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Lo Sviluppo Economico Nella Prospettiva Storica

Lo Sviluppo Economico Nella Prospettiva Storica

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3. Lo sviluppo economico nella prospettiva secolare A.

Le Epoche Economiche e la loro interpretazione
Introduzione
Dal 1820, il prodotto totale dei 16 paesi capitalistici avanzati è aumentato di 70 volte, la popolazione di 5 volte, il prodotto pro-capite di 14 volte e consumo reale pro-capite di quasi 10 volte. Le ore lavorative annuali sono adesso quasi la metà di allora, mentre l’attesa di vita si è raddoppiata. Il motore principale dello sviluppo è stato il progresso tecnologico, in cui la formazione di capitale ne è stato lo strumento principale da cui ne è stata sfruttata per aumentare l’output. Questa è la lettura più sintetica degli ultimi 180 anni di storia economica. Tuttavia, le ragioni di un tale e vigoroso sviluppo del capitalismo si possono comprendere meglio se analizzati in una prospettiva storica di lungo periodo, secolare se non millenaria. Se applichiamo il semplice schema della funzione di produzione aggregata neoclassica che combina i fattori di produzione (risorse naturali, lavoro e capitale), possiamo leggere la storia dell’economia mondiale in una chiave evolutiva che vede i fattori di produzione elementari progressivamente “aumentati” nel corso dei secoli dal progresso tecnologico e dall’istruzione e qualificazione della forza lavoro. Le maggiori determinanti delle performance economiche nelle varie epoche si possono così evidenziare e, a seconda del contributo relativo di ciascuna di esse, potremo distinguere le varie epoche tra loro. Nel corso dei secoli, l’efficienza dell’allocazione delle risorse è stata migliorata da una migliore divisione del lavoro. Di tanto in tanto, alcuni paesi hanno aumentato il loro reddito saccheggiando o sfruttando altri, specialmente nel periodo del primo imperialismo coloniale e del capitalismo mercantile, ma questi non sono comunque stati fattori importanti nel progresso capitalistico.

Descrizione
Con l’eccezione del Giappone, tutti i paesi capitalistici avanzati (oggi) sono europei o di derivazione europea (come l’Australia, il Canada, gli USA). A datare approssimativamente dal 500 AD, i paesi europei hanno attraversato quattro epoche: l’epoca agraria(500-1500), l’epoca agraria avanzata (1500-1700), l’epoca del capitalismo mercantile (1700-1820) e infine l’epoca capitalistica (1820-corrente). La differenza tra l’epoca pre-agraria (nomade) e quella agraria vera e propria (che comincia con gli insediamenti delle prime civiltà nelle zone temperate dell’Egitto e della Mesopotamia) è fondamentalmente quella di un utilizzo di strumenti per la produzione agricola (introduzione di “capitale” corrente ma non accumulato), un minimo di “skills” per la manodopera e l’uso di risorse naturali che vengono appropriate e mantenute (non solo sfruttate e poi abbandonate). La fase agraria è caratterizzata da lentissimo progresso tecnologico e un sistema istituzionale non prono all’assorbimento di nuova tecnologia. La fase agraria si protrae per lunghi secoli sino alla fase imperialistica romana e poi medievale, in cui accanto ad una forza lavoro con un minimo di skills si affianca un’elite burocratica e militare efficiente, e l’investimento in capitale corrente viene affiancato dall’investimento in strade e infrastrutture. La fase imperialistica—sempre all’interno della fase agraria—beneficia anche dei proventi di prelievi fiscali iniqui, sfruttamento, schiavizzazione e rapina dei territori colonizzati (un input aggiuntivo al processo di produzione del reddito). Nella tarda fase agraria e poi nella fase agraria avanzata si ha un sempre maggiore—anche se molto graduale—investimento in capitale fisso (non solo corrente). Le esplorazioni geografiche e poi la nuova colonizzazione delle americhe e dell’Oceania danno poi gradualmente vita al commercio transoceanico, sostenuto anche da innovazioni tecnologiche considerevoli nei trasporti e da investimenti consistenti in capitale fisso. La fase del capitalismo mercantile è caratterizzata da una manodopera generalmente con un minimo di skills, in parte con istruzione formale e ap-

prendimento sul lavoro, un’elite burocratica, militare e scientifica. Uno stock moderato di capitale corrente viene, in questa fase, affiancato dal uno stock molto maggiore (in volume e valore) di capitale fisico. Nella fase mercantile, tuttavia, il maggiore reddito viene integrato con i nuovi proventi dello sfruttamento coloniale, sia in termini di risorse depredate che di schiavizzazione. La fase capitalistica, infine, è caratterizzata soprattutto da accumulazione di capitale e progresso tecnico. L’investimento in tutti i tipi di capitale (sostituzione di capitale obsoleto, ampliamento dello stock, nonché miglioramento del valore dello stock) è il principale veicolo del progresso tecnico, che diviene sempre più “tangibile” e percettibile.
Tabella 1 Caratteristiche delle quattro epoche in termini di crescita (tassi di crescita medi annuali composti in percentuale) Popolazione Agraria (500-1500) 0.1 Agraria avanzata (1500-1700) 0.2 Capitalismo mercantile (1700-1820) 0.4 Capitalismo (1820-2000) 0.9
Fonte: A. Maddison, Phases of Capitalist Development, Oxford, 1982.

PIL Pro-capite 0.0 0.2 0.2 1.6

PIL Totale 0.1 0.4 0.6 2.5

L’epoca agraria
Dopo il crollo dell'impero romano e del relativo sistema di comunicazione, l’Europa ricadde in una lunga epoca agraria (in termini economici) con relativi pochi commerci per molti secoli. Per un millennio ci fu un lievissimo aumento netto della popolazione ed nessun aumento del reddito pro-capite complessivi. All’interno di questo quadro complessivamente stagnante ci furono fluttuazioni importanti. Ci furono due declini importanti della popolazione, con recuperi successivi. Il primo calo violento di popolazione avvenne dopo la caduta del’impero in un’ondata della malattie epidemiche nel VI e VII secolo. Il secondo avvenne nel XIV secolo, dopo l’epidemia di peste bubbonica conosciuta come la morte nera. Esiste una certa evidenza che quando la popolazione crollava dopo queste catastrofi demografiche, gli standard di vita miglioravano temporaneamente, poiché per varie decadi successive vi era più terra fertile disponibile. La diminuzione di popolazione aveva però anche l’effetto di diminuire l’offerta di prodotti alimentari, che peggiorava l’iniziale effetto negativo delle catastrofi demografiche, con accompagnati effetti inflazionistici. Le fluttuazioni demografiche e quelle negli standard di vita per lungo tempo sono dunque state come antitetiche.

L’epoca agraria avanzata
Tra il 1500 e 1700 il tasso di progresso fu comunque basso rispetto agli standard attuali, ma chiaramente migliore che nell’intero millennio precedente. Non vi furono ulteriori battute d'arresto demografiche sulla scala della Morte Nera, benché il tasso di sviluppo della popolazione fosse magro nonostante l’alta fertilità (si accompagnava comunque ad un’alta mortalità). L’output procapite si sviluppò ad un passo troppo lento per essere percettibile ai contemporanei. Tuttavia, la popolazione di questi paesi crebbe della metà in questi due secoli e l’output pro-capite aumentò di poco meno della metà, sebbene la produttività aumentò di poco in quanto il maggiore output fu solo dovuto a un maggiore aumentare di ore lavorative (maggiore uso di forza lavoro più che progresso tecnico labour-saving). In definitiva, l’epoca agraria avanzata tra il 1500 e il 1700 fu un’epoca in cui il progresso tecnico, accanto ad un modicum di formazione di capitale hanno svolto un certo ruolo.

L’epoca del Capitalismo Mercantile
Nell’epoca del capitalismo mercantile, i paesi europei principali sfruttarono la loro superiore tecnologia nella navigazione, nella costruzione navale ed in armamenti per sviluppare il commercio internazionale mediante imprese commerciali monopolistiche. Nel precedente caso della Spagna, gli obiettivi mercantili e la politica coloniale non erano capitalisti mercantili ma più simili a quelli dell’antico imperialismo. Una volta esaurito il depredamento delle colonie, la Spagna cominciò a declinare. Ma nei Paesi Bassi, in Francia e nel Regno Unito, l’impero d’oltremare del periodo capitalistico mercantile ebbe un effetto più benefico sulla capacità produttiva delle rispettive

economie, perché esso aumentò non soltanto risorse di capitale, ma contribuì considerevolmente ad espandere i mercati. Nel periodo capitalistico mercantile ci fu inoltre un miglioramento in trasporto interno, che contribuì a rompere l’isolamento delle economie autosufficienti “del villaggio” e creò nuove possibilità di economie di scala e specializzazione. Per il Regno Unito, l’esperienza capitalistica mercantile fu una necessaria rampa di lancio per dare il via ad un’accelerazione del progresso tecnico nei tessili, poiché ne aprì un mercato particolarmente ampio. Adam Smith, nel suo famoso libro su La ricchezza delle nazioni, descrisse brillantemente le forze che guidarono il capitalismo mercantile: egli sottolineò l’importanza del miglioramento dello stock di capitale mediante investimento, le opportunità offerte dalle economie di scala e dalla specializzazione, e il ruolo che le politiche economiche potevano avere nell’accelerare lo sviluppo. Il mercantilismo si stabilì agli inizi dell’epoca moderna (tra il XVI e il XVIII secolo), più o meno in corrispondenza dell’emergere degli Stati-nazione. Esso portò ad alcune delle prime forme di significativo intervento governativo e di controllo sulle economie di mercato, nonché al sorgere del capitalismo vero e proprio. Il mercantilismi favorì però anche molte delle guerre europee del periodo, e alimentò l’imperialismo europeo, nella guerra delle potenze europee per il controllo delle risorse e dei mercati “disponibili”. Tuttavia, con l’avvento del capitalismo vero e proprio, la rivoluzione industriale, gli argomenti di Adam Smith e di altri economisti classici ebbero la meglio nel cambiare la politica dell’Impero Britannico e di altri paesi europei. Il mercantilismo si sviluppò ad un tempo in cui l’economia europea era in transizione. Gli stati feudali medievali venivano sostituiti da Stati-nazione centralizzati. L’introduzione di navi da trasporto interoceanico, il flusso di beni successivo alla scoperta delle Americhe, la crescita dei centri urbani portarono all’aumento rapido dei flussi di commercio internazionale. Il mercantilismo si concentrò su come tale commercio poteva meglio essere vantaggioso per gli Stati. Venne introdotta la contabilità doppia (anche nelle finanze pubbliche), che fu così in grado di mostrare il chiaro flusso in entrata e in uscita del commercio e un migliore controllo della bilancia commerciale. Il flusso di beni inter-nazionale aumentò enormemente, e con esso i prezzi e il flusso di oro e di argento (mezzi di pagamento).

L’epoca capitalistica
La differenza principale fra l’epoca capitalistica e quella capitalistica mercantile fu l’accelerazione del tasso di progresso tecnico, che richiese un considerevole aumento nel tasso di formazione del capitale fisso. Lo sviluppo dello stock di capitale per lavoratore aumentò notevolmente e tutti i tipi di capitali (sostituzione, ampliamento, e miglioramento) furono resi più produttivi perché le nuove “annate” di capitale contennero un continuo e sostanziale sviluppo nella conoscenza tecnica. Una differenza significativa dal capitalismo mercantile è che le performance economiche dei principali paesi capitalistici non sono dipese generalmente da politiche di sfruttamento e depredamento di altri paesi del tipo “beggar-your-neighbor”. Ciò non significa che tali pratiche sono sparite, ma sono state via via molto meno significative, tranne nel caso del Regno Unito quando il suo relativo sviluppo capitalistico cominciò. Un’altra caratteristica importante dell’epoca capitalistica è stata il livello di formazione generale della forza lavoro costantemente in aumento. Se nel 1820 un membro medio della forza lavoro nel gruppo di paesi capitalistici non aveva probabilmente ricevuto più di due anni di istruzione, nel 1989 la media era aumentata fino undici anni. Ciò è stato necessario per adattarsi con successo al rapido cambiamento economico, ma è stato anche di aiuto nello sviluppo dello stock di conoscenza economica utile. Le economie di scala e la specializzazione hanno continuato ad essere le forze principali dietro alla crescita della produttività nell’epoca capitalistica, ma il loro contributo relativo al progresso economico è stato più modesto che non nell’epoca mercantile, quando l’importanza del progresso tecnico fu molto minore.

Lo Sviluppo Economico Mondiale
Tra l’anno 1000 e il 1998 la popolazione mondiale è aumentata di 22 volte, a fronte di un aumento del reddito pro-capite di 13 volte. Tra l’inizio dell’Era Cristiana e l’anno Mille, invece, la popolazione era aumentata di un sesto, mentre il reddito pro-capite medio mondiale era addirittura diminuito. Il secondo millennio si compone di due distinte epoche. Tra il 1000 e il 1820 il

movimento verso l’alto del reddito pro-capite fu lento, e per il mondo nel suo complesso l’aumento non è stato di più del 50%. La crescita fu più che altro “estensiva”, e servì ad accomodare un aumento della popolazione di 4 volte tanto. Dopo il 1820, lo sviluppo mondiale è stato molto più dinamico, e più “intensivo”. Il reddito pro-capite è cresciuto ben più rapidamente della popolazione, tale che alla fine del millennio era 8,5 volte più alto che non nel 1820, a fonte di una popolazione maggiore di 5,6 volte. Vi è stata un’ampia disparità nella performance delle varie regioni del mondo nelle varie epoche. Il gruppo più dinamico è stato quello dei paesi “occidentali”, cioè L’Europa Occidentale, il Canada, Gli Stati Uniti d’America, l’Australia, la Nuova Zelanda, e il Giappone. Nel periodo 10001820 il reddito pro-capite medio è cresciuto circa 4 volte più rapidamente che nel resto del mondo. Il differenziale è continuato tra il 1820 e il 1998, allorché il reddito dei paesi occidentali è cresciuto di 19 volte, a fronte di un aumento di 5,4 volte per il resto del mondo. In altre parole, la distanza in termini di reddito pro-capite tra paesi occidentali e resto del mondo è aumentata. Il gap è molto più ampio oggi di quanto non sia mai stato in passato. Duemila anni fa il livello medio del reddito era più o meno simile nei paesi occidentali e nel resto del mondo. Attorno all’anno 1000, il reddito medio dei paesi occidentali fu in realtà inferiore di quello del resto del mondo, principalmente per via degli effetti duraturi della caduta dell’Impero Romano, a fronte di un relativo progresso economico del mondo islamico, dei paesi dell’Asia Centrale e della Cina. Ma attorno al 1820, i paesi occidentali nel loro complesso avevano già raggiunto un livello circa doppio rispetto al resto del mondo, e nel 1998 tale divario è diventato in alcuni casi drammatico (si vedano le tabelle sotto).

XVIII e XIX. l’Asia (escluso il Giappone) produceva più di due terzi del PIL mondiale. la migrazione dei coloni europei. Nel 1998. non cambiò gran ché dopo l’indipendenza. senza alcun accesso né alla terra né all’istruzione. rispettivamente. e inferiore a quello della Cina. e in particolare la Repubblica di Venezia. f) La dominazione coloniale dell’America Latina ebbe qualche analogia rispetto a quella dell’America del Nord. Vi sono anche stati cambiamenti nella distribuzione del reddito tra le varie aree del mondo nel corso della storia. tale obiettivo fu raggiunto attorno al 1980. Verso la fine del XIX gli Stati Uniti d’America era già il leader economico mondiale. la tecnologia e l’organizzazione aggiunsero una sostanziale nuova dimensione all’ascensione economica occidentale dal XVII secolo in avanti. La leadership economica nel corso dei secoli è cambiata di luogo e di caratteristiche. Da allora. ma fu poi rafforzata dallo sfruttamento coloniale espresso dall’egemonia occidentale. ma non è ancora stato raggiunto in termini di produttività. Inoltre. hanno dato il via al processo di crescita e riaperto il commercio mediterraneo dopo la caduta dell’Impero Romano e la conquista araba. Attorno all’anno 1000. Mentre le Città Stato dell’Italia settentrionale.Fonte: Maddison . d) L’appropriazione delle risorse naturali del Nord America da parte dell’Europa Occidentale. e) Il Giappone è stato un’eccezione alla norma asiatica. La presa del potere dei Meiji nel 1868 provocò un radicale cambiamento istituzionale il cui scopo era quello di raggiungere l’Occidente. dell’India e di altri paesi Asiatici. Nel corso dei secoli XVII. e l’Europa Occidentale meno del 9%. Nel . Contours of the World Economy. b) Vi è stato un punto di svolta attorno all’XI secolo. Nel 1820 le proporzioni erano del 56% e del 24%. Spagna e Portogallo furono però meno dinamiche. In termini di reddito. e fu più marcata dal XVIII secolo in avanti. l’America Latina aveva una popolazione indigena molto più numerosa che fu trattata come una sottoclasse. inglesi e francesi. Nel suo Contours of the World Economy egli raggiunge le seguenti conclusioni: a) Il reddito dell’Europa Occidentale ha avuto il suo nadir attorno all’anno 1000. dei Paesi Bassi. ma le istituzioni spagnole e portoghesi erano meno propizie allo sviluppo capitalistico che quelle olandesi. Spagna e Portogallo hanno successivamente aperto le rotte commerciali marittime verso le Americhe e l’Asia. seguiti poi dalla Gran Bretagna alla fine del XVIII secolo. l’economia della Cina e dell’Asia è rimasta più o meno stagnante in termini pro-capite sino alla seconda metà del XX secolo. Tale stagnazione fu inizialmente dovuta alle istituzioni indigene e alle loro politiche. tuttavia. ma già nel 1820 il reddito era triplicato. il Giappone ha raggiunto e superato la Cina in termini di reddito pro-capite. quando è cominciata l’ascesa economica dell’Europa Occidentale. c) L’Europa Occidentale superò la Cina (l’economia leader in Asia) in termini di reddito pro-capite nel XIV secolo. la quota asiatica era attorno al 30%. allorché il suo livello fu significativamente più basso che non all’inizio dell’Era Cristiana. L’ordine sociale. Angus Maddison ha recentemente messo a punto una serie di statistiche e studi molto accurati sull’andamento del reddito nel lungo periodo per le varie regioni del mondo. a fronte del 46% dell’insieme dei paesi occidentali. che divennero il paese leader attorno al 1600. A questa va aggiunta la spinta economica del mercantilismo e lo sfruttamento delle colonie tropicali. Questa ha sicuramente avuto un passo lento per secoli. economicamente.

l’aumento del reddito pro-capite fu molto più contenuto di quello del Nord America. h) Il grande aumento del reddito si è avuto comunque negli ultimi due secoli: il reddito è aumentato di 19 volte nei paesi occidentali e più di 5 volte nel resto del mondo nel suo insieme. Fonte: Maddison . anche se più rapido di quello asiatico o africano. Nel 1998.lungo periodo. Max . La tendenza generale in passato è stata quella di datare l’inizio dell’ascesa attorno al 1500. quando gli europei scoprirono l’America e fecero la loro entrata nei mercati asiatici. In particolare. essi differiscono da alcune precedenti interpretazioni circa la durata e la velocità dell’ascensione economica dell’Europa occidentale. il livello di reddito è stato appena migliore di quello dell’Europa Occidentale nel 1820. Contours of the World Economy. g) Il reddito pro-capite dell’Africa nel suo insieme fu più basso nel 1820 che nel primo secolo dell’Era Cristiana e da allora l’aumento è stato molto più contenuto che in ogni altra parte del globo. L’aumento della popolazione è ora il più rapido di ogni altra regione ed è 8 volte più veloce di quello europeo. I risultati e le osservazioni di Maddison gettano una luce in qualche modo nuova sull’interpretazione della storia economica del mondo.

