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Daniele Scozzari

La Relazione
MOLTI come metafora dell esistenza

Unopera si sa, non mai definitivamente compiuta, almeno per chi la crea, segue il corso indefinito di ci che la circonda, sempre in un continuo divenire. Tuttavia, ogni inizio ha la sua fine. E, visto che ho concluso i lavori il giorno 20 Agosto 2005, mentre era in corso la XX Giornata Mondiale della Giovent, dedico a loro le mie fatiche e le mie gioie, con lauspicio di poter costruire un futuro unitario e compartecipe a partire dalla molteplicit delle differenze senza diffidenze.

Introduzione

Si tentata, in questo lavoro, una sintesi interdisciplinare che coniuga una concezione del mondo a largo raggio. Le diverse sezioni del testo sono connesse dallesplicitazione della relazione 1 - Molti (1 M) che comprende svariate analisi che vanno dalla micro complessit alla macro, passando dallontologia umana come nodo cruciale delle relazioni tra le parti. Gli argomenti ivi trattati non pretendono, pertanto, di essere esaustivi, ma sempre e comunque punti di partenza per ulteriori analisi o semplicemente spunti di riflessione per un eventuale ricerca pi sistematica, puntuale e in profondit. chiaro che una trattazione interdisciplinare e globale faccia perdere di vista il particolare, ma si presume che il caso particolare sia parte della relazione che intendiamo studiare (1 M). In particolare, saranno oggetto di trattazione argomenti talora molto diversi tra loro con altrettante proposte di lettura divergenti o convergenti, quali ad esempio lamore, la sindrome di personalit multiple, lArca dellAlleanza, la fisica quantistica, il mito 3

dellArmonia, il Terzo Occhio, il linguaggio umano, la religione, eccetera; oscillando tra sapere antico e recenti acquisizioni nei vari campi dello scibile umano. Cos che lega campi del sapere cos, apparentemente, irrelati tra loro ed ambiti disciplinari abbastanza distanti? La risposta sembra essere unica e molteplice e sar analizzata attraverso laiuto dei vari contributi di grandi pensatori che si sono occupati del problema Uno Molti, direttamente o indirettamente, e che nellinsieme si possono ricondurre a quella corrente di pensiero che va sotto il nome di olismo che negli ultimi anni sembra aver preso maggiormente piede e che si avvale dellapporto di discipline diverse che vano dalle neuroscienze alla fisica quantistica. Si va costruendo, in altre parole, un modo di pensare olistico, che considera i rapporti intra e tra gli elementi di tutte le parti delluniverso, elementi di un sistema fittamente interconnessi che seguono alcune leggi relazionali puntualmente espresse e ricapitolabili nella seguente relazione, ovvero, semplificando: Il rapporto 1 MOLTI, il quale, in nuce, consiste nella relazione instaurata tra una matrice fondamentale e le successive rappresentazioni da essa derivanti, in un rapporto di dipendenza strutturale e funzionale e ritornanti allunit originaria in un percorso circolare, espressa anche come un unit molteplice, ovvero la partecipazione di pi elementi nella totalit unica e originaria, cio fondamentale. Detto in altri termini: Originalit iniziale versus Diversit consequenziale e complessit relazionale. Per Molti bisogna intendere - entit diverse, differenti, eterogenee e/o omogenee (rispetto allunit da cui si dipartono e rispetto a loro stessi), delle quantit discrete come anche continue - e numericamente sempre N > 1 4

(da due in poi), viste nellinsieme sia come processi (e processioni) sia come strutture funzionali, modelli, sistemi auto-organizzantesi. Con 1 si deve intendere lunit originaria, epigenetica e fondamentale che penetra tutte le cose, dalla quale hanno origine e nella quale ritornano, quale punto di sintesi totale, ad esempio la filogenesi umana o lontogenesi individuale. Si pu, altres, intendere il polo unitario (1), come dimensione da cui prescindono gli elementi dal pi semplice al complesso, dal pi biologico al pi socio-culturale e psicologico, elementi che richiamano una sottoscrizione unitaria, originale, globale e onnicomprensiva. Per il momento ci basta sapere questo. La realt vista alla luce della Relazione 1 Molti, si sostanzia attraverso le due categorie fisiche e mentali di Spazio e Tempo, poich nella realt cosmica che avviene una suddivisione funzionale dellUno originario nei Molti consecutivi. Il modello 1 M tende a perpetuarsi nella materialit, nellesistenza delle cose. In particolare, il modello 1 M, riassumendo in s un meccanismo evolutivo ed epistemologico, si pu ritrovare sia a livello Macro/(strutturale, funzionale, situazionale, contestuale) sia a livello Micro/(strutturale, funzionale, ecc.). Il modello rispecchia un processo autopoietico presente anche in natura. La stessa natura, parafrasando, un libro che si presta a molteplici livelli di codifica (come daltronde qualsiasi testo o ipertesto). Lumanit medesima (e ognuno di noi, di riflesso) divisa dalla tendenza verso lunit, sotto la spinta di forze centripete/convergenti/sintropiche e la tendenza verso

la molteplicit, nella quale agisce una forza centrifuga/ divergente/entropica. Teologicamente parlando si pu esprimere il concetto attraverso la metafora dellunione col Bene Supremo e la tendenza opposta d allontanamento, cos, allo stesso modo, nella spinta verso lo spirito o verso la materia, e via dicendo. Lo scopo di questo libro , dunque, molteplice per via della poliedricit che si spera di trasmettere attraverso le componenti strutturali del testo che sono di natura artistica (immagini, disegni, computer grafica, mostra interattiva), filosofica e speculativa, comprendente una ricerca di nessi causali di natura antropologia, biologica, psicologica, sociologica, simbolica, religiosa, semiotica, oscillando tra scoperte recenti nel campo delle scienze e sapere antico e/o esoterico, riguardo alle concezioni della relazione Uno-Molti. Pertanto la molteplicit e lUnit trattati in questo testo, a partire da diversi punti di vista, devono considerarsi chiavi di lettura dei fenomeni fisici, biologici, psicologici e sociali, sostenendo la tesi che la verit ogni aspetto della totalit che ognuno nel particolare ne rappresenta una quota, la verit unica e molteplice. Ogni campo del sapere ne conserva una porzione, talora troppo rilegata a saperi specifici e poco intercomunicanti. Come spiega Burckhardt (1991) La curiosit scientifica si dibatte nellinesauribile diversit delle apparenze, diventando a sua volta molteplice e spezzettata via via che le esperienze si accumulano. I capitoli del libro sono disposti nel seguente modo: il primo capitolo ci riporta allorigine della trattazione 6

filosofica del problema dellunit e del principio primo, non si considera ancora, se non in Ermete Trismegisto, una concezione teorica della relazione Uno Molti; sar in seguito alle riflessioni moderne dellolismo che si porr maggiormente laccento su tale dialogia. Il capitolo secondo vuole essere una panoramica dei possibili e diversi modi di intendere la relazione 1M, soprattutto in ambito umano, i cui fili conduttori saranno i miti, gli archetipi, i simboli, le religioni ed i numeri, nonch altri aspetti della natura e della cultura, in una trama di analogie, metafore e similitudini allinterno delle trame simboliche. Nel terzo capitolo entriamo maggiormente nella logica simbolica, per quel che concerne i simboli universali del centro, come il punto, il cerchio, il quadrato, la croce, le loro combinazioni e le varie sfaccettature che essi implicano. Il quarto capitolo inquadra la relazione 1 M nel frame del versante psicologo. Saranno oggetto dindagine, infatti, la natura unitaria e molteplice dei processi cognitivi e delle azioni reazioni umane, il linguaggio e le personalit multiple. Il quinto capitolo offre alcuni spunti di riflessione in merito alla relazione 1M e alla morale che si ricava da una relazione armonica. Sempre pi luomo di oggi si trova ad essere diviso nella molteplicit e a volte lontano dallunit psichica e sociale. Il sesto capitolo parte dalla considerazione scientifica della relazione 1M, vista alla luce delle moderne concezioni della fisica quantistica, olografia e scienze della complessit. Saranno oggetto dindagine, inoltre, temi che riguardano la Relazione, lAmore e la Ripetizione. Il settimo capitolo presenta un excursus panoramico sui simboli che rivelano lessenza della relazione 1 M ed in particolare: il Terzo Occhio/Ru; 7

il simbolo del Cuore, arcano e mistico; il simbolo dellarca e delluovo come contenitori universali di significati. Una riflessione a parte va fatta in merito allultima parte del libro, il capitolo ottavo, dove si considera laspetto artistico della questione Uno - Molti, attraverso spunti di riflessione di natura artistica e immagini. Queste ultime sono delle mie creazioni a computer, alcune delle quali soggetto di una mostra (Mandala: percorsi circolari, Dicembre 2004 Parma) altre nate in seguito a successive rielaborazioni grafiche e creative. Lo scopo quello di far parlare con la propria lingua misteriosa le immagini le quali trasmettono sempre emozioni, talora ambivalenti, talora indecifrabilmente dissonanti. Grazie alla capacit espressiva delle immagini, dei colori e delle forme, lartista si pone su un livello complementare allo scienziato: entrambi cercano di decifrare i codici del libro della natura, lartista lo fa seguendo il suo emisfero destro, lo scienziato il sinistro ma, entrambi, per vie parallele, possono arrivare a sfiorare lessenza delle verit universali di cui luomo portatore sano. Il mio ruolo sar, infatti, quello di interpretare le vesti di uno pseudo scienziato-artista, per condurre il lettore verso una passeggiata ideale e riflessiva, sperando di essere un buon Virgilio. Infine, ho voluto riportare in appendice 1 i titoli dei lavori artistici presentati, per lasciare fluire limmaginazione nella visione dei quadri senza appigli tipicamente razionali o direttrici guida. In appendice 2, subito dopo, saranno, invece, mostrate alcune 8

immagini che sintetizzano efficacemente il concetto 1 M in maniera lampante e diretta, offrendo altri spunti su cui riflettere, come ad esempio i corpe circle, i frattali, i mandala ed altre immagini ieratiche e simboliche.

Occorre precisare che il libro in questione si presta, anche, ad una lettura non lineare, potendo saltare da un argomento allaltro senza problemi di perdita di significato: lo stesso libro una metafora della relazione Uno Molti. Pertanto, lauspicio , che anche il mondo dellarte, nonch quello politico, scientifico, religioso ed economico, traggano dei profitti a titolo creativo e riflessivo su quanto sar esposto.

Capitolo I Il Problema Uno Molti: uno sguardo storico.

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Ermete Trismegisto
LEgitto stato la culla di grandi pensatori che hanno influenzato con i loro insegnamenti dapprima la Grecia e i suoi filosofi (in primis Platone, Pitagora, e indirettamente molti altri filosofi), poi, quasi per osmosi, la cristianit e lEuropa medioevale, il Rinascimento, fino ad arrivare ai giorni nostri, dove ancora una volta lEgitto sinonimo di mistero e sapienza. LEgitto ci ha tramandato un personaggio di grande valore sapienziale ed euristico, il Tre Volte Grande, ovvero Ermete Trismegisto, considerato il padre fondatore del sapere e scriba degli di, per molti collegabile al dio egizio Toth, inventore dellalfabeto, depositario di tutte le Conoscenze (divenuto, successivamente, Ermete presso i Greci e i latini, che gli attribuivano linvenzione delle arti e delle scienze, nonch della scrittura, citato come autorit dottrinale anche da alcuni Padri della Chiesa come Tertulliano e Lattanzio che lo defin perfettamente dotato di ogni sapere). Nella sua Tavola Smeraldina (versione latina) che riportiamo di seguito (la Tradizione narra che Ermete stesso incise le parole con la punta di un diamante sulla lastra di smeraldo verde) sono posti Tredici punti su cui speculare (da speculum, specchio, da cui riflettere):

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1. In Verit, certamente e senza alcun dubbio. 2. Il pi basso simile in tutto al pi alto e il pi alto simile al pi basso, e questo perch si compiano i miracoli di una sola cosa1. 3. Cos come tutte le cose procedono dallUno per la mediazione di Uno Solo, ugualmente tutte le cose nascono per adattamento da questunica cosa. 4. Suo padre il Sole e sua madre la Luna. Il vento lha portata nel suo ventre e la terra la sua nutrice. 5. il padre di tutti i miracoli (telesma) del mondo. 6. La sua potenza perfetta, se viene convertita in terra. 7. Separa la terra dal fuoco e il sottile dal grosso, lentamente e con grande prudenza. 8. Si eleva dalla terra al cielo e ritorna poi alla terra, e riceve cos la potenza delle realt superiori e inferiori. La gloria del mondo intero sar cos tua e loscurit si allontaner per sempre da te. 9. la forza delle forze, e la sua vittoria si estende su tutte le cose sottili e penetra tutte le cose solide. 10. Cos il microcosmo stato creato sul modello del macrocosmo. 11. Da qui e in questo modo procedono meravigliose indicazioni. 12. Per questo sono chiamato Ermete Trismegisto, perch in me sono le tre parti della saggezza del mondo intero.
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In unaltra versione (araba) riportato nel punto 2 quanto segue: Ci che in basso come ci che in alto, e ci che in alto come ci che in basso, per compiere i miracoli della Cosa-Una.

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13. perfetto quello che ho detto dellopera del Sole.

Limportanza di Ermete anche e soprattutto quella di aver fissato le basi dellAlchimia e dellastrologia il cui senso sarebbe riassunto nella Tavola Smeraldina (T.S.), sopra menzionata. Nel suo pensiero si possono rintracciare a pi riprese le concezioni sulla natura della relazione Uno-Molti. Nel punto 2 della T. S., si parla di due poli (alto e basso) complementari. Con tali poli si allude allEssenza una e indivisibile (il polo pi alto) e alla materia prima (quello pi basso) ricettacolo plasmato dallEssenza. Anche se tutte le forme si riducono materialmente a ununica sostanza plastica come sostiene Burckhardt (1991), la loro origine essenziale nellUno, i miracoli di una cosa sola. Come ci spiega lo studioso Titus Burckhardt, uno dei massimi studiosi contemporanei del pensiero ermetico: La visione ermetica delle cose si fonda sullanalogia fra luniverso il macrocosmo e luomo il microcosmo: analogia il cui asse o la cui chiave di svolta lo Spirito o Intelletto Universale, prima emanazione dellUno assoluto. Secondo una tale visione del mondo, tutti i soggetti individuali non sono altro che polarizzazioni del solo soggetto universale: lo Spirito o Intelletto. Tale concezione anche allorigine della dottrina ermetica dellIntelletto universale che coincide con quella tramandataci dai Platonici e Neoplatonici in un linguaggio fondamentalmente analogo (come avremo modo di evidenziare pi avanti). Ermete Trismegisto, a differenza dei suoi contemporanei, pu essere definito una sorta di monoteista, giacch esprime i suoi concetti associando la realt ultima a Dio-Uno che egli definisce Il Padre di tutto dal quale si diparte la realt tutta a cominciare 13

dallIntelletto (nous) che deriva dalla sostanza (ousia) di Dio. LIntelletto, spiega Ermete, non una parte della sostanza divina; ne piuttosto lirradiazione, come un raggio di luce che scaturisce dal sole: tale raggio non cambia nella sostanza ma la mantiene anche quando filtra attraverso diverse lenti o materiali. In pratica, la natura, luomo, tutto il creato, emanazione dallUno, senza che Questo perda in qualit o si deteriori. La natura universale dello Spirito permette a Dio di essere totalmente presente in ogni creatura, ma senza annullarne lessenza. Da tali discorsi si deduce una forte connotazione teologica cristiana dellimmagine che scaturisce dal pensiero ermetico (con tutte le dovute diversificazioni). In un testo ermetico della tradizione siriaca (cfr. T. Burckhardt, 1986) si parla di uno specchio segreto cui si pu accedere dopo aver oltrepassato sette porte, a loro volta corrispondenti alle sette sfere planetarie (gradi o strati dellanima universale): Era uno specchio fatto in modo tale, si racconta nel testo in questione, che nessun uomo vi si poteva vedere materialmente, poich nel momento stesso in cui si distoglieva dallo specchio per rivolgersi alla molteplicit, perdeva la memoria della propria immagine (essenziale). Lo specchio una metafora dello Spirito nel quale si deve rispecchiare lanima per ritrovare se stessa, Spirito che contiene in potenza tutte le cose (Totipotente, per usare un termine preso a prestito dalla biologia). La Ragione sarebbe allora una spece di surrogato, da depurare, dellIntelletto il quale coglie le possibilit nella loro primitiva immutabilit, mentre la ragione non ne afferra che le ombre o i simboli: come se lIntelletto contemplasse direttamente lUno o lunit primigenia di tutte le cose, 14

la ragione di contro ne contempla il lato molteplice e fittizio. Ermete-Thoth che ha un incontro diretto con lIntelletto nel Pimandro (Corpus Hermeticum) dice: Cos dicendo, Egli mi fiss in volto a lungo, a tal punto da farmi tremare sotto il suo sguardo. Poi, non appena risollev la testa, vidi come nel mio stesso spirito (nous) la luce di incalcolabili possibilit si trasformasse in un Tutto infinito...Tu (gli disse lIntelletto) hai potuto vedere nellintelletto il prototipo, lorigine anteriore a qualsiasi inizio senza fine.... Luomo, secondo gli insegnamenti ermetici, dovrebbe allora distogliersi dalla molteplicit delle cose, dei giudizi e dei pregiudizi, attraverso lunione del suo intelletto con quello universale, per ascendere allunit indivisibile. Quello dellanima umana un percorso graduale e ascetico verso lincontro con lUnit (o Primo Mobile, Empireo, Dio, o come si preferisce chiamarLo). Nella sua ascesa lanima, dopo aver raggiunto le vertiginose sommit celesti (concentriche, secondo la visione ermetica) si lascer dunque alle spalle il mondo della molteplicit e delle forme che si escludono a vicenda, essendo dicotomiche per necessit, e si avviciner allEssere indiviso che tutto copre. Si scorge, insomma, nellermetismo il simbolismo del viaggio e la metafora del centro. Questa la visione che ci offre la tesi ermetica che allude ad unattualit e ad un sincretismo sorprendenti. La concezione ermetica , insomma, in sintonia con tutte le religioni rivelate ed in particolare le tre religioni monoteiste: giudaismo, cristianesimo, islamismo, anzi forse ne rappresenta lantesignano o la sintesi. Inoltre, tracce di concezioni ermetiche, sulla natura della molteplicit e dellunit, si possono intravedere nel pensiero dei filosofi antichi e moderni che ora 15

tratteremo proseguendo il nostro discorso sullinizio della trattazione del problema 1M.

Dalla Grecia ai giorni nostri


La Grecia la patria fiorente di menti eccelse, i Presocratici o Naturalisti (tra i quali Talete di Mileto, Anassimandro, Anassimene, Pitagora, Parmenide, Zenone2, Eraclito, ) che riprendono, in pi punti e con modalit differenti, il concetto di unit e molteplicit nel problema cosmologico con una sorprendente attualit euristica. La natura appare ai presocratici di estrazione panteistica come un tutto vivente, che trae la sua origine da un principio primo; questa natura per presenta due facce autentiche, perch al contempo essere e divenire, unit e molteplicit, realt indivisibile e frazionata in atomi, sostanza e forma, sensibilit e ragione. Alla base della costituzione delluniverso e di tutto ci che contiene, vi , secondo i primi Fisici, un Principio (arch), che come sostiene Aristotele riprendendo il pensiero dei primi Fisici ci da cui derivano originariamente ed in cui si risolvono da ultimo tutti gli esseri, ci da cui vengono, ci a cui vanno a finire, ci per cui sono e sussistono tutte le cose. Il principio, visto in maniera astratta, sembra coerente con la definizione del principio uno molteplice. Un primo problema stato quello di definire a priori lentit o le fattezze di tale Principio, che rimane inesperibile direttamente e inclassificabile a priori: di fatti tale principio coincise, ad esempio, con

Se c molteplicit c infinit e dunque una serie di propriet contraddittorie (pensiero attribuito a Zenone).

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lAcqua per Talete, con lAria per Anassimene, e cos via. Pitagora, nato intorno al 530 a.C., indic nel numero il principio. Dal numero hanno origine tutte le altre cose, ed in particolare i numeri pi esemplari sono il numero 1, il 7 e il 10. Poich tutto determinato dal numero i pitagorici indicarono con il nome di Ksmos, ossia ordine, luniverso. Anassagora, nato intorno al VI secolo a.C., maestro di Socrate, anticipa di parecchi secoli le odierne scoperte della fisica quantistica. Il filosofo introduceva, con molto anticipo sui tempi, un principio basilare della legge della conservazione della massa: nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma, precorrendo i tempi con assiomi, come ad esempio in ogni cosa c una particella di ogni cosa, pensiero in linea con lolismo attuale, oppure, siamo unici ma in noi c tutto ci che negli altri: tutto in tutto. Affermava, inoltre, che le cose visibili sono uno sguardo su quelle invisibili, frase che riecheggia di cristiana memoria. Gi 2.500 anni fa luomo era giunto a concepire lidea che nelluniverso vige la legge del tutto in tutto, o per dirla con il pluralista Anassagora: Se tutto in tutto il processo naturale della comparsa della vita deve essersi compiuto anche altrove (secondo la tesi della pluralit dei mondi abitati che anticipa lattuale dibattito dufologi, parapsicologi, teologi e scienziati sulla vita nelluni-verso, il quale sembra pi nevralgico e vivace di quanto si possa immaginare ). Scorrendo il pensiero degli atri filosofi greci, secondo Empedocle, (484-481 a.C.), in linea con il pensiero anassagoreo, alla base del mondo vi sono quattro elementi o forze (aria, acqua, terra, fuoco) ognuna di 17

esse una, infinita e immutabile nello spazio e nel tempo, e dalla loro combinazione scaturisce ogni forma. In ogni singolo ente si riscontra una mescolanza di queste radici in porzioni diverse, ma sempre presenti con tutte le loro propriet. Esse quindi si mantengono une pur entrando nella composizione del molteplice. Eraclito usa il termine Logos per indicare la verit, la legge generale del cosmo, larmonia alla quale obbediscono sia il mondo naturale che luomo. l'unit sottostante all'apparente molteplicit del mondo naturale: Ascoltando non me, ma il logos, saggio convenire che tutto uno. Un altro autore che cinteressa citare, in questo contesto, il filosofo Plotino3 (nato nel 205 d.C a Licopoli). Plotino riprende su pi punti Platone e Aristotele, facendo una sorta di sintesi che riassumeremo brevemente. Egli pone al vertice della realt lUno come sommo principio sensorialmente inesperibile. LUno tramite lattivit autoriflessiva del suo pensiero d origine dapprima al Nous (Intelletto) il primo delle ipostasi. LIntelletto pensando a se stesso, o riflettendo su di s, crea le Idee (che per Platone erano, invece, in una dimensione soprasensibile, oltre uomini e dei). Dalle Idee, allo stesso modo (autoriflessivamente), scaturisce la Psuk (Anima) che ha un ampio tasso di Molteplicit. Come uno specchio
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Un pensatore che per certi versi anticipa Plotino, per quanto riguarda il principio che ispira la processione delle ipostasi, Numenio di Apamea, secondo cui il Divino dona senza che il suo donare lo impoverisca. Numenio enuncia, inoltre, il principio per cui tutto in tutto, nella maniera in cui Plotino lo utilizzer. Con Numenio (che traccia i capisaldi del Medioplatonismo) siamo dunque alle soglie del Neoplatonismo.

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rotto che moltiplica allinfinito le immagini, allo stesso modo, secondo Plotino, lAnima prende le Idee e le moltiplica allinfinito, cosicch, ad esempio lidea di uomo (universale) diventa tutti gli uomini (particolare) attraverso lAnima. Dunque, per Plotino esistono tre ipostasi e al di sotto il mondo sensibile e materiale che consegue gerarchicamente. La materia, che emana dallUno per successivi passaggi, e ne rappresenta lo stadio ultimo, creatrice di disordine e caos nella realt. Per Plotino il compito delluomo risalire la scala dal gradino pi basso della gerarchia dove si trova (sic!) fino a giungere allUnit superiore, alla completezza totale nellUno. Da questo punto di vista la funzione dell uomo cosmica in quanto lunico essere vivente in grado di ripercorrere la scala fino allUno e far cos tornare lintero mondo al suo principio. Tuttavia, percorrere la scala non certo cosa facile, e, a tale proposito, vengono proposti tre metodi per compiere questa impresa, metodi che rispecchiano il modo di intendere il principio supremo e cio: 1) se lo intendiamo come Uno allora dovremo seguire la via conoscitiva; 2) se lo intendiamo come Bene, dovremo seguire la via ascetica; 3) se lo intendiamo come Eros dobbiamo seguire la via estetica4. La via pi ovvia la prima, quella della conoscenza, percorribile tramite la redutio ad unum, la riduzione allunit. Per seguire la via ascetica si deve, invece, rinunciare ai beni fisici, che dirigono luomo verso il
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Per quel che concerne la via dellEros o dellAmore alcuni spunti di riflessione saranno dati nel corso della trattazione. (in particolare nei paragrafi: DellAmore e Il cuore: metafora dellunione e dellessenza).

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basso: di Plotino si ricorda la celebre espressione mi vergogno di avere un corpo. Una delle cose che gli dava molto fastidio era, infatti, il farsi ritrarre: da qui il fatto che non ci sono pervenuti dipinti o raffigurazioni che lo ritraggono. Proclo, nato a Costantinopoli nel 410 a.C., porta la legge triadica ad un eccezionale livello di raffinatezza speculativa, andando oltre Plotino. Secondo Proclo la legge naturale che governa la generazione di tutte le cose va intesa come un circolare processo che consta di tre momenti: 1) mon, la manenza, ossia il permanere in s del principio; 2) prodos o luscita dal principio, la processione; 3) epistroph, il ritorno o la conversione, ossia il ricongiungersi al principio. Tale legge che ci porta ad una considerazione funzionale del principio uno molti, non vale solo in generale, ma anche in particolare, poich esprime il ritmo ciclico della realt nella sua totalit, cos come in tutti i suoi momenti singoli (cfr. G. Reale, D. Antiseri, M. Laeng, 1986). Proclo intende la processione come una moltiplicazione del principio, dellUno medesimo, in virt della sua potenza. Inoltre, ci che procede simile a ci da cui procede. Facciamo un salto cronologico di 1000 anni circa, ed andiamo al 1400, dove troviamo Giordano Bruno contemporaneo di Cusano e Ockham. Bruno fu un filosofo che ebbe una vita molto travagliata, trovandosi nel pieno delle ferventi questioni su come fosse strutturato luniverso, materia fino ad allora di competenza teologica, e le stravolgenti teorie di 20

Copernico e Galieo. Tra questi filosofi Bruno era quello pi controcorrente, gi per il fatto di ammettere esplicitamente e senza riserbo la tesi dellinfinit delluniverso. Bruno era radicale nelle sue posizioni, ad esempio diceva che Dio dappertutto o meglio tutto il mondo Dio, sia negli aspetti formali che materiali, e ci lo portava ad un panteismo estremo. La conoscenza di Dio sarebbe, comunque, filtrata come da uno specchio, per cui non direttamente conoscibile. Come ciascun mondo nelluniverso centro e circonferenza, cos per similitudine, sostiene Bruno, ogni uomo strumento di un unico infinito che lo condiziona, ma che a sua volta condizionato dalla realizzazione allinfinito di ciascuna potenzialit umana. Luomo, cosciente di ci, realizza con successo le sue capacit infinite nella creazione artistica, o nellazione finalizzata al bene comune. Anche Giordano Bruno affronta il problema filosofico Uno Molti, ovvero il rapporto tra Dio e le cose, tra infinito e finito. In Bruno uno e molti finiscono per essere la stessa cosa perch il principio tutto interno al mondo. Per capire veramente le tesi di Bruno occorre considerare le sue concezioni volte a spiegare in che modo la realt possa essere trasformata dalla magia-matematica. Da un passo di Bruno emerge che cosa egli effettivamente intende per magia: Grande magia sarebbe quella di uno che fosse in grado di passare dall unit alla molteplicit e dalla molteplicit all unit. La magia da lui intesa come capacit di cogliere i meccanismi attraverso i quali lunit si articola nella molteplicit e la molteplicit tutta ricomposta nellunit. Bruno si distacca dalle concezioni precedenti sulla relazione uno-molti come consequenzialit: tutto origina dalluno. Per Bruno lUniverso la manifestazione molteplice in tutti i modi 21

possibili, mentre il particolare ha in potenza tutto luniverso ma esplicitamente solo uno dei molti modi di essere. Oltre ad essere una numericamente, la sostanza unica quantitativamente. Per Bruno, in definitiva, esistiamo come aspetto di ununica sostanza ed in fallacia chi crede di essere staccato dal resto delle cose. Unaffermazione molto avanti con i tempi. Basta leggere pensatori come Gregory Bateson, David Bohm, solo per citarne alcuni, per rendersi conto di quanto avanti con i tempi siano le idee di Bruno, che per tali concezioni dovette poi pagare con la vita: bruciato vivo. Luomo, e qui la morale di Bruno, deve rendersi conto che lui stesso dio, nel senso di possedere gi in potenza luniverso intero, ma per rendersene conto deve conoscere lidentit Dio-Natura-Uomo, ovvero, parafrasando Socrate: Conosci Te Stesso. Un altro pensatore molto avanti nella concezione filosofica della realt sicuramente Leibniz nato nel 1646. Nella concezione di Leibniz la realt sarebbe costituita da centri di forza, ossia da centri dattivit, punti o atomi metafisici e immateriali ai quali attribuisce il nome di Monadi (dal greco monans, unit). Le monadi sono entelechie, ossia sostanze semplici, fondamentali, unit compiute in s. La monade ad un tempo, assoluta unit, e, insieme ricca e molteplice. Leibniz opera un parallelismo con la mente, la quale pur essendo unica, varia e molteplice nel suo contenuto, costituito dalle varie rappresentazioni. Allo stesso modo, da un punto di vista geometrico, in un punto o in un centro, per quanto semplici, si trovano uninfinit dangoli, formati dalle linee che lincontrano. Ciascuna 22

monade rappresenta tutte le altre, vale a dire luniverso intero. Come sostiene Leibniz: Ciascuna sostanza esprime esattamente tutte le altre, per effetto dei rapporti che ha con essa, per cui ciascuna monade creata rappresen- ta tutto luniverso...la totalit. Sicch, seguendo il pensiero leibniziano, possiamo addurre che luniverso si moltiplica tante volte quante sono le sostanze. Sono immense, allora, le potenzialit delluniverso, delluomo, di una cellula, di un atomo, tutte ancora da scoprire. Leibniz opera uno straordinario lavoro di recupero delle concezioni antiche integrando il sapere moderno pre-illuministico con quello aristotelico, Scolastico. Le sue speculazioni sulla molteplicit e unit lo avvicinano molto alla concezione dellolismo, per cui la realt unica per tutti e molteplice per ciascuno. Leibniz sosteneva, inoltre, che lunit dellEssere Supremo agisce nel nulla mediante funzione binaria (zero e uno), essa sarebbe stata sufficiente a far sgorgare dal nulla tutti gli esseri. Anche il livello temporale della realt acquista valore di totalit a partire dai singoli attimi, cosicch in ogni istante presente la totalit del tempo e degli eventi temporali. Se avessimo mente sufficientemente penetrante, dice Leibniz, nella pi piccola monade potremmo scorgere tutto ci che avvenuto, ci che avviene e ci che avverr...la storia intera delluniverso. Facendo un salto al presente Henry Bergson (1911) individua due forme di molteplicit a cui sono riferite due forme di durata cha a loro volta fanno riferimento a due aspetti e due dimensioni di vita cosciente (io superficiale e io fondamentale). 23

Vi sono dunque una molteplicit intesa come molteplicit numerica determinata da una successione delementi quantitativi e una molteplicit intesa come qualitativa. La molteplicit quantitativa, numerica fa riferimento al tempo e allo spazio delle scienze positive e deriva dal procedimento analitico operato dallintelligenza, sostanzialmente composta di attimi omogenei, identici, ripetitivi5 e definiti dal concetto di io superficiale; la molteplicit qualitativa fa riferimento al tempo del vissuto e deriva dal procedimento di sintesi della coscienza, in essa si ravvisa la compenetrazione e la fusione di momenti eterogenei. In sostanza, la durata pura percepita dalla coscienza e dallintuizione e dunque dall io fondamentale cio da una psicologia attenta in cui sono totalmente superate tutte le coordinate spazio-temporali di matrice positiva (rimando per una pi accurata trattazione ai testi dellautore). Un altro autorevole filosofo, Jean - Luc Nancy, nel suo libro Essere singolare plurale tenta di mostrarci come la singolarit dellessere vada ricercata con - e attraverso - la sua pluralit. Lessere si dice in molteplici modi perch molteplicemente singolare. Questo e non altro, ci dice Nancy, il senso del mondo. In altri termini lessere dellente non che il suo apparire, di volta in volta singolare e di volta in volta co-presente con altri essenti (la singolarit di ciascuno indissociabile dal suo essere-con-tanti). Questo , ribadendo, il senso del mondo: la realt delle cose non la manifestazione di una sostanza unica, n
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In particolare vedi paragrafo La Ripetizione: monotonia o stile di vita? per approfondire il concetto sulla ripetizione e alcune questioni connesse.

