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IL BARATTO Michele De Lucia, Il baratto, il Pci e le televisioni: le intese e gli scambi con Berlusconi Kaos Edizioni di Andrea Pugiotto

o * 1. Temerariet Per dirla con il dizionario, temerario colui che non ha timori, che magari per eccesso di ardimento - non si preoccupa delleffettiva consistenza di un pericolo. Non conosco Michele De Lucia, eppure mi sono fatto lidea che si tratti di un giovane temerario. Solo un temerario, infatti, pu accettare lelezione a tesoriere di Radicali Italiani, certamente tra i lavori pi usuranti sulla piazza. Solo un temerario pu concorrere alla fondazione dellassociazione Anticlericale. net, in un paese come il nostro dove la sudditanza culturale alla Chiesa di Roma si spinge, con gli atei-devoti, allincarnazione di un ossimoro. Non stupisce, dunque, che De Lucia abbia scritto un libro temerario per una delle case editrici, la milanese Kaos, a sua volta temeraria quantaltre mai. Non saprei definire altrimenti un editore che, tra le altre cose, pubblica le opere di autori irregolari (come Ernesto Rossi, Giorgio Galli, Sergio Flamigni); fa quella che una volta si sarebbe detta controinformazione su cose vaticane (con una collana titolata In nome di dio) o stampa documenti integrali (nella collana Dossier) utili per meglio farsi unidea di snodi cruciali della recente storia italiana; edita la raccolta degli interventi parlamentari di deputati radicali (come Leonardo Sciascia, Enzo Tortora, Marco Pannella); dedica una collana (Dietro lo schermo della tv) per raccontare biografie non autorizzate di chi in televisione conta davvero o comunque ha potere (come Vespa, Costanzo, Baudo, Ferrara, Sgarbi). Il baratto ed il suo Autore si trovano certamente a proprio agio mi pare di poter dire - in mezzo a questa libertaria compagnia. 2. Cosa racconta il libro e come lo racconta Di quale baratto si tratta (o, per meglio dire, baratti: sul preferibile uso del plurale torner dopo)? Il sottotitolo del volume ci aiuta come un navigatore satellitare: Il PCI e le televisioni: le intese e gli scambi fra il comunista Veltroni e laffarista Berlusconi negli anni Ottanta. In realt il libro copre un arco temporale pi ampio: il decennio 1980-1990 certamente il pi scandagliato a fondo, ma lindagine di De Lucia (o, per meglio dire, le sue ipotesi interpretative) si spingono fino ad includere lesperienza del Berlusconi politico ed a lambire lultima campagna elettorale del 2008. Lindagine muove io credo da unintuizione di fondo. Quasi banale nella sua ovviet, eppure ricca di potenzialit euristiche: la circostanza cronologica per cui, negli anni in cui Silvio Berlusconi costruisce il suo monopolio televisivo privato, il suo sparring-partner principale allinterno dellallora PCI sempre Walter Veltroni. Il quale come ama dire non sar mai stato comunista, ma certamente stato per lungo tempo vice e poi responsabile per il PCI del Dipartimento informazione e comunicazione di massa. E, in tale veste, ha partecipato in prima persona ad elaborare e gestire le strategie del suo partito in materia televisiva. Lintuizione viene messa a valore attraverso una mole di informazioni che, con pazienza certosina, lAutore ricava da fonti dirette: articoli di stampa (prevalentemente di area comunista: Unit, Rinascita, il periodico della corrente migliorista Il Moderno), dispacci ANSA, atti parlamentari, registrazioni di eventi conservate in quel formidabile pozzo di San Patrizio che larchivio audio (ora anche video) di Radio Radicale. Lintervento di De Lucia su questi materiali ridotto allessenziale. La scelta medotologica di ordinarli e di cucirli in sequenza secondo una linea cronologica, facendoli parlare