I mercantilisti asserivano che solo le materie prime che non potevano essere prodotte internamente dovevano essere importate e promossero pertanto sussidi governativi. i dati recenti mostrano come l’Olanda avesse alla fine del XVIII secolo un reddito maggiore della Gran Bretagna. sostenuti da controlli statali. Il mercantilismo dava molta importanza all’accumulazione di oro e argento e metalli preziosi.Weber attribuì l’ascesa europea al protestantesimo e la sua tesi ha trovato consenso perché ha anche coinciso nella datazione con l’ascesa economica dell’Europa. Kuznets (1979) condivise questa impostazione. Maddison (2007) discute queste posizioni con il contributo di una corposa evidenza empirica. 1992) ha certamente contribuito a sfatare la convinzione generalizzata di un improvviso decollo nella seconda metà del XVIII in Inghilterra. anche se secondo Maddison i dati mostrano invece che l’accelerazione nella crescita fu infatti molto più sincrona di quanto sino ad oggi creduto. Nelle parole di Francio Bacon. L’interpretazione della crescita dell’economia mondiale vede naturalmente varie posizioni. non attorno al 1760 (quando piuttosto cominciarono ad affermarsi le primissime imprese capitalistiche in Inghilterra). il gioire dei manifattori. non sembra esserci stato una vera e propria “rottura” o un punto di svolta nel 1500 che lasci pensare che fu allora che cominciò l’ascesa. il che contribuisce a sfatare il mito dell’eccezionalità britannica. secondo Maddison. con una fase agraria avanzata ed una capitalistico-mercantile. la repressione dello spreco e dell’eccesso provocato da leggi sontuose. Se un paese non può fornire le sue proprie materie prime. I mercantilisti sostenevano che uno stato doveva esportare più beni di quanti ne importava perché così gli stranieri avrebbero dovuto pagare la differenza in metalli preziosi. avvenne attorno al 1820. che Maddison (1995) poi fece propria. ma fu con il mercantilismo e la contemporanea ascesa dell’assolutismo che lo Stato prese il posto delle corporazioni come regolatore dell’economia. Tuttavia. Nel suo volume del 1973. sussidi e monopoli. a Bairoch (1991). I mercanti europei. I proponenti del mercantilismo sottolinearono l’importanza del potere statale e delle conquiste d’oltremare come lo scopo principale della politica economica. deve allora acquisire territori e colonie da do- . da Landes (1972) che enfatizza secoli di accumulazione di conoscenza e investimenti in Europa Occidentale che favorirono lo sfruttamento delle risorse che diede all’Europa la leadrship. Inoltre. 1963) sottolinearono entrambi l’idea che i “decolli” avvennero in modo asincrono e sequenziale lungo il XIX secolo nei paesi europei. che vede nello sfruttamento coloniale la ragione prima per la susseguente primazia dell’Europa Occidentale. Si può invece caratterizzare l’intera fase tra il 1000 e il 1820 come proto-capitalistica. cominciarono a fare profitti ne commercio internazionale e transoceanico semplicemente comprando e vendendo beni e materie prime. Il lavoro di Crafts (1983. La regimentazione economica era cominciata già nel tardo medioevo e si era affermata nel periodo rinascimentale nelle città. Cap. La transizione. quella che Kuznets chiama della “moderna crescita economica”. almeno dal punto di vista economico dell’aumento del reddito. il tasso di crescita del reddito pro-capite nell’epoca del capitalismo mercantile non fu in realtà di molto superiore a quello registrato tra i secoli XI e XV e per tale ragione non ha molto senso distinguere un epoca “feudale” da quella “mercantile”. Tuttavia. la fine dell’apatia e dell’inattività. il quale fu preceduto da un epoca di organizzazione feudale. 1) suggerì che la “moderna crescita economica” contraddistingue un’epoca ben precisa che fu preceduta dal capitalismo mercantile in Europa Occidentale “tra la fine del XV secolo e la seconda metà del XVIII secolo”. Una differenza importante tra Maddison e Kuznets sta anche nella datazione dell’inizio della fase capitalistica. Gershenkron (1965) e Rostow(1960. Kuznets avanzò un’idea accettabile circa lo sviluppo del reddito pro-capite durante l’era mercantilistica. sebbene merci e materie prime venissero ancora in larga parte prodotte secondo metodi di produzione non capitalistici. la regolazione dei prezzi…”. secondo i mercantilisti. Simon Kuznets (1996. protezione dei grandi monopoli e tariffe protettive per incoraggiare la produzione interna di beni manufatti. Il Mercantilismo e la Nascita del Capitalismo Moderno Lo sviluppo del mercantilismo Il mercantilismo stabilì un sistema di commercio a fini di profitto. “il mercantilismo fu l’apertura e il bilanciamento del commercio. il miglioramento e la cura del suolo e dei terreni.

e dai presidenti Abraham Lincoln e Thomas Jefferson. Eventualmente. aumentandone il valore (prezzo in oro e argento dei beni). sottolineò che la produzione è importante tanto quanto il consumo e che è importante che il governo mantenga un controllo e la capacità di intervenire attivamente nel funzionamento dell’economia. In Francia. sostenendo che un aumento dell’offerta di moneta semplicemente significava che ognuno diventa più ricco. il processo fu molto più lento. In Gran Bretagna le normative mercantilistiche vennero gradualmente abolite e sostituite nel corso del XIX. e che la vera causa della prosperità sta nel consumo di beni e nelle istituzioni che lo favoriscono. Dacché non era nell’interesse dello Stato promuovere la concorrenza. All’aumentare del flusso di oro e argento (il bullion) dovuto al flusso commerciale attivo. con Raymond Quesnais. Negli Stati Uniti. mentre in Inghilterra era più economico produrre tessili. Prussica e Russia. e l’importazione mercantilistica continuò a prevalere nella protezione della nascente industria manifatturiere. La critica anti-mercantilistica Adam Smith e David Hume possono essere considerati come i padri del pensiero antimercantilista. allorché il governo britannico abbracciò in modo convinto l’idea del libero commercio e del laissez faire difesa da Smith. il Portogallo era un produttore di vino ben più efficiente dell’Inghilterra. Fu David Hume che mise in luce l’impossibilità di avere una bilancia commerciale costantemente attiva. ma fu solo con La ricchezza delle nazioni del 1776 di Adam Smith che il mercantilismo ricevette una severa e completa critica. La rivoluzione industriale Il capitalismo industriale — il cui inizio viene datato da Karl Marx e Karl Polany attorno attorno alla seconda metà del XVIII in Inghilterra— fu reso possibile dall’accumulazione di vasti . non è più economico esportare beni dal paese a basso prezzo a quello ad alto prezzo. Così. Keynes nel XX secolo sostenne invece che qualcosa di buono nel pensiero mercantilista c’era e che l’offerta di moneta. Smith criticò le due fondamentali dottrine mercantilistiche che l’ammontare della ricchezza mondiale è costante—e va quindi acquisito a spese di altri—e che un paese può aumentare la propria ricchezza solo a spese di un altro paese. Nella teoria economica moderna. porta solo all’impoverimento reciproco. la bilancia commerciale e i tassi di interesse sono importanti per l’economia. allora meno sviluppate. l’offerta di oro e argento interna aumenta e il suo valore tende quindi a diminuire relativamente agli altri beni. e la bilancia commerciale finisce per invertirsi. Nel paese che esporta oro e argento (cioè paga per le importazioni). l’offerta di oro e argento diminuisce. Imponendo restrizioni alle importazioni e tariffe. se il Portogallo si fosse specializzato nella produzione di vino e l’Inghilterra nella produzione di tessili. il mercantilismo fu accettato e difeso da figure come Alexander Hamilton. sostenevano i mercantilisti. in quanto entrambi i contraenti possono guadagnarci. sostenendo che è molto più importante mantenere certi livelli di consumo per far crescere l’economia. La prima scuola di pensiero che rifiutò apertamente il mercantilismo fu quella fisiocratica francese. entrambi i paesi ne avrebbero guadagnato se avessero commerciato e scambiato vino contro tessili: un esempio di vantaggi assoluti. I mercantilisti non capirono le nozioni di vantaggi assoluti e comparati (che furono pienamente sviluppate da David Ricardo nel 1817) e i benefici del commercio libero. il commercio non è un gioco a somma zero di concorrenza spietata e selvaggia. I mercantilisti per lungo tempo non compresero tale meccanismo. Adam Smith rifiutò l’attenzione data dai mercantilisti alla produzione. anche se vari studiosi avevano messo in luce importanti difetti nel mercantilismo prima che Adam Smith sviluppasse l’ideologia che ne permise il definitivo superamento. Le colonie costituirono così non solo una fonte di materie prime ma anche un mercato per i prodotti finiti. e fu la base per l’adesione al gold standard e le politiche protezionistiche e di sostituzione delle importazioni per proteggere la nascente economia americana dalla dominazione inglese. Il libro di Smith sviluppò le basi di quella che oggi viene considerata l’economia classica e la prima sistematizzazione del capitalismo allora nascente. Se Adam Smith sostenne che l’importanza data all’offerta di moneta era eccessiva. d’altro lato. come sostenuto dai mercantilisti. secondo il credo mercantilista. Nel famoso esempio di Ricardo. Keynes.ve queste possono essere estratte. alle colonie non deve essere consentito di produrre beni manufatti e commerciare con potenze straniere. come ritenevano i mercantilisti.

La disciplina della fabbrica era tutt’altra cosa e richiese un nuovo tipo di lavoratore. (2) la sostituzione della forza umana e animale con forza inanimata—in particolare del vapore. ma forniva le attrezzature e i capitali e ne controllava l’uso nella sua funzione di supervisore. ed ogni cambiamento fu possibile grazie ai miglioramenti complessivi. supervisore del processo produttivo. le macchine poterono avere un impatto sulla produzione solo quando anche l’organizzazione della produzione stessa ne venne affetta. che cominciò in Inghilterra nel XVIII secolo e si diffuse nei paesi dell’Europa Continentale e in pochi altri paesi oltremare.ammontari di capitale della fase mercantilistica e dall’investimento in nuove tecnologie a scopo produttivo e industriale. L’accumulazione di capitale da parti di grandi capitalisti e compagnie monopolistiche era avvenuta in modo crescente per tutto il XVII e il XVIII secolo. In ogni caso. il quale non solo assumeva il lavoro e commercializzava il prodotto finito. La dimensione dell’unità produttiva crebbe: macchine ed energia richiedevano e rendevano possibile la concentrazione della manifattura. Gli avanzamenti materiali avvennero in tre aree: (1) la sostituzione di abilità umane con attrezzi meccanici. “Il cuore della rivoluzione industriale fu una successione interrelata di cambiamenti tecnologici. con proprie caratteristiche. con nuove forme di organizzazione industriale. La fabbrica divenne più di un’unità produttiva: era un sistema di produzione. il secondo ottiene i suoi profitti semplicemente comprando a basso prezzo e rivendendo a un prezzo più alto. La disciplina non è cosa nuova: grandi progetti nel passato avevano sempre richiesto la direzione e il coordinamento di un vasto numero di persone e anche prima della rivoluzione industriale vi erano grandi officine e laboratori artigianali nelle quali lavoratori tradizionalmente non meccanizzati operavano sotto supervisione. ovvero vende il suo tempo e la sua forza: nasce il mercato del lavoro. trasformò nell’arco di due generazioni la vita dell’uomo occidentale. la natura della sua società e le sue relazioni con gli altri popoli del mondo”. funzioni e responsabilità dei diversi partecipanti. A legare datore di lavoro e lavoratore una relazione economica—il nesso salariale—e la relazione funzionale di supervisione e disciplina. Allorché si sviluppa il sistema della fabbrica manifatturiera caratterizzata da un’articolata e sempre più complessa divisione del lavoro che si afferma il modo capitalistico di produzione. in tutti i modi il cambiamento portò altro cambiamento. con le sue abilità manuali e artigianali ma non più in grado di possedere e fornire i mezzi di produzione e ridotto allo stato di mano d’opera—la definizione è significativa e simbolizza bene tale trasformazione da produttore a puro lavoratore—. la rivoluzione industriale fu “il primo caso nella storia di un passaggio di rottura da un’economia agricola e artigianale ad una dominata dall’industria e dalla manifattura meccanica. senza vera supervisione. La macchina a vapore è un esempio: non fu possibile produrre vapore e incanalare questa energia in un motore fino a che non fu possibile disporre di accurati cilindri metallici. Allo stesso tempo. la riorganizzazione dell’officina e della fornitura di materiali e materie prime.” Parallelamente ai cambiamenti nelle attrezzature e nei processi avvenne un cambiamento nelle forme organizzative del lavoro e della produzione. Come sottolinea Polanyi. (3) miglioramento marcato dell’approvvigionamento e della disponibilità di materie prime. commerciante che vende i suoi prodotti. Allora però la disciplina era in qualche modo lasca. ma fu solo grazie all’applicazione di alcune fondamentali innovazioni tecnologiche alla produzione che si avviò il capitalismo industriale. reinvestendo solo nelle attrezzature necessarie al trasporto. La Rivoluzione Industriale vede il Capitalista Industriale sostituire il Capitalista Mercante come attore dominante sulla scena sociale: mentre il primo ottiene i suoi profitti dagli enormi ricavi dovuti ad una produzione crescente ottenuta a costi relativamente bassi e reinveste tali profitti nell’acquisto di nuovi macchinari e in nuovi impianti. Da un lato c’era il datore di lavoro. in particolare per quelle che oggi chiamiamo industrie metallurgiche e chimiche. La rivoluzione industriale. Nelle parole di Landes. Questo senz’altro favorì anche la razionalizzazione del lavoro e la sua regimentazione completa. La . è la prima volta nella storia che il lavoro non viene remunerato in natura e che il lavoratore è totalmente espropriato dei mezzi e fornisce la sua sola forza lavoro. cosicché l’officina e il laboratorio diedero via a stabilimento e fabbrica. Dall’altro lato c’era il lavoratore. Il datore di lavoro non è più solo l’artigiano: è capitalista che fornisce i capitali e paga il lavoro dei lavoratori. David Landes — insiegne storico dell’economia — ha studiato e descritto questo passaggio nel suo libro Unbound Prometheus (Prometeo Liberato – Cambiamento tecnologico e sviluppo industriale nell’Europa Occidentale dal 1750 ad oggi). piegato ai ritmi inesorabili della macchina e dell’orologio. nonché la disponibilità di forza lavoro.

Gli avanzamenti si sono avuti in alcuni settori con alti e bassi. in quanto la tecnologia moderna non solo produce di più e più velocemente ma soprattutto produce oggetti (“beni”) che non esistevano prima. che rende una società auto-sostenuta e che si adatta a cambiamenti ulteriori. carbone. città prosperose e mercanti nababbi. amministrativi. una maggiore disponibilità di carbone fu provvidenziale per l’industria del ferro che necessitava di combustibile. il carbone. una domanda mai vista prima di carbone e ferro. Questa è la trasformazione che chiamiamo industrializzazione. politici e culturali che hanno reciprocamente influenzato il passo e il corso dello sviluppo tecnologico. In Francia. un paese di piccole aziende contadine. il ferro e l’acciaio resero possibili la città fabbrica. nel corpo delle conoscenze e in comportamenti e valori. tessili. al punto che taluni pensarono che l’intero sistema stava per fermarsi (ma la Rivoluzione Industriale. nell’ordine istituzionale e sociale. gli avanzamenti del commercio e dell’industria. Vi sono stati momenti di espansione e recessione. una combinazione di cambiamenti nei modi di produzione. “In questo senso. La modernizzazione include l’urbanizzazione—ovvero la concentrazione di popolazione nelle città che divengono nodi produttivi. Fino a quel punto. Il sistema dei trasporti fu quindi una componente importante della rivoluzione industriale: la nave a vapore e la locomotiva a vapore ne furono il veicolo fondamentale. Le nuove industrie tessili e della manifattura richiesero una disponibilità di energia che il carbone da solo non sarebbe stato in grado di soddisfare se non si fosse accompagnato alla macchina a vapore.domanda di carbone richiese miniere più profonde. sociali. chimiche. quella basata sulle spettacolari scoperte chimiche. In Gran Bretagna. Il passaggio variò da paese a paese. Il vapore. L’industrializzazione si accompagno ad un processo di modernizzazione. I miglioramenti materiali hanno a loro volta provocato e promosso una serie di complessi cambiamenti economici.” Bisogna poi anche dire che i miglioramenti e le opportunità non sono sempre stati lineari e progressivi. Le invenzioni e le innovazioni non sono sempre arrivate “al momento giusto” e anzi. fabbriche a più piani e sistemi di trasporto dell’acqua e delle fognature. ma ciò richiese che il problema delle infiltrazioni di acqua fosse affrontato e che pompe più efficienti fossero disponibili. prodotti chimici — dipendevano da movimenti di beni e materie prime su terra e mare di larga scala. a seconda dei vantaggi comparati e della resistenza istituzionale. la Rivoluzione Industriale segnò un fondamentale punto di svolta nella storia dell’umanità. del vapore e dei trasporti ferroviari—cominciò ad arrestarsi verso la fine del XIX secolo in molti paesi europei. con una grande domanda di combustibile. intellettuali e culturali— . Tutti questi prodotti — ferro. Durante la Rivoluzione Industriale e poi in seguito. Fu la Rivoluzione Industriale che diede luogo ad un avanzamento cumulativo e auto-sostenuto nella tecnologia le cui ripercussioni si manifestarono in ogni aspetto della vita economica e sociale. Ma la stessa macchina a vapore fu possibile solo grazie alla disponibilità di ferro e poi di acciaio. l’industria si sviluppò aumentando la sua quota di ricchezza e prodotto nazionale. un apolitica protezionistica ritardò il declino del settore agricolo: se nel 1789 più del 55% della forza lavoro era occupata in agricoltura. nel 1912 solo il 12% della forza lavoro era occupata in agricoltura. Il miglioramento quantitativo è però solo un aspetto della Rivoluzione Industriale. cui si accompagnò l’inquinamento atmosferico — il fumo grigio di Londra — e un ben scarso controllo dei rifiuti. ove il libero scambio portò all’abolizione di ogni protezione di contadini e agricoltori. elettriche e del motore a combustione interna. la proporzione era più o meno la stessa ancora nel 1866 ed era scesa al 33% nel 1950. metallurgiche. mentre nel 1951 tale quota era scesa ad un irrimediabile 5%. Allo stesso tempo. a quel punto. Grandi quantità di sostanze chimiche furono anche introdotte e utilizzate. Nell’assenza di cambiamenti qualitativi. non ci poteva essere garanzia che i meri guadagni quantitativi sarebbero stati accumulati e consolidati. per quanto impressionanti—si pensi ai galeoni che solcavano gli oceani—erano stati essenzialmente superficiali: più ricchezza e più merci. nel governo. Ma fu allora che sopraggiunse la cosiddetta Seconda Rivoluzione Industriale. era praticamente completata in quei paesi). l’espansione di quelle industrie che furono il cuore della Rivoluzione Industriale— tessili. che naturalmente si aggiunsero all’enorme domanda di ferro e carbone. Alcuni ritennero anche che l’economia capitalista non era più capace di creatività sostenuta e di continuare a crescere. Il mondo aveva già visto periodi di prosperità industriale—nell’Italia medievale e nelle Fiandre—ma aveva anche visto in seguito la linea dell’avanzamento economico recedere ogni volta. richiamando masse crescenti di lavoratori dalle campagne. di miglioramenti della produttività. non sempre coordinati e auto-sostenuti.

from the OECD web-site. generarono un’ostilità di classe fortissima. David (1972). Angus (2007). con o senza l’establishment terriero. laddove in Europa occidentale la nuova borghesia imprenditoriale capitalistica invece fu in grado di plasmare i nuovi regimi democratici ai suoi interessi.Ungheria le rivoluzioni fallirono nel XIX secolo e l’aristocrazia continuò a governare fino all’alba del XX secolo. che poi porterà alla Guerra Mondiale. vedremo più da vicino come l’era capitalistica si è sviluppata. principalmente motivata dalla necessità di garantirsi un sicuro approvvigionamento di materie prime e mercati. particolarmente nei suoi stadi iniziali. dopo una serie di rivoluzioni e sommovimenti politici in gran parte d’Europa. E portò anche alla spinta colonialista ed imperialista. Essa portò ad un cambiamento nella bilancia del potere a livello continentale e mondiale. La struttura di classe della società si polarizzò. David (1994). Paris. Prometeo Liberato. Angus (2001). la transizione demografica—la riduzione nei tassi di mortalità prima e poi nei tassi di natalità—. . Einaudi. Nella prossima lezione. Gli “aristocratici della ciminiera” diedero l’assalto finale ai redditieri e così. che erano sempre stati minacciati dalle variabili fortune delle classi mercantili senza mai venire definitivamente eliminati. unito a salari vicini ai livelli di sussistenza. Prometheus Unbound – Technological Change and Industrial development in Western Europe from 1750 to the Present. Torino. Angus (2001). The World Economy: A Millennial Perspective. La fabbrica e le condizioni salariali. la scolarizzazione di massa. Maddison. tese ad allargare il gap tra i ricchi e i poveri e ad acutizzare la contrapposizione tra datori di lavori—i padroni—e lavoratori—la classe operaia—aprendo la strada ad un conflitto di classe di un’asprezza mai vista prima. sindacati e movimenti per il miglioramento delle condizioni di lavoro e i diritti civili. Per saperne di più: approfondimenti Landes. l’attività industriale. L’era capitalistica sarà contrassegnata da tutti questi movimenti. finirono per divenire la classe dominante in grado di esprimere le forze di governo. Essa produsse una classe di industriali—capitalisti—che finì per contrapporsi presto alla classe dei proprietari terrieri—redditieri che vivevano di rendita—. di lavoro e di vita. The World Economy: A Millennial Perspective. Maddison. La Rivoluzione Industriale. David (2000). con l’affermarsi degli Stati Uniti d’America e dell’Unione Sovietica. ISBN 8806155016. La Rivoluzione Industriale generò anche cambiamenti nella struttura del potere e delle istituzioni. Contours of the World Economy and the Art of Macromeasurement (1500-2001). Cambridge University Press. Donzelli Editore. Economic Epochs and Their Interpretation. In Europa centrale—Germania e Austria . L’urbanizzazione e la proletarizzazione della società si accompagnarono a città e periferie dove le condizioni di vita era miserevoli: ciò. Riferimenti e bibliografia Landes. con l’alleanza della finanza e del commercio. in una situazione dove la classe lavoratrice aumentò a dismisura a fronte di un numero relativamente limitato di datori di lavoro capitalisti. Maddison. La Rivoluzione portò con sé un cambiamento nella bilancia del potere tra le classi. diede la spinta per la formazione di partiti dei lavoratori. OECD Development Centre. Maddison.. La favola del cavallo morto ovvero la rivoluzione industriale rivisitata. la burocratizzazione. Angus (2001). Landes.

