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La disciplina delle perdite nella s.r.l.


di Alessandra Bonfante*

Il legislatore della riforma ha introdotto unapposita regolamentazione in materia di riduzione del capitale per perdite per la s.r.l. Pur in presenza di molti punti di contatto rispetto alla disciplina prevista per la s.p.a., si riscontrano talune differenze certamente imputabili alle peculiarit della s.r.l. che la rendono un modello di societ di capitali pi facilmente adattabile alle esigenze di una compagine sociale presumibilmente ristretta.

1. La disciplina civilistica
Mutuando quanto previsto in precedenza (e tuttora) per la s.p.a., lart. 2482-bis, c.c., regolamenta il trattamento delle perdite. La norma, per vero, rubricata Riduzione del capitale per perdite e si inserisce in effetti nel contesto volto a disciplinare la riduzione del capitale sociale. In particolare, lart. 2482, c.c., riconosce ai soci la facolt di deliberare la riduzione del capitale ogniqualvolta lo ritengano opportuno1; lart. 2482-bis, c.c., ne prescrive la riduzione obbligatoria in presenza di determinate circostanze. Questultima disposizione, seppur indirettamente, pone a carico degli amministratori il compito di monitorare costantemente landamento della gestione di modo che, laddove risultino perdite intervengano, se necessario, adottando gli opportuni provvedimenti o, nei casi pi gravi, convocando i soci afnch siano loro a decidere come procedere.

2. Le perdite rilevanti
Lart. 2482-bis, c.c., distingue tra due diverse ipotesi: 1. Perdite di ammontare inferiore ad un terzo del capitale sociale; 2. Perdite di ammontare superiore ad un terzo del capitale sociale, ma tali da non ridurne limporto al di sotto del minimo legale (diecimila euro). Lart. 2482-ter, c.c., regolamenta il caso di perdite tali da ridurre il capitale sociale al di sotto del minimo stabilito dalla legge. Prima di procedere allesame delle singole fattispecie si rende necessaria una premessa. Il dato normativo sembrerebbe far intendere che il superamento del limite del terzo debba essere riscontrato rispetto al capitale sociale non assumendo alcuna rilevanza eventuali riserve presenti nel patrimonio netto. Ma cos non . Le perdite da prendere in considerazione sono quelle che provocano una riduzione del patrimonio netto contabile, dato dalla differenza tra attivit e passivit. Afnch si innesti la procedura di cui agli allart. 2482-bis, c.c., occorre quindi che la perdita rilevata abbia intaccato il capitale sociale per oltre un terzo dopo aver assorbito tutte le riserve2.

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Dottore Commercialista in Torino. In precedenza, lart. 2446, c.c., comune alla s.p.a. ed alla s.r.l., ammetteva la riduzione facoltativa del capitale sociale solo laddove questo si fosse rivelato esuberante rispetto alloggetto sociale della societ. G. Bianchi, Riduzione di capitale per perdite, in Quotidiano Giuridico, disponibile su Bigonline.

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2.1. Perdite di ammontare inferiore ad un terzo del capitale sociale
La circostanza che una perdita risulti inferiore ad un terzo del capitale sociale non considerata dal legislatore patologica, sicch non prescritto alcun adempimento a carico degli amministratori. Viene cos rimessa alla discrezionalit dellorgano di gestione la convocazione dellassemblea dei soci per informarli della situazione e per procedere eventualmente alla copertura della perdita.

