dallo statuto ed è deliberata dagli amministratori
dopo il rilascio da parte della società di revisione di un giudizio positivo sul bilancio dell'esercizio
precedente e la sua approvazione. Gli amministratori deliberano la distribuzione di acconti sui dividendi sulla
base di un prospetto contabile e di una relazione, dai quali risulti che la situazione patrimoniale, economica e
finanziaria della società consente la distribuzione stessa. Su tali documenti deve essere acquisito il parere del
soggetto incaricato del controllo contabile.

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Il bilancio consolidato di gruppo è un bilancio, con la stessa struttura e lo stesso procedimento di
formazione del bilancio d’esercizio, redatto dalle società di capitali (capogruppo) che controllano altre
imprese e dalle società cooperative che controllano società di capitali in aggiunta al proprio e rappresenta la
situazione patrimoniale, finanziaria ed economica del gruppo considerato nella sua unità, come se si trattasse
di un’unica impresa. Si considerano solo le imprese controllate tramite possesso di partecipazioni. Sono
escluse quelle controllate in base a particolari vincoli contrattuali e quelle che svolgono un’attività del tutto
eterogenea rispetto a quella della maggior parte delle imprese controllate. Sono esonerati i gruppi di minore
dimensione purché nessuna s.p.a. sia quotata. Non sono inserite le partecipazioni della controllante in
imprese incluse nel consolidamento e la corrispondente frazione del patrimonio netto, i crediti e i debiti fra le
imprese incluse nel consolidamento, i proventi e gli oneri relativi ad operazioni effettuate fra le stesse, gli
utili e le perdite conseguenti. Il bilancio consolidato non è assoggettato all’approvazione dell’assemblea ma è
assoggettata a revisione contabile obbligatoria.
CONTENUTO DELLA NOTA INTEGRATIVA (ART. 2427)

La nota integrativa deve indicare, oltre a quanto stabilito da altre disposizioni:


1) i criteri applicati nella valutazione delle voci del bilancio, nelle rettifiche di valore e nella conversione dei valori non
espressi all’origine in moneta avente corso legale nello Stato;
2) i movimenti delle immobilizzazioni, specificando per ciascuna voce: il costo; le precedenti rivalutazioni, ammortamenti e
svalutazioni; le acquisizioni, gli spostamenti da una ad altra voce, le alienazioni avvenuti nell’esercizio; le rivalutazioni, gli
ammortamenti e le svalutazioni effettuati nell’esercizio; il totale delle risoluzioni riguardanti le immobilizzazioni esistenti
alla chiusura dell’esercizio;
3) la composizione delle voci "costi di impianto e di ampliamento" e "costi di ricerca, di sviluppo e di pubblicità", nonché le
ragioni della iscrizione ed i rispettivi criteri di ammortamento;
3-bis) la misura e le motivazioni delle riduzioni di valore applicate alle immobilizzazioni immateriali di durata indeterminata,
facendo a tal fine esplicito riferimento al loro concorso alla futura produzione di risultati economici, alla loro prevedibile
durata utile e, per quanto determinabile, al loro valore di mercato, segnalando altresì le differenze rispetto a quelle operate
negli esercizi precedenti ed evidenziando la loro influenza sui risultati economici dell'esercizio e sugli indicatori di
redditività di cui sia stata data comunicazione;
4) le variazioni intervenute nella consistenza delle altre voci dell’attivo e del passivo; in particolare, per i fondi e per il
trattamento di fine rapporto, le utilizzazioni e gli accantonamenti;
5) l’elenco delle partecipazioni, possedute direttamente o per tramite di società fiduciaria o per interposta persona, in imprese
controllate e collegate, indicando per ciascuna la denominazione, la sede, il capitale, l’importo del patrimonio netto, l’utile
o la perdita dell’ultimo esercizio, la quota posseduta e il valore attribuito in bilancio o il corrispondente credito;
6) distintamente per ciascuna voce, l’ammontare dei crediti e dei debiti di durata residua superiore a cinque anni, e dei debiti
assistiti da garanzie reali su beni sociali, con specifica indicazione della natura delle garanzie;
6-bis) eventuali effetti significativi delle variazioni nei cambi valutari verificatesi successivamente alla chiusura dell'esercizio;
6-ter) distintamente per ciascuna voce, l'ammontare dei crediti e dei debiti relativi ad operazioni che prevedono l'obbligo per
l'acquirente di retrocessione a termine;
7) la composizione delle voci "ratei e risconti attivi" e "ratei e risconti passivi" e della voce "altri fondi" dello stato
patrimoniale, quando il loro ammontare sia apprezzabile nonché la composizione della voce "altre riserve";
7-bis) le voci di patrimonio netto devono essere analiticamente indicate, con specificazione in appositi prospetti della loro
origine, possibilità di utilizzazione e distribuibilità, nonché della loro avvenuta utilizzazione nei precedenti esercizi;
8) l’ammontare degli oneri finanziari imputati nell’esercizio ai valori iscritti nell’attivo dello stato patrimoniale, distintamente
per ogni voce;
9) gli impegni non risultanti dallo stato patrimoniale; le notizie sulla composizione e natura di tali impegni e dei conti
d’ordine, la cui conoscenza sia utile per valutare la situazione patrimoniale e finanziaria della società, specificando quelli
relativi a imprese controllate, collegate, controllanti e a imprese sottoposte al controllo di queste ultime;
10) se significativa, la ripartizione dei ricavi delle vendite e delle prestazioni secondo categorie di attività e secondo aree
geografiche;
11) l’ammontare dei proventi da partecipazioni, indicati nell’art. 2425, n. 15, diversi dai dividendi;
12) la suddivisione degli interessi ed altri oneri finanziari, indicati nell’art. 2425, n. 17, relativi a prestiti obbligazionari, a debiti
verso banche, e altri;
13) la composizione delle voci "proventi straordinari" e "oneri straordinari" del conto economico, quando il loro ammontare sia
apprezzabile;
14) un apposito prospetto contenente:
a) la descrizione delle differenze temporanee che hanno comportato la rilevazione di imposte differite e anticipate,
specificando l'aliquota applicata e le variazioni rispetto all'esercizio precedente, gli importi accreditati o addebitati a
conto economico oppure a patrimonio netto, le voci escluse dal computo e le relative motivazioni;
b) l'ammontare delle imposte anticipate contabilizzato in bilancio attinenti a perdite dell'esercizio o di esercizi precedenti e
le motivazioni dell'iscrizione, l'ammontare non ancora contabilizzato e le motivazioni della mancata iscrizione;
15) il numero medio dei dipendenti, ripartito per categoria;
16) l’ammontare dei compensi spettanti agli amministratori ed ai sindaci, cumulativamente per ciascuna categoria;
17) il numero e il valore nominale di ciascuna categoria di azioni della società e il numero e il valore nominale delle nuove
azioni della società sottoscritte durante l’esercizio;

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18) le azioni di godimento, le obbligazioni convertibili in azioni e i titoli o valori simili emessi dalla società specificando il loro
numero e i diritti che essi attribuiscono.
19) il numero e le caratteristiche degli altri strumenti finanziari emessi dalla società, con l'indicazione dei diritti patrimoniali e
partecipativi che conferiscono e delle principali caratteristiche delle operazioni relative;
19-bis) i finanziamenti effettuati dai soci alla società, ripartiti per scadenze e con la separata indicazione di quelli con clausola di
postergazione rispetto agli altri creditori;
20) i dati richiesti dal terzo comma dell'art. 2447-septies con riferimento ai patrimoni destinati ad uno specifico affare ai sensi
della lettera a) del primo comma dell'art. 2447-bis;
21) i dati richiesti dall'art. 2447-decies, ottavo comma;
22) le operazioni di locazione finanziaria che comportano il trasferimento al locatario della parte prevalente dei rischi e dei
benefici inerenti ai beni che ne costituiscono oggetto, sulla base di un apposito prospetto dal quale risulti il valore attuale
delle rate di canone non scadute quale determinato utilizzando tassi di interesse pari all'onere finanziario effettivo inerenti i
singoli contratti, l'onere finanziario effettivo attribuibile ad essi e riferibile all'esercizio, l'ammontare complessivo al quale i
beni oggetto di locazione sarebbero stati iscritti alla data di chiusura dell'esercizio qualora fossero stati considerati
immobilizzazioni, con separata indicazione di ammortamenti, rettifiche e riprese di valore che sarebbero stati inerenti
all'esercizio.

Capitolo VII: Le modificazioni dello statuto

Ogni mutamento del contenuto oggettivo del contratto sociale che può consistere sia nell’inserimento di
nuove clausole, sia nella modificazione o soppressione di clausole preesistenti costituisce modificazione
dello statuto di una s.p.a.. Questo è di competenza dell’assemblea dei soci in sede straordinaria con delibera
adottata con le maggioranza previste in via generale per l’assemblea straordinaria o , nelle società non
quotate, con quelle più elevate stabilite per talune modifiche di particolare rilievo. L’omologazione del
tribunale è eventuale e facoltativa ora. È il notaio che ha verbalizzato la delibera che verifica l’adempimento
delle condizioni stabilite dalla legge e, entro 30 giorni, ne richiede l’iscrizione nel registro delle imprese
contestualmente al deposito. L’ufficio del registro, verificata la regolarità formale della documentazione,
iscrive la delibera nel registro. Se il notaio ritiene non adempiute le condizioni stabilite dalla legge, ne dà
comunicazione tempestivamente, e comunque non oltre il termine previsto, agli amministratori. Gli
amministratori, nei 30 giorni successivi, possono convocare l'assemblea per gli opportuni provvedimenti
oppure ricorrere al tribunale per il provvedimento; in mancanza la deliberazione è definitivamente inefficace.
La deliberazione non produce effetti se non dopo l'iscrizione. Dopo ogni modifica dello statuto deve esserne
depositato nel registro delle imprese il testo integrale nella sua redazione aggiornata (art. 2436).