Fontana – A. Il reddito pro-capite 1.7. con il coordinamento di Antonio Di Vittorio. Una storia economica d’Europa. Davis – G. Il cambiamento strutturale: la decadenza dell’agricoltura 1. Il cambiamento strutturale: industrializzazione e deindustrializzazione. .2. L.5.B. 2005. nella parte quinta. in particolare. Carreras. Società con alti livelli di consumo 1.3. Guenzi – J. La crescita secolare 1.1. Dall’espansione allo sviluppo. Il potenziale economico 1. 335-367): 1. Massa – G. Bracco – A.: si vedano i seguenti paragrafi del primo capitolo intitolato Il punto di partenza (pp. Crescita e trasformazione dell’economia internazionale nel XX secolo per questa parte si rimanda al manuale P.6.8. A. Giappichelli.4. Torino. Il ruolo propulsore del progresso tecnologico 1. L’evoluzione demografica ( 1.

mentre con il termine colonia si indica la realizzazione di un nuovo insediamento. identifica semplicemente il processo di fondazione di colonie. È quindi necessario considerare questo concetto in modo assolutamente descrittivo (necessario per descrivere le condizioni che si stanno analizzando). l’utilizzo corretto di questo concetto esclude l’esistenza di un sentiero obbligato per lo sviluppo dell’umanità (alla cui sommità troneggia l’Occidente cristiano). culturale. perché. la dominazione russa sulla DDR nel secondo dopoguerra può essere attribuita a questa seconda categoria).C. In senso traslato. Il concetto di “imperialismo” è invece riconducibile a due interpretazioni: una più ristretta (d’impronta marxista-leninista) che definisce dai primi anni del Novecento il presunto ultimo stadio del capitalismo. sull’orlo del suo disfacimento. Più concretamente. sottolinea la differenza linguistica. Il termine colonizzazione. All’interno di questo quadro concettuale assolutamente fondamentale è la definizione degli elementi di estraneità e differente grado di sviluppo. Il concetto di colonia è ovviamente molto esteso. non tutte le egemonie o i domini stranieri possono definirsi “colonialisti”: la discriminante concettuale tra ciò che è dominio coloniale e ciò che non lo è. a loro volta soggetti a numerose varianti: * Sintesi basata sui Materiali di lettura a cura di Stefano Magagnoli. e rigorosamente avalutativo (cioè astenendosi da giudizi di valutazione delle differenze). specie se si tratta di un possedimento d’oltremare. e dall’altra come una deformazione “eurocentrica” dell’ipotetica esistenza di un’unica modalità di sviluppo. sia sotto il controllo del territorio d’origine dei coloni. Per essere colonialista la dominazione deve essere percepita come estranea. ecc. giacché rischia di apparire. possiamo anche dire che il termine “imperialismo” rappresenta l’estensione dinamica del concetto – in sé più statico – di “colonialismo”. e si articola in gradi diversi: da quello minimo (insediamento o dominio) a quello massimo (insediamento e dominio. In altre parole. Con “imperialismo”. Tuttavia. L’unica implicazione che deriva dalla definizione di simili differenti gradi di sviluppo è che da essi discendano delle precise conseguenze storiche. va anche ricercata nell’esistenza – o meno – della categoria del differente grado di sviluppo. Il colonialismo trae i propri presupposti logici dai concetti di colonia e colonizzazione (di derivazione romana). infatti. possiamo indicare tutte le iniziative che hanno l’obiettivo di realizzare un rapporto di dominio coloniale. ad esempio. Dal colonialismo al neocolonialismo* 1. razziale. in questo senso. come un’impostazione sostanzialmente razzista. L’utilizzo di questa chiave di lettura permette infatti di differenziare tra imperi coloniali (esemplificati dai tipici rapporti tra Europa e Terzo Mondo) e non coloniali (ad esempio. . il termine colonia indica invece qualsiasi possedimento separato dalla madrepatria. che può essere realizzato sia autonomamente. così come nega che sia più “evoluto” e “pregevole” possedere le armi atomiche invece delle asce o degli archi. Nell’esperienza storica si possono così determinare tre modelli fondamentali di colonia. Il colonialismo Che cos’è il colonialismo? Il concetto di “colonialismo” – spesso associato a quello di “imperialismo” – sta a indicare il dominio esercitato da una nazione su un’altra nazione (o di un popolo su un altro popolo) mediante lo sfruttamento economico. e anche quest’ultimo concetto può distinguersi in differenti livelli). politico e ideologico del differente grado di sviluppo esistente tra le due. da un parte. in senso proprio. una più ampia che comprende tutte le forme di volontà espansionistica ed egemonica di una data comunità. Il concetto di differente grado di sviluppo va ovviamente utilizzato con grande cautela e consapevolezza.

Nel XVI secolo. ma che fa normalmente i conti col fatto che – al momento della fondazione delle colonie. da una certa pressione demografica interna. Distrussero i grandi imperi Inca. Vennero create piantagioni specializzate in prodotti come il caffè. ma gli ultimi atti di indipendenza risalgono a un periodo ancora più recente. 3. ma si estende al controllo diretto dell’intero paese. L’artigianato locale venne sottoposto alla dura concorrenza dei prodotti delle industrie europee e nel giro di poco tempo andò scomparendo. Dall’Africa arrivavano invece gli schiavi: le navi negriere approdavano sulle coste africane e caricavano migliaia e migliaia di persone. ma inizialmente si limitarono a rapporti di tipo commerciale. Olanda. Una delle principali varianti di questo modello di dominio (caratteristica dell’India britannica) è rappresentato dall’enorme squilibrio numerico tra i dominatori (pochi. Portogallo e in minor misura Belgio. dopo la scoperta delle Americhe. cui viene lasciata la propria forma originaria di economia. iniziò la grande espansione degli europei nel mondo e la formazione degli imperi coloniali. come nell’America del Sud e del Nord. Colonie d’insediamento: rappresenta il prototipo della colonia. In ogni caso. Di norma sono popolazioni di cacciatori. Tale tipologia – che caratterizza tutta la prima fase della colonizzazione ispanica delle Americhe – rivela numerose analogie con il modello coloniale d’insediamento: un gruppo numeroso di emigrati si insedia in modo permanente. costrette ad abbandonare le proprie terre. Francia. Nel corso dell’Ottocento e nei primi anni del Novecento gli Stati europei si erano divisi il mondo: Inghilterra. L’America del Nord venne colonizzata prevalentemente da inglesi e francesi che vi si stabilirono coltivando le terre e sfruttando le miniere.1. o utilizzandole come manodopera nelle grandi piantagioni. prodotti agricoli. a fondare delle basi coloniali. richiamati dalle enormi quantità di minerali preziosi del Sud America. Olandesi. Una quota crescente di persone proveniente da altri territori “popola” un dato territorio. che va dagli anni Cinquan- . possono rispondere alla necessità di assicurare una presenza militare. Gli imperi coloniali incominciarono a sgretolarsi solo negli anni Venti del XX secolo. l’efficace funzionamento di queste tipologie di colonialismo è reso possibile unicamente dall’esistenza di una solida base di collaborazione da parte di elementi indigeni. e che nella maggioranza dei casi erano invece abitate da altre popolazioni. che impongono forme più avanzate di coltivazione della terra. o morì a causa dei maltrattamenti e di malattie infettive come il morbillo e il vaiolo contro cui non aveva anticorpi. Portoghesi e Inglesi avevano invece stabilito le loro basi in Asia. e quasi mai residenti in permanenza) e gli indigeni (che sono la preponderante maggioranza). raccoglitori e nomadi che vengono scacciati dall’arrivo di agricoltori stanziali. vendute come schiavi nelle grandi piantagioni americane. Si possono citare quali esempi le colonie commerciali dei mercanti italiani del Medioevo nelle città del Levante. gran parte della popolazione fu sterminata militarmente. Tutti i paesi che subirono la colonizzazione furono profondamente condizionati nel loro sviluppo proprio perché la crescita economica rispondeva solo ai bisogni dei colonizzatori. senza tuttavia nessun obiettivo di ripopolamento integrale. fondando però la propria esistenza sull’assoluto assoggettamento della maggioranza indigena. Oceania e America – ben poche terre erano “spopolate”. ad esempio in Asia. Colonie d’appoggio: hanno normalmente fini prevalentemente economici (commercio). Italia e Germania avevano occupato militarmente gran parte di quello che oggi noi chiamiamo Terzo Mondo. o a essere ridotte in schiavitù. meno “sviluppate”. la rete mondiale di basi d’appoggio create dagli Inglesi. Erano spinti da ambizioni di potenza. È un concetto antico. schiavi) e di trovare uno sbocco alla sovrapproduzione manifatturiera creatasi nel frattempo in Europa. biblico. mentre per le colture di sussistenza delle popolazioni locali vennero adibiti piccoli appezzamenti poco produttivi. Poco fu fatto per alleviare le pessime condizioni di vita della stragrande maggioranza della popolazione. Maya e Azteco e resero schiave le popolazioni locali impegnandole nell’estrazione di oro e argento di cui poi caricavano i loro galeoni diretti in Europa. Esempi emblematici – che hanno comportato l’allontanamento o il genocidio delle popolazioni indigene – è quello inglese in Oceania e nel Nord America. le colonie commerciali create soprattutto dal Portogallo lungo le coste dell’Oceano Indiano. il cacao e il the. Spagna. che anzi spesso peggiorarono: in alcuni casi. che di solito rappresentano l’élite sociale e culturale. Domini coloniali: in questo caso la colonizzazione non è limitata all’acquisizione di basi d’appoggio commerciali. 2. accompagnate dalla sanzione del diritto privato di proprietà. ma soprattutto dalla volontà di sfruttare le risorse economiche delle colonie (minerali. Furono dapprima gli Spagnoli. o assolvere a entrambi gli obiettivi. che erano richiesti in Europa.

ma in molti di questi Paesi permane una forte dipendenza economica aggravata spesso dalle prepotenze della nuova classe dirigente locale. attuata attraverso annessioni o sottomissioni. l’anno successivo a quello della “scoperta” dell’America. Privi di regolari contatti con la Spagna. Gli aspetti più sorprendenti sono senza dubbio la rapidità con cui la conquista è realizzata e l’esiguità di mezzi e di uomini impiegati. Nel 1502. dell’acquisizione di terre da distribuire ai veterani e. per le malattie. il cosiddetto neocolonialismo. lontani dalla madrepatria. rimasti spopolati per il fenomeno dell’inurbamento. per motivazioni economiche e di ripopolamento dei territori conquistati. si espande dalla penisola iberica al Reno. i coloni affrontano nel primo periodo in modo autonomo i problemi dell’insediamento. sono stati costretti a chiedere aiuto al mondo sviluppato. Il colonialismo antico La colonizzazione. l’Inghilterra e la Francia – è destinata ad acquistare importanza decisiva nella storia. La popolazione indigena. Le sedi dei traffici. Circa 1. Lo stesso Colombo introduce il sistema delle encomiendas. sulla base dell’assoggettamento politico ed economico delle regioni produttrici. con le guerre puniche. determinato soprattutto da carestie. dando origine a centri che sarebbero diventati fiorenti città. Divenuti indipendenti si sono infatti trovati di fronte al compito di promuovere il proprio sviluppo economico e. l’attività mercantile e finanziaria europea si svolge infatti in uno spazio geografico assai più vasto e può usare. con la spedizione di Nicolás de Ovando. prevedeva la fondazione di insediamenti stabili nei quali i cittadini che immigravano trasferivano il loro modo di vita. Il colonialismo è quindi il fattore fondamentale della creazione di un nuovo sistema mondiale di scambi e di rapporti economici dominato dagli Stati europei e da forti gruppi di mercanti e operatori finanziari. Attualmente le colonie sono quasi tutte scomparse. nelle regioni del Mediterraneo occidentale. solo in periodo imperiale. non avendo a disposizione capitali e personale tecnico specializzato. le città. originando una nuova subordinazione economica. Dopo le scoperte. Il problema fondamentale è rappresentato dal bisogno di manodopera per sfruttare le risorse agricole e minerarie locali. già esigua. fondando via via un impero che. Il colonialismo in età moderna (secoli XIV-XVIII): la scoperta e la conquista L’espansione coloniale – di cui. viene istituita una vera e propria rappresentanza del governo spagnolo. attraversano una nuova fase di sviluppo. sono protagoniste l’Olanda. dal Marocco al Mar Nero. per il rifornimento di materie prime di cui la madrepatria era carente.C. che si fondevano con quella delle popolazioni locali. è determinata dall’esigenza di controllo dei confini.200 uomini iniziano la costruzione di fattorie agricole. in base al quale uno o più villaggi indigeni (encomiendas) vengono assegnati a ogni colono (encomendero) che è autorizzato a riscuotere tributi dalla popolazione sotto forma di prodotti agricoli e manifatturieri o di lavoro coatto non retribuito. successivamente. L’espansione. proprio quando esse si rivelano . lotte politiche o ragioni di espansione commerciale. si riduce rapidamente per le violenze cui è sottoposta. che è prevalentemente politicomilitare.ta ad oggi. al suo massimo fulgore. più che economico o demografico. sostenuta anche dalla crescita contemporanea delle istituzioni pubbliche e delle strutture culturali. cioè la fondazione di colonie su territori diversi e.. è un fenomeno che risale ai Fenici e ai Greci. le fughe e lo sfruttamento spietato: già nel 1510 essa è quasi completamente scomparsa. 1496-1497) nell’area caraibica interessata dalle prime fase della conquista. dopo la Spagna e il Portogallo. che in gruppi numerosi si spostavano dalle terre d’origine e andavano a vivere nei territori vicini e. la loro civiltà. La formazione dell’impero spagnolo in America è la vicenda più clamorosa ed esemplare di tutto il colonialismo della prima età moderna. L’insediamento dei primi coloni ha inizio con il secondo viaggio compiuto da Colombo nel 1493. nuove e immense risorse. le conquiste e l’apertura di nuove rotte marittime. La mancanza di manodopera ostacola gravemente l’utilizzazione delle risorse americane. spesso. danno avvio a ricerche minerarie e avviano la costruzione della prima città (Santo Domingo. Questo primo tipo di colonizzazione. Roma sottomette popolazioni non italiche. Diverse sono invece le forme del colonialismo romano. Già dal III secolo a.

Cortés punta direttamente verso la capitale dello Stato. Le scarse capacità militari di queste popolazioni rendono facile l’impresa di Pizarro. e Cortés è costretto a rifugiarsi nel territorio alleato di Tlaxcala. Gli aztechi hanno un’organizzazione statale. Mentre è in atto la colonizzazione delle isole del Mar dei Caraibi. spiega l’indirizzo che prendono le ulteriori conquiste. guidata da Hernán Cortés. È questa l’impresa che pone la prima solida base dell’impero spagnolo nel Nuovo Continente. specializzato in modo particolare nella fabbricazione di oggetti d’oro. che distribuisce agli uomini del suo seguito i villaggi con la forma dell’encomienda. Montezuma. In tutta la vicenda della conquista e nel successivo svolgimento dei rapporti tra la Spagna e le colonie. condotto dal sovrano Montezuma. la conquistano e la distruggono. non conoscono il cavallo né l’uso della ruota. da parte dei conquistadores. in un continente che offre spazi vuoti immensi ai pochi coloni emigrati dall’Europa. rafforzate da un contingente di soldati venuto da Cuba. partito con meno di 200 uomini e soli 27 cavalli. L’insediamento di Cortés nella capitale è dapprima relativamente pacifico. i conquistadores realizzano un bottino immenso. spodestando l’antica aristocrazia terriera locale. vicino alla costa. contribuendo a mutare la struttura razziale della popolazione di alcune zone latino-americane (oggi. strappati alle popolazioni Maya. dell’antica organizzazione religiosa e spirituale. Guatemala. viene ucciso dagli insorti. La riorganizzazione politica ed economica viene avviata dallo stesso Cortés. Contemporaneamente. sino a questo momento tollerante verso gli stranieri. Pizarro fonda nel 1535 una nuova capitale in un luogo diverso. comincia la penetrazione nell’interno del continente. la presenza di missionari cattolici ha un ruolo importante.corrispondenti alle attese dei colonizzatori. Durante la marcia dalla costa verso l’interno egli può rendersi conto del malcontento esistente nei villaggi contro i signori aztechi e contro l’amministrazione pubblica e riesce a sfruttarlo a proprio vantaggio. La distruzione. I problemi più difficili li incontra tuttavia nell’amministrazione dei nuovi territori. giungendo sino a stringere alleanze con importanti forze ribelli. caduto nelle mani di un pugno di conquistadores animati da una grande sete di ricchezza e da uno straordinario spirito di avventura. ai quali si aggiungono via via nuovi territori (Messico meridionale. L’organizzazione sociale degli Inca è basata sulla proprietà comune della terra. essi hanno un fiorente artigianato. che i missionari riescono almeno in parte a colmare. Egli però sa approfittare di una crisi dinastica che sta lacerando l’impero degli Inca. aumentato dall’oro che il sovrano consegna sperando di riuscire a riconquistare la libertà. Sbarcato nei pressi dell’attuale Vera Cruz. Finisce così l’impero azteco. la conquista si sviluppa verso il sud. La numerosa popolazione azteca abitante il vasto territorio del Messico non è disorganizzata e dispersa come le tribù incontrate nelle isole dai primi coloni. un territorio immenso comprendente gli Stati degli Aztechi e degli Inca. A parte le rivolte degli indigeni e le difficoltà di stabilire rapporti con essi. In questo modo. oltre che di terre da sfruttare. la popolazione di Haiti è costituita per il 90 per cento da neri). l’attuale Lima. un colono già possessore di un’encomienda nella zona di Panamá. dopo un lungo assedio. che fa capo alla città di Tenochtitlan. In questo modo si è costituito il corpo fondamentale dell’impero ispano-americano. Honduras). L’esigenza di uomini. del Perù e una parte del Cile muove un altro gruppo di conquistadores capeggiati da Francisco Pizarro. poiché sarà ucciso nel 1541. Nel saccheggio dell’antica capitale Cuzco. e un esercito regolare. Ma quando gli spagnoli cominciano a distruggere i templi e imporre tributi molto onerosi. Come gli Aztechi. e riesce a fare prigioniero il sovrano. Si cerca di fronteggiare questo inconveniente con la tratta degli schiavi neri che ha inizio nel 1503 per poi intensificarsi sino a diventare uno dei più importanti settori del traffico sull’Atlantico. Egli infatti non potrà godere a lungo dei frutti delle sue imprese. Una spedizione di modeste dimensioni (600 uomini e 11 navi) muove verso le coste messicane nel 1519. La notizia dell’esistenza di un altro popoloso impero che si estende in una regione comprendente gli attuali territori dell’Ecuador. seppure in condizioni molto difficili (la loro opera è violentemente contraddetta dallo . impressionati dalle armi da fuoco e dai cavalli spagnoli – cose del tutto sconosciute – gli Aztechi non oppongono resistenza. provocate anche dal suo stesso comportamento. Di qui le sue truppe. la popolazione si ribella. scarsamente leale e privo di dirittura morale. Pizarro si trova coinvolto in una serie di lotte feroci tra i conquistadores. muovono poco dopo contro la capitale e. ad esempio. lascia nelle popolazioni indigene un vuoto spirituale e psicologico. Cortés si trova di fronte a un compito assai difficile.

Prime ripercussioni dell’espansione coloniale Una parte cospicua della ricchezza prodotta nelle colonie americane viene trasferita nella madrepatria attraverso gli scambi commerciali. Lo sfruttamento avviene attraverso il sistema del lavoro forzato degli indios. Essi penetrano in Malesia e da lì si spingono sino in Cina. a viceré. Per sovrintendere all’intenso traffico tra la madrepatria e le colonie viene istituita a Siviglia sin dal 1503 la Casa de Contratación. Meno efficace è invece l’azione della monarchia per impedire che. Col suo tentativo di limitare il potere dei conquistadores nelle colonie. rispetto a quella spagnola. nel Consiglio di Castiglia (organismo collegiale di governo che tratta gli affari generali della corona) viene costituito un comitato permanente per le Indie. ha all’inizio interesse commerciale quasi esclusivamente per il legname da tintura. sebbene su un piano diverso. stipendiati dallo Stato. economico. Per questi motivi le postazioni portoghesi in Asia saranno successivamente scalzate con relativa facilità da Spagnoli e Olandesi. Il potere è affidato a governatori e successivamente. La maggior parte di essi sono privati della loro autorità. il sovrano spagnolo mira soprattutto a impedire che i nuovi territori si sottraggano alla sua autorità. dove ottengono di creare un insediamento a Macao. . militare) senza alcun controllo. caratterizzata dalla concentrazione della ricchezza e della terra. subito dopo Albuquerque organizza scali portoghesi sulla costa araba e nel Golfo Persico. e rimangono semplici encomenderos. Quest’organizzazione politico-amministrativa si diffonde poi in tutte le colonie. In seguito si sviluppano le piantagioni di canna da zucchero. Da allora si viene dunque formando nell’America Latina una struttura di tipo feudale. da una divisione profonda tra i detentori della ricchezza e la massa dei lavoratori. si formi nelle colonie una nuova grande feudalità. scoperte nel 1545. attraverso il sistema della encomienda. L’azione della corona ha invece diverse motivazioni rispetto a quella ecclesiastica. nelle quali la manodopera è costituita in gran parte da schiavi importati dall’Africa. I tentativi di negare l’ereditarietà delle encomiendas e di limitare il potere degli encomenderos non hanno successo. poco a poco. che non mira alla conquista di vasti domini territoriali ma alla creazione di scali. porti e piazzeforti specialmente in Africa e in India. da fortissimi squilibri sociali. Il territorio è diviso nel 1533 in dodici circoscrizioni ripartite tra proprietari che avrebbero dovuto colonizzarle. Vasco de Gama crea una base permanente a Calcutta nel 1502. popolata da tribù primitive. dei quali la Spagna si riserva il monopolio. e soprattutto attraverso il prelievo dei prodotti minerari.sfruttamento e dal saccheggio operato dai coloni). in seguito trasformato in Consiglio autonomo. In alcune colonie (Santo Domingo. il centro più importante di produzione dell’argento diventano le miniere peruviane di Potosí. L’immensa regione. nel territorio indiano. essi stabiliscono un legame robusto tra conquistatori e popolazione autoctona. Un carattere più duraturo ha invece il dominio portoghese in Brasile (raggiunto nel 1500 dal navigatore Pedro Alvarez Cabral). che rimane però a lungo limitata ad alcune zone della fascia costiera. è conquistata nel 1510 e diviene il più importante centro commerciale del Portogallo in Oriente. le tendenze anarchiche della feudalità europea. sostituisce ai conquistadores un gruppo di funzionari fedeli. La fragilità dell’impero portoghese deriva dalla sua stessa struttura: esso è infatti costituito da scali commerciali senza trasferimenti di popolazione e senza una permanente attrezzatura difensiva locale. Viene così creato un apparato politico-amministrativo che. quando i territori coloniali raggiungono estensioni vaste. all’entrata della baia di Canton (1530). ha l’espansione coloniale portoghese. il brasil. Si conclude così l’epoca in cui i conquistadores hanno concentrato nelle loro mani tutto il potere (politico. I successivi insediamenti nei punti strategici del traffico nell’Oceano Indiano danno ai Portoghesi la possibilità di monopolizzare il commercio marittimo con l’Oriente. Caratteri diversi. Alcuni non accettano facilmente l’operazione e danno vita a episodi di rivolta che ricordano. In Africa si installano già nel corso del ’400 e possono perciò diventare i principali protagonisti della tratta degli schiavi quando aumenta la loro richiesta nel mercato americano. da cui prende nome il paese. In Spagna. La necessità di difendere il territorio da Francesi e Spagnoli spinge poi il sovrano portoghese nel 1530-1540 a estendere l’occupazione del Brasile. già praticato nell’organizzazione economica degli Inca. Oltre le miniere delle Antille e del Messico. Messico e Panamá) sono creati centri di amministrazione giudiziaria e civile (audiencias) sul modello di quelli esistenti nella madrepatria. con la funzione di Corte suprema e di ministero per gli affari coloniali. Goa.