direttamente senza interventi esegetici dellAutore e riducendo al minimo le chiose a commento. Torner, alla fine del mio intervento, su questa scelta di metodo. Aggiungo che in molti casi il libro riproduce la copia anastatica del documento citato, per assicurare lautenticit della fonte e la veridicit dellinformazione. Lo fa soprattutto con i documenti come dire? pi critici. Giusto qualche esempio, per dare lidea. La lettera con cui Berlusconi chiede al leader socialista Craxi di far bloccare unimminente ispezione della Guardia di Finanza presso il suo gruppo (22 aprile 1980). Il rapporto della Criminalpol dove si parla delle relazioni pericolose tra Marcello DellUtri e il boss mafioso ma elevato di recente al rango di eroe Vittorio Mangano (13 aprile 1981). Linformativa della Guardia di Finanza sul ruolo di Silvio Berlusconi in un intenso traffico di stupefacenti dalla Sicilia al resto della penisola e oltralpe (30 maggio 1983). La sentenza della Corte dAppello di Venezia che condanna Berlusconi per falsa testimonianza, avendo mentito in tribunale e sotto giuramento sulla data della sua affiliazione alla Loggia P2 (23 ottobre 1990). Il rapporto della polizia ticinese sul coinvolgimento di Berlusconi in attivit di riciclaggio (13 settembre 1991). Al lettore informato viene in mente una battuta del film Il caimano, quando Nanni Moretti canticchiando un vecchio motivo, credo, di Adamo - si rivolge sarcastico alla giovane regista che gli propone un copione sullascesa imprenditoriale e politica di Silvio Berlusconi: Si grazie, per guarda, un film su Berlusconi proprio no, tutti sanno gi tutto su Berlusconi []. Chi voleva sapere sa. Per chi non vuole capireDai, cosa vuoi informare di pi! Si sa tutto. E tuttavia, vedendo questi documenti uno dietro laltro, in ordinata fila indiana, una certa inquietudine sale. Ed indubbiamente un merito del libro (ri)metterli in circolo in un paese smemorato come il nostro. Altrettanto vale per la ricca Appendice finale, che riproduce come da titolo una serie di testuali parole non agevolmente recuperabili altrove. Di questa appendice, raccomando la lettura di tre inediti assoluti. Il primo inedito la conferenza stampa di Berlusconi, rubricata da De Lucia con lanacoluto Lanticomunista nella patria del comunismo, che illustra i contenuti dellaccordo su cui torner - tra Fininvest e tv sovietica (4 maggio 1988). Gli altri inediti sono i due minuetti tra Veltroni e Berlusconi, alla Festa dellUnit di Milano (12 settembre 1986) e alla Commissione cultura della Camera in occasione dellaudizione del presidente Fininvest (13 aprile 1988): in entrambe le occasioni sembra di assistere se mi si concede il gioco di parole - ad un Valzer Veltroni. La narrazione dei fatti cos confezionata dallAutore suggerisce il consumarsi di pi baratti tra il funzionario comunista e laffarista di potere. Io ne ho contati almeno tre: un baratto riuscito; un baratto tentato, un baratto inesplicato. 3. Il baratto riuscito Il baratto riuscito quello che si consuma tra il 1984 ed il 1985. Ricostruiamone il contesto. Nellagosto del 1984 il monopolio berlusconiano della tv privata cosa fatta, con lacquisto di Rete4 da Mondadori, che va ad aggiungersi a Canale5 e ad Italia1 gi acquistato da Rusconi. E un trust cresciuto nellillegalit: dal 1974 la Corte costituzionale (con la sentenza n. 226) ha liberalizzato le trasmissioni private via etere solamente in ambito locale, conservando il monopolio statale delle trasmissioni via etere su scala nazionale. Per aggirare il divieto, le televisioni di Berlusconi ricorrono alla tecnica della cd. interconnessione: in pratica, la stessa trasmissione in precedenza videoregistrata, viene trasmessa sullintero territorio nazionale attraverso la contemporanea messa in onda di identiche videocassette. Lanomalia di tale situazione di fatto, favorita dallinerzia legislativa in materia ma comunque vietata dallallora vigente codice postale, viene rilevata