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consiste nellestrinseca e pulviscolare giustapposizione degli essenti, ma, afferma Nancy, nella dis-posizione dellun-con-laltro, sottolineando laspetto spaziale dellessere-con. Nancy ammette anche una pluralit dorigini, come se ogni ente, ogni cosa fosse un punto di partenza per accedere ad ogni altra cosa. Oggi si parla nelle scienze di olismo, dove luomo visto come un insieme interrelato, ununit olografica che contiene in s la matrice dellinformazione totale del sistema di cui fa parte e con il quale scambia continuamente informazioni ed energia, anzi egli stesso informazione vivente, che non pu essere altro se non unica e molteplice, prima di tutto. Persino le parti pi piccole di cui lessere umano composto, le cellule, sono considerate perfette unit olografiche, su scala ridotta, poich ognuna di loro contiene, nel DNA, linformazione totale dellintera unit corpo-mente, grazie alla quale pu comunicare e relazionarsi continuamente con lintero sistema. Il termine olismo risale a Smuts (negli anni Venti) e nellOxford English Dictionary viene definita come la tendenza in natura a produrre totalit a partire dal raggruppamento ordinato di unit. C, dunque una curva parabolica di ritorno allorigine. Infatti, lolismo una connotazione basilare di filosofi come Platone, Aristotele, Plotino, Leibniz, Bruno, che abbiamo incontrato prima. Un altro eminente pensatore dei nostri tempi, Gregory Bateson (1972, 1976), fondatore dellepistemologia cibernetica, d un notevole contributo alla questione della molteplicit e unit del mondo. Come Bateson afferma: ...in effetti stiamo imparando ad affrontare la tendenza del mondo a generare totalit fatte di unit collegate 25

tra loro dalla comunicazione. questo che rende il corpo una cosa viva e operante come se avesse una mente - e di fatto - ce lha. Con Bateson si allarga il concetto di mente: la mente nella concezione di Bateson non un attributo esclusivamente dellindividuo umano o animale, bens una forma, un complesso di caratteristiche sistemiche, che abbraccia per esempio, tutti quei fenomeni che chiamiamo pensiero, evoluzione, ecologia, vita, apprendimento. Come si potuto constatare dai passi precedenti, il pensiero umano si sempre soffermato nel ricercare una comune base unitaria d origine del tutto, a cui tendere. Per Platone questunit il Bene, di cui partecipano tutte le idee, per Aristotele il concetto o la categoria, che contiene i particolari, per Plotino lUno, che emana il molteplice senza dissolversi, ed ancora, per Spinoza lunit sostanziale, che possiede infiniti attributi e infiniti modi, per Kant lIo penso, che unifica la molteplicit delle categorie, per Hegel la ragione autocosciente che contiene tutte le triadi. Il mondo sembra ormai pronto a concepire la realt come laspetto molteplice di ununica matrice onnicomprensiva, invisibile perch sita dentro e fuori, o meglio, ovunque in particolare ed in nessuna parte in generale.

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Unulteriore problema filosofico, cui accenniamo brevemente, concerne il problema della Forma e del movimento dellUno e dei Molti, che alcuni pensatori occidentali hanno risolto in modo logico e concettuale con quanto segue: La forma assoluta nel luogo assoluto. Essa possiede delle diversificazioni che vengono dette suoi luoghi, in cui sono le forme meno vaste. La forma assoluta assoluta positivit, essa non mai indicata da un numero, ma una in assoluto. Il suo luogo tutto, non infinito, essa una ed assoluta staticit, anche se contiene il movimento, ed identica a se stessa. Il movimento avviene al suo interno, che molteplice, e ciascuna diversificazione non basta al tutto, ma tende al tutto, cos che il moto contenuto della staticit. Ci che rappresenta l-Uno- o per dirla con Leibniz, Monade, la sua staticit, completezza; mentre la categoria - molti - ha altre qualit del tutto opposte come movimento, eterogeneit. Ma come fa LUno, lUnit a dividersi e quindi Muovere, pur restando ferma? Forse tale paradosso si pu risolvere con un altro paradosso, quello di Achille e la tartaruga, proposto da Zenone di Elea. Zenone di Elea, vissuto nel V secolo a.C., risolve la questione con il paradosso della corsa o della dicotomia (o di Achille e la Tartaruga). In breve, Zenone vuol dimostrare che lidea di un movimento lungo un continuo tra due punti (A -------- B) logicamente impossibile, poich se si dividono i movimenti necessari a coprire la distanza che va da [A] a [B] si dovr prima dimezzare, poi ulteriormente frazionare e cos via allinfinito. Inoltre, ogni segmento finito del percorso richiede una quantit finita di tempo per essere attraversato; dal momento che ci troviamo di fronte ad un numero infinito dintervalli finiti, concludiamo che Achille, paradossalmente, non raggiunger mai il traguardo, ovvero non superer mai, apparentemente, nellipotetica gara, la tartaruga, che manterr il suo vantaggio iniziale ad ogni passo di Achille. Se un mobile passa da un punto A ad

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un punto B, deve ovviamente passare, come insegn Zenone di Elea, per infiniti punti, i quali, in una grandezza finita, determinano una continuit. Ma come pu un mobile passare da un punto a quello successivo senza soluzione di continuit? La risposta tanto semplice quanto apparentemente paradossale: stando immobile infinite volte. Infatti: quale sar la distanza tra un punto e quello successivo? Ovviamente zero. Ma la distanza zero la si pu percorrere stando fermi; per infinite volte (0 x oo) risulta una lunghezza finita, ossia il mobile ha percorso il nostro tratto da [A] a [B]. (Cfr., Nicholas Falletta, 1994; Francesco M. Bianchi, 2005). sorprendente notare come il termine formare e informare coincidono, ed infatti, recenti filoni della scienza attribuiscono molta importanza al concetto di informazione. Allora, Tutto informazione, pure lassenza della stessa. Burckhardt (1991) parlando del rapporto tra forma e materia sostiene che le cose sono simultaneamente qualit e quantit. La dottrina tradizionale, di cui Aristotele il miglior rappresentante, non separa la forma dalla materia, ma preferisce piuttosto assumere contemporaneamente i due poli nella loro reciproca complementariet.

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Capitolo II La poliedricit della relazione 1 M nei vari aspetti


Cominciamo, anzitutto, a riflettere sui seguenti aforismi, che ci guideranno nellexcursus dialogico della trattazione della relazione 1 M.
Quello che uno uno. Quello che non uno, pure uno. (Chung Tzu) Tutte le cose erano insieme; poi venne la mente e le dispose in ordine". (Anassagora , 499 -428 a.C.) "La vita e la morte confluiscono in uno, e non c n evoluzione n destino: soltanto essere. (Albert Einstein, 1879-1955) Vedere con chiarezza poesia, profezia e religione, tutto in uno. (John Ruskin) Quando si hanno solo sensazioni, percezioni ed impulsi, il mondo arcaico. Quando aggiungi la capacit di formare immagini e simboli, il mondo appare magico. Quando aggiungi concetti, regole e ruoli il mondo diventa mitico. Quando emergono capacit riflessive formali, il mondo appare razionale. Con il pensiero sintetico integrato si vede il mondo esistenziale. Quando il sottile emerge, il mondo diventa divino. Quando emerge il causale l'io diventa divino.

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Quando emerge il non duale, il mondo e l'io sono realizzati come lo Spirito Uno (Ken Wilber, 1999).

Espressioni della Relazione 1 M: una panoramica tra natura e cultura


Sono tanti e diversi i campi dove possibile notare loperato della relazione 1Molti o 1M, come svariati, daltronde, sono i possibili modi di intendere tale relazione o rapporto. Tale relazione dinamica ha come caratteristica di base un polo centrale, iniziale, da cui originano, per passaggi consequenziali, la moltitudine di fenomeni, strutture, funzioni e processi. A seguire, una carrellata di illustrazioni rilevati da vari e distinti ambiti, dove compare il rapporto 1M. Nelle Decisioni e nelle Scelte, ad esempio, dove lobiettivo finale uno (o quantomeno unitario) ed i precedenti passi per arrivare alla meta costituiscono, invece, la moltitudine dei processi vigenti nelle stesse decisioni, con le rispettive ripercussioni su vari livelli di ognuna di esse. Per decidere o scegliere qualcosa bisogna prima decidere di scartarne altre. Cos, sul versante biologico, nella proliferazione cellulare la quale prende origine da una cellula totipotente che successivamente si differenzia nella funzionalit dei vari tessuti, organi e apparati dellorganismo animale o vegetale. Nellalbero ritorna, puntualmente, la relazione uno (seme) molti (rami, foglie, radici, frutti e di nuovo semi, ad indicare la naturale circolarit insita in tali processi). Come anche nella metafora della montagna, dove si pu riscontrare, 30

detto poeticamente, lunicit della goccia che prima scende dalla cima innevata e che nel suo cammino origina un ruscello il quale divenendo fiume prende varie direzioni tutte diverse e reticolari, fino a giungere nella foce che riconduce lUno iniziale ad un altro principio pi grande, qual lOceano (una metafora dellanima che ritorna allo Spirito). Si pu scorgere, ulteriormente, il rapporto 1 M nella produzione artistica, letteraria e musicale dove formatosi un genere (ad esempio il blues, o limpressionismo) si assister progressivamente alla sua differenziazione passando a generi e sottogeneri che derivano da quello iniziale. Ogni sottogenere, che il prodotto espansionale dellunit originaria, suscettibile di assumere nuove forme creative, sempre allinterno della medesima struttura (la metrica della melodia musicale) e sotto le opportune condizioni facilitare o suggerire il passaggio ad ulteriori ramificazioni o differenziazioni, di modo che ogni punto anche una nuova partenza6. Pensate, ad esempio, ad una scuola di pensiero come la psicoanalisi la quale, a partire dai capisaldi freudiani ha dato il via ad una serie ininterrotta di scuole autonome e sottoscuole di pensiero talvolta contraddittorie ed in antitesi con la teoria madre, quella di Freud, che a sua volta stata elaborata attraverso lintegrazione, pi o meno consapevole, di altre teorie passate (che fungevano da basamento teorico) come il Mesmerismo e le teorie di Bergson sullinconscio filtrate poi nella
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A tale proposito ricordiamo lesponenziale sviluppo di generi e sottogeneri musicali che ad esempio nel rock anni 90 sono una trentina e vanno dal pi acustico-melodico al pi trash e tecnologico, con le varianti fushion (per citarne alcune: country rock, haevy metal, post-rock, industrial, post metal crossover, stoner rock, indi, giunge, ambient, tecno-rock, hardcore, punk, eccetera).

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sintesi che ne ha fatto Freud. Ogni livello dellesistenza partecipa, in qualche modo, del rapporto 1 M, che funge da schema prototipico. Ognuno di noi, nella propria vita, sperimenta attivamente la relazione 1 M, sia come persona singola che come membro di un gruppo, di una societ, del mondo intero. Si pu, altres, ricorrere a molte analogie per spiegare il Rapporto 1 M. Ad esempio, partendo dal centro della terra o Gea, dove il nucleo magmatico incandescente forma una sfera di fuoco e di energia imprigionata, man mano che saliamo lungo gli strati fino ad arrivare alla crosta terrestre notiamo un aumento di diversit, un accumulo di variabilit, fino ad arrivare allo strato pi superficiale della terra, la biosfera, dove anche noi viviamo, la quale caratterizzata da una maggiore complessit biologica, tropica, antropica e vegetale, davvero sorprendente rispetto al centro, pi unitario e omogeneo (quasi una sorta di polarizzazione qualit-quantit, che ravvisa la relazione 1 M). Dal centro/nucleo alla periferia ritroviamo, quindi, lo svolgersi del rapporto 1 M. A diversi livelli il rapporto 1 M segue delle leggi che regolano i meccanismi del regno in questione pur conservandone gli aspetti caratteristici: minerale, animale, vegetale, sociale e umano, macrocosmico, microcosmico, e i vari livelli derivati o alternativi come i protisti, funghi, licheni, buchi neri, quasar. Nel cervello si possono ravvedere, a livello strutturale e organizzativo, assonanze con la relazione uno molti. Di fatti, il centro del cervello, formato dai cosiddetti nuclei centrali la parte pi atavica, a livello 32

funzionale: istinto, emozioni, bisogni primari, (se non addirittura il sesto senso), come anche paranoia, attacco fuga, ecc. Orbene, tali nuclei centrali sono organizzati in sezioni concentriche, rotondeggianti, rispetto alla neo-corteccia, pi irregolare e frastagliata, che nelluomo raggiunge dimensioni maggiori rispetto agli animali in genere ed rappresentata da circonvoluzioni modulari altamente specializzate e interconnesse. Quindi, il centro maggiormente omogeneo [1], mentre la periferia, ovvero la neocorteccia, pi frastagliata [M], cos come le funzioni che, in genere nella neocorteccia sono maggiormente molteplici, mentre nei nuclei della base sono pi semplici. Da quanto detto risulta palese una considerazione: lUno sempre lelemento pi centrale, se vogliamo pi sferico e compatto, integro e maggiormente energetico (si pensi al Big Bang). Di contro, lelemento periferico, che prende origine dal centro, assume una posizione dicotomica data dalla differenza in quantit rispetto al centro e talora dalla differenza delle singole unit tra loro e tra il centro (intra/tra). In altre parole, pi vi possibilit di espansione (dal centro alla periferia) pi la diversit/complessit diventa esponenziale. Tale concetto espresso figurativamente anche in certi cartigli che raffigurano il cerchio zodiacale con il Sole al centro che ruota attorno alle costellazioni. Si pone, infatti, la questione di come si pu manifestare figurativamente il rapporto che intercorre tra una dimensione superiore, unitaria e centrale ed una dimensione contrapposta, molteplice, diversificata, complementare, che tende comunque ad un unit centrale e fondamentale, e ci sar ravvisato nella 33

discussione sulle figure simboliche e mitologiche ivi trattate, ed in particolare nelle raffigurazioni dei mandala. Unaltra lezione che ricaviamo tornando alla metafora del pianeta terra e del suo centro che esso (il centro) il pi delle volte ha le seguenti caratteristiche: 1. 2. 3. 4. E nascosto, sotterraneo, invisibile e velato; contiene un grado di energia superiore; indifferenziato, integro; una sfera, un punto, un uovo, un inizio.

Tali sono le caratteristiche espresse dallunit, dalluno7 (oltre che qualit contrapposto a quantit, originalit versus ripetizione, eccetera.). Livelli di rappresentazione del concetto 1 M. A livello figurativo la natura offre diversi spunti per la relazione 1M. Riportiamo due casi estremi e alquanto esplicativi cio il melograno, dove il rapporto 1 M del tipo [1] che racchiude i [molti] o 1=M, e ci la dice lunga su una possibile corrispondenza tra melograno e persona a livello metaforico (Io=M); mentre, ad esempio, nella mora il rapporto inverso per cui M=1. Dalla formula 1 M si ricavano, essenzialmente, tre tipologie di relazione:

Rimando al paragrafo Verit centrali e circolari per le questioni concernenti il centro e lunit.

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1) [1 = M] ed [M =1] ovvero 1M, lunit nella molteplicit; 2) 1 M (i due opposti sono inconciliabili: ad esempio, per assurdo, una persona che decide di fare a meno di qualche organo vitale, oppure un branco di lupi che, senza motivo, invece di operare per lunit del branco, decidono di vivere da soli, e via dicendo, oppure il progressivo allontanamento degli elementi dallunit e successiva differenziazione tale che tra luno iniziale ed i molti finale sono totalmente diversi). 3) i rapporti tra gli elementi di M (che possono essere di attrazione o fuga, uguaglianza o differenza, omogeneit o eterogeneit, conflittuali o armonici: lo stesso vale per M ed 1). Abbiamo in sostanza un rapporto verticale tra 1 (unit fondamentale) ed M (relativi elementi dellunit o ad essi tendenti) ed un rapporto orizzontale tra gli elementi che compongono lunit, ovvero tra gli elementi di M (vedi il paragrafo molteplicit verticale e orizzontale nel capitolo III). Inoltre, in base al tipo di relazione in cui si substanzia il rapporto 1 M avremo diverse manifestazioni e condizioni. Possiamo a questo punto postulare alcune modalit di espressione della relazione 1 M, fornendo un quadro generale, a titolo esemplificativo e di ipotesi guida:
MOLTI che operano per lUnit (es. cellule nervose, o di qualsiasi organo, gruppi di insetti, branchi, eccetera). MOLTI che sono gi un unit, tale che la sottrazione di un solo elemento distrugge la visione dinsieme (si pu ricorrere allesempio del puzzle dove

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necessaria la relazione tra i molti pezzi che nellinsieme concorrono a formare ununica struttura, oppure un unico processo, risultato, a seconda di come si intende la questione.

MOLTI divergenti da 1 (disequilibrio, caos, staticit, innaturalit, come nel precedente punto 2, dove1 M); 1 che da origine a MOLTI che si staccano e diventano autonomi, cio singole unit, che a sua volta possono originare altri elementi (in ambito sociale, ad esempio nei gruppi, biologico, ad esempio i virus, i batteri, le cellule.). Tale il principio sistemico di equipotenzialit, per cui da una causa (ad es. trauma, divorzio, alcol, etc.) possono derivare una serie molteplice di conseguenze (si parla anche di multicausalit, ancorch di causalit circolare o retroattiva). Molti che cercano lUnit (a livello biologico, ad esempio, spermatozoi e uovo)8. In questo caso vale il principio sistemico di equifinalit, per cui molte cause concorrono a creare o scatenare un effetto particolare entro una rete sistemica che investe processi bio-psico-sociali. I due principi qui esposti equi/finalit-potenzialit si applicano ad esempio al sistema famiglia o alle organizzazioni, per cui un membro pu avere o subire molteplici influenze con comunicazioni multimodale che fanno parte dellunit gruppale in questione. Omissis.

Avremo modo, nel corso del libro di chiarire meglio alcuni concetti, finora abbozzati e di farne emergere degli altri. Per una rassegna figurativa consulta lappendice 2.

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Il rapporto 1 M nella sua forma ideale un percorso di suddivisione dellunit generazione della molteplicit (differente/uguale rispetto allunit), e tensione della Molteplicit verso lunit. Il tutto compiuto seguendo un percorso circolare, che va dal semplice al complesso, dallordinato al caotico, dallo stabile al dinamico, dallinvisibile al visibile o dallinfinito al finito, a seconda di come si vuole descrivere la questione. Nella realt questo modello o percorso ideale pu essere pi o meno sfumato e astratto, incompleto nel suo continuum, non circolare, richiedere tempo. Sulla questione del tempo, si pu supporre che vi siano diversi momenti dattuazione del ciclo 1M, che varia da una situazione allaltra, i due estremi potrebbero essere il ciclo 1M che va dal big bang iniziale [1] alla creazione delluniverso [M] e alla successiva reintegrazione verso lunit. Ci a livello macro, con tempi inesorabilmente lunghi. Allo stesso modo, anche nel micro e con tempi brevi, si pu ravvisare tale ciclo, ad esempio nelle cellule, negli atomi, che rappresentano lestremo micro. Si potrebbe anche stabilire uno schema che regola lAttrazione tra 1 e Molti, a vari livelli, con i relativi esempi:
TABELLA 1: Alcuni livelli di rappresentazione dell Uni molteplicit.
Livello Biologico Uovo spermatozoi Seme - pianta
Geni/cellula/organismo

Livello psicologico (intrapersonale) persona - idee Io S


emozioni (implicite) simboli verbali (espliciti)

Livello socioculturale (Interpersonale)


Parola - linguaggio

Io Noi (Io Molti)

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(ontogenesi-filogenesi)

cervello mente

Stato cittadini

Altri ambiti, brevemente illustrati, che rispecchiano la poliedricit del rapporto 1 M, ovvero la molteplicit contenuta nellunit e lunit nella molteplicit. Tali ambiti si evincono dai seguenti esempi: a) La metafora della punta delliceberg che ci porta a prendere in considerazioni la natura implicita ed esplicita, occulta o palese, inconscia o conscia, di certi fenomeni; come per altro nella linea che lega il genotipo al fenotipo, dove la variabilit dellorganismo, che nel genoma solo in potenza si rende manifesta. b) La discendenza genealogica dogni singolo individuo che , altres, lespressione dellunit nella molteplicit, della razza che si esprime nella singola persona, dellontogenesi che ricapitola la filogenesi, dellevoluzione umana che riallaccia quella anfibia, rettile e mammifera. Ununit che abbraccia e contiene la molteplicit. Ci sono dunque molti modi di intendere la relazione 1 M, come molti sono i termini in cui compare tale relazione, ora come causa, ora come effetto, o causa multipla ed effetto multicausale. Vedremo di seguito come e dove si sostanzia la relazione dinamica unomolteplice.

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Unultima breve nota: si dovrebbe rileggere in chiave unomolteplice anche il costrutto Stimolo Risposta (S R), come per altro si stentato di fare in ambito sistemico e cibernetico. Di fatti, ogni stimolo pu produrre pi di una risposta. Cos come una domanda pu produrre molteplici risposte, unazione diversi risultati, una causa molteplici effetti, e via dicendo (e viceversa). Ci accade perch lo stimolo che interagisce con un organismo attiva ed elicita tutte quelle risposte (anche distanziate nel tempo) pertinenti (esplicite ed implicite) che riguardano molteplici livelli di significato. Per fare un esempio, gi ad un livello apparentemente semplice, un suono (stimolo) pone una persona a reagire in modi idiosincratici che cambiano in base al momento, allattivazione corporea (arausal), ai ricordi che suscita, ai meccanismi neuronali implicati, alle idee che fa insorgere, al feedback che regola, alle azioni che pu regolare (ad esempio voglia di riascoltarlo, o di riprodurlo, di comunicarlo, di concettualizzarlo, eccetera). Di recente la psicologia sembra propensa pi che mai per uno studio olistico delluomo, molti costrutti infatti ricalcano la scia della realt uno molteplice, come ad esempio la recente teoria del codice multiplo di Wilma Bucci (1999) nella quale vengono differenziate tre modalit fondamentali in cui gli esseri umani elaborano le informazioni, comprese quelle emotive, e formano rappresentazioni interne: il modo subsimbolico nonverbale, il modo simbolico nonverbale ed il modo simbolico verbale.

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Miti, Archetipi e Simboli


"...Le figure del mito vivono molte vite e molte morti, a differenza dei personaggi del romanzo, vincolati ogni volta ad un solo gesto. Ma in ciascuna di queste vite e di queste morti sono compresenti tutte le altre e risuonano. Possiamo dire di aver varcato la soglia del mito soltanto quando avvertiamo unimprovvisa coerenza fra incompatibili". (Calasso, 1988).

Si enunceranno di seguito le interpretazioni plausibili e alternative circa il significato dei tre elementi che stiamo prendendo in questione, ovvero i miti, gli archetipi e i simboli che luomo ha la vocazione di riconoscere quali fili di un discorso che ingloba la stessa realt umana e per certi versi la prescinde. 1) Il mito rappresenta, su un piano sociale e soprattutto semiotico, quello che per il soggetto parlante la differenza tra significato e senso: il significato, che si estrae da un microcontesto, la relazione tra soggettofruitore e oggetto (in questo caso il mito); il senso, che si estrae, invece, da un macrocontesto, risulta dalla relazione tra soggetto-fruitore, oggetto (mito) e contesto. Ad esempio, il contesto sociale in cui si inserisce il mito della Creazione il cui senso varia da una civilt allaltra, da un contesto storico-socio-culturale allaltro, pur conservando il medesimo significato (cfr. Buttitta A., 1979). Possiamo riassumere dicendo che il significato di un mito semioticamente omogeneo per 40

tutti i fruitori, mentre il suo senso varia in concomitanza con le esigenze, pratiche e pertinenze culturali e sociali dove sinserisce (pur conservando le stesse caratteristiche di base nonch la sua forza proattiva), variando sia a livello soggettivo (come senso personale, storia e vissuto personali) che collettivo. Il significato dei miti e dei simboli, pu, a ben vedere, rimanere invariato nelle diverse culture, il senso, invece, squisitamente soggettivo, qualora il mito o il simbolo si mostrano come chiavi di lettura per un ambito idiosincratico, mostrandoci talora il senso della nostra vita. Ci troviamo dunque, accostandoci al mondo simbolico e mitologico, allinterno della relazione 1 M, dove con [1] indichiamo il mito di base valido per ogni cultura (ogni cultura possiede un mito della creazione e della distruzione, un mito della salvezza, delleroe, eccetera) e con [M] i vari sensi attribuiti di volta in volta ai miti, sia a livello sociale che a livello individuale, e ci vale anche per larchetipo, essendo esso una matrice universale rivissuta sul piano personale con modi e tempi sincronistici diversi per ognuno. In altre parole, il racconto mitico sempre aperto allinfluenza delle situazioni comunicative e coordinative, specificatamente sociali, di volta in volta diverse poich plastici sono i suoi contenuti e il suo linguaggio, modificabili nel tempo e nello spazio e stimolanti la creativit di diverse e ulteriori rielaborazioni. 2) Attraverso larte, i simboli, i miti e gli archetipi, luomo ha sempre cercato di avvicinarsi alla dimensione trascendente, per elevarsi verso la Totalit. Tutti questi elementi culturali, se vogliamo, circondati 41

da unaura spirituale, nel senso pi largo del termine, sono circuiti mentali9 estremamente coesivi. Quando consapevolmente ci mettiamo a recuperare un archetipo, un mito o un simbolo, tanto inconsapevolmente ne recuperiamo altri, poich essi sono elementi fittamente interconnessi, nodi di una lunga catena associativa e bio-energetica (la stessa cultura come un enorme computer dove basta introdurre una parola chiave per scoprire le infinite varianti dei prodotti culturali annessi e connessi, tale che il recupero dei significati avviene teoricamente in un processo di regresso allinfinito). Subentra allora la questione della totalit che esprime bene Keysertling (1949) nel seguente aforisma: La coscienza dellIo risiede nella coscienza Universale. 3) I miti, gli archetipi e i simboli sono delle immagini che si sono sedimentate nel corso della storia umana e sono divenute sempre pi caratterizzanti i passaggi dellesistenza umana. Come descrivono in modo efficace Caprettini e Ferraro (1981): Il mito nasce l ove la parola si trova defunzionalizzata, e quindi aperta a tutte le potenzialit di produzione fantasmatica contenute nel nocciolo del suo etimo. I simboli, come anche gli archetipi e i miti, di fatti, comunicano sempre
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Il concetto di Mente va inteso secondo la concezione di Bateson (di cui si gi discusso precedentemente nel paragrafo dalla Grecia ai nostri giorni), che rappresenta la pi esaustiva, poich la mente intesa come propriet energetica, organizzativa e relazionale che investe gli esseri viventi e non viventi con vari gradi di esplicitazione. Detto in altri termini, la mente non nel cervello (o comunque non solo in tal sede), esso uno strumento dove la mente si pu esprimere al meglio.

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alla parte desta del cervello, che parla un linguaggio fatto dimmagini e metafore in sintonia con una logica a-temporale e a-spaziale interna racchiusa nei simboli e nei miti. Il cervello destro elabora anche il linguaggio delle emozioni e delle sensazioni, della comunicazione paraverbale e di quella emotivamente coinvolgente. 4) In una visione pi olografica i miti, gli archetipi ed i simboli, racchiudono stati energetico-evolutivi, difficilmente determinabili materialmente, pertanto potrebbero rappresentare una forma denergia universale, biocosmica, che erige il Pensiero (cfr. Bohm, 1980), ovvero lIdea a matrice strutturale e dinamica che investe energicamente i tre elementi (miti, archetipi e simboli). Luomo non ha un reale potere di controllo sul pensiero e tanto meno sui simboli. Il Mito, lImmagine Simbolica e lArchetipo, sono i tre elementi che stanno alla base del pensiero e del pensare, come anche dellagire. Tali forze sono immagini speculari dello stesso fenomeno operanti a diversi livelli. Come si pu constatare da queste brevi rassegne circa il significato dei tre elementi, il linguaggio con il quale ci parlano le immagini mitiche e simboliche racchiude quella iridescente pluralit di significati che il suo proprio retaggio (Caisser, 1923) in quanto il mito, cos come la favola, lespressione originaria della vita di cui la terra dimora, e la forza che esprime aiuta luomo nel suo vivere quotidiano (F.M. Abele, 1987). Anche nella spiegazione di alcuni fenomeni apparentemente paranormali come i Corpe Circle, la psicocinesi e la telepatia utile richiamare il valore metacomunicativo dei simboli e dei miti, del simbolo43

idea che diviene forma, che si materializza con o senza il concorso della mente umana, ma questa un ipotesi in cantiere per cui la teniamo in standby. Archetipi, Sincronicit e parapsicologia Gli archetipi (vedi tabella 2), daltra parte, rappresentano il simbolo universale della totalit e circolarit (per ci che riguarda gli eventi della vita umana nella loro ciclicit e stadialit) racchiusa in essi come anche, specularmente, dentro noi. Si pensi al ciclo nascita - concepimento - morte. Di fatti, gli archetipi, sono, come i simboli, energie che racchiudono immagini, parole, scene di vita e rappresentazioni sociali, in maniera sintetica e universalmente valida: sono la nostra comune origine. La forza trasformativa degli archetipi ricompone in noi una cornice pi vasta dove poter inserire il quadro della propria vita, della nostra storia, in armonia con le altre storie del mondo, di l dalle dicotomie che dividono. Noi sentiamo viva la presenza di un archetipo in particolari momenti della nostra vita, che vanno dalle tappe fondamentali quali nascita, morte, fino riguardare momenti speciali come incontri importanti, lavoro, scuola, contrassegnando i grandi cambiamenti nel corso della vita. Gli archetipi (come anche i miti e i simboli) suggellano il fatto di sentirsi parte di una storia pi grande, della quale andiamo a costituirne le pagine. Se noi guardiamo la nostra vita come linsieme di microazioni quotidiane vedremo la molteplicit che cristallizza la propensione a concepire la vita, come un processo in divenire di pi ampio raggio che va dalla nascita alla morte e che ingloba lessere umano dentro 44

un piano cosmico, dentro una dimensione che ingloba passato, presente e futuro. Vista in questo modo la stessa vita Simbolo, Archetipo e Mito. Fatta questa dovuta premessa citiamo adesso in causa la sincronicit, un fenomeno di coincidenze significative e a-causali che lega il vissuto personale (emotivo, interiore) e il mondo esterno. I primi ad ipotizzare la connessione di tale fenomeno con eventi reali sono stati, allinizio del xx secolo, il fisico W. Pauli, (1920) nella concezione non localista e non causalista della meccanica quantistica e C. G. Jung, (1914 e seg.) accostando la sincronicit allinconscio collettivo e agli archetipi, per cui la seriazione e la sincronicit sono le risultanti archetipiche della fondamentale unit di tutte le cose. Il significato ultimo della sincronicit ci trasmette lidea che siamo tutti in un modo o nellaltro collegati o connessi da trame sottili, come dice giustamente Hopke R. H. (2004) il significato della nostra vita e lintreccio
delle nostre storie non includono semplicemente quello che sappiamo di noi ma giungono da una fonte molto pi profonda, dalla nostra innata capacit di vivere lintegrit in forma di vita simbolica.

Le trame sincronistiche che tessono gli archetipi/guida, cui dovremo ispirarci sono davvero impercettibili e inimmaginabili. Lessere umano ha il potere, per lo pi inconsapevole, di evocare le forze contenute nei simboli o negli archetipi. Ad esempio secondo un ipotesi parapsicologica riadattata (cfr. Pavese, 2002) in alcuni momenti di intensa carica emotiva (o carico emotivo) una persona pu, sempre inconsapevolmente, agire sulla materia (psicocinesi) attraverso i simboli in modi che si ricollegano al vissuto emozionale che agisce come canale comunicativo verso lesterno (sfogo 45

psicologico esterno). Pi la mente umana in sintonia con il mondo simbolico meno sono i gradi di differenza che lo separano dallo stato fondamentale della materia anchessa regolata da energie comunicative che talora luomo sa cogliere. Ipotesi parapsicologiche a parte, bene notare che le mille forme nelle quali opera la forza trasformatrice dellArchetipo, suggeriscono lattivazione del modello 1 M. Larchetipo Uno, mentre le sue molteplici manifestazioni, ora arcane ed ermetiche, ora chiare e palesi, dimostrano la straordinaria plasticit monoideica (di una sola idea caricata dalle attese sociali e personali) che consiste nel distribuire la sua energia vitale, senza per questo svilirsi, ad ogni essere nei momenti pi propizi.

TABELLA 2: ( TAVOLA DEI 7 ARCHETIPI)

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Il Sentimento chiave Bambino Viandante Cercatore Dipendenza, Protezione, Sicurezza Autonomia, Distacco, Solitudine Ricerca, Esplorazione, Identit Forza, Volont, Conquista Traguardo, Soddisfazione, Distensione Energia, Mistero, Profondit Integrit, Contemplazione Compassione

La Meta

Il Limite

LOmbra

Crescere Errare Cercare

Immaturit
Irrequietezza

Malizia Vittimismo Dispersione

Rinuncia

Guerriero Trionfatore

Combattere

Abbandono Sconfitta

Brutalit Egotismo

Vincere

Mago

Scrutare

Inganno

Inflazione

Vecchio Saggio

Conoscere

Astrazione

Indifferenza

Un Unicum Cosmico in Armonia 47

Vi un motivo mitologico di base secondo cui in origine tutto era Uno e poi avvenuta una separazione, che di solito si fa coincidere con la Caduta delluomo, labbandono del Giardino dellEden, il passaggio da un mondo sovradimensionale ad uno, il nostro, racchiuso nello schema di spazio e tempo limitati: cielo e terra, notte e giorno, maschio e femmina, inizio e fine, tutto era un unicum. Nelle upanishad indiane c unimmagine dellenergia originaria, concentrata, che il big bang della creazione che ha dato origine al mondo, consegnando tutte le cose alla frammentazione del tempo. Il divenire riguarda sempre una frazione, lessere, invece, totale. [cfr. J. Campbell, 1990]. Come abbiamo fatto a perdere i contatti con questa unit sostanziale? una domanda che si chiede il noto antropologo Joseph Campbell che ci invita a riflettere sul fatto che in un certo senso a causa della nostra mente che viviamo in questo stato di separazione. Forse questo bisogno di integrit sempre esistito nel rapporto delluomo con la natura, luomo e luniverso. I simboli, gli archetipi e i miti sono un tentativo di cogliere e rappresentare un Unicum Cosmico che si riflette nel particolare, che prende forma e attraverso i sensi diventa tangibile, fonte di conoscenza esperenziale. Vi una dose dunicit assieme ad una dose di diversit, praticamente, in tutte le cose, essendo esse passibili di essere pensate o solo guardate da pi angolazioni. La nota di Do Do, non ci dar altri suoni, se non in associazione con altre note del pentagramma, per formare gli accordi, le scale e con il ritmo (dimensione tempo) creare la melodia e la musica.10.
10

Vi sono, per stare in tema, molti miti e cosmogonie che affidano al Suono lopera di creazione dogni cosa. Luniverso si pu

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Il principio che sta alla base dei miti, dei simboli, degli archetipi ed in definitiva del pensiero e delle idee universali , Unico. Unico significa anche che ha una doppia valenza, quella dellunicit irripetibile, valida per ciascuna persona in modi e tempi distinti, e quella dellunicit intesa come valore assoluto e totale, valida, cio, unica per tutti (nella forza, nellenergia, nello statuto di unit). In altri termini il copione della rappresentazione o sceneggiatura della Realt unico di per s. Cambiano gli attori e di conseguenza il copione che essendo per natura fluido o flessibile si adatta al nuovo contenitore di volta in volta diverso. I miti hanno tracciato le vie per realizzare con pienezza carismatica la coesione tra gli uomini e tra luomo e la natura, scandendo determinati riti di passaggio e fasi da attraversare per raggiungere uno stadio di maggiore pienezza e consapevolezza delle trame comuni. Gli archetipi ci possono insegnare a percorrere tale via come fanno il Viandante, il Ricercatore o lEroe. I simboli e le immagini faranno da segnaletica per non smarrire la strada. Bisogna seguire il nostro bisogno dempatia e coesione.

concepire come un Grande Concerto Sinfonico Armonioso, tutto collegato come in una sequenza musicale avente un tema di base unico, un motivo unico che cambia dintensit ed effetto secondo dove si posano le frequenze del suono universale, in base, cio, a cosa funge da cassa di risonanza. Per non parlare del mantra, delle rune, di alcune invocazioni o parole magiche, cio suoni che racchiudono straordinari poteri e che solo uomini accorti sono degni di proferire.

