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La Famiglia1

concorrenti e alternative
Paolo Pedaletti
paolo@pedaletti.it
Maggio 2007

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ZZ
BO

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L'essere umano ha bisogno di stimoli emotivi (soprattutto esterni).
Solo a poche persone piace fare l'eremita.

Fino alla prima metà del 1900 (circa, è un grossolano punto di riferimento, il
passaggio non è stato netto) gli stimoli emotivi della maggioranza degli esseri
umani erano
1. la famiglia
2. il lavoro
in ordine di importanza, di “quantità” di stimoli.

Dalla seconda metà del 1900 si sono aggiunti:


● la carriera lavorativa (che non è il semplice “lavoro”)
● l'impegno sociale e/o politico
● la tecnologia
● i viaggi
● ...

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La famiglia è quindi diventata una delle possibili fonti di stimoli emotivi, in
concorrenza (“sleale”) con altre sorgenti, molto più comode e gestibili a
piacere proprio, personale.
Uno è libero di decidere
ZZ
● quanto impegnarsi sul lavoro
● quando e quanto impegnarsi per l'associazione o il partito politico
preferito
● quando e quanto appassionarsi alla tecnologia
● quando e dove andare in ferie
● ...
La stessa persona non può decidere quando o quanto essere coinvolto/a nello
svolgere il ruolo istituzionale che svolge all'interno della famiglia, non può
sospendere temporaneamente questo suo impegno, il ruolo di marito/moglie o
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padre/madre.
Una volta impegnato/a, si dà per scontato (e si pretende) che sia operativo/a
24 ore su 24, 365 giorni all'anno (a volte 366).
La famiglia quindi può diventare, tra le varie sorgenti si stimoli emotivi, quella
più impegnativa, quella più limitante, finanche soffocante.

Gli aspetti particolarmente impegnativi di essere parte di una famiglia e di


partecipare alla sua gestione/mantenimento contro le avversità quotidiane
(per esempio, la burocrazia e le tasse, i problemi di salute, le esigenze degli
altri membri) rischiano di compromettere e annullare gli aspetti piacevoli e
vantaggiosi che si hanno facendo parte della famiglia.

Uno/a non può prendersi le ferie dalla famiglia, dimettersi temporaneamente


dall'essere marito/moglie/padre/madre, farsi qualche giorno spensieratamente
da qualche parte, sgravato dalle responsabilità e dagli impegni quotidiani, per
poi riprendere il proprio ruolo socialmente istituzionalizzato, con le “batterie”
ricaricate, come se niente fosse, cosa che succede invece quando uno va in
vacanza (dal lavoro).

E invece si dovrebbe fare.


Si dovrebbe poterlo fare, anche dalla famiglia.
Renderebbe la famiglia di nuovo concorrenziale, vantaggiosa.
E molte delle crisi che sorgono al cambiamento delle varie fasi di vita
coniugale, diventerebbero meno critiche, meno fatali.

Ovviamente il periodo di assenza dal ruolo familiare deve essere concordato, e


valido per entrambi i coniugi.

Paolo Pedaletti
paolo@pedaletti.it
www.pedaletti.it/paolo
Maggio 2007

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