la Compagnia delle Indie Orientali inizia a controllare anche la produzione dei centri. Fa eccezione la colonizzazione Spagnola in America Latina. Gli Spagnoli conquistano quasi tutta l’America del Sud. in Europa. olio e schiavi: prodotti che la Spagna è in grado di fornire solo in parte. cacao. In quest’epoca la flotta olandese conta ben diecimila navi. però. poi. operano altri fattori: il commercio internazionale non soltanto amplia il suo orizzonte. tuttavia. se si fa eccezione per il Brasile. nella prima età moderna prevale un colonialismo mercantile. Ai prodotti di lusso. non limitandosi più al semplice commercio. Essa preleva infatti una tassa del 20 per cento sui metalli importati. Dalla lotta per la supremazia coloniale alla formazione dell’impero britannico in Oriente Alla metà del Seicento. dei metalli preziosi. si cominciano a profilare nuovi contrasti provocati dall’espansione coloniale. . a danno del principio della libertà di commercio. l’Olanda gode in Europa di un indiscusso predominio economico. A loro volta. Per la monarchia spagnola – impegnata in diversi teatri di guerra e tesa ad affermare la propria egemonia politico-militare sull’Europa – questo apporto finanziario ha un valore assai elevato. che riserva alle navi inglesi il commercio con le colonie dell’America settentrionale e proibisce l’accesso ai porti britannici alle navi straniere che non provengano dai paesi produttori dei beni commerciati. Al commercio internazionale e alle attività finanziarie si unisce poi lo sviluppo dell’agricoltura dovuto alle opere di ingegneria idraulica e di bonifica e alla sperimentazione di nuove tecniche di coltivazione. lì è possibile chiedere denaro a prestito per le iniziative più audaci e reinvestire i propri capitali. Amsterdam. Gli Olandesi si sostituiscono gradualmente ai Portoghesi. Nel 1651 viene emanato l’Atto di navigazione. infine. più interessato agli scambi commerciali che al vero dominio politico. fondato sulla supremazia della propria flotta commerciale e sul ruolo centrale di Amsterdam nella finanza internazionale. le due grandi compagnie delle Indie detengono il monopolio dei commerci delle spezie asiatiche. l’importazione aumenta notevolmente sino a toccare la punta massima di circa 35 milioni di pesos nell’ultimo decennio del secolo. ricorrendo all’“importazione” dall’Africa di schiavi neri per farli lavorare nelle piantagioni.un’istituzione che ha il compito di riscuotere i dazi sul commercio coloniale (che passa obbligatoriamente per il porto di Siviglia) e riceve per conto della corona i metalli preziosi delle miniere americane. la cui quantità è molto elevata. In sintesi. attraverso diversi sistemi. Le tre guerre – del 1652-54. utensili vari. Esse abbisognano di armi. Il Portogallo. zucchero. le colonie costituiscono un mercato di esportazione per i prodotti europei.). ma cambia la sua stessa natura. tessuti. peraltro. del legname e del cotone americano. esercitato dapprima dai Portoghesi e successivamente da Francesi. indirizzata decisamente verso una politica di sviluppo economico e di espansione sui mari ai danni dell’Olanda. Inglesi e Olandesi. che hanno costituito la base principale del commercio intercontinentale dell’età medievale. vino. inoltre. anche come colonie di popolamento. pratica un colonialismo commerciale costituito in tutto da una dozzina di basi mercantili fortificate dislocate in Africa e in Asia. la concorrenza tra le nazioni si fa più intensa. L’aspetto di gran lunga più importante del traffico col Nuovo Mondo è l’importazione in Spagna di un’ingente quantità di metalli preziosi. Nei secoli XVII-XVIII l’Inghilterra inizia a utilizzare gli Stati Uniti. le tradizionali spezie. si affiancano prodotti coloniali meno preziosi ma di più largo consumo (tabacco. Così facendo si pongono le basi per l’egemonia marittima inglese. la cui stazza complessiva è superiore di dieci volte a quella inglese e di venti volte a quella spagnola. Inca e Atzeca. Ben presto il conflitto commerciale anglo-olandese si trasforma in scontro militare. tendono ad assimilare e sottomettere le popolazioni locali. Nascono perciò nuove e assai più numerose possibilità di arricchimento e quindi anche di trasformazione delle strutture sociali. ecc. accanto ai conflitti tradizionali. Nel XV sec. Le richieste coloniali sono quindi soddisfatte in parte attraverso il contrabbando. istituendo dei viceregni e distruggendo le civiltà Maya. Negli anni successivi. si fa sentire la concorrenza dell’Inghilterra. e l’Australia. Spagna e Portogallo finanziano viaggi di esplorazione in Africa e nelle Indie. è il centro finanziario più importante del tempo. Sin dalla metà del Seicento. Più a fondo. prima.

Queste sono circondate dai domini del re di Francia. In India. Nello scontro in Nord America la Francia oppone maggiore resistenza. il Canada. I traffici francesi interessano tutti i paesi europei. creando avamposti commerciali e militari in punti chiave delle rotte marittime o impadronendosi di porti e città di particolare rilevanza economica. che hanno come esito la conquista per mano inglese di tutte le piazzeforti precedentemente tenute dai francesi. Nantes e Le Havre. Sumatra. Francia e Inghilterra si affrontano in Europa e nelle colonie. la Francia rappresenta per l’Inghilterra una rivale temibile. e quella mediterranea. mentre. e dai possedimenti olandesi di Ceylon. ma la superiorità navale inglese ha sempre frustrato le sue ambizioni. che minacciano di soffocare l’espansione dei coloni inglesi. Sconfitta dall’Inghilterra. Nella prima metà del Settecento. che esportano in tutta Europa e persino nelle colonie inglesi del Nord America. l’Inghilterra decide una condotta di guerra a tutela degli interessi commerciali degli inglesi. L’India diviene così la via maestra per la penetrazione economica e politica degli europei in Estremo Oriente. Bristol e Liverpool. dopo la conquista del Bengala del 1765. si impone come massima potenza coloniale.1665-67 e 1672-74 – si concludono con la vittoria dell’Inghilterra. durante la quale Francia e Austria. dissestata finanziariamente dalle spese di guerra e con un sistema politico refrattario a qualsiasi riforma. ma dotata di notevoli potenzialità. presto ribattezzata New York. la Francia sarebbe sprofondata dopo alcuni anni nella rivoluzione. Negli anni Quaranta. l’Inghilterra resta l’unico arbitro europeo del subcontinente indiano. cadute sin dalla seconda metà del XVI secolo sotto la dominazione spagnola. in grado di approntare grandi eserciti. Questi due fattori risultano perciò decisivi e assicurano la vittoria agli inglesi anche in Nord America. soprattutto l’area tedesca. si schierano assieme alla Russia contro la Prussia. Bordeaux. nonostante che la rivoluzione americana la priverà di lì a poco delle colonie americane settentrionali. si sviluppano molto rapidamente grazie al commercio oceanico sino a fare concorrenza a Londra. tradizionali avversarie nelle guerre dei Sei-Settecento. Di fatto. Nei Caraibi. che ne proibiscono però la fortificazione. che conquista anche la base americana di Nuova Amsterdam. ma rivoluziona l’assetto delle colonie a vantaggio dell’Inghilterra: la Francia perde tutti i territori nordamericani e parte delle Antille. Molto più importanti sono invece gli esiti della guerra dei Sette anni (1756-1763). durante la guerra di secessione austriaca. l’Illinois e la ricca Lousiana. Il trattato di Parigi del 1763. che sancisce la fine della guerra. I porti francesi della costa atlantica. alleatasi precedentemente con l’Inghilterra. Sino alla metà del Settecento la penetrazione occidentale in Asia è quasi esclusivamente di tipo economico: in genere le potenze europee si accontentano di assumere il controllo dei traffici e dei commerci. Le uniche eccezioni di rilievo sono rappresentate dalle Filippine. mentre in India riottiene alcuni scali occupati dagli inglesi. con una popolazione doppia rispetto all’Inghilterra. del tabacco e soprattutto dello zucchero. L’egemonia inglese sull’India porta allo sviluppo di una rete commerciale destinata a rafforzarsi sempre più negli anni successivi. Lo scontro coloniale con l’Inghilterra è così definitivamente perso per la Francia e a nulla vale l’appoggio fornito successivamente ai coloni americani ribelli durante la rivoluzione americana. capace di farle concorrenza in tutto il mondo. Dopo una prima fase in cui inglesi e francesi si fronteggiano sul continente. con un’economia più arretrata. dove i prodotti coloniali sono distribuiti dal porto di Amburgo. gli inglesi si giovano però di una schiacciante superiorità numerica e di una maggiore forza navale. attraverso il porto di Marsiglia. sul commercio del tè con la Cina. ma senza rilevanti conseguenze. i francesi contrastano gli inglesi nella produzione del caffè. grazie anche all’alleanza con le più bellicose tribù indiane. l’Inghilterra mantiene saldamente il monopolio sino al 1750. . Giava e Borneo. il governatore francese ha concepito già prima del 1756 il grandioso piano di creare un impero finanziariamente indipendente dalla madrepatria assicurandosi il controllo della regione di Madras. Nel settore asiatico. ruolo che avrebbe mantenuto per circa due secoli. lascia immutato il quadro geopolitico europeo. al contrario. È un grande paese. All’inizio della guerra dei Sette anni riprendono le ostilità franco-inglesi. la concorrenza tra inglesi e francesi è particolarmente accanita in India. Il confronto si sposta così dall’Europa alle colonie. L’Inghilterra.

e che. A partire dagli anni Venti dell’Ottocento la piena affermazione della rivoluzione industriale rende per la prima volta competitivi i prodotti tessili europei rispetto a quelli indiani. dai porti indiani partono alla volta dell’Europa navi cariche di spezie. gelosamente arroccata a difesa dei propri privilegi. che alla fine del Settecento è suddiviso tra l’impero Moghul. Nei primi decenni dell’Ottocento gli inglesi consolidano la propria presenza in Asia ponendo un protettorato sul Nepal (1816). e in particolare l’Inghilterra. a orientare le scelte politiche dell’Inghilterra è la volontà di creare attorno all’India degli Stati cuscinetto e di controllare le rotte commerciali che collegano la madrepatria con le colonie asiatiche. La guerra dei Sette anni rappresenta un momento fondamentale nella storia dell’espansione europea in Asia: la sconfitta della Francia lascia di fatto mano libera all’Inghilterra che. riesce nel corso di un secolo a creare un vasto impero coloniale. il saldo commerciale tra India e Inghilterra è nettamente a favore della prima. In genere. porcellane e cotonate. imponendo un nababbo di loro gradimento. e gli Stati dei Maratha. Questi vasti territori sono abitati da circa diciannove milioni di abitanti. però. terminato nel 1818. I mulatti e i meticci lavorano nei settori del commercio o dell’artigianato. Nell’enorme Brasile vivono appena tre milioni di uomini. Specie nella seconda metà del Settecento. La conquista delle nuove colonie non è intrapresa direttamente dalla corona inglese. Grazie anche a un sistema di tariffe doganali che ostacola l’esportazione delle cotonate indiane nel Regno Unito e che lascia invece indifesa l’India di fronte alla penetrazione dei prodotti inglesi. cinque milioni tra mulatti (nati da matrimoni tra bianchi e neri) e meticci (nati dall’incontro tra neri e indi). una dinastia turca di religione islamica. Il colonialismo inglese ha pesanti ripercussioni sulla società indiana: sino a questo momento. iniziano ad assumere direttamente l’amministrazione degli Stati asiatici costituendo un vero e proprio impero coloniale. oltre sette milioni di indios nativi e circa un milione di neri. Il tramonto dell’impero coloniale spagnolo All’inizio dell’Ottocento l’America Latina è divisa tra possedimenti portoghesi – limitati al solo ma immenso Brasile – e spagnoli. mentre la popolazione di colore e gli indios sono im- . l’ultimo dei quali. la repubblica di Haiti. profittando delle lotte interne a questo o quel paese. dal 1804. Alcune di queste acquisizioni avvengono in maniera quasi casuale. la popolazione dell’America Latina è diventata multietnica: nelle colonie spagnole a fianco di circa 200. Indipendente è invece.000 emigrati iberici. Il possesso della maggior parte delle terre è concentrato nelle mani della minoranza creola. Mentre le esportazioni inglesi in India sono pressoché nulle. Oggetto delle mire inglesi è soprattutto il subcontinente indiano. Portorico e Messico. si contano tre milioni di creoli (bianchi nati da genitori spagnoli residenti nelle colonie). si afferma un’élite economica e culturale che ha esteso i propri interessi al settore commerciale e che cerca un riscontro al proprio ruolo economico in un parallelo aumento di peso politico. grazie anche alla crisi della Spagna e alla diminuita presenza dei mercanti portoghesi e olandesi. L’economia indiana è così costretta a orientarsi verso l’esportazione di prodotti non lavorati come il tè o il cotone grezzo che sarebbe poi stato reimportato dall’Inghilterra sotto forma di prodotto finito. tè. sotto il controllo del Parlamento. ma viene affidata. fondando la città portuale di Singapore (1819) e annettendo la bassa Birmania (1826) e il Punjab (1849). Alle differenze etniche corrispondono profonde disparità sociali. nel giro di pochi anni la produzione artigiana locale di prodotti tessili viene praticamente azzerata. a una compagnia privata – la East India Company – che sui possedimenti indiani ha pieni poteri amministrativi e militari. rifiuta ogni legame con meticci e mulatti. malgrado il rigido controllo britannico. Nei decenni seguenti l’opposizione alla penetrazione britannica si polarizza attorno agli Stati dei Maratha che sono defnitivamente sconfitti solo dopo tre conflitti. nel nome di una supposta superiorità razziale.Nella seconda metà del XVIII secolo gli Stati europei. la metà dei quali schiavi di colore. una confederazione di cinque regni induisti dell’India centro-settentrionale. su Cuba. si conclude con l’annessione di tali territori ai possedimenti coloniali britannici. che si estendono su quasi tutta la parte centrale e meridionale del continente. Gli inglesi sanno approfittare dei conflitti che oppongono i Moghul alle popolazioni induiste e già durante la guerra dei Sette anni riescono a limitare la presenza francese in India e ad assumere il controllo della ricca regione del Bengala. tra i creoli. A causa dei flussi migratori dalla Spagna e della tratta degli schiavi di colore.

In Brasile resto il figlio Pietro che. a differenza che nel resto del Sud America. dove è stato mandato dalla famiglia a studiare e da dove ritorna definitivamente nel 1810 per schierarsi a fianco dei rivoluzionari venezuelani. il 5 luglio 1811. Il primo paese a proclamare la propria indipendenza dalla Spagna è il Venezuela dove. i ribelli cileni e argentini. nei grandi latifondi appartenenti al demanio regio. cui fa seguito la proclamazione di una repubblica federale modellata sull’esempio costituzionale nordamericano. il generale Miranda proclama la nascita della Repubblica. la casata regnante dei Braganza trova rifugio nella colonia sudamericana. Bolivia (così chiamata in onore di Bolívar) e Uruguay ottengono l’indipendenza. proclama l’indipendenza del paese facendosi nel contempo incoronare imperatore. Di lì egli diffonde il suo programma che prevede la nascita di una confederazione. Grazie ad alcune vittorie militari. All’interno dell’élite creola protagonista della lotta contro la Spagna permane. Il tentativo autocratico ha tuttavia vita breve: nel 1823 Itúrbide è destituito da un colpo di Stato. si fa proclamare imperatore del Messico. portano allo sfaldamento della Grande Colombia e delle altre repubbliche federali nate nei mesi successivi all’indipendenza. Nato a Caracas nel 1783. agli enti ecclesiastici o ai possidenti creoli. la guida dell’esercito è assunta da Simón Bolívar. Il congresso si chiude con un sostanziale fallimento: i particolarismi e le tradizioni locali non solo impediscono la costituzione dello Stato vagheggiato da Bolívar ma. in condizioni di schiavitù o semischiavitù.piegati. in patria. che rappresenti per l’America Latina ciò che gli Stati Uniti rappresentano per l’America settentrionale. i primi a iniziare la guerra di liberazione dagli spagnoli sono le popolazioni indios e meticce delle campagne che danno alla rivolta una chiara connotazione sociale chiedendo la redistribuzione delle terre. nel 1822 e in sostanziale accordo con il padre. le forze dei rivoltosi sono organizzate da un ex ufficiale spagnolo José de San Martín. a liberare i territori che corrispondono agli attuali Venezuela. dei moti liberali costringe re Giovanni VI a fare ritorno in Europa. Un percorso ben diverso da quello del resto dell’America Latina è quello seguito dal Brasile. Bolívar sogna uno Stato democratico nel quale i contadini godano di condizioni di vita migliori di quelle nelle quali hanno vissuto sino a quel momento. Una volta stroncata la sollevazione dei contadini. Bolívar riesce a liberare Caracas ma la controffensiva spagnola lo costringe a riparare nei Caraibi. che. in seguito all’invasione del Portogallo da parte delle truppe napoleoniche. riescono ad avere la meglio sulle truppe spagnole. Il pericolo spinge i creoli e gli spagnoli ad accantonare le divergenze reciproche e a far fronte comune. se non tutta. anzi. Nel 1826 a Panamá è convocato un congresso degli Stati latino-americani che. Questo esempio è presto seguito in altre aree sottoposte al dominio spagnolo: nella parte meridionale del paese. nelle province settentrionali. Grazie anche all’aiuto dell’Inghilterra e allo scoppio dei moti di Spagna che impediscono alla corona di inviare nuove truppe in America Latina. Un percorso diverso è invece quello seguito dal Messico. nel 1822. Nel 1821 lo scoppio. Negli anni successivi anche Perù. corrispondente all’attuale Argentina e al Cile. egli riesce a sconfiggere più volte l’esercito spagnolo. Qui. alcune riforme sociali gli valgono il sostegno dei piccoli contadini e degli strati inferiori della società. Simón Bolívar trascorre molti anni in Europa. infatti. Nel 1816 riprende la lotta contro gli spagnoli radicalizzando le proprie posizioni politiche e riuscendo così ad accrescere la base sociale della rivolta: la messa al bando della schiavitù guadagna a Bolívar l’appoggio degli indios e degli schiavi liberati. ma il suo progetto naufraga. almeno gran parte dell’America Latina. una forte . corrispondenti al Venezuela e alla Colombia. Nel 1807. Contemporaneamente. nelle intenzioni di Simón Bolívar. I possidenti creoli assumono di fatto il potere creando delle giunte provvisorie ed esautorando i rappresentanti della corona. In questa prima fase della lotta di liberazione i paesi latino-americani possono contare sull’appoggio degli Stati Uniti e dall’Inghilterra che intravedono nello sfaldamento dell’impero coloniale spagnolo l’occasione per accrescere la propria penetrazione economica nel Sud America. una repubblica degli Stati Uniti del Sud. guidati rispettivamente da Bernard O’Higgins e San Martín. Ecuador e Colombia e a dare vita alla Repubblica federale della Grande Colombia. avrebbe dovuto portare alla nascita di una repubblica federale comprendente. Nel 1808 l’occupazione della Spagna da parte delle truppe napoleoniche costituisce la spinta decisiva verso lo sfaldamento dell’impero coloniale iberico. nella parte meridionale del continente. contrasti tra creoli e corona portano allo scoppio di una ribellione di orientamento conservatore guidata dal generale Augustín de Itúrbide.