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Armati dallenergia dei miti, degli archetipi e dei simboli, noi dobbiamo essere, responsabilmente, gli eroi della nostra vita, il mito della nostra storia, il simbolo della redenzione e dellunit, larchetipo che illumina gli altri, ognuno nel suo piccolo grande microcosmo. Bisogna, dunque, riconciliare ci che in definitiva era un tempo unito. La scienza/ragione ha seguito un cammino divergente rispetto al mito/sentimento. Esse sono, invece, due facce della stessa medaglia cui lumanit deve dare ascolto alternativamente, come un individuo dovrebbe sentire in modo complementare sia la parte destra (emotiva) sia la sinistra (razionale) del cervello11. A tutto ci va aggiunto che ogni cultura, ogni religione, filosofia o modello culturale, portano con s, un frammento di verit. Occorre allora riflettere su un punto: lo sbaglio, individuale e collettivo sta proprio nellassolutizzare questo frammento di verit relativo e proporlo come dogma perdendo quel senso dunit cosmica che precede la costruzione mentale e paramentale del significato simbolico. Il centro ovunque e non il contrario, ed una lezione di relativismo valida per ogni situazione umana. In conclusione, le forze che racchiudono i miti, gli archetipi ed i simboli sono lo specchio della totalit che riflette larmonia degli eventi, la quale, come dice
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Inoltre, a titolo dipotesi, vi sarebbe uninfluenza geografica non solo sulla cultura umana ma anche sulla parte del cervello che sviluppiamo maggiormente: quindi loccidente ha sviluppato di pi la parte analitica del cervello e forse loriente la parte emotiva e sintetica del cervello, la quale reagisce con pi forza ad immagini visive, ai suoni melodiosi del mantra.

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Eraclito, nasce dai contrari. A tal proposito ci viene incontro, per esemplificare quanto detto, il mito dArmonia:
Nasceva Armonia da Afrodite e da Ares (cos in Esiodo) e avrebbe sposato Cadmo, re di Tebe. Nasceva quale simbolo della concordia damore e immagine emblematica dellordine perfetto dellUniverso. Del molteplice che si compone nelluno, delle parti che si integrano con equilibrio, con giusta rispondenza, nel microcosmo, come nel macrocosmo. Della dolcezza di vivere nel suo grembo.

..Nelle religioni
Lo scopo delle religioni unico, ed quello di accrescere la sensibilit individuale per una Forza Superiore che ci compenetra. Tuttavia, le strade per sperimentare tale Essenza sono state storicamente e culturalmente, nonch geograficamente determinate in modo da assumere valori e norme caratteristiche del gruppo di riferimento, indice di diversit di pensiero e di azione. Ad ogni modo, si pu rintracciare un unico filo che unisce, ad esempio, i miti egizi dai quali scaturiscono indirettamente la religione Mitraica e Cristiana (a livello della rappresentazione simbolica) e la concezione Greca del mondo spirituale. Il principio delluni-molteplicit ci riconduce, direttamente o indirettamente, a capire come ogni forma di rituale, ogni cerimonia, ogni mito o teogonia, altro non sono se non il cercare di ricondurre ad ununit superiore la dimensione materiale e molteplice in cui lessere immerso. 51

Fa molto riflettere una frase dove si diceva: Gli dei conservano lo stesso potere ma assumono altri nomi. La religione cristiana una pratica che andrebbe riscoperta alla luce del significato simbolico che accomuna le varie religioni ed in vista del suo carattere molteplice ed unitario. La religione cristiana un chiaro modello della verit racchiusa nel principio uno molti che ha sempre, esplicitamente o implicitamente, indicato attraverso le scritture, le raffigurazioni, la vita ascetica e mistica di molti santi, la riconciliazione della molteplicit con e attraverso lunit. Cristo diceva: Vi far un cuore solo e unanima sola. Ed ancora I primi saranno gli ultimi e gli ultimi saranno i primi. Cos, attraverso le parabole e gli insegnamenti teologici, Cristo cerca di comunicare lunica realt che tutto contiene cui luomo deve tendere e anelare con tutta lanima. San Paolo nella lettera ai Corinzi ci da, in diverso modo, una chiara dimostrazione, attraverso una metaforica dialettica, dellunit nella molteplicit. Nella lettera ai Corinzi San Paolo sviluppa limmagine del corpo per rappresentare lunit della chiesa attraverso la variet delle membra e la molteplicit dei carismi e dei doni. Come, infatti, il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, cos anche Cristo (1 Cor 12,12). Ed ancora: Vi sono poi diversi carismi, ma solo lo Spirito, vi sono diversit di operazioni ma uno solo Dio, che opera tutto in tutti (1 Cor 12, 4 6 ). Lunit auspicata dallapostolo Paolo non coincide con luniformit bens con larmonia delle diversit, un messaggio alquanto attuale, del quale la Chiesa, pur con alti e bassi, n' un buon rappresentante esemplare. Nelleucaristia la chiesa ritrova il principio unificatore: 52

Poich c un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo, tutti infatti partecipiamo dellunico pane (1 Cor 10,17). Il principio dellunit molteplice, come si pu vedere, accompagna (con i relativi rimandi al mistero dellunit, della moltitudine, e dei tanti modi di raffigurare tale concetto), in qualche modo, tutta lesegesi biblica ritrovandolo come una presenza costante presso molte religioni (si pensi a Siva con i suoi mille bracci e occhi). La relazione 1 M auspica un sincretismo ecumenico tra religioni e allinterno delle stesse, religioni che nel complesso sono unite nella molteplicit dellUnit che cercano di esprimere e rappresentare partendo dalle loro specificit carismatiche e vocative. Ci ancora pi evidente a livello figurativo. Ad esempio, le diverse figure dei mandala, quale simbolo di unit molteplice, sono un altrettanto motivo iconografico ricorrente tanto nelle religioni orientali e mediorientali (ma anche tribali) quanto in quelle cattoliche (in Italia alcuni splendidi esemplari di immagini che richiamano la geometria vandalica del cerchio, del centro e della diversit/armonia degli elementi in essi contenuti, si possono contemplare ad esempio nel Duomo di Monreale e nella Cattedrale di Ravenna). Ogni religione ha, invero, almeno uno spunto che parte dalla concezione di un tipo di rapporto quale quello 1 M e soprattutto quando la religione si fa simbolo e quindi condivisione, legame tra due mondi separati, guida delle genti, o per usare un termine cristiano la moltitudine di genti. Daltra parte, i simboli, hanno molto da insegnarci e non solo sulla questione unomolti ma anche su come legare le religioni tra loro, come connettere le persone e le idee, come cogliere i 53

messaggi provenienti dallinconscio collettivo e via dicendo. Colgono molto bene il concetto sostanziale di relazione 1 M le monumentali rappresentazioni del Buddha a Java, nel tempio di Borobudur dove ci sono quasi 2500 metri dincisioni a rilievo e oltre 500 immagini del Buddha a grandezza naturale. La cosa pi sorprendente come tali immagini, disposte in nove file crescenti, diventano sempre meno realistiche, pi celestiali ed esoteriche, sfumate, fino a sfociare nellassenza di forma. In tutte le religioni si contempla una forma di evanescenza nei confronti del principio primo e ultimo di tutte le cose, la cui caratteristica non possederne nessuna. Allo stesso modo lestremit superiore delle chiese e delle cattedrali si presenta sempre circolare e sferica rispetto alla base quadrangolare (talvolta collegate tra loro da uno strato ottagonale che rappresenta luomo, la via di mezzo tra cielo/sfera e terra/quadrato. La religione una questione di fede: credere in ci che non si vede materialmente e i cui effetti sono tutti a priori o a posteriori ma intangibili nel presente. Nel Vangelo di Matteo si legge ... Ogni scriba divenuto discepolo del Regno dei Cieli simile ad un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche. Questa frase va inserita in un contesto dove, secondo la conoscenza antica e sapienziale quel che dal punto di vista del Principio immutabile, dal punto di vista del mondo spesso nuovo ed imprevedibile. A livello evolutivo-strutturale, si pu affermare che ogni religione, come daltronde ogni espressione culturale, filiativa e organizzativa, seguono un percorso standard definito puntualmente dalla relazione 1 M, 54

che ne rappresenta una tappa evolutiva quasi obbligatoria, ed in questo caso ne rappresenta lo schema evolutivo di base. Per fare un esempio, il Cristianesimo allinizio era poco meno di un movimento settario, circoscritto, che dovette lottare parecchio per affermarsi al tempo dellimpero romano (I sec. d.C.). Col tempo nacquero le prime chiese, alcune delle quali in mitrei preesistenti, dove si celebrava il culto iniziatico del dio mediorientale Mitra. I culti cristiani presero piede in diverse citt ed il movimento crebbe a dismisura, soprattutto in seguito alla costruzione dei primi monasteri e delle prime abbazie che permisero maggiori comunicazioni in tutta Europa, tale che lecito affermare che una prototipica forma di Unione Europea si cominci a prospettare proprio in quel periodo (dal mille a.C.). In seguito, avanti con gli anni, si assiste ad un proliferare di movimenti diversificati, con un proprio stile di vita (benedettini, domenicani, francescani, monaci del Monte Athos, carmelitani e le relative scissioni apportate da Lutero, Galvano etc.), fino allattuale molteplicit (nellunit) cui si assiste. La chiesa attualmente conta centinaia di movimenti e ordini uniti nella fede in Cristo Risorto e nellistituzione della Chiesa. Cos, ogni aggregazione, movimento, gruppo politico o organizzazione, dalla pi effimera alla pi importante e duratura, ha come principio base di evoluzione la natura della relazione uno molti (per esemplificare: nascita/inizio proliferazione/diversificazione con o senza un ritorno allunit originaria).

Numeri: Uno per tutti, tutti per Uno.


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Sul tempio dApollo a Delfi si pu leggere: Il numero la legge del cosmo. Una legge che luomo ha cominciato fin da subito ad apprezzare e cercare di capire, partendo dalle semplici operazioni fino ad arrivare allattuale forma di matematica, astratta e quantistica. Operando una semplice divisione tra 1 e 7 (due numeri simbolicamente importanti) cosa otteniamo? una sequenza particolare: [0 14 28 57 1]. Cio, una progressione esponenziale che ritorna alluno. Gi il livello simbolico si presenta abbastanza esplicativo e sorprendente, almeno a livello intuitivo. La somma del risultato conduce a 100 oppure a 10 (1+4+2+8+5), quindi ad uno. un perfetto esempio del rapporto circolare 1 M: cio il ritorno allunit da parte della molteplicit. I numeri sono anche simboli, significati, valori, attributi, tanto che Il piacere di essere tra la gente esprime il senso di gioia per la moltiplicazione dei numeri (Marshall McLuhan, 1997). Baudelaire, dice McLuhan, aveva intuito esattamente la natura del numero, in quanto specie di mano tattile o di sistema nervoso capace di stabilire un rapporto tra unit separate, quando disse che il numero nellindividuo. Lintossicazione un numero. Il numero per McLuhan unestensione del senso del tatto dal quale ha origine. Il numero allora unestensione del corpo fisico delluomo, lestensione del nostro sistema nervoso centrale nelle tecnologie elettriche. 56

Questo per quanto riguarda il rapporto tra numeri e realt materiali, molteplici. Eppure, da sempre si sono cercate delle connessioni pi ascetiche, spirituali, riguardo i numeri. Nella tradizione Greca dastrazione pitagorica i primi dieci numeri (dodici in quellorientale), che sono molto vicini alluno, riguardano lo spirito, vale a dire un principio superiore ed unitario: sono entit, archetipi, simboli, quindi Qualit. Tutti gli altri numeri risultano dalla combinazione di questi numeri primordiali, ne sono una sorta di ripetizione. LUno, invece, la somma di tutte le possibilit, lUnit Primordiale pantocratrice, origine di tutte le cose, il Principio che da origine alla dualit e quindi per successione alla molteplicit, per poi ritornare allunit finale che contiene tutto12. Seguendo il simbolismo delle origini, con Pitagora, Platone, i sufi, e facendo un po la spola tra alchimia, buddismo, astrologia, si scopre che il Due un numero/principio relazionale che, per sua natura, stabilisce una terza via che sorge dalla dualit, ovvero il Tre e da qui partirebbe la molteplicit. Il tre che Spirito incontra il Quattro, la materia e dalla loro somma nasce il Sette, dalla moltiplicazione il Dodici, che sono due numeri sacri e ricorrenti nelle rappresentazioni pi svariate dalloroscopo e i mesi
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Per analogia, la stessa lettera Alfa [] o Alef, la prima dellalfabeto, ha un significato compatibile, nella tradizione cabalistica e numerologica, con quello dellUno e cio: Unire, legare, sposare, avvicinare collegandole in modo che due cose appaiano come una sola. Seguendo tale analogia (lettere/numeri) Beta [], sarebbe il contenitore, analogo quindi alla materia, al corpo, alla ricettivit che accoglie e prolifica. Inoltre contiene gi in s il principio del cerchio che tende a divergere e in si scorge quasi uno sdoppiamento dellalfa, LUno che si fa Due..

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dellanno (12), ai peccati, vizi e virt, pianeti, (7). Esistono quindi dei numeri critici alla base della molteplicit a partire da ununit. Tali numeri sono delle costanti (in base alle varie tradizioni alchemiche, esoteriche, massoniche, mitologiche e cosmologiche, la cui trattazione esula, per adesso, i nostri scopi esplicativi) nei processi fisici, biologici, psicologici, sociali e spirituali di suddivisione dellunit originaria nei molti: tali numeri sono, in particolare, il 4 ed il 7. Vi sarebbe, ad esempio, una progressione (cruciforme) che parte dalluno, si divide in quattro che funge da base per la molteplicit, poich dalla combinazione del quattro si avrebbero molteplici possibilit in potenza per realizzare il piano dellesistenza. Pensate ai 4 geni del DNA (adenina, timina, guanina e citosina) che combinandosi in triplette danno vita al codice genetico della vita (quindi il ritorno al 3, poi al 2, come nel processo meiotico, e allunit, ossia lorganismo). Insistendo ancora sul quattro, possiamo constatare come le costanti numerico-simboliche che riguardano lorigine, la genesi (in generale e in particolare) seguano una linea comune. Ad esempio nellorigine del sistema solare sono ravvisati le costanti evolutive presenti nel simbolismo di processione 1 4, ovvero unit molteplicit. Seguendo lesempio, luno, ossia il Sole, lantesignano di tutti i pianeti del sistema solare, dove la terra (forse non a caso) occupa il quarto posto nella processione, e non a caso il pianeta Terra esprime per intero le potenzialit della molteplicit su ogni livello, per la sua posizione privilegiata rispetto al Sole. Perch questa costante e critica epopea del numero quattro/terra?

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Alla base della complessit vi sempre un ordine elementare, lo si pu vedere, ad esempio nelle vocali e nelle consonanti, in numero limitato, rispetto allimmensa variet che scaturisce nellespressione del linguaggio; ed ancora in linea con le corrispondenze numeriche, questa volta del sette e del quattro, abbiamo, per esempio: le 7 note, i quattro elementi (aria, acqua, terra e fuoco), i 7 metalli che corrispondono in alchimia ai 7 pianeti, i 7 archetipi che abbiamo gi incontrato (tabella 1), e cos via. Il sette, tanto apprezzato dai massoni, il numero delluniverso, del Ksmos/ordine, il macrocosmo, la completezza e lintegrit. Miriadi di riferimenti innalzano il Sette a ministro supremo nel cristianesimo, ma anche loriente non risparmia benevolenza a questo numero, infatti, nel buddismo associato allascesa e allascendere verso il punto pi alto raggiungendo il centro. Presso gli alchimisti e prima ancora presso il culto Mitraico, il sette conserva la stessa caratteristica, dascesa e discesa, daccesso: Mitra, il concorrente di Cristo al tempo dei romani (circa I sec. d.C.), ha sette porte e altari, e una scala con sette pioli (tanto spesso raffigurata in alchimia) raffigura i sette gradi delliniziazione ai misteri. Inoltre Mitra aveva dodici discepoli, come Ges. A livello figurativo, inoltre, si pu accostare il 7 alla falce, come probabile indice della falce della morte, intesa per come rinascita a nuova vita. Da qui la funzione del 7 di partecipare nei processi trasmutativi, trasformativi, trascendentali, che contemplano una rinascita a nuova vita (come negli iniziati, nei preti, nel matrimonio, eccetera). SullUno ed i suoi rimandi simbolici vi sono miriadi di riferimenti, per cui per semplificare citer Jung il quale 59

include tale numero tra i simboli unificatori che, come la ruota e il mandala, conterrebbero un significato psichico particolarmente intenso, quello del S: luno la vita non ancora manifesta e nello stesso tempo lorigine di ogni manifestazione, il centro che risolve e contiene gli antagonismi, che racchiude lorigine e il compimento. Il mondo umano si associa con il pari, dunque con il due o il quattro, a raffigurare la frattura dellunit e il tentativo di ritornarvi. LUno, numero dispari, il simbolo del principio attivo, associato al punto che quando si trova in mezzo ad un cerchio, indica la manifestazione. Nelle pi antiche civilt dellOriente e dellOccidente il cerchio con un punto nel mezzo raffigura il sole o loro, i punti pi alti dove ascendere e ritrovare la totalit e il senso dogni cosa. Secondo gli alchimisti, gli altri pianeti (e metalli vili, cio impuri) sarebbero le varianti di un unico prototipo che si rende manifesto nella sua integrit soltanto nel sole (cos come nelloro per i metalli) e quindi nello spirito che informa la materia. Un assioma centrale dellAlchimia, la scienza dellanima, e precisamente lassioma di Maria Prophetissa, recita cos: LUno diventa Due, i Due diventano Tre, e per mezzo del Terzo, il Quarto compie lUnit. Tali direttive teleologiche accompagnano, come un leitmotiv, quasi tutta la durata della vita dellalchimista (cfr. Jung, 1944). Come afferma un altro grande autore russo Pavel A. Florenskij Il problema dell'uno e molti una questione che trova la sua soluzione definitiva solo se affrontata in chiave ontologico-trinitaria. Non un caso che diversi, per non dire molti, autori, per vie parallele, giungano ad estrapolare segmenti di verit universale e validi per ogni tempo e ogni luogo. 60

Si comprende allora come il Rapporto 1 M sia una relazione, nonch una legge basilare in molti campi dello scibile umano, e che merita una doverosa attenzione. Ancora una volta il mito supera la speculazione scientifica attraverso un linguaggio pi originale e profondo, come daltronde il linguaggio delle immagini aleggia sempre su un piano superiore rispetto alla parola, cos come il rito e le celebrazioni sacre ad un certo punto impongono il silenzio e la contemplazione. Secondo una visione del mondo (cfr. Ren Gunon) lattributo della materia la quantit, la quantit pura, non determinata dal limite di un qualche numero e, in quanto tale, necessariamente inaccessibile (Burckhardt, 1986). Per semplificare un discorso troppo complesso che chiamerebbe in causa concezioni filosofiche e dottrinali, nonch esoteriche e alchemiche troppo al di l della portata della trattazione, diciamo in sintesi che vi sono due poli fondamentali e complementari nelluniverso: un Polo Ricettivo o passivo e un Polo Attivo. Ognuno dei due poli ha le seguenti connotazioni/ raffigurazioni che riportiamo nella seguente tabella:
TABELLA 3: (Poli dicotomici)
POLO ATTIVO 1 maschio spirito qualit Sole Cielo POLO RICETTIVO 2, 3, 4,...Molti femmina materia quantit Luna Terra

Ci che cinteressa di questa tabella la constatazione che lUno il polo attivo ed il resto degli altri numeri, il polo ricettivo. Cos, sempre in estrema sintesi, i numeri 1, 2, 3 e 4 sono delle qualit pi che delle quantit. Poich ad essi 61

sono associate (e gi solo per quello), a livello archetipico, una serie di connotazioni religiose, simboliche, mitologiche, universali e particolari. Non mi sorprenderebbe, insomma, che alla base del principio 1M vi fosse una semplicit complessa, cio una ciclicit nel procedere tale che ogni evento debba misurarsi prima o poi con i primi 10 numeri, che stanno alla base della struttura e del funzionamento delle cose, dalle particelle elementari fino alle galassie sconfinate. Ripeto, tali numeri non sono connotati in senso quantitativo (non solo) ma a livello qualitativo, sono delle qualit sensibili. Stando sempre in tema di numeri, possiamo notare come anche il segno della moltiplicazione, il x (per) rappresenti a livello simbolico la base della molteplicit stessa, che da un centro si dirama in quattro vie. Tale segno rappresenta anche la croce, che contiene in s il principio universale dellunit nella diversit. Il segno della moltiplicazione, sempre a livello simbolico, si pu raffigurare anche con il punto ( . ) un altro simbolo dunit, che propugna lauspicio per la sintesi del molteplice. Niente avviene per caso!

Capitolo III Verit centrali e circolari nel registro simbolico: andata e ritorno
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C. G. Jung, che ci ha pi volte accompagnato durante le nostre riflessioni, da reinterpretare in chiave moderna come uno dei precursori di una nuova visione del mondo, egli afferma: Lessenza della coscienza la distinzione: per realizzare lo stato cosciente, occorre separare i contrari, e questo contra naturam. Nella natura i contrari si cercano les extrmes se touchent - cos anche nellinconscio, particolarmente nellarchetipo dellunit, nel S. In questo, come nella divinit, i contrari sono superati. Ma non appena linconscio si manifesta, comincia la loro scissione, come nella creazione: poich ogni atto di presa di coscienza un atto creativo ( nel derivare molti da uno), e da questa esperienza psicologica hanno origine i pi svariati simboli cosmogonici. Esistono dei parallelismi, delle costanti presenti nel microcosmo e nel macrocosmo, che si possono cogliere attraverso i simboli. Avremo modo di approfondire la questione simbolica allinterno del VII capitolo, dove si prenderanno in considerazioni vari simboli universali come luovo, larca, il terzo occhio, ci allo scopo di comprendere attraverso tali immagini la relazione 1 M e le sue poliedriche valenze sul piano umano e spirituale. La molteplicit rappresenta a livello simbolico anche lintensificazione di una qualit, ad esempio i mille occhi e braccia di Siva. Cos, daltro canto, da due quantit pu derivare una qualit: si pensi alla somma dei colori del giallo e del blu dalla quale 63

combinazione deriva il verde. La molteplicit rappresenta anche la dispersione nella manifestazione, la circonferenza del cerchio nella Ruota dellEsistenza in antitesi con lunit del punto centrale, lUno (cfr. J. C. Cooper, 1897).

Il simbolismo del/nel centro


In base alle diverse concezioni antropologiche e cosmologiche del mondo, in altri termini, di dove siamo, chi siamo, dove andiamo, e via discorrendo, ogni civilt ci ha lasciato almeno un immagine del centro, che coincide con il sacro, con lorigine. Fin dallantichit si cercato il perno o il centro dal quale si irradia luomo, talora identificando tale centro nel cuore, oppure nel cervello, nella mente, nellanima, nella ghiandola pineale, negli organi vitali, eccetera. Vi sono parecchi sinonimi di centro, inteso sia nel senso spirituale che ontologico, e si possono ravvisare, a livello simbolico, nei vari prototipi: Il Cuore come centro delluomo, il Sole come centro delluniverso, lOro come punto pi alto dei metalli, la gemma fra le pietre, il Loto (associato al Chakra), il giglio e la rosa fra le piante, il Leone fra gli animali (in quanto solare), lAquila (simbolo di Zeus) fra gli uccelli, lUomo come microcosmo, la Croce.

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Altri simboli del centro/unit sono: la colonna, lAlbero Cosmico, la Montagna Sacra, Ishvara, il focolare, la spirale, il labirinto, larca, la farfalla, la piramide o qualsiasi spazio sacro, e via dicendo.

Per inciso, tutti i grandi simboli, che accompagnano la storia delluomo, tracciandone invisibili legami, contengono unimmagine del mondo che si riallaccia alle concezioni proprie di ogni cultura (leggi: luniversalit del principio che si mostra nella specificit e singolarit delle diverse situazioni, il globale nel locale, e simili) in modo da rendere tale concezione fondamentalmente omogenea pur se rappresentata in modi e forme diverse, tante quante sono le molteplici e possibili rappresentazioni e modi di intendere il principio di unit e totalit, di cui il rapporto 1 M ne parte integrante. Il simbolo la struttura dellintero universo, diceva Burckhardt (1991). Vi un immagine molto suggestiva che sottintende il rapporto periferia-centro, ovvero 1 M. Si tratta del fonte battesimale (ma ve ne sono di diversi costruiti in quel modo) di Estibalitz cos raffigurato: la base costituita da una grossa colonna, alla quale si appoggiano altre quattro colonne pi piccole (centro e punti cardinali); in cima alla colonna si apre a corolla un fiore di loto (simbolo della manifestazione). Sopra questa corolla, un colonnato darchi, nei cui spazi sono collocati vari esseri simbolici (il livello della vita cosmica, dellesistenza, della diversit). Sopra gli archi appare lo schema della Gerusalemme celeste, vale a dire, il paradiso riconquistato (il ritorno allunit). Questo fonte battesimale, ma non il solo, racchiude 65

dunque unimmagine del mondo o imago mundi completa nella totalit dei suoi aspetti fondamentali, una sorta di monito o percorso ideale, quello della molteplicit che ritorna allunit e dellunit che si fa molteplice. Molte raffigurazioni sacre contemplano una tale disposizione centro periferia, uno molti. Anche l Oriente e lalchimia ci danno una visione sia di come ricongiungere la molteplicit allunit, sia di quali elementi sono messi in gioco a tale scopo. Secondo una classificazione tipologica, dorigine indiana, alla base delle circostanze vi sono tre forze principali (gunas) della sostanza universale, quindi della molteplicit di cui costituita. I gunas sono precisamente: Tamas (Inerzia); Rajas (Attivit); Sattwa (Armonia-Ritmo). Tamas la tendenza o forza discendente e centrifuga che si allontana dalla propria Origine luminosa e da origine a tutto. Tale forza corrisponde in alchimia al colore nero o alla nigredo, che rappresenta la morte, ovvero lassenza di luce. Rajas sarebbe la tendenza espansiva sul piano della manifestazione (lo Spirito che si fa carne, che si manifesta e informa la materia) e corrisponde al colore rosso, la vita piena, il colore per eccellenza, il risultato finale dellopera (in alchimia). Rajas la tendenza espansiva e di sviluppo che dispiega il ventaglio delle molteplici e divergenti possibilit. Infine, Sattwa (il bianco) la forza centripeta che compie il percorso inverso a Tamas e cio ascendente, verso la luce o lOr-igine, agendo come una fiamma 66

ascendente, calma e luminosa (Burckhardt, 19991). Le fasi sono da intendersi in maniera ciclica, tale che le potenze che si liberano da Tamas, (lanima), si ricongiungono a Rajas, ovvero al corpo, che tramite Sattwa risale verso lo Spirito, il ritorno allUno dove tutto completo. Sembra un processo alieno dalle circostanze umane, eppure si pu intravedere un punto di contatto con molte religioni, ad esempio il cristianesimo e lIslam: lanima dicende nel corpo, per mezzo dello spirito, poi il corpo muore e lanima ritorna nellaldil per vivere una vita di beatitudine. A livello figurativo, tale processo una sorta di spirale, simbolo universale che comprende avvolgimento e svolgimento in s. A livello metafisico simboleggia le sfere dellesistenza, le varie e molteplici modalit dellessere, il vagare dellanima nella manifestazione e il suo ritorno al centro, alla dimensione sovraordinata e fondamentale. un motivo che ricorre in una miriade di rappresentazioni e solo per citarne alcune: i ritmi della natura (sole e luna nelle fasi ascendenti e discendenti), yin e yang, solve et coagula alchimistici, nel caduceo (sparsi allinterno del testo vi sono alcune descrizioni pi o meno approfondite a cui rimandiamo il lettore). Allo stato attuale, queste rappresentazioni costituiscono, il migliore dei mondi possibili. Forse non saranno molto scientifiche e in fondo neanche razionali, (anche se la ragione e la scienza sono solo una piccola porzione delle infinite possibilit) ma costituiscono, sicuramente, un buon appiglio, un punto di partenza e di approdo. A questo punto, qual lo scopo delluomo inserito tra e dentro questa trama di relazioni molteplici, ascendenti e discendenti? Lo scopo che ci si pu prefiggere a livello 67

umano, quello dintegrare lintera umanit che poggia su una base comune. Questo passaggio deve necessariamente essere preceduto dallautoconsapevolezza delle forze del S che totale rispetto alla quotidianit della persona, il futuro, la completezza. Ogni societ ha modelli diversi per il S che nella sua natura unico per tutti, vale a dire totale e totalizzante. Loccidente lo ritrova nella figura del Cristo, archetipo del S totale, lOriente nella figura del Buddha, o nel Tao il cui simbolo dunicit lo Yin-Yang, cos nellAtman, Parusa, Confucio, eccetera. Come dice giustamente Jung (1944): Il fatto di includere, di conglobare la personalit umana nella sua unicit corrisponde, infatti, allelemento assolutamente individuale del S, il quale unisce alleterno fenomeni che si verificano una sola volta, e il singolare con quanto vi di pi generale. Il S unione dei contrari. La portata di questo discorso, introdotto gi con largo anticipo da Jung, destrema attualit: Senza lesperienza dei contrari non esiste esperienza della totalit. Gli archetipi esprimono un esempio di totalit ma anche di contrariet e antiteticit che la vita ci pone. Il simbolo del S si ritrova a coincidere dunque con la figura del cerchio che ne indica la dinamicit e la tendenza alla totalit, il S centrale. Di fatti nella figura geometrica del cerchio che si esemplifica, in modo impeccabile, la relazione 1 M. Il cerchio simboleggiato dal numero 10 che ha UNO come centro e NOVE come numero della circonferenza. Un cerchio con un punto al centro raffigura un ciclo completo, la perfezione ciclica, lespressione di tutte le 68

potenzialit dellesistenza, che per gli alchimisti coincide con lOro, il Sole ovvero lo Spirito trascendente. Il cerchio secondo Platone limmagine in movimento di uneternit immobile. Parallelamente, laffermazione Il cambiamento sta nella stabilit, uno dei principi della corrente Sistemica per la quale le parti di un sistema sono in reciproca relazione e interscambio ecositemico.

Quadrato e Cerchio
Due figure simboliche quali il cerchio ed il quadrato hanno da sempre rappresentato una sorta di mini modello esplicativo, di per s sacro, ierofanico, di conoscenza del mondo (si vedano ad esempio i numerosi riferimenti nel corso del Medio Evo, la geometria ieratica egiziana, i templi greci e romani, le pagode e le moschee). I due elementi nella loro semplice e allo stesso tempo complessa relazione esprimono l inesorabile mistero delle cose generate dallunit principale e ad essa nuovamente tendenti. Alcuni dei migliori esempi dincontro tra cerchio e quadrato si possono scorgere nelle miniature medioevali raffiguranti, ad esempio, la Gerusalemme Celeste, il Paradiso o il Peccato Originale, cos come appaiono nelle chiese e nelle cattedrali, ( che per il loro fascino intriso a mistero si commentano da s). Ancora, negli absidi, dove compare nuovamente la base quadrata per indicare il terreno sopra il quale si eleva la cupola (o il quarto di sfera) allo scopo d indicare la dimensione celeste, lunione di cielo e terra. Daltronde tutte le costruzioni sacre tendono a ripetere un piano universale a modello del Creatore che trova nella 69

disposizione spaziale il suo orientamento sintonico con luniverso (ad esempio lorientamento in relazione al Sole e a certi astri di citt, templi, cattedrali, palazzi e strade). Luomo da sempre attraverso il registro simbolico ha cercato di penetrare i misteri per renderli accessibili e visibili. Allo stesso modo, le piramidi, non vogliono forse comunicarci tra le tante cose la sostanziale unit del vertice con la base, il primo indicante il punto, ovvero il centro o lunit, la perfezione, mentre la base, solitamente quadrata, indicante la molteplicit, ovvero la materialit (quadrato = materia). Vi si pu rintracciare, dunque, la metafora della tensione della materia verso lalto, il polo complementare e trascendente, dove vi si scorge anche una funzione energetica e lenitiva per luomo. I simboli composti da tre elementi siano essi ind, shivaisti, Krishna, amerindi, o celtici, rappresentano sempre il sacro 3, un potente simbolo esoterico a volte occulto: nascitacrescita-morte, uomo-donna-prole e cos via, che esemplifica come le energie o le forme materiali si muovano spesso in un sistema binario, o doppio, capace di generare una terza energia molto potente, unemergenza strutturale e fusionali di due elementi complementari. Il triangolo per antonomasia il simbolo del movimento, contrapposto al quadrato statico e chiuso. Daltronde, il triangolo un principio intermedio che collega vertice e base, terra e cielo, quadrato e cerchio, uno e molti: la quadratura del cerchio! La conjunctio, lintegrazione. La quadratura del cerchio rappresenta, dunque, la trasformazione della forma sferica del cielo nella forma rettangolare della terra (spirito e materia), e viceversa, unendo i quattro elementi e ritornando alla semplicit primordiale 70

nellUnit indivisa. Solo luomo pu compiere un gesto di tale portata escatologica, attraverso la conoscenza di s e della natura, come farebbe intendere la raffigurazione criptica dellUomo trivulziano in Leonardo da Vinci. Com ormai appurato, dallo studio archeologico e misterico di templi, piramidi e cattedrali, che in nuce contemplano la forza spirituale della quadratura del cerchio, vi un intermediario tra quadrato (Terra) e cerchio (Cielo) che lOttagono (soprattutto nei templi, mentre per le piramidi le quattro facce del triangolo) il quale rappresenta luomo lo stadio intermedio tra cielo e terra che segue lo stesso principio che regge il cosmo, la ciclicit, essendo generato da un uovo e ritornante dopo la morte all uovo cosmico.