2.2. Perdite di ammontare superiore ad un terzo del capitale sociale senza riduzione al di sotto del minimo legale
Ogniqualvolta il capitale sociale risulti ridotto di oltre un terzo a causa di perdite, gli amministratori sono tenuti a convocare senza indugio lassemblea dei soci per gli opportuni provvedimenti. Cos prescrive il primo comma dellart. 2482-bis, c.c.. La norma individua innanzitutto la soglia che, se superata, indice di una grave situazione economica e patrimoniale della societ. Se infatti le perdite sono di ammontare tale da ridurre il capitale di oltre un terzo, fermo restando il limite legale, sorgono obblighi specici in capo agli amministratori. Questi sono cos tenuti a convocare i soci in assemblea afnch siano informati della situazione ed adottino, ove lo ritengano opportuno, dei correttivi. La disposizione fornisce un criterio di valutazione della diligenza degli amministratori nel caso di specie: la convocazione dei soci deve infatti avvenire in tempi rapidi. Come precisato dalla dottrina, il mancato rispetto dellobbligo in parola sottopone gli amministratori alle sanzioni di tipo amministrativo previste allart. 1631 dal quale si desume inoltre che il termine entro il quale la convocazione deve aver luogo , in mancanza di differente disposizione statutaria, di 30 giorni decorrenti dal momento in cui gli amministratori hanno accertato la sussistenza dei presupposti di convocazione3. Nelleventualit in cui la mancata o la ritardata convocazione causi un incremento delle perdite, gli amministratori sono responsabili ai sensi dellart. 2476, c.c.. Nondimeno, si ritiene che un simile comportamento conguri una grave irregolarit ai sensi dellart. 2409, c.c.. Nelle s.r.l. che si siano dotate di collegio sindacale, resta da chiarire se, in caso di inottemperanza da parte dellorgano amministrativo, competa ai sindaci lobbligo di procedere alla convocazione dei soci ai sensi dellart. 2406, c.c..4 Gli amministratori sono inoltre tenuti a predisporre una relazione sulla situazione patrimoniale della societ, con le osservazioni del collegio sindacale o del revisore se nominati. Tale previsione tutela il diritto del socio ad essere informato in merito alla situazione patrimoniale di modo da votare consapevolmente in ordine ai provvedimenti da adottare. La dottrina e la giurisprudenza sono concordi nel ritenere che il documento da presentare ai soci debba essere redatto seguendo i criteri di redazione del bilancio e si concretizzi dunque in un vero e proprio bilancio straordinario composto da stato patrimoniale e conto economico5. Per contro, pare superata la tesi in precedenza accreditata secondo la quale la relazione in parola pu essere sostituita dalla presentazione di un bilancio o di una situazione patrimoniale risalente a quattro (o, secondo alcuni, sei) mesi anteriori allassemblea convocata per gli opportuni provvedimenti6. Afnch i soci possano esaminare la relazione in questione, lart. 2482-bis, c.c., stabilisce che, salva diversa disposizione dellatto costitutivo, copia della relazione e delle osservazioni dellorgano di controllo devono rimanere depositate presso la sede sociale almeno negli otto giorni che precedono lassemblea. La portata della norma non del tutto chiara; non precisa infatti se la deroga possa riguardare la rinuncia alla predisposizione della relazione ovvero al termine del deposito. Considerato che lo stesso art. 2482-bis, c.c., impone di sottoporre allattenzione dellassemblea una relazione sulla situazione patrimoniale, si reputa che la disposizione debba essere interpretata nel senso di poter solamente prevedere