La manifestazione più eclatante delle tendenze imperialistiche interessa l’Africa. e i grandi proprietari terrieri. Da questo punto di vista. impiegati nei commerci. che diviene repubblica Sudafricana. in parte ancora oggi. nel 1881. contrari a ogni riforma sociale. a partire dagli anni Ottanta dell’Ottocento. in Tunisia e dal Senegal verso il Niger. i territori colonizzati. dall’altro. che sino a ora hanno assicurato la fornitura di materie prime e assorbito la popolazione in sovrannumero. di forti tensioni politiche tra le principali potenze europee. essi si arrogano il diritto di intervenire direttamente nella vita pubblica al fine di dirimere le contese politiche. quando il governo britannico della provincia del Capo. il conflitto anglo-boero sancisce. giustificato dalla necessità di sedare la rivolta della popolazione egiziana contro le pesanti interferenze straniere. la storia dell’America Latina. Le mancate riforme sociali o la loro esigua portata rendono fragili le istituzioni democratiche che. tutte le potenze europee puntano a dare un assetto “imperiale” alle loro relazioni con i paesi extraeuropei nei quali hanno in precedenza conquistato possedimenti o acquisito un forte potere di influenza a scopi economici o strategico-commerciali. La penetrazione francese dell’Algeria (conquistata nel 1830). Negli anni tra il 1850 e il 1870 una serie di spedizioni geografiche – guidate da esploratori come David Livingstone ed Henry Stanley – hanno consentito di individuare le sorgenti del Nilo e il percorso dei fiumi Congo. pone fine al controllo congiunto anglo-francese sulle finanze egiziane e soprattutto sul canale di Suez. Tale tendenza comporta ovunque l’esaltazione dei sentimenti di potenza nazionale e di superiorità della razza bianca. Niger e Zambesi. sicché il passaggio all’indipendenza non comporta nessun miglioramento per le popolazioni delle campagne. Lo sviluppo industriale aumenta a dismisura la loro forza economia. e trasforma i caratteri del colonialismo europeo. nel tentativo di risolvere sulla base di negoziati diplomatici gli immancabili conflitti derivanti dal sovrapporsi delle rispettive direttrici di espansione coloniale. che pure giunge a interessare quasi la metà della superficie terrestre. Il carattere decisivo che distingue l’età dell’imperialismo (1880-1914) dal periodo precedente non va dunque individuato semplicemente nell’inedita estensione geografica raggiunta dall’espansione coloniale. Sull’esempio della Gran Bretagna. sul modello americano. e parallelamente si intensificano le sue ripercussioni sulla politica interna dei paesi colonizzatori. Il nuovo colonialismo imperialista e la spartizione dell’Africa Diretta conseguenza della crescita dell’economia internazionale e dello sviluppo industriale è l’emergere. la creazione di un protettorato militare britannico sul paese. Da un lato. di fatto i contadini continuano a vivere in condizioni di semilibertà. diventano importanti anche come mercati.divisione tra i ceti urbani. A risultare vincenti sono gli interessi dei proprietari. accompagnato da guerre civili e dittature militari. facendo crescere la competizione per l’allargamento delle sfere di influenza. protagonisti della guerra di liberazione. nel corso della lotta contro la Spagna hanno spesso aggiunto ai poteri militari anche quelli civili. Frizioni sulla conquista delle regioni africane cominciano a emergere nel 1877. sebbene la schiavitù sia stata formalmente abolita nella maggior parte degli Stati. che dal 1877 ha rafforzato i legami politici e istituzionali con i suoi domini d’oltremare. ma piuttosto nelle nuove forme assunte dal dominio coloniale stesso. Di contro cresce l’importanza dei generali che. governato da coloni boeri (di origine olandese). in numerosi casi la conquista coloniale viene giustificata come “missione civilizzatrice”. L’espansione coloniale si trasforma così in uno dei fattori decisivi delle relazioni internazionali. Anzi. la sconfitta inglese e il riconoscimento dell’autonomia del Transvaal. che caratterizza. Questo atteggiamento è quindi alle origini del clima di instabilità politica. Contrari alla democrazia. decide di annettere lo Stato minerario e diamantifero del Transvaal. nell’Africa del Sud. quasi tutti i nuovi Stati si sono date al momento dell’indipendenza. e del tutto ignota risulta la maggior parte delle zone interne. la caratteristica principale dell’imperialismo è la tendenza da parte delle potenze europee a pianificare la spartizione del mondo e ad accordarsi a tavolino sulla creazione di sfere di influenza. Tensioni ancora più aspre si sviluppano nel 1882 tra Gran Bretagna e Francia in seguito all’occupazione dell’Egitto da parte di truppe del governo di Londra. una crescente presenza militare e politica è considerata una condizione necessaria per la tutela degli investimenti. l’ingresso di altre potenze nella competizione coloniale (il Belgio afferma il proprio dominio sul bacino del Congo scontrandosi col Por- . Ancora intorno al 1840 la conoscenza del continente africano da parte degli europei è assai imprecisa.

sul sistema salariato e sul primato del valore di scambio. Gran Bretagna. che avrebbe dovuto portare la civiltà alle popolazioni indigene. finanziata con fondi pubblici e gestita da appositi apparati amministrativi. Il paese è lentamente riconquistato dagli inglesi. Vendendo a prezzi elevati e comprando a prezzi bassi. attraverso il controllo indiretto. convocando nel 1884-85 la conferenza di Berlino. ritenute ben lontane dal raggiungerla. e poi del Tanganica in una zona che ha già visto affermarsi il dominio britannico su Kenya e Uganda) moltiplica le aree di frizione. Gli obiettivi economico-produttivi dell’imperialismo europeo si confondono peraltro molto spesso con l’affermazione di una presunta “missione civilizzatrice” dei bianchi. soprattutto nel Sudan. Con tale definizione si evidenziano due rilevanti fenomeni: da una parte lo spostamento delle tensioni e dei conflitti d’interessi europei fuori dell’Europa. La conferenza pone in tal modo fine agli effetti destabilizzanti che l’espansione coloniale in Africa minaccia di avere sulle relazioni internazionali. L’affermarsi del modello di produzione capitalistico. come sarà consentito dai trattati imposti a molti paesi. ricavano quantità sempre maggiori di materie prime. gli europei investono somme crescenti di denaro. È quella frenetica “corsa” dei diversi paesi alla colonizzazione militare ed economica del mondo. La ricerca di nuovi mercati non è più limitata solamente a imprese e compagnie. In sintesi. con locali governi-fantoccio sostenuti dal paese dominante. i cui componenti sono simili a fanciulli. il governo tedesco si propone come arbitro delle rivalità internazionali. dall’altra la trasformazione del concetto stesso di colonialismo. accentua e impone la logica del profitto: l’intero mondo diviene un unico mercato manipolato dagli imprenditori. nello stesso tempo. che corrispondono a una situazione molto fluida in cui la “concorrenza” sul fronte coloniale da parte delle maggiori potenze europee appare quanto mai dinamica. Sviluppo dell’ideologia di una missione civilizzatrice e protettrice nei confronti di civiltà “barbare”. ma diventa una politica nazionale sostenuta fortemente dagli Stati centrali. Questa si conclude con un accordo che fissa le regole per la spartizione dell’Africa. che da sistema di egemonia prettamente commerciale passa a indicare il controllo politico diretto sulle colonie e lo sfruttamento massiccio delle loro risorse. che finiscono però per scontrarsi con le ambizioni di penetrazione francese nella regione dell’Alto Nilo. mentre la periferia sembra sempre più condannata alla dipendenza totale e all’impoverimento senza rimedio. monopolizzando i commerci e le risorse dei paesi colonizzati. Le regioni sottoposte al controllo europeo diventano colonie. attraverso cioè organi locali (protettorati) e attraverso lo sfruttamento economico (come la colonizzazione “informale” dell’America Latina da parte degli Stati Uniti). si amplino i mercati di vendita e le aree di investimento dei capitali accumulati. che possono realizzare enormi ricchezze a condizione che i costi di produzione rimangano bassi. anche con . con il parallelo tentativo di ristabilire gli equilibri di potenza attraverso la spartizione del mondo e la competizione coloniale tra le grandi nazioni industriali. Anche dopo la conferenza di Berlino rimangono però sul tappeto nodi irrisolti.proprietari di fabbriche. impongono i loro modelli culturali e politico-istituzionali. Per tutto l’Ottocento i domini coloniali si ampliano e si rafforzano: l’interesse è ormai spostato definitivamente sulla conquista territoriale e gli stessi Stati si preoccupano di acquisire. in una prima fase dell’età contemporanea (1874-1914) l’evoluzione del colonialismo ottocentesco sfocia nell’imperialismo. Non mancano in seguito episodi di tensione. sconvolto nel 1885 dalla violenta insurrezione antibritannica e antiegiziana della setta musulmana dei dervisci. o appropriandosi delle loro ricchezze col sistema delle imposte. ricordata dagli storici come “età dell’imperialismo”. potranno finanziare il proprio sviluppo e il proprio bilancio statale. basato sulla proprietà privata dei mezzi di produzione. a formare delle aree di mercato privilegiate per raggiungere l’autarchia e per esportare capitali e conseguente spostamento della concorrenza tra gli Stati dal piano economico a quello politico-militare nelle zone extraeuropee. in Europa e negli USA. la “madrepatria”. La fase imperialista è volta a garantire prestigio internazionale. costituendosi. Francia e Olanda. terre e denaro. come polo dell’economia mondiale. mentre la Germania acquisisce il controllo del Togo e del Cameroun. durata sino a tutto il primo decennio del Novecento.togallo. Per evitare un conflitto. oppure protettorati. guidando la politica economica e la vita interna dei paesi dominati. e sancisce la libertà di navigazione sui fiumi Congo e Niger. Ovunque. L’imperialismo si realizza in tre forme: attraverso il controllo diretto (colonie).

La Conferenza di Berlino (1884-1885). I due imperi coloniali che escono vincitori dalla Prima Guerra Mondiale (Francia e Gran Bretagna) confermano il loro ruolo in sede di regolazione postbellica. ma non tenendo minimamente conto delle caratteristiche storiche. Olanda) cercano di mantenere le colonie come mercato per le proprie merci e fonte di materie prime. Guidati da persone formate nelle università degli Stati coloniali i movimenti si ispirano sia ai principi democratici delle tradizione europea sia alla necessità di recuperare un’identità nazionale annullata dal processo di colonizzazione (Ghandi. Tramonta l’ideologia della missione civilizzatrice e protettrice della colonizzazione precedente e si profila un nuovo modello di penetrazione economica senza responsabilità politiche né coinvolgimento militare. L’Asia. incapace di mantenere il controllo sugli ampi territori. antropologiche. L’immensa popolazione costituiva un ricco mercato e l’Impero era ormai in decadimento. che proclama l’indipendenza dell’Indonesia nell’agosto del 1945 e come Ho Chi-minh che il mese dopo proclama quella del Vietnam. le grandi potenze favoriscono il processo di indipendenza. Permane forte il preconcetto che la loro potenza dipenda in larga parte dai territori coloniali. La Corea venne strappata con la guerra del 1894-95 dal Giappone. Intere formazioni nazionali vennero così smembrate. La Francia completò l’occupazione dell’Indocina (1893). da sempre rivali. una forma di controllo indiretto che garantisce i vantaggi della dominazione coloniale abbattendone al contempo i costi: il neocolonialismo. Francia. garantendo la più ampia penetrazione commerciale all’Occidente. Sconfitti i Boxer. . caratterizzata da uno stretto intreccio di fattori economici e militari. culturali. Ho Chi-minh). Corea e Vietnam del Sud). la Cina fu costretta a una politica di servilismo a porte aperte. Nel 1900. Anche l’URSS – come più tardi l’ONU – si esprime contro il colonialismo. Burghiba. Subito alla fine della guerra il processo di indipendenza parte approfittando della debolezza degli Stati coloniali e delle opportunità suggerite dalla contrapposizione Est-Ovest. L’Africa diventò uno spazio tedesco. Soprattutto gli USA che fin dalla fine della prima Guerra mondiale raccomandavano che le rivendicazioni di indipendenza fossero accolte. La competizione economica innescatasi tra le potenze imperialistiche europee. gli Stati Uniti sviluppano invece una politica di dominio neocoloniale. la rivolta dei Boxer (movimento nazionalistico per la cacciata degli stranieri) offrì l’occasione alle potenze europee per allestire una spedizione punitiva internazionale che intervenne militarmente in Cina. come Sukarno. In un secondo periodo dell’età contemporanea (1914-1945) il colonialismo conosce una fase di trasformazione del sistema coloniale. francese inglese e belga. Ma è sulla questione della Cina – Il Celeste Impero – che si concentrarono gli appetiti delle potenze imperialiste. La Manciuria venne minacciata dalla Russia.le armi. poi. vennero costrette a convivere. vide in quegli anni il completamento dell’espansione coloniale già avviata in precedenza dalle potenze europee. Dagli anni Trenta i movimenti sono particolarmente attivi in India e in Tunisia. Vengono seguite tre diverse politiche coloniali: i paesi di antica industrializzazione (Regno Unito. D’altra parte proprio dagli anni Venti prendono corpo i movimenti che si battono per l’indipendenza. Giappone) perseguono una politica di espansione. mentre altre. è più propriamente detto imperialismo. Sulla scena internazionale. quelli di più recente industrializzazione (Germania. nuove aree del mercato europeo. L’Inghilterra occupò la Birmania (1886). Dal 1947 la linea USA si fa più cauta a causa della radicalizzazione dei rapporti con URSS. Belgio e soprattutto Francia) l’opinione pubblica percepisce come troppo costoso il mantenimento del sistema. Questa nuova fase del colonialismo. si svolse sotto l’ideologia che assegnava solo alle potenze europee e ai popoli bianchi d’oltreoceano il diritto alla sovranità: le altre aree erano considerate territori vuoti liberamente occupabili e spartibili. divenne ben presto competizione politico-militare. Nella Carta atlantica (1942) USA e GB si impegnano a promuovere in pieno l’autodeterminazione dei popoli. spesso devono prendere il posto dei vecchi paesi coloniali per impedire l’espansione dell’influenza comunista (Taiwan. D’altra parte nei paesi coloniali (Olanda. nondimeno. Italia. seguendo cioè le coordinate geografiche o il corso dei fiumi e l’orografia. divenendo ben presto una delle cause predominanti della prima guerra mondiale. La divisione del continente africano fu fatta sulla base di una terribile violenza geografica e ideologica. infine. L’Africa è l’area che ne fa maggiormente le spese. Alcuni leader assumono l’iniziativa. economiche dei popoli che vi abitavano. scatenando contrasti sanguinosi che stanno alla radice dei conflitti del nostro secolo.

il diffondersi del comunismo e l’alleanza tra USA e potenze coloniali portano all’avvicinamento tra comunisti e nazionalisti. Impoverimento e imborghesimento trovano un humus ideale nel processo di urbanizzazione violento e rapido. lungo l’arco del primo trentennio che segue la seconda guerra mondiale. che non esisteva ancora nel Settecento. Così la Francia in Indocina si scontra con Ho Chi-minh. Ciò contribuisce a spiegare perché nei nuovi nazionalismi l’aspirazione all’indipendenza politica si accompagna alla lotta contro lo sfruttamento economico. D’altra parte non tutti i movimenti nazionalisti sono comunisti. negli anni tra le due guerre. è stata in realtà una grande operazione di sfruttamento.2. e che danno luogo a movimenti che propugnano l’indipendenza nazionale. Il processo di decolonizzazione si realizza in fasi successive. Così. i colonizzati possono disporre di argomentazioni appartenenti ai colonizzatori. a causa del crollo dei prezzi delle materie prime. una consapevolezza che sviluppa un sentimento di ostilità che si traduce in vere e proprie forme di resistenza. reso possibile dall’introduzione di nuovi ritrovati medici (soprattutto gli antibiotici) in società in cui si continua a registrare un elevato tasso di natalità. Un altro elemento di crisi è rappresentato da una crescita demografica estremamente rapida: la popolazione dei paesi in via di sviluppo cresce infatti di oltre un miliardo dal 1940 al 1970. La crisi del dominio coloniale europeo affonda le sue radici nel rapido peggioramento. I miglioramenti sanitari hanno determinato esplosioni demografiche non compensate da politiche di generale sviluppo economico. e con modalità sostanzialmente diverse da paese a paese. Le tensioni sociali e politiche che si scatenano in tutti i paesi coloniali. È allora che i molti popoli sottoposti a dominio coloniale conquistano. Calcutta. ha modificato un’agricoltura pensata per il consumo interno con piantagioni di prodotti destinati all’esportazione. La distruzione della comunità locale produce la nascita di borghesie locali interessate alla ricchezza e al potere. Le popolazioni autoctone percepiscono ormai che il proprio impoverimento è frutto dello sfruttamento metropolitano. ufficialmente lo sfruttamento per portare progresso e civilizzazione. Sono questi intellettuali che si pongono a capo dei movimenti di liberazione pronti se necessario ad aprire guerre rivoluzionarie. è oggi una delle più grandi città del mondo. Al rifiuto della dipendenza economica si accompagna anche il rifiuto dell’assoggettamento culturale. passando dal 64 al 72 per cento dell’intera popolazione mondiale. alleato della Cina e dell’URSS. della situazione economica dei paesi colonizzati. I movimenti nazionalisti sono già presenti tra le due guerre e il loro sviluppo si collega alle vicende europee. mentre nei paesi islamici si collegano a movimenti religiosi. in certi casi in maniera esclusiva. Decolonizzazione e neocolonialismo Il processo di decolonizzazione Dopo la fine della seconda guerra mondiale prende il via una delle più importanti e profonde trasformazioni che abbiano caratterizzato la storia mondiale del XX secolo: il tramonto definitivo degli imperi coloniali e la conquista dell’indipendenza da parte dei popoli sino ad allora soggetti alle potenze europee. In molti paesi l’importazione di beni manufatti aveva impedito lo sviluppo di industrie locali e la maggior parte dei terreni coltivabili era utilizzata per produrre beni da esportare in Occidente. sulla cui esportazione si basava prevalentemente. La crisi degli anni Trenta aveva messo in serie difficoltà le colonie. marxismo) ai valori tradizionali. In molti paesi le religioni tradizionali – come l’induismo (nel caso dell’India) e soprattutto l’islamismo – svolgono un ruolo importante nella diffusione dei movimenti di emancipazio- . dell’impero austro-ungarico è compiuto in nome del diritto di autodeterminazione dei popoli dell’Europa centrale. l’economia di queste regioni. Le origini di questa trasformazione epocale risalgono agli anni tra le due guerre. Talora il nazionalismo sostiene l’abolizione del colonialismo. nel 1918. All’interno della borghesia locale si fa avanti un ceto intellettuale che combina ideologie occidentali (nazionalismo. Dopo il 1945 il prestigio sovietico. hanno alla loro origine diverse cause. In regime di guerra fredda il comunismo internazionale ha interesse a sostenere movimenti che destabilizzano i paesi europei occidentali. La colonizzazione. Ha distrutto la società tradizionale. “facoltà di parola” per la prima volta nella storia. Causa di questa vera e propria esplosione demografica è essenzialmente il drastico abbassamento del tasso di mortalità. Basti ricordare come lo smembramento. come ha scritto l’economista francese Alfred Sauvy. ma è solo dopo il secondo conflitto mondiale che la decolonizzazione entra nella sua fase più importante.

Questa necessità impone dunque la trasformazione della vecchia politica coloniale di controllo diretto. del resto. in numerosi paesi. ecc. economici e socio-culturali è all’origine della nascita e della diffusione. Cina e democrazie popolari europee). lo sviluppo di movimenti nazionalistici. in sede ONU. di agguerriti movimenti politici che contestano il dominio coloniale e rivendicano una piena indipendenza. con le loro lotte appassionate. All’affermazione dei movimenti di emancipazione contribuisce peraltro anche l’atteggiamento “non colonialista” delle due superpotenze. A sua volta l’URSS considera da sempre la liberazione dei popoli oppressi come uno dei principali obiettivi della lotta contro l’imperialismo. che riconoscono la validità di valori occidentali come il principio di autodeterminazione dei popoli. Dal canto loro le potenze coloniali prendono coscienza dell’impossibilità di sopportare ancora a lungo i gravami militari e finanziari della dominazione coloniale diretta e dell’irresistibile ascesa delle idee favorevoli al processo di indipendenza. ignoranti. soprattutto dopo che il loro spazio economico si è bruscamente ridotto in seguito alla semi-chiusura di un mercato di quasi un miliardo di persone (URSS. sino all’aperto richiamo alle idee del movimento comunista internazionale). esposte a tutte le malattie e soprattutto prive di qualsiasi speranza. offrono numerose occasioni di intervenire nella vita interna dei nuovi Stati. Tuttavia. USA e URSS. creando un’industria nazionale e diversificando la produzione agricola. il progresso economico e il benessere sociale. Sin dagli inizi del secolo. libertà di esportare capitali e profitti. la religione musulmana era in rapida espansione. si affiancano in certi casi elementi religiosi. Nel 1941 la Carta Atlantica proclama solennemente il diritto di tutti i popoli a scegliere autonomamente la propria forma di governo. tutti condividono l’idea che spetti allo Stato promuovere lo sviluppo economico e tecnico. in Asia e in Africa. Rinunciando al rapporto coloniale si fa ricorso a metodi di espansione meno evidenti. rappresenta un terreno molto favorevole per la diffusione della propaganda comunista. e gli americani incoraggiano con decisione. ma anche per assicurarsi quei mercati di cui gli USA hanno bisogno per procurarsi materie prime destinate alla loro industria in espansione. Per allontanare questo pericolo e per aiutare questi territori a restaurare un’economia stabile. e mantenendo sul posto missioni di consiglieri e di tecnici che. denutrite.ne e come espressione del rifiuto di uniformarsi alla cultura occidentale. cercando di fare leva sui movimenti nazionalisti conservatori. le rivendicazioni delle colonie. E siccome i territori coloniali che passano all’autonomia o all’indipendenza mancano effettivamente di tecnici e di capitali – che possono essere forniti solo dalle vecchie potenze – la contropartita di questi aiuti consiste spesso in concessioni che permettono di continuare a esercitare un certo controllo sulla vita economica del paese: privilegi fiscali o doganali. di fatto. La vita politica agitata e spesso tumultuosa dei paesi “giovani” dove ancora tutto è da organizzare. al di là delle differenti inclinazioni (dal nazionalismo autoritario a un generico democraticismo. La guida di questi movimenti viene assunta ovunque da minoranze di formazione europea. le grandi potenze liberali hanno più che mai bisogno di conservare i propri possedimenti. controllo degli investimenti. Questa nuova politica consiste nel riconoscere l’indipendenza o l’autonomia dei governi. continuano a governare indirettamente il paese. presentandosi come elemento ostile all’Europa e al suo potere coloniale. conservando però basi militari e vantaggi economici. Non si tratta di una novità asso- . e nel dopoguerra appoggia. A questa impostazione di matrice razionalistica. L’insieme di questi fattori politici. sino al punto di provocarvi – questo è il caso soprattutto dell’America Latina – opportune quanto pilotate rivoluzioni. estromettendo il capitale straniero e sostituendosi ad esso con la nazionalizzazione delle risorse. aveva conquistato e convertito le popolazioni di vaste regioni dell’Africa e dell’Asia. nel 1949 viene varato dal presidente Truman il primo piano di aiuto ai paesi in via di sviluppo. come l’esportazione di capitali e investimenti nei settori-chiave dell’economia. L’estrema miseria delle popolazioni. conseguenza del fatto che queste non avevano possedimenti coloniali. L’obiettivo principale dei nazionalismi è in primo luogo la modernizzazione dell’economia e la formazione di strutture politiche ispirate al modello occidentale e per questo motivo. l’inesperienza del nuovo personale dirigente e la mancanza di maturità politica delle masse hanno dato vita a vari partiti politici che.