Hanno diritto di recedere, per tutte o parte delle loro azioni, i soci che non hanno concorso alle deliberazioni
riguardanti:
a) la modifica della clausola dell'oggetto sociale, quando consente un cambiamento significativo
dell'attività della società;
b) la trasformazione della società;
c) il trasferimento della sede sociale all'estero;
d) la revoca dello stato di liquidazione;
e) l'eliminazione di una o più cause di recesso derogabili o previste dallo statuto;
f) la modifica dei criteri di determinazione del valore dell'azione in caso di recesso;
g) le modificazioni dello statuto concernenti i diritti di voto o di partecipazione.
Se le azioni sono quotate in mercati regolamentati hanno diritto di recedere i soci che non hanno concorso
alla deliberazione che comporta l'esclusione dalla quotazione.
Salvo che lo statuto disponga diversamente, hanno diritto di recedere i soci che non hanno concorso
all'approvazione delle deliberazioni riguardanti:
a) la proroga del termine;
b) l'introduzione o la rimozione di vincoli alla circolazione dei titoli azionari.
Lo statuto delle società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio può prevedere ulteriori cause
di recesso.
Se la società è costituita a tempo indeterminato e le azioni non sono quotate in un mercato regolamentato il
socio può recedere con il preavviso di almeno 180 giorni; lo statuto può prevedere un termine maggiore, non
superiore ad un anno (art. 2437).
Il diritto di recesso è esercitato mediante lettera raccomandata che deve essere spedita entro 15 giorni
dall'iscrizione nel registro delle imprese della delibera che lo legittima, con l'indicazione delle generalità del
socio recedente, del domicilio per le comunicazioni inerenti al procedimento, del numero e della categoria

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delle azioni per le quali il diritto di recesso viene esercitato. Se il fatto che legittima il recesso è diverso da
una deliberazione, esso è esercitato entro 30 dalla sua conoscenza da parte del socio. Le azioni per le quali è
esercitato il diritto di recesso non possono essere cedute e devono essere depositate presso la sede sociale. Il
recesso non può essere esercitato e, se già esercitato, è privo di efficacia, se, entro 90 giorni, la società revoca
la delibera che lo legittima ovvero se è deliberato lo scioglimento della società (art. 2437-bis).
Il socio ha diritto alla liquidazione delle azioni per le quali esercita il recesso. Il valore di liquidazione delle
azioni è determinato dagli amministratori, sentito il parere del collegio sindacale e del soggetto incaricato
della revisione contabile, tenuto conto della consistenza patrimoniale della società e delle sue prospettive
reddituali, nonché dell'eventuale valore di mercato delle azioni. Lo statuto può stabilire criteri diversi di
determinazione del valore di liquidazione, indicando gli elementi dell'attivo e del passivo del bilancio che
possono essere rettificati rispetto ai valori risultanti dal bilancio, unitamente ai criteri di rettifica, nonché altri
elementi suscettibili di valutazione patrimoniale da tenere in considerazione. I soci hanno diritto di conoscere
la determinazione del valore di rimborso nei 15 giorni precedenti alla data fissata per l'assemblea. In caso di
contestazione da proporre contestualmente alla dichiarazione di recesso il valore di liquidazione è
determinato entro 90 giorni dall'esercizio del diritto di recesso tramite relazione giurata di un esperto
nominato dal tribunale. Il valore di liquidazione delle azioni quotate in mercati regolamentati è determinato
facendo esclusivo riferimento alla media aritmetica dei prezzi di chiusura nei sei mesi che precedono la
pubblicazione ovvero ricezione dell'avviso di convocazione dell'assemblea le cui deliberazioni legittimano il
recesso (art. 2437-ter).
Gli amministratori offrono in opzione le azioni del socio recedente agli altri soci in proporzione al numero
delle azioni possedute. Qualora i soci non acquistino in tutto o in parte le azioni del recedente, gli
amministratori possono collocarle presso terzi; nel caso di azioni quotate in mercati regolamentati, il loro
collocamento avviene mediante offerta nei mercati medesimi. In caso di mancato collocamento, le azioni del
recedente vengono rimborsate mediante acquisto da parte della società utilizzando riserve disponibili. In
assenza di utili e riserve disponibili, deve essere convocata l'assemblea straordinaria per deliberare la
riduzione del capitale sociale, ovvero lo scioglimento della società. Dove l'opposizione sia accolta la società
si scioglie (art. 2437-quater).

L’aumento del capitale sociale può essere di 2 tipi:


1) Reale (o a pagamento):
Con esso la società intende procurarsi nuovi mezzi finanziari a titolo di capitale di rischio. Con questo
aumento si da’ luogo all’emissione di nuove azioni a pagamento che vengono sottoscritte dai socie attuali cui
per legge è riconosciuto diritto d’opzione. Un aumento di capitale non può essere eseguito fino a che le
azioni precedentemente emesse non siano interamente liberate. In caso di violazione di tale disposizione, gli
amministratori sono solidalmente responsabili per i danni arrecati ai soci ed ai terzi. Restano in ogni caso
salvi gli obblighi assunti con la sottoscrizione delle azioni emesse in violazione di tale disposizione.
Competente a deliberare l’aumento di capitale è l’assemblea straordinaria dei soci. Lo statuto o una sua
successiva modifica possono attribuire agli amministratori la facoltà di aumentare in una o più volte il
capitale fino ad un ammontare determinato e per il periodo massimo di 5 anni dalla data dell'iscrizione della
società nel registro delle imprese. Tale delega è rinnovabile. Agli amministratori è riconosciuta anche la
facoltà di deliberare in merito all’esclusione o limitazione del diritto di opzione dei soci ma lo statuto deve
determinarne i criteri. Se tale facoltà è attribuita con modifica dello statuto è necessaria la maggioranza
qualificata prevista per l’esclusione del diritto di opzione. Il verbale della deliberazione degli amministratori
di aumentare il capitale deve essere redatto da un notaio e deve essere depositato e iscritto. La deliberazione
di aumento deve fissare il termine, non inferiore a 30 giorni dalla pubblicazione dell’offerta, entro il quale le
sottoscrizioni devono essere raccolte. Se l'aumento di capitale non è integralmente sottoscritto entro il
termine il capitale è aumentato di un importo pari alle sottoscrizioni raccolte soltanto se la deliberazione
medesima lo abbia espressamente previsto. L’aumento di capitale è inscindibile e la sottoscrizione parziale
non vincola né la società, né i sottoscrittori. Se l'aumento di capitale avviene mediante conferimento di beni
in natura o di crediti si applicano le disposizioni per i conferimenti al momento della costituzione della
società. I sottoscrittori delle azioni di nuova emissione devono, all'atto della sottoscrizione, versare alla
società almeno il venticinque per cento del valore nominale delle azioni sottoscritte. Se è previsto un
soprapprezzo, questo deve essere interamente versato all'atto della sottoscrizione.

Il diritto di opzione è il diritto dei soci attuali di essere preferiti ai terzi nella sottoscrizione dell’aumento del
capitale sociale a pagamento. Ciò consente di mantenere inalterati la proporzione in cui ciascun socio

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partecipa al capitale ed al patrimonio sociale e il valore reale della partecipazione azionaria in presenza di
riserve accumulate. Il diritto d’opzione ha un proprio valore economico che l’azionista può monetizzare
cedendolo a terzi. Non è un diritto intangibile. Compete agli azionisti di ogni categoria ed ai possessori di
obbligazioni convertibili su tutte le azioni di nuova emissione in proporzione al numero di azioni possedute.
Per l’esercizio del diritto d’opzione la società deve concedere agli azionisti un termine non inferiore a 30
giorni che decorre dall’iscrizione dell’offerta di opzione nel registro delle imprese. Se le azioni non sono
quotate in borsa, coloro che hanno esercitato il diritto d’opzione hanno diritto di prelazione nella
sottoscrizione delle azioni non optate, purché ne facciano richiesta all’atto dell’esercizio dell’opzione. Se le
azioni sono quotate i diritti d’opzione residui devono essere offerti in borsa dagli amministratori, per conto
della società per almeno 5 riunioni ed il ricavato della vendita va a beneficio del patrimoni sociale. Il diritto
di opzione non spetta per le azioni di nuova emissione che, secondo la deliberazione di aumento del capitale,
devono essere liberate mediante conferimenti in natura. Nelle società con azioni quotate in mercati
regolamentati lo statuto può altresì escludere il diritto di opzione nei limiti del 10% del capitale sociale
preesistente, a condizione che il prezzo di emissione corrisponda al valore di mercato delle azioni e ciò sia
confermato in apposita relazione dalla società incaricata della revisione contabile. Quando l'interesse della
società lo esige, il diritto di opzione può essere escluso o limitato con la deliberazione di aumento di capitale,
approvata da tanti soci che rappresentino oltre la metà del capitale sociale, anche se la deliberazione è presa
in assemblea di convocazione successiva alla prima. Il diritto d’opzione può essere escluso con delibera
dell’assemblea straordinaria, quando le azioni devono essere offerte in sottoscrizione ai dipendenti della
società o anche ai dipendenti di società controllanti o controllate. La delibera dev’essere approvata da oltre la
metà del capitale sociale anche se la deliberazione è presa in assemblea di convocazione successiva alla
prima se il diritto è escluso per più di un quarto delle azioni di nuova emissione. Nei primi 2 casi è
obbligatoria l’emissione delle nuove azioni con sovrapprezzo. La deliberazione determina il prezzo di
emissione delle azioni in base al valore del patrimonio netto, tenendo conto, per le azioni quotate in borsa,
anche dell'andamento delle quotazioni nell'ultimo semestre. Il collegio sindacale esprime il suo parere. Non
si considera escluso né limitato il diritto di opzione qualora la deliberazione di aumento di capitale preveda
che le azioni di nuova emissione siano sottoscritte da banche, da enti o società finanziarie soggetti al
controllo della Consob ovvero da altri soggetti autorizzati all'esercizio dell'attività di collocamento di
strumenti finanziari, con obbligo di offrirle agli azionisti della società, con operazioni di qualsiasi tipo. Le
spese dell'operazione sono a carico della società e la deliberazione di aumento del capitale deve indicarne
l'ammontare.
2) Nominale (o gratuito):
L'assemblea può aumentare il capitale, imputando a capitale le riserve e gli altri fondi iscritti in bilancio in
quanto disponibili. In questo caso le azioni di nuova emissione devono avere le stesse caratteristiche di
quelle in circolazione, e devono essere assegnate gratuitamente agli azionisti in proporzione di quelle da essi
già possedute. L'aumento di capitale può attuarsi anche mediante aumento del valore nominale delle azioni in
circolazione.