Cfr. G. Pinna, in Il nuovo diritto delle societ, a cura di A. Maffei Alberto, Padova, 2005, pag. 2118. Va osservato che la giurisprudenza maggioritaria ha interpretato nel corso del tempo lespressione utilizzata dal legislatore come equivalente del termine di quattro mesi previsto dalla legge per la convocazione dellassemblea di approvazione del bilancio. Questa interpretazione si basava sulla circostanza che gli amministratori si accorgessero della perdita in occasione della predisposizione del progetto di bilancio. Si per obiettato che una simile tesi potrebbe condurre alla violazione dellintento della norma, consentendo agli amministratori di rinviare la rilevazione delle perdite al momento in cui si predispone il progetto di bilancio anche quando queste si siano manifestate nel corso dellesercizio, senza incorrere in responsabilit. Cfr. A Stagni, Commentario delle societ, a cura di G. Grippo, Torino, 2010, pag. 873. Si veda ancora G. Bianchi, op. cit., afferma: Il termine senza indugio non si riferisce soltanto alla formalit di convocazione, ma anche allepoca in cui lassemblea viene convocata. Per cui non risulterebbe conforme alla disposizione una convocazione, pur immediata, ma per unepoca molto lontana nel tempo. Si ritiene che la data debba essere ssata nel pi breve tempo possibile, tenuto conto dei tempi tecnici richiesti per unapposita riunione del consiglio di amministrazione e per dare notizia agli interessati della convocazione. A favore di tale soluzione, cfr. G. Pinna, op. cit., pag. 2119. In questo senso si esprime anche il Principio Contabile OIC n. 30. Vedi inoltre Associazione Disiano Preite, in Il diritto delle societ, Milano, 2009, pag. 291; A. Stagni, op. cit., pag. 896 897. Ancora G. Pinna, op. ult. cit. LAutore precisa in proposito che lutilizzo di un bilancio da cui risulti una perdita rilevante ai sensi dellart. 2482bis, c.c., risalente a quattro o sei mesi prima potrebbe esporre gli amministratori a responsabilit. Laddove la perdita fosse gi presente nel bilancio, gli amministratori sono manifestamente in ritardo nella convocazione; se per contro, la perdita attuale, un simile documento risulterebbe inutile. Da qui lesigenza di predisporre un bilancio aggiornato alla data in cui stata rilevata la perdita.
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termini diversi per il deposito. Lo statuto potr cos allungare tali tempi ovvero ampliare i canali di comunicazione delle informazioni prevedendo ad esempio, specie nelle societ a ristretta compagine sociale, linvio per posta o per telefax di relazioni degli amministratori ed osservazioni dei sindaci o il recapito per pota elettronica fuor di dubbio pi pratica in presenza di una moltitudine di destinatari della medesima documentazione7. La disposizione derogabile solamente con riferimento alla s.r.l.; analoga facolt non riconosciuta alle s.p.a.. Nella s.r.l., trattandosi di un modello adatto a compagini sociali ristrette e/o a base familiare, si presuppone che vi sia identit tra le persone dei soci e degli amministratori8, talch consentito derogare al termine per il deposito della relazione in parola. In assemblea gli amministratori devono dare conto dei fatti di rilievo avvenuti dopo la redazione della relazione. I soci, informati della situazione, possono, decidere di adottare adeguati provvedimenti per eliminare le perdite in essere ovvero rinviare tale decisione allassemblea convocata per lapprovazione del bilancio dellesercizio successivo. In questa seconda ipotesi, se le perdite non si sono ridotte al punto da risultare inferiori al limite del terzo previsto dallart. 2482-bis, c.c., lassemblea dovr deliberare la riduzione del capitale sociale in proporzione alle perdite accertate. Si dovr quindi procedere ad una modica statutaria di modo da adeguare il valore nominale del capitale a quello reale9. Al pari di quanto previsto per la s.p.a. dallart. 2446 c.c., riconosciuto al tribunale il potere di procedere alla riduzione del capitale sociale in caso di inerzia da parte dellassemblea e su istanza degli amministratori e, se presenti, dei sindaci o del revisore. Ma vi di pi: su istanza di qualsiasi interessato, il tribunale provvede con decreto soggetto a reclamo che deve essere iscritto nel registro delle imprese a cura degli amministratori. Va inne osservato che lultimo comma della norma in esame prevede lapplicazione, in quanto compatibile, dellultimo comma dellart. 2446, c.c.. Questa disposizione, rivolgendosi alle s.p.a., ammette che la riduzione del capitale in presenza di perdite superiori al terzo del patrimonio netto possa essere decisa dallorgano amministrativo. Lesercizio di tale facolt subordinata alla presenza di unapposita previsione statutaria, nonch alla circostanza che la societ abbia emesso azioni senza valore nominale. Lo statuto pu prevedere sin dallinizio questa regola, ma altres consentita lintroduzione della clausola in un secondo tempo a condizione che la delibera sia adottata con i quorum propri delle assemblee straordinarie. Come osservato dalla dottrina, la norma necessita di una preliminare operazione di ideale riscrittura per poter essere applicata alla societ a responsabilit limitata. In particolare dovr sostituirsi la locuzione maggioranze previste per lassemblea straordinaria con quella quorum previsti per le modicazioni statutarie, ed il termine azioni (senza valore nominale) con quello di quote di partecipazione10. Pur a fronte delladattamento illustrato, lapplicazione della disposizione, alla s.r.l., risulta piuttosto complessa. Secondo una dottrina, la regola dovrebbe allora intendersi nel senso che, nelleventualit in cui alle quote dei soci non sia assegnato un valore espresso, la riduzione del capitale per perdite potr essere disposta dagli amministratori11.