Centro e Punto
Se abbiamo un centro vi saranno attorno ad esso, elementi centripeti ed elementi centrifughi, i primi tenderanno a dirigersi verso il centro, gli altri si allontaneranno progressivamente, in un continuo dinamismo. LUno, come numero e come simbolo dunit, ovvero il polo unitario, si esplica anche attraverso la geometria del Punto e del Centro, i quali sono sinonimi. Il punto la base unitaria, minimale e compiuta, di tutti gli elementi geometrici e di tutte le forme, in esso sono racchiusi i concetti di Totalit, integrit, realt assoluta, lambito in cui si risolvono e riconciliano tutti gli opposti. Il punto un centro energetico e di irradiazione. 71

Il centro con il circolo anche unallegoria di Dio come Monade, Unit, Imperituro, e in Astrologia e Alchimia rappresenta il Sole/Oro come si detto in precedenza. La stella un punto e cos anche i pianeti, ed ognuno di noi lemanazione puntiforme della totalit. Il Chakra un altro centro, spirituale e psichico dellessere, simboleggiato dal loto e dalla ruota. Vi sono diversi Chakra con un numero differente di petali di loto. Dal centro alla circonferenza si compie il viaggio nella manifestazione/molteplicit (cfr. J. C. Cooper, 1987), mentre in senso inverso si compie il viaggio di ritorno al centro spirituale, allUnit, allUno. Il punto dal quale ha origine ogni cosa un movimento a doppio senso despansione e contrazione e ci riporta la molteplicit allunit, allarmonia, alla conoscenza e illuminazione, che sono le strade, non prive di intoppi, che percorre liniziato o il mistico. In definitiva la relazione 1 M soggetta ad una circolarit relazionale esemplificata dalla figura del cerchio (o della sfera) dove ogni punto della circonferenza, pur facendo parte del cerchio ha uninclinazione diversa rispetto al resto dei punti precedenti o prossimi, inclinazione che introduce quindi diversit nellUnit. Una considerazione a parte meritano le figure simboliche e carismatiche dei mandala, pittogrammi comuni al genere umano, figure simboliche, armoniche e concentriche che esprimono bene il concetto di totalit e la relazione 1 M, in cui lUno il cerchio o elemento centrale dove ruotano e si inseriscono i molti, ossia le varie figure disposte attorno, in modo concentrico, come forze centrifughe/centripete. In realt il simbolismo dei mandala (Khilkor) preannuncia gi la visione concettuale per interpretare lessenza della 72

relazione 1 Molti. Il centro del Mandala contiene sempre una verit, unica e universale, unimmagine contemplativa e ispiratrice, inoltre, relativamente alle varie culture pu contenere limmagine di Siva, Buddha, Amitabha, Avalokitesvara, Cristo o la Croce, una montagna, un giardino, una faccia (spece se mandala azteco o precolombiano), un cerchio, un quadrato, la terra, il sole, una divinit, lo stesso uomo, louroboros, un pozzo, lathanor, yin e yang, disegni astratti, oppure semplicemente il dorje, simbolo della concentrazione di tutte le forze divine di natura creativa o distruttiva (cfr. Jung, 1944), dove un cerchio contiene un quadrato che contiene un cerchio. Il modello di base rimane invariato, cambiano la concezione o linterpretazione culturale del centro e quindi limago mundi che da tale concezione scaturisce. A livello figurativo, quindi, i mandala hanno molto da dirci sul valore della relazione 1 M. I mandala si possono osservare nei rosoni delle cattedrali e delle chiese, soprattutto in quelle con influenze arabobizantine, alcuni veramente suggestivi, ricchi di colori e forme che ruotano attorno ad un centro vitale, a testimonianza del fatto che tali elementi simbolici sono condivisi da pi culture e da diverse religioni. Sono, in effetti, molti i popoli che contemplano le immagini mandaliche: indiani, islamici, amerindiani, trib indiane damerica, orientali, celti, eccetera, poich la loro forza simbolica e unitaria di una portata universale.

Molteplicit verticale & orizzontale


A titolo esemplificativo si pu desumere che vi sia un modo diacronico (orizzontale) e un modo sincronico 73

(verticale) per raggiungere lunit a partire dalla diversit/molteplicit insite in ogni dimensione materiale e umana. In particolare, la dimensione diacronica/orizzontale va riferita alla molteplicit tra gli elementi di un sistema (come pu essere la societ in rapporto al singolo individuo) cio extra - molteplicit. C, quindi, una variabilit e diversit a livello globale che va condotta ad un unit pi grande che va al di la dei singoli elementi che compongono il sistema, possiamo dire ununit antropica dellessere umano, che ingloba tutti i modi e i termini in cui si sostanzia lessere nel mondo. Mentre, sul versante personale (sincronico) vi intra molteplicit, una variabilit a livello soggettivo, verticale, che va ricondotta allunit/identit individuale e che abbraccia tutte le dimensioni dal biologico, allo psicologico e allo spirituale (come sovradimensione individuale e collettiva) di cui luomo contenitore (nonch contenuto). La vita sulla terra poggia le sue basi strutturali sulla graduale differenziazione che coinvolge ogni cosa. Luomo, essendo ad un livello molto elevato, nella scala gerarchica, possiede una maggiore differenziazione esogena (presente allinterno di ognuno, poich espressione idiosincratica di molteplicit) ed endogena (cio, tra gli individui, tale che la condizione umana caratterizzata dalla complessit e dalla differenziazione): quindi verticale e orizzontale/intra-tra. Pi si scende nella scala gerarchica degli esseri pi ci si trova in contatto con elementi omogenei e poco differenziati luno rispetto allaltro (insetti, pesci, anfibi, rettili). Ad un livello intermedio, con riferimento soprattutto al mondo animale, abbiamo una rilevante differenziazione nel mondo canino e felino (soprattutto gatti), ma ci in 74

parte per opera delluomo, di una selezione artificiale operata per differenziare a livello intraspecifico le razze canine e feline. Per dirla in altro modo, si pu supporre una linea orizzontale ed una verticale: la prima tende a differenziare/omologare tra gli elementi, mentre laltra rende omogenei o eterogenei i singoli elementi. Per cui ad un livello destrema sintesi e unit ritroviamo il centro della croce che accomuna tutti gli elementi, un nodo che riallaccia tutto e tutti nella comune matrice dellesistenza, il punto centrale da dove tutto parte e confluisce. Al capo opposto abbiamo lestrema variet tra gli esseri e allinterno di uno stesso essere (intra/tra), che raggiunge il culmine nelluomo (la croce che incornicia luomo, come nella raffigurazione dellUomo di Trivulzio di Leonardo da Vinci, valida per dare una raffigurazione di sintesi). Il filosofo Pierre Teilhard de Chardin descrive levoluzione definendola come un processo ascensionale che va dal semplice al complesso, dal molteplice alluno, dallignoranza alla conoscenza, dalla materia allo spirito e, oserei dire, dal pesante caos allordinata leggerezza. Si potrebbero ipotizzare dimensioni pi leggere dove gli elementi sono, maggiormente o in modo ottimale, integrati, meno complessi, pi veri e originali, elementari ed essenziali, finanche invisibili e rari. Questi ipotetici elementi o stati sono sempre pi vicini alla Fonte Pura ed Originaria, unica per tutti e ugualmente diversa per ognuno. Pi, invece, ci si allontana dal centro (o da una dimensione infinitesimale, basilare) pi ci si radica nella pesantezza, disorganizzazione e caos. Detto in altri termini, pi si materiali e pi si superficiali. La complessit ha origine ad un dato livello di distanza dal centro che comporta una maggiore interregolazione e 75

interazione tra i Molti elementi che compongono la periferia e che sincontrano. Possiamo chiamare tale stato di cose Relazioni Moltitudinali. Lattuale complessit delle societ, sulla quale non ci soffermeremo, si pu spiegare attraverso la relazione 1 M, poich essa si presenta caotica, frammentaria, lontana dal centro o dallorigine (coincidente ad esempio con la natura o la comune origine delluomo). Un altro modo di intendere la relazione 1 M, alla luce delle relazioni verticali e orizzontali, c dato, ancora una volta, dalla saggezza orientale secondo la quale nulla rimane immutato, nemmeno per un istante, nulla ha in s tutte le ragioni del proprio permanere. I maestri Hua Yen ritrovavano cos due delle caratteristiche dellessere, indicate dal Buddha: impermanenza (anicca, in lingua pali) e impersonalit (anatta). A questo punto, spingendo fino alle estreme conclusioni lanalisi esistenziale, essi utilizzano il termine li per indicare la vacuit buddhista (sunnata). In particolare esistono due espressioni significative quali: 1. Li shih wu ai: tra principio e cosa nessun impedimento 2. Shih shih wu ai: "Tra cosa e cosa, nessun impedimento". La prima affermazione sostiene la relazione Uno - molti (verticale). La seconda affermazione sostiene la relazione tra le cose (orizzontale). In sostanza ritorna, implicitamente, il simbolismo tautologico della croce (+). 76

Il simbolismo della croce: un breve cenno


Quanto detto fin ora si accorda con il riferimento segnico della croce, che racchiude lessenza simbolica e cosmologica della rappresentazione 1M, una sintesi figurativa e perfettibile: il centro della croce, in sostanza, non altro che lunit conciliante gli opposti diacronici (orizzontali) e sincronici (verticali) e a livello religioso la croce che abbraccia lintera umanit dopo aver accolto il corpo del Cristo-uomo. Un immagine suggestiva e potente, come se fosse insita nel nostro DNA, nel nostro comune pool di informazioni: dopotutto, la croce il pi antico simbolo, insieme al cerchio, al punto e al quadrato, da cui hanno origine, per combinazione e trasformazione, tutti gli altri elementi geometrici, simbolici e astrologici. Per semplificare un discorso troppo articolato e lungo ho preferito stilizzare di seguito le derivazioni simboliche che fanno capo alla matrice del simbolo universale della croce:

(prove materiali che ci temprano) Notte/Inverno-freddo/Vecchiaia

Nord

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Ovest

Tramonto/Buio/Misteri/Mort e/ Rinascita/Autunno/Mezza et/

Es t
a/ Primavera/Infanzia/Spi rito (Via, Speranza) Conoscenza, Alba/Nascita/Luce/Vit

Sud
Giorno/Estate-caldo/Crescita (fuoco, calore, giovent)

La croce, come del resto molti simboli universali, una forma sintetica da dove partono una serie quasi infinita di altri simboli e rimandi a cascata (per esempio lovest collegato alla morte che connessa con il colore nero che pu rimandare alla nigredo alchemica, quindi alla sublimazione e alla resurrezione, per cui al Cristo, alla chiesa e via discorrendo per parafrasi e accostamenti analogici). La croce lapice di un ideazione simbolica piramidale cui tendere. Pensate alle croci poste in alto nelle chiese, la medesima imago mundi che stiamo cercando di cogliere nella complessit dellinsondabile mistero delle cose generate dallunit principale e ad essa nuovamente tendenti. Nella croce racchiuso dunque quel dinamismo necessario ad ogni evento per far si che esso si manifesti. La natura delle cose sempre polare. La croce, in ogni sua possibile rappresentazione, dalla spirale alla svastica, dal caduceo alla chiave, ci mostra come non sia possibile una verit statica in quanto la 78

Verit segue il movimento centrifugo o centripeto delle coordinate assiali. Ogni cosa dipende dalla coordinate spazio-temporali di orientamento ed ogni cosa acquista un diverso significato in base alla distanza che la separa dal centro. In questo modo ed in codesti termini possibile ogni manifestazione sensibile e soprasensibile. Ci che centrale in questo discorso il concetto di cambiamento, ciclo. Un esempio fra tutti: pensate al percorso che va dalla conoscenza di due persone al matrimonio. Tale percorso presuppone dei cambiamenti anche radicali nella vita del singolo individuo, delle perdite e delle conquiste. Alla fine nel bilancio e nellequilibrio tra due poli (dare e avere, essere e non essere, cambiare o no) che si gioca lidentit/ruolo dei due. Il divorzio non altro che limpossibilit o linsufficienza nel gestire i cambiamenti cui si va in contro. Il cambiamento include la sofferenza e labbandono, una sorte di morte simbolica sulla croce; una scelta di possibili vie che si dipartono dal centro. La croce rimanda a tante considerazioni. In primis simbolizza anche le due possibili vie percorribili in orizzontale (quindi materialmente) o in verticale, unendo la terra al cielo (e percorribili spiritualmente) il tutto in una dimensione ciclica di continuo rinnovarsi e ricrearsi nei movimenti centripeti e centrifughi, come meglio si possono evidenziare nel simbolo della svastica, la croce uncinata, un altro simbolo antichissimo legato sia alla croce che alla spirale: pare che gli antichi conoscessero benissimo la teoria del big bang, lorigine delluniverso ed il moto di espansione a spirale che non consegue. La svastica rappresenta il potere divino, il moto delluniverso e del sole. La croce dunque la Chiave ( e 79

non solo per la sua forma che si avvicina a quella di un grimaldello) per capire i pi grandi misteri epistemologici ed escatologici insieme. Daltronde Dio lAlfa e lOmega e il Cristo morto sulla croce ne esemplifica tale dinamismo.

Lasse U D (Uguaglianza Differenza)


Da sempre, ed in modo travagliato, luomo porta avanti un conflitto dinamico tra due fondamentali poli tensionali dellesistenza: uguaglianza e differenza. Si tratta di due poli tensionali presenti in natura, cui luomo deve cercare di mediare e trovandovi un epilogo sintetico. In certi momenti o situazioni la differenza un bene, in altre occasioni un male, cos per luguaglianza. Ad esempio, la differenza tra due societ che vendono automobili indispensabile. Luguaglianza tra il comportamento della madre e il corrispettivo comportamento del bambino funzionale ad entrambi, (cos come espresso nel modeling psicologico) solo cos il bambino apprender per imitazione e col tempo riuscir a camminare da solo. U (uguaglianza) e D (differenza) costituiscono parti fondamentali delluomo e nelluomo. Una tendenza unilaterale sarebbe problematica e non priva di disfunzionalit, poich la tendenza a valorizzare uno dei due poli a discapito dell altro rende statici e chiusi al cambiamento. Per esempio, valorizzare maggiormente e unilateralmente lindipendenza, a discapito della dipendenza, la soggettivit a discapito della collettivit. U e

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D, essendo laltra faccia della relazione 1 M13 (U sta, infatti anche per unit, convergenza e D per differenziazione e quindi molteplicit), sono poli interdipendenti e compresenti in tutte le cose, in ogni relazione umana che si basi sul bisogno di autonomia/indipendenza e unione/con-divisione. Anzi, si pu dire che lASSE UD ricollega le trame dei macro e dei micro eventi (Mm), cio del Macrocosmo e del Microcosmo ed un oscillare su un continuum che va dalluno allaltro polo. L ASSE UD rappresenta anche specifici momenti o tappe di un evoluzione ciclica che, in genere, va da U verso D per ritornare a U (U D). Ci sono comunque diversi livelli di implementazione dellASSE UD e rischi maggiori di danno qualora lasse non fosse sorretto da costante armonia oppure non vi sia un ritorno (comunicazione), ovvero un feedback armonico tra i due assi. Lasse UD presente a livelli Microscopici: legami tra atomi, molecole, cellule, organi. Cos come a livelli intermedi: nellindividuo, tra due individui e quindi intraindividuale, interindividuale. A livello Macroscopico: tra pi individui, tra popolazioni (e ci ha ripercussioni economiche, politiche, ideologiche, storiche) e nei processi coinvolgenti lintera sorte delluniverso. Pensate alla razza ariana e al sogno hitleriano di creare la razza perfetta: dei cloni alti e biondi, tutti uguali.
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Si reinserisce qui anche il simbolismo vettoriale della croce, per cui U (uguaglianza o unit) corrisponde al nodo centrale e D (differenza e quindi separazione) ai 4 assi che si congiungono nel centro della croce. Il simbolismo del 4 o del quadrato/cubo la parodia della molteplicit, della materialit e delle dicotomie sulle quali agiscono le due forze tensionali centripete e centrifughe.

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Lasse UD ugualmente chiamato in causa quando siamo davanti a confronti del tipo: natura-cultura, uomo-natura, uomo-universo, causa-effetto, passato e futuro, tempo e spazio, solo per elencare alcune possibili categorie inclusive del fenomeno. Mentre, a livello naturale, lasse UD complessivamente dinamico (ad esempio luguaglianza dei pollini e leterogeneit delle piante) e naturalmente efficace; a livello umano incontra parecchi punti neri, difficolt di non poca importanza e spesso rappresenta un elemento cruciale per il benessere psicofisico dellindividuo, crescita ed evoluzione psico-sociale. Insomma, un nodo cruciale e gordiano di molte questioni. Le persone, si trovano continuamente dentro situazioni dove occorre cimentarsi con dimensioni bipolari opposte, (viste comunque nellottica del continuum), come quelle che riassumiamo nella seguente tabella: Tabella 4: (opposizioni dicotomiche nellasse UD) U
uguaglianza,unit appartenenza inclusione convergenza omogeneit sintesi, risoluzione forza centripeta parit sintropia integrit identit

D
diversit, differenza separazione esclusione divergenza eterogeneit frammentazione forza centrifuga disparit entropia disgregazione depersonalizzazione

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Ogni giorno ci troviamo, ineluttabilmente, immersi nella bipolarit tensionale dellASSE UD anche mentre non ce ne accorgiamo. Lo stesso fatto di stare o no al mondo, di stare o no alle regole del mondo, arbitrarie e non sufficienti per tutti e tutto, rappresentano continue variazioni sul tema UD, che risuonano come il famoso essere o non essere di shakhespiriana memoria. A maggior ragione il dinamismo UD investe quella fase della vita, in particolar modo, che concerne il passaggio dallo stadio bambino a quello adulto, vale a dire la via di mezzo delladolescenza dove il ragazzo si misura con i molteplici volti, nei quali cerca una mediazione tra s e gli altri e tra le diverse parti di s in cambiamento, in una ridefinizioni del proprio s. Cambiamenti che includono levoluzioni di differenti poli: biologico, psicologico, relazionale e identitario, sociale, cognitivo, sessuale etc. (cfr. Erikson, 1968). Sta di fatto che uguaglianza e differenza sono in noi, tanto simili a tutto il creato, tanto diversi persino dentro noi stessi. Le due tendenze principali dellenergia che opera ad ogni livello, micro e macro, sono quelle dellattrazione (che genera uguaglianza) e della repulsione (che genera differenza). Ora, quello delluguaglianza/differenza un principio presente in diverse tradizione da oriente ad occidente. Ad esempio, lo si pu spiegare, in modo diverso, ricorrendo al simbolismo del ritmo alternato degli avvolgimenti e degli svolgimenti della Natura, o del solve et coagula degli alchimisti. Qui bisogner ricorrere al simbolo della spirale, e alle immagini simboliche che ad essa rimandano: il caduceo, che il simbolo di Ermete (Mercurio o Thot) formato da due serpenti o draghi che si intrecciano, luno in senso contrario allaltro, attorno ad un bastone o albero; 83

simile raffigurazione che compare, altres, nei sette chakra, in cui i due flussi di forza, ascendenti e discendenti (Id e Pingal) si avvolgono attorno allasse centrale, il Merudanda o asse cosmico. Interessante anche il fatto che il chakra della testa sia rappresentato e denominato come il loto dai mille petali, che il culmine derivante dagli altri chakra, che sono invece, unitari e non molteplici, a differenza del chakra della testa. Lunit che sfocia nella molteplicit. Potremmo continuare la nostra trattazione includendo altre dicotomie, come zolfo e mercurio, sole e luna, freddo e caldo, yin e yang, leone e drago, eccetera. La natura linsieme delle corrispondenze diverse e uguali, unite e separate che permette il rinnovarsi dinamico dellesistenza nella sua continua ascesa e discesa, andata e ritorno.

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Capitolo IV Il microcosmo e la relazione 1 M

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Tutto ci che percepiamo, che pu essere classificato come comunicazione/informazione in entrata, soggetto a cambiamento, mutevole. Per esempio, cambiando angolatura o posizione (fisica o mentale) compaiono sulla scena altri input sino ad allora neanche scorti; tuttavia sempre da una matrice unica o quantomeno unitaria che si dipartono le nostre percezioni del mondo, come quando da un prisma, al passaggio di una luce, si irradiano le varie frequenze dei colori: tale il funzionamento del nostro corpo, del nostro apparato sensitivo-percettivo e della nostra mente, luogo di interscambi tra lio e la societ. Noi produciamo elementi complessi nella co-costruzione delle nostre relazioni, azioni e significazioni, e a sua volta metabolizziamo elementi complessi trasformandoli in semplici (attraverso il cervello sinistro) e condivisibili (gli esempi potrebbero essere interminabili) attraverso segni e segnali, simboli e parole. Ognuno di noi un mondo in s. Siamo irrepetibilmente unici, per un verso, ma similmente uguali, per altri versi. A tale riguardo, Lama Anagarika Govinda riassume bene il concetto 1 M nel modo seguente: Lindividualit non solo lopposto necessario e complementare alluniversalit, ma anche il solo punto focale attraverso il quale si pu avere lesperienza delluniversalit.

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Nell individuo e nelle sue azioni - reazioni14


Aveva ragione Pirandello a dire che siamo uno, nessuno e centomila e non era certo il solo a pensarla cos. Ma vediamo come e perch siamo dentro la relazione 1M, allorch ne rappresentiamo un prototipo a tutti gli effetti. Luomo una continua fluttuazione, una continua manifestazione ed unaltrettanta continua potenziale serie di manifestazioni. La natura delluomo di per s unica e allo stesso tempo molteplice, cos come lo sono i prodotti e i derivati dellattivit umana, come la cultura, la scienza, limmaginazione, e via dicendo. Molte delle azioni che compiamo giornalmente sono delle immagini speculari di come il mondo filtrato dai nostri sensi, dalle percezioni e dalle credenze o autoconferme che costruiamo intorno a noi e dentro di noi, tramite il nostro apparato cognitivo-sensitivo: le cose cambiano in base a come guardiamo il mondo, se ci poniamo, cio, come centro o come periferia, se attribuiamo alle nostre azioni una causalit interna, in altre parole che ci riguarda in prima persona, oppure esterna, pi passiva, predeterminata e fatalistica. Il cervello strutturato per cogliere sia le differenze che le uguaglianze, e questo meccanismo presente anche in molti animali, come confermano gli esperimenti condotti sugli scimpanz (David Premack, 1970).
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In questa sezione parlando di unit, intenderemo riferirci alla specificit o particolarit che ogni persona possiede. Intenderemo, invece, per Unit, linsieme dellunicit e della molteplicit (qualora non sia specificato diversamente).

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Le nostre facolt percettive e conoscitive sono tali che riduciamo ad uno le caratteristiche molteplici che pu avere un determinato oggetto. Tale meccanismo basilare e si accorda con le regole delleconomia linguistica e cognitiva. Per studiare unentit, infatti, occorre che essa sia de finita, conclusa, limitata. Il prezzo da pagare la perdita dinformazioni altre, mentre il guadagno sta nel saper cogliere, nel flusso del continuum degli eventi, alcuni oggetti o caratteristiche significative e pertinenti a livello del vissuto soggettivo, ed qui che subentra il problema dei punti di vista, delleuristica, dello stereotipo. Ci che uguale o speculare al nostro modo dessere, lo percepiamo come vicino (vicino al nostro centro), ci che percepiamo come diverso distante e spesso allontanato (periferia), non ci appartiene, non in sintonia col nostro ego, non importante, centrale e spesso lo temiamo, lo consideriamo out group piuttosto che in group, ci alieno e bisogna distanziarsene o temerlo. Cos vengono fuori, portando questi processi fondamentali e adattivi allestremo, odio razziale e xenofobia, timore e disorientamento, narcisismo o missionariet. Il rapporto 1 M sta anche alla base del concetto dIdentit e S, qualora si presuppone che ogni individuo conserva un grado massimo dunicit (dato dal rapporto equifunzionale tra esperienza passata, eredit biologica, aspettative future e caratteristiche peculiari, somatiche e psicologiche, della persona) e un altrettanto grado potenziale di eterogeneit dato dai comportamenti e dalle azioni di adattamentointerscambio ambientale e contestuale e dallirripetibilit di ogni momento e di ogni azione, che sempre diversa per ognuno, sia da un prima che da un dopo. 88

Si pu dire che siamo leffetto delle nostre cause e la causa dei nostri effetti. Anche il rapporto Mente Soggetto Pensante di 1 M. Il mentalismo una propriet naturale dei livelli energetici superiori autorganizzantesi (cfr. Bateson, 1976), e ad ognuno di noi dato di partecipare in modi diversi/simili a tali processi o stati di consapevolezza. Cos come nel rapporto tra Realt Implicita (Uno) che ognuno sperimenta in modo relativamente personale e la realt Esplicita (Molti) che quella dei sensi, materiale ed in parte univocamente sperimentabile, Come giustamente sottolinea Eugene T. Gendlin (1964): anche quando un significato esplicito (quando noi diciamo esattamente ci che significa per noi), il senso emozionale che ne abbiamo comprende sempre una quota di significati impliciti maggiore di quelli che abbiamo esplicitato. Quando precisiamo le parole che abbiamo appena usato, o quando elaboriamo ci che intendiamo significar, ci accorgiamo che il senso emozionale di cui ci siamo serviti include sempre molteplici significati impliciti, sempre molti di pi di quelli cui abbiamo dato esplicita formulazione. Scopriamo di aver impiegato questi significati, che erano centrali in quello che abbiamo reso esplicito. Sono stati essi a costituire limpalcatura per ci che abbiamo voluto significare, eppure erano soltanto vissuti. Erano impliciti. il problema del detto/scritto non detto/non scritto. Ogni idea, ogni azione e comunicazione umana, espressione del linguaggio e della cultura, accendono la scintilla delle potenzialit sperimentabili, attraverso la relazione 1 M, progredendo verso la complessit e la diversit. Com vero, parallelamente ed analogamente, per il Big Bang iniziale che d origine allUniverso e 89

alle successive manifestazioni eterogenee della diversit biocosmica e molecolare. Alcuni autori sostengono che anche dentro le cellule e ovunque avvengono micro Big Bang, ci porterebbe a supporre uno schema ripetitivo valido per ogni cosa. Per altri versi, anche nei test proiettivi, in cui associata una risposta personale ad uno stimolo che conserva una struttura uguale per tutti, come ad esempio nel test di Rorschach (1921), nellAssociazione di parole di Jung (1904) o nel T.A.T. di Murray (1935), si contempla la riattualizzazione del piano personale a partire da una matrice universale. Murray, grande psicologo dei nostri tempi, sostiene che ogni condotta umana, ogni istanza psichica, originata da un bisogno (che si presenta come un centro dove gravitano i vari comportamenti umani) ed espressa in una multivariata gamma di motivazioni, dalle pi biologiche fino allauto-realizzazione personale (un bisogno psico-sociale che passa anche dallo spirituale). La gerarchia, proposta da Murray, ascende da un piano di molteplicit ripetitiva (i bisogni primari, naturalmente uguali per tutti che ci accomunano allo stato rettile e mammifero) verso un altro piano centrato sullio unitario e sulla sua unificante autorealizzazione, unica e irripetibile, idiosincraticamente parlando. Infatti, secondo Murray (1938) le motivazioni umane si esprimono in modo complesso: tale complessit funzionale alla molteplicit delle motivazioni in una singolarit psichica. Siamo unici, singolari, ma in ugual misura molteplici, differenziati, con intelligenze multiple, alcuni con personalit multiple, portatori di molteplici punti di vista, totali e parziali, siamo in sostanza lespressione 90

delle dicotomie pi paradossali e tautologiche che si potevano inventare. Per cui, quando si parla di individuo ci si deve sempre e comunque muovere attraverso due polarit, quella della singolarit/specificit unicamente irripetibile e quella della variabilit/complessit relazionale e individuale, sintomo della molteplicit e variabilit tra le persone e dentro ognuno di noi. Ognuno di noi sperimenta anche nellunit psico-fisiologica dellorganismo molteplici Stati di Coscienza quali: il sonno e la veglia; gli stati ipnotici che vanno dal pi superficiale (suggestione) al pi profondo o trance ipnotica; gli stati mentali autoindotti artificialmente (LSD e droghe psicotrope); lo stato di meditazione o di autoconsapevolezza; lo stato immaginativo e ipnagogico; lo stato dellinnamoramento o quello indotto dai ruoli sociali (madre e padre, dottore, carcerato, sportivo..), (Cfr., Stanislav Grof, 1978). Siamo Uno, ma allo stesso tempo possiamo essere Molti, in base alle circostanze e alle modalit varie ed eterogenee di essere nel mondo, con il quale interagiamo costantemente e a pi livelli. Ogni cosa, ogni oggetto, pur conservando un polo unitario, una caratteristica che lo rende unico (per il momento, il luogo, la fattezza, eccetera) esprime, a pi riprese, tutto il fascino della molteplicit. Anche un semplice oggetto, infatti, inserito in una trama di relazioni umane unico e molteplice15.
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Un oggetto, ad esempio, non ha mai, neanche volendo, un unico valore, un unico statuto. Esso sempre inscritto dentro una logica di contenuti relazionali che connotano il valore delloggetto in molti modi ed in particolare: nel valore duso, nel valore di scambio economici, nello scambio simbolico ed emotivo (ad esempio il regalo, il dono, il mana, il potlach e il kula delle Trobiand, eccetera), nel valore/segno, che talora, rende un oggetto un feticcio consumistico (per unanalisi delloggetto e del consumo

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Allo stesso modo, si possono ricondurre alcuni concetti quali Rumore ed Errore (e allo stesso modo i termini caos, complessit e accidentalit) ad una visione pi globale e distaccata dalluso improprio che se ne fa, un uso assolutizzato e privo di autocritica. Il Rumore cos come lErrore (che anche un errare), riprendendo il pensiero di Bateson (1979) e H. Atlan, rappresentano un meccanismo che autoalimenta il Sistema, senza i quali non avrebbe pi informazioni a disposizione, variet, differenze e quindi morirebbe (o per altri versi sarebbe in equilibrio statico). Invece, per progredire ed andare avanti, un sistema (una scuola, una banca, un gruppo di amici, lintera societ, lessere umano, la biosfera, ecc.) necessita di operare confronti a partire dal rumore, dallerrore, cio attraverso il naturale feedback che si produce nellautoregolazione di un sistema e nell approssimazione ad una condizione di equilibrio dinamico, pronto al cambiamento, in continuo divenire, come del resto la relazione 1 M. Ci porta a considerare la relazione 1M come un ulteriore chiave di lettura per questi fenomeni, cos da comprendere nella sua cornice il Rumore e lErrore che producono informazione; le differenze esterne e interne al sistema che producono comunicazione, il caos della molteplicit che apporta cambiamenti nella struttura unitaria e dinamica.. Non si pu eliminare del tutto il rumore e neanche lerrore, e ci varrebbe anche per la macchina pi perfetta che altrimenti, sarebbe ununit statica, isolata e chiusa, a-sistemica. Cos come sarebbe un sacrilegio eliminare (o in maniera coatta omologare), le pluralit e diversit della societ, dellindividuo e delle sue relazioni, con le quali bisogna, invece,
si veda Baudrillard J., 1974, 1978).

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imparare a convivere, a co-costruire. Il punto far coesistere in maniera armonica, in noi e fuori di noi, il rapporto 1 M, imprescindibile e ineliminabile. I Molti e lUno sono la faccia di una stessa medaglia, n luno e n laltro possono esistere in eterna contrapposizione ma solo in un reciproco interscambio che porti dalluno ai molti (come tappa di passaggio) e dai molti allUno, ovvero allUnit che sorregge entrambi. Luomo il depositario e il filtro, per antonomasia, sia dei processi uno molteplici, sia della conoscenza intorno alla realt molteplice e unica che lo circonda e di cui fa attivamente parte. Sono il senso ed il valore che luomo attribuisce, di volta in volta, alle cose che permette di renderle molteplici nella loro unit ed uniche nella loro molteplicit.