Anche la riduzione del capitale sociale può essere di 2 tipi:


1) Reale:
La riduzione del capitale sociale può aver luogo sia mediante liberazione dei soci dall'obbligo dei versamenti
ancora dovuti, sia mediante rimborso del capitale ai soci. L'avviso di convocazione dell'assemblea deve
indicare le ragioni e le modalità della riduzione. La riduzione deve comunque effettuarsi con modalità tali
che le azioni proprie eventualmente possedute dopo la riduzione non eccedano la decima parte del capitale
sociale. La deliberazione può essere eseguita soltanto dopo 90 giorni dal giorno dell'iscrizione nel registro
delle imprese, purché entro questo termine nessun creditore sociale anteriore all'iscrizione abbia fatto
opposizione.
2) Nominale:
Consiste nell’adeguare la cifra del capitale sociale nominale all’attuale minor valore del capitale reale. La
società non è obbligata a ridurre il capitale fino a quando la perdita dello stesso non sia superiore a un terzo.
La società può ridurre il capitale per perdite per poter distribuire gli utili successivamente conseguiti. La
società che ha emesso obbligazioni non può ridurre volontariamente il capitale sociale o distribuire riserve se
rispetto all'ammontare delle obbligazioni ancora in circolazione il limite legale dell’emissione di
obbligazioni. La riduzione è obbligatoria quando il capitale è diminuito di oltre un terzo in conseguenza di
perdite. Se il minimo legale non è stato intaccato, gli amministratori o il collegio sindacale devono convocare
senza indugio l’assemblea straordinaria e sottoporle una situazione patrimoniale aggiornata della società con

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le osservazioni del collegio sindacale. La situazione patrimoniale e le osservazioni devono restare depositate
nella sede della società durante gli 8 giorni che precedono l’assemblea. Gli amministratori devono dare conto
nell’assemblea dei fatti di rilievo avvenuti dopo la redazione della situazione patrimoniale. Se entro
l'esercizio successivo la perdita non risulta diminuita a meno di un terzo, l'assemblea ordinaria o il consiglio
di sorveglianza che approva il bilancio di tale esercizio deve ridurre il capitale in proporzione delle perdite
accertate. In mancanza gli amministratori e i sindaci o il consiglio di sorveglianza devono chiedere al
tribunale che venga disposta la riduzione del capitale in ragione delle perdite risultanti dal bilancio. Il
tribunale provvede, sentito il pubblico ministero, con decreto. Nel caso in cui le azioni emesse dalla società
siano senza valore nominale, lo statuto, una sua modificazione ovvero una deliberazione adottata con le
maggioranze previste per l'assemblea straordinaria possono prevedere che la riduzione del sia deliberata dal
consiglio di amministrazione. La disciplina diventa più rigorosa se, per la perdita di oltre un terzo il capitale
scende al di sotto del minimo legale: gli amministratori o il consiglio di gestione e, in caso di loro inerzia, il
consiglio di sorveglianza devono senza indugio convocare l'assemblea per deliberare la riduzione del capitale
ed il contemporaneo aumento del medesimo ad una cifra non inferiore al detto minimo, o la trasformazione
della società.

Capitolo VIII: Le obbligazioni

Le obbligazioni sono titoli di credito che rappresentano frazioni di uguale valore nominativo e con uguali
diritti di un’unitaria operazione di finanziamento a titolo di mutuo. Danno diritto ad una remunerazione
periodica fissa e al rimborso del valore nominale del capitale prestato alla scadenza pattuita. Danno diritto al
rimborso del loro apporto (che può essere uguale, inferiore o superiore al valore nominale del conferimento
eseguito)solo in sede di liquidazione della società e sempre che residui un attivo netto dopo che sono stati
soddisfatti tutti i creditori. Ci sono alcuni tipi speciali di obbligazioni:
a) obbligazioni partecipanti (la remunerazione periodica è commisurata agli utili di bilancio
dell’emittente)
b) obbligazioni indicizzate o strutturate (neutralizzano gli effetti della svalutazione monetaria e
adeguano il rendimento dei titoli all’andamento del mercato finanziario)
c) obbligazioni convertibili in azioni (danno all’obbligazionista la facoltà di convertirle in una
partecipazione dell’emittente o di una sua collegata)
d) obbligazioni con warrant (danno il diritto di sottoscrivere o acquistare azioni dell’emittente)
e) obbligazioni subordinate (il diritto degli obbligazionisti al pagamento degli interessi ed al rimborso
del capitale è subordinato all’integrale soddisfacimento degli altri creditori)

La società può emettere obbligazioni al portatore o nominative per somma complessivamente non eccedente
il doppio del capitale sociale, della riserva legale e delle riserve disponibili risultanti dall'ultimo bilancio
approvato. I sindaci attestano il rispetto del suddetto limite. Questo può essere superato:
- se le obbligazioni emesse in eccedenza sono destinate alla sottoscrizione da parte di investitori
professionali soggetti a vigilanza prudenziale che rispondono della solvenza della società nei
confronti degli acquirenti che non siano investitori professionali se trasferiscono le obbligazioni
sottoscritte;
- se l'emissione di obbligazioni è garantita da ipoteca di primo grado su immobili di proprietà della
società, sino a due terzi del valore degli immobili medesimi.
- quando ricorrono particolari ragioni che interessano l'economia nazionale con provvedimento
dell'autorità governativa (art. 2412).
Il rapporto fra capitale più riserve ed obbligazioni deve permanere per tutta la durata del prestito
obbligazionario. la società che ha emesso obbligazioni non può ridurre volontariamente il capitale sociale o
distribuire riserve se rispetto all'ammontare delle obbligazioni ancora in circolazione il limite non risulta più
rispettato (art. 2413). È consentita la riduzione per perdite obbligatoria.

Se la legge o lo statuto non dispongono diversamente, l'emissione di obbligazioni è deliberata dagli


amministratori. In ogni caso la deliberazione di emissione deve risultare da verbale redatto da notaio, è
soggetta a controllo di legalità da parte dello stesso ed è depositata ed iscritta nel registro delle imprese (art.
2410). Produce effetti e può essere eseguita solo dopo l’iscrizione. La deliberazione di emissione di
obbligazioni che preveda la costituzione di garanzie reali a favore dei sottoscrittori deve designare un notaio

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che, per conto dei sottoscrittori, compia le formalità necessarie per la costituzione delle garanzie medesime
(art. 2414-bis). L’ammontare delle obbligazioni emesse deve risultare da un apposito libro delle obbligazioni.

Le obbligazioni convertibili in azioni attribuiscono il diritto di sottoscrivere azioni della stessa società in base
ad un prefissato rapporto di cambio utilizzando come conferimento le somme già versate al momento
dell’acquisto delle obbligazioni. Devono essere offerte in opzione agli azionisti ed ai possessori di
obbligazioni convertibili precedentemente emesse. La delibera di emissione non può essere adottata se il
capitale sociale precedentemente sottoscritto non è stato integralmente versato. Le obbligazioni convertibili
non possono essere emesse per somma complessivamente inferiore al loro valore nominale né per
ammontare superiore al limite dell’art. 2412. L’assemblea straordinaria delibera l’emissione di tali
obbligazioni. Lo statuto può attribuire agli amministratori la facoltà di emettere in una o più volte
obbligazioni convertibili, fino ad un ammontare determinato e per il periodo massimo di 5 anni dalla data di
iscrizione della società nel registro delle imprese. In tal caso la delega comprende anche quella relativa al
corrispondente aumento del capitale sociale (art. 2420-ter). L’assemblea straordinaria contestualmente alla
delibera di emissione determina il rapporto di cambio e il periodo e le modalità della conversione. Intanto la
società deve deliberare l'aumento del capitale sociale per un ammontare corrispondente alle azioni da
attribuire in conversione. L’aumento del capitale sarà sottoscritto via via che gli obbligazionisti eserciteranno
il diritto di conversione. Nei casi di aumento del capitale a pagamento e di emissione di azioni convertibili, il
diritto di opzione spetta ai possessori di obbligazioni convertibili. Nei casi di aumento del capitale mediante
imputazione di riserve e di riduzione del capitale per perdite, il rapporto di cambio è modificato in
proporzione alla misura dell'aumento o della riduzione. Fino a quando non siano scaduti i termini fissati per
la conversione, la società non può deliberare né la riduzione volontaria del capitale sociale, né la
modificazione delle disposizioni dello statuto concernenti la ripartizione degli utili. Può essere superato dalla
società concedendo agli azionisti la facoltà di conversione anticipata.

Gli interessi del gruppo degli obbligazionisti sono tutelati da 2 organi:


L’assemblea degli obbligazionisti
L'assemblea degli obbligazionisti delibera:
1) sulla nomina e sulla revoca del rappresentante comune;
2) sulle modificazioni delle condizioni del prestito;
3) sulla proposta di amministrazione controllata e di concordato;
4) sulla costituzione di un fondo per le spese necessarie alla tutela dei comuni interessi e sul rendiconto
relativo;
5) sugli altri oggetti d'interesse comune degli obbligazionisti.
L'assemblea è convocata dagli amministratori o dal rappresentante degli obbligazionisti, quando lo ritengono
necessario, o quando ne è fatta richiesta da tanti obbligazionisti che rappresentino il ventesimo dei titoli
emessi e non estinti. Si applicano all'assemblea degli obbligazionisti le disposizioni relative all'assemblea
straordinaria dei soci e le sue deliberazioni sono iscritte, a cura del notaio che ha redatto il verbale, nel
registro delle imprese. Per la validità delle deliberazioni sulle modificazioni delle condizioni del prestito è
necessario anche in seconda convocazione il voto favorevole degli obbligazionisti che rappresentino la metà
delle obbligazioni emesse e non estinte. All'assemblea degli obbligazionisti possono assistere gli
amministratori ed i sindaci (art. 2415). La disciplina dettata per le delibere assembleari nulle e annullabili si
applica alle delibere dell’assemblea degli obbligazionisti.
Il rappresentante comune
Il rappresentante comune può essere nominato dall'assemblea, se no è nominato con decreto dal tribunale su
domanda di uno o più obbligazionisti o degli amministratori della società. La nomina è soggetta ad iscrizione
nel registro delle imprese. Il rappresentante comune dura in carica per un periodo non superiore ad un
triennio e può essere rieletto. Può essere revocato anche senza giusta causa (art. 2417). Il rappresentante
comune deve provvedere all'esecuzione delle deliberazioni dell'assemblea degli obbligazionisti, tutelare gli
interessi comuni di questi nei rapporti con la società e assistere alle operazioni di sorteggio delle
obbligazioni. Egli ha diritto di assistere all'assemblea dei soci. Per la tutela degli interessi comuni ha la
rappresentanza processuale degli obbligazionisti anche nelle procedure concorsuali (art. 2418). Le
disposizioni precedenti non precludono le azioni individuali degli obbligazionisti, salvo che queste siano
incompatibili con le deliberazioni dell'assemblea previste dall'art. 2415.