2.3. Perdite di ammontare superiore ad un terzo del capitale sociale tali da ridurre il capitale al di sotto del minimo legale
Nellipotesi in cui le perdite non ripianate riducano il capitale sociale al di sotto del minimo legale, gli amministratori dovranno convocare senza indugio lassemblea predisponendo al contempo la situazione patrimoniale prevista dallart. 2482-bis, c.c..12 I soci non potranno tuttavia limitarsi a prendere atto della situazione rinviando allesercizio successivo leventuale decisione di ridurre il capitale sociale. Al contrario dovranno decidere se: Ridurre il capitale in proporzione alle perdite subite e deliberarne contestualmente il reintegro al minimo legale;

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G. Pinna, op. cit., pag. 2121. In questo senso si esprime lart. 2475, c.c., che recita: Salvo diversa disposizione dellatto costitutivo, lamministrazione della societ afdata a uno o pi soci nominati con decisione dei soci presa ai sensi dellarticolo 2479. La norma ha chiarito che la decisione di ridurre il capitale sociale non deve essere assunta dalla stessa assemblea che approva il bilancio; ma occorreranno i quorum rafforzati necessari per la modica dello statuto. In questo modo si posto ne al precedente dibattito tra coloro che ritenevano che la riduzione del capitale potesse essere deliberata dallassemblea, per cos dire ordinaria, e coloro che, secondo uninterpretazione non prettamente letterale, ritenevano necessari i quorum previsti per lassemblea straordinaria. Cfr. G. Pinna, op. cit., p. 2124 e ulteriori citazioni in nota n. 15. Cfr. G. Pinna, op. ult. cit. che afferma peraltro Ora, anche a volersi ammettere la possibilit di non assegnare un valore nominale alle quote, resta da capire, perch tal elemento debba fungere da discrimine rispetto alla possibilit che siano gli amministratori ad assumere la scelta, comunque obbligata, della riduzione del capitale sociale. La disciplina in esame applicabile non solo quando il capitale sociale risulta ridotto ad un importo inferiore al minimo legale, ma ogniqualvolta tale situazione si verichi, indipendentemente dalla causa. Si pensi in proposito allipotesi di riduzione del capitale a seguito del recesso di uno o pi soci. Cfr. G. Bianchi, op. cit.

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Sciogliere la societ; Trasformare la societ in una societ di persone ovvero in altro ente ai sensi dellart. 2500-septies, c.c. (trasformazione eterogenea). Cos dispone lart. 2482-ter, c.c., che, riproponendo pedissequamente quanto previsto dallart. 2447, c.c., per la s.p.a., non presenta proli di novit di rilievo.

3. La riduzione del capitale per perdite e i diritti dei soci


Rispetto alla s.p.a., il legislatore ha scelto di fornire unulteriore precisazione mediante lart. 2482-quater, c.c., che cos dispone: In tutti i casi di riduzione del capitale per perdite esclusa ogni modicazione delle quote di partecipazione e dei diritti spettanti ai soci. La norma ribadisce il principio di parit di trattamento dei soci che mantiene validit anche in presenza della riduzione del capitale per perdite. Il contenuto della disposizione, gi presente nel previgente art. 2496, co. 3, non si rivolge indistintamente a tutte le ipotesi di riduzione del capitale sociale, bens solo alle riduzioni dovute a perdite. Ne consegue che, ogniqualvolta si decida di ridurre volontariamente il capitale (art. 2482, c.c.) le partecipazioni dei soci potranno essere modicate. Per contro, la norma trova applicazione, come si gi detto, nelle ipotesi contemplate sia dallart. 2482-bis sia dallart. 2482-ter, c.c.. La ratio dellart. 2482-quater, c.c., quella di impedire che le operazioni sul capitale (dovute a perdite) siano strumentalizzate per modicare gli assetti proprietari. Nelleventualit in cui si proceda a ridurre il capitale le quote di partecipazione dei soci dovranno essere ridotte proporzionalmente nel loro valore nominale. Ove peraltro si provveda alla contestuale ricapitalizzazione, il mantenimento degli equilibri altres garantito dal primo comma dellart. 2481-bis, c.c., che sancisce: In caso di decisione di aumento del capitale sociale mediante nuovi conferimenti spetta ai soci il diritto di sottoscriverlo in proporzione delle partecipazioni da essi possedute. Come osservato dalla dottrina, il disposto dellart. 2482-quater, c.c., non presenta problemi applicativi nel caso in cui viga il principio di proporzionalit tra i conferimenti effettuati in sede di costituzione e la partecipazione al capitale e ai diritti societari13. Per contro, ove si colgano le opportunit offerte dalla riforma prevedendo quote di partecipazione non proporzionali allammontare dei conferimenti o lattribuzione a taluni soci di diritti particolari concernenti lamministrazione o la partecipazione agli utili, lapplicazione della norma de qua parrebbe pi complessa. La riduzione, a parere della dottrina, dovr aver luogo con modalit tali da: lasciare invariato il valore percentuale riconosciuto alle singole partecipazioni indipendentemente dalla loro proporzionalit con i conferimenti; ridurre proporzionalmente al loro valore originario il valore nominale delle singole quote; mantenere fermi gli eventuali diritti speciali a contenuto patrimoniale e/o amministrativo riconosciuti ai singoli soci essendo fatto espresso divieto dallart. 2468, comma 4 di addivenirsi ad una loro modica per vie differenti da una decisione unanime dei soci14. Si ipotizzi una compagine sociale composta da due soci ove, pur a fronte di conferimenti di pari valore, ad un socio sia attribuita una partecipazione agli utili pari al 70%. In occasione della riduzione del capitale, ciascun socio subir nella stessa misura la diminuzione della quota di partecipazione (ad esempio si subir una riduzione del 10% per entrambi); per quel che concerne il diritto agli utili, rimarranno inalterate le quote pari al 70% ed al 30%. Maggiori difcolt si incontrano se, quale diritto particolare, era stata riconosciuta la postergazione nelle perdite; in questa ipotesi, il socio in questione sconta gli effetti negativi, che si traducono nella riduzione della propria quota, solo dopo tutti gli altri soci e se necessario15. In una circostanza simile palese il conitto tra il principio di immodicabilit delle partecipazioni contenuto nellart. 2482-quater, c.c., e il diritto riconosciuto al singolo socio. Si consideri una compagine sociale cos costituita: Socio A titolare del 60% del capitale sociale pari ad 12.000,00; Socio B titolare del 40% del capitale sociale, pari ad 8.000,00, con diritto di postergazione nelle perdite.