Linguaggio
Nella maggior parte dei casi le nostre interazioni, che sono in buona parte linguistiche, avvengono allinterno di un setting vis a vis16, dove informazioni percettive multiple (postura, silenzi, tono e umore, gesti, espressioni facciali e codici paralinguistici) contribuiscono a determinare la comprensione del messaggio. Nel campo del linguaggio sono stati compiuti molti studi pionieristici a livello neurale (nonch linguistico, fonematico, semiotico, eccetera). In particolare, molti dei neuroni multisensoriali presenti nella struttura del collicolo superiore non rispondono solamente a diversi sensi. Alcuni sono, cio, capaci di
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Anche se in realt oggi si assiste ad un fenomeno di mediatizzazzione delle informazioni, per cui si avr sempre un mezzo, un fattore che si interpone tra due, nelle comunicazioni.

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trasformare gli imput efferenti in un prodotto integrato, un fenomeno chiamato integrazione multisensoriale. Quando due o pi informazioni sensoriali di differente modalit (ad esempio visiva e uditiva) appaiono vicine e congruenti nel tempo e nello spazio, lattivit di queste cellule MSI o multisensoriali integrative, aumenta in modo esponenziale rispetto a quello che ci si aspetterebbe dalla somma degli impulsi efferenti. Inoltre, come ha notato Hauser (2002), diversamente dai vocalizzi degli animali, la maggior parte delle parole umane, non sono legate ad una funzione specifica ma possono significare una molteplicit di concetti differenti: la stessa parola pu assumere, sistematicamente, una serie di significati infinita e comportare la messa in atto di comportamenti differenti. Ci dovuto alla polisemioticit dei segni linguistici. Pu variare ad esempio in base al contesto, allo stato psicofisiologico del momento, al referente, al tipo di relazione, alle variabili precedenti, alla pertinenza, al tipo di cultura, eccetera. Cos la parola bambino pu designare lessere bambino, il fare il bambino, lavere un bambino, eccetera, secondo il contesto situazionale in cui tale termine inserito. Il linguaggio umano dotato di propriet peculiari assenti nelle modalit di comunicazione animale come ad esempio luso della creativit e lillimitatezza delluso linguistico a partire da un numero limitato di componenti strutturali (i fonemi). Il linguaggio una tecnologia tutta umana per comunicare in modo efficace ed efficiente, per incanalare tutti i potenziali e possibili suoni/stimoli in una grammatica omogenea ed in definitiva unica per ogni gruppo etnico o semiotico. 94

Il linguaggio una delle espressioni pi rilevanti della molteplicit presente nelluomo sia a livello idiosincratico, cio soggettivo, che a livello sociale, culturale. Il linguaggio , infatti, la risultante di una variet delementi che vanno dal biologico al culturale, che interessano sottili processi cerebrali (come ad esempio i neuroni mirror o specchio) e peculiari dinamiche sociali e antropologiche. Il linguaggio umano pieno di slang, modi di dire, dialetti, le stesse lingue, idiomi, fino ad arrivare agli emoticone dei cellulari o alle faccine, altre forme di comunicazione. Ci che sorprendente che tale fenomeno ha per tutte le culture e tutti i bambini che si accingono ad apprendere luso del linguaggio, una comune base, ci che Noam Chomsky (1978) defin grammatica universale, un meccanismo dassimilazione del linguaggio su base innata, presente in ogni dove, che aiuta i bambini ad acquisire pi facilmente e pi in fretta i connotati basilari del linguaggio nelle sue invarianti. Cos se un bambino cinese viene subito trapiantato in Italia, a tre anni inizier a parlare in modo corretto la nostra lingua e a cinque anni avr preso persino laccento toscano, ponendo che la famiglia italiana sia toscana. Allinizio della vita i bambini possono imparare qualsisia lingua e anche pi di una (come avviene nel paese pi poliglotta come il Canada, lOlanda, le Hawaii). Dunque, un meccanismo basilare per una complessit cos molteplice. Secondo lo scienziato cognitivista F.Varela (1992) Quello che chiamiamo Io, noi stessi, pu essere analizzato come risultante dalle abilit linguistiche ricorsive delluomo e della sua capacit di autodescrizione e narrazione. Unultima considerazione in merito al linguaggio consiste nel considerare il fatto che un termine, una 95

parola, cambia di senso, pur conservando lo stesso significato, in base al contesto in cui si trova inserita. Lo stesso vale per i comportamenti linguistici e metacominicativi, le sensazioni, i pensieri e lesperienza umana, che varia in relazione al contesto in cui viene colta, in cui si trova ad interagire. Vi sarebbero, in ultima analisi, delle matrici invarianti, delle costanti che modificano la loro pertinenza in base alla variabilit contestuale e fruizionale, di per se multipla. Tutti i linguaggi sono tagliati sullo stesso modello, anche se in superficie sembrano apparentemente diversi.

Personalit multipla
Ci occuperemo adesso di una peculiare psicopatologia, la cosiddetta MPD, (Multiple Personality Disorder), diagnosticata nel DSM IV (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali17) come il Disturbo di Personalit Multipla: una grave patologia che procura la perdita neurologica e psicosociale dellunit o integrit dellIo della persona. Lindividuo scinde in due o pi parti il suo Io (in molti casi si assistito alla comparsa di dieci o anche trenta personalit multiple, e addirittura i supermultipli coabitano con un centinaio di sub-personalit). Tra le parti non ci sarebbe comunicazione, sono entit autonome e separate (nel senso di non correlate linearmente). Lindividuo affetto da tale disturbo non riesce a ricordare gli accadimenti di
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Di recente al posto delletichetta MPD si scelto di adottare nel DSM IV la sigla Sindrome DID (Dissociative Identity Disorder) o turba dellidentit dissociata.

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ogni singola personalit, la memoria dissociata e stato dipendente, cio per ricordare ha bisogno di rivivere e ritornare allevento - stimolo originario: come per le persone in stato di ebrezza, le donne picchiate dai mariti, o chi subisce un trauma, eccetera. Generalmente tale sindrome si manifesta (nel 97% dei casi) in seguito a forti traumi subiti durante linfanzia (per poi manifestarsi pienamente nella fascia di et 27 - 35 anni) che purtroppo accadono nelle famiglie e ci a partire dagli anni sessanta, periodo che per altro coincide con luscita del best seller Sybil (vedi pi avanti). Per traumi bisogna intendere abusi sessuali, violenze fisiche e psicologiche di vario genere, come dimostrano i casi di child abuse, di sindrome delle percosse, eccetera). Il bambino in uno stato di fragilit non solo fisica tanto pi cerebrale e cognitiva, user la chiusura vittimica, sentendosi colpevole di ci che gli accade (ad esempio perch brutto o incompreso, etc.) cercando, in tal modo di suddividere, ovviamente in modo inconsapevole ed automatico, la sua sofferenza, relegandola in tanti scompartimenti cerebrali, cos da distribuire la sofferenza subita non in maniera globale (poich ci comporterebbe un enorme sovraccarico cognitivo da gestire e sopportare) bens allocata e distribuita su ognuna di queste parti: un meccanismo di difesa, tale che lindividuo fa sopportare a molte personalit ci che per una sola sarebbe troppo gravoso. Durante la vita, in certi periodi di forte tensione o stress, si tende a suddividere il carico emotivo, un meccanismo che la persona normale opera in maniera plastica e flessibile, riuscendo a ritornare allorigine del suo io promotore ed integrale. Ci che interessante che nel MPD la psiche frammentata non diventa una 97

raccolta di cocci rotti dai bordi ruvidi (Talbot, 1997), ma una raccolta dinteri pi piccoli, completi e autosufficienti, con le proprie caratteristiche, i propri desideri, le proprie malattie, calligrafie, desideri, le proprie tendenze, il proprio tono di voce, il proprio QI, origine culturale e razziale, et, ricordi, persino il colore degli occhi e un diverso schema di onde cerebrali, il battito cardiaco, il tono muscolare, e via dicendo. La salute mentale e fisica di una persona dipende dalla totalit, dallarmonia e dallintegrazione di tutte le parti. La frammentazione, come sostiene Bohm, si rivela sempre distruttiva. stata avanzata anche un ipotesi olografica per spiegare come le personalit multiple riescano a gestire, separatamente, una quantit abnorme di materiale cognitivo, esperenziale, mnemonico, diverso. Proprio come un ologramma ad immagine multipla pu contenere e proiettare dozzine di scene complete, derivanti da ununica immagine, anche se spezzettata, allo stesso modo l ologramma cerebrale pu contenere e rendere manifeste una moltitudine simile di personalit complete. Lo psicologo Frank Putnam, coglie un frammento di verit dalla metafora della personalit multipla e (1989) sostiene che in fondo le personalit multiple si celano dietro ognuno di noi, egli scrive: Le personalit multiple presentano, secondo me, solo unespressione pi forte dei processi normali. Questi individui non sono creature strane, aliene, ma presentano semplicemente una forma esagerata di un processo che presente in tutti noi. Noi tutti, in modo adattivo, esibiamo comportamenti da multipli poich tendiamo una continua lotta che fa da sottofondo alla

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vita tra associazione e dissociazione. La 18 dissociazione , , ad certo un livello, comunque, un processo adattivo e compensativo che agisce per far fronte (coping) ad un evento traumatico: dobbiamo essere per forza molteplici per adattarci di volta in volta a condizioni sempre diverse. Se non attuassimo una dissociazione autoipnotica non saremmo in grado di immedesimarci in un romanzo o in un film (Pavese A., 2002). Suggestione ed Emulazione nellMPD La suggestione e lautosuggestione sono dei potenti meccanismi, che a volte, forse per incomprensione dei medesimi, o per altri motivi, ci si ritorcono contro. Pensate allautosuggestione delle idee fisse, le quali ci imprigionano in meccanismi routinari che si autoalimentano, dai quali non vogliamo o possiamo uscire, oppure alla suggestione emulativa indotta dai media, come nelleffetto Werter, dove in seguito alla comparsa sui giornali, ad esempio, di un caso di suicidio, denso di particolari e posto magari in prima pagina, si registra nei giorni successivi (di solito tre o comunque nella settimana seguente) un incremento dei casi di suicidio nel paese coinvolto dallaccaduto, ispirando un gesto emulativo da parte dellodience che
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Lo psicologo Bowlby, (1973), nelle sue ricerche sui disturbi dellattaccamento madre bambino ed in generale, ci spiega che i disturbi dissociativi di identit siano imputabili a Modelli Operativi Interni (MOI) molteplici. I MOI sono schemi che del s che ci costruiamo a partire dalla tenera et. In particolare, Bowlby indica la possibilit che un individuo, molto precocemente nella vita, costruisca modelli del s e di una particolare figura di attaccamento molteplici, separati o dissociati, causa di psicopatologie dissociative nel futuro del bambino. (cfr. inoltre Liotti, 1992a; Main, 1991; Main e Hesse, 1992; Main e Morgan 1996).

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si sente emotivamente pi coinvolta e vicina allaccaduto. Anche luscita del film Sybil provoc una ondata di casi di personalit multipla. Il film, girato ad Hollywood aveva come protagonista una multipla (con 16 personalit). Si tratt di un contagio psichico dai meccanismi alquanto intricati. La suggestione agisce sempre sullimmaginazione che domina linconscio ed un potente motore demozioni, azioni, ed emulazioni. La mente umana pi plastica di quanto si immagini, una plasticit che assorbe e rielabora il contesto in cui vive. Di fatti, i presupposti storico-culturali per lesordio epidemico del MPD vanno rintracciati in alcuni spunti contagiosi quali: lo svilupparsi di punti di vista molteplici nellambito artistico, letterario, musicale, teatrale e culturale in genere (per citare alcune fonti si pensi a Joyce, Dos Passos o Pynchon, fino agli autori del film matrix). Ogni epidemia o malattia si manifesta se il terreno psicologico e prima ancora sociologico pronto ad accoglierla. J.R. Lentin (2004), unattuale studioso del fenomeno, ricorda che viviamo in unepoca in cui le scelte di vita e di carriera sono molto pi aperte e varie rispetto a prima, nella quale le informazioni su tutte le culture passate e presenti sono disponibili come non mai. Certo si tratta di una civilt (o meglio diremmo di una fase evolutiva) che spinge tutti verso la Molteplicit, la Complessit, poich tale societ odierna, connotata da Pearce (1993) come cosmopolita, in grado di permettere la coesistenza ed il coordinamento fra culture diverse. Per non parlare delle realt virtuali che ondeggiano a ritmi frenetici su internet, dove per altro, sono nate delle Comunit di multipli, orgogliosi di esserlo, che condividono opinioni e stili di vita molteplici. 100

Di fatti, molti pazienti affetti da MPD hanno un buon funzionamento sociale, si sono come adattati allidea (forse una sorta di mossa controiatrogena) conservano posti di responsabilit, mantengono stabili rapporti interpersonali (anche se, in generale, problematico convivere con pi di una personalit e spesso tali persone affette da MPD vivono nel caos, nel disastro proprio e in certi casi altrui). Certo con lavvento delle nuove tecnologie le potenzialit si sono enormemente sviluppate e mirano verso la molteplicit, che diviene unesigenza. Ma la condizione che sta a monte per il manifestarsi della molteplicit personale presuppone il fatto che ognuno di noi ha ed una maschera, che, potremmo dire, cambia in base al riflesso angolare della luce che ivi si proietta, per usare un eufemismo. Il nostro rapporto con gli altri basato su maschere che ci creiamo ad hoc, per recitare la scena pi consona in quel momento e in quella data situazione, ma il bello che lo facciamo in modo inconsapevole (riesce meglio), un po per via dellabitudine a passare progressivamente da una situazione allaltra, un po perch siamo attori sociali ed entriamo nella parte che la societ si aspetta che noi recitiamo in base allo script (copione) standard che vige in una data cultura e per una data occasione, oppure per adattarsi alle regole sistematicamente sociali. La maschera sociale lo specchio, come dice Pavese (2002) di una nostra duplicit, di una nostra molteplicit, transitoria finch si vuole ma, reale e tanto abituale che non ci rendiamo conto di essa. La nostra una maschera plastica. Per, paradossalmente se perdiamo la maschera possiamo perdere anche la faccia, anchessa plastica. Daltronde, ricercatori hanno scoperto che le espressioni facciali 101

possono mutare nellarco di una manciata di secondi, in pochi istanti cambiamo espressione in maniera impercettibile e graduale, tanto che difficile accorgercene (D. McNeil, 1998). La nostra faccia in continuo movimento, un sensore che trasmette continuamente input ed elabora output, un simbolo vivente dUnit dinamica e molteplicit statica19. Paradossalmente, a volte, pi una maschera che riesce a rivelare una persona che non la stessa faccia, cos come quando da una caricatura sindividuano i tratti salienti di un dato personaggio. Infine, secondo il parere di Salvini (1994) la maschera sociale alle origini della personalit multipla. In psicologia la questione della molteplicit ugualmente dibattuta. Unultima considerazione sullMPD Molti studiosi, sulla scia di W. James, filosofo e psicologo americano (1890) affermano lesistenza di tanti s sociali quanti sono le persone che ci lasciano una traccia significativa e alla cui opinione siamo interessati, per cui evidenziano lesistenza di un s multicamerale, cio una mente albergo che pu contenere molti Io temporanei, diversi e creativi, tante parti di noi che hanno anche desideri diversi (vogliamo fare tutto, vorremmo essere quella persona bella, quellattore bravo, eccetera). Si pu dire che la patologia del MPD di tratto (cio stabile, cronica,
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Cicerone diceva nella faccia c tutto, in fondo come dargli torto, nella faccia, che piena di misteri, vi sono concentrai tutti i maggiori simboli pi che nelle altre parti del corpo (ad esempio il punto/pupilla, il colore/iride, il Ru/occhio, la molteplicit/capelli (per chi ancora ce lha) e poi la bocca/vita, il naso/aria, eccetera).

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connaturata), mentre le personalit multiple che ognuno pu esprimere nei vari momenti di stato (cio momentanea, passeggera, legata al contesto in cui si elicita, ovvero stato dipendente e funzionale). Secondo altri studiosi il fenomeno delle personalit multiple potrebbe anche spiegare la possessione spiritica, il crescente allarmismo sociale che causano i serial killer e tutti gli stati dissociativi presenti ad esempio in certi rituali, nelle sedute spiritiche dei medium, nella scrittura automatica, ma sono argomenti che esulano dalla nostra trattazione. Infine, c chi contesta il fatto che il S unitario sia pi che una creazione sociologica, unesigenza psicofisiologica e neurologica (Gazzaniga, J. Hooper, D. Teresi, 1987) e riassumono in una frase tale abnegazione: Il nostro senso della consapevolezza soggettiva sorge dal bisogno incessante del nostro emisfero dominante, lemisfero sinistro, di spiegare azioni tratte da uno qualsiasi della moltitudine di sistemi mentali che abitano dentro di noi. Ad ogni modo, risulta evidente come le teorie sulla personalit multipla e tutto ci che le ruota attorno tendono a restituire un immagine delluomo non pi monolitica, immutabile e fissa, ma estremamente variabile, alimentata da tendenze molteplici (cfr. Centini M., 2001) che contemplano lunitas multiplex, propria delluomo ed espressa nel triangolo mente - corpo - relazione. Alluomo affidato il compito di raggiungere (come persona e come collettivit) una SINTESI di ci che molteplice, vale a dire che divide e non apre allinterscambio comunicativo, senza la qual sintesi si troverebbe dissociato, frammentato, sia a livello psicologico che a livello sociale. Si pu ipotizzare che luomo non solo in questo processo di sintesi, ma che, in concerto, lo 103

stesso meccanismo opera a livello infinitesimale e galattico. Per Janet (1973), invece, il lavoro della mente come la vita stessa, una forma di entropia negativa, un tentativo di creare ordine e significato in opposizione alle tendenze entropiche dei flussi di informazione molteplice e caotica che continuamente colpiscono gli organi sensoriali.

Capitolo V
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Suggerimenti per una consapevolezza unitaria e unificante

Tutto un problema o diviene tale qualora non si riesce a trasformarlo in risorsa. Parafrasando, si pu anche dire che 1 problema ne pu portare con s (se non affrontato nel giusto modo) Molti. E di problemi ve ne sono veramente tanti nella societ odierna! Penso che i mali della societ non vengano a caso e che ci sia un sottile equilibrio tra ci che si pu fare e ci che non si dovrebbe fare o che ci si ostina a fare in modo problematico. Gi al tempo dei greci risuonava forte il monito del mito di Pandora, ovvero del vaso contenete tutti i mali, che fu poi aperto, con le conseguenze disastrose che il mito racconta. Guardacaso, a guisa di parallelismo, un vaso (contenitore che ci riporta alluno) contiene molti mali, la molteplicit. Si pu dire che viviamo, almeno in occidente, allinterno di un background che alimenta leffimero, che della molteplicit ne lespressione. Pi ci si allontana dai veri bisogni, dallessenza della vita, pi la molteplicit avanza, apportando sempre nuove regole e nuovi modi per soddisfare linsoddisfazione.

Il Denaro e la tendenza a moltiplicare


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Uno dei problemi ricorrenti che assilla le moderne societ il denaro. Nellepopea monetaria si gioca la cifra umana di essere o avere, di frommiana memoria, di qualit e quantit. Marshall McLuhan (1997), grande sociologo dei nostri tempi, afferma che le semplici grandezze numeriche riferite al denaro e alle masse, nel determinare spinte dinamiche verso lo sviluppo e laccrescimento, sono dotate di un misterioso potere. Pi se ne hanno e pi se ne vorrebbero possedere! Ci si fa ammaliare dal potere del dio denaro. Riprendendo un altro concetto di McLuhan (1997), una cultura tribale strettamente integrata, che auspica allunit, non ceder facilmente alle pressioni visive separatistiche e individualistiche che portano alla divisione del lavoro, alliperspecializzazione e settorializzazione meccanica e a forme accelerate come la scrittura, il denaro, i numeri. Lintensificazione di un solo senso, come ad esempio la vista, senso del razionale separatore ed analitico (nelle immagini mass medianiche e in tutto ci che occidentale ed estetico) porta inevitabilmente allipnosi, che una falsa integrazione che, apparentemente appaga, nellhic et nunc, il bisogno affiliativo e di coesione delluomo moderno. In tal senso, ogni comportamento umano (secondo i canoni della PNL o programmazione neurolinguistica) pu essere considerato ipnotico, poich tende a soddisfare le aspettative altrui, quindi si plasma e adatta di volta in volta in un gioco di emulazioni, identificazioni e scissioni. Ci a discapito della consapevolezza, quella totale di s e degli altri. Oggi luomo ha forse perso il controllo su 106

ci che ha creato, anzi esso stesso passivamente e artificialmente soggetto alle regole che crea e quindi in altre parole alla molteplicit che non sa pi ritornare allunit? Le tecnologie sono estensioni dei nostri sensi. Il misterioso bisogno delle folle di crescere ed espandersi, tipico delle grandi accumulazioni di ricchezza, diventa comprensibile se si tien conto che numeri e denaro sono in effetti tecnologie che estendono il potere del tatto e la portata della mano. I numeri, infatti, persone o cifre, e le unit monetarie sembrano possedere lo stesso potere magico di afferrare e incorporare (McLuhan, 1997). Luomo ha dimostrato a pi riprese di non essere sempre capace di regolare e governare il meccanismo autopoietico della generazione frammentaria della molteplicit. Lo dimostrano i ritmi frenetici delle grandi industrie, le continue guerre, le scissioni ideologiche e politiche. Lo scopo ultimo che porta luomo alla ripetizione del modello 1 > < MOLTI cio il processo di moltiplicazione (che non multimplicazione) che sfugge ad un controllo disciplinare e positivo, e, in definitiva, di ritorno allunit, alla totalit, si pu scorgere dal desiderio delluomo occidentale di arricchirsi, di costruire sempre e ovunque. Ne sono un esempio laumento produttivo delle industrie nelle catene di montaggio, nella vendita su grande scala delle Lobby. Il processo spontaneo 1M creativo, diversificante, qualitativo e non quantitativo (o non solo), non uniforme e non meccanicamente ripetibile, unico nel suo modo di moltiplicare e multimplicare. Quello che luomo, forse in buona fede fa (sic!), espressione della frammentazione esterna che si ripercuote internamente o viceversa interna che si ripercuote esternamente. Lo si pu comprendere gi dal fatto che luomo moderno si 107

sente afflitto dalla perdita di tempo, un concetto assurdo di per s. Non quale tempo mi occorre ma quanto tempo mi occorre che fa la differenza! Cos anche il tempo diventa una questione di accumulo, perdita e guadagno, strettamente economici. Il denaro diventato una misura, la misura delluomo. Tanto che, chi ne possiede di pi, paradossalmente, meno umano. Luso di una merce come denaro ne fa naturalmente aumentare la produzione (McLuhan, 1997). Lavaro conta pure i centesimi perch anche da essi dipende la sua posizione attuale, ma non attribuisce ad essi un valore effettivo, ma un plusvalore. Pensate quanto possa valere, nelle mani di chi non ne possiede, una moneta. Ma paradossalmente per lavaro avr un valore maggiore. Egli dentro il meccanismo disordinato dellaccumulo. Chi investe si aspetta che Uno (una moneta, un milione) si moltiplichi. La ricchezza economica concentrata nelle mani di pochi, cos come la ricchezza spirituale a pochi data di possedere. Mancherebbe nelluomo quella naturale propensione che permetta lequilibrio tra conservazione da una parte e sviluppo diversificato dallaltro. Non sappiamo pi prendere spunti dalla Natura. Pensate allo sviluppo di una rosa: tutto inizia con la semina, quando il seme (unit) posto sotto terra, segue poi il lento cammino naturale verso la diversificazione (molti) che si palesa nellinsieme dei petali che compongono la pianta. Gli alchimisti prestavano molta attenzione ad imitare gli eventi naturali ed il loro simbolismo si riallaccia ad un grande sapere iniziatico: larte imita la natura nel suo modo di operare recita una famosa massima alchimistica. Per esempio, nella prima fase dellOpus, la Putrefatio, racchiusa lessenza del processo naturale che dalluno genera i molti che 108

ritornano alluno, come quando il polline delle piante origina altre piante.

Il Rapporto sfasato: 1 > < MOLTI (unaltra ipotesi sul mal de vivre?)
Klerman G. (1993), sostiene lipotesi che laumento di tentativi di suicidio e delle depressioni nelle societ occidentali (dopo la Seconda Guerra Mondiale), si spieghi sulla base del conflitto tra bisogni innati di attaccamento (un implicito bisogno umano di ritorno allunit) e la molteplicit delle situazioni di separazione e di rottura nelle nostre societ, che valorizzano lindipendenza e lautonomia, e rendono pi fragili lIo. Lunit psichica umana si fonda nel giusto e naturale equilibrio tra separazione ed autonomia. Luomo incanala le forze tutte in uno stadio, perdendo la visione dinsieme del prima e del dopo che trovano lespressione pi centrale nellunit in quanto il prima lorigine, lunit, linizio e il dopo il ritorno allunit, la chiusura del cerchio, che in quanto tale circolare e perfettamente armonico. Siamo fissati, invece, sulla fase di mezzo, una fase di transizione nella quale tendiamo a perseverare. Ci significa che siamo stabili nella fase dellopposizione dicotomica e daltra parte nella continua crescita e propagazione della Moltitudine senza un reale ritorno allunit. come un cancro. Ovvero, come se, ad esempio, un fiore, contro natura, decidesse di ricreare allinfinito foglie e petali che sono solo la parte superficiale e non centrale di tutto il processo. 109

Il processo naturale pu essere esemplificato nel modo seguente: [1 MOLTI 1], in modo circolare, ovvero [1 M]. Il processo innaturale, artificiale, umano, porta invece alla seguente conclusione: [1 MOLTI DIFFERENTI], ripetitivo, automatizzato, ovvero [1> < M]. In questultimo caso si assiste ad un processo esponenziale, come nel cancro, che se non arrestato porta allallontanamento sempre maggiore delluno, allimmobilit statica (il ripetersi disarmonico del processo) e alla perdita di controllo disumana. Torniamo allora ad osservare pi attentamente la natura, magari entrando in rapporto armonico con Lei. Come scrive Titus Burckhardt (1991) L dove lintelletto umano, grazie allunione pi o meno completa con lIntelletto universale, riesce a distogliersi dalla molteplicit delle cose per ascendere allunit indivisibile, la conoscenza della natura che un uomo in grado di acquisire a partire da tale visione non rester pi limitata ai puri e semplici fatti sensoriali ...Il mondo ormai diventato trasparente alluomo...Le cose acquistano importanza non tanto per la loro natura misurabile e quantificabile, cio per il loro essere determinate da cause e circostanze temporali, quanto per le loro qualit essenziali... Quello che manca alluomo del terzo millennio lenthusiasms (il Dio dentro). Infatti, il Dio fuori, nella moltitudine indifferenziata e indifferente, nel feticismo della merce, e non nellunit come 110

dovrebbe essere (che implica lessenza, la sostanza, la purezza). Vi sono inoltre (in via dimostrativa) alcuni problemi che conseguono ad uninefficace saldatura dellUno con i Molti, in seguito agli effetti del decentramento, o distacco dal centro, dallunit e/o dallorigine (in teologia si parlerebbe di cacciata dal paradiso terrestre, cio dallunit originaria e totale). Alcuni problemi che rientrano in questa categoria (1><M) di distacco dallunit originaria e dai disordini conseguenti tale distacco possono essere riassunti brevemente come segue:
1) PATOLOGIE SOMATICHE ANIMALI20 Cancro Epidemie e contagio Malattie virali

2) PSICOPATOLOGIE NELLUOMO

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Nel cancro, ad esempio, si verifica unincontrollata moltiplicazione esponenziale a carico di una cellula nella quale i limiti della funzionalit standard sono fortemente compromessi. Parallelamente, a livello macroscopico-sociale, nelle epidemie, in molte malattie virali, una persona infetta pu contagiare molte altre persone cui viene in contatto. Forse sembrer banale una tal concezione della malattia, ma sintomatico il fatto che, in genere, malattia non solo perdita o disfunzione ma anche accumulo incontrollato, esponenziale, che segue un meccanismo di base (quello Uno - Molti) ma sfasato. Leccesso sempre un difetto!

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Delirio donnipotenza Narcisismo Schizofrenia Psicosi Fissazioni, Turbe del Pensiero Disturbo Di Personalit multipla (MPD). Mancanza di creativit (unilateralit) 3) PROBLEMI SOCIALI Globalizzazione a modello Unico Totalitarismi Ideologie estremiste, fanatismo Dogmi e Assolutismi Meccanizzazione e produzione esponenziale Contagio psichico emulativo, distruttivo e ripetizione (confronta paragrafo La ripetizione: monotonia o lifestyle?). 4) PROBLEMI GNOSEOLOGICI

o Limpossibilit

attuale di pervenire ad una concezione unitaria, olistica, ad un sapere comunicante e polidisciplinare, evitando le iperspecializzazioni riduttive. Perdita della facolt di interfacciare il sapere antico e moderno, pratico e teorico, esoterico ed essoterico, particolare e globale.

Altre ipotesi che concordano con il rapporto sfasato 1 >< M, tipico dellattuale societ complessa e tecnologica e con un meccanismo ripetitivo perverso e 112

controproducente, si possono rintracciare, ad esempio, in ambito criminologico: o I serial killer: poich tendono a perpetrare i loro omicidi (seguendo uno schema implicito ben definito), e quindi a moltiplicare gli eventi omicidiari finch possono compiere tali crimini. In pi, molti casi domicidio seriale sarebbero imputati ad una condizione di personalit multipla, in cui versa il serial killer. o Linfluenza mass-mediatica sul procrastinarsi di taluni omicidi o condotte criminali: tale influenza suggestiva ed emulativa ed in parte concorre, inconsapevolmente, nel far avvenire vari eventi catastrofici in concomitanza o a catena. Si pensi agli omicidi domestici (uxoricidi, parricidi, matricidi, omicidi-suicidi), agli attentati terroristici, agli stupri, agli unabomber, alle rapine e a molti eventi di cronaca nera. La suggestione unita al bombardamento mass-mediatico, allidentificazione-introiezione di schemi e moduli comportamentali, alla proiezione, alla catarsi, pu rendere lo strumento massmediatico unarma a doppio taglio, soprattutto riguardo alle persone pi emotivamente coinvolte, pi fragili caratterialmente o pi a rischio, socialmente parlando, per cui quel dato messaggio, con la sua enfasi, sarebbe un richiamo pertinente ed elicitante/ scatenante un acting criminale. Tutto ci serve a capire, in estrema sintesi, come un meccanismo quale quello dell1M che sta metaforicamente, e non solo, alla base della vita, sia 113

reso, in maniera strumentale, un pericoloso meccanismo autogenerativo dalluomo la cui unica colpa quella della perdita di controllo. Da sempre luomo ha pensato di sostituirsi a Dio, ed infatti molte situazioni che crea ricalcano le funzionalit Uno Molti, ma in modo incontrollato e disfunzionale (vedi punto 3, indietro). Ad un livello, diciamo, di responsabilit spirituale e morale, accade che, come afferma Florenskij (1914) la passivit della coscienza disgrega il tempo, producendo parti singole, autosufficienti, ciascuna delle quali aderisce allaltra soltanto esternamente, ma dalla cui percezione separata non si pu in questo caso presentire che cosa ci dir laltra. Manca cio la Relazione. Nel caso in cui la coscienza diventa del tutto inattiva, luomo, come una cosa in mezzo alle cose del mondo, viene trasportato insieme alle altre sulla superficie del fiume del tempo. Ma egli spesso ignaro di questo, perch non completamente cosciente, in generale, di quello che avviene in lui. Il tempo si disgregato, e ciascun suo momento nella coscienza esclude del tutto qualsiasi altro. Il tempo diventato per la coscienza soltanto un punto, ma non un punto di pienezza, che assorba in s tutto il tempo, bens un punto di svuotamento dal quale stato estratto e cacciato via qualsiasi tipo di variet, movimento, forma, come un ramo staccato dalla pianta che secca e muore. Oggi pi che mai si ha bisogno di integrit e unit: le famiglie che sono afflitte dalle troppe separazioni; gli stati in combutta per problemi religiosi, economici, sociali, politici, di convivenza, eccetera; gli scienziati per creare uninterdipendenza polidisciplinare e creativa, che non faccia solo gli interessi dei privati; la 114

nostra stessa psiche soggetta a disgregazione e va ricondotta ad una unit pi grande, in armonia con la mente, con il corpo e con lintera societ. Forse un tempo, quando luomo era immerso nella fase del sogno, del mito e della leggenda, tutto era pi unitario, pi chiaro e lineare? Forse, allora, luomo riusciva realmente ad afferrare uno stato dequilibrio, ad esempio, attraverso il bilanciamento dei quattro umori (collera, bile nera, sangue, flemma) con i relativi quattro principi naturali corrispondenti (fuoco, terra, acqua, aria) capaci di regolare le complessioni degli individui? Forse a quei tempi tali principi erano validi, mentre oggi, forse perch si crede a tutto e a niente, non c pi un unico principio basilare, insomma tutto molteplice. Forse ci stiamo progressivamente ed inesorabilmente allontanando dalliniziale compartecipazione totalizzante con le forze naturali e cosmiche? Forse lespansione delluniverso, in continuo movimento, ci porta lontani dallo stato darmonia iniziale? Cosa sta succedendo alluomo? E alla natura, che sembra quasi reclamare un monito di allerta per luomo? Lo stesso genere umano diviso. La riconciliazione umana passa dal saper accettare e rispettare le diversit, conviverci, accettarsi nella diversit, e diversificare le consapevolezze. Viviamo in un mondo vario, dove si sono sedimentate molteplici modi di essere che lentamente stanno venendo a galla, dove mancano la fiducia in s stessi e di conseguenza negli altri. Purtroppo non sempre le azioni umane convergono verso ununit armonica, verso una meta comune, sono piuttosto singole e puntiformi divagazioni, con dispendio denergia ed egoismo che lattuale societ, 115

nel modello che propone, tende sempre pi a perseguire e ad incrementare a discapito dellautorealizzazione in armonia con gli altri (ad esempio il capitalismo offre una visione di attivazione individuale a discapito di quella totalitaria, viceversa il comunismo). Luomo doggi, occidentale, rifugge fobicamente da due cose: dalle cose semplici e dalle cose incerte. Si aggrappa a stati transitori, veloci e sfuggenti, sidentifica con lapparenza e la superficialit, non portato a scavare dentro, dove troverebbe pi tesori di quanti crede ve ne siano fuori. Questa una societ che osanna le persone migliori, nel corpo, nel successo, nel prestigio. Cos si fa del corpo un oggetto. Si rende il corpo frammentato, diviso, non pi valido nella sua totalit e unit psico-fisica, ma un aggregato di pezzi da migliorare, da vendere al mercato, da assicurare, e poi nascono le dismorfofobie, le anoressie e le bulimie, i sensi di colpa, la trasgressione feticista che colpiscono le persone a partire dallet adolescenziale, unet dove si pi emotivamente fragili, giacch maggiormente incrini a compiacere gli altri, a seguire le mode e i modelli unici, validi per tutti. Perch non vengono invece suggeriti dei modelli pi autentici, che riportano alle reali potenzialit di ogni individuo, che non costruiscono escamotage effimeri di rivalsa sociale e pubblica, che rispecchiano, insomma, la natura molteplice e unica allo stesso tempo, sana e polivalente, di ogni persona? Il fatto che siamo dei numeri, delle quantit senza qualit. sbagliato far adeguare e convergere il mondo, sempre pi occidentalizzato, verso un modello valido per tutti, come del resto avviene nellambito della bellezza, della moda, della pubblicit, della cultura, della lingua, delleconomia, eccetera. Ognuno di noi 116

unico ed irripetibile e proprio per questo molteplice ed eterogeneo. Occorrono, quindi, modelli validi per tutti in generale e per ognuno in particolare: sarebbe questa la stupenda sfida delluomo del terzo Millennio.