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Capitolo X: La società in accomandita per azioni

Nella s.a.p.a. ci sono 2 categorie di soci:


1. i soci accomandatari che rispondono solidalmente e illimitatamente per le obbligazioni sociali e
sono per legge amministratori della società;
2. i soci accomandanti che sono obbligati nei limiti della quota di capitale sottoscritta.
Le quote di partecipazione dei soci sono rappresentate da azioni.
Alla s.a.p.a. sono applicabili le norme relative alla s.p.a..
Non si può essere accomandatari se non si è amministratori e si cessa di essere accomandatari e responsabili
se si cessa di essere amministratori. I soci accomandatari indicati nell’atto costitutivo sono di diritto
amministratori e senza limiti di tempo e sono soggetti agli obblighi degli amministratori della s.p.a.. Non
sono però inamovibili. La revoca degli amministratori deve essere deliberata con la maggioranza prescritta
per le deliberazioni dell'assemblea straordinaria della s.p.a.. Il socio accomandatario che cessa dall'ufficio di
amministratore non risponde per le obbligazioni della società sorte posteriormente all'iscrizione nel registro
delle imprese della cessazione dall'ufficio. L'assemblea con la maggioranza prescritta per le deliberazioni
dell'assemblea straordinaria della s.p.a. provvede a sostituire l'amministratore che, per qualunque causa, ha
cessato dal suo ufficio. Nel caso di pluralità di amministratori, la nomina deve essere approvata dagli
amministratori rimasti in carica. Il nuovo amministratore assume la qualità di socio accomandatario dal
momento dell'accettazione della nomina. In caso di cessazione dall'ufficio di tutti gli amministratori, la
società si scioglie se nel termine di 180 giorni non si è provveduto alla loro sostituzione e i sostituti non
hanno accettato la carica. Per questo periodo il collegio sindacale nomina un amministratore provvisorio per
il compimento degli atti di ordinaria amministrazione. L'amministratore provvisorio non assume la qualità di
socio accomandatario.

L'atto costitutivo deve indicare i soci accomandatari. La denominazione della società è costituita dal nome di
almeno uno dei soci accomandatari, con l'indicazione di s.a.p.a.. I soci accomandatari rispondono
illimitatamente e solidalmente verso i terzi per le obbligazioni sociali. I creditori sociali possono agire nei
confronti degli accomandatari solo dopo aver infruttuosamente escusso il patrimonio sociale. I soci
accomandatari non hanno diritto di voto per le azioni ad essi spettanti nelle deliberazioni dell'assemblea che
concernono la nomina e la revoca dei sindaci ovvero dei componenti del consiglio di sorveglianza e
l'esercizio dell’azione di responsabilità. Le modificazioni dell'atto costitutivo devono essere approvate
dall'assemblea con le maggioranze prescritte per l'assemblea straordinaria della s.p.a., e devono inoltre essere
approvate da tutti i soci accomandatari.

Capitolo XI: La società a responsabilità limitata

La s.r.l. è una società di capitali nella quale per le obbligazioni sociali risponde soltanto la società col suo
patrimonio e le partecipazioni dei soci non possono essere rappresentate da azioni e non possono costituire
oggetto di sollecitazione all’investimento.

Il capitale sociale minimo richiesto è di € 10.000. La denominazione sociale può essere liberamente formata
ma deve contenere l’indicazione di “s.r.l.”. Nel caso di società contratta a tempo indeterminato il diritto di
recesso compete al socio in ogni momento e può essere esercitato con un preavviso di almeno 180 giorni;
l'atto costitutivo può prevedere un periodo di preavviso di durata maggiore purché non superiore ad un anno.
La s.r.l. unipersonale segue la stessa disciplina della s.p.a. unipersonale.

Per quanto riguarda i conferimenti, possono essere conferiti tutti gli elementi dell'attivo suscettibili di
valutazione economica. Alla sottoscrizione dell'atto costitutivo deve essere versato presso una banca almeno
il 25% dei conferimenti in danaro e l'intero soprapprezzo o, nel caso di costituzione con atto unilaterale, il
loro intero ammontare. Il versamento può essere sostituito dalla stipula, per un importo almeno
corrispondente, di una polizza di assicurazione o di una fideiussione bancaria. Il conferimento può anche
avvenire mediante la prestazione di una polizza di assicurazione o di una fideiussione bancaria con cui
vengono garantiti, per l'intero valore ad essi assegnato, gli obblighi assunti dal socio aventi per oggetto la
prestazione d'opera o di servizi a favore della società. Chi conferisce beni in natura o crediti deve presentare
la relazione giurata di un esperto o di una società di revisione iscritti nel registro dei revisori contabili o di
una società di revisione iscritta nell'apposito registro albo. Il rimborso dei finanziamenti dei soci a favore

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della società è postergato rispetto alla soddisfazione degli altri creditori e, se avvenuto nell'anno precedente
la dichiarazione di fallimento della società, deve essere restituito. S’intendono finanziamenti dei soci a
favore della società quelli, in qualsiasi forma effettuati, che sono stati concessi in un momento in cui, anche
in considerazione del tipo di attività esercitata dalla società, risulta un eccessivo squilibrio dell'indebitamento
rispetto al patrimonio netto oppure in una situazione finanziaria della società nella quale sarebbe stato
ragionevole un conferimento. Se l'atto costitutivo lo prevede, la società può emettere titoli di debito che però
sono sottratti alla disciplina delle obbligazioni della s.p.a.. In tal caso l'atto costitutivo attribuisce la relativa
competenza ai soci o agli amministratori determinando gli eventuali limiti, le modalità e le maggioranze
necessarie per la decisione. I titoli emessi possono essere sottoscritti soltanto da investitori professionali
soggetti a vigilanza prudenziale. In caso di successiva circolazione, chi li trasferisce risponde della solvenza
della società nei confronti degli acquirenti che non siano investitori professionali ovvero soci della società
medesima.

Il capitale è diviso in base al numero dei soci: il numero iniziale delle quote corrisponde al numero dei soci
che partecipano alla costituzione della società e ciascun socio diventa titolare di un’unica quota di
partecipazione corrispondente alla frazione di capitale sociale da lui sottoscritta. Le quote possono essere di
diverso ammontare. Le partecipazioni dei soci non possono essere rappresentate da azioni né costituire
oggetto di sollecitazione all'investimento. I diritti sociali spettano ai soci in misura proporzionale alla
partecipazione da ciascuno posseduta. Se l'atto costitutivo non prevede diversamente, le partecipazioni dei
soci sono determinate in misura proporzionale al conferimento. Resta salva la possibilità che l'atto costitutivo
preveda l'attribuzione a singoli soci di particolari diritti riguardanti l'amministrazione della società o la
distribuzione degli utili. Le partecipazioni sono liberamente trasmissibili per atto tra vivi e per successione a
causa di morte, salvo contraria disposizione dell'atto costitutivo. L'atto costitutivo può prevedere
l'intrasferibilità delle partecipazioni o la subordinazione del trasferimento al gradimento di organi sociali, di
soci o di terzi senza prevederne condizioni e limiti, o condizioni o limiti che nel caso concreto impediscono il
trasferimento a causa di morte. In questi casi il socio o i suoi eredi possono esercitare il diritto di recesso.
L'atto costitutivo determina quando il socio può recedere dalla società e le relative modalità. In ogni caso il
diritto di recesso compete:
- ai soci che non hanno consentito al cambiamento dell'oggetto o del tipo di società, alla sua fusione o
scissione, alla revoca dello stato di liquidazione al trasferimento della sede all'estero alla
eliminazione di una o più cause di recesso previste dall'atto costitutivo e al compimento di
operazioni che comportano una sostanziale modificazione dell'oggetto della società determinato
nell'atto costitutivo o una rilevante modificazione dei diritti attribuiti ai soci;
- nel caso di società contratta a tempo indeterminato in ogni momento e può essere esercitato con un
preavviso di almeno 180 giorni, l'atto costitutivo può prevedere un periodo di preavviso di durata
maggiore purché non superiore ad un anno.
I soci che recedono dalla società hanno diritto di ottenere il rimborso della propria partecipazione in
proporzione del patrimonio sociale.

Il trasferimento delle partecipazioni è valido ed efficace tra le parti per effetto del semplice consenso e ha
effetto di fronte alla società dal momento dell'iscrizione nel libro dei soci. Per i trasferimenti fra vivi, l'atto di
trasferimento, con sottoscrizione autenticata, deve essere depositato entro 30 giorni, a cura del notaio
autenticante, presso l'ufficio del registro delle imprese nella cui circoscrizione è stabilita la sede sociale.
L'iscrizione del trasferimento nel libro dei soci ha luogo, su richiesta dell'alienante o dell'acquirente, verso
esibizione del titolo da cui risultino il trasferimento e l'avvenuto deposito. Se la quota è alienata con
successivi contratti a più persone, quella tra esse che per prima ha effettuato in buona fede l'iscrizione nel
registro delle imprese è preferita alle altre, anche se il suo titolo è di data posteriore.
In nessun caso la società può acquistare o accettare in garanzia partecipazioni proprie, ovvero accordare
prestiti o fornire garanzia per il loro acquisto o la loro sottoscrizione.
La partecipazione può formare oggetto di espropriazione.

L’assemblea dei soci è un organo eventuale per una serie di decisioni dei soci. L'atto costitutivo può
prevedere che le decisioni dei soci siano adottate mediante consultazione scritta o sulla base del consenso
espresso per iscritto. In tal caso dai documenti sottoscritti dai soci devono risultare con chiarezza l'argomento
oggetto della decisione ed il consenso alla stessa. Le decisioni dei soci sono prese con il voto favorevole dei
soci che rappresentano almeno la metà del capitale sociale. Per le modificazioni dell'atto costitutivo e la

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decisione di compiere operazioni che comportano una sostanziale modificazione dell'oggetto sociale
determinato nell'atto costitutivo o una rilevante modificazione dei diritti dei soci oppure quando lo
richiedono uno o più amministratori o un numero di soci che rappresentano almeno un terzo del capitale
sociale, le decisioni dei soci debbono essere adottate mediante deliberazione assembleare. L'atto costitutivo
determina i modi di convocazione dell'assemblea dei soci. In mancanza la convocazione è effettuata
mediante lettera raccomandata spedita ai soci almeno 8 giorni prima dell'adunanza nel domicilio risultante
dal libro dei soci. la deliberazione s'intende adottata quando ad essa partecipa l'intero capitale sociale e tutti
gli amministratori e sindaci sono presenti o informati della riunione e nessuno si oppone alla trattazione
dell'argomento. L’assemblea si riunisce presso la sede sociale ed è regolarmente costituita con la presenza di
tanti soci che rappresentano almeno la metà del capitale sociale e delibera a maggioranza assoluta e, nei casi
previsti dai numeri 4) e 5) del secondo comma dell'art. 2479, con il voto favorevole dei soci che
rappresentano almeno la metà del capitale sociale. È ammessa l’assemblea totalitaria e la deliberazione
s'intende adottata quando ad essa partecipa l'intero capitale sociale e tutti gli amministratori e sindaci sono
presenti o informati della riunione e nessuno si oppone alla trattazione dell'argomento.
Le decisioni dei soci che non sono prese in conformità della legge o dell'atto costitutivo possono essere
impugnate dai soci che non vi hanno consentito, da ciascun amministratore e dal collegio sindacale entro 90
giorni dalla loro trascrizione nel libro delle decisioni dei soci. Il tribunale, qualora ne ravvisi l'opportunità e
ne sia fatta richiesta dalla società o da chi ha proposto l'impugnativa, può assegnare un termine non superiore
a 180 giorni per l'adozione di una nuova decisione idonea ad eliminare la causa di invalidità. Le decisioni
aventi oggetto illecito o impossibile e quelle prese in assenza assoluta di informazione possono essere
impugnate da chiunque vi abbia interesse entro 3 anni dalla trascrizione. Possono essere impugnate senza
limiti di tempo le deliberazioni che modificano l'oggetto sociale prevedendo attività impossibili o illecite.