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Si veda ancora G. Pinna, op. cit., pag. 2132 ss.. G. Pinna, op. cit., pag. 2133. Cfr. P. Revigliono, in Il nuovo diritto societario, diretto da G. Cottino, G. Bonfante, O. Cagnasso e P. Montalenti, Bologna, 2004, pag. 1182.
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Ove risulti nel corso del primo esercizio di attivit una perdita pari a 6.000,00 (pertanto inferiore ad un terzo del capitale), e si decida di procedere alla riduzione del capitale sociale, solo il socio A sconter gli effetti negativi della situazione ritrovandosi, ad operazione conclusa, una quota di partecipazione pari ad 6.000,00. Lassetto proprietario risulta cos decisamente variato al punto che il socio B, titolare di una quota pari ad 8.000,00, divenuto il socio di maggioranza. Il caso utile per comprendere le perplessit sollevate da parte di una dottrina in merito allemissione di quote postergate16.

4. I rimedi
Come accennato in precedenza, i soci devono essere informati prontamente delle perdite e, decidere se adottare immediatamente dei provvedimenti ovvero, nel caso di cui allart. 2482-bis, c.c., rinviare la questione allesercizio successivo.

4.1. Riduzione del capitale per perdite ex art. 2482-bis, c.c.


Nelleventualit in cui le perdite risultino superiori ad un terzo del capitale, ma tali da non comportarne la riduzione al di sotto del minimo legale, i soci possono decidere di adottare rimedi di modo da eliminare subito la perdita. In particolare possono: ridurre il capitale sociale in proporzione alla perdita rilevata (fermo restando il limite legale); coprire la perdita17. Nel primo caso, la decisione adottata dallassemblea si traduce in una modica dellatto costitutivo. La delibera dovr cos essere adottata con le maggioranze previste per tale decisione ed iscritta dal notaio nel registro delle imprese entro trenta giorni. Si dovr inoltre procedere allannullamento proporzionale delle quote nel rispetto di quanto prescritto dallart. 2482-quater, c.c.. In alternativa, i soci possono decidere di coprire la perdita facendo ricorso a: versamenti in conto capitale; versamenti a fondo perduto; rinunzia da parte di uno o pi soci a crediti vantati verso la societ. 4.1.1. Versamenti in conto capitale Il principio contabile OIC n. 28 distingue fra i versamenti in conto futuro aumento di capitale e i versamenti a copertura perdite. Entrambe le voci costituiscono riserve iscritte nel patrimonio netto, ma presentano talune differenze. I versamenti in conto futuro aumento di capitale sono fondi versati in via anticipata, per essere utilizzati in caso di aumento del capitale, e conuiti in una riserva che presenta uno specico vincolo di destinazione. A tali fondi si pu far ricorso nelleventualit in cui si decida di procedere ad un aumento di capitale o, in caso di perdite rilevanti, ad una sua ricostituzione. I versamenti a copertura perdite accolgono i nuovi conferimenti che i soci effettuano dopo che si sia manifestata una perdita; anche in questo caso, la riserva presenta uno specico vincolo di destinazione. Va inne osservato che il principio contabile OIC n. 28 prevede la costituzione della riserva da riduzione capitale sociale destinata ad accogliere la differenza tra lammontare della riduzione operata nel capitale sociale e la perdita coperta, o la parte della riduzione del capitale non restituita ai soci. 4.1.2. Versamenti a fondo perduto I versamenti a fondo perduto accolgono il valore dei nuovi conferimenti operati dai soci senza un particolare vincolo di destinazione e senza obbligo di restituzione. Sono iscritti in una riserva che potr essere utilizzata in caso di aumento del capitale o per la copertura delle perdite realizzate.