e tentativi per impedire loro di porsi il più rapidamente possibile sulla via dell’industrializzazione. nel 1947 l’ONU crea una Commissione economica per l’Asia e l’Estremo Oriente. la prima conferenza internazionale dei popoli di colore nella storia dell’umanità. incoraggiamento alla creazione di industrie nazionali. democrazia. che si configura come lotta contro la tirannide e per i diritti dei popoli oppressi. trasformazione sul posto delle materie prime sinora acquistate ai prezzi stabiliti dal mercato occidentale. la Conferenza proclamò che gli Stati asiatici e africani rifiutavano di essere trascinati in una guerra per l’una o l’altra delle due grandi potenze mondiali: posizione “neutralista” importante in quella congiuntura politica. Per fronteggiare i problemi del sottosviluppo asiatico. abitati da più della metà della popolazione della terra. • i costi per adottare delle riforme nelle colonie e per reprimere i movimenti indipendentisti. uguaglianza. il nuovo Stato si costituisce all’interno delle frontiere – talvolta artificiali – degli antichi territori coloniali. sospettando l’esistenza di moventi politici e militari a lunga scadenza. mano a mano che prendono coscienza delle possibilità di reale indipendenza. ecc. di cui conserva la struttura. anche quando la rottura con la potenza dominante avviene con la violenza. . una sorta di “ministero economico” della regione. Le popolazioni dominate. Le pressioni dirette e indirette cui sono sottoposti i paesi in via di sviluppo spiegano come essi accolgano le offerte di aiuto con molte riserve. L’evoluzione generale dei nuovi Stati Pressappoco dovunque. che hanno gli stessi doveri e gli stessi bisogni. del razzismo e della politica di segregazione e discriminazione tra le razze. che sino a dieci anni prima erano colonie o semicolonie dipendenti da Stati europei. rischi di interferenze nei loro affari interni. In linea generale. A tale conferenza – alla quale non è stata invitata nessuna potenza bianca – prendono parte i rappresentanti di 29 paesi asiatici e africani. il cui compito è lo studio delle condizioni dell’economia e l’elaborazione di raccomandazioni per migliorare la situazione alimentare attraverso lo sviluppo della produzione agricola e una lenta e progressiva industrializzazione. i nuovi governi seguono un’evoluzione identica. soprattutto per ciò che riguarda la sicurezza economica e sociale. • la perdita della legittimità morale e della necessità economica di mantenere dei possedimenti coloniali. Sul terreno della politica internazionale. • l’inferiorità numerica delle popolazioni occidentali. il processo di decolonizzazione si verifica per i seguenti fattori: • la partecipazione dei paesi colonizzati alla seconda guerra mondiale. ma con Truman diviene un intervento di portata universale. • la divisione del mondo in due blocchi egemonizzati da due potenze non coloniali: USA e URSS. che comporta una pianificazione e un impegno anche economico di entità rilevante. creazione di banche indigene. In sintesi. ecc.luta per la politica estera statunitense. in Asia come in Africa. oppongono rifiuti sempre più decisi ad essere “rappresentati” dalle grandi potenze “bianche”: questo risveglio della piena coscienza della propria forza e delle proprie possibilità è l’elemento dominante e più importante della Conferenza afro-asiatica riunitasi a Bandung nel 1955. Coerentemente con quest’ultima considerazione la Conferenza enuncia i principi di una politica d’indipendenza economica che dovrà mettere fine all’egemonia del mondo bianco: cooperazione economica tra le potenze asiatiche e africane per scambio di assistenza tecnica e finanziaria. e il ritmo della trasformazione è più o meno rapido a seconda delle circostanze o della forza delle tradizioni. ma più importante ancora perché contiene l’affermazione di una politica ormai indipendente da parte di quelle nazioni asiatiche e africane che sino a questo momento hanno sempre visto le potenze bianche disporre liberamente dei loro destini. • le élite locali educate nelle nazioni occidentali colonizzatrici ai valori di libertà. Le risoluzioni della Conferenza di Bandung – tappa importantissima sulla strada della decolonizzazione – tracciano una ferma condanna del colonialismo. i quadri amministrativi e le istituzioni giudiziarie esistenti.

e che praticano massicciamente lo spoil system. elemento che genera sprechi scandalosi. volontà di distinguere tra una modernizzazione capace di integrare la tradizione e un’occidentalizzazione vista come nuova forma di alienazione. sono del tutto inadeguate per affrontare i problemi dei nuovi Stati. dove l’autorità coloniale aveva incominciato a reclutare nella popolazione autoctona anche i funzionari di livello superiore. Il funzionariato e la politica sono dunque le sole carriere aperte alle élite dei paesi in via di sviluppo. composte di somme di comunità locali. sono ancora rette da un sistema comunitario di relazioni quasi feudali – paragonabile a quello dell’Europa medievale – basate su una relazione da padrone a cliente. per disciplinare gli interessi e i conflitti. del clan o dell’etnia. una nuova aristocrazia del denaro che distoglie dal circuito produttivo risorse umane e finanziarie considerevoli. . ai quali si aggiungono le residenze di lusso. i funzionari coloniali sono sostituiti quasi immediatamente da un personale spesso incompetente e incapace di assumersi responsabilità. ma ignorano tutto ciò che non appartiene al gruppo. elaborate lentamente nel XIX secolo in funzione di strutture sociali ed economiche radicalmente differenti da quelle dell’Asia e dell’Africa. per mobilitare e ottenere da loro la disciplina e i sacrifici necessari per la realizzazione dei piani di lavoro. per trasformare le strutture sociali in modo da agevolare lo sviluppo economico controllando al contempo l’ordine pubblico. Esse praticano una stretta solidarietà nel quadro limitato del villaggio. Questo moltiplicarsi di funzionari si può spiegare col prestigio della funzione pubblica ereditato dall’era coloniale. formata da intellettuali occidentalizzati. o. alla ricerca di facili guadagni nelle pieghe della corruttela. che si propongono di combattere la corruzione e difendere la nazione contro la disintegrazione. In breve tempo questi paesi si trovano dotati di un apparato burocratico del tutto spropositato. Essa percepisce stipendi considerevoli. spesso cristianizzati. È un’élite spesso corrotta. ma anche col fatto che i settori principali dell’attività economica sono spesso ancora monopolizzati da minoranze straniere. questa borghesia amministrativa forma una casta privilegiata e pletorica. nel caso dell’Africa. il personale che prende in mano il governo e l’amministrazione è composto nella quasi totalità di antichi funzionari e di professionisti di formazione europea. come nell’America Latina e nel Vicino Oriente. che tentano di trarre da questo ruolo quanti più vantaggi è possibile. Generalmente antifeudali e ostili all’aristocrazia. uguali a quelli degli antichi funzionari coloniali. la libertà dell’opposizione. che cerca di accaparrarsi le funzioni più “remunerative”: la polizia e la dogana. la loro ossessione di “difendere l’ordine” li porta spesso a frenare ogni occasione di crescita e a disvelare la loro identità conservatrice. l’unica strada che viene praticata è quella di una forte e salda autorità. Tuttavia. L’insufficienza del personale aggrava peraltro lo stato d’inadeguatezza delle istituzioni. l’automobile e gli autisti pagati con risorse pubbliche.D’altra parte. Quest’insieme di situazioni portano spesso a respingere come lusso inutile e freno pericoloso le istituzioni democratiche. Si tratta di società nient’affatto integrate. Per organizzare le masse e dare loro il senso di identità nazionale. Un’autorità sociale e politica che non può però contare sul reale appoggio delle masse se non coniugandosi a una mistica altrettanto radicata: il nazionalismo asiatico. i lavori pubblici e la difesa nazionale. di sentimenti di frustrazione e di sfida ai paesi sviluppati. si propongono di promuovere lo sviluppo dell’economia. Tranne che in qualche possedimento britannico. ma la loro indole antidemocratica li porta a essere molto raramente costruttori di qualcosa. Miscela – nello stesso tempo – di credenze del presunto mito dell’età dell’oro precoloniale e di rivendicazioni del diritto a uno sviluppo immediato. Le élite che prendono in mano le sorti dei nuovi Stati. la mistica dell’africanità o della negritudine. e mancano quindi di quel minimo di omogeneità necessario per formare una nazione. diviene evidente assai presto che le istituzioni liberali di stampo occidentale. Rapidamente si forma una classe di politici professionisti. ma che non di meno vivono ancora nel cuore di un universo materiale e morale che nulla ha in comune con uno Stato moderno. il pluralismo dei partiti. e che hanno dunque adottato le concezioni e le maniere di vita della civiltà europea. si trovano di fronte a enormi masse rurali che è stato facile sollevare contro la dominazione straniera. Queste popolazioni sono del tutto estranee alla nozione di coesione nazionale. i domestici. Sempre più sovente si profila una nuova categoria di dirigenti nazionalisti: i militari. Inoltre.

ferrovie. Sono dunque gli investimenti statali quelli che predominano. Ne consegue perciò una situazione di vassallaggio cui solo un processo di industrializzazione potrebbe permettere di sfuggire. come pure nel Kenya. Molto spesso vengono anche imposte condizioni politiche: si tratta nel più frequente dei casi di impedire a un nuovo Stato di “pendolare” nel campo avversario (è il caso della gran parte degli aiuti militari e finanziari offerti dagli . il cui centro è sempre localizzato in un grande paese industriale. e la ristrettezza del mercato interno conseguenza del frazionamento territoriale. ad esempio. e importatori di prodotti industriali dei paesi occidentali. contribuiscono a mantenere i vincoli di dipendenza mentre l’impianto di aziende straniere limita l’efficacia degli sforzi tentati per affrancarsi. giocano sulla concorrenza dei diversi paesi senza preoccuparsi della loro crescita e del loro interesse.Il problema dell’indipendenza economica Le potenze coloniali rimangono presenti non soltanto nel campo politico e amministrativo. rinuncia a effettuare nazionalizzazioni. porti. D’altra parte i paesi colonizzati si scontrano con ostacoli considerevoli per lo sviluppo di un’economia autonoma: penuria di capitale autoctono. sono “autentiche potenze coloniali” (la Unilever in Africa. come quelli che avvengono nel Gabon. la United Fruit nell’America Centrale. la Alucam nel Cameroun. subordinano interamente la loro attività alla propria politica generale senza nessun vincolo con l’economia locale. strade. controllano la produzione. Il fatto è che questi prodotti di base sono controllati da monopoli e da cartelli internazionali che. reinvestono i profitti sul posto. Inoltre. A questi elementi di debolezza si aggiungono peraltro la progressione di un settore terziario improduttivo smisurato. ma soprattutto in quello economico. in Uganda e in Tanzania. sono in concorrenza le une con le altre. costretti a concedere concessioni che permettono di esercitare un certo controllo sulla loro economia: privilegi doganali e fiscali. alla mancanza di capitali e tecnici. Circostanze che aggiungono nuove difficoltà a quelle già esistenti. Queste grandi unità economiche interterritoriali. ad esempio). impegni di effettuare determinati livelli di acquisti nei paesi creditori. e sono. ma non li integrano mai nell’economia nazionale. Gli investimenti privati sono di norma insufficienti e di mediocre utilità. quasi mai. libertà all’esportazione di capitali e profitti. Essi fanno apparire anacronistici gli interventi armati alla maniera di un tempo. Ma per la maggior parte di questi prodotti. dipendono quindi dalle grandi potenze industriali che possono scegliere tra i loro clienti. gli esorbitanti costi dell’indipendenza che assottigliano enormemente i bilanci nazionali. perché sono preoccupati di ottenere profitti rapidi e immediatamente esportabili. e. nell’Africa Orientale e nel Congo belga. un ventaglio dei salari molto aperto (che genera ineguaglianze stridenti). nello stesso tempo. Da una parte. che rende impossibile la messa in opera di una produzione redditizia. che prevedono sempre delle pesanti contropartite. all’infuori che nei casi estremi. La necessità di fare appello ai capitali stranieri. In termini generali (ma il concetto verrà ripreso in seguito) si assiste a un progressivo degrado dei termini dello scambio a spese dei paesi esportatori di prodotti agricoli. come è stato affermato. deficienza di tecnici competenti e manodopera qualificata. Questi vincoli con i paesi industrializzati creano quindi rapporti di dipendenza che derivano dall’ineguaglianza delle strutture economiche tra i diversi paesi. gravati dai vincoli degli accordi economici bilaterali. La divisione internazionale del lavoro (che è una parte di eredità del patto coloniale) e la stretta dipendenza dalla congiuntura pongono così le antiche colonie in una situazione molto sfavorevole: esse sono produttrici di uno o di qualche prodotto grezzo i cui costi sono molto instabili e hanno tendenza al ribasso. Si tratta di quello che è stato convenzionalmente definito il “colonialismo del dollaro”. come pure la partecipazione a una “zona monetaria” (le ex colonie francesi. continuano a vendere i propri prodotti anche dopo l’indipendenza in larga misura nell’area del franco). tutto il sistema dei trasporti. possono possedere importanti sfruttamenti nei paesi ex coloniali. un comportamento praticato da tutte le potenze industriali. i fornitori dei beni strumentali indispensabili. deve aggiungersi la concorrenza delle merci europee o americane. Lo stesso avviene per gli aiuti e prestiti di cui beneficiano i nuovi Stati. l’orientamento delle correnti commerciali organizzate in funzione degli interessi del colonizzatore non possono essere modificati con un semplice tratto di penna. e che obbligano i governi dei nuovi Stati a stipulare onerosi accordi finanziari e politici con gli antichi colonizzatori. le compagnie petrolifere nel Medio Oriente.

l’India annovera anche significative risorse industriali (soprattutto nel settore tessile) che hanno consentito la formazione. di ottenere l’appoggio internazionale degli ex paesi coloniali. favorevole alla conservazione di una società ordinata in caste. lascia tuttavia insoddisfatte le più profonde esigenze di rinnovamento sociale. nei principali centri urbani. Di fronte all’impossibilità di mantenere con la forza i possedimenti coloniali. più noto come Mahatma (Grande anima). La Francia di conseguenza non è capace di evitare alcuni sanguinosi conflitti coloniali (soprattutto in Algeria). Agli scioperi. purché esse accettino di negoziare con Londra i modi e i tempi della loro emancipazione e di mantenere i legami politici – e soprattutto economici – con la ex madrepatria. Pur facendo uso in varie occasioni di violente misure di repressione. L’aiuto “orientale” è per converso assai meglio coordinato. Viceversa. il processo di emancipazione delle colonie francesi si scontrò a Parigi con una concezione molto rigida dell’indivisibilità dell’impero e con una difesa strenue della grandeur nazionale. Alla principale forza politica del nazionalismo indiano. sia con la concessione di borse che attirano gli studenti nelle università straniere. dai quali esce solamente grazie all’intervento americano o a prezzo di gravissime crisi politiche interne. e il diffondersi della non-collaborazione nella burocrazia e nella polizia mette in seria difficoltà il potere coloniale inglese. conquistano l’indipendenza. vero centro nervoso dell’impero coloniale britannico.USA). Se è vero che molti Stati appartenenti all’area dello sviluppo partecipano alle diverse forme di questi aiuto. La dissoluzione degli imperi coloniali europei in Asia: il caso dell’India Oltre alla Cina. ma questo aiuto è il meno efficace: disperso tra un gran numero di paesi principalmente in funzione degli interessi strategici della geopolitica. di acquistare un influsso sui quadri autoctoni. di una moderna classe operaia organizzata in sindacati e di un vasto ceto impiegatizio. i paesi che hanno raggiunto recentemente l’indipendenza preferiscono gli accordi multilaterali a quelli bilaterali. il loro scopo è di diffondere la lingua del paese industriale. Paese interessato da una enorme crescita demografica. Tuttavia. il massimo ispiratore e vero capo spirituale del nazionalismo indiano è Mohandas Karamchand Gandhi. quelli di cui l’importanza è maggiore sono evidentemente gli Stati Uniti da una parte. di ingegneri. In quanto alla cooperazione tecnica che si realizza sia con l’invio di esperti. secondo l’espressione inglese). i governi britannici evitano infatti di impegnarsi in lunghe e costose guerre e finiscono per accettare come fatto inevitabile la conquista dell’indipendenza da parte delle colonie. La sua dottrina – detta satyagraha (abbraccio della verità) – si ispirava al tradizionalismo religioso e si basava sul rifiuto della violenza e sulla non-collaborazione con il potere coloniale. Egli inoltre fallisce nei suoi tentativi di favorire la cooperazione tra la grande maggioranza degli indiani induisti e la . guidata da Jawaharlal Nehru. alle marce di protesta e alle campagne di disobbedienza civile organizzate dal movimento indipendentista (come nel caso del boicottaggio dei prodotti britannici o del rifiuto di pagare le imposte) partecipano milioni di indiani. di diffonderne i prodotti (export follow experts. l’India britannica e il Vietnam francese. l’URSS e la Cina dall’altra. e prevede di norma la concessione di mutui a lungo termine (12 o anche 25 anni) a basso interesse (dal 2 al 3 per cento) e restituibili in valuta o in prodotti locali. La politica di Gandhi. anche quando l’instabilità dei governi e le difficoltà economiche consiglierebbero un atteggiamento più conciliatorio. divenendo perciò il bersaglio dell’opposizione del nazionalismo più radicale. una circostanza che rende ancora più marcate le ineguaglianze sociali. due grandi colonie occidentali in Asia. In ogni modo. L’allargamento della cerchia dei clienti e dei fornitori consente meglio di sfuggire alle pressioni che la potenza dominante esercita su di essi. è sovente sprecato o è destinato a investimenti o acquisti improduttivi. particolarmente con il loro voto all’ONU. di orientamento moderato. sebbene con modalità estremamente diverse. L’ammontare degli aiuti americani è di gran lunga il più elevato. il Partito del congresso. che oltre all’indipendenza propugnava anche l’emancipazione sociale delle classi inferiori. di esclusivo appannaggio delle élite dirigenti. Simbolo del pragmatico equilibrio tra repressione e liberalismo sono le vicende che portano all’indipendenza dell’India. di medici. comporta solo raramente aiuti a fondo perduto. l’atteggiamento della Gran Bretagna fu in generale più flessibile e pragmatico di quello della Francia. si è aggiunta un’ala nazionalista radicale e socialista. di professori.

guidato dal partito Destur di Habib Bourguiba. mantenendo una politica sostanzialmente filo-occidentale. La disfatta politico-militare in Vietnam accelera in maniera decisa il tramonto del colonialismo francese in Nord Africa. Sia la Tunisia – guidata dal 1957 al 1987 dal presidente Bourguiba – che il Marocco – retto dal 1961 dal re Hassan II – danno vita a sistemi politici autoritari e di fatto monopartici. in attesa che elezioni generali consentano l’unificazione del paese.minoranza musulmana. dopo avere promesso l’indipendenza.tenta inutilmente di piegare militarmente l’agguerrito movimento comunista del Viet Mihn (Fronte per l’indipendenza del Vietnam). contro la quale egli. In realtà. Cambogia e Vietnam. condizioni che garantiscono uno sviluppo robusto che pure non risolve i problemi dell’approvvigionamento alimentare. che si concludono a Ginevra nel 1954. a sud un regime di ispirazione cattolica e filoamericano. L’esercito Viet Mihn è infatti sostenuto. al contrario. La Lega musulmana si afferma gradualmente come la forza politica più rappresentativa nelle province orientali a prevalente religione islamica e radicalizza progressivamente le proprie posizioni autonomiste. cade rapidamente sotto il controllo di violente dittature militari. non era particolarmente consistente la presenza di coloni europei. soprattutto nei protettorati di Tunisia e Marocco. Ciò rende inevitabile la divisione del paese: quando nel 1947 la Gran Bretagna accetta di riconoscere l’indipendenza dell’India. la divisione diviene presto definitiva: a nord si instaura il regime socialista della Repubblica democratica del Vietnam. Gli accordi. che. In Indocina il regime coloniale francese – particolarmente duro e iniquo. diventando uno degli scenari del conflitto che vede contrapporsi il blocco occidentale e quello socialista. stabiliscono la completa ritirata dei francesi dall’Indocina e la sua spartizione in tre Stati: Laos. in realtà. Qui i movimenti nazionalisti. convinto che il Mahatma abbia acconsentito alla spartizione del paese. unisce decise rivendicazioni sociali a favore dei contadini. traggono ulteriore forza dagli errori e dalle oscillazioni del governo francese che. nel 1953 depone con un maldestro colpo di mano il re del Marocco che richiedeva l’indipendenza e tenta inutilmente di reprimere con la forza il movimento nazionalista tunisino. dopo l’improvvisa morte del leader carismatico della Lega musulmana. l’India (a maggioranza induista) e il Pakistan (a maggioranza musulmana) da cui in seguito (1971) si sarebbe staccato il Bangladesh. sviluppa un’agricoltura e un’industria moderne e istituzioni democratiche sufficientemente solide (nonostante qualche breve parentesi autoritaria). addestrato e rifornito di armi dai cinesi. Jinnah. nei quali. tra cui quelli delle popolazioni sikh del Punjab e tamil nel sud del Paese) continuano a minacciare la pace sociale dell’immenso subcontinente indiano e la stabilità delle sue istituzioni. vengono così costituiti due Stati autonomi. già rafforzatisi negli anni dell’anteguerra. L’esodo incrociato di 6 milioni di indù e di 8 milioni di musulmani da un paese all’altro provoca infatti massacri spaventosi. Di fronte alla sollevazione popolare e all’intensificarsi della spirale terroristica. e lo stesso Gandhi cade vittima di un attentato da parte di un fanatico indù. mentre gli scontri tra oltranzisti indù e musulmani diventano sempre più violenti e sanguinosi. nel 1956 il governo di Parigi è costretto infine a concedere la piena indipendenza a entrambi i paesi. Iniziato come guerra di liberazione dal dominio coloniale. il cui separatismo è invece appoggiato dalla Gran Bretagna con l’obiettivo di dividere e indebolire il movimento nazionalista. L’indipendenza delle colonie francesi: Indocina e Nord Africa L’indipendenza del Vietnam è conseguita solo dopo una sanguinosa guerra che impegna senza successo le truppe francesi dal 1946 al 1954. . il Pakistan. già protagonista della resistenza contro i giapponesi. Ancora oggi vecchie tensioni religiose e nuovi conflitti etnici (con la nascita di movimenti estremisti indipendentisti. Per quest’ultimo viene decisa la separazione lungo la linea provvisoria del 17° parallelo. che sostengono anche la maggior parte dell’onere finanziario della guerra. sotto la guida di Nehru. nel quale trovano rifugio oltre un milione di cattolici vietnamiti in fuga dalle regioni settentrionali. dopo la vittoria comunista in Cina (1949) lo scontro si trasforma rapidamente. Solo le pesanti sconfitte militari subite dalla Francia per mano dell’esercito vietnamita di Ho Chi-mihn inducono il governo di Parigi a trattare la pace. Gli effetti della divisione sono però drammatici. Negli anni successivi i due paesi conoscono evoluzioni profondamente diverse: l’India. a differenza dell’Algeria. si oppone sino all’ultimo. mentre le truppe francesi godono del massiccio appoggio militare degli Stati Uniti. alle richieste di indipendenza.