Spunti di riflessioni unificanti


La mia filosofia della continuit parte dal principio che, per bilanciare luniverso che si espande con disordinata casualit entropicamente crescente, deve esserci un modello universale dordine sintropico, convergente, progressivo, e che luomo quella funzione riordinatrice antientropica. (Buckminster Fuller, 1980)

Ci che chiamiamo Vita una energia fondamentale che coordina, interagisce e sintetizza (cfr. Assagioli, 1973). Secondo il matematico Luigi Fantappi (1993) la vita una delle manifestazioni della legge generale di sintropia. La sintropia aggiunge Assagioli (1977) comincia ad essere riconosciuta come un principio fondamentale della natura, principio che ha delle implicazioni universali e di grande portata e aggiunge che possiamo sentire questa energia come dotata di intelligenza o di propriet mentali e quindi di Volont, intesa come Io sintetizzatore, tale da costruire scopi e giungere a dei fini e che secondo Teilhard de Chardin (1968) lenergia alla base di ogni evoluzione che produce complessificazione e convergenza. Ci che dice Assagioli con la sua psicosintesi (1977), estremamente interessante e ci riguarda particolarmente: Da un punto di vista ancora pi ampio e pi inclusivo, la vita stessa delluniverso ci appare come 117

una lotta tra la molteplicit e lunit travaglio e aspirazione allunificazione. Ci sembra di intuire che sia che lo immaginiamo come essere divino o come energia cosmica lo Spirito che opera su tutta la creazione e allinterno di essa la stia plasmando in ordine, armonia, bellezza, unendo lun laltro tutti gli esseri attraverso vincoli damore, realizzando lentamente e silenziosamente, ma potentemente ed irresistibilmente, la Sintesi Suprema. Sintesi che consiste nel ricondurre la molteplicit allUnit originaria. chiaro che tutte le cose hanno un nesso logico, come ad esempio la cooperazione tra i vari elementi organici che formano nella loro diversit la base del funzionamento del corpo umano, splendido esempio di unit nella diversit e nella complessit. di estrema importanza proseguire gli studi su tali argomenti, quali quelli dellunit molteplice, per capire dove stiamo andando e percepire un barlume di volont universale per assecondarla e perseguirla dentro di noi e fuori di noi. Un ulteriore stimolo riflessivo ci perviene dalle ricerche neurofisiologiche sulla sincronizzazione (coerenza) cerebrale (cfr. Montecucco N. F., 2005) dalle quali sono emersi quattro importanti stati dorganizza- zione (psicofisiologica e sociale). I quattro stati dorganizzazione, che segnano il percorso dalla frammentazione allunit, sono: 1. Stato di disgregazione minima coerenza: Manca
il legame tra gli elementi che compongono il complesso sistema cerebrale (e psichico), aree, centri e funzioni neurofisio- logiche sono disgregati tra loro, tipico degli stati di non-coscienza, della

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degenerazione o morte cerebrale (coma). E caratterizzato da minima o assente coerenza informatica, massima entropia, minima sinergia e da assenza dattivit globali coordinate. Negli organismi viventi uno stato associato alla morte del sistema vivente o evolutivamente allestinzione di una specie. Nei sistemi sociali corrisponde alla sconfitta di uno stato, al collasso sociale, alla fine di una cultura. 2. Stato di frammentazione bassa coerenza: Le parti del cervello (e della psiche) sono in conflitto, in stato disolamento o disarmonia tra loro, tipico degli stati dinconsapevolezza, di depressione, di conflitto interiore, di crisi psicologica e di malessere globale. Negli organismi viventi associato allo stato di malattia (squilibrio interno, scompenso fisiologico) ed evolutivamente al disadattamen- to e alla regressione. Nei sistemi umani allo stato di guerra, di conflitto etnico, religioso, socioeconomico, di crollo dei valori culturali, al regime totalitario o dittatoriale, con minima democrazia o con economia sottosviluppata. Culturalmente corrisponde al fondamentalismo, alle ideologie politiche e alle ortodossie religiose imposte dallo stato, con netta prevalenza di una filosofia sulle altre.

3. Stato dintegrazione alta coerenza: Le parti e le


funzioni del cervello (e della psiche) sono coordinate e sincroniche, esse formano un network di relazioniinformazioni, tipico degli stati di consapevolezza, di benessere psicofisico. Il sistema tende ad accumulare energia e informazioni che, eventualmente, pu utilizzare per crescere e creare, in modo intelligente. Nei sistemi viventi lo stato di vigore e salute, nelle specie tale stato pu portare ad un salto evolutivo e adattattivo. Nei sistemi sociali corrisponde alla fase di stabilit tra stati, in cui

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prevale la relazione, il network, la floridit. Le parti sociali trovano dei punti di dialogo e cooperazione positiva. E lo stato a cui tende lattuale politica culturale internazionale, dalla globalizzazione dei mercati, allONU, al pluralismo religioso, alla coesistenza inter-raziale, alla rete Intenet. Corrisponde al concetto di Villaggio Globale di Mac Luhan. La sua base filosofica pi congrua la Teoria Generale dei Sistemi di Von Bertalanffi. 4. Stato dunit massima coerenza: Si realizza lUnit. Le parti del cervello e della psiche si sincronizzano completamente e si muovono allunisono, tipico dello stato dautocoscienza, lunit (il S) prevale sui singoli pezzi (le personalit). Caratterizzato da altissima coeren- za e onde elettroencefalografiche armoniche. La massima comunicazione e la minima resistenza tra le parti permette di raggiungere il pi elevato grado di unit, base dei grandi salti evolutivi sia a livello cognitivo, che spirituale o sociale. Esempi evolutivi di questo salto sono lintegrazione di miliardi datomi a formare ununit cellulare, o di miliardi di cellule a formare un organismo animale. A livello sociale si pu immaginare che lemergere di una nuova coscienza planetaria e la futura integrazione globale, nel rispetto dellindividualit e della diversit umana e culturale, possano portare ad ununit della famiglia umana ancora difficile da immaginare ma certamente gi presente nei modelli di Gaia di Lovelock, o di Noosfera di T. De Chardin. E alla base del Paradigma olistico, orientato sullunit umana e globale.

Linformazione, lenergia, la consapevolezza e la sinergia tendono a crescere man mano che passiamo dal punto uno (dove la coerenza informatica sotto i valori 120

ottimali, minima o assente, si ha assenza di attivit globali coordinate e la sinergia minima) al punto 4, dove pervade la totale unit, massima informazione, altissima coerenza. Cos possiamo vedere il graduale svolgersi della polarit molteplice disgregata e frammentata verso lunit che la sottende e che le conferisce uno stato maggiore di armonia, benessere, fluidit, efficienza e sviluppo positivo. Una brillante intuizione anche la seguente: ... la realt cosmica giustifica laffermazione dellevoluzione energetica materiale nel verso sentimentale e spirituale, del numero indefinibile dei versi del moto e dellunicit della direzione finale, dellidentit potenziale assoluta finale di tutte le unit mentali [Ciu, Pen, Lei, 1976]. Il compito delluomo , allora, salire la scala ascensionale per ricondurre la dimensione terrena, organica, di cui il rappresentante speciale, verso la dimensione ultima e assoluta dellunit cosmologica in cui tutte le essenze si dissolvono. Un cammino verso linfinito che gi iniziato. importante riflettere su un monito che trapela dalle parole del fisico David Bohm (1989), egli afferma: Se la gente sostenesse la percezione del mondo come un tutto ininterrotto, con una molteplicit di significati, alcuni armoniosi ed altri no, si creerebbe un mondo completamente diverso, sarebbe possibile una percezione creativa senza fine di nuovi significati, in grado di ricomprendere i vecchi significati in insiemi pi armoniosi e pi vasti, che creerebbero una trasformazione corrispondente nella realt complessiva

Capitolo VI

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Altre evidenze e considerazioni sulla relazione 1 M

Fisica e metafisica.
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Il termine stesso di ricerca prova che il ricercatore si considera lui stesso separato dalloggetto della sua ricerca. Finch questa dualit persiste, la ricerca deve essere continuata fino al momento in cui lindividualit non sia sparita e che il S sia stato realizzato come Essere eterno, e che contenga ricercatore e ricerca. (Ramana Maharshi)

La scienza sta iniziando, a tentoni, solo da poco ad accostarsi alle dimensioni del mistero, entrando nella sfera del mito, lanciando le sue estreme chele fatte di teoria olografica, parapsicologia, esobiologia, psicologia transpersonale, olismo e altri tentativi affini. La fisica Quantistica, la teoria Olografica e la teoria della Complessit sono un valido tentativo per scoprire i veli di Iside e per spiegare ci che stato considerato inconoscibile, inosservabile, oppure altre dimensioni (come le 26 che gi preannuncia la Teoria delle Stringhe). sorprendente come diversi pensatori siano arrivati alla stessa conclusione che Francesco Maria Banchi riassume bene in questi termini, dove spiega che la relazione unit-molteplicit, pu essere chiarita in questo modo: nellunit e soltanto nellunit la molteplicit, ossia incomprensibile una pluralit di enti se non in relazione a ununit che li contiene. Se lunit senza la molteplicit si dissolve, diventa unastrazione, linguisticamente un puro suono vocale senza contenuto, e quindi logicamente inutile, la molteplicit non pu essere compresa se non nellunit, o meglio in relazione allunit, come suo contenuto, 123

cos che lunit necessaria e sufficiente a contenere la molteplicit, e la molteplicit linsieme delle parti dellunit, che la caratterizzano, la dimostrano e la diversificano. Dunque, per parlare di molteplicit si deve concepire la sua parte complementare, dicotomica e paradossale, cio luno. Anche la scienza ha dato il suo contributo accogliendo lidea di una realt fisica in cui si substanzia la relazione uno molti. Nel 1887, Sir William Crookes propose una teoria secondo cui tutti gli elementi potrebbero essere nullaltro che delle variazioni di un solo elemento di base, una sostanza originale alla quale lui diede il nome di protyle. Molti scienziati suppongono del resto che ad un livello extra infinitesimale, tutte le cose fondamentalmente si somigliano e sono indistinguibili, sono cio non molteplici ma unitarie. Daltra parte, la materia densa di profondit infinitesimali che solo apparentemente sembrano caotiche e complesse, da un lato, disgregate e molteplici, dallaltro. Come afferma Mario Cialdi: nella meccanica quantistica, non si riesce a stabilire alcuna corrispondenza tra londa associata al moto degli elettroni e la traiettoria del moto. [...] lelettrone, protetto dalla nuvola, non sar mai raggiunto. Solo nei processi daccumulazione, quando gli elettroni diventano una moltitudine, si riesce a discernere, attraverso la nuvola, larabesco di un disegno coerente. In generale, ci che non si pu esperire con i sensi considerato, quasi sempre, privo di discernimento scientifico; ma quanta parte della realt viene esclusa dai sensi? Colori, frequenze, radiazioni, il regno del micro e del macro, le esperienze subliminali, eccetera, come gi risaputo. 124

Il chimico Mendeleev, dal canto suo, offre un vasto contributo alla questione parlandoci del riconoscimento dellesistenza di molteplici elementi come base della realt materiale e di altrettanti diversi atomi riconducibili ad un unico modello. Ma non il solo! Come spiega la fisica quantistica di Bohm, (1980), al livello subquantistico, la localizzazione, come la intendiamo noi nello spazio e nel tempo, cessa di esistere: tutti i punti nello spazio divenivano equivalenti a tutti gli altri punti nello spazio, ed era insignificante parlare di qualsiasi cosa come separata da qualunque altra. I fisici definiscono questa propriet nonlocalit.. Ma la cosa pi sorprendente , e qui sta la grande scoperta della teoria olografica, che tutte le particelle sono nonlocalmente interconnesse. Ogni cosa nel cosmo costituita dal materiale ininterrotto dellordine implicito, non visibile. Tutto nelluniverso parte di una continuit, che nel livello pi superficiale si manifesta sotto forma di molteplicit, si differenzia, e ci adattivo. Come si potrebbe concepire la stessa esistenza se non guardandola da diverse angolature dinamiche? Pensate ad un mondo fatto di persone che si somigliano tutte, dei cloni: la vita sarebbe impossibile. I miti non raccontano, in diverso modo anche di questo? La realt maya, apparenza. La separazione che opera la mente ad un certo livello solo apparente, tutto in relazione21, in modi e termini
21

Sul concetto di Relazione si rimanda al paragrafo Tutto relazione, pi avanti.

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che non possiamo cogliere nellimmediato, che ci prescindono e preformano. La societ tende a dividere, a dicotomizzare, a ragionare in modo utilitaristico, strumentale e materiale. Un altro spunto di riflessone ci perviene dalla Teoria Generale della Relativit di Einstein, secondo cui la curvatura dello spazio associata alle forze gravitazionali: tanto pi appuntita la curvatura, tanto maggiore la forza dattrazione. Ai punti, chiamati singolarit, dove la curvatura cos appiattita che lo spazio tempo, di fatto, si accartoccia, la forza talmente elevata da spezzare le particelle elementari e ogni legame, cos da sconvolgere di colpo la dimensione spazio-temporale. Si ha una singolarit laddove la curvatura talmente accentuata da comprimere la variet: gi sintravede in questo passaggio la magia dei molti che si fanno uno, che sono inglobati in una dimensione diversa (come accade ad esempio nel buco nero), in un continuum che va dai molti alluno, dal finito allinfinito, e viceversa. Laspetto pi sorprendente che tutte le singolarit sono circondate da orizzonti degli eventi, per cui non sono mai completamente isolate, secondo la Teoria Generale della Relativit. come se tutta la molteplicit dovesse gravitare o tendere verso lunit, o verso un unico polo: parafrasando, abbiamo in tal modo il riscontro del rapporto 1M nei micro come anche nei macro processi fondamentali che avvengono in natura, sia quella percepibile, sia al di l delle galassie o, se volete, al di l della dimensione che viviamo sul pianeta terra. Come hanno intuito le teorie fisiche moderne, quali la Teoria delle Stringhe, il modello dellOlogramma e per certi versi la Teoria 126

Standard, ci che visibile e pertanto sperimentabile poggia le sue basi su ununica essenza, unica ma non indivisibile o trasformabile. Tale base essenziale caratterizzata da elementi energetici e vibratori e dalla loro relazione costante, tale che qualsiasi elemento, come per esempio una mela ha le stesse propriet interne di un qualsiasi altro elemento. Tutto invisibilmente concatenato e retto da una fonte inesauribile denergia che si nasconde fin dentro i costituenti minimali degli atomi come i neutrini, la cui propriet particolare di viaggiare da un atomo allaltro, cosicch tutto sottilmente interrelato e tra una stella della Via Lattea e il libro che sto leggendo ci sono s svariati gradi di lontananza fisica e dimensionale ma altrettanti gradi di vicinanza. Govindan ha scritto le vibrazioni che esistono nella vita sono sotto forma di colori, suoni, fragranze e simboli che rappresentano una pura rotazione denergia. Lenergia sempre ciclica e circolare, non si crea non si distrugge ma si trasforma ed anche noi in quanto essere dotati di energia affrontiamo lo stesso processo. Einstein ci porta il suo aiuto quando dice: Il mondo, nella sua maest totale, non pu essere dominato che da unintelligenza cosmica.

Tutto relazione!
In primo luogo c' lunit delle cose per cui ogni cosa in armonia con se stessa, costituita da se stessa, e aderisce a se stessa. In secondo luogo, c' l'unit per cui una creatura

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unita con le altre e tutte le parti del mondo costituiscono un unico mondo (Pico della Mirandola).

Lautore dellAvatamsaka Sutra induista paragon lintero universo ad un reticolato leggendario di perle che diceva pendesse sopra lo splendido palazzo del dio Indra (dio che ricorda la parola Idra cio acqua al quale il suo potere associato essendo fluido e circolare) e disposto in modo tale che se guardi una perla, vedi tutte le altre riflesse in essa. Come lautore del Sutra spieg, allo stesso modo, ogni oggetto nel mondo non soltanto se stesso, ma include ogni altro oggetto e, in effetti, ogni altra cosa [cfr. M. Talbot, 1997, p. 305]. Parlando di relazioni si pu parlare di tutto, giacch, tutto ci che esiste tale perch inserito in una trama di relazioni. Nessuna cosa esiste per essere separata. C relazione tra passato e futuro, tra uomo e cosmo, tra un albero e un libro. Noi siamo dentro le relazioni, come lo sono i sistemi, le idee, le galassie, ci che ancora non esiste e ci che esistito sono in relazione. Ci che si pu studiare non pu che essere una relazioneMai una cosa (Bateson, 1972).

Linsieme delle relazioni che avvengono in un contesto (scolastico, familiare, ospedaliero, politico, eccetera) creano i significati per/nel contesto, significati condivisi che tracciano le possibili vie in divenire del sistema e che formano quella matrice di molteplicit e pluralit (di abilit, di saperi, di modi di essere, di fare e di saper essere e fare) che ci appartiene e che ci trasforma. 128

Parlando di relazioni e di complessit che ruolo ha la causalit in tali epistemologie costruttive? Una causa pu produrre diversi effetti e viceversa. Ogni causa ha effetti diversi su persone diverse, che le attribuiscono significati differenti. Ciascun collegamento allinterno delluniverso un punto di partenza di unaltra dozzina di essi, poich una vasta similitudine congiunge tutto (cfr. W. Whitman, 1819 1982, poeta americano). La relazione istaura quindi allinterno della sua matrice unitaria, molteplici sviluppi e possibilit. Lo stesso rapporto 1 M , necessariamente relazionale. Tutto in relazione e spesso una relatio che sfugge agli schemi di comprensione umana: anche il nulla in relazione con il tutto. Abbiamo volutamente affrontato largomento dei miti, dei simboli e degli archetipi, nelle precedenti sezioni, che richiamano il concetto di Unit proprio per porre laccento su questo fatto, vale a dire, che abbiamo tutti una base comune dalla quale partire per costruire ed edificare in progres, non perdendo di vista lunit originaria o allontanandoci dal fulcro che sostiene le nostre esistenze. Cos ogni essere non pu prescindere dal legame con la molteplicit degli eventi, delle cose e delle persone con cui necessariamente in relazione attraverso una fitta rete di interscambi energetici ed informazionali. Perch le cose che ci capitano sono paradossalmente legate alla nostra vita, a come vediamo il mondo e a come reagiamo allambiente esterno?

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Tutto ci che facciamo segue delle leggi apparentemente caotiche. A ben vedere, il caos, che apparenza, solo nella moltitudine, lunicit ordine ed armonia sincronica, ciclica e circolare, quindi dinamica e fluida, diversa nelluguaglianza e uguale nella diversit, particolare e universale, eterna e finita. In Oriente si insiste molto sul fatto che la realt, in quanto maya, frammentata, divisa e pertanto in tale stato contiene la versione materiale dellEssenza, che Una e che si mostra nella meticolosa moltitudine di esseri e fenomeni in relazione. Linformazione quindi una differenza, la conoscenza un ricostruire, talvolta in modo arbitrario, lunit originaria, dentro e fuori di noi. C una massima di Gibran, riportata per intero, che racchiude in modo esemplare il nocciolo della relazione, dei legami che intercorrono tra e dentro le cose:
Lessenza di ogni cosa sulla terra, visibile o invisibile, spirituale. Entrando nella citt invisibile, il mio corpo coperto dallo spirito. Chi cerca di separare il corpo dalla spirito, o lo spirito dal corpo, allontana il suo cuore dalla verit. Il fiore e la sua fragranza sono un unica cosa; cieco colui che nega il colore e l immagine del fiore, affermando che possiede solo la fragranza che si espande nellaria. lo stesso atteggiamento di quelli che, privi dellolfatto, considerano il fiore solo per la sua forma e per i suoi colori, trascurando il profumo. Tutto ci che si trova nel creato, esiste anche dentro di te, e tutto ci che hai dentro esiste nel creato. Non vi alcun confine fra noi e le cose pi vicine, ma ci che pi importante, la distanza non sufficiente a separarci dalle cose pi lontane. Ogni cosa, dalla pi bassa alla pi sublime, dalla pi piccola alla pi grande, esiste dentro il tuo essere, senza differenze. Nellatomo si possono trovare tutti gli elementi della terra. La goccia dacqua contiene tutti i segreti degli oceani. In un

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moto della mente si trovano tutti i moti si tutte le leggi dellesistenza.

DellAmore
Un tipo di relazione profonda che coinvolge due o pi persone lamore. Si parla tanto damore, si fa presto ad usare ad ogni occorrenza effusiva e anche banale la parola amore. Vi sono tanti modi per definire lamore tra due persone e altrettanti modi per, cosa ancora pi difficile, praticarlo. Nella visione pi mistica, filosofica e romantica, lamore visto come la dimensione suprema da raggiungere, la via dellEros, tutto il resto un mezzo per arrivare a tale fine ultimo. Cos anche per le religioni, per larte come sentimento e amore per luniverso. Diversa la visione che si condivide, invece, nelle societ attuali, dominate dal mito delluguaglianza, ma come ribadisce E. Fromm (1956), unuguaglianza da intendere come uniformit, anzich unit. La pratica dellamore, nel nostro tempo e nella nostra storia, vincolata da barriere pregiudiziali e da luoghi comuni, assai complicata. Per questo scambiamo surrogati come il sesso, le sfuriate di gelosia, la possessivit, e tante altre forme di comportamento egocentriche, con il vero ed unico messaggio dellamore che c stato da sempre tramandato, al quale forse siamo assuefatti, non riusciamo pi a distinguerlo nella sua vera essenza. Bisogna, anzitutto, distinguere lamore come atto infinito ed universale che coincide con lamore fraterno per tutto e tutti, compreso se stessi dallamore (diciamo romantico) per unaltra persona che quantitativamen131

te inferiore ma qualitativamente uguale allamore universale, se e quando luna e laltra persona incarnano il principio dellamore che li contiene, di cui si fanno ricettacolo. Nellamore come se si avesse il seguente passaggio: |1a| + |1b| = |1ab| Lamore un sentimento che moltiplica le energie di due persone, pi se ne d e maggiore sar la soddisfazione e lappagamento. Lamore la colla che riesce ad unire due persone, di due fare una (ma non tutte le colle sono forti...). Largomento dellamore non pu essere certamente esaurito in questa sede. Quello che cinteressa considerare sono alcuni spunti di riflessione che si adattano al tema dellamore che certo unarte, una dimensione, che possiede tanti livelli, una scala che ascende verso lalto, dove si riesce a guardare il mondo nella sua totalit, in una prospettiva pi ampia. Sono interessanti ed esemplari alcune delle conclusioni di Fromm sull Arte dellamore (1954), tratte dal libro omonimo, che ricalcano le tracce della relazione uno molti, anche se Fromm, non ne parla esplicitamente. Egli dice: Tutti noi siamo Uno, eppure ognuno di noi unentit unica, separata. Nei nostri rapporti col prossimo si ripete lo stesso paradosso. In quanto uno, possiamo amare tutti nello stesso modo, nel senso di amore fraterno. Ma in quanto esseri distinti, lamore erotico esige prerogative strettamente individuali...Nellessenza, tutti gli esseri umani sono identici. Siamo tutti parte di Uno, siamo Uno. Anche 132

se lo siamo in modi diversi. Lamore una via. Tanti sono i modi per percorrerla, uno solo il traguardo finale: il superamento dei principi di causa ed effetto e la conoscenza incondizionata, pura, che latto damore. Noi possiamo sperimentare, nel modo che c pi consono e pertinente, solo una piccola parte di questamore assoluto e lo possiamo riversare in un contenitore (necessariamente limitato) che rappresenta la visione del mondo e la natura del nostro voler essere. Il nostro un rito che rappresenta la totalit unitaria nella particolarit dellattimo (momento/luogo) in cui si ritualizza e riattualizza lepopea dellAmore. In poche parole, ognuno di noi ha/ un contenitore specifico per l acqua che vita. La fonte a cui ognuno di noi attinge unica. Recitiamo ruoli diversi per scene simili, o viceversa. Ogni singola persona ha a disposizione un contenitore dove riversare il suo amore che si deificher in quella particolare istanza, ovvero la capienza e la forma del contenitore. Torneremo ad affrontare nel prossimo capitolo la tematica dellamore attraverso il simbolo che per antonomasia lo rappresenta, ovvero il cuore: il suo contenitore. Dicendo che il cuore il contenitore dellamore si tenta indirettamente di far trapelare un concetto e cio che lAssoluto pu albergare anche in una siffatta dimensione, in un cos piccolo contenitore, poich lamore pu le cose pi impossibili. Lamore la possibilit dellimpossibilit!

La Ripetizione: tra monotonia e lifestyle?


La ripetizione una delle propriet pi rilevanti della Molteplicit. Altre propriet o caratteristiche del 133

molteplice sono: la segmentazione, la frammentazione, la differenziazione (quindi la differenza, lambivalenza, leterogeneit), la contraddizione, la specializzazione, leterogeneit, laccumulo, la materialit. Molti dei modus operandi di una persona sono, oggi pi che mai, caratterizzati da una ripetitivit ciclica e costante. Baudrillard (1978) sintetizza bene la natura della ripetizione quando afferma che la quotidianit la differenza nella ripetizione. Dai moduli, che fanno da supporto, ad esempio, alle costruzioni (mattoni, elementi ripetitivi quali chiodi, pannelli, eccetera) ai frattali, sembra che la ripetizione non si stanchi di ripetersi. Uno dietro laltro, uno sullaltro, uno nellaltro, tutta la vita sembra essere percorsa da un filo invisibile di sequenze intercambiabili che ne modulano linvariabilit ad un livello micro e macro. Quasi unabitudine routinaria ma, per certi versi necessaria, il cui scopo sembra quello di organizzare gli elementi che si susseguono, si ripetono appunto, fissandosi nella memoria ontogenetica e filogenetica. Tuttavia, la ripetizione, come meccanismo universale, sembra essere stato poco compreso, forse perch scontato o perch ripetitivo. Giochi di parole a parte, il meccanismo della ripetizione sembra essere molto sottile e convincente. Nelladvertising, ovvero nella pubblicit commerciale, quello della ripetizione un utile escamotage retorico, adottato per far presa sullattenzione e sulla memoria del target o dellaudience in generale (cos come nella musica, nel cinema, nellindustria culturale e commerciale, che sembrano basare sulla ripetizione le sue pi convincenti attese di vendita). La ripetizione, 134

una figura retorica di gran rilievo che ha suscitato interesse persino in Napoleone, (e prima ancora in Aristotele e Cicerone) il quale affermava che la ripetizione , tra le figure retoriche, quella che sembra maggiormente persuasiva. La pubblicit ne fa, appunto, largo impiego, poich nelle campagne si cerca di battere il martello finch caldo, bombardando i sensi con annunci quasi fino alla nausea (cfr. Mariani G., 1993). Freud, si era occupato della coazione a ripetere. Mi sembra interessante accostare la ripetizione ad una funzione comunicativa abbastanza bizzarra. In psicopatologia, ad esempio, i tic, le manie, (come anche le ideazioni paranoiche, depressive, maniacali, nevrotiche, le fobie) sono moduli comportamentali disadattivi autonomi, sganciati dal contesto in cui la scambio comunicativo ha luogo in maniera fluida e dinamica. Tali programmi autoinnescati si ripetono per il semplice fatto di potersi ripetere e per comunicare tale ripetizione: un meccanismo che si inceppato. Ancora pi interessante la coazione a ripetere, che sembra pi una situazione legata a variabili di natura interpersonale, invece che esclusivamente idiosincratiche. Facciamo alcuni esempi. Capita a volte di conoscere una persona, la quale, naturalmente ed in modo automatico, si crea, in una manciata di secondi, una prima impressione di noi, di come siamo superficialmente e di come interagire con noi. Spesso su quella prima impressione si giocano le future interazioni nelle micro situazioni quotidiane. Ma, c di pi: capita che se ci si fissa su una particolare caratteristica essa tende a manifestarsi, in modo del tutto spontaneo, qualora si ricrei il setting appropriato allinterazione tra due comunicanti. Si tratta della messa 135

in moto di meccanismi automatici che si possono protrarre nel tempo. Si ricade a volte sempre negli stessi errori, evitabilissimi e banali, nei medesimi schemi operativi, con certe persone pi che con altre. La vita piena di esempi che riguardano atti ripetitivi, che una volta stabiliti o prestabiliti proseguono quasi in maniera automatica, o subcosciente. Il ritardare sempre con una data persona, il comportarsi in modo irascibile con la stessa persona, sbagliare sempre in quel dato modo, in quella specifica circostanza, con quella data persona, quasi fosse un marchio caratteristico della relazione avviata. Perch ci si fossilizza in simili comportamenti? E sempre con le stesse persone? Comportamenti che si spiegano solo attraverso quella particolare relazione che lega ognuno di noi. Com noto, ognuno di noi d impressioni diverse a differenti tipi di persone le quali dipendono, in sostanza, da: Le prime impressioni che ci si fa dellaltro: la situazione dellincontro con laltro (il setting, le variabili socio ambientali, che fanno da sfondo alla relazione); e, le caratteristiche di costruzione della realt che possono cambiare da individuo a individuo (in base ai propri modelli di apprendimento e attaccamento, ai valori propri o condivisi con una comunit pi ristretta alla quale si appartiene, cio il gruppo di riferimento, e altre variabili troppo complesse che spaziano dal neurobiologico, al sociale, passando dallo psicologico, semiologico e linguistico culturale, storico, etc.). 136

Un altro fattore importante , sicuramente, quello del meccanismo della profezia che si autoavvera: le attese che ognuno mette in conto nel definire una relazione o una situazione sono determinanti nellesito che pu avere una relazione, di qualsiasi natura, in un gioco di complicit implicite e attese condivise e sottaciute. Attese o aspettative che ricalcano il significato che ricomponiamo in noi e fuori di noi. Quando una situazione che ci capita di vivere si ripete per ben tre volte sufficiente per far credere agli altri che in quella specifica situazione ci comporteremo sempre in quel modo, creando, involontariamente, delle aspettative di come siamo, di come interagire con noi, che alla lunga ci etichettano, ci categorizzano, a discapito della nostra potenziale variabilit e poliedricit. Un meccanismo che, ad ogni modo, serve a far diminuire lansia e lincertezza: una volta stabilito qual il modo pi opportuno di interagire con un dato individuo ci vorr tempo ed energia per dirottare tale certezza acquisita, per cambiare opinione. Tale meccanismo rientra nellottica di ci che si chiama economia cognitiva e ad un certo livello funziona anche bene, ma ci sono i pro e i contro, gli eccessi e i difetti, come in tutto. Pu capitare, ad esempio, in famiglia di trovarsi dopo una certa esperienza con degli sconosciuti; capita di crearsi aspettative errate su una persona etichettandola per quello che appare e non per ci che realmente . Luomo contemporaneo non ha tempo di scavare a fondo, precisare, trovare il pelo nelluovo. Prendiamo sempre pi a modello i robot, le macchine che ripetono sequenze dazioni standard allinfinito. Il meccanismo della ripetizione va analizzato giacch alla base della natura dei rapporti umani, poich catalizza le vicende 137

relazionali sia sul piano personale che su quello, pi vasto, dello scenario sociale. Ne sono alcuni esempi le stragi degli omicidi seriali, lemulazione mass mediatica e le sue spesso dannose conseguenze e lo stesso rapporto sfalsato 1>< M . Quante volte, infatti, la storia si ripete, con gli stessi errori, gli stessi meccanismi che ci si ritorcono contro, con guerre, conflitti e danni sociali. In definitiva il concetto di ripetizione espresso dallequazione 1 = M. Vale a dire uno (un oggetto, una caratteristica, una funzione, un pensiero, un atto, eccetera) che si ripete, non in molti modi diversi ma, in un unico modo molte volte: ci indice di anomalia, mancanza di pensiero critico e creativo, fissazione e coercizione. Un altro modo di intendere il concetto di ripetizione si pu sintetizzare in questi termini: ogni cosa un ciclo contenuto in un ciclo pi grande. Ovvero, la parodia dei frattali, che tra breve vedremo.

Cosa centrano i frattali con la relazione 1 M?