L’amministrazione della società è affidata a uno o più soci nominati con decisione dei soci che restano in
carica a tempo indeterminato. Quando l'amministrazione è affidata a più persone, queste costituiscono il
consiglio di amministrazione. L'atto costitutivo può tuttavia prevedere che l'amministrazione sia ad esse
affidata disgiuntamente oppure congiuntamente. Qualora sia costituito un consiglio di amministrazione, l'atto
costitutivo può prevedere che le decisioni siano adottate mediante consultazione scritta o sulla base del
consenso espresso per iscritto. La redazione del progetto di bilancio e dei progetti di fusione o scissione,
nonché le decisioni di aumento del capitale sono in ogni caso di competenza dell'organo amministrativo.
Coincide con quella prevista per la s.p.a. la disciplina del potere di rappresentanza degli amministratori e
quella dell’impugnazione delle decisioni del consiglio adottate col voto determinante di un amministratore in
conflitto d’interessi.
Gli amministratori sono solidalmente responsabili verso la società dei danni derivanti dall'inosservanza dei
doveri ad essi imposti dalla legge e dall'atto costitutivo per l'amministrazione della società. Sono altresì
solidalmente responsabili con gli amministratori, i soci che hanno intenzionalmente deciso o autorizzato il
compimento di atti dannosi per la società, i soci o i terzi. L'azione di responsabilità contro gli amministratori
è promossa da ciascun socio, il quale può altresì chiedere, in caso di gravi irregolarità nella gestione della
società, che sia adottato provvedimento cautelare di revoca degli amministratori medesimi.
L'atto costitutivo può prevedere, determinandone le competenze e poteri, la nomina di un collegio sindacale
o di un revisore. La nomina del collegio sindacale è obbligatoria se il capitale sociale non è inferiore a quello
minimo stabilito per le s.p.a. o se non ricorrono le condizioni stabilite per la redazione del bilancio di
esercizio in forma abbreviata. Ogni socio non amministratore ha diritto di avere dagli amministratori notizie
dello svolgimento degli affari sociali e di consultare i libri sociali e i documenti dell’amministrazione.

La redazione del bilancio e la distribuzione degli utili non presenza sostanziali differenze rispetto alla
disciplina della s.p.a..
L'atto costitutivo può attribuire agli amministratori la facoltà di aumentare il capitale sociale,
determinandone i limiti e le modalità di esercizio. Le discipline dell’aumento e della riduzione reale del
capitale sociale e dello scioglimento ricalcano quelle della s.p.a..

Capitolo XII: Le società cooperative

Le società cooperative sono società a capitale variabile che si caratterizzano per lo specifico scopo perseguito
nello svolgimento dell’attività d’impresa: lo scopo mutualistico. La Repubblica riconosce la funzione sociale
della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e

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favorisce l’incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le
finalità.

Lo scopo-mezzo delle cooperative è, come per le lucrative, l’esercizio in comune di un’attività economica.
Lo scopo-fine, invece, è lo scopo mutualistico, mentre nelle lucrative è la produzione di utili da distribuire
fra i soci. Lo scopo mutualistico consiste nel fornire beni o servizi od occasioni di lavoro direttamente ai
membri dell’organizzazione a condizioni più vantaggiose di quelle che otterrebbero sul mercato. Nelle
cooperative di consumo c’è una tendenziale coincidenza fra i soci e i soggetti che usufruiscono dei beni o
servizi prodotti dall’impresa sociale. Nelle cooperative di produzione e lavoro i fattori produttivi necessari
sono forniti dai soci stessi. L’attività d’impresa delle cooperative si caratterizza per la gestione di servizio a
favore dei soci che sono i destinatari elettivi dei beni o servizi prodotti dalla cooperativa. Anche i soci mirano
a realizzare un risultato economico ed un proprio vantaggio patrimoniale che è quello di soddisfare un
comune preesistente bisogno economico conseguendo un risparmio di spesa per i beni o servizi acquistati
dalla propria società o una maggiore retribuzione per i propri beni o servizi alla stessa ceduti.

Le società cooperative possono fornire a terzi le medesime prestazioni che formano oggetto della gestione a
favore dei soci. Ciò è finalizzato alla produzione di utili: può essere attività oggettivamente lucrativa. Lo
scopo mutualistico può coesistere con un’attività con terzi produttiva di utili. Incompatibile con lo scopo
mutualistico è e resta l’integrale distribuzione ai soci degli utili prodotti della cooperativa.

Le cooperative a mutualità prevalente sono caratterizzate da:


a) la presenza nello statuto di clausole che limitano la distribuzione di utili e riserve ai cooperatori;
b) la circostanza che la loro attività deve essere svolta prevalentemente prestazioni lavorative dei soci o
beni e servizi dagli stessi apportati. Gli amministratori e sindaci devono documentare nella nota
integrativa l bilancio tali condizioni di prevalenza che ricorre quando i rapporti di scambio con i soci
superano il 50% del totale dei rapporti intrattenuti nell’anno della società.
Perdono la qualifica di cooperative a mutualità prevalente le società che per 2 esercizi non rispettano tali
condizioni e quelle esistenti che entro la fine del 2004 non si adeguano possono trasformarsi in società
ordinarie o in consorzio. Questo tipo di cooperative è tenuto ad iscriversi in un apposito albo tenuto a cura
del Ministero delle attività produttive. In una distinta sezione dello stesso albo si iscrivono le altre società
cooperative. L’atto costitutivo deve stabilire le regole per lo svolgimento dell’attività mutualistica con i soci,
se la società può svolgere la propria attività anche con terzi e nei relativi rapporti dev’essere rispettato il
principio di parità di trattamento.

La società cooperativa di medie e grandi dimensioni utilizza la disciplina della s.p.a., quella di piccole
dimensione utilizza la disciplina della s.r.l..
Per procedere alla costituzione di una società cooperativa è necessario che i soci siano almeno 9. Può essere
costituita una società cooperativa da almeno 3 soci quando i medesimi sono persone fisiche e la società
adotta le norme della s.r.l.. Se successivamente alla costituzione il numero dei soci diviene inferiore a quello
stabilito, esso deve essere integrato nel termine massimo di un anno, trascorso il quale la società si scioglie e
deve essere posta in liquidazione. La legge determina il numero minimo di soci necessario per la costituzione
di particolari categorie di cooperative. Non possono in ogni caso divenire soci quanti esercitano in proprio
imprese identiche o affini con quella della cooperativa, ma ciò non vale per i soci sovventori. Il
procedimento di costituzione ricalca quello della s.p.a. o s.r.l.. La società deve costituirsi per atto pubblico.
L'atto costitutivo stabilisce le regole per lo svolgimento dell'attività mutualistica e può prevedere che la
società svolga la propria attività anche con terzi. Le indicazioni coincidono con quelle stabilite per la s.p.a.. È
necessario inserire la indicazione specifica dell'oggetto sociale con riferimento ai requisiti e agli interessi dei
soci, i requisiti per l'ammissione dei nuovi soci e la relativa procedura, secondo criteri non discriminatori
coerenti con lo scopo mutualistico e l'attività economica svolta, le condizioni per l'eventuale recesso o per la
esclusione dei soci, le regole per la ripartizione degli utili e i criteri per la ripartizione dei ristorni. La
denominazione sociale, in qualunque modo formata, deve contenere l'indicazione di società cooperativa. Le
società cooperative a mutualità prevalente devono indicare negli atti e nella corrispondenza il numero di
iscrizione presso l'albo delle cooperative a mutualità prevalente. L’atto costitutivo dev’essere iscritto nel
registro delle imprese e con l’iscrizione acquista personalità giuridica.

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La disciplina dei conferimenti e delle prestazioni accessorie è identica a quella per la s.p.a. o s.r.l. a seconda
della dimensione della società. Nelle società cooperative per le obbligazioni sociali risponde soltanto la
società con il suo patrimonio. Il socio che non esegue in tutto o in parte il pagamento delle quote o delle
azioni sottoscritte può, previa intimazione da parte degli amministratori, essere escluso. Il socio che cessa di
far parte della società risponde verso questa per il pagamento dei conferimenti non versati, per un anno dal
giorno in cui il recesso, la esclusione o la cessione della quota si è verificata. Se entro un anno dallo
scioglimento del rapporto associativo si manifesta l'insolvenza della società, il socio uscente è obbligato
verso questa nei limiti di quanto ricevuto per la liquidazione della quota o per il rimborso delle azioni. Il
creditore particolare del socio cooperatore, finché dura la società, non può agire esecutivamente sulla quota e
sulle azioni del medesimo.

La partecipazione sociale può essere rappresentata da quote o da azioni. Il valore nominale di ciascuna
azione o quota non può essere inferiore a € 25 né superiore a € 500. Ove la legge non preveda diversamente,
nelle società cooperative nessun socio può avere una quota superiore a € 1000, né tante azioni il cui valore
nominale superi tale somma. L'atto costitutivo, nelle società cooperative con più di 500 soci, può elevare il
limite previsto nel precedente comma sino al 2% del capitale sociale. I limiti non si applicano nel caso di
conferimenti di beni in natura o di crediti e con riferimento ai soci diversi dalle persone fisiche ed ai
sottoscrittori degli strumenti finanziari dotati di diritti di amministrazione.
La quota o le azioni dei soci cooperatori non possono essere cedute con effetto verso la società, se la cessione
non è autorizzata dagli amministratori, il cui provvedimento che la concede o la nega deve essere comunicato
al socio entro 60 giorni dal ricevimento della richiesta. Il silenzio vale assenso. L’autorizzazione non potrà
essere validamente concessa qualora l’acquirente non possegga i requisiti soggettivi fissati per legge o
dall’atto costitutivo. Il provvedimento che nega al socio l'autorizzazione deve essere motivato e contro lo
stesso il socio può proporre opposizione al tribunale.
L'atto costitutivo può autorizzare gli amministratori ad acquistare o rimborsare quote o azioni della società,
purché il rapporto tra patrimonio netto e complessivo indebitamento debba essere superiore ad un quarto e
l'acquisto o il rimborso sia fatto nei limiti degli utili distribuibili e delle riserve disponibili risultanti
dall'ultimo bilancio regolarmente approvato.