dalla Corte costituzionale e poi condannata da alcuni pretori (Torino, Roma, Pescara) che ordinano si disse allora di oscurare in ambito locale i relativi impianti televisivi privati. Oscurare un fico secco: in realt i tre network nelle tre regioni interessate dai provvedimenti pretorili possono comunque trasmettere a livello locale; ci che vietato lescamotage adoperato. Ma il Mago di Arcore sa come trasformare ad arte la realt. Lincantesimo ce lo ricorda De Lucia: La Fininvest mette in scena una specie di serrata per impressionare i telespettatori: in Piemonte, Lazio e Abruzzo gli schermi dei tre network di Berlusconi vengono oscurati con la scritta Per ordine del pretore vietata la trasmissione in questa citt dei programmi di Canale5, Italia1 e Rete4 regolarmente in onda nel resto dItalia. Nelle altre regioni, la Fininvest scatena una martellante campagna di protesta televisiva, accusando la magistratura di un gravissimo attentato alle libert costituzionalmente garantite, attentato che provoca gravissimi danni alle emittenti commerciali e alle industrie utenti di pubblicit. Questa demagogica campagna di Berlusconi contro linesistente oscuramento mira a provocare una rivolta dellopinione pubblica, e a prevenire il peggio: se anche le Preture di altre regioni applicassero la legge, il monopolio televisivo della Fininvest crollerebbe in brevissimo tempo [p.85-86] In soccorso allamico Berlusconi interviene il Governo Craxi con un primo decreto legge nel 1984, bocciato per dal Parlamento perch ritenuto incostituzionale. Ne fa un secondo nel 1985, poi convertito in legge. Per entrambi i decreti legge (come per il terzo, che verr emanato nel giugno 1985), si parler comunemente di decreti-Berlusconi: labitudine del nostro a servirsi di normative ad hoc ha radici lontane. Vengo al punto. Carte alla mano, De Lucia argomenta come per la conversione in legge del secondo decreto si riveli decisivo latteggiamento parlamentare del PCI. Come insegno ai miei studenti, il decreto legge fonte dalla natura provvisoria: entra immediatamente in vigore ma va convertito dalle Camere entro 60 giorni. In caso contrario, decade e tutti i suoi effetti sono nulli, tamquam non essent (salvo sanatoria legislativa). Si poteva impedire la conversione in legge del secondo decreto Berlusconi? Si poteva. Con lostruzionismo parlamentare. Il termine di decadenza era cos ravvicinato che sarebbe bastato niente per riuscirci: approvato alla Camera, il testo approda al Senato venerd 1 febbraio e deve essere convertito entro la mezzanotte di luned 4 febbraio. E quanto tentano i parlamentari radicali, demoproletari, della sinistra indipendente, contando anche sul forte disagio politico della sinistra democristiana. Il PCI no. Alla Camera rinuncia allostruzionismo. Sceglie la strada dellopposizione duttile e morbida. Presenta emendamenti. Al Senato, dove il Governo Craxi pone la questione di fiducia, garantisce il numero legale delle sedute. Lascia laula del Senato al momento del voto, accertandosi per che la presenza del gruppo missino garantisca la regolarit della seduta. Salva cos le apparenze, assicurando nel contempo la conversione in extremis della normativa a salvataggio del monopolio Fininvest. Perch? Ci a cui il PCI guarda con primario interesse la rete pubblica, piuttosto che preoccuparsi dellassetto della tv privata. Con DC e PSI - mentore lallora ministro Gava (recentemente scomparso, ma gi anche lui santo subito) - il PCI concorda il contenuto di alcuni emendamenti al decreto in conversione, che modificano i poteri di nomina al vertice della RAI: si tratta di un passaggio obbligato, per permettere al partito comunista di avere finalmente propri membri nel nuovo Consiglio di amministrazione della tv di Stato e a seguire un nuovo assetto che porti la Rete Tre ed il relativo tg nellorbita di influenza del PCI. Ecco il baratto: In cambio del controllo della Terza rete Rai con annesso Tg3, Veltroni garantisce che il suo partito permetter alla maggioranza di approvare in tempo utile il decreto-Berlusconi; il