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Limmagine sopra raffigurata, che state guardando, corrisponde alla struttura interna del cuore, essa uno dei tantissimi modi in cui si pu ramificare in modo modulare un frattale. Altri esempi di frattali, nel corpo umano sono i neuroni che formano strutture dentritiche e intricate, la struttura alveolare dei polmoni, le circonvoluzioni dellintestino, lapparato circolatorio, lo stesso DNA cromosomico e del resto la stessa evoluzione delluomo, lo sviluppo dei coralli, la ramificazione di certi alberi, internet, le galassie, e molti altri aspetti insiti nella natura. Molte forme di aggregazione seguono forme reticolari di strutturazione, ripetizioni modulari, ma quello che pi interessante e che ci porta direttamente alla natura della relazione 1 M che tali strutture, in generale, si dipartono tutte da un centro/punto o, di converso, convergono simultaneamente in esso. Tale punto viene chiamato attrattore. La fisica e la matematica si sono occupati della geometria frattalica, molto diversa da quella classica euclidea, ed in particolare i fisici sostengono che i cosiddetti sistemi dissipativi (quelli nei quali lenergia si disperde sotto forma di calore) sono caratterizzati dal fatto che le orbite di fase che partono da condizioni iniziali anche molto diverse 139

finiscono per giungere tutte in un determinato insieme di stati di superficie detto attrattore. Lattrattore pi semplice il punto fisso che descrive un sistema, il quale evolve sempre verso un singolo stato, in questo spazio delle fasi vicino allattrattore tutte le traiettorie convergono verso quel singolo punto. Vi sono poi attrattori pi complessi, di cui non ci occuperemo. Unaltra propriet della geometria frattale (vedi Mandelbrot, 1987, un pioniere in tale campo) consiste nel fatto che ingrandendo a piacimento, con una zoomata, una piccola porzione del frattale, questa conserver limmagine globale (con minime variazioni) del tutto. Ci che a prima vista molte immagini frattaliche trasmettono una sensazione di caos, tale infatti ci che tendono a descrivere; ma un caos apparente, poich, ha le sue regole interne, ciclicit e modi peculiari di presentarsi. Gli stessi neuroni del cervello sono caotici, ed in questo caso il fattore caotico indispensabile per levoluzione diversificante e stimolante cui vanno incontro le strutture cerebrali e quindi lintera persona. Il caos apporta nuovi stimoli, nuova informazione e quindi cambiamento. Senza caos vi sarebbe equilibrio, certamente, ma un equilibrio mortale, almeno per i sistemi biologici. Noi spesso vediamo soltanto una parte del tutto, ad esempio una sezione di un processo, com vero che siamo portati a frammentare le cose e le conoscenze, ma in una visione globale, distanziata, le cose ci apparirebbero con moti che tendono ad una unit sostanziale: un ordine talmente complesso da sfuggire alla percezione e alla comprensione umana. I frattali palesano lincredibile fascino dei fenomeni entropici (disgregativi, che si separano e scindono da un unit) e sintropici (che, inversamente tendono verso ununit, costruiscono la 140

complessit e la specializzazione. La relazione 1M, allora, si arricchisce ulteriormente considerando questi fenomeni come parte di una legge unitaria, cio valida per molti ambiti e molteplice nelle sue varie forme e modalit. Si potrebbe ancora dire tanto sullimportanza dei frattali e a tale proposito rimando, per ulteriori approfondimenti, ad alcune pagine web consigliate in bibliografia, dove troverete sia immagini interessanti che spiegazioni abbastanza esaurienti in merito.

Capitolo VII
Divagazioni Sul Tema: Altri modi curiosi d intendere la relazione 1 M.

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Il Terzo Occhio

Daremo, adesso, uno sguardo al simbolo del Terzo Occhio, che ritengo interessante e propedeutico anche per una nuova scienza che voglia interfacciare credenze nuove e antiche in un quadro unitario. Secondo Platone c un occhio dellanima soltanto con esso si vede la Verit. Questo simbolo ricorrente in varie culture, cristiane e pre-cristiane come quella Greca, Egizia, Orientale, sintetizza e comprende, nelle vesti di porta della percezione, vari elementi tra loro interconnessi, quali: 142

LOcchio La Bocca Il Pesce Il Seme Il Mirto LAura o Vesica Piscis La Vulva La Verginit Il segno astrologico del Cancro Uovo Vaso corno e unicorno Portale (passaggio, transito) Ru: il geroglifico egiziano, emblema della bocca, dellocchio e dellutero () La croce di Venere () e la croce egizia o Ankh

Il Caduceo Il Terzo Occhio un simbolo che racchiude, come si pu notare, unenigmatica commistione di significati e di rimandi simbolici. Un simbolo che cambia e si rinnova nelle varie culture (da dove si pu dedurre la costante dunit nella molteplicit che concerne i simboli, la loro tautologia e totalit circolare). Il terzo occhio, come assonanza di forme simboliche, rimanda alla Vesica Piscis o Mandorla Mistica che avvolge i santi (o laureola, da cui laura) un simbolo adottato gi ai tempi dellEgitto dei faraoni, dove prende il nome di Ru, il geroglifico che ne codifica la stessa forma (()). Il terzo occhio rappresenta elementi sia materiali, come ad esempio il seme e la bocca e spirituali come 143

laura e lOcchio della Veggenza. Questultimo elemento sta ad indicare una dimensione raggiunta dintegrit spirituale, cio un occhio che vede non solo le cose materiali ma soprattutto lessenza che si cela dentro di esse, parafrasando, vede il Tutto dentro un granello di sabbia, poich Lo spirito e la materia non sono polarit, bens aspetti differenti della stessa cosa [M. Hedsel, 1999].

Rappresentazioni Sacre del Terzo Occhio/Ru Vediamo, innanzitutto, il carattere sacro del terzo occhio, che prende il nome di Ru presso lantico Egitto e, come abbiamo detto, raffigura la vescica piscis, laura o aureola, la Mandorla mistica che avvolge i Santi, nelliconografia cristiana. Ad esempio, laureola dellarte cristiana, che si rif al Ru, compare in molte cattedrali, solitamente accoglie il corpo di Maria Vergine, come per esempio in una delle vetrate della cattedrale di Burgos, in Spagna, oppure in certe cattedrali medioevali (specie italiane e spagnole del secolo XII) gli stessi angeli sono rappresentati a forma di Ru. In realt, il segno raffigurante il Ru (), un 144

importante geroglifico egiziano22, ha dato origine al simbolo egiziano Ankh, la croce egizia (un altro elemento in comune con il cristianesimo), successivamente preso a prestito dai Greci per raffigurare Venere (), dea dellAmore. LAnkh, una croce dove il Ru posto nellapice superiore, indica lunione dei principi opposti del maschile (croce) e del femminile (Ru), Osiride e Iside, come anche dellumano e del divino, della terra e del cielo. Tale simbolo presente presso molti popoli tra cui tibetani, lapponi, svizzeri; compare anche in Siria, Cina, Danimarca, Fenicia. In Egitto, Maat, Dea della Verit, che giudica le anime, tiene in mano lAnkh, a forma di chiave. Una raffigurazione che ci riporta al simbolismo della bilancia ( ) con la quale condivide in primis le due dimensioni del Sopra/Cerchio/Cielo o Sole/Eternit da una parte e del Sotto/Quadrato/ Terra/LunghezzaLarghezza dallaltra23, come si pu vedere nel simbolo della bilancia. Vedremo, inoltre, nei paragrafi seguenti le assonanze che riallacciano insieme il simbolismo del terzo occhio e quello del cuore e delluovo.
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Da notare che in Ebraico la radice Ruah indica il soffio dello spirito.

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Inoltre nel cristianesimo la bilancia acquista nella raffigurazione del Giudizio Universale e delle anime un valore molto simile a quello egizio. Per altro lelemento superiore che forma il simbolo della bilancia non altro che lomega Greco (), che per altro richiama il simbolo del cerchio, quindi dellunit, della perfezione e dellinfinito. Dio si suole, infatti, indicare come lalfa e lomega, principio e compimento di tutte le cose.

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Il punto di domanda perch mai significati diversi e talora opposti e paradossali si ritrovano insieme nello stesso simbolo che indica: visione/risveglio/illuminazione; verginit/vulva/spiritualit; porta//passaggio/ /aura; in una sorta di fushion simbolica e mistica. Tale la forza di simbolo che riveste significati apparentemente diversi e contrastanti secondo il contesto storico, culturale, biologico ed esoterico dove compare. Pensate, ad esempio, alla svastica che nel buddismo rappresenta il cuore di Buddha, nel nazismo, invece, indica sempre una purificazione o elevazione, ma a senso unico e secondo la pazzia di Hitler. Come dice Carl Gustav Jung nel suo libro Psicologia e Alchimia (1944): stranamente il paradosso appartiene ai beni spirituali pi preziosi. Paradossi che stanno ugualmente alla base della religione, della politica, delleconomia, della societ, che investono lindividuo scardinandone i presupposti logici della mente razionale e positiva. Il Ru, ovvero, il Terzo Occhio, essendo un simbolo la cui origine si perde nella notte dei tempi, compare in molte delle tradizioni religiose o di culto pagano. Se volessimo rappresentare il Terzo Occhio o Ru sotto le spoglie naturali dovremmo ricorrere al Mirto, che ha dietro come per lunicorno una complessa simbologia. Il Mirto rappresenta il principio femminile, la Vescica Piscis. La corona di mirto portata dagli iniziati, pu indicare amore, parto, felicit e gioia, inoltre simboleggia il germinare, il rinascere della vita, il suo rinnovarsi (da qui laccostamento alla vagina e al vaso). Portare in testa una corona di mirto per un iniziato equivaleva a saldare il cerchio collegando lAriete (la 146

Testa) ai Pesci (i Piedi) cos da chiudere simbolicamente il cerchio della vita passata. Un altro simbolo omologo al terzo occhio il corno (cornucopia, corno doro, eccetera). Si pu stilare una breve lista di rappresentazioni del Terzo Occhio. Sar indicata, di seguito la zona geografica interessata ed il corrispettivo simbolo del Terzo Occhio nelle sue varie rappresentazioni in Dei o animali: Egitto: LUraeus il Terzo Occhio di Ra che assume forma di cobra. Lo si scorge nella corona del faraone. Ed ancora nellanckh, la croce egizia, che compare in modo inflazionato in molti pittogrammi. Inoltre il nome Uraeus porta a pensare al termine aureola (ovvero la Mandorla Mistica). Oriente : Dea Durga, la Madre Terribile, il cui terzo occhio, simboleggia il potere di liberare luomo dallillusione della dualit e dello squilibrio. Il Dio Kali e Siva nellInduismo: il Terzo occhio di iva, lOcchio del cuore sinonimo di saggezza trascendente, lo spirito onnisciente e lilluminazione24. Buddha e locchio dellIlluminazione: Egli, infatti, secondo la tradizione, nacque con un terzo occhio in mezzo alla fronte, che assunse la forma di un neo peloso, lurna.
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In linea con queste tradizioni gli indiani usano adornarsi la fronte con un punto rosso disegnato tra i due occhi, che ne indica in base al colore la casta di appartenenza.

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Il Tilaka: il puntino rosso (o di vari colori e forme a seconda della setta) che portano le donne sulla fronte, in India, dove per altro lidea del terzo occhio ha raggiunto il massimo sviluppo. Sempre secondo la mitologia ind, il terzo occhio unarma straordinaria che ridurrebbe in cenere qualsiasi cosa: cos durante le distruzioni periodiche delluniverso annienta gli di e tutti gli esseri viventi. Infine il terzo occhio produce il madhu afrodisiaco, che scorre come il Gange. Cristiano : Locchio di Dio in un Triangolo; la Vescica Piscis o Aureola, che riprende il Ru egiziano. Tra le raffigurazioni cristiane della genesi ve ne sono alcune di particolare interesse ad esempio nelle cattedrale arabo-bizantine e/o romaniche come il Duomo di Monreale dove vengono raffigurati angeli a foggia di Ru e lo stesso gli alberi. Immagini molto suggestiva che ci riportano allimportanza del terzo occhio/Ru anche nella Genesi. Il Ru si ritrova poi in contesti cristiani per rappresentare la santit o alto livello spirituale della persona che ne circondata, come avvolta tra due braccia e compare in parecchie raffigurazioni ed icone della Vergine, di angeli, del cristo con la croce e talora usato come componente architettonico nelle costruzioni sacre, come nelle volte o nei porticati delle chiese, mausolei, pagode. Alchemico/simbolico: Mercurio, lOro, Caduceo, Unicorno, Sole e Luna nella conjunctio, le nozze alchemiche.

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Astrologico: La figura astrologica pi vicina al Ru (e quindi al terzo occhio) il Cancro ( ). Una sorta di portale. Infatti, il sigillo del cancro duale, simmetrico, ed indica il solstizio destate, ovvero la Janua Inferi, che conduceva ladepto alliniziazione in certi riti misterici precristiani. Abbiamo quindi il potere ascendente e declinante del sole, ovvero la luna (quindi ispirazione e amore) con la quale il segno del cancro sidentifica. Probabilmente Il monito principale, escatologico, che risuona da tali raffigurazioni, che lumanit deve risvegliare il potere del terzo occhio per essere guidata nella dritta via e contemplare, attraverso lamore e il superamento della condizione materiale di cecit, lunica Verit che ci trascende e di cui facciamo parte: lUnit delluomo con il cosmo. Unit che avviene per gradi e che passa dalla solidariet tra gli uomini, dallarmonizzazione delluomo con la natura ed infine dalla consapevolezza di appartenere ad un universo che ci contiene e che conteniamo.

Il Terzo Occhio e/o lEpifisi


Ma solo un concetto cos astratto, come sembra apparire, quello del Terzo Occhio? La risposta negativa, poich il Terzo Occhio non sempre stato un concetto religioso o una metafora. I pesci e i rettili pi antichi possedevano un terzo occhio fisico, al centro della fronte o in cima alla testa, che poi scomparve nel Triassico. Oggi ne sono dotati la lampreda (a livello sottocutaneo) e alcune lucertole. Esso, completamente coperto dalla pelle, serve soprattutto a individuare la 149

presenza di luce. Il suo discendente la ghiandola pineale, che si trova nel cervello dei mammiferi, ovvero, la piccolissima ma importantissima Epifisi, sede del controllo delle emozioni e daltri importanti meccanismi di regolazione di cui succintamente parleremo. Lepifisi una ghiandola, di cui gi parlava Aristotele nel 380 a.C. circa, i cui misteri non sono ancora del tutto svelati. Per Cartesio era sede dellanima, e forse non c andato tanto lontano. Essa una ghiandola endocrina, sita nel centro del cervello, che produce la melatonina, un neurotrasmettitore (neuropeptide) che ha varie funzioni: presiede alla regolazione del ciclo circadiano sonno veglia, allo sviluppo psicofisico nelluomo, reattivit comportamentale (attacco fuga), permette anche un migliore adattamento agli sbalzi nei ritmi circadiani e del fusorario (per esempio nel jet lag). La funzione pi importante e forse meno conosciuta riguarda lampliamento delle facolt percettive e della coscienza (quando la melatonina prodotta in quantit maggiori della norma o se introdotta farmacologicamente). Si produce molta melatonina nelle prime ore notturne e ci spiegherebbe alcuni sogni visionari che portano ad avere ad esempio premunizioni future, scoprire leggi scientifiche o risolvere problemi particolari (da qui il detto: la notte porta consiglio). Molti mistici, medium e sensitivi, o chi dichiara di aver avuto/subito esperienze al limite del normale (come il caso degli incontri ravvicinati di 4 tipo, lavvistamento di qualche fantasma, il rapimento estatico, eccetera), hanno, stranamente, dosi al di sopra della norma, in circolo, di melatonina e serotonina (il precursore chimico della prima).

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In sostanza, per non entrare troppo nei dettagli tecnici, la funzione della melatonina, ad un livello ottimale, (al di sopra di una dose normale) sarebbe quello di porre luomo nella facolt di viaggiare per altri piani della realt, fare esperienze che derivano da una maggiore lucidit mentale con la liberazione di nuove possibilit percettive, una sorta di supercoscienza. Probabilmente gli egizi, (forse perch riuscivano a stimolare una produzione maggiore di melatonina?) erano al corrente di tecniche facilitanti in tal senso, che svolgevano forse allinterno delle Piramidi/parabole, captando frequenze pi ampie, rispetto a quelle della normale vita quotidiana. Vi sono diversi elementi che farebbero supporre tali potere e conoscenze, soprattutto dei faraoni, ed in particolare lo Zed, una sorta di conduttore e amplificatore di certe frequenze, posto in un lato della piramide; le stesse tecniche di imbalsamazione e costruzione delle piramide; il riferimento ad Orione, solo per citarne alcuni. La melatonina, o meglio la ghiandola pituitaria, sarebbe il Terzo Occhio, capace di espandere i livelli ordinari di coscienza, catalizzando reazioni spirituali. Ma alla scienza forse non interesser tanto... O forse si? Nicholas Humphrey (1983), uno psicologo della Cambridge University, ipotizza che la funzione del terzo occhio, alias ghiandola epifisi, sia quella della consapevolezza delle nostre attivit interiori e cio il senso del S. Il s, dice, un modello interiore degli altri, che si costruisce nel bambino dapprima attraverso il rapporto diadico con la madre e poi con le figure significative, rimodellato allinterno delle relazioni sociali sempre pi intrecciate. In questo modo possiamo prevedere come si comporteranno gli altri e agire di conseguenza. Il s, dice Humphrey, il cicerone delle 151

anime altrui, locchio interiore. Naturalmente, come osserva Daniel McNeill (1999), tale capacit di comprendere conferisce potere sociale, e aggiunge in modo ironico nel suo libro La Faccia: Se la saggezza consiste nella capacit di prendere decisioni, lidea del terzo occhio ha fatto centro. Vi sono persone, rare e particolari, dotate di unimpressionante sensibilit, capaci di scannerizzare la materia e scrutare oltre quello che i comuni sensi ci permettono di percepire: auree, piani eterici, disturbi fisici e mentali di una persona, dotate di capacit quali premunizione e chiaroveggenza, alcune in grado di risalire a vite passate, usare la telepatia, sfociare nel paranormale. Sono forse, tali rare persone, riuscite a sviluppare i poteri sopiti del Terzo Occhio? Oppure, la natura li ha anticipatamente dotati di tali poteri? Forse in futuro saremo tutti capaci di tali prodezze? Per renderci conto di quanto importante possa essere la chiaroveggenza nelle ricerche scientifiche basti ricordare il chimico tedesco Kekul von Stradonovitz (1829 - 1896) il quale, in base alle sue visioni, riusc a formulare la teoria sulla struttura molecolare e sui radicali, la quale permise limmenso sviluppo della chimica organica moderna. Ci che egli riporta nella sua autobiografia estremamente interessante: Vedevo gli atomi oscillare davanti ai miei occhi. Locchio del mio spirito, reso pi acuto da ripetute visioni di questo genere, riusc a distinguere immagini ingrandite di forme diverse e molteplici; lunghe file riunite insieme con maggiore o minore densit; tutto si muoveva come si muovono i serpenti, strisciando ed avvinghiandosi gli uni agli altri. Dun tratto, uno di 152

questi serpenti afferr la propria coda e limmagine volteggi beffarda davanti ai miei occhi... mi risvegliai come colpito da una folgore cos che fu scoperta la struttura molecolare cercata. Come risvegliare i poteri psichici nascosti che originano dal Terzo Occhio? Secondo i Testi orientali ci praticamente possibile, anzi lapertura del Terzo Occhio o Ajina Chakra una delle tecniche a disposizione dei loro insegnamenti. Anche secondo i testi orientali il Chakra/ rtsa-khor Ajna connesso con la ghiandola ipofisi, e ci in linea con le scoperte che avevamo accennato prima. Questa ghiandola a sua volta connessa con lipotalamo sede dimportanti funzioni vitali del nostro organismo e del controllo delle emozioni. Sede dellipofisi lincrocio del chiasma ottico, sotto la corteccia prefrontale e corrisponde al sesto Chakra, alias Terzo occhio. Per questo motivo tutte le pratiche dellantichit legate a questo chakra erano riservate a persone che per anni avevano lavorato sulla propria consapevolezza. Lapertura del Terzo occhio una pratica che aiuterebbe lindividuo ad aumentare lentamente la propria consapevolezza. Il sesto chakra inoltre associato ai poteri ESP, ai psichici dellindividuo prima menzionati, (chiaroveggenza, telepatia, etc.), quelli cio tra lo psichico e lo spirituale. I testi orientali spiegano che questo chakra una vibrazione nota come Suono Interiore e la capacit di sentirlo sarebbe un ottimo prerequisito per lo sviluppo delle capacit psichiche e la crescita spirituale. Il colore associato al Terzo Occhio lIndaco, il colore dei lapislazzuli, del cielo in una notte di luna piena o degli occhi dei Bambini Indaco, un altro dei misteri di cui si sentir molto parlare. 153

Il terzo occhio, la ghiandola pineale o il ru, sono quindi la stessa cosa, laspetto molteplice di un unico indefinito sistema di conoscenza superiore, che non quella dei sensi, cui luomo cerca di partecipare. Diceva il pittore tedesco Wolfgang Schulze, alias Wols nel 1967: vedere chiudere gli occhi. Chiss se in un futuro non si risvegli completamente la funzione assopita di tale ghiandola nel senso di una supercoscienza; allora si che ne vedremo delle belle... <<Luomo alla ricerca del suo Terzo Occhio. Solo quando si potr vedere laltro estremo ci si potr riconoscere>> Anonimo

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Figura 1. Rappresentazione frenologica della corrispondenza tra attitudini umane e relative aree cerebrali. Si pu notare il Terzo Occhio, allaltezza dellepifisi, nel centro mediale della fronte, dove compare la scritta Uraeus.

Il Cuore: metafora dellunione e dellessenza

<< Negli Angeli lamore sviluppato fin quasi alla perfezione; nelluomo lamore non sviluppato quasi per nulla ed confuso con molte altre entit che sgorgano dai regni del desiderio. A differenza degli angeli luomo non ha ricevuto il dono dellamore puro: per poter progredire deve perfezionarsi fino ad imparare ad amare senza condizioni e senza desiderio>>.

(Mark Hedsel, 1999)

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La Natura per Marsilio Ficino (1482) il Simbolo dellUnit, dell Eterno Amore che l ha generata, anche se questo appare mascherato nellingannevole molteplicit degli esseri. Questo Amore genera tutte le Realt, compresa quella visibile in cui noi viviamo. Questo anelito dAmore si manifesta nel creare perennemente la realt, e tende, a sua volta, a tornare alla sua origine, aspira a ricongiungersi. Questo processo di ritorno dellAmore verso se stesso si compie soprattutto attraverso il viaggio dellUomo. Sincretismo simbolico e immaginativo Nelle sue possibili varianti, limmagine del cuore, metafora dellamore e della spiritualit, conserva la sua peculiare caratteristica: l incontro di due poli, due met, due. Per creare Uno. Lamore, la meditazione, portano nelle persone uno stato di partecipazione mistica allesperienza della totalit che ci trascende. In 156

alcune forme di guarigione sempre presente uno stato meditativo, contemplativo, della persona sofferente, che pu essere anche la preghiera o laffidarsi a qualcosa di pi grande, il credere che esiste una finalit totalizzante benefica. Lamore stesso, se vissuto nella sua dimensione spirituale unenergia benefica che permette di sviluppare delle sensazioni positive per s e per laltro, lamore unione. A livello simbolico, limmagine del Cuore contiene vari livelli danalisi e rappresentazioni associative, richiamando alcuni interessanti concetti, cui accenneremo brevemente: Tabella 5: (Ambiti e associazioni simboliche riferite al significato del Cuore)

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Alchemico/esoterico

Quadratura del cerchio, Sublimazione Alchemica, Vaso alchemico, Athanor cuore e croce(Cristianesimo) Chakra, Loto, Rosa (Buddismo, Oriente). Via, Realizzazione, Compimento (Sufismo, Misticismo, Cristianesimo...) Venere, Cupido, Eros, Amore e Psich... Ouroboros, Cerchio, Triangolo, Pentagramma, Coppa-Vaso, Ru. Lamore e la coppia, la passione

Religioso/spirituale

Mitologico simbolico grafico Culturale Sociale

Nel simbolismo classico il cuore rappresenta il centro dellessere, sia fisico che spirituale. Il centro del macrocosmo e del microcosmo. Se gi in alcune tradizioni il cuore strettamente associato alla compassione, comprensione, il luogo segreto, la carit, che contiene il sangue della vita, in tradizioni millenarie come quella Azteca, il cuore rappresenta il centro delluomo, il principio vitale unificante. Per gli Ind, dove il cuore simboleggiato dal loto, la dimora di Brahma: E Brahma, tutto. L Occhio del Cuore il Terzo occhio di iva, che rappresenta la saggezza trascendente, lo spirito onnisciente, lilluminazione. Per il Tao, il cuore la sede della comprensione: Il saggio ha sette orifizi nel cuore, tutti aperti.

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Sia locchio, che il cuore sono associati al Sole i cui rimandi simbolici sono la luce (quindi la conoscenza, saggezza) e la sfera/cerchio (perfezione, ciclicit, e tutto il simbolismo del cerchio). Quindi, occhio, sole, croce e cuore sono elementi figurativi intercambiabili e intrinsecamente associati in un pelago di rimandi simbolici e metaforici, talvolta intrecciati a formare un significato unico, come per esempio nel Sigillo della Catholic Confederacy, proclamata in Irlanda nel 1642: il cuore fiammeggiante il simbolo dominante, e denota fervore religioso; accompagnato da Corona (simbolo che si rif al cerchio), Croce (che sta in centro), Colomba (la spiritualit) e Arpa (simbolo irlandese). Quando lamore d i numeri ! Lamore il cui simbolo il cuore una delle chiavi daccesso, ai tesori spirituali. In unepoca come la nostra, dove i grandi significati hanno un po smarrito la loro origine di guida e dilluminazione, possiamo solo sperimentare, nella migliore delle ipotesi, una forma damore che appena passione per laltro, non dono totale e gratuito. Il Cuore nel suo significato simbolico racchiude anche altre connotazioni di vario genere che si possono apprezzare analizzando simbolicamente, soprattutto i primi cinque numeri. La met superiore del cuore, in un disegno stilizzato (es. ), richiama limmagine del Tre (3) ruotato di 90 gradi. Il numero 3 riveste un profondo significato relativamente alla scissione spirituale, per le correnti esoteriche. Il tre, numero sacro per eccellenza, rappresenta, infatti, la fusione, la saggezza, lamore che latto di fare tre 159

partendo da due in un unico afflato: 1+1=3, poich il risultato della somma di due Valori pienamente concordante con un di pi della somma stessa: lembricazione o emergenza dellamore. Sia in italiano che in inglese, ma anche in francese (coeur), la parola cuore, composta da 5 lettere. In numerologia, il Cinque, indica la Libert, ed simbolo di Mercurio (il quale denota comunicazione, relazione e unione), lo stesso corpo umano con gli arti superiori ed inferiori e la testa, formano il 5. E non tutto. Il numero 5 uno stupefacente contenitore di significati sinonimi e paralleli in molte culture e tradizioni. Il numero 5 in arabo rappresentato in modo circolare . Il numero cinque associato alla lettera E che denota, in numerologia - dichiarazione damore, desiderio di tenerezza e bisogno di cercare altrove ci che non si trova in casa propria (ovvero la ricerca della met) - e lespressione va dove ti porta il cuore ne racchiude una forte intuizione. Stando sempre sul numero Cinque, i Romani e prima ancora gli Etruschi, ne avevano fatto il numero del matrimonio (che unisce due principi e cio il maschile/cielo/tre e il femminile/terra/due) che veniva celebrato fra cinque fiaccole accese: il 5 rappresenta per i greco-romani amore e unione, quindi Venere (che il quinto pianeta dal Sole) e i 5 anni venusiani. Lo stesso concetto allorigine della squadra e del compasso massoniche che formano il sigillo della quintessenza (3 + 2) ovvero la quadratura del cerchio e lunione dei poli maschile e del femminile.

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Il 5 connota altre fondamentali questioni: sinonimo di quinta essenza; rappresenta il centro unificatore, ovvero il fulcro della croce. Per il Buddismo il cuore ha quattro direzioni, cinque con il suo centro, che rappresenta luniversalit. Si forma cos una croce, ovvero la svastica, simbolo associato alla spirale e alla ciclicit degli eventi. Infatti, la svastica che concretizza limmagine del cuore anche come metafora di direzioni o vie e secondo la tradizione orientale si trova proprio nel cuore di Buddha, nel centro della vita. Anche nel cristianesimo riscontriamo una simile interpretazione. Il cuore e la croce sono uniti anchessi dalla simbologia del numero cinque: la croce ha cinque punte o direzioni, cio i quattro punti cardinali pi il centro. Il termine arabo per indicare il cuore Qalb, che indica latto del ricevere 'da bocca ad orecchio' (da cui Qabbalah), e significa unintuizione intellettuale, che prima di tutto unascoltare (si suol dire classicamente ascoltare la voce del cuore). Nella Kabbalah la lettera 5, ovvero He (che peraltro liniziale di cuore presso le lingue anglofone) il simbolo esoterico dell Ispirazione, senza la quale lessere umano prima e lartista-scienziato in seguito non potrebbero percepire gli impulsi della propria interiorit n ci che viene dai piani pi sottili. Mere coincidenze? O gioco di corrispondenze esoteriche e magiche da cui siamo lontani nel carpirne lessenza? Il numero larchetipo del simbolo. Torniamo ancora al numero 5 che (secondo la mia intuizione) racchiude la parabola del Cuore (come quintessenza). Il cinque anche associato alla stella e al pentagramma (come quello musicale) che con il cerchio condividono alcuni significati come quelli di Centro e 161

di Perfezione: cinque un numero circolare perch si riproduce nellultima cifra, innalzato a potenza (e, come abbiamo visto, nella svastica assume una connotazione figurativa ancora pi lampante). come se, in fondo, un recondito sapere misterico, che si pu scorgere in questi simboli concatenati, volesse comunicare una grande verit, anzi, immensa ed infinita: la totalit e il superamento della dicotomia. Un ultimo simbolo associato al cinque e di conseguenza al cuore la mano. Essa se tesa, con le cinque dita aperte, indica accoglienza o dono, apertura e disponibilit, con i suoi significati e rimandi psicologici e sociali dinterazione, empatia, generosit, giustizia. Nelle iconografie cristiane si nota in alcuni dipinti Cristo che sorregge in mano il cuore, o il mondo (simboli circolari e totali). Tra le tante rappresentazioni delle mani e dei loro interminabili significati, ci interessa qui costatare che le mani congiunte indicano unione, matrimonio mistico, amicizia, promessa di fedelt: la rappresentazione dellunione di due cuori che battono allunisono. attraverso la forza dellamore che [due] diventano [una sola cosa]. Metaforicamente parlando possiamo dire: La strada unica. I segnali stradali sono infiniti, quanti infiniti sono i singoli desideri di percorrerla. Infine, ma cera daspettarselo, la Mano degli egiziani raffigura lunione del femminile e del maschile, del fuoco e dellacqua: il cerchio si chiude! Per rimanere sulle parti del corpo, anche il naso una figura a forma di cuore, capovolto. Il naso con le coane (termine che ha assonanze con cuore) linizio della respirazione, indi della vita. Ogni naso diverso, non ce n uno uguale e tuttavia tutti hanno la stessa funzione. 162

LAmour e Venere Analizzando il cuore come immagine simbolica scopriamo che una delle prime raffigurazioni del cuore associata proprio al pianeta Venere. Nellastronomia precolombiana una delle rappresentazioni di Venere consisteva in un disco alato. Il pianeta Venere raffigurato sulle porte dei templi, come un cerchio che ne contiene un altro piccolo ed ha quattro ali. In realt il simbolo in seguito avr certamente subito dei mutamenti, giungendo sino a noi nelle vesti del simbolo che tutti conosciamo benissimo, ovvero il cuore, o il cuore alato. solo unipotesi, ma molti simboli seguono delle trasformazioni strane e bizzarre. Inizialmente, il sigillo di Venere, che in Grecia ricopriva il ruolo di Dea dellAmore, racchiudeva il significato di Occhio, o per meglio dire di Terzo Occhio, e le ali stavano ad indicare una dimensione trascendente il materiale che solo con lamore possibile raggiungere. Interpolando o parafrasando, Cerchi Amo di essere ricettivi al messaggio dellamore, in un epoca dove lutilit di una cosa la sola misura per tutto e ci che utile si riduce a ci che mi serve qui e ora.

Invito a riflettere su altre due brevi considerazioni: Quando si unisce il s individuale con il s universale, il cuore, eliminate tutte le forme di ignoranza (avidya) diviene limpido e puro e non si limita pi a riflettere la luce ma la manifesta. 163

Comprende che l'idea del s solo un'idea che riposa su un frammento della luce di Om ed abbandona in questo modo l'idea dell'esistenza separata. A questo punto si unisce a Sat, la sostanza eterna, Dio; tale unione chiamata Kaivalya. (Sutra XVIII) Tutto quello che so, dopo tanto cercare, che il segreto di tutto lamore Lamore di per s una via iniziatica. Lamore insegna come guardare il mondo. (Hedsel, 1999). Lamore una forza che spinge luomo verso mete a volte disperate e irraggiungibili. La vera meta in questo caso non larrivo ma il viaggio, il viaggio dellamore. Una significativa riflessione di Roberto Assagioli (1977) dice: Una delle cause principali dei disordini della nostra epoca la mancanza di amore da parte di coloro che hanno volont e la mancanza di volont in chi buono e pieno di amore.

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Cos l a m o r e? Due domande che cercano una Cos comune risposta!