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Sulla scorta di tale conitto, una parte della dottrina si espressa nel senso di non ritenere ammissibile lemissione di quote postergate nelle perdite. Cfr. Associazione Disiano Preite, op. cit., pag. 293. La dottrina si interrogata in merito allammissibilit di una copertura parziale della perdita, di modo, per esempio, che essa risulti inferiore ad un terzo del capitale sociale senza cos procedere alla copertura integrale. Sul punto, la tesi prevalente ritiene necessario procedere allintegrale eliminazione della perdita. Per approfondimenti, si veda R. Nobili, in Il nuovo diritto societario, Liber amicorum Gian Franco Campobasso, Torino, 2007, pag. 322 e ss..

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4.1.3. Rinunzia da parte di uno o pi soci a crediti vantati verso la societ Come noto, i soci possono far fronte alle esigenze della societ anche attraverso la concessione di nanziamenti personali. Tali nanziamenti possono essere fruttiferi o infruttiferi e sono iscritti in unapposita voce dello stato patrimoniale passivo. I versamenti possono essere concessi da tutti o solo da alcuni soci e possono essere proporzionali rispetto alla propria quota di partecipazione. In presenza di perdite, in luogo del versamento di nuovi conferimenti, i soci potrebbero cos rinunziare ad ottenere il rimborso del proprio nanziamento conuendone lammontare in una riserva del patrimonio netto utilizzabile per coprire le perdite. La rinuncia dei soci a crediti verso la societ non comporta particolari problematiche, ma un tema strettamente connesso alla materia dei nanziamenti dei soci espressamente regolata, solo per la s.r.l., dallart. 2467, c.c.. 4.1.4. Cenni alla disciplina dei nanziamenti dei soci nella S.r.l. Il primo comma dellart. 2467, c.c., sancendo che Il rimborso dei nanziamenti dei soci a favore della societ postergato rispetto alla soddisfazione degli altri creditori e, se avvenuto nellanno anteriore alla dichiarazione di fallimento della societ, deve essere restituito riporta nella prima parte, riporta una norma di carattere sostanziale e, nella seconda, una regola di carattere fallimentare. La disposizione volta a contrastare la cd. sottocapitalizzazione delle imprese, ossia quella situazione in cui, in luogo di apporti a titolo di capitale, i soci concedono alla societ dei nanziamenti che, come noto, devono essere restituiti e, se fruttiferi, consentono di percepire interessi. Si detto che lart. 2467, c.c., contiene una regola di carattere sostanziale. In presenza di una situazione di incapienza del patrimonio sociale tale da non consentire alla societ di soddisfare tutti i creditori sociali, statuito che la restituzione dei prestiti ai soci sia postergata, ovverosia che essa avvenga se e nella misura in cui risulta consentita previo soddisfacimento dei terzi creditori. Un primo parametro applicativo attiene alla tipologia di nanziamento da considerare. Talune indicazioni in proposito sono fornite dal secondo comma dellart. 2467, c.c., che si rivolge a tutti i nanziamenti in qualsiasi forma effettuati che sono stati concessi in un momento in cui, anche in considerazione del tipo di attivit esercitata dalla societ, risulta un eccessivo squilibrio dellindebitamento rispetto al patrimonio netto oppure in una situazione nanziaria in cui sarebbe stato ragionevole un conferimento. I criteri forniti dalla norma si rivelano sintetici e, poich mutuati da ordinamenti di common law, non facilmente applicabili. stato in proposito osservato che la norma intende certamente le operazioni che hanno ad oggetto la messa a disposizione da parte del socio, in forma diretta o indiretta, di somme di denaro e dunque, principalmente, ma non esclusivamente, il mutuo, lanticipazione e lapertura di credito. La norma, tuttavia, pu pi ampiamente riferirsi a qualunque operazione avente natura nanziaria, quindi anche allipotesi in cui il socio, essendo creditore nei confronti della societ per la cessione di un bene o per la prestazione di servizi, rinunci, anche di fatto, alla restituzione del credito, conceda dilazioni di pagamento non riscontrabili nella prassi commerciale, ovvero allipotesi in cui il socio presti garanzia per lacquisizione di un mutuo presso un terzo18. Si reputa inoltre di poter estendere la regola della postergazione nel rimborso anche ai nanziamenti indiretti dei soci, ovverosia alla prestazione di garanzia nei confronti dei creditori della societ19. Ai ni dellindividuazione dei nanziamenti rilevanti, occorre considerare il momento in cui si provveduto ad effettuare il versamento. I soci sono infatti rimborsati dopo tutti gli altri creditori sociali, se, considerando anche il tipo di attivit esercitata, il nanziamento stato concesso in un momento in cui risultava un eccessivo