Pci otterr Rai3 attraverso alcune modifiche dei poteri di nomina al vertice della tv di Stato [p.95] La cambiale verr riscossa nel gennaio 1987, con la nomina di Angelo Guglielmi a direttore della terza rete e di Alessandro Curzi a direttore del relativo telegiornale. Un baratto riuscito. 4. Il baratto tentato Il secondo scambio configura un baratto tentato (ma non riuscito), che si consuma nella seconda met degli anni ottanta. Di questa fase, il libro di De Lucia ci racconta alcune cose, meno note delle precedenti ma egualmente interessanti. Mettiamole in fila. 1) Il fallimento del progetto veltroniano di creare una rete di televisioni regionali in un grande network nazionale (Net). Fallimento cui segue la vendita a Fininvest di molte delle relative emittenti distribuite in giro per lItalia. In tal modo, il PCI non finisce per alimentare la rete dei network berlusconiani? 2) Le frequenti inserzioni pubblicitarie di Fininvest pubblicate nel gi citato Il Moderno. Alcune di queste pagine di pubblicit sono riprodotte nel volume, cos come vengono ripresi articoli del periodico, invero pi adatti ad un bollettino aziendale Fininvest: Il numero di febbraio de il Moderno (il mensile della corrente migliorista del Pci) scrive che la Rivoluzione Berlusconi [] di gran lunga la pi importante, cui ancora qualcuno si ostina a non portare il rispetto che merita per essere stato il principale agente di modernizzazione, nelle aziende, nelle agenzie, nei media concorrenti. Una rivoluzione che ha trasformato Milano in capitale televisiva e che ha fatto nascere, oltre a una cultura pubblicitaria nuova, mille strutture e capacit produttive [p.115] Il punto che Il Moderno non arriva a vendere 500 copie: a che pro, allora, investire risorse in una pubblicit priva di ritorni economici? 3) La trasferta in URSS di una delegazione comunista guidata dal compagno Gianni Cervetti (Capogruppo comunista al Parlamento europeo, Membro della Direzione del PCI, coordinatore milanese della corrente migliorista), con al seguito Canale5 che, la sera del 18 aprile 1987, trasmette da Mosca unepica puntata del Maurizio Costanzo Show (tra gli ospiti: un membro del Comitato centrale del PCUS, il viceministro della tv sovietica, una ballerina del Bolshoi, un astronauta sovietico, naturalmente il compagno Cervetti). 4) Il contratto stipulato tra la tv di stato sovietica e Publitalia, che diventa cos la concessionaria esclusiva per le inserzioni pubblicitarie di tutte le aziende europee sulla televisione sovietica. La conferenza stampa del 4 maggio 1988, con cui Berlusconi annuncia il clamoroso accordo, interamente trascritta nellappendice del volume. Come anche riprodotto nel libro lincredibile manifesto, realizzato in puro stile da realismo sovietico, che celebra levento. Questi i fatti. Osserva, in merito, De Lucia: La sbalorditiva intesa fra Berlusconi e il Partito comunista sovietico solleva varie domande, che restano tutte senza risposta. Perch lacerrimo anticomunista Berlusconi fa affari con la patria del comunismo? Per quali strade il presidente della Fininvest arrivato fino a Mosca? Chi ha fatto da trait dunion fra Berlusconi e il Pcus? Perch il Pci ha dato il benestare (impensabile un affare del genere senza il placet di Botteghe Oscure), incrementando ulteriormente il gi enorme potere del monopolista della tv privata in Italia? E se cos, in cambio di cosa il partito del compagno Veltroni ha permesso allex piduista 1816 di incassare miliardi dallUrss e di acquisire prestigio sulla scena internazionale? [p. 138]

Anche il lettore si pone un interrogativo. Se il baratto uno scambio diretto di un bene o di un servizio tra due parti, entrambe devono ricavarne un utile. Quale sia stato il ritorno per le aziende di Silvio Berlusconi evidente. Ma quale sarebbe stato il tornaconto per il partito di Veltroni? Certamente un flusso di finanziamento illegale a favore del PCI: le spese per la pubblicit ospitata da Il Moderno mascheravano contributi illeciti alla corrente migliorista. In tal senso vanno le testimonianze dei responsabili del periodico e del compagno Greganti, citate nel volume, nonch gli esiti del processo di Mani pulite per le tangenti della Metropolitana milanese. Ma la domanda attiene alla strategia di fondo del PCI. De Lucia, tra le righe, avanza unipotesi. Il nemico reale di Berlusconi sempre stato il mercato, alle cui regole si sistematicamente sottratto bussando alla porta della politica. Il PCI lo sa e tenta di accreditarsi come sponda pi solida e fruttuosa di quanto possano esserlo i tradizionali padrini politici di Berlusconi, PSI in testa. Magari contando di ottenere in cambio dalla Fininvest (che si avvia ad avere la diretta televisiva) la direzione di uno dei suoi tre telegiornali. E la ripetizione dello schema gi proficuamente seguito sul versante RAI, a suggello cos di una pax televisiva utile a tutti. A tutti, tranne al pluralismo dellinformazione, soffocato da un duopolio complementare, consociativo, non concorrenziale. Alla resa dei conti, si tratta di una strategia che non assegner al PCI alcun serio dividendo. Basta guardare agli eventi successivi. Lacquisto della Mondadori nel 1989 (che, in quel momento, significa lacquisizione anche del gruppo Caracciolo-LEspresso). Lapprovazione della legge Mamm nel 1990 (bench incostituzionale, come sancir la sentenza n. 420/1994 della Corte). Sono tutte operazioni condotte in tandem con le forze del pentapartito. Quando poi le televisioni Fininvest cominciano a trasmettere i telegiornali nazionali in diretta, laffermazione programmatica di Fedele Confalonieri inequivoca: La nostra informazione sar omogenea al mondo che vede nei Craxi, nei Forlani e negli Andreotti, laccettazione della libert. Infatti alla direzione dei tg berlusconiani andranno giornalisti comunque riconducibili a quella area politica (Mentana, Fede, Liguori). Cos come, in tutte le consultazioni elettorali (europee, nazionali, amministrative) svoltesi in quegli anni, Fininvest grazie alla trasmissione di spot elettorali, preclusi alla RAI agevoler sempre candidati e partiti del CAF. Un baratto tentato, dunque, ma non riuscito (al PCI). 5. Il baratto inesplicato Il libro, infine, ci racconta di un terzo baratto che, in realt, tale non . Ripeto: un baratto distribuisce vantaggi ad entrambi i barattieri. Qui, invece, il lettore assiste a regali unilaterali a favore dellaffarista Berlusconi, ora sceso in campo personalmente con un proprio partito. Sono gli anni che vanno dal 1984 ad oggi. E in questo arco cronologico che De Lucia ripercorre alcune opzioni politiche tutte favorevoli allimprenditore e politico Berlusconi, tutte compiute dal centrosinistra (di cui Veltroni soggetto di primo piano, come vicepresidente del governo Prodi I prima, come segretario DS poi). Il catalogo questo. 1) Il voto nella Giunta per le elezioni della Camera dei deputati nel 1994 (a maggioranza centrodestra) e nel 1996 (a maggioranza centrosinistra) sui ricorsi contro leleggibilit di Silvio Berlusconi per incompatibilit con il mandato parlamentare (in quanto soggetto beneficiario di concessioni pubbliche in materia televisiva). In entrambe le occasioni i parlamentari del PDS-DS votano contro la fondatezza dei ricorsi, garantendo cos il seggio al leader di Forza Italia.

2) La campagna referendaria della primavera 1995 avente ad oggetto alcuni quesiti abrogativi di norme della legge Mamm, promossa da settori non parlamentari della sinistra. Campagna referendaria cui il PDS finir per aderire, ma con scarsa convinzione (fino allultimo cercher di evitare il voto popolare tentando un accordo parlamentare su una nuova legge) e con scarsa mobilitazione (alle urne si recher solo il 55% degli elettori; i no vinceranno con lo scarto abissale di 3.737.000 voti). 3) Lapprovazione, nel 1997, della legge Maccanico di riforma del sistema televisivo. Osserva De Lucia: La normativa lapprodo di dieci mesi di trattative politiche fra il governo Prodi-Veltroni e il titolare del partito-azienda nonch capo dellopposizione parlamentare. La riforma un nuovo baratto, un altro pasticcio partitocratico confezionato per aggirare le misure antitrust, una operazione di pura cosmesi: istituisce una Authority per le telecomunicazioni (lottizzata fra i partiti, compreso quello berlusconiano), e stabilisce che Mediaset trasferisca dalletere al satellite una delle sue tre reti (Rete4), ma ci avverr solo quando le stessa Authority accerter che in Italia la diffusione di antenne paraboliche sia congruaE una nuova sceneggiata, una riforma che non riforma niente: infatti lopposizione di centro-destra, raccolta intorno a Berlusconi, in sede di voto parlamentare accorda alla legge Maccanico una docile astensione [p.201] Il giudizio non suoni eccessivamente severo: ricordo che la legge Maccanico sar dichiarata incostituzionale dalla Corte con sentenza n. 466/2002. 