la collaborazione degli inglesi con il sionismo – il movimento nazionalista ebraico – all’indomani della prima guerra mondiale ha portato . sicurezza collettiva e autonomia politica. con la fine del protettorato britannico e francese sulle monarchie arabe del Medio Oriente. ma il suo limite è quello di non riuscire mai a presentarsi sulla scena internazionale come una forza unita e un’alternativa reale alla politica dei blocchi. Nonostante il forte sentimento di unità culturale diffuso tra tutte le popolazioni di cultura araba e di religione islamica. le aspirazioni all’emancipazione dalla tutela occidentale sfociano in iniziative spesso disordinate. da circoscrivere e talvolta addirittura da corrompere a opera delle potenze “mandatarie”. giova ricordarlo. continua a presidiare militarmente il canale di Suez e considera il mantenimento della sua influenza nella regione un obiettivo essenziale per garantire la sicurezza delle comunicazioni con i suoi possedimenti in Estremo Oriente. il movimento dei non-allineati nasce ufficialmente nel 1961 nel corso della Conferenza di Belgrado. talora in tumulti sanguinosi. A questo scopo viene convocata la Conferenza di Bandung. aspri conflitti sia per questioni territoriali (come nel caso delle tensioni tra India e Cina e India e Pakistan). la Palestina (vale a dire l’area approssimativamente compresa tra il Libano a nord. la regione diviene un’area di crisi permanente. Forti tensioni interessano anche i sostenitori dell’universalismo islamico – che aspira a riunire tutti i paesi islamici in un’unica “nazione araba” – e i numerosi e agguerriti particolarismi locali. rifiutano la logica dei blocchi e privilegiano obiettivi di disarmo. come già quella della Corea. sia in merito alle relazioni con URSS e Cina. come s’è detto. cioè di quelli che. infatti. che finiscono per rendere. Le origini della crisi del Medio Oriente e del conflitto arabo-israeliano La principale conseguenza a livello internazionale della conquista dell’indipendenza da parte dei paesi coloniali consiste senza dubbio nella sua carica destabilizzante. dell’egiziano Nasser e dello jugoslavo Tito. L’ambigua politica britannica non riesce a mitigare le tensioni nazionaliste. in particolare. che nel 1936 ha dovuto concedere l’indipendenza all’Egitto. La Conferenza si conclude con la condanna di ogni forma di colonialismo e la proclamazione di una serie di principi-guida. ma dalle scarse conseguenze politiche. mentre la divisione del Vietnam.La rapida diffusione dei movimenti nazionalisti e l’estendersi della guerra fredda in Asia convince i governi di India. il fiume Giordano a est e la regione del Sinai a sud – uno dei maggiori focolai di guerra del pianeta. Per di più. tra cui anche la Cina e alcuni paesi africani indipendenti (Egitto. Promosso dall’iniziativa comune dell’indiano Nehru. alla quale partecipano. La Gran Bretagna. La sola parziale eccezione è costituita dall’Egitto. ma soprattutto per controllare le vie di accesso agli immensi giacimenti petroliferi della regione del Golfo Persico. Profondamente diverse sono infatti le posizioni di coloro che intendono il non-allineamento come una politica finalizzata ad allentare le tensioni tra Est e Ovest e i sostenitori di un aperto schieramento a fianco dei movimenti di indipendenza contro l’imperialismo e il neo-colonialismo occidentale. spesso incoraggiati dalle potenze coloniali. Il nazionalismo arabo resta quindi per lungo tempo frammentato in diverse fazioni. è destinata a sfociare in una grave crisi regionale dalle conseguenze decisive per l’intero Occidente. della non-ingerenza nelle questioni interne di altri Stati e dell’intensificazione degli scambi economici tra i paesi partecipanti. il riconoscimento dell’integrità territoriale. Le potenze europee riescono tuttavia a mantenere intatta la propria influenza sino al secondo dopoguerra. Il processo di decolonizzazione in effetti si traduce nella creazione di nuovi focolai di tensione internazionale: India e Pakistan giungono ripetutamente allo scontro militare. tra i quali. Pakistan e Indonesia della necessità di creare una più forte unità politica tra i paesi dell’Asia e dell’Africa. Da un lato. causano un’ulteriore frattura all’interno del movimento. sin dagli anni tra le due guerre. 29 paesi. La Conferenza di Bandung costituisce inoltre il presupposto per la creazione del movimento dei cosiddetti paesi non-allineati. Etiopia e Libia). indipendente dal 1936 e principale centro culturale del risorgimento arabo. L’affermazione del nazionalismo arabo costituisce sin dagli anni tra le due guerre una delle manifestazioni più forti dell’aspirazione all’indipendenza del mondo colonizzato e la più diretta minaccia alla tradizionale supremazia europea. Analogamente. della reciproca non-aggressione. Esso costituisce quindi un fenomeno facile da reprimere. dichiarandosi neutrali rispetto allo scontro Est-Ovest. alimentate dalla rivalità tra le grandi e piccole dinastie feudali dell’area.

Nonostante la sconfitta. Nonostante le difficoltà di integrazione culturale e religiosa tra immigrati provenienti da realtà enormemente diverse e una gerarchia sociale fortemente segnata dal prevalere dei ricchi e colti ebrei “europei” su quelli giunti dalle regioni medioorientali e dal Nord Africa. sfuggiti ai lager nazisti. La nascita dello Stato d’Israele Durante il secondo dopoguerra. Dopo l’armistizio (firmato nel 1949).000 alla vigilia della seconda guerra mondiale. Siria. Contemporaneamente il Consiglio nazionale ebraico. La crescita massiccia dell’immigrazione ebraica in seguito alle persecuzioni antisemite scatenatesi in Europa (la comunità ebraica passa da 85. . Lo Stato di Israele – nato. Nel 1939 gli inglesi. villaggi che fungono contemporaneamente da comunità sociale. tocca all’ONU approvare nel 1947 un piano per la spartizione della Palestina in due Stati indipendenti. Dall’altro. Questa situazione implica non solo il mantenimento di un esercito efficiente.alla nascita in Palestina di un Centro nazionale ebraico e alla proliferazione di numerose colonie di immigrati di origine ebraica: i kibbutzim. secondo un’efficace definizione. approvano un piano in base al quale il paese avrebbe dovuto essere diviso tra arabi e israeliani. unità produttive agricole e postazioni militari. poi. l’Egitto ottiene il controllo della striscia costiera di Ghaza e la Transgiordania l’annessione della Cisgiordania. reso ancora più violento dall’emergere al loro interno di agguerrite formazioni terroristiche. il nuovo Stato di Israele controlla quasi l’80 per cento del territorio dell’ex Palestina britannica. tra scontri. rafforzato dalla condizione di stato d’assedio permanente in cui si svolge la vita del paese. in Palestina s’inasprisce lo scontro tra la comunità ebraica e quella araba. il 15 maggio 1948 (scadenza del mandato britannico) le truppe inglesi abbandonano il territorio palestinese lasciandolo privo di amministrazione e di difesa. Queste tensioni sono all’origine di periodiche rivolte degli arabi palestinesi. Libano. di fronte al netto rifiuto di entrambe le parti. per non perdere l’appoggio degli arabi del Vicino Oriente – corteggiati. temporanee tregue e tentativi di mediazione dell’ONU (il cui inviato è assassinato da terroristi sionisti) e si conclude con la vittoria israeliana. e l’istituzione di un protettorato internazionale sulla città santa di Gerusalemme. poveri e spesso analfabeti. la società israeliana – largamente organizzata secondo principi cooperativistici e comunitari – è capace di sviluppare un forte spirito di coesione. ossia da un decimo a un terzo del totale della popolazione palestinese) e la crescente organizzazione statuale assunta dagli insediamenti ebraici. Tra il maggio 1948 e il gennaio 1949 si svolge il primo conflitto tra le truppe arabe e l’esercito israeliano: la guerra si protrae per diversi mesi. uno ebraico (pari al 55 per cento dell’intero territorio palestinese) e uno arabo. inasprite ulteriormente dal fatto che alla fine della guerra molti immigrati clandestini. Di conseguenza durante la seconda guerra mondiale il sionismo assume posizioni violentemente antibritanniche.000 abitanti nel 1920 a circa 450. vengono avvertite perciò dagli arabi palestinesi – la maggioranza della popolazione – come una minaccia (tabella 3). ma anche una crescente “militarizzazione” di tutti i cittadini. Transgiordania. dotato di armi modernissime (negli anni Sessanta Israele verrebbe anche in possesso di armi atomiche). come “una piccola isola in un mare di ostilità” – diventa una democrazia parlamentare solida ed efficace. i mandatari britannici non hanno smesso di promettere agli arabi di Palestina la formazione di uno Stato indipendente a prevalenza araba. duramente represse dalle truppe britanniche. Iraq) riuniti dal 1945 nella Lega araba. Nel 1947 le Nazioni Unite. Falliti i tentativi di mediazione elaborati da britannici e americani. dalla Germania nazista con l’offerta di aiuti economici e di sostegno politico alla causa nazionalista – dapprima propongono la costituzione di due Stati separati. Questa soluzione di compromesso viene tuttavia respinta dai principali paesi arabi (Egitto. e dagli arabi palestinesi. Per quasi vent’anni tale situazione rimane immutata. decidono di limitare l’immigrazione ebraica (che però continua clandestinamente) e promettono di riconoscere entro dieci anni l’indipendenza della Palestina. proclama unilateralmente la nascita dello Stato di Israele (immediatamente riconosciuto da USA e URSS) mentre truppe della Lega araba occupano varie zone della Palestina. vengono inviati nei campi di prigionia britannici nell’isola di Cipro. il cui presidente è Davide Ben Gurion. La proposta viene però respinta dai palestinesi e dagli Stati della Lega araba. con un’articolata vita politica dominata per quasi trent’anni dal Partito laburista di orientamento socialista. talvolta con successo.

In politica interna i suoi obiettivi principali sono la modernizzazione di un paese sino a questo momento male amministrato e la rapida crescita della produzione agricola per fare fronte a una esplosione demografica senza precedenti. diventano da allora in poi il tragico sviluppo del conflitto tra i due popoli.000 arabi palestinesi. mentre truppe aviotrasportate francesi e britanniche sono paracadutate nella zona di Suez. oliveti. ai fondi versati dalla Germania occidentale come risarcimento per le persecuzioni naziste. e le violente rappresaglie dell’esercito di Tel Aviv. Nel contempo Israele comincia a guardare all’Egitto come al principale rivale esterno. minata dalla corruzione e politicamente sempre più sottomessa alla Gran Bretagna. con la quale avvia un programma di collaborazione militare. Le due superpotenze infatti non hanno alcuna intenzione di venire coinvolte nell’eventuale escalation di un conflitto arabo-israeliano e impongono perciò il ritiro (l’URSS ricorre anche al monito . Significativo a questo proposito è il progetto della diga di Assuan. Viceversa. e al sostegno finanziario della ricca comunità ebraica internazionale.000 ebrei) e sull’espulsione di quasi 800. appena il 10 per cento è costituito da arabi palestinesi. su una popolazione di 1.000 arabi e 555. di odio e di rivincita. L’esercito israeliano occupa a sorpresa la regione del Sinai (29 ottobre 1956). Le incursioni di guerriglieri palestinesi all’interno del territorio israeliano. occorre ricordare che il “miracolo israeliano” viene realizzato sulla segregazione di fatto della minoranza araba rimasta in Israele (a metà degli anni Cinquanta. in realtà per riconquistare il controllo del canale. talvolta strumentalizzati dai governi arabi della regione a vantaggio dei propri interessi. che un anno più tardi proclama la repubblica e instaura un regime autoritario. prevalentemente britannici – per finanziare la costruzione della diga. soprattutto nelle generazioni più giovani. mentre nel 1945 c’erano 1. spesso rivolte contro i villaggi palestinesi sorti ai confini del paese. Nasser attira inoltre su di sé l’ostilità degli Stati Uniti. Nasser diviene rapidamente un simbolo del nazionalismo arabo.000 abitanti. case. con il quale il nuovo regime nasseriano intende sbarrare parzialmente il corso del Nilo per creare un enorme bacino idrico in grado di produrre l’energia elettrica necessaria al paese e di irrigare. per le aspettative suscitate nel mondo arabo. In massima parte. Alla nazionalizzazione del canale i governi di Gran Bretagna (le cui truppe hanno lasciato il canale un anno prima). Nasser proclama la nazionalizzazione del canale di Suez (26 luglio 1956) con l’intenzione di utilizzarne gli immensi profitti derivanti essenzialmente dal trasporto del petrolio – andati sino ad ora a beneficio degli azionisti della compagnia proprietaria del canale. diretti a ottenere l’espulsione del contingente britannico dal canale di Suez. La modernizzazione dell’Egitto e la crisi del canale di Suez La sconfitta araba nella guerra del 1948 contro Israele provoca il crollo della debole monarchia egiziana. come quello dei fedayin. più di 800. aziende e negozi in tal modo fanno la fortuna dei cittadini israeliani e dei nuovi immigrati affluiti dopo la guerra. ufficialmente per riportare la pace tra israeliani ed egiziani. Tuttavia. Il fatto però di essere considerato un eroe era anche ragione di maggiori pericoli e responsabilità. seppure parziale. L’iniziativa è però duramente condannata sia dagli Stati Uniti che dall’Unione Sovietica. il paese conosce uno sviluppo economico eccezionale. che vanno ad alimentare le fila di movimenti di guerriglia. Francia e Israele (quest’ultimo accusa Nasser di appoggiare i terroristi palestinesi della striscia di Ghaza e teme la crescita della forza militare egiziana) reagiscono organizzando un attacco che punta a infliggere un duro colpo al regime di Nasser. in Siria e nel Libano meridionale. la sua immagine è visibile in tutto lo scacchiere mediorientale. La radicalizzazione del movimento nazionalista e la ripresa di sommosse e tumulti popolari. costretti dopo la guerra ad abbandonare tutte le loro proprietà. solo a una piccola parte dei profughi palestinesi viene consentito di integrarsi nei paesi arabi nei quali si rifugiano.000 ettari di deserto. infatti. e in politica estera mantiene una posizione anticolonialista e si avvicina all’URSS. Per la sua politica decisionista e il suo grande carisma. essi sono costretti a vivere nei campi profughi allestiti a Ghaza. Il nuovo regime nazionalista vara una riforma agraria. Dopo che gli USA rifiutano un prestito attraverso la Banca Mondiale.Nonostante il boicottaggio commerciale organizzato ai suoi danni dagli arabi. di sentimenti di frustrazione. rendendoli coltivabili. in condizioni di estrema miseria e deprivazione sociale. terreni. I loro agrumeti. sfociano nel luglio 1952 in un colpo di Stato effettuato da un gruppo di militari guidato da Gamal Abdel Nasser. in Giordania.250.700. Abbracciando la causa del neutralismo nella guerra fredda. Tutto ciò rende inevitabile l’accumularsi. grazie anche ai massicci aiuti inviati dal governo degli Stati Uniti.

mentre la comunità francese si oppone duramente a ogni tipo di riforma. l’intenso sviluppo postbellico dell’economia algerina è andato a quasi esclusivo beneficio della minoranza francese. Tuttavia. che avevano visto il successo dei partiti e dei movimenti indipendentisti. Tra questi si distingue il Fronte di liberazione nazionale (FLN). mantenendo un atteggiamento neutrale verso le grandi potenze. che dichiara l’Islam religione di stato e riconosce l’Egitto come appartenente alla “nazione araba”. hanno dato vita a un vasto movimento panafricano. compreso il diritto al voto – fatte alla popolazione locale. nonostante le promesse di “assimilazione” – ossia di parificazione giuridica. delle colonie nelle quali l’indipendenza viene conquistata solo a prezzo di una guerra sanguinosa. Inoltre. sia il rafforzamento dei gruppi sostenitori dell’insurrezione armata. rivalità personali e una serie di colpi di Stato in Siria e in Iraq all’inizio degli anni Sessanta allontanano la prospettiva della creazione di una “nazione araba”. senza tenere conto delle distribuzioni etniche. Il conflitto con Israele viene così “congelato”: il suo riaccendersi dieci anni più tardi (1967: terza guerra arabo-israeliana. Solo dopo l’avvento al potere del generale Charles De Gaulle il governo francese. Nasser prosegue la lotta contro Israele. Nel 1956. in quanto questi ultimi non accolgono la richiesta di armamenti avanzata da Nasser. la cosiddetta “guerra dei sei giorni”) sarebbe però stato destinato a influire pesantemente sulle vicende politiche ed economiche mondiali. Questa tendenza si concretizza soprattutto nell’Africa francese. tanto da essere considerato un moderno “saladino” che avrebbe unito il popolo arabo per cacciare gli israeliani dal Medio Oriente. il quale si rivolge allora. Esistono tuttavia eccezioni – drammatiche eccezioni – soprattutto nei paesi dove più estesi sono gli insediamenti di coloni occidentali e più forti gli interessi economici delle potenze europee. che si propone di abbattere le frontiere coloniali. mentre il progetto di Assuan viene finanziato grazie ai prestiti concessi da URSS. già radicato nei ceti popolari. Qui. I partiti autonomisti. tracciate artificialmente. e la più importante. alla Cecoslovacchia e all’URSS. impiegando l’esercito e ricorrendo a ogni mezzo: arresti in massa. sommosse e operazioni di guerriglia. sostenuto e armato dall’Egitto di Nasser e dagli altri Stati arabi. La decolonizzazione in Africa ha nel suo complesso un carattere pacifico e si realizza prevalentemente attraverso la collaborazione dei partiti africani con i governi delle rispettive madrepatrie. Sin dall’immediato dopoguerra Francia e Inghilterra avevano indetto nelle colonie africane consultazioni elettorali. L’Egitto mantiene così il controllo del canale. mentre la popolazione musulmana ha subito un progressivo impoverimento a causa di una crescita demografica eccezionale. segregazione della popolazione e torture. si . Parallelamente Nasser si dedica all’edificazione di uno Stato a propria misura: nel giugno 1956 viene promulgata la nuova costituzione repubblicana. Gli anni tra il 1956 e il 1959 segnano l’apice del nasserismo. Tutto ciò favorisce sia la diffusione tra le classi medie e gli intellettuali di un nazionalismo estremista. Il governo di Parigi risponde con la repressione (la cosiddetta “battaglia di Algeri” del 1956-57). vista l’impossibilità di ogni margine di mediazione anche per l’intransigente posizione dei coloni. Nasser è confermato presidente con un mandato di sei anni e i partiti politici sono sostituiti da un’organizzazione politica unica. e di realizzare l’unità di tutti i popoli del continente. In politica estera. che per molti occidentali diviene sinonimo di “filosovietismo” a causa degli accordi economici che l’Egitto stipula con i paesi dell’area socialista. dove i partiti indipendentisti hanno dato vita all’Unione democratica africana. con successo. USA e altri governi occidentali.nucleare) di francesi e inglesi dall’Egitto. che tra il 1954 e il 1956 organizza una lunga serie di attentati. l’Unione nazionale. mentre il confine israeliano-egiziano viene presidiato da truppe dell’ONU. Il suo ascendente sugli arabi – soprattutto della nuova generazione – è notevole. nonostante la diffusione del nasserismo in tutto il Medio Oriente. e soprattutto della massiccia espropriazione di terre a favore dei coloni francesi. il Parlamento viene eletto in base a un sistema che assegna agli europei (meno di 1 milione su 8 milioni di abitanti) la metà dei rappresentati. i rapporti tra Egitto e paesi occidentali registrano un netto deterioramento. che incarnano le aspirazioni all’emancipazione delle emergenti borghesie locali e la protesta anticoloniale dei ceti popolari. La guerra d’Algeria e la decolonizzazione in Africa Tra il 1956 e il 1965 in Africa si assiste al rapido smantellamento degli imperi coloniali costruiti dagli Stati europei e alla nascita di 35 nuovi paesi indipendenti. L’Algeria francese è la prima.