squilibrio dellindebitamento rispetto al patrimonio netto ovvero in una situazione nanziaria in cui sarebbe stato ragionevole un conferimento. Il dato normativo fornisce talune indicazioni, per vero non di facile interpretazione. Con riferimento alleccessivo squilibrio fra capitale proprio e di terzi, si ritiene che gli amministratori debbano effettuare unattenta valutazione ex post delle condizioni esistenti al momento in cui il nanziamento avvenuto. Lanalisi pu essere condotta ricorrendo alle regole fornite dalle scienze aziendalistiche in materia di esame degli indici di bilancio20. Per quel che concerne il secondo criterio, ovvero quello della ragionevolezza, esso appare certamente di pi difcile applicazione, soprattutto se si considera che si tratta di un istituto mutuato dagli ordinamenti di common law21. Taluni
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Cfr. A. Postiglione, La nuova disciplina dei nanziamenti dei soci nelle s.r.l.: dubbi interpretativi e limiti applicativi, in Societ, 8, 2007, pag. 929 ss.. Si segnala peraltro che una dottrina ritiene che siano esclusi dalla disciplina in oggetto i prestiti onerosi, anche se caratterizzati da un tasso dinteresse inferiore a quello di mercato. Tale opinione non condivisibile. In primo luogo, la norma si rivolge ai nanziamenti, senza escludere quelli a titolo fruttifero. In secondo luogo, se tale tipologia di prestiti non rientrasse nel campo di applicazione dellart. 2467, c.c., per i soci risulterebbe molto facile aggirare la disposizione, concedendo in via esclusiva prestiti onerosi con lulteriore vantaggio rappresentato dal percepimento di interessi. G. Lo Cascio, La riforma delle societ a responsabilit limitata e le procedure concorsuali, in Fallimento, 2005, pag. 245. In questo senso, vedi anche E. Desana, La sollecitazione allinvestimento, i nanziamenti dei soci, i titoli di debito, in Le nuove s.r.l., diretta da M. Sarale, Bologna, 2008, pag. 183. Cfr. E. Desana, op. cit., pag. 184.
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interpreti si sono espressi nel senso di ritenere che i due criteri in esame facciano riferimento ad un unico presupposto; pertanto la regola della postergazione deve essere letta nel senso che, laddove si verichi una situazione di eccessivo squilibrio fra indebitamento e patrimonio netto, ragionevole che i soci ricorrano ad un apporto a titolo di capitale piuttosto che ad un nanziamento22. Tuttavia, altra dottrina ritiene che il presupposto della ragionevolezza sia da intendersi in via autonoma; pertanto, ogniqualvolta un terzo investitore, da individuarsi nel mercato, trovasse irragionevole nanziare la societ, perch questa ex ante non presenta le condizioni nanziarie per poter restituire quanto ricevuto, linvestimento fatto dai soci andrebbe considerato quale capitale di rischio, trovando la propria motivazione nella qualit di socio di chi la effettua23. La disposizione in esame assume rilevanza anche ai ni della disciplina fallimentare. infatti previsto che, se il rimborso dei nanziamenti ai soci avviene nellanno anteriore alla dichiarazione di fallimento della societ, quanto ottenuto deve essere restituito. Tale previsione volta ad evitare che i soci, conoscendo la situazione di insolvenza della societ ed il relativo rischio di essere assoggettata a fallimento, si facciano restituire i propri nanziamenti, con la conseguente violazione della par condicio creditorum. La norma pare congurare unipotesi di revocatoria automatica. Il curatore non ha dunque lonere di dimostrare la conoscenza dello stato di insolvenza da parte del socio. Questultimo non pu cos opporsi allobbligo di restituzione provando che ignorava lo stato di insolvenza della societ al momento del rimborso o successivamente ad esso24. A seguito della revoca del rimborso, al socio consentito insinuare il proprio credito al passivo fallimentare (in via postergata)25. Si ritiene inoltre che, pur mancando un riferimento normativo in proposito, la disposizione valga anche nel caso di liquidazione coatta amministrativa e concordato preventivo26. Laddove il rimborso sia avvenuto, i soci sono tenuti a restituire quanto ottenuto alla societ; in mancanza il curatore sar legittimato a compiere azioni esecutive sul patrimonio del socio per ottenere coattivamente le somme rimborsate27. In ultimo si osserva che, nonostante la collocazione della norma indicata nellambito della disciplina delle s.r.l., si reputa che essa sia destinata ad avere un ambito di applicazione assai pi esteso, dal momento che espressamente richiamata nellart. 2497-quinquies, c.c., per i nanziamenti erogati nellesercizio di attivit di direzione e coordinamento. Pertanto, si ritiene che la disciplina contenuta nellart. 2467, c.c., assuma valenza nel contesto dellintera disciplina delle societ di capitali.