4) La mancata approvazione, nelle due legislature a maggioranza di centrosinistra (19962001; 2006-2008), di una adeguata normativa antitrust e sul conflitto di interessi, tali da permettere un necessario aggiornamento delle regole sulla ineleggibilit e incompatibilit parlamentari. Il lettore vorrebbe capire il senso (se ha un senso) di una simile strategia. E cerca nelle pagine del libro di De Lucia la risposta adeguata, ma non la trova. Al di l del generico richiamo alla politica della carota e del bastone, come costante nelle strategie della sinistra ex-comunista verso Berlusconi, il libro non si spinge. N soddisfa la chiosa finale secondo la quale al leader del Partito democratico lassetto televisivo italiano in fondo pare andar bene cos com, del resto proprio Veltroni stato uno egli architetti del duopolio Rai-Mediaset, riunito ormai in un vero e proprio monopolio (Raiset) [p.208] Il volume di De Lucia si chiude, cos, con la ricostruzione di un gigantesco baratto che resta inesplicato. E che molto di pi assomiglia ad una resa senza condizioni del centrosinistra veltroniano al leader del principale partito della coalizione a lui avversa. 6. Laffarista di potere e il funzionario comunista Una volta letto il libro, ci si accorge che ad entrambi i suoi protagonisti De Lucia non fa sconto alcuno. Di Silvio Berlusconi fin dal primo capitolo, il pi biografico non si omette nulla. La ricchezza iniziale dallorigine controversa, utilizzata in spericolati investimenti immobiliari (Milano2, Olbia2). La minuscola Banca Rasini (dove lavora come funzionario il padre, Berlusconi senior) indicata come sportello del riciclaggio di denaro di Cosa Nostra nel nord Italia. Liscrizione alla Loggia P2. Il liberismo a parole smentito dalla vocazione al trust, creato e difeso grazie allinerzia legislativa. Le enormi risorse economiche accumulate attraverso il monopolio del settore pubblicitario (vero hardcore di Fininvest). Lindebitamento stimabile in circa 4.500 miliardi di lire che, unitamente allavvio dellinchiesta Mani pulite, lo induce a scendere in politica. La capacit di ottenere sempre al momento giusto interventi legislativi ad hoc, dapprima per interposti partiti, ora direttamente in proprio.

Impressiona la perfetta simmetria tra le parole, le opere (e le omissioni) dellimprenditore e del politico Berlusconi. La Weltanschauung sempre la stessa. Il gradimento degli spettatori, come il voto degli elettori, legittima agli occhi del nostro laggiramento o la violazione delle regole ( meglio avere una legge sulla televisione, o meglio avere la televisione? domanda sornione Berlusconi). I pretori che oscurano le reti Fininvest, come i giudici che pretendono di processare il Presidente del Consiglio, indicati come faziosi Torquemada di cui il nostro ovviamente una vittima, perseguitato come imprenditore prima, come politico poi. Le procedure parlamentari piegate alla bisogna (con la complicit dei Presidenti dAula); il Governo amico che ricorre alla decretazione durgenza ed al voto di fiducia; laggiramento delle sentenze della Corte costituzionale: accade nel 1984-1985 (con i tre decreti in materia radiotelevisiva) non diversamente dal luglio 2008 (con il decreto legge che introduce il cd. lodo Alfano). La situazione di fatto che diventa prassi e di cui la regola normativa deve limitarsi a prendere atto: vale per il monopolio di tre reti televisive private, come anche per lenorme conflitto di interessi dellattuale Presidente del Consiglio. Berlusconi Berlusconi. E sempre stato cos, suggerisce correttamente De Lucia. Anche nel 1994 (aggiungo io, perch nel libro non viene ricordato), quando i Radicali gli fecero unapertura di credito politico, ora fortunatamente ritirata. Quanto a Veltroni, invece, De Lucia insiste molto per amore di verit sulla sua biografia di funzionario comunista. Ad esempio, ricordandone lintervista concessa allEuropeo nel 1989: Alla domanda se si consideri ancora comunista, il futuro segretario del Partito