Instabilità e neocolonialismo nell’Africa postcoloniale Nel processo di decolonizzazione le originarie aspirazioni panafricaniste e federaliste lasciano rapidamente il posto a tendenze sempre più nazionaliste. tra i paesi di nuova indipendenza. nemmeno formale.000 morti ai francesi e circa 400. Più drammatica è la situazione del Congo belga (ribattezzato Zaire nel 1967). e. Allo scopo di evitare l’apertura di un secondo fronte di conflitti. dietro il quale sta la Union Minière (una società che ha il monopolio delle miniere di rame). che fomentano divisioni e conflitti. governata da un regime a partito unico di orientamento socialista. dalla prevalenza di tendenze autoritarie. Ha così fine una guerra costata 35. Nonostante molti paesi abbiano sottoscritto la “carta africana” e sia stata creata l’Organizzazione per l’unità africana (1963). Si apre così una crisi ai vertici dello Stato sulle prospettive future del Congo: da una parte la linea continuista e vi- . la prevalente connotazione etnica assunta dai partiti. che si rende protagonista di ripetuti attacchi terroristici contro la popolazione musulmana. Nell’Africa britannica. spalleggiati da un’organizzazione di ispirazione fascista. è quello in cui l’industrializzazione guidata dallo Stato ha maggiore successo. Alla prospettiva di un’Algeria libera si oppongono tuttavia con violenza i francesi d’Algeria e una parte dell’esercito. sono state sottoposte a un duro sfruttamento senza nessuna preoccupazione. scandita da ripetuti colpi di Stato militari. rinuncia a tutte le sue colonie nel 1960. un impiegato dell’amministrazione coloniale. offre loro l’autonomia. la rivolta dei contadini di etnia kikuyu in Kenya (paese ricchissimo di risorse agricole e minerarie. I problemi del Congo indipendente risultano però subito gravissimi: nel luglio 1960 Moise Ciombé. che vedono la vittoria dei partiti nazionalisti.000 agli algerini. della loro emancipazione. che continuano a sfruttare le risorse di molti Stati africani e a dominarne l’economia secondo un rapporto di tipo neocoloniale. finalizzata alla cooperazione e assistenza reciproca. In questo clima difficile sono così avviati i negoziati con il Fronte di liberazione nazionale. L’illusione di potere istaurare regimi costituzionali solidi creati sul modello della madrepatria (parlamentare nell’Africa britannica. Questi accordi sono ratificati in seguito a un referendum vinto con margini schiaccianti dai sostenitori dell’indipendenza. procede rapidamente alla nazionalizzazione delle materie prime (metano e petrolio soprattutto) e delle principali industrie e. l’OAS (Organizzazione armata segreta). Qui le popolazioni. negando però ogni forma di indipendenza. guidata da Jomo Kenyatta e dal movimento dei Mau Mau (1952-56) è violentemente repressa dalle truppe inglesi. spesso controllati dalle élite militari. proclama l’indipendenza della ricchissima regione mineraria del Katanga. in passato. rivendicazioni territoriali tra governi di orientamento conservatore ed esponenti del cosiddetto “socialismo africano”. La nuova Algeria. presidenziale in quella francese) tramonta perciò molto rapidamente di fronte a una realtà contrassegnata da una endemica instabilità.piega a riconoscere il diritto del popolo algerino all’autodeterminazione. Patrice Lumumba. Ciò contribuisce ad accelerare da parte di Londra l’abbandono della politica del “dominio indiretto” (basato sul controllo delle classi dirigenti nazionali) e il riconoscimento del principio dell’autogoverno delle colonie. cosciente della forza raggiunta dai movimenti nazionalisti del Congo. il governo francese concede il suffragio universale ai cittadini delle colonie dell’Africa occidentale ed equatoriale. Dopo le elezioni del 1960. dal predominare di sistemi a partito unico e dalla nascita di regimi dispotici. ben presto si manifestano profonde diversità ideologiche. spesso semplice copertura di rivalità etniche e tribali. con una estesa colonia europea). che approdano nel 1962 al riconoscimento dell’Algeria come Stato sovrano. fonda l’MNC (Movimento nazionale congolese). Quasi tutti i coloni francesi. Scoppiano così violenti scontri di personalità e di interessi economici. lasciano intanto il paese. con un programma decisamente indipendentista. che rendono l’Africa indipendente un continente assai turbolento. favorisce l’ingresso di funzionari africani nelle pubbliche amministrazioni. britanniche e americane. paese della immense ricchezze minerarie in mano a multinazionali belghe. spesso fomentati dai potenti interessi economici dei paesi occidentali. comporta una radicalizzazione degli scontri tra etnie. Intanto nel 1958. il Belgio concede l’indipendenza e Lumumba diviene primo ministro. In molti paesi. Il Belgio. temendo rappresaglie. dopo avere inutilmente tentato di costituire una Comunità federale franco-africana.

che precipita il paese nel caos. che vede nella potenziale alleanza tra Unione Sovietica. armati e finanziati dagli Stati Uniti e dal Sud Africa. tra l’altro. favorevole a un regime rivoluzionario socialista che rompa ogni contatto con l’esperienza colonialista. nasserismo e movimenti nazionalisti arabi una potenziale minaccia in una regione altamente strategica. e il Sud. al termine di una serie di colpi di Stato e destituzioni. Gli aiuti militari concessi dall’Unione Sovietica all’Egitto di Nasser nel 1956 e il sostegno sovietico al nazionalismo arabo hanno fortemente allarmato il governo di Washington. che trasforma il Medio Oriente in uno dei principali scenari periferici del confronto USA-URSS. dove la crisi del regime etiopico del negus Hailé Selassié. L’indipendenza. giustificandola con la necessità di contrastare l’espansionismo sovietico e allo stesso tempo intensificarono il sostegno allo Stato di Israele. e allo scoppio di una guerra tra il governo centrale nigeriano e quello biafrano. ricco di risorse e dominato dalle etnie ibo e yoruba. La guerra civile si protrae per tre anni e dà vita a una tragedia immane che provoca un milione di morti e si conclude con la capitolazione incondizionata del Biafra nel 1970 e con la riunificazione del paese. Mentre nel resto del continente il dominio coloniale europeo può dirsi sostanzialmente tramontato nel corso degli anni Sessanta. Negli stessi anni la Nigeria viene sconvolta da una sanguinosa guerra civile che vede il durissimo scontro tra il Nord del paese. regione ricchissima di petrolio e dominata dagli ibo. guerra destinata a concludersi col raggiungimento dell’indipendenza solo nel 1975. Per questo motivo gli USA adottano in Medio Oriente una politica d’intervento diretto. In tal modo l’Etiopia.cina alla madrepatria belga. e il Corno d’Africa – sconvolto da ripetute guerre tra Etiopia e Somalia (quest’ultima tradizionale alleato dell’URSS ma passata successivamente al campo occidentale) – diviene uno dei punti caldi dello scontro Est-Ovest. economico e militare. esso resiste ancora a lungo nei paesi dell’Africa australe. L’uccisione di Lumumba nel 1961 da parte delle milizie di Ciombé apre la strada a una violenta guerra civile. durato sino al 1988 in Angola e sino al 1990 in Mozambico. favorisce la sopravvivenza del regime razzista del Sud Africa. dopo il crollo del regime autoritario di Salazar in Portogallo. Un altro fronte si apre nel 1974 nell’Africa orientale. che agli occhi degli Stati Uniti rappresenta il principale baluardo contro l’espansione sovietica e cubana nell’Africa australe. Francia e Inghilterra. in larga parte di religione cristiana. Lo scontro conduce. si trasforma in un caposaldo dell’influenza sovietica in Africa. in quanto porta d’accesso al Golfo Persico e ai suoi immensi giacimenti petroliferi. Nelle colonie portoghesi (Angola. Il focolaio del Medio Oriente: il conflitto arabo-israeliano Gli anni Sessanta vedono anche la violenta recrudescenza del conflitto arabo-israeliano. porta all’instaurazione di un regime nazionalista-marxista guidato dal sanguinario colonnello Menghistu e sostenuto dall’Unione Sovietica. al quale cerca di porre un freno l’ONU. Questa situazione. nel 1967. alla secessione del Biafra. che porta alla formazione di regime di stampo socialista a partito unico – il Movimento popolare di liberazione (MPLA) guidato da Agostinho Neto in Angola e il Fronte di liberazione del Mozambico (FRELIMO) di Samora Machel – sostenuti finanziariamente e militarmente dall’URSS e da Cuba. la politica di discriminazione nei confronti della popolazione nera e di violenta repressione dei movimenti politici sfocia nel 1961 in una lunga e sanguinosa guerra tra l’esercito portoghese (sostenuto dagli Stati Uniti) ei locali movimenti nazionalisti. è immediatamente seguita dall’esplosione di una guerra civile tra i nuovi regimi e i guerriglieri di orientamento filo-occidentale. L’attivismo dell’Organizzazione delle nazioni unite nella crisi congolese incontra tuttavia la forte opposizione di Belgio. dall’altra quella di Lumumba. Dopo il ritiro delle truppe ONU nel 1964. provocata dalla guerra contro la secessione dell’Eritrea (ex colonia italiana annessa all’Etiopia come provincia nel 1962) e dalla rivolta di altri gruppi etnici (come i somali della regione dell’Ogaden. Mozambico e Guinea) ricchissime di risorse. fa dell’Africa australe una fonte costante di tensione nelle relazioni USA-URSS. La prima occasione per l’applicazione di questa nuova strategia – battezzata “dottrina Eisenhower” – è l’invio nel 1958 dei marines americani in Libano in appoggio al governo filo-occidentale di Bei- . povero e di religione musulmana. sostenuti dal governo somalo). con un intervento militare nel 1963. la crisi si conclude con la definitiva presa del potere da parte del generale Mobutu. Il conflitto. che instaura un regime militare filo-occidentale. tradizionale alleato degli USA.

Dopo la morte di Nasser e l’ascesa al potere di Sadat. grazie all’energica opera di mediazione del presidente americano Carter. di convincere il governo israeliano a restituire i territori occupati nel 1967 ai paesi arabi confinanti: Tel Aviv. senza successo. Le “sette sorelle”. accelera la colonizzazione delle zone occupate e rifiuta l’ipotesi di uno Stato arabo in Cisgiordania. ma segna anche una svolta fondamentale per l’economia di tutti i paesi occidentali. in base ai quali. Ma nel timore che il prolungamento dell’occupazione israeliana in seguito alla guerra dei sei giorni si tramuti in annessione. Il rischio di allargamento del conflitto viene evitato grazie alle pressioni di Washington sugli israeliani per il raggiungimento di una tregua con l’Egitto (11 novembre 1973). ottenendo però il risultato di estromettere completamente i sovietici dalle trattative di pace per il Medio Oriente. Gli arabi. la britannica BP e la anglo-olandese Shell). della Cisgiordania e delle alture siriane del Golan. i paesi industrializzati. ed evitare così un coinvolgimento diretto nella guerra di Mosca. con attentati rivolti contro obiettivi israeliani e dirottamenti aerei. rendendo. ha infatti sostituito il carbone come principale fonte di energia per il riscaldamento. l’intensificarsi degli attacchi terroristici dell’OLP. La storica conferenza di pace organizzata a Ginevra da USA e URSS (dicembre 1973) si risolve tuttavia in un totale fallimento. nei decenni precedenti. gli israeliani sferrano una controffensiva che rovescia la situazione e consente alle truppe di Tel Aviv di cominciare ad avanzare in territorio egiziano. tanto da meritare l’appellativo di “Svizzera del Medio Oriente” – minacciato dall’insorgere di un movimento nazionalista sostenuto dalla Siria. A questo punto gli Stati Uniti esercitano pressioni sul governo di Tel Aviv per arrestare l’avanzata israeliana in Siria. i due paesi si accordano per il ritiro delle truppe israeliane dal Sinai. La successiva azione diplomatica americana per la soluzione del conflitto consegue risultati solo marginali. come guerra del Kippur. insieme all’Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP) guidata da Yasser Arafat. Anche per questo motivo.rut – città che all’epoca rappresenta un importantissimo centro finanziario. così . Texaco. È così per il conflitto arabo-israeliano del 1967. Mobil. la questione palestinese. a partire dagli anni Cinquanta. respingono a loro volta una risoluzione dell’ONU che chiede il ritiro israeliano e afferma il diritto di tutti gli Stati della regione a vivere in pace entro confini “sicuri e riconosciuti”. Gulf. Tuttavia. Il conflitto che ne segue (il quarto araboisraeliano) è noto. fatto che provoca una profonda incrinatura nelle sue relazioni con i governi arabi. mentre è in corso la festa di Yom Kippur (giorno dell’espiazione). La guerra dello Yom Kippur del 1973 non rappresenta soltanto il culmine di tensioni decennali nei rapporti arabo-israeliani. sempre più dipendenti dalle forniture provenienti dagli immensi giacimenti del Medio Oriente. organizzate in un forte cartello internazionale che mantiene artificialmente elevati i prezzi. Alle tensioni provocate dall’occupazione israeliana dei territori egiziani e siriani si aggiunge infine. l’Egitto prende le distanze dall’Unione Sovietica e assume posizioni sempre più moderate. resta irrisolto e continua ad affollare anche oggi le agende della diplomazia internazionale. e soprattutto l’Europa e il Giappone. al contrario. Chevron. i fattori locali sono sempre prevalenti e la partecipazione attiva di USA e URSS si limita negli anni successivi al piano diplomatico e all’assistenza militare ai propri alleati. Egitto e Siria attaccano a sorpresa le truppe israeliane nel Sinai e nel Golan. senza che le due potenze si impegnino in un intervento militare diretto. costa agli Stati arabi una sconfitta disastrosa: in soli sei giorni l’efficiente esercito israeliano travolge le truppe egiziane. sancita dagli accordi di Camp David del 1979. Sin dal dopoguerra il mercato petrolifero mondiale è stato dominato da sette grandi compagnie multinazionali (le americane Esso. negli anni successivi. Il petrolio. in quanto implicherebbe il riconoscimento dello Stato di Israele. dal 1970. Dopo alcuni iniziali successi arabi. i trasporti e le attività produttive. scatenata da un attacco israeliano per rappresaglia contro il blocco delle navi a Suez decretato dall’Egitto (appoggiato dall’URSS). Nonostante il conflitto medio-orientale sia uno dei principali terreni dello scontro tra i due blocchi. Washington tenta. il 6 ottobre 1973. Merito dell’azione diplomatica statunitense è anche la distensione ufficiale delle relazioni tra Israele ed Egitto. per questo motivo. ovvero il diritto di questo popolo a una patria indipendente. La guerra. In tale occasione l’URSS si dimostra incapace di tutelare adeguatamente i suoi alleati. il terzo. detto “guerra dei se giorni” a causa della sua durata. siriane e giordane e assume il controllo dei territori egiziani del Sinai e di Ghaza.

duramente ostili ai gruppi dirigenti del nazionalismo arabo e sostenitori di una rigida applicazione del codice di comportamento musulmano (shariah). nelle mani delle antiche oligarchie terriere. . favorendo le esportazioni e assicurando i capitali necessari per liberarsi dalla dipendenza dall’Occidente. e persino in Turchia (alleata occidentale. che lasciano ai governi locali soltanto la metà degli enormi profitti ricavati. L’America Latina dopo la decolonizzazione: tra dittature e rivoluzione La seconda guerra mondiale rappresenta anche per l’America Latina un’occasione di sviluppo. diventano i rappresentanti del fondamentalismo religioso. perdono la propria credibilità per l’incapacità di uscire dalla logica dei blocchi e di avviare uno sviluppo e una riduzione delle enormi sacche di povertà e di miseria. sino al 1954. oltre al Venezuela – per difendersi dallo strapotere delle multinazionali fondano. Sempre più consapevoli della propria forza. nel 1960. sebbene artefici di una politica di impronta laica e socialista. guidata sino al 1955 da Juan Domingo Perón. i partiti nazionalisti al governo. come ad esempio il Brasile. esso viene generalmente accettato dalle oligarchie possidenti come garanzia d’ordine e stabilità. tenti di essere appannaggio della sinistra. tradizionalmente. che ha notevolmente rafforzato i regimi dell’area. continuano a detenere buona parte della ricchezza e a esercitare il potere. viene ridotta la produzione e pressoché quadruplicato il prezzo del petrolio. di Getulio Vargas. Vengono così sospese le forniture di greggio agli USA e agli altri paesi che hanno fornito sostegno militare a Israele. Il dopoguerra è stato per molti paesi latino-americani.sono anche chiamate. le campagne continuano a essere dominate dal grande latifondo. che gli Stati Uniti si sono abituati a considerare come area esclusiva del loro dominio economico e politico. Nonostante per certi versi il populismo. alla quale aderiscono successivamente altri paesi tra cui anche l’Algeria e la Libia. talvolta anche attraverso attività terroristiche. dalla fine degli anni Sessanta i paesi dell’area medio-orientale e del Golfo devono fronteggiare un nuovo fattore di instabilità e tensione: l’emergere nei paesi islamici di agguerriti movimenti di opposizione di ispirazione religiosa. I vecchi ceti possidenti. da uno stile di governo autoritario. e assumono un ruolo politico di spicco. controllano i giacimenti dei principali paesi produttori del Golfo Persico sulla base di accordi per loro molto vantaggiosi. e dal 1952 membro della NATO). Oltre a dover fare fronte alle conseguenze del conflitto tra israeliani e arabi. dal nazionalismo. mantenuto anche dopo la revoca dell’embargo (blocco totale degli scambi economici e commerciali) e il ritorno alla normalità. un periodo di forte sviluppo economico. zucchero e caffè). uniti ora alle nuove ristrette borghesie industriali. ad avere conseguenze determinanti per l’economia mondiale. dall’interventismo statale in economia e dalla mobilitazione delle masse e dei sindacati per ottenere il consenso. i cui governi hanno proceduto alla nazionalizzazione dei pozzi petroliferi. In questi paesi i movimenti islamici. mettendo in difficoltà i paesi più industrializzati e ancor più quelli in via di sviluppo. tutti più o meno ispirati a modelli autoritari di presidenzialismo. Il principale obiettivo dell’OPEC è di ottenere una ripartizione più favorevole dei profitti e di sottrarre alle “sette sorelle” il controllo della produzione e dei prezzi. anche se il più delle volte sono violentemente repressi dai vari governi. esportatori di materie prime (petrolio e rame soprattutto) e di prodotti agricoli (cotone. Eccetto il Messico. È quest’ultimo provvedimento. Iraq e Kuwait. Iran. l’OPEC (Organizzazione dei paesi produttori di petrolio). Negli anni Sessanta le ripercussioni della guerra fredda si estendono anche all’America Latina. allo scoppio della guerra arabo-israeliana del 1973 i paesi dell’OPEC decidono di utilizzare il petrolio come arma di rappresaglia nei confronti dei paesi occidentali. I principali paesi produttori di petrolio – Arabia Saudita. I processi di modernizzazione che investono il continente non riescono tuttavia a superare i limiti strutturali della società latino-americana: l’industria pesante rimane fragile e l’urbanizzazione ha più il carattere di fuga dalla miseria contadina che di corsa verso il lavoro industriale. In questo modo guadagnano un fortissimo seguito di massa. sotto la guida. caratterizzati da un forte leader (Perón in Argentina e Vargas in Brasile). una nuova organizzazione. la coesione all’interno dell’organizzazione è però debole e soltanto dal 1970 l’OPEC riesce a presentarsi con un fronte compatto e a ottenere consistenti aumenti del prezzo del greggio. In Egitto. e l’Argentina. Dal punto di vista politico il secondo dopoguerra fu segnato dall’affermazione di movimenti populistici. Siria e Iraq. dove la riforma agraria assicura una parziale redistribuzione della terra.

dalla repressione anche violenta delle opposizioni e da strumenti di organizzazione del consenso tipica dei regimi autoritari. sostenendo le azioni terroristiche di gruppo paramilitari e incoraggiando i piani golpisti di alcuni ambienti militari. Anche la democrazia cilena tuttavia entra in crisi nel 1970. . che temono siano il segnale dell’imminente instaurazione di un regime socialista e costituiscano un’evidente espressione della minaccia comunista in America Latina. Per contrastare la crescente influenza dell’esempio rivoluzionario cubano. vede progressivamente allontanarsi sia la democrazia sia la stabilità politica. sia dalle associazioni di imprenditori dei trasporti e del commercio). dopo l’elezione alla presidenza della repubblica del socialista Salvador Allende. In questo quadro il Cile rappresenta a lungo una fortunata eccezione. Il regime militare cileno. dalla crescente inflazione. ottenendo in cambio ingenti prestiti dagli USA e dalle organizzazioni finanziarie internazionali. ispirati da gruppi conservatori e sostenuti in vari modi dalla CIA americana. Nel corso degli anni Sessanta perciò l’America Latina. e movimenti radicali dell’estrema sinistra. che provoca la morte del presidente Allende. di ispirazione autoritaria. Questa politica incontra però forti resistenze e non ottiene alcun risultato di rilievo. e riforma agraria – contrastano direttamente con gli interessi economici degli USA. di matrice marxista e rivoluzionaria. La coalizione di Allende è inoltre gravemente indebolita dalla fuga massiccia di capitali all’estero. Da parte sua la CIA cerca in ogni modo di destabilizzare il paese. rafforzata anche dalla diffusione nel continente di numerosi gruppi di guerriglia rurale e urbana. che prevede la concessione di aiuti ai governi latino-americani in cambio di una serie di riforme democratiche e di provvedimenti economici volti ad attenuare le profonde diseguaglianze sociali.Si tratta di regimi di orientamento populista. spiccatamente nazionalisti. Tutto ciò porta infine alla paralisi del paese e al sanguinoso colpo di Stato del generale Augusto Pinochet dell’11 settembre 1973. I primi provvedimenti adottati dal nuovo governo – nazionalizzazione delle miniere di rame (controllate da decenni da multinazionali americane) e dei servizi telefonici (sino a ora in mano alla multinazionale IT&T). Essi sono inoltre caratterizzati da una forte mobilitazione delle masse popolari. a capo di un’ampia coalizione tra Partito socialista. Qui le istituzioni democratiche sono sopravvissute agli sconvolgimenti degli anni tra le due guerre e alle tensioni del secondo dopoguerra. La caduta di Vargas e Perón a opera di colpi di Stato militari. da contrasti tra moderati e rivoluzionari e da una crescente spirale di scioperi (alimentati sia dalla sinistra radicale. L’amministrazione Nixon esercita perciò forti pressioni sulle forze politiche moderate (liberali e democristiane) affinché il Parlamento cileno non ratifichi l’elezione di Allende. mentre il deterioramento delle condizioni economiche di numerosi paesi alimenta il malessere e la rivolta sociale. e si sono addirittura rafforzate durante la presidenza del democraticocristiano Eduardo Frei (1964-1970). con qualche tratto di analogia con l’esperienza del fascismo europeo. stretta tra continui colpi di Stato militari (più o meno ispirati e sostenuti dagli Stati Uniti) e l’emergere di aspirazioni rivoluzionarie. che puntano a modernizzare l’economia soprattutto attraverso la nazionalizzazione dei settori fondamentali – come quello petrolifero – e l’intervento diretto dello Stato nel processo di industrializzazione. e successivamente sospende ogni collaborazione tecnica e finanziaria col governo di Santiago. protagonista di una politica di spietata repressione. apre la strada a una lunga fase di instabilità. ala riformista della Democrazia cristiana. il presidente americano Kennedy lancia nel 1961 il programma della “Alleanza per il progresso”. che causa migliaia di vittime tra i dirigenti e i militanti dei partiti democratici e dei sindacati. provvede immediatamente a ripristinare la grande proprietà latifondista e a restituire alle multinazionali americane i loro tradizionali privilegi.

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