4.5. Riduzione del capitale per perdite tali da ridurlo al di sotto del minimo legale
In presenza della condizione di cui allart. 2482-ter, c.c., tra le diverse soluzioni, si pu deliberare la riduzione del capitale e la sua reintegrazione ad un ammontare non inferiore ai diecimila euro. Ove si proceda in tal senso, ai ni dellaumento del capitale, valgono le regole stabilite dallart. 2481-bis, c.c.. In breve, il diritto di sottoscrivere le quote di nuova emissione spetta a ciascun socio in proporzione alle quote possedute e la decisione deve prevedere le modalit ed i termini entro i quali pu essere esercitato il diritto di sottoscrizione. Nei trenta giorni dallavvenuta sottoscrizione gli amministratori sono tenuti a depositare presso il registro delle imprese unattestazione che laumento di capitale stato eseguito. Va osservato che la delibera28 pu prevedere che, nelleventualit in cui laumento del capitale non sia integralmente sottoscritto, si proceda allaumento per un importo pari alle sottoscrizioni raccolte. In questa ipotesi, ove le sottoscrizioni siano insufcienti a riportare limporto del capitale al minimo legale, si dovr necessariamente procedere allo scioglimento ovvero alla trasformazione della societ. Pu inne vericarsi la perdita totale del capitale sociale. In questo caso, si pone il problema della correlazione tra riduzione del capitale ed esercizio del diritto di opzione. Per ci che concerne la ricostituzione, vige il principio per cui il diritto di opzione spetta ai soci in proporzione alla propria quota di partecipazione. Pu tuttavia accadere che uno o pi soci non sottoscrivano laumento proposto; in questa ipotesi costoro perdono la qualit di socio trovandosi cos esclusi dalla societ29. I diritti dei soci di minoranza risultano sacricati al ne di consentire la ripresa dellattivit sociale.
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Cos M. Irrera, in Il nuovo diritto societario, op. cit., pag. 1791. Cfr. E. Desana, op. cit., pag. 184. Cos E. Desana, op. cit., pag. 188. In argomento, E. Desana, op. cit., p. 189, si espressa sostenendo, in via generale, che il socio non possa insinuarsi al passivo fallimentare, dal momento che il suo credito risulterebbe comunque postergato a quelli degli altri creditori. Lutilit dellinsinuazione sussisterebbe esclusivamente nellipotesi, puramente teorica, del pagamento integrale degli altri creditori che in ragione della postergazione avrebbero diritto di essere preferiti al socio creditore. Cfr. D. Fico, Finanziamento dei soci e sottocapitalizzazione della societ, in Societ, 11, 2006, pag. 1372. Cfr. A. Postiglione, op. cit., pag. 929 ss.. Con riferimento alloperazione di azzeramento e di ricostituzione del capitale, la delibera deve essere adottata con le maggioranze previste per le modiche dellatto costitutivo. Cfr. A. Stagni, op. cit., pag. 909. Cfr. A Stagni, ult. op. cit..

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Dispensa MAP On-Line n. 6 - Giugno 2010

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