democratico risponde gonfiando il petto: Certo. Io sono comunista. Non ho nessuna abiura o nessuna abdicazione da fare rispetto alla storia di cui anchio, nel mio piccolo, sono espressione. Non c alcun elemento di trasformismo, insomma, e nessun imbarazzo a essere quello che sono [p.148] Non lo fa solo come contrappunto alle opposte recenti prese di distanza autobiografiche di Veltroni. Gli serve, semmai, per poter assumere la categoria della cd. doppiezza togliattiana come chiave interpretativa delle strategie politiche veltroniane. Doppiezza togliattiana: si tratta di una categoria molto impegnativa e a suo modo ricca di storia, che non saprei adoperare con propriet. Mi limito semplicemente a segnalare che, nella sua versione originaria, la doppiezza togliattiana ottenne (dal punto di vista dellallora Segretario del PCI, sintende) risultati anche epocali. Nella pi recente declinazione veltroniana, invece, approda a sconfitte pesanti nel settore radiotelevisivo (e non solo). 7. Un libro obiettivo? Questo, in conclusione, Il baratto. E un libro documentato? Certamente s. E un libro che merita la lettura? Certamente s. E un libro obiettivo? La scelta di metodo fatta da De Lucia intende accreditarlo come tale: ricerca analitica delle fonti, tendenziale separazione del fatto narrato dal commento, riscontro scrupoloso del documento che avvalora gli snodi decisivi della ricostruzione proposta. La premessa sottintesa che la descrizione di un evento ha una sua verit, diversamente dalla valutazione dellevento, inevitabilmente soggettiva. Lassunto di partenza che i fatti parlino da soli. La regola di fondo che la descrizione della realt coglie il vero ed offre al lettore il dato da valutare in autonomia. Secondo questa impostazione, la mediazione dellAutore interviene solo in seconda battuta, come proposta interpretativa persuasiva proprio perch avvalorata dai dati raccolti. Si tratta di un atteggiamento epistemologico di nobile tradizione. Lo si ritrova nel cinema (il neorealismo), nella letteratura (il verismo), nella filosofia (il positivismo), nel giornalismo (la

tradizione anglosassone del fatto separato dal commento; lesperienza non a caso di Radio Radicale). Tanto di cappello. Eppure inviterei i lettori comunque al disincanto: perch anche il fatto non mai un dato oggettivo, ma sempre un accadimento problematico, suscettibile per questo di differenti interpretazioni. Ce lo ricorda, in una delle sue indagini, il commissario Montalbano: Se uno, passando per una strada, vede un omo caduto sul marciapiede, istintivamente portato a domandarsi: per quale motivo questuomo caduto qui? Ma, sostiene Pessoa, questo gi un errore di ragionamento e quindi una possibilit di errore di fatto. Quello che passava non ha visto luomo cadere l, lha visto gi caduto. Non un fatto che lomo sia caduto in quel punto. Quello che un fatto che egli si trova l per terra. Pu darsi che sia caduto in un altro posto e labbiano trasportato sul marciapiede. Pu essere tante altre cose, sostiene Pessoa. () Poi gli torn a mente un altro esempio che confortava il primo. Sostiene Pessoa () che se un signore, mentre fuori piove e lui se ne sta in salotto, vede entrare nella camera un visitatore bagnato, inevitabilmente portato a pensare che il visitatore sia con gli abiti zuppi dacqua perch stato sotto la pioggia. Ma questo pensiero non pu essere considerato un fatto, dato che il signore non ha visto con i suoi occhi il visitatore in strada sotto la pioggia. Pu darsi invece che gli abbiano rovesciato un catino pieno dacqua dentro casa [A. Camilleri, Sostiene Pessoa, in Id., Gli arancini di Montalbano, Mondadori, Milano 1999, p. 71-72]. -------------------------------------------------------------------------------NOTE * Il testo riproduce lintervento orale svolto alla presentazione dellomonimo libro tenutasi a Ferrara (Biblioteca Ariostea, Sala Agnelli) il 17 settembre 2008, con la partecipazione di Michele De Lucia (Tesoriere di Radicali Italiani e Autore del libro), Gian Pietro Testa (Giornalista), Mario Zamorani (Segretario dellAssociazione Radicali Ferrara).