I soci sovventori sono soci non specificatamente interessati alle prestazioni mutualistiche ed il loro ruolo è
elusivamente quello di apportare il capitale di rischio necessario per lo svolgimento dell’attività della
cooperativa. I loro conferimenti sono rappresentati da azioni o quote nominative liberamente trasferibili.
L’atto costitutivo può stabilire particolari condizioni a favore dei soci sovventori per la ripartizione degli utili
e la liquidazione delle quote o delle azioni. Il tasso di remunerazione non può essere maggiorato più del 2%
rispetto a quello previsto per i soci cooperatori. L’atto costitutivo può attribuire a ciascun socio sovventore
massimo 5 voti. I voti attribuibili ai sovventori non possono mai superare un terzo dei voti spettanti a tutti i
soci. I soci sovventori possono essere nominati amministratori ma la maggioranza degli amministratori
dev’essere costituita dai soci cooperatori.
Le azioni di partecipazione cooperativa sono simili alle azioni di risparmio: sono prive di diritto di voto e
sono privilegiate nella ripartizione degli utili e nel rimborso del capitale. Possono essere emesse per un
ammontare non superiore al valore delle riserve indivisibili o del patrimonio netto risultante dall’ultimo
bilancio. Devono essere offerte in opzione per almeno la metà ai soci ed ai lavoratori dipendenti della
cooperativa. Possono essere emesse al portatore se interamente liberate. Le azioni di partecipazione
assicurano ex lege una partecipazione agli utili maggiorata del 2% rispetto a quella delle quote o delle azioni
dei cooperatori, hanno diritto di prelazione nel rimborso del capitale per l’intero valore nominale, in sede di
scioglimento della società, le perdite incidono sulle stesse solo per la parte che eccede il valore nominale
complessivo delle altre azioni o quote.
L’organizzazione di gruppo si articola nell’assemblea speciale di categoria e nel rappresentante comune.
Alle società cooperative è stata consentita anche l’emissione di obbligazioni per la raccolta di capitale di
prestito. Il limite all’emissione è l’ammontare del capitale versato e delle riserve risultanti dall’ultimo
bilancio approvato. Tutte le cooperative possono emettere strumenti finanziari come la s.p.a.. L'atto
costitutivo stabilisce i diritti di amministrazione o patrimoniali attribuiti ai possessori degli strumenti
finanziari e le eventuali condizioni cui è sottoposto il loro trasferimento. Ai possessori di strumenti finanziari
non può essere attribuito più di un terzo dei voti spettanti all’insieme degli altri soci presenti. Per gli
strumenti senza voto è prevista un’organizzazione a tutela dei relativi interessi. La cooperativa cui si

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applicano le norme sulla s.r.l. può offrire in sottoscrizione strumenti privi di diritti di amministrazione solo a
investitori qualificati.

Gli organi delle società cooperative disciplinati dalle norme sulla s.p.a. sono gli stessi della s.p.a. ed identico
è il riparto di funzioni, ma ci sono alcune diversità:
a) Ciascun socio cooperatore ha un solo voto, qualunque sia il valore della quota o il numero delle
azioni possedute. Solo ai soci persone giuridiche possono essere attribuiti massimo 5 voti, in
relazione dell’ammontare della quota o delle azioni, oppure al numero dei loro membri. L'atto
costitutivo determina i limiti al diritto di voto degli strumenti finanziari offerti in sottoscrizione ai
soci cooperatori. Nelle cooperative di produzione l'atto costitutivo può prevedere che il diritto di
voto sia attribuito in ragione della partecipazione allo scambio mutualistico, ma nessun socio può
esprimere più di un decimo dei voti;
b) Nelle assemblee hanno diritto di voto coloro che risultano iscritti da almeno 90 giorni nel libro dei
soci;
c) Il socio può farsi rappresentare solo da un altro socio. Ciascun socio può rappresentare sino ad un
massimo di 10 soci;
d) L'atto costitutivo può prevedere che il voto venga espresso per corrispondenza, ovvero mediante altri
mezzi di telecomunicazione. In tal caso l'avviso di convocazione deve contenere per esteso la
deliberazione proposta;
e) I quorum costitutivi e deliberativi vanno calcolati secondo il numero dei voti spettanti per testa ai
soci;
f) L'atto costitutivo delle società cooperative può prevedere lo svolgimento di assemblee separate,
anche rispetto a specifiche materie ovvero in presenza di particolari categorie di soci. Lo
svolgimento di assemblee separate deve essere previsto quando la società cooperativa ha più di 3000
soci e svolge la propria attività in più province ovvero se ha più di 500 soci e si realizzano più
gestioni mutualistiche. Le assemblee separate deliberano sulle stesse materie che formeranno oggetto
dell’assemblea generale ed eleggono dei soci-delegati che parteciperanno a quest’ultima.
L’assemblea generale è costituita dai delegati designati dalle assemblee separate e delibera
definitivamente sulle materie dell’ordine del giorno. Le deliberazioni della assemblea generale
possono essere impugnate anche dai soci assenti e dissenzienti nelle assemblee separate quando,
senza i voti espressi dai delegati delle assemblee separate irregolarmente tenute, verrebbe meno la
maggioranza richiesta per la validità della deliberazione. Le deliberazioni delle assemblee separate
non possono essere autonomamente impugnate.

Se la cooperativa ha adottato il sistema dualistico, i possessori di strumenti finanziari non possono eleggere
più di un terzo dei componenti del consiglio di sorveglianza e più di un terzo dei componenti del consiglio di
gestione. I componenti del consiglio di sorveglianza eletti dai soci cooperatori devono essere scelti tra i soci
cooperatori.
Se la cooperativa ha adottato il sistema monistico, agli amministratori eletti dai possessori di strumenti
finanziari, in misura comunque non superiore ad un terzo, non possono essere attribuite deleghe operative né
gli stessi possono fare parte del comitato esecutivo.
Se la cooperativa ha adottato il sistema tradizionale, la maggioranza degli amministratori è scelta tra i soci
cooperatori. L'atto costitutivo può prevedere che uno o più amministratori siano scelti tra gli appartenenti alle
diverse categorie dei soci, in proporzione dell'interesse che ciascuna categoria ha nell'attività sociale. L’atto
costitutivo deve stabilire limiti al cumulo delle cariche ed alla rieleggibilità degli amministratori, col limite
massimo di 3 mandati consecutivi.
La nomina del collegio sindacale è obbligatoria solo quando la cooperativa ha un capitale non inferiore a
quello minimo della s.p.a., quando solo superati i limiti per la redazione del bilancio in forma abbreviata o
quando la società ha emesso strumenti finanziari partecipativi. L'atto costitutivo può attribuire il diritto di
voto nell'elezione dell'organo di controllo proporzionalmente alle quote o alle azioni possedute ovvero in
ragione della partecipazione allo scambio mutualistico. I possessori degli strumenti finanziari dotati di diritti
di amministrazione possono eleggere, se lo statuto lo prevede, nel complesso sino ad un terzo dei
componenti dell'organo di controllo.
Al collegio dei probiviri è affidata la risoluzione di eventuali controversie fra soci o fra soci e società,
riguardanti il rapporto sociale o la gestione mutualistica. Non possono essere delegati dagli amministratori i

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poteri in materia di ammissione, di recesso e di esclusione dei soci e le decisioni che incidono sui rapporti
mutualistici con i soci.
Le società cooperative sono assoggettate al controllo giudiziario sulla gestione. Infatti i fatti previsti dall'art.
2409 possono essere denunciati al tribunale dai soci che siano titolari del decimo del capitale sociale ovvero
da un decimo del numero complessivo dei soci, e, nelle società cooperative che hanno più di 3000 soci, da un
ventesimo dei soci. Il ricorso deve essere notificato a cura dei ricorrenti anche all'autorità di vigilanza. Il
tribunale, sentiti in camera di consiglio gli amministratori, i sindaci e l'autorità di vigilanza, dichiara
improcedibile il ricorso se per i medesimi fatti sia stato già nominato un ispettore o un commissario
dall'autorità di vigilanza. L'autorità di vigilanza dispone la sospensione del procedimento dalla medesima
iniziato se il tribunale per i medesimi fatti ha nominato un ispettore o un amministratore giudiziario.

Le società cooperative sono sottoposte alle autorizzazioni, alla vigilanza e agli altri controlli sulla gestione
previsti dalle leggi speciali al fine di assicurare il regolare funzionamento amministrativo e contabile delle
stesse ed il rispetto delle condizioni richieste per la concessione delle agevolazioni tributarie e creditizie. Per
alcune cooperative la vigilanza spetta al Ministero del Lavoro ed è esercitata tramite ispezioni ordinarie e
straordinarie disposte ogni qualvolta se ne ravvisa l’opportunità. In caso di irregolare funzionamento delle
società cooperative, l'autorità governativa può revocare gli amministratori e i sindaci, e affidare la gestione
della società ad un commissario, determinando i poteri e la durata. L'autorità di vigilanza può sciogliere le
società cooperative e gli enti mutualistici che non perseguono lo scopo mutualistico o non sono in condizione
di raggiungere gli scopi per cui sono stati costituiti o che per 2 anni consecutivi non hanno depositato il
bilancio di esercizio o non hanno compiuto atti di gestione.

La formazione del bilancio è assoggettata alla disciplina delle s.p.a.. Le cooperative più grandi devono
sottoporre il bilancio a revisione obbligatoria da parte di una società di revisione. Qualunque sia l'ammontare
del fondo di riserva legale, deve essere a questo destinato almeno il 30% degli utili netti annuali. Una quota
degli utili netti annuali (3%) deve essere corrisposta ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo
della cooperazione, nella misura e con le modalità previste dalla legge. Sono indivisibili le riserve che per
disposizione di legge o dello statuto non possono essere ripartite tra i soci, neppure in caso di scioglimento
della società. Le riserve indivisibili possono essere utilizzate per la copertura di perdite solo dopo che sono
esaurite le riserve che la società aveva destinato ad operazioni di aumento di capitale e quelle che possono
essere ripartite tra i soci in caso di scioglimento della società. Per le cooperative a mutualità prevalente,
devono essere previsti negli statuti:
a) il divieto di distribuire i dividendi in misura superiore all'interesse massimo dei buoni postali
fruttiferi, aumentato di 2 punti e mezzo rispetto al capitale effettivamente versato;
b) il divieto di remunerare gli strumenti finanziari offerti in sottoscrizione ai soci cooperatori in misura
superiore a 2 punti rispetto al limite massimo previsto per i dividendi;
c) il divieto di distribuire le riserve fra i soci cooperatori;
d) l'obbligo di devoluzione, in caso di scioglimento della società, dell'intero patrimonio sociale, dedotto
soltanto il capitale sociale e i dividendi eventualmente maturati, ai fondi mutualistici per la
promozione e lo sviluppo della cooperazione.
In tutte le cooperative possono essere distribuiti dividendi, acquistate proprie quote o azioni ovvero assegnate
ai soci le riserve divisibili se il rapporto tra il patrimonio netto e il complessivo indebitamento della società è
superiore ad un quarto. Il divieto non si applica nei confronti dei possessori di strumenti finanziari. La quota
di utili che residua se non assegnata dev’essere destinata a fini mutualistici. Dagli utili vanno tenuti distinti i
ristorni che costituiscono rimborso ai soci di parte del prezzo pagato per i beni o servizi acquistati dalla
cooperativa a prezzo di mercato, ovvero integrazione della retribuzione corrisposta. Le cooperative devono
riportare separatamente nel bilancio i dati relativi all'attività svolta con i soci, distinguendo eventualmente le
diverse gestioni mutualistiche. L'assemblea può deliberare la ripartizione dei ristorni a ciascun socio anche
mediante aumento proporzionale delle rispettive quote o con l'emissione di nuove azioni.