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LArca: Un contenitore dei Molti


Non potevamo non soffermarci, anche per un istante, nella nostra discussione sulla relazione 1 M, sullimportanza del simbolismo dellArca. Facciamoci, ordunque, condurre da essa.. Il simbolismo dellArca richiama molteplici aspetti concatenati che vedremo tra breve (la sua raffigurazione simbolica, nellarte sacra richiama il Ru o terzo occhio, la falce di luna, luovo, la vulva). Il Notoriamente, parlando di Arca, non si pu non menzionare lepopea dellarca di No che naviga sulle acque del Diluvio e contiene tutti gli elementi necessari alla restaurazione ciclica, vale adire tutta la base o i prototipi della molteplicit. Molte civilt antiche tramandano questo mito, universalmente presente nelle tradizioni di molti popoli in riferimento al diluvio universale: I testi puranici dellIndia ad esempio, narrano le gesta di un pesce, Vishnu, che salva (imbarcandolo) Manu, il legislatore del ciclo attuale dei Veda, che sono il germe della manifestazione ciclica. Il dio sumero Enlil, in collera con lumanit, incaric il figlio Adad di provocare una tempesta per 6 giorni e 7 notti; ma il dio Enki avvis il re Utnapishtim e gli spieg come costruire una zattera per s e i suoi familiari, gli animali della steppa e una rappresentanza dartigiani. Larca sumera era di forma cubica, larga un campo e alta 166

sette piani (ogni numero da ricondurre al suo significato simbolico, che come se ne rappresentasse la sua etimologia25). Gli ebrei collocavano lArca dellAlleanza nel Sancta Sanctorum, ed essa conteneva le Tavole della Legge, la verga dAronne e un vaso pieno di manna di cui si erano nutriti nel deserto. LArca dellAlleanza il simbolo pi sacro della religione ebraica. Molti archeologi pensano di ritrovarne i resti nellattuale tempio di Salomone. Nei miti Sudanesi, Nommo invi agli uomini il Fabbro primigenio che scese con lArca lungo larcobaleno: essa conteneva un esemplare di tutti gli esseri viventi, dei minerali e delle tecniche. In Egitto lArca dIside rappresentava il grembo della Madre, colei che portava la vita: nasce spontaneo il parallelismo con la Madre Chiesa le cui navate centrali altro non sono che la rappresentazione della Virgo Maria.
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A proposito di etimologia un altro aspetto interessante del simbolo dellarca ci dato proprio dalletimologia della parola Arca. Il termine latino arcanus significa letteralmente ci che contenuto nellarca: quindi occultato, misterioso, protetto. Dalla parola Arca si possono fare derivare alcuni termini, con il significato intrinseco di Primo, quindi parafrasando Uno: Arcangelo, Archetipo, Archeologia, Architrave (trave principale), Archiatra (medico primario). Alcune parole che iniziano con Arci designano un capo, un principale (arcidiacono, arciduca, arcidiavolo, ecc.).

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LArca si posa sulla superficie delle acque come luovo del mondo, come il primo germe vivificante (S. Martino). Ren Guenon (1975) ha notato limportanza della complementarit dellArca con larcobaleno che compare al di sopra di essa come simbolo di alleanza: si tratta di due simboli analoghi ma inversi e complementari, uno relativo al dominio delle acque inferiori (la materia) e uno a quello delle acque superiori (lo spirito) che si completano per ricostituire una circonferenza, la mimesi del completamento di un ciclo. Si viene a formare, in tal modo, un simbolo a noi noto, la Vescica Piscis o Ru. LArca con larcobaleno (anchesso unitario e molteplice per via dei 7 colori che contiene) prefigura, dunque, i due poteri delle acque superiori e inferiori, che insieme completano lUnico e denotano la rigenerazione universale (cfr. J. C. Cooper, 1987). Secondo la tradizione amerindiana larcobaleno sarebbe una scala daccesso per laltro mondo. In molti miti larcobaleno il ponte tra cielo e terra. Il parallelismo con Larca di No ancora pi evidente nelle tradizioni popolari, come ad esempio in quella siciliana, dove si suol dire Arcu di No (Arco di No) per indicare larcobaleno. E, sempre nelle tradizioni popolari, si dice che l dove larcobaleno finisce si trovi un tesoro nascosto, e non a caso lArca di No e quella dellAlleanza sono rappresentati in modo fastoso, piene di tesori e gioielli preziosi ed oro. I rimandi tematici dellarca sono notevoli: cuore, urna doro, arco, croce, chiesa, grembo, rigenerazione; larca il vaso alchemico in cui si compie la trasmutazione dei metalli, il calice del Graal. LArca un simbolo dello scrigno del tesoro di conoscenza e di vita, il principio di conservazione e di rinascita degli esseri. Tale la forza dellunit contenitrice del molteplice. Spesso nelle 168

raffigurazioni alchemiche compare al centro del dipinto una zattera, una nave o la falce di luna con sopra una donna: tutti simboli che rimandano al compimento dellOpus di redenzione universale. Sempre a livello di accostamenti, c uno stretto rapporto tra le dimensioni prescritte da Jahv a No per lArca del diluvio e quelle prescritte a Mos per lArca dellAlleanza, la quale talvolta assume le stesse proporzioni della prima su scala molto ridotta. LArca di No ha tre piani, un evidente simbolo ascensionale, inoltre la forma sembra assottigliarsi man mano si sale fino a prendere forma di piramide, di fuoco, di fiamma (racchiude unenergia fallica e generatrice). Il rapporto fra la lunghezza e la larghezza dellArca di 6 e quello fra la lunghezza e laltezza di 10. Badiamo che il 6 caratterizza il rapporto fra la statura di un uomo e la lunghezza del suo piede; il secondo quello dellalluce che misura simbolicamente la lunghezza del piede. Le proporzioni dellArca che naviga fra cielo e terra sono pertanto analoghe a quelle delluomo: si credeva che larca fosse stata costruita a misura del corpo umano e simboleggiasse il microcosmo. Origene, spiega le dimensioni dellArca: la lunghezza di 300 braccia, esprime insieme il numero 100 e il numero 3 contenendo sia la pienezza (lunit) che la trinit. La larghezza 50 braccia, simbolo di redenzione. Quanto al culmine dellArca, rappresenta l uno, lunit di/in Dio. Karl Gustav Jung vi scorge limmagine del seno materno, del mare da cui il sole inghiottito per poi rinascere. Analogamente, Arca Cordis, (Arca del cuore) un termine spesso usato dai mistici, soprattutto da San Bernardo che nel De laude novae militiae parla della terra buona ed eccellente che riceve nel suo seno il 169

seme celeste contenuto nellArca del cuore del Padre. LArca il ricettacolo della Conoscenza. No conserv la conoscenza antidiluviana, ossia il sapere dei Tempi antichi e lArca dellAlleanza contiene tutta la conoscenza della Tor. Cos No paragonato al Cristo e lArca identificata con la Croce che lalbero della nave. La Croce il geroglifico del crogiolo alchemico, dove la materia si sublima per rinascere purificata e divinizzata. Un ultimo accostamento va fatto a proposito del paragone architettonico che collega larca e la chiesa, questultima spesso costruita come se le navate centrali sorreggessero unarca capovolta, la cui base va a formare la cupola della chiesa. Il simbolismo dellarca racchiude un significato universale, adottato da varie mitologie. Plutarco raccontando del mito di Iside e Osiride ci mostra tutto il fascino del simbolismo dellArca.
Quando Osiride torn da un viaggio, il fratello di lui e di Iside - Seth, o Tifone - mosso dallodio, fece predisporre unarca splendida con le misure esatte di Osiride, prese di nascosto. Lavrebbe donata, disse, a chi a questarca si fosse adattato perfettamente. Osiride, non subodorando linganno, vi si adagi. Divenne la sua prima tomba. I congiurati chiusero larca e, attraverso il fiume la fecero scorrere fino al mare. Appena lo seppe, Iside si tagli i capelli e si vest a lutto. Cercava il fratello ovunque, disperata. Finalmente, qualcuno le indic la regione di Biblo. Lei vi si rec. L, effettivamente, era approdata larca. Laveva avvolta lerica, fino a divenire un albero, tanto che il re ne aveva usato il tronco per farne una colonna del suo palazzo. Iside, diventata nutrice di suo figlio, acquist la fiducia del re e riusc a divellere la colonna. Poi apr la colonna e, piangendo, si accasci sul corpo di Osiride.

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Quindi si mise in viaggio per raggiungere il loro figlio, Oro. Ma Tifone non si dette per vinto. Riconobbe il corpo di Osiride e lo divise in quattordici pezzi, che disperse in tutto lEgitto: il dio tornava alla sua terra. Cos, Iside si mise di nuovo alla ricerca della divinit smembrata. Per ogni pezzo che trovava, faceva erigere un sepolcro. Lunica parte che non trov fu il membro virile. Ne fece fare una riproduzione al suo posto, e lo consacr. Infine, Oro sconfisse Tifone. Ma Iside, consapevole del fatto che nella natura devono coesistere il bene e il male, gli imped di annientarlo del tutto.

La veste di Osiride, dice ancora Plutarco, pura luce, invisibile. Quella di Iside tinta di colori variopinti26: La sua potenza, infatti, concerne la materia che tutto accoglie: luce e tenebra, giorno e notte, fuoco e acqua, vita e morte, principio e fine.... Principio femminile del mondo, Iside sorella, madre, sposa, amante: Essa ha un innato Eros verso colui che il Primo e supremo Signore di tutte le cose, il quale si identifica col Bene e lo brama e lo persegue. Appaiono con chiarezza, nel mito, i motivi eterni della morte e della rinascita, dellamore, del perdono, e, com evidente quello della molteplicit (i colori dIside, donna e terra) che cerca di ricongiungersi con lUnit (Osiride, la luce, lo Spirito, lAmore, il Primo).

LUovo e lUomo
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Un altro parallelismo della relazione arca-arcobaleno e, parimenti, del rapporto 1 M, in chiave cosmogonica e simbolica.

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Sar casuale lassonanza che condividono, almeno in italiano, le parole UOVO UNO UOMO? Un altro simbolo che suscita mistero e allo stesso tempo certezza quello dellUovo. Sono tante e varie le sue trasposizioni che spaziano dall ambito cosmogonico, artistico-esoterico, mitico, fiabesco, simbolico, grafico e metaforico ed ovviamente biologico. In natura, luovo (o la sua conformazione dimensionale) si scorge tra le seguenti strutture:
Lovoide fetale, Lovoide encefalico (emisferica cerebrale) Lovoide cefalico umana Nelle unit minerali (di forma ovoidale) Nelle unit vegetali (frutti, semi, foglie, Protofiti, ecc.) Unit intracorporee e corporee animali (il cuore biovale) In molte manifestazioni morfologiche di malattie (ascesso, calcoli, ulcera, ragade, fistola, pustola, cisti, neo, ed in alcune forme di cancro).

Luovo, insomma, una rappresentazione naturale che ha delle corrispondenze sia sul piano morfologico e bio-fisico sia sul piano simbolico-epistemico e sorregge una possibile spiegazione scientifica della costituzione universale in senso evolutivo ed energetico. Secondo lipotesi biocosmica (cfr. L. Nivoli & Ciu, Pen, Lei, 1976) luomo essendo una creatura cosmica inserita nellarmonia naturale e cosmica compartecipe 172

dei rapporti intimi e continui fra energia e materia, fra costituzione terrestre e costituzione biologica. Luomo un microcosmo. Se il cosmo un uovo (o come tale rappresentato, soprattutto nelle varie cosmogonie) anche luomo espressione ovoide del cosmo. Luomo, essendo lultimo gradino (almeno per ora..) di quellevoluzione cosmica iniziata molto prima, si ritrova a possedere in s tutte le caratteristiche energetiche e formali dei precedenti stadi evolutivi, in particolare: 1. La Situazione Minerale (planetaria e galattica); 2. La Situazione Vegetale (verticale inferiore) e
Acquea/ittica;

3. La Situazione Animale (orizzontale anteriore);


4. La Situazione Antropica e Mentale.

Ogni Evoluzione contiene la precedente che funge da basamento energetico ed evolutivo per la successiva. Cos la natura delluomo in corrispondenza biunivoca con la struttura energetica cosmica che evolverebbe per gradi, dal pi basso e pesante al pi alto, endoverticale, meno caotico e totalizzante rispetto a tutte le potenzialit che stanno alla base (quasi a fungere da carburante grezzo da trasformare, a titolo di ipotesi27). Da questa descrizione risulta una figura a piramide conica o ad uovo contenente allinterno una sorta di Axis Mundi - che avanza con moto endoverticale man
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Molto da dire, in proposito, avrebbero il simbolismo delle piramidi (e simili costruzioni) e lelevazione delluomo, dallo stato di nerezza a quella di splendore che propongono lalchimia e lermetismo.

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mano che la piramide si evolve strato per strato conservando e integrando le propriet precedenti (cfr. Ciu, Pen, Lei, 1976). Analogamente, presso la cosmogonia dei Dogon, una popolazione del Mali, in Africa, una delle pi antiche e imperturbate, sono rappresentati 14 mondi verticali che ruotano attorno ad un unico asse cosmico ed hanno tutti la stessa forma: un disco circolare con unisola al centro, circondata dalle acque. Ogni mondo circondato da un serpente (alias Ouroboros) che si morde la coda: una rappresentazione universalmente comune a culture vicine all Africa o lontane come lOriente. La terra degli uomini fa parte, secondo i Dogon, dei 7 mondi inferiori. Inoltre, pi si scende verso il basso, pi i mondi e luniverso sono caotici. La struttura generale dei mondi verticali dei Dogon ricorda la precedente rappresentazione di Ciu, Pen e Lei. Ma c di pi! Nelle varie culture Orientali e Occidentali, antiche e nuove, lUovo Cosmico, sinonimo di sfera, il principio vitale, la totalit indifferenziata e la potenzialit, il germe di tutta la creazione, nonch lo stato perfetto degli opposti uniti. Luovo contiene, in sintesi, tutti gli elementi da cui ha origine e sviluppo la vita, nel microcosmo e nel macrocosmo; ecco perch luovo sinonimo di unit molteplice, unit contenitrice di tutte le potenzialit che si sviluppano nella molteplicit degli esseri e degli eventi.

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Uovo e Serpente Luovo , quindi, un altro simbolo della totalit, insieme al cerchio, al cuore, allalbero e al serpente, eccetera. Questultimo si ritrova spesso attorno alluovo e lo cinge sottoforma dOuroboros. Talora, in alcune cosmogonie primitive lo stesso serpente che depone luovo (la vita cosmica) dalla sua bocca (il serpente sinonimo di Natura, la stessa natura che circolare, ciclica). Ci trova riscontro nei miti egiziani dove tra laltro il dio Ptah, il Padre Creatore plasma nella sua ruota da vasaio luovo del mondo, che contiene il suo stesso spirito (accompagnato dalluovo del Sole, dorato, e dalluovo della Luna, anchessi da lui creati). In talune rappresentazioni anche limmagine dellalbero (Albero Cosmico) prende forma dalluovo e galleggia sulle acque del caos. I simboli fondamentali e prototipici sincontrano sempre, prima o dopo, e il simbolo delluovo sembra essere quello pi riscontrato nelle diverse culture, quello che ha pi gradi dunione con gli altri simboli (ad esempio il cerchio o sfera, il mondo, la natura, e via dicendo). Il colore delluovo il bianco che connota lindifferenziato, la perfezione trascendente, linnocenza, la luce ed associato sia alla vita che alla morte o la morte nella vecchia vita e la rinascita nella nuova vita: il colore delluovo per antonomasia. Luovo essendo una figura geometrica ciclica indica linizio (tutti deriviamo da un uovo) e la fine che un nuovo inizio circolare. Luovo si presta bene come metafora della vita e delluni-verso, e da ci si comprende il parallelismo con lOuroboros, il serpente ermetico che si morde la coda.

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I Dogon che, come abbiamo detto, avevano una visione del cosmo circolare e serpentina, condividono alcuni elementi base del loro culto, quali il serpente e il numero 7, con unaltra civilt pi antica. La Genesi dei Nacaal, stirpe appartenente alla civilt Mu (50.000 a.C. circa) dellOceano Pacifico, tramanda che la Potenza Autoesistente, il Serpente dalle Sette Teste, modul sette ordini per creare i mondi. I gas plasmarono la Terra nello spazio, latmosfera e le acque, infine la luce solare dardeggi nelle liquide profondit e il fango partor le uova cosmiche. Il glifo corrispondente mostra, infatti, il disco del Sole percorso da un piccolo serpente piumato sinuoso, che secondo Cotterell ne Le Profezie di Tutankhamon esprime lattivit delle macchie undecennali nella regione dellequatore solare. Interessante la sua affermazione in proposito: la leggenda del serpente piumato raccontava la storia di come il Sole influenza la vita sulla Terra. Il serpente piumato era il Sole. I miti cosmogonici della creazione sono densi di riferimenti simbolici condensati soprattutto nelle figure del Serpente e dellUovo, che spesso si ritrovano insieme come due principi antagonisti, ciclici e complementari. LUovo alchimistico Alla luce di quanto detto si possono meglio comprendere anche alcune concezioni e pratiche segrete dellalchimia. Luovo per gli alchimisti il vaso sigillato ermeticamente in cui si compie la Grande Opera, ovvero la creazione e la sublimazione della materia impura (caotica) in spirito libero dalle dicotomie. Nellopera di Bosch, che si pu rileggere in 176

chiave alchemica, chiamata Trittico delle delizie (15031504) si possono notare una serie duova rotte alla punta, che fungono da contenitore per delle persone. In particolare nellInferno Musicale (il terzo dipinto del trittico) degli uomini tentano di salire tramite una scala (simbolo alchemico di salita dellalbero filosofale e dascesa verso la sublimazione) un grande uovo spaccato ad unestremit. Accanto ad esso si scorge una macina (altro simbolo alchemico di purificazione, accanto allathanor o forno alchemico dove, in breve, si compie la sublimazione della materia informe e putrefatta) che sovrasta la testa di un uomo (forse lautoritratto di Bosch) affiancata alluovo nella parte posteriore come intento a sentire qualcosa. Tra le righe si legge anche un ritorno delluomo alluovo, quindi alla totalit, al superamento degli opposti, ritorno alla saggezza totale e alle origini.
Ci sono diversi livelli dinterpretazione di unopera, di un simbolo, di un mito. Il livello sicuramente pi importante quello che si accorda con lanima della persona che in quel momento scorge in un simbolo o in un mito una risonanza sincronica di significati importanti e pertinenti. Luomo crocevia di significati e significanti. In definitiva, ogni simbolo ne richiama un altro ed insieme sono come le note che danno vita alla melodia dellesistenza, una musica che non sempre siamo in grado di sentire, forse per la frenetica e rumorosa vita che conduciamo. Tutti i simboli che abbiamo preso in considerazione sono collegati da trame sottili e talvolta impercettibili e si richiamano lun laltro rappresentando le varie facce di uno stesso, grande principio unificante. Con il simbolo delluovo si chiude un percorso metaforico di ritorno alluno.

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Capitolo VIII
Pretenziose Concettualizzazioni sull arte
Si tentato nelle precedenti sezioni di spiegare il rapporto 1 M avvalendoci dei molteplici punti di vista che abbiamo trattato, ora scientifici, ora mitologici, psicologici, antropologici, sociali, eccetera. Ogni cultura, ogni epoca, hanno avuto qualcosa da dire in merito a tale questione, manca un ultimo fondamentale tassello, larte, anche lei ha tanto da dire sulla relazione 1M. Introduciamo, adesso, lultimo aspetto da trattare: lArte. Questo capitolo e ci che vuole significare partono da una domanda: lo scienziato anche artista, e viceversa, lartista anche un po scienziato? La risposta potrebbe essere perch no! Un tempo arte e scienza erano sinonimi, due facce della stessa medaglia, come si ravvisa in uomini del calibro di Leonardo da Vinci, Johann W. Goethe, tanto per citarne alcuni. Oggi pi che mai la scienza ha bisogno di scavalcare le mura con le quali spesso si barrica a guisa di membrana protettiva. Prendiamo lesempio della cellula che grazie alla sua membrana semipermeabile le permette di ricevere e scambiare informazioni con lambiente esterno e quindi di sopravvivere. Cos la scienza dovrebbe farsi contaminare dallarte, dai miti, dalle favole, da tutto ci che va oltre gli standard numerici dosservazione empirica di baconiana memoria.

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Secondo lo psicologo russo L. Vygotskij, la creativit un momento integrante, assolutamente indispensabile del pensiero realistico, giacch la corretta conoscenza della realt non possibile senza un certo elemento dimmaginazione. Lattivit creativa stimola, con limmaginazione, la possibilit di nuove soluzioni di cambiamento. Ci potrebbero essere molte conclusioni (per restare in tema) ma una quella che vi si propone e forse quella meno canonica. Come avevamo promesso e premesso lultima parte del libro sar dedicata non proprio alla parola, al pensiero, ma allimmagine e allimmaginazione che si spera di risvegliare, poich come dice egregiamente Schelling: LArte lunica chance che luomo ha per cogliere lAssoluto. Prima di vedere ed ancor prima analizzare il reparto immagini, introduciamo largomento attraverso le suggestive parole di alcuni grandi artisti, critici e studiosi d arte. Tali aforismi sono perle che riannodano i fili mentali di una visione dellarte suggerita dalla stessa relazione 1 M, con la quale in linea, e quindi libera, ciclica, completa e carismatica, multisfaccettata, una e molteplice.

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A come Aforismart

Il caso, che differisce molto dallarte, crea molte cose che le sono simili. (Inone Di Chio, V sec. a.C.). Quando il pittore va tentando ne primi schizzi la fantasia che genera nella sua mente la istoria, non si dee contentar duna sola, ma trovar pi invenzioni, e poi fare iscelta di quelle che meglio riesce, considerando tutte le cose assieme. (Ludovico Dolce, 1557). Artisti e scienziati, tutti partono senza dubbio, dalla stessa idea dominante, quella per cui la natura sussiste per se stessa, per cui ogni essere racchiude nel suo seno la sorgente della sua azione ...Egli (lartista) cerca di individuare, tra i tanti caratteri o aspetti del suo modello, una qualit dalla quale tutte le altre, o almeno molte altre, derivano seguendo dei legami fissi. (Hippolyte Taine, 1867). Lopera artistica, per essere perfetta deve non imitare, ma continuare la natura. (Angelo Conti, 1894). Larte una e non si divide in arti. Una, e insieme infinitamente varia; ma varia non gi secondo i concetti tecnici delle arti, sibbene secondo linfinita variet delle personalit artistiche e dei loro stati danimo. (Benedetto Croce, 1902).

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... necessario o entrare nel tempo proprio dellimmagine data ed esaminarla come ununit chiusa in s, o invece elevare la nostra contemplazione sino allimmagine che unisce attraverso s quellimmagine e le altre dalle quali vorremmo partire. Allora questa nuova immagine in rapporto a quelle, particolari, sar il loro spazio generale, con un suo tempo particolare, cio lo spazio a quattro dimensioni, e queste immagini particolari, in rapporto allimmagine generale, saranno le cose che in essa si trovano, connesse fra loro da uninterazione di forze e di energie. (Pavel A. Florenskij, 1914). Larte non prende a prestito niente dalla filosofia, non ha altra fonte che lanima in mezzo al mondo che la circonda. La sua essenza sconosciuta come quella della vita e il suo fine larte stessa. (Odilon Redon, 1922). Larte uno di quei pochi territori dove ancora possibile cercare delle verit. (Wolf Vostell, 1992). Larte infinita, in ogni opera darte ne appare solo un frammento, e tuttavia in s si presenta come qualcosa di perfettamente concluso. (K. Fiedler, 1945). Lopera darte, dal vaso dellartigiano alla Cappella Sistina, sempre un capolavoro squisitamente relativo. Lopera non sta mai da sola, sempre un rapporto. (Roberto Longhi, 1950). 181

Si suol dire che gli uomini sintendono sempre e cio fanno uno appunto in quanto hanno idee o pensano; ma, si dice al contempo, gli uomini pur divergon fra loro e cio sono molti appunto in quanto il loro pensare non vuoto bens pieno dei loro sentimenti cio del diverso (per definizione) [...] Il loro pensare un sentire sempre e, conseguenza capitalissima, ci che li unisce il sentire tanto quanto il pensare o il sentire come pensare: uniti, allora, in quanto divisi, uno-molti. Ogni uomo , cosi, se stesso in quanto, ad esempio, fa delle scoperte scientifiche (le fa "lui") o ama o fa dellarte ecc. [...] ed , ogni uomo, al tempo stesso, gli altri, cio universo [...]. (Galvano della Volpe, 1971). Unopera darte un messaggio fondamentalmente ambiguo, una pluralit di significati che convivono in un solo significante. (Umberto Eco, 1976). ...Che infine il colore permetta uninterpretazione mistica, lo si pu facilmente presumere. Poich infatti lo schema nel quale possibile rappresentare la molteplicit dei colori ci rinvia a rapporti originari, appartenenti allintuizione umana non meno che alla natura, non vi alcun dubbio che delle loro caratteristiche ci si possa servire in certo modo come di un linguaggio, allo scopo di esprimere appunto quei rapporti primigeni che non cadono sotto i sensi con altrettanta forza e variet. Il matematico apprezza il valore e luso del triangolo e il triangolo tenuto in grande onore presso i mistici. (J. W. Goethe, 1808).

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Sezione Grafica Conclusiva: Mostra Permanente

Titolo: Divagazioni 1mpersonali Autore: Daniele Scozzari Anno: MMV

Breve guida introduttiva


Alcuni quadri sono ispirati allaffascinante mondo dei Mandala, figure concentriche tendenti verso un polo centrale, talora dicotomici e sintetizzanti delle medesime opposizioni. Figure che, in vario modo, hanno accompagnato il nostro percorso allinterno del testo. Quelle che presenter sono immagini che si prefiggono di trasmettere armonia, ciclicit, energia, divergenza creativa, multidimensionalit e sinestesia, e attraverso le varie tonalit di colore altre emozioni e suggestioni pi soggettive, a cavallo tra contemplazione mistica e cromoterapia.

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I lavori, (titolati in appendice a pagina 219), esprimono la di ricerca duna dimensione artistica mai del tutto compiuta e de-finita (una volta per tutte) ma tendente ad ulteriori interpretazioni e ricomposizioni mentali, nellincontro con il suono/significato della parola ed il colore/forma significante. Una sorta di Futur Art Computer (ma le definizioni o etichette servono sempre per apprezzare le cose col senno di poi, non hanno mai valore per il presente ma sempre per il passato o per il futuro). Vi sono incluse delle rielaborazioni fotografiche e rivisitazioni frattaliche varie; alcune composizioni sono state create ad hoc, appositamente per il libro, il cui scopo anche quello di poter intrattenere una mostra permanete multifruibile. Infine, le composizioni tendono nellinsieme a mostrare livelli multidimensionali o semplicemente tentare di contenere alcune chiavi di lettura possibili, palesi o nascoste, per riallacciare il discorso unit molteplicit, cui larte una degna rappresentante. Il resto, se volete, lo (r)aggiungerete voi...

Guardate e basta, poi direte, se vorrete, perch se ora dite poi non potrete pi guardare, poich sullarte, molto, forse tutto, si detto, fatto e capito, ma non si mai guardato veramente bene.

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Limmaginazione sovrasta Limmaginazione sovrasta le vette dellinimmaginabile.. le vette dellinimmaginabile..

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Appendice 1

TITOLI DEI QUADRI

PAGINE

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EQUI LI BRIO BLACK HOLE

VETTE - ORIENT

185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196

PIRAMIDEA MICROMOVIM CIRCOLARIDEA MORPH SENSAZIONI PUNTIFORMI OLOGRAM KOR PROTOTIPO AURORA MAGIC NATURA MIXT SELF DISCOVERY VERBA VOLANT K CRUX PHOENIX ENERGY FLORA FIRE SUBLIMINAL EXP DOPPIO SGUARDO MANI & MONDI

Appendice 2

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Riepilogo sintetico e figurativo per ulteriori spunti di riflessione riguardo alla relazione 1 M ed alle sue molteplici sfaccettature.

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(Trilobiti)

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28

Tratto da uno schema di De Chardin P. T. (fonte: http://www.crosscurrents.org/chardin.htm).

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Otto, W.F., W. Wili, H. Rahner. (1995). I Culti Misterici: uno sguardo moderno ad alcuni riti dellantichit greca, ellenistica, romana. Red Edizioni, In Quaderni di Eranos, serie di Convegni. (Fondazione Eranos, Ascona, Svizzera). Pauli, W. Theory of Relativity appears in the Enzyklopaedie der Mathematischen Wissenschaften, Volume 5, Part 2 (1920), his Quantum Theory in Handbuch der Physik, Vol. 23 (1926), and his Principles of Wave Mechanics in Handbuch der Physik, Vol. 24 (1933). Pavel A. Florenskij (1995) Lo spazio e il tempo nellarte. Adelphi, 2 ed., (in: Il ramo doro, coll.). Milano. Pavese, A. (2002). Poteri misteriosi della mente: le mistificazioni del paranormale svelate dalla psicologia dell occulto. Piemme, ed. Casale Monferrato (AL). Pearce, B.W. (1993). "Comunicazione e condizione umana", Angeli, Milano. Plutarco (1953) Alessandro e Cesare. (Tit. orig.: Alexandros, G. Kaisar / Trad. di Fausto Brindesi). Rizzoli, Milano. Poe, E. A. (2004) Il meglio di Edgar Allan Poe. Editore BUR , Biblioteca Univ. Rizzoli Premack, D. & Premack, A. J. (1970). Sarah, scimmia alfabeta. In Le Scienze Quaderni, 48:57 63.

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Prieto, L. J. (1989). Saggi di Semiotica (I, Sulla Conoscenza). Pratiche Editrice, Parma. Progogine, Y. (1991). La complessit. Einaudi, Torino. Putnam, F. W. (1989). Diagnosis and treatment of multiple personality disorder. New York, Guilford Press. Reale, G., Antiseri, D., Laeng, M., (1986). Filosofia e Pedagogia dalle origini ad oggi, voll. I II. Ed. La Scuola. Brescia. Reiss, D. (1982). "The working family: a researchers view of healt in the household. In "Am.J.Psychiat.", 139, (II) Rorschach ,H. (1947). Psychodiagnostic. P.U.F. Paris. Rorty, R. (1993). "Scritti filosofici, II. Laterza, RomaBari. Rumi, J. alDin Dyvan-i Shams-i T. (2003). Il canzoniere e Masnavy-yi Manavi Masnavi spirituale. Schelling, F. (1958). Lettere filosofiche su dogmatismo e criticismo. ed. Sansoni, MI. Seyyed Hossein, N. (1988). Il Sufismo. Rusconi, Milano. Selvini, P. M. (1975)."Paradosso e contro-paradosso". Feltrinelli, Milano. Silesio, A. (1990).Pellegrino Cherubico. A cura di Gabriella Fiori. Sarva, Imola. Taine, H. (1867). De lidal dans lart. Paris. Talbot, M. (1997). Tutto uno: ipotesi della scienza olografica; Urra, Ed. Feltrinelli, Milano.

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Tosonotti, P. A. (1999). La Numerologia, Xenia, Milano. Varela, F. (1992) Un know-how per letica. Laterza, Bari. Vygotskij, Lev S. (1982). Antologia di scritti, Il Mulino, Bologna. Von Foerster, H., (1987). Sistemi che osservano, Astrolabio, Roma. Watzlawick, P. (1971). "La pragmatica della comunicazione umana. Astrolabio, Roma Wilber, K. (1999). The marriage of sense and soul : integrating science and religion. Broadway Books, XII. New York.

Suggerimenti filosofici aggiuntivi


Aristotele, Organon, Metafsica. Cartesio, Meditazioni metafsiche. Giordano Bruno, Opere mnemotecniche Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio. Heidegger, Essere e Tempo. Hume, Trattato sulla natura umana. Kant, Critica della ragion pura. Leibniz, Monadologia. Locke, Saggio sull'intelletto umano. Marsilio Ficino, Theologia platonica (1482). Pico della Mirandola, G. (1463-1494) Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae (1486) Platone, Repubblica, Fedro, Fedone, Teeteto. Plotino, Enneadi. Plutarco, Alessandro e Cesare. Russell, I principi della matematica.

212

Schelling, Sistema dell idealismo trascendentale. Spinoza, Ethica more geometrico demonstrata. Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus.

Fonti ed approfondimenti sul WEB

http://www.scienceworld.wolfram.com/biography/Kekule.html http://www.movimentosufi.com/Sermone60 MurshidaDahnya.htm

http://www.crosscurrents.org/chardin.htm http://www.filosofico.net/plotino.htm29 http://www.selfrivista.it/Volumi/Vol1N3/Liotti.html http://www.ba.infn.it/~zito/dba.html30 http://www.animaecorpo.info/num1/marchino_farfalle.htm31 http://www.manuelfurru.it/Testi/sestesso.htm


(argomenti sulla personalit multipla, MPD).

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In home page, guida a ricerche su autori filosofici. Il sito contiene alcune informazioni su frattali e caos, argomento che per motivi di spazio non si esaurito a sufficienza. Per una esauriente rassegna di immagini frattaliche e ricerche in materia, si vedano i siti intenet http://fractalarts.com/ http://galileimirandola.it/frattali/index.htm. e http://www. frattali. it . Consiglio, inoltre il sito http://www.sintropia.it/libri/anto5.htm, per argomenti riguardanti complessit, ordine, caos, entropia, sintropia e frattali. 31 Il sito contiene spunti di riflessione sulla sincronicit.

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http://www.globalvillage-it.com/enciclopedia/dio/dio05.htm32

http://www.riflessioni.it http://www.rebirthing-italia.com/aforismi.htm http://www.wikipedia.com 33 http://www.anticoegitto.net


http://www.lgxserver.uniba.it/lei/sfi/bollettino/156_bianchi.htm

simboli e dintorni...: http://www.celestinian-center.com/SIMBOLOGIA.html http://www.mariaoggi.it

http://www.ritosimbolico.net/archivio2/pirofilo.html http://www.edicolaweb.net/nonsoloufo/htm
http://www.studioching.com/articoli_chakra_8.php

32

Vi sono riportati interessanti argomenti che partono da un punto di vista olistico e complesso, spaziando dalla fisica quantistica al buddismo. Il sito offre un utile raffronto e approfondimento sulle tematiche da me trattate (cfr. in partic. cap II e VII).
33

Il sito Wikipedia unenciclopedia multimediale sul web con splendide raffigurazioni di autori. Un altro interessante sito per ricerche encicolpediche il seguente: http://www.dienneti.it .

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