Le società cooperative sono società a capitale variabile. Nelle società cooperative l'ammissione di nuovi soci,
non importa modificazione dell'atto costitutivo. La società può deliberare aumenti di capitale con
modificazione dell'atto costitutivo. L'ammissione di un nuovo socio è fatta con deliberazione degli
amministratori su domanda dell'interessato. La deliberazione di ammissione deve essere comunicata
all'interessato e annotata a cura degli amministratori nel libro dei soci. Il nuovo socio deve versare, oltre
l'importo della quota o delle azioni, il soprapprezzo eventualmente determinato dall'assemblea in sede di

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approvazione del bilancio su proposta dagli amministratori. Il consiglio di amministrazione deve entro 60
giorni motivare la deliberazione di rigetto della domanda di ammissione e comunicarla agli interessati. L'atto
costitutivo può prevedere, determinandone i diritti e gli obblighi, l'ammissione del nuovo socio cooperatore
in una categoria speciale in ragione dell'interesse alla sua formazione ovvero del suo inserimento
nell'impresa. I soci ammessi alla categoria speciale non possono in ogni caso superare un terzo del numero
totale dei soci cooperatori. Al termine di un periodo comunque non superiore a 5 anni il nuovo socio è
ammesso a godere i diritti che spettano agli altri soci cooperatori.
Costituiscono cause di riduzione del numero dei soci e del capitale:
Recesso
Il socio cooperatore può recedere dalla società nei casi previsti dalla legge e dall'atto costitutivo. Il recesso
non può essere parziale. La dichiarazione di recesso deve essere comunicata con raccomandata alla società.
Gli amministratori devono esaminarla entro 60 giorni dalla ricezione. Se non sussistono i presupposti del
recesso, gli amministratori devono darne immediata comunicazione al socio, che entro 60 giorni dal
ricevimento della comunicazione, può proporre opposizione innanzi il tribunale. Il recesso ha effetto per
quanto riguarda il rapporto sociale dalla comunicazione del provvedimento di accoglimento della domanda.
Ove la legge o l'atto costitutivo non preveda diversamente, per i rapporti mutualistici tra socio e società il
recesso ha effetto con la chiusura dell'esercizio in corso, se comunicato 3 mesi prima, e, in caso contrario,
con la chiusura dell'esercizio successivo.
Esclusione
Il socio che non esegue in tutto o in parte il pagamento delle quote o delle azioni sottoscritte può, previa
intimazione da parte degli amministratori, essere escluso. Ciò può aver luogo anche:
1) nei casi previsti dall'atto costitutivo;
2) per gravi inadempienze delle obbligazioni che derivano dalla legge, dal contratto sociale, dal
regolamento o dal rapporto mutualistico;
3) per mancanza o perdita dei requisiti previsti per la partecipazione alla società;
4) nei casi previsti dall'art. 2286;
5) nei casi previsti dall'art. 2288, primo comma.
L'esclusione deve essere deliberata dagli amministratori o, se l'atto costitutivo lo prevede, dall'assemblea.
Contro la deliberazione di esclusione il socio può proporre opposizione al tribunale, nel termine di 60 giorni
dalla comunicazione. Qualora l'atto costitutivo non preveda diversamente, lo scioglimento del rapporto
sociale determina anche la risoluzione dei rapporti mutualistici pendenti.
Morte
In caso di morte del socio, gli eredi hanno diritto alla liquidazione della quota o al rimborso delle azioni.
L'atto costitutivo può prevedere che gli eredi provvisti dei requisiti per l'ammissione alla società subentrino
nella partecipazione del socio deceduto. In caso di pluralità di eredi, questi debbono nominare un
rappresentante comune, salvo che la quota sia divisibile e la società consenta la divisione.
La liquidazione della partecipazione sociale, eventualmente ridotta in proporzione alle perdite imputabili al
capitale, avviene sulla base dei criteri stabiliti nell'atto costitutivo assumendo come base il bilancio
dell’esercizio in cui il rapporto si scioglie limitatamente al socio. Salvo diversa disposizione, la liquidazione
comprende anche il rimborso del soprapprezzo, ove versato ed il pagamento deve essere fatto entro 180
giorni dall'approvazione del bilancio.

Il contratto con cui più cooperative appartenenti anche a categorie diverse regolano, anche in forma
consortile, la direzione e il coordinamento delle rispettive imprese (gruppo cooperativo paritetico) deve
indicare:
1) la durata;
2) la cooperativa o le cooperative cui è attribuita la direzione del gruppo, indicandone i relativi poteri;
3) l'eventuale partecipazione di altri enti pubblici e privati;
4) i criteri e le condizioni di adesione e di recesso dal contratto;
5) i criteri di compensazione e l'equilibrio nella distribuzione dei vantaggi derivanti dall'attività
comune.
La cooperativa può recedere dal contratto senza che ad essa possano essere imposti oneri di alcun tipo
qualora, per effetto dell'adesione al gruppo, le condizioni dello scambio risultino pregiudizievoli per i propri
soci. Le cooperative aderenti ad un gruppo sono tenute a depositare in forma scritta l'accordo di
partecipazione presso l'albo delle società cooperative.

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La società cooperativa si scioglie per le cause previste per le società di capitali con la sola differenza che solo
la perdita totale del capitale è causa di scioglimento. Sono specifiche cause la riduzione dei soci al di sotto
del numero minimo di 9 (o 3) se questo non è reintegrato entro un anno e la liquidazione coatta
amministrativa disposta dall’autorità governativa. In caso di irregolarità o di eccessivo ritardo nello
svolgimento della liquidazione ordinaria di una società cooperativa, l'autorità governativa può sostituire i
liquidatori o, se questi sono stati nominati dall'autorità giudiziaria, può chiederne la sostituzione al tribunale.

Le mutue assicuratrici sono società cooperative caratterizzate dalla stretta interdipendenza che per legge
esiste fra la qualità di socio e la qualità di assicurato: non si può acquistare la qualità di socio, se non
assicurandosi presso la società, e si perde la qualità di socio con l'estinguersi dell'assicurazione. Le
obbligazioni sono garantite dal patrimonio sociale. I soci sono tenuti al pagamento dei contributi fissi o
variabili, entro il limite massimo determinato dall'atto costitutivo. L'atto costitutivo può prevedere la
costituzione di fondi di garanzia per il pagamento delle indennità, mediante speciali conferimenti da parte di
assicurati o di terzi, attribuendo anche a questi ultimi la qualità di socio. L'atto costitutivo può attribuire a
ciascuno dei soci sovventori più voti, ma non oltre 5, in relazione all'ammontare del conferimento. I voti
attribuiti ai soci sovventori, come tali, devono in ogni caso essere inferiori al numero dei voti spettanti ai soci
assicurati. I soci sovventori possono essere nominati amministratori. La maggioranza degli amministratori
deve essere costituita da soci assicurati.

Capitolo XIII: Trasformazione. Fusione e scissione

A. LA TRASFORMAZIONE
La trasformazione omogenea è il cambiamento del tipo di società, il passaggio da un tipo ad un altro di
società. Con questa cambia l’assetto organizzativo della società per adattarsi alle nuove esigenze
sopravvenute durante la vita della stessa e non si ha l’estinzione della società preesistente e la nascita di una
nuova società: è la stessa società che continua a vivere in una rinnovata veste giuridica e che conserva i diritti
e gli obblighi e prosegue in tutti i rapporti anche processuali dell'ente che ha effettuato la trasformazione. È
vietata la trasformazione di una società cooperativa a mutualità prevalente in società lucrativa anche se
deliberata all’unanimità. È consentita la trasformazione delle altre cooperative in società lucrative o in
consorzi e la trasformazione di società di capitali in cooperative. Può farsi luogo alla trasformazione anche in
pendenza di procedura concorsuale, purché non vi siano incompatibilità con le finalità o lo stato della stessa.

La trasformazione omogenea dev’essere deliberata secondo le modalità previste per le modificazioni


dell’atto costitutivo e con l’osservanza delle relative maggioranze.
Per una società di persone che vuole trasformarsi in società di capitali, la trasformazione è decisa con il
consenso della maggioranza dei soci determinata secondo la parte attribuita a ciascuno negli utili; in ogni
caso al socio che non ha concorso alla decisione spetta il diritto di recesso.
La deliberazione di trasformazione di società di capitali in società di persone è adottata con le maggioranze
previste per le modifiche dello statuto. È comunque richiesto il consenso dei soci che con la trasformazione
assumono responsabilità illimitata. Al socio che non ha concorso alla decisione spetta il diritto di recesso.
Le società cooperative diverse da quelle a mutualità prevalente possono deliberare, con il voto favorevole di
almeno la metà dei soci della cooperativa, la trasformazione in una società o in consorzio. Quando i soci
sono meno di 50, la deliberazione deve essere approvata con il voto favorevole dei due terzi di essi. Quando i
soci sono più di 10000, l'atto costitutivo può prevedere che la trasformazione sia deliberata con il voto
favorevole dei due terzi dei votanti se all'assemblea sono presenti, personalmente o per delega, almeno il
20% dei soci.
La delibera di trasformazione fissa le basi organizzative della società nella nuova veste giuridica e deve
rispondere ai requisiti di forma e di contenuto previsti per l’atto costitutivo del tipo di società prescelto.
Nel caso di trasformazione da società di capitali in società di persone gli amministratori devono predisporre
una relazione che illustri le motivazioni e gli effetti della trasformazione. Copia della relazione deve restare
depositata presso la sede sociale durante i 30 giorni che precedono l'assemblea convocata per deliberare la
trasformazione; i soci hanno diritto di prenderne visione e di ottenerne gratuitamente copia.
Nel caso di trasformazione da società di persone in società di capitali la trasformazione deve risultare da atto
pubblico, contenente le indicazioni previste dalla legge per l'atto di costituzione del tipo adottato.
Alla delibera di trasformazione dev’essere allegata una relazione giurata di stima del patrimonio sociale. La
delibera di trasformazione in società di capitali è soggetta a controllo di legittimità da parte del notaio che ha

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redatto il verbale e ad iscrizione nel registro delle imprese con la quale il procedimento si completa e la
trasformazione produce i suoi effetti. Ogni socio ha diritto all'assegnazione di un numero di azioni o di una
quota in misura corrispondente alla sua partecipazione.
Nelle società cooperative diverse da quelle a mutualità prevalente, la deliberazione di trasformazione
devolve il valore effettivo del patrimonio, dedotti il capitale versato e rivalutato e i dividendi non ancora
distribuiti, esistente alla data di trasformazione, ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della
cooperazione.
Eseguita la pubblicità, l'invalidità dell'atto di trasformazione non può essere pronunciata. Resta salvo il
diritto al risarcimento del danno eventualmente spettante ai partecipanti all'ente trasformato ed ai terzi
danneggiati dalla trasformazione.

I soci che con la trasformazione assumono responsabilità illimitata, rispondono illimitatamente anche per le
obbligazioni sociali sorte anteriormente alla trasformazione. A seguito della trasformazione viene meno la
responsabilità illimitata di tutti o di alcuni dei soci. La trasformazione non libera i soci a responsabilità
illimitata dalla responsabilità per le obbligazioni sociali sorte prima dell’iscrizione della delibera nel registro
delle imprese.
Il consenso dei creditori alla trasformazione vale come consenso alla liberazione di tutti i soci a
responsabilità illimitata. Il consenso alla trasformazione si presume se ai singoli creditori è stata comunicata
per raccomandata la delibera di trasformazione ed essi non hanno negato espressamente la loro adesione nel
termine di 60 giorni dal ricevimento della comunicazione. Il silenzio vale consenso.

Le società di capitali possono trasformarsi in consorzi, società consortili, società cooperative, comunioni di
azienda, associazioni non riconosciute e fondazioni, ma non in associazioni riconosciute. Si applica la
disciplina della trasformazione in quanto compatibile. La deliberazione deve essere assunta con il voto
favorevole dei due terzi degli aventi diritto, e comunque con il consenso dei soci che assumono
responsabilità illimitata. La deliberazione di trasformazione in fondazione produce gli effetti che il codice
civile ricollega all'atto di fondazione o alla volontà del fondatore.
I consorzi, le società consortili, le comunioni d'azienda, le associazioni riconosciute e le fondazioni possono
trasformarsi in una società di capitali. La deliberazione di trasformazione deve essere assunta, nei consorzi,
con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei consorziati; nelle comunioni di aziende all'unanimità;
nelle società consortili e nelle associazioni con la maggioranza richiesta dalla legge o dall'atto costitutivo per
lo scioglimento anticipato. La trasformazione di fondazioni in società di capitali è disposta dall'autorità
governativa, su proposta dell'organo competente. la trasformazione eterogenea ha effetto dopo 60 giorni
dall'ultimo degli adempimenti pubblicitari previsti. I creditori possono, nel suddetto termine, fare
opposizione.

B. LA FUSIONE
La fusione è l’unificazione di 2 o più società in una sola che consente di ampliarne la dimensione e la
competitività sul mercato. Da’ luogo ad una concentrazione giuridica ed economica. Può essere realizzata:
a) con la costituzione di una nuova società che prende il posto di tutte le società che si fondono (fusione
in senso stretto);
b) mediante assorbimento in una società preesistente di una o più altre società (fusione per
incorporazione).
La fusione può avere luogo fra società dello stesso tipo, fra società di tipo diverso e fra società ed enti di tipo
diverso nei limiti consentiti. La fusione fra società eterogenee comporta la trasformazione di una o più delle
società che si fondono. La fusione non è consentita alle società in stato di liquidazione e che abbiano già
iniziato la distribuzione dell’attivo. La società che risulta dalla fusione o quella incorporante assumono i
diritti e gli obblighi delle società partecipanti alla fusione, proseguendo in tutti i loro rapporti, anche
processuali, anteriori alla fusione.

L'organo amministrativo delle società partecipanti alla fusione redige un progetto di fusione, dal quale
devono in ogni caso risultare:
1) il tipo, la denominazione o ragione sociale, la sede delle società partecipanti alla fusione;
2) l'atto costitutivo della nuova società risultante dalla fusione o di quella incorporante, con le eventuali
modificazioni derivanti dalla fusione;
3) il rapporto di cambio delle azioni o quote, nonché l'eventuale conguaglio in danaro;

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Il progetto di fusione dev’essere iscritto nel registro delle imprese del luogo ove hanno sede le società
partecipanti alla fusione. È prescritta la redazione preventiva di altri 3 documenti:
1. la situazione patrimoniale
deve essere redatto dall’organo amministrativo delle società partecipanti alla fusione, con l'osservanza delle
norme sul bilancio d'esercizio. La sua funzione è di fornire ai creditori sociali informazioni aggiornate per il
consapevole esercizio del diritto di opposizione alla fusione.
2. la relazione degli amministratori
è una relazione predisposta dall'organo amministrativo delle società partecipanti alla fusione che illustra e
giustifica, sotto il profilo giuridico ed economico, il progetto di fusione e in particolare il rapporto di cambio
delle azioni o delle quote.
3. la relazione degli esperti
è una relazione redatta da uno o più esperti per ciascuna società, sulla congruità del rapporto di cambio delle
azioni o delle quote e deve contenere un parere sull'adeguatezza del metodo o dei metodi seguiti per la
determinazione del rapporto di cambio.
Il progetto di fusione, le relazioni degli amministratori e degli esperti, le situazioni patrimoniali delle società
ed i loro bilanci degli ultimi 3 esercizi devono restare depositati in copia nella sede delle società partecipanti
alla fusione, durante i 30 giorni che precedono la decisione in ordine alla fusione, salvo che i soci rinuncino
al termine con consenso unanime, e finché la fusione sia decisa. I soci hanno diritto di prendere visione di
questi documenti e di ottenerne gratuitamente copia.
Sono ammesse semplificazioni in determinati casi.

La fusione è decisa da ciascuna delle società che vi partecipano mediante approvazione del relativo progetto.
La decisione di fusione può apportare al progetto le modifiche che non incidono sui diritti dei soci o dei terzi.
Per l’approvazione vanno rispettate le norme dettate per le modificazioni dell’atto costitutivo. Nelle società
di persone è sufficiente la maggioranza dei soci calcolata secondo la parte attribuita a ciascuno negli utili. Al
socio che non abbia consentito alla fusione è riconosciuto diritto di recesso dalla società. Nelle società di
capitali la fusione dev’essere deliberata dall’assemblea straordinaria con le normali maggioranze. In caso di
fusione eterogenea i soci che non hanno concorso alla deliberazione avranno diritto di recesso che però è
riconosciuto in caso di fusione omogenea solo per la s.r.l..
La deliberazione di fusione delle società deve essere depositata per l'iscrizione nel registro delle imprese,
insieme con i documenti

La fusione può essere attuata solo dopo 60 giorni dall’iscrizione nel registro delle imprese dell’ultima
delibera delle società che vi partecipano. Entro tale termine ciascun creditore anteriore alla pubblicazione del
progetto può proporre opposizione alla fusione. Il tribunale può disporre, in caso di opposizione, che la
fusione abbia ugualmente luogo. La garanzia non è necessaria se la relazione degli esperti asseveri che la
situazione patrimoniale e finanziaria delle partecipanti non la rende necessaria. Se alla fusione partecipano
società con soci a responsabilità illimitata e la società risultante è una società di capitali, resta ferma la
responsabilità personale dei soci delle prime per le obbligazioni anteriori alla fusione. La liberazione degli
stessi potrà aversi solo col consenso dei creditori.

Il procedimento di fusione si conclude con la stipulazione dell’atto di fusione. Questo dev’essere sempre
redatto per atto pubblico e dev’essere iscritto nel registro delle imprese dei luoghi ove è posta la sede di tutte
le società partecipanti alla fusione e di quello della società risultante dalla fusione. Dall’ultima iscrizione nel
registro delle imprese decorrono gli effetti della fusione e da allora l’invalidità dell’atto di fusione non può
essere più pronunciata, resta salvo solo il diritto al risarcimento dei danni.

C. LA SCISSIONE
Con la scissione il patrimonio di una società è scomposto e trasferito in tutto o in parte ad altre società con
contestuale assegnazione ai soci della prima di azioni o quote della società beneficiarie del trasferimento
patrimoniale. La scissione può essere totale o parziale. Nella scissione totale l’intero patrimonio della società
che si scinde viene trasferito a più società. La prima società si estingue senza che si abbia liquidazione. Nella
scissione parziale solo parte del patrimonio della società che si scinde viene trasferita ad una o a più altre
società. La scissa resta in vita. Beneficiarie della scissione possono essere società di nuova costituzione e una
o più società preesistenti. Alla scissione non possono partecipare società in liquidazione che abbiano iniziato
la distribuzione dell’attivo.

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L'organo amministrativo delle società partecipanti alla scissione redige un progetto sottoposto alla stessa
pubblicità prevista per il progetto di fusione. Il progetto di scissione deve anche contenere l’esatta
descrizione degli elementi patrimoniali da trasferire e dell’eventuale conguaglio in denaro e i criteri di
distribuzione ai soci delle azioni o quote delle società beneficiarie. Nella scissione totale le attività d’incerta
attribuzione sono ripartite fra le società beneficiarie in proporzione della quota di patrimonio netto trasferita
a ciascuna di esse. Delle passività di dubbia imputazione rispondono in solido tutte le società beneficiarie.
Nella scissione parziale le relative attività restano in testa alla società trasferente. Delle passività rispondono
in solido sia questa che le beneficiarie. Non è fatto obbligo alla società che si scinde di attribuire a ciascun
socio un pacchetto assortito di azioni o quote di tutte le beneficiarie della scissione. I soci che non approvano
la scissione possono far acquistare le loro azioni dai soggetti indicati nel progetto di scissione per un
corrispettivo determinato secondo le norme in tema di recesso. L'organo amministrativo delle società
partecipanti alla scissione redige la situazione patrimoniale e la relazione ma con il consenso unanime dei
soci e dei possessori di altri strumenti finanziari che danno diritto di voto nelle società partecipanti alla
scissione l'organo amministrativo può essere esonerato dalla redazione dell’ultima. Se beneficiarie sono
società di nuova costituzione l’atto di scissione da redigere per atto pubblico vale anche come atto costitutivo
delle stesse. La scissione diviene efficace a partire dalla data in cui è stata eseguita l’ultima iscrizione
dell’atto di scissione nel registro delle imprese. Ciascuna società è solidalmente responsabile, nei limiti del
valore effettivo del patrimonio netto ad essa assegnato o rimasto, dei debiti della società scissa non
soddisfatti dalla società cui